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Why did people move to Rome?

(pag 85-123)

Evidence
Per i due gruppi di persone che si spostavano a Roma più numerosi, schiavi e soldati, le
motivazioni sono evidenti. I soldati ci andavano per lavoro quando serviva, gli schiavi ci
andavano nel sistema di scambio schiavile. Per altri lo spostamento poteva dipendere da
fattori di lavoro o altro. Le due fonti per capire queste motivazioni sono la letteratura ntica
e il materiale comparativo sulle migrazioni nella storia. Anche la letteratura ebraica porta i
segni di questi fenomeni migratori.

Push and pull factors


Il processo decisionale per andare a Roma è mal documentato. Uno come Agostino ci è
andato per l’insoddisfazione personale e il desiderio di andare a fare un lavoro diverso. Si
possono riassumere tutti i vari fattori per migrare in due categorie: fattori di spinta e fattori
di attrazione. I fattori di spinta costringono le persone a spostarsi da casa propria: declino
economico, poco lavoro, catastrofi umane o naturali. I fattori di attrazione invece attraggono
i migranti verso una meta particolare: lavori più abbondanti o meglio pagati, educazione o
specializzazione superiore, ambiente più attraente (Roma era vista come il centro della
libertas), motivi familiari vari.
È spesso difficile incrociare questi fattori, come nel caso degli immigrati dalla Siria nella
tarda antichità, venuti per motivi economici e di eccessiva espansione demografica nella
loro regione. I fattori di spinta non spingevano solo verso Roma, bisogna capire perché molti
scegliessero questa strada. Di fatto a Roma non c’era tantissimo lavoro non qualificato vista
la presenza massiccia di manodopera schiavile, molte aree di manodopera occupate dai
liberi a Roma erano occupate così. Altre professioni come quella dell’insegnante o dello
scultore potevano vedere maggiori possibilità, ma anche qui la concorrenza era forte.
Chiaramente chi migrava non poteva avere un’idea così chiara della situazione, spesso si
trovavano poi male ma restavano lì per orgoglio.

Types of motivation suggested by Seneca, ad Helviam 6.2-3


Seneca, da migrante lui stesso, è interessato alle motivazioni che portano a Roma e per
questo ne elenca alcune. Non fa tanto differenza tra i visitatori e quelli che vogliono
risiedervi, a lui interessa solo rendere conto della presenza di tanti stranieri. Lui elenca
questi motivi: ambizione, le necessità di un pubblico ufficio, un’ambasceria, la lussuria e il
desiderio di vizi, studi liberali, gli spettacoli, l’amicizia, l’opportunità di mettersi in mostra,
alcuni portano bellezza o saggezza per venderle. Seneca è neutrale verso l’immigrazione,
ha una prospettiva da ricco, non ci sono riferimento a fattori di spinta, non si sa perché parli
così della lussuria (è forse una semplice contrapposizione città-campagna). I fattori di
attrazione nelle fonti sono sempre molto più presenti.

Education
L’interesse per gli studi liberali sicuramente attraeva molti. Gli studi liberali sono quelli per
le persone libere, non soggette a schiavitù. Roma era un importante centro di formazione,
attraendo molti maestri dalla Grecia o stimolando l’acquisto di schiavi greci istruiti. Gli
studenti potevano stare solo temporaneamente a Roma, gli insegnanti cercavano di formare
un solido gruppo per restare. La letteratura ricorda soprattutto gli uomini e vengono
ricordati soprattutto quelli di origine privilegiata (ad es i figli di Erode il grande, Aristobulo
e Alessandro). Per gli studenti meno abbienti ci sono meno informazioni, a meno che non
siano cristiani. Gli oggetti di studio erano la letteratura e l’oratoria, insegnate da grammatici
e retori. Gli studi erano anche importanti per i contatti che si potevano fare a Roma.
Gli studenti avevano spesso la fama di essere spendaccioni e nel 360 si imposero delle
limitazioni a questo fenomeno quasi proverbiale. Bisognava registrarsi dal magister census
muniti di lettere da giudici provinciali, erano proibiti tutti i comportamenti disdicevoli ecc.
L’obiettivo era anche quello di non far restare a Roma gli studenti più del dovuto.
Gli insegnanti non sempre riuscivano a mantenersi con gli studenti, spesso la loro fama era
quella di scrittori o filosofi. I maggiori insegnanti venivano tutti dall’estero, dalla Grecia o
dalla provincia dell’Asia. Non sempre erano benaccetti, come i due epicurei espulsi nel 173
a.C. Alcuni maestri, comunque, erano già di status sociale elevato prima di arrivare a Roma.
Alcuni si arricchirono molto, come Epafrodito di Cheronea che ebbe vari possedimenti nel
primo secolo a.C., ma sono casi isolati. Alcuni maestri vennero proprio convocati, come
Aristodemo di Nysa, chiamato per insegnare ai figli di Pompeo. La maggior parte degli
insegnanti era fatta di liberi professionisti, non stipendiati da autorità. Era decisivo avere
anche figli di persone istruite come allievi. Generalmente gli insegnanti non portavano
famiglia con sé, ma magari avevano schiavi. Persino gli insegnanti già affermati in patria si
recavano a Roma per conseguire ulteriore fama. Alcuni studenti tornavano a Roma da
insegnanti, come Quintiliano. A volte gli insegnanti guadagnavano persino prestigio
politico, come Fronto e la sua influenza sugli antonini.

Government and politics


Public office
L’ambizione poteva essere soddisfatta concorrendo per un ufficio ottenendo il favore
dell’imperatore o di qualcuno della sua cerchia. Spesso questi politici mantenevano forti
legami con le loro terre natie. La motivazione politica decadde parzialmente quando
Costantinopoli divenne una meta alternativa.
A volte non era l’ambizione ma semplicemente la necessità di un pubblico ufficio a portare
politici a Roma. Anche nel caso di soldati mandati a fare la guardia a prigionieri. Gli schiavi
dell’imperatore, convocati a Roma, erano delle figure molto importanti nella gestione dello
stato. Alcuni imperatori non furono molto presenti a Roma e per questo mandavano schiavi
o ministri.

The law
La legge portava i casi più importanti a Roma, attirando anche avvocati e chi gravitava
attorno alle carriere legali. Chiaramente i più famosi sono ricordati, come Cn. Domizio,
venuto a Roma da Nimes. Molti giuristi importanti del secondo-terzo secolo sono immigrati,
per esempio Papinio era siriano.

Embassies
Uno dei casi più documentati dalla letteratura è quello delle ambascerie, sia in tempo di
guerra che da paesi amici. Alcuni ricevettero persino funerali pubblici. In teoria l’ambasceria
doveva essere breve, ma difficoltà o interessi personali potevano allungare la permanenza.
Spesso le ambascerie servivano per perseguire interessi personali a Roma (es commercianti
che sfruttano il pagamento delle spese di viaggio per i loro affari). Il numero degli
ambasciatori poteva arrivare a centinaia contemporaneamente, che venivano ospitati a
spese dello stato alla Villa Publica (almeno i più importanti). Nel secondo e terzo secolo a.C.
venivano da stati indipendenti cercando la pace. In alcuni casi i re stessi si presentavano a
Roma, il più importante esempio fu Tiridate di Armenia nel 63 d.C. per ricevere la sua
corona da Nerone, accompagnato da un entourage di qualche migliaio di persone. Alcuni
ambasciatori potevano tornare più volte, come Crinagora di Mytilene, nato nel 70 a.C. e
venuto in ambasceria nel 48, 45, e 26.
Le città di provincia mandavano frequenti ambascerie per offrire tributi o fare condoglianze
in occasioni particolari. I provinciali onoravano poi i loro protettori non imperiali o i loro ex
governatori con targhe di vario genere. Chiaramente, spesso i provinciali chiedevano
migliore trattamento, diritti speciali o la risoluzione di dispute locali. Celebre è l’ambasceria
del 155 a.C. in cui Atene mandò Carneade dell’Accademia, Diogene lo stoico e Critolao il
peripatetico per chiedere al senato di annullare la multa per il saccheggio di Oropus. Ci sono
documenti delle ambascerie ebree in Giudea ed Egitto. Nell’est gli ambasciatori erano
generalmente uomini istruiti facenti parte delle élites delle loro città. Alcuni ambasciatori
trovarono persino altri lavori a Roma, durante l’attesa e anche dopo aver svolto i propri
compiti.
Alcuni imperatori vollero provare a ridurre le ambascerie e i loro costi a volte eccessivi,
anche facendo venire gli ambasciatori a proprie spese (spesso nel caso di ambascerie non
necessarie). Chiaramente questo non avveniva se era Roma a convocare l’ambasciatore. In
ogni caso le ambascerie contribuivano a rendere vario il contesto romano, fornendo anche
immigrati residenti.

Hostages and prisoners of war


Altri permanenti temporanei a Roma, però contro il loro volere, erano gli ostaggi di guerra.
Questi venivano spesso cresciuti come membri delle famiglie influenti e rimandati a Roma
come governanti filoromani. A volte venivano anche in grande numero, come i 100
cartaginesi presi ostaggio nel 202 a.C. Ci sono numerose tracce degli ostaggi nella
letteratura, a volte anche in targhe per commemorare degli ostaggi morti a Roma. Altri si
erano fatti la tomba a Roma, tanto disperavano di tornare a casa.
Alcuni leader stranieri erano portati a Roma come prigionieri più che come ostaggi, forse
anche esibiti in trionfo e dopo uccisi (ad esempio Perseo di Macedonia assieme ad altre 250
persone nel 167 a.C., non c’è menzione di quello che gli accadde).
Le figure più importanti avevano anche un seguito numeroso, come si evince dalla
descrizione della fuga di Demetrio I da Roma. Assieme agli ambasciatori dovevano
costituire un gruppo molto numeroso.

Political refugees
I rifugiati politici sono divisi oggi in tre categorie: attivisti, bersagli (oggetto di politiche
specifiche) e vittime (colpiti casualmente dalla violenza). Da Roma generalmente si veniva
esiliati, più che trovare asilo, ma ci sono esempi del contrario, soprattutto di bersagli
specifici di stati stranieri (come Tolomeo 4 d’Egitto, venuto a Roma nel 163-4 dopo essere
stato spodestato dal fratello). Alcuni di questi non fecero mai ritorno a casa. Assieme ad
ambasciatori e ostaggi potevano entrare a far parte di circoli particolari. La maggior parte
dei rifugiati, comunque, faceva parte della categoria dei bersagli.

Provision of goods and services


Medicine
A Roma c’erano merci da tutto il mondo. In alcuni campi, come la medicina, la città
dipendeva dalle importazioni. La medicina, almeno fino al secondo secolo d.C., era una
prerogativa degli stranieri che esercitavano a Roma. Roma stessa dava luogo a numerose
malattie con la sua alta popolazione, fatto che richiedeva la presenza di medici. Alcune
alternative c’erano, come i miracoli operati dai cristiani.
La maggior parte dei medici parlava greco e veniva dall’est, alcuni erano schiavi i liberti.
Anche l’Egitto forniva molti medici a Roma. Da fonti epigrafiche si possono evincere le
provenienze straniere di molti medici (Claudius Zosimus da Efeso ecc.). I medici, come gli
insegnanti, erano liberi professionisti e dipendevano dal loro successo e dalla capacità di
farsi una buona fama. Una donna che lavorò in questo campo fu Lucusta, era una donna
che forniva rimedi con erbe o magici.

Craftspeople and building workers


Scultori e costruttori sono spesso menzionati nelle fonti. Spesso erano schiavi, ma a volte
anche immigrati liberi. C’era generalmente un alto livello di specializzazione, anche per la
realizzazione di gioielli come anelli o bracciali.
I marmorarii commerciavano o lavoravano il marmo, un’attività molto richiesta all’epoca.
Erano connessi con l’Asia minore o la Bitinia per commerciare.

Trade/business
Grano, vino e olio erano importati a Roma. Il commercio di olio e vino con la Spagna fu
particolarmente fiorente nel secondo secolo d.C. I gruppi più importanti stabilirono delle
stationes commerciali a Ostia o Roma. Per commerci molto grandi servivano agenti in sede,
mentre il capo stava a casa. Venivano mandati figli o schiavi a gestire il commercio
nell’Urbe.
Gli stranieri commerciavano anche altro. In un epitaffio si ricordano un cilicio e un
paflagoniano che commerciavano mantelli, ad esempio. In alcuni casi non sembra esserci
nessuna connessione del mercante con la regione di provenienza, come T. Aurelius Primus,
un libraio del Norico.

Entertainment
Molti spettatori stranieri accorrevano a Roma per assistere agli spettacoli, persino Hiero di
Siracusa era venuto ad assistervi portando in dono del grano.
Gli spettatori venivano a Roma e dopo aver assistito tornavano a casa, mentre i gladiatori,
musici e circensi vari erano quasi sempre residenti. A Roma potevano stare solo i migliori,
gli altri si trasferivano in centri minori dove c’era meno concorrenza. Alcuni di questi
facevano parte di compagnie erranti che occasionalmente si esibivano a Roma.
Attori e danzatori venivano a Roma dall’est. La maggior parte dei gladiatori veniva a Roma
in gruppi di prigionieri, potevano anche guadagnarsi lo status di liberti. I giochi negli
anfiteatri richiedevano anche animali che venivano portati da tutto il mondo, si sa poco di
come potessero arrivare. Carovane arrivavano da ovest dal primo secolo d.C., cambiando
poi provenienza e arrivando invece da est.
Caligola tenne una competizione per i migliori combattenti dell’Africa e della Campania.
Napoli e Puteoli furono centri molto importanti per questo tipo di giochi. Gli atleti erano
comunque geograficamente molto mobili.
I giochi Capitolini dovevano invece interessare i poeti, ma Roma li attraeva anche prima di
Domiziano. Più rare sono invece le menzioni nelle fonti dei musicisti.
Anche dei circensi bizzarri destavano l’interesse dei romani, come per esempio un uomo di
nome Gabbaras dall’arabia, alto quasi tre metri secondo le fonti. Altri sono ermafroditi,
persone con deformità ecc.
La prostituzione attirava molte persone, anche se Roma non sembra fosse particolarmente
nota per questo. Molte prostitute erano certamente schiave, mentre altre dovevano aver
abbracciato questa scelta quando i loro piani a Roma erano falliti.

Family and religion


A volte le persone potevano spostarsi a Roma per motivi familiari senza che questi avessero
particolari interessi. Man mano che determinati gruppi diventavano più numerosi era anche
più facile che altre persone facenti parte del gruppo si trasferissero a Roma. Chiaramente
ogni discorso sulla migrazione si riferisce prevalentemente agli uomini, che avevano la
possibilità di spostarsi.
I liberti potevano poi fare favori al proprio ex padrone, tra cui recarsi a Roma. Molti pagani
andavano a Roma per motivi religiosi, ma sarà soprattutto il cristianesimo a rendere Roma
una città fondamentale di pellegrinaggio. Agostino è l’esempio dell’interesse di molti
cristiani d’Africa per Roma. Tutte le assemblee della Chiesa furono importantissime, anche
prima che il cristianesimo fosse legalizzato (per esempio il concilio a Roma di papa Vittorio
nel 190-8). Pian piano Roma divenne importante sul piano religioso tanto quanto in quello
politico. Molti leader religiosi si trasferirono a Roma se le cose a casa diventavano difficili.
Anche la carità cristiana attraeva immigrati bisognosi.