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Corso di Laurea: SCIENZE E TECNICHE PSICOLOGICHE (D.M.

270/04)
Insegnamento: DISCIPLINE DEMOETNOANTROPOLOGICHE
Lezione n°: 4
Titolo: Antropologia fisica
Attività n°: 1

Facoltà di Psicologia

L’Antropologia fisica e la razza


Dunque gli antropologi fisici si sono dedicati allo studio delle differenze biologiche tra gli
individui della specie umana in due modi: attraverso la classificazione razziale ed attraverso
quello che è l’indirizzo corrente, quello basato non più sulla classificazione ma sulla
spiegazione delle differenze. Non è infatti possibile definire le razze biologicamente, come
visto, ma ci sono altri motivi ugualmente forti. La razza, infatti, si è rivelata una categoria
culturale e non una realtà biologica. Le razze derivano dai contrasti percepiti all’interno di
particolari società, non dalla classificazione scientifica. Nella cultura americana un individuo
acquisisce una identità razziale al momento della nascita, ma, in ultima analisi, in America la
razza non è certo basata sull’apparenza esterna (fenotipo): una figlia di un matrimonio
“misto”, indipendente da come appaiono esternamente sono di solito classificati come
appartenenti alla “razza” del genitore che fa parte del gruppo minoritario. Altre culture
utilizzano altri criteri. In Brasile, ad esempio, se due fratelli o sorelle appaiono diversi, pur
essendo biologicamente figli degli stessi genitori, vengono considerati come appartenenti a
razze diverse.

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Insegnamento: DISCIPLINE DEMOETNOANTROPOLOGICHE
Lezione n°: 4
Titolo: Antropologia fisica
Attività n°: 1

Facoltà di Psicologia

Questo porta naturalmente ad un apparente paradosso, che rappresenta in realtà una prova
schiacciante del fatto che la razza viene costruita e non può essere oggettivata in nessun modo:
l’identità razziale di un individuo cambia nel corso della sua vita. Non solo. Cambia anche a
seconda di chi opera la classificazione. Essendo l’essere umano un organismo bio-culturale è
difficile separare le due parti, e questo è dimostrato esemplarmente proprio dal concetto di
razza: lo stesso si può dire per i test d’intelligenza che, come vedremo nelle prossime lezioni,
sono condizionati tutt’altro che da differenze genetiche e nelle capacità cognitive, ma da variabili
ambientali, economiche, sociali. Il fatto che, nonostante tutto, l’opinione pubblica continui a fare
confusione sul significato del termine “razza” legandolo a presupposte differenze biologiche
importanti ha spinto l’associazione americana di antropologia, una delle più prestigiose al mondo
(la “AAA”), a redigere nel 1998 un documento ufficiale, una sorta di “Manifesto della razza” che,
al contrario di quello famigerato pubblicato nella storia recente del nostro paese, cerca di
chiarirne l’infondatezza e la conseguente facile strumentalizzazione. Ecco il link, in originale, per
chi volesse leggerselo (vivamente consigliato):
http://www.aaanet.org/stmts/racepp.htm

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Lezione n°: 4/S1
Titolo: Antropologia fisica
Attività n°: 1

Facoltà di Psicologia

Antropologia culturale
L’antropologia culturale (quella che nella tradizione di studi europea si chiamò
originariamente etnologia, termine comune tuttora) è lo studio dei fattori che determinano
le differenze tra i gruppi umani e che l’antropologia razziale dell’ottocento non era riuscita
ad individuare: si tratta, in una parola, della cultura, che abbiamo già definito in precedenza
come “l’insieme di idee e comportamenti comuni ad una società che gli esseri umani
imparano non volontariamente ma in quanto membri di questa”.
Se la cultura è lo strumento elaborato biologicamente dall’essere umano per adattarsi
all’ambiente in cui vive, si tratta, per l’antropologia culturale, di un raggio
straordinariamente ampio di interessi. Questi ultimi riguardano anzitutto quelle attività che
gli essere umani svolgono all’interno della società in cui vivono, il che determina una stretta
affinità tra antropologia culturale e sociologia.
Del resto, entrambe queste scienze si sono sviluppate a cavallo fra otto e novecento,
periodo fondamentale per lo sviluppo delle cosiddette “scienze sociali”. La differenza
fondamentale tra le due consisterebbe nella visione più generale dell’antropologia, nella
determinazione cioè di “universali” antropologici, rispetto agli studi sociologici più votati
all’analisi di un ambito sociale ristretto nello spazio e nel tempo.
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Attività n°: 1

Facoltà di Psicologia

In realtà non tutti sono d’accordo con questo punto di vista. C’è chi preferisce parlare di una
differenza che riguarda il tipo di società studiate. Mentre la sociologia si concentra
prevalentemente su comunità di persone che vivono nella società europea e nordamericana gli
antropologi culturali si dedicano a società extraeuropee. Questo rende i sociologi maggiormente
esposti al pericolo che le teorie da essi utilizzate per spiegare il comportamento umano risultino
condizionate da assunti sul mondo e sulla realtà che sono parte del loro essere membri attivi
delle stesse società che studiano.
Dal momento anche gli antropologi culturali sono esposti allo stesso rischio, essi si sforzano di
minimizzare il problema studiando il complesso delle manifestazioni sociali degli esseri umani in
ogni tempo e in ogni spazio. Da ciò il favore accordato agli studi interculturali di tipo comparativo
(cioè riguardanti culture diverse confrontate tra loro), secondo la prospettiva evoluzionistica di
cui abbiamo già parlato. Tutto ciò, insieme con il riferimento ad un corpus di dati inevitabilmente
più ricco di quello offerto dalla sociologia -e pertanto applicabile alle più svariate ricerche
sull’essere umano-, è ciò che distingue l’antropologia culturale da ogni altra scienza sociale.
Naturalmente per capire il lavoro dell’antropologo culturale è necessario approfondire cosa
s’intende per cultura, cosa che costituirà l’oggetto delle prossime lezioni.

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Facoltà di Psicologia

Archeologia
Tornando a quello che dicevamo sulla suddivisione interdisciplinare dell’antropologia in generale,
l’antropologia culturale può essere a sua volta suddivisa in archeologia, antropologia linguistica ed
etnologia. L’archeologia non è altro che antropologia culturale applicata al passato e ricostruita
attraverso l’analisi dei resti materiali di una comunità umana. L’archeologo studia gli strumenti, la
ceramica ed altri resti di culture estinte, qualche volta anche da due milioni e mezzo di anni. Gli
oggetti, così come vengono ritrovati nel terreno, riflettono particolari aspetti del comportamento
umano. Resti di carbone, frammenti di ossa, rocce rotte dal fuoco o altri strumenti usati per la
preparazione del cibo possono, ad esempio, testimoniare le basi economiche o sociali di una comunità
del passato. Gli archeologi hanno così dovuto specializzarsi per imparare a riconoscere ogni tipo di
manufatti ceramici, litici e tutte le altre cose che le testimonianze archeologiche possono portare alla
luce. Ma, attraverso questo tipo di lavoro, un archeologo poteva stabilire solo una cronologia relativa
(ad esempio: lo stile ceramico x è più antico dello stile y) ma non poteva formulare datazioni o
cronologie assolute. La prima svolta sulle datazioni avviene intorno agli anni trenta del secolo scorso e
riguarda la determinazione oggettiva della sequenza degli anelli nelle sezioni di tronco d’albero e delle
loro variazioni anno per anno. Ma i resti di tipo ligneo sono rari in archeologia. La seconda e vera
svolta ha luogo quando si scopre la relazione fra tempo e decadimento di un isotopo del carbonio (il
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Attività n°: 1

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carbonio-14) nei resti ritrovati; quest’ultimo metodo permette agli archeologi datazioni precise
addirittura a livello di decade o di anno. A questa si sono aggiunte altre tecniche ancora più
avanzate, anch’esse basate sull’analisi chimica del potassio, dell’argon ed altri elementi.
L’archeologia va ad integrare anche le informazioni relative a società che conoscono la
scrittura.Basta considerare gli studi sui rifiuti condotti sui depositi accumulati nelle società
industrializzate negli ultimi venti-trent’anni. Si tratta di dati in grado di fornire spiegazioni a volte
sorprendenti sui comportamenti dei consumatori moderni. Resta famoso il “Progetto rifiuti”
condotto dall’Università nordamericana dell’Arizona che, attraverso uno studio attento dei rifiuti
domestici urbani, sta continuando a produrre preziose informazioni sulle società contemporanee.
Uno degli obiettivi che questo progetto ha raggiunto è stato mettere alla prova la validità dei
sondaggi condotti sulla base di interviste porta a porta, dati su cui sociologi, economisti ed altri
scienziati sociali si basano in modo consistente per le loro ricerche. Ebbene, questi monitoraggi
hanno messo in evidenza la forte differenza tra ciò che la gente afferma di fare e ciò che fa
veramente, così come risulta dall’analisi della loro spazzatura. Insomma, è importante ribadirlo,
gli archeologi non limitano le proprie ricerche allo studio delle società preistoriche (cioè,
tradizionalmente, pre-scrittura) ma arrivano ad abbracciare gruppi umani di cui restano
documenti scritti; anche in tali casi le loro ricerche risultano spesso un complemento
fondamentale all’analisi dei resti materiali che una certa popolazione ha lasciato dietro di sé.

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Approfondimento: la persona
sociale 3
La nozione di agenza implica che un soggetto sa di agire anche se non conosce esattamente le
conseguenze dei propri atti. In altre parole, è sempre possibile fare qualcosa di diverso da ciò
che si sta facendo in un determinato momento (nel mondo tardo antico Agostino d'Ippona
chiamava tutto ciò libero arbitrio). Non è affatto detto, come si pensava fino a pochi anni fa,
che solo gli esseri umani siano forniti di agenza. In ogni caso in questa sede c'interessa l'agenza
negli umani. In antropologia ed in sociologia una persona che agisce viene spesso definita
agente. Il termine include anche una collettività di attori; ecco perché lo si preferisce a termini
come persona o individuo, ecc. Anche un moderno stato nazionale, ad esempio, può essere un
agente.

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Lezione n°: 4/S2
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Attività n°: 1

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• Lo stesso dicasi per quella che nel mondo occidentale si definisce una “persona giuridica” (ad
esempio una società multinazionale, un sindacato, un partito politico);
• mentre, come abbiamo visto, in culture extra-occidentali sono tipicamente i gruppi di
parentela a figurare come agenti.
Il concetto di agenza è stato sostituito da molti antropologi con quello di interazione, termine
che si focalizza sul carattere di reciprocità dell'agenza, nel senso che la maggior parte degli
atti non solo è diretta verso altri agenti ma è anche influenzata dalla relazione tra gli agenti
stessi. Comunque sia, fu Edmund Leach, nel 1967, ad individuare la più piccola unità sociale
non nell'individuo ma nella relazione a due, vista come il più piccolo nucleo costruttivo di una
società umana.

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Attività n°: 1

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• Tutti i membri di una società hanno certi diritti e doveri in relazione agli altri membri, e
difficilmente si trovano due individui che abbiano esattamente gli stessi diritti e gli stessi
doveri. Inoltre ogni persona ha molti diritti e doveri diversi in relazione a persone e situazioni
diverse. Per distinguere analiticamente tra questi aspetti dei processi sociali gli antropologi (e
i sociologi) parlano di status sociali.

• Lo status è un aspetto socialmente definito di una persona che definisce una relazione sociale
e riguarda certi diritti e certi doveri in relazione agli altri. Ognuno può avere diversi status
sociali, ad esempio: zio, dentista, vicino di casa, cliente, amico, ecc.

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