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MALCOLM X

Fanatico, arrabbiato, coraggioso. Malcom X per la storia è stato un attivista che si è battuto per i diritti civili,
per le autorità, è stato un islamico fanatico e pericoloso, per molti afroamericani è stato un leader
indiscusso, pronto ad usare ogni mezzo per raggiungere la causa comune: il riconoscimento dei diritti per i
cittadini afroamericani.

Molta energia e poca diplomazia che lo porterà spesso a cambiare idea, sempre in modo radicale e
rabbioso, tanto da procuragli molti nemici, troppi

LA VITA E LA LOTTA DI MALCOM X

 Il nome di battesimo di Malcom X è Malcom Little. Lo cambierà perché considera quel “Little”
un cognome da schiavi. In America infatti gli schiavi prendevano il cognome dai propri padroni,
come era avvenuto per i suoi antenati. Per questo sceglie la X: perché non significa nulla.
 Il padre di Malcom X, un predicatore battista muore quando lui è ancora bambino. La autorità
parlano di un incidente, ma nel quartiere si dice che sia stato ucciso da un gruppo di sostenitori
della “supremazia bianca”, già prima che Malcom nascesse, infatti ,alcuni membri del Ku Klux
Klan avevano sparato alle finestre della loro casa e un giorno vi avevano appiccato un incendio.
 La famiglia di Malcom è poverissima, la madre a cena spesso è costretta a cucinare le erbe che
trova in strada. Malcom, così ,si dà al furto, al gioco d’azzardo e al racket della prostituzione
nelle zone di Harlem a New York. Diventa un capobanda. Viene arrestato nel 1946 per rapina.
Ha 21 anni.
 Gli anni di prigione gli giovano: studia Nietzsche, Kant, Erodoto, abbandona il fumo e il gioco
d’azzardo, prende coscienza della questione degli afroamericani e si converte all’Islam. Nel
1952 esce dal carcere.
 Diventa il portavoce della Nation of Islam predicando la rivolta (anche) violenta contro i bianchi.
Quando JF Kennedy viene assassinato afferma: “Quando i polli tornano a casa per farsi arrostire
io non sono triste”. In questo periodo entra in profondo conflitto con Martin Luther King, che
lui definisce: “Uno zio Tom” sostenitore della nonviolenza e incapace di una vera rivoluzione.
 In fondo Malcom X e Martin Luther King sono due facce della stessa medaglia: combattono la
stessa causa con mezzi diversi.
 Nelle parole e negli atti di Malcom X c’è rabbia e spirito di rivolta ma non bisogna dimenticare
che questi sono gli anni in cui il Ku Klux Klan imperversa impunito negli stati del sud. Nel 1963
alcuni membri dell’organizzazione razzista fanno esplodere la chiesa di Birmingham in Alabama
frequentata dalla comunità nera. Dopo la deflagrazione a terra restano i corpi senza vita di
quattro ragazzine.
 Sarà un viaggio alla Mecca del 1962 a spingere Malcom X a rivedere le sue posizioni integraliste
(che rasentano il fanatismo) tra bianchi e neri. Dirà: “ll vero credente riconosce l’unità
dell’umanità.” Torna negli Stati Uniti come sunnita e si riavvicina a Martin Luther King per
collaborare con lui. Questo “tradimento” non gli verrà perdonato.
 Durante un comizio a New York, il 21 febbraio del 1965, viene brutalmente assassinato da tre
membri della Nation of Islam ma c’è ancora molto da chiarire su quel delitto. L’FBi ad esempio
pare sapesse tutto ma non fece nulla per evitarlo.

MARTIN LUTHER KING


Martin Luther King nasce da una famiglia di pastori della Chiesa battista il 15 gennaio del 1929 ad Atlanta, in
Georgia, nel profondo sud degli Stati Uniti, dove il razzismo è estremamente radicato. Il piccolo Martin si
rende presto conto che il colore della sua pelle rappresenta un ostacolo apparentemente insormontabile.
Presa coscienza di questa inaccettabile discriminazione si dedica anima e corpo allo studio, laureandosi in
filosofia e diventando anch’egli pastore, per poi iniziare la sua inarrestabile e pacifica battaglia contro la
segregazione razziale.

La lotta pacifica

King ammira la figura del Mahatma Gandhi e la sua dottrina della nonviolenza, basata sul rifiuto dell’uso
della violenza fisica, al fine di raggiungere obiettivi sociali o cambiamenti politici. Quando nel 1955 Rosa
Parks, sarta e attivista di colore, viene arrestata perché si era rifiutata di cedere il posto a un bianco su un
autobus, in King scatta qualcosa e decide che non è più possibile sopportare in silenzio l’ingiustizia. Guida
dunque una massiccia campagna di boicottaggio da parte di tutti gli afroamericani nei confronti dei mezzi
pubblici locali. Il boicottaggio si protrae per ben 382 giorni, con una rilevante eco mediatica, e si conclude
con un’importante vittoria: nel 1956 la Corte suprema degli Stati Uniti stabilisce infatti l’incostituzionalità
delle leggi sulla segregazione sui mezzi di trasporto.

In occasione della marcia partita da Selma il 25 marzo 1965, Martin Luther King, arrivato alle porte del
palazzo del governatore dell’Alabama, pronunciò uno dei suoi discorsi più toccanti:” How long? Not long I
have a dream”

Il discorso più famoso di Martin Luther King, che contiene la celebre frase “I have a dream”, si tiene a
Washington il 28 agosto 1963, in occasione di una grande manifestazione per i diritti civili, davanti ad una
folla di 200mila persone. Nell’appassionato discorso King chiede semplicemente giustizia e uguaglianza e
sogna “che i miei quattro bambini vivano un giorno in una nazione dove non saranno giudicati per il colore
della pelle, ma per chi sono nel cuore”.

Il 10 febbraio 1964 viene approvato il “Civil rights act”, legge per i diritti civili che aboliva la discriminazione
nei servizi pubblici di ogni genere, alberghi e motel, ristoranti e stadi, teatri, biblioteche pubbliche, nel
lavoro e nei sindacati dei lavoratori. Nello stesso anno Martin Luther King viene insignito del premio Nobel
per la pace, all’età di 35 anni è il più giovane vincitore nella storia di questo premio (oggi questo primato è
invece di Malala Yousafzai, premiata nel 2014 a soli diciassette anni).

Martin Luther King era diventato un punto di riferimento per un’intera comunità, la sua notorietà era in
costante crescita ed era ormai il simbolo indiscutibile della lotta per i diritti civili. Proprio per questo
l’America bianca, bigotta e conservatrice ha paura di lui, King diventa il bersaglio di minacce di ogni genere
e viene arrestato. Il 30 giugno un attentato dinamitardo gli distrugge la casa, senza conseguenze per la
famiglia. Il 4 aprile 1968 a Memphis, Tennessee, Martin Luther King viene ucciso da un colpo di fucile di
grosso calibro poco prima di andare ad un incontro in una chiesa locale. Il suo assassino, James Earl Ray,
viene arrestato due mesi dopo ma l’uomo, dopo l’iniziale confessione, smentisce il suo coinvolgimento
parlando di un complotto contro King. L’omicidio fa divampare la rabbia della comunità nera dando vita ad
una rivolta in tutti i ghetti d’America con un terribile bilancio: quarantatré morti, cinquecento feriti e
ventisettemila arresti.