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Prospettiva

Rivista di storia dell’arte antica e moderna


155 156
Luglio-Ottobre 2014

Università degli Studi di Siena


Università degli Studi di Napoli ‘Federico II’
Centro Di
Prospettiva
Rivista di storia dell’arte antica e moderna

Nn. 155-156, Luglio-Ottobre 2014 Sommario

Università degli Studi di Siena, Saggi:


Università degli Studi di Napoli ‘Federico II’
Centro Di della Edifimi srl Francesco Caglioti Donatello misconosciuto: il ‘San Lorenzo’
per la Pieve di Borgo San Lorenzo 2
Rivista fondata da
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Consulenti: tre bronzetti ritrovati 138
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Andrew Wallace-Hadrill, Paul Zanker. Marco M. Mascolo “Una spuntatura affrettata”: Arte italiana e
Redazione: arte tedesca di Roberto Longhi 151
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Padre e figlio di Max Seidel 167
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Donatello misconosciuto: cumentare in un tutt’uno l’oggetto e il suo viennese e austro-ungarico a cavallo tra
il ʻSan Lorenzoʼ
curioso destino bibliografico. Come sem- l’Otto e il Novecento, è riapparsa un gior-
pre, un nodo indissolubile stringe la con- no una bella fotografia di circa un secolo
per la Pieve noisseurship e la storiografia artistica, fa (fig. 9), che reca a tergo un timbro del-
di Borgo San Lorenzo spiegando la seconda con la prima, e vi-
ceversa.
la Galleria dei Principi del Liechtenstein e,
a matita, la scritta “Donatello, St. Lauren-
Francesco Caglioti Dando subito in sintesi il contenuto di tius”.2 Non avevo mai visto prima di allo-
questo saggio, anticipo che tenterò di di- ra l’opera qui riprodotta, mentre avevo
mostrare che il ‘San Lorenzo’ da me pre- presente, grazie al ricordo di una visita
sentato è un’opera eseguita da Donatello nella Pieve di Borgo, rinfrescato di tanto
verso il 1440 per andare sopra il portale in tanto da una foto Alinari (n. 44052, fig.
maggiore della Pieve di San Lorenzo a 24), un secondo esemplare apparentemen-
Borgo (fig. 7); che esso rimase al suo po- te gemello all’interno della chiesa (presso
sto originario, con una continuità verosi- un altare della navata destra). Il confronto
milmente ininterrotta, sino al 1888; che in tra i due scatti dava facilmente l’impres-
tale anno – e in circostanze sui cui preci- sione che il ‘San Lorenzo’ Liechtenstein
Nel mio ultimo contributo per questa rivi- si risvolti morali e legali sarà forse im- fosse di qualità ben superiore e che aves-
sta ho mostrato come un’opera cardine possibile far chiarezza – esso fu sostituito se una netta precedenza di tempo. Ma una
della giovinezza di Michelangelo, il ‘San di nascosto con una sua abile copia ap- prima verifica bibliografica su Borgo
Giovannino’ mediceo, si fosse completa- prontata a tale scopo (figg. 21, 26-29); e sembrava rivelare che l’esemplare della
mente persa fino a ieri nei meandri di che dopo pochi mesi l’originale fu vendu- Pieve vi stesse da sempre e che, a compli-
giorno in giorno più curvi e profondi del- to dall’antiquario Stefano Bardini (artefi- care la faccenda, avesse generato a un cer-
la bibliografia moderna sul nostro Rina- ce comunque maggiore di quell’arrocco to punto una copia diretta, esibita fino a
scimento. Sebbene già nel 1930 Manuel appena perpetrato) al principe Giovanni II oggi in luogo dell’originale, all’esterno,
Gómez-Moreno avesse suggerito che la del Liechtenstein, il quale lo tenne sino nella lunetta sul portale maggiore (figg.
statua fosse da riconoscere nel “San Jua- alla sua morte (1929) nel palazzo estivo di 21, 27-29): un’opera, questa, che a causa
nito” approdato fin dal Cinquecento pres- famiglia a Rossau presso Vienna (figg. del suo ruolo di replica avevo nel frattem-
so l’altar maggiore della Sacra Capilla de 12-13). Il resto della storia sino ai giorni po dimenticato pur avendola osservata al-
El Salvador a Úbeda (Andalusia), nessu- nostri non avrà più bisogno di argomenta- meno una volta. La difficoltà di studiare
no dopo di lui aveva raccolto e sviluppato zioni ricostruttive, ma solo di qualche dal vero il busto Liechtenstein e l’urgenza
tale traccia assai promettente, capace di commento, per capire come mai nel 2003 di altre curiosità e di altre ricerche – an-
indirizzare la ricerca verso una soluzione i discendenti di Giovanni II abbiano che donatelliane – fecero il resto, rinvian-
definitiva. E mentre non pochi studiosi si escluso il ‘San Lorenzo’ dalle loro raccol- do la questione, come capita assai spesso
accanivano nel proporre o rilanciare per il te, mettendolo all’asta quale opera del- nel nostro lavoro, a giorni migliori, e alla
‘San Giovannino’ dei Medici candidature l’Ottocento, e di scarso significato. ricomparsa anche casuale di nuove evi-
diverse e sempre più bislacche, quasi tutti Naturalmente non potrò esporre tale vi- denze. Tale occasione è arrivata circa
gli altri – in numero pressoché infinito – cenda secondo un ordine cronologico uni- quindici anni dopo, quando ho potuto esa-
si erano stabilmente rassegnati, per stan- co e lineare, col rischio che il filo risulti minare nell’originale quella che per un
chezza, ad annetterlo tra le cose di Mi- apodittico per lunghi tratti. Dividerò quin- istante mi sarebbe parsa forse una quarta
chelangelo perdute senza rimedio.1 di la materia in più sezioni, distribuite in versione del medesimo ‘San Lorenzo’, se
Nelle pagine che seguono intendo raccon- maniera tale da restituire almeno in parte il proprietario non mi avesse detto subito
tare una vicenda analoga che riguarda il mio percorso di ricerca e scoperta, svol- che era la terracotta Liechtenstein, acqui-
un’opera notevole ma affatto dimenticata tosi su piani geografici e secondo filoni stata a un’asta nel 2003 come opera del-
di Donatello. A differenza del caso mi- dapprincipio ben distinti. Infatti, nessuno l’Ottocento e sottoposta poco dopo a un
chelangiolesco, non tratterò di un capola- mai tra quanti hanno accennato al ‘San restauro impegnativo (figg. 1-6). Da que-
voro ricordato già dai biografi antichi (e Lorenzo’ Liechtenstein, anche in scritti st’incontro, e dall’immediata conferma
si capisce, perché è un busto in terracotta, ufficiosi o in documenti rimasti inediti, ha dell’importanza dell’esemplare ormai ex
sia pur nato per l’esposizione pubblica, e mostrato di sospettare, o tradito di cono- Liechtenstein, si è sviluppata l’indagine
non una statua in marmo). Ma, come il scere, le sue relazioni con Borgo San Lo- che illustro ora.
‘San Giovannino’ di Úbeda, anche il ‘San renzo, così come, viceversa, nessuno tra
Lorenzo’ un tempo nella Pieve di San Lo- quanti hanno studiato la Pieve di Borgo
renzo a Borgo San Lorenzo nel Mugello ha mai avuto contezza della terracotta Ascesa e declino
ha avuto alcuni passaggi nella letteratura Liechtenstein. del ‘San Lorenzo’ Liechtenstein (1889-2003)
artistica di un secolo fa, che avrebbero Il mio interesse per questo intreccio è sor- Comincio dunque dal ‘San Lorenzo’
potuto aprire nel frattempo la strada a una to nei primi Anni Novanta, mentre riordi- Liechtenstein e dalla sua parabola colle-
piena riscoperta critica, e che sono rima- navo, da volontario, la fototeca storica del zionistica. Questa ebbe avvio nella prima-
sti invece del tutto silenti fino a ora. Nel Museo Nazionale del Bargello a Firenze, vera 1889, quando il principe Giovanni II
pubblicare per la prima volta qui il ‘San ricca di immagini confluitevi dalla raccol- comperò la terracotta a Firenze, in uno
Lorenzo’ in forma monografica (figg. 1- ta personale di Leo Planiscig (1887- con una decina di opere singole o coppie
6), a molti decenni da una delle sue ulti- 1952), conservatore del Kunsthistori- d’opere del Rinascimento (dipinti, scultu-
me, rare apparizioni (ma dovrei dire piut- sches Museum di Vienna fino al 1938. re, arti applicate), presso Stefano Bardini.
tosto menzioni), sarò dunque tenuto a do- Nel coacervo dei materiali connessi con Una ricca documentazione di tale vendita,
l’attività di tale studioso, e risalenti nei così come di tante altre intervenute tra il
2 [Saggi] loro nuclei più preziosi al collezionismo medesimo commerciante e il medesimo
1. Donatello: ‘San Lorenzo’ (verso il 1440).
Collezione privata (fino al 1888 sul portale maggiore
della Pieve di San Lorenzo a Borgo San Lorenzo). [Saggi] 3
4 [Saggi] 2. Donatello: ‘San Lorenzo’. Collezione privata.
3. Donatello: ‘San Lorenzo’. Collezione privata. [Saggi] 5
cliente nel corso di molti anni, si è con-
servata nell’Archivio Storico dell’Eredità
di Ugo Bardini (ASEB), acquisito dallo
Stato italiano nel 1996 insieme a un co-
spicuo lascito di immobili e di oggetti
d’arte, e conferito a quella che è oggi la
Soprintendenza Speciale per il Polo Mu-
seale della Città di Firenze. A seguito del-
le trafile assai complesse ma ormai in so-
stanza ben note delle due eredità Bardini
– prima quella di Stefano († 1922) e poi
quella di suo figlio Ugo († 1965) –, tutte
le varie tipologie di un patrimonio in ori-
gine unico si trovano smembrate adesso,
in parti di volta in volta diseguali, tra la
proprietà del Comune fiorentino e quella
dello Stato. Per ciò che riguarda i fondi
cartacei, ovvero le fotografie e i docu-
menti testuali, se le prime si radunano
con più ricchezza presso il Comune, i se-
condi abbondano assai di più nell’ASEB.3
Del ‘San Lorenzo’, in particolare, si ha
una sola ma utilissima foto nell’archivio
del Comune (fig. 8),4 mentre tutte le te-
stimonianze epistolari e contabili della
transazione sono nell’ASEB.5 È oltremo-
do verosimile che una documentazione
scritta non meno generosa di quella esi-
stente a Firenze sul ‘San Lorenzo’ si tro-
vi negli archivi della casa del Liechten-
stein: ma ammetto di averla tralasciata
integralmente, figurandomi di non poter-
vi leggere nulla di essenziale in aggiunta
a quanto si apprende dalle carte Bardini.
All’amministrazione di quelle raccolte
principesche ho chiesto invece aiuto per
conoscere, acquisire e pubblicare ulteriori
foto storiche del ‘San Lorenzo’: da tali
contatti sono riemersi, insieme ai ‘doppio-
ni’ delle due foto Bardini e Planiscig che
conoscevo di già (figg. 8-9), una terza foto
antica e due altre meno antiche, che avrò
occasione di commentare più oltre, ma al-
le cui riproduzioni in queste pagine rinvio
fin d’ora (figg. 15-17).
Sebbene molti degli acquisti effettuati da
Giovanni II presso Bardini corressero in-
tegralmente lungo il filo degli scambi epi-
stolari, con il corredo di fotografie e an-
che di calchi plastici funzionali alle sin-
gole scelte e ai confronti tra più oggetti, le
visite non rare compiute dal principe in
persona nel negozio del suo fornitore fi-
nivano di tanto in tanto per ridurre la mo-
le dei carteggi, o abbreviarne il dettato.
Nel caso del ‘San Lorenzo’ e delle altre
opere selezionate nella primavera del
1889 (tra cui i due pannelli di Piero della
Francesca con ‘Santa Monica’ e un ‘San-
to agostiniano’, migrati poi dai Liechten-
stein alla Frick Collection di New York
nel 1950),6 si comprende che Giovanni II
le esaminò di persona nel febbraio prece-
6 [Saggi] 4. Donatello: ‘San Lorenzo’. Collezione privata. dente, e attese poi fino al giugno succes-
sivo per concludere l’affare, perché nel
frattempo, a maggio, Wilhelm Bode, co-
me d’abitudine, passò per le botteghe
Bardini, approvò gli ultimi oggetti preno-
tati dal principe suo amico, e contrattò per
lui una riduzione della spesa complessiva
da 43.500 a 42.000 lire italiane.7
L’operazione rientrava in una sorta di
triangolo tra collezionista, mercante e
consulente che impegnò a lungo e fitta-
mente Giovanni II, Bardini e Bode, così
come parecchi altri collezionisti austriaci
e tedeschi legati al grande conoscitore e
funzionario dei Musei Reali di Prussia, e
indirizzati da quest’ultimo verso l’empo-
rio bardiniano.8 Si può dire che grazie ai
consigli di Bode l’antico e sfarzoso colle-
zionismo dei Liechtenstein si aprì con
Giovanni II soprattutto alla cultura italia-
na dei secoli più alti e alle arti applicate
del Medioevo e del primo Rinascimento:
e Bardini era tra gli antiquari più capaci di
assecondare e addirittura suscitare un si-
mile gusto, se non il più capace in assolu-
to. Una seconda e ultima foto del ‘San
Lorenzo’ nel fondo Planiscig al Bargello
mostra la terracotta entro l’allestimento in
opera attorno al 1910 nella prima sala del
percorso dei visitatori al primo piano del
palazzo di Rossau (fig. 13), e riflette, con
qualche variante, una vignetta inserita
nella lussuosa monografia della Galleria
Liechtenstein pubblicata a Vienna nel
1896, su testo di Bode (fig. 12).9 Con mu-
ta eloquenza, la vignetta e soprattutto la
foto documentano alla perfezione l’epoca
in cui la Galleria Liechtenstein si avvici-
nò in massimo grado al modello museale
coltivato da Bode, a metà strada fra le al-
te visioni storiografiche ispirate da Jacob
Burckhardt e le scaltre intuizioni pubbli-
citarie e commerciali degli arredi Bardini:
un modello che si era nel frattempo incar-
nato e stabilizzato nella fondazione del
Kaiser-Friedrich-Museum di Berlino.10
Pur essendo di tutto rispetto, la somma
sborsata da Giovanni II per il ‘San Loren-
zo’ (5.000 lire al lordo dello sconto) non
era tra le più alte conferite a Bardini in
quel frangente. I due pannelli agostiniani
di Piero della Francesca, per esempio, co-
starono insieme 12.500 lire.11 La cifra del
‘San Lorenzo’ si spiega senz’altro col fat-
to che il busto, pur essendo datato sicura-
mente al Quattrocento, non recava il no-
me di un autore preciso, né un’indicazio-
ne di provenienza illustre o comunque ac-
certata.12 Due anni prima (1887) il princi-
pe aveva pagato a Bardini 40.000 lire per
due opere impropriamente attribuite a
Donatello: un fregio di camino in pietra e
un altro busto in terracotta, con il ritratto
di un religioso regolare creduto allora san
Francesco.13 Per comprovare l’attribuzio- 5. Donatello: ‘San Lorenzo’. Collezione privata. [Saggi] 7
ne donatelliana di tale busto (fig. 10), di qualunque attributo oltre alla dalmati- a registrare i vari cimeli Liechtenstein
Bardini non aveva esitato a procurarsi e a ca, e pur potendo invocare un appiglio del Quattrocento italiano con un certo ri-
spedire a Vienna un calco in gesso del co- nella dedica a San Leonardo che spettava tardo rispetto al loro arrivo in Galleria,
siddetto ‘San Lorenzo’ anch’esso fittile in origine a una delle tante cappelle della fecero anch’esse prontamente eco al pa-
esposto allora come oggi nella basilica di basilica laurenziana, tale soluzione rima- rere degli esperti, parlando a lungo, per il
San Lorenzo a Firenze (Sagrestia Vec- ne, però, del tutto non comprovata. Conto busto, di “Art des Donatello” e di opera
chia), e ritenuto allora, senza eccezioni, anzi di dimostrare in un’altra occasione “ascribed to Donatello” o nello “style of
autografo del grande maestro (fig. 11).14 Il (giacché qui mi allontanerei troppo dal te- Donatello”.22
paragone tra i due busti è utile in effetti a ma principale) che la terracotta di Deside- Dal canto suo, il principe Giovanni II do-
comprendere che essi sono nati a poca di- rio non è nata per rappresentare un santo, veva nutrire ben altre aspettative sul ‘San
stanza di tempo e di spazio: ma ci dice an- ma è il ritratto di Jacopo del Portogallo, Lorenzo’. Nel 1904 lo inviò infatti a San
che, e certamente, che essi non possono cardinale diacono di Sant’Eustachio: Pietroburgo, come testimone primario del
appartenere al medesimo artista. Il ‘Fra- un’opera pagata a Desiderio nel 1462, ri- suo collezionismo illuminato, alla grande
te’, che Giovanni II avrebbe donato fin masta a Firenze – dove il principe-prelato mostra d’arte retrospettiva organizzata
dal 1894 a quello che si chiamava allora era morto ventiquattrenne nel 1459 quasi sotto il patrocinio della zarina Alessandra
Österreichisches Museum für Kunst und in odore di santità – e passata molto pre- Fjodorovna per aiutare i soldati feriti nel-
Industrie ed è oggi il MAK di Vienna sto a San Lorenzo, dove fu adattata con la guerra allora in corso col Giappone. Il
(Österreichisches Museum für angewandte estrema facilità a impersonare uno dei catalogo bilingue in russo e in francese,
Kunst), spetta a un capacissimo coropla- due giovani diaconi venerati in basilica.19 pubblicato tre anni più tardi, riproduce ec-
sta del Quattrocento maturo, parecchio Ma quel che importa qui, adesso, è che al- cezionalmente l’opera, con una didascalia
più giovane di Donatello, che non mi sen- l’epoca di Bode, di Giovanni II e di Bar- che l’assegna senz’altro a Donatello (fig.
to in grado di individuare, ma che è vici- dini il busto fittile nella Sagrestia lauren- 14). Poiché nel volume di San Pietrobur-
no alla sensibilità di un Antonio Rosselli- ziana era per tutti un ‘San Lorenzo’; anzi: go, compilato da Adrien Prachoff, si na-
no, di un Andrea della Robbia o di un Be- il ‘San Lorenzo’ di Donatello. sconde, per quanto ne so, il testo più lun-
nedetto da Maiano.15 Invece il cosiddetto Malgrado il deterrente offerto dalla com- go mai consacrato all’oggetto, mi sembra
‘San Lorenzo’ della Sagrestia Vecchia, petizione con quest’opera, l’anonimo ‘San che meriti riportare la citazione in esteso,
dopo essere stato massicciamente riferito Lorenzo’ Bardini, una volta arrivato a anche per l’utilità degli accenni alla coltre
a Donatello per due secoli interi a partire Vienna e collocato quasi all’ingresso della cromatica che ammantava allora il santo
dalla metà del Settecento,16 è stato resti- Galleria Liechtenstein a Rossau, cominciò diacono:
tuito tra il 1957 e il 1958, con molta ap- a vivere una discreta fortuna abbinata al “Le prince de Liechtenstein attribue à Dona-
propriatezza, a Desiderio da Settignano, nome del massimo scultore fiorentino. Se- tello une figure en terre cuite, également en-
cui è stato poi mantenuto da quasi tutti gli condo Wilhelm Bode, nel 1895 e di nuovo voyée par lui, et dont le travail est d’une sin-
specialisti fino a oggi.17 nel 1896, si trattava di una “treffliche gulière élégance. C’est un clerc tonsuré, re-
Il preteso ‘San Lorenzo’ della Sagrestia Halbfigur”, “dem Donatello ganz nahe présenté à mi-corps tenant un livre de la main
Vecchia ricorrerà più volte in questa trat- stehend”.20 È però onesto – e cruciale – ri- gauche, et qu’on pense être un Saint-Laurent.
tazione. E, come spero si capirà sempre conoscere che egli, autentico lume degli La tête au regard fixe, aus mâchoires volon-
meglio procedendo, la sua presenza abu- studi sulla scultura italiana del Rinasci- taires, au nez droit, rappelle quelques-uns de
siva ma dominante nel catalogo di Dona- mento ancora per tre decenni a venire, non ces bustes romains des musées de Rome, qui
tello lungo i molti decenni tra Otto e No- avrebbe mai più chiamato in causa il busto frappent par l’énergie de leur regard. Tenus
dans une sorte de monochromie générale, les
vecento in cui si è sostanzialmente forma- Liechtenstein (che io sappia) nell’ingente
chairs et les habits ne se distinguent que par
ta l’immagine del maestro con la quale ci bibliografia da lui dedicata a questo àmbi- une facture et un modelé différents. Les seules
misuriamo ancora adesso ha condizionato to, e a Donatello in particolare. Se solo nuances qu’on puisse noter dans les cheveux
in modo tacito e però deciso la percezio- Bode avesse fatto stampare una foto del- ou les sourcils sont de terre d’ombre; sur les
ne del ‘San Lorenzo’ Liechtenstein. Tutto l’oggetto nei suoi manuali, repertori e rac- joues, de rose; sur les habits ou le livre, de
lascia credere che dai pochi conoscitori colte di saggi, anche marginalmente, esso rouge foncé ou chamois. C’est là, en réalité,
che ebbero l’opportunità di considerare non sarebbe uscito senz’alcun ripensa- une pièce très belle et dans un état de conser-
anche quest’altra figura si sia concluso, mento o rimpianto, come poi invece fu, vation exceptionnel. A peine trouve-t-on quel-
con una coerenza piena e rispettabile, che dalla letteratura di settore. ques éraillures dans la terre, sur la partie su-
non era lecito dar spazio, nel corpus di Il doppio responso di Bode, giocato sul périeure de la tête”.23
uno stesso artista, a due opere così diver- forte apprezzamento qualitativo e sulla Dovrò tornare più oltre sull’“état de con-
se rappresentanti uno stesso personaggio mancata difesa dell’autografia piena, servation” della terracotta, che già nel
nello stesso taglio figurativo (il busto a diede prevedibilmente il ‘la’ alla maggio- 1904 non era “exceptionnel”, ma, sempli-
grandezza naturale) e nella stessa materia ranza delle poche segnalazioni del busto cemente, era in parte dissimulato e corret-
(la terracotta). L’idea, poi, che l’effigie di occorse negli anni successivi, e sparse to dalla pigmentazione allora presente. In-
Desiderio possa essere in realtà non un perlopiù nelle pubblicazioni sui musei tanto, però, mi preme proseguire questo
‘San Lorenzo’ ma un ‘San Leonardo’ si è viennesi. Secondo Wilhelm Suida, nel breve itinerario della fortuna del busto
fatta strada solo dopo la scomparsa di 1904, il ‘San Lorenzo’ Liechtenstein, ca- Liechtenstein rilevando come nella biblio-
Bardini, di Giovanni II e di Bode, sebbe- pace di esibire “den jugendlichen Heili- grafia più vicina a Giovanni II l’entusia-
ne sulla traccia di una vecchia dichiara- gen in frischer Kraft, als begeisterten smo per l’opera fosse facilmente condivi-
zione di Domenico Moreni (1813 e Zeugen des Glaubens, nicht als Leiden- so. Dapprincipio, in verità, il ponderoso
1817).18 Pur non essendo ostacolata dal den”, proveniva “aus der Nähe Donatel- volumetto dedicato nel 1908 da Karl Höß,
fatto che il giovane diacono si offre privo los”.21 Le contemporanee guide Baedeker per i cinquant’anni di governo del princi-
dell’Austria e del suo Impero, in tedesco, pe, al suo ampio mecenatismo artistico e
8 [Saggi] in inglese e in francese, pur cominciando alla sua filantropia, sembra sposare, ben-
6. Donatello: ‘San Lorenzo’. Collezione privata. [Saggi] 9
ché con formula più ampia, il giudizio di drammatiche mutazioni geopolitiche del- Due esemplari del ‘San Lorenzo’
Suida: l’Europa già asburgica avrebbero segnato del tipo Liechtenstein a Borgo San Lorenzo:
“Die Skulpturen, die im Eintrittssaal [der Ga-
profondamente anche il patrimonio e dun- le testimonianze a stampa
lerie in Rossau] aufgestellt sind, gehören in que il collezionismo dei Liechtenstein, Veniamo adesso alla Pieve di San Lorenzo
ihren schönsten Stücken der italienischen costringendo quest’ultimo a una sostan- a Borgo: dove, come ho detto, si trovano
Kunst des Quattrocento an und bilden gleich- ziale battuta d’arresto. Il nuovo slancio da lungo tempo due altre versioni quasi
sam eine gewaltige Introduktion zu den Mei- impresso più tardi all’antica tradizione di- gemelle del ‘San Lorenzo’ ex Liechten-
sterwerken der Malerei derselben Periode im nastica dal principe oggi in carica, Hans- stein, mai poste però in rapporto con esso.
folgenden Raume. Aus der Nähe Donatellos, Adam II, ha recato con sé nuove direttive A quanto mi risulta, non si conoscono, e
des hervorragendsten Meisters der Florentiner culturali e stilistiche, in virtù delle quali
Frührenaissance, stammt die schlicht aufege- comunque non sono stati pubblicati, ulte-
una parte degli interessi ‘d’alta epoca’ riori esemplari dello stesso tipo, con una
faßte, in der Durchbildung der Gesichtszüge, privilegiati da Giovanni II è stata dismes-
der Hände und der Gewandung vortreffliche, sola eccezione oggi a Princeton, sulla qua-
sa, riportando il baricentro delle raccolte le, a causa della sua marginalità, conviene
bemalte Tonbüste des heiligen Laurentius,
welche denselben in jugendlicher Frische als sui secoli dal Cinque all’Ottocento e sulle che mi soffermi solo molto più avanti
mutigen Zeugen des Glaubens, nicht als Mär- arti suntuarie. Per dirla in modo troppo (figg. 87, 89).31 Descriverò nei dettagli l’a-
tyrer, darstellt”.24 semplificato ma forse efficace, il gusto spetto dei due busti di Borgo – così come
‘alla Bode’, almeno nelle cose italiane, di quello ex Liechtenstein – in un paragra-
Nel 1928, alla vigilia della scomparsa di non alberga più tra le sale del palazzo di
Giovanni II (nel 1929, dopo settantun an- fo successivo, ma intanto anticipo che il
Rossau riaperte al pubblico nel marzo ‘San Lorenzo’ all’interno della Pieve è in
ni di regno), apparve una seconda mono- 2004.
grafia su di lui, a firma di Alfons Feger, terracotta dipinta, e per la parte plastica si
In tale contesto il ‘San Lorenzo’ sarebbe conserva tuttora in condizioni poco meno
più agile ma a tutto tondo, e però signifi- stato uno strano sopravvissuto. E infatti è
cativamente intitolata nella prima parte a che perfette; la policromia, pur non essen-
stato espunto dall’eredità – al pari di altri do forse originaria, è in sé coerente, e non
“Der Fürst und die bildenden Künste”. acquisti di un secolo prima – in occasione
Qui la consacrazione del ‘San Lorenzo’ sembra in contrasto con il modellato sot-
di un’asta Sotheby’s indetta ad Amster- tostante (figg. 22-23). Il ‘San Lorenzo’
risulta ormai completa: dam nel 2003 (e non unica nel suo gene- esterno, sempre fittile, per essere esposto
“Eine ganz andere Richtung in der Plastik re). Più sintomatica della vendita in sé è la alle intemperie da più di un secolo (come
schlug der Florentiner Donatello ein, dessen classificazione che in questa circostanza è si vedrà) si presenta anch’esso in forma
außerordentliches Talent den jungen Miche- stata data al ‘San Lorenzo’ (fig. 18): “an ottima, o almeno buona, nella parte plasti-
langelo nachhaltig beeinflußte. Die von ihm in Italian polychrome terracotta and plaster ca, mentre reca tracce ormai rare – benché
der Galerie aufgestellte Büste des hl. Lauren- bust of St. Lawrence, 19th century, in
tius trägt den Ausdruck ruhiger Feierlich- evidenti – di una vecchia dipintura grigio-
Renaissance style”.29 Potrebbe sembrare scura che è andata quasi del tutto perduta,
keit”.25 eccessivo dar peso anche al commento la- mettendo diffusamente a nudo la terracot-
Nel frattempo era stata stampata dai conico che chiude la didascalia, ma si sa ta (figg. 27-29).
Liechtenstein, in tre successive edizioni – che la stringatezza dice spesso molto più Come per il ‘San Lorenzo’ ex Liechten-
1925, 1927 e poi 1931 –, una guida della di un lungo discorso: “inspired by the bust stein, la letteratura dell’Otto e del Nove-
Galleria (scritta da Adolph Kronfeld), do- of St. Leonard by Donatello in the Old cento sui ‘Santi Lorenzi’ di Borgo è spa-
ve il riferimento liscio a Donatello veniva Sacristy, San Lorenzo, Florence”. Il letto- ruta: ma giustamente in questo caso, dal
chiosato in questa maniera: re che avrà seguito finora la mia narrazio- momento che si tratta infine, come prove-
ne saprà cogliere in queste poche parole rò a dimostrare, di due deboli opere deri-
“Diese Büste des jugendlichen hl. Laurentius dall’apparenza piana una serie interessan-
ist sehr verwandt einem ähnlichen authenti- vative. Più copiosa è la documentazione
schen Werke des Meisters in der Sakristei der
te di implicazioni. Dunque, malgrado inedita sui due oggetti prodotta nello stes-
Kirche S. Lorenzo in Florenz. Dieselbe An- l’aggiornamento sulle ultime tendenze so periodo dalle autorità ecclesiastiche e
mut, dieselbe Feierlichkeit im Ausdruck und degli studi circa l’iconografia del busto soprattutto civili, e distribuita tra l’Archi-
die gleiche Behandlung des Kopfes”.26 nella Sagrestia Vecchia, l’attribuzione di vio Arcivescovile di Firenze e l’Ufficio
quest’ultimo è stata ricondotta nel 2003 Catalogo delle Soprintendenze fiorentine.
Un simile testo ufficiale agì prontamente allo ‘stato dell’arte’ dei tempi in cui Bar-
sulle nuove edizioni delle guide Baede- Per amore di chiarezza, mi sembra giusto
dini ne spediva al principe Giovanni II un tenere distinti qui i due generi di testi ma-
ker, pronte a echeggiare il nome di Do- calco (1887), cioè è ritornata a Donatello.
natello senza limitazioni di sorta,27 così noscritti e testi a stampa, dando la prece-
Ecco, così, riemergere per il ‘San Loren- denza ai secondi, in virtù di almeno due
come si vede anche sul tergo della foto zo’ di Vienna il paragone verosimilmente
donata in quegli anni o poco prima dai motivi: innanzitutto, ci tengo a delineare i
già svolto da Bode, ed esaltato da Kron- meriti di quei rari studiosi (Hans Semper
Liechtenstein a Planiscig (fig. 9).28 Il feld: però con una nuova ineluttabilità,
confronto tra i testi di Kronfeld e di Fe- e, particolarmente, Ugo Procacci) che
tutta negativa, propiziata dal contagioso forse sarebbero venuti a capo della que-
ger svela poi la dipendenza diretta di timore dei falsi che al giorno d’oggi acco-
questo da quello, in modo simmetrico a stione del vero ‘San Lorenzo’, ben prima
glie quasi ovunque, nella connoisseurship di oggi, se solo non fossero giunti a occu-
quanto nel 1908 aveva fatto Höß leggen- internazionale, le sculture rinascimentali
do Suida. parsene dopo il suo allontanamento dalla
di medio e piccolo formato emigrate dal- sede originaria; e poi le carte d’archivio,
Il pronunciamento di Kronfeld e Feger si l’Italia nel secondo Ottocento, o uscite dal
può interpretare come il congedo leale presentate dopo, permetteranno un avvici-
collezionismo privato anche in seguito.30 namento più stretto, e a quel punto defini-
che l’epoca di Giovanni II prese dal ‘San
Lorenzo’. Nei decenni successivi, le tivo, alle vere protagoniste del mio studio,
le opere.
La rassegna diacronica della bibliografia
10 [Saggi] deve cominciare con un’importante lacu-
7. Borgo San Lorenzo (Firenze), Pieve di San Lorenzo. [Saggi] 11
za completa di qualunque fra i tre esem-
plari del ‘San Lorenzo’ da quel pionieri-
stico saggio che è il Kritisches Verzeichnis
toskanischer Holz- und Tonstatuen bis
zum Beginn des Cinquecento, pubblicato
da Cornelius von Fabriczy – collaboratore
del Cicerone – in appendice all’annata
1909 del ‘Jahrbuch der königlich preuszi-
schen Kunstsammlungen’.32
Le citazioni effettive dei ‘Santi Lorenzi’
di Borgo decollano nel 1892 con un capo-
verso di Hans Semper, singolare sia nei
contenuti che nella collocazione apparta-
ta (per cui non è stato mai adocchiato dal-
la bibliografia successiva, tanto su Borgo
quanto su Donatello). Nell’‘Archivio Sto-
rico Italiano’ di quell’anno, trovandosi a
recensire con molta ampiezza gli ultimi
contributi tedeschi sul passato artistico
della Penisola, il pioniere degli studi su
Donatello fuori dei nostri confini, e primo
vero monografista del maestro (in antici-
po anche sui colleghi italiani), se ne esce
così a un certo momento:
“Siccome ci siamo trattenuti tanto tempo in-
torno a Donatello, vogliamo aggiungere che
sopra il portale principale della Pieve di Bor-
go S. Lorenzo nel Mugello abbiamo veduto un
busto del Santo, a quanto pare di pietra, ma ri-
dipinto in un’epoca posteriore con un colore
bigio, il quale nel tipo ha molta somiglianza
col busto del medesimo santo nella Sagrestia
Vecchia di S. Lorenzo a Firenze, e sembra es-
sere un lavoro di Donatello o della sua botte-
ga”.33
Il riferimento è di sicuro al ‘San Lorenzo’
che è ancora oggi al centro della lunetta:
solo pochi anni prima del 1892 – quattro,
come preciserò – questo esemplare in ter-
racotta aveva subìto una tinteggiatura gri-
gia uniforme, in accordo con la pietra del
portale sottostante, così da dare l’impres-
sione, sia pure incerta, di essere anch’esso
lapideo (fig. 26). Davanti al ‘San Loren-
zo’ del tipo Liechtenstein-Borgo il nesso
con il supposto ‘San Lorenzo’ della Sa-
grestia Vecchia (fig. 11) dominava irresi-
stibilmente la reazione di ogni osservatore
colto, e in piena autonomia dagli altri col-
na. Nessun busto fittile di San Lorenzo 8. Donatello: ‘San Lorenzo’. Collezione privata. leghi: ma questa di Semper è – insieme
Stato nel 1888-89, quando l’opera era a Firenze
nella Pieve di Borgo è citato nel Cicerone presso Stefano Bardini. con la descrizione ufficiale della Galleria
di Jacob Burckhardt (1855), così come Liechtenstein (1927, 1931) – la sola circo-
nelle importanti riedizioni sempre aggior- (terza ediz., 1874; quarta, 1879; quinta, stanza in cui tale nesso sia stato esplicita-
nate e ampliate che ne furono fatte, spe- 1884), bisogna concludere che in questo to prima del catalogo Sotheby’s del 2003.
cialmente a cura di Wilhelm Bode, a par- caso gli agguerriti conoscitori tedeschi, in- E mentre in Bode o in Suida il paragone
tire dal 1874, culminando nella decima e tenti a una mappatura capillare dell’arte fra i due soggetti doveva risolversi in una
ultima edizione del 1909-10. Poiché alme- italiana segnatamente del Centro-Nord, distinzione di paternità artistiche, in Sem-
no tre delle ristampe connesse con Bode non riuscirono a spingersi fin dove – ve- per e nel giro stretto del principe Giovan-
uscirono quando, come vedremo, sul por- dremo anche questo – sarebbero presto ar- ni II esso produceva piuttosto la loro reci-
tale maggiore della Pieve spiccava ancora rivati il fiuto e i sotterfugi degli antiquari proca attrazione nella stessa bottega, se
la versione genuina del ‘San Lorenzo’ nostrani. Al silenzio del Cicerone, del tut- non sotto il nome dello stesso autore.
to in accordo con l’attitudine tiepida ma- Da Semper fino a oggi, le citazioni dei due
nifestata da Bode verso il busto Liechten- ‘Santi Lorenzi’ della Pieve, di solito tele-
12 [Saggi] stein negli altri suoi scritti, fa eco l’assen- grafiche, si rintracciano, forse con un’uni-
9. Donatello: ‘San Lorenzo’. Collezione privata.
Stato nel 1910 circa, quando l’opera era
a Vienna, Liechtensteinsche Galerie. [Saggi] 13
presentato come prodotto dell’“arte tosca-
na del secolo XV°-XVI°”.38 Fu in tale
frangente che i Fratelli Alinari realizzaro-
no, a Firenze stessa, la loro foto del pezzo,
da me citata prima (n. 44052, fig. 24).39 Al
comitato organizzatore dell’esposizione
apparteneva il futuro soprintendente fio-
rentino Ugo Procacci, allora giovane fun-
zionario, il quale pubblicò a integrazione
del catalogo, tascabile e succinto, un arti-
colo in due puntate sulle pagine della ‘Ri-
vista d’arte’.40 Il ‘San Lorenzo’ è fra le
“opere d’arte inedite” della mostra discus-
se dallo studioso. Anche in tale caso con-
viene riportare per intero il brano (con cui
si esaurisce infine lo spettro dei contribu-
ti a stampa sul nostro tema):
“Il busto in terracotta di San Lorenzo, prove-
niente dalla Pieve di Borgo San Lorenzo [no-
ta 1, v. oltre], si presenta oggi purtroppo ma-
lamente ridipinto con una spessa coloritura a
olio, che altera e, potremo dire, «modernizza»
il carattere e l’espressione del volto del santo,
e rende così quasi impossibile il dare un giu-
dizio sicuro su di esso, sia dal lato stilistico
che da quello estetico. Se quindi dovremo at-
tendere, per un più preciso studio dell’opera
d’arte, quello che ci rivelerà un futuro restau-
ro, è tuttavia fin da ora facile classificare in
senso generico la nostra scultura fra le opere
della scuola di Donatello: naturalmente esclu-
dendo fin da ora il nome del grande maestro,
per la troppo rigida impostatura del busto e
per certe durezze nel panneggio della stoffa e
nel modellato delle mani, durezze che si intra-
vedono anche sotto alla moderna ridipintura.
Ma se il nome di Donatello va certo escluso,
10. Plasticatore fiorentino del Quattrocento maturo: lunetta della porta maggiore, un bel busto io tuttavia credo che la nostra scultura sia do-
busto-ritratto di un frate. Vienna, Österreichisches vuta alla mano di un notevole artista della sua
Museum für angewandte Kunst. in terracotta di modellatura quattrocente-
cerchia, che trae diretta ispirazione dalle ope-
sca del Santo levita”).35 Invece nella mo- re del maestro: si veda infatti, per convincer-
ca eccezione (Procacci), solo nelle guide, nografia borghigiana di Carlo Celso Cal- sene, come vive vi sono le reminiscenze delle
siano esse della Toscana, del Mugello, di zolai, pubblicata nel 1974, si dà la netta sue più famose opere, dal giovanile David del
Borgo o della sua Pieve. Questa fortuna è preferenza – sia pure indirettamente – al- Bargello al San Giorgio, dal Battista del Cam-
nondimeno assai modesta anche numeri- l’esemplare interno: “nella lunetta sul panile al San Giovannino di casa Martelli, fi-
camente rispetto alla massa totale delle portone mediano, protetto da una leggia- no al busto di San Lorenzo e al profeta Danie-
voci che, per un verso o per un altro, arri- dra tettoia, una copia dell’antico busto di le a Padova. [nota 1] Misure: alt. m. 0.63 x
vano a descrivere la Pieve con qualche si- S. Lorenzo di scuola donatelliana”.36 larg. m. 0.56. Nella lunetta sopra la porta del-
stematicità, illustrando le opere figurative Sempre l’esemplare interno è l’unico a la Pieve di Borgo San Lorenzo si vede un cal-
trovare accoglienza, quantunque intermit- co ottocentesco del nostro busto”.41
al suo interno, da Giotto fino a Galileo
Chini. La caratteristica saliente di tali ac- tente, nelle “guide rosse” del Touring Nella didascalia che accompagna l’imma-
cenni è che essi non sanno decidersi qua- Club Italiano.37 gine dell’opera poco oltre (la foto Alinari
si mai su quale tra i due busti in facciata e La chiamata in causa della “scuola dona- già vista), il riferimento va alla “Scuola di
in chiesa, riferiti genericamente al Quat- telliana” da parte di Calzolai, che giunge Donatello”:42 ed è questa la classificazio-
trocento, sia più interessante, o forse me- poco meno che inattesa nella bibliografia ne di cui si è servito senz’altro Calzolai
no trascurabile.34 Anche ponendo a ri- su Borgo, non è (come spesso in simili nel 1974.
scontro gli autori che rammentano solo un guide) una sorta di sineddoche per allude- Le pagine di Procacci provano che egli si
esemplare o l’altro, si ricava lo stesso re al Quattrocento scultoreo fiorentino, è interrogato con più serietà di qualunque
quadro di vaghezza. In Mugello e Val di ma trova la sua origine – quarant’anni pri- altro autore sull’invenzione bellissima del
Sieve di Francesco Niccolai (1914), che ma – nell’unico momento di vera atten- ‘San Lorenzo’ e sul forte dislivello fra es-
rimane, a un secolo esatto dalla pubblica- zione conoscitiva occorso ai due busti di sa e l’esecuzione della terracotta all’inter-
zione, una delle guide migliori dell’area San Lorenzo nella Pieve. La Mostra del no della Pieve. Alla lettura delle sue paro-
geografica considerata, si segnala come tesoro di Firenze sacra tenutasi nel 1933 le, è facile figurarsi che, se solo Procacci
primario l’esemplare all’esterno (“nella nel convento di San Marco a Firenze ospi- avesse avuto notizia del busto Liechten-
tò fra i suoi oggetti il ‘San Lorenzo’ poli- stein, avrebbe sciolto lui il nodo proble-
14 [Saggi] cromo dell’interno della Pieve di Borgo, matico.
11. Desiderio da Settignano: busto-ritratto di Jacopo
del Portogallo, cardinale diacono di Sant’Eustachio
(tra il 1459 e il 1462), riutilizzato come ‘San Lorenzo’ o
‘San Leonardo’. Firenze, San Lorenzo, Sagrestia Vecchia. [Saggi] 15
I ‘Santi Lorenzi’ della Pieve di Borgo versato nell’Archivio Arcivescovile di Fi- Pieve da parte di un ispettore dello Stato
nei testi d’archivio renze. In quest’ultima sede la Pieve di rimonta agli anni di Firenze capitale d’I-
Passo ora alle carte archivistiche sui ‘San- Borgo è illustrata già da una lunga serie di talia, e si deve al pittore Ferdinando Ron-
ti Lorenzi’ di Borgo. E tengo separata visite pastorali, particolarmente abbon- doni, successivamente direttore del Mu-
questa sezione dalla precedente anche danti per il periodo dal pieno Cinquecen- seo di San Marco.
perché, come si scoprirà infine, essa ri- to fino al tardo Ottocento: si sa, però, che Nell’ottobre 1865 Rondoni schedava così
guarda non solo i due busti tuttora nella tali generi di scritti, attenti alle immagini – con la successiva sottoscrizione del pie-
Pieve, ma pure l’esemplare passato nel sacre quando erano parti integranti di al- vano Giuseppe Chiarugi (luglio 1866) – i
frattempo per le collezioni dei Liechten- tari e cappelle, le trascuravano di norma due ‘Santi Lorenzi’ allora in Pieve, rispet-
stein. se erano elementi aggiuntivi dell’apparato tivamente all’interno (in Sagrestia) e al-
L’archivio annesso oggi alla Pieve di Bor- chiesastico; a ogni buon conto, una lettu- l’esterno (nella lunetta sull’ingresso):
go non conserva una buona documenta- ra sistematica di tutte le visite della Pieve “[n.] 8 | San Lorenzo, busto al vero con mani
zione anteriore all’Ottocento maturo. Tut- di Borgo non dà alcun aiuto alla ricerca modellato in terracotta colorita a olio, lavoro
te le carte più antiche (non molte, a quan- sui busti fittili di San Lorenzo.44 L’Archi- discreto assai, forse d’ignoto fiorentino della
to pare) appartengono piuttosto all’atti- vio Arcivescovile possiede in compenso seconda metà del secolo XVI”;
guo convento domenicano femminile di una nutrita raccolta di antichi inventari di
San Lorenzo (poi di Santa Caterina), che arredi e suppellettili, allegati alle visite o e
dal 1516 sino ai nostri giorni è vissuto per infilzati a parte: eppure la Pieve di Borgo “[n.] 10 | Sopra l’architrave della porta mag-
mezzo millennio quasi in simbiosi con la si rivela sfortunata, essendo il primo in- giore è San Lorenzo, busto al vero con mani
Pieve.43 Ma tale convento, estintosi da ventario solo del 1874. L’Ufficio Catalo- modellato in terracotta non colorita, lavoro
neppure un paio d’anni per difetto di vo- go delle Soprintendenze fiorentine prece- identico a quello descritto nella Sagrestia di
cazioni, è attualmente sigillato, e l’archi- de dunque nel tempo le carte ecclesiasti- questa chiesa, distinto col n. progressivo 8”.45
vio, non consultabile, attende di essere che, giacché la prima ricognizione della A completare con altri dettagli queste po-
che ed essenziali notazioni (tra le quali ri-
salta il riferimento alla “terracotta non co-
lorita” per l’esemplare esterno) si offre
l’inventario allegato alla santa visita effet-
tuata in Pieve nell’agosto 1874 dall’arci-
vescovo fiorentino Giovacchino Limberti:
“[In Sagrestia]. Un busto di terra cotta rappre-
sentante San Lorenzo martire, in mediocre
stato”;
e
“Tornati [dall’interno della chiesa] sul cimite-
ro [l’odierno sagrato], notasi sulla porta mag-
giore di chiesa un busto di San Lorenzo mar-
tire, di terra cotta, molto antico”.46
Di queste due ultime descrizioni così
scarne, nelle quali ogni parola rischia di
assumere un peso decisivo, sono utili gli
accenni alle differenti condizioni di salu-
te delle opere. Mentre il ‘San Lorenzo’ al-
l’interno è detto “in mediocre stato” (con
una sfumatura assai più positiva di quan-
to non suoni a un orecchio odierno), il bu-
sto in facciata risultava “molto antico”:
una definizione, questa, che non si atta-
glierebbe in nessun modo all’esemplare
attuale neppure adesso, dopo altri cento-
quarant’anni di vita all’aperto.
Entro il giugno 1889 fu compiuta per con-
to dello Stato una seconda, più ricca sche-
datura degli oggetti d’arte della Pieve da
parte di un nuovo ispettore, già allora be-
nemerito e in vista: Guido Carocci. Nel-
l’aprile 1890 tali carte avrebbero accolto
la sottoscrizione del pievano Vittorio del
Corona, affidatario dei beni della sua
chiesa. La classificazione del ‘San Loren-
12. Vienna, Liechtensteinsche Galerie, Sala I al piano zo’ interno data da Carocci, quantunque
nobile (particolare). Stato nel 1895-96 (da Wilhelm assai più ampia di quella di Rondoni, non
Bode, Die Fürstlich Liechtenstein’sche Galerie in Wien,
16 [Saggi] Wien 1896, p. 124). se ne distanzia poi molto:
13. Vienna, Liechtensteinsche Galerie, Sala I
al piano nobile (particolare). Stato intorno al 1910. [Saggi] 17
18. Donatello: ‘San Lorenzo’. Collezione privata. Benché di lunghezza pari alla precedente 19. Donatello: ‘San Lorenzo’.
Stato dell’opera in occasione dell’asta Of royal and Collezione privata.
noble descent, Sotheby’s, Amsterdam, 18-20 febbraio nei vari campi descrittivi, la catalogazio-
2003 (dal relativo catalogo, p. 69). ne del ‘San Lorenzo’ esterno risulta inve- pralluoghi di schedatura, osservato dap-
ce più complessa: principio un ‘San Lorenzo’ esterno “sen-
“(Scheda n. 8).
Descrizione. Busto grande al vero, con mani, “(Scheda n. 9). za colore”, che aveva però inaspettata-
modellato in terracotta colorita a olio e rap- Descrizione. Rappresenta San Lorenzo, titola- mente rivisto “deturpato” da una falsa
presentante San Lorenzo. Lavoro abbastanza re dell’antica Pieve, vestito di abiti sacerdota- cromia al momento ultimo di licenziare la
pregevole d’ignoto fiorentino della seconda li, con aureola sopra alla testa, di grandezza al scheda?
metà del secolo XVI. vero, abilmente modellato in terracotta, senza Il disappunto per la “polvere d’argento”
Ubicazione. È conservato in una stanza annes- colore. Ha i caratteri della scuola fiorentina del ‘San Lorenzo’ esterno ricorre in una
sa alla Sagrestia e posa sopra ad una specie di della 2ª metà del XVI secolo.
descrizione della Pieve – primo capitolet-
mensola. Ubicazione. È sulla facciata esterna del tem-
pio, e posa sull’architrave della porta maggio- to di una serie dal titolo Galleria di og-
Stato di conservazione. È deturpato da repli- getti artistici mugellani – apparsa l’11
cate coloriture a olio. re. Tale ubicazione potrebbe essere originaria.
Stato di conservazione. Deturpato dall’appli- giugno 1893 nel domenicale ‘Il Messag-
[…]
cazione recente di una tinta a polvere d’argen- gero del Mugello’. Questo articolo avreb-
Cenni storici. Nulla può aggiungersi a schiari-
mento dell’attribuzione. Certi lavori sono rela- to. be meritato, a rigore, di stare nella mia
tivamente assai comuni, né presentano tali par- […] rassegna della bibliografia a stampa, ma
ticolarità individuali che ne rivelino l’autore. Cenni storici. Vale anche per questo oggetto, lo discuto qui sia perché non ha avuto
Aggiungasi che il colore addensatovi sopra de- che ha li stessi caratteri, ciò che è stato detto nessuna diffusione o eco indiretta, sia per-
natura affatto il carattere della modellatura”.47 dell’altro descritto nella scheda di n. 8”.48 ché l’autore, che si sigla “C.C.”, ha rical-
Qui è da notare come Carocci, pur aven- cato in modo impressionante le schede di
pagina 18 do detto il busto “senza colore” sulle pri- Carocci, al punto da farci domandare lì
me, abbia infine concluso lamentando per lì se “C.C.” non sia un errore tipogra-
a sinistra in alto:
“l’applicazione recente di una tinta a pol- fico per “G.C.”: dubbio però raffreddato
14. Donatello: ‘San Lorenzo’. Collezione privata.
Stato nel 1904, quando l’opera fu a San Pietroburgo, vere d’argento”. Voleva egli semplice- presto dalla constatazione che la Galleria
Exposition rétrospective d’objets d’art, come prestito mente ricordare, nel campo “descrizione” prosegue con molte altre puntate siglate
della Liechtensteinsche Galerie di Vienna (dal relativo
catalogo, St-Pétersbourg 1907, p. 9 fig. 2). della scheda, l’aspetto dell’opera come si sempre “C.C.”. Pensando dunque ad altri
a destra in alto: evinceva dal precedente inventario di personaggi in rapporto con la Pieve a quel
15. Donatello: ‘San Lorenzo’. Collezione privata. Rondoni (“terracotta non colorita”), per tempo, il sospetto si posa su don Canuto
Stato prima del 1938, quando l’opera era a Vienna,
Liechtensteinsche Galerie. poi meglio evidenziare a contrasto, nel Cipriani, che nel 1893 era da poco pieva-
in basso: campo “stato di conservazione”, un cam- no vicario, e che si dilettava di poesia e,
16-17. Donatello: ‘San Lorenzo’. Collezione privata.
Stato dell’opera tra il 1955 e il 2003, nelle collezioni
biamento intervenuto dopo il 1865? O
dei Principi del Liechtenstein. aveva egli stesso, nel corso dei suoi so- [Saggi] 19
20. Donatello: ‘San Lorenzo’. 21. Ignoto plasticatore del tardo Ottocento, al servizio di Stefano
Collezione privata. Bardini: ‘San Lorenzo’ (1888). Borgo San Lorenzo (Firenze),
Pieve di San Lorenzo, lunetta sopra il portale maggiore.

22-23. Ignoto plasticatore del Sei o del Settecento (?):


‘San Lorenzo’. Borgo San Lorenzo, Pieve
20 [Saggi] di San Lorenzo, terzo altare della navata destra.
soprattutto, era attivo come giornalista lo- le sue schede. In più, don Cipriani si rive- alle notizie dei ‘Santi Lorenzi’ richiedono
cale:49 egli era ovviamente tra i pochissi- lerà un testimone nient’affatto secondario un’attenzione particolare. Del busto al-
mi (se non l’unico insieme al pievano) a di questi fatti. l’interno, oltre a mutarsi senza commenti
poter accedere a una copia delle schede di Nel 1904, un nuovo inventario della Pie- la datazione dal “secolo XVI” al “XV”, si
Carocci nell’ufficio parrocchiale. È inol- ve, assai più asciutto della schedatura del dà come aggiornamento solo che:
tre opportuno rilevare che dei due esem- 1889, fu licenziato dal medesimo Caroc- “È stato assai male colorito al naturale or so-
plari del ‘San Lorenzo’ l’articolo del ci. Ne riporto per completezza le voci re- no otto anni [1906]. Si conserva nella saletta-
‘Messaggero’ menziona solo quello ester- lative ai due ‘Santi Lorenzi’, ma si tratta museo della Canonica”.
no, ma poi l’ultima frase – su qualità, sti- di un referto che non aggiunge quasi nul-
le e cronologia – attinge anche dalla sche- la ai documenti precedenti, cui infatti rin- Però poco più avanti il pievano Cipriani,
da che Carocci aveva steso per l’esempla- via senz’altro, tramite la data “11 giugno con un intervento irrituale in questa sorta
re interno: 1889” (quella della chiusura delle vecchie di documenti (dove ai sacerdoti conse-
schede) incorporata in ogni descrizione: gnatari di beni pubblici spettava di norma
“Prima però di inoltrarsi entro le navate della la sola formula finale d’impegno per la
chiesa osserveremo sulla facciata esterna, po- “8 | Busto di terracotta colorito rappresentan- loro tutela), aggiunge di suo pugno:
sto sull’architrave della porta maggiore, un te San Lorenzo | 11 giugno 1889 | Scuola fio-
busto di terracotta rappresentante S. Lorenzo, rentina del XVI secolo | Ricolorito a olio | In “Questo busto, a causa del suo deterioramen-
deturpato però dall’applicazione recente d’u- una stanza annessa alla Sagrestia. to, so che venne radicalmente restaurato sotto
na tinta a polvere d’argento. Ne è pregevole la 9 | Busto di terracotta rappresentante San Lo- il vicario spirituale di questa chiesa canonico
fina modellatura, che ha i caratteri della scuo- renzo | 11 giugno 1889 | Scuola fiorentina del Vittorio del Corona circa l’anno 1888. Il colo-
la fiorentina della seconda metà del XVI se- XVI secolo | Modernamente colorito con pol- re attuale gli fu dato – identico al primo colo-
colo”.50 vere d’argento | Sulla facciata della chiesa”.51 re – da Dino Chini nel 1906”.52
Non sembri esagerata tanta analisi da par- La successiva catalogazione di Soprinten- La particolarità di tale chiosa è accresciu-
te mia, perché tale commistione tra i due denza, condotta dal giovane Matteo Ma- ta dal fatto che essa non si limita a un ag-
‘Santi Lorenzi’ insorta nel 1893 ha avuto rangoni in veste di ispettore nel 1914, e giornamento sui fatti accaduti dopo gli ul-
i suoi ricorsi – come abbiamo già visto – corredata, un anno dopo, della sottoscri- timi inventari e schede ormai archiviati,
nella bibliografia del Novecento, e trova zione di don Canuto Cipriani come nuovo cioè dopo il 1904 o – al più presto – dopo
la sua ragion d’essere – come vedremo – pievano, è piuttosto una ricopiatura ag- il 1889, ma introduce in quella stessa do-
nelle trasformazioni verificatesi proprio giornata delle schede Carocci del 1889. cumentazione una modifica più risalente
mentre Carocci si apprestava a compilare Ma le correzioni e le varianti apportate qui e, addirittura, retroattiva.

24-25. Ignoto plasticatore del Sei o del Settecento (?): ‘San


Lorenzo’. Borgo San Lorenzo, Pieve di San Lorenzo. Stato
rispettivamente nel 1933 e nei anni primi del Novecento. [Saggi] 21
Anche per il ‘San Lorenzo’ all’esterno c’è zione tarda, o meglio calco, del busto autenti- del 1874). Rileggendole, e sottoponendo-
una semplice correzione cronologica dal co descritto alla scheda precedente. U. Procac- le a un serrato confronto reciproco, colpi-
“secolo XVI” al “XV”. Dello stato di con- ci. 7 dicembre 1931”.53 sce innanzitutto la data 1888 che il pieva-
servazione Marangoni rileva invece: Come il lettore più attento ricorderà, tale no Cipriani attribuisce nel 1914 al “radi-
“È stato malamente colorito a imitazione sospetto di falso sarebbe stato precisato cale restauro” del ‘San Lorenzo’ interno,
bronzo antico [sic], sì che pare una falsifica- due anni dopo da Procacci nel suo artico- e che si può facilmente estendere alla tin-
zione”; lo sulla ‘Rivista d’arte’ datando il busto teggiatura a polvere d’argento del ‘San
esterno all’Ottocento.54 Lorenzo’ esterno denunciata come “re-
e don Cipriani precisa a sua volta, riferen- cente” non solo nel 1889, ma ancora nel
Dal 1931 sino a oggi la Pieve di Borgo è
dosi al medesimo episodio: ‘Messaggero del Mugello’ del 1893 (il
stata catalogata una sola altra volta, con
“Fu colorito a bronzo nel 1906 da Galileo schede interamente rifatte, nel 1976-77: che significa che il “recente” del 1889 era
Chini”. un ‘molto recente’). Un’ulteriore spia non
eludibile è che il “radicale restauro” del
1888 venga giustificato non con un aspet-
to sgradevole del busto o con una sua cro-
mia inadeguata, ma col suo “deteriora-
mento”: il che, in pratica, equipara quel
“radicale restauro” a un rinnovamento
bell’e buono. Quale potrebbe essere infat-
ti il ‘San Lorenzo’ “deteriorato”, visto che
ciascuno dei ‘Santi Lorenzi’ oggi in Pieve
si difende ancora benissimo in tutta la sua
massa plastica?
Queste perplessità e domande sono sti-
molate in gran misura, com’è evidente, da
quell’esatta coincidenza di tempi che per-
mise a Stefano Bardini di offrire in vendi-
ta nel febbraio 1889 a Giovanni II del
Liechtenstein il ‘San Lorenzo’ finito a
Vienna poco dopo, proprio mentre dalle
carte relative alla Pieve di Borgo – subito
dopo il “radicale restauro” del ‘San Lo-
renzo’ all’interno (1888) – scompariva
per sempre il ricordo di un ‘San Lorenzo’
in facciata – “identico” all’altro (Rondo-
ni) – che durante la visita pastorale del
1874 era parso “molto antico”, e di cui
Guido Carocci, avviando la schedatura
consegnata nel 1889, aveva reputato “ori-
ginaria” l’ubicazione sul portale maggio-
re, cioè cinquecentesca (poiché per lui
quel ‘San Lorenzo’ era “della 2ª metà del
XVI secolo”). Ma, prima di chiedere aiu-
to alle carte Bardini per vederci più chia-
ro, conviene restare ancora un attimo su
quelle della Pieve, allo scopo di scioglie-
re una volta per tutte un fastidioso e ricor-
rente bisticcio tra i due busti all’interno e
all’esterno dell’edificio.
Secondo don Cipriani (1914), il ‘San Lo-
renzo’ restaurato “radicalmente” nel 1888
a causa del suo “deterioramento” era quel-
lo interno. Tale affermazione suona strana
per almeno due forti ragioni, e sembra il
frutto di una veniale confusione – insorta
In questa stessa scheda compare infine 26. Borgo San Lorenzo, Pieve di San Lorenzo,
facilmente dopo ventisei anni – con l’alter
portale maggiore (particolare). Stato prima del
una nota aggiunta nel 1931 dal nuovo terremoto del 1919. ego esterno. In primo luogo non si com-
ispettore di zona Ugo Procacci, evidente- prende perché proprio il ‘San Lorenzo’ in-
mente mentre preparava la Mostra del te- ma sui due ‘Santi Lorenzi’ le ultime voci terno, standosene al chiuso, dovesse esse-
soro di Firenze sacra (1933): non hanno avuto da aggiungere nulla di re “deteriorato” e bisognoso di tante cure,
“Esaminato il busto da vicino, mi sembra trat- nuovo.55 Infatti, tutto quel che c’è da sa- mentre non lo era quello esterno. Inoltre,
tarsi non di opera originale ma di una imita- pere di sostanziale viene già dalle rico- la schedatura Carocci del 1889 non fa nes-
gnizioni del 1865, del 1889, del 1914 e sun accenno non solo a un restauro coevo
22 [Saggi] del 1931 (oltreché dalla visita pastorale dell’esemplare interno, ma neppure a un
27. Borgo
San Lorenzo,
Pieve di San
Lorenzo,
portale
maggiore.
simile – a un unico esemplare. Cionono-
stante, l’esegeta d’archivio più pedisse-
quo potrà sempre negare che nel 1914 don
Cipriani si sia semplicemente distratto nel
vidimare di corsa le schede di due opere
gemelle, e nell’annotare sull’una anziché
sull’altra un ricordo a distanza di ventisei
anni; ma dovrà concludere a ogni modo,
in cerca della soluzione minimale, che nel
1888 entrambi i ‘Santi Lorenzi’ furono
sottoposti a una manutenzione, e che per
uno dei due questa fu “radicale”. Anche
nel 1906, d’altronde, si sarebbe lavorato
contemporaneamente, da parte dei cugini
Galileo e Dino Chini, sulla pelle dei due
‘Santi Lorenzi’ allora in Pieve, correggen-
do dall’argento al bronzo quello esterno e
ridipingendo quello interno secondo il
suo “primo colore”.56
Sia come sia, che cosa si può scoprire del
‘San Lorenzo’ poi Liechtenstein nelle car-
te Bardini prima del febbraio 1889? Pur-
troppo niente di veramente esplicito (se ho
indagato bene), com’è caratteristica co-
stante, del resto, di quest’archivio enorme
ma per metà reticentissimo, che dispensa
notizie a profusione sui clienti di Bardini
e sul destino ultimo delle opere da lui ma-
neggiate, ma assai poco sull’origine di
ciascuno di quei medesimi oggetti e, so-
prattutto, sui ‘restauri’ cui molti di essi fu-
rono sottoposti nelle botteghe bardiniane
(smembramenti, integrazioni, camuffa-
menti). Cionondimeno, la perfetta conti-
guità tra il momento in cui la facciata del-
la Pieve di Borgo perse per sempre un
‘San Lorenzo’ “molto antico”, gemello di
quello all’interno della chiesa, e il mo-
mento in cui comparve presso Bardini,
per la prima volta, un interessantissimo
‘San Lorenzo’ dello stesso tipo, si nutre di
ulteriori nessi circostanziali, che sotto-
pongo adesso al lettore.
Tra l’estate e l’autunno 1887 Bardini ave-
va arruolato nella persona di Domenico
28. Ignoto plasticatore del tardo Ottocento: ‘San Aggiungo che il bisticcio tra i due busti Magno un collaboratore affidabile e mol-
Lorenzo’ (particolare). Borgo San Lorenzo, Pieve
di San Lorenzo, lunetta sopra il portale maggiore. tuttora in Pieve non si potrebbe spiegare to efficiente, col quale avrebbe intrattenu-
in nessuna maniera supponendo uno to ottimi rapporti per vari decenni, e gli
intervento significativo sulla sua cromia, scambio delle loro posizioni intervenuto aveva attribuito il compito di agente in
mentre lo stesso documento protesta che nel tardo Ottocento o comunque prima viaggio e procacciatore esterno. Magno
l’esemplare esterno era “deturpato dal- del 1914: il San Lorenzo’ oggi all’interno, aveva immediatamente cominciato a per-
l’applicazione recente di una tinta a polve- unico policromo dei due (figg. 22-23), è correre le regioni dell’Italia centrale e set-
re d’argento” (“un colore bigio” secondo infatti ricordato costantemente come “in tentrionale, alla ricerca di ogni genere di
Semper nel 1892). Vero è che nel 1889 an- terracotta colorita a olio” fin dal 1865 opere da comprare a buon mercato e da
che il busto interno, nato policromo, si (Rondoni), in anni in cui all’esterno s’in- trasferire presso il suo padrone a Firenze,
mostrava “deturpato da replicate coloritu- ventariava invece un ‘San Lorenzo’ “in in previsione delle vendite ai tanti clienti
re a olio”, ma esse non apparivano tali da terracotta non colorita”. Aggiungo anche stranieri della ditta. Tra il 30 luglio e il 2
doversi definire ‘recenti’; e l’inventario che don Cipriani, autore nel 1914 della agosto 1888 egli si fermò a Borgo San
Carocci del 1904 avrebbe poi distinto tra il postilla che rammenta utilmente il “radi- Lorenzo.57 E il 3 agosto, appena rientrato
‘San Lorenzo’ interno “ricolorito a olio” e cale restauro” del 1888 ma crea imbaraz- a Firenze, scrisse una lettera al parroco di
quello esterno “modernamente colorito zo sul busto cui davvero si riferisce, è Lozzole, nella quale, spacciandosi per
con polvere d’argento”. quella stessa persona che nel 1893, scri- semplice “artista e amatore d’oggetti anti-
vendo della Pieve, aveva ridotto i due bu- chi”, lo sollecitava a vendergli qualcosa.58
24 [Saggi] sti in chiesa – con un’ambiguità del tutto Sempre Magno, tra l’aprile e il maggio
1889, ebbe una corrispondenza ben meno
vaga con nessun altro che Vittorio del Co-
rona, il pievano di Borgo San Lorenzo,
colui sotto il cui mandato aveva avuto luo-
go, l’anno prima, il “radicale restauro” di
uno dei due ‘Santi Lorenzi’. Dal tono del
carteggio si comprende che Magno e Del
Corona si conoscevano di già per ragioni
analoghe a quelle che spingevano ora il
primo a contattare di nuovo il secondo:
l’acquisto di una “Madonnina dipinta” che
Del Corona aveva posto in vendita tramite
un mediatore, il poco noto “cavalier Pic-
cardi” (Giovan Battista). Ai toni ossequio-
si di Magno, pronto a contrattare il “qua-
dro” su una base di partenza di 500 lire, il
pievano rispondeva con piglio sbrigativo
che la sua richiesta era, “per Sua norma in-
declinabile”, di 1000 lire, “ma non per
meno neppure un centesimo”: e non è
chiaro se tale tattica era più quella dell’af-
farista ben attrezzato o quella di chi, pur
incline alle vendite, non voleva più essere
infastidito da un acquirente già sperimen-
tato come pericoloso.59 Verosimilmente i
due non ebbero altri rapporti, anche perché
Del Corona morì nel gennaio 1892.60
Sebbene l’Archivio Bardini ponga conti-
nuamente il ricercatore di fronte ai casi
più curiosi e ai traffici più irregolari, non
è di tutti i giorni, e neppure di tutti i me-
si, imbattersi in un rettore di una chiesa
come la Pieve di Borgo in così diretto ed
esplicito contatto con il ‘quartier genera-
le’ intorno a Piazza de’ Mozzi. Per quanto
mi riguarda, l’aver trovato queste notizie
del 1888-89 nelle carte di Bardini dopo
aver ricostruito le connessioni tra lui e la
Pieve di Borgo per quegli stessi mesi sul-
la base degli oggetti e della documenta-
zione non bardiniana è come una confer-
ma che il busto poi Liechtenstein giunse
allora dalla Pieve nelle mani di Bardini
senza tappe intermedie (consentendo al-
l’antiquario di vedervi fin da subito con 29. Ignoto plasticatore del tardo Ottocento: ‘San l’esame attento dell’opera, a qualche me-
Lorenzo’ (particolare). Borgo San Lorenzo, Pieve
sicurezza un ‘San Lorenzo’, malgrado di San Lorenzo, lunetta sopra il portale maggiore. tro da terra, da parte di osservatori esper-
l’assenza di attributi inequivocabili).61 Se ti come Guido Carocci, cioè la scoperta
su tale passaggio non ci sono testimo- solo allo scopo di restaurarglieli (sosti- dello scambio tra originale e copia. Che
nianze più dirette (almeno per ora), ciò si tuendo poi il primo dei due con l’ingan- tale astuzia si consumasse proprio mentre
spiega agevolmente perché, quando Bar- no); oppure – e non cambia poi molto ai Carocci attendeva alla sua schedatura del-
dini finiva per entrare di persona in un af- fini ultimi – ad affidarglieli sempre en- la Pieve assume il classico sapore acre
fare, non aveva bisogno di registrarlo con trambi, ma per una soluzione che contem- della beffa aggiunta al danno.
lo stesso zelo con cui i suoi aiutanti erano plava la cessione consapevole e definitiva La pratica di sostituire le copie agli origi-
tenuti a documentare le proprie azioni da- del ‘San Lorenzo’ esterno da parte del nali di proprietà o d’esposizione pubblica
vanti a lui. La soluzione più verosimile, in pievano, allo scopo di ottenere una sua per scopi collezionistici personali, più o
altri termini, è che, dietro indicazione di copia ‘migliore’ insieme con il restauro a meno nobilmente perseguiti, aveva matu-
Magno nell’agosto 1888, Bardini si recas- titolo gratuito del ‘San Lorenzo’ interno. rato all’altezza del 1888 una tradizione
se prontamente a Borgo e convincesse In ciascuno di tutti questi casi era strate- plurisecolare troppo ampia e robusta – so-
Del Corona a cedergli il ‘San Lorenzo’ gica la tinteggiatura grigia del ‘San Lo- prattutto in ambito pittorico – perché ci si
della facciata – già allora danneggiato qua renzo’ all’esterno: con la scusa di dover possa sorprendere oggi della mossa com-
e là, come vedremo – in luogo di una co- accordare l’immagine al portale lapideo piuta da Bardini. Tralasciando le celebri
pia più integra, fresca e pulita; oppure ad su cui essa campeggiava e alla facciata pale d’altare raccolte dalla casa dei Medi-
affidargli entrambi i ‘Santi Lorenzi’ della tutta della Pieve (superando così l’antico
facciata e dell’interno per qualche mese, contrasto fra terracotta e pietra), si inibiva [Saggi] 25
ci tra Cinque e Settecento, cui alludo qui di un altro ‘San Giovannino’ rinascimen- che costui, quando non poteva acquistare
di sfuggita come esempio massimo e qua- tale (in terracotta), il quale teneva una po- sic et simpliciter e a prezzo vantaggioso
si emblematico del fenomeno, mi limito a stura analoga benché non identica al mar- un’opera antica di suo interesse, era pron-
rievocare un episodio assai più vicino al mo rosselliniano, e si trovava allora in to a barattarla con un oggetto del tutto di-
nostro di Borgo non solo nel tempo, ma qualche edificio o deposito di pertinenza verso cui teneva di meno, o anche a scam-
anche per il contesto monumentale del della corona (più tardi sarebbe finito an- biarla – più o meno clandestinamente –
tutto simile, e per la comune, montante ch’esso al Bargello: fig. 31). La velocità con un’opera molto simile o con una co-
passione ottocentesca verso la scultura con cui in questo frangente fu messo a se- pia che la surrogasse in loco. Per restare al
del primo Rinascimento: quando il gran- gno il ‘colpo’ in Piazza San Giovanni im- Mugello e alla scultura del Quattrocento,
duca Ferdinando III di Lorena, ormai pedì di cavare anticipatamente una replica anzi a Donatello medesimo, ricordo che la
prossimo alla morte, autorizzò nel 1824 il sostitutiva proprio dal marmo di Rosselli- ‘Madonna della mela’ oggi al Museo Bar-
prelevamento segreto del ‘San Giovanni- no: e dunque se ne cavò una, con buon di- dini (fig. 32), una splendida terracotta in
no’ marmoreo di Antonio Rossellino che scernimento, da quel ‘San Giovannino’ esemplare unico di cui negli ultimi decen-
stava sin dal 1477 nella lunetta sopra la che, fra i beni controllati allora dall’am- ni è stata riconosciuta la piena autografia
porta dell’Opera di San Giovanni a Firen- ministrazione granducale, fosse prossimo (1420-22 circa),63 fu sottratta da Bardini
ze, e che è oggi al Bargello (fig. 30), la il più possibile al rosselliniano.62 alla sua sede nel vano delle scale di una
statua fu rimpiazzata dalla copia in gesso Venendo a Bardini medesimo, è risaputo casa privata di Scarperia mediante il dop-

30. Antonio Rossellino: ‘San Giovanni Battista’ (1477). 31. Scultore fiorentino d’inizio Cinquecento: ‘San
Firenze, Museo Nazionale del Bargello (dal portale Giovannino’. Firenze, Museo Nazionale del Bargello.
26 [Saggi] d’ingresso all’Opera di San Giovanni).
32. Donatello: ‘Madonna della mela’ (1420-22 circa).
Firenze, Museo Bardini (da Scarperia, casa Marrani
in Via Roma 122). [Saggi] 27
pio dispositivo dell’acquisto in contanti e ad abbandonare le sue remore di uomo ti- Il ‘San Lorenzo’ antico della Pieve di Borgo
della promessa di una replica: ma lo morato di Dio, che riteneva blasfemo ven- e le sue repliche
scambio fu fatto poi a tradimento con un dere un’immagine mariana; da qui la so- Il ‘San Lorenzo’ già nella Galleria Liechten-
esemplare in gesso di un altro tipo maria- stituzione con un’altra ‘Madonna’ pur- stein di Vienna (numero originario d’inven-
no del primo Quattrocento, di cui l’anti- chessia.65 tario: F.399; numero più recente: SK67) è
quario conosceva bene la diffusione assai Per comprendere attraverso quale precisa una mezza figura a grandezza perfettamen-
maggiore, quasi dozzinale. Le parole con gestione dei busti laurenziani Bardini te naturale, tagliata grosso modo alla quo-
cui questo episodio, poco familiare alla riuscisse ad agire nel 1888 d’accordo ta dell’ombelico, e provvista di una base
bibliografia donatelliana, ci è stato tra- con il pievano di Borgo, o a sua parziale ellittica solidale, in forma di toro neutro
mandato fin dal 1927, meritano di essere insaputa, ma comunque a sua frode, è un po’ squadrato (fig. 1). L’altezza com-
riprese alla lettera qui, perché rischiano di necessario concentrarsi adesso sull’esa- plessiva dell’opera è di 74,5 centimetri, e
avvicinarsi in sommo grado alla dinamica me di quelle tre terracotte e delle loro re- la larghezza massima – da gomito a go-
dei fatti borghigiani del 1888: lazioni reciproche, cominciando dalla mito – raggiunge i 62 centimetri, mentre
“la bella immagine era incastrata nel muro di
versione per me più antica e in assoluto la larghezza della base si ferma a 47 cen-
un pianerottolo in una casa privata, passata dai più importante, cioè quella ex Liechten- timetri. La creta, cotta in un unico pezzo,

Savi ai Marrani. Il compratore Bardini, vinti è stata comprensibilmente svuotata all’in-


gli scrupoli e le tergiversazioni del proprieta- terno il più possibile, e l’accesso alla
rio per mezzo d’intermediari e con la promes-
grande cavità avviene sia da sotto (fig. 33)
sa di rispedirne una copia, portò a Firenze di
notte la Madonna in una carrozza noleggiata che da dietro, dove la schiena s’interrom-
in paese: ma invece rimandò dopo assai tem- pe verso il basso al livello dei gomiti, la-
po una copia d’altra Madonna, che fu rimessa sciando del tutto aperta una fascia oriz-
al luogo dell’antica e senz’altro creduta la co- zontale alta circa 16,8 centimetri e larga
pia fino al giorno in cui la fotografia della pri- quasi quanto i fianchi del personaggio
ma [pubblicata nel 1923-24] ci fece ricono- (fig. 6).66
scere diversa la seconda”.64 Tale varco, la lavorazione sommaria e ap-
33-34. Donatello: ‘San Lorenzo’ (particolari).
Avendo rintracciato gli eredi di Cesare Collezione privata. piattita del tergo, e lo spessore non com-
Marrani, il venditore ingannato da Bardi- pletamente espanso dell’immagine – mo-
ni, sono in grado di integrare qui tale rac- stein. Al termine dell’indagine si vedrà dellata come se fosse un compromesso tra
conto con un dettaglio non da poco che come tutto contribuisca a far concludere un tuttotondo e un altorilievo (figg. 4-5) –
essi mi hanno riferito: gli “intermediari” che nel 1888 Bardini ospitasse in uno dei dichiarano subito che il ‘San Lorenzo’ è
cui si allude nel 1927 si riducono in prati- suoi attivissimi ed esperti opifici fiorenti- stato fatto per essere addossato a una pa-
ca al pievano della vicina Santa Maria a ni, per qualche tempo, entrambi i ‘Santi rete. E da un’altra serie non meno coerente
Fagna. Costui, d’intesa con Bardini, sep- Lorenzi’ allora di proprietà della Pieve, – ma più sottile – di accorgimenti tecnici e
pe indurre il proprietario della terracotta restituendo poi alla sede legittima uno so- visivi si ottiene che esso è stato pure con-
lo dei due oggetti prelevati, e rimandando cepito per essere ammirato dal basso.
28 [Saggi] l’altro in una copia fatta di fresco. L’elemento più appariscente in tal senso
è la base, necessaria a sollevare la figu- nica foto a colori del catalogo Sotheby’s mai, invece, se le tinte che completavano il
ra al di sopra del suo piano d’appoggio (figg. 18-19). Sebbene il restauratore non ‘San Lorenzo’ sino al 1955 furono aspor-
per evitare che lo scorcio di sottinsù mu- potesse sapere nulla della storia e dei do- tate del tutto in tale anno per lasciare cam-
tilasse dettagli importanti come le due cumenti pregressi dell’opera, con la sola po libero a quelle nuove, o se – come ap-
maniche e soprattutto la mano sinistra esclusione di un altro restauro effettuato pare però meno verosimile – furono man-
(fig. 1). Ma del pari se non più significa- nel 1955 per conto dei Liechtenstein e di- tenute al di sotto delle nuove, ed eliminate
tivi – nella loro invenzione ed esecuzione chiarato da una scritta all’interno (fig. con quest’ultime solo nel 2003.
– sono la massa dei capelli risparmiati 34),67 l’autopsia dell’originale, confermata Poiché il problema dei trattamenti croma-
dalla tonsura, e però molto folti sul da- dai primi saggi di pulitura, gli avrà facil- tici del ‘San Lorenzo’ s’intreccia fitta-
vanti, e sviluppati in altezza; il collo libe- mente mostrato che in non poche zone la mente con quello dei danni antichi e dei
ro e slanciato; lo scollo delle vesti ben di- pigmentazione integrale insisteva su delle restauri moderni della sua materia plasti-
stanziato da esso; le spalle calate; gli lacune non indifferenti della materia pla- ca, conviene a questo punto fermarsi su
omeri allungati; il diradarsi dei dettagli stica, e dunque era posticcia. Oggi è pos- un confronto simultaneo e incrociato tra
nella zona del petto, contro cui tende a sibile mettere a riscontro la foto Sotheby’s l’originale nel suo aspetto odierno e le fo-
stagliarsi dal basso la sporgenza delle ma- del 2003 con le due precedenti foto Bardi- to del 1888-89, del 1904, del 1910 circa e
ni e degli attributi del Vangelo e del ramo ni e Liechtenstein, rispettivamente del del 2003, per tentare una restituzione dia-
di palma; e poi ancora la profondità dei 1888-89 e del 1910 circa (figg. 8-9), così cronica delle vicende conservative degli
vuoti all’interno delle curve dei gomiti, come con l’immagine del ‘San Lorenzo’ ultimi centoventicinque anni. Alle quattro
sopra gli avambracci; o la zona neutra stampata nel catalogo della mostra di San foto appena ricordate se ne possono infi-
dell’addome a sinistra del riguardante, va- Pietroburgo del 1904 (fig. 14), e con la de- ne affiancare altre tre, che mi sono state
lida a spaziare le due mani e a conferire la scrizione dell’aspetto cromatico dell’ope- trasmesse con molta cortesia dall’ammi-
massima enfasi ai loro gesti. Ovviamente ra dato in quella circostanza da Adrien nistrazione delle raccolte d’arte della casa
tale sequenza di dettagli è una scelta limi- Prachoff (“une sorte de monochromie gé- del Liechtenstein (figg. 15-17): natural-
tata, utile per indirizzare il lettore a conti- nérale […]. Les seules nuances qu’on mente non esiterò a servirmene, anche se
nuare ad libitum le proprie osservazioni e puisse noter dans les cheveux ou les sour- esse aggiungono ormai ben poco alle ri-
impressioni, poiché ogni altro passaggio cils sont de terre d’ombre; sur les joues, de manenti, perché mostrano sempre il ‘San
che ho tralasciato della figura si risolve e rose; sur les habits ou le livre, de rouge Lorenzo’ in una ripresa complessiva e
si capisce in misura compiuta solo all’in- foncé ou chamois”). Queste testimonianze frontale che non se ne discosta molto, e
terno di una lavorazione tutta discreta- ci dicono tutte insieme che i colori sgra- poi perché in una di tali immagini (fig.
mente anamorfica. ziati rimossi dopo il 2003 appartenevano 15) l’aspetto della figura corrisponde per-
Il restauro del ‘San Lorenzo’ successivo interamente alla fase Liechtenstein, per fettamente a quello documentato nel
alla vendita del 2003 ha tolto per intero cui dovranno datarsi con ogni verosimi- 1888-89, nel 1904 e nel 1910 circa, men-
dalla terracotta la pelle policroma che la glianza al 1955 (a meno che non si voglia tre nelle altre due (figg. 16-17) coincide
ricopriva al momento dell’asta, e che è do- ipotizzare un restauro viennese ulteriore con quello del 2003; inoltre, due di tali fo-
cumentata nei suoi toni e gradazioni dall’u- nel secolo scorso). Forse non sapremo to non sono affatto datate (la terza è del

35-36. Donatello: ‘San Lorenzo’ (particolari).


Collezione privata. [Saggi] 29
37. Donatello: ‘San Lorenzo’ (particolare).
30 [Saggi] Collezione privata. Stato nel 1910 circa.
39. Ignoto plasticatore del tardo Ottocento: ‘San
Lorenzo’ (particolare). Borgo San Lorenzo, Pieve
di San Lorenzo, lunetta sopra il portale maggiore.
38. Donatello: ‘San Lorenzo’ (particolare). 40. Donatello: ‘Sant’Antonio’ (1447-48) (particolare).
Collezione privata. Padova, Basilica del Santo, altare maggiore. [Saggi] 31
te di una piega sul davanti della manica
destra; certe parti, più estese, delle pieghe
anteriori e dell’orlo inferiore della mani-
ca sinistra; una porzione di stoffa presso
la curva interna del gomito sinistro (con
alcuni fili del fiocco a essa più prossi-
mo); e un po’ del fianco della ciambella
di base a destra di chi guarda. Nella foto
Bardini e in quella russa del 1904 (così
come nella prima delle tre ulteriori foto
Liechtenstein, fig. 15) il punto di osser-
vazione taglia del tutto fuori la calotta so-
pra i capelli, dove nella foto Liechtenstein
del 1910 circa s’intravvede invece la ca-
duta dell’epidermide della tonsura (fig.
37), unico problema conservativo am-
messo da Prachoff (“A peine trouve-t-on
quelques éraillures dans la terre, sur la
partie supérieure de la tête”). E poiché
non ha nessun senso ipotizzare che Gio-
vanni II facesse toccare il ‘San Lorenzo’
solo in quella zona, per giunta allo scopo
di danneggiarla o di rimetterne a nudo
vecchi danni, si deve facilmente conclu-
dere che quest’ultimi erano in evidenza
già nel 1889. Parallelamente, anche se
nessuna foto prima di oggi ha mai ritratto
il dorso della figura, è opportuno pensare
che qua, a tergo, i capelli, il giro del col-
letto e il cordone con i fiocchi di sinistra
fossero allora in condizioni non migliori
di quelle odierne (fig. 6).
Lo stato del ‘San Lorenzo’ nel 1889, vul-
nerato in alcuni dettagli plastici, ma abil-
mente tinteggiato con una cromia non
chiassosa che serviva a ravvivare con de-
licatezza la figura (Prachoff), e soprattut-
to a dissimularne accortamente i guasti
(come fu allo sguardo di Prachoff mede-
simo), è del tutto in armonia non solo con
il passaggio dell’opera per le botteghe
Bardini, ma anche con la provenienza
dalla facciata della Pieve di Borgo. Qui,
prima di allora, il ‘San Lorenzo’, “in ter-
racotta non colorita” (Rondoni, 1865),
era parso “molto antico” (visita pastorale
del 1874), al punto da doversi stimare che
41-43. Donatello: ‘San Lorenzo’ (lo stesso particolare loro punti di vista diversi, denunciano pe- la sua presenza sul portale maggiore “po-
prima del 1955, prima del 2003, e oggi).
Collezione privata. rò che già allora i colori (quelli non trop- trebbe essere originaria” (Carocci, 1888-
po contrastati di cui riferisce Prachoff) si 89). A ciò si aggiunga che le lacune mag-
1970), con la conseguenza che possono stendevano su parti plastiche palesemente giori che il ‘San Lorenzo’ portava con sé
essere utilizzate agevolmente solo perché consunte. Era dunque del tutto ottimistica nel 1888-89, e che conserva tutt’oggi,
è chiaro il quadro di riferimento fornito – come ho anticipato più su – la lode che cioè quelle della tonsura, dello strato su-
dalle altre immagini.68 Prachoff tributava al ‘San Lorenzo’ di es- periore dei risvolti del colletto, e di parti
L’accostamento tra le tre foto del 1888- sere “dans un état de conservation excep- del tergo, sono tipiche di un’esposizione
89, del 1904 e del 1910 circa (figg. 8, 14, tionnel”. Già nel 1888-89, e poi sotto prolungata all’aperto in una località dal
9) mostra in primis che sino a tutto il go- Giovanni II, mancavano all’appello gli clima impietosamente continentale com’è
verno del principe Giovanni II il ‘San Lo- strati superiori dei risvolti del colletto e Borgo San Lorenzo, con inverni rigidi ed
renzo’ fu preservato scrupolosamente parte del bordo anteriore del risvolto de- estati afose, e con la possibilità di arriva-
nelle condizioni in cui si offriva il giorno stro; le cordicelle sul davanti, a destra e a re in casi eccezionali a circa –20° d’in-
della compravendita del 1889. Le tre im- sinistra, sopra i fiocchi più alti; la termi- verno e a circa +40° d’estate e a forti tas-
magini, integrandosi utilmente grazie ai nazione superiore del ramo di palma (per si d’umidità. In tali condizioni, nell’arco
circa la metà di quanto emergeva in origi- di più secoli, un materiale come la terra-
32 [Saggi] ne dalla mano del santo); una piccola par- cotta tende a sfaldarsi in quegli strati e in
quei dettagli esterni che durante la lavo- gi (figg. 1-6). Non è facile stabilire se le storicizzandole e mettendo a fuoco i de-
razione non si sono accorpati al resto con limitazioni che i restauratori di Bardini si meriti del restauro del 1955.
la massima coesione possibile (fig. 38).69 diedero nel trattare l’opera furono dovute Delle lacune che il ‘San Lorenzo’ aveva
Nel nostro caso può essere utile un con- di più a un certo rispetto verso l’originale patito entro il 1888, e che nessuno toccò
fronto con il ‘San Lorenzo’ oggi all’ester- o alla mancanza di tempo: il ‘San Loren- sin dopo la morte di Giovanni II, soltanto
no della Pieve (fig. 39), il quale, pur do- zo’ stazionò infatti nelle botteghe di Piaz- quelle della tonsura e degli strati superio-
po un secolo e un quarto di esposizione za de’ Mozzi – come è ovvio da quanto ho ri dei risvolti del colletto (e verosimil-
agli stessi agenti atmosferici, non ha an- narrato nel paragrafo precedente – soltan- mente quasi tutte quelle del tergo) sono ri-
cora sofferto i danni maturati nella mede- to pochi mesi prima di partire per Vienna maste sempre scoperte sino ai nostri gior-
sima sede dal suo predecessore lungo i (il che, forse, spiega anche perché di esso ni. Quasi tutte le altre sono state colmate
quattro secoli e mezzo anteriori (se la mia rimanga un’unica foto negli archivi stori- nel 1955, producendo alcuni esiti che il
ricostruzione è corretta).70 ci bardiniani; fig. 8).71 restauratore del 2003 ha inteso corretta-
La conclusione di gran lunga più ragione- Se la tinteggiatura Bardini del 1888-89 e mente come posticci, e che ha perciò ri-
vole che si può trarre da tutte queste veri- quella Liechtenstein del 1955 son passate mosso, e altri esiti che – comunque li ab-
fiche sembra dunque la seguente: tra il sul ‘San Lorenzo’ in modo quasi indolore, bia interpretati – ha deciso di conservare.
1888 e l’89 gli stessi restauratori di Bar- lasciando tracce di sé solo nella documen- Le integrazioni poi eliminate sono quelle
dini che allestirono ex novo, per la porta tazione fotografica, è diversa la faccenda del bordo anteriore della falda destra del
della Pieve, la copia fittile del ‘San Lo- delle integrazioni plastiche. Rispetto alle colletto (figg. 41-43) e quelle delle pieghe
renzo’ pigmentata a polvere d’argento condizioni testimoniate dalle tre foto del- anteriori della manica sinistra (figg. 44-
(fig. 26), e che forse rinfrescarono anche l’epoca di Giovanni II (e da quella non da- 46). Sono stati invece mantenuti la parte
il ‘San Lorenzo’ policromo spettante al- tata, ma evidentemente coeva, della fig. superiore del ramo di palma (figg. 47-49);
l’arredo interno (figg. 24-25), decisero di 15), il ‘San Lorenzo’ mostra oggi sia alcu- il riempimento della lieve intaccatura sul
non toccare affatto nelle parti plastiche il ni danni riparati sia, purtroppo, alcuni davanti della manica destra (figg. 50-52);
‘San Lorenzo’ originale, appena acquisi- danni nuovi, procurati non da trascuraggi- e quelli delle sbreccature dell’orlo infe-
to; nello stesso tempo, però, essi provvi- ne, bensì da un eccesso di manutenzione. riore della manica sinistra (figg. 53-55);
dero a conferire a quest’ultimo una veste Ancora una volta, il ricorso comparativo l’area intorno alla curva interna del gomi-
cromatica più adatta al gusto collezioni- alla foto Sotheby’s del 2003 (fig. 18), op- to sinistro (con qualche ulteriore aggiu-
stico internazionale del momento (figg. pure, se si vuole, a quella del 1970 (fig. stamento: figg. 56-58); e, per ragioni evi-
8-9), cioè diversa dall’aspetto di terracot- 17), o a quella non datata ma comunque di dentemente anche statiche, il fianco della
ta nuda con cui era arrivato da Borgo a Fi- Novecento avanzato (fig. 16), consente di ciambella di base a destra di chi guarda
renze, e con cui si ripresenta di nuovo og- capire meglio come siano andate le cose, (figg. 59-61).

44-46. Donatello: ‘San Lorenzo’ (lo stesso particolare


prima del 1955, prima del 2003, e oggi). Collezione privata. [Saggi] 33
47-49. Donatello: ‘San Lorenzo’ (lo stesso particolare
prima del 1955, prima del 2003, e oggi). Collezione privata.

50-52. Donatello: ‘San Lorenzo’ (lo stesso particolare


prima del 1955, prima del 2003, e oggi).
34 [Saggi] Collezione privata.
Il punto più problematico del ‘San Loren- del ramo di palma prima del 1888 minac- meno uno dei due ‘Santi’ gemelli nella
zo’ si trova tuttora in corrispondenza del- ciava di rendere incomprensibile questa Pieve di Borgo: sui quali, dunque, è il mo-
la piega ascellare destra, sul davanti (figg. asimmetria dei cordoni (fig. 62), per cui mento di indugiare adesso.
62-64). Qui il ramo di palma era in origi- il restauratore del 1955 ha pensato bene Il ‘San Lorenzo’ policromo che sta al
ne così lungo da spingersi sino a termina- di intervenire distruggendo il fiocco su- chiuso dell’edificio (fig. 22-23) è attesta-
re in alto sopra l’omero destro, ma prima periore destro originario, e rifacendolo to dai più antichi inventari civili ed eccle-
del 1888 si era spezzato e perduto per più su, nell’area lasciata libera dal pen- siastici – quelli presentati con ampiezza
quasi la metà del suo pennacchio; e a di- nacchio caduto, con tanto di allungamen- nel paragrafo precedente e avvicendatisi
spetto del colore dato allora dai collabo- to posticcio delle cordicelle tra i fiocchi; fra il 1865 e lo scoppio della Prima Guer-
ratori di Bardini anche in tale zona, le nello stesso tempo, ha comunque rico- ra Mondiale – dentro agli ambienti della
tracce della caduta si notano pur sempre struito lì accanto – ‘potandolo’ con un Sagrestia. Qui, inoltre, lo ritraggono, so-
nelle quattro foto tra Otto e primo Nove- brutto taglio obliquo, da scopino – un pic- pra un mobile alto che in qualche modo
cento (figg. 62, 8-9, 14-15), e persino in colo tratto del ramo mancante, così da alludeva alla quota elevata del ‘San Lo-
quelle, con la tinteggiatura rifatta, poste- cancellare, insomma, ogni senso di lacu- renzo’ in facciata, le foto più vecchie che
riori al 1955, fino al 2003 (figg. 63, 16- na plastica (fig. 63). ne abbiamo: una veduta d’interno realiz-
18). Lo sviluppo originario del ramo era Tale intervento falsante è stato conservato zata da un operatore borghigiano,72 e due
coordinato, in una maniera che (posso an- dal restauratore del 2003 (fig. 64), anche scatti specifici delle Soprintendenze fio-
ticiparlo) non si potrebbe desiderare più perché costui non disponeva di foto stori- rentine, non databili di preciso (anche se
donatelliana, con la cascata dei fiocchi che di riscontro che gli spiegassero l’ac- uno reca un numero molto basso, 888, che
dal cordone destro della dalmatica. Tali caduto. Del resto, egli si è preoccupato di lo colloca circa una secolo fa: fig. 25).73
fiocchi, pur dovendo essere perfettamen- integrare verso l’alto tutte le cordicelle fi- La Sagrestia e i suoi annessi si trovavano
te simmetrici – secondo la moda – a quel- no ai risvolti del colletto, con esiti che allora a ridosso sia della testata della na-
li ben sostenuti del cordone sinistro, si non erano stati tentati neppure dal suo vata sinistra che della tribuna del tempio,
fingevano scivolati dalla spalla del diaco- collega del 1955, e che si spera di veder dalle quali infatti si accedeva direttamen-
no per una sorta di bellissima negligenza: corretti da un nuovo restauro futuro. Ora i te a quelle stanze: ma tra il 1932 e il 1933
mentre, dunque, il fiocco solitario supe- tre fiocchi superiori sono collegati alle un restauro epurativo portò alla demoli-
riore del cordone sinistro resta presso spalle, grazie a tre buffe cordicelle abusi- zione completa di tali fabbriche post-ro-
l’attacco dell’ascella e alla stessa altezza ve, tanto presso l’ascella destra che pres- maniche.74 È verosimile che proprio a
del lato superiore del pettorale della dal- so la sinistra (fig. 68). E l’operazione è causa di questi lavori il busto venisse tra-
matica (figg. 66-68), il suo corrisponden- stata ripetuta sulla schiena, preso l’ascel- sferito definitivamente in chiesa, nella na-
te del cordone destro calava vari centime- la destra, dove sono sopravvissuti in parte vata destra, dove si è mosso più volte lun-
tri più sotto (fig. 62), trascinato verso il i fiocchi originali (fig. 6). go i decenni da un punto a un altro, fino
basso dal peso dei fiocchi inferiori, na- Un’indicazione utile su come si dipanasse ad approdare sulla predellina lignea del
scostisi a loro volta tra l’avambraccio e il in antico il gioco dei cordoni della dalma- terzo altare.75 Quasi tutti gli inventari anti-
costato (fig. 65). La perdita di una parte tica del ‘San Lorenzo’ potrebbe darla al- chi, e poi anche la pubblicazione di Pro-

53-55. Donatello: ‘San Lorenzo’ (lo stesso particolare


prima del 1955, prima del 2003, e oggi).
Collezione privata. [Saggi] 35
cacci (1933), deplorano – lo si ricorderà – 56-58. Donatello: ‘San Lorenzo’ (lo stesso particolare di sotto dell’ingombro che si sarebbe ot-
prima del 1955, prima del 2003, e oggi).
le ridipinture della terracotta, che impedi- Collezione privata. tenuto calcando l’originale ex Liechten-
vano un giudizio sicuro, prima a Carocci stein e sottoponendo poi la nuova creta a
e poi a Procacci medesimo. Il “futuro re- solano da non lasciar dubbi sulla debolez- cottura, ossia a una certa contrazione di
stauro” che quest’ultimo auspicava non za del copista: né è lecito credere che il ri- volume. Anche senza il riscontro delle
sembra aver avuto luogo sino al 1986:76 sultato complessivamente meschino di ta- misure, il paragone autoptico tra i due bu-
ma il confronto tra le fotografie prima e le suo lavoro sia dovuto soprattutto all’at- sti rivela che il copista dovette lavorare a
dopo (figg. 24-25 e 22), e la tacca qua- tuale policromia; dettagli quasi informi mano libera, oppure per calcatura da un
drangolare più scura tuttora visibile sul come le orecchie, con quei lobi di grasso modello intermedio, comunque appronta-
dorso della mano destra a testimonianza puro, dicono infatti chiaro e tondo di non to a sua volta senza calcatura: visto il ca-
della facies precedente, rivelano che nel poter essere redenti da nessuna pulitura ul- rattere provinciale del risultato, e non tra-
1986 ci si è mantenuti cauti, forse avendo teriore o, per assurdo, da nessun camuffa- scurando l’antico contesto cultuale e litur-
saggiato che le “replicate coloriture a mento sofisticato (figg. 73-76). gico in cui ci troviamo, la conclusione più
olio” (Carocci, 1889) non erano poi così A parziale discarico del copista bisogna economica tra le due – almeno allo stato
numerose o pesanti. aggiungere tuttavia che egli non ha potu- attuale delle conoscenze – appare la pri-
Questo ‘San Lorenzo’ segue l’esemplare to agevolarsi il compito con l’aiuto di un ma, cioè che il copista fosse un artigiano
ex Liechtenstein con gran fedeltà in ogni calco dall’originale: o, perlomeno, il cal- operoso direttamente a Borgo con la scor-
tratto plastico, ma solo sul davanti e sui co, se ve ne fu uno, non era dall’esempla- ta dell’originale poi Liechtenstein, e con
fianchi (figg. 22 e 20; figg. 69-72): a ter- re ex Liechtenstein. Le dimensioni del lo scopo di trarne una copia più parlante
go, infatti, dove il busto è stato modellato ‘San Lorenzo’ policromo sono infatti ri- agli sguardi e alla devozione dei fedeli,
per intero fino alla base (anche se, natu- dotte, rispetto al suo nobilissimo gemello, magari nelle processioni (il che spiega an-
ralmente, l’interno è stato svuotato), risul- in una proporzione tale da escludere la che la scelta un po’ insolita di sigillare fi-
tano omessi del tutto l’ornato quadrango- derivazione meccanica. Mentre il ‘San no alla base la schiena del santo). Di fron-
lare al centro e i cordoni con i fiocchi Lorenzo’ ex Liechtenstein è grande (lo ri- te a tanta imperizia artistica mi confesso
(figg. 23 e 6). Le buone corrispondenze cordo) 74,5 centimetri su 62, con un dia- in difficoltà nell’ipotizzare una cronolo-
con l’immagine ex Liechtenstein sono metro di 47 alla base, il ‘San Lorenzo’ po- gia adeguata. Fino a oggi, la datazione al
controbilanciate da un fare talmente gros- licromo è di 64 centimetri su 55, con un Quattro o al Cinquecento, o a cavallo tra i
diametro inferiore di 38: lo scarto è quin- due secoli, nasceva dal tentativo di stori-
36 [Saggi] di tale da scendere significativamente al cizzare l’invenzione della figura: ma ora
che sappiamo che questa è maturata altro- alternativa: o il copista li prese pari pari Lorenzo’ ex Liechtenstein è passato per
ve, cioè nell’esemplare ex Liechtenstein, dal modello, non ancora compromesso la Pieve di Borgo.
mi chiedo se non sia meglio posticipare il dalle intemperie; oppure li aggiunse di Prima di approfondire la traccia dei rap-
‘San Lorenzo’ policromo almeno al Sei- testa propria, perché in quei punti i danni porti tra il primo e il terzo ‘San Lorenzo’,
cento, quando lo iato tra le forme del pri- odierni c’erano già stati. qualche dato tecnico su quest’ultimo. L’i-
mo Rinascimento e quelle barocche ormai L’unico passaggio in cui l’autore del ‘San spezione che ne ho fatto, sebbene ravvici-
di moda – anche a distanza dai grandi Lorenzo’ policromo si è preso di certo nata e prolungata, ovviamente non mi ha
centri d’arte – era tale da creare l’impac- una qualche licenza rispetto all’esempla- consentito di smuoverlo per verificarne il
cio del copista, malgrado la volontà di re- re ex Liechtenstein è la decorazione del dorso o l’interno. E, per quanto abbia fru-
stare ligio al prototipo. piatto in vista del Vangelo (fig. 81). Si gato negli archivi degli uffici fiorentini
Tale aderenza, di cui ho già detto, rende tratta di poca cosa, ma infine assai signi- della tutela, non mi è occorso di trovare la
interessanti quei dettagli d’abbigliamento ficativa, perché in tale punto il ‘San Lo- documentazione del restauro che esso ha
che il ‘San Lorenzo’ policromo offre og- renzo’ oggi in facciata mostra invece di subìto negli ultimi decenni, sicché non ne
gi come un di più rispetto al busto ex aderire perfettamente al busto migrato conosco neppure foto di dettaglio scattate
Liechtenstein: intendo il nodo che cia- poi a Vienna (figg. 77, 80). Non solo nel in laboratorio. Al centro della tonsura del
scun cordone anteriore della dalmatica libro, peraltro, ma in tutta la sua apparen- santo ho rilevato un buco del tipo solita-
produce nello sbucare di sotto il colletto; za e riuscita complessiva, la terracotta so- mente utilizzato per impiantare un’aureo-
i due risvolti sovrapposti di quest’ultimo; pra la porta maggiore della Pieve è ben la (fig. 39): dato utile, questo, a confer-
e quella sorta di bottone unico del cami- più prossima all’originale di quanto non mare che nel giugno 1889, quando Guido
ce in cima al petto, poco al di sotto della sia la terracotta all’interno (figg. 91-92). Carocci chiudeva la scheda del ‘San Lo-
fossetta del giugulo (figg. 78-79). Se il Ecco un tipico caso cui si potrebbe appli- renzo’ in facciata dicendolo “con aureola
colletto del ‘San Lorenzo’ ex Liechten- care la famosa norma filologica “recen- sopra alla testa”, si riferiva ormai all’e-
stein era pure a due strati, come parrebbe tiores non deteriores”. Ed ecco ottenuta semplare sostitutivo, in quanto il busto ex
confermato da qualche traccia qua e là su fin da subito la certezza che l’attuale Liechtenstein non ha almeno oggi nessun
di esso, si capirebbe ancora meglio la ‘San Lorenzo’ all’aperto non replica foro sommitale (fig. 38). Le più antiche
sfaldatura prodotta ai danni dello strato semplicemente quello al chiuso (come si foto del terzo ‘San Lorenzo’, realizzate
superiore, nei secoli, dalle grandi escur- è invece detto nel corso del Novecento vari anni dopo il 1889, lo mostrano tutta-
sioni termiche e igrometriche di Borgo. tutte le volte che è stata commentata la via già senza nimbo: e sono uno scatto
Per il bottone del camice e i due nodi su- somiglianza tra i due pezzi), bensì pure delle Soprintendenze fiorentine, databile
periori dei cordoni, che si trovano in cor- quello scomparso da Borgo nel 1888: per circa un secolo fa in base al numero alto
rispondenza delle zone più usurate del chi ne avesse ancora bisogno, è questa la (887, fig. 26), e uno, amatoriale, eseguito
‘San Lorenzo’ Liechtenstein, è invece ar- prova migliore, più schiacciante delle da un borghigiano d’adozione, l’avvocato
duo risolversi all’interno della seguente carte d’archivio, che il destino del ‘San Giuseppe Unganìa, in occasione di un

59-61. Donatello: ‘San Lorenzo’ (lo stesso particolare


prima del 1955, prima del 2003, e oggi). Collezione privata. [Saggi] 37
matrimonio del 1911 o 1913.77 Tali foto ri-
traggono il busto nella sua veste di finto
bronzo datagli nel 1906 da Galileo Chini,
ed entro la cornice della facciata della
Pieve così come appariva prima del terre-
moto del 1919 e dei conseguenti, grossi
restauri, terminati nel 1922.78 Dopo di al-
lora, si salta a due ultimi scatti di Soprin-
tendenza del 1970 e del 1976, che docu-
mentano come la tinteggiatura di Chini,
battuta dalle intemperie, si stesse allora
consumando e andasse svelando la prepa-
razione gessosa (fig. 82):79 il che ha con-
sigliato più tardi, in un anno imprecisato,
di levar via in quantità sia il pigmento
bronzeo sia il gesso. Nelle due foto del
1970 e del 1976 il ‘San Lorenzo’ si vede
collocato di già sopra quella nuova base di
pietra serena a pianta trapezoidale che lo
sostiene tuttora (fig. 27), e che è doppia-
mente insensata: per la sua bruttezza in-
trinseca in primo luogo, ma soprattutto
perché, troppo alta e troppo larga (cm
17,5 su 39), rende superflua, e addirittura
straniante e molesta, la ciambella inferio-
in alto: in basso: re del busto, discesa dritta dritta dal pro-
62-64. Donatello: ‘San Lorenzo’ (lo stesso particolare 65. Donatello: ‘San Lorenzo’ (particolare).
prima del 1955, prima del 2003, e oggi). Collezione privata. totipo ex Liechtenstein; il quale, a sua
Collezione privata. volta, è nato invece con la ciambella per
facilitare in origine la sensazione che il
santo martire utilizzasse la trabeazione del-
38 [Saggi] la porta della sua chiesa come un davanza-
le, affacciandosi da una nicchia, benevolo, fettuare le misurazioni (all’interno como- antico restaurato (cioè ricoperto in toto di
sulle teste dei fedeli (fig. 26). damente, all’esterno in bilico su una sca- grigio: fig. 26), fu condotta imitando da
Rimettendo in fila tutte le testimonianze la). Tuttavia, come ho detto, la parentela presso quest’ultimo nelle parti plastiche,
sul terzo ‘San Lorenzo’, si constata che stilistica tra il ‘San Lorenzo’ interno e ma senza calcarlo, per non sciuparlo in
nei primi decenni dopo il 1888 nessuno quello esterno è minima, e quindi non c’è nessun modo, e anzi secondo le misure
percepì la sua modernità. Quando final- stata calcatura dalla replica meno recente della replica policroma già esistente (ma-
mente Ugo Procacci se ne accorse (1931- alla più recente, o, se c’è stata, è stata su- gari partendo da un calco di massima). La
33), si convinse che esso fosse copia diret- bito corretta e migliorata a mano libera scelta delle dimensioni mirava, con ogni
ta e puntuale dell’esemplare all’interno: sotto la guida dell’esemplare ex Liechten- verosimiglianza, a turbare definitivamen-
conclusione, questa, abbracciata da tutti stein. te la percezione dei riceventi, inducendo-
coloro che hanno letto Procacci, o intuito Stando così le cose, l’unica soluzione atta li a credere che uno tra i due pezzi resti-
comunque la recenziorità del busto in fac- a spiegare complessivamente tante coinci- tuiti alla Pieve fosse copia antica dell’al-
ciata. Come ho invece anticipato poco so- denze e discrepanze è, secondo me, che nel tro: confusione che effettivamente ha avu-
pra, l’aspetto di quest’opera, e il suo trat- 1888 Bardini e i suoi restauratori-copisti to corso dal 1888 sino al 1931-33, quan-
to fiero (quasi da giovane ‘Gattamelata’), abbiano lavorato a Firenze – in un’unica do è stata rimpiazzata, sino a oggi, dal-

sarebbero inspiegabili senza il prototipo 66-68. Donatello: ‘San Lorenzo’ (lo stesso particolare l’altra confusione secondo la quale uno
prima del 1955, prima del 2003, e oggi).
ex Liechtenstein, ovvero sulla falsariga del Collezione privata. tra i due busti sarebbe stato copia moder-
solo ‘San Lorenzo’ policromo.80 Ciò non na dell’altro, addirittura per calco imme-
toglie che il modellato sia anche qui impo- campagna – su tutt’e tre i ‘Santi Lorenzi’ diato e servile.81 Dalla replica antica, del
verito, e che le rientranze e i sottosquadri di cui mi sto occupando. Su quello poi resto, la replica del 1888 ha preso anche
siano ovunque ottusi (figg. 83-86). Nondi- Liechtenstein – una “terracotta non colori- due dettagli dell’abbigliamento mancanti
meno, è inevitabile credere che il copista ta” – si limitarono a stendere una tinta nel nell’originale poi Liechtenstein, o perché
ottocentesco (assai più capace di quello gusto collezionistico del tempo, funziona- perduti già in quell’anno (i risvolti supe-
che aveva allestito la replica antica) ab- le a una pronta vendita all’estero (figg. 8- riori del colletto), o perché mai esistiti (i
bia proceduto avendo a completa dispo- 9). Alla vecchia copia policroma diedero nodi dei cordoni accanto al colletto)
sizione la terracotta poi Liechtenstein. forse una mano di pittura o di vernice fre- (figg. 28-29 e 78-79).82
Neppure la versione ottocentesca, però, è sca, valida a giustificare con la Pieve di Detto tutto ciò, il lettore riterrà insieme a
stata realizzata per calco dal modello Borgo la concessione temporanea che essa me, e forse più di me, che sia giunto il
principe, poiché anche in questo caso vie- aveva fatto loro dell’oggetto (figg. 24-25): momento di accomiatarsi per sempre dai
tano di pensarlo le dimensioni sensibil- ma non si può per nulla escludere che la ri- due ‘Santi Lorenzi’ oggi in Pieve, per ri-
mente ridotte. Con i suoi 66 centimetri su chiesta di prestito venisse piuttosto moti- manere soltanto con quello sottratto nel
57, e con un diametro alla base di 39, il vata – anche unicamente – con la necessi- 1888 alla proprietà della chiesa (fig. 8), e
‘San Lorenzo’ esterno è quasi identico tà di avere sott’occhio il ‘San Lorenzo’ di approdato l’anno dopo nel Palazzo
nel formato a quello interno (64 centime- sagrestia come modello di riscontro men- Liechtenstein d’Estate a Vienna (figg. 9,
tri su 55, con un diametro inferiore di 38): tre si restaurava (in realtà si geminava e 12-13).
e gli scarti irrilevanti tra i due busti pos- sostituiva) l’esemplare danneggiato della
sono esser dovuti peraltro solo alle condi- facciata. Infine, la replica nuova, da ri-
zioni ben diverse in cui mi è riuscito di ef- mandare alla Pieve come se fosse il pezzo [Saggi] 39
Prima di procedere, debbo tuttavia ripro- martyr saint” nello “style di Lorenzo di disgrazia durante la Prima Guerra Mon-
durre e commentare brevemente, adem- Cione Ghiberti”.83 Il museo lo comprò a diale a causa delle sue origini tedesche.84
piendo un annuncio fatto molte pagine più New York presso i fratelli antiquari Brum- Nella sontuosa dimora londinese di Speyer
su, un quarto e ultimo ‘San Lorenzo’ fitti- mer, i quali l’avevano ricevuto in conto il busto, riconosciuto correttamente come
le a me noto del tipo Liechtenstein (figg. vendita nel 1925 – schedandolo come un ‘San Lorenzo’, e riferito a Luca della
87, 89). Esso si trova dal 1933 a Princeton, “bust of a man, by Della Robbia” – dalla Robbia, aveva dominato almeno sin dal
nel Princeton University Art Museum (inv. collezione di Edgar Speyer (1862-1932), 1904 lo spazio della sala da pranzo, dal-
1933-30), dov’è classificato, stando al ca- il celebre banchiere, imprenditore e filan- l’alto di un buffet dove si atteggiava quasi
talogo in rete, come semplice “bust of a tropo della Londra edoardiana caduto in come il ‘San Lorenzo’ Liechtenstein nel

69. Donatello: ‘San Lorenzo’. 70. Ignoto plasticatore del Sei o del Settecento (?): ‘San
Collezione privata. Lorenzo’. Borgo San Lorenzo, Pieve di San Lorenzo,
40 [Saggi] terzo altare della navata destra.
palazzo di Rossau (figg. 12-13).85 Eppure somigliare al finto bronzo, è un testimone contrasta con gli altri due dello stesso ti-
non sembra che la terracotta Speyer sia di qualità men che mediocre, conservato- po, dalla legatura del Vangelo al grosso
mai stata posta finora in rapporto con es- si tuttavia in uno stato tale da escludere bottone centrale del camice sul petto. Da-
so, così come con nessuno dei due esem- una prolungata esposizione all’aperto. La vanti a questo gioco di relazioni, verrebbe
plari di Borgo (e viceversa). sua più stretta affinità è con il ‘San Lo- quasi da chiedersi se Stefano Bardini, nel
Il ‘San Lorenzo’ di Princeton, la cui ma- renzo’ policromo dell’interno della Pieve 1888, non approfittasse del prestito dei
teria plastica è stata in gran parte riporta- di Borgo (figg. 88, 90): le misure sono due ‘Santi Lorenzi’ della Pieve ottenuto
ta a vista dall’abbondante caduta progres- identiche,86 e soprattutto coincidono alla dal rettore Del Corona per sostituire e sot-
siva di una pigmentazione così scura da perfezione tutti i dettagli in cui quel busto trarre non solo l’esemplare antico in fac-

71. Donatello: ‘San Lorenzo’. 72. Ignoto plasticatore del Sei o del Settecento (?): ‘San
Collezione privata. Lorenzo’. Borgo San Lorenzo, Pieve di San Lorenzo,
terzo altare della navata destra. [Saggi] 41
ciata, ma pure quello interno: l’attuale gliore sia di attribuirlo all’Ottocento, non come si credeva sino al 1957-58, ma di
‘San Lorenzo’ policromo sarebbe dunque escludendo che anch’esso sia frutto dei Desiderio (fig. 11): ecco, ora che abbiamo
anch’esso l’opera di un copista al servizio maneggi di Bardini, il quale, per avere un acquisito tutto ciò, a me pare che il rico-
di Bardini, mentre il ‘San Lorenzo’ di secondo ‘San Lorenzo’ del tipo Liechten- noscimento dell’autografia donatelliana
Princeton sarebbe una copia più antica, stein da immettere sul mercato, evitò ri- non possa più incontrare ostacoli di sorta.
corrispondente a quella citata nella Sagre- spettosamente di far copiare proprio quel- Le remore verso il nome secco di Dona-
stia della Pieve almeno fin dal 1865. Tale lo che stava vendendo al principe Giovan- tello che frenavano il pensiero di Hans
ipotesi perde tuttavia forza se si constata ni II, mentre non disdegnò di sdoppiare Semper, di Wilhelm Bode e di Ugo Pro-
quanto il ‘San Lorenzo’ di Princeton, pur quello di formato minore, dotato di alcu- cacci nel medesimo istante in cui ciascu-
nella sua modestia, sia più riuscito di ne peculiarità di dettaglio tali da far pen- no di essi, senza nulla sapere degli altri,
quello all’interno della Pieve (basti un sare ingannevolmente all’esistenza di una intuiva la matrice culturale o addirittura la
confronto tra i rispettivi lobi delle orec- variantistica antica: e, nello stesso tempo, genesi donatelliana davanti all’originale
chie): quindi Bardini, che disponeva di ne migliorò il livello esecutivo, per esem- ridipinto (Bode) o a una delle due copie
aiuti capaci di modellare il ‘San Lorenzo’ pio nelle orecchie. fiacche e tarde (Semper, Procacci), non
– ben migliore – oggi in facciata, avrebbe hanno più nessuna ragion d’essere.
potuto ottenere senza fatica risultati ana- Premetto subito che, a causa delle grandi
loghi anche per la seconda copia. Inoltre, Il ‘San Lorenzo’ antico di Borgo perdite d’archivio sofferte dalla Pieve di
la definizione di “terracotta colorita a è opera di Donatello Borgo nel corso dei secoli, e cui ho ac-
olio”, che l’inventario della Pieve stilato Ora che il ‘San Lorenzo’ ex Liechtenstein cennato più su,87 non c’è modo di recupe-
nel 1865 attribuisce al ‘San Lorenzo’ del- ha recuperato in gran parte il suo aspetto rare testi originari sul conto del ‘San Lo-
la Sagrestia, non sembra prestarsi bene a prima del 1888-89 (figg. 1-6); ora che ne renzo’, almeno attraverso una ricerca che
descrivere l’esemplare oggi a Princeton. abbiamo tracciato la provenienza dalla segua una via maestra. Quando le scrittu-
Va da sé, comunque, che quest’ultimo sa- porta maggiore della Pieve di Borgo (fig. re del convento di San Lorenzo (in segui-
rebbe inspiegabile senza un nesso con la 7); e ora che è sempre più assodato che il to Santa Caterina), un tempo annesso alla
Pieve di Borgo. Allo stato attuale delle co- cosiddetto ‘San Lorenzo’ della basilica di Pieve e ormai chiuso, saranno trasferite
noscenze, mi pare che la soluzione mi- San Lorenzo a Firenze non è di Donatello, nell’Archivio Arcivescovile di Firenze, e

73. Donatello: ‘San Lorenzo’ (particolare). 74. Ignoto plasticatore del Sei o del Settecento (?):
Collezione privata. ‘San Lorenzo’ (particolare). Borgo San Lorenzo, Pieve
42 [Saggi] di San Lorenzo, terzo altare della navata destra..
75. Donatello: ‘San Lorenzo’ (particolare). quindi è stato non solo sottoposto dal suo 76. Ignoto plasticatore del Sei o del Settecento (?):
Collezione privata. ‘San Lorenzo’ (particolare). Borgo San Lorenzo, Pieve
autore a una sottile ma implacabile ana- di San Lorenzo, terzo altare della navata destra.
poi riordinate e rese disponibili alla con- morfosi, ma anche dotato di quella sorta
sultazione, si potrà forse sperare di otte- di ciambella che lo cinge ai fianchi (figg. è inevitabile che la musealizzazione del
nere qualche notizia solo retrospettiva, e 91-92).90 ‘San Lorenzo’ la porti in risalto come un
non anteriore al Cinquecento.88 Se invece, Dell’anamorfosi ho pure già detto, così elemento di disturbo, trasformando un an-
come succede spesso per la storia fioren- come della ciambella. Ma, riferendomi al- tico merito in una colpa odierna. ‘Mal co-
tina in virtù delle ricchezze di moltissimi la prima, non ho ricordato che essa è un mune’, verrebbe da dire, ma non ‘mezzo
fondi antichi, una carta sul ‘San Lorenzo’ principio cogente nell’opera monumenta- gaudio’, riflettendo ad altre opere di Do-
si nasconde per caso da qualche altra par- le di Donatello, dalle prime statue per natello nelle stesse condizioni. Come il
te, solo il caso medesimo potrà farla ri- Santa Maria del Fiore e per Orsanmichele ‘David’ mediceo, che oggi esibisce impie-
spuntare in futuro (un ritrovamento simi- sino a tutto il periodo padovano (1443- tosamente al visitatore, nella collocazione
le, mentre mi occupavo del ‘San Loren- 54), con un impegno che attinge il risulta- molto ribassata del Bargello, quel suppe-
zo’, mi è capitato per un’opera del tutto to forse più sorprendente nel ‘David’ daneo scabro e bombato e quella zeppa al
diversa di Donatello, e dunque ne riferirò bronzeo dei Medici (1435-40 circa), e che di sopra, un tempo nascosti dalla grande
altrove).89 Non resta dunque che affidarsi sembra attenuarsi solo con l’affaticamen- ghirlanda inferiore, e indispensabili a evi-
adesso al documento primario della storia to della vecchiaia, dal ‘Battista’ bronzeo tare che quest’ultima coprisse e negasse al
dell’arte, cioè all’opera stessa. lasciato nel Duomo di Siena (1455-57 cir- pubblico ‘in abisso’ alcuni importanti det-
Prima di addentrarmi nella lettura stilisti- ca) sino alla ‘Giuditta’ dei Medici (1457- tagli ai piedi dell’eroe e nella testa della
ca, debbo richiamare per qualche lettore 64).91 Gli effetti dell’anamorfosi praticata sua vittima.92 O come persino l’Altare Ca-
più esigente una serie di punti fermi ma sul ‘San Lorenzo’ dal suo autore agiscono valcanti in Santa Croce a Firenze (1433-
non scontatissimi, che, se trascurati, po- ancora, in misura notevole, nella versione 35 circa), che pure non si è mai spostato di
trebbero viziare il nostro approccio al del 1888 sopra l’entrata della Pieve di un centimetro dalla sua prima sede. In
‘San Lorenzo’. Innanzitutto, lo stato con- Borgo, nonostante che essa sia una repli- questo caso il problema non si pone per i
servativo insoddisfacente della terracotta, ca libera e ridotta, e che sia riallestita og- fedeli e per gli altri osservatori diretti del-
su cui mi sono dilungato anche troppo nel gi assai male, come ho già detto nelle pa- l’opera originale, ma per i consumatori as-
paragrafo prima di questo (figg. 37-38, gine precedenti. sai più numerosi delle molte foto nei ma-
41-68), e su cui perciò non torno più. In Quanto alla ciambella, fatta per sottrarsi nuali e nella rete, così come nella lettera-
secondo luogo, il fatto che il ‘San Loren- del tutto allo spettatore antico, e anzi per tura specialistica. Per i primi, Donatello
zo’ è stato commissionato, pensato e mo- assecondarne al meglio lo sguardo senza
dellato per una collocazione elevata, e che egli si accorgesse della sua presenza, [Saggi] 43
77. Donatello: ‘San Lorenzo’ (particolare).
44 [Saggi] Collezione privata.
78. Donatello: ‘San Lorenzo’ (particolare). 79. Ignoto plasticatore del Sei o del Settecento (?):
Collezione privata. ‘San Lorenzo’ (particolare). Borgo San Lorenzo, Pieve
di San Lorenzo, terzo altare della navata destra.

80. Ignoto plasticatore del tardo Ottocento: ‘San 81. Ignoto plasticatore del Sei o del Settecento (?):
Lorenzo’ (particolare). Borgo San Lorenzo, Pieve ‘San Lorenzo’ (particolare). Borgo San Lorenzo,
di San Lorenzo, lunetta sopra il portale maggiore. Pieve di San Lorenzo, terzo altare della navata destra. [Saggi] 45
ha escogitato quello zoccolo scabro sùbito siero degli storici dell’arte odierni all’op- città.95 Invece una tinteggiatura forse tutta
al di sotto dell’‘Annunciazione’, alto a portunità che in antico si evitassero dora- bianca, a finto marmo, rivestiva all’origi-
sufficienza da impedire che il forte agget- ture e tinte destinate a un inesorabile dila- ne le tre mezze figure fittili della Vergine
to inferiore del grande basamento pensile vamento, sappiamo per esempio che le col Bambino, del Battista e di Sant’Ago-
tagli i piedi ai due protagonisti sacri. Ma i grandi terracotte allestite entro il 1424 – stino modellate da Michelozzo per la lu-
fotografi professionisti, per includere tut- forse da Dello Delli – all’esterno dell’Ar- netta del portale di Sant’Agostino a Mon-
ta l’opera entro una ripresa unitaria che cispedale di Santa Maria Nuova a Firenze tepulciano (1439).96 Una scelta analoga –
non soffra di restringimenti trapezoidali erano finite a più colori, e che in quell’an- color marmo – avrebbe potuto essere pre-
verso la cima, adottano di norma un pun- no Bicci di Lorenzo attese a dipingerne al- sa facilmente per il ‘San Lorenzo’ di Bor-
to di vista ben sollevato, artificioso, che meno una (l’‘Incoronazione della Vergi- go: ma non è detto, tuttavia, che questa
porta spiacevolmente a nudo quello zoc- ne’ oggi ricoverata dentro, e sostituita da terracotta singola, nata per l’ingresso di
colo e distrugge tutti gli altri accorgimen- una copia nella lunetta sulla porta della un’antica pieve dal prospetto romanico
ti prospettici dello scultore, facendoci chiesa di Sant’Egidio; l’altra terracotta è il color grigio, sollecitasse nella committen-
quasi chiedere dove sia la sua grandezza ‘Cristo che mostra la piaga del costato’ già za pretese così evolute come a Montepul-
tanto celebrata.93 nella lunetta sulla porta del Chiostro delle ciano, dove lo spettacolare portale fiam-

Un’ulteriore premessa da fare sul ‘San 82. Ignoto plasticatore del tardo Ottocento: ‘San meggiante con la ‘Madonna’ e i ‘Santi’
Lorenzo’. Borgo San Lorenzo, Pieve di San Lorenzo,
Lorenzo’ si riconnette in parte allo stato di lunetta sopra il portale maggiore. Stato nel 1976. s’incastona entro una facciata interamente
conservazione e in parte all’antica posi- nuova in travertino, della quale Micheloz-
zione elevata. Non è facile appurare se tra Ossa, ora al Victoria and Albert Museum zo stesso fu architetto. A ogni buon conto,
le perdite dell’opera nei secoli vi sia un’o- di Londra).94 Sempre policromo era il un artefice del mestiere di Donatello, e
riginaria pigmentazione integrale (come ‘Sant’Antonio abate’ in trono, modellato con la sua prestezza, se per una terracotta
tendo a credere), e se questa fosse mono- da Michele da Firenze per la lunetta sul era prevista la colorazione, non le dedica-
croma o policroma. Benché l’esposizione portale esterno dell’ospedale sotto il titolo va l’estrema finitura. E la semplificazione
all’aperto faccia di solito correre il pen- di quel santo ad Arezzo (portale che reca aumentava, per economia di tempo e in-
la data del marzo 1423/4), e conservato sieme per migliore riuscita a distanza, se
46 [Saggi] oggi nel Museo Statale d’Arte della stessa l’immagine era fatta per stare un po’ lon-
83. Donatello: ‘San Lorenzo’ (particolare). 84. Ignoto plasticatore del tardo Ottocento:
Collezione privata. ‘San Lorenzo’ (particolare). Borgo San Lorenzo, Pieve
di San Lorenzo, lunetta sopra il portale maggiore.

85. Donatello: ‘San Lorenzo’ (particolare). 86. Ignoto plasticatore del tardo Ottocento:
Collezione privata. ‘San Lorenzo’ (particolare). Borgo San Lorenzo, Pieve
di San Lorenzo, lunetta sopra il portale maggiore. [Saggi] 47
tana dal riguardante, proprio come a Bor- spetto al catalogo di Donatello. Nonostan- bile senza il precedente di Donatello, al-
go.97 Nel ‘San Lorenzo’ queste sprezzatu- te la fama precoce e la risaputa fertilità meno a partire dall’‘Abacuc’ del Campa-
re hanno certamente guidato il lavoro del- dell’artista come coroplasta (si pensi sol- nile di Giotto).101
l’autore. tanto al ‘Giosuè’ del 1409-10 per uno de- La rarità del ‘San Lorenzo’ si misura an-
Tutto sommato, fra le ipotesi lecite sulla gli sproni di Santa Maria del Fiore),98 le che rispetto alla produzione scultorea del
pelle originaria del busto, la più verosimi- uniche figure a tutto tondo che conoscia- Quattrocento, dove, prima dell’affermarsi
le è che essa fosse una policromia leggera mo di lui in terracotta – a parte un paio di delle invetriate di Luca e Andrea della
sia nei toni che nello spessore, così da es- ‘Madonne’ giovanili – sono ormai gli Robbia, non sono poi molte – almeno tra
sere poi facilmente dilavata dai secoli, e da ‘Spiritelli’ sul fastigio dell’Altare Caval- le superstiti – le figure fittili a tuttotondo
svelare nel 1865 una “terracotta non colo- canti appena ricordato.99 Il resto è dato o in altorilievo destinate alle lunette dei
rita”. Forse, però, essa sussisteva ancora in soltanto, sia pure con abbondanza, da portali esterni (gli esempi di Dello, di Mi-
alcune tracce recondite quando l’opera fu ‘Madonne’ sagomate, o in ‘quadri’, in chele da Firenze e di Michelozzo già ri-
rimossa dalla sua lunetta nel 1888. Bardi- ‘colmi’ o in tondi, di alto, di mezzo e di cordati sono, piuttosto, eccezioni).102 Ana-
ni dovette allora stimare opportuno ripren- bassorilievo, o persino di stiacciato, cui si logamente, nei primi decenni del secolo
dere e ampliare quelle tracce in una nuova aggiungono pochissimi rilievi narrativi.100 un busto sacro senza funzione di reliquia-
policromia integrale, piuttosto che cancel- Una sola figura a tutto tondo – giustap- rio, per giunta in terracotta, sarebbe stato
larle del tutto mettendo la terracotta a nu- punto un busto – che altri avrebbero po- un’autentica primizia anche a Firenze: e
do (figg. 8-9). Ma esse scomparvero per tuto opporre o affiancare a tale elenco è il solo il vecchio equivoco dell’attribuzione
sempre sotto l’azione del bisturi e dei sol- celebre ‘Niccolò da Uzzano’ del Bargello, pseudo-donatelliana del cosiddetto ‘San
venti nel 1955, quando il ‘San Lorenzo’ fu accreditato a Donatello da un intero fiu- Lorenzo’ fittile nella basilica omologa
ritinteggiato ex novo dai Liechtenstein me bibliografico fra il tardo Ottocento e può aver fatto credere il contrario, anche
(figg. 16-18), oppure nel 2003, quando il pochi anni fa: ma oggi, alla buon’ora, sta ben dopo che quell’attribuzione è stata
colore del 1955 è stato interamente aspor- prendendo piede sempre più il dubbio le- dismessa.
tato a sua volta (figg. 1-6). gittimo che esso sia un’opera di Deside- Tante precisazioni sono forse prolisse, ma
L’ultima premessa sul ‘San Lorenzo’ con- rio da Settignano, o, meglio, della sua mi paiono necessarie a recuperare uno
cerne il suo statuto affatto eccezionale ri- bottega (benché ovviamente inimmagina- sguardo spregiudicato sul ‘San Lorenzo’

87. Ignoto plasticatore del tardo Ottocento, forse 88. Ignoto plasticatore del Sei o del Settecento (?):
al servizio di Stefano Bardini: ‘San Lorenzo’. ‘San Lorenzo’. Borgo San Lorenzo, Pieve
48 [Saggi] Princeton University Art Museum (inv. 1933-30). di San Lorenzo, terzo altare della navata destra.
89. Ignoto plasticatore del tardo Ottocento: ‘San Lorenzo’. le, egli non si accorge che il cordone de- 90. Ignoto plasticatore del Sei o del Settecento (?):
Princeton University Art Museum. ‘San Lorenzo’. Borgo San Lorenzo, Pieve
stro della dalmatica gli si è allentato sul di San Lorenzo, terzo altare della navata destra.
petto, rischiando quasi di slacciargliela:
di Borgo, così come a spiegare perché i idea donatelliana quant’altre mai (l’ho ac- niele’ (non “profeta Daniele”) di Padova
confronti donatelliani cui lo sottoporrò cennato sopra), completamente sfuggita (figg. 107-110) – il ‘San Ludovico’ di
coinvolgeranno perlopiù opere monumen- ai restauratori del 1955 e del 2003 (figg. Parte Guelfa per Orsanmichele (figg.
tali in altre materie.103 62-65). Su ciò tornerò tuttavia più avanti, 111-114), il ‘David’ bronzeo (figg. 115-
Il santo martire ci appare in tutta la fre- al momento dei dettagli secondari. 116) e, tra i ‘Santi’ padovani, anche il
schezza, la sincerità e l’ardore di un cam- Ugo Procacci riusciva a cogliere nella ‘Sant’Antonio’ (fig. 117).106 Ma, così co-
pione della fede colto al passaggio tra l’a- versione policroma del ‘San Lorenzo’ al- me tutte queste figure e tutte le altre di
dolescenza e la prima giovinezza: e già l’interno della Pieve di Borgo le “remini- Donatello, sempre uniche e irripetibili,
questa è una scelta iconografica di grande scenze” delle “più famose opere” di Do- anche il vivido ‘ritratto’ del santo diacono
intelligenza, degna dell’artista che per natello, “dal giovanile David del Bargello di Borgo non si fa ridurre a un tipo, e dun-
primo ha dato forma statuaria a un David al San Giorgio, dal Battista del Campani- que non sarà mai perfettamente intercam-
adolescente (nei due esemplari ben diver- le al San Giovannino di casa Martelli, fi- biabile con un altro volto creato dal mae-
si in marmo e in bronzo: fig. 115) e a un no al busto di San Lorenzo e al profeta stro. In compenso, però, come nelle inda-
Battista pressoché coetaneo (nell’esem- Daniele a Padova”. Oggi che a quella re- gini poliziesche, l’identikit del ‘San Lo-
plare già di casa Martelli: figg. 103, plica maldestra – e forse assai tarda – si renzo’ potrebbe essere ricostruito median-
105).104 L’assenza del simbolo peculiare sostituisce l’originale ex Liechtenstein, il te un aggregato di particolari offerti di
della graticola si spiega facilmente col ta- canone di Procacci richiede di essere rivi- volta in volta da alcune di quelle effigi, e
glio della figura a mo’ di busto: ma il ra- sto per sottrazioni ma anche per aggiunte, anche da altre fin qui non evocate.
mo di palma e il Vangelo erano e sono dalle quali esso viene infine del tutto con- Proviamo, innanzitutto, con la forma lie-
sufficienti a contrassegnare il personag- fermato. Cade l’accostamento al ‘David’ vemente svasata della testa e dei capelli
gio; e la destinazione a una chiesa di cui marmoreo, che del resto, nella sua acerbi- (fig. 120), alla quale Donatello ha incli-
egli era titolare faceva comunque il re- tà, si lascia riscontrare con poche cose del nato spesso, giungendo a dar vita così ad
sto.105 D’altronde l’eroe, com’è proprio di catalogo donatelliano. E cade il busto det- alcune delle sue fisionomie maschili più
Donatello, regge i due attributi con un to di ‘San Lorenzo’ in San Lorenzo, di cui affascinanti e memorabili. Nelle prime
grado minimo d’impegno, quasi con in- ho già rammentato più volte l’autografia opere in cui compare, è possibile che egli
differenza, tutto preso qual è dal mirare di Desiderio (fig. 11). Entrano invece – l’abbia pensata per ragioni anamorfiche,
fiducioso e preveggente davanti a sé, in- accanto al ‘San Giorgio’ (figg. 93-98), al- volendo correggere lo scorcio dal basso a
tercettando a una certa distanza lo sguar- la testa del ‘Battista’ del Campanile di beneficio dello spettatore (‘San Giovanni
do del devoto e del viandante. E, in que- Giotto (figg. 99-102), al ‘San Giovanni-
st’intensa concentrazione etica e spiritua- no’ Martelli (figg. 103-106) e al ‘San Da- [Saggi] 49
Evangelista’ per la facciata di Santa Ma- donna del Perdono’ per il fastigio della nel modo in cui le stesse ciocche, arrivan-
ria del Fiore, ‘San Marco’ e ‘San Giorgio’ Cappella della Madonna delle Grazie nel do sulla fronte e sulle tempie, le punteg-
di Orsanmichele [fig. 97], ‘Profeti’ del Duomo di Siena.107 giano di ponticelli, serpentelli e virgole, si
Campanile di Giotto). Ma ben presto de- La lavorazione dei capelli del ‘San Lo- ritrova la medesima sensibilità che ha gio-
ve aver realizzato che tale espediente, renzo’, condotta con stupenda disinvoltu- cato con tali ciuffetti sulle carni del ‘San
purché gestito con molto giudizio, dava ra di ciocche, non può avere un equiva- Marco’ (fig. 122), del ‘San Giorgio’ (fig.
alle sue teste un’eleganza speciale, un lente davvero perfetto nel catalogo dona- 123), di alcune statue del Campanile (p.e.
tratto di distinzione. E dunque si è spinto telliano per la semplice ragione che, co- il ‘Profeta sbarbato’, il ‘Profeta barbuto’,
a introdurlo in figure secondarie o co- me ho accennato, esso non contiene più – il ‘Battista’: figg. 99-102), o del ‘San Lu-
munque di minor formato: come gli ‘Spi- al contrario di quanto doveva essere in an- dovico’ di Parte Guelfa (figg. 111-114). A
ritelli reggiscudo’ che abitano il nodo del tico – delle teste minimamente compara- quest’ultima figura il ‘San Lorenzo’ di
pastorale del ‘San Ludovico’ per Orsan- bili per materia, tecnica e formato. Ma in Borgo si lega anche per quel meraviglio-
michele (fig. 119), e finanche i due a bas- quello scappare delle ciocche a destra e a so, discreto scomporsi dei capelli sopra la
sorilievo, reggighirlanda, che volano nel- manca come fiammelle rovesciate c’è lo nuca, oggi purtroppo rovinato dal tempo
la predella dell’edicola marmorea di Par- stesso concetto struttivo che governa le (figg. 125-127). Spesso, poi, nei perso-
te Guelfa in cui quel santo bronzeo stava capigliature del ‘Sant’Antonio’, del ‘San naggi femminili e nei maschi giovani la
in origine (fig. 121); oppure alcuni tra gli Francesco’ e del ‘San Daniele’ a Padova, mano del maestro finisce per attrarre del-
‘Spiritelli musicanti’ dei pannelli metalli- anche se con una plasticità attenuata in le ciocche solitarie un po’ più lunghe so-
ci minori dell’Altare del Santo; oppure, quest’ultime, per facilitare la traduzione pra le gote, a mo’ di ‘tirabaci’: come nel
ancora, il Bambino della cosiddetta ‘Ma- nel bronzo (figg. 116-118, 107-110). E ‘David’ marmoreo, nel ‘San Giorgio’
(figg. 93, 96-97), nella ‘Sibilla’ in rilievo
della Porta della Mandorla, nella ‘Madon-
na’ di casa Pazzi a Berlino (Bode-Mu-
seum), nel ‘San Ludovico’ di Parte Guel-
fa (fig. 126), nella ‘Fede’ e nella ‘Speran-
za’ in bronzo del fonte del Battistero di
Siena, nella ‘Vergine’ Cavalcanti (fig.
129), o nel ‘San Giovannino’ Martelli
(figg. 103, 105); e come, appunto, nel no-
stro ‘San Lorenzo’ (figg. 94-95, 98, 104,
106, 127-128). Infine, la tonsura del ‘San
Lorenzo’ si può paragonare a quelle del
‘San Francesco’, del ‘Sant’Antonio’ e del
‘San Daniele’ a Padova (figg. 116-118,
107-110): e, sia questo o no un puro ca-
priccio del caso, le lacune che le intempe-
rie hanno procurato al ‘San Lorenzo’ in
tale area come conseguenza del modo in
cui è stato plasmato finiscono per coinci-
dere con il grosso vuoto – raramente no-
tato sinora – che scava ab origine in alto
la testa del ‘Sant’Antonio’ (fig. 40). Un
simile gioco al risparmio estremo di ma-
teria lì dove l’occhio dello spettatore non
arriva facilmente c’è stato due volte anche
nel San Lorenzo, in ciascun punto in cui
ogni avambraccio affonda in una manica
della dalmatica (figg. 35-36).
I bulbi oculari del ‘San Lorenzo’ recano
soltanto i segni delle pupille, ottenuti con
due nitidi scavi circolari che formano co-
me una scodellina per ciascuno. Qui biso-
gna richiamare all’attenzione che nelle
sue figure monumentali Donatello ha fat-
to ricorso, per gli occhi, alle soluzioni più
varie, dall’assenza completa di iridi e pu-
pille (p.e. nel ‘David’ marmoreo o nel
‘San Ludovico’ di Parte Guelfa, figg. 112
e 114) sino alla presenza ben definita di
entrambe (p.e. nel ‘San Marco’ e nel ‘San
Giorgio’ di Orsanmichele [figg. 122-
123], nel ‘David’ bronzeo [fig. 115], nel
‘San Giovannino’ Martelli [figg. 103,
50 [Saggi] 91. Donatello: ‘San Lorenzo’. Collezione privata. 105]), passando per quella delle sole pu-
pille (p.e. nel ‘Profeta sbarbato’ e nel
‘Battista’ del Campanile, figg. 99 e 101),
come avviene nel ‘San Lorenzo’. Ci sono
anche figure – tanto di marmo quanto di
metallo – in cui i bulbi, pur non recando
iridi e pupille ben marcate, hanno la su-
perficie comunque intaccata o movimen-
tata (il ‘San Giovanni Evangelista’,108 e
poi soprattutto molti bronzi, come
l’‘Amore-Attis’, il ‘Gattamelata’, o la
‘Vergine’ e quasi tutti i ‘Santi’ dell’Altare
di Padova, figg. 109, 117 e 162). Questa
varietà e libertà di soluzioni si riscontra
anche all’interno di serie figurative omo-
genee, come tra le statue del Campanile,
dove il ‘Profeta barbuto’, l’Isacco del-
l’‘Abramo’ e l’‘Abacuc’ hanno i bulbi non
segnati affatto, mentre il ‘Profeta sbarba-
to’ e il ‘Battista’ – l’ho appena detto –
hanno solo le pupille, e l’‘Abramo’ e il
‘Geremia’ hanno pupille e iridi; o come
addirittura nell’‘Annunciazione’ Caval-
canti, dove l’Arcangelo, pur essendo di
profilo, ha pupille e iridi a entrambi gli
occhi, e la Vergine, che è invece di tre
quarti (fig. 129), non ha né l’une né l’al-
tre (per colmo di sorpresa delle nostre
aspettative). Anche a Padova, tra le sette
statue del Santo, il ‘San Francesco’ reca
iridi e pupille chiaramente tracciate (fig.
118), ma è il solo che si spinga a tanta de-
finizione. Ovviamente non si può esclu-
dere che le iridi, meno profonde delle pu-
pille, fossero aggiunte al ‘San Lorenzo’
con la dipintura originaria (proprio come
fu fatto dai restauratori di Bardini nel
1888-89, fig. 37), andando poi perdute
del tutto insieme a essa: giova, dunque,
aver saggiato la piena compatibilità dona-
telliana di entrambe le opzioni, con e sen- 92. Ignoto plasticatore del tardo Ottocento: Una è il cosiddetto ‘San Giovannino’
‘San Lorenzo’. Borgo San Lorenzo, Pieve
za iridi. di San Lorenzo, lunetta sopra il portale maggiore. Martelli (in verità non un vero ‘San Gio-
Tipica di Donatello, nel ‘San Lorenzo’ di vannino’, ma un ‘San Giovanni’ adole-
Borgo, è la forma complessiva degli oc- scente, figg. 103 e 105),109 al quale il mae-
chi, dove s’impongono lo stacco plastico ri rialzi arcuati dell’epidermide. Questa è stro ha dato dei leggeri tratti di peluria, in
delle palpebre dal bulbo, l’evidenza della la forma che Donatello predilige per tutti linea con la precoce vita selvatica del pro-
caruncola lacrimale e, soprattutto, lo spe- i soggetti maschili non adulti, così come feta. Un’altra è il ‘San Francesco’ al San-
ciale congiungersi delle palpebre in dire- per tutti quelli femminili, dal ‘David’ di to (fig. 118), dove la mancanza completa
zione della tempia, con la palpebra supe- marmo a quello di bronzo (fig. 115), toc- di peli, comprensibile e quasi prevedibile,
riore che scavalca quasi sempre vistosa- cando l’Isacco dell’‘Abramo’ del Campa- è però compensata, sempre in linea con il
mente quella inferiore, e talvolta prosegue nile, o l’‘Arcangelo’ e la ‘Vergine’ Caval- soggetto, da un bellissimo aggrottamento
ancor più all’esterno mediante una bellis- canti (fig. 129), e arrivando poi alla ‘Ma- della fronte, mentre egli esibisce, assorto,
sima cediglia. A tale abitudine Donatello donna’ del Santo di Padova, insieme con il il Crocifisso. Una terza (a dire il vero la
tende già nel ‘David’ marmoreo e nel ‘Sant’Antonio’ (fig. 117), il ‘San Ludovi- più antica di tutte) è infine il ‘San Ludo-
‘San Giorgio’ (figg. 93, 96-97, 123), ma co’ (fig. 162), il ‘San Daniele’ (figg. 107 vico’ di Parte Guelfa, reso ancora più ari-
la sviluppa soprattutto nel ‘San Ludovico’ e 109) e la ‘Santa Giustina’, fino a culmi- stocratico da quelle leggere spruzzate di
di Parte Guelfa (figg. 112, 114, 126) e nel nare nella ‘Giuditta’ (naturalmente senza peli nelle parti più alte delle arcate (figg.
‘David’ bronzeo (fig. 115), e poi ancora Oloferne, che appartiene invece all’altra 112, 114, 126): e tale caso, che a diffe-
nel ‘Sant’Antonio’ e nel ‘San Daniele’ di genia donatelliana di campioni maturi renza dei precedenti si sottrae a una spie-
Padova (figg. 117, 107, 109). della virtù o del vizio, carichi di folti peli gazione ovvia e quasi automatica, serve
In accordo non meno perfetto con tutto lo o di pliche drammatiche nelle arcate degli felicemente a ricordarci che la ‘regola’
svolgimento delle figure monumentali occhi). Conosco tre sole eccezioni a con- stilistica di un maestro è al massimo una
donatelliane sono le sopracciglia del ‘San fermare questa regola dell’assenza di so- prevalenza significativa, nulla di più.
Lorenzo’, completamente prive di peli, pracciglia villose nel Donatello monu-
ma evidenziate da due lievi, squisiti, sicu- mentale dei giovani personaggi maschili. [Saggi] 51
93. Donatello: ‘San Giorgio’ (1416-17 circa) (particolare). 94. Donatello: ‘San Lorenzo’ (particolare).
Firenze, Museo Nazionale del Bargello (da Orsanmichele, Collezione privata.
facciata nord, tabernacolo dell’Arte dei Corazzai).

95. Donatello: ‘San Lorenzo’ (particolare). 96. Donatello: ‘San Giorgio’ (particolare).
52 [Saggi] Collezione privata. Firenze, Museo Nazionale del Bargello.
97. Donatello: ‘San Giorgio’ (particolare). p.e. con il ‘San Ludovico’ di Parte Guelfa 98. Donatello: ‘San Lorenzo’ (particolare).
Firenze, Museo Nazionale del Bargello. Collezione privata.
(figg. 126-127).
Ho già accennato alla fascinosa noncu-
Tornando al ‘San Lorenzo’ di Borgo, che ranza che il ‘San Lorenzo’ riserva ai due gni da sbrigare ha spesso costretto anche
dire poi del naso compiutamente costrui- attributi della palma e del libro. Ma non lui a indulgere al ‘repertorio’ nelle parti di
to, perfettamente diritto e con le narici be- ho ancora detto che la mano destra regge complemento. Naturalmente, però, non
ne in evidenza, o della bocca forbitissima, la palma, rovesciandola sulla spalla corri- tutte le scelte sono ripetitive o meccani-
dalle labbra distintamente profilate e lie- spondente, così come fanno il ‘Santo Ste- che in pari grado.
vemente dischiuse? Il naso richiama alla fano’ nella lunetta in stucco sopra la por- Donatello ha avuto per le cordicelle e per
memoria, tra numerosi esempi, quelli del ta sinistra della Sagrestia Vecchia (la co- le nappe una tendenza così spiccata, che
‘David’ marmoreo, della ‘Vergine’ Caval- siddetta ‘Porta dei Martiri’, fig. 132), e non di rado ha scavalcato ampiamente i li-
canti (fig. 129), del ‘David’ mediceo (fig. poi ancora il ‘Santo Stefano’ e il ‘San Lo- miti della necessità. Nella dalmatica del
115), del ‘Crocifisso’ al Santo di Padova renzo’ nel battente bronzeo sinistro della ‘San Lorenzo’ esse erano in effetti degli
(così come quelli di tutte le figure lignee, medesima porta, in cima (fig. 130). La accessori dovuti, per cui diventa impor-
dal ‘Crocifisso’ di Santa Croce al ‘Batti- mano sinistra del ‘San Lorenzo’ di Bor- tante in primo luogo verificarne la forma.
sta’ dei Frari veneziani, dalla ‘Maddale- go, a sua volta, sostiene il libro dal basso E le corde donatelliane, di qualunque ca-
na’ del Battistero fiorentino al ‘Crocifis- senza impugnarlo veramente, come può libro, sono sempre costruite con segni
so’ dei Servi padovani). E la bocca, molto invece accadere in altri momenti del cor- obliqui paralleli, costanti da un capo al-
simile a quelle del ‘David’ marmoreo, del pus donatelliano, tra cui proprio i due l’altro, proprio come nel ‘San Lorenzo’.
‘San Giorgio’ (figg. 93, 96-97, 123) o del ‘Santi martiri’ della lunetta in stucco ap- Spesso queste corde mettono perfetta-
‘San Ludovico’ di Parte Guelfa (figg. pena ricordata (fig. 132): ma con ciò il mente insieme realtà e rappresentazione,
112, 114, 126), è quasi sovrapponibile a nostro busto partecipa a quella prassi at- e sono dunque ritratte nella loro funzione
quella della ‘Vergine’ Cavalcanti (fig. titudinale – ancora più frequente nel me- propria. Non tutte, però, sono assoluta-
129) o a quella del ‘David’ bronzeo (fig. desimo corpus – che va dal ‘San Marco’ mente irrinunciabili come nel ‘San Lo-
115). Meno ampio è il ventaglio dei ri- di Orsanmichele alla ‘Vergine’ Cavalcan- renzo’, o come quelle che legano alla co-
scontri per le orecchie, giacché non pochi ti e al ‘Sant’Antonio’ di Padova (figg. lonna del martirio il ‘San Sebastiano’ in
tra i più celebri soggetti donatelliani le na- 133-135). bronzo al Musée Jacquemart-André di
scondono completamente sotto i capelli, e Passando dall’aspetto del santo al suo ab- Parigi, oppure quelle degli archi dei due
giacché poi, fra le tante altre che ha co- bigliamento e agli attributi, cioè al mondo saettatori nella stessa scenetta (fig.
munque realizzato, lo scultore si è sbiz- dell’ornato, succede che i riscontri, se 138).110 Ci sono, infatti, anche corde che
zarrito a farle sempre diverse, anche per l’attribuzione funziona, possono allargar- Donatello preferisce sostituire alle tenie e
figure dello stesso sesso e della stessa età, si a macchia d’olio, poiché, per quanto ai nastri, stringendo con esse le chiome
soprattutto nel grado di finitura. Cionono- Donatello sia stato copiosissimo e sempre
stante, un rapporto diretto si può istituire nuovo d’invenzioni, la massa degli impe- [Saggi] 53
99. Donatello: testa del ‘Battista’ (1420). Firenze, Museo 100. Donatello: ‘San Lorenzo’ (particolare).
dell’Opera del Duomo (dal Campanile di Giotto, facciata ovest). Collezione privata.

101. Donatello: testa del ‘Battista’. 102. Donatello: ‘San Lorenzo’ (particolare).
54 [Saggi] Firenze, Museo dell’Opera del Duomo. Collezione privata.
103. Donatello: ‘San Giovanni Battista’ di casa Martelli (1442 circa) 104. Donatello: ‘San Lorenzo’ (particolare).
(particolare). Firenze, Museo Nazionale del Bargello. Collezione privata.

105. Donatello: ‘San Giovanni Battista’ di casa Martelli 106. Donatello: ‘San Lorenzo’ (particolare).
(particolare). Firenze, Museo Nazionale del Bargello. Collezione privata. [Saggi] 55
dei due ‘Spiritelli’ André e dell’‘Amore- del Battistero fiorentino (fig. 143); oppu- In questo dettaglio è come se Donatello
Attis’ (figg. 136, 145), e perfino alle co- re nel cappello del ‘David’ bronzeo (fig. avesse nascosto, almeno a mio avviso, la
rone di spine, come nel ‘Crocifisso’ bron- 144); oppure nella dalmatica del ‘San sua firma. Nelle singole figure donatel-
zeo di Padova, dove la corda avvolge pu- Daniele’ di Padova (fig. 142). Qui, però, liane – intere o parziali, uomini o anima-
re i fianchi per assicurarvi il perizoma a noi importa specialmente quando av- li –, anche quelle che l’iconografia obbli-
(fig. 137).111 Ma abbandonando e subli- viene che nappe o fiocchi così concepiti ga di più a stare in posa, s’insinua sempre
mando del tutto la sua natura originaria, non pendono da cuscini o da cappelli o da un elemento di distrazione o di ‘turbati-
la fune diventa in Donatello anche un mo- nastri, bensì da cordicelle, creando con va’, capace di far vivere l’immagine ben
tivo ornamentale degli oggetti rappresen- esse degli insiemi analoghi a quelli del oltre l’istante cui la rappresentazione ha
tati, finzione nella finzione, utile a occu- ‘San Lorenzo’ di Borgo non solo nel di- dovuto limitarla, e dunque di trasformare
pare profilature di cornici, modanature, segno, ma anche nel modellato, nelle l’individuo in ‘storia’. In certi casi la cau-
tori: come alla radice e al culmine del no- sprezzature, nei chiaroscuri plastici: gli sa del disturbo è fuori dalla figura, che
do del pastorale del ‘San Ludovico’ di stessi effetti, insomma, che si vedono sul- perciò si estrania dall’osservatore, spiaz-
Parte Guelfa (fig. 140); o tutt’intorno alla la schiena dell’‘Amore-Attis’, dove fra le zandolo, e costringendolo a inseguire an-
lastra funeraria di papa Martino V in La- alucce scende una funicella dal capo, an- che lui quella causa: come nell’‘Abramo’
terano, o nei due archi che circondano il cora dorata in buona parte (fig. 145); o del Campanile di Giotto, sorpreso dal-
capo e i piedi del defunto in questa stessa nella ‘Giuditta’, dove il piede destro del- l’angelo del racconto biblico; o come ne-
opera (dove le cordicelle, facendosi anche l’eroina preme sulla coscia sinistra di gli ‘Spiritelli’ André, ancora rivolti allo
decorazione delle vesti liturgiche, borda- Oloferne scompigliando il gonnellino di spazio della Cupola di Brunelleschi, dal
no in alto e in basso i polsini della dalma- costui e la sua strana chiusura a lacci e quale sono (erano) appena planati sul cor-
tica, fig. 139); o nella cimasa del pluteo nappe (fig. 147).112 nicione della “Cantoria” di Luca della
del ‘San Matteo’ nella Sagrestia Vecchia; Il modo apparentemente casuale e inav- Robbia; o come in molti rilievi di ‘Ma-
o tutt’intorno al pomolo della spada del vertito con cui quest’ultimi lacci e nappe donne col Bambino’, nei quali sia il figlio
‘Gattamelata’ (fig. 141). scappano al controllo del generale assiro sia talora la madre reagiscono indulgenti
Una trafila analoga di verifiche si po- che soccombe all’assalto coraggioso della o incuriositi o spaventati a qualcosa che
trebbe fare per le nappe, che Donatello vedovella di Betulia ci riporta al cordone sta oltre il loro bordo o la loro cornice
risolve per lo più in mazzetti di fili gene- destro della dalmatica di ‘San Lorenzo’ di (fig. 32). In altri casi la causa del distur-
rantisi ogni volta da un bulbo liscio, co- Borgo, così come si offriva nella sua for- bo è al margine, ma dentro l’immagine
me nel guanciale su cui dorme il gisant ma originaria, non snaturata dalle perdite stessa, e attira lo spettatore mentre il pro-
dell’antipapa Giovanni XXIII all’interno e dai moderni restauri (figg. 8-9, 14-15). tagonista della raffigurazione non se ne

107. Donatello: ‘San Daniele’ (1447-48) (particolare). 108. Donatello: ‘San Lorenzo’ (particolare).
56 [Saggi] Padova, Basilica del Santo, altare maggiore. Collezione privata.
109. Donatello: ‘San Daniele’ (particolare). Oloferne nella ‘Giuditta’ (fig. 147). In 110. Donatello: ‘San Lorenzo’ (particolare).
Padova, Basilica del Santo, altare maggiore. Collezione privata.
queste ripetute improvvisazioni di negli-
cura: così è per i cuscini su cui stanno in genza c’è già un formidabile precorri- dallo spettatore, e rivela nel ‘Santo Stefa-
bilico il ‘San Marco’ di Orsanmichele o il mento della libertà rappresentativa dei no’ la stessa scelta di saldare ben bene al
gruppo della ‘Giuditta’ medicea; o per le marmi di Bernini: e poiché nel ‘San Lo- petto il ramo di palma, tramite un forte
conchiglie su cui scivolano i piedini degli renzo’ la finta disattenzione è nell’abbi- spessore ai bordi (figg. 149-150).113
‘Spiritelli’ bronzei in cima al fonte del gliamento, viene da pensare soprattutto A completare questa mappatura troppo
Battistero di Siena; o per il testone di Go- alle berrette e alle mozzette cardinalizie meticolosa ma forse non inutile del ‘San
lia e la ghirlanda al di sotto, sui quali si di Scipione Borghese. Lorenzo’, i riscontri donatelliani si offro-
arrischia(va) spavaldamente, in vetta a Quando la palma del martirio del ‘San no anche per il volume del Vangelo, la cui
un’alta colonna, il ‘David’ dei Medici; o Lorenzo’ era ancora integra, doveva avere coperta è incisa con mano svelta, e tuttavia
per il serpente in cui sta incespicando un andamento stretto e slanciato, da ramo sicura, a disegnare le borchie angolari del
l’‘Amore-Attis’; o per la palla di cannone ancora chiuso e un po’ acerbo, come Do- piatto. Posto che Donatello ha sempre va-
in equilibrio pericoloso sotto una zampa natello preferisce fare molto spesso. Qui riato le coperte dei suoi libri – dal ‘San
del cavallo del ‘Gattamelata’. Non sempre basti rinviare alla ‘Porta dei Martiri’ della Giovanni Evangelista’ al ‘San Marco’ (fig.
queste fonti di distrazione, pensate per Sagrestia Vecchia di San Lorenzo, dove 133), dalla ‘Vergine’ Cavalcanti (fig. 134)
produrre tuttavia l’effetto contrario (cioè solo la penultima delle venti figure – ab- ai ‘Santi martiri’ in stucco della Sagrestia
un’attrazione accresciuta), sono così mi- binate in dieci coppie – non porta que- Vecchia, dal ‘San Francesco’ al ‘Sant’An-
nacciose. Altre volte, esse servono a inca- st’attributo, per il resto sempre presente in tonio’ di Padova (figg. 135, 155) –, si può
nalare la nostra percezione entro un più tale forma sui due battenti (figg. 130- notare che i grandi bottoni del Vangelo di
innocuo senso di continuità narrativa al di 131). La medesima palma si ritrova nei ‘San Lorenzo’, ben panciuti e quasi emi-
là dell’immagine in sé, così come i lembi ‘Santi Stefano e Lorenzo’ del rilievo cen- sferici, si ritrovano nel libro del ‘San Da-
di fettuccia che scappano dal groviglio tinato in stucco sopra la porta (fig. 132), miano’ in stucco della Sagrestia Vecchia
della ghirlanda e della testa elmata di Go- oppure in opere minori per la devozione (anche qui a occhio di bue: fig. 153), in
lia ai piedi del ‘David’ bronzeo (fig. 148). privata come il ‘Supplizio di San Seba- quello del ‘San Francesco’ (sempre a oc-
In particolare, la dalmatica un po’ trascu- stiano’ André (fig. 138). Il richiamo ai chio di bue: fig. 154) e in quello del ‘San-
rata del ‘San Lorenzo’ è nata dalla stessa ‘Santi Stefano e Lorenzo’ della Sagrestia t’Antonio’ (fig. 155), così come nel cintu-
forza ispiratrice che ha prodotto il perizo- è particolarmente utile, perché consente rone del ‘Gattamelata’ e nei finimenti del
ma del ‘Crocifisso’ padovano del Santo di mettere a paragone con la nostra figure suo cavallo (fig. 151). Borchie angolari
(cinto ai fianchi in modo diseguale e pre- di dimensioni prossime, tutte in materiali
cario, fig. 137) o il gonnellino discinto di plastici e collocate ad analoghe distanze [Saggi] 57
111. Donatello: ‘San Lorenzo’ (particolare).
58 [Saggi] Collezione privata.
112. Donatello: ‘San Ludovico di Tolosa’ (1420-23 circa)
(particolare). Firenze, Opera di Santa Croce
(da Orsanmichele, edicola di Parte Guelfa). [Saggi] 59
113. Donatello: ‘San Lorenzo’ (particolare).
60 [Saggi] Collezione privata.
114. Donatello: ‘San Ludovico di Tolosa’ (particolare).
Firenze, Opera di Santa Croce. [Saggi] 61
115. Donatello: ‘David’ (1435-40 circa) (particolare). re’ di Pisa (al petto e intorno al braccio 116. Donatello: ‘San Lorenzo’ (particolare).
Firenze, Museo Nazionale del Bargello. Collezione privata.
destro); lungo il cerchio inferiore della
tiara di papa Martino V (fig. 163); nei
mistilinee – quasi gigliate – sono sul libro polsini dell’Evangelista nel ‘Calvario’ Cronologia, committenza e fortuna
di preghiere della ‘Vergine’ Cavalcanti Camondo al Louvre (fig. 165).114 E poi an- del ‘San Lorenzo’ donatelliano di Borgo
(fig. 156), ma la sagoma delle borchie del cora, a iosa, nell’Altare di Padova: nella
‘San Lorenzo’ evoca anche i trilobi che in mitria del ‘San Ludovico’ (fig. 162) e nel- Ritengo che la massa di confronti raduna-
questa medesima figura ornano lo scollo la bordatura del suo piviale; nel grande ti e in parte riprodotti fin qui serva non
del mantello, o quelle specie di cuori che colletto e nelle infule del ‘San Prosdoci- solo a restituire al ‘San Lorenzo’ di Borgo
concludono ai quattro angoli il fondo di mo’ (fig. 161); nelle cornicette dei com- il rango che merita di opera pienamente
ciascuna formella degli ‘Spiritelli musi- passi alle spalle di ognuno dei quattro autografa di Donatello, ma anche a deli-
canti’ dell’Altare del Santo (figg. 158- ‘Simboli degli Evangelisti’ (e nei bordi mitarne la cronologia. Sebbene quei ri-
159). Tuttavia non si dà mai, e legittima- delle aureole di tre delle quattro figure); in scontri siano sparsi in quasi tutto il cata-
mente, una corrispondenza perfetta per certe architetture a destra nel ‘Miracolo logo donatelliano entro un arco di circa
questi decori compositi, nei quali un in- del neonato non infante’; nel forziere e in mezzo secolo, le occorrenze più numero-
ventore e creatore senza requie come Do- certe architetture al centro e a destra del se e significative si offrono nel periodo
natello era indotto d’istinto a una sorta di ‘Miracolo del cuore dell’avaro’; nelle cor- compreso tra l’ultimo rientro da Roma
moto perpetuo della variazione. nicette quadrangolari che percorrono il (1433) e la partenza per Padova (1443).
D’altra parte, per singole componenti fondo di ciascuno dei dodici pannelli con Le opere di gran lunga più vicine al ‘San
d’ornato del ‘San Lorenzo’ come i tondi- gli ‘Spiritelli musicanti’ (e in varie altre ri- Lorenzo’, pur nella forte varietà dei loro
ni affossati che intaccano non solo le bor- finiture qua e là di tali pezzi: aureole, scol- generi e formati, sono l’‘Annunciazione’
chie del Vangelo, ma anche l’orlo del pet- li, nastrini, strumenti musicali; figg. 158- Cavalcanti (1433-35 circa), gli stucchi e
torale della dalmatica, il piccolo scollo al 159). Reclamano particolare attenzione le le porte della Sagrestia Vecchia di San
di sopra, l’ampio bordo del colletto sopra due file parallele di tondini intorno alle fa- Lorenzo (1435-42 circa), e il quartetto
la schiena, e le fasce delle maniche ai pol- sce decorative dei polsi, cui ho già accen- omogeneo di bronzi formato dal ‘David’
si, si ha in Donatello un’infinità di riscon- nato per la dalmatica del ‘San Lorenzo’ mediceo, dall’‘Amore-Attis’ e dai due
tri, essendo questi uno dei tic decorativi (fig. 157): le stesse, in pratica, che fregia- ‘Spiritelli’ André (1435-40 circa). Ciò mi
da lui amati di più. Li ritroviamo perciò no i polsi della ‘Vergine’ Cavalcanti (fig. sembra autorizzare una datazione del
nella corazza del ‘San Giorgio’ (nei brac- 156) o l’avambraccio in vista della Vergi- ‘San Lorenzo’ verso il 1440, laddove la
ciali: fig. 160); in quella del ‘San Rosso- ne entro il tondo in bronzo dorato della mia scelta di una cifra tonda è un espe-
raccolta d’Austria-Este al Kunsthistori- diente convenzionale volto a dichiarare la
62 [Saggi] sches Museum di Vienna (fig. 164). rinuncia a certezze assolute.
Un anno o due prima o dopo il 1440 non benemerito come fondatore di due ricche edifici a ridosso dell’abside sono stati ab-
cambiano nulla, del resto, nelle ipotesi cappellanie perpetue (una di San Niccolò, battuti (fig. 166). Secondo gli studi più re-
che si possono avanzare, allo stato attuale presso l’altare di San Zanobi, e l’altra di centi sulla Pieve, da tale varco si accedeva
delle conoscenze, circa il committente del Sant’Agnese, presso l’altare della Vergi- all’appartamento del pievano (che dovette
‘San Lorenzo’. La prima persona che af- ne).118 Quanto al suo ruolo presso la Pieve quindi essere realizzato o rimodernato in-
fiora al pensiero – a causa della destina- di San Lorenzo, voluto da papa Eugenio sieme alla Sagrestia, dall’altra parte della
zione dell’opera alla facciata della Pieve IV con due bolle emesse da Bologna il 5 e tribuna).124 La sagoma ovale dello scudo,
di Borgo – è il pievano di turno in quel il 10 ottobre 1437,119 è estremamente si- appuntata in basso, e le foglie carnose an-
lasso di tempo. Le perdite archivistiche gnificativo che l’Ugolini sia l’unico retto- cora tardogotiche che avvolgono il partito,
che ho lamentato più volte per la Pieve re del Quattrocento attestato nella chiesa non si potrebbero desiderare più adatte per
nelle pagine precedenti sembrano aver romanica come promotore di un interven- una cronologia sul 1437 o poco oltre.
impedito finora una cronotassi precisa di to artistico di rilievo, quale fu la costru- Niente di più facile che Donatello, negli
quanti ne ricoprirono la carica di rettore zione o ricostruzione della Sagrestia (poi anni del maggior servizio da lui prestato
durante il Quattrocento:115 personaggi, co- demolita, l’ho già detto, nel 1932-33):120 il per l’arredo interno del Duomo fiorentino
storo, estratti perlopiù dalle nobili file dei Libro di ricordi cinquecentesco della Pie- (la “Cantoria”, la grande vetrata tonda
canonici di Santa Maria del Fiore a Firen- ve annota infatti che “fu detta sagrestia con l’‘Incoronazione della Vergine’, i due
ze,116 o da quelle dei funzionari della Cu- fatta da un piovano degli Ugolini, sì come ‘Spiritelli’ bronzei per la “Cantoria” di
ria pontificia. Tra gli ultimi si possono in- manifesta l’arme posta nei capitelli della Luca della Robbia, i progetti poi non mes-
contrare figure del rango di Carlo Strozzi volta”;121 e non si hanno notizie di altri an- si in atto per le porte bronzee delle due
(† 1449), figlio del celebre Palla e cubi- tichi pievani di Borgo con tale cognome.122 Sagrestie e per due altari marmorei nella
culario di papa Niccolò V, o di Leon Bat- D’altronde, l’unica figura araldica del tribuna di San Zanobi), venisse tempora-
tista Alberti (pievano – ovviamente non Quattrocento che ritrovo oggi in chiesa, neamente impiegato da uno dei canonici
residente – dal dicembre 1449 forse sino uno scudo in pietra, appartiene proprio in maggior vista per un lavoro esterno ma
alla morte, nell’aprile 1472).117 È certo, agli Ugolini di Firenze, del quartiere di poco gravoso come quello di Borgo. E
comunque, che nei tardi anni trenta era a Santo Spirito, e del gonfalone Ferza: la fa- tuttavia i contatti tra l’Ugolini e Donatel-
capo della Pieve di Borgo il fiorentino Ja- miglia di Jacopo.123 Essa è nella tribuna lo potevano andare assai ben oltre il Duo-
copo di Giovanni Ugolini († 29 agosto presbiteriale, in cornu Epistulæ, dove fre- mo fiorentino, e rimontare ben prima del
1451), canonico della Cattedrale, dove fu gia in alto la mostra di una porta che è sta- 1440, dal momento che l’Ugolini, così co-
variamente attivo, e verso la quale si rese ta tamponata quando nel 1932-33 tutti gli me altri canonici di Santa Maria del Fiore

117. Donatello: ‘Sant’Antonio’ (particolare). 118. Donatello: ‘San Francesco’ (1447-48) (particolare).
Padova, Basilica del Santo, altare maggiore. Padova, Basilica del Santo, altare maggiore. [Saggi] 63
.
119. Donatello: ‘San Ludovico di Tolosa’ (particolare).
64 [Saggi] Firenze, Opera di Santa Croce.
120. Donatello: ‘San Lorenzo’ (particolare). 121. Donatello: Edicola di Parte Guelfa (1420-22 circa)
Collezione privata. (particolare). Firenze, Orsanmichele, facciata est. [Saggi] 65
122. Donatello: ‘San Marco’ (1411 - circa 1413) vizio dei padri anche dopo la caduta del 123. Donatello: ‘San Giorgio’ (particolare).
(particolare). Firenze, Museo di Orsanmichele Firenze, Museo Nazionale del Bargello.
(dalla facciata sud, tabernacolo dell’Arte dei Linaioli). Cossa.128 Tra i personaggi curiali cui fu le-
gato di più, spicca Alamanno degli Adi- Curia, cioè come canonico fiorentino
nel Quattrocento, e come altri pievani di mari, “cardinale di Pisa”, del quale fu se- (quaranta), canonico di Volterra (venti),
Borgo (abbiamo già visto Carlo Strozzi e gretario e procuratore, accompagnandolo parroco di Sant’Agnese in Agone a Roma
l’Alberti), fu soprattutto un assiduo fun- tra l’altro in Catalogna e Aragona nel (quaranta) e priore di Santa Maria in Po-
zionario della Curia pontificia, attivo per 1418-19 per la risoluzione dello scisma polano, poco a nord di Marradi (cento).132
quarantacinque anni o poco più.125 Di vol- dell’antipapa Benedetto XIII.129 Un altro Purtroppo la Pieve di Borgo non è ricor-
ta in volta abbreviatore, scrittore, segreta- importante rapporto di fiducia, testimo- data nel testamento dell’Ugolini (ottobre
rio e tassatore all’interno della Cancelle- niato in specie da alcune lettere di Am- 1445), perché verosimilmente egli lo det-
ria, e chierico del Sacro Collegio, era in brogio Traversari (1432), Ugolini lo ebbe tò quando doveva aver lasciato l’incarico
carriera almeno dal 1405, aveva lavorato con Branda Castiglioni, “cardinale di Pia- da qualche tempo: forse nel 1443, al mo-
per Innocenzo VII, per Giovanni XXIII e cenza”.130 Fu proprio nella “consideracio- mento di ridiscendere a Roma con papa
per Martino V, e continuò a prestare ser- ne venerabilis fratris nostri Brande epi- Eugenio.133
vizio per Eugenio IV, al seguito del quale scopi Portuensis, pro te [Jacopo], dilecto Allorché il ‘San Lorenzo’ di Borgo fu rea-
rientrò nel 1434 a Firenze e ridiscese a Ro- familiari suo, nobis supra hoc humiliter lizzato, Jacopo Ugolini partecipava dun-
ma nel 1443, e poi ancora per Niccolò V, supplicantis”, che papa Eugenio IV, nel- que intensamente, nella doppia veste di
facendo ritorno stabile nella propria città l’ottobre 1437, conferì all’Ugolini la pie- chierico fiorentino e romano, agli anni
solo alcuni mesi prima di morire nel vania di Borgo San Lorenzo, rimasta va- straordinari della corte papale a Firenze e
1451.126 Sempre fin dal 1405 almeno, l’U- cante per la morte del mugellese ser Piero del Concilio d’unione delle due Chiese.134
golini si era recato più volte in missione di Filippo da Lutiano, “qui extra Roma- E non sembra affatto casuale che egli, pur
amministrativa e diplomatica oltr’Alpe, nam curiam diem clausit extremum”.131 non risiedendo a Borgo, così come non
viaggiando in Francia, in Inghilterra, nel Dai documenti di nomina si apprende, fra avrebbero risieduto altri pievani subito
Sacro Romano Impero e in Spagna.127 E le altre cose, che la rendita di Borgo am- dopo di lui, fosse l’unico tra di loro a go-
con Giovanni XXIII era stato al Concilio montava allora a centottanta fiorini aurei dere la sua prebenda da Firenze anziché
di Costanza (1414-15), rimanendo al ser- di Camera, i quali, nel caso di Ugolini, si da Roma, il che spiega perché fu anche
sarebbero sommati ai duecento che già gli l’unico a lasciare un segno forte del suo
66 [Saggi] spettavano per altre cariche fuori della passaggio con il rifacimento della Sagre-
124. Donatello: ‘San Lorenzo’ (particolare).
Collezione privata. [Saggi] 67
stia.135 Aggiungere a questa commissione l’opera di Donatello negli anni venti e tesse a qualche artista di trarne ispirazio-
quella del busto di San Lorenzo era un’i- trenta del Quattrocento. ne. Solo così si spiega, per esempio, il bu-
niziativa quanto mai facile. E rivolgersi a Accanto alla pista Ugolini, non va però sto fittile di San Lorenzo conservato oggi
Donatello doveva sembrare la scelta più comunque esclusa a priori per il ‘San Lo- nel Museo dell’Opera del Duomo a Prato,
ovvia, da parte di colui che aveva servito renzo’ quella dei Medici, principali com- dove è pervenuto nel secolo scorso dalla
l’(anti)papa del mausoleo donatelliano mittenti fiorentini di Donatello insieme chiesa di San Lorenzo a Pizzidimonte
nel Battistero fiorentino; che si era trova- all’Opera del Duomo, soprattutto negli (figg. 167-170). Le prime, fugaci catalo-
to in Vaticano quando Donatello vi aveva anni trenta maturi. Originari del Mugello, gazioni di quest’opera sono andate in di-
compiuto l’altare eucaristico per la Ca- Giovanni di Bicci e i suoi discendenti ri- rezione di Nanni di Bartolo nel decennio
pella parva di Eugenio IV (1432-33); che masero notoriamente sempre impegnati in 1430-40 o verso il 1450:138 e sebbene in
era stato stretto compagno di lavoro del quest’area come grossi proprietari fondia- realtà non si possa sottoscrivere non solo
milanese Giovanni Crivelli († 1432), “lit- ri, costruttori e committenti. E, dopotutto, un’assegnazione secca, ma neppure un ri-
terarum apostolicarum scriptor et abbre- la Pieve e il suo Borgo erano intitolati a ferimento più esteso all’ambito del Rosso,
viator”, come recita l’epigrafe intorno al- uno dei santi patroni della casa. In parti- questa lettura in chiave indirettamente do-
la sua lastra funeraria in Santa Maria in colare, negli anni trenta il nome del glo- natelliana si è allontanata dal vero assai
meno di quanto non abbia fatto una suc-
cessiva attribuzione alla bottega di Desi-
derio da Settignano nel decennio 1450-
60.139 Costruita tutta sull’equivoco fre-
quente tra genere e stile, la soluzione
desideriana si è appellata al cosiddetto
‘San Lorenzo’ della Sagrestia Vecchia di
San Lorenzo a Firenze (fig. 11), invocato
come termine primario di paragone (e di
attrazione), quando invece tra le due terra-
cotte non sussiste la benché minima affi-
nità di processo esecutivo. Il nesso icono-
grafico, d’altronde, è appena meno incon-
sistente, e si esaurisce nel semplice fatto
di risolvere ogni volta la rappresentazione
di un giovane diacono nella forma di un
busto fittile. Tale compito è stato affronta-
to da Desiderio recidendo di netto la figu-
ra al di sopra dei gomiti, ed escludendo,
con gli avambracci e con le mani, ogni
traccia di attributo: già questo crea uno
scarto dirimente rispetto al busto pratese,
o dovrebbe crearlo, anche e soprattutto
agli occhi di chi, come quasi tutti gli stu-
diosi fino a oggi, ha sposato la vecchia
125. Donatello: ‘San Lorenzo’ (particolare). rioso arcidiacono di papa Sisto II spettava idea ricevuta che la terracotta della Sagre-
Collezione privata.
al fratello minore (e unico) di Cosimo il stia Vecchia sia l’effigie di un santo, anzi,
Aracœli, fattagli sempre da Donatello;136 e Vecchio, quel Lorenzo il Vecchio che sa- proprio di Lorenzo.
che adesso a Firenze, oltre ai lavori dona- rebbe stato il capostipite del ramo divenu- Piuttosto che insistere sulle differenze fin
telliani per il Duomo, doveva certamente to granducale nel Cinquecento, e che fino troppo flagranti con il presunto ‘San Lo-
sapere della commissione in corso per il alla morte precoce fu molto attivo come renzo’ di Desiderio, conviene però soffer-
sepolcro di papa Martino V in Laterano. patrocinatore artistico in solidum con Co- marsi positivamente sui tanti fili che col-
Se a questa lista di opere si aggiungono la simo, anche se la fama di quest’ultimo ha legano il vero ‘San Lorenzo’ di Prato a
tomba napoletana di Rinaldo Brancaccio, poi completamente appannato la memoria quello di Borgo, e che permettono di rav-
cardinale di Giovanni XXIII proprio co- delle azioni congiunte. Niente di più age- visare in quest’ultimo un precedente in-
me Alamanno degli Adimari e Branda Ca- vole, dunque, anche per i Medici, che sopprimibile dell’altro. Le due figure
stiglioni, e quella a Montepulciano per distogliere per breve tempo Donatello, a hanno le stesse misure assolute, e dunque
Bartolomeo Aragazzi, uomo anche lui di causa del ‘San Lorenzo’ di Borgo, dai la- anche le stesse proporzioni interne, visto
Giovanni XXIII e poi “apud Martinum vori di ornamentazione di quella Sagrestia che sono tagliate alla stessa maniera e
Quintum pontificem maximum consilio- Vecchia di San Lorenzo a Firenze nella provviste ciascuna di una ciambella infe-
rum omnium particeps” (per sintetizzare quale Lorenzo il Vecchio avrebbe presto riore sul davanti, nata insieme col resto.140
anche qui un intero cursus honorum sulla trovato riposo, nel 1440.137 Anche a tergo i due busti sono confronta-
scorta di un epitaffio), si capisce come il Posto come fu in una sede geografica- bili (figg. 6 e 168), perché in entrambi
busto di San Lorenzo si ambienti perfetta- mente defilata, il ‘San Lorenzo’ non poté manca qui la prosecuzione della ciambel-
mente entro quella formidabile saldatura partecipare alla fortuna dirompente di la, ragion per cui la schiena, lavorata più
tra Firenze e la Curia pontificia che formò molte altre opere di Donatello. Cionono- sommariamente che il davanti, rimane
in pratica l’humus socio-culturale di tutta stante è verosimile che un disegno, un aperta in basso.141 Come nel ‘San Loren-
modello o un altro testimone visivo auto- zo’ di Borgo, in quello di Prato la ciam-
68 [Saggi] grafo rimasto in bottega a Firenze permet- bella sembra coordinata con una sobria
126. Donatello: ‘San Ludovico di Tolosa’ (particolare). 127. Donatello: ‘San Lorenzo’ (particolare).
Firenze, Opera di Santa Croce. Collezione privata.

128. Donatello: ‘San Lorenzo’ (particolare). 129. Donatello: ‘Annunciazione’, pala del soppresso Altare
Collezione privata. Cavalcanti (1433-35 circa) (particolare). Firenze, Santa Croce. [Saggi] 69
correzione ottica della modellazione, in
funzione di una prospettiva dal basso: il
busto, quindi, dovette esser fatto anch’es-
so per stare entro una lunetta sovrapporta,
forse al chiuso dell’edificio (a giudicare
dall’assenza di danni imputabili a intem-
perie secolari), sebbene le più antiche
menzioni che ho rintracciato negli inven-
tari storici di San Lorenzo a Pizzidimonte
non siano di grande aiuto in tal senso, per-
ché si limitano a segnalare l’opera, più di
due e di tre secoli dopo la sua realizzazio-
ne (1695, 1761, 1762, 1766, 1767), prima
in chiesa e poi nella “Sagrestia Vecchia”,
senza specificare ulteriormente.142
Ancora, nei ‘Santi Lorenzi’ di Borgo e di
Prato è identica la distribuzione degli at-
tributi del ramo di palma e del libro, e
quasi identica la maniera di sorreggerli:
tuttavia il ramo si è perduto a Prato ancor
più che nell’esemplare di Borgo, per cui
ne rimangono solo il picciòlo fra l’anula-
re, il medio e l’indice destri del diacono,
e poi il vuoto che l’estremità superiore del
pennacchio, cadendo, ha lasciato tra il ri-
svolto destro del colletto e i cordoni che
ne fuoriescono.143 Due indizi minuti, ma
tutt’altro che insignificanti, offerti dal
‘San Lorenzo’ pratese sono infine nella
scioltezza con cui le due nappe inferiori
del cordone sinistro si sfrangiano cadendo
sul libro (fig. 170), e nell’allungarsi sotti-
le di un ciuffetto di capelli su ciascuna
guancia, senza alcuna coerenza con la
massa rimanente intorno alla tonsura (fig.
169): segni che l’autore ha prestato atten-
zione anche a questi dettagli di Donatello.
Tutto ciò detto, l’esito complessivamente
assai poco donatelliano dell’opera – non
solo nella qualità – mi trattiene dal dare al
maestro di Pizzidimonte, a me altrimenti
ignoto (e attivo, stimerei, verso il 1450),
un’etichetta di bottega, quale che sia.
Ci si potrebbe domandare, con più di
un’evidente ragione, se l’accostamento a
Nanni di Bartolo da cui la bibliografia sul
‘San Lorenzo’ di Prato ha preso le mosse
circa vent’anni fa non sia stato in qualche
modo condizionato dal fatto che un altro
busto toscano quattrocentesco dell’arci-
diacono martire ha recato sin dal 1992, e
reca tuttora, un’attribuzione diretta, e in-
sistente, a quello scultore. Mi riferisco al
‘San Lorenzo’ ligneo del Museo della Ba-
silica di Santa Maria delle Grazie a San
Giovanni Valdarno (figg. 171-172), ma
proveniente dalla vicina chiesa di San Lo-
renzo, alla quale pare sia stato donato nel
1784 dal vescovo Ranieri Mancini, titola-
re della diocesi in cui rientra San Giovan-

130-131. Donatello: ‘Porta dei Martiri’ (1440-42 circa)


(particolari). Firenze, San Lorenzo, Sagrestia Vecchia,
in cornu Evangelii.
132. Donatello: ‘Santo Stefano e San Lorenzo’
(1435-40 circa). Firenze, San Lorenzo,
Sagrestia Vecchia, vano sopra la ‘Porta dei Martiri’. [Saggi] 71
133. Donatello: ‘San Marco’ (particolare). Il primo abbozzo di catalogazione del 134. Donatello: ‘Annunciazione’ (particolare).
Firenze, Museo di Orsanmichele. Firenze, Santa Croce.
‘San Lorenzo’ di San Giovanni Valdarno
ni Valdarno, cioè Fiesole.144 La figura, di appare nella didascalia della foto che ne 1430”.150 È questa, in qualche misura, la
grandezza un po’ inferiore al vero,145 è sta- fu scattata intorno al 1890 dai Fratelli Ali- voce che ha aperto la strada a un sorpren-
ta sin dall’origine dorata a guazzo nei ca- nari: che sia sortita o no da un giudizio dente articolo monografico di Fabrizia
pelli e nella dalmatica, e argentata negli meditato, la datazione al “XVI secolo” al Landi, dedicato nel 1992 alla memoria di
incarnati, in modo da dare quasi l’impres- di sotto dell’immagine si discosta dal ber- Ugo Procacci, e fondato, a dire dell’autri-
sione di un prezioso oggetto di oreficeria: saglio assai meno di quanto non abbia ce, sul consenso di questo studioso e so-
talvolta, difatti, è stata definita erronea- fatto gran parte della bibliografia poste- printendente, morto un anno prima. Qua-
mente un “busto-reliquiario”.146 A un cer- riore, quasi tutta orientata sul primo Quat- si non si vorrebbe credere a tale testimo-
to punto della sua esistenza (forse all’e- trocento, senza mai rendersi conto del va- nianza, accettando, con essa, che la com-
poca del dono Mancini) la doratura e l’ar- lore sovversivo insito in una così drastica petenza di Procacci abbia guidato la Lan-
gentatura antiche, verosimilmente sciupa- anticipazione di una figura tagliata e pan- di nell’idea visionaria di assegnare il ‘San
te, sono state ripristinate mediante una neggiata come questa, ornata come questa Lorenzo’ a Nanni di Bartolo tra il 1419 e
nuova applicazione preventiva di gesso e nella sua veste liturgica, e accorpata com’è il 1423. Vero o strumentalizzato che sia,
bolo sugli strati antichi, e ciò ha compor- questa con la sua base poligonale a doppia solo l’avallo di Procacci può spiegare
tato in primo luogo un ispessimento e ot- modanatura. l’ancora più incredibile fortuna mietuta
tundimento diffuso del modellato (insie- Lo sbandamento cronologico sembra es- finora dall’attribuzione al Rosso nell’am-
me alla cancellazione di ogni traccia del sere cominciato nel 1904 con Giovanni biente dei funzionari di Soprintendenza,
ramo di palma che doveva salire dalla ma- Magherini Graziani, il quale pensava per dei conservatori di museo e degli autori di
no destra verso la spalla corrispondente), il ‘San Lorenzo’, sia pure con circospe- guide.151 Contro questo contagio, a poco
e poi, con l’avariarsi progressivo dell’ar- zione, a Donatello in persona.148 Il succes- sono servite, forse perché apparse margi-
gento, uno sgradevole iscurimento della sivo parere, espresso nel 1959 da Luciano nalmente e senza accennare a una solu-
testa, del collo e delle mani.147 Forse sono Berti, risulta oggi tra i meno incauti, per- zione alternativa, le prese di distanza co-
state queste particolari vicende conserva- ché optava a favore di un “seguace di Do- munque inequivocabili espresse da due
tive a ingenerare i pesanti equivoci di let- natello”, “almeno dopo la metà del seco- conoscitori della materia come Luciano
tura storica ai quali mi pare che l’opera lo”.149 Per una datazione forse ancora più Bellosi e Massimo Ferretti.152
sia tuttora sottoposta. alta di quella di Magherini Graziani si è Il ‘San Lorenzo’ di San Giovanni Valdar-
pronunciato nel 1986 Mario Bucci, cre- no è talmente irreconciliabile con Nanni
dendo il ‘San Lorenzo’ “molto vicino al di Bartolo, che davvero sembra ozioso di-
72 [Saggi] Ghiberti”, e “forse del decennio 1420- lungarsi su questo punto. Non solo non
135. Donatello: ‘Sant’Antonio’ (particolare).
Padova, Basilica del Santo, altare maggiore. [Saggi] 73
torna nulla con il suo stile personale, ma re qui la sua opera (fig. 173) a confronto zo’ donatelliano, ha usurpato in almeno
soprattutto non si riesce a spiegare a date con il ‘San Lorenzo’ ligneo, così da sug- due ruoli il posto che spettava a Donatel-
così precoci una raffigurazione come gerire il comune stile dell’epoca. Di più lo (il ruolo cronologico e quello tipologi-
questa, che, di buona qualità senza essere sul busto di San Giovanni Valdarno non co), le cose si sono chiarite parzialmente,
però un capolavoro, mostra ormai il sog- mi sento di almanaccare: ma confido che recuperando la correttezza attributiva al-
getto, provvisto di braccia e di maniche il mio nuovo inquadramento serva come meno sul fronte di Desiderio. A quel pun-
abbondanti, perfettamente a proprio agio base di partenza per chi vorrà andare un to, però, il merito dell’apripista è andato
nell’assettarsi sull’alta base che lo sostie- giorno alla ricerca di una bottega – se non paradossalmente al busto più tardo di tut-
ne. Tale impressione di Rinascimento or- di una personalità – specifica. ti, il ‘San Lorenzo’ di San Giovanni Val-
mai ben svolto si rafforza davanti alle mo- È sintomatico che in tempi recenti il ‘San darno, mentre il ‘San Lorenzo’ di Pizzidi-
danature della stessa base, sobrie ma si- Lorenzo’ di San Giovanni Valdarno sia monte, per il quale sarebbe stata ed è più
cure nel loro fluido aggettare tutt’intorno entrato anche nella bibliografia sul prete- che sufficiente la precedenza del solo Do-
al prisma ottagonale: soluzione possibi- so ‘San Lorenzo’ di Desiderio (fig. 11), natello, è stato ricollocato scorrettamente
le, a un livello tanto corrente e quasi ‘di- ovviamente come suo antefatto, sulla scia al seguito di Desiderio. Volendo schema-
vulgativo’, solo assai dopo la rifondazio- dell’attribuzione tanto diffusa a Nanni di tizzare questo processo critico mediante

136. Donatello: ‘Spiritello portacero’ (1436-38 circa)


(particolare). Parigi, Musée Jacquemart-André
(dalla “Cantoria” di Luca della Robbia
già in Santa Maria del Fiore a Firenze).

ne brunelleschiana del linguaggio archi-


tettonico. Il drappeggio della dalmatica
non è meno evoluto nella sua generosità
tuttavia sotto controllo, e tale da presup-
porre il ‘San Lorenzo’ di Borgo come mo-
dello neppure recente, ma ormai compiu-
tamente metabolizzato.153 Sebbene l’incu-
pimento delle superfici non consenta una
lettura franca e sicura degli incarnati, la
delicatezza del volto e delle mani, e il
vezzo dei mignoli un po’ spiccati e incur- 137. Donatello: Crocifisso (1443/44-1448/49) l’uso di un numero per ogni opera, indi-
(particolare). Padova, Basilica del Santo,
vati, parlano infine di un legnaiolo della altare maggiore (dall’antico tramezzo). cativo della sua posizione cronologica più
stessa generazione se non un po’ più gio- verosimile (Donatello, Pizzidimonte, De-
vane di Benedetto da Maiano, attivo ver- Bartolo.155 Questo ulteriore equivoco, in- siderio, San Giovanni Valdarno), si po-
so lo scadere del Quattrocento. E poiché sieme a ciò che ho riferito sinora sulla trebbe dire che fino a oggi l’ordine da 1 a
Benedetto, assai più che semplice le- fortuna delle due opere e su quella del 4 è stato recepito a ritroso, a causa della
gnaiolo, è autore, tra molte cose, di una ‘San Lorenzo’ di Pizzidimonte, rivela scomparsa del ‘San Lorenzo’ donatelliano
mezza figura di ‘San Lorenzo’ in terra- quale capovolgimento di rapporti storici e della datazione delle due copie di Borgo
cotta invetriata, fatta nel 1496 per fungere abbia prodotto, nell’ultimo secolo e mez- tra Quattro e Cinquecento, ottenendo
da sovrapporta al pari del ‘San Lorenzo’ zo all’incirca, l’assenza del ‘San Loren- dunque la sequenza 4-3-2-1.
donatelliano,154 ne approfitto per riprodur- zo’ di Borgo dall’orizzonte degli studiosi. Vero è, nondimeno, che il n. 3, cioè il pre-
Dopo che in una prima e lunga fase il bu- sunto ‘San Lorenzo’ di Desiderio, non ap-
74 [Saggi] sto di Desiderio, preso per un ‘San Loren- partiene neppure a questa vicenda, per-
138. Donatello: ‘Supplizio di San Sebastiano’
(1450-52 circa). Parigi, Musée Jacquemart-André. [Saggi] 75
ché, come ho accennato nelle prime pagi- la Manoscritti della Biblioteca Nazionale Centrale 1) F. Caglioti, Il ‘San Giovannino’ mediceo di Mi-
ne del mio contributo, è il ritratto di un (BNCF), l’Ufficio Catalogo delle Soprintendenze chelangelo, da Firenze a Úbeda, in ‘Prospettiva’,
(UCSSF); nel ringraziare per la loro disponibilità 145, 2012, pp. 2-81.
giovane diacono contemporaneo dell’arti- tutti i funzionari cui mi sono rivolto, ricordo spe- 2) Per la datazione della foto si veda oltre, testo e
sta, e a lui noto di persona, ossia, con tut- cialmente Rossella Tarchi (AAF), Marilena Tamas- nota 28. Il riferimento “F 399” che essa presenta sul
ta verosimiglianza, il cardinale Jacopo del sia e Stefano Tasselli (AFEB e ASEB). Sono inoltre davanti in basso a sinistra, per due volte (in nero al-
riconoscente ad Alexandra Hanzl, vicedirettrice la diritta, e in bianco alla rovescia), è il numero pro-
Portogallo. Tale conclusione, che covavo delle collezioni artistiche dei Principi del Liechten- gressivo che spettava allora al ‘San Lorenzo’ negli
da anni per molti e vari motivi, è stata stein, per avermi inviato i dati d’inventario e le fo- inventari Liechtenstein (oltre, testo a p. 28). Nel-
sempre più chiarita e rafforzata proprio da to d’archivio del ‘San Lorenzo’ già in quelle rac- l’ambito del processo di schedatura informatica e
colte, autorizzandomi a utilizzare tali materiali. digitalizzazione della fototeca del Bargello avviato
questo studio sul Donatello di Borgo e Con aiuti simili mi sono gentilmente venuti incon- nel 2013 dall’Associazione degli Amici del museo
sull’immagine di San Lorenzo nella scul- tro, nei miei sopralluoghi presso le loro sedi, Mi- insieme alla Fondazione Memofonte, la foto ha ot-
tura fiorentina del Quattrocento. Ma, per chela Martini, direttrice del Museo della Basilica di tenuto il numero progressivo 15337.
non annoiare il lettore ancora oltre, con- Santa Maria della Grazie a San Giovanni Valdarno,
e Claudio Cerretelli, direttore del Museo dell’Ope- 3) Per una prima introduzione a quest’ultimo: Vale-
viene rimandare il seguito del discorso a ra del Duomo di Prato; mentre Paola Rosa e Maria rie Niemeyer Chini, L’Archivio Bardini presso la
un’occasione diversa. Brunori, rispettivamente restauratrice e fotografa Direzione Galleria e Museo di Palazzo Mozzi Bar-
del cosiddetto ‘San Lorenzo’ di Desiderio da Setti- dini, negli Scritti di museologia e di storia del col-
gnano in San Lorenzo a Firenze (2006), mi hanno lezionismo in onore di Cristina De Benedictis, a cu-

La ricerca di cui espongo i risultati in queste pagi- 139. Donatello e aiuti: tomba di papa Martino V ra di Donatella Pegazzano, Edifir, Firenze 2012, pp.
ne si è svolta principalmente – oltre che nei luoghi (entro il 1445) (particolare). Roma, San Giovanni 265-276.
delle opere, in varie biblioteche e nell’Archivio Se- in Laterano, navata maggiore.
4) AMCF, Fototeca, n. 126506 (per l’apparizione
greto Vaticano (ASV) – nei seguenti archivi e foto- casuale di un dettaglio dell’opera in un’altra foto
teche di Firenze: l’Archivio Arcivescovile (AAF), concesso generosamente le loro immagini. Nella
Pieve di Borgo San Lorenzo sono stato facilitato in dello stesso fondo si veda oltre, nota 71). Non ho
l’Archivio del Capitolo di Santa Maria del Fiore invece reperito nessuna immagine del ‘San Loren-
(ACSMF), l’Archivio Fotografico e l’Archivio Sto- ogni modo da Aldo Giovannini e Giuseppe Pan-
chetti, e soprattutto dal pievano don Maurizio Ta- zo’ nell’Archivio Fotografico (AFEB) connesso
rico dell’Eredità Bardini presso la Soprintendenza con l’ASEB. Ma l’inventariazione e catalogazione
Speciale per il Patrimonio Storico, Artistico ed gliaferri, il quale, oltre ad aprirmi l’archivio e altri
recessi dell’edificio, mi ha aiutato a ispezionare più di questi materiali è in pieno corso, per cui non so-
Etnoantropologico e per il Polo Museale della cit- no da escludersi rinvenimenti futuri.
tà (AFEB e ASEB), l’Archivio Fotografico del me- volte il ‘San Lorenzo’ in cima al portale maggiore.
desimo Polo Museale (AFPMF), l’Archivio dei Mu- Grazie infine, per l’ascolto, agli amici e colleghi 5) Poiché l’assetto attuale dell’ASEB è del tutto
sei Civici (AMCF), l’Archivio di Stato (ASF), la Sa- Anna Bisceglia, Laura Cavazzini, Fiorella Sricchia provvisorio, eviterò di servirmi delle nuove segna-
Santoro, Anna Chiara Tommasi, Gianluca Amato, ture – che pure esistono in gran parte – delle varie
Diego Arich de Finetti, Alessandro Bagnoli e Aldo unità, e mi atterrò il più possibile ai titoli antichi o
76 [Saggi] Galli. a mie definizioni sintetiche.
140. Donatello: ‘San Ludovico di Tolosa’ (particolare). 141. Donatello: ‘Gattamelata’ (1445 circa - 1453)
Firenze, Opera di Santa Croce. (particolare). Padova, Piazza del Santo. [Saggi] 77
142. Donatello: ‘San Daniele’ (particolare).
78 [Saggi] Padova, Basilica del Santo, altare maggiore.
143. Donatello e Michelozzo: tomba dell’antipapa di Giovanni II (ASEB, [Corrispondenza in arrivo], 144. Donatello: ‘David’ (particolare).
Giovanni XXIII (1422-28 circa) (particolare). 1889, fasc. “Principe Liechtenstein, Vienna”, ad diem). Firenze, Museo Nazionale del Bargello.
Firenze, Battistero. Per i conti relativi al ‘San Lorenzo’ e alle altre ope-
re acquistate insieme con esso: ASEB, [Ammini-
6) Nella letteratura più recente sui due ‘Santini’ strazione – Scritture contabili], 5, [Giornale, 1889- Bode e Bardini si dispone ora di un volume ad hoc
Frick di Piero, il loro passaggio per le mani di Bar- 92], c. [3]r (tra gli incassi dal Principe di Liechten- (V. Niemeyer Chini, Stefano Bardini e Wilhelm Bo-
dini e poi del principe di Liechtenstein è datato non stein il 22 giugno 1889: “Buste terre cuite – S. Lo- de cit.), frutto di uno sforzo generoso ma diseguale,
prima del 1898: Nathaniel E. Silver, in Piero della renzo, XVme siècle, haut. 0,75x0,65, [£] 5000”); che avrebbe dovuto giovarsi – tra l’altro – di una più
Francesca in America: from Sansepolcro to the [Amministrazione – Scritture contabili], 4 (olim salda conoscenza delle opere d’arte.
East Coast [exhibition held at the Frick Collection, B.277), [Libro mastro, 1884-90], cc. 43s-47d (con- 9) Die Fürstlich Liechtenstein’sche Galerie in Wien.
New York, February 12, to May 19, 2013], [edited ti con Giovanni II del Liechtenstein, 1887-90), in Text von Dr. Wilhelm Bode, Gesellschaft für ver-
by] Nathaniel Silver, with essays by James R. part. c. 45s (lista del 22 giugno 1889: “Busto [di] vielfältigende Kunst, Wien 1896, p. 124. Il volume
Banker and Machtelt Israëls, and an appendix by San Lorenzo in terracotta, XVmo secolo, [£] 5000”). è la raccolta conclusiva di una serie di capitoli ap-
Giacomo Guazzini and Elena Squillantini, The La ricevuta della spedizione dell’opera è in ASEB, parsi come singoli articoli, tra il 1888 e il 1895, nel
Frick Collection, New York 2013, pp. 99 e 100. Amministrazione – Docc. Attività commerciale periodico ‘Die graphischen Künste’. La vignetta
D’altronde, finché non è stata aperta la consulta- 1887-1891, fasc. del 1889. con il ‘San Lorenzo’ rientra nella sesta e ultima
zione delle carte dell’antiquario, l’avvio dei suoi 8) Non esiste ancora, ch’io sappia, uno studio spe- puntata: Wilhelm Bode, [Die Fürstlich Liechten-
rapporti con i Liechtenstein sembrava databile solo cifico dedicato a Bode e Giovanni II del Liechten- stein’sche Galerie in Wien], [6]: Die französische
“verso la metà degli anni Novanta”: Everett Fahy, stein, malgrado la ricchezza di fonti edite e inedite Schule, Die altniederländische und die altdeutsche
L’archivio storico fotografico di Stefano Bardini: sul tema, a partire dai due volumi dell’autobiogra- Schule, [Über Umstellungen und Erweiterungen
dipinti – disegni – miniature – stampe, Comune di fia di Bode (1930, nuova edizione: Wilhelm von der Sammlungen], in ‘Die graphischen Künste’,
Firenze / Museo Bardini - Alberto Bruschi, Firenze Bode, Mein Leben, herausgegeben von Thomas W. XVIII, 1895, pp. 109-129 (p. 122). La foto della
2000, pp. 17 e 19. Gaehtgens und Barbara Paul, Nicolai, Berlin 1997, Galleria Liechtenstein al Bargello (ora n. 32608),
7) La visita fiorentina di Giovanni II è registrata in passim), dal catalogo Liechtenstein che cito alla no- che avevo dimenticato dopo averla a suo tempo
ASEB, [Amministrazione – Taccuini], 22, Signori ta 9, e dalle biografie di Giovanni II alle note 24-25. classificata in un’apposita cartella con un’altra del-
che visitarono la galleria nell’anno 1887 [sino al Sui collezionisti ‘di Bode’ si possono vedere questi la stessa sala (n. 32607), è stata recuperata per me
giugno 1890], cc. n. nn., sotto l’8 febbraio 1889, ol- due contributi, assorbiti però dall’interesse per da Gianluca Amato. La datazione delle due imma-
treché in una lettera scritta da Bardini a Bode il l’ambiente berlinese: Thomas W. Gaehtgens, Wil- gini al 1910 circa, insieme alla foto Planiscig del
giorno successivo, in ASEB, Copia-lettere 4 (dal helm von Bode und seine Sammler, in Sammler, solo ‘San Lorenzo’ (fig. 9), si ricava dalla succes-
29.11.1888 al 30.5.1889), c. 221r (documento edi- Stifter und Museen. Kunstförderung in Deutschland sione dei vari allestimenti della Sala I del primo
to assai parzialmente, ma dall’esemplare del car- im 19. und 20. Jahrhundert, herausgegeben von Ek- piano della Galleria sotto Giovanni II, così com’è
teggio Bode a Berlino, in Valerie Niemeyer Chini, kehard Mai und Peter Paret unter Mitwirkung von documentata dalle guide del tempo (oltre, testo e
Stefano Bardini e Wilhelm Bode: mercanti e con- Ingrid Severin, Böhlau, Köln-Weimar-Wien 1993, nota 28).
naisseur fra Ottocento e Novecento, Edizioni Poli- pp. 153-172; e Bernd Wolfgang Lindemann, Bode 10) Cfr Volker Krahn, Wilhelm von Bode und die
stampa, Firenze 2009, pp. 226-227 n. XLVI e 245 n. und seine Sammler: ein Blick auf die Sammelkultur italienische Skulptur: Forschen – Sammeln – Prä-
175). Il 16 marzo 1889 era stato presso Bardini an- in Berlin im 19. Jahrhundert, in Zum Lob der Samm- sentieren, nel ‘Jahrbuch der Berliner Museen’,
che il fratello di Giovanni II, Francesco (poi suo ler: die Staatlichen Museen zu Berlin und ihre XXXIV, 1992, pp. 105-119; Detlef Heikamp, Storia
successore come Francesco I, 1929-38): ASEB, Sammler. [Dokumentation einer Vortragsreihe der dell’arte fra Berlino e Firenze, in Magnificenza al-
[Amministrazione – Taccuini], 22 cit., ad diem. La Staatlichen Museen zu Berlin in Kooperation mit la corte dei Medici: arte a Firenze alla fine del Cin-
visita di Bode a Bardini è ibidem, sotto il 26 mag- den Fördervereinen zum 175. Jubiläum im Jahr quecento; in onore del Kunsthistorisches Institut in
gio 1889. Il riferimento al ruolo di Bode nella 2005], herausgegeben von Andrea Bärnreuther und
transazione è in una lettera inviata a Bardini il 24 Peter-Klaus Schuster, Staatliche Museen zu Berlin -
luglio 1889 da Ernest Zipfl, segretario finanziario Nicolai, Berlin 2009, pp. 142-163. Sui rapporti tra [Saggi] 79
146. Donatello: ‘San Lorenzo’ (particolare).
Collezione privata.

Florenz (1897-1997). [Firenze, Palazzo Pitti, Mu-


seo degli Argenti, 24 settembre 1997 - 6 gennaio
1998], Electa, Milano 1997, pp. 16-25 (pp. 16-18 e
25); Max Seidel, Das Renaissance-Museum: Wil-
helm Bode als “Schüler” Jacob Burckhardts, in
Storia dell’arte e politica culturale intorno al
1900: la fondazione dell’Istituto Germanico di Sto-
ria dell’Arte di Firenze. [Per i cento anni dalla fon-
dazione del Kunsthistorisches Institut in Florenz,
convegno internazionale, Firenze, 21-24 maggio
1997], a cura di Max Seidel, Marsilio, Venezia
1999, pp. 55-109.
11) I documenti contabili sono gli stessi citati so-
pra, nota 7.
12) Sopra, nota 7.
13) ASEB, [Amministrazione – Scritture contabili],
4 cit., cc. 43s-47d (conti con Giovanni II del Liech-
tenstein, 1887-90), in part. c. 44s, 18 giugno 1887:
“Busto [di] terra cotta rappresentante San France-
sco (Donatello)” e “Fregio di camino in pietra (Do-
natello)”.
14) “Florence, 21 Juin 1887. | Altesse, | je ne peut
pas réfuser à Votre Altesse l’offre de 40.000 pour
le frize de cheminé et le buste de la St. François,
parce que je gagne beaucoup sur les prix d’achat;
mais ce n’est pas le prix qui pouvent valoir ces
deux objets, si Votre Altesse vienne dans la con-
vinction que la St. François c’est un ouvrage de
Donatello. | A ce propos j’envoie au même temps
de la terre cuite un plâtre du buste de la St. Laurent
qui est dans la Sagrestie de l’église de la St. Lau-
rent à Florence, naturellement une des plus belles
choses qui a fait Donatello, pour laquelle tout le
monde donneras des trésors. | Cependant je prie
Votre Altesse de comparer et de rémarquer l’analo-
gie qui passe entre les deux pièces, faisant atten-
tion que la St. Laurent c’est presque un croquis et
145. Donatello: ‘Amore-Attis’ (1435-1440 circa) la St. François c’est une exécution complète faite
80 [Saggi] (particolare). Firenze, Museo Nazionale del Bargello. après-nature. Seulement Donatello dans les maî-
147. Donatello: ‘Giuditta medicea’ (1457-64)
(particolare). Firenze, Palazzo Vecchio, Sala dei Gigli
(dal giardino di Palazzo Medici in Via Larga). [Saggi] 81
tres florentins a rajouté ce réalisme, et mon St. 1971, in part. pp. 123, [148]-[149] figg. 153-155, 25) Alfons Feger, Johann II. Fürst von Liechten-
François semble devoir parler, et comme il était un 168 n. 17, insieme con Massimo Ferretti, La scul- stein, nel ‘Jahrbuch des Historischen Vereins für
homme très simple, ne peut pas avoir l’inspiration tura nel Quattrocento (Storia delle arti figurative a das Fürstentum Liechtenstein’, XXVIII, 1928, pp.
de la St. Laurent, jeune homme fanatique. | Il n’est Faenza, 4), Edit Faenza, Faenza 2011, pp. 154 fig. 1-119: pp. 39-40.
pas un ouvrage d’empression, mais en regardant 95, 155, 158, in favore del giovane Verrocchio. In 26) Adolph Kronfeld, Führer durch die Fürstlich
plusieurs fois monte toujours, et je prie Votre Al- questo secondo caso si tratta tuttavia di una confer- Liechtensteinsche Gemäldegalerie in Wien, Kunst-
tesse de faire attention encore à l’analogie des ma, e di un avanzamento, di quella linea esegetica verlag Wolfrum, Wien 1925, p. 17 (Sala I, parete a
oreilles, ainsi que l’arrangement des cheveux au che allontana l’opera da Donatello. sinistra di quella delle finestre); Zweite Auflage, ivi
milieu de la tête. | Votre Altesse peut s’arrêter au 18) Domenico Moreni, Delle tre sontuose Cappelle 1927, p. XIV (Sala I, parete a destra di quella delle
prix de 40.000, ou d’augumenter si crois que ce Medicee situate nell’Imp. Basilica di S. Lorenzo. finestre); Dritte Auflage, ivi 1931, p. XVII (Sala I,
soit Donatello. | A ce propos je me permets de fai- Descrizione istorico-critica, Presso Carli e Comp.°, parete a sinistra di quella delle finestre). La postil-
re constater à Votre Altesse que jamais je me trom- Firenze 1813, p. 256; Idem, Continuazione delle la sul ‘San Lorenzo’ della Sagrestia Vecchia si tro-
pe dans la qualité de mes objets, et si une fois Vo- memorie istoriche dell’Ambrosiana Imperial Basi- va solo nella seconda e nella terza edizione.
tre Altesse m’a renvoyé la terre cuite (de la quelle lica di S. Lorenzo di Firenze dalla erezione della
j’envoie la photographie au même temps de cette 27) Cfr p.e. Karl Baedeker, Österreich: Handbuch
chiesa presente a tutto il regno mediceo […], Pres- für Reisende […]. Dreissigste Auflage, Karl Baede-
lettre), il doit avoir été un erreur, parce que le mê- so Francesco Daddi […], Firenze, II,
me Dr. Bode aujourd’hui il a la convinction que ker, Leipzig 1926, p. 102; Idem, Austria, together
MDCCCXVII, p. 276. La sua riscoperta è in Walter with Budapest, Prague, Karslbad, Marienbad:
c’est un Verrocchio et le peintre Bonnat de Paris Paatz, Vergessene Nachrichten über einige Haupt-
qui l’a achetée il fait pour ça grand bruit. | Je fini handbook for travellers […]. Twelfth, revised edi-
werke der Florentiner Quattrocento-Skulptur, nelle tion, Karl Baedeker, Publisher - George Allen &
pour prier Votre Altesse d’avoir la patience d’étu- ‘Mitteilungen des Kunsthistorischen Institutes in
dier un peu mon St. François. | De Votre Altesse le Unwin Ltd. - Chas. Scribner’s Sons, Leipzig-London-
Florenz’, IV, 1932-34, p. 140. New York 1929, p. 99.
Prince | Johannes de Liechtenstein | très-devoué |
Stefano Bardini” (ASEB, [Corrispondenza in arri- 19) È notorio che nell’agiografia e iconografia di 28) La datazione di tale foto al 1910 circa dipende
vo], 1887, fasc. “Liechtenstein, Vienna”, ad diem: Leonardo la sua identità di giovane diacono non è dall’associazione che se ne può fare con altre due –
normalizzo alcuni accenti per maggiore perspicui- così assestata e costante come per Lorenzo. Nella anch’esse non datate precisamente – della Sala I al
tà, mentre mi astengo dall’evidenziare i vari casi di basilica laurenziana di Firenze essa ebbe tuttavia piano nobile della Galleria Liechtenstein nel mede-
cattivo uso della lingua). Cfr anche ibidem, Ernest corso, e quasi su un piano di omologazione con il simo fondo Planiscig al Bargello (sopra, testo e no-
Zipfl a Stefano Bardini, Vienna, 28 giugno 1887: santo titolare, come prova ad esempio la famosa pa- ta 9; e fig. 13 per una delle due). Il confronto tra le
“[…] Votre envoi d’une copie en plâtre du buste de la Neroni di Mino da Fiesole (1464 - ante 1470), varie descrizioni di quell’ambiente pubblicate fra il
St. Laurent donnera à Son Altesse le plaisir de mai approdata alla sua destinazione originaria, e al- 1904 e il 1931 da Wilhelm Suida e Adolph Kron-
comparaître cette oeuvre de Donatello avec le bu- lestita precocemente nella chiesa della Badia. Qui i feld (testo e note 21 e 26) rivela che durante il pe-
ste [de] St. François et Son Altesse vous remercie due santi, ai lati della Madonna col Bambino, sono riodo di Giovanni II gli stessi oggetti vi cambiaro-
sincèrement de cette attention. […]”. quasi gemelli. no posto più volte. Pur non coincidendo alla perfe-
15) Già negli anni di Giovanni II l’attribuzione do- 20) W. Bode, [Die Fürstlich Liechtenstein’sche Ga- zione con nessuno di quei testi, l’allestimento do-
natelliana del ‘Frate’ (inv. KE 3885-1/1894; altez- lerie in Wien], [6] cit., pp. 128-129; Idem, Die Für- cumentato nelle tre foto Planiscig si avvicina di più
za 49,5 cm, larghezza 51 cm) cominciò a declina- stlich Liechtenstein’sche Galerie in Wien cit., ed. all’assetto del 1904, oltreché alla vignetta di Bode
re, orientandosi verso l’anonimato: “Büste eines 1896 cit., p. 131. (1895-96: fig. 12, testo e nota 9), mentre nel 1925,
Franciscaners […], italienische Arbeit des XV. 21) Wilhelm Suida, Moderner Cicerone: Wien, e ancor di più nel 1927 e nel 1931, le cose risulta-
Jahrhunderts” (Führer durch das K.K. Österr. Mu- Union Deutsche Verlagsgesellschaft, Stuttgart-Ber- no mutate largamente.
seum für Kunst und Industrie, Kaiserlich-Königli- lin-Leipzig, II, Die Gemäldegalerie der K.K. Aka- 29) “Of royal and noble descent”: Sotheby’s, Am-
ches Österreichisches Museum für Kunst und In- demie d. Bildenden Künste, die Sammlungen Liech- sterdam, 18, 19 and 20 February 2003, Sotheby’s,
dustrie, Wien 1901, p. 194 e fig. a p. 195); “Büste tenstein, Czernin, Harrach und Schönborn-Buch- Amsterdam 2003, p. 69 n. 194, con ill. (mia fig. 18).
eines heiligen Franciscus, aus der Schule des Do- heim, [1904], p. 69 (senza ill.). 30) Per alcune riflessioni su queste cacce al falso,
natello” (August Schestag, Möbel, Plastik und Le- 22) Il ‘San Lorenzo’ non appare ancora nella de- comprensibili nelle loro motivazioni, ma parados-
der, in Das K.K. Österreichische Museum für scrizione dettagliata della Galleria Liechtenstein sali in molti loro effetti, mi permetto di rinviare ad
Kunst und Industrie, 1864-1914, Verlag des K.K. compresa nell’ottava edizione inglese della guida, alcuni miei contributi recenti: Due false attribuzio-
Österreichischen Museums, Wien 1914, pp. 119- del 1896. È invece nelle seguenti ristampe (fra al- ni a Giovanni Bastianini falsario, ovvero due busti
149: p. 129 e fig. a p. 139); “Heiliger Franziskus tre): Karl Baedeker, Austria, including Hungary, di Gregorio di Lorenzo, ex «Maestro delle Madon-
[…], Schule Donatellos, zweite Hälfte des XV. Transylvania, Dalmatia and Bosnia: handbook for ne di marmo», in “Conosco un ottimo storico del-
Jahrhunderts” (Österreichisches Museum für Kunst travellers […]. Ninth edition, revised and augment- l’arte”. Per Enrico Castelnuovo. Scritti di allievi e
und Industrie, Wegweiser durch die Sammlungen, ed […], Karl Baedeker, Publisher - Dulau and Co. - amici pisani, a cura di Maria Monica Donato e
ausgegeben Juli 1920, Verlag des Österr. Mu- Charles Scribner’s Sons, Leipsic-London-New York Massimo Ferretti, Edizioni della Scuola Normale
seums, Wien 1920, p. 8); “Terrakottabüste des hl. 1900, p. 68 (“ascribed to Donatello”); Idem, Öster- Superiore, Pisa 2012, pp. 213-223; e Falsi ‘veri’ e
Franziskus; Toskana, Mitte des XV. Jahrhunderts” reich (ohne Galizien, Dalmatien, Ungarn und falsi ‘falsi’ nella scultura italiana del Rinascimento,
(Führer durch das Österreichische Museum für Bosnien): Handbuch für Reisende […]. Achtund- ne Il falso, specchio della realtà, a cura di Anna Ot-
Kunst und Industrie […], [herausgegeben von Ri- zwanzigste Auflage […], Verlag von Karl Baedeker, tani Cavina e Mauro Natale, Fondazione Federico
chard Ernst], Verlag des Österreichischen Mu- Leipzig 1910, p. 101 (“Art des Donatello”); Idem, Zeri, Bologna in c.d.s.
seums, Wien 1929, p. 12 n. III.4 e fig. 15). Austria-Hungary, with excursions to Cetinje, Bel- 31) Testo e note 83-86.
16) Il primo testo a stampa che abbia collegato l’o- grade, and Bucharest: handbook for travellers […].
pera con Donatello è Giuseppe Richa, Notizie isto- Eleventh edition, revised and augmented […], Karl 32) Cornelius von Fabriczy, Kritisches Verzeichnis
riche delle chiese fiorentine divise ne’ suoi quartie- Baedeker, Publisher - T. Fisher Unwin - Charles toskanischer Holz- und Tonstatuen bis zum Beginn
ri, Nella Stamperia di Pietro Gaetano Viviani, In Fi- Scribner’s Sons, Leipzig-London-New York 1911, des Cinquecento, nel ‘Jahrbuch der königlich
renze, V, MDCCLVII, p. 39. p. 99 (“style of Donatello”); Idem, Autriche-Hon- preuszischen Kunstsammlungen’, XXX, 1909, Bei-
grie, y compris Cettigné, Belgrade et Bucarest: ma- heft, pp. 1-88.
17) Per la restituzione: Horst Waldemar Janson, The
sculpture of Donatello, Princeton University Press, nuel du voyageur […]. Treizième édition […], Karl 33) Hans Semper, Rassegna bibliografica dei lavo-
Princeton 1957, in part. II, pp. 236-237 e tavv. 489- Baedeker - Paul Ollendorf, Leipzig-Paris 1911, p. ri tedeschi sulla storia dell’arte italiana, pubblica-
491; e Margrit Lisner, Die Büste des heiligen Lau- 70 (“dans la manière de Donatello”); Idem, Öster- ti negli ultimi anni, nell’‘Archivio Storico Italiano’,
rentius in der Alten Sakristei von S. Lorenzo. Ein reich-Ungarn nebst Cetinje, Belgrad, Bukarest: s. V, IX, 1892, pp. 411-440: p. 426.
Beitrag zu Desiderio da Settignano, nella ‘Zeit- Handbuch für Reisende […]. Neunundzwanzigste 34) Qualche esempio: “Sull’architrave della porta
schrift für Kunstwissenschaft’, XII, 1958, pp. 51- Auflage […], Verlag von Karl Baedeker, Leipzig maggiore è posto un busto di terracotta raffigurante
70. Tra le rare eccezioni successive contro Deside- 1913, p. 102 (“Art des Donatello”). S. Lorenzo, del XV secolo”, e “Nella cappella fron-
rio debbo ricordare soprattutto Joachim Poeschke, 23) Adrien Prachoff, Album de l’Exposition rétro- tale destra si trova un busto di S. Lorenzo, in terra-
Donatello. Figur und Quadro, Wilhelm Fink Ver- spective d’objets d’art de 1904, à St-Pétersbourg, cotta, appartenente al XV secolo” (Chiara Ameri-
lag, München 1980, in part. p. 32 e nota 93 (p. 104), sous le haut patronage de Sa Majesté Impériale ghi, Mugello e Val di Sieve, Libreria Editrice Fioren-
tav. XL fig. 64, e Idem, Die Skulptur der Renais- l’Impératrice Alexandra Féodorovna, au profit des tina, Firenze 1977-78, p. 22); “Sopra il portale cen-
sance in Italien, Hirmer Verlag, München, I, Dona- blessés de la guerre, S-té R. Golicke & A. Willi- trale – entro lunetta – è un busto in terracotta di S.
tello und seine Zeit, 1990, p. 107 e tav. 87, convinto borg, St-Pétersbourg 1907, p. 9 e fig. 2. Mi limito a Lorenzo (XV sec.)”, e “nella navata destra […], in
di dover tornare a Donatello; e Charles Seymour Jr., dare la referenza in francese, tacendo la parte in fondo, un busto di S. Lorenzo in terracotta policro-
The sculpture of Verrocchio, Studio Vista, London russo. ma (XV sec.)” (Massimo Becattini, Andrea Gran-
24) Karl Höß, Fürst Johann II. von Liechtenstein chi, Alto Mugello – Mugello, Val di Sieve: itinerario
und die bildende Kunst, In Kommission bei Anton nel patrimonio storico-artistico, Arti Grafiche Gior-
82 [Saggi] Schroll & Co., Wien 1908, p. 77. gi & Gambi, Firenze 1985, p. 54).
148. Donatello: ‘David’ (particolare).
Firenze, Museo Nazionale del Bargello. [Saggi] 83
35) Francesco Niccolai, Mugello e Val di Sieve. 48) UCSSF (sopra, nota 45). Pure su questa scheda, cui i due seguenti: “Scarperia, 1° agosto 1888. Si-
Guida topografica storico-artistica illustrata, Offi- così come su quella del ‘San Lorenzo’ all’interno gnor Stefano Bardini, Firenze. Ho in vista vari og-
cina Tipografica Mugellana, Borgo S. Lorenzo della Pieve, la versione [3] (cfr la nota precedente) getti, e mi conviene rimanere in questi posti per al-
1914, p. 428. accoglie un’aggiunta manoscritta senza data e senza tri due giorni. Ho comprato per 20 lire una coppa
36) Carlo Celso Calzolai, Borgo San Lorenzo nel firma, dovuta a un intervento ben posteriore di Mat- smaltata in vetro di Venezia. Conto ritornare in Fi-
Mugello, Libreria Editrice Fiorentina, Firenze teo Marangoni (1914): infra, testo e nota 53. renze giovedì sera o venerdì. Prego avvertire di ciò
1974, pp. 172-173. 49) Se ne veda il breve profilo dato da Aldo Gio- mia moglie. Devotissimo, Domenico Magno. A
vannini, Giuseppe Panchetti, La Pieve di San Lo- Borgo San Lorenzo presso Giuseppe Del Bove. Ho
37) Luigi V. Bertarelli, Toscana (non compresa Fi- ricevuto le cento lire” (ASEB, [Corrispondenza in
renze) […], Touring Club Italiano, Milano, 2ª ed., renzo a Borgo. Mille anni di fede, arte e storia, Sta-
bilimento Tipografico Toccafondi, Borgo San Lo- arrivo], sezione miscellanea, 1883-88, fasc. 1888,
1935, p. 285 (“terracotta policroma del XV sec.”); “Magno”, “Dal 6 giugno al 2 agosto 1888”, ad
3ª ed., 1959, p. 369 (“terracotta policroma del XV renzo 1999, pp. 52-53, che accennano alla sua atti-
vità per altre testate, ma non per il ‘Messaggero’. diem); “Borgo San Lorenzo, 2.8/88. Pregiatissimo
sec.”); 4ª ed., 1974, p. 335 (“terracotta policroma signor Bardini, ho passato tutta la giornata d’jeri
del sec. XV”). 50) “C.C.”, Galleria di oggetti artistici mugellani, per viaggiare in vettura da qui a Firenzuola, dove
38) Mostra del tesoro di Firenze sacra, promossa ne ‘Il Messaggero del Mugello’, XI, 1893, 23 (11 mi si diceva ci fosse un museo di roba antica! Hai-
dalla Federazione Fascista del Commercio di Fi- giugno). mé [sic]! Tutta roba da chiodi! E son venuto indie-
renze. Convento di San Marco, Firenze 1933. Cata- 51) UCSSF (sopra, nota 45). tro senza neanche prendere un bicchierino. Mi se-
logo, Tipocalcografia Classica, Firenze 1933, p. 52) UCSSF (sopra, nota 45). “Radicalmente”, che gnalano delle medaglie di bronzo. Vado a vederle, e
101 n. 93 (Sala III), senza ill. ho messo in corsivo, è sottolineato nel documento se mai dovessi ritardare d’un giorno, allora telegra-
39) La didascalia ai piedi dell’immagine reca una originale. Questa scheda, così come quella analoga ferò. SalutandoLa distintamente, Domenico Ma-
datazione al “XVI sec.”. del ‘San Lorenzo’ esterno che cito a seguire nel mio gno, presso Giuseppe Del Bove, Borgo San Loren-
testo, è su carta d’ufficio (un bifolio), con i vari zo” (ibidem, ad diem).
40) Ugo Procacci, Opere d’arte inedite alla Mostra
del Tesoro di Firenze sacra, nella ‘Rivista d’arte’, campi introdotti da titoli prestampati. Le annotazio- 58) “Firenze, 3 agosto ’88. Reverendo signor Par-
XV (s. II, V), 1933, pp. 224-244, 429-447. ne di base, ricopiate – come ho detto – da quelle di roco, trovandomi di passaggio a Borgo San Loren-
Carocci (1889), sono dattiloscritte, e l’aggiunta zo, ho saputo che Lei ha degli oggetti antichi da
41) Ivi, p. 434 e nota 1. principale di Marangoni, anch’essa dattiloscritta, vendere e che il contadino Sandrino ha ereditato dal
42) Ivi, p. 438 fig. 6. reca alla fine il suo nome tra parentesi (in un primo di Lei predecessore un seggiolone antico alto. Sic-
43) Stefano Orlandi, Il monastero domenicano di momento Marangoni l’aveva anticipata a penna sul- come sono artista e amatore d’oggetti antichi, com-
Borgo S. Lorenzo. [1], nelle ‘Memorie domenica- la versione [3] della scheda Carocci del 1889, col pro volentieri quegli oggetti che confacenti ai miei
ne’, LXXIII, 1956, pp. 221-247; [2], LXXIV, 1957, rischio di indurre in errore il lettore odierno: sopra, gusti trovo nelle mie escursioni. Ma prima di arri-
pp. 28-48; [3], ivi, pp. 110-119; e Il Monastero di nota 47). L’aggiunta di don Cipriani è invece a ma- schiare il viaggio fino a costassù, La pregherei che
Santa Caterina. Storia, religione e arte di una «cit- no, così come la sua firma in fondo alla scheda. Ella mi facesse la gentilezza di rispondermi e in-
tadella spirituale» a Borgo San Lorenzo, Comune Non è chiaro se la modifica della cronologia del- formarmi se c’è del vero circa le voci da me rac-
di Borgo San Lorenzo - Regione Toscana - Edizio- l’opera dal “secolo XVI” al “XV”, fatta a matita colte a Borgo San Lorenzo intorno a questi oggetti
ni Polistampa, Firenze 1997, in part.: Vera Silvani, cancellando un’asta, sia davvero di Marangoni e antichi che Lei ha. Una sommaria descrizione e la
Storia del monastero nelle fonti e nei documenti, non di Ugo Procacci, il quale, subentrando più tar- misura del seggiolone basterebbero a decidermi per
pp. 33-71; Elisabetta Terradura, L’archivio storico, di a Marangoni nell’ufficio, è intervenuto invece di venire a Ozzole [sic]. Nell’attesa di un Suo riscon-
pp. 73-93; Eadem, Appendice documentaria, pp. sicuro, firmandosi, sulla scheda del ‘San Lorenzo’ tro, ringraziandoLo [sic] anticipatamente con tutta
95-125. esterno (cfr la prossima nota). Ma la correzione po- stima La riverisco. Suo devotissimo Domenico Ma-
trebbe essere anche più tarda, poiché la scheda è gno, 108, Via San Niccolò, Firenze” (ASEB, Co-
44) Risparmio al lettore una lunghissima nota elen- stata utilizzata come un palinsesto d’ufficio almeno pia-lettere 3, dal 24.6.1888 al 26.11.1888, c. 96r; il
catoria. fino al 1966. destinatario risulta dal repertorio onomastico in
45) UCSSF, Provincia di Firenze, Borgo San Lo- 53) UCSSF (sopra, nota 45). Questa scheda ha le fondo al registro: “Parroco della chiesa”, “Ozzole
renzo, Pieve. In virtù dell’ovvia organizzazione per stesse caratteristiche archivistiche e paleografiche [sic], Mugello”).
provincia, comune ed edificio che governa l’Uffi- di quella, appena citata, del ‘San Lorenzo’ all’inter- 59) “Firenze, 27 aprile 1889. Eminentissimo [sic!]
cio Catalogo, i fogli che cito in questa e in altre no- no della Pieve. Anche qui non è chiaro a chi spetti signor Vicario, mi ricordo che mesi sono mi fu of-
te prossime non recano segnature numeriche, ma si la facile correzione della cronologia dell’opera dal ferta una Madonnina dipinta e, se non erro, ne do-
trovano tutti nella cartella dedicata a Borgo San Lo- “secolo XVI” al “XV”, ottenuta a matita levando mandavano £ 500,=, e più tardi seppi esser la Sua.
renzo e, in ordine cronologico, nei fascicoli specifi- un’asta al testo dattiloscritto di base. La nota appo- Dal cavalier Piccardi sento oggi che ce l’ha sempre,
ci della Pieve al suo interno. sta da Procacci nel 1931 è tutta a matita anch’essa, e m’ha consigliato a scriverLe. Favorisca dunque
46) AAF, Visite pastorali – Documenti (VPD), 41.9, sulla prima pagina del bifolio. dirmi se la vende ed il prezzo ristretto che ne do-
IV. Chiesa pievania di San Lorenzo al Borgo San 54) Sopra, testo e nota 41. manda. Col dovuto rispetto, mi protesto devotissi-
Lorenzo. Documenti raccolti in occasione della vi- mo Domenico Magno, 48 Costa San Giorgio”
sita pastorale del dì 23 agosto 1874, doc. [3], In- 55) UCSSF, schedatura OA corrente (ora parzial- (ASEB, Copia-lettere 4 cit., c. 431r); “Pievania di
ventario delle fabbriche, mobili, arredi sacri e si- mente disponibile anche in rete, nel sito Borgo San Lorenzo, Provincia di Firenze [carta in-
nodali della chiesa pievania di San Lorenzo al Bor- www.polomuseale.firenze.it), secondo l’ordine to- testata], li 29 aprile 1889. Pregiatissimo Signore, il
go San Lorenzo, compilato in occasione della visi- pografico. Le due schede OA del ‘San Lorenzo’ quadro che affidai al signor Piccardi per la vendita
ta pastorale nell’agosto dell’anno 1874, rispettiva- esterno e di quello interno della Pieve, rispettiva- non costa £ 500,00 come Ella mi dice, ma £
mente cc. [11]r n. 66 e [5]v n. 95. mente 09/00077444 e 09/00077460, sono firmate 1000,00. Per questa somma si può avere, ma non
da tal Francesco Paladini, e seguono le conclusioni per meno neppure un centesimo. Tanto per Sua nor-
47) UCSSF (sopra, nota 45). Di questa e di cia- raggiunte da Procacci tra il 1931 (schedatura d’uf-
scuna delle altre schede della Pieve di Borgo com- ma, e mi pregio segnarmi devotissimo c[anonico] V.
ficio) e il 1933 (catalogo della Mostra del tesoro di del Corona” (ASEB, [Corrispondenza in arrivo],
pilate da Carocci nel 1889 esistono qui quattro Firenze sacra), però introducendovi dei curiosi e
versioni: [1] una minuta in carta libera, [2] una co- sezione miscellanea, 1889-96, fasc. “Lettere varie
sintomatici stravolgimenti, forse inconsapevoli (in- indirizzate a D. Magno dal 1° gennaio al 31 dicem-
pia su carta d’ufficio (con i singoli campi intro- fra, nota 81).
dotti da titoli prestampati) e [3-4] due altre copie bre 1889”, ad diem); “Firenze, 2 maggio 1889.
identiche, completate dai timbri e dalle firme di ri- 56) Gli interventi del 1906 rientravano in una gene- Eminentissimo signor vicario Del Corona, La rin-
to (la copia [3] è in fascicoli singoli per ogni sche- rale campagna di restauro dell’edificio sacro, chiu- grazio della grata Sua, ma spiacemi sentire che del
da, la [4] in fascicoli rilegati insieme per tutta la so a questo scopo per alcuni mesi e riaperto solen- Suo quadro ne domanda un così alto prezzo. Io sa-
Pieve). Poiché il testo originario di Carocci è ri- nemente il 28 ottobre di quell’anno. Una notizia es- rei stato compratore quando il prezzo non fosse sta-
masto sostanzialmente immutato al passaggio da senziale di tali lavori è ne ‘Il Messaggero del Mu- to così forte, e qualora Ella si decidesse venire a
una copia all’altra, cito, per brevità, dalle minute, gello’, XXIV, 1906, 43 (4 novembre). prezzi migliori ed entrare in trattative, potrei anche
non appesantite dai titoli prestampati. Sulla copia 57) Il viaggio è ampiamente documentato: ASEB, recarmi costì di persona. Gradisca frattanto i miei
[3] della scheda del ‘San Lorenzo’ interno si trova [Corrispondenza in arrivo], 1887, fasc. nuovo “D. ossequi, e mi creda devotissimo Domenico Magno,
però un’aggiunta manoscritta non firmata né data- Magno – Parigi”, bifolio sugli spostamenti di Ma- 48 Costa San Giorgio” (ASEB, Copia-lettere 4 cit.,
ta, che citerò solo più avanti (testo e nota 52), per- gno dal 10.10.1887 al 24.9.1889; ASEB, [Ammini- c. 442r); “Borgo San Lorenzo, li 4 maggio 1889. Il-
ché al confronto con la documentazione dello stes- strazione – Taccuini], 28, [Spese di viaggio di Do- lustrissimo Signore, se Ella vuole e può acquistare
so faldone si rivela apposta da Matteo Marangoni menico Magno dal 10.10.1887 all’11.8.1890]; il noto quadro, si trova a Sua disposizione. Per Sua
nel 1914. ASEB, [Amministrazione – Scritture contabili], 6, norma indeclinabile, non si rilascia per meno di £
Conto corrente Domenico Magno. Mercanzie e 1000,00 neppure un centesimo. Tanti ossequi dal
viaggi dall’87 al ’90 e dal gennaio ’96 al marzo Suo devotissimo c[anonico] Vittorio del Corona”
1898, c. [5]d. A questi documenti si aggiungono (ASEB, [Corrispondenza in arrivo], sezione mi-
84 [Saggi] cartoline e telegrammi spediti dai luoghi visitati, tra scellanea, 1889-96 cit., fasc. “Lettere varie indiriz-
149. Donatello: ‘Santo Stefano e San Lorenzo’ gesso bianco del 1824, nella bottega dell’Opera del 150. Ignoto plasticatore del tardo Ottocento:
(particolare del ‘Santo Stefano’). Firenze, Duomo; e la nuova copia, in materiali plastici misti, ‘San Lorenzo’ (particolare). Borgo San Lorenzo, Pieve
San Lorenzo, Sagrestia Vecchia. colorati a simulazione della terracotta, nella lunetta di San Lorenzo, lunetta sopra il portale maggiore.
dell’Opera di San Giovanni. Per lo stato corrente
zate a D. Magno dal 1° gennaio al 31 dicembre degli studi subito prima di tutte queste precisazioni: 63) Sull’odierno status quæstionis di questa ‘Ma-
1889” cit., ad diem). Beatrice Paolozzi Strozzi, Santi e bambini, ne La donna’, la cui rivalutazione e restituzione donatel-
60) Due suoi necrologi apparvero ne ‘Il Messagge- primavera del Rinascimento: la scultura e le arti a liana è merito reiterato di Luciano Bellosi (a parti-
ro del Mugello’, X, 1892, 5 (7 febbraio) e 6 (14 feb- Firenze, 1400-1460. [Firenze, Palazzo Strozzi, 23 re dal 1986), mi sia concesso di rinviare in part. al-
braio). marzo - 18 agosto 2013; Parigi, Musée du Louvre, la mia scheda in Da Jacopo della Quercia a Dona-
26 settembre 2013 - 6 gennaio 2014], a cura di Bea- tello: le arti a Siena nel primo Rinascimento. [Sie-
61) Si noti a questo proposito che nel 1904, alla trice Paolozzi Strozzi e Marc Bormand, Mandrago- na, Santa Maria della Scala, Opera Metropolitana,
mostra di San Pietroburgo, l’opera avrebbe creato ra, Firenze 2013, pp. 118-129 (pp. 121-122 e note Pinacoteca Nazionale, 26 marzo - 11 luglio 2010],
una certa esitazione iconografica all’autore del ca- 19-23 [p. 122], con la fig. 98). Colgo l’occasione a cura di Max Seidel et alii, Federico Motta Edito-
talogo, e forse non solo a lui: “C’est un clerc tonsu- per rilevare che in questo catalogo c’è un’altra im- re, Milano 2010, pp. 88-89 n. A.25.
ré […] qu’on pense être un Saint-Laurent” (sopra, magine infantile che viene connessa con Micheloz-
testo e nota 23). 64) Scoperta con circa “30 anni” di ritardo da An-
zo sulla base degli studi precedenti, mentre è più tonio Giovannini, Tabernacoli e immagini lungo le
62) Sull’arrocco del 1824, che ancora oggi produce tarda di almeno un secolo: è il ‘Puer mingens’ in vie pubbliche, nel ‘Bollettino della Società Mugel-
molti fraintendimenti nella bibliografia specialisti- marmo del Musée Jacquemart-André di Parigi (M. lana di Studi Storici’, III, 1927, pp. 234-240, la
ca (accresciuti dal fatto che Vasari attribuiva il ‘San Bormand, ibidem, pp. 356-357 n. IV.9), effettiva- beffa di Scarperia dovrebbe dunque rimontare alla
Giovannino’ del Rossellino a Michelozzo, ragion mente nato da una tradizione che rimonta al primo fine del secolo precedente (pp. 235-238: la citazio-
per cui questo riferimento è stato adattato dagli stu- Rinascimento, e della quale danno prova almeno al- ne è da p. 236). Che Bardini pagasse per la ‘Ma-
di moderni, ancora più impropriamente, alla figura tri due esemplari dello stesso tipo, più piccoli e più donna’ la cifra tutto sommato adeguata di duemila
sostitutiva tornata alla luce nel primo Ottocento), antichi (al Louvre, in pietra, e al Museo Bardini di lire, come Giovannini si fece dire per lettera dal-
ho provato a fare il punto di recente: F. Caglioti, Il Firenze, in marmo). Ma la versione André spetta or- l’antiquario Elia Volpi, è assolutamente inverosi-
‘San Giovannino’ mediceo di Michelangelo cit., in mai alla Maniera Moderna avanzata, nei paraggi di mile: e già Giovannini abbatteva la somma a “po-
part. pp. 18 nota 106 (pp. 66-67), 43 fig. 41. Ma, Francesco da Sangallo. Non sorprende, perciò, che che centinaia di lire” (p. 237).
pur andando avanti nei chiarimenti, non avevo an- un altro testimone della serie, in marmo, sia stato
cora afferrato che la figura plastica messa al posto firmato nel 1555 da Francesco Camilliani (oggi è in 65) Sono riconoscente al preside Cesare Marrani,
del Rossellino nel 1824 non era la terracotta oggi al Estremadura, ad Abadía, Palacio de los Duques de nipote omonimo del venditore raggirato da Bardini
Bargello, bensì una sua copia in gesso allestita per Alba): lo si veda riprodotto e commentato da Fer- e dal pievano di Fagna, per avermi dato questa te-
l’occasione, e rimasta nella lunetta per più di un se- nando Loffredo, Sculture per fontane nel Cinque- stimonianza, accogliendomi nello stabile di Via
colo e mezzo, finché, deterioratasi e trasferita nella cento meridionale: ricerche su casi esemplari tra Roma 122 (già 10) a Scarperia, dove la ‘Madonna’
bottega dell’Opera del Duomo, non è stata scalzata l’Italia e la Spagna, con un censimento delle opere inviata da Bardini si vede tuttora murata al posto di
da una copia assai più recente. Il risultato è che ab- napoletane documentate, tesi di dottorato (rel. F. quella donatelliana che vi stava a fine Ottocento.
biamo oggi tre esemplari pubblici del ‘San Giovan- Caglioti), Università degli Studi di Napoli “Federi- La ‘Madonna’ sostitutiva, illustrata in A. Giovanni-
nino’ preteso michelozziano: la terracotta originale co II”, a.a. 2008-09, p. 179 e nota 572, figg. 151- ni, Tabernacoli e immagini cit., p. 237, è attual-
del Bargello, a mio avviso dei primi anni del Cin- 152, cui non sfugge il collegamento con i putti qui
quecento, e ben remota da Michelozzo; la copia in citati (riferiti tutti al Quattrocento). [Saggi] 85
mente ingiudicabile, perché è stata interamente e sopra del varco inferiore, quasi al centro. m’è comprensibile – tutte le vicende anteriori al
grossamente ripassata di recente con una pittura co- 68) Le tre foto che riproduco qui come figg. 15, 16 2003; e dunque corrisponde solo in minima parte
lor albicocca. Essa appartiene a un tipo che Lucia- e 17 recano negli archivi Liechtenstein rispettiva- con la mia discussione in questo paragrafo. Posso
no Bellosi proponeva suggestivamente di ricondurre mente i numeri d’ordine FO02560, FO02562 e tuttavia riconoscere che esso è sì superato, ma non
a Brunelleschi, all’interno di una ricostruzione di ca- FO02558. La FO02558 mostra a tergo l’indicazio- contraddetto, dalle nuove evidenze che si ricavano
talogo che non mi sembra però tutta coerente: L. ne “Foto Schwarzenberg 1970”. Gli stessi archivi dalla disponibilità delle foto antiche e di tutta la
Bellosi, Filippo Brunelleschi e la scultura, in ‘Pro- conservano anche – come ho accennato prima – co- restante documentazione otto-novecentesca: in
spettiva’, 91-92, 1998 (Omaggio a Fiorella Sric- pie della foto Bardini (FO02559, fig. 8) e di quella particolare, Sobczynski è arrivato a comprendere
chia Santoro. Volume I), pp. 48-69 (la ‘Madonna’ presente nel fondo Planiscig al Bargello (FO02563, che il ‘San Lorenzo’ ex Liechtenstein, di cui non
che ci interessa è quella alle pp. 57-59 figg. 18, 20, fig. 9), mentre non pare che vi sia quella pietrobur- conosceva l’origine, ha avuto un lungo passato di
22-23, 25). ghese del 1904 (fig. 14). esposizione all’aperto.
66) Due passaggi minori dall’esterno verso l’inter- 69) A tali fattori di sfaldamento della terracotta 70) Nell’odierno ‘San Lorenzo’ in facciata si av-
no sono nascosti agli innesti degli avambracci nelle accenna già un resoconto conservativo sul ‘San vertono soltanto delle scheggiature minute qua e là
larghe maniche, uno per parte, al di sotto di ciascun Lorenzo’ ex Liechtenstein stilato nell’agosto e una sbreccatura più estesa sul davanti dell’orlo in-
arto (figg. 35-36). La cavità del torso è collegata 2005, per conto del suo attuale proprietario, dalla feriore della manica destra (figg. 28-29).
con l’interno della testa da un largo e comodo foro ditta Voitek Conservation di Londra, e firmato 71) C’è tuttavia almeno una seconda immagine
circolare attraverso il collo. “W.A. Sobczynski”. Tale rapporto, condotto con Bardini (AMCF, Fototeca, 1062BR) in cui il ‘San
67) “Aug. Batik. | restauriert. | 18.X.55”: si legge a competenza, poteva basarsi nondimeno solo sul- Lorenzo’ appare per caso, in basso e parzialmente (i
inchiostro nero sulla parete della schiena, poco al di l’oggetto e sulla foto Sotheby’s, ignorando – co- due terzi superiori all’incirca), lasciando spazio so-

151. Donatello: ‘Gattamelata’ (particolare).


86 [Saggi] Padova, Piazza del Santo.
152. Donatello: ‘San Lorenzo’ (particolare). 153. Donatello: ‘San Cosma e San Damiano’ (1435-40 sopra la ‘Porta degli Apostoli, degli Evangelisti e dei
Collezione privata. circa) (particolare del ‘San Damiano’). Firenze, San Padri della Chiesa’.
Lorenzo, Sagrestia Vecchia, vano in cornu Epistulæ,

154. Donatello: ‘San Francesco’ (particolare). 155. Donatello: ‘Sant’Antonio’ (particolare).


Padova, Basilica del Santo, altare maggiore. Padova, Basilica del Santo, altare maggiore. [Saggi] 87
pra di sé a un altro soggetto. La si veda pubblicata 156. Donatello: ‘Annunciazione’ (particolare). pp. 2-5, 46-54 e 66, in part. p. 46. Una breve rela-
da Antonella Nesi, Desiderio da Settignano e Ste- Firenze, Santa Croce. zione coeva dei lavori del 1932-33 è conservata in
fano Bardini, vicende di una galleria, in Desiderio doppia copia nei fascicoli dedicati alla Pieve in
da Settignano, atti del convegno internazionale di UCSSF, Provincia di Firenze, Borgo San Lorenzo.
72) Aldo Giovannini, L’ultimo Mugello, 1900-
studi (Firenze, Kunsthistorisches Institut - Settigna- Una pianta ricostruttiva dello stato cinquecentesco
1920, Stabilimento Tipografico Toccafondi, Borgo
no, Villa I Tatti, The Harvard University Center for dell’edificio con la sua Sagrestia è proposta ne Il
San Lorenzo 1994, II, p. 112 foto n. 593; Idem, G.
Italian Renaissance Studies, 9-12 maggio 2007), a Monastero di Santa Caterina. Storia, religione e
Panchetti, La Pieve di San Lorenzo a Borgo cit.,
cura di Beatrice Paolozzi Strozzi, Joseph Connors, arte cit., p. 37 fig. 19.
fig. a p. 100.
Alessandro Nova e Gerhard Wolf, Marsilio, Vene- 75) Gli spostamenti si ricostruiscono soprattutto
zia 2011, pp. 205-216 (p. 207 fig. 2), senza riferi- 73) Si veda alla nota 75.
sulle foto più recenti di Soprintendenza e sulle
mento al ‘San Lorenzo’. Naturalmente anche que- 74) Una rara pianta della Pieve, comprensiva degli “guide rosse” del Touring Club. Per le prime:
sta foto andrà datata al 1888-89. annessi poi distrutti, è inserita nella relazione della AFPMF, n. 888, 13x18 (mia fig. 25), “terracotta po-
santa visita compiuta nel 1874 dall’arcivescovo licroma”, “scuola di Donatello o scuola fiorentina
Giovacchino Limberti: AAF, Visite pastorali (VP), sec. XV-XVI” (benché anteriore al 1933, il negati-
88 [Saggi] 79 (chiese di campagna, arciv. G. Limberti, 1874), vo è stato ristampato e cartonato dopo quest’anno,
e la sua didascalia rinvia alla Mostra del tesoro di
Firenze sacra); n. 71719, 10x15 (“già Fototeca Ita-
liana”), “terracotta”, “arte fiorentina sec. XV-XVI”
(il busto è sempre su un ripiano ligneo di sagrestia);
n. 167884, 24x36 (20.10.1970), “terracotta inve-
triata [sic]”, “seconda metà del XV sec.” (il busto è
contro il muro di fondo della navata destra); n.
241759, 6x6 (15.9.1976, Marcello Bertoni), “terra-
cotta colorita”, “sec. XV” (stessa collocazione del-
la foto del 1970). A queste foto va aggiunta quella
Alinari del 1933, realizzata a Firenze (sopra, testo e
nota 39, fig. 24). Per le “guide rosse” del Touring
Club: sopra, nota 37.
76) L’intervento di quest’anno, condotto dall’allora
Soprintendenza per i Beni Artistici e Storici di Fi-
renze, è attestato, a quanto pare, soltanto da un ver-
bale di consegna dell’opera da parte della Pieve
(19.2.1986) e da una lettera con cui il pievano ne re-
clamava la restituzione (3.4.1986): entrambi i docu-
menti si trovano, senza segnatura, nell’archivio cor-
rente della Pieve (ma il primo anche in UCSSF,
Provincia di Firenze, Borgo San Lorenzo).
77) A. Giovannini, L’ultimo Mugello, 1900-1920
cit., II cit., p. 51 foto n. 595 (con la data del 1913);
Idem, G. Panchetti, La Pieve di San Lorenzo a Bor-
go cit., fig. a p. 98 (con la data del 1911).
78) Leggendo in tutta fretta – ma non citando – un
passo di Carlo Celso Calzolai (1974; sopra, testo e
nota 36), Giuseppina Carla Romby, Borgo San Lo-
renzo: guida alla visita al borgo e alla scoperta del
territorio, Edizioni Polistampa, Firenze 2008, p. 36,
ha datato impropriamente ai lavori del 1922 la rea-
lizzazione del ‘San Lorenzo’ oggi in facciata.
79) AFPMF, n. 887, 9x12 (senza data), “terracotta
di scuola fiorentina sec. XV-XVI”; n. 167888,
24x36 (20.10.1970), “terracotta”, “scuola fiorenti-
na della seconda metà del sec. XV”; n. 242884, 6x6
(15.9.1976, Marcello Bertoni), “sec. XIX”, “gesso
[!] dipinto”.
80) Non saprei dire se Hans Semper, visitando la
Pieve di Borgo prima del 1892 e collegando a Do-
natello il ‘San Lorenzo’ allora come oggi in faccia-
ta (sopra, testo e nota 33), compisse un atto delibe-
rato ma tacito di preferenza rispetto al ‘San Loren-
zo’ policromo, o se invece, più semplicemente,
ignorasse l’esistenza di quest’altro esemplare, se-
minascosto a quel tempo negli ambienti della Sa-
grestia.
81) L’idea che il ‘San Lorenzo’ esterno della Pieve
fosse un “calco” di quello interno si deve a Ugo
Procacci, tanto nelle carte di Soprintendenza (1931,
testo e nota 53) quanto sulle pagine della ‘Rivista
d’arte’ (1933, testo e note 40-41). Attribuendo il
“calco” all’Ottocento, Procacci doveva tener conto
dell’inventario Rondoni del 1865, in cui un ‘San
Lorenzo’ all’esterno della Pieve è già documentato,
e quindi datare tacitamente l’oggetto prima di Fi-
renze capitale. Quando nelle ultime schede di So-
printendenza (sopra, nota 55) è stata infine rag-
giunta la giusta conclusione che il “calco” (detto di
“gesso”) fosse del 1888, si è stranamente dimenti-
cato affatto l’inventario Rondoni (comunque cita-
to). Queste schede esplicitano inoltre una convin-
zione presente in modo ellittico o criptico in quasi
tutta la scarsa letteratura novecentesca sui due
‘Santi Lorenzi’ di Borgo, cioè che il busto policro-
mo fosse anticamente in facciata ed entrasse in
chiesa solo nel 1888, facendosi sostituire da quello
esterno attuale. Ciò è nato all’evidenza dalla neces-
sità di spiegare il rapporto tra i due busti, e – insie-
me con esso – le confuse notizie di Soprintendenza
relative ai fatti del 1888, ma senza nulla sapere o
sospettare dell’esemplare Liechtenstein. Come ho
potuto spiegare a sufficienza nei paragrafi prece-

157. Donatello: ‘San Lorenzo’ (particolare).


Collezione privata.
158-159. Donatello e aiuti: ‘Spiritelli musicanti’ (1447-49).
Padova, Basilica del Santo, altare maggiore.
160. Donatello: ‘San Giorgio’ (particolare).
90 [Saggi] Firenze, Museo Nazionale del Bargello.
denti, il ‘San Lorenzo’ policromo si trova ininter-
rottamente in Pieve da prima del 1865, e non reca
nessuna traccia di esposizione sia pur breve all’a-
perto.
82) È stato invece significativamente tralasciato il
bottone del camice sotto al collo.
83) http://artmuseum.princeton.edu/.
84) Si veda la scheda dell’opera, con la se-
gnatura X0205, nell’archivio dei fratelli Brum-
mer (The Brummer Gallery Records) presso la
Thomas J. Watson Library del Metropolitan
Museum of Art, consultabile anche in rete:
http://libmma.contentdm.oclc.org/cdm/landingpage/
collection/p16028coll9.
85) L’attribuzione a Luca è documentata da P[ercy]
M[oore] Turner, The house and collection of Mr.
Edgar Speyer, in ‘The Burlington Magazine’, V,
1904, pp. 544-555 (p. 546), insieme a una foto che
riproduce l’intero buffet carico di oggetti (p. 549
tav. I).
86) Il catalogo in rete del Princeton University Art
Museum (sopra, nota 83) dà 63, 55,5 e 26,4 centri-
metri rispettivamente per l’altezza, la larghezza
massima e la profondità massima.
87) Testo e nota 43.
88) Stando alle indicazioni sommarie fornite nel
1997 da E. Terradura, L’archivio storico cit., p. 73 e
nota 1 (p. 92), le circa cinquanta unità che costitui-
scono il fondo archivistico del convento vanno dal
1503 sino al 1952.
89) L’opera è il Pergamo della Cintola a Prato, ar-
gomento di una bella lettera fin qui sconosciuta di
Michelozzo (1430): nel secondo Ottocento il foglio
apparteneva al collezionista fiorentino Marco Gua-
stalla, dal quale Stefano Bardini (interessato evi-
dentemente non al contenuto, ma a smerciare un
autografo d’artista) ottenne una trascrizione, oggi
conservata in almeno due copie tra le carte del-
l’ASEB. Ma di ciò, appunto, in altra occasione.
90) Non è possibile precisare l’altitudine originaria
del ‘San Lorenzo’ facendo appello alla porta mag-
giore attuale della Pieve di Borgo (fig. 27), perché
questa è stata pesantemente rimaneggiata nei re-
stauri conclusisi nel 1922 (sopra, testo e nota 78), e
perché già l’aspetto precedente (fig. 26) la dichia-
rava posteriore al Rinascimento. Siccome tuttavia
non si può escludere che la porta abbia mantenuto,
pur attraverso le varie modifiche, l’ampiezza di lu-
ce che aveva nel Quattrocento, dò qui le misure che
ho rilevato nello stato odierno: altezza del vano, cm
429 (larghezza, cm 211); altezza dell’architrave,
cm 67; altezza del portale tutto, cm 496. Un dise-
gno della facciata della Pieve incluso nel Libro di
ricordi cinquecentesco dell’archivio del contiguo
convento di Santa Caterina riproduce la porta mag-
giore senza la sua lunetta (Il Monastero di Santa 161. Donatello: ‘San Prosdocimo’ (1447-48)
Caterina. Storia, religione e arte cit., p. 45 fig. 22). la chiesa di Sant’Egidio’, dopo il 1424, in cui si ve-
(particolare). Padova, Basilica del Santo, dono ritratte le due opere plastiche).
Ma si tratta di un’omissione trascurabile, poiché il altare maggiore.
documento, assai schematico, serve solo a rilevare 95) Da ultimo, soprattutto: Aldo Galli, Arte in terra,
le dimensioni dell’edificio e le sue aperture effetti- ta, Leo S. Olschki Editore, Firenze 2000; e Idem, Il ad Arezzo (1420-1450), in Arte in terra d’Arezzo: il
ve di porte e finestre. David bronzeo di Donatello, in Donatello: il David Quattrocento, a cura di Liletta Fornasari, Giancarlo
91) Sul ‘Battista’ senese, nato con ogni verosimi- restaurato. [Firenze, Museo Nazionale del Bargel- Gentilini e Alessandra Giannotti, Provincia di
glianza per il fastigio di uno dei portali del Batti- lo, 28 novembre 2008 - 23 novembre 2009], a cura Arezzo […] - Edifir, Arezzo-Firenze 2008, pp.
stero fiorentino, si vedano F. Caglioti, Donatello di Beatrice Paolozzi Strozzi, Giunti - Firenze Mu- 199-218 (pp. 208 figg. 240-241, 209-212 e note
[…], San Giovanni Battista […], ne La ‘rinascita’ sei, Firenze 2008, pp. 26-85, con ampie considera- 35-40, per la figura e il suo contesto originario);
della scultura: ricerca e restauri. [Siena, Comples- zioni su Donatello ‘anamorfico’ (benché con signi- Cecilia Martelli, Bartolomeo della Gatta pittore
so museale di Santa Maria della Scala, Palazzo ficative eccezioni nella ‘Giuditta’: Donatello e i fiorentino in terra d’Arezzo, ivi, pp. 151-170 (pp.
Squarcialupi, 23 giugno - 8 ottobre 2006], a cura di Medici cit., I, p. 213). 160-163 e note 38-40 con figg. 176-177, per l’in-
Laura Martini, Protagon Editori, Siena 2006, pp. dividuazione di un successivo intervento a fresco di
92) Ivi, I, in part. p. 119 e note, e II, figg. 91-92; e Bartolomeo della Gatta nella lunetta intorno alla fi-
43-47 n. 3; e poi Gabriele Donati, Donatello […], F. Caglioti, Il David bronzeo di Donatello cit., pp.
San Giovanni Battista […], in Da Jacopo della gura); Eadem, Bartolomeo della Gatta: pittore e
56-57 e fig. 43. miniatore tra Arezzo, Roma e Urbino, Centro Di,
Quercia a Donatello cit., pp. 336-337 n. D.15. Que- 93) Idem, Donatello e i Medici cit., I, p. 180 nota
st’ultimo ha scoperto il nome del metallurgo – il Firenze 2013, pp. 67-68 e note 191-194 (p. 99) con
115, e II, figg. 192-193; e Idem, Il David bronzeo figg. 58-59, 317 n. 7.
ferrarese Jacopo di Feltrino Lisignoli, già noto agli di Donatello cit., p. 57 nota 16 (p. 84).
studi come medaglista – che nel 1465 diede final- 96) Bruno Santi, Michelozzo a Montepulciano: la
mente alla statua il suo avambraccio destro, lascia- 94) Da ultimo: La primavera del Rinascimento cit., lunetta di Sant’Agostino e il suo restauro, in Mi-
to incompiuto a bella posta da Donatello il giorno pp. 458-459 n. IX.2 (Brunella Teodori: ‘Incorona- chelozzo scultore e architetto (1396-1472), atti del
in cui abbandonò Siena per sempre nel 1461. Sul zione’), 459-460 n. IX.3 (Peta Motture: ‘Cristo’) e
‘David’ e la ‘Giuditta’ dei Medici: F. Caglioti, Do- 460 n. IX.4 (Ludovica Sebregondi: affresco di Bic-
natello e i Medici. Storia del David e della Giudit- ci di Lorenzo con la cosiddetta ‘Consacrazione del- [Saggi] 91
162. Donatello: ‘San Ludovico di Tolosa’ (1447-48) ber 23, 1985 - January 5, 1986], Founders Society 163. Donatello e aiuti: Tomba di papa Martino V
(particolare). Padova, Basilica del Santo, - Detroit Institute of Arts, Detroit 1985, pp. 95- (particolare). Roma, San Giovanni in Laterano,
altare maggiore. 103; Idem, I problemi dell’attività giovanile, in navata maggiore.
convegno internazionale (Firenze, Palazzo Vecchio Donatello e i suoi. Scultura fiorentina del primo
Rinascimento. [Firenze, Forte di Belvedere, 15 giu- by the Center of Advanced Study in the Visual Arts,
e Palazzo Gerini - San Piero a Sieve, Castello del
gno - 7 settembre 1986], a cura di Alan Phipps National Gallery of Art, 7-8 February 2003, Was-
Trebbio, 2-5 ottobre 1996), a cura di Gabriele Mo-
Darr e Giorgio Bonsanti, Founders Society/Detroit hington], National Gallery of Art, Washington
rolli, Associazione Dimore Storiche Italiane / Se-
Institute of Arts - La Casa Usher - Arnoldo Mon- (‘Studies in the History of Art’, 70) - Yale Univer-
zione Toscana - Centro Di, Firenze 1998, pp. 121-
dadori editore, Detroit-Firenze-Milano 1986, pp. sity Press, New Haven-London 2008, pp. 66-109 (p.
124 (p. 123).
47-54; L. Bellosi, Donatello e il recupero della 70 nota 31 [p. 98]); Artur Rosenauer, Der soge-
97) Cfr sopra, nota 90. scultura in terracotta, nei Donatello-Studien, nannte Niccolò da Uzzano – Donatello oder doch
98) Su un secondo colosso fittile di Donatello per il Kunsthistorisches Institut in Florenz - Bruckmann, Desiderio?, in Desiderio da Settignano, atti del
Duomo fiorentino, opera forse incompiuta, e an- München 1989, pp. 130-145. convegno internazionale di studi cit., pp. 21-30;
ch’essa perduta: Horst Waldemar Janson, Giovanni 100) Manca ancora una catalogazione seria e orga- Francesco Caglioti, Workshop of Desiderio da Set-
Chellini’s «Libro» and Donatello, negli Studien zur nica delle ‘Madonne’ donatelliane (non solo in ter- tignano […], Niccolò da Uzzano […], Museo Na-
toskanischen Kunst. Festschrift für Ludwig Hein- racotta). Nell’attesa di un simile strumento, anch’io zionale del Bargello, Florence […], in The Renais-
rich Heydenreich zum 23. März 1963, herausgege- sono costretto a rinviare, come tutti, al volumetto sance Portrait from Donatello to Bellini. [The Met-
ben von Wolfgang Lotz und Lise Lotte Möller, Pre- debolissimo di Anna Jolly, Madonnas by Donatello ropolitan Museum of Art, New York, December 21,
stel-Verlag, München 1964, pp. 131-138, poi in and his circle, Peter Lang, Frankfurt am Main- 2011, to March 18, 2012], edited by Keith Chris-
Horst Waldemar Janson, 16 Studies, Harry N. Berlin-Bern-New York-Paris-Wien 1998. È sul tiansen and Stefan Weppelmann, The Metropolitan
Abrams, Inc., Publishers, New York [1973], pp. fronte delle ‘Vergini’ fittili che si è avuta l’ultima, Museum of Art, New York - Yale University Press,
107-116. cospicua aggiunta al catalogo donatelliano: Loren- NewHaven-London 2011, pp. 126-128 n. 22 (anche in
99) La restituzione di alcune ‘Madonne’ e di altre zo Sbaraglio, Una terracotta di Donatello: la Ma- versione tedesca); e B. Paolozzi Strozzi, ne La prima-
opere fittili a Donatello giovane da parte di Lucia- donna dalla tomba di Giuliano Davanzati in Santa vera del Rinascimento cit., pp. 496-497 n. X.12. Sull’i-
no Bellosi è fra i contributi più fecondi offerti ne- Trinita, in ‘Nuovi studi’, 18, 2012, pp. 37-82. dentità dell’effigiato, spesso revocata in dubbio dagli
gli ultimi decenni alla conoscenza della scultura studi moderni a contrasto con la tradizione, ma senza
101) Il merito di questo ravvedimento spetta a Ur- validi motivi, cfr in part. F. Caglioti, Workshop of De-
italiana del Rinascimento. Rinvio in particolare a: sula Schlegel, Zu Donatello und Desiderio da Set-
L. Bellosi, Ipotesi sull’origine delle terrecotte siderio da Settignano […], Niccolò da Uzzano cit.
tignano. Beobachtungen zur physiognomischen Ge-
quattrocentesche, in Jacopo della Quercia fra Go- staltung im Quattrocento, nel ‘Jahrbuch der Berli- 102) Di Luca richiamo le lunette per il portale di
tico e Rinascimento. Atti del convegno di studi, Sie- ner Museen’, IX, 1967, pp. 135-155, in part. pp. San Domenico a Urbino, per quello di San Pier
na, Facoltà di Lettere e Filosofia, 2-5 ottobre 144-155 e note (sia pure preparata da una posizio- Buonconsiglio a Firenze (oggi nel Palagio di Parte
1975, a cura di Giulietta Chelazzi Dini, Centro Di, ne antidonatelliana significativa come quella di Guelfa), e per quello della chiesa delle Santucce
Firenze 1977, pp. 163-179; L. Bellosi, Donatello’s H.W. Janson, The sculpture of Donatello cit., II, pp. sempre a Firenze (oggi nel Museo Nazionale del
early works in terracotta, in Italian Renaissance 237-240). Cfr poi Artur Rosenauer, Donatello, Bargello); della produzione di Andrea, più copiosa,
sculpture in the time of Donatello. An exhibition to Electa, Milano 1993, pp. 319-320 n. 90; Francesco ricordo specialmente le lunette nel portale del Duo-
commemorate the 600th anniversary of Donatello’s Caglioti, Fifteenth-Century Reliefs of Ancient Em- mo di Prato, in quello centrale del Duomo di Pi-
birth and the 100th anniversary of the Detroit In- perors and Empresses in Florence: Production and stoia, nella loggia dello Spedale di San Paolo dei
stitute of Arts. [The Detroit Institute of Arts, Octo- Collecting, in Collecting Sculpture in Early Mod- Convalescenti a Firenze, nei tre portali della Ma-
ern Europe, edited by Nicholas Penny and Eike D. donna della Quercia a Viterbo. Cfr Giancarlo Gen-
Schmidt. [Proceedings of the symposium organized tilini, I della Robbia. La scultura invetriata nel Ri-
92 [Saggi] nascimento, Cantini, Firenze [1992], I, figg. a pp.
66, 124-125, 227, 250, 257, 262-263. Nel filone 106) Oggi il ‘Battista’ del Campanile (nato in veri- tografia donatelliana di questo rilievo e del ‘Calva-
delle invetriate rientra anche la lunetta di Benedet- tà come un ‘Profeta’ del Vecchio Testamento) non è rio’ Camondo al Louvre cui accenna Luke Syson,
to da Maiano alla Certosa del Galluzzo presso Fi- più – a differenza di un tempo – un’opera scontata Reflections on the Mantegna exhibition in Paris, in
renze, con un ‘San Lorenzo tra due angeli adoranti’ del catalogo di Donatello, cui spetta in effetti solo ‘The Burlington Magazine’, CLI, 2009, pp. 526-
(1496, fig. 173): di essa dirò qualcos’altro più giù la testa, scolpita a parte: cfr Anne Markham Schulz, 535 (p. 530 nota 17).
(testo e nota 154), a causa dell’iconografia. Nanni di Bartolo e il portale di San Nicola a Tolen- 111) Sulle corde del ‘Crocifisso’ del Santo, e in
103) Nelle note seguenti limiterò all’estremo i rife- tino, Centro Studi Agostino Trapè, Biblioteca Egi- particolare sull’autografia donatelliana del perizo-
rimenti bibliografici relativi ai lavori meglio cono- diana / Convento di San Nicola - Centro Di, Tolen- ma e del suo laccio, creduti invece barocchi da tut-
sciuti di Donatello, intendendo con ciò quelli sche- tino-Firenze 1997, in part. pp. 22, 24-26, 27, 30 e ti gli studi a partire da Hans Kauffmann (1935),
dati da H.W. Janson, The sculpture of Donatello note (pp. 70-72), 137-139 figg. 5-7. debbo rinviare a Francesco Caglioti, Il ‘Crocifisso’
cit., che rimane tuttora la monografia di riferimen- 107) Su quest’ultima opera, non ‘da manuale’, v. ligneo di Donatello per i Servi di Padova, in ‘Pro-
to più sicuro, malgrado che sia assai datata e in adesso F. Caglioti, Donatello […] e collaboratore, spettiva’, 130-131, 2008, pp. 50-106, in part. pp.
molte parti superata. Madonna col Bambino, detta “del Perdono”, […], 61-68 e note (pp. 90-96), 72-73 figg. 25-29. L’uso
104) Sulla posizione e il ruolo del cosiddetto ‘San Siena, Museo dell’Opera […], in Da Jacopo della del semplice canapo al posto della corona di spine
Giovannino’ Martelli nello sviluppo dell’immagine Quercia a Donatello cit., pp. 332-333 n. D.13. da parte del Donatello padovano (non solo al San-
scultorea del Precursore: Francesco Caglioti, Mino 108) H.W. Janson, The sculpture of Donatello cit., II, to, ma anche nel ‘Crocifisso’ ligneo dei Servi, con
da Fiesole [...], Busto di San Giovanni Battista fan- p. 16, accortosi per primo dell’eccezionalità di que- un canapo vero) si riflette in un’opera non autogra-
ciullo [...], Parigi, Musée Jacquemart-André [...], st’esempio (a confronto soprattutto con le prime fa ma significativa degli stessi anni come il rilievo
in Due collezionisti alla scoperta dell’Italia. Dipin- opere del maestro), volle spiegarla postulando un ri- del ‘Sangue del Redentore’ oggi nel Palazzo Duca-
ti e sculture dal Museo Jacquemart-André di Pari- tocco tardocinquecentesco, che fece espressamente le di Mantova (1450 circa): lo si veda ridiscusso da
gi. [Milano, Museo Poldi Pezzoli, 16 ottobre 2002 - eliminare da una delle sue foto (I, tav. 14). Paolo Parmiggiani, Riflessi donatelliani nel ‘San-
16 marzo 2003], a cura di Andrea Di Lorenzo, Sil- gue di Cristo’, in Andrea Mantegna e i Gonzaga.
109) Sopra, nota 104; e F. Caglioti, Il ‘San Giovan- Rinascimento nel Castello di San Giorgio. [Manto-
vana Editoriale, Cinisello Balsamo 2002, pp. 64-67 nino’ mediceo di Michelangelo cit., pp. 16 e note 97
n. 5 (anche in versione francese, con gli stessi dati va, 16 settembre 2006 - 14 gennaio 2007], a cura di
e 102 (pp. 65-66), 40 fig. 35. Filippo Trevisani, Electa, Milano 2006, pp. 120-
editoriali). Cfr anche oltre, testo e nota 109.
110) Cfr Francesco Caglioti, Donatello […], Le Sup- 125. La corona di corda cinge poi la testa del Cristo
105) Il successivo divorzio tra l’opera e il suo con- plice de saint Sébastien […], Paris, Musée Jacque- nel ‘Calvario con tre crocifissi’ di Donatello e Bar-
testo originario fece comunque sì che, in assenza mart-André […], in Mantegna, 1431-1506. [Cata- tolomeo Bellano entro il Pergamo della Passione
della graticola, un commentatore estraneo come logue de l’exposition, Paris, Musée du Louvre, 26 (meridionale) della basilica di San Lorenzo a Firen-
Adrien Prachoff si mostrasse cauto scrivendo nel septembre 2008 - 5 janvier 2009], sous la direction ze (1462-66): F. Caglioti, Il ‘Crocifisso’ ligneo di
1907: “C’est un clerc tonsuré […] qu’on pense être de Giovanni Agosti et Dominique Thiébaut, Hazan Donatello cit., pp. 68, 69 fig. 19.
un Saint-Laurent” (sopra, testo e nota 23). Invece - Musée du Louvre éditions, Paris 2008, pp. 64-66
Bardini non aveva avuto di tali problemi neppure 112) Ho già pubblicato altrove – per ragioni di fun-
n. 3 (anche in versione italiana, Officina Libraria, zione artistica più che per i suoi caratteri formali –
per un istante, avendo prelevato il ‘San Lorenzo’ di- Milano). Non ha nessun appiglio, e infatti non vie-
rettamente dalla sua chiesa (testo e nota 61). questo dettaglio pressoché sconosciuto della ‘Giu-
ne argomentato in nessun modo, il rifiuto dell’au-

164. Donatello: ‘Madonna col Bambino e due spiritelli’ 165. Donatello: ‘Calvario’ (1450-52 circa) (particolare).
(1440-45 circa). Vienna, Kunsthistorisches Museum, Parigi, Musée du Louvre, Département des Objets d’Art
Collezione d’Austria-Este. (dalla collezione Isaac de Camondo). [Saggi] 93
ditta’: Francesco Caglioti, L’Amore-Attis di Dona- Alberti, Genova, 19-21 febbraio 2004, Leo S. 125) Sui canonici fiorentini al servizio della corte
tello, caso esemplare di un’iconografia “d’autore”, Olschki, Firenze 2008, II, pp. 425-440; Eadem, nel romana nei tempi che c’interessano cfr in sintesi L.
ne Il ritorno d’Amore. L’Attis di Donatello restau- Corpus epistolare e documentario di Leon Battista Boschetto, «Chi dubiterà appellare questo tempio
rato. [Firenze, Museo Nazionale del Bargello, 1 ot- Alberti cit., pp. 221-224 n. 22. L’entrata in carica di nido delle delizie?» cit., pp. 143-144 e note.
tobre 2005 - 8 gennaio 2006], a cura di Beatrice Leon Battista come suo successore a Borgo veniva 126) In assenza di un qualsiasi profilo biografico
Paolozzi Strozzi, S.P.E.S., Firenze 2005, pp. 31-74 datata al 1448 sulla base della biografia albertiana già pronto dell’Ugolini, sono costretto a rinviare –
(pp. 50, 63 fig. 29). di riferimento (Girolamo Mancini, Vita di Leon pur selezionando moltissimo – a varie apparizioni
113) A causa del migliore stato di conservazione Battista Alberti. Seconda edizione, completamente rapide del suo nome entro gli studi sulla Cancelle-
sono costretto a usare per il confronto il ‘San Lo- rinnovata con figure illustrative, Stab. Tip. G. Car- ria papale di primo Rinascimento (e proseguirò an-
renzo’ del 1888, sebbene il fatto che in questo pun- nesecchi e Figli, Firenze 1911, p. 93 nota 4) sino al- che nelle prossime note un simile intarsio di notizie
to il copista abbia dovuto integrare un’antica lacu- la precisazione in favore del 1449 fornita da Luca sparse un po’ ovunque nell’erudizione e bibliografia
na dell’originale non ci assicuri la piena attendibi- Boschetto, Leon Battista Alberti e Firenze: biogra- ecclesiastica e diplomatica): Emil von Ottenthal,
lità del risultato. fia, storia, letteratura, Leo S. Olschki, Firenze Die Bullenregister Martin V. und Eugen IV., nelle
2000, pp. 160-161 e note 38-39, 272-273 n. 41; cfr ‘Mitteilungen des Instituts für Österreichische Ge-
114) Cfr F. Caglioti, Donatello […], Le Calvaire […], anche Idem, Leon Battista Alberti e Firenze, in
Paris, Musée du Louvre […], in Mantegna, 1431- schichtsforschung: Ergänzungsband’, I, 1883-85,
Leon Battista Alberti e il Quattrocento. Studi in pp. 401-589 (pp. 467 e nota 2, 562-563: anni 1437
1506 cit., pp. 62-64 n. 2; e sopra, nota 110. onore di Cecil Grayson e Ernst Gombrich. Atti del e 1443-46); Regulae Cancellariae Apostolicae: Die
115) La lista pubblicata da C.C. Calzolai, Borgo convegno internazionale (Mantova, 29-31 ottobre päpstlichen Kanzleiregeln von Johannes XXII. bis
San Lorenzo nel Mugello cit., pp. 209-210, è solo 1998), a cura di Luca Chiavoni, Gianfranco Ferlisi Nikolaus V., gesammelt und herausgegeben von Dr.
un primo sbozzo, assai lacunoso e impreciso. e Maria Vittoria Grassi, Leo S. Olschki, Firenze E[mil] von Ottenthal, Verlag der Wagner’schen Uni-
116) Tra la fine del Tre e la fine del Quattrocento so- 2001, pp. 435-450 (pp. 437 e nota 4, 439). Su Al- versitäts-Buchhandlung, Innsbruck 1888, pp. XXII
no cinque i canonici fiorentini censiti anche come berti e Borgo sono utili le ulteriori ricerche e i com- e 229 n. 163 (anno 1425); Paul Maria Baumgarten,
pievani di Borgo nel Catalogo cronologico de’ cano- menti di Idem, Incrociare le fonti cit.; e di Idem, nel Untersuchungen und Urkunden über die Camera
nici della Chiesa Metropolitana fiorentina compila- Corpus epistolare e documentario di Leon Battista Collegii Cardinalium für die Zeit von 1295 bis
to l’anno 1751 da Salvino Salvini, canonico fioren- Alberti cit., pp. 225-230 n. 23 (anche per Carlo 1437, Giesecke & Devrient, Leipzig 1898, pp.
tino del titolo di S. Zanobi, estratto dalle copiose Strozzi, a rincalzo delle indagini di Marta Pavón LXVIIII, LXX, LXXII-LXXIII nota 3 (Ugolini co-
memorie istoriche dei medesimi raccolte in molti an- Ramírez). me chierico del Sacro Collegio, almeno dal 1426 al
ni dal suddetto autore, e consegnate al reverendissi- 118) S. Salvini, Catalogo cronologico de’ canonici 1435); Walther von Hofmann, Forschungen zur Ge-
mo Capitolo fiorentino l’anno 1749 in una sua peri- della Chiesa Metropolitana fiorentina cit., pp. 39 n. schichte der kurialen Behörden vom Schisma bis
colosa malattia, senza ordine di tempi […], Per Gae- 335, 174 n. XII (alla sua morte nel 1451, il suo posto zur Reformation, Verlag von Loescher & C.°, Rom
tano Cambiagi stampatore granducale, In Firenze come canonico fu preso da Carlo de’ Medici, figlio 1914, II, Quellen, Listen und Exkurse, p. 109 n. 45
l’anno MDCCLXXXII, pp. 26 n. 255 (Paolo Planca, naturale di Cosimo il Vecchio: ibidem, pp. 46 n. 372, (notizie del 1414, del 1441 e del 1443); Thomas
di Giovinazzo, canonico dal 1391), 39 n. 335 (Jaco- 174 n. XII). La breve scheda nel catalogo di Salvini Frenz, Zum Problem der Reduzierung der Zahl der
po di Giovanni Ugolini, canonico dal 1432), 45 n. va integrata con i ricchi appunti preparatori dell’ope- päpstlichen Kanzleischreiber nach dem Konzil von
365 (Leon Battista Alberti, canonico dal 1447), 50 n. ra, conservati in vari mss. dell’ACSMF, e, per la par- Konstanz, in Grundwissenschaften und Geschichte.
391 (Dieciaiuti d’Antonio Moriti, canonico dal te che riguarda l’Ugolini, specialmente (ma non so- Festschrift für Peter Acht, herausgegeben von Wal-
1462), 63 n. 446 (Andrea detto Andreolo di Piero lo) in P.240, [Salvino Salvini], Vite dei nostri cano- demar Schlögl und Peter Herde, Verlag Michael
Malegonnelle, canonico dal 1491). Solo di recente si nici: dall’anno 1400 al 1500, cc. 234r-236r. Per altre Lassleben, Kallmünz Opf. 1976, pp. 256-273 (p.
è appurato, in verità, che Alberti fu sì candidato a di- testimonianze a stampa sull’Ugolini come canonico: 261 n. 67 e nota 94); Brigide Schwarz, Abbreviatu-
ventare canonico fiorentino (1447), ma senza suc- James Haar, John Nádas, The Medici, the Signoria, re officium est assistere vicecancellario in expedi-
cesso: cfr in part. Luca Boschetto, «Chi dubiterà ap- the pope: sacred polyphony in Florence, 1432-1448, tione litterarum apostolicarum. Zur Entwicklung
pellare questo tempio nido delle delizie?». Leon in ‘Recercare’, XX, 2008, pp. 25-93 (p. 46 nota 71, des Abbreviatorenamtes vom Grossen Schisma bis
Battista Alberti e Santa Maria del Fiore, in ‘Me- anno 1441). La fondazione delle due cappellanie di zur Gründung des Vakabilistenkollegs der Abbrevia-
dioevo e Rinascimento. Annuario del Dipartimento San Niccolò e di Sant’Agnese risulta dal testamento toren durch Pius II., in Römische Kurie. Kirchliche
di Studi sul Medioevo e il Rinascimento dell’Uni- dell’Ugolini, citato infra, testo e nota 133. Finanzen. Vatikanisches Archiv. Studien zu Ehren
versità di Firenze’, XXI (= n.s. XVIII), 2007, pp. 119) ASV, Registra Lateranensia (Reg. Lat.), cc. von Hermann Hoberg, herausgegeben von Erwin
141-168 (pp. 157-159 e note); e Idem, nel Corpus CCCVr-CCCVIv e CCCVIv-CCCVIIr. Le due bol- Gatz, Università Gregoriana Editrice, Roma, II,
epistolare e documentario di Leon Battista Alberti, a le sono state brevemente ricordate da Manuel Mi- 1979, pp. 789-823 (in part. p. 819 n. 20, con notizie
cura di Paola Benigni, Roberto Cardini e Mariange- lián Boix, Nicolás Conill: un valenciano en la cor- dal 1414 al 1446); Schedario Baumgarten: descri-
la Regoliosi, con la collaborazione di Elisabetta Ar- te de tres papas (1403-1439), in ‘Anthologica an- zione diplomatica di bolle e brevi originali da Inno-
fanotti, Edizioni Polistampa, Firenze 2007, pp. 208- nua’, XVII, 1970, pp. 11-132, come se fossero un cenzo III a Pio IX. Riproduzione anastatica […],
215 n. 19. Se Andrea di Piero Malegonnelle, morto unico documento (con qualche imprecisione di car- Presso l’Archivio Segreto Vaticano, Città del Vati-
nel dicembre 1499 (Salvini), fu davvero pievano di te e di data), e prendendo la Pieve di Borgo per la cano, III, Clemente V - Martino V (an. 1305-1431),
Borgo, risulterebbe il secondo di una successione di basilica fiorentina di San Lorenzo (pp. 38 e nota a cura di Sergio Pagano, 1983, pp. 635 n. 7066, 673
ben tre rettori della medesima schiatta fra Quattro e 161, 74 e nota 362; cfr anche p. 83 e nota 409). Che n. 7196, 679 n. 7219 e 682 n. 7230, e IV, Eugenio
Cinquecento: stando infatti a Luca Boschetto, Incro- io sappia, tale segnalazione non ha avuto seguito IV - Pio IX (an. 1431-1862), a cura di Sergio Paga-
ciare le fonti: archivi e letteratura. Rileggendo la let- negli studi toscani. no, 1986, p. 570 (documenti dal 1411 al 1430); Re-
tera di Leon Battista Alberti a Giovanni di Cosimo pertorium Officiorum Romanae Curiae (RORC), id
de’ Medici, 10 aprile [1456?], in ‘Medioevo e Rina- 120) Per la demolizione: sopra, testo e nota 74. est: elenchus omnium personarum, quae in Romana
scimento. Annuario del Dipartimento di Studi sul 121) Il Monastero di Santa Caterina. Storia, reli- Curia officiis functae vel ad cardinalatum assump-
Medioevo e il Rinascimento dell’Università di Fi- gione e arte cit.: E. Terradura, Appendice documen- tae sunt, praesertim saeculo XIV exeunte, saeculo
renze’, XVII (= n.s. XIV), 2003, pp. 243-264, il suc- taria cit., p. 109 n. 34. XV et saeculo XVI ineunte (inclusis officialibus
cessore di Alberti († 1472) come pievano di Borgo 122) Ci si potrebbe chiedere se il ‘San Lorenzo’ Constantiensis et Basiliensis generalium synodo-
fu Antonio di Domenico di Cante Malegonnelle (pp. non sia nato effettivamente in così stretto rapporto rum), ex fontibus manuscriptis, litterarum apostoli-
260-261 e nota 38); e il Libro di ricordi cinquecen- con la Sagrestia della Pieve da essere posto in ori- carum originalibus et registris necnon dissertatio-
tesco della Pieve registra che nel giugno 1503 morì gine su una delle porte che vi davano accesso dal- nibus impressis excerptus, industria et sedulitate
il pievano Francesco d’Antonio Malegonnelle (Il l’interno della chiesa o direttamente da fuori. Nel Th. Frenz et omnium amicabiliter contribuentium,
Monastero di Santa Caterina. Storia, religione e ar- caso di una porta interna, la collocazione dovette Passau 2009-, solo in rete, http://wwws.phil.uni-
te cit.: E. Terradura, Appendice documentaria cit., p. tuttavia mutare presto a favore della facciata, altri- passau.de/histhw/RORC/, s.v. “Iacobus de Ugoli-
96 n. 1). menti non si spiegherebbe il deterioramento secola- nis” (varie notizie dal 1412 al 1442). La messe più
117) Il mandato borghigiano del figlio minore di re della terracotta. abbondante posta a stampa di documenti pontifici
Palla Strozzi, che, a detta di Vespasiano da Bisticci, connessi con le varie funzioni cancelleresche di
123) Sul quartiere e sul gonfalone di appartenenza Ugolini – dal 1414 al 1450 – si rinviene in diversi
era prossimo al cardinalato quando scomparve pre- degli Ugolini di Jacopo si veda già [S. Salvini], Vi-
cocemente, è emerso solo da pochi anni, nell’ambi- volumi del Calendar of entries in the papal regis-
te dei nostri canonici: dall’anno 1400 al 1500 cit., ters relating to Great Britain and Ireland: papal
to delle ricerche sull’Alberti: Marta Pavón Ramí- c. 235r. Per un riscontro facile del loro stemma: Ro-
rez, L.B. Alberti, oficial de la Cancillería pontifi- letters, VI, A.D. 1404-1415, prepared by J[essie]
berto Ciabani, Beatrix Elliker, Le famiglie di Firen- A[lfred] Twemlow, B.A. […], Printed for His
cia: nuevos documentos del Archivo Secreto Vatica- ze, Casa editrice Bonechi, Firenze 1992, III, p. 916
no, ne La vita e il mondo di Leon Battista Alberti: Majesty’s Stationery Office by Mackie and Co. Ld.,
(quartiere di Santo Spirito, gonfalone Ferza), ove è London 1904, p. 186; VII, A.D. 1417-1431, prepa-
atti dei convegni internazionali del Comitato Na- descritto come “trinciato d’oro e d’azzurro, ai due
zionale VI centenario della nascita di Leon Battista red by J.A. Twemlow, B.A. […], ivi 1906, pp. 18,
leoni salienti dell’uno nell’altro” (con ill.). 31, 32; VIII, A.D. 1427-1447, prepared by J.A.
124) Mi riferisco alla pianta ricostruttiva della Pie- Twemlow, B.A. […], ivi 1909, passim; IX, A.D.
94 [Saggi] ve cinquecentesca citata sopra, nota 74. 1431-1447, prepared by J.A. Twemlow, B.A. […],
166. Scalpellino del 1440 circa: porta con stemma del
pievano Jacopo di Giovanni Ugolini. Borgo San Lorenzo,
Pieve di San Lorenzo, tribuna presbiteriale. [Saggi] 95
Published by His Majesty’s Stationery Office, ciety by Andrews & Co. and Bernard Quaritch, P[atrick] N.R. Zutshi, Original papal letters in
Printed by the Hereford Times Limited, London- Durham-London, I, 1956, p. 133 n. 170. Per una England, 1305-1415, Biblioteca Apostolica Vatica-
Hereford 1912, passim; X, A.D. 1447-1455, pre- missione di Ugolini nell’Impero e di nuovo in In- na, Città del Vaticano 1990, p. 265 n. 515 (Giovan-
pared by J.A. Twemlow, B.A. […], ivi 1915, pp. 47, ghilterra, cominciata verso la fine del 1414: J.A. ni XXIII, 1°.2.1415). Cfr anche Tilmann Schmidt,
59, 60, 61, 63, 64, 65, 81-82, 203-205. Mentre da Twemlow, Calendar of entries in the papal regis- Die Originale der Papsturkunden in Baden-Würt-
Giovanni XXIII ad Eugenio IV il nostro personag- ters cit., VI cit., loc. cit.; W. von Hofmann, For- temberg, 1198-1417, Biblioteca Apostolica Vatica-
gio appare sempre come “Ja. de Ugolinis”, sotto lo schungen zur Geschichte der kurialen Behörden na, Città del Vaticano 1993, II, 1343-1417, pp. 598
stesso Eugenio IV e sotto Niccolò V diventa sem- cit., II cit., loc. cit.; e Repertorium Germanicum. n. 1255 (Giovanni XXIII, 18.1.1415), 604-605 n.
plicemente “Ugolinus”. Verzeichnis der in den Registern und Kameralakten 1266 (Concilio, 2.2.1417).
127) Per la missione del 1405-06 in Inghilterra, vorkommenden Personen, Kirchen und Orte des 129) Cfr Sebastián Puig y Puig, Pedro de Luna, úl-
presso re Enrico IV, insieme a Ludovico degli Deutschen Reiches, seiner Diözesen und Territo- timo papa de Aviñón (1387-1430), Editorial Polí-
Aliotti, vescovo di Volterra e più volte agente pon- rien vom Beginn des Schismas bis zur Reformation, glota, Barcelona 1920, pp. 344 e nota 5, 583 doc.
tificio oltre la Manica: James Hamilton Wylie, His- III, Alexander V., Johann XXIII., Konstanzer Kon- CXLIX, che in particolare pubblica una lettera con
tory of England under Henry the Fourth, Long- zil, 1409-1417, bearbeitet von Ulrich Kühne, Weid- cui il 21 marzo 1418, da Montpellier, l’Adimari in-
mans, Green, and Co., London, II, 1405-1406, mannsche Buchhandlung, Berlin 1935, col. 185. viò al giovane re Alfonso il Magnanimo il fidatissi-
1894, p. 346 e note 2-9 (con ampio corredo di fon- Nella primavera del 1427 è documentata una terza mo Jacopo Ugolini, “litterarum apostolicarum
ti e bibliografia); e ancora William Edward Lunt, missione di Ugolini come nunzio papale in Inghil- scriptorem et secretarium meum”. Sulla missione
Financial relations of the papacy with England, terra, ma anche in Francia: J.A. Twemlow, Calen- dell’Adimari, rivelatasi infruttuosa: Karl August
1327-1534, The Mediaeval Academy of America, dar of entries in the papal registers cit., VII cit., Fink, Die Sendung des Kardinals von Pisa nach
Cambridge, Mass., 1962, pp. 688-689 e note 498- locc. citt. Aragon im Jahre 1418, nella ‘Römische Quar-
500. Nei documenti inglesi il nostro uomo è citato 128) P.e.: J.A. Twemlow, Calendar of entries in the talschrift für christliche Altertumskunde und für
come “Jacobus de Hugolins de Neopolea”, coerente- papal registers cit., VI cit., loc. cit.; Regesta epi- Kirchengeschichte’, XLI, 1933, pp. 45-59 (con un
mente con la sua origine dal ramo napoletano degli scoporum Constantiensium. Regesten zur Ge- altro documento sull’Ugolini a p. 56 nota 47). Nel
Ugolini di Firenze già nota a [S. Salvini], Vite dei schichte der Bischöfe von Constanz von Bubulcus 1420 l’Ugolini era procuratore dell’Adimari come
nostri canonici: dall’anno 1400 al 1500 cit., c. bis Thomas Beerlower, 517-1496, herausgegeben abate commendatario di Rosazzo in Friuli: Pio Pa-
235r-v. Nell’ottobre 1410 l’Ugolini, insieme al me- von der Badischen Historischen Commission, III, schini, Un secolo di storia rosacense: note e docu-
desimo vescovo di Volterra, a un canonico di York 1384-1436, bearbeitet von Karl Rieder, Universi- menti sull’abbazia di Rosazzo nel secolo XV, nelle
e a Branda Castiglioni vescovo di Piacenza e pros- täts-Verlag Wagner, Innsbruck 1926, pp. 201 n. ‘Memorie storiche forogiuliesi’, XXI, 1925, pp.
simo cardinale, fu nominato procuratore in Curia 8453 (Giovanni XXIII, 18.1.1415) e 210 n. 8534 109-136 (p. 114 e nota 1).
del potentissimo Thomas Langley, vescovo di Dur- (Concilio, 2.2.1417), con altre occorrenze più tarde 130) Veterum scriptorum et monumentorum histo-
ham e soprattutto uomo di fiducia e ministro di re alle pp. 263 n. 8985 (Roma, 4.3.1423, Martino V), ricorum, dogmaticorum, moralium, amplissima
Enrico IV: The Register of Thomas Langley, bishop 266-267 n. 9021 (Roma, 13.1.1424, Martino V), collectio […]. Prodiit nunc primum studio et opera
of Durham, 1406-1437, edited by R[obin] 270 n. 9057 (Roma, 21.11.1424, Martino V), 293- domni Edmundi Martene et domni Ursini Durand,
L[indsay] Storey, Published for the [Surtees] So- 294 n. 9247 (Roma, 9.12.1428, Martino V); presbyterorum et monachorum Benedictinorum e

167-168. Plasticatore fiorentino di metà Quattrocento:


‘San Lorenzo’. Prato, Museo dell’Opera del Duomo
96 [Saggi] (dalla chiesa di San Lorenzo a Pizzidimonte).
congregatione S. Mauri, Parisiis, apud Montalant, 169-170. Plasticatore fiorentino di metà Quattrocento: ria del Migliore, [Zibaldone genealogico primo, se-
ad Ripam pp. Augustinianorum […], Tomus III, in ‘San Lorenzo’ (particolari). Prato, Museo gnato A, ex libris Gabellæ contractuum], p. 182, dal
quo continentur Ambrosii Camaldulensis […] epi- dell’Opera del Duomo. registro di Gabella C.89, anno 1437, c. 51: “D. Ja-
stolarum libri XX […], præfationes in varias trans- cobus ol. Jo. de Ugolinis, pievano della Pieve del
lationes de Græco in Latinum ab eo factas, et viro- ca oggi la segnatura 1069, C[assetta]52 (olim Stroz- Borgo a San Lorenzo, canonico fiorentino”; e ivi,
rum eruditorum ad eum epistolæ […], zi 119, olim Paur 1009, olim Lombardi 1122), e Magl. XXVI, 136 (olim Biscioni 261), F.L.M. del
MDCCXXIV, coll. 131-132 ep. V/XXIII, 132-133 contiene in calce un codicillo del 19 agosto 1451. Migliore, [Zibaldone genealogico sesto, segnato F,
ep. V/XXIV, 381 ep. XI/VIII. Gli stessi tre docu- Un altro testimone antico del rogito, cartaceo, trovo ex libris Gabellæ contractuum], p. 291, dal registro
menti ricorrono, con datazioni più puntuali, nelle in ASF, Ospedale di Santa Maria Nuova, 70, [Libro di Gabella D.90, anno 1438, c. 38: “D. Jacobus ol.
Ambrosii Traversarii Generalis Camaldulensium bianco di testamenti, 1419-88], cc. 223r-225r, sem- Jo. de Ugolinis, canonicus Florentinus et plebanus
[...] Latinæ epistolæ, a domno Petro Canneto abba- pre con il codicillo del 1451 (c. 225r-v), e con Sancti Laurentii de Burgo de Mugello, emit”.
te Camaldulensi in libros XXV tributæ, variorum un’annotazione relativa alla data di morte dell’U- 136) Il Crivelli, canonico del Duomo di Milano e
opera distinctæ et observationibus illustratæ [...], golini (c. 223r). A stendere entrambi gli atti fu ser arcidiacono di Aquileia oltre che funzionario ponti-
Ex Typographio Cæsareo, Florentiæ MDCCLIX, ri- Jacopo d’Antonio di Jacopo da Romena, nelle cui ficio, è personaggio ancora poco ‘referenziato’ ne-
spettivamente coll. 727-728 ep. XVI/X, 736-737 voluminose imbreviature, conservate all’ASF (No- gli studi donatelliani. Ma una verifica delle fonti a
ep. XVI/XIX, 522 ep. XI/XXXVII. Per l’Ugolini in tarile antecosimiano, dal n. 11031 al n. 11047), non stampa e della vasta bibliografia sulla corte papale,
compagnia del Castiglioni già nel 1410 cfr sopra, ho incontrato tuttavia le scritture ultime del canoni- come quella che ho condotto su Jacopo Ugolini, dà
nota 127. co, sebbene non manchino vari altri documenti che subito una lauta messe di risultati, dai quali ovvia-
131) Sopra, testo e nota 119. lo riguardano (p.e. in 11044, [Protocollo dal mente prescindo in questa sede.
27.3.1449 al 19.3.1451/2], cc. 388v-389r, 394r). Le
132) Come canonico di Volterra – funzione già nota volontà dell’Ugolini sono dedicate principalmente 137) Per la tomba monumentale a doppia faccia di
a S. Salvini, Catalogo cronologico de’ canonici del- alla fondazione delle due cappellanie in Duomo, Lorenzo, perduta già nel secondo Quattrocento, e
la Chiesa Metropolitana fiorentina cit., p. 39 n. 335 dove egli sarebbe stato sepolto “in introytu chori”. originariamente allogata con ogni verosimiglianza
– Ugolini è ricordato nei documenti curiali almeno Uno dei titoli delle cappellanie, Sant’Agnese, sem- nell’arco dove andò nel 1472, per opera di Andrea
sin dal 1414: J.A. Twemlow, Calendar of entries in bra chiarirsi ora alla luce della funzione di parroco del Verrocchio, il sepolcro dei figli di Cosimo il Vec-
the papal registers cit., VI cit., loc. cit.; Repertorium romano di Sant’Agnese in Agone svolta dal testato- chio: Francesco Caglioti, La tomba verrocchiesca
Germanicum cit., III cit., loc. cit. Fra le cariche che re. Non saprei dire se nel 1445 la pievania di Borgo dei ‘Cosmiadi’ e la Basilica di San Lorenzo: antefat-
egli avrebbe continuato a ottenere dopo il 1437 se- fosse stata già affidata a Carlo di Palla Strozzi, la ti e primi successi, negli Studi in onore del Kunsthi-
gnalo particolarmente la pievania di San Martino a cui carriera curiale si segue attualmente a partire storisches Institut in Florenz per il suo centenario
Brozzi: cfr Pio Paschini, Il primo abbate commen- dal novembre 1446: L. Boschetto, «Chi dubiterà (1897-1997), ‘Annali della Scuola Normale Superio-
datario di Montecassino, in Casinensia: miscella- appellare questo tempio nido delle delizie?» cit., p. re di Pisa. Classe di Lettere e Filosofia’, s. IV, I,
nea di studi cassinesi, pubblicati in occasione del 158 e nota 42. 1996, Quaderni 1-2, pp. 127-154, figg. 82-90.
XIV centenario della fondazione della Badia di 138) Claudio Cerretelli, Prato e la sua provincia,
Montecassino, Stab. Tipogr. Pasquale Carlo Cama- 134) Su cui si dispone ora di un opportuno sguardo
d’insieme: Luca Boschetto, Società e cultura a Fi- Azienda di Promozione Turistica di Prato […] -
stro, Sora 1929, I, pp. 129-149, il quale documenta Giunti, Firenze 1996, p. 24, senza ill. (“artista fio-
la nomina del successore di Ugolini nel settembre renze al tempo del Concilio. Eugenio IV tra curiali,
mercanti e umanisti (1434-1443), Edizioni di Storia rentino della metà del Quattrocento, forse della
1451, subito dopo la sua morte (p. 135 e nota 2). bottega di Nanni di Bartolo”); [Idem], in Sacre sug-
e Letteratura, Roma 2012.
133) Una copia membranacea originaria del testa- gestioni: Museo dell’Opera del Duomo di Prato, a
mento dell’Ugolini (27 ottobre 1445), elencata nel 135) Naturalmente le tracce archivistiche prodotte cura di Claudio Cerretelli e Renzo Fantappiè, Cari-
Settecento da Giuseppe Richa tra i cimeli più signi- da Ugolini come pievano di Borgo dovevano essere
ficativi dell’ACSMF (Notizie istoriche delle chiese un tempo ben copiose. Cfr p.e. BNCF, Magl. XXVI,
fiorentine cit., VI, MDCCLVII, p. 95 n. 119), vi re- 131 (olim Biscioni 256), Ferdinando Leopoldo Ma- [Saggi] 97
prato - Musei Diocesani di Prato - Polistampa, Pra- 171-172. Legnaiolo fiorentino di fine Quattrocento la renunzia fatta della sudetta chiesa dal molto re-
to-Firenze 2001, p. 61 n. 73, con ill. (“Scultore fio- (e non Nanni di Bartolo): ‘San Lorenzo’. San Giovanni verendo signore Gaetano Papini, ultimo ed imme-
rentino del secolo XV […] (1430-40) […] vicino a Valdarno, Museo della Basilica di Santa Maria delle diato rettore della medesima, qual inventario fu fat-
Grazie (dalla chiesa di San Lorenzo). to da me questo dì primo febbrajo 1766 alla pre-
Nanni di Bartolo detto il Rosso”); Claudio Cerre-
telli, Prato e la sua provincia, Provincia di Prato senza degli infrascritti testimonj di detto popolo, da
[…] - Giunti, Firenze 2003, p. 49, senza ill. (che in- di rilievo. […]” (c. [4]r); IBE, 40 (olim Y.II.8), ins. me chiamati a tal effetto” (c. [1]r), “Nella Sagrestia
dica nel busto “spunti vicini alla cultura donatellia- 2: “Inventarium Sancti Laurentii a Pizzidimonte. Vecchia. […]. Un’imagine antica di San Lorenzo di
na e richiami ad opere attribuite a Nanni di Bartolo Exibitum 21 Januarii 1761”, “Inventario di tutti gli ar- terra cotta” (c. [3]v); IBE, 41 cit., ins. 40: “Ecclesia
detto il Rosso”); Idem, Musei Diocesani Prato: redi sacri e d’ogni altra cosa appartenente alla chie- Sancti Laurentii a Pizzidimonte. Adì 10 marzo
Museo dell’Opera del Duomo, Musei Diocesani sa parrocchiale di San Lorenzo a Pinzidimonte, fat- 1767. Exibitum 17 Martii. Inventario di tutti i sacri
Prato - Claudio Martini Editore, Prato 2012, p. 51 to da me p. Carlo Grillanti, priore di San Niccolò a arredi e d’ogni altra cosa appartenente alla chiesa
n. 2 (con ill.). Calenzano, economo della sudetta chiesa, questo dì parrocchiale di San Lorenzo a Pinzidimonte, fatto
5 gennajo 1761 alla presenza delli infrascritti testi- da me prete Gasparo del Bene, nuovo rettore di det-
139) Così Lorenzo Lorenzi, in Filippo et Filippino monii” (c. [1]r), “Nella Sagrestia Vecchia. […].
Lippi: la Renaissance à Prato. [Paris, Musée du ta chiesa, questo dì sudetto” (c. [1]r), “Nella Sagre-
Un’imagine antica di San Lorenzo di terra cotta” (c. stia Vecchia. […]” (c. [4]v), “[…] Un’imagine di
Luxembourg, 25 mars - 2 août 2009], sous la direc- [4]r); IBE, 40 cit., ins. 71: “Inventarium ecclesiæ
tion de Maria Pia Mannini et Cristina Gnoni Mava- San Lorenzo di terra cotta” (c. [5]r). Fino al restau-
Sancti Laurentii a Pinzidimonte. Exhibitum 19 Ja- ro degli scorsi Anni Novanta e al trasferimento in
relli, Silvana Editoriale, Cinisello Balsamo 2009, nuarii 1762” (c. [1]r), “Inventario spettante alla
pp. 104-107 n. 9: una lunga scheda monografica sul museo, il busto era alloggiato entro una nicchia al
chiesa di San Lorenzo a Pinzidimonte, fatto dal p. di sopra della porta d’ingresso alla chiesa, come ri-
busto, della quale mi rendo conto che non condivi- Gaetano Papini, nuovo curato, l’anno 1762” (c.
do praticamente nulla. corda C. Cerretelli, Prato e la sua provincia cit., ed.
[1]v), “Inventario di tutti gl’arredi sacri trovati nel- 1996, p. 160 (ed. 2003, p. 190), e come documenta
140) Il ‘San Lorenzo’ di Prato è alto 74 cm con la la chiesa di San Lorenzo a Pinzidimonte, e delle si- una foto senza segnatura dell’Ufficio Beni Cultura-
base (che è di 6,4 cm), è largo ai gomiti 50 cm, e ha nodali lasciate dagl’eredi Fabbri, e d’ogn’altra cosa li della Diocesi di Prato. Don Renzo Fantappiè, di-
una profondità d’ingombro di 35,5 cm al massimo spettante a detta chiesa, fatto da me p. Gaetano Pa- rettore del medesimo Ufficio, mi ha gentilmente
(misure mie). Quello di Borgo, lo ricordo, è alto pini, nuovo curato, e successore del già p. Niccola comunicato che quella collocazione rimontava al
74,5 cm, largo ai gomiti 62 e largo alla base 47: a Fabbri, questo dì 22 ottobre 1762. Questo inventa- periodo tra le due grandi guerre.
Prato lo scarto fra queste due ultime dimensioni rio da me fu portato all’Archivio 18 mesi dopo che
non si rileva perché la figura tiene le braccia assai 143) Tale danno sembrerebbe piuttosto antico, poi-
presi il possesso, a cagione della lite avuta con gl’e- ché le tracce sparse di policromia che la figura con-
più aderenti al corpo. redi al Magistrato Supremo di Firenze, come appa- serva tuttora (in particolare di rosso, di arancione e
141) Nel ‘San Lorenzo’ di Prato tale vuoto è stato risce dagl’atti esistenti in detta città” (c. [2]r), “Nel- di verde chiaro nella dalmatica, di giallo nei nodi
colmato di recente da una base lignea ben distin- la Sagrestia Vecchia. […]” (c. [3]v), “[…]. Un’im- dei cordoni, di bruno e di oro iscurito nel colletto,
guibile dal resto. magine antica di San Lorenzo di terra cotta” (c. nei polsini e nel libro) sconfinano sopra la lacuna
142) AAF, Inventari di beni ecclesiastici (IBE), 31 [4]r); IBE, 41 (olim Z.II.I), ins. 2: “Inventarium del pennacchio (in arancione), rivelandosi perciò,
(olim Z.III.8), ins. 113: “Adì 29 maggio 1695. In- Sancti Laurentii a Pizzidimonte. Exibitum 2 Febbr. nel contempo, come il frutto di una o di più ridipin-
ventario delle robbe che si ritrovano nella chiesa di 1766”, “Inventario di tutti gli arredi sacri e d’ogni ture, certamente non recenti. L’opera si mostra an-
San Lorenzo a Pinzi di Monte […] fatto da me pre- altra cosa appartenente alla chiesa parrocchiale di cora tutta policroma nella foto di qualche decennio
te Giovanni Lorini, economo di detta chiesa” (c. San Lorenzo a Pinzidimonte, fatto da me p. Carlo fa ricordata alla fine della nota precedente. Tra i da-
[3]r), “Per la chiesa. […]. Un San Lorenzo di terra Grillanti, priore di San Niccolò a Calenzano, ed ti materiali degni di attenzione nel ‘San Lorenzo’ di
economo della medesima, deputato dall’illustrissi- Prato, segnalo da ultimo la presenza di un foro pas-
mo e reverendissimo monsignore vicario generale sante originario in cima alla testa, per innestarvi
98 [Saggi] in ordine al decreto del dì 29 gennajo 1766, stante un’aureola.
144) Sulla provenienza del ‘San Lorenzo’, dopo un 173. Benedetto da Maiano: ‘San Lorenzo e due angeli di Fiesole]’, XXXII, 2012, pp. I-VIII (pp. VI-VII e
primo accenno di Luciano Berti, Il Museo della Ba- adoranti’ (1496). Galluzzo (Firenze), Certosa nota 20 [p. VIII], fig. 14).
silica a S. Giovanni Valdarno: catalogo, Soprinten- di San Lorenzo, Porta del Refettorio.
152) Secondo una breve chiosa di Luciano Bellosi,
denza alle Gallerie di Firenze - Ente Prov. Turismo Nanni di Bartolo: soprattutto le Madonne, in A.
di Arezzo - Poligrafico Toscano, Firenze-Empoli 148) [Giovanni Magherini-Graziani], Masaccio: ri- Markham Schulz, Nanni di Bartolo e il portale di
1959, p. 21 n. 27, ha indagato Fabrizia Landi, Per cordo delle onoranze rese in San Giovanni di Val- San Nicola a Tolentino cit., pp. 81-98, “le due nuo-
Nanni di Bartolo, il Rosso, in ‘Antichità viva’, darno nel dì XXV ottobre MCMIII in occasione del ve attribuzioni a Nanni proposte da Fabrizia Landi
XXXI, 1992, 2, pp. 27-31, la quale rinvia a citazio- V centenario della sua nascita, Bernardo Seeber, […] sono scarsamente condivisibili” (p. 96 nota 25
ni inventariali del 1813, del 1816 e del 1843 (p. 27 libraio-editore, Firenze 1904, p. 89 nota 1 (p. 92) e [p. 98]). Negli stessi mesi Massimo Ferretti, Nota su
e note 1-6 [p. 30]). tav. tra le pp. 94-95. Michele da Firenze (e Nanni di Bartolo), in Settan-
145) È alta 61,5 cm con tutta la base (di 9,5 cm), è lar- 149) L. Berti, Il Museo della Basilica a S. Giovan- ta studiosi italiani, Scritti per l’Istituto Germanico
ga al massimo 53,5 cm, e ha una profondità d’in- ni Valdarno: catalogo cit., p. 21 n. 27 e tav. VIII: di Storia dell’Arte di Firenze, a cura di Cristina Aci-
gombro di 27 cm al massimo (misure mie, appena di- “arte fiorentina del secolo XV”, “seguace di Dona- dini Luchinat, Luciano Bellosi, Miklós Boskovits,
verse da quelle perlopiù disponibili in letteratura). tello”, “almeno dopo la metà del secolo”. Pier Paolo Donati e Bruno Santi, Casa Editrice Le
146) P.e. da Mario Bucci, Introduzione alla pittura 150) M. Bucci, Introduzione alla pittura e alla Lettere, Firenze 1997, pp. 103-110, ha indicato di
e alla scultura in Diocesi di Fiesole, in Fiesole, una scultura in Diocesi di Fiesole cit., pp. 350-351 e sfuggita il ‘San Lorenzo’ di San Giovanni Valdarno,
diocesi nella storia: saggi, contributi, immagini, fig. 198 f.t. (la cui didascalia recita per un errore di oggetto “difficilmente leggibile”, come “caso estre-
Servizio Editoriale Fiesolano - Corradino Mori, stampa “prima metà sec. XIV”). mo” di attribuzione inaccettabile a Nanni (p. 108
Fiesole-Firenze 1986, pp. 325-364 (p. 350). D’altra nota 13 [pp. 109-110]). Degli accenni di Bellosi e
151) Stefano Casciu, Il Museo della Basilica di Ferretti ha tenuto conto solo L. Speranza, ne La me-
parte, che l’opera fosse “una statua intera ridotta a Santa Maria delle Grazie: guida alle opere e itine-
busto in un secondo tempo” (F. Landi, Per Nanni di moria dell’arte: restauri a San Giovanni Valdarno
rario storico-artistico nelle chiese di San Giovanni cit., pp. 22-23 n. 3, che ha perciò abbandonato il ri-
Bartolo, il Rosso cit., p. 28) è un’ipotesi che non Valdarno, Editori del Grifo, Montepulciano (SI)
avrebbe dovuto essere formulata neppure con cau- ferimento secco a Nanni da lei accolto in preceden-
1993, pp. 66-67 (con ill.); L. Speranza, ne La bot- za (Eadem, ne La bottega di Giuliano e Benedetto
tela, se solo si fosse guardato al modo in cui le brac- tega di Giuliano e Benedetto da Maiano cit., pp.
cia del diacono si allargano e sono lautamente pan- da Maiano cit., pp. 47-48 n. 1 e 59 fig. 1), ma è ri-
47-48 n. 1 e 59 fig. 1; Eadem, ne La memoria del- masta comunque nei paraggi dell’artista.
neggiate per adattarsi con comodo alla base sotto- l’arte: restauri a San Giovanni Valdarno cit., pp.
stante. 22-23 n. 3; Gabriella Di Cagno, Il Museo della Ba- 153) Ancora dal ‘San Lorenzo’ donatelliano deriva
147) Per i dati tecnici essenziali del ‘San Lorenzo’, silica di Santa Maria delle Grazie a San Giovanni tuttavia, in quello di San Giovanni Valdarno, la ri-
emersi soprattutto dal restauro che ne è stato fatto Valdarno: guida alla visita del museo ed alle opere nuncia a ogni allusione all’attributo caratterizzante
nel 1994 presso l’allora Soprintendenza ai Beni Ar- esposte, Editrice Le Balze, Montepulciano (SI) della graticola. A tale mancanza sopperisce dunque
tistici e Storici di Arezzo, si vedano soprattutto le 2005, pp. 26-28 (senza ill.); Michela Martini, in l’epigrafe didascalica lungo la base, “S . Laurenzi
seguenti schede: Laura Speranza, ne La bottega di Museo della Basilica di Santa Maria delle Grazie, [sic]”.
Giuliano e Benedetto da Maiano nel Rinascimento San Giovanni Valdarno: guida alla lettura delle 154) Allan Marquand, A lunette by Benedetto da
fiorentino. [Fiesole, Basilica di Sant’Alessandro, opere, con illustrazione del patrimonio artistico Majano, in ‘The Burlington Magazine’, XL, 1922,
21 luglio - 6 novembre 1994], a cura di Maria Gra- delle chiese cittadine, Studio Mix Corboli, San pp. 128-131.
zia Ciardi Duprè Dal Poggetto, Octavo - Franco Giovanni Valdarno 2005, pp. 38-39 (con due ill.); 155) Marc Bormand, in Desiderio da Settignano.
Cantini editore, Firenze 1994, pp. 47-48 n. 1; Lau- Eadem, in Museo della Basilica di Santa Maria Sculpteur de la Renaissance florentine. [Paris, Mu-
ra Speranza, ne La memoria dell’arte: restauri a delle Grazie a San Giovanni Valdarno: guida alla sée du Louvre, 27 octobre 2006 - 22 janvier 2007],
San Giovanni Valdarno. [San Giovanni Valdarno, visita del museo e alla scoperta del territorio, a cu- sous la direction de Marc Bormand, Beatrice Pao-
Casa Masaccio, 15 aprile - 2 luglio 2000], Comu- ra di Paola Refice, Edizioni Polistampa, Firenze lozzi Strozzi et Nicholas Penny, Musée du Louvre
ne di San Giovanni Valdarno - Edifir, Firenze 2000, 2007, pp. 50-51 n. 9 (con due figg.); Michela Mar- Editions - 5 Continents Editions, Paris-Milano 2006,
pp. 22-23 n. 3; Fedele Fusco e Oriana Sartiani, ibi- tini, Cecilia Ghelli, Opere d’arte a San Giovanni pp. 142 fig. 93, 144 (anche in versione inglese e ita-
dem, p. 60 n. 3. Tra i pochi ad avvertire la scom- Valdarno: una visita al Museo della Basilica di liana, con gli stessi dati editoriali, 2007).
parsa del ramo di palma originario è stata F. Landi, Santa Maria delle Grazie, in ‘Corrispondenza: pa-
Per Nanni di Bartolo, il Rosso cit., p. 27. gine di fede, di cultura e di testimonianza [Diocesi [Saggi] 99
English Abstracts rect contact with Domenico Magno, then Bar-
dini’s principal agent for acquisitions in the
presumed ‘Saint Lawrence’ by Desiderio is
extraneous to the Florentine tradition of busts
provinces. It is not immediately clear whether of the holy martyr, launched by Donatello
the passage of ownership took place by sale, himself with the Borgo-Liechtenstein terra-
with each party knowingly involved, or cotta, is quite clear when compared with oth-
through the fraudulent substitution of the work er fifteenth-century examples of the kind, in
by a terracotta copy which has ever since that Prato and San Giovanni Valdarno (themselves
year stood over the door of the Pieve, replac- treated somewhat confusedly, again because
ing the original, and which Bardini had made of the presumed ‘Saint Lawrence’ by Deside-
for this purpose. The disappearance of the rio and the disappearance of the true Donatel-
XVth century ‘Saint Lawrence’, which no one lo’s ‘Saint Lawrence’ from Borgo).
has noticed until now, was facilitated by the A highly notable artifact, not only as progeni-
fact that in 1888 the Pieve had for some time tor of Renaissance busts of Saint Lawrence,
owned (and still does, in the interior of the but also as an extremely rare terracotta in the
church) another replica of the work, datable to round by the hand of Donatello, the ‘Saint
the 1600s or 1700s; and since the 1888 copy Lawrence’ formerly in Borgo San Lorenzo
was made after both the original (Liechten- and later in the Liechtenstein collections can
Donatello unacknowledged: stein) bust and its old replica, it seems likely be dated for stylistic reasons to the end of the
the ʻSaint Lawrenceʼ for the Pieve that Bardini obtained the loan of both versions 1430s. Its provenance from the portal of the
in Borgo San Lorenzo for some months (with the pretext of restoring Pieve directs one’s search for patronage to the
Francesco Caglioti the first one, weathered by the centuries), and rector of that time; in 1437 the position was
that he then returned both the old copy and the taken up by the Florentine Jacopo di Giovanni
This is the first publication, as an autograph new one to the priest, confusing him. On the Ugolini – that is, the only fifteenth-century
work by Donatello, of a life-size terracotta same occasion Bardini must have had pre- pievano (in an illustrious sequence that in-
bust of Saint Lawrence, formerly in the col- pared another copy of the ‘Saint Lawrence’, cluded Leon Battista Alberti) who appears to
lections of the Princes of Liechtenstein (1889- based above all on the seventeenth-to-eigh- have left a trace of himself in Borgo through
2003), and it is proved here that it was origi- teenth-century replica, a work now housed in artistic patronage. Hitherto an almost un-
nally placed in the lunette over the main door the Princeton University Art Museum, after known figure in the history of art, Ugolini is
of the Pieve di San Lorenzo in Borgo San passing through the collection of Edgar Speyer shown to be an important member of the papal
Lorenzo (Province of Florence), for which it (1862-1932) in London as a piece by Luca del- court of Eugenius IV, which resided in Flo-
must have been executed shortly before 1440 la Robbia. The cunning dealer naturally sought rence during the period of the Borgo ‘Saint
at the request of the rector Jacopo di Giovanni to remove any trace of all these operations, Lawrence’; and together with Popes John
Ugolini. which explains why Johann II bought the orig- XXIII, Martin V and Eugenius IV, Cardinal
In 1889 Johann II of Liechtenstein acquired inal – only a few months after its disappear- Rinaldo Brancaccio, and the Apostolic Secre-
the ‘Saint Lawrence’ from the art dealer Ste- ance from Borgo – without any information taries and Abbreviators Bartolomeo Aragazzi
fano Bardini in Florence; it was then dated to regarding its provenance. and Giovanni Crivelli, Ugolini now enriches
the 1400s but had no attribution or precise Significantly, between 1888 and the present at the array of great prelates who directly or in-
provenance. The purchase, approved in ad- least two scholars, knowing nothing of the directly engaged Donatello during the 1420s
vance by Wilhelm Bode, was part of an exten- ‘Saint Lawrence’ that ended up in Vienna, have and 1430s as an eminent sculptor of the Ro-
sive acquisition campaign undertaken by the sought, unsuccessfully, to connect the two man Curia.
Prince in order to enrich his dynastic treasure replicas that remained in Borgo with Donatel-
with examples of sculpture and applied art lo: Hans Semper (1892) fleetingly attributed
from the Early Renaissance in Italy, and espe- the 1888 version to the master, while Ugo Pro- The Fibula of Montieri. Archeological
cially Tuscany, following the dictates of taste cacci (1933), having understood that this was a studies at the church of San Niccolò
cultivated by Bode himself, and which passed modern copy, studied the older one. and the discovery of a medieval jewel
fifteen years later into the Kaiser-Friedrich- A very substantial and potentially infinite se- Giovanna Bianchi, John Mitchell, Juri
Museum in Berlin. Bode believed that the ries of comparisons with the secure oeuvre of Agresti, Isabella Memmi Turbanti, Iacopo
‘Saint Lawrence’ was a work close to Donatel- Donatello demonstrates that the ‘Saint Osticioli, Salvatore Siano, Alessandro Pacini
lo, yet did not ascribe it directly to the master; Lawrence’ formerly owned by the Liechten-
but such a precise reference was upheld soon steins has the style and quality of an auto- The fibula under examination in the present
thereafter by scholars and curators in the circle graph work by the master. There are multiple article was found during recent archeological
of the Prince, who in 1904 sent the terracotta reasons why such parallels have escaped the excavations in the area of Canonica, near
to Saint Petersburg, as a Donatello, for a tem- realm of scholarship until now, the gravest of Montieri (Grosseto), carried out by the Me-
porary exhibition. After the deaths of Johann which is that in 1889, and then until 1957-58 dieval Archeology staff of Siena University.
II in 1929, and of his immediate heir, his (but even as late as 2003, when the Liechten- The parish church, dedicated to San Niccolò,
stein sale took place), another, far more cele- was linked to the bishop of Volterra in the
brother Franz I in 1938, the ‘Saint Lawrence’, same way as the nearby castle of Montieri.
whose existence has never been noted in Do- brated terracotta bust, believed to be of Saint
Lawrence or Saint Leonard, and located in the The religious complex consisted of a church
natello studies, gradually lost its prominence with six apses situated within an enclosure
within the Liechtenstein collections (as was Old Sacristy of San Lorenzo in Florence, was
attributed to Donatello, entirely inappropriate- that incorporated an open space overlooked by
the case for all the other Italian Quattrocento two long buildings and a smaller construction.
sculptures), until it was deaccessioned in 2003 ly. That work, however, is not only by Deside-
The church was built in the first half of the
as a nineteenth-century, free imitation of a pre- rio da Settignano, as was demonstrated by XIth century. In the layer of earth where the
sumed work by Donatello. scholarship in 1957-58 (H. W. Janson, M. Lis- building’s foundations were laid, a small cir-
Archival research carried out by the author, ner), but it does not even represent the saint, cular hole was made where the fibula was de-
and published here, enables one to ascertain instead being a portrait of the young James of posited. The uniqueness of the archeological
that Bardini obtained the ‘Saint Lawrence’ in Portugal, Cardinal Deacon of Sant’Eustachio discovery is given by the fact of finding the
1888 from the Pieve in Borgo San Lorenzo, († 1459), reused as a ‘Saint Lawrence’ or fibula where it had originally been laid. The
whose rector, Vittorio del Corona, was in di- ‘Saint Leonard’ after his premature death. The chronology of the church’s construction, es-
author intends to offer definitive proof of this, tablished by indicators drawn from archeolog-
186 [English Abstracts] point by point, elsewhere; but the fact that the ical stratigraphy, provides further confirma-
era. Italian artists like Giorgio Morandi and Copyright delle immagini Felice Mastrangelo, Una pala di Anton Domenico
Carlo Carrà, and Germans like Otto Dix are Gabbiani per l’abbazia di San Galgano
Francesco Caglioti, Donatello misconosciuto: il ‘San Fig. 1: Gabinetto dei Disegni e delle Stampe degli
therefore included in the scholar’s treatise. Lorenzo’ per la Pieve di Borgo San Lorenzo Uffizi, Firenze; fig. 2: Biblioteca Nazionale Centrale,
It is interesting to read Longhi’s text together Figg. 1-6, 19-20, 33-34, 43, 46, 49, 52, 55, 58, 61, Firenze; figg. 3, 5: Soprintendenza Belle Arti e
with the text that Heinrich Wölfflin published 64, 68-69, 71, 73, 75, 77-78, 83, 85, 91, 94-95, 98, Paesaggio per le province di Siena, Grosseto e
in 1931: Die Kunst der Reinaissance. Italien 100, 102, 104, 106, 108, 110-111, 113, 116, 120, Arezzo; fig. 6: archivio dell’autore.
124, 127-128, 146, 152, 157: Catherine Ursillo, New
und das Deutsche Formgefühl. While in Wölf- York; figg. 7, 21-23, 27-29, 70, 72, 74, 76, 79-81, 84, Marco M. Mascolo, “Una spuntatura affrettata”:
flin’s text the differences between the German 86, 90, 92, 150, 166: Bruno Bruchi, Siena; figg. 8, Arte italiana e arte tedesca di Roberto Longhi
and Italian styles are explained in terms of 41, 44, 47, 59, 62: Musei Civici, Firenze, e The Fig. 1: The Morgan Library and Museum, New York;
‘national’ characteristics, Longhi counters this Princely Collections, Liechtenstein; figg. 9, 13, 37, figg. 2-6, per gentile concessione di Giovanni Giura;
50, 53, 56, 66: Museo Nazionale del Bargello, figg. 7-9, 11-12: archivio dell’autore; fig. 10:
abstract interpretation with more complex in- Firenze, e The Princely Collections, Liechtenstein; National Gallery of Art, Washington.
terpretative schemes which tend to emphasize fig. 10: Soprintendenza Speciale per il Patrimonio
the role of the artists themselves in the defini- Storico, Artistico ed Etnoantropologico e per il Polo Roberto Bartalini, Stile, iconografia, funzioni.
tion of the ‘national style’. A much more in- Museale della città di Firenze, e Österreichisches A proposito di Padre e figlio
Museum für angewandte Kunst, Vienna; fig. 11: Figg. 1-4, 6-7: Andrea e Fabio Lensini, Siena; fig. 5:
depth analysis of ‘Arte italiana e arte tedesca’ Maria Brunori, Firenze; figg. 15-17, 42, 45, 48, 51, Archivio Max Seidel.
– for that matter never before undertaken – 54, 57, 60, 63, 67: The Princely Collections,
thus reveals Longhi’s radical opposition to the Liechtenstein; figg. 24, 30-31, 93, 96-97, 103, 105, Elisabetta Cioni, Padre e figlio di Max Seidel:
book of his German colleague. 107, 109, 115, 117-118, 123, 130-131, 135, 142, 154- ricerche di storia sociale, il Gotico transalpino, la
155, 158-159, 161-162, 173: Fratelli Alinari, Firenze; ‘ricezione’ dell’arte di Nicola e Giovanni pisani
figg. 25-26, 82, 112, 114, 119, 126, 140, 160: Figg. 1, 4, 8: Archivio dell'autore, Photothek
Soprintendenza Speciale per il Patrimonio Storico, Kunsthistorisches Institut in Florenz-Max-Planck-
Style, iconography, functions. Artistico ed Etnoantropologico e per il Polo Museale
della città di Firenze; fig. 32: Lensini Foto, Siena;
Institut; figg. 2-3, 5, 7: Andrea e Fabio Lensini,
Siena; fig. 6: Bildarchiv Foto Marburg.
A propos of Padre e figlio by Max figg. 35-36, 38-40, 65, 88, 125, 133, 167-170:
Seidel Francesco Caglioti, Firenze; figg. 87, 89: Princeton
Giovanni Agosti, Testori civile
Roberto Bartalini University Art Museum, Princeton (New Jersey);
figg. 99, 101, 122, 129, 132, 134, 143, 147, 149, 153, Archivio dell’autore.
156: Opificio delle Pietre Dure, Firenze; fig. 121:
The author proposes a prevalently method- Sailko, https://commons.wikimedia.org; fig. 136:
ological reflection of the work of Max Seidel James Austin, Cambridge (Regno Unito); fig. 137:
Mauro Magliani, Padova; fig. 138: Musée
in the recent book Padre e figlio. Nicola e Jacquemart-André, Parigi; figg. 139, 163:
Giovanni Pisano (Venice, Marsilio, 2012). Felbermeyer, Monaco di Baviera; figg. 141, 151:
Istituto Centrale per il Catalogo e la Documentazione
(ICCD), Ministero dei Beni e delle Attività Culturali
e del Turismo (MIBACT), Roma; fig. 144: Nicola
Padre e figlio by Max Seidel: social Salvioli, Firenze; fig. 145: Museo Nazionale del
history research, transalpine Gothic, Bargello, Firenze; fig. 148: Antonio Quattrone,
the ʻassimilationʼ of the art of Nicola Firenze; fig. 164: Kunsthistorisches Museum, Vienna;
fig. 165: Réunion des Musées Nationaux, Parigi;
and Giovanni Pisano figg. 171-172: Museo della Basilica di Santa Maria
Elisabetta Cioni delle Grazie, San Giovanni Valdarno.

Giovanna Bianchi, John Mitchell, Juri Agresti,


The author dwells in particular on various top- Isabella Memmi Turbanti, Iacopo Osticioli, Salvatore
ics dealt with by Max Seidel in his two-vol- Siano, Alessandro Pacini, La Fibula di Montieri.
ume work Padre e figlio. Nicola e Giovanni Indagini archeologiche alla canonica di San Niccolò
e la scoperta di un gioiello medievale
Pisano (Venice, Marsilio 2012), in the chap- Fig 2: foto aerea di P. Nannini, Soprintendenza
ters ‘Il dialogo’ and ‘Ricerche di storia so- Archeologica della Toscana; figg. 3-4, 16-18, 21-23:
ciale’. At the end he reflects on the assimila- archivio degli autori; figg. 5, 8-10: Soprintendenza
tion of the art of the two great sculptors by Belle Arti e Paesaggio per le province di Siena,
Grosseto e Arezzo; fig. 6: Madrid, Patrimonio
Sienese goldsmiths. Nacional; fig. 7: Harvard Fine Arts Library; fig. 11:
foto di John Mitchell; fig. 12: Kunstgewerbemuseum,
Staatliche Museen zu Berlin. Foto: Stefan Büchner;
Giovanni Testori, the civil commitment fig. 13: The British Museum Free Image Service;
figg. 19-20: ricostruzioni di A. Pacini.
Giovanni Agosti
Ireneu Visa Guerrero, Un piccolo risarcimento per
The article is a transcription of the talk given Giovanni di Pietro da Pisa
Figg. 3, 7: Foto Fototeca Zeri, inv. 19172; fig. 5:
at the Brera Pinacoteca on 16 March 2013 on Barcelona, © Museu Nacional d’Art de Catalunya,
the twentieth anniversary of the death of Gio- 2015. Foto: Calveras/Mérida/Sagristà.
vanni Testori (1923-1993). Agosti examines
the devoted relationship which the writer from Agostino Allegri, Una traccia per la fama di
Bramante
Novate Milanese had with the greatest of Mi- Archivio dell’autore.
lanese museums and at the same time attempts
to describe the artistic transformations that Federica Nurchis, Novità mantovane per Nicolò
Testori experienced and was involved in, be- Musso
fig. 1: © Fondazione d’Arco; fig. 2: Archivio
fore and after the death of Roberto Longhi. Alberto Martini, Milano; figg. 3, 13: la riproduzione
fotografica è tratta dalla Fototeca della Fondazione
Federico Zeri. I diritti patrimoniali d’autore risultano
esauriti; figg. 4, 7: © Fondazione d’Arco-Fotografia
di Paolo Perina; figg. 5-6, 8-12, 14-15: archivio
dell’autore.

Paola D’Agostino, Le ‘Virtù’ di Cosimo Fanzago: tre


bronzetti ritrovati
Fig. 1: Luciano Pedicini, Napoli; figg. 2, 5-6:
Archivio dell’Ufficio Catalogo Documentazione e
Fototeca della Soprintendenza per il P.S.A.E. e il Polo
Museale, Napoli; figg. 3-4, 7: Charles Avery,
Sculture, bronzetti, placchette medaglie (I cataloghi
del Museo Civico Amedeo Lia, 5), Cinisello Balsamo
(Milano) 1999, pp. 149-153, schede 90-92; figg. 8-
188 [English Abstracts] 11: Antonio Tosini, Napoli; fig. 12: Angela
D’Agostino, Napoli.