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L’ELISIR D’AM ORE ST AG IONE NOT T E 2 013 /1 4

L’ELISIR D’AMORE
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SOTTOPOSTTA A VALUTAZIONE
VALUTTAZIONE DELLA BANCA.
la stagione liriCa 2013/14 è realizzata con il contributo di

Provincia di Como
Settore cultura

Comune di Como

Società Palchettisti
del Teatro Sociale
Enea Scala (Nemorino), Lavinia Bini (Adina) con il sostegno di

con il patrocinio di

si ringrazia

le stagioni di lirica e di prosa sono promosse nell'ambito di

Teatro Sociale di Como - asliCo è membro di

A.T.I.T.
réseau européan des services ASSOCIAZIONE TEATRI
éducatifs des maisons d’opéra ITALIANI DI TRADIZIONE
L'ELISIR D'AMORE
sabato, 11 gennaio – ore 20.30 turno a
domenica, 12 gennaio – ore 15.30 turno B

Melodramma giocoso in due atti. Musica di Gaetano Donizetti. libretto di Felice


romani, da Le philtre di Eugène Scribe.

Prima rappresentazione: Milano, Teatro della Canobbiana, 12 maggio 1832

Adina Lavinia Bini


Nemorino Enea Scala
Belcore Julian Kim (11/01), Francesco Paolo Vultaggio (12/01)
Dulcamara Francesco Paolo Vultaggio (11/01), Biagio Pizzuti (12/01)
Giannetta Dorela Cela
Assistente di Dulcamara Alessandro Mor

Direttore
Andrea Battistoni

Regia e progetto luci


Arnaud Bernard

Scene
Arnaud Bernard e Carlo Fiorini
Costumi
Carla Ricotti

Maestro del coro


Dario Grandini

Coro AsLiCo del Circuito Lirico Lombardo

Orchestra I Pomeriggi Musicali di Milano

Coproduzione Teatri del Circuito lirico lombardo, Centro culturale S. Chiara di Trento

Nuovo allestimento

Opera rappresentata con sovratitoli


CAMERA FOTOGRAFICA
di Arnaud Bernard

lo spettacolo è trasposto nel secondo dopoguerra, tra il 1950 e il 1960, negli anni
caratterizzati dall’avvento e dalla diffusione del mezzo televisivo. Per una precisa in-
tenzione registica, la fedeltà al testo è rigorosamente rispettata, ma al tempo stesso

FUORI SCENA
tutti i personaggi risultano assolutamente attuali, dando voce ad un’opera sulla vita
molto vicina ai nostri giorni. Così gli attori attraversano la scena in bicicletta o su una
luccicante Due Cavalli (la cui ispirazione è nata da una cartolina storica ritrovata per
caso tra le vie di Parigi), come se stessero trascorrendo una normale giornata nella
campagna lombarda (in cui le contadine di Donizetti si trasformano in mondine), ma
di tanto in tanto il tempo si ferma, come se si congelasse nello scatto di un fotografo,
come se in quel preciso momento si creasse uno scollamento tra la realtà e una nuova
dimensione onirica, da favola, in cui proiettare lo spettatore. il senso di stupore e di
straniamento è garantito, ed è proprio questa visione fantastica a permeare tutto lo
spettacolo che si costruisce poco per volta attraverso un susseguirsi di sequenze fo-
tografiche: gli artisti che si interrompono per sorridere all’obiettivo, i pannelli che si
bloccano durante i movimenti fanno sembrare lo spazio scenico l’interno di una ca-
mera fotografica.
le masse giocano un ruolo fondamentale nel racconto della storia: è stato fatto un
grande lavoro con il coro e con gli attori poiché devono essere loro i motori della
scena. la regia non carica i personaggi di altri significati, ma tende solo in alcuni mo-
menti ad enfatizzarne la drammaticità (come nel momento in cui Nemorino vive la
sua tragedia d’amore) che poi svanisce nel risvolto buffo che contraddistingue
l’opera. la massa non è mai uniforme: all’interno dei gruppi – quello del coro, ma
anche quello dei figuranti – ogni singolo elemento ha un ruolo preciso, un’identità,
così che l’azione che ne deriva diventi il frutto dalla somma dei singoli. Questo genera
l’energia e la forza dello spettacolo, quel dinamismo continuo che per tutta la durata
dell’opera tiene eccitata l’attenzione dello spettatore.

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UNA FURTIVA LAGRIMA
di Andrea Battistoni

interrogarsi sul duraturo successo de L’elisir d’amore e sul suo valore di opera musicale e teatrale significa

RIDOTTO
interrogarsi su quali elementi abbiano imposto tale melodramma brillante tra i titoli in assoluto più amati
dal grande pubblico fin dalla sua prima rappresentazione. Donizetti, con uno di quei colpi d’ala creativi in
realtà comuni a molti geniali compositori suoi contemporanei, Verdi e rossini su tutti, fece sgorgare l’Elisir
dalla propria penna in meno di due settimane di lavoro; particolare che ha dell’incredibile e che ci porta
ad ammirare innanzitutto la mano sicura con la quale il maestro sa sorvegliare il serrato meccanismo
drammaturgico. l’azione non conosce soste, in un continuo alternarsi di scene nelle quali prevale l’inte-
razione tra i personaggi principali piuttosto che il protagonismo divistico e del singolo cantante; i virtuo-
sismi vocali, pur presenti in quantità, folgorano l’ascoltatore quasi prendendolo alla sprovvista e giocando
sull’effetto sorpresa, andando così ad arricchire duetti, terzetti e concertati di motivi continui d’interesse.
interazione tra i personaggi, dicevamo: un’opera più che mai basata sull’incontro-scontro delle maschere
che ne popolano le pagine.
Sulla carta, il soggetto dell’Elisir è niente più che un canovaccio memore di luoghi comuni, topoi teatrali
vecchi quanto il mondo: il rustico villaggio popolato da un coro di braccianti e contadinelle ridenti, la gio-
vane spigliata, l’amoroso ingenuo e sospiroso, il soldato fanfarone; e, su tutti, il capo comico, il dottor az-
zeccagarbugli imbroglione ma irresistibilmente simpatico, Dulcamara, una tappa tra le infinite declinazioni
di uno stereotipo fortunatissimo, che dalla commedia classica rimbalza alla commedia dell’arte, a Goldoni
e giunge fino ai giorni nostri (il dottor Pirelli col suo ‘miracle elixir’ di Sweeney Tod ne è il parente prossimo
più aggiornato).
Queste maschere all’apparenza ingenue godono della totale simpatia di Donizetti, il quale si appropria di
loro in maniera del tutto personale, dettando così la cifra particolarissima di quest’opera: da un lato rin-
verdire e aggiornare detti caratteri senza tradirne lo spirito ben noto al pubblico: in questo suonano evi-
denti all’orecchio le influenze rossiniane di molti passaggi concitati ed eccitanti, nel solco di una gloriosa
tradizione buffa italiana. Dall’altro, invece, avviarsi su una strada che sarà pienamente compiuta dall’allora
nastro nascente di Giuseppe Verdi: andare alla ricerca di una sincerità umana dietro alla convenzione, in-
dagare più approfonditamente le sfumature del sentimento, partecipando al mutare delle emozioni nel
segno di quel romanticismo imperante che non poteva non gettare la sua influenza anche sul vocabolario
musicale degli operisti italiani.
indagare l’amore divertendosi, dunque, ma senza dimenticarsi della forza delle emozioni; rossini non
avrebbe mai potuto scrivere una pagina come «adina, credimi, te ne scongiuro», il concertato che chiude
il primo atto con una nota tanto patetica ed empatica nei confronti di Nemorino. rossini viveva la propria
parabola creativa, anche nel teatro drammatico, con una compostezza limpidamente classica, distaccata;
Donizetti vuole invece coinvolgerci, vuole esplorare la vita nella sua doppia faccia, spensierata e dolente
al contempo. Con questi presupposti, l’orchestra non può che tingersi di tinte particolari, adatte a sotto-
lineare la tempesta emotiva che vortica nel corso di tutta l’opera. Molta brillantezza di matrice rossiniana,
certo, in cui l’esempio del celebre effetto di crescendo viene abbondantemente utilizzato in incisi irresistibili
di archi e legni ripetuti con concitazione. E poi, inaspettatamente, ecco distaccarsi il timbro dolente del-
l’oboe, del fagotto, del clarinetto, in episodi solistici colmi di pathos romantico; l’orchestra comincia a par-
tecipare all’universo emotivo dei personaggi sulla scena, abbandonando per un poco il ruolo di mero
accompagnamento alle voci.
Una furtiva lagrima: e già l’opera buffa abbandona sulle ali di un arpeggio d’arpa il proprio rifugio di spen-
sieratezza per aggirarsi in una terra di mezzo dove le ardenti emozioni del cuore hanno libero sfogo, can-
tando così, forse, il suo delicatissimo canto del cigno.
scanso di equivoci, va comunque chiarito che per tutto l’Ottocento, il ri- Un’opera italiana…
corso a una fonte francese era prassi tutt’altro che infrequente e già Doni- all’epoca il modello operistico dominante, soprattutto per quel che con-
zetti aveva messo in musica testi d’oltralpe fra cui (per ricordarne almeno cerneva il genere comico, era sicuramente quello rossiniano. Un modello
uno) Gianni di Parigi ricalcato, anch’esso da romani, sul modello di Jean de che Donizetti non intendeva assolutamente ripudiare e che adottò quasi
ELISIR D’AMORE: DALL’ITALIA CON SENTIMENTO Paris di Claude Godard d’aucourt de Saint-Just a suo tempo messo in mu- pedissequamente fino al 1832 quando, per l’appunto con l’Elisir d’amore,
di Francesco Rocco Rossi sica nel 1812 da François-adrien Boïeldieu. Nulla di disdicevole, quindi, per modificò la propria cifra compositiva inaugurando un nuovo ideale stilistico
il pubblico italiano che, anzi!, mostrava di apprezzare questa sorta di aper- da applicare al registro buffo. Nell’opera di rossini (pensiamo al Barbiere di
il Sig. Donizetti ha l’aria di trattarci da paese conquistato; è 1832 al Teatro della Canobbiana). E non aveva affatto torto a essere tura internazionale dei palcoscenici lirici. il risultato del processo di ‘italia- Siviglia o – ancora meglio – all’Italiana in Algeri) la vicenda sentimentale co-
una vera e propria guerra di conquista. Non si può più dire «i stupito (e, tra le righe, a incrociare le dita)! Milano, infatti, gli aveva da nizzazione’ (da Philtre a Elisir) approdò a un risultato immediatamente stituiva semplicemente un pretesto narrativo e si snodava all’interno di un
teatri lirici di Parigi», ma soltanto «i teatri lirici di Donizetti». sempre riservato delle vere e proprie ‘montagne russe’ in termini di giudicato strepitoso; il nuovo libretto risultò a tutti decisamente superiore perfetto congegno teatrale sempre giocato sul filo di una vena di non celata
consensi. Egli esordì sulla piazza meneghina, al Teatro alla Scala, nel al modello di partenza e, cosa non da poco, fu subito considerato il miglior follia la quale si riverberava sul clima (e sul ritmo) musicale generale; non è
Questa celeberrima esternazione di Hector Berlioz – apparsa il 16 feb- 1822 con Chiara e Serafina riscuotendo riscontri poco incoraggianti. prodotto comico di Felice romani. un caso, infatti che Stendhal reputasse l’Italiana «Une folie organisée et
braio 1840 a Parigi nel Journal des dèbats all’indomani della première Vero è che il panorama lirico (in particolare a Milano, ma non solo) era i nomi dei protagonisti, naturalmente vennero modificati e Térézine, Guil- complète». Nelle mani del compositore pesarese tutta l’azione, per l’ap-
della Fille du régiment – ben compendia i malumori che i compositori al momento praticamente appannaggio quasi esclusivo delle opere di laume, Jolicœur, Fontanarose e Jeannette del Philtre nella versione roma- punto, si trasformava in un meccanismo musicale a orologeria la cui vivacità
francesi provavano di fronte all’inarrestabile successo di Gaetano Do- Gioachino rossini che costituivano un repertorio affermatissimo e col- niana si trasformarono in adina, Nemorino Belcore, Dulcamara e (a tratti estrema e perfino esagerata) e il parossismo ritmico supplivano
nizetti (Bergamo 1797 ivi 1848) e a quella che sempre di più pareva laudatissimo la cui concorrenza era assolutamente impari. il nostro Giannetta. alla quasi totale mancanza di reale umanità dei protagonisti. Figaro, rosina,
essere da parte sua una vera e propria colonizzazione delle scene liri- bergamasco, quindi, dovette attendere il 1830 per riscuotere le prime Per quel che concerne, invece, l’organizzazione architettonica generale, isabella e Mustafà, nelle opere di rossini, raramente sono mossi da reali
che della ville lumière. E in effetti a partire dal suo arrivo nella capitale vere affermazioni. in quell’anno, infatti, fu invitato dal Teatro Carcano nell’Elisir venne rispettato quasi sempre l’assetto formale progettato da passioni umane e agiscono quasi come se subissero l’azione di una carica
francese (21 ottobre 1838) il compositore bergamasco fu totalmente a comporre un melodramma che potesse competere con il cartellone Scribe. Per una veloce verifica di ciò è sufficiente confrontare i primi numeri meccanica, risultando totalmente assorbiti in un tourbillon musicale di una
assorbito da una febbrile attività lavorativa che nel giro di due anni lo scaligero. Donizetti compose Anna Bolena la cui première il 26 dicem- delle due opere: tale perfezione – non a caso le opere rossiniane stabilirono un vero e pro-
portò a creare due opere per l’académie royale de Musique (ossia bre di quell’anno fu un vero successo e lo accreditò definitivamente prio paradigma drammaturgico – da occultare la mancanza (o povertà) di
l’Opéra) – Le duc d’Albe e Les martyrs –, a riproporre l’allestimento di sulla scena milanese, da un lato ascrivendolo al novero dei maggiori LE PHILTRE L’ELISIR D’AMORE un vero sentimento. Si tratta, a ben guardare, di soggetti legati a cliché tea-
Roberto Devereux e L’elisir d’amore per il Théâtre italien, a comporre operisti del momento e dall’altro contrapponendolo a Vincenzo Bellini Coro: Coro: trali ormai antiquati la cui ragion d’essere risiedeva (e risiede tuttora) so-
L’Ange de Nisida (poi divenuto La Favorite) e la versione francese della dando il via a una rivalità destinata a concludersi solo nel 1835 con la Amis sous cet épais feuillage Bel conforto al mietitore prattutto nel desiderio di divertire il pubblico e non di commuoverlo e la
Lucia di Lammermoor per il Théâtre de la renaissance e La fille du régi- morte del musicista catanese. Guillaume: Nemorino: cui sopravvivenza sui palcoscenici lirici era garantita soltanto dall’indiscu-
ment per l’Opéra comique. a ben guardare tutti i templi sacri della lirica il successo di Anna Bolena indusse, quindi, la Scala a commissionare a La voilà! Qu’elle est jolie Quanto è bella, quanto è cara! tibile genio rossiniano. Ma i tempi stavano cambiando ed era giunto il mo-
parigina erano stati praticamente monopolizzati dalla produzione do- Donizetti Ugo conte di Parigi al fine di contrapporlo a Bellini che, con Ballade di Térézine: Cavatina di Adina: mento di affrancarsi (perlomeno parzialmente) da questo esclusivo
nizettiana. La sonnambula, il 6 marzo 1831 aveva trionfato al Carcano. Stavolta, La Reine Yseult aux blanches mains Della crudele Isotta modello operistico ed estendere anche ai personaggi buffi – quindi non solo
Ma c’è dell’altro! però, la nuova opera riscosse scarso successo e nella disfida ‘Donizetti Marcia e aria di Jolicœur: Marcia e cavatina di Belcore: a quelli drammatici – una giusta dose di umano e realistico sentimento;
Tutti questi lavori riscossero un grandissimo successo a testimonianza vs Bellini’ il compositore bergamasco perse il round. Ma non si arrese Je suis sergent, brave et galant Come Paride vezzoso d’altronde anche i sipari dei teatri d’opera italiani si stavano aprendo alla
che anche uno ‘straniero’ era in grado di conquistare il difficile pubblico e quando alessandro lanari, impresario del Teatro della Canobbiana, temperie romantica!
francese togliendo, in un certo senso, visibilità ai musicisti autoctoni. gli offrì un’interessantissima occasione di riscatto commissionandogli Questo sul fronte librettistico. E su quello musicale? Come reagì Donizetti Ecco, quindi, che Donizetti – senza dimenticare che il fine di un’opera co-
Basterebbero solo queste considerazioni per giustificare il risenti- un’opera comica per quella medesima stagione il compositore accettò di fronte alla fretta impostagli dai serrati tempi della programmazione tea- mica o buffa era pur sempre quello di divertire – guardò oltre l’esperienza
mento di Berlioz. Ma, con L’elisir d’amore entrò in scena anche un’altra con entusiasmo. Contattò, quindi, Felice romani, il librettista italiano trale? E, soprattutto, come si rapportò alla partitura di auber? rossiniana attingendo anche alla cosiddetta comédie larmoyante che tanto
componente capace di suscitare nel gallico orgoglio compositivo una più trendy e acclamato del momento con cui egli aveva già collaborato. Per quel che concerne le pressioni del teatro, sicuramente si mosse con successo aveva avuto in Francia. Si trattava di un genere perlopiù (ma non
vera e propria ‘irritazione a orologeria’. l’opera italiana con cui lo stra- Purtroppo, però, come spesso accadeva all’epoca nel mondo della li- grande celerità – come era suo costume – utilizzando, però, ben più dei esclusivamente) afferente all’opéra-comique in cui i protagonisti indulge-
niero Donizetti aveva spopolato era deliberatamente ricalcata su un rica, furono loro concessi dei tempi ristrettissimi assolutamente insuf- ‘quindici giorni’ che l’agiografia donizettiana è solita assegnare alla gesta- vano in un atteggiamento ‘lacrimevole’ al fine di commuovere e non solo
modello francese, recente e di successo: Le philtre di Daniel auber su ficienti per realizzare un nuovo soggetto e allestirne testo e zione di quest’opera. Da comparazioni fra differenti riscontri documentari far ridere. l’inserimento di questa carica sentimentale all’interno di un im-
libretto di Eugéne Scribe rappresentata per la prima volta all’Opéra sceneggiatura. Ci si rivolse, pertanto, a un libretto già esistente: Le risulta plausibile ritenere che la composizione dell’Elisir d’amore lo impegnò pianto ancora prevalentemente rossiniano, conferì all’Elisir d’amore quel
nel 1831 e per alcuni anni in cartellone. philtre di Eugène Scribe, il più prolifico librettista francese. Ne venne, circa cinque o sei settimane; tutto sommato un periodo standard per il con- processo di ‘umanizzazione’ che mancava al genere buffo italiano; alcuni
Questo era veramente troppo! quindi, approntata una sorta di traduzione quasi letterale di cui ro- fezionamento di un’opera donizettiana. Sul fronte musicale, invece, la que- personaggi, quindi, iniziarono a essere mossi da un’inedita spinta emotiva
mani diede conto nelle lapidarie Avvertenze ossia in quella sorta di in- stione è più complessa perché fu necessario destreggiarsi tra due diversi poli che si stagliava prepotentemente dal contesto comico. Personaggio chiave
La genesi troduzione che precede il libretto vero e proprio: stilistici: da un lato quello del belcanto di italica tradizione e dall’altro quello in questo senso è sicuramente Nemorino che incarna, praticamente per
del teatro musicale francese ciascuno con le sue peculiari consuetudini. tutta l’opera, le ragioni del cuore con una potenza sentimentale destinata,
la Gazzetta giudica dell’Elisir e dice troppo bene, troppo, il soggetto è imitato dal Filtro di Scribe. Gli è uno scherzo, e naturalmente, a riverberarsi sulle sue intonazioni musicali. Bando, ovvia-
credete a me, troppo! come tale è presentato ai lettori. mente, al virtuosistico e brillante canto di agilità di rossiniana memoria a
Felice romani vantaggio di un nuovo modello vocale più moderato e concentrato perlopiù
Così, quasi scaramanticamente e con un po’ di stupore, il 16 maggio nel registro centrale: nasceva in tal modo il cosiddetto ‘tenorino di grazia’.
1832, Donizetti compendiò al proprio maestro Giovanni Simone Mayr impossibile non ravvisare in questo laconico comunicato un’excusatio Fin dalla sua cavatina (ossia dal suo ingresso in scena) – Quanto è bella,
le lusinghiere recensioni apparse sulla Gazzetta privilegiata di Milano precauzionale, come se romani intendesse prevenire eventuali accuse quanto è cara – il canto di Nemorino trabocca di sincero amore per adina;
all’indomani della prima rappresentazione di Elisir (Milano, 12 maggio di plagio di fronte all’evidente ricalco di un lavoro già esistente. a un amore che, musicalmente, culmina nella celeberrima Una furtiva la-
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grima, punta di diamante dell’intenzione larmoyante che permea il suo celebrativa («Come Paride vezzoso», atto i). E perfino al termine dell’opera del villaggio in un vero e proprio personaggio capace di interagire attiva- di cui fu riconosciuta l’indubbia originalità. Certamente dovette colpire
ruolo. E non è affatto un caso che questa romanza sia stata fortemente vo- – quando a fronte dell’abbandono da parte di adina avrebbe tutte le ragioni mente con i solisti. Se ne ha una chiarissima dimostrazione nella scena in molto e positivamente quella inedita e dirompente carica sentimentale
luta da Donizetti – vincendo le resistenze di romani che vi intravedeva per mostrarsi afflitto – palesa la propria totale mancanza di sentimento cui Giannetta dialoga (spettegolando) con le compaesane rivelando loro il che nell’opera di auber era del tutto assente. anche in Le philtre – analo-
un’interruzione nello scorrere della vicenda – sebbene nel corrispondente confermando di essere solamente una vanagloriosa caratterizzazione tea- segreto dell’eredità di Nemorino («Sarà possibile? Possibilissimo», atto ii). gamente a quanto detto a proposito della tradizione rossiniana – l’azione
libretto di Scribe non ve ne fosse traccia. il motivo è chiarissimo: con questa trale tronfia di maschia vanità («Tientelo pur, briccona. Peggio per te. Pieno il coro – o più propriamente l’intera popolazione del villaggio – assolve era del tutto imperniata esclusivamente sul registro comico e su un’inces-
new entry era definitivamente e incontrovertibilmente consacrata quella di donne è il mondo e mille e mille ne otterrà Belcore», atto ii). anche a un’altra funzione fondamentale: esso contribuisce (nella migliore sante vis ritmica. l’inserimento della componente larmoyante, quindi,
prepotente carica di sentimentalismo che il bergamasco intendeva varare ancora più ancorato, se possibile, al repertorio buffo del passato è il ciar- tradizione francese) a conferire quell’allure campagnola indispensabile alla scioccò positivamente il pubblico francese che ravvisò nell’Elisir d’amore
nella sua nuova opera e in quelle a venire. Ma l’effetto ‘commovente’ del- latano Dulcamara. il suo ingresso pare una televendita ante litteram carat- drammaturgia dell’opera: quella caratteristica che i francesi chiamavano un degno (e per molti migliore) competitor dell’originale modello di auber.
l’intera opera non venne affidato esclusivamente alle intonazioni vocali (e, terizzata da verbosità a gogò con l’evidente scopo di convincere couleur locale. Chiarito ciò assume ancora maggior rilievo l’unico episodio
naturalmente, ai corrispondenti testi) e fu potenziato anche da una parti- dell’efficacia dei prodotti che si accinge a propinare agli ingenui astanti totalmente privo di interventi d’assieme: Una furtiva lagrima. Della serie… «meno male che c’è la furtiva lagrima».
colare tinta patetica garantita dal frequente e sapiente uso dei legni; un («Udite, udite o rustici», atto i). E lo fa con una parlantina prevalentemente l’assenza del coro, naturalmente, non è affatto un caso!
espediente timbrico che nella furtiva lagrima risulta viepiù amplificato dalla (e deliberatamente) sillabata perché i ‘pregi’ delle sue pozioni siano pre- lo sappiamo bene; la furtiva lagrima costituisce senza dubbio alcuno l’epi-
dolente introduzione del fagotto che precede l’entrata di Nemorino. sentati con la dovuta chiarezza ed efficacia. E sarà lui, da scaltrito vendi- centro lirico-emotivo dell’opera fortemente voluto dal compositore per
Non si pensi, però, che il rustico protagonista sia sempre e soltanto carat- tore, a chiudere l’opera (sempre con sillabica chiarezza) decantando le virtù puntare un riflettore sulle emozioni di Nemorino ormai totalmente allo
terizzato da mieloso sentimento. anch’egli manifesta slanci di ottimistico del proprio elisir («Ei corregge ogni difetto», atto ii) sulle medesime note scoperto. Ma anche in questo caso, comunque, il modello compositivo è
entusiasmo quando, dopo aver acquistato, quello che crede essere un au- della barcarola a due voci che, all’inizio del secondo atto canta e balla con da ricercare al di là delle alpi: si tratta, infatti, di una romanza (sul modello
tentico elisir («Caro elisir, sei mio», atto i), pregusta la capitolazione amo- adina («io son ricco e tu sei bella»). l’effetto comico è garantito dall’osten- della romance parigina) ossia di un’aria dal carattere patetico limitata al
rosa del proprio oggetto di desiderio («Esulti pur la barbara», atto i). in tazione di una tecnica ‘pubblicitaria’ talmente efficace da giungere para- cantabile – priva, quindi, della brillante cabaletta conclusiva –, anch’essa
questo caso la sua condotta vocale abbandona il pathos per prodursi in una dossalmente a convincere perfino se stesso: il pubblicitario-venditore ossia organizzata in due strofe assimilabili ai couplets di tradizione francese.
veemente (se pur non esagerata) espressione di vittorioso entusiasmo. Dulcamara, infatti, nel secondo atto inizia quasi a credere nelle virtù del-
anche al termine del secondo atto ci stupisce con quello che possiamo ri- l’elisir! Da Milano a Parigi
tenere un violento moto di stizza nei confronti di adina («Poiché non sono E, con un salto di qualche anno, giungiamo al 17 gennaio 1839, data della
amato, voglio morir soldato»). Ma, a ben guardare, la sua vera natura è più …ma anche un po’ francese ripresa dell’Elisir d’amore al Théâtre italien. in italia Gaetano Donizetti era
incline a pacati e dolci accenti musicali; lo notiamo, per esempio, nell’intera Pur con queste trasformazioni afferenti soprattutto al ‘carattere’ musicale ormai un compositore affermato; la sua spiccata vena melodica unita ad
scena che segue l’acquisto del finto filtro d’amore. il canto giocoso di Ne- dell’intonazione dei vari personaggi, l’impianto formale complessivo si un’indiscussa forma di sincretismo musicale lo avevano eletto tra i più rap-
morino (La ra, la ra, la lera!) in realtà è una ‘finta’: serve solo per destabi- manteneva nel solco della tradizione belcantistica italiana. presentativi compositori del panorama operistico della penisola.
lizzare adina. Sottosotto, infatti, tra un trallalà e un altro riaffiora una Quasi del tutto, ma non esclusivamente! anche per questo nel 1835 fu invitato da rossini a recarsi a Parigi per far
mesta intonazione musicale sicuramente a lui più congeniale («Ma no… la première milanese dell’Elisir d’amore fu un trionfo; indubbiamente la rappresentare una propria opera. Si trattava della classica ‘occasione da
non ci appressiam. De’ miei sospiri non si stanchi per or»). E, sempre nel portata innovativa sopra descritta non sfuggì al pubblico che ne decretò il non perdere’ poiché, soprattutto per un compositore eclettico ed aperto
primo atto (al termine) giunge addirittura a implorare l’amata («adina cre- successo e le garantì trentadue repliche consecutive oltre a un posto alle esperienze compositive internazionali come lui, si prospettava la pos-
dimi») di procrastinare di un giorno le nozze con Belcore per consentire al- d’onore negli opera omnia donizettiani e nel repertorio lirico in generale. sibilità di un aggiornamento stilistico-compositivo (ossia l’approccio a
l’elisir d’amore di raggiungere l’efficacia sperata. Ma Donizetti aspirava al grande successo, a quel successo di respiro inter- nuove strategie compositive) e l’avvio di una carriera internazionale. Nella
Più in divenire è, invece, la caratterizzazione di adina. all’inizio dell’opera, nazionale che solo un trionfo sulle scene parigine gli avrebbe garantito. capitale francese, però, all’inizio le cose non andarono bene e Donizetti
infatti, ella si presenta come una frivola e capricciosa ragazza la cui con- Per questo motivo, fin dalla progettazione iniziale dell’opera, ne arricchì non resse il confronto con i Puritani di Bellini che stava riscuotendo un gran-
dotta vocale è, quindi, improntata ad allure virtuosistica e ricca di fioriture l’apparato architettonico-musicale di caratteristiche musicali tipicamente dissimo trionfo. Egli rientrò, quindi, in italia abbandonando temporanea-
che simboleggiano la sua vuota superficialità («Chiedi all’aura lusinghiera», francesi allo scopo di trasformarla in un buon viatico per una possibile ac- mente le suggestioni offerte dal grand opéra e dall’opéra comique. i tempi
atto i). Nel corso della vicenda, però, progressivamente modifica il proprio coglienza anche sul gallico suolo. per una ripresa dei contatti coi palcoscenici parigini e per un più stabile
atteggiamento nei confronti di Nemorino e dalla civetteria iniziale lenta- ravvisiamo, pertanto, l’accoglimento di modelli d’oltralpe fin dall’inizio del soggiorno francese, comunque, non tardarono ad arrivare. l’occasione
mente trapela un sempre crescente tenero sentimento destinato a sfociare primo atto, nella scena in cui adina legge alle fanciulle del paese l’antica giunse grazie alla Lucia di Lammermoor che nel 1837 riscosse il tanto sospi-
in una vera e propria dichiarazione d’amore finale. Si passa, quindi, alla sin- leggenda medievale di Tristano e isotta («Della crudele isotta», atto i). rato successo sui palcoscenici parigini. Nel 1838, quindi, ritornò nella capi-
cera condivisione delle pene amorose di Nemorino («Quanto amore», atto Giova ricordare che la presenza pressoché costante del coro era partico- tale francese dove si trovò assorbito dalla frenetica attività compositiva
ii) fino a giungere alla mesta cantabilità del finale («Prendi, per me sei li- larmente gradita sulle rive della Senna; in particolare, poi, nel teatro pari- sunteggiata all’inizio di questo saggio. E fra la mole di opere ivi proposte
bero», atto ii). gino era usuale introdurre l’opera con un intervento corale che al suo troviamo, per l’appunto, anche l’Elisir d’amore. l’accoglienza che ne rice-
Se adina e Nemorino si presentano come personaggi più sfaccettati – una interno inglobasse episodi solistici, proprio come accade con il racconto di vette – fatta eccezione per il menzionato disappunto di Berlioz e del suo
novità nelle opere comiche –, il sergente Belcore e il dottor Dulcamara ri- adina. Ma l’adozione di un modello francese non si limitò a questo e coin- entourage – fu decisamente trionfale. Questo nonostante l’opera fosse ri-
mangono, invece, ancorati alla tradizione buffa del passato quasi per ga- volse anche l’assetto formale della cavatina della protagonista alla quale calcata sul modello del petit-opéra1 di Scribe/auber, un lavoro che, come
rantire il necessario substrato farsesco. Donizetti assegnò una ballade di stampo narrativo organizzata in due cou- si è detto, era da poco uscito dai cartelloni lirici francesi. la questione, in
plets ovvero due sezioni separate dal refrain corale secondo la più collau- realtà, non turbò affatto i melomani parigini che per nulla si scandalizza-
il primo incarna la ridicola boria di un moderno Miles gloriosus e, fin dal suo data tradizione lirica. la presenza del coro, dal canto suo, non è certo rono del rifacimento italiano del Philtre. Casomai appuntarono qualche cri-
ingresso sul palcoscenico (preceduto da una fanfara militare) si presenta limitata a questo e pochi altri momenti, ma costituisce una presenza pres- tica sul libretto di romani – che venne considerato la mera traduzione di 1
Ossia un opera di genere comico interamente cantata, a differenza dell’opéra comique che
con un’ampollosa intonazione di carattere marziale e comicamente auto- soché costante per quasi tutta l’opera tanto da trasformare la popolazione quello di Scribe – laddove promossero a pieni voti la partitura donizettiana prevedeva dialoghi parlati.
12 13
LA TRAMA T H E PL OT

Atto I Act I
Dopo un breve preludio, nell’insolita forma di tema con variazioni, il sipario si apre su una fattoria in un villaggio dei Paesi Baschi, verso la While peasants rest from work, Nemorino, a young villager, watches the beautiful farm owner adina read a book. He loves her but won-
fine del XViii secolo: i mietitori si stanno riposando dal lavoro dei campi. adina, fittavola ricca e capricciosa, siede in disparte leggendo la ders if she is now beyond his reach. The peasants ask adina what her book is about, and she tells them the story of how Tristan won the
storia di Tristano e isotta. Nemorino, un contadino povero e impacciato, la osserva e si strugge d’amore per lei. Sollecitata dai contadini, heart of isolde by drinking a magic love potion. a drum roll announces the arrival of Sergeant Belcore and his men. He promptly intro-
adina legge a voce alta la storia che narra di come Tristano fece innamorare isotta tramite un magico elisir. Nemorino si riconosce subito duces himself to adina and asks her to marry him. adina declares that she is in no hurry to make up her mind but promises to think over
nella situazione e decide di procurarsi un filtro. improvvisamente si sente un rullo di tamburo e arriva Belcore, sergente di guarnigione nel the offer. left alone with Nemorino, adina tells him that his time would be better spent in town, looking after his sick uncle, than hoping
villaggio, in cerca di soldati per il suo reggimento. Con fretta e sicumera cerca di sedurre adina e le propone subito il matrimonio. Nel duetto to win her love. Or he should do as she does: change her affections every single day. Nemorino reminds her that one can never forget
seguente adina fa capire a Nemorino quanto l’amore fedele poco si addica al suo cuore. one’s first love.
annunciato dal suono di una tromba, arriva su un carro dorato il dottor Dulcamara, in effetti un ciarlatano con pretese di taumaturgo, che Dulcamara, a traveling purveyor of patent medicines, arrives in the village, advertising a potion capable of curing anything. When the
narra alla folla i propri poteri. affascinato da tanta sapienza, Nemorino si fa avanti e chiede a Dulcamara se possieda «lo stupendo elisir che doctor has finished his routine, Nemorino shyly asks if he sells the elixir of love described in adina’s book. Dulcamara claims he does
desta amore». il ciarlatano intuisce quanto sia sprovveduto Nemorino e gli rifila una bottiglia di vino Bordeaux al prezzo di uno zecchino and pulls out a bottle of Bordeaux. Though it costs him his last ducat, Nemorino buys it and immediately drinks it; Dulcamara explains
(tutto ciò che Nemorino possiede), aggiungendo che farà effetto solo dopo ventiquattro ore: giusto il tempo necessario a Dulcamara per al- that he has to wait until the next day for results (by which time Dulcamara will be gone). When adina appears, Nemorino begins to feel
lontanarsi dal villaggio. Nemorino, fiducioso di aver nelle mani il potente elisir, incomincia a berne grandi sorsi: diventa presto euforico e the effect of the ‘potion’. Certain he will be irresistible to her the next day, he feigns cheerful indifference. To punish him, adina flirts
sicuro di sé, tanto da manifestare indifferenza nei confronti di adina, la quale si irrita per il suo atteggiamento. il desiderio di ripicca è tale in with Belcore. The order arrives for the sergeant to return immediately to his garrison, and adina agrees to marry him at once. Shocked,
adina, che ella porta ad acconsentire alla proposta di matrimonio di Belcore; ma il sergente deve partire all’indomani, e propone quindi di Nemorino begs her to wait one more day, but she ignores him and invites the entire village to her wedding. Nemorino desperately calls
anticipare le nozze alla giornata stessa. Nemorino, che sa di poter contare sull’effetto dell’elisir dopo ventiquattro ore, prega adina di aspettare for the doctor’s help.
un giorno a sposare Belcore. Ma adina si avvia con Belcore, mentre Nemorino smania tra le risa della folla.
Act II
Atto II at the pre-wedding feast, adina and Dulcamara entertain the guests with a barcarole. adina wonders why Nemorino is not present. She
Nella fattoria di adina sono in corso i preparativi per le nozze della padrona di casa. Dulcamara e adina improvvisano una scenetta cantando doesn’t want to sign the marriage contract until he appears. Meanwhile, Nemorino asks Dulcamara for another bottle of the elixir. Since
una barcarola a due voci. all’arrivo del notaio per la firma del contratto nuziale, adina annuncia che lo firmerà solo a sera e alla presenza di he doesn’t have any money with him, the doctor agrees to wait at the inn for an hour so Nemorino can borrow the cash from someone.
Nemorino, per vendicarsi di lui. Frattanto Nemorino si dispera per il mancato effetto dell’elisir e per la mancanza di denaro, che gli servirebbe Belcore is bewildered that adina has postponed the wedding. When Nemorino tells him that he needs money right away, the sergeant
per comperare un’altra bottiglia del magico liquore. Belcore ha il rimedio da suggerirgli: farsi soldato guadagnando così venti scudi e, pensa persuades him to join the army and receive a volunteer bonus of twenty scudi. Having bought more of the elixir, Nemorino returns to find
Belcore, togliendosi dai piedi. Ma le ristrettezze di Nemorino sono in realtà finite, anche se lui ne è ignaro. Non sa infatti l’ultima nuova: Gian- himself besieged by a group of girls. Unaware of the news that his uncle has died and left him a fortune, he believes the elixir is finally
netta, una contadina, va in giro raccontando che uno zio di Nemorino è morto lasciandogli una ricca eredità. Tutte le ragazze del paese cir- taking effect. adina enters, feeling responsible for Nemorino’s enlistment, but when she sees him with the other girls, she reacts jealously.
condano ora di attenzioni Nemorino, il quale pensa che l’elisir inizi a fare effetto; lo stesso Dulcamara resta perplesso. adina, che non sa nulla Nemorino and the girls leave, and Dulcamara boasts to adina about the power of his elixir, offering to sell her some as well. She replies
dell’eredità, guarda con sospetto le attenzioni delle giovani verso Nemorino, svelando così i suoi veri sentimenti verso il ragazzo. Dulcamara that she will win Nemorino in her own fashion.
le racconta di aver venduto l’elisir a Nemorino e adina capisce di essere amata. Nemorino, having noticed a tear on adina’s cheek when she saw him with the girls, feels sure that she cares for him. When she returns to
Nemorino, da parte sua, si accorge che mentre le ragazze lo corteggiavano una lagrima è spuntata sugli occhi di adina, e questo gli dà la cer- tell him that she has bought back his enlistment papers, he again feigns indifference. Finally, she confesses she loves him. Belcore appears
tezza di essere corrisposto. adina riacquista da Belcore il contratto di arruolamento e lo porta a Nemorino, invitandolo a rimanere nel villaggio. to find the two arm in arm and takes his leave, declaring that thousands of women await him elsewhere. Dulcamara reveals to the crowd
Nemorino crede finalmente di aver capito che adina lo ama, ma ella gli annuncia invece che intende lasciarlo. È troppo perché Nemorino the news of Nemorino’s inheritance and brags about how his miraculous potion can make people fall in love and even turn poor peasants
non esploda: le rende il contratto e decide di aggiungersi alla guarnigione di Belcore: «poiché non sono amato, voglio morir soldato», dichiara into millionaires.
eroicamente. adina a questo punto capisce che è il momento di gettare la maschera. Gioia «inesprimibile» in entrambi gli amanti e scorno
di Belcore, soprattutto quando tutti apprendono che Nemorino è diventato il più ricco del villaggio, e trionfo finale per Dulcamara: nessuno
può più dubitare degli effetti del suo taumaturgico elisir.
L'ELISIR D'AMORE

Melodramma giocoso in due atti. Musica di Gaetano Donizetti.


libretto di Felice romani, da Le philtre di Eugène Scribe.

Prima rappresentazione: Milano, Teatro della Canobbiana, 12 maggio 1832

Personaggi
aDiNa, ricca e capricciosa fittaiuola soprano
Sabine Heinefetter*
NEMOriNO, coltivatore; giovine semplice, innamorato di adina tenore
Giambattista Genero
BElCOrE, sergente di guarnigione nel villaggio baritono
Henri-Bernard Dabadie
il DOTTOrE DUlCaMara, medico ambulante basso comico
Giuseppe Frezzolini
GiaNNETTa, villanella soprano
Marietta Sacchi

Coro e comparse
Villani e villanelle, soldati e suonatori del reggimento, un notaio, due servitori, un moro.

l’azione è in un villaggio nel paese dei Baschi.

il soggetto è imitato dal Filtro di Scrive.


Gli è uno scherzo, e come tale è presentato ai lettori.
Felice Romani

[*interpreti della prima rappresentazione]


Atto primo aDiNa (legge) NEMOriNO GiaNNETTa e COrO NEMOriNO aDiNa
«Della crudele isotta (Oh! mio dispetto!) (Davver saria da ridere O di fame o d’amor… per me è tutt’uno. Per guarir da tal pazzia,
Scena I il bel Tristano ardea, se adina ci cascasse, ché è pazzia l’amor costante,
il teatro rappresenta l’ingresso d’una fattoria. Campa- né fil di speme avea BElCOrE se tutti vendicasse aDiNa dèi seguir l’usanza mia,
gna in fondo ove scorre un ruscello, sulla cui riva alcune di possederla un dì. Veggo chiaro in quel visino codesto militar! Odimi. Tu sei buono, ogni dì cambiar d’amante.
lavandaie preparano il bucato. in mezzo un grande al- Quando si trasse al piede ch’io fo breccia nel tuo petto. Sì sì; ma è volpe vecchia, modesto sei, né al par di quel sergente Come chiodo scaccia chiodo,
bero, sotto il quale riposano Giannetta, i mietitori e le di saggio incantatore, Non è cosa sorprendente; e a lei non si può far.) ti credi certo d’ispirarmi affetto; così amor discaccia amor.
mietitrici. che in un vasel gli diede son galante, son sergente; così ti parlo schietto, in tal guisa io rido e godo,
Adina siede in disparte leggendo. Nemorino l’osserva certo elisir d’amore, non v’ha bella che resista BElCOrE e ti dico che invano amor tu speri: in tal guisa ho sciolto il cor.
da lontano. per cui la bella isotta alla vista d’un cimiero; intanto, o mia ragazza, che capricciosa io sono, e non v’ha brama
da lui più non fuggì.» cede a Marte iddio guerriero, occuperò la piazza. alcuni istanti che in me tosto non muoia appena è desta. NEMOriNO
GiaNNETTa e COrO fin la madre dell’amor. concedi a’ miei guerrieri ah! te sola io vedo, io sento
TUTTi NEMOriNO
Bel conforto al mietitore, al coperto posar. giorno e notte e in ogni oggetto:
Elisir di sì perfetta, aDiNa Oh, adina!… e perché mai?…
quando il sol più ferve e bolle, d’obbliarti in vano io tento,
di sì rara qualità, (È modesto!)
sotto un faggio, appié di un colle aDiNa il tuo viso ho sculto in petto…
ne sapessi la ricetta, aDiNa
riposarsi e respirar! Ben volentieri. col cambiarsi qual tu fai,
conoscessi chi ti fa! GiaNNETTa e COrO Bella richiesta!
Del meriggio il vivo ardore Mi chiamo fortunata può cambiarsi ogn’altro amor.
(Sì, davvero!)
Tempran l’ombre e il rio corrente; di potervi offerir una bottiglia. Chiedi all’aura lusinghiera Ma non può, non può giammai
ma d’amor la vampa ardente aDiNa perché vola senza posa il primero uscir dal cor.
NEMOriNO
ombra o rio non può temprar. «appena ei bebbe un sorso BElCOrE or sul giglio, or sulla rosa, (partono)
(Essa ride… Oh, mio dolor!)
Fortunato il mietitore del magico vasello Obbligato. (io son già della famiglia.) or sul prato, or sul ruscel:
che da lui si può guardar! che tosto il cor rubello BElCOrE ti dirà che è in lei natura
d’isotta intenerì. Or se m’ami, com’io t’amo, aDiNa l’esser mobile e infedel. Scena IV
NEMOriNO (osservando Adina, che legge) Cambiata in un istante, che più tardi a render l’armi? Voi ripigliar potete Piazza nel villaggio. Osteria della Pernice da un lato.
Quanto è bella, quanto è cara! quella beltà crudele idol mio, capitoliamo: gl’interrotti lavori. il sol declina. NEMOriNO Paesani, che vanno e vengono occupati in vane faccende.
Più la vedo, e più mi piace… fu di Tristano amante, in qual dì vuoi tu sposarmi? Dunque io deggio?… Odesi un suono di tromba: escono dalle case le donne con
ma in quel cor non son capace visse a Tristan fedele; TUTTi curiosità: vengono quindi gli uomini, ecc. ecc.
lieve affetto ad inspirar. e quel primiero sorso aDiNa andiam, andiamo. aDiNa
Essa legge, studia, impara… per sempre ei benedì.» Signorino, io non ho fretta: (partono Belcore, Giannetta e il coro) all’amor mio DONNE
non vi ha cosa ad essa ignota… un tantin pensar ci vo’. rinunziar, fuggir da me. Che vuol dire codesta sonata?
io son sempre un idiota, TUTTi
io non so che sospirar. Elisir di sì perfetta, NEMOriNO Scena III NEMOriNO UOMiNi
Chi la mente mi rischiara? di sì rara qualità, (Me infelice, s’ella accetta! Nemorino e Adina. Cara adina!… Non poss’io. la gran nuova venite a vedere.
Chi m’insegna a farmi amar? ne sapessi la ricetta, Disperato io morirò.)
conoscessi chi ti fa! NEMOriNO aDiNa DONNE
aDiNa (ridendo) BElCOrE Una parola, o adina. Tu nol puoi? Perché? Che è stato?
Benedette queste carte! Più tempo invan non perdere:
Scena II
È bizzarra l’avventura. volano i giorni e l’ore: aDiNa NEMOriNO UOMiNi
Suono di tamburo: tutti si alzano. Giunge Belcore gui-
in guerra ed in amore l’usata seccatura! Perché! in carrozza dorata
dando un drappello di soldati, che rimangono schierati nel
GiaNNETTa è fallo l’indugiar. i soliti sospir! Faresti meglio Chiedi al rio perché gemente è arrivato un signor forestiere.
fondo. Si appressa ad Adina, la saluta e le presenta un
Di che ridi? Fanne a parte al vincitore arrenditi; a recarti in città presso tuo zio, dalla balza ov’ebbe vita Se vedeste che nobil sembiante!
mazzetto.
di tua lepida lettura. da me non puoi scappar. che si dice malato e gravemente. corre al mar, che a sé l’invita, Che vestito! Che treno brillante!
BElCOrE e nel mar sen va a morir:
aDiNa aDiNa NEMOriNO ti dirà che lo strascina TUTTi
Come Paride vezzoso Vedete di quest’uomini,
È la storia di Tristano, porse il pomo alla più bella, il suo mal non è niente appresso al mio. un poter che non sa dir. Certo, certo egli è un gran personaggio…
è una cronaca d’amor. vedete un po’ la boria! Partirmi non poss’io… Un barone, un marchese in viaggio…
mia diletta villanella, Già cantano vittoria aDiNa
io ti porgo questi fior. Mille volte il tentai… Qualche grande che corre la posta…
COrO innanzi di pugnar. Dunque vuoi?… Forse un prence… fors’anche di più.
Ma di lui più glorioso, Non è, non è sì facile
leggi, leggi. più di lui felice io sono, aDiNa Osservate… si avvanza… si accosta:
adina a conquistar. NEMOriNO
poiché in premio del mio dono Ma s’egli more, giù i berretti, i cappelli giù giù.
Morir com’esso,
NEMOriNO ne riporto il tuo bel cor. e lascia erede un altro?…
NEMOriNO ma morir seguendo te.
(a lei pian piano
(Un po’ del suo coraggio
vo’ accostarmi, entrar fra lor.) aDiNa (alle donne) NEMOriNO
amor mi desse almeno! aDiNa
(È modesto il signorino!) Direi siccome io peno, E che m’importa?…
ama altrove: è a te concesso.
pietà potrei trovar.
GiaNNETTa e COrO Ma sono troppo timido, aDiNa NEMOriNO
(Sì davvero.) Morrai di fame, e senza appoggio alcuno. ah! possibile non è.
ma non poss’io parlar.)
18 19
guarisce timpanitidi, DUlCaMara DUlCaMara NEMOriNO (Ma no… non ci appressiam. De’ miei sospiri
Scena V
e scrofole e rachitidi, Sorprendenti. (Nel paese che ho girato Ve ne do la fede mia: non si stanchi per or. Tant’è… domani
Il dottore Dulcamara in piedi sopra un carro dorato,
e fino il mal di fegato, la mia saccoccia è di Pandora il vaso. più d’un gonzo ho ritrovato, nanche un’anima il saprà. adorar mi dovrà quel cor spietato.)
avendo in mano carte e bottiglie. Dietro ad esso un servi-
che in moda diventò. ma un eguale in verità
tore, che suona la tromba. Tutti i paesani lo circondano.
Comprate il mio specifico, NEMOriNO non ve n’è, non se ne dà.) DUlCaMara aDiNa
per poco io ve lo do. avreste voi… per caso… Va, mortale avventurato; (Non mi guarda neppur! Com’è cambiato!)
DUlCaMara
l’ho portato per la posta la bevanda amorosa NEMOriNO un tesoro io t’ho donato:
Udite, udite, o rustici
da lontano mille miglia della regina isotta? Ehi!… dottore… un momentino… tutto il sesso femminino NEMOriNO
attenti non fiatate.
mi direte: quanto costa? in qual modo usar si puote? te doman sospirerà. la ra, la ra, la lera!
io già suppongo e immagino
quanto vale la bottiglia? DUlCaMara (Ma doman di buon mattino la ra, la ra, la ra.
che al par di me sappiate
Cento scudi?… Trenta?… Venti? ah!… Che?… Che cosa? DUlCaMara ben lontan sarò di qua.)
ch’io sono quel gran medico,
No… nessuno si sgomenti. Con riguardo, pian, pianino aDiNa
dottore enciclopedico
Per provarvi il mio contento NEMOriNO la bottiglia un po’ si scote… NEMOriNO (Non so se è finta o vera
chiamato Dulcamara,
di sì amico accoglimento, Voglio dire… lo stupendo Poi si stura… ma, si bada ah! dottor, vi do parola la sua giocondità.)
la cui virtù preclara
io vi voglio, o buona gente, elisir che desta amore… che il vapor non se ne vada. ch’io berrò per una sola:
e i portenti infiniti
uno scudo regalar. Quindi al labbro lo avvicini, né per altra, e sia pur bella, NEMOriNO
son noti in tutto il mondo… e in altri siti.
Benefattor degli uomini, DUlCaMara e lo bevi a centellini, né una stilla avanzerà. (Finora amor non sente.)
COrO ah! sì sì, capisco, intendo. e l’effetto sorprendente (Veramente amica stella
riparator dei mali,
Uno scudo! Veramente? io ne son distillatore. non ne tardi a conseguir. ha costui condotto qua.) aDiNa
in pochi giorni io sgombero
Più brav’uom non si può dar. (Dulcamara entra nell’osteria) (Vuol far l’indifferente.)
io spazzo gli spedali,
NEMOriNO NEMOriNO
e la salute a vendere
DUlCaMara E fia vero. Sul momento? NEMOriNO
per tutto il mondo io vo.
Ecco qua: così stupendo, Scena VII (Esulti pur la barbara
Compratela, compratela,
sì balsamico elisire DUlCaMara DUlCaMara Nemorino. per poco alle mie pene:
per poco io ve la do.
tutta Europa sa ch’io vendo Se ne fa a dire il vero, domani avranno termine,
È questo l’odontalgico
niente men di dieci lire: gran consumo in questa età. necessario è un giorno intero. NEMOriNO domani mi amerà.)
mirabile liquore,
ma siccome è pur palese (Tanto tempo è sufficiente Caro elisir! Sei mio!
dei topi e delle cimici
ch’io son nato nel paese, NEMOriNO per cavarmela e fuggir.) Sì tutto mio… Com’esser dêe possente aDiNa
possente distruttore,
per tre lire a voi lo cedo, Oh, fortuna!… e ne vendete? la tua virtù se, non bevuto ancora, (Spezzar vorria lo stolido,
i cui certificati NEMOriNO
sol tre lire a voi richiedo: di tanta gioia già mi colmi il petto! gettar le sue catene,
autentici, bollati E il sapore?…
così chiaro è come il sole, DUlCaMara Ma perché mai l’effetto ma gravi più del solito
toccar vedere e leggere
che a ciascuno, che lo vuole, Ogni giorno a tutto il mondo. non ne poss’io vedere pesar le sentirà.)
a ciaschedun farò. DUlCaMara
uno scudo bello e netto prima che un giorno intier non sia trascorso?
Per questo mio specifico, Egli è eccellente…
in saccoccia io faccio entrar. NEMOriNO Bevasi. Oh, buono! Oh, caro! Un altro sorso. NEMOriNO
simpatico mirifico, (È Bordò, non elisir.)
ah! di patria il dolce affetto E qual prezzo ne volete? Oh, qual di vena in vena la ra, la ra…
un uom, settuagenario
gran miracoli può far. dolce calor mi scorre!… ah! forse anch’essa…
e valetudinario, NEMOriNO
nonno di dieci bamboli DUlCaMara Forse la fiamma stessa aDiNa (avvicinandosi a lui)
COrO Obbligato, ah sì, obbligato! incomincia a sentir… Certo la sente… Bravissimo!
ancora diventò. Poco… assai… cioè… secondo..
È verissimo: porgete. Son felice, son rinato. Me l’annunzia la gioia e l’appetito la lezion ti giova.
Per questo Tocca e sana Elisir di tal bontà!
Oh! il brav’uom, dottor, che siete! NEMOriNO Che in me si risvegliò tutto in un tratto.
in breve settimana Benedetto chi ti fa!
Noi ci abbiam del vostro arrivo Un zecchin… null’altro ho qua… (siede sulla panca dell’osteria: si cava di saccoccia NEMOriNO
più d’un afflitto giovine
lungamente a ricordar. pane e frutta: mangia cantando a gola piena) È ver: la metto in opera
di piangere cessò. DUlCaMara
O voi, matrone rigide, DUlCaMara la ra, la ra, la ra. così per una prova.
(Nel paese che ho girato
ringiovanir bramate? È la somma che ci va.
Scena VI più d’un gonzo ho ritrovato, aDiNa
le vostre rughe incomode ma un eguale in verità
Nemorino e detti. NEMOriNO Scena VIII Dunque, il soffrir primiero?
con esso cancellate. non ve n’è, non se ne dà.)
Volete voi, donzelle, ah! prendetelo, dottore. Adina e detto.
NEMOriNO Giovinotto! Ehi, ehi! NEMOriNO
ben liscia aver la pelle?
(ardir. Ha forse il cielo DUlCaMara aDiNa Dimenticarlo io spero.
Voi, giovani galanti, NEMOriNO
andato espressamente per mio bene Ecco il magico liquore. (Chi è quel matto?
per sempre avere amanti? Signore?
quest’uom miracoloso nel villaggio. Traveggo, o è Nemorino? aDiNa
Comprate il mio specifico,
Della scienza sua voglio far saggio.) NEMOriNO Così allegro! E perché?) Dunque, l’antico foco?…
per poco io ve lo do. DUlCaMara
Dottore… perdonate… Obbligato, ah sì, obbligato!
Ei move i paralitici, Sovra ciò… silenzio… sai?
È ver che possediate Son felice, son rinato. NEMOriNO NEMOriNO
spedisce gli apopletici, Oggidì spacciar l’amore
segreti portentosi?… Elisir di tal bontà! Diamine! È dessa… Si estinguerà fra poco.
gli asmatici, gli asfitici, è un affar geloso assai:
gl’isterici, i diabetici, Benedetto chi ti fa! (si alza per correre a lei, ma si arresta e siede di nuovo) ancora un giorno solo,
impacciar se ne potria
e il core guarirà.
un tantin l’autorità.
20 21
aDiNa NEMOriNO SOlDaTO NEMOriNO GIANNETTA e CORI
Davver? Me ne consolo… (a mio dispetto io tremo.) Son due minuti che una staffetta Quest’oggi! o adina! È matto davvero.
Ma pure… si vedrà. non so qual ordine per voi recò. Quest’oggi, dici?… (Me l’hai da pagar.)
BElCOrE A lieto convito,
NEMOriNO Favella, o mio bell’angelo; BElCOrE (leggendo) aDiNa amici, v’invito.
(Esulti pur la barbara quando ci sposeremo? il capitano… ah! ah! va bene. E perché no?…
per poco alle mie pene: Su, camerati: partir conviene. BELCORE
domani avranno termine aDiNa NEMOriNO Giannetta, ragazze,
domani mi amerà.) Prestissimo. COri aspetta almeno fin domattina. vi aspetto a ballar.
Partire!.. E quando?
aDiNa NEMOriNO BElCOrE GIANNETTA e CORI
(Spezzar vorria lo stolido (Che sento!) BElCOrE E tu che c’entri? Vediamo un po’. Un ballo! Un banchetto!
gettar le sue catene, Doman mattina. Chi può ricusar?
ma gravi più del solito BElCOrE NEMOriNO
pesar le sentirà.) Ma quando? COri adina, credimi, te ne scongiuro… ADINA, BELCORE, GIANNETTA e CORI
O ciel, sì presto! Non puoi sposarlo… te ne assicuro… Fra lieti concenti gioconda brigata,
aDiNa (guardando Nemorino) aspetta ancora… un giorno appena… vogliamo contenti passar la giornata:
Scena IX Fra sei dì. NEMOriNO un breve giorno… io so perché. presente alla festa amore verrà.
Belcore di dentro, indi in iscena e detti. (afflitta è adina.) Domani, o cara, ne avresti pena; (Ei perde la testa:
BElCOrE te ne dorresti al par di me. da rider mi fa.)
BElCOrE (cantando) Oh, gioia! Son contento. BElCOrE
Tran tran, tran tran, tran tran. Espresso è l’ordine, che dir non so. BElCOrE NEMORINO
in guerra ed in amore NEMOriNO (ridendo) il ciel ringrazia, o babbuino, Mi sprezza il sergente, mi burla l’ingrata,
l’assedio annoia e stanca. ah ah! va ben cosi. COri ché matto, o preso tu sei dal vino. zimbello alla gente mi fa la spietata.
Maledettissima combinazione! Ti avrei strozzato, ridotto in brani L’oppresso mio core più speme non ha.
aDiNa BElCOrE Cambiar sì spesso di guarnigione! se in questo istante tu fossi in te. Dottore! Dottore!
(a tempo vien Belcore.) (Che cosa trova a ridere Dover le/gli amanti abbandonar! in fin ch’io tengo a fren le mani, Soccorso! Pietà.
cotesto scimunito? va via, buffone, ti ascondi a me. (Adina dà la mano a Belcore e si avvia con esso.
NEMOriNO Or or lo piglio a scopole BElCOrE Raddoppiano le smanie di Nemorino; gli astanti
(È qua quel seccator.) se non va via di qua.) Espresso è l’ordine, non so che far. aDiNa lo dileggiano)
(ad Adina) lo compatite, egli è un ragazzo:
BElCOrE (uscendo) aDiNa Carina, udisti? Domani addio! un malaccorto, un mezzo pazzo:
Coraggio non mi manca (E può si lieto ed ilare almen ricordati dell’amor mio. si è fitto in capo ch’io debba amarlo,
in guerra ed in amor. sentir che mi marito! perch’ei delira d’amor per me.
Non posso più nascondere NEMOriNO (Vo’ vendicarmi, vo’ tormentarlo,
aDiNa la rabbia che mi fa.) (Si sì, domani ne udrai la nova.) vo’ che pentito mi cada al piè.)
Ebben, gentil sergente
la piazza vi è piaciuta? NEMOriNO aDiNa GiaNNETTa
(Gradasso! Ei già s’imagina Di mia costanza ti darò prova: Vedete un poco quel semplicione!
BElCOrE toccar il ciel col dito: la mia promessa rammenterò.
Difesa è bravamente ma tesa è già la trappola, COri
e invano ell’è battuta. doman se ne avvedrà.) NEMOriNO Ha pur la strana presunzione:
(Si sì, domani te lo dirò.) ei pensa farla ad un sergente,
aDiNa a un uom di mondo, cui par non è.
E non vi dice il core Scena X BElCOrE Oh! sì, per Bacco, è veramente
che presto cederà? Suono di tamburo: esce Giannetta colle contadine, Se a mantenerla tu sei disposta, la bella adina boccon per te!
indi accorrono i soldati di Belcore. ché non anticipi? Che mai ti costa?
BElCOrE Fin da quest’oggi non puoi sposarmi? aDiNa (con risoluzione)
ah! lo volesse amore! GiaNNETTa andiamo, Belcore,
Signor sergente, signor sergente, NEMOriNO si avverta il notaro.
aDiNa di voi richiede la vostra gente. (Fin da quest’oggi!)
Vedrete che vorrà. NEMOriNO (smanioso)
BElCOrE aDiNa (osservando Nemorino) Dottore! Dottore…
BElCOrE Son qua! Che è stato? Perché tal fretta? (Si turba, parmi.) Soccorso! riparo!
Quando? Sarìa possibile! Ebben; quest’oggi…

Biagio Pizzuti (Dulcamara)


22 23
Atto secondo DUlCaMara TUTTi NEMOriNO BElCOrE BElCOrE
io son ricco, e tu sei bella, S ia il ben venuto! Ed io son disperato. (Ebbene, che cos’ha questo baggiano?) Del tamburo al suon vivace,
Scena I io ducati, e vezzi hai tu: Fuori di me son io. Dottore, ho d’uopo Ehi, ehi, quel giovinotto! tra le file e le bandiere,
interno della fattoria d’adina. perché a me sarai rubella? DUlCaMara d’essere amato… prima di domani. Cos’hai che ti disperi? aggirarsi amor si piace
Da un lato tavola apparecchiata a cui sono seduti Adina, Nina mia! Che vuoi di più? T’abbraccio e ti saluto, adesso… su due piè. con le vispe vivandiere:
Belcore, Dulcamara, e Giannetta. Gli abitanti del villaggio o medico d’amor, spezial d’imene! NEMOriNO sempre lieto, sempre gaio
in piedi bevendo e cantando. Di contro i sonatori del reg- aDiNa DUlCaMara (s’alza) io mi dispero… ha di belle un centinaio.
gimento, montati sopra una specie d’orchestra, sonando Quale onore! un senatore aDiNa (Cospetto è matto!) perché non ho denaro… e non so come, Di costanza non s’annoia,
le trombe. me d’amore supplicar! (Giunto è il notaro, e Nemorin non viene!) recipe l’elisir, e il colpo è fatto. non so dove trovarne. non si perde a sospirar.
Ma, modesta gondoliera, Credi a me: la vera gioia
COrO un par mio mi vuo’ sposar. BElCOrE NEMOriNO BElCOrE accompagna il militar.
Cantiamo, facciam brindisi andiam, mia bella Venere… E veramente amato Eh! scimunito!
a sposi così amabili. DUlCaMara Ma in quelle luci tenere sarò da lei?… Se danari non hai, NEMOriNO
Per lor sian lunghi e stabili idol mio, non più rigor. qual veggo nuvoletto? fatti soldato… e venti scudi avrai. Venti scudi!
i giorni del piacer. Fa felice un senator. DUlCaMara
aDiNa Da tutte: io tel prometto. NEMOriNO BElCOrE
BElCOrE aDiNa Non è niente. Se anticipar l’effetto Venti scudi! Su due piedi.
Per me l’amore e il vino Eccellenza! Troppo onor; (S’egli non è presente dell’elisir tu vuoi, bevine tosto
due numi ognor saranno. io non merto un senator. compita non mi par la mia vendetta.) un’altra dose. (io parto fra mezz’ora.) BElCOrE NEMOriNO
Compensan d’ogni affanno E ben sonanti. Ebben vada. li prepara.
la donna ed il bicchier. DUlCaMara BElCOrE NEMOriNO
adorata barcaruola, andiamo a segnar l’atto: il tempo affretta. Caro dottor, una bottiglia ancora. NEMOriNO BElCOrE
aDiNa prendi l’oro e lascia amor. Quando? adesso? Ma la carta che tu vedi
(Ci fosse Nemorino! lieto è questo, e lieve vola; TUTTi DUlCaMara pria di tutto dêi segnar.
Me lo vorrei goder.) pesa quello, e resta ognor. Cantiamo ancora un brindisi Ben volentier. Mi piace BElCOrE Qua una croce.
a sposi così amabili: giovare a’ bisognosi. Hai tu danaro? Sul momento. (Nemorino segna rapidamente e prende la borsa)
COrO aDiNa per lor sian lunghi e stabili
Cantiamo, facciam brindisi Quale onore! Un senatore i giorni del piacer. NEMOriNO NEMOriNO NEMOriNO
a sposi così amabili me d’amore supplicar! (partono tutti: Dulcamara ritorna indietro, e si rimette ah! non ne ho più. (Che far deggio?) (Dulcamara
per lor sian lunghi e stabili Ma Zanetto è giovinetto; a tavola) volo tosto a ricercar.)
i giorni del piacer. ei mi piace, e il vo’ sposar. DUlCaMara BElCOrE
Mio caro E coi contanti, BElCOrE
DUlCaMara DUlCaMara Scena II la cosa cambia aspetto. a me verrai gloria e onore al reggimento. Qua la mano, giovinotto,
Poiché cantar vi alletta, idol mio, non più rigor; Dulcamara, Nemorino. subito che ne avrai. Vieni a trovarmi dell’acquisto mi consolo:
uditemi, signori: fa felice un senator. qui, presso alla Pernice: NEMOriNO in complesso, sopra e sotto
ho qua una canzonetta, DUlCaMara ci hai tempo un quarto d’ora. ah! non è l’ambizione, tu mi sembri un buon figliuolo,
di fresco data fuori, aDiNa le feste nuziali, (parte) che seduce questo cor. sarai presto caporale,
vivace graziosa, Eccellenza! Troppo onor; son piacevoli assai; ma quel che in esse se me prendi ad esemplar.
che gusto vi può dar, io non merto un senator. mi dà maggior diletto BElCOrE (Ho ingaggiato il mio rivale:
purché la bella sposa mi voglia secondar. è l’amabile vista del banchetto. Scena III Se è l’amore, in guarnigione anche questa è da contar.)
TUTTi Nemorino, indi Belcore. non ti può mancar l’amor.
TUTTi Bravo, bravo, Dulcamara! NEMOriNO (sopra pensiero) NEMOriNO
Sì si, i’avremo cara; la canzone è cosa rara. Ho veduto il notaro: NEMOriNO (si getta sopra una panca) NEMOriNO ah! non sai chi m’ha ridotto
dev’esser cosa rara Sceglier meglio non può certo sì, l’ho veduto… Non v’ha più speranza, Oh, me infelice! (ai perigli della guerra a tal passo, a tal partito:
se il grande Dulcamara il più esperto cantator. Nemorino, per te; spezzato ho il core. io so ben che esposto sono: tu non sai qual cor sta sotto
è giunta a contentar. BElCOrE che doman la patria terra, a quest’umile vestito;
DUlCaMara DUlCaMara (cantando fra i denti) la donna è un animale zio, congiunti, ahimè! abbandono. quel che a me tal somma vale
DUlCaMara il dottore Dulcamara «idol mio, non più rigor, stravagante davvero. adina m’ama, Ma so pur che, fuor di questa, non potresti immaginar.
(cava di saccoccia alcuni libretti, e ne dà uno ad Adina) in ogni arte è professor. fa felice un senator.» di sposarmi è contenta, e differire altra strada a me non resta (ah! non v’ha tesoro eguale,
«la Nina gondoliera, (si presenta un notaro) pur vuol sino a stasera! per poter del cor d’adina se riesce a farmi amar.)
e il senator Tredenti, NEMOriNO un sol giorno trionfar. (partono)
barcaruola a due voci.» attenti. BElCOrE Voi qui, dottore! NEMOriNO (si straccia i capelli) ah! chi un giorno ottiene adina…
Silenzio! (Ecco il rivale! fin la vita può lasciar.)
TUTTi (si fermano) DUlCaMara Mi spezzerei la testa di mia mano.)
attenti. È qua il notaro, Si, mi han voluto a pranzo
che viene a compier l’atto questi amabili sposi, e mi diverto
di mia felicità. con questi avanzi.
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Scena IV Scena V aDiNa COrO NEMOriNO aDiNa
Piazza nel villaggio come nell’atto primo. Nemorino e dette. Che sento? Son io, son io. È vero, è vero. Vostra, o dottor?
Giannetta e paesane. (ad Adina)
NEMOriNO DUlCaMara GiaNNETTa Or or verrò. DUlCaMara
COrO Dell’elisir mirabile E il deggio credere! io l’ho impegnato. Sì, tutta.
Sarà possibile? bevuto ho in abbondanza, (alle contadine) DUlCaMara la gioia è al mio comando:
e mi promette il medico Vi piace? COrO io cado dalle nuvole! io distillo il piacer, l’amor lambicco
GiaNNETTa cortese ogni beltà. anch’io. anch’io. liquore egual non v’è. come l’acqua di rose, e ciò che adesso
Possibilissimo. in me maggior del solito GiaNNETTa e COrO vi fa maravigliar nel giovinotto.
rinata è la speranza, Oh sì, davvero. GiaNNETTa (strappandolo di mano dalle altre) aDiNa (trattenendo Nemorino) Tutto portento egli è del mio decotto.
COrO l’effetto di quel farmaco E un giovane che merta Venite. M’ascolta, m’ascolta.
Non è probabile. già già sentir si fa. da noi riguardo e onor! aDiNa
NEMOriNO NEMOriNO Pazzie!
GiaNNETTa COrO aDiNa Piano. Verrò, verrò.
Probabilissimo. (E ognor negletto ed umile: Credea trovarlo a piangere, DUlCaMara
la cosa ancor non sa.) e in giuoco, in festa il trovo; COrO (strappandolo) GiaNNETTa e COrO Pazzie, voi dite?
COrO ah, non saria possibil Scegliete. al ballo, al ballo, incredula! Pazzie? Sapete voi
Ma come mai? Ma d’onde il sai? NEMOriNO se a me pensasse ancor. andiam, andiam. dell’alchimia il poter, il gran valore
Chi te lo disse? Chi è? Dov’è? andiam. NEMOriNO (a Giannetta) dell’elisir d’amore
(per uscire) GiaNNETTa e COrO adesso. aDiNa della regina isotta?
GiaNNETTa Oh, il vago, il caro giovine! Tu per la prima, M’ascolta.
Non fate strepito: parlate piano: GiaNNETTa e COrO (arrestandosi) Da lui più non mi movo. (alle altre) aDiNa
non ancor spargere si può l’arcano: Serva umilissima. Vo’ fare l’impossibile poi te, poi te. NEMOriNO (fra sé) isotta!
è noto solo al merciaiuolo, (inchinandolo) per inspirargli amor. io già m’immagino che cosa brami.
che in confidenza l’ha detto a me. DUlCaMara Già senti il farmaco, di cor già m’ami; DUlCaMara
NEMOriNO NEMOriNO Misericordia! Con tutto il sesso! le smanie, i palpiti di core amante, isotta.
COrO Giannetta! Non ho parole a esprimere liquor eguale del mio non v’è. un solo istante tu dêi provar. io n’ho d’ogni misura e d’ogni cotta.
il merciaiuolo! l’ha detto a te! il giubilo ch’io provo;
Sarà verissimo… Oh! Bella affé! COrO (l’una dopo l’altra) se tutte, tutte m’amano aDiNa (avanzandosi) aDiNa (fra sé) aDiNa
a voi m’inchino. dev’essa amarmi ancor, Ehi, Nemorino. Oh, come rapido fu il cambiamento; (Che ascolto?) E a Nemorino
GiaNNETTa ah! che giubilo! dispetto insolito in cor ne sento. voi deste l’elisir?
Sappiate dunque che l’altro dì NEMOriNO (fra sé meravigliato) NEMOriNO (fra sé) O amor, ti vendichi di mia freddezza;
di Nemorino lo zio morì, (Cos’han coteste giovani?) DUlCaMara Oh ciel! anch’essa. chi mi disprezza m’è forza amar. DUlCaMara
che al giovinotto lasciato egli ha io cado dalle nuvole, Ei me lo chiese
cospicua immensa eredità… GiaNNETTa e COrO il caso è strano e nuovo; DUlCaMara DUlCaMara per ottener l’affetto
Ma zitte… piano… per carità. Caro quel Nemorino! sarei d’un filtro magico Ma tutte, tutte! Sì, tutte l’amano: oh, meraviglia! di non so qual crudele…
Non deve dirsi. Davvero ch’egli è amabile: davvero possessor? Cara, carissima, la mia bottiglia!
ha l’aria da signor. aDiNa Già mille piovono zecchin di peso: aDiNa
COrO GiaNNETTa (a Nemorino) a me t’appressa. comincio un Creso a diventar. Ei dunque amava?
Non si dirà. NEMOriNO Qui presso all’ombra Belcor m’ha detto
(Capisco: è questa l’opera aperto è il ballo. che, lusingato GiaNNETTa e COrO DUlCaMara
TUTTE del magico liquor.) Voi pur verrete? da pochi scudi, Di tutti gli uomini del suo villaggio languiva, sospirava
Or Nemorino è milionario… ti fai soldato. costei s’immagina d’aver omaggio. senz’ombra di speranza. E, per avere
è l’Epulone del circondario… NEMOriNO Ma questo giovane sarà, lo giuro, una goccia di farmaco incantato,
un uom di vaglia, un buon partito… Scena VI Oh! senza fallo. GiaNNETTa e COrO un osso duro da rosicar. vendé la libertà, si fe’ soldato.
Felice quella cui fia marito! Adina e Dulcamara entrano da varie parti, si fermano in Soldato! oh! diamine! (Nemorino parte con Giannetta e le contadine)
Ma zitte… piano… per carità disparte meravigliati a veder Nemorino corteggiato dalle COrO aDiNa
non deve dirsi, non si dirà. contadine, e detti. E ballerete? aDiNa (Quanto amore! Ed io, spietata,
(veggono Nemorino che si avvicina, e si ritirano in disparte Tu fai gran fallo: Scena VII tormentai sì nobil cor!)
curiosamente osservandolo) aDiNa e DUlCaMara GiaNNETTa su tale oggetto, parlar ti vo’. Adina e Dulcamara.
Che vedo? Con me. DUlCaMara
NEMOriNO aDiNa (Essa pure è innamorata:
NEMOriNO COrO Parlate pure, parlate pure. Come sen va contento! ha bisogno del liquor.)
ah! ah! È bellissima! Con me.
Dottor, diceste il vero. GiaNNETTa e COrO DUlCaMara aDiNa
Già per virtù simpatica GiaNNETTa al ballo, al ballo! la lode è mia. Dunque… adesso… è Nemorino
toccato ho a tutte il cor. io son la prima. in amor sì fortunato!
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DUlCaMara aDiNa Scena VIII NEMOriNO BElCOrE ADINA
Tutto il sesso femminino Di ricchezze io non mi picco. Nemorino. (Or or si spiega.) È fatto. Un momento di piacer
è pel giovine impazzato. Tientelo pur, briccona. brilla appena a questo cor
DUlCaMara NEMOriNO aDiNa Peggio per te. Pieno di donne è il mondo: che s’invola dal pensier
aDiNa Un contino? Un marchesino? Una furtiva lagrima addio. e mille e mille ne otterrà Belcore. la memoria del dolor.
E qual donna è a lui gradita? negli occhi suoi spuntò… Fortunati affanni miei,
Qual fra tante è preferita? aDiNa quelle festose giovani NEMOriNO DUlCaMara maledirvi il cor non sa:
io non vo’ che Nemorino. invidiar sembrò… Che! Mi lasciate? Ve le darà questo elisir d’amore. senza voi, no non godrei
DUlCaMara Che più cercando io vo? così gran felicità.
Ei corregge ogni difetto
Egli è il gallo della Checca DUlCaMara M’ama, lo vedo. aDiNa
ogni vizio di natura.
tutte segue; tutte becca. Prendi, su, la mia ricetta, Un solo istante i palpiti io… sì. CORO
Ei fornisce di belletto
che l’effetto ti farà. del suo bel cor sentir!.. Or beata appien tu sei
la più brutta creatura:
aDiNa Co’ suoi sospir confondere NEMOriNO nella tua tranquillità.
camminar ei fa le rozze,
(Ed io sola, sconsigliata aDiNa per poco i miei sospir!… Null’altro a dirmi avete? Viva il grande Dulcamara,
schiaccia gobbe, appiana bozze,
possedea quel nobil cor!) ah! dottor, sarà perfetta, Cielo, si può morir; la Fenice dei dottori:
ogni incomodo tumore
ma per me virtù non ha. di più non chiedo. aDiNa con salute, con tesori
copre sì che più non è…
DUlCaMara Null’altro. possa presto a noi tornar.
Eccola… Oh! qual le accresce
(Essa pure è innamorata: DUlCaMara
beltà l’amor nascente! COrO
ha bisogno del liquor.) Sconsigliata! E avresti ardire NEMOriNO
a far l’indifferente Qua, dottore… a me, dottore…
Bella adina, qua un momento… di negare il suo valore? Ebben, tenete.
si seguiti così finché non viene un vasetto… due… tre.
più dappresso… su la testa. (le rende il contratto)
ella a spiegarsi. (in questo mentre è giunta in iscena la carrozza di
Tu sei cotta… io l’argomento aDiNa Poiché non sono amato,
Dulcamara. Egli vi sale: tutti lo circondano)
a quell’aria afflitta e mesta. io rispetto l’elisire, voglio morir soldato:
Se tu vuoi?… ma per me ve n’ha un maggiore: non v’ha per me più pace
Scena IX DUlCaMara
Nemorin, lasciata ogni altra, se m’ingannò il dottor.
Adina e Nemorino. Prediletti dalle stelle,
aDiNa tutto mio, sol mio sarà.
io vi lascio un gran tesoro.
S’io vo’? Che cosa? aDiNa
aDiNa Tutto è in lui; salute e belle,
DUlCaMara ah! fu con te verace
Nemorino!… Ebbene! allegria, fortuna ed oro,
DUlCaMara (ahi! dottore, è troppo scaltra: se presti fede al cor.
Dimmi: perché partire, rinverdite, rifiorite,
Su la testa, o schizzinosa! più di te costei ne sa.) Sappilo alfine, ah! sappilo:
perché farti soldato hai risoluto? impinguate ed arricchite:
Se tu vuoi, ci ho la ricetta tu mi sei caro, e t’amo:
dell’amico Dulcamara
che il tuo mal guarir potrà. aDiNa quanto ti féi già misero,
NEMOriNO ei vi faccia ricordar.
Una tenera occhiatina, farti felice io bramo:
Perché?… Perché ho voluto
aDiNa un sorriso, una carezza, il mio rigor dimentica,
tentar se con tal mezzo il mio destino COrO
ah! dottor, sarà perfetta, vincer può chi più si ostina, ti giuro eterno amor.
io potea migliorar. Viva il grande Dulcamara,
ma per me virtù non ha. ammollir chi più ci sprezza.
dei dottori la Fenice!
Ne ho veduti tanti e tanti, NEMOriNO
aDiNa
DUlCaMara presi cotti, spasimanti, Oh, gioia inesprimibile!
la tua persona… NEMOriNO
Vuoi vederti mille amanti che nemmanco Nemorino Non m’ingannò il dottor.
la tua vita ci è cara… io ricomprai io gli debbo la mia cara.
spasimar, languire al piede? non potrà da me fuggir. (Nemorino si getta ai piedi di Adina)
il fatale contratto da Belcore. Per lui solo io son felice!
la ricetta è il mio visino,
Del suo farmaco l’effetto
aDiNa in quest’occhi è l’elisir.
NEMOriNO non potrò giammai scordar.
Non saprei che far di tanti: Scena ultima
Voi stessa! (È naturale: opra è d’amore.)
il mio core un sol ne chiede. DUlCaMara Belcore con soldati e detti: indi Dulcamara con tutto
aDiNa
Sì lo vedo, o bricconcella, il villaggio.
aDiNa Per lui solo io son felice!
DUlCaMara ne sai più dell’arte mia:
Prendi; per me sei libero: del suo farmaco l’effetto
render vuoi gelose, pazze questa bocca così bella BElCOrE
resta nel suol natio, non potrà giammai scordar.
donne, vedove, ragazze? è d’amor la spezieria: alto!… Fronte!… Che vedo? al mio rivale
non v’ha destin sì rio
hai lambicco ed hai fornello l’armi presento!
che non si cangi un dì. BElCOrE
aDiNa caldo più d’un Mongibello
(gli porge il contratto) Ciarlatano maledetto,
Non mi alletta, non mi piace per filtrar l’amor che vuoi, aDiNa
Qui, dove tutti t’amano, che tu possa ribaltar!
di turbar altrui la pace. per bruciare e incenerir. Ella è così, Belcore;
saggio, amoroso, onesto, (il servo di Dulcamara suona la tromba. La carrozza
ah! vorrei cambiar coi tuoi e convien darsi pace ad ogni patto.
sempre scontento e mesto si muove. Tutti scuotono il loro cappello e lo salutano)
DUlCaMara i miei vasi d’elisir. Egli è mio sposo: quel che è fatto…
no, non sarai così.
Conquistar vorresti un ricco? (partono)

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Saverio Pugliese (Roderigo), Alberto Gazale (Jago)

CONSIGLI PER ASCOLTARE, LEGGERE, NAVIGARE CI FAVELLA DEL TEMPO CHE FU


di Riccardo Domenichini a cura di Sandro Zanon
L’ELISIR D’AMORE AL SOCIALE*
È un’opera difficile L’elisir d’amore, così sospesa fra toni di commedia e flessioni patetiche, così necessariamente legata alle ragioni del canto
ma allo stesso tempo intrisa di una irresistibile carica teatrale. E così, bisogna purtroppo dire, vulnerabile: quante volte l’abbiamo sentita 1834 10 e 11 novembre 1995
SIPARIO

ARCHIVIO
farcita di trovatine, di versacci, di quelli che il mai troppo rimpianto rodolfo Celletti chiamava cachinni, oppure trasformata in farsa di basso Di questa prima esecuzione primaverile (avvenne in aprile) – peraltro Direttore – Corrado rovaris; Regia – lorenza Cantini;
profilo da regie superficiali, capaci solo di spingere il pedale della più esteriore e sbracata comicità? sfortunata dal punto di vista dell’affluenza e degli incassi – non si co- Adina – Carmen Serrano/anna Chierichetti; Nemorino – Javier Pala-
Per molti anni l’edizione discografica di riferimento, senza dimenticare un’ultrasessantenne registrazione CETra che grazie al formidabile trio noscono i nomi degli interpreti. cios/luca Dordolo; Belcore – Franco Vassallo/Carlo Morini; Dulcamara
composto da Cesare Valletti, alda Noni e Sesto Bruscantini e sotto la guida di Gianandrea Gavazzeni resta per molti versi un punto di riferimento – Michele Govi/Paolo rumetz; Giannetta – Paola Quagliata/rita Cam-
insuperato,1 è stata la sontuosa produzione Decca del 1970, diretta da richard Bonynge e affidata a luciano Pavarotti e Joan Sutherland. i 1835 marano
quali, bisogna dire, cantano tutto splendidamente ma non riescono a superare la barriera che divide il cantante dal personaggio. Sono un Direttore – s.n.;
grande tenore e un grandissimo soprano che scendono per un momento dai piedistalli di più nobili raffigurazioni e approfittano delle bellissime Adina – adelaide Maldotti Fagnoni; Nemorino – Giovanni Battista Mi- 4, 5 e 7 novembre 2004
note di Donizetti per dare una magistrale lezione di canto, la Sutherland persino resuscitando lo spericolato valzer di de Bériot che Maria Ma- lesi; Belcore – luigi rigamonti; Dulcamara – Giuseppe Scheggi; Gian- Direttore – Pietro Mianiti; Regia – Filippo Crivelli;
libran usava interpolare nel secondo atto. Ma adina e Nemorino sono altrove, e se Belcore è lodevolmente servito in questa registrazione da netta – angela Moscheni Adina – Silvia Dalla Benetta/Serena Gamberoni; Nemorino – France-
un buon Dominic Cossa, Dulcamara è purtroppo sfregiato da un caricaturale Gabriel Bacquier, che con voce sgangherata e accenti sbracati sco Meli/Maurizio Pace; Belcore – Simone Del Savio/Giulio Mastroto-
non coglie alcuno degli aspetti che fanno grande questo personaggio.2 Ogni appassionato donizettiano, per non dire di ogni fan della mitica 1864 taro; Dulcamara – Giorgio Caoduro/Bruno Taddia; Giannetta – Barbara
coppia, dovrà quindi conoscere questa incisione, ma se si cerca l’autentico Elisir è giocoforza rivolgersi altrove. Gli interpreti sono elencati senza distinzione di ruolo. Bargnesi/Caterina Borruso
la storia discografica del capolavoro giocoso di Donizetti non è scarna di registrazioni, ma proprio per i motivi elencati in apertura non sono
pochi gli esperimenti in tutto o in parte non riusciti. ragioni commerciali (il fallimento della casa discografica) fecero troppo in fretta sparire 11 e 14 febbraio 1950 (Stagione di Carnevale)
dai negozi l’unica incisione che probabilmente ha raggiunto la quadratura del cerchio, oggi fortunatamente non solo ripescata dalla TElDEC Direttore – Francesco Molinari-Pradelli; Regia – Giovanni Fiorini;
ma ristampata a prezzo bassissimo nella propria collana supereconomica. affidato alla bacchetta del compianto Marcello Viotti e a un quartetto Adina – Margherita Carosio; Nemorino – Cesare Valletti; Belcore –
vocale di eccezionale freschezza vocale, L’elisir d’amore registrato nel 1992 dalla EraTO resta a un giudizio complessivo ancora oggi insuperato Piero Campolonghi; Dulcamara – Vincenzo Bettoni; Giannetta – an-
e vale come parzialissimo risarcimento della scarsa considerazione nella quale l’industria discografica ha sempre tenuto una cantante del gela Vercelli
calibro di Mariella Devia, che troviamo qui in una delle sue rare apparizioni in una registrazione ufficiale. la cifra caratterizzante della lettura
di Viotti e del suo cast è il rispetto delle ragioni del canto e dello spartito e il rigetto di ogni tentazione di calcare la mano sul versante della ca- 5 e 8 febbraio 1959 l’asliCo ha inoltre rappresentato l’opera, nell’ambito rispettivamente
ricatura. in questo contesto emergono sorprendenti e irresistibili i tratti briosi come quelli malinconici della straordinaria partitura donizettiana. Direttore – arturo Basile; Regia – riccardo Moresco; dell’Viii e XVi stagione lirica, in due diverse occasioni presso il Teatro
roberto alagna, fresco della rivelazione di due anni prima come alfredo alla Scala, esibisce uno strumento di bellezza fuori del comune, e Adina – renata Scotto; Nemorino – Giuseppe Di Stefano/luigi alva; Nuovo di Milano:1
anche se il fraseggio non è variegato come quello del cantante di cui parleremo fra poco, il suo Nemorino si pone su un livello di assoluta ec- Belcore – Giulio Fioravanti; Dulcamara – Carlo Badioli; Giannetta –
cellenza. l’adina della Devia è tanto poco soubrette quanto perfettamente allineata con una tradizione che ha le sue radici in quella civiltà iside Minelli 10, 11 e 13 agosto 1957
musicale dell’Ottocento italiano di cui l’Elisir è uno dei sublimi prodotti. a fianco di tali protagonisti sta il Dulcamara atipico di Bruno Praticò, Direttore – alberto Zedda; Regia – Giuseppe Marchioro;
che con timbro più chiaro del consueto impersona un ciarlatano giovanile e mai volgare, non incline ad accogliere certi suggerimenti verso in- 24, 28 e 30 gennaio 1975 Adina – Elvidia Ferracuti/Emma De ambrosis; Nemorino – Salvatore
flessioni grandiose che la partitura suggerisce ma in ogni caso godibilissimo e, una volta tanto, ripulito da ogni sorta di ciarlataneria vocale. Direttore – Ettore Gracis; Regia – Sylvano Bussotti; Gioia/Primo Sacchi; Belcore – Costanzo Mascitti/Ferruccio Morra; Dul-
allo stesso modo è centratissimo e molto ben cantato il Belcore dell’eccellente Pietro Spagnoli, in una delle sue prime prove discografiche.3 Adina – Margherita Guglielmi; Nemorino – Pietro Bottazzo; Belcore – camara – libero Bullo; Giannetta – Delizia Boni
Fra le molte testimonianze video, complete e non, che si possono recuperare nella miniera ormai infinita di Youtube, troviamo le tracce lasciate Claudio Desderi; Dulcamara – Enrico Fissore; Giannetta – lina rossi
da decine di interpreti più o meno grandi degli ultimi decenni. Se in questo mare qualcosa di imperdibile deve essere segnalato, ciò non può 15 e 18 settembre 1965
non essere lo straordinario documento della registrazione completa effettuata dalla rai di una recita del Teatro Comunale di Firenze del 1967, 5, 10 e 13 novembre 1983 Direttore – Emilio Suvini; Regia – Silvano lupetti;
che vede sul podio Gianandrea Gavazzeni e sulla scena, straordinari, Carlo Bergonzi e renata Scotto. È uno spettacolo scenicamente tradizio- Direttore – Marcello rota; Regia – Beppe De Tomasi; Adina – Carla Chiara/Paola Bagnasco; Nemorino – antonio Ceccarelli;
nalissimo e da questo punto di vista senza sorprese, ma la ripresa televisiva rende prima di tutto il profumo di un modo di fare l’opera ormai Adina – lucietta Bizzi; Nemorino – Vittorio Terranova; Belcore – Franco Belcore – antonio rigato; Dulcamara – Enrico Fissore; Giannetta – lu-
perduto. Bergonzi è un Nemorino virile e più vigoroso del solito, maestro di canto e di accento e sorprendentemente bravo nel far giocare a Giovine; Dulcamara – Simone alaimo; Giannetta – Elena Morfeo ciana Patelli
proprio favore per la resa del personaggio anche una certa quale goffaggine fisica. la Scotto è assolutamente strepitosa dall’inizio alla fine,
quando regala un’esecuzione mozzafiato di «Prendi, per me sei libero», che raccoglie dal pubblico in sala un applauso trionfale. al loro fianco
non sfigura per nulla il Dulcamara del meno illustre Carlo Cava, mentre è geniale il Belcore panciuto e pennuto di un’altra gloria del teatro
lirico, il grandissimo Giuseppe Taddei.
[* Se non altrimenti specificato, le rappresentazioni hanno avuto luogo presso il Teatro Sociale di Como. la cronologia è desunta dall’archivio della Società dei Palchettisti]
1
L’elisir d’amore, Valletti, Noni, Bruscantini, Pola. Orchestra e coro della rai di roma, Gianandrea Gavazzeni (dir). liNE 1
GiaNCarlO laNDiNi, Anno per anno, l’attività dell’AsLiCo in riCCarDO allOrTO, I cinquant’anni dell’AsLiCo nella vita musicale di Milano, Milano 2000
2
L’elisir d’amore, Pavarotti, Sutherland, Bacquier, Cossa. ambrosian Opera Chorus, English Chamber Orchestra, richard Bonynge (dir). DECCa
3
L’elisir d’amore, alagna, Devia, Praticò, Spagnoli. Tallis Chamber Choir, English Chamber Orchestra, Marcello Viotti (dir). TElDEC
30
4
http://www.youtube.it 31
ANDREA BATTISTONI Direttore ARNAUD BERNARD Regista, Scenografo e Light designer CARLO FIORINI Scenografo LAVINIA BINI Soprano
Nato a Verona nel 1987, è uno dei giovani emergenti del panorama musicale Nato nel 1966, inizia a suonare il violino all’età di 6 anni, proseguendo poi Nato a Bologna nel 1966, si diploma in elettronica industriale e frequenta Si diploma in canto con il massimo dei voti al Conservatorio ‘luigi Cheru-
internazionale. Dal gennaio 2011 è primo direttore ospite del Teatro regio gli studi al Conservatorio nazionale di Strasburgo, dove ha completato una prima la Facoltà di Scienze politiche e poi l’accademia di Belle arti di Bolo- bini’ di Firenze, sotto la guida di Benedetta Pecchioli, frequentando poi la
di Parma. Ha intrapreso giovanissimo una rapida carriera direttoriale che vasta gamma di studi musicali tra cui violino e orchestra. Successivamente, gna. Nel 1992 inizia la collaborazione con l’Università di Bologna realizzando Scuola dell’opera italiana del Teatro Comunale di Bologna. Nel 2009 ha de-
lo ha portato a esibirsi in importanti teatri quali il Teatro di Basilea, Verdi di collabora come violinista con l’Orchestra Filarmonica di Strasburgo per le un laboratorio dedicato ai nuovi media e l’interaction design che si conclu- buttato nel ruolo di Despina (Così fan tutte) nella stagione dell’Eurofestival
Trieste, San Carlo di Napoli, Filarmonico di Verona, la Fenice di Venezia, stagioni 1986 e 1987. Nel 1988 diventa assistente del regista Nicolas Joel e derà con l’incarico di progettazione del Museo del iX Centenario, primo di roma. Nel dicembre dello stesso anno ha interpretato il ruolo di Berta
lirico di Cagliari, Massimo di Palermo, regio di Parma. Ha oltremodo di- poi di Jean-Claude auvray. Nel 1989 è assunto dal Théâtre du Capitole di museo multimediale europeo, di cui cura il design degli allestimenti, lo svi- (Il barbiere di Siviglia) al Teatro dell’aquila di Fermo (direttore Giampaolo
retto formazioni prestigiose quali Saint Petersburg State Symphony Orche- Tolosa come direttore di scena, lavorando come assistente alla regia per le luppo dell’interazione con il percorso informativo, la regia e la produzione Maria Bisanti, regia di Damiano Michieletto). Nel 2010 ha esordito al Teatro
stra, Orchestra di Padova e del Veneto, Orchestra Filarmonica Marchigiana, produzioni più importanti. Durante questo periodo ha continuato la sua at- della collezione multimediale. Si occupa in quegli anni del rapporto fra arte Comunale di Bologna nei ruoli di: Giannetta (L’elisir d’amore, direttore Da-
Orchestra da Camera di Mantova, Orchestra dei Pomeriggi Musicali di Mi- tività come assistente in Francia e all’estero, nelle istituzioni più prestigiose: e nuove tecnologie partecipando alla fondazione di MagNet, prima rivista niele rustioni, regia rosetta Cucchi), Serpina (La serva padrona) e livietta
lano, royal College of Music Orchestra di Manchester, Orchestra dell’arena Covent Garden, Metropolitan Opera, la Scala di Milano, Opéra Bastille, italiana su web (1993). Ha curato vari allestimenti e installazioni per varie ti- (Livietta e Tracollo) sempre al Teatro Comunale di Bologna e al Festival della
di Verona, Orchestra Giovanile italiana, Orchestra Haydn di Bolzano e Teatro Colón di Buenos aires. Dal 1993 ha avuto l’occasione di mettere in pologie di eventi sia in ambito artistico che in quello della comunicazione Valle d’itria di Martina Franca. Ha quindi partecipato alla prima rappresen-
Trento. Ha partecipato a diversi festival tra cui il Festival internazionale ‘a. scena più di 35 riprese di produzioni di Nicolas Joel in Francia e all’estero, del patrimonio culturale, alcune delle quali alla Triennale di Milano alla Bien- tazione italiana de La servante maîtresse di Pergolesi (Zerbine) per la X edi-
B. Michelangeli’ di Brescia e Bergamo, Festival Verona Contemporanea, Fe- in particolare Roméo et Juliette alla royal Opera House e Lucia di Lammer- nale architettura di Venezia, al Museo d’arte Contemporanea dell’istria, al zione del Festival ‘Pergolesi Spontini’ di Jesi (direttore Giacomo Sagripanti,
stival Giovane del rossini Opera Festival, Festival della Valle d’itria di Mar- moor al Metropolitan Opera. Ha debuttato come regista a 29 anni met- Palazzo Berlaymont presso l’European Commission. Nel 2003 inizia a pro- regia Juliette Deschamps). È stata vincitrice nel 2010 del Premio speciale
tina Franca, Settimane Musicali di Stresa e del lago Maggiore, Festival tendo in scena Falstaff per il Festival dei due mondi, seguito da Il trovatore gettare allestimenti per lo spettacolo realizzando scenografie e alcune regie al ii Concorso internazionale per cantanti lirici ‘Benvenuto Franci’ di Pienza.
Verdi di Parma. Ha incontrato affermati solisti quali ivo Pogorelić, Enrico a Tolosa e da Il barbiere di Siviglia al Théâtre du Capitole. Tra il 1999 e il 2003 di spettacoli e performance nella ricerca di una sintesi personale, trasferendo Ha interpretato inoltre il ruolo della Sirena (Rinaldo di Händel) a ravenna,
Dindo, Sergej Krylov, Thomas Demenga, Mario Brunello. Ha al suo attivo ha realizzato Roméo et Juliette per la lyric Opera di Chicago, L’elisir d’amore l’esperienza maturata nella creazione di spazi interattivi e installazioni video. reggio Emilia e Ferrara e recentemente è stata molto applaudita al Mag-
diversi titoli operistici: La bohème, Il viaggio a Reims, Il matrimonio segreto, per il Théâtre du Capitole di Tolosa e Les Huguenots per il Festival della Valle gio Musicale Fiorentino ne Il cappello di paglia di Firenze (Elena), è stata in
Attila, La traviata, Il barbiere di Siviglia. Tra i suoi recenti impegni si segna- d’itria di Martina Franca. Ha poi firmato Lakmé per il Teatro Massimo di Pa- CARLA RICOTTI Costumista seguito Giannetta (L’elisir d’amore) a Sassari. Nel 2013 ha vinto il 64° Con-
lano due concerti e Il barbiere di Siviglia nel 2011 al Teatro regio di Parma, lermo, Werther per il Festival di Martina Franca, Roméo et Juliette a Tokyo, Sin dal 1995, anno in cui debutta come scenografa e costumista al Piccolo corso asliCo, per il ruolo di adina.
il ritorno all’Orchestra Filarmonica Marchigiana, al Filarmonico di Verona e Die lustigen Weiber von Windsor a Nantes e angers. Nella stagione 2004/05 Teatro di Milano con Il piccolo principe di Saint-Exupéry (regia di Stefano
al Teatro lirico di Cagliari, il debutto concertistico con l’Orchestra del Mag- cura Luisa Miller per la Nationale reiseopera nei Paesi Bassi, L’elisir d’amore de luca), ha firmato numerosi spettacoli di prosa con molti registi tra i
quali angelo longoni, Guido De Monticelli, Giulio Bosetti, Maurizio Sca-
ENEA SCALA Tenore
gio Musicale Fiorentino, Il barbiere di Siviglia all’arena di Verona e a Venezia, a Saint-Étienne, Roméo et Juliette al Beijing Music Festival, Le roi de Lahore Nato a ragusa, dopo la maturità classica intraprende lo studio del canto
Rigoletto a Parma e Macerata, Falstaff al Teatro Farnese di Parma per il per la Fenice di Venezia, La bohème all’arena di Verona e Rigoletto a lo- parro, leo Muscato. Ha collaborato ai costumi con John McFarlane, James
lirico al Conservatorio di Bologna sotto la guida del soprano Wilma Ver-
Verdi Festival 2011. recentemente ha debuttato al Teatro alla Scala con Le sanna. recentemente ha messo in scena Luisa Miller alla Fenice, La traviata ivory e Jean Paul Gaultier presso il Teatro alla Pergola di Firenze. Nel 1996
nocchi, perfezionandosi successivamente con Fernando Cordeiro Opa con
nozze di Figaro, al Teatro regio di Parma con Stiffelio, al Teatro San Carlo di a Praga, Falstaff al Teatro San Carlo di Napoli, Rigoletto a Marsiglia e Nan- debutta nella lirica creando i costumi per diverse produzioni in numerosi
il quale sta tuttora studiando. Ha debuttato nel 2006 a Bologna come il
Napoli con La bohème e alla Deutsche Oper di Berlino con Il trovatore. tes, L’elisir d’amore a Tolosa, Cavalleria rusticana a San Gallo, Carmen a Hel- teatri europei. Dal 2001 segue un’assidua collaborazione con il regista ara-
matto (Paolo e Francesca di Mancinelli) e da allora ha spaziato in un vasto
Grande successo ha avuto all’arena di Verona con Turandot, ripresa anche sinki in coproduzione con losanna e Tokyo, La dama di picche a Tolosa, naud Bernard per diversi spettacoli, fra cui Le roi de Lahore al Teatro la Fe-
repertorio che comprende: Castor et Pollux di rameau al Theater an Der
al Festival di San Pietroburgo, e con La bohème alla Semperoper di Dresda Falstaff al Teatro Colón, La bohème a Verona, Carmen e La traviata a lo- nice di Venezia, La traviata al Teatro dell’Opera di Stato di Praga, Falstaff
Wien, Lo speziale di Haydn con l’Orchestra di Padova e del Veneto, La vera
e al Palau de les arts di Valencia. Ha poi diretto Macbeth al Teatro Carlo Fe- sanna e a Tokyo, Carmen a Bilbao, Falstaff e La bohème a Zagabria, Thaïs al Teatro San Carlo di Napoli e l’Opera di losanna, Carmen alla Finnish Na-
costanza di Haydn a Saint-Étienne, Così fan tutte (Ferrando) con il Circuito
lice di Genova, La traviata all’arena di Verona e, con Nabucco, ha inaugurato ad atene, La Juive a San Pietroburgo, Die Zauberflöte ad atene, Roméo et tional Opera di Helsinki e a Bilbao, La dama di picche al Théâtre du Capitole
lombardo, Idomeneo (arbace) a Bologna, Il barbiere di Siviglia (il Conte
la stagione 2013/14 della Deutsche Oper di Berlino. Tra gli impegni futuri Juliette a losanna, La bohème a San Pietroburgo, Tosca all’Opera di roma, di Tolosa, Thaïs al Megaron Concert Hall di atene, Otello al Teatro Bol’šoi
d’almaviva) a Jesi, Firenze e rouen, La Cenerentola (Don ramiro) a Torino
dirigerà una nuova produzione de La bohème alla Deutsche Oper di Berlino, La bohème all’arena di Verona, Roméo et Juliette a Marsiglia e Bilbao, Rigo- di Mosca e La bohème al Teatro Michajlovskij di San Pietroburgo. Nel 2012
e Bologna, Sigismondo (radoski), Mosé in Egitto (Mambre), La sonnambula
Un ballo in maschera all’arena di Verona per l’inaugurazione della stagione letto al Teatro Filarmonico di Verona. Tra i suoi prossimi impegni: Carmen a inizia una stretta collaborazione con renato Zanella presso l’Opera di
(Elvino) nel Circuito lirico lombardo e Don Pasquale (Ernesto) al Festival
2014, Otello e Carmen al Teatro Carlo Felice di Genova. San Pietroburgo, Falstaff a losanna, I Capuleti e i Montecchi a Oslo e Otello atene, realizzando i costumi di Faust e de I vespri siciliani. insegna Sceno-
di Glyndebourne. Ha collaborato con direttori quali roberto abbado,
al Teatro Bol’šoj di Mosca. grafia e Storia del costume presso la Scuola del Teatro Musicale al Piccolo
Bruno Bartoletti, Nicoletta Conti, alessandro D’agostini, Michele Mariotti,
Coccia di Novara. Dal 2005 è docente presso l’accademia di Belle arti
Enrique Mazzola, antonio Pirolli, Christophe rousset e ha collaborato con
Brera, dove insegna Design dell’accessorio per il costume.
registi tra cui Mariame Clément, Gianfranco De Bosio, Joan Font, Damiano
DARIO GRANDINI Maestro del coro Michieletto, roberto recchia, Graham Vick, Stefano Vizioli. recentemente
Nato a Milano, si diploma in pianoforte e tromba presso il conservatorio ha cantato Il Turco in Italia ad amsterdam, Zaira al Festival di Martina
della sua città. Segue i corsi di canto, armonia, contrappunto e direzione Franca, L’heure espagnole al Teatro Massimo di Palermo e L’Italiana in Al-
d’orchestra e inizia la sua attività musicale nel 1997 come artista del coro. geri nel Circuito lirico lombardo. Tra i suoi impegni futuri: L’occasione fa il
Ha collaborato con vari complessi milanesi e con numerose istituzioni quali ladro al rossini Festival di Pesaro, Don Giovanni al Theatro Municipal di
Orchestra Cantelli, Milano Classica, i Pomeriggi Musicali, Piccolo Teatro e São Paulo, Il cappello di paglia di Firenze a Firenze, La finta giardiniera a
Teatro alla Scala, effettuando tournées in importanti teatri italiani ed lilla e Glyndebourne e Guillaume Tell a Monaco.
esteri. Dal 1997 al 2005 è stato assistente per le produzioni del Circuito li-
rico lombardo, divenendone poi maestro del coro per alcuni allestimenti.
Dal 2003 al 2009 è stato maestro del Coro di voci bianche del Teatro Sociale
di Como. attualmente è assistente di Bruno Casoni e collabora stabilmente
32
con il Teatro alla Scala ed il Teatro regio di Torino. 33
JULIAN KIM Baritono BIAGIO PIZZUTI Baritono
Nato a Seoul, ha studiato canto lirico al liceo Musicale Sunhwa. Trasferitosi Nato a Salerno nel 1987, inizia a studiare musica a 8 anni. Frequenta il Con- Lavinia Bini (Adina), Julian Kim (Belcore)
in italia, si è diplomato in Musica vocale da camera presso il Conservatorio di servatorio di Salerno, dove si diploma in canto e dove sta ultimando i suoi
Milano nel 2010 sotto la guida di Stelia Doz, perfezionandosi poi con antonino studi in pianoforte. Si è specializzato con aldo Ciccolini e renato Bruson,
Tagliareni. Ha seguito masterclass di Dalton Baldwin, Bonaldo Giaiotti, Ve- perfezionandosi con Walter alberti. Tra gli impegni sostenuti di recente, si
riano lucchetti, Jenny anvelt, Jaume aragall, Karl Kammerlander, Mietta Si- ricordano leporello (Don Giovanni) e Sharpless (Madama Butterfly) al Teatro
ghele. Ha vinto il primo premio al Concorso internazionale di Tolosa nel 2012. lirico Sperimentale di Spoleto. È stato inoltre selezionato dal Teatro Carlo
Nel 2008 è stato Figaro (Il barbiere di Siviglia) nei Teatri di Jesi e di Fermo e Felice di Genova per l’Ensemble Opera Studio, grazie al quale ha debuttato
Gaudenzio (Il signor Bruschino) presso il Conservatorio di Milano. Nel 2010 a in Schaunard (La bohème). Di recente, è stato ammesso al Santa Cecilia
Seoul ha cantato nel ruolo di Germont (La traviata) in forma di concerto sotto Opera Studio 2012 diretto da renata Scotto. al Festival di Salisburgo ha
la direzione di Myung-Whun Chung. È stato invitato per il ruolo di Sharpless partecipato a Cléopâtre di Massenet, mentre è stato Gregorio (Roméo et Ju-
(Madama Butterfly) a Jesi, ripresa dai teatri di Fermo e Brindisi. a Seoul ha liette) al Teatro Carlo Felice di Genova e Betto di Signa (Gianni Schicchi) al
cantato Paolo albiani (Simon Boccanegra, direttore Myung-Whun Chung) ed Theater an der Wien diretto da rani Calderon, ruolo che ha poi interpretato
è poi tornato al Teatro Pergolesi di Jesi come Belcore (L’elisir d’amore). Nel al Maggio Musicale Fiorentino. recentemente è stato inoltre leporello (Don
2012 è in Corea per cantare ne La bohème (Schaunard), ripresa anche dal- Giovanni) a Maribor. Prossimamente sarà impegnato nel Don Giovanni al
l’Opera di Pechino, direttore Myung-Whun Chung. Tra gli impegni recenti, si Teatro Massimo di Palermo e ne Il viaggio a Reims ad amsterdam.
segnalano Figaro (Il barbiere di Siviglia) all’Opera Festival di Fiesole e il con-
certo di gala al Palazzo Ducale di Venezia con l’Orchestra del Teatro la Fenice. DORELA CELA Soprano
Sempre nel 2012 è stato riccardo (I puritani) al Teatro Pergolesi di Jesi, dove Nata a Tirana, inizia giovanissima lo studio del canto con Margherita Tomasi e
è poi tornato per cantare in Lucia di Lammermoor (lord Enrico ashton), nello Sami Frashëri, diplomandosi al Conservatorio di Milano e perfezionandosi
storico spettacolo di Brockhaus/Svoboda, con un rimarchevole successo per- negli anni con numerose masterclass e seminari. È stata parte del Coro delle
sonale. Nel 2013 è stato Marcello (La bohème) al Teatro la Fenice. È seguita voci bianche del Teatro alla Scala e del Coro dell’Orchestra sinfonica Giuseppe
la tournée in Giappone con il Teatro la Fenice per Rigoletto e La traviata, diretti Verdi di Milano. Nel 2010 debutta a Milano e Bergamo nei ruoli di Serpina (La
da Myung-Whun Chung. Ha cantato quindi la prima volta al Festival della Valle serva padrona) e di livietta (Livietta e Tracollo di Pergolesi) al Teatro Sociale di
d’itria in Giovanna d’Arco e ha preso parte a L’elisir d’amore al Teatro del Mag- Canzo e alla Palazzina liberty di Milano. Nel 2011 debutta nel ruolo di Ghirlino
gio Musicale Fiorentino. (Ghirlino di Trecate) al Teatro Coccia di Novara. Canta adina (L’elisir d’amore)
al Teatro di Jesi e al Teatro dell’aquila di Fermo presso il Conservatorio di Milano
in collaborazione con Circuito Musica. interpreta Monica (La medium) con l’as-
sociazione Musicale Praeludium. Tiene numerosi concerti in italia e all’estero
FRANCESCO PAOLO VULTAGGIO Baritono
Nato a Trapani, si specializza sotto la guida di Simone alaimo, affermandosi
presto in diversi concorsi internazionali, tra cui: vincitore di ruolo al Concorso con formazioni orchestrali e cameristiche, quali Ensemble Duomo, le Came-
internazionale ‘Giuseppe Di Stefano’ di Trapani (2005); finalista al Concorso riste ambrosiane, i Cameristi della Scala e il Quartetto aFEa. Nel 2012 debutta
asliCo (nel 2008 e 2009); vincitore del Concorso ‘Giuseppe Di Stefano’ di Tra- con grande successo di pubblico nel ruolo di Susanna (Le nozze di Figaro) al
pani (2009); selezionato da alberto Zedda per far parte come allievo effettivo Théâtre de l’abbaye di Neumünster in lussemburgo. È Carolina (Il matrimonio
dell’accademia rossiniana (2010); vincitore della Pigna d’argento come gio- segreto) al Teatro Comunale di Treviso e al Teatro Comunale di Ferrara.
vane emergente nel campo della lirica (2011). Debutta nel 2004 come Uberto
(La serva padrona) al Belcanto Festival di Dordrecht in Olanda, seguito da La
ALESSANDRO MOR Attore
Si diploma nel 1993 alla Scuola del Piccolo Teatro di Milano diretta da Giorgio
rondine a Trapani, L’osteria di Marechiaro di Paisiello (Conte di Zampano) e Strehler. lavora in diversi spettacoli del Piccolo Teatro, tra cui Faust e I giganti
Don Pasquale (Malatesta) presso il teatro di Cagli, Il barbiere di Siviglia di Pai- della montagna (regia G. Strehler). lavora con Marco Baliani (Le Antigoni della
siello (Bartolo) a Foggia, La scala di seta (Blansac) e Gianni Schicchi (Betto di terra), Elio De Capitani e Ferdinando Bruni (Tango barbaro e Capodanno), Clau-
Signa) presso il teatro delle Erbe di Milano. Nel 2006 viene selezionato per i dio Collovà (Eredi, L’isola dell’esilio, La caduta degli angeli, La terra desolata,
ruoli di Masetto (Don Giovanni) e Guglielmo (Così fan tutte). Tra gli altri impe- Woyzeck, Artista da giovane), Sara Poli (Ecco l’uomo, Il bavaglio), Nicola Bo-
gni delle passate stagioni, si ricordano: Ginevra di Morreale di Combi (Cesare nazzi (Eden) e Mario Perrotta (Misantropo). Dopo alcune esperienze con Ca-
Borgia); L’Italiana in Algeri (Haly) per il progetto Pocket Opera; Il campanello rolyn Carlson, Michele abbondanza e antonella Bertoni, entra nella
di Donizetti (Enrico) per l’Opera Fringe Festival di Downpatrick (irlanda); La Compagnia adriana Borriello (Tammorra, Kyrie, Animarrovescio, I cieli e la
figlia del reggimento (Sulpizio) per il Circuito lirico lombardo; Gianni Schicchi terra, Chi è devoto). Nel 2002, al Festival di Polverigi, debutta come regista –
(Betto di Signa) presso il Teatro Vittorio Emanuele di Messina; Don Pasquale insieme ad anna Dego – dello spettacolo Nododiamante, la cui tappa succes-
(Malatesta) e La traviata (il marchese d’Obigny) presso l’Ente luglio Musicale siva è lo spettacolo Ostinato, presentato nel 2004 a romaeuropadanza. Dal
Trapanese. Nel 2010 debutta ne Il viaggio a Reims (Don Profondo; direttore 2004 realizza con alessandro Quattro gli spettacoli: La resurrezione del Larice
andrea Battistoni, regia di Emilio Sagi). Più recentemente ha interpretato da Varlam Šalamov, Cul de sac da Giannetto Valzelli, L’elmo di Scipio da arturo
Schaunard (La bohème) al Teatro Coccia di Novara e il Conte d’almaviva (Le rossato, Tre sorelle e Il gabbiano da anton Čechov, Bruto da William Shake-
nozze di Figaro) al Teatro Massimo Bellini di Catania. speare e La fine del Titanic da Hans Magnus Enzensberger.
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Aiuto regia Scene ORCHESTRA I POMERIGGI MUSICALI DI MILANO
Stefano Trespidi Fondazione del Teatro Grande di Brescia
Assistente alla scenografia Attrezzeria FLAUTI TIMPANI
Gemma romanelli Fondazione del Teatro Grande di Brescia VIOLINI PRIMI VIOLE angela Citterio* Gianmaria romanenghi
rancati, Milano alessandro Braga* Gianluca Stupia* Elisabetta la licata
Maestri collaboratori Costumi Ettore Begnis luca Maggioni PERCUSSIONI
roberto Misto Sartoria Teatrale arrigo, Milano Michele Buca Stefano Martinotti OBOI Paolo Tini
Gianluca Petrucci Calzature laura Cuscito Giorgio Moraschini Francesco Quaranta*
Maestro al fortepiano CTC, Milano Cecilia Nocchi Monica Vatrini Paolo Mandelli ARPA
luca Marcossi Parrucche lino Pietrantoni Stefan Veltchev Donata Mattei
Maestro alle luci Mario audello, Torino igor riva CLARINETTI
alberto Zanardi Sviluppo software e videoproiezioni Emilio Tosi VIOLONCELLI Damiano Bertasa*
Maestro ai sovratitoli Opere, Bologna Sofia Herrero Villanueva Simone Scotto* Giuseppe Cultraro ISPETTORE
Sandro Zanon Trasporti Giovanni Gallo Pierangelo Minella
leccese, rezzato (BS) VIOLINI SECONDI Giovanni Moraschini FAGOTTI
Direttore di scena Mauro rovetta* Marco Paolini luca Ceretta*
Danilo rubeca Engjellushe Bace lorenzo lumachi * prime parti
Capomacchinista FIGURANTI alberto Berera CONTRABBASSI
Saverio Mianiti Davide Bereny riccardo Patrone Paolo Speziale* CORNI
Macchinisti Marco Bezzi Elsa righetti Giuseppe Di Martino alfredo arcobelli*
Paolo Bertera Michele Botta Mario roncuzzi Elio rabbachin ambrogio Mortarino
leandro Bruno Davide Calzoni Nicola Tassoni
Claudio Condor Paolo Calzoni Fatlinda Thaci TROMBE
Giuseppe Premoli Simona Campo Sergio Casesi*
Capoelettricista lucrezia Chionna luciano Marconcini
Peter Damiani Federico De Filippi Venezia
Elettricisti Davide Di Maria
igor albini Eva Martucci
Walter Ballini Francesco Merigo
Matteo Benzoni alberto Torquati
Giorgio Vai Stefano Tosi
Capoattrezzista Gloria Vaira
Simona Mosca
Attrezzista
Elena Punzi
Sarte
Maria Paolillo
Giulia Pasetti
Responsabile trucco e parrucche CORO ASLICO DEL CIRCUITO LIRICO LOMBARDO
andrea Santini
Truccatori e parrucchieri TENORI BARITONI e BASSI SOPRANI MEZZOSOPRANI
Chiara radice Gianmaria aliverta Sergio alcamo Maria Bogdanowicz laura Birolini
Maurizio roveroni Fabrizio Bosio luigino Bertuetti Mariantonia Bombardieri Elisa Brizzolari
Matteo Cammarata Cristian Bugnola laura Dacomo Giuseppina Carluccio
Marcello Cantoni Federico Cucinotta Elisabetta Dambruoso Claudia Ceruti
Paolo De Stefano luca D’ascoli Mimma lidia D’avossa Manuela Di Martino
Paolo De Tuglie Daniele Facchin Tiziana Falco Marta Furlan
Claudio Grasso Francesco Forges anna Giarrocco Carla Panzera
Mario Moi Stefano Pozzi Valeria letizia Claudia Peri
Francesco Montemurro alberto Sala Elena lunardi Valentina ricetti
Mattia Muzio augusta Maggioni Elena Villani
antonino Sciuto Giuseppina Porru
angelo Tommasoni Patrizia roca
antonio Ungaro
Crowdfunding
La città sostiene
CAVALLERIA
PER IL TEATRO

Il Teatro si è messo in moto per un nuovo


importante progetto: Cavalleria rusticana
di Pietro Mascagni: per poterla realizzare
cerchiamo anche il tuo supporto! Scopri
come su:
T E AT R O S O C I A L E C O M O . I T

“Amici di Como per il Teatro”


Foto Carlo Pozzoni

Si rinnova l’impegno per la stagione lirica 201.


Grazie ad Amici di Como il pubblico del Teatro Sociale potrà seguire il testo di tutte le opere
liriche in programma

www.amicidicomo.it
Francesco Paolo Vultaggio (Belcore), Dorela Cela (Giannetta)