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Quaderni della Regione Piemonte - Collana “Agricoltura” - Anno XV - n.75 - Dicembre 2011

Tutti i dati della vendemmia 2011


Una buona annata
al confronto con i mercati

La PAC post 2013


le proposte della Commissione UE

Focus Censimento dell'agricoltura:


come inciderà il greening
PER TELEFONARE SETTORE 11.03 GREMO Francesco 3722 SETTORE 11.10
DIRETTAMENTE AGLI UFFICI SVILUPPO AGRO-INDUSTRIALE GUARINO Barbara 3738 AGRICOLTURA SOSTENIBILE
E DISTRETTUALE GULLINO Clotilde 4361
COMPORRE IL NUMERO LOVISCO Carmela 5956
FALLANCA Mimma 2029
011 432 SEGUITO RESPONSABILE DI SETTORE 2848 LOVISETTO Mariangela 5941
LIZZI Massimo 2653
DALL’INTERNO DESIDERATO CONTI Loredana LUCÀ Stefania 5569
MASON Giovanna 5067 MASANTE Carlo 4708
1475
Segreteria MASSOBRIO Viola 5217 ROMANO Maria Rosaria 2713
1476
MAZZAROTTO Elisabetta 3711 SCANABISSI Giovanni 2714
BANDA Laura 2415 MORONE Chiara 3726
BERTORELLO Rosanna 4376 VENTURA Bianca 4472
ASSESSORE OGLIARA Silvia 5415
CLAUDIO SACCHETTO BOLDRINO Laura 5413 RAZIONALE Felicita 3719
Segreteria 1680 BOETTI Roberto 4327 ROSSI Andrea 4352 SETTORE 11.11
CARRANO Tina 3937 BOTTARO Silvia 4308 SAGLIA Anna Angela 3704 TUTELA E GESTIONE DELLA FAUNA
FAVOT Adriano 2846 SCAVARDA Giovanni 3727
FRANCHINO Alberto 3875
FERRO Sonia 3699
SELVATICA E ACQUATICA
QUATTROCCHI Tina 2587 SANTANGELO Corrado 3703 RESPONSABILE DI SETTORE
GAGLIANO Flavio 4371 SPANNA Federico 4770 4557
DI BISCEGLIE Carlo
LODATO Salvatrice 4293 TANGO Rocco 2624
DIREZIONE AGRICOLTURA MORTARA Guido 6168 Segreteria 1507
VENANZIO Davide 4108 APROSIO Paola 5060
DIRETTORE MORONE Maria Carla 5682
NIZZA Luigi 4607 AUCIELLO Paola 5697
DE PAOLI Gaudenzio 2696 BRESSO Enzo 2890
Segreteria 1482 PISTILLO Silvana 3090 SETTORE 11.07
SATTANINO Giuseppina 4728 CANE Silvana 2152
ANICITO Francesca 5548 SERVIZI DI SVILUPPO AGRICOLO CANNIZZARO Alberto 4704
BERTO Alessandra 3924 VERDUCI Leandro 4381
RESPONSABILE DI SETTORE CONTATO Vilma 6302
BROCARDO Riccardo 4835 3720 LAVAGNO Mauro 5147
SETTORE 11.04 RONCO Caterina
BRUNO Gianluca 4045 Segreteria 1466 MARCHETTO Sabrina 5018
CARACCIOLO Daniela 5997 SVILUPPO DELLE PRODUZIONI
ZOOTECNICHE ACETO Paolo 6161 PAOLUCCI Giorgio 2678
DOMINICI Claudia 4652 ARCHIMEDE Valentina 2801 RAGNO Assunta 2379
FERRERO Ezio 4874 RESPONSABILE DI SETTORE SAROGLIA Rita 5807
4385 CAMPAGNA Marilina 5253
FOTIA Angela 2055 CUMINO Paolo
CIOCE Silvana 2254
FRASCELLA Patrizia 3436 Segreteria 1470
CLERICO Massimo 4100
GUASCO Claudia 6427 BASSANINO Monica 4223
CORDOLA Piero 4303 SETTORE 11.12
MARTINA Piera 2683 BESSOLO Pierluigi 4305 VIGILANZA E CONTROLLI IN
DE CARO Sergio 4343
MAZZA Silvana 4311 FERRERO Luigi 4328 AGRICOLTURA
FEMIA Tiziana 5495
PALMIERI Aurora 5359 MARLIANI Rodolfo 3629 RESPONSABILE DI SETTORE
LAVINA Ester 4722 4347
SAVIO Cecilia 4342 MORATTO Martina 3482 BOSSER PEVERELLI Vittorio
MARELLI Andrea 2832
TESTA Fabrizio 5216 PARZANESE Emanuele 5117 Segreteria 21578
MELLA Clara 4344
TORASSO Susanna 4754 RASETTO Paola 3775 ANNICCHIARICO Claudio 5332
PASTERIS Marco 4861
TROMBETTA Laura 5675 RIGONI Miriam 3117 BIANCO Roberto 6072
QUARTERO Natascia 6051
VILLANO Antonia 4297 TERMINI Gianfranco 4372 FAVATA’ Paola 4711
RICCI Luisa 2917
VIZZARI Vincenzo 4602 VIZZANO Carmen 4332 LAZZARO Denis 5248
SANGUINETTI Mario 3849
TURLETTI Alberto 3749 PASQUALE Barbara 5409
SETTORE 11.05
SETTORE 11.01 SVILUPPO DELLE PRODUZIONI VEGETALI
PROGRAMMAZIONE IN MATERIA DI Segreteria 1471 OSSERVATORIO REGIONALE
AGRICOLTURA E DI SVILUPPO RURALE SETTORE 11.08 SULLA FAUNA SELVATICA
ANSALDI Nadia 3929
Segreteria 1468 CELLINO Andrea 2809
TUTELA, VALORIZZAZIONE DEL AIRAUDO Dario 2093
BRUNO Wanda 2850 DE SIMONE Amelia 5173 TERRITORIO RURALE, IRRIGAZIONE E CARISIO Loredana 2394
CONSOGNO Franco 4601 LATINO Gianfranco 4642 INFRASTRUTTURE RURALI PICCO Luca 4603
DE FAZIO Rosetta 2189 OTTONELLO Mara 3997 RESPONSABILE DI SETTORE 2903
DEMARIA Daniele 3384 PIVA Elena 4323 OLIVERO Franco
GALLUZZI Marco 2481 QUARANTA Simone 6075 Segreteria 1483
MANCASTROPPA Rosanna 4638 SOSTER Moreno 4375 ANGELETTI Alessandro 5295
MASIERO Donatella 4374 TRAVAGLIA Daniela 2429 CAPPELLA Mariella 4551
MICHELOTTI Daniele 4370 VITTONE Eugenio 4927 CASSINELLI Laura 3809
MONERO Rosanna 2434 ZOLA Enrico 4355 FARAUDELLO Edoardo 4348
PEROSINO Mario 4369 FILA-MAURO Elena 4036
TOFFETTI Francesca 5979 GENTILE Angelantonio 2847
VALSANIA Maria 4367 SETTORE 11.06 LEGGERO Barbara 2468
VENTURELLO Irene 2460 FITOSANITARIO LOMBARDO Fortunata 4670
Via Livorno, 60 - Torino MADONIA Silvana 3751
RESPONSABILE DI SETTORE MARGARIA Claudio 4972
SETTORE 11.02 MICHELATTI Giacomo 3723 PELASSA Giorgio 3073
TUTELA DELLA QUALITÀ, Segreteria 1473 POSSIEDI Emanuele 3165 UFFICI DECENTRATI
VALORIZZAZIONE E RINTRACCIABILITÀ ALESSI Bruno 3737 TOSIN Germano 4837 del Settore Fitosanitario
DEI PRODOTTI AGRICOLI E ZOOTECNICI BALLADORE Pallieri Lorenzo 3707 CUNEO - 12100
RESPONSABILE DI SETTORE BISCARDI Maria Teresa 3461 C.so IV novembre 6
2573 SETTORE 11.09
CAPRIOGLIO Alessandro BOSIO Giovanni 3721
CALAMITA’ NATURALI E GESTIONE Tel. 0171/6.70.21
Segreteria 1474 BOURLOT Giancarlo 4698
AMBROSIO Dora 4398 BRUSSINO Gianfranco 3731 DEI RISCHI IN AGRICOLTURA, USO CEVA - 12073
BAMBINO Grazia Maria 5469 CHERSI Catarina 3289 DEL TERRITORIO RURALE Via Regina Margherita 2
BOASSO Franco 4954 COTRONEO Alba 3718 RESPONSABILE DI SETTORE Tel. 0174/70.17.62
4317
CACCIAPAGLIA Mariacristina 4716 CRAVERO Sergio 3702 LAVAZZA Fulvio
CONVERTINI Stefania 4892 DAVÌ Danilo 3705 Segreteria 1501 ALESSANDRIA - 15100
GIACOMELLI Paolo 2830 DOLZAN Stefano 3872 BARROERO Claudio 4341 Via Einaudi 32 Zona Scalo D 4
GIAIERO Prisca 3811 ELIA Irene 5568 BATAZZI Marco 4380 Tel. 0131/24.81.04
GIMONDO Maria 2962 FIORE Anna Rita 3712 COMBA Daniela 3971 VERCELLI - 13100
PETRICIG Valentina 4569 GALEOTTI Gabriella 3733 COMPAGNONE Giuseppe 5953 Via Goito 12
PETROSINO Giovanna 5770 GALLO Sergio 2188 FENZI PIER Giuseppe 5442
Tel. 0161/28.31.39
SCARZELLO Daniela 5246 GAROFALO Maria Cristina 3715 FOLLIS Maria Teresa 2790
VARETTO Giuseppina 4336 GIACHINO Pier Mauro 4900 PELLISTRI Gabriella 4670 CASALE MONFERRATO - 15033
VICENTINI Iside 4325 GIANETTI Giannetto 3729 RODOFILE Stefania 2453 Tr. Valenza 4
VULLO Salvatore 3938 GOTTA Paola 3716 SALIERNO Antonio 5693 Tel. 0142/46.26.11
editoriale

L’agricoltura piemontese è solida


ed è pronta a ripartire per nuove sfide
L’avvicinarsi della fine dell’anno induce tutti a voltarsi indietro per
constatare il lavoro svolto e compiere le prime valutazioni.
L’anno che ci lasciamo alle spalle si è contraddistinto indubbiamente per
alcune difficoltà, momenti gravosi, ma si è distinto ancor di più per la grande
volontà, per la energica forza d’animo tutta piemontese di voler uscire con
il proprio lavoro e la propria terra dalla difficile situazione economica degli
ultimi tempi. La bella notizia è proprio questa, l’agricoltura piemontese
ha prevalso sulla recessione e, seppur lentamente, con qualche settore in
Claudio Sacchetto vantaggio sugli altri, intravede un futuro positivo o, perlomeno, ha individuato
Assessore all’Agricoltura,
Foreste, Caccia e Pesca
le strade da percorrere per ritornare ai grandi livelli di un tempo.
Regione Piemonte Rimane molto lavoro da fare: pensare di essersi lasciati alle spalle
ogni ostacolo sarebbe non corretto oltre che controproducente,
ma, al contrario, prendere atto dei primi passi in avanti compiuti,
constatare che il sistema ha retto e dopo una pausa, è pronto a
ripartire, è un buon punto di partenza per rilanciarsi nel futuro.

L’agricoltura ha risposto ai momenti complicati con una “ricetta” che


nei decenni, nei secoli, ha permesso al mondo rurale piemontese e
ai suoi prodotti di farsi apprezzare in tutta Italia e in tutto il mondo:
la passione per la terra che quotidianamente si lavora unita alla
costante ricerca della qualità caratterizzante la produzione.
Dal canto suo l’Assessorato regionale cerca, con gli strumenti a propria
disposizione, di attuare una politica semplice ma efficace, volta non a stravolgere
una realtà agricola che nel tempo ha dimostrato di saper lavorare bene, ma
finalizzata piuttosto a facilitare e creare l’ambiente più idoneo all’agricoltore
e alla propria attività quotidiana: un’agricoltura a misura di agricoltore.

Con l’avvicinarsi delle festività natalizie, auguro ai lettori di trascorrere un


lieto Natale e di vivere serenamente l’inizio del nuovo anno, un’annata che
sarà nuovamente tempo di avvincenti sfide per il mondo rurale piemontese.
Assessore Claudio Sacchetto:
Un’annata intensa, ricca di risultati
L’annata dell’Assessorato all’Agricoltura della Regione Piemonte è stata intensa e ricca di attività. Il lavoro compiuto è davvero molto,
grandi operazioni e molto impegno da parte di tutti i funzionari del settore. Un elenco completo delle iniziative intraprese sarebbe pres-
soché impossibile, ma è utile tracciare una mappa riassuntiva sulla quale leggere i principali risultati portati a termine nel corso di questa
annata di grandi operazioni. L’Assessore regionale all’Agricoltura Claudio Sacchetto si definisce soddisfatto, le basi per gli anni a venire
sono state costruite in modo solido. Vi è però la consapevolezza di dover lavorare ancora molto, obiettivo primario è quello di fornire
agli agricoltori piemontesi le condizioni idonee per poter condurre al meglio la loro attività, preziosa risorsa per la Regione Piemonte.

PIANI VERDI invernali sono già attive adesso. Dal punto di vista pratico le novità
Approvati i Piani Verdi, strumento per la concessione di contributi sono davvero positive, con vigorosa diminuzione dei periodi di di-
negli interessi su prestiti, utile per la realizzazione di investimen- vieto in alcune specifiche circostanze prima non contemplate e con
ti materiali in agricoltura e, a partire dal 2012, per la conduzione il posticipo del divieto in altre situazioni. Novità anche per i P.U.A.:
aziendale. I Piani Verdi prevedono una copertura di oltre 2 milioni dal 2012 per tutte le aziende l’aggiornamento del piano sarà neces-
di euro. Con tale somma la Regione attiverà investimenti materiali sario solo ogni 5 anni anziché annualmente. Al di fuori delle zone
per circa 20 milioni, il finanziamento a favore delle imprese agricole vulnerabili da nitrati inoltre il piano dovrà essere fornito soltanto più
è in conto interessi al 3% in pianura e al 3,5% in montagna. I Piani da parte di quelle imprese agricole tenute ad avere l’A.I.A. (Autoriz-
Verdi prevedono una modalità di erogazione pratica e soprattutto zazione Integrata Ambientale) e dalle aziende che allevano bovini
rapida nelle tempistiche. per più di 500 UBA (Unità bovino adulto).

CARNE BOVINA PIEMONTESE ACCORDO PREZZO LATTE


Il “Programma regionale carni bovine di Razza Piemontese” preve- Siglato l’accordo per la determinazione del prezzo del latte, valido
de una serie di finanziamenti, tramite bando, per incentivare e dare per la campagna lattiero – casearia 2011/2012. L’intesa è stata
nuova vitalità alla vendita diretta (filiera corta) di carne macellata fortemente voluta da parte dell’Assessorato per far fronte all’ele-
e prodotti trasformati a base di carne, provenienti da allevamen- vata volatilità dei mercati nazionali ed internazionali da un lato, e
ti iscritti al libro genealogico della Razza bovina Piemontese. Per al fine di valorizzare il prodotto locale mediante un sano sviluppo
l’attuazione del Programma la copertura finanziaria stanziata corri- della filiera dall’altro. Grazie a questa intesa, per la prima volta
sponde a oltre 1 milione di euro. viene sancito un accordo che tiene conto dei costi sostenuti dagli
agricoltori nella produzione delle materie prime.
ANTICIPO DOMANDA UNICA PAC
Nel mese di luglio l’Arpea ha raggiunto il principale obiettivo prefis- REGOLAMENTO FORESTALE
sato dall’Assessorato nel 2011: l’anticipo del 42% del premio sulla Approvato il nuovo regolamento forestale: la burocrazia caratterizzan-
campagna Domanda Unica 2011. l’Arpea, nella sua storia, non ha te il vecchio complesso di norme fu origine di ingenti disagi non solo tra
mai raggiunto tale traguardo. Il grande lavoro di Arpea si complete- gli operatori del settore, ma allo stesso modo tra i proprietari di piccoli
rà con il saldo - entro la metà del mese di dicembre - della Domanda appezzamenti, spesso impossibilitati a tenere pulita l’area di proprietà
Unica 2011. se non a costo di dispendiose procedure. Le modifiche apportate con
il concorso degli operatori interessati consentono al Piemonte di ave-
EFFLUENTI ZOOTECNICI re un Regolamento forestale maggiormente rispettoso di chi in tale
Nuovo regolamento regionale 7/R per l’utilizzo agronomico degli ambito opera, ridando dignità ai boscaioli, gli unici soggetti titolati a
effluenti: entrerà in vigore il 1° gennaio 2012, ma le sospensioni discutere e decidere del patrimonio boschivo e della sua gestione.

4 Agricoltura 75
in breve,
GLI AIUTI L’impegno dell’As
nell’ambito della
sessorato
batteriosi del
La Giunta Regionale, approvando
nell’estate 2011 nuovi bandi per
AGLI AGRICOLTORI… kiwi ha garantit
alle aziende dann
o totale sostegno
eggiate:
l’ammissione a finanziamenti a luglio, sono st
ate definite le
previsti dalle misure 112 e 121 del misure di profila
ssi sanitaria e
Programma di sviluppo rurale, ha aperto il bando re
gionale per la
stanziato un totale di quasi 30 presentazione di
domande d’aiut
milioni di euro. inoltre sono stat o;
i ammessi al
Piano regionale
TUTTI i richiedent
i.

ricoltori: la pre-
La priorita’ agli ag
eva stanziato per Il Program
cedente Giunta av ma
del Program- del Consorz annuale
l’assistenza tecnica io
rale un totale di 4,8 milioni CO.SM.AN prevede
ma di Sviluppo Ru disponibili
euro. L’attuale al fine di fa per il 2011
oltre 30 milioni di cil
delle polizz itare il pagamento
ha ridotto a
amministrazione e assicura
ta le stanziamento La novita’
piu’ import .
tive
23.625.691 euro
risparmiati sono partire da ante, a
e i 6.692.490 euro l 20
obbligatori 12, e’ la NON
vore degli agri-
oggi destinati a fa eta’ di ass
ti concreti sul icurazione
coltori, per interven .
a investimento
territorio (misure
R 2007-2013).
dell’asse 1 del PS

’ Ad aprile e’ stato approvato il


lla disponibilita In estate la Giunta
Nell’ambito de S R bando per la presentazione di due importanti mod
ha approvato
121 del P ifiche alle
della misura domande di aiuto sulla misura disposizioni ineren
na mento delle ti la misura
- ammoder rato 215 (Pagamenti per il benessere
le - l’Assesso di aiuto a copertur
aziende agrico in at o animale), provvedimento destinato fideiussione per il
a dei costi di
ha dest
all’Agricoltura nello specifico al sostegno del produzione agricola
settore della
di eu ro per : aumento delle
3,5 milioni andine. settore avicolo delle galline
di reti antigr aziende che potran
l’installazione nuove ovaiole: in totale sono stati del sostegno e pror
no beneficiare
rientra nelle
L’intervento iluppo stanziati 600 mila euro. presentazione delle
oga della data di
gramma di sv
sfide del Pro a
domande fino
te dalla riform al 31 dicembre 20
14.
rurale previs
health check.

Agricoltura 75 5
75

in questo numero:
notiziario
7 La storia in un bicchiere... e in una bottiglia
7 Il vino, la memoria, il futuro
8 Bovina piemontese: una questione di razza
8 A Torino farmer market finanziato dalla Regione
9 Istituti Agrari: gli studenti incontrano il PSR
9 50 anni di DOC dei vini: un convegno a Casale

eventi
10 Piemonte Anteprima Vendemmia 2011: il mondo del vino si confronta con il mercato

nuove norme
14 Concessa all’Italia deroga alla direttiva nitrati
16 Nel 2012 cambiano le norme per gli effluenti di allevamento

programma di sviluppo rurale 2007-2013


17 La PAC 2014-2020: secondo la Commissione UE una riforma incisiva e controversa
21 Focus 6° Censimento dell’agricoltura. Quanto peseranno le regole del greening per le aziende piemontesi
23 Discussi al Comitato di Sorveglianza attuazione finanziaria e modifiche al PSR
25 “Sviluppo rurale comunicato ai cittadini”. Il Piemonte presenta i suoi documentari in un evento internazionale
27 Misura 114: la Regione garantisce continuità ai servizi di consulenza aziendale

24 uno sguardo sull'europa

28 siap news

documenti
29 L’irrigazione in Piemonte: un rapporto completo e aggiornato
32 La formazione nel settore agroalimentare: a Moretta si impara a lavorare carne e latte
34 Capra grigia delle Valli di Lanzo (Fiurinà): : la caratterizzazione del latte e la sua valorizzazione

informazione tecnica
38 Filiera del nocciolo: la ricerca a supporto della competitività del prodotto piemontese
42 La produzione di agroenergia: confronto tra sistemi culturali biodiesel
46 Valorizzazione dei foraggi di elevata qualità nell’alimentazione di vacche frisone

50 pubblicazioni
notiziario

La storia in un bicchiere Piemonte. Giulio Porzio, presidente della Vignaioli, ha parlato


…e in una bottiglia dello spirito dell’iniziativa: un superbo Piemonte Barbera con
le seguenti parole in etichetta: “Frutto della vite e del lavoro
dell’uomo – Questo vino simbolo del Piemonte – In ricordo del
150° dell’Unità d’Italia”. La manifestazione si è conclusa con
un incontro scambio con una rappresentanza di sindaci della
Sicilia.

Il vino, la memoria, il futuro

“La storia in un bicchiere …e in una bottiglia” è il titolo del


libro presentato il 7 ottobre scorso a Torino: una riedizione
dell’omonimo testo, scritto da Sandro Doglio e Antonella Ap-
piano, pubblicato nel 1988 dalla casa editrice Daumerie. Il libro
ripropone il mito e la storia dei prestigiosi vini del Piemonte,
del Barolo e Barbaresco in particolare, che si intrecciano con “Il vino, la memoria, il futuro”, questo il suggestivo titolo della
i grandi fatti dei Savoia, del Risorgimento, dell’Unità d’Italia. manifestazione svoltasi a Torino l’11 novembre, promossa dalla
La ripubblicazione è stata promossa dall’Assessorato regionale Associazione Nazionale Donne del Vino con il patrocinio della
all’Agricoltura per scoprire e rievocare quei fatti e il loro in- Regione Piemonte, il terzo e ultimo appuntamento delle Donne
treccio col Piemonte del vino, nell’anno in cui ricorre il 150° del Vino nell’anno celebrativo del 150° dell’Unità d’Italia.
dell’Unità d’Italia. La storia del vino che si intreccia con quella del Risorgimento e
L’assessore Claudio Sacchetto ha ricordato le profonde radi- dell’Unità d’Italia, le dimensioni economiche del comparto, le
ci della vitivinicoltura piemontese e gli attuali impegni della sue prospettive, il ruolo delle donne imprenditrici, sono stati gli
Regione a sostegno del comparto. Il professore Aldo Mola ha argomenti trattati nella tavola rotonda. Un dibattito condotto
parlato del periodo che va dall’epoca di Carlo Alberto ai pri- dalla giornalista Piera Genta, cui hanno partecipato Gaudenzio
mi anni del 1900. Del rapporto tra importanti autori letterari De Paoli, Direttore dell’Assessorato Agricoltura, che ha portato
piemontesi e il vino ha tracciato un interessante quadro il pro- anche il messaggio di saluto dell’Assessore Claudio Sacchetto,
fessore Giovanni Tesio; Giusi Mainardi ha messo in rilievo la Elena Martusciello, presidente nazionale delle Donne del Vino,
straordinaria evoluzione della vitivinicoltura piemontese grazie Maria Lodovica Gullino, direttore di Agroinnova dell’Università
all’opera di personaggi come la Marchesa di Barolo, Cavour, di Torino, Giusi Mainardi, storica del vino, Michela Marenco, de-
Staglieno. Il presidente del consorzio Barolo Barbaresco Alba legata delle Donne del Vino del Piemonte.
Langhe Roero, Pietro Ratti, ha parlato dell’attività del consor- Ospite d’onore della manifestazione è stato Bruno Gambacorta,
zio e dell’orgoglio, da parte dei produttori, del ruolo storico di giornalista Rai, che ha presentato il suo libro “Eat Parade – Alla
questi grandi vini. Gli interventi sono stati intervallati da letture scoperta di personaggi, storie, prodotti e ricette fuori del comu-
dell’attrice Angela Brusa. ne”. Le “Anfore di Bacco”, spettacolo con arpa e voce recitante,
Assieme al libro, è stata presentata la bottiglia di vino con con Silvia Musso e Elena Zegna, tratto dalla rassegna “Bacco
l’etichetta celebrativa del 150° dell’Unità d’Italia, realizzata e Bach – Festival internazionale di Musica Classica e Vino”, ha
dalla Vignaioli Piemontesi, in collaborazione con la Regione concluso la manifestazione.

Agricoltura 75 7
notiziario

Bovina piemontese: A Torino farmer market


una questione di razza finanziato dalla regione

Venerdì 21 ottobre è stato inaugurato “VOV 102”, il mercato


La Piemontese è’ la razza bovina che da sempre ha caratterizza- dei produttori di Torino, in via Onorato Vigliani 102. Il farmer
to i pascoli delle vallate piemontesi: sono i buoi che sostenevano market, nato dalla collaborazione tra il Comune di Torino e la
i nostri avi nel duro lavoro dei campi; le vacche che fornivano Coldiretti provinciale, è stato realizzato anche grazie al contribu-
il buon latte per i formaggi tipici delle malghe. Ma è anche la to regionale di 70 mila euro a fondo perduto previsto dalla legge
razza che oggi, selezionata con i metodi della moderna geneti- n. 12/2008 per lo sviluppo della filiera corta. L’iniziativa, desti-
ca, consente di produrre in maniera più rapida ed economica il nata ad un ampio bacino di consumatori interessati all’acquisto
famoso bollito e le tenere bistecche con poco grasso. di prodotti del territorio con un buon rapporto qualità - prezzo,
L’Anaborapi, in collaborazione con il Centro Audiovisivi dell’Isti- dispone di un’area interamente recintata, priva di barriere archi-
tuto di Produzioni Animali della Facoltà di Veterinaria di Torino, tettoniche e dotata di ampi spazi per il carico e lo scarico.
ha realizzato un film-documentario sulla razza Piemontese dal ti- Il mercato, che a pieno regime potrà ospitare fino a 50 produtto-
tolo “Piemontese: una questione di razza”. Il film, che ha richie- ri agricoli provenienti dal torinese e da altre zone della regione,
sto quasi tre anni di lavoro ed è stato realizzato con il sostegno è aperto dal martedì al sabato dalle 15 alle 19. Per il momento
della Regione Piemonte, si compone di un video divulgativo di le aziende agricole che hanno aderito all’iniziativa sono 29, le
impostazione generale sulle caratteristiche della razza e di sette quali garantiscono una presenza giornaliera di 15 – 20 banchi,
schede di approfondimento, a carattere didattico, sui vari aspetti con prodotti del territorio, anche biologici, rigorosamente sta-
dell’allevamento e dell’attività di selezione. gionali, quali frutta e verdura, carne, salumi e un’ampia scelta di
Un approfondimento riprende le principali tappe evolutive della formaggi e altri prodotti caseari tipici.
razza, un altro riguarda le caratteristiche della carne, un altro I produttori che aderiscono al mercato VOV 102 si impegnano
ancora interessa l’allevamento e le tecniche di alimentazione de- ad evidenziare i prezzi di vendita con cartelli di colore diverso:
gli animali. Altri due filmati riguardano l’attività selettiva e com- giallo per i prodotti più convenienti (30% in meno dei prezzi
pletano la panoramica l’attività di produzione del seme per la rilevati dal servizio www.smsconsumatori.it del Ministero delle
fecondazione artificiale e i servizi messi a punto dall’Anaborapi Politiche Agricole), verde è il colore che caratterizza i prodotti
a favore degli allevatori. di qualità (DOC, DOP, IGP, Biologici, ecc.) non confrontabili con
Il video è confezionato in un cofanetto doppio contenente due quelli del servizio www.smsconsumatori.it e infine il colore rosso
DVD, con quattro documentari ciascuno. Può essere richiesto che caratterizza i prodotti che, pur essendo privi di un marchio
all’Anaborapi all’indirizzo mail info@anaborapi.it oppure per fax di qualità, sono ottenuti con particolari metodologie produttive
al n° 0173 750915 e verrà spedito in tutta Italia con un contribu- e per i quali il produttore ha fissato un prezzo che non è inferiore
to complessivo di € 17,00 a titolo di rimborso spese. al 30% del servizio www.smsconsumator.it.

8 Agricoltura 75
notiziario

Istituti Agrari: 50 anni di DOC dei vini


gli studenti un convegno a Casale
incontrano il PSR Sono iniziate le celebrazioni del
Venerdì 11 novembre 2011 gli studenti degli Istitu- 50° anniversario delle denomi-
ti Agrari piemontesi hanno dato vita al “PSR day”, nazioni d’origine dei vini italiani
una giornata in cui hanno esplorato e raccontato (il primo provvedimento legisla-
l’agricoltura attraverso i temi e le prospettive del Programma di svi- tivo italiano è del 1963), con un
luppo rurale. convegno, “Qui è nata la DOC”,
Nell’ambito di un più ampio progetto di comunicazione promosso svoltosi sabato 19 novembre a
dalla Direzione Agricoltura della Regione Piemonte e gestito da Pra- Casale Monferrato, anche per ricordare il ventennale della morte
catinat s.c.p.a., che coinvolge anche le fattorie didattiche, gli Istituti del senatore Paolo Desana, protagonista di quella innovazione.
Agrari del Piemonte stanno realizzando un lavoro di co-progetta- Nella magnifica aula magna dell’Istituto Leardi, il prof. Mario Fre-
zione per attivare percorsi di conoscenza e di sensibilizzazione den- goni ha svolto una relazione storica, ricordando che i primi esempi
tro e fuori le proprie scuole sul Programma di Sviluppo Rurale (PSR di denominazione geografica di origine dei vini si ebbero con i
2007-2013). In un’unica giornata, in contemporanea in diverse sedi faraoni d’Egitto, in Armenia, in Siria, in Grecia e poi nell’antica
scolastiche sul territorio regionale (nella foto l’evento a Vercelli), si Roma. Il trattato del Bacci nel 1596 registrò 40 denominazioni
è svolta un’iniziativa congiunta di promozione del Programma di geografiche. I primi disciplinari di produzione furono dedicati allo
Sviluppo Rurale, durante la quale gli studenti hanno partecipato a Champagne, al Tokaj ungherese, all’italiano Chianti.
convegni e incontri aperti al pubblico, intervistato i cittadini sull’i- «Oggi – ha continuato Fregoni – dobbiamo chiederci se serve la
dentità dell’agricoltura di oggi, condotto visite nei campi sperimen- DOC, che costa molto, in soldi e sacrifici». Naturalmente è posi-
tali, fatto conoscere l’agricoltura ai ragazzi più giovani. tiva la risposta del professore, preoccupato perché il mondo non
va nella direzione delle denominazioni d’origine, ma tende ad uti-
lizzare le denominazioni varietali dei vitigni. «Il nome geografico
puro (Barolo oppure Asti oppure Valpolicella) rappresenta soltanto
il 10% dei vini nel mondo, il 20% è costituito dai nomi varietali e
il 70% viene etichettato in forma mista (nome del vitigno e nome
del territorio). In futuro il vino di terroir annegherà nella massa
del vino varietale». Gli interessi delle grandi imprese mondiali non
sono rivolti alla cultura europea delle denominazioni d’origine.
La previsione amara del prof. Fregoni è che le DOC resisteranno
soltanto per i vini prodotti nei grandi terroir: Champagne e Borde-
aux, Barolo, Asti e Brunello di Montalcino, a conferma che il valo-
re al vino non è dato soltanto dalla varietà viticola, ma da un de-
terminato territorio, dagli usi tradizionali di quell’ambiente e dalla
sua cultura. La relazione di Fregoni ha dato quindi importanza
all’iniziativa del comitato promotore, al di là della ricorrenza sto-
L’iniziativa rientra nel piano di comunicazione PSR 2007/2013, in rica: è in discussione la continuità di un’innovazione concettuale
collaborazione con l’Ufficio Scolastico Regionale che coordina la che dal 1963 è stata assunta dal Parlamento e dall’intero sistema
Rete degli Istituti Agrari Piemontesi. produttivo italiano. Al convegno hanno svolto interventi anche
Il PSR Day è stata un’occasione per far conoscere ai cittadini, grazie Andrea Desana, Giusi Mainardi, Vittorio Camilla, Ettore Ponzo e
all’intervento degli studenti degli Istituti agrari - futuri tecnici del l’assessore regionale del Piemonte Claudio Sacchetto.
settore agricolo - il ruolo sociale dell’agricoltura e la figura dell’a-
gricoltore del terzo millennio nella cornice dei principi espressi dal i
info@baroloeco.it oppure andrea.desana@virgilio.it.
Programma di Sviluppo Rurale.

Agricoltura 75 9
eventi

PIEMONTE
ANTEPRIMA VENDEMMIA 2011
Il mondo del vino si confronta con il mercato

“Piemonte Anteprima Vendemmia”, l’appuntamento che ogni Claudio Sacchetto:


anno, poco dopo San Martino e alle soglie dell’inverno, tradizio- qualità e lotta alla burocrazia
nalmente presenta i dati del Piemonte del vino e le prospettive del Il vino rappresenta l’11% in valore della produzione agricola re-
settore, si è svolto il 25 novembre nella suggestiva “Casina Medici gionale e il valore dell’export per la categoria “bevande e distilla-
del Vascello” alla Reggia di Venaria, organizzata da Regione Pie- ti” è stato nel 2010 di 1.176 milioni di euro: un dato in crescita,
monte e Vignaioli Piemontesi. Un omaggio ai 150 anni dell’Unità che sicuramente costituisce, anche a causa della contrazione dei
d’Italia e alla sua prima capitale, per raccontare l’eccellenza delle consumi in Italia, il dato più promettente per il nostro compar-
nostre produzioni e il fascino del nostro territorio, ma anche per to. “In questo senso – ha affermato l’Assessore Sacchetto – le
confrontarsi sugli scenari di mercato che non sono facili e richie- risorse derivanti dall’OCM vino, in particolare per le misure che
dono un lavoro di sinergia. riguardano la promozione nei Paesi terzi, sono un sostegno im-
L’Assessore regionale all’Agricoltura Claudio Sacchetto ha trac- portantissimo per la nostra viticoltura, che speriamo possa raf-
ciato il quadro del comparto in Piemonte: la produzione di vino forzarsi in futuro.
stimata nell’annata 2011 è di oltre 2,5 milioni di ettolitri, circa il Tra i principali interventi che stanno interessando il settore viti-
6% della produzione italiana, ma ben 2 milioni di ettolitri sono a vinicolo – ha proseguito l’Assessore – voglio ricordare la riforma
denominazione d’origine DOC e DOCG. La qualità si può consi- della legge 164 e l’applicazione del recente Decreto legislativo
derare ottima,. Il Piemonte comprende oltre 46.000 ettari di vi- 61/2010 che stanno profondamente trasformando la gestione
gneto, con oltre 20 mila aziende, 54 cantine sociali, 280 imprese delle denominazioni, in termini di controlli e di tracciabilità. Fi-
industriali. nalmente le Regioni, e con esse l’intera filiera vitivinicola hanno

10 Agricoltura 75
eventi

potuto incidere sulle decisioni che riguardano la produzione e per poter intervenire sulla produzione in caso di crisi.”
l’approccio ai mercati. Voglio ricordare ancora il progetto di al- Porzio ha ricordato inoltre come il disaccoppiamento abbia
lineamento delle superfici viticole con il sistema GIS, che contia- portato a concentrare le risorse sul produttore ma con cifre
mo di portare a termine entro marzo 2012: un obbligo imposto molto ridotte e come sia fondamentale il ruolo che la filiera
dalle normative comunitarie ma rispetto al quale stiamo cercan- vitivinicola può esercitare nell’ambito della nuova OCM per le
do di difendere le peculiarità dell’agricoltura piemontese. strategie di competizione su mercati ormai globali: “il mondo
Nel corso dell’anno abbiamo concluso tre accordi interprofes- del vino va meglio, ma i problemi non sono ancora risolti, è
sionali, per il Moscato, il Brachetto e il Gavi, e stiamo lavorando importante avere prezzi minimi garantiti per tutela re le nostre
in maniera sinergica con i consorzi di tutela per una politica di piccole proprietà”.
promozione che diventi una vera e propria carta di identità dei Sotto la conduzione attenta di Giancarlo Montaldo, la manife-
territori. stazione ha visto la presentazione sintetica dei dati sulla matura-
Vorrei concludere – ha affermato Sacchetto – con un richiamo zione delle uve e le previsioni sulla qualità, condotta da Gianluigi
alla lotta alla burocrazia, un vincolo che spesso blocca il settore Bistro, direttore della Vignaioli Piemontesi (riportata nelle pagine
e per il quale ancora tanto deve essere fatto, soprattutto in vista che seguono); la presentazione di Winetrace, un progetto pilo-
della nuova programmazione delle politiche comunitarie.” ta promosso dalla Regione Piemonte e affidato a SIN s.rl. sulla
Anche Giulio Porzio, presidente della Vignaioli Piemontesi, è rintracciabilità di filiera di sei vitigni di eccellenza; il debutto di
partito, nel suo intervento, dai dati sull’export e dalla constata- “Piemonte land of perfection”, società consortile che farà pro-
zione di come “la UE ha spostato risorse negli ultimi anni dalle mozione del territorio e dei suoi vini riunendo per la prima volta
misure più “passive” come la distillazione e l’arricchimento, a insieme i principali consorzi di tutela della nostra regione.
misure più attive incentrate prevalentemente sulla promozione. Prima del dibattito, tradizionalmente intenso e partecipato da
Vorrei lanciare una provocazione dicendo che è giusto puntare parte dei protagonisti del settore, è stato consegnato il premio
sulla promozione all’estero, che oggi è il nostro principale scena- “Piemonte Anteprima Vendemmia 2011” alla memoria del sen.
rio di prospettiva, ma anche poter disporre di strumenti interni Paolo Desana, ricevuto con orgoglio dal figlio Andrea.

UVA DA VINO - SUPERFICIE E PRODUZIONI 2011 E CONFRONTI CON L’ANNO PRECEDENTE


PROVINCIA SUPERFICIE DEGLI IMPIANTI - HA PRODUZIONE DI UVA - Q.LI UVA DESTI- PRODUZIONE DI VINO
NATA
TOTALE NON IN IN VAR. RESA PER TOTALE VAR. SU VINO TOTALE VAR. SU VAR. SU
ALLA VINI-
PRODU- PRODU- SUPERFICIE HA DI ANNO PRODOTTO VINO ANNO ANNO
FICAZIONE
ZIONE ZIONE TOTALE SU SUPERFICE 2010 Q.LI PER Q.LE PRODOTTO 2010 HL 2010 %
Q.LI
ANNO PRE- IN PRODU- DI UVA HL
CEDENTE ZIONE VINIFICATA
ALESSANDRIA 12.500 100 12.400 -480 83,00 1.029.200 -131.400 1.029.050 81,03 833.850 -67.950 -10,0
ASTI 15.573 130 15.443 -937 78,00 1.204.554 -262.406 1.204.554 69,92 842.188 -184.684 -19,7
BIELLA 327 7 320 -18 64,00 20.480 -7.103 20.480 65,62 13.439 -5.869 -40,2
CUNEO 16.270 690 15.580 170 79,53 1.239.000 -51.000 1.239.000 70,06 868.000 -32.000 -4,2
NOVARA 643 18 625 0 62,00 38.750 -1.250 38.750 70,00 27.125 -875 -3,4
TORINO 1.474 24 1.450 -256 86,41 125.290 -30.410 125.290 70,00 87.703 -21.197 -37,6
VERBANO C.O. 40 3 37 0 80,00 2.960 0 2.960 71,99 2.131 0 0,0
VERCELLI 215 4 211 6 65,00 13.715 -497 12.715 65,00 8.265 -323 -4,1
PIEMONTE 11 47.042 976 46.066 -1.515 79,75 3.673.949 -484.066 3.672.799 73,04 2.682.701 -312.898 -12,6
PIEMONTE 10 49.698 1.144 48.554 -1.039 85,64 4.158.015 159.931 4.156.765 72,07 2.995.599 137.445 5,5
VARIAZIONI % -5,3 -14,7 -5,1 === -6,9 -11,6 === -11,6 === -10,4 === ===
Dati Regione Piemonte - Elaborazione stime Settori e Servizi Provinciali dell’Agricoltura a cura del Settore Programmazione in Materia di Agricoltura - DATI
PROVVISORI. Con la collaborazione di Assoenologi, Vignaioli Piemontesi, Consorzio Tutela Asti Spumante, Federazione Reg.le Coltivatori Diretti, Confagricoltu-
ra Piemonte, Unione Italiana Vini, ISMEA

Agricoltura 75 11
eventi

L’analisi di Vignaioli Piemontesi ciò che riguarda le quantità di uve prodotte, registriamo purtroppo
Annata ottima con clima anomalo un calo generalizzato del 5-10% rispetto allo scorso anno, con
picchi di oltre il 30% in meno in particolare nell’Alto piemonte.
Il clima
Il 2011 è stata un’annata piuttosto piovosa, con apporti solo di La maturazione delle uve
poco inferiori a 2008, 2009 e 2010. Dal punto di vista delle tem- Con il 2011 la Vignaioli Piemontesi è giunta al 15° anno di pubbli-
perature attive l’ultima annata è risultata la più calda dopo il 2003, cazione organica dei dati relativi alla maturazione delle uve ed alla
mentre se si considera la radiazione solare (parametro interessan- vendemmia: si tratta di un’attività che coinvolge un elevato nume-
te, correlato all’attività fotosintetica delle piante e per la vite, alla ro di tecnici viticoli, appartenenti a diversi enti. I vigneti oggetto
capacità di accumulare zuccheri) il confronto tra le ultime anna- dei campionamenti sono per quanto possibile gli stessi negli anni e
te colloca il 2011 subito dopo il 2007 e con valori simili al 2009. possono essere considerati rappresentativi dell’area di produzione
In particolare la radiazione solare di agosto e settembre (i mesi di una determinata D.O.C. o D.O.C.G. La metodologia di prelie-
più importanti per la maturazione delle uve) risulta la più alta da vo, ormai consolidata, prevede la campionatura di gruppi di 2-5
quando si eseguono tali misurazioni. L’annata viticola è stato ca- acini (racimoli) per un totale di circa 300 acini. I campioni vengo-
ratterizzata da un susseguirsi di anomalie climatiche, sia in positivo no ammostati, il mosto filtrato e centrifugato e tempestivamente
che in negativo, che hanno fortemente condizionato lo sviluppo sottoposto ad analisi. Osservando i dati, che si possono scaricare in
della vite. Quando si iniziava a pensare che la campagna 2011 forma integrale all’indirizzo web indicato in calce, si evidenziano le
potesse essere in discesa grazie ad un inizio di estate anticipato, seguenti considerazioni sulla vendemmia 2011:
l’andamento è radicalmente mutato, riservandoci due mesi - giu- i primi campionamenti hanno avuto inizio molto presto in quanto
gno e luglio - particolarmente “capricciosi”, con un susseguirsi di la prima parte dell’annata viticola si preannunciava decisamente an-
perturbazioni. La vite ne ha risentito rallentando decisamente la ticipata; tuttavia, a causa di un luglio e della prima parte di agosto
fase dell’invaiatura. Dopo un inizio di agosto ancora instabile, la climaticamente incerti, l’anticipo appariva in quel momento legger-
situazione è nuovamente mutata, tanto che a partire dalla seconda mente ridotto, ed i primi dati rilevati sembravano paragonabili più
decade del mese e per tutto settembre abbiamo potuto assistere a quelli del precoce 2009 piuttosto che a quelli dei precocissimi
alla vera estate 2011. Le prime vendemmie si sono svolte e conclu- 2003 e 2007.
se con una precocità senza precedenti, con livelli di maturazione il clima tipicamente estivo che si è verificato quasi senza interru-
mediamente ottimi e con frequenti punte di eccellenza. Si vedano zioni dal 10 agosto fino al termine della vendemmia, ha favorito
in tabella le valutazioni da 4 a 5 stelle per molti vitigni con picchi di enormemente la maturazione delle uve; l’accumulo di zuccheri è
eccellenza per Brachetto, Barbera, Cortese, Freisa, Grignolino, Mo- stato molto rapido, con solo due lievi rallentamenti in concomitan-
scato. Tuttavia una delle anomalie più evidenti è stata, a parità di za di brevi precipitazioni; per alcune varietà, soprattutto quelle a
varietà, la notevole differenza nel periodo e nel livello di maturazio- maturazione media o tardiva, le concentrazioni di zucchero in ven-
ne delle uve, con scostamenti accentuati tra zone diverse, tra sin- demmia hanno raggiunto livelli mai osservati prima (in alcuni casi
goli vigneti ed anche tra diverse porzioni dello stesso vigneto. Per anche troppo elevate).
L’acidità fissa è risultata in media piuttosto bassa, tuttavia una pic-
cola differenza si può osservare tra il comportamento delle varietà a
maturazione precoce o media e quello delle varietà a maturazione
tardiva: nel primo caso le uve sono state vendemmiate con almeno
10-15 giorni di anticipo rispetto alla media proprio per timore che
l’acidità scendesse troppo, ed alla raccolta presentavano un’acidità
ottimale e quasi sempre leggermente superiore a quanto osservato
nelle annate più calde (2003, 2007 e 2009); nel caso delle uve tar-
dive la maturazione si è completata più lentamente ma i processi di
degradazione degli acidi, in particolare del malico, sono stati molto
intensi, tanto che le uve geneticamente molto ricche di tale acido,

12 Agricoltura 75
eventi

Barbera e Freisa in particolare, hanno fatto registrare livelli di acidità


molto bassi, superiori solo a quelli rilevati nel caldissimo 2003.
I pH delle uve in vendemmia sono risultati tendenzialmente alti,
ma grazie alla buona dotazione finale di acido tartarico (acido forte
che si degrada più difficilmente ed a temperature più elevate rispet-
to all’acido malico), non sono saliti ai livelli di guardia raggiunti ad
esempio nel 2003 Piemonte Land of perfection è una società consortile,
Le sostanze aromatiche del moscato sono state accumulate costituita nel luglio 2011 da sette soci: Consorzio di Tutela
nell’uva in quantità buona, paragonabile a quanto osservato nel dell’Asti DOCG, Consorzio di Tutela Barolo, Barbaresco,
Alba, Langhe e Roero, Consorzio di Tutela dei vini d’Acqui,
2010, con un livello leggermente superiore nei vigneti delle aree
Consorzio di Tutela dei vini d’Asti e Monferrato, Produttori
più fresche, vendemmiati anche 10-12 giorni dopo i vigneti delle Moscato Associati, Vignaioli Piemontesi, Cantina Sociale di
aree più precoci. Canelli.
La maturità fenolica del Nebbiolo ha messo in evidenza concen- Ad Anteprima Vendemmia 2011 il presidente, Andrea
Ferrero, ha presentato il nuovo logo, caratterizzato da
trazioni di antociani non particolarmente elevata, come normal-
una bottiglia stilizzata, che richiama la sagoma della Mole
mente si osserva nelle annate più precoci e calde; migliore è il valore Antonelliana e da sette bicchieri in rappresentanza dei soci
osservato per gli antociani estraibili (a pH 3,2), rispetto agli antocia- fondatori, con i colori tipici dei vini rossi e bianchi. Una
ni potenziali (a pH1); i parametri relativi ai polifenoli non sono variati sinergia tra le principali realtà produttive della regione che
“si propone di lavorare insieme per la promozione del ter-
sostanzialmente nel corso degli ultimi periodi della maturazione. ritorio, ma anche per il migliore utilizzo dei fondi destinati
i al settore. La vera notizia – ha concluso Ferrero – è che ci
I materiali completi sono scaricabili all’indirizzo siamo messi insieme, strutture da 100 milioni di bottiglie e
http://www.millevigne.it/periodico/periodico, strutture da 100 mila bottiglie.”
digitando “Anteprima Vendemmia 2011” nel motore di ricerca.

Vitigni Voto alla vendemmia


(giudizio complessivo sull’uva)*
Premio alla memoria
Arneis
del Sen. Desana
Il premio Piemonte
Barbera Anteprima Ven-
demmia è stato as-
Brachetto
segnato quest’anno
Chardonnay alla memoria del
Sen. Paolo Desa-
Cortese
na (1918-1991),
Dolcetto piemontese, uomo
Erbaluce politico della DC,
esperto e profon-
Favorita do conoscitore di
Freisa agricoltura e di vitivinicoltura. E’ stato consigliere comu-
nale a Casale, poi Assessore all’Agricoltura della Provincia
Grignolino di Alessandria; nella legislatura 1958-1963, senatore della
Moscato bianco Repubblica. Da parlamentare è stato il principale promoto-
in aree tardive
re e primo firmatario della legge 930 sulla DOC; inoltre è
in aree precoci stato il presidente (dal 1966 al 1989) del Comitato Nazio-
Nebbiolo Langhe Roero nale per la tutela delle denominazioni di origine, strumen-
Nebbiolo Alto Piemonte to attuatore della legge 930.
Desana può esser considerato il “padre” della legge sulle
“ottimo” DOC e convinto promotore della sua attuazione. Ha ritira-
“eccellente” to il premio il figlio Andrea Desana.

Agricoltura 75 13
nuove norme

Concessa all’Italia
deroga alla Direttiva Nitrati
Monica Bassanino - Settore Sviluppo Produzioni Zootecniche

Il 4 ottobre 2011 il Comitato Nitrati della Commissione Europea avviare, sulla base di apposite norme tecniche, l’attuazione della
ha espresso parere favorevole in merito alla richiesta, presentata deroga sul territorio.
dall’Italia, di deroga al limite dei 170 kg di azoto zootecnico ad
ettaro vigente nelle Zone Vulnerabili ai sensi della Direttiva Nitrati Gli elementi tecnici della deroga
(91/676/CE). In attesa del testo ufficiale della UE, è per ora possibile illustrare
Si conclude così positivamente un lungo percorso di concertazio- schematicamente solo i principali requisiti per l’accesso alla dero-
ne avviato nel 2009 tra le Regioni Piemonte, Lombardia, Emilia- ga. Innanzitutto, la concessione della deroga non comporta un
Romagna e Veneto, i Ministeri dell’Ambiente e dell’Agricoltura e generale innalzamento della soglia oltre i 170 kg di azoto di origi-
la Commissione stessa. A supporto della richiesta di deroga, un ne zootecnica ad ettaro in tutte le zone vulnerabili, bensì richiede
approfondito lavoro preparatorio, finanziato dalle regioni e coor- un’adesione da parte della singola azienda, analogamente alle
dinato dal Centro Ricerche Produzioni Animali di Reggio Emilia, deroghe concesse agli altri Paesi.
aveva raccolto in un documento tecnico-scientifico i dati speri- Potranno beneficiare della deroga le aziende che su almeno il
mentali relativi agli agro-ambienti della pianura padana. Tra le isti- 70% dei terreni hanno una o più delle seguenti colture ad elevato
tuzioni scientifiche coinvolte, è stato determinante il ruolo avuto fabbisogno di azoto e stagione di crescita prolungata:
dal Dip. Agronomia dell’Università di Torino, ed in particolare dal mais a ciclo lungo classe FAO 600-700 (purchè sia raccolta l’in-
gruppo di ricerca “Agronomia ambientale” coordinato dal prof. tera pianta - granella e stocchi);
Carlo Grignani, che ha valorizzato le numerose ricerche condotte mais seguito da erbaio invernale (purchè l’erbaio sia raccolto);
in Piemonte negli anni passati, spesso su finanziamento regionale, cereali vernini seguiti da erbaio estivo (purchè l’erbaio sia rac-
sul tema dell’impatto ambientale dell’agricoltura. colto);
Il parere positivo del Comitato Nitrati dev’essere ora recepito for- prati permanenti e temporanei (purchè le leguminose rappre-
malmente dalla Commissione, con la pubblicazione sulla Gazzetta sentino al massimo il 50% del cotico).
Ufficiale della Comunità Europea. Solo allora le regioni potranno Su queste colture, l’azienda potrà apportare, in deroga al tetto

14 Agricoltura 75
nuove norme

massimo di 170 kg/ha previsto dalla Direttiva Nitrati, un massimo del comparto dell’allevamento bovino, sia da carne che da latte,
di 250 kg di azoto di origine zootecnica per ettaro per anno. Le ti- dove la presenza di prati e di erbai di secondo raccolto è diffusa, la
pologie di effluenti che potranno essere applicate in deroga sono: dotazione di strutture di stoccaggio in generale è discreta e i vin-
effluenti bovini, sia tal quali che come frazioni ottenute da se- coli gestionali richiesti dalla UE sull’effluente sono meno onerosi.
parazione solido/liquido; Per queste aziende potrebbe essere necessaria solo una razionale
effluenti suini, per la sola frazione chiarificata ottenuta per se- messa a punto del piano di gestione dei reflui, che permetterebbe
parazione solido/liquido, purché sia caratterizzata da un rapporto tra l’altro di ridurre i terreni necessari per la distribuzione di ef-
N:P2O5 pari almeno a 2,5; la frazione solida separata deve essere fluenti e il ricorso a concimazioni minerali integrative.
obbligatoriamente delocalizzata al di fuori dell’azienda in deroga.
La fertilizzazione dovrà essere condotta secondo le modalità e le La tempistica in Piemonte
tempistiche che assicurano la maggior efficienza d’uso dell’azoto L’atto formale con cui la Commissione concederà la deroga do-
per le colture; almeno due terzi dell’azoto da distribuire in deroga vrebbe essere pubblicato nel mese di dicembre; solo in data suc-
dovrà essere apportatO in campo entro il 30 giugno. La piani- cessiva le regioni potranno formalmente avviare l’applicazione
ficazione della fertilizzazione (PUA) sarà annuale. Poiché i reflui della deroga sul territorio. Nel frattempo, la Direzione Agricoltura,
zootecnici ne sono già molto ricchi, alle colture gestite in deroga di concerto con la Direzione Ambiente, è già al lavoro per pre-
non potrà essere data alcuna integrazione di fosforo sotto forma disporre le norme tecniche. Si ritiene probabile che l’attuazione
di concime minerale. della deroga sul territorio possa partire con il 2012: le aziende
interessate saranno probabilmente chiamate a dare la propria
Le aziende interessate adesione alla deroga entro il 15 febbraio.
Come detto, l’adesione alla deroga è singola, pertanto ciascuna Per garantire la massima uniformità di applicazione tra le aziende
azienda valuterà, con il supporto del proprio tecnico agronomo, agricole della pianura padana, il testo delle norme tecniche per
la sussistenza delle caratteristiche minime per aderire o l’oppor- l’applicazione della deroga verrà concertato con le altre regioni,
tunità di modificare alcuni aspetti gestionali per potervi rientrare. nonché i Ministeri dell’Ambiente e dell’Agricoltura. Per quanto
L’adesione comporterà alcuni obblighi amministrativi aggiuntivi in riguarda il Piemonte, collaborerà alla stesura del testo il Comitato
materia di autorizzazione e di gestione delle fertilizzazioni, nonchè Tecnico Nitrati che opera a supporto della Giunta regionale in ma-
ovviamente in materia di controlli a cui si potrà essere sottoposti. teria di nitrati di origine agricola (DGR 65-8111 del 23/12/2002);
In generale, in Piemonte ci si attende un buon interesse da parte del Comitato fanno parte le Province, le organizzazioni professio-
nali agricole e le associazioni di produttori.

i
Ulteriori informazioni ed aggiornamenti saranno resi via via disponibili
alla pagina http://www.regione.piemonte.it/agri/dirett_nitrati/index.htm

Agricoltura 75 15
nuove norme

Nel 2012 cambiano le norme


per gli effluenti di allevamento
Dopo quattro anni dall’entrata in vigore del regolamento regiona- i terreni in Zona Vulnerabile, sono: Divieto all’uso di letame e
le 10R/2007, che in Piemonte norma l’utilizzo in agricoltura degli assimilati sui terreni oltre 10% di pendenza; soglia elevata al 15%
effluenti di allevamento, si è ritenuto opportuno predisporre una se il suolo è inerbito o coperto da colture in atto, oppure se si pro-
serie di aggiornamenti e semplificazioni sia di tipo tecnico che cede all’interramento entro 24 h. Nelle aree svantaggiate ai sensi
di tipo amministrativo. Le modifiche, contenute nel regolamento del Regolamento CEE 1257/99, soglia elevata al 30%. Revisione
regionale 7R/2011, entreranno in vigore sul territorio piemontese dei periodi di divieto invernale allo spandimento (vedi box di ap-
a partire dal 1/1/2012. Informazioni di maggior dettaglio saran- profondimento) Introduzione di un tetto massimo agli apporti
no via via disponibili alla pagina http://www.regione.piemonte.it/ di azoto, sia zootecnico che minerale, calcolato per singola coltu-
agri/dirett_nitrati/index.htm ra. Revisione dei criteri di verifica del PUA, tra cui l’innalzamento
del coefficiente medio di efficienza aziendale (dal 50 al 55%).
Semplificazioni amministrative
Per quanto riguarda la normativa generale di utilizzo agronomico, I periodi di divieto invernale
sono state effettuate alcune modifiche alle norme vigenti con l’o- allo spandimento
biettivo di semplificare i vincoli amministrativi in capo alle azien- Nelle Zone Vulnerabili è stato ridefinito il calendario dei periodi di
de agricole che utilizzano effluenti di allevamento. Le novità più divieto invernale allo spandimento. Ai sensi della DGR 18/10/2011
rilevanti sono: durata quinquennale del Piano di Utilizzazione n. 39-2768, questo calendario è già attivo a partire dalla stagione
Agronomica (PUA), che prima era annuale, purché non subentrino invernale 2011-2012.
modifiche sostanziali della gestione
Tipo di refluo Periodo vietato Durata Finora era…
dell’azoto, delle superfici disponibili
Materiali palabili
o del carico zootecnico. Riduzione
Letame con s.s. superiore al 20%, se distribuito su prati 15 dic-15 gen 30 gg più lungo:
del numero di aziende non ricadenti 15 nov-15 feb
in Zona Vulnerabile tenute a presen- Altri letami e assimilati 15 nov-15 feb 90 gg uguale
tare il PUA (solo più gli allevamenti
Ammendante compostato con meno del 2.5% di azoto 15 dic-15 gen 30 gg più lungo:
intensivi in Autorizzazione Integrata totale e meno del 15% di azoto ammoniacale 15 nov-15 feb
Ambientale e gli allevamenti bovini Altri ammendanti 15 nov-15 feb 90 gg uguale
con più di 500 UBA). Riordino e Deiezioni di avicunicoli essiccate oltre il 65% s.s. 1 nov – 28 feb 120 gg uguale
semplificazione della documentazio- Concimi azotati 15 nov-15 feb 90 gg uguale
ne necessaria per il trasporto. Revi- Materiali non palabili
sione del livello di escrezione azotata
Liquame su terreni dotati di copertura vegetale (prati, 15 nov-15 feb 90 gg uguale
dei tacchini, in conformità con i valori pascoli, cereali vernini, erbai autunno-invernali, colture
proposti dalla Regione Veneto. arboree inerbite, cover-crops)
Altri liquami, assimilati e acque reflue agro-alimentari 1 nov- 28 feb 120 gg anticipato:
15 ott-15 feb
Aggiornamento
per le Zone Fuori Zona Vulnerabile resta valido il preesistente divieto allo spandimento invernale:
Vulnerabili 60 gg nel periodo 1 dic – 31 gen, per i soli liquami, assimilati e acque reflue agro-ali-
Nelle aree designate Zone Vulnerabili ai Nitrati, le norme per l’uti- mentari. Non sono pertanto previste sospensioni alla distribuzione di letame e assimila-
lizzo di effluenti di allevamento sono state aggiornate, di concerto ti, purché ovviamente il suolo non sia innevato, gelato o saturo d’acqua; tali condizioni
con le altre regioni della pianura padano-veneta, con l’obiettivo di generali di divieto alla distribuzione (artt. 7 e 8 del reg. 10R/2007) sono sempre valide,
uniformare i vincoli esistenti, eliminando le eventuali differenze in qualsiasi periodo dell’anno, per qualsiasi tipologia di materiale, sia dentro che fuori
gestionali tra le diverse regioni. Le novità più rilevanti, valide per le Zone Vulnerabili.

16 Agricoltura 75
La PAC 2014-2020
secondo la Commissione UE:
una riforma incisiva e controversa
Gianfranco Latino, Mario Perosino - Direzione Agricoltura
Stefano Aimone - Ires Piemonte

Il 12 ottobre 2011 la Commissione europea ha presentato il pac- una produzione alimentare efficiente con particolare riferi-
chetto di regolamenti con cui intende disciplinare la politica agri- mento alla sicurezza alimentare, intesa anche come capacità
cola comune (Pac) per il prossimo periodo di programmazione di produrre alimenti per la popolazione, che compensi il deficit
(2014-2020), prefigurando una nuova e profonda riforma. strutturale che si sta verificando a livello mondiale;
I sette testi normativi, che sono ancora delle proposte, discipli- una gestione sostenibile delle risorse naturali e un’azione si-
nano le regole generali della politica agricola, i meccanismi del gnificativa di lotta al cambiamento climatico, rafforzando gli
“primo pilastro” (i pagamenti diretti, la regolazione dei mercati) obiettivi ambientali della Pac;
e quelli del “secondo pilastro” (lo sviluppo rurale). Il nuovo pac- uno sviluppo territoriale equilibrato.
chetto normativo entrerà in vigore il 1° gennaio del 2014, dopo
un anno abbondante di negoziato con il Parlamento europeo, il Il primo pilastro
Consiglio e gli Stati membri1. La parte della riforma che riguarda il primo pilastro si preannuncia
Questo evento è stato preceduto da altri passaggi rilevanti: la co- piuttosto incisiva, con significativi effetti sulle somme percepite
municazione della Commissione sul budget (giugno 2011) che ha dagli agricoltori. I pagamenti diretti, infatti, costituiscono la parte
sancito la riduzione delle risorse finanziarie per la politica agricola, più consistente dei fondi comunitari destinati all’agricoltura.
e il lancio della Strategia Europa 2020 (marzo 2010), che ha fis- Il nuovo regime abbandona il vecchio sistema di calcolo “stori-
sato le priorità generali del futuro periodo di programmazione. co” basato sulle produzioni e mira a pagamenti più uniformi sia
Attraverso la nuova riforma della Pac, la Commissione punta a all’interno dell’Unione sia tra le diverse tipologie di agricoltura.
raggiungere i seguenti obiettivi: Si assiste innanzi tutto a una contrazione del massimale nazio-

Agricoltura 75 17
nale, che per il nostro Paese si preannuncia I giovani e le piccole aziende
particolarmente pesante: le aziende italia- Ai giovani agricoltori (con età minore di 40 anni) potrà invece
ne subirebbero complessivamente un taglio essere destinata una riserva fino al 2%, che potrà aggiungersi
del 6,8%, che passa però al 17,4% se si agli aiuti ricevuti attraverso lo sviluppo rurale. Il 10% del plafond
tiene conto dell’inflazione. Questa riduzio- (nelle bozze precedenti il limite era del 5%) potrà infine essere
ne è il frutto di due fattori. Il primo è il già destinato a sostenere con aiuti accoppiati le produzioni econo-
citato taglio dei fondi della Pac in termini reali. L’altro elemento micamente più vulnerabili. L’individuazione di tali produzioni è
è il criterio di riparto nazionale delle risorse, che Bruxelles pro- demandata agli Stati membri, che in realtà come quella italiana
pone sia unicamente basato sulla superficie coltivata, approccio dovrà fare i conti con molti pretendenti e risorse limitate.
penalizzante per l’Italia. E’ previsto, inoltre, un meccanismo redi- I piccoli agricoltori potranno accedere a un regime semplifica-
stributivo che dovrebbe portare più fondi agli Stati in cui i paga- to, basato sull’erogazione di un aiuto forfetario compreso tra i
menti diretti sono attualmente sotto la media europea a scapito 500 ed i 1000 € e sull’esclusione di queste aziende dall’appli-
di quelli, come l’Italia, dove gli aiuti ad ettaro sono più elevati. cazione delle norme sul greening. In ogni caso il regime sem-
Un altro aspetto importante è il frazionamento del pagamento plificato non potrà rappresentare più del 10% del plafond na-
in molte componenti. zionale. Le grandi aziende, invece, dovranno fare i conti con la
Per tutti gli agricoltori è previsto un pagamento di base che rap- cosiddetta “degressività” e con il “capping”: il tetto massimo
presenterà il 50% del plafond nazionale, legato inizialmente alla di contribuzione è infatti fissato a 300.000 € ma già a partire da
distribuzione attuale degli aiuti. Tuttavia, nel 2019 questo paga- 150.000 € sono previste delle riduzioni progressive, variabili dal
mento dovrà essere uguale per tutti gli agricoltori che operano in 20 al 70%. Il meccanismo della modulazione, già introdotto con
un determinato Stato o area omogenea (regionalizzazione). Con- la riforma del 2003 e confermato nel 2009 a seguito dell’Health
siderate le riduzioni del plafond nazionale, l’entità media di que- Check, potrà essere applicato a discrezione dello Stato membro,
sto pagamento dovrebbe essere inferiore alla metà del valore me- destinando sino al 10 % del plafond nazionale per gli aiuti diretti
dio dei titoli attuali (che è di circa 410 euro a ettaro in Piemonte). allo sviluppo rurale.
Al pagamento di base sarà aggiunto il cosiddetto greening, un Un altro tema di particolare rilevanza è costituito dalla defini-
aiuto “verde” finanziato con il 30% del plafond, a fronte del quale zione di agricoltore attivo come soggetto beneficiario dei pa-
l’azienda dovrà rispettare alcune norme di tipo ambientale: diversi- gamenti. Ad esclusione delle aziende che percepiscono meno di
ficazione colturale, mantenimento dei prati permanenti e realizza- 5000 €, i beneficiari degli aiuti diretti dovranno ricavare dall’at-
zione di aree di interesse ecologico (set aside, siepi, terrazzamenti, tività agricola almeno il 5% del loro reddito. Questa proposta è
fasce tampone ecc.). Le produzioni biologiche e il riso sarebbero ritenuta da molti insoddisfacente e soprattutto eccessivamente
comunque considerati ottemperanti ai requisiti del greening . 2
rigida, in quanto non darebbe la possibilità di adattare i parame-
Lo Stato potrà destinare sino al 5% del plafond per incrementa- tri individuati alle realtà dei diversi Stati.
re gli aiuti alle aree svantaggiate. Sempre nell’ambito del primo pilastro, si riponevano grosse at-
tese rispetto alle nuove misure di mercato e d’intervento in
caso di crisi. La Commissione, infatti, aveva manifestato l’inten-
to di affrontare la crescente volatilità dei prezzi agricoli e le con-
seguenti ricadute negative sugli agricoltori. In realtà si conferma
il progressivo smantellamento dei meccanismi classici d’interven-
to, fatto salvo l’ammasso pubblico o privato per determinati pro-
dotti, mentre si prevede un rafforzamento delle organizzazioni
dei produttori (sul modello delle OP ortofrutticole), dell’interpro-
fessione e degli strumenti assicurativi attraverso misure che, al
contrario di quanto aveva chiesto l’Italia, sono collocate nello
sviluppo rurale e quindi dovranno essere cofinanziate. Nel com-
plesso la proposta che la Commissione ha prodotto in questo

18 Agricoltura 75
ambito viene giudicata, da molti, debole e inadatta ad affrontare serie di “condizionalità”, fra cui la condizionalità macroeco-
le sfide di un mercato assolutamente imprevedibile. nomica connessa all’applicazione del Patto di stabilità e di cresci-
ta e la presenza di strutture adeguate, efficaci e trasparenti nelle
pubbliche amministrazioni. Per ciascun programma cofinanziato
dai Fondi del QSC, inclusi dunque i programmi di sviluppo ru-
rale (PSR), saranno fissati priorità, obiettivi specifici e dotazioni
finanziarie. Per ciascuna priorità saranno stabiliti indicatori che
permettano di valutare i progressi nell’avanzamento del pro-
gramma in termini di spesa, realizzazioni e risultati.
Venendo più specificamente ai PSR, la proposta di regolamento
sullo sviluppo rurale conferma l’approccio strategico introdotto
con il regolamento (CE) n. 1698/2005, ma prevede adeguamen-
ti alla luce dell’esperienza maturata. Vengono confermati gli
obiettivi strategici di lungo periodo (competitività dell’agricoltu-
ra, gestione sostenibile delle risorse naturali e azione per il clima,
sviluppo equilibrato delle zone rurali) che si tradurranno in sei
priorità dell’Unione europea5.
Non è più previsto il piano strategico nazionale per lo sviluppo
rurale, né l’articolazione in assi del PSR. Sarà però possibile ela-
Lo sviluppo rurale borare sottoprogrammi tematici per i giovani agricoltori, le
La proposta del nuovo regolamento sul sostegno allo sviluppo piccole aziende agricole, le zone montane e le filiere corte.
rurale da parte del FEASR introduce innovazioni soprattutto per L’elenco delle misure è stato snellito, pur mantenendo (anzi, in
quanto riguarda l’architettura degli strumenti di programma- certi casi ampliando) gli ambiti tematici di applicazione; viene
zione. Essa è strettamente collegata a un’altra proposta legisla- confermato l’approccio Leader e introdotto uno strumento per
tiva presentata dalla Commissione europea il 6 ottobre 2011, la gestione dei rischi (comprendente finanziamenti a favore dei
quella relativa alle disposizioni comuni sui Fondi strutturali , sul
3
fondi di mutualizzazione e un nuovo strumento di stabilizzazio-
FEASR e sul Fondo europeo per gli affari marittimi e la pesca ne del reddito) e una misura specifica sull’agricoltura biologica.
(FEAMP). Quest’ultima proposta prevede l’elaborazione da parte
della Commissione di un quadro strategico comune (QSC) Una proposta da correggere
che traduca in azioni chiave gli obiettivi generali e specifici del- L’attenzione degli operatori e delle istituzioni si è innanzi tutto
la strategia dell’Unione europea per una “crescita intelligen- concentrata sul primo pilastro. La riforma potrebbe attenuare gli
te, sostenibile e inclusiva” come definita dalla comunicazione squilibri e le rigidità generati dal sistema “storico” (barriera d’ac-
“Strategia Europa 2020”. Ciascun Fondo, conformemente alla cesso per nuovi agricoltori, sperequazione settoriale e territoriale)
propria missione, concorrerà al raggiungimento di undici obiet- ma presenta importanti criticità che hanno suscitato immediata-
tivi tematici4, nel rispetto dei principi di parità fra i sessi e non mente numerose proteste. Nel nostro Paese e in Piemonte, la ri-
discriminazione e di sviluppo sostenibile. forma ridurrà sensibilmente il sostegno della Pac e avrà consistenti
L’impegno dei singoli Fondi del QSC sarà sancito in un contrat- effetti sulla distribuzione settoriale e territoriale dei pagamenti.
to di partenariato fra la Commissione europea e ogni Stato Fortunatamente per l’Italia sembra per ora scomparire dalla pro-
membro, che verrà elaborato in cooperazione con le autorità posta l’obiettivo del “flat rate” europeo entro il 2028, che avrebbe
regionali e locali, le parti economiche e sociali e gli organismi determinato un’ulteriore riduzione del massimale nazionale italia-
che rappresentano la società civile (il “partenariato”). I contratti no, tagliandolo così del 34 % senza contare l’inflazione!
di partenariato adotteranno un approccio integrato allo svilup- Il greening è uno degli aspetti più criticati della riforma. Si teme
po territoriale e comprenderanno obiettivi basati su indicatori innanzitutto che un’applicazione generalizzata possa comportare,
concordati e investimenti strategici. Essi conterranno inoltre una nella nostra realtà agricola, un forte aumento delle incombenze

Agricoltura 75 19
per le aziende (deprimendone la competi- insufficiente rispetto alle somme attualmente in gioco.
tività) e per la pubblica amministrazione, a Per invertire o comunque limitare le penalizzazioni per i nostri
fronte di vantaggi ambientali modesti. produttori sarà assolutamente necessario che il governo italiano
Una serie di simulazioni effettuate dall’Ires trovi la forza (e le alleanze) per indurre Bruxelles a modificare le
Piemonte ha confermato che, nella nostra sue scelte. L’obiettivo è innanzi tutto quello di ottenere che il
regione, la riduzione dei pagamenti riguar- riparto finanziario tenga in considerazione anche altri parametri,
derebbe soprattutto le aziende del settore risicolo e gli alleva- quali, ad esempio, il valore della produzione. Le argomentazio-
menti bovini da carne, che sono i maggiori beneficiari attua- ni a sostegno di questa richiesta non mancano: è riduttivo che
li degli aiuti diretti. Per il riso il “taglio” potrebbe dimezzare i l’agricoltura sia “quantificata” solo sulla base della superficie su
pagamenti attuali, anche se parzialmente compensati dal gree- cui si esercita, dimenticando il lavoro impiegato, gli investimen-
ning, mentre per i bovini la riduzione si somma a numerosi altri ti realizzati e la produzione ottenuta. Oltretutto in presenza di
problemi (costi elevati e margini minimi, criticità ambientali e una riforma che pone tra i suoi obiettivi strategici la sicurezza
sanitarie, mercato in contrazione). alimentare e, quindi, l’aspetto produttivo. La proposta attuale,
L’effetto del “capping” in Piemonte sembra riguardare invece al contrario, sembra ritagliata appositamente per modelli di agri-
pochi super-percettori, senza effetti generalizzati. In linea di coltura estensiva che non si adattano al nostro Paese e in gene-
principio, invece, può essere promettente lo schema di aiuto per rale ai Paesi mediterranei.
le piccole aziende, che interesserebbe circa la metà degli attuali Infine, le novità introdotte nello sviluppo rurale richiedono, ri-
beneficiari, con sensibili vantaggi in termini di snellimento buro- spetto al passato, una maggiore selettività delle scelte e una più
cratico. La riforma, inoltre, potrebbe avere un moderato effetto esplicita integrazione delle misure secondo priorità e sottopro-
positivo sulle aree montane e svantaggiate, grazie a una mag- grammi oltre che l’impostazione di una strategia comune per
giore “spalmatura” degli aiuti e l’apposita riserva, a discapito tutti i programmi operativi confinanziati dai Fondi strutturali. Le
delle zone agricole specializzate di pianura. pubbliche amministrazioni, quindi, dovranno innovare il proprio
L’effetto finale dipenderà molto dai meccanismi di “atterraggio abituale modo di impostare i programmi, attraverso una mag-
morbido” che verranno adottati per rendere progressivo il pas- giore collaborazione tra gli attori coinvolti, siano essi interni alla
saggio dal vecchio al nuovo meccanismo e, soprattutto dall’allo- pubblica amministrazione oppure portatori di interesse delle ca-
cazione del greening e degli altri pagamenti aggiuntivi a quello tegorie beneficiarie e, più in generale, di tutte le componenti del
di base. Il margine consentito dai pagamenti accoppiati è invece partenariato.

1
In virtù del nuovo trattato sul funzionamento dell’Unione europea,
infatti, la procedura legislativa ordinaria consiste nell’adozione congiun-
ta degli atti legislativi da parte del Parlamento europeo e del Consiglio
(“codecisione”) su proposta della Commissione.
2
Alle pagine 21-22 è riportata una stima degli effetti del greening in
Piemonte alla luce dei risultati provvisori del 6° censimento generale
dell’agricoltura.
3
Fondo europeo di sviluppo regionale (FESR), Fondo sociale europeo (FSE)
e Fondo di coesione (FC).
4
Ricerca, ICT, competitività, sostenibilità ambientale (economia a basse
emissioni di carbonio, cambiamento climatico, ambiente e uso efficien-
te delle risorse), sistemi di trasporto sostenibile e infrastrutture di rete,
occupazione, inclusione sociale, formazione, efficienza della pubblica
amministrazione.
5
Le sei priorità per lo sviluppo rurale 2014-2020 sono: 1 - trasferimen-
to delle conoscenze e innovazione; 2 - competitività dell’agricoltura e
redditività delle aziende agricole; 3 - organizzazione della filiera agroali-
mentare e gestione dei rischi aziendali; 4 - preservazione degli ecosistemi
dipendenti dall’agricoltura e dalle foreste; 5 - uso efficiente delle risorse
e passaggio a un’economia a basse emissioni di carbonio; 6 - inclusione
sociale, riduzione della povertà e sviluppo economico delle zone rurali.

20 Agricoltura 75
Focus 6° censimento dell’agricoltura
Quanto peseranno le regole del greening
per le aziende piemontesi
Mario Perosino - Direzione Agricoltura - Responsabile dell’Ufficio regionale di censimento

La proposta di regolamento dell’Unione europea sui pagamenti La diversificazione delle colture


diretti agli agricoltori per il periodo 2014-2020 presentata dalla Al 6° censimento dell’agricoltura sono state rilevate in Piemonte
Commissione europea il 12 ottobre 2011 prevede che gli agricol- oltre 67 mila aziende agricole3, di cui 41 mila con seminativi, per
tori beneficiari dei pagamenti diretti siano tenuti ad applicare al- un totale di 542 mila ettari coltivati a seminativi. Fra queste ulti-
cune pratiche agricole ritenute benefiche per il clima e l’ambiente, me, 16.800 non avevano più di 3 ettari a seminativi, per un totale
indicate globalmente con il termine inglese greening (inverdimen- di 20.700 ettari. Le restanti 24 mila aziende, pari al 59% del tota-
to). La disponibilità dei dati provvisori del 6° censimento generale le, risultano invece aver coltivato più di tre ettari di seminativi, per
dell’agricoltura consente di effettuare una prima simulazione 1. un totale di 521 mila ettari a seminativi. Queste 24 mila aziende
Saranno interessate alle pratiche agricole relative al greening tutte rappresentano la platea di riferimento per l’applicazione della re-
le aziende aventi diritto al pagamento di base, a meno che queste gola della diversificazione delle colture. Occorre però togliere dal
ultime non optino per il regime semplificato riservato ai piccoli computo le aziende rientranti nelle eccezioni sopra elencate: se-
agricoltori2. Le pratiche agricole da applicare sono: minativi rappresentati esclusivamente da erbai e prati avvicendati
praticare la coltivazione di almeno tre colture diverse sulle su- (si tratta di 189 aziende, con 2.930 ettari a foraggiere avvicenda-
perfici a seminativo occupanti oltre 3 ettari e non interamente te), ovvero terreni a riposo (425 aziende, 3 mila ettari a set aside),
utilizzate per la produzione di erba (erbai e prati avvicendati) né riso (958 aziende, 65 mila ettari a riso: il 54% dell’intera superfi-
interamente lasciate a riposo o investite a coltivazioni sommerse cie risicola piemontese) o coltivazioni biologiche (432 aziende, 18
per una parte significativa dell’anno (in Piemonte: il riso); mila ettari a seminativo biologico). Restano 20.800 aziende, con
mantenere almeno il 95% della superficie a prato permanente 423 mila ettari a seminativi. Fra queste ultime, 13.700 risultavano
dichiarata come tale nel 2014 al sistema integrato di gestione e coltivare almeno tre seminativi diversi, per un totale di 310 mila
controllo (in Piemonte: anagrafe agricola unica); ettari. Le aziende con una situazione non conforme alla regola
avere un’area di interesse ecologico su almeno il 7% degli ettari della diversificazione colturale sono le 7 mila rimanenti, per un
ammissibili, prati permanenti esclusi. totale di 113.800 ettari a seminativo. La distribuzione territoriale
Le aziende biologiche, inoltre, avrebbero diritto ipso facto al pa- delle superfici “non conformi” è illustrata nella figura 1. La mag-
gamento relativo al greening, relativamente alle unità aziendali gior parte della superficie a seminativo non conforme alla regola
dedite all’agricoltura biologica. è situata nei comuni ove tale superficie rappresenta dal 10% al

Agricoltura 75 21
50% della superficie totale a seminativi. Si
INCIDENZA % DELLA SUPERFICIE
tratta di 453 comuni e di 93 mila ettari di A PRATO PERMANENTE NON CONFORME.
seminativi, pari all’81% dei seminativi non
meno di 1%
conformi.
da 1% a meno di 10%
10% e oltre
I prati permanenti
Secondo il 6° censimento, in Piemonte sono coltivati 132 mila 20 ha
ettari a prati permanenti (foraggiere raccolte mediante falciatura
occupanti il terreno per almeno 5 anni), i quali, secondo il gree-
ning, dovranno essere mantenuti dalle aziende agricole nella mi-
sura minima del 95%. Le aziende interessate sono oltre 27 mila
e sono localizzate in 1.152 dei 1.206 comuni del Piemonte. Le
province di Torino e Cuneo, da sole, rappresentano il 62% delle
aziende e quasi il 69% della superficie a prato permanente. La
distribuzione geografica delle superfici è illustrata in figura 2.

Figura 1. Distribuzione su base comunale delle superfici a prato per-


Le aree di interesse ecologico manente. Fonte: Istat, 6° censimento generale dell’agricoltura.
La regola del greening prevede che le aziende agricole beneficia-
rie di pagamenti diretti provvedano affinché almeno il 7% della questi, 5.800 ettari appartengono ad aziende per le quali i terreni
loro superficie (esclusi i prati permanenti) sia costituita da aree di a riposo rappresentano almeno il 7% della SAU (prati permanenti
interesse ecologico come terreni lasciati a riposo, terrazze, ele- esclusi), e che pertanto già conferiscono a tali aziende la confor-
menti caratteristici del paesaggio (siepi, filari ecc.), fasce tampone mità alla regola del greening.
e superfici oggetto di imboschimento. Al censimento risultano Sulla base del comportamento delle aziende agricole piemonte-
oltre 15 mila ettari lasciati a riposo, corrispondenti al 2,8% dei si nell’annata agraria 2009-2010, la grande maggioranza di esse
seminativi e all’1,4% della superficie agricola utilizzata (SAU). Di non dovrebbe trovare difficoltà nel rispetto della norma sulla di-
versificazione delle colture: soltanto 7 mila aziende (su un totale di
INCIDENZA % DELLA SUPERFICIE COMUNALE 41 mila: il 17%), non sarebbe risultata in regola se la norma fosse
A SEMINATIVI NON CONFORME.
stata già operante nel 2010. Ben diverso, invece, è il caso della
meno di 1% norma sulle aree di interesse ecologico: anche se il censimento
da 1% a meno di 10% non consente di quantificare le aziende in regola (tranne per il
10% e oltre caso dei terreni a riposo), è da supporre che l’obbligo potrebbe
risultare gravoso, soprattutto per le aziende orientate alle coltiva-
20 ha
zioni permanenti (vite e fruttiferi). Peraltro le norme sul greening
riportate nella proposta di regolamento potrebbero venire modifi-
cate prima dell’adozione definitiva.
Ringraziamenti. Si ringraziano i colleghi del Csi-Piemonte Lorena
Cora per le elaborazioni a partire dai dati elementari trasmessi
dall’Istat e Sergio Gallo per gli allestimenti cartografici.
1
Per gli aspetti generali del censimento si rimanda all’articolo 6° Censimento generale
dell’agricoltura pubblicato sul n. 74 – settembre 2011 di Agricoltura - Quaderni della Regione
Piemonte. Informazioni complete sul censimento sono reperibili sul sito web della Regione
Piemonte (http://www.regione.piemonte.it/agri/6censimento/index.htm ).
2
Gli Stati membri potranno optare per un regime semplificato riservato agli agricoltori che
Figura 1. Distribuzione su base comunale delle superfici a seminativo hanno diritto a un pagamento annuo inferiore a 100 euro o la cui superficie ammissibile è
non conformi alla regola di diversificazione delle colture. inferiore a un ettaro.
3
Le superfici aziendali riportate nel presente articolo sono attribuite per intero al comune
Fonte: Istat, 6° censimento generale dell’agricoltura. ove ricade il centro aziendale, indipendentemente dall’effettiva localizzazione delle medesime.

22 Agricoltura 75
Discussi al Comitato di Sorveglianza
attuazione finanziaria
e modifiche al PSR
Si è svolto venerdì 16 dicembre 2011 il Comitato di Sorveglianza analisi dell’efficacia dei criteri di selezione dei bandi;
Regionale del Programma di Sviluppo Rurale (PSR) 2007-2013 ricognizione degli indicatori del Programma e dei loro metodi
presso il Centro congressi Torino Incontra di via Nino Costa 8, di calcolo.
Torino. Gli argomenti discussi sono stati innanzitutto lo stato di I prodotti di sintesi e di approfondimento tematico realizzati nel
attuazione finanziaria e procedurale (bandi) e l’esecuzione sul corso del 2011 dal NUVAL Piemonte e da altri partner del net-
bilancio comunitario al 1 dicembre 2011: risultano pagati in to- work di valutazione sono disponibili online (sito della Direzione
tale oltre 355 milioni e mezzo di euro (355.673.919,43 euro), di Agricoltura, sezione PSR/Valutazione).
cui 84.639.172 euro di trascinamenti, oltre 270 milioni di risorse Infine, si sono affrontati i criteri di selezione per le misure 112
ordinarie sui nuovi bandi e poco meno di 893 mila euro sui nuovi (insediamento giovani agricoltori) e 121 (ammodernamento
bandi per quanto riguarda i fondi Health check. La percentua- aziendale), che hanno recentemente aperto nuovi bandi, relativi
le dei pagamenti, sia in rapporto alla spesa pubblica totale, sia a criteri di attribuzione dei punteggi, parametri di valutazione
sulle risorse attivate per i nuovi bandi, risulta intorno al 34-36% delle domande, priorità.
(rispettivamente, 36,28% e 34,19%). Le modifiche richieste al PSR hanno riguardato: variazioni e tra-
Si è quindi discusso sulle attività di valutazione in itinere del sferimenti finanziari relativi a numerose misure, revisioni nel ri-
Programma. L’intervento curato dal Nuval ha riguardato la ri- parto delle risorse finanziarie tra le diverse sfide Health check per
sposta alle osservazioni sul Rapporto di valutazione intermedia le misure 121 e 123, modifiche alle misure 132 e 133 relative ai
formulate dalla Commissione Europea, e le principali attività di sistemi di qualità alimentare, nonché alla misura 227 che sostie-
valutazione intraprese durante il corso dell’anno, che si sono ne investimenti non produttivi su superfici forestali, e la classifi-
concentrate su tre fronti, anche in risposta alle sollecitazioni di cazione dei fogli di mappa della Regione; infine le modifiche al
Bruxelles: PSR, nonchè ipotesi di trasferimento delle aziende produttrici di
analisi delle procedure del PSR, al fine di identificarne le prin- latte bovino dal bando 2008 al bando 2011 (Health Check latte)
cipali criticità e delineare possibili soluzioni; per la misura 121.

Agricoltura 75 23
uno sguardo sull'europa
a cura di Andrea Marelli

Censimento dell’agricoltura: e il controllo delle patologie, la lotta contro le malattie e la ge-


i dati europei stione delle crisi, accrescerà la competitività del settore facilitando
E’ stato reso pubblico da Eurostat, l’ufficio statistico dell’Ue, il i controlli e ottimizzando i sistemi di gestione della produzione.
primo quadro provvisorio del censimento agricolo 2010 nell’U- Anche se inizialmente facoltativa, la Commissione non esclude la
nione europea a 27 Paesi. I dati evidenziano l’esistenza di circa possibilità che gli Stati membri rendano poi obbligatoria l’identi-
12 milioni di aziende agricole per una superficie complessiva di ficazione elettronica. La proposta dovrà ora essere sottoposta al
170 milioni di ettari. Rispetto al 2003, le aziende europee sono vaglio del Parlamento europeo e del Consiglio.
diminuite del 20%, mentre la superficie agricola utilizzata (Sau)
registra un calo di due punti in percentuale, facendo aumenta- Politica comune della pesca
re la dimensione media aziendale dai 12 ettari della precedente si discute la riforma
rilevazione a circa 14. Sette Stati, insieme, rappresentano oltre Dando seguito al “Libro verde” che nel 2009 ha analizzato le ca-
l’80% delle aziende agricole nell’Ue. Al primo posto la Romania renze dell’attuale politica europea per la pesca e ha avviato una
con 3,9 milioni di aziende (32% del totale), seguita dall’Italia con consultazione pubblica, la Commissione europea ha presentato
1,6 milioni (13,5%), la Polonia (1,5 milioni, 12,5%), la Spagna (1 un pacchetto di riforme per il settore: un nuovo regolamento, che
milione nel 2009, 8,2%), la Grecia (0,7 milioni, 5,9%), l’Unghe- fissa le norme principali della nuova politica comune della pesca
ria (0,6 milioni, 4,8%) e la Francia (0,5 milioni, 4,3%). Tra il 2003 (Pcp), una proposta legislativa per la formulazione di una politica
e il 2010 il numero delle aziende agricole è diminuito in tutti gli di mercato rinnovata, due comunicazioni sulla dimensione esterna
Stati membri, a eccezione di Malta e Svezia. Le aziende agricole della Pcp e sugli aspetti fondamentali della riforma. Punti cardine
di più grandi dimensioni (in media) sono state rilevate nella Re- del “pacchetto Pcp” sono sostenibilità e governance a lungo ter-
pubblica Ceca (152 ettari per unità), nel Regno Unito (79 ettari), mine, per porre fine allo sfruttamento eccessivo degli stock ittici
in Danimarca (65 ettari), Lussemburgo (59 ettari), Germania (56 e alla pratica dei “rigetti”; strumenti basati sul mercato come le
ettari) e Francia (53 ettari). Le più piccole a Malta, Cipro e Roma- quote individuali di cattura negoziabili; misure di sostegno per la
nia (meno di 3 ettari). In Italia il dato medio per azienda è di 7,9 pesca artigianale; strategie volte a promuovere in Europa un’ac-
ettari. Per quanto riguarda la superficie agricola utilizzata (Sau), quacoltura sostenibile; nuove norme di commercializzazione re-
sette Stati rappresentano quasi il 75% del totale. La Francia, con lative all’etichettatura, alla qualità e alla tracciabilità. Le proposte
27,1 milioni di ettari, pari al 15,9% della Sau complessiva, pre- sono attualmente all’esame del Parlamento europeo e del Consi-
senta l’area più estesa, seguita da Spagna (23,8 milioni di ettari, glio e dovranno entrare in vigore nel 2013.
14%), Germania (16,7 milioni di ettari, 9,8%), Regno Unito (15,9
milioni di ettari, 9,4%), Polonia (14,4 milioni di ettari, 8,5%) e
Romania (13,3 milioni di ettari, 7,8%). L’Italia è al settimo posto
con 12,9 milioni di ettari, pari al 7,6% del totale.

Identificazione elettronica
dei bovini
La Commissione ha adottato una proposta che stabilisce il quadro
giuridico con cui si autorizzerà per la prima volta l’introduzione, su
base volontaria, dell’identificazione elettronica (EID) dei bovini. Il
sistema è già utilizzato in vari Stati membri su base privata.
Gli animali potrebbero essere identificati grazie a due marchi auri-
colari convenzionali (sistema attuale) o con un marchio auricolare
visibile convenzionale e un identificatore elettronico. L’identifica-
zione elettronica dei bovini, già obbligatoria dal gennaio 2010 per
ovini e caprini, secondo la Commissione è uno strumento che rin-
forzerà la protezione dei consumatori e migliorerà la prevenzione

24 Agricoltura 75
“Sviluppo rurale comunicato ai cittadini”
Il Piemonte presenta i suoi documentari
in un evento internazionale

Valentina Archimede - Settore Servizi di sviluppo agricolo

La Regione Piemonte è stata invitata a presentare le proprie at- dai Programmi di Sviluppo Rurale. Nell’ambito di un Programma
tività di comunicazione rivolte ai cittadini, realizzate nell’ambito caratterizzato da attività di rete, supporto e diffusione di buone
del piano di informazione del PSR 2007-2013, nel corso di un pratiche, una comunicazione corretta e ben strutturata va oltre
evento internazionale che si è svolto a Milano il 17 e 18 novem- il mero adempimento regolamentare, contribuendo da un lato
bre 2011. Il convegno, il primo del genere in Italia, organizzato all’efficace attuazione del programma, e dall’altro, ad affrontare
da Rete rurale nazionale e Regione Lombardia, in collaborazione con più forza le sfide future.”
con la Rete rurale europea, ha seguito un approccio innovativo
nel confronto con la dimensione nazionale e internazionale, in un I dati italiani
momento cruciale per la politica agricola comune che da un lato e il contesto europeo
festeggia il suo cinquantenario e dall’altro attraversa una fase di Di estremo interesse i dati presentati da Graziella Romito, dirigen-
delicata riforma. Il Piemonte ha presentato i quattro documentari te del Ministero delle Politiche agricole, in apertura della prima
realizzati nel 2010, in particolare i filmati su giovani agricoltori e giornata di convegno, che tracciano il quadro delle attività di co-
multifunzionalità, e il video di animazione che illustra “Il PSR e la municazione realizzate dalle regioni italiane e dalla Rete rurale na-
nuova agricoltura” (2009). zionale nel biennio 2010-2011. Sono stati oltre 10 mila i passaggi
Il progetto dell’evento “Lo sviluppo rurale comunicato ai cittadi- televisivi, tra spot e campagne, su oltre 100 emittenti: 14 regioni
ni” è nato dall’esigenza di raccogliere le migliori esperienze di co- hanno scelto il mezzo televisivo; la radio è stata utilizzata da 11
municazione relative alle politiche di sviluppo rurale, che possano regioni, e in misura importante dalla Rete rurale, con 57 emittenti
essere diffuse come esempi di “best practice” e di corretto investi- e oltre 15 mila passaggi. Poco meno di 200 le testate raggiunte
mento dei fondi europei. Come afferma Giuseppe Blasi, Direttore dalla comunicazione su carta stampata: il Piemonte è primo come
generale della competitività per lo sviluppo rurale Ministero delle numero di testate locali contattate (30). E’ da rilevare il crescen-
politiche agricole: “L’importanza del ruolo degli strumenti di infor- te utilizzo di social network (facebook, twitter, blog, varie forme
mazione e della funzione della comunicazione è chiara all’Unione di comunità virtuali) e mezzi non convenzionali, dal cinema agli
Europea, che afferma l’obbligo per i Paesi Membri di prevede- allestimenti nelle piazze delle città o sui treni. Significativo anche
re azioni informative e pubblicitarie sugli interventi cofinanziati il coinvolgimento delle scuole, un ambito su cui hanno puntato

Agricoltura 75 25
numerose Regioni e la Rete rurale nazionale. Nell’elaborare il progetto, siamo partiti da un presupposto, che è
Rob Peters, della Direzione Generale Agricol- alla base dell’intero piano di comunicazione del PSR, in particolare
tura della Commissione Europea, ha sottoli- quando ci rivolgiamo ai cittadini: l’agricoltura oggi non è più solo
neato i capisaldi della strategia di comunica- produzione e trasformazione, ma è un settore in evoluzione, che
zione in sede comunitaria, che partono dagli compete sui mercati globali, è gestore del territorio, è promoto-
“stakeholders” (gli interlocutori del settore) re di opportunità culturali e sociali. Il nostro obiettivo è quello di
per rivolgersi ai cittadini come soggetti essenziali da coinvolgere. trasmettere la nuova identità produttiva, sociale, culturale dell’a-
Ha sostenuto l’importanza del “fare rete” nella comunicazione, gricoltura e dell’agricoltore, in un tentativo di superamento degli
per la condivisione e il trasferimento di conoscenze, processo stereotipi tradizionali. La difficoltà più grande è stata “tradurre”
virtuoso che permette la circolazione delle idee. Angelo Strano, un programma complesso e inevitabilmente burocratico come il
della Rete Rurale Europea, ha delineato il percorso intrapreso per PSR in un linguaggio televisivo e comprensibile al grande pubbli-
comunicare lo sviluppo rurale: partire dalla complessità e diversità co. Siamo partiti da brainstorming intorno a tavoli riunione in Re-
delle realtà rurali europee, raccontare storie e testimonianze delle gione, in cui i funzionari e gli esperti hanno illustrato i contenuti,
persone, trasferire le best practice, favorire la comunicazione a per arrivare a sceneggiature elaborate dall’agenzia video, costan-
due vie utilizzando soprattutto il web, dialogare con un pubblico temente verificate. Poi è iniziato il lavoro sul campo, alla ricerca
più ampio rispetto a quello degli addetti ai lavori. delle storie e delle persone (scelte tra i reali beneficiari del PSR).
A fare da filo rosso, il dialogo tra un bambino e il nonno, figure
La comunicazione del Piemonte in cui tutti possono facilmente riconoscere il proprio passato e il
Nell’ambito del convegno, come Regione Piemonte, abbiamo pre- proprio futuro. Oltre ai documentari, abbiamo portato un’altra
sentato i documentari sul PSR, trasmessi tra il 2010 e il 2011 sulle esperienza, realizzata nel 2009, in cui abbiamo sperimentato un
principali emittenti televisive regionali e proiettati in occasione di linguaggio inconsueto: quello del cartone animato, per racconta-
eventi, manifestazioni e momenti formativi. I temi affrontati sono re che cos’è il Programma di sviluppo rurale e come può incidere
i giovani agricoltori, la multifunzionalità, la qualità e tracciabilità sulla vita dei cittadini europei, con l’aiuto dei personaggi del dise-
degli alimenti, la risorsa acqua, raccontati attraverso storie di vita gno e di un linguaggio che tutti conosciamo sin da bambini, con
e testimonianze dirette di chi nel mondo agricolo vive e lavora. un tono ironico e leggero.

26 Agricoltura 75
Misura 114:
la Regione garantisce continuità
ai servizi di consulenza aziendale
Piero Cordola - Settore Servizi di sviluppo agricolo

E’ stato prorogato al 30 marzo 2012 il termine per la conclusione diritto a una consulenza attuata e fatturata da un unico “Sogget-
dei servizi di consulenza aziendale, attivati ai sensi della Misura to erogatore del servizio di consulenza agricola” fra quelli ricono-
114 del PSR, con il bando relativo al periodo 2010 – 2011. La mi- sciuti dalla Regione. L’attività si articolerà, in relazione alle richieste
sura prevede la concessione di aiuti agli agricoltori che intendono dell’imprenditore, in attività di consulenza obbligatoria (prevista
avvalersi dei servizi di consulenza per la valutazione del rendimen- dall’art. 24 del Reg. CE 1698/2005) relativa alla condizionalità e
to della propria azienda e la scelta delle migliorie da apportare, alla sicurezza sul lavoro, ed attività di consulenza specialistica fa-
compatibilmente con i criteri di gestione obbligatori e le norme coltativa.
comunitarie in materia di sicurezza sul lavoro. Hanno aderito si- In relazione alla complessità della consulenza richiesta, l’importo
nora oltre 3500 aziende, per una spesa complessiva intorno ai 5 massimo di contributo è pari ad €. 1.500 a fronte di una spesa
milioni di euro a cui corrisponde un contributo pubblico pari a massima ammissibile di € 1.875 (fino all’80% della spesa ammis-
circa 4 milioni di euro. sibile), IVA esclusa. La differenza rimane a carico dell’imprenditore.
La novità principale, è relativa alla possibilità di presentare la do-
Il nuovo bando manda in periodi successivi diversi, in relazione alle esigenze di
E’ intenzione della Direzione Agricoltura garantire la prosecuzione ciascun imprenditore. Si ipotizza, indicativamente ogni 4/5 mesi,
dei servizi di consulenza agli imprenditori agricoli fino al termine di aprire una “finestra” di un mese, durante la quale si potrà
dell’attuale periodo di programmazione (2013), grazie all’aper- presentare domanda. Nell’intervallo tra i periodi di apertura, le
tura di un nuovo bando, per il quale sono in corso di definizione Province provvederebbero ad istruire le domande e ad approvare
le nuove regole. Dopo la buona adesione registrata nel periodo quelle risultate ammissibili.
2010-2011 la Regione metterà a disposizione un budget di 7 mi- Siamo in attesa di avere conferma dalla Commissione Europea in
lioni di euro. merito alla possibilità di presentazione, da parte delle aziende, di
Ciascun imprenditore agricolo interessato ad aderire potrà pre- più richieste di consulenze (fino al massimo di tre) entro la fine del
sentare alla propria Provincia domanda di contributo, che darà periodo di programmazione (dicembre 2013).

Agricoltura 75 27
news
LO SCHEDARIO VITIVINICOLO:
superfici GIS, allineamento, dichiarazione unica
Il Decreto Legislativo n. 61/2010 ha modificato radicalmente la gestione del sistema vitivinicolo italiano al fine di adeguarlo alle più recenti richieste prove-
nienti sia dalla Comunità Europea (UE), sia dal mondo produttivo, che desiderava una maggiore linearità e trasparenza dei flussi di informazioni e di aiuti.

Perché il comparto vitivinicolo è così complicato?


Il sistema vitivinicolo presenta una elevata complessità in quanto tratta un prodotto agricolo di valore, che soffre da sempre il rischio delle frodi. Inoltre, fin
dagli anni ’80 ci si è resi conto che il mantenimento del reddito dei viticoltori, e dei vinificatori, non poteva essere assicurato senza un blocco degli impianti
dei vigneti ed un puntuale controllo di tutte le fasi di produzione. Di conseguenza la politica vitivinicola ha introdotto regole sempre più di dettaglio, gene-
rando una struttura normativo - burocratica che appariva ormai inadeguata ai suoi sviluppi futuri. Alla luce di queste considerazioni, e delle recenti norme,
sono state introdotte alcune importanti novità.

PRIORITA’ DELLA MISURAZIONE GIS


Mentre finora in Italia erano misurate sulla base del catasto, dal 2011 in poi le superfici vitate sono misurate tramite il GIS (Sistema Informativo Geografico)
ossia sulla base della riproduzione, su cartografia informatica, dei confini ricavati dalle fotografie aeree dei vigneti. Si tratta di una modalità di misurazione
moderna che la UE ha imposto ormai per tutte le superfici agricole che ottengono contributi finanziari di origine comunitaria.

L’ALLINEAMENTO DELLE SUPERFICI VITATE


Dal mese di luglio 2011 è stato avviato un percorso “di allineamento” per fare coincidere la superficie del vigneto, che finora era dichiarata dal produttore
sulla base del catasto, alla superficie GIS ricavata direttamente dal “disegno” del vigneto (“poligono”) su una cartografia informatica.

LO SCHEDARIO VITICOLO
E’ una banca-dati gestita dalla Regione che contiene le informazioni di tutti i vigneti del Piemonte sia di superficie sia delle loro caratteristiche agronomiche
ed ambientali, nonché dei vini da essi ottenibili (a denominazione o no). Lo schedario diventa l’unica fonte di informazioni vitivinicole per la gestione del
comparto da parte della Regione, che è alimentata dai produttori (tramite i CAA - centri di assistenza agricola) ed è utilizzata dai vari soggetti che effet-
tuano i controlli della filiera (Province, Strutture di controllo, ICQRF, AGEA).

SCOMPARE L’ALBO VIGNETI


La scelta di inserire tutte le informazioni nello Schedario viticolo ha comportato la chiusura degli “Albi vigneti” detenuti – fino alla vendemmia 2010 - presso
le Camere di Commercio. Mentre con l’iscrizione all’Albo vigneti il produttore era vincolato ad un solo tipo di vino, oggi l’uva di quello stesso sulla base
dell’andamento del mercato o dell’annata – può essere destinata a produrre tutti i vini compatibili con le sue caratteristiche agronomiche ed ambientali.

LA DICHIARAZIONE UNICA
A partire dalla vendemmia 2011, i produttori devono presentare per via informatica sul Sistema informativo del Piemonte (SIAP) una dichiarazione UNICA
di vendemmia, produzione e rivendicazione. In questo modo essi comunicano alla Pubblica Amministrazione - con un unico documento - la quantità di uva
vendemmiata, il vino da essa ottenuto e la tipologia di vino che vogliono commercializzare (DOCG, DOC, vino varietale, vino). Tale informazione sarà dispo-
nibile per i successivi controlli e per la certificazione, da parte delle Strutture di Controllo (Valoritalia, CCIAA).

I vantaggi per produttori e consumatori


• un dato unico di superficie vitata, elemento di base per tutte le richieste presentate alla Pubblica Amministrazione;
• una banca-dati unica a livello regionale, dalla quale tutti i soggetti – pubblici e privati – possono ottenere informazioni circa la gestione del settore vitivinicolo;
• una semplificazione dei flussi documentali ed informativi (p.es. dichiarazione unica)
• una minore pressione burocratica sui produttori;
• una maggiore libertà del produttore che ogni anno può stabilire quale vino vuole ottenere;
• la possibilità di avere una tracciabilità delle produzioni enologiche a partire dal vigneto fino alla certificazione delle partite di vino per le diverse tipologie
(spumante, novello, con indicazione di vitigno, ecc.).
documenti

L’irrigazione in Piemonte:
un rapporto completo e aggiornato

Stefano Trione - Istituto Nazionale di Economia Agraria

È stato recentemente pubblicato nella collana “Gestione Risor- regionale e l’assetto delle competenze in questo campo; di se-
se Idriche” INEA il Rapporto sullo stato dell’irrigazione in guito, sono oggetto di analisi l’assetto idrogeologico e le ca-
Piemonte, realizzato nell’ambito dello studio “Monitoraggio ratteristiche ambientali del territorio regionale, l’inquadramento
dei sistemi irrigui delle regioni centro settentrionali”, finalizza- socio-economico dell’agricoltura irrigua, lo sviluppo degli schemi
to all’implementazione del Sistema informativo per la gestione irrigui, le caratteristiche e le problematiche strutturali e gestiona-
delle risorse idriche in agricoltura (SIGRIA). Attraverso tale studio li, i parametri di uso della risorsa a fini irrigui quali disponibilità,
- promosso fin dal 2003 dal Ministero delle Politiche Agricole, volumi utilizzati, ecc.
Agroalimentari e Forestali e realizzato di concerto con le singole All’analisi degli investimenti prodotti, negli anni più recenti, a
Regioni e Province Autonome - si intende provvedere al com- favore del settore irriguo seguono, infine, alcune annotazioni in
pletamento e al mantenimento di un sistema di monitoraggio merito alle problematiche e agli scenari di sviluppo dell’irrigazio-
permanente dell’agricoltura irrigua in Italia, per una razionale ne e dell’agricoltura irrigua piemontese.
allocazione delle risorse finanziarie e per un’ottimale pianifica- In sostanza, descrivendo le modalità di uso dell’acqua in agri-
zione dell’uso, programmazione degli interventi e gestione delle coltura nel territorio regionale, il Rapporto si propone di fornire
risorse idriche in campo irriguo. diversi e utili elementi di valutazione e di evidenziare le criticità
Il quadro dello stato dell’irrigazione in Piemonte è delineato nel su cui intervenire nell’ambito della programmazione nazionale e
Rapporto sulla base del SIGRIA. In esso è riferito, innanzitutto, regionale, al fine del miglioramento dell’efficienza da un punto
l’inquadramento normativo relativo al settore irriguo a livello di vista gestionale, ambientale e agricolo.

Agricoltura 75 29
documenti

Le infrastrutture irrigue fologia e alle relative peculiarità agricole e irrigue. In riferimen-


Giova notare che da oltre un decennio la Regione Piemonte to a ciascuna area sono analizzate in dettaglio le caratteristiche
opera intensamente al fine di una corretta pianificazione delle strutturali, vale a dire: la superficie amministrativa, attrezzata e
infrastrutture irrigue in agricoltura. L’input ad agire in tal senso irrigata, le principali coltivazioni irrigue e i sistemi di irrigazione
è venuto dalla legge regionale n. 21/1999 “Norme in materia di adottati. Particolare attenzione è rivolta all’analisi delle caratteri-
bonifica e irrigazione” emanata al fine di riorganizzare e rilan- stiche gestionali degli Enti irrigui, di per sé piuttosto complesse,
ciare l’attività consortile su tutto il territorio regionale, da sempre in relazione sia alla distribuzione dell’acqua, sia agli aspetti eco-
caratterizzato dalla gestione collettiva dell’irrigazione. Attraver- nomici per la gestione delle infrastrutture.
so tale legge sono stati riconosciuti gli organismi comprensoriali
titolati a svolgere attività di bonifica e di irrigazione all’interno Natura e opera dell’uomo
di precisi ambiti territoriali, cosicché si è passati da una gestione L’uso irriguo dell’acqua e la diffusione di schemi irrigui collettivi
estremamente frammentata, costituita da diverse centinaia di nelle diverse aree dipende da alcuni fattori naturali - quali lo
consorzi irrigui a una decisamente più razionale rappresentata sviluppo del reticolo idrografico, il regime idrologico dei corsi
da 36 Enti comprensoriali. d’acqua e delle falde e il clima - e da fattori legati alla storia del
A seguito della riorganizzazione operata dalla norma sopra ri- territorio: segnatamente, gli investimenti che nel corso dei secoli
chiamata, la Regione Piemonte ha avviato la realizzazione del hanno portato alla costruzione di infrastrutture e opere irrigue
catasto delle infrastrutture irrigue, il Sistema Informativo della che, come noto, hanno riguardato in particolare le aree nordo-
Bonifica e dell’Irrigazione (SIBI), di facile consultazione e utilizzo rientali della regione.
per la redazione dei piani regionali relativi all’attività di bonifica Nel Rapporto si rinvengono informazioni in merito alle disponi-
e irrigazione oltre che in grado di consentire una corretta e co- bilità idriche potenziali, alle assai numerose (oltre 1.500) fonti
stante visione dell’evoluzione del sistema irriguo sul territorio. I di approvvigionamento idrico che alimentano la rete dei singoli
dati raccolti per il popolamento del database SIGRIA provengo- schemi irrigui (il Piemonte è la regione con in assoluto il maggior
no dal rilevamento di dati analoghi necessari all’aggiornamento numero di fonti di approvvigionamento irriguo). Le fonti sono
del SIBI, della realizzazione del quale si sono occupati i tecnici re- costituite essenzialmente da opere di presa sul reticolo super-
gionali in collaborazione con altri Enti strumentali della Regione ficiale, ma in termini numerici sono importanti anche i prelievi
(C.S.I. Piemonte; I.P.L.A.), della Provincia di Cuneo (Soc. Acque da acque sotterranee, concentrati nel Torinese e nel Cuneese.
Granda) e dei singoli Consorzi Irrigui. Attingendo al SIGRIA, dunque, sono debitamente richiamate
L’implementazione di queste banche dati ha evidenziato la
complessità della realtà piemontese, caratterizzata da numerosi
piccoli schemi irrigui, tra loro interconnessi e a servizio di aree li-
mitrofe, contraddistinta da un’estrema frammentazione e varia-
bilità, che ha reso decisamente difficile l’omogeneizzazione dei
dati. Le dimensioni degli Enti irrigui operanti sul territorio pie-
montese sono estremamente variabili: dal piccolo Ossolano irri-
gazione (2.000 ettari) all’Associazione irrigua Est Sesia (214.000
ettari) Ente interregionale il cui Comprensorio ricade in parte in
Lombardia. Per far fronte alle problematiche che inevitabilmente
si innescano quando sul territorio insistono più Enti gestori, la
Regione Piemonte ha riorganizzato il sistema di attività consorti-
le raggruppando i Consorzi in 36 “Aree Comprensoriali irrigue”
e prevedendo l’istituzione di Enti di II grado.
Ai fini della redazione del Rapporto il territorio piemontese risul-
ta distinto in quattro macroaree (Vercellese-Novarese, Cuneese,
Alessandrino-Tortonese e Torinese) definite in base alla geomor-

30 Agricoltura 75
documenti

le caratteristiche della rete di distribuzione dell’acqua ad uso tività di censimento e monitoraggio di maggior dettaglio, oltre
dell’agricoltura, mentre i singoli schemi irrigui a servizio degli a quelle richiamate in precedenza. In particolare, è stato avviato
Enti irrigui piemontesi sono dettagliatamente illustrati anche at- un progetto di informatizzazione dei catasti consortili dei Con-
traverso un ricco allegato cartografico. sorzi di I grado, allo scopo di conoscere con il dettaglio delle car-
In sintesi, le principali problematiche riscontrate sono connesse tografie catastali le aree irrigate ogni anno, le colture praticate e
alla carenza di acqua nelle stagione estiva, specialmente nelle i metodi irrigui utilizzati. Tutto questo al fine di poter migliorare
aree meridionali del Piemonte, dove i corsi d’acqua sono carat- il quadro conoscitivo e poter procedere ad una pianificazione
terizzati da regimi torrentizi legati all’andamento delle precipita- maggiormente aderente alle reali necessità del territorio. È opi-
zioni. Ulteriori problemi sussistono in relazione a una non otti- nione diffusa, infatti, che aumentare la dotazione infrastruttu-
male gestione della distribuzione delle acque, legata a molteplici rale sia condizione necessaria, ma non sufficiente, per risolvere
fattori, primo fra tutti l’eccessivo frazionamento delle proprietà i problemi della bonifica e dell’irrigazione in Piemonte: non si
e degli appezzamenti da irrigare, la difficoltà di conciliare at- può, infatti, prescindere dal miglioramento della gestione della
traverso le reti tradizionali colture con esigenze profondamente distribuzione dell’acqua e, non ultimo, dalla corretta program-
diverse. Infine, di non facile soluzione sono i problemi connessi mazione delle semine che tenga conto anche della effettiva di-
alla difficoltà dei Consorzi di far fronte a interventi non di stret- sponibilità della risorsa idrica.
ta necessità per l’irrigazione o l’agricoltura, quali ad esempio la
messa in sicurezza di canali la cui funzione ormai non è più pre-
valentemente irrigua, ma principalmente di smaltimento delle
acque e quindi a servizio di tutta la collettività.

Risparmio idrico
Per far fronte a queste e ad altre problematiche la Regione Pie-
monte si è adoperata finanziando interventi che permettano un
reale risparmio idrico (impianti in pressione, microirrigazione,
aspersione, ecc.), interventi di razionalizzazione delle opere di
presa, interventi di miglioramento delle reti di distribuzione e di
automazione degli organi di regolazione delle portate defluenti
nei canali.
Il tema delle disponibilità delle risorse è, ovviamente, di prima-
ria importanza, dal momento che il fabbisogno infrastrutturale
irriguo in Piemonte è stato stimato in circa 800 milioni di euro,
da reperirsi attraverso fondi comunitari, nazionali regionali e pri-
vati. A questo proposito si rammenta che, oltre ai fondi messi a
disposizione attraverso i Programmi infrastrutturali statali (quali
il Piano nazionale per l’approvvigionamento idrico in agricoltura,
il Piano irriguo nazionale e il suo Programma di completamento)
negli anni recenti i principali strumenti di intervento regionali
sono stati la Misura Q “Gestione delle risorse idriche in agricol-
tura” del PSR 2000-06, la Misura 125 - Azione 2 - Sottoazione 1
“Miglioramento di sistemi irrigui” del PSR 2007-13, il Program-
ma triennale degli interventi per il miglioramento delle infra- i
Il Rapporto sullo stato dell’irrigazione in Piemonte (a cura di Raffa-
strutture irrigue (in scadenza nel 2011) e i Programmi interre- ella Zucaro e Stefano Trione) è disponibile nella sezione Pubblicazioni ed
gionali cofinanziati (PIC, per interventi di natura non strutturale). analisi del website della Sede regionale INEA per il Piemonte
www.inea.it/sedi_regionali/piemonte/it/index.php
Da parte dell’Amministrazione regionale sono state avviate at-

Agricoltura 75 31
documenti

La formazione nel settore agroalimentare:


a Moretta si impara a lavorare
carne e latte

Gruppo degli allievi che hanno conseguito la qualifica nel giugno 2011, davanti alla sede dell’Istituto Lattiero Caseario e delle Tecnologie Agroalimentari di Moretta.

Paola Oreglia - AGENFORM - Agenzia dei Servizi Formativi della Provincia di Cuneo

A Moretta, paese al confine tra le province di Cuneo e Tori- Regione Piemonte per l’erogazione di servizi formativi, orien-
no, opera una scuola che prepara ai mestieri di tecnico delle tativi e di assistenza tecnica alle aziende agricole, che opera
trasformazioni alimentari del latte e della carne, rinnovando con il finanziamento di Fondo Sociale Europeo, Ministero del
figure professionali tradizionali come il casaro e il salumiere. Le Lavoro, Regione Piemonte e Province di Cuneo e Torino.
attività dell’Istituto Lattiero Caseario e delle Tecnologie Agro- Le attività sono inserite anche nell’ambito del Polo Formati-
alimentari di Moretta, proposte come “Università dei Mestie- vo Agroalimentare e Agroindustriale della Provincia di Cuneo,
ri”, rappresentano una realtà unica nel panorama italiano. La rete di scuole, agenzie formative, università, centri di ricerca e
scelta della denominazione sottolinea l’importanza della for- aziende che operano per l’innovazione e la specializzazione del
mazione professionale come strumento di valorizzazione delle settore, rivolgendosi soprattutto alle produzioni del territorio
proprie risorse e capacità manuali, con pari dignità e valore di locale (caseario, carni, ortofrutta ed enologia).
quelle intellettuali. Chi vuole diventare tecnico dei formaggi Di recente, in collaborazione con enti ed aziende, sono state
o dei salumi arriva all’Istituto con un progetto nella valigia e avviate alcune sperimentazioni sulle carni ovi-caprine, avicole
l’entusiasmo per iniziare un anno di lezioni in laboratorio e in e prodotti della caccia, grazie al finanziamento di progetti eu-
azienda, utilizzando intelletto e manualità, intrecciando saperi ropei, per la valorizzazione delle produzioni dell’area mediter-
tradizionali e innovazioni tecnologiche. ranea ed alpina.
La scuola nasce ventidue anni fa prendendo il nome dal pri-
mo corso di formazione tutt’oggi attivo per diventare casari, Una rete di enti e imprese
e dopo pochi anni prende vita anche il corso per la lavorazio- L’Istituto è punto di riferimento di attività di specializzazione
ne della carni suine e bovine. L’Istituto è una sede operativa post-diploma di durata annuale, di corsi secondo il modello
dell’AgenForm Consorzio, agenzia formativa accreditata dalla IFTS (Istruzione e Formazione Tecnica Superiore), di azioni for-

32 Agricoltura 75
documenti

mative brevi e di assistenza tecnica destinate agli agricoltori vita, di tanti giovani, uomini e donne, che credono in un pro-
piemontesi, per rispondere ai bisogni delle aziende locali. getto professionale nel settore agroalimentare.
La formazione è progettata in modo integrato da una rete di Sono forse percentuali ridotte nel mercato del lavoro nazionale,
soggetti: istituti di istruzione secondaria, formazione professio- ma i racconti di chi ce l’ha fatta sono tanti e significativi: sono
nale, università, imprese ed enti di ricerca, con una percentuale giovani che scelgono di vivere in zone rurali e di montagna e
del 30% di stage presso aziende del settore, in rispondenza ai usano le tecnologie e i media per innovare anche i mestieri
progetti professionali degli studenti e alle richieste del mercato più tradizionali. Sono giovani che, in anni in cui la promozione
del lavoro. e la cultura gastronomica occupano l’immaginario collettivo,
Le attività si svolgono presso i locali del Santuario della Ma- hanno saputo cogliere il valore di chi i cibi li produce, anche
donna del Pilone di Moretta, negli spazi messi a disposizione con le proprie mani.
dal Comune, dove si trovano aule per le lezioni teoriche e la- Nel corso degli anni sono visibili i risultati delle attività formati-
boratori di chimica e microbiologia. Sono inoltre disponibili un ve anche in termini di ricadute economiche e occupazionali per
caseificio e un salumificio didattico per le lavorazioni pratiche, il territorio locale, con numerose imprese, soprattutto agricole,
per acquisire abilità operative e gestionali nei processi produt- che hanno avviato attività di trasformazione lattiero casearia
tivi e tecnologici. L’apprendimento risulta efficace, grazie alla e delle carni. Si tratta per lo più di giovani che hanno risposto
combinazione di competenze teoriche e pratiche, richieste dal in modo attivo ai cambiamenti del mondo dell’agricoltura e
mondo dell’impresa. alla necessità di sviluppare attività integrative, di produzione e
I docenti sono professionisti del settore, che dedicano parte commercializzazione, attraverso nuovi canali di vendita diretta
della loro attività al trasferimento della propria esperienza lavo- e di filiera corta, con nuove opportunità di valorizzazione dei
rativa. Si tratta di artigiani e tecnici che operano presso aziende prodotti agricoli.
agroalimentari, oltre a ex direttori di unità produttive, che in-
tendono trasferire le conoscenze acquisite durante la loro car-
riera ai giovani che hanno l’obiettivo di diventate operatori o
imprenditori del settore.
Nel complesso l’Istituto di Moretta ogni anno offre supporto
tecnico a oltre duecento aziende piemontesi ed accoglie una
cinquantina di diplomati e laureati provenienti anche da diver-
se regioni italiane e da oltreoceano, alla ricerca di un lavoro
con possibilità di occupazione e di gratificazione personale. I
numeri e l’interesse crescono, perché non ci sono altre oppor-
tunità analoghe in Italia, e non si riesce oggi a rispondere alle
richieste di tutti i candidati.
C’è chi alle spalle ha una storia familiare di azienda agricola e
progetta la trasformazione del latte e della carne a km 0; c’è
chi ha perso il lavoro e cerca nuove possibilità di impiego; c’è
chi vuole imparare il mestiere per un progetto sociale, per aiu-
tare gli altri a realizzarsi attraverso le creazioni con le proprie
mani. E poi c’è la coppia con in tasca il sogno di un agriturismo
nella propria terra o il ragazzo giapponese che vuole imparare
a fare i salumi italiani.

Progetti di lavoro e di vita


Da questo piccolo punto della provincia di Cuneo si è aperto
un canale con il mondo, per intercettare storie, di lavoro e di

Agricoltura 75 33
documenti

Capra grigia delle Valli di Lanzo (Fiurinà):


la caratterizzazione del latte
e la sua valorizzazione
Ricerca Finanziata dalla Regione Piemonte
Paolo Cornale, Manuela Renna, Carola Lussiana, Antonio Mimosi - Dip. di Scienze Zootecniche - Università degli Studi di Torino

Nel 2009 è stato avviato un progetto, finanziato dall’Assessorato La ricerca


all’Agricoltura della Regione Piemonte, volto alla caratterizzazione Gli obiettivi del secondo anno del progetto sono stati l’appro-
della nuova razza-popolazione caprina denominata “Capra Gri- fondimento delle caratteristiche quanti-qualitative e degli aspetti
gia delle Valli di Lanzo”. I risultati delle analisi genetiche hanno dietetico-nutrizionali (profilo acidico) del latte di Fiurinà. La cono-
permesso di distinguere la Fiurinà, come viene localmente deno- scenza delle caratteristiche del latte e delle produzioni casearie
minata, da tutte le altre razze caprine allevate in Italia. La sua ottenibili, oltre a contribuire alla loro valorizzazione, costituisce
popolazione si attesta sui 150 capi prevalentemente distribuiti nei al contempo uno strumento indispensabile per un effettivo pro-
territori delle Valli di Lanzo e di alcune vallate limitrofe (Val Susa e gramma di salvaguardia e protezione della razza.
Canavese). La caratteristica esteriore più evidente è la colorazione All’interno del progetto è stato inoltre ipotizzato un modello
del mantello: una mescolanza di bianco, grigio e nero su fondo aziendale sostenibile mediante la realizzazione di un minicaseifi-
base marrone da cui deriva il nome locale Fiurinà. Sia le femmine cio per la trasformazione del latte direttamente a livello aziendale.
sia i maschi sono caratterizzati da taglia media e da corna, se Nel 2010 sono state selezionate una decina di aziende, tutte lo-
presenti, ben sviluppate. La Capra Grigia delle Valli di Lanzo è calizzate nelle Valli di Lanzo e nelle vallate limitrofe della provincia
allevata prevalentemente per la produzione di latte. Le piccole e le di Torino, alcune delle quali già coinvolte nelle indagini svolte il
medio-piccole aziende allevano questa razza in modo estensivo o primo anno. In due allevamenti tra quelli selezionati è stata con-
semi-estensivo, basando l’alimentazione quasi esclusivamente sul dotta un’analisi dettagliata delle performance, con la misurazione
pascolamento (nei fondovalle e negli alpeggi estivi) e sull’impiego quindicinale della quantità di latte prodotta nell’arco di gran par-
di fieni in inverno. te della lattazione. In tutte le aziende sono inoltre stati effettuati

34 Agricoltura 75
documenti

campionamenti per la determinazione delle caratteristiche quali- Tabella 1. Parametri qualitativi medi del latte di Fiurinà. (A)
tative sia in fondovalle che in alpeggio. Nel periodo compreso tra campionamento relativo alla prima metà della lattazione
aprile e settembre 2010, da circa 40 capre pluripare sono stati (aprile/maggio); (B) campionamento relativo alla seconda metà
della lattazione (luglio/agosto).
effettuati in totale 218 prelievi di latte individuale. I campioni rac-
colti sono stati utilizzati per la determinazione dei principali para- A B
metri chimici e sanitari (grasso, proteina, caseine, lattosio, residuo media dev. std media dev. std
secco magro -RSM- e conta delle cellule somatiche -CCS), nonché Grasso (%) 3,65 0,83 3,65 1,26
del profilo in acidi grassi. Proteine (%) 2,90 0,38 3,16 0,42
Caseine (%) 2,43 0,30 2,47 0,35
Le caratteristiche del latte Lattosio (%) 4,42 0,25 4,28 0,23
La produzione media giornaliera di latte è stata pari a 2,4 L/capo/d RSM (%) 7,97 0,55 8,16 0,52
e la lattazione ha avuto una durata media di 6-7 mesi. La produ- CCS(*) (n x 10 )/mL
3
446 (205 – 998) 912 (456 – 1.484)
zione giornaliera rientra nei valori medi riportati dai Bollettini dei
(*) I valori riportati per le cellule somatiche corrispondono alla
controlli della produttività lattea (AIA, 2009) relativi agli alleva-
mediana e al range interquartile.
menti caprini piemontesi.
Nella tabella 1 vengono riportati i valori medi relativi alle caratteri- senzialmente da imputarsi a differenze di tipo gestionale.
stiche qualitative del latte, differenziati tra prima (A) e seconda (B)
metà della lattazione, corrispondenti rispettivamente al periodo Profilo acidico del grasso
primaverile di pascolo aziendale e al periodo estivo di alpeggio. I Su tutti i campioni di latte prelevati sono state effettuate ulteriori
principali costituenti chimici del latte mostrano valori medi in linea analisi finalizzate alla determinazione della frazione acidica del
con quanto riportato da Park e coll. (2007) per il latte caprino, grasso. I risultati hanno mostrano che cinque acidi grassi (C10,
ad eccezione della percentuale di proteina che risulta leggermen- C14, C16, C18, e C18:1 c9) da soli rappresentano circa il 72%
te inferiore (2,90 e 3,16% rispettivamente, nei periodi A e B, se del totale degli acidi grassi rilevati, in accordo con quanto ripor-
comparati a un valore medio di riferimento pari al 3,40%). Rispet- tato per il latte caprino da Park e coll. (2007). Rispetto al latte
to al latte prodotto da altre razze caprine (Vallesana e Saanen) al- ovino e vaccino, quello caprino risulta particolarmente ricco in
levate nei medesimi territori (Bigi e Zanon, 2008), il latte prodotto acidi caproico (C6), caprilico (C8) e caprico (C10), responsabili
dalla Fiurinà ha un contenuto proteico comparabile, ma livelli di del caratteristico aroma dei formaggi a base di latte di capra.
grasso più elevati (3,65%, 3,03% e 3,19%, rispettivamente per La somma di questi tre acidi nel latte di Fiurinà si assesta media-
Fiurinà, Vallesana e Saanen). Il contenuto medio di caseine totali, mente sui 12 g per 100 g di grasso.
di fondamentale importanza per la determinazione della resa in Molti studi indicano un impatto, in alcuni casi positivo e in altri
formaggio, è risultato pari a 24 g/L (corrispondente a circa l’80% negativo, degli acidi grassi sulla salute umana. Gli acidi lauri-
delle proteine totali). Tale valore rientra nel range riportato per co (C12), miristico (C14), palmitico (C16) e gli acidi grassi trans
il latte caprino di diverse razze allevate in Italia (Greppi e coll., sono noti per aumentare il rischio di patologie cardiovascolari;
2008). Per quanto concerne la qualità igienico-sanitaria del latte, nel latte di Fiurinà le concentrazioni di questi acidi sono state ri-
l’indice di tendenza centrale (mediana) del numero di cellule so- spettivamente pari a 2,88, 7,31, 19,02 e 6,77 g/100 g di grasso.
matiche per mL è risultato pari a 446×10 e 912×10 , rispettiva-
3 3
Facendo invece riferimento ad acidi grassi noti per avere effetti
mente nella prima e nella seconda metà della lattazione. Tali valori benefici sulla salute umana, come gli omega 3 (n3) e l’acido
sono inferiori a 1.500×10 cellule/mL, proposto come limite per la
3
linoleico coniugato (CLA), sono state osservate buone concen-
commercializzazione del latte ovi-caprino fresco in Europa (Delga- trazioni, pari rispettivamente a 1,25 e 0,64 g/100 g di grasso.
do-Pertiñez e coll., 2003). Recenti controlli hanno inoltre eviden- In particolare gli acidi grassi n3, sempre carenti nella dieta oc-
ziato ridotti valori di carica batterica totale, a dimostrazione della cidentale, assicurano una buona funzionalità celebrale e sono
messa in atto di buone pratiche igieniche, nonostante l’adozione negativamente correlati con le malattie coronariche e i disordini
della mungitura manuale. Tutti i parametri presi in considerazione psichiatrici. Vale la pena evidenziare che il latte di Fiurinà con-
hanno evidenziato un’elevata variabilità tra le diverse aziende, es- tiene livelli particolarmente elevati di acido α-linolenico (C18:3

Agricoltura 75 35
documenti

Tabella 2. Composizione acidica del latte di Capra Grigia delle Valli di Lanzo; acidi grassi individuali (A) e gruppi di acidi grassi (B) (n=218).

A A
g/100 g grasso % AGT(†) g/100 g grasso % AGT(†)
media dev. std media dev. std media dev. std media dev. std
C4 2,29 0,32 2,91 0,41 C20:1 c9 0,03 0,02 0,04 0,03
C5 <0,01 <0,01 <0,01 <0,01 C20:1 c11 0,03 0,02 0,03 0,02
C6 2,23 0,27 2,85 0,46 C18:3 c9c12c15 0,82 0,26 1,02 0,28
C7 0,02 0,01 0,02 0,01 CLA c9t11+t8c10+t7c9 0,61 0,25 0,77 0,31
C8 2,43 0,40 3,12 0,62 CLA t11c13+c9c11 0,02 0,02 0,02 0,02
C10 7,35 1,34 9,39 1,84 CLA t9t11 0,01 0,01 0,01 0,01
C10:1 0,20 0,06 0,26 0,08 C20:2 cc (n6) 0,01 0,01 0,01 0,01
C22 0,04 0,03 0,05 0,03
C12 2,88 0,66 3,68 0,87
C20:3 (n6) 0,01 0,01 0,01 0,01
C13 iso 0,02 0,01 0,02 0,01
C20:3 (n3) 0,01 0,01 0,01 0,01
C13 aiso 0,02 0,01 0,03 0,02
C20:4 (n6) 0,08 0,04 0,09 0,05
C12:1 c + C13 0,10 0,03 0,13 0,04
C20:5 (n3) 0,06 0,03 0,07 0,03
C14 iso 0,07 0,04 0,09 0,05
C22:5 (n3) 0,09 0,05 0,11 0,06
C14 7,31 1,24 9,30 1,49
C22:6 (n3) 0,03 0,03 0,04 0,04
C15 iso 0,17 0,06 0,21 0,08
C14:1 t <0,01 <0,01 <0,01 <0,01
C15 aiso 0,30 0,10 0,38 0,11 B
C14:1 c 0,07 0,03 0,09 0,04 g/100 g-1 grasso % AGT
C15 0,80 0,17 1,02 0,20 media dev. std media dev. std
C16 iso 0,18 0,07 0,22 0,08 S corta catena a 14,52 1,94 18,55 2,93
C16 19,02 3,10 24,10 3,14 S media catena b 32,39 4,44 41,10 4,53
C17 iso 0,37 0,14 0,47 0,16 S lunga catena c 31,85 5,82 40,30 5,85
C16:1 t 0,11 0,05 0,13 0,05
S saturi d 56,59 4,88 71,88 3,88
C17 aiso 0,61 0,13 0,77 0,13
S monoinsaturi e 18,47 3,22 23,39 3,34
C16:1 c 0,35 0,09 0,44 0,10
S polinsaturi f 3,75 0,95 4,72 0,98
C17 0,71 0,15 0,89 0,15
S insaturi g 22,21 3,90 28,12 3,88
C18 iso <0,01 <0,01 <0,01 <0,01
C17:1 t 0,05 0,03 0,06 0,03 S ramificati h 2,01 0,50 2,54 0,56
C18 aiso 0,27 0,11 0,34 0,14 S C18:1 i 17,51 3,16 22,18 3,31
C18 9,12 2,33 11,54 2,63 S C18:1 t j 2,70 0,88 3,42 1,06
C18:1 t5 <0,01 <0,01 <0,01 <0,01 S C18:2 k 2,65 0,66 3,35 0,70
C18:1 t6-11 1,98 0,71 2,51 0,88 S C18:2 t l 1,47 0,47 1,86 0,55
C18:1 t12-14+c6-8 0,71 0,28 0,89 0,34 S trans (_CLA) m 6,77 2,06 8,58 2,45
C18:1 c9 13,94 2,79 17,65 3,03 S CLA n 0,64 0,27 0,81 0,33
C18:1 c11 0,37 0,09 0,47 0,10 S n3 o 1,25 0,39 1,57 0,42
C18:1 c12 0,13 0,04 0,16 0,05 S n6 p 2,47 0,56 3,08 0,59
C18:1 c14+t16 0,38 0,12 0,49 0,14 n6 / n3 2,08 0,61 2,68 0,91
C19 0,11 0,03 0,13 0,04
C18:2-tt NMID+t9t12 0,11 0,04 0,14 0,05
a
C4, C5, C6, C7, C8, C10, C10:1.
C18:2 c9t13+t8c12 0,05 0,03 0,06 0,03 b
C12, C13 iso, C13 aiso, C12:1 c+C13, C14 iso, C14, C15 iso, C14:1 t, C15 aiso,
C18:2 c9t12 0,22 0,09 0,28 0,11 C14:1 c, C15, C16 iso, C16, C17 iso, C16:1 t, C17 aiso, C16:1 c.
C18:2 cc-MID+t8c13 0,22 0,08 0,27 0,09 c
C17, C18 iso, C17:1 t, C18 aiso, C18, S C18:1, C19, S C18:2, C20, C20:1
C18:2 t11c15+t9c12 0,24 0,09 0,30 0,11 t, C18:3 c6c9c12, C20:1 c5, C20:1 c9, C20:1 c11, C18:3 c9c12c15, C18:2
C18:2 c9c12 1,17 0,32 1,47 0,35 c9t11+t8c10+t7c9, C18:2 t11c13+c9c11, C18:2 t9t11, C20:2cc (n6), C22,
C20:3 (n6), C20:3 (n3), C20:4 (n6), C20:5 (n3), C22:5 (n3), C22:6 (n3).
C18:2 c9c15 0,02 0,02 0,02 0,02
C20 0,26 0,13 0,33 0,15
d
C4, C5, C6, C7, C8, C10, C12, S ramificati, C14, C15, C16, C17, C18, C19, C20,
C22.
C20:1 t 0,01 0,01 0,01 0,01

36 Agricoltura 75
documenti

pregiati prodotti locali la cui diffusione e commercializzazione


e
C10:1, C12:1 c+C13, C14:1 ct, C16:1 ct, C17:1 t, S C18:1, C20:1 t, C20:1 c5,
C20:1 c9, C20:1 c11. è stimolata dal crescente interesse turistico per i prodotti di nic-
f
S C18:2, C18:3 c6c9c12, C18:3 c9c12c15, C20:2 cc (n6), C20:3 (n3), C20:3 chia.
(n6), C20:4 (n6), C20:5 (n3), C22:5 (n3), C22:6 (n3).
Una valida opportunità è data quindi dalla trasformazione azien-
g
C10:1, C12:1 c+C13, C14:1 ct, C16:1 ct, C17:1 t, S C18:1, S C18:2, C20:1 dale per la produzione di formaggi e latticini da vendere diretta-
t, C18:3 c6c9c12, C20:1 c5, C20:1 c9, C20:1 c11, C18:3 c9c12c15, C18:2
c9t11+t8c10+t7c9, C18:2 t11c13+c9c11, C18:2 t9t11, C20:2 cc (n6), C20:3 mente al consumatore. I vantaggi per l’allevatore sono notevoli:
(n6), C20:3 (n3), C20:4 (n6), C20:5 (n3), C22:5 (n3), C22:6 (n3).
i) realizzare prodotti caseari idonei per la propria azienda e per la
h
C13 iso+aiso, C14 iso, C15 iso+aiso, C16 iso, C17 iso+aiso, C18 iso+aiso.
propria clientela (formaggi freschi o stagionati, a fermentazione
i
C18:1 t5, t6-11, t12-14+c6-8, c9, c11, c12, c14+t16. lattica o presamica, yogurt, gelati, ecc.); ii) una maggiore remu-
j
C18:1 t5, t6-11, t12-14+c6-8. nerazione del latte prodotto attraverso la trasformazione diretta;
k
C18:2 tt-NMID+t9t12, c9t13+t8c12, c9t12, cc-MID+t8c13, t11c15+t9c12, iii) la possibilità di sfruttare anche piccole produzioni di latte.
c9c12, c9c15, c9t11+t8c10+t7c9, t11c13+c9c11, t9t11.
La maggior parte delle aziende di Fiurinà alleva anche bovini
l
C18:2 tt-NMID+t9t12, c9t13+t8c12, c9t12, cc-MID+t8c13, t11c15+t9c12,
c9t11+t8c10+t7c9, t11c13+c9c11, t9t11. e/o altre razze caprine. Nel caso in cui la produzione giornaliera
m
C14:1 t, C16:1 t, C17:1 t, S C18:1 t , S C18:2 t (eccetto CLA trans), C20:1 t. aziendale totale sia almeno pari a circa 2-3 quintali, la soluzione
n
C18:2 c9t11+t8c10+t7c9, t11c13+c9c11, t9t11. del minicaseificio potrebbe risultare economicamente sosteni-
o
C18:2 t11c15+t9c12, C18:2 c9c15, C18:3 c9c12c15, C20:3 (n3), C20:5 (n3),
bile e vantaggiosa. La sua realizzazione comporta investimen-
C22:5 (n3), C22:6 (n3). ti iniziali notevoli ma non proibitivi e, conducendo l’attività in
p
C18:1 t12, C18:1 c12, C18:2 tt-NMID+t9t12, C18:2 c9t12, C18:2 t9c12, C18:2 modo corretto, abbastanza facilmente ammortizzabili. Oltre agli
c9c12, C18:3 c6c9c12, C20:2 cc (n6), C20:3 (n6), C20:4 (n6).
investimenti iniziali, l’attivazione del minicaseificio comporta un
Abbreviazioni: AGT, acidi grassi totali; c, cis; t, trans; CLA, acido linoleico
(†)
impegno di tempo variabile in funzione della tipologia di pro-
coniugato.
dotti realizzati, nonché dell’attività di vendita e sponsorizzazione
c9c12c15), il più rappresentato tra gli acidi grassi della serie n3; presso lo spaccio aziendale e/o presso mercati, fiere, ecc.
il suo valore è risultato pari a 1,02% del totale degli acidi grassi, Fattore chiave per la riuscita dell’attività è il mantenimento di un
corrispondente a circa il doppio del valore (0,42%) riportato per elevato standard qualitativo. È solo, infatti, nel momento in cui il
il latte caprino da Park e coll. (2007). Per quanto riguarda il con- consumatore riconosce tale qualità che l’allevatore è in grado di
tenuto in CLA, la concentrazione riscontrata non si discosta si- spuntare prezzi mediamente più elevati rispetto a quelli dei pro-
gnificativamente da quella in precedenza riportata da Decandia dotti “industriali”. L’incremento di valore ottenibile dalla vendita
e coll. (2007) per il latte di capra Sarda in condizioni alimentari di formaggi prodotti nel proprio minicaseifico può arrivare quasi
comparabili (pascolo). al 300% del corrispondente valore di vendita del latte (Salvadori
del Prato, 2009).
Minicaseifici aziendali:
un’opportunità da valorizzare Conclusioni
La metà degli allevamenti da latte italiani, specialmente quelli Proprio in un territorio come quello delle Valli di Lanzo, che dal
ovi-caprini, ha una produzione media giornaliera inferiore ai die- dopoguerra in poi ha subito un forte spopolamento e abbando-
ci quintali di latte, e la maggior parte è posta in aree montane no delle attività agro-silvo-pastorali, la scoperta di individui ap-
o collinari, lontane dai maggiori centri di acquisto e di trasfor- partenenti a una razza caprina autoctona in via d’estinzione può
mazione del latte (Istat, 2007). Si tratta di aziende di piccole e rappresentare un’importante opportunità di riscoperta dell’alle-
medie dimensioni che spesso allevano razze autoctone e, oltre a vamento. Visto l’esiguo numero di esemplari di Fiurinà presenti
svolgere un ruolo fondamentale nella gestione e conservazione sul territorio, l’attivazione di un programma di conservazione e
del territorio attraverso l’utilizzazione di prati e pascoli, produ- tutela appare prioritario. A tale riguardo, la valorizzazione delle
cono solitamente un latte con caratteristiche qualitative migliori produzioni lattiero-casearie ottenibili da questa razza costituisce
se paragonate ad altre razze a maggior produttività. Dagli al- un punto chiave di tale programma poiché permette la creazio-
levamenti presenti in queste zone marginali è spesso possibile ne di un interesse, anche economico, intorno alla razza, all’alle-
ricavare, anche per le tradizioni casearie che le caratterizzano, vamento e al territorio.

Agricoltura 75 37
informazione tecnica

Filiera del nocciolo:


la ricerca a supporto della competitività
del prodotto piemontese
Ricerca Finanziata dalla Regione Piemonte
Roberto Botta, Cecilia Contessa, Nadia Valentini, Mauro Caviglione, Marco D’Oria, Tiziano Strano, Federico Calizzano, Chiara Beltramo
Dip. Colture Arboree, Università degli Studi di Torino
Giuseppe Zeppa, Luca Rolle, Daniela Ghirardello
DIVAPRA - Settore di Microbiologia agraria e Tecnologie alimentari, Università degli Studi di Torino
Luisella Celi, Daniel Said-Pullicino, Elisa Biason, Mattia Nicoli, Elisabetta Barberis
DIVAPRA - Sez. Chimica Agraria – Università degli Studi di Torino
Luciana Tavella, Silvia Moraglio
DIVAPRA – Entomologia e Zoologia applicate all’Ambiente “Carlo Vidano”, Università degli Studi di Torino
Federico Spanna, Mattia Sanna
Regione Piemonte – Servizio Fitosanitario
Maria Corte, Vincenzo Patrone
Consorzio di Ricerca Sperimentazione e Divulgazione per l’Ortofrutticoltura piemontese
Gianluca Griseri
Ascopiemonte Organizzazione Produttori Frutta a Guscio

A livello comunitario, l’Italia è il principale produttore di noc- Un sistema moderno per i vivai
ciole, nel contesto mondiale si attesta al secondo posto dopo La ricerca ha preso in esame diverse cultivar italiane: Tonda Gen-
la Turchia. Il Piemonte fornisce circa il 15% della produzione tile delle Langhe (TGL), Daria, Tonda Romana e Tonda di Giffoni,
nazionale, con il Cuneese a rappresentarne oltre il 10%. Negli per analizzare gli effetti della somministrazione di trattamenti
ultimi anni si è osservata una forte espansione della corilicoltura ormonali con sostanze auxiniche (IBA, acido 3-Indolbutirrico) a
piemontese (circa 4000 ettari tra il 2002 e il 2010), che si inseri- diverse concentrazioni (500, 1000, 15000, 2000 mg/L) e poliam-
sce nel contesto di una diffusione della coltura in nuove aree del miniche (PAA, putrescina) sulla radicazione e sulla sopravvivenza
mondo, con potenziali effetti competitivi che rendono più che delle gemme di talee semilegnose di nocciolo. Nel corso del ter-
mai urgenti misure tecniche a supporto della rapida evoluzione zo anno di prova sono stati anche saggiati due inibitori dell’etile-
della coltivazione in Piemonte. ne, 1-MCP (1-Methylcyclopropene) e nitrato d’argento (AgNO3)
In questo ambito si inserisce il progetto triennale (2008-2010) per valutarne l’effetto sulla sopravvivenza delle gemme. Per la
CORIFIL, finanziato dalla Regione Piemonte, che ha sviluppato produzione di talee di nocciolo la tossicità delle sostanze au-
tre linee di ricerca riguardanti il vivaismo, la gestione del corileto xiniche, possibile causa di produzione di etilene, è stata infatti
e gli aspetti qualitativi e tecnologici della nocciola. segnalata da altri autori come fattore limitante che causa il dis-

38 Agricoltura 75
informazione tecnica

seccamento delle gemme. Nei primi due anni di studio è stato non sono state osservate differenze di rilievo tra le tesi per quan-
osservato che nelle talee di nocciolo l’attitudine alla radicazione to riguarda produttività, composizione chimica e caratteristiche
è fortemente influenzata dal genotipo, dal dosaggio ormonale fisiche delle nocciole sia alla raccolta sia dopo conservazione.
e dal diametro della talea. Tonda di Giffoni è risultata la cultivar Nel terzo anno è stata allestita una sperimentazione in serra con
con la più alta attitudine alla radicazione, mentre Tonda Romana piante in vaso per analizzare la relazione tra stato idrico e para-
ha mostrato una scarsa risposta ai trattamenti ormonali. I miglio- metri fisiologici della pianta (conduttanza stomatica, livello di
ri risultati per la cv TGL si sono ottenuti dalle talee trattate con assimilazione) e definire i valori soglia di potenziale idrico per il
IBA 500 mg/L; la percentuale di talee radicate con gemme vive nocciolo in corrispondenza di stress idrico. Valori di potenziale
è risultata del 56,3% contro il 7,5% del testimone non trattato. intorno ai -3,5 bar sono stati misurati in condizioni di apporto
Dosaggi ormonali superiori a 1000 mg/L non hanno portato ad idrico ottimale, mentre lo stress è stato riscontrato in corrispon-
una maggiore radicazione, provocando fenomeni di abscissione denza di circa -16,0 bar.
delle gemme. Le talee provenienti dalle parti centrali del germo-
glio (diametro circa 4 mm) sono risultate più idonee per la pro- La sensibilità al balanino
pagazione rispetto a quelle della porzione più apicale, fornendo Il triennio di prove è stato orientato alla valutazione della sen-
migliori risultati sia per la percentuale di radicazione sia per la sibilità varietale al balanino (Curculio nucum) e allo studio del-
presenza di gemme vitali.Nel terzo anno di studio l’applicazione le cause predisponenti agli attacchi di questo insetto. Le prove
degli inibitori dell’attività etilenica ha fornito risultati interessan- sono state condotte nelle collezioni varietali dell’azienda Nasio
ti portando alla riduzione della percentuale di abscissione delle a Cravanzana (CN) e dell’azienda sperimentale del Dipartimento
gemme e dimostrando quindi un effetto positivo sulla loro so- di Colture Arboree Tetti Grondana di Chieri (TO).
pravvivenza. Nel triennio le 20 cultivar oggetto dello studio hanno manifesta-
to una diversa sensibilità agli attacchi di C. nucum. In particolare,
Gestione e difesa del corileto TGL, Tonda di Giffoni e Meraviglia di Bollwiller hanno presentato
Irrigazione del noccioleto un limitato danno alla raccolta, inferiore a 5%, mentre Cosford
Un primo obiettivo è stato quello di valutare l’influenza dell’ir- è risultata la cultivar più sensibile, con un danno variabile tra
rigazione sulla produttività del noccioleto e sulla qualità e con- 24% e 53%. Le altre cultivar hanno mostrato entità di danno
servabilità delle nocciole; un secondo obiettivo mettere a punto intermedie, variabili in funzione dell’andamento climatico e del
un procedimento di calcolo del bilancio idrico teorico, specifico livello di popolazione del fitofago.
per il nocciolo. La precocità di sviluppo del seme, e di conseguenza di induri-
La prova di irrigazione è stata allestita a Cravanzana (CN) in un mento del guscio, si è confermata un fattore che determina la
corileto di TGL in piena produzione, reso disponibile dall’Asco- minore sensibilità. Tuttavia sono stati rilevati danni di una certa
piemonte, nel quale è stato realizzato un impianto di sub-irri- entità anche su alcune cultivar precoci e viceversa.
gazione. Sono state predisposte tre tesi: irrigato al 100% della Osservando l’andamento dell’ovideposizione sui frutti delle va-
capacità di campo, irrigato al 50% e non irrigato (0%). Lo stato rietà a confronto è inoltre emerso che non esiste corrispondenza
idrico della pianta e del suolo sono stati monitorati per i tre anni fra quantità di uova deposte e danno alla raccolta. È interessante
della prova, così come i dati climatici. Sono state rilevate le pro- rilevare che nelle cultivar meno sensibili la maggior parte delle
duzioni e campioni di nocciole sono stati analizzati alla raccolta e uova sono state osservate su nocciole internamente annerite,
dopo 8 mesi di conservazione in cella industriale (4°C, 55% UR) quindi destinate ad una cascola precoce. Resta da chiarire se tale
per definirne i principali caratteri carpomerceologici, la composi- cascola può in qualche modo essere determinata dall’ovideposi-
zione chimica ed i parametri strutturali. zione o dalla presenza della larva di C. nucum.
Il calcolo del bilancio idrico teorico eseguito per mezzo di mo-
delli matematici non ha fornito i risultati sperati. Le elevate pre- Conservabilità
cipitazioni del triennio hanno determinato l’innalzamento di una e attitudini tecnologiche
falda acquifera sottostante rendendo impossibile differenziare il L’obiettivo di questa fase della ricerca è stato quello di valutare
contenuto idrico del terreno delle tre tesi. Per la stessa ragione le attitudini tecnologiche e la conservabilità di nuove selezioni

Agricoltura 75 39
informazione tecnica

da industria (Daria), da consumo fresco (L35), e di cloni di TGL to 2009, tutti i campioni hanno mostrato una buona attitudine
(PD6 e MT5). La cultivar Ennis è stata utilizzata come testimone alla conservazione.
di confronto per le cultivar da tavola. Campioni di nocciole, pro-
venienti dal campo collezione dell’azienda Nasio di Cravanzana, Tecniche di conservazione
sono stati analizzati alla raccolta e dopo 8 mesi di conservazio- L’obiettivo della prova è stato quello di valutare l’efficacia della
ne in cella industriale, per definirne i principali caratteri carpo- conservazione in atmosfera controllata, rispetto alla conserva-
merceologici, la composizione chimica, i parametri strutturali e zione in cella refrigerata e in magazzino, nel mantenere elevata
sensoriali. la qualità delle nocciole. Campioni della cultivar TGL provenienti
Dopo 3 anni di rilievi i due cloni PD6 e MT5 hanno dimostrato di dal noccioleto della prova di irrigazione sono stati posti in con-
avere caratteristiche carpologiche e qualitative tipiche della TGL. servazione mettendo a confronto le seguenti tesi: cella a 4°C e
Daria ha confermato di essere una cultivar di buona qualità, ido- 55% UR (AN) e magazzino, per un periodo di 8 e 12 mesi; cella
nea alla trasformazione industriale, che ha come caratteristiche con atmosfera controllata (AC, 1% ossigeno, 99% azoto) per
di pregio la forma regolare, il calibro omogeneo e l’elevata resa 12 mesi. Celle, magazzino ed attrezzature per il condizionamen-
dello sgusciato, costantemente al di sopra del 50%. La pelabilità to sono stati messi a disposizione dall’Ascopiemonte.
del seme è inferiore a TGL ma comunque di buon livello (75%). Le analisi condotte sui campioni alla raccolta e dopo conserva-
Alla raccolta, Daria presenta un buon contenuto di polifenoli zione hanno riguardato alcune caratteristiche carpomerceologi-
(2,3 mg GAE/g) ed una elevata capacità antiossidante (90,0% che, chimiche e compositive (umidità, contenuto lipidico, acidi
DPPH-IP, valori medi 2009-2010). Fra i parametri sensoriali, indi- grassi, acidità, numero di perossidi, contenuto totale di polife-
viduati nelle nocciole tostate sottoposte ad analisi quantitativa- noli, capacità antiossidante), il colore e alcuni parametri di strut-
descrittiva, il meno gradito è risultato l’odore dei semi, mentre tura e sensoriali. A 8 mesi dall’inizio della prova gli assaggiatori
gli altri descrittori (aspetto, sapore, aroma) hanno ottenuto va- non sono stati in grado di discriminare le nocciole conservate in
lutazioni positive anche se in qualche annata (2009) inferiori a cella a 4°C da quelle conservate in magazzino a temperatura
quelle di TGL. ambiente. A sostegno di tale indicazione, la maggior parte dei
L35 può essere considerata una selezione idonea al consumo parametri chimici e fisici determinati non ha evidenziato diffe-
fresco, di qualità pari a quella di Ennis. Presenta nocciole di for- renze significative, ad eccezione degli indici di irrancidimento
ma tondeggiante, con maggiori dimensione del frutto e calibro che dimostrano una maggiore efficacia della refrigerazione. Nel
del seme rispetto ad Ennis. La resa dello sgusciato è inferiore al secondo anno, dopo 12 mesi l’analisi sensoriale ha portato a di-
40%, ma tale aspetto è di scarso rilievo essendo la varietà de- stinguere le diverse tecniche di conservazione. Sono stati ancora
stinata alla vendita in guscio. Il contenuto medio di polifenoli gli indici di degradazione della frazione lipidica, acidità e numero
è di 1,3 mg GAE/g e la capacità antiossidante è pari a 48,0% di perossidi, ad evidenziare le maggiori differenze fra i campio-
DPPH-IP. Dal punto di vista strutturale, L35 è risultata più dura ni. Le nocciole conservate in magazzino ben si differenziano da
(106,0 N) rispetto ad Ennis (84,5 N). Le analisi sensoriali hanno quelle conservate in cella, tuttavia solo dopo 12 mesi si osserva
fornito risultati discordanti nelle diverse annate (2009-2010), un reale decadimento del prodotto in magazzino. Nel confronto
tuttavia L35 è risultata gradita per l’aspetto dei semi e l’aroma. tra l’impiego della sola bassa temperatura (AN) e dell’atmosfera
Le migliori valutazioni si sono ottenute nel modificata (AC) le differenze sensoriali sono rilevabili, ma en-
2010, quando L35 si è contraddistinta trambi i metodi di conservazione sono stati efficaci nel mante-
per avere un sapore più dolce ed una nere un ottimo livello qualitativo. Gli indici di degradazione della
maggiore intensità del flavor frazione lipidica sono risultati tuttavia inferiori per le nocciole
e dell’aroma vegetale conservate in atmosfera controllata.
rispetto ad Ennis. In conclusione, i dati raccolti confermano l’efficacia delle bas-
Alla luce dei risul- se temperature nel contrastare il decadimento qualitativo del-
tati ottenuti dai le nocciole fino a 12 mesi, efficacia accresciuta dall’impiego
confronti con- dell’atmosfera modificata.
dotti sul raccol-

40 Agricoltura 75
informazione tecnica

Analisi delle nocciole cimiciate


L’obiettivo della ricerca è stato quello di ottenere informazioni
sulle alterazioni causate dalle punture di nutrizione delle cimici,
ed in particolare sugli effetti riscontrabili sulla qualità del prodot-
to, per valutarne il rilievo economico e la possibile destinazione
d’uso. La prova è stata eseguita su campioni di due provenienze:
i campioni Ascopiemonte prelevati da partite commerciali nelle
quali erano state separate le nocciole sane da quelle cimiciate
sulla base di una valutazione visiva; i campioni DIVAPRA ottenuti
sperimentalmente collocando isolatori su piante di nocciolo e in-
troducendovi gli insetti. Sulle nocciole sono state eseguite analisi
chimiche, strutturali e sensoriali alla raccolta e dopo conserva-
zione in cella con atmosfera controllata (AC) per un periodo di
12 mesi e in cella con atmosfera normale (AN) dopo un periodo
di 8 e 12 mesi.
Le analisi sulla composizione chimica effettuate sui campio-
ni Ascopiemonte hanno rivelato differenze sia alla raccolta sia
dopo conservazione. Nelle nocciole cimiciate i valori di acidità e
perossidi sono risultati sempre superiori ed il contenuto di lipidi
è risultato sempre inferiore rispetto ai campioni di nocciole sane.
Anche le analisi strutturali hanno rivelato differenze tra i due
tipi di campioni con le nocciole cimiciate caratterizzate da una
maggior forza di rottura rispetto alle sane.
Nel corso delle analisi sensoriali sul prodotto tal quale, alla rac-
colta e dopo 8 mesi, non sempre i campioni cimiciati e sani sono
stati riconosciuti. Dopo 12 mesi le nocciole cimiciate si sono
contraddistinte all’analisi descrittiva per una maggior intensità
dell’odore, con sentori di vegetale e soprattutto per un’elevata
intensità del rancido, caratteristica decisamente negativa. Dall’a-
nalisi dei parametri di gradimento e dal giudizio complessivo, le
nocciole sane sono decisamente preferite rispetto alle nocciole
cimiciate in particolare per i parametri aroma e sapore.
L’esito delle analisi sensoriali condotte sul prodotto tostato me-
diante test d’appaiamento ha indicato che questo processo esal-
ta in modo molto forte la presenza di cimiciato: i campioni cimi-
ciati sono stati riconosciuti in termini statisticamente significativi.
Alla luce dei risultati ottenuti meriterà quindi indagare ulterior-
talee nocciolo
mente per definire in quale modo e su quali componenti la saliva
iniettata dalle cimici va ad agire. Inoltre, poiché gli effetti del ci-
miciato appaiono amplificati dalla tostatura - fase fondamentale
nella trasformazione industriale della nocciola - è indubbio che Ringraziamenti
andrà posta la massima attenzione a ridurre l’incidenza dell’al- Gli autori ringraziano per la collaborazione le aziende Barbero Dario di
terazione e a separare le nocciole sane dalle cimiciate per le pro- Barbero Ezio di S. Stefano Belbo, Agricolplast di Allasia Silvano & C. s.n.c.
di Baldissero d’Alba e Chianchia s.r.l. di Cherasco. La Fondazione Cassa di
duzioni dolciarie di maggior pregio. Risparmio di Cuneo ha contribuito finanziando un assegno di ricerca.

Agricoltura 75 41
informazione tecnica

La produzione di agroenergia:
confronto tra sistemi colturali biodiesel
Ricerca Finanziata dalla Regione Piemonte
Barbara Moretti, Dario Sacco, Emiliano Remogna, Natale Sanino, Carlo Grignani, Francesco Vidotto, Franco Tesio, Aldo Ferrero
Dip. di Agronomia, Selvicoltura e Gestione del Territorio
Remigio Berruto, Patrizia Busato, Giangiacomo Ghiotti, Fabio Landorno
Dip. di Economia e Ingegneria Agraria, Forestale e Ambientale – Sez. di Meccanica Agraria
Luisella Celi, Daniel Said-Pulicino, Teresa Borda, Elisabetta Barberis, Paola Ferrazzi, Federica Berger
DIVAPRA - Sez. Chimica Agraria e Sez. Entomologia e Zoologia applicate all’ambiente “Carlo Vidano”
Don Sandro Barra, Piercarlo Tivano
Istituto Tecnico Agrario “Don Bosco” di Lombriasco

La produzione di “agro-energie“ ha assunto negli ultimi anni e due alla produzione del biodiesel. Si riportano i risultati relativi a
un’importanza sempre crescente, sia per motivi economico/politi- questi ultimi, con le seguenti caratteristiche agronomiche:
ci, quali l’aumento dei prezzi dei combustibili fossili e la dipenden- PSR: sistema volto alla produzione energetica attraverso la colti-
za dalle importazioni, sia per motivi ambientali, quali il sequestro vazione di colza e girasole, inserite in una rotazione tradizionale di
di CO2 e la conseguente riduzione delle emissioni di tutti i gas frumento-mais (girasole- frumento- mais- colza). La concimazione
serra (Bonardi et al., 2007). Lo sviluppo delle energie rinnovabili è e tutte le altre operazioni agronomiche compreso il diserbo, sono
inoltre favorito dalle scelte politiche mondiali (protocollo di Kyo- state eseguite nel rispetto di quanto indicato dall’azione 214.1
to) ed europee (Direttiva 2009/28/CE). In Piemonte, le linee guida delle misure agroambientali del PSR 2007-2013. Nello specifico, le
per la finanziabilità delle energie rinnovabili sono definite dalla quantità di azoto e potassio distribuite sono state quelle massime
DGR 63-10873 del 23/02/09. Il presente lavoro mira a confronta- consentite dal disciplinare per le colture in rotazione. Inoltre, è sta-
re, da un punto di vista agronomico, ambientale, economico ed ta sospesa la concimazione fosfatica, in seguito alle indicazioni del
energetico, due tipologie di sistemi colturali erbacei, finalizzati alla PSR in caso di concentrazioni di fosforo Olsen nel suolo superiore
produzione delle energie da biodiesel, attraverso la coltivazione ai 20 ppm, come riscontrato su questo suolo.
delle oleaginose maggiormente diffuse in Italia e meglio adatte Basso Input (BI): sistema volto alla massimizzazione del bilancio
all’areale piemontese: colza e girasole. energetico aziendale attraverso la coltivazione di oleaginose per
biodiesel e l’adozione della semina su sodo. La rotazione colturale
Materiali e metodi e le quantità di azoto e potassio distribuite sono state le stesse del
I due sistemi colturali considerati fanno parte di un progetto di PSR, mentre per il fosforo sono state distribuite quantità pari agli
sperimentazione finanziato dalla Regione Piemonte che si è svolto asporti medi delle colture nell’areale piemontese. Le operazioni di
su un appezzamento dell’Istituto Tecnico Agrario “Don Bosco” diserbo sono state eseguite nel rispetto dell’azione 214.1, preser-
di Lombriasco, tra il 2007 e il 2009. Esso riguardava il confronto vandosi la possibilità di intervenire con ulteriori azioni di controllo
tra tre sistemi colturali: uno destinato alla produzione del biogas delle infestanti se necessario.

42 Agricoltura 75
informazione tecnica

La valutazione agronomica ha riguardato i livelli di produzione


ottenuti e alcuni importanti parametri della qualità degli oli, disci-
plinati a livello europeo dalla EN 14214:
acidità espressa come acido oleico libero: percentuale di acido
oleico libero, non legato a trigliceridi, presente nell’olio. E’ un ca-
rattere negativo perché riduce l’efficienza del processo di esterifi-
cazione. Oli con acidità superiore al 5% sono scartati dai processi
di trasformazione;
numero di iodio: misura il grado di insaturazione di una miscela
di grassi. E’ espresso come quantità di iodio che reagisce con una
qualità nota di miscela di grassi. Secondo la normativa europea sul Figura 1. Produzioni del colza nei due sistemi confrontati riferiti
biodiesel deve essere inferiore a 120 g 100 g-1 di miscela. Elevati all’anno 2008.
numeri di iodio indicano elevata presenza di composti insaturi che
polimerizzano e formano depositi negli iniettori dei motori; e significativamente inferiori al PSR (fig. 1). E’ noto, infatti, che
stabilità ossidativa: valuta, attraverso il metodo Rancimat, la sta- il colza è una coltura molto esigente nella preparazione del letto
bilità degli acidi grassi all’ossidazione e quindi alla formazione di di semina avendo un seme molto piccolo (Zanetti et al., 2008).
sostanze insolubili che intasano filtri e iniettori dei motori. Il valore Invece, la condizione del suolo in semina su sodo è ostica per una
minimo di Rancimat Oxidation Stability previsto dalla EN 14112 è normale germinazione del seme. La successione a mais, inoltre,
6h alla temperatura di 110°C. peggiora il normale interramento del seme a causa dalla presenza
Cetan Number: misura la rapidità dell’olio all’auto-combustione di abbondanti residui in superficie alla semina che non vengono
quando iniettato nel motore. E’ calcolato applicando valori tabu- interrati. Il frumento è risultato una coltura adattabile su sodo (4.4
lari alla concentrazione dei diversi acidi grassi ottenuti da analisi t ha-1 ss) ma con produzioni di granella inferiori rispetto al PSR
gascromatografica. Secondo la normativa europea questo valore (5.7 tha-1 di ss). Anche il mais da granella si è ben adattato alla
deve essere superiore a 51.0. semina su sodo (8.8 t/ha-1 ss) con un calo produttivo del 23%
rispetto a PSR (11.4 tha-1 ss) solo nel 2009. Dal punto di vista
Risultati qualitativo, le caratteristiche degli oli non sono state influenzate
Produzioni e qualità della granella dal sistema colturale adottato (tab. 2) eccetto che per il contenuto
Sia il colza che il girasole nel PSR hanno prodotto quantità di di sostanza grassa del colza BI, risultato leggermente inferiore ri-
granella medio alte (tab. 1 e fig. 1). Il girasole si è dimostrato spetto al colza PSR. Il girasole altoleico ha prodotto una maggiore
facilmente adattabile anche alla semina su sodo, raggiungendo quantità di olio rispetto al colza e con una maggiore capacità di
produzioni uguali al PSR (tab. 1) eccetto che nel 2008. Il limite alla conservazione, come rilevato dal più elevato tempo di Rancimat
coltivazione di questa coltura, infatti, non è dipeso dalla tecnica e dal basso numero di Iodio. Viceversa, la lieve maggiore acidità
colturale, ma dall’elevata appetibilità della fauna avicola, con ab- dell’olio di girasole, seppur lontana dal limite che rende l’olio inu-
battimento della produzione fino al 50% come si è verificato in tilizzabile, indica una qualità inferiore dell’olio grezzo da destinare
questo anno. Al contrario il colza ha evidenziato una scarsa adat- al processo di esterificazione. Il numero di cetano denota che en-
tabilità alla semina su sodo, con elevate difficoltà di emergenza trambi gli oli hanno una qualità di accensione bassa. Per l’impiego
della coltura dopo la semina e raggiungendo produzioni basse di tali oli come biodiesel, è necessario aumentare il numero di
cetano utilizzando alcoli secondari nel processo di
Tab. 1: Densità colturale e produzioni del girasole
transesterificazione con conseguente aumento dei
Densità pm-2 Granella ss tha-1 Residui ss tha-1
costi del processo.
Girasole Anno BI PSR P(f) BI PSR P(f) BI PSR P(f)
Proleic 2004 2007 4,2 4,0 0,89 3,0 2,4 0,27 6,1 7,8 0,03
Il controllo delle infestanti
PR64H41 High Oleic 2008 5,9 5,1 0,01 1,8 1,9 0,95 5,6 7,0 0,22 L’efficacia degli interventi erbicidi nel sistema di ge-
PR64H41 High Oleic 2009 4,7 5,0 0,58 3,2 3,4 0,56 4,5 4,7 0,74 stione PSR è stato prossimo all’80%. Nel sistema

Agricoltura 75 43
informazione tecnica

Fig. 2: Contenuto in sostanza organica % Fig. 3: La qualità della sostanza organica e la sua distribuzione negli strati del suolo

BI, per contro, una serie di cause diverse ha reso progressivamen- del K e del P forniti con la concimazione al suolo soprattutto negli
te più difficile il controllo delle malerbe: per esempio la gestione strati più superficiali, limitando il loro allontanamento dallo stra-
senza aratura, con un significativo aumento del numero di semi di to interessato dalle radici e il trasferimento verso gli orizzonti più
infestanti nello strato superficiale del suolo (0-15 cm). Un ulteriore profondi.
problema del sistema BI è legato alla scarsa efficacia dei diserbanti
di pre-emergenza, riscontrato in particolare sulle colture di giraso- Gli indicatori di qualità biologica
le e colza, per la possibile immobilizzazione dell’erbicida da parte La presenza di invertebrati nel suolo è strettamente collegata alla
dei residui colturali sulla superficie del terreno. Gli inconvenienti disponibilità di sostanza organica e alla qualità del suolo stesso.
nella gestione delle malerbe potrebbero essere sensibilmente at- Queste specie, segnatamente artropodi e lombrichi, sono impor-
tenuati introducendo ad anni alterni l’aratura, in modo da portare tanti bioindicatori, in grado di incrementare la fertilità del suolo
in profondità i semi delle infestanti accumulati nello strato super- grazie ai loro ruoli di detritivori e saprofagi efficienti nel compiere
ficiale. le prime tappe della trasformazione della sostanza organica verso
la mineralizzazione e nell’avviare i processi di umificazione. Analiz-
Le caratteristiche chimiche del suolo zando i primi 20 cm di suolo, il sistema BI ha fatto rilevare comu-
in seguito alla semina su sodo nità più numerose di microartropodi e di lombrichi rispetto al PSR.
La semina su sodo determina una stratificazione della sostanza Tale risultato deriva dalla maggior presenza di sostanza organica
organica che si accumula soprattutto in superficie e nell’orizzon- nello strato superficiale e dai minori disturbi meccanici, correlati
te interessato dalle radici (fig. 2). A Lombriasco, il sistema BI ha all’assenza di lavorazioni del suolo. Anche l’irrigazione costituisce
presentato un contenuto di carbonio (C) pari a 5.9 kg m mentre
-2
nell’immediato un disturbo a carico dei microartropodi, mentre
il sistema PSR solo 4.9 kg m-2. Ciò corrisponde ad una variazione favorisce le comunità di lombrichi.
netta dello stock di carbonio di 1 kg m rispetto al sistema PSR
-2

che si verifica soprattutto nei primi 30 cm di suolo. Con la semina Aspetti tecnico-economici
su sodo, inoltre, si limita la perdita della sostanza organica più ed energetici
fresca e più labile che concorre a costituire quella frazione che Per la valutazione degli aspetti tecnico-economici e tecnico-ener-
in breve tempo rende disponibili i nutritivi per la coltura (fig. 3). getici, i due sistemi colturali sono stati confrontati considerando
Ciò si verifica soprattutto a livello del primo orizzonte. La caratte- un’azienda agraria con una superficie di 30 ha, sulla quale insiste
rizzazione della sostanza organica indica (fig. 3), inoltre, che nel una rotazione quadriennale dove ogni coltura copre un quarto
sistema BI con semina su sodo una frazione più consistente rispet- della superficie. A causa delle basse produzioni e dei costi elevati,
to al PSR partecipa all’aggregazione tra le particelle nell’orizzonte il mais PSR ha presentato un utile ad ettaro inferiore alle altre
superficiale e tra 30 e 60 cm. Al contrario nel PSR con aratura si colture (tab. 3). Tra i costi è da annoverare quello dell’irrigazione
ha una più rapida mineralizzazione della sostanza organica e la con i tre interventi (240 €/ha). La coltivazione di girasole e mais
frazione rimanente è fortemente legata alla fase minerale e poco nel PSR, in assenza di contributi PAC, comporterebbe una perdita.
disponibile per la pianta. Il BI ha mostrato, inoltre, un aumento La redditività del girasole lo pone come valida alternativa al mais

44 Agricoltura 75
informazione tecnica

da granella in zone con carenza di acqua. La buona produzione sumi energetici inferiori nei confronti degli altri sistemi colturali,
del colza ha consentito utili comparabili con il frumento. Nel BI mentre l’impiego di mezzi chimici specialmente per il controllo
le ridotte operazioni meccaniche hanno determinato costi e con- delle infestanti è risultato molto elevato. Il frumento ha garantito
utili pressoché equivalenti rispetto
Tab. 2: Principali caratteristiche qualitative degli oli
al PSR. Tutte le altre colture hanno
Coltura Sist. Sostanza gras- Acidità ac. Tempo di N. di Iodio N. di Cetano
presentato utili ridotti o perdite. In
Colt. sa %ss seme Oleico % olio Rancimat h g I2/100g
riferimento al bilancio energetico,
Colza BI 43,2 0,7 9,9 106,8 38,0
nel sistema colturale PSR si eviden-
Colza PSR 48,4 0,6 8,9 108,2 38,6
zia l’incidenza dei fertilizzanti e del
Girasole BI 50,3 0,9 24,5 81,4 38,6
diserbo delle colture estive (tab. 4).
Girasole PSR 49,7 0,7 24,9 82,2 38,5
In particolare il mais ha richiesto un
apporto energetico doppio rispetto
Tab. 3: Bilancio tecnico-economico dei sistemi colturali. Tutte le voci sono espresse in €/ha
alle colture oleaginose e del 50%
Parametri Colza Frumento Girasole Mais granella
più elevato nei confronti del fru-
PSR BI PSR BI PSR BI PSR BI
mento. Le colture oleaginose hanno
Totale costi meccanici -372 -203 -510 -254 -397 -340 -430 -248
presentato saldi netti di energia per
Totale costi per risorse -284 -512 -674 -784 -224 -370 -334 -402
ettaro rispettivamente di 2,52 e 2,65
Totale costi extra-aziendali -448 -448 -838 -833 -368 -360 -360 -360
toe/ha per colza e girasole. La ridot-
Totale costi -1104 -1163 -2021 -1870 -988 -1069 -1124 -1009 ta spesa energetica per le lavorazioni
Contributo PAC 293 293 293 293 293 293 293 293 nel BI è stata purtroppo compensata
Contributo PSR 120 120 120 120 da un’elevata spesa in fertilizzanti e
Plv 947 896 1707 1319 1098 321 1248 1031 diserbanti (tab. 4). Le scarse produ-
Totale ricavi 1360 1189 2120 1612 1510 614 1660 1323 zioni hanno comportato rapporti ou-
Utile lordo con PAC 256 25 99 -259 522 -456 537 314 tput/input simili a quelli del PSR per
Utile lordo senza PAC -156 -267 -314 -551 109 -748 124 22 frumento e girasole, più ridotti per il
mais e addirittura negativi per il col-
Tab. 4: Bilancio energetico dei sistemi colturali. Tutte le voci di input/output sono espresse in MJ/ha za, che è stato riseminato in media
Parametri Colza Frumento Girasole Mais granella due volte in ciascun anno di speri-
PSR BI PSR BI PSR BI PSR BI mentazione. Il girasole ha presen-
Gasolio -4466 -1646 -5490 -2009 -6209 -3138 -6883 -2226 tato un saldo netto di energia pari
Trattrici -1372 -888 -1790 -1210 -1258 -1607 -1375 -1189 a 2,46 toe/ha, equivalente a quello
Macchine operatrici -674 -140 -1136 -137 -845 -253 -873 -153 ottenuto nel PSR.
Fertilizzanti -6374 -7888 -14336 -15692 -8331 -5457 -10297 -10114
Diserbanti -1475 -2950 -2360 -3540 -590 -1180 -369 -1549
Antiparassitari, fungicidi 0 0 0 0 0 0 0 0
Semente -48 -65 -419 -424 -101 -270 -3233 -3502
Totale costi per risorse -7896 -10903 -17115 -19656 -9022 -6906 -13900 -15166
Totale costi extra-aziendali -2155 -2155 -11541 -11547 -1763 -1763 -1634 -1634
Totale input energetici -16563 -15732 -37072 -34559 -19097 -13666,93 -24665 -20368
Totale output energetici 125425 118645 208689 161231 124578 36441 204949 181577 Ringraziamenti
Energia netta (MJ/ha) 108868 102913 171621 126670 105486 22775 180291 161208 Berardo Michele, Marcello Peverelli
(Emme emme- macchine agricole),
Energia netta (Toe/ha) 2,60 2,46 4,10 3,03 2,52 0,54 4,31 3,85 Carlo Vanzetti (Cooperativa Speranza.-
Rapporto Output / Input 7,58 7,54 5,63 4,67 6,53 2,67 8,31 8,91 Candiolo)

Agricoltura 75 45
informazione tecnica

Valorizzazione dei foraggi


di elevata qualità
nell’alimentazione di vacche frisone
Ricerca Finanziata dalla Regione Piemonte
Giorgio Borreani, Andrea Revello Chion, Ernesto Tabacco
Dip. di Agronomia, Selvicoltura e Gestione del Territorio – Università degli Studi di Torino
Afro Quarantelli, Federico Righi
Dip. di Produzioni Animali, Biotecnologie Veterinarie, Qualità e Sicurezza degli Alimenti – Università degli Studi di Parma
Roberto Arru
Associazione Regionale Produttori Latte – Carmagnola (TO)
Daniele Giaccone, Tiziano Valperga
Associazione Regionale Allevatori del Piemonte – Torino

Le razioni alimentari negli allevamenti di vacche di razza Frisona venga somministrato verde, questo può rappresentare un’impor-
ad alta produzione si sono sempre più basate sull’utilizzo di silo- tante fonte di vitamine liposolubili essenziali per varie funzioni
mais e concentrati, al fine di sostenere le produzioni e mantene- corporee quali la crescita, la riproduzione, la prevenzione di varie
re elevati i livelli qualitativi del latte. Ultimamente nelle aziende patologie ed il mantenimento della integrità tissutale.
zootecniche piemontesi sta emergendo l’esigenza da parte dei I profondi cambiamenti strutturali degli allevamenti intensivi di
produttori di voler trovare delle soluzioni alternative all’utilizzo in vacche da latte hanno portato, negli ultimi 30 anni, ad eliminare
razione di grandi quantità di concentrati o alimenti di provenienza il pascolo e ad aumentare l’uso di farine e concentrati a discapito
extra-aziendale (Borreani e Tabacco, 2010). dei foraggi aziendali.
L’aumento dei costi della razione è soprattutto dovuto al repe- La rivalutazione dell’utilizzo dei foraggi prativi nell’azienda zootec-
rimento della componente proteica. Le razioni più diffuse nelle nica intensiva si integra nel contesto regionale più ampio rivolto
aziende da latte piemontesi prevedono oltre il 60% dei fabbiso- alla conservazione del paesaggio agrario, aggiungendo al valore
gni proteici provenienti dall’approvvigionamento extra-aziendale “zootecnico”, anche quello paesaggistico e di mantenimento del
di concentrati. L’esigenza di abbattere i costi della razione ha già tipico ambiente rurale piemontese della pianura e dei fondovalle
determinato un cambiamento di atteggiamento da parte di mol- alpini. I foraggi verdi o insilati somministrati alle vacche da latte, se
ti allevatori che hanno sostituito l’acquisto del concentrato con inseriti in razione in maniera non corretta, possono determinare
materie prime, le quali ovviamente hanno un costo inferiore, ma problemi legati alla eccessiva solubilità della frazione proteica e
richiedono una gestione aziendale più complessa (maggior nume- conseguenti problemi a livello digestivo e ruminale.
ro di sili per lo stoccaggio dei singoli alimenti). L’utilizzazione di fo- Il rischio derivante dall’utilizzo di foraggi umidi in elevate quantità
raggi prativi di elevata qualità nell’alimentazione delle vacche da è quello di avere un apporto proteico complesso da bilanciare dal
latte ad alta produzione può rappresentare un’importante fonte punto di vista della degradabilità e della solubilità ruminale. In
di proteina di origine aziendale. Inoltre, nel caso in cui il foraggio presenza di un deficit energetico l’eccesso di azoto solubile porta

46 Agricoltura 75
informazione tecnica

ad una degradazione ruminale della componente azotata con for- affienati permette di aumentare la percentuale di foraggi presenti
mazione di ammoniaca, metabolizzata poi a livello epatico in urea in razione senza alterare la produzione di latte.
ed escreta, tra le altre vie, anche nel latte
I principali obiettivi del progetto sono dunque stati l’analisi dei Tabella 1. Composizione percentuale delle razioni invernali ed
sistemi prativi di pianura in Piemonte e la verifica delle potenzia- estive caratterizzanti i quattro gruppi di aziende zootecniche iden-
lità di auto-approvvigionamento degli alimenti nelle aziende zoo- tificati nel cuneese e torinese nel triennio 2008-2010.
tecniche in funzione delle necessità della razione; la valutazione Inverno Estate
delle dinamiche produttive dei prati polifiti; la verifica sperimen- Alimenti 1 2 3 4 1 2 3 4
tale sull’introduzione di foraggi verdi in razione di bovine ad alta Foraggi prativi 13,5 19,5 35,8 41,9 13,8 19,4 27,8 47,7
produzione; la valutazione della qualità fisico-chimica del latte Silomais – 44,8 41,2 25,8 - 43,6 42,2 31,2 -
prodotto; la valutazione dell’efficienza produttiva e riproduttiva silosorgo
della bovina da latte e infine la valutazione dei costi delle razioni a Concentrati 41,7 39,3 38,4 58,1 42,6 38,4 41,0 52,3
base di silomais e concentrati extra-aziendali e delle razioni a base
di foraggi prativi aziendali. Durante il periodo di indagine aziendale è stato inoltre effettuato
il monitoraggio della qualità del latte prodotto nelle diverse tipo-
Analisi del sistema foraggero logie di gestione aziendale, mediante analisi chimico fisica (cellule
Attraverso un’indagine conoscitiva approfondita dell’organizza- somatiche, proteina, urea, caseina, grasso, proteina, carica bat-
zione aziendale di un gruppo di aziende zootecniche che allevano terica) dei campioni prelevati durante l’anno. Dall’analisi dei dati
vacche di razza Frisona nelle province di Cuneo e di Torino è stato ottenuti è emerso che durante il periodo invernale le caratteristi-
possibile fare una suddivisione secondo quattro modelli aziendali che qualitative del latte sono state pressoché simili tra le diverse
in base alle modalità di gestione delle risorse foraggere aziendali tipologie aziendali di gestione delle risorse foraggere. L’impiego
e nell’utilizzo dei foraggi nelle razioni delle bovine allevate (Tabel- dei foraggi freschi durante il periodo estivo ha fatto registrare una
la 1). Le aziende zootecniche del primo e secondo gruppo, che produzione lattea caratterizzata da un maggior tenore di grasso,
racchiudono la maggior parte delle aziende oggetto di indagine, contrapposto però da un minor contenuto di proteina, caseina e
basano l’alimentazione delle bovine in lattazione sul silomais, che lattosio, mentre il contenuto di urea è risultato più elevato. Tali
rappresenta più del 40% della sostanza secca ingerita dagli ani- risultati sono probabilmente da attribuire a maggiori difficoltà
mali. Esse utilizzano una quantità di concentrati simile ma diffe- di bilanciamento della razione conseguente alla variabilità della
riscono per la forma di foraggi prativi presenti in razione: foraggi composizione nutrizionale della componente foraggera verde.
affienati nel primo gruppo o foraggi insilati.nel secondo gruppo.
Le aziende del terzo gruppo invece basano la propria razione ali- Introduzione di foraggi
mentare su insilati di erba medica, che hanno parzialmente sosti- di alta qualità
tuito il silomais presente in razione rispetto alle aziende dei primi In un’azienda zootecnica da latte sita nel comune di Carmagno-
due gruppi, permettendo una riduzione significativa dell’inciden- la, grazie alla disponibilità dei conduttori, è stato intrapreso un
za delle fonti proteiche di origine extra-aziendale presenti in ra- percorso di riorganizzazione del sistema foraggero aziendale, so-
zione. Infine, è stato individuato un quarto gruppo di aziende che stituendo parte della superficie a mais con erba medica, con l’ob-
utilizza esclusivamente foraggi prativi affienati per l’alimentazione biettivo di ridurre la dipendenza dell’azienda dagli acquisti extra-
delle proprie bovine. In questo caso i foraggi prativi rappresenta- aziendali della componente proteica della razione. L’erba medica
no più del 40% della razione. Tuttavia, queste aziende devono è una delle colture in grado di produrre i più alti quantitativi di
ricorrere ad un’elevata quota di concentrati per poter soddisfare proteina per ettaro con un uso ridotto di mezzi tecnici.
le richieste energetiche e proteiche necessarie per la produzione Il problema principale dell’utilizzo in razione dell’erba medica è
di latte. Inoltre, da aprile a novembre in questo ultimo gruppo legato alle difficoltà di valorizzare interamente la grande quantità
di aziende le bovine sono alimentate con erba verde, che rap- di proteina prodotta in campo.
presenta circa un quinto della razione alimentare giornaliera. La L’insilamento è una delle tecniche di conservazione più efficienti
più elevata qualità nutrizionale dell’erba verde rispetto ai foraggi ed economiche per la valorizzazione di questo foraggio che con-

Agricoltura 75 47
informazione tecnica

sente di ottenere un prodotto di elevata qualità (Tabacco e Bor- Tabella 3. Razioni impiegate nell’azienda prima e dopo l’introdu-
reani, 2011). La raccolta in stadi precoci e l’insilamento di tutti i zione dell’insilato di erba medica e ritorno economico sul litro di
tagli di erba medica (fino a 7 nel 2010) ha consentito all’azienda latte prodotto (prezzi del latte e degli alimenti aggiornati al 2010).
di produrre una media di 140 q di sostanza secca e una media Razione (% s.s.)
di oltre 2800 kg di proteina per ettaro (Tabella 2). L’obiettivo è Prima Dopo
stato quello di avere un elevato contenuto proteico (intorno o Insilato di erba medica - 37,7
superiore al 20% s.s.) in un foraggio giovane con basso NDF e alta Fieno di medica 16,6 -
digeribilità. L’elevata qualità dell’insilato di medica ha permesso Fieno di loglio 3,5 -
la somministrazione in razione di circa 8 kg di s.s. (pari a circa
Silomais 39,1 30,6
il 37% della sostanza secca ingerita), consentendo all’azienda di
Farina di mais 18,7 19,0
ridurre del 20% gli acquisti di proteina extra-aziendale. Questo ha
Nucleo 20,4 -
permesso di migliorare il margine economico dell’azienda, anche
Soia integrale - 10,9
grazie a una maggiore remunerazione del litro di latte prodotto,
Sali e vitamine 1,8 1,8
facilmente quantificabile con il calcolo del ritorno economico al
3,5% FCM (kg capo/ 31,3 31,2
netto dei costi di alimentazione. giorno)
In Tabella 3 sono riportate le razioni utilizzate prima e dopo l’in-
Costo razione (€ capo/ 4,41 3,56
troduzione dell’insilato di erba medica in razione. Dai dati si può giorno)
osservare come il ricavo al netto del costo razione sia cresciuto da Ricavo al netto del 7,79 8,64
7,79 €/litro a 8,64 €/litro (+11%), a parità di quantità e prezzo del costo razione (€)
latte prodotto.
Effetti del foraggio verde
Tabella 2. Produzione di sostanza secca, contenuto in protei- di prato polifita di pianura
na e quantità di proteina prodotta ad ettaro dall’Azienda 1 nel In un’azienda che alleva vacche da latte ad alta produzione della
biennio 2009-2010. provincia di Cuneo sono state effettuate due prove di alimenta-
Taglio Contenuto Produzione Contenuto Produzione zione a gruppi separati di animali per verificare la possibilità di
s.s. insilato di s.s. (q/ in proteina di proteina inserire circa il 30% della sostanza secca ingerita con erba verde
ha) (%) (kg/ha)
di prato polifita di pianura a dominanza di graminacee (circa
2009
70% sul secco).
1° 0.638 36.6 17.1 625.3
Le prove di alimentazione della durata di circa 1 mese hanno
2° 0.557 20.5 18.9 387.4
previsto il confronto di una dieta a base di silomais e concen-
3° 0.607 28.0 19.2 537.3 trati (gruppo Unifeed) con una a base di erba verde, silomais e
4° (fieno) 0.870 23.2 15.1 350.7 concentrati (gruppo Erba). Durante tale periodo sono stati effet-
5° 0.388 13.3 20.3 269.1 tuati i rilievi quanti-qualitativi sull’ingestione, sulla produzione
6° 0.196 10.5 21.4 224.7 di latte, sulle feci, sul sangue e sugli alimenti per i due gruppi
di animali. Durante la prima prova, nel mese di giugno, è stato
2010 utilizzato il secondo ciclo di crescita stagionale del prato, mentre
1° 0.299 33.7 22.0 742.2 durante la seconda prova è stato usato il terzo. L’erba utilizzata
2° 0.371 29.8 20.6 614.6 nelle due prove proveniva dallo stesso prato, sfalciato in due
3° 0.389 24.9 20.4 507.7 momenti differenti uno più tardivo (Prova I) e uno più precoce
4° 0.513 28.6 20.1 574.1 (Prova II) (NDF 54,4% vs. 50,6% sulla sostanza secca (s.s.); ADL
5° 0.414 23.4 20.6 481.2 3.9% vs. 4,7% s.s.; PG 9,8% vs. 15,9 s.s.). Le razioni delle due

6° 0.520 11.9 20.7 246.1 prove per i due gruppi sono riportate in Tabella 1 espresse come
percentuale della sostanza secca ingerita. In Tabella 2 sono ri-
7° 0.239 4.9 23.9 117.4
portati i risultati produttivi delle due prove e la rispettiva qualità

48 Agricoltura 75
informazione tecnica

del latte. La vitamina E nel latte è risultata pari a 3,35 mg/kg di


grasso nel gruppo Unifeed e 5,17 mg/kg di grasso per il gruppo
Erba. Inoltre il contenuto di acidi grassi con azione nutraceutica
quali l’acido linoleico coniugato (CLA) e acido vaccenico è risul-
tato migliore nel gruppo Erba rispetto al gruppo Unifeed.

Tabella 1. Composizione percentuale delle razioni durante le


due prove sperimentali espresse sul secco.
Alimenti Gruppo Unifeed Gruppo Erba
(I e II prova) (I prova) (II prova)
Silomais 43,1 25,3 27,9
Fieno di prato 2° taglio 4,4 2,7 2,9
Fieno di medica 10,0 6,0 6,7
Mais farina 13,7 19,6 9,7
Orzo fioccato 1,6 1,0 1,1
Soia f.e. 7,3 5,1 11,2
Soia estrusa 1,6 1,0 1,1
Nucleo 18,2 10,8 11,9
Erba verde - 28,6 27,6
Ingestione totale (kg/capo/d) 20,8 21,0 21,5

Tabella 2. Parametri produttivi e qualitativi del latte registrati


durante le due prove.
Prova I Prova II
Unifeed Erba Unifeed Erba
Produzione (kg d-1) 32,3 28,5 31,8 30,4
Figura 5.29. Contenuto di acido vaccenico e acido linoleico coniu-
4% FCM (kg d ) -1
30,1 26,7 29,7 29,2 gato (CLA) del latte prodotto durante le due prove di alimentazione.
Grasso (%) 3,54 3,58 3,55 3,74
ne moderna delle colture foraggere abbinata all’ottimizzazione
Proteine (%) 3,37 3,16 3,32 3,33
dell’utilizzo dei foraggi in razione.
Lattosio (%) 4,97 4,84 4,84 4,98
La possibilità di valorizzare i foraggi aziendali per soddisfare i
Urea (mg dl-1) 27,17 19,32 31,94 42,15
fabbisogni proteici degli animali in produzione consente un ri-
torno economico elevato, cui si abbina il vantaggio ambientale
Conclusioni legato alla riduzione dei fattori produttivi tipici dei sistemi zoo-
Tra i risultati più salienti del progetto va annoverata l’applica- tecnici basati sulla monosuccessione di mais.
zione a livello aziendale di una gestione innovativa del sistema
foraggero e della conseguente formulazione di diete per le vac-
che in lattazione secondo modelli innovativi di razionamento
dinamico. Nel periodo di sperimentazione, la piena disponibilità
fornita dall’azienda zootecnica nel seguire le indicazioni tecni-
che per rinnovare la gestione ha consentito di creare un primo
modello imprenditoriale, presente direttamente sul territorio
piemontese, in grado di mostrare l’efficacia di una conduzio-

Agricoltura 75 49
pubblicazioni

Regione Piemonte I servizi di sviluppo


dove la qualità è vino a supporto della competitività
Il settore vitivinicolo è profondamente cam- Il tema della competitività in ambito produttivo e agricolo in partico-
biato in questi ultimi anni e sta attraversando lare va oggi affrontato ponendo accanto ai classici strumenti di inter-
una fase di radicale evoluzione: dal profilo pretazione nuovi elementi di analisi che consentano di tenere nella
legislativo, che vede la riforma della legge dovuta considerazione il territorio in cui l’impresa opera, il capitale
164/92 e l’adeguamento al nuovo assetto umano, il benessere collettivo. Con questa impostazione è stata svi-
della normativa comunitaria; all’introduzione luppata un’indagine pilota presso l’agricoltura piemontese, commis-
di nuovi strumenti informatici nella gestione dei rilevamenti, delle sionata dalla Regione i cui risultati sono raccolti in un volume realiz-
misurazioni di superficie, degli schedari; dalle nuove strategie nel zato da INEA a cura di Anna Vagnozzi e Stefano Trione per le Edizioni
campo della promozione; alle politiche di sostegno nell’ambito dello Scientifiche Italiane. Lo studio ha come soggetto primario l’impresa
sviluppo rurale e dell’organizzazione comune di mercato; alle tecni- agricola piemontese dal punto di vista dei risultati gestionali e delle
che sempre più sofisticate, supportate dalla ricerca applicata e dall’as- dinamiche territoriali, indagati su un ampio campione di aziende. Il
sistenza fitosanitaria, per rendere il prodotto, in vigneto e in cantina, volume si acquista in libreria al prezzo di 21 euro.
più qualificato e in linea con le tendenze di mercato.
La Regione Piemonte, che da sempre ha nel comparto vitivinicolo Funghi e tartufi nell’astigiano
uno dei suoi punti di eccellenza, ha inteso, con questa pubblicazio- La pubblicazione, nata dalla collaborazione tra l’Assessorato Agri-
ne monografica, proporre un percorso approfondito e aggiornato, a coltura della Provincia di Asti, dal Centro di Controllo Micologico,
360 gradi, nel mondo della vite e del vino, per dare conto dei cam- dal gruppo micologico “G. Camisola”, propone un’appassionante
biamenti importanti degli ultimi anni e delle prospettive che ci atten- lettura sul mondo variegato e affascinante dei funghi e dei tartufi,
dono. Un volume utile per gli addetti ai lavori e di possibile interesse per gli aspetti storici, giuridici, botanici, culinari. Sono presentate le
per i consumatori più attenti e appassionati. specie più diffuse nell’Astigiano, con rigore scientifico e immagini che
ritraggono l’ambiente naturale del nostro territorio. Il volume è anche
Macchine agricole un valido ausilio per quanti devono prepararsi per sostenere l’esame
usate – Analisi e per il conseguimento dell’idoneità alla raccolta dei tartufi.
adeguamento (vol. 1) i
Per la promozione della sicurezza dei lavora- Per richiederla: Ass. Agricoltura Prov. AT, tel. 0141/433511 – fax 0141/433550
tori in agricoltura ha preso avvio una collana
dedicata all’analisi e alle procedure per l’a- Il sito www.nocciolare.it
deguamento delle macchine agricole usate, Nocciolare è il portale per tutti gli operatori della filiera del Noccio-
indirizzata a operatori agricoli, imprese arti- lo e per chi vuole capire meglio cosa c’è dietro a questo frutto che
gianali meccaniche e ai rivenditori di macchine agricole. fa parte della nostra tradizione e cultura alimentare, un progetto
Questo primo volume, redatto in collaborazione tra Regione Pie- promosso da AgroTeamConsulting, un gruppo di professionisti
monte, CNR e ASL, è dedicato alle macchine per la lavorazione del con una lunga esperienza nel campo dei mezzi tecnici per l’agri-
terreno e analizza i principali aspetti da tenere in considerazione coltura. Oggi il quadro di riferimento si fa sempre più complesso
per l’uso in piena sicurezza del mezzo, per verificare il rispetto dei e gli agricoltori devono affrontare nuovi problemi confrontandosi
requisiti di sicurezza previsti dalla recente normativa e per individua- con contesti sempre più allargati. In questo contesto è importante
re gli interventi di adeguamento da eseguire e le modalità con cui da un lato avere una visione globale, dato che tutti gli aspetti sono
devono essere realizzati. strettamente collegati tra loro, e dall’altro mantenersi aggiornati.
Nelle sezioni del sito www.nocciolare.it è possibile non solo repe-
rire informazioni sulle novità commerciali nell’ambito dei mezzi
i
E’ possibile richiedere le pubblicazioni alla redazione “Quaderni dell’A- tecnici, ma anche disporre delle più recenti acquisizioni tecnico
gricoltura”, corso Stati Uniti 21, 10128 Torino – tel. 011/4324722 o scientifiche senza tralasciare il folklore, la gastronomia ed i pro-
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Quaderni della Regione Piemonte
AGRICOLTURA 75
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Hanno collaborato a questo numero
Per i testi:
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Biason, Roberto Boetti, Teresa Borda, Giorgio Borreani, Roberto Botta, Patrizia Busato, Federico Calizzano, Mauro Caviglione, Luisella Celi, Cecilia Contessa, Piero Cordola,
Paolo Cornale, Maria Corte, Marco D’Oria, Paola Ferrazzi, Aldo Ferrero, Alberto Franchino, Giangiacomo Ghiotti, Daniela Ghirardello, Daniele Giaccone, Carlo Grignani,
Gianluca Griseri, Fabio Landorno, Gianfranco Latino, Carola Lussiana, Andrea Marelli, Antonio Mimosi, Silvia Moraglio, Barbara Moretti, Mattia Nicoli, Paola Oreglia, Vincenzo
Patrone, Mario Perosino, Afro Quarantelli, Emiliano Remogna, Manuela Renna, Andrea Revello Chion, Federico Righi, Luca Rolle, Dario Sacco, Daniel Said-Pullicino, Natale
Sanino, Mattia Sanna, Federico Spanna, Tiziano Strano, Ernesto Tabacco, Luciana Tavella, Franco Tesio, Piercarlo Tivano, Stefano Trione, Nadia Valentini, Tiziano Valperga,
Francesco Vidotto, Salvatore Vullo, Giuseppe Zeppa.

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