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Primavera 2016

� 7,90

DAI ROMANI
AL REGNO UNITO,
L’EVOLUZIONE
DELLA FORMA
DI GOVERNO
PIÙ ANTICA

MONARCHIE
I SOVRANI CHE HANNO GOVERNATO IL MONDO

i 90 anni di età e i 64 sul trono della regina elisabetta


• carlo magno e carlo V: nel nome di dio • il re sole •
Sped. in A. P. - D.L. 353/03 art. 1, comma 1 NE/VR

Borbone, asburgo e savoia • l’educazione di un principe


• i re degli eccessi • sissi, la più bella del reame • l’ultimo
atto di vittorio emanuele III • tutte le corone di oggi
MONARCHIE
P
er molti di noi i re sono personaggi da favola,
protagonisti buoni o malvagi di avventure lontane SIMBOLI
L’incoronazione
nel tempo. Perché l’Italia ha smesso di essere un di Carlo II Stuart
regno 70 anni fa, e oggi i Savoia sono perlopiù (1630-1685),
oggetto di studio a scuola o di gossip sui rotocalchi. Insieme re d’Inghilterra,
Scozia e Irlanda.
a loro, l’ultimo secolo ha spazzato via anche altre monarchie.
Eppure nel mondo vivono ancora decine di sovrani e la sola
Elisabetta II d’Inghilterra domina da 64 anni sul Regno Unito
e altri 16 Paesi. Oggi molti dei re che ancora siedono sul trono
discendono proprio da quelle dinastie – dai Borbone agli
Asburgo ai Windsor... – che nei secoli passati hanno fatto il
bello e il cattivo tempo in Europa e oltre ancora.
Questo numero di Focus Collection si muove in due direzioni.
Ci aiuta a comprendere valori e simboli della monarchia anche
nel mondo di oggi. E ci accompagna in un viaggio nelle regge
che hanno dominato l’Europa. Re e regine rivivono attraverso
le loro azioni e i giochi di potere, certo, ma anche gli errori,
le debolezze, i dolori. Perché la vita era durissima per tutti e
ai sovrani, unti o meno del Signore, non erano risparmiate
malattie, morti premature, unioni infelici. Oltre agli obblighi

SCALA
della rigida vita di corte, male necessario della regalità.
Emanuela Cruciano, caporedattore

6 LE RAGIONI pag. 10 26 C’ERA UNA VOLTA UN RE


DELLA MONARCHIA Le origini e i tanti volti di un
Re, prìncipi, imperatori: quando i libri protagonista assoluto del potere
di storia ci raccontano il passato, lo dall’inizio della Storia a oggi: il monarca.
fanno attraverso le gesta dei sovrani.
Ancora oggi la corona conserva un forte 32 INSEGNE REGALI
valore morale e simbolico. Uno storico La maestà è fatta anche di simboli. Ecco
esperto e appassionato ci spiega perché. i significati di quelli più importanti,
pag. 26 dallo scettro al trono alla corona.
10 UNA LUNGA STORIA
La monarchia è stata la forma di governo 34 NATI CON LA CORONA
più usata nei Paesi occidentali. E resta la Privilegi, giochi, castighi, capricci,
grande protagonista del nostro passato. intrighi. E metodi educativi che
oggi fanno rabbrividire. La vita dei
18 TUTTI I REGNI DEL MONDO piccoli prìncipi che salivano al trono
Chi regna fuori dall’Europa? La “solita” ancora fanciulli non era proprio una
Queen Elizabeth. Più una ventina di passeggiata.
sovrani nei Paesi arabi e in Asia.
40 IL LATO OSCURO
22 TEMPI MODERNI Costantemente al centro dell’attenzione,
Anni duri per la corona spagnola, a e al di sopra della legge, ai sovrani è
caccia di credibilità dopo qualche brutto stato (quasi) sempre permesso tutto.
scandalo. Una sfida sulle spalle del pag. 34
Anche gli eccessi più estremi. Che vi
giovane re e della sua famiglia. raccontiamo.
COPERTINA: LA REGINA ELISABETTA II, BETTMANN/GETTY IMAGES

3
MONARCHIE
46 GOD SAVE THE QUEEN pag. 54 98 SOVRANE D’ITALIA
Ha 90 anni, di cui quasi 64 vissuti da È vero che Margherita mangiava il pollo
regina. Ha superato in longevità di con le dita? Aneddoti, fatti e curiosità
regno l’ava Vittoria e tutti i precedenti sulle regine (ufficiali e non) dal 1861 al
sovrani inglesi. Insomma, un 1946.
monumento. Che il mondo omaggia.
102 ALLE DUE CORTI
54 RINASCIMENTO INGLESE La vita privata, lo stile di governo e le
Nella seconda metà del ’500 la regina pag. 66 idee nelle casate che a metà Ottocento
Elisabetta I fece dell’Inghilterra un guidavano il Regno di Sardegna e il
centro di potere e cultura. Regno delle Due Sicilie.

60 REGINA DI CUORI 108 IL NONNO DELLA


L’impero della regina Vittoria era COSTITUZIONE
immenso, ma di lei ricordiamo la In bilico tra ancien régime e idee liberali,
cuffietta, l’abito vedovile, la morale Carlo Alberto di Savoia tentò di fare
puritana imposta a tutti i sudditi e un pag. 88 l’Italia. Lui fallì, ma non il suo Statuto.
certo gossip su un cameriere...
114 ULTIMO ATTO
66 L’INVENTORE Fu uno degli episodi più controversi
DEL MEDIOEVO del 1943: il frettoloso trasferimento di
Da re dei barbari Franchi a imperatore Vittorio Emanuele III nell’Italia del Sud.
romano e leader della cristianità.
L’incredibile ascesa di Carlo Magno. 120 IL MONARCA D’EUROPA
pag. 98 Nel Cinquecento si ritrovò sul capo più
74 IL SOLE DI FRANCIA di una corona. Così Carlo V unificò
Luigi XIV volle riportare l’assolutismo mezza Europa in nome di Dio. E arrivò
nella monarchia. Anche a costo di anche oltreoceano.
imporre a ministri e cortigiani rituali
imbarazzanti. 128 FEDERICO L’UNICO
Gettò le basi della Grande Germania.
82 UNA FAVOLA Per alcuni, ispirando addirittura
SENZA LIETO FINE il Terzo Reich. Ma chi era davvero
Odiata perché regina di Francia ma Federico II?
di origine austriaca, fu travolta dalla
rivoluzione del 1789. Ma chi fu davvero 134 L’IMPERATRICE DEI LUMI
Maria Antonietta? Nel Settecento riformò l’impero
austriaco e fece di Milano una piccola
88 I PRIMI SAVOIA pag. 128
Parigi. E dire che Maria Teresa
Sono stati re d’Italia per quasi un secolo. nemmeno portava la corona.
Ma che origini hanno i Savoia, una delle pag. 140

casate più antiche d’Europa? 140 SPECCHIO SPECCHIO


DELLE MIE BRAME
92 BENVENUTI AL SUD Elisabetta d’Austria era ossessionata
Nel 1734, con Carlo III, nasce la dalla bellezza. Diete, palestra e cure
dinastia Borbone in Italia. E Napoli maniacali non erano mai abbastanza.
divenne una delle più belle capitali
d’Europa. 146 LETTURE

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INTERVISTA

LE RAGIONI
della monarchia
Re, principi, imperatori: quando i LIBRI di storia ci
raccontano il passato, lo fanno attraverso le gesta dei sovrani.
Oggi molti REGNI non ci sono più, ma dove la corona
resiste conserva un forte valore morale e SIMBOLICO.
Uno STORICO esperto e appassionato ci spiega perché

ALDO ALESSANDRO MOLA


Storico e saggista italiano.
È stato docente di Storia
contemporanea all’Università
Statale di Milano e contitolare
della cattedra Théodore
Verhaegen dell’Università
Libera di Bruxelles. È esperto
di monarchia, di massoneria e
del Risorgimento in Italia.

SUL TRONO
DI FRANCIA
La consacrazione di
Carlo X come re di
Francia (regnò dal 1824
al 1830) nella Cattedrale
di Reims, in un dipinto di
François Gérard.

6
E
sattamente 70 anni fa, il Due secoli fa, la maggior parte degli ghi che via via abitano. L’imperatore (o
2 giugno 1946, gli italia- Stati europei aveva a capo un re o una il re) può anche essere “dormiente”. La
ni sceglievano la repubbli- regina. Oggi sono solo undici e meno regalità invece è viva. La Francia è una
ca alla monarchia. Ma no- di una trentina in tutto il mondo. Se- Repubblica monarchica e dalle visite al
nostante l’uscita di scena della fami- condo lei la Corona ha ancora ragione suo Pantheon e agli altri edifici storici
glia reale, i Savoia restano fra i prota- di esistere nel nostro tempo? (si pensi alla reggia di Versailles) trae be-
gonisti della storia italiana, così come Occorre distinguere fra la monarchia nefici enormemente superiori a quelli
i Windsor lo sono del Regno Unito e i di radice romana, fondata sulla volon- dell’intero sistema museale italiano. Lì
Borbone in Spagna, dove siedono an- tà del popolo e del Senato e poi arric- appare la Maestà: cioè la magia del so-
cora sul trono. Perché la monarchia è chita con l’investitura sacrale dei re dei vrano che secondo la tradizione detiene
stata l’unica forma di governo utilizza- Franchi (l’unzione con l’olio delle Sa- poteri sovrannaturali (guarisce le pia-
ta nel mondo, e negli Stati europei in cre Ampolle, che ne rendeva inviolabile ghe, restituisce la vista e amministra la
particolare, con continuità. Nel bene il corpo), e quella orientale, puramen- giustizia, sintetizzata nello scettro con
o nel male, quando volgiamo lo sguar- te divina. le tre dita, simbolo trinitario).
do al passato, è a re e regine che ci ri- Le monarchie europee derivano tutte Dopo la Rivoluzione francese, per
volgiamo. Ne parliamo col professo- dalla sacralità imperiale romano-cristia- più di un secolo, l’istituto monarchi-
re Aldo Alessandro Mola, storico della na. Le persone che fisicamente le incar- co dovette affrontare il passaggio da
massoneria e del Risorgimento e gran- nano sono sicuramente importanti; ma una forma di legittimazione dinastica a
de esperto di monarchia. molto di più lo sono i simboli e i luo- una di tipo nazionale-rappresentativo.

GETTY IMAGES
Secondo lei la modernità finì per mi- conflitti anche sanguinosi (la guerra del- quecento anni di storia del Regno Uni-
narne i principi o la monarchia riuscì le Due Rose, la decapitazione di Maria to. Non è la sola tra i reali più cono-
ad adattarsi al nuovo? Stuarda, quella di Carlo I, la cacciata di sciuti a non avere sangue blu. Penso a
Anche dopo la Rivoluzione france- Giacomo II), ma soprattutto di conqui- Charlene, la principessa di Monaco, a
se imperatori e re sono stati garanti dei ste di diritti fondamentali, inalienabili Mary di Danimarca, a Daniel, consorte
principi di tradizione, legittimità e di e inviolabili, dalla Magna Carta all’Ha- della principessa ereditaria Vittoria di
equilibrio tra le potenze. A unirli non beas corpus (il diritto, per l’imputato, di Svezia, a Maxima in Olanda, a Mette-
era un groviglio di “trattati” ma la San- conoscere la causa dell’arresto: lo sancì Marit in Norvegia o Letizia in Spagna.
ta Alleanza. La monarchia è stata soprat- per prima la Magna Carta, ndr), alla co- La condizione di nobiltà di discenden-
tutto il caposaldo dei principi “non ne- struzione di un impero civilizzatore che za ha perso il suo valore dinastico?
goziabili”: il rapporto tra cittadini e po- andò dalla Nuova Inghilterra all’India, No. Nei secoli il re è stato investito dai
tere, tra persona e sovranità, che vengo- all’Australia. suoi pari, come il pontefice viene eletto
no molto prima del profitto. In tutti i Catherine Middleton, duchessa di dai cardinali. L’ascesa di borghesi a ruoli
Paesi europei continentali la monarchia Cambridge, moglie del principe Wil- di sovrano è l’adattamento odierno di un
ha inoltre conciliato lo Stato con le con- liam. sarà la prima commoner che rito antico. Nell’Impero romano,
fessioni religiose, a cominciare dalla cat- salirà sul trono negli ultimi cin- dopo la sequenza delle dinastie
tolica, anche quando il sovrano non era
personalmente “osservante” .
In origine i monarchi trovarono la le- COME UN DIO
gittimazione del loro potere nella sfe- La statua di Ottaviano Augusto
ra religiosa e spirituale. Quanto ha in- (63 a.C.-14 d.C.) nei panni di
fluito il cristianesimo sulla storia della Giove: fu lui a gettare le basi
monarchia e che conseguenze concre- di due millenni di sovranità in
Europa.
te ha finito per provocare?
La monarchia imperiale romana si
fondò sulla pace e sulla cittadinanza uni-
versale, curiosamente concessa da un
imperatore poco morigerato come Cara-
calla nel 212 d.C. Il cristianesimo coniu-
gò il Verbo Incarnato con il Diritto. La
Chiesa divenne depositaria della legitti-
mità del potere. Lo si vide non solo con
Costantino il Grande (non per caso ha
il monumento a San Giovanni Latera-
no), ma con Teodosio e poi con il Sacro
romano impero che durò fino al 1806.
I papi hanno esercitato un ruolo fon-
damentale nella sacralizzazione del po-
tere politico: da una parte in-
vestendone i titolari (pensia-
mo a Niccolò II che investe il
normanno Roberto il Guiscar-
do nel 1060) dall’altra assumen-
done i segni esteriori, compre-
si il triregno e la sedia gestato-
ria, usata sino all’incoronazione
di papa Paolo VI.
Qual è il suo giudizio storico su Eli-
sabetta II, regina del Regno Unito?
È l’incarnazione della regalità. E la
prova che la monarchia può essere com-
patibile con il mondo moderno. Elisa-
betta mostra quotidianamente che la
monarchia è non solo forma ma sostan-
za di un Paese orgoglioso della propria
storia. Una storia certamente fatta di
GETTY IMAGES (2) La nobiltà non sta nell’origine
della PERSONA ma nel
ruolo che ESERCITA.
Monarchi di origine borghese
ci sono sempre stati. E oggi
sono IN AUMENTO
ADDIO AL RE
A sinistra, I’Unità annuncia la vittoria della
repubblica al referendum del 1946.

(i Giulio-Claudi, i Flavi, gli imperatori come del resto recita la sua Costituzio- fatto che i Paesi del Golfo o Marocco
di adozione) furono i generali, le legioni ne. La Spagna ebbe due repubbliche, di e Giordania siano governati da un re?
o i pretoriani ad alzare sugli scudi il de- breve durata. La seconda deragliò nella Alcuni sovrani di Paesi popolati pre-
tentore della sovranità, che ne assumeva spaventosa guerra civile del 1936-1939. valentemente da islamici garantiscono
le funzioni indossandone i paramenti e i Perciò anche esponenti della sinistra, co- il fragile equilibrio tra lo Stato di mo-
simboli (la corona, la spada, la fissità del- me il comunista Santiago Carrillo e il so- dello romano-cristiano, fondato sulla
lo sguardo). La nobiltà non sta nell’ori- cialista Felipe González, si riconobbe- separazione dei poteri e sull’uguaglian-
gine della persona ma nel ruolo che as- ro nella instaurazione della monarchia za dinnanzi alle leggi, e la concezione
sume e che esercita. Pensiamo al genera- incarnata da Juan Carlos. Senza Felipe della società propriamente islamica, se-
le Jean-Baptiste-Jules Bernadotte (1763- VI, il successore non solo dei suoi diretti condo la quale comunità dei credenti
1844), un borghese diventato principe predecessori, i Borbone, ma degli Asbur- e “terra” sono tutt’uno. Va constatato
ereditario della corona di Svezia e futu- go e via via risalendo, la Spagna precipi- che monarchi come quelli del Marocco
ro Carlo XIV. Gli altri sovrani in Europa terebbe nel caos. e della Giordania sono eredi della tradi-
avevano radici più o meno remote, ma i Qual è il suo giudizio sulle monar- zione europea. È il miglior lascito della
loro antenati, comunque, avevano con- chie extra-europee, la maggior parte colonizzazione.
quistato il potere, che veniva prima delle di tipo assoluto? Storiograficamente a Infine un suo giudizio su Casa Savoia
loro persone e delle loro dinastie. suo avviso è possibile comunque con- che per ottantacinque anni, dal 1861 al
Si discute tanto tra gli storici se il pri- siderare modelli così diversi in un’uni- 1946, ha retto le sorti del nostro Paese.
mo vero “padre” dell’Europa sia stato ca tradizione monarchica? Senza Casa Savoia non esisterebbe lo
un sovrano, l’imperatore Carlo Ma- La monarchia romano-cristiana è sta- “Stato d’Italia”. A Carlo Alberto gli ita-
gno. Qual è la sua idea? ta consultiva, amministrativa e costitu- liani debbono lo Statuto del 4 marzo
Fondatore dell’Europa fu Caio Otta- zionale. Ha sempre presupposto la com- 1848 che sancì l’uguaglianza dei cittadi-
viano Augusto, figlio adottivo di Giulio partecipazione dei “sudditi”, cioè di cit- ni dinnanzi alla legge e fondò la libertà
Cesare, che gettò le basi di due millenni tadini che volontariamente si sottopon- di confessione religiosa nel rispetto del-
di sovranità in Europa. Guidato da pa- gono alla legge, ma non sono succubi: le norme. Gli debbono il tricolore come
pa Leone III, Carlo Magno ebbe l’intel- sono attori della sovranità, come spie- bandiera nazionale. Suo figlio, Vittorio
ligenza di capire che se non si fosse fat- gò bene Luigi Einaudi quando dichiarò Emanuele II, è stato riconosciuto Padre
to consacrare imperatore in Roma, co- perché avrebbe votato monarchia al refe- della Patria anche da Giorgio Napolita-
me avvenne nel Natale dell’800 d.C, sa- rendum istituzionale del 2 giugno 1946 no, che nel 2011, 150° del regno d’Ita-
rebbe rimasto solo uno dei tanti re dei e poi fu primo presidente della Repub- lia, gli rese omaggio al Pantheon. Um-
Franchi, vincitore di molte battaglie ma blica. Molte monarchie extra-europee si berto I, assassinato nel 1900 da un anar-
non il restauratore dell’impero, un vero basano su principi del tutto diversi, ispi- chico dal mandante ancora oscuro, legò
gigante della grande storia. rati dalla identità tra confessione religio- il nome a leggi sociali innovatrici. Credo
In Spagna, in cui sembrano sempre sa e sistema politico. Perciò occorre evi- che, nel centenario della Grande guerra,
più rilevanti le spinte repubblicane e tare confusioni tra monarca quale supre- sia doveroso riportare in Italia le spoglie
indipendentiste, riuscirà Filippo VI a mo organo dello Stato e un “santone”. di Vittorio Emanuele III e della Regina
ridare lustro alla monarchia? In Medio Oriente, a causa di conflit- Elena. Sarebbe un atto meritorio di una
Unico perno della pax interna e del ti e terrorismo, i confini di alcuni Stati Repubblica finalmente adulta e memo-
ruolo intercontinentale della Spagna si sono profondamente modificati. Ri- re della lunga storia degli italiani. •
(tuttora rilevante) fu ed è la monarchia, tiene, per i destini dell’area, rilevante il Francesco De Leo

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MONDADORI PORTFOLIO/LEEMAGE
EUROPA

STORIA
UNA LUNGA

L ’ Europa ha vissuto quasi
tutta la sua storia sotto la
La MONARCHIA è stata la mano aspra o morbida di
uomini con la corona; de-
forma di governo PIÙ USATA ve loro alcune ore felici, e quando si risol-
se a sbarazzarsene lo fece senza odio, co-
nei Paesi occidentali. E anche me quando si manda in soffitta un mobi-
le antico. Non è facile credere che la stessa
OGGI che ha ceduto il passo Francia odiasse quel bonaccione di Luigi
in molti Stati, resta la grande XVI”. Così scriveva il filosofo e saggista
spagnolo José Ortega y Gasset (1883-
protagonista del nostro PASSATO. 1955), a sottolineare l’intenso legame
fra gli europei e i loro sovrani. La mo-
narchia è la forma di governo più anti-
ca e il potere del re, dalla notte dei tem-
pi, si è sempre giocato al tavolo dell’in-
vestitura divina.
Romani. Nel periodo monarchico di
Roma (tra il 753 e il 509 a.C.) il re non
solo era il supremo capo politico e mi-
litare, ma soprattutto il detentore de-
gli “auspicia”, il designato dalla divini-
tà. Quando la monarchia decadde per
lasciare il posto a una nuova forma di
governo, il rex restò come rex sacrorum,
capo religioso, spogliato del suo carat-
tere politico, ma non della sua funzione
spirituale. Poi arrivò la lunga parentesi
repubblicana: Roma divenne la capitale
di tutto il mondo conosciuto e la tradi-
zione monarchica sembrava tramontata
per sempre. Sembrava, appunto. Quan-
do Ottaviano (63 a.C.-14 d.C.), nipote
di Giulio Cesare, s’impadronì dello Sta-
to divenendone di fatto sovrano assolu-
to, la monarchia, riadattata, riapparve.
Ottaviano, che come Cesare non volle
farsi re, si fece convincere comunque ad
assumere il nome di Augusto, “colui che
è sacro per designazione degli dei”. Il ri-
torno al carattere divino dell’imperatore
si accentuò di successore in successore e,
con Diocleziano (244-311 d.C.), l’im-
peratore non solo era il massimo sacer-
dote, ma una delle divinità. Ma i tempi
del politeismo avevano i giorni conta-
SACRO ti: una nuova grande forza, morale pri-
PER GLI DEI ma, politica poi, stava per cambiare per
Il quadro Secolo di sempre le carte in tavola della Storia e
Augusto: nascita di
Gesù Cristo (Jean- della monarchia.
Léon Gérôme, 1855). Nel nome di Dio. Il cristianesimo
Ottaviano non volle identificava nell’imperatore il legittimo
farsi re, ma assunse rappresentante dell’Impero romano,
il nome di Augusto:
“colui che è sacro ma non poteva riconoscerne il carattere
per designazione di semidio, partecipe dell’autorità divi-
degli dei”. na. Le persecuzioni furono lo scotto da

11
coc

pagare dai cristiani per questa concezio-


ne rivoluzionaria e destabilizzante per le
stanze del potere. Fino al 313, quando
Costantino accordò loro libertà di cul-
to. Di più: prese a partecipare diretta-
mente agli affari della Chie-
L’Impero ROMANO sa e allontanò la corona dal
paganesimo. Forte dell’ap-
RINASCE nel Sacro poggio della grande e rami-
ficata comunità religiosa cri-
romano impero. stiana rafforzava così il pre-
stigio del monarca.
E CARLO MAGNO Il Papa Re. Ma mentre
viene incoronato l’Impero romano gradual-
mente si cristianizzava, la fi-
dal PAPA gura del papa assumeva via
via connotati monarchici.
Spiega il medievalista Franco Cardini:
«Dal IV secolo in poi il papa iniziò a ri-
cevere progressivamente i segni della re-
galità. Si cominciò con l’imperatore Gra-
ziano che, nel 380, in quanto cristiano,
si spogliò del titolo di “Pontifex Maxi-
mus”. Gli subentrò il Vescovo di Roma,
e non in qualità di “capo” di tutte le fe-
di religiose dell’impero ma quale figura
al vertice delle diocesi cristiane. E da qui
il papa cominciò ad assumere qualifiche
e prerogative che erano proprie dell’im-
peratore». A esprimere questa nuova
identità del vescovo di Roma l’adozione
dei simboli esteriori del potere. Come
il manto rosso porpora che l’imperato-
re Graziano cedette al papa. «Da allora il
pontefice lo ha sempre portato, anche se
nel tempo si è progressivamente ridotto
sino a diventare la mozzetta, una mantel-
lina corta chiusa sul petto da bottoni. È
stato papa Francesco, l’attuale pontefice,
il primo a rifiutare quest’ultimo simbolo
monarchico», racconta Cardini.
Nella notte di Natale dell’anno 800,
papa Leone III incoronò il re franco Car-
lo Magno. Sotto l’egida dell’investitu-
ra divina potevano così rinascere l’anti-
co Impero romano d’Occidente e pren-
dere forma i primi confini dell’Euro-
pa moderna. Ma, si sa, i matrimoni di
L’IMPERO VAL convenienza spesso traballano e la luna
BENE UNA MESSA di miele fra monarchia e Chiesa non fe-
Carlo Magno (742-
814): con lui si ce eccezione.
inaugurò il sodalizio Potere temporale. La rottura del
fra imperatore e “Previlegium Octonianum”, il contrat-
Chiesa. Il primo
proteggeva il clero,
to bilaterale tra Ottone I (912-973) e
il papa legittimava il papa Giovanni XII (937-964), e la no-
potere del sovrano. mina da parte dell’imperatore di un
antipapa segnò l’inizio di un lungo e di storia: lotte per le investiture, guelfi Ungheria e in Polonia; monarchia costi-
travagliato periodo di lotte tra la Chie- e ghibellini, la Riforma... Nei Paesi ri- tuzionale in Inghilterra.
sa e l’impero, ognuno a rivendicare la masti cattolici, il papa continuò ad ave- Fino a quando, in Francia, la politi-
propria supremazia e autonomia l’uno re, almeno spiritualmente, la pretesa di ca di Luigi XIV (1638-1715) portò alla
dall’altro. «A un certo punto i vescovi di una supremazia che non è mai del tutto personificazione dello Stato nella figura
Roma elaborarono una filosofia teolo- venuta meno. E i re hanno continuato del sovrano: L’Etat c’est moi, diceva il Re
gico-politica che li portò a rivendicare a venire incoronati con formule che so- Sole. Per Versailles, lo ius regaliae, l’am-
la superiorità della Chiesa su tutti gli al- no quelle della Chiesa romana. ministrare i vescovati e le loro rendite,
tri regni del mondo. Questo significava, A contratto. L’Umanesimo man- era parte integrante del potere monar-
per dirla con il linguaggio di Bonifacio dò in crisi l’idea di monarchia come di- chico. Anche dall’altra parte della Ma-
VIII (1230-1303), che i papi avevano ritto divino e fra XV e XVI secolo la so- nica il trono vinceva sulla Chiesa. Non
due spade: quella del potere spirituale, vranità, sempre più intesa come delega solo i re inglesi dei Tudor prima e degli
che esercitavano direttamente sulle ani- del popolo e in un certo senso “contrat- Stuart restarono fedeli allo scisma voluto
me, e quella del potere temporale, che tualizzata”, assunse forme diverse: mo- da Enrico VIII (XVI secolo), il re che osò
delegavano perché il papa dava le coro- narchia assoluta nello Stato milanese; staccarsi dal papa e fondare una nuova
ne», spiega Cardini. Naturalmente gli assolutismo temperato dal Parlamento Chiesa; ma si tennero ben stretti il ruolo
imperatori erano di tutt’altro avviso e i e dalle assemblee in Francia; monarchia di guida: ancora oggi il capo della Chie-
conflitti che ne seguirono sono nei libri feudale nobiliare negli Stati tedeschi, in sa anglicana è il re (o la regina) inglese.

RAPPORTI
DI FAMIGLIA
Re Luigi XIV riceve
il fratello, il Duca
MONDADORI PORTFOLIO/LEEMAGE (2)

di Anjou, cavaliere
dell’Ordine dello
Spirito Santo,
nato allo scopo di
proteggere il re di
Francia.

Non è tutta uguale


L
a monarchia è la forma di ASSOLUTA: il potere politico è accentra- COSTITUZIONALE PURA: il monarca man-
governo più usata in tutta la to nelle mani del sovrano che esercita in tiene il potere esecutivo (governo), mentre
Storia. Il potere è nelle mani di modo diretto o indiretto, attraverso organi quello giudiziario e legislativo sono rimessi
un’autorità sostanzialmente (ma non dipendenti, il potere legislativo, esecutivo ad altra autorità (assemblee elettive e
esclusivamente) monopersonale e e giudiziario. magistratura).
dura per tutta la vita del sovrano o COSTITUZIONALE: ebbe origine in Inghil- PARLAMENTARE: i poteri dello Stato sono
fino alla sua rinunzia (l’abdicazione). terra a conclusione della “Glorious Revolu- divisi tra monarca e Parlamento. Il sovrano
Le monarchie europee sono sempre tion” (1688-89) dopo il lungo e drammatico non è detentore di poteri effettivi, in
state dinastiche e dunque soggette a confronto tra l’assolutismo monarchico in quanto “regna, ma non governa”. Il potere
rigide norme di successione. Ecco le declino e i ceti emergenti decisi a ottenere esecutivo deve godere della fiducia del
forme principali. un peso essenziale negli equilibri di potere. Parlamento.
Illuminati. Intorno al XVIII se-
colo, l’Illuminismo entrò inevitabil-
mente in conflitto con ogni forma
di tradizione politica, religiosa, so-
ciale e morale. I grandi pensatori del
tempo si trovarono concor-
La Rivoluzione di contro il potere monar-
chico tradizionale e le nuo-
FRANCESE tagliò la ve idee si abbatterono con
testa al MONARCA violenza sulla Francia. Ma
dalla Rivoluzione francese
ma non alla uscì comunque una repub-
blica debole, troppo fragile
monarchia. Che riprese per resistere alle ambizio-
ni di Napoleone Bonapar-
più VIVA che mai te, generale della Francia
rivoluzionaria prima, “Im-
peratore dei francesi” poi. La caduta
di Bonaparte e il Congresso di Vien-
na portarono al ripristino dei sovrani
spodestati da Napoleone. Ma la “le-
zione” era passata e i governi, scossi
dagli accadimenti rivoluzionari, com-
presero quanto fosse per loro necessa-
rio trovare una “nuova” legittimazio-
BONAPARTE ne. Dove? Nel principio divino, ov-
PIGLIATUTTO viamente, un viatico per il trono che
Napoleone Bonaparte dopo una manciata di secoli si pote-
(1769-1821) nelle va ben rispolverare. Fu così che il so-
vesti di re d’Italia in
un dipinto di Andrea
dalizio fra trono e altare si ricostituì e
Appiani. È stato con la Santa Alleanza i sovrani di Au-
l’ultimo dei sovrani stria, Russia e Prussia si impegnarono
italiani a essere cinto a prestarsi aiuto e assistenza in nome
con la Corona Ferrea.
dei precetti del cristianesimo.
Da monarca a funzionario. Le
nuove alleanze però non tenevano
conto di un nuovo protagonista della
scena europea: le nascenti aspirazio-
ni di libertà politica e di indipenden-
za nazionale. E l’istituto monarchico
fondato su diritto storico, divino e di-
nastico venne definitivamente travol-
to a favore di una nuova legittimità di
tipo nazionale-rappresentativo. Co-
me spiega la storica Giulia Guazzalo-
ca, curatrice del libro Sovrani a metà
(Rubbettino Editore): «In questo dif-
ficile passaggio la corona perse alcuni
elementi fondanti della propria legit-
timità ma ne acquisì dei nuovi. E il so-
MONDADORI PORTFOLIO/LEEMAGE

vrano non sarebbe diventato altro, con


modalità e tappe diverse da Paese a Pa-
ese, che un funzionario dello Stato, ti-
tolare solo dei diritti e dei poteri con-
cessigli dalla Costituzione». •
Francesco De Leo
Mohammed Vajiralongkorn, Principe dell’Arabia
bin Zayed principe Principessa Saudita Mohammed bin
Nasser Mohammed Al Nahyan Alessandro II Tupou VI ereditario Lalla Meryem Nawaf bin
Al-Jaber Al-Sabah di Abu Dhabi di Jugoslavia Re di Tonga della Thailandia del Marocco Abdulaziz Al Saud Ex emiro del Qatar Hamad
ex primo ministro bin Khalifa alThani
del Kuwait Re di Giordania
Abd Allah II
Re del Bahrein Hamad
bin Isa Al Khalifa
Sovrano della Malesia
Principe Alberto Granduca Enrico Re del Lesotho Alberto II del Re Harald V Abdul Halim
di Monaco di Lussemburgo Letsie III Belgio di Norvegia

Imperatore Akihito Regina Margherita II Michele I Simeone II Re di Svezia Principe Hans


del Giappone di Danimarca di Romania di Bulgaria Carlo XVI Gustavo Adam II
Bernadotte del Liechtenstein

Beatrice Costantino II Regina Elisabetta II Sultano del Brunei Re dello Swaziland


dei Paesi Bassi di Grecia del Regno Unito Hassan Al Bolkiah Mswati III

Alcune teste coronate eccezionalmente riunite


nel castello di Windsor per festeggiare i 60 anni
di regno della regina Elisabetta II, nel 2012.
FOTO DI GRUPPO CON REGINA
P
rincipi, principesse e regine stanno romano impero. L’attuale sovrano, Hans Il Re Willem-Alexander di Orange-Nassau,
ancora benissimo. Attorno a noi, nella Adam II, tra l’altro presidente del gruppo dopo l’abdicazione della madre, la Regina
CAMERA PRESS/CONTRASTO

sola Europa, ci sono ben dodici Stati bancario LGT Bank, pur mantenendo il titolo Beatrice, avvenuta nel 2013, è diventato
retti da monarchi (incluso il Vaticano) che di Principe Sovrano del Liechtenstein, ha il primo sovrano maschio dei Paesi Bassi
governano oltre 160 milioni di cittadini. Ol- ceduto i poteri al figlio Alois. dopo 123 anni di regine. Gli Orange-Nassau
tre alla corona inglese e a quella spagnola, Il Granduca Enrico del Lussemburgo, di Bor- sono stati una delle famiglie più importanti
di cui parliamo nelle prossime pagine, ecco bone-Parma, è discendente diretto di Luigi in ambito europeo e regnano sui Paesi Bassi
un breve excursus fra tutti gli altri troni. XIV. L’attuale granduca è un collaterale della dal Congresso di Vienna, pur avendo avuto
Il Belgio è uno Stato composto da tre casata Nassau-Weilburg, che ha regnato dal un ruolo importante in ambito nazionale sin
comunità principali molto eterogenee – i 1890. Sua nonna, la Granduchessa Carlotta dal XVI secolo. Fu proprio il capostipite, Gu-
fiamminghi, i valloni e i tedeschi – non sem- di Lussemburgo (1896-1985), ultima espo- glielmo I d’Orange (1533-1584), a mettersi
pre in ottimi rapporti. In questo contesto nente dei Nassau-Weilburg, sposò Felice di a capo della rivolta olandese del 1568 che
la monarchia è storicamente servita da Borbone-Parma (1893-1970) . portò all’indipendenza del Paese.
collante per mantenere un equilibrio tra le La famiglia Grimaldi, di origine genovese, Ha origini francesi l’attuale Casa Reale di
varie realtà, tanto che il titolo corretto del regna sul ricco e mondano Principato Svezia, infatti nel 1810 il Parlamento di Stoc-
sovrano è Re dei Belgi (e non del Belgio). di Monaco dal 1612. Il principato è una colma scelse come erede al trono il generale
L’attuale re è Filippo di Sassonia-Coburgo- città-Stato indipendente che, in mancanza napoleonico e Maresciallo del Primo impero
Gotha, salito al trono il 3 luglio 2013, dopo di eredi diretti, passerebbe alla Francia. di Francia Jean-Baptiste Jules Bernadotte, in
l’abdicazione del padre Alberto II. La sua Per scongiurare questo rischio sono state quanto Re Carlo XIII (1748-1818) non aveva
famiglia è di origini tedesche e regna dal introdotte delle modifiche alla Costituzione eredi. Bernadotte divenne re con il nome di
1831, ovvero dall’indipendenza ottenuta secondo le quali anche le sorelle (Carolina e Carlo XIV Giovanni di Svezia e Carlo III Gio-
dai Paesi Bassi con la Rivoluzione belga. Stefania) del principe regnante e i loro figli, vanni di Norvegia. Suo discendente diretto
Sul trono dell’antico Regno di Danimarca, in caso di assenza di eredi maschi, possano è l’attuale Re Carlo XVI Gustavo.
che risale all’VIII secolo, dal 1972 siede la entrare nella successione dinastica. Pericolo Il Principato di Andorra, piccolo Stato col-
Regina Margherita I. Molto amata dal suo comunque scongiurato in quanto il Principe locato sui Pirenei, è una diarchia dove i co-
popolo, appartiene alla Casata di Schleswig- Alberto II ha avuto un figlio maschio nel principi sono il vescovo di Urgell e il presi-
Holstein-Sonderburg-Glücksburg, 2014. La principessa consorte è Charlène dente della Repubblica francese, che hanno
sovrani costituzionali dal 1863, anno in cui Lynette Wittstock, ex nuotatrice e modella. I funzioni principalmente cerimoniali visto
subentrarono all’ultimo monarca assoluto Grimaldi non sono nuovi a unioni non blaso- che il potere è esercitato da un’assemblea
del Paese, il Re Federico VII (1808-1863) nate. La più famosa resta la coppia formata parlamentare eletta. Lo status di co-principe
di Oldenburg. Gli Oldenburg sono un’im- dal Principe Ranieri e l’attrice americana di Andorra fa del presidente francese l’unico
portante casata di origine tedesca di cui i Grace Kelly (genitori di Alberto), sposatisi sovrano che è contemporaneamente il capo
Glücksburg costituiscono un ramo collate- con una cerimonia da fiaba nel 1956. di Stato di una repubblica.
rale. La Regina Margherita è sovrana anche Harald V di Glücksburg è il Re di Norvegia. Quella della Città del Vaticano infine è una
della Groenlandia. La sua famiglia ha dato il via a quello che monarchia elettiva, ed essendo priva di una
Il Principato del Liechtenstein, 160 km² tra viene definito Secondo Regno di Norve- Costituzione è l’unica monarchia assoluta
Austria e Svizzera, prende il nome dalla Ca- gia, cominciato nel 1905 con il Re Haakon del mondo occidentale.
sata che vi regna. È Stato indipendente dal VII (1872-1957), dopo 382 anni di domini Francesco De Leo
1806, in seguito alla dissoluzione del Sacro danesi e svedesi. (Ha collaborato Davide Colombo)

15
DINASTIE D’EUROPA
BORBONE ASBURGO
CAPOSTIPITE IPOTETICO CAPOSTIPITE IPOTETICO

Childeprando (VIII secolo), fratello di Guntram il Ricco (X secolo), Alsazia.


Carlo Martello, prozio di Carlo Magno,
Francia.

RAMI PRINCIPALI

Borbone di Francia RAMI PRINCIPALI


Borbone di Spagna
Borbone delle Due Sicilie Asburgo di Spagna
Borbone di Parma Asburgo d’Austria
Borbone-Orléans Asburgo Lorena

STORIA STORIA

Di origine francese, i Borbone regnarono in diversi Stati dell’Europa È una delle più importanti e longeve dinastie europee della Storia.
occidentale e meridionale – Francia, Spagna, Napoli, Parma e Lucca Feudale prima, regale e imperiale poi, di origini probabilmente
– e furono, con gli Asburgo, la più potente famiglia principesca alsaziane, si trasformò in una potenza fin dal XIII secolo.
d’Europa. Alla casa dei Borbone appartengono alcuni dei sovrani Il nome deriva dalla Habichtsburg (il “Castello dell’Astore”), in
che più hanno influenzato la storia d’Europa, come Luigi XIV di Fran- Svizzera, che fu sede della famiglia nel XII e XIII secolo.
cia, Filippo V di Spagna e Ferdinando II delle Due Sicilie. Legati all’Austria, gli Asburgo ampliarono i propri domini, co-
stituendo un vasto impero. I suoi re e imperatori regnarono su
CRONOLOGIA DEI PRINCIPALI SOVRANI Austria, Ungheria, Boemia e Spagna dal 1273 al 1918. La casa reale
ebbe possedimenti italiani e la corona imperiale. Dapprima alla
• Enrico IV di Borbone, primo re di Francia della dinastia (1553-1610)
guida del Sacro romano impero e poi, dopo l’età della Rivoluzione
• Luigi XIII di Francia (1601-1643)
francese e di Napoleone, dell’Impero d’Austria, gli Asburgo gioca-
• Luigi XIV di Francia, il Re Sole (1638-1715)
rono un ruolo decisivo nella politica europea dell’Età moderna e
• Carlo X di Francia (1757-1836)
contemporanea.
• Luigi Filippo di Francia, Borbone Orléans (1773-1850)
La linea diretta degli Asburgo formalmente si estinse nel 1780
• Filippo V di Spagna, primo re Borbone sul trono (1683-1746)
con la morte di Maria Teresa d’Austria. La casata, però, continuò
• Carlo III di Spagna, già re di Napoli e Sicilia (1716-1788)
con i suoi discendenti, nati dal suo matrimonio con Francesco I di
• Juan Carlos di Spagna (1938)
Lorena: gli Asburgo-Lorena furono considerati un ramo cadetto
• Ferdinando I delle Due Sicilie (1751-1825)
degli Asburgo e i membri della nuova casata continuarono a far
• Francesco I delle Due Sicilie (1777-1830)
capo alla casa d’Austria.
• Ferdinando II delle Due Sicilie (1810-1859)
• Francesco II delle Due Sicilie, l’ultimo sovrano prima dell’Unità CRONOLOGIA DEI PRINCIPALI SOVRANI
d’Italia (1836-1894)
• Rodolfo I, imperatore del Sacro romano impero (1218-1291)
CHE FINE HANNO FATTO • Massimiliano I, imperatore del Sacro romano impero (1459-1519)
• Carlo V, imperatore del Sacro romano impero, re di Spagna (1500-
Regnano ancora sul Regno di Spagna (Re Filippo VI, ramo Borbone-
1558)
Spagna) e sul Granducato del Lussemburgo (Granduca Henri
• Filippo II, re di Spagna (1527-1598)
Nassau, genealogicamente del ramo Borbone-Parma).
• Ferdinando II di Asburgo d’Austria, imperatore del Sacro romano
Il capo del ramo Due Sicilie, il principe Carlo di Borbone (1963),
impero (1578-1637)
Duca di Castro, vive tra Montecarlo e Parigi e si occupa di attività
• Carlo II, re di Spagna (1661-1700)
assistenziali, essendo Gran Maestro del Sacro militare ordine co-
• Francesco Giuseppe I di Asburgo Lorena, imperatore d’Austria
stantiniano di San Giorgio (Napoli). Il Regno di Spagna però ricono-
(1830-1916)
sce questo titolo (ramo spagnolo) a Pedro (1968), Duca di Calabria,
come capo del ramo Due Sicilie. CHE FINE HANNO FATTO
In Francia il pretendente al trono che non c’è è Enrico di Borbone-
Orléans (1933), conte di Parigi, in contrapposizione a Luigi Alfonso L’attuale capo della casa è l’arciduca Carlo d’Asburgo Lorena,
di Borbone (1971), discendente da un ramo rinunciatario dei pretendente al trono d’Austria-Ungheria, figlio di Otto d’Asburgo
Borbone Spagna. Lorena (1912-2011).
Il principe Don Carlo Saverio di Borbone-Parma, duca di Parma e
Piacenza, è il capo del ramo della sua casata, e vive in Olanda.
Un Borbone è tra l’altro anche il pretendente al trono del Brasile,
Luigi Gastone di Borbone-Orléans-Braganza (1938).

16
Sono diverse le CASATE che hanno regnato in Europa.
Vediamo le tre più IMPORTANTI, dalle origini a oggi.
Francesco De Leo (Ha collaborato Davide Colombo)

SAVOIA CRONOLOGIA DEI PRINCIPALI SOVRANI


CAPOSTIPITE IPOTETICO • Vittorio Amedeo II, primo re di Casa Savoia, fu re di Sicilia e
successivamente re di Sardegna (1666-1732)
Umberto I Biancamano (ca. 980-1048),
• Carlo Felice, re di Sardegna, con lui si estinse il ramo originario
conte di Savoia
(1765-1831)
RAMI PRINCIPALI • Carlo Alberto di Savoia-Carignano, re di Sardegna, gettò le basi
per il Risorgimento italiano (1798-1849)
Il ramo originario, che vide prima i • Vittorio Emanuele II, primo re d’Italia (1820-1878)
conti, poi i duchi di Savoia e infine i re • Umberto I (1844-1900), assassinato a Monza da un anarchico
di Sardegna, si estinse nel 1831. • Vittorio Emanuele III, re e imperatore (1869-1947)
Ramo Savoia-Carignano da cui ebbero • Umberto II (1904-1983), regnò solo un mese e affrontò il
origine i Savoia-Villafranca, referendum istituzionale del 1946
i Savoia-Genova e i Savoia-Aosta.
CHE FINE HANNO FATTO
STORIA
I quattro figli dell’ultimo re, Umberto II, vivono fuori dall’Italia.
La dinastia, originatasi nel territorio del Regno di Borgogna tra il X Sono: Maria Pia, Vittorio Emanuele, Maria Gabriella, Maria Beatrice.
e l’XI secolo, regnò sull’Italia dal 1861 al 1946, dopo aver guidato I diritti dinastici sono contesi fra Vittorio Emanuele di Savoia
il processo di unificazione nazionale. Trae nome dall’omonima (1937) e Amedeo di Savoia-Aosta (1943). Quest’ultimo si considera
regione dove inizialmente ebbe propri possedimenti, poi estesi l’attuale capo di Casa Savoia e pretendente al trono in quanto il
anche al di qua delle Alpi fino a formare uno Stato. Dopo che figlio di Umberto II, Vittorio Emanuele, ha contravvenuto alle leggi
l’Italia diventò un regno unificato nel 1861, quattro re (Vittorio dinastiche sposandosi senza il consenso del re e perdendo ogni
Emanuele II, Umberto I, Vittorio Emanuele III e Umberto II) si suc- diritto al trono. La Consulta dei Senatori del Regno, che si propone
cedettero sul trono, negli 85 anni che trascorsero da allora al 1946, come la più alta autorità monarchica esistente in Italia, è favorevole
quando con un referendum popolare la monarchia fu sostituita alla tesi di Amedeo di Savoia-Aosta e ritiene principe ereditario suo
dalla repubblica. figlio, Aimone di Savoia-Aosta (1967), duca delle Puglie.

MILLE ANNI
DI SAVOIA
L’albero genealogico
dei Savoia, dalle
origini (Umberto I
Biancamano) agli anni
Cinquanta. A sinistra,
Amedeo VI detto il
Conte verde, a destra
Amedeo VII detto il
Conte rosso.

SCALA
LE ALTRE CORONE

Chi regna FUORI dall’Europa? La “solita” Queen Elizabeth.


Più una ventina di SOVRANI distribuiti nei Paesi arabi e in Asia.

Tutti i regni del


MONDO
L’
Europa non è la sola a poter vantare un del governo del sultano ottomano di Istanbul, che
nutrito numero di monarchie. Nel mon- dominava l’Arabia Saudita fino al 1918, a travestirsi
do ci sono ancora decine di Stati che fan- da re all’occidentale. Li avevano scelti loro e sapeva-
no capo a un sovrano e i monarchi sono no benissimo che si trattava di sovrani tra le tribù più
quasi una cinquantina. Di questi, meno di trenta arretrate». Eppure sono proprio queste monarchie ad
governano in monarchie, ducati, principati o, addi- avere oggi un ruolo strategico sia politico (vista l’in-
rittura, in una repubblica (quella sudafricana). Mol- stabilità del Medio Oriente) che economico. Gli Sta-
ti non hanno più un regno, qualcuno ne ha più di ti bagnati dalle acque del Golfo Persico godono in-
uno: la sola Elisabetta d’Inghilterra presiede su 16 fatti di un’immensa ricchezza legata agli idrocarburi.
Paesi del Commonwealth. La sovrana non solo è Nel Golfo Persico. Gli Emirati Arabi Uniti, il
monarca di Regno Unito, Canada, Australia e Nuo- Regno dell’Arabia Saudita, il Sultanato dell’Oman e
va Zelanda, ma è anche formalmente regina dei Pa- l’emirato dello Stato del Qatar sono tutte monarchie
esi Reami del Commonwealth delle nazioni e cioè: assolute e siedono nel Consiglio di cooperazione del
Antigua e Barbuda, Bahamas, Barbados, Belize, Gia- Golfo. Ne fanno parte anche Bahrein e Kuwait. Cre-
maica, Grenada, Isole Salomone, Papua Nuova Gui- ata all’epoca della guerra Iran-Iraq, l’organizzazione,
nea, Saint Kitts e Nevis, Saint Lucia, Saint Vincent e che aveva per scopo l’apertura di un mercato comune
Grenadine, Tuvalu. La regina nomina un governato- nel Golfo Persico, di fatto rappresentò il baluardo del
re generale che la rappresenti come capo di Stato de polo sunnita per il contenimento dell’espansione del-
facto e con il compito di esercitare i poteri di un mo- lo sciismo iraniano e del ba’thismo iracheno nell’area.
narca costituzionale, con doveri di rappresentanza. Gli Emirati Arabi Uniti sono una monarchia as-
Senza democrazia.Tutto “quello che resta” è soluta, formata da un gruppo di sceicchi della Pe-
concentrato in Asia ma soprattutto nei Paesi del Gol- nisola araba e composta da sette emirati: Abu Dha-
fo Persico, dove regnano attualmente le monarchie bi, Ajman, Dubai, Fujaira, Ras al-Khaima, Sharja e
più influenti, potenti e quasi sempre assolute. La tra- Umm al-Qaywayn. Il capo assoluto è lo sceicco Kha-
dizione democratica europea non ha attecchito infat- lifa bin Zayed Al Nahayan.
ti in questi Stati, in fondo estranei anche al concetto Nel Regno dell’Arabia Saudita, Salman è sovrano e
stesso di monarchia perché non appartiene alla tradi- capo di Stato. Venticinquesimo figlio di Abdul Aziz
zione politica islamica (per la quale l’unico re è Dio). al-Saud, fondatore del moderno Stato saudita, è sali-
«Quando si utilizza il termine democratico», spiega to al trono in ottemperanza alla legge araba mai scrit-
lo storico Franco Cardini, «ci si riferisce alla demo- ta del “seniorato”, che prevede che alla successione sia
crazia moderna, un prodotto di secoli di elaborazio- chiamato il più anziano dell’unica famiglia che go-
ni, soprattutto delle nostre borghesie. Qui siamo da- verna il Paese: il clan Saud. Il re e la nobiltà familia-
vanti a realtà costruite dagli occidentali, non a real- re esercitano il potere in maniera totalitaria, facendo
tà arcaiche. E anche l’istituzione della monarchia è del Paese una delle nazioni più conservatrici al mon-
totalmente estranea all’islam. Queste cose se le sono do. In Arabia Saudita il sovrano ha anche il titolo di
inventate soprattutto gli inglesi, alla fine della Prima “Custode delle Due Sacre Moschee alla Mecca e a
guerra mondiale, quando hanno indotto, se non ob- Medina” e la formazione di Salman è stata affidata
bligato, le varie tribù arabe che erano rimaste prive ai più qualificati ulema, i dotti religiosi musulmani.

18
La coppia imperiale Akihito e Michiko
GIAPPONE

Re Abdullah II, la regina Rania e i figli


GIORDANIA

Re Jigme Khesar Namgyel Wangchuck


BHUTAN

Emiro Tamim bin Hamad al-Thani


GETTY IMAGES (4)

QATAR
AFFARI E
TRADIZIONE
A sinistra, lo sceicco
del Kuwait col re
dell’Arabia Saudita.
Sotto, i sovrani della
Thailandia in una foto
di qualche anno fa.
Lei non si fa vedere in
pubblico dal 2012.

Sabah al-Ahmad al-Jaber al-Sabah e re Salman


GETTY IMAGES (2)

KUWAIT E ARABIA SAUDITA Re Bhumibol Adulyadej con la regina Sirikit


THAILANDIA

Un continente con poche corone


I
n Africa ci sono soltanto tre regni. Africa è molto diversa dalle mo-
Marocco (vedi articolo), Swaziland narchie europee, qui non abbiamo
e Lesotho. Il Regno dello Swazi- molto tempo per divertirci».
land, monarchia assoluta, è uno dei Il Lesotho (monarchia parlamen-
Paesi più poveri del mondo con forti tare) è un’enclave del Sudafrica ed
disuguaglianze sociali. Il re è Mswa- esiste solo dal 1966, anno in cui
ti III. Pashu, la sua primogenita, star ottenne l’indipendenza dal Regno
del rap nel suo Paese, ha recente- Unito. Il re Letsie III si è formato alle
mente dichiarato: «La regalità in università di Bristol e Cambridge.

L’Oman è retto dal settantacinquenne sultano via, pur avendo poteri limitati dal parlamento (il più
Qābūsha. Ascese al trono appena ventinovenne, ro- antico di tutto il Golfo Persico), il 19 marzo del 2008
vesciando suo padre con un colpo di Stato. La sua ar- lo ha disciolto richiedendo nuove elezioni nel Paese
te diplomatica ha dato al sultanato una politica estera ed entrando in contrasto con il governo.
prudente e pragmatica. Mantiene relazioni cordiali Quelle che funzionano. Nel mondo arabo “pe-
con l’Iran e, pur avendo buoni rapporti con gli altri sano” anche due monarchie costituzionali, Giorda-
Stati arabi, ha rifiutato di partecipare ad azioni mili- nia e Marocco. Entrambi i Paesi stanno reggendo
tari comuni in Bahrein, Siria e Yemen. abbastanza bene agli scossoni provocati dalle “pri-
L’emiro del Qatar, lo sceicco Tamim bin Hamad mavere arabe” del 2011 grazie anche alle riforme di
bin Khalifa al-Thani, è invece fra i più giovani re- Abdullah II e Mohammed VI. Nel Regno di Giorda-
gnanti al mondo (ha solo 36 anni). Il Qatar ha po- nia, nato alla fine della Seconda guerra mondiale do-
co meno di due milioni di abitanti, che contano su po una complessa gestazione seguita alla caduta ot-
un reddito pro-capite di oltre 100mila dollari. L’emi- tomana nella Grande guerra, il re ha tuttora molto
ro ha presieduto il consiglio direttivo della Qatar In- potere, mentre in Marocco, con la riforma del 2011,
vestment Authority e con lui il fondo ha comprato ha rinunciato a una serie di poteri esecutivi a vantag-
quote di Barclays, Sainsbury’s, Harrods, Volkswagen, gio del capo del governo. Le politiche di Giordania
Walt Disney, The Shard, Heathrow Airport, Siemens e Marocco rappresentano due validi esempi di come
e Royal Dutch Shell e anche una quota del più alto sia possibile controllare con risultati accettabili, sep-
edificio d’Europa, lo Shard London Bridge. Il fondo pure con grandi difficoltà, due fenomeni come il ter-
sovrano è proprietario anche della squadra di calcio rorismo e l’immigrazione, generati da conflitti che
del Paris Saint-Germain ed è sponsor del Barcellona. stanno modificando i confini di alcuni Stati dell’area.
Con la costituzione. Aderiscono al Consiglio In Asia. L’ottantanovenne Bhumibol Adulyadej,
di cooperazione del Golfo anche due monarchie al- noto come Rama IX, è il re di Thailandia, monar-
meno formalmente costituzionali, Bahrein e Kuwait. chia costituzionale un tempo conosciuta come Siam.
Il Bahrein è retto dalla famiglia Āl Khalīfa, ma i po- L’attuale sovrano regna dal 1946 ed è il capo di Stato
teri del re sul governo sono così influenti da rendere in carica da più tempo nel mondo. Il ruolo del re è
sostanzialmente anche questo regno una monarchia stato più che importante nella storia recente del Pae-
di tipo assoluto. In Kuwait l’emiro Sabah al-Ahmad se e il suo potere è preservato da leggi severissime che
al-Jaber al-Sabah è un sovrano costituzionale. Tutta- colpiscono il reato di lesa maestà. Riverito come un

20
8
9
5 7
10
6 18 16
12
3 2
1 15
28
4 14 27
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17
24 23
26
Monarchia assoluta
Monarchia “mista” o semiparlamentare
Monarchia costituzionale o parlamentare
Stati associati a una monarchia (Commonwealth) 29
22
21
ANCORA
SUL TRONO
Nella cartina, le
monarchie di oggi, Il re della THAILANDIA è considerato inviolabile.
suddivise per tipo:
Città del Vaticano 1 Offenderne la dignità può costare 15 anni di carcere
Liechtenstein 2
semi-dio, è al momento il più importante simbolo derazione. La regola non scritta è che si venga eletti
Andorra 3
di unità nazionale. Il Paese è infatti lacerato da con- a turno re della Malesia, senza restare in carica più di
Monaco 4
flitti politici e sociali che spesso sfociano in sangui- un mandato. Insieme al governo e al parlamento, il
Belgio 5
nose rivolte di piazza e il potere è di fatto nelle ma- re della Malesia esercita il potere esecutivo e legisla-
Lussemburgo 6
ni dei militari. tivo, con il compito di scegliere il primo ministro. Il
Olanda 7 Molto meno influente è Norodom Sihamonir, re Sultano di Kedah (Stato della Malesia) è attualmen-
Danimarca 8 di Cambogia dal 14 ottobre 2004. Quella cambo- te Abdul Halim e ha 89 anni.
Norvegia 9 giana è una delle poche monarchie elettive del mon- Giappone imperiale. Il Giappone è l’unica mo-
Svezia 10 do. La linea di successione al trono è determinata dal narchia del mondo il cui monarca ha ancora dirit-
Spagna 11 Concilio reale del trono, che sceglie un re tra i mem- to al titolo di imperatore. L’attuale sovrano Akihito
Regno Unito 12 bri della famiglia reale che abbiano almeno trent’an- (nome imperiale Imperatore Heisei) discende, se-
Arabia Saudita 13 ni di età e siano discendenti del re Ang Duong, del condo la tradizione, dall’imperatore Jimmu e dalla
Emirati Arabi 14 re Norodom o del re Sisowath. dea del sole Amaterasu, che regnavano sin dal VI se-
Kuwait 15 Dal Borneo alla Malesia. Il Sultanato del Bru- colo avanti Cristo. La casa imperiale riconosce 125
Qatar 16 nei è situato sull’isola del Borneo. È una piccola mo- monarchi legittimi a partire da allora e ciò rende la
Oman 17 narchia assoluta che governa su mezzo milione di famiglia reale di Akihito la più antica al mondo. Suo
Bahrein 18 abitanti. Indipendente dal 1984 dall’Impero britan- padre, Hirohito, nel gennaio del 1946 pronunciò la
Giordania 19 nico, l’attuale sultano, Hassanal Bolkiah, nel 2014 celebre “Dichiarazione della natura umana dell’im-
Marocco 20 ha introdotto la sharia, bandendo nel Paese le tradi- peratore” e quindi Akihito è il primo a salire sul tro-
Lesotho 21 zioni cristiane. Bolkiah è uno degli uomini più ricchi no senza godere di prerogative “divine”. Secondo
Swaziland 22 del mondo; fra le altre cose possiede un’immensa col- l’attuale costituzione, l’imperatore è il simbolo dello
Brunei 23 lezione di automobili, si dice vicina ai 6.000 pezzi. Stato e dell’unità del popolo del Giappone.
Thailandia 24 Di ben altra natura lo stile di governo del piccolo Nessuno tocchi sua maestà! In Polinesia, nel
Cambogia 25 Regno del Bhutan, sulle pendici dell’Himalaya. Ba- Pacifico, c’è il Regno di Tonga, un arcipelago di 173
Malesia 26 sti pensare che qui non si calcola il Pil (prodotto in- isole, 53 delle quali abitate. Il capitano inglese Ja-
Bhutan 27 terno loro), ma la Felicità Interna Lorda. È diventa- mes Cook le visitò nella seconda metà del ’700 assi-
Giappone 28 to una monarchia di tipo costituzionale nel 2007, curandole all’Impero britannico. Tupou VI è re dal
 Tonga 29 quando il trentaseienne re, Jigme Khesar Namgyel 2015. Il giorno dell’incoronazione, dopo averlo se-
Wangchuck, chiamato Druk Gyalpo (Re Drago), in- gnato con l’olio santo, ornato con un anello e con lo
disse le prime elezioni generali della storia del Paese. scettro, il reverendo della Chiesa metodista austra-
La Malesia, costituitasi nel 1963, è uno Stato fede- liana D’Arcy Wood, nativo dell’isola, non poté por-
rale retto da una monarchia costituzionale, il cui re è gli la corona sul capo. Motivo? È vietato, a qualsiasi
eletto con un mandato di 5 anni tra i sovrani eredi- tongano nativo, toccare la testa del re. •
tari di nove dei tredici Stati che compongono la fe- Francesco De Leo

21
SPAGNA

TEMPI
MODERNI
Anni duri per la corona SPAGNOLA, a caccia di credibilità.
Una SFIDA sulle spalle del giovane re. E di una famiglia molto bella

U
na corona di argento dorato e velluto Quella Costituzione che, dal 1978, sancisce la (ri)
rosso, senza perle né pietre preziose. È nascita dei Borbone in Spagna. La monarchia spa-
il simbolo della Corona de España, la gnola infatti è stata istituita con la Costituzione del
monarchia spagnola. Custodita assie- 1978, tre anni dopo la salita al trono di Juan Carlos
me a manoscritti, reliquari e monili nel Palazzo Re- e la fine del regime franchista che per 36 anni (dal
ale di Madrid, due anni fa, il 19 giugno 2014, ha 1939 al 1975) “congelò” i poteri della casa regnan-
lasciato la sua custodia per sfilare su un cuscino di te. È un sistema monarchico parlamentare, dove re
velluto. L’occasione lo richiedeva: la solenne inve- e regine sono capo di Stato e comandante delle for-
stitura in Parlamento di Filippo di Borbone e Gre- ze armate ma hanno solo un potere simbolico (gli at-
cia, salito al trono di Spagna con il nome di Filippo ti sono validi solo con la controfirma del primo mi-
VI. «Viva il Re! Viva la Spagna!», gridarono i depu- nistro o del presidente del Congresso dei deputati).
tati dopo il giuramento del re, relativamente giova- Sotto attacco. Filippo sta facendo del suo me-
ne (è del ’68) e decisamente altissimo (è un metro glio per offrire agli spagnoli il volto migliore del-
e 97!), all’indomani dell’abdicazione di suo padre la monarchia. Subito dopo l’investitura si è ridot-
Juan Carlos. to lo stipendio del 20 per cento e si è impegnato
Filippo non è stato incoronato, ma proclamato re in una fitta agenda di incontri pubblici tesi a da-
dai deputati, in una cerimonia low profile, senza rap- re un’immagine nuova e moderna della Casa Re-
presentanti né membri delle case reali europee, co- ale. In questo percorso irto di ostacoli verso una
me prevede il protocollo dettato dalle nuove regole nuova credibilità re Filippo può contare su un’al-
in vigore per la successione. «Ci vuole una monar- leata preziosa, la moglie Letizia Ortiz Rocasola-
chia rinnovata per un tempo nuovo. La Corona de- no. La nuova regina di Spagna è un’ex giornali-
ve essere vicina ai cittadini e guadagnarsi il loro ri- sta televisiva con un divorzio alle spalle e nien-
spetto», ha detto Felipe VI, dopo aver ricevuto l’in- te sangue blu nelle vene. Eppure, o forse proprio
vestitura solenne e aver giurato sulla Costituzione. per questo, persona comune come i suoi sud-

Non solo Borbone


C
ome per altri Paesi eu- Traiano, Adriano, Marco Aure- Bonaparte (fratello di Napo- a oggi è stata la casa dei
ropei, la storia politica lio e Teodosio il Grande. Non leone sul trono spagnolo dal Borbone. Hanno guidato il
e istituzionale della esiste una data ufficiale di 1808 al 1813), mentre i prece- Paese in ben quattro reggen-
Spagna è in parte la storia nascita del Regno di Spagna, denti sovrani continuavano a ze, inclusa l’attuale. Prima
della sua monarchia e dei perché frutto di varie vicende utilizzare titoli corrispondenti di loro, alternandosi a fasi
suoi re. Fu l’Impero romano matrimoniali e territoriali ai propri domini e, in primo repubblicane, sedettero sul
a battezzare Hispania la nel corso di più secoli. L’uso luogo, quelli di Re d’Aragona trono di Spagna le casate dei
Penisola iberica e quella terra del titolo di Re di Spagna si e di Castiglia. Protagonista Trastámara e degli Asburgo,
dette a Roma alcuni dei suoi utilizzò a livello ufficiale solo della storia della corona la famiglia Bonaparte e Casa
principali imperatori come nel 1808 grazie a Giuseppe di Spagna dal Rinascimento Savoia.

22
FAMIGLIA
DA COPERTINA
Nel giorno
dell’incoronazione,
il 19 giugno 2014,
Felipe VI con la moglie
Letizia e le principesse
Leonor e Sofia.
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Il RITORNO sul trono dei Borbone, nel 1975, non è stato indolore:
diti, sta interpretando al meglio il suo ruolo di mo dagli ambientalisti e dai media, che lo accusa- PARENTI
sovrana moderna e pian piano va restituen- vano di condurre una vita da gaudente (tra l’altro i NEI GUAI
do alla corona iberica uno smalto che sembrava gossip sulle sue continue avventure extraconiugali Sopra a sinistra,
compromesso. non si sono mai zittiti) mentre la Spagna correva il l’infanta Cristina
La coppia, che ha due figlie, Leonor, 10 anni, ere- rischio default, fu costretto alle scuse pubbliche. E col marito Inaki
Urdangarin, accusati
de al trono, e Sofia, 9, deve rimediare ai danni d’im- il 2 giugno 2014 all’uscita di scena. Se Juan Carlos di frode fiscale. Sotto,
magine provocati da due brutti scandali. Il più spi- ha abdicato sulla scia degli scandali, gli vanno pe- la foto che ha messo
noso è quello che coinvolge direttamente Cristina, rò riconosciuti anche importanti meriti che risal- nei guai Juan Carlos,
in posa davanti al suo
l’Infanta di Spagna sorella di Filippo. Cristina è gono al primo decennio del suo regno (è diventa- trofeo di caccia.
sospettata di evasione fiscale nell’inchiesta che ha to re il 22 novembre 1975, vedi riquadro). Intanto
coinvolto suo marito Inaki Urdangarin, accusato fu lui a guidare la transizione verso la democrazia
di avere sottratto milioni di euro di fondi pubbli- dopo la lunga dittatura franchista. Transizione che
ci attraverso un ente di beneficenza. L’Infanta è il raggiunse il suo apice nel 1977 con le prime ele-
primo membro della Casa Reale spagnola a sedersi zioni democratiche dal 1936 e nell’elaborazione da
sul banco degli imputati e a rischiare una pena fi- parte del Parlamento del testo dell’attuale Costitu-
no a 9 anni di carcere. zione, approvata con un referendum il 6 dicembre
Colpo di Stato. L’altro scivolone riguarda di- 1978. Ma soprattutto gestì con abilità il tentativo
rettamente l’ex re Juan Carlos, immortalato nel di colpo di Stato del febbraio 1981. Mentre un fol-
2012 in immagini che lo ritraevano impegnato a to gruppo di militari della Guardia Civil occupa-
caccia di elefanti in Botswana. La sua foto col fuci- va la Camera dei deputati, al comando del tenente
le in mano davanti alla carcassa di un pachiderma colonnello Antonio Tejero, il re comparve in televi-
appena colpito a morte è stato il peggior servizio sione, in uniforme da Capitano generale dell’eser-
che potesse offrire alla famiglia reale. Criticatissi- cito, e richiamò al loro giuramento di fedeltà i mili-

24
Nelle mani del dittatore

J
uan Carlos è figlio di Juan di che voleva conservare tutto il
Borbone-Spagna (1913- potere per sé, astutamente non
1993), conte di Barcellona scelse in quel momento il nome
e terzo figlio maschio del re del sovrano e lasciò in bilico la
Alfonso XIII di Spagna e di situazione sino a quando non
Maria Mercedes di Borbone e si risolse nel ’69 con la nomi-
delle Due Sicilie. È nato a Roma na di Juan Carlos. Il monarca
(il 5 gennaio 1938) perché qui spagnolo non aveva detto nulla
viveva allora la famiglia reale per contrastare Franco o contro
spagnola, in fuga dalla Spagna la sua dittatura, perché sapeva
in piena guerra civile e con i benissimo che la propria investi-
repubblicani sul piede di guerra. tura dipendeva proprio dal capo
Il 14 maggio 1962 Juan Carlos si dello Stato».
sposò ad Atene con la principes- Meglio il figlio. Inoltre Franco
sa Sofia di Grecia e dopo la luna non si fidava della cultura libe-
di miele la coppia andò a vivere rale e anglosassone di Don Juan
nel Palazzo della Zarzuela, alla (il padre) che più volte, estenua-
periferia di Madrid. L’allora capo to dalla mancata restaurazione
di Stato era Francisco Franco, il della monarchia, si era espresso
Caudillo de España, che aveva contro la dittatura. Fu così che
instaurato una dittatura fascista dopo la morte del Generalísi-
e nel 1947 dichiarato la Spagna mo, il 22 novembre 1975, Juan
una monarchia, pur senza Carlos fu proclamato re. Una
indicare subito quale sarebbe scelta che creò un forte conflitto
stato il sovrano. Alfonso Botti, all’interno della famiglia. «Don
docente di storia contempora- Juan, legittimo erede al trono,
nea all’Università degli Studi di accetterà solo due anni dopo il
Modena e Reggio Emilia, sotto- fatto compiuto, cioè il salto di
linea in questo contesto l’abilità un anello nella catena eredita-
GETTY IMAGES

politica del Caudillio. «Franco, ria», conclude Botti.

Franco FAVORÌ Juan Carlos, ma la corona spettava al PADRE


STORIA DI tari, sconfessando i generali golpisti e permettendo storia di Napoli. Richiamato in Spagna alla morte
UN’ASCESA così che il golpe fosse sgominato quella stessa notte. del fratellastro Ferdinando VI nel 1759, Carlo sal-
Sopra, Juan Carlos Identikit. I reali di Spagna sono Borbone, ra- pò con la sua flotta dal porto di Napoli tra la com-
con la regina Sofia il mo cadetto dell’antichissima dinastia dei Capetin- mozione dei partenopei, per attraccare dieci gior-
giorno dell’investitura gi, che ereditò il trono di Francia nel 1589. Fu Fi- ni dopo in quello di Barcellona, accolto dall’entu-
(22 novembre 1975).
Sotto, insieme al lippo V, nipote di Luigi XIV, il capostipite dei Bor- siasmo dei catalani. Carlo modernizzò la Spagna e
generale Francisco bone di Spagna. Nominato erede nel testamento di fu promotore di una politica riformista.
Franco (con gli Carlo II, fu proclamato Re di Spagna il 2 ottobre Il declino. Meno brillanti le sue scelte in poli-
occhiali) nel 1968.
1700. Fu comunque Carlo Sebastiano di Borbo- tica estera, dove raccolse diversi insuccessi a causa
ne, duca di Parma e Piacenza con il nome di Car- dell’alleanza con la Francia, sancita dal terzo patto
lo I dal 1731 al 1735, re di Napoli di famiglia borbonico, che lo portò a contrappor-
e Sicilia dal 1735 al 1759 e infine si alla grande potenza marittima della Gran Breta-
Re di Spagna con il nome di Car- gna. Per il resto, la storia dei Borbone in Spagna fu
lo III, a meritare, tra i Borbone, il tutt’altro che eccelsa: detronizzati nel 1808 e nel
giudizio più positivo da parte de- 1868, costretti ad affrontare guerre civili e infine ad
gli storici (vedi servizio nelle prossi- abbandonare la Spagna nel 1931 (l’anno in cui fu
me pagine). Per Benedetto Croce, i deposto Re Alfonso XIII) per lasciare nascere la se-
suoi venticinque anni di regno co- conda repubblica. Tempo cinque anni, anche que-
me Re delle Due Sicilie “furono an- sta verrà spazzata via dal colpo di Stato che inau-
ni di progresso deciso” mentre lo gurerà la guerra civile (1936-1939) con nazionali-
ZUMA PRESS/MONDADORI PORTFOLIO

storico Giuseppe Galasso definisce sti e repubblicani sui fronti opposti. Vinsero i pri-
il regno di Carlo di Borbone co- mi e vinse il dittatore Francisco Franco. •
me l’inizio dell’“ora più bella” della Francesco De Leo

25
ANALISI

C ’ era una volta un re... Anzi, ce n’era-


no tre: un re-sacerdote, un re-guer-
riero e un re-dio. Sono i modelli-ba-
se della monarchia, forse la più anti-
ca forma di governo. Ma i volti di questo primat-
tore della Storia sono stati in realtà molti di più.
Come si chiamasse la prima testa coronata non
si sa. Ma sappiamo che le città nate tra il Nilo e la
Mesopotamia oltre 6mila anni fa erano governate
da sovrani. E che quel primo monarca (“colui che
governa da solo”, in greco) fu probabilmente uno
sciamano o un sacerdote. L’antenato dei farao-
ni egizi, il “re Scorpione” delle cronache semileg-
gendarie della Valle del Nilo, conosceva i segreti
delle piene del fiume sacro, che sapeva prevedere
e quindi sfruttare. Il controllo sul rubinetto della
prosperità egizia gli assicurò un posto in cima al-
la piramide sociale. Furono quelli come lui a do-
tarsi di una delle più antiche e diffuse insegne del
potere: lo scettro, sotto forma di mazza o basto-
ne di comando. Una “bacchetta magica” che uni-
va terra e cielo.
Dinastie. Il re Scorpione fu anche il capostipite
di quella che alcuni egittologi chiamano “dinastia
zero”. E non c’è monarchia senza dinastia. «Anche
le monarchie come le abbiamo conosciute per se-
coli in Occidente si basavano su rigide norme di
successione, di solito sul sistema della primogeni-
tura», conferma Maria Antonietta Visceglia, do-
cente di Storia moderna alla Sapienza di Roma e
autrice del libro Riti di corte e simboli della regali-
tà (Salerno editrice). «La morte del re segnava sem-
pre un momento di incertezza. Il funerale regale
serviva proprio a designare pubblicamente il nuo-
vo sovrano e proclamare la continuità del potere».
L’annuncio che in Francia segnava il passaggio da
un sovrano all’altro (“Il re è morto! Viva il re!”) era
in fondo uno scongiuro contro quel vuoto di pote-
PRIMO “UNTO” re. Perché rimanere senza monarca era un po’ co-
Pipino il Breve, re dei me rimanere senza dio.
Franchi, fu il primo Divini. Fu sempre tra Egitto e Mesopotamia che
BRIDGEMAN/MONDADORI PORTFOLIO

sovrano incoronato il re-sacerdote fu promosso da mediatore tra uo-


con il rito dell’unzione,
che ne sacralizzava il mini e divinità a dio lui stesso. Ben presto anche
titolo. Avvenne nel 751. tra i popoli guidati da condottieri, come gli Itti-

Le ORIGINI e i tanti volti di un PROTAGONISTA

C’ERA UNA
ti e i Persiani, il re-guerriero delle origini fu divi- DIO IN TERRA
nizzato. E persino a Roma, dove dalla monarchia Thutmosi III (XV
dei primi tempi (forse di derivazione etrusca) si era secolo a.C.) fu un re-
condottiero, ma come
passati al governo repubblicano, si finì per premia- tutti i faraoni ebbe
re l’imperium (il diritto di comandare) ispirandosi anche un ruolo di
all’esempio orientale. Il grande passo lo fece Otta- sacerdote e fu lui stesso
viano Augusto divinizzando Giulio Cesare nel 42 divinizzato.
a.C. Ma il prototipo era precedente: Alessandro
Magno (356-323 a.C.). Un modello efficace per-
ché permetteva, grazie al carisma imperiale e alle
cerimonie pubbliche, di mobilitare grandi masse.
«Alessandro era in realtà l’erede dei tiranni gre-
ci del IV secolo a.C., che rappresentarono forse
l’esperimento politico di maggiore successo dopo
la crisi delle democrazie (Atene) e delle oligarchie
(Sparta)», spiega Mario Vegetti, tra i più autore-
voli storici italiani del mondo antico. «Era salito al
trono come legittimo erede del re di Macedonia,
ma il suo prestigio e il suo potere derivavano dalle
conquiste militari e dall’efficacia di governo. Per
rendersi accettabile ai sudditi orientali che aveva
sottomesso cercò l’investitura religiosa, presen-
tandosi in Egitto come figlio del dio Ammone, in
Persia come re divinizzato».
Senza re? Non tutti gli Stati antichi furono pe-
rò retti da sovrani. «La Grecia, prima di Alessan-
dro Magno, non conosceva regimi monarchici»,
continua Vegetti. «Benché la differenza fra re (le-
gittimato dalla discendenza dinastica) e tiranno
(detentore di un potere illegale) fosse nota in età
classica, il linguaggio comune spesso non faceva
differenza fra basileus (sovrano) e tyrannos. Il mo-
narca assoluto non vincolato dalla legge era con-
siderato caratteristico del mondo orientale. Ari-
stotele riteneva che tutti i sudditi del re di Persia
si trovassero in condizione di schiavitù e l’orrore
e il timore verso la tirannide erano così forti che
lo stesso Pericle (V secolo a.C.) venne accusato di
comportamento dispotico da molti Ateniesi. Lo
storiografo Tucidide definì il suo regime come “in
teoria una democrazia, di fatto il governo dell’uo-
mo migliore”. Ma Pericle dovette sempre rendere
conto dei suoi comportamenti all’assemblea dei
cittadini, di cui temeva le reazioni».
ARALDO DE LUCA

assoluto del POTERE dall’inizio della Storia a oggi: il MONARCA

VOLTA UN RE 27
Il potere di GUARIRE malattie è stato attribuito ai re
inglesi fino al 1714. E a quelli FRANCESI fino
al 1824 (a parte la parentesi RIVOLUZIONARIA)
E i re che si incontrano nell’Iliade e nell’Odissea,
allora? Agamennone, Nestore o Ulisse erano ere-
dità di un’epoca in cui di democrazia, in Grecia
come altrove, non si parlava ancora. «Erano l’ul-
tima incarnazione del wanax, il re della civiltà mi-
cenea (XVII-XII secolo a.C.): una replica, in sca-
MESOPOTAMICO la minore, dei sovrani orientali», continua Veget-
Statuetta di Gudea, re di ti. «Il wanax regnava su una società in cui la bu-
Lagash (nell’attuale Iraq) rocrazia regia controllava le attività economiche,
dal 2144 a.C. Tra i più amministrava la giustizia, dominava le campagne
antichi monarchi divinizzati circostanti. Ma i suoi poteri erano limitati da una
noti, usò il titolo di
re-cittadino. classe sacerdotale da cui probabilmente dipende-
vano la sua investitura e legittimazione».
Prescelti. Regalità ha dunque sempre fatto ri-
ma con legalità, almeno nel senso che a questa pa-
rola si dava in passato: conservazione della tradi-
zione e continuità della dinastia. Non c’era infatti
re senza il rito che lo legittimava sottolineandone
il carattere sacro. Il più importante di questi riti,
con radici remote ma perfezionato nel Medioevo,
era quello della consacrazione.
«Si articolava in diverse fasi: vestizione, giura-
mento, consegna delle insegne e incoronazione»,
riprende Maria Antonietta Visceglia. «Era un ri-
to di passaggio che trasformava il protagonista (il
principe, di solito) in persona mixta: un uomo che
aveva qualcosa di divino e sacerdotale». Molti riti
di consacrazione prevedevano, prima della conse-
gna delle insegne, l’unzione: una specie di battesi-
mo regale. «Già i re “barbari” visigoti venivano un-
ti al momento di salire al trono, ma il rito si fa risa-
lire alla consacrazione di Pipino il Breve, nel 751».
I sovrani di Francia e d’Inghilterra dopo l’unzio-
ne si diceva acquistassero anche il potere di guari-
re, con il loro tocco, da alcune malattie. «D’altra
parte non tutti furono unti: non lo furono i re di
Castiglia e, dopo l’unione dei regni di Castiglia e
Aragona, nemmeno quelli di Spagna. In ogni ca-
so, i sovrani occidentali non diventarono mai re-
sacerdoti come i colleghi bizantini». Anche perché
in Europa un sovrano assoluto che univa potere
spirituale e temporale c’era già: il papa.
controPoteri. Divino o semidivino che fosse,
a guardar bene nessun re è stato davvero “un uo-
LESSING/CONTRASTO (2)

mo solo al comando”. Il potere regale ha dovuto


fare i conti con “contropoteri” forti in uno slalom
tra congiure e usurpatori (v. riquadro). Ai faraoni
si oppose il clero delle città sante (Menfi, Abydos,
Karnak). Agli imperatori romani l’aristocrazia dei
BENEDETTO
Papa Giulio II incorona
Federico d’Aragona
re di Napoli, nel 1504.
L’incoronazione
era anche un rito di
legittimazione sacra.

Congiure e usurpatori: gli eterni nemici del monarca

U
na delle più antiche tare in tempo i funzionari che spalle. Il primo usurpatore fu (Bisanzio), Enrico e Riccardo
congiure di cui si abbia con la complicità della regina Lucio Arrunzio Scriboniano, go- (Inghilterra), Alfonso (Spagna),
notizia risale all’Egitto di volevano spodestarlo. Da allo- vernatore in Dalmazia, che nel Corradino e Federico (Germa-
circa 4.300 anni fa. Nel mirino ra, congiurati e usurpatori non 42 si ribellò a Claudio autoinco- nia) e Dimitri (Russia), la lista è
c’era il faraone Pepi I, che sven- hanno mai smesso di tramare. ronandosi. Lo imitarono, fino lunga ma oscura (le cronache
tò il pericolo. Un’altra congiura Tradimenti. Giulio Cesare alla fine dell’impero (476), un di rado riportano i re mancati).
di palazzo, tre secoli dopo, (sovrano di fatto) finì sotto i centinaio di emuli. Quasi tutti riuscirono a reclu-
costò la vita al suo collega pugnali dei filorepubblicani, Impostori. Fu poi la volta dei tare piccoli eserciti e vescovi
Amenemhat I, mentre Ramses ma quasi tutti gli imperatori “re dell’impostura” bizantini e pronti a legittimare con una
III (XII secolo a.C.) fece squar- romani dovettero guardarsi le medioevali. Tra falsi Costantini benedizione le loro corone.

29
Per RAFFORZARE senatori. Quelli bizantini dovettero vedersela con
i vescovi. D’altra parte il papa (l’unico monarca
le dinastie si usavano i assoluto ancora in sella in Occidente) appena do-
po il Mille insidiò con successo la sovranità degli
MATRIMONI. imperatori tedeschi. In Inghilterra, invece, furo-
no i baroni a porre un freno al potere del re con
Le famiglie REALI la Magna Charta (1215), embrione di monarchia
erano tutte costituzionale.
Persino i sovrani di Francia, almeno fino al-
IMPARENTATE la “rivoluzione assolutista” di Luigi XIV, fecero
i conti con eminenze grigie, come i cardinali Ri-
chelieu e Mazarino.
«L’assolutismo è, secondo alcuni storici, un mi-
RIPESCAGGI to», spiega Visceglia. «Il potere del sovrano era li-
Pietro I, sul trono di mitato da quello degli altri ordini sociali: i privi-
Castiglia dal 1350 al 1369. legi della nobiltà, le corti di giustizia, le preroga-
Detto “il Crudele” dai tive di professioni, esercito e corporazioni cittadi-
suoi nemici, fu rivalutato ne, le istanze dei parlamenti». Nemmeno l’ancien
dai posteri come “il
Giustiziere”. régime era monolitico: era una società comples-
sa, attraversata da conflitti. «Da questi conflit-
ti l’istituzione monarchica fu lentamente muta-
ta: lo dimostrarono a metà ’600 la rivolta contro
l’assolutismo della dinastia Stuart in Inghilter-

Un re senza corona e senza scorta...

I
n Europa vi sono vennero restituiti Il Re Costantino II
alcuni sovrani (in- molti dei beni sottrat- di Grecia (Casata
clusi i Savoia, vedi ti. Nel 2011, gli sono di Schleswig-
articolo L’ultimo atto) stati affidati incarichi Holstein-Sonder-
che non regnano più di rappresentanza. burg-Glücksburg),
poiché nel proprio Anche Re Simeone II classe 1940, è stato
Paese è cambiato di Bulgaria (Casa di incoronato nel 1964.
l’assetto istituzionale Sassonia-Coburgo- Durante l’invasione
ma non smettono per Gotha), classe 1937, nazista fu costretto
questo di essere re, divenne re dei Bulgari all’esilio, ma tornò in
seppure nella condi- giovanissimo, nel patria alla fine della
zione di non regnanti. 1943. Regnò fino al guerra. Nel 1967 ci fu
Il Re Michele I di 1945; poi presero il il colpo di Stato che
Romania (Casata di potere i comunisti, portò la dittatura dei
Hohenzollern-Sig- che fucilarono i tre Colonnelli. I rapporti
maringen), nato nel reggenti. Nel settem- con la giunta militare
1921, salì sul trono bre 1946 fu indetto furono sempre tesi
ancora bambino, un referendum che e Costantino tentò
nel 1927. Dal 1930 portò alla proclama- un contro-colpo di
al 1940 lasciò lo zione della “Repub- Stato. Il tentativo fallì
scettro al padre, poi blica Popolare”. Il re, e il re dovette partire
LEEMAGE/MONDADORI PORTFOLIO

tornò sul trono. Nel la regina madre e la per l’esilio anche se


1947 Michele venne sorella partirono per rimase formalmente
deposto dai comuni- l’esilio ad Alessandria capo dello Stato sino
sti e partì per l’esilio, d’Egitto. Successiva- al 1973, quando il ge-
prima in Inghilterra mente, nel 1951, il re nerale Papadopoulos
– il re è cugino della si trasferì in Spagna. cambiò la Costitu-
Regina Elisabetta – e Nel 2001 Simeone II si zione e instaurò la
poi in Svizzera. Dopo presentò alle elezioni repubblica. Dal 2013
la caduta del regime bulgare e le vinse. il Re è tornato a vive-
di Ceausescu riuscì Governò fino al 2005. re in Grecia.
comunque a tornare Vive a Sofia, con la Francesco De Leo
in Romania, dove gli moglie. Davide Colombo

30
I sovrani degli altri, dall’America alla Cina
L
a figura del re peratore, quello degli politico “omogeneizza-
THE ART ARCHIVE/SCALA

è pressoché Aztechi. I Maya erano to” solo dalla centra-


universale. Fanno invece organizzati in lità della semidivina
eccezione i popoli no- città-Stato che nel cor- figura imperiale, fino
madi (che pure hanno so della loro millenaria al regno Khmer in
talvolta avuto grandi storia (XV secolo a.C.-X Cambogia (IX-XV
re-condottieri, come secolo d.C.) furono secolo). Il re-guerriero
l’unno Attila e il mon- governate da sovrani delle steppe orientali
golo Gengis Khan). di dinastie ereditarie fu invece il Gran Khan
Oltreoceano. Nell’im- (ajaw) coadiuvati da dell’Impero mongolo
pero andino degli Inca re-sacerdoti. (XIII-XIV secolo). Il suo
(XIII-XVI secolo) il re, Eredità. Anche in Asia assolutismo basato
Qhapaq Inca, era consi- le monarchie ereditarie sulla forza militare fece
derato di origine divina sono state sempre in da modello agli zar
e come tale adorato. primo piano: dall’India russi (che si definivano,
Più o meno nello stesso dell’Impero Moghul come i re bizantini, au-
periodo in Messico (XVI-XVIII secolo) alla tocrati) e al loro impero
regnava un altro im- Cina, mosaico etnico- centralista.

Un re maya di Yaxchilán
(Messico), raffigurato
come dio giaguaro.

ra (Carlo I aveva sciolto il parlamento), la Fron- CULTO POSTUMO


da francese e la rivoluzione del 1789». Contra- La tomba di Enrico II
sti che trasformarono, alla lunga, molti regni in d’Inghilterra (padre di
Riccardo Cuor di Leone).
monarchie parlamentari e i sovrani in “semplici” Morto nel 1189, fu
capi di Stato. Eppure il mito del “grande re” re- subito venerato come
siste negli attributi che ancora oggi diamo al per- “grande re”.
siano Ciro “il Grande”, ad Alessandro e a Carlo
“Magno”, a Federico e a Pietro “il Grande”.
Modelli. «“Grandi” erano un tempo i sovra-
ni che diventavano modelli condivisi per i poste-
ri», spiega l’esperta. «Come i re-profeti del Vec-
chio Testamento, i “giusti” David e Salomone, o
il fondatore del primo impero che unì Oriente e
Occidente, Alessandro Magno. Dalle loro figure
idealizzate derivarono i tratti principali della so-
vranità basata sul principio di maestà e sulle virtù
di giustizia ed equità, ma anche (per i sovrani cri-
stiani) sulla santità».
Conquiste militari e diplomatiche (è il caso di
Carlo V) contavano, ma la fortuna di un monarca
la faceva soprattutto una buona stampa tra i po-
steri. «La magnificenza nell’architettura era già
segno di grandezza», conferma Visceglia. «Ma
vantare un re santo nella propria dinastia era un
modo per sacralizzare l’intera discendenza. Co-
sì, la fama di un sovrano si costruiva dopo la sua
morte attribuendogli, in cronache e dipinti, epi-
sodi miracolosi che sconfinavano nell’agiografia».
LESSING/CONTRASTO

E dall’agiografia alla favola del “c’era una volta un


re forte e giusto” il passo fu breve. •
Aldo Carioli
ACCESSORI
La maestà è fatta anche di SIMBOLI. Ecco i

INSEGNE
CORONA GLOBO
È usata fin dai tempi dei Derivato dalla “mela
faraoni (qui quella di Luigi regale” usata dagli antichi
XV di Francia, incoronato come segno di perfezione
nel 1722). In Occidente cosmica, nel Medioevo si
si diffuse (sotto forma trasformò in globo (questo
di foglie d’albero in oro) SCETTRO è quello degli imperatori
verso il IV secolo a.C. In Nato dal bastone di del Sacro romano impero).
origine aveva lo scopo di comando di re-sacerdoti E l’antica dea della vittoria
far sembrare più alto (e e sciamani, ha assunto il fu sostituita dalla croce
sovrumano) chi la portava. significato di “guida” dei cristiana.
sudditi. Questo scettro dei
re di Prussia aveva (come
altri) simboli aggiuntivi:
l’aquila (insegna imperiale
di derivazione romana) e
la spada.
LESSING/CONTRASTO

IO
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I PO
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/M O
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DG
BRI

ULLSTEIN/ALINARI

32
SIGNIFICATI di quelli più importanti

REGALI Nel corso dei secoli la


ERMELLINO
E PORPORA
Destinata nel Medioevo
anche agli alti magistrati,
la pelliccia di ermellino
monarchia ha messo (un piccolo mustelide) era
simbolo di autorità e
a punto un repertorio TRONO saggezza, segni di maestà.
Le stoffe color porpora
Già gli scranni dei capi
di simboli per comunicare antichi erano rialzati, entrarono invece nei
per simboleggiare la guardaroba reali come
ai sudditi il proprio superiorità di chi vi sedeva eredità dei notabili
potere. Un codice dove (in questo caso Napoleone
I). Tipico anche delle
romani.

niente era casuale divinità, il trono


simboleggiava pure la
solidità del governo. La
sala del trono era il cuore
del potere monarchico.
BRIDGEMAN/MONDADORI PORTFOLIO (2)

SPADA
Riassumeva due funzioni
regali: il comando militare
e l’amministrazione della
giustizia. Antico simbolo
LESSING/CONTRASTO

di forza e libertà, grazie


all’elsa a croce dal
Medioevo rappresentò
anche la compresenza
di autorità spirituale e
temporale.
VITA A PALAZZO

Privilegi, GIOCHI, castighi,


CAPRICCI e intrighi dietro
ai piccoli PRÌNCIPI che
salivano al trono ancora
FANCIULLI

ADULATO
L’omaggio della
corte a Clodoveo II,
re dei Franchi nel
639, ad appena 5
anni, in un dipinto
dell’Ottocento. A
governare furono la
madre reggente e
il maggiordomo di
palazzo.
Nati con la
CORONA
I
l suo primo vagito fu accolto con sollievo da
tutto il regno. Era nata l’8 dicembre 1542, fe-
stività dedicata alla Vergine Maria e quindi
una data di buon auspicio: sei giorni dopo, pe-
rò, il re Giacomo V di Scozia fu assassinato, e Ma-
ria Stuarda era già orfana e regina lattante. Non fu
la prima, né l’ultima volta che un infante entrava
nella Storia. Prima di lei, tra gli altri, Valentiniano
II, acclamato imperatore d’Occidente a 4 anni nel
375; Ottone III, re di Germania a 3 anni nel 983;
Enrico VI di Lancaster, re d’Inghilterra a nove mesi
nel 1422; Ivan IV (il futuro “Terribile”), signore del
principato di Moscovia a 3 anni nel 1533.
Eredità pesanti. Il destino eccezionale che li ha
accomunati è riassunto nel motto che nella Francia
medioevale salutava il passaggio della corona da un
sovrano deceduto al suo successore: “È morto il re,
viva il re”. Eppure non era sempre stato così.
«La carica regia in origine era elettiva», spiega
Maria Teresa Guerra Medici, storica del diritto.
«Dall’ascesa al potere di Ugo Capeto, nel 987, che
inaugurò la dinastia capetingia che regnerà sulla
Francia (con interruzioni) per 800 anni, si affer-
mò invece in Europa la successione ereditaria dal
padre al primogenito, in contrasto con il principio
dell’eguaglianza tra i figli. Il principale vantaggio
era preservare il feudo eliminando liti e discussio-
ni sulla designazione dell’erede».
L’evenienza che l’erede al feudo (o al trono) fosse
un lattante o ancora nell’età dei balocchi fu risol-
ta ricorrendo a un antico espediente: la reggenza,
fino alla maggiore età, affidata a un adulto nomi-
nato dal sovrano con una lettera o nel testamento
BRIDGEMAN/MONDADORI PORTFOLIO

(madre, nonna, zia, sorella, cugino).


«La reggenza della madre, ispirata al diritto roma-
no e al codice dell’imperatore bizantino Teodosio
II (V secolo), riconosceva alla madre o alla nonna
il ruolo di tutrice dei figli o nipoti minorenni, ed è

35
MONDADORI PORTFOLIO/LEEMAGE

Luigi XV divenne re di FRANCIA a 5 anni, nel 1715. Lui fu spedito


stata la formula più utilizzata dalle grandi dinastie», gnare ella stessa”, spiegava il giurista francese Jean de SORPRENDENTE
spiega Guerra Medici. «Nel IV secolo Èlia Pulche- Savaron (1566-1622). La reggenza materna fu poi Enrico IV di Francia
ria e Galla Placidia ressero rispettivamente l’Impe- esclusa dalla Costituzione francese del 1791, pro- sorpreso
ro d’Oriente e quello d’Occidente al posto dei fra- babilmente in odio alla regina Maria Antonietta: dall’ambasciatore
di Spagna mentre
tellini Teodosio e Valentiniano. Da allora, impera- “Il re è minore fino all’età di diciotto anni compiuti; gioca con i suoi figli,
trici, regine e principesse, contesse e duchesse reg- [...] La reggenza appartiene al parente del re più pros- tra cui il futuro Luigi
genti non si contano». simo in grado; [...] Le donne sono escluse”. XIII, sul trono nel
1610, a 9 anni.
Intrighi di stato. Non dobbiamo però imma- A scuola di regalità. Ma come si tirava su un
ginare infanti regali cresciuti iperprotetti tra fasti futuro sovrano? «L’educazione di corte ha avuto ca-
e privilegi. «Spesso dietro all’incoronazione di un ratteristiche assai diverse nei differenti periodi sto-
re-bambino c’era l’assassinio dell’erede designa- rici e nelle varie società», risponde Rami Ceci. «Ma
to», sottolinea Lucilla Rami Ceci, docente di An- dal Medioevo fino a tutto il XVIII secolo il bambi-
tropologia alla Sapienza di Roma. «Far salire al tro- no, non solo quello di sangue reale, era un piccolo
no bimbetti, poi, aveva vantaggi poco nobili: sot- adulto». Lo testimoniano i ritratti di corte, quelli
toposti a una rigida educazione, erano costretti inviati alle casate reali straniere in vista di matrimo-
ad accettare senza discutere i pesanti doveri di un ni combinati, che ci hanno tramandato immagini
monarca. Assicurando ai famigliari reggenti la li- di piccoli prìncipi vestiti come adulti: posa marzia-
bertà di gestire a piacere il potere». le, insegne, onorificenze, scettri, spadini e altri at-
Sono stati molti i piccoli prìncipi costretti a di- tributi del potere. Nel caso delle bambine, si trat-
fendersi da chi avrebbe dovuto proteggerli e alle- tava di perfette reginette in miniatura.
varli. Corradino di Svevia (1252-1268), re a due Intorno all’erede d’Inghilterra, a partire dal XIII
anni, si vide il trono scippato dallo zio-reggente secolo, si formò una “nursery reale” che era una co-
Manfredi, che sparse la voce (falsa) della morte del pia in scala della corte adulta, dove prìncipi e ram-
piccolo. Un po’ meglio andava con la reggenza ma- polli della nobiltà, paggi e damigelle imparavano
terna, adottata per esempio in Francia: “La regina insieme l’arte del governo e delle buone maniere.
madre non oserà attentare alla vita preziosa del Del- Nelle corti dell’ancien régime francese il compito
fino (l’erede al trono, ndr) perché non potrebbe re- di forgiare i futuri sovrani e i loro collaboratori più

36
MAMMINA
CARA
Maria de’ Medici,
reggente di Francia
dal 1600 ed
esautorata dal figlio
Luigi XIII (qui a 3
anni) nel 1617.

MONDADORI PORTFOLIO/LEEMAGE

THE ART ARCHIVE


in CAMPAGNA, il duca d’Orléans (reggente) nella capitale PARIGI
IN POSA fidati era invece affidato a sacerdoti, maestri e pre- ma cercare balie oneste e preparate in precedenza al
Il principe Baltasar cettori dalle maniere spicce. proprio compito”.
Carlo di Spagna La “scuola da re” prevedeva lezioni di scherma, Bando ai giochi. Spazio per i giochi, per gli in-
(6 anni) nel 1635 caccia, danza, ma anche calligrafia, matematica, fanti reali, ne restava dunque poco. La maggiore età
a cavallo di un
pony, ritratto da storia e letteratura. Già nel 1530 il filosofo olande- arrivava in fretta. «Per le bambine era stabilita in ba-
Velázquez come se Erasmo da Rotterdam, nel suo trattato L’educa- se alla capacità di procreare, intorno ai 12 anni, per
condottiero. zione del principe cristiano dedicato all’imperato- i maschi oscillava tra i 14 e i 21 anni, età adatta a in-
re del Sacro romano impero Carlo V (vedi articolo dossare armi pesanti», spiega Guerra Medici. Spes-
nelle altre pagine), aveva fissato alcune regole rima- so tra i fanciulli che diventavano re liberandosi fi-
ste valide fino al ’700, che prescrivevano persino il nalmente dal controllo dei reggenti la tentazione di
tipo di nutrice più adatta ai prìncipi: “Neanche a bruciare le tappe era molto forte: Enrico VI (1421-
balie da poco bisogna affidare chi è nato per regnare, 1471) fu incoronato un mese prima del suo ottavo

Papi, cardinali e vescovi bambini

T
ra i piccoli potenti e sarebbe il più giovane infante”: figlio di Filippo
del passato ci sono papa della Storia. III di Spagna e di Marghe-
stati anche cardinali Baby-porporati. Papa rita d’Austria, a 10 anni fu
PAPA BENEDETTO IX e persino papi. Il caso più Leone X, cioè Giovanni de’ nominato arcivescovo di PAPA LEONE X
controverso fu quello Medici (1475-1521), iniziò Toledo da papa Paolo V.
di papa Benedetto IX, al invece la carriera ecclesia- Minorenne fu anche Luigi
secolo Teofilatto dei Conti stica a 7 anni, come abate Antonio di Borbone
di Tuscolo: secondo alcuni di Montecassino e Mori- (1727-1785), ultimogenito
storici (le fonti sulle date mondo, e a 13 era cardina- del re Filippo V di Spa-
non concordano) sarebbe le. Ferdinando d’Asburgo gna, cardinale a 8 anni e
FERDINANDO salito al soglio papale all’e- (1609-1641) fu invece arcivescovo di Toledo (con LUIGI ANTONIO
D’ASBURGO tà di 11-12 anni, nel 1033, detto (a ragione) “cardinale tutore) a 9. DI BORBONE

37
RMH/ALINARI
Se la REGGENZA era quasi sempre affidata alla madre, il
POTERE veniva solitamente esercitato dai CORTIGIANI
compleanno, mentre Carlo VI (1368-1422) e Car- lore e odore delle principesche feci (“fa la cacca nel VISITE DI STATO
lo IX (1550-1574) diventarono sovrani di Francia catino, gialla, molto chiara, molta”), affezioni cuta- Luigi XV di Francia
con pieni poteri rispettivamente a 12 e a 10 anni. nee (“scabbia”, “pitiriasi”, “macchie rosse”) provoca- (in braccio) riceve la
visita dello zar Pietro
Sconvolti. Essere oggetto di cure tanto specia- te da un’igiene sommaria (il primo bagno è anno- il Grande nel 1717:
li, investiti di aspettative elevatissime e privati di tato a sette anni, il 2 agosto 1608). aveva 7 anni.
un’infanzia da veri bambini poteva scatenare emo- Il Delfino viveva separato dai genitori. In compen-
zioni contraddittorie. «Da un lato i piccoli prìncipi so, aveva al suo servizio 225 persone, che lo iniziaro-
si percepivano come esseri carismatici, eccezionali, no prestissimo ai rituali di corte: a un anno imparò
divini», sottolinea Furio Pesci, docente di Storia del- a porgere il braccio ai visitatori per ricevere il bacia-
la pedagogia alla Sapienza di Roma. «Dall’altro era- mano, a due a mantenersi immobile come una sta-
no comunque bambini, subalterni alla volontà degli tua durante le parate in città, a tre riceveva prìncipi e
adulti e spesso meno liberi di tutti gli altri coetanei». ambasciatori nel castello di Saint-Germain-en-Laye,
La prova lampante di questa ambivalenza si tro- a 7 era un danzatore e giocatore di pallamaglio (ante-
va in un documento eccezionale: il Journal seicen- nato del croquet) provetto. Il diario di Héroard non
tesco di Jean Héroard, medico personale del Delfi- si ferma davanti a niente: il 3 settembre 1604 regi-
no di Francia (il futuro Luigi XIII). È un diario che stra le prime esperienze erotiche (“Si sveglia alle sette
racconta giorno per giorno la vita del regale pupil- e mezza, allegro e vispo, fa baciare a ciascuno il suo uc-
lo. Una vita eccezionale fin dalla nascita, avvenu- cello”) e a 5 anni riporta che Luigi ha soddisfatto le
ta senza privacy alla presenza del re e dei prìncipi il sue curiosità sessuali con la nutrice.
27 settembre 1601: “Emetteva grida forti e potenti Giochi a tema. I giocattoli, a Luigi XIII, non
che non sembravano vagiti di un bambino, da lui mai mancavano, ma erano “tematici”: 300 soldatini
emessi”. Annotando scrupolosamente i menù di 16 d’argento e un’intera corte di bambole da vesti-
mila pasti, orari della nanna, ritmo del polso (“pie- re alla moda, per raffinare il gusto. Come anno-
no”, “leggero”), aspetto del viso (“allegro”, “cattivo”), ta Héroard, Luigi potenziò i peggiori difetti infan-
proporzioni di naso, orecchie e corpo, quantità, co- tili: era ostinato, collerico, capriccioso, geloso dei

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AKG IMAGES/MONDADORI PORTFOLIO

SVAGHI DI CORTE fratelli e fratellastri (chiamati fefés) e soprattutto di- alla frusta, usata a partire dai 3 anni. “Voglio che lo
L’infanta di Spagna subbidiente, tanto da rifiutarsi, a 6 anni, di svolge- frustiate”, scrisse il padre Enrico IV nel 1607 a ma-
Margherita nel re il rituale pasquale del lavacro dei piedi dei poveri dame Montglat. “E vi comando di farlo tutte le volte
1656 con le dame
di compagnia e (a (“Non voglio, non voglio! Hanno i piedi puzzolenti”). che si intestardirà o farà qualcosa di male, ben sapen-
sinistra) l’autore Per spuntarla, la governante madame de Montglat, do che nulla al mondo gli gioverà di più”.
del quadro: Diego incaricata dal re di formare il carattere del principi- Tre anni dopo, Enrico IV fu assassinato e il 17 ot-
Velázquez. no nei suoi primi 7 anni di vita, le provò tutte: dal- tobre 1610, a Reims, il Delfino divenne Luigi XIII.
lo spauracchio vivente (“Per fargli paura si fa entrare Aveva 9 anni, ma fu sottoposto all’autorità della
il carbonaio”) al ricatto di togliergli lo status di Del- potente madre, Maria de’ Medici, per altri 7. •
fino (“Si infila il suo abito al collo del paggio”) fino Claudia Giammatteo

Moda unisex per piccoli prìncipi


P
er secoli prìncipi e pantaloni e calze lunghe, collo di piquet quadrato RMH/ALINARI
principesse si sono mantenendo però mer- ornato da àncore o gallo-
vestiti fino a una letti, gioielli e orecchini, ni militari) ispirato all’ab-
certa età pressoché allo mentre le femmine erano bigliamento da crociera
stesso modo. Dopo le fa- strette in corsetti irrigiditi dei prìncipi di Galles, gli
sce da neonati, si passava da lamine di metallo e eredi al trono inglese; il
a tunichette a tinta unita stecche di balena, oltre vestito da “piccolo lord”
(nera, rossa, marrone) che (nel ’600) da alte (pantaloni al ginocchio,
con spacchi ai lati o una gorgiere. marsina, collare e polsini
sorta di “imbragatura” per Divise. Sull’onda di nuove di pizzo); la divisa dell’e-
i primi passi. Poi venivano idee pedagogiche, dalla sclusivo college inglese
gonne, pizzi e scollature metà dell’800 apparvero di Eton (calzoni lunghi,
(anche per i bimbi). Solo a tre abiti distintivi dell’in- giacca alla vita e cappello
7 anni i maschietti abban- fanzia reale, ma non solo: a cilindro) dove hanno
donavano i vestitini da il vestitino alla marinara studiato generazioni di Sembra una bimba, ma è Luigi XV
bambola e passavano a (blusa blu o bianca con rampolli della nobiltà. di Francia (con fucile giocattolo).

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VIZI REGALI

Costantemente al CENTRO dell’attenzione, e al di sopra della legge, ai

IL LATO
OSCURO

LUIGI XIV RE DEL GOSSIP


Luigi XIV, noto come Re Sole, su un
curioso “trono a rotelle”, nei giardini
di Versailles con la corte nel 1713. La
vita e le abitudini del Re Sole erano di
pubblico dominio.
sovrani è stato sempre tutto PERMESSO. Anche gli ECCESSI più estremi
INCESTO DI STATO
Nefertiti e Akhenaton (1353-1336 a.C.) adorano Aton (la
divinità solare). Akhenaton era il padre di Tutankhamon,
mentre Nefertiti ne era sia matrigna che suocera.

THE ART ARCHIVE/SCALA


S
ociopatici, assassini, stupratori seriali, uxo-
ricidi, infanticidi, pedofili, adulteri, fornica-
tori, incestuosi: in due parole, loschi figuri.
Non si tratta di un elenco di soggetti da stu-
diare al corso di criminologia, né dei delinquenti fa-
mosi presenti al Museo delle cere di Madame Tus-
saud. È quello che si potrebbe definire il curriculum
medio di una testa coronata, il cursus dis-honorum
da trascrivere nella carta d’identità di molti sovra-
ni. Peccati veniali nel migliore dei casi, ma per lo
più reati efferati o psicopatologie gravi da ricovero
coatto. E invece molti detentori di queste agghiac-
cianti abitudini hanno soggiornato per tutta la vita
in regge sterminate con trattamento 5 stelle luxu-
ry, decidendo della vita e della morte dei loro sud-
diti. Perché un re era al di là della legge degli uomi-
ni, legibus solutus.
Dante nel De Monarchia auspicava l’avvento di un
sovrano unico, al di sopra di ogni passione. Peccato
che dei loro vizi questi uomini (e donne) di potere
fossero schiavi. Lo stesso poeta ne inseriva un con-
gruo numero nell’Inferno. Fra questi, la leggendaria
Semiramide, moglie di un sovrano assiro-babilone-
se, ospite illustre nel girone dei lussuriosi, così inna-
morata del figlio da costringerlo a un rapporto in-
cestuoso. “Lìbito fe’ licito in sua legge”, dice Virgilio
a Dante; in pratica, sdoganò la libidine per decreto
ALINARI

reale. Un mito letterario?

41
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SCALA
FRA MINISTRI E FAVORITE
Nel privato il re Luigi XV (1710-1774)
si faceva comandare a bacchetta da Madame
Du Barry, la sua favorita, che lo prendeva in giro
chiamandolo “La France”.

Vari STORICI latini


– come Svetonio,
Tacito, Dione Cassio –
furono influenzati dalle
DICERIE del tempo
Fidanzati in casa. A dir la verità, di incesto par-
la anche la Bibbia e fra i sovrani dell’antico Egitto
era la norma: in quella società l’erede al trono dei
faraoni, prima di essere proclamato re, sposava so-
litamente sua sorella. Questo perché la successio-
ne avveniva per linea matrilineare, quindi si diven-
tava faraoni in quanto figli della Grande sposa rea-
le, la moglie più importante del faraone; è logico,
dunque, che non si volesse far entrare in famiglia
sangue estraneo che potesse accedere al trono. Il
sovrano, poi, poteva sposarsi quante volte voleva:
Ramses il Grande (1303-1212 a.C.) ebbe oltre cen-
to figli da almeno 5 o 6 mogli ufficiali e altre uffi-
ciose. Una di queste era Henutmire, che alcuni stu-
diosi ritengono sua sorella, un’altra era Merytamen,
figlia dello stesso Ramses e della sua Sposa reale pre-
ferita, Nefertari.
Che intreccio! Anche a Nefertiti doveva esse-
re capitato 3.400 anni fa di fare confusione tra figli-
TOPLESS D’ANTAN
La donna ritratta da Jean
mariti e figlie-nuore. La leggiadra moglie di Akhena-
Fouquet nelle vesti della ton, il “faraone eretico”, era la perla più bella di una
Vergine nel Dittico di Melun famiglia dalle strane caratteristiche fisiche: un cranio
a metà ’400 era Agnès Sorel, allungato simile al testone mostruoso del film Alien.
favorita di Carlo VII, al quale
diede quattro figli. Fu tra D’altra parte, le deformità non dovevano essere inu-
le prime a indossare abiti a suali nelle stirpi reali, dove i matrimoni fra consan-
spalle nude. guinei erano la norma. Non era sfuggito alla regola

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BRIDGEMAN IMAGES/MONDADORI PORTFOLIO

neanche Tuntankhamon, detto Tut, il ragazzo dal- tra famiglia disfunzionale imperiale. Berta, figlia di AL FUOCO!
la maschera d’oro. Il faraone fanciullo – che si sup- Carlo Magno (742-814), può essere annoverata tra Le fiaccole di Nerone,
pone fosse figlio di Akhenaton – era, infatti, frutto le rampolle di sangue blu sessualmente più esube- un dipinto di fine
’800. Secondo Tacito
dell’incesto. Ce lo dice la genetica, che ha sbrogliato ranti. Uno dei suoi amanti era addirittura un san- l’imperatore accusò
l’intreccio parentale tra le mummie conservate nelle to: sant’Angilberto di Centula, che prima di finire i cristiani di aver
camere sepolcrali egizie: la regina Nefertiti, che gli in monastero fu conte-poeta. Berta non aveva fatto dato alle fiamme
egittologi hanno considerato per anni sua madre, gli che seguire l’esempio paterno: Carlo Magno aveva Roma per mettere
a tacere le voci che
era in realtà matrigna e suocera, visto che al mala- collezionato, infatti, almeno 5 mogli (secondo alcu- accusavano lui.
ticcio Tut era andata in sposa Ankhesenamon, una ni storici 8), fra le quali la tredicenne Ildegarda e due Oggi sappiamo che
delle figlie di Akhenaton, in pratica la sorellastra. badesse, oltre a un certo numero di concubine. Tra la brutta fama di
L’impero dei sensi. A Roma gli imperatori si di- spose legittime e amanti, erano così tante che persi- Nerone è in buona
parte un falso
stinguevano per un uso disinvolto del diritto di fa- no il suo biografo Eginardo perse il conto. storico.
miglia. Augusto, per esempio, aveva approvato una Un vezzo comune. In epoca rinascimentale,
legge per punire le donne colpevoli di avere rappor- Carlo VII di Valois si era scelto come concubina la
ti fuori dal matrimonio; proprio lui, che aveva ripu- bella Agnès Sorel, che aveva piazzato come dama di
diato la prima moglie, Clodia, per sposare Scribonia. corte alla moglie. Ritratta in topless da Jean Fou-
Inutile aggiungere che il princeps agognava costumi quet, l’amante gli ave-
morigerati ma poi, una moglie tira l’altra, aveva ri- va dato 4 figli prima di
pudiato anche la seconda per impalmare la già mari- morire a 28 anni, assas-
tata Livia Drusilla, voluta a tutti i costi benché incin- sinata – secondo alcune
ta del suo secondogenito, Druso. Domanda: non sa- ricerche recenti – con un
rà che il bebè era frutto dei lombi augustei, e non del medicamento al mercu-
legittimo consorte? L’autore latino Svetonio avanza rio. Enrico IV (1553-
proprio questa ipotesi. Ma è anche vero che, come 1610), marito della rei-
altri storici romani, scriveva un secolo dopo i fatti, e ne Margot resa celebre
forse ci aveva ricamato sopra. I “gossipari” dell’anti-
chità avevano, come molti gossipari di oggi, un se-
condo fine: denigrare la politica imperiale e assolu- IL RE DEGLI
tista, che aveva cancellato il ruolo del Senato (di cui ECCENTRICI
Dopo avere avuto
molti di loro erano fan). Nacquero così molte delle svariati amanti di ambo
nefandezze che attribuiamo a Nerone. Alcune (co- i sessi, Ludwig di Baviera
me la faccenda dell’incendio di Roma) smontate da- (1845-1886) si dedicò in
gli storici di oggi. privato ad abbuffate di
cibo uscendo dai suoi
Una famiglia disfunzionale. Qualche secolo
AKG/MONDADORI PORTFOLIO

castelli (ne fece costruire


dopo, al di là delle Alpi, i rumors circondarono un’al- tre) soltanto di notte.
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MEGLIO NON
PIACERGLI
Enrico VIII si
Enrico VIII fu tra i sovrani più ESUBERANTI e crudeli.
intrattiene con Anna
Bolena sotto gli Quattro delle SEI MOGLI fecero una brutta fine
occhi della regina
Caterina d’Aragona da Dumas, ne aveva collezionato pure lui una lista XIV tutto doveva essere pubblico. Al risveglio, che
(la stessa del ritratto infinita: la più nota, Gabrielle d’Estrées, vantava an- avveniva nel “Grande appartamento” di Versailles, la
sulla parete). Il che lei il ritratto in topless e una fine tragica con so- vestizione si svolgeva davanti ai membri della fami-
dipinto è di fine ’800.
La storia è nota: il spetto di avvelenamento. D’altra parte, la seconda glia reale e al gran ciambellano, che lo aiutava a in-
re riuscì a sposare moglie del re era la toscana Maria de’ Medici e alla dossare la vestaglia, mentre i duchi gli porgevano la
Anna, salvo farla poi corte francese, quando non ci si spiegava una morte camicia e il valletto di parrucca gli sistemava la casca-
decapitare. prematura, si dava la colpa al veleno, magari italia- ta di riccioli finti. Le abluzioni si limitavano spesso a
no. Come tramanda anche la leggenda nera di un’al- una sciacquatina di mani nell’aceto; d’altra parte, era
tra regina di Francia, Caterina de’ Medici (madre di questa la norma per un re che, come da prescrizioni
Margot e suocera di Enrico IV) accusata di essere mediche e come si usava all'epoca, di bagni comple-
l’avvelenatrice di figli e nuo- ti non ne fece praticamente mai. Si partiva poi con le
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re, oltre che l’ispiratrice del udienze nel cabinet: era un privilegio essere ammes-
massacro di san Bartolomeo si alla defecazione del re mentre lui, assiso sulla “seg-
(1572), in cui furono ster- getta reale” rivestita di velluto, scriveva a tavolino cer-
minati migliaia di ugonotti. cando di adempiere ai suoi bisogni corporali in un
La storiografia l’ha riabilita- catino di maiolica posto lì sotto. Del resto per un re
ta solo di recente. non c’erano regole di buona creanza perché le regole
Nobili appetiti. Non le faceva lui stesso. Ma non esisteva nemmeno la leg-
stupisca, però, che gli amanti ge di Dio, perché dalla divinità derivava il suo impe-
reali fossero esibiti senza pu- rio e alla divinità si sostituiva. E se Dio si lamentava
dore. I costumi di un re non di lui, il re si fabbricava una religione su misura. Co-
erano in discussione. Anzi, me fece Enrico VIII, che distrusse chiese e monasteri
erano di pubblico dominio per appropriarsi dei beni ecclesiastici e inventò la re-
anche per rassicurare i sud- ligione anglicana per poter cambiare moglie.
diti sulla buona salute del L’anagrafe Tudor. Il re dalle sei mogli era allora
sovrano. Nella vita di Luigi appena alla prima, Caterina d’Aragona, che gli ave-
va dato solo un’erede femmina, Maria I. La princi-
pessa sarebbe passata alla Storia come Bloody Mary,
GUSTI PROIBITI per via di certe sue tendenze: anche a lei, come al-
Federico il Grande (1712-
1786) fece assumere la la regina di Alice nel paese delle meraviglie, ogni tan-
ballerina parmigiana Barbara to scappava un “tagliatele la testa!” all’indirizzo della
Campanini, di cui apprezzava sorellastra Elisabetta I, che le succedette sul trono.
“le gambe da uomo”. E
avrebbe detto di voler essere
Eppure le due Tudor non sarebbero mai divenute
posseduto carnalmente dal regine se Bessie Blount avesse parlato. L’avvenen-
filosofo Voltaire. te dama di corte più che far compagnia alla regina
PASSIONI BALLERINE
La ballerina russa
Mathilde Kschessinska
in un ritratto del 1909.
Sotto, lo zar Nicola II, di
cui la donna fu l’amante.
Era abitudine degli zar
iniziare i figli all’amore con
le ballerine.

IL PICCOLO ZAR
AGK/MONDADORI PORTFOLIO
Zar per soli 6 mesi, Pietro III (1728-1762) amava
passare le sue giornate giocando con i soldatini di
legno. Anche se aveva 34 anni. Morì assassinato,
probabilmente su ordine della moglie Caterina.

la faceva al re, e fu lei a mettergli al mondo un ma-


schio, Henry. Il bimbo fu riconosciuto, come testi-
monia il suo cognome Fitzroy (che in realtà è uno
status: deriva dal francese fils du roi e veniva attribu-
ito ai figli naturali dei sovrani). Ma Bessie potreb-
be avergli messo al mondo anche una seconda figlia
segreta, come sostiene la storica Elisabeth Norton.
Se la teoria fosse vera, sarebbe stata lei la prima in li-
nea di successione, visto che alla morte del sovrano
Fitzroy era già nella tomba.
Il focoso Enrico seminò anche altro. Annullato il
matrimonio con Caterina, e prima di sposare An-
na Bolena, si infilò nel letto della di lei sorella Ma-
ria. Quando la Regina Vergine Elisabetta nemme-
no era stata concepita, l’altra Bolena aveva già par-
torito due figli, secondo alcuni storici di schiatta
reale. Sappiamo com’è andata: Elisabetta salì al tro-
no nonostante le intemperanze paterne. Quando è
destino è destino.
Cocottes reali. Non c’è dubbio, dunque, che
il potere sia l’afrodisiaco supremo. Ma il tramonto
dei grandi imperi segnò la crisi delle cocottes reali.
Mathilde Kschessinska sarebbe divenuta la più gran-
de ballerina dell’Impero russo tra fine ’800 e inizio
’900, ma quando incontrò lo zarevic Nicola, erede al
trono, stava ballando al saggio del diploma del Teatro
Marinskij di San Pietroburgo. A portare il giovane
principe al cospetto della diciassettenne era stato il
padre, l’imperatore Alessandro III, fedele a quell’abi-
tudine dei nobili russi di iniziare i figli all’arte amato-
GETTY IMAGES (2)

ria buttandoli fra le braccia delle danzatrici più avve-


nenti. E il Teatro Marinskij, finanziato dagli zar, era
“un’aiuola dalla quale tutti potevano raccogliere i fiori
del piacere”. •
Lidia Di Simone

45
ELISABETTA II

OLYCOM (3)
Ha 90 ANNI, di cui quasi 64 vissuti da regina. Ha superato in
longevità di regno l’AVA Vittoria e tutti i precedenti sovrani inglesi.
Insomma, un MONUMENTO. Che il mondo omaggia

GOD SAVE
THE QUEEN
D
ieci dinastie, più di cinquanta sovra- to messaggi di auguri: «È un primato a cui non ho
ni, 1.200 anni di vita... Il trono ingle- mai aspirato... Inevitabilmente una vita lunga pas-
se può vantare la storia “reale” più lon- sa attraverso molte tappe fondamentali e la mia non
geva del mondo. A incarnare il senso fa eccezione». A Londra, le campane dell’Abbazia di
della corona c’è oggi una signora novantenne (è na- FOTO DI FAMIGLIA Westminster hanno suonato per la ricorrenza, ma la
ta il 21 aprile 1926) che ha superato nel suo lavoro Sotto da sinistra, nella festa vera sarà quest’anno: tre giorni di celebrazioni
da regina l’altra mitica sovrana inglese: Vittoria. Lo prima foto, del 1951, dal 10 al 12 giugno, quando lo storico traguardo sa-
scorso 9 settembre Elisabetta superava infatti i 63 nell'ordine: Carlo, la rà abbinato ai festeggiamenti per il 90° complean-
Regina madre, la sorella
anni e 216 giorni di regno della popolarissima ava, Margaret, il marito no della sovrana.
diventando il sovrano con la più lunga anzianità di Filippo, il padre Giorgio Nel culto di Vittoria. Il 6 febbraio del 1952,
servizio nella storia della Corona britannica. VI, Elisabetta e, nella 115 anni dopo l’incoronazione della regina Vitto-
Ma in perfetto stile Elisabetta, il 9 settembre scor- carrozzina, la figlia ria, una donna tornò a salire sul trono di Gran Bre-
Anna. Qui sotto, nel
so è stato un business as usual, un giorno di lavoro co- 1928, a due anni, nella tagna, con un nome, Elisabetta, portato per prima
me gli altri. In compagnia del marito, il principe Fi- stessa posa dei puttini dalla famosa figlia di Enrico VIII nel XVI secolo. Pur
lippo, la regina è salita a bordo di un treno a vapore, raffaelleschi ai piedi avendo regnato in epoche storiche così diverse, Vit-
riabilitato dopo quasi mezzo secolo, per inaugurare della Madonna Sistina. toria ed Elisabetta II, secondo la storica inglese Ja-
Sotto a destra, nel
la linea ferroviaria che attraversa i paesaggi scozze- 1945, Elisabetta ripara ne Ridley, hanno molto in comune: «Il carattere di
si resi celebri dallo scrittore Walter Scott. La coppia il motore di un mezzo entrambe è stato plasmato dall’essere regina. Chi al-
ha lasciato la stazione di Waverley a Edimburgo per militare. In guerra era tro continua a lavorare fino a 90 anni, all’apparen-
discendere verso il villaggio di Tweedbank seguen- nel Servizio ausiliare za senza lamentarsi e col sorriso sulla bocca, e senza
territoriale, dove
do un bucolico itinerario di 48 chilometri. All’arri- fu addestrata come poter andare in pensione?», si è chiesta la Ridley, au-
vo Elisabetta ha ringraziato così chi le aveva manda- autista. trice tra l’altro del libro Victoria: Queen, Matriarch

46
IERI E OGGI
A sinistra, 1947: la
principessa sposa
Filippo, allora principe
di Grecia e Danimarca.
L’abito è in raso avorio,
con 10mila perle cucite
sopra. Qui a sinistra, la
regina durante
le celebrazioni del 9
settembre 2015.
CAMERA PRESS /CONTRASTO

(Empress). Secondo calcoli del quotidia-


no inglese The Telegraph, Vittoria fu so-
vrana per 23.226 giorni, 16 ore e 23 mi-
nuti e sotto il suo regno l’Impero britan-
nico raggiunse il momento di massima
espansione: si estendeva su un quarto delle
terre emerse. In quei 64 anni il British Empi-
re era incredibilmente accresciuto, la flotta milita-
re e mercantile vantava il primo posto nella gradua-
toria mondiale e, in quell’era di prosperità, sostenu-
ta da un’estrema intransigenza nella morale e nei co-
stumi, la casa regnante era riuscita a stendere un velo
sui trascorsi poco edificanti dei precedenti sovrani.
A Elisabetta, invece, è toccato traghettare il regno
negli anni della dissoluzione dell’impero. Ha firma-
to i decreti di indipendenza di 38 colonie per as-
sistere alla nascita del Commonwealth britannico
(organizzazione intergovernativa degli oltre 50 Sta-
ti dell’ex impero). In un mondo, quello del secolo
scorso, di grandi e rapide trasformazioni, ha dovu-
to anche fronteggiare due sfide di non poco conto
per la monarchia: le fatiche della ricostruzione dopo
le miserie e le angosce della guerra; e le provocazio-
ni del ’68, con un’intera generazione sul sentiero di
guerra contro simboli e modi del passato.
GETTY IMAGES

La fiaba comincia. Nel mese di ottobre del


1951, in occasione di un viaggio in Canada e ne-
gli Stati Uniti, l’allora principessa Elisabetta incon-
trò il presidente degli Stati Uniti d’America, Har-
ry S. Truman, che commentò dopo averla incon-
trata: “Quando ero piccolo leggevo le storie di una
principessa fatata. Esiste davvero”. Quattro me-
si dopo Elisabetta diventava regina. Si trovava in
Kenya quando dovette rientrare in patria richia-
mata a casa dalla morte di suo padre Giorgio VI.
OLYCOM
Guerre, incendi,
SCANDALI,
lutti e fallimenti
privati: Elisabetta
è sopravvissuta a
tutto. Perché così
fa una REGINA

È probabile che i britannici capirono subito che sopravvento sui sentimenti privati di re e regine (an-
quella ragazza, giovane ma determinata, sarebbe che se, a onor del vero, il suo fu un matrimonio d’a-
riuscita a traghettare il Paese attraverso una stagio- more dapprincipio contrastato: non era abbastanza
ne di profonde trasformazioni sociali ed economi- titolata per un principe). Fu sempre la Regina madre
che, che non potevano risparmiare la stessa Corte. a dare coraggio alla nazione durande la guerra, de-
Grazie papà. Suo padre Giorgio VI regnò con DAME DI FERRO cidendo di non lasciare il Paese sotto le bombe tede-
profondo senso del dovere e forza di carattere. Fu In alto a sinistra, la sche. E questo nonostante la preoccupazione per le
determinato nel superare la balbuzie che lo affligge- regina come capo del due figlie ancora piccole. «Le bambine non possono
va (la vicenda è stata ricostruita nel film Il discorso del Commonwealth va partire senza di me, io non posso lasciare il re e il re
in visita nel Ghana
re) e fu inflessibile nel formare e istruire Elisabetta (1961). A destra, non se ne andrà mai», fu una delle sue frasi più ce-
sui compiti di un monarca. Provato dall’abdicazio- Elisabetta con la lebri e probabilmente più apprezzate dai britannici.
ne del fratello Edoardo VIII (motivo per cui toccò a premier inglese Sa tutto. Ma cosa fa la regina? Intanto va det-
lui salire sul trono) per sposare la divorziata e disin- Margaret Thatcher nel to che non possiede alcun potere diretto o assoluto.
1979, alla conferenza
volta Wallis Simpson, Giorgio VI reagì inasprendo del Commonwealth. Ma... è la persona meglio informata del Regno Uni-
il proprio conservatorismo. A partire dalla scelta del to. Di più: è tra le persone più informate dell’intero
nome (Giorgio si chiamava Alberto) come segno di pianeta. Requisito, questo, fondamentale per svol-
continuità con il regno di suo padre. In generale fu gere le tre funzioni principali del monarca britanni-
sempre più incline alla tradizione che all’innovazio- co: “consigliare, incoraggiare e avvertire”. A ricor-
ne e mostrò una dedizione assidua e tenace ai suoi darlo è l’economista Walter Bagehot nella sua opera
doveri. Sua figlia dimostrerà più volte nei suoi anni English Constitution, trattato su ruolo e compiti del-
di regno di aver appreso la lezione paterna. Era an- la Corona. Una responsabilità dunque enorme, co-
cora troppo piccola quando suo zio Edoardo abdicò me ricorda l’intellettuale britannico Anthony Bur-
e fu sua madre, la sorridente e bonaria regina Elisa- gess: «Il potere della regina deriva dal suo sapere e
betta, a spiegarle che la ragion di Stato ha sempre il dalla sua autorità morale». Tutti i martedì, men-

Un palazzo da favola

B
uckingham Palace è resi- dove Re Giacomo I aveva fatto oggi nel suo complesso conta orologiai a tempo pieno. Negli
denza reale e studio della piantare un giardino di gelsi, 775 stanze, di cui 19 sale di splendidi giardini che ospitano
Regina Elisabetta II. Fu l’ar- e questo permise a Re Giorgio rappresentanza, 52 camere da i famosi garden-parties, vivono
chitetto William Winde (1645- III di acquisirla nel 1731 come letto reali e per foresteria, 188 più di 30 differenti specie di uc-
1722 ) a ricostruire Buckingham residenza privata. Fu poi la camere da letto per il personale, celli e crescono più di 350 diver-
House per John Sheffield, primo Regina Vittoria, 106 anni dopo, 92 uffici e 78 stanze da bagno. si fiori selvatici. A Palazzo c’è poi
duca di Buckingham, poeta e a trasferirsi lì, quando il palazzo Nella reggia lavorano più di 800 una cappella, un ufficio postale,
importante politico tory vissuto era ancora fresco di vernice. Ma persone e ogni anno ne ven- una caffetteria, un ambulato-
nella tarda epoca degli Stuart. A risultò troppo piccolo, sia per gono ricevute oltre 50.000. Ci rio medico, un cinema. Come
quel tempo era più una villa di le funzioni di Stato che per la sono 1.514 porte e 760 finestre, confidò allo storico francese
campagna alla periferia di Lon- vita di famiglia e venne dunque pulite ogni sei settimane, oltre Meyer-Stabley un vecchio ca-
dra che una residenza cittadina, ingrandito. Con il progetto 40.000 lampadine e più di 350 meriere: «Fuori non ci sono che
allocata tra il parco di St James di Aston Webb (1849-1930), orologi che ne fanno una delle ingorghi e cacofonia, mentre il
e Hyde Park. Era stata edifi- Buckingham Palace divenne più grandi collezioni esistenti al palazzo pare meravigliosamen-
cata su terreni della Corona, la reggia che conosciamo e mondo, affidata alle cure di due te tranquillo e silenzioso».

48
tre il parlamento è in seduta, Elisabetta riceve il ca-
po del governo a Buckingham Palace. Non può so-
stenere una determinata politica, né opporre un ve-
to, ma può esprimere la sua opinione. Se dunque il
primo ministro ha l’autorità, la regina ha l’esperien-
za di chi per più di 60 anni ha letto ogni documento SUL TRONO
governativo (solo Elisabetta, insieme al figlio Carlo Febbraio 1952:
e al primo ministro, può accedere a tutte le circola- Elisabetta è già regina.
ri e i rapporti dei ministeri) e ha incontrato i leader L’incoronazione
nell’Abbazia
mondiali di tutto il mondo. Non troppo tempo fa, di Westminster
il primo ministro David Cameron, dopo aver solle- (sopra) avvenne però
vato una determinata questione, si sentì rispondere il 2 giugno 1953.
da Elisabetta: «Sua Maestà ha risolto quel problema E lei si allenò per
giorni a portare il
sette primi ministri prima di lei». peso della Corona di
La crisi. Se per la Regina Vittoria il momento più sant’Edoardo.
difficile del suo regno fu la morte del marito, il prin-
cipe Alberto (vedi articolo nelle prossime pagine), per
Elisabetta gli anni da cancellare sono stati senz’altro
il 1992 e il 1997. Nel ’92 tre dei suoi figli formaliz-
zarono la rottura del loro matrimonio: Carlo, il pri-
mogenito, si separò da Diana Spencer (ex maestri-
na di sangue blu sposata nel 1981); così pure fece il
terzogenito Andrea, sposato a Sarah Ferguson; men-
tre la secondogenita Anna divorziò da Mark Philips.

Parata della guardia reale


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davanti a Buckingham Palace.


Bocconi amari per una madre, velenosi per una re-
gina! A peggiorare la situazione ci si mise di mezzo
la stampa, che sugli affari di cuore della famiglia re-
ale non si è mai risparmiata. Del resto la royal family
ha offerto piatti ghiotti all’ingordigia dei tabloid: il
triangolo Carlo-Diana-Camilla (eterna amante del
principe di Galles, oggi sua moglie), le confessioni di
Lady D, le bizzarrie e i guai finanziari di Sarah Fer-
guson... Sempre nel 1992 (vero annus horribilis per
la corona) prese fuoco anche la residenza di Win-
dsor. Nel più grande castello abitato del mondo di-
vampò un incendio che distrusse ben nove delle sa-
le di Stato e danneggiò oltre cento ambienti. Ma il
peggio doveva ancora venire. Cinque anni dopo, il
6 settembre 1997, l’Abbazia di Westminster ospita-
va le esequie di Lady D. I fatti sono noti. Il 31 ago-
sto Diana, insieme al suo ultimo compagno Dodi
al-Fayed, rimase vittima di un incidente automobi-
listico sotto il tunnel del Pont de l’Alma a Parigi. La
loro Mercedes inseguita da un cronista e da alcuni
fotografi si schiantò contro un pilastro della galleria.
La prova più dura. La morte di Diana Spen-
cer lasciò costernato il popolo britannico e attonita
la famiglia reale. Oltre a coinvolgere emotivamente
e politicamente il governo inglese e il neoeletto pri-
mo ministro Tony Blair, la tragedia mise a dura pro-
va il protocollo di Corte e sembrò travolgere la po-
polarità stessa della Corona. Elisabetta, erede della
tradizione vittoriana, che mal aveva tollerato la se-
parazione di Diana da Carlo e la successiva relazio-
ne della principessa con Dodi al-Fayed, dopo l’in-
cidente mortale gestì la situazione con imbarazzo.
Mentre una processione interminabile di gente co-
A 10 ANNI studiava già da altezza mune depositava mazzi di fiori per Diana davanti ai
reale. Era metodica, CONCRETA, cancelli di Buckingham Palace e attendeva in coda,
per ore e ore, pur di firmare a St. James Palace i li-
intelligentissima. Con una grande bri di condoglianze, Elisabetta si ritirava nel lonta-
no castello scozzese di Balmoral. Non solo era inca-
passione per CANI e cavalli pace di esprimere pubblicamente il proprio cordo-
glio, ma rifiutava anche di far esibire la bandiera a

Il peso della corona

P
er quasi 400 anni, l’Impe- espansione, vantando circa subite nel corso dei secoli da scozzese si unì a quella inglese
ro britannico ha gettato un quinto della popolazione leggi emanate dal Parlamento, solamente nel diciassettesimo
nel mondo le basi per la mondiale e un quarto della rappresenta tuttora la Carta secolo. Alcuni sedettero sul
diffusione del proprio sistema superficie delle terre emerse. fondamentale della monarchia trono solo per qualche mese,
economico, politico e della Dalla Magna Carta. Nel britannica. altri regnarono con così lungo
propria lingua. Come scrive giugno di ottocento anni fa, Un centinaio di Re e Regine, e grande splendore che intere
lo storico Niall Ferguson, non con la Magna Carta, un re appartenenti a varie dinastie epoche storiche sono state
è esagerato affermare che il inglese pose le basi dello Stato (Tudor, Stuart, Hannover, chiamate con i loro nomi
mondo di oggi è in gran parte, di diritto e della democrazia. Windsor), trovano spazio in (Elisabetta I, Vittoria).
nel bene e nel male, il prodotto Fu quel documento, redatto un’epica storia durata quasi Tra questi sovrani alcuni furo-
dell’epoca imperiale britanni- nella sua forma definitiva dopo 1.200 anni. Uomini e donne, no addirittura venerati come
ca. Durante il regno di Giorgio la morte del Re d’Inghilterra molto diversi tra loro, furono santi: Alfredo il Grande (849-
V (1910-1936), il Regno Unito Giovanni Senzaterra, che, no- incoronati sul trono d’Inghil- 899) ed Edgardo d’Inghilterra
raggiunse la sua massima nostante le diverse modifiche terra, mentre la dinastia reale (944-975).

50
mezz’asta sul Palazzo Reale, appellandosi alla tradi- to, massima onorificenza funebre prevista nel Regno
zione che vuole che questa non venga innalzata se la Unito, era appannaggio solo dei sovrani, degli eredi
regina non è presente. al trono e degli “eroi nazionali”. Elisabetta II aveva
Freddezza di Stato. Per la prima volta nel suo optato per quello che il protocollo chiama “funera-
lungo regno Elisabetta sembrò subire la forza della le reale cerimoniale”, di norma riservato ai membri
tradizione e del suo ruolo, che finirono per conge- della famiglia reale, da cui Diana era stata formal-
larne comportamenti e sentimenti. Quei valori mo- mente estromessa dopo il divorzio. Il 5 settembre
narchici, così essenziali per la sovrana, sembrarono 1997 la sovrana si risolse finalmente a parlare ai suoi
inadeguati agli occhi degli inglesi. La tragedia di Pa- RITRATTO sudditi e, in diretta televisiva, alla vigilia dei funerali
DI FAMIGLIA
rigi rappresentò il punto più critico per il regno di A sinistra, in alto: il ricordò Diana. Il giorno successivo due miliardi di
Elisabetta. La perdita della “Principessa del popolo”, matrimonio di Carlo persone seguirono in diretta le esequie di Lady D: è
come l’aveva definita Blair, fu cavalcata dalla stampa e Diana il 29 luglio stato uno degli eventi televisivi più visti della Storia.
per sottolineare la lontananza della regina dai suoi 1981. Sotto, Elisabetta Gli eredi. A quasi vent’anni da quei momenti
e la Regina madre ai
sudditi. “Dov’è la regina?”, si chiedeva con un titolo- funerali di Diana. così difficili, l’attenzione ora è tutta sul futuro. Chi
ne in prima pagina il Sun. “La tua gente sta soffren- Qui sotto, la famiglia erediterà la corona? Fra i primi in ordine di succes-
do. Parlaci, regina”, esortava il Mirror. Il Mail, da di William, nipote sione ci sono Carlo, figlio della regina; William, pri-
sempre baluardo della monarchia e dell’impero, la della regina: oltre mogenito di Carlo e Diana; i figli di William Geor-
a Kate Middleton,
invitava a mettere perlomeno la bandiera a mezz’a- George e Charlotte. ge (tre anni) e Charlotte (un anno a luglio). La pro-
sta. Persino la Bbc si unì al coro. Paul Reynolds, il spettiva della corona a Carlo, ormai 66enne, non fa
corrispondente storico della televisione pubblica da brillare di entusiasmo Elisabetta (che del resto non
Buckingham Palace, criticò aspramente la validi- è mai stata particolarmente tenera col figlio). Anzi,
tà dei vecchi comportamenti protocollari: “Credo sembra molto più presa dalla famiglia di William e
che ci si debbano porre molti interrogativi sul futu- dagli illustri nipotini. Ma questa è un’altra storia. •
ro della monarchia e sul suo stile”, disse durante il Francesco De Leo
telegiornale. E Jon Snow, uno dei volti più noti del
giornalismo televisivo, rincarava su Channel Four:
“I Windsor sembrano estranei al dolore e all’affetto
che Londra sente per la principessa”.
Discorso ai sudditi. Poi, Elisabetta uscì fi-
nalmente dall’impasse. Da Buckingham Pala-
ce si comunicò che la regina sarebbe rientra-
ta a Londra, avrebbe presenziato ai fune-
rali che sarebbero stati pubblici, come
Blair aveva più volte consigliato (ma
non di Stato), e che la bandiera re-
ale, nonostante la tradizione, sa-
rebbe sventolata a mezz’asta sul
pennone più alto di Bucking-
ham Palace. Si chiarì nell’oc-
casione che il funerale di Sta-

In guerra. Durante la Seconda


guerra mondiale l’Impero
britannico, assieme alle forze
alleate, diede il maggior con-
tributo alla formazione di quel
GETTY IMAGES (3)

prezioso patrimonio comune


a cui pensiamo, quando dicia-
mo Europa. Dopo la capitola-
zione di Parigi sotto l’offen-
siva tedesca, tutte le grandi
potenze democratiche erano
state sconfitte e il Regno Unito
rappresentò l’unico faro della
democrazia in Europa.
ETICHETTA
Pranzare e conversare con la REGINA non è una passeggiata. Ecco
come ci si deve comportare secondo le regole del PROTOCOLLO

L’OSPITE A DESTRA
Banchetto per
la visita di Stato
di Nicolas Sarkozy (alla
destra della regina):
Elisabetta fa gli “onori di
casa”. Marzo 2008.

Al cospetto di
SUA MAESTÀ
S
e per i comuni mortali l’uni- quando salutò Sua Maestà con un calo- minciano fin da subito, quando si ha la
co modo di incontrare la regina roso abbraccio contravvenendo alla re- (s)fortuna di essere invitati: non si può
è attraverso giornali e tv, chi ha gola numero uno: mai toccare un mo- rifiutare un invito ufficiale della regina e
o ha avuto il privilegio di stare narca. Alla regola numero due, ascolta- chi ha il privilegio di riceverlo, dovrà at-
a tu per tu con lei si è dovuto prepara- re l’inno nazionale in silenzio, pensò in- tenersi a regole da non trasgredire. Sarà
re per il fatidico incontro. Sebbene per vece il marito, che propose un brindisi seduto alla sua destra, se è un ospite d’o-
Buckingham Palace ufficialmente non alzando il calice e iniziando un discor- nore, e la padrona di casa rivolgerà a lui
esistano “codici di comportamento ob- so proprio sulle prime note di God Sa- la prima parola. La conversazione dure-
bligatori, basta una leggera flessione del ve the Queen. Nel Regno Unito l’inno rà sino al termine della prima portata e
capo per gli uomini, un piccolo inchino si ascolta in silenzio, invece l’ignaro Ba- sarà solo quando comincerà a essere ser-
per le donne”, nella realtà il mondo del rack continuò a parlare. Elisabetta posò vito il secondo piatto che la regina rivol-
galateo reale è ricco di abitudini e leg- il bicchiere alquanto imbarazzata, men- gerà l’attenzione all’ospite alla sua sini-
gi di comportamento non scritte, com- tre il presidente continuava a tenere alto stra. Sarà il caso di evitare discorsi di na-
plesse e... puntualmente infrante. Come il calice e a rivolgerlo verso la sovrana... tura politica e religiosa, ma soprattutto
accadde a Michelle Obama nel 2009, Il pranzo delle insidie. I guai co- nessun argomento trattato dovrà essere

52
IL BANCHETTO
Elisabetta inaugura Una giornata particolare

È
con un discorso a Buckingham essere ammesso nel-
di benvenuto il
Palace che la lo studio. Suoi com-
banchetto in onore del
presidente irlandese regina svolge le piti: organizzare le
Michael D. Higgins sue funzioni. Ecco la visite reali, preparare
(aprile 2014). sua giornata-tipo. i discorsi, organiz-
7:30 Una dama apre zare gli archivi reali,
le tende nella came- la segreteria del
ra da letto. Elisabetta palazzo e il servizio
si alza e fa colazione stampa, predispor-
con pane tostato, re l’agenda della
marmellata e una regina, informarla su
tazza di tè. Intanto tutto e consigliarla.
ascolta le prime Dopo di lui è il turno
notizie da una pic- del Maestro della
cola radio su Radio Casa. Super ammi-
4 della Bbc e dà uno nistratore, è l’uomo
sguardo ai giornali, di riferimento per il
con il Racing Post, personale e l’orga-
popolare giornale nizzatore dei ricevi-
dedicato alle corse menti. Ha con sé il
dei cavalli, in cima menù-book, dove la
alla mazzetta. regina semplicemen-
10:00 Passa nel suo te cancella quello
studio, fa telefonate che non desidera.
e inizia a leggere 15:00 Pomeriggio
alcune delle molte dedicato alle visite
lettere che riceve ufficiali – sempre più
quotidianamente. rare – in compagnia
Se non sono previste della sua dama
cerimonie ufficiali, la d’onore.
maggior parte della 16:30 È il momento
mattinata trascorre di un tè pomeridia-
alla scrivania, per no, accompagnato
prendere visione dei da dolcetti, torte e
documenti governa- focaccine.
tivi. Sir Christopher 18:30 quotidiano ar-
Edward Wollaston rivo da Westminster
MacKenzie Geidt, il del rapporto sugli
GETTY IMAGES (2)

segretario privato, è atti parlamentari


il primo visitatore a della giornata.

divulgato alla stampa. Attenzione poi, gina terminava, tutti i piatti dei presenti lette di seltz, da usare all’occorrenza per
durante il convivio, a sollevare il cali- erano ritirati, c’era sempre qualcuno che allontanare i cani dalle caviglie dei com-
ce di vino dal gambo e ad appoggiare la restava a digiuno. Ma tornando ai Win- mensali, ed è munito di carta assorben-
tazza sul piattino, dopo ogni sorso di tè. dsor, un’altra raccomandazione è utile te per rimediare a spiacevoli incidenti.
Per non sbagliare c’è un trucco: seguire i se si incappa nei cani di Sua Maestà, gli Giù le mani! Ci sono norme precise
comportamenti della sovrana. Per esem- amati corgi. I sovrani britannici consi- anche per incontri più brevi con la regi-
pio sedersi dopo di lei, smettere di man- derano gli animali domestici parte del- na. Non la si baci, non la si tocchi, ci si
giare quando smette lei, bere solo dopo la famiglia e potrebbe capitare di incon- inchini anche più volte, se è il caso. Toc-
che lo abbia fatto la regina. Impegnati- trarli mentre si è a tavola. Ebbene, non cherà a lei la prima parola, il più del-
vo, ma inezie rispetto al passato. vanno accarezzati. Una volta Elisabet- le volte con il classico “viene da lonta-
Cani reali. Ai tempi della Regina ta II, durante un pranzo informale, dis- no?”, la frase più usata da Elisabetta. Per
Vittoria erano guai per i commensali. se a un ospite: «Li lasci in pace per favo- risponderle, la prima volta si utilizza la
La sovrana mangiava così velocemente, re, sono i miei cani e non amano essere forma “Sua Altezza Reale”, successiva-
che le bastavano meno di trenta minuti accarezzati da altri». Chi serve in tavola mente può bastare un “Signora”. •
per sette portate. Visto che quando la re- è comunque ben preparato: ha bombo- Francesco De Leo

53
L’ULTIMA TUDOR

RINASCIMENTO
INGLESE
Nella seconda metà del ’500
la regina ELISABETTA I
fece dell’Inghilterra un centro
di potere e CULTURA

È
il 9 agosto 1588 e a Tilbury, nel Sud-Est
della Gran Bretagna, le truppe inglesi so-
no radunate in attesa che dal mare sbar-
chi l’Invencible armada, la temutissima
flotta spagnola. Giunta in sella a un cavallo bianco,
la regina Elisabetta I Tudor incoraggia i soldati: “So
di possedere il corpo debole e fragile di una donna, ma
ho il cuore e lo stomaco di un re. Io stessa imbraccerò le
armi contro questi nemici di Dio”. Alla fine, i nemi-
ci di Dio non sbarcheranno e l’Inghilterra domine-
rà i mari consegnando al mito l’immagine di Elisa-
betta, attrice principale della golden age (l’età dell’o-
ro) della storia inglese.
Single per scelta. Nata il 7 settembre 1533 da
Enrico VIII Tudor e Anna Bolena, Elisabetta I salì
sul trono inglese (cui afferiva anche quello d’Irlan-
da) nel 1558. Ma arrivarci non fu una passeggiata.
Per farlo dovette scalzare il posto di Maria I Tudor,
la sorellastra nata dalla precedente unione di Enri- REGINA
co con Caterina d’Aragona che fu detta Bloody Ma- DEI MARI
ry (Maria la Sanguinaria) per la feroce persecuzio- Elisabetta I nel Ritratto
ne di numerosi protestanti. «A dispetto della volon- dell’Armada: dietro la
regina è dipinta la flotta
tà del padre, che aveva dato vita all’anglicanesimo – spagnola sbaragliata
lo scisma della Chiesa d’Inghilterra da Roma – nei dagli inglesi nel 1588.
suoi cinque anni di regno Maria ordinò il ritorno
alla fede cattolica e perseguì con forza ogni oppo-
sitore», racconta Giorgio Caravale, docente di Sto-
ria dell’Europa moderna all’Università di Roma Tre.
MONDADORI PORTFOLIO/LEEMAGE

«Sposò inoltre il cattolicissimo Filippo II e nel 1554


tenne a lungo prigioniera Elisabetta nelle celle del-
la Torre di Londra».
Ma dopo la morte della Sanguinaria, il 17 no-
vembre 1558 salì al potere proprio Elisabetta, che

54
Prima di lei regnò la sorellastra si fece subito apprezzare per il carattere forte e sag-
gio, il brillante intelletto e la vasta cultura (parlava
Maria, detta “LA SANGUINARIA”, francese, italiano, spagnolo, greco e latino). Rossa
di capelli ed elegantissima, trattò senza timore con
che perseguitò i protestanti nonostante uomini di ogni risma e ne sedusse molti, pur non
volendosi mai sposare. Il suo unico scopo, soste-
lo SCISMA dalla Chiesa di Roma neva, era quello di dedicarsi al proprio amato Pa-
ese. “Non c’è gioiello, per quanto prezioso, che io an-
teponga a quest’altro gioiello”, affermò in proposito
PACIFISTA? nel 1601 di fronte al parlamento. «Il rifiuto delle
Ne La Famiglia di Enrico VIII, Allegoria della successione proposte che le vennero dalle corti d’Europa – che,
Tudor (1572), Elisabetta (a destra) è vicino alla Pace.
secondo il costume dell’epoca, non erano altro che
richieste di alleanza politica – fu in fondo un modo
per ribadire l’indipendenza britannica», spiega Ca-
ravale. «Un’indipendenza che non voleva ingerenze
e che era simboleggiata proprio dal celibato della
sovrana, che le valse presto l’appellativo di Regina
vergine (v. riquadro pagine seguenti): termine con
cui si alludeva a una purezza politica e religiosa».
RestauRazione anglicana. Elisabetta si occupò
come prima cosa proprio di affari religiosi, emanan-
do nel 1559 un Atto di uniformità che affermava la
superiorità della Chiesa anglicana pur garantendo la
tolleranza degli altri credo. In tempi di guerre di re-
ALINARI

ligione non era poco. Fu inoltre introdotto il Book


of common prayer (Libro delle preghiere comuni, un
Rivolta Rivolta misto di cattolicesimo e protestantesimo che delu-
1594-1601 1569-70 L’INGHILTERRA se però l’ala protestante, i cosiddetti puritani). «Nel-
Rivolta DI ELISABETTA lo stesso anno fu reintrodotto l’Atto di supremazia
1593-1603 – già voluto da Enrico VIII nel 1534 – che sanciva
il primato della regina sulla Chiesa e la non ingeren-
za papale. Elisabetta fu poi abile a cercare un giusto
Rotta Invencible equilibrio tra l’anima anglicana e quella puritana del
armada (1588) Paese», dice l’esperto. Non per questo mancarono i
Spedizione inglese grattacapi, a iniziare dai contrasti con la cugina-ri-
in Olanda (1585) vale Maria Stuart, sovrana di Scozia. Maria non ri-
conosceva Elisabetta quale legittima erede al trono
in quanto, prima dell’unione tra Enrico VIII e An-
na Bolena, non vi era stato l’annullamento papale
delle precedenti nozze regali. Sulla base di ciò, nel
1559 la Stuart si autoproclamò a sua volta sovrana
d’Inghilterra. Poi, alle prese con una serie di rivolte
capeggiate dal teologo protestante John Knox, fug-
gì dalla Scozia cercando riparo proprio presso Elisa-
betta, che in tutta risposta la mise sotto chiave nella
Torre di Londra. Infine, allorché saltò fuori che – in
combutta con Filippo II – era invischiata in cospi-
razioni contro la stessa Elisabetta, nel 1587 la sco-
moda Stuart finì sul patibolo. Quanto alla corona di
Scozia, nel 1603 (anno della scomparsa di Elisabet-
ta) venne fusa con quella inglese dando vita a un’u-
nione formalizzata poi nel 1707 (e che oggi i sepa-
ratisti scozzesi contestano).
«I rapporti con la Spagna di Filippo II, padrona dei
mari e intenta ad arricchirsi con i tesori dell’Ameri-
ca, risentirono invece della condanna della cattoli-
NATIONAL GEOGRAPHIC STOCK
ca Stuart: da allora la rottura tra l’Asburgo ed Elisa-
betta, “colpevole” peraltro di aver rifiutato una sua
proposta nuziale, divenne di fatto insanabile», spie-
ga Caravale.
Espansionismo piratEsco. Intanto la regina si
concentrò sul suo Paese, rilanciandone l’economia:
favorì sia lo sviluppo agricolo (ma il crescente feno-
meno delle enclosures – “recinzioni” di terreni prima
comuni da parte di grandi proprietari – penalizzò i
contadini più poveri), sia le attività artigianali e ma-
nifatturiere. In poco tempo, grazie anche al suppor-
to di rifugiati religiosi stranieri, sorsero imprese per
la lavorazione del vetro, della ceramica e, in partico-
lare, dei tessuti. La regina mostrò inoltre interesse
per i problemi sociali favorendo un certo migliora-
mento delle condizioni di lavoro. «Si registrò quin-
di un progressivo espansionismo marittimo, che eb-
be quale immediata conseguenza un rapido svilup-
po della cartografica», riprende Caravale. «Le nuove
rotte oceaniche contribuirono poi a migliorare l’at-
tività commerciale e mercantile (inclusa la tratta de-
gli schiavi), anche perché l’espansionismo riguardò
sia l’America (dove il navigatore Walter Raleigh nel
1584 battezzò la colonia inglese Virginia, in onore di
Elisabetta) sia l’Oriente, tanto che nel 1600 nacque
la Compagnia britannica delle Indie Orientali, so-
cietà con monopolio mercantile nell’area indiana».
Erano i primi passi del futuro grande Impero bri-
tannico. Primi passi assistiti, soprattutto nel Nuo-
vo Mondo, dai corsari (tra cui lo stesso Raleigh).
Chi erano? Capitani di vascello ai quali la regina
aveva concesso “patenti di corsa”, lettere che li au-
torizzavano ad attaccare le navi straniere, spagnole
ma non solo.
«Il corsaro più celebre fu Francis Drake, insigni-
to addirittura del titolo di cavaliere», dice Caravale.
«All’inizio il suo compito era quello di riempire le
casse del regno con incursioni nelle colonie spagno-
le e assalti ai galeoni di ritorno in Europa, ma lui e
gli altri corsari tornarono presto utili per ostacola-
re l’Invencible armada spagnola, grazie all’utilizzo di
barche più piccole e veloci e alla maggior conoscen-
za dei venti e delle correnti della Manica».
tra guErrE E complotti. Prima di scontrarsi in
mare con gli spagnoli, l’Inghilterra dovette però fare
i conti con altri fronti caldi, su tutti quello france-
se. Elisabetta appoggiò infatti gli ugonotti (così era-
no detti i calvinisti di Francia) perseguitati dai cat-
tolici, e oltre a ciò sostenne i calvinisti belgi in lotta
contro la Spagna. Entro i propri confini, la sovrana
subì invece nuove congiure filocattoliche – una del-
le quali si concluse con la sua scomunica da parte di EROE NAZIONALE
papa Pio V, nel 1570 – dalle quali uscì però sempre Elisabetta ordina cavaliere
Francis Drake a bordo della
“viva e regnante” come si diceva allora. «Anche per Golden Hind, il galeone con
questo sposò la causa protestante e assunse posizio- cui il corsaro circumnavigò il
ni anticattoliche – che porteranno al massacro di globo (1577-80).

57
PER SUA

MONDADORI PORTFOLIO/LEEMAGE (2)


MAESTÀ
La flotta inglese
attacca l’Invencible
armada, nel 1588.
Sotto: Walter Raleigh,
corsaro di Sua Maestà.

Elisabetta dovette affrontare diverse RIBELLIONI filocattoliche.


E CATTOLICO fu il suo peggior NEMICO: Filippo II di Spagna
migliaia di irlandesi cattolici – e, giocoforza, anti- la regina-mecenate, modelli antichi di divinità: rigo-
spagnole. Nel 1585 inviò in segreto il conte di Lei- rosamente vergini, intoccabili e bellissime. Idealiz-
cester a sostenere i rivoltosi olandesi in guerra con zazioni a parte, Londra era diventata con Elisabetta
la stessa Spagna», spiega Caravale. Fu proprio al- il cuore di una rivoluzione culturale che coinvolse la
lora che Filippo II iniziò a meditare un’invasione musica e l’architettura (influenzata dal Rinascimen-
dell’Inghilterra con la sua Armada. to italiano) e soprattutto il mondo dello spettacolo.
Detto fatto, tra fine luglio e inizio agosto Basti un nome per tutti: William Shakespeare.
1588 l’Invencible si riversò nella Manica, «Il suo teatro fuse tradizioni e generi passando dal-
ma già dal giorno 8 il destinò favorì la flot- la commedia alla tragedia, e proprio per questo sep-
MONDADORI PORTFOLIO/BRIDGEMAN

ta inglese, che riuscì a ostacolare la mano- pe coinvolgere il popolino al pari degli uomini di
vra nemica con l’aiuto fortuito di una se- corte, tutti pronti a osannare compagnie come quel-
rie di tempeste, che costrinsero gli spa- la dei Lord Chamberlain’s men. Fu quella la com-
gnoli a disperdersi nel Mare del Nord e pagnia in cui lavorò lo stesso Shakespeare, divenu-
lungo le coste irlandesi, dove molte navi ta poi King’s men proprio sotto Giacomo I», spie-
naufragarono. ga Caravale. «In breve, se il dramma rinascimentale
Verso la fine. Ottenuto il dominio dei italiano assunse forme elitarie (piaceva solo ai nobi-
mari, l’interesse della regina tornò a volgere li), quello elisabettiano, grazie anche al basso costo
lo sguardo alla Francia, dove sostenne l’ascesa dei biglietti e al pathos delle sue trame, attirò invece
al trono del sovrano protestante Enrico IV di Bor- ogni classe sociale fungendo da strumento di coesio-
bone (che però poi si convertirà al cattolicesimo). In ne e di consenso». Non a caso, fra i soggetti più po-
parallelo, seguitò ad aiutare i ribelli olandesi, senza polari c’erano drammi storici che esaltavano il glo-
smettere di sventare congiure di corte (nel 1599 ne rioso passato inglese.
fallì una dell’ex favorito Robert Devereaux). Mitizzata. L’età elisabettiana fu archiviata brusca-
Alla fine, lo stress condusse Elisabetta alla depres- mente nel 1649, quando la rivolta dei puritani por-
sione. La malinconia l’accompagnò fino al 24 marzo tò alla soppressione (provvisoria) della monarchia
1603, quando chiuse gli occhi sussurrando: “Chia- in favore della repubblica e alla chiusura dei teatri.
matemi un prete: ho intenzione di morire...”. Ironia Ma quella stagione irripetibile della storia ingle-
della Storia, lo scettro passò a Giacomo I, figlio del- se diventerà a sua volta una gloria nazionale britan-
la decapitata Maria di Scozia. Fu dunque uno Stuart nica. Anche perché per trovare sul trono una don-
a porre il sigillo sull’epoca dei Tudor, ereditandone na altrettanto amata dal popolo bisognerà attendere
i fasti artistici. tre secoli e una seconda Elisabetta. Quella che oggi
arti in fiore. Molti pittori avevano trovato ispi- è sul trono da più di 64 anni. •
razione sotto Elisabetta recuperando, per omaggiare Matteo Liberti

58
Illibata o soltanto
politicamente pura? La luna

N
crescente sulla
onostante le sarebbe semmai da corona ricorda
molte proposte interpretare come me- Diana, la dea
di matrimonio, tafora della purezza vergine della
Elisabetta rimase politica e religiosa del caccia.
nubile e non ebbe suo regno (la stessa
eredi diretti. Il motivo Chiesa anglicana era
di tale scelta (anomala considerata “vergine”
per i tempi e fonte di poiché “rinnovata”
vari pettegolezzi sui rispetto al cattolice-
suoi orientamenti simo). Tale purezza fu
sessuali) è da sempre rappresentata dagli
fonte di discussioni. artisti di corte ispiran-
Illazioni. Secondo dosi a divinità vergini
alcuni la regina prefe- come Diana e Astrea
riva evitare rapporti (dea della giustizia),
sessuali a causa di nonché alla Madonna,
lesioni vaginali causa- simbolo di castità per
te dal vaiolo, mentre eccellenza.
altri affermano che Svantaggi. La mag-
fosse sterile e che non gior parte degli storici
vedeva perciò alcun suggerisce che le vere
senso nel maritarsi. ragioni del nubilato
Tale ritrosia le valse di Elisabetta siano
l’appellativo di Regina da ricercare nel fatto
vergine, di cui lei che temeva di veder
stessa andò sempre limitato il suo potere
fiera. Sono però pochi e di non poter gestire
quelli che credono che in piena autonomia il
fosse davvero illibata, grande regno eredita-
e l’ostentata verginità to dal padre Enrico.

Il serpente
col rubino in bocca
rappresenta la prudenza
e la saggezza.

L’arcobaleno
trasparente nella
mano destra è un
simbolo di pace. Sul manto ci sono
occhi e orecchie
ma non bocche:
la regina vede,
sente ma tiene
TUTTI I SEGNI i segreti.
DEL POTERE
Elisabetta nel
celebre Ritratto
dell’arcobaleno,
che nel 1600 ne
celebrò le virtù.
REGNO UNITO

L’ IMPERO
della regina
VITTORIA era
immenso, ma di
lei ricordiamo la
CUFFIETTA,
l’abito vedovile,
la morale puritana
imposta a tutti i
SUDDITI e un
certo GOSSIP su
un cameriere...

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Regina di
60
CUORI
MONDADORI PORTFOLIO/ROYAL COLLECTION TRUST © HER MAJESTY QUEEN ELIZABETH II
A
lle 6 del mattino del 20 giugno 1837 chi, come ha spiegato bene l’accademico francese Jac-
l’arcivescovo di Canterbury e il ciam- ques Chastenet: “Il primo, re Giorgio III, soggetto a cri-
bellano di corte, lord Francis Conyng- si cicliche di follia, il secondo, re Giorgio IV, un fatuo
ham, svegliarono la principessa Vitto- insopportabile, il terzo, Guglielmo IV, dai modi tan-
ria per annunciarle che lo zio, re Guglielmo IV, era to rozzi che non vi fu mai un sovrano meno rispettato”.
morto nella notte; e che quindi lei, in pantofole e E che dire degli zii, duchi reali? “La più rara collezio-
INNAMORATA camicia da notte, era la nuova regina d’Inghilter- ne di poveracci che si possa immaginare”. Con queste
A sinistra, una ra. Un anno dopo, il 28 giugno 1838, fu incorona- premesse, all’ascesa al trono della giovane principes-
giovane Vittoria col ta nell’Abbazia di Westminster, indossando una lun- sa, bassina, colorita e rotondetta, sembrò spirare un
principe Alberto,
suo marito dal ga veste rossa bordata di ermellino, una corona co- venticello di aria fresca. Tanto più che Vittoria, co-
1840 al 1861, anno stellata di diamanti, rubini e zaffiri, e stringendo in me annotò lei stessa, entrò nel nuovo ruolo con stra-
in cui lui morì mano lo scettro. ordinaria facilità, persino in mezzo a lord e ministri
prematuramente. Regina a 18 anni. Alessandrina Vittoria, detta di Stato che avevano 3-4 volte la sua età, “come se fos-
A destra, l’attendente
John Brown, il “Drina”, venuta al mondo a Kensington il 24 maggio se sul trono da sei anni, anziché sei giorni”, commentò
cameriere scozzese 1819 da Edoardo duca di Kent (1767-1819), quar- il diarista Charles Greville.
che, secondo togenito di re Giorgio III, e dalla bellissima duchessa Parte del merito spettò al primo ministro lord Mel-
le malelingue Vittoria di Sassonia-Coburgo (1786-1861), alla na- bourne, aristocratico e beffardo leader dei whig, cioè
dell’epoca, fu forse
amante della regina. scita era appena quarta in linea di successione al tro- dei liberali, che la addestrò superbamente agli altis-
no. Orfana di padre a otto mesi, morti gli zii, re Gior- simi compiti di regnante d’Inghilterra e governatore
gio IV e suo fratello il duca di York senza lasciare figli supremo della Chiesa anglicana cui era destinata, e
legittimi, a 11 anni, piena di boccoli e appassionata per i quali l’educazione ricevuta dalla sua tata, la ba-
di bambole e cagnolini, fu nominata “erede presun- ronessa Lehzen, un’infarinatura di storia e geografia,
ta”. E perciò oppressa dalla madre (“la seccatrice più ballo, inglese e francese, era carente. Basti sapere che
implacabile e perseverante che ci sia” secondo il deputa- fino a tre anni Vittoria parlava solo tedesco.
to Thomas Creevey) che, come scrisse nel suo diario, Colpo di fulmine. A sua volta, il nuovo mento-
non la lasciava sola neanche di notte, la faceva segui- re fu gradualmente sostituito da un’altra figura ma-
re da un lacché in livrea, le vietava di scendere le sca- schile, addirittura abbagliante: Alberto di Sassonia-
le senza qualcuno che la tenesse per mano. Coburgo-Gotha, cugino di primo grado della giova-
Il prestigio della corona era stato messo a dura pro- ne Vittoria, che per lui cadde letteralmente in esta-
va dalla condotta scandalosa degli ultimi tre monar- si (“è bello... ha grandi occhi azzurri... naso delizioso...
ALAMY
BRIDGEMAN/MONDADORI PORTFOLIO

LUI era suo cugino, BELLO e AITANTE. Lei poco più che una
linea mirabile, larga in spalle e sottile in vita”, scriverà na, e ancora Luisa, Arturo e gli ultimogeniti – na-
sul diario nell’ottobre 1839) tanto da chiedergli aper- ti con il parto indolore (grazie a un fazzoletto imbe-
tamente di sposarla. Cosa che fece quattro mesi do- vuto di cloroformio premuto sul naso, ribattezzato
ALBUM DI
po, il 10 febbraio 1840, nella cappella reale del pa- l’“anestesia della Regina”) – Leopoldo, in seguito sco- FAMIGLIA
lazzo di Saint James, cerimonia seguita dal banchet- pertosi malato di emofilia (Vittoria ne era portatrice Sopra, Vittoria
to di nozze a Buckingham Palace, con torta da 150 sana), e Beatrice, Baby, la figlia prediletta, nel 1857. a 18 anni.
chili decorata da cupidi e cuoricini di raso. La cop- Austerità a corte. Il matrimonio fu, evidente- A sinistra,
Lord Melbourne,
pia partì subito dopo per un viaggio di nozze lampo mente, felice e fecondo, nonostante la coppia reale il primo ministro
nel Castello di Windsor: Alberto al galoppo, pallido avesse gusti diametralmente opposti: Alberto, spie- che la educò.
e in uniforme tra due ali di folla esultante, e la regi- ga la scrittrice Carolly Erickson, era stato educato ai Sotto, la residenza di
na al seguito in carrozza, raggiante nel suo vestito ar- principi del luteranesimo, non beveva e non fumava, Balmoral; il castello
scozzese era il buen
gentato trapunto di piume di raso. al fucile da caccia preferiva il pianoforte e alle dieci di retiro dei sovrani.
Pochi giorni dopo il ritorno, la nausea premoni- sera già sonnecchiava sul divano. Vittoria, gaia, ma
trice annunciò la nascita della principessa reale Vit- dal piglio autoritario, petulante per natura, adorava
toria, Vicky, il 21 novembre successivo. Nuovamen- viaggiare e ballare tutta la notte. Comunque sposò in
te incinta dopo soli tre mesi, la regina diede alla luce pieno la serietà del marito, trasformando la corte in
nel 1841 l’agognato erede maschio, Alberto Edoar- un modello di rispettabilità e decoro per far dimenti-
do, Bertie, futuro re Edoardo VII, cui seguirono, al care gli scandali passati. Introdusse una rigida etichet-
ritmo iniziale di uno ogni 12-16 mesi: la timida Ali- ta anche nella residenza secondaria di Windsor, pre-
ce, detta Alix, lo schivo Alfredo, la flemmatica Ele- tendendo il profondo inchino da parte delle dame,

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BRIDGEMAN IMAGES/MONDADORI PORTFOLIO


Arrivano i Windsor

N
on tutti sanno una nota commedia
che il nome shakespeariana Le
dell’attuale allegre comari di
casa reale inglese in Sassonia-Coburgo-
origine era un altro: Gotha (anziché di
Sassonia-Coburgo- Windsor).
Gotha. Il cambia- Montagne. In quel
mento si deve al frangente anche la
forte sentimento famiglia Battenberg,
anti-tedesco sorto dalla quale discen-
durante la Prima de Filippo, duca di
guerra mondiale, che Edimburgo e marito
RAGAZZINA, ma seduta su un trono raggiunse il suo api-
ce nel 1917, quando
dell’attuale sovrana,
cambiò nome in
un aereo Gotha G.IV Mountbatten (la
imponendo il colore delle piume nelle acconciature bombardò Londra. parola tedesca berg
femminili e persino quello degli abiti maschili. Per far dimenticare e quella inglese
Il principe consorte fu nominato tale solo nel 1857: ai sudditi britannici mount significano
IN POSA
Sopra, la regina
inizialmente accolto con diffidenza (“È tedesco”, fu il la parentela tra le entrambe “monte”).
Vittoria ritratta da lapidario giudizio di molti sudditi) non rimase con dinastie tedesca e Nel 1960 Elisabetta
Winterhalter (pittore le mani in mano ideando l’Esposizione universale del inglese, re Giorgio II (cugina di terzo
tedesco che ha 1851, che si tenne nel Crystal palace di Hyde Park, V, figlio di Edoardo grado del suo stesso
immortalato diversi VII e nipote della consorte, essendo
regnanti) nel 1859, una struttura lunga 650 metri e larga 225, con 76 mi- regina Vittoria, entrambi discen-
a 40 anni. la metri quadrati di spazi espositivi, visitati in sei mesi prese la decisione di denti di Cristiano
In alto a destra, da 6 milioni di persone. Un grande evento che pose assumere il cogno- IX di Danimarca e
Giorgio IV, lo zio re la Gran Bretagna alla testa del progresso tecnologico me inglese Windsor pronipoti di Vittoria)
che morì senza figli.
mondiale. Alberto rimise in ordine i conti della casa in sostituzione di ha confermato per
reale, abolendo sprechi e inefficienze, e nonostante Sassonia-Coburgo- sé e per i propri figli
le simpatie tory (conservatrici) divenne il più fidato Gotha, ramo minore il cognome Windsor.
della millenaria Ma in omaggio al
consigliere della regina, influenzandola sia in politica casata sassone dei marito ha scelto il
interna che sul fronte della politica estera. Wettin. Suscitando cognome Mount-
Inconsolabile. La prova evidente della simbio- con questo l’ironia batten-Windsor per
si in cui viveva la coppia reale fu la morte improvvi- del cugino, il kaiser gli altri discendenti
sa del quarantaduenne Alberto, il 14 dicembre 1861, Guglielmo, che pro- maschi, salvo le
causata da febbre tifoide, inizialmente scambiata per pose di ribattezzare altezze reali.

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Dopo la MORTE di
Alberto si ritirò dalla vita
PUBBLICA per dieci

MARY EVANS/SCALA
anni e indossò il LUTTO
per il resto della VITA
influenza (“Non c’è ragione di preoccuparsi”, disse il della sovrana con il suo attendente, il cameriere scoz- GENEALOGIA
medico sir James Clark). Evento che fece precipita- zese John Brown, più giovane di sette anni, onnipre- Nella cartolina,
re la consorte nel buco nero della depressione: “Non sente, attento e premuroso nel suo kilt con il tartan Vittoria con, in alto, il
muovevo un dito, non mettevo una cuffia o una gonna degli Stuart. Lo aveva scelto lo stesso Alberto nei gior- figlio Edoardo VII e la
moglie Alessandra di
senza la sua approvazione”, scriverà alla figlia. ni felici di Balmoral, la regina lo nominò addirittu- Danimarca; in basso
Vittoria si ritirò in un volontario esilio dalla vita ra lord. Le rimase al fianco fino alla morte improvvi- il nipote Giorgio V
pubblica e scelse di indossare il lutto per il resto della sa, all’età di 57 anni. Come conferma lo storico Ro- con la consorte Mary
vita. «Il culto funebre per il principe consorte», spie- land Marx, si sparse la voce di un loro matrimonio se- di Teck e il figlioletto
Edoardo VIII.
gava lo storico francese Roland Marx, docente alla greto, si ipotizzò addirittura che il vero motivo della In alto a sinistra,
Sorbona e autore di un saggio sulla regina, «sfiorò la volontaria reclusione di Vittoria fosse una gravidan- Vittoria e Alberto
morbosità: per quasi quarant’anni la vedova ordinò za. All’inizio del suo regno era stata chiamata ironi- nel 1854 in una
foto che rievoca il
che gli appartamenti del principe, rimasti immuta- camente “signora Melbourne” per l’ascendente che il loro matrimonio
ti, fossero riordinati, gli abiti spazzolati ogni giorno, primo ministro aveva esercitato su di lei, così adesso (avvenuto nel 1840).
acqua fresca versata ogni mattina nel suo lavabo». La passava per “signora Brown”.
residenza scozzese di Balmoral, acquistata dal prin- Dall’ironia al trionfo. Fu solo nei primi An-
cipe Alberto nel 1852, venne disseminata di obeli- ni ’70 che Vittoria riapparve gradualmente sulla sce-
schi, piramidi, cenotafi, statue e sedili di granito de- na pubblica, guadagnando in popolarità. Il motivo
dicati al “caro angelo, il più amato degli esseri viventi”. scatenante fu la vittoria elettorale del galante premier
In campagna la regina coltivava le sue passioni: il conservatore Benjamin Disraeli (eletto nel 1868 e di
piccolo ricamo, i cani, la botanica e l’ornitologia. Il nuovo nel 1874) che, contrariamente al rivale poli-
suo esilio volontario venne però accolto con sfavo- tico William Gladstone, le suscitava immensa fidu-
re crescente, resuscitò ondate anti-monarchiche (dal cia. La politica inglese in quegli anni cambiò: dopo
1840 al 1882 la regina Vittoria fu oggetto di sette at- il ruolo pacifista svolto dalla Corona nei decenni pre-
tentati) e alimentò nuove maldicenze sul rapporto cedenti, salva la partecipazione alla guerra di Crimea

64
regina (composto nel 1745 per re Giorgio II e per lei
cambiato dalla versione maschile God save the king).
Di fatto, la regina si occupava più degli affari dome-
stici delle sue dame – con inchieste penetranti su ca-
meriere e cuoche – che di foreign affairs. Vivo Alberto
“Vittoria fu in sostanza un semplice accessorio”, scrive-
va Lytton Strachey, biografo della sovrana. Poi lasciò
carta bianca ai suoi primi ministri. Durante il lutto
“le redini del potere caddero inevitabilmente nel pugno
vigoroso di Mr. Gladstone, di lord Beaconsfield (Disra-
eli, ndr) e di lord Salisbury. [...] Alla fine del suo regno,
la Corona era meno potente di quanto fosse mai stata in
qualsiasi altro periodo della storia inglese”.
L’epilogo. La sovrana uscì di scena pochi anni do-
po: morì il 22 gennaio 1901, nella tenuta di Osbor-
SCALA (3)

ne, sull’Isola di Wight, dove passava sempre il Nata-


le. Per aiutare i suoi sudditi a elaborare il lutto lasciò
istruzioni precise sulle sue esequie: tra le altre, l’abito
VERSIONE (1853-56), dal 1870 la regina sposò in pieno la po- bianco che avrebbe indossato, il velo da sposa, nella
NONNA litica imperialista, e il suo volto, trasfigurato da ca- mano destra un cappello del principe Alberto e, nel-
La regina Vittoria (a
sinistra) alle terme pelli bianchi, guance cascanti, occhi slavati, diven- la sinistra, un mazzolino di fiori a nascondere la foto
di Aix-les-Bains, sud tò l’immagine della grandiosità dell’Impero britan- e una ciocca di capelli di John Brown. Diresse persi-
della Francia, con la nico. Nel 1840 era finita sul primo francobollo del- no la regia del suo corteo funebre, con il feretro issa-
figlia minore Beatrice, la Storia, il famoso e raro Penny Black, ora fu ritratta to su un affusto di cannone, trasportato prima sul-
generi e nipotini.
La foto è del 1885. su piatti, tazze, monete e scatole di tè. Nell’immagi- lo yacht reale Albert, poi in treno fino alla stazione
nario collettivo la regina, imparentata con quasi tutte Victoria, quindi per le strade di Londra in un lento
le famiglie regnanti europee, divenne la “madre bian- e sontuoso corteo aperto dal figlio Edoardo VII (un
ca” e la “nonna d’Europa”. Furono avvolte nel trion- gaudente che lei aveva sempre disprezzato, conside-
fo e nell’adorazione le sue “nozze d’oro” con il regno randolo frivolo e irresponsabile). Gran finale al Ca-
(il giubileo del 21 giugno 1887) e quelle di diaman- stello di Windsor, dentro il mausoleo reale di Frog-
te (giubileo del 22 giugno 1897), vissute su una se- more, nella tomba di fianco al suo Albert. Anni pri-
dia a rotelle per i postumi di una caduta, tra teste co- ma vi aveva fatto incidere la frase: “Addio mio amato,
ronate, truppe coloniali e oceani di folla a cantare in qui, finalmente, riposerò con te”. •
coro, spontaneamente, l’inno britannico Dio salvi la Claudia Giammatteo

Costumi vittoriani
N
oto come “epo- come ha spiegato la i nudi femminili».
ca vittoriana”, il biografa americana Dall’altra, «il bor-
regno della re- Carolly Erickson: «Da ghese che di giorno
SCALA (2)

gina Vittoria cambiò una parte si copri- passeggiava per la


faccia all’Inghilterra vano le gambe dei City e frequentava i
trasformando l’agri- tavoli e dei pianoforti, club esclusivi, di notte
cola e aristocratica perché ricordavano sfogava nell’East End
Old merry England in quelle delle mogli, i i più bassi istinti. Don-
una potenza indu- vestiti non lasciavano ne nude si esibivano
striale, con un ceto scoperto nessun lem- sui palcoscenici dei
borghese e una popo- bo di pelle (a destra, locali notturni, o bat-
lazione in crescita (dal corsetto e stivaletti di tevano il marciapiede
1800 al 1851 passò seta, dal Victoria and nei parchi pubblici
da 9 a 21 milioni di Albert Museum di a prezzi bassissimi».
abitanti). Quest’epoca Londra), l’Economist Lo scenario ideale
GETTY IMAGES

ebbe anche un altro non parlava di pubbli- per le scorribande


tratto distintivo: una ca igiene per evitare sanguinarie di Jack
fenomenale ondata di termini sconvenienti lo Squartatore, che
puritanesimo e rigore e l’Accademia reale nel 1888 fece cinque
morale che nascon- di pittura vietava agli vittime.
deva molta ipocrisia, allievi non sposati

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UNTO DEL SIGNORE
AKG/MONDADORI PORTFOLIO

QUEL CHE RESTA


DI KAROLUS
Reliquiario con le
fattezze di Carlo
Magno conservato ad
Aquisgrana. Risale alla
metà del XIV secolo.
A sinistra, il signum
(la firma) del re: il
monogramma formato
dalle consonanti di
Karolus.
Da re dei barbari Franchi a IMPERATORE ROMANO e leader
della CRISTIANITÀ. L’incredibile ascesa di CARLO,
“MAGNO” per il suo biografo ma anche per la Storia

L’inventore del
MEDIOEVO
N
on si sa di preciso quando e dove fos- IN MANO SUA «la Francia e la Germania sono i partner principa-
se nato, eppure su Carlo Magno si è Qui sotto, la spada e il li, e in cui l’Italia padana è più integrata del Mez-
ricamato moltissimo. Per molti seco- fodero (d’oro e pietre zogiorno, la Catalogna più del resto della Spa-
li è stato tramandato come una sor- preziose) appartenuti, gna, mentre la Gran Bretagna continua a esserle
si ritiene, a Carlo
ta di quarto re magio o di Babbo Natale d’Oltral- Magno. Oggi sono al
in qualche misura estranea». Carlo ha “inventato”
pe (folta barba riccioluta, aria patriarcale) venu- Louvre di Parigi. anche la casa comune di rito latino, le famose “ra-
to a salvarci dal caos. Come in ogni mito, un po’ dici cristiane” cui si sono richiamati più volte pa-
di verità c’è. In fondo il Medioevo come ce lo im- pa Giovanni Paolo II e Benedetto XVI.
maginiamo oggi prese forma proprio nel segno di Conquistatore. Dal padre Pipino, il futuro
Carlo Magno. Carlo Magno ereditò, venticinquenne, una bella
Sulle tracce di un mito. Quello che sappia- fetta di Europa Centrale. Alla morte del fratello-
mo della sua vita è frutto di un mosaico plurise- rivale Carlomanno (771), con un colpo di mano
colare. «Più di mille storie, parzialmente o intera- si annesse il suo regno. Quando morì, a 72 anni,
mente apocrife», enumera lo storico Derek Wilson, nell’814, lasciò un impero più che doppio rispet-
«andarono ad aggiungersi al corpus delle opere che to al regno originario. Un dominio che andava dai
ne celebrarono i successi. Pellegrino, crociato, guer- Pirenei al fiume Elba, dall’Italia Centrosettentrio-
riero cristiano, cavaliere, esempio di perfetta monar- nale (Istria compresa) all’Ungheria fino al corso del
chia, specchio di moralità, principe colto, antenato Danubio. I Franchi si erano imposti da tempo su-
rivendicato da sovrani, protettore della Chiesa, san- gli altri popoli germanici, insediandosi in Gallia.
to». C’è persino chi ha raffigurato il re dei Franchi Quei barbari cristianizzati giganteggiavano sui lo-
come un goffo buontempone (da cui, pare, l’espres- ro rivali. E non è solo un modo di dire.
sione “fare le cose alla carlona”). Grand’uomo. Carlo Magno era un
Carlo Magno, però, non portava la colosso di quasi due metri (un record
barba, tutt’al più sfoggiava un bel paio per quei tempi). Merito forse dei suoi
di baffi, checché ne dicano i suoi gusti alimentari. Era un accanito consumatore di
ritrattisti postumi. Ed era, sì, qual- carne (ne mangiava ogni giorno, come del resto
che volta, buontempone, benché quasi tutti i nobili) e negli ultimi anni si ritrovò a
solo con amici e familiari: con chi litigare con i medici, che tentarono inutilmente di
gli faceva uno sgarbo o disubbidiva ai suoi ordini convertirlo a una “dieta” a base di bolliti.
sapeva essere spietato. E nessuno può negare che Per abbozzare il suo aspetto fisico possiamo ri-
abbia di fatto rifondato l’Impero romano d’Occi- farci al “ritratto” che dei Franchi fecero gli antichi:
BRIDGEMAN/MONDADORI PORTFOLIO

dente e plasmato l’identità d’un continente, l’Eu- rossi di capelli e con gli occhi azzurri, baffi sottili,
ropa che tuttora siede nei palazzi di Bruxelles e chiome fluenti e nuca rasata, abili a cavalcare e ma-
Strasburgo. neggiare la “francisca”, l’ascia da lancio che pren-
Carlo fu infatti il primo costruttore dell’Europa deva nome da loro. Erano abituati a guerreggiare
nordica e continentale. Quella latino-germanica, praticamente ogni estate, deliberando in assemblee
di cui, ha scritto il medievista Alessandro Barbero, generali di primavera le campagne militari.

67
BRIDGEMAN/MONDADORI PORTFOLIO (3)
I FRANCHI si imposero su TUTTI anche perché si
consideravano il popolo ELETTO dal Signore
Non erano solo il temperamento bellicoso o bru- no di quel popolo che si considerava eletto incro- ETÀ DELL’ORO
tali mire espansionistiche a spingerli alla conquista ciò quello del papato, insofferente al controllo di Sopra, un dipinto
continua. C’era anche il senso d’una missione da Bisanzio e nemico dei Longobardi (ariani). Pipino ottocentesco con Carlo
compiere: missione divina, naturalmente. III, salito al trono nel 751, venne consacrato re dal Magno che attraversa
le Alpi, nel 773.
Nella sua vita, Carlo non fece che portare alle papa e fu il primo “unto del Signore”. L’investitura A destra, Il trionfo
estreme conseguenze il senso di superiorità radica- divina, trasmessa dal vescovo di Roma, prese il po- della Virtù sul Diavolo,
to nella sua gente. sto del diritto di sangue e da allora fu il marchio di bassorilievo di un
Paladino. La dinastia merovingia, fondatrice del- autenticità dei re medioevali. artista della scuola
di palazzo di Carlo
la potenza franca, si credeva discendente da un prin- Un pio barbaro. Carlo interpretò radicalmen- Magno.
cipe troiano (Francione) e, dunque, consanguinea te la propria missione. Si credette, e fu ritenuto dai
dei Romani. Non solo: il capostipite Clodoveo si contemporanei, un novello re Davide o, meglio
era convertito al cristianesimo nel 496, aderendo alla ancora, una reincarnazione di Giosuè, il patriarca
confessione cattolica, mentre gli altri popoli barba- che aveva condotto gli Ebrei alla Terra promessa.
ri, Longobardi in testa, avevano abbracciato la dot- Non si limitò al ruolo di difensore della fede: si er-
trina ariana, giudicata eretica dalla Chiesa di Roma. se a guida morale e riformatore della Chiesa e della
Moralmente i Franchi si sentivano persino supe- società, che sotto di lui divenne feudale a tutti gli
riori ai Romani: questi ultimi, infatti, non aveva- effetti. Si dimostrò il vero capo del popolo di Dio,
no forse perseguitato i cristiani? Ben presto il desti- dettando la linea persino al papa.

68
La famiglia allargata dei carolingi

S
olo nel talamo Figliolanza. Carlo, (Ildegarda). Gli
coniugale Car- che pare fosse molto ultimi tre maschi
lo Magno non sensuale e passiona- li concepì dopo i
fu ligio alle regole le, ebbe 5 mogli, 6 sessanta. La sua
della Chiesa. Si man- concubine e almeno predilezione
tenne fedele alla tra- 20 figli (10 maschi andò comunque
dizione germanica, e 10 femmine). Il sempre alle
che considerava il primogenito, Pipino figlie, cui vietò di
matrimonio un con- il Gobbo, nato sposarsi. Il che
tratto senza valore come lui fuori dal alimentò il ma-
sacrale e consentiva matrimonio, venne levolo sospetto di
ripudio e due tipi di ripudiato assieme rapporti incestuosi.
unioni: il matrimo- alla madre in quanto
nio ufficiale, sancito erede illegittimo.
da un contratto pub- Carlo ribattezzò poi
blico, e la cosiddetta Pipino il succes- IL NIPOTE
Friedelehe, frutto di sore designato: Lotario, nipote di
un accordo privato Carlomanno, il Carlo Magno e re
ed equivalente al secondo figlio avuto d’Italia dall’822
nostro concubinato. dalla terza moglie all’850.

Per quanto legato a usi barbarici poco ortodossi


per un credente, specie nella vita privata (v. riquadro
in alto), Carlo credeva davvero nel dovere di persua-
dere i cristiani a vivere come una comunità di fratel-
li. È vero, amava i piaceri terreni (le donne, la cac-
cia, i cavalli, la cacciagione allo spiedo), ma era an-
che un uomo pio, che recitava le preghiere al matti-
no prima ancora di vestirsi, e assisteva a due messe
al giorno. Un potente che rifuggiva lo sfarzo e che,
anche mentre banchettava, amava farsi leggere passi
del De civitate Dei di Sant’Agostino, il suo vangelo
personale. Il libro di Agostino gli indicava la meta.
Condottiero. «Era necessario innalzare il pen-
siero dall’Urbe, la Città terrena, verso l’ordine in-
crollabile, la Città di Dio sorretta dall’amore», scri-
ve lo storico Franco Cardini. Per farlo, Carlo ri-
spolverò il ruolo, antichissimo, di sovrano media-
tore tra la Terra e il Cielo, re e sommo sacerdote
insieme. Convertire i pagani, anche con le armi,
divenne un imperativo. La lotta al paganesimo e ai
sacrilegi commessi dai pagani fu a un tempo mol-
la e alibi della sua azione di conquista.

69
GLI UFFICI DI
RAPPRESENTANZA
Il complesso
comprendeva la sala
per le udienze e per i
ricevimenti.

G. ALBERTINI

LE RESIDENZE
ABITUALI
In privato Carlo viveva
ancora alla vecchia
maniera dei Franchi:
all’interno di semplici
capanne.
CENTRO DI POTERE
Ad Aquisgrana, in Germania,
Carlo Magno stabilì la sua
residenza. Vi costruì un
maestoso palazzo, di cui

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oggi resta la raffinata
cappella
LESSING

Esemplare il caso italiano. Carlo superò le Al- ti fra Germania del Nord e Danimar-
pi nel 773 per soccorrere papa Adriano I, aggredi- ca. Durò, con varie pause, oltre 20 an-
to dal re longobardo Desiderio. Questo nonostan- ni. Appena si distraeva, i vicini, capeggiati
te i rapporti tra Franchi e Longobardi fossero sta- dal re Vitichindo, si sollevavano e contrattaccava- ETÀ DELL’ORO
ti sempre buoni. Carlo aveva persino sposato la fi- no. Carlo ricorse al pugno di ferro, giungendo fi- Sopra, una moneta d’oro
glia di Desiderio, quella che Manzoni, nell’Adelchi, no alla pulizia etnica e alle deportazioni. Promul- con l’effigie di Carlo.
chiamerà (inventandosi il nome) Ermengarda. Con gò una legge che li obbligava a battezzarsi e che pu- In alto a sinistra, il trono
un lungo assedio, Carlo espugnò Pavia. Dopodiché niva con la morte chiunque violasse precetti e sa- di Carlo Magno nella
Cappella Palatina della
in un solo colpo spedì in convento il rivale, creò lo cramenti cattolici. Cattedrale di Aquisgrana
Stato pontificio e si fece incoronare re d’Italia, in- Altrettanto implacabile fu, nel 787, quando inva- e un reliquiario (sempre
dossando la Corona Ferrea longobarda. se la Baviera per reprimere le fregole espansionisti- di Aquisgrana).
Nemici germanici. Dal 772 il gigante franco che di un certo Tassilone III, alleato dei Longobar-
aveva intrapreso un’altra guerra, la più lunga e san- di. Fu poi la volta degli Avari, stanziati tra Croazia
guinosa: quella contro i “cugini” Sassoni, stanzia- e Ungheria: ne risultò il più ricco bottino della sto-

70
LE TERME
Erano molto amate
da Carlo (grande
nuotatore). Le antiche
popolazioni celtiche si
insediarono in questi
luoghi proprio per le
sorgenti d’acqua calda.

CAPPELLA PALATINA
Fu consacrata nell’804.
AMMINISTRAZIONE Considerata un
Le altre aree capolavoro carolingio, la
comprendevano gli Cappella Palatina è oggi
uffici amministrativi, la il nucleo più antico della
guardia e la foresteria. Cattedrale di Aquisgrana.

ria carolingia (15 carri ricolmi di ori e di argenti). no sull’imponenza dell’esercito: schierando due o
In mezzo, una congiura sventata, ordita contro di tre armate alla volta e logorando l’avversario. E con-
lui dal figlio Pipino, e un fiasco in Spagna, dov’e- tando sulla cavalleria, resa invincibile anche dall’uso
ra intervenuto, sollecitato dal califfato di Baghdad, della staffa (impiegata dai popoli orientali ma poco
per spodestare l’emiro di Cordoba. La spedizione diffusa in Europa Orientale).
fallì e l’armata carolingia fu decimata dai Baschi (e La reggia. A quel punto, il re dei Franchi con-
non dai Mori, come tramanda la tradizione) al pas- trollava tutto l’ex Impero romano d’Occidente. Gli
so di Roncisvalle. Una disfatta che se non altro val- mancavano una reggia e l’incoronazione per dirsi
se all’Occidente un caposaldo della poesia epica, la imperatore a pieno titolo. Cominciò a edificare la
Chanson de Roland. sua Costantinopoli nel 794, ad Aquisgrana (oggi
Carlo sfuggì all’imboscata dei Baschi. Del resto, Aachen, in Germania). Una residenza maestosa,
nella sua lunga carriera di condottiero partecipò a che sfidava i palazzi dei re goti e dei basileis bizan-
pochi scontri in campo aperto: si distinse più per gli tini, e in cui sala del trono e chiesa si fondevano, si-
assedi. Per vincere, i Franchi del IX secolo puntava- gnificativamente, in un unico ambiente.

71
AGK/MONDADORI PORTFOLIO

ROGER VIOLLET/ALINARI

L’INCORONAZIONE dell’800 non


fu un atto di sottomissione al papa:
era la conferma che Carlo Magno guidava
la nuova POTENZA cristiana
Relax e cultura. Carlo, che amava nuotare e le di Carlo, Eginardo (v. riquadro a destra), scrisse MAI PERDERE
fare il bagno in folta compagnia, aveva scelto quel che il re era contrariato, quasi che l’investitura l’a- LE STAFFE
luogo anche per la ricchezza di acque termali: ave- vesse colto in contropiede. Sopra, Carlo contro i
va dotato la reggia di piscine d’acqua calda e se ne In realtà fu tutto concordato. Il papa l’aveva chia- Saraceni in Spagna nel
778. Secondo alcuni
stava volentieri a mollo, scherzando con le figlie o mato perché lo difendesse da una congiura di pa- storici l’impiego delle
discettando di religione e giustizia con l’amico Al- lazzo. L’imposizione della corona poteva esser in- staffe avvantaggiò i
cuino e altri sapienti. terpretata come un’affermazione di supremazia Franchi sul campo di
Seminalfabeta (era stato istruito dopo i trent’an- pontificia. In realtà era Carlo, ormai padrone d’Eu- battaglia. A sinistra,
il reliquiario con
ni), Carlo parlava il francone e leggeva il latino. ropa, a comandare. Lui stesso aveva messo sotto il braccio di Carlo
Apponeva giusto le sue iniziali su lettere e docu- processo il papa e aveva fatto annullare le decisioni Magno, amputato
menti, e tuttavia era animato da una profonda se- del concilio di Nicea, con il quale l’imperatrice bi- (pare) nel XII
te di conoscenza e aveva doti oratorie. Trasformò zantina Irene aveva restaurato il culto delle imma- secolo da Federico
Barbarossa. Il corpo
il suo palazzo in un centro di studi, la Scuola Pa- gini sacre. Carlo era infatti favorevole all’iconocla- del re fu dissotterrato
latina. Non solo. Riscrisse le regole del sistema ec- stia (la “guerra alle immagini sacre”) e Roma dovet- e smembrato per
clesiastico, emendò la Bibbia, uniformò gli usi li- te adattarsi. L’ex barbaro regnava di fatto sull’Urbe ricavarne reliquie.
turgici, promosse l’istruzione. Infine si propose e sull’Orbe. Dopo la sua morte, Carlo entrò diret-
come supremo custode dell’ortodossia cattolica: tamente nel mito. Quando, nell’Anno Mille, i suoi
un’autorità più forte del papa sul terreno specifi- (presunti) resti furono riesumati, chi c’era riferì che
co del papa. il re aveva ancora la corona in testa e stava seduto
Santificato. È vero, c’è la scena-clou dell’intera in trono. Le sue unghie avevano continuato a cre-
storia medioevale: la corona di “imperatore dei Ro- scere e il corpo, intatto, spandeva un soave profu-
mani” postagli in capo da Leone III, la mattina di mo. Come quello dei santi. •
Natale dell’800, in San Pietro. Il biografo ufficia- Dario Biagi

72
SCALA

IL MOMENTO CLOU
Papa Leone III incorona
Carlo Magno nella
cattedrale di San Pietro a
Roma in una miniatura del
Quattrocento.

COSÌ CARLO CONTROLLAVA TUTTO


L’organizzazione del regno carolingio fornì le basi della società feudale medioevale.
REGNI MARCHE CONTEE DIOCESI DUCATI
Entità territoriali come Raggruppamenti di varie Circoscrizioni Unità territoriali Territori divisi su base
l’Italia o l’Aquitania. contee in zone di confine. amministrative. appartenenti alla Chiesa. etnica, con capi locali.

RE MARCHESI CONTI VESCOVI DUCHI

I figli di Carlo Non erano nominati


(Carlo, Pipino e Ludovico dall’imperatore,
MISSI DOMINICI ma prestavano
il Pio).
giuramento di fedeltà.

Nominati dall’imperatore, erano gli “ispettori” imperiali inviati nel regno (di solito un conte e un vescovo).

Il nanerottolo che raccontò il gigante

T
utto quello che sappia- alla Vita divi Augusti di Svetonio: matica latina e abile archi- Il testamento di Carlo Magno, tratto
mo oggi di Carlo Magno identici la venerazione che tetto (progettò il palazzo di dalla Vita Karoli Magni di Eginardo.
lo dobbiamo a un homul- traspare per l’imperatore e l’ Aquisgrana), nel 796 subentrò
lus (omuncolo, come era detto interesse per gli aneddoti più ad Alcuino alla guida della
per via della statura, modestis- che per i grandi fatti storici. scuola pala-
sima se confrontata a quella In carriera. Dopo aver studiato tina. Morto
del suo idolo). Per il piccolo nel monastero benedettino di Carlo, rimase
Eginardo, Carlo era Magno in Fulda, nell’attuale Germania, a corte come
tutti i sensi, come raccontò nel- nel 790 Eginardo fu chiamato confidente di
la sua Vita et gesta Karoli Magni, alla corte di Carlo, diventando Ludovico il Pio
scritta qualche anno dopo la presto uno dei suoi consiglieri e consigliere di
morte del sovrano e ispirata più fidati. Esperto di gram- Lotario I.
POTERE TOTALE

Luigi XIV volle riportare l’ASSOLUTISMO


nella monarchia. Anche a costo di IMPORRE a
ministri e cortigiani RITUALI imbarazzanti

Il S LE
di Francia
P
arigi, 23 febbraio 1653. Nella residenza re- Avendo il re appena 5 anni, le leve del comando A CAVALLO
ale del Louvre è in programma il Ballet de andarono alla madre, affiancata nel compito dal pri- Ritratto equestre
la nuit, una specie di rave party di corte: dal mo ministro, il cardinale Mazarino. «Era quest’ul- di Re Luigi XIV
(1638-1715) di
tramonto all’alba saranno inscenate coreo- timo a esercitare il grosso del potere», spiega Moro. René-Antoine
grafie ispirate al mondo dell’antica Grecia. Piatto «Ma la gestione del governo da parte di ministri for- Houasse.
forte dell’esibizione è la performance del dio Apol- ti non era certo una novità nella monarchia france-
lo (protettore delle arti e cocchiere dell’astro sola- se. Lo stesso Luigi XIII aveva avuto al fianco il po-
re), interpretato per l’occasione da un ragazzino abi- tentissimo cardinale Richelieu, che finì per esercita-
le nella danza e con un nome che pesa: Luigi XIV re quasi più potere del sovrano».
di Borbone, erede designato al trono di Francia. Il La politica di Mazarino, improntata al motto “più
giovane indossa un appariscente costume a forma di tasse per tutti”, portò nel 1648 alla rivolta di alcuni
Sole, e per farlo ha due valide motivazioni: la pri- esponenti del Parlamento parigino. Quest’ultimo,
ma è che tale veste ben si addice al personaggio di nato nel XIII secolo, era al tempo una corte di giu-
Apollo; la seconda, come scriverà egli stesso, è che stizia, con alcuni poteri amministrativi, che poteva
“il Sole, per lo splendore che lo circonda, per la luce che opporsi agli editti regi. Ai “parlamentari” si unirono
comunica agli altri astri […] per il bene che produce larghe frange del popolo, che manifestarono la lo-
ovunque […] è certamente la più viva e più bella im- ro rabbia a colpi di “fronda” (la fionda, da cui il no-
magine per un grande monarca”. me del movimento) costringendo la corte alla fu-
Re bambino. «Grande, Luigi XIV lo fu veramen- ga da Parigi.
te», conferma lo storico Roberto Moro, già docen- «Per il piccolo Luigi fu un vero trauma», racconta
te di Storia delle dottrine politiche all’Università di Benedetta Craveri, storica della letteratura francese
Milano. «Soprattutto se si pensa alla capacità che eb- e studiosa dell’ancien régime. «L’esperienza della fu-
be di teatralizzare il proprio potere, tanto da farne ga si impresse a fuoco nella sua memoria e soprat-
un geniale strumento di comunicazione politica». tutto lo convinse della necessità di governare il Pae-
Il “genio coronato” in questione era nato il 5 set- se con il pugno di ferro». Rientrata la corte a Parigi,
tembre 1638 a Saint-Germain-en-Laye, un piccolo scoppiò una seconda rivolta della Fronda. In rotta
borgo alle porte di Parigi. Figlio di Anna d’Austria di collisione con Mazarino e il piccolo sovrano furo-
(un’Asburgo) e del re francese Luigi XIII (un Bor- no stavolta i nobili, dei quali Luigi aveva una pessi-
bone), alla morte di questi (il 14 maggio 1643) ere- ma opinione: “Il difetto della nobiltà è di essere piena
ditò il trono. di usurpatori […] con titoli ottenuti per denaro e non

74
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Il lungo regno di re Luigi

L
uigi XIV è conside- di fatto assunta dalla Ad avere la meglio è, un
rato un “grande madre e il governo è anno più tardi, l’esercito
re” anche perché affidato al cardinale francese. Luigi vede così
regnò a lungo (61 anni, Mazarino. ampliati i propri domini
più la reggenza) e fu 1654 Il 7 giugno, nella sul continente.
protagonista di eventi Basilica di Saint-Denis, il 1682 Luigi XIV ordina
decisivi per la Francia. giovane Luigi è incoro- all’intera corte e ai
Ecco i fatti salienti della nato re. personaggi politici più
sua vita e del regno. 1660 Sposa Maria Teresa importanti di trasferirsi
1638 Il 5 settembre a di Spagna. dal palazzo del Louvre
Saint- Germain-en-Laye 1661 Morto Mazarino, nella nuova reggia di
nasce Luigi di Borbone, Luigi prende le redini Versailles, una ventina
primogenito del re di del regno cominciando di chilometri a sud di
Francia Luigi XIII e di subito ad “accentrare” Parigi.

LEEMAGE/MONDADORI PORTFOLIO
Anna d’Austria. su di sé il potere. 1683 Muore Maria Te-
1643 Luigi XIII muore e 1667 Comincia la guerra resa di Spagna, moglie
il potere passa formal- contro la Spagna per il di Luigi. Il sovrano si
mente nelle mani del controllo delle Fiandre consolerà molto presto
figlio: la reggenza è (Guerra di devoluzione). con numerose amanti.

Per CONGEDARSI dal re bisognava arretrare pian piano


INCHINATI fino all’uscita dalla sala delle UDIENZE
per merito”, annoterà nelle sue Memorie. Questa se-
conda ondata di proteste fu più violenta della prima
e portò la corte a un nuovo esilio.
Pochi mesi prima del Ballet de la nuit del 1653
era tornata la calma, ma il re fanciullo aveva ormai
in mente una sola cosa: prendere in mano le redini
del regno e raddrizzarne le sorti. Ma tra il dire e il fa-
re c’era sempre di mezzo l’ingombrante cardinale.
Al potere! Il 7 giugno 1654, poco prima del suo
sedicesimo compleanno, a Luigi XIV fu finalmen-
te posta la corona in testa. «Ma dovettero trascorre-
re ancora 7 anni affinché il nuovo re potesse davve-
ro entrare in scena da protagonista», avverte Moro.

LESSING/CONTRASTO
Facciamo due conti: 1654 più 7 uguale 1661, ovvero
l’anno di morte di Mazarino, che si spense il 9 mar-
zo. «Fu solo in quel momento che il Re Sole diven-
ne tale, impossessandosi del regno».
Il suo assolutismo si espresse nei settori chiave. quale fece infuriare ulteriormente la nobiltà france- NOZZE
Per risanare l’economia di una Francia sull’orlo del- se autorizzando la promozione di tutti quei solda- COMBINATE
la bancarotta Luigi ingaggiò l’economista Jean-Bap- ti che si fossero distinti in battaglia anche se privi di Il matrimonio di Luigi
tiste Colbert, nominato nel 1665 Controllore gene- titoli nobiliari. Nel suo genere, fu una rivoluzione. con Maria Teresa degli
Asburgo di Spagna,
rale delle finanze. Questi aumentò le tariffe dogana- «La grande differenza con la politica del passato», avvenuto il 9 giugno
li per sfavorire le importazioni e incentivare l’espor- spiega Moro, «stava nel fatto che in questo proces- 1660. In alto a sinistra,
tazione di merci francesi, usando poi il ricavato per so di accentramento del potere Luigi (cui non a ca- Luigi XIV in fasce
finanziare l’industria nazionale, posta sotto il diret- so si attribuisce la frase “lo Stato sono io”) era davve- ritratto in braccio
alla nutrice, Marie de
to controllo della corona. ro il cuore di tutto: sia Colbert che i Le Tellier erano Longuet. A destra,
Poi il sovrano si dedicò all’esercito, affidandone la considerati semplici dipendenti, che mai avrebbero Luigi XIV in abito da
riorganizzazione a Michel Le Tellier e al figlio, mar- avuto lo stesso margine di azione concesso in passa- cerimonia.
chese di Louvois. Questi tolsero a nobili e signorotti to a Richelieu e Mazarino».
locali ogni residua competenza sulla direzione del- Peraltro, da consumato attore qual era, il re si
le armate trasferendola direttamente al sovrano, il divertiva a favorire ora uno ora l’altro dei suoi

76
LEEMAGE/MONDADORI PORTFOLIO
1685 A Fontainebleau il Trattato di Utrecht
viene siglato un editto assegna il Regno
che, annullando le di Spagna a
garanzie di libertà Filippo d’Angiò, suo
religiosa concesse dal nipote.
precedente Editto di 1715 Il 1° settembre
Nantes, costringe quasi Luigi XIV muore nella
300mila protestanti sua camera da letto a
ugonotti alla fuga. Versailles, situata nell’e-
1700 Il sovrano spagno- satto centro del palaz-
lo Carlo II muore senza zo. Viene sepolto nella
lasciare eredi. Scoppia Basilica di Saint-Denis.
la Guerra di successione
spagnola: i Paesi di
mezza Europa tentano
con le armi di imporre il
proprio candidato.
1713 Luigi esce vitto-
rioso dallo scontro e
Il CERIMONIERE Vatel nel 1671 si tolse la VITA perché
il pesce non arrivò in TEMPO per la cena del sovrano

LEEMAGE/MONDADORI PORTFOLIO (2)


collaboratori, mantenendosi così saldamente al ad attenderli c’era uno stile di vita privilegiato e lus- OLTRAGGIO
centro del governo. Ma il suo capolavoro assoluti- suoso, cadenzato da feste e innumerevoli occasio- AL SOLE
sta doveva ancora venire. ni mondane. Gli attori della
Commedia dell’Arte
Trasloco di lusso. Come sfondo scelse una pic- «Molti di loro cominciarono a fare a gara per ve- cacciati da Parigi
cola tenuta nella campagna parigina, in località Ver- dersi assegnati gli alloggi più esclusivi, ossia il più per avere ironizzato
sailles, utilizzata in genere come base per le battu- possibile vicini a quelli del sovrano», riprende Mo- sull’amante del re.
te di caccia. «Qui fece costruire una reggia grande ro. «Pian piano a Versailles si ricreò una socialità ur- A sinistra, Luigi fece
ritrarre anche i suoi
quanto una città nella quale il sovrano portò ai mas- bana, con tanto di botteghe artigiane, strade affolla- cani preferiti: Pompée
simi livelli la messa in scena del suo potere», raccon- te e curiosi di ogni tipo. Inoltre, per dare ulteriore lu- e Florissant.
ta la Craveri. stro alla sua immagine, Luigi si circondò di schiere di
L’idea era ribaltare lo schema secondo il quale il re artisti, tutti pronti a omaggiarlo con dipinti nei qua-
doveva viaggiare attraverso il Paese per tenere sot- li veniva spesso raffigurato con le sembianze d’una
to controllo la nobiltà locale e mostrarsi ai sudditi. divinità, come gli imperatori ellenistici e romani».
D’altronde, pensò Luigi, se il Sole si trovava al cen- Cerimoniosi. La rappresentazione del potere die-
tro dell’universo (così si credeva allora) lui avreb- de però il suo meglio nei cerimoniali che regolavano
be dovuto stare al centro del regno, con tutti gli al- la vita di corte, la famigerata “etichetta”. «Una delle
tri “pianeti” (nobili in primis) a orbitargli attorno. peculiarità della monarchia francese fu quella di ab-
All’origine di Versailles c’era un semplice ragiona- battere ogni distinzione tra privato e pubblico, tra-
mento: se aristocratici ed esponenti di governo aves- sformando ogni attività, anche la più intima, in un
sero trascorso le proprie giornate sotto lo sguardo vi- evento», spiega la Craveri. Per farsene un’idea sareb-
gile del re non avrebbero più avuto occasione di tra- be bastato assistere al rituale quotidiano del lever du
mare contro di lui. Oltre a ciò, spostarsi fuori da Pa- roi, il risveglio del re.
rigi avrebbe significato per il re lasciarsi alle spalle il La cosa funzionava così: a dare la sveglia era un
pericolo delle rivolte popolari. Due piccioni con una valletto che dormiva ai piedi del letto, mentre i mi-
fava, insomma. E così, dal 1682, tutta la nobiltà e gliori cuochi del regno si davano da fare per prepa-
l’entourage reale furono costretti a traslocare nell’im- rare la colazione e, poiché lo “spettacolo” era pubbli-
mensa reggia, tra boschi e giardini all’italiana, ma a co, alcuni paggi facevano entrare nella stanza i mem-
stretto contatto con il sovrano. bri della corte autorizzati. Tra di loro vi erano il gran
In città rimase il Parlamento, al quale nel 1673 ciambellano e il primo cameriere, che portava scarpe
fu tolto il “diritto di rimostranza”, ovvero la facol- e vestiti al sovrano, che a quel punto si alzava in pie-
tà di opporsi agli editti del re, svuotandolo di ogni di per essere avvicinato dal maestro guardarobiere, il
significato. Per quanto riguarda invece i cortigiani, quale, con l’aiuto di un valletto, aveva il compito di

78
E l’Olimpo si trasferì nella reggia di Versailles

P FAMIGLIA DIVINA
er rendere più efficace Travestimenti. Nel dipinto del Venere e assegnata al fratello
la propria “rivoluzione” pittore di corte Jean Nocret, del re, considerato effeminato Luigi XIV e la famiglia
assolutista, Luigi XIV si del 1670, i reali di Francia (6); Apollo, dio del Sole (7); Giu- reale nei panni degli
affidò anche alla propaganda. “interpretano” i seguenti ruoli: none, dea del matrimonio (8); dèi, in un celebre
Come in seguito (e per la verità Anfitrite, ninfa marina (1); Cibe- Zefiro, messaggero degli dèi dipinto conservato
anche prima) altri sovrani, le, dea-madre (2); Diana, dea (9); Cupido (10) per il primo- a Versailles. Nello
si fece ritrarre con la famiglia della caccia (3); le tre Grazie (4); genito; quattro amorini per le schema, la corona
nei panni delle divinità dell’O- Flora, dea della primavera (5); figlie morte in fasce (11) e per indica i sovrani, gli
anelli i matrimoni.
limpo greco-romano. Stella mattutina, assimilata a gli altri due figli (12 e 13).

Margherita, Elisabetta Filippo


4 e Maddalena 8 Maria Teresa 13 (1668-1671)
Gastone di Spagna
d’Orléans (1638-1683)
(1608-1660) Maria Teresa
Anna Maria Luisa 12 (1667-1672)
3 d’Orléans Luigi XIV
Maria (1627-1693) 7 Anna Elisabetta
de’ Medici Anna d’Austria (1638-1715)
2 (1662-1662)
(1575-1642) (1601-1666)
Filippo 11 Maria Anna
d’Orléans (1664-1664)
Enrico IV Luigi XIII 6
(1553-1610) (1601-1643) (1640-1701) Luigi il
10 Gran Delfino
Enrichetta (1661-1711)
5 Stuart
Enrichetta (1644-1670) Maria Luisa
1 Maria di Francia 9 d’Orléans
(1609-1669) (1662-1689)
BRIDGEMAN/MONDADORI PORTFOLIO

4
7
5

6
2
1
8

9 10
13

12
11
Il Re Sole MORÌ di cancrena per la
GOTTA di cui soffriva. E pare che alla
sua morte il POPOLO abbia esultato

sfilargli la camicia da notte e di vestirlo. «Tutte que- Ma se il potere del sovrano era emanazione diret- ACCADEMICI
ste mansioni erano assegnate a nobili, trasformati in ta della volontà divina, allora avrebbe dovuto affer- Il ministro Colbert
questo modo in semplici maggiordomi», spiega Mo- marsi anche sulla Chiesa. Detto fatto. Il re stabilì che (vestito di nero)
ro. «Il risveglio era solo uno dei tanti momenti della ogni disposizione papale fosse dichiarata nulla se pri- presenta a Luigi XIV
i membri
giornata dominati dall’etichetta: ogni gesto del so- va del suo consenso. Sotto la bandiera del cattolice- dell’Accademia reale
vrano era infatti accompagnato da un qualche ritua- simo affermò la supremazia dello Stato scagliandosi delle scienze, da
le, e prendervi parte era considerato un privilegio». dapprima contro il giansenismo (una corrente dis- lui fondata nel 1666.
«Tra questi privilegi c’era persino quello di assi- sidente che predicava il ritorno a un comportamen-
stere alle funzioni fisiologiche di Luigi», aggiunge la to più conforme al messaggio originario dei Vange-
Craveri. «Segno di quanto il sovrano stesso fosse in li) e quindi contro gli ugonotti (i protestanti d’Ol-
fondo prigioniero di quest’etichetta implacabile». tralpe), ai quali revocò la libertà di culto concessa nel
L’unica consolazione sembrava essere, per il re, la fre- 1598 con l’Editto di Nantes.
quentazione delle sue numerose amanti, in partico- Conquistatore. «Sgombrato il Paese da ogni op-
lar modo dopo il 1683, anno di morte della moglie posizione, l’unica cosa che gli rimaneva da fare era
Maria Teresa di Spagna. riuscire a portare la propria luce oltre i confini fran-
Grandeur. A Versailles, Luigi XIV espresse la cesi», riprende Moro. «Luigi XIV intendeva infatti
sua idea di potere al meglio, costringendo l’aristo- porre la Francia al centro della politica europea, co-
crazia in una prigione dorata e demolendo la con- sì come egli stesso era al centro della Francia». Que-
cezione del sovrano primus inter pares. Quello che sti sogni di grandeur portarono il Paese a una serie
si andava formando era invece il principio del a deo di conflitti che devastarono il morale della popola-
rex, a rege lex (“da Dio viene il re, dal re la legge”). zione nonché le casse del regno. Quella di Luigi fu

80
Il tocco magico del re taumaturgo

“L
a fede nel dinastia), il primo a far
miracolo fu guarire miracolosamen-
creata dall’i- te i francesi. Una dote
dea che doveva esservi che sarà poi attribuita
un miracolo”. È così che ai suoi discendenti,
lo storico Marc Bloch ha incluso Luigi XIV. E in-
spiegato il fenomeno cluso anche Guglielmo
dei “re taumaturghi” il Conquistatore (1028-
(dal greco thaûma ed ér- 1087) che esportò la
gon, “miracolo” e “ope- taumaturgia oltre
ra”). Erano taumaturghi la Manica.
i re che (dal Medioevo Scrofolosi. La specia-
fino al XIX secolo) furo- lità dei re taumaturghi
no considerati in grado era la scrofola, ovvero
di far guarire i sudditi l’adenite tubercolare:
con l’imposizione delle un’infezione delle
mani. ghiandole linfatiche
Guaritori. La sto- che si manifesta con
riografia assegna ai lesioni cutanee a inter-
Capetingi, antica casata mittenza. E i miracoli?
francese, il primato Come ha scritto lo
taumaturgico. storico Jacques Le Goff
Fu Roberto II il Pio (972- «i casi in cui il male
1031), figlio di Ugo resisteva al tocco, li si
LESSING/CONTRASTO Capeto (fondatore della dimenticava presto».

un’epoca di guerre e sacrifici per i francesi. Fu pe-


rò un periodo di grande gloria.
«A conti fatti, pur se sul piano internaziona-
le le conquiste furono limitate, Luigi seppe con- Luigi IX il Santo
guarisce uno
solidare l’egemonia della Francia sul continen- scrofoloso,
te», dice Moro. «Il francese divenne allora la lin- in un dipinto
gua ufficiale di tutta l’élite europea, artisti e let- del Seicento.
terati transalpini venivano acclamati e imitati
ovunque».
Alcuni di questi intellettuali furono servi tra
i servi, ma altri entrarono nelle sue grazie. Per
esempio i drammaturghi Molière e Racine. Ma
fu con il compositore di origini italiane Jean-Bap-
tiste Lully che Luigi XIV ebbe i legami più pro-
fondi e proficui ai fini della creazione di un’aura
assolutista. Era stato proprio lui, quel 23 febbra-
io del 1653, a insistere perché il giovane re si pre-
sentasse sul palco con le sembianze del Sole. Un
BRIDGEMAN/MONDADORI PORTFOLIO

contributo decisivo a un’immagine regale che sa-


rebbe passata alla Storia. •
Matteo Liberti
RIVOLUZIONE

Una
FAsenza
VOLA
LIETO
FINE
Odiata perché REGINA di Francia “
N
on ho bisogno di nulla, è tutto fini-
to per me”. Da sola, singhiozzando,
ma di origine AUSTRIACA, fu passò la sua ultima notte in cella.
Non le concessero l’abito nero da
travolta dalla RIVOLUZIONE vedova, perciò sotto lo sguardo morboso delle guar-
die indossò il semplice vestito bianco di tutti i gior-
del 1789, che ne infangò ni, le calze nere di seta e quel che restava delle pan-
l’immagine. Ma chi fu davvero tofoline color prugna con cui era stata portata nella
prigione della Conciergerie, la cosiddetta “anticame-
MARIA ANTONIETTA? ra della ghigliottina”. Con enormi cesoie il boia le
tagliò i radi capelli, ormai completamente bianchi,
e con le mani legate dietro la schiena la caricò sul
carro che la condusse a Place du Carrousel.
Durante la tetra processione i parigi-
ni la irridevano: meno di vent’anni
prima l’avevano acclamata delfina
di Francia. Ora era “l’altezzosa Au-
striaca gonfia del sangue del popolo”:
una regina spogliata del suo ruo-
lo, nuda nella sua vulnerabilità.
Pallida e smunta, imperturbabile,
scese dal carro e salì i gradini del
patibolo, con quel suo passo “sci-
volato” che nei saloni di Versailles,
una vita fa, i cortigiani guardavano
estasiati: “La regina ha tanta grazia che
quando cammina non tocca terra”, dice-
vano. Invece quel giorno pestò un piede al
boia: “Non l’ho fatto apposta”, si scusò. E alle do-
dici e quindici del 16 ottobre 1793, la ghigliottina
A MORTE fece il suo pietoso lavoro: il pubblico in delirio ap-
LA STRANIERA!
La regina di Francia
plaudì la testa sanguinante della nemica di Francia.
Maria Antonietta Colpevolmente austriaCa. Si era meritata dav-
accompagnata vero questa fine? Maria Antonietta non fu né la san-
al patibolo (16 ottobre ta della monarchia, né la strega della rivoluzione: eb-
1793). Sopra, la regina
con abiti contadini:
be pregi e difetti, ma quel che i francesi non le per-
amava indossarli con donarono fu che fosse austriaca. Nemica da sempre,
le amiche nel “borgo” l’Austria aveva stretto con la Francia una innaturale
di Versailles. alleanza in funzione antiprussiana (1756). Il trattato
era solo un atto formale: gli austriaci continuarono
a considerare i francesi frivoli e incapaci di fermezza,
mentre i francesi continuarono a temere che gli au-
striaci volessero approfittarsi di loro.
All’epoca Maria Antonietta era ancora in fasce. La
dolce metà di una “coppia pestilenziale”, come la de-
finirono i rivoluzionari, era la quindicesima “picco-
la, ma perfettamente sana arciduchessa” d’Austria e di
Lorena, nata il 2 novembre 1755 in quello che og-
gi è il salone ufficiale del presidente della Repubbli-
ca austriaca. I suoi genitori, Maria Teresa d’Asburgo
e Francesco I imperatore del Sacro romano impero,
la chiamarono Maria Antonia Josepha Joanna, ma
in famiglia fu sempre Antoine.
ROGER-VIOLLET/ALINARI

Nel 1767, quando il vaiolo mandò all’aria i pia-


ni dell’imperatrice, portandosi via una figlia e de-
turpando il viso di un’altra, Maria Teresa non aveva

83
RMN/ALINARI (2)
RUE DES ARCHIVES/MILESTONE

LESBICA SPREGIUDICATA INFEDELE

Le origini AUSTRIACHE contribuirono ad alimentare sospetti


e MALDICENZE sul conto della regina da parte dei FRANCESI
ancora progetti matrimoniali per la pigra e viziata do- sa austriaca dal sorriso radioso. Ma la cerimonia più LA MACCHINA
dicenne. Nel consueto gioco delle coppie cui erano importante fu la “messa a letto” della giovane cop- DEL FANGO
destinate le donne delle case regnanti, il nome di An- pia», scrive Antonia Fraser, storica inglese, autrice di Stampe dell’epoca, di
toine finì così, inaspettatamente, accanto a quello del un saggio su Maria Antonietta. simpatie giacobine,
ironizzavano sui
delfino di Francia Luigi Augusto. La bambina non I consuoceri erano sicuri che, sotto le lenzuola, ma- presunti vizi della
era stata preparata ad affrontare una corte stranie- rito e moglie avrebbero portato a termine il loro com- regina. A destra, Maria
ra: bisognava rimediare nel minor tempo possibile. pito: mettere al mondo un erede. Le speranze, però, Antonietta in un
ritratto della scuola
Sua madre, di gusti più difficili di quelli del gio- erano mal riposte. Lo sposo aveva degnato la delfina pittorica austriaca.
vane Wolfgang Amadeus Mozart, che pare fos- di un unico abbraccio, quando si erano incontrati la
se rimasto folgorato dalla bella e bionda coetanea, prima volta: per i successivi sette anni non le avreb-
non era affatto soddisfatta di quel che vedeva: fe- be concesso molto di più. Fedele al ruolo di mo-
ce raddrizzare i denti della figlia con un sistema di glie devota, Antoinette, come la chiamavano a Ver-
fili di metallo, il “pellicano”, e si rivolse a un no- sailles, faceva buon viso a cattiva sorte: non cercava
to parrucchiere parigino per nasconderle l’attacca-
tura irregolare dei capelli. La costrinse a indossare
corsetti imbottiti per mascherare la spalla più alta
dell’altra, ma solo il tempo avrebbe posto rimedio “Mangino brioche”: chi l’ha detto?

“N
alla magrezza di Antoine e al suo scarso seno, nota- on hanno il di grano per non “Pane, pane”. Secondo
to con rammarico dal futuro suocero, il donnaiolo pane? Che rovinare i preziosi la contessa di Boigne,
re Luigi XV. Non era consolante sapere che, a cul- mangino raccolti? Pare di no. dama di Maria Anto-
tura, la ragazzina era messa anche peggio. Quan- le brioches”. Così, nel Trascorsi. L’aned- nietta, apparteneva
do fu promessa in sposa, scriveva con estrema len- 1775, mentre imper- doto era noto da un invece a un’altra zia,
versava la “guerra secolo. Lo conosceva Victoire. Ma è solo
tezza, leggeva a stento ed era incapace di concen-
della farina”, Maria il filosofo Rousseau nelle memorie del co-
trarsi. E benché il nuovo precettore fosse riuscito Antonietta avrebbe ben prima che Maria gnato di Antoinette,
a darle l’infarinatura necessaria a non sfigurare, lei liquidato il problema Antonietta nascesse, il conte di Provenza,
non diventò mai un’intellettuale. dei parigini. Ma po- e nel 1751 la frase che il mistero si chia-
La deLfina. Pronta o meno che fosse, la picco- teva, una frase tanto era stata affibbiata a risce. Il pâté en croûte
la austriaca lasciò la sua casa il 21 aprile 1770. Il di- infelice, appartenere una zia di Luigi XVI, gli faceva tornare alla
stacco tra madre e figlia fu innaffiato di lacrime. “Se alla sensibile Maria Madame Sophie, che mente una frase della
Antonietta, unica fra l’avrebbe pronuncia- sua antenata, Maria
si considera soltanto la grandezza della tua posizione, sei
tutti i componenti ta quando suo fratello Teresa di Spagna,
la più felice delle tue sorelle e di tutte le principesse”, l’a- della famiglia reale (delfino di Francia che moglie di Luigi XIV:
veva consolata Maria Teresa, spedendola nelle mani francese a rifiutarsi morì prima di salire “Se non c’è pane, che la
di quel goffo, insicuro, apatico ragazzone che era il di passare con la al trono) fu assalito gente mangi il pâté en
delfino di Francia. «Il 16 maggio, tremante e svoglia- carrozza sopra i campi a Parigi al grido di croûte”.
to, Luigi Augusto infilò la fede al dito della grazio-

84
La tragica vita di una regina

LEEMAGE
2 novembre 1755 4 maggio 1789
Maria Antoniet- Inaugurazione
ta nasce alla degli Stati gene-
Hofburg di Vien- rali, ostili alla
na, in Austria. monarchia.

13 giugno 1769 21 giugno 1791


È dichiarato La famiglia reale
ufficialmente il tenta la fuga, ma
fidanzamento di è riconosciuta e
Maria Antonia. arrestata.

16 maggio 1770 21 gennaio 1793


Sono celebrate le A Place de la
nozze: diventa Concorde il re è
delfina di Francia. giustiziato sulla
ghigliottina.
22 ottobre 1781
Nasce l’erede 14 ottobre 1793
maschio Luigi Inizia il proces-
Giuseppe, che so alla regina,
muore giovane. accusata di alto
tradimento.

16 ottobre 1793
La regina viene
giustiziata sulla
ghigliottina.
Ostile a ogni COMPROMESSO con le idee liberali,
provò a SALVARE la monarchia assoluta con continui
contatti con gli ARISTOCRATICI emigrati
altrove ciò che il marito non le dava, na di Francia: a quel punto la nascita di L’AMANTE
ma mentre lui si dedicava esclusi- un delfino si fece necessaria. La vi- SVEDESE
A sinistra, il conte
vamente alla caccia, lei riempiva ta sessuale della regina era sempre Hans Axel von Fersen:
il vuoto con lo shopping, i di- stata l’argomento preferito della fu il presunto amante
vertimenti e le amicizie. Ar- corte ma, contro ogni pronosti- della regina Maria
ricchì la sua stilista, Rose Ber- co, i crudeli libretti porno sui Antonietta.
tin, a corte ribattezzata “mi- suoi presunti amori lesbici con
nistro della Moda”; affidò le le dame di compagnia si ina-
sue imponenti acconciatu- sprirono quando la coppia reale
re al famosissimo coiffeur pa- uscì dall’impasse. Solo un aman-
rigino Léonard; dilapidò fortu- te avrebbe potuto darle dei figli,
ne giocando d’azzardo e non perse sostenevano le malelingue. Invece,
mai un ballo o uno spettacolo. Insom- il 30 agosto 1777, poco più di due an-
ma: si adattò in fretta alle consuetudini del- ni dopo l’incoronazione, Luigi XVI era di-
la corte francese. ventato un marito a pieno titolo: lo aveva soccorso
Oltre le frivOlezze. Per quanto apparisse fri- il fratello maggiore della regina, l’imperatore Giu-
vola e senza pensieri, al punto da attirare le critiche seppe II, dispensando consigli pratici ai due “perfet-
del principe di Lignes, convinto che “le grandi regine ti pasticcioni”. E infatti il 19 dicembre dell’anno do-
della storia” non dovessero ridere, la delfina di Fran- po Maria Antonietta era diventata l’amorevole ma-
cia non era felice. E neppure superficiale. A differen- dre di Maria Teresa Carlotta, seguita dal cagione-
za del resto della nobiltà, si rendeva conto benissimo vole Luigi Giuseppe, da Luigi Carlo e da Sophie
delle difficili condizioni del popolo francese. Hélène Béatrice.
Il cosiddetto “terzo stato” – dopo i nobili e il cle- CaprO espiatOriO. Ironia della sorte, tra i presunti
ro – composto da borghesi, contadini e operai, era il giocattoli sessuali di Antoinette, sui libretti non com-
più povero e il più affamato, ma anche l’unico a pa- parve l’unico probabile vero amante: il conte svedese
gare le tasse. Antonietta era generosa con i sudditi, Hans Axel von Fersen. I suoi profondi occhi azzur-
ma chi non aveva neppure il pane per i propri figli ri, il fisico slanciato, l’aria malinconica da poeta non
poteva tollerare lo scialo sfrenato della corte, in par- erano paragonabili all’aspetto del re, definito dal gio-
ticolare della giovane straniera? Ai crucci politici, la vane visitatore inglese William Wilberforce “un esse-
delfina aggiungeva i crucci personali: le critiche della re strano (somiglia a un maiale)”. E anche se non esi-
MONDADORI PORTFOLIO/BRIDGEMAN
madre, sempre insoddisfatta di lei, dell’ambasciatore stono prove, non si possono negare gli apprezzamen-
austriaco a Versailles, che la considerava una sciocca ti espressi dal conte nelle lettere alla famiglia o quel
senza inclinazione per la politica, e persino dei nobi- “Non posso stare con l’unica persona che desidero, l’uni-
li francesi, che giudicavano non consoni i suoi con- ca persona che mi ama veramente, perciò non voglio sta-
tinui atti di pietà nei confronti del popolo. re con nessuno”, confessato alla sorella. O la preoccu-
E la situazione peggiorò quando Luigi XV morì di pazione per il destino della regina: si era accorto del-
vaiolo. A meno di 19 anni, Antoinette diventò regi- la freddezza del popolo nei confronti dell’austriaca.

I falsi delfini di Francia

C
ome il fratello maggio- ad appena dieci anni, ma la tosto particolari: il francese Un altro falso venne registra-
re, anche il secondo sua morte fu a lungo messa Pierre Louis Poiret dichiarò di to nel continente americano,
figlio di Maria An- in dubbio e solo una recente essere stato allevato da un cia- dove un uomo, conosciuto
tonietta, Luigi Carlo, ebbe indagine sul Dna dei presunti battino dopo essere fuggito come William l’Indiano, cercò
vita breve: probabilmente a resti ha accertato la verità. Nel dal carcere. Tanto per rendere di farsi passare per Luigi XVII.
minare la sua salute furono le frattempo, per tutto il XIX se- credibile la balla, aveva dato Figlio di tale Eunice Williams e
brutali condizioni di vita nel colo spuntarono almeno una ai suoi numerosi discendenti di un nativo, contava sul fatto
carcere del Tempio, soprattut- quarantina di “falsi delfini” . nomi molto “evocativi”: fra che non esistessero documen-
to dopo la decapitazione della Strane storie. Alcuni di loro gli altri, quelli di Luigi Carlo e ti relativi alla sua nascita. Ma
madre. L’8 giugno 1795 spirò, avevano inventato storie piut- Maria Antonietta. fu scoperto.

86
Eppure molte delle presunte colpe di Antoinet- vere da sparo», scrive Fraser. Ma alla fine tutto ciò che
te non erano davvero tali: “pretendeva” di occupar- uscì dalla Bastiglia furono sette prigionieri. Abbattu-
si personalmente dell’educazione dei propri figli, to- to il simbolo dell’oppressione, i parigini appuntaro-
gliendo quel potere ai cortigiani; aveva semplificato no sui cappelli coccarde tricolore della repubblica.
l’etichetta e la moda di Versailles; concedeva privile- Per i reali fu l’inizio di una lenta agonia.
gi per amicizia e non per calcolo. Anche l’accusa di A chi le consigliava di fuggire, la regina rispon-
tramare ai danni della Francia per far contenta l’Au- deva che non avrebbe mai lasciato il suo re: co-
stria era infondata. «Maria Antonietta veniva usa- sì persero l’occasione di salvarsi. Il 5 ottobre la
ta come capro espiatorio su cui scaricare i problemi marcia delle popolane su Versailles per chiede-
politici del re, dovuti invece all’insostenibile situazio- re grano e farina al sovrano si trasformò in ag-
ne finanziaria della corona. Le voci di feste grandio- gressione alla regina. La famiglia reale venne tra-
se erano l’emblema dei risentimenti contro il potere sferita a Parigi, alle Tuileries, un sontuoso palaz-
VERSO dominante in generale, ma il loro bersaglio fu la re- zo ormai in rovina, sulla riva destra della Senna.
LA FINE
Luigi XVI e Maria gina», afferma Fraser. Solo nell’agosto del 1792 l’Assemblea nazionale di-
Antonietta con i loro Grano, farina e GhiGliottina. A Parigi l’aria co- chiarò la fine del governo monarchico e il 21 gen-
bambini, in ostaggio minciò a farsi pesante. Mentre cominciavano i primi naio 1793 il re fu decapitato. Abbandonata dalla
nella reggia di tumulti, il 4 giugno 1789 morì il delfino, il piccolo nazione di nascita, l’Austria, e da quella d’adozio-
Versailles, nel 1789.
Luigi Giuseppe. “Mio figlio è morto e pare che non im- ne, la Francia, Maria Antonietta venne processata
porti a nessuno!”, scrisse disperata la regina. Ed era ve- circa nove mesi dopo. Fu una farsa: la sua sorte era
ro: al popolo importava solo dei propri figli affama- stata decisa mesi prima. Prostrata forse da un tu-
ti. «La presa della Bastiglia, il 14 luglio 1789, segna more all’utero, il 16 ottobre 1793 affrontò la mor-
l’apice dei tumulti parigini e della Rivoluzione fran- te a testa alta. E senza sorridere: come ogni grande
cese: la grande fortezza-prigione fu presa d’assalto da regina della Storia. •
una folla scalmanata, convinta di trovare armi e pol- Maria Leonarda Leone
DINASTIE

Sono stati RE D’ITALIA per quasi un SECOLO. Ma che origini

I
n principio fu un Umberto, come alla fine.
Nella storia dei Savoia c’è un “fattore U” che
sembra destinato a segnarne i momenti chia-
ve. Umberto II fu l’ultimo sovrano sabaudo,
il “re di maggio” finito in esilio nel 1946. Ma an-
che il capostipite del casato si chiamava così: era
un conte di 10 secoli fa, che usava firmarsi Um-
bertus Comes e che ai posteri è noto col sopran-
nome di Biancamano. Come sia finita la storia dei
Savoia, compresi gli ingloriosi infortuni giudizia-
ri di pochi anni fa, è noto. Ma come cominciò?
Si dice che... Dell’Umberto capostipite si favo-
leggia molto ma si sa poco. Certo è che nacque al-
la fine del primo millennio; che morì poco prima
del 1050; che fu vassallo dei re di Borgogna; che
ebbe quattro figli maschi, due dei quali diventaro-
no vescovi a Lione e a Sion; che controllò diver-
si territori a nord-ovest delle Alpi, fra cui la Mau-
rianne (una valle oggi francese che dal Moncenisio
scende a Chambéry) e lo Chablais (una regione ora
svizzera che si stende fra il Gran San Bernardo e il
Lago di Ginevra). Il resto è tutto affidato ai “si di-
ce”, compreso il motivo del nomignolo Biancama-
no, che sarebbe nato per colpa di un distratto scri-
vano del ’300: mentre copiava un testo che parla-

I PRIMI

88
hanno i Savoia, una delle casate più ANTICHE d’Europa?
va di Umbertus blancis moenibus (cioè “dai bianchi riori, come altre, per dare lustro alla dinastia van-
castelli”) avrebbe trascritto blancis manibus. Molti tando lontane ascendenze imperiali».
“si dice” circondano anche l’origine dei primi feudi Comunque siano nate le loro fortune, certo è che
sabaudi: il più fantasioso accenna a un premio che i “signori della Maurianne” avevano poco in co-
il presunto padre di Umberto, tale Beroldo, si sa- mune coi futuri re d’Italia. Non capivano l’italia-
rebbe guadagnato vendicando una storia di corna, no: Umberto Biancamano scriveva in latino e par-
in cui era parte lesa l’imperatore Ottone II. Gusto- lava in francese, lingua ufficiale fino a metà ’500.
AVANTI, SAVOIA! sissimo è il racconto che un agiografo del ’400, Je- Nessuno di loro, poi, usava come stemma lo scudo
Sotto, il reggimento an d’Orville, detto Cabaret, fece dell’“impresa” di crociato sabaudo, adottato solo nel ’200: il primo
“Savoia Cavalleria”,
nelle divise storiche, Beroldo. Il quale, entrato nella camera dell’impera- simbolo araldico della dinastia era un’aquila nera
festeggia il suo trice per cercare un anello perduto nel letto dal so- su fondo oro, simile alla bandiera usata secoli do-
bicentenario (1892). vrano (suo zio), tastò sotto un cuscino, ma invece po dall’Impero austro-ungarico. Nessuno dei primi
A sinistra, Umberto
I Biancamano di
del gioiello trovò una barba. Il resto seguì a ruota: Savoia poteva immaginare che i suoi eredi avrebbe-
Savoia (970-1048). uccisione del titolare della barba, stessa sorte per la ro regnato sulla Penisola. L’unico che allora aspira-
in un’incisione del sua nobile amante e premio al giustiziere. va a tanto era il marchese Arduino di Ivrea, che nel
Settecento. Dalla Borgogna. Che cosa c’è di vero in tut- 1002 si incoronò re d’Italia, ma si attirò le ire sia del
to ciò? «Niente», taglia corto Alessandro Barbero, papato sia dell’impero, finendo sconfitto.
docente di Storia medievale all’Università del Pie- Concreti. Biancamano e parenti avevano am-
monte Orientale. «In realtà», spiega, «dai pochi do- bizioni più terra-terra: stavano arroccati nelle loro
cumenti esistenti possiamo dedurre che i primi Sa- valli di montagna, che davano poco lustro ma ren-
voia erano funzionari del regno di Borgogna, uno devano molti quattrini, perché chi passava dai vali-
degli Stati in cui si era frantumato l’impero di Car- chi del Nord-Ovest doveva pagare congrui pedaggi.
lo Magno. Pian piano, questi funzionari acquista- Presto però gli interessi di famiglia si allargarono
rono autonomia sfruttando la crisi del potere cen- a sud. Artefice della svolta fu una donna, Adelaide
trale. La leggenda di Beroldo fu inventata a poste- di Susa (1015 ca.-1091), che nella storia sabauda

SAVOIA
ALINARI

89
In MILLE ANNI hanno avuto 12 AMEDEO, 6 Filiberto, 5 Umberto,
5 Carlo Emanuele, 4 Vittorio Emanuele e un solo EDOARDO
conta più del capostipite: energica e intelligen-
te, due volte vedova, capace di apprezzare la buo-
na musica e di tirar di spada, sposò in terze noz-
ze Oddone, figlio di Biancamano, portando in do-
te metà Piemonte. E poiché il marito morì in fret-
ta, governò lo Stato di persona, reggente di nome
e regnante di fatto. “Tu senza l’aiuto di un re sostie-
ni il peso del regno”, scrisse di lei il contemporaneo
Pier Damiani, futuro santo e dottore della Chiesa.
In realtà il “regno” non era ancora tale, ma Ade-
laide fece di tutto perché il feudo sabaudo uscis-
se dal suo aureo provincialismo per affacciarsi sui
grandi scenari d’Europa: diede in sposa sua figlia
Berta all’imperatore Enrico IV; poi, quando que-
sti fu scomunicato, mediò col papa perché fosse ri-
cevuto a Canossa (1077). Fu per quell’abile vira-
go che i Savoia cominciarono a diventare italia-
ni: il primo ad abbinare al titolo di conte di Savoia
quello di marchese di Torino fu Pietro I (1048 ca.-
1078), figlio di Adelaide. Ma perché la città pie-
montese sostituisse la capitale originaria Chambé-
ry, dovevano passare cinque secoli: la staffetta ebbe
luogo nel 1562, per volontà di Emanuele Filiberto,
celebre condottiero che combattendo per l’impe-
ratore Carlo V si guadagnò gloria, crediti e l’epite-
to di “Testa di Ferro”, riferito all’inseparabile elmo.
Condottieri. Biancamano, Adelaide ed Ema-
nuele Filiberto sono personaggi-simbolo dei tre
principali strumenti (rendite di posizione, ma-
trimoni politici e servizi militari per conto terzi)
su cui i Savoia costruirono la loro carriera, che fu
lenta ma brillante: conti in origine e marchesi dal
1060, gli eredi del Biancamano diventarono duchi
nel 1416 e re nel 1458. A renderli re non fu la Sar-
degna ma Cipro, effimera dote di un matrimonio;
il primo re di Sardegna venne dopo: si chiamava
Vittorio Amedeo II (1666-1732) e morì agli arre-
sti, rinchiuso dai parenti nel castello di Moncalieri.
Fra i tre strumenti, il più usato fu l’arte militare.
Gli annali sabaudi traboccano di condottieri, che
spesso si guadagnarono sul campo, oltre a territori
e favori di potenti, anche nomignoli bizzarri. Qual-
che esempio: Amedeo I (morto attorno al 1051),
AMATO detto “Coda” per la folta scorta che portava sempre
BRIDGEMANART/MONDADORI PORTFOLIO

E ODIATO con sé; Amedeo VI (1334-1383) alias “Conte Ver-


Ritratto equestre di de”, che combatté per i bizantini; Filippo II detto
Eugenio di Savoia “il Senza Terra” (1443-1497), prima alleato e poi
(1663-1736): era un
militare coraggioso ed
nemico dei francesi; Filiberto II “il Bello” (1480-
è più famoso all’estero 1504), che servì prima la Francia e poi l’Austria;
che in Italia. Carlo III “il Buono” (1486-1553), che aiutò i re
francesi a conquistare il Milanese. Il soprannome

90
REDUX/CONTRASTO

più strano lo meritò Renato (1470 ca.-1525) det- deli non siano corrotte dalla vicinanza dei giudei”. UNA CASA
to “il Gran Bastardo” perché era un figlio natura- Ancor più integralista fu il primo re di Sardegna, PER EUGENIO
le del Senza Terra. Vittorio Amedeo II, che fece massacrare i valde- Sopra, la residenza
costruita nel 1723 a
Ma nei libri di storia i posti più importanti van- si (1686-1689). Vienna per il principe
no ad altri: a Emanuele Filiberto (1528-1580), che Oltre al potere in terra, la fede procurò alla di- Eugenio di Savoia,
riconquistò le terre sabaude dopo un periodo di nastia anche gli onori degli altari, perché la Chie- eroe della guerra
occupazione francese, e a Eugenio (1663-1736), sa proclamò beati due Savoia: Umberto III contro i Turchi.
che combatté per gli Asburgo, salvando l’Austria (1136-1189) e Amedeo IX (1435-
dall’invasione turca e conquistando loro la Lom- 1472). Nessuna causa di beatifica-
bardia, che per ironia della sorte 150 anni dopo fu zione fu invece avviata per Car-
la causa di due guerre tra l’Austria e i Savoia. Ge- lo Emanuele IV (1751-1819), re
niale stratega e militare coraggioso, Eugenio era piissimo che dopo la Rivoluzio-
anche omosessuale dichiarato, tanto che a Vienna ne francese rinunciò alla corona e
si presentò vestito da donna. Perciò passò alla sto- si fece gesuita. Quando, nel 1815,
ria con vari soprannomi. “Principe Sole” per i suoi il Congresso di Vienna riportò
protettori austriaci, “Madame Sodomie” per gli al potere i re d’Europa, sul tro-
invidiosi francesi, che ne avevano rifiutato i servi- no andò suo fratello Vitto-
gi, Eugenio fu più popolare all’estero che in Italia: rio Emanuele I: iniziava
Gran Bretagna e Germania gli hanno dedicato na- un’altra storia, quella
vi da guerra, l’Ungheria una magnifica statua eque- del Risorgimento. •
stre davanti al palazzo reale di Budapest, e Vienna Nino Gorio
ne ospita la tomba nel luogo più sacro della città,
la cattedrale di Santo Stefano.
Politica nuziale. Anche le donne ebbero un
ruolo chiave nel creare le fortune di famiglia, per-
LEEMAGE/MONDADORI PORTFOLIO

ché per secoli casa Savoia fu un autentico “mogli-


ficio” per i potenti d’Europa: la dinastia fornì spo-
se, fra gli altri, a due duchi di Milano, a un duca
di Sassonia, a un re di Spagna, a un re del Porto-
gallo, a un re di Germania, a quattro re di Francia
e a due imperatori. Dove non arrivarono spade e
nozze supplì talvolta la fede, intesa come carriera UN ABILE
CONDOTTIERO
ecclesiastica, altro mezzo di potere. Oltre a diversi Emanuele Filiberto
vescovi, il curriculum del casato conta un cardina- duca di Savoia (1528-
le (Maurizio, 1593-1657) e un antipapa: Amedeo 1580): riconquistò
VIII “il Pacifico” (1383-1451), che diventò Feli- le terre sabaude
dopo l’occupazione
ce V e in nome della cristianità dello Stato chiuse francese e portò la
i sudditi ebrei nei ghetti “affinché le menti dei fe- capitale a Torino.
ITALIA BORBONICA
Nel 1734, con CARLO III, nasce la dinastia Borbone in
Italia. E NAPOLI, grazie a un governo COLTO e lungimirante,
divenne una delle più belle CAPITALI d’Europa

Benvenuti
al SUD
ALINARI
N
acque bene, Carlo III di Borbone, e lo un antipasto. L’occasione favorevole arrivò nel
anche fortunato. Il padre era Filippo 1733, con la guerra di successione polacca dopo la
V re di Spagna e la mamma Elisabet- morte di Augusto II: anche la Francia riconobbe a
ta Farnese, che del sovrano spagno- Carlo il ducato di Parma e gli eventuali diritti sul-
lo era la seconda moglie e aveva ereditato per com- la Toscana. Con Carlo Emanuele di Savoia, poi,
plessi intrecci familiari le pretese dinastiche sul du- la Francia aveva stabilito un’ulteriore ripartizio-
cato di Parma e Piacenza. Il figlio primogenito del- ne di pretese dinastiche, che prevedeva l’assegna-
A NAPOLI la coppia nacque a Madrid il 20 gennaio del 1716: zione del trono di Napoli alla Spagna. Tra Madrid
E A PARMA piccolo, magro, spalle curve, carnagione scura, Car- e Vienna fu guerra e Carlo divenne comandan-
A sinistra, Carlo III di los fu educato da una severa governante spagnola e te dell’Armata spagnola in Italia. Aveva da poco
Borbone (1716-1788),
che regnò a Napoli.
da professori religiosi. Imparò il francese e il tede- compiuto diciotto anni e quello fu l’evento deci-
Sotto, la duchessa di sco, amò lo studio della storia, le scienze, la tatti- sivo per soddisfare le ambizioni di Elisabetta nei
Parma Maria Amalia ca militare. Elisabetta Farnese desiderava per il suo confronti del figlio. Il giovane marciò alla conqui-
d’Austria (1746-1804) primo figlio un trono importante. Dopo un ven- sta dell’Italia Meridionale controllata da ventiset-
moglie di Ferdinando
I di Borbone-Parma tennio di turbolenti accordi e guerre l’ottenne. te anni dagli austriaci, dopo i due secoli di vicere-
(1751-1802). Le danze hanno inizio. L’imperatore d’Austria ame spagnolo. Scrisse la regina di Spagna al figlio:
Carlo VI d’Asburgo accettò nel 1731 che il quindi- “Una volta elevate al grado di libero regno, Napoli
cenne principe spagnolo prendesse possesso di Par- e la Sicilia saranno tue. Va, dunque, e vinci. La più
ma e Piacenza, presidiando la Toscana. bella corona d’Italia ti attende”. Il resto avvenne in
Alla partenza del futuro re da Sivi- pochi mesi: la sconfitta degli austriaci, la vittoria
glia per l’Italia, il padre Filippo V definitiva di Carlo a Bitonto il 25 maggio a suggel-
gli fece il segno della croce sul- lare la conquista dell’intero regno, l’acclamato in-
la fronte regalandogli la spa- gresso a Napoli e poi a Palermo con l’incoronazio-
da ingioiellata appartenu- ne nella cattedrale della capitale siciliana.
ta a Luigi XIV di Francia, Ingresso trionfale. Il primo sovrano del re-
nonno del re di Spagna. gno autonomo di Napoli e Sicilia, fondatore del-
Avi illustri e un futuro in la dinastia Borbone nell’Italia Meridionale, entrò
ascesa per l’infante Car- a Napoli il 10 maggio 1734. Nasceva il regno bor-
lo, che mantenne i di- bonico nel Sud, che sarebbe durato 127 anni. L’in-
SCALA

ritti ereditari sul trono gresso nella capitale fu un trionfo: cominciò da


di Madrid. Il ducato di porta Capuana, con il re a precedere i suoi genera-
Parma e Piacenza era so- li. Proseguì per le vie cittadine tra le acclamazioni

MONDADORI PORTFOLIO

93
SCALA
della folla in festa, che faceva a gara ad afferrare le
monete d’oro e argento lanciate dal tesoriere di cor-
Il giovane re CARLO fu subito preso in
te. Fu un tripudio, con il giovane re preso subito in SIMPATIA dai napoletani. Anche San
simpatia dalla gente: da cattolico osservante, si fer-
mò nel monastero di San Francesco di Paola, vicino Gennaro fece subito il suo MIRACOLO
porta Capuana, per pregare. Poi entrò nel Duomo,
dove fu benedetto dal cardinale Pignatelli cui rega-
lò una croce pregiata per il tesoro di San Gennaro.
A via Toledo i balconi erano addobbati da lenzuo-
la e copriletto ricamati. Quattro giorni dopo, San
Gennaro fece subito il suo miracolo: la liquefazio-
ne del sangue avvenne in pochi istanti. Fu consi-
derato un buon auspicio.
Arriva la regina. L’intera Italia Meridionale
divenne Stato autonomo e indipendente. Carlo era
sovrano di Napoli e Sicilia, ma manteneva anche i
suoi diritti nella successione sul trono del padre Fi-
lippo V. Con decisione sollecitata dal padre per un
accordo con l’Austria, stabilì che dal suo successo-
re in poi non si potevano possedere diritti dinasti-
ci su entrambi i troni. Dopo la pace di Vienna, ar-
rivò il matrimonio con Maria Amalia di Sassonia
che, quando nel 1737 divenne regina, aveva solo
DE AGOSTINI/GETTY IMAGES

13 anni. Proprio durante i festeggiamenti per il lo-


ro primo incontro a Fondi, il re creò il più impor-
tante ordine cavalleresco della dinastia Borbone di
Napoli: il reale ordine di San Gennaro, quello sim-

94
giorno dell’onomastico del re. In quell’occasione
furono rappresentate tre opere del Metastasio, che
era all’apice della fama.
L’anno dell’apertura del San Carlo fu anche quel-
lo del matrimonio del re con Maria Amalia, ce-
lebrato per procura a Dresda. La regina era alta,
bionda, con occhi azzurri. Parlava l’italiano e il
francese e conosceva il latino. Il suo aspetto fu pe-
rò rovinato dal vaiolo. Rimase una coppia molto
unita, anche se l’aspetto fisico dei coniugi non era
gradevole, tanto che il poeta Thomas Gray scrisse
che i sovrani di Napoli erano “una bruttissima cop-
pia di sposi”. Ma re e regina si fecero amare dal po-
polo e abbellirono molto la capitale: fu realizzato
anche il famoso Real Albergo dei Poveri, progetta-
to nel 1749 dall’architetto Ferdinando Fuga e de-
stinato a ospitare i tanti senzatetto e indigenti del-
la città. Nelle sue decisioni, il re Carlo fu guidato
molto da un primo ministro colto, intelligente e
abile come Bernardo Tanucci. Il regno ebbe all’ini-
zio un orientamento laico e i beni ecclesiastici fu-
rono tassati. Venne riformato il catasto, introdu-
cendo come misura imponibile l’oncia che equi-
valeva a 28,35 grammi. Fu tentata, nel 1738, la li-
mitazione dei poteri feudali abolendo il diritto dei
feudatari a esercitare poteri giudiziari sui loro pos-
sedimenti. Sei anni dopo, però, i baroni, che con-
SCALA

dizionavano la vita dello Stato centrale, fecero re-


vocare la riforma.
PERIODO D’ORO boleggiato dal famoso cordone che diventerà tra i Napoli rifiorisce. Nel primo periodo del re-
Qui sopra, Ferdinando più ambiti tra aristocratici e notabili meridionali. gno borbonico lavorarono a Napoli architetti di
I di Borbone (1751- I 25 anni di regno di Carlo furono illuminati, fama e capacità, come Ferdinando Fuga, Lui-
1825), figlio di Carlo
III e re delle Due Sicilie
in poco tempo vennero realizzate numerose ope- gi Vanvitelli, Antonio Canevari, Giovanni Anto-
dal 1759. A sinistra, re pubbliche che cambiarono il volto di Napoli. nio Medrano. La regina promosse la scuola delle
l’abdicazione di Carlo Come il teatro San Carlo, tempio del melodram- porcellane di Capodimonte e fu avviata la costru-
a favore del figlio e, ma realizzato dall’impresario Angelo Carasale con zione della reggia di Caserta destinata a diventa-
in basso, il Teatro San
Carlo, costruito nel l’architetto Giovanni Antonio Medrano in soli otto re la Versailles dei Borbone di Napoli. Iniziaro-
1737 in pochi mesi. mesi. I lavori iniziarono nel marzo 1737, finirono no anche i lavori della reggia di Capodimonte.
a ottobre e l’inaugurazione avvenne il 4 novembre, “In 25 anni, Napoli fu trasformata diventando una

Parma e Piacenza: il ducato conteso

F
u nel 1737 che Filippo V e e anche la scalinata di marmo avrebbe potuto coincidere (seconda moglie di Napoleo-
il figlio Carlo III lascia- del palazzo. Sulla decisione, al con quello spagnolo. Il ducato ne). Infine, il ducato tornò ai
rono Parma e Piacenza centro di recenti polemiche, di Parma e Piacenza restò agli Borbone nel 1847. Nel 1854
all’imperatore d’Austria Carlo ha scritto lo storico Harold Asburgo per 11 anni fino alla Carlo III di Borbone-Parma
VI d’Asburgo. Al nuovo re di Acton: “In definitiva fu un pace di Aquisgrana (1748), venne ucciso in un attentato.
Napoli e Sicilia fu permesso atto vantaggioso per l’Italia, quando tornò ai Borbone. La moglie, Luisa Maria Teresa
di portare con sé i beni e perché altrimenti quei tesori Verso l’annessione. Ne diven- del ramo Borbone francese,
le proprietà della famiglia sarebbero stati mandati in ne duca prima Filippo I, fra- guidò il ducato da reggente
Farnese cui apparteneva la Austria”. Con il trattato tra tello di Carlo III, fino al 1765, e per il figlio Roberto che aveva
madre, che si trovavano a Austria e Spagna, Vienna rico- subito dopo Ferdinando I fino sei anni. Nel 1859, dopo la Se-
Parma. Carlo fece trasportare nobbe formalmente il diritto al 1802. Dopo la successiva conda guerra d’indipendenza,
a Napoli la collezione di opere dei Borbone a regnare su Na- annessione del ducato alla Parma e Piacenza furono
d’arte, la biblioteca ducale, poli e la Sicilia, ma in cambio Francia, ci fu l’affidamento nel annesse al regno sardo-pie-
gli archivi, i cannoni dei forti pretese che mai quel trono 1814 a Maria Luigia d’Austria montese.

95
I sovrani avviarono la costruzione della reggia di CASERTA,
che sarebbe diventata la VERSAILLES dei Borbone di Napoli
delle più belle capitali d’Europa”, scrisse lo storico della Repubblica partenopea influenzarono le scel-
Harold Acton. All’Università avevano importanti te politiche del re costretto due volte a rifugiarsi a
cattedre Celestino Galiani e Antonio Genovesi, al- Palermo con la Sicilia rimasta sotto il controllo del-
lievo di Gianbattista Vico, primo docente univer- la dinastia borbonica. Nel 1816, un anno dopo il
sitario di economia politica in Europa. Nel 1742, congresso di Vienna, Ferdinando unificò i regni di
lo Stato di Napoli spendeva tre volte quello di To- Sicilia e Napoli che divennero anche formalmente
rino in opere pubbliche, ma le rendite erano rad- l’unico regno delle Due Sicilie. La frattura politica
doppiate e le tasse diminuite. e il giudizio negativo sulla dinastia furono influen-
Arriva Garibaldi. Il 10 agosto 1759 morì Fer- zati dalle condanne a morte dei principali artefici
dinando VI re di Spagna. Finiva così per Carlo l’av- della Repubblica del 1799. Giudizio condiziona-
L’ADDIO
ventura italiana. Lasciò il regno di Napoli al figlio to da Benedetto Croce, che vide in quell’evento la A NAPOLI
terzogenito. Il nuovo re, Ferdinando IV, che aveva premessa del futuro riscatto risorgimentale. Dopo La partenza di Carlo
solo otto anni, fu affiancato da un consiglio di reg- il breve regno di Francesco I dal 1825 al 1830, sa- III di Borbone per la
genza dove all’inizio rimase influente ancora Tanuc- lì sul trono Ferdinando II che vi rimase dal 1830 al Spagna da Napoli, il
7 ottobre 1759, in un
ci. Ferdinando regnò per 66 anni e nei primi anni 1859 favorendo per un ventennio prosperità eco- quadro di Antonio Joli
governò sulla scia del padre. Poi arrivò lo tsunami nomica ma, investito dalla bufera dei moti libera- (1700 -1777).
della Rivoluzione francese, nel 1789, e scattò l’al- li del 1848, avviò politiche repressive. Ferdinando Sul trono italiano salì
larme in tutte le corti d’Europa. Le riforme avviate II morì nel 1859, giusto in tempo per non assiste- il figlio di otto anni,
Ferdinando IV.
e le decisioni illuminate furono bloccate dal terro- re alla fine del suo regno, caduto nel 1861 sotto la
re dei sanguinosi avvenimenti francesi. L’influenza pressione della spedizione dei Mille di Garibaldi.
della regina austriaca Maria Teresa, sorella della ghi- Sul trono sedeva l’ultimo re del Regno delle Due
gliottinata Maria Antonietta di Francia, si fece sen- Sicilie, Francesco II di Borbone. •
tire. Il periodo napoleonico e i sei mesi di parentesi Gigi Di Fiore

ALINARI

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RETROSCENA

È VERO che Margherita mangiava il POLLO con le dita? Aneddoti,

SOVRANE
L’
Italia nacque senza regina. La predesti-
nata, Maria Adelaide d’Asburgo-Lorena,
morì infatti nel 1855, sfinita dall’enne-
simo parto. Al cugino Vittorio Emanue-
le, sposato nel 1842, aveva dato otto figli. Umberto,
primo dei maschi, sarebbe diventato il secondo re
d’Italia. Esile, pallida, incline alla malinconia, Ma-
ria Adelaide era l’opposto delle donne che piaceva-
no al marito: attrici e popolane, più che dame. Ma
lei non interferì mai con le scelte del focoso consor-
te e passò ai posteri come modello di virtù e fede.
La Rosina. Vedovo non inconsolabile, Vitto-
rio Emanuele rifiutò altre proposte di matrimonio.
Non riusciva infatti a staccarsi da colei che, a det-
ta del conte di Cavour, lo manteneva “nella crapu-
la e nel disordine” e dalla quale, insisteva lo statista,
“è per noi un dovere di coscienza di staccarlo”. Ma
nemmeno Cavour poté nulla contro Ro-
sa Vercellana.
Il re l’aveva conosciuta nel
1847 durante una battuta di
caccia, quando la ragazza ave-
va solo 14 anni, e lei divenne
il porto sicuro nella sua tor-
mentata vita amorosa. Lun-
ghi capelli scuri, forme ge-
nerose, la “bela Rosin” (co-
sì ribattezzata negli invidio-
si ambienti aristocratici) era il
prototipo della rigogliosa po-
polana. Originaria di Moncalvo
d’Asti, non sapeva leggere né scrivere, si
esprimeva in dialetto (come il re, del re-
sto) e ignorava le regole dell’alta socie-
tà. Ma la Rosina era sempre allegra, com-
GETTY IMAGES

RISERVATA
Elena del Montenegro, regina dal 1900
al 1946. Amava i boa di struzzo, ma non
apparire in pubblico.

98
fatti e CURIOSITÀ sulle regine (ufficiali e non) dal 1861 al 1946

D’ITALIA
prensiva, mai gelosa, capace di restare al proprio po-
sto e tutt’altro che sprovveduta. Anche per questo
Vittorio Emanuele la ospitò a un tiro di schioppo
dalla sua residenza ufficiale, nei castelli di Stupinigi
e del parco della Mandria, poco lontano da Torino.
E a La Petraia e a Villa Mirafiori, rispettivamente a
Firenze e a Roma, quando la capitale fu trasferita.
La Rosina condivise con l’amante la buona tavo-
la, le partite a biliardo e la passione per la caccia. E
anche una famiglia (Vittoria nacque nel 1848 ed
Emanuele nel 1851) che, per quanto “atipi-
ca”, rappresentò sempre un punto fermo af-
fettivo per il re. Non accampò pretese al tro-
no, ma ottenne favori per sé e per la sua pa-
rentela (nel 1858 divenne contessa di Mi-
rafiori e di Fontanafredda). Nel 1869 il re,
gravemente malato, volle sposarla in chie-
sa con il rito morganatico, che la esclude-
va dai diritti dinastici ma garantiva l’invio-
labilità del vincolo. E nel 1877, tre mesi pri-

FARABOLAFOTO
ma della morte del re, arrivò l’unione civile.
L’amata Margherita. Se Rosina dovet-
te combattere per tutta la vita con i detrat-
tori, ben altra sorte toccò alla pri-
ma regina “ufficiale”: Margheri-
ta di Savoia. “Onde venisti? Quali
a noi secoli / sì mite e bella ti tra-
mandarono? [...] / Fulgida e bion-
da ne l’adamantina / luce del serto tu
passi, e il popolo / superbo di te si com-
piace”, scriveva Giosuè Carducci, re-
pubblicano poi convertitosi alla monar-
chia, nella più famosa tra le tante poesie a
lei dedicate (Ode alla regina, del 1878).
Almeno 250 furono i letterati che la

AMATA
Margherita di Savoia, sovrana dal
1878 al 1900. Il suo fascino rese
familiare agli italiani Casa Savoia.
ALINARI

DEA/ALINARI
PERLE INDISCRETE
Margherita di Savoia (qui a destra) amava molto
le collane. Si diceva che a ogni scappatella
Umberto I le regalasse un giro di perle. Sotto,
Maria Adelaide, regina mancata: morì nel 1855.
FARABOLAFOTO

Vittorio Emanuele III ed ELENA


condivisero il LETTO matrimoniale:
un fatto INUSUALE per casa Savoia
omaggiarono. Scelta dal futuro la monarchia sabauda. Si fece paladina della cultu-
suocero, Margherita aveva spo- ra, terreno vergine per i maschi di casa Savoia, apren-
sato nel 1868 non ancora 17en- do il suo salotto agli artisti. Nelle tante visite ufficiali
ne il cugino Umberto. E gli aveva in giro per l’Italia, la folla accorreva per vedere e ap-
dato un erede, Vittorio Emanuele, plaudire la bionda regina (di ascendenze sassoni per
accettando una convivenza all’insegna parte di madre) e descritta come bellissima. “Questa
dell’indifferenza reciproca. Umberto aveva bella regina”, sentenziò la scrittrice Matilde Serao,
due passioni: i cavalli e le donne. E anche a Mar- “che saluta con tanta amabilità amici e nemici, mo-
gherita, come a Maria Adelaide, toccò fare i conti narchici e repubblicani, è anche una donna che sente,
con un’amante fissa, la duchessa Eugenia Litta Vi- che pensa, che sa, che ascolta”.
sconti in Bolognini, detta “la bella Bolognina”. Si Nel 1898 lodò i soldati che avevano sparato sulla
dice che nell’estate del 1870, entrando nelle stanze folla che manifestava contro il carovita, eppure rima-
del consorte, lo avesse sorpreso tra le braccia di lei. se popolare. Il suo fu il nome più diffuso tra le bam-
Fu allora che rinunciò definitivamente al marito per bine nate a fine secolo; le furono intitolati scuole e
sedurre l’Italia unita. ospedali, ma anche una torta (a base di fecola di pa-
Mondana. Trasferitasi con Umberto a Roma nel tate e uova), una cima nel massiccio del Monte Bian-
1871 (sarebbero diventati sovrani nel 1878) trasfor- co e un rifugio sul Monte Rosa (era un’appassiona-
mò il Quirinale in un centro di mondanità, coin- ta alpinista ed escursionista). Margherita fu il nome
volgendo la nobiltà romana, inizialmente ostile al- della prima rivista italiana di alta moda e di un piat-
to nazionale, l’omonima pizza (v. riquadro nelle pa-
gine successive).
Fra diplomazia e misericordia Donna “di razza”. “Ci vuole una bella donna,

“I
bruna e forte per rinvigorire la razza, e la Montenegri-
o credo a un Ospedale territoriale dal colera. Elena,
solo bacillo. Il n° 1, per sua volontà. soprannominata “la
na lo è”. Fu Francesco Crispi, presidente del Consi-
bacillo della La suocera non fu pietosa”, accorse nel glio molto ascoltato dalla regina Margherita, a pero-
paura”. Questa la da meno: palazzo 1908 tra le macerie di rare la causa di Elena del Montenegro per interrom-
replica della regina Margherita divenne Messina distrutta dal pere la tradizione sabauda dei matrimoni tra consan-
Elena al medico che l’Ospedale n° 2. terremoto. E, smus- guinei. Nata a Cetinje nel 1873, la sesta figlia del re
la metteva in guardia Pietose. Margherita, sate da Margherita le del Montenegro Nicola I era una giovane sana, ro-
dal pericolo dei in precedenza, era resistenze della curia busta, alta; non solo rispondeva a una combinazione
germi, dopo che, du- stata nel 1882 nel romana, nel 1937 fu
rante la Prima guerra Veneto inondato insignita da Pio XI
di interessi (i Balcani rappresentavano una possibile
mondiale, il Quirinale dall’Adige e nel 1884 della Rosa d’oro della area di espansione per l’Italia), ma fece anche inna-
fu trasformato in a Napoli colpita cristianità. morare l’erede al trono dei Savoia, Vittorio Emanue-
le III. Le “nozze con i fichi secchi” (come scrisse Edo-

100
LEEMAGE/MONDADORI PORTFOLIO

ALINARI
FULGIDA
A sinistra, Margherita
di Savoia (1851-1926)
con il figlio Vittorio
Emanuele, futuro re,
avuto da Umberto I
nel 1869. A destra,
Vittorio Emanuele II
con l’amante Rosa
Vercellana, la “bela
Rosin” (1833-1885),
e i figli avuti da lei:
Emanuele e Vittoria.

PADRE E FIGLIO

ISTITUTO LUCE/SCALA
A sinistra, “Curtatone e Montanara”, nomignoli del basso Vittorio
Emanuele III e della statuaria Elena. Il figlio Umberto II (qui di sopra
con Maria José crocerossina) era invece prestante.

Nel piatto delle Loro Maestà

L
a bela Rosin si regina Margherita, fu creata nel 1889,
teneva stretto capace di annullare dal cuoco napoleta-
il re d’Italia la distanza tra corte no Raffaele Esposi-
anche sfruttando il e sudditi. Durante to, la pizza tricolore
suo eterno appetito. un pranzo di gala al (rosso pomodoro,
Sulla loro tavola Quirinale, il consuo- bianco mozzarella
abbondavano cero Nicola I aveva e verde basilico): la
cacciagione, pollo difficoltà a disossare “margherita”.
con cipolle, lumache il pollo con coltello e Cibo pesante.
e piatti della tradi- forchetta. Marghe- Elena, invece, restò
zione piemontese, rita, per toglierlo sempre fedele alle
ardo Scarfoglio sul Mattino di Napoli alludendo al- dai tajarin (pasta dall’imbarazzo, specialità montene-
la scarsa dote della sposa) furono l’inizio di un’unio- all’uovo) con tartufi afferrò il pollo con le grine: montone allo
ne coronata dalla nascita di 5 figli. alla bagna cauda (a mani, imitata dagli spiedo, prosciutto
base di acciughe). altri. Da qui il detto al forno, maiale con
Elena era tutt’altro che una parvenue: aveva studia-
Con le dita. Legato “la regina Marghe- riso, cipolle e me-
to a Pietroburgo, conosceva il serbo, il russo e il gre- al cibo fu anche uno rita mangia il pollo lanzane. Menù che
co, a tavola amava conversare in francese e discute- degli episodi che con le dita”. Sempre il real consorte pare
va di politica e poesia. Regina dal 1900, dopo l’as- resero familiare la in onore della regina non gradisse.
sassinio di Umberto I, fu meno presenzialista del-
la suocera. Fece un’eccezione il 18 dicembre 1935, In una pizzeria di fine ’800 vengono
quando salì i gradini dell’Altare della patria per do- servite le prime “margherite”.
nare la fede nuziale, legittimando la “giornata della
fede” voluta da Mussolini per fronteggiare le sanzio-
ni internazionali contro l’Italia. Dopo l’8 settembre
1943 seguì il marito in fuga da Roma verso Alessan-
dria d’Egitto. Fu l’inizio di un lungo esilio, nel qua-
le fu presto raggiunta da Maria José del Belgio. Ma
FOTOTECA STORICA NAZIONALE ANDO GILARDI

se Elena regnò per quasi mezzo secolo, Maria José,


moglie di Umberto II dal 1930, dovette aspettare il 9
maggio 1946 per essere incoronata. E dovette accon-
tentarsi di passare alla Storia come “regina di mag-
gio”. Il 12 giugno dello stesso anno lasciò la corona:
l’Italia era ormai una repubblica. •
Gianpaolo Fissore

101
CONFRONTI

La vita PRIVATA, lo stile di governo e le idee


nelle casate che a metà Ottocento guidavano il Regno
di SARDEGNA e il Regno delle DUE SICILIE

ALLE DUE
CORTI

102
SAVOIA
TOP FOTO/ALINARI
S
i racconta che il giovane Ferdinando II, re Costituzione che concesse nel gennaio 1848, gio- LA REGGIA
delle Due Sicilie, nel 1832 avesse preferi- cando d’anticipo sugli altri sovrani italiani, non sca- DI VITTORIO
to recarsi a Genova sotto falso nome per turì da un intimo convincimento, ma fu il frutto di EMANUELE...
sposare Maria Cristina di Savoia. Temeva un calcolo opportunistico, volto a prevenire rivolte. La palazzina di
che i carbonari potessero approfittare della sua as- E infatti nel giro di pochi mesi quella Carta divenne caccia a Stupinigi
(Torino). Il re amava
senza da Napoli per tentare un moto rivoluzionario. carta straccia e ogni apertura liberale fu annullata.
anche il castello
L’episodio riassume gli intrecci fra Borbone e Savo- Ferdinando si guadagnò il nomignolo di Re Bomba di Moncalieri.
ia: due case regnanti i cui destini finirono per incro- dopo il cannoneggiamento ordinato per piegare la
ciarsi negli anni dell’unificazione italiana, e non so- resistenza di Messina (3-7 settembre 1848) e iniziare
lo davanti all’altare. la riconquista della ribelle Sicilia. Cacciati da corte i ...E QUELLA
Re bomba. Ferdinando II era salito al trono ven- letterati (detti con disprezzo “pennaruli”) e guardati DEL RE
FERDINANDO
tenne nel 1830 e nel primo periodo del suo regno con diffidenza gli uomini di scienza (“scoscienziati”
La Reggia di
proseguì la modernizzazione avviata nel precedente se di idee liberali), il re finì per circondarsi di mini- Caserta fu eretta
decennio di dominazione francese. Mantenne a cor- stri perlopiù mediocri. I processi degli anni succes- per volere di Carlo
te civili e militari formatisi sotto Gioacchino Murat sivi al 1850 videro alla sbarra molti intellettuali, da III di Borbone,
e favorì una classe dirigente di grande competenza. Carlo Poerio a Luigi Settembrini, e si conclusero con utilizzata dal 1780
Nello stesso tempo, però, fu durissimo nei confron- pene spropositate per reati d’opinione (condanne a ma terminata
ti di chiunque minacciasse il regime assolutista. La morte commutate in alcuni casi con il carcere a vita). solo nel 1845.

BORBONE
ALAMY/ZPA
SAVOIA

Entrambe le dinastie avevano ORIGINI STRANIERE: francesi i


RITRATTO Presunto galantuomo. La svolta autoritaria In realtà non esistono testimonianze sulla natura
DI FAMIGLIA scavò un fossato tra la corte e la classe media me- di quel colloquio e la diceria fu messa in giro da
Vittorio Emanuele II ridionale, che pure aveva beneficiato dell’inizia- Massimo D’Azeglio, politico al quale il giovane re
(anche qui sopra) in le illuminismo. Quasi un migliaio tra i membri di affidò, non senza riluttanza, il compito di guidare
famiglia. Dietro di lui, quella fetta progressista del Sud emigrò in Inghil- lo Stato sabaudo nel periodo seguito alla sconfit-
il re del Portogallo,
marito di Maria Pia terra, in Francia e soprattutto in Piemonte. Alcu- ta contro l’Austria.
di Savoia. ni sarebbero diventati ministri nel futuro Regno Vittorio Emanuele II mal tollerava la libertà di
d’Italia. Forse credettero al soprannome di Vitto- stampa e le limitazioni imposte al potere del re dal-
rio Emanuele II, Re galantuomo, che però era so- la Camera elettiva. Né mancavano a Torino circo-
LA MOGLIE
FERTILE... lo un mito. L’idea che il sovrano fosse fedele prima li aristocratici e clericali ansiosi di spingerlo a un
Sotto, Maria Teresa di tutto alla Costituzione del Regno di Sardegna colpo di Stato che ripristinasse l’ordine costitui-
d’Asburgo (1816- si fonda sul fatto che Vittorio Emanuele, da poche to. Ancora meno entusiasti della riforma dello Sta-
1867), seconda ore salito al trono, era stato capace, nell’incontro to sabaudo erano gli ufficiali di cui il re amava cir-
moglie di Ferdinando
II di Borbone (in di Vignale del 24 marzo 1849, di tener testa al ge- condarsi. Come interlocutori in grado di arginare i
basso), con 3 dei nerale austriaco Radetzky, rifiutandosi di abroga- democratici più radicali, Vittorio Emanuele II non
suoi 12 figli. re lo Statuto concesso da suo padre Carlo Alberto. scelse però i compagni di caccia conservatori, bensì
ALINARI (6)
BORBONE

104
Savoia, spagnole i Borbone. Ed entrambe repressero i moti del 1848
i liberali moderati. Intendiamoci: non mostrò mai mondo una prole numerosa: dodici figli, di cui l’ul- L’AMATA
simpatia per D’Azeglio o Cavour, suoi primi mini- timo nato quando lei aveva superato i quarant’anni. MARGHERITA
stri nel periodo preunitario. Si limitò ad affidarsi La prima moglie di Ferdinando, Maria Cristina La prima regina del
Regno d’Italia fu
alla loro intelligenza politica, allo scopo di consoli- di Savoia, devota al limite del bigottismo, era inve- Margherita (sopra),
dare il ruolo egemone della monarchia sabauda nel ce morta nel 1836, pochi giorni dopo il parto, la- moglie di Umberto I.
processo di unificazione italiana. sciando un solo erede (Franceschiello). Fu subito av- A destra, Vittorio
Una prole nUmerosa. Fin qui la politica. Poi volta da un’aura di santità. Le furono attribuiti vari Emanuele II a caccia.
c’erano la vita privata e quella a palazzo. Perno del miracoli e, nel 1853, la Chiesa le riconobbe lo sta-
ménage familiare e della vita di corte dei Borbone, tus di venerabile. Il re, del resto, era prodigo di fa-
...E LA MOGLIE
che ruotava attorno alla Reggia di Caserta, dal 1837 vori e donazioni verso le istituzioni ecclesiastiche. E BEATIFICATA
era Maria Teresa d’Austria, seconda moglie di Fer- il papa era di casa alla corte borbonica. Pio IX, che Sotto, Maria Cristina
dinando. La regina non mostrò una propensione aveva trovato ospitalità nel Regno delle Due Sicilie di Savoia (1812-1836),
particolare per ricevimenti e banchetti (amati in- tra 1848 e il 1850 (durante la Repubblica romana), prima moglie di
Ferdinando II e madre
vece dal marito, che era goloso di caponata, mozza- aveva affermato di riconoscere “la mano di nostro di Franceschiello.
rella di bufala, pizze, maccheroni e soprattutto ci- Signore” nei successi di Ferdinando “sopra i radica- A destra, una battuta
polla cruda). Ma fece la “brava regina” mettendo al li di Napoli e sui ribelli di Sicilia”. di caccia dei Borbone.
SCALA/MIBAC
SAVOIA
Una giornata con Vittorio Emanuele II

L
e giornate-tipo di va per uscite a cavallo, in vita – avevano preso
Vittorio Emanuele lunghe battute di caccia l’abitudine di fumare
II si svolgevano o avventure amorose. il sigaro dappertutto.
spesso nel castello reale Oltre alle belle donne, La sera si tenevano
di Moncalieri. Più che una presenze fisse nelle gior- ricevimenti ufficiali ma il
corte, la residenza sem- nate del sovrano erano re, riportano le cronache,
brava una caserma. l’aiutante di campo di “ballava come un orso” e
Senza orari. Va det- Vittorio Emanuele, il durante i pranzi di gala
to però che Vittorio conte Della Rocca, e quasi non toccava il cibo,
Emanuele non teneva alcuni ufficiali scelti tra preparato seguendo
in alcun conto orari e i commilitoni del re, ricette francesi. Predilige-
protocollo. Andava e ve- poco inclini alle buone va selvaggina alla brace,
niva a suo piacimento e maniere. A imitazione del il pollo all’aglio e bagna
senza preavviso si recava sovrano – che non rispet- càuda, piatto piemonte-
a Torino dai suoi ministri, tava neppure le stanze se a base di aglio, olio e

DE A/ALINARI
o, più spesso, si assenta- della regina, quando era acciughe.

La VITA delle due corti si somigliava: RICEVIMENTI e banchetti,


CENTRO Di segno opposto i giudizi papali sui Savoia. Do- Le corti delle due Italie, dunque, per motivi diver-
DI POTERE po la soppressione in Piemonte di vari ordini reli- si avevano una statura politica provinciale.“È un ti-
Sopra, Cavour e giosi e la confisca dei beni ecclesiatici (nel 1855), po singolarissimo che fa trasalire per il suo aspetto e il
Vittorio Emanuele II
nel 1853 il pontefice scomunicò “tutti coloro i quali, nel Re- suo modo di fare” , scrisse di Vittorio Emanuele la re-
a Palazzo Madama gno Subalpino, non esitarono a proporre, approva- gina Vittoria, dopo averlo conosciuto nel 1855. Ca-
di Torino, allora re, sancire i predetti decreti”. La relazione con la Be- vour non riuscì, in quella come in altre circostanze,
sede del parlamento la Rosin, amante e (dopo la morte della consorte nel a tenere a bada i modi grossolani del suo sovrano.
subalpino.
1855) moglie morganatica di Vittorio Emanuele, Per cementare l’alleanza con i regni stranieri dovette
ovvero “la pratica immorale che da diversi anni tiene mettere in campo due figure femminili: alla contes-
NAPOLI la Maestà Sua con donna triviale e disonorata e con sa di Castiglione fu assegnata la missione di sedur-
ADDIO pubblico scandalo” era “un grave ostacolo alla ricon- re Napoleone III; la timida Maria Clotilde, primo-
Sotto, Francesco II ciliazione ecclesiastica”. Risultato: nell’organigram- genita di Vittorio Emanuele, fu “sacrificata in mo-
di Borbone, figlio ma di Casa Savoia diminuirono le caselle occupate glie”, sedicenne, a Gerolamo Bonaparte, più vec-
di Ferdinando II
e ultimo re delle dal clero, anche se agli ecclesiastici rimase il compi- chio di vent’anni.
Due Sicilie, nel 1861 to di tenere in vita le sempre più accidentate ma ir- Diplomazia superficiale. Nel 1859, a Napoli,
costretto all’esilio. rinunciabili relazioni con la Santa Sede. l’erede al trono Francesco sposò invece Maria Sofia

Una giornata con Ferdinando II

S
veglia in tarda mat- prio mentre passava in passeggiare con i figli
tinata e poi udienze rassegna le truppe, lo rese lungo i maestosi corridoi
nel salone al piano- negli anni più guardingo. della reggia casertana,
terra. Questo era, grosso Gabinetto. Ministri, tappezzati da file di mu-
modo, il programma diplomatici, vescovi, tande e camiciole stese
giornaliero di Ferdinando intendenti delle province ad asciugare.
BORBONE

II quando si trovava alla conferivano ogni giorno Le sue regole. Ferdinan-


Reggia di Caserta, sua direttamente con lui. do controllava che le sue
residenza preferita. Questi, sentita la segrete- regole fossero rispettate
Spesso la giornata com- ria particolare, sceglieva a un po’ ovunque: a corte,
prendeva parate militari: chi dar udienza e a per esempio, era permes-
il re amava mostrarsi al chi no. Fervente cattolico, so il gioco delle carte, ma
popolo e aveva una ogni giorno re Ferdinan- erano vietate le puntate
passione per le uniformi. do assisteva poi alla in denaro. E a tavola face-
Ma l’attentato di cui Santa Messa. Finiti gli in- va sempre lui le porzioni
fu bersaglio nel 1856, pro- contri ufficiali, il re amava per i familiari.
REAL EASY STAR

106
ALINARI

RIUNIONI diplomatiche o di governo e battute di CACCIA


di Baviera, sorella minore di Sissi, imperatrice d’Au- sperità” del regno. Il successivo ritiro da Napoli de- AVANTI,
stria. Una scelta, visto quello che sarebbe accaduto gli ambasciatori di Francia e Inghilterra accentuò SAVOIA!
di lì a poco nel Nord Italia, poco lungimirante. La l’isolamento del Regno delle Due Sicilie che pe- Un gruppo di ufficiali
del Savoia Cavalleria
superficialità con cui Fedinando II affrontava la di- rò, secondo il re, non aveva nulla da temere, protet- festeggiano, nel 1892,
plomazia è dimostrata da come accolse nel 1851 le to com’era “per tre quarti dall’acqua salata e per un il bicentenario
Two letters dell’inglese William Gladstone: “Non vo- quarto dall’acqua santa”. del reggimento.
glio vederle, non conosco l’inglese, non mi interessa- Sul letto di morte Ferdinando fece giurare all’ere-
no”. Errore: quel duro atto d’accusa, che definiva il de, il futuro Francesco II, che avrebbe continuato a
regno borbonico “la negazione di Dio”, fece il giro non tener conto dell’Europa (“non lo riguardava”).
del mondo accreditando una fama che andava al di In quei giorni, nel maggio del 1859, le vittorie fran- ARMATE
là delle colpe di Ferdinando. co-piemontesi contro l’Austria inauguravano la fase IN PARATA
Un altro duro attacco venne dal Congresso di Pa- del Risorgimento che avrebbe messo la corona d’I- Soldati borbonici
rigi del 1856 (seguito alla Guerra di Crimea) dove talia sul capo di Vittorio Emanuele II. Il quale – an- schierati in Piazza
Reale (oggi Piazza
Cavour denunciò il malgoverno borbonico. Ferdi- cora nel 1860 – giurava amicizia a Franceschiello, il del Plebiscito)
nando replicò nell’unico modo che conosceva, di- cugino napoletano. • in un dipinto di
chiarandosi unico garante della “tranquillità e pro- Gianpaolo Fissore Achille Vespa.
DE A/SCALA
SAVOIA

Il nonno della
COSTITUZIONE
In bilico tra ANCIEN RÉGIME e idee liberali,
CARLO ALBERTO di Savoia tentò di fare L’ITALIA.
Fallì, ma il suo STATUTO è durato CENT’ANNI

È
il 23 agosto 1823: un corpo di spedizio- le IV (senza eredi, ma affiancato dai fratelli Vitto-
ne francese assedia con le truppe realiste rio Emanuele e Carlo Felice). Nessuno all’epoca
spagnole il castello fortificato del Troca- avrebbe scommesso un centesimo sui cugini Cari-
dero (presso Cadice, in Spagna) dove i gnano come possibili continuatori della dinastia.
liberali iberici tengono prigioniero re Ferdinando La madre di Carlo Alberto, che dopo la stagione
VII per costringerlo a ripristinare la Costituzione. rivoluzionaria inaugurata dal 1789 francese si fa-
La battaglia infuria e un granatiere in prima linea ceva chiamare “cittadina Albertina”, alla morte del
cade a terra ucciso. Un altro avanza dalle retrovie marito si risposò e si trasferì a Parigi, dove il picco-
per occupare la posizione più esposta, ma il mili- lo crebbe tra insicurezze e solitudini, educato tra
tare a fianco del caduto lo arresta: “Camerata”, di- i precetti di rigidi istitutori alle idee libertarie del-
ce in un tono che non ammette repliche,“questo la capitale francese. La madre, ben introdotta al-
posto tocca a me”. la corte di Napoleone, gli procurò anche una ren-
A battaglia vinta, su quel militare pioveranno dita, il titolo di conte dell’Impero napoleonico e il
elogi e onorificenze da mezza Europa: non era in- comando (puramente onorario, vista la giovanis-
fatti un soldato qualsiasi. Si chiamava Carlo Al- sima età) di un reggimento di dragoni. Insieme al
berto di Savoia, l’“italo Amleto” per il poeta Car- titolo, Napoleone assegnò al neo-conte un nuovo
ducci, “re Tentenna” per molti patrioti del Risor- stemma: un blasone da parvenu che Carlo Alber-
gimento, indeciso cronico in generazioni di ma- to non prese mai in considerazione, continuando
nuali scolastici. Eppure quel sovrano controverso a utilizzare le tradizionali insegne sabaude.
compì passi fondamentali per la modernizzazione “Raddrizzato”. La svolta avvenne con la cadu-
di quel Regno di Sardegna che in pochi anni si sa- ta di Napoleone, nel 1815. A Carlo Emanuele era
rebbe trasformato in Regno d’Italia. A cominciare succeduto Vittorio Emanuele I, che aveva quattro
dal modello della monarchia costituzionale che vi figlie, mentre Carlo Felice era senza eredi. Piutto-
importò, lasciandolo poi in eredità. sto che abrogare l’antica legge salica che impediva
Ambiguità. Chi era dunque quel sovrano ano- alle donne Savoia di regnare, la dinastia preferì ri-
malo? Secondo lo storico del Risorgimento chiamare a Torino quel giovane sensibile e schi-
Marziano Brignoli, autore del monu- vo per dargli un’istruzione da re.
mentale Carlo Alberto ultimo Re Nonostante il trattamento di
di Sardegna, 1798-1849 (Fran- “normalizzazione”, la corte sa-
co Angeli): «Era un uomo com- bauda continuò a diffidare, da-
plesso, vissuto a cavallo di due ti i suoi trascorsi libertari. Carlo
FOTOTECA GILARDI

secoli e di due mondi. Un uo- Alberto ricambiò con la stessa


mo che quando è stato il mo- moneta, squadrando i dignitari
mento di decidere non ha sa- dall’alto in basso. Per mitigare i
puto scegliere né per l’uno né suoi sentimenti antiaustriaci, nel
per l’altro». 1817 gli fu fatta sposare a Firenze
Il suo destino, fin dall’inizio, una principessa degli Asburgo-Lo-
SALVATORE DI RE sembra essere stato quello dell’uomo rena. Tre anni dopo nacque il primo-
Carlo Alberto (allora
ancora principe di
dei contrasti. Carlo Alberto era sì un Sa- genito Vittorio Emanuele, destinato alla
Carignano) assalta il voia, ma faceva parte del ramo cadetto e “illu- corona del futuro Regno d’Italia.
Trocadero di Cadice minato” dei Savoia-Carignano: informali, monda- Con i moti del 1821 sbocciò l’amore, corrisposto
nel 1823, per ni, aperti alle nuove idee democratiche. I suoi ge- solo in parte, tra gli insorti a caccia di un redentore
soccorrere il re di
BRIDGEMAN/MONDADORI PORTFOLIO

Spagna. Per i liberali nitori, Carlo Emanuele e Maria Cristina Albertina d’Italia e quel principe in odore di modernità. No-
piemontesi fu un di Sassonia-Curlandia, ospitavano nel loro palaz- minato reggente fra l’abdicazione di Vittorio Ema-
tradimento. A destra, zo pensatori e intellettuali, in un ambiente lontano nuele I (che non voleva concedere la Costituzione
lo stemma di Carlo sia dall’atmosfera pesante e parruccona della cor- richiesta a gran voce) e l’insediamento del re desi-
Alberto.
te di Torino, sia dalla mentalità del ramo princi- gnato (Carlo Felice), il principe dovette decidere
pale della dinastia capeggiata da re Carlo Emanue- tra vecchio e nuovo, tra le suggestioni della piazza

109
Un’eredità longeva

A
tto di morte perché non elaborata Novità. Carlo Alber- di stampa, l’inviolabilità
dell’assoluti- dai rappresentanti del to stabilì la prassi di del domicilio, il diritto di

DE A GOSTINI/ALINARI
smo in Italia, lo popolo, ma “elargita” sostituire i governi a proprietà e soprattutto
Statuto Albertino ha dal sovrano e “flessibile” cui fosse mancata la il principio di eguaglian-
rappresentato per un – a differenza di quella fiducia del parlamen- za, sancito dall’articolo
secolo (fino al 1948, odierna – perché modi- to. I senatori erano 24 dello Statuto: “tutti
quando entrò in vigore ficabile con una legge nominati a vita dal i regnicoli, qualunque
la Costituzione repub- ordinaria. La persona sovrano, mentre i sia il loro titolo o grado,
blicana), la Carta fon- del re vi manteneva deputati erano eletti dai sono eguali dinanzi alla
damentale italiana. la sua natura “sacra e cittadini (solo i maschi, legge”. Per metterlo in
Era una costitu- inviolabile”, oltre che e neanche tutti). Tra i pratica il re riconobbe
zione “ottriata”, alcune prerogative: princìpi passati dallo a valdesi ed ebrei diritti
cioè “concessa” nominava ministri e Statuto alla Costituzio- civili e politici, definen-
(dal francese giudici e poteva rifiuta- ne repubblicana ci sono do però il cattolicesimo
octroyée) re le leggi. la libertà di riunione e religione di Stato.

FOTOTECA STORICA NAZIONALE ANDO GILARDI


SCALA
ROGER VIOLET/ALINARI
ALINARI/RMN
Istituì la POLIZIA, il diritto d’autore, il Consiglio
di Stato. E ridusse l’ANALFABETISMO
VIVA IL PRINCIPE! e quelle della dinastia. Seguì una linea spezzata: voltafaccia? Secondo Brignoli, potrebbe essere sta-
Sopra, 1821: i patrioti, concesse una prima Carta costituzionale, ma su- ta una risposta all’atteggiamento dei liberali: «For-
dopo l’abdicazione bordinandola all’approvazione di Carlo Felice, che se, paradossalmente, si è sentito abbandonato dai
di Vittorio Emanuele I, però lo sconfessò intimandogli di ritirarsi in buon liberali. Sembrò aver sviluppato una sorta di ran-
festeggiano la
reggenza di Carlo ordine se nelle vene aveva, chiosava il messaggio core verso di loro».
Alberto in piazza reale, “ancora una goccia di sangue reale sabaudo”. Dal 1840, però, ci fu un ulteriore rovesciamen-
Castello a Torino. Una strada in salita. Carlo Alberto, 23en- to di posizioni. Senza preavviso, Carlo Alberto av-
A destra, ritratto di ne, si trovò a un bivio: obbedire o mettersi alla te- viò una politica riformista che lambì ogni aspetto
Carlo Alberto, detto
anche il Magnanimo sta della rivoluzione. Semplicemente non decise. E della società e dello Stato: dal nuovo Codice civile
per aver concesso nel questo nonostante i congiurati del ’21, non giaco- al primo programma ferroviario, dagli ammoder-
1848 uno statuto al bini ma aristocratici fedeli alla corona, come San- namenti di scuole, carceri e ospedali alla fondazio-
Regno di Sardegna. torre di Santarosa, nutrissero in lui grandi speran- ne di musei. Sembrava pervaso da una nuova ener-
ze. Riuscì così a scontentare tutti: per i “costitu- gia: fu proprio allora che si interessò seriamente al-
zionali” si rivelò una delusione, per i monarchi- la causa unitaria. Nell’autunno del 1845 ricevette
ci un sovversivo. persino, in colloquio segreto, il patriota Massimo
La strada per la riabilitazione fu tutta in sali- D’Azeglio, di ritorno da un viaggio in Romagna
ta. Ciò spiega perché Carlo Alberto, due anni do- per fomentare l’insurrezione. Il sovrano lo invitò
po, fosse in prima linea al Trocadero per liberare alla calma, ma con un impegno: “Presentandosi l’oc-
il reazionario Ferdinando VII: sacrificare gli ide- casione, la mia vita, la vita de’ miei figli, le mie ar-
ali di gioventù era il prezzo da pagare per riaccre- mi, i miei tesori, il mio esercito, tutto sarà speso per la
ditarsi come erede al trono. Fu spedito in Spagna causa italiana”. Cauto il commento di D’Azeglio:
per “raffreddarsi la testa”, come si disse. Ma fu an- “Queste le parole: il cuore lo vede Iddio”.
che una sorta di test: doveva fare un atto pubblico Venti di rivoluzione. A scompaginare tutto
di ravvedimento. venne infine il 1848. Gli ideali di libertà e ugua-
Reazione. Nel ’24 tornò in Piemonte e si stabi- glianza infiammavano Parigi, Berlino, Vienna,
lì nella residenza di famiglia a Racconigi. Lì, con- ma per l’Italia era anche l’indipendenza. Anco-
trariamente agli altri principi di Casa Savoia, tut- ra una volta Carlo Alberto era diviso. Tra l’am-
LA CITTÀ BRUCIA ti guerrieri poco avvezzi alle lettere, studiò molto: bizione di grandi cose, tipica del Romantici-
Le Cinque giornate
di Milano del 18-22 storia, diritto, economia. Scrisse anche alcuni trat- smo, e il mondo (il suo, in fondo) della mo-
marzo 1848 in un tati, rivelando un’intima natura di intellettuale. narchia assoluta, per diritto divino. Era l’enne-
dipinto del 1855. A Quanto al “ricondizionamento”, funzionò tal- simo rovello. Ne uscì prendendo la decisione
lato, il proclama di mente che alla morte di Carlo Felice (1831) i pri-
adesione di Carlo
di concedere lo Statuto Albertino (v. riquadro
Alberto alla rivolta mi anni del regno albertino furono all’insegna del nelle altre pagine). Una scelta dettata da un insie-
antiasburgica. più conservatore ancien régime. Come si spiega il me di motivazioni: gli interessi dinastici, ma forse

111
THE ART ARCHIVE/SCALA
IN PRIMA LINEA
Carlo Alberto
alla battaglia di
Pastrengo, vinta il 30
aprile 1848 contro gli
austroungarici.
Sotto, moneta del
1847 con il volto di
Carlo Alberto.

Per l’ ELEZIONE della Camera dei deputati aveva diritto


di VOTO il 4% della POPOLAZIONE maschile
anche un’intima adesione verso i nuovi ideali della Addio. Sparì nella notte in una carroz-
libertà italiana. La scena di questo re che con una za che lo portava verso una terra, il Por-
firma si gettava alle spalle otto secoli di governo as- togallo, che un secolo dopo anche il
soluto era epocale. Soprattutto perché, mentre sta- suo discendente Umberto II, ultimo

AISA/MONDADORI PORTFOLIO
tuti ne concessero, sull’onda del ’48, anche il re di re d’Italia, avrebbe scelto per l’esi-
Napoli, il granduca di Toscana e persino il papa, lio. Pochi mesi dopo morì a Opor-
lui fu l’unico a mantenerlo anche dopo. to di infarto. Aveva solo 51 anni.
Alla guerra. Il “dopo” furono le campagne Se la sua storia l’avesse immagina-
antiaustriache del 1848-49, ovvero la Prima guer- ta un grande scrittore o un pittore
ra d’indipendenza combattuta sotto le insegne del romantico, non sarebbe riuscita così
tricolore. Una guerra impari di soldati e volontari, bene come se la costruì lui.
apertasi con vittorie storiche come Pastrengo, Goi- Ironia del destino, a salutarlo sull’atten-
to e Curtatone e conclusasi – tra disorganizzazione ti al confine piemontese c’era il conte Teodo-
militare e defezioni borboniche e pontificie – con ro di Santarosa, figlio di Santorre, martire nei moti
la disfatta di Novara. del 1821: un omaggio che sembrava avere il sapo-
In battaglia Carlo Alberto, cinquantenne e già re di una simbolica assoluzione. Come se i fanta-
malmesso in salute, era quello di sempre: coraggio- smi dei vecchi patrioti facessero pace con la gran-
sissimo, ma di un coraggio “freddo”, non da tra- de delusione di un tempo. Quel gigante malinco-
scinatore. Non era neppure un grande comandan- nico, che si alzava alle quattro del mattino, man-
te, pur rimanendo sempre in prima linea a sfidare giava come un passero e aveva accettato la corona
le pallottole. Questo forse perché, da figlio del Ro- solo per senso del dovere, non fece forse tutto quel
manticismo, cercava la “bella morte”. Un destino che avrebbe potuto fare, ma se non ci fosse stato
che gli sfuggì. E per assicurare al figlio “patti mi- lui, chissà… Di certo, senza il suo Statuto oggi la
gliori” con il vincitore austriaco, Carlo Alberto ab- nostra Costituzione sarebbe un po’ diversa. •
dicò e uscì di scena. Adriano Monti Buzzetti Colella

112
LEEMAGE/MONDADORI PORTFOLIO
Ma fu il figlio a diventare
il primo re d’Italia
VITTORIO
L
’ultimo re di Sarde- di Napoleone III frenarono
EMANUELE II gna, il primo d’Italia, però la portata dell’offen-
Ritratto di Vittorio l’unico ribattezzato siva: questo provocò le
Emanuele II “Padre della Patria”: il (effimere) dimissioni di Ca-
(1820-1878), figlio primogenito di Carlo vour, che avrebbe voluto
di Carlo Alberto Alberto di record ne col- anche il Veneto, e una sua
e primo re d’Italia. lezionò parecchi. Educato memorabile lite con il re.
militarmente, a 11 anni era Tutto da solo. Da allora
già capitano dei fucilieri. fu Vittorio Emanuele
Cavalli, sciabole, cacce le a prendere l’iniziativa,
passioni del giovane prin- appoggiando all’insaputa
cipe, ben più incline alle del suo primo ministro
fatiche della guerra che a la spedizione in Sicilia di
quelle dei libri. Nella Prima Garibaldi. Nel 1861 mo-
guerra d’indipendenza riva Cavour e nasceva un
si distinse sul campo di primo, incompleto Regno
battaglia di Goito. d’Italia: il suo sovrano de-
Galantuomo. Salito al cise comunque di restare
trono dopo l’abdicazio- per tutti Vittorio Emanuele
ne del padre, stipulò col “secondo”, a sottolineare
maresciallo Radetzky la continuità tra i vecchi
una resa onorevole, ma domini sabaudi e l’Italia
rifiutò di abolire lo Statuto unita. Nel 1866, con la Ter-
Albertino: per questa posi- za guerra d’indipendenza,
zione, unica tra i monarchi il re continuò a “dribblare” i
italiani, fu chiamato “il re suoi ministri per accordar-
galantuomo”. Operò per si direttamente con Maz-
risanare conti, esercito e zini e Garibaldi, e tornò
istruzione pubblica. Non anche al fronte. All’Italia fu
ebbe però scrupoli con i annesso il Veneto e infine
moti di Genova, repressi nel 1870 – con la caduta di
a cannonate, né verso un Napoleone III, difensore
parlamento riottoso a del papa – anche lo Stato
ratificare il trattato di pace della Chiesa. Amaro il com-
con l’Austria: il re lo sciolse mento di Vittorio Emanue-
due volte, invitando col le: “ora non mi resta che
celebre “proclama di Mon- spararmi, per il resto della
calieri” gli elettori a votare vita non avrò nient’altro da
deputati più moderati. prendere”.
Sorgeva intanto l’astro Caccia fatale. Nel 1876 il
di Cavour, chiamato nel monarca, che non aveva
1852 al governo. I due non mai amato i liberali, apriva
si piacquero mai molto, al “nuovo corso” avallando,
ma Vittorio Emanuele ne con Agostino Depretis, il
sostenne la politica estera primo governo di sinistra
a partire dalla Guerra di in Italia. Se ne andò a soli
Crimea, combattuta a 58 anni, seguendo le sue
fianco degli anglo-francesi passioni di cacciatore
contro i russi, che promos- incallito, per una febbre
se tra le potenze europee contratta dopo una notte
la causa italiana. all’addiaccio nelle campa-
Nel 1858, gli accordi segre- gne laziali. Il figlio Umber-
ti di Plombières sancirono to su richiesta del Comune
l’alleanza tra la Francia di Roma lo fece seppellire
e il Piemonte, che con la al Pantheon, dove la sua
Seconda guerra d’indipen- tomba divenne meta di
denza ottenne Lombar- innumerevoli pellegrinag-
dia, Toscana e l’attuale gi dei “nuovi” italiani che
Emilia-Romagna. I timori aveva contribuito a creare.
LA GUERRA DEL RE

TENUTA
MILITARE
Vittorio Emanuele III
in una foto del
1935-40. Ricevette
un’educazione
militare, sul modello
prussiano.
ALINARI

L’ULTIMO
ATTO
Fu uno degli episodi
più CONTROVERSI
del 1943: il frettoloso
TRASFERIMENTO
di Vittorio Emanuele III
nell’Italia del SUD

N
el tardo pomeriggio dell’8 settembre
1943 i vertici del Paese si riunirono al
Quirinale (allora sede del re). La ten-
sione era altissima. La mattina aveva-
no assicurato ai tedeschi la fedeltà italiana. E ora il
generale americano Eisenhower aveva svelato per
radio la firma della resa. Che fare? Sconfessare l’ar-
mistizio, come proponevano il generale Giacomo
Carboni e l’ammiraglio Raffaele De Courten? Il
maggiore Enzo Marchesi scuoteva la testa: ormai
era troppo tardi. Il re, nel frattempo, taceva.
Forse ripensava a quando, il 25 luglio, aveva pro-
clamato, con la retorica a cui ormai era avvezzo:
“Nell’ora solenne che incombe sui destini della pa-
tria ognuno riprenda il suo posto di dovere, di fede e di
combattimento”. In questo caso il dovere ricadeva su
di lui. Gli toccava prendere in mano la situazione e
agire in modo risoluto. Il fatto è che Vittorio Ema-
nuele III per un’azione risoluta non aveva la tempra.

IN PUGNO
AGLI ALLEATI
Il re in una vignetta
della rivista satirica
francese Le rire.
In alto, il sovrano
sulla corvetta
Baionetta alla volta
di Brindisi,
il 10 settembre
1943.
SM STUDIO/ANSA (2)

115
Per alcuni fu un “RE SOCIALISTA”: difese i diritti delle donne,
PROMOSSE l’istruzione, introdusse il suffragio universale
SUA “BASSEZZA” REALE. Vittorio Emanuele il re
neanche voleva farlo. Non aveva il phisique du rôle,
alto com’era appena un metro e 53, forse per le con-
seguenze dell’endogamia (i genitori, Umberto I e
Margherita, erano cugini di primo grado). Un fatto
che gli era costato una serie di nomignoli irriverenti, AGLI ANTIPODI
come “Re tappo”, o “Sciaboletta” (si diceva che gli Sotto, lo schivo
fosse stata forgiata una spada particolarmente corta, Vittorio Emanuele III e
per evitare che strisciasse sul terreno) o ancora “Cur- l’istrionico Mussolini
(qui durante
tatone e Montanara” quando si accostava alla statua- una cerimonia
ria moglie, Elena del Montenegro. ufficiale) non si
Forse per questo – e forse anche per l’educazione piacevano. Alla
militare rigida – lontano dagli affetti familiari, ave- destra del re c’è la
regina, Elena del
va col tempo maturato un carattere schivo, riservato, Montenegro.
ombroso. Sembra meditasse di rinunciare al trono, A sinistra, un’altra
ma poi questo gli era capitato tra capo e collo il 29 vignetta che
luglio del 1900, quando l’anarchico Gaetano Bresci ridicolizza il re
italiano, ostaggio
aveva assassinato, nei pressi della Villa reale di Mon- degli yankee.
za, suo padre Umberto. Vittorio Emanuele aveva 31
SM STUDIO/ANSA

anni, era in crociera con l’amatissima Elena e l’ulti-


ma cosa che avrebbe voluto, senza neanche il tem-
ALINARI
SCALA
va il vento: lasciò quindi tutto il potere al duce, fir-
mò le “leggi fascistissime” del 1925-26 e, nel 1938,
le famigerate leggi razziali.
Ciò che lo interessava davvero era ritirarsi nel ca-
stello di Racconigi, in Piemonte, e immergersi nella
lettura di Shakespeare o arricchire la sua collezione
di monete antiche. Nel ’43, in quei giorni fatidici,
aveva già 74 anni e aveva da tempo appeso la sciabo-
la al chiodo. Come poteva trasformarsi di punto in
bianco nell’uomo forte della situazione?
Inaffidabili. Gli eventi a cavallo dell’8 settem-
bre, se si dimenticano per un attimo le conseguen-
ze tragiche, hanno il sapore della commedia all’ita-
liana. Nella notte del 7, quando il generale alleato
Maxwell Taylor giunse a Roma per prendere gli ul-
A PATTI COL po di elaborare il lutto, era prendere in mano le sor- timi accordi e verificare la disponibilità degli aero-
VATICANO ti d’Italia. Ma gli toccò farlo. porti (uno dei punti cardine dell’armistizio firmato
Il re, alla destra della Grane a ripetizione. «Benché la documentazio- in segreto a Cassibile, in Sicilia, il 3 settembre, era la
regina Elena, in ne sia stata epurata, l’impressione è che lui non fos- “garanzia immediata del libero uso da parte degli Alle-
Vaticano nel 1929
(l’anno dei Patti se felice di salire al trono», conferma Paolo Colom- ati di tutti gli aeroporti e porti navali in territorio ita-
lateranensi). bo, docente di Storia delle istituzioni politiche all’U- liano” che dovevano “essere protetti dalle forze armate
niversità Cattolica di Milano. «Tra l’altro quello di italiane”) restò basito: l’unico preparativo messo in
Vittorio Emanuele III non fu affatto un regno faci- atto per l’arrivo degli americani era un lauto pranzo.
le: si trovò ad affrontare due guerre mondiali, il co- Il generale Ambrosio, il principale interlocutore, se
lonialismo, Hitler...». Di fronte a tali “gatte da pela- ne era andato a Torino (ufficialmente per eliminare
re”, il re scelse di adottare la strategia di Pilato: non carte compromettenti) mentre Marchesi e Carboni
agì mai di testa sua ma lasciò sempre che fosse il go- (che all’inizio aveva cercato di non farsi trovare) ten-
verno a prendere le decisioni difficili. «Faceva la sua tarono goffamente di convincerlo a rimandare l’ora
parte più per dovere che per passione», osserva lo X perché le truppe italiane erano a corto di carbu-
storico. «Pur essendo molto colto – conosceva quat- rante. Taylor, che non credeva alle proprie orecchie,
tro lingue – non era né un istrione né un gran parla- chiese allora di essere condotto da Badoglio, anziano
tore: preferiva lasciare i riflettori ad altri». capo del governo: questi lo accolse in pigiama, sor-
Di sicuro non amava Hitler, né aveva simpatia per preso per la visita inattesa, rinnegando tutti gli im-
Mussolini (che considerava un parvenu), ma segui- pegni presi e cercando di prendere tempo. Taylor fu

Il tragico destino di Mafalda di Savoia

M
afalda, secon- falda volle proseguire: nell’infermeria dove
dogenita di era pur sempre moglie le venne amputato un
Vittorio Ema- di un ufficiale tedesco. braccio: un intervento
nuele III, l’8 settembre Non bastò. Giunta a lunghissimo (secon-
si trovava in Bulgaria Roma il 22 settem- do alcuni intenzio-
e fu tenuta all’oscuro bre, fu arrestata e nalmente) al quale
di quello che stava deportata nel campo Mafalda non soprav-
accadendo in Italia di concentramento di visse. La sua vicenda
SCALA

(forse si temeva che Buchenwald, dove fu dimostra che in effetti


potesse parlare con il rinchiusa nella barac- anche il re avrebbe
marito, il tedesco Filip- ca 15 con il falso nome rischiato grosso se
po d’Assia, agli ordini di frau von Weber. fosse finito nelle mani
del Führer). Fatto sta Agonia. Ma il peggio dei nazisti. Ma anche
che in quel momento doveva ancora venire. che lo spostamento
delicato si trovò a Nell’agosto del 1944 a Brindisi, senza
rientrare a Roma. gli angloamericani neppure avvisare i
Deportata. Durante il bombardarono il familiari, somigliò più
viaggio la regina Elena lager. Contusa e a una fuga frettolosa
di Romania la avvisò ustionata, la prin- che a un trasferimento Mafalda con due dei quattro
dell’armistizio, ma Ma- cipessa fu portata strategico. figli avuti da Filippo d’Assia.

117
Il Regno del Sud costituito dal re a Brindisi si CONTRAPPOSE
così costretto ad annullare Giant 2, il piano alleato La scelta cadde su Pescara, perché la via Tiburti-
per occupare Roma il 9 settembre. na sembrava relativamente libera. Fu così che alle
Eisenhower, spazientito da quegli alleati inaffi- 5 del mattino del 9 settembre un furtivo corteo di
dabili, decise di bruciare i tempi e alle 18:30 dell’8 auto (Vittorio Emanuele III con Elena nella prima
settembre, infischiandosene delle esitazioni italia- vettura, Badoglio nella seconda e il principe Um-
ne, diede notizia della resa. Costringendo di fatto berto in una terza) partì dal ministero della Guer-
l’Italia a fare altrettanto. Solo alle 19:45 il Consi- ra alla volta dell’Adriatico, sguarnito di forze ger-
glio della Corona prese finalmente la sua decisio- maniche. Ai reparti motocorazzati fu data disposi-
ne e Badoglio entrò nella sede dell’Eiar (l’antenata zione di spostarsi su Tivoli, forse per proteggere il
della Rai) per annunciare la firma dell’armistizio. re, di fatto lasciando scoperta Roma. Una decisione UMILIATI
Ambiguità. L’annuncio fu volutamente ambi- che diede adito a ipotesi cospiratorie, come quella Sotto, due vignette
guo. I reparti italiani dovevano “cessare le ostilità di un accordo segreto con il comandante tedesco sulla capitolazione
contro le forze angloamericane” ma “in nessun caso Albert Kesselring che avrebbe previsto la consegna italiana. Sopra, una
inglese, in cui si
prendere l’iniziativa delle ostilità contro le truppe ger- di Roma in cambio della fuga indisturbata del re. salva dal naufragio
maniche”. E il comportamento del re lo fu ancora Il Regno del Sud. Nel pomeriggio le auto rag- Badoglio. In basso,
di più. Dopo aver camminato nervosamente per i giunsero l’aeroporto di Pescara, ma l’accoglienza fu la bandiera dell’Urss
corridoi del Quirinale si ritirò nelle sue stanze a ri- tiepida. Forse anche per il timore di ribellioni lo spa- (alleata degli
americani) su una
flettere. E alla fine optò per quella che sarebbe pas- ruto gruppo optò per un tragitto via mare. Il giorno nave italiana in una
sata alla Storia come una fuga. dopo partirono da Ortona con la corvetta Baionetta satira filotedesca.

UCCISO
DUE VOLTE
A sinistra, il busto di
Umberto I colpito
da un proiettile
l’8 settembre: un
tedesco l’aveva preso
per quello di Vittorio
Emanuele III.
SM STUDIO/ANSA (4)
allo Stato fantoccio di MUSSOLINI, la Repubblica di Salò
alla volta di Brindisi. Fu in questa città che il re co- to pensare alle truppe, visto che aveva formalmente il
stituì il Regno del Sud e si rese disponibile per i rap- comando delle forze armate».
porti con gli Alleati. Ma la farsa continuò: il genera- Invece la fuga, insieme alla “congiura del silenzio” dei
le Mason MacFarlane, giunto in Puglia, trovò uno giorni successivi, ebbe effetti disastrosi: diede il tempo
staff politico impreparato sull’armistizio. Il testo de- ai tedeschi di organizzarsi, prendere il controllo dell’I-
finitivo fu firmato solo il 29 settembre e la guerra al- talia Centro-Settentrionale e liberare Mussolini. Espo-
la Germania sarà dichiarata solo il 13 ottobre: oltre nendo il Paese a ulteriori 20 durissimi mesi di guerra.
un mese dopo l’arrivo a Brindisi. La vera passione. Tutto questo fu fatale per il
Fu vera fuga? Alcuni storici ritengono che quel- destino della monarchia in Italia. A poco valse l’a-
lo del sovrano sabaudo non fu, come giudicano i ver abdicato in favore del figlio Umberto II il 9
più, un atto di vigliaccheria. E che ad alimentare maggio 1946, tre settimane prima del referendum
quell’idea fu la propaganda della Repubblica di Sa- istituzionale che avrebbe abolito la monarchia, né
COPPIA lò, che per legittimarsi aveva tutto l’interesse a get- l’aver inviato un dono, sempre il 9 maggio, ad Al-
AFFIATATA
Giorgio VI (secondo tare discredito sul re. I filomonarchici sostengono cide De Gasperi: “Signor presidente”, scrisse il re,
da sinistra) e la regina che si sia trattato di un trasferimento necessario per “lascio al popolo italiano la collezione di monete che
madre (Elisabetta), salvare la continuità dello Stato. è stata la più grande passione della mia vita”. Subi-
genitori dell’attuale «Avrebbe potuto abdicare e fermarsi a Roma, la- to dopo partì per Alessandria d’Egitto da dove non
sovrana, ispezionano
le zone bombardate sciando che a trasferirsi fosse il figlio Umberto», tornò mai più. Neanche la sua salma. •
dai tedeschi a Londra. osserva Colombo. «Ma soprattutto avrebbe dovu- Marta Erba

IL REGNO
SCALA

CONTINUA
Il re a Brindisi, in
visita ai reparti
italiani, nel
settembre del
1943.

Italia e Inghilterra: monarchie a confronto

V
ittorio Emanue- minuto del primo, della popolazione.
le III e Giorgio imbarazzante nelle Tenne con sé anche
VI d’Inghilterra cerimonie ufficiali, e la famiglia, con le
si somigliavano. la grave balbuzie del bambine Elisabetta
Uomini schivi, poco secondo, difficile da e Margaret ancora in
portati per le luci della gestire nei frequenti tenera età. Al termine
ribalta, re loro malgra- discorsi via radio al del conflitto gli inglesi
do e all’improvviso: popolo inglese. erano entusiasti di lui.
l’italiano (nel 1900) Ma le analogie E un film del 2010 (Il
per l’assassinio del finiscono qui. discorso del re, vinci-
padre; l’inglese (nel Stili diversi. Allo tore di quattro premi
1936) per l’abdica- scoppio della guerra, Oscar) ne celebra con
zione del fratello nel 1939, benché il affetto lo sforzo ora-
Edoardo, infatuatosi governo gli avesse torio. Al contrario, il
dell’americana Wallis suggerito di fuggire Savoia non si distinse
Simpson. Ed entrambi in Canada, Giorgio mai per azioni o prese
con un handicap che VI non si mosse da di posizione coraggio-
non passava inosser- Londra e fu sempre in se. Un po’ di carattere,
vato in un ruolo così prima linea per man- forse, avrebbe potuto
istituzionale: il fisico tenere alto il morale cambiare la Storia.

119
L’ASBURGO DI TUTTI

IL MONARCA
D’EUROPA
Nel CINQUECENTO
si ritrovò sul capo più
di una corona. Così
CARLO V unificò
mezza Europa in nome
di DIO. E arrivò anche
OLTREOCEANO
LESSING/CONTRASTO (2)

C
ome primo e saldo fondamento del vo- arciduca d’Austria. Insomma, parliamo dell’uo-
stro governo, dovrete sempre riconosce- mo più potente d’Europa. Anzi del mondo, per-
re che ogni vostro bene e la vostra stes- ché i suoi possedimenti spaziavano dall’Asia all’A-
sa esistenza vengono dall’infinita be- frica fino all’America (v. riquadro) tanto che po-
nevolenza di Dio. E alla sua volontà dovrete sotto- teva dire a buon diritto, come faceva spesso: “Sul
mettere i vostri desideri e i vostri atti”. Non siamo di mio impero non tramonta mai il Sole”.
fronte all’omelia di un assistente dell’Azione catto- Potere dall’alto. Ma torniamo alla lettera già
lica, diretta a un gruppo di deputati Dc degli An- citata, per aggiungere che fu spedita da Augusta
ni ’50: la frase è tratta da una lettera di un padre (Baviera) e che è importante per due motivi. Il pri-
al proprio figlio. E il “voi” non sottintende desti- mo: il testo rivela che Carlo V, regista del più im-
DA GIOVANE natari plurimi: è solo una formula di cortesia, un portante tentativo di unificare l’Europa nei 12 se-
Una scena di tempo in uso anche fra parenti stretti. coli intercorsi fra Carlo Magno (vedi articolo nel-
battaglia su uno Nel caso specifico, “un tempo” vuol dire il 18 le pagine precedenti) e la Ue, riteneva di agire non a
scudo appartenuto gennaio 1548. E il pio papà di cui parliamo era nome di se stesso, ma di Dio. Secondo motivo: sa-
a Carlo V (a sinistra, Carlo V (1500-1558), sovrano del Sacro roma- pendo di esser meno intramontabile del Sole sulle
rappresentato in
giovane età in un no impero e detentore di altri titoli “minori”, co- sue terre, l’imperatore si preoccupava di catechiz-
busto ligneo). me re di Spagna, re d’Italia, duca di Borgogna e zare ben bene Filippo II, suo figlio ed erede, perché
continuasse l’alleanza con l’Onnipotente.
In altre occasioni Carlo era stato ancor più
esplicito. Nel 1543, in procinto di muover guer-
ra alla Francia, restìa a integrarsi nell’Europa im-
periale, aveva scritto: “La mia partenza da questi
regni sta ormai avvicinandosi e ogni giorno di più
vedo quanto sia necessaria. Infatti solo così posso
sperare di adempiere ai compiti assegnatimi da
Dio”. Nel 1548 la Francia era ormai battu-
ta ma Carlo era ancora lontano (appunto
in Baviera) dopo aver ricevuto da Dio
un nuovo incarico: tenere d’occhio i
cristiani tedeschi, tentati da Lutero.
Mix genetico. Questo impera-
tore-messia, che si sentiva investi-
to di tanti “compiti divini”, è spes-
so definito spagnolo perché ave-
va la reggia a Madrid; ma in realtà
era nato e cresciuto a Gand (nelle
Fiandre, oggi Belgio). E nel Dna
aveva cromosomi di mezza Euro-
pa. Spagnoli erano solo sua ma-
dre (Giovanna la Pazza) e i nonni
materni, i reyes católicos Ferdinan-
do d’Aragona e Isabella di Casti-
glia, sponsor di Colombo. Ma suo
padre (Filippo il Bello d’Asburgo)
era nato lui pure in Belgio, da un
austriaco (Massimiliano I) e da una
borgognona (Maria la Ricca).
Non è tutto, perché nelle vene di Car-
lo scorreva anche sangue (blu) di altra
origine, ereditato da ascendenti più lonta-
ni: polacco (dai Plast), italiano (dai Viscon-
ti), francese (dai Valois), inglese (dai Lancaster),
tedesco (dagli Hohenstaufen). Insomma, un
potpourri genetico, che per molti versi sembrava
un’Europa unita fatta persona. Un potpourri di
cui l’interessato si vantava ogni due per tre, con

121
Durante la seconda delle GUERRE tra l’imperatore Carlo V
e re Francesco I, 35mila MERCENARI imperiali misero
a ferro e fuoco Roma, in quanto ALLEATA dei francesi
Un combattimento tra mercenari. Si annuncia la cattura di Francesco I. Un francese tenta un guado.

122
SUL CAMPO un tormentone rimasto poi celebre:“Parlo spagno- liano e a quello (borgognone) che era stato di sua
A sinistra, alcuni lo con Dio, italiano con le donne, francese con gli nonna, scomparsa da tempo. Ovvio che un regno
particolari della uomini e tedesco con il mio cavallo”. non si dà a un bimbo, quindi tutto restò in frigori-
battaglia di Pavia
(1525) nel ciclo di In realtà, però, il sovrano di quell’impero senza fero fino alla maggiore età dell’interessato, che co-
arazzi al Museo tramonti era più potente che poliglotta: si espri- munque fu dichiarata con largo anticipo su quella
di Capodimonte meva bene in francese, ma nelle altre lingue era dei comuni mortali, cioè a circa 14 anni, il giorno
(Napoli). una mezza frana. Dello spagnolo pare che avesse dell’Epifania 1515.
una versione tutta sua, simile a quella di certi tu- Sul capo di Carlo adolescente calò subito la pri-
risti nostrani, che da Ibiza all’Avana pretendono ma coroncina, quella da duca di Borgogna. A quel
di farsi capire aggiungendo una “s” alle parole del diadema, l’enfant prodige dell’aristocrazia euro-
NEL NOME dialetto veneto. Del resto, se Carlo era così, una pea aggiunse poi tutti gli altri, con un ritmo im-
DELLA FEDE ragione l’aveva: re di Spagna lo era diventato solo pressionante: nel 1516 ereditò dal nonno mater-
Un’armatura
cinquecentesca
da maggiorenne; tutti i suoi anni più verdi si era- no i regni di Aragona e di Napoli; nel 1517 otten-
appartenuta a Carlo no dipanati tra Gand e Digione (Francia). ne quello di Castiglia al posto della madre, colpita
V, che sostenne di Ma si sa: per far carriera spesso gli avi che si van- da turbe psichiche; nel 1519, alla morte del nonno
combattere per tano contano più delle lingue che si parlano. E, co- paterno, ereditò il trono austriaco; e infine, qual-
volere divino.
me si è visto, Carlo vantava un pedigree ricco di che mese più tardi, ottenne anche la carica di im-
ascendenti illustri, quindi anche di potenzia- peratore, che a quei tempi era ancora (almeno for-
li blasoni ereditari. L’eredità degli Asburgo, malmente) elettiva.
che era già la dinastia più potente d’Euro- Così, in pochi anni, mezza Europa si era unifi-
pa, gli spettava per linea diretta; invece il re- cata. E Carlo nel resto della vita coltivò il progetto
sto dell’impero gli capitò per caso, perché i di unificare anche l’altra metà, cercando di ridurre
casati di Castiglia, Aragona e Borgogna all’obbedienza chi gli resisteva, cioè l’Impero turco
si estinsero, consegnando i lo- a est e la Francia a ovest.
ro domini nelle mani del for- Se il piano fosse riuscito, la storia europea avreb-
tunato nipotino dal cogno- be preso una piega molto diversa da quella che poi
me mitteleuropeo, loro erede fu: lo storico medievalista Franco Cardini arriva a
indiretto. sostenere che nell’800 non ci sarebbe stata la gran-
Tutto suo. Fu così che de stagione degli Stati nazionali e nel ’900 si sareb-
Carlo divenne il più grande bero evitate le due guerre mondiali.
degli Asburgo. E iniziò la Prima Europa? Carlo V fu dunque un precur-
carriera prestissimo, a soli sore dell’Unione europea? Sì e no, ma più no che
sei anni. Infatti suo padre sì, perché la sua Europa non era di certo un’unione
Filippo morì anzitempo fra Stati liberi e sovrani. «L’unità politica alla qua-
nel 1506 e lui diventò il le riferirsi non poteva che essere quella dell’Im-
primo erede al trono (austria- pero romano, filtrata e trasformata da Carlo Ma-
co) di suo nonno Massimi- gno nell’esperienza del Sacro romano impero, che

Lotte reali, in cucina

L
e guerre antifrancesi combattuta tra l’esercito binati in modo casuale.
di Carlo V nel Nord imperiale e Francesco Si narra che il re fu così
Italia hanno lasciato I, che al culmine dello entusiasta della ricetta
una traccia anche nella scontro venne catturato. che, una volta tornato
storia della cucina. Infatti A dieta. Poco prima o in patria, la fece inserire
tradizione vuole che un poco dopo la cattura nei menù di corte. Subito
tipico e semplicissimo (ci sono due versioni) il dopo la zuppa, però,
piatto delle campagne sovrano transalpino sa- Francesco fu rinchiuso
lombarde, la “zuppa alla rebbe entrato (variante: nella fortezza di Pizzi-
pavese” (a base di uova, sarebbe stato portato) in ghettone (Cr) dove restò
pane rosolato, formaggio un casolare fuori porta, tre mesi a pane e acqua
grana e brodo di carne), dove due contadini prima di essere trasferito
LESSING/CONTRASTO (5)

sia stato inventato l’avrebbero rifocillato in Spagna su ordine di


durante la battaglia di coi pochi ingredienti che Carlo V e poi liberato
Pavia (24 febbraio 1525) avevano sottomano, ab- dietro riscatto.

123
MONDADORI PORTFOLIO/BRIDGEMAN
Una corona sporca di sangue

L
a ferocia usata in Carlo V varò le Leyes che i nativi d’America
America dai con- nuevas che vietavano non avevano l’anima.
quistadores di Car- la schiavizzazione de- A sostenerla era Juan
lo V nei confronti degli gli indios e limitavano Ginés de Sepúlveda,
indigeni, mascherata l’encomienda, cioè la autore del libello La
con intenti di evange- loro riduzione a servi scoperta dei selvag-
lizzazione, suscitò la della gleba. gi. Finì che nel 1550
reazione di un vescovo Teoria. Spesso però Carlo V promosse un
domenicano, Bartolo- quei provvedimenti confronto tra de las
mé de las Casas, che restarono sulla carta: Casas e Sepúlveda per
nel 1542 scrisse una in Perù un viceré che dirimere la querelle. Il
Breve relazione sulla voleva applicarli, primo ne uscì vincito-
IN TESTA distruzione delle Indie, Blasco Nuñez Vela, fu re, ma intanto la legge
Un elmo cinquecentesco duro j’accuse contro i ucciso; e in Spagna contro l’encomienda
di Carlo V che ne riproduce coloni. Il testo colpì e una teoria affermava era stata abolita.
parzialmente i connotati.

124
“Di MEDIOCRE statura, magro al possibile”:
così le CRONACHE descrivevano Carlo V. Ma il MARCHIO
di fabbrica pare fosse “la BOCCA sempre aperta”
aveva accolto i valori morali e spirituali del cri- cilio di Trento (1545-1563), la lunga assise di vesco-
stianesimo», precisa Cardini. «Tutto ciò era stato vi che avviò la Controriforma cattolica, risposta al-
espresso da Dante nel De Monarchia e aveva trova- lo scisma protestante (1520). Benché duro con Lu-
to conferma negli scritti di Erasmo da Rotterdam». tero (che “processò” e tentò di far abiurare) Carlo V
La tesi di Dante era che “l’autorità del monarca capiva che il monaco ribelle non aveva tutti i torti
GENERAZIONI imperiale è versata su di lui senza mediatori dalla fon- nell’attaccare la Santa Sede; perciò premeva perché
Carlo V e il fratello te dell’autorità universale”, perifrasi che sta per Dio. la Chiesa si facesse un “esame di coscienza”. Ma papa
e successore Carlo V si poneva sulla stessa linea: il suo impe- Clemente VII faceva melina e non si piegò neanche
Ferdinando portati
in trionfo in un ro era voluto dall’Onnipotente e doveva includere quando (1527) una torma di lanzichenecchi impe-
arazzo del ’600. non solo l’Europa, ma tutto il mondo cristiano, riali saccheggiò Roma e lo costrinse a fuggire a Or-
bypassando lo stesso papa. Come quella di Dante, vieto, travestito con gli abiti del suo maggiordomo.
la Monarchia di Carlo aveva la “M” maiuscola, per- Ma dice un adagio che “le vie del Signore sono
ché fotocopia terrena del “Regno dei cieli”. infinite”: in questo caso transitarono da un piatto
Su tutti i fronti. Partendo da queste premes- di Amanita phalloides, fungo velenosissimo, che nel
GRAN PARATA se, l’impero dell’Asburgo diventò la più grande te- 1534 fece passare Clemente VII a miglior vita. Po-
Tenuta da torneo ocrazia mai vista in Occidente, con tutte le conse- chi anni dopo il meno rigido successore Paolo III
dell’imperatore. La
indossò a Valladolid guenze (bifronti) del caso: con Carlo V e suo figlio aprì il concilio. Che portò a termine i suoi lavori a
per la sua prima Filippo II la fede cattolica fu il motore di tutto, dalle singhiozzo, rispettando l’andamento degli impegni
visita in Spagna. esplorazioni (vedi missioni dei Gesuiti in Sud Ame- bellici dell’imperatore, il quale invocava un “legit-
rica) alle più bieche repressioni del dissenso (tra- timo impedimento” d’epoca: non poteva seguire
mite l’Inquisizione), dalla creazione di ca- contemporaneamente le guerre e il “suo” concilio.
polavori d’architettura (come il monaste- Nemici giurati. E di guerre Carlo V ne fece
ro dell’Escorial di Madrid) ai genocidi dei molte. Eppure Cardini osserva: «Dai suoi scrit-
conquistadores (Hernán Cortés in Messi- ti emerge che secondo lui la finalità della monar-
co nel 1519-21 e Francisco Pizarro in Pe- chia era la pace per tutta la cristianità, considerata
rù nel 1532-33). fine ultimo dell’attività del sovrano e sua massima
Va detto che l’Inquisizione spa- aspirazione». Come spiegare la contraddizione? Il
gnola non fu un’invenzione di Car- diretto interessato nel 1548 rispondeva, candido:
lo V, ma dei suoi nonni materni, “So bene, per esperienza, che evitare la guerra non è
Ferdinando e Isabella. Lui si limi- sempre nelle possibilità di chi lo desidera, specie per
tò a usarla ed esportarla: in Sici- chi ha tanti e tanto grandi Stati, alcuni lontani, co-
lia, per esempio, fu lui a impor- me Dio nella sua bontà mi ha dato”.
re come grande inquisitore don Fra i nemici che l’imperatore era “costretto” a
Bartolomeo Sebastián, combattere, il più ovvio per un messia benedetto
il Torquemada dell’i- da Dio era l’Impero ottomano. Che nel Mediterra-
sola. Analogamente, neo era incarnato da un ammiraglio berbero, Khair
i macelli connessi alla El-Din detto Barbarossa, contro cui Carlo V batta-
CONTRASTO (2)

conquista dell’Ameri- gliò dal 1530 al 1541, con risultati alterni nell’im-
ca erano iniziati già ai mediato ma con un effetto politico-militare dura-
tempi di Colombo; turo: il radicamento a Malta dei Cavalieri di San
ma fu l’“imperatore Giovanni, destinati a governare l’isola per secoli e a
senza tramonti” a diventare i gendarmi contro gli “infedeli”.
nominare Pizar- Avversari storici. Aspra fu anche l’inimicizia
ro governatore del che oppose Carlo V alla Francia e al suo re Fran-
Perù e a premiare Cortés cesco I, che pure non era affatto “infedele”. La ri-
col titolo di “viceré del- valità fra i due, causa di ben quattro guerre (tra il
la Nuova Spagna”, cioè 1521 e il 1544), nasceva in parte da rancori perso-
signore del Messico. nali (Francesco era un ex candidato alla corona im-
Originale di Carlo V periale, che Carlo aveva battuto), ma la ruggine tra
fu invece l’idea del Con- Francia e impero era più antica: già Massimiliano
MONDADORI PORTFOLIO/BRIDGEMAN
AISA/ALINARI

Carlo V si definì DIFENSORE della Chiesa,


ma insieme al fratello Ferdinando concesse la LIBERTÀ
di CULTO ai luterani: la PACE DI AUGUSTA
I, in un testo maccheronico del 1513, aveva defi- sia furono un eccesso di sicurezza e un’alleanza im- USCITA
nito i francesi “anchiens et naturelz ennemis de no- probabile. L’eccesso fu dello stesso Carlo, che nel DI SCENA
tre maison”, cioè “antichi e naturali nemici del no- 1552 partì alla riconquista della Lorena, occupa- Sopra, una scena
stro casato”. ta dai luterani. L’alleanza improbabile fu quella dell’abdicazione di
Carlo V in un arazzo
La verità è che dietro le guerre franco-imperia- che il nuovo re francese Enrico II strinse con tut- del Seicento e un
li, formalmente scoppiate per l’egemonia sul Nord ti gli altri protagonisti dell’epoca: il papa, i turchi elmo con visiera
Italia, c’era uno scontro fra due culture politiche e i protestanti. con cui l’imperatore
inconciliabili: da un lato ci si batteva per la prima Arrivò così l’anno nero di Carlo V, il 1552: la spe- combatté.
globalizzazione della storia moderna; dall’altro per dizione in Lorena finì davanti alle mura di Metz,
la difesa delle autonomie nazionali. Andò a finire assediata inutilmente per mesi, e l’alleanza franco-
che la Francia perse tutte le guerre. E che in un caso turca portò alla perdita della flotta imperiale, di-
il suo re fu addirittura catturato sul campo di bat- strutta a Ponza. Era un doppio fallimento. Il più
taglia (v. riquadro pagine precedenti). Ma alla lun- grande degli Asburgo ne prese atto e nel 1556 ab-
ga Carlo V fu il vero perdente, perché il suo pro- dicò cedendo tutte le corone al fratello Ferdinan-
getto di globalizzazione cattolica si fermò a metà. do e al figlio Filippo. Poi si ritirò in un convento
In ritiro. Ma chi o cosa fu capace di fermare di Yuste nell’Estremadura (Spagna) dove restò fi-
l’imperatore che aveva dalla sua parte Dio? Non no alla morte. Narrano che le sue ultime parole si-
Francesco I, non Lutero e tanto meno papa Cle- ano state: “Sto arrivando, Signore!”. •
mente VII, scomparsi rispettivamente nel 1547, Nino Gorio
1546 e 1534. Ad avviare al declino il sovrano-mes-

126
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SOVRANI ILLUMINATI
Gettò le basi della GRANDE GERMANIA. Per alcuni, ispirando
addirittura il Terzo Reich. Ma CHI ERA davvero Federico II?

FEDERICO
L’UNICO
MONDADORI PORTFOLIO/AKG

A
ngelo e demone. Poeta e soldato. Rifor- può ridurre una personalità così complessa a quella GUERRIERO
mista e ribelle. Amante dei lussi, dell’ele- di un uomo animato solo dalla volontà di potenza? E FILOSOFO
ganza e della moda, ma anche del rigore Enfant terrible. Enigmatico, esteta, “dal colori- Sopra, la vittoria di
Federico il Grande
militare, della disciplina e dell’austerità. to vivo, le gote infantili e i grandi e lucenti occhi azzur- contro i russi a
Con un occhio rivolto al futuro – anticipò l’immi- ri”, come scrisse Thomas Mann oltre un secolo dopo, Zorndorf (1758).
nente nascita degli Stati nazionali – e uno al passa- Federico II visse negli anni dei filosofi illuministi Vol- A destra, Federico II .
to. In primis alle tradizioni di famiglia che lo voleva- taire e Kant e del musicista Bach. Morì tre anni prima Il sovrano, amante
delle arti e della
no generale, prima che esteta e libero pensatore. Per della presa della Bastiglia: troppo presto per assiste- filosofia, portò avanti
tutta la vita Federico II di Prussia (1712-1786) cer- re alla Rivoluzione francese, troppo tardi per godersi l’opera compiuta dal
cò una sintesi tra le sue due anime. Dal caos crea- l’apogeo dell’ancien régime. Anche perché come figlio padre e trasformò la
tivo di questa personalità contraddittoria nascerà la del re soldato Federico Guglielmo I di Prussia – mili- Prussia in una grande
potenza militare.
grande Prussia, madre della grande Germania, con tarista rozzo, maniaco della disciplina e delle bevute
un codice moderno, illuminista, e una sfrenata am- in compagnia – imparò presto che dedicarsi all’ele-
bizione imperialista. L’eredità di Federico non è in- ganza era affare da “damerini”. Essere gay poi, come
fatti priva di ombre: la più oscura ha il volto di Hit- lui era, un’aggravante da lavare col sangue.
ler, che lo ritenne un padre spirituale. Si dice addi- Così, quando a 18 anni osò un rocambolesco ten-
rittura che nel 1945, con l’Armata Rossa alle porte tativo di fuga con il suo “amico speciale”, il tenente
di Berlino, prima di suicidarsi il dittatore abbia get- von Katte, la punizione fu esemplare. Il padre ordi-
tato un ultimo sguardo proprio al suo ritratto. Ma si nò la morte dell’amante e a Federico fu imposto di

128
MONDADORI PORTFOLIO/BRIDGEMAN
OLANDA

Impero spagnolo ALLEANZA: Austria, IMPERO RUSSO


Impero portoghese Francia, Russia, Svezia,
NORD INGHILTERRA
Impero britannico Sassonia, Spagna
AMERICA FRANCIA
Impero russo ALLEANZA:
Gran Bretagna, PORTOGALLO SPAGNA GIAPPONE
Impero francese
Impero olandese Prussia, Portogallo OCEANO
PACIFICO OCEANO ATLANTICO
Aree di conflitto Aree di conflitto
Filippine
Sri Lanka
Deflagrazione mondiale Indonesia

N. JERAN
SUD AMERICA
inston Churchill Federico II e la coalizione OCEANO INDIANO
la definì “la dei suoi nemici nella Madagascar
prima guerra Germania Orientale, in
mondiale”. E non aveva Slesia, alle frontiere della
torto. La Guerra dei Boemia e della Polonia
sette anni (1756-1763) (cartina a fianco). Non
coinvolse infatti tutte a caso, a conflitto finito SVEZIA
le principali potenze: si fecero due trattati
Gran Bretagna, Prussia, distinti, quello di Parigi e

I CO
Francia, Austria e Russia. quello di Hubertsburg. La MARE

A LT
DEL NORD
A differenza dei prece- Francia fu la nazione che

RB
IMPERO

MA
denti conflitti legati a più risentì della sconfitta, RUSSO
GRAN BRETAGNA
successioni dinastiche, si perché vide consolidarsi
PRUSSIA PRUSSIA
combatté per il controllo a est una nuova grande
di territori. potenza continentale, la OCEANO ATLANTICO
Primato. Alla fine si af- Prussia appunto, e perse
fermarono la supremazia il dominio dei mari e il
militare della Prussia in suo impero a vantaggio FRANCIA
AUSTRIA UNGHERIA
Europa e quella dell’In- dell’Inghilterra.
ghilterra sui mari. La Rus-
sia debuttò nella politica MAR NERO
PORTOGALLO
internazionale, mentre
l’Austria, di fronte alla SPAGNA
superiorità della Prussia
iniziò il suo declino. La
Francia arretrò davanti
all’Inghilterra, che suben-
trò nel dominio di vasti MAR MEDITERRANEO
territori extraeuropei
(Nord America e India,
conquistata definitiva-
mente nel 1818).
Conflitti. La guerra si
svolse su due fronti
paralleli. Tra la Francia
e la Gran Bretagna sui
LESSING/CONTRASTO

mari, nelle colonie e nella


Germania Occidentale
(v. cartina in alto). E tra
GRANGER/ALINARI

Ogni giorno, anche da anziano, ISPEZIONAVA di persona


le truppe, come COMANDANTE in capo dell’esercito
assistere all’esecuzione. Il futuro re obbedì e, dieci an- prestigio che aumentava con il successo militare del-
ni dopo, sposatosi controvoglia, ereditò il comando lo Stato: più la Prussia vinceva, più loro diventavano
del Paese, gettando le basi per quella che sarebbe di- importanti. Non si capirebbero le origini del mito te-
ventata la superpotenza tedesca: correva l’anno 1740. desco della nazione militare, senza questa premessa».
MUSICA, Obbedire con amore. “La corona è un cappello E che la Prussia fosse diventata un regno di solda-
MAESTRO! che lascia passare l’acqua”, scrisse nelle sue memorie ti, lo dicono i numeri: all’avvento di Federico il Pae-
A sinistra, il primo
bombardamento il sovrano con piglio autoironico. Aggiungendo pe- se aveva 2.250.000 sudditi e manteneva sotto le ar-
di Dresda del 1760 rò che “il principe è il primo servitore e il primo magi- mi 81.000 soldati, cioè il 7% della popolazione ma-
in un quadro di strato dello Stato”. «In queste due espressioni c’è la sin- schile, mentre la nazione allora più potente d’Euro-
Bernardo Bellotto: tesi del suo governo», spiega Ronald Car, docente di pa, la Francia, con 20 milioni di abitanti (nove volte
la distruzione della
città fu ordinata da Storia delle istituzioni politiche all’Università di Ma- quelli della Prussia) aveva un esercito grande appena
Federico II. cerata. «Il re da un lato smetteva di essere un indivi- il doppio. Occasioni di mostrare i muscoli, agli uffi-
Sopra, il sovrano duo che viveva tra i lussi della corte e portava avanti ciali, non mancarono: una delle prime fu combattere
nelle vesti di flautista solo gli interessi personali o di famiglia. Dall’altra di- per unire le vulnerabili terre prussiane allora ancora
nel salone del suo
castello di Sans-Souci, ventava un uomo di Stato pronto a sacrificarsi per il sparpagliate qua e là: il regno era infatti un potpourri
a Potsdam, presso bene comune. Le conseguenze furono enormi, per- di possedimenti che dal 1600 in poi si legarono alla
Berlino. Nel 1747 ché il sovrano si trasformava in un modello da segui- dinastia degli Hohenzollern.
Johann Sebastian
Bach compose uno
re. A lui si doveva “obbedire con amore”. Si insinuava Protestanti contro cattolici. La prima a pa-
dei suoi capolavori, insomma nella cultura politica tedesca il principio garne le spese fu Maria Teresa d’Austria (vedi artico-
l’Offerta musicale, su dell’idealizzazione del capo. Principio che Bismarck lo pagine seguenti), da pochissimo a capo del cattoli-
un tema improvvisato e Hitler strumentalizzeranno a loro vantaggio». cissimo impero asburgico. Nel dicembre del 1740,
dall’imperatore.
Come tutti i despoti illuminati del ’700, anche Fe- senza nemmeno una dichiarazione di guerra, Fede-
derico II si circondò di intellettuali, musicisti e pen- rico II fece il suo primo capolavoro di realpolitik in-
satori. Ma, essendo figlio di suo padre, puntò tutto vadendole, in barba ai trattati, un suo territorio: la
il suo potere sull’esercito, portando avanti con suc- ricca regione della Slesia (per metà abitata da prote-
cesso l’opera di modernizzazione e nazionalizzazio- stanti). Poi guardò a est, secondo un antico mantra:
ne già avviata. Con qualche novità. «Rese importan- «Nel Medioevo per i tedeschi l’est era un po’ come il
te il ceto nobiliare dell’aristocrazia terriera stanziata vecchio west per gli americani: una frontiera, un Pa-
nella Prussia Orientale (gli Junker), inserendola nella ese immenso da colonizzare. È quello che in tede-
macchina dello Stato», aggiunge lo storico. «Trasfor- sco si chiama Drang nach Osten, la spinta verso est
mò i possidenti in ufficiali di carriera, dando loro un che fino all’epoca nazista ha continuato a segnare il

131
L’esercito prussiano in pillole

Uno dei segreti del successo


187.000 10.000 UFFICIALI

MONDADORI PORTFOLIO/BRIDGEMAN
militare prussiano fu la DI CARRIERA
tattica: la fanteria avanzava Erano gli effettivi quando Era il numero degli uomini Federico trasformò i
in formazione compatta con Federico morì. Per metà inquadrati nei sette nuovi latifondisti nobili (Junker) in
MOSCHETTO e BAIONETTA; erano prussiani, gli altri reggimenti creati dalla ufficiali di carriera, vincolando
la cavalleria invece attaccava stranieri (tedeschi e no), riforma dell’esercito voluta il loro successo alla gloria
con la sciabola, spesso sui lati. volontari o coscritti. dal sovrano prussiano. militare del Paese.

rapporto dei tedeschi con le pianure dell’Europa nella sua Versailles, che sorgeva a Potsdam, dal nome CONDOTTIERO
Orientale», scrive infatti Alessandro Barbero nel suo evocativo: Sans-Souci (senza pensieri). Sopra, Federico II con
Federico il grande (Sellerio). Entrò infine a gamba te- Qui componeva poemi o suonava il flauto, lascian- le sue truppe in un
sa nello scacchiere internazionale dando vita alla co- do riaffiorare un’emotività cinica e disperata che, a quadro del XVIII sec.
Il monarca era
siddetta Guerra dei sette anni (v. riquadro nelle pagi- dispetto del nome del palazzo, rivelava una natura spregiudicato in
ne precedenti) tra lo sgomento delle corti internazio- tutt’altro che spensierata. “Gli uomini non sono fat- guerra, illuminato e
nali. Divenne epica, per la costruzione del suo mito, ti per la verità, per me sono come un branco di cervi nel sensibile nella vita
la battaglia del dicembre del 1757 a Leuthen, dove parco di un grande nobile, che non serve a nient’altro se privata.
sconfisse l’esercito imperiale austriaco. Lo scontro non a riprodursi e a popolare il parco”. Sui tempi nuo-
si concluse con la pianura innevata cosparsa di ne- vi invece non aveva le idee chiarissime: “Questa elet-
ve e sangue e i superstiti prussiani in ginocchio che tricità, tutti ne parlano, ma è chiaro che è soltanto un
cantavano un corale per ringraziare Dio della vitto- giochino!”, scrisse al filosofo D’Alembert. Gli intellet-
ria. Grazie anche a queste imprese Federico si guada- tuali, d’altronde, al suo tavolo non mancavano mai.
gnò l’epiteto di Unico, poi divenuto il Grande. Con Il preferito era Voltaire, con cui ebbe sempre un rap-
buona pace di Maria Teresa d’Austria, che continua- porto esclusivo. “Io vorrei possedervi”, gli disse Federi-
va a chiamarlo “le méchant homme”, l’uomo cattivo. co; lui, più anziano di 20 anni, si sottrasse alle avan-
Senza pensieri? Eppure dietro la corazza del de- ces, ma non rinunciò mai alla lusinga di avere un gio-
mone capace di una politica spregiudicata e aggressi- vane re ai suoi piedi. Anche Johann Sebastian Bach
va, c’era uno spirito illuminato, aperto alla tolleranza per un certo periodo fece capolino: compose per lui
religiosa e alla poesia. Non solo: Federico II fu anche la celebre Offerta musicale, basata su un suo tema, il
un riformatore. Semplificò il sistema giudiziario, in- thema regium appunto.
trodusse nel codice civile nozioni del moderno Stato Eredità avvelenata. Complice l’andirivieni di
di diritto, snellì i processi e abolì la tortura. Quando vip, negli ultimi anni “nonno Fritz” – così lo chia-
non era sui campi di battaglia il monarca-condottie- mavano i soldati – era ormai una leggenda. Morì nel
ro si trasformava in un re-filosofo, passando il tempo 1786 a 74 anni e fu sepolto nella chiesa della guarni-

132
ROGER VIOLLET/ALINARI La GERMANIA nacque
dalla dinastia prussiana degli
HOHENZOLLERN, che
riunì territori popolati da
diverse etnie. E dal DECLINO
dell’Impero austriaco

NONNO FRITZ gione, a Potsdam. Lì Napoleone lo omag-


In alto, Federico II e gerà, forte della vittoria sui prussiani a Je-
il filosofo francese na: “Signori, toglietevi il cappello perché se
Voltaire nei corridoi lui fosse ancora vivo noi oggi non saremmo
del castello di Sans-
Souci, a Potsdam.
qui”. E che “lui” avesse fatto la differenza,
A destra, un dipinto trasformando la Prussia in superpoten-
del re negli ultimi za, lo sapeva bene il cancelliere Bismarck,
anni di vita, quando che un secolo dopo creò il Secondo
veniva chiamato
“nonno Fritz”. Reich. Preludio al ben più tragico
Terzo Reich nazista. Tanto ba-
stò per parlare di eredità av-
velenata: assolutismo, militari-
smo e culto fanatico del dovere.
E se invece Federico fosse stato solo
la leggenda attorno a cui si costruì l’i-
PER LA GRANDE dentità germanica? La questione non
GERMANIA ha mai smesso di tormentare i te-
Sotto, una stampa deschi, nemmeno dopo l’unifica-
riproduce in scala zione: una copertina dello Spiegel nel
Federico II, Otto von
Bismarck e Hitler: 1991 polemizzava con l’allora can-
tutti e tre fecero celliere Kohl, che aveva riportato a
dell’imperialismo e Potsdam le spoglie imperiali trasferite al-
del militarismo di trove durante la Seconda guerra mondiale. Titolan-
Stato un caposaldo
del loro governo, pur do “Il ritorno di Federico”, in un sondaggio chiede-
con diverse modalità. va: Federico fu responsabile di Hitler e Auschwitz?
A voi la sentenza. •
Giuliana Rotondi
MONDADORI PORTFOLIO/AGK
SOVRANI ILLUMINATI

L’imperatrice
dei LUMI
Q
uando provò per la prima volta una coro- 1783 scrisse un Elogio di Maria Teresa imperatrice, in
na, fece ridere tutti: quell’ambìto simbo- cui si leggeva: “Dagli studi che aveva potuto fare non
lo di potere, creato per teste maschili, era avea ricavato solo l’eleganza di parlare e di scrivere, l’e-
troppo largo per una donna. E le scivola- rudizione, l’intelligenza dei diritti sovrani; ne avea ri-
va sulle sopracciglia. Perciò lei, durante il banchet- cavato una vera stima per le scienze, per le lettere, per le
to dell’incoronazione, contro ogni protocollo si le- belle arti e per quelli che le coltivavano, ne avea sentito
vò l’ingombrante diadema e lo depose sulla tavola, l’importanza e l’utilità per lo Stato, ne avea presa una
tra bicchieri di tokaj e ciotole di gulash. La scena si stabile, uniforme e benefica protezione”.
svolgeva il 25 giugno 1741 a Budapest: la corona era Progressista. Dall’Elogio di Frisi sono passati SIGNORA
quella di Santo Stefano, che dal ’200 in poi era sta- molti anni e nel frattempo il verbo avea ha preso una DI MILANO
ta di tutti i re d’Ungheria. “v” in più. Ma l’effetto di quella regina illuminata si Maria Teresa d’Austria
(a destra, la sua firma)
Dopo quel primo copricapo regale, Maria Tere- sente tuttora: senza Maria Teresa, Milano non avreb- e, in basso, Milano
sa d’Asburgo (1717-1780) ne indossò altri: fu regina be la Scala, l’Italia non conoscerebbe la parola “cata- in una stampa del
di Boemia, di Croazia e di Slavonia; fu arciduchessa sto” e il mondo non saprebbe nulla di pile elettriche ’700. L’imperatrice la
d’Austria e di Toscana nonché duchessa di Milano e di fecondazione artificiale. Fu infatti l’imperatrice rimodernò.
e di Parma-Piacenza; ma soprattutto fu imperatrice, austriaca a commissionare a Giuseppe Piermarini il
cioè la monarca più potente d’Europa, cui tutti gli al- teatro milanese. Fu lei a sostenere Lazzaro Spallanza-
tri sovrani dovevano rispetto. E a sorpresa trasformò ni, che per primo fecondò in vitro delle uova (di ro-
il suo impero, già roccaforte tradizionalista, in uno spo), e Alessandro Volta, padre della pila.
dei regimi più avanzati della storia del continente. E fu ancora lei a volere che tutte le proprietà della
Tutto ciò fece dell’imperatrice un mito sen- Lombardia (allora austriaca) fossero censite e stimate
za se e senza ma, fin da subito. Paolo Fri- in un apposito archivio statale, il catasto. Va detto
si, scienziato illuminista lombardo, già nel che il lavoro era iniziato con suo padre, ma si era

134
Nel SETTECENTO
riformò l’impero
austriaco e fece di
MILANO una piccola
Parigi. E dire che
MARIA TERESA
nemmeno portava
la CORONA
SELVA/LEEMAGE/MONDADORI PORTFOLIO
Maria Teresa fece erigere la VILLA REALE di
Monza per darla al FIGLIO Ferdinando
interrotto per l’ostilità dei latifondisti. Maria Teresa Quanto alla maxi zuffa, che gli storici chiamano
riprese il progetto (1749), lo portò avanti con l’im- Guerra di successione austriaca, si scatenò alla fine
placabilità di un bulldozer e lo concluse (1760). Era del 1740, quando Carlo VI morì e il suo decreto,
una rivoluzione, che consentiva di applicare tasse da pezzo di carta teorico, diventò un documento di
eque, ancorate alla ricchezza reale dei contribuen- bruciante attualità, che consegnava l’impero asbur-
ti invece che alle stime degli esattori, limate dal- gico a Maria Teresa. Metà Europa si ribellò all’idea
le mazzette. di una corona con pari opportunità. E da ogni ango-
“Velina” mancata. Eppure quel paradigma lo spuntarono lontani parenti dell’imperatore defun-
di buon governo, benché figlia di un imperato- to, che vantavano diritti ereditari, veri o presunti. In
re (Carlo VI d’Asburgo) e benché nata e cresciu- pole position era piazzato il duca di Baviera, Carlo Al-
ta in un palazzo simbolo del potere (l’Hofburg di berto von Wittelsbach.
Vienna) non aveva studiato per regnare. Da ra-
gazza aveva espresso piuttosto doti da attrice.Al-
lora Maria Teresa era splendida. Un anonimo
testo dell’epoca ce la descrive così: “Elegante e
maestosa la statura, nobile il portamento, occhi cene-
rognoli (grigi, ndr) pieni di espressione e soavità, on-
deggianti i capegli”. Poi, men che ventenne, la futura
imperatrice aveva sposato un duca francese, France-
sco III di Lorena (alias Francesco I del Sacro roma-
no impero), si era messa a far figli a raffica (ben 16
in vent’anni) e aveva dimenticato le velleità teatra-
li: un po’ perché il palco non si addice a una nobil-
donna, un po’ perché troppe gravidanze le avevano
sfiancato il fisico.

SCALA
Lotta per il trono. Non studiò da imperatri- VITA DI CORTE
ce, si diceva. E se poi andò al potere, non fu grazie a Sopra, il pranzo di
intrighi seduttivi o a quote rosa, ma per via di un vi- nozze tra Maria Teresa
e Francesco Stefano
rus, di un “decreto legge” e di una maxi zuffa dura- di Lorena (a sinistra,
ta otto anni. Il virus fu quello che uccise da bambi- in un ritratto ufficiale)
no suo fratello Leopoldo Giovanni, erede al trono. Il secondo Martin van
“decreto” (all’epoca chiamato Prammatica sanzione) Meytens, pittore della
corte viennese.
fu emanato da suo padre, che non riuscendo ad ave-
re altri figli maschi cambiò in corsa le regole del gio-
co e introdusse l’ereditarietà femminile della corona.

Il castello di Schönbrunn: con Maria


Regge “illuminate” da Vienna a Caserta Teresa visse il suo massimo splendore.

I
l dispotismo illuminato furono concepiti per rivaleg-
BRIDGEMAN IMAGES/MONDADORI PORTFOLIO

dedicò molte risorse alle giare con Versailles, residenza


residenze reali: lo dimostra- reale francese e luogo simbolo
no due esempi, in Austria e in delle monarchie tradizionali.
Italia. Il primo è il castello di Manie di grandezza. Per que-
Schönbrunn, alla periferia di sto i progettisti non badarono
Vienna, fondato nel ’600 ma a spese: la reggia di Caserta
ridisegnato nel suo aspetto comprende 1.200 stanze e
attuale fra il 1743 e il 1749 copre 47.310 metri quadrati;
per volontà di Maria Teresa. Il Schönbrunn è ancora più gran- è notare che quando Maria che la portò a Praga nel 1743
secondo è la reggia di Caserta, de (1.441 stanze); entrambi Teresa andava in viaggio (in tempo di guerra, quindi di
fondata nel 1752 da Carlo III gli edifici sono dotati di parchi era accompagnata da cortei austerità) comprendeva 21
di Borbone su disegno di Luigi sontuosi (120 ettari ciascuno). altrettanto sontuosi, autenti- carrozze, 11 carri, 20 cavalli
Vanvitelli. Entrambi i complessi Regina mobile. Interessante che regge mobili: un convoglio da sella e 212 da traino.

136
BRIDGEMAN IMAGES/MONDADORI PORTFOLIO
ALINARI
PRIMI PASSI La querelle finì in una guerra che costò carrettate di
A destra, Maria Teresa morti. A morire per Carlo furono bavaresi, prussia-
giovanissima in un ni, svedesi, francesi, spagnoli e napoletani. Sull’altro
quadro dell’epoca.
Allora ambiva a una
fronte morirono austriaci, inglesi, ungheresi, boemi,
“carriera” artistica. russi, olandesi e i tedeschi di Hannover, Assia e Sas-
sonia. Caso a sé fecero sardi e piemontesi, che cadde-
ro su entrambi i fronti grazie a un voltafaccia in cor-
so d’opera dei Savoia. Risultato di quella rissa: in una
prima fase Carlo prevalse e diventò imperatore, ma
presto morì e alla fine Maria Teresa ebbe la meglio.
Compromesso storico. Stavolta la corona im-
periale non calò sugli occhi della sovrana, come aveva
fatto sette anni prima quella di Santo Stefano, ma so-
lo perché un’incoronazione vera non ci fu mai. Infat- all’Europa, perché con un imperatore così latitante
ti la guerra si concluse nel 1748 con un compromes- Maria Teresa ebbe le mani libere per attuare il suo
so: l’Austria ottenne che tutta l’Europa riconosces- progetto politico, che il figlio Giuseppe sintetizzò poi
se la Prammatica sanzione, ma formalmente il titolo in uno slogan efficacissimo: “Tutto per il popolo ma
di imperatore fu assegnato a un uomo: cioè al mari- nulla con il popolo”.
to di Maria Teresa, Francesco III di Lorena. Lei, la Illuminata. Gli storici chiamano quella linea po-
donna per cui tanti erano morti, si accontentò di fa- litica “dispotismo illuminato”. Che è poi un ossimo-
re l’imperatrice consorte. ro, una figura retorica che accosta concetti opposti,
Va detto che il compromesso era tale più di no- tipo “convergenze parallele” o “ghiaccio bollente”.
me che di fatto, perché poi a comandare fu proprio Infatti come si può conciliare il dispotismo, versione
la consorte: infatti Francesco preferiva usare il suo estrema della monarchia, coi “lumi” suggeriti da fi-
tempo per andare a caccia, un po’ di cervi e caprioli, losofi come Montesquieu e Voltaire? Eppure a metà
un po’ di nobildonne e contadine. E quella sua pas- ’700 in Austria, e non solo, si tentò di usare il potere
sione per le corna, vere e metaforiche, portò fortuna regale (in quanto tale non discutibile) per riformare

137
Durante il REGNO di Maria Teresa, nel 1774, la SCUOLA
elementare divenne GRATUITA e OBBLIGATORIA
la società in senso illuminista, limitando il ruolo del

ROGER VIOLLET/ALINARI
clero e della nobiltà latifondista.
Il dispotismo illuminato era un tentativo intelli-
gente di adeguare ai tempi gli Stati dinastici, allonta-
nando il rischio di rivoluzioni. Con le riforme, infat-
ti, il re diventava una sorta di padre, autoritario ma
impegnato a garantire il bene dei sudditi-figli e il fu-
turo della famiglia: un capo che il popolo non aveva
alcun interesse a eliminare.
Con questa filosofia alle spalle, in quarant’anni di
regno Maria Teresa (che non a caso si faceva chiama-
re Prima madre) di riforme ne fece molte. Oltre al
catasto, di cui si è già detto, vanno ricordate la pro-
gressiva abolizione dei tribunali del Sant’Uffizio, la
promulgazione di leggi di tutela del lavoro minorile,
la divisione dei poteri statali, la concessione di dirit-
ti ai soldati, la chiusura delle scuole dei gesuiti e infi-
ne l’avocazione allo Stato del potere di censura, pri-
ma affidato al clero. Insomma: un vero terremoto.
Non è tutto: una della riforme che più influirono
sulla vita delle classi subalterne fu l’introduzione nel
1774 della scuola elementare obbligatoria e gratui-
ta (secondo caso in Europa). Questa era una riforma nia francese, diventò inglese. Esito locale: nessuno, MUSICA E ARTE
davvero costosa, quindi fonte potenziale di resisten- perché la Prussia si tenne la Slesia. Sopra, la Scala di
ze. Ma la Prima madre trovò una fonte di finanzia- Più successi che sul campo di battaglia, Maria Te- Milano, voluta da
Maria Teresa nel 1776.
mento inattesa: confiscò e vendette tutti i beni dei resa li ottenne in campo culturale. Sotto di lei Vienna Sotto, Gustavo III.
gesuiti messi al bando. E lo Stato ne uscì rafforzato. divenne approdo per artisti (Martin van Meytens),
Guai in vista. Nei decenni del regno teresiano, letterati (Vittorio Alfieri) e musicisti (Joseph Haydn
l’unico grosso neo fu la Guerra dei sette anni (1756- e Wolfgang Amadeus Mozart, oltre al preesistente
1763), un conflitto combattuto per stabilire chi, tra Metastasio). L’Europa non aveva mai visto nul-
Parigi e Londra, dovesse avere il predominio nelle la del genere dai tempi della Firenze di Lo-
terre d’Oltremare. Vienna non c’entrava nulla, ma renzo il Magnifico. Il prestigio che derivò
prese le armi come comprimaria, solo per cacciare la a Vienna da quella corte fece sì che l’e-
Prussia (alleata degli inglesi) dalla Slesia, una regio- sempio austriaco fosse imitato, anche
ne oggi polacca, che fino al 1740 era stata austriaca. sul piano politico, da vari re coetanei
Esito del confronto nel mondo: il Canada, già colo- della Prima madre.

SCALA
Il re che fece la rivoluzione dall’alto

S
i può abolire un ispirato alle idee di Vol- guerra civile. Il re vinse, nel 1718, prima
parlamento in taire e Montesquieu. sciolse il parlamento che altrove in
nome della libertà? Più che un re illuminato, (che remava contro le Europa. Ma la
Si può fare una rivolu- Gustavo III fu un re illu- riforme) e assunse poteri sua Camera (detta
zione stando sul trono? minista: vietò la tortura, assoluti. Poi pagò le sue non a caso Consiglio
Pare che le risposte siano dispose l’abolizione scelte con la vita, ucciso degli aristocratici) era
due “sì”. Così la pensava quasi totale della pena di da un sicario durante un’accozzaglia di lobby,
Gustavo III, re di Svezia morte, favorì il commer- una festa a corte. espressione di poche si è trasformata in un
dal 1771, che superò “a cio, sancì la libertà di Col popolo. Per capire famiglie patrizie. Gusta- indescrivibile dispotismo
sinistra” la stessa Maria stampa e di culto. Ma per questo re contradditto- vo, in un suo discorso aristocratico”. Di qui la
Teresa, azzerando il attuare la sua svolta libe- rio occorre aver presente del 1772, descrisse la paradossale lotta contro
potere dell’aristocrazia rale, Gustavo usò metodi un’anomalia tutta sve- situazione così: “La il parlamento svedese in
e imponendo dall’alto, autoritari, sfociati nel dese: Stoccolma si era libertà, uno dei diritti nome della democrazia.
e con le armi, un regime 1772 in una cruenta data un parlamento già fondamentali dell’uomo, La nobiltà odiò il re, ma

138
LESSING/CONTRASTO

REGINA TRISTE Sulla stessa linea di Maria Teresa si collocarono, per due dei suoi figli: Giuseppe II (1741-1790) che dal
Sopra, Maria Teresa, esempio, Caterina II di Russia (1729-1796), Fede- 1765 condivise il trono imperiale con la madre e poi
vestita a lutto per rico II di Prussia (1712-1786) e Carlo III di Borbo- le subentrò; e Leopoldo II (1747-1792) che fu pri-
la morte del marito,
circondata da sei dei ne, re di Napoli e di Spagna (1716-1788). La prima, ma granduca di Toscana e poi imperatore a sua vol-
suoi figli. che si definiva “un filosofo sul trono”, riformò il siste- ta. Giuseppe ridusse drasticamente il potere del cle-
ma giudiziario ispirandosi a Montesquieu e a Cesare ro, tanto da far chiudere 700 conventi. E sotto Leo-
Beccaria. Il secondo, amico di Voltaire, abolì la tor- poldo la Toscana fu il primo Stato europeo ad aboli-
tura e fondò la prima scuola dell’obbligo d’Europa. re la pena di morte. Correva l’anno 1786.
Il terzo vietò all’Inquisizione di operare nel Sud Ita- Fine di un’era. Ma non tutte le corone d’Euro-
lia e creò una catena di “alberghi dei poveri”, embrio- pa e non tutti i discendenti dell’imperatrice segui-
ne di ciò che oggi si chiama welfare. rono questa strada. In particolare non la seguì Pari-
Eredità. Il fenomeno del dispotismo illumina- gi, che restò un’ostinata roccaforte dell’ancien régi-
to continuò anche nella generazione successiva. A me, finché il 14 luglio 1789 una folla inferocita assalì
raccogliere l’eredità di Maria Teresa furono almeno la Bastiglia, dando il via a una rivoluzione destina-
ta a dilagare in tutto il continente. Poi, il 16 ottobre
1793, Maria Antonietta, moglie di Luigi XVI, regina
di Francia e figlia di Maria Teresa, che aveva “tradi-
to” le idee riformiste della madre e dei fratelli diven-
il popolo gli dedicò un residenza di Drottnin- ström, che lo apostrofò
tando un simbolo del dispotismo, finì sul patibolo.
inno appassionato, in gholm con colonne in in francese (“Bonjour
voga tuttora: Gustafs finto marmo di Carrara, beau masque”) e gli Quel giorno sulla ghigliottina moriva anche l’i-
skål (Alla salute di Gu- in realtà tronchi di sparò un colpo morta- dea che si potesse davvero fare “tutto per il popolo ma
stavo). Lui tirò diritto, abete dipinti). le. Ad armare il militare nulla con il popolo”: l’Europa, per rinascere moder-
creando la monarchia Vendetta. La “rivo- erano state le famiglie na e per abolire le zavorre che la frenavano da seco-
più colta e aperta d’Eu- luzione dall’alto” di che il sovrano aveva li, aveva imboccato tutta un’altra strada, più drasti-
ropa, con due punti di Gustavo III finì tragica- escluso dalla stanza ca e cruenta. Il sogno che la metamorfosi del conti-
riferimento: la Francia mente nel 1792: in una dei bottoni. L’attentato
nente potesse avvenire senza traumi, con un’inizia-
per le idee politiche sera di marzo, durante ispirò poi il libretto del
(anche se poi tentò di un ballo in costume, il melodramma Un ballo tiva dall’alto, aveva generato ottime cose per mezzo
fermare i giacobini) e re fu avvicinato da un in maschera, messo secolo, ma era sopravvissuto a Maria Teresa soltan-
l’Italia per l’arte (tanto capitano delle guardie, in musica nel 1859 da to 12 anni, 10 mesi e 17 giorni. •
da decorare la sua Jacob Johan Anckar- Giuseppe Verdi. Nino Gorio

139
AUSTRIA

Specchio
specchio
ALINARI

delle mie
brame
Elisabetta d’Austria era OSSESSIONATA
dalla BELLEZZA. Diete, palestra,
magrezza estrema e CURE MANIACALI
per lei non erano mai abbastanza


U
n gabbiano di Nessundove io sono, FASCINO
nessun lido considero mia patria, nes- REGALE
sun luogo, nessun posto a sé mi lega; è Elisabetta d’Austria
di onda in onda invece che io volo”. (1837-1898) ritratta
(a sinistra) con vesti
Così scriveva nel suo Diario poetico l’imperatrice sfarzose e il mantello
Elisabetta d’Austria, più nota al mondo come Sis- rosso foderato di
si. Bellissima e inquieta, amata e tormentata, Eli- pelliccia di ermellino.
sabetta era costantemente in fuga dalla rigida corte La sua bellezza era
leggendaria, come
di Vienna, che opprimeva il suo desiderio di vivere la lunghezza dei suoi
lontana da qualsiasi costrizione o imposizione. Sis- capelli (a destra).
si, infatti, non si rassegnò mai al ruolo impostole
di imperatrice, moglie e madre, ma continuò a ri-
cercare una dimensione che esprimesse la sua indi-
vidualità più profonda senza riuscirvi. Il suo gran-
de dramma consistette principalmente nell’impos-
sibilità di potersi realizzare secondo la sua natura,
portandola a convivere con una profonda solitu-
dine interiore.
Come un pesce fuor d’acqua. I viaggi, la pa-
lestra all’interno della Hofburg di Vienna, la rigi-
dissima dieta per avere un vitino di vespa, il suo
amore per i classici greci e tante altre piccole ma-
nie venivano derise dalla corte viennese. Così Sis-
si, sentendosi sempre più disprezzata, tese a isolar-

SCALA
si sempre di più. La nuora Stefania, nel suo libro
Come non fui imperatrice, descrisse la suocera
con queste parole: “L’imperatrice Elisabetta
aborriva l’etichetta e fuggiva volentieri nella
solitudine, lontano dalle usanze della cor-
te imperiale. […] Odiava il martirio di
quella schiavitù, come essa usava defi-
nire i doveri della sua posizione. […]
Ella riteneva che ognuno avesse dirit-
to alla propria libertà”.
Non riuscì a trovare il confor-
to che desiderava neppure all’in-
terno della vita matrimoniale:
suo marito l’imperatore Fran-
cesco Giuseppe era molto pre-
so dagli impegni di Stato e ave-
va una mentalità troppo diversa
per comprendere le problemati-
che della moglie. Elisabetta si ri-
trovò così in disparte in una cor-
te fredda e ostile, lontana dagli af-
fetti familiari della sua infanzia. La
privacy a cui tanto aspirava ven-
ne meno e il suo compito, oltre

141
Si nutriva di misture di CHIARE
D’UOVO e sale. E l’allacciatura
del BUSTO durava anche un’ora

SCALA (3)
a dare al mondo l’erede maschio, fu quello di en- nel corso di lunghi spostamenti sui vascelli, la sua CAVALLI ,
trare il prima possibile nel suo ruolo di imperatrice. capra e le sue mucche preferite venivano imbarcate CHE PASSIONE!
Soltanto con il passare degli anni Sissi prese con- anch’esse. Il caso poi voleva che queste povere be- Elisabetta in una
sapevolezza della sua avvenenza e dell’effetto che su- stie soffrissero ogni tanto il mal di mare, e che per- fotografia del 1855
(a 18 anni);
scitava nel marito e negli ammiratori: questo la re- ciò non fossero in grado di esaudire costantemente a destra, nel 1863 a
se più sicura di sé, e perciò per tutta la vita cercò di i capricci dell’imperatrice. cavallo. Sissi era una
mantenere la sua bellezza il più a lungo possibile. Il Il peso della chioma. Consapevole dell’effet- perfetta amazzone
grande ritrattista di teste coronate Franz Xaver Win- to suscitato dal suo aspetto sottile e slanciato, Eli- e amava moltissimo
cavalcare, anche per
terhalter immortalò la sua grazia sulla tela, renden- sabetta cercò di sottolineare ancora di più la sua fi- mantenere la linea.
dola celebre: il candore della pelle, lo sguardo dolce gura e, temendo che i vestiti non fossero abbastan-
che sembra posarsi sullo spettatore, il capo adorno za aderenti e tendessero a formare pieghe sgradite,
di stelle di diamanti e il vaporoso abito bianco che pretese che le fossero cuciti direttamente addosso.
l’avvolge, simile a una nuvola leggera, raffigurano Dal momento che era costretta a cambiarsi d’abi-
l’imperatrice aerea e soave come una fata delle fiabe. to di frequente, questo procedimento poteva ripe-
Ma dietro quest’immagine c’erano immani sacri- tersi più volte nel corso della stessa giornata, e la
fici. La natura nervosa di Sissi, unita alla paura di semplice allacciatura del busto poteva durare an-
invecchiare e di perdere la sua figura snella, portaro- che un’ora. Più avanti negli anni, per mantenere i
no l’imperatrice a seguire diete sempre più rigide fi- fianchi snelli, dormiva stretta in panni bagnati. E
no ad arrivare a bere, come riporta sua nipote Maria faceva immersioni nell’olio d’oliva per conservare
Luisa Larisch-Wallersee, “un’orribile mistura di cin- la pelle morbida.
que o sei chiare d’uovo con sale”. Durante i suoi spo- Oltre al corpo magro, Sissi aveva una vera e pro-
stamenti questo regime alimentare rimaneva inva- pria ossessione per i suoi capelli. Dotata, in effetti, di
riato fin nei minimi particolari. Dal momento che una lunghissima chioma fluente e resistente, una ra-
Sissi non voleva rinunciare al latte fresco neanche rità per l’epoca, trascorreva molte ore in compagnia

142
GRUPPO
IMPERIALE
Ritratto familiare
degli Asburgo:
a sinistra si nota
Francesco Giuseppe,
al centro la madre
Sofia e accanto a
lei Sissi con la figlia
Gisella e il figlio
Rodolfo in grembo.

MONDADORI PORTFOLIO
Le tappe della sua vita
1837 Elisabetta a estrometterla dalla
Eugenia Amalia di Confederazione tede-
Wittelsbach, duchessa sca, facendole perdere
di Baviera, nasce a i territori del Nord e
Monaco il 24 dicembre, alcuni ducati tedeschi.
quarta figlia del duca Sissi, che aveva cercato A VITA STRETTA
Massimiliano Giuseppe l’alleanza con il cugino L’ imperatrice a 19
e di Ludovica di Wit- Ludwig di Baviera, è co- anni, vestita da sera, in
una litografia colorata
telsbach. stretta a lasciare Vienna realizzata nel 1856 in
1854 Il 24 aprile va e a rifugiarsi a Budapest cui risalta il suo celebre
sposa all’imperatore con i figli. vitino di vespa.
d’Austria Francesco 1867 È incoronata
Giuseppe, 24 anni e 52 regina di Ungheria.
milioni di sudditi. 1868 A Budapest nasce
1855 Nasce la figlia l’ultima figlia, Maria
Sofia, che morirà Valeria.
piccolissima durante un 1889 Il figlio Rodolfo si
viaggio ufficiale della suicida con l’amante, la
coppia imperiale in baronessa Maria
Ungheria. Vetsera.
1856 Nasce Gisella. 1898 Mentre passeggia
1858 Nasce Rodolfo, lungo il lago di Ginevra
l’erede al trono. in attesa di prendere
1859 Scoppia la Secon- un battello, Sissi è
da guerra d’indipen- aggredita a stilettate da
denza e iniziano anni un anarchico italiano,
difficili per l’Impero Luigi Lucheni. Le sue
austriaco, che perde la vesti sono così strette
Lombardia ma conser- che il sangue non esce e
va il Veneto. La salute l’imperatrice riprende a
di Sissi peggiora e la camminare; ma muore
tubercolosi la spinge 20 minuti dopo per
a Madera e Corfù per un’emorragia interna. È
curare i polmoni e la sepolta a Vienna, nella
depressione. cripta della chiesa dei
1866 La Prussia minac- Cappuccini, accanto al
cia l’Austria e riesce marito e al figlio.
Faceva PASSEGGIATE di sette, otto
ore al giorno. LE DAME di compagnia
la seguivano in CARRETTO
della sua parrucchiera, Fanny Angerer, per curarla
e acconciarla in modo magistrale. Il lavaggio veni-
va effettuato ogni tre settimane e durava una gior-
A BUDAPEST nata intera, mentre la cura quotidiana esigeva tre
Ritratto di Elisabetta ore. Nella sua biografia sull’imperatrice, la storica
della pittrice ungherese tedesca Brigitte Hamann scrive: «Quella massa di
Gyula Benczur. Sissi era capelli era così pesante da far venire talvolta il mal
anche imperatrice degli
ungheresi, che Vienna di testa ad Elisabetta. In questi casi restava seduta
giudicava “ribelli“, al mattino per ore nel suo appartamento, con i ca-
ma che lei amava pelli trattenuti in alto da nastri. Così risultava di-
(ricambiata).
minuito il peso dei capelli e la testa dolente riceve-
va un po’ d’aria».
Per mantenersi sempre in forma, l’imperatrice ave-
va fatto installare alcune piccole palestre nei palaz-
zi in cui alloggiava. Ce n’era una persino nel com-
plesso dell’Hofburg, il palazzo imperiale viennese.
Vi erano attrezzi di tutti i tipi, tra i quali una cop-
pia di anelli. Il lettore di greco dell’imperatrice, Co-
stantin Christomanos, trascrisse questa deliziosa sce-
na: “Sono arrivato proprio mentre si sollevava reggen-
dosi agli anelli. Indossava un abito di seta nera con un
lungo strascico orlato di magnifiche piume di struzzo.
Non l’avevo mai vista in un abbigliamento così sfar-
zoso. Appesa agli anelli, faceva un’impressione fanta-
stica: come una creatura per metà serpente e per metà
uccello”. E poi annotava ammirato: “Finito l’eserci-
zio Sissi esclamò: ‘Se le arciduchesse sapessero […] che
ho fatto ginnastica con questo vestito, rimarrebbero di
stucco, ma l’ho fatto solo en passant. Di solito sbrigo
questa faccenda la mattina presto o la sera. Conosco gli
BRIDGEMAN/MONDADORI PORTFOLIO

obblighi del mio rango’”.


A piedi e a cavallo. Il suo sport preferito era
sicuramente l’equitazione. Amava cavalcare ed era
un’amazzone provetta. Ebbe diversi istruttori fa-
mosi per l’epoca e alcuni appartenenti ai circhi più

Sissi al ballo in maschera


N
el febbraio del 1874, la broccato giallo che non faceva un poco la maschera della don- miglia ma non allegò nulla. E a
sera del martedì grasso, intravedere né viso né capelli. na, ma senza successo. Qualche ulteriori insistenze si spazientì.
si tenne un gran ballo in Per lettera. La donna disse tempo dopo ricevette una let- Gabriella/Elisabetta sparì per
maschera nella sede del Mu- solo di chiamarsi Gabriella. tera da Monaco che ricordava altri due anni finché non arrivò
sikverein di Vienna. Friedrich Friedrich capì subito di trovarsi il loro incontro al ballo, e due un’ultima lettera anonima, dal
Pacher von Theinburg, un al cospetto di una gran dama, missive da Londra. Brasile, che iniziava così: “La
funzionario del governo di 26 ma ebbe un’illuminazione solo Dal Brasile. Undici anni dopo, canzone del domino giallo /
anni, decise di parteciparvi. E quando Gabriella gli chiese ormai sposato e con prole, Pa- tanto, tanto tempo fa / ricordi
conversò per tutta la sera con quali fossero i suoi sentimenti cher ebbe un’altra lettera dalla ancora la notte nella sala lumi-
una dama misteriosa, che era verso l’imperatrice d’Austria. sconosciuta, che gli chiedeva di nosa? / È passato tanto, tanto
l’imperatrice Elisabetta d’Au- Al momento di congedarsi il inviare una fotografia. L’uomo tempo, / quando due anime si
stria, vestita di un domino di ragazzo tentò di alzare almeno rispose descrivendo la sua fa- sono incontrate”.
MONDADORI PORTFOLIO (3)

IL DRAMMA noti. Sissi era profondamente affascinata dall’atti- anime del futuro, scritta a Bad Ischl nel 1887, trac-
FINALE vità circense e dalle varie acrobazie. In diverse occa- ciano il ritratto emotivo dell’imperatrice intorno
In alto, la scena sioni prese parte alla caccia alla volpe in Inghilterra, ai cinquant’anni d’età che, ormai disillusa, abban-
dell’assassinio di divertendosi e rimanendo costantemente al centro dona ogni speranza di essere compresa. Leggendo-
Elisabetta sul lago
Lemano, per mano dell’attenzione. E quando l’età la costrinse a scen- li ci si riesce a fare un’idea precisa della sua solitudi-
dell’anarchico italiano dere da cavallo, iniziò a percorrere lunghe distanze ne e della sua vita familiare: “Solitaria vago in que-
Luigi Lucheni nel 1898. a piedi per mantenersi in linea. In realtà queste pas- sto mondo, alla gioia, alla vita da tempo ho voltato
A destra, l’arresto del
colpevole e il corpo
seggiate divennero vere e proprie prove di forza che le spalle; con nessuno condivido la mia vita, mai vi
di Sissi portato alla potevano durare anche sette, otto ore consecutive. fu alcuno che mi abbia capito. […] Sono circondata
stazione di Ginevra. Le dame che accompagnavano Sissi non resisteva- dai parenti, ma soltanto al corpo e al sangue sono vi-
no così a lungo e spesso, assai doloranti, erano co- cini; dieci volte è sprangata la mia interiorità e ben
strette a seguirla sedute su un carretto. Quando l’e- chiuso è ogni accesso”.
tà impediva loro di sostenere un tale ritmo, veniva- Ventaglio e vesti nere. Gli ultimi anni furo-
no sostituite con dame più giovani e più resistenti. no molto tristi: dopo il suicidio del figlio Rodolfo,
Questa passione si acuì così tanto che Elisabetta eli- una morte avvenuta in circostanze ancora mai del
minò gran parte delle sedie e poltrone presenti nei tutto chiarite, Elisabetta perse ogni interesse per la
suoi appartamenti, preferendo rimanere in piedi vita. Vestita sempre di nero, prese a viaggiare su e
e camminare anche all’interno delle stesse stanze. giù per l’Europa senza trovare mai requie.
Diario in versi. Un’altra grande passione di Eli- La bellezza ormai svanita fu celata da un venta-
sabetta fu la poesia. Ispirandosi al suo poeta prefe- glio nero pronto ad aprirsi all’improvviso, per co-
rito Heinrich Heine che definiva “maestro”, scris- prire quel volto ormai stanco e sofferente. La mor-
se un Diario poetico in cui raccolse i suoi pensieri. te inaspettata, per mano di un anarchico, la liberò
Come poetessa si sentì finalmente libera di poter da un male di vivere precursore di tante storie si-
esprimere se stessa e in quelle pagine confidò i suoi mili della nostra epoca. •
sentimenti più intimi. Alcuni versi della poesia Alle Ilaria Faraci

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LETTURE
MONARCHIE
A cura di Matteo Liberti

Elisabetta II Italia al tempo dei Borboni, so- Mondadori Scienza S.p.A. - via Battistotti Sassi, 11/a - 20133 Milano
regina vrani troppo spesso “maltratta- Direttore responsabile Jacopo Loredan
Francesco De Leo ti” dalla storiografia.
(Rubbettino) Coordinamento Emanuela Cruciano (caporedattore)
La lunghissima vita Lo Stato assoluto. Art director Massimo Rivola (caporedattore)
politica di una delle Origini e sviluppo delle Ufficio centrale Aldo Carioli (caporedattore centrale),
maggiori protago- monarchie assolute Marco Casali (photo editor, vicecaporedattore)
niste della storia britannica: la europee
regina Elisabetta II, sovrana che Perry Anderson (Il Saggiatore) Redazione Federica Ceccherini, Lidia Di Simone (caporedattore),
detiene il record di permanen- Saggio sulle origini dello Stato Irene Merli (caposervizio), Paola Panigas, Anita Rubini
za sul trono. Il saggio, correda- moderno formatosi in Europa
to da fotografie e documenti, tra XV e XVIII secolo. La prima Ufficio fotografico Patrizia De Luca (caposervizio), Rossana Caccini
riporta anche una conversa- parte analizza le grandi monar- Redazione grafica Katia Belli, Mariangela Corrias (vicecaporedattore),
zione sulla regina con Giorgio chie dal Rinascimento in avan- Barbara Larese, Vittorio Sacchi (caposervizio)
Napolitano. ti; la seconda mette a confron- Segreteria di redazione Marzia Vertua
to gli Stati assoluti dell’Europa
Sovrani a metà. Orientale con quelli occidentali. Hanno collaborato a questo numero
Monarchia e Dario Biagi, Adriano Monti Buzzetti Colella, Davide Colombo,
legittimazione in Europa Carlo V Francesco De Leo, Gigi Di Fiore, Marta Erba, Ilaria Faraci, Gianpaolo Fissore,
tra Otto e Novecento Karl Brandi (Einaudi) Claudia Giammatteo, Nino Gorio, Maria Leonarda Leone, Matteo Liberti,
a cura di Giulia Guazzaloca Basandosi su un’eccezionale Fernando Mazzoldi, Giuliana Rotondi
(Rubbettino) quantità di fonti, il volume ri-
Raccolta di saggi che ricostru- costruisce la vita dell’imperato- Magazine & Digital Publishing Coordinator Carolina Cefalù
iscono le vicende delle più im- re Carlo V d’Asburgo, svelando Coordinamento Tecnico Valter Martin
portanti monarchie europee gli aspetti intimi e pubblici di
tra XIX e XX secolo, dalla Gran una figura complessa, al centro
Bretagna alla Francia, dal- di un mondo in trasformazio-
la Germania alla Russia, dall’I- ne, tra sanguinose battaglie e
talia alla Spagna. Si analizza- aspre discussioni teologiche. Amministratore Delegato e Chief Operating Officer
no le molteplici trasformazioni Roberto De Melgazzi
vissute dall’istituto monarchi- Maria Teresa
co e il nuovo ruolo assunto dai d’Austria. Focus Storia Collection: Pubblicazione registrata presso il Tribunale di Milano, n. 54 del
sovrani. Vita di 3/02/2012. Tutti i diritti di proprietà letteraria e artistica sono riservati. Il materiale ricevuto e non
un’imperatrice richiesto (testi e fotografie), anche se non pubblicato, non sarà restituito.
I Savoia. Novecento Edward Crankshaw Direzione, redazione, amministrazione: Via Battistotti Sassi 11/a, 20133 Milano.
anni di una dinastia (Mursia) Tel. 02/762101; e-mail redazione: redazione@focusstoria.it; e-mail amministrazione: fornitori.
Gianni Oliva (Mondadori) Particolareggia- ame@mondadori.it
In rassegna una ricca sequela di ta biografia – e Pubblicità: Mediamond S.p.A, Palazzo Cellini – Milano Due, 20090 Segrate. Tel: 02 21025259,
eventi pubblici e trame private, nel contempo affresco di un’e- e-mail: contatti@mediamond.it
dalla quale si ricostruisce la lun- poca – di Maria Teresa d’Au- Stampa: ELCOGRAF S.p.A., via Mondadori, 15, Verona.
ga storia dei Savoia. stria, sovrana dalla personalità Distribuzione: Press-di Distribuzione Stampa & Multimedia srl, Segrate (Mi).
La dinastia è tra le più antiche multiforme che, seppur catto- Abbonamenti: è possibile avere informazioni o sottoscrivere un abbonamento tramite: sito
d’Europa e si sviluppa dal Me- lica e conservatrice, limitò i pri- web: www.abbonamenti.it/mondadori; e-mail: abbonamenti@mondadori.it; telefono: dall’Italia
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dioevo alla metà del XX seco- vilegi ecclesiastici e introdus- costi in funzione dell’operatore); dall’estero tel.: +39 041.509.90.49. Il servizio abbonati è in fun-
lo, legandosi strettamente alle se importanti riforme, facendo zione dal lunedì al venerdì dalle 9:00 alle 19:00; fax: 030.77.72.387; posta: scrivere all’indirizzo:
sorti della penisola italiana. inoltre di Vienna la capitale cul- Press-di Servizio Abbonamenti – C/O CMP Brescia – 25126 Brescia. L’abbonamento può avere
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Un regno che è stato arriva la rivista.
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culturali che animarono il Sud mitizzazione. (Federaz. Ital. Editori Giornali) 2280-1456

146
SCOPRIRE IL PASSATO, CAPIRE IL PRESENTE.

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del pensiero greco, la guerra contro Atene, il tiranno di Siracusa, i tesori che ci hanno lasciato. In più: quando mangiavamo interiora
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d’oro dell’Olanda...

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