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Corsivo = presupposti

AI lavori forzati il cittadino risarcisce il suo debito verso la società.

Le leggi come contratto sociale, espressione di volontà generale, sacrifico minimo di libertà per il bene
comune.

Nessuno vorrebbe lasciare ad altri il diritto di ucciderlo.

(Se anche volesse, non potrebbe, perché non gli appartiene il diritto di uccidersi - cristianità)

 Pena di morte NO diritto, ma guerra della nazione contro il cittadino


La guerra si intraprende quando si crede utile o necessaria, cioè quando a. l’esistenza di un cittadino
è pericolosa, in una società instabile e anarchica o b. si crede che sia un deterrente.
a. In una società come la nostra, “ben unita al di fuori e al di dentro dalla forza e dall’opinione”,
dove i desideri dei cittadini sono conciliati, non serve  il problema va spostato sulla società.
b. La storia insegna che non è così (romani e Elisabetta di Moscovia)

Let’s see why. (In blu la roba che ha a che fare con la durata della punizione)

a. Ci affettano più impatti replicati e minimi che impatti forti e momentanei, perché “l’impero
dell’abitudine è universale”  le idee morali vanno inflitte per abitudine
b. L’esempio dell’uomo ai lavori forzati è un ritornello ricorrente valido e concreto per ciascuno, la
morte è un concetto astratto, oscuramente lontano.
c. Le passioni violente possono violentemente agire sugli animi, ma la loro forza non impedisce
all’uomo di dimenticarle in fretta;  quando l’obiettivo non è attuare una trasformazione radicale
nel popolo, ma mantenere l’equilibrio, non sono efficaci.
d. Per la maggior parte degli spettatori la pena di morte è più un mezzo di intrattenimento che altro, e
ai restanti spesso suscita più compassione che terrore Il limite al rigore delle leggi che regolano i
supplizi (essendo queste utili per il popolo, non per i criminali) dovrebbe essere la compassione di
quest’ultimo: una volta superata questa soglia perdono efficacia  la legge deve avere l’intensità
minima necessaria a dissuadere dal delitto  W lavori forzati (Yee!).
e. La morte può essere accettata più facilmente dei lavori forzati, perché fanatismo e vanità non
mancano a chi compie un delitto per uscire dalla miseria; l’idea della morte è percepita come un
finale eroico, o perlomeno degno. I lavori forzati, invece, sono sia un’umiliazione che la miseria
all’ennesima potenza (tutto quello che da cui il criminale voleva fuggire)
f. L’animo umano è elastico, sopporta la violenza improvvisa, mentre si spezza con pressioni lievi e
incessanti.
g. La pena di morte è per ogni delitto un esempio; i lavori forzati sono per ogni delitto moltissimi
esempi. Se non ci fossero abbastanza delitti, non ci sarebbero abbastanza pene di morte per
dissuadere dal commetterne altri: la pena capitale funziona quando è frequente, ma è frequente
quando non funziona.
h. ANTITESI: la schiavitù perpetua è sullo stesso livello di crudeltà, e quindi ingiustizia, della pena
capitale. CONFUTAZIONE: vero, i lavori forzati comportano la stessa se non superiore dose di
dolore, ma questo dolore è distribuito nel tempo anziché impartito tutto in una condanna a morte;
in questo modo, il prigioniero, grazie alla forza dell’abitudine, può sopportarlo perché si concentra
sulla infelicità lieve del momento presente e non sulla somma dell’infelicità dei momenti futuri. Lì è
dove si concentra uno spettatore esterno quando si immedesima nel prigioniero; dopotutto, “tutti i
mali s’ingrandiscono nell’immaginazione”.  La schiavitù incute più terrore nello spettatore che nel
criminale  W i lavori forzati (Tutti ai lavori forzati!)
i. Il delitto è una conseguenza dell’ingiustizia sociale, perché il contratto sociale viene violato solo
quando non è vantaggioso per tutti.
j. Il criminale fa il confronto con il tempo in cui godrebbe dei piaceri dei delitti e il tempo della pena;
un solo giorno di miseria (la pena di morte) varrebbe la pena per diversi giorni felici, mentre anni di
schiavitù li farebbero impallidire. (La religione rende l’idea della pena di morte ancora più
sopportabile)
k. Lo spettacolo della morte indurisce chi assiste piuttosto che migliorarlo eticamente.

Le leggi devono moderare la condotta degli uomini, indisciplinati e violenti allo stato naturale, e tra
le violenze che queste si impongono di correggere c’è l’omicidio.
Non possono correggere l’omicidio ordinando l’omicidio legale.
ANTITESI: Sì ma però lo fanno tutti.
CONFUTAZIONE: La storia umana è costellata di errori, chiamarla in causa non significa chiamare in
causa la verità.
Esempio: i sacrifici umani erano comuni a tutti i popoli, e adesso è chiaro che non per questo erano
giusti.
Esempio: le poche società che hanno rifiutato la pena di morte hanno avuto un risultato favorevole,
non contrario
 Dalla storia si ricavano più errori che verità, breve lampo nell’oscurità che avvolge gli uomini. Le
verità sono concesse occasionalmente dalla Sapienza infinita  Che poi sarei io perché stavolta ho
ragione io  ho ragione io!

 W i lavori forzati! (Tornate a zappare, pezzenti.) 