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Notizie storiche:

La Primavera è ricordata per la prima volta nel 1499 nell’inventario dei beni posti nelle case appartenenti
ai Medici del ramo di Pierfrancesco, situate su via Larga a pochi passi dal grande palazzo fatto costruire da
Cosimo il Vecchio. L’elenco fu stilato a seguito della morte di Giovanni di Pierfrancesco (1498), fratello di
Lorenzo detto minor. Il dipinto è registrato all’interno della cosiddetta “casa vecchia” di famiglia, in una
camera terrena accanto alla camera di Lorenzo di Pierfrancesco, insieme alla Pallade e il centauro dello
stesso Botticelli. Viene così descritto: “uno quadro dj lignamo apicato sopra elletucio, nel q[ua]le e depinto
nove figure de do[n]ne e homini” (Shearman 1975). L’opera era dunque parte di un arredo ligneo raffinato
e importante, in funzione del quale era stata probabilmente concepita: era infatti appesa piuttosto in alto
sopra un “lettuccio” ovvero una sorta di cassapanca dotata di alta spalliera, seduta, braccioli, pedana, e in
questo caso anche di un “cappellinaio”.

La Primavera è citata nella “casa vecchia” ancora nel 1503 nell’inventario dei beni redatto alla morte di
Lorenzo di Pierfrancesco e nel 1516 in occasione della divisione dei beni fra i cugini Pierfrancesco di Lorenzo
e Ludovico detto Giovanni, figlio di Giovanni (poi noto come Giovanni delle Bande Nere). Divenuta di
proprietà di quest’ultimo, la Primavera insieme alla Pallade e il Centauro e a tutti gli altri beni del Medici
passò in eredità al figlio Cosimo, che una volta divenuto duca di Firenze (1537) li trasferì nella villa di
Castello. Qui la videro il cosiddetto Anonimo Gaddiano o Magliabechiano (1542-48) e Giorgio Vasari (1550 e
1568), il quale così descrisse la composizione: “Venere, che le Grazie la fioriscono, dinotando la Primavera”
(Vasari 1568, ed. 1878-1885, III, p. 312). Da tale denominazione derivò il titolo che da sempre è stato
attribuito alla composizione, anche se negli inventari medicei si trovano talora altre denominazioni, come il
“Giardino d’Atlante” e il “Giardino delle Esperidi” (Lightbown 1978, II, p. 52).

Il dipinto rimase nella villa medicea fino al 1815, quando fu trasferita agli Uffizi per essere esposta nel
Corridoio Vasariano, in una posizione dunque abbastanza marginale. Passata all’Accademia, la tavola entrò
in Galleria nel 1919, in tempi in cui era iniziata una revisione critica e una rivalutazione di Sandro Botticelli e
della sua opera, grazie soprattutto a collezionisti e studiosi anglosassoni come Sir Herbert Percy Horne
(1908), autore della prima importante monografia dell’artista basata su una puntuale indagine sui
documenti d’archivio e una attenta ed oggettiva ricognizione delle opere.

Interpretazione tradizionale

Botticelli autoritratto Reale pag. 28

Illustrazione del Paradiso

Primavera nell'interpretazione di Warburg in quanto simile alla Primavera della Nascita di Venere

Schema interpretazione di Warburg

Errori di Warburg
Incertezza sulla presenza di Mercurio/Ermete

Identificazione di Primavera con Simonetta Vespucci

Accanto: ritratto di Piero di Cosimo come Cleopatra

Panofsky (1991) accetta in pieno la tesi di Warburg e deriva il dipinto completamente da Poliziano (Rusticus
e Giostra) ma gli avanza Mercurio di cui Poliziano non parla

Panofsky mette la Primavera in relazione alla Nascita di Venere: questa rappresenterebbe la Venere Celeste
in una vera teofania mentre la Primavera sarebbe la Venere Naturale o Venere-Humanitas di Ficino.

Mercurio rappresentando il dio della Ragione si trova a metà strada fra le due

Nel 1945 Ernst Gombrich imposta una interpretazione alla luce del pensiero neoplatonico sulla base di testi
di Ficino e di Apuleio

In particolare una lettera di Marsilio Ficino a Lorenzo di Pierfrancesco dei Medici in forma di oroscopo
filosofico.

La fonte sarebbe un passo di Apuleio, Asino d'oro, 32, vedi Reale pag. 55

A Lorenzo, stando davanti al quadro come Paride, sarebbe spettata la scelta finale.

Edgar Wind, nel 1958, poi nel 1968, propone di intendere il dipinto secondo la dialettica metafisica
platonica di processione-conversione-ritorno.

Le 2 triadi sarebbero due momenti dialettici dell'amore mediati da Venere figura centrale

La triade di destra sarebbe la metamorfosi di Cloris in Flora dopo l'incontro con Zefiro.

La triade di sinistra, Voluptas, Castitas, Pulchritudo, rappresenterebbe l'iniziazione di Castitas all'amore


secondo una dinamica dialettica di opposizione, concordia e concordia nell'opposizione espressa dalla
danza. Casitas unisce gli opposti.

Venere oltre che Humanitas sarebbe Psychè nel senso di Plotino.

Mercurio, dio ingegnoso dell'intelletto che indaga, sarebbe il divino mistagogo. Ficino lo aveva inteso come
la figura più importante nella conversione che riconduce l'anima al mondo superiore. Plotino presenta la
contemplazione intellettuale come una forza che porta alla visione della luce dopo aver “espulso le nubi”.
Egli continua l'azione iniziata dalla danza delle Grazie, si distoglie dal mondo per contemplare l'Aldilà.

La grazia della Castità guarda nella sua direzione perchè è spinta verso l'amore divino dalla fiamma di
Cupido.

Mercurio sta in rapporto con Zefiro, sono le due forze complementari dell'amore. Ciò che discende sulla
terra come soffio di passione ritorna al cielo come spirito di contemplazione.

Non soltanto i gruppi spinti da Zefiro e guidati da Mercurio rivelano cambiamenti di tipo triadico ma l'intero
quadro sembra esprimere le tre fasi della dialettica neoplatonica: emanatio – conversio – remeatio, cioè
processione nella discesa da Zefiro a Flora, conversione nella danza delle Grazie, ritorno nella figura di
Mercurio.
Punti deboli dell'interpretazione di Wind:

1 -Ovidio nei Fasti parla di un cambiamento di nome dal greco al latino da Cloris a Flora non di una
metamorfosi

2 – Tutta l'interpretazione viene costruita e non ricavata da un documento a cui Botticelli potesse riferirsi
come testo base

Jeanne Snow Smith (1993) pensa che la Primavera sia stata dipinta nel 1480 per una iniziazione di Lorenzo
di Pierfrancesco al programma filosofico – teologico di Ficino, ossia una iniziazione al neoplatonismo in
rapporto al Corpus Hermeticum e alla dottrina cristiana.

Vi sarebbero 4 livelli di interpretazione:

1 – Letterale: La Primavera nel Regno di Venere

2 – Allegorico: bellezza nell'ottica dell'amore platonico, in cui Venere è Afrodite Celeste. L'anima dopo la
caduta dovuta all'amore profano, rapita da Zefiro si purifica mediante la fiamma dell'Eros spirituale e si
prepara a salire con l'aiuto di Mercurio, divino mistagogo.

3 – Morale: viaggio dell'anima verso Dio, da Platone, Ermete e Claudiano, De raptu Proserpinae. Molto
debole

4 – Anagogico: Il Giudizio Universale. Venere = Maria, Eros = Cristo, Grazie = salvati, Mercurio = Michele,
Borea = Satana, Cloris all'inferno e Flora inconsapevole

Buono per il concetto platonico di bellezza, ordine e unità, ma troppa roba!

Ronald Lightbown (1978):

La Primavera celebra il matrimonio di Lorenzo di Pierfrancesco de' Medici e Semiramide Appiani del
19.07.1482 (un venerdì).

La presenza di Mercurio nel giardino di Venere sarebbe giustificata dal fatto che egli è anche il “dio della
primavera” in quanto il nome Maggio deriva da quello di sua madre Maia.

Fonti: Ovidio, Seneca, Alberti, Poliziano e anche Marziano Capella autore del De Nuptiis Philologiae et
Mercurii

Levi d'Ancona (1983) Botticelli's Primavera

Mirella Levi D'Ancona (1992), Due quadri di Botticelli:

Fase 1 – Commissione di Giuliano dei Medici nel 1477 per celebrare la nascita del figlio Giulio, che nacque il
26 maggio 1478.

Flora e le due figure di Venere sono identificate con Fioretta / Orietta

26 aprile 1478 assassinio di Giuliano

Il quadro non era terminato e mancavano i volti di Giuliano e della moglie

Il quadro fu completato con modificazioni in occasione delle nozze di Lorenzo di Pierfrancesco con
Semiramide Appiani, 19 luglio 1482, forse dono di Lorenzo il Magnifico.

Tutte congetture

Il suo lavoro è importante per l'analisi dettagliata dei fiori e delle piante, per la maggior parte
simboleggianti il matrimonio.
Nel 1485 una sentenza arbitrale porta a conclusione la diatriba fra i 2 rami della famiglia Medici assegnando
al ramo cadetto la Villa di Cafaggiolo.

A questa data, Hors Bredekamp (Botticelli, 1988) fa risalire la composizione del dipinto.

Flora incinta: Firenze colma fino alla sovrabbondanza

Nonché riferimento alla moglie Semiramide e alla nascita del primo o secondo figlio (1485 e 1488).

Alloro (laurus): Lorenzo

Fiamme sul vestito di Mercurio e di Venere: fecondazione della terra.

Mercurio: Lorenzo di Pierfrancesco in quanto dio del commercio, dell'audacia imprenditoriale e


messaggero. Simile al David di Donatello che si trovava in Palazzo Medici ma che dal 1476 divenne
proprietà del Comune.

Gigli sulla spada: in quanto era stato inviato ufficialmente alla cerimonia dell'incoronazione di Carlo VI, re di
Francia.

Spada: non essenziale per Mercurio ma importante per lui perchè era un’insegna del padre in quanto
sposo di Laudonia Acciaioli.

Arance: araldica medicea a causa del nome mala medica sono i pomi d'oro del Giardino delle Esperidi,
promessa di trasformare Firenze in un paradiso.

Lorenzo di Pierfrancesco avrebbe assunto una visione alternativa al neoplatonismo ficiniano dell'altro ramo
della famiglia. Il ruolo principale nella Primavera sarebbe svolto da Venere, come forza generatrice della
natura, vedi Lucrezio, De rerum natura.

Inoltre Venere sarebbe qui associata a Proserpina, come si ricava dal pendente della collana con un rubino
incastonato in un aurea falce di luna. Proserpina, spesso associata a Luna/Diana, era stata rapita da Plutone
nell'Ade, ma con il privilegio di tornare una volta l'anno sulla terra a far germogliare le piante a primavera.

Infine Bredekamp spiega la posizione anomala di Mercurio in quanto questi guarderebbe fuori verso
sinistra dove si trovava Pallade e il centauro Chirone e quindi, pur essendo membro della corte di Venere,
intende orientarsi anche verso Minerva, che doma il Chirone dei primi Medici.

Ernesta Battisti (1954) lo interpreta come calendario rurale nel ciclo delle stagioni.

Non ci sono i mesi invernali perchè Poliziano (Reale pag. 84) scrive che nel giardino di Venere e Amore non
c'è mai inverno.

Dempsey (1968) anche lui riferisce il quadro al calendario rustico romano che aveva solo 10 mesi: iniziava
con Marzo (Marte), poi Aprile (Venere) e Maggio (Mercurio): qui Zefiro apre la stagione primaverile, Venere
è Venus Hortensis e Mercurio la conclude disperdendo le nubi.

Nel 1992 (The Portrayal of Love) ci ripensa e Venere diventa il divino nella natura, un'idea dell'amore
secondo le idee di Ficino e Lorenzo.

Ma allora?

Botticelli trascende e trasfigura le regole della prospettiva

Reale pag. 134

Come i personaggi appoggiano i piedi sul prato senza calpestarli, muovendosi tra essi senza sottostare alle
leggi fisiche, come se non avessero massa o peso.
Contrazione metafisica del tempo: aranci sia in fiore che frutti astraendo dalla scansione delle stagioni e
quindi dalla dimensione del tempo, ossia contraendo nel presente il passato e il futuro.

Astrazione dalla dimensione del fisico e anche della luce come argomenta Argan (Reale, pag. 136)

Fonti del giardino:

Boccaccio, Decamerone

Platone, Simposio, il giardino di Zeus

Commento di Plotino, dove il giardino di Zeus sarebbe la luce e lo splendore di dio che penetra nell'anima

In realtà tutto il dipinto è la raffigurazione in forma di icona di un'idea platonica., un modello intelliggibile.

L'idea si manifesta in forme sensibili come bellezza.

Mercurio (Lorenzo Tornabuoni) offre le 7 Arti Liberali come dono di nozze alla sposa Filologia.

Botticelli – Affresco staccato da Villa Lemmi, Louvre

Remigio di Auxerre, Gli dei pagani, 1100 ca., disegno, Commentario a Marziano Capella,

La Grammatica, miniatura del XV secolo, da Marziano Capella, De Nuptiis Philologiae et Mercurii

Gherardo_di_giovannid_el_fora,_musica,_in_marziano_capella_de_nuptiis_philologiae_et_mercurii,_ms._
urb_lat_329_f_149v_bibl_ap_vat

Claudia La Malfa (1999)

Le Nozze di Filologia e Mercurio di Marziano Capella

Mercurio = Nous.

Talari = capacità dell'eloquenza di portare in alto

Caduceo = eloquenza che disperde le nubi tempestose delle dispute

Venere = Filosofia – Teologia (vedi distinzione fra le 2 Veneri) amore di sapienza

In realtà filosofia nel testo è presentata come donna austera e dalla folta chioma

3 Grazie = azione della grazia sull'intelletto

Filologia e Atanasia ma il testo dice che vomita volumi non fiori

Musa = Firenze vedi Lorenzo il Magnifico (Reale pag. 106)

Claudia Villa (1999)

Le Nozze di Filologia e Mercurio di Marziano Capella

Mercurio è presentato da Marziano anche come pianeta, che, sulla base della teoria geo – eliocentrica di
Eraclide Pontico, compie moti retrogradi

Botticelli raffigura Mercurio nel momento in cui si prepara a ricevere da Apollo Sole l'indicazione della
sposa. Si tratta quindi del momento finale del corso retrogrado di Mercurio, che subito muterà per recarsi
con Apollo da Giove, e quindi il momento culminante della primavera.

La bruma è quella tra Mercurio e il Sole.


Filologia

3 Grazie = armonia cosmica

Il Giardino di Retorica

Pallore

Pensosità

Differenza tra le due parti del volto

L'amore dei sapienti che lega Filologia con Mercurio

La bocca aperta

I fiori della Retorica

Il divino furore

Platone Simposio e Fedro

Reale pag. 264 e 266

Il vero "spartiacque" tra le due maniere però è la cosiddetta Calunnia eseguita tra il 1490 e il 1495, un
dipinto allegorico tratto da Luciano, e riportato nel trattato dell'Alberti che alludeva alla falsa accusa rivolta
da un rivale al pittore antico Apelle, di aver cospirato contro Tolomeo Filopatore.

La complessa iconografia riprende anche stavolta fedelmente l'episodio originale e la scena viene inserita
all'interno di una grandiosa aula, riccamente decorata di marmi e rilievi e affollata di personaggi; il quadro
va letto da destra verso sinistra: il re Mida (riconoscibile dalle orecchie d'asino), nelle vesti del cattivo
giudice, è seduto sul trono, consigliato da Ignoranza e Sospetto; davanti a lui sta il Livore, l'uomo con il
cappuccio nero e la torcia in mano; dietro a lui è la Calunnia, donna molto bella e che si fa acconciare i
capelli da Perfidia e Frode, mentre trascina a terra il Calunniato impotente; la vecchia sulla sinistra è la
Penitenza e l'ultima figura di donna sempre a sinistra è la Verità, con lo sguardo rivolto al cielo, come a
indicare l'unica vera fonte di giustizia.

Nonostante la perfezione formale del dipinto, la scena si caratterizza innanzitutto per un forte senso di
drammaticità; l'ambientazione fastosa concorre a creare una sorta di "tribunale" della storia, in cui la vera
accusa sembra essere rivolta proprio al mondo antico, dal quale pare essere assente la giustizia, uno dei
valori fondamentali della vita civile.