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CALITRI

Calitri è un paesino collinare situato in alta


Irpinia lungo la riva del fiume Ofanto.
È alto circa 601 m sul livello del mare.
LA CLASSE I A della
Sede Centrale di Calitri

PRESENTA

QUESTO è IL MIO PAESE

ISTITUTO COMPRENSIVO’’A.MANZI ‘’ CALITRI


• Le prime tracce della
presenza umana nel
territorio di Calitri risalgono
al Neolitico, cui
appartengono alcuni utensili
in selce levigata conservati
presso il Museo Irpino
di Avellino. Plinio il
Vecchio (23-79 d.C.),
elencando le popolazioni
irpine, parla della colonia
degli Aletrini, dando
conferma della presenza di
una comunità nella zona
dove sorge Calitri.

• Nel periodo medioevale, Calitri è uno dei tanti centri sottoposti all'amministrazione longobarda prima
e normanna e sveva poi. Proprio sotto queste due dinastie l'insediamento calitrano conosce un periodo di
crescita e prosperità. Durante la dominazione normanna, il feudo di Calitri venne affidato ai Balvano,
mentre sotto il regno di Federico II di Svevia appartenne al regio demanio.
• Nel 1304 Calitri passò ai Gesualdo, principi di Venosa che ne ebbero il possesso per tre secoli. Con i
Gesualdo, Calitri conobbe la sua epoca d'oro e l'antico castello venne trasformato in una sontuosa dimora
signorile.
• Dopo i Gesualdo, Calitri passò ai Ludovisi che, nel 1676, lo cedettero alla famiglia Mirelli. Durante il
terremoto dell'8 settembre 1694 il famoso castello di Calitri fu completamente distrutto e morì il principe
Mirelli. I superstiti della famiglia Mirelli optarono per l'abbandono dei ruderi in cima alla collina
ricostruendo il palazzo baronale più a valle. L'area del castello divenne, dal XVIII secolo in poi, oggetto di
grosse modifiche fino ad essere completamente abbandonata a sé stessa. Nel 1784 vi venne esposta, sulla
porta di Nanno, la testa del brigante Angelo Duca, che aveva imperversato nella zona con scontri vittoriosi
contro l'esercito borbonico, giustiziato a Salerno.
• Dopo l'unità d'Italia la storia di Calitri si confonde
con quella di tanti altri centri dell'Italia
meridionale: brigantaggio, emigrazione,
latifondismo baronale, lotte per la spartizione della
terra. Nel 1861 fu conquistata dagli uomini del
brigante lucano Carmine Crocco, assieme
ad Aquilonia e Sant'Andrea di Conza.
• Nel 1910 e nel 1930 dei sismi di notevole
magnitudo colpirono Calitri; nella Prima guerra
mondiale Calitri diede un notevole contributo alla
causa .nel 1924 eressero una Vittoria Alata che
ricorda le 120 vittime del conflitto. Nel ventennio
fascista vennero realizzate molte opere pubbliche.
• Nel febbraio 1941 è stata teatro dell'Operazione
Colossus. Nel 1943 arrivarono le truppe tedesche
che distrussero molti ponti tra cui quello sull'Ofanto.
L'8 settembre, giorno in cui si celebra la natività della
Beata Vergine Maria (giorno di festa per i calitrani),
una radio annunciò che l'Italia aveva chiesto
l'armistizio: i calitrani pensarono alla fine della
guerra, ma a Calitri si combatterà, comunque, una
battaglia contro i Tedeschi in ritirata. La mattina del
29 settembre dello stesso anno, dei facinorosi si
rivoltarono e malmenarono l'allora sindaco conte
Salvatore Zampaglione e l'ex podestà,
saccheggiarono lo stesso palazzo e uccisero alcuni
componenti della famiglia Ricciardi. Nel Secondo
dopoguerra ai vertici nazionali c'era la Democrazia Il terremoto catastrofico del 23
Cristiana, tra cui spiccò Salvatore Scoca che fu più novembre 1980 provocò due decessi e
volte ministro l'inagibilità di gran parte del centro storico.
Chiesa Patronale di San Canio
Costruita originariamente vicino al monastero delle
Benedettine, dove oggi vi è Piazza della Repubblica, la
chiesa era già esistente nella seconda metà del '400.
Danneggiata dal terremoto del 1694, venne riedificata
nello stesso posto e portata a termine nel 1747, e
poiché pericolante a causa della frana, fu abbattuta
nel 1883 e poi ricostruita all'inizio del paese, dove
oggi vediamo l'attuale chiesa. Nella chiesa a tre
navate, interamente ricostruita dopo il terremoto del
1980, si trova l'altare maggiore in marmo intarsiato
del XVIII secolo; nel vano retroaltare è collocata la
grande tela raffigurante "l'Apoteosi di San Canio", il
vescovo martire veneratissimo oltre che a Calitri in
numerosi paesi della Basilicata.
Chiesa dell’Immacolata Concezione

LA MADONNA e SAN VITO

La costruzione della Chiesa dell'Immacolata Concezione fu avviata nel 1710, all'indomani


dell'istituzione della Confraternita ad opera dei missionari del gesuita Francesco Pavone, e i lavori
si protrassero per quattro anni. La prima messa vi fu celebrata il 9 aprile del 1714 dal padre
spirituale Don Giovanni Barrata. L'originaria cappella fu ampliata e poi divisa in tre navate in
seguito al terremoto del 1733. Fra il 1740 e il 1747 fu realizzato, dal calitrano Mastro Baldassarre
Abbate, il meraviglioso altare barocco in legno di tiglio, poi indorato da artisti napoletani.
L'altare, che ripete una divisione spaziale allora non rara, ospita nelle due nicchie laterali le
statuette di san Giuseppe e San Filippo Neri, e nella centrale, di maggiori dimensioni, la bellissima
statua dell'Immacolata Concezione, realizzata negli anni precedenti il 1734 da un abilissimo artista
napoletano.
Chiesa di SANTA LUCIA
Il 13 dicembre di ogni anno, in occasione della
festività di Santa Lucia, la chiesetta è meta di
moltissimi devoti; nel pomeriggio vi si celebra
una Santa Messa, si assiste al sorteggio della
tradizionale "veccia" (tacchino) e di altri premi
ed infine si può assistere ad uno spettacolo di
fuochi pirotecnici.

Di origini cinquecentesche, dal '700 sotto il


patronato della famiglia dei Cioglia, la chiesetta
custodisce due statue di Santa Lucia: una più antica
in legno è a mezzobusto, l’altra più recente in
cartapesta è invece a figura intera.
Il corso è il centro di Calitri ,dove si trovano quasi tutti i
negozi . In estate tutte le feste sono concentrate qui , e
infatti in estate ci sono sempre molte persone.

LA PIAZZA

IL CORSO

Nel marzo 1875 l’allora padrone di casa Giuseppe


Tozzoli ospitò Francesco De Sanctis qui fermatosi
nel suo famoso viaggio elettorale in una fredda e
nebbiosa giornata.

PALAZZO TOZZOLI
CENTRO STORICO

Partendo da piazza della


Repubblica si prosegue per quello
che una volta era C.so Matteotti,
una via che prima del sisma del
23.11.1980 era il fulcro della vita
calitrana costellata di abitazione e
di botteghe, in un certo senso essa
collegava la parte vecchia del
paese con la parte nuova.
Oggi dai ruderi delle case distrutte
dal sisma è venuta alla luce una
torre dal basamento troncoconico
facente parte della cinta muraria
dell'antico castello. Vicino alla torre
si apriva la cosiddetta "Porta di
Nanno", uno degli accessi al borgo
medievale di Calitri. La torre è stata
successivamente restaurata.
I VICOLI (CASALENI)

Secondo lo storico Vito Acocella, in


seguito all’abbandono del feudo di
Castiglione verso la metà del ‘300
durante l’occupazione ungherese, in
questa parte del paese si venne
formando un vero e proprio casale, i
cui abitanti furono denominati
appunto “Casaleni”.
FESTE E FOLKLORE
• Il 25 maggio viene festeggiato il Santo
patrono, San Canio, che viene portato in processione
per le vie del paese, processione che viene poi ripetuta
anche il 1º settembre.
• L'8 settembre, invece, viene celebrata la natività della
Beata Vergine Maria, festa particolarmente sentita dalla
comunità calitrana, con la statua dell'Immacolata
anch'essa portata per le vie del paese. Altre processioni
avvengono il 31 agosto (Santa Lucia) e il 7 settembre
(San Vito). Per le ricorrenze di Santa Lucia, San Canio
(solo a settembre), San Vito e Immacolata Concezione i
comitati addetti organizzano anche feste di paese con
bancarelle, giostre e concerti di piazza. Il venerdì prima
di Pasqua, partendo dalla chiesa dell'Immacolata
Concezione, si porta una statua che rappresenta Gesù
morente fino al colle del Calvario, accompagnato dalla
statua della Madonna Addolorata.
• In tutte le processioni gli appartenenti alla Confraternita
dell'Immacolata indossano una tunica bianca, cinta da un
cordone azzurro, e un mantellino azzurro. Durante la
processione della Via Crucis viene aggiunta una corona di
spine sul capo e alcuni portano anche una croce di legno
sulle spalle.
• A Natale, nel centro storico, si tiene una rappresentazione
della Natività nel contesto degli antichi mestieri tradizionali
del paese
LEGGENDE E CREDENZE
Lo Scazzamauriello
è un folletto che indossa un berretto rosso. Dotato del potere
dell'invisibilità, della lettura del pensiero oltre alla facoltà di
penetrare nelle case anche attraverso il muro, spesso entra sotto
mentite spoglie (ad esempio quelle di un animale). Una volta
entrato, si nasconde nell'angolo più oscuro e spaventa gli inquilini
iniziando a sconvolgere la casa. Altra sua caratteristica è il notevole
peso: più diventa piccolo e più pesa. È solito salire sul petto delle
persone mentre queste dormono, e sulle spalle di quelle sedute, se
ne avverte la presenza per il forte peso, ma non si riesce a vederlo
perché scompare e ricompare dove vuole senza mai camminare

A CRIATURA r’ la CUPA
Un giovane contadino camminava col suo asino nei pressi del torrente Cortino, in
località Cupa. Ad un tratto, udì un vagito: il contadino trovò fra i cespugli una bimba,
la prese in braccio e continuò a camminare. Ma passo dopo passo la piccola pesava
sempre di più e il contadino la posò a terra; quando andò a riprenderla, notò che la
bambina, che ormai aveva assunto sembianze mostruose, rideva di un ghigno
beffardo. Il contadino fuggì via. Il giorno dopo il giovane fu costretto a letto da una
febbre altissima. Altri due aneddoti si raccontano sulla "criatura rə la Cupa". Il primo
racconta che, catturatala, alcuni uomini notassero una folta peluria sul viso di lei. Il
secondo narra che, dopo averla catturata, alcuni uomini erano sul punto di buttarla in
un burrone ma alla fine desistettero perché la bambina recava delle croci sulle scarpe
TESORO DI SAN ZACCARIA Quello di San Zaccaria era
un vecchio casale diroccato, luogo desolato, ricco di
grotte e anfratti, situato ai margini del bosco di
Castiglione, che incuteva timore ai viandanti. Secondo
la leggenda, dei cittadini che vivevano in quei luoghi
furono barbaramente uccisi da ladroni, che poi si
sterminarono a vicenda, avidi del prezioso bottino. Il
tesoro, durante le lotte, venne nascosto ed affidato ai
demoni che lo posero nelle grotte sottostanti le rovine
di San Zaccaria. Le ricchezze erano lì, a portata di
mano, ma chi provò a prenderle si rese conto che più si
scavava, più il tesoro veniva portato giù dai demoni.
Per impossessarsi del bottino bisognava scendere a
patti con il diavolo, promettendogli l'anima

il «calitrano» è un giornale quadrimestrale prettamente


calitrano. Su questo giornale ci sono le notizie paesane
comprese le festività come matrimoni, lauree e varie
celebrazioni. Tutti possono
partecipare alla scrittura del calitrano
I CINGUL
Setacciare la farina sopra una
spianatoia, aggiungere il sale e,
poco per volta, l’acqua. Lavorare a
lungo l’impasto finchè sarà
diventato liscio ed elastico.
Formare dei bastoncini dello
spessore di circa 1,5 cm,
arrotolandoli sopra la spianatoia
infarinata. Tagliarli a tronchetti
della lunghezza di circa 2 cm.
Incavarli con un dito, fino ad
esaurimento dell’impasto,
tenendoli separati l’uno dall’altro.
Farli cuocere in acqua salata in
ebollizione. Condirli con ragù di
carne (preferibilmente di agnello o
salsiccia)
I GRAVAIUOLE

Preparare il ripieno: in una terrina amalgamare


bene tutti gli ingredienti. Per la pasta sfoglia:
setacciare la farina sulla spianatoia, disporla a
fontana, formando una cavità al centro.
Incorporare le uova ed aggiungere, se
necessario, poco per volta l’acqua. Lavorare a
lungo l’impasto. Stendere col mattarello la
pasta, formando una sfoglia sottile. Disporvi,
quindi, il ripieno a mucchietti ben distanziati.
Ricoprirli con la stessa sfoglia ripiegata.
Staccare i ravioli con un tagliapasta e premere
sui bordi per farli aderire. Continuare con lo
stesso procedimento fino ad esaurimento del
ripieno. Se la pasta avanza, tagliarla a
quadratini e unire due angoli opposti: si
otterranno le “aurecchie re atte” (orecchie di
gatto). La pasta deve essere cotta in
abbondante acqua a bollore. Condire con ragù
di carne.
R’ CANNAZZ
Preparare gli involtini (”vrasciole”): disporre
su un ripiano le fettine e stendervi sopra un
filo di sugna. Condirle con formaggio, sale,
pepe, prezzemolo e aglio tritato. Avvolgerle
su se stesse e fissarle con degli stuzzicadenti.
Preparare il ragù: far imbiondire la cipolla
nell’olio e nella sugna. Toglierla e far rosolare
le “vrasciole”, aggiungendovi le foglie
d’alloro.Tirare con un bicchiere di vino bianco
secco. Mettere, poi, la carne da parte e
amalgamare con l’olio il concentrato di
pomodoro. Versare, quindi, la salsa e salare.
Dopo aver fatto bollire per un pò il ragù,
rimettervi gli involtini e ultimare la cottura.
Lessare in acqua salata la pasta, scolarla bene
e versarla in una “spasetta” (terrina).
Cospargerla con abbondante formaggio
pecorino, condirla col ragù e amalgamare
bene il tutto. Ricoprire con altro formaggio e
ragù
Cauzenciegghie

Preparare il ripieno: lessare le castagne sbucciate, togliere, poi, la pellicina e passarle a


setaccio. Volendo usare i ceci da soli o le castagne, lessarli da parte e passarli a setaccio.
Aggiungere tutti gli altri ingredienti e mescolare bene il tutto. Preparare la pasta sfoglia:
setacciare la farina sulla spianatoia, disporla a fontana, formando una cavità al centro. Mettere
le uova, l’olio ed impastare il tutto, aggiungendovi poca per volta il vino bianco, fino ad
ottenere un impasto di giusta consistenza. Stendere la pasta con il matterello e formare una
sfoglia sottile. Disporre sulla sfoglia, ben distanziato, il ripieno a mucchietti, piegare la pasta,
premere bene i bordi e tagliare a mo’ di ravioli. Friggere i “cauzenciegghie” in olio abbondante
e bollente. Coprirli con zucchero a velo o cospargerli di miele o di vino cotto
Scarpegghie
Mettere la farina in una terrina
capiente, aggiungere un pizzico di sale
e il lievito fatto sciogliere
precedentemente in un po’ di acqua
calda. Impastare il tutto,
aggiungendovi poco per volta acqua
calda, fino ad ottenere una pasta
morbida. Lavorarla a lungo, finchè si
stacca dalle pareti del recipiente.
Coprire l’impasto e tenerlo a caldo, per
far lievitare. Mettere abbondante olio
d’oliva in una padella e farlo
riscaldare. Prendere con le dita
bagnate (o con un cucchiaio) un po’ di
impasto, versarlo nell’olio bollente e
farlo dorare. Terminata questa
operazione, far sciogliere in una
padella abbondante miele e versarvi,
poco per volta, le “scarpegghie”,
girandole più volte. E’ un tipico dolce
natalizio
Peccelatiegghie

In una terrina mescolare la farina, zucchero, uova lievito o ammoniaca, vainiglia, sugna o
olio. Poco per volta, versare il latte fino ad ottenere un impasto piuttosto morbido. Formare
delle ciambelle (di circa 20 cm di diametro), disporle in uno stampo da forno e lasciarle
cuocere. Preparare la glassa per la copertura: battere a neve l’albume con lo zucchero a
velo (un albume ogni 100 gr. Di zucchero) fino ad ottenere un composto di giusta densità.
Coprire le ciambelle con la glassa e guarnire con i confettini.
A ‘’RICAMATRIC’’
Principali elementi caratterizzanti gli aspetti esteriori di una
singola comunità erano costituiti fino a qualche tempo fa dal
dialetto e dal particolare abbigliamento (costume) che
diversificavano immediatamente gli abitanti di paesi, anche
situati a distanza di pochi chilometri l'uno dall'altro. Fino agli
ultimi decenni dell' '800, la maggioranza degli abitanti di Calitri
vestiva il tradizionale costume ad eccezione di pochi che,
vivendo parte dell'anno in altre località o che per motivi
professionali erano continuamente a contatto con altre realtà,
si adeguavano al vestire comune dettato dalla moda
particolare dell'epoca, oltre naturalmente agli ecclesiastici ed
ai militari, che indossavano gli abiti propri del loro status. La
popolazione possedeva, per lo più, un unico vestito, che
doveva durare tutta la vita (si versava in condizioni di estrema
indigenza).Il sopraggiungere anche a Calitri di forestieri,
operai, tecnici, ingegneri impegnati nella costruzione di opere
pubbliche (ferrovia prima ed Acquedotto Pugliese poi), che
vestivano secondo gusti cittadini, ha condizionato anche i
calitrani, che cominciarono ad avere qualche vestito in più, e
con fogge estranee all'uso locale.Il primo a scomparire è stato
- dopo gli anni '50 del '900 - il costume maschile (gli uomini
erano maggiormente a contatto con realtà forestiere), poi -
soprattutto dopo il terremoto del 1980 - è scomparso del tutto
quello femminile.
POLISPORTIVA CALITRI