Sei sulla pagina 1di 10

Lezione 8

La battaglia di Legnano, atto II


Aggiungeremo qui un tassello su un
elemento assai mazziniano… l’elemento
religioso
Storia e Storiografia II, prof. Alberto
Nones, lezione 8, 2019-20, ISSM «Puccini»

Va rilevato come, nel percorso della produzione di Verdi, l’opera
immediatamente precedente a La battaglia di Legnano fosse stata in
verità di tutt’altra specie, Il corsaro (1848): un’opera che, come
l’ancora precedente I masnadieri (1847), aveva fatto eccezione
rispetto a una complessiva preminenza politica nella prima fase della
produzione verdiana, non trattando esplicitamente del tema della
patria, anzi portando in scena la storia di un pirata che alla patria non
ambisce e anzi una patria rifugge, tutto dedito alle sue imprese e sue
faccende, e, soprattutto, alla sua storia d’amore: la vita va ancora la
pena di essere vissuta, senza patria; è quando viene meno l’amore,
che si impone la soluzione finale, farla finita con la vita. Opera
bellissima. Fiasco solenne

Nei giorni fatidici del 1848, il ‘corsaro Verdi’ sarebbe corso ai ripari,
tornando al ricongiungimento del tema amoroso (amore per una
donna) e del tema patriottico (amore per la patria), che aveva già
animato sue opere di successo dal 1839, quali Oberto, Nabucco, I
Lombardi alla prima Crociata, I due Foscari, Attila, Macbeth (prima

Verdi e Cammarano erano ben consci di stare seduti su una propizia
polveriera. In una lettera del 21 aprile 1848, Verdi scrive del tema
politico «che in questo momento è veramente grande!». Assiste ai
moti da Parigi, firma la petizione d’aiuto ai francesi da parte della città
di Milano. Una certa ambiguità: quando lascia Parigi e va a Milano, lo
fa soprattutto per affari; acquisterà infatti in quel momento il fondo
dove costruire la villa di Sant’Agata…

La musica della Battaglia di Legnano gli continuerà a piacere – state
appurando voi stessi perché! – nonostante il disinteresse seguito ai
trionfi iniziali che furono legati soprattutto all’occasione del momento,
e meditò perfino di riutilizzare la musica per un nuovo libretto da
intitolarsi Lida, ciò che lascia intuire quale elemento sarebbe stato
espunto dall’opera. Ma desistette dall’idea, forse non da ultimo
perché la musica stessa era imbevuta di politica, e musica+trama
(dramma) sono infatti inscindibili

Storia e Storiografia II, prof. Alberto



Verdi, con quell’opera, si scrollava di dosso in un colpo solo la posa del
romantico malinconico, e diventa byroniano alfiere del patriottismo,
andando a solleticare il nervo scoperto di un popolo senza patria

L’opera che ne esce avrà un successo clamoroso. Al momento. Poi
cadrà nel dimenticatoio. Era «d’occasione»? Non si può dire tanto, ma
il dubbio ci fa ragionare su quanto possa essere universalizzabile, o
meno, la tesi mazziniana di un’arte dall’esplicito fine sociale e
ideologico

In questa lezione, andiamo a guardare più da vicino l’altro tema
portante di quest’opera, e anche questo non proprio popolarissimo
(oggi), come il tema religioso

Storia e Storiografia II, prof. Alberto


Dimensione religiosa

Tutto quanto abbiamo enucleato l’altra volta rispetto al «canone
risorgimentale», cioè la guerra, da una parte, e l’amore, dall’altra,
avviene sotto gli occhi di Dio, la religione essendo una presenza
fondamentale all’interno dell’opera

Ritorna la «religione della patria» - mi rifaccio anche qui al mio studio
del 2013 su Verdi – che il compositore aveva istituito nella sue opere
del 1842 e 1843, Nabucco e I Lombardi alla prima Crociata. Per capire
la portata dell’istituzione di questa religione della patria in Nabucco,
basti evidenziare come gli Ebrei, che sono guidati non da un re ma da
un sacerdote (Zaccaria), ottengano la libertà dalla schiavitù in
Babilonia non attraverso una guerra di liberazione architettata da
guerrieri, ma tramite l’intervento di Dio in persona, quel Dio che
illumina il tiranno babilonese facendogli sperimentare un dolore
personale. Nella fase di istituzione della «religione della patria», a

Questa dimensione ritorna nella Battaglia

La fede è al centro, per gli eroi, e infatti la scena madre del I atto in cui
ci eravamo fermati nella lezione scorsa, è quella in cui l’eroe, che
insieme agli altri costituisce quella moltitudine di eroi che è il popolo
in armi, giura fedeltà alla causa, fino alla morte

Si ricordi che, ritornando alla materia storica che dà origine all’opera,
nella battaglia storica del 29 maggio 1176 v’era effettivamente una
‘Compagnia della morte’ – guidata dal leggendario Alberto da
Giussano – chiamata a pugnare all’ultimo sangue

Storia e Storiografia II, prof. Alberto



Corollario del giuramento: gloria eterna, se il guerriero sarà fedele al
giuramento; infamia eterna, se mancherà al giuramento.
Conseguenza: il patriottismo è in quest’opera, in questo frangente
storico fatidico, sopra ogni altra cosa, ossia sopra non solo all’amore,
ma alla stessa vita sulla terra

La battaglia di Legnano costituisce la summa della filosofia politica
verdiana fino a quel momento, perché in essa si uniscono religione e
politica, così come in essa si superano in un di più – ossia la gloria –
morte e vita, dimensione privata e pubblica, amore per gli uomini e
amore per la patria

Questo perché, in un momento così fatidico, la patria non è altro che
la stessa vita, propria e di tutti i connazionali. Per questo, in
quest’opera di Verdi e solo in quest’opera, il patriottismo assurge al
massimo sentimento, più grande di tutti i sentimenti personali per
quanto accesi essi possano essere

L’esito non è lieto, perché l’eroe alla fine di questo percorso morirà: ...
Atto II, «Barbarossa!» - atto tutto al maschile
(Lida viene lasciata innescata dov’è)

Barbarossa è potente perché ha alleati, anche in Italia: i comaschi, che
figurano nel coro (preminenza dei popoli attraverso il coro: proposta
n. 2 di Mazzini) dell’Introduzione. Hanno ragioni di vendetta per non
unirsi ai milanesi: questo il problema per l’unificazione italiana
(proiezione attraverso un esempio storico, proposta n. 4 di Mazzini),
ossia la rivalità tra fratelli. Rappresentato nella scena I e II dell’Atto II

Entrano Arrigo e Rolando (proposta n. 1 di Mazzini: motivo
conduttore degli ottoni! 0’22’’ CD 1 traccia 13) per proporre un patto
davanti alla discesa di Barbarossa; i comaschi ricordano invece il loro
patto col Barbarossa; «E Itali voi siete!?», risponde Arrigo arrivando al
la bemolle, «La storia non v’appelli assassini dei fratelli!». Si noti che
tutta la trama procede qui secondo la proposta n. 3 di Mazzini, ossia
con recitativi obbligati. Quando ritorna il numero prettamente
musicale nel Duetto, la concordia degli amici fraterni procede per
Finale Secondo

Sopraggiunge il Barbarossa in persona: personificazione del nemico –
attuale – in un teatro italiano, superba idea! Incute soggezione, sì, ma
ad averlo lì davanti… ci si accorge che non è una divinità di cui aver
paura, ma un uomo, in carne ed ossa, che si può affrontare e battere

Non ribattono alle offese, Rolando e Arrigo lo faranno sul campo, «col
brando sol ragiona l’oppresso all’oppressor!»

I due eserciti sono incomparabili, certo – si noti che «strumenti
militari» salgono sul palco! Un impari confronto dunque? No,
argomento centrale: la forza dell’esercito degli oppressi è morale
(fondata su un senso di giustizia), incommensurabile con quella degli
oppressori che è materiale (fondata sull’interesse); altro punto: finora
il destino dell’Italia si è consumato in una volontà altrui (Barbarossa,
«Il destin d’Italia son io!», mi minore). Ora emerge la volontà italiana
di reagire: Arrigo torna sul «destin» con acuto, e si noti che le voci di
«Italia grande e libera sarà», una profezia a
cui, questa volta seguiranno i fatti /
«Soggiogata fia»…

Palesate le posizioni, lo ‘scrigno’ del concertato si può richiudere e
tutti, all’unisono, cantano con grido ferocissimo «Guerra dunque!...
Terribile! A morte!»

L’atto secondo si chiude sull’imminenza della guerra, che è certezza di
morte, perché la guerra è la misura finale, il confronto estremo tra
posizioni divenute inconciliabili

Attenzione, la musica è selvaggiamente in mi maggiore

Il tempo sta finalmente per giungere

Si ascolti, per questa lezione, l’Atto II de La battaglia di Legnano
Storia e Storiografia II, prof. Alberto