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C.T.A.

Collegio dei Tecnici dell’Acciaio


GIORNATE ITALIANE DELLA COSTRUZIONE IN ACCIAIO
Isola di San Giorgio Maggiore – Venezia 26 – 27 – 28 Settembre 2001

ANALISI DELLA CAPACITÀ PORTANTE DI COLONNE IN CEMENTO


ARMATO RINFORZATE MEDIANTE ANGOLARI E CALASTRELLI

EVALUATION OF BEARING CAPACITY OF REINFORCED CONCRETE


COLUMNS STRENGTHENED WITH ANGLES AND BATTENS

R. Montuori 1 e V. Piluso 1
1
Facoltà di Ingegneria, Università degli Studi di Salerno

SOMMARIO
Il problema del rinforzo di elementi strutturali mediante angolari e calastrelli in acciaio viene
analizzato mettendo a punto una metodologia di calcolo che considera una serie di aspetti in genere
del tutto o in parte trascurati. Tali aspetti sono: lo stato deformativo derivante dalle sollecitazioni
preesistenti che impegnano la sezione non rinforzata, l’influenza del diverso comportamento del
calcestruzzo efficacemente confinato rispetto a quello non confinato, la variazione di area di
calcestruzzo efficacemente confinata a seguito dell’intervento di rinforzo, la variazione del legame
s-e del calcestruzzo confinato a causa della maggiore quantità di area di armatura “confinante” (i
calastrelli), la possibilità che le barre longitudinali possano instabilizzarsi a seguito della rottura del
calcestruzzo non confinato costituente il copriferro, la possibilità che gli angolari reagiscano sia a
trazione che a compressione, solo a compressione, oppure siano di solo confinamento.

ABSTRACT
The problem improving performances of concrete structural elements by means of angles and
battens analysed by setting up a calculation model accounting for several aspects which generally
are entirely or partly neglected. Such aspects are: the strain state due to the loads acting on the
unstrengthened element, the influence of the different behavior of the confined concrete in
comparison to the unconfined one, the variation of the concrete zone effectively confined as a result
of the batten action, the variation of the s-e constitutive law of the confined concrete because of
the increase of the “confining steel” (battens), the possibility of buckling of longitudinal bars due to
the spalling of the unconfined concrete constituting the cover, the possibility to foresee angles
reacting both in traction and in compression, only in compression, or having only a confining
function.

1. INTRODUZIONE
Il settore delle costruzioni nei prossimi anni sarà sempre più interessato dal problema del
consolidamento di edifici esistenti. Per tale motivo, appare chiara la necessità di mettere a punto
metodologie di calcolo affidabili al fine di valutare l'efficacia degli interventi da realizzare. Infatti,
alcuni problemi di rinforzo di strutture in cemento armato vengono affrontati spesso in bibliografia
in maniera qualitativa, piuttosto che quantitativa, mediante la descrizione degli interventi da
eseguire. In particolare, per quanto riguarda il rinforzo di elementi strutturali in cemento armato
mediante l’impiego di cerchiature in acciaio, vengono fornite regole di dimensionamento di
massima che sono sufficienti al più per cogliere l’ordine di grandezza del beneficio ottenuto
mediante il rinforzo. Inoltre, nella quasi totalità dei casi, si trascurano alcuni dettagli costruttivi che
possono invece influire in maniera determinante sulla quantificazione della efficacia dell'intervento
che si va ad eseguire.
Nel presente lavoro, ai fini della definizione di un modello analitico quanto più possibile aderente al
reale comportamento della sezione, si fa riferimento al legame tensione-deformazione del
calcestruzzo messo a punto da Mander et al. (1998). Tale legame, che si può definire di ultima
generazione, si particolarizza in maniera differente per diverse zone di una stessa sezione a seconda
che esse possano essere ritenute efficacemente confinate, o meno, dalle armature presenti. Pertanto,
all’interno di una stessa sezione si utilizzano due differenti legami costitutivi: uno per il
calcestruzzo confinato ed un altro per il calcestruzzo non confinato. Inoltre, al fine di valutare
l'efficacia di un intervento di rinforzo, è necessario studiare la sezione anche nella sua
configurazione iniziale, ossia a monte dell’intervento di rinforzo, valutando la resistenza in
considerazione dell’armatura longitudinale e della staffatura preesistenti. L'analisi della sezione
preesistente, che viene condotta utilizzando sempre la suddivisione della sezione in zone confinate e
non confinate, serve sia per avere una informazione sulla entità dell'incremento di resistenza che
l'intervento di rinforzo conferisce alla colonna, e sia per poter conoscere lo stato deformativo
iniziale del calcestruzzo e dell’acciaio prima dell’intervento di rinforzo stesso. La conoscenza di
tale stato deformativo, dovuto alla aliquota dei carichi presenti all’atto dell’intervento, è funzionale
alla successiva analisi per poter ricavare la resistenza della colonna rinforzata. Infatti, tale resistenza
viene calcolata tenendo conto del fatto che ogni elementino di calcestruzzo, così come ogni barra di
armatura, possiede già una deformazione iniziale dovuta appunto ai carichi preesistenti.
Nel modello di calcolo utilizzato è stato inserito anche il comportamento delle barre d’armartura in
compressione tenendo conto della possibilità che esse hanno di instabilizzarsi. Questa eventualità,
specialmente per quelle colonne che hanno una staffatura con passo elevato, può risultare
importante nel valutare la capacità portante ultima della sezione. Le prestazioni dell'elemento
strutturale vengono espresse sia in termini di resistenza che di duttilità e vengono, pertanto,
rappresentate dal massimo momento flettente che la sezione può sopportare e dalla curvatura
ultima. Il programma di calcolo messo a punto permette di ricavare l’intero diagramma
momento-curvatura della sezione preesistente e della sezione rinforzata per ogni fissato livello di
sforzo normale. Inoltre, nel lavoro vengono presentate alcune applicazioni del modello proposto a
casi tipici di colonne realizzate con normative datate mettendo quantitativamente in evidenza
l’efficacia di una adeguata staffatura delle colonne e l’importanza rivestita dalla effettiva area di
confinamento che si riesce a realizzare con l’intervento che si effettua. Viene inoltre messo in luce
il ruolo giocato da alcuni dettagli costruttivi che determinano la possibilità per gli angolari di essere
considerati reagenti sia a trazione che a compressione, reagenti solo a compressione oppure essere
considerati efficaci ai soli fini del confinamento. In quest’ultimo caso l’efficacia dell’intervento si
concretizza solo nel migliorare la qualità del confinamento del calcestruzzo e nell’aumentare l’area
di calcestruzzo confinato.

2. LA MODELLAZIONE DEL CALCESTRUZZO


Il calcestruzzo viene modellato con un opportuno legame costitutivo. Secondo recenti studi in
materia [(Mander et al. (1988), Pauly and Priestley (1992)], per caratterizzare il comportamento
delle sezioni in c.a. è necessario distinguere fra calcestruzzo confinato e non confinato. Infatti in
una sezione in c.a., come mostrato in Figura 1, alcune parti della sezione risultano essere
efficacemente confinate dalle staffe e dalle barre longitudinali, mentre altre parti risultano non
confinate. Pertanto, è come se la sezione fosse costituita da due diversi materiali in quanto il
comportamento del calcestruzzo confinato risulta essere notevolmente diverso da quello del
calcestruzzo non confinato sia per quanto riguarda la resistenza che la duttilità.
Il modello proposto da Mander et al. (1988) si basa sulla seguente relazione:
f cc c r
sc = (1)
r - 1 + cr
dove:
æ 7.94f l f ö ec é æf öù
f cc = f c çç 2.254 1 + - 2 l - 1.254 ÷÷ c= con e cc = 0.002 ê1 + 5ç cc - 1÷ú (2)
fc fc e cc êë çf ÷ú
è ø è c øû
Ec f cc
r= con E sec = e E c = 5000 f c ( MPa ) (3)
E c - E sec e cc
in cui fc è la resistenza cilindrica a compressione del calcestruzzo, fy è la tensione di snervamento
dell'acciaio confinante, s è il passo delle staffe ed As è l'area delle staffe. Il significato di alcuni
parametri riportati nelle (2) e (3) può essere meglio compreso facendo riferimento alla Figura 2.
Nella Eq. (2) compare la tensione laterale di confinamento fl che, per una sezione circolare di
diametro D e copriferro c, è fornita da:
2f y A s
f l = 0.95 (4)
( D - 2c)s
La tensione di confinamento riveste una particolare importanza. Nel caso in cui tale parametro
valga zero, le relazioni (2) forniscono fcc = fc e ecc = eco = 0.002 ovvero la tensione massima e la
corrispondente deformazione per il calcestruzzo non confinato. La completa rappresentazione del
legame costitutivo del calcestruzzo non confinato si ottiene impiegando la relazione (1) fino ad una
deformazione pari a 2ec0; da tale livello di deformazione è necessario calcolare la tangente alla
curva ottenuta e proseguire fino ad incontrare l'asse delle ascisse determinando il punto esp che
individua la deformazione ultima del calcestruzzo non confinato (Figura 2).
Nel caso di sezione rettangolare la prima relazione nella (2) non risulta più esprimibile in forma
chiusa e, quindi, è necessario ricorrere all'abaco riportato in Figura 3 per il calcolo di fcc.
Per utilizzare l’abaco richiamato occorre calcolare le tensioni di confinamento lungo le direzioni x
ed y individuate da base e altezza, rispettivamente, della sezione attraverso le seguenti relazioni:
f l1 = min(f lx , f ly ) f 12 = max(f lx , f ly ) (5)
con:
n bx A s ( b - 2c) n by A s ( h - 2c)
f lx = 0.75f y r x = 0.75f y f ly = 0.75f y r y = 0.75f y (6)
s( b - 2c)( h - 2c) s( b - 2c)( h - 2c)
dove b, h e c rappresentano rispettivamente base, altezza e copriferro della sezione, As ed s
rappresentano area e passo delle staffe e dei tiranti eventualmente presenti, nbx e nby rappresentano
la somma fra il numero di braccia delle staffe e il numero di tiranti in direzione parallela,
rispettivamente, a b e ad h.

σc CALCESTRUZZO
f cc CONFINATO
fc

CALCESTRUZZO
NON CONFINATO
d/4
E sec
d ε t Ec εc
CALCESTRUZZO ε co ε cc ε sp ε cu
CONFINATO ft
CALCESTRUZZO
NON CONFINATO

Figura 1: Calcestruzzo Figura 2: Legame s-e utilizzato per il calcestruzzo


efficacemente confinato
f cc / f c

f l2 / f c

f l1 / f c
Figura 3: Abaco per il calcolo di fcc per sezioni rettangolari.

Inoltre, per completare la descrizione del legame costitutivo in compressione del calcestruzzo
confinato, è necessario individuare la deformazione ultima ecu che viene valutata mediante la
relazione seguente:
1.4f y r s e su
e cu = 0.004 + (7)
f cc
dove rs = rx + ry per le sezioni rettangolari e rs = 4As /[(D-2c)s] per le sezioni circolari, mentre esu
rappresenta la deformazione ultima dell'acciaio di cui si dirà nel paragrafo successivo. E’
interessante notare che l’Eq. (7) mette in luce l’influenza della qualità e della quantità dell’armatura
di confinamento sulla deformazione ultima del calcestruzzo.
Infine, resta da caratterizzare la resistenza a trazione, uguale sia per il calcestruzzo confinato che
per il calcestruzzo non confinato, che viene espressa da:
f t = 0 .5 f c (MPa ) (8)
con un modulo di resistenza a trazione che può essere considerato pari a Ec (Figura 2).

3. LA MODELLAZIONE DELL’ACCIAIO
Modellare correttamente il comportamento dell’acciaio risulta importante non solo per considerare
opportunamente il contributo dell’acciaio stesso ma anche, come mostrato nel paragrafo precedente,
per poter stimare correttamente l’influenza che esso esercita sul comportamento del calcestruzzo
confinato. Una tipica curva tensione-deformazione per l’acciaio è riportata in Figura 4, dove esy è la
deformazione allo snervamento, esh è la deformazione in corrispondenza della quale inizia
l’incrudimento determinata come esh = 10esy e esu è la deformazione ultima determinata come esu =
100esy. Il tratto che va dall’inizio dell’incrudimento alla deformazione ultima può essere
rappresentato da un parabola avente la seguente espressione:
éf 2ù
æf öæ e - e s ö
s s = f y ê u - ç u - 1÷çç su ÷÷ ú (9)
ê f y çè f y ÷è e sh - e su
ø ø ú
ë û
dove fu è la resistenza a rottura dell’acciaio.
Nell'attuale normativa italiana, per acciai ad aderenza migliorata si richiede che il rapporto fu /fy sia
maggiore di 1.25-1.30 a seconda del tipo di acciaio, mentre per acciai in barre lisce tale rapporto
deve essere superiore a 1.50-1.55. Le normative italiane relative a qualche decennio addietro
prevedevano limiti di accettazione per fu ed fy tali da ottenere valori del rapporto fu /fy anche
superiori a 1.80-2.00 (Regio Decreto 16/11/1939 n°2229). Tale precisazione è importante in quanto
in funzione dell'epoca di realizzazione dell'elemento strutturale analizzato e del tipo di acciaio
impiegato si deve utilizzare una opportuna modellazione che, come già osservato, influisce anche
sulla modellazione del calcestruzzo.
σs Mp Mp
fu N N
fy δ

s/2 s/2
- ε su - ε sh - εsy εs θ
s θ
εsy - εsh ε su s
w
s/2 N
-f y
-fu
Mp
N Mp

Figura 4: Schematizzazione del legame s-e per Figura 5: Cinematismo di una barra
l’acciaio instabilizzata

Per tener conto dell’effettivo comportamento delle barre di armatura, nel presente lavoro si fa
ricorso ad un modello comportamentale che considera anche la possibilità che le barre si
instabilizzino quando soggette a sforzi di compressione.
Rimandando al paragrafo successivo la descrizione delle modalità in base alle quali viene
considerata l’instabilizzazione delle barre compresse, si passa qui a descrivere il modello utilizzato
[Appleton and Gomes (1997)] per la schematizzazione della curva s-e per una barra libera
soggetta a sforzo di compressione assiale.
In Figura 5 si può osservare il cinematismo che è possibile considerare per una barra di armatura
instabilizzata. Le staffe del pilastro costituiscono un vincolo assimilabile ad un appoggio, per cui
l’intera barra può essere vista come una trave su più appoggi caricata di punta. Ovviamente al
crescere dello sforzo normale il tratto di barra compreso fra due staffe consecutive evolve verso un
cinematismo individuato da tre cerniere plastiche come illustrato in Figura 5.
L’equilibrio di un tratto di barra instabilizzata fornisce:
2M p
N= (10)
w
dove Mp è il momento plastico della barra e w è lo spostamento trasversale. Inoltre, lo spostamento
longitudinale d e la rotazione rigida q sono legati dalla relazione:
d = s - 2( s / 2) cos q = s (1 - cos q) (11)
dove s rappresenta il passo delle staffe.
Ricavando cosq dalla Eq. (11), è possibile esprimere lo spostamento longitudinale w come:

s s s d d2
w= sen q = 1 - cos 2 q = 2 - 2 (12)
2 2 2 s s
Sostituendo l’espressione di w nella Eq. (10), si ricava il legame N - d fra lo sforzo normale e
l’accorciamento, ovvero fra la tensione media ss = N/Al (con Al = area della barra longitudinale) e
la deformazione assiale della barra instabilizzata es = d /s:
4M p
ss = (13)
sA l 2e - e 2
Tale relazione, nel caso in cui si consideri Mp costante, non tiene conto della interazione fra sforzo
normale e momento flettente, ovvero della riduzione del momento plastico per effetto dello sforzo
assiale. Per portare in conto tale effetto, è necessario considerare il legame esistente fra N e Mp(N)
sulla base di una distribuzione plastica di tensioni come illustrato in Figura 6. Relativamente a tale
figura risulta:
N = R 2 ( p - 2f + sen 2f)f y (14)
σs

σcr
- ε su - ε sh -ε sy εs
φ N
R
M p(N) εcr--σ cr
Ey
Legame senza
interazione M - N
fy Legame con
-f y interazione M - N

-fu
fy

Figura 6: Distribuzione plastica di tensioni Figura 7: Legame s-e per una barra libera di
instabilizzarsi

4 3
M p (N) = R f y sen 3 f (15)
3
dove fy rappresenta la tensione di snervamento dell'acciaio, R il raggio della barra e f individua
l'asse neutro della sezione. L'impiego delle relazioni (13), (14) e (15) richiede una procedura
iterativa. In particolare, fissato un valore della deformazione assiale e, ed una posizione di primo
tentativo dell'asse neutro (f = p / 2), la (13) fornisce il valore della tensione media della barra e,
quindi, il corrispondente sforzo assiale N = ss Al da introdurre nella (14) per correggere la posizione
f dell'asse neutro. Il valore di f ottenuto consente, mediante la (15), il calcolo del momento
plastico ridotto da reintrodurre nella (13) per correggere il valore della tensione media della barra. Il
procedimento viene ripetuto fino alla convergenza.
Per completare il legame s -e della barra è necessario definire da quale punto in poi si deve
utilizzare la Eq. (13). Infatti, considerato lo sforzo normale critico pari a quello euleriano, il legame
risulta completamente individuato come mostrato dalla curva a tratto continuo di Figura 7. Nella
stessa figura viene anche mostrata l'influenza della riduzione del momento flettente per effetto dello
sforzo assiale rispetto al caso in cui si considera Mp costante. Si può notare che più piccola è la
deformazione assiale e maggiore è la differenza fra le due curve. Tuttavia, per snellezze grandi (ad
esempio barre f12 con staffe ogni 30 cm) tale differenza diventa quasi trascurabile anche per valori
piccoli della deformazione, invece, per valori piccoli della snellezza, la distanza fra le curve può
diventare significativamente grande. Ad esempio con barre f20 e staffe ogni 10 cm la differenza fra
le due curve è dell’ordine del 60% in corrispondenza di una deformazione pari al 100/00.

4. IL MODELLO DI CALCOLO PROPOSTO


In base a quanto precedentemente illustrato, è possibile definire un modello di calcolo del
diagramma momento-curvatura, per sforzo normale fissato, per una sezione in cemento armato. Il
calcolo viene eseguito per la sezione preesistente, cioè senza il rinforzo, e per la sezione rinforzata
mediante angolari e calastrelli.
Volendo utilizzare diversi legami costitutivi per i diversi materiali in essa presenti, si è proceduto a
suddividere la sezione in tanti elementini, ognuno dei quali dotato del suo legame costitutivo a
seconda che si tratti di calcestruzzo efficacemente confinato, calcestruzzo non confinato, acciaio
costituente le barre di armatura o acciaio costituente gli angolari di rinforzo. Pertanto, è necessario
determinare preliminarmente le parti di sezione confinate e non della sezione preesistente. A tal
fine, individuate le barre di armatura che possiamo definire "confinanti" o di vincolo, cioè quelle
che si trovano negli angoli oppure quelle che pur trovandosi lungo i lati della sezione sono vincolate
da tiranti o da staffe, è possibile determinare degli archi di parabola all'interno della sezione che
separano le parti confinate da quelle non confinate [Walraven (1999)].
Noti i tre legami costitutivi per i materiali presenti, il procedimento di calcolo implementato nel
codice "SCAB" (Strengthened Column with Angles and Battens) consente di calcolare il
diagramma momento-curvatura per sforzo normale assegnato. Il procedimento di calcolo consiste
nel fissare un valore della curvatura, ricavare per tentativi la posizione dell'asse neutro tale da
soddisfare l'equilibrio alla traslazione e, quindi, calcolare il corrispondente momento rispetto al
baricentro geometrico della sezione stessa. Il procedimento si arresta quando si raggiunge la
deformazione ultima di almeno un elementino di calcestruzzo efficacemente confinato oppure di
almeno una barra di armatura. L'instabilità delle barre viene presa in considerazione solo quando il
copriferro, costituito interamente da calcestruzzo non confinato, è completamente "saltato", ovvero
quando gli elementini di calcestruzzo non confinato che si trovano a contatto con la barra
raggiungono la deformazione ultima [Appleton e Gomes (1997)]. Operando in tale modo si suppone
che il calcestruzzo non confinato, fin quando non raggiunge la deformazione ultima, sia capace di
offrire alla barra un vincolo laterale sufficientemente rigido da evitare l'insorgere prematuro della
instabilità. Bisogna notare che questo è il minimo effetto imputabile alla instabilità. Infatti, può
anche accadere che il calcestruzzo non confinato, prima di raggiungere la deformazione ultima, non
sia più in grado di offrire un efficace vincolo laterale alla barra, la quale instabilizzandosi espelle il
calcestruzzo costituente il copriferro.
In questo primo approccio al problema, e in mancanza di dati sperimentali affidabili, si è ritenuto
opportuno considerare solo l'effetto minimo dovuto all'insorgere della instabilità delle barre
successivamente allo sgretolamento del copriferro. Si può tener conto di tale effetto leggendo la s
dal diagramma di Figura 4 quando il copriferro è ancora integro, e leggendo invece la s come il
minimo fra il valore dato dal diagramma di Figura 4 e quello di Figura 7 quando la barra è libera di
instabilizzarsi.
Durante il calcolo del diagramma momento-curvatura della sezione preesistente è possibile
memorizzare le deformazioni che ciascun elementino raggiunge nel momento in cui le
caratteristiche della sollecitazione sono pari a quelle agenti all'atto dell'intervento di rinforzo. Tali
deformazioni vengono considerate già presenti quando si va ad analizzare la sezione rinforzata, in
maniera tale che il carico presente prima dell'intervento agisca solo sulla sezione preesistente.
L'intervento di rinforzo effettuato mediante calastrelli e angolari produce un miglioramento sia della
resistenza che della duttilità della sezione grazie ad una serie di fattori. Un primo fattore è costituito
da un aumento dell'area efficacemente confinata, come mostrato in Figura 8. Un secondo fattore è
costituito dal miglioramento del grado di confinamento del calcestruzzo che già precedentemente
risultava confinato. Infatti, osservando la struttura delle relazioni (5) e (6), e l'abaco di Figura 3, si
comprende facilmente che aumentando la quantità di armatura cerchiante aumentano sia la duttilità
che la resistenza del calcestruzzo. Il ruolo dei due fattori appena descritti può essere ancora più
importante nel caso in cui oltre ai calastrelli vengano inseriti anche dei tiranti fra i calastrelli stessi.

SEZ. A-A
A A Piastre di
Irrigidimenti
ripartizione

d/4 Barre di ancoraggio Ø 16


Angolare L55x55x5
d

300 Calastrelli 25X5


Trave di piano

Piastre di
ripartizione

Barre di ancoraggio Ø 16
Irrigidimento
Calastrelli 25x5
d/4
Angolare L55X55X5
d
CALCESTRUZZO
CONFINATO
300
CALCESTRUZZO
NON CONFINATO

Figura 8: Variazione di area Figura 9: Dettaglio costruttivo in corrispondenza


efficacemente confinata del nodo trave-pilastro
Un terzo fattore da considerare è costituito dal vincolo laterale che viene a crearsi per quelle barre
che potevano instabilizzarsi a causa della crisi del calcestruzzo non confinato costituente il
copriferro. Ciò accade certamente per le barre posizionate negli spigoli (Figura 8), le quali, a causa
della presenza degli angolari, vengono a trovarsi circondate da calcestruzzo efficacemente confinato
che, grazie anche agli angolari stessi, costituisce un efficace vincolo laterale all'insorgere della
instabilità della barra. Tale effetto benefico, a seconda delle dimensioni dell'angolare e della
sezione, e dell'eventuale presenza di tiranti aggiuntivi, può estendersi anche a barre che non si
trovino negli angoli. Un quarto fattore da considerare è l'incremento di armatura che si verifica a
causa della presenza degli angolari. A tal proposito, è necessario distinguere fra diversi dettagli
costruttivi.
Nel caso in cui gli angolari possano essere posizionati senza subire interruzioni in corrispondenza
degli attraversamenti degli impalcati, oppure quando il dettaglio costruttivo in corrispondenza dei
nodi dell'impalcato è realizzato conformemente a quanto rappresentato in
Figura 9, essi possono essere considerati agenti sia a trazione che a compressione. Nel caso, invece,
in cui il dettaglio costruttivo sia realizzato come riportato in
Figura 9, senza però attraversare le strutture orizzontali mediante barre di ancoraggio, allora gli
angolari possono essere considerati attivi solo a compressione, ma non a trazione. Infine, nel caso in
cui non si provvede ad alcun tipo di intervento per permettere agli angolari di trasmettere gli sforzi
da piano a piano, omettendo anche le piastre di ripartizione, allora essi non devono essere
considerati come armatura aggiuntiva né a compressione e né a trazione.

5. APPLICAZIONI
Al fine di illustrare le potenzialità della metodologia di calcolo precedentemente esposta viene
riportato un esempio relativo ad un pilastro avente sezione 30x40cm, realizzato con calcestruzzo di
classe Rck 250 e armato con quattro barre longitudinali f20 e staffe f8/25cm in acciaio FeB38k. Il
rinforzo viene eseguito con angolari a lati uguali 55x55x4 e calastrelli di sezione 25x5 con passo
20cm utilizzando acciaio Fe360. Per tutti i materiali si è fatto riferimento alle resistenze
caratteristiche ed ultime senza tener conto di eventuali coefficienti parziali di sicurezza. Tale scelta
è dovuta dal fatto che il fine del presente lavoro è quello di mettere in luce alcuni aspetti peculiari
della metodologia di calcolo indipendentemente dalla eventuale normativa di riferimento. Pertanto
per il calcestruzzo la resistenza cilindrica caratteristica è assunta pari a fc = 250x0.83 = 207 kg/cm2,
per l’acciaio delle barre di armatura la resistenza caratteristica a trazione è assunta pari a fy = 3800
kg/cm2 mentre quella a rottura è posta pari a fuy = 1.3xfy = 4950 kg/cm2. Per quanto riguarda gli
angolari e i calastrelli di rinforzo si assume che la tensione di snervamento sia pari a 2400 kg/cm2 e
quella a rottura sia pari 3600 kg/cm2.
Il primo aspetto che quantitativamente può essere preso in considerazione è quello relativo al
legame s-e che, a seconda che si tratti di calcestruzzo confinato o meno, risulta essere diverso. In
particolare, bisogna distinguere fra calcestruzzo non confinato, calcestruzzo confinato nella sezione
preesistente non rinforzata e calcestruzzo confinato nella sezione rinforzata. I tre legami costitutivi
sono riportati in Figura 10, dove si può notare, oltre che la differenza fra calcestruzzo confinato e
non, anche il benefico effetto dell’intervento sia sulla resistenza che sulla duttilità del calcestruzzo
confinato.
350
Legame s - e per il calcestruzzo
300 confinato della sezione rinforzata
250
s (kg/cmq)

200 Legame s - e per il calcestruzzo


confinato della sezione preesistente
150

100 Legame s - e per il


calcestruzzo non confinato
50

0
e
0 0 .0 0 8 0 .0 1 6 0 .0 2 4 0 .0 3 2 0 .0 4

Figura 10: Legami s-e utilizzati per il calcestruzzo


Al fine di illustrare quantitativamente l’effetto dei diversi fattori che concorrono al miglioramento
delle caratteristiche di resistenza e duttilità della sezione si è proceduto ad analizzare in termini di
diagrammi momento-curvatura (Figura 11 e 12) dapprima la sezione non rinforzata (curva 1),
successivamente la sezione rinforzata con angolari aventi solo la funzione di confinamento (curva
2), poi la sezione con angolari reagenti solo a compressione (curva 3) e, infine, la sezione con
angolari reagenti sia a trazione che a compressione (curva 4). La Figura 11 fa riferimento ad un
momento agente sulla sezione preesistente pari a 0.5 tm e uno sforzo normale pari a 60 t. In tale
figura, in basso a destra, è riportato un ingrandimento della zona iniziale dei diagrammi ottenuti al
fine di evidenziare meglio le differenze fra le varie curve. La prima cosa da notare è il notevole
aumento della duttilità della sezione per effetto dell’aumento dell’area di calcestruzzo
efficacemente confinato e del miglioramento del corrispondente legame s-e (curva 2). Tale curva
mostra come, benchè l’incremento di resistenza del calcestruzzo confinato sia notevole (Figura 10),
il corrispondente incremento di resistenza della sezione è piuttosto modesto. Tale effetto è,
evidentemente, dovuto al fatto che solo alcuni elementini di calcestruzzo sfruttano a pieno
l’incremento di resistenza dovuto al miglioramento del grado di confinamento conseguente al
rinforzo.
Nella stessa figura, per ogni curva, sono riportati tutti i punti in cui vi è l’insorgere dello
snervamento o dell’incrudimento degli elementi di acciaio e l’inizio della rottura del calcestruzzo
non confinato. Inoltre, i punti in corrispondenza dei quali si ha la rottura del calcestruzzo confinato,
di una barra di armatura o di un angolare sono quelli che rappresentano la rottura convenzionale
della sezione e, pertanto, vengono anch’essi riportati.
Per meglio chiarire i diagrammi di Figura 11 occorre fare alcune precisazioni relativamente ai punti
finali delle curve 1 e 3. Infatti, il punto corrispondente all’insorgere della instabilità nelle barre
compresse rappresenta la rottura per la sezione non rinforzata in quanto a seguito della instabilità, si
raggiunge istantaneamente anche la rottura del calcestruzzo sia confinato che non e la rottura della
barre di armatura in trazione. Il punto finale della curva 3 corrisponde alla rottura di un angolare
senza che questo si instabilizzi, ciò è possibile se, come nel presente caso, in fase di progetto del
rinforzo si è dimensionato opportunamente il passo dei calastrelli.
Per mostrare il ruolo che può essere svolto dalle sollecitazioni preesistenti, si è ripetuto il calcolo
della stessa sezione con lo stesso rinforzo supponendo di avere uno sforzo normale iniziale pari a
20 t e mantenendo invariato il momento flettente. I diagrammi momento-curvatura corrispondenti ai
vari interventi di rinforzo sono riportati in Figura 12.

30
Momento (tm)

Snervamento angolare
4 in trazione
Snervamento angolare
25 in compressione
Incrudimento angolare
in trazione
Incrudimento angolare
3 in compressione
20
2 Rottura angolare
in compressione
30
15 1
Instabilizzazione barra 4
25
Snervamento barra in trazione
Snervamento barra in compressione 20 3
10 Incrudimento barra in trazione
2
15 1
Incrudimento barra in compressione 1-2 1-2
10
Inizio rottura cls non confinato
5 5
Rottura cls confinato
0
0,0000 0,0001 0,0002 0,0003 0,0004 0,0005
0
0,000 0,001 0,002 0,003 0,004 0,005 0,006
Curvatura
Figura 11: Momento curvatura per una sezione 30x40cm con M=0.5 tm e N=60t.
30
Momento (tm)
20
4

4 15
25 3
10 1 2
1-2
20
5

0
15 3 0.0000 0.0001 0.0002 0.0003 0.0004 0.0005

2 Snervamento angolare
1-2 1 in trazione
1-2 Snervamento angolare
10 1-2 Instabilizzazione barra in compressione
Snervamento barra in trazione Incrudimento angolare
in trazione
Snervamento barra in compressione Incrudimento angolare
5 Incrudimento barra in trazione in compressione
Rottura angolare
Rottura barra in trazione in compressione
Inizio rottura cls non confinato Rottura angolare
in trazione
0
0,000 0,001 0,002 0,003 0,004 0,005 0,006
Curvatura
Figura 12: Momento curvatura per una sezione 30x40cm con M=0.5 tm e N=20 t.

Confrontando i diagrammi di tale figura con i corrispondenti della figura precedente, è possibile
osservare come in tutti i casi la resistenza risulta minore, mentre la duttilità risulta notevolmente
maggiore nel caso della curva 2, leggermente maggiore nel caso della curva 1, e leggermente
minore nel caso delle curve 3 e 4. Inoltre, nel caso in cui lo sforzo normale è pari a 20 t, la crisi si
raggiunge sempre dal lato acciaio. E’ opportuno sottolineare che nella Figura 12, il collasso
prematuro degli angolari rispeto alle barre longitudinali preesistenti (curve 3 e 4) si comprende
tenendo conto che a parità di rapporto esu /esy = 100, assunto per entrambi i materiali, gli angolari
presentano un valore di esy inferiore e quindi una deformazione ultima minore.

6. CONCLUSIONI
Nel lavoro è stata sviluppata una razionale metodologia per l’analisi di colonne in cemento armato
rinforzate mediante angolari e calastrelli. Tale metodologia è in grado di tener conto del diverso
comportamento del calcestruzzo, confinato o non confinato, dell’influenza del rinforzo sulle linee di
separazione tra calcestruzzo confinato e calcestruzzo non confinato, dell’instabilità delle barre in
compressione e, in particolare, del dettaglio costruttivo dell’intervento di rinforzo.
Rimandando al proseguo della ricerca la realizzazione di una estesa analisi parametrica, gli esempi
riportati nel lavoro hanno solo lo scopo di illustrare la metodologia di calcolo messa a punto
mettendo in evidenza che, per poter valutare l’effettivo grado di miglioramento di un intervento di
rinforzo mediante angolari e calastrelli, è necessario considerare opportunamente una serie di fattori
che, generalmente, vengono in parte o totalmente trascurati.
BIBLIOGRAFIA
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including buckling. Engineering Structures, Elsevier, Vol. 19, No.10 pp. 822-826.
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Confined Concrete. Journal of Structural Engineering, ASCE, Vol. 114, No.8 pp. 1804-1826.
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Confined Concrete. Journal of Structural Engineering, ASCE, Vol. 114, No.8 pp. 1827-1849.
Paulay T. and Priestley M. J. N. (1992). Seismic Design of Reinforced Concrete and Masonry
Buildings. John Wiley & Sons, Inc, USA.
Walraven J., (1999). Part 3.3.5 of fib Bullettin 1. Structural Concrete, Textbook on Behaviour,
Design and Performance, vol 1. Updated knowledge of the CEB/FIB Model Code 1990.

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