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Frezzini Eugenia 3D 17/04/2020

Spiega le differenze tra l’Ulisse omerico (sia di iliade sia di odissea) e l’Ulisse dantesco,
attraverso le seguenti parole chiave: ESPERIENZA; FOLLE VOLO; ALTO PASSO.

Ulisse è certamente uno dei protagonisti più conosciuti tra gli eroi greci.
Si distingue tra gli altri attraverso il risalto di alcune doti che raramente vengono sfruttate in battaglia: la
forza, il coraggio e la prontezza, lasciano spazio all’ingegno, all’astuzia e alla voglia di conoscenza.
Caratteristiche che non in tutte le opere vengono apprezzate o interpretate nello stesso modo.
Incontriamo Ulisse per la prima volta nell’Iliade; poi per dimostrare come questi sia il modello dell’uomo
greco, Omero decide di scrivere un secondo testo, l’Odissea. Mentre nel primo, è colui che ingegna
l’inganno con il quale il suo esercito potrà sconfiggere Troia dopo molti anni di guerra, nel secondo è il vero
e proprio protagonista di un viaggio fisico ma soprattutto morale.
Il personaggio di Odisseo negli scritti omerici, con la sua complessità, la sua capacità di affrontare con
coraggio le peripezie e, allo stesso tempo, i momenti di debolezza, mettono in evidenza il suo essere uomo
prima ancora che eroe. Mette in campo la sua astuzia e la sua intelligenza, soprattutto nelle situazioni
difficili, quando è costretto a lottare per la sua vita o quella dei suoi compagni (un episodio evidente è
quello del Ciclope). Possiede anche una importante abilità di parola, con la quale riesce a persuadere e
convincere (quando Achille vuole ritirarsi dalla guerra per colpa di Agamennone). Inevitabilmente, è fin
troppo orgoglioso e gagliardo, creando lui stesso situazioni ardue, dal quale però, si salva sempre.
Egli è profondamente legato a Itaca, il luogo in cui ha lasciato gli affetti più cari come la sposa Penelope e il
figlio Telemaco. Ulisse si presenta come colui che accetta il proprio destino e sfrutta le sue doti naturali solo
per tornare nel suo regno. Non c'è nulla, durante il lungo e tempestoso naufragio, che lo faccia distrarre dal
suo obiettivo, valorizzando così i suoi ideali e la sua fedeltà.
Attraverso queste opere, si viene a creare un nuovo modello di eroe che supera di gran lunga la bellezza e
la forza, un eroe ricco di curiosità e intraprendenza, un esempio di uomo da seguire; Omero vuole proprio
accentuare il suo lato sentimentale e umano, ciò che lo fa spiccare in mezzo a tanti guerrieri.
In contrapposizione ad Omero, Dante Alighieri, incontra Ulisse nel XXVI dell’inferno, tra i consiglieri
fraudolenti. Come vuole la legge del contrappasso, si trova avvolto in una fiamma insieme al suo compagno
di inganno Diomede. Durante la visita in questa bolgia, è Virgilio, la guida di Dante, a parlare direttamente
con l’eroe. Dal discorso, non emergeranno i peccati più famosi di Ulisse, come l’inganno del cavallo o quello
di Achille, bensì il racconto del viaggio per oltrepassare le colonne d’Ercole.
Già l’inserimento dell’eroe, in un girone infernale, risalta il distacco di opinione tra i due autori.
Infatti, la prima cosa da prendere in considerazione è l’inesplorata conoscenza di Dante sulle opere
omeriche, e quindi sulla storia completa di Odisseo. Alighieri appunto riteneva che, dopo la guerra, l’eroe
avesse deciso autonomamente di non tornare a casa, e avrebbe incontrato la morte insieme ai suoi
compagni. Non è collocato nel girone per l’abuso di astuzia, ma incarna propriamente la figura dell’uomo
che dedica la sua intera vita alla conoscenza.
Per questo, Dante, analogamente ad Omero valorizza la sua saggezza e la sua furbizia; però allo stesso
tempo, lo associa ad un imbroglione, una persona sì astuta, ma di cui non ci si può fidare perché falsa e
ingannatrice.
L’Ulisse dantesco è un viaggiatore che cerca soltanto il nuovo, l’inesplorato, che non ha come obbiettivo il
ritorno. Né il figlio, né la pietà verso il padre, né l’affetto nei riguardi di Penelope, fermano la sua brama di
affrontare quella temeraria impresa. L’eroe acheo trova la morte proprio nel momento in cui sta cercando
di oltrepassare i limiti posti al sapere umano, raffigurati nelle Colonne d’Ercole. Il suo desiderio di «seguir
virtute e canoscenza» è al di fuori della Grazia divina e assume quindi le caratteristiche di un folle volo: la
sua audacia, è secondo Dante, destinata al fallimento, alla morte di fronte al monte del Purgatorio, segno di
ciò che può essere raggiunto solo attraverso un percorso di conversione e di obbedienza a Dio. Ciò che
intimorisce il Dante personaggio, e che emerge dal canto, è la consapevolezza di essere molto simile ad
Ulisse: egli sa di avere una dote, e di essere assetato di conoscenza, ma spera di non abusarne mai.
Ulisse diventa così un eroe tragico, simbolo del desiderio dell'uomo, che si interroga sulla fugacità della vita
e sulle vere ragioni per cui si deve vivere.
La lettura sulle avventure e sulle emozioni di questo eroe, che siano raccontate da Omero o da Dante,
suscitano sempre fascino e portano alla riflessione di temi che rimarranno sempre attuali.