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Fisiologia II, Lezione 12 – Principi di biofisica 09/11/2010

Principi di biofisica legata al sistema circolatorio

Oggi dovremmo parlare dei seguenti argomenti:


• Emodinamica: legge della continuità; legge di Bernoulli; legge di Poiseuille.
• Calcolo della resistenza periferica totale (TPR)
• Il Windkessel aortico
• Pressione arteriosa e sua misurazione
• Oscillazioni della pressione arteriosa
• Meccanismi di regolazione della pressione arteriosa: riflesso dei barocettori
• Sistema renina-angiotensina-aldosterone
• Lo shock circolatorio

però il professore dirà di fare gli argomenti in neretto dal Conti.

Legge della continuità


Consideriamo la legge della continuità che vale per fluidi ideali non comprimibili. Attraverso di essa
si dimostra la relazione reciproca tra sezione e velocità, quanto più grande la sezione del condotto,
tanto minore è la velocità. Questo deriva dalla legge della continuità che è facilmente dimostrabile.
Consideriamo un condotto di sezione variabile, per esempio,
un condotto che sia prima di uno spessore grande, poi di uno
spessore piccolo. Per la sezione intendo la superficie della
sezione. La sezione sarà il raggio moltiplicato per pi greco.
Consideriamo una sezione S1 ed S2. Come Q intendiamo il
volume di liquido che scorrere per la stessa sezione nello stesso
intervallo di tempo, durante un piccolo intervallo di tempo.
Quindi, percorre una distanza dx. Attraverso il condotto passa un certo volume di liquido. Calcoliamo
la portata Q moltiplicando la sezione per la distanza.
Il volume impiega un certo tempo per attraversare il condotto. Dividiamo tutto per delta t. il sistema
circolatorio risponde a questa legge. La velocità è massima nei vasi più grandi e minima nei capillari.
• ‘Legge della continuità’  valida per liquidi o fluidi ideali incomprimibili
• v↓ quando la S↑ & v↑quando S↓; (S=sezione condotto, v=velocità flusso)

Ma allora uno potrebbe chiedersi: “Come mai il sangue nei capillari scorre più lentamente che non
nei grandi vasi?” Una domanda giusta da farsi, visto che la loro sezione è più piccola rispetto agli
ultimi.
Non c'entra nulla la resistenza, ma la sezione totale, che è data dalla somma della sezione dei singoli
vasi che compongono quel distretto. La sezione complessiva massima la troviamo nel distretto
capillare. La sezione complessiva massima la troviamo nel distretto capillario, che è intorno ai 3000
cm2. Questa formula vale solo per liquidi ideali: liquidi privi di viscosità, laminari e quindi non
abbiamo dispersione di energia (perdite di carico) a causa della viscosità. Questo dimostra come il
sangue scorre attraverso le differenti sezioni del sistema circolatorio, e obbedisce a questa legge della
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continuità.

Liquidi reali
Nel caso di un liquido reale o Newtoniano dobbiamo prendere in considerazione la viscosità.
Abbiamo una perdita di carico e la velocità non è uguale in tutto il condotto: il foglietto di liquido che
scorre lungo la parete del condotto ha velocità praticamente nulla, mentre il liquido che scorre al centro
ha velocità massima. Diminuisce man mano che ci avviniamo alla parete del condotto, dove si quasi
anulla. Si parla del profilo parabolico della velocità. Di fatto, questa legge la posso applicare. Però,
nel nostro caso allora usiamo la velocità media, ovvero la media delle singole velocità che misuro dal
centro del condotto fino alle pareti. Questo profilo parabolico della velocità si misura attraverso una
formula: la formula di Pouseille.

- |ΔP| = valore assoluto della pressione a monte meno la pressione a valle, valore assoluto della
perdita di carico. Questo è un valore negativo, quindi prendo il nome assoluto.
- la pressione a valle minore di quella a monte perchè c’è perdità di carico dato che il sangue è un
fluido reale e dunque è viscoso
- r = raggio dal centro alla parete interna del vaso

Dimostriamo la legge di Poiseuille. Questa ci dice che piccole variazioni della sezione del vaso si
traducono come grandi variazioni della portata. I vasi muscolari sono quelli che hanno la capacità di
variare sensibilmente il loro raggio, in particolare le arteriole. Il raggio di un'arteriola allo stato di
massima vasocostrizione ha un raggio di circa 8 micron, relativamente piccolo, mentre un'arteriola in
uno stato di massima dilatazione ha un diametro massimo di circa 32 micron. Significa che la portata
varia di 256 volte – legge della quarta potenza! Il rapporto tra il raggio minimo e il raggio massimo. È
un rubinetto estremamente efficiente. Quindi le arteriole hanno proporzionalmente la maggiore capacità
di cambiare la portata.
La legge di Poiseuille vale solo se il flusso è laminare (quando le singole lamine scorrono in
parallelo); se la velocità di scorrimento è superiore ad un certo valore limite, il flusso diventa
turbolento. Abbiamo un flusso turbolento dove il rapporto tra sezione e velocità è particolarmente
basso (quindi se la velocità è oltre a una certa soglia), come al livello delle valvole semilunari. Il flusso
di sangue attraverso le valvole è turbolento, infatti aldilà della valvola si formano dei vortici in
prossimità dei seni di Valsalva.
Un altro principio che tra poco studieremo che si basa sul flusso turbolento è il metodo di
misurazione di pressione arteriosa è il cosidetto metodo di Riva-Rocci: viene costretta un'arteria in
modo da ottenere un flusso turbolento, e sulla base dei rumori che ne derivano (un flusso turbolento
genera rumori) possiamo ricavare la pressione arteriosa. Quindi possiamo iniziare a parlare del concetto
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di pressione arteriosa.

La pressione arteriosa e la sua misurazione


La pressione arteriosa è la pressione esercitata dal sangue su un vaso arterioso per unità di
superficie. Viene comunemente espressa in fisiologia in unità di misura che sono i mmHg. Quando
dico che la pressione arteriosa è 100 mmHg vuol dire che il sangue esercita una pressione che
eserciterebbe una colonnina di mercurio della stessa altezza in condizioni determinate della
temperatura.
Vogliamo considerare come misurare la pressione arteriosa. È un parametro clinico importante,
strettamente parlando è la forza motrice che spinge il sangue attraverso gli organi. Abbiamo visto che
come parametro fisiologico parliamo di:
– press sistolica: 120 mmHg
– press diastolica: 80 mmHg

anche se c'è un range abbastanza vasto fisiologico, ma oltre a questi limiti si parla di ipertensione se
è troppo alta e ipotensione se è troppo bassa. Come si misura? Abbiamo metodi invasivi e diretti, per
esempio si inserisce un catetere in un arteria o nell'aorta con un barometro all'estremità – questo
solamente in terapia intensiva, non sono metodi usuali; e metodi non invasivi e indiretti, che sono
quelli usuali. Importante tenere in mente la differenza tra metodi diretti e indiretti, perché quelli
indiretti sono dipendenti da certe condizioni.
I due metodi indiretti più importanti sono quelli di Riva Rocci, le cui iniziali vedete anche sulle
cartelle cliniche, e il metodo oscillometrico, su cui si basano i apparechietti che misurano la pressione
arteriosa. Il metodo Riva Rocci è quasi sempre il metodo di riferimento.

Metodo indiretto: metodo di Riva Rocci (RR)


È un metodo auscultatorio che richiede un operatore umano, un metodo di riferimento. Quello che
voglio trovare sono i valori massimi e minimi. Attorno al braccio metto una cuffia con una camera
d'aria che è in grado di comprimere l'arto. Facciamo un grafico pressione tempo... In rosso abbiamo la
pressione arteriosa, entro le linee sono le oscillazioni reali. Il massimo sistolico è il minimo diastolico
sono quelli ricercati. Il manicotto si applica al braccio, però teoricamente si potrebbe misurare anche
attraverso la gamba. La camera d'aria è collegata ad una pompetta con una camera d'aria che a sua volta
è collegata ad uno sfigmomanometro che misura la pressione all'interno della camera d'aria. Quello che
misuro non è direttamente la pressione sanguigna, ma la pressione nella cuffia, Pcuff. Tutto il gioco
consiste nel collegare queste due.
Ora dobbiamo mettere in relazione la
pressione della cuffia con quella reale.
Gonfio la cuffia fino ad arrivare sopra
alla pressione sistolica: gonfiamo fino a
160, per esempio. Poi piano piano la
pressione viene fatta scendere
lentamente in modo da permettere una
precisa misurazione (quanto
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lentamente? dai 2 ai 5 mmHg al secondo). Applico a valle della cuffia un fono endoscopico. Quando la
pressione della cuffia è maggiore della pressione all'interno del vaso, la pressione transmurale è
inferiore a 0, la pressione all'esterno è superiore – il vaso è obliterato, è otturato e quindi nel fono non
sento nulla.
Cominciando a sgonfiare, ad un certo punto la sento perchè la pressione arteriosa è maggiore. La
pressione sistolica supera quella del manicotto, per un breve periodo di tempo. Tuttavia dato che il
lume è ristretto, il moto è turbolento e il rumore che sento è come quello di un soffio (rumore di
Korotkoff, un ufficiale russo che l'ha sentito durante una stenosi), udibile con il fonendoscopio.
Man mano che la pressione del manicotto diminuisce il sangue riesce a scorrere in un orifizio più
grande e ad una velocità più grande. I rumori di Korotkoff, quindi, sono sincroni al ciclo pressorio, e si
fanno di intensità più grande fino ad arrivare ad un valore massimo, poi diminuiscono fino a
scomparire. Quando non li sento più allora siamo alla pressione diastolica. La pressione sistolica
corrisponde alla pressione in cui comincio a sentire i rumori di Korotkoff, mentre la pressione
diastolica corrisponde alla pressione a cui non avverto più i rumori, perché il flusso passa da turbolento
a laminare.
La ragione per i rumori di Korotkoff è la colonna di sangue che deve riuscire a passare attraverso un
diametro minore, e per questo passa con una velocità maggiore (penso anche perché la pressione a
monte è già superiore) causando un flusso temporaneamente turbolento, diverso da un flusso sempre
laminare. I motivi ancora non sono completamente conosciuti. La relazione tra pressione della cuffia e
quella arteriosa non è ancora completamente spiegata.
C'è un accoppiamento tra la pressione della cuffia e quella arteriosa. I fattori che determinano su
questo accoppiamento sono lo spessore del braccio, la grandezza della cuffia e tanti altri fattori. Per
questo è importante prendere la cuffia adatta. Anche questi dettagli tecnici sono importanti. È più
complicato, ma un modo semplice per capirlo è quello che vi ho spiegato qua.
Bisogna distinguere i veri rumori di Korotkoff dai rumori dovuti al sangue che entra a fiotti in un
vaso a sezione ristretta. Molti medici sentono dei colpi che sono i colpi del sangue che entra all'interno
della cuffia ed aumenta il volume della cuffia, che viene utilizzato e misurato nel metodo
oscillometrico.

Metodo indiretto: metodo oscillometrico


Si presta ad essere automatizzato. Quello
che il metodo oscillometrico usa sono le
variazioni di pressione che si osservano
all'interno della cuffia dal fatto che il flusso
è pulsatile. Su di esso si basano gli
apparecchi che misurano in maniera
automatica la pressione. Quello che usa è la
variazione di pressione che si osservano
nella cuffia, quando la pressione della
cuffia è tra quella sistolica e quella
diastolica. Tra la pressione sistolica e quella
diastolica la colonnina di mercurio oscilla.
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Indicato su questo schema, anche con una colonnina di mercurio, anche la pressione diastolica e
sistolica oscilla.
Queste iniziano alla pressione sistolica, aumentano, raggiungono un massimo e poi diminuiscono fino
ad arrivare alla pressione diastolica. A partire dalla pressione media, attraverso una formula si ricava
anche la pressione diastolica. Il metodo si chiama oscillometrico perchè varia le oscillazioni. È
importante capire che qua non si tratta dei rumori di Korotkoff, ma di oscillazioni di pressione.
Per questo si chiama metodo oscillometrico, perché è basato sulle oscillazioni di pressione misurati
all'interno della cuffia.
Il calcolo della resistenza periferica totale (TPR) e il
Windkessel aortico sono gli argomenti che saltiamo, che
li tratterete dal Conti. E adesso entriamo su un argomento
davvero centrale per quanto riguarda la fisiologia nel
sistema cardiocircolatorio: i meccanismi di regolazione
della pressione arteriosa. Esistono vari meccanismi, ma il
principale meccanismo di regolazione a breve termine è il
riflesso dei barocettori.

Commento sul grafico


Questa diapositiva tratta dal Conti è un applicazione
della legge della continuità. Qui abbiamo il sistema
cardiovascolare schematizzato in maniera lineare nella
sua interezza. Circolazione sistemica e circolazione
polmonare. Sotto, abbiamo le oscillazioni di pressione
osservabili nei vari distretti.

Meccanismi di regolazione della pressione


arteriosa
Principio di regolazione a breve termine, ovvero
riflesso dei barocettori. Esistono anche i sistemi di
renina-angiotensina-aldosterone che non so se ci arriviamo. La pressione sistolica in questo grafico,
contrariamente alle aspettative, va aumentando dall'aorta alle arterie periferiche, questo perchè le
arterie periferiche sono più muscolari, rispetto all'aorta che ha un prevalere di tessuto elastico.
Aumento delle oscillazioni, più alto picco sistolico. Il brusco calo di pressione media si osserva a
livello delle arteriole, che rappresentano la porzione di maggior resistenza. La abbiamo la maggiore
perdita di carico, dP/dx.
Il terzo grafico, sotto rappresenta la velocità e la sezione, che rappresenta la legge della continuità.
All'inizio abbiamo una velocità media di 20cm/s. La velocità poi a livello dei capillari ha un drastico
calo. Questo perché si tratta di un area di scambio, e se la velocità non fosse bassa, il flusso sarebbe un
fattore limitante per lo scambio. La ragione per la diminuita velocità si vede nell'enorme aumento della
sezione, intorno a 3000 cm2. La velocità media poi torna ad aumentare ed è massima nelle grandi vene,
e poi subisce un calo drastico nella circolazione periferica.
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Riflesso dei barocettori


Un riflesso nervoso è una risposta
involontaria e stereotipata ad uno stimolo.
Un riflesso nervoso si basa su:
– Recettore periferico: quello che
recepisce lo stimolo, lo recepisce.
– Via afferente: che porta lo stimolo
sotto forma di impulsi elettrici al
sistema nervoso centrale, dove
troviamo il circuito di elaborazione
dello stimolo, che trasforma il segnale
attraverso una sorta di calcolo. Viene
generata una risposta che viaggia su
una via efferente a un effettore.
– Effettore: termine della via efferente,
un organo o una cellula.
Abbiamo un recettore che è un sensore, poi un
arco riflesso, e attraverso l'effettore abbiamo la
risposta. È stato chiamato così perché si
pensava che lo stimolo veniva riflesso
direttamente come uno specchio. Oggi si sa
che la cosa non è così semplice.
Molti riflessi sono usati per meccanismi di regolazione omeostatica.
Per omeostasi si intende il mantenimento costante di un determinato parametro fisiologico. Non è
una definizione precisa, perchè non sempre è necessario mantenere costante un parametro, alcune volte
può essere meglio adattare un parametro. Che funzioni ha questo riflesso? Il riflesso dei barocettori è
un meccanismo omeostatico per la regolazione della pressione arteriosa: serve a mantenere la
pressione arteriosa all'interno di limiti accettabili.
La pressione arteriosa deve essere a un livello sufficiente – né troppo elevata né troppo bassa, in
modo da garantire la perfusione degli organi. Schematicamente gli elementi fondamentali del riflesso
sono:
• il recettore,
• la via afferente,
• il centro elaborativo,
• la via efferente,
• l'organo effettore.

I recettori per la via afferente sono i barocettori. Questi si trovano concentrati nella parete delle
carotidi, in particolare negli seni carotidei e anche nell'arco aortico, dalle oscillazioni della pressione
arteriosa. Sono dei recettori sensibili allo stiramento della parete dovuta alla pressione interna del
sangue che tende a stirare la parete. I barocettori non sono tanto sensibili alla pressione media, ma al
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valore della pressione istante per istante; la loro attività elettrica varia all'interno del ciclo pressorio,
sono più attivi nel picco sistolico (raggiungono un massimo) e meno attivi nel minimo diastolico
(raggiungono un minimo).
Le fibre nervose che innervano i barocettori arrivano al nevrasse (tutto il cervello + il midollo
spinale) attraverso due nervi cranici.
La via afferente è costituita da due nervi cranici: il nervo glossofaringeo e il nervo vago. Questi
arrivano ad un nucleo del bulbo, detto nucleo integratore di sensibilità viscerale o del tratto solitario,
che riceve afferenze da organi interni come dal cuore, polmoni e sistema digerente. Da questo nucleo
del tratto solitario partono delle connessioni che arrivano ai centri di regolazione sia del simpatico che
del parasimpatico che si trovano nella formazione reticolare del ponte e del bulbo. Vediamo nello
schema i barocettori del seno carotideo che inviano le loro informazioni attraverso il glossofaringeo,
quelli dell'arco aortico attraverso il vago, che poi arrivano al NTS.
Dal NTS partono delle fibre nervose che arrivano ai centri di regolazione sia del simpatico e del
parasimpatico distribuite all'interno della formazione reticolare del ponte e del bulbo. Queste parole vi
sembrano ancora un po' arabo, perché non l'avete ancora studiato. Comunque, essenzialmente, la
formazione reticolare è una network neuronale distribuita nel tronco dell'encefalo (che si dedica al
controllo di funzioni vitali, quindi toccare lì qualcosa è pericolossisimo).
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Effetti della innervazione


Esistono dei neuroni che non formano veri e propri nuclei anatomici, ma mandano delle efferenze.
Esiste il sistema parasimpatico e ortosimpatico. Il parasimpatico coincide con i nuclei del nervo
vago, e le fibre passano di nuovo tra questi nuclei e vanno innervare il cuore (stiamo parlando delle
efferenze del nervo vago) con la quale regolano la frequenza cardiaca. Viceversa, per quanto riguarda il
simpatico, all'interno della formazione reticolare costituiscono una sorta di centro cardiovasale, per cui
innervano sia il cuore che il miocardio di lavoro, quindi anche inotropia, e vanno ad innervare sia le
arterie che le vene. Questi sono gli elementi che costituiscono il riflesso dei barocettori.
Come funziona questo riflesso? Quello che vogliamo considerare sono sinapsi di tipo eccitatorio e di
tipo inibitorio. Tanto per cominciare ad introdurre l'idea: come funziona il riflesso? Supponiamo che la
pressione arteriosa scenda al di sotto di questo range che è considerato accettabile, che sarebbe il
setpoint (il valore desiderato, impostato). Questo riflesso dei barocettori interviene in modo da inibire il
parasimpatico ed attivare il ortosimpatico. Il nervo vago è cardiodeceleratore, quindi disattivarlo vuol
dire accelerare il cuore. Il simpatico ha l'effetto opposto, e inoltre aumenta la forza di contrazione.
La via efferente del simpatico che innerva arteriole e vene causa una vasocostrizione. Costrizione di
arteriola fa aumentare la resistenza periferica, costrizione delle vene aumenta il precarico, questa
pressione vascolare, e tutto insieme questo effetto sul cuore di aumentare la frequenza, aumentare la
forza di contrazione ed aumentare il ritorno venoso fa aumentare la gittata cardiaca, e viceversa le
innervazione delle arteriole fa aumentare la resistenza periferica. Infatti, abbiamo detto che

MAP = GC * TPR.
Quindi, se la pressione scende, interviene questo riflesso in modo da far aumentare la gittata
cardiaca, far aumentare la resistenza periferica, e quindi fare aumentare di nuovo la pressione fino al
valore desiderato. Viceversa, se la pressione arteriosa diventa superiore al valore desiderato, interviene
il riflesso opposto: si inibisce il simpatico e si attiva il parasimpatico, in modo da agire su questi
elementi, i due fattori di equazione per diminuire la pressione arteriosa. Vedendo un po' in dettaglio
vedete che abbiamo afferenze dal seno carotideo attraverso il glossofaringeo, e dall'arco aortico
attraverso il nervo vago al NTS (nervo del tratto solitario). Da qui, il NTS, è connesso intrinsecamente
al tronco encefalico fino ai nuclei del vago. Qui abbiamo l'eccitazione: +*+ = +. Questo porta ad un
rallentamento della frequenza cardiaca.
Per ottenere l'effetto inibitorio occorre un ulteriore sinapsi inibitoria: +*+*-=-. Oltre alla regione
rostroventrolaterale del bulbo abbiamo inanzitutto anche caudoventrolaterale del bulbo. Abbiamo una
inibizione dei nuclei del simpatico, che sono quelli che vanno ad innervare il cuore e i vasi. L'effetto è
che se c'è un innalzamento della prssione arteriosa, i barocettori attivano la loro attività e inibiscono,
che fa diminuire la pressione arteriosa fino a tornare all'effetto desiderato.
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Esperimenti
1) Questo è un esperimento che trovate nei libri: l'effetto dei barocettori può essere osservano
pinzando le due carotidi, a monte dei barocettori. Questo vuol dire che la pressione cala a valle, e
quindi questi barocettori interpretano questo calo come un calo generale, ed attivano il simpatico ed
inibiscono il parasimpatico per
far aumentare la pressione. Però
dato che l'effetto è globale, la
pressione a monte diventa più
grande.
Questa risposta dei barocettori
porta a un aumento molto grande
della pressione arteriosa media.
Entrano in funzione una
manciata di secondi dopo la
chiusura, dopo il pinzamento
delle arterie carotidi.

2) Esiste anche un altro esperimento: una situazione sperimentale nel ratto, dove si applicano delle
dosi cumulative di adrenalina (fenilefrina) in modo da far aumentare la pressione arteriosa. Mano
mano che aumenta la dose cumulativa, c'è un aumento della pressione cumulativa, in corrispondenza
della dose cumulativa che applico, e la risposta della frequenza cardiaca risponde in maniera opposto:
un abbassamento della frequenza sempre più netto.
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Questo è un effetto quasi paradossale: l'adrenalina dovrebbe far aumentare la frequenza cardiaca.
Questo infatti succederebbe se io la aplicassi topicamente, ma qua si tratta di un organismo.
Vedete quanto è potente questo riflesso, che prevale su un effetto farmacologico, per cui effetti
questo effetto globale prevale su un fattore locale. In caso di emergenza, come nell'arresto cardiaco
l'applicazione di adrenalina arriva, ma qua siamo in condizioni sperimentali.
Quello a sinistra è un ratto normale, Wistar. Quello a sinistra è un ratto spontaneamente ipertensiva
(SHR – spontaneously hypertensive rat). Questo ratto ha una risposta differente – la sua pressione
arteriosa media è molto elevata di base. Il ratto Wistar ha una pressione di 85 mmHg. Questo qua
invece ha una pressione media di attorno 140 mmHg. Effettivamente è un ratto iperteso. Lui ha una
risposta normale di aumento della pressione indotto dall'applicazione di adrenalina, dosi cumulative,
ma guardate il riflesso dei barocettori visto sulla base della frequenza cardiaca. La frequenza cardiaca,
vediamo un riflesso dei barocettori lo vediamo soltanto su dosi elevati. Una spiegazione perché i ratti
sono ipertesi quindi è che il loro riflesso dei barocettori è meno sensibile rispetto ai wild type.
Nelle slides si vede dove l'adrenalina può agire. Le frecce rosse solide indicano dove agisce, e la
freccia che indica il cuore, tratteggiata, scompare. Di fatto, il suo effetto scompare davanti al riflesso
dei barocettori.
Questo schema fa vedere come i barocettori rispondono sia alla pressione media, con l'aumento della
pressione media, da 50 fino a 200, guardate come aumenta la frequenza di scarica – questi singoli
trattini rappresentano singoli spike nelle fibre afferenti (glossofaringeo e vago).
Vedete anche un altro aspetto importante – non solo sono sensibili alla pressione media, non soltanto
una risposta statica, ma hanno anche una risposta dinamica, che varia nel ciclo pressorio, e poi sono
disattivati quando abbiamo la diminuzione di pressione fino ad arrivare al minimo diastolico. Non sono
solo recettori statici, ma anche dinamici. Ci sono variazioni nel tempo di queste.
Infatti, si vede che la loro
sensibilità può essere misurata
come rapporto fra frequenza di
scarica e intensità dello stimolo.
Ovviamente questo vuol dire
che un recettore che scarica
molto a parità di intensità dello
stimolo rispetto a uno che
scarica meno è più sensibile.
Questi barocettori sono
praticamente silenti attorno a
60, poi la loro attività aumenta
per raggiungere un massimo
all'intorno ai 100 mmHg, in
corrispondenza del valore
medio fisiologico. Poi invece va
saturando la risposta, per cui
oltre 160mmHg sono molto meno sensibili. Questa curva qua ci spiega anche quello che abbiamo visto
prima con il ratto spontaneamente ipertensivo. Aveva una pressione media di circa 80 mmHg, vicino al
range dove i recettori sono più sensibili. Invece il ratto SHR è adattato intorno ai 130 mmHg. Quindi
evidentemente siamo in questo range, di curva di sensibilità. La pressione di base era troppo elevata.
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Tra l'altro, questo schema


dimostra come i barocettori
sono più sensibili a
variazioni, oscillazioni di
pressione che a una
pressione costante. Qui c'è la
risposta dei barocettori per
una pressione che oscilla
fisiologicamente tra un
massimo di 120 e il minimo
di 80, e la pressione media
dovrebbe essere tra 100
mmHg. Quindi, vediamo
un'attività. Adesso invece,
facciamo in modo che questi
barocettori siano esposti alla
stessa pressione media
costante, e vedete che questo
dimostra come questi
recettori rispondono di meno a questa pressione costante.
Nei recettori su questo grafico quindi possiamo distinguere tra una risposta dinamica e una risposta
statica. E tra l'altro vediamo che la pressione arteriosa durante la pressione all'interno dei barocettori
rimane costante nel tempo, abbiamo un aumento generale della pressione arteriosa media, quindi un
ipertensione. Questo ci spiega un problema tecnico associato a certi tipi di cuori artificiali. Sapete che
alcuni funzionano come
pompa continua. Il sistema
circolatorio, con i suoi
recettori, è adattato per
pressioni oscillanti, non per
una pompa continua. Quindi
questo è un interessante
problema tecnico.
Quest'altro schema è un
esperimento interessante
descritto nel Guyton. Un
cuore di cane normale e
denervato.
Approssimativamente, se
consideriamo la pressione
media, vedete che rimane nel
cane normale
approssimativamente
costante. Invece, questo sotto
è la pressione misurata nello
stesso cane settimane dopo
che i barocettori sono stati
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sezionati, e vedete come di fatto abbiamo delle oscillazioni di pressione media molto più intense. La
pressione media mostra delle oscillazioni molto più grandi. Questo dimostra bene la funzione del
riflesso dei barocettori, che è quella di tamponare le oscillazioni che ci sarebbero se non ci fosse
questo sistema di regolazione fine se non ci fosse un sistema di regolazione. Questo avviene nei
pazienti con traumi spinali. Possono mostrare variazioni di oscillazione molto più grandi.