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11/3/2020 Splash Latino - Plinio Il Giovane - Epistularum Libri Decem - Liber V - 3

ricchezza:
incriminato.
beni
fra
questua,
dell'anno
inciso.'
prende
riconosce,
margini
dico?
privato.
tenace,
stessa
cuore
alzando
d'ogni
delle
donna
Mi
pavone
cavoli
cassaforte.
della
coppe
graziare
ressa
colonne
propri
uguale
vedo
malgrado
affannosa
giardini,
Nilo,
magari
abbia
'Sí,
son
limosina
fiato
mio
In
volta
trova
dice.
propina
mangia
campo,
pane
essere
poi
Muzio
scarrozzare
an
sdraiato
mi
patrono
adolescen
difficile
conosce
nella
vecchi
altro?
libra
Eolie,
q
O
Galla',
tempo
abbiamo
casa?
libro
stravaccato
sino
denaro,
impe
iosa
Roma
va
fabbro
guardare
l'hai
chiusa:
b
ville,
vantaggi
guardarci
mare,
soglie
Sciogli
gente
cari
farla
altrove,
Odio
nell'uomo
stesse
inesperte
due
Di
fa
comando
tunica
toga,
altro
tribuni,
sanguinario
te
sbrigami,
Ai
recto
vuoto
sin
'C'è
calore
disturbarla,
rabbia
stelle.
n
buonora,
chiedere
inumidito
terrori,
promesse
gioca
rasoio
doganiere
quella
ogni
del
bische
portate?
Va
cas
danarosa,
smisurato
pupillo
mai,
bo
costrinse
russare
da
sulla
applaudiranno.
avevano
osato,
privato
piú
tpazienza
miei
vento
s'è
possiedo
Aurunca
giusto,
vita
qualche
Mecenate
collo
triclinio
so
muore
Locusta,
soffio
d'udire
gioco?
vizio?
(e
M
rende,
costruito
trema
genio?
vende
ad
fanno
quando
mescolato
l'ascolta,
funebre
posta
Se
clemenza,
blandisce,
tranquillo?
fiamme,
'Sono
precedenza
saspe
questo
nel
ricchezza
cena,
caproni.
deli
incinta
dormire
vprezzo
scomparso
tu
sepol
dice,
col
casa
centomila
volessero?'.
casa.
all'anfora,
pace
proprio
Rimane
alla
Quando
fascino
legna.
clien
Ialtare.
per
solo
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Matone,
fai
m
m'importa
patrizi
potrà
schiaccia
Che
Un
pos
evita
devono
starò
arraffare
osi
marito
degli
parte
Laurento
dalla
stesso
suoi,
nei
nemmeno
scrocconi.
bilancio,
muggi
re
insegna,
La
sue
gonfiavano
Cluvieno.
ormai
volo,
pugno,
Non
farà
sempre
magistra
venerarla
giovane
speranza,
foro
pena?
Proculeio,
v'è
pretore,
ho
'Se
verrà
qualsiasi
Oreste,
no,
dar
vizio
seguirlo
prima
seno
maschili).
spaziose
segrete.
nuova,
ro
cui
Ila
chi
che
sedu
in
u
maestà
riscuota
meritar
sicura
sangue
'Svelto,
galera.
fal
loro,
esilio
dei
o
lo
ai
fondo.
farsi
maschi
d'una
suo
ferro
funesta
niente
deve
nave
id
pe
trombe:
lecito
freddo?
Crispino,
segue,
basta
Flaminia
rupi
misero
quelli
dissoluta
qualcosa
noi.
dormirsene
ci
conosco
sarai,
spoglie
che,
mani?
no
anche
alle
cariche
ingozzerà
mantello
èrada
aspirare
Come
può
sommo
moglie
secondo
Corvino
non
suoi
far
può,
peso
Ma
Una
tribuno.'
quel
spalle
L'indignazione
Orazio?
l'umanità
scribacchino,
vele,
ancora
p
gente.
mia
tante
amici
qualcuno
ilgli
ed
tra
testa
brandelli
orecchie,
protese
le
Sfini
dai
nome.
esopportare
ha
se
duellare
un
Ecdita
giornata
crimini,
lascerai
una
vulva
tavole
si
con
discenden
alMònico:
Virtú
serpente
Lucilio,
com'io
la
travaglio
passa
di
ibra
iberto:
lanteri
ascerai
eo
la
oro
arsi
ai
ar
aranno
agioni,
ode
riclinio
ra
ilievi
telle.
frenate
anguinario
brigami,
uoi,
ari
olonne
on
he
aenerarla
ille,
uota
lzando
ll'anfora,
nche
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latani
na
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si
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Legge

633/41

Plinio Il Giovane - Epistularum Libri Decem - Liber V - 3


sul

diri o

d'autore.
Brano visualizzato 1876 volte
Ogni
C. PLINIUS TITIO ARISTONI SUO S.
violazione

sarà
(1) Cum plurima officia tua mihi grata et iucunda sunt, tum vel maxime quod me celandum non
perseguita
putas , fuisse apud te de versiculis meis multum copiosumque sermonem, eumque diversitate
ai
iudiciorum longius processisse, exs sse e am quosdam, qui scripta quidem ipsa non
sensi
improbarent, me tamen amice simpliciterque reprehenderent, quod haec scriberem
di
recitaremque. (2) Quibus ego, ut augeam meam culpam, ita respondeo: facio non numquam
legge.
versiculos severos parum, facio; nam et comoedias audio et specto mimos et lyricos lego et
©
Sotadicos intellego; aliquando praeterea rideo iocor ludo, utque omnia innoxiae remissionis
www.la n.it
genera breviter amplectar, homo sum. (3) Nec vero moleste fero hanc esse de moribus meis
exis ma onem, ut qui nesciunt talia doc ssimos gravissimos sanc ssimos homines scrip tasse,
me scribere mirentur. (4) Ab illis autem quibus notum est, quos quantosque auctores sequar,
facile impetrari posse confido, ut errare me sed cum illis sinant, quorum non seria modo verum
e am lusus exprimere laudabile est. (5) An ego verear - neminem viven um, ne quam in
speciem adula onis incidam, nominabo -, sed ego verear ne me non sa s deceat, quod decuit
M. Tullium, C. Calvum, Asinium Pollionem, M. Messalam, Q. Hortensium, M. Brutum, L. Sullam,
Q. Catulum, Q. Scaevolam, Servium Sulpicium, Varronem, Torquatum, immo Torquatos, C.
Memmium, Lentulum Gaetulicum, Annaeum Senecam et proxime Verginium Rufum et, si non
sufficiunt exempla privata, Divum Iulium, Divum Augustum, Divum Nervam, Tiberium
Caesarem? (6) Neronem enim transeo, quamvis sciam non corrumpi in deterius quae aliquando
e am a malis, sed honesta manere quae saepius a bonis fiunt. Inter quos vel praecipue
numerandus est P. Vergilius, Cornelius Nepos et prius Accius Enniusque. Non quidem hi
senatores, sed sanc tas morum non distat ordinibus. (7) Recito tamen, quod illi an fecerint
nescio. E am: sed illi iudicio suo poterant esse conten , mihi modes or constan a est quam ut
sa s absolutum putem, quod a me probetur. (8) Itaque has recitandi causas sequor, primum
quod ipse qui recitat aliquanto acrius scrip s suis auditorum reveren a intendit; deinde quod
de quibus dubitat, quasi ex consilii senten a statuit. (9) Multa e am mul s admonetur, et si
non admoneatur, quid quisque sen at perspicit ex vultu oculis nutu manu murmure silen o;
quae sa s aper s no s iudicium ab humanitate discernunt. (10) Atque adeo si cui forte eorum
qui interfuerunt curae fuerit eadem illa legere, intelleget me quaedam aut commutasse aut
praeterisse, fortasse e am ex suo iudicio, quamvis ipse nihil dixerit mihi. (11) Atque haec ita
disputo quasi populum in auditorium, non in cubiculum amicos advocarim, quos plures habere
mul s gloriosum, reprehensioni nemini fuit. Vale.

www.latin.it/autore/plinio_il_giovane/epistularum_libri_decem/!05!liber_v/03.lat 1/2
11/3/2020 Splash Latino - Plinio Il Giovane - Epistularum Libri Decem - Liber V - 3
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(1) Nessuna fra le tante tue cortesie mi fu più gradita e piacevole di quella che tu abbia creduto
di non tacermi, essersi in tua casa diffusamente parlato dei miei verse , ed essere andato assai
in lungo il ragionamento per la diversità dei pareri; ed esserci sta anche i coloro, i quali non
biasimarono, è vero, i miei componimen , ma però con schie ezza d'amico mi ripresero,
perché io scrivessi e recitassi tali cose. (2) A costoro, per accrescere la mia colpa, io rispondo
così: Scrivo di tanto in tanto dei verse un po'liberi, compongo ed ascolto commedie, osservo i
mimi, leggo i lirici, gusto i Sotadici, e talvolta anche rido, scherzo, giuoco; e per stringere in un
fascio tu i generi di onesta ricreazione, io sono uomo.

(3) Né mi rincresce di essere così s mato per i miei costumi, poiché quelli che si meraviglino
che io scriva tali cose ignorano che uomini pieni di sapere, di gravità, di virtù, ne scrissero loro
pure. (4) Da quelli poi che sanno che cime di autori io segua, spero di potere facilmente
o enere, che mi lascino errare, ma in compagnia di coloro, di cui è bello il ritrarre, non pur
nelle cose gravi, ma anche negli scherzi. (5) Temerò io forse (e tralascerò i vivi, per non
offendere in una specie di adulazione), temerò forse che non mi si addica abbastanza ciò che
non disdisse a M.Tullio, a Caioo Calvo, ad Asinio Pollione, a Marco Messala, a Quinto Ortensio, a
M. Brolo, a L. Silla, a Q. Calalo, a Quinto Scevola, a Ser. Sulpicio, a Varrone, a Torquato (anzi ai
Torqua ), a C. Memmio, a Lentulo Getulico, ad Anneo Seneca, e recentemente a Virginio Rufo;
e se non bastano i priva esempi, al divino Giulio, al divino Augusto, al divino Nerva, a T.
Cesare?

(6) Poiché io tralascio Nerone, benché io sappia non guastarsi in peggio ciò che si fa talvolta
anche dai malvagi, bensì mantenersi in onore ciò che si fa sovente dai buoni. Tra i quali si
devono specialmente nominare P. Virgilio, Corn. Nipote, e prima di loro Accio ed Ennio. Vero è
che non erano senatori; ma l'onestà dei costumi conviene a tu e le classi. (7) Io però recito i
miei versi, e non so se quelli lo facessero. Sì certo. Ma essi potevano stare conten al loro
proprio giudizio; io invece ho una coscienza così mida, da non creder perfe o ciò che è da me
approvato. (8) Io dunque recito per queste ragioni; per prima cosa perché colui che recita me e
un po' più di cura nei suoi scri in grazia di chi lo ascolta; poi perché con una specie di
giudicato egli si accerta di ciò di cui era dubbioso. (9) Egli è altresì ammonito da questo e da
quello; e se non è, dal volto, dagli occhi, dai cenni, da'ges , dalle parole, dal silenzio argomenta
l'opinione di ciascuno; ai quali segni si dis ngue abbastanza un giudizio re o da uno che non lo
è. (10) E quindi se qualcuno dei miei ascoltatori si prenderà la briga di leggere le cose udite, si
accorgerà che qui ne ho mutato una, qua cancellato un'altra, e ciò forse anche per suo
consiglio, benché egli non abbia neppure aperto bocca. (11) Ma io discuto di siffa e cose, come
se avessi invitato in pubblico la mol tudine, e non già in una stanza gli amici, dei quali l'averne
assai fu di gloria a mol ,
a nessun di condanna. Addio.

[degiovfe] - [2010-03-12 13:11:14]

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