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AIUTI DI STATO

L’esatta definizione degli aiuti di Stato è ricavabile dall’articolo 107, paragrafo 1 del
Trattato sul funzionamento dell’Unione Europea
Qualsiasi aiuto concesso da uno Stato membro o da risorse statali in qualsiasi forma
che distorce o minaccia di falsare la concorrenza favorendo talune imprese o la
produzione di determinate merci, sarà, nella misura in cui interessa gli scambi tra stati
membri, incompatibile con il mercato interno.
Esistono quattro regole principali che devono essere soddisfatte per poter classificare
una misura come aiuto di Stato.
Il primo di questi è rappresentato dall’Imputabilità, vale a dirsi dall’evenienza che il
provvedimento in analisi venga concesso da uno Stato o quantomeno da risorse
statali.
A tal proposito si può evidenziare la prima importante eccezione: qualora lo Stat
agisca come investitore privato nell’economia di mercato, l’intervento verrà
considerato come un normale investimento.
Regola generale vuole, infatti, che laddove lo Stato agisca esclusivamente come
creditore, proprietario o investitore in termini di mercato, non rasenta una condotta
tale da prospettare un illecito aiuto statale.
Il secondo criterio è costituito dal Vantaggio che l’aiuto deve arrecare. L’art. 107,
par.1, del TFUE parla espressamente di imprese favorite. In breve, il beneficiario
dell’aiuto deve versare in condizioni migliori, rispetto alla situazione pregressa, dopo
averlo ricevuto.
Il terzo criterio è la Selettività. L’art. 107, par.1 del TFUE, vieta espressamente gli
aiuti di Stato se e solo se favoriscano determinate imprese o la produzione di
determinati beni.