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Nella scorsa lezione

• Abbiamo trattato la critica che Mazzini fa di Rossini, partendo da


sue considerazioni più generali sull’arte italiana come arte
dell’individualismo, e sull’arte musicale italiana come l’arte di una
melodia imperversante che è il veicolo di tale individualismo: per
Mazzini, l’arte deve avere ispirazione religiosa, cioè mirare ad un
orizzonte più alto
• Abbiamo esaminato un esempio tratto dal Barbiere di Siviglia
• Abbiamo infine aperto il discorso sulla filosofia della musica di
Rossini, guardando a un’altra interpretazione che esula dal saggio
di Mazzini, ovvero quella di Hegel (che si trova in lettere del filosofo
tedesco alla moglie)
• Abbiamo discusso la possibile complementarietà delle due critiche
Storia e Storiografia II, prof. Alberto Nones, lezione
5, 2019-20, ISSM «Puccini»
Ripartiamo dall’accezione di un’arte
dall’ispirazione religiosa
• Si intuiva come sotto traccia, nel discorso di Mazzini,
sempre dialettico, vi fosse una valutazione assai
positiva di certa arte musicale tedesca, rispetto al regno
italico della melodia fine a sé stessa
• Il concetto che la musica debba spiritualizzarsi è uno dei
concetti cardine della Filosofia della musica mazziniana
• Ebbene, se i giovani non dovevano seguire Rossini, per
Mazzini, dovevano guardare ad altri modelli, altri ideali

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5, 2019-20, ISSM «Puccini»
• Sarebbe troppo immaginare che un patriota come
Mazzini indichi nei tedeschi – oppressori in Italia – i
modelli da seguire; ma è in questo punto logico della
sua trattazione che non trascura di esaminare i caratteri
dell’altra, dell’unica altra nazione che in fatto di civiltà
musicale potesse a suo avviso contendere all’Italia il
primato di iniziativa artistica, ossia la Germania
• La sua critica della musica tedesca è, tuttavia,
fulminante tanto quanto lo è stata quella della musica
italiana. Mazzini cerca sempre un tertium, una sintesi
nel suo ragionamento dialettico
Storia e Storiografia II, prof. Alberto Nones, lezione
5, 2019-20, ISSM «Puccini»
• Se nella musica italiana, almeno nella sua storia recente
compendiata da Rossini, v’è uomo senza Dio, nella musica
tedesca v’è Dio senza uomo
• Per Mazzini, nell’arte tedesca c’è tutto: c’è l’altare, c’è l’incenso,
c’è la religione, il tempio, c’è il divino; sono gli uomini ad essere
rimasti fuori dal quadro
• E se nell’arte italiana mancava la dimensione sociale, tutto
risolvendosi in individualità, in quella tedesca la comunità c’è
eccome, ma è all’individuo che non si lascia quello spazio di
libertà per tradurre il pensiero in azione innovativa e veramente
sua
• «L’io è smarrito»
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5, 2019-20, ISSM «Puccini»
• Ora, dicevo che Mazzini è illuminante, e lo è anche
perché, quando parla di musica, ha una concezione
talmente alta della musica che finisce per rappresentare
questioni assai più alte che non quelle relative alla
musica, quando intendiamo per musica solo l’arte dei
suoni
• Non c’è del vero, anche del vero profetico, nel suo
descrivere una nazione che fa dell’appartenere a una
comunità, con le sue regole, l’orizzonte in cui rischi di
esaurirsi la individualità del soggetto? L’io ha ancora la
forza di ribellarsi, ad esempio, quando la comunità va
fuori segno? O il suo io5, 2019-20,
è schiacciato
Storia e Storiografia dalla
II, prof. Alberto Nones, lezione
ISSM «Puccini»
Una citazione, per capire la potenza
dell’intelligenza critico-musicale di
Mazzini:
• «Come nella vita de’ sogni, quando i sensi tacciono, e lo spirito
s’affaccia ad un altro mondo, dove tutto è più lieve e il moto più
rapido, e tutte immagini nuotano nell’infinito, la musica tedesca
addormenta gli istinti e le potenze della materia e leva l’anima in alto,
per lande vaste e ignote»
• Ragionate su questo giudizio. Lo si può applicare tanto alla sublime
arte religiosa di un Bach, che solleva l’individuo insieme a tutti gli altri,
per la sua stessa condizione umana, in una sfera celeste a cui sente di
appartenere e in cui tutto il mondo è superato; quanto, ed è l’esempio
un po’ forte che vi presenterò come secondo, andando oltre i limiti
temporali entro cui l’analisi di Mazzini è per questioni cronologiche
confinata
• Ma andiamo per ordine e cominciamo con l’attinenza al caso di Bach
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Bach, o l’ignoto
• Ricordiamoci che, al di fuori di poche schiere di uomini di cultura (citiamo solo van Swieten,
a Vienna, presenza cruciale per Mozart, o Neefe, a Bonn, cruciale per Beethoven), Bach era
ancora sconosciuto, o meglio dimenticato, negli anni in cui scriveva Mazzini
• La Passione secondo San Matteo verrà riscoperta pubblicamente attraverso l’esecuzione
voluta e diretta da Mendelssohn a Lipsia nel 1829 (a 100 anni dalla sua apparizione), e
Peters comincerà a pubblicarla solo nel 1837, quando il libro di Mazzini era già alle stampe
• Non guasta ricordare la vicenda per cui fu l’ebreo Mendelssohn – la cui musica verrà bandita
da altri antisemiti della Germania dei tempi che seguiranno – a portare alla rinascita del
cristianissimo Bach, a vantaggio di tutti i tedeschi e del mondo. La storia è particolarmente
affascinante, perché tutto nacque da un dono che al piccolo Felix aveva fatto la nonna,
quando era ragazzo: una copia della Passione Secondo Matteo, che in certi circoli ancora
poteva essere trovata. Felix Mendelssohn ci sognò e ci lavorò molti anni, fino a quando non
la presentò con una memorabile esecuzione che portò al moderno culto di Bach. Da questo
discesero innumerevoli iniziative, tra cui la Bach-Gesellschaft, dedicata alla promulgazione
del verbo musicale bachiano

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• Sarebbe assai frettoloso dismettere tutta l’arte italiana come non
religiosa, ignorando eccezioni tra l’altro proprio contemporanee a
Bach come – cito solo un esempio – lo Stabat Mater di Pergolesi
(ben più noto tuttavia per la sua Serva padrona e altre opere buffe,
a dimostrare la «erraticità» dell’arte italiana lamentata da Mazzini –
con un po’ di clemenza visto che Pergolesi morirà per tisi a 26 anni!)
• Eppure, la coerenza teutonica del colosso di Eisenach e di altre
figure rappresentative del modo di fare arte musicale in Germania
porta non poca acqua al mulino della tesi di Mazzini, una tesi un
poco schematica ma forte: «La musica italiana isterilisce nel
materialismo. La musica tedesca si consuma inutilmente nel
misticismo»

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«Inutilmente», non so; ma che si consumi ad
abundantiam il cero del misticismo, non v’è dubbio
• «Manca alla musica italiana il concetto santificatore di tutte
imprese, il pensiero morale che avvia le forze dell’intelletto, il
battesimo d’una missione. Manca alla musica tedesca
l’energia per compirla, l’istrumento materiale della conquista»
• Su quest’ultimo segmento della citazione da Mazzini
torneremo nel secondo esempio che volevo portarvi
• Per ora vediamo se si possa riscontrare del vero nel fatto che
nella musica tedesca, e circoscriviamo il discorso a Bach, via
sia ben chiaro un concetto santificatore, un’ispirazione
religiosa, l’idea di una missione, ma la dimensione della
individualità per realizzarla rischi di essere omessa

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5, 2019-20, ISSM «Puccini»
[Si noti che il «cercare di meglio» per il ruolo della musica e la sua realizzazione, rispetto a
questi frutti, ha dell’assurdo, se il corollario fosse che Bach avrebbe fatto meglio a
rivolgere le sue energie altrove… Ma Mazzini non dice questo: scandaglia un orizzonte di
estetica musicale, senza mettere mai in discussione la necessità di un’opera d’arte nel
suo tempo storico]

• Come abbiamo visto in Verdi la drammaturgia che nasce dalla messa


in comunicazione del coro «Va’, pensiero» e la successiva profezia di
Zaccaria, vi invito a prendere un binomio anche per Bach
• Siamo in un punto della Passione in cui Pietro, inverando quanto gli
aveva predetto di Gesù, ha negato di conoscerlo, per tre volte. In
questa aria, è Pietro a parlare, nella voce di contralto, su questo testo:
• «Erbarme dich, mein Hott, um meiner Zaehren willen! Schaue hier,
Herz und Auge weint vor dir bitterlich» / «Abbi pietà, Signore, per le
mie lacrime! Rivolgi qui il tuo sguardo, dinnanzi a te il mio cuore e i
miei occhi piangono amaramente»
• Qual è il margine di individualità residuo? L’uomo non poteva che
sbagliare, e ora non può che pentirsi, non può che chiedere pietà

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• E il contraltare del coro, dimensione della comunità, risolve la
sconsolazione nella prospettiva di un ritorno di tutti al Signore: un
singolare che si alterna col plurale nell’ottica della salvazione
• «Bin ich gleich von dir gewichen, stell’ich mich doch wieder ein; hat uns
doch dein Sohn verglichen durch sein’ Angst und Todespein. Ich
verleugne nicht die Schuld, aber deine Gnad’ und Huld’ ist viel groesser
als die Suende, die ich stest in mir befinde» / «Se da te mi sono
distaccato, pur a te faccio ritorno; che è il tuo Figlio ci ha riscattati con il
suo strazio e i suoi tormenti. Non nego il mio peccato; ma la tua grazia,
la tua misericordia superano in grandezza la gravità delle mie colpe»
• https://www.youtube.com/watch?v=eU6QEklM4SA, da 1’27’’ a 1’35’’
(note fisse in Gardiner, proprie dello stile, più congeniali a questa tesi
mazziniana rispetto al vibrato in Abbado...!)

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«Inutile»
• Come definire inutile questo misticismo, lo lasciamo in
fondo a Mazzini, ma possiamo immaginare che ne
affermi l’inutilità, in quanto disgiunto da un’azione
collettiva sulla terra
• E in questo senso ci avviciniamo all’altro esempio che
volevo farvi, ponendo la questione come una domanda:
quella forza di misticismo, cioè fede cieca in una
missione magari riconcettualizzata rispetto alla sua
originaria caratura religiosa, congiunta con una
dimensione di realizzazione in terra, sarebbe per forza
molto più «utile»? O non sarebbe in quel caso preferibile
la carnalità tutta Storia
italiana
e Storiografiadella prospettiva
II, prof. Alberto
5, 2019-20, ISSM «Puccini»
Nones, lezione materialistica
• Wagner, quando scriveva Mazzini, aveva 23 anni, come Verdi
peraltro. Mazzini chiamava all’azione («Una idea e l’esecuzione, ecco
la vita»; «La migliore, la più santa preghiera è l’azione»), e Verdi e
Wagner avrebbero agito
• Di Verdi già qualcosa abbiamo visto, ma prossimamente
analizzeremo più a fondo riguardo un ultimo tema centrale
mazziniano, lo storicismo
• Nell’allusione che si trova nella Prefazione a Mazzini di Adriano
Lualdi, sarà in Wagner, «nella sua mistica, appunto, monumentale e
tutt’altro che inutile glorificazione e germanizzazione degli antichi
miti nordici» che la Germania troverà «il più alto, il più significativo
ed eloquente degli esponenti», e su questo vorrei soffermarmi

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5, 2019-20, ISSM «Puccini»
• Se è per quello, Mazzini non disgiungeva affatto il destino della Germania
e dell’Italia, in quanto doveva essere a suo avviso dall’Italia che sarebbe
risorta una nuova arte europea, come era stato in passato: «cacciar
dall’Italia le fondamenta d’una scuola musicale europea». Sempre nel
senso di una sintesi: «E scuola musicale europea non può essere se non
quella che terrà conto di tutti gli elementi musicali che le scuole parziali
anteriori hanno svolto, e senza sopprimerne alcuno saprà tutti
armonizzarli e dirizzarli a unico fine»
• Questo era il desiderata di Mazzini; le cose non andarono esattamente
così, e la furiosa querelle tra il partito dei verdiani e il partito dei
wagneriani sta a dimostrarlo. Noi non analizzeremo tale sfaccettata
querelle, salvo che nel suo portato di filosofia della musica per come
possiamo proiettare in avanti la questione misticismo/materialismo vista
finora
Storia e Storiografia II, prof. Alberto Nones, lezione
5, 2019-20, ISSM «Puccini»
• Raccogliendo nell’aria quei segnali che anche Verdi avvertirà, e implementerà in
un’arte assai diversa come abbiamo già visto e ancor più come andremo a vedere,
Wagner individua una risposta al problema che abbiamo visto individuare in Mazzini.
Ricapitoliamo:
• - nell’arte musicale tedesca, il misticismo c’è eccome, è tanto grande che v’è Dio
senza uomo
• Wagner avrebbe potuto lavorare nella direzione di reinserire l’uomo e la sua volontà,
la sua libertà, in questo quadro; invece, cosa fa?, sostituisce il vecchio misticismo,
quella della misericordia di Dio e l’orizzonte di salvazione, con un nuovo misticismo,
una germanizzazione degli antichi miti nordici che, con la stessa potenza del vecchio
misticismo, così essenziale allo spirito tedesco, va a sostituire il cristianesimo
• Se prima v’era Dio senza uomo, ora non v’è più nemmeno Dio. Ma rimane la potenza
del misticismo, fatto di nuovi miti e dei e semidei con cui l’uomo e la comunità
devono fare i conti
• È leggere troppo in Wagner? È dare alla musica funzioni e ruoli eccessivi?

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Opera e dramma, 1851,
«Introduzione»
• Nel pronunciarsi su quello che giudica il peccato originale del melodramma, è
Wagner stesso a dichiarare in maniera nettissima che la musica non ha a che
fare solo con la musica: «L’errore nel genere d’arte dell’opera consiste in questo,
che di un mezzo dell’espressione (la musica) si è fatto lo scopo, e dello scopo
dell’espressione (il dramma), si è fatto il mezzo»
• Wagner, che segue in questo Schopenhauer, ha chiarissimo che la musica abbia
un potere molto forte nel dare, rispetto alla sola azione scenica del teatro ad
esempio, un concorso di maggiore significazione, un’intensità tutta amplificata. È
Lualdi a ricordare che, per Schopenhauer, le «melodie» si comportano nei
riguardi dei fenomeni che esprimono musicalmente, come i «concetti» nei
riguardi degli oggetti particolari (i concetti sono ciò che rimane di astratto di
percezioni sensibili). Le melodie sono molto più forti dei concetti, ed hanno un
rapporto assai speciale con la realtà: «I concetti sono universalia post-rem, ma la
musica ci dà universalia ante-rem, e la realtà universalia in re»
• La musica porta un «germe interiore donde si sviluppa ogni realtà»

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5, 2019-20, ISSM «Puccini»
La musica può anticipare la realtà?
• Sono domande vertiginose, queste
• Rispondiamo facendo un passo indietro rispetto alla
teoria filosofica, e guardando a un esempio musicale
ottocentesco, con successiva reinterpretazione artistica
novecentesca
• Se il problema ravvisato nella musica tedesca era che
«Manca alla musica tedesca l’energia per compirla,
l’istrumento materiale della conquista», Wagner ovvia
senz’altro alla mancanza. Ha anche però alterato il
misticismo che è il motore della nuova azione
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5, 2019-20, ISSM «Puccini»
Opera e dramma è del 1851, come l’inizio della
composizione della sua opera Die Walküre
• Siamo all’inizio del terzo atto e ultimo atto. Le valchirie volano sui loro cavalli alati,
tra le nubi sconvolte da una tempesta suscitata dall’ira di Wotan, da cui sono
terrorizzate. Del tutto soggiogate alla volontà paterna, mutano le loro risa in
spavento quando vedono Brunilde accorrere precipitosamente portando con sé
l’umana, Sieglinde, per la quale l’uomo di cui si era innamorata è morto. Per la
ribellione a suo padre, il dio Wotan, Brunilde verrà punita divenendo umana e preda
di ogni uomo che la troverà sempre addormentata (ma Wotan acconsente a
circondare la figlia di un cerchio di fuoco che solo un eroe saprà oltrepassare).
Sieglinde trova rifugio in una foresta dove il gigante Fafner custodisce l’oro del
Reno, e dove il dio Wotan non ha potere. È in questo punto dell’opera che la
melodia di Sigfrido, l’eroe nuovo che Sieglinde porta in grembo e che saprà sfidare
l’ordine, si alza per la prima volta dall'orchestra, seguito dal tema della redenzione
d'amore che nel Crepuscolo degli Dei conclude l'intera Tetralogia
• La prospettiva è immanente e trascendente a un tempo. Dio e uomo sono ormai
sullo stesso piano. Tutte le energie sono pronte al compimento della nuova
missione
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5, 2019-20, ISSM «Puccini»
Lande ignote spasmodiche
• https://www.youtube.com/watch?v=05eVjgMEuWs da 2h30’49’’
• Sulla scorta dell’osservazione mazziniana – «Come nella vita de’
sogni, quando i sensi tacciono, e lo spirito s’affaccia ad un altro
mondo, dove tutto è più lieve e il moto più rapido, e tutte
immagini nuotano nell’infinito, la musica tedesca addormenta gli
istinti e le potenze della materia e leva l’anima in alto, per lande
vaste e ignote» – trasformata dalla sostituzione del misticismo
totalizzante con un’energia d’azione senza Dio altrettanto
totalizzante, accostiamo un uso dello stesso brano da parte di un
cineasta geniale (suo padre era un direttore d’orchestra e
flautista newyorkese, 1° flauto della NBC di Toscanini), del 1979
• https://www.youtube.com/watch?v=KlsfM2BmsJU
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