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La Presentazione al Tempio, che plasticamente ritroviamo raffigurata al centro del presbiterio della nostra

Chiesa parrocchiale, costituisce una delle scene dei Vangeli dell’Infanzia di Gesù narrata dall’evangelista
Luca (Lc 2,22-39). L’intento di chi mette in scena il momento in cui Maria e Giuseppe si recano al Tempio e
affidano il Bambino Gesù alle braccia del vegliardo Simeone è quello di far comprendere al lettore, nel caso
del Testo sacro, o allo spettatore orante, nel caso dell’opera pittorica, che l’Incarnazione di Gesù è un
evento storico, che si dà nella storia. Il Figlio di Dio, l’Altissimo, si incarna nelle fattezze di un Bambino che è
figlio della storia, figlio del suo tempo. Come ogni coppia di genitori del popolo di Israele, Maria e Giuseppe
adempiono le prescrizioni della legge; come ogni bambino ebreo del I secolo, primogenito, Gesù è
presentato al Tempio come offerta richiesta dal Dio di Israele e a lui gradita. Ma questo Bambino, come la
scena mostra, non è soltanto Figlio della storia e dell’umanità, ma Figlio di Dio (come la storia della nostra
fede farà successivamente affermare «vero Dio e vero Uomo»). Proprio nel gesto tenero, accogliente,
denso di significato del buon vecchio Simeone che prende tra le mani Gesù per offrirlo al Padre c’è tutto il
senso della divinità del Cristo. Gli occhi di Simeone, forse stanchi e appannati dagli anni e dall’attesa,
riconoscono in quel Bambino la Salvezza di Dio, la benevolenza per il suo popolo; Egli è la «luce per
illuminare le genti e la gloria del popolo di Israele» come cantiamo devotamente nel Nunc Dimittis. Egli è
qui «per la rovina e la Risurrezione di molti in Israele, segno di contraddizione» che Dio pone in mezzo alle
genti. Simeone, con la Sapienza biblica di chi conta i suoi giorni e pone lo sguardo sull’essenziale, Lo
riconosce, Lo accoglie, se ne prende cura.

“Prendersi cura” è l’imperativo che la scena ci impone, è ciò che il Signore ci comanda. Prendersi cura degli
altri, del prossimo, dei poveri e indifesi che il Signore pone sul nostro cammino di singoli e di comunità;
prendersi cura del Vangelo, del suo annuncio agli uomini e donne di ogni tempo, sempre attuale, sempre
fecondo; prendersi cura delle nostre tradizioni, della fede di chi ci ha preceduto, del nostro patrimonio di
fede e artistico che i nostri antenati, con il sudore della loro fronte, il logorio delle loro mani e la forza della
loro fede ci hanno consegnato. Per tale ragione e in virtù di tale imperativo che, come guida spirituale di
questa Comunità parrocchiale avverto fortemente, vengo a benedire l’iniziativa lodevole della O.N.L.U.S.
“In cielo e in tela” relativa al restauro della tela raffigurante la Presentazione al Tempio. Che il buon vecchio
San Simeone, a cui va tutta la vostra e mia filiale benevolenza, ci assista in questa iniziativa e si prenda cura
di noi tutti, in particolare di chi è nella necessità fisica o spirituale.

In Cristo, Vi benedico,

don Massimiliano

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