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Pubblicazione PROVE di CARICO su PALI-rev.

PROVE DI CARICO SU PALI: ANALISI DEL COMPORTAMENTO ED ESEMPI APPLICATIVI

Dott. Ing. Geol. Piergiuseppe Froldi – Ingegneria e Geologia – Parma – piergiuseppefroldi@libero.it

1. Introduzione

Obiettivo principale delle fondazioni su pali è quello di trasferire i carichi verso volumi di terreno
profondi per ottenere maggiore capacità portante o per contenere i cedimenti sulla struttura.
A differenza di una fondazione superficiale, dove il trasferimento dei carichi avviene direttamente sul
volume significativo di terreno sottostante il quale ragionevolmente non aumenta all’aumentare del carico,
nelle fondazioni profonde o indirette si assiste ad un progressivo trasferimento dei carichi verso porzioni di
terreno sempre più profonde. Questo trasferimento al terreno circostante avviene tramite i pali, nei quali
le sollecitazioni di compressione si trasferiscono anch’esse verso sezioni più profonde alla ricerca delle
reazioni vincolari necessarie per l’equilibrio statico.
Le funzioni analitiche che descrivono tali flussi tensionali sono alquanto complesse e dipendono da
molteplici fattori (tipologia di palo e della sua esecuzione, caratteristiche del terreno laterale e di base,
comportamento meccanico dei terreni, ecc.).
La stima preliminare in fase di progetto del comportamento meccanico dei pali e delle loro capacità
(ultime e di esercizio), è effettuata sulla base di formulazioni empiriche, analitiche e/o numeriche di tipo
convenzionale [AGI, 1984; UNI EN 1997-1, 2005; NORME TECNICHE PER LE COSTRUZIONI, 2008]. L’EC 7 ,
considerate le complessità connesse alla progettazione e al controllo dell’esecuzione, pur non prevedendo
obbligatoriamente l’esecuzione di prove su pali, ne premia la loro esecuzione attraverso metodi di progetto
che ne considerano i risultati [AVERSA ET ALII, 2005). Analogamente le norme italiane (NTC 2008),
considerano necessarie prove di carico statiche su pali reali effettuate prima (prove di progetto) o
successivamente (prove di verifica) all’esecuzione dei pali in progetto, considerandole anche come
strumento di previsione progettuale.
Infatti, nonostante i progressi nei metodi di previsione del comportamento dei pali sotto azioni verticali,
la difficoltà, la complessità e l’aleatorietà nella determinazione delle caratteristiche geotecniche dei terreni
e delle reali caratteristiche esecutive lasciano l’ultima parola alla lettura e all’interpretazione delle prove di
carico.
L’interpretazione della prova di carico su singolo palo è, nonostante l’apparenza, piuttosto complessa;
essa è oggetto di numerose pubblicazioni tecniche e scientifiche nazionali e internazionali.
Scopo del presente articolo è l’analisi ragionata delle tecniche di interpretazione delle prove di carico su
pali soggetti ad azioni verticali, anche a mezzo dell’esame di case histories disponibili all’autore.

2. Definizioni e termini

Q = carico in testa al palo [kN]


w = cedimento in testa al palo [mm]
wel = cedimenti di natura elastica [mm]
wpl = cedimenti di natura plastica [mm]
D = diametro del palo [m]
L = lunghezza del palo [m]
Ep = modulo elastico del palo [kN/m2]
A = area della sezione del palo [m2]
As = area di interfaccia laterale del palo
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N = forza assiale di compressione nel palo [kN]


Qs = forza trasmessa sul fusto del palo (reazione laterale) [kN]
Qb = forza trasmessa alla base del palo (reazione di base) [kN]
Q = Qs + Qb
Qmax o Qlim = carico di rottura [kN]
Rs = forza resistente massima del fusto del palo (laterale) [kN]
Rb = forza resistente massima della base del palo (laterale) [kN]
Rlim = Rs + Rb = forza resistente massima totale del palo [kN]
Kp= rigidezza del palo (elastic free axially loaded column) [kN/mm] o linea elastica del palo = EpA/L
Es = modulo elastico del terreno laterale [kN/m2]
Eb = modulo elastico del terreno di base [kN/m2]
s = coefficiente di Poisson del terreno laterale []
b= coefficiente di Poisson del terreno di base []
Ks= rigidezza del fusto del palo (laterale) [kN/mm] =  L Es / [4 (1+ns)]
Kb= rigidezza alla base del palo [kN/mm] = D Eb / (1-nb2) [TIMOSHENKO & GOODIER, 1970]
Ktot= rigidezza complessiva del palo [kN/mm] = (1/Ks) + 1/[(1/Kp)+(1/Kb)]

3. La prova di carico su palo singolo

I metodi di prova di carico su pali con azione compressiva assiale sono descritti nello standard ASTM
[ASTM D 1143/D 1143M – 07]. Nella procedura G si prevede l’applicazione di carichi ciclici con cui è
possibile determinare i cedimenti plastici con l’incremento del carico.
In generale la prova di carico è eseguita con la misura di un insieme di coppie di valori carico-cedimento
del palo, più raramente può avvenire anche in presenza di strumentazione (pali strumentati) atta a rilevare
lo stato di compressione nelle sezioni profonde del palo e/o sotto la base, attraverso la misura diretta delle
forze o indirettamente attraverso l’uso di barre estensimetriche [BERNARDI ET ALII, 2007]. Ciò permette una
determinazione diretta di dettaglio del comportamento del palo e del terreno circostante, riuscendo anche
(nel caso di base strumentata) a suddividere le reazioni in resistenza di base (Qb) e laterale (Qs).
Il grafico Q-w, detto curva di cedimento, può indicare diverse forme [ZEIN & AYOUB, 2016], corrispondenti
alle tre curve indicate in Figura 1:
curva A – curva con picco; si può sviluppare in terreni rigidi con comportamento elasto-fragile
curva B – curva con asintoto; intermedia tra i due comportamenti A) e C)
curva C – curva tipica per pali trivellati e gettati in opera; si sviluppa in genere in terreni compressibili a
comportamento duttile e elasto-plastico.
La curva di cedimento (totale) rappresenta la sommatoria delle curve di reazione vincolare del terreno
laterale (s) e della base del palo (b) (Figura 2); il problema connesso alla determinazione delle due distinte
curve appare alquanto complesso e indeterminato senza ricorrere a prove su pali strumentati.
Il problema appare tanto più indeterminato quanto più sono complesse le condizioni geotecniche locali,
la stratigrafia e le caratteristiche fisico-meccaniche dei terreni interessati dalle deformazioni indotte dal
palo.
Detta complessità di indeterminazione si aggrava a causa dello spiccato comportamento non lineare dei
terreni che rende difficile la loro modellazione.
Inoltre, la determinazione delle caratteristiche fondamentali di comportamento del palo dalla curva di
cedimento, quali per esempio la resistenza laterale (Rs) e la resistenza limite (Qlim), è materia di studio da
numerosi decenni; essa esige un’interpretazione di dettaglio basate su basi teoriche rigorose. Diverse sono

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le interpretazioni che sono state formulate spesso su concetti non completamente rigorosi e/o semi
empirici.

A
w
B

Figura 1 – Forme tipiche delle curve di cedimento Q-w

laterale

w
totale

base

Figura 2 – Curva di cedimento totale come sommatoria della curva laterale e di base

Osservando una curva di cedimento, in linea di principio possono formularsi le seguenti osservazioni:
1) la curva, se prova è effettuata con carichi ciclici, può essere suddivisa in una curva dei cedimenti
totali e una curva di cedimenti plastici [COLOMBO, 1956]; nella Figura 3 si rappresenta un esempio di
curva. La curva dei cedimenti plastici (tratteggio) permette di determinare con buona
approssimazione il valore del carico di completa mobilitazione della resistenza laterale (Qs = Rs),
corrispondente al punto di brusca rottura di pendenza della curva; fino a valori di Rs, i cedimenti
plastici della curva possono essere attribuiti, con modesto errore, agli effetti non lineari di
comportamento dell’interfaccia palo-terreno, poiché il comportamento della base del palo è, in
questa fase, ancora in regime di deformazioni elastiche
2) se si rappresenta sul grafico la retta della linea elastica del palo [FELLENIUS, 1980] (elastic free axially
loaded column o fixed-based, fee standing column), quindi la retta che rappresenta la compressione
del palo vincolato rigidamente alla base, la curva di cedimento (Figura 4) può concettualmente:
 iniziare e restare sempre al di sopra della linea elastica del palo (caso a), la cui pendenza vale 1/Kp
(ltratteggio a punto e linea), talora anche dopo il ciclo di scarico; è il caso dei pali soggetti ad azione
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assiale non sufficiente a indurre fenomeni di plasticizzazione lungo il fusto (pali sospesi – pali
riduttori di cedimenti); si noti l’assenza di un chiaro punto di rottura nella linea dei cedimenti
plastici (tratteggio)
 iniziare sopra tale retta per poi sottopassarla (caso b) ad un determinato valore di carico e
cedimento; fino a questo punto esistono forze vincolari laterali che sostengono il palo,
successivamente le reazioni vincolari prevalenti si trasferiscono alla base del palo (palo appoggiato)
 iniziare in coincidenza con la retta e svilupparsi poi al di sotto della stessa (caso c, non
rappresentato); le reazioni vincolari sono indistinte tra fusto e base; è il caso di pali molto corti con
debolissima resistenza laterale e base cedevole

Rottura di pendenza

Figura 3 – Esempio di curva con cedimenti totali e cedimenti plastici (a tratteggio)

Figura 4 – Esempi di curve di palo sospeso (a) e appoggiato (b)

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3) per distribuzioni lineari (triangolari o rettangolari) della resistenza laterale, è stato dimostrato
[TROW, 1967] che la curva di cedimento comincia con quella elastica del palo, quindi inizialmente
rigidezza del palo fixed-based e del palo nel terreno corrispondono. Inoltre, in genere, nel punto in
cui la curva risulta tangente alla retta elastica del palo, è possibile determinare con buona
approssimazione [MANDOLINI, 1995] la massima mobilitazione della resistenza laterale del palo (Rs).
Questo criterio, come illustrato oltre, non appare rigoroso in quanto non considera la deformabilità
della base. Nel caso si disponga di curve Q-w relative a pali strumentati in profondità e relative
curve Ny (vedi capitolo successivo), lo stesso criterio di determinazione grafica appena illustrato può
essere applicato a tratti omogenei di variazione di N lungo il palo, suddividendo idealmente lo stesso
in spezzoni di diversa lunghezza con differenti rigidezze elastiche (vedi Figura 5) e determinando le
lunghezze di fusto (L1<L2<L3) in cui si ha la progressiva completa mobilitazione della resistenza
laterale con l’incremento del carico. Con la progressione dei carichi verso le maggiori profondità, la
rigidezza del palo virtuale fixed-based diminuisce aumentandone la lunghezza e spostandosi il
centroide delle tensioni laterali verso la base

Qs1 Qs2 Qs3 Qs1 Qs2 Qs3

Kp1 Kp2 L1 L2 L3
a
b
Kp3
w
c

Figura 5 – Determinazione grafica della mobilitazione del fusto con l’incremento del carico

4) come detto nel precedente p.to 1, se si dispone di più cicli di carico e scarico, l’individuazione del
punto di rottura di pendenza della curva dei cedimenti plastici, permette di identificare la zona dei
carichi prossima al carico limite, così come convenzionalmente definito con uno dei metodi noti in
letteratura
5) la rigidezza complessiva del palo (Ktot) soggetto ai carichi crescenti, tende a diminuire (aumento della
pendenza nella curva), da un valore iniziale Kp1 fino a raggiungere prima una determinata pendenza
Kp2 (per Ks = 0) corrispondente alla completa mobilitazione della resistenza laterale (Rs) e,
successivamente, a carichi molto elevati per Qb>Rb, la completa plasticizzazione (Kp3) del terreno di
base (con Kb=0) [GUE ET ALII, 2003] (vedi Figura 6) e il raggiungimento della Rlim, con Kp1>Kp2>Kp3.

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Q<Rs Q=Rs Q

Kp1
w Q=Rlim

Kp2

ws

Kp3

Wlim

Figura 6 – Variazione della rigidezza complessiva del palo con l’incremento del carico

Utilizzando un semplice modello elastico (Figura 7) con molle che simulano la rigidezza dei singoli
elementi concorrenti alla curva di cedimento (palo + rigidezza laterale + rigidezza di base), è agevole
dimostrare che quando la pendenza complessiva (Ktot) si abbassa al di sotto di un certo valore (Klim), allora la
resistenza laterale si è completamente mobilitata e conseguentemente Ks=0; il modello è rappresentabile
con la seguente rigidezza equivalente:

= = (1)

Quindi detto valore soglia è, per Ks = 0, pari a:


= (2)

Il criterio appena illustrato risulta concettualmente più rigoroso di quello illustrato precedentemente
[Mandolini, 1995], poiché considera una base del palo deformabile.
Il valore di Kb è in genere più facilmente ricavabile, rispetto al valore Ks, dai risultati di prove in sito quali
prove penetrometriche statiche (CPT) anche in funzione di diversi livelli di cedimento, al fine di includere gli
effetti non lineari.
Oltre a quanto espresso nel capitolo 2 – Definizioni e termini (per soluzione relativa a piastra rigida
interagente con un semispazio elastico), il valore di rigidezza di base può essere calcolato con la seguente
soluzione [DE COCK, 2008], valida per cedimenti di piastra circolare al 25% della resistenza ultima Rb (quindi
ricavato da un modulo secante Eu = E25%):

× ×
= (
≅ n = 0,4 = 0,85
n ) ,

Nel caso si disponga di adeguate indagini geotecniche sul terreno di base, il metodo può essere
considerato alternativo a quelli tradizionalmente utilizzati per la determinazione sperimentali della Rlim.
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2Kp

Ks
2Kp

Kb

Figura 7 – Modello elastico equivalente per la determinazione della rigidezza totale

Qualora si ipotizzi il palo, sotto opportune condizioni, come rigido [FLEMING, 1985], quindi nel caso in cui
il carico (Q) sia trasferito dal fusto del palo al terreno laterale senza apprezzabili variazioni della tensione
verticale sulla sezione (N/A, quindi con Kp = ), è agevole dimostrare che la relazione carico-cedimento è
ricavabile attraverso un modello a molle in parallelo (Ks e Kb) e quindi la curva di cedimento è la sommatoria
dei cedimenti ottenuti dai carichi moltiplicati per la rigidezza complessiva che vale:
= + (3)
I cedimenti si calcolano come segue:
= (4)

dove le singole rigidezze sono state espresse nelle definizioni.


La Figura 8 rappresenta un esempio di costruzione della curva di cedimento per un palo rigido,
considerando un modello di comportamento elasto-plastico [FROLDI, 2002].

Figura 8 – Esempio di costruzione di curva totale per palo rigido

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4. Forze nel palo e sull’interfaccia palo-terreno

L’azione assiale del carico sul palo determina forze sulla sezione del palo (N) che sono in funzione della
profondità della sezione considerata e delle azioni resistenti sull’interfaccia laterale.
Attraverso le misurazioni effettuate su pali strumentati, è stato ampiamente provato che:
1) Le forze assiali variano dal valore di Q in sommità al palo fino al valore Qb alla base del palo, il quale
è variabile da valori prossimi allo 0 fino a valori prossimi a Q [REESE ET ALII, 1969; MANDOLINI, 1995;
MASCARUCCI ET ALII, 2103], con gradienti sempre in diminuzione e solo potenzialmente in aumento
per fenomeni locali di attrito negativo laterale che incrementano le sollecitazioni verso le sezioni più
profonde del palo [YANG ET ALII, 2006]. Dal punto di vista teorico, assumendo come costante la
resistenza laterale (diagramma rettangolare), è stato dimostrato [FELLENIUS, 1969] che la
distribuzione del carico assiale nel palo (N) diventa lineare, potendosi quindi esprimere i seguenti
valori:
Nmedio = w AEp/L
Nb = 2Nmedio - Q
Qs = Q - Nb
E’ stato evidenziato che la velocità di applicazione del carico Q influenza il trasferimento dei carichi
vero la base, essendo che per carichi veloci si ottengono valori di Qb maggiori [REESE ET ALII, 1969].
Gli andamenti descritti risentono fortemente delle modalità esecutive del palo, essendo stato
provato [YANG ET ALII, 2006] che pali infissi staticamente hanno una rigidezza e resistenza laterale
molto maggiore di quelli battuti dinamicamente, i quali invece hanno rigidezza e resistenza di base
maggiore, grazie alla precompressione della base operata dall’infissione dinamica
2) Forti gradienti di diminuzione (verso il basso) dei valori di N, indicano incrementi della rigidezza e
della capacità resistente degli strati di terreno locali, a guisa di un effetto “collare” che impedisce il
trasferimento dei carichi verso il basso; ciò è generalmente ben evidente al passaggio verso il
substrato locale più rigido [MANDOLINI, 1995; RANDOLPH, 2003; MASCARUCCI ET ALII, 2013]; nella Figura
9 successiva [FHWA, 2008] si evidenzia quanto descritto

Figura 9 – Distribuzione del carico assiale N con la profondità per diversi carichi Q [da FHWA, 2008]

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3) Nel caso si disponga di strumentazione lungo fusto del palo, l’osservazione della variazione del
valore di N alla base del palo (Nb) in funzione dell’incremento del carico alla sua sommità (Q),
permette di verificare se sono intervenuti (lungo il fusto) fenomeni plastici in grado di trasferire i
carichi verso il basso
4) Le forze trasmesse all’interfaccia laterale del palo (Ty) sono ricavabili dal diagramma di N con
semplici equazioni di equilibrio, e valgono tra due sezioni di profondità y crescenti 1 e 2 [Reese et
Alii, 1969]:

= (5)
( )

La quale, in termini infinitesimali, può esprimersi in:


= (6)

Sulla base di quanto illustrato, è agevole dimostrare che sulla base dei diagrammi Ny (Q), che:
 a seguito dell’incremento dei carichi sommitali (passando da un carico Q1 ad un carico Q2>Q1),
fenomeni di rottura plastica all’interfaccia determinano la diminuzione del locale gradiente dN/dAs
caratteristico di un certo intervallo di profondità dy
 quando, per un determinato tratto di profondità, il gradiente dN/dy si annulla, il che corrisponde ad un
comportamento plastico dell’interfaccia palo-terreno, si ha la completa mobilitazione delle resistenza
laterale fino a quella data profondità y. Avendo a disposizione un adeguato numero di incrementi Q, si
può osservare il trasferimento dei carichi verso il basso sia attraverso il raggiungimento di Rs sia con la
migrazione del centroide di Qs. Detta migrazione dei carichi in profondità è del tutto simile a quella
osservata per i tiranti di ancoraggio [Froldi, 2016].
La Figura 10 esprime graficamente i criteri illustrati fornendo l’interpretazione concettuale del
fenomeno del trasferimento dei carichi al crescere delle azioni assiali (Q1<Q2<Q3); con riferimento ad un
terreno omogeneo, le tre figure rappresentano la distribuzione delle N, rispettivamente:
a) in fase di comportamento elastico del terreno laterale (Lunghezza elastica Le)
b) in fase di raggiungimento parziale della Rs (nella sola parte superiore, Lunghezza plastica Lp )
c) in fase di mobilitazione totale della Rs (lungo tutto il fusto del palo).

Q1 Q2 Q3
N N N

Lp
Le Lp

Le

N = Q3

Figura 10 – Interpretazione concettuale del fenomeno del trasferimento dei carichi al crescere delle azioni
assiali

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5. La modellazione elastica delle forze nel palo

L’azione assiale nelle diverse sezioni del palo in profondità, può essere calcolata attraverso un sistema di
molle opportunamente disposte in un modello elastico (vedi precedente Figura 7).
Il modello consiste nel sezionare il palo in due spezzoni, divisi da una sezione ideale ad una profondità y,
uno superiore culminante con la testa del palo ed uno inferiore con piede alla base del palo (Figura 11);
entrambi gli spezzoni sono ipotizzati come concentrati nel loro centro di massa nel quale convergono le
molle interne di rigidezza del cemento armato (Kc1 e Kc2 per lo spezzone superiore, Kc3 e Kc4 per lo spezzone
inferiore) e quella esterna di rigidezza laterale dell’accoppiamento palo-terreno (rispettivamente Kss e Ksi
per gli accoppiamenti di spezzone superiore e inferiore).

Ks-equiv
Kc1

y Kss
Kc2

Kh

Kh
Kc3

Ksi
Kc4

Kb

Figura 11 – Modello elastico del palo con il criterio della sezione migrante

Lo spezzone superiore è caricato superiormente da Q e poggia su quello inferiore al quale trasmette la


forza N attraverso la rigidezza equivalente inferiore denominata Kh; lo spezzone inferiore riceve la forza N e
scarica alla sua base (base palo) una forza Qb determinata anche in ragione della rigidezza del terreno alla
base (Kb).
Le forze N sulla sezione ideale si ottengono facendone variare la profondità dalla sommità del palo fino
alla sua base, per un determinato carico Q in testa.
Le diverse curve di N con la profondità, si ottengono facendo variare il carico in testa.
La rigidezza equivalente dello spezzone superiore è così formulata:

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= (7)

Il valore di Kh (rigidezza equivalente dello spezzone inferiore) è così determinato:

= (8)

Il cedimento alla testa del palo è esprimibile come:

= (9)

Il cedimento sulla sezione ideale del palo è esprimibile come:

= − = − (10)
( )

Dove:
p = accorciamento elastico del palo nello spezzone superiore
Il valore di N si ricava quindi con:

= ∙ (11)

Il calcolo deve essere risolto in forma iterativa per insufficienza di equazioni costitutive rispetto alle
incognite.
Il calcolo elastico è adattabile per la determinazione delle N lungo il palo sia in condizioni di stratigrafia
omogenea che con stratigrafia eterogenea lungo il fusto e/o rispetto alla base (es.: incastro in terreno
rigido).
La Figura 12 mostra la distribuzione dei valori di N con la profondità nel caso di un palo “sospeso” (a,
terreno omogeneo) e di un palo “incastrato” (b, terreno con base più rigida).
I valori assunti nel calcolo sono, rispettivamente:
a) Ks = 38467 kN/m (valore ricavato da E medio ponderato compreso quello di base)
Kb = 38467 kN/m
e
b) Ks = 38467 kN/m
Kb = 80952 kN/m

Il passo successivo di ottimizzazione del modello illustrato è quello di utilizzare molle elasto-plastiche,
con rigidezze dedotte dai moduli secanti anziché tangenti iniziali.

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N [kN]
0 500 1000 1500 2000 2500 3000 3500 4000 4500 5000
0

10

15
Profondità [m]

20

25

30
a
35

40
b
45

Figura 12 – Esempio di distribuzione dei valori di N con la profondità nel caso di un palo “sospeso” (a) e di
un palo “incastrato” (b)

6. La lettura delle curve di N: esempio applicativo

Nell’esempio successivo si illustrano i criteri di lettura espressi nel capitolo 4.


Le figure al seguito riportano le letture dell’azione N su di un palo strumentato alle profondità di 13,5 m;
23,5 m; 33,5 m dal p.c.
Il palo ha profondità utile di 33,5 m e diametro di 1 m; la stratigrafia attraversata è composta da
alternanze di sabbie limose e limi argillosi, con base incastrata per più metri in ghiaie e ciottoli in matrice
sabbiosa da limosa a debolmente limosa molto addensata.
Le Figure 13 e 14 riportano rispettivamente le letture della prima prova condotta fino al carico di
esercizio (pedice “e”), pari a 4600 kN e le letture dei cicli condotti fino alla forza di collaudo (pedice “c”),
pari a 8740 kN.
Nei diagrammi sono riportate le equazioni della curva interpolante dei valori di N competenti al carico
maggiore.
I diagrammi evidenziano bene quanto espresso la p.to 1 del capitolo 4; le linee di tendenza calcolate
sull’ultimo carico, in entrambi i cicli, rappresentano con ottimi valori di regressione il più probabile
andamento della distribuzione di N in profondità, come evidenziato anche nel comportamento geotecnico
dei tiranti [Froldi, 2016].

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Figura 13 – Distribuzione dei valori di N con la profondità per carichi di esercizio

Figura 14 – Distribuzione dei valori di N con la profondità per carichi di collaudo

Con riferimento al criterio di cui al capitolo 4, punto 3, e alle curva carico-cedimento, la diagrammazione
dell’incremento delle azioni assiali in profondità, espressa nella figura successiva (Figura 15), evidenzia:
a) variazioni nella pendenza (curva bilineare) intorno rispettivamente a 2760 (Ne-13,5) e 5520 kN (Nc-13,5),
che segnalano una saturazione delle resistenze dell’interfaccia fusto-terreno fino dal p.c. alla quota
-13,5 m dal p.c. con successiva migrazione del carico extra verso il basso
b) nessuna variazione per le curve dei punti di misura sottostanti, le quali si presentano
sostanzialmente rettilinee, a conferma della sufficiente resistenza elastica della restante parte del
fusto del palo

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A verifica del punto a) appena espresso, si calcola quanto segue con il criterio di cui al p.to 4 del capitolo
4), sulla area laterale totale del palo:
valore medio di resistenza laterale limite da progetto Rs = 4075 kN
valore medio di resistenza laterale limite da prove di carico Rs = (2760+5520)/2 = 4140 kN
I risultati ottenuti corrispondono con buona approssimazione confermando la validità del metodo.

Figura 15 – Incrementi delle azioni assiali N con la profondità con l’aumento dei carichi Q

7. La lettura delle curve carichi-cedimenti e la stima delle capacità limite

Tradizionalmente la stima della capacità resistente limite(Rlim) di un palo è apprezzata con diversi metodi
[FELLENIUS, 1980] analitici o grafici diffusi in letteratura e nella prassi corrente.
Tra questi, alcuni tra i più antichi conservano ancora una certa validità concettuale e si prestano ad
essere implementati in metodi di calcolo automatico [BRINCH-HANSEN, 1963; FULLER & HOY, 1970; CHIN, 1970].
Il metodo di Brinch-Hansen del 90% permette di determinare il carico limite come quel punto della
curva in cui il cedimento della testa vale 2w, definendo w l’abbassamento registrato al di sotto di un carico
pari al 90% di Rlim (0,9 Rlim). Sostanzialmente determina un gradiente limite oltre il quale si presuppone
prevalgano i fenomeni di rottura plastica.
Il metodo di Fuller & Hoy considera il punto critico di resistenza limite come quello di pendenza 0,14
mm/kN; considerando quanto detto nel p.to 3) del capitolo 3, detta tendenza risulta più o meno parallela
alla linea elastica del palo.
Il metodo di Chin considera una interpolazione iperbolica derivante da un’interpolazione lineare di punti
sperimentali riportati in un diagramma con asse delle ascisse il cedimento w, e per ordinate i corrispondenti

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valori di flessibilità assiale del palo w/Q. nell’interpolazione lineare il reciproco del coefficiente angolare
vale Rlim.
Nel presente lavoro, considerando una campagna di prove di carico (con almeno tre cicli di carico e
scarico) su 10 pali, si confrontano i risultati ottenuti dai tradizionali metodi citati con i risultati ottenuti dai
metodi precedentemente illustrati (rispettivamente metodi dei cedimenti elastici e del Klim di cui al capitolo
3).
Con riferimento alla curva idealizzata di carichi-cedimenti [GUE ET ALII, 2003], si considera che:
a) la prima significativa rottura di pendenza della curva dei cedimenti plastici (wpl) corrisponda all’inizio
dei fenomeni di rottura lungo il fusto
b) il punto della curva sperimentale in cui Ktot = Klim corrisponda alla completa rottura del fusto e
all’inizio della preponderanza dei fenomeni di plasticizzazione della base
I pali su cui è effettuato il confronto sono di tipo trivellato, hanno lunghezze utili comprese tra 30,3 e
40,3 m, diametro 0,8 m e sono realizzati in terreni costituiti da alternanze di limi e argille sabbiose
normalmente consolidate o sotto consolidati, di consistenza medio-bassa e con locali livelli di torba,
incastro alla base in uno strato di ghiaie con ciottoli in matrice sabbiosa-limosa di densità medio bassa.
L’affondamento nelle ghiaie basali è variabile da 4 a 7,5 m.

Il risultato del confronto tra i vari metodi è illustrato nella Tabella 1 al seguito.

Numero Rlim-1 Rlim-2 Rlim-3 Inizio wpl Rlim-Klim


1 4400 4400 5000 1650 >4700
2 4100 4100 5000 nd >4700
3 2500 2250 5000 1650 4400
4 2500 2200 3333 1650 4100
5 3800 2500 5000 3150 >4700
6 nd 4700 5000 nd nd
7 3800 3800 5000 3150 >4700
8 3800 3150 5000 3150 >4700
9 2750 2250 5000 1650 >4700
10 2500 2000 5000 nd 4100
media 3350 3135 4833 2293 4200

Rlim-1 = valore in kN calcolato con il metodo di Brinch-Hansen


Rlim-2= valore in kN calcolato con il metodo di Fuller & Hoy
Rlim-3 = valore in kN calcolato con il metodo di Chin
Inizio wpl = carico in kN del punto di rottura di pendenza significativo della curva dei cedimenti plastici
Rlim-Klim = valore in kN calcolato con il metodo della pendenza limite (Klim)

Dalla lettura di raffronto si nota che:


1) il metodo di Brinch-Hansen 90% tende a sottostimare il valore di Rlim ; successivamente lo stesso
autore ha ideato il metodo 80% che risulta meno conservativo e maggiormente affidabile
[ABDELRAHMAN ET ALII, 2003]
2) il metodo di Fuller & Hoy, applicato con la linea elastica del palo, appare anch’esso sottostimante il
valore di Rlim,, in quanto, come precedentemente illustrato, non considera la deformabilità della
base del palo, mostrando quindi i limiti di tale determinazione
3) il metodo di Chin conferma la già largamente accertata sovrastima del valore di Rlim [FELLENIUS, 1980;
ABDELRAHMAN ET ALII, 2003; ZEIN & AYOUB, 2016], soprattutto se non si raggiunge, come nel caso in

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Pubblicazione PROVE di CARICO su PALI-rev.1

oggetto, valori di cedimenti sufficienti all’estrapolazione, dell’ordine del 5% di D [NESMITH & SIEGEL,
2007]
4) il metodo del Klim, applicabile in presenza di dati geotecnici adeguati sui terreni di base del palo, o in
alternativa quando sono disponibili dati sperimentali sulla rigidezza di base per completo isolamento
di quella di fusto [BELLATO ET ALII, 2013] o per utilizzo di celle tipo Osterberg alla base [BECCI ET ALII,
2007], permette la determinazione del valore di Rlim in modo più conservativo rispetto al metodo di
Chin, pur non eccedendo nella sottostima come invece tendono a fare gli altri metodi esaminati;
inoltre il metodo ha una solida base concettuale utile per determinazioni geotecniche anche di altro
tipo.

8. Conclusioni

Una attenta e rigorosa lettura della prova carichi-cedimenti di un palo singolo caricato assialmente può
rivelare numerose informazioni sul comportamento sotto carico, nonché permettere di determinale i valori
limiti della resistenza laterale e di base.
Nel presente articolo si è cercato di esaminare le principali chiavi di lettura ed analisi delle prove di
carico assiale, sia secondo quanto riportato nella letteratura nazionale ed internazionale sia in funzione di
concetti originali ma rigorosamente dedotti da criteri analitici di tipo geotecnico, proposti in questa sede.
L’illustrazione dei concetti noti e originali è coadiuvata da esempi di sperimentazioni reali dedotte sia
dalla letteratura che da campi prove seguiti personalmente dallo scrivente.
In particolare è dimostrato come la lettura congiunta della curva dei cedimenti con la linea elastica del
palo permetta di verificare la sua attitudine ad essere utilizzato come riduttore dei cedimenti e/o il grado di
sfruttamento del palo stesso qualora progettato per la capacità portante.
Inoltre è proposto un metodo di calcolo, valido in campo elastico, per la determinazione dei valori di N
lungo il palo in funzione delle caratteristiche dei terreni laterali e di base; semplici ulteriori approfondimenti
permettono di affinare l’algoritmo per estrapolare il metodo anche in campo elasto-plastico.
Nei pali strumentati in profondità è stato dimostrato come analizzare le curve di N sperimentali alle
varie profondità di rilevamento, al fine di cogliere il trasferimento dei carichi con l’incremento di Q.
Infine, su un lotto di 10 prove di carico su pali di elevata profondità e grosso diametro, si effettua un
confronto tra alcuni dei più noti metodi di interpretazione della resistenza ultima con i criteri originali
introdotti nel presente lavoro, individuando i limiti concettuali di talune procedure di uso pratico
largamente diffuse.

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