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PONTIFICIA UNIVERSITAS ANTONIANUM

FACULTAS SCIENTIARUM BIBLICARUM ET ARCHAEOLOGIAE


STUDIUM THEOLOGICUM JEROSOLYMITANUM

Marko Gulin

L'INTERPRETAZIONE DELLA SACRA SCRITTURA SECONDO


L'ESORTAZIONE APOSTOLICA VERBUM DOMINI

Dissertatio ad Baccalaureatum in S. Theologia adsequendum

Moderator: Najib Ibrahim

Hierosolymis 2017
SIGLE E ABBREVIAZIONI

Per i libri della sacra Scrittura sono usate le abbreviazioni di La Bibbia


TOB. Nuova traduzione CEI, Torino 2010, 6.
AAS Acta Apostolicae Sedis, Roma 1909ss.
CCC Catechismo della Chiesa Cattolica, Città del Vaticano 1992.
CivCatt La Civiltà Cattolica, Roma 1850ss.
DaS Pio XII, Lettera enciclica Divino afflante Spiritu, 30.9.1943: EB 538-569.
DH H. Denzinger - P. Hünermann (ed.), Enchiridion Symbolorum, definitionum
et declarationum de rebus fidei et morum, edizione bilingue, Bologna
2
1996.
DV Concilio Vaticano II, Costituzione dogmatica Dei Verbum sulla divina
rivelazione, 18.11.1964: EB 669-708.
EB Enchiridion Biblicum. Documenti della Chiesa sulla sacra Scrittura,
edizione bilingue, Bologna 21994.
EV Enchiridion Vaticanum, Bologna 1976ss.
IB J. Ratzinger, "L'interpretazione biblica in conflitto", in L. Pacomio (ed.),
L'esegesi cristiana oggi, Casale Monferrato 1991, 93-125.
IBC Pontificia Commissione Biblica, L'interpretazione della Bibbia nella
Chiesa, 15.4.1993: EB 1259-1560.
NRT Nouvelle Revue Théologique
PCB Pontificia Comissione Biblica
PD Leone XIII, Lettera enciclica Providentissimus Deus, 18.11.1893: EB 81-
134.
PG J. P. Migne (ed.), Patrologiae cursus completus. Series graeca, 161 vol.,
Paris 1857-1886.
PL J. P. Migne (ed.), Patrologiae cursus completus. Series latina, 221 vol.,
Paris 1844-1864.
RCatT Rivista Catalana de Teologia
Rdoc Il Regno - Documenti
RdT Rassegna di Teologia
RivB Rivista Biblica
SP Benedetto XV, Lettera enciclica Spiritus Paraclitus, 15.9.1920: EB 440-
495.
STh Tommaso d'Aquino, La Somma Teologica, edizione integrale in 4 voll.,
Bologna 2014.
VD Benedetto XVI, Esortazione apostolica postsinodale Verbum Domini,
30.9.2010: EV 26, 2218-2433.

1
PREFAZIONE

All'inizio del mio secondo anno di studio filosofico-teologico in Zagabria (a.a. 2012-
2013), fu offerto un seminario dal titolo: I temi teologici di Joseph Ratzinger /
Benedetto XVI. Essendo già interessato all'opera di Joseph Ratzinger, accettai
l'opportunità di progredire nella conoscenza del suo insegnamento. Scegliendo
l'argomento sulla teologia della Parola, spinto proprio dalla lettura dell'esortazione
apostolica postsinodale Verbum Domini di papa Benedetto XVI, cominciai a fare una
ricerca personale. Ciò per me aveva un valore speciale dato che la mia vita è stata
radicalmente cambiata proprio dall'incontro con la parola divina nella Scrittura. Grazie
ad essa sono diventato credente e cristiano, poi religioso francescano e infine, con
l'ordinazione diaconale, ministro della Parola.
Durante quella ricerca, fu per me grande sorpresa la scoperta della ricchezza della
dottrina di Joseph Ratzinger su questo tema. Questa scoperta comportava anche la
difficoltà e l'impegno di fare una sintesi e di concertarsi sugli aspetti più particolari. In
concreto quel seminario sottolineò l'importanza dell'interpretazione biblica dalla quale
dipende lo studio teologico, la predicazione e la spiritualità cristiana.
Siccome la Verbum Domini presenta una sintesi dell'insegnamento magisteriale
dell'epoca contemporanea e dell'insegnamento di papa Benedetto XVI sull'argomento
qui presentato, l'intento di questo lavoro è studiare i principi teologici ed ermeneutici
che riguardano l'approccio alla sacra Scrittura. Il presente elaborato vuole essere una
concisa analisi, certo non esaustiva e nemmeno sistematica, perché il documento di cui
tratta non è una trattazione sistematica, ma ha carattere soprattutto pastorale.
Voglio ringraziare il professor Najib Ibrahim, con il quale ho avuto grande piacere
di lavorare, per la sua competenza e buona volontà. Ringrazio anche per l'aiuto
ricevuto dai professori, specialmente da G. Claudio Bottini, che mi ha accompagnato
nella prima fase di questo elaborato, e per l'aiuto dei confratelli, dei bibliotecari e di
tutti coloro che hanno contribuito alla realizzazione di questo tema.

Marko Gulin, Gerusalemme, 23 maggio 2017

2
INTRODUZIONE

Nella Seconda lettera di Pietro (1,16-21) sono chiaramente affermati il carattere


ispirato delle Scritture e la necessità di interpretarle secondo la tradizione apostolica1.
Già qui l'interpretazione è condizionata dalla Chiesa e ad essa vincolata. Secondo
questo testo principalmente esistono due modi d'interpretazione, diametralmente
opposti: una autentica, guidata dallo Spirito, e una privata cioè arbitraria. Questa
prima ermeneutica ecclesiale dei testi biblici diventerà il fondamento e il punto di
partenza per i tempi futuri2.
I Padri della Chiesa, seguendo la tradizione apostolica, erano "grandi maestri
dell'interpretazione spirituale" della Scrittura3. Il grande teologo e uno tra i maestri
della lectio divina4, Origene, prende l'immagine suggestiva del pozzo in una delle
Omelie sulla Genesi per mostrare due diversi modi di accesso al pozzo delle Scritture:
scoprire il senso mistico o spirituale corrisponde ad attingere l'acqua viva, mentre
seguire soltanto il senso terreno e carnale significa coprire il pozzo con la sabbia5.
Secondo Origene, è lo Spirito Santo che dona l'interpretazione secondo il senso
spirituale6.
Nel medioevo si continua ad apprezzare e sviluppare l'approccio patristico.
La Catena Aurea di san Tommaso d'Aquino e le sue opere esegetiche mostrano questo
fatto. La sua massima esegetica, chiamata così e citata nell'articolo di J. Ratzinger
Schriftauslegung im Widerstreit (1989) - L'interpretazione biblica in conflitto, dice: "Il
compito del buon interprete non è considerare le parole, ma il senso" 7. All'inizio della
Somma teologica questo senso, che è molteplice, viene presentato così: quando le
parole significano le cose, abbiamo il senso letterale o storico, quando significano altre

1 Cf. La Bibbia TOB. Nuova traduzione CEI, Torino 2010, 2838 nota s.
2 Cf. W. Kern - F. J. Niemann, Nauka o teološkoj spoznaji [Gnoseologia teologica], Zagreb 1994,
63-64; P. Stühlmacher, P., Vom Verstehen des Neuen Testaments. Eine Hermeneutik, Göttingen
1979, 67.
3 Così vengono chiamati nel Direttorio omiletico 25.
4 Nella VD viene chiamato e visto così e citato diverse volte.
5 Origene, Homiliae in Genesim 13, 2: PG 12, 230-235; cf. F. Manns, Sinfonia della Parola. Verso
una teologia della Scrittura, Milano 2008, 47-53.
6 Origene, Homiliae in Leviticum 5, 5: PG 12, 454. Questa espressione troviamo nel CCC 113.
7 J. Ratzinger, "L'interpretazione biblica in conflitto. Problemi del fondamento ed orientamento
dell'esegesi contemporanea", in L. Pacomio (ed.), L'esegesi cristiana oggi, Casale Monferrato
1991, 121.

3
cose o realtà, abbiamo quello spirituale che è triplice: 1 - allegorico: l'Antico
Testamento significa il Nuovo; 2 - morale: ciò che si compie in Cristo deve essere da
noi compiuto; 3 - anagogico: ciò che si compie in Cristo significa la gloria eterna.
L'importanza del senso letterale sta nel fatto che tutti i sensi sono basati o appoggiati
su questo8. Certamente, una delle immagini più chiare del rapporto tra senso letterale e
senso spirituale viene data da Ugo di San Vittore: "come il legno della cetra, il senso
letterale, nella sua solidità, contiene, fissa e tiene insieme le corde che producono il
canto soave dell'intelligenza spirituale"9.
Nella Chiesa fino al XIX secolo viene preferito il senso spirituale o divino,
sopraindicato, e viene visto come il fine della lettura biblica e il midollo della parola.
La novità dell'approccio storico-critico suscitò nella Chiesa diversi interventi del
Magistero. In questo contesto si inserisce con il suo contributo la Verbum Domini.
Bisogna dire che prima di scrivere questa esortazione papa Benedetto, nelle sue
diverse opere, come teologo, vescovo, prefetto della Congregazione per la dottrina
della fede e alla fine come successore di Pietro, aveva trattato il tema
dell'interpretazione della Scrittura che nella VD chiama il "grande tema" (VD 29). Non
sarebbe esagerato dire che questo argomento appartiene alle sue grandi preoccupazioni
di teologo, maestro e pastore10. Anche i discorsi fatti poco prima, durante11 e dopo il
Sinodo evidenziano questo aspetto. Queste opere e insegnamenti offrono una chiave
per poter leggere la VD secondo il pensiero del Papa e un punto importante di
riferimento in questo lavoro. Altro punto di riferimento sono gli altri documenti
magisteriali, soprattutto le encicliche papali, la Dei Verbum, il Catechismo, e poi
diversi studi, cioè le presentazioni e i commenti del Sinodo e dell'Esortazione.

8 Cf. STh I,1,10; G. Barzaghi, La Somma Teologica di San Tommaso d'Aquino in Compendio,
Milano 2009, 12; CCC 115-118.
9 Ugo di San Vittore, Didascalicon de studio legendi I, 5, 2: PL 176, 737-812; cf. Manns, Sinfonia
della Parola, 99.
10 Anzi, secondo P. Martinelli l'interesse per la Parola di Dio sta al centro delle preoccupazioni di
Benedetto XVI, cf. P. Martinelli, "Introduzione", in C. A. Valls - S. Pié-Ninot (ed.), Commento
alla Verbum Domini. In memoria di P. Donath Hercsik, S.I., Roma 2012, 24.
11 La meditazione fatta all'inizio del Sinodo (6.10.2008) e l'intervento durante il Sinodo
(14.10.2008).

4
L'argomento viene elaborato in tre parti. Nella prima la VD è presentata come
documento magisteriale sulla Scrittura, concentrandoci sull'interpretazione biblica.
Dopo la breve storia del documento, viene presentato il significato del titolo, la
struttura, il contenuto, specialmente quello della prima parte, e il suo collegamento con
la Dei Verbum. Poi, nel contesto più ampio, si mostra il rapporto tra la VD e i
documenti magisteriali rilevanti, partendo dalla Providentissimus Deus fino al
Catechismo della Chiesa Cattolica. Questo contesto costituisce Sitz im Leben della
VD, cioè il suo luogo nella vita della Chiesa.
La seconda parte tratta i numeri 6-21 del documento nel contesto dell'approccio
scritturistico. In questi numeri si trova la base teologica per il discorso che il
documento svolge nei numeri 29-49. Questa base può essere intesa come l'accesso o la
porta alle Scritture, necessario per la più perfetta comprensione dell'ermeneutica
scritturistica. Prima di entrare in questioni ermeneutiche ed esegetiche particolari,
bisogna vedere diversi aspetti della rivelazione cristiana, cioè della parola divina, e le
loro conseguenze sull'approccio biblico.
La terza parte entra nelle questioni e nei problemi dell'esegesi moderna. Si presenta
un'analisi di questi problemi secondo i diversi studi fatti e, alla fine una sintesi della
ricerca. Nell'analisi si parte dal problema filosofico che può essere ridotto al rapporto
tra fede e ragione, dal quale proviene la comprensione della somma realtà che porta le
sue conseguenze all'ermeneutica scritturistica. Si elaborano quindi i diversi aspetti del
problema e le proposte fatte per indicare la via per risolverli, così come quella per
aprirne i nuovi orizzonti. Nella sintesi vengono presentati i principi interpretativi
trovati nel documento. Alla fine sono indicati alcuni aspetti che bisogna chiarire e i
temi che si devono approfondire per arrivare a una comprensione ancora migliore.

5
CAPITOLO I
VERBUM DOMINI: IL DOCUMENTO MAGISTERIALE SULLA SCRITTURA

Il titolo proposto per questo capitolo implica il collegamento che realmente esiste tra i
grandi documenti magisteriali e la VD sulle questioni bibliche. La VD non soltanto
ribadisce quello che è stato detto dai Papi precedenti ma fa una sintesi creativa con
approfondimenti delle diverse realtà riguardanti la rivelazione e l'esegesi. Prima di
vederne il contesto remoto bisogna dire qualcosa su quello prossimo, cioè come il
documento è stato fatto e che cosa contiene.

1. La storia del documento

Dopo il Sinodo dei Vescovi sull'Eucaristia nel 2005, nell'ottobre 2006 Benedetto XVI
ha scelto il tema La parola di Dio nella vita e nella missione della Chiesa come
argomento del sinodo successivo, dopo la consultazione dell'opinione di tutto
l'episcopato12. Nel 2007 uscì la prima parte della sua opera Gesù di Nazaret che attirò
l'attenzione per le osservazioni sul modo moderno della lettura biblica. L'anno 2008, in
cui si svolgeva il Sinodo, era dedicato a san Paolo ed è stato in un certo senso marcato
con la sacra Scrittura nelle diverse udienze dedicate al pensiero teologico del grande
apostolo e agiografo. Nel documento preparatorio Lineamenta (25.3.2007) si presenta
lo scopo primariamente pastorale del Sinodo, cioè "estendere e rafforzare la pratica di
incontro con la Parola" menzionando tra diversi obiettivi anche quello di "promuovere
un corretto esercizio ermeneutico della Scrittura" (Lineamenta 5). Alla richiesta dei
Padri di presentare al Popolo di Dio i risultati e la ricchezza emersa nell'assemblea
sinodale, il Papa ha risposto con la sua seconda esortazione apostolica (cf. VD 1).
La Verbum Domini rappresenta il frutto del Sinodo sulla Parola di Dio (Vaticano, 5-
26 ottobre 2008), dei documenti sinodali precedenti, rielaborati unitariamente e

12 "Pertanto, dopo il Sinodo dei Vescovi su L’Eucaristia sorgente e culmine della vita e della
missione della Chiesa, che ha avuto luogo dal 2 al 23 ottobre 2005, sembrava logico concentrare
l'attenzione sulla Parola di Dio nella vita e nella missione della Chiesa, approfondendo
ulteriormente il significato dell’unica mensa del Pane e della Parola", Sinodo dei Vescovi (XII
Assemblea Generale Ordinaria), "Lineamenta per la XII Assemblea generale generale ordinaria
del sinodo dei vescovi", Rdoc 52 (2007/9) 257.

6
integrati nel testo13, e del personale contributo teologico di papa Benedetto XVI che ha
dato la forma conclusiva a questo documento magisteriale. Secondo il segretario del
Sinodo, mons. Nikola Eterović, il contributo di papa Benedetto nell'Esortazione è
grande, perché contiene la sua ricca dottrina sulla Parola di Dio esposta anche durante
il Sinodo. La Parola di Dio è tanto prioritaria nel suo pontificato che egli "può essere
definito il Papa della Parola di Dio"14. Tra l'altro questo contributo individuale del
Papa è evidente nelle citazioni dei grandi teologi dell'epoca patristica e scolastica che
egli conosce molto bene15.

2. Titolo, scopo e struttura del documento

Il titolo viene preso dalle parole di Isaia (Is 40,8: udebar 'elohenu yaqum le'olam) nel
modo trasmesso da san Pietro secondo la traduzione latina (1Pt 1,25: Verbum autem
Domini manet in eternum - to. de. r`h/ma kuri,ou me,nei eivj to.n aivwn/ a). Le parole
indicano nel loro contesto biblico la straordinaria forza e solidità della parola divina
davanti alla transitorietà del mondo (il carattere di perennità e di efficacia).
Il documento promulgato il 30 settembre 2010, nella memoria liturgica di san
Girolamo, ha la stessa data di un altro documento importante sulla Bibbia: Divino
Afflante Spiritu di Pio XII, promulgato il 30 settembre 1943. La similitudine del titolo
con la Dei Verbum, e il fatto che la Verbum Domini comincia con le stesse ultime
parole della Dei Verbum (la citazione di 1Pt 1,25) mostra che Verbum Domini vuol
essere la continuazione e l'esplicazione della Dei Verbum. Questo riguarda soprattutto
la prima parte, intitolata Verbum Dei. Anche l'opera del Papa che precede questo
documento - Gesù di Nazaret - è stata pubblicata il 30 settembre 2006. Tutto ciò indica
che Papa Benedetto XVI si pone sulla scia della tradizione e del magistero precedente
della Chiesa riguardo all'interpretazione della Scrittura, cioè dei documenti indicati

13 I documenti fatti prima del Sinodo: Lineamenta, Instrumentum laboris; e durante il Sinodo:
Relatio ante disceptatione, Relatio post disceptationem, Messaggio finale al Popolo di Dio,
Propositiones.
14 Cf. Sinodo dei Vescovi, "Esortazione Apostolica Postsinodale Verbum Domini: Intervento S.E.R.
mons. Nikola Eterović segretario generale del Sinodo dei Vescovi", 11.11.2010:
http://www.vatican.va/roman_curia/synod/documents/rc_synod_doc_20101111_eterovic-verbum
-domini_it.html (accesso: 28.11.2016).
15 Queste citazioni sono più numerose nella VD che nei documenti sinodali precedenti. Per una
analisi detagliata vedi: A. Popović, "Verbum Domini - Riječ Gospodnja. Prikaz postsinodalne
pobudnice pape Benedikta XVI.", Bogoslovska smotra 81 (2011/2) 402 nota 11.

7
nella parte introduttiva (VD 3 nota 3): Provindetissimus Deus (1893), Spiritus
Paraclitus (1920), Divino Afflante Spiritu (1943), Dei Verbum (1965). Il titolo che
riflette l'acclamazione liturgica invita a cogliere l'importanza dell'aspetto liturgico e
prefigura (VD 52) la liturgia come "luogo privilegiato della Parola di Dio".
Lo scopo del Sinodo era prima di tutto di natura pastorale, perché nel periodo dal
Vaticano II fino al Sinodo è rimasto tanto da fare per promuovere la conoscenza più
profonda della sacra Scrittura e della corretta applicazione dell'ermeneutica
scritturistica nella Chiesa16. Conseguentemente, i diversi fini dell'Esortazione
presentati dal Segretario17 sono maggiormente di tipo pastorale ma certamente possono
essere sintetizzati in un unico teologico: "Non esiste priorità più grande di questa:
riaprire all'uomo di oggi l'accesso a Dio" (VD 2).
All'inizio del documento (Introduzione nn. 1-5) viene indicata la grande importanza
di questo tema presentato come "il cuore stesso della vita cristiana" (VD 3). Dopo
l'introduzione, le tre parti principali del testo sono articolate in modo armonico e
progressivo: parte da Dio (Verbum Dei nn. 6-49), si estende alla Chiesa (Verbum in
Ecclesia nn. 50-89) e alla fine raggiunge tutto il creato (Verbum Mundo nn. 90-120)
così che strutturalmente corrisponde al concetto della sinfonia della parola - una delle
parole chiave dell'esortazione18. Ogni parte è ispirata dal Prologo del Vangelo di
Giovanni "che offre una sintesi di tutta la fede cristiana" (VD 5) e che qui diventa
guida e chiave ermeneutica. I titoli già indicano gli aspetti delle tre parti: la prima ha
l'aspetto piuttosto teologico ed esegetico, la seconda ha l'aspetto ecclesiale e liturgico,
e la terza ha l'aspetto pastorale ed ecumenico.
La prima parte, oggetto di questo lavoro, è quella più teologica e anche la più
estesa.

16 Cf. Popović, "Verbum Domini - Riječ Gospodnja", 399-400.


17 Il Segretario del Sinodo presenta il molteplice scopo del documento in sette punti: 1. Comunicare
i risultati dell’Assemblea sinodale; 2. Riscoprire la Parola di Dio, fonte di costante rinnovamento
ecclesiale; 3. Promuovere l’animazione biblica della pastorale; 4. Essere testimoni della Parola;
5. Intraprendere una nuova evangelizzazione; 6. Favorire il dialogo ecumenico; 7. Amare la
Parola di Dio; cf. Sinodo dei vescovi, "Esortazione Apostolica Postsinodale Verbum Domini".
18 Cf. G. De Virgilio, "L'Esortazione Apostolica Verbum Domini. Prospettive teologico-pastorali",
RivB 59 (2011) 243; De Virgilio presenta questa articolazione come "un'opera musicale in tre
atti".

8
3. Verbum Dei come elaborazione della Dei Verbum

L'Esortazione nella linea del concilio Vaticano II continua ad affrontare gli argomenti
ad intra e ad extra della Chiesa, specialmente riguardo a due documenti conciliari: la
Dei Verbum e la Gaudium et spes. Già i titoli sopraindicati, come il titolo e il
contenuto del terzo numero dell'Esortazione (Dalla "Dei Verbum" al Sinodo sulla
Parola di Dio), implicano lo stretto collegamento con uno dei più importanti
documenti del Vaticano II – la Dei Verbum - che nel medesimo numero viene visto
come "una pietra miliare nel cammino ecclesiale" (DV 3)19. Come la Dei Verbum, la
Verbum Domini continua ad affrontare e ad approfondire due temi importanti ad intra
della Chiesa: Rivelazione e Scrittura. Nella prima parte (Verbum Dei) che tratta questi
due temi si trova un confronto diretto con i primi cinque capitoli della Dei Verbum. La
seconda parte (Verbum in Ecclesia) è una specie di commento al sesto capitolo della
Dei Verbum: La sacra Scrittura nella vita della Chiesa. La terza parte (Verbum
Mundi) invece si riferisce più alla Gaudium et Spes trattando il tema ad extra, e con un
forte parallelismo nel contenuto.
I primi due capitoli della prima parte che riguardano la rivelazione (Il Dio che
parla: nn. 6-21) e la fede (La risposta dell'uomo al Dio che parla: nn. 22-28) trattano
due temi dai quali dipende l'interpretazione della Scrittura, che è il tema del terzo
capitolo (L'ermeneutica della sacra Scrittura nella Chiesa: nn. 29-49). Troviamo qui
la stessa struttura e lo stesso ordinamento come esiste nella Dei Verbum: 1 - la
Rivelazione e la sua trasmissione; 2 - la fede come risposta alla Rivelazione; 3 - la
Scrittura come testimonianza scritta della Rivelazione e la sua interpretazione.
La dottrina sull'esegesi viene esposta nei numeri 20-49; i numeri 32-34
rappresentano una breve sintesi della dottrina contemporanea della Chiesa, mentre i
numeri 42-49 sono un supplementum che contiene diversi temi riguardanti
l'implementazione dell'interpretazione biblica nella vita della Chiesa.

19 La Dei Verbum viene citata esplicitamente 46 volte.

9
4. Verbum Domini e i documenti magisteriali sulla Scrittura

Il compito d'interpretare autenticamente (authentice) la Parola di Dio (scritta o


trasmessa) spetta al solo Magistero vivo della Chiesa, cioè al Successore di Pietro e ai
Vescovi in comunione con lui (DV 10, CCC 85, 100). Sono loro che esercitano
l'autorità di questo ministero nel nome di Gesù Cristo. Il compito degli esegeti, invece,
è quello di contribuire "alla più profonda intelligenza ed esposizione del senso della
Sacra Scrittura, affinché, con studi in qualche modo preparatori, si maturi il giudizio
della Chiesa" (DV 12; cf. PD: EB 109; CCC 119). Dalla seconda metà del secolo XIX
l'introduzione di nuovi metodi d'interpretazione ha suscitato le tensioni tra queste due
istanze e la conseguente reazione del Magistero. Una breve storia di questo la troviamo
anche nei numeri 32-34 dell'Esortazione.

4.1. Enciclica Providentissimus Deus (18.11.1893)

L'enciclica di Leone XIII sugli studi della Bibbia è una delle prime prese di posizione
dei papi verso la nuova esegesi storico-critica che da alcuni decenni appariva nel
campo degli studi biblici. Benedetto XVI vede il suo merito nel proteggere
l'interpretazione cattolica dagli attacchi di un razionalismo apparentemente scientifico
che inoltre fa uscire la scienza dal suo campo (VD 33, PD: EB 122). L'intervento di
Leone XIII fu fatto in maniera equilibrata, nel senso che non si rifugia in un senso
spirituale indipendente dalla storia, e neanche nega la necessità dell'approccio
scientifico (VD 33). Lui raccomanda che sia evitata l'arroganza della scienza terrena20
e chiede di dedicarsi allo studio della sapienza che viene dall'alto (PD: EB 134; cf. Gc
3,15-17). Mentre non si permette all'esegeta di interpretare la Scrittura contro il senso
autentico tenuto dalla Chiesa e contro l'unanime consenso dei Padri si lascia la libertà
della ricerca biblica facendo attenzione che si deve seguire la dottrina completa della
Chiesa applicando il principio dell'analogia della fede e il precetto di sant'Agostino di
non allontanarsi dal senso letterale o ovvio. Permette, raccomanda e chiede la vera

20 Benedetto XVI parlerà dell'arroganza della ragione seguendo il pensiero bonaventuriano, cf.
Benedetto XVI, "Veglia in occasione dell'incontro internazionale dei sacerdoti: Colloquio del
santo padre Benedetto XVI con i sacerdoti", 10.6.2010: https://w2. vatican.va/content/benedict-
xvi/it/speeches/2010/june/documents/hf_ben-xvi_spe_ 20100610_concl-anno-sac.html (accesso:
24.6.2016.).

10
critica, cioè la ricerca scientifica (linguistica, storica e letteraria)21 mentre si rifiuta la
cosiddetta alta critica22 che giudica su un libro solo secondo le sue ragioni interne. In
un'epoca di forti polemiche contro la fede della Chiesa, lo scopo di questo documento
era la difesa dell'ispirazione divina e dell'inerranza della Bibbia contro la critica dei
razionalisti; difesa fatta con gli strumenti intellettuali da loro utilizzati.
Lo studio della Bibbia è visto qui come l'anima della scienza teologica23. Questa
affermazione viene ripresa dalla DV, dove troviamo l'espressione l'anima della sacra
Teologia (S. Scriptura anima theologiae, DV 24), che secondo l'allora giovane teologo
conciliare J. Ratzinger potrebbe avere l'importanza rivoluzionaria per la forma
sistematica della teologia cattolica24. Troverà anche il suo posto nella VD come titolo
del n. 31.

4.2. Enciclica Spiritus Paraclitus (15.9.1920)

Papa Benedetto XV con la Spiritus Paraclitus confermò la dottrina di Leone XIII


proponendo san Girolamo nel XV centenario della sua morte come modello di
studioso della Bibbia, chiamandolo il Massimo Dottore. Girolamo, dedicando gran
parte della vita allo studio biblico, non ha disgiunto diversi aspetti necessari per questo
studio, richiesti dalla Chiesa contemporanea, e nella sua persona ha integrato l'amore
per la Scrittura, per il Cristo, per la Chiesa e per la Terra Santa, mostrando anche come
queste dimensioni dipendono l'una dall'altra. Sempre in riferimento a Girolamo,
l'enciclica difende con fermezza - contro la libertà d'opinione che vede nella Bibbia un
libro puramente umano - il carattere ispirato e "infallibile" di essa. Per evitare di
restringere la verità della Bibbia al solo elemento religioso, si ribadisce che la verità
storica della Scrittura è parte integrante della fede. Si evidenzia poi l'importanza del
senso che lo Spirito Santo intendeva al momento della scrittura del testo sacro e

21 Si tratta dello studio dei condizionamenti umani della parola di Dio dove lo studio delle antiche
lingue dell'Oriente è parte del primo modo di difesa.
22 Oggi non si fa più questa distinzione. Il criticismo in quel tempo detto alto, oggi si chiama
storico.
23 "Illud autem maxime optabile est et necessarium, ut eiusdem divinae Scripturae usus in
universam theologiae influat disciplinam eiusque prope sit anima", PD: EB 114; SP: EB 483; DV
24.
24 Cf. J. Ratzinger, "Sacred Scripture in the life of the Church", in H. Vorgrimler (ed.), Commentary
on the Documents of Vatican II, vol. III, New York 1969, 269.

11
conseguentemente il ruolo dello stesso Spirito nel lavoro interpretativo. Lo stesso
lavoro esige diverse virtù, umiltà compresa, la quale si manifesta nella sottomissione al
giudizio della Chiesa rappresentata nella persona del Romano Pontefice. Iniziando il
lavoro con la ricerca del senso letterale o storico, e non allontanandosi dal metodo di
Cristo e degli Apostoli (tipologia), bisogna arrivare al senso descritto "meno ovvio",
"più profondo", "spirituale", "divino", nel quale infine consiste, secondo Girolamo,
"l'interpretazione mistica su base storica"25.
Secondo la VD la Spiritus Paraclitus entra nel crescendo di interventi ecclesiali a
partire da Leone XIII fino a Divino afflante Spiritu di Pio XII, compiuti per
promuovere l'importanza dello studio biblico nella vita della Chiesa (VD 3).

4.3. Enciclica Divino afflante Spiritu (30.9.1943)

Nel cinquantesimo anniversario della PD e nella memoria di san Girolamo, viene


promulgata l'enciclica di Pio XII in un contesto nuovo e con nuove acquisizioni.
Questa volta la necessità di un approccio scientifico è stata richiesta contro gli attacchi
dei sostenitori di una esegesi mistica che rifiutava ogni approccio critico (VD 33).
L'importanza della ricerca scientifica qui è vista non solo nello scopo apologetico, ma
è concepita positivamente, come conseguenza dell'incarnazione della parola divina. La
parola incartata è in realtà il primo passo verso la parola incarnata. In questo senso
troviamo un'analogia significativa e ben precisa:

In effetti, come il Verbo sostanziale di Dio si è fatto simile agli uomini in tutto, 'eccetto il
peccato' (Eb 4,15), così anche le parole di Dio, espresse in lingue umane, si sono fatte
somiglianti all'umano linguaggio in tutto, eccettuato l'errore (DaS: EB 559).

Nonostante che due encicliche affrontino diversi problemi, secondo Giovanni Paolo II,
ambedue hanno molto in comune al livello più profondo nel senso che rifiutano "la
rottura tra l'umano e il divino, tra la ricerca scientifica e lo sguardo della fede, tra il
senso letterale e il senso spirituale"26 e mostrandosi in armonia con il mistero
dell'incarnazione richiedono questo anche agli esegeti cattolici. L'importanza dello

25 San Girolamo, In Isaiam. 6, 1-7; cf. EB 486.


26 Giovanni Paolo II, Discorso nel 100° della Providentissimus Deus e 50° della Divino afflante
Spiritu, 23.4.1993, n.5: EB 1244.

12
studio di carattere storico-critico proviene proprio dal realismo dell'incarnazione, cioè
dal "mistero d'unione del divino e dell'umano in un'esistenza storica assolutamente
determinata"27.
Con questa enciclica si permette di pensare in termini di generi letterali e perciò
viene data agli esegeti cattolici la più grande libertà nell'uso dei nuovi metodi, tra i
quali il più importante è quello storico-critico. Da una parte con essa si relativizza
l'ovvietà del senso letterale che, quindi, bisogna esplorare; dall'altra, in qualche modo,
si relativizza il concetto dell'unanimità dei Padri.28 Nonostante tutto, sarebbe esagerato
dire che l'enciclica di Pio XII rivoluzionò gli studi biblici cattolici perché
evidentemente si trova nella linea con la PD, come ha indicato prima Giovanni Paolo
II. Se vogliamo infatti affermare una cosa rivoluzionaria nella DaS, questa potrebbe
essere la libertà dal principio sola Vulgata.
Benedetto XVI vede il merito di questo documento nell'evitare la dicotomia tra
esegesi e teologia. In altri termini si tratta dell'equilibrio tra il lavoro scientifico che
consiste nello scoprire il senso letterale e lo scopo dello studio biblico di trovare il
significato della parola divina determinando il senso spirituale.

4.4. Costituzione dogmatica Dei Verbum (18.11.1965)

Quello che abbiamo visto nei documenti precedenti, presentati in poche righe, nella
costituzione DV lo troviamo espresso in modo sistematico e sintetico nel capitolo III,
specialmente al numero 12, dove vengono precisati i compiti degli esegeti e le norme
per l'interpretazione. Prima di questo, al numero 11 si riconosce che la verità biblica ha
una intenzionalità salvifica (nostrae salutis causa). In questo senso, il compito

27 Giovanni Paolo II, Discorso nel 100° della Providentissimus Deus, 7: EB 1246; VD 33.
28 In riferimento all'ovvietà del senso letterale, Pio XII afferma: "Quale poi sia il senso letterale di
uno scritto, sovente non è così ovvio nelle parole degli antichi orientali com'è per esempio negli
scrittori dei nostri tempi" (EB 558). Per quanto riguarda invece l'unanimità dei Padri: "Tengano
presente, soprattutto, che nelle norme e leggi date dalla Chiesa si tratta della dottrina riguardante
la fede e i costumi e che tra le tante cose contenute nei sacri Libri legali, storici, sapienziali e
profetici, poche sono quelle, di cui la Chiesa con la sua autorità ha dichiarato il senso, né in
maggior numero si contano quelle, intorno alle quali si ha l'unanime sentenza dei Padri" (EB
565).

13
dell'esegesi, secondo la DV, è di scoprire il messaggio della salvezza cercando e
trovando il sensus divinus nel sensus humanus29.
Nello studio si distinguono chiaramente due tappe alle quali corrispondono due
gruppi delle regole: 1 - la tappa della ricerca storica alla quale corrispondono le regole
esegetiche tecniche che riguardano il contesto storico e i generi letterari allora in uso;
2 - la tappa dell'interpretazione alla quale corrispondono le regole della teologia
dogmatica.
La ricerca dell'intenzione dello scrittore e quella di Dio non è più soltanto il modo
di salvare l'inerranza della Scrittura, una delle grandi preoccupazioni delle tre
encicliche menzionate, ma il suo scopo è di arrivare alla pienezza della verità dove la
ricerca storica è (soltanto) punto di partenza per scoprire il sensus divinus. Dopo aver
compiuto con diligenza la prima tappa, l'esegeta deve procedere con non meno
diligenza alla seconda tappa seguendo tre criteri interpretativi: 1 - attenzione al
contenuto e all'unità dell'intera Scrittura che è conseguenza della sua ispirazione sotto
lo Spirito Santo; 2 - leggere la Scrittura nella Tradizione vivente di tutta Chiesa, con la
quale la Scrittura costituisce una cosa sola; 3 - attenzione all'analogia della fede.
Da tutto questo, cioè dal fatto che si deve prestare grande attenzione agli aspetti
umani e a quelli divini con tutte le loro correlazioni, si vede l'esigenza e la complessità
del lavoro esegetico.
Anche papa Giovani Paolo II ha condiviso pienamente questo stesso pensiero30.
Egli non ha lasciato un documento sulla Scrittura, ma durante il suo pontificato (1978-
2005) la Chiesa è stata arricchita con due nuovi importanti documenti: il Catechismo
della Chiesa Cattolica e il documento della Pontificia Commissione Biblica
L'interpretazione della Bibbia nella Chiesa.

4.5. Catechismo della Chiesa Cattolica (11.10.1992)

Papa Benedetto XVI nell'anno in cui viene promulgata la VD ha detto parole


significative e certamente profetiche riguardo al Catechismo:

29 Cf. A. Grillmeier, "The Divine Inspiration and the Interpretation of Sacred Scripture", in H.
Vorgrimler (ed.), Commentary on the Documents of Vatican II, vol. III, New York 1969, 240-
246.
30 Giovanni Paolo II, Discorso nel 100° della Providentissimus Deus, 8: EB 1247.

14
Papa Giovanni Paolo II ci ha donato un criterio assolutamente sicuro nel Catechismo della
Chiesa Cattolica: qui vediamo la sintesi della nostra fede, e questo Catechismo è
veramente il criterio per vedere dove va una teologia accettabile o non accettabile. Quindi,
raccomando la lettura, lo studio di questo testo, e così possiamo andare avanti con una
teologia critica nel senso positivo, cioè critica contro le tendenze della moda e aperta alle
vere novità, alla profondità inesauribile della Parola di Dio, che si rivela nuova in tutti i
tempi, anche nel nostro tempo31.

Il carattere criteriologico del Catechismo si vede anche nell'articolo intitolato La Sacra


Scrittura (cap. II, art. III, nn. 101-141) dove troviamo i tre criteri interpretativi, nella
DV soltanto elencati, e qui invece precisamente formulati e spiegati.
Prima dei tre criteri, sono indicati i due grandi principi per la retta interpretazione
ripresi dalla DV: uno riguarda la comprensione dell'intenzione degli autori sacri
secondo le determinazioni spazio-temporali e lo studio dei generi letterari, e uno "non
meno importante del precedente, senza il quale la Scrittura resterebbe 'lettera morta':
'La Sacra Scrittura [deve] essere letta e interpretata con l'aiuto dello stesso Spirito
mediante il quale è stata scritta' [DV 12]" (CCC 111).
Riguardo ai tre criteri, prima di tutto bisogna dire che il Catechismo presenta Cristo
come Parola unica della Scrittura: le parole della Scrittura esprimono la Parola
mediante la quale Dio esprime se stesso. I libri della Scrittura, in quanto scritti sotto
l'ispirazione dello Spirito Santo, hanno Dio per autore. A questo si unisce poi
l'affermazione che lo Spirito Santo sia l'interprete della Scrittura. Da questa prospettiva
trinitaria evidente proviene il principio dell'unita della Scrittura che deve essere letta
nel contesto dell'unita del disegno di Dio "del quale Gesù Cristo è il centro e il cuore
aperto dopo la sua pasqua" (CCC 112). Infatti si tratta di una contestualizzazione
richiesta dal secondo principio.
Il secondo criterio riguarda la Tradizione ed è chiarito opportunamente attingendo
dalla tradizione patristica (Origene, Ilario e Girolamo) indicando il deposito della fede
contenuto nella Tradizione (la memoria viva della Parola) e il ruolo dello Spirito che
interpreta la Scrittura secondo il senso spirituale. In questo contesto si inserisce poi il
tema dei quattro sensi come il tema del canone.

31 Benedetto XVI, "Colloquio con i sacerdoti". Dal contesto del discorso si capisce che
l'osservazione comprende anche l'esegesi.

15
4.6. Verbum Domini in rapporto ai documenti magisteriali32

Con la PD la VD condivide le stesse preoccupazioni riguardo al lavoro esegetico,


soprattutto il pericolo del razionalismo esegetico, soltanto che nella VD il problema si
inserisce nel contesto più ampio della teologia della parola e così apre i nuovi
orizzonti.
Con la scelta della data di promulgazione e con le numerose citazioni di san
Girolamo33 nella VD viene indicato implicitamente l'esempio di un esegeta autorevole,
così come nella SP ma diversamente dalla SP, in una prospettiva più larga, vengono
indicati anche i santi dai quali proviene una interpretazione più profonda; tra di essi, i
Padri della Chiesa hanno un posto privilegiato.
In linea con la DaS la VD continua a mettere in luce il grande valore della ricerca
storica che ha fatto grandi progressi dopo la DaS, ma anche indica con acutezza i limiti
dell'esegesi basata esclusivamente sui principi delle scienze umane.
La VD è il documento più vicino al contenuto della DV come è già stato delineato.
Cerca di risolvere il problema che nel frattempo si era generato: la "dicotomia tra
studio dei testi e teologia, tra esegesi scientifica e lectio divina"34, dicotomia causata
dall'eccessiva enfasi sul primo livello specificato nella DV. L'ermeneutica, cosiddetta
secolarizzata, certamente è stata generata sotto l'influsso di una cultura sempre più
secolarizzata, dunque in una situazione di fede che è andata peggiorando.

32 La continuità con gli altri documenti del Magistero è indicata da Benedetto XVI nel testo
dell'Esortazione, in modo significativo in due punti: VD 3 nota 3 e VD 54 nota 191.
33 San Girolamo è l'autore più citato nella VD; viene citato tredici volte, sant'Agostino nove volte,
san Bonaventura quattro volte, san Tommaso tre volte.
34 P. Martinelli, "Introduzione", in Valls - Pié-Ninot, Commento alla Verbum Domini, 25.

16
Conclusione

Avendo tutte le osservazioni dei documenti magisteriali precedenti davanti a sé, papa
Benedetto XVI poteva scrivere in maniera più tranquilla, senza il tono critico e
polemico, un documento molto ampio e profondo sulla sacra Scrittura, che illumina da
diversi punti di vista il ruolo e il posto della Scrittura nella Chiesa. La sua teologia in
genere ha questa qualità di concepire le realtà, mostrando e cercando la verità
oggettiva, indipendentemente dalle polemiche, che di solito, circondano e
appesantiscono, e perciò in maniera equilibrata e libera. Pertanto nell'Esortazione
troviamo una facilità e libertà dell'espressione che la distingue dalle encicliche
presentate.
L'Esortazione non è soltanto il frutto di un sinodo, un documento richiesto dai Padri
sinodali, ma anche della necessità suscitata dalla mancanza dell'implementazione piena
e corretta della DV. Così, Benedetto XVI era motivato a dare nuove spiegazioni e
orientamenti.
Secondo il Papa, la DV ha approfondito la DaS riguardo alla necessità dello studio
storico-critico della Scrittura come esigenza che deriva dalla dimensione storica della
fede cristiana che non è una mitologia ma una vera storia e per conseguenza richiede
essere studiata con i metodi della ricerca storica (VD 33). Dopo il Vaticano II questo
compito del primo livello esegetico viene compiuto, o almeno sviluppato, in modo
soddisfacente dagli esegeti cattolici, ma si notano delle mancanze riguardo al secondo
livello, cioè una mancanza di ermeneutica della fede senza la quale si sviluppa una
ermeneutica secolarizzata, positivista, che nega la possibilità che Dio entri nella storia
e nel dialogo con l'umanità. Infatti, così si nega la dimensione fondamentale della
rivelazione cristiana, quella personale-dialogica, e nello stesso tempo anche la storicità
della rivelazione. Si mette poi in rischio la cristologia, cioè l'immagine storica di
Cristo, come viene mostrato nel Gesù di Nazaret. Una delle conseguenze negative
dell'ermeneutica secolarizzata è anche la rottura tra esegesi e teologia. Possiamo dire
che questo è proprio il contrario del principio o auspicio che la Scrittura sia "l'anima
dello studio teologico".

17
CAPITOLO II
TEOLOGIA DELLA PAROLA NELLA VERBUM DOMINI 6-21

I capitoli dedicati alla rivelazione (Dio che parla) e alla fede (risposta dell'uomo)
costituiscono la parte fondamentale della VD, dalla quale dipende tutto il discorso
successivo, ed in particolare l'ermeneutica biblica. Il discorso tende a delineare una
teologia della Parola, dalla quale si capisce l'importanza della responsabilità
nell'interpretare la rivelazione divina da parte dei singoli e della comunità. Partendo
dall'uso analogico del concetto Parola di Dio si mostrano in realtà i diversi livelli o
modi con i quali Dio si manifesta e si rivela all'uomo. Nella Chiesa tutti sono chiamati
ad approfondire queste realtà per poter comprendere in modo migliore la parola divina
scritta. Bisogna tener presente i diversi aspetti della Parola necessari per una lettura
corretta e fruttuosa della Scrittura, libera da distorsioni e interpretazioni profane. Così
in questo capitolo dell'Esortazione troviamo le direttive ermeneutiche sviluppate poi
nella terza sezione intitolata L'ermeneutica della sacra Scrittura nella Chiesa.

1. Sinfonia della Parola

Introducendo il concetto analogia Verbi, che designa l'uso analogico dell'espressione


"parola di Dio", nella VD si mette in nuova luce la nozione della rivelazione data nella
DV come autocomunicazione di Dio nella storia (cf. DV 1-6). Nella VD
autocomunicazione di Dio o rivelazione è il significato generico del termine "parola di
Dio" che poi viene esplicitato con i significati specifici, presentati in modo ordinato: 1
- il Logos eterno (significato originario) e incarnato; 2 - il mondo creato (liber
naturae); 3 - la parola nella storia della salvezza di cui l'evento di Cristo è il centro e la
pienezza; 4 - la parola predicata dagli Apostoli e trasmessa nella Tradizione viva della
Chiesa; 5 - la parola ispirata e testimoniata nella sacra Scrittura.
Nel distinguere i vari significati della "parola di Dio", occorre allo stesso tempo
mettere in rilievo varie espressioni o livelli della rivelazione di Dio dove l'unico Verbo
si esprime. Da questa analisi dipende tutto il discorso successivo (nn. 8-19) con la
conclusione data alla fine della sezione (nn. 20-21): tutto parte da Dio Padre e tutto
torna a lui così che "Dio sia tutto in tutti" (1Cor 15,28). In altri termini, le articolazioni

18
dei diversi significati della parola di Dio vengono approfondite dal Papa nei numeri
successivi; in questo si trova una dimensione teologicamente nuova nell'approccio alla
Parola. In sintesi, la teologia della Parola nella VD viene esposta secondo il concetto
analogia Verbi, sulla scia del concetto filosofico analogia entis, viene poi accerchiata
con il concetto symphonia Verbi e completata mettendo tutto in un contesto trinitario,
che costituisce Sitz im Leben della multiforme realtà della Parola di Dio. Utilizzando lo
schema proposto da Carlos Jódar35 che mostra bene la dipendenza tra i significati della
"parola di Dio" (n.7) e la struttura del discorso (nn. 8-21), propongo uno schema
maggiormente completo, che indica anche i diversi aspetti della Parola. In realtà, con i
significati della Parola di Dio così distinti, ci troviamo davanti ai diversi loci theologici
cioè le fonti di conoscenza della verità teologica (Scrittura, Tradizione, Chiesa, storia,
creazione); ciò può indurre a chiederci se qui sia in qualche modo suggerita una nuova
"forma sistematica della teologia cattolica", che parte dalla teologia della Parola
(teologia della rivelazione) e ha la Scrittura come propria anima36.

Analogia della Parola di Dio (n. 7) Verbum Domini: Verbum Dei (nn. 6-28) Aspetti principali:
0. Autocomunicazione di Dio / Il Dio che parla (nn. 6-21); La risposta trinitario, dinamico,
rivelazione dell'uomo al Dio che parla (nn. 22-28) dialogico, personale
1. Il Verbo eterno / il Logos Dio in dialogo (n. 6) trinitario, dialogico
2. La creazione / il liber naturae La Parola nel creato (nn. 8-10): cosmico, antropologico
Dimensione cosmica (n. 8); Creazione
dell'uomo (n. 9)
3. La Parola nella storia: la parola Cristologia della Parola (nn. 11-14) cristologico, storico
profetica e Gesù Cristo
4. Il Vangelo predicato e trasmesso La Parola e la Chiesa (nn. 15-18): La pneumatologico,
Parola di Dio e lo Spirito Santo (nn. 15- ecclesiale
16); Tradizione e Scrittura (nn. 17-18)
5. La sacra Scrittura Sacra Scrittura, ispirazione e verità (n. 19) pneumatologico,
ecclesiale
Conclusione: unità del piano divino e Conclusione: Dio Padre, fonte e origine trinitario, dialogico
centralità di Cristo della Parola (nn. 20-21)

35 Cf. C. Jódar, "Il Dio che parla", in M. Tábet - G. De Virgilio (ed.), Sinfonia della Parola.
Commento teologico all'Esortazione Apostolica postsinodale Verbum Domini di Benedetto XVI,
Roma 2011, 39-40.
36 La domanda diventa ancora più significativa se la teologia consiste nell'interpretare la Parola di
Dio, cioè la Rivelazione (Scrittura e Tradizione), in chiave cristologica come infatti fu durante
l'epoca patristica.

19
Nella conclusione del discorso sull'analogia troviamo per la prima volta un criterio
importante in riferimento alla lettura biblica:

Tutto questo ci fa comprendere perché nella Chiesa veneriamo grandemente le sacre


Scritture, pur non essendo la fede cristiana una "religione del Libro": il cristianesimo è la
"religione della Parola di Dio", non di "una parola scritta e muta, ma del Verbo incarnato e
vivente" [Bernardo di Chiaravalle]. Pertanto la Scrittura va proclamata, ascoltata, letta,
accolta e vissuta come Parola di Dio, nel solco della Tradizione apostolica dalla quale è
inseparabile. [...] Anche dal punto di vista teologico è necessario che si approfondisca
l'articolazione dei differenti significati di questa espressione perché risplenda meglio l'unità
del piano divino e la centralità in esso della persona di Cristo (VD 7).

Fin da subito è possibile notare dove miri il discorso; si distingue poi la religione
cristiana dalla "religione del Libro", e il vero cristianesimo da un cristianesimo che
diventa - o almeno tende di diventare - "religione del Libro".
Le diverse espressioni del Verbo che precedono nell'ordine storico la sacra Scrittura
automaticamente estromettono qualsiasi approccio riduttivo. Si esclude dunque il
principio sola Scrittura, dove la stessa viene vista come unica realtà che si identifica
con la "parola di Dio". Possiamo dire che Dio si manifesta in tutto ciò che fa e dice
(gestis verbisque) e in modo particolare nella persona di Cristo. Questo viene ancora
più evidenziato con il termine sinfonia della Parola: questa Parola unica si esprime in
diversi modi tra loro legati in "un canto a più voci"37. Così, il concetto sinfonia della
Parola si oppone implicitamente a quello sola Scrittura. Con l'osservazione citata si
esclude dunque ogni parzialità nella comprensione e nella esposizione della Parola di
Dio (in senso ampio), cioè della sacra Scrittura (in senso stretto). Con il cerchio
ermeneutico delineato da Tradizione-Scrittura-Chiesa e dalla centralità di Cristo nel
piano divino, qui già abbiamo lo schizzo del discorso elaborato nel terzo capitolo della
prima parte del documento (VD 29-49).

37 Instrumentum laboris 9.

20
1.1. Il Verbo eterno è la Parola di Dio

È necessario notare che ci sono realtà della Parola che precedono la sacra Scrittura, la
quale solitamente viene identificata con l'espressione "parola di Dio". Tra di esse vi è
prima di tutto il Logos eterno.
Logos è essenzialmente l'unica parola di Dio, che era "in principio" ed è la Parola di
Dio in senso originario. Secondo la VD il Logos è il Verbo eterno che è da sempre, e
da sempre è Dio, da Lui e in Lui nasce il creato cioè "in principio" (cf. Gen 1,1).
Infine, Logos è l'eterno Figlio di Dio Padre donato a noi, la Parola eterna che si è fatta
piccola, la persona divina che si è fatta uomo. Da queste affermazioni si capisce perché
il Verbo di Dio è "un principio di carattere assoluto" e perché la sua contemplazione
dovrà procedere assieme allo studio della Bibbia38.

1.2. La creazione è parola di Dio

La Parola eterna si esprime nella creazione e così il mondo creato porta le tracce del
Creatore; perciò si può parlare del libro della natura (liber naturae). Questo libro è
aperto a tutti e così, in un certo modo, ogni uomo ha accesso alla Parola di Dio. Anche
la Scrittura ci invita a riconoscere il Creatore osservando il creato. Vorrei ricordare qui
che la filosofia greca aveva il proprio inizio - la fase cosiddetta cosmologica - nella
contemplazione del cosmos: da una parte cercava (in esso) il principio (arhé) di tutto
ciò che esiste, dall'altra ha iniziato la visione scientifica del mondo rifiutando quella
mitologica.

1.3. La parola profetica è parola di Dio

Dopo aver visto la dimensione ontologica e quella cosmica della Parola si passa alla
dimensione temporale o storico-salvifica. Dio ha fatto udire la sua voce nella storia
parlando con la potenza del suo Spirito "per mezzo dei profeti" (DH 150). Con il
riferimento al Credo Nicenocostantinopolitano qui è introdotta la dimensione
pneumatologica della Parola, una dimensione presente lungo la storia della salvezza,

38 "Nel contesto di un'Esortazione apostolica sulla sacra Scrittura, ricordare che il Verbo di Dio era
'in principio', invita a far si che la contemplazione del Logos eterno di Dio preceda ogni
considerazione sul testo in se stesso", Jódar, "Il Dio che parla", 38.

21
che nella VD viene trattata insieme e alla pari della dimensione cristologica. La stessa
espressione "per mezzo dei profeti" della Lettera agli Ebrei (1,1) è un punto di
riferimento che introduce anche alla dimensione cristologica della Parola.

1.4. Gesù Cristo è la Parola di Dio definitiva

Dio ha comunicato la sua Parola lungo tutta la storia. Al centro di questa


comunicazione divina si trova l'evento di Cristo che compie e supera il parlare dei
profeti. Gesù Cristo è l'unica, ultima e definitiva Parola di Dio consegnata
all'umanità39. Nel senso stretto, solo Gesù Cristo è la Rivelazione di Dio. Si mette in
evidenza la centralità di Cristo nel cosmo, nella storia e nella Scrittura.

1.5. Il Vangelo predicato è la Parola di Dio

Il Vangelo viene predicato dagli Apostoli secondo il comando del Risorto di andare in
tutto il mondo e proclamare il Vangelo a ogni uomo (cf. Mc 16,15). Qui ci troviamo
davanti alla fonte della Tradizione viva. La Tradizione di origine apostolica è una
realtà viva e dinamica nel senso che la comprensione delle verità, una volta rilevate,
progredisce nella Chiesa40; Benedetto XVI afferma pertanto: "la Parola di Dio è
trasmessa nella Tradizione viva della Chiesa" (VD 7).

1.6. La sacra Scrittura è la Parola di Dio

La sacra Scrittura - Antico e Nuovo Testamento - è la Parola di Dio attestata e


divinamente ispirata. La Bibbia è Parola di Dio in quanto Dio è il suo "vero autore"
(cf. VD 19). È importante qui notare che la trasmissione della Parola - la tradizione in
senso ampio - precede ogni parte della Scrittura e che - in senso stretto - la Tradizione
apostolica precede il Nuovo Testamento e la Bibbia che conosciamo oggi. Anzi, la
Tradizione precede ed eccede la sacra Scrittura come anche il Verbo di Dio la precede
ed eccede. Nella teologia cattolica la Rivelazione non si identifica con la Scrittura
perché il suo contenuto si trova anche nella Tradizione viva. La Scrittura è infatti la
testimonianza scritta della Rivelazione.

39 Cf. VD 14; Propositio 4.


40 Si veda la nota 49.

22
2. La prospettiva trinitaria della Parola (nn. 6-7, 20-21)

La teologia della Parola nella VD (nn. 6-21: Il Dio che parla) ha una chiara prospettiva
trinitaria come la sua cornice. Si parte dunque da lontano, con il messaggio del
Prologo del Vangelo secondo Giovanni, al cui centro si trova la persona del Logos che
ci fa conoscere il mistero del Dio trino: "Dio si fa conoscere a noi come mistero di
amore infinito in cui il Padre dall'eternità esprime la sua Parola nello Spirito Santo"
(VD 6). In quest'ottica ci fa conoscere inoltre anche noi stessi: "fatti ad immagine e
somiglianza di Dio amore, possiamo comprendere noi stessi solo nell'accoglienza del
Verbo e nella docilità all'opera dello Spirito Santo" (VD 6). Questa introduzione
mostra Dio in dialogo ad intra e ad extra come anche il carattere personale-dialogico
della Rivelazione cristiana. Si può aggiungere che, secondo la tradizione teologica, il
termine giovanneo di principio può essere attribuito non solo alla persona del Figlio
ma anche alla persona del Padre (Origene, Agostino, Tommaso, Bonaventura). Il
concetto di principio può intendersi inoltre nel senso di inizio e durata (Tommaso) e,
come ulteriore possibilità, come principio intellettivo (Alberto Magno)41. Riguardo
alle prime due possibilità, sant'Agostino propone una sintesi: "C'è il Principio che non
ha principio, ed è il Padre; e c'è il Principio che deriva dal Principio, ed è il Figlio". Il
Padre è il principio delle persone divine che da Lui procedono (Figlio e Spirito) e il
Figlio è il principio degli esseri creati. Comunque, con ragione Benedetto XVI parla di
"un principio di carattere assoluto" (VD 6), applicando il termine principio alla persona
del Verbo, mediante il quale tutto è stato creato e mediante il quale a noi si rivela la
vita intima di "Dio amore".
Il discorso del capitolo intitolato Il Dio che parla si conclude ritornando alla fonte e
all'origine della Parola che è Dio Padre, al quale tutto conduce dopo che in Gesù Cristo
si è aperta la via verso il Padre affinché "Dio sia tutto in tutti" (1Cor 15,28).
Possiamo concludere che bisogna tener presente sempre questo fine della
Rivelazione, il suo carattere personale, dinamico, dialogico e comunitario affinché
quelli che sono chiamati a essere ministri della Parola (Lc 1,3) e collaboratori della
verità (3Gv 8) assolvano il loro compito in modo coerente e corretto, esponendo il

41 Cf. L. Moraldi - A. Barzaghi (ed.), Nuovo Testamento. Con commenti ai Vangeli tratti dai Padri,
Santi e Mistici della Chiesa, vol. II, Martina Franca 2002, 1319-1321.

23
messaggio della salvezza in modo efficace al disegno universale di salvezza. L'ottica
trinitaria e le dimensioni della rivelazione menzionate influiranno in modo particolare
sulla teoria dell'interpretazione e sulla persona dell'interprete, sulla sua fede e
spiritualità.

3. Aspetto cosmico della Parola (nn. 8-10)

La dimensione cosmica della Parola è suggerita già nel Prologo giovanneo: "tutto è
stato fatto per mezzo di lui" (Gv 1,3). Nel pensiero medievale si usa il concetto liber
naturae; in questa prospettiva, san Bonaventura afferma che "ogni creatura è parola di
Dio, poiché proclama Dio"42. Secondo la VD 8, la DV 3 ha sintetizzato questa realtà
affermando che "Dio, il quale crea e conserva tutte le cose per mezzo del Verbo (cf.
Gv 1,3), offre agli uomini nelle cose create una perenne testimonianza di sé (cf. Rm
1,19-20)". Salvador Pié-Ninot riassume così:

Ecco, pertanto, il valore di questo testo che propone una 'sintesi' teologica tra la Cristologia
della Parola, frutto dell'analogia fidei o Cristi, e della ragione creaturale e cosmica della
Parola, frutto dell'analogia entis43.

Con queste osservazioni si capisce meglio perché conoscere il Creatore osservando la


creazione nel Logos sia "elemento-chiave della sinfonia della Parola" (VD 8).
Nella sua ricerca su Bonaventura, J. Ratzinger qualifica la creazione come "segno"
di Dio mentre, come papa, non esita a chiamare il mondo creato con il nome "Bibbia
di Dio"; così nella catechesi del 27.11.2007 afferma: "nulla è isolato nella creazione, e
il mondo è, accanto alla Scrittura santa, una Bibbia di Dio"44.
Con queste affermazioni, qualsiasi posizione positivista radicale del genere "tutto
ciò che esiste è frutto di un caso irrazionale" viene implicitamente rifiutata. Tuttavia
bisogna aggiungere che la VD non usa la parola "Rivelazione" per questo tipo di
rivelazione naturale.

42 San Bonaventura, Itinerarium mentis in Deum II,12.


43 S. Pié-Ninot, "Il Dio che parla", in Valls - Pié-Ninot, Commento alla Verbum Domini, 54.
44 Benedetto XVI, "Udienza generale: Sant'Efrem, il Siro", 28.11.2007: http: //w2.vatican.va/content
/benedict-xvi/it/audiences/2007/documents/hf_ben-xvi_aud_20071128.html (accesso:14.12.2016).

24
Ritengo qui importante prendere in considerazione anche la definizione di realismo e
di realista proposto dal Papa. Il concetto moderno di realismo è spesso utilizzato per
stabilire e sostenere le posizioni razionalistiche nella filosofia in genere, ma anche
nella teologia e nella sua parte biblica (esegesi e teologia biblica). Con l'espressione
realismo non può essere chiamato o supposto un approccio filosofico che in sé esclude
l'aspetto soprannaturale, cioè che si chiude alla trascendenza nell'autosufficienza del
solo visibile o positivo45. Il Verbo eterno che precede tutte le cose che sussistono in lui
sta alla base di tutto il creato; la conseguenza di tale affermazione è che il realista è
colui che "riconosce nel Verbo di Dio il fondamento di tutto" (VD 10). Così,
l'atteggiamento più razionale possibile è il fondare la propria vita sul Logos46.

4. Aspetto cristologico della Parola (nn. 11-14)

Nel cuore della Cristologia della Parola si trova il mistero pasquale ("rivelazione
pasquale", cf. VD 13) compiuto "secondo le Scritture". Il Papa ripete tre volte questa
espressione per accennare l'unità del disegno divino in Cristo: l'unità tra la creazione,
la nuova creazione e tutta la storia in Cristo. Anzi, nella sinfonia del creato, con la
quale il Creatore si esprime al pari di un musicista in un'opera musicale, Gesù
rappresenta un "assolo" dal quale dipende il significato dell'intera opera:

Il Figlio dell’uomo riassume in sé la terra e il cielo, il creato e il Creatore, la carne e lo


Spirito. È il centro del cosmo e della storia, perché in Lui si uniscono senza confondersi
l'Autore e la sua opera (VD 13).

Nell'Esortazione non troviamo una sintesi come questa, dove diverse dimensioni della
Parola sono così strettamente legate e dove si vede altrettanto bene la necessità della
visione integra della rivelazione divina, nella quale la parola (di Dio), il creato e
l'evento (salvifico) formano una sola cosa in una prospettiva cristocentrica.

La Rivelazione definitiva in Cristo si distingue dalle rivelazioni private, che non


completano quella prima, ma che possono aiutare a comprendere e vivere meglio il

45 Cf. Jódar, "Il Dio che parla", 42.


46 Cf. V. Lopasso, "Il Dio che parla: la teologia della Parola nell'Esortazione apostolica
postsinodale Verbum Domini", Vivarium 19 (2011) 358; vedi anche J. Ratzinger, Introduzione al
cristianesimo. Lezioni sul simbolo apostolico, Brescia 21969, 37-46.

25
Vangelo (la rivelazione pubblica) nel tempo attuale. Pertanto, poiché possono essere
un valido aiuto, non le si deve trascurare. L'orientamento a Cristo di una rivelazione
privata è il criterio per la sua veridicità, cioè della sua provenienza dallo Spirito Santo.
Non si dice se queste rivelazioni, in quanto approvate dalla Chiesa, siano rilevanti
nell'interpretare la Scrittura.

5. Aspetto pneumatologico della Parola (nn. 15-16)

L'autocomunicazione di Dio porta sempre la relazione tra il Figlio e lo Spirito, "le due
mani del Padre" (sant'Ireneo di Lione; VD 15). Nell'articolo La Parola di Dio e lo
Spirito Santo (nn. 15-16) Benedetto XVI mostra il ruolo dello Spirito Santo nell'azione
salvifica nella storia. Riguardo alla Rivelazione lo Spirito Santo dona autentica
comprensione di essa. Riguardo alla manifestazione della Parola nella storia lo Spirito
è sempre presente, in particolare nella vita di Gesù, come mostrano i Vangeli.
Riguardo alla trasmissione della Parola lo Spirito insegna, ricorda e conduce alla
Verità intera i discepoli di Cristo. Riguardo la formazione della Scrittura è appunto
l'opera dello Spirito mediante il quale l'unica Parola divina si esprime nelle parole
umane. Il ruolo dello Spirito è messo in evidenza in modo particolare nei riguardi
dell'interpretazione biblica, dove il Papa richiama le parole dei diversi grandi teologi
del passato: Ireneo, Crisostomo, Girolamo, Gregorio Magno e Riccardo di San Vittore.
Citando le parole di san Gregorio Magno, il Papa afferma il ruolo unico dello Spirito
in ambedue gli aspetti menzionati: "Egli stesso ha creato le parole dei santi testamenti,
egli stesso le dischiuse" (VD 16). In sintesi, la comprensione della Parola di Dio scritta
non è possibile senza lo Spirito Santo. Perciò, ci vuole la "rivelazione dello Spirito"
(Crisostomo) e occorrono "occhi della colomba" (R. di San Vittore) cioè l'intelligenza
spirituale per poter entrare nei misteri della Bibbia (cf. VD 16).
La Bibbia è Parola di Dio perché è scritta per ispirazione dello Spirito47. Collegato
con il mistero dell'Incarnazione, diventa ancora più chiaro: "come il Verbo di Dio si è
fatto carne per opera dello Spirito Santo nel grembo della Vergine Maria, così la sacra
Scrittura nasce dal grembo della Chiesa per opera del medesimo Spirito" (VD 19).
L'ispirazione riconosce l'importanza dell'autore umano che ha scritto i testi ispirati e di

47 Propositio 12.

26
Dio come vero autore. Possiamo dire che il carattere divino-umano (teandrico) della
Scrittura corrisponde a quello del Verbo incarnato.
La consapevolezza del carattere ispirato della Scrittura è decisiva per la sua corretta
ermeneutica, in quanto deve essere letta come opera dello Spirito Santo e non come
"oggetto di curiosità storica". Un'altra conseguenza del carattere ispirato della Bibbia è
che essa contiene senza errori la verità per la nostra salvezza (cf. DV 11). Per una
ermeneutica ecclesiale delle Scritture, ispirazione e verità compongono "due concetti
chiave". Secondo il Papa, queste due realtà devono essere ancora approfondite per
poter interpretare i testi sacri secondo la loro natura. La Pontificia Commissione
Biblica ha risposto a questa esigenza del Papa pubblicando il 22.2.2014 il nuovo
documento "Ispirazione e verità della Sacra Scrittura".

6. Aspetto ecclesiale della Parola (nn. 17-18)

L'aspetto ecclesiale riguarda il ruolo della Chiesa nei confronti della Parola, sulla quale
essa si fonda e di cui essa vive (cf. VD 3) e soprattutto il trinomio Tradizione-Scrittura-
Magistero, e si collega alla dimensione pneumatologica come sua base; perciò il ruolo
dello Spirito è qui di somma importanza.
La Parola divina, pronunciata nel tempo, è consegnata alla Chiesa in modo
definitivo nella persona del Figlio, che ha ordinato agli Apostoli di annunciare
l'Evangelo. Essi hanno trasmesso nella predicazione, tramite gli esempi e le istituzioni,
ciò che hanno ricevuto da Cristo e imparato dai suggerimenti dello Spirito promesso.

Il periodo apostolico è anche un periodo fondamentale per la costituzione della sacra


Scrittura. Tuttavia la sacra Scrittura, per diretto intervento divino, trascende il mero
carattere di documento della Tradizione. Scrittura e Tradizione sono due realtà distinguibili
ma inseparabili nella costituzione di un tutto come testo e contesto. La Scrittura, in certo
modo, si trova all'interno della Tradizione in quanto in essa nasce e in essa vive48.

Questo contesto, la Tradizione, è una realtà viva e dinamica che "progredisce nel
tempo con l'assistenza dello Spirito"49 ed è essenziale affinché la Chiesa possa crescere

48 Jódar, "Il Dio che parla", 45-46.


49 Per rendere più chiaro ricordiamo l'espressione completa della Dei Verbum: "Questa Tradizione
di origine apostolica progredisce nella Chiesa con l'assistenza dello Spirito Santo: cresce infatti la

27
nella comprensione della verità rivelata nel testo delle Scritture. Possiamo dire che il
vero ambito nella vita della Scrittura è la Tradizione viva della Chiesa.
La Chiesa trasmette a tutte le generazioni la verità rivelata in Cristo e la interpreta
autenticamente mediante l'opera dello Spirito Santo e sotto la guida del Magistero. La
Tradizione era decisiva nella formazione dell'intero canone della Bibbia come anche
nella comprensione della sacra Scrittura in quanto Parola di Dio. In realtà, la
Tradizione divino-apostolica è l'unico criterio dell'ispirazione e quindi del canone.

comprensione, tanto delle cose quanto delle parole trasmesse, sia con la contemplazione e lo
studio dei credenti che le meditano in cuor loro (cf. Lc 2,19 e 51), sia con la intelligenza data da
una più profonda esperienza delle cose spirituali, sia per la predicazione di coloro i quali con la
successione episcopale hanno ricevuto un carisma sicuro di verità. Così la Chiesa nel corso dei
secoli tende incessantemente alla pienezza della verità divina, finché in essa vengano a
compimento le parole di Dio" (DV 8).

28
Conclusione

Per concludere, propongo una presentazione grafica delle realtà esposte in questo
capitolo, secondo il pensiero di Benedetto XVI.

Realista è chi riconosce nel Verbo di Dio il fondamento di tutto (VD 10)

Sulla cima della realtà della Parola si trova il Logos eterno: il principio assoluto (VD
6), il pensiero, la libertà, l'amore50. Il Verbo si incarna nella persona di Gesù Cristo - il
culmine della rivelazione di Dio - e nella Scrittura, la quale è la testimonianza ispirata
della Rivelazione. Questa dimensione verticale (incarnazionale) della realtà della
Parola è segnata con i concetti ensarkos ed embiblos: Parola che si fa carne e Parola
che si fa libro (VD 18). Nel centro dell'autocomunicazione divina è la persona di Gesù
Cristo; solo Lui è in senso stretto la rivelazione di Dio e l'esegeta di Dio (VD 90). La
Rivelazione supera la Scrittura, la quale sta nel fondamento della comprensione e della
predicazione della Parola. La dimensione orizzontale (pneumatologica) di questa realtà

50 Cf. Ratzinger, Introduzione al cristianesimo, 111, 118.

29
è segnata con il concetto di pneuma. Nella Tradizione è messa in evidenza la
componente pneumatologica, il parlare e l'agire dello Spirito Santo che vivifica il
contenuto della Tradizione nel tempo attuale. Lo Spirito di Cristo rivela il contenuto
della Scrittura nell'autentica interpretazione di essa (teologia, Magistero); pertanto ci
vuole la rivelazione dello Spirito (VD 16). Lo Spirito dunque fa sì che la Tradizione e
il Magistero siano una realtà viva. Così la Tradizione viva e il Magistero vivo aiutano
ad aprire la Scrittura verso il mistero di Cristo e infine verso il Logos eterno nel
trascendimento della lettera (gramma). Se manca questa apertura alla dimensione
pneumatologica mediante la fede, anche la lettera del vangelo può uccidere.
Il grande cerchio rappresenta la creazione totale vista come la creatura Verbi, la
quale, come parola di Dio, annunzia Dio (liber naturae). Il centro della storia, della
creazione, della Scrittura, e infine dell'annuncio, è Gesù Cristo, unica parola di Dio.
Tutte le realtà insieme creano la sinfonia della Parola (symphonia Verbi).

Nella presente prospettiva viene alla luce l'insieme o la permeazione della dimensione
divina e umana nelle diverse realtà: Verbo incarnato (Gesù Cristo), Tradizione viva,
Magistero vivo, sacra Scrittura, santa Chiesa, creatura Verbi (Bibbia di Dio)51. Nella
VD si parla anche della sacramentalità della Parola di Dio o della Rivelazione:
"Approfondire il senso della sacramentalità della Parola di Dio, dunque, può favorire
una comprensione maggiormente unitaria del mistero della Rivelazione in 'eventi e
parole intimamente connessi' [DV 2]" (VD 56).

51 Il corsivo indica la realtà/l'elemento divino.

30
CAPITOLO III
L'ERMENEUTICA BIBLICA NELLA VERBUM DOMINI 29-49

Con il termine ermeneutica in senso generale si intende la teoria della interpretazione


o della comprensione di un testo antico. Applicato all'interpretazione biblica si tratta di
presentare i criteri interpretativi dei testi della sacra Scrittura52.
La sezione dell'Esortazione dedicata a questo tema (L'ermeneutica della sacra
Scrittura nella Chiesa 29-49) è preceduta da quella dedicata alla teologia della Parola
(Il Dio che parla 6-21), che, come si è visto, sottolinea la vera chiave di
interpretazione della Scrittura ovvero il centro ermeneutico che è Cristo. Tuttavia
bisogna dire che nelle questioni ermeneutiche non basterebbe un principio di tipo solus
Christus perché la Bibbia non ha solo un proprio centro ma anche un proprio luogo.

1. Il riferimento primo e ultimo: la vita della Chiesa

Già il titolo dell'ultima sezione della prima parte (29-49) L'ermeneutica della sacra
Scrittura nella Chiesa ci indica il luogo dove la Scrittura è vissuta e dove viene
interpretata; perciò l'aggiunta nella Chiesa non indica qualcosa accidentale ma
essenziale. Inoltre il titolo corrisponde a quello del più importante documento della
PCB: Interpretazione della Bibbia nella Chiesa; pertanto Benedetto XVI nello
svolgimento dell'argomento si riferisce spesso a questo documento. Va notato anche
che tutto il discorso svolto in questa sezione è incorniciato dall'aspetto ecclesiale:
inizia con la fede della Chiesa (29-39) e si conclude con la vita dei Santi (48-49), ciò
rendendo l'espressione nella Chiesa proprio opportuna.

1.1. Il luogo originario dell'ermeneutica biblica è la Chiesa

Già il fatto che la Bibbia è il libro formato nel grembo della Chiesa, sotto l'ispirazione
dello Spirito Santo, ci fa capire che il luogo originario, come l'ultima istanza

52 "È consuetudine intendere l'ermeneutica come la scienza teorica dell'interpretazione e l'esegesi


come la pratica di questa interpretazione. Quindi l'ermeneutica biblica ricerca e propone i principi
che devono animare l'interpretazione della Scrittura", M. Priotto, Il libro della Parola.
Introduzione alla Scrittura, Torino 2016, 119.

31
dell'interpretazione biblica, è la vita della Chiesa53. La Bibbia è scritta nell'ambito della
vita del popolo di Dio e per il popolo di Dio ed è appunto la voce del medesimo; di
conseguenza solo come noi possiamo entrare nei misteri che essa contiene, cioè nella
verità che è il principio della parola scritta (cf. Sal 119,160). Benedetto XVI ricorda
che san Girolamo afferma l'ecclesialità come necessario criterio interpretativo che non
è un'esigenza imposta dall'esterno ma proviene dal fatto che la stessa Scrittura esprime
la fede della comunità; altrimenti si scivola facilmente nell'errore:

Un'autentica interpretazione della Bibbia deve essere sempre in armonica concordanza con
la fede della Chiesa cattolica. Così san Girolamo si rivolgeva ad un sacerdote: 'Rimani
fermamente attaccato alla dottrina tradizionale che ti è stata insegnata, affinché tu possa
esortare secondo la sana dottrina e confutare coloro che la contraddicono'. (VD 30)

La prospettiva di fede nella quale la Bibbia è stata scritta è necessaria nello studio dei
testi biblici, non negando la possibilità di scoprire gli "elementi interessanti" negli
approcci o letture dove questa manca; ma è sempre una lettura incompiuta. Occorre
dunque prestare molta attenzione alla lettura che ne fa il popolo scelto da Dio e
formato secondo la sua parola. Esso rappresenta il "contesto vivente nel quale la
Scrittura è nata ed è stata trasmessa"54.
Le conseguenze della dimensione comunitaria della Scrittura sono diverse. In modo
sintetico Benedetto XVI li ha presentati nel discorso fatto davanti ai docenti e agli
studenti del Pontificio Istituto Biblico nel 26.10.2009:

Essendo la Scrittura una cosa sola a partire dall'unico popolo di Dio, che ne è stato il
portatore attraverso la storia, conseguentemente leggere la Scrittura come un'unità significa
leggerla a partire dal Popolo di Dio, dalla Chiesa come dal suo luogo vitale, e ritenere la
fede della Chiesa come la vera chiave d'interpretazione. Se l’esegesi vuole essere anche
teologia, deve riconoscere che la fede della Chiesa è quella forma di 'sim-patia' senza la
quale la Bibbia resta un libro sigillato: la Tradizione non chiude l'accesso alla Scrittura ma

53 Appunto come Maria, creata dalla Parola e al contempo la madre della Parola incarnata, anche la
Chiesa realizza la stessa relazione circolare con la Parola divina. Perciò quando si parla della
Chiesa come punto di riferimento, si intende una realtà che trascende l'aspetto puramente umano.
54 Cf. Manns, Sinfonia della Parola, 107.

32
piuttosto lo apre; d'altro, spetta alla Chiesa, nei suoi organismi istituzionali, la parola
decisiva nell'interpretazione della Scrittura.55

Trattando l'aspetto ecclesiale nella VD s'introduce quello pneumatologico. Si accenna


che lo Spirito Santo anima la vita della Chiesa e concede la capacità di interpretare la
Scrittura autenticamente. Da questo proviene che neanche i due criteri fondamentali -
cristologico ed ecclesiale - nel loro insieme non bastino del tutto perché bisogna vivere
secondo la Parola e vivere nello Spirito. In questo contesto si può aggiungere una
acuta osservazione di san Girolamo che tuttavia non si trova nell'Esortazione: "Chi
comprende la Scrittura in modo diverso dal senso inteso dallo Spirito Santo nel quale è
stata scritta, anche se non si allontana dalla Chiesa, può tuttavia essere chiamato
eretico"56. Questa può essere completata o spiegata da un pensiero di santa Teresa
d'Avila, che si trova nel numero dedicato ai Santi, che dice appunto: "tutto il male del
mondo deriva dal non conoscere chiaramente le verità della sacra Scrittura"57.

1.2. Il ruolo dei Padri della Chiesa

Nell'ambito accademico oggi si mette in discussione il valore dell'esegesi patristica a


proposito dello studio biblico. Spesso si qualifica questa come pre-scientifica o pre-
critica, superata, ingenua, o soltanto come una fase nello sviluppo della ricerca biblica,
e quindi non adatta per il nostro tempo. La Chiesa ufficiale non si è mai espressa così.
Anzi, nella VD si sottolinea che per ricuperare un'adeguata ermeneutica bisogna
imparare dall'approccio esegetico dei Padri:

Il loro esempio può 'insegnare agli esegeti moderni un approccio veramente religioso della
sacra Scrittura, come anche un'interpretazione che s'attiene costantemente al criterio di
comunione con l'esperienza della Chiesa, la quale cammina attraverso la storia sotto la
guida dello Spirito Santo' (VD 37).

55 Benedetto XVI, "Discorso del santo padre Benedetto XVI ai docenti, agli studenti e al personale
del Pontificio Istituto Biblico", 26.10.2009: http://w2.vatican.va/content/ benedict-xvi/it/speeches
/2009/october/documents/hf_ben-xvi_spe_20091026_pib. html (accesso: 29.4.2017).
56 Commento alla lettera ai Galati 7; la citazione è presa da Manns, Sinfonia della Parola, 146.
57 VD 48; vale la pena ricordare la citazione completa: "Udii queste parole. Non vedevo da chi, ma
capivo che venivano dalla stessa Verità: Non è poco quello che faccio per te. Anzi, questa è una
delle grazie per le quali tu mi devi di più. Tutto il male del mondo dipende dal non conoscere
chiaramente la verità della sacra Scrittura. Non vi è in essa un apice che non debba un giorno
avverarsi.", Santa Teresa di Gesù, Libro della Vita, Roma Morena 2005, 40, 1.

33
Secondo il pensiero teologico di Benedetto XVI i Padri hanno un'importanza
inevitabile, in modo particolare nel contesto ecumenico in quanto maestri della Chiesa
ancora indivisa. Da loro proviene il canone della Scrittura, la regula fidei (simbolo), le
forme fondamentali della liturgia e infine la teologia; per questo essi appartengono alla
storia comune di tutti i cristiani. Per tutto questo la loro importanza per la fede e per la
teologia cristiana è normativa, ed è evidente che il loro contributo porta il valore
sovratemporale; perciò bisogna sempre andare alla loro scuola. Parlando in senso
generale, Benedetto XVI sostiene che solo nel conoscere la storia la si può trascendere,
altrimenti, se si ignora, si rimane suo prigioniero58.
Dal pensiero di Benedetto XVI si evince che, sia nella teologia che nell'esegesi, i
Padri hanno un posto privilegiato e perciò l'esegesi deve cominciare con i Padri, i quali
hanno realizzato nel pensiero l'unità dell'aspetto o atteggiamento biblico, liturgico e
teologico: l'unità che appunto si esige dal Magistero attuale. Oltre a quanto sopra i
Padri erano prima di tutto gli interpreti della sacra Scrittura (cf. VD 37). Nella
conclusione del suo intervento durante il Sinodo, Benedetto ha richiamato la

necessità di sviluppare una esegesi non solo storica, ma anche teologica. Sarà quindi
necessario allargare la formazione dei futuri esegeti in questo senso, per aprire realmente i
tesori della Scrittura al mondo di oggi e a tutti noi59.

Si conclude che lo studio biblico deve includere lo studio della patristica.

1.3. L'interpretazione della sacra Scrittura e i Santi

Se si sostiene che l'esegesi comincia con i Padri non significa che con loro debba
finire. Si pone la domanda: nella comprensione della Scrittura chi ha o chi avrà
l'ultima parola? Certamente, non è il caso che l'argomento dell'ermeneutica si conclude
con i Santi. Già quando si parla dei Padri si parla dei Santi. Nell'udienza generale
27.1.2010, parlando di san Francesco d'Assisi, Benedetto XVI ha affermato che i Santi

58 Ratzinger J./Benedikt XVI., Teološki nauk o principima. Elementi fundamentalne teologije,


Rijeka 2009, 173-178.
59 Benedetto XVI, Intervento nella XIV Congregazione Generale del Sinodo, 14.10.2008:
Insegnamenti IV, 2 (2008) 494.

34
sono i migliori interpreti della Bibbia perché hanno incarnato nella loro vita la Parola
di Dio60. Nell'Esortazione si ribadisce e si completa questo pensiero:

L’interpretazione della sacra Scrittura rimarrebbe incompiuta se non si mettesse in ascolto


anche di chi ha vissuto veramente la Parola di Dio, ossia i Santi. Infatti, 'viva lectio est vita
bonorum'61. L’interpretazione più profonda della Scrittura in effetti viene proprio da coloro
che si sono lasciati plasmare dalla Parola di Dio, attraverso l'ascolto, la lettura e la
meditazione assidua (VD 48).

Nel leggere la Scrittura bisogna quindi mettersi alla scuola dei Padri della Chiesa
ovvero dei Santi in genere. Nel Direttorio Omiletico (29.6.2014), nel quale la Verbum
Domini trova un suo frutto concreto, si raccomandano vivamente due opere di grande
utilità come risorsa e strumento per l'esposizione della Scrittura nell'ambito liturgico:
la Catena Aurea di san Tommaso e il Catechismo della Chiesa Cattolica. Proprio in
queste due opere si manifestano i tesori della tradizione ecclesiale; la prima offre una
collezione dei commenti ai Vangeli tratti dai Padri dei primi undici secoli del
cristianesimo, mentre la seconda riassume il pensiero dei Santi con i numerosi
riferimenti e citazioni.
Parlando della vita dei Santi, per ridurre tutto a un denominatore comune, Benedetto
XVI afferma:

la santità nella Chiesa rappresenta un'ermeneutica della Scrittura dalla quale nessuno può
prescindere. Lo Spirito Santo che ha ispirato gli autori sacri è lo stesso che anima i Santi a
dare la vita per il Vangelo (VD 49).

In questo contesto non si può non vedere lo stesso agente che parla mediante i profeti,
ispira gli agiografi, forma i santi e guida i credenti o lettori alla verità tutta intera (cf.
Gv 16, 13). Perciò, le categorie dell'ispirazione, della fede ecclesiale, della santità e
della comprensione autentica della Scrittura sono inseparabili. Infine, la ragione per la
quale la vita della Chiesa è il riferimento primo ed ultimo è perché lo Spirito proprio in
essa e attraverso essa agisce in diversi modi.

60 Benedetto XVI, "Udienza generale: San Francesco d'Assisi", 27.1.2010: http://w2.vatican.va/


content/benedict-xvi/it/audiences/2010/documents/hf_ben-xvi_aud_20100127.html (accesso: 3.5.
2017).
61 Gregorio Magno, Moralia in Job XXIV, VIII, 16: PL 76, 295.

35
2. Studio della Scrittura nell'equilibrio ermeneutico

Lo studio della Scrittura comporta sempre l'impegno di realizzare un equilibrio sui


diversi punti di vista: tra studio e vita spirituale, tra esegesi e teologia, tra fede e
ragione, tra progresso teologico e normatività del dogma. Nelle sue opere Benedetto
XVI non ha dato soltanto le proposte di come rispondere a questa sfida di oggi ma
nella sua trilogia Gesù di Nazaret ci ha lasciato un esempio concreto di come accedere
alla Scrittura e come interpretarla. Nella Premessa di carattere programmatico, lui ha
spiegato la metodologia applicata; un passo sintetizza la sua intenzione o tentativo:

Io ho solo cercato, al di là della mera interpretazione storico-critica, di applicare i nuovi


criteri metodologici, che ci consentono una interpretazione propriamente teologica della
Bibbia e che però richiedono la fede, senza con ciò voler e poter per nulla rinunciare alla
serietà storica62.

2.1. Studio della Scrittura come l'anima della teologia

"Sia dunque lo studio della Sacre Pagine come l'anima della sacra Teologia" (DV 24).
La famosa frase, diventata ormai simbolo del rinnovato interesse per la sacra Scrittura
e della riforma degli studi teologici, ha l'origine nella XIII Congregazione generale
della Compagnia di Gesù (1687) ed è ripresa in una lettera circolare del Generale della
Compagnia nel 1883; poi la troviamo continuamente nei documenti del Magistero
rilevanti per la Scrittura: PD, SP, DaS, DV, VD63. In riferimento alla medesima frase,
nella VD si presentano tre implicazioni rilevante sulla necessità di equilibrio nello
studio: 1 - l'espressione indica la relazione tra ricerca storica ed ermeneutica della fede
ovvero tra esegesi e teologia (VD 31); 2 - il rapporto tra esegesi e teologia influisce
sulla vita della Chiesa cioè sull' "azione pastorale" e sulla "vita spirituale dei fedeli"
(VD 31); 3 - la Scrittura sarà l'anima della teologia in quanto in essa si riconosce la
Parola di Dio attuale che parla oggi e a tutti (VD 47).

62 J. Ratzinger /Benedetto XVI, Gesù di Nazaret, Milano 2007, 19.


63 Cf. C. A. Valls, "L'ermeneutica della sacra Scrittura nella Chiesa", in Valls - Pié-Ninot,
Commento alla Verbum Domini, 82.

36
Con medesime affermazioni è toccata la complessità del rapporto esegesi-teologia-
spiritualità. La preoccupazione viene ripresa circa la formazione dei candidati al
sacerdozio:

Si eviti di coltivare un concetto di ricerca scientifica che si ritenga neutrale nei confronti
della Scrittura. Perciò insieme allo studio delle lingue proprie in cui è stata scritta la Bibbia
e dei metodi interpretativi adeguati, è necessario che gli studenti abbiano una profonda vita
spirituale, così da capire che si può comprendere la Scrittura solo se la si vive (VD 47).

Lo studio della Scrittura tiene un posto eminente nella vita della Chiesa ed è decisivo
per la teologia. Tuttavia bisogna dire che questo studio non esaurisce l'uso della Bibbia
nella Chiesa e nel mondo e che l'efficacia della Bibbia nella vita della Chiesa non è
misurata del medesimo. Anzi, in questo caso la misura è la santità64. Rispetto all'ultimo
punto della citazione, possiamo dire che il vivere secondo la Parola è elevato al livello
di una categoria ermeneutica65. Dall'Esortazione risulta che nella comprensione della
Scrittura, la vita spirituale ha il primato sulla ricerca scientifica. Sulla base di tutto ciò
che viene detto deriva che per la lettura fruttuosa dei testi sacri, la santità è importante
sotto due punti di vista che sono due imperativi: imparare dai santi e tendere alla
propria santità.

A proposito della relazione esegesi-teologia suddetta espressione o assioma in modo


implicito spiega la funzione dell'esegesi o dello studio biblico in genere: deve animare
la teologia, cioè deve essere in funzione dello sviluppo della riflessione teologica sui
misteri della fede cristiana. In altri termini, l'esegesi deve essere in servizio della
teologia dogmatica e morale e non essere indipendente da esse66. Nei primi secoli del
cristianesimo questo non rappresentava un problema perché non c'era distinzione tra il
commento alla Scrittura, la teologia e la morale. Dal medioevo la distinzione tra

64 Cf. A. Leproux. "Lire la Bible dans l'Église. L'herméneutique scripturaire selon Verbum Domini
29-49", NRT 139 (2017) 35.
65 Cf. Manns, Sinfonia della Parola, 137.
66 L'esegesi cattolica comprende il compito di permettere al magistero ecclesiale il giudizio sicuro
circa il senso di un testo biblico e di mostrare la relazione dei propri resultati con il dogma
cattolico; la dogmatica presuppone una tale teologia biblica; cf. K. Rahner - H. Vorgrimler,
Teoločki rječnik [Dizionario teologico], Đakovo 1992, 136.
Secondo la Dei Verbum 12: "È compito degli esegeti contribuire, seguendo queste norme, alla più
profonda intelligenza ed esposizione del senso della sacra Scrittura, affinché mediante i loro studi,
in qualche modo preparatori, maturi il giudizio della Chiesa".

37
teologia speculativa e commento alla Scrittura sarà sempre maggiore. Oggi si è
arrivato al punto di parlare di una rottura o di un dualismo tra esegesi e teologia
presente nella Chiesa Cattolica. Perciò Benedetto XVI ricorda gli interventi del
Magistero che miravano a un saggio equilibrio67.

2.2. I due livelli metodologici dell'esegesi

Nella DV 12 Benedetto XVI vede espressi i due livelli che chiama "storico-critico" e
"teologico". Già nel suo articolo Interpretazione biblica in conflitto lui spiega che si
tratta di due aspetti dell'interpretazione: l'analisi storica e la comprensione d'insieme.
Ambedue hanno i tre elementi essenziali:

Il livello/aspetto storico critico (IB, 98) Il livello/aspetto teologico (VD 34)

l'attenzione ai generi letterari interpretare il testo considerando 'l’unità di tutta la


Scrittura'; questo oggi si chiama esegesi canonica
lo studio del contesto storico (culturale, tenere presente 'la Tradizione viva di tutta la
religioso, ecc.) Chiesa'
l'esame di ciò che si usa chiamare 'Sitz im osservare 'l’analogia della fede'
Leben'

Il livello storico-critico o cosiddetto letterale mira a raggiungere il senso voluto


dall'autore umano ed esige una competenza specifica; perciò la VD parla di "approccio
scientifico", "esegesi scientifica", "scienza esegetica", "ricerca scientifica" ed "esegesi
accademica" che tuttavia non riguarda solo la metodologia o metodo storico-critico,
che è uno tra diversi metodi critici, ma anche "le sue più recenti integrazioni" (cf. VD
34). In questo punto Benedetto chiarisce la DV, dove non è nominata o richiesta una
metodologia particolare.
Nell secondo livello, i tre elementi si chiamano i "tre criteri di base" (VD 34).
Nell'IB l'unità della Scrittura è vista come presupposto fondamentale della
comprensione teologica della Bibbia e l'analogia della fede come corrispondente
cammino metodologico ovvero la comprensione di singoli testi a partire dall'insieme.
Nell'intervento sinodale il Papa afferma fortemente: "Solo dove i due livelli

67 Bisogna notare che il Papa non entra nei delicati punti storici di questo problema.

38
metodologici, quello storico-critico e quello teologico, sono osservati, si può parlare di
una esegesi teologica - di una esegesi adeguata a questo Libro"68. In effetti, la
complessità proviene dalla struttura divino-umana della Scrittura: di fronte alla lettera
sta lo spirito, alla storia il mistero, all'autore umano l'autore divino. Al primo livello
che coglie la dimensione umana corrisponde il metodo storico e filologico dell'esegesi;
al secondo che coglie la dimensione divina corrisponde l'interpretazione teologica.
Applicando l'analogia scoperta dai Padri della Chiesa - Parola divenuta uomo e Parola
divenuta Scrittura - insieme con la dottrina cristologica delle due nature in Cristo, si
arriva a conclusione:

In maniera analoga all'unione senza confusione e senza separazione della natura umana e
della natura divina nella persona di Cristo, anche nella Scrittura esistono due sensi, che
vanno distinti, ma non separati69.

Adesso diventa ancora più chiaro perché gli ambedue i livelli devono essere osservati
e perché l'attività esegetica non può essere ridotta solo al primo livello. La difficoltà
proviene dallo squilibrio o dalla rottura tra i due livelli. Enrico Cattaneo, seguendo B.
Lorengan70, propone invece di parlare di due livelli, di "due fasi della teologia",
evitando così l'impressione che si tratta di un livello più basso o più povero perché non
ancora teologico e di uno più alto, veramente teologico, che ci fa scoprire il senso
spirituale71. Ritengo che il termine livelli conviene più al carattere divino-umano della
Scrittura, dove ovviamente l'aspetto divino, colto dal secondo livello, ha il primato,
come anche nella persona di Cristo la natura divina ha il primato rispetto a quella
umana. Insomma, in ogni caso di una realtà divino-umana si tratta di una relazione di
subordinazione. In caso concreto, il livello teologico o di rivelazione ha una priorità di
valore trascendente rispetto all'altro.

68 Benedetto XVI, Intervento nella XIV Congregazione del Sinodo, 493; cf. Propositio 25.
69 M. Fiedrowicz, Teologia dei Padri della Chiesa. Fondamenti dell'antica riflessione cristiana
sulla fede, Brescia 2010, 135.
70 Lonergan distingue tra teologia in oratione obliqua (ricerca, interpretazione, storia e dialettica) e
teologia in oratione recta (fondazione, dottrina, sistematica, comunicazione); ciascuna delle due
fasi si articola in quattro specializzazioni funzionali indicate tra parentesi; B. Lonergan, Il Metodo
in Teologia, Roma 2001, 165-168.
71 E. Cattaneo, "L'ermeneutica biblica alla luce della Verbum Domini", RdT 53 (2012/4) 546-547.

39
2.3. Il metodo storico-critico nella Verbum Domini

Come giovane teologo, Joseph Ratzinger vedeva nell'esegesi la funzione protettrice


nel senso che nell'approccio alla Scrittura è necessaria un'istanza critica che sarà
attenta alla purezza dell'evento una volta accaduto (efapax) e che proteggerà il fatto
storico (sarx della storia) contro l'arbitrarietà della gnosi che tende all'indipendenza72.
Dagli anni ottanta la sua fiducia nell'esegesi storico-critica è cambiata73. Lui si accorge
che nell'esegesi non c'è più lo spazio per la fede, e a Dio non è più data l'importanza
negli eventi storici; non parla più il testo ma colui che lo interpreta secondo i propri
criteri74. Un riassunto si trova nell'articolo IB:

Negli ultimi cent'anni l'esegesi ha realizzato grandi cose, ma ha anche commesso grandi
errori; e questi errori sono divenuti quasi dei dogmi accademici. Attaccarli è considerato da
molti studiosi addirittura un sacrilegio, soprattutto se queste critiche vengono da qualcuno
che non è esegeta. Tuttavia, un esegeta eminente quale Heinrich Schlier aveva da tempo
avvertito i colleghi di non sprecare tempo in banalità. Joachim Gnilka ha dato una concreta
espressione a questo avvertimento, quando reagì contro l'eccessiva importanza attribuita
alla storia delle tradizioni75.

Benedetto XVI non ha attenuato le critiche sull'esegesi basata esclusivamente sul


metodo storico-critico. Nella VD si esprime in modo più moderato e sulla scia dei
documenti precedenti confermando l'indispensabilità delle ricerche diacroniche adatte
all'aspetto storico della rivelazione divina. In questo contesto entra anche il fatto che il
senso letterale sta alla base di tutti gli altri e perciò è il primo e insostituibile gradino

72 Cf. K. Rahner, - J. Ratzinger, Offenbarung und Überlieferung, Freiburg im Breisgau 1965, 44.
73 Nel 1988 Ratzinger ha fatto l'esposizione in New York all'annuale "Erasmus lecture" sul tema
"Biblical Interpretation in Crisis: On the Question of the Foundations and Approaches of
Exegesis Today", dopo che ha pubblicato la sua lezione nella collana Quaestiones disputatae
sotto il titolo "Scriftauslegung im Wiederstreit", insieme con gli altri conferenzieri: R. E. Brown,
G. Lindbeck e W. H. Lazareth.
74 Gli altri sintomi della degradazione sono i cosiddetti approcci materialistico, femminista,
psicoanalitico, i quali non cercano la verità del testo ma gli elementi che sopportano la propria
scelta di prassi e interesse.
75 IB 123; vedi anche: Cattaneo, "L'ermeneutica biblica alla luce della Verbum Domini", 550: "In
realtà, tutta la moderna scienza biblica di stampo accademico nata fuori di un contesto ecclesiale,
ponendosi quasi come obiettivo di scalzare il 'dogma', giudicato uno sviluppo aberrante, che
poteva esser corretto solo ritornando alla base biblica. Insomma, l'esegesi, in quanto 'scientifica',
si è posta contro la fede ecclesiale, smantellandola quasi completamente. Da qui la
contrapposizione tra kerygma e dogma, tra storia e fede.

40
dell'esegesi. Tuttavia il metodo storico-critico non è fine a sé stesso ma fa parte
dell'insieme dell'attività esegetica. La ricerca storica è utile e anzi necessaria esigenza
del principio Verbum caro factum est, però "ha i suoi limiti" (cf. VD 37). Questo
pensiero si ripete in tutti i documenti ufficiali della Chiesa. Il metodo di cui parliamo è
limitato dal suo stesso scopo come del resto ogni metodo in qualsiasi altra disciplina.
L'oggettività che cerca di realizzare evidentemente non è raggiungibile perché sempre
include l'elemento soggettivo e ipotetico76. Per una illustrazione, basta ricordare il fatto
delle tantissime ipotesi poste sulla "spina nella carne" (2Cor 12,7) di san Paolo.
Comunque, Benedetto XVI riconosce il valore e frutto positivo apportato dall'uso della
ricerca storico-critica ma nello stesso tempo afferma l'esigenza di un analogo studio a
proposito del secondo livello della dimensione teologica. Nella VD 33 si aggiunge una
nota metodologica ripresa dal documento della PCB:

Nel loro lavoro di interpretazione, gli esegeti cattolici non devono mai dimenticare che ciò
che interpretano è la parola di Dio. Il loro compito non finisce una volta che hanno distinto
le fonti, definito le forme o spiegato i procedimenti letterari. Lo scopo del loro lavoro è
raggiunto solo quando hanno chiarito il significato del testo biblico come Parola attuale di
Dio (IBC: EB 1475).

Infine si aggiunge che l'unità dei due livelli presuppone un'armonia tra la fede e la
ragione (cf. VD 36).

2.4. Fede e ragione nell'approccio alla Scrittura

I diversi problemi affrontati durante il suo pontificato, sono stati ridotti da Benedetto
XVI all'unico problema della fede in rapporto con le diverse realtà. Anche in questo
caso si cerca di andare in profondità e arrivare fino alle cause delle mancanze dei
diversi approcci o metodologie bibliche; tra queste la mancanza della fede rappresenta
un serio problema. Nella VD 36 il Papa si riferisce innanzitutto alla Fides et ratio (n.

76 "Anche se una conoscenza completa e definitiva non potrà mai essere raggiunta per la lontananza
che ci separa da quelle culture, tuttavia si possono dire tante cose, alcune in modo più sfumato,
incerto e impreciso [...] Ogni storico-filologo affronta l'ogetto della storia con la propria
personalità, formazione, sensibilità e filosofia della vita. Tutto ciò significa che il suo modo di
vedere è particolare, parziale e quindi imperfetto e incerto", I. Cardellini, "La parola di Dio in
parole pensate e scritte da uomini", in P. Merlo - G. Pulcinelli (ed.), Verbum Domini. Studi e
commenti sull’Esortazione Apostolica postsinodale di Benedetto XVI, Città del Vaticano 2011,
120.

41
55). Questa enciclica di Giovanni Paolo II nota il fenomeno ricorrente delle tentazioni
di razionalismo e di fideismo che tornano con nuove peculiarità nelle tendenze
filosofiche e teologiche. Nei confronti della Scrittura il razionalismo produce
un'ermeneutica secolarizzata, il fideismo invece letture fondamentaliste. La VD prende
due rilevanti osservazioni, ovviamente in riferimento alla metodologia storico-critica.
La prima consiste nell'ammonimento che la verità della Scrittura non può essere
derivata da una sola metodologia e indipendente dalla Chiesa 77; perciò si esige una
esegesi più ampia con la quale, insieme con la comunità dei credenti, si arrivi al senso
pieno dei testi (sensus plenior)78. La seconda insegna che le diverse metodologie sono
basate sui presupposti filosofici, i quali non si possono applicare al testo spirituale
senza discernimento79. Seguendo questa riflessione "lungimirante" la VD precisa che
"nell'approccio ermeneutico alla sacra Scrittura si giochi inevitabilmente il corretto
rapporto tra fede e ragione". Occorre dunque da una parte allargare gli spazi della
propria razionalità nell'apertura alla divina trascendenza e dall'altra mantenere un
adeguato rapporto con la retta ragione nel pieno riconoscimento dell'aspetto
incarnazionale della fede o religione cristiana.
Nell'ultima sentenza del numero troviamo l'espressione la religione del Logos
incarnato che potrebbe sintetizzare ciò che è stato detto su questo argomento se la
religione si comprende come fede (comunitaria), il Logos incarnato come senso
manifestato nella storia, così da lasciarsi toccare e investigare.

77 "Poiché l'esegesi cattolica non ha un metodo di interpretazione proprio ed esclusivo, ma, partendo
dalla base storico-critica, svincolata dai presupposti filosofici o altri contrari alla verità della
nostra fede, essa beneficia di tutti i metodi attuali, cercando in ciascuno di essi il 'seme del
Verbo'", Giovanni Paolo II, Discorso nel 100° della Providentissimus Deus, 13: EB 1254.
78 Il documento L'interpretazione della Bibbia nella Chiesa che propone tre sensi biblici - letterale,
spirituale e pieno - così descrive l'ultimo: "Si definisce il senso pieno come un senso più profondo
del testo, voluto da Dio, ma non chiaramente espresso dall'autore umano. Se ne scopre l'esistenza
in un testo biblico quando viene studiato alla luce di altri testi biblici che lo utilizzano o nel suo
rapporto con lo sviluppo interno della rivelazione.", EB 1420.
79 "Così è noto come l'esegesi fenomenologico-esistenziale di stampo bultmanniano sorse dalla
scuola filologico-storica del protestantesimo liberale del secolo scorso e dall'esistenzaialismo
heideggeriano", M. Tábet, "L'ermeneutica della sacra Scrittura nella Chiesa", in Tábet - De
Virgilio, Sinfonia della Parola, 71; si veda anche IBC (EB 1399), dove sono segnalati i limiti
dell'ermeneutica di Bultmann e la sua dipendenza da una filosofia particolare.

42
2.5. Due approcci da evitare: positivismo e fondamentalismo biblico

La distinzione dei due livelli dell'approccio biblico presuppone la loro reciprocità e


non la loro separazione, contrapposizione, e neanche mera giustapposizione. Se i due
livelli possono essere rappresentati con il binomio storia e fede, si tratta dunque di una
rottura nella relazione di reciprocità tra questi due elementi essenziali. Dopo 45 anni
della DV si verifica un'improduttiva separazione tra i due livelli che di conseguenza ha
generato un'estraneità tra esegesi e teologia anche a livello accademico.

2.5.1. Ermeneutica secolarizzata o positivista

L'attività esegetica ridotta al solo primo livello si apre necessariamente a


un'ermeneutica secolarizzata, positivista o filosofica. Le conseguenze "più
preoccupanti" ne sono tre: 1 - la Scrittura diviene un testo solo del passato e l'esegesi
diventa solo storia della letteratura; tutto ciò non permette di comprendere l'evento
della Rivelazione trasmesso nella viva Tradizione e nella Scrittura; 2 - al posto di
ermeneutica della fede subentra una positivista che non riconosce gli elementi divini
nella storia umana negando anche la storicità di questi e spiegandoli riducendo tutto
all'elemento umano; il dubbio metodologico si estende anche sui misteri fondamentali
del cristianesimo e sul loro valore storico; 3 - s'introduce un dualismo tra esegesi,
ridotta al primo livello, e teologia portata da una spiritualizzazione che prescinde dal
carattere storico della Rivelazione.
Questo causa un danno alla vita della Chiesa: al livello spirituale, accademico, e
pastorale. Concretamente, al livello spirituale si nota un profondo fossato tra esegesi
scientifica e lectio divina; al livello accademico da una parte appare un'esegesi che non
può essere l'anima della teologia, dall'altra appare una teologia senza fondamento in
quanto essa non è essenzialmente interpretazione della Scrittura nella Chiesa; al livello
pastorale si nota la perplessità nella preparazione delle omelie (conseguenza del primo
punto) e incertezza e poca solidità nella formazione intellettuale dei candidati ai
ministeri ecclesiali.
Infine Benedetto XVI sollecita a tornare alle indicazioni date dalla Dei Verbum per
recuperare un'ermeneutica della fede.

43
2.5.2. Interpretazione fondamentalista80

Il termine fondamentalismo è moltiforme; spesso si utilizza come armi da


combattimento per il dominio del pensiero81. Si utilizza ad esempio da parte dei
sostenitori del razionalismo biblico per condannare "un'esegesi che legga la Bibbia
nella prospettiva della fede nel Dio vivente"82. Perciò bisogna distinguere il
fondamentalismo da una tale lettura credente della Scrittura. Come il razionalismo
biblico, anche il fondamentalismo è nato nel mondo della Riforma, ma come reazione
alla lettura critica della Scrittura che si faceva nell'ambito accademico protestante nel
secolo XIX (esegesi liberale); non sarebbe sbagliato dire come reazione appunto al
razionalismo biblico. Così si mostra come un altro estremo provenuto da una lettura
biblica fatta trascurando la Tradizione viva della Chiesa.
Mentre l'ermeneutica positivista rivolge la propria attenzione ai soli elementi umani,
il fondamentalismo lo fa sui soli aspetti divini e secondo il principio sola fides e sola
Scriptura. Le caratteristiche principali della lettura fondamentalista secondo la VD
sono i seguenti:

1 - non rispetta il testo sacro nella sua autentica natura (letteralismo);


2 - promuove interpretazioni soggettivistiche ed arbitrarie (soggettivismo);
3 - diffonde interpretazioni contra la Chiesa Cattolica (anticattolicesimo)83.

L'Esortazione si ferma sul primo punto che risulta decisivo. Rifiutando di tener conto
del carattere storico della rivelazione, il fondamentalismo si rende incapace di
accettare pienamente la verità o legge dell'Incarnazione. Il letteralismo della lettura
fondamentalista rappresenta al contempo un tradimento del senso letterale e spirituale.
Anche in caso di questo tipo di lettura la risposta è "la lettura credente della sacra
Scrittura" che cerca la verità che salva per la vita del singolo fedele e per la Chiesa.
80 Nella VD il tema del fondamentalismo, trattato al numero 44, non è esplicitamente connesso con
il tema dell'ermeneutica secolarizzata trattata al numero 35. In questo lavoro si prendono insieme
in quanto ambedue provengono dallo squilibrio nel raporto tra fede e ragione. Inoltre così si
possono evidenziare anche gli elementi comuni dei due fenomeni.
81 Cf. T. Söding, "Egzegezom se baviti kao teologijom, a teologijom kao egzegezom", in Biblija
danas 1-2 (2012) 15.
82 Benedetto XVI, Gesù di Nazaret, 58.
83 Nella letteratura si qualifica fondamentalismo non solo come anti-cattolico ma anche anti-
accademico, anti-moderno e anti-dialogico; cf. T. Söding, "Egzegezom se baviti kao teologijom, a
teologijom kao egzegezom", 15; M. Fuss, "Il rischio dell'interpretazione fondamentalista (Verbum
Domini n. 44)", in Merlo - Pulcinelli, Verbum Domini, 178-179.

44
Sarebbe opportuno confrontare i punti ovviamente comuni delle interpretazioni
positivista e fondamentalista ma questo andrebbe oltre la portata di questo lavoro.
Tuttavia possiamo elencare alcuni aspetti che si possono capire da tutto suddetto: la
stessa origine (protestantesimo); squilibrio tra fede e ragione; indipendenza dalla
Tradizione e dall'autorità ecclesiale competente (Magistero); interpretazioni arbitrarie
(conseguenza del precedente); problema con il primo grado dell'esegesi cioè con la
lettera. Quest'ultimo punto si può intuire dalla VD. Si vede che il razionalismo biblico,
fissandosi sul contesto storico, relativizza il testo mettendo in sospetto o negando la
storicità degli elementi divini84; il fondamentalismo invece, trascurando tale contesto
si fissa sul testo letterario, assolutizzando i medesimi elementi. Però in ambedue i casi
si rimane prigionieri della lettera e lontano dal "significato vivo delle sacre Scritture
destinate anche alla vita del credente di oggi"85. In questo punto i due fenomeni non
sono essenzialmente diversi sebbene si relazionano in modo diverso alla Scrittura.

3. Ermeneutica adeguata nel passaggio dalla lettera allo spirito

I numeri della VD dedicati alla noematica iniziano, in modo significativo con il


richiamo alla tradizione patristica e medievale. Prima di vedere perché questa
tradizione è rilevante quando si parla dei sensi della sacra Scrittura è opportuno
chiarire in che cosa consiste il necessario trascendimento della lettera (VD 38).

3.1. Il trascendimento della lettera86

Il processo della comprensione e dell'interpretazione della sacra Scrittura richiede un


necessario trascendimento della lettera perché la Parola di Dio stesso non è mai

84 "Oggi il cosiddetto mainstream dell'esegesi in Germania nega, per esempio, che il Signore abbia
istituito la Santa Eucaristia e dice che la salma di Gesù sarebbe rimasta nella tomba. La
Resurrezione non sarebbe un avvenimento storico, ma una visione teologica", Benedetto XVI,
Intervento nella XIV Congregazione Generale del Sinodo, 492. Paradossalità del metodo storico è
che arriva al punto di negare la storia stessa.
85 Cf. VD 44; la frase si riferisce alla lettura fondamentalista ma lo stesso vale per l'ermeneutica
secolarizzata in quanto opera con la Bibbia come con un testo solo del passato (VD 35).
86 Per sviluppare questo argomento la VD riprende i pensieri del discorso di Benedetto XVI fatto il
12 settembre 2008 a Parigi, poco prima del Sinodo. Nell'incontro con il mondo della cultura il
Papa ha parlato "delle origini della teologia occidentale e delle radici della cultura europea" legati
alla cultura monastica.

45
presente già nella semplice letteralità del testo87. Benedetto XVI afferma che il
passaggio tra lettera e spirito non è automatico e spontaneo; occorre un processo di
comprensione che comporta un processo di vita. Un lavoro interpretativo autentico non
è mai solo intellettuale ma anche vitale e richiede "il pieno coinvolgimento nella vita
ecclesiale, quale vita 'secondo lo Spirito'" (VD 38). La vita nello Spirito è il nuovo
contesto, nella luce di cui si rilegge la Scrittura (cf. VD 37). Il passaggio
inevitabilmente presuppone la libertà di ciascuno. Dall'altra parte, il trascendimento
non avviene se non in rapporto con la totalità della Scrittura come evidenza la DV 12.

Per dimostrare in modo illustrativo come avviene questo processo vitale, Benedetto
XVI, facendo appunto un'esegesi, si serve di un esempio per eccellenza, inoltre
contenuto nella stessa Scrittura: la conversione di san Paolo, il grande conoscitore
delle Scritture e delle tradizioni dell'Antico Testamento. Paolo, ebreo zelante per la
legge, passa da una lettura della lettera che uccide a una lettura dello Spirito che
vivifica ovvero dà la vita. Paolo in realtà ha passato attraverso il movimento del
"dramma" della sua libertà la consegna a Cristo (essenza del passaggio) nella
comunione della Chiesa (luogo del passaggio) che gli ha dato da vedere e da
comprendere. Per lui si è aperta l'intelligenza spirituale mediante la fede che lo ha
consentito di riconoscere nella lettera e nella legge il volto di Cristo, suo Salvatore88.
Insomma, il Cristo, lo Spirito di Cristo e la Chiesa sono i protagonisti di questo
passaggio.
Sulla scia di questo pensiero, possiamo aggiungere un altro protagonista, forse
un'ultima istanza, la quale è l'autorità ecclesiale competente, dove ancora una volta
vediamo la condizionalità tra il processo intellettivo e quello della vita. Per evitare il
rischio di correre invano esponendo il Vangelo, Paolo si rivolge all'autorità ecclesiale
(cf. Gal 2,2). Qui entra in gioco la tensione tra la libertà data nello Spirito e il legame
che pone l'autorità. Infine, l'esperienza vissuta da Paolo si riflette nelle sue lettere
ovvero nell'ermeneutica paolina, dove Paolo pone l'antitesi gramma-pneuma cioè il

87 In riferimento innanzitutto al fondamentalismo biblico Benedetto XVI afferma: "Il cristianesimo


percepisce nelle parole la Parola, il Logos stesso, che estende il suo mistero attraverso tale
molteplicità e la realtà di una storia umana. Questa struttura particolare della Bibbia è una sfida
sempre nuova per ogni generazione", Benedetto XVI, Discorso agli uomini di cultura al Collège
des Bernardins (12.9.2008); per il testo in francese si veda AAS 100 (2008) 721-730.
88 Leproux, "Lire la Bible dans l'Église", 40-41.

46
contrasto tra l'interpretazione letteralista e quella guidata dallo Spirito (ermeneutica
pneumatologica) che alla fine vivifica i credenti e li mette in relazione con Cristo.
Inoltre Paolo è il primo autore cristiano che ricorre alla tipologia ed illustra relazioni
Scrittura-Cristo-Chiesa: lo Spirito procede da Cristo e dalla comunità e perciò la
chiave della relazione tra l'AT e il NT non è nella Scrittura che interpreta Cristo ma sta
nel Cristo e nello Spirito che reinterpretano in modo nuovo la Scrittura89.
Un altro esempio proposto da Benedetto XVI è quello si sant'Agostino, che ha
imparato da sant'Ambrogio, mediante l'interpretazione tipologica, come trascendere la
lettera; il trascendimento che per Agostino "ha reso credibile la lettera stessa" (cf. VD
38). Opportunamente sant'Agostino qui può figurare come rappresentante per
eccellenza della patristica e della tradizione ecclesiale in genere.

3.2. La dottrina dei quattro sensi della Scrittura

Il movimento di ressourcement (nouvelle théologie) - tra i quali rappresentati si trova


il nome di Joseph Ratzinger - comporta la riscoperta della Scrittura insieme con la
tradizione patristica. Henri de Lubac sembra essere il primo sensibile alla tradizione ed
esegesi antica dei Padri. Lui non sollecitava di ritornare all'esegesi patristica ma di
unire il nostro moderno senso storico al profondo senso della storia, che l'esegesi
spirituale e cristologica dei Padri era capace di identificare90. Nella prefazione del
Gesù di Nazaret Benedetto XVI fa allusione proprio al suddetto:

Esistono dimensioni della parola che l'antica dottrina dei quattro sensi della Scrittura ha
colto in nuce in maniera assolutamente adeguata. I quattro sensi della Scrittura non sono
significati singoli giustapposti, ma appunto dimensioni dell'unica parola, che va oltre il
momento91.

Tale dottrina rende conto di un passaggio dalla lettera allo spirito. Nell'articolazione
tra i diversi sensi della Scrittura fa capire questo passaggio, che inizia con il senso

89 Cf. A. Pitta, "L'ermeneutica paolina della Scrittura e la Verbum Domini (Verbum Domini nn. 37-
43", in Merlo - Pulcinelli, Verbum Domini, 153-170.
90 Ricordiamo le sue opere principali: Catholicisme (1938), Histoire et Esprit (1950), Exégèse
Médiévale (1959-1964); come anche la collaborazione alla collezione Sources chrétiennes (1942).
91 Benedetto XVI, Gesù di Nazaret, 16.

47
letterale. Ricordiamo il classico distico attribuito ad Agostino di Danimarca (XIII
sec.), ripreso prima nel Cattechismo e poi nella VD:

Littera gesta docet, quid credas allegoria,


Moralis quid agas, quo tendas [/speres] anagogia.
La lettera insegna i fatti, l'allegoria che cosa credere,
Il senso morale che cosa fare, e l'anagogia dove tendere92.

Il distico rappresenta la relazione tra i diversi sensi ed esprime l'unità e l'articolazione


tra senso letterale e senso spirituale suddiviso a sua volta in tre "con cui vengono
descritti i contenuti della fede, della morale e della tensione escatologica" (VD 37).
Come diventa chiaro dal suo libro su Gesù, Benedetto XVI non sostiene un'esegesi
neopatristica ma sì l'unione dei valori delle due esegesi (antica e moderna) come
suggeriva per primo de Lubac. Anzi, la medesima opera ci mostra tutto il bene
provenuto dall'esegesi moderna, ma anche riconosce i problemi e i rischi, ripetuti
ancora una volta nell'intervento sinodale. Rispetto a questo, la VD riassume con tanta
chiarezza attingendo dall'IBC (EB 1397):

In definitiva, riconoscendo il valore e la necessità, pur con i suoi limiti, del metodo storico-
critico, dall'esegesi patristica impariamo che 'si è fedeli all'intenzionalità dei testi biblici
solo nella misura in cui si cerca di ritrovare, nel cuore della loro formulazione, la realtà di
fede che essi esprimono e se si collega questa realtà con l'esperienza credente del nostro
mondo' (VD 37).

3.3. Unità della Scrittura nella prospettiva cristologica

Come è stato già detto, il trascendimento della lettera si realizza in rapporto con l'unità
della Scrittura e dunque non può avvenire nel singolo frammento letterario (cf. VD 38,
DV 12). La mancanza di questo nell'esegesi moderna è frequente. La Scrittura è spesso
vista solo come una raccolta di testi letterali composta nel periodo più di un millennio.
Come antitesi a questo mainstream presente in Europa, principalmente in Germania,
negli Stati Uniti si è recentemente (dal 1970) cercato di sviluppare un'esegesi canonica
(canonical approach). Non è una cosa nuova perché nella grande tradizione della
Chiesa il NT si collegava con la Bibbia di Israele "quasi come chiave ermeneutica", e

92 CCC 118, VD 37; Nell' IBC troviamo speres al posto di tendas (EB 1402).

48
quest'ultima s'interpretava come via verso Cristo. L'originalità della lettura canonica e
cristologica quindi appartiene all'antichità cristiana. Per confermare fermamente che il
principio dell'unità intrinseca di tutta la Bibbia è Cristo, Benedetto XVI si serve delle
parole di Ugo di San Vittore: "Tutta la divina Scrittura costituisce un unico libro e
quest'unico libro è Cristo, parla di Cristo e trova in Cristo il suo compimento" 93. Già
nel NT "le Scritture" sono considerate come l'unica Parola di Dio rivolta a noi:
Con ciò appare chiaramente come sia la persona di Cristo a dare unità a tutte le 'Scritture'
in relazione all'unica 'Parola'. In tal modo si comprende quanto affermato nel numero 12
della Costituzione dogmatica Dei Verbum, indicando l'unità interna di tutta la Bibbia come
criterio decisivo per una corretta ermeneutica della fede (VD 39).

3.4. Il rapporto tra i due Testamenti

In questa prospettiva (unità delle Scritture in Cristo) è necessaria la consapevolezza


delle relazioni tra i due Testamenti. Li possiamo elencare: 1 - il NT riconosce l'AT
come Parola di Dio (autorità delle Scritture), implicitamente adopera lo stesso
linguaggio e esplicitamente cita molte parti e argomenta dall'AT (valore decisivo e
perpetuo); 2 - AT è la radice del Cristianesimo il quale si nutre sempre da questa
radice (complementarietà); 3 - il NT è un complesso adempimento dell'AT perché
comporta una triplice dimensione di continuità (aspetto fondamentale), di rottura
(aspetto di discontinuità) e di compimento e superamento (aspetto di
perfezionamento); l'esempio eclatante della stessa complessità relazionale è il mistero
pasquale nei riguardi dell'antico culto sacrificale (cf. VD 40). La lettura tipologica
rivela l'inesauribile contenuto dell'AT in relazione al NT. L'AT esige d'essere letto alla
luce del NT, anche se conserva il valore proprio di Rivelazione, ma vale anche il
contrario: bisogna leggere il NT alla luce dell'AT. In questo senso la lettura ebraica
dell'AT può aiutare lo studio della Bibbia da parte dei cristiani94. Un atteggiamento di
rispetto e di amore per il popolo ebraico è il solo cristiano, come mostra san Paolo
nella Lettera ai Romani (Rm 9-11), in modo particolare usando l'immagine di olivo (cf.
Rm 11,17-24). Comunque questo atteggiamento non dovrebbe condurre ad annullare la
menzionata dimensione della rottura tra i due Testamenti.
93 Ugo di San Vittore, De arca Noe 2,8: PL 176, 642; citato nella VD 39.
94 Cf. Propositio 52.

49
4. Excursus: I quattro sensi della Scrittura, più di una teoria95

La tradizione sia ebraica che cristiana evidenzia con chiarezza almeno due sensi
principali della Scrittura che corrispondono alle due realtà: senso letterale (realtà della
storia salvifica) e senso più profondo o spirituale (realtà della fede). Nelle tendenze di
moltiplicare i significati in certi periodi della storia fu sempre presente il pericolo del
grande soggettivismo interpretativo e quindi il pericolo per l'unità della fede. Per
questo i Padri hanno stabilito la regula fidei come norma dell'interpretazione ecclesiale
della Scrittura.
Comunque, fino a oggi è rimasto il problema di determinare il numero dei sensi
della Scrittura. In reazione alla molteplicità di significati, nell'esegesi storico-critica
esiste la tendenza di vedere un unico significato del testo biblico e perciò si fa lo
sforzo di determinare il significato preciso, soprattutto secondo il contesto in cui fu
scritto. A questo tentativo la PCB ha risposto così: "Ma questa tesi si scontra ora con le
conclusioni delle scienze del linguaggio e delle ermeneutiche filosofiche, che
affermano la polisemia dei testi scritti" (IBC: EB 1404). Inoltre, la tesi si scontra anche
con la tradizione ecclesiale e per tutto questo oggi esistono non poche difficoltà nel
lavoro interpretativo.
Nella tradizione cristiana, già Origene (185-254) distingueva i tre sensi della
Scrittura corrispondenti alla struttura dell'uomo: senso letterale o storico (corpo della
Scrittura), senso morale (anima della Scrittura) e senso spirituale, il quale include la
dimensione escatologica (spirito della Scrittura). L'ermeneutica origeniana fu
sviluppata e sistematizzata nella menzionata dottrina del quadruplice senso della
Scrittura, per la quale la prima testimonianza viene da Giovanni Cassiano (360-
430/435). La dottrina rimarrà in vigore e senza contestazione fino al tempo della
Riforma, dunque per circa mille anni. Il motore della Riforma, Lutero, ha rifiutato i
sensi spirituali riducendo il senso vero della Scrittura a quello letterale. Così, nel
mondo protestante si prenderà una via diversa da quella tradizionale.
Non entrando nelle questioni bibliche degli ultimi secoli, ma solo indicando le due
vie principali nell'approccio, possiamo costatare che dopo il grande sviluppo delle

95 Per questo articolo mi sono servito delle due opere già citate: Kern - Niemann, Nauka o teološkoj
spoznaji [Gnoseologia teologica], 61-74; Moraldi - Barzaghi, Nuovo Testamento, 839-843.

50
scienze bibliche negli ultimi tempi, potenziato in gran parte dall'esegesi protestante,
oggi sembra che il metodo di quadruplice interpretazione scritturistica faccia parte
della storia e che sarebbe difficile riviverlo. Certamente, così risulta in una prospettiva
storico-evoluzionista. Però, nella prospettiva teologica della VD e del pensiero di
Benedetto XVI in genere, la parola di Dio in senso lato ha ovviamente le proprie
dimensioni oggettive e sovratemporali96 le quali si riflettono poi nella Bibbia e queste
(dimensioni) sono state valorizzate in "maniera assolutamente adeguata" dalla dottrina
dei quattro sensi. Dalla tradizione patristica e medievale risulta che il fondamento di
questo si trova nella Scrittura stessa e perciò il numero quattro non è casuale. I quattro
fiumi della stessa sorgente d'acqua - la quale è simbolo della parola (Gen 2,10-14), i
volti dei quattro esseri animati della stessa Gloria e le quattro ruote dell'unico carro
nella visione di Ezechiele (Ez 1,1-28), i quattro Vangeli dell'unico Verbo, le quattro
dimensioni della Sapienza (o del mistero e del piano di Dio) secondo Paolo (Ef 3,18)97,
con le quali si collegano le quattro braccia della croce98, sono alcuni esempi dove la
tradizione patristica e medievale riconosceva la pluridimensionalità della parola o del
pensiero di Dio. La medesima tradizione insegna che i quattro esseri animati nel libro
di Ezechiele e nell'Apocalisse (Ap 4,6-7) - leone, vitello, uomo (angelico) e aquila -
raffigurano i quattro evangelisti che insegnano con la loro parola a tutti i giusti; sono
designati dal numero quattro perché devono predicare i quattro Vangeli nelle quattro
parti del mondo.99 I quattro volti degli esseri confluiscono in una sola figura che è il
Cristo, i cui i quattro aspetti sono i misteri principali del credo cristiano: Incarnazione,
Passione, Resurrezione e Ascensione100. Cristo si è fatto vero uomo nell'Incarnazione,
è stato offerto come vitello nella Passione, è stato leone nella Resurrezione e aquila
nell'Ascensione101. I collegamenti tra i singoli esseri con gli evangelisti sono ben
presentati nel "Proemium" al Vangelo di Matteo e di Marco della Catena Aurea102.

96 Mi riferisco al concetto analogia Verbi; cf. la conclusione del II capitolo.


97 Cf. Gb 11,5-8: la sapienza... è più del cielo... più profonda da del regno dei morti... più lunga
della terra e più vasta del mare; Sir 1,3; si veda La Bibbia TOB, 2696 nota l e 2695 nota d.
98 La croce in quest'ottica sarebbe "simbolo dell'estensione ecumenica e cosmica dell'opera di
Cristo", La Bibbia TOB, 2696 nota l.
99 Cf. Riccardo di S. Vittore, In Apocalisse II, 2.
100 Cf. Ruperto di Deutz: In Apocalisse III, 4.
101 Cf. Sant'Alberto Magno, In Apocalisse II, 4.
102 Si veda anche Manns, Sinfonia della Parola, 65-69; Moraldi - Barzaghi, Nuovo Testamento, 839-
843.

51
Esiste anche il tentativo di collegare le quattro figure con i quattro sensi della Scrittura:

Secondo alcuni autori, infine, queste quattro figure rappresentano l'intelligenza dei quattro
sensi della Scrittura e cioè l'aquila starebbe ad indicare la comprensione del senso
anagogico, l'uomo di quello morale, il leone di quello allegorico e il vitello di quello
storico o letterale103.

Sulla linea di queste osservazioni propongo una rappresentazione visualizzata che può
sintetizzare il pensiero classico sui quattro sensi e mostrare che possono ancora essere
approfonditi. È possibile anche cercare i collegamenti con la presentazione proposta
nella conclusione del secondo capitolo. Tuttavia non escludo che in questo tentativo ci
siano degli elementi forzati.

103 L. Moraldi - A. Barzaghi (ed.), Apocalisse. Con commenti ai Vangeli tratti dai Padri, Santi e
Mistici della Chiesa, Martina Franca 2003, 192.

52
Il mistero di Cristo, in quanto cuore della Scrittura, occupa il posto centrale (centro
ermeneutico). Ci sono i quattro misteri principali della vita di Cristo che trovano
particolari espressioni nei quattro Vangeli, cioè ogni Vangelo sottolinea di più un
aspetto particolare, o se vogliamo, una dimensione della persona di Cristo; si tratta
quindi delle diverse ottiche o enfasi che si evidenziano nei Vangeli.
L'intero mistero del NT, secondo Origine, è evangelium temporale che sarà
sostituito con evangelium aeternum con l'ultima venuta di Cristo. Tra le due venute di
Cristo si sviluppa nella teologia la comprensione della Scrittura secondo i quattro
sensi, partendo dal principio "historia est fundamentum". Siccome la lettera uccide e lo
spirito ravviva, non si può rimanere solo a questa fase della ricerca. Per lo sviluppo
ulteriore è stata decisiva la dialettica typos - antitypos nella quale la storia dell'AT
viene vista come historia prophetica (termine di Rabano Mauro). La misura secondo
la quale si interpreta allegoricamente l'AT è il NT, cioè Cristo e la Chiesa, secondo
allegoria verbi e allegoria facti. Secondo san Gregorio Magno, l'allegoria serve a
edificare la fede (allegoria aedificat fidem). In questa fase - storicamente coincide con
l'epoca patristica - viene alla luce il senso dogmatico della Scrittura espresso
sinteticamente nelle diverse forme del credo.
Il secondo grado dell'esegesi antica è il presupposto per il terzo grado, ovvero la
tropologia, la quale serve a edificare la morale (tropologia aedificat mores)
insegnando la sequela Cristi. Come tale, secondo san Gregorio Magno, serve "ad
aedificationem caritatis". Contemplando quello che Dio ha fatto, riconosciamo ciò che
dobbiamo fare. In altri termini, quanto si afferma su Cristo in modo indicativo deve
diventare imperativo per il cristiano104. Si tratta quindi di un processo
d'interiorizzazione che parte dalla venuta di Cristo nel mondo (oggetto dell'allegoria) e
che tende a realizzare la venuta di Cristo nell'anima (oggetto della tropologia). Questo
grado si è sviluppato in modo particolare nel monachesimo e nel movimento degli
ordini religiosi e così più o meno coincide con l'epoca medievale, cioè con il periodo
della teologia scolastica nell'occidente. La tropologia sviluppa quindi - sulla base della
dogmatica - la teologia antropologica, morale e spirituale.

104 Ancora nell'esempio di san Paolo possiamo vedere vissuta questa comprensione fondamentale.

53
Infine, il quarto grado del processo interpretativo, l'anagogia, ha come proprio
oggetto la venuta finale di Cristo (evangelium aeternum); pertanto edifica la speranza
(anagogia aedificat spem) e innalza e guida lo spirito dalla conoscenza del mondo
visibile alla conoscenza dell'invisibile. Così trova la propria espressione
nell'escatologia.
Si può suppore che l'ultimo grado dell'interpretazione sarà sviluppato, sotto la guida
dello Spirito, nei tempi successivi, in quanto si avvicina sempre più la venuta finale di
Cristo. Nella rappresentazione, questa possibile epoca teologica è in modo
condizionato segnalata con il termine ressourcement (ritorno alle fonti) in riferimento
a suddetta dipendenza del trascendimento della storia dalla sua conoscenza (cf. punto
1.2. di questo cap.), pur non escludendo che in questo tempo sia già presente l'inizio di
questo, nel così chiamato movimento teologico (ressourcement, nouvelle théologie).
Comunque, risulta che una nuova fase nella teologia deve necessariamente
approfondire l'elemento che sta alla base (littera e historia) per poter arrivare alle
altezze dello spirito. In questo senso, Benedetto XVI riconosce il valido contributo
dell'esegesi storico-critica sebbene chieda un processo purgativo e una rivalutazione
autocritica, innanzitutto riguardo al suo metodo e alle numerose ipotesi accumulate
lungo il corso della storia di essa. Inoltre, la conoscenza adeguata delle fonti cristiane
(teologia patristica e medievale) non può che aiutare un nuovo progresso nella
teologia. Anzi, secondo Benedetto XVI, è per esso necessaria.

54
Conclusione

Nella VD 29-49 Benedetto XVI richiama i principi fondamentali dell'esegesi biblica.


L'aspetto cristologico ed ecclesiale risultano decisivi. In modo particolare si enfatizza
l'importanza della vita della Chiesa che deve essere il riferimento primo ed ultimo. In
questo senso si sottolinea il ruolo e il significato del Popolo di Dio, della fede della
Chiesa, della sua Tradizione e Magistero, dei Padri e dei Santi, della vita nello Spirito.
Tutto questo forma un ambito ovvero un contesto necessario per poter svolgere il
lavoro interpretativo in un modo soddisfacente, così che lo studio della Scrittura può
essere veramente come l'anima della teologia.
Avendo presente queste precondizioni, si entra poi nei particolari. Come una
premessa si afferma che un complesso lavoro come quello esegetico esige un certo
equilibrio tra studio e vita, tra esegesi e teologia, tra fede e ragione e infine tra i due
livelli d'interpretazione definiti dalla DV: quello letterale o "scientifico" e quello
spirituale o "teologico". La VD non vede questi due livelli in contrapposizione ma in
una reciproca autonomia e interdipendenza e riconosce in essi una distinzione valida
dovuta allo sviluppo delle moderne scienze storico-critiche entrate nell'esegesi
biblica105. L'uso del metodo storico-critico è giustificato e richiesto dal principio
dell'incarnazione, però bisogna essere consapevoli dei suoi limiti. Per
un'interpretazione adeguata si esige uno studio diligente basato su ambedue i livelli
che infine presuppongono un'armonia tra fede e regione. Questa armonia preserverà
l'esegeta dalle tentazioni di razionalismo e fondamentalismo biblico, i quali non
corrispondono alla natura divino-umana del testo sacro e così portano verso
interpretazioni arbitrarie e lontano da un'ermeneutica della fede.
Infine Benedetto XVI - richiamando la tradizione patristica e medievale e facendo il
riferimento alla conversione di san Paolo - afferma fermamente la necessità del
passaggio dalla lettera allo spirito per poter entrare nei misteri contenuti nella Bibbia.
Il trascendimento della lettera non è possibile realizzare senza l'incontro personale con
Cristo - principio dell'unità della Scrittura - e senza l'aiuto della comunità ecclesiale.
Infine il Papa ribadisce la validità della dottrina dei quattro sensi della Scrittura, la
quale la Chiesa propone come una via di raggiungere le vette del senso spirituale.
105
Cf. Cattaneo, "L'ermeneutica biblica alla luce della Verbum Domini", 561.

55
CONCLUSIONE

L'Esortazione apostolica Verbum Domini rappresenta un vero passo in avanti


nell'ermeneutica biblica. Questo progresso è dovuto al contributo del Sinodo dei
Vescovi svoltosi nel 2008 e del profondo pensiero teologico di Benedetto XVI, un
pensiero che è stato capace di rispondere alle grandi sfide del nostro tempo
caratterizzato, prima di tutto, da una grande crisi della fede che si riflette anche nelle
questioni bibliche.
Nella Chiesa lo sviluppo dell'ermeneutica biblica ha una lunga storia che parte dal
tempo apostolico e riceve un grande impulso nell'epoca patristica. Sebbene si tratti del
progresso nella ricerca e nella comprensione della Scrittura, tuttavia è sempre presente
una costante: il cerchio ermeneutico Tradizione-Scrittura-Chiesa che è rimasto
inviolato nella Chiesa Cattolica grazie agli interventi del Magistero.
Nel primo capitolo del mio lavoro tentavo di presentare la Verbum Domini -
soprattutto la sua parte fondamentale Verbum Dei - in confronto con il pensiero del
Magistero ecclesiale, dal papa Leone XIII fino a Giovanni Paolo II, per poter
descrivere così il contesto in cui viene alla luce l'ultimo e adesso certamente il più
importante documento magisteriale sulla sacra Scrittura.
I diversi interventi del Magistero negli ultimi tempi sono l'indicatore dei molteplici
problemi insorti dal XIX secolo in poi. In genere si tratta delle nuove forme del
razionalismo e del fideismo nell'approccio biblico. Pertanto il carattere degli interventi
prima del Concilio Vaticano II era innanzitutto apologetico: difendere la verità e
l'ispirazione divina della sacra Scrittura. Con il Vaticano II e il suo più importante
documento, la Dei Verbum, la prospettiva cambia in vista di una rinnovata visione
della Rivelazione divina in quanto autocomunicazione della vita trinitaria di Dio. Sulla
linea di questa visione, Benedetto XVI ha elaborato nella Verbum Domini una
profonda teologia della Parola con uno sguardo unitario e di sintesi, che infine
costituisce una novità nei documenti magisteriali che trattano dell'interpretazione
biblica.
Le conclusioni provenute dal discorso articolato sulla teologia della Rivelazione
sono assunte a criterio ermeneutico, decisivo per l'accesso adeguato alla Bibbia.

56
Questo si riferisce principalmente nell'illuminare il posto che la Bibbia occupa nel
contesto delle diverse realtà che fanno parte del processo rivelativo (creazione,
Rivelazione, Tradizione, Chiesa, Scrittura). Con questo non si relativizza il valore
rivelativo della Bibbia ma si lega più strettamente la Bibbia al Verbo di Dio, principio
assoluto e fondamento di tutto, quindi, anche delle realtà menzionate. Perciò,
contemplarlo deve essere un elemento proprio dello studio della Scrittura. Le distinte
dimensioni della Parola - trinitaria, cosmologica, cristologica, pneumatologica ed
ecclesiale - elaborate nel secondo capitolo, aiutano a comprendere la natura e il
significato delle realtà di cui si è parlato. Tutto quanto serve ad aprire l'accesso al
Verbo (la Parola) e infine a Dio Padre - fonte e convergenza dell'umanità - attraverso
una migliore comprensione delle Scritture (le parole). Da ciò proviene la grande
responsabilità del lavoro interpretativo che deve condurre dalle parole umane (lettera)
alla Parola divina (spirito).
Dalle osservazioni sulle dimensioni della Parola derivano diverse conseguenze
riguardo l'interpretazione biblica. La dimensione cristologica in realtà si riduce al
cristocentrismo evidenziato al livello della creazione, della storia e infine della
Scrittura; quest'ultima si compie in Cristo - esegeta di Dio - in modo particolare nella
"rivelazione pasquale". Riguardo alla dimensione pneumatologica si afferma con
certezza che la lettura della Scrittura richiede la "rivelazione dello Spirito". In quanto
l'ispiratore, lo Spirito fa che la Parola di Dio si esprime nelle parole umane e come
"Spirito della Verità" dona la comprensione delle parole di Cristo. In connessione con
questo, la riflessione sull'aspetto ecclesiale insegna che la sacra Scrittura nasce dalla
Chiesa per opera dello stesso Spirito. Inoltre la Chiesa custodisce la Tradizione che
costituisce un certo contesto necessario per la comprensione del testo sacro ed è
decisiva per la formazione dell'intero canone dei libri sacri.
In modo particolare, nella sezione dell'Esortazione dedicata all'ermeneutica, emerge
l'importanza della comunione ecclesiale, in quanto la vita della Chiesa è presentata
come criterio primo ed ultimo dell'adempimento delle Scritture. Mentre nella teologia
della Parola (VD 6-21) si evidenzia in modo particolare la dimensione cristologica
come fondamento ermeneutico (Cristo - centro), nella sezione dedicata all'ermeneutica
biblica (VD 29-49) si unisce a tale dimensione, in modo particolare, quella comunitaria

57
(Chiesa - ambito). Come punto di partenza si considera la Chiesa come l'ambito della
Parola ovvero come "casa della Parola" (VD 52). Il criterio di ecclesialità, in realtà è
un criterio intrinseco perché la stessa Scrittura esprime la fede del Popolo di Dio. La
medesima fede si approfondisce lungo la storia della Chiesa nelle tradizioni teologiche
e perciò bisogna mettersi in ascolto dei Padri e dei Santi - i migliori interpreti della
Scrittura - per acquisire una conoscenza adeguata di essa. La santità è riconosciuta
come categoria ermeneutica anche al livello personale, quando si parla della vita nello
Spirito, che apre all'intelligenza delle Scritture, svelando l'unità della lettera e dello
spirito. Per poter arrivare a questa unità si richiede anche un equilibrio ermeneutico
fondamentale, tra fede e ragione, necessario per svolgere il complesso lavoro
interpretativo costituito da due livelli metodologici nei quali la ricerca sulla lettera e
storia costituiscono la base per la ricerca teologica. Infatti, i due livelli sono dovuti dal
carattere teandrico della Scrittura. Tutto ciò non raggiunge l'obiettivo se manca il
passaggio dalla lettera allo spirito. L'esempio di san Paolo che ha vissuto questo
passaggio ribadisce che, tranne la libertà e la fede personale, la persona di Cristo e la
vita della Chiesa sono immancabili fattori di questo processo. Infine, quando si parla
del trascendimento della lettera, si riconosce la consistenza e l'attualità dell'antica
dottrina dei quattro sensi della Scrittura, che sapeva realizzare l'unità e l'articolazione
tra senso letterale e quello spirituale. Il contributo di questa dottrina ovviamente
bisogna unirlo ai risultati positivi provenuti dall'esegesi moderna.
Come ultima osservazione è da notare che nella Verbum Domini si fa uno
spostamento dall'eccessiva attenzione data al contesto testuale e storico-sociale
nell'esegesi storico-critica (il primo livello) verso il contesto che fa parte del secondo
livello interpretativo. Pur non svalutando l'importanza dello studio filologico-storico,
perché lo richiede l'aspetto storico della Rivelazione (legge dell'incarnazione), occorre
sapere che la lettura del testo scritturistico deve essere fatta nel contesto dell'intera
Bibbia (esegesi canonica) e nel contesto della Tradizione viva della Chiesa. A tutto
quanto possiamo aggiungere la menzionata vita nello Spirito, chiamata anche il nuovo
contesto nel quale bisogna rileggere le Scritture.

58
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personale del Pontificio Istituto Biblico", 26.10.2009: http://w2.vatican.va/content/
benedict-xvi/it/speeches/2009/october/documents/hf_ben-xvi_spe_20091026_pib.
html (accesso: 29.4.2017).
Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti, "Direttorio
omiletico", 29.6.2014: http://www.vatican.va/roman_ curia/congregations/ccdds/
documents/rc_con_ccdds_doc_20140629_direttorio-omiletico_it.html (accesso:
24.3.2017).
Pontificia Commissione Biblica, "Ispirazione e verità della Sacra Scrittura", 22.2.2014:
http://www.vatican.va/roman_curia/congregations/cfaith/pcb_documents/rc_con_cf
aith_doc_20140222_ispirazione-verita-sacra-scrittura_it.html (accesso 20.2.2017).
Sinodo dei Vescovi, "Esortazione Apostolica Postsinodale Verbum Domini:
Intervento S.E.R. mons. Nikola Eterović segretario generale del Sinodo dei
Vescovi", 11.11.2010: http://www.vatican.va/roman_curia/synod/documents/
rc_synod_ doc_20101111_eterovic-verbum-domini_it.html (accesso: 28.11.2016).

62
INDICE

SIGLE E ABBREVIAZIONI ..................................................................................................................1


PREFAZIONE .........................................................................................................................................2
INTRODUZIONE ...................................................................................................................................3
CAPITOLO I: VERBUM DOMINI: IL DOCUMENTO MAGISTERIALE SULLA SCRITTURA ......6
1. La storia del documento ......................................................................................................................6
2. Titolo, scopo e struttura del documento ..............................................................................................7
3. Verbum Dei come elaborazione della Dei Verbum .............................................................................9
4. Verbum Domini e i documenti magisteriali sulla Scrittura ................................................................10
4.1. Enciclica Providentissimus Deus (18.11.1893) ..............................................................................10
4.2. Enciclica Spiritus Paraclitus (15.9.1920) ......................................................................................11
4.3. Enciclica Divino afflante Spiritu (30.9.1943) .................................................................................12
4.4. Costituzione dogmatica Dei Verbum (18.11.1965) ........................................................................13
4.5. Catechismo della Chiesa Cattolica (11.10.1992) ...........................................................................14
4.6. Verbum Domini in rapporto ai documenti magisteriali ..................................................................16
Conclusione ...........................................................................................................................................17
CAPITOLO II: TEOLOGIA DELLA PAROLA NELLA VERBUM DOMINI 6-21 ............................18
1. Sinfonia della Parola .........................................................................................................................18
1.1. Il Verbo eterno è la Parola di Dio ...................................................................................................21
1.2. La creazione è parola di Dio ...........................................................................................................21
1.3. La parola profetica è parola di Dio .................................................................................................21
1.4. Gesù Cristo è la Parola di Dio definitiva ........................................................................................22
1.5. Il Vangelo predicato è la Parola di Dio ..........................................................................................22
1.6. La sacra Scrittura è la Parola di Dio ...............................................................................................22
2. La prospettiva trinitaria della Parola (nn. 6-7, 20-21) .......................................................................23
3. Aspetto cosmico della Parola (nn. 8-10) ...........................................................................................24
4. Aspetto cristologico della Parola (nn. 11-14) ....................................................................................25
5. Aspetto pneumatologico della Parola (nn. 15-16) .............................................................................26
6. Aspetto ecclesiale della Parola (nn. 17-18) .......................................................................................27
Conclusione ...........................................................................................................................................29
CAPITOLO III: L'ERMENEUTICA BIBLICA NELLA VERBUM DOMINI 29-49 ...........................31
1. Il riferimento primo e ultimo: la vita della Chiesa ............................................................................31
1.1. Il luogo originario dell'ermeneutica biblica è la Chiesa ..................................................................31
1.2. Il ruolo dei Padri della Chiesa ........................................................................................................33
1.3. L'interpretazione della sacra Scrittura e i Santi ..............................................................................34

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2. Studio della Scrittura nell'equilibrio ermeneutico .............................................................................36
2.1. Studio della Scrittura come l'anima della teologia .........................................................................36
2.2. I due livelli metodologici dell'esegesi ............................................................................................38
2.3. Il metodo storico-critico nella Verbum Domini ..............................................................................40
2.4. Fede e ragione nell'approcio alla Scrittura .....................................................................................41
2.5. Due approcci da evitare: positivismo e fondamentalismo biblico ..................................................43
2.5.1. Ermeneutica secolarizzata o positivista .......................................................................................43
2.5.2. Interpretazione fondamentalista ..................................................................................................44
3. Ermeneutica adeguata nel passaggio dalla lettera allo spirito ............................................................45
3.1. Il trascendimento della lettera ........................................................................................................45
3.2. La dottrina dei quattro sensi della Scrittura ....................................................................................47
3.3. Unità della Scrittura nella prospettiva cristologica .........................................................................48
3.4. Il rapporto tra i due Testamenti ......................................................................................................49
4. Excursus: I quattro sensi della Scrittura, più di una teoria .................................................................50
Conclusione ...........................................................................................................................................55
CONCLUSIONE ...................................................................................................................................56
BIBLIOGRAFIA ...................................................................................................................................59
INDICE .................................................................................................................................................60

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