Sei sulla pagina 1di 38

Storia della Lingua Italiana

Storia della lingua italiana


Università degli Studi di Firenze
37 pag.

Document shared on www.docsity.com


Downloaded by: laura-ramos-barbero (lauraramosbarbero@gmail.com)
RIASSUNTO GENERALE DEGLI APPUNTI
"STORIA DELLA LINGUA ITALIANA"

LA NASCITA DELLA LINGUA ITALIANA

Da un punto di vista di natura letteraria l'italiano nasce convenzionalmente nel 1612


con l'edizione del "Vocabolario della Crusca" a Venezia, incentrato sul volgare fiorentino
trecentesco della letteratura dell'epoca, anche degli autori minori, con le successive edizioni
del 1623 (aggiunte di nuovi autori come A. Caro e Lorenzo de Medici nello spoglio delle
fonti) e del 1691 (aggiunta di autori contemporanei e di varie voci legate al lessico
scientifico seicentesco).
Da questa data si inizia a parlare di dialetti: il concetto di dialetto è infatti legato
all'esistenza di una lingua nazionale con la quale si confronta. Prima del 1612 in Italia c'è
una situazione di massima eterogeneità: un insieme di vari volgari con caratteristiche
diversissime, ma che sono tutte allo stesso livello.
Col 1612 c'è una indicazione di massima: è una scelta ben precisa. Non il fiorentino
contemporaneo, ma quello del '300. Si parla di lingua fissa per la letteratura alta della
tradizione nazionale, escludendo quelle dialettali minori (punto centrale nella futura
questione dei puristi nella critica ottocentesca).

L'altra tappa è il 1861, data nella quale viene innescato il problema della lingua
nazionale. Fino a questa data il problema è solo di tipo letterario. Sono gli scrittori ad avere
bisogno di una lingua nazionale, ma le persone continuano a parlare le varietà locali e tanto
più parlano le varietà locali,
tanto meno hanno istruzione.
La questione meramente storica apparirà nel contesto nazionale dopo il 1861, con la
nascita del Regno d'Italia, nell'interesse di un'uniformità istituzionale e scolastica (si veda la
promozione dei dizionari toscaneggianti da parte del ministro Broglio, su ispirazione
manzoniana, osteggiata dal critico Graziadio. I. Ascoli, invece interessato ad una lingua
purificata dai localismi), successivo al grande successo dei "Promessi Sposi" di A. Manzoni.
Il governo italiano nel 1861 si fa carico di una vera e propria riforma linguistica, che
incontrerà comunque varie difficoltà. Con la fine degli anni settanta del novecento, vari
fattori legati al boom economico, tra i quali la diffusione della televisione, della radio e del
cinema, contribuiscono ad una proliferazione dell'italiano anche dal punto di vista orale.

L'italiano è stato fino a tempi recentissimi una seconda lingua, alternativa al dialetto ed
utilizzata in maniera direttamente proporzionale all'istruzione. Non è un caso che siano
mezzi orali a portare al risultato più importante: l'oralità scavalca il problema linguistico
dell'analfabetismo.
Fino a quel momento, infatti l'italiano era appannaggio di chi sapeva leggere.
Attraverso la diffusione, in pieno boom economico (inizi anni 60) delle prime trasmissioni
televisive e dell'accesso più aperto alle classi non abbienti, si riesce a definire la lingua
nazionale, considerata prettamente secondaria al natio dialetto parlato: non esiste un perfetto
parlante di italiano standard a causa dell'uso familiare e quotidiano del parlato dialettale, e
non di una lingua effettiva come quella francese (il parigino).

LEZIONE PRIMA

Document shared on www.docsity.com


Downloaded by: laura-ramos-barbero (lauraramosbarbero@gmail.com)
LA SOCIOLINGUISTICA

GLI ASSI DELLA LINGUISTICA

La Lingua italiana è relativamente giovane da un punto di vista sociolinguistico (nel


processo di uso del linguaggio standard solo dagli anni 70 in poi c'è un prevalere della
lingua più del dialetto), e non è puramente monolitico, ma costruito su più registri, lessici e
strati.
Nel parlare dell'italiano, occorre inserirlo all'interno di un preciso punto di quello che
viene definito lo "spazio linguistico", ovvero uno spazio che definisce un messaggio da dare
in italiano a seconda di dimensioni particolari, similmente alle dimensioni che definiscono
lo spazio fisico.
Nell'analisi di una lingua vengono adottati cinque assi dello spazio linguistico:

1) ASSE DIACRONICO

Il piano temporale: ci da le coordinate di una lingua in funzione del tempo. Questo è
particolarmente importante in una situazione linguistica complessa come quella italiana.

2) ASSE DIATOPICO

Le varietà linguistiche standard e dialettali.
Il piano spaziale: ci da indicazioni della provenienza. Dal latino siamo passati, per
particolari ragioni storiche, a vari volgari. Attualmente abbiamo quattro punti fondamentali
sull'asse diatopico, che hanno come estremi il dialetto e l'italiano standard.
Oltre all'italiano standard, tipico della classe colta ed istruita, e il dialetto locale
popolare, ci sono diverse gradazioni:
• L'italiano regionale: l'italiano di una regione, enfatizzato dall'accento.
E' un italiano con caratteristiche che in qualche modo denunciano la provenienza
locale del parlante, le cui caratteristiche evidenti sono nella fonetica e nel lessico
• Il dialetto italianizzato, un dialetto caratterizzato da forme lessicale e
strutturali, specifiche nella sintassi (raramente nella fonetica), che provengono
dall'italiano.

Nota in particolare per i "geo-sinonimi": sinonimi dello stesso oggetto che provengono
da varie parti dell'Italia, e dei quali non si sa quale sia la variante più giusta da utilizzare
nell'italiano standard. Si ritrova negli oggetti di tutti i giorni, mai stati usati nella Letteratura
(es. "scopa" in toscano, "granata" in dialetto pisano, quando quest'ultimo in italiano significa
"bomba a mano").

ISOGLOSSA

Document shared on www.docsity.com


Downloaded by: laura-ramos-barbero (lauraramosbarbero@gmail.com)
In ogni atto di lingua (dal parlato al post su Facebook) ci si pone in uno dei quattro
strati della lingua, dall'italiano standard al dialetto, in base ai nostri obiettivi.
L'italiano standard non esiste in natura: a livello orale, sul piano fonetico, la
costruzione dell'italiano è puramente astratta ed è stata costruita quando ci si è posti il
problema della lingua nazionale standard.
La scelta, già ripetuta, fu quella di adottare il fiorentino colto, privato dei localismi.
Oltre al fiorentino era stata formulata un'ipotesi storica sull'uso del dialetto romano, già
durante le corti rinascimentali papali, pur essendo vicino all'area meridionale del
Napoletano, ma arricchita dai fiorentinismi delle corti medicee, rendendolo il più vicino a
livello linguistico.
Questo caso è chiamato "diasistema fonetico", legato appunto all'asse fiorentino
romano.
L'Italia è attraversata da una isoglossa che la divide in due. Per isoglossa si intende una
linea di confine tra aree linguistiche, determinata dagli atlanti linguistici, costituito da varie
mappe che indicano il diverso modo di dire i vari termini dal punto di vista fonologico,
morfologico ecc. ecc.
Dall'unione di queste mappe si determinano delle macro aree linguistiche: l'italiano
Settentrionale e Centromeridionale (La Spezia-Rimini); il primo influenzati dalle lingue
romanze occidentali (francese, spagnolo, portoghese), mentre l'altro dalle lingue romanze
orientali (rumeno) e le vulgate locali storiche.
Alcuni distinguono anche le aree del Sardo e del Ladino, individuando in tutto quattro
aree linguistiche, mentre altri studiosi ancora individuano nella Toscana una quinta area per
le sue caratteristiche linguistiche peculiari.

3) ASSE DIAMESICO

Il piano mediatico. Riguardo il mezzo di comunicazione utilizzato.


Ai due estremi di questo asse troviamo il parlato e lo scritto, che sono caratterizzati da
elementi diversi: l'azione e il pensiero.

Document shared on www.docsity.com


Downloaded by: laura-ramos-barbero (lauraramosbarbero@gmail.com)
Nella scrittura si adotta il pensiero, e quindi il tempo per elaborare il testo, consultare
strumenti come dizionari e grammatiche, e allo stesso tempo la lettura della scrittura ha
modo di leggere coi suoi tempi, tornare indietro sul testo, fare ricerche ecc.
Lo scritto permette l'organizzazione del testo su vari livelli, con subordinate ad
esempio, difficili da elaborare nel parlato, e quasi impossibili da comprendere per chi
ascolta.
Nello scritto le ripetizioni devono essere evitate, mentre nel parlato sono fondamentali
perché aiutano a far seguire il discorso, permettono di sottolineare certi elementi del
discorso ecc.ecc.

Nel parlato si usa l'azione: agire nella comunicazione senza dover riflettere nelle
strutture o nella grammatica (ad esempio, è consentito e sfruttato l'anacoluto, l'interruzione
di una frase comunque garante di un significato chiaro, mentre nello scritto è vietato).

TRASMESSO

Tra la scrittura e l'oralità vi è l'ibrido del "trasmesso", una varietà media sotto la quale
sono state riunite varie sotto-categorie individuate dagli studiosi, come il parlato-scritto o il
parlato-parlato.
Termine coniato negli anni Ottanta da F. Sabatini (autore del dizionario sincronico-
normativo "Sabatini Coletti", in formato CD), si modifica a seconda della forma di partenza,
e si distingue in due sotto-categorie: il "trasmesso scritto", come quello dei social network e
degli SMS, accidentalmente in forma scritta, ma con le caratteristiche dell'oralità (tranne la
gestualità); il "trasmesso orale" differente dal primo perché rivolto al cinema e alla TV,
quindi pensato per l'orale.
Per capire cosa sia il trasmesso scritto si pensi alle sceneggiature, ai notiziari e in
generale alle parti scritte per una esecuzione orale pensata.

Come la scrittura, il messaggio del trasmesso è un messaggio unidirezionale, ricevibile


e ripetibile in formato audio o video, diverso però dal parlato diretto, "a quattrocchi", perché
i due interlocutori condividono lo stesso spazio ed è quindi possibile l'uso deittico,
impossibile nello scritto e nel trasmesso.

In particolare nella radiofonia si nota un certo tono artificioso tra i filtri (le interviste
concesse a diverse tipologie di persone, dal romanziere al dj) e l'estensione concessa (tempo
di durata dell'intervista, pressoché uguale).

4) ASSE DIAFASICO

Indica il contesto comunicativo, in base al quale si adottano diversi tipi di registri


linguistici, da quello informale a quello formale, passando per il formalizzato (ambito
tecnico-scientifico).
Riguardano l'asse diafasico anche le lingue speciali, che a loro volta si dividono in:
• Lingue settoriali: possono stare tra il formale ed il formalizzato(ovvero
il linguaggio reso formale, e non già formale), ma in casi particolari (come la lingua
pubblicitaria) può spingersi perfino all'informale.

Document shared on www.docsity.com


Downloaded by: laura-ramos-barbero (lauraramosbarbero@gmail.com)
• Lingue specialistiche: ambiti tecno-scientifici e disciplinari (es.
medicina, economia, etc), caratterizzate in particolare da una determinata
terminologia e quindi dal punto di vista lessicale.
• Gergo: particolare varietà di lingua, che nasce con intenti criptici, nella
quale le parole assumono significati particolari, diversi da quello comune, e che è
conosciuta solo ad una ristretta cerchia di persone (gergo della malavita, gergo
giovanile, etc)
Le lingue specialistiche non sono ambigue: ogni parola ha un significato ben specifico.
Il lessico diafasico può essere visto come una cipolla a più strati:
• Vocabolario di base: considerato il nucleo centrale della cipolla, è un
nucleo fondamentale di parole che vengono utilizzate nel 95% dei casi e che
nell'italiano è formato da circa 6600 parole, conosciute generalmente da tutti i
parlanti italiani a prescindere dal loro grado di istruzione.
• Lessico comune: gruppo di 50-60000 parole che si danno per
conosciute da un individuo con istruzione di tipo superiore.
• Lessico tecnico-specialistico: circa 300000 parole, tra i vari ambiti
della conoscenza umana. Nessuno può conoscere tutti questi termini, ma conoscerà
solo quelli degli ambiti relativi ai propri interessi.
A sua volta il vocabolario di base è diviso in tre sottogruppi:
• Lessico fondamentale: concetti antropologicamente basilari (rapporti di
parentela, esigenze umane come mangiare, dormire, camminare, etc) che sono
presenti in tutte le lingue del mondo, sia in sincronia che in diacronia. Sono circa
2200 parole, necessarie nel 90% dei casi.
• Lessico di alto uso: circa 2000 parole, che sono le più usate in una
determinata lingua, e le più ripetute.
• Lessico di alta disponibilità: presenti con grande certezza nel
vocabolario comune, non sono di alto uso, ma si sa che fanno parte del vocabolario
del parlante (es. tigre: non uso la parola spesso perché non vivo nella giungla, ma so
di cosa si tratta).

5) ASSE DIASTRATICO

La competenza personale a seconda della propria estrazione sociale, del proprio studio
e delle proprie conoscenze, che può essere attiva (con la capacità di utilizzare un
determinato termine, di uso) o passiva (con la capacità di comprendere un determinato
temine, di ricezione)
La provenienza è infatti molto importante, soprattutto in una lingua come l'italiano:
come vedremo, infatti, almeno fino a tutti gli anni sessanta dell'Ottocento, lo strato sociale
del parlante influenzava le sue competenze linguistiche e la sua capacità, non tanto di essere
un oratore o di riuscire a districarsi più o meno bene con la lingua, ma proprio di parlare
italiano. Oggi, un contenuto qualsiasi può essere effettivamente inteso in qualsiasi maniera.

Document shared on www.docsity.com


Downloaded by: laura-ramos-barbero (lauraramosbarbero@gmail.com)
REGISTRI SOCIALI

Nella suddivisione dei registri si pensi ad un piano cartesiano e come asse x


(orizzontale) l'asse diamesico, e come asse y (verticale) l'asse diastratico, e come bisettrice
(diagonale) l'asse diafasico, in progressione decrescente.
Questi sono i registri legati all'area prettamente scritta, basati su una competenza
acquisita dall'istruzione:
• Registro aulico formale: perfetto nello scritto formale, dell'alta poesia
letteraria (es. “Mi prego di informarla che la vostra venuta non rientra nell'ambito del
fattibile).
• Registro scientifico: inferiore al precedente perché non formale ma
formalizzato (es. Trasmettiamo a lei destinatario l'informazione che la venuta di chi
sta parlando non avrà luogo).
• Registro burocratico: utile a livello istituzionale e burocratico (es.
Vogliate prendere atto dell'impossibilità della venuta dei sottoscritti).
• Registro standard letterario: considerato quello "ufficiale" e
grammaticale (es. La informo che non potremo venire).

Pressoché uno spartiacque tra lo scritto e l'orale, tra i registri colti e quelli popolari, è
il seguente registro:
• Registro dell'italiano "neo-standard" (terminologia del Berruto), o
"d'uso medio" (Sabatini) o "tendenziale" (Mioni): il primo termine definisce uno
sviluppo, un evoluzione del linguaggio corrente influenzato dalle libertà dell'oralità;
il secondo di un linguaggio comunemente parlato già presente fin dal Trecento
toscano; il terzo di una tendenza alla normalizzazione delle "libertà orali"
nell'integrazione con la lingua, con varie regressioni (un esempio è la tendenza ad
usare l'indicativo per soluzioni in cui si necessita il congiuntivo).
Un esempio è “Le dico che non possiamo venire”, con “dire” che è un verbo generale
dal più preciso “informare” e con il congiuntivo al posto del condizionale, più adatto per
l'ipotesi.

Questi sono i registri dell'area prettamente orale, di origine popolare e quotidiana:


• Registro orale informale: ad uso nella lingua di tutti i giorni, nel
quotidiano (es. Sa, non possiamo venire).
• Registro popolare: tipico nell'italiano regionale e nei dialetti di koinè
(es. Ci dico che non possiamo venire).
• Registro trascurato: senza alcuna attenzione alla grammatica, tipico in
famiglia/amici (es. Mica possiam venire, eh!)
• Registro gergale: parlato dalle classi più popolari e alle generazioni
giovani (Ehi, apri 'ste orecchie, col c**** che ci si trasborda!).

Document shared on www.docsity.com


Downloaded by: laura-ramos-barbero (lauraramosbarbero@gmail.com)
LEZIONE SECONDA
I DIZIONARI E LE GRAMMATICHE

I dizionari sono essenziali nello studio della lingua: si dividono in diverse categorie,
dal sincronico allo storico, dall'etimologico allo specialistico, fino a quelli dialettali e
metodologici, compresi quelli di ortografia e pronuncia.

DIZIONARIO SINCRONICO

I dizionari sincronici prevedono la descrizione dell'italiano corrente, contemporaneo,


usato dai parlanti nell'attualità.
Si dividono in due sotto-categorie:
• Normativo: in cui viene descritto il lessico comune e tecnico più usato
nella norma e con esempi sul giusto modo di applicare certi lemmi, ed esempi di

Document shared on www.docsity.com


Downloaded by: laura-ramos-barbero (lauraramosbarbero@gmail.com)
questo genere sono “Lo Zingarelli” e “Il Devoto Oli”, di stampa annuale, usufruibili
anche in versione elettronica.
• Descrittivo: in cui si tende alla descrizione e alla ricostruzione
completa di tutti i registri e i lessici presenti in una lingua, come il GRADIT
(GRAnde Dizionario ITaliano dell'Uso), la cui grandezza raggiunge i 340000 lemmi,
pressoché il triplo di uno normativo.

DIZIONARIO ELETTRONICO-SINCRONICO

La versione elettronica rende al dizionario la sua natura di database per l'utenza, con la
progressiva sostituzione, o riduzione all'uso pratico-manuale, di quella cartacea.

• IL “DEVOTO OLI”

Il primo dizionario elettronico italiano è la versione elettronica di un dizionario già


esistente, il Devoto Oli, edito nel 1984: la grande differenza è la possibilità di ordinare i
lemmi non più in una sequenza prefissata, solitamente di ordine alfabetico, ma in base alla
ricerca effettuata dall'utente. Di fatto il dizionario diventa una vera e propria banca dati
testuale, interrogabile anche in forma libera.
Anche per il compilatore del dizionario l'aggiunta di lemmi diventa qualcosa di più
semplice, dato che le schede sono indipendenti e possono essere aggiunte
indipendentemente dal resto dell'opera. Questo ha portato alla possibilità di una edizione
annuale dei dizionari che diventano la semplice stampa della versione elettronica dello
stesso.
Questo porta però ad un forte grado di incertezza, dato che spesso vengono inseriti
lemmi che finiscono per non attecchire nel linguaggio e che quindi devono essere
successivamente eliminato.

• VOCABOLARIO DELLA CRUSCA (versione sincronica)

Un caso particolare è “Il vocabolario degli accademici della Crusca”, edito nel 1612,
che è un dizionario che veicola il modello linguistico vincente del fiorentino del 1300.
A lemma, quindi, ci sono le parole del Trecentesco, ma nelle definizioni viene
ovviamente utilizzato anche un linguaggio più recente.
Quello che succede è che nel vocabolario c'è un grande insieme di lemmi del
Cinquecentesco che leggendo i lemmi uno alla volta non viene riscontrato, essendo
solamente presente nelle definizioni. Trasformando il vocabolario in una banca dati
elettronica, è possibile estrapolare anche quel linguaggio, senza dover leggere tutto il
dizionario come fosse un romanzo.

I dizionari elettronici sono circolari: per qualunque parola utilizzata anche nelle
definizioni, esiste anche un lemma che la definisce e la descrive.
Questa non è una cosa scontata: il vocabolario della Crusca, ad esempio, non è
circolare per definizione. Solo il rovesciamento elettronico rende possibile questo processo:
si tratta infatti di un processo lento, meccanico e sistematico, di fronte al quale un uomo non
può non commettere errori.

• IL“SABATINI-COLLETTI”

Document shared on www.docsity.com


Downloaded by: laura-ramos-barbero (lauraramosbarbero@gmail.com)
Il Sabatini-Colletti nella sua prima versione del 1997 è un dizionario pensato per
essere gestito elettronicamente, lanciato in edicola in forma CD-ROM per 30000 lire. Si
puntava a tal punto su questa forma che la prima versione venne denominata DISC
(Dizionario Informatico Sabatini Coletti).
Il dizionario presenta le voci in una forma convenzionale (gli aggettivi al singolare
maschile, i nomi al singolare e i verbi all'infinito) e basta avere la competenza linguistica
che permette partendo da quella forma di riferimento di costruire le altre. Con gli irregolari,
invece, occorre una conoscenza totale delle eccezioni, che di fatto non sono però riportate
sul dizionario.
I dizionari elettronici fanno sorpassare questo punto, dato che forniscono le
declinazioni complete dei regolari e degli irregolari (es. partendo dalla parola “esatto”,
vediamo che si tratta del participio passato di “esigere”).
Un'altra caratteristica, se vogliamo parte del rovesciamento elettronico, è il fatto che il
dizionario elettronico consente di effettuare la procedura inversa rispetto a quella per la
quale normalmente utilizziamo il dizionario: non utilizzarlo per scoprire il significato di una
parola, ma partire dal significato per giungere al lemma.
Nel Sabatini-Coletti si da grande rilevanza alla sintassi, alle preposizioni e agli articoli,
che non hanno una rilevanza semantica, ma che portano un significato morfologico
fondamentale.

• GRADIT: GRANDE DIZIONARIO DELLA LINGUA D'USO

Il GRADIT è un dizionario descrittivo e, per ciascuna parola, ad ogni lemma è sempre


associata una etichetta per la marca d'uso. Per ogni parola viene segnalato se fa parte del
lessico comune, di alta disponibilità, specialistico (indicando l'ambito di provenienza) ed
altri ancora.
Questa caratteristica è stata gradualmente introdotta anche negli altri dizionari
convertiti all'elettronico (la vediamo infatti comparire nel Devoto Oli solo successivamente
al 1999).
Il GRADIT dà grande spazio alle polirematiche, parole composte che hanno però un
significato diverso dalla somma delle parole che lo compongono (es. caschi blu -> soldati
dell'ONU). Elenca 340000 lemmi, in quanto raccoglie le 240000 parole monorematiche e le
polirematiche individuate dai redattori.
Il dizionario elettronico è diverso dai dizionari online, disponibili su internet, la cui
consultazione è di fatto paragonabile a quella dei dizionari cartacei.

Document shared on www.docsity.com


Downloaded by: laura-ramos-barbero (lauraramosbarbero@gmail.com)
DIZIONARIO STORICO

I dizionari storici sono una particolare categoria di strumenti lessicografici che


rispecchiano al loro interno il lessico usato da una lingua su tutto l'asse diacronico, ovvero
lungo tutta la sua storia. Una parola ha un suo corso all'interno della lingua e può smettere di
essere utilizzata per vari motivi: indica un oggetto o un processo che sparisce, ed altro
ancora. Si può riassumere nel concetto della “Storia delle parole”.
Questa parola non esiste quindi più nella lingua italiana, ma è presente nei testi antichi
e ho bisogno di decodificarla. Può succedere anche che la parola cambi di significato o che
al suo significato originario se ne aggiungano degli altri (ad esempio le parole possono
cambiare la loro veste fonetica o grafica).
Un dizionario storico rende conto di tutti questi cambiamenti, raccogliendo e
descrivendo tutte le parole che sono state usate dapprima ad oggi, dalle diverse forme
fonetiche, ai cambiamenti di significato, dalla prima attestazione della parola, seguendo
tutto il percorso della parola, fino alla sua morte o alla forma assunta nei nostri giorni.
Un dizionario porta anche altre informazioni: le testimonianze di testi, nei quali questa
parola è stata usata per attestare l'utilizzo di questa parola nel corso del tempo e che rende di
conto dell'asse diacronico e di quello diafasico.
Possono inoltre esserci note etimologiche, trascrizioni fonetiche, sillabazioni, categoria
grammaticale, ma affinché un dizionario sia definito come storico deve necessariamente
fornire le seguenti informazioni:
• Varianti formali, grafiche o fonetiche.
• Prima attestazione della parola, con annesso il documento in cui viene
rilevata.
• Testimonianze di testi che ci mostrano come la parola è stata presente
nel tempo e in quali contesti (umanistici o scientifici).

Document shared on www.docsity.com


Downloaded by: laura-ramos-barbero (lauraramosbarbero@gmail.com)
La prima attestazione di una parola è il primo documento in cui la parola viene
utilizzata.
Si tratta di un dato del tutto convenzionale: la parola trovata nel testo scritto e che non
sia una invenzione di autore è sicuramente stata utilizzata da tempo nel parlato. Inoltre la
prima attestazione è la prima che a noi è nota, ma potrebbero esserci stati altri documenti
che non sono arrivati a noi o che devono ancora essere ritrovati.
Per fare un dizionario storico occorre fare una operazione di spoglio delle fonti.
Con l'informatica il processo è stato semplificato tramite le liste di concordanza, che ci
forniscono appunto i vari contesti nei quali un dato termine è ricorso.

• G.D.L.I.: GRANDE DIZIONARIO DELLA LINGUA ITALIANA

È il dizionario storico per eccellenza della lingua italiana, composto da 21 volumi e


compilato nel corso di 41 anni, dal 1960 al 2002, da S. Battaglia e da G. Bàrberi Squarotti.
È uno strumento imperfetto, rimasto in forma cartacea e non uniformemente trattato:
nei primi volumi il corpus delle fonti era molto più ristretto e si concentrava su testi di tipo
letterario ed umanistico.
Nel corso del tempo, con l'evolversi dello studio della lingua, il corpus letterario si è
andato allargando a tutto lo spazio linguistico, comprendendo anche testi privati.
Esiste una banca dati, chiamata "Fabbrica dell'italiano", raggiungibile dal sito
dell'accademia della Crusca (http://193.205.158.207:8082/fabitaliano2/1_dizionari.htm), che
contiene una sezione dedicata ai dizionari e raccoglie le schede bibliografica di tutti i
dizionari conservati nella biblioteca della Crusca e la riproduzione di dieci pagine di ciascun
dizionario, per mostrare come vengono trattati i lemmi in ciascun dizionario.

• T.L.I.O.:TESORO DELLA LINGUA ITALIANA DELLE ORIGINI

Vocabolario consultabile in rete alla indirizzo www.vocabolario.org.


Nasce come dizionario elettronico negli anni sessanta all'interno della accademia della
Crusca ed in seguito portato avanti con i nuovi strumenti informatici dall'istituto del CNR,
nato appositamente.
I limiti di questo dizionario storico:

• Non rispecchia l'intero periodo storico dell'italiano, fermandosi al 1375,


data storica scelta in quanto anno di morte di Boccaccio.
• Non è tuttora completo: al momento comprende circa 28000 delle oltre
60000 voci previste.

I vantaggi di questo dizionario storico:

• Il principale è di tipo metodologico: il TLIO non tratta l'italiano, ma i


volgari (a differenza del Battaglia che è toscano centrico anche nei periodi precedenti
a quello dell'adozione del toscano come lingua nazionale). C'è una grande attenzione
diatopica che solitamente nei dizionari di lingua italiana non c'è.
• È elettronico e lavora direttamente sulla banca dati virtuale: anche se
non esiste ancora la voce redatta dal lessicografo, l'utente esperto è in grado di
ricavarne i contesti d'uso dalla banca virtuale.

• VOCABOLARIO DEGLI ACCADEMICI DELLA CRUSCA (versione


diacronica)

Document shared on www.docsity.com


Downloaded by: laura-ramos-barbero (lauraramosbarbero@gmail.com)
Questa versione del celebre vocabolario iniziò nel 1863, con la pubblicazione di
cinque edizioni, ma rimase incompiuto con l'avvento della censura fascista, nel 1923,
fermandosi alla lettera O.
Benché si tratti prima di tutto di un dizionario normativo, venne concepito prettamente
nella veste storica: descrive la lingua del Trecento in un periodo diverso dal Trecento, ed è
pertanto strutturato come un dizionario storico, con tanto di fonti che attestano
l'appartenenza della parola al fiorentino del trecento. www.lessicografia.it

• DIZIONARIO DELLA LINGUA ITALIANA

Edito tra il 1861 e il 1879, con la pubblicazione di quattro volumi, venne diretto dallo
scrittore N. Tommaseo e da V. Bellini.
Caratteristica particolare è l'attenzione a tutti quei testi di ambito tecnico scientifico e
che sfuggono alla lessicografia tradizionale.

DIZIONARIO ETIMOLOGICO

La nota di provenienza di una parola dalle differenti modifiche e dai processi


strutturali e storici nelle precedenti lingue, prima dell'entrata ufficiale nella lingua corrente.
Studia i processi storici che hanno portato alla creazione della parola: se lo storico
narra la storia della parola, l'etimologico ne narra la preistoria, la genesi.
La trattazione del dizionario etimologico finisce dove inizia quella del dizionario
storico: la prima attestazione, con la lettura della “gestazione della parola”.
Una parola può arrivare all'italiano in vari modi:
• Derivando dal latino orale di tradizione popolare.
• Latinismo: derivando dal latino per tradizione dotta ed italianizzata.
• Derivando da altre lingue, per i più vari motivi storica.
• Attraverso la morfologia di derivazione (prefissazione, suffissazione,
composizione ecc. ecc.) internamente all'italiano o da altre lingue (oltre il 50% delle
parole in entrata nella lingua corrente vengono “italianizzate” con il già citato
processo).

• REM: ROMANISCHES ETYMOLOGISCHES WORTERBUCH

Edito nel 1935 da W. Meyer-Lubke, va ad analizzare l'etimologia dei lemmi


appartenenti alle culture dialettali e linguistiche delle principali lingue romanze europee.

• DELI: DIZIONARIO ETIMOLOGICO DELLA LINGUA ITALIANA

Edito tra il 1979 e il 1987 da M. Cortellazzo e A. Nocentini (versione elettronica),


osserva l'italiano da un punto di vista toscano-centrico, dando poco spazio alla
differenziazione diatopica, anche prima del 1612, avendo così lo stesso fondo comune del
“Vocabolario (storico) dell'Accademia della Crusca”.

Document shared on www.docsity.com


Downloaded by: laura-ramos-barbero (lauraramosbarbero@gmail.com)
• DEI: DIZIONARIO ETIMOLOGICO ITALIANO

Nel DEI, edito tra il 1950 e il 1957 da C. Battisti, c'è invece uno spettro più ampio
nell'asse diafasico sia in quello diatopico, analizzando le diverse forme tecnico-
specialistiche e i localismi di un territorio geografico, sganciandosi da qualsiasi centralità
linguistica.

• LEI: LESSICO ETIMOLOGICO ITALIANO

Iniziato nel 1984 a cura di M. Pfister, per la Commissione per la Filologia Romanza,
per quanto si possa ritenere il più utile nell'indagine etimologica, purtroppo nelle condizioni
attuali è poco fruibile: dopo oltre trent'anni, è arrivato alla lettera B, con poche incursioni
sulla C. Secondo Wikipedia, sono previsti circa trenta volumi fino alla data di
completamento: il 2032.
Si tratta di un dizionario molto più completo, analizzando tutte le soluzioni dialettali
dei lemmi italiani. L'ordine delle parole può essere alfabetico o dalla lingua di origine.
Quest'ultima opzione, che sottende una competenza maggiore dell'utente, è
obbligatorio quando si ha a che fare con strumenti che articolano un rapporto “uno a
molti” (REW e LEI). Per orientare l'utente viene fatto un indice inverso da consultare per
partire dalla parola italiana e trovarne il corrispettivo etimologico, diverso da quello
“ufficiale”, dalla parola arcaica fino a quella ufficiale, con tutta la sua evoluzione.
Attualmente, essendo il LEI incompleto, non ha questo strumento ed è quindi di
difficilissima consultazione.

Document shared on www.docsity.com


Downloaded by: laura-ramos-barbero (lauraramosbarbero@gmail.com)
DIZIONARIO DI ORTOGRAFIA E PRONUNCIA

Per la corretta pronuncia fonologica delle parole al di fuori delle “pieghe” dialettali.

• DOP: DIZIONARIO DELL'ORTOGRAFIA E DELLA PRONUNCIA

Edito nel 1969 dalla RAI-ERI, in collaborazione con B. Migliorini, si basa sulla
pronuncia standard adottata dalla promotrice editoriale già citata, a discapito delle pronunce
di provenienza dialettale.

• DiPI: DIZIONARIO DELLA PRONUNCIA ITALIANA

Edito nel 1999, va a segnalare le diverse forme di pronuncia nei vari ambiti dialettali;
più tollerante della precedente, e più divulgativa.

DIZIONARIO SETTORIALE

Sono quei dizionari che raccolgono i termini di una specifica disciplina. L'insieme
lessicale di un settore specializzato (es. Medicina, Finanza ecc.), come il “Dizionario di
Linguistica” di L. Beccaria.

DIZIONARI DIALETTALI

Sono i dizionari bilingue dialetto-italiano e italiano-dialetto. Hanno avuto grande


successo a partire dell'Ottocento, col Romanticismo, attraverso il recupero del periodo
medievale. Esistono dizionari dialettali anche precedenti al 1861.
Un esempio è il Dizionario “Milanese-Italiano” del Cherubini, utilizzato da Manzoni
per redarre i Promessi Sposi.

DIZIONARI METODICI

Sono dizionari che raccolgono il lessico in modo diverso da quelli tradizionali.

Document shared on www.docsity.com


Downloaded by: laura-ramos-barbero (lauraramosbarbero@gmail.com)
Invece di raccogliere le voci in ordine alfabetico dei lemmi, si preferisce un ordine di
tipo concettuale: una classificazione di concetti all'interno dei quali si fanno corrispondere le
varie parole (ad esempio, “Anatomia”, e si trovano tutte le parole che indicano parti del
corpo umano).
I dizionari precedenti al 1612 erano generalmente dizionari metodici, ma nel periodo
post-risorgimentale, i dizionari metodici avranno una grande importanza.

GRAMMATICA DESCRITTIVA-SINCRONICA

Le diverse teorie linguistiche alla base della descrizione di una specifica grammatica
linguistica. Si suddividono in due parti: (citazioni da Wikipedia)

• Normativo: l'insieme di tutte quelle norme che regolano l'uso di una


lingua e il suo scopo è quello di fornire elenchi di forme, di dettare regole e
correggere errori. In senso popolare, quindi, la grammatica è l'arte di parlare e di
scrivere senza errori. Un esempio sono le grammatiche presenti nelle scuole italiane.

• Descrittiva: la semplice descrizione degli eventi grammaticali di una


lingua, senza dover accennare a norme o regole grammaticali. Si occupa non solo
della lingua scritta ma anche della lingua parlata, inglobando così quelle costruzioni
che dalle grammatiche normative non sarebbero mai prese in considerazione.

• GRAMMATICA ITALIANA

Di L. Serianni, è una grammatica molto attenta alla diacronia linguistica di stampo


tradizionalista e descrittiva.

• Generativa: Una grammatica generativa è una tipologia in cui vi è un


insieme di regole che "specificano" o "generano" in modo ricorsivo (cioè per mezzo
di un sistema di riscrittura) le formule ben formate di un linguaggio.

• GRANDE GRAMMATICA DI CONSULTAZIONE

Di L. Renzi e G. Salvi, è di matrice generativa, a struttura sintagmatica e di


generazione delle frasi.

GRAMMATICA STORICA

La grammatica storica prende in esame il passaggio dal latino all'italiano da un punto


di vista morfologico, sintattico e fonetico.
Sono gli strumenti che descrivono la grammatica di una lingua in un dato periodo
storico. L'evoluzione di una grammatica di una struttura linguistica, nel corso della Storia,
con diversi cambiamenti.

Document shared on www.docsity.com


Downloaded by: laura-ramos-barbero (lauraramosbarbero@gmail.com)
Prende in esame il passaggio dal latino all'italiano nella morfologia, nella sintassi e
nella fonetica, come la “lezione di grammatica storica”, sempre del Serianni.
Tra le prime grammatiche storiche c'è da ricordarsi de “Grammatica storica della
lingua e dei dialetti italiani” del 1919, ad opera dell'autore del REW, W. Meyer-Lubke.
Le grammatiche storiche di G. Rohlfs (“Grammatica storia della lingua italiana e dei
suoi dialetti”, e del P. Tekavcic (“Grammatica storia dell'italiano”) sono strumenti di
consultazione che prendono in considerazione tutti gli aspetti della lingua.

STORIA DELLA LINGUA ITALIANA

Si tratta di un altro tipo di strumento, che ha come compito quello di ripercorrere le


tappe storico-economiche del processo di passaggio dal latino all'italiano.
Fino agli anni novanta la Storia della lingua italiana era stata lo studio della lingua di
registro alto, con brevissime incursioni negli altri ambiti della lingua.
Con gli inizi degli anni novanta si iniziano gli studi su tutto lo spazio linguistico,
comprese le lingue specialistiche, settoriali e sui vari assi diamesico, diatopico, etc.

• LA STORIA DELLA LINGUA ITALIANA

Tra le prime, di B. Migliorini, un riassunto sia storico, sia culturale, sia strutturale
(matrice tradizionalista), dal Duecento in poi.

• STORIA LINGUISTICA DELL'ITALIA REPUBBLICANA


Di T. de Mauro, del 2014.

• L'ITALIANO DELLE REGIONI


Di F. Bruni, dal 1992 al 1994.

• STORIA DELLA LINGUA ITALIANA


Diretta da F. Bruni, è una collana divisa a secoli (dal Duecento ad oggi), dal 1989.

STRUMENTI ENCICLOPEDICI

Le enciclopedie sono l'analisi diacronica (studi linguistici e storici) e sincronica


(grammatiche settoriali e lessicali) di una data lingua, riassunta in un unico formato e
garante di tutte le scienze umane conosciute e scibili.

CORPORA

Scritti fin dagli anni Settanta, i corpora raccolgono i testi adottati nell'analisi linguistica
e storica di un linguaggio , tipo nel lessico frequente o di base.

Document shared on www.docsity.com


Downloaded by: laura-ramos-barbero (lauraramosbarbero@gmail.com)
LEZIONE TERZA
LA FONETICA

Le unità minime della lingua sono i suoni: anche la scrittura alfabetica, che cerca di
assegnare un simbolo grafico a ciascun suono, è una constatazione di questo fatto.
Le unità minime nella fonetica, alla base dell'alfabeto linguistico principale:
• Foni: suoni in qualche modo funzionalizzati da una lingua, utilizzati
senza valore o funzione semantica. La fonetica è quella disciplina che studia i foni.
Non tutti i suoni sono riproducibili con la bocca: ci sono dei suoni che non sono stati
funzionalizzati. Quando un suono è utilizzato da una lingua, si fa riferimento a delle
unità fisiche, i foni.
• Fonemi: particolari foni che all'interno di una lingua vengono
funzionalizzati, e la funzione che gli si da è quello di avere un valore distintivo. Sono
suoni utilizzati con una funzione semantica (coppie minime). La disciplina che studia
i fonemi è la fonologia e non si può parlare di una fonologia generale, a differenza
della fonetica, dato che la fonologia si occupa di individuare proprio quali foni
vengono funzionalizzati in una determinata lingua, divenendo fonemi. Ogni fonema
deve essere identificato da un simbolo preciso che lo indichi i modo preciso e senza
ambiguità.

Per individuare dei fonemi si fanno coppie minime che differiscono per un solo fono e
la quale modifica cambia anche il significato. Sono le più piccole modifiche che
comportano un cambio semantico evidente.
Questa tecnica viene anche chiamata "prova di commutazione" (es. p-ane c-ane r-ane)

Nessuna lingua ha un sistema di scrittura che consente l'identificazione dei fonemi con
i simboli uno ad uno, per cui è stato costruito a tavolino un alfabeto in grado di
rappresentare tutti i fonemi utilizzati in ogni lingua del mondo: è l'International Phonetic
Alphabet, o IPA.
I fonemi della lingua italiana sono 30.

FONETICA ARTICOLATORIA

Le etichette che identificano i fonemi, si basano sugli organi che entrano in gioco
nell'articolazione del suono. I suoni possono essere egressivi (la produzione avviene
espellendo aria) o ingressivi (la produzione avviene aspirando aria).
I suoni dell'italiano sono tutti egressivi. Se nel passare l'aria non incontra ostacoli, si
hanno i suoni vocolichi. Se l'aria incontra ostacoli si hanno suoni contoidi.
Se le corde vocali vibrano si hanno suoni sonori.
Se le corde vocali non vibrano si hanno suoni sordi.
Le vocali sono tutte sonore, le consonanti possono essere sorde e sonore. Il timbro di
un suono, quando l'aria passa liberamente, dipende dalla cassa di risonanza, ovvero dalla
forma che assume la cavità orale.

Document shared on www.docsity.com


Downloaded by: laura-ramos-barbero (lauraramosbarbero@gmail.com)
LISTA DELLE CONSONANTI FONETICHE

Costruito su tre gruppi: occlusive (bilabiale, dentale, velare, con un solo palatale),
affricate e costrittive. A barre il corrispettivo grafema, e le costruzioni possibili. In
maiuscolo l'esempio in trascrizione fonetica

• OCCLUSIVE

Occlusiva bilabiale orale sorda: /p/ [stesso grafema] /pane/


Occlusiva bilabiale orale sonora: /b/ [stesso grafema] /bello/
Occlusiva bilabiale nasale sonora: /m/ [stesso grafema] /mare/
Occlusiva dentale orale sorda: /t/ [stesso grafema] /tela/
Occlusiva dentale orale sonora: /d/ [stesso grafema] /donna/
Occlusiva dentale nasale sonora: /n/ [stesso grafema] /nero/
Occlusiva velare orale sorda: /k/ [ c + (a,o,u); ch + (e,i); q + (w)] /kasa, kilo, kwadro/
Occlusiva velare orale sonora: /g/ [g + (a,o,u); gh + (e,i)] /gatto, g(h)iro/
Occlusiva velare nasale sonora: /ŋ/ [ng] / aŋolo/
Occlusiva palatale nasale sonora: /ɲ/ [gn] /ɲokki/

• AFFRICATE

Affricata alveolare sorda: /ts/ [z] /tsio/


Affricata alveolare sonora: /dz/ [z] /dzero/
Affricata alveopalatale sorda: /t͡ʃ/ [c + (i,e)] /t͡ʃera /
Affricata alveopalatale sonora: /d͡ʒ/ [g + (e,i)] /d͡ʒ /

• COSTRITTIVE

Costrittiva fricativa piatta labiodentale sorda: /f/ [stesso grafema] /fare/


Costrittiva fricativa piatta labiodentale sonora: /v/ [stesso grafema] /vedo/
Costrittiva fricativa solcata alveolare sorda: /s/ [s] /sera/
Costrittiva fricativa solcata alveolare sonora: /z/ [s] /zmilzo/
Costrittiva fricativa solcata alveopalatale sorda: ʃ [sc + (e,i); sci + (a,o,u)] /ʃena;ʃame/
Costrittiva liquida laterale alveolare sonora: /l/ [stesso grafema]/luna/
Costrittiva liquida laterale palatale sonora: /ʎ/ [gl + (i); gli + (a,e,o,u)]/taʎʎo/
Costrittiva liquida vibrante alveolare sonora: /r/ [stesso grafema] /rosa/

• SEMICONSONANTI

Approssimante semiconsonante velare: /w/ [stesso grafema]


Approssimante semiconsonante palatale: /j/ [stesso grafema]
Approssimante semiconsonante laringale: /h/ [stesso grafema]

LISTA DELLE VOCALI FONETICHE

Document shared on www.docsity.com


Downloaded by: laura-ramos-barbero (lauraramosbarbero@gmail.com)
Basato sul grado di elevazione della tonalità vocalica, si dividono in toniche (quando
vi cade l'accento tonico) ed atone (in assenza dell'accento).

• TONICHE

Tonica anteriore chiusa: i /filo/


Tonica posteriore chiusa: u /frutto/
Tonica anteriore semichiusa: e /pesca/
(pescare)
Tonica posteriore semichiusa: o /botte/ (in
legno)
Tonica anteriore semiaperta: ɛ /pɛsca/ (frutto)
Tonica posteriore semiaperta: ɔ /bɔtte/ (pugni)
Tonica centrale aperta: a /gatto/

• ATONE

Atona anteriore chiusa: i


Atona posteriore chiusa: u
Atona anteriore media: e
Atona posteriore media: o
Atona centrale aperta: a

SISTEMA VOCALICO LATINO

Il sistema vocalico latino era caratterizzato da dieci vocali distinte anche in base alla
quantità, ovvero alla durata con la quale vengono pronunciate.
Nell'evoluzione all'italiano si è passati ad un sistema a sette vocali (toniche) o cinque
(atone). Il sistema vocalico, sia in latino che in italiano, è simmetrico.
Nel mostrare la derivazione delle parole dal latino all'italiano si utilizza generalmente
l'accusativo, dato che è stato verificato che è proprio dalla modificazione dei termini in
questo specifico caso che derivano le parole italiane.
> VINU(M) > /vino/
> NIVE(M) > /neve/
> BUCCA(M) > /bokka/
Da questo sistema italiano derivano i principali sistemi vocalici delle lingue europee,
le quali si sono però differenziate attraverso vari fenomeni vocalici come il dittongamento
spontaneo e l'anafonesi.

• DITTONGAMENTO SPONTANEO

Document shared on www.docsity.com


Downloaded by: laura-ramos-barbero (lauraramosbarbero@gmail.com)
La /ɛ/ e la /ɔ/ semi aperte, in caso di vocale tonica breve, in sillaba aperta (quella che
finisce in vocale; se la sillaba è chiusa, allora finisce in consonante), si trasformano in
dittonghi:

[e -> je] > PEDE(M) > /pjɛde/


[o -> wo] > HOMO > /wɔmo/

• DITTONGAMENTO METAFONETICO

Tipica nei dialetti meridionali, in questo caso la /e/ e la /o/ breve latina si dittongano,
tanto in sillaba aperta quanto implicata, solo a condizione che nella sillaba finale della base
latina si trovasse una /i/ lunga o una /u/ breve.
Per distinguere se la modifica è di tipo spontaneo o metafonetico, si analizza il
comportamento della parola in sillaba chiusa.

> CORPO > /cuorp/

Mettendo dittongamenti dove non vanno, per imitare il napoletano ad esempio, si fa un


errore di ipercorrettivismo.

• ANAFONESI

Riguarda la semichiusa palatale (o anteriore) /e/, quando seguita da una nasale


palatale /ŋ/ o una liquida laterale palatale /ʎ/e/ che deriva da latino si chiude in /i/:

> FAMILIA(M) > [/l/ +/iod/] > /famiʎia/ (tipica del fiorentino, del pistoiese e del
pratese) oppure /fameʎia/ (altri dialetti)

Agisce su /e/ ed /o/ semichiusa (chiamasi quest'ultima semichiusa velare), condizionata


dalla presenza della nasale velare /ŋ/.
Ha una chiusura della /e/ che diventa /i/, e della /o/ che diventa /u/.

> FUNGU(M) > [/o/ + /ŋ/ + /u/] > /foŋo/ > /fuŋo/

• METAFONESI

All'opposto dell'anafonesi, è presente in tutti i dialetti tranne il fiorentino.

Document shared on www.docsity.com


Downloaded by: laura-ramos-barbero (lauraramosbarbero@gmail.com)
1. Settentrionale: il cambiamento è condizionato dalla vocale tonica finale
delle parole e che riguarda le /e/ e le /o/ semichiuse e semiaperte, se la parola termina
in /i/, che essendo in termine parola non è né semichiusa né semiaperta ma atona.
• La /o/ semichiusa si chiude in /u/.
• La /e/ semichiusa si chiude in /i/.
• La /ɔ/ semiaperta si dittonga in /wɔ/.
• La /ɛ/ semiaperta si dittonga in /jɛ/.
Per quanto il risultato finale appaia uguale, c'è un modo di distinguere quale processo
abbia causato il cambiamento.
La modifica marca quindi la distinzione tra singolare e plurale.

> RUSS(UM) > /rosso/


> RUSS(I) > /russ(i) > [la i cade] > /russ/

1. Meridionale (di tipo napoletano): è lo stesso cambiamento, ma che


riguarda sia le finali in /i/ che in /o/ (derivazione dalla /u/ latina) .
• La differenza marca la distinzione tra maschile e femminile invece che
tra singolare e plurale. Con la caduta della vocale finale, in napoletano, /russo/ indica
il rosso maschile e /rossa/ il rosso femminile.

> RUSS(UM) > /russo/ (inteso come colore)


> RUSS(A) > /rossa/ o /rosse/

• Centrale (di tipo ciociaro): come l'evoluzione sopra, ma non avviene il


dittongamento e le /ɛ/ ed /ɔ/ semiaperte si tramutano in /e/ ed /o/.

• I DITTONGHI IN LATINO

In latino ci sono tre tipi di dittonghi: /OE/, la /e/ semi chiusa ( > POENA(M) > /pena/
); /AE/, la /ɛ/ semi aperta; la /AU/, la /ɔ/ semi aperta (> AURU(M) > /oro/)

I fenomeni linguistici non agiscono sempre nel solito modo, ma operano in particolari
momenti storici: questo riguarda tutti i fenomeni, dal dittongamento spontaneo all'anafonesi.

Document shared on www.docsity.com


Downloaded by: laura-ramos-barbero (lauraramosbarbero@gmail.com)
Per alcuni fenomeni abbiamo delle vere e proprie attestazioni, mentre per gli altri si riesce
ad avere una cronologia relativa, trattando le regole come istruzioni informatiche.

/o/ è precedente a /wɔ/


/AU/ (AURUM) > /oro/

altrimenti sarebbe diventato

AURUM > /wɔro/

• VOCALISMI TONICI

Il latino presenta ben dieci vocali toniche e/o atone, suddivise in brevi (/ă/) e in lunghe
(-), simmetricamente.
L'italiano tonico, come il sardo e il siciliano, presenta una struttura simmetrica: la /a/
presenta sia quella breve sia quella lunga, come le altre forme vocaliche della penisola.
La /ɛ/ semiaperta corrisponde alla /e/ breve latina, mentre la /e/ semichiusa ha al suo
interno sia la /e/ lunga sia la /i/ breve; medesima soluzione ha la /ɔ/ semiaperta,
corrispondente alla /o/ breve, e la /o/ semichiusa alla /o/ lunga e alla /u/ breve.
Sia la /i/ sia la /u/ sono lunghe nel corrispettivo latino. Per facilitare la differenziazione
dei casi vocalici si pensi all'ordine presentato:
1(i) – 2(e) – 1(ɛ) – centrale (a) -1(ɔ) – 2(o) – 1(u).

Nel sardo invece le semiaperte o le semichiuse occupano sia le brevi sia le lunghe della
propria vocale. Le chiuse /i/ e /u/ hanno sia le brevi sia le lunghe. Nell'ordine:
2(i) – 2(ɛ) - centrale (a) – 2(ɔ) – 2(u).

Nel siciliano le /i/ e le /u/ assimilano oltre alle proprie vocali anche le /e/ e le /o/
semichiuse, lasciando alle semiaperte le brevi originali. Nell'ordine:
3(i) – 1(ɛ) - centrale (a) – 1(ɔ) – 3(u)

Nel balcanico-rumeno invece non si presenta una struttura simmetrica come in quella
dell'italiano, del sardo o del siciliano.
Nella tonica la struttura è simmetrica solo dalla parte delle posteriori, mentre nelle
anteriori la /i/ chiusa corrisponde a quella lunga, la /e/ semichiusa ha la /e/ lunga e la /i/
breve, lasciando alla /e/ semiaperta la sua breve. Nell'ordine:
1(i) – 2(e) – 1(ɛ) – centrale (a) – 2(o) - 2(u)

• VOCALISMI ATONI

L'italiano nelle vocali atone presenta la sola /i/ e la /u/ corrispettive delle proprie
lunghe, mentre le medie /e/ ed /o/ assimilano anche le brevi /i/ e /u/. Nell'ordine:
1(i) - 3(e) - centrale (a) - 3(o) - 1(u)

Nel sardo è perfettamente simmetrico alla successione latina. Nell'ordine:


2(i) – 2(e) – centrale (a) – 2(o) – 2(u)

Document shared on www.docsity.com


Downloaded by: laura-ramos-barbero (lauraramosbarbero@gmail.com)
Nel siciliano le /i/ e le /u/ chiuse inglobano tutte le brevi e le lunghe della /e/ e della /
o/, non presentando di conseguenza nessun valore medio di /e/ od /o/. Nell'ordine:
i. – centrale (a) – 4(u)

Nel balcanico-rumeno la /u/ chiusa acquista tutte le /o/ latine, mentre la /e/ ha anche
la /i/ breve, lasciando alla /i/ chiusa la sola lunga. Nell'ordine:
1(i) – 3(e) – centrale (a) – 4(u)

FENOMENI CONSONANTICI DAL LATINO ALL'ITALIANO

Nel latino è confermata l'esistenza di questi foni:


• Occlusive bilabiali orali e nasali (/p/, /b/, /m/)
• Occlusive dentali orali e nasali (/d/, /t/, /n/)
• Occlusive velari orali e nasali (/k/, /g/, /ŋ/)
• Costrittive fricative piatte labiodentali (f/)
• Costrittive fricative solcate alveolari (/s/)
• Costrittive liquide laterali e vibranti (/l/,/r/)
• Approssimanti velari, palatali e laringali (/w/, /j/, /h/)
• Occlusive labiovelari orali oggi inesistenti in italiano (/kw/, /gw/)

Tutte le affricate (di origine bizantina e medievale), dentali e palatali, e le fricative


piatte labiodentali sonore (/v/) e solcate alveolari sonore (/z/) e liquide palatali laterali erano
assenti nel latino.
Un esempio è /z/, di difficile gestione fonologica per la mancanza di coppie minine
decisive, oppure /v/, usato solo come /u/ maiuscolo in latino (/U/ > NVN).

NESSO CONSONANTICO

Quelle italiane vengono da nessi consonantici: diversi fonemi mutano con l'evoluzione
del parlato, e queste modifiche sono a seguito dell'accoppiamento di due consonanti o di una
consonante e una semiconsonante. Avvengono in tre modi:
1. Per assimilazione ( > ACTU(M) > /atto/, > /DICTU(M)/ > /
detto/ )
2. Consonante + /l/ (molto produttivo) quasi tutte le consonanti
davanti ad /l/ subiscono cambiamento (> CALCEA > /calcia/ > /caltsa/)
3. Consonante + /j/ (molto produttivo) quasi tutte le consonanti
davanti a /j/ subiscono cambiamento. (> FORTIA > /fortsa/)

Altri casi possono essere:

Document shared on www.docsity.com


Downloaded by: laura-ramos-barbero (lauraramosbarbero@gmail.com)
/ʃ/ < /sk/ + (e,i); /s/ + (i)
SKENA > /ʃena/;
SIMIA > / ʃimmia/

/ss/ < /sk/ + (i,e); /sky/; /sty/; /rsy/; /ks/


PISCE > /peʃe/ ;
FASKIARE > /faʃiare/
BESTIA > /biʃia/
REVERSIARE > /roverʃiare/
LAKSARE > /laʃiare/

/ʎ/ < /ly/; /gl/ o /lg/ (questi sono nessi secondari)


FOLYA > /foʎia/
VIG(H)ILARE > “veʎiare/ (non originario, si crea dalla caduta della vocale atona)
COLLIGIT > /coʎiere/

/nn/ < /ny/; /ŋn/; /ng/ + (e,i)


VINEA > /vinna/
LIGNU > /lenno/ (niente anafonesi)
EXPINGERE > /spennere/
4.

Altri esempi:

> HABERE > /avere/


> KERA > /t͡ʃera/ (da velare ad affricata)
> LUKE > /lut͡ʃe/
> GELU > /d͡ʒelo/
> LEG(H)E > /ledd͡ʒe/ (sdoppiamento)
> NIGRU > /nero/
> JOCU > /d͡ʒioco/ (da semiconsonante ad affricata)
> LAWARE > /lavare/ (da semiconsonante a fricativa)

NESSO SECONDARIO

Alcuni sono rari, di matrice dialettale e non linguistica:

/rj/ > /j/ nel fiorentino e /ro/ nel resto d'Italia.


MACELLARUM > /macellajo/ (fiorentino) o /macellaro/ (romanesco)

/dj/ > /dz/ (affricata dentale) o /d͡ʒ (affricata palatale)


RADIUM > /radzzo/ o /radd͡ʒio/
(la parola RADIO originaria, e può diventare sia “razzo”, sia “raggio”, perché di
derivazione dotta; è il recupero di un latinismo successivo alle modificazioni avvenute per
via storico-popolare).

/fl/ > /fj/


FLOREM > /fiore/
FLORENTIA > /Fjrentse/

Document shared on www.docsity.com


Downloaded by: laura-ramos-barbero (lauraramosbarbero@gmail.com)
/bl/ > /bj/
NEBULA > /nebla/ > /nebbja/ (sdoppiamento)

DIFFERENZE TRA IL LATINO E L'ITALIANO

Le sostanziali differenze tra la sintassi latina e quella italiana sono le seguenti:


• Uso in latino di casi morfologici come desinenza: se in italiano la
desinenza finale indica numero e genere, in latino aveva più funzioni, quali la
posizione morfologica della parola nel contesto (nominativo, genitivo, dativo,
accusativo, vocativo, ablativo e il caduto locativo). Esempi:
ROSA (nominativo, soggetto)
ROSAE (genitivo, complemento di specificazione) o (dativo, di termine)
ROSAM (accusativo, complemento oggetto).
• La caduta delle consonanti e la perdita della distinzione della quantità
vocalica implica l'impossibilità di distinguere tra i diverso casi del latino: occorre
dunque trovare un nuovo sistema per sopperire a questa mancanza.
• L'ordine sintattico diventa fondamentale per comprendere il significato
(in latino il significato non cambiava essendo contenuto nei singoli termini e non
dato dal loro ordine). Cade il genere “neutro” e compare il modo verbale
“condizionale”.
• Si aggiungono preposizioni semplici che danno indicazioni di tipo
morfologico.
• Evoluzione da una struttura sintetica, con indicazioni morfologiche, ad
analitica, con l'uso di articoli, preposizioni per una costruzione più precisa.
• Comparsa dell'articolo (“il”, “lo” nascono da ILLUD, che in latino
significava “questo”, quello) e dell'aggettivo/pronome dimostrativo
ECCUM ILLUM > “quello”
ECCUM ISTUM > “questo”
ECCUM TIBI ISTUM > “codesto”

LEZIONE QUARTA
DAL LATINO AL VOLGARE

E’ interessante notare come fin dai tempi dell’imperatore Augusto (I sec. A.C. e I sec.
D.C.) ci fosse un processo di evoluzione a livello linguistico nel latino volgare, lingua
popolare ben più sensibile della controparte letteraria, considerata anch’essa come
un’invenzione linguistica per la Letteratura.
Tre fuorono i processi e gli elementi decisivi al passaggio dal latino al latino volgare:
1. Ruralizzazione: uno dei fattori principali di cambiamento è legato ad un
fattore economico che diventa sempre più pressante e determinante all'interno
dell'impero romano: la ruralizzazione. Le attività si spostano progressivamente dalla
città alla campagna e conseguentemente si ha uno spostamento dei significati dalla

Document shared on www.docsity.com


Downloaded by: laura-ramos-barbero (lauraramosbarbero@gmail.com)
urbanità alla ruralità (si veda “La favola del topo di campagna e del topo di città”, del
poeta Orazio).
2. Cristianesimo: l'affermazione del nuovo culto dopo l’editto di
Costantino del 313 D.C. ha un grosso impatto nell'assetto culturale religioso
dell'impero. La lingua del cristianesimo ha un registro medio basso, prettamente
concettuale e non retorica, in favore di una comprensione migliore e diretta al volgo.
3. Abbassamento del registro: si ha una graduale semplificazione delle
strutture grammaticali, e una maggiore espressività. Prendono campo parole dei
registri più familiari e più semplici: non è un caso che molte parole italiane, che
indicano i rapporti familiari, provengano dai diminutivi latini (es. “fratello” deriva da
FRATER, che in diminutivo era FRATELLUS).

• SUPERSTRATO E SUBSTRATO

Durante questo periodo, si sviluppano in seno al latino parlato diverse lingue, le quali
hanno in pochi secoli portano alla scomparsa del latino, in favore del volgare.
E’ il caso della lingua di “substrato”, ovvero di una lingua non più parlata su un
territorio, che però prima di sparire ha influenzato quella (o quelle) da cui è stata
soppiantata. Accade che vi siano “fenomeni di ingresso” di una lingua esterna in una lingua
locale: prima di scomparire vengono lasciate delle tracce, delle impronte linguistiche.
Superstrato: una lingua cerca di imporsi su un'altra senza riuscirci, la prima è detta
superstrato e la seconda substrato. Il fenomeno implica 2 fasi: una coesistenza dei due
idiomi e la scomparsa della lingua più recente, dopo aver lasciato un'impronta sulla lingua
indigena.
Un esempio è il caso della lingua francese: il latino volgare è il superstrato ed il gallico
è il substrato.

IL MEDIOEVO

Prima del 476 D.C. la letteratura scritta era in latino classico, ma tra il 476 e il 960 D.C
è possibile che lo scritto avesse già influenze importanti del volgare medievale. Dell’oralità
non si sa con chiarezza: dalla caduta dell'Impero Romano fino alla fine del millennio non si
è capaci di comprendere in quale lingua si parli: ci sono sicuramente vari dialetti.
E’ quindi una situazione di bilinguismo con diglossia: una grande fetta di popolazione
conosce due lingue (il latino e il dialetto volgare), e una che invece ne conosce una sola. A
livello di testi occorre distinguere i vecchi testi in latino volgare da quelli in volgare con
influssi latini, operazione che comporta una certa difficoltà.

• INDOVINELLO VERONESE

È una prova di penna, oggetto di numerosi studi.


Si notano la perdita di tutte le /t/ in fondo ai verbi (PAREBA, TENEBA e SEMINABA
al posto di PAREBAT, TENEBAT e SEMINABAT) e vari adeguamenti della morfologia al
volgare, ma la maggior parte dei fenomeni sono ancora legati al latino.

Document shared on www.docsity.com


Downloaded by: laura-ramos-barbero (lauraramosbarbero@gmail.com)
A differenza del passato si pensa ora che questo non sia un testo volgare, ma un latino
contaminato dal volgare.

• GRAFFITO DELLA CATACOMBA DI COMMODILLA

Si tratta della prima forma nota di volgare scritto italiano, risalente all'ottavo-nono
secolo. Localizzato nei pressi di Roma, quindi in area centro-meridionale, è risaputo che al
tempo si parlasse in un dialetto molto simile al Napoletano, perché la toscanizzazione del
Romano si avrà solo attorno al Cinquecento.
È un messaggio privato, scritto sull'altare per ricordare al sacerdote di non pronunciare
ad alta voce le confessioni (“Non dire questi (i) secreti ad alta voce”).
Si notano nel testo alcuni punti chiave:
• DICERE: è un latinismo del verbo dire, coniugato all’infinito.
• ILLE: significa "quello" in latino, ma qui, ancora nella sua forma originaria,
ha già la funzione morfologica di articolo che mantiene oggi (con la perdita del le
finale). Per questo si dice che è un articoloide.
• ABBOCE: fenomeno di betacismo (come nello spagnolo) con raddoppio della
b aggiunto in un secondo momento, che ci indica il contesto "orale" dello scritto. Il
passaggio dalla /b/ alla /v/ si chiama “spirantizzazione”.

• IL PLACITO CAPUANO

È un documento inerente un caso di contesa di un terreno.


Il notaio si rende conto che non può redarre l'atto in latino perché non sarebbe
compreso da nessuno degli interessati. C'è una concomitanza conscia di latino e volgare,
utilizzati entrambi in modo fluente dal notaio.
Si possono notare al suo interno alcuni dettagli:
• Le incertezze inerenti i suoni delle velari vengono risolti con l'utilizzo delle /
k/.
• Dislocazione a sinistra dell'oggetto della dichiarazione, che viene anticipato
per focalizzare su di esso l'attenzione. La ripresa dell'oggetto viene poi effettuata
tramite un pronome.

• L’AFFRESCO DI SAN CLEMENTE

Il dipinto rappresenta un frammento della Passio Sancti Clementis, in cui il patrizio


Sisinnio è nell'atto di ordinare ai suoi servi (Gosmario, Albertello e Carboncello) di legare e
trascinare san Clemente. I servi, accecati come il loro padrone, trasportano invece una
colonna di marmo.
Si leggono queste espressioni (la cui attribuzione ai singoli personaggi è incerta; quella
proposta è la più condivisa):
Sisinium: «Fili de le pute, traite, Gosmari, Albertel, traite. Falite dereto co lo palo,
Carvoncelle!»,
San Clemente: «Duritiam cordis vestri, saxa traere meruistis».

Traduzione:

Sisinnio: «Figli di puttana, tirate! Gosmario, Albertello, tirate! Carvoncello, spingi da


dietro con il palo»,
San Clemente: «A causa della durezza del vostro cuore, avete meritato di trascinare
sassi».

Document shared on www.docsity.com


Downloaded by: laura-ramos-barbero (lauraramosbarbero@gmail.com)
La prima parte è tutta in volgare, con chiare influenze romanesche.
Da notare che le espressioni de le e co lo sono già preposizioni articolate, che non
esistevano nella lingua latina. La seconda parte è scritta in latino, ma vi sono varie
stranezze; duritiam, ad esempio, è un accusativo, ma dovrebbe essere un ablativo: è un
chiaro segnale che ormai non si usino più i casi latini, ma ci si affidi ad un caso unico.
Inoltre, in luogo del latino trahere si nota la caduta dell'h, traere.

In tutta questa fase il toscano è abbastanza silente.


La prima attestazione di documenti in volgare toscano è data dal documento navale
pisano, attestato tra XI e XIII secolo. La prima attestazione di fiorentino è invece un
documento bancario del 1211.

IL DUECENTO SICILIANO

Il volgare si forma oralmente, nella popolazione più bassa e meno istruita, al contrario
delle classi altolocate, il cui latino rimane la lingua scritta ed ufficiale.
Le prime letterature (siciliane e toscane) si formano sulla convivenza di due registri
sociali, per poi distinguersi tra il Duecento e il Trecento, fino all’apoteosi con le Tre Corone
della Letteratura: Dante, con la “Divina Commedia”; Petrarca, con “il Canzoniere”;
Boccaccio con “il Decameron”.

Grazie alla scuola poetica siciliana cresciuta intorno a Federico II di Svevia, ad un


certo punto, attorno al Duecento, il siciliano sembra affermarsi come principale lingua
italiana.
I poeti che vivono alla corte di Federico II, si rifanno alla poesia provenzale (lingua
d’oil) dei “trovateurs”, ed utilizzano il volgare in una forma che prende il nome di “volgare
illustre”.
Questa etichetta, che ritroveremo spesso, indica quel volgare che elimina i tratti
specificamente locali, purificandolo dai localismi. Si ha quindi un impoverimento della
lingua volgare, che però le consente di essere compresa da più persone.
Per una maggiore simmetria diatopica, in mancanza di un lessico per indicare certe
specificità, si ricorre come fonte al latino, al quale viene tolta la forma fonologica del latino
ed adattata al volgare.

Document shared on www.docsity.com


Downloaded by: laura-ramos-barbero (lauraramosbarbero@gmail.com)
L'altra lingua di prestigio alla quale si rifanno i siciliani, che avevano come modello la
poesia provenzale, è appunto la lingua provenzale (come le parole che terminano in -anza).
Il siciliano illustre è quindi un volgare epurato dai localismi troppo marcati e
caratterizzato da latinismi e provenzalismi.
Alcune caratteristiche della poesia siciliana (es. /core/ al posto di “cuore”) rimarranno
nella lingua italiana fino all'Ottocento.
Conosciamo la lingua sicula del tempo grazie a tre canzonieri compilati in Toscana da
redattori che nella compilazione e nella stesura li hanno almeno in parte “toscanizzati”:
• Canzoniere Vaticano Latino 3793
• Laurenziano Rediano 9
• Il palatino 418

Quella che conosciamo non è quindi la originale lingua siciliana, ma un fiorentino


ibridato con forme illustri: il motivo di questo fenomeno è la modifica da parte degli
scrittori toscani dei vocalismi siciliani, incompresi nel vocalismo toscano (es. “Amuri/
Scuri”, classica rima siciliana, viene corretta con le vocali toscane, “Amori/Scuri”, non
tornando più).

Si chiama rima siciliana la rima di "i" con "e" chiusa ("morire" e "cadere") e di "u" con
"o" chiusa ("distrutto" e "sotto"). Questo fenomeno si deve alla tradizione manoscritta
toscana, seppur sbagliata, dei testi della "scuola poetica siciliana". I poeti toscani
successivamente, leggendo le poesie siciliane tradotte in toscano, notarono che esistevano
rime all'interno di alcune poesie che non rispettavano gli schemi metrici e, poiché questi
presero spunto da esse, l'errore di traduzione diede vita a una "moda" letteraria toscana di
inserire rime appositamente sbagliate.
Infatti nel sistema vocalico siciliano "e" lunga, "i" breve e "i" lunga latine danno "i",
mentre "o" lunga "u" breve "u" lunga latine danno "u": perciò in siciliano avremo rima
"tiniri" e "viniri". Dal momento che i testi della produzione siciliana si sono diffusi
prevalentemente attraverso le copie fatte da amanuensi toscani, i quali durante il processo di
copia li hanno alterati secondo le proprie abitudini di pronuncia anche nelle rime, rime
originariamente perfette come "luci" e "cruci" sono diventate "luce" e croce".

• IL CODICE DI BARBIERI

Si tratta di una poesia intera e di un frammento di una poesia di re Enzo.


Quest'ultima è di particolare interesse perché abbiamo il testo in siciliano illustre e la
versione toscanizzata dal copista vaticano. Quarto verso timanza che diventa temenza.
Questo testo, direttamente dal Codice Vaticano 3793, ha subito diverse forme di
ricostruzione filologica, venne riedatto dal Barbieri nel XVI secolo, sulla base del “Libro
siciliano” in suo possesso, avvicinandosi alla fedeltà originale (a noi non pervenutaci), con i
giusti vocalismi (/i/ e /u/ siciliani al posto delle /e/ ed /o/ toscane), e con i provenzalismi
(“timanza”), ma con aggiunte di settentrionalismi inadeguati (“virazi”, verace).

Document shared on www.docsity.com


Downloaded by: laura-ramos-barbero (lauraramosbarbero@gmail.com)
IL TRECENTO FIORENTINO

Il fiorentino inizia ad avere un certo prestigio, grazie al lavoro di tre grandi scrittori,
chiamati anche le tre corone: Dante (La Divina Commedia), Petrarca (Il Canzoniere) e
Boccaccio (Il Decameron).
Se Petrarca adotta un linguaggio aulico nei suoi componimenti in lingua volgare,
Dante e Boccaccio per le loro rispettive opere spazieranno tutto l’arco diafasico e diatopico,
dal registro aulico a quello basso-popolare.

• DE VULGARI ELOQUENTIA

Con Dante si ha la prima riflessione metalinguistica sull'italiano letterario, ad impronta


però nazionale. La riflessione, che verrà poi portata avanti da altri scrittori, viene portata
avanti da un punto di vista letterario-culturale, mai dal punto di vista sociale, che verrà
analizzato solo dopo l'Ottocento.
La prima opera, scritta tra il 1303 e il 1305, in cui Dante introduce questa riflessione è
questo trattato linguistico-poetico di livello alto, di cui c’è pervenuto solo il primo libro e
una parte del secondo, in cui era prevista la trattazione sulla “Poetica”.

« ... nam alii oc, alii oil, alii sì affirmando locuntur, ut puta Yspani, Franci et Latini. »

« ... difatti altri affermano dicendo "oc", altri "oil", altri ancora "sì", cioè Spagnoli,
Francesi e Latini. »
(De vulgari eloquentia, VIII, 6)

Document shared on www.docsity.com


Downloaded by: laura-ramos-barbero (lauraramosbarbero@gmail.com)
Il primo libro a noi arrivato tratta dell’evoluzione linguistica, dalla torre di Babele alle
lingue romanze (langue d'oc, oil e lingua del si), fino all'analisi della lingua del si (l'italiano)
al fine di trovare il volgare più adatto ai fini della poesia.
Per Dante il latino è una lingua nata morta, creata a tavolino dagli scrittori al fine di
avere un codice linguistico comprensibile da tutti.
Nell’opera l’autore cataloga tutto il panorama dialettale italiano in maniera
spoporzionata ed asimmetrica: estremamente preciso con i dialetti settentrionali, in
particolare nei riguardi dell’Emilia-Romagna, in cui segnala differenti dialetti nella sola
zona del Bolognese; dopo lo Stato Pontificio riduce tutto il Meridione al dialetto “Apulo”,
“Siciliano” e “Sardo”.
Nell’analisi infatti Dante nega a tutti i dialetti la possibilità di essere Lingua, pur
apprezzando il “siciliano illustre” e il “bolognese” (in ricordo al maestro Guinizzelli).
Non riuscendo a trovare una lingua vivente adatta allo scopo, decide di elencare le
caratteristiche giuste per una lingua letteraria, costruendo di fatto una nuova lingua teorica a
tavolino, come era stato precedentemente il latino classico.
Tale teoria successivamente si troverà riuscita nelle opere poetiche del Petrarca, seppur
non allineato alla sua poetica.
Quattro sono le caratteristiche principali:
• illustre: doveva dare lustro a chi lo parlava
• cardinale: così come il cardine è il punto fisso attorno al quale gira la porta,
allo stesso modo la lingua deve essere il fulcro attorno al quale tutti gli altri dialetti
possono ruotare,
• regale e curiale: dovrebbe essere degno di essere parlato in una corte reale e in
una corte giudiziaria.
• centrale: a tutti i dialetti ma a sua volta influenzato e impuntato, con la
“DISCRETIO”, stilizzato dai localismi ed i municipalismi.

• IL CONVIVIO

È un' opera scritta in volgare, tra il 1304 e il 1307: una raccolta di quattordici canzoni
su argomenti filosofici e letterari, accompagnato da un commento in prosa, nel quale Dante
spiega il significato del componimento. Tale ibrido, di poesia e prosa, è chiamato
“prosimetro”. La scelta di un metodo di scrittura del genere è stato voluto da Dante per
omogeneità linguistica del testo, e per un maggiore pubblico.
Nella società dell’epoca il letterato è colui che conosce “le lettere latine” (l’Alberti li
chiama appunto “litterati”), di conseguenza era necessario alle classi mercantili e “borghesi”
tale conoscenza, nonostante alcuni artisti secoli dopo non troveranno difficoltà in questa
mancanza (si veda L. Da Vinci, “l’omo sanza lettere”).

• IL DECAMERONE

Scritto da G. Boccaccio tra il 1348 e il 1353, è una raccolta di cento novelle in volgare,
divisa in dieci giornate, e in ognuno sette ragazze e tre ragazzi, scampati dalla Peste che
impersava le strade di Firenze e soggiornati tra le colline, raccontano ognuno ogni giorno
una novella la cui tematica è scelta dal “re” o “regina” eletto nella giornata.
Venne riscritta manualmente, con autografo, e collocata nel Codice Hughinton, la cui
differenza risalta se messa a confronto con una ristampa cinquecentesca, “ufficiale” anche se
non autografata, ma censurata a causa dell’annessione nel 1573 nell’Indice dei Libri
Proibiti.

Document shared on www.docsity.com


Downloaded by: laura-ramos-barbero (lauraramosbarbero@gmail.com)
Un esempio è la famosa decima novella della sesta giornata, “Fra Cipolla”, a destra la
stesura autografata e confusa, nonostante sia volto vivace e violenta in certi casi, e a sinistra
la “rassettatura” (termine coniato probabilmente da L. Salviati) con le modifiche in corsivo,
però nel testo di destra.
Tra il 300 e il 400 si ha quindi la lenta affermazione del volgare fiorentino, che pur in
una situazione di alta disomogeneità, inizia a farsi spazio. La fortuna di boccaccio si può
vedere anche un secolo dopo, con la pubblicazione de “Il Pecorone”, una raccolta in stile
boccaccesco di Ser G. Fiorentino, conservata nel Laurenziano Rediano 161.

• IL CANZONIERE

Già famoso per gli scritti latini, spaziando tra componimenti lirici, narrazioni
autobiografiche come il “Secretum” e saggi, F. Petrarca raccolse oltre
trecentosessantacinque poesie (canzoni, sonetti, sestine ecc. ecc.), sotto al nome originale in
latino “(DE) RERUM FRAGMENTA VULGARI”, senza alcun interesse per il volgare vero
e proprio, in cui utilizza solamente oltre 8000 lemmi della fascia alta.

IL QUATTROCENTO

Già nel Rinascimento non poche saranno le polemiche umanistiche: la scelta del latino
verrà interpretata da diversi filologi e studiosi.
L. Bruni teorizzò dai suoi studi sul commediografo Plauto (III sec. A.C.) che il latino si
fosse evoluto dal proprio interno, sostenendo l'esistenza di una diglossia: oltre al latino
classico, aulico, sarebbe esistito un livello inferiore, meno corretto, usato informalmente nei
contesti quotidiani, da cui provengono le lingue romanze.
Oppositore di questa teoria fu Flavio Biondo, il quale sosteneva invece che la causa
della decadenza del latino fosse stata l'aggressione esterna dei popoli germanici; teoria
creduta anche dallo stesso Alberti.
Gli studi moderni di linguistica hanno mostrato che le due teorie non sono
effettivamente incompatibili e che il latino si è evoluto per ragioni sia interne sia esterne.
Gli umanisti eleggono quindi due modelli per la scrittura in lingua latina: il console e
scrittore M.C.Cicerone per la prosa e il poeta Virgilio per la poesia.

• LEON BATTISTA ALBERTI

Scrittore ed umanista, conoscitore sia del latino che del volgare, iniziò un'operazione
di recupero del volgare anche su registri alti. Gli oppositori dicevano che il volgare non era
lingua perché non aveva una grammatica e non era usata dagli scrittori.
Alberti agisce proprio su questi due punti: scrive una grammatica del volgare toscano
(la prima della lingua italiana), una “Grammatichella”, di base sincronica legata però al
Trecentesco fiorentino, con dettagli ortografici e fonetici, dotata di coppie minime; in
secondo luogo indice e promuove dei “certami” poetici di tenzoni, a favore della cultura.

• LETTERA DI ANTONIO ALBERTI A FRANCESCO ALBERTI

Document shared on www.docsity.com


Downloaded by: laura-ramos-barbero (lauraramosbarbero@gmail.com)
E’ un racconto riguardo la ricerca del padre Lorenzo, l’autore in questione, sulla lingua
letteraria, da lui creduta corrotta dalle invasioni barbariche (seguendo la teoria del Flavio
Biondo), e sulla questione della lingua parlata nella Roma Antica, per venire incontro alla
richiesta contemporanea di un volgare nazionale.
Il parlato è diverso dallo scritto, eppure si cerca di comunicare con una lingua per tutti,
un volgare ricercato nella realtà contemporanea, osteggiato però dai detrattori del volgare,
come un certo Niccoli, latinista e “litterato”, i quali “sanno solo tacere e biasimare chi non
tace”. Sarà una costante dell’Alberti, anche nella “Grammatichella”.

Dopo lo sviluppo della prosa e della poesia fiorentina, il dialetto volgare del capoluogo
assume un importante ruolo di prestigio, specie con la nascita della tradizione poetica
petrarchesca e prosaica boccaccesca (si veda “Il Pecorone”).
Con la promozione della prima grammatica sincronica dell’Alberti, vi è un grande
interesse ad una vera lingua letteraria, dopo le soluzioni siciliane e toscane.
Si ha un nuovo assetto geopolitico dell'Italia, nella quale si ha il passaggio dal sistema
comunale a quello degli Stati regionali.
Questo ha due effetti principali: il primo è la formazione delle lingue regionali di koiné
(il lombardo e il veneto per il Ducato di Sforza e la Repubblica Serenissima), e si ricorre alle
lingue di prestigio (che nel Trecento furono il latino e il fiorentino) per colmare i vuoti
lessicali delle lingue di koiné. Si assiste alla nascita di una koiné lombarda, una veneta, una
ligure ed in generale una per ogni Stato Regionale.
Il secondo è l’evoluzione del fiorentino a lingua letteraria; è cambiato nella sua
struttura muovendosi nello spazio linguistico. È quindi un cambiamento di tipo diastratico.
Si ha però una situazione particolare: esiste sia un fiorentino di prestigio che è quello
del Trecento, ma al contempo un fiorentino Cinquecentesco, che si è evoluto e non coincide
più con quella lingua di prestigio.

• LETTERA A F. DEGLI STROZZI DA A. MACINGHI STROZZI

Racconto del 24 Agosto 1447, sulla dote della figlia Caterina, data in sposa a Marco di
Pier Parenti, di alto ceto, con un anticipo di 500 fiorini in seconda parte per le esigenze
nuziali, per un totale di 1500 fiorini, impossibili da anticipare subito per mancanza di fondi,
ma necessari per la loro grande credenza nella ricchezza del futuro marito. Viene accennato
per pochi passi del carattere difficile del marito Filippo.
Il più piccolo, Matteo, non deve essere allontanato dalla città perché non può essere
colpito dalle tasse (“La gravezza”) sui ricavi e sui guadagni familiari, dopo gli eventi della
morte del Duca F. Maria Visconti e dell’assalto futuro alla rocca di Cermina.

• LETTERA A FRANCESCO SFORZA DA ESTEROLO VISCONTI

E’ una richiesta, datata 19 dicembre 1451, di aiuto alla Signoria Sforza, su un


pagamento da saldare, di 100 fiorini, non ottenibili sul momento, ma successivamente.
Particolare è il linguaggio adoperato nella lettera, che riflette la koiné lombarda:
• grafie latineggianti (/h/)
• nessi consonantici latini (DICTO, SPECTA, /ct/)
• settentrionalismi in proctonia (/devère/ invece di “dovere”)
• Dialettalismi lombardi (“alcisi mio figlio” per “uccidere il mio figlio”)
• Doppie toscane (“cassa”,”cossì”)
• Sorde intervocaliche latine (“Patre”, “satisfare”)
• Casi di /tj/ di latine concluse (“forza”) e /sj/ (“casone”)

Document shared on www.docsity.com


Downloaded by: laura-ramos-barbero (lauraramosbarbero@gmail.com)
• Pronomi toscani (io) e obliqua tonica “luy” ed “el”
• Soggettiva protonica femminile “la”
• Verbi futuri protonici (“reputarò, haverò”)

• II ECLOGA DELL’ARCADIA DI SANNAZARO

Primo caso di revisione di un’opera letteraria in una lingua letteraria convenzionale (la
cosiddetta “risciacquatura”). E’ un prosimetro di dodici ecloghe e dodici prose di diverso
stile e composizione, in cui l’autore napoletano modifica il linguaggio, dapprima ricco di
vernacoli e localismi per renderla più affine al fiorentino di prestigio.

Il lavoro di adeguamento linguistico, comporta un grande lavoro di riscrittura per


modificare le rime e farle tornare nel nuovo linguaggio. Oltre a lui anche Ludovico Ariosto,
che scrive l'Orlando Furioso prima in un misto di dialetti toscani, padani e settentrionali, con
latinismi colti, poi seguendo il canone linguistico proposto da Pietro Bembo.

• LA LINGUA NAZIONALE

Con l'invenzione della stampa a caratteri mobili nel 1440 si ha una grande rivoluzione
nel campo della riproduzione dei testi: se una volta il lavoro per la pubblicazione
comportava un lavoro identico per ciascuna copia, adesso abbiamo un investimento iniziale
molto ingente, al quale però segue una stampa a prezzo molto inferiore.
L'editore è quindi portato a vendere il più possibile, da una parte per rientrare
dell'investimento iniziale, dall'altra perché una volta recuperato il costo, il guadagno sulla
singola copia è molto maggiore. Non basta più quindi fermarsi al mercato limitrofo, ma si
deve puntare a vendere il prodotto libro a più persone possibili.
Si punta quindi a creare una lingua nazionale che permetta di vendere o libri a tutto il
popolo italiano.

Ci sono tre proposte:

• Venezia: è uno dei centri editoriali più potenti e forti di Europa, legata in
particolare al lavoro di un editore, Aldo Manuzio, creatore del corsivo (che non a
caso si chiama Italics) e del formato del libro tascabile. Pietro Bembo propone un
approccio umanistico e di élite: come gli umanisti, che avevano scelto due autori
come riferimento per la creazione del latino (Virgilio e Cicerone), lui individua
Petrarca per la poesia e Boccaccio per la prosa, lasciando da parte Dante. La lingua di
Petrarca si prestava particolarmente alla imitazione dato che, muovendosi in un
campo di soli 7-8000 termini, era di semplice comprensione. Di Boccaccio non
seleziona tutta la produzione ma solo il Decameron.

• Firenze: affermano la tesi secondo la quale il fiorentino da prendere come


esempio è quello Cinquecentesco, contemporaneo, di tutta la letteratura, anche degli
autori minori.

• Roma: si propone una lingua che sia una koiné delle koiné. Si propone
sostanzialmente di fare a livello nazionale ciò che era stato fatto a livello regionale.
È una lingua di base fiorentino-toscana, nella quale si introducono tratti di koinè delle
varie regioni (soluzione ripresa dal critico ottocentesco G. I. Ascoli, contro la scelta

Document shared on www.docsity.com


Downloaded by: laura-ramos-barbero (lauraramosbarbero@gmail.com)
manzoniana). Questa proposta nasce a Roma, e più in particolare nella corte
pontificia vaticana, dove il susseguirsi di Papi provenienti da varie regioni italiane
aveva già affermato una lingua mista che conteneva tratti dalle varie regioni italiane.

Una delle tre ipotesi viene subito esclusa: in Germania Martin Lutero da il via alla
riforma e con il sacco di Roma viene meno l'idea portata avanti dai Papi. Rimangono quindi
le ipotesi del fiorentino contemporaneo e di quello del '300.

IL CINQUE-SEICENTO

A Firenze, nel '400-'500, una grande parte della popolazione era infatti composta da
illetterati colti, ovvero di persone di cultura che però non conoscevano il latino, ma solo il
volgare. Dal 1300 al 1500 il volgare fiorentino assume ruolo di prestigio.
Con Leon Battista Alberti si ha un recupero del volgare.
Nel frattempo, attraverso l'accademia Fiorentina, viene portata avanti una politica di
promozione del fiorentino Cinquecentesco nella penisola italiana. Si arriva quindi ad una
soluzione di compromesso.

Il primo tentativo di compromesso viene portato avanti dal Varchi, un allievo di


Bembo, parte però della accademia Fiorentina.
Uno dei punti deboli della teoria di Bembo era il fatto che il suo modello era troppo
ristretto sull'asse diafasico e su quello diastratico. Si doveva allargare il modello di Bembo
perché il modello era troppo ristretto anche all'interno del fiorentino trecentesco.
La sensazione che aleggiava attorno al fiorentino Cinquecentesco era che la variante
non fosse diacronica, ma diastratica: era la lingua parlata dal popolo e per questo veniva
esclusa da molti intellettuali.
Varchi propone quindi di utilizzare un fiorentino contemporaneo utilizzato dalle classi
medio alte dei letterati e gli illetterati colti.
Per la prima volta viene quindi considerata anche quella parte della popolazione che
pur non conoscendo il latino, era di cultura elevata.

Quella che si impose fu però una diversa soluzione di compromesso, più sbilanciata
verso l'arcaicità. La soluzione proposta da Leonardo Salviati, grande studioso di Boccaccio,
che propone di allargare il modello a tutto il fiorentino del Trecento, invece che solo quello
di Petrarca e Boccaccio. Tale scelta sarà quella dominante nella corrente “purista”
ottocentesca.
Abbiamo quindi un enorme allargamento dei testi di riferimento, che comporta però
anche una maggiore complessità dato che i testi da consultare sono per la maggior parte
manoscritti di difficile reperibilità.
Per questo si afferma lo strumento del dizionario, in particolare di quello degli
Accademici della Crusca del 1612, che consente una consultazione agile e senza doversi
costruire una biblioteca completa in casa.
Si tratta quindi di una lingua di registro alto, posta sull'asse diacronico del '300,
sull'asse diatopico del fiorentino e su quello diafasico del registro medio alto.
Nel cinquecento il volgare contemporaneo non viene più utilizzato per produzioni
letterarie.

Document shared on www.docsity.com


Downloaded by: laura-ramos-barbero (lauraramosbarbero@gmail.com)
• LA CRITICA AL VOCABOLARIO

Tra le critiche rivolte alla scelta del Salviati, e alla successiva pubblicazione del
Vocabolario nel 1612, ci sono quelle di tre filologi ed umanisti:
• P. Beni: autore de “L’Anticrusca”, criticò espressamente la rigidezza della
scelta Trecentesca, essendo lui a favore di un’apertura al fiorentino Cinquecentesco,
e della chiusura ad autori come T. Tasso, della “Gerusalemme Liberata”, perché
considerato rozzo, e quindi da non includere nelle fonti. Solo nella versione del 1691
verrà aggiunto il poeta.
• A. Tassoni: autore de “La secchia rapita” e della critica “Postille al Primo
vocabolario della Crusca”, il quale critica l’Accademia per la sua eccessiva
emulazione alla prosa del Boccaccio, esortando invece ad accogliere quella del
contemporaneo Guiccardini.
• D. Bartoli, autore de “Il torno e il diritto del Non si può”, critica l’eccessivo
potere dei grammatici, i quali rischiano di opprimere con scelte decisive e inopinabili
la propria posizione filologica a discapito della letteratura.

Generalmente le linee di ricerca del Vocabolario sono le seguenti:


1. Talvolta propone parole strettamente legate al fiorentino, preferendola a parole
conosciute su tutto il territorio nazionale.
1. Si sente la mancanza di informazioni di tipo diafasico. Ci sono
spesso tre o quattro varianti di una parola, senza che sia chiaro se sono veramente
sinonimi, utilizzabili in tutti i contesti comunicativi.
2.

• LA SCIENZA

Inizia la formazione della lingua scientifica italiana, allora mancata e presente nel
celebre Vocabolario a partire dall’edizione del 1691.
A questo punto si può parlare a tutti gli effetti di italiano e dialetti.
Galileo Galilei non usa più il latino, ma inizia a scrivere in italiano, con l'obiettivo di
raggiungere più persone.
Il problema è che questa lingua italiana scientifica non esiste: manca una terminologia
specificamente, che va costruita.
Galilei la costruisce a partire dal lessico comune, risemantizzando concetti già esistenti
come lavoro, cannocchiale (cannone, che al tempo era un tubo+occhiale), etc.
Si crea un legame biunivoco tra parola e concetto che è tipico delle lingue
specialistiche.
Questo processo è già in atto in altri ambiti della cultura già dal 1400: il più sviluppato
è quello della architettura, talmente diffuso che molti termini dell'architettura in varie lingue
riprendono quelli italiani.
Già Leonardo Da Vinci a cavallo tra il '400 e il '500 applica lo stesso approccio, che
viene portato a compimento con Galileo.

Document shared on www.docsity.com


Downloaded by: laura-ramos-barbero (lauraramosbarbero@gmail.com)
LEZIONE QUINTA
DAL VOLGARE ALL'ITALIANO

Document shared on www.docsity.com


Downloaded by: laura-ramos-barbero (lauraramosbarbero@gmail.com)