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Selva di varî precetti – Vol.

I 9

7. Intervalli, consonanze e dissonanze (L. Penna, 1672)


L’intervallo più piccolo utilizzato musicalmente è quello che passa tra il Mi e il Fa e si chiama
semitono. L’intervallo un poco più grande è il tono e passa tra Ut e Re, Fa e Sol, Re e Mi, Sol
e La. La terza maggiore si distingue dalla minore in quanto non contiene il Mi-Fa, al contrario
di quest’ultima che lo contiene. La sesta maggiore contiene il Mi-Fa solo una volta, mentre la
sesta minore due volte.
Ecco un esempio di tutti gli intervalli con la nomenclatura antica e quella moderna [per L. Pen-
na]:
semituono tuono semiditono ditono diatessaron

w w w ww ww ww
B w
II min. II magg. III min. III magg. IV min.

tritono diapente semitritono diapente esacordo minore


w w w
B w ww w w
IV magg. V min. V magg. VI min.

esacordo maggiore ettacordo minore ettacordo maggiore diapason


w w w w
B w w w w
VI magg. VII min. VII magg. VIII

Questi intervalli, prodotti simultaneamente generano, secondo la loro natura, sonorità sgradevoli
(dissonanze) o gradevoli (consonanze), essi vanno catalogati nel seguente modo:

w
CONSONANZE DISSONANZE
ww ww w w ww w
B w w w w
unisono terza quinta sesta seconda quarta settima

Sono da intendersi tali anche gli stessi intervalli replicati, ossia a distanza di un’ottava. Per re-
plicare un intervallo si deve aggiungere a esso il numero 7: seconda repl. = nona, terza repl. =
decima, quarta repl. = undicesima, ecc.

Le consonanze a loro volta sono:

w
PERFETTE IMPERFETTE
ww ww w
B w w
unisono quinta terza sesta

Le imperfette sono tali perché sovente vengono alterate dal diesis o dal bemolle.

© UT ORPHEUS EDIZIONI 1995


8 Giorgio Pacchioni

2. Delle corde finali di ciascun modo e quanto si possa ascendere


o discendere sopra e sotto le nominate corde (G. Zarlino, 1558)
È molto facile sapere quale sia la nota finale di ciascun modo, in quanto i musici moderni pren-
dono per tale la nota più grave di ciascuna diapente, senza preoccuparsi se diatessaron si trovi
sopra o sotto la diapente. Siccome la suddetta nota grave è comune sia ai modi autentici (primo,
terzo, quinto, settimo, nono, undicesimo) sia ai relativi plagali (secondo, quarto, sesto, ottavo,
decimo, dodicesimo), avremo quindi sei note finali.
I e II III e IV V e VI VII e VIII IX e X XI e XII

V w w w w w
w
Re Mi Fa Sol La Do

Quando i modi sono perfetti, toccano le otto note della loro diapason. Tuttavia, spesso i plagali
ascendono di un grado sopra la loro diapente; per contro, gli autentici scendono di un grado
sotto la loro diapason.

? œ œ w œ w œ œ w
II plagale I autentico
œ
w œ œ w V œ œ w w œ

Quando invece i plagali oltrepassano la loro estensione nel grave e gli autentici nell’acuto, allora
si diranno superflui. Analogamente si chiameranno imperfetti quando non arriveranno alla
diapason.

w œ ? w w ? w w
I superfluo II superfluo I imperfetto II imperfetto

V w w w œ œ V w w œ œ œ

In alcuni casi, l’estensione dei modi tocca gli estremi sia dell’autentico sia del suo plagale:
avremo allora modi che si chiamano comuni.

w w w w
I e II comuni VII e VIII comuni
? w w
w V w w

Vi sono casi in cui, pur riconoscendosi chiaramente un determinato modo, si nota l’insistenza
della melodia sopra la diapente di un altro modo: in questo caso avremo un modo misto [anche
le cadenze estranee al modo aiutano a definire una promiscuità tra modi diversi].
Ogni musica scritta per bequadro può essere portata una diatessaron sopra (o una diapente sotto)
con l’ausilio di un b.
Nell’esempio sottostante riportiamo i dodici modi trasportati secondo l’uso.
w w w w w
w
I e II III e IV V e VI

Vb w w Vb w w Vb w w
VII e VIII
w
IX e X
w
XI e XII
w w
&b w &b w w &b w
w w w w

DM 08.2
Selva di varî precetti – Vol. III 9

8. Il contrappunto ligato (L. Penna, 1672)


La legatura di seconda si può risolvere in cinque modi: unisono, terza maggiore e minore, sesta
maggiore e minore:
w w w w w w ˙ ˙ w w ˙ ˙ w
B C Ó w ˙ w w

w
Ó w #˙ w ˙ w Ó w #˙ w
3 2 1 3 2 3– 3 2 3+ 3 2 6– 3 2 6+

B C w w w Ó Ó w ˙ w

La legatura di quarta si può risolvere in terza maggiore e minore e in quinta falsa:


w #˙ w Ó w
B C Ó ˙ w w w w

w
5 4 3+ 5 4 3– 5 4 5– 3
B C w w w w w Ó w #˙ w

La regola generale per le risoluzioni in terza è che quando le parti si avvicinano, si va in terza
minore, quando si allontano, si va in terza maggiore.
Il tritono si scioglie in sesta maggiore e minore:
w ˙ #˙ w w ˙ w ˙ w
B C

B C Ó w Ó w
3 4+ 6+ 3 4+ 6– 7 6+
˙ w ˙ w w

La legatura di settima si scioglie in sesta maggiore o minore:


w #˙ w w ˙ w
B C Ó Ó

B C w w w
5 7 6+ 5 7 6–
w w w

La nona si scioglie con l’ottava o la decima:


w ˙ ˙ #˙ w w w w
B C Ó
10 9 8 5 6+ 10 9 10
B C w w w w Ó w ˙ w

La legatura di undicesima si scioglie in decima maggiore o minore:


˙ w w #˙ w w #˙ w w ˙ w
B c Ó Ó
8 11 10 8 7 6 8 11 10+ 8 11 10-
B c w w w w w w w w w w

© UT ORPHEUS EDIZIONI 1995


Selva di varî precetti – Vol. IV 5

1. S. Ganassi, 1535
La galanteria è un effetto molto appariscente che si ottiene tremolando con il dito che fa la
voce sul flauto.
Le galanterie sono di tre tipi:
1. Vivace o aumentata: sarà quando il tremolo è di una terza più o meno.
2. Soave o placabile: quando il tremolo è di un semitono o di una parte di esso.
3. Mediocre: quando il tremolo è di un tono in più o in meno.
2. G. dalla Casa, 1584

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Tremolo groppiziato di semibreve

& =

˙ ˙ œ œ œ œœœ œ œ œ ˙
Tremolo groppiziato di minima

& =

w w œ œ œ œ œ œ œœœœ w
Gruppo battuto di semibreve

& =

˙ ˙ œ œ œ œ œ œ œ œ ˙
Gruppo battuto di minima

& =

3. L. Zacconi, 1592
Come eseguire con grazia i salti di seconda:
w œ. œ œ w œ. œ œ w œ. œ œ w œ. œ œ. œ ˙
&

di terza:
w œ. œ œ w œ. œ œ w œ. œ œ
&

di quarta:
w œ. œ œ w œ. œ œ
&

di quinta:
& w œ. œ
œ w œ. œ œ

œ. œ
La figura deve sempre togliere il suo valore alla nota seguente. Bisogna evitare di eseguire
queste variazioni nelle fughe.

© UT ORPHEUS EDIZIONI 1995


2 Giorgio Pacchioni

1. ROGIERO

˙ ˙ #˙ w
Flauto & c w ˙ ˙ ˙ w ˙ ˙ ˙ ˙

?c w ˙ ˙ ˙ ˙ ˙ ˙ ˙ w w
Basso
w ˙
# 6 7 #6 #
5

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9

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7 #6 # 6 6 5 #3
5 4

ALLA DRITTA

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6
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6 7 #6 # 7 #6
5 5

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# 6 6 5 #3
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DM 08.5