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La vita è emersa,

più di 3,5
miliardi di anni
fa, sul terzo
pianeta di un
sistema solare
periferico di una
galassia di medie dimensioni, originatosi circa dodici miliardi di anni prima.
</p><p>L’universo ha avuto un inizio e vedrà una fine, però abbiamo, ancora
abbastanza tempo per
domandarci il significato di questa storia.
</p><p>La spiegazione scientifica dei processi di trasformazione degli esseri
viventi viene chiamata TEORIA
DELL’EVOLUZIONE, formulata per la prima volta dal naturalista inglese
Charles R. Darwin ne L’Origine
della specie del 1859: tutti gli esseri viventi sono legati fra loro da una relazione
di parentela,
modificatasi nel corso del tempo a partire da un antenato comune, in virtù di una
molteplicità di
meccanismi, come ad esempio, la selezione naturale.
</p><p>La teoria dell’evoluzione rappresenta un collante per riunire in un quadro
affidabile, tutti quei
fenomeni molto diversi fra loro come possono essere l’estinzione dei dinosauri e
la resistenza ai
pesticidi.
</p><p>Il nucleo darwiniano si basa su tre principi:
</p><p>la nascita continua di variazioni, di novità, di singolarità; e l’ereditarietà
di queste.
</p><p>I suoi studi sono stati, successivamente, integrati e rivisti, per rendere la
teoria dell’evoluzione più
realistica e comprensiva.
</p><p>Studiando l’uomo oggi, potremo capire come è nato il “terzo scimpanzé”
africano dotato della facoltà
unica di porsi domande ed etichette sul proprio destino.
</p><p><b>CAP.1
</b></p><p><b>IL MARCHIO DELL’EVOLUZIONE: L’UNITA’ NELLA
DIVERSITA’
</b></p><p>Il segno distintivo dell’evoluzione è l’unità nella diversità, ognuno
di noi porta con se le caratteristiche
biologiche universali tipiche della nostra specie, eppure ciascun individuo è unico,
è portatore di
differenze peculiari.
</p><p>In questo gioco dell’unità e della diversità risiede il segreto
dell’evoluzione.
</p><p><b>1.1L’ALBERO DELLA VITA
</b></p><p>Per <b>Evoluzione </b>intendiamo il cambiamento degli
organismo nel corso delle generazioni.
</p><p>In epoca predarwiniana era associato allo sviluppo individuale nel ciclo
di vita.
</p><p>La distinzione è della massima importanza, perché lo sviluppo di un
singolo organismo nell’arco di una
vita (ontogenesi) è un processo molto diverso dalla trasformazione della specie
lungo migliaia di
generazioni (filogenesi).
</p><p>Per Darwin, gli esseri viventi hanno un’unica unità di discendenza,
definito “albero della vita” 1837.
</p><p>Usando metafore arboree possiamo dire che da un tronco comune le
forme di vita si sono generate
per divisione delle linee di discendenza ancestrali, e qualche volta per ibridazione.
</p><p>1</p></div></div><div><div><p>L’evoluzione ci mostra che gli esseri
viventi sulla terra, con una gamma di rapporti diversi fra loro,
sono tutti legati da una relazione di cuginanza (Uomo-Scimpanzè); oltre a questa
diversità
ramificante, al centro dell’attenzione c’è anche l’adattamento, che consiste in
strategie attuate per
sopravvivere e riprodursi.
</p><p>Possiamo distinguere 4 categorie di evidenze empiriche per provare
l’evoluzione:
</p><p>1. prove storiche, cioè i fossili,
</p><p>2. comparizioni anatomiche e morfologiche fra specie viventi,
imparentate o estinte,
</p><p>3. prove molecolari, che attestano i differenti gradi somiglianza genetica
fra tutti gli esseri viventi,
</p><p>4. risultanze di laboratorio.
</p><p><b>1.2 IL MONDO NON È SEMPRE STATO LO STESSO
</b></p><p>L’evoluzione degli esseri viventi affonda le proprie radici nella
storia fisica del nostro pianeta,
stabilizzandosi circa 4,5 miliardi di anni fa.
</p><p>Da allora il tempo di rotazione sull’asse terreste è diminuito a causa del
rallentamento indotto dalle
maree, mentre la gravità è rimasta invariata. La superficie del pianeta è in
continuo movimento, e le
placche continentali si urtano e si spingono.
</p><p>I ritmi di questi processi fecero capire ai geologi già prima di Darwin che
la terra, per giungere alla
conformazione attuale avrebbe dovuto avere almeno alcune di centinaia di milioni
di anni. Per la
prima volta la scienza scopriva la necessità del “tempo profondo”.
</p><p>Il principio metodologico dell’uniformitarismo di Lyell, ovvero che le
cause e i ritmi dei processi
geologici fossero stati sempre gli stessi, imponeva di pensare all’età della terra in
termini di eoni,
durati circa trecento milioni di anni.
</p><p>Darwin confidava in una simile antichità della terra perché aveva
bisogno di una grande quantità di
tempo evolutivo per giustificare la lenta diversificazione della specie, morii
(1882) prima di poter
confermare queste datazioni.
</p><p>Lord Kelvin, aveva dedotto, successivamente, che la terra aveva una
manciata di milioni di anni.
</p><p>La sfida tra la scienza esatta e scienza storica sembrava ormai vinta dalla
prima, fin quando non
venne scoperta la radioattività: l’uranio all’interno della terra aveva rallentato il
raffreddamento del
pianeta. Il tempo profondo era diventato profondissimo.
</p><p>Proprio la scoperta del decadimento radioattivo permise di escogitare
modalità più precise per datare
le singole rocce; le rocce sedimentarie hanno la capacità di conservare al loro
interno tracce delle
forme viventi con le quali sono entrate in contatto, le quali a loro volta informano
sul tipo di ambiente
in cui erano presenti le rocce stesse.
</p><p>2</p></div></div><div><div><p>Queste tracce si chiamano fossili, ed
è la prima evidenza diretta dello svolgersi della storia naturale
sulla terra. Le parti dell’organismo decomponendosi vengono ricoperte da
minerali che si solidificano
attorno creando un’impronta fedele della loro forma nelle rocce sedimentarie,
anche se queste,
possono subire modificazioni e alterazioni.
</p><p>L’imperfezione della documentazione geologica, era già ben nota a
Darwin, notando la mancanza di
forme di transizioni chiare fra tutti gli esseri viventi, ed era convinto che il ritmo
del cambiamento
evolutivo fosse stato sempre uniforme, mentre oggi sappiamo che la velocità del
cambiamento
evolutivo può variare.
</p><p><b>1.3 UNO SCENARIO MAESTOSO
</b></p><p>Le più antiche evidenze di esseri viventi risalgono a:
</p><p>- 3,5 miliardi di anni fa in Groenlandia e in Australia, esseri procarioti –
unicellulari senza nucleo -.
</p><p>3</p></div></div><div><div><p>- 1 miliardo e mezzo di anni dopo
compaiono i primi esseri eucarioti –unicellulari dotati di organelli
specializzati e di un nucleo - .
</p><p>- 100 milioni di anni dopo esplode la vita pluricellulare.
</p><p>- Nel Paleozoico Cambriano, appaiono tutti i piani corporei animali
fondamentali.
</p><p>- nel Paleozoico Ordoviciano, appaiono i pesci primitivi.
</p><p>- nel Paleozoico Siluriano, appaiono le prime spore fossili.
</p><p>- nel Paleozoico Devoniano, appaiono i primi insetti,ragni, millepiedi,
piante e funghi.
</p><p>In questo periodo da un ramo di pesci a pinna lombata discendono i primi
vertebrati in grado di
sbarcare a terra.
</p><p>- nel Paleozoico Carbonifero, compaiono piante a fusto e rettili terrestri.
</p><p>- nel Paleozoico Permiano, compaiono pesci,insetti e rettili di ogni tipo,
alcuni con caratteristiche che li
porteranno a diventare mammiferi.
</p><p>Questo periodo si chiude con una delle maggiori estinzioni di massa mai
avvenute e apre l’era
Mesozoica.
</p><p>- nel Mesozoico Triassico, compaiono pesci ossei moderni, tartarughe,
coccodrilli, dinosauri e
primissimi mammiferi, i piccoli roditori.
</p><p>- nel Mesozoico Giurassico e nel Cretaceo, si diversificavano gli insetti e
i mammiferi, ma dominavano
ancora i dinosauri, fin quando 65 milioni di anni fa, un meteorite colpì la Terra
provocando un
cataclisma, portando all’estinzione dei dinosauri, tranne degli uccelli.
</p><p>Inizia l’era Cenozoica, l’età dei mammiferi.
</p><p>- nel Cenozoico Paleogene, Paleocene e Eocene, si diversificano gli
uccelli, le piante e le erbe.
</p><p>- nel Cenozoico Paleogene Oligocene e Cenozoico Neogene Miocene, i
mammiferi si ramificano: nei
primati, ungulati e negli elefanti; i pesci e i cetacei assumono l’aspetto moderno.
</p><p>- nel Cenozoico Neogene, Pliocene si rintracciano i nostri primi antenati.
</p><p>- nel Cenozoico Quaternario, Pleistocene l’età delle glaciazioni: nasce il
genere Homo.
</p><p>L’ Homo sapiens porta all’estinzione di un altissima percentuale di
mammiferi, 10.000 anni fa finisce
l’era del Pleistocene, con l’invenzione dell’agricoltura, il boom demografico
umano, e l’avvio di un
processo di modificazione e di sottomissione degli habitat senza precedenti.
</p><p>Notiamo che, finché la quantità di ossigeno nell’atmosfera fu bassa, la
vita poté essere solo marina,
per proteggersi dai raggi ultravioletti, con il rilascio di ossigeno con la fotosintesi
si creo una forte
selezione naturale a favore della vita aerobica.
</p><p><b>1.4 ANTENATI COMUNI: LA VIA MAESTRA
DELL’OMOLOGIA
</b></p><p>I biologi, sono da sempre impegnati a classificare le forme di vita,
attraverso le:
</p><p>1.somiglianze morfologiche
</p><p>2.corrispondenze nei processi di sviluppo
</p><p>3.condivisione del materiale genetico e biochimico.
</p><p>4</p></div></div><div><div><p>Intrecciando questi caratteri si può
dire che tutti gli organismi sono legati da una relazione di
parentela e condividono un antenato comune.
</p><p>Aprendo una matrioska dopo l’altra, possiamo notare per esempio che:
homo sapiens e scimpanzé
condividono un set di caratteri, che condividono molte similarità con i
mammiferi, che a loro volta ne
condividono con i vertebrati e via dicendo.
</p><p>Questi studi si basano sulle ricerche di Linnè (1758), notiamo che la
gerarchia di Linneo ha la forma di
un albero genealogico.
</p><p>Nonostante questi studi, rimase la difficoltà nel separare, da una parte, i
tratti simili che derivavano
dall’essere semplicemente immersi nello stesso ambiente, e dall’altra, i tratti
simili derivanti invece da
un origine storica comune.
</p><p>Darwin scrisse ne l’origine della specie, che l’occhio dell’evoluzionista
deve saper distinguere le
analogie superficiali, cioè quei tratti che appaiono simili a causa di un contesto
ecologico comune,
dipendenti dalla nicchia ecologica, cioè la porzione di ambiente delimitata dalle
risorse e dalle
relazioni ecologiche di una specie; dalle omologie profonde,cioè i tratti che si
assomigliano in quanto
derivati da strutture comuni, dipendenti dalle storie di parentela.
</p><p>Non meno importanti sono i caratteri vestigiali, ovvero i tratti ereditati da
un’antica storia evolutiva e
poi dismessi senza del tutto essere eliminati (coccige o i capezzoli nell’uomo),
questi ci permettono di
inferire (derivare) precise relazioni evolutive.
</p><p>Bisogna allora, stare molto attenti a distinguere i caratteri attendibili cioè
le omologie, da quelli
ingannevoli cioè le analogie: associare per esempio un pipistrello agli uccelli, per
via delle ali, sarebbe
un grave errore perché essi non le hanno ereditate da alcun antenato comune.
</p><p>La disciplina che studia tutto ciò, la ricostruzione dell’ordine di
ramificazione delle forme viventi è
chiamata &lt;&lt;sistematica filogenetica&gt;&gt; o cladistica, dal greco klados =
ramo.
</p><p><b>1.5 L’UNIVERSALITA’ DEL CODICE GENETICO
</b></p><p>Le somiglianze fra gli esseri viventi affondano le radici nei
meccanismi molecolari della vita.
</p><p>Il mattone di base dei tessuti di tutti gli organismi, virus esculsi, è la
<b>cellula</b>.
</p><p>Gli eucarioti hanno nel citoplasma due tipi di organelli, i mitocondri e i
cloroplasti (nelle piante), con
materiale genetico residuale, segno che prima probabilmente erano batteri
indipendenti, poi assorbiti
in una struttura più complessa: grande evento evolutivo che ha creato la vita
eucariotica.
</p><p>Il codice genetico è una sorta di linguaggio molecolare: in pratica, il
DNA dispone di circa 20
amminoacidi, i quali combinandosi possono dare vita alle <b>proteine.
</b></p><p>Il tratto di DNA in cui sono codificate le istruzioni per la sintesi di
una proteina è detto gene .
Il DNA è localizzato nel nucleo della cellula, mentre la sintesi delle proteine
avviene nel citoplasma.
Per poter trasmettere le istruzioni, il DNA deve trascriverle su una molecola di
RNA , che viene
appunto detta messaggero.
La trasmissione del materiale genetico avviene per via sessuata:
</p><p>La meiosi, processo di divisione mediante il quale una cellula eucariota
con corredo cromosomico
<b>diploide</b> dà origine a quattro cellule con corredo cromosomico
<b>aploide</b>, è fondamentale nella
riproduzione sessuale, la ricombinazione dell'informazione genetica proveniente
dalle cellule di due
individui differenti (maschio e femmina) della stessa specie, produce risultati ogni
volta diversi.
</p><p>Quando la cellula uovo nella femmina e spermatozoo nel maschio si
fondono e vengono "rimescolati"
si ricostituisce il corredo intero e dà origine ad una singola nuova cellula, detta
zigote, che diverrà il
nuovo individuo.
</p><p>5</p></div></div><div><div><p>Un gene è un fattore ereditario
localizzato su un cromosoma, una specifica versione del gene è detta
<b>allele</b>, per ogni gene esistono 2 alleli.
</p><p>Ogni allele specifica una data caratteristica di un organismo, se i due
alleli sono identici l’organismo
sarà <b>omozigote</b>, se invece sono diversi l’individuo sarà
<b>eterozigote</b>. La combinazione degli alleli in
un individuo rappresenta il suo <b>genotipo.</b> Quando i due alleli sono diversi
il <b>fenotipo</b>, che è l’aspetto
dell’organismo ovvero le caratteristiche morfologiche del corpo, può assumere la
forma specificata da
uno dei due alleli che viene detto <b>dominante</b> mentre l’altro è detto
<b>recessivo.</b></p><p>Nei gameti dei genitori, gli alleli si separano e poi si
ricongiungono casualmente, rimescolandosi di
generazione in generazione in un processo di trasmissione detto
<b>segregazione</b>.
</p><p>I geni possono essere strutturali che contribuiscono alla produzione delle
proteine e dell RNA, e
regolatori, che dirigono questi lavori e i geni strutturali.
</p><p>Una scoperta molto importate sui geni regolatori e la scoperta del gene
HOX, che dirige la corretta
attivazione dei geni che costruiscono le differenti parti dell’organismo.
</p><p>Il codice genetico è sorprendentemente universale e ugualmente valido
sia per gli animali superiori
(uomo compreso), sia per i batteri e i virus. Questo fatto sembra confermare che
tutti gli organismi
viventi, dalle piante agli animali, dai virus all'uomo, abbiano avuto un progenitore
comune con un
codice genetico che si è preservato durante tutta l'evoluzione biologica.
</p><p><b>1.6 L’EVOLUZIONE IN TEMPO REALE
</b></p><p>Da alcuni decenni è possibile vedere direttamente in azione
l’evoluzione anche in laboratorio e
provare a fermarla con iniezioni di battericidi differenti. Lo sviluppo di
popolazioni virali resistenti ai
farmaci è un evoluzione studiata tutt’ora per esempio con il virus dell’Hiv.
</p><p><b>CAP.2
</b></p><p><b>LE SORGENTI DI VARIAZIONE
</b></p><p>Il primo motore dell’evoluzione è la <b>variante </b>, cioè la
produzione incessante di differenze.
</p><p>Il punto di partenza della spiegazione evoluzionistica è la constatazione
che ogni individuo in natura è
unico, irripetibile e singolare. Gli organismi nascono diversi e queste differenze
tendono a trasmettesi
di generazione in generazione.
</p><p><b>2.1 LA MUTAZIONE E LA RICOMBINAZIONE
</b></p><p>Le <b>mutazioni</b> sono causate da cambiamenti stabili nel
materiale genetico che vengono trasmessi dai
genitori alla discendenza.
</p><p>Si dice <b>mutazione </b> un errore qualsiasi di replicazione, occorso
durante la duplicazione delle cellule
somatiche o durante la produzione dei gameti, che alteri la sequenza del DNA.
</p><p>Se la mutazione riguarda i gameti diventa ereditabile, si trasmette alla
discendenza e assume
un’importanza capitale per l’evoluzione.
</p><p>Più una mutazione colpisce un gene importante più sarà devastante.
</p><p>6</p></div></div><div><div><p>I biologi molecolari hanno catalogato
migliaia di mutazioni che possono essere neutrali rispetto alla
capacità di sopravvivenza, dannose , oppure può offrire un vantaggio per esempio
garantendogli la
resistenza a una malattia.
</p><p>Un'altra sorgente di variazioni della massima importanza, è <b>la
ricombinazione genetica</b>, processo
che porta a una nuova combinazione di geni preesistenti attraverso il crossing-
over, che è uno
scambio di porzioni corrispondenti dei cromatidi tra due cromosomi omologhi
durante la meiosi.
</p><p><b>2.2 LE MUTAZIONI NELLE POPOLAZIONI
</b></p><p>Un altro parametro fondamentale della mutazione è infatti la sua
<b>frequenza</b> , cioè quante volte
compare in una popolazione e in ogni generazione.
</p><p>Se individui della stessa specie presentano varianti dello stesso gene,
diciamo che vi è un
polimorfismo molecolare.
</p><p>Le mutazioni svantaggiose o neutrali, qualora si presentino in modo
ricorrente, sono tollerate dalla
popolazione , per quelle dannose è difficile che risultino sostenibili.
</p><p>Una mutazione favorevole, per essere resistere, deve presentarsi
abbastanza spesso, deve interessare
un individuo o un gruppo che può scambiare i loro geni con il resto della
popolazione, e deve
conservarsi in un ambiente che favorisce la sua stabilità.
</p><p>Le mutazioni genetiche hanno un ruolo essenziale nell’evoluzione perché
garantiscono una sorgente
permanente di variabilità all’interno delle popolazioni e questo è il segreto
centrale della teoria
dell’evoluzione.
</p><p>Con le mutazioni vengono trasmessi di generazione in generazione
variegati insiemi di caratteri
fenotipici, che vanno dalle caratteristiche corporee a quelle caratteriali, alle
inclinazioni individuali e
alle predisposizioni delle malattie.
</p><p>Quando una variazione all’interno di una popolazione è di tipo continuo
di solito è perché vi è una
forte influenza ambientale.
</p><p><b>2.3 PLASTICITA’ FENOTIPICA E MUTAZIONI EPIGENETICHE
</b></p><p>La mutazione e la ricombinazione continuano a immettere nuove
variazioni nelle popolazioni.
</p><p>Una parte di queste non darà conseguenze sul fenotipo, rimanendo silenti
o neutrali, l’altra parte,
invece influirà in meglio o in peggio sulle capacità di sopravvivenza degli
individui portatori.
</p><p>Possono esistere variazioni che non dipendono da mutazioni nel genoma,
bensì da modificazioni nei
meccanismi che incidono sulla struttura chimica del genoma.
</p><p>Questi meccanismi sono sensibili a influssi provenienti dall’organismo e
fattori ambientali, favorendo
la plasticità fenotipica.
</p><p>Oggi sappiamo che tali alterazioni non genetiche, bensì epigenetiche
(alterazioni avvenute a causa dei
meccanismi ecc) sono molto diffuse, e hanno un ruolo cruciale in molte patologie,
soprattutto tumorali.
</p><p>Inoltre, è stato verificato che in alcuni casi esse sono ereditabili, dunque
la variazione di qui si nutre
l’evoluzione non è solamente genetica ma anche epigenetica.
</p><p>7</p></div></div><div><div><p><b>2.4 MUTAZIONI
&lt;&lt;CASUALI&gt;&gt; : UN AGGETTIVO SCIVOLOSO
</b></p><p>Le mutazioni sono dette casuali, perché è difficile individuare le
cause per la mutazione singola e poi
perché non esiste alcuno schema ripetuto né alcuna correlazione riconoscibile.
Inoltre esse sono del
tutto indipendenti dal potenziale effetto positivo, negativo o neutro che avranno
sui loro portatori.
</p><p>Darwin aveva capito che la variazione non ha mai una direzione!
</p><p>Non è corretto supporre che l’evoluzione nel suo complesso sia un
processo casuale, piuttosto meglio
definirlo contingente.
</p><p><b>CAP 3
</b></p><p><b>LA SELEZIONE NATURALE: IL BASSO CONTINUO
DELL’EVOLUZIONE
</b></p><p>Il secondo motore dell’evoluzione è la <b>selezione naturale</b>, è
un processo automatico che interviene
sulla materia grezza fornita dalle mutazioni, eliminando le varianti svantaggiose e
favorendo la
diffusione di quelle varianti che favoriscono la sopravvivenza e la riproduzione
degli organismi.
</p><p><b>3.1 SOPRAVVIVENZA DIFFERENZIALE
</b></p><p>La prima presentazione pubblica della teoria fu nel 1858, basandosi
su 3 costatazioni empiriche iniziali
e su una deduzione teorica:
</p><p>1. potenziale di crescita delle popolazioni,
</p><p>2. popolazioni stabili, perché il valore medio della prole e di due figli
ciascuno,
</p><p>3.limiti di risorse e di spazio bloccano l’espansione fisiologica delle
popolazioni.
</p><p>( 1° deduzione)
</p><p>L’insieme di questi fattori competitivi fu soprannominato lotta per
l’esistenza.
</p><p>Il contesto ecologico è il dato primario per comprendere la selezione
naturale , poiché esso costituisce
l’arena effettiva dove si giovano le possibilità di sopravvivenza del singolo
individuo.
</p><p>A questo punto Darwin riprende il primo motore dell’evoluzione: la
variazione ereditaria, che lo porta
a constatare altre fonti empiriche e una 2° deduzione:
</p><p>4. gli individui si riproducono generando linee di discendenza,
</p><p>5. la prole assomiglia ai genitori, variazioni comprese,
</p><p>6. tali variazioni sorgono spontanee.
</p><p>(2° deduzione)
</p><p>In un contesto di competizione ecologica i portatori di variazioni
vantaggiose per la sopravvivenza
avranno maggiori possibilità di vivere a lungo e di riprodursi a scapito degli altri,
sopravvivenza
differenziale.
</p><p>(3° deduzione)
</p><p>8</p></div></div><div><div><p>Avendo più figli e nipoti,
diffonderanno nelle generazioni successive i loro tratti favorevoli, fino a
caratterizzare l’intera popolazione, discendenza con modificazioni .
</p><p>La legge così definita: questa discendenza con modificazioni prodotta
dalla sopravvivenza
differenziale degli organismi è l’evoluzione per selezione naturale.
</p><p>Oggi noi diciamo che in una popolazione alcuni organismi nascono con
mutazioni ereditabili che
permettono loro di sopravvivere meglio e quindi di riprodursi con più frequenza.
Questi organismi
finiscono per contribuire alla generazione successiva con una prole numerosa e
cosi via.
</p><p>Più alta è l’ereditarietà di un tratto, maggiore sarà la sua risposta alla
selezione.
</p><p>Varianti genetiche associate a tratti più adattativi aumenteranno la loro
frequenza nella popolazione,
la cui composizione andrà modificandosi nel tempo.
</p><p>Le varianti svantaggiose tenderanno a scomparire, anche se non del tutto
perché al di sotto di una
certa frequenza diventano invisibile alla selezione.
</p><p>Nell’insieme, la linea di discendenza della popolazione nel corso di
molte generazioni subirà un
cambiamento che oggi chiamiamo &lt;&lt;evoluzione&gt;&gt;.
</p><p><b>3.2 SELEZIONE: MECCANISMO AUTOMATICO
</b></p><p>Quando l’intera popolazione presenta un tratto, diciamo che si è
fissato un nuovo adattamento; cioè
un carattere che rende in qualche modo l’organismo più adeguato, appropriato al
suo ambiente.
</p><p>Quindi, quando si ha una sorgente di variazione ereditaria, pressione
selettiva costante, e tempo la
selezione agisce automaticamente sulle popolazioni attraverso la sopravvivenza
differenziale.
</p><p>Quindi <b>La selezione naturale</b>,è il meccanismo automatico con
cui avviene l'evoluzione delle specie
e secondo cui, nell'ambito della diversità genetica delle popolazioni, si ha un
progressivo (e
cumulativo) aumento della frequenza degli individui con caratteristiche ottimali
(fitness) per
l'ambiente di vita.
</p><p><b>*Fitness:</b> abilità generale di un organismo nelle strategie di
sopravvivenza e nei compiti di
riproduzione.
</p><p><b>3.4 SELEZIONE E VARIAZIONE
</b></p><p>La selezione naturale svolge anche un’opera silenziosa di
conservazione, soprattutto in contesti stabili
di consolidato adattamento di una specie alla sua nicchia ecologica.
</p><p>Possiamo immaginare questa situazione come il raggiungimento di un
picco adattativo, la selezione
tende a eliminare tutte le mutazioni aberranti rispetto alle condizioni di picco
adattivo, in virtù della
loro minore sopravvivenza differenziale (selezione stabilizzante).
</p><p>E’ possibile che in un contesto ecologico vi siano più strategie adattive
diverse, ma egualmente
vantaggiose (picchi adattativi multipli): qui la selezione tenderà a dividere la
popolazione in base ai
diversi adattamenti anche al punto di spezzarla in più specie(selezione
divergente).
</p><p>La selezione non può mai contraddire la variazione giacché se ne nutre;
quando sorge una mutazione
negativa la selezione non riesce a eliminarla del tutto ma la tollera a basse
frequenze.
</p><p>9</p></div></div><div><div><p>Succede, a volte, che un adattamento
è davvero tale se si verifica poche volte, per esempio: se un
individuo escogita un buon adattamento contro un parassita e lo adotta
diffusamente, il parassita
troverà una contromisura valida; allora meglio avere più strategie adattative
allora.
</p><p>Lo stesso vale se una specie è ben adattata nelle nicchie, l’uniformità
creerebbe una congestione,
quindi la selezione lavora per mantenere la diversità.
</p><p><b>3.5 CHI RISCUOTE I VANTAGGI DELLA SELEZIONE: I GENI,
L’INDIVIDUO O IL GRUPPO?
</b></p><p>Secondo Darwin, a riscuotere i vantaggi della selezione, era il
singolo organismo, poiché la selezione
viene sempre innescata da un vantaggio differenziale dell’individuo; il successo
del singolo poi si
propagherà in basso verso i geni e in alto verso la specie.
</p><p>Queste gerarchie dei livelli evolutivi non procedono sempre concordi,
può sorgere un conflitto quando
il bene del gruppo prevale su quello del singolo; questo possiamo provare a
spiegarlo attraverso la
selezione di parentela scoperta da Hamilton: il singolo sacrifica il proprio
vantaggio egoistico per
favorire la sopravvivenza di parenti, tramandando in questo modo indirettamente
la propria
discendenza genetica.
</p><p>L’altruismo sarebbe dunque in gran parte una forma sofisticata di
egoismo, e i gruppi sarebbero una
sorta di fenotipo esteso dei geni. A tal proposito Dawkins scrisse il Gene Egoista,
secondo cui
l’evoluzione è la diffusione dei geni attraverso i singoli e i gruppi.
</p><p>Possiamo provare a spiegare il conflitto, con una sorta di Selezione di
gruppo, dove gli organismi
rinunciano a un vantaggio riproduttivo per non saturare la loro nicchia ecologica.
</p><p>Comunque la nascita di gruppi altruisti è sempre esposta al rischio di
sovversione interna da parte di
battitori liberi che godrebbero del doppio vantaggio di fare i propri interessi e di
sfruttare l’aiuto
solidale degli altri.
</p><p><b>3.6 LA SELEZIONE SESSUALE
</b></p><p><b>La selezione sessuale</b> è un meccanismo che porta
all’evoluzione di caratteri sessuali secondari, che
possono fornire a un individuo un vantaggio nell’accoppiamento.
</p><p>Questa selezione può avvenire con due modalità differenti:
</p><p><b>Selezione intrasessuale</b>: E’ una competizione diretta tra gli
individui dello stesso sesso (maschi) per
aggiudicarsi l’accoppiamento con gli individui di sesso opposto (femmine).
</p><p>Esempio: in alcune specie i maschi combattono tra loro per le femmine,
le corna sono armi che i
maschi usano quando si scontrano tra loro.
</p><p>I maschi “vincenti” sono quelli che, accoppiandosi con le femmine,
trasmettono alla discendenza
corna sempre più importanti e offensive.
</p><p><b>Selezione intersessuale:</b> Gli individui di un sesso (femmine)
selezionano i propri compagni
riproduttivi tra gli individui dell’altro sesso (maschi).
</p><p>Esempio: Le femmine preferiscono i maschi con un "ornamento“
importante perciò molti maschi si
sono evoluti con grandi e begli ornamenti, ad esempio la colorazione brillante e
stravagante del
piumaggio degli uccelli.
</p><p>10</p></div></div><div><div><p>Ancora non è chiaro perché le
femmine sviluppino a volte bizzarre preferenze, scatenando
l’esibizionismo maschile; l’unica spiegazione plausibile rimane quella di Fisher,
ovvero che: il carattere
prescelto nel maschio viene selezionato perché conferisce qualche vantaggio.
</p><p>Ma se la selezione sessuale prevale su quella naturale, il carattere diventa
disadattivo perché il
vantaggio dell’accoppiamento va a discapito della sopravvivenza.
</p><p>Nei casi di poliginia (un maschio si accoppia con più femmine), la
selezione sessuale sarà aggressiva.
</p><p>Nei casi di poliandria (le cui femmine si accoppiano con più maschi), il
dimorfismo sessuale sarà invertito,
le dimensioni e gli ornamenti per conquistare il maschio saranno esibiti dalle
femmine.
</p><p>Nei casi di monogamia (l'abitudine di alcuni animali ad accoppiarsi e
convivere con un solo partner),la
selezione sessuale avrà influenza inferiore.
</p><p>Darwin ne l’origine della specie e la selezione in rapporto al sesso 1871
</p><p><b>3.7 ADATTAMENTO E IMPERFEZIONE
</b></p><p><b>L'adattamento</b> è l'insieme delle caratteristiche, sia strutturali
sia comportamentali, che sono state
favorite dalla selezione naturale perché aumentano le possibilità di sopravvivenza
e di riproduzione di
un organismo nel suo habitat naturale.
</p><p>Il concetto di adattamento non equivale a perfezione, per una serie di
cautele molto importanti:
</p><p>- è un processo e prodotto sempre incompiuto, provvisorio, contingente
rispetto ai cambiamenti.
</p><p>- vale fino al prossimo cambiamento delle pressioni selettive.
</p><p>- è ambiguo, un carattere adattivo per una specie può non esserlo per
un'altra: per sfuggire a certi
predatori conviene correre, in altre circostanze è meglio stare fermi.
</p><p>Una modificazione adattiva comporta una serie di effetti collaterali
(coadattamenti); l’evoluzione per
selezione naturale è un gioco di pesi e contrappesi, di costi e benefici, un
equilibrio di adattamenti che
spesso offrono un vantaggio maggiore rispetto agli effetti indesiderati.
</p><p>Essendo che le pressioni selettive sono multiple e interdipendenti
(cibarsi/fuggire dal predatore –
alimentazione e respirazione) gli organismi devono escogitare di volta in volta
compromessi precari
raggiungendo picchi adattativi intermedi.
</p><p>Le soluzioni adattative hanno dei vincoli, i vincoli ontogenetici (insieme
di esperienze), che limitano la
variabilità fenotipica per renderla compatibile con il piano corporeo.
</p><p>Nella maggioranza dei casi gli organismi, comunque, tendono a
riutilizzare ciò che hanno a
disposizione (bricoleur) per far fronte a nuove necessità, piuttosto che sviluppare
una nuova struttura.
</p><p><b>3.8 L’EXAPTATION O COOPTAZIONE FUNZIONALE
</b></p><p>Era difficile spiegare come lo stadio nascente di un organo, per
esempio un’ala (le penne potrebbero aver
cominciato a svilupparsi nei dinosauri corridori per funzioni di termoregolazione
o di esibizione) o di un occhio, potesse
essersi evoluto in vista della sua utilità attuale, dato che non poteva servire
all’inizio per volare o per
vedere.
</p><p>11</p></div></div><div><div><p>Darwin introdusse un principio di
ridondanza funzionale e sostenne che in natura un organo può
svolgere più funzioni o, viceversa, una funzione può essere assolta da più organi.
</p><p>Un organo può dunque avere un “pre-adattamento” per una certa
funzione e poi essere cooptato per
un’altra.
</p><p>Gould e Vrba ripresero e valorizzarono questa intuizione darwiniana,
proponendo di sostituire il
termine pre-adattamento con quello di <b>exaptation</b> (exattamento), cioè un
carattere formatosi per
una determinata ragione, o anche per nessuna ragione funzionale specifica
all’inizio, e poi resosi
disponibile per il reclutamento attuale.
</p><p>Si parla di <b>exaptation</b> in tutti i casi in cui vi sia una
<b>cooptazione funzionale</b> (integrazione attuale) di
strutture impiegate in passato per funzioni diverse o addirittura per nessuna
funzione, (un’accezione
radicale, che non era prevista nella teoria del pre-adattamento darwiniano).
</p><p>Il concetto di exaptation non sostituisce quello di adattamento, ma lo
integra aggiungendo altre
possibilità di sviluppo; nei casi non vi sia stato cambiamento di funzione
continuiamo a parlare di
adattamento, mentre nei casi di cooptazione usiamo il termine exaptation.
</p><p>Insomma: non tutto in natura serve a qualcosa, ma tutto può sempre
tornare utile.
</p><p><b>3.9 L’EVOLUZIONE: STORIE DI SESSO, DI MORTE, E DI
ESPEDIENTI
</b></p><p>Non tutto ciò che vediamo nell’evoluzione e’ per forza adattivo.
</p><p>Se immaginiamo un morfospazio ideale, cioè uno spazio astratto che
contenga tutte le diverse
combinazioni adattative possibili, quasi mai gli organismi reali lo occupano in
modo uniforme.
</p><p>Perché non tutto è realizzabile o forse non e’ mai stato raggiunto dalla
storia.
</p><p>Per esempio le dimensioni di un organo potrebbero non avere un
significato adattivo autonomo, ma
essere connesse alla crescita di un'altra parte dell’organismo.
</p><p>L’adattamento e l’evoluzione ancora non comprendono bene, il sesso e la
vecchiaia:
</p><p>E come se l’invecchiamento fosse tollerato dall’evoluzione, poiché i
replicatori geneci sopravvivranno
di generazione in generazione, uniti ai loro corrispettivi culturali (idee, ricordi,
opere).
</p><p>Per massimizzare la diffusione dei propri geni non sarebbe male,
allungare il periodo fertile, poiché ci
sarebbero più possibilità di trasmissione.
</p><p>La selezione però, avendo questo limite di tempo, e’ possibile che
privilegi le mutazioni vantaggiose.
</p><p>La riproduzione tramite sesso non e’ l’unica soluzione, in natura esiste la
riproduzione asessuale o
clonale: che si ha quando un organismo, uni o pluricellulare genera copie
identiche di se stesso.
</p><p>Le piante scelgono la propagazione vegetativa che consiste nella
generazione di nuovi individui a
partire da un progenitore per semplice divisione in due parti, di norma
geneticamente identiche,
oppure per semplice distacco di sue porzioni di corpo, come fanno anche i batteri.
</p><p>La riproduzione asessuale non ha preso il sopravvento perché e’ una
pratica molto costosa, inoltre il
sesso aumenta le possibilità di fissare mutazioni favorevoli perché rimescola in
continuazione i geni;
per Hamilton l’unico motivo per cui conviene la riproduzione sessuale e’ per la
resistenza ai parassiti
e alle malattie. Essa, garantirebbe un’incessante diversificazione genetica di
generazione in
generazione, obbligando gli aggressori ad aggiustare continuamente il tiro.
</p><p>12</p></div></div><div><div><p>In sintesi, ancora una volta il segreto
sta nella capacità di produrre diversità, quella che manca in una
popolazione uniforme di cloni, vulnerabili agli attacchi degli agenti patogeni.
</p><p><b>CAP. 4
</b></p><p><b>LA STRUTTURA DELLA POPOLAZIONE: SPECIAZIONI,
MIGRAZIONI E DERIVE
</b></p><p>Il terzo motore dell’evoluzione sono le <b>speciazioni, migrazioni e
le derive</b>.
</p><p>Nel gioco dell’adattamento, delle nicchie ecologiche e delle discendenze,
che cosa separa realmente
la specie?
</p><p><b>4.1 DEFINIRE UNA SPECIE: L’ISOLAMENTO RIPRODUTTIVO
</b></p><p>Lo studio degli evoluzionisti, e’ la specie, che ancora sfugge a una
definizione univoca.
</p><p>Darwin ideò una definizione nominalista: le specie sfumano
gradualmente l’una nell’altra e anche
quando divergono lo fanno in modo talmente lento da rendere impossibile la
definizione oggettiva .
</p><p>Sicuramente più esatta della definizione tipologica predarwiniana di
specie: ovvero che la natura
fosse suddivisa in tipi ideali distinti da un punto di vista morfologico.
</p><p>Alcuni naturalisti ipotizzarono che la separazione geografica fosse un
fattore importante di distinzione
fra le specie, era noto che l’accoppiamento all’interno di una specie e’ fertile,
mentre fra due specie
tende a non esserlo più.
</p><p>Nel 1942 Mayr e Dobzhansky , proposero una <b>nozione biologica di
specie</b>: una specie è una
comunità riproduttivamente chiusa, cioè una popolazione di organismi che si
incrociano e si
scambiano geni solo fra loro e non con popolazioni imparentate.
</p><p>Es. Gli esseri umani = stessa specie, perche’ tutti i membri sono fertili fra
loro.
</p><p>Nasce cosi la nuova sistematica.
</p><p>Una specie composta da diverse popolazioni geograficamente separate
tende a frammentarsi in
sottovarieta’ con un alto polimorfismo molecolare (caratteri diversi, es. Gruppi
sangugni nell’uomo) ,
viceversa una specie composta da una sola popolazione tende ad avere un
polimorfismo basso.
</p><p>Le specie si scompongono in popolazioni con tratti differenti in base al
luogo geografico: fenomeno
universale chiamato variazione geografica, (es. Colore della pelle).
</p><p><b>4.2 NASCITA DELLE SPECIE E MIGRAZIONE
</b></p><p>La barriera geografica si trasforma in una barriera riproduttiva.
</p><p>La <b>speciazione</b> avviene,secondo Mayr, per dislocamento di una
popolazione in un territorio separato
e si definisce per questo allopatrica, la speciazione allopatrica prevede l'esistenza
di barriere
geografiche che separando due popolazioni di individui della stessa specie in due
territori differenti
(definiti isole), interrompono il flusso genico della popolazione iniziale portando
alla diversificazione di
due specie differenti.
</p><p>13</p></div></div><div><div><p>Gli evoluzionisti avevano cosi
scoperto che il meccanismo di produzione di nuove specie necessitava
di una forte componente ecologica, occorre un contesto ecologico che separi le
popolazioni.
</p><p>Esistono anche i casi intermedi, come gli incroci o, le specie ad anello: è
la via di mezzo tra due
specie, una più evoluta e l' altra meno.
</p><p>Inoltre la specie anello deve contenere in sé le caratteristiche che
differiscono tra la specie precedente
e la specie successiva ad essa. Insomma la specie anello si può definire una specie
di "transito" tra
due specie.
</p><p>Es. I gabbiani reali sono distribuiti circolarmente lungo l’emisfero
boreale dall’Europa alla Siberia e al
Canada, sicché i due estremi si toccano e formano un anello, seguendo questo
anello i gabbiani
risultano leggermente diversi, poiché si incrociano l’uno con l’altro, non c’è
incrocio solamente ai due
poli di questo anello, perché sono interfeconde tra loro.
</p><p>Capita che la barriera riproduttiva si sfumi, per causa o meno, della
migrazione che ha duplice ruolo:
</p><p>Una forza speciativa se contribuisce a separare una popolazione dalla
specie madre;
</p><p>Una forza livellatrice se rimescola in tempi rapidi le popolazioni
impedendo l’isolamento riproduttivo.
</p><p><b>4.3 SPECIE E SPECIAZIONI: UNA PLURALITA’ DI PROCESSI
POSSIBILI
</b></p><p><b>SPECIE
</b></p><p>3 nozioni storiche di specie:
</p><p><b>1. Nozione tipologica:</b> specie come tipo ideale standard,
morfologicamente distinguibile.
</p><p><b>2. Nozione convenzionalistica:</b> la specie come etichetta
tassonomica per distinguere popolazioni di
organismi imparentati.
</p><p><b>3. Nozione biologica:</b> specie come entità biologica reale, ovvero
come comunita’ riproduttivamente
chiusa.
</p><p>L’ultima nozione è quella attualmente adottata, anche se e’ stata
affiancata e integrata da altre
definizioni:
</p><p>Nozioni attuali di specie:
</p><p><b>1. Concetto biologico di specie:</b> un gruppo di popolazioni
riproduttivamente isolato.
</p><p><b>2. Concetto ecologico di specie:</b> una linea di discendenza
separata che occupa una nicchia
adattativa specifica.
</p><p><b>3. Concetto evoluzionistico di specie:</b> una singola linea di
discendenza storicamente ed
evolutivamente separata dalle altre.
</p><p><b>4. Concetto filogenetico o cadistico di specie: il più piccolo ed
esclusivo gruppo monofiletico di
</b>discendenza comune.
</p><p><b>5. Concetto di specie per riconoscimento: </b>la più piccola
popolazione di organismi che
condividono lo stesso sistema di fertilizzazione.
</p><p><b>6. Concetto di specie per coesione genotipica o fenotipica</b>: la più
piccola popolazione di
organismi distinguibili, morfologicamente o geneticamente, che non presenti
forme intermedie con
altre.
</p><p><b>SPECIAZIONE
</b></p><p>14</p></div></div><div><div><p><b>Speciazione:</b> processo
evolutivo grazie al quale si formano nuove specie da quelle preesistenti.
Contr. Estinzione.
</p><p>Modalità di speciazione:
</p><p><b>1. Speciazione allopatrica: interruzione del flusso genetico a causa di
una barriera geografica;
</b>frequenza massima in natura.
</p><p><b>2. Speciazione parapatrica: flusso genetico interrotto, ma in
contiguità territoriale.
</b></p><p><b>3. Speciazione simpatrica con selezione di rinforzo:</b>
divergenza a seguito di ibridazione
disadattativa, nello stesso territorio.
</p><p><b>4. Speciazione simpatrica per selezione sessuale:</b> divergenza a
seguito di isolamento
comportamentale, nello stesso territorio.
</p><p><b>5. Speciazione per ibridazione:</b> cromosomica o genica.
</p><p><b>4.4 LE CAUSE E I RITMI DELLA SPECIAZIONE
</b></p><p>Le cause della speciazione sono in fase di studio e possono essere
legate sia allo scarso adattamento
biologico degli ibridi, sia a incompatibilità genetiche, o da comportamenti o
procedure di
accoppiamento divergenti.
</p><p>In altri casi la selezione naturale comincia ad agire contro la
sopravvivenza degli ibridi e innalza una
barriera produttiva anche senza separazione geografica (selezione di rinforzo).
</p><p>Dalle cause dipendono anche i tempi necessari per completare la
separazione fra due specie,
caratterizzati da periodi di stabilità delle specie madri interrotti da bruschi episodi
di speciazione
rapida (equilibrio punteggiato).
</p><p><b>4.5 IL GENE INDIFFERENTE E L’IMPORTANZA DELLA
DERIVA GENETICA
</b></p><p>Il quadro esplicativo della speciazione è insomma alquanto
complicato, sia per i modi sia per i tempi di
realizzazione, a ciò si aggiunge che le popolazioni possono differire fra loro in
modo casuale, con tratti
che non portano vantaggio sulla sopravvivenza o sulla riproduzione dei loro
membri.
</p><p>Le mutazione neutrali, sono indifferenti, senza vantaggi ne svantaggi,
non sono viste dalla selezione
naturale e può passare da una generazione all’altra facendo si che i discendenti
differiscano dagli
antenati senza alcuna ragione selettiva apparente.
</p><p>Wright aveva scoperto che in assenza di pressioni selettive alcune
popolazioni, soprattutto se piccole
e diffuse in spazi ristretti, potevano accumulare mutazioni che si evolvono
casualmente, cioè senza
alcuna ragione adattiva e selettiva (deriva genetica), la distribuzione dei gruppi
sanguigni nelle
popolazioni umane è un esempio classico.
</p><p>Ogni mutazione neutrale, quindi, viene trasmessa da un portatore che non
avrà alcun vantaggio
nell’averla e potrà essere estratta casualmente a ogni generazione.
</p><p>La velocità di cambiamento delle frequenze genetica per deriva è
inversamente proporzionale alle
dimensioni della popolazione.
</p><p>Se la popolazione è molto grande, gli effetti della deriva genetica si
smorzano e diventano
insignificanti. Se la popolazione è piccola vi si può verificare la fissazione: in una
generazione tutti i
portatori avranno la mutazione neutrale.
</p><p>15</p></div></div><div><div><p><b>4.6 L’OROLOGIO
DELL’EVOLUZIONE
</b></p><p>L’informazione genetica è importante per dedurre anche le relazioni
fra le specie.
</p><p>Specie strettamente imparentate avranno una percentuale bassissima di
basi diverse: poche
provenienti da Dna codificante (sostituzione, cambio di sequenza proteica,
alterando il fenotipo), le
altre silenti.
</p><p>Le mutazioni silenti, sono le più comuni e rapide, quelle di sostituzione
vengono eliminate ogni volta
che implicano una funzionalità anche leggermente inferiore.
</p><p>Le previsioni sulla regolarità e sulla velocità dell’evoluzione molecolare
fanno parte della teoria
neutrale dell’ evoluzione molecolare di Kimura.
</p><p>Mappare le mutazioni divergenti è utile perché ci permette di datare con
precisione le separazioni e le
migrazioni dei ceppi del popolamento umano sulla terra.
</p><p><b>CAP.5
</b></p><p><b>L’EVOLUZIONE SU LARGA SCALA E I SUOI GLORIOSI
ACCIDENTI
</b></p><p>Le dinamiche macroevolutive rappresentano il quarto motore
dell’evoluzione.
</p><p>Per <b>macroevoluzione </b>si intendono i maggiori episodi evolutivi
che notiamo nella documentazione
fossile.
</p><p><b>5.1 LA GEOGRAFICA DELLA SPECIE
</b></p><p>La biogeografia è il ramo che si occupa della distribuzione delle
specie nello spazio.
</p><p>Dal suo punto di vista, diventano importanti agenti evolutivi fenomeni
come le oscillazioni climatiche
e le glaciazioni, che non alternano soltanto i valori delle temperature ecc, ma
spostano anche le fasce
di vegetazione e gli habitat, alzano e abbassano i livelli del mare, obbligando le
specie a migrazioni
imponenti per cercare rifugio in terre inesplorate.
</p><p>I processi di separazione, per vicarianza (separazione geografica dovuta
ad eventi geologici) o di
<b>dispersione </b>( separazione geografica dovuta a una
migrazione),<b></b>potrebbero concorrere all’evoluzione
della distribuzione geografica della specie, dividendo le famiglie di specie e
influendo cosi sui loro
alberi di discendenza.
</p><p><b>5.2 IL RESPIRO LUNGO L’EVOLUZIONE
</b></p><p>Molte estinzioni di massa sono state precedute da periodi di
preparazione e dal declino dei gruppi
dominanti, innescate da fattori ecologici improvvisi e travolgenti.
</p><p>La deriva dei continenti, le eruzioni vulcaniche, le oscillazioni climatiche
e cosi via, producono
estinzioni che si distinguono per dinamiche e per quantità, diverse, dalle normali
estinzioni di sfondo
</p><p>16</p></div></div><div><div><p>che interessano le specie in ogni
epoca, i dominatori soccombono di fronte al cambiamento imprevisto
e vengono sostituiti da invasori opportunisti.
</p><p>Quando una perturbazione supera la soglia delle capacità di resistenza
della specie, si innesca un
pattern (schema, modello) macroevolutivo intermedio di avvicendamento di
specie, un impulso che porta
all’estinzione e alla sostituzione di molte specie.
</p><p>* può capitare che l’unione di due continenti può cambiare le sorti di
migliaia di specie, poiché
l’habitat globale non può sostenere la sopravvivenza della somma delle specie
delle due aree più
piccole precedenti.
</p><p><b>5.3 UNITI PER LA VITA: SIMBIOSI ED ENDOSIMBIOSI
</b></p><p>La transizione dai procarioti agli eucarioti, si tratta di una strategia
in cui le competenze adattative di
organismi più antichi vengono fuse insieme per generare una forma vivente di
complessità superiore..
</p><p>Secondo la teoria dell’endosimbiosi, le attuali cellule eucariotiche (piene
zeppe di organelli come per
esempio mitocondri o cloroplasti) si sono formate grazie all’unione di cellule più
semplici, i batteri
simbionti, in grado di svolgere da soli alcune funzioni peculiari.
</p><p>Negli anni ‘80 la biologa americana Lynn Margulis propose l’ipotesi
della simbiogenetica, che spiega
l’origine di organelli come i mitocondri e i cloroplasti all’interno della cellula
eucariotica. Tale teoria è
ritenuta attendibile anche grazie a importanti conferme sperimentali riguardanti i
due organelli, come
ad esempio:la presenza del materiale genetico proprio al loro interno, in forme
circolari di DNA (tipiche
dei procarioti).
</p><p><b>5.4 L’ILLUSIONE DEL PROGRESSO
</b></p><p><b>5.5 NATURALMENTE UMANI
</b></p><p>Tra gli anni 70-90, periodo d’oro della paleoantropologia, le due
previsioni darwiniane ( antenato
comune con gli scimpanzé e origini africane) furono sommerse di prove.
</p><p>Si pensava che la storia dell’evoluzione umana avesse camminato in
modo lineare, partendo dai
australopitecus ai sapiens, ma in realtà a una discendenza ramificata a cespuglio,
contenente
addirittura tre generi diversi, australopitecus, parantropi e homo.
</p><p>17</p></div></div><div><div><p>Le prove attestano che l’Africa è la
culla della famiglia ominide, e che da li l’uomo si muoverà per
occupare tutti i continenti.
</p><p>L’evoluzione ominide ha seguito esattamente le stesse regole e gli stessi
4 motori del cambiamento.
</p><p>30 mila anni fa sistemavano contemporaneamente 3 specie umane: homo
sapiens,homo
neanderthalensis, e homo florensiensis, tre specie umane strettamente imparentate
ma
biologicamente separate.
</p><p>L’umanità è nata più di una volta e non sappiamo perché alla fine sia
stata rappresentata da una sola
specie.