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Riassunto fondamenti di sociologia di Anthony Giddens, Philip


W. Sutton
Sociologia (Università degli Studi di Milano)

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CAPITOLO 1.
LA SOCIOLOGIA

La sociologia studia le diverse forme di vita umana associata, i legami, le relazioni tra le persone.
A sociologia ha come oggetto il nostro comportamento di esseri sociali.
L’ambito di interessi sella sociologia è estremamente vasto:dagli incontri casuali per strada ai
processi sociali globali.

Un concetto molto importante in sociologia è la struttura sociale.


Essa si riferisce al fatto che le attività umane non sono casuali ma strutturate socialmente, e che vi
sono delle regolarità nei nostri comportamenti e nelle relazioni che intratteniamo.

La struttura sociale si differenzia da quella fisica, ad esempio un edificio di mattoni esiste


indipendentemente dalle azioni umane.
Nel mondo sociale i mattoni sono invece gli esseri umani.

Il processo di strutturazione è un processo biunivoco in quanto le azioni umane strutturano il mondo


intorno a noi e contemporaneamente vengono strutturate da esso.

Il lavoro sociologico dipende da quello che Charles Wright MILLS definisce immaginazione
sociologica.
L’immaginazione sociologica richiede la capacità di riflettere su se stessi fuori dalle abitudini
familiari della vita quotidiana, al fine di guardarle con occhi diversi.
L’immaginazione fa si che ci poniamo delle domande .

A CHE COSA SERVE LA SOCIOLOGIA?


La sociologia ha numerose implicazioni pratiche per la nostra vita:

 Consapevolezza delle differenze culturali.


In primo luogo, la sociologia ci permette di guardare il mondo sociale da prospettive
diverse. Se comprendiamo correttamente come vivono gli altri, comprendiamo meglio i loro
problemi.

 Valutazione degli effetti delle politiche.


In secondo luogo, la ricerca sociologica fornisce un aiuto pratico alla valutazione degli
effetti delle politiche.

 Autocomprensione.
In terzo luogo, più sappiamo sul funzionamento complessivo della nostra società più saremo
in grado di influire sul nostro futuro.

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AUGUSTE COMTE

Dobbiamo a Auguste Comte il merito di aver coniato il termine sociologia.


Egli infatti ambiva a creare una scienza della società che potesse spiegare le leggi del mondo
sociale così come le scienze della natura spiegano il mondo fisico.

Comte ha una visione positiva.


Il positivismo afferma che la scienza è applicabile esclusivamente a fenomeni osservabili.

Adottare un approccio positivo in sociologia vuol dire credere nella produzione di conoscenza
sociale basata sull’evidenza empirica ricavata dall’osservazione ,dal confronto e dalla
sperimentazione.

Secondo Comte gli sforzi degli individui per comprendere il mondo sono passati attraverso quello
che lui definisce la legge dei tre stadi.

 Nello stadio Teologico gli individui fanno riferimento alla religione per spiegare il mondo;
 Nello stadio Metafisico, affermatosi grosso modo all’epoca del Rinascimento, la società
viene spiegata facendo ricorso ad idee astratte;
 Nello stadio Positivo, annunciato da Copernico, Newton e Galileo,è caratterizzato
dall’applicazione del metodo scientifico al mondo sociale.

EMILE DURKHEIM

Come anche Comte così Durkheim è convinto che si debba studiare il mondo sociale con la stessa
oggettività con cui gli scienziati studiano la natura.

Il primo principio della sociologia di Durkheim è «studia i fatti sociali come cose»
I fatti sociali sono elementi della vita sociale che determinano le azioni degli individui.
Essi sono esterni agli individui e sono invisibili e intangibili, essi non possono essere osservati
direttamente.

Per Durkheim è essenziale che i fatti sociali siano studiati lontani dai pregiudizi e ideologie.

Nel suo primo lavoro “divisione del lavoro sociale” Durkheim dichiara che con l’avvento
dell’industrializzazione si afferma un nuovo tipo di solidarietà.
La solidarietà è per Durkheim un elemento che tiene la società unita impedendole di sprofondare
nel caos.
Egli contrappone la solidarietà meccanica alla solidarietà organica.

 La solidarietà meccanica:
i membri di questa società si occupano di cose molto simili tra loro, essi sono legati da esperienze
comuni e credenze condivise.
Le sanzioni sono repressive e limitano le possibilità di dissenso individuale.

 La solidarietà organica:
i membri di questa società si dedicano in prevalenza a occupazioni diverse tra loro, essi sono legati
gli uni agli altri dall’interdipendenza reciproca, proprio come gli elementi di uno stesso organismo.
Le sanzioni sono di tipo restitutive, cioè mirano a ristabilire l’equilibrio turbato dalla violazione.

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Uno degli studi più famosi di Durkheim riguarda il “suicidio”.


Egli afferma che il suicidio non è un fatto puramente personale, ma è un fatto sociale spiegato solo
da altri fatti sociali.

Egli individua delle categorie più propense al suicidio rispetto ad altre.


Gli uomini sono più propensi rispetto alle donne, i single di più rispetto ai coniugati, i protestanti di
più rispetto i cattolici, i ricchi di più rispetto ai poveri, e momenti di pace favoriscono i suicidi
rispetto alle guerre.

Da questi confronti Durkheim afferma che vi sono dei fattori sociali che spingono l’individuo al
suicidio.
Questi fattori sono l’integrazione sociale e la regolazione sociale, un eccesso o una carenza
provocano 4 tipi di suicidio:

- Una mancanza di integrazione sociale causa un suicidio egoistico.


Si ha quando un individuo si sente isolato, e i suoi legami sociali sono allentati o distrutti.

 Un eccesso di integrazione sociale causa un suicidio altruistico.


Si ha quando l’individuo attribuisce alla società più importanza rispetto a sé stesso.
Esempio i Kamikaze giapponesi

 Una mancanza di regolazione sociale causa un suicidio anomico.


L’anomia per Durkhaim è una carenza di valori e di norme provocata dalla vita sociale moderna.
Si ha un suicidio anomico quando gli individui a causa di cambiamenti sociali o economici
repentini si trovano privi di norme.

 Un eccesso di regolazione sociale causa un suicidio fatalistico


Si ha quando l’individuo è avvolto da un senso di oppressione che lo spinge al suicidio.

KARL MARX

Secondo Marx i cambiamenti dell’età moderna sono causati dallo sviluppo del capitalismo.

Il capitalismo è un modo di produzione diverso dai suoi precedenti storici.

Il capitalismo è caratterizzato da due elementi:

Il capitale e il lavoro salariato.

Il capitale sono cioè i mezzi di produzione, quindi le macchine, le fabbriche, il denaro, ecc
Il lavoro salariato è l’insieme di lavoratori che non possiedono mezzi di produzione e che vendono
la propria forza lavoro in cambio del salario.

Il capitalismo crea in questo modo due classi sociali:


la borghesia e il proletariato.

La borghesia sono cioè coloro che detengono il capitale, i mezzi di produzione;


Il proletariato è la classe operaia industriale urbana priva di mezzi di produzione , che possiede
solamente la propria prole.

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Il rapporto di classe è basato sullo sfruttamento, vi è la classe borghese che è la classe dominante e
quella del proletariato è quella subordinata.

Essendoci questo sfruttamento i rapporti tra le due classi è di conflitto

Marx afferma che la storia di ogni società è la storia delle lotte di classe.

Marx prevedeva che come i capitalisti avevano rovesciato l’ordine preesistente, anche loro
sarebbero stati rovesciati. Vi sarà una rivoluzione dei lavoratori che avrebbe instaurato una società
senza classi.

Il nuovo modo di produzione si sarebbe organizzato intorno ad una proprietà di tipo comunitaria.

MAX WEBER

Benché influenzato dalle idee di Marx, Weber sosteneva che l’influenza dei valori e delle idee era
pari a quella delle condizioni economiche sui cambiamenti della loro epoca.

Per Weber non esisterebbero i fatti sociali, per lui gli individui sono liberi di agire e possono
plasmare il loro futuro. Per questo la sociologia ha il compito di comprendere le loro azioni.
(sociologia comprendente).

Weber studiò a lungo le varie religioni, quella della Cina, quella dell’India, quella Orientale, ecc e
confrontandole con quella Occidentale arrivò ad affermare che alcuni aspetti dell’etica protestante
avevano contribuito a formare lo spirito del capitalismo.

Proprio “l’etica protestane e lo spirito del capitalismo” è il titolo della sua maggiore opera.

Per comprendere l’analisi di Weber è importante il concetto di tipo ideale.


I tipi ideali sono modelli concettuali utili a comprendere il mondo.
Nel mondo reale i tipi ideali non esistono, se ne hanno solo alcuni attributi.
Il termine ideale indica la forma pura di un certo fenomeno

Studiando le religioni Weber si accorse che la società si stava allontanando da essa, dalle
superstizioni e da altre credenze, e al suo posto stava subentrando il calcolo strumentale razionale.
Ciò viene definito razionalizzazione.

Per Weber la rivoluzione industriale e l’avvento dell’industrializzazione è la manifestazione più


ampia del processo di razionalizzazione.

Egli utilizzò anche il termine “disincanto” per descrivere il modo in cui il pensiero razionale
moderno ha spazzato via le credenze di carattere «magico».

Per Weber però la razionalizzazione pone un pericolo.


Egli immaginò una società moderna in cui il tentativo di regolamentare ogni sfera della vita sociale,
la trasformasse in una gabbia di acciaio capace di soffocare lo spirito umano.

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CAPITOLO 2.
CULTURA E SOCIETA’.

In sociologia il termine cultura si riferisce ai modi di vita dei membri di una società,o di gruppi
all’interno di una società,e include l’abbigliamento, i modi di pensare, ecc
La cultura si può concettualmente distinguere dalla società
Una società è un sistema di relazioni tra individui.
Tutte le società sono accomunate dal fatto che i loro membri sono legati da relazioni strutturate
sulla base di una cultura comune.

Gli elementi fondamentali di ogni cultura sono le idee, o valori, e le norme.

I valori guidano gli esseri umani nelle loro interazioni con l’ambiente sociale, ad esempio la
monogamia (ovvero la fedeltà a un solo partner sessuale) per gli occidentali è un valore.

Le norme sono regole di comportamento che riflettono o incarnano i valori di una cultura.

I valori e le norme variano nel tempo e nello spazio, ( la convivenza , donare il sangue, ecc)

Una società è un sistema di relazioni tra individui.


Tutte le società sono accomunate dal fatto che i loro membri sono legati da relazioni strutturate
sulla base di una cultura comune.

Le società primitive, tendono ad essere culturalmente omogenee o società monoculturali.


La maggior parte delle società industrializzate attraversa un processo di diversificazione culturale
che le rende società multiculturali.
Queste società multiculturali sono culturalmente composite, nel senso che la loro popolazione è
costituita da gruppi di diversa origine culturale.
Nelle metropoli moderne ci sono numerose comunità subculturali che vivono fianco a fianco nel
contesto di una cultura prevalente.
Per subculture non intendiamo solo gruppi etnici o linguistici, ma qualsiasi segmento di
popolazione appartenente a una società più ampia e distinguibile sulla base di parametri culturali.
Es: hippy, cultori hip-hop, naturalisti…

La cultura non si riferisce a caratteri ereditati, ma appresi nel corso della socializzazione.
Il processo attraverso cui il bambino apprende valori, norme e stili di vita è detto socializzazione.
La socializzazione è il canale primario di trasmissione della cultura da una generazione all’altra.
Essa è un processo che dura tutta la vita.

I sociologi dividono la socializzazione in due fasi che coinvolgono diversi agenti di socializzazione:

La socializzazione primaria: avviene durante la prima infanzia.


In questa fase si apprende il linguaggio e i modelli fondamentali di comportamento.
L’agente di socializzazione è la famiglia.

La socializzazione secondaria: avviene dopo l’infanzia e dura tutta la vita.


Chiaramente gli agenti di socializzazione saranno molti di più, come il gruppo dei pari, i colleghi, i
mass media, le organizzazione, ecc.

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Attraverso la socializzazione gli individui imparano a conoscere i ruoli sociali.


Il ruolo sociale è l’insieme di quei comportamenti socialmente definiti che ci aspettiamo da chi
ricopre un determinato status o posizione sociale.

I sociologi distinguono gli status in status ascritti e status acquisiti.

I status ascritti sono quelli assegnati biologicamente ad ognuno di noi, essi riguardano la razza, il
sesso, l’età, ecc (uomo, bianco, adulto)

I status acquisiti sono quei status acquisiti attraverso una prestazione, ad esempio atleta, laureato,
dirigente, ecc.

Esistono però degli status che hanno priorità sugli altri e sono i master status, i più comuni sono
quelli basati sul genere e la razza, le prime due caratteristiche che le persone notano le une delle
altre in un incontro.

Nel corso della socializzazione gli individui sviluppano anche la propria identità.

In senso lato, l’identità consiste nella nozione che le persone hanno di se stesse e di ciò che per loro
è significativo.

In sociologia si hanno due tipi di identità: l’identità sociale e l’identità individuale o personale.

 L’identità sociale riguarda tutte quelle caratteristiche attribuite dagli altri ad un individuo,
ad esempio studente, madre, avvocato, ecc.
L’identità sociale è plurima e cumulativa, infatti una donna può essere contemporaneamente
madre, in geniere, cattolica, ecc…

 L’identità personale o individuale è un processo nel quale elaboriamo la nostra identità.


Essa fa riferimento al processo di sviluppo personale attraverso il quale elaboriamo il senso
della nostra unicità.

Le società premoderne:

 Le società di cacciatori-raccoglitori.
A partire da circa 50.000 anni fa, gli esseri umani hanno vissuto in società di cacciatori-
raccoglitori .
Questi gruppi si procuravano il sostentamento con la caccia, la pesca e la raccolta di piante
commestibili.
Nei gruppi di cacciatori–raccoglitori esiste un basso grado di disuguaglianza.
Tali gruppi hanno scarso interesse per la ricchezza materiale, privilegiando piuttosto i valori
religiosi e le attività rituali.
Un’altra caratteristica di queste società sono le differenze di rango limitate all’età e al sesso.

 Le società pastorali e agricole.


Circa 20.000 anni fa, alcuni cacciatori-raccoglitori per provvedere al proprio sostentamento,
cominciarono ad allevare animali domestici e a coltivare appezzamenti di terreno.
Le società pastorali sono quelle che si affidano all’allevamento del bestiame.
Le società agricole sono prevalentemente dedite alle coltivazioni stanziali.
L’agricoltura garantisce un più sicuro approvvigionamento di cibo e può perciò offrire

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sostentamento a comunità molto più ampie di quelle precedenti.


Inoltre non essendo nomadi, le società agricole possono accumulare maggiori proprietà
materiali.

 Le società tradizionali
A partire dal 6.000 a.C.
Queste società erano caratterizzate dallo sviluppo urbano, presentavano disuguaglianze di
ricchezza.
Poiché furono accompagnate dall’uso della scrittura e dal fiorire delle scienze ed arti, sono
spesso chiamate civiltà.

Le società industrializzate:
L’industrializzazione ( cioè avvento della produzione meccanizzata e alimentata da risorse
energetiche inanimate, come il vapore e l’elettricità) ha distrutto le forme di società che hanno
dominato la storia fino ad appena due secoli fa.
Un primo aspetto distintivo delle società industrializzate consiste nel fatto che la grande
maggioranza della popolazione attiva svolge un lavoro extra-agricolo.
Inoltre, in seguito la processo di urbanizzazione, più del 90% della popolazione vive in città dove
si trova la maggior parte dell’offerta di lavoro.
In queste nuove aree urbane, la vita sociale diventa più impersonale e anonima che in passato,
poiché molti contatti quotidiani avvengono tra estranei.

 Primo,Secondo e Terzo mondo


Le società del Primo mondo sono quelle industrializzate dell’Europa e dell’America
settentrionale,l’Australia la Nuova Zelanda, il Giappone.
Le società del Secondo mondo erano quelle comuniste dell’Unione Sovietica e dell’Europa
orientale. Erano inoltre sistemi politici a partito unico.
 Paesi in via di sviluppo
Molti paesi in via di sviluppo si trovano in regioni che hanno subito il dominio coloniale:
Asia,Africa e Sudamerica.
Le società in via di sviluppo non sono semplicemente «arretrate» rispetto a quelle
industrializzate, ma sono state in gran parte create dal contatto con l’industrialismo
occidentale, cha ha spazzato via i preesistenti sistemi tradizionali.

 Paesi di nuova industrializzazione


Il «Terzo mondo » non è una realtà limitata.
Una maggioranza di paesi che fanno parte del «Terzo mondo » è rimasta indietro rispetto ai
paesi dell’occidente, alcuni però hanno intrapreso un processo di industrializzazione che ha
portato ad una crescita economica sensazionale nell’ultimo trentennio.
Tra questi: Messico, Brasile, Hong Kong,Singapore, Corea del Sud e Taiwan.

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CAPITOLO 3.
INTERAZIONE SOCIALE E VITA QUOTIDIANA

L’occhiata che i passanti si scambiano e il loro distogliere lo sguardo quando arrivano vicino sono
una dimostrazione di quella che il sociologo americano Erving GOFFMAN ha chiamato
disattenzione civile.
Lo studio di queste forme di interazione sociale è di grande importanza per la sociologia.
Le ragioni sono tre:

1. Le routine della vita quotidiana conferiscono forma e struttura alla nostra attività.
La nostra esistenza è organizzata in base alla ripetizione di modelli di comportamento
giorno dopo giorno.

2. In secondo luogo,Lo studio della vita quotidiana ci rivela che gli esseri umani sono in grado
di agire creativamente per modificare la realtà.
Questo concetto di costruzione sociale della realtà è fondamentale per la sociologia.

3. In terzo luogo, lo studio delle interazioni sociali quotidiane getta luce su sistemi e
istituzioni sociali.

Comunicazione non verbale:


Un importante aspetto della comunicazione non verbale è l’espressione facciale delle emozioni

Darwin sosteneva che le modalità fondamentali di espressione delle emozioni sono le stesse per tutti
gli esseri umani.
Paul EKMAN ha condotto una ricerca proprio su questa affermazione.
Egli studiò una popolazione indigena della nuova Guinea.
Questa popolazione pur non avendo mai avuto nessun altro contatto esterno riconobbero delle
immagini che rappresentavano gioia, dolore, disgusto, ed erano in grado di identificarle.
Ciò ci fa capire quindi che l’espressione facciale delle emozioni e la sua interpretazione sono innate.
E’invece culturalmente variabile il modo di sorridere e i gesti e le posture del corpo.
( in alcune culture per dire di sì si muove la testa a destra e a sinistra)
Non esistono gesti o posture del corpo comuni a tutte le culture.

Scambi verbali:
Gran parte delle nostre interazioni ha luogo attraverso lo scambio verbale.
Lo studio della conversazione è stato fortemente influenzato da Goffman anche se è Garfinkel il
padre dell’etnometodologia.
L’etnometodologia è lo studio degli etnometodi, cioè quelle pratiche di uso comune di una cultura
di cui ci serviamo per comprendere cosa dicono gli altri.
(Etnometodologia = studio dei modi, in cui i soggetti inseriti in culture diverse cercano il senso
della conversazione.)

Il vandalismo internazionale:
DUNEIER e MOLOTCH hanno studiato gli scambi verbali che avvengono tra «gente di strada».
Nello studio è stata utilizzata una tecnica chiamata analisi della conversazione.
L’analisi della conversazione è una tecnica che esamina il significato di ogni elemento di una
conversazione.
Per definire la produzione di disagio e incertezza attraverso scambi verbali tecnicamente incivili

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Duneier e Molotch usano l’espressione vandalismo internazionale.


Il vandalismo internazionale lascia le vittime nell’incapacità di elaborare quello che succede.

I gridi di reazione
Certe espressioni linguistiche sono esclamazioni inarticolate che GOFFMAN chiama gridi di
reazione.
Prendiamo ad esempio il caso di qualcuno che dice «Oplà!», questo viene usato solo in situazioni di
scarsa gravità non nel caso di incidenti seri.
L’esclamazione segnala una capacità di controllo sui dettagli della vita sociale.

I lapsus linguae
Secondo FREUD, nessun errore commesso nel parlare è in realtà accidentale.
I lapsus linguae rivelano per un breve attimo cose che desideriamo tenere nascoste,
consapevolmente o meno, e mettono momentaneamente a nudo i nostri sentimenti autentici. Essi
sono inconsciamente motivati, cioè provocati da ragioni o sentimenti repressi dal nostro io
cosciente.

GOFFMAN individua negli incontri 2 diverse interazioni:


 L’interazione non focalizzata : essa è regolarizzata dalla disattenzione civile, e si ha
soprattutto nei luoghi affollati.
La disattenzione civile può essere spiegata con un esempio. Quando due persone si
incontrano per strada si scambiano uno sguardo. Quando poi si avvicinano entrambi
distolgono lo sguardo, proprio ciò viene detta disattenzione civile, è cioè il comportamento
che ci aspettiamo dall’altro in una tale circostanza.

 L’interazione focalizzata: si ha quando si presta molta attenzione a ciò che dicono e fanno
gli altri.
Goffman chiama un’unità di interazione focalizzata con il termine incontro e gran parte
della nostra vita quotidiana è costituita da incontri con amici, famigliari ecc.
Goffman però ci dice che gli incontri sono caratterizzati da un’apertura, essa segnala il
superamento della disattenzione civile.

Gli incontri sono collocati tra segnalatori detti parentesi.


Possimo fare l’esempio di una rappresentazione teatrale dove l’inizio dello spettacolo è segnalato
dal suono di una campanella e dall’abbassamento delle luci.
Al contrario il termine della rappresentazione è dato dal riaccendersi delle luci e dall’abbassarsi del
sipario.

GOFFMAN concepisce la vita sociale come se fosse interpretata da attori che recitano su un
palcoscenico, o meglio su molti palcoscenici.
Il modello adottato da Goffman viene definito modello drammaturgico, in quanto egli paragona la
vita sociale ad una rappresentazione teatrale.

Goffman divide gran parte della vita sociale in due fasi: la ribalta e il retroscena.
 La ribalta è costituita da quella parte di vita sociale che viviamo davanti agli altri e che
quindi viene vissuta adottando dei ruoli formalizzati.

 Il retroscena ricorda ciò che avviene dietro le quinte.


Ad esempio una cameriera può sembrare molto gentile e disponibile con i clienti mentre li
sta servendo, ma una volta nelle cucine può diventare sguaiata e maleducata.

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Anche la distanza tra le persone considerate opportune nei diversi tipi di interazione variano da
cultura a cultura.
Lo spazio personale è una dimensione definita in termini di cultura.
Ad esempio in medio oriente le persone stanno molto più vicino di quanto sia accettabile in
Occidente.

Edward T. HALL ha lavorato sulla comunicazione non verbale e distingue 4 diverse distanze:

 Distanza intima: riservata a famigliari e fidanzati – fino a 50 cm


 Distanza personale: riservata ad amici e buoni conoscenti – da 50 cm a 1,20 cm
 Distanza sociale: è riservata a contesti formali – da 1,20 a 1,50 cm
 Distanza pubblica:adottata da coloro che agiscono di fronte ad un pubblico –
più di 3,50 cm

CAPITOLO 4.
GENERE E SESSUALITA’

In sociologia il termine sesso si riferisce alle differenze anatomiche nei corpi maschili e femminili.

Il termine genere si riferisce alle differenze psicologiche, sociali e culturali tra maschi e femmine.

Alcuni sociologi sostengono che le differenze di comportamento tra maschi e femmine siano il
prodotto di fattori biologici e che comportino quindi differenze innate di comportamento.

Altri studiosi al contrario affermano che le differenze di comportamento non siano biologicamente
determinate, ma siano un prodotto culturale.

Infatti attraverso il contatto con gli agenti di socializzazione primari e secondari i bambini
acquisiscono oltre alle norme anche le aspettative sociali corrispondenti al proprio sesso.

Due delle più importanti teorie che spiegano la formazione dell’identità di genere prendono spunto
dai rpporti emotivi che intercorrono tra i bambini e coloro che se ne prendono cura.
Sigmud Freud, Nancy Chodorow .

LA TEORIA DI SIGMUD FREUD

Secondo questa teoria, l’apprendimento delle differenze di genere da parte dei bambini è incentrato
sulla presenza o l’assenza del pene.
La formazione delle identità di genere ha inizio in quella che Freud chiama fase edipica, attorno ai 4
o 5 anni.
In questa fase sono fondamentali per i bambini i rapporti con i genitori.
Inconsciamente il bambino vede il padre come un rivale nella lotta per le attenzioni della madre,
fino a sviluppare la paura della castrazione da parte del padre.

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La paura della castrazione fa sì che il bambino accetti la superiorità del padre identificandosi con
lui, assumendo quindi gli atteggiamenti aggressivi tipici dell’identità maschile.

Le bambine invece soffrirebbero per l’assenza del pene in quanto prive dell’organo maschile
visibile che identifica il corpo maschile.
Quando le bambine si identificano con la madre assumono gli atteggiamenti remissivi tipici
dell’identità femminile.

La fase che va dai cinque anni alla pubertà, secondo Freud, è un periodo di latenza: l’attività
sessuale tende a essere sospesa. Nel periodo di latenza sono molto importanti i rapporti interni al
gruppo dei pari omogeneo per sesso.

Il punto di vista freudiano a sollevato numerose obiezioni da parte di studiose femministe.


 In primo luogo, Freud tende a identificare troppo strettamente l’identità di genere con il
problema dei genitali.
 In secondo luogo, la teoria freudiana sembra dipendere dall’idea che il pene sia superiore
alla vagina.
 In terzo luogo, Freud considera il padre come principale fonte di autorità.
 In quarto luogo, Freud crede che l’apprendimento delle differenze di genere si concentrato
all’età di 4 o 5 anni.

LA TEORIA DI NANCY CHODOROW

Come già Freud anche la Chodorow afferma che la formazione dell’identità di genere è
un’esperienza molto precoce, a differenza di Freud, Nancy Chodorow da molta più importanza alla
madre rispetto al padre.

La percezione di essere maschio o femmina deriva dall’attaccamento alla madre.


Per poter acquisire un senso di sé questo attaccamento deve essere spezzato.
La Chodorow sostiene che questa rottura avviene in modo diverso tra i bambini e le bambine.
Le bambine infatti rimango più vicine alla madre e possono ad esempio continuare a baciarla,
abbracciarla ecc
Non essendoci una separazione netta dalla madre, la bambina e poi la donna in seguito, ha un senso
di sé meno separato dagli altri e non ha problemi ad esporre le proprie emozioni in pubblico.

Al contrario i bambini acquistano un senso di sé in seguito ad un rifiuto molto più radicale.


Essi ricavano ciò che è maschile da ciò che non è femminile, imparano cioè a non essere cocchi di
mamma.
Ecco perché gli uomini hanno difficoltà a manifestare i propri sentimenti e ciò viene detto dalla
Chodorow “inespressività maschile” (difficoltà degli uomini a manifestare i propri sentimenti).

Approcci funzionalisti:
L’approccio funzionalista considera la società un sistema di parti reciprocamente collegate che
cooperano per produrre coesione sociale.

Concezioni funzionaliste della socializzazione infantile

 Talcott PARSONS
Egli si è occupato del ruolo della famiglia nelle società industriali.
Il suo principale oggetto di interesse era la socializzazione dei bambini.

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Secondo Parsons, la famiglia è un agente di socializzazione efficiente se esiste una netta


divisione sessuale del lavoro per cui le donne svolgono i ruoli espressivi, garantendo
sicurezza e sostegno ai figli, mentre gli uomini svolgono ruoli strumentali, cioè
provvedono al sostentamento della famiglia.

 John BOWLBY
Per Bowlby la madre svolge un ruolo cruciale nella socializzazione primaria dei figli.
Se la madre è assente si crea una situazione di privazione materna per cui la
socializzazione del figlio rischia di essere inadeguata.

Approcci femministi:
Il movimento femminista cercò di spiegare le disuguaglianze di genere e il loro superamento.
Consideriamo tre filoni del pensiero femminista: il femminismo liberale, il femminismo radicale e il
femminismo «nero».

 Il femminismo liberale
Questo approccio tende a concentrarsi sulla difesa e sulla promozione delle pari opportunità
per le donne attraverso strumenti legislativi o comunque democratici, come la parità
salariale. Le femministe liberali cercano di lavorare all’interno del sistema esistente per
riformarlo in maniera graduale.
Obiettivi e metodi più moderati della femministe radicali.

 Il femminismo radicale
Il cardine di questo approccio è l’idea che gli uomini siano responsabili dello sfruttamento
delle donne e ne traggano i benefici.
Le femministe radicali spesso si concentrano sulla famiglia come una delle principali fonti
dell’oppressione delle donne nella società, sostenendo che gli uomini sfruttano le donne
approfittando del loro lavoro domestico gratuito.

 Femminismo «nero»
Il femminismo nero si interessa in particolare dei problemi delle donne di colore.
Secondo le femministe nere, le teorie dell’uguaglianza di genere che non tengono conto del
razzismo non possono spiegare adeguatamente l’oppressione delle donne nere.

LA TEORIA DI R.W.CONNELL

CONNELL individua 3 dimensioni che nella loro interazione, costituiscono l’ordine di genere:

 il lavoro, che riguarda la divisione sessuale delle attività non solo in famiglia ma anche in
campo professionale
 il potere, che riguarda le relazioni basate sull’autorità
 la catessi, che riguarda le relazioni tra i rapporti intimi

L’interazione tra queste dimensioni determina l’ordine di genere.

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Nella società capitalistica occidentale, l’ordine di genere è di tipo patriarcale, nel senso che vi è un
predominio dell’uomo sulla donna.

L’ordine di genere di CONNELL


Secondo Connell esisterebbero diverse maschilità e diverse femminilità.
A livello sociale sono ordinate secondo una gerarchia di genere basata su tipi ideali.
Alla sommità della gerarchia Connell pone la maschilità egemone, dominante su tutte le altre
forme di maschilità e femminilità.

La maschilità egemone è associata:


 all’eterosessualità
 al matrimonio
 alla forza fisica
 all’autorità

Esempi ideali di tale maschilità sono Sylvester Stallone, Bruce Willis, e Jean-Claude van Damme.
Solo pochissimi uomini incarnano la maschilità egemone.

Molti altri uomini traggono vantaggio dalla posizione dominante della maschilità egemone nella
gerarchia di genere: è il dividendo patriarcale e coloro che indirettamente beneficiano la maschilità
complice.

Al di sotto della maschilità complice vi sono le maschilità subordinate.


Tra quelle subordinate la più importante è la maschilità omosessuale.
Gli omosessuali sono considerati da Connell l’opposto dei veri uomini.

Le diverse femminilità si collocano in posizioni subordinate rispetto alla maschilità egemone.


Solo la femminilità enfatizzata può essere considerata complemento di quella egemone.
Essa è orientata al soddisfacimento degli interessi e dei desideri maschili.
La femminilità enfatizzata ha come caratteristica la dolcezza la condiscendenza e l’empatia.
Es: Marilin Monroe.

Al di sotto troviamo le femminilità subordinate, tra cui vi è la femminilità resistente che racchiude
le femministe, le gay, ecc.

Per Connell siamo di fronte a prorompenti tendenze di crisi dell’ordine di genere sotto 3 diverse
forme:

1. una crisi dell’istituzionalizzazione, per cui le istituzioni tradizionalmente sostenitrici del


potere maschile stanno gradualmente declinando.
2. una crisi della sessualità, con una prevalenza meno netta della maschilità egemone.
3. una crisi della formazione di interessi, per cui gli interessi sociali cominciano a fondarsi su
nuove basi (i movimenti gay…)che contraddicono l’ordine di genere esistente.

Molti studiosi pensano che sia in corso una crisi della maschilità, soprattutto del ruolo di male
breadwinner (colui che porta i soldi a casa e provvede al sostentamento della famiglia) a entrare in
crisi.

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RUTHERFORD evidenzia due immagini che tentano di dare una risposta alla crisi della
maschilità:
 L’uomo castigatore: colui che difende la propria virilità e sprona i rammolliti e gli
effeminati volendo riaffermare la forza dell’uomo, il prototipo è Rambo.
 L’uomo nuovo, colui che è attento alle proprie esigenze emotive; è dolce e premuroso nei
confronti delle donne e dei bambini.

La maggior parte degli individui di una società, è eterosessuale, cioè cerca il coinvolgimento
emotivo e il piacere sessuale nell’altro sesso.
Judith LORBER distingue 10 diverse identità sessuali negli esseri umani:

1. la donna eterosessuale
2. l’uomo eterosessuale
3. la donna omosessuale
4. l’uomo omosessuale
5. la donna bisessuale
6. l’uomo bisessuale
7. la donna travestita (la donna che regolarmente si veste da uomo)
8. l’uomo travestito (l’uomo che regolarmente si veste da donna)
9. la donna transessuale (un uomo che diventa donna)
10. l’uomo transessuale (la donna che diventa uomo)

L’omosessualità
L’omosessualità, è l’orientamento dell’interesse sessuale o affettivo verso individui del proprio
sesso.
Il termine omosessualità fu coniato negli anni sessanta dell’Ottocento.

Kenneth PLUMMER
Plummer ha distinto 4 tipi di omosessualità all’interno della cultura occidentale moderna.

 L’omosessualità casuale è un’esperienza omosessuale transitoria che non struttura in modo


sostanziale l’intera vita sessuale di un individuo.

 L’omosessualità situata si riferisce a quelle circostanze in cui vengono regolarmente


praticate attività omosessuali, ma senza che divengano una preferenza dominante per
l’individuo.

 L’omosessualità personalizzata designa il caso di individui che preferiscono le attività


omosessuali, ma rimangono isolati dai gruppi in cui questa viene tranquillamente accettata.
Si tratta di un’attività furtiva, tenuta nascosta ad amici e colleghi.

 L’omosessualità come stile di vita riguarda quegli individui che sono «usciti allo
scoperto».

Lesbismo
L’omosessualità maschile tende a suscitare più attenzione del lesbismo, il rapporto omosessuale tra
donne.

Gli atteggiamenti verso l’omosessualità

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L’intolleranza verso la «diversità» sessuale può assumere diverse forme e gradazioni:


il termine eterosessismo designa il fenomeno per cui gli individui non eterosessuali sono
classificati e discriminati sulla base del loro orientamento sessuale;
l’omofobia è un atteggiamento di paura e disprezzo nei confronti degli omosessuali.

La lotta per i diritti e il riconoscimento giuridico


Diversi paesi hanno promulgato leggi a protezione dei diritti degli omosessuali.
Approvando nel 1996 la nuova costituzione.
Le convivenze tra omosessuali giuridicamente riconosciute assumono per lo più la forma di unioni
civili o patti civili di solidarietà (Pacs) che si differenziano dai matrimoni poiché regolati da
normative specifiche riguardanti le coppie di fatto.
Queste normative hanno lo scopo di estendere alle coppie di fatto alcuni dei diritti:
il diritto di decidere su questioni mediche concernenti la cura e la morte, di ereditare una quota della
pensione del coniuge defunto…

La prostituzione
La prostituzione può essere definita come la concessione di prestazioni sessuali in cambio di
ricompensa economica.
Il termine prostituta entrò nell’uso comune nel tardo ‘700.
L’aspetto più caratteristico della prostituzione moderna risiede nell’anonimato.

Paul J.GOLDSTEIN
Goldestein ha classificato i diversi tipi di prostituzione in termini di impegno occupazionale e
contesto occupazionale.

 L’impegno occupazionale è dato dalla frequenza con cui una donna si prostituisce.
Le prostitute occasionali, lo fanno piuttosto spesso, ma irregolarmente, per integrare il
reddito ricavato da altre fonti;
Le prostitute non occasionali praticano la prostituzione in modo continuativo, in quanto
rappresenta la principale fonte di guadagno.

 Il contesto occupazionale indica il tipo di ambiente lavorativo:


-la passeggiatrice adesca i clienti per strada;
-la ragazza squillo si serve del telefono per entrare in contatto con gli uomini che poi
raggiunge nella loro abitazione o riceve nella propria;
-la prostituta della casa è quella che lavora in un night club o in un bordello;
-la massaggiatrice fornisce le proprie prestazioni sessuali in un ambiente che teoricamente
offre normali massaggi e cure.
Nei paesi occidentali si possono distinguere 4 diversi tipi di politiche nei riguardi della
prostituzione:

 il regolazionismo permette l’esercizio della prostituzione ma condanna moralmente la


prostituta;
 l’abolizionismo permette l’esercizio della prostituzione e non condanna moralmente la
prostituta;
 il proibizionismo vieta la prostituzione e condanna moralmente la prostituta
 la criminalizzazione del cliente vieta la prostituzione, ma agisce punendo il cliente anziché
la prostituta.

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La prostituzione minorile
La prostituzione coinvolge di frequente anche i minori.
e’ possibile distinguere i ragazzi in tre grandi categorie JANUS e Heid BRACEY

 i fuggiaschi, che scappano di casa e non sono rintracciati dai genitori, o che fuggono
nuovamente quando vengono rintracciati e riportati indietro;
 i pendolari, che vivono prevalentemente in casa ma trascorrono fuori periodi di tempo più o
meno lunghi;
 gli abbandonati, che sono trattati con indifferenza o addirittura respinti dai genitori.

In alcuni paesi del mondo, ad esempio la Thailandia o e Filippine, la prostituzione minorile rientra
spesso in quell’attività nota come turismo sessuale.

Capitolo 5.
LA FAMIGLIA

Con il termine famiglia indichiamo un gruppo di persone direttamente legate da rapporti di


parentela, dove i membri adulti hanno l’obbligo di allevare i bambini.

I legami di parentela possono derivare o dalla discendenza tra consanguinei o con il matrimonio.

Il matrimonio è l’unione sessuale tra due persone riconosciuta ed accettata socialmente.

Le famiglie possono distinguersi in:

 famiglia nucleare: formata dai genitori più i bambini;


 famiglia estesa: quando insieme alla coppia e ai suoi figli vivono sotto lo stesso tetto anche
altri parenti, es: i nonni;
 famiglia monoparentale: è composta da un solo genitore che solitamente è la mamma ed è
dovuta a separazioni o divorzi.
 famiglie ricostituite: si riferisce a quelle famiglie in cui almeno uno degli adulti ha figli nati
da un precedente matrimonio o relazione.

Nelle società occidentali il matrimonio, e perciò la famiglia, sono associati alla monogamia.
Ciò significa che è illegale per gli uomini e per le donne essere sposati con più di un individuo alla
volta.

Esistono due tipi di poligamia:


(ovvero la possibilità di sposare più di un partner contemporaneamente)

-la poliginia, che permette all’uomo di sposare più di una moglie;


-la poliandria che permette alla moglie di avere contemporaneamente due o più mariti.

Secondo i sociologi funzionalisti, tra cui Talcott PARSONS, la famiglia è il principale agente di
socializzazione se vi è una netta divisione sessuale del lavoro.

Le donne devono svolgere ruoli espressivi: devono dare sostegno e sicurezza ai figli e al coniuge;
gli uomini devono svolgere ruoli strumentali, cioè provvedere al sostentamento della famiglia.

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Le due principali funzioni della famiglia sono quindi per Parsons:


 La socializzazione primaria è il processo attraverso cui i bambini apprendono le norme
culturali della società in cui vivono.

 La stabilizzazione della personalità si riferisce al ruolo svolto della famiglia nel fornire
supporto emotivo ai suoi membri adulti.

Le alternative al matrimonio:
 La convivenza
(il rapporto tra due persone legate sessualmente che vivono insieme senza essere sposate)

 le famiglie omosessuali
Omosessuali che vivono stabili rapporti di coppia, che si fondano più sull’impegno
personale e sulla reciproca fiducia
Tre sono le caratteristiche individuate nelle coppie omosessuali.
- uguaglianza tra i partner
- negoziazione hanno meno aspettative riguardo a chi dovrebbe fare cosa all’interno del
rapporto
- impegno fiducia reciproca, disponibilità ad affrontare insieme le difficoltà

L’abuso sessuale sui minori e l’incesto


L’abuso sessuale sui minori può essere definito come l’atto sessuale di un adulto con persone di età
inferiore quella prevista per poter consentire legalmente a questo tipo di attività.
L’incesto designa un rapporto sessuali tra parenti prossimi.
Non sempre l’incesto comporta l’abuso sessuale.
Il rapporto sessuale tra fratello e sorella, ad esempio, è incestuoso, ma non rientra nella definizione
di abuso ( a meno che uno dei due sia adulto e l’altro minore).

CAPITOLO 6.
DEVIANZA E CRIMINALITA’

Per molto tempo i termini devianza e criminalità sono stati utilizzati come sinonimi.

In realtà la devianza è una non conformità ad una norma o una serie di norme socialmente accettate
da un numero considerevole di individui all’interno di una comunità.
La devianza è studiata dalla sociologia della devianza.

La criminalità è nello specifico la violazione di una legge.


Essa è studiata dalla criminologia che si interessa ai comportamenti sanzionati dal codice penale.

I primi tentativi di studiare la criminalità e la devianza furono di carattere biologico,


Lombroso riteneva che i tipi criminali si potessero individuare in base a delle loro caratteristiche
anatomiche, come ad esempio la forma del cranio, la lunghezza del braccio, ecc.

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Così come gli approcci biologici anche quelli psicologici prestavano più attenzione all’individuo
rispetto alla società.
Gli approcci psicologici si concentrano sui tratti di personalità.

Teorie funzionaliste
Le teorie funzionaliste affermano che la devianza e la criminalità sono il risultato di una tensione e
di una carenza di regolazione morale della società.

DURKHEIM afferma che la devianza è un fatto sociale inevitabile in quanto nessuna società può
raggiungere un consenso totale sulle norme che devono governarla.
La devianza è anche necessaria in quanto svolge una funzione adattiva ponendo sfide e idee nuove,
inoltre essa incoraggia la definizione dei confini tra i comportamenti socialmente considerati buoni
e quelli cattivi.

Anche secondo MERTON la causa della devianza sarebbe ricondotta ad una tensione all’interno
della società.
Nella sua teoria della tensione Merton afferma che vi è un conflitto tra le mete culturali, cioè i
valori accettati dal successo materiale e i mezzi istituzionalizzati, cioè i mezzi per il loro
raggiungimento, cioè l’autodisciplina.

MERTON individua 5 reazioni alla tensione tra mete culturali e mezzi istituzionalizzati:

 La conformità: consiste nell’accettare sia le mete culturali che i mezzi istituzionalizzati


indipendentemente dal raggiungimento o meno del successo.
 L’ innovazione: consiste nell’accettare le mete culturali, rifiutando i mezzi istituzionalizzati,
ad esempio i criminali che si arricchiscono con le attività illegali.
 Il ritualismo: consiste nell’accettare i mezzi istituzionalizzati sottraendosi alle mete
culturali
 La rinuncia: consiste nel rinunciare sia alle mete culturali che ai mezzi istituzionalizzati, ad
esempio i mendicanti.
 La ribellione: consiste nel rifiutare le attuali mete culturali e i mezzi istituzionalizzati
sostituendoli con dei nuove mete e nuovi mezzi, ad esempio i gruppi radicali.

Come Merton anche COHEN vede la causa principale della criminalità nelle contraddizioni interne
alla società americana.
A differenza di Merton, però Cohen ritiene che la risposta è da cercarsi nei gruppi sociali.
Nel suo libro “ Delinquent Boy” , egli afferma che i ragazzi poveri, frustati dalle loro condizioni di
vita tendono ad organizzarsi in subculture delinquenziali.

Teorie interazioniste
I sociologi che adottano una prospettiva interazionista concepiscono la devianza come un fenomeno
socialmente costruito.
SUTHERLAND spiega la criminalità in termini di associazione differenziale.
Si tratta di un’idea molto semplice: in una società che ospita molte subculture diverse, alcuni
ambienti sociali tendono ad incoraggiare la criminalità altri no. Gli individui diventano criminali
associandosi ad altri che sono portatori di norme criminali.
Il comportamento criminale viene appreso soprattutto nel gruppo dei pari.

Uno dei più importanti approcci allo studio della devianza è noto come teoria dell’etichettamento.

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La teoria dell’etichettamento interpreta la devianza come un processo di interazione tra devianti e


non devianti.
L’etichettamento è dato da coloro che rappresentano le forze dell’ordine e che sono in grado di
imporre agli altri una definizione convenzionale di moralità.
L’etichettamento non condiziona solamente il modo in cui si viene visti dagli altri, ma anche la
concezione di sé.

Howard BECKER è uno dei sociologi più rappresentativi della teoria dell’etichettamento:
Il suo intento è mostrare come le identità devianti vengano prodotte attraverso l’etichettamento.
Seconso Becker «il comportamento deviante è il comportamento così etichettato».

Edwin LEMERT definisce l’atto iniziale di trasgressione come devianza primaria, quando
interviene un processo di normalizzazione ed essa rimane marginale.
La devianza secondaria si ha quando l’individuo accetta l’etichetta e vede se stesso come deviante.

Teorie del conflitto


Le teorie del conflitto si rifanno ad elementi del pensiero marxista, l’approccio della nuova
criminologia considera la devianza una scelta deliberata e spesso di natura politica.
Questo approccio ritiene che gli individui scelgano attivamente di adottare un comportamento
deviante per reazione alle disuguaglianze del sistema capitalistico.
I comportamenti di questi individui sono atti che vogliono mettere in discussione l’ordine sociale.

Il nuovo realismo di sinistra


Negli anni Ottanta del secolo scorso è emerso un filone di studi criminologici chiamato nuovo
realismo di sinistra. Secondo questo approccio, le subculture criminali nei centri urbani nascono
dalla mancanza di inserimento sociale e non dalla povertà.

Le teorie del controllo


Le teorie del controllo si interessano poco alle motivazioni che portano l’individuo a commettere il
reato; presuppongono, anzi, che le persone agiscano razionalmente e che, avendone l’opportunità,
tutti si comporterebbero in maniera deviante.
Uno dei più noti teorici del controllo Travis HIRSCHI, ha sostenuto che gli esseri umani sono
egoisti e prendono decisioni calcolate a proposito degli atti criminosi.

Hirschi individua 4 tipi di vincoli che legano gli individui alla società e promuovono il
comportamento rispettoso della legge.

 L’attaccamento, ovvero un vincolo di tipo affettivo (quanto più una persona è legata agli
altri, tanto più sarà difficile che compia azioni che possano essere disapprovate)

 L’impegno, ovvero un vincolo di tipo materiale (quanto maggiori sono gli sforzi che una
persona ha compiuto per affermarsi socialmente, tanto più sarà difficile che rischi di perdere
tutto violando delle norme)
 Il coinvolgimento, ovvero un vincolo di tipo temporale (quanto maggiore è il tempo
impiegato in attività socialmente approvate come lo sport, lo studio… tanto minore sarà
quello per compiere dei reati)

 Le credenze, ovvero un vincolo di tipo morale

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CAPITOLO 7
RAZZE, ETNIE E MIGRAZIONI

La razza può essere definita come un insieme di relazioni sociali che permetta di classificare
individui e gruppi, assegnando loro attributi e competenze sulla base di caratteristiche biologiche.

Il Joseph Arthur De GOBINEAU, considerato padre del razzismo moderno, sostenne l’esistenza di
tre razze:

 la razza bianca (caucasica): possiede l’intelligenza ed è superiore alle altre;


 la razza gialla (mongoloide)
 la razza nera (negroide): la quale ha una natura animalesca.

La razzializzazione è il processo in base al quale il concetto di razza viene usato per classificare
individui o gruppi.

A differenza dell’idea di razza che ha degli erronei sottointesi biologici, quello di etnia è un
concetto puramente sociale.
L’idea di etnia si riferisce ai tratti culturali che contraddistinguono una determinata comunità di
persone.
I fattori che contraddistinguono un gruppo etnico sono:
 la lingua
 la storia
 la religione
 l’abbigliamento, ecc

La caratteristica principale delle differenze etniche è data dal fatto che sono completamente
apprese.
I bambini attraverso la socializzazione assimilano gli stili di vita, i costumi, ecc delle rispettive
comunità.

I gruppi etnici sono spesso delle minoranze.


Il termine minoranza in sociologia non si riferisce ad un significato quantitativo, ma i membri di
una minoranza sono svantaggiati rispetto alla maggioranza della popolazione e condividono un
senso di solidarietà e di appartenenza comune.
I sociologi usano questo termine per indicare la posizione subordinata di un gruppo all’interno della
società piuttosto che alla sua consistenza numerica.
Infatti, in alcune aree urbane, determinati gruppi etnici possono costituire la maggioranza della
popolazione, ma ciò nonostante sono considerati minoranze per la loro posizione svantaggiata.
Di solito le minoranze tendono a concentrarsi in alcuni quartieri delle città e i componenti di un
gruppo minoritario favoriscono l’endogamia, (matrimonio all’interno del gruppo) allo scopo di
preservare la propria identità culturale.

Spesso le minoranze sono oggetto di pregiudizi e discriminazioni.


I pregiudizi sono opinioni e atteggiamenti preconcetti dei membri di un gruppo verso gli
appartenenti a un altro gruppo.
I pregiudizi si fondano sugli stereotipi, cioè caratterizzazioni rigide e tendenzialmente immutabili
di un gruppo.
Mentre il pregiudizio si riferisce ad atteggiamenti ed opinioni, le discriminazioni riguardano
comportamenti effettivi verso i membri di un determinato gruppo.
Es: l’esclusione di una persona di colore ad occupare un posto di lavoro disponibile per un bianco.

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Il razzismo è la credenza che certi individui siano superiori ad altri sulla base di differenze
razzializzate.

Per lo studio dei conflitti etnici sono importanti i concetti di:


 etnocentrismo: consiste nel giudicare le altre culture confrontandole con la propria che
viene considerata la migliore e superiore.
 L’etnocentrismo è spesso combinato alla chiusura di gruppo.
La chiusura del gruppo si ha attivando dei processi tramite i quali un gruppo preserva i
confini che lo separano dagli altri (ad esempio il divieto di matrimonio con componenti di
altri gruppi, le restrizioni fisiche come i ghetti, ecc).

La chiusura di un gruppo spesso coincide con l’allocazione differenziale delle risorse, cioè la
disuguaglianza nella distribuzione delle risorse.
Questa situazione è ciò che rende massima l’intensità del conflitto etnico.

Movimenti migratori o migrazioni:


Benché non siano un fenomeno nuovo, le migrazioni si sono intensificate negli ultimi anni.
I movimenti migratori o migrazioni sono costituiti da due processi:
-l’immigrazione, ovvero l’afflusso in un paese di persone che hanno abbandonato altri paesi
-l’emigrazione, ovvero l’uscita da un paese che intendono stabilirsi in altri paesi.

Gli studiosi hanno identificato 4 modelli migratori per descrivere i principali movimenti di
popolazione che si sono verificati a partire dal 1945.

 Il modello classico: adottato dal Canada, Stati Uniti e Australia. L’immigrazione viene
incoraggiata ed è estesa la cittadinanza a tutti i nuovi venuti. Vi è però un limite massimo di
entrate annue.
 Il modello coloniale: Adottato da Gran Bretagna e Francia, in cui si incoraggia
l’immigrazione dalle ex colonie rispetto agli altri Paesi.
 Il modello dei «lavoratori ospiti» – GASTERBAITEN: Adottato dalla Germania, Belgio e
Svizzera, che prevede un’immigrazione su base temporanea ma che non concede la
cittadinanza nemmeno dopo una lunga permanenza.
 I modelli illegali. Gli immigrati riescono ad entrare in un paese irregolarmente, spesso
vivendo illegalmente ai margini della società. (Es. un paese a caso che inizia per I.)

Quali sono le forze che stanno dietro i movimenti migratori globali?


Molte teorie delle migrazioni si sono concentrate sui cosiddetti fattori di push (spinta) e pull
(attrazione).
I fattori di tipo push sono problemi interni al paese di origine che spingono le persone
all’emigrazione: guerre, carestie.
I fattori di tipo pull sono caratteristiche dei paesi di destinazione che attirano gli immigranti:
abbondanza di lavoro, condizioni di vita migliori.

CASTLES e MILLER
Negli sviluppi recenti delle migrazioni sono state identificate 4 tendenze destinate a caratterizzare i
modelli migratori negli anni a venire:
 Accelerazione (aumenta il numero di migranti da un paese all’altro)
 diversificazione (molti paesi sono destinatari di un’immigrazione assai più diversificata che
in passato)
 globalizzazione (le migrazioni assumono un carattere sempre più globale)

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 femminilizzazione (l’emigrazione è sempre meno dominata dalla presenza maschile,


aumento dell’emigrazione femminile)
Diaspore globali:
Il termine diaspora indica il processo per cui un’etnia abbandona il luogo di insediamento
originario per disperdersi in altri paesi, spesso sotto costrizione o a causa di circostanze traumatiche.

COHEN identifica 5 diverse categorie di diaspore:

- diaspora di vittime (gli ebrei, gli armeni e gli africani)


- diaspora imperiale (i britannici)
- diaspora di lavoratori (gli indiani)
- diaspora di commercianti (i cinesi)
- diaspora culturale (i caraibici)

Modelli di integrazione etnica:


Nel corso del tempo si sono adottati dei modelli di integrazione etnica, i principali sono:

 Il primo modello di integrazione è l’assimilazione che prevede l’abbandono di usi e costumi


propri da parte degli immigrati con l’adesione ai valori e alle norme della maggioranza.
L’approccio assimilazionista richiede che gli immigrati cambino lingua, abbigliamento…

 Il secondo modello è il melting pot: che prevede una mescolanza tra le tradizioni degli
immigrati con quelle dei residenti, un po’ come un’insalata.

 Il terzo modello è il pluralismo culturale che consiste nel promuovere lo sviluppo di una
società pluralistica.
I gruppi etnici minoritari siano detentori di uguali diritti e doveri come la maggioranza della
popolazione, mentre le differenze etniche sono rispettate.

 L’atteggiamento strumentale: che prevede esclusivamente un’inclusione nel mondo del


lavoro senza che gli immigrati possano averne una anche politica (inclusione subordinata).

CAPITOLO 8
STRATIFICAZIONE, CLASSE E DISUGUAGLIANZE

La stratificazione può essere definita come un sistema di disuguaglianze strutturate tra gruppi
sociali.
È possibile concepire la società come costituita da strati ordinati gerarchicamente dove i privilegiati
stanno in alto e i meno privilegiati in basso.

Possiamo distinguere storicamente 4 sistemi di stratificazione delle società umane:

 La schiavitù: è la forma estrema di disuguaglianza, per cui alcuni individui sono


letteralmente posseduti da altri;

 La casta: è un sistema di stratificazione associato soprattutto alle culture indiane e alla


credenza induista della reincarnazione.
(casta = gruppo sociale chiuso, in cui le norme giuridiche e religiose vietano la mobilità dei

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membri verso altri gruppi)

 Il ceto: i ceti feudali erano formati da strati con diritti e doveri diversi. In Europa il ceto
superiore era composto dall’aristocrazia e dalla piccola nobiltà; il clero formava un altro
ceto, vi era poi il cosiddetto terzo stato formato dai mercanti, artigiani, ecc.

 La classe: La classe è un vasto gruppo di individui che condividono lo stesso tipo di risorse
economiche, le quali influiscono in modo consistente sulle loro condizioni di vita.

Le classi si differenziano dalle altre stratificazioni in quanto:

- Le classi non dipendono né da ordinamenti giuridici né da ordinamenti religiosi.


I confini tra classi non sono mai netti o perlomeno non vi sono restrizioni formali al
matrimonio tra individui appartenenti a classi differenti.
La mobilità sociale è molto più comune.

- La collocazione di classe è almeno in parte acquisita e non del tutto ascritta alla nascita.

- Le classi di fondano su differenze economiche, cioè sulla disuguaglianza nel possesso e nel
controllo di risorse materiali.

- I sistemi di classe si fondano su rapporti impersonali.


Le differenze di trattamento salariale ad esempio riguardano impersonalmente tutti i membri
di una stessa categoria.

Gli approcci più influenti nell’analisi della stratificazione di classe sono quelli di Marx e di Weber.

Per MARX una classe è un gruppo di individui che condividono un determinato rapporto con i
mezzi di produzione.

Le due classi principali sono:


- i capitalisti, cioè coloro che possiedono il capitale
- il proletariato, cioè coloro che non possiedono mezzi di produzione e sono costretti a vendere la
loro forza lavoro.

Quello tra classi è secondo Marx un rapporto di sfruttamento.


Nel corso della giornata lavorativa gli operai producono molto più valore di quello che viene
corrisposto loro in forma di salario.
Di questo plus valore se ne appropriano i capitalisti come loro profitto.

Con lo sviluppo dell’industria moderna si assiste ad una produzione di ricchezza mai vista prima, a
cui però gli operai non hanno accesso.
Essi rimangono relativamente poveri mentre cresce la ricchezza accumulata dai capitalisti.
Marx impiega il termine pauperizzazione per indicare il processo mediante il quale la classe
operaia subisce un progressivo impoverimento rispetto ai capitalisti.

Come per Marx anche per Weber la società moderna è caratterizzata da conflitti per le risorse
materiali e il potere.

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Secondo WEBER i fattori che determinano le divisioni di classe sono però anche la capacità
personali.
Infatti chi possiede qualifiche, es: diplomi, titoli, ecc. si trova in una posizione di mercato più
vantaggiosa rispetto a chi non le possiede.

Per Weber la stratificazione sociale risulta anche dallo status e dal partito.
Per Weber lo status viene riconosciuto attraverso lo stile di vita, l’abbigliamento, l’abitazione, i
consumi ecc, che contribuiscono a creare una reputazione sociale di un individuo agli occhi degli
altri.
Il partito è una fattore importante nella distribuzione del potere, e può influenzare la stratificazione
indipendentemente dallo status o dalla classe.
Con il termine partito si definisce un gruppo di individui che operano insieme in virtù di origini,
obiettivi e interessi comuni.

La teoria di Erik Olin WRIGHT


Erik Olin WRIGHT, ha sviluppato una teoria che combina alcuni aspetti dell’approccio di Weber
e altri di Marx.

Secondo Wright nel capitalismo moderno ci sono 3 dimensioni di controllo delle risorse
economiche che ci consentono di identificare le principali classi sociali:

 Il controllo degli investimenti (capitale monetario)


 Il controllo dei mezzi fisici di produzione (le fabbriche, la terra, gli uffici, ecc)
 Il controllo della forza lavoro.

I membri della classe capitalistica detengono il controllo di tutte e tre le dimensioni, mentre la
classe operaia è priva di qualsiasi controllo.
Tra queste due classi principali si collocano i cosiddetti colletti bianchi.
Essi si trovano in una collocazione di classe contraddittoria.
I colletti bianchi devono vendere la propria forza lavoro ai capitalisti, ma rispetto ai lavoratori
manuali hanno un maggior controllo sull’ambiente di lavoro.
Il termine contraddittorio è utilizzato in quanto essi non sono né capitalisti né lavoratori manuali,
ma condividono alcune caratteristiche di entrambi.

Secondo il sociologo inglese John GOLDTHORPE esisterebbero 3 categorie principali:

 La classe di servizio a cui viene applicato un contratto di servizio, dove oltre ad uno
scambio di prestazione e salario vi è la possibilità di carriera e incrementi di stipendio;
 La classe operaia a cui viene applicato un contratto di lavoro in cui vi è uno scambio
definito e limitato di prestazione e salario;
 La classe intermedia a cui vengono applicati contratti ibridi.

Le classi nelle società occidentali contemporanee.

 La classe superiore: è formata da alti dirigenti delle grandi aziende, dagli imprenditori
industriali vecchio stile e dai capitalisti finanziari;

 La classe media: è formata da quei lavoratori che possono vendere la propria capacità
mentale. Ne fanno parte un’ampia gamma di individui con occupazioni diverse, ad esempio
dirigenti, funzionari professionisti, ecc

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La classe media proprio per la sua vastità non possiede una coesione interna visto gli interessi
divergenti dei suoi componenti;

 La classe operaia: a differenza di quanto credeva Marx, la classe operaia è divenuta sempre
meno numerosa.
 Il sottoproletariato: ne fanno parte ad esempio i disoccupati di lungo periodo, i lavoratori
saltuari.
Questo termine sta ad indicare un segmento della popolazione collocato all’estremità
inferiore della stratificazione sociale.

La mobilità sociale.
La nozione di mobilità sociale si riferisce al movimento di individui e gruppi tra le diverse
posizioni socio-economiche.

- La mobilità verticale si riferisce al movimento verso l’alto o verso il basso nella scala delle
posizioni socio economiche.
- La mobilità ascendente si ha quando si guadagna in ricchezza, in reddito o in status.
- La mobilità discendente si ha quanto ci si muove in posizione contraria.
- Per mobilità orizzontale si intende il movimento geografico attraverso quartieri, città e
regioni, paesi, ecc

Ci sono due modi per studiare la mobilità:

La mobilità intragenerazionale: è il cambiamento socio-economico di un individuo nell’arco


della sua vita (la sua carriera lavorativa)

La mobilità intergenerazionale: è il cambiamento di posizione socio-economico rispetto alle


generazioni precedenti (i figli rispetto ai genitori)

CAPITOLO 9
LE ORGANIZZAZIONI MODERNE

Un’organizzazione è un’associazione di individui che seguono condotte impersonali al fine di


conseguire determinati obiettivi.

Secondo WEBER per funzionare un’organizzazione ha bisogno di regole scritte e deve tenere
archivi per conservare la propria memoria storica.

Le organizzazioni sono fortemente gerarchiche e caratterizzate da una concentrazione di potere al


vertice.

La concezione weberiana della burocrazia


Le organizzazioni moderne tendono ad essere burocratiche.
Il termine burocrazia fu inventato da un certo Monsieur de GOURNAY nel 1745.
Per burocrazia si intende «potere dei funzionari».

Per Weber la burocrazia è una componente centrale del processo di razionalizzazione della società.
Weber ha elaborato un tipo ideale di burocrazia. (tipo ideale: modello concettuale)

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Le caratteristiche del tipo ideale di burocrazia:

 Una struttura gerarchica. La burocrazia ha l’aspetto di una piramide.

 Vi devono essere delle regole scritte che governano la condotta del personale a tutti i
livelli di organizzazione

 Il personale deve essere costituito da individui stipendiati a tempo pieno.


Ogni mansione prevede una precisa e determinata retribuzione.

 Vi deve essere una separazione tra vita privata e vita professionale.

 A tutti i membri della burocrazia è imposta la rinuncia al possesso delle risorse


materiali con cui operano.

MICHELS: La legge ferrea dell’oligarchia


Secondo Roberto MICHELS, allievo di Weber, nelle grandi burocrazie agisce la cosiddetta legge
ferrea dell’oligarchia (governo di pochi).
A suo avviso le organizzazioni sono necessarie perché sono l’unico strumento capace di consentire
alla massa di partecipare al processo politico.
Non potendo essere governate dalle grandi masse, bisogna eleggere dei rappresentanti che vanno a
costituire l’oligarchia.
Consolidatasi, quest’ultima ha un interesse maggiore a conservare il proprio potere che ad agire per
i fini e i valori dei propri mandanti democratici.

Nel suo studio Weber si concentrò sulle relazioni formali, tralasciando le relazioni informali che
rappresentano spesso invece, il mezzo principale per operare ad un certo livello di flessibilità.

MERTON e le disfunzioni della burocrazia


Robert K. MERTON, sociologo americano, dopo aver analizzato il tipo ideale di Weber di
burocrazia, temeva che questa rigidità portasse ad un ritualismo burocratico, una situazione in cui
le regole formali sono difese ad ogni costo anche quando una soluzione diversa sarebbe più
vantaggiosa per l’organizzazione.
Infatti, i burocrati essendo addestrati a fare rigoroso affidamento sulle regole e sulle procedure
scritte, non sono incoraggiati a prendere decisioni sulla base del proprio giudizio, o a cercare
soluzioni creative.
Uno dei punti deboli della burocrazia sta proprio nella difficoltà di gestire casi che necessitano di
un trattamento particolare.

FOUCAULT: il controllo del tempo e dello spazio


Secondo Michel FOUCAULT l’architettura degli edifici che ospitano le organizzazioni è
direttamente connessa al loro sistema di autorità, (espressione piani alti).

Inoltre egli afferma che le attività di un’organizzazione devono essere coordinate nel tempo e nello
spazio.

La disposizione delle stanze, dei corridoi e degli spazi aperti in un edificio che ospita

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un’organizzazione può offrire indicazioni significative sul suo sistema d autorità.


Foucault ha sottolineato come la presenza o l’assenza di visibilità nelle strutture architettoniche
delle organizzazioni moderne ne influenzi ed esprima il modello di autorità.
Il grado di visibilità condiziona quella che Foucault chiama sorveglianza, cioè il controllo delle
attività nelle organizzazioni.

Nelle organizzazioni vi sono due tipi di sorveglianza:


- Una è quella che possiamo chiamare il grado di visibilità, cioè il controllo delle attività;
- l’altra che è più sottile consiste nel tenere archivi di schede personali dei dipendenti.

GOFFMAN: le istituzioni totali


Erving GOFFMAN in uno dei suoi studi, si concentrò sulle istituzioni totali attraverso
l’esperienza dei loro internati.
Le istituzioni totali, come le prigioni,gli ospedali psichici, ecc impongono ai loro internati
un’esistenza coercitivamente regolata e un completo isolamento dal resto del mondo.
Le istituzioni totali possono essere viste come esempi di burocrazie regolate da complesse e rigide
procedure costrittive.
Nelle istituzioni totali gli individui sono circondati da un mondo strettamente organizzato,
controllato e pianificato.
Entrando in queste organizzazioni gli individui vengono privati dal proprio senso di identità e
ricostruiti secondo le regole dell’istituto.

Genere e organizzazioni
Le burocrazie sono infatti caratterizzate da una segregazione occupazionale di genere; nel momento
in cui le donne hanno cominciato ad entrare in massa nel mercato del lavoro, esse sono state
tendenzialmente confinate in occupazioni di routine a bassa retribuzione.
*(segregazione occupazionale di genere = indica il fatto che gli uomini e le donne si concentrano in
lavori diversi)

Due importanti lavori di studiose femministe esemplificano la dicotomia tra una prospettiva
liberale e una prospettiva radicale.

Rosabeth KANTER propone il concetto di omosocialità maschile, che indica il modo in cui nelle
organizzazioni gli uomini concentrano il potere in una cerchia ristretta cui hanno accesso solo
coloro che appartengono a un determinato gruppo.
Le donne si trovano in una posizione svantaggiata non in quanto donne, ma perché prive di potere
all’interno delle organizzazioni.
Gli squilibri sono destinati a scomparire non appena un numero maggiore di donne avrà acquisito
posizioni di potere.
Questa analisi può essere definita liberale in quanto il suo interesse primario è garantire le pari
opportunità e la possibilità che le donne raggiungano posizioni paragonabili a quelle degli uomini.

L’approccio femminista radicale è presentato da Kathy FERGUSON


Per la Ferguson lo squilibrio di genere all’interno delle organizzazioni è dovuto all’«inquinamento»
dato da valori e modelli del dominio maschile .
L’unica vera soluzione per le donne è costruire organizzazioni proprie su principi molto diversi da
quelli maschili.

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Il modello giapponese.
Il «modello giapponese» presenta delle caratteristiche che si discostano notevolmente dalla
burocrazia weberiana.

 Processi decisionali dal basso verso l’alto.


Nel modello giapponese è assente la piramide di autorità e i dipendenti dei livelli più bassi
vengono costantemente consultati.

 Minore specializzazione delle mansioni


I giovani che entrano in un’organizzazione dedicano il primo anno a capire come
funzionano i diversi settori in modo tale da poter ruotare in varie posizioni.

 Sicurezza dell’occupazione
Le grandi organizzazioni giapponesi assumono con i loro dipendenti un contratto che dura
tutta la vita, la retribuzione e la responsabilità variano a seconda dell’anzianità di servizio.

 Lavoro di gruppo
A tutti i livelli dell’organizzazione gli individui lavorano in squadre o in gruppi di lavoro.

 Integrazione tra lavoro e vita privata


Nel modello weberiano c’è una chiara divisione tra la sfera privata e professionale.
Le organizzazioni giapponesi,al contrario, si fanno carico dei molti bisogni dei dipendenti;
aspettandosi in cambio la lealtà.
Oltre allo stipendio, i dipendenti ricevono molti benefici materiali.

Le trasformazioni del management


Sull’esempio del modello giapponese, molte organizzazioni occidentali hanno cominciato a
introdurre nuove tecniche di management.
I due modelli manageriali sono quelli imperniati sulla gestione delle risorse umane e sulla cultura
aziendale.

 La gestione delle risorse umane è un modello manageriale che considera i dipendenti di


un’azienda come una risorsa decisiva per la sua competitività: se essi non sono
completamente dediti all’azienda e ai suoi prodotti, questa non sarà mai leader nel proprio
campo.

 La creazione di un cultura aziendale è strettamente collegata alla gestione delle risorse


umane. Per incoraggiare la fedeltà all’azienda e l’orgoglio per il lavoro, il management
collabora con i dipendenti alla costruzione di una cultura organizzativa fatta di rituali, eventi
e tradizioni aziendali.

CAPITOLO 10
IL LAVORO E L’ATTIVITA’ ECONOMICA

Il lavoro può essere definito come lo svolgimento di compiti che richiedono uno sforzo fisico o
mentale, con lo scopo di produrre beni o servizi destinati a soddisfare i bisogni umani.

Un’occupazione è una prestazione di lavoro regolarmente retribuita con uno stipendio.


In tutte le culture il lavoro è alla base dell’economia.

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Il lavoro è un fattore di benessere psicologico per l’individuo.


Sei importanti benefici offerti dl lavoro retribuito sono:

 Sicurezza del reddito


Salari e stipendi sono la risorsa principale da cui la maggior parte degli individui dipende
per soddisfare le proprie necessità.
 Acquisizione di competenze e capacità
Un’occupazione, anche se di routine, fornisce la base per l’apprendimento e l’esercizio di
competenze e capacità.
 Diversificazione dell’esperienza
Il lavoro garantisce l’accesso ad ambiti di vita diversi da quello domestico.
 Strutturazione del tempo
Per gli individui che hanno una regolare occupazione, questa è di solito organizzata in base
al ritmo di lavoro.
 Contatti sociali
L’ambiente di lavoro offre spesso l’opportunità di stringere amicizie e di condividere con
altri una serie di attività.
 Identità sociale
Il lavoro viene di norma apprezzato per il senso di stabile identità sociale che offre.

Quando parliamo di lavoro dobbiamo pensare anche al cosiddetto lavoro non retribuito, cioè i
lavori domestici, il quale occupa uno spazio rilevante nella vita di molte persone.
Gran parte del lavoro svolto nell’ambito dell’economia informale, ad esempio, non viene registrato
dalle statistiche ufficiali sull’occupazione.
L’espressione economia informale designa le attività esterne alla sfera dell’occupazione regolare,
che comportano talvolta un pagamento in denaro, talvolta uno scambio diretto di beni o servizi.
(transazioni monetarie in nero)

Secondo alcuni studiosi stiamo assistendo ad una transizione verso un nuovo tipo di società non più
basata prevalentemente sull’industrializzazione.
Infatti,si starebbe diffondendo un’economia della conoscenza, dove la forza lavoro è impegnata
nella progettazione, nello sviluppo e nella commercializzazione di beni immateriali,
nell’applicazione di informazioni.

Secondo MARX l’industrializzazione avrebbe portato all’alienazione del lavoratore, in quanto


obbligato a svolgere lavori monotoni e ripetitivi.
Nel sistema capitalistico gli operai finiscono per adottare un approccio strumentale al lavoro,
riducendolo a semplice strumento per guadagnarsi da vivere.

DURKHEIM aveva una concezione più ottimistica della divisione del lavoro.
A suo giudizio la specializzazione dei ruoli professionali rafforzava la solidarietà sociale,
determinando il passaggio dalla solidarietà meccanica alla solidarietà organica.

TAYLORISMO E FORDISMO
Frederick Winslow TAYLOR
L’approccio di Taylor a quello che egli chiamava organizzazione scientifica del lavoro,
comportava lo studio dettagliato dei processi industriali, in modo da scomporli in operazioni
elementari che potevano essere cronometrate e organizzate con precisione.
 Taylorismoorganizzazione scientifica del lavoro basata sull’assegnazione a ciascun
operaio di operazioni semplici, studiate in modo da eliminare i movimenti inutili.

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 Il termine Fordismo è utilizzato per indicare il sistema di produzione di massa collegato


allo sfruttamento dei mercati di massa.
Laddove il taylorismo si era concentrato esclusivamente sul modo più efficace per portare a
termine operazioni separate, il fordismo collegò queste operazioni separate a un processo
produttivo continuo e dinamico.
Una delle innovazioni introdotte da Ford fu la catena di montaggio

Taylorismo e fordismo sono stati chiamati da alcuni sociologi sistemi a basso affidamento.
Le mansioni vengono stabilite dalla direzione e i lavoratori sono strettamente sorvegliati e dotati di
scarsa autonomia.

I sistemi ad alto affidamento, sono quelli in cui i lavoratori sono lasciati abbastanza liberi di
controllare l’andamento del lavoro all’interno di alcune linee guida.

Le trasformazioni del lavoro


Negli ultimi decenni del secolo scorso si cominciò a sperimentare soluzioni diverse
dall’organizzazione del lavoro di tipo fordista poiché questa organizzazione era troppo rigida per
rispondere al cambiamento della domanda.

PIORE e SABEL coniarono l’espressione post-fordismo, una nuova era in cui la flessibilità e
l’innovazione sono massimizzate per soddisfare le richieste di un mercato che esige prodotti
diversificati e su misura.
Il sistema di produzione flessibile prevede piccole squadre di lavoratori ad alta specializzazione
che producono una quantità ridotta di beni con caratteristiche particolari.

Nella produzione di gruppo invece, come nei circoli di qualità, è previsto un lavoro di gruppo
dove si incontrano regolarmente per discutere e risolvere i problemi di produzione.
Questo approccio è utilizzato spesso nella pubblicità e nel marketing.

Il multiskiling va di pari passo con la produzione di gruppo, in quanto è lo sviluppo di una forza
lavoro con competenze multiple.
Il requisito fondamentale è la capacità di acquisire nuove competenze ed essere in grado di
collaborare con gli altri.

Le disuguaglianze di genere nel mondo del lavoro


Nonostante l’uguaglianza formale, le donne sono tuttora svantaggiate rispetto agli uomini nel
mercato del lavoro.
Alle donne lavoratrici sono state tradizionalmente riservate occupazioni di routine scarsamente
retribuite.
L’espressione segregazione occupazionale di genere indica il fatto che gli uomini e donne si
concentrano in lavori diversi.

Nella segregazione occupazionale si individuano due componenti:

- La segregazione verticale indica la tendenza alla concentrazione delle donne in posizioni di


scarso potere e con poche prospettive di carriera.

- La segregazione orizzontale indica invece la destinazione di uomini e donne in diverse


categorie d’impiego.

Le politiche del lavoro in favore della famiglia

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Le politiche di sostegno alle famiglie:

 L’orario flessibile
L’orario flessibile è una delle opzioni più apprezzate dai dipendenti. Si tratta della
possibilità di determinare entro certi limiti, il proprio orario di lavoro.

 Il job sharing
Il job sharing, o lavoro ripartito, permette a due persone di condividere i compiti, e la
retribuzione, di una sola posizione lavorativa.

 Il telelavoro
Il telelavoro permette di svolgere da casa le proprie mansioni, o parte di esse, con l’aiuto di
un computer e di una connessione ad internet.
In occupazioni che non richiedono un contatto regolare con clienti o colleghi.

 I congedi genitoriali
In molti paesi europei le politiche sui congedi genitoriali hanno cercato di creare le
condizioni affinché i genitori possano occuparsi dei figli piccoli, incoraggiando anche i
padri ad assentarsi dal lavoro per collaborare alla cura dei bambini.

La disoccupazione
Disoccupazione significa «essere senza lavoro» dove «lavoro» sta per «lavoro retribuito» e «lavoro
formalmente riconosciuto».

Esistono due tipi di disoccupazione:

- La disoccupazione frizionale è la naturale e momentanea uscita dal mercato del lavoro di


individui che cambiano impiego, che cercano lavoro dopo la laurea o che attraversano un
periodo di cattiva salute;
- La disoccupazione strutturale, al contrario, è la mancanza di lavoro provocata da
condizioni complessive dell’economia, anziché da circostanze legate al singolo individuo

La conseguenza più immediata è una perdita di reddito.


Gli studi sulle difficoltà emozionali dei disoccupati hanno messo in evidenza che quanti perdono il
lavoro attraversano varie fasi di adattamento alla loro condizione.
Il neo-disoccupato subisce un trauma, seguito dall’ottimismo circa le nuove possibilità che gli si
prospettano.
Quando tale ottimismo non viene confermato dai fatti, come spesso accade, egli può scivolare in
periodi di depressione e profondo pessimismo.

CAPITOLO 11
POTERE E POLITICA

Il potere è la capacità di individui o gruppi, di far valere la propria volontà anche contro le
resistenze altrui.

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Storicamente possiamo distinguere 3 forme di potere:

 Il potere economico, esercitato da chi detiene beni o risorse materiali;


 Il potere ideologico, esercitato da chi è in grado di influenzare le idee altrui;
 Il potere politico, esercitato da chi detiene gli strumenti della forza fisica.

Il concetto di Stato
Uno stato è un apparato politico, che esercita su un territorio il monopolio della forza fisica.
Tutte le società moderne sono stati-nazione, cioè stati in cui la maggioranza della popolazione si
considera parte di una medesima nazione.

Caratteristiche degli stati-nazione:

 La sovranità: Gli stati tradizionali erano sempre delimitati in modo impreciso e il potere
centrale esercitava su di essi un controllo piuttosto debole.
Al contrario, tutti gli stati-nazione sono stati sovrani.

 La cittadinanza: Negli stati tradizionali la maggioranza della popolazione era priva di


diritti.
Gli individui che vivono in uno stato-nazione sono cittadini che hanno gli stessi diritti e
doveri.

 Il nazionalismo: La nascita degli stati-nazione è associata al nazionalismo.


Il nazionalismo può essere definito come un insieme di simboli e credenze che esaltano il
senso di appartenenza ad una determinata comunità nazionale.
Il principale teorico del nazionalismo è Ernest GELLER.
Egli sostiene che il nazionalismo, nazione e stato nazione sono il prodotto della nuova
società di massa creata dall’industrializzazione.
La forza del nazionalismo sta nella sua capacità di creare identità.

Secondo GELLER, il concetto di nazione e il nazionalismo erano sconosciuti alle società


tradizionali.

 L’industrialismo moderno determina la necessità di un apparato statale molto più efficace;


 Nell’epoca moderna gli individui sono chiamati ad una continua interazione anonima con
sconosciuti poiché è una società di massa;
 L’istruzione generalizzata, è basata sulla «lingua ufficiale» insegnata nelle scuole ed è lo
strumento principale attraverso il quale una società di massa può organizzarsi ed essere
tenuta unita.

Le due forme principali di regime politico sono la democrazia e l’autoritarismo.

Democrazia
Il termine democrazia deriva dal greco e vuol dire «governo del popolo».

- Democrazia diretta.
In una democrazia diretta le decisioni vengono prese insieme dai detentori dei diritti politici.
Nel passato , nell’antica Grecia, si aveva una democrazia diretta, in quanto erano pochissimi
gli individui che potevano essere definiti cittadini, essi si riunivano in assemblee per

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discutere su questioni politiche.


Una forma di democrazia diretta arrivata fino a noi è il referendum.

- Democrazia rappresentativa
Oggi noi abbiamo una democrazia rappresentativa, cioè quel regime politico in cui le
decisioni riguardanti una comunità sono prese non da tutti i suoi membri detentori di diritti
politici, bensì dai rappresentanti eletti.

L’autoritarismo
Mentre la democrazia incoraggia il coinvolgimento dei cittadini nelle questioni politiche, nei
regimi autoritari la partecipazione popolare è negata o fortemente limitata.
In questi regimi le esigenze gli interessi dello stato hanno la precedenza su quelli del cittadino.

CAPITOLO 12
MASS MEDIA E COMUNICAZIONE

I mass media sono spesso associati al’intrattenimento, ma si tratta di una concezione riduttiva.
Giornali e televisione sono in grado di influenzare tanto l’esperienza personale quanto l’opinione
pubblica anche perché sono strumenti di accesso alla conoscenza, da cui dipendono molte attività
sociali.

 I giornali
Il giornale ha rappresentato uno sviluppo di importanza fondamentale nella storia dei mezzi
di comunicazione moderni, in quanto ospitava molti tipi diversi di informazione in un
formato ridotto e facilmente riproducibile.
A lungo i giornali furono il mezzo principale con cui le informazioni venivano trasmesse
rapidamente a un pubblico di massa.

 La televisione
La crescente influenza della televisione è probabilmente il più importante sviluppo
verificatosi ne campo dei media nella seconda metà dl secolo scorso.
Esistono le reti generaliste e le reti ad accesso condizionato.
-le reti generaliste trasmettono in chiaro e sono quindi accessibili a tutti
(dietro pagamento di un canone)
-reti ad accesso condizionato che trasmettono in codice, via satellite o via cavo, e sono
dunque accessibili solo su abbonamento.

Teorie dei media


Tra i più importanti teorici dei mezzi di comunicazione figurano Harold INNIS e Marshall
MCLUHAN.

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INNIS sostiene che il carattere dei mezzi di comunicazione influenza fortemente l’organizzazione
sociale.
Le società che dipendono da questa forma non possono espandersi oltre un certo limite.
MCLUHAN «il mezzo è il messaggio», significa che la natura dei media influenza la società molto
più dei messaggi trasmessi.
I media elettronici, secondo McLuhan, stanno creando ciò che egli chiama villaggio globale: ogni
evento può essere seguito in tutto il mondo in tempo reale, cosicché tutti partecipano
simultaneamente agli stessi eventi.

BAUDRILLARD: il mondo dell’iperrealtà


Lo studioso postmodernista francese Jean BAUDRILLARD è uno dei più influenti teorici
contemporanei dei media.
L’avvento dei mass-media ha trasformato la natura stessa della nostra vita.
La TV non rappresenta il mondo, ma definisce che cosa è il mondo.
L’iperrealtà di Baudrillard è una realtà «di grado superiore» interamente affidata alle immagini
televisive (il processo come evento globale).
L’iperreltà prodotta dai media, secondo Baudrillard, è fatta di simulacri ( immagini che ricevono
senso solo da altre immagini e perciò non hanno fondamento in alcuna «realtà esterna»)
THOMPSON

John THOMPSON ha analizzato la relazione tra i media e lo sviluppo delle società industriali.
Egli pensa che i mass media non impediscano il pensiero critico, bensì offrano molte forme di
informazione cui prima era negato l’accesso.
Le persone non sono, come ritenevano gli studiosi francofortesi, ricettori passivi dei messaggi
mediatici.

La teoria elaborata da Thompson distingue tre tipi di interazione

 L’interazione faccia a faccia avviene in un contesto di compresenza, è ricca di indizi


simbolici che gli individui utilizzano per dare senso a ciò che gli altri dicono, è rivolta a
destinatari specifici, è di tipo dialogico.
 L’interazione mediata implica l’utilizzo di una tecnologia mediale: la stampa, la
trasmissione elettrica, l’elettronica.
L’interazione mediata ha luogo direttamente tra individui specifici ed è di tipo dialogico,
ma non offre la stessa gamma di indizi simbolici dell’interazione faccia a faccia.
 La quasi-interazione mediata è costituita da quelle particolari relazioni sociali che
sono create dai mass media. La quasi interazione mediata è fonologica: un programma
televisivo, per esempio è a senso unico.

Le nuove tecnologie delle comunicazioni


Nella seconda metà del ventesimo secolo alcune importanti innovazioni tecnologiche hanno
completamente trasformato il volto delle telecomunicazioni.

Quattro processi tecnologici hanno contribuito a queste trasformazioni:

 Il continuo incremento della potenza dei computer


 Il continuo decremento dei loro costi
 Lo sviluppo delle comunicazioni via satellite e via fibra ottica
 La digitalizzazione

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La digitalizzazione ha dunque consentito lo sviluppo della multimedialità: quelli che una volta
erano media diversi, funzionanti sulla base di tecnologie diverse (visive o sonore), possono ora
essere integrati in un solo medium (Cd-Rom, computer ecc…).
La digitalizzazione è anche alla base dei media interattivi, che consentono agli individui di
intervenire attivamente su ciò che vedono e ascoltano.

La telefonia mobile
La cosiddetta «prima generazione» di telefoni cellulari che utilizzavano ancora una tecnologia
analogica dimostrarono la possibile conciliazione tra comunicazione e mobilità.
La tecnologia digitale produsse poi una «seconda generazione» di telefoni più veloci, meno
ingombranti e più convenienti.
La «terza generazione» di telefonia cellulare è quella che ci sta accompagnando nell’era di
«Internet senza fili».
Accedendo a Internet attraverso i cellulari, è possibile interagire con la propria banca, prenotare
viaggi in treno o in aereo…

Internet
Internet nasce al Pentagono nel 1969, con il nome di Arpanet, da Arpa.
Inizialmente il suo obiettivo era limitato: doveva consentire agli scienziati che lavorano per la
Difesa in diverse parti d’America di mettere in comune le risorse e condividere l’uso di costosi
strumenti. Con la diffusione del Pc, esso iniziò a diffondersi anche fuori dall’ambito militare e
universitario, entrando in una fase di crescita esplosiva.
La globalizzazione dei mezzi di comunicazione
Internet è uno dei principali fattori, e manifestazioni, dei processi di globalizzazione.
Ma la globalizzazione sta anche trasformando gli altri mezzi di comunicazione.
David HELD elenca cinque cambiamenti fondamentali che hanno contribuito a creare il nuovo
ordine mediatico globale.

 Crescente concentrazione della proprietà.


I media globali sono dominati oggi da un piccolo numero di enormi e potentissimi gruppi
imprenditoriali, che hanno gradualmente assorbito le piccole società indipendenti.
 Passaggio dalla proprietà pubblica a quella privata.
Per tradizione in quasi tutti i paesi le aziende dei media e delle telecomunicazioni erano di
proprietà pubblica. Negli ultimi decenni la liberalizzazione economica e l’allentamento delle
regolamentazioni hanno condotto alla loro privatizzazione in molti paesi.
 Sviluppo di strutture aziendali transnazionali.
Le imprese del settore non operano più entro rigidi confini nazionali; le normative sulla
proprietà dei media sono state allentate per permettere investimenti e acquisizioni
internazionali.
 Integrazione dei prodotti mediali.
 Aumento delle funzioni aziendali.
I produttori di contenuti mediali sono sempre più protagonisti di fusioni aziendali che
accompagnano la crescente integrazione dei prodotti mediali.

CAPITOLO 13
L’ISTRUZIONE

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Nei paesi industrializzati l’istruzione è una delle questioni di maggior rilievo sia per i politici che
per i cittadini.
Il sistema scolastico svolge un ruolo determinante nella socializzazione dei ragazzi, nella
promozione delle pari opportunità, nella formazione professionale e nella creazione di una
cittadinanza informata e attiva.

Teorie educative e disuguaglianza

BERNSTEIN
Esistono diversi approcci teorici al problema dell’istruzione e alle sue implicazioni in termini di
disuguaglianza.

Basil BERNSTEIN sostiene che i ragazzi provenienti da retroterra diversi sviluppano nei primi
anni codici linguistici anch’essi diversi, che influenzano la loro successiva esperienza scolastica.
I ragazzi delle classi inferiori acquisiscono un codice ristretto , cioè un modo di usare il linguaggio
legato ad un determinato ambiente culturale.
I ragazzi sono socializzati attraverso ricompense o punizioni senza ricorrere ad argomentazioni.
Un codice ristretto è idoneo alla comunicazione dell’esperienza pratica piuttosto che alla
discussione di idee.
I ragazzi appartenenti alle classi medie invece acquisiscono un codice elaborato, cioè un modo di
usare il linguaggio meno vincolato ad un contesto specifico.
I genitori delle classe media nell’educare i figli spiegano loro le ragioni.

Un codice elaborato è più idoneo all’espressione di idee astratte.

Coloro che sono padroni di un codice astratto si adattano meglio all’ambiente scolastico.

All’uso di codici ristretti sono associate le seguenti caratteristiche:

 Il ragazzo riceve risposte limitate alle domande che rivolge a casa


 Il ragazzo troverà difficile confrontarsi con il linguaggio non emotivo e astratto usato
dall’insegnante
 È probabile che quanto viene detto dall’insegnante risulti in buona parte incomprensibile al
ragazzo, essendo espresso in forme linguistiche diverse da quelle cui è abituat

ILLICH
Ivan ILLICH è uno degli autori che si sono occupati di teoria educativa.
Egli ritiene che le scuole svolgano 4 compiti fondamentali:

 Custodia
 Distribuzione degli individui nei ruoli occupazionali
 Apprendimento dei valori dominanti
 Acquisizione delle capacità e delle conoscenze socialmente approvate

Illich sostiene che la scuola è diventata un ‘organizzazione di custodia, in quanto la frequenza è


obbligatoria e i ragazzi vengono «tenuti lontano dalla strada» nel periodo compreso tra l’infanzia e
l’entrata nel mondo del lavoro.

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La scuola tende ad inculcare quello che Illich chiama un consumo passivo: l’accettazione acritica
dell’ordine sociale esistente attraverso la disciplina e l’irreggimentazione.
In altre parole, ai ragazzi si insegna a «sapere qual è il proprio posto e starsene lì tranquilli».
Si tratta di un insegnamento che non viene impartito a livello cosciente: è questo il programma
occulto della scuola.

Illich non tende ad abolire le organizzazioni scolastiche, ma in sostituzione ad esse propone delle
strutture diverse dove chi vuole apprendere non deve essere costretto ad accettare un programma
standardizzato , ma avere la possibilità di studiare ciò che gli interessa.

Alcuni pensano che internet possa rivoluzionare l’istruzione (quniversità di Phoenix).

CAPITOLO 14
RELIGIONE

Che cosa non è una religione

 In primo luogo, essa non dovrebbe essere identificata con il monoteismo, cioè con la fede in
un solo Dio.
La maggior parte delle religioni rientra nel politeismo, cioè comporta la fede in una
molteplicità di dèi.

 In un secondo luogo, la religione non dovrebbe essere identificata con le prescrizioni


morali che orientano il comportamento dei credenti, come i comandamenti che Mosè
avrebbe ricevuto da Dio.
L’idea che gli dèi siano molto interessati a come noi ci comportiamo su questa terra è
estranea a molte religioni.

 In terzo luogo, la religione non si preoccupa necessariamente di spiegare l’origine del


mondo. Molte religioni contengono miti delle origini analoghi a quello cristiano di Adamo
ed Eva, ma altrettante ne sono prive.
 In quarto luogo, la religione non può essere identificata con una dimensione
soprannaturale, come se comportasse di per sé la convinzione che esiste un universo ‘oltre
la sfera dei sensi’.

Che cos’è la religione

Le caratteristiche che tutte le religioni condividono:


-la ricorrenza a una serie di simboli
-sentimenti di riverenza o timore
-riti o cerimonie praticati dalla comunità dei credenti

L’esistenza di cerimonie collettive è generalmente considerata dai sociologi come uno dei principali
fattori che distinguono la religione dalla magia.
La magia è il tentativo di influenzare gli eventi con l’uso di pozioni, formule o pratiche rituali.
Viene di solito praticata da individui , non da una comunità di credenti.

Totemismo e animismo

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Due forme di religione che si incontrano nelle società di piccole dimensioni sono il totemismo e
l’animismo

 Il totemismo è la credenza nelle virtù taumaturgiche dei totem.


Nelle società che praticano il totemismo ciascun gruppo di parentela o clan ha in genere un
suo particolare totem, cui sono collegate varie attività rituali.

 L’animismo è la credenza negli spiriti o fantasmi che popolerebbero lo stesso mondo degli
uomini. Gli spiriti possono essere benigni o maligni e sono in grado di influenzare il
comportamento umano in molti modi.

Religioni monoteiste: Giudaismo, cristianesimo, islam

 Giudaismo. La più antica di queste tre religioni (o ebraismo)


 Cristianesimo ebbe origine circa 2.000 anni fa.
 Islam nasce dagli insegnamenti del profeta Maometto nel sesto secolo dopo Cristo. A un
unico Dio,Allah, è attribuito il dominio su tutta la vita umana e naturale.
I pilastri dell’islam sono cinque:
 La ripetizione del credo islamico: «non esiste altro Dio che Allah, e Maometto è il
suo apostolo»;
 La recitazione cinque volte al giorno delle preghiere prescritte;
 L’osservanza del Ramadan, un mese di digiuno durante il quale è vietata
l’assunzione di cibi e bevande prima del tramonto;
 L’elargizione di elemosine, spesso usata dallo stato come fonte di tassazione;
 Il pellegrinaggio alla Mecca almeno una volta nella vita.

Le religioni dell’Estremo Oriente

Induismo
L’induismo è una religione politeista.
La maggior parte degli induisti accetta la dottrina della reincarnazione, cioè la convinzione che
tutti gli esseri viventi siano parte di un eterno processo di nascita, morte e rinascita.
Un altro aspetto fondamentale dell’induismo è costituito dal sistema delle caste, fondato sulla
credenza che gli individui nascano in una particolare posizione all’interno di una gerarchia,
posizione che riflette la loro condotta nelle precedenti incarnazioni.

Religioni etiche: Buddismo, confucianesimo, taoismo


*etiche perché sono prive di dèi e aspirano piuttosto a ideali morali che pongono l’individuo in
relazione con l’armonia e l’unità naturale dell’universo.

 Buddismo deriva dagli insegnamenti di Buddha ( che significa l’illuminato), vissuto nel
sesto secolo avanti Cristo:
Secondo il Buddha, gli esseri umani possono sfuggire al ciclo delle reincarnazioni attraverso
la rinuncia al desiderio.
Il cammino verso la salvezza consiste in una vita di autodisciplina e meditazione, sottratta al
travaglio dell’esistenza mondana. L’obiettivo finale del buddismo è il raggiungimento del
nirvana, il completo appagamento spirituale.

 Il confucianesimo deriva dall’insegnante Confucio vissuto nel sesto secolo avanti Cristo.
Egli non viene visto dai suoi seguaci come un dio, ma come «il più saggio dei saggi».
Il confucianesimo cerca di accordare la vita umana all’armonia interna della natura,

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enfatizzando la venerazione degli antenati.

 Taoismo è stato fondato da Lao-Tze, figura vissuta nel sesto secolo avanti Cristo.

Teorie della religione

Gli approcci sociologici alla religione sono ancora fortemente influenzati dalle idee di tre padri
fondatori della sociologia: Marx, Durkheim e Weber.

Marx

Marx non condusse mai uno studio specifico sulla religione.


Le sue idee derivano prevalentemente dagli scritti di alcuni filosofi.
Uno di questi è Feuerbach, secondo cui la religione è un fatto totalmente umano.
La tesi di Feuerbach è la seguente: « non è Dio che crea l’uomo ma è l’uomo che crea Dio».
Marx aveva apprezzato la critica della religione svolta da Feuerbach ma riteneva che la sua
posizione fosse insoddisfacente, poiché non rispondeva al Perche gli uomini tendono a creare
Dio? Secondo Marx gli uomini alienano il proprio essere in un secondo principio religioso
esterno perché stanno male nella società in cui sono costretti a vivere.
Marx dichiarò che la religione è l’oppio dei popoli.

Durkheim e il rituale religioso

A differenza di Marx, Durkheim impegnò buona parte della sua carriera intellettuale nello
studio della religione.
Le forme della vita religiosa è forse lo studio più influente di sociologia della religione.
Durkheim non collega in via primaria la religione con le disuguaglianze sociali, ma con il
carattere complessivo delle istituzioni di una società.
Durkheim definisce le religione in base alla distinzione tra sacro e profano:
Gli oggetti e i simboli sacri, egli sostiene, sono separati dagli aspetti ordinari dell’esistenza, che
costituiscono il regno del profano.
Nella religione l’oggetto di culto è in realtà la società stessa.
Tutte le religioni prevedono attività rituali regolari. In queste attività rituali viene affermato e
rafforzato il senso della solidarietà di gruppo.
Secondo Durkheim, riti e cerimonie sono essenziali per stabilire e rinsaldare il legame tra i
membri di un gruppo.
Durkheim ritiene che le cerimonie collettive riaffermino la solidarietà di gruppo nei momenti in
cui gli individui si trovano ad affrontare esperienze critiche di cambiamento.
Nelle società tradizionali, sostiene Durkheim, quasi tutti gli aspetti della vita sono permeati
dalla religione.
Con lo sviluppo delle società moderne, l’influenza della religione diminuisce.
Durkheim sembra pensare a una religione civile ormai svincolata dalla sfera soprannaturale e
dedita alla celebrazione di valori umanistici e politici come la libertà. L’uguaglianza…

Weber e le religioni mondiali

Max Weber affrontò un’analisi delle religioni di tutto il mondo.

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Gran parte dell’attenzione di Weber si concentrò su quelle che egli chiama religioni mondiali,
capaci di raccogliere vaste masse di credenti e di influenzare in modo decisivo il corso della
storia universale.
Gli studi si concentrano sul rapporto religione e mutamento sociale diversamente dagli studi di
Durkheim.

Chiese e sette

WEBER e TROELTSCH distinguevano tra chiese e sette.

 Una chiesa è un’associazione religiosa di grandi dimensioni e ben organizzata.


Le chiese hanno di norma una struttura formale e burocratica, incentrata su una gerarchia
di funzionari religiosi.
La maggior parte dei fedeli di una chiesa vi appartiene fin dalla nascita , per trasmissione
famigliare.
 Una setta è un’associazione religiosa di piccole dimensioni e scarsamente organizzata,
che di solito sorge in polemica con una chiesa.
La maggior parte delle sette è priva o quasi di gerarchia, poiché tutti gli affiliati sono
considerati uguali.
La quota di coloro che sono membri fin dalla nascita è modesta; la maggioranza vi
aderisce per scelta personale.

Confessioni e culti

Howard BECKER ha elaborato altre due categorie: quelle di confessione e di culto.

 Le confessioni sono sette che si sono «raffreddate» e hanno cessato di essere gruppi di
protesta attiva per diventare organismi istituzionalizzati.
Ad esempio il calvinismo che fu nel periodo iniziale della sua formazione una setta.
 I culti assomigliano alle sette. I culti si concentrano sull’esperienza individuale e mettono in
contatto tra loro persone che hanno un analogo modo di pensare.
Esempio di culto oggi in Occidente è il movimento della New Age.

Le donne nelle organizzazioni religiose


Il buddismo ha tradizionalmente riservato alle donne il ruolo di monache, che è stato anche il più
importante canale di espressione diretta della fede religiosa femminile nel cristianesimo.
Alcuni degli ordini monastici cistercensi e degli agostiniani, vennero fondati nel 12° e 13° secolo,
cioè all’epoca delle crociate.
I primi ordini femminili furono istituiti solo circa due secoli più tardi.
L’adesione ad essi rimase relativamente limitata fino al 19° secolo.
In quel periodo molte donne divennero monache anche perché in tal modo si apriva loro una serie di
possibilità professionali nell’insegnamento e nell’assistenza ai malati, essendo queste attività
controllate dagli ordini religiosi.
Quando tali professioni vennero sottratte alla gestione della chiesa, la presenza femminile negli
ordini monastici diminuì.
I riti e le prescrizioni dei vari ordini differiscono tra loro ma tutte le monache sono considerate
«spose di Cristo».

Donne e cattolicesimo.

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La religione cristiana sul piano dell’atteggiamento verso le donne si colloca tra le organizzazioni
più conservatrici delle società moderne.
Il sacerdozio femminile è stato accettato molto tempo fa da alcune sette e confessioni, ma la chiesa
cattolica insiste nel sostenere formalmente la disuguaglianza tra i generi.
I fautori del sacerdozio femminile sostengono che le donne possono rappresentare Cristo allo stesso
modo degli uomini, poiché anch’esse sono create a immagine e somiglianza di Dio, ma le autorità
cattoliche hanno sempre respinto questa istanza.

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