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Facendo riferimento agli schemi in allegato, approfondisci la prima domanda di sintesi

leggendo le tappe fondamentali la vita di Alfieri e il suo rapporto critico con il concetto
di libertà illuministica.
Approfondisci la seconda domanda di sintesi con il concetto del " forte sentire" di cui si
allega testo.

Come si configura il rapporto tra Alfieri e la cultura illuminista?

1) Vittorio Alfieri fu un illuminista, che sostenne in modo assoluto e appassionato il


concetto di LIBERTÀ, combattendo contro ogni tipo di tirannide.
A differenza dei filosofi illuministi, egli esaltava un tipo di libertà individuale che spinge
a ribellarsi alle convenzioni e alle regole imposte.
Il suo concetto di libertà contrasta, perciò, i princìpi egualitari dell’Illuminismo e risalta
lo spirito anticonformista e libero dell’autore.
La forte critica alla tirannide fu oggetto costante del suo pensiero; lo stesso Alfieri
descriveva la tirannide come “la facoltà illimitata del nuocere”. La condanna imposta
non colpisce solo il tiranno ma ogni forma di potere che si concentra sul singolo come
le monarchie costituzionali e assolute.
Il pensiero liberare che disprezzava l’avidità del sovrano fu frutto delle esperienze di
Alfieri; egli, infatti, durante la sua vita ebbe l’occasione di conoscere alcuni tra i
monarchi più potenti del tempo. Di quelle esperienze egli fece memoria nella sua
opera autobiografica: “Vita”.
Arrivato in Francia nel 1768, venne presentato al re Luigi XV, il quale mostrò verso di
lui indifferenza.
Successivamente Alfieri si recò a Londra, durante il periodo di re Giorgio III, sovrano di
un regno che ormai si era trasformato in una monarchia costituzionale; Alfieri però non
rimase particolarmente sorpreso dalla figura del sovrano nascosta da un velo di
diffidenza.
Tra il 1769 e il 1772 Alfieri visitò Vienna, capitale il cui regno apparteneva a Maria
Teresa d’Austria, la corte viennese non suscitò in Alfieri grande impressione, al
contrario ne fu disgustato, addirittura provò rammarico e disprezzo per il Metastasio
(pseudonimo di Pietro Antonio Domenico Bonaventura Trapassi, drammaturgo italiano)
che si genuflesse davanti alla regina, un comportamento che non poteva
minimamente avvicinarsi al suo concetto di libertà individuale.
Uguale avversione provò nei confronti di Federico II di Prussia e soprattutto nel
confronti di Caterina II di Russia che lo scrittore non volle nemmeno incontrare. Alfieri
non tollerava il regime dispotico di Caterina che mostrava il popolo russo in un stato di
“servitù”.
Lui amava la libertà e odiava ferocemente ogni tipo di sopruso, egli stesso per
rendersi libero decise, nel 1778, di “spiemontizzarsi” per allontanarsi da ogni
soggezione del re di Sardegna e Piemonte.
Nel trattato “della Tirannide” Alfieri esprime il suo pensiero politico e il principio
secondo il quale la letteratura è uno strumento per esaltare la libertà.

Aspetti della poetica di Alfieri che anticipano una sensibilità romantica:

2) Secondo Alfieri, il contenuto di un’opera teatrale comprende “trasporto e furore al


quale bisogna ciecamente ubbidire” con forte carica passionale. Nasce, perciò, il
pensiero del “forte sentire” ovvero l’intreccio di quelle suggestioni passionali ed
emotive racchiuse nella vera essenza dell’uomo.
Il forte sentire è un'esplosione d'impulsi, d'istinti che contrastano la ragione, imbevuta
di schemi, e concetti e circondata da limiti.
L’equilibrio classicista e razionale si sfalda di fronte alla pulsazione di grovigli
irrazionali che distruggono l’uomo dall’interno; da qui l’originale unione, invece, di
sentimenti classici e sensibilità preromantica che predilige personaggi ribelli e
antidispotici.
Gli eroi alfieriani sono condannati a una sublime solitudine, ricercano perenne un
antagonista, hanno una passionalità esasperata e impetuosa, tratti che riflettono una
disposizione d’animo ormai lontana dalla misura del secolo dei Lumi e vicini ai
caratteri propri dell’eroe romantico, ovvero il Titano.