Sei sulla pagina 1di 272

GENEROSI

Four Mercenaries IT #1

K.A. Merikan

Traduzione di: Alice Arcoleo per “Quixote Translations”


Edizione italiana a cura di: Alessandra Magagnato
GENEROSI

Preso. Premiato. Posseduto. Amato.

Clover è un orfano che conduce una vita difficile e caotica. Niente stabilità. Niente
soldi. Niente amici. Non si fida di nessuno.
La sua vita già triste scende in picchiata quando finisce tra le mani di una gang
coinvolta nel traffico di esseri umani. Qualcuno ha richiesto un giovane uomo albino, e
Clover dovrà diventare proprietà di un compratore misterioso che non si fermerà
davanti a niente pur di soddisfare i propri desideri più perversi. Il destino di Clover
sembra segnato finché non sarà casualmente salvato da quattro cacciatori di teste che
vogliono catturare i suoi rapitori.
I quattro mercenari vogliono andare avanti per la loro strada, ma quando Clover li
supplicherà di proteggerlo, loro accetteranno, anche se ci sarà un prezzo da pagare.
All’inizio, l’accordo sembra poco chiaro, ma quando comincerà a conoscere i quattro
uomini che lo hanno trascinato in una corsa spericolata, i suoi sentimenti potrebbero
diventare pericolosi quanto lo sfuggente compratore.
Tuttavia, una relazione con quattro uomini diversi potrà mai funzionare? Sono uomini
che uccidono per vivere. Uomini pieni di contraddizioni.
Tank. L’imponente ex soldato che desidera essere il paparino di Clover.
Pyro. Selvaggio, pieno di tatuaggi, con una bocca pronta a dire oscenità e una smania
per la violenza.
Boar. Rosso, barbuto, un orsacchiotto che può trasformarsi in un grizzly.
Drake. Oscuro e pericoloso, con una lingua affilata come i suoi coltelli.
Questi uomini possono procurargli l’amore e la sicurezza che desidera? Oppure Clover
ha commesso l’errore peggiore della sua vita?

***

GENEROSI, un romanzo dark gay harem contemporaneo, il primo volume della


trilogia “Four Mercenaries”. Ha contenuti espliciti, un linguaggio forte, personaggi
moralmente ambigui e parecchie scene bollenti ed emotive.
POSSIBILI SPOILER:
Temi: rapimento, poliamore, mercenari, cacciatori di teste, albinismo, problemi a
impegnarsi, proposta indecente, passato oscuro, legame maschile, traffico di esseri
umani, differenza di corporatura, da nemici ad amanti, pericolo, maschio alpha,
famiglia per scelta, mancanza di fiducia, condivisione, vittima e protettore
Lunghezza: ~90,000 parole
Informazioni sul libro che avete acquistato

Questa è un’opera di fantasia. Nomi, personaggi, luoghi e avvenimenti sono il prodotto


dell’immaginazione dell’autore o sono usati in modo fittizio e ogni somiglianza con
persone reali, vive o morte, imprese commerciali, eventi o località è puramente
casuale.
Cover Artist: Natasha Snow
Sito web: http://natashasnow.com/
Grazie per aver acquistato questo e-book. L’acquisto non rimborsabile di questo e-
book garantisce UNA SOLA copia legale a testa da essere utilizzata su un solo pc o
dispositivo di lettura. Questo e-book non potrà essere in alcun modo oggetto di
scambio, commercio, prestito, rivendita, acquisto rateale o altrimenti diffuso
senza il permesso scritto dell’editore e dell’autore. Qualsiasi distribuzione o
fruizione non autorizzata, totale o parziale, online oppure offline, su carta o con
qualsiasi altro strumento già esistente o che deve ancora essere inventato, costituisce
una violazione dei diritti d’autore e come tale è perseguibile penalmente. Chiunque
non desiderasse più possedere questo e-book deve cancellarlo dal proprio pc.

AVVERTENZE:

La lettura di questo libro è consigliata a un pubblico di soli adulti in quanto contiene


scene di natura sessuale tra due o più uomini consenzienti.
La riproduzione o distribuzione non autorizzata di questo prodotto, protetto dal diritto
d’autore è illegale.

“Generosi”
Copyright © 2019 K.A. Merikan
Traduzione: Alice Arcoleo per “Quixote Translations”
Edizione italiana a cura di: Alessandra Magagnato
Tutti i diritti riservati
INDICE

Capitolo 1 – Tank
Capitolo 2 – Clover
Capitolo 3 – Clover
Capitolo 4 - Clover
Capitolo 5 – Clover
Capitolo 6 - Clover
Capitolo 7 – Clover
Capitolo 8 - Tank
Capitolo 9 – Clover
Capitolo 10 – Pyro
Capitolo 11 – Clover
Capitolo 12 – Clover
Capitolo 13 – Clover
Capitolo 14 – Clover
Capitolo 15 – Drake
Capitolo 16 – Clover
Capitolo 17 – Clover
Capitolo 18 – Clover
Capitolo 19 – Boar
Capitolo 20 – Clover
Capitolo 21 – Clover
Epilogo – Tank
NEWSLETTER
Le autrici
Capitolo 1 – Tank

Tank abbassò il passamontagna sul viso. Il tessuto era sottile, ma era


comunque così caldo da imperlargli la pelle di sudore e far friggere
lentamente il suo corpo con i suoi stessi liquidi.
Fissò le due sagome sui sedili davanti del furgoncino, poi Drake,
seduto sul pavimento del retro, di fronte lui, in perfetto silenzio, con le
gambe incrociate, le spalle ricurve e i gomiti appoggiati sulle ginocchia, a
fissare la sua collezione di coltelli. Di tanto in tanto, Drake sfiorava le lame
con i polpastrelli, ancora indeciso su quale scegliere per la serata.
Conosceva le sue armi alla perfezione, proprio come Tank poteva
indovinare quale arma da fuoco stesse tenendo in mano, semplicemente dal
peso e dalla sensazione tra le sue dita.
La luce già debole dei fari si affievolì, segnalando l’avvicinamento al
loro obiettivo. Nel bel mezzo del nulla, nel New Mexico, era necessario
sforzarsi di passare inosservati, soprattutto a quell’ora di notte.
«Sei sicuro che sia questo il punto?» domandò Tank a Boar, che
guidava il furgoncino con tranquillità, come se si trovassero in gita e non
sulle tracce del loro obiettivo.
«Ho controllato due volte le coordinate. Deve essere il nostro uomo.»
Pyro si agitò sull’altro sedile e, nonostante il suo volto fosse celato
dall’oscurità, i raggi lunari fecero brillare le punte dei suoi denti affilati
quando sogghignò. «Ci sono delle luci davanti a noi. Siamo quasi arrivati.»
Era anche ora, perché l’attesa lo aveva reso impaziente di usare le
armi. Era in situazioni come quelle che si sentiva più a suo agio. Avere una
causa comune gli faceva ricordare il suo periodo in Iraq, anche se i suoi
giorni nell’esercito si erano dimostrati una delusione. Comunque, era stata
proprio quell’esperienza a trasformarlo nell’uomo che era diventato.
Se ne infischiava delle leggi ed era fedele solamente ai suoi uomini.
Non si trovavano lì per portare pace o giustizia. Si trattava di soldi.
Boar spense il motore del furgoncino. «Dovremmo proseguire a piedi
per evitare che ci senta.»
Quell’esortazione aiutò Drake a prendere una decisione, e alla fine
scelse una lama lunga. A differenza degli altri, Drake non aveva bisogno di
cambiarsi per il viaggio, perché era vestito sempre di nero dalla testa ai
piedi. Gli bastava la sua attrezzatura per entrare in azione. Sogghignò prima
di indossare il passamontagna. I trafficanti di esseri umani erano i suoi
bersagli preferiti. Tank sospettava che Drake li avrebbe fatti fuori con
piacere senza nemmeno ricevere una ricompensa, ma un uomo aveva
bisogno di mangiare.
Tank si alzò dal pavimento, e dovette abbassare il capo per non sbattere
sul soffitto nel retro del furgoncino. «Pyro, sai che cosa fare. Boar,
avvicinati alla porta principale. Drake, noi entreremo dal retro. Riggs ha
una piccola squadra, quindi potrebbe non essere solo.»
«Ho sentito dire che doveva incontrare una donna da queste parti.
Un’amante segreta?» domandò Boar, non appena scese dall’auto. Sapeva
essere un vero bastardo, ma con la barba ramata e folta e il sorriso a
trentadue denti era il più discreto della squadra. Era utile quando il loro
lavoro richiedeva che uno di loro distraesse il bersaglio.
Pyro ridacchiò e indossò il passamontagna. «Uno stupratore a cui
piacciono consenzienti? È questo che stai dicendo?»
Non appena Drake aprì lo sportello con un calcio e scese dal veicolo, la
sua sagoma esile ma alta formò un buco nero sullo sfondo degli arbusti
scuri. «Concentrati,» ordinò, guardando verso le luci davanti a loro. Si
trovavano a dieci minuti dalla vecchia fattoria. Dato che il loro capo non
aveva richiesto che consegnassero Riggs a qualcuno, quell’incarico avrebbe
dovuto filare liscio come l’olio. Quel bastardo doveva abbandonare il
traffico di esseri umani per sempre. La cosa migliore che quello stronzo
poteva sperare era di essere ucciso da un proiettile di Tank piuttosto che dal
coltello di Drake.
«La treccia,» borbottò Tank rivolgendosi a Pyro quando lo vide
passare. Che senso aveva indossare un passamontagna se i suoi capelli blu
si vedevano da dietro? Ne avevano già discusso, ma Pyro si rifiutava di
tagliare quella treccia. Doveva essere speciale. Una volta lui aveva
insinuato che Pyro compensasse la sua altezza con qualcosa di stravagante,
ma un naso rotto dopo, Tank non ne aveva più fatto parola.
«Sì, mamma.» Pyro fece un cenno con la mano per chiudere il
discorso, ma sistemò i capelli sotto il colletto e sollevò il cappuccio.
Sculacciò Boar sul sedere e si incamminò con una borsa di esplosivo.
Il buio li rallentava, anche se era utile per restare nascosti. Riggs non si
sarebbe accorto di niente.
Anche durante la notte, la parte laterale bianca della fattoria era in
netto contrasto con le colline spoglie alle spalle dell’edificio, e l’albero
solitario era cresciuto così in alto che i rami privi di foglie procuravano
ombra sufficiente durante il giorno.
Davanti al porticato erano parcheggiate due auto. Uno dei due veicoli
era il furgoncino di Riggs, l’altro un SUV elegante, che doveva appartenere
alla donna con cui era stato avvistato. Tank aggrottò la fronte. Più osservava
l’edificio, meno gli sembrava un luogo appropriato per un appuntamento
galante. La vernice bianca si staccava dalla facciata e una delle finestre
penzolava, era attaccata a un cardine solo. Forse la donna amava il brivido?
Non che fossero affari suoi.
Controllò la pistola e fece un gesto agli altri, prima di avvicinarsi sul
retro dell’abitazione, seguito da Drake, che aveva a malapena parlato. La
finestra rotta rendeva la casa ancora più vulnerabile a un attacco rispetto ad
altri posti, e non appena Tank la superò sentì una melodia jazz provenire
dall’interno.
«Nascondetevi attorno alle auto ed entrate in azione, se necessario,»
sussurrò Tank, e Boar annuì prima che lui e Drake proseguissero verso la
porta sul retro.
Dopo aver lavorato per anni insieme, si capivano senza bisogno di
parole. Una parte di lui cominciava a essere delusa dalla facilità di
quell’incarico. Sperava sempre di affrontare missioni complicate, quegli
incarichi che poche squadre accettavano ma, sempre che Riggs non avesse
una vasca di squali nascosta sotto il pavimento, quella storia si sarebbe
conclusa in un paio di minuti. Era sempre più sicuro avere dei rinforzi, ma
Drake avrebbe anche potuto cavarsela da solo. Salvo che non ci fossero altri
trucchetti ad attenderli.
Proprio in quel momento, quando si avvicinarono alla porta sul retro,
un latrato squarciò la musica jazz.
Grandioso. Non se lo aspettavano.
«Che diavolo è stato?» tuonò una voce maschile, che apparteneva a
Riggs, anche se la sua compagna non sembrò per niente infastidita.
«Probabilmente un animale. Mylo? Che cosa percepisci, tesoro?»
Tuttavia, quel cane non voleva calmarsi, e i latrati cominciarono ad
aumentare i livelli di adrenalina di Tank.
Boar li chiamò dalla parte frontale dell’edificio, e Drake gli fece un
cenno del capo, raggiungendo la porta sul retro in un paio di falcate.
Dovevano agire più in fretta del previsto.
«Salve, c’è nessuno in casa?» chiese Boar, prima di bussare con forza
contro la superficie di legno. Il rumore metallico che provocò fu sufficiente
a distrarre le persone all’interno, mentre Drake faceva la sua magia. Grazie
alla luce fioca della torcia che teneva in bocca, riuscì ad aprire la porta in un
paio di secondi con due utensili di metallo.
Tank fu il primo a entrare in cucina, sussultando quando il pavimento
di legno, ormai consumato, scricchiolò sotto i suoi piedi. Gli bastò un solo
sguardo per capire che nessuno viveva in quel posto. Vide scarafaggi
correre sotto di lui e un frigorifero aperto e vuoto, con le pareti ammuffite.
Forse nascondevano della droga?
Drake era proprio dietro di lui, ma quando Riggs urlò qualcosa a Boar
attraverso la finestra, arrivò il momento di entrare in azione. Percorsero il
corridoio, raggiungendo l’unica stanza illuminata nella parte frontale della
casa, quando emerse un corpo alto e muscoloso. L’uomo non somigliava a
Riggs, ma prima che avesse il tempo di avvicinare la mano alla fondina, una
scia metallica sfiorò il viso di Tank e sfrecciò verso lo sconosciuto. Il
coltello affondò nella gola dell’uomo, ma non ebbe il tempo di morire
dissanguato perché Tank gli piantò un proiettile dritto in fronte.
L’urlo di una donna squarciò l’aria ma, dato che l’elemento sorpresa
era saltato, dovevano fare in fretta. Seguì un tonfo sordo quando nella sala
principale un vetro venne frantumato. Quando Tank e Drake si avvicinarono
al corpo dello sconosciuto ed entrarono nel soggiorno, il ringhio del Pastore
tedesco dall’aria minacciosa era l’unico suono che accompagnava la
melodia jazz, proveniente dalla minuscola radio a batteria che si trovava al
centro del tavolo sporco.
Boar torreggiò su un altro corpo maschile, e Pyro sbirciò dalla finestra
rotta, puntando la sua Glock sul cane, che abbassò il corpo e mostrò i denti
per proteggere la sua padrona.
«Vieni qui, Mylo, va tutto bene,» piagnucolò la donna, come un
animale in trappola. «Vi prego, non so quale sia il problema. Non ho sentito
né visto niente, andrò via e basta!» ansimò, stringendo tra i pugni la
camicetta con tanta forza, da sbiancarsi le nocche.
Tre paia di occhi, nascosti dai passamontagna, si posarono su Tank, che
studiò la donna.
Era molto curata, snella, indossava tacchi alti e aveva anche una ciocca
rosa tra i capelli, ma le rughe attorno ai suoi occhi tradivano la sua età.
«Vai,» le ordinò, osservando ogni sua mossa. «Vai via e non raccontare
a nessuno quello che hai visto qui,» le disse, osservandola alzarsi su gambe
tremanti.
Per una frazione di secondo, ebbe paura che non fosse in grado di
controllare i propri passi con quelle scarpe dall’aria scomoda ma non
appena attaccò un guinzaglio al collare del suo cane, ogni traccia di
preoccupazione sembrò scomparire dal suo corpo. «Grazie. Grazie,» ripeté,
avvicinando il suo protettore canino che sembrava ancora irritato,
nonostante gli ordini della sua padrona.
Passarono dei secondi infiniti mentre la osservavano uscire dalla porta
e raggiungere con passo incerto il SUV bianco.
«Sicuro che non dovremmo tenerla qui finché non abbiamo finito?
Potrebbe andare alla polizia,» disse Drake, dando un calcio al corpo steso a
faccia in giù vicino al porticato. Riggs.
Tank fece una smorfia. «Siamo nel bel mezzo del nulla. Scattiamo le
foto e andiamo via.»
Pyro prese una macchina fotografica usa e getta, con l’immagine di un
pesce rosso sulla parte frontale. Una fotocamera digitale avrebbe reso tutto
più veloce, ma era importante che non lasciassero tracce.
«Prendi anche l’altro tipo. Qualcuno potrebbe essere disposto a pagare
anche per lui,» disse Tank, osservando la struttura danneggiata. C’erano
mobili distrutti e pareti ammuffite, quindi era chiaro che la musica doveva
essere stata un modo per far tranquillizzare la donna. Era probabile che
quella poverina non avesse idea di essere stata salvata da un pericolo
mortale. Se Riggs aveva un alleato, allora era impossibile che si trattasse di
un appuntamento.
«Controllate la casa,» disse Tank. Era diventata una routine a quel
punto, ma dubitava che avrebbero trovato qualcosa, a parte scarafaggi.
Comunque, il suo periodo nell’esercito gli aveva insegnato che le misure di
precauzione non erano mai troppe e che le procedure avessero uno scopo.
Percorse il corridoio in direzione delle scale, esitando davanti alla ringhiera
rotta. Per una frazione di secondo, Tank pensò di non andare al piano di
sopra, ma poi notò delle impronte sullo strato spesso di polvere che
ricopriva il legno vecchio, così sospirò e salì.
Spezzarsi il collo in una caduta sarebbe stato un modo idiota di morire
dopo anni come cacciatore di taglie e tuttofare occasionale, ma quelle scale
sembravano avere una struttura solida, così accese una torcia e osservò i
graffiti volgari che ricoprivano buona parte della parete. Stava per dirigersi
dalla parte opposta del corridoio quando sentì uno scricchiolio dietro la
porta più vicina.
Un rivolo di sudore gli scivolò lungo la schiena, non appena notò un
lucchetto nuovo di zecca che la teneva chiusa. «C’è nessuno?» chiese,
concentrandosi sul rumore.
Aggrottò la fronte non appena sentì un gemito. Che cazzo?
«Sto per entrare. Se hai un’arma, lasciala andare oppure ti sparerò,»
intimò a chiunque si trovasse dietro la porta e dopo la ispezionò.
Il lucchetto era nuovo, ma la porta aveva visto giorni migliori come le
scale, così Tank indietreggiò e usò tutta la sua forza per sfondarla. Non
aveva ottenuto quel soprannome per niente. La sua spalla si scontrò con il
compensato e, quando la lastra si spaccò, diede un calcio deciso.
La porta rotta penzolò all’interno, rivelando una figura in un angolo.
Tank puntò la torcia sulla persona, che sussultò, accecata dalla luce gialla e
abbagliante, che fece luccicare le tubature cui erano legate le manette che le
tenevano imprigionate le caviglie.
Era imbavagliata e a Tank bastò un altro sguardo per capire che quella
figura così esile fosse un uomo. Indossava solamente un paio di jeans,
anche se aveva i piedi scalzi.
Con un gemito, il giovane allungò i polsi legati verso di lui. Quel
ragazzo era così bianco che, per un secondo, Tank pensò che non fosse
umano, ma un fantasma o un angelo che brillava di luce propria.
La cascata di onde biondo pallido sembrava quasi trasparente in quella
luce artificiale, ma non appena lo sconosciuto si raddrizzò e lo osservò con
occhi arrossati e incorniciati da ciglia bianche, Tank capì che non era la luce
a farlo apparire così pallido.
Era un albino.
Ed era incredibilmente bello.
Capitolo 2 – Clover

Clover gemette quando Riggs lo lasciò cadere sul pavimento, dopo un


tentativo patetico di opporre resistenza. Avrebbe urlato contro quello
stronzo se non lo avesse imbavagliato. Si lamentò quando gli caddero gli
occhiali dal naso e tutto diventò confuso. Aveva i polsi indolenziti dopo
essere stato legato per ore, anche se le gambe erano libere di scalciare.
Si dimenò sul pavimento, puntando le ginocchia di Riggs, ma quel
bastardo scansò il colpo, sogghignando quando si allontanò da lui.
Il suo incubo peggiore stava diventando realtà. Le persone come lui,
senza famiglia, potevano scomparire senza lasciare alcuna traccia perché
nessuno li avrebbe cercati o notato la loro assenza. Inoltre, era stato Jerry, il
suo amico più caro, a tradirlo. Ora poteva fare affidamento solamente sulla
propria astuzia.
Nonostante fosse senza occhiali, Clover riuscì a vedere le sopracciglia
folte di Riggs incurvarsi quando la sua figura imponente torreggiò su di lui,
finché non si ritrovò di nuovo in piedi, trascinato in un angolo, dove alcuni
pezzi della parete erano stati staccati, rivelando delle tubature. Riggs non
era un tipo che di solito incuteva paura. La sua stazza… nella media. Il suo
viso… nelle media. Il suo abbigliamento e i suoi capelli… più che nella
media.
Dopo anni da solo, Clover sapeva che un’aria così innocente non
significava nulla. Di solito le persone più normali rappresentavano un
pericolo.
Nella sua mente pensava di avere ancora un’occasione per fuggire, ma
era ovvio che non avesse alcuna possibilità contro la forza di Riggs. Si
irrigidì e rantolò, abbassandosi quando provò a riprendere fiato. Qualsiasi
tipo di merce lui rappresentasse per Riggs, era evidente che non lo volesse
morto. Non ancora.
Cercò con disperazione una via di fuga, anche se non era certo che
esistesse. Doveva convincere se stesso che la sua salute era in pericolo, per
essere credibile agli occhi degli altri, così il suo respiro divenne irregolare
finché non cominciò ad avere davvero problemi con la respirazione.
Riggs lo spinse più giù, ma non per farlo sdraiare. Clover si sollevò
quando sentì un rumore, e qualcosa di metallico gli strinse una caviglia.
Spingendo il suo rapitore con la spalla, colpì il pavimento di legno e corse
verso l’immagine sfocata della porta. Per una frazione di secondo, pensò di
avercela fatta, ma poi la presa salda di una catena lo tirò dalle gambe,
facendolo cadere come un tronco.
Gemette contro il bavaglio mentre la testa gli girava.
«Non andrai da nessuna parte, quindi per il tuo bene ti consiglio di fare
il bravo. Non deluderei il tuo compratore se fossi in te. Sei stato una
richiesta speciale,» disse Riggs, che andò via senza controllare se lui avesse
perso un dente. Forse al cliente non importava.
Riggs sbatté la porta alle proprie spalle, e il suono metallico della
serratura non piacque per niente a Clover. Era arrivato il momento. Era la
sua nuova vita. Una realtà confusa, incerta e fatta di pavimenti ruvidi.
Avrebbe dovuto capire prima che non era il caso di fidarsi di nessuno, ma il
senso di sicurezza fittizio che aveva provato lavorando con Jerry lo aveva
illuso, rendendolo debole, ma ormai era troppo tardi per uscire da quella
situazione.
Non significava che non avrebbe provato a scappare, ma i suoi sospetti
furono presto confermati… era stato incatenato alle tubature e, nonostante
avesse provato più volte a liberarsi, fu tutto inutile. Riggs lo aveva sedato,
quindi non aveva idea di dove si trovasse. L’unica cosa che aveva notato era
l’aria calda e secca. Per quel che ne sapeva, potevano essere trascorsi
giorni, e non ore, da quando Jerry aveva accettato un bel gruzzoletto per
consegnarlo a Riggs, come se fosse un pacco.
Clover non avrebbe dovuto sembrare così sorpreso. Dopotutto, Jerry
non era suo amico. Era interessato solamente ai soldi che poteva
guadagnare grazie a lui, nel settore del piombo e dei beni rubati. Forse il
suo aspetto insolito e i problemi di vista non lo rendevano un borseggiatore
abile e un corriere come gli altri ragazzi e ragazze che vivevano da Jerry.
All’età di diciannove anni, era diventato troppo vecchio per fare parte della
sua squadra? Avrebbe potuto passare per minorenne ancora per qualche
tempo e, anche se il suo albinismo lo faceva spiccare, di certo non aveva
un’aria minacciosa. Insieme potevano guadagnare dei bei gruzzoletti ancora
per un po’, ma forse il prezzo offerto per lui era stato troppo alto per
rifiutare.
Non rispettava quella decisione. Non gli stava bene, ma capiva che in
quel settore i legami personali non avessero valore quando si arrivava alla
resa dei conti.
Non importava quali fossero i motivi che avevano spinto Jerry a
venderlo a Riggs, il finale di quella storia era sempre lo stesso: si trovava in
una stanza polverosa, imbavagliato, legato e inerme.
Restò seduto in silenzio con la testa che gli scoppiava per tutti i
pensieri che lo tormentavano, quando sentì un’auto che si avvicinava da
qualche parte là fuori e parcheggiava. L’unica finestra presente era coperta
da assi di legno, ma la luce dei fari attraversò gli spiragli, illuminando
brevemente l’oscurità confusa.
Sebbene non volesse riconoscere la realtà della sua situazione, sapeva
che non si trattava di una vendetta o di una questione personale. A volte, la
gente scompariva all’improvviso, e quelle persone venivano catturate per
qualcosa. Un motivo che non aveva nulla a che fare con la loro identità o
quello che avevano fatto. Se era fortunato, sarebbe diventato l’animaletto di
qualcuno, violentato fino a sottomettersi. Al contrario, prima lo avrebbero
torturato.
Forse ucciso.
Jerry aveva menzionato un posto in cui un genere speciale di clientela
poteva realizzare le proprie fantasie più brutali, senza la seccatura di rapire
le proprie vittime e di sbarazzarsi dei corpi. Jerry li aveva definiti delle
merci. Gliene aveva parlato una volta, davanti a un drink, e anche allora,
quando lui non si sarebbe mai immaginato che lo avrebbero rapito, quella
storia gli aveva messo i brividi.
Dopo qualche mese, era diventato anche lui una merce… la proprietà
di qualcuno che lo avrebbe usato nella maniera che avrebbe ritenuto più
opportuna.
Clover sentì un brivido di paura quando provò di nuovo a liberarsi
dalla catena, ma il metallo non cedette, anzi, gli fece ancora più male, così
decise di stare in silenzio e ascoltare. Delle persone stavano discutendo al
piano di sotto. Non sapeva quanti o chi fossero, ma non poteva trattarsi
solamente di Riggs. Erano i compratori? Sarebbe morto in quel posto?
Il dolore pulsante alla gamba peggiorò e dei brividi incontrollabili gli
scossero il corpo, quando ricordò la scena di un film in cui qualcuno
spingeva un trapano nell’occhio di una persona. Il suo nuovo proprietario
avrebbe potuto fargli una cosa simile, se solo avesse voluto. Era libero di
fare di lui ciò che preferiva, e nessuno avrebbe posto fine al dolore.
Continuò a dimenarsi, mentre respirare diventava sempre più difficile.
Gli sembrò che il suo corpo stesse fluttuando tra onde gigantesche che gli
impedivano di prendere fiato, ma un colpo proveniente da fuori lo riportò al
presente, tra la polvere e su quel pavimento duro.
Un cane abbaiò al piano di sotto, ma furono i colpi di pistola che lo
paralizzarono, costringendolo a inalare la polvere quando ansimò.
Poteva essere successo di tutto. Il cliente che non era disposto a pagare.
Uno spacciatore avversario. Una semplice discussione andata storta.
Comunque, restò immobile nella speranza che nessuno lo trovasse. Forse
Riggs ci avrebbe rimesso le penne. Quello stronzo se lo meritava.
All’improvviso, percepì altre voci, ma le pareti attutirono il suono,
impedendogli di capire che cosa stessero dicendo. Non sapeva se fossero
trascorsi secondi o minuti quando sentì un’auto partire e andare via di fretta,
anche se i rumori e le urla di voci maschili provenienti dal piano di sotto
non diminuirono. Non sapeva se chiedere aiuto, col rischio che quei tipi
fossero crudeli come Riggs. Tuttavia, se lo avessero lasciato da solo in
quell’edificio abbandonato, sarebbe di sicuro morto di sete. Esisteva una
morte più lenta e atroce?
Quella decisione fu presa per lui quando sentì dei passi lenti e decisi
sulle scale. Doveva aver fatto rumore, perché quella persona si fermò
davanti alla porta.
«C’è nessuno?» chiese l’uomo, con voce roca e scontrosa.
Clover riuscì con difficoltà a mettersi in ginocchio e piagnucolò,
decidendo di giocarsi la carta dello sguardo innocente. A differenza di Jerry,
quelle persone non lo conoscevano, quindi lo avrebbero sottovalutato. Per
quel motivo, non sarebbero state abbastanza attente, permettendogli di
scappare.
«Sto per entrare. Se hai un’arma, lasciala andare, oppure ti sparerò.»
Quelle parole lo paralizzarono, e cominciò a passare le mani sul
pavimento alla ricerca degli occhiali, ma non riuscì a trovarli. Urlò contro il
bavaglio quando quell’uomo colpì la porta, distruggendola con una spallata.
Clover sussultò, strizzando gli occhi per vedere meglio, ma non appena
lo sconosciuto gli puntò una torcia contro, la luce pallida lo costrinse a
serrare le palpebre. Tuttavia, quella figura era già impressa nella sua
mente… quell’uomo troppo alto per quella porta e con delle spalle ampie
come quelle di un orso, si mosse con agilità quando si avvicinò.
Senza la luce che lo colpiva in viso, Clover riuscì a riaprire gli occhi, e
provò a riconoscere i lineamenti oscurati dall’ombra. Gemette e, quando
non trovò alcuna traccia di brutalità nei suoi confronti, allungò le mani
legate in una supplica silenziosa.
Lo sconosciuto prese qualcosa dal pavimento e si fermò davanti a lui,
mentre la luce creò un alone tra le punte dei suoi stivali e Clover.
Nel silenzio che seguì, Clover cominciò a battere i denti non appena
sollevò lo sguardo su quella presenza schiacciante che lo sovrastava. Lo
sconosciuto aveva una pistola, ma l’oscurità sul suo viso, che lui aveva
scambiato in un primo momento per un’ombra, era un passamontagna che
lasciava scoperti solamente occhi e bocca. Quel tipo era enorme e, anche se
la sua stazza non fosse stata un indizio sufficiente, il modo in cui aveva
distrutto la porta disse a Clover che il tizio avrebbe potuto spezzarlo in due.
Nonostante il suo aspetto minaccioso, lo sconosciuto non provò a
spaventarlo, al contrario, mise via l’arma, si inginocchiò e gli rimise sul
viso gli occhiali che aveva perso.
Sebbene fosse consapevole di non essere ancora al sicuro, Clover si
sentì sollevato e si rilassò. La situazione poteva degenerare da un momento
all’altro e per qualsiasi ragione. Era quello che gli aveva insegnato
l’esperienza.
La torcia fece abbastanza luce da tradire il colore brunito e intenso
degli occhi dello sconosciuto. Non vide alcuna traccia di cattiveria, anche se
l’attrezzatura sulla giacca e la mitragliatrice sulla schiena dicevano
abbastanza. Quell’uomo era pericoloso, ma era venuto per le persone al
piano di sotto.
Lo sentì sospirare e vide che lo stava studiando con molta attenzione,
puntando la torcia sulle catene che collegavano la caviglia alle tubature ma,
alla fine, spostò la luce sulla sua bocca e gli sfiorò il viso con le dita coperte
da un guanto.
Per una frazione di secondo, Clover sperò che quei tipi fossero
dell’esercito o della polizia, magari inviati per un’operazione speciale.
Tuttavia, se fosse stato quello il caso, l’uomo gli avrebbe mostrato un
documento e comunicato agli altri soldati di averlo trovato.
Urlò, quando il tizio gli strappò il nastro adesivo con una mossa rapida.
Cercando di respirare, gli occhi che gli bruciavano, indicò la sua
gamba. «Ti prego, aiutami. Puoi liberarmi? Per favore. Non so che cosa stia
succedendo.»
«Tank, hai trovato qualcosa?» urlò un uomo, che mise piede in
corridoio.
“Tank” prese un respiro profondo e guardò alle sue spalle non appena
sulla soglia della porta apparve un’altra figura possente, anche se con spalle
più ampie e leggermente più bassa.
«Un ragazzo.»
Il nuovo arrivato scosse il capo e appoggiò il fucile sulla spalla. «Che
io sia dannato,» esclamò con voce più dolce, quando si avvicinò con passo
veloce.
Proprio come Tank, indossava una divisa, anche se era visibile una
ciocca di capelli rossicci dalle fessure per gli occhi della maschera. «Non
preoccuparti, ragazzo. Adesso sei al sicuro. Come ti chiami?» chiese,
inginocchiandosi accanto al suo compagno.
«Clover,» balbettò.
Tank scosse il capo e spronò il suo amico ad alzarsi. «Ci penso io.
Controlla la casa per vedere se ci sono altri prigionieri.» Dal tono
autoritario dell’uomo, Clover capì che era lui il capo.
L’altro tipo si alzò senza protestare e si avvicinò alla porta prima di
sorridere. «Clover, trifoglio. Bel nome. Sei un ragazzo fortunato.»
Lo sperava.
«Come sei arrivato qui? Sei stato rapito o ti hanno attirato qui con
l’inganno?» gli chiese Tank, con lo stesso tono severo di prima. Clover ebbe
difficoltà a concentrarsi a causa del peso della catena attorno alla gamba. Le
persone erano delle bestie crudeli ed era impossibile prevedere le loro
intenzioni. Non abbassare la guardia era l’unico modo per sopravvivere, e
lui lo aveva imparato nel modo più difficile.
«Ragazzo, hai sentito quello che ti ho detto?» chiese Tank, rivelando i
denti bianchi quando mosse le labbra. La sua voce cominciava a diventare
impaziente. Non era un buon segno. Tank doveva essere almeno un metro e
novantacinque, mentre lui era alto solamente un metro e settantacinque.
«Mi… mi dispiace. Sono soltanto spaventato,» rispose con voce
tremante, per paura di rivelare troppo. Non voleva che Tank pensasse che
sapesse qualcosa di Riggs o dei suoi piani, quindi fingere di essere
all’oscuro di tutto era la carta migliore che potesse giocarsi. «Mi hanno
portato qui. Non so che cosa sia successo. Credo che mi abbiano drogato.»
«Sei ferito? Ti hanno detto dove ti stavano portando e per quale motivo
ti hanno catturato?»
«I miei polsi sono legati così stretti che riesco a malapena a sentire le
dita.» Spinse di nuovo le mani in avanti. Non vedeva l’ora di essere libero.
Tank sbuffò e si rimise in piedi. Clover sentì un brivido percorrergli la
schiena quando il suo nuovo carceriere lo superò, ma non appena vide uno
di quegli stivali pesanti sollevarsi, urlò e si coprì la testa. Spalancò gli occhi
quando vide la polvere ricadere su di lui, seguita da un tonfo.
Qualche calcio potente era stato sufficiente per rompere le tubature
vuote, e Tank tolse l’altra catena con l’intenzione di usarla come guinzaglio.
Tuttavia, dato che era troppo corta per quello scopo, la lasciò cadere sul
pavimento e tirò fuori un coltello dall’aria minacciosa.
Tank gli afferrò i polsi e lo costrinse a mettersi in piedi come se fosse
una marionetta. Se quell’uomo voleva fargli del male, lui non avrebbe
potuto fare niente per difendersi, e quel senso di vulnerabilità lo fece
fremere. Quando i loro occhi si incrociarono, una vocina maliziosa nella sua
testa gli rammentò che Tank era esattamente il suo tipo, ma la paura mise
un freno all’eccitazione.
Tank gli liberò le mani.
«Grazie,» gli disse. Non dovette nemmeno nascondere il nodo in gola
per ottenere la sua compassione. I polsi gli pulsavano ancora quando il
sangue riprese a circolare, così li massaggiò, felice di poter sentire di nuovo
le sue dita.
Tank lo fissò in silenzio prima di indicare la porta, proprio quando
l’altro uomo sbirciò dentro.
«L’edificio è vuoto. Non c’è nemmeno una cantina,» disse, prima di
scendere le scale.
Clover avanzò verso la porta, fissando Tank senza battere ciglio.
«Dove ci troviamo?»
Tank scosse il capo e lo seguì come il lupo a caccia della sua preda.
«Non sei tu a fare le domande.»
Quella situazione non gli piaceva. Provò una stretta allo stomaco
quando sentì qualcuno ridere. Al piano di sotto si trovavano altri uomini, e
non aveva alcuna garanzia su quali fossero le loro intenzioni.
«Stai… dicendo che non sono libero?»
Tank strinse gli occhi e gli appoggiò una mano enorme sulla spalla,
stringendola abbastanza da fargli capire che era ancora un prigioniero.
«Prima dobbiamo scoprire chi sei,» rispose, guidandolo verso le scale.
Clover sentì subito i piedi diventare più pesanti, e il fardello della
catena che si trascinava dietro rese tutto ancora più evidente. Ebbe un tuffo
al cuore quando vide in fondo alle scale un terzo uomo, vestito come gli
altri ma più basso, che lo studiò senza alcuna vergogna.
«Wow. È così pallido!»
Un quarto sconosciuto si trovava appoggiato sullo stipite della porta, e
lo osservò con i suoi occhi neri. «Ed è un testimone.» La sua voce risuonò
come una sentenza di morte, nonostante la esse sibilata, appena accennata
nella sua pronuncia. Quegli uomini si occupavano di affari loschi, e ormai
Clover era coinvolto, che gli piacesse o no.
Era ora di scappare, e in fretta.
Osservò il corridoio e la finestra aperta in fondo. Nel cuore della notte,
poteva ancora superarli in astuzia e fuggire. Quegli uomini indossavano
delle maschere, quindi se fosse riuscito a scappare, non avrebbero avuto
motivo di inseguirlo, dato che le loro identità erano nascoste.
Aggrappandosi a quel barlume di speranza, seguì Tank sulle scale
scricchiolanti, sussultando ogni volta che l’altra catena strisciava sui
gradini, strattonandolo come se fosse un altro prigioniero. Il quarto uomo
era alto, ma nascondeva un corpo più magro degli altri sotto la divisa.
Mentre Tank aveva un’aria pericolosa per via della sua stazza, quel tipo era
pieno di muscoli. I suoi occhi, color onice, lo seguirono come se si stesse
aspettando un attacco a sorpresa.
«Pessime notizie. Hai già lasciato andare la donna.»
Tank mise il broncio e spinse Clover verso gli altri. «Non saprà
comunque chi siamo.»
Dato che quei tipi stavano parlando di lui come se fosse un altro carico
di cui dovevano occuparsi, Clover sentì ogni speranza di poter scappare
sempre più lontana. Anche se si era aspettato di trovare Riggs morto dopo
quegli spari, vedere il suo corpo privo di vita sul pavimento fu tutta un’altra
storia.
Era l’unica occasione che aveva di creare un diversivo.
Urlò e finse di essere troppo debole per stare in piedi quando afferrò il
braccio di Tank. «Oh, mio Dio! È morto?» Il suo respiro divenne affannoso.
Quel trucco non passava mai di moda, e quello che non aveva funzionato
con Riggs poteva diventare un modo per scappare in quel momento. In
pochi secondi, si ritrovò in ginocchio, stringendo una mano attorno al collo.
Tank imprecò e lo costrinse a rimettersi in piedi con una facilità che gli
fece intuire che avrebbe potuto trascinarlo tutto il giorno senza alcuna
fatica. La forza di quelle braccia spinse Clover ad avere pensieri meno
appropriati ma non appena il suo rapitore lo guidò verso la soglia della
porta, lasciando che l’aria frizzante lo travolgesse, la voce nella sua testa gli
ripeté la stessa cosa. Doveva scappare.
Finì per terra, inalando l’aria fresca e affondando le dita nella sabbia.
La voce di Tank risuonò ovattata, come se fosse ancora dentro mentre
parlava con gli altri.
«Sta bene!»
Clover approfittò di quel momento di distrazione, così scattò in avanti,
sentendo la terra sotto i piedi quando corse verso la sfumatura più buia che
intravide. Se avesse corso abbastanza velocemente, nascondendosi
abbastanza a lungo, avrebbe avuto ancora una possibilità.
La sabbia del deserto era fredda contro la sua pelle, ma il cambiamento
nell’illuminazione era grandioso e, quando sentì qualcosa rompersi sotto il
suo peso, infilzando la carne sensibile della pianta del piede, perse
l’equilibrio, ritrovandosi di nuovo in mezzo agli arbusti secchi.
La sabbia gli finì in bocca e nel naso mentre i granelli premevano
contro la sua pelle come se volessero marchiarlo per sempre. Provò a
rialzarsi e proseguì verso la collina incorniciata dal cielo buio, ma un corpo
imponente che odorava di polvere da sparo e qualcosa di fresco lo bloccò
contro il terreno.
Clover provò a liberarsi, urlò in cerca di aiuto, si dimenò, ma era finita,
e non avrebbe avuto una seconda occasione. Quando riuscì a voltarsi sotto il
peso di Tank, si aggrappò al viso dell’uomo nella speranza di conficcargli
un dito nell’occhio, ma Tank indietreggiò, ringhiando per la frustrazione…
e lasciandolo con il passamontagna in mano.
Per qualche secondo, rimasero a fissarsi nell’oscurità, illuminati
solamente dalle luci che provenivano dall’abitazione.
Era terribile.
Davvero terribile.
Quegli occhi scuri divennero due fessure, e scoprire che Tank
nascondesse un volto stupendo sotto la maschera non fu d’aiuto per lui.
Aveva una mascella squadrata, un taglio di capelli molto corto e un naso
pronunciato, come l’eroe di un film d’azione. Sarebbe stato grandioso se
fosse stato dalla sua parte, ma il suo tentativo di fuga aveva di sicuro
escluso quella possibilità.
«Io… ehm…» Clover spinse il passamontagna verso il volto di Tank,
anche se entrambi sapevano che era troppo tardi.
Tank prese un respiro profondo che gli gonfiò il petto, a poi gli afferrò
una spalla per farlo rialzare. Quella volta, Clover preferì non rischiare. Gli
girava la testa, come se fosse uno straccio sporco lanciato in una lavatrice e,
quando alla fine ritrovò l’equilibrio, si accorse di essere sulla spalla di Tank.
Quella posizione gli permise di osservare il suo sedere muscoloso.
«Congratulazioni, ragazzo. Adesso non possiamo davvero lasciarti
andare.»
«Cazzo.»
Aspetta. L’aveva detto ad alta voce? Cazzo sì.
Tank sbuffò e gli diede una pacca sulla gamba, come se potesse
aiutarlo.
Capitolo 3 – Clover

Il braccio possente di Tank sulle sue spalle era come un’àncora che lo
costringeva a stare seduto, anche se non era necessario, dato che l’uomo
aveva trovato delle chiavi sul corpo di Riggs e gli aveva legato il polso alla
caviglia, con il risultato che la catena era diventata troppo corta perché
potesse correre. O camminare, per quel che contava, cosa che era diventata
chiara quando Tank si era stancato di guardarlo camminare in punta di
piedi, piegato su se stesso, e lo aveva trasportato nel furgoncino come se
non pesasse più di un gatto.
Anche gli altri tre uomini avevano tolto la maschera quando avevano
scoperto quello che era successo, segnando in quel modo il suo destino.
Tuttavia, non era ancora certo di quale fosse.
Il tipo minaccioso dagli occhi neri, di nome Drake, lo fissò in silenzio
mentre giocava con la lama di un coltello, non avendo bisogno di parole per
promettergli una morte dolorosa se avesse provato a scappare di nuovo.
«Potremmo semplicemente abbandonarlo da qualche parte. Siamo nel bel
mezzo del deserto. Nessuno lo troverebbe,» disse, aprendo a malapena la
bocca senza sforzarsi di correggere la sua pronuncia.
Clover non sapeva se le parole di Drake fossero una minaccia o se
fosse disposto a discuterne. Non importava da quale prospettiva la si
guardasse, quella situazione non gli piaceva, così indietreggiò verso Tank,
che era così robusto da dargli quasi l’impressione che non fosse il suo
carceriere ma il suo protettore.
L’uomo dai capelli ramati, che fino a quel momento era stato il più
gentile, e che per ragioni a lui incomprensibili si chiamava Boar, cinghiale,
lanciò a tutti un’occhiataccia mentre guidava. «Gesù, Drake! Concedi al
ragazzo una tregua. Perché dovrebbe denunciarci dopo che lo abbiamo
salvato prima che fosse venduto? Parliamone e chiudiamo questa storia
entro domani.»
«Da dove vieni?» chiese Tank, stuzzicandogli l’orecchio con il suo
alito caldo. Erano così vicini che, in circostanze diverse, Clover avrebbe
anche potuto pensare che volesse provarci con lui. «Quando ti hanno
rapito?»
«Non risponderò finché non saprò chi siete,» rispose Clover,
nonostante la consapevolezza che quelle persone potessero farlo parlare.
Avevano ucciso due uomini in quella casa, incluso Riggs. Inoltre, avevano
fatto saltare in aria l’edificio come se niente fosse prima di andare via.
L’altro uomo seduto sui sedili anteriori, Pyro, sbuffò. «Focoso per un
ragazzino grosso la metà di Tank.»
Quel tipo lo terrorizzava davvero. A differenza di Tank, era piuttosto
tarchiato, e quella cresta blu intrecciata e le sopracciglia rasate gli
conferivano l’aspetto di un alieno. In più, i tatuaggi di due hot rod color
verde veleno sfrecciavano sulla sua fronte, al posto delle sopracciglia, come
delle fiamme. «Non sono un ragazzino. Ho diciannove anni,» rispose
Clover.
Boar diede una gomitata a Pyro, sogghignando quando sussurrò
rumorosamente. Quel movimento catturò la sua attenzione su quei pugni
grossi, e poi notò le lettere sulle nocche. Su una mano c’era scritto il suo
soprannome, sull’altro… quello di Boar. Erano parenti? Una coppia? Di
sicuro non fratelli.
«Ti avevo detto che era maggiorenne.»
Il volto di Clover divenne paonazzo, e li fissò, non sapendo che cosa
volessero dire. Tuttavia, non ebbe occasione di chiederglielo perché il
furgoncino si fermò all’improvviso.
«Giusto. Facciamola finita,» disse Tank, trascinando Clover per le
spalle per attirarlo più vicino agli sportelli in fondo al furgoncino. Drake li
tenne aperti, rivelando un piccolo ranch nel bel mezzo del nulla. In un
primo momento, Clover temette che lo avrebbero lasciato alla mercé di
qualcuno come Riggs, ma le luci erano spente, e quando Pyro prese delle
chiavi per aprire la porta, capì che era casa loro.
«Mettiti comodo,» disse Boar, seguendo Pyro dentro.
Clover si lamentò quando Tank lo sollevò. «Sarei più comodo se
potessi usare le mie gambe.» Aggrottò la fronte. «Oppure questa situazione
ti diverte?»
Tank si strinse nelle spalle e lo rimise giù, costringendolo a proseguire
in quella posizione scomoda, con i piedi e il petto nudi. Non aiutava
nemmeno che si fosse ferito un piede nel deserto. «Fai pure, ma non mi
dispiace fare un po’ di sollevamento, dato che il nostro lavoro è stato più
semplice del previsto.»
Lavoro. Allora erano… mercenari? Uccidevano sotto contratto?
Inspirò debolmente e osservò le ciocche bianche dei suoi capelli che, in
quella posizione, toccavano la sabbia. Ogni movimento era complicato e,
quando osservò Drake tra le sue gambe, lo sguardo minaccioso che incrociò
lo fece sbuffare, spingendolo a impegnarsi di più. Tuttavia, non appena
raggiunse i gradini che conducevano dentro e inciampò sui suoi capelli,
Tank ne ebbe abbastanza.
Se lo caricò in spalla e lo portò dentro. Clover ebbe difficoltà a
concentrarsi quando quelle dita grosse affondarono nelle sue cosce, ma
provò comunque a sforzarsi e osservò il soggiorno ordinato con le sedie in
pelle, una TV, e un tavolo ampio in fondo, vicino a una cucina open space
datata, in cui Boar diede a Pyro una birra prima di attirarlo in un bacio.
Clover si assicurò di non essersi sbagliato, ma vide chiaramente Pyro
sogghignare quando strizzò il sedere dell’uomo più robusto.
La mano sulla coscia di Clover divenne più bollente di prima.
«Prendetevi una stanza,» esclamò Drake, ma passò davanti ai
compagni per raggiungere la macchina del caffè, cercando di mantenere le
distanze, anche più del necessario. Esistevano uomini etero che non
avevano problemi con i gay, ma non era mai così semplice, soprattutto tra
tipi molto virili come quei quattro.
Erano tutti omosessuali?
Prima che Clover trovasse risposta alle sue domande, Tank lo trascinò
in fondo al corridoio. «Prima gli parlerò da solo. Non voglio interruzioni!»
Clover deglutì rumorosamente quando Pyro scoppiò a ridere. «Sì, sì.
Vuoi parlargli. Certo.»
Tank percorse un corridoio non molto lungo e lo trascinò in una camera
che conteneva solamente un letto enorme e una cassettiera. Lo fece stendere
sul materasso e chiuse la porta.
«Ascolta, ragazzo. Faremo quattro chiacchiere perché non andrai da
nessuna parte finché non scoprirò qual è il tuo problema.»
Clover si morse il labbro, ripensando a quando Riggs lo aveva
informato della “richiesta speciale” per un uomo come lui. Se si trattava di
parecchi soldi, potevano rintracciarlo e rapirlo di nuovo. Dopotutto, quanti
giovani albini di bell’aspetto senza famiglia potevano esistere? Era una
merce di prima scelta.
«Io… devo lasciare lo stato.» Di certo non c’era niente per lui in
Arizona dopo che Jerry lo aveva venduto e Troy lo aveva tradito l’anno
prima. «E voi… vi occupate di incarichi complicati, giusto?»
Tank lo fissò e sbuffò, togliendosi il gilè pesante, anche se il suo petto
era già abbastanza impressionante senza l’imbottitura in più. «Perché? Vuoi
pagarci per portarti fuori dai confini del paese? Non sarebbe più economico
prendere un pullman?»
Clover provò a non fissarlo, ma le idee che gli avevano messo in testa
Boar e Pyro non volevano abbandonarlo. Se quei tipi erano gay o bisessuali,
poteva essere al sicuro con loro. Be’, almeno più al sicuro di quanto
sarebbe stato con dei mercenari etero. Finché la situazione non sarebbe
diventata più pericolosa. Aveva bisogno di tempo.
«Qualcuno mi sta cercando. Ho degli amici a New York, e vi
pagherebbero per il vostro aiuto, una volta arrivati.» Non conosceva
nessuno che si sarebbe preso il disturbo di pagare nemmeno un centone, ma
New York era il primo posto lontano che gli era venuto in mente. Poteva
scomparire in una città così grande, e da lì poteva viaggiare, magari fino in
Canada? Con una carnagione come la sua, il Messico era fuori discussione.
Tank si tolse la cintura multiuso e la appese sulla parete prima di
stiracchiarsi, mettendo in mostra il fisico, nonostante la maglietta verde
scuro fosse troppo larga per aderire al suo corpo imponente. Il colore si
sposava bene con la sua carnagione olivastra, e Clover si ritrovò a fissarlo
ancora una volta.
«Smettiamola di girarci intorno. Chi sei? Come ti hanno rapito?» gli
chiese, sedendosi su uno sgabello di fronte al letto, sotto un’immagine di
fiori che non sembrava per niente da Tank, la dimostrazione che non fosse
stato lui ad arredare quel posto.
Clover si giocò la carta della vittima e lo fissò con occhi spalancati.
«Mi chiamo Clover. Stavo attraversando l’Arizona e ho stretto amicizia con
un tipo di nome Jerry. Prima di rendermene conto, mi ha venduto a Riggs,
che conoscete già, ed eccomi qui. So solamente che qualcuno desidera una
persona con il mio aspetto. Per favore, non vi piacerebbe fare un viaggio?
Potete accompagnarmi a New York e pagherò per i vostri servizi una volta
arrivati.» Il cuore gli batteva forte. Il corpo possente e la presenza
rassicurante di Tank lo innervosivano. Per quel motivo, provò a sorridere in
maniera forzata e allungò con attenzione il polso legato. «Ti prego. Non
scapperò più. Sono entrato nel panico perché non so chi siete.»
Tank lo fissò con espressione dura, ma indecifrabile. Se Clover avesse
supplicato una statua, non avrebbe fatto alcuna differenza. «Non hai una
famiglia da chiamare? Non avrebbe più senso se i tuoi amici ti pagassero un
biglietto aereo per tornare? Viaggiando in auto rischieresti di essere rapito
di nuovo.»
Con quello sguardo penetrante, Tank sembrava voler scoprire tutti i
suoi segreti. Non lo aveva ancora detto, ma voleva smascherare le stronzate
che gli aveva rifilato.
Pensa, Clover. Pensa. Si passò le dita tra i capelli. «I miei amici e io
non ci siamo lasciati nel migliore dei modi, ma sono convinto che vi
pagherebbero se mi vedessero di persona.» Osò sfiorare con un dito il
braccio muscoloso e tatuato di Tank. «Posso fare in modo che ne valga la
pena.»
Il cuore di Clover smise di battere per una frazione di secondo quando
Tank lo fissò negli occhi. Il silenzio tra di loro si allungò come una gomma
da masticare.
Tank gli afferrò il polso, ma non lo strinse, preferendo sfiorare una
vena con il pollice enorme. «Per la cronaca, credo che tu stia mentendo, ma
forse potremmo trovare una soluzione per questo viaggetto.»
Abboccato.
Clover sorrise. «Potremmo?»
«Ma non è una corsa di beneficenza, ragazzo. Niente è gratuito, capito?
Non credo che ci sarà un pagamento alla fine di questo arcobaleno
immaginario che hai creato, ma vedo qualcos’altro che mi piace.» Lo
sguardo di Tank divenne più intenso quando scivolò dal viso di Clover al
suo corpo.
La situazione divenne bollente, e lui sentì la gola asciutta come se
avesse inalato del fuoco.
Era una situazione losca? Sì. Poteva funzionare? Assolutamente.
«Solamente te?» sospirò, incapace di comprendere le implicazioni di
quella conversazione. Avrebbe potuto deliziarsi di quel bel bocconcino?
Un sorriso sensuale comparve sul volto di Tank. «Vedremo che cosa
diranno gli altri quando avrò finito con te.»
Clover prese un respiro profondo e osservò quelle braccia muscolose,
che di sicuro potevano spezzare il collo di un toro. Stava già sbavando.
Di fronte al suo silenzio, Tank si piegò in avanti e appoggiò i gomiti
sulle ginocchia. «La scelta è tua. Potremmo accompagnarti alla centrale di
polizia più vicina senza chiedere niente in cambio. Oppure possiamo
portarti a New York, ma finché non arriveremo a destinazione, sarai
nostro.»
Il cuore di Clover impazzì per le ragioni sbagliate. L’offerta di Tank
non andava bene per i motivi più disparati, una fra tutti che lui non si fidava
della polizia, ma il fatto stesso che l’uomo gli avesse dato una scelta lo
rendeva più affidabile. Erano da soli nel bel mezzo del nulla. Se Tank
avesse voluto forzare la situazione, avrebbe potuto farlo, ma non accadde.
Forse non era un bravo ragazzo, ma era sincero.
Le labbra di Clover erano troppo secche perché potesse parlare, ma era
ammaliato dall’intensità dello sguardo penetrante di Tank, così si piegò in
avanti e gli rispose con un bacio sul mento velato da una barba incolta.
Gli occhi dell’uomo erano come cioccolato fuso, un invito per lui ad
avvicinarsi. Tuttavia, prima che avesse occasione di muoversi, Tank si alzò
e andò verso il letto con passi lenti e precisi. «Come faremo, ragazzo? Vuoi
fare una prova?»
Tank si sfilò la maglietta quando gli fece quella domanda, e ciò che
vide gli rese ancora più complicato pensare. Il petto di quell’uomo era
un’opera d’arte di muscoli, tatuaggi e cicatrici. Clover preferiva i ragazzi
robusti, ma non era mai stato con un uomo di quella stazza, e immaginava
già tutti i modi in cui poteva farlo godere tra le lenzuola.
«Desideri un assaggio oppure un anticipo?» Clover rise in maniera
nervosa, sorpreso da quanto quella situazione lo innervosisse.
«Tu che cosa vuoi?» ribatté Tank, fermandosi solo quando arrivò con il
cavallo all’altezza del suo viso. La temperatura aumentò e quella folata di
eccitazione spinse Clover a bramare di più.
«Puoi liberarmi?» chiese, agitando la mano ancora legata alla gamba,
ma Tank ridacchiò e fece un passo indietro, portando via il suo profumo
eccitante. Prima che Clover potesse supplicarlo di restare, Tank slacciò un
borsello dalla propria cintura e ne estrasse un paio di manette.
Clover sospirò, sconfitto. «Non succederà?» Avrebbe dovuto essere
preoccupato, ma, in quel momento l’uomo non lo spaventava. Non
importava quanto fosse grosso. A giudicare dal rigonfiamento nei suoi
jeans, le intenzioni del mercenario non erano malvagie. Solamente sconce.
«Non finché non avremo finito. Non posso permettere che quella mano
fastidiosa faccia qualcosa che non deve. Prima devi imparare a conoscere il
mio uccello,» gli disse, e con un movimento rapido gli ammanettò l’altra
mano alla catena che lo teneva prigioniero.
Clover prese un respiro profondo e osservò il corpo di Tank, eccitato
all’idea di trovarsi in balia di quell’uomo forte e sicuro. Ormai era
abbastanza chiaro per lui che Tank lo desiderasse, fin dal primo momento in
cui si erano incontrati. Per quel motivo l’uomo aveva scelto di trasportarlo,
tenendo un braccio sulle sue spalle.
Restare con lui fino a New York non sarebbe stato per niente faticoso.
Clover sentiva già il fuoco dell’eccitazione dentro di sé, così si
avvicinò alla cerniera dei pantaloni dell’uomo e la sfiorò con il naso.
Tank mormorò qualcosa e gli accarezzò la testa, prima di togliergli gli
occhiali e riporli sul comodino. «Che ne dici di aprire la bocca così vedrò
dove devo metterlo?» lo stuzzicò, slacciando la cintura con l’altra mano.
A Clover si rizzarono i peli delle braccia, il suo cuore cominciò a
palpitare e non riuscì a battere ciglio quando aprì la bocca per tirare fuori la
lingua di fronte a quell’invito. Desiderava vedere l’uccello di Tank il prima
possibile. In quel momento, rimpianse di essere legato, non perché volesse
scappare, ma perché desiderava abbassare quella lampo. Comunque, poteva
sempre farlo con i denti.
La stazza dell’uomo non lo spaventava più. Finché lo desiderava, era al
sicuro.
Una mano enorme scivolò dietro la sua testa, tenendolo fermo mentre
Tank passava due dita sulla sua lingua. «Caldo e piacevole. Mi divertirò.
Noi ci divertiremo,» disse e, anche se Clover non sapeva se intendesse loro
due o i quattro mercenari, non appena Tank abbassò la cerniera, niente ebbe
più importanza. La sua bocca bramava sentire il peso e il sapore del cazzo
di quell’uomo.
Clover annuì e avvolse le labbra attorno alle dita carnose per
succhiarle. Le dita che avevano ucciso il suo rapitore, l’uomo che lo aveva
minacciato e che lo avrebbe venduto come un oggetto pronto per essere
usato. Avrebbe succhiato l’uccello di Tank anche se non fosse stato così
sexy. Anche per quegli uomini era solamente un oggetto, ma avrebbe
stabilito lui il prezzo, non permettendo a nessuno di approfittarsene.
Poteva già immaginare quelle dita dentro di sé, poi l’uccello di Tank
mentre il suo corpo possente lo sovrastava. Clover amava sentire il peso di
un uomo sopra di lui. Il sesso era l’unico momento in cui si concedeva di
rilassarsi, e anche se Tank aveva l’aria di uno stronzo, non sembrava un tipo
crudele. Le persone che non nascondevano il loro lato più oscuro di solito
non lo erano.
Tank emise un ringhio che gli inviò una scarica di eccitazione nelle
palle, e poi si abbassò pantaloni e boxer per rivelare il suo uccello. Non era
ancora completamente duro, così lo massaggiò un paio di volte, spingendo
il pugno contro le sue palle pronte a scoppiare. Quel momento di
trepidazione fu incredibile.
Gli occhi di Clover erano incollati sull’asta, sulla cappella rigonfia e
pronta per essere leccata, ma era un bravo ragazzo, così prima succhiò le
dita. Gemette e sollevò lo sguardo sullo stomaco tatuato di Tank, fino ad
arrivare al suo viso. Non appena quegli occhi marroni così intensi
incrociarono i suoi, Tank gemette, spingendo avanti e indietro le dita tra le
sue labbra.
«Farai il bravo?» chiese Tank, e il rumore del pugno che sbatteva
contro le palle fece fremere Clover, spingendolo ad avvicinarsi per averne
un assaggio. Le dita si allontanarono dalla sua bocca, per essere rimpiazzate
quasi subito dalla cappella, che gli si appoggiò sulla lingua e gli solleticò la
gola.
Clover spalancò gli occhi e annuì, incapace di contenere i sentimenti
che la presenza di Tank scaturiva in lui. Non si trattava di affetto, ma di un
desiderio incomprensibile di sottomettersi alle richieste dell’uomo,
qualunque fossero. C’era una sorta di promessa silenziosa tra di loro, un
modo per dire che, se lo avesse accontentato, tutto sarebbe andato bene. Si
sarebbe preso cura di lui.
Clover sentiva l’uccello dolere per quanto era duro, e lo strinse
attraverso i jeans mentre succhiava l’asta eretta di Tank. Le dita tra i suoi
capelli lo costrinsero a farsi avanti, permettendo all’uomo di sprofondare
ancora di più nella sua bocca.
«Bravo, ragazzo. Succhia più forte.»
Clover lo accontentò, rispondendo a quell’ordine come se fosse stato
addestrato. Forse perché non si trattava di un compito. Dalla base alla
cappella, l’uccello di Tank era grosso, una perfezione pulsante che lui non
vedeva l’ora di avere tra le gambe, perché sapeva già che sarebbe finito lì.
Mentre percorreva la parte laterale dell’asta con la lingua, sollevò lo
sguardo, incrociando gli occhi di Tank, che lo fissarono come dei carboni
ardenti pronti a consumarlo. In quel momento, l’uomo era il suo
comandante e, se desiderava che lui lo succhiasse mentre lo costringeva ad
accoglierlo, spingendo la cappella dentro e fuori dalle sue labbra, Clover lo
avrebbe accontentato. Lo assecondò quando gli disse di leccargli la
cappella, quando gli ordinò di succhiare con più forza. Poi, quando Tank
decise di volergli scopare la bocca, Clover non ebbe altra scelta se non di
rilassarsi e lasciare che accadesse.
E lo adorò.
I suoi occhi divennero lucidi quando si strozzò sull’erezione, sentendo
la saliva scivolargli sul mento. L’intensità di Tank lo fece tremare e
piagnucolare per averne di più, perché la catena che gli legava le mani alla
caviglia lo costringeva a restare piegato in due, senza la possibilità di
abbassare la cerniera dei pantaloni.
«Non appena ti ho visto, non ho desiderato altro che scopare il tuo bel
faccino,» ringhiò Tank, tenendogli la nuca con la sua mano possente.
Proprio quando Clover cominciava ad abituarsi a quella penetrazione
così profonda, Tank lo spinse più in avanti sul letto e gli cavalcò la faccia,
tenendola in una posizione scomoda per continuare a scopargli le labbra.
Quello spostamento improvviso gli tirò gli arti legati, e lui fu costretto a
sollevare una gamba per adattarsi alla catena.
Non sapeva per quanto Tank potesse andare avanti, ma quell’uomo
sembrava avere più di trent’anni, quindi era probabile che fosse in grado di
controllarsi meglio dei ragazzi con cui scopava di solito. Non poteva
opporsi a quella forza nettamente superiore nemmeno volendo, così si
concesse di rilassarsi, arrendendosi alle spinte violente che gli mandarono la
gola in fiamme. Le manette affondavano nella sua carne e gli faceva male la
schiena a causa di quella posizione scomoda, ma quello che contava
davvero in quel momento era il piacere di Tank, così si concentrò sul
movimento dei fianchi dell’uomo, che sentì in ogni fibra del suo corpo.
Dentro. Fuori. Dentro. Fuori. Tank non ebbe pietà di lui, inebriandosi
del suo piacere, ma poi il suo uccello indietreggiò, lasciando un vuoto nella
bocca di Clover, e così eccitato, che avrebbe voluto strusciarsi sul cuscino
più vicino.
«Basta preliminari, ragazzo,» sussurrò Tank e prima che la mente
annebbiata dal piacere di Clover potesse comprendere il significato di
quelle parole, il mercenario lo fece voltare, abbassandogli i jeans fino alle
ginocchia.
Clover si era sentito accaldato prima ma, in quel momento, un incendio
divampò sul suo viso. Le manette lo costrinsero in una posizione
imbarazzante, con le mani unite e un ginocchio in avanti, che lo lasciò
ancora più esposto all’uomo che lo trascinò con facilità. Aveva la bocca
ancora indolenzita per via dell’attacco violento di prima, e sapeva a
malapena dove si trovassero il pavimento e il soffitto, quando Tank gli
strusciò le dita sgocciolanti di lubrificante sull’ano.
Tutto accadde troppo in fretta; tuttavia, il cervello completamente
andato di Clover desiderava di più. Ansimò per la mancanza di aria, e
gemette, ormai ridotto a un groviglio di membra che quella bestia d’uomo
spostava a suo piacimento.
«Amo già il tuo culo,» disse Tank, e lui si sentì onorato che anche il
mercenario stesse ansimando per l’eccitazione.
Dato che non poteva mettersi in una posizione più comoda, Clover
appoggiò la guancia sul cuscino, con il collo piegato e il culo nudo in aria,
mentre mani violente gli massaggiavano le natiche come se fosse un
impasto. All’improvviso, il peso di Tank sprofondò nella parte bassa del
materasso e, quando appoggiò una mano sulla sua nuca, per Clover
respirare divenne quasi impossibile. Il desiderio lo stava consumando, e
urlò non appena quell’uccello duro e grosso spinse dentro di lui.
«Esatto, ragazzo. Accogli il Paparino.»
Clover farfugliò qualcosa di indecifrabile quando quell’asta lo impalò,
rivendicando il suo culo. Non riuscì a pensare né a respirare perché era il
sesso più bollente e migliore di sempre. Sentì le lacrime agli occhi, ma non
poté fare a meno di allargare le cosce per quanto i jeans glielo
permettessero.
Non avrebbe dovuto piacergli tanto. Avrebbe dovuto avere maggiore
controllo sulla situazione, anche se non poteva negare quanto fosse reattivo
a quei modi bruschi.
Il “sì” che stava per pronunciare fu inghiottito da un gemito, e sentì
una vampata di calore partire dalla nuca, su cui si trovava la mano di Tank,
fino al suo uccello. Si sentiva così piccolo sotto quell’uomo, inerme e allo
stesso tempo al sicuro. Doveva solamente fare il bravo ragazzo.
Tank iniziò a scoparlo con tutto se stesso, nonostante quell’uccello
enorme gli creasse ancora un po’ di disagio. Niente di tutto ciò importò
quando Tank lo impalò con il suo cazzo, spingendo dentro prima di tirarlo
fuori, mentre lo teneva fermo con una presa ferrea. Ogni volta che Tank gli
strofinava l’uccello contro la prostata, Clover non poteva evitare di urlare,
gemere e dimenarsi, infischiandosene che gli altri potessero sentirlo nel
silenzio dell’abitazione. Era un dettaglio di poca importanza. Desiderava
che quel momento si protraesse in eterno per godere della protezione di
Tank, che lo avvolgeva come una coperta. Il suo uccello bruciava per via
dello sfregamento mentre ogni spinta stuzzicava il suo piacere, rendendolo
una bambola di pezza intontita, che Tank poteva muovere tra le lenzuola.
Cambiarono posizione due volte e Clover non ebbe voce in capitolo in
nessuno dei due momenti. Tank lo mise su un fianco e lo scopò con forza,
mentre gocce di sudore ricadevano come pioggia sul suo corpo a ogni
spinta poderosa. La seconda volta, Tank lo fece sdraiare sulla schiena,
accogliendolo come un gigante maestoso, disposto ad accettare un dono
offerto in cambio di protezione.
Quando uscì dal suo corpo ancora una volta, sembrò voler cambiare di
nuovo posizione, ma poi salì sul letto per inginocchiarsi su di lui e strappò il
preservativo per rivelare un uccello scuro, sul punto di scoppiare.
Clover dischiuse le labbra senza pensare, pronto a succhiarlo di nuovo,
ma Tank si masturbò con forza, proprio davanti al suo viso. Ringhiò quando
venne, schizzandogli sul viso, sulle labbra aperte e sulla fronte. Alcune
gocce finirono anche sul mento e sul collo, ma Clover riuscì a concentrarsi
solamente sull’espressione appagata sul volto di Tank quando gli passò le
dita tra i capelli per accarezzarli.
«Bravo ragazzo.» Allontanò la mano dal suo uccello e, con un ghigno,
gli strusciò il labbro inferiore con un dito bagnato di sperma, il petto che si
sollevava come un enorme mantice. «Stupendo e sporcaccione per me.»
Clover era troppo stanco per parlare, ma quando Tank prese dalla tasca
le chiavi delle manette, desiderò tanto supplicare. Dato che era libero,
poteva masturbarsi e raggiungere finalmente il piacere, ma Tank gli
allontanò la mano, costringendolo a sdraiarsi sulla schiena. La paura che
dovesse aspettare ancora molto per un attimo di appagamento durò
solamente un istante perché fu rimpiazzata dall’euforia quando Tank gli
strinse l’uccello.
Clover piagnucolò e cominciò a tremare, nonostante il culo in fiamme.
«Per favore, non posso più aspettare.»
Tank gli strinse l’uccello alla base. «Prima devi pulirti,» gli ordinò,
sfiorandogli il mento con le nocche.
Non dovette nemmeno pensarci. Raccolse un po’ di sperma dal viso e
si leccò le dita, facendo le fusa quando sentì il sapore amaro scivolargli
lungo la gola. Il ghigno sul volto di Tank significava che era soddisfatto, e
lui non desiderava altro che ricevere il suo premio.
Tank gli massaggiò l’uccello una volta. Due volte. Ancora più forte.
Qualche secondo dopo, venne con un urlo, mentre il suo corpo era scosso
dai brividi, impazzito come se fosse fuori controllo. Clover lo avrebbe
supplicato di scoparlo anche senza il loro patto, ma Tank non aveva bisogno
di saperlo.
Chi cazzo era quel mostro?
Tirò su con il naso, mentre la sua testa era ancora in orbita.
«Bene,» ansimò Tank, accarezzandogli i capelli e inginocchiandosi al
suo fianco invece che sopra di lui. Con un sorriso, l’uomo leccò lo sperma
caldo dalla sua mano. «Hai un sapore delizioso, proprio come il tuo aspetto.
Ti scoperò per tutto il viaggio fino a New York.»
Sì, per favore.
Capitolo 4 - Clover

Dopo la scopata folle con Tank, Clover non si era aspettato una tale
dimostrazione di affetto, quindi fu surreale vedere quell’uomo muscoloso
che gli lavava i capelli nella doccia. Tank si dimostrò molto attento,
strofinandogli le gambe e il culo mentre lo teneva vicino e l’acqua calda
scivolava lungo i loro corpi. Quella dolcezza fu talmente inaspettata che lui
seguì la corrente, anche se non era abituato a essere stretto in quel modo.
Sfinimento era il suo secondo nome, e appoggiò la testa sul petto di Tank
per trovare un po’ di conforto.
I due giorni precedenti erano stati un turbinio di stress quasi costante e,
nonostante avesse dormito per la maggior parte del tempo, il suo corpo
ricordava ancora il lungo viaggio e il trattamento subìto che aveva
marchiato la sua carnagione chiara. Da quando aveva aperto gli occhi, si era
ritrovato a dover affrontare le sue peggiori paure, soprattutto per la sua
incolumità, cosa che in passato gli era capitata solamente per brevi
momenti, non per ore.
Non sapere se sarebbe diventato uno schiavo sessuale, il pasto per
qualcuno o un giocattolino per un amante violento, aveva prosciugato tutte
le sue energie. Con Tank e gli altri si sentiva momentaneamente al sicuro.
L’accordo che aveva accettato era parecchio sospetto, e significava che non
poteva fare come preferiva ma, a differenza di Riggs o Jerry, quei tipi non
volevano fargli del male.
Non appena Tank chiuse il rubinetto della doccia, Clover tornò
zoppicando in camera, sgocciolando sul tappeto doppio.
«Che problema hai a parte la gamba? Ti hanno dato da mangiare?» gli
chiese, avvicinandosi con un asciugamano. Era piuttosto ruvido ma gli
tamponò il corpo umido, asciugandolo in un paio di passate.
Clover usò l’asciugamano per strizzare le ciocche lunghe e abbassò lo
sguardo sul piede ferito. Il taglio che si era provocato quando aveva tentato
di fuggire nel deserto si era riaperto. «Non è niente, sto bene. Sul serio.»
Sorrise all’uomo che si era rivelato un miscuglio bizzarro di dolcezza e
sfacciataggine. Se doveva restare ancora a lungo, doveva scoprire di più su
Tank e la sua squadra, e non solo sui loro uccelli. Un bel viso e un corpo
pronto ad accogliere quegli uomini potevano bastargli solamente fino a un
certo punto.
«Siediti,» si limitò a rispondere Tank, e Clover seguì il suo ordine
senza pensarci, appoggiando il sedere nudo sulle lenzuola stropicciate, e
osservò il suo nuovo protettore accucciarsi accanto a un borsone.
Lui aveva bisogno degli occhiali, e dato che il mondo era sfocato senza
di essi, non era riuscito ad ammirare con attenzione il corpo di Tank quando
avevano fatto sesso. Per tanto, sfruttò quella possibilità per studiarlo nel
dettaglio, dai polpacci sodi alla schiena quasi troppo ampia e forte per
essere vera. Tank era tutto muscoli sotto l’abbronzatura che copriva una
moltitudine di tatuaggi neri e, anche se poteva rompergli il collo per
sbarazzarsi di un testimone, la sicurezza con cui si muoveva lo rendeva una
persona dall’aria affidabile e non minacciosa.
Tank tornò con una borsa bianca e morbida, con una croce rossa
stampata sopra. «Mostrami il piede.»
Con un po’ di esitazione, Clover lo poggiò sulla mano dell’uomo che si
era inginocchiato sul pavimento. «Perché lo fai?»
Tank non aveva bisogno di curargli il piede o di lavargli i capelli per
ottenere qualcosa in cambio. Avevano già stabilito un accordo, e lui non si
aspettava altro se non di essere protetto, soprattutto dopo che l’uomo aveva
capito che gli aveva mentito sul pagamento che avrebbe ricevuto alla fine
del viaggio.
Tank aggrottò la fronte, ma prese una bottiglia e spruzzò una sostanza
sul taglio. «Che cosa significa perché? Sei ferito.»
Clover sibilò per il dolore e si strinse le braccia attorno al corpo.
«Avresti potuto semplicemente passarmi il kit.» Non voleva sfidare Tank o
sembrare ingrato, ma capire il suo comportamento era la chiave per
assicurarsi che non gli succedesse niente di male.
Quel tipo si accigliò come se non pensasse che lui potesse compiere
un’azione semplice come disinfettare una ferita. Riprese a parlare
solamente dopo essere tornato a concentrarsi sul piede, che avvolse con una
garza pulita. «Se me ne occuperò da solo, non avrò alcun dubbio che sia
stato fatto nella maniera corretta.»
Era ovvio che Tank se la cavasse con il primo soccorso, e lui non poté
evitare di sentirsi un gattino scostante, anche se non aveva bisogno di
rifiutare quelle attenzioni. Molto tempo prima, aveva imparato ad accettare
una gentilezza quando ne riceveva una, anche se lo innervosiva non sapere
se ci fosse un secondo fine. «Grazie, Paparino,» lo provocò,
accarezzandogli le spalle con le dita.
Tank fremette e sollevò lo sguardo prima di baciargli un ginocchio.
Dopo aver finito con la fasciatura, si alzò e gli porse una mano. «È ora di
convincere gli altri. Non posso dire loro che cosa fare.»
Quando Clover cercò di prendere i suoi pantaloni, Tank lo fermò con
un lieve pizzicotto su una natica.
«Credo che dovremmo mostrargli la mercanzia,» disse, con un ghigno
enorme.
Clover incrociò quello sguardo intenso che stava ammirando il suo
corpo con desiderio. «Oh. Ne sei sicuro? Drake non si sentirà a disagio?»
chiese con voce tremante.
Tank scosse il capo e pettinò i lunghi capelli di Clover con le dita,
sistemando le onde sulle spalle. «A Drake piace il cazzo, proprio come agli
altri. Se convincerai la maggioranza, ti accompagneremo a destinazione.»
Allora era quello il pagamento in cambio di protezione… doveva
diventare il giocattolo sessuale di quei quattro. Durante il corso della vita,
Clover aveva fatto parecchio sesso, ma non con così tanti uomini in un
periodo breve di tempo. Inoltre, lo aveva fatto solamente con i suoi
fidanzati. Quella situazione poteva risultare alquanto pesante e dura per il
suo corpo. Tuttavia, se concedersi era il modo per ottenere sicurezza, e se
poteva convincerli che non sarebbe stato in grado di essere disponibile tutto
il tempo, forse quella situazione poteva funzionare.
Deglutì, sperando di trovare un modo per negoziare. Avrebbe voluto
non cedere e stabilire dei limiti, ma non appena incrociò lo sguardo di Tank,
si arrese e accarezzò quel petto ampio e forte.
«Non sei il capo?» provò a chiedergli, sperando di puntare alla vanità
dell’uomo, nella speranza di ottenere il suo favore. La sua mente si stava
lentamente abituando all’idea di uscire nudo per parlare con i tre mercenari
pericolosi. Sperava che almeno non lo prendessero in giro.
Percepì della peluria sotto la mano e il battito stabile del cuore riuscì in
qualche modo a tranquillizzarlo, nonostante quella situazione quasi
indecente.
«Sì, ma non posso costringerli ad accettare un lavoro senza una paga in
cambio,» disse Tank, massaggiandogli il braccio mentre lo osservava con
quegli occhi scuri e profondi.
Clover prese un respiro profondo quando sentì la paura attanagliargli la
gola al pensiero di quello che poteva accadergli. «Lo capisco. E loro…
voglio dire, non mi faranno del male, giusto?»
Tank sogghignò, accarezzandogli la pelle rosea con le dita olivastre.
«No, ma adorano i bei ragazzi. Chissà, magari accetteranno di
accompagnarti a nord in cambio di un solo bacio,» mormorò, anche se il
suo sorrisetto sembrava implicare il contrario. «Io ci sarò,» aggiunse con
tono più dolce, spingendolo più in avanti, senza permettergli di staccarsi da
lui.
Clover era certo che Tank volesse che si presentasse nudo per mostrare
la sua conquista.
La fasciatura sul piede aveva una piccola imbottitura di ovatta, che gli
impediva di sentire dolore mentre camminava. Tuttavia, si ritrovò un fascio
di nervi quando abbandonò la sicurezza della stanza e mise piede nel
corridoio illuminato. Il fatto che Tank lo seguisse nudo non rese le cose più
facili. Percepì il suo cuore battere all’impazzata come i tamburi prima di
uno spettacolo circense molto pericoloso.
Drake fu il primo a incrociare il suo sguardo in soggiorno, e i suoi
occhi divennero due fessure di pura rabbia.
«Che cazzo?» ringhiò a Tank.
Non appena Pyro, che si trovava in cucina, notò Clover, fischiò. «Non
so che cosa stia succedendo, ma mi piace.»
«Abbiamo sentito tutto quello che sta succedendo,» rispose Boar,
osservandoli da dietro una bottiglia di birra. Sembrava rilassato, senza il
gilè della divisa, seduto su una sedia di pelle malandata.
Pyro fece un cenno con la mano e si avvicinò a Clover come un cane
pronto ad annusare il sedere di un nuovo amico, girandogli attorno per
osservare con occhi spalancati ciò che aveva davanti.
Pyro non era imponente come Tank, era più basso degli altri e aveva un
torace ampio, anche se ogni suo movimento sprigionava forza e sicurezza.
Se non fosse stato per i capelli blu neon che aveva raccolto in una lunga
treccia al centro della testa rasata e per le sopracciglia verdi tatuate, avrebbe
potuto passare per una persona comune.
«Quando mi guardi e muovi gli occhi in quel modo, vedi l’immagine
muoversi?» chiese, imitando il nistagmo di Clover.
«Oh, andiamo,» si lamentò Boar, anche se non scoraggiò Pyro
dall’avvicinarsi a Clover e afferrare una ciocca di capelli bianchi.
Clover incrociò le braccia al petto e sbuffò, nonostante la
preoccupazione che gli annodava lo stomaco. Non aveva ancora idea di
quello che sarebbe successo dopo, e avere l’uccello in bella mostra non lo
aiutava a sentirsi più sicuro. «Ci vedo bene con gli occhiali, tutto qui.»
Tank gli appoggiò le mani sulle spalle e lo accompagnò vicino al
tavolo, dove si trovava seduto Drake, che lo fissava come se volesse
rendere la situazione più difficile. «Clover ha una richiesta per voi.»
«Sì. Ho un lavoro con cui credo che potreste essermi utili.»
Boar si accigliò. «Sa che non siamo un’organizzazione benefica,
giusto?»
Pyro alzò gli occhi al cielo e diede una gomitata a Boar. «Tank ha un
debole per i ragazzi in pericolo.»
«Quanto ci pagherà?» chiese Drake, dall’angolo in cui era seduto,
l’aria tenebrosa e l’aspetto longilineo come quello di un angelo della morte.
«Il lavoro è un gioco da ragazzi,» rispose Tank, massaggiandogli le
spalle con le sue mani calde. Non c’era alcun dubbio che Tank fosse dalla
sua parte. Doveva essersi divertito molto.
«Non è quello che ho chiesto.»
Clover prese un respiro profondo, ancora sconvolto per il calvario che
aveva vissuto. Dover affrontare quegli uomini completamente nudo e con il
culo ancora in fiamme dopo aver scopato con Tank era terrificante.
Tuttavia, che alternative aveva? «Voglio solamente che mi accompagniate a
New York, e in cambio…» Si leccò le labbra quando una vampata di calore
gli attraversò il petto, paralizzandolo per la preoccupazione, anche se cercò
di non darlo a vedere. «Sarò un bravo compagno per tutto il viaggio.»
Boar aggrottò la fronte e portò indietro i suoi capelli morbidi e ramati.
«Eh?»
Drake fu il primo a capire, e si alzò dalla sedia così bruscamente da
farla cadere. «Hai appena offerto il tuo corpo in cambio di un passaggio?»
Clover allargò le braccia, sentendosi a disagio di fronte alle parole di
Drake. Aveva corso parecchi rischi nella sua vita, ma mai niente di
oltraggioso, quindi sperava l’uomo non rendesse le cose ancora più difficili
per lui. «È complicato.»
Pyro fece un passo avanti. «Non c’è niente di complicato. Ci sto.»
Drake si spostò dal suo angolo, mostrando i tendini del collo rigidi,
come se aspettasse che nel corpo di Clover ci fosse una bomba pronta a
esplodere in qualunque momento. «Suppongo che tu sia abbastanza carino.
Perché non vendere il tuo culo per un biglietto aereo e chiudere questa
storia? Non credi che sia un po’ losco?» chiese, guardando i suoi compagni
in cerca di sostegno, anche se non ne vide.
Tank mise un braccio attorno alle spalle di Clover e lo avvicinò a sé.
«Teme che le persone che l’hanno catturato lo stiano ancora cercando.»
Boar inclinò il capo, osservando Clover con occhi che tradirono il suo
desiderio. «E a te sta bene?»
Clover deglutì, rassicurato dal peso del braccio di Tank, anche se non
aveva un vero motivo per fidarsi di lui. «Voglio dire…» Lanciò un’occhiata
a Drake, nella speranza di sedurlo. «Siete tutti sexy e mi piace il sesso. Sarà
un’avventura, no?» La risata che gli sfuggì suonò nervosa anche per le sue
orecchie.
Un sorrisino malizioso comparve sul volto di Pyro. «Ci sto di sicuro.
Siamo tutti d’accordo, giusto?» chiese a Boar, che sembrava pensieroso,
nonostante gli sguardi di apprezzamento per Clover.
«Se è davvero disposto a stare con tutti noi… è da un po’ che non
condividiamo nessuno,» rispose, mettendo una birra nella mano di Pyro, la
stessa su cui era possibile leggere il suo nome sulle nocche. Aveva un viso
normale e gentile, dietro quella barba ramata, ed era meno muscoloso degli
altri, anche se erano fatti tutti della stessa pasta. Non si era fatto problemi
davanti ai cadaveri nella casa abbandonata.
Drake scosse il capo e mise il broncio che, per una volta, non era
rivolto a Clover. «Io mi chiamo fuori, ma non vi metterò i bastoni tra il
cazzo. Pensateci voi. Per me va bene andare a New York.» Non aspettò
nemmeno una risposta e uscì dal soggiorno, seguito dalle nubi invisibili che
coprivano la sua espressione cupa.
Tank spinse Clover verso il tavolo. «Avanti, ragazzo, mostra i tuoi
gioielli.»
«Adesso?» balbettò.
Tank annuì. «Sì, adesso.»
Clover deglutì e guardò tra Pyro e Boar. Entrambi gli uomini si
avvicinarono quando lui poggiò i palmi sul tavolo e raddrizzò la schiena,
mettendo in mostra il sedere. Non poteva negare che, con la presenza di
Tank che lo rassicurava almeno un po’, la situazione fosse sensuale. Era
stanco di preoccuparsi che la gente potesse rifiutarlo perché era albino. Ai
ragazzi poteva piacere o no, tutto lì.
Si prendeva cura dei suoi capelli e della sua pelle. Era ovvio che
volesse essere attraente agli occhi degli altri, quindi si sentì nervoso al
pensiero di non essere il tipo di Pyro e Boar come lo era di Tank. Tuttavia,
essere osservato come se fosse del bestiame, lo mise a disagio.
Pyro prese un respiro profondo e gli accarezzò la schiena. «È un tipo
speciale, non è vero? Tutto pallido.»
Boar sbuffò e si avvicinò dall’altro lato. «Non sul viso.»
Era vero. Le guance di Clover erano in fiamme.
Cercò di non urlare quando dita ruvide gli sfiorarono la schiena prima
di passare tra le natiche, dove era ancora indolenzito.
«Che ne dite se assaggiamo questo?» domandò Pyro sopra di lui, con
una voce sensuale che gli inviò dei brividi per tutto il corpo e gli provocò
un nodo in gola.
«Potrei essere stato un po’ troppo entusiasta con lui, non è vero?»
mormorò Tank, accarezzandolo tra le scapole, mentre gli spingeva il petto
sul tavolo. «Mostragli il tuo buco arrossato, ragazzo.»
Clover ansimò, girando la fronte bollente contro il legno freddo. Non
era nemmeno umiliante, lui era solo… sconvolto dal modo diretto con cui
Tank si rivolgeva agli altri. Prima era arrossito, ma ormai sentiva il viso
pulsare, come se sotto la sua pelle scorresse della lava. Inoltre, quanto era
assurdo che fosse eccitato al pensiero che Boar e Pyro potessero studiarlo a
fondo?
«Sì, è stato intenso, Paparino,» sussurrò e allungò le mani dietro per
allargare le natiche, immaginando che, sebbene fosse nervoso, avrebbe
comunque scopato con quei tipi, prima o poi. Tanto valeva strappare il
cerotto dell’imbarazzo.
Riconobbe il ringhio di Boar quando l’uomo esclamò: «Oh, cazzo.»
Una folata d’aria calda gli colpì la fessura sensibile, e una vampata di
calore abbastanza intensa da fargli tremare le gambe attraversò lo spazio tra
le sue natiche quando le dita di Pyro affondarono nella carne del suo culo.
Quella carezza fu così inaspettata che Clover restò pietrificato, non sapendo
se dovesse rimanere immobile o provare a spingere verso quella lingua
grossa e insistente. Tuttavia, quando Pyro gli leccò di nuovo il buco,
gemette, spostando il peso da un piede a un altro mentre delle sensazioni
sconosciute lo sconvolgevano.
Le dita di Boar erano sorprendentemente gentili sulla sua nuca. «È così
sexy, cazzo. Potremmo fare una deviazione prima di New York, per
godercelo un po’ di più.»
Clover piagnucolò e il suo respiro divenne affannoso quando Pyro lo
stuzzicò con la lingua, facendo dei cerchi bagnati sulla sua pelle
ipersensibile. Stava succedendo davvero? Stava per lanciarsi in un festival
della scopata in viaggio con un mucchio di tipi che avrebbero impedito che
lo rapissero e che lo avrebbero scopato fino a farlo impazzire?
Solamente un minuto prima, quella situazione lo aveva terrorizzato, ma
in quel momento sembrava l’idea migliore di tutti i tempi.
«Sì,» rispose con voce strozzata, agitando i fianchi verso il viso di
Pyro. «Sarò disponibile. Nei limiti della ragione,» aggiunse, ma poi Pyro gli
afferrò le gambe e lo sollevò fino a farlo inginocchiare sul bordo del tavolo.
Clover era a corto di fiato, nudo e con l’uccello di nuovo eretto.
Boar apparve al suo fianco con un sorrisino compiaciuto. «È così
minuto.»
«Anche uno jalapeño lo è,» rispose Clover con voce ansimante,
apprezzando le attenzioni di Pyro. Nessuno aveva mai provato il rimming
su di lui, ma ne desiderava già di più.
Boar rise e gli afferrò i capelli proprio quando Pyro gli leccò il bordo
dell’ano. «Qualcuno è pronto per divertirsi ancora.»
Tuttavia, Tank scelse quel momento per intervenire. Gli strinse la mano
e si schiarì la voce. «Credo che ne abbia avuto abbastanza per oggi. Il
ragazzo ha bisogno di mangiare, prima di metterci in viaggio.» Lo sollevò
dal tavolo senza tante cerimonie. Anche se Clover avrebbe voluto
continuare a provare quelle sensazioni all’infinito, fu grato del modo in cui
Tank si stava prendendo cura di lui. Qualunque cosa fosse accaduto, era
sotto la protezione di un uomo ragionevole.
Pyro sogghignò. «Andiamo, non possiamo lasciarlo così.»
L’uccello di Clover era d’accordo, così sollevò lo sguardo, sentendosi
un po’ monello per quello che stava per dire. «Per favore, Paparino?»
Tank sbuffò, ma i suoi occhi luccicarono, così lo fece voltare,
attirandolo contro il proprio petto nudo. «Va bene, ma fai in fretta,» disse a
Pyro.
Il furfante dai capelli blu gli fece l’occhiolino, prima di inginocchiarsi
e succhiargli l’uccello. Andò dritto al punto, sentendo solo un bisogno così
primordiale per quell’uccello, che Clover sentì la testa girare. Tra le braccia
di Tank, mentre un altro uomo si trovava davanti al suo uccello e con la
saliva ancora tra le natiche, si sentì all’improvviso il centro dell’universo.
Anche Boar rimase, osservando la scena con occhi dolci e, sebbene
non parlasse molto, il rigonfiamento nei suoi pantaloni era inconfondibile.
«Esatto. Rilassati, bel ragazzo,» sussurrò Tank, strofinando il naso
contro il suo orecchio.
La testa di Pyro cominciò a fare su e giù più velocemente, impedendo a
Clover di pensare. Dopo il rimming, aveva solamente bisogno di un
lavoretto di bocca veloce per raggiungere l’orgasmo. Infatti, venne dopo un
minuto, ansimando e tremando tra le braccia di Tank. Quando le sue gambe
cedettero, quel gigante restò al suo fianco per sostenerlo.
Pyro deglutì il suo seme e si asciugò le labbra quando si alzò,
inchiodandolo con il suo sguardo lussurioso. «La prossima volta, succhierai
il mio uccello. Ha una curvatura che ti farà impazzire quando lo infilerò
dentro di te, ma per ora puoi andare perché devi riposare.» Si voltò verso
Boar. «Tu, al contrario, sembri affamato.»
Gli occhi di Boar incrociarono quelli di Clover per comunicare il
desiderio che travolgeva il suo corpo ma, alla fine, fece un cenno del capo a
Pyro e lo tirò per la cintura, conducendolo lungo il corridoio.
Clover si ritrovò di nuovo da solo con Tank, ancora al sicuro tra le sue
braccia.
«Direi che è stato un successo,» mormorò l’uomo, lasciandolo andare.
Clover non prese nemmeno in considerazione di tirarsi indietro, così si
voltò in punta di piedi e allacciò le braccia attorno al collo muscoloso di
Tank. «Grazie per… l’incoraggiamento,» sussurrò, avendo la sensazione di
aver scoperto un altro velo della maschera del suo protettore.
Un ghigno comparve sul volto stupendo di Tank. «Prego, ragazzo. Sarà
un piacere lavorare per te.» Enfatizzò le parole dandogli una strizzatina al
sedere.
Rincuorato ma sopraffatto, come un ragazzino che aveva fatto abuso di
dolci, Clover corse il rischio e si sollevò ancora di più per raggiungere le
labbra di Tank. Aveva sentito la frase “I baci non fanno per me” tante volte
nella sua vita, e non gli andava di rovinare il momento, ma continuava a
sentire una strana sensazione per via delle farfalle allo stomaco, mentre il
suo petto era ancora in preda alle fiamme dopo l’orgasmo, quindi mise da
parte ogni cautela.
Quelle labbra calde non risposero subito, ma presto Tank si rimise al
passo e lo afferrò per le cosce. Clover capì che quello era il suo segnale e
allacciò le gambe attorno ai fianchi dell’uomo. La facilità con cui il
mercenario lo sollevò lo fece fremere, così approfondì il bacio, assaporando
il gusto caldo del suo nuovo amante.
Non aveva mai pensato di potersi trovare a proprio agio in una
situazione simile. Tuttavia, le attenzioni non di uno, ma tre uomini adulti,
gli avrebbero fatto perdere completamente la testa. Ma finché Tank avesse
mantenuto la promessa di non permettere agli altri di fargli del male,
quell’accordo poteva funzionare.
Tank sorrise quando le loro labbra si allontanarono, e un’espressione
felice comparve sul suo volto. «Metti un paio di pantaloni. Posso prestarti
una delle mie magliette.»
Lo rimise giù e gli diede una pacca sul sedere, spronandolo a
camminare. Clover gli fece l’occhiolino da sopra la spalla , sentendosi così
sconvolto dal suo battito galoppante che finì contro una parete.
Tank ridacchiò, appoggiando le mani enormi sui suoi fianchi. «Vestiti,
e poi penseremo a mangiare qualcosa.»
Si massaggiò il braccio sul punto in cui aveva sbattuto e corse lungo il
corridoio. Era quasi arrivato in camera, dove aveva lasciato i pantaloni,
quando qualcuno lo afferrò per un gomito e il suo urlo venne bloccato da
una mano che sapeva di nicotina.
La paura gli attanagliò il petto, e il suo cuore cominciò a battere
all’impazzata quando Drake lo trascinò in una stanza che non conosceva e
lo spinse contro una parete. «Riesco a sentire l’odore delle tue menzogne da
lontano,» disse, senza ammettere repliche quando le sue dita dall’odore
amaro scivolarono dalla sua bocca.
Clover sbatté le palpebre, ritornando con i piedi per terra, sentendosi
come se fosse finito completamente nudo in un lago ghiacciato. Tuttavia,
per quanto quella situazione fosse sgradevole, la protezione di Tank lo rese
coraggioso, così raddrizzò la schiena e fissò quelle pozze nere. «Senti
l’odore di sperma, e non di menzogne.»
Drake ringhiò e il suo viso stupendo si contorse in una maschera di
rabbia. Per una frazione di secondo, Clover temette di aver esagerato e
pensò che l’uomo potesse colpirlo, lasciandolo privo di sensi, prima che gli
altri potessero impedirglielo. Tuttavia, il mercenario sbuffò e spinse un dito
contro il suo petto. «Ti tengo d’occhio.»
Capitolo 5 – Clover

Clover sollevò i pantaloni, restando paralizzato non appena intravide il


suo riflesso nello specchio della porta di una cabina armadio aperta. Si
avvicinò per osservare con più attenzione i lividi sul collo. Non si pentiva
dei segni lasciati da Tank. Il modo in cui lo aveva afferrato quando lo aveva
scopato era stato così eccitante che sentì un fremito attraversargli il corpo al
solo ricordo.
Con la coda dell’occhio, Clover notò una luce rossa minuscola e, a una
seconda occhiata, si rese conto che proveniva da un cellulare lasciato sul
letto. Un affare ormai così usato che poteva trattarsi di un cellulare usa e
getta.
In un primo momento, non gli diede molta importanza ma, non appena
sentì le fiamme dell’ira divampare in lui come una fenice, lo afferrò,
consapevole di poterlo usare a suo vantaggio. Poteva essere l’unica
occasione per comunicare a Jerry che cosa ne pensasse di lui e del suo culo
traditore pronto a pugnalare gli amici alle spalle e a venderli.
Quel telefono era così vecchio da non avere nemmeno accesso a
Internet. I pulsanti erano di gomma e lo schermo in bianco e nero era
minuscolo, ma era perfetto per il suo scopo.
Lo prese e si accertò che non ci fosse nessuno nei paraggi. No, era da
solo. Tank gli aveva concesso un paio di minuti per vestirsi in pace, e gli
altri non avevano il coraggio di entrare nella camera del loro capo senza
permesso.
Ora o mai più.
Afferrò il telefono con dita tremanti mentre sceglieva i primi tasti. Non
aveva più niente, dato che il suo cellulare era ancora da Jerry oppure era
stato venduto, ma ricordava a memoria il numero di quel bastardo. I lavori
che svolgeva per quello stronzo richiedevano una buona memoria e
attenzione per il dettaglio. Correzione. I lavori che aveva svolto.
Clover cominciò ad avere problemi a respirare quando Jerry rispose. In
un primo momento, non sapeva di preciso che cosa dirgli ma poi tutto
arrivò come una valanga di emozioni.
«Figlio di puttana. Credi di potermi vendere così? Ho lavorato per te
per due anni. Due anni! Nessuno è mai stato scrupoloso come me. Adesso
sei nei casini, perché Riggs è morto e un giorno ci penserò io a te. Non mi
vedrai nemmeno arrivare perché ti attaccherò come un fottuto ninja!»
«Non avrò problemi a notarti in mezzo alla folla. Non passi
inosservato, Clover. Non minacciarmi, o te ne pentirai, ragazzino. Se vuoi
tornare, smettila di fare il bambinone e dimmi dove sei.»
Clover andò su tutte le furie. «Nei tuoi cazzo di sogni, stronzo.
Nessuno può toccarmi adesso. Sono invincibile. Prova a prendermi!»
«Qualcun altro ci riuscirà. Con i soldi che ci sono in ballo, suppongo
che ti troverai lontano dalla strada molto presto. Non temere.»
Clover sentì il cuore battere a un ritmo irregolare e poi chiuse la
chiamata così velocemente che il cellulare gli scivolò dalle mani, finendo
sul letto.
Jerry sparava stronzate. Nessuno lo inseguiva. Perché avrebbero
dovuto?
Prese un respiro profondo per calmarsi. Aveva detto quello che
pensava e per il momento era sufficiente. Dopo un attimo di esitazione,
afferrò la maglietta nera di Tank e la avvicinò al viso per inebriarsi di quel
profumo che gli dava un senso di sicurezza. Quell’odore gli ricordava
l’uomo imponente che lo avrebbe protetto da quel momento in poi. Clover
doveva solamente restare per un po’ e fare il “bravo ragazzo” fino a
ottenere la possibilità di sparire tra il caos di New York.
Sarebbe stato strano se avesse indossato quella maglietta usata, invece
di prendere un indumento pulito? Strofinò il tessuto contro le guance e
sospirò dal piacere quando quel profumo fresco e muschiato lo travolse,
dandogli un senso di pace che non provava da tempo.
Forse era troppo presto per riporre la sua fiducia in Tank, ma aveva
bisogno di aggrapparsi a qualcosa.
Clover finì per indossare la maglietta nera usata, ed era così grande da
arrivargli al ginocchio, come un vestito. Tuttavia, era calda e morbida, e lo
aiutò a prolungare quel senso di pace che aveva provato dopo gli ultimi
orgasmi.
Di solito non indossava il nero perché rendeva i suoi lineamenti troppo
duri e spigolosi, ma in quel momento non era importante. Stava per uscire
dalla stanza quando ricordò che Tank era nudo in cucina, così prese
qualcosa per il suo protettore. Di sicuro quel gesto gli avrebbe garantito dei
punti da “bravo ragazzo”.
Prese un respiro profondo e cercò di mettere da parte il ricordo di Jerry
e del cadavere di Riggs prima di percorrere il corridoio, in direzione delle
voci che provenivano dalla cucina.
Il primo che vide fu Drake. Il suo viso magro e spigoloso era tagliente
come la lama di cui si stava occupando. Non appena si voltò verso Clover, i
capelli lisci e neri che aveva portato indietro gli colpirono la guancia. Non
disse niente e continuò a fissarlo con quegli occhi scuri da brividi, come se
volesse ucciderlo soltanto con uno sguardo.
Clover si spostò in direzione di Tank e si assicurò di non incrociare
Drake. «Ti ho portato dei vestiti.»
Tank sorrise e lo afferrò per un braccio, attirandolo in un bacio. «Mi
piace vederti con la mia maglietta. Dovresti usarla per dormire.»
Drake emise un verso incomprensibile. Era geloso di Tank o roba
simile? Se era quello il caso, la situazione avrebbe potuto degenerare
velocemente.
«O forse preferisci dormire nudo?» proseguì Tank, accettando i vestiti
per poi indossarli. Ogni volta che i loro sguardi si incrociavano, una forte
chimica frizzava nell’aria, cosa che lo mise ancora di più a suo agio
riguardo al loro accordo. Finché Tank apprezzava la sua presenza, lui si
sarebbe assicurato che non accadesse niente di brutto al suo nuovo
giocattolino. Sperava di soddisfarlo fino al loro arrivo a New York.
«Già che ci sei potresti anche mettergli un collare,» borbottò Drake dal
suo angolo.
Tank sbuffò e gli massaggiò la mano. «No, fino a ora si è dimostrato un
bravo ragazzo.»
Clover non sapeva se aspettarsi un collare in futuro, tuttavia, doveva
scoprirlo. «Ti piacciono certe cose, Paparino?» lo provocò, quando Tank lo
attirò sul suo grembo, dimostrandogli ancora una volta quanto fosse forte.
«Tu hai scelto di restare. Non hai bisogno di un collare. Punisco
solamente i ragazzi che non rispettano le regole,» rispose l’uomo con un
ghigno, anche se lanciò un’occhiata alle spalle di Clover, verso Drake. «A
differenza di altri che si divertono.»
Oh.
Oh no.
«Non sono sicuro di amare il dolore fino a quel punto,» disse Clover,
stringendosi al petto di Tank.
Drake lo stava osservando come un puma pronto ad attaccare una
gazzella. «Se decidessi di inseguirti, cosa che non farò, ti dimeneresti e
supplicheresti di avere il mio uccello. Per la cronaca, mi piace il bondage,
non il dolore.»
Quelle parole restarono sospese nell’aria, lasciando Clover sempre più
perplesso, a differenza di Drake che non batté ciglio, diventando il vincitore
di quella battaglia silenziosa. Clover posò lo sguardo sul piatto di panini al
centro della tavola, e ne prese uno quando Tank li avvicinò.
«Allora, chi sono questi amici di New York?» chiese Tank,
accarezzandogli la coscia.
Clover si strinse nelle spalle. «Solamente degli amici che ho
conosciuto quando sono venuti in California. Abbiamo trascorso un’estate
frenetica insieme. Sono più interessato a voi. Sono un tipo noioso, sul
serio.»
Tank sorrise e gli afferrò una ciocca di capelli bianchi. «Non direi.»
«Falsa modestia del cazzo,» farfugliò Drake, e il graffio minaccioso
emesso dalla lama affilata divenne più forte.
Pyro e Boar, sorridenti e accaldati, irruppero in cucina attraverso una
porta sulla parete opposta.
«Ho bisogno di bere,» esclamò Pyro, che andò verso il frigorifero dopo
aver catturato le labbra di Boar in un ultimo bacio. Le sue spalle si
rilassarono quando prese un’altra bottiglia di birra ma, prima di bere, gli
strinse le guance con una mano e gli diede un bacio rumoroso. La sua pelle
odorava di sperma ancora caldo, cosa che lo rese più che consapevole della
sua presenza. Quel bacio finì con un piccolo morso sulle sue labbra, e
dovette frenare l’impulso di seguire l’uomo più grande.
«È una cosuccia sexy. Per fortuna abbiamo ispezionato la casa. Sarebbe
stato un peccato se fosse morto,» esclamò Pyro, ammiccando.
Clover si lamentò e mise un braccio attorno al collo di Tank. «Non
parlare di me come se non fossi qui.»
Pyro sbuffò. «È anche focoso. Ci ha visto uccidere due persone e non
sembra disturbato. Per caso sei un assassino stracazzuto che lavora in
segreto, tesoro?» Gli diede un pizzicotto sulla guancia. «Nickname:
Fantasma.»
Clover alzò gli occhi al cielo. «Molto creativo.»
Drake scosse il capo. «Un assassino stracazzone è più probabile.»
Boar aprì la credenza e tirò fuori una padella piuttosto grande. Si era
cambiato, optando per una camicia a scacchi di un blu acceso. Mentre
Drake era sempre cupo come una tempesta, Boar era un raggio di sole.
«Dagli tregua. Tutti e due. Il ragazzo ne ha passate di tutti i colori.»
Drake prese un altro coltello da affilare. «No, non è vero. Lo abbiamo
salvato.»
«Non puoi saperlo. Da quanto ti tenevano lì?» chiese Boar, afferrando
una confezione di uova.
Clover colse quell’occasione per interpretare la vittima. «Da un po’.
Non mi va di parlarne, va bene?»
Il silenziò calò nella stanza per un secondo, ma poi Boar si avvicinò a
lui e gli passò una mano tra i capelli. «Ti va di aiutarmi a preparare le
uova?»
Clover si godette quelle attenzioni. «Riesco a malapena a bollire
dell’acqua per il ramen.»
Boar sbuffò e insistette. «Allora è arrivato il momento che tu impari le
basi, andiamo.»
Pyro si sedette accanto a Drake e gli diede una gomitata senza smettere
di sorridere. Indicò verso di lui con il mento ma Drake si limitò a strizzare
gli occhi e a scuotere il capo.
«No.»
Da una parte, forse era la cosa migliore che Drake non fosse interessato
a scoparlo, dato che tutti i loro incontri erano caratterizzati da una certa
avversione ma, dall’altra, Clover era infastidito al pensiero di non avere
tutti i ragazzi dalla sua parte. «Prenditi il tempo che vuoi, io resterò ancora
per un po’.» Fece l’occhiolino a Drake ma non aspettò una risposta per
timore di spingersi troppo oltre con le provocazioni.
Boar gli mise un braccio attorno, anche se in maniera amichevole e non
con allusioni sessuali. «Andiamo, ho degli ingredienti in più nella
dispensa.»
«Sai che cosa piace agli altri? Vi conoscete da molto?»
«Non dirglielo,» esclamò Drake, con una voce che poteva provenire da
un uomo con i primi segni di rigor mortis.
Tank si strinse nelle spalle. «Va tutto bene. Ci conosciamo da un po’.
Non ci sono molti mercenari gay in giro. Per noi va bene. Accettiamo tutti
gli incarichi che riceviamo e viviamo secondo le nostre regole. »
Boar scosse il capo e spinse Clover in una stanza minuscola prima di
chiudere la porta alle loro spalle. Trovarsi in quello spazio ristretto pieno di
scaffali era piuttosto eccitante ma, invece di costringerlo a mettersi in
ginocchio, Boar lo lasciò andare.
«Tutto okay?» chiese con voce dolce, e Clover si inebriò di quel
profumo di sperma e cioccolato. Una combinazione così strana.
Lo fissò, non sapendo come interpretare quella domanda. «Eh?»
Boar si morse le labbra e appoggiò le mani sui fianchi, con la sua aria
da orsacchiotto accaldato e la chioma morbida che rafforzava
quell’atmosfera da coccole. «Ascolta, nessuno di noi è bravo con certe
stronzate. Non ti chiederò che cosa ti è successo se non ti va di parlarne, ma
se l’accordo che hai stabilito con Tank non è quello che desideri, a me puoi
dirlo.»
Clover sentì una vampata di calore attorno al collo e, per un momento,
fu troppo sconvolto per aprire bocca. Era una cosa carina da dire. «No,»
farfugliò alla fine. «Va tutto bene. Sono solamente un po’ sotto shock,
quindi grazie per averlo chiesto, ma mi sto abituando. Non ho mai fatto
niente di simile, anche se è molto sexy. Tu e Pyro… non sono un problema
per voi, giusto?»
Boar sbuffò e portò indietro la chioma rossa e spettinata. «No. Noi
due? Non siamo molto compatibili quando si parla di sesso, quindi
condividere dei ragazzi è una cosa che facciamo spesso.»
Clover sogghignò e si mise in punta di piedi per dargli un bacio sulle
labbra. Infilò le dita nella barba ruvida quando le loro bocche si
incontrarono e parlò solamente dopo che si separarono. «Grazie per esserti
assicurato che stessi bene.»
Boar ringhiò e gli appoggiò per un secondo la mano sul sedere,
attirandolo più vicino finché i loro fianchi non si scontrarono. «Credo che
mi godrò questo viaggio a nord. Adesso scegli quello che ti piace,» disse,
dandogli una strizzatina a una natica.
Clover esitò un attimo, per paura di commettere un passo falso.
«Allora… Boar? Come mai questo soprannome?»
L’uomo sogghignò e abbassò il labbro inferiore per mostrare i canini
sporgenti. «Quando andavo a scuola, prima di portare l’apparecchio per i
denti, la situazione era ancora più brutta. Ma ho accettato quel soprannome,
dato che nessuno ha trovato di meglio.»
Clover sbuffò, immaginando un tipo come Boar con l’apparecchio per i
denti. In un certo senso, lo fece sentire più a suo agio perché rese quella
situazione più normale. Con l’aiuto dell’uomo prese gli ingredienti,
scegliendo un suo jolly… semi di sesamo. Quando tornarono in cucina,
Pyro seguì con gli occhi ogni sua mossa.
«Ti scotti facilmente al sole, non è vero?» chiese.
Boar sbatté le palpebre, posando tutti i prodotti scelti sul bancone
accanto ai fornelli. «Esatto. Dobbiamo comprarti una protezione solare… e
dei vestiti.»
«È carino con quel vestito,» disse Pyro, punzecchiando con il gomito
Drake, che si allontanò come lo avesse scottato, anche se non disse niente.
Clover si sentiva sempre più rilassato. Avrebbe ottenuto dei vestiti
nuovi, cibo e un letto su cui dormire, prima di rimettersi in piedi. Quella
storia poteva funzionare. «Il tuo fetish sono gli albini, Pyro?»
Pyro scoppiò a ridere. «Hai una boccuccia insolente. Mi piace ciò che è
diverso, e tu sei piuttosto unico, devo concedertelo. Le tue ciglia sono così
adorabili da farmi venir voglia di mangiarti. Letteralmente. Non vedo l’ora
di assaporare di nuovo il tuo culo.»
Boar sorrise e ruppe le uova in una scodella, iniziando poi a
mescolarle. «Fai pure. Ogni cosa in lui è dolce come una meringa con
crema.»
Clover incrociò per qualche secondo lo sguardo di Tank, che lo fissava
con un’espressione divertita. Forse era quello il genere di caos di cui lui
aveva bisogno nella sua vita. Anche se solamente per un po’, poteva essere
il ragazzo di Tank, e aveva intenzione di goderne ogni secondo. Quegli
uomini capaci sapevano come tenerlo al sicuro. Lontano da Jerry, lontano
da quel traditore del suo ex e alla larga dall’Arizona. Non sapeva dove
quella strada lo avrebbe condotto ma era un nuovo inizio.
Boar gli disse di mettere il burro nella padella, e poi gli mostrò come
sbattere le uova stringendogli la mano con le sue grosse dita, come se
fossero due personaggi di una commedia romantica.
Quella storia avrebbe funzionato di sicuro.
Non aveva poi tanta fretta di arrivare a New York.
Capitolo 6 - Clover

Tank aveva delle mani bellissime. Erano grandi, robuste e con un po’
di peluria sul dorso. Clover le ammirò mentre stringevano il volante e si
distrasse dalla loro piacevole conversazione. Il paesaggio desertico, per
quanto stupendo, non era molto interessante, così si concentrò sul suo
nuovo Paparino.
Non aveva mai avuto un interesse per gli uomini più grandi né si era
fidato delle persone con un certo potere, quindi aveva sempre preferito
scopare quelli della sua età, anche se forse si era sbagliato. Forse, un tipo
come Tank, era esattamente ciò di cui aveva bisogno.
Dopo essere stato salvato da Riggs, scopato e nutrito, aveva dormito
per diciotto ore di fila e al suo risveglio aveva trovato un bicchiere d’acqua
e degli antidolorifici sul comodino. Quei ragazzi non gli avevano messo
fretta, concedendogli il tempo di riprendersi.
Erano partiti dopo che aveva messo qualcos’altro sotto ai denti, e Tank
gli aveva mostrato tanto affetto da non poter nemmeno immaginare che
quel tipo facesse parte di un gruppo di mercenari, che solamente due notti
prima aveva ucciso due persone. Quando gli avevano detto che, per ragioni
di sicurezza, avrebbero preso una strada più lunga per raggiungere New
York, Clover aveva accolto quell’informazione a braccia aperte. Non aveva
fretta di trovarsi di nuovo da solo.
Mentre sfiorava con le dita i tatuaggi sulle braccia di Tank gli chiese:
«Quanto hai impiegato per avere dei muscoli del genere?»
Tank emise una risata nasale e gli strizzò la coscia. La strada era quasi
del tutto vuota, a eccezione dei loro tre veicoli, quindi poteva permettersi di
spostare la propria attenzione su di lui per qualche secondo.
«Anni e anni. Ho iniziato al liceo. Ho messo su massa muscolare
nell’esercito e sono diventato ancora più grosso quando ho cominciato a
lavorare come libero professionista. Perché? Vorresti pomparti in po’?»
Clover rise e sollevò i piedi sul sedile. Dato che gli altri avevano dei
piedi enormi, gli avevano dato un paio di infradito da donna, in attesa di
poter comprare delle scarpe da ginnastica. «No, ma mi piacerebbe fare
qualcosa, come la ginnastica ritmica. Sono anche bravo nella corsa. Avevo
un ragazzo che per un po’ ha fatto parkour. Comunque, tornando a te.
Pensavo che avessi l’aspetto di chi è stato nell’esercito, anche se sembri
piuttosto giovane. Hai mollato? Come funziona?»
Tank scoppiò a ridere. «Non sono così giovane. Quest’anno compirò
trentasette anni. Spero di non averti deluso, ragazzo.»
Clover sogghignò. «Diamine no. Non sono mai stato con un ragazzo
molto più grande di me ma…» Gli fece l’occhiolino. «È davvero eccitante.
Mi piace che tu sappia che cosa fare. Non c’è da meravigliarsi che gli altri
ragazzi ti ascoltino.»
Tank non rispose subito, anche se Clover percepì che fosse stata la cosa
migliore da dire. «Be’, la maggior parte delle volte mi danno retta.»
«Anche Drake? Non mi sembra il tipo che segue gli ordini.» Non
importava quanto olio avesse utilizzato, Drake era l’ultimo ingranaggio
della squadra di Tank che lui non era riuscito a spostare. Ma non poteva
nemmeno arrendersi così facilmente. Se voleva davvero essere protetto,
aveva bisogno che tutti fossero dalla sua parte.
Tank si grattò la testa e l’ampio petto si sollevò quando prese un
respiro profondo. «Be’… a volte è un lupo solitario ma sa quando seguire
gli ordini, se è importante.»
«Tra le lenzuola?» Sogghignò e agitò le sopracciglia.
Tank scoppiò a ridere. «Cavolo, no. Di sicuro non tra le lenzuola. Non
è una persona molto socievole, anche se gli piace stare con noi. Come un
gatto.»
Clover sorrise per la precisione di quella frase. «A me piacciono i gatti.
Forse si abituerà a me, con il tempo. Quando vi siete conosciuti? Come lo
avete convinto a unirsi alla vostra squadra?»
Tank restò in silenzio per un paio di secondi. «Durante una missione.
Mi aiutò ed eccoci qui, sette anni dopo. A essere sinceri, non gli piacevo
nemmeno io quando ci siamo incontrati.»
«Consigli? Perché ne ho davvero bisogno,» disse, mostrandogli la
lingua.
«Che c’è, tre uccelli sono troppo pochi per te? Abbiamo trovato un
vero gioiello.»
Clover arrossì e gli colpì il braccio duro come l’acciaio. «Non è ciò che
intendo! Voglio solamente piacergli.»
Tank sogghignò, passandosi il palmo sui capelli corti. «Lo conosco da
anni, e non esiste un metodo universale per fargli piacere qualcuno. Magari
potresti cominciare con un pompino e vedere che cosa succede, no?»
Clover spinse la testa contro il sedile. «Prima dovrebbe farmi
avvicinare a lui. Perché gli altri non possono offrire il loro cazzo a
colazione come te?» Lo accarezzò e sorrise. «È stato davvero eccitante
quando hai detto “Vieni per il Paparino”. Non capisco nemmeno il motivo.»
«Complessi con la figura paterna,» rispose Tank, con tono serio.
Clover sospirò e si massaggiò le orecchie quando cominciò a sentire
troppo caldo. Odiava il modo in cui arrossiva. «Mi sembra logico. Il mio
patrigno non mi preparava mai i pancake. Comunque, non mi ha mai
nemmeno scopato dopo avermi ammanettato.»
Tank gemette. «Adesso mi sento meglio. Capito. Ti bastano pancake e
un uccello per stare bene.»
Clover non voleva approfondire la storia del suo passato per non
rischiare di dover trasformare le mezze verità che aveva detto in bugie.
Aveva vissuto con diverse famiglie affidatarie, ed era felice di non avere dei
veri genitori, perché così poteva fare come gli pareva. Inoltre, quando si
trattava dei suoi nuovi amanti, niente uccideva il momento come le lacrime
di un orfano e una storia tragica.
«A proposito di pancake, Paparino…» Si avvicinò per baciare la
mascella del mercenario e indicò un’insegna arrugginita che li informava di
essere vicini a una tavola calda e a una stazione di servizio.
Tank sbuffò e gli massaggiò la schiena. «Va bene. Informerò gli altri.»
Fu sufficiente una breve chiamata e, dieci minuti dopo, parcheggiò il
pick-up accanto al furgoncino di Drake e alla Subaru sportiva blu di Boar.
Tank si stiracchiò non appena scese dall’auto, e quel movimento gli fece
sollevare la maglietta, rivelando lo stomaco muscoloso.
Nonostante si sentisse come un uovo crudo immerso in una padella
sfrigolante, Clover non riuscì a distogliere lo sguardo. Il sole lo accecò e gli
pizzicò la pelle priva di protezione. Proprio in quel momento, notò due
ragazzine che stavano fissando il mercenario dalla finestra della tavola
calda. Tuttavia, l’uccello di Tank non apparteneva a loro, era tutto suo.
«Esibizionista!» Clover rise e punzecchiò il fianco di Tank. «Ho
bisogno di vestiti nuovi perché non mi va di sembrare un barbone accanto a
te. Mi serve almeno una maglietta della mia taglia.»
«Perché ci siamo già fermati?» chiese Boar, e Tank diede una pacca
sulle spalle di Clover.
«Ha bisogno di vestiti e di altro cibo. Io ho un pacco da ritirare al solito
posto. Drake, che ne dici di restare con lui e di rivederci all’ora di pranzo?»
Clover regalò a Drake il suo sorriso più smagliante e spostò una ciocca
di capelli dietro l’orecchio. «Grazie, Drake,» disse, scandendo ogni lettera
del suo nome prima che potesse rispondere. Era stata una mossa geniale da
parte di Tank, così Clover gli fece l’occhiolino.
Drake sgranò gli occhi e sollevò il viso dopo un po’, come se non
potesse credere che Tank lo avesse chiesto proprio a lui. «Che cosa?»
«Ho bisogno di una maglietta,» rispose Clover, afferrandolo per una
mano. Si aspettava lo schiaffo sul polso che ricevette; non si otteneva niente
senza un po’ di dolore.
Boar si coprì la bocca mentre Pyro non provò nemmeno a nascondere
quanto trovasse divertente la sofferenza di Drake.
«Sfrutta la parte posteriore buia del tuo furgoncino, D. Ogni tanto hai
bisogno di svagarti un po’.»
Drake era esasperato. «Non sono interessato,» sibilò.
Tank lo ignorò e aprì lo sportello del pick-up. «Ci vediamo fra due ore.
Mangeremo da Sally.»
Clover sorrise a Drake, cercando di apparire il ritratto dell’innocenza.
«Mi aiuterai a mettere la protezione solare?»
«Non riesco a crederci.» Drake lo spinse verso il piccolo negozio
mentre gli altri due veicoli si allontanavano.
Clover lo seguì nel market che, per fortuna, vendeva qualche capo di
abbigliamento. Trovarono delle magliette per turisti, anche se non avevano
scarpe, quindi Clover dovette accontentarsi di tenere le infradito da donna,
ma immaginò di poter indossare una maglietta con l’immagine di un UFO.
Erano così vicini a Roswell?
«Datti una mossa,» esclamò Drake, avvicinandosi agli scaffali con gli
snack.
«Aiutami a scegliere, però.» Clover non aveva bisogno di aiuto ma
voleva coinvolgere quel ragazzo così cocciuto. Era certo di aver visto una
scintilla di interesse nei suoi occhi prima, e aveva intenzione di sfruttarla a
ogni costo. Prese una maglietta con il disegno di un UFO e una bianca con
il profilo della testa di un alieno e una nuvoletta con dentro scritto I want to
believe.
Drake si voltò tenendo in mano un pacchetto di caramelle alla frutta
economiche e mise il broncio, come se l’idea di dover parlare con lui fosse
dolorosa. «Che c’è? Non riesci nemmeno a distinguere i colori?»
Clover si lamentò e lasciò la maglietta bianca sul ripiano. «Questa è
una cattiveria. Non dico niente sulla tua scelta di colori da funerale.» Si
avvicinò a Drake, assicurandosi di incrociare il suo sguardo. «Va bene, se la
mia dubbia moralità ti spaventa,» lo provocò.
Il pomo di Adamo di Drake si mosse e, non appena si voltò verso le
bibite, Clover notò il rossore sul suo collo. «Prendi quella bianca.»
«Sembreremo il giorno e la notte.» Clover andò su di giri per quel
barlume di speranza e riprese la maglia bianca. Prima di tornare da Drake,
si fermò per prendere un sacchetto di patatine. Il suo gusto preferito era
sullo scaffale più in alto e lui era così basso da avere difficoltà a
raggiungerlo anche in punta di piedi.
La musica pop anni Novanta che rimbombava nel negozio vuoto si
prendeva gioco di lui, così salì sullo scaffale più basso, allungandosi più che
poteva, e riuscì a malapena a toccare le patatine. Era così frustrato che, per
un attimo, pensò di chiedere aiuto, ma poi notò un tipo robusto con i capelli
corti, che lo fissò per un secondo prima di andare via, come se fosse
imbarazzato di aver guardato una persona albina troppo a lungo.
Clover si voltò verso Drake e rimase sorpreso nello scoprire che fosse
più vicino di prima. «Un aiuto sarebbe gradito.»
Per la prima volta dal loro incontro, un sorrisino comparve sul viso di
Drake. «Preferisco guardarti in difficoltà.»
A quel punto, non sapeva come rispondere. Non era una cosa carina da
dire, anche se il tono di Drake non era cattivo. Come doveva comportarsi di
fronte a quel dilemma?
«Davvero?» sussurrò, ma era così distratto che scivolò dallo scaffale.
Drake inspirò rumorosamente, continuando a fissarlo in silenzio.
Tuttavia, dopo un paio di secondi, afferrò le patatine dallo scaffale e gliele
mise in mano. «Ho preso la protezione solare. È quella giusta?» chiese,
aprendo la bocca in maniera quasi impercettibile. A Clover ricordò
l’immagine tipica degli alieni con le teste enormi, anche se forse Drake
temeva che le classiche espressioni facciali potessero procurargli rughe
prima del tempo. Oppure la sua pronuncia blesa era dovuta a una
malformazione della lingua.
Clover si leccò le labbra. Il fattore di protezione solare e dai raggi UVA
sul retro era corretto. «Grazie.»
Quando Drake gli passò la confezione, Clover gli sfiorò le dita e
sorrise.
Il mercenario restò pietrificato e le sue spalle si irrigidirono come se si
aspettasse un attacco. «Non è il caso che ci preoccupiamo anche delle tue
ustioni. È sempre meglio prevenire.» Tuttavia, continuò a fissarlo come un
gatto sospettoso.
«Drake, non devi essere così teso. Non ho cattive intenzioni. In effetti,
potrei aiutarti a rilassarti un po’, se solo me lo permettessi,» sussurrò,
invadendo lo spazio personale dell’uomo, quando gli infilò un dito sotto la
cintura.
Quel corpo alto e slanciato non si mosse nemmeno di un millimetro,
anche se le sue labbra divennero cadaveriche quando le strinse. «Che cosa
vuoi dire?»
«La tensione nelle tue palle,» rispose Clover, così vicino da potergli
sfiorare il collo con le labbra, se solo si fosse messo in punta di piedi.
Quando Drake deglutì, Clover sentì le trombe della vittoria
riecheggiare nelle sue orecchie ma, qualche minuto dopo, dita gelide
affondarono nelle sue guance con tanta forza che riuscì a stento a trattenere
un gemito di dolore. Drake lo spinse indietro fino a fargli sbattere le spalle
contro gli scaffali, torreggiandolo con la sua presenza tetra, come la morte
in persona.
«Forse sarai riuscito a ingannare gli altri ma non me. Non mi fido dei
tuoi sorrisi o dell’atteggiamento da vittima.»
Clover piagnucolò, sconfitto. Era troppo presto. Era stato troppo
sfacciato. Aveva accarezzato il gatto con troppa insistenza, facendolo
scatenare. Era tornato al punto di partenza.
«Okay, okay.» Afferrò il polso dell’uomo, per paura di finire con un
segno permanente sul viso per via di quella presa così salda.
Sulla carnagione pallida di Drake si formarono delle macchie rosse
quando lo lasciò andare e lo spinse verso la cassa. Uscirono dal negozio
qualche minuto dopo e non appena Clover si sedette sul lato del passeggero
del furgoncino, non si sentì più a suo agio come gli era successo meno di
due giorni prima, a bordo dello stesso veicolo.
La tensione che traspariva da ogni poro del volto stupendo di Drake
stava rendendo la situazione ancora più imbarazzante. Non riuscì nemmeno
ad allacciarsi la cintura prima che Drake mettesse in moto. Dato che il
silenzio proseguì, si tolse la maglietta di Tank e indossò quella nuova. Si
prese tutto il tempo, controllando con discrezione se Drake lo stesse
fissando, perché l’atmosfera nel furgoncino stava diventando così intensa
che dovette aprire il finestrino.
«Allora… portate tutte le vostre vittime su questo furgoncino?» chiese
Clover, dopo aver percorso quelle che gli erano sembrate diverse miglia.
«Non sei divertente. Riesci solamente a passarla liscia per via del tuo
aspetto. Non hai appena rischiato di restarci secco? Che razza di persona fa
battute del genere?» domandò Drake, con un cipiglio che rischiava di far
invecchiare il suo viso prima del tempo. Tuttavia, farglielo notare proprio in
quel momento non sembrava una mossa saggia.
«Non lo so. Sto facendo del mio meglio ma non si può aggirare il
destino. Sarà quel che sarà. Mi incuriosisci, sai perché? Non mi bevo
nemmeno la tua messinscena.» Clover incrociò le braccia. «Scommetto che
dentro sei tenero come un marshmallow.»
Quando Drake sterzò e parcheggiò bruscamente sul ciglio della strada,
Clover urlò e fu felice di aver allacciato la cintura di sicurezza. «Che
cazzo!?»
Drake aprì lo sportello e scese. «Ho chiuso con il tuo atteggiamento e
le chiacchiere continue.»
Clover cominciò a sentire caldo. Drake non aveva intenzione di
lasciarlo lì. Non poteva, giusto? Era in minoranza e in quel posto c’erano
pochissime auto che passavano!
Restò immobile, sussultando solamente quando Drake aprì con forza lo
sportello e lo trascinò fuori dal furgoncino, stringendogli così forte il
braccio da lasciargli dei lividi. «Non resterai seduto con me davanti.»
«Perché? Non è giusto. Ci sono le cinture di sicurezza dietro?»
La bocca di Drake tremò mentre lo spingeva sul retro del veicolo, dove
il portellone era già aperto. L’interno era pieno di scatole e bagagli, tutti
bloccati alla parete con delle cinghie. Tuttavia, lo sguardo di Clover si posò
su un tappetino da yoga grigio e un sacco a pelo anche prima che Drake lo
lanciasse dentro.
«Ci penserò io alle cinture di sicurezza!»
Clover piagnucolò quando Drake lo sollevò e lo seguì come una
pantera in agguato. «Questo furgoncino ha altre funzioni oltre che al
trasporto?» Voleva essere divertente, ma l’intensità dello sguardo di Drake
lo sconvolse di nuovo e cominciò ad avere difficoltà a mantenere le
apparenze.
«Non capisco che cosa intendi,» rispose l’uomo con voce carica di
rabbia ma prima che lui potesse avere il tempo di commentare in maniera
impertinente, sul fatto che Drake possedesse un furgoncino del gelato o un
bordello su ruote, il mercenario prese del nastro adesivo argentato e ne
strappò un pezzo.
«Starò zitto!» esclamò Clover, anche se fu tutto inutile perché Drake
gli coprì la bocca.
«Adesso sì.»
Piagnucolò in segno di protesta perché la sua pelle era ancora fragile
da quando lo avevano liberato da un nastro simile ma non appena Drake gli
afferrò le gambe e gli legò insieme le caviglie con un paio di manette, non
seppe più che cosa fare.
Efficiente come un lavoratore che si occupava ogni giorno delle stesse
mansioni in una fabbrica, Drake prese un altro paio di manette e fece la
stessa cosa con i polsi.
Non poteva disubbidire a Tank… giusto? Clover scosse il capo, sempre
più preoccupato. Non era quello che avevano stabilito.
«Stai fermo.»
Drake aprì una sedia pieghevole attaccata alla parete e lo spinse per
costringerlo a sedersi. Prima di rendersene conto, si ritrovò in trappola con
una cintura di sicurezza, ma la situazione divenne ancora più incasinata
quando Drake gli tirò i capelli, costringendolo a stare giù, e attaccò le
manette attorno alle caviglie a quelle ai polsi con un moschettone. Perché
diamine ne aveva uno? La stessa paura che aveva tormentato il suo corpo e
lo aveva tenuto immobile durante il suo calvario si era trasformata in
un’agonia che gli attanagliava il petto.
Drake saltò giù dal furgoncino e osservò Clover con espressione
corrucciata. Afferrò lo sportello, pronto a chiuderlo, ma esitò, affondando i
denti nel labbro inferiore mentre fissava Clover come se fosse un problema
di matematica difficile da risolvere. Diverse miglia alle sue spalle, in cima a
una collina, una donna accostò con la sua auto rosa e si addentrò tra i
cespugli, probabilmente sentendo il richiamo di madre natura, ma Drake era
troppo impegnato per accorgersi che qualcuno potesse vedere quello che
stava facendo.
«No. Non va bene,» sibilò alla fine, tornando dentro per sganciare il
moschettone.
Clover emise un sospiro di sollievo dal naso, dato che non era capace
nemmeno di ringraziarlo. Osservò Drake e allungò i polsi in una supplica
silenziosa, un déjà-vu del suo incontro con Tank. Comunque, invece di
liberarlo, l’uomo gli sollevò le mani e lui spalancò gli occhi quando notò il
gancio sul soffitto.
Che cazzo.
Si dimenò e protestò, anche se fu tutto inutile, perché Drake legò le
manette a una catena non molto lunga che lo costrinse a stare seduto con le
braccia in alto. Agitò la catena senza alcuna speranza, mentre fissava Drake
che sorrise per il sollievo.
«Sì. Molto meglio.»
Invece di lasciarlo in quella posizione, gli legò le gambe e le agganciò
a una cinghia nera sul lato opposto del furgone, prima di accorciare la
cintura perché gli tirasse le caviglie, lasciandolo piegato in avanti mentre il
bordo della sedia infilzava la pelle del suo sedere.
Drake fece un passo indietro e rilassò le spalle. «Sì, così funziona,»
disse tra sé, prima di tirare una ciocca dei capelli di Clover per spostarla
dietro l’orecchio.
Clover si lamentò ma, quando provò ad agitarsi e a tirare la catena
sopra di lui, quel movimento costrinse le sue gambe ad avvicinarsi alla
parete di fronte. Intrappolato in quella posizione contorta, cambiò tattica e
osservò Drake con occhioni da cucciolo.
«Non andrai da nessuna parte per un po’, ma puoi provarci quanto ti
pare,» disse il mercenario con voce roca.
L’uomo rimase fermo per un momento ma poi si abbassò e osservò
Clover dalla testa ai piedi, come per verificare che le sue azioni lo avessero
spaventato. «Esatto. Imparerai un po’ di educazione,» sussurrò, quando
allungò una mano verso il suo viso. Tuttavia, anche se Clover si aspettava
che gli tirasse i capelli, Drake lo stupì quando gli tolse gli occhiali,
lasciandolo inerme non appena tutto divenne sfocato.
Fissò l’ovale confuso del volto di Drake quando, all’improvviso, capì
la posizione in cui si trovava. Una parte di lui sapeva che Drake non gli
avrebbe fatto del male e che quel disagio sarebbe svanito una volta riuniti
con Tank e gli altri ma, per il momento, era alla sua mercé e quell’uomo era
intenzionato a tormentarlo.
La parte peggiore era che il comportamento spregevole di Drake era
piuttosto eccitante. Clover avrebbe fatto con piacere sesso con lui per porre
fine alla tensione che c’era tra loro. Tuttavia, non poteva nemmeno
muoversi, così continuò ad agitarsi sulla sedia mentre Drake rimaneva zitto,
osservandolo dall’alto come se traesse piacere dal vederlo in difficoltà.
Chiuse lo sportello senza aggiungere una parola, lasciandolo
nell’oscurità, dove nessuno poteva vederlo in quella posizione umiliante.
Non appena Drake mise in moto, i muscoli della sua schiena
risentirono della fatica. Il movimento del furgoncino faceva pressione su
tutti i punti in cui era legato, così emise un gemito di protesta, incrociando
lo sguardo di Drake nello specchietto retrovisore, o almeno così credeva,
perché non poteva esserne certo senza occhiali.
«Rifletti sulle tue azioni.»
Drake poteva fingere che non lo stesse facendo per un piacere
personale. Di certo Clover non poteva esprimere la sua opinione o
prenderlo in giro. Inoltre, pensava di non avere problemi a sperimentare un
po’. Era stato davvero sensuale quando Tank lo aveva scopato con le
manette. Non poteva negarlo. Tank lo desiderava, e lo stesso valeva per lui.
In quel momento, avrebbe scommesso che Drake stesse guidando con
un’erezione dolorosa.
Se solo non fosse stato imbavagliato, gli avrebbe detto dove infilarsela.
Dato che Clover non poteva emettere nemmeno un verso, il furgoncino
divenne così silenzioso da sembrare quasi bizzarro. Quel tipo non ascoltava
la radio o audiolibri come una persona normale? Il tempo trascorse
inesorabile, mentre lui continuava a spostare il peso per cercare sollievo alla
pressione sulle articolazioni, dato che trovare una posizione comoda era
praticamente impossibile. Inoltre, qualcosa gli diceva che fosse quello il
motivo per cui Drake lo aveva costretto a sedersi in un modo così contorto.
E per cosa? Avrebbe potuto chiederglielo con gentilezza.
Un sibilo sfuggì dalle labbra di Drake una frazione di secondo prima
che il veicolo si fermasse all’improvviso, spingendo Clover in alto per
l’urto. Le manette e la cintura lo strattonarono così forte che lo riportarono
sulla sedia, intanto che il suo respiro diventava sempre più affannoso.
Si lamentò contro il bavaglio, chiedendo che cosa stesse succedendo,
anche se le parole erano incomprensibili.
«Cazzo. Stai fermo,» ringhiò Drake, come se lui potesse andare da
qualche parte senza il suo aiuto.
Il suo battito accelerò quando sentì lo scatto di pistola da qualche parte
sul sedile anteriore, anche se non era certo se le urla provenienti da fuori
fossero peggiori. Strizzò gli occhi per vedere oltre il parabrezza e restò
paralizzato quando vide due veicoli neri che bloccavano la strada.
«Tieni la testa giù,» disse Drake, che sollevò le braccia prima di aprire
lo sportello. Avanzò con movimenti languidi ma controllati e, proprio prima
di mettere piede fuori, la sua mano si mosse in modo quasi impercettibile al
suo fianco.
Lo sparo fu così assordante che Clover soffocò per le urla di panico,
lottando contro la cinghia che lo teneva teso e vulnerabile di fronte ai
proiettili che volavano all’altezza del finestrino.
Lacrime gli inumidirono gli occhi perché non voleva morire.
Non importava quanto a volte la sua vita fosse di merda, non voleva
che finisse. Non in quel momento e non quando aveva deciso di cambiare le
cose e dimenticare Jerry.
Il suo respiro divenne irregolare quando lo sportello sul retro si aprì.
Sapeva che Drake era davanti e che non poteva essere arrivato così in fretta.
Una donna alta entrò nel furgoncino e gli puntò una pistola dritta in
faccia, come se lo considerasse una minaccia. I suoi lineamenti erano
sfocati e incorniciati da capelli castani. Un fantasma dall’inferno pronto a
trascinarlo nell’abisso.
«Ho il ragazzo,» urlò con voce autoritaria che mise fine al chiasso
proveniente da fuori. Tuttavia, quando il metallo freddo premette contro la
sua fronte, tutto divenne un caos umido e sfocato per via delle lacrime. Non
voleva vedere niente. Forse si trattava solamente di un’allucinazione perché
non poteva succedergli di nuovo.
Era stato troppo ottimista. Stupido. Non avrebbe mai dovuto chiamare
Jerry, perché il bisogno inutile di sbattere in faccia a quello stronzo che era
al sicuro avrebbe segnato la sua fine.
Anche quando fu libero dalle manette, e un uomo comparso dal nulla
lo sollevò, si limitò a dimenarsi come un’anguilla. Drake era morto? Era
colpa sua, e solamente pensarci gli provocò una fitta al cuore. Tank non lo
avrebbe mai perdonato per aver causato la morte del suo amico, sempre che
si fosse preoccupato di inseguire i suoi rapitori, in primo luogo.
Il sole fu una pugnalata per i suoi occhi, così li chiuse, incapace di
controllare i tremori che gli scuotevano il corpo. Non voleva vedere il
cadavere di Drake. Tuttavia, non appena trovò il coraggio di sollevare lo
sguardo, l’unico corpo che vide steso sull’asfalto apparteneva a un uomo
corpulento con una camicia rossa. Drake era vivo, e si trovava in piedi,
completamente vestito di nero, davanti alla donna, che teneva una pistola
puntata alla sua nuca.
«Sono felice che tu ci abbia reso il lavoro così facile. Adesso non puoi
scappare.» La donna scoppiò a ridere e conficcò la canna della pistola sul
collo di Drake.
Clover sperò che le persone che aveva visto dietro di loro mentre
guidavano notassero quello che stava accadendo e chiamassero degli aiuti,
ma ogni speranza andò in frantumi quando riconobbe il rosa stravagante del
veicolo parcheggiato dietro il furgoncino. Li avevano seguiti per tutto il
tempo, e la sua richiesta di fermarsi alla stazione di servizio lo aveva
consegnato su un piatto d’argento proprio agli uomini di Jerry.
Piagnucolò contro il bavaglio e cominciò a tremare al pensiero di
diventare di nuovo una merce da vendere. La sua unica speranza, Drake,
aveva le mani in alto. Non c’era niente che potesse fare disarmato, non
quando qualcuno aveva una pistola puntata contro di lui.
«Mi dispiace, Clover. Avrei preferito che fosse finita diversamente,»
disse Drake ma, proprio quando finì di pronunciare quelle parole, diede un
calcio all’indietro. La donna urlò e sparò nell’aria quando Drake le spinse le
mani in alto con forza e le conficcò un coltello in gola prima che avesse il
tempo di finire di urlare.
La donna era ancora agonizzante e stava blaterando parole
incomprensibili quando l’uomo che lo stava tenendo lo lasciò cadere.
Clover trattenne un gemito nel momento in cui colpì con il fianco e il
gomito il terreno ruvido, anche se la paura lo attanagliò quando vide il
gigante sopra di lui avvicinare la mano al fodero. Tuttavia, una lama gli
trapassò l’occhio prima che avesse il tempo di afferrare la pistola.
Il sangue esplose sul viso dell’uomo e gli schizzò sul collo, una
macchia confusa come degli acquarelli sul tipo sbagliato di carta.
Drake si abbassò sul mercenario agonizzante come se la velocità dei
suoi movimenti andasse oltre la comprensione umana, e lo sgozzò in una
sola mossa, zittendolo per sempre.
Clover restò senza fiato e strisciò via da quella pozza di sangue mentre
le lacrime gli rigavano il viso. Non aveva mai condotto una vita ricca di
principi, ma quel livello di violenza era tutta un’altra cosa. Il mondo
luminoso che lo circondava divenne ancora più confuso, visto attraverso le
lacrime, e ciò lo fece sentire più disorientato.
Drake si alzò, ansimando in modo frenetico.
«Merda,» disse e asciugò il coltello sui vestiti del tipo morto, prima di
metterlo di nuovo nel fodero. Non appena si alzò, Clover vide qualcosa di
appuntito brillare dietro il tacco di Drake, ma quella cosa scomparve nello
stivale non appena fece scontrare le scarpe.
Chi era quel tipo?
«Sapevo che avresti causato problemi,» gli disse, con la voce di un
serpente pronto ad attaccare, quando gli tolse il nastro dalla bocca. Tuttavia,
non fece male come la prima volta, forse perché era ancora sconvolto.
Restò senza fiato, tremante e in lacrime. «Non è colpa mia!»
«Di chi è allora? Cercavano te,» esclamò Drake, continuando a
liberarlo dalle manette.
«Io…»
«Ho chiuso con le tue stronzate. Se vuoi renderti utile, aiutami a
togliere questi corpi dalla strada e chiudi il becco per una cazzo di volta. Se
non lo farai, ti imbavaglierò di nuovo!» urlò, con tutto il fiato che aveva in
gola mentre lo fissava.
Il momento dei giochi era finito.
Clover annuì quando si alzò lentamente su gambe tremanti.
Capitolo 7 – Clover

Clover si sentiva stordito quando finì di aiutare Drake a spostare i


corpi, e il suo stato confusionario non mutò nemmeno durante il tragitto per
tornare dagli altri. Drake parlò al telefono con Tank per informarlo della
“situazione” per cui avevano dei nomi in codice speciali, perché non
c’erano state altre “perdite per strada” a parte quelle di sangue.
Quell’attacco inaspettato implicava un cambiamento nei piani, quindi
erano diretti in una specie di nascondiglio invece che al ristorante con del
cibo fatto in casa. L’atmosfera nel furgoncino era più che tesa, come se
fossero diretti al funerale per le persone uccise da Drake, quindi lui non osò
aprire bocca, scelta che andò più che bene a Drake.
Dopo aver attraversato i confini del Colorado, il mercenario sembrò
rilassarsi un po’ e gli comprò anche una porzione di torta alle mele al drive-
in in cui avevano pranzato. Clover non aveva molta fame dopo lo stress
causato dal quasi rapimento, ma quel dolce con un ricco ripieno scivolò
nella sua gola, a differenza dell’hamburger e delle patatine.
Era arrivato il tramonto e i colori del cielo cominciarono a cambiare
quando Drake uscì dall’autostrada e guidò verso le montagne imponenti
all’orizzonte, seguendo le direzioni satellitari verso qualsiasi punto isolato
avessero intenzione di nascondersi.
Ormai era quella la sua vita. Perseguitato per sempre per qualcosa su
cui non aveva alcun potere.
Restò in silenzio quando svoltarono di nuovo in direzione di una strada
sterrata. Con quel ritmo, non avrebbe mai trovato pace ma, in quel
momento, Drake, Tank, Pyro e Boar erano l’unico modo in cui poteva
sentirsi sicuro.
«Grazie,» sussurrò mentre attraversavano quel paesaggio infinito, con
l’oscurità che li avvolgeva e trasformava la vegetazione rada che
tempestava l’ambiente sabbioso in nemici in agguato pronti ad attaccare.
Clover non vedeva l’ora di trovarsi in mezzo a più persone, non importava
quanto fosse abile Drake.
«Non l’ho fatto per te. Abbiamo accettato di proteggerti, quindi
parleremo con Tank di quello che è successo non appena arriveremo,»
ringhiò Drake, percorrendo il sentiero ridotto tra due pendii scoperti.
Alla fine, raggiunse una vallata circondata da tutti i lati da scogliere
dove, tra alberi che non avevano diritto di trovarsi in un posto così arido, si
trovava un magazzino con pareti verdi.
L’esterno pieno di ruggine e trasandato non gli conferiva un’aria
accogliente. Sembrava il posto perfetto in cui un serial killer avrebbe
nascosto la sua attrezzatura sporca di sangue più che un porto sicuro in cui
rifugiarsi, ma lui non aveva intenzione di lamentarsi. Non appena le luci del
furgoncino illuminarono una delle pareti, si aprì una porta laterale da cui
uscì Tank, che avanzò verso di loro con passo deciso. Lui e Pyro aprirono
un cancello imponente che conduceva nell’edificio, e Drake avanzò,
parcheggiando accanto al pick-up e alla Subaru.
Clover non osò muoversi e restò immobile come un topo, quando
Drake scese dal veicolo e andò dagli altri per parlare brevemente mentre gli
ultimi raggi solari scomparivano all’orizzonte.
Fu Tank ad avvicinarsi e ad aprire lo sportello del passeggero, per
chiedergli di scendere con un gesto della mano. «Dobbiamo fare quattro
chiacchiere, ragazzo.»
Non era felice e dato che aveva avuto occasione di conoscere il lato più
buono di Tank, non sapeva che cosa aspettarsi. Comunque, non tergiversò e
scese dall’auto, tenendo le spalle basse, non perché volesse essere docile,
ma perché aveva capito quanto davvero fosse in pericolo. Si trovava da solo
con un gruppo di uomini che potevano farlo fuori con la stessa facilità con
cui uccidevano chiunque altro, e non aveva niente cui aggrapparsi.
«Ti avevo detto che sarebbe stato un problema,» brontolò Drake,
seguendoli dentro.
Quello spazio enorme e vuoto era illuminato soltanto da un paio di
lampade, entrambe poste in un angolo. Il magazzino non era utilizzato per
lo scopo per cui era stato costruito perché al suo interno non c’era niente, a
parte le tre auto da un lato e una serie di mobili dall’altro. Un tavolo con
qualche sedia, un divano vecchio e una poltrona creavano una sorta di casa
nel bel mezzo del deserto, ma Clover preferì non fare domande.
«Devi cominciare a parlare, ragazzo, e in fretta. Hai visto qualcosa che
non dovevi? Come ti hanno trovato?» Tank lo afferrò per i capelli e lo
spinse verso il soggiorno nell’angolo del magazzino. In quel momento, non
fu così eccitante essere trattato bruscamente dall’uomo.
Boar allargò le braccia. «Ferirlo non servirà a niente, e poi è già pieno
di lividi.»
Drake scosse il capo. «Non è niente. Si è fatto male quando uno dei
rapitori l’ha fatto cadere. Sta bene.»
Clover restò a bocca aperta, cercando la loro compassione. «No, non
sono coinvolto in niente!» Non era la completa verità perché aveva fatto
parte del gruppo di criminali di Jerry per un po’, ma non spiegava perché
continuassero a seguirlo. «Si tratta del mio aspetto. Qualcuno desidera una
persona come me.»
«Non sei l’unico albino del paese,» rispose Tank, quando lo spinse
contro la poltrona di pelle. Era parecchio usata e sprofondò sotto il suo
peso, inghiottendolo in maniera tale da rendergli difficile rialzarsi.
Boar gli offrì una lattina aperta di Coca e Clover lo osservò mentre
giocava con la sua barba rossiccia. «Dicci solamente la verità.»
Anche Boar si rifiutava di credere alla sua innocenza. Stava per
scoppiare di nuovo a piangere, impaurito per il suo futuro come un bambino
che aveva perso i suoi protettori. «Ma è vero. Forse sono incazzati per
Riggs e vogliono vendicarsi. Non lo so!»
Pyro incrociò le braccia sul petto, allargando le narici, squadrandolo
attentamente. «Non lo mollerò finché non ne avrò avuto un assaggio.»
Tank si girò di scatto verso di lui. «Smettila di pensare con l’uccello, la
situazione è grave!»
Boar sospirò, rimanendo l’unico “poliziotto buono” nella stanza.
«Sarebbe così terribile se lo tenessimo con noi?»
Clover impiegò qualche secondo per capire quello che aveva appena
sentito. «Non sono un animaletto. Una “cosa” che potete tenere!»
Tank lo afferrò per la mascella, affondando le dita ruvide nella sua
pelle. «Ascoltami, saputello, in questo momento sei un enorme problema
del cazzo. Ci hai tenuto nascosto un telefono? Una sim card? Devo sapere
come ti hanno trovato.»
Clover cominciò ad agitarsi e il senso di colpa dovette essere palese sul
suo viso perché Drake sorrise con disprezzo e scosse il capo. Se desiderava
uscire da quel casino e avere l’aiuto di quei tipi, anche se attraverso un
accordo sospetto, doveva essere più sincero.
«Potrei… aver fatto una telefonata.»
«Una telefonata,» ripeté Tank, con un tono che poteva congelare
l’acqua sospesa in aria e che ebbe lo stesso effetto su Clover, che si fece
piccolo, fin troppo consapevole che nessuno poteva sentire le sue urla per
miglia.
Pyro rise, anche se non sembrava divertito. «Sul serio?»
Clover, in preda al panico, intrecciò le dita. Sapeva di non avere alcun
scampo senza il loro aiuto. «Dal tuo vecchio telefono. Mi dispiace. Ero così
arrabbiato. Volevo informare Jerry che ero al sicuro e che nessuno poteva
trovarmi.»
«Porca miseria!» Boar colpì la spalla di Tank. «Hai il telefono con te?»
Tank scosse il capo. «Me ne sono sbarazzato oggi dopo aver parlato
con Drake. Ti rendi conto del pericolo in cui ci hai messo? Uno di noi
poteva morire a causa tua.»
Boar si schiarì la gola. «Sono l’unico a non sapere chi sia questo
Jerry?»
Clover si rese conto di essere impazzito e di aver parlato troppo. Fino a
quel momento, mantenere il segreto gli aveva impedito di morire, ma quel
passo falso avrebbe rovinato la sua messinscena. Non gli avrebbero più
creduto. I giochi erano finiti. Non era così bravo a mentire come credeva.
Sentì le gocce di sudore che gli imperlavano la schiena quando sollevò
lo sguardo, confuso e così spaventato che non si disturbò nemmeno a
nascondere le mani tremanti.
Il silenzio sembrò prolungarsi per minuti infiniti, anche se potevano
essere trascorsi solamente un paio di secondi.
«Chi è, Clover?» chiese Tank con tono pacato, anche se la sua voce
risuonò come un urlo nel silenzio del magazzino.
Drake sbuffò. «Abbiamo davvero bisogno di saperlo? Togliamoci il
dente e sbarazziamoci di lui.»
La nave stava affondando in fretta e Clover doveva aggrapparsi a
qualcosa se non voleva annegare. «È il mio vecchio capo, okay? Un tipo
viscido. Ho lavorato per lui, come anche altre persone, e in cambio dei
nostri servizi ricevevamo un compenso e un posto in cui stare. Vendevamo
erba, rubavamo portafogli, raccoglievamo informazioni su delle cose,
parlavamo con gli obiettivi per scoprire i loro orari. Tuttavia, non ha niente
a che vedere con il rapimento. Mi ha venduto a qualcun altro perché non
sono più giovane come prima né ho un’aria abbastanza innocente e, cosa
ancora più importante, sono troppo riconoscibile. Ho dato a quel tipo due
anni della mia vita! Io… credevo solo che fossimo fuori pericolo quando
l’ho chiamato.»
«Non si tratta di un turista, allora,» disse Pyro, afferrando una ciocca
dei capelli di Clover per giocarci. Clover sentì gli occhi bruciare ma non
osò muoversi, e si concentrò su Tank e Drake che lo sovrastavano come una
giuria in attesa di emettere un verdetto.
«Non è un turista,» ripeté Boar, massaggiandosi la barba con una
mano.
Tank inspirò e incrociò le braccia al petto mentre osservava Clover con
espressione indecifrabile. «Ci hai mentito. Hai usato il mio telefono senza
permesso.»
Clover prese un respiro profondo, lottando contro le lacrime mentre il
dolore al petto diventava sempre più intenso. «Vi prego… ho sottovalutato
la situazione, mi dispiace. Credevo che questo incubo fosse finito dato che
avevate ucciso Riggs. Non so che cosa fare, ho tanta paura.»
Drake sbuffò. «Hollywood attende qualcuno con le tue doti da attore.»
«Non è una finzione! Ne ho fin sopra i capelli. È vero, ho commesso
degli errori, non sono innocente, ma non sono forte. Non so proteggermi dai
tipi che mi cercano.»
Tank inspirò di nuovo quando Boar gli diede un pugno leggero sulla
spalla. Non era una situazione così grave, dato che stavano ancora
prendendo in considerazione che cosa fare. O almeno, era quello che Clover
sperava.
«Non osare muoverti,» gli ordinò Tank, indicando l’altro lato del
magazzino.
Drake digrignò i denti con tanta forza, che il suono che emise lo fece
sussultare ma, alla fine, i quattro mercenari lo lasciarono per avvicinarsi alle
loro auto. Al contrario della sua vista, il suo udito era ottimo, ma si
allontanarono troppo perché potesse comprendere quello di cui stavano
discutendo. Si sentiva così inerme che cominciò ad agitarsi di nuovo mentre
osservava i quattro uomini aggirarsi nell’oscurità dall’altro lato di quello
spazio immenso.
Tank era il più imponente fra tutti. I suoi movimenti erano rigidi
mentre continuava a voltarsi verso di lui. Avrebbe avuto pietà di un ragazzo
che cominciava ad adorare l’idea di chiamarlo “Paparino”, oppure le notti
di dolcezza non avrebbero più avuto importanza di fronte al pericolo che li
aspettava?
Clover non voleva nemmeno prendere in considerazione quello che lo
avrebbe atteso, in caso non avessero perdonato le sue menzogne.
Il tempo trascorse così lentamente che pensò di aver sviluppato
un’ulcera allo stomaco a causa dello stress, ma non appena i quattro
mercenari avanzarono verso di lui, con Tank davanti agli altri come la punta
di una freccia, si alzò.
Cercò di studiare il viso di Drake, dato che si era dimostrato ostile alla
sua presenza fin dal primo momento, ma la faccia spigolosa di quell’uomo
era simile a quella di un robot. Si chiese se a quel punto esistesse un modo
per migliorare la sua situazione, ma era troppo impaurito anche solo per
muovere un dito, per timore che quegli uomini potessero interpretarlo come
un altro segno di disobbedienza.
Ormai era alla loro mercé e poteva solamente sperare in un verdetto
clemente.
«Resterai,» esclamò all’improvviso Boar, facendo alzare gli occhi al
cielo a Tank.
«Non così in fretta.»
Deglutì e sentì le mani così pesanti come se fossero fatte di piombo.
«Allora… resterò o no?»
Tank si posizionò davanti a lui con le mani sui fianchi. «Se vuoi la
nostra protezione, dobbiamo stabilire nuove regole, ragazzo. Prima di tutto,
dovrai essere rispettoso. Niente scenette, bugie o comportamenti da stronzo.
Capito?»
Annuì così velocemente che i capelli gli ricaddero sul viso, ma Tank
continuò a parlare: «Se infrangerai le regole, ci saranno delle conseguenze.
Ci appartieni e noi proteggiamo ciò che è nostro. Tuttavia, se desideri che le
cose continuino così, dovrai accettare la punizione che ti daremo, o puoi
toglierti subito dalle palle. Capito?»
Il cuore di Clover smise di battere all’improvviso, non appena sollevò
lo sguardo sul volto severo di Tank, cosa che lo fece sentire minuscolo
come un colibrì accanto a un avvoltoio.
Annuì lo stesso.
Tank si sedette sulla sedia di fronte e indicò il suo grembo. «Dato che ti
sei comportato come un bambino capriccioso, riceverai la punizione che ti
meriti. Porta il tuo culo qui.»
In un primo momento si irrigidì, ma poi fissò gli altri. Aveva capito
bene? Voleva farlo davvero davanti a tutti? Arrossì, rendendo la situazione
ancora più imbarazzante perché la sua pelle non nascondeva quanto fosse
impaurito.
«Vuoi dire che…?»
«Voglio dire che ti sculaccerò finché il tuo sedere non diventerà una
bistecca al sangue.»
Drake sibilò e andò via, infastidito di essere ancora una volta in
minoranza. Non era un bene. Se voleva sopravvivere, aveva bisogno di
ottenere la fiducia di tutti. Doveva essere compiacente. Utile.
«Ti muovi o no? Perché sono pronto per lo spettacolo,» disse Pyro,
sorridendogli quando si appoggiò a un pilastro.
Clover deglutì e si alzò con un peso sul cuore. Non si aspettava che
Boar si avvicinasse per abbracciarlo, e quando quel mercenario dall’aria da
orsacchiotto gli diede un bacio sulla testa, lui sentì la sua barba
piacevolmente morbida contro la pelle.
«Andrà tutto bene,» gli disse, prima di lasciarlo andare.
Clover sentì una vampata di calore avvolgergli il cuore di fronte a quel
gesto. Non si trattava soltanto di supplicare di avere la loro protezione. Era
desiderato. Quella punizione, per quanto umiliante, era un modo per
ottenere il loro perdono dopo averli messi tutti in pericolo. Prese un respiro
profondo e, proprio quando stava per piegarsi, Tank puntò un dito contro il
suo petto.
«Abbassati i pantaloni.»
Si massaggiò il viso, si fermò e spostò il peso da un piede a un altro,
anche se era consapevole di non poter sfuggire al suo destino. Il rumore
della cerniera dei suoi jeans ruppe il silenzio, e poi li abbassò sotto il sedere
con la biancheria intima, perché non aveva alcun dubbio che gli avrebbero
chiesto di liberarsene. Una volta che l’aria fredda baciò il suo culo nudo,
Tank gli permise di appoggiarsi sul suo grembo.
Aveva il viso in fiamme e il peso della mano di Tank era come una
sventura incombente. Tuttavia, lo meritava e non aveva il diritto di
protestare. Drake avrebbe potuto perdere la vita quel giorno, e tutto a causa
di una stupida telefonata. Tutto sommato, i suoi protettori avevano reagito
bene.
Dopo aver appoggiato la guancia sul bracciolo, chiuse gli occhi quando
Tank gli allargò le cosce per accogliere il suo uccello e le sue palle. Il
tessuto ruvido dei jeans gli stuzzicò la pelle delicata, stranamente come una
carezza, anche se non si aspettava di certo niente di gentile.
Quel momento era una punizione umiliante pensata proprio per lui. I
ragazzi non volevano fargli del male, quindi avevano puntato alla sua
mente, e stava funzionando, perché la vergogna di trovarsi esposto in quel
modo, davanti a quattro persone, solo per essere rimproverato, lo fece
agitare.
Tank canticchiò qualcosa e appoggiò l’altra mano tra le sue scapole
prima di accarezzargli i capelli e scoprirgli il viso affinché tutti lo potessero
vedere.
Drake rimase nell’ombra, creando una certa distanza con le decisioni
del gruppo. Tuttavia, Clover percepì il suo sguardo intenso, anche se non
sapeva che cosa significasse.
Lo shock del primo schiaffo lo fece urlare. Non aveva niente a che
vedere con i colpi giocosi che Tank gli aveva inferto a letto. Forse non
avrebbero causato dei danni permanenti, ma bruciavano come se il palmo
avesse avuto delle spine, e se il primo schiaffo era indicativo di quello che
lo aspettava, era certo che il giorno dopo non sarebbe riuscito a sedersi.
Intravide il viso di Drake quando il mercenario si accese una sigaretta.
Era più distante degli altri, anche se notò un luccichio nel suo sguardo.
Stava osservando la scena.
Il cuore di Clover batteva forte come un martello quando Tank gli
massaggiò le natiche come se volesse prepararle per il prossimo colpo.
«Quanti?» chiese con voce strozzata. Meritava almeno di conoscere quel
dettaglio.
«Venti,» rispose Tank quando lo schiaffeggiò di nuovo, costringendolo
a dimenarsi e a promettere a se stesso di non mentire mai più a quegli
uomini.
Ogni volta che la mano di Tank si scontrava con la sua pelle, non
dimenticava di massaggiarla in una maniera fastidiosa, non facendo altro
che peggiorare il bruciore. Tuttavia, non poteva di certo andare da nessuna
parte se desiderava ricominciare con i suoi protettori, così strinse le mani
sul bracciolo e prese dei respiri profondi.
Avrebbe dovuto infastidirlo il pensiero che Tank pensasse di aver il
diritto di punirlo, ma ciò che contava era che avesse lui il potere, e Clover
desiderava essere un bravo ragazzo per l’uomo che si era dimostrato
premuroso nei suoi confronti.
La sculacciata sembrò proseguire all’infinito e ogni colpo lo faceva
sprofondare sempre di più nell’abisso, dove provò disperatamente a
stringere i denti e a comportarsi bene. Proprio quando credeva che avessero
finito, Tank lo informò che lo aveva sculacciato solamente dieci volte.
Metà della punizione stabilita.
Clover singhiozzò, completamente inerme, anche prima che quel
palmo enorme lo colpisse di nuovo.
Anche se prima aveva pensato di essere in imbarazzo, furono le
lacrime che gli rigarono il viso a fargli tremare le ginocchia. «È troppo,»
piagnucolò, arricciando le dita dei piedi.
«No. Sai che cosa sarebbe stato troppo? Tu morto sull’asfalto a causa
della tua stupidità,» rispose Tank, e lo colpì con tanta forza da farlo urlare di
nuovo mentre si dimenava, ormai completamente fuori controllo.
Aveva il sedere in preda alle fiamme, come se la mano di Tank fosse
fatta di lava e, anche se una sculacciata non sembrava una punizione così
dura, almeno in teoria, gli faceva un male cane a causa di quelle mani così
forti. Per quel motivo, Clover si concentrò sul tessuto che sfregava contro di
lui e sui versi che Tank emetteva ogni volta che la sua mano si avvicinava
per il prossimo colpo. Mentre le lacrime gli rigavano il viso, e il corpo era
ormai fuori controllo, la testa di Clover divenne confusa, impedendogli
anche di pensare o contare.
Quando Tank perse il ritmo, Clover immaginò che fosse finita, ma
dovette ricredersi quando vide Pyro schiaffeggiarlo con tanta forza da
costringerlo a cercare di rimettersi in piedi. Tuttavia, non ne ebbe
occasione. Entrambi gli uomini lo tennero giù e dato che si era unito anche
Pyro, Clover sentì la mancanza dei colpi precisi di Tank.
Pyro era imprevedibile e la cosa che lo sconvolse di più fu sentire le
sue dita tra le natiche. Fino a quel momento il dolore gli aveva impedito di
avere pensieri di natura sessuale ma, non appena l’uomo gli sfiorò le
increspature della sua fessura più nascosta, il bisogno di ricevere attenzioni
fu così intenso che Clover gemette e si voltò leggermente per mettersi a
riccio su Tank, cominciando ad attendere con ansia il prossimo colpo.
«Fermo,» ringhiò Boar. «Penserò io agli ultimi tre, così la finiremo
qui.»
«Prego,» rispose Tank con una risata che rimbombò nella stanza.
Clover tirò su con il naso e si preparò. Tuttavia, paragonati a quelli di
Pyro e Tank, gli ultimi tre schiaffi furono clementi, come se Boar si fosse
messo in mezzo solamente per risparmiargli altro dolore.
Ormai conosceva alla perfezione le dita callose di Tank, perciò quando
il Paparino gli toccò le natiche per massaggiare la pelle indolenzita con dei
movimenti circolari, cedette senza alcuna protesta.
Aveva la mente ancora annebbiata quando Tank lo spronò ad alzarsi,
sentendo il bisogno di aggrapparsi al bracciolo a causa delle ginocchia
deboli. Si massaggiò il viso con la maglietta, in imbarazzo per le lacrime e
il muco che lo ricoprivano, e ancora sconvolto per ciò che aveva sopportato.
Non sussultò quando Tank gli porse il braccio. Anzi, corse così in fretta
verso il suo grembo che inciampò. Voleva ricevere delle coccole. Voleva
che Tank lo chiamasse bravo ragazzo, anche se significava accettare delle
regole che non aveva mai dovuto seguire.
Quando singhiozzò e allacciò le braccia attorno al collo di Tank,
appoggiando il sedere in fiamme sul suo grembo, il mercenario lo abbracciò
come se non fosse stato lui l’uomo che lo aveva picchiato.
«Va tutto bene. Sei stato bravo. È tutto okay adesso.»
Si sorprese per il sollievo che provò nel sentire quelle parole. Solo in
quel momento, si rese conto che sopportare un culo indolenzito era un
prezzo giusto da pagare per l’assoluzione dal suo peccato.
Capitolo 8 - Tank

L’atteggiamento compiacente di Clover ebbe un certo effetto


sull’uccello di Tank. Di sicuro il ragazzo doveva provare parecchio dolore
per via del culo arrossato, perché si mise cavalcioni su di lui, i loro petti
vicini e la testa nell’incavo del suo braccio.
Tank sospirò e gli accarezzò la schiena tremante mentre Clover
singhiozzava delle scuse e si scioglieva tra le sue braccia… le stesse braccia
che appartenevano all’uomo fonte del suo dolore.
Oltre la luce flebile della lampada, Drake dimostrò il suo scontento
mantenendo le distanze ma, a differenza di ciò che aveva detto durante la
loro discussione di poco prima, anche quel bastardo ipocrita desiderava
Clover. Altrimenti non sarebbe rimasto a guardare né avrebbe fatto quei
passi avanti per stare più vicino a quel dolcetto al latte.
«Sei al sicuro, ci appartieni e sei stato davvero bravo,» sussurrò Tank,
continuando a massaggiare la schiena tremante del ragazzo. «Non mi
mentirai più, non è vero?»
«Non lo farò, Paparino.»
Tank gemette sentendo quella parola. Con il lavoro che facevano, non
era facile trovare un partner. Soprattutto qualcuno di cui potersi fidare.
Clover lo aveva provocato fin dal primo momento ma la posta in gioco era
diventata più alta.
Gli aveva chiesto protezione in cambio del suo corpo. Non era uno
scambio che lui prendeva alla leggera. Non aveva solo intenzione di
proteggerlo ma anche di dargli l’affetto che desiderava, nonostante la sua
lingua lunga.
Erano riusciti a farlo cedere e a ottenere le informazioni necessarie sul
suo conto, che aveva fornito loro con generosità, anche se era sicuro che
Clover nascondesse altri scheletri nell’armadio. Tutto a tempo debito.
Lo tirò piano per i capelli e fissò il suo viso umido e arrossato. «Hai
altro da dire? A me? A Drake? Agli altri?» chiese, sentendo il calore
crescere, per il modo in cui Clover agitava i fianchi sul suo grembo per
gestire il dolore sulle natiche.
Il ragazzo deglutì e i suoi occhi confusi tremarono dietro gli occhiali.
Era unico… stupendo. Dalla sfumatura bizzarra delle sue iridi di un blu
rosato ai lunghi capelli bianchi, dai capezzoli minuscoli e pallidi alle punte
rosee delle dita dei piedi. Nonostante fosse minuscolo, i suoi arti erano
aggraziati, e il suo culo era una pesca sbiadita che lui voleva addentare. I
lividi, sempre più evidenti sulla pelle, rendevano tutto più interessante. Il
pensiero che Clover avrebbe ricordato quella lezione nei giorni seguenti gli
fece quasi esplodere le palle. Se fosse dipeso da lui, non gli avrebbe mai
permesso di lasciare il suo letto.
«Non avrei dovuto usare il cellulare di Tank. Mi dispiace di avervi
messo in pericolo,» mormorò Clover, tremando come una foglia. «Mi devo
scusare soprattutto con te, Drake. Mi dispiace. Grazie per non avermi
abbandonato dopo il casino che ho combinato.»
Drake farfugliò qualcosa ed espirò, creando una nube di fumo. «Scuse
accettate,» si limitò a rispondere, ed era tanto detto da lui.
Boar si avvicinò e accarezzò i capelli del ragazzo come se fosse il loro
animaletto. «Tutti commettono errori.»
Come sarebbe stato avere al proprio fianco qualcuno come Clover
ancora per un po’? Mancava parecchio a New York e, almeno all’inizio,
dovevano mantenere un profilo basso, anche se quel ritardo non gli
dispiaceva affatto. Era da un po’ che non aveva il piacere di apprezzare il
corpo di qualcuno fino al punto di avere difficoltà a tenere a bada il suo
desiderio. Inoltre, dato che Clover non era solamente un bel ragazzo che
aveva rimorchiato, ma qualcuno che dipendeva da lui e che si fidava del suo
giudizio, era un po’ restio al pensiero di doverlo lasciare.
Clover non aveva un posto in cui andare, giusto? Aveva mentito
spudoratamente per la sua incolumità e dato che aveva trovato il coraggio di
confessare loro la verità, forse lui poteva prendere in considerazione la
possibilità di rendere il loro accordo più duraturo.
«Adesso stai bene. Non ci troverà nessuno qui,» gli disse per
rassicurarlo, anche se perse il filo del discorso quando vide scorrere sul viso
stupendo di Clover delle gocce di sudore che asciugò senza pensarci due
volte.
«Adesso posso scoparlo o no?» domandò all’improvviso Pyro,
spezzando l’incantesimo che si era creato con quel ragazzo dall’aria
testarda, ma fragile.
Tank sollevò il mento di Clover per costringerlo a incrociare i loro
sguardi. Gli occhi del ragazzo erano di una sfumatura fantastica, come due
perle di un rosa pallido ricoperte da una luce blu traslucida. Erano
ammalianti anche in quel magazzino a malapena illuminato. «Che ne dici?»
Clover scosse il capo e Tank rimase deluso, perché avrebbe adorato
vedere Pyro che scopava quel culo arrossato, ma la risposta che ricevette lo
sorprese.
«Prima tu. Ho bisogno di averti nel mio corpo per primo,» mormorò
Clover, mentre cercava ancora di riprendere fiato, attraverso le labbra
morbide e arrendevoli.
Tank trattenne un sorriso e il suo uccello si indurì, non appena posò gli
occhi sul culo arrossato che attendeva una bella scopata. Gli tolse gli
occhiali e disse: «Non ne avrai bisogno.»
Boar li prese in custodia senza nemmeno aprire bocca, e Clover si
avvicinò per un bacio. Così gentile ma anche euforico. Un ragazzo ingenuo
non sarebbe durato nemmeno un giorno, in un branco di lupi come loro, ma
Clover era tutt’altro che innocente. Tank non riuscì a trattenersi, e non
appena spalancò la bocca del ragazzo per approfondire il bacio, gli strizzò
di proposito il sedere offeso, facendolo gemere.
«Leccagli il buco. Preparalo per il mio cazzo,» disse a Pyro.
«Sì, signore,» rispose questi, salutandolo come un militare prima di
avvicinarsi con passo felpato. Con lo sguardo fisso sul premio e un sorriso
avido sul volto, afferrò il suo stesso uccello e lo massaggiò attraverso i
pantaloni, mentre Tank spalancava le cosce per dargli più spazio.
Tank borbottò qualcosa e spostò le dita sulla nuca di Clover,
affondandogli le unghie nella pelle finché il colletto della maglietta non gli
impedì di andare oltre. «Sei un capolavoro, ragazzo.»
Clover gemette e gli lasciò una scia di baci sulla mascella. «Così
dicono.»
Eccola. Quella sfrontatezza adorabile che non voleva cancellare. Era
stupido fantasticare su un futuro insieme, ma quando i loro occhi si
incrociarono vide come poteva essere la sua vita con quel birichino pallido
che li sfidava sempre.
Pyro si inginocchiò, tenendo lo sguardo fisso sulle natiche di Clover.
Invece di esserne geloso, vedere il suo amico avvicinarsi al ragazzo lo fece
eccitare. Sarebbe stato lui a tenere Clover tra le braccia quando avrebbe
cominciato a dimenarsi e ad ansimare. Se quell’accordo avesse funzionato,
forse potevano evitare anche di usare i preservativi. Oppure stava correndo
troppo? Desiderava sul serio tenerlo con sé invece di portarlo a New York,
dai suoi amici immaginari o da qualunque altra parte.
Clover gemette contro di lui e, in quel momento, Tank vide Boar
avvicinarsi di lato come un cane attirato dal profumo di carne fresca.
Non appena incrociò quello sguardo pallido, Tank sollevò la maglietta
di Clover e se ne sbarazzò, rivelando il suo petto chiaro. Era già arrossato
tra i capezzoli minuscoli, ma quando ci spinse una mano contro, Clover
emise un ringhio che lo fece fremere. Oppure quella reazione era dovuta al
modo in cui Pyro strofinava la barba incolta sul suo culo arrossato?
«È così sexy,» sospirò Boar, quando appoggiò una mano sulla spalla di
Clover con aria distratta. Il suo sguardo non era più dolce. Bruciava come la
punta della sigaretta di Drake. Boar sapeva essere gentile con i suoi partner,
ma quell’aria da orsacchiotto premuroso era ingannevole, perché quel tipo
poteva trasformarsi in un grizzly in pochi secondi. Sia durante uno scontro,
sia durante il sesso.
«Sarai così pronto per l’uccello di Tank,» disse Pyro con voce roca.
Probabilmente, poi lo attaccò con la lingua, perché Clover gemette e gli si
abbarbicò addosso.
«E quando avrò finito con te, ti allargherò per Pyro. Il suo uccello è più
corto ma enorme, cazzo.» Pyro gli schiaffeggiò una gamba per quella frase,
ma immaginò di poterla fare franca poiché l’amico era occupato a preparare
Clover.
Gli leccò il collo bianco, assaporando il gusto salato del sudore e delle
lacrime ma non appena gli mordicchiò l’orecchio, Boar si tuffò, attaccando
le labbra di Clover con i denti.
«Ti piace avere tre uomini che ti adorano contemporaneamente in
questo modo?» sussurrò Boar, tirando i capelli del ragazzo quando liberò la
sua bocca per lasciarla a Tank, che sogghignò contro quel bacio lento e
sensuale e abbassò lo sguardo su quella striscia di capelli blu che si
muovevano accanto alle natiche, dello stesso colore di un gelato ai lamponi.
Pyro aveva gli occhi chiusi e la fronte aggrottata mentre leccava le palle di
Clover fino al punto in cui le natiche si incontravano. Sembrava molto
preso, ma chi non lo sarebbe con un ragazzo di una bellezza così unica?
Pyro divenne più aggressivo quando penetrò Clover con la lingua e gli
diede un pizzicotto sul sedere, azione che spinse il ragazzo ad agitarsi e a
strofinare l’uccello duro contro il suo stomaco.
«Sì,» mormorò, sopraffatto dal calore, evidente dal rossore che gli
imporporò non solo il viso ma anche il collo e il petto.
Bear si abbassò per accarezzargli di nuovo il culo, cosa che provocò la
stessa reazione. «Così arrapato. È una vera troietta.»
Pyro gemette così rumorosamente che Tank sentì Clover fremere tra le
sue braccia.
«Solamente per voi,» sussurrò Clover con il respiro affannoso. «Non
ho mai fatto una cosa a tre.» Allungò la mano verso Boar e gli massaggiò
l’uccello attraverso i jeans. «Ma vi desidero tutti. Al diavolo le
conseguenze.»
Tank era così duro che cominciarono a fargli male le palle, ma non
appena vide Pyro afferrare il lubrificante, capì che presto quella tortura
sarebbe finita. La prima volta che lo avevano scopato, Clover era stato
davvero stretto. Tra i gemiti e il corpo compiacente scosso dai tremori, Tank
aveva prolungato il piacere finché aveva potuto. E in quel momento
desiderava di nuovo assaggiare quella pelle così pallida.
Un ghigno comparve sul suo volto. «Bravo piccolo. Allunga la mano
per Pyro.» Clover non esitò e portò un braccio all’indietro mentre i suoi
occhi rimanevano concentrati su quelli di Tank con un’intensità che
prometteva orgasmi infiniti. Pyro leccò il palmo della mano di Clover prima
di riempirlo con una dose generosa di lubrificante.
«Adesso apriti quel bel culo per noi,» ordinò Tank, stringendogli la
nuca, affinché capisse che non era una richiesta ma un ordine.
Quelle labbra deliziose tremarono, ma nonostante Clover desiderasse
davvero la loro protezione, il desiderio che sprigionava il suo corpo in quel
momento non era una finzione. Rimase immobile a osservarli con occhi che
divennero appannati finché Boar non gli accarezzò le spalle e ridacchiò.
«Sei in imbarazzo? Sul serio?»
Clover annuì lentamente ma portò la mano dietro di sé. Doveva aver
già affondato le dita nel suo buco perché Pyro si avvicinò a corto di fiato, si
leccò la mano e se la infilò nei pantaloni.
Doveva aspettare il suo turno.
Clover gemette e nascose il viso sul petto di Tank, ma Boar lo tirò per i
capelli e spinse l’inguine contro la guancia del ragazzo.
«Succhiami,» disse Boar, con voce roca e tremante.
«Avanti, ragazzo. Stringi le labbra attorno al suo uccello. Posso sentire
quanto sei duro, so che ti eccita.»
Il viso di Clover divenne dello stesso colore di uno yogurt alla fragola.
Anche la sua nuca era rossastra, sotto i capelli bianchi, cosa che spinse Tank
ad assaggiare il suo sapore salato e delizioso. Il ragazzo fremette
dall’eccitazione, combattuto tra una fonte di piacere e un’altra, ma alla fine
baciò la cerniera dei jeans di Boar, intanto che continuava a penetrarsi con
quelle dita lunghe e stupende, come lui gli aveva chiesto.
«Andiamo,» esclamò Pyro, sempre più impaziente. «Voglio guardarti
mentre lo cavalchi.»
Clover apparve un po’ confuso e comprese solamente quando Pyro
spinse due dita dentro di lui in aggiunta a quelle del ragazzo. Clover
piagnucolò e aprì la bocca per succhiare la parte frontale dei pantaloni di
Boar.
«Sì. Sì, per favore. Scopami. Paparino…»
Pyro rise e si sedette sul pavimento sporco, con l’uccello tra le mani,
pronto per lo spettacolo migliore della sua vita.
Con la coda dell’occhio, Tank vide Boar abbassare la cerniera dei
jeans, e quell’azione lo spinse a darsi una mossa. Era il momento di dare a
quel ragazzo lussurioso ciò di cui aveva bisogno.
Si sedette meglio sulla poltrona per creare più spazio tra di loro, e non
poté fare a meno di sorridere di fronte all’uccello di Clover che ondeggiava
mentre agitava i fianchi. Tuttavia, quell’adorabile cazzo non avrebbe
ottenuto attenzioni tanto presto.
Boar tirò fuori l’uccello a un paio di centimetri dalle labbra rosee di
Clover, ma il ragazzo era troppo concentrato ad accarezzare con mano
scivolosa l’asta di Tank per accorgersene.
Tank voleva così disperatamente scoparlo senza usare protezione, che
le palle gli facevano male. Desiderava sprofondare nel culo arrossato di
Clover, riversare il suo seme dentro di lui e farlo sudare, ma qualcuno
doveva comportarsi in modo ragionevole, così non si lamentò quando Pyro
gli passò un preservativo, che indossò con una certa fretta.
Il preservativo gli avrebbe permesso di divertirsi dopo.
Clover si agitò con il culo contro l’uccello di Tank ed ebbe difficoltà a
posizionarlo nel modo giusto, così Pyro gli diede letteralmente una mano e
afferrandogli il cazzo alla base.
«Avanti, Clover, porta quel buco stretto lì.»
Clover si perse negli occhi di Tank quando cominciò ad abbassarsi.
Non appena la cappella lo violò, emise un gemito disperato e, anche se era
impossibile, divenne più rosso in viso. Le sue ciglia bianche svolazzarono
come se fossero una creatura delle favole, ma nel momento in cui aprì le
labbra, Boar gli tirò i capelli e spinse l’uccello nella sua bocca, riportando il
mondo alla realtà.
Tank andò piano, per concedere a Clover il tempo di abituarsi alla
doppia penetrazione. Le sue dita tozze e grosse gli accarezzavano i capelli
con delicatezza per incoraggiarlo invece che pretendere attenzione. Clover
gemette non appena accolse fino in fondo l’uccello di Tank, premendo il
culo con tanto di fossette contro le sue palle, e quel verso provocò delle
vibrazioni piacevoli che percorsero l’asta di Boar.
«Cazzo… sei così sexy, ragazzino. Così sexy. Succhiamelo,» sussurrò
Boar, afferrando la testa di Clover per costringerlo a guardarlo.
Tank sogghignò a Pyro, che continuava a masturbarsi sul pavimento
con occhi che luccicavano per l’eccitazione, e poi afferrò le natiche
indolenzite di Clover per far muovere i loro fianchi.
Clover si stava ancora abituando al cazzo imponente dentro di lui
quando cominciò a muoversi. Il suo buco era stretto e accogliente… pura
estasi. L’uccello di Boar sprofondò in quelle labbra fameliche per poi
riemergere ricoperto di saliva. Era uno spettacolo che Tank non voleva
perdere, anche se il suo di uccello stava ricevendo tutte le attenzioni di cui
aveva bisogno. Alle spalle di Pyro, che teneva lo sguardo fisso sul culo di
Clover, si trovava Drake. Si era avvicinato per fissare, gli occhi luccicanti e
attenti a ogni movimento dei muscoli di Clover, fumando un’altra sigaretta.
Erano quattro lupi che avrebbero giocato con la loro preda per più
tempo del previsto. Tuttavia, se Clover era davvero un lupo travestito da
agnello, forse si sarebbe trovato bene nel loro branco. In quel momento, nel
magazzino abbandonato che puzzava di polvere, Tank non riuscì più a
pensare al futuro perché era troppo concentrato sul ragazzo tra le sue
braccia.
Baciò la mascella spigolosa del suo nuovo amante e apprezzò il calore
di quelle natiche contro le palle. Massaggiò la schiena di Clover mentre
agitava i fianchi a un ritmo stabile, penetrandolo con spinte lente quando
Pyro si alzò con l’uccello già protetto e lubrificato.
L’eccitazione affondò gli artigli sulle cosce di Tank quando Clover
sbavò attorno all’uccello di Boar e una goccia di saliva cadde sulla sua pelle
bollente. Mentre inspirava l’aria calda come il deserto del Nevada in estate,
fece dei cerchi sulla natica vermiglia. «Vuoi assaggiare anche quello?»
Pyro sogghignò e mise una mano sopra la testa di Clover per
costringerlo ad abbassarla finché non si strozzò con l’uccello di Boar.
«Tocca a me.»
Tank era combattuto tra lo scopare Clover fino a farlo venire o il
piacere di vederlo posseduto da un altro, anche se permettere al suo amico
di divertirsi era una decisione da vero gentiluomo. Strinse la mano attorno
alla base del proprio uccello pulsante e lo tirò fuori. Il ragazzo piagnucolò
per quella perdita ma non dovette soffrire per molto, perché Pyro si piegò
per sputargli sul buco, prima di penetrarlo senza alcun avvertimento.
Clover gemette ma Boar non permise alla sua bocca di riposare e lo
scopò con più forza, mentre spingeva il cazzo senza tregua nella gola del
ragazzo in difficoltà.
Tank gli baciò l’orecchio e disse: «Esatto, ingoia l’uccello di Boar
come un bravo ragazzo. Voglio vederti mentre dai ai miei amici l’attenzione
che meritano.» Gli afferrò il sedere, strizzandogli le natiche pulsanti e ben
sculacciate, mentre lo teneva esposto per Pyro, che era sempre più eccitato.
Pyro non aveva molto autocontrollo quando si trattava di scopare, ma a
Clover non sembrava dispiacere. Mentre succhiava l’uccello di Boar, il suo
corpo accoglieva Pyro, che sogghignò a Tank da dietro le spalle del
ragazzo, ansimando a ogni spinta. Tank non era affatto infastidito di essere
l’altra fetta di pane di quel sandwich.
«Voglio che ingoi,» mormorò Pyro, scopando Clover come un folle,
già sudato e irrequieto.
Tank scoppiò a ridere mentre fissava l’espressione stravolta sul viso del
ragazzo. Era parecchio rilassato, dato che potevano spostarlo in qualsiasi
posizione senza che protestasse. Era accaldato, eccitato e così preso da
quella situazione che non sembrava fosse la sua prima volta con più di un
uomo. «Sì, anch’io. Ho la sensazione che berrà il nostro seme come un
professionista,» disse, mordendosi il labbro quando Pyro cambiò ritmo,
impalando Clover con spinte vigorose che lo costrinsero a uscire da lui ogni
volta.
L’uccello di Tank pulsava per l’eccitazione e le sue palle lo
supplicavano di trovare sollievo, così spostò Boar, che capì l’antifona
nonostante le proteste. Clover provò a riprendere fiato con le labbra rosse e
umide e guardò Tank alla ricerca di una guida. Era ovvio che si fosse
concentrato troppo sulle sensazioni che quell’orgia violenta gli stava
regalando, per seguire la conversazione.
Non appena si allontanò anche Pyro, Tank si alzò tenendo in braccio il
corpo esile di Clover e lo portò sul divano vicino. Il ragazzo rimase sulla
seduta, nella posizione inginocchiata in cui lo aveva messo, con i jeans e le
mutande che pendevano ancora da un piede. Era l’immagine perfetta di una
bellezza sconcia. Carnagione bianco latte, culo rosso per via delle
sculacciate e a bocca aperta perché bisognoso di un uccello.
«Che cosa devo fare, Paparino?»
Tank sfilò il preservativo e appoggiò un piede sulla seduta affinché il
suo uccello si trovasse davanti a quel bel visino. «Resta seduto con quella
faccia da “vieni a scoparmi”.»
Clover si morse il labbro e sorrise, stiracchiandosi come un gatto
felice, anche se il suo uccello era così duro che poteva scoppiare da un
secondo a un altro.
Pyro si unì a loro. Non aveva più il preservativo e cominciò a
masturbarsi anche prima di afferrare Clover per i capelli. «Quanto lo
desideri, Clo? Lo vuoi sulla faccia o in bocca?» chiese, masturbandosi con
forza quando si avvicinò, affinché Clover potesse sfiorare la cappella con la
lingua. Il modo in cui la fece uscire, in un chiaro invito, fece impazzire
Tank di desiderio.
«Come preferisce il Paparino.» Clover gli lanciò un’occhiata sensuale
che lo fece quasi venire.
«Il Paparino vuole che continui a tenere la bocca aperta,» mormorò con
voce roca, e fece un passo avanti, strofinando l’uccello sulle labbra e sulla
lingua rosee. Era raro che perdesse il controllo durante il sesso, ma Clover
lo faceva impazzire. All’improvviso, non era più così strano che qualcuno
volesse rapire quella gemma preziosa, perché lui sarebbe stato felice di
tenerlo con sé per sempre.
La pressione nelle sue palle divenne insopportabile finché, alla fine,
non schizzò sulla lingua e sul mento di Clover. Quel gioiellino gemette e
agitò i fianchi come se il servizio che aveva appena donato a Tank fosse
sufficiente per portarlo al limite.
Pyro si avvicinò e lo scostò con la spalla, afferrò la testa di Clover e
ficcò l’uccello quasi del tutto dentro. Si fermò solamente quando il ragazzo
si strozzò e spinse contro i suoi fianchi per allontanarlo. Tuttavia, non
appena stabilirono la profondità giusta, Pyro iniziò a scopargli la faccia così
velocemente che lo scroto continuava a scontrarsi con il mento spigoloso.
«Esatto, bevi fino all’ultima goccia,» mormorò, prima di venire.
L’uccello dell’amico stava ancora sgocciolando quando lo tirò fuori e
passò la cappella sulle labbra di Clover, che era ormai sfinito e ansimante.
Il ragazzo li fissò mentre lo sperma gli colava dal mento, e Tank per
poco non venne di nuovo quando lo vide allungare le mani dietro il sedere
per allargare le natiche arrossate.
«Boar? Vuoi provare?» chiese Pyro, guardando oltre le spalle, anche se
Tank non riuscì a staccare gli occhi di dosso a Clover. Quando i loro sguardi
si incrociarono, ogni traccia di incertezza scomparve da quell’espressione
pallida, perché il ragazzo non batté ciglio.
Condivisero un bacio lento che permise a Tank di esplorare il sapore
dolce e salato di una bocca che aveva appena ingoiato due carichi di
sperma. Comunque, Clover era ormai andato quando Boar si inginocchiò
sul divano e si appoggiò su di lui con indosso un preservativo.
«Comportati da bravo bambino,» disse Tank, prima di sollevare la
cerniera dei pantaloni. Quello splendore gli aveva risucchiato fino
all’ultimo briciolo di energia, così si accomodò sulla poltrona per ammirare
i capelli di Clover ricadere sul bordo del divano quando Boar lo mise di
spalle per allargargli le gambe quasi del tutto prive di peluria.
«Sì, Paparino,» rispose Clover, prima che le parole diventassero
incomprensibili quando Boar gli stuzzicò con i denti un capezzolo turgido.
Erano fisicamente opposti. Clover era magro e con un viso fanciullesco,
mentre Boar era peloso e corpulento, e la vista dei loro corpi insieme era
troppo affascinante perché distogliesse lo sguardo, anche se le sue palle
erano ormai vuote.
Avvicinò la poltrona per assistere alla scena.
Boar afferrò le gambe di Clover e se le mise sulle proprie spalle ma,
nonostante fosse uno sdolcinato che adorava guardare il volto del
compagno, non aspettò nemmeno un secondo e infilò l’uccello a metà con
una sola spinta.
Tank deglutì non appena sentì il gemito che sfuggì dalle labbra ben
scopate di Clover. Avrebbe scattato una foto se non fosse stato troppo pigro
per prendere il cellulare, perché lo spettacolo che aveva davanti agli occhi
era fantastico. Quel culo sfacciato e rosso accolse il cazzo di Boar senza
alcun problema mentre Clover gli accarezzava con dita lunghe e candide le
braccia muscolose e lentigginose.
Pyro accettò una sigaretta da Drake e la accese con i pantaloni ancora
abbassati. Era impossibile smettere di osservare Boar e Clover, sebbene
quei due sembrassero trovarsi in un mondo tutto loro, mentre si fissavano
con sguardi intensi e i loro respiri seguivano il ritmo delle spinte. Boar non
era un amante duro e violento come Pyro, ma sapeva ciò che voleva e, non
appena il culo di Clover si rilassò e accolse il nuovo uccello, Boar lo scopò
con forza, spezzando i baci per permettere a entrambi di riprendere fiato e
lasciare spazio ai loro sguardi bollenti.
Presto i suoi movimenti divennero più frenetici mentre cavalcava il
corpo paonazzo di Clover, che sembrava una porcellana delicata che poteva
frantumarsi da un momento all’altro, a causa della forza eccessiva. Clover
poteva farcela, però. Poteva sopportarli tutti.
Boar ringhiò e le fossette sulle sue natiche diventarono più evidenti
non appena spinse più forte con i fianchi e fece un movimento circolare
frenetico con il bacino prima di crollare sul ragazzo.
Tuttavia, non era un amante egoista e nonostante avesse ancora
bisogno d’aria, seppellì il viso di Clover nella sua barba quando allungò il
braccio tra i loro corpi per masturbarlo. Il ragazzo gemette e le sue gambe
divennero tese sulle spalle di Boar, ma finì tutto in pochi secondi. Tank
poteva solamente immaginare il culo stretto di Clover che stringeva
l’uccello di Boar come in una morsa, così sorrise e accettò una birra quando
Pyro trascinò un frigorifero portatile.
«Drake, sei sicuro di non volerne un assaggio?» chiese Pyro, e Drake si
limitò a scuotere il capo, dato che era un tipo diffidente.
«Sono a posto. Assicuratevi che sia pulito, altrimenti non gli
permetterò di risalire sul furgoncino.»
Boar sbuffò, continuando a strofinare la sua barba su Clover mentre
erano ancora distesi sul divano. «Bel modo di rovinare l’atmosfera.»
«L’atmosfera di cosa? Te lo sei appena sbattuto. Non puoi parlare di
atmosfera. Forse la prossima volta potresti accendere delle candele.»
Boar sospirò e accarezzò una natica del ragazzo. «Non starlo a
sentire.»
Clover sbuffò, nascondendo il viso tra la barba di Boar. «Va tutto bene.
Non ha un cuore, quindi non può capire.»
Pyro scoppiò a ridere ma Tank scosse il capo. «Clover. Non essere
dispettoso, ricordi?»
Drake fece un passo avanti e mostrò i denti. «Forse dovrei essere io il
prossimo a sculacciarlo.»
Clover strillò e si aggrappò a Boar. Era bello vederlo di nuovo di
buonumore.
Tank diede una pacca sulle spalle di Drake. «Sono sicuro che non sarà
necessario, giusto?»
Clover ammiccò. «Giusto, Paparino.»
Tank prese un respiro profondo, osservando per un istante quel viso
accaldato. «Se delle persone stanno cercando Clover, è necessario tenerlo
sotto controllo tutto il tempo, capito? Dormirà con me. Non dovremo mai
perderlo di vista.»
«Nemmeno quando andrò a pisciare?» chiese Clover con un ghigno
divertito.
«Soprattutto quando andrai a pisciare,» rispose Pyro.
Lo sguardo del ragazzo si addolcì e si mise comodo tra le braccia di
Boar. «Grazie.»
«Prego. Quando sarai pronto, Boar ti scalderà dell’acqua. Domani
troveremo un posto migliore per alloggiare, ma per questa notte dovremo
accontentarci.»
Boar accarezzò con calma la schiena di Clover mentre osservava il suo
bel visino. Di quel passo, avrebbe tenuto il broncio per settimane dopo aver
accompagnato il ragazzo a New York. «Magari per questa sera potrebbe
dormire con me e Pyro?»
Tank aggrottò la fronte. «Ho un sacco a pelo doppio, e voi entrate a
malapena nel vostro.»
Drake sembrò disapprovare. «Problemi nel paradiso del poliamore?»
Con un movimento rapido, Pyro versò della birra in faccia a Drake, che
si ritrovò con la maglietta bagnata e i capelli incollati alla fronte. Spalancò
gli occhi e gli tremò la mano, pronta ad afferrare i coltelli che teneva nella
cintura.
Tank si alzò. «Volete smetterla? Dobbiamo mangiare qualcosa e non
mi va di ripulire del sangue, questa sera.»
Pyro mise il broncio. «Non dovrebbe ficcare il naso in questioni che
non lo riguardano, altrimenti potrebbe pentirsene.»
Drake inclinò il capo. «È una minaccia?»
Ne aveva abbastanza di stronzate per quella sera, così afferrò Drake per
un braccio e lo portò via per fare quattro chiacchiere in privato.
«Dobbiamo restare qui per un po’. Puoi chiamare il tuo amico del
Wyoming per chiedergli se ha una casa per noi? Puoi promettergli un po’ di
bondage come incentivo.»
Le labbra di Drake divennero una linea sottile. Per un momento,
sembrò voler protestare ma alla fine fece un cenno con il capo. «Sì,
d’accordo.»
Tank sospirò per il sollievo. «Bene.»
Drake incrociò il suo sguardo e gli afferrò un braccio per trascinarlo
verso le auto, e lo lasciò andare solamente quando arrivarono dietro al
furgoncino. «Da quando siamo un’organizzazione benefica?»
Tank sogghignò. «Direi che il ragazzo ha fatto il suo dovere.»
Drake abbassò le spalle. «Sul serio?»
«Okay, seriamente. Se odi tanto quel ragazzo, perché non hai lasciato
che lo prendessero?»
Drake arrossì. «Non mi fido di lui. Questo non significa che voglia la
sua morte,» rispose a denti stretti.
«Ma morirà se non lo accompagneremo. Quando ci siamo conosciuti,
avrei dovuto lasciarti al tuo destino solo perché non mi ispiravi fiducia?
Perché era così.»
La dura verità non era ciò che Drake desiderava sentire. Era necessario,
però. Quando lo aveva conosciuto, sette anni prima, si era ritrovato davanti
a uno sbruffone di vent’anni con un chip sulla spalla e zero disciplina,
nonostante il suo talento naturale per la lotta. Oppure era così bravo perché
non temeva la morte. A ogni modo, Tank aveva visto del potenziale in lui,
così aveva accettato di prenderlo sotto la sua ala e perfezionare quel
diamante grezzo. Non c’erano molti uomini gay nel loro settore, quindi
apprezzava lo spirito di squadra, anche se non erano molto compatibili per
altro.
Era anche riuscito a contenere il suo atteggiamento da stronzo.
Sbarazzarsi del chip sulla spalla era stato più complicato.
Drake sbuffò e incrociò le braccia sul petto. «Non ha alcun talento e ha
la lingua lunga.»
Tank protestò. «Non conosciamo le sue doti. Comunque, smettila di
negare al tuo uccello ciò che desidera. Ti ho visto mentre lo guardavi.»
Drake divenne paonazzo, anche se non riuscì a guardare Tank negli
occhi. Era chiaro che rifiutasse la realtà.
«Il mio uccello sta bene nelle sue mutande. Inoltre, non lo perderò di
vista, perché state certi che farà qualcosa di stupido che ci metterà in
pericolo. E per cosa? Perché ha un bel culetto?»
Tank dovette prendere un respiro profondo per scacciare la visione di
quelle membra pallide e tremanti, il buco che pulsava attorno al suo uccello
e quelle labbra rosee dischiuse in preda all’estasi. «Mi piace il ragazzo,
okay? Tutto qui. È carino, un vero disastro e ha bisogno di aiuto.»
Drake sbuffò. «D’accordo. Ma lo terrò d’occhio.»
Tank gli diede una gomitata giocosa sul petto. «Bene. Ci proteggerai da
lui. Buona visione, pervertito.»
Drake allargò le braccia. «Non era questo il genere di osservazione che
intendevo!»
Tuttavia, Tank stava già andando via, pronto a riaccogliere Clover sul
suo grembo.
Capitolo 9 – Clover

Clover apprezzò il loro cottage. Gli piacque tanto da rendere il bisogno


di allontanarsi dall’Arizona e da Jerry meno impellente. Qualsiasi cosa
fosse accaduta, quelle persone sapevano il fatto loro, così si godette quel
soggiorno. Nascosto dalla civiltà, lontano da Internet e dai telefoni, Clover
si sentì davvero al sicuro, e anche quando Boar lo accompagnò a fare il
tanto atteso shopping nel centro commerciale più vicino, non ebbe più
paura di affrontare degli sconosciuti.
«Vi ripagherò quando potrò. So che fare acquisti non era parte
dell’accordo,» disse a Boar, quando parcheggiarono davanti a un
supermercato piuttosto grande. Sapeva che per l’uomo non era un
problema, ma voleva lo stesso accertarsi di fare capire a tutti e quattro
quanto apprezzasse il loro aiuto.
Boar gli regalò un sorriso smagliante e, nonostante la barba folta, le
lentiggini sul viso lo fecero apparire ancora più giovane. «Oh, andiamo.
Non dobbiamo fare shopping da Versace. Prendi solamente quello che ti
piace e consideralo un regalo,» rispose, sfiorandogli le labbra con un
pollice. Poi scese dall’auto di un blu sgargiante, il veicolo più appariscente
tra cui Clover poteva scegliere. Il pick-up di Tank era piuttosto malridotto, e
lo stesso valeva per il furgoncino di Drake. C’erano due moto, la Suzuki di
Pyro e la Harley di Tank, che viaggiavano sul retro del furgoncino, ma
ancora non aveva fatto un giro sul sellino posteriore.
«Quello che voglio? Attento, altrimenti prenderò una nuova TV.»
Clover scoppiò a ridere e infilò le mani nelle tasche dei jeans mentre
camminavano.
Boar gli mise un cappellino da baseball. «Voglio solo assicurarmi di
mantenere un profilo basso. Di certo non passi inosservato.»
«Perché sono bellissimo?» Agitò le sopracciglia e rise quando Boar
arrossì.
«Tra le altre cose,» rispose, prendendo un carrello prima di dirigersi
all’ingresso.
«Forse dovrei tingermi i capelli.»
Non aveva neanche finito di parlare, che Boar esclamò: «No! Per
favore, non farlo. Sono adorabili.»
Clover sbuffò e scosse il capo, anche se gli fece piacere ricevere quel
complimento.
Il mercenario non aveva scherzato quando gli aveva detto di prendere
ciò che preferiva, così lui scelse un intero guardaroba nuovo, compresa una
valigia, e il cibo che più gli piaceva. Boar gli consigliò anche di prendere un
lettore MP3, ma apparve un po’ diffidente a proposito di cellulari, come se
non si fidasse abbastanza di lui da permettergli di utilizzarne uno. Era
comprensibile, dopo il casino che aveva combinato con Jerry.
Anche se essere ricoperto di sorrisi e regali era piacevole, l’affetto
dimostrato da Boar lo allarmò. E non si trattava solamente di lui. Tank era
autoritario, ma sempre dolce, Pyro lo fissava senza problemi come se fosse
il ragazzo più bello che avesse mai visto, e nessuno di loro si trovava in
imbarazzo a mostrare quanto lo desiderassero.
Prima di quell’avventura folle, lui non aveva mai partecipato a
un’orgia, né era stato oggetto di una tale adorazione. Però era più che felice
di assecondare i suoi uomini, anche se non riusciva a credere che lo
desiderassero fino a quel punto. Non era una questione di scarsa autostima,
ma dipendeva dalla sensazione che sembrasse tutto troppo bello per essere
vero.
Qualcosa non andava, e si era addentrato nella fossa del leone a occhi
chiusi.
Anche le favole mettevano in guardia da situazioni simili, quindi forse
i suoi nuovi amanti erano tre streghe pronte a offrirgli mele rosse luccicanti
che contenevano un veleno che faceva effetto lentamente. Per il momento,
apprezzavano la sua compagnia, ma una volta finito con lui avrebbero
potuto anche abbandonarlo o venderlo, dato che, da quello che gli aveva
detto Riggs, la taglia sulla sua testa era piuttosto alta.
Tuttavia, nonostante fosse consapevole che niente durasse in eterno,
amava il carattere autoritario di Tank, le attenzioni di Boar e il desiderio
insaziabile di Pyro. Aveva rinunciato a far cambiare idea a Drake, anche se
si comportava in maniera civile, quindi forse non sarebbe stato necessario.
Clover aveva avuto esperienze sessuali piacevoli con uno dei suoi
vecchi fidanzati, ma quello che condivideva con quei ragazzi era di un altro
livello. Adorava fare cose sconce con loro e perdeva tutte le proprie
inibizioni, felice di girare nudo per la loro casa, al solo scopo di provocare
la fame insaziabile che gli dimostrava quanto fosse desiderabile. Il dolore
che sentiva alla fine dei loro incontri gli serviva come promemoria dei
momenti condivisi insieme.
Dopo aver fatto shopping, pensava che sarebbero tornati subito a casa
ma Boar si fermò una volta riempito il bagagliaio dell’auto e gli passò le
dita tra i capelli. «Hai fame? Vuoi pranzare prima di tornare?» chiese,
appoggiandosi all’auto.
«O magari fare un picnic. È una giornata così piacevole.» Clover
osservò il sole attraverso gli occhiali, con una protezione solare altissima.
«Mi piace stare all’aperto, anche se non mi capita spesso di andare da
qualche parte,» disse con voce esitante. Boar era la macchina da guerra con
lentiggini più adorabile del mondo, e il suo corpo era così delicato quando
non doveva lottare. «Non so guidare per via dei miei occhi.»
Boar lo fermò quando provò a ridargli il cappellino da baseball. «Così
non ti ustionerai,» disse, ma non appena gli sistemò il cappello, sembrò
un’altra scusa per toccarlo.
Se non fosse stato sicuro del contrario, avrebbe pensato che Boar si
stesse innamorando di lui. «Fa così caldo che potrei togliermi la mia nuova
camicia nei boschi. Sei pronto a sporcarti le mani con della protezione
solare?»
Boar alzò gli occhi al cielo, ma aprì lo sportello del passeggero per lui.
«Ti piace provocare. Dovresti dirmi che cosa ti va di mangiare. Offro io.»
Come tutto il resto. Non si era mai sentito così coccolato.
Non sapeva che cosa Boar pensasse delle dimostrazioni di affetto in
pubblico, così intrecciò le loro dita solamente dopo essere saliti in auto. La
mano di Boar era così grossa e calda attorno alla sua. Quei pugni lo
avrebbero mai colpito? Non riusciva a immaginarselo, ma se fosse
successo? Gli uomini erano imprevedibili quando le cose non andavano
secondo i loro piani.
«Hamburger e milkshake. Semplice.»
Boar gli strinse la mano come se fossero due innamorati al primo
appuntamento.
Non c’erano drive-in eleganti in quella zona, ma il profumo dei panini
era delizioso quando uscirono dal ristorante per dirigersi a casa. Avevano
preso del cibo anche per gli altri, anche se Boar sembrava intenzionato a
monopolizzarlo per tutto il pomeriggio. Parcheggiò in una stradina stretta a
circa dieci minuti dal cottage. L’erba era così verde da sembrare irreale.
Succulenta, era quella la parola giusta. Niente a che vedere con i giardini
rinsecchiti e radi cui era abituato.
Il sole era così brillante che Boar stese la tovaglia all’ombra. La natura
sembrava incontaminata, con farfalle e piccoli insetti che volavano tra i
fiori colorati, e gli uccellini che cantavano serenate tra gli alberi. Clover si
sentiva in un film Disney, anche se il suo principe aveva sempre una pistola
con lui ed era uno dei tre uomini che lo sfruttavano per soddisfare il loro
desiderio sessuale… era quella la verità, non importava quanto provassero a
camuffarla con delle smancerie.
Provò a non pensarci troppo e sistemò il cibo mentre Boar allisciava gli
angoli della tovaglia, e poi si misero comodi nelle vicinanze di un ruscello,
nascosti dagli alberi e dai cespugli. Se non fosse stato per tutti quei pacchi e
i vestiti, Clover avrebbe quasi potuto immaginare di trovarsi in un’altra
epoca.
«Allora… Pyro non si ingelosirà?» chiese, osservando Boar da dietro il
milkshake al caffè, che conteneva tanto zucchero da fare subito effetto.
Boar aggrottò la fronte e diede un morso al panino prima di rispondere.
«Perché? Sa che sono con te.»
«Ma sa che mi stai corteggiando?» Clover ammiccò e sorrise, cercando
di assecondare i bisogni del suo partner. Doveva approfittare di quei
momenti finché duravano. Respirare la natura, sentire la brezza tra i capelli
e apprezzare quello sguardo adorante che lo stava già spogliando.
Nonostante la paura che lo attanagliava, non si sentiva così rilassato da
anni. Non gli dispiaceva essere l’oggetto di un desiderio così forte.
Boar si avvicinò finché le loro braccia non si sfiorarono, cosa che gli
inviò una scarica elettrica fino allo stomaco. Non ricordava che qualcuno si
fosse mai avvicinato a lui con tanta esitazione. Forse non era mai successo.
Non era mai stato corteggiato da nessuno, e anche se non riusciva a trovare
una spiegazione, il fatto che Boar si stesse sforzando di ottenere il suo
favore lo fece sorridere.
«Piaci anche a lui,» rispose, come un diplomatico esperto invece che
un mercenario.
«Di sicuro gli piace infilare il suo uccello dentro di me,» disse
sbuffando, e poi nascose il viso dietro il panino, dato che non era più certo
di come comportarsi. Le persone non erano gentili senza motivo.
Boar ridacchiò. «Sì. Gli piace parecchio essere attivo. Per questo… sì,
ci piace avere una terza persona con noi, perché lo preferisco anch’io.
Cioè… l’amore è difficile a volte.»
La parola “amore” sfuggì dalle labbra di Boar come se fosse la cosa
più facile al mondo da dire, mentre Clover non aveva mai confessato niente
di simile a nessuno. «Già. È una novità per me. Non so come definire
quello che c’è tra di noi, ma mi fa sentire a mio agio. Tutti voi ci riuscite.
Come se quello che fate per me non fosse niente di speciale, e poi il sesso è
grandioso. Mi aiuta a rilassarmi.» Tuttavia, più parlava, e il sorriso di Boar
si allargava, meno sentiva di avere la situazione sotto controllo, così cambiò
argomento. «Come hai conosciuto Pyro?»
Boar aveva la bocca piena ma era ugualmente luminoso come il sole in
persona. «Non avevo nessun posto in cui andare e lo trovai mentre dormiva
per strada. Mi invitò in un posto dove alloggiava ogni tanto. Scattò subito
qualcosa tra di noi e mi trascinò nella merda con lui. Droga, furti e roba
simile. Fu una storia d’amore travolgente,» disse con lo sguardo puntato al
cielo.
Clover sorrise di fronte all’espressione beata sul volto di Boar. Non
sapeva che cosa intendesse quando aveva detto che non aveva avuto alcun
posto in cui andare, ma non credeva che fosse il caso di ficcare il naso in
questioni che non lo riguardavano. «Avanti, voglio i dettagli.»
Boar succhiò un altro po’ di milkshake. «Una volta, per la vigilia di
Capodanno, gli dissi che non avevo mai usato i fuochi d’artificio, così li
rubò dal vicino per fare colpo su di me. Tuttavia, quando li accese, combinò
un casino. Hai notato che gli manca un dito. Ecco il motivo. Lo chiamo
piromane da allora.»
Clover avvicinò le ginocchia al petto. Avrebbe tanto voluto che
qualcuno lo avesse fatto per lui. Forse era una storia un po’ raccapricciante
per via del dito mancante, ma anche romantica in un modo che solamente
Pyro e Boar potevano rappresentare. «La cosa più carina che un mio ex ha
mai fatto per me è stata ricordare che non mi piacciono i cetrioli
nell’hamburger.»
Boar scoppiò a ridere ma continuò a mangiare. «Così capisci quando
una persona ci tiene davvero a te. Quando ricordano piccole cose. Quando
fanno qualcosa di carino per te. Pyro sarà anche un po’ folle a volte, ma
tiene molto alle persone importanti della sua vita. Puoi fidarti di lui.»
Clover si strinse nelle spalle. «Se ho imparato qualcosa sul mondo, è di
non fidarmi di nessuno. Il mio ex, quello del cetriolo, mi ha tradito, e Jerry,
il mio capo, il mio padrone di casa e amico, mi ha venduto a dei trafficanti
di uomini, quindi non mi aspetto più molto dalle persone. Niente
aspettative, niente problemi.»
Boar gli appoggiò un braccio sulla schiena, dandogli il calore che non
poteva rimarginare le sue ferite ma che poteva aiutarlo a stare meglio in
quel momento. «La gente è davvero stronza. Anche la mia famiglia. Non mi
hanno voluto.»
Clover si voltò verso di lui e posò il bicchiere. «Mi dispiace tanto.» Si
appoggiò su Boar e lo abbracciò. In momenti come quello era felice di
essere un orfano, perché essere rifiutato dopo essere cresciuto con una
famiglia sarebbe stato più doloroso che essere abbandonato da neonato.
Boar scoppiò a ridere e gli accarezzò la testa. «Va tutto bene. Non ho
più bisogno di loro. In effetti, ho tutte le persone necessarie quando voglio,»
rispose, finendo il panino. «Abbiamo anche una casa in Oregon. A dire il
vero appartiene a Tank, ma è anche nostra.»
Quella rivelazione attirò la sua attenzione e si mise sul grembo di Boar.
«Di che posto si tratta? Un’oasi gay dove organizzate sempre orge?»
Boar lo strinse come se non avesse aspettato altro. Profumava ancora
della cioccolata calda che aveva bevuto quella mattina, e Clover chiuse gli
occhi per qualche secondo, per ascoltare il fruscio delle foglie attorno a loro
e il respiro di Boar. Quella storia era troppo bella per essere vera. Tuttavia,
non voleva altro che accogliere quel sogno dove tutti vivevano in pace e
non avevano bisogno di niente.
«Una casa fuori città. Abbastanza vicina ai locali e ai negozi, ma
lontana a sufficienza da permetterci di avere lo spazio di cui abbiamo
bisogno. È… grande e moderna. Ti piacerebbe,» disse, accarezzandogli una
coscia.
Clover sapeva che non l’avrebbe mai vista perché si sarebbero separati
presto, ma perché non concedersi quella fantasia? «Un giorno potrei farvi
visita. Mi piace viaggiare. Ho una lista di musei insoliti che vorrei vedere.»
«Allora hai bisogno di un autista,» rispose, abbracciandolo, mentre i
loro milkshake si scioglievano. Tuttavia, andava bene. Quel gesto era
abbastanza affettuoso da soddisfare i suoi desideri. «Mi piace vedere posti
nuovi.»
Clover respinse le farfalle allo stomaco quando Boar lo guardò con
affetto. La vocina malvagia dentro la sua testa gli disse di non fidarsi.
Sono promesse vuote.
Vuole solamente scoparti.
Non è sincero.
Vuole manipolarti.
Clover deglutì e allacciò le braccia attorno al collo dell’uomo,
cullandosi lentamente sul suo grembo. Era così semplice. Era qualcosa che
capiva. Si avvicinò per un bacio; non aveva mai baciato un uomo barbuto
prima di conoscere Boar.
Attutì i gemiti di Boar, e il modo esperto in cui quelle mani calde gli
massaggiarono i fianchi gli dimostrò che il mercenario aveva capito dove
volesse andare a parare. Probabilmente era quello il motivo per cui lo aveva
portato in quel posto, ma quelle carezze erano comunque piacevoli. Sotto
l’ombra dell’albero, il sole non era suo nemico, anche se il calore del corpo
di Boar era abbastanza da rendere inutile la maglietta che indossava.
Non parlarono molto perché le loro bocche e lingue erano troppo
impegnate, e quando si ritrovarono entrambi nudi, Clover incrociò lo
sguardo di Boar e gli accarezzò l’uccello con il lubrificante comprato al
negozio. Era così perfetto e duro nella sua mano, che desiderò poterlo
sentire subito dentro di lui.
Boar lo faceva voltare spesso verso di sé, durante il sesso, perché si
potessero guardare negli occhi, anche se l’intensità di quelle pozze verdi lo
intimidiva fino a renderlo incapace di reggerne lo sguardo. Per quel motivo
si mise sul grembo dell’uomo, dandogli però la schiena e appoggiandosi al
suo petto peloso.
Boar si sedette comodo mentre Clover lo cavalcava. Tuttavia, il
mercenario non riuscì a contenere a lungo il proprio desiderio così, dopo un
po’, lo spinse in avanti affinché potesse prendere il controllo e scoparlo
velocemente, proprio come adorava.
Anche Tank era messo bene e amava avere tutto sotto controllo ma
Boar era più irrequieto quando si trattava di mostrare affetto. Preferiva gli
abbracci e ignorava l’ambiente circostante. Tuttavia, a differenza di Tank,
non lo tormentò negandogli l’orgasmo e gli offrì la mano affinché la
scopasse.
Il profumo della natura lo inebriò dandogli un senso di pace mentre i
loro corpi si muovevano con frenesia, finché Boar non venne dentro di lui,
stringendolo tra le braccia calde. Sulle spalle sentì il respiro di quell’orso
affettuoso, che non lo lasciò andare nemmeno quando gli fece capire che
era arrivato il momento di separarsi. Boar si staccò da lui solamente per
sbarazzarsi del preservativo, anche se lo trascinò sotto di sé per baciarlo,
dopo aver tolto di mezzo quell’affare.
«Dove sei cresciuto?» gli sussurrò Boar, giocando con i suoi capelli
mentre gli baciava la gola ancora pulsante dopo l’orgasmo.
Quella domanda fu come un martello sulla testa. Perché rovinare
l’atmosfera in quel modo? Doveva mentire o dirgli che non erano affari
suoi? Scelse una strada alternativa e continuò a baciare quel ragazzone
sopra di lui e ad accarezzargli la barba folta. Mentire sarebbe stato più
semplice, se non avesse avuto un debole per Boar, ma quell’uomo era
gentile e carino con lui, in un modo quasi burbero.
«Arizona. Non importa. Non dobbiamo parlare del nostro passato.»
Boar spalancò gli occhi, lo sguardo che pareva davvero interessato.
Forse era sincero. Per il momento. «Che cosa vuoi dire?»
Clover gli regalò un sorriso finto e gli massaggiò i capelli. «Voglio dire
che non c’è bisogno di entrare troppo nel personale. Si tratta solamente di
sesso.» Inoltre, sapeva che non sarebbe rimasto a lungo nei paraggi.
Boar distolse lo sguardo e si mise seduto, lasciando che l’aria fredda
gli colpisse la pelle bollente. «Be’… non saprei. Mi piaci.»
Che cosa significava? Non si conoscevano da molto. Forse vivere
insieme e rischiare la vita era stato molto intenso, ma di certo non si trattava
di amore o roba simile.
«Sì, ma è una situazione provvisoria. Non fraintendermi, anche tu mi
piaci. Sei grandioso.» Che altro poteva dire? Ammettere che gli palpitasse il
cuore quando Boar metteva in mostra la sua forza per sollevarlo o che si
sentiva amato quando gli comprava della roba come se non fosse niente di
importante? Solamente il giorno prima gli aveva portato la colazione a letto,
dopo che Tank era uscito per l’allenamento mattutino. Come se in quella
relazione fosse un principe che il personale voleva viziare invece di un
servo.
Tuttavia, si trattava di un accordo momentaneo, anche se piacevole.
Boar si accigliò e alzò gli occhi al cielo. «Oh. Sono “grandioso”. Un
vero sollievo.»
Clover si rimise i pantaloni e si pentì di aver lasciato che il suo
milkshake si sciogliesse. «Ti ho appena permesso di scoparmi il culo…
letteralmente. Non c’è bisogno di essere scortesi.»
Boar prese un respiro profondo e si voltò per rimettersi i boxer. «Io
sono scortese? Che ne dici di smetterla di illuderci?»
Clover si vestì in fretta e furia. Il sole era ancora alto e gli uccellini
cantavano mentre il profumo paradisiaco del ruscello li avvolgeva,
nonostante la pioggia nel suo cuore cominciasse a rovinare l’atmosfera.
«Illudervi? Mi stai facendo una proposta? Ho promesso di concedere un
pezzo della mia torta in cambio di un passaggio a New York. Non capisco
davvero in che cosa abbia sbagliato.»
Boar sollevò la cerniera dei pantaloni e sbuffò. «È questo che pensi?
Per te è solamente uno scambio? Quindi non c’è niente tra di noi? Stavi
fingendo?» chiese all’improvviso.
Clover incrociò le braccia sul petto e il suo viso andò a fuoco in quel
modo fastidioso che creava un rossore sui suoi lineamenti pallidi. «Dato che
sono un maschio, non posso fingere di avere un orgasmo.»
«Non parlo del sesso, ovviamente. Intendo tutto il resto. Mi fai gli
occhioni dolci. Oggi ti sei offerto di aiutarmi con la colazione. Ci vuoi nei
paraggi. Ho solo immaginato la chimica tra di noi?» chiese Boar, voltandosi
e allargando le braccia.
Clover indietreggiò perché non aveva la forza di guardare quegli occhi
verdi bisognosi. Era chiaro che Boar non avesse immaginato tutto quello
che c’era tra di loro ed era evidente anche che fosse più empatico di lui.
«Sei troppo emotivo per essere un killer professionista.»
Boar serrò i pugni, lasciandolo a bocca aperta. Per un secondo, si
aspettò che lo colpisse, invece l’uomo diede un calcio al milkshake e urlò.
«Ho chiuso con le tue stronzate! Se è quello che vuoi, va bene! Puoi essere
un buco da scopare ma non venire da me quando vuoi parlare dei tuoi piatti
preferiti o altre idiozie.»
Cominciò a incamminarsi verso l’auto ma poi ringhiò, borbottando
qualcosa prima di ritornare a prendere la tazza che aveva fatto cadere.
Clover non aprì bocca. Il tragitto in auto di dieci minuti fino a casa si
prospettava parecchio lungo.
Capitolo 10 – Pyro

«La carne è pronta?» chiese Tank, dal punto sul prato in cui stava
facendo sollevamenti senza alcuno sforzo. Pyro era forte e agile, ma non era
di certo paragonabile alla montagna di muscoli di Tank. Comunque, forse
poteva arrivare al suo livello, se faceva esercizio in maniera ossessiva per
due ore ogni giorno e mangiava omelette con sei uova.
Pyro pressò la carne con una forchetta e sorrise quando sfrigolò sulla
griglia. «Ci vorranno circa dieci minuti.»
Si chiese se Boar e Clover sarebbero arrivati in tempo. Erano usciti da
ore, ma era probabile che Boar volesse coccolare il ragazzo. Il mercenario
si era trasformato in un cucciolo innamorato, anche se era difficile
affermare se provasse qualcosa di sincero per Clover o se fosse innamorato
dell’idea di tenere quel twink arrapato affinché potessero scoparlo.
Scegliere qualcuno adatto a entrambi non era sempre stata una
passeggiata, anche con Grindr, dato che vivevano per strada ed erano dei
criminali. Inoltre, i ragazzi avevano spesso ripensamenti quando si
incontravano, anche se si trattava solo di una notte di sesso, e a volte quegli
appuntamenti potevano diventare così noiosi che preferivano rinunciare.
Clover, al contrario, era affascinante come una volpe bianca,
compiacente e pronto ad accogliere più di un uccello. L’unico problema era
che, invece di trattarlo come un animaletto esotico e divertente, Boar non
faceva altro che cercare di compiacere e viziare quel ragazzo cui faceva gli
occhioni dolci. Diamine, gli aveva anche proposto di andare in vacanza a
Ozark tutti e tre insieme una volta che “quella storia fosse finita”. Una
follia.
Drake, che per una volta si stava rilassando con un bicchiere di vino,
era disteso su un telo mentre leggeva un libro. Di quel passo, si sarebbe
abbronzato per la prima volta nella sua vita. Almeno sulle braccia, dato che
non aveva tolto la maglietta. Avevano tutti delle cicatrici, quindi qual era il
problema? Quando il rumore di un’auto in avvicinamento divenne più che
evidente, Drake si distese sulla schiena e nascose il viso dietro al fumetto,
come se in quel modo potesse evitare di parlare con Clover.
Il suo atteggiamento era l’opposto di quello di Boar, come se non
volesse avere niente a che fare con quel ragazzo e preferisse fingere che non
ci fosse. O forse non sopportava di avere un’erezione costante per il loro
nuovo animaletto.
Pyro fece un gesto al veicolo che si stava avvicinando e tornò a
concentrarsi sulla griglia, spostando con attenzione la carne affinché non si
attaccasse. Il rumore dello sportello dell’auto che si chiudeva con forza lo
spinse a sollevare lo sguardo, giusto in tempo per vedere Boar superarlo ed
entrare in casa.
Clover rimase da solo a occuparsi dei loro acquisti, ma non sembrava
né dispiaciuto né di fretta. Il suo corpo slanciato e snello non smetteva mai
di eccitarlo. Amava tutto ciò che era unico, ecco perché aveva i capelli blu e
i tatuaggi dei serial killer, ma Clover non era “diverso” per sua scelta. Era
nato speciale. Dai suoi capelli argentei agli arti lattiginosi e dita rosa. A
volte, Pyro immaginava di morderlo e di assaporare del cioccolato bianco
con un accenno di lamponi.
Conosceva Clover da abbastanza tempo per sapere che la sua
innocenza era solo una maschera e non un vero tratto della sua personalità,
anche se vedere il suo viso paonazzo quando scopavano o gli occhi
annebbiati quando apriva le labbra per ricevere il loro sperma era qualcosa
che lo eccitava da morire. Bello, minuto e arrapato.
Era stato lui a far incazzare Boar?
«Drake, puoi occuparti della griglia?»
Drake si sollevò e il libro scivolò dal suo petto, rivelando
un’espressione sprezzante. «Come dovrei farlo? Mi hai mai visto preparare
qualcosa a parte qualche tramezzino?»
«Limitati a… restare qui e girare la carne se credi che stia bruciando.»
Drake lo fissò in una gara di sguardi silenziosi, per la quale Pyro non
aveva pazienza. Di solito l’atteggiamento asociale di Drake gli andava
bene, ma non quando c’era di mezzo la qualità della carne.
«Vuoi mangiare o no?»
Drake si alzò con un sospiro, ma Pyro lo ignorò e gli diede la forchetta.
«Jamie?» esclamò Pyro non appena entrò nel cottage. Il salotto era
vuoto, così andò al piano di sopra, mentre chiamava di nuovo il nome di
Boar. Non gli rispose. Che cosa era successo?
Entrò in camera loro senza bussare e trovò l’amico al centro. I loro
occhi si incrociarono per una frazione di secondo e poi Boar spostò lo
sguardo verso il bagno. Tuttavia, Pyro non si arrese e gli afferrò un polso.
«Non sono in vena!» esclamò Boar, come se non fosse già evidente.
Clover non aveva voluto scopare o roba simile? Perché, nell’ultimo
periodo, tutto ruotava attorno al nuovo arrivato.
Pyro lo spinse verso la parete e appoggiò il braccio contro la sua gola,
mentre fissava il volto arrossato del suo amante. «Non smetterò di assillarti
finché non mi avrai spiegato che cosa sta succedendo. Che cosa ha fatto
quella piccola peste?»
Boar sospirò. Sebbene non riuscisse a guardarlo negli occhi, smise di
muoversi. «Mi ha detto che per lui sono solamente un uccello da scopare.»
Pyro abbassò le spalle e lo lasciò andare. «Merda. Ti avevo detto che ti
stavi affezionando troppo in fretta. È con noi da quanto… dieci giorni?»
Boar si massaggiò il viso. «Ma sento che sarebbe perfetto! È come un
cucciolo con un bisogno disperato di attenzioni, ed è così ovvio, anche se
non vuole ammetterlo. È perfetto per entrambi. Perché aspettare?»
Pyro temeva che, in quell’equazione, il cucciolo fosse Boar. Un
Rottweiler, ma comunque un cucciolo.
Si leccò le labbra, osservando l’espressione afflitta sul volto dell’amico
che divenne rosso, mettendo in mostra tutte le emozioni che dovevano
restare nascoste. «Forse. Ma se ti ha detto che desidera solamente quello
che hai nei pantaloni, allora non è la persona giusta, no? Siete usciti per un
appuntamento o qualcosa di simile che ti ha fatto innervosire?»
Boar spostò lo sguardo. «Forse.»
Era un sì.
Affondò le dita nella barba dell’uomo e la accarezzò. «Devi calmarti.
Lo capisco, è carino… no, mi correggo. Direi che è una fottuta bomba del
sesso, ma avresti dovuto andarci piano, invece sei già pronto con fiori e
cioccolatini.»
«Mi piace molto.»
Era ovvio. A chi non sarebbe piaciuto un twink con quell’aspetto? E il
loro era anche in difficoltà, cosa che trasformava Boar in un tenerone. A
Pyro di solito non dispiaceva, ma in quel caso l’infatuazione dell’amante
era una fonte di dolore.
«Avresti dovuto lasciare che me ne occupassi io. Le sue stronzate non
mi avrebbero ferito.»
«Mi ha detto che ero troppo emotivo! Sai quanto odio quando me lo
dicono! E adesso siamo bloccati qui con lui, e mi piace da impazzire, anche
se ora lo odio a morte.» Boar sospirò esasperato. Era uno di quei momenti
in cui la sua vera età si notava, dato che aveva venticinque anni.
In tutta onestà, Boar era un po’ troppo emotivo. O, per dirla tutta
mostrava troppo in fretta i suoi sentimenti. Era una delle qualità che lo
rendeva un amico e un compagno fantastico, ma portava anche a situazioni
come quella. «Puoi ancora sbarazzarti di quel suo caratterino. Dagli un
assaggio della sua stessa medicina.»
Boar si passò le dita tra i capelli. «Non mi va. Mi sento un idiota. Ha
diciannove anni, sono il doppio di lui e riesce a farmi sentire così piccolo!
Come può essere così crudele?»
Okay, la situazione era ancora più seria. «Davvero? Credevo che
avesse rifiutato la possibilità di qualcosa di più. Che cosa ha detto?» gli
chiese, sentendo i peli rizzarsi.
«Ha deriso il legame che sento per lui. Subito dopo aver fatto sesso.
Chi cazzo fa una cosa simile?»
Pyro digrignò i denti e, dato che non trovò un’idea migliore, gli diede
una pacca sulla schiena. Non era bravo a gestire i sentimenti degli altri ed
era probabile che sarebbe sempre stato così. Tuttavia, non significava che se
ne fregasse o che non avrebbe fatto niente.
«Che stronzo. Non possiamo ignorarlo.»
«Che cosa dovrei fare? Picchiarlo? È così piccolo che lo spezzerei in
due. Sto impazzendo.»
«Se non capisce che cosa si perde, allora non dovresti sprecare il tuo
tempo con lui. Andiamo,» gli disse, spingendolo verso la porta. Era un
uomo con una missione.
Boar si lamentò ma lo seguì al piano di sotto, dove lo fece sedere al
tavolo e gli disse di aspettare. Tornò a occuparsi della griglia e chiese a
Drake di andare dentro. Tank, che era seduto su uno sgabello con Clover sul
suo grembo, non sarebbe stato altrettanto facile da convincere. Tuttavia,
Pyro aveva gestito compiti più ardui nella sua vita. Se era riuscito a
sopravvivere per strada, a uccidere terroristi e a salvare bambini rapiti in
territori stranieri, allora poteva far vedere a Tank la vera natura di Clover.
«Ehi, Tank, dobbiamo fare una riunione. Adesso.»
Tank divenne serio in una frazione di secondo. «Che succede? Siamo
in pericolo?»
Clover sapeva già che cosa stesse accadendo, perché si rifiutò di
guardarlo negli occhi e mise i piedi, su cui sfoggiava le nuove scarpe che
doveva avergli comprato Boar, sul tavolo pieghevole accanto a Tank.
«Lo saprai quando te lo dirò. Clover, resta qui, così potremo vederti da
dentro.»
Clover aggrottò la fronte. «Ma voglio sapere anch’io.»
Tank accarezzò un braccio pallido di Clover e guardò verso di lui. «Ti
ho detto che ha bisogno di qualcuno sempre al suo fianco.»
Pyro gli lanciò uno sguardo di sfida. «Allora chiudilo in auto. Saremo
lontani solamente un paio di metri. Di certo nessuno sbucherà dal nulla per
rapirlo mentre siamo qui. Sarà al sicuro.»
Tank sbuffò ma, alla fine, annuì. «Spero che sia importante. Clover, vai
nel furgoncino di Drake. Ti terrò d’occhio.»
Clover protestò, ma si alzò. «Sul serio?»
Tank gli diede uno schiaffo sul sedere. «Sì, sul serio, ragazzo. Fa’
come ti ho detto.»
Pyro guardò il ragazzo in cagnesco quando Tank si avvicinò alla casa,
ma non sprecò altro tempo e corse fino al porticato per aprirgli la porta, e
l’amico lo fissò di sbieco, diventando subito pungente come un porcospino.
«Di che cosa si tratta?»
Drake era già seduto attorno al tavolo, di fronte a Boar. Nessuno dei
due aprì bocca, e Pyro si chiese se avessero trascorso in quel modo gli
ultimi minuti. «Dobbiamo parlare di Clover.»
Tank si sedette, anche se tenne lo sguardo fisso fuori dalla finestra. «A
che proposito? Che cosa è successo?»
Pyro si posizionò dietro Boar e gli strinse le spalle. «Si comporta da
stronzo. Magari non mancherà di rispetto a te, ma non si è fatto problemi a
comportarsi in modo poco carino con Boar, oggi. Dopo aver fatto tutto lo
shopping che desiderava.»
Drake scosse il capo. «Sento puzza di arrampicatore sociale.»
Tank si accigliò e picchiettò le dita sul tavolo. «Hai capito quale fosse
il suo problema? Perché ha fatto lo stronzo? Credevo che si fosse
tranquillizzato un po’. Mi occuperò io di lui, se necessario.»
Boar si sporse in avanti per apparire più sicuro ma, alla fine, le sue
spalle cedettero. «Era… strano. Si è comportato da vero bastardo con me,
ma ha anche fatto sembrare la nostra storia come una contrattazione. Come
se fosse il nostro personale culo da fottere e nient’altro. Forse sono entrato
troppo in confidenza con lui, ma è stato davvero scortese.»
Drake sbuffò e dovette averlo fatto di proposito perché parlò non
appena ebbe l’attenzione di tutti. «Era l’accordo che avete stabilito con lui,
no? È di parola.»
Boar appoggiò la testa di nuovo contro lo stomaco di Pyro. «Non mi
sembra. Continua a flirtare con tutti. Inoltre, è stato così carino, come se
volesse farmi capire che c’era di più tra di noi.»
Tank fissò il furgoncino e un’espressione indecifrabile comparve sul
suo volto. «A ogni modo, conosce le regole. Ti ha mancato di rispetto. Sarà
punito e imparerà la lezione.»
Boar scosse il capo. «Non lo so…»
Tank si alzò. «Be’, lo so io. Deve capire qual è il suo posto.
Comunque, voglio darti un consiglio. Non farti mettere i piedi in testa,
Boar. In nessun caso.»
«Quante altre possibilità avrà prima che arriviate a capire che deve
andare via?» domandò Drake. «Gli stiamo facendo un favore e lui non
riesce nemmeno a rispettare la parte del suo accordo?»
Boar sospirò. «Forse voleva solamente dirmi che era meglio restare
amici. È stato davvero scortese, ma ha solamente diciannove anni…»
«Oh mio Dio. Jamie, smettila di trovare delle scuse,» esclamò Pyro,
stringendogli le spalle tese. «Se non riesce a integrarsi, dovremo lasciarlo
andare, non importa quanto sia fantastico scoparlo.»
Pyro in parte si aspettava che Drake lo sostenesse, ma il suo volto
pallido restò impassibile. Anche Tank doveva averlo notato, perché si
appoggiò alla sedia e indicò Drake. «Hai la febbre o roba simile? Di solito
non ti lasceresti sfuggire l’occasione di parlare male di lui.»
Drake si agitò come se la sedia fosse ricoperta di fagiolini essiccati che
gli punzecchiavano il sedere. «Ho cercato dei lavori. Sai, nel solito posto.»
Intendeva il dark web. La maggior parte dei loro lavori non era
esattamente legale.
Drake sospirò. «Per farla breve, ho trovato un contratto in cui si
parlava di lui. C’era anche una foto.»
Nonostante la rabbia nei confronti di Clover, Pyro provò una strana
sensazione allo stomaco. Desiderava punirlo per aver ferito Boar, ma il
pensiero che quel ragazzo potesse finire tra le mani di trafficanti lo mandò
su tutte le furie. «Portiamolo qui e facciamogli capire che deve cambiare
atteggiamento. Non possiamo cacciarlo, ma lui non deve saperlo.
Dobbiamo continuare a fargli credere che sia una possibilità.»
«Non lo perderemo di vista.» Doveva essere esattamente ciò che
sperava Tank, perché si alzò non appena lui smise di parlare e andò alla
finestra per fare cenno a Clover di tornare.
Boar si addossò allo schienale della sedia, come se fosse una lumaca
che desiderava nascondersi dentro il suo guscio, ma non accadde. Pyro non
lo lasciò andare, anche se era ciò che desiderava il cuore tenero del suo
compagno.
«Vieni. Abbiamo deciso che cosa farne di te!» urlò, furioso al pensiero
che, nonostante la sua rabbia, il modo in cui Clover ondeggiava i fianchi lo
spingeva a fissarlo. Lo desiderava nonostante la sua cattiveria.
Clover lo fissò da oltre gli occhiali con espressione di sfida. «Di me?
Che cosa ho fatto?»
Tank chiuse la porta non appena entrò. «Dimmelo tu, e forse potremo
trovare delle alternative alle cintura.»
La cintura.
Pyro sentì la testa in fiamme e sfiorò la cintura di pelle dei suoi jeans
prima di toccare la fibbia a forma di granata. Nonostante le labbra rosa
strette in una linea sottile e le chiazze rosse sul viso, quel ragazzo era
ancora un bocconcino da scopare.
«Gli darò con piacere una lezione.»
Clover spalancò gli occhi. «Non ho fatto niente!»
Tank sospirò. «Non puoi,» disse a Pyro. «La punizione non è una
vendetta.»
Clover ansimò e si avvolse le braccia attorno al corpo, sembrando per
una volta il ritratto dell’innocenza. «Quale punizione?»
Tank gli sollevò il mento. «Andiamo, ragazzo. Sai che cosa hai fatto.
Abbiamo parlato del rispetto e della sincerità. Sei stato uno stronzo con
Boar e adesso stai mentendo. La mia pazienza ha un limite.»
Il rossore su quel viso stupendo raggiunse anche il collo. «Perché credi
che sia io a mentire? Forse è lui il pervertito che vuole vedermi soffrire,
no?»
Boar sollevò la testa e sembrò voler andare via, ma Pyro lo tenne
fermo. Non riusciva a credere alla sfrontatezza di quella piccola peste!
Drake sibilò. «Ti ho detto che non merita il nostro aiuto.»
Il viso di Tank divenne rosso dalla rabbia e Pyro non poté fare a meno
di notare i suoi pugni chiusi. Non potevano permettere a Clover di
continuare a lungo con quella farsa patetica.
«Ha senso. Dovremmo credere a un ragazzo che conosciamo appena
invece che a un amico fidato.»
Clover si irrigidì e restò in silenzio per dei secondi infiniti. Pyro non
aveva idea di quali menzogne si stessero formando nella sua testa. «Va
bene,» disse alla fine. «Dato che non posso convincervi, che cosa volete da
me?»
Pyro si avvicinò al ragazzo e lo tirò per la maglietta, lanciandolo su
Boar. «Scusati!»
Clover sussultò e lui andò su tutte le furie quando quello stronzetto
guardò Tank alla ricerca di aiuto. Come se il suo comportamento non fosse
già abbastanza grave. Voleva davvero distruggere il legame che teneva
unito il loro gruppo? Perché se Tank si lasciava abbindolare fino a prendere
le difese di Clover, allora la fiducia che loro quattro avevano costruito in
anni di duro lavoro sarebbe finita.
Tuttavia, dato che Tank non sembrava intenzionato ad aiutarlo, Clover
si voltò verso Pyro con occhi fieri, nonostante le sue pupille si muovessero
di continuo. «Oppure che cosa accadrà?»
«Non hai scelta, Clover,» rispose Tank. «Scusati, oppure sentirai il
sapore della frusta. Oppure ti cacceremo e scoprirai che cosa significhi
badare a te stesso.»
Quella risposta fece fremere il ragazzo, proprio come Pyro aveva
desiderato. Il suo viso divenne sempre più rosso e gli occhi pallidi
pulsarono da sinistra a destra a un ritmo più veloce. Tuttavia, le sue labbra
stupende e scopabili impallidirono ancora di più. Pyro desiderò non essere
così ossessionato dal suo aspetto, perché bramare qualcuno di così ottuso lo
stava facendo impazzire.
«Scelgo la cintura allora,» rispose Clover, senza staccare gli occhi da
Pyro, che desiderava affrontarlo in quel momento.
«Ti spezzerò il collo, cazzo,» ringhiò, ma Tank lo trattenne prima che
la sorpresa sul viso di Clover si trasformasse in puro terrore.
Tank liberò la cintura dai passanti in un movimento languido, come se
volesse concedere a Clover altro tempo per cambiare idea. Poiché il ragazzo
non si mosse e restò con le braccia incrociate, Tank indicò il tavolo.
«Abbassati i pantaloni e appoggia le mani sul tavolo.»
Boar mise il broncio e distolse lo sguardo, come se non avesse voglia
di partecipare. Al diavolo. Non era Boar che doveva vergognarsi delle sue
azioni o tirarsi indietro! Erano stati anche troppo clementi con quello
stronzetto stupendo, sexy e troieggiante. Quel bastardo aveva l’aspetto di un
angelo ma era figlio del demonio.
Clover incrociò brevemente il suo sguardo e si voltò verso il tavolo,
sbottonando i pantaloni così lentamente che chiunque avrebbe pensato che
volesse stuzzicare Tank. Non poteva continuare in quel modo.
Pyro si avvicinò e gli abbassò jeans e boxer fino alle ginocchia. Il
ragazzo sussultò e guardò oltre le proprie spalle, riportando a galla il
ricordo dell’ultima volta che lo aveva fatto, quando avevano scopato con la
bocca ancora piena del seme di Boar.
«Lo stavo facendo io!» si lamentò Clover, digrignando i denti, anche se
era chiaro che cominciasse a perdere un po’ della sua falsa dignità, dato che
nessuno poteva mantenere la calma tanto a lungo, mentre attendeva di
essere sculacciato.
«Oh, davvero? Non è uno spogliarello. Non lo hai detto tu stesso? Si
tratta di uno scambio, e tu hai infranto le regole,» disse, girandogli le
braccia dietro la schiena con una facilità che lo fece fremere, nonostante
quella situazione spiacevole.
«Basta così,» disse Tank.
Se Pyro non avesse avuto tanto rispetto per Tank, avrebbe protestato,
ma lanciò un’altra occhiataccia a Clover prima di allontanarsi. «Se non si
scuserà, dovrà dare un’immagine migliore del suo pentimento. Ti sentirò
urlare, Clo, in un modo o in un altro.»
Drake si morse il labbro e Pyro notò il modo in cui si sistemò i
pantaloni. Ovviamente. Anche quel bastardo ipocrita era eccitato.
Tank prese un respiro profondo quando piegò la cintura ampia e usata
in un anello e la avvicinò alle spalle di Clover mentre fissava quelle natiche
perfette. Apparve esitante, o forse era solamente ammaliato dalla bellezza
del buco di Clover ma prima che Pyro lo spronasse, la cintura si scontrò
sulla pelle nuda con uno schiaffo che risuonò forte e chiaro.
Pyro restò in trepida attesa, aspettando di sentirlo sussultare, così,
quando non accadde, si sentì tradito e frustrato nonostante il segno rosso
sulla pelle candida di Clover. Il ragazzo si irrigidì e delle fossette minuscole
comparvero sulle sue natiche, ma non emise alcun suono.
Tank appoggiò una mano sul fondoschiena del ragazzo e lo colpì di
nuovo con tanta forza da provocare un rumore assordante. Quella volta,
Clover piagnucolò in maniera quasi impercettibile e si sollevò sulle punte
dei piedi. Tuttavia, si limitò a inarcare la schiena e a serrare i pugni, senza
mai lamentarsi.
«Dammela,» ringhiò Pyro, quando allungò la mano per avere la
cintura, ma Tank strizzò gli occhi e scosse la testa.
«No.»
Boar si coprì la bocca con le mani mentre osservava ipnotizzato i
movimenti impercettibili dei fianchi di Clover, sebbene fosse consapevole
che quel ragazzo avesse ferito i suoi sentimenti. Si meritava delle scuse e
Pyro avrebbe fatto in modo che le ricevesse, anche a costo di lasciare dei
segni permanenti sul culo di quell’ingrato.
«Scusati!» esclamò Pyro, avvicinandosi al tavolo per intrecciare le dita
in quella chioma pallida. Clover fece resistenza con la testa e tenne il naso
contro il tavolo, ma lui lo costrinse a sollevare lo sguardo nello stesso
momento in cui Tank lo colpì di nuovo.
Il ragazzo si morse il labbro inferiore e lacrime si formarono nei suoi
occhi, anche se continuò a tenere la bocca chiusa. La cosa peggiore fu che
scosse il capo in segno di sfida.
«Lascialo andare,» disse Tank. «Ha scelto la sua strada e il suo culo ne
sta pagando il prezzo.»
«Perché? Da quando sei il capo di ogni cosa, eh? Si è concesso a tutti
noi, non solamente a te. È quello che ha detto a Boar,» ringhiò Pyro,
spingendo con forza il viso di Clover contro il tavolo quando Tank colpì
con la cintura quel culo impertinente.
Tank prese un respiro profondo. «È la verità, ragazzo?»
«Lo sai anche tu,» sbraitò Clover. Non sollevò lo sguardo, ma il suo
corpo era teso come una corda di violino mentre spostava il peso da una
parte a un’altra. «Quanti ne mancano?»
«Uno,» rispose Tank e fece in modo che quell’ultimo colpo fosse
all’altezza della situazione.
Clover emise un urlo strozzato che non riuscì a trattenere. Aveva il
respiro affannoso e non lottò nemmeno contro la presa di Pyro tra i suoi
capelli.
Drake si mise comodo nel suo posto in prima fila e si rivolse a Tank
per chiedere: «Sicuro che sia sufficiente?»
«Fottiti!» urlò Clover, serrando i pugni.
Drake sogghignò in tempo per vedere un altro colpo sulla pelle di
Clover.
«Comportati bene!» ringhiò Tank.
Pyro ansimò e il suo sguardo si spostò da Boar al bel visino nascosto
dai capelli bianchi. Aveva la mente confusa e sentiva un bisogno disperato
di trovare del sollievo. Tuttavia, la parte peggiore fu vedere il suo uccello
reagire alla vista di quei segni rossi su quella pelle liscia. Clover agitò i
fianchi e scosse le natiche, come se volesse invitare tutti i presenti a fare un
giro. Quel ragazzo era una puttanella, cazzo.
«Scusati,» ordinò con voce strozzata.
Clover era ancora ansimante quando sollevò lo sguardo e gli rispose:
«Assolutamente no.»
Pyro prese un respiro profondo. «Come ha definito il nostro accordo,
Boar?»
«Uno scambio,» mormorò l’amico.
Pyro allargò le braccia. «Non mi sembra che io stia ottenendo
qualcosa.»
Tank sollevò il ragazzo per un braccio e provò a stringerlo, ma questi
lo respinse come un gatto arrabbiato.
«Sto bene!»
Il viso di Tank si incupì. «Sincerità, Clover.»
Il ragazzo divenne rosso e i suoi occhi si inumidirono. «Ti ho detto che
sto bene.»
Che stronzetto insolente. Pyro prese un respiro profondo e lo spinse sul
tavolo. «Allora sarai la nostra troia finché non arriveremo a New York. È
questo che vuoi?» chiese, spostando lo sguardo sulla schiena di Clover e la
fessura peccaminosa nascosta tra le sue natiche.
Il suo uccello aveva bisogno di attenzioni.
Clover dischiuse le labbra, mostrandogli i segni dei morsi su quello
inferiore. «Stai dicendo che vuoi scoparmi? Credevo che mi odiassi.»
Pyro strusciò i fianchi contro i lividi, consapevole della sensazione
provocata dal tessuto ruvido dei jeans contro quella pelle che aveva appena
assaggiato la frusta. «Un buco è un buco, e sì, è quello che voglio.» Osservò
l’espressione sul volto di Clover e si aspettò di trovare delle lacrime. Era
pronto a distruggere quel ragazzo e a fargli ammettere che era uno stronzo.
Tuttavia, Clover distolse lo sguardo. «D’accordo.»
Quella semplice parola fu come il mantello rosso che un torero agitava
davanti a un toro. Non c’era niente che andasse bene, e lui aveva intenzione
di ottenere una reazione da quel ragazzo, in un modo o in un altro.
Capitolo 11 – Clover

Clover non riuscì a pensare ad alcuna risposta. Aveva la pelle in


fiamme, e quando Pyro lo afferrò e lo schiacciò per strusciarsi contro di lui,
ebbe la sensazione di star venendo scorticato. Lo avrebbe scopato? Senza
nemmeno provare a offrirgli qualcosa in cambio come le volte precedenti?
Non riusciva a credere che Boar lo avesse tradito in quel modo, ma che cosa
si aspettava? Quegli uomini si guardavano sempre le spalle e lui era
solamente uno sconosciuto, qualcuno facile da scopare, anche se
mantenerlo in vita era una sfida.
Aveva abbassato la guardia con loro quando avrebbe dovuto restare
vigile per tutto il tempo. La luna di miele era finita. Il suo culo ustionato
dalle frustate di Tank e il desiderio di Pyro di ferirlo ancora di più ne erano
la dimostrazione.
Tuttavia, era quello che aveva chiesto. Se il giro con Drake e l’attacco
che ne era seguito gli avevano insegnato qualcosa, era che il pericolo non
era solamente un’illusione. Senza la loro protezione, si sarebbe trovato in
una situazione peggiore delle persone che lui e Drake avevano lasciato in
un fossato. I giochi erano finiti. Non erano in gita ma in una questione di
vita o di morte, e lui ne sarebbe uscito vivo, anche se Pyro aveva bisogno di
lui soltanto per convenienza.
«Non mi importa più,» disse Boar, quando si alzò dal divano. Sembrò
in difficoltà e si ostinò a non fissare Clover, come se la fine delle sue
stupide fantasie potesse cancellare tutto ciò che di bello era successo prima.
«Importa a me,» ringhiò Pyro, sculacciandolo con tanta forza da
rendergli impossibile stare zitto.
Clover si voltò con un’espressione sconvolta quando urlò: «Tank! Hai
detto che non ha il permesso di…»
Tank si alzò con le braccia incrociate e un’espressione impietosa.
Clover avrebbe anche potuto parlare con un muro, perché non avrebbe fatto
alcuna differenza. «Non ha il permesso di punirti. Ti ricordo che ti sono
piaciute una o due sculacciate mentre scopavamo.»
Il calore sulle sue guance si propagò per tutto il corpo e la tensione gli
irrigidì le spalle. Non poteva credere che stesse accadendo proprio a lui.
Aveva avuto paura quando avevano stabilito quel… patto, ma poi si era
sentito a suo agio.
Anche troppo, a quanto sembrava. Comunque, era più al sicuro con
quei ragazzi che da solo. Soprattutto senza neanche un soldo in tasca. Che
cosa avrebbe fatto se avessero inviato altre persone a prenderlo? Non
sapeva combattere e di certo non poteva scappare per sempre.
Era sempre meglio il male che si conosceva.
«Mi chiamo fuori. Non mi va,» disse Boar, prima di andare via con
passi che divennero silenziosi, come se non volesse avere alcuna
responsabilità per il dolore che il suo tradimento gli stava causando.
Tuttavia, c’era da aspettarselo. Era un bene sapere quali fossero le loro
priorità, anche se si comportavano in modo amichevole.
La sua mente stava sprofondando nell’oblio quando una spinta
improvvisa sul suo buco gli fece sollevare la testa in preda al panico. Sentì
uno schizzò freddo dentro di lui e, prima che potesse allontanarsi dalla
realtà di quel momento, una mano imponente, che apparteneva a Tank, gli
strinse le spalle.
«Sei sicuro che vada bene, Clover?»
Clover cercò di liberarsi di quel tocco che fingeva di essere amorevole.
«Va bene.»
Tuttavia, non era vero. Non perché non volesse fare sesso con Pyro. Si
trovavano a proprio agio insieme e l’uomo era un amante passionale molto
abile nel rimming ma quella situazione era diversa. Pyro voleva mostrare
chi avesse il potere, usando l’uccello e non per dargli piacere. Non era
niente di importante.
Drake gli spinse un dito sulla guancia e quella carezza fu così
sorprendente che Clover sbatté le palpebre un paio di volte prima di
guardarlo. Quel viso sempre sorridente in quel momento sembrava
leggermente preoccupato. «A me non sembra.»
Clover andò su tutte le furie. «Che cazzo? Da quando ti preoccupi dei
miei sentimenti? Mi sta bene. Quello che non mi piace è essere perseguitato
come se si trattasse di un gioco spietato. A parte quello, sopravvivrò.»
Drake sogghignò e sollevò le mani, tirandosi indietro come un gatto
che aveva annusato del peperoncino in polvere. «Okay… hai dimenticato
che eri una troietta pronta ad accogliere qualunque uccello in ogni buco.
Scusami per aver sollevato la questione, puttana.»
Clover sentì un nodo in gola e spinse la fronte contro il tavolo, mentre
sentiva il rumore della busta del preservativo, e attese l’inevitabile.
Non era eccitato così, quando Pyro lo impalò, afferrò i bordi del tavolo
e sperò che quella storia finisse al più presto.
Si aspettava che Drake si accendesse una sigaretta, dato che era quello
che faceva quando lo osservava fare sesso con gli altri, ma il mercenario
uscì dal cottage, sbattendo la porta alle proprie spalle.
Almeno Pyro ebbe il buonsenso di usare parecchio lubrificante così,
quando afferrò i suoi fianchi e lo penetrò, il dolore fu causato più dai lividi
sul suo culo che dalla sensazione di averlo dentro. Comunque, i primi
secondi furono davvero strazianti quando il suo corpo oppose resistenza a
quell’attacco violento.
«Boar sarà un tenerone, ma non io, Clo, quindi se credi che la cintura
fosse una scappatoia, non sai quello che ti aspetta,» gli sussurrò Pyro
all’orecchio, quando si piegò su di lui e gli allargò le gambe. Si sentì
pesante mentre quel profumo fresco e agli agrumi gli ricordò quale fosse il
suo compito e che non aveva niente a che vedere con il piacere.
Trattenne il gemito che minacciava di uscirgli dalla bocca e spinse il
viso con maggiore forza sul legno. Si rifiutò di rispondere. Se era quello ciò
che Pyro voleva da lui, allora poteva averlo, ma finiva lì. Da quel momento,
era impossibile che potessero godersi il resto della corsa. Quei ragazzi non
erano diversi da tutte le persone che non avevano fatto altro che usarlo nella
sua vita. Non poteva fidarsi di loro. Non importava quanto sembrassero
allettanti le loro menzogne.
Digrignò i denti e si aggrappò al tavolo quando le spinte brutali di Pyro
spostarono il mobile in avanti, e l’uccello del mercenario colpì un punto
sensibile che lo fece fremere per l’eccitazione, anche se non voleva. Il suo
corpo tremò in preda all’euforia e tenere tutto dentro divenne più difficile
quando Pyro lo scopò con violenza finché gemere non fu più un’opzione
ma un requisito.
«Esatto. Non puoi evitare di amare il mio uccello, non è vero?» gli
mormorò, mentre continuava con quel ritmo spietato e gli massaggiava il
culo come se lo stesse impastando.
Clover si lamentò, evitando di incrociare il suo sguardo, ma quando
Pyro gli afferrò l’uccello, che inevitabilmente si indurì, mentre la sua
prostata continuava a essere colpita, non poté più stare fermo. Spinse i
fianchi e si mise in punta di piedi, sperando che quella storia finisse presto,
così che potesse restarsene in pace e non essere costretto a partecipare.
Tuttavia, Pyro era intenzionato a prendersi tutto il tempo che desiderava e
uscì dal suo culo, schiaffeggiandogli le natiche mentre gli massaggiava
l’erezione pronta a scoppiare.
«Oh, cazzo! Cazzo!» piagnucolò Clover, inarcando la schiena in preda
alla disperazione. Odiava che Pyro gli provocasse certe reazioni. Odiava
che l’orgasmo stesse crescendo dentro di lui senza il suo volere, nonostante
il modo brutale in cui il suo sedere era violato.
«Vedi, Tank? Il ragazzino ne vuole di più.»
L’umiliazione lo travolse come un’ondata di cemento, ma non riuscì a
trattenersi. Aveva bisogno di venire e di qualcosa a cui aggrapparsi. Pyro
calpestò i jeans che erano caduti attorno ai suoi piedi e li allontanò prima di
sollevargli un ginocchio sul tavolo, lasciandolo esposto e in bilico su una
sola gamba.
I suoi capelli erano sparpagliati come una tenda bianca che gli
proteggeva il viso dall’essere visto in quella condizione così vulnerabile,
ma non poté evitare di emettere un gemito senza vergogna quando Pyro lo
impalò di nuovo in un’unica spinta per poi allontanarsi. Continuò in quel
modo, giocando con il suo corpo come se fosse una bambola gonfiabile. La
parte peggiore era che, ogni volta che il suo uccello bollente sbatteva dentro
di lui, Clover vedeva le stelle dietro gli occhi chiusi e aveva difficoltà a
sopportare la tensione nelle palle.
«Forse dovresti scoparlo anche tu, Tank. Per sicurezza. È questo che
vuole. L’ha detto anche lui,» sussurrò Pyro con voce crudele, quando gli
afferrò il sedere, graffiandolo con le unghie.
Clover sentì le lacrime pungergli gli occhi ma usò ogni briciolo di
energia per non piangere. Pyro gli stuzzicò l’asta con movimenti lenti e quel
ritmo era così insopportabile che si spinse contro l’uccello di Pyro per
cercare di venire prima.
«Sono a posto così,» rispose Tank, come se Clover esistesse davvero
solamente per il piacere di quegli uomini.
«Se ci mettiamo d’impegno con te, un giorno ti ritroverai con due
uccelli nel culo,» sussurrò Pyro, spingendogli il pollice lubrificato nel buco
per allargarlo con l’aiuto del suo uccello.
Clover tremò per l’umiliazione, anche se l’immagine di due uccelli nel
suo culo non lo avrebbe abbandonato mai più. Non avrebbe dovuto
piacergli. Tuttavia, si ritrovò a combattere quell’eccitazione che non lo
rendeva per niente felice. Era un mistero come il corpo potesse ribellarsi
alla mente.
C’era qualcosa di sbagliato in lui.
Le spinte di Pyro divennero più lente, ma aggiunse pressione con un
dito, facendolo gemere mentre si contorceva finché non cominciò a
piangere per la vergogna. Pyro lo attirò contro il petto e si preparò
all’attacco, e lui non poté più resistere. Gli mancò l’aria quando si spinse
contro un uccello che odiava.
Un orgasmo avrebbe posto fine a quel tormento.
«Cazzo,» sibilò, mentre il suo corpo pulsante era più che pronto.
Pyro gli strinse la base del cazzo. «Oh, non puoi,» disse con voce roca.
«È per me, non per te.»
L’urlo di delusione che emise ebbe vita breve, perché Pyro lo penetrò
in una breve sequenza e si fermò non appena venne dentro di lui.
Era finita. Era solamente una puttana, proprio come aveva detto Drake
prima di andare via, quando aveva espresso davanti a tutti il suo disgusto.
Non avrebbe dovuto importargli.
Tuttavia, non era così.
Il suo uccello era ancora sull’orlo del precipizio e le sue palle gli
facevano male per l’appagamento negato. Pyro lo schiaffeggiò un’ultima
volta prima di uscire da lui e, nonostante il supporto del tavolo, le gambe gli
cedettero e crollò sul pavimento.
Rimase seduto, combattuto tra il masturbarsi e cercare di mantenere
l’ultima briciola di dignità, ma era così vicino. Doveva solo masturbarsi
appena un po’. Le sue palle erano pronte a scoppiare, il suo culo pulsava e il
suo buco era aperto e abusato.
Pyro torreggiò su di lui, un pericolo incombente con i suoi tatuaggi che
ritraevano dei serial killer. Si liberò del preservativo e ansimò quando disse:
«Apri.»
«Pyro…» lo avvertì Tank, quando si avvicinò.
L’uomo scosse il capo. «Solo lo sperma. Avanti, Clo, apri la bocca e
prendilo tutto.» Mostrò il preservativo pieno di seme ancora caldo.
Clover si leccò le labbra, combattuto tra un piacere estremo e una furia
in grado di incendiare città intere. Lanciò a Pyro uno sguardo di sfida e aprì
la bocca.
Un ghigno malefico comparve sul volto del mercenario, ma non esitò
quando gli riversò il contenuto del preservativo sulla lingua. Quel seme
caldo e appiccicoso sembrò più amaro del solito, anche se lui lo deglutì,
nonostante i brividi che gli correvano lungo la schiena.
«Sei pronto per scusarti?» gli chiese Pyro, lanciando il preservativo
vuoto sul pavimento, proprio davanti a lui, come se si aspettasse che il
servizio comprendesse anche le pulizie.
Quella domanda smorzò la sua eccitazione. «Non vedo Boar nei
paraggi.»
Pyro scosse il capo e lo afferrò per il mento. «Se solo fossi più gentile,
Boar potrebbe darti più di quanto immagini, stronzetto idiota.»
Che differenza avrebbe fatto? Di certo non poteva restare con loro. Per
il momento, era solo il loro giocattolino e, solamente perché la personalità
di Boar era più gentile, non significava che non lo avrebbe lasciato dopo
essersi stufato di lui. D’altra parte, l’interesse principale di Boar era Pyro.
Lui era letteralmente l’ultimo della lista.
«Be’, non riesco a essere più gentile.»
Pyro serrò la mascella e lo lasciò andare, come se all’improvviso ne
fosse disgustato. «Dipende da te, ma le cose non miglioreranno finché non
ti scuserai.»
Clover rifletté sulla risposta migliore ma l’uomo se ne andò, sbattendo
la porta proprio come aveva fatto Drake. Comunque, Tank era ancora lì, con
gli stivali puntati verso di lui.
«Hai bisogno di una mano, ragazzo?»
Era arrivato al limite. «Sto bene!» urlò e si afferrò l’uccello,
massaggiandolo per raggiungere l’orgasmo il prima possibile per evitare di
impazzire. Il solo pensiero di due uccelli che lo impalavano fu più che
sufficiente da farlo schizzare.
Quei secondi di pura estasi gli fecero dimenticare il mondo circostante,
ma quel sollievo non durò a lungo, prima di tornare di nuovo alla realtà che
odiava. Che casino, cazzo.
Tank sospirò con forza, come se volesse dire qualcosa, ma Clover si
rifiutò di prestargli attenzione e si sollevò i pantaloni, imbarazzato di essere
vincolato alle persone che avevano assistito a quella scena umiliante.
Voleva piangere.
Ma non lo fece.
Si asciugò il viso con la maglietta, prese un respiro profondo e
oltrepassò Tank per uscire da quel cottage opprimente che, fino al giorno
prima, era stata casa sua. Aveva imparato la lezione.
«Dove vai, Clover?»
«Fuori.»
«Resta. Ci sono delle persone che ti stanno cercando,» insistette Tank,
che apparve come una montagna accanto a lui.
Le mani gli tremarono per la frustrazione e non riuscì ad affrontare
Tank. Desiderava soltanto un po’ di tempo per tenere il muso da solo senza
che nessuno lo vedesse nel suo dolore.
Si passò una mano tra i capelli ingarbugliati e li raccolse in un nodo.
«Io… io resterò… mi siederò lì.» Indicò un punto lontano sul prato che
circondava il cottage.
Tank gli massaggiò la schiena, come se non lo avesse frustato con una
cintura soltanto qualche minuto prima. «Assicurati solamente di stare
all’ombra e resta dove posso tenerti d’occhio.»
Clover annuì senza alzare lo sguardo e corse verso la porta, nonostante
il dolore fosse una presenza costante sia sulla sua pelle sia nel suo sedere.
Forse la sua vita non era a rischio, ma se la gabbia in cui si era
intrufolato alla ricerca di protezione fosse diventata ancora più piccola?
Capitolo 12 – Clover

Clover era disteso a letto ma non riusciva a chiudere occhio, intanto


che la sua mente riviveva quello che era accaduto, ricordandogli che era da
solo e che aveva bisogno di fare di tutto pur di sopravvivere. Si trovava in
una situazione di merda, ma non era un grosso problema. Le cose avrebbero
potuto essere ancora più critiche. Poteva anche essere morto, tenuto
prigioniero da qualche psicopatico o senza braccia.
Tuttavia, quella consapevolezza non lo aiutò a dormire nello stesso
letto di uno degli uomini che aveva la sua vita in pugno. L’abitazione era
silenziosa e quella calma cominciò a riecheggiare nella sua testa,
riportandolo su quel letto ampio che sembrava troppo caldo e al gigante che
dormiva mentre gli dava le spalle.
Il respiro regolare di Tank fu l’unica consolazione che ricevette in
quella solitudine assoluta. Di solito, durante la notte l’uomo lo stringeva a
sé e quelle braccia gli davano l’illusione di essere amato e al sicuro,
aiutandolo a riposare. Fino a quel giorno, quell’uomo era stato la sua roccia,
anche se non nel modo più gentile, ma che altro ci si poteva aspettare da un
tipo duro come lui?
Tank aveva anche provato a seguire la loro solita routine quando si
erano messi a letto ma, anche se sentiva la mancanza di quel poco di affetto,
era stato lui a rifiutare le coccole. Non voleva vedere nessuno dei
mercenari, né voleva che lo toccassero o gli rivolgessero la parola. Tuttavia,
allo stesso tempo, desiderava tutte quelle attenzioni.
Dato che era incapace di comunicare i suoi bisogni e i suoi sentimenti,
soffrì in silenzio per ore, nella speranza che forse qualcuno, un giorno,
capisse che cosa fare con lui. Nonostante la tensione sessuale ogni volta che
erano vicini, Drake non si era mai dimostrato molto amichevole, ma Clover
era riuscito a ferire Boar, farsi nemico Pyro e a rifiutare Tank, tutto in una
volta.
Si era cacciato lui in quel casino.
Non importava che ci fosse di mezzo il suo culo perché, un giorno,
nemmeno tanto lontano, quegli uomini avrebbero deciso che non ne valesse
più la pena. Ne era certo.
Lo avrebbero lasciato in mezzo a una strada con dei soldi per comprare
un biglietto dell’autobus, solo per avere la coscienza a posto, e nel giro di
un giorno o due qualcuno lo avrebbe catturato di nuovo.
Per quale motivo lo volevano le persone che lo avevano richiesto?
Tank mormorò qualcosa e il suo fianco ricoprì lo sfondo luminoso
della parete. A differenza degli altri, Tank si era dimostrato disposto a
seppellire l’ascia di guerra ma, anche se sembrava ancora intenzionato a
proteggerlo, l’orgoglio e la rabbia avevano fatto sì che respingesse l’aiuto
del mercenario.
Aveva mentito quando aveva detto di non aver mancato di rispetto a
Boar, e lo sapevano entrambi. Tank non lo avrebbe dimenticato, e la
distanza tra di loro sarebbe cresciuta fino a diventare insormontabile. Tank
non aveva voluto fare sesso dopo che Pyro aveva finito con lui, quindi
qualsiasi potere il suo corpo avesse sul gigante stava diminuendo in fretta.
Chi voleva prendere in giro? Era un albino e un twink di prim’ordine,
ma il suo aspetto non sarebbe stato una novità per sempre. Anche se era
solamente quello che interessava ai mercenari, nessuno voleva occuparsi di
un intralcio ogni giorno.
Era un peccato che sentisse già la mancanza delle braccia muscolose di
Tank, della sicurezza che non conosceva limiti, di ciò che gli offriva.
Quando era con Tank, lui sapeva quale fosse il suo ruolo nel mondo. Gli
dava la stabilità che nessun ragazzo gli aveva mai regalato. Tuttavia, Tank
non era il suo ragazzo.
Era impossibile tornare a come stavano prima le cose, dopo il suo
comportamento, quindi era bloccato in quel letto, a mezzanotte passata,
tormentato dal senso di colpa per il modo in cui aveva trattato Boar,
arrabbiato per l’odio con cui Pyro lo aveva scopato, e imbarazzato per aver
mentito a Tank, che era sempre stato dalla sua parte, mentre la parola
“puttana” continuava a riecheggiare nella sua testa, anche se non aveva mai
venduto il suo corpo per denaro, nemmeno nei momenti più difficili.
Non era un buco da scopare. Aveva dei sentimenti ed era spaventato.
Dopo essersi accertato che Tank si fosse addormentato, emise un
singhiozzo strozzato, coprendosi la bocca con una mano per non fare
rumore. Era uno spreco di spazio. Non c’era da meravigliarsi che Jerry
avesse voluto sbarazzarsi di lui.
Un ragazzino piagnucoloso.
Non abbastanza bravo come ladro.
Adatto soltanto per scopare.
Se Tank e gli altri non fossero stati così carini con lui, non sarebbe
stata così dura accettare la loro rabbia e il loro rifiuto.
Trattenne un altro singhiozzo, ma il bisogno di conforto divenne un
vuoto al centro del suo petto, così si spostò sul materasso fino a nascondere
il viso tra le scapole di Tank. La pelle era sudata per il caldo, ma profumata,
e così accogliente che desiderò morire soffocato in quel modo.
Tuttavia, Tank si mosse e ringhiò.
«Mi dispiace,» sussurrò Clover, senza riuscire ad allontanarsi. La sua
vita sarebbe stata molto diversa se avesse conosciuto prima un uomo come
Tank. Non avrebbe dovuto vivere come un gatto randagio, perché avrebbe
avuto qualcuno a prendersi cura di lui. Era così sbagliato fantasticare su un
mondo in cui non fosse costretto a diffidare di chiunque e a lottare con le
unghie e con i denti per guadagnare un dollaro?
Tank prese un respiro profondo e si voltò lentamente. Se avesse avuto
dei capelli più lunghi, la sua chioma sarebbe stata arruffata, ma dagli occhi
socchiusi era chiaro che era ancora mezzo addormentato. «Clover? Che
succede?»
Lo abbracciò più forte che poté, e nascose il viso contro il suo collo,
anche se sapeva che l’uomo avrebbe potuto respingerlo. «Non mi
sopporto.»
Quelle parole dovevano aver svegliato del tutto Tank, perché si schiarì
la gola e fece girare entrambi affinché si stendessero sul fianco. Clover
desiderava tanto strofinare ancora il viso su quella pelle che profumava di
sapone.
«Di che cosa stai parlando?» chiese Tank, appoggiandosi su una mano,
mentre lo osservava.
Quella domanda lo portò dall’essere agitato a uno stato di disperazione
in un solo battito. Ormai aveva messo da parte ogni residuo di dignità.
«Ho rovinato tutto. Ti prego, non cacciarmi.» Singhiozzò, incapace di
trattenere le emozioni che ribollivano dentro di lui. Si era ridotto a
supplicare dopo aver mostrato di essere un tipo orgoglioso.
Era davvero patetico.
Tank sospirò e appoggiò una delle sue mani enormi sul suo braccio.
«Devo ammettere che l’atmosfera è un po’ tesa. Non credo che chiederti di
essere sincero sia troppo.»
Clover espirò e si infilò sotto al braccio di Tank, nella speranza che non
lo respingesse. Di solito si sentiva minacciato dalla presenza di uomini
molto più imponenti di lui, ma la personalità ragionevole di Tank lo
spingeva a fidarsi di lui come non gli era mai successo con nessun altro.
«Solo che… ho litigato con Boar. È stato così carino con me. Quasi
troppo dolce e gentile, e sono entrato nel panico.»
Tank gli scostò i capelli dal viso con una gentilezza bizzarra per le sue
dita grosse. «Perché hai reagito in quel modo? Avrai capito che gli piaci. Se
non ricambi, ci sono modi più gentili di dirlo.»
«Mi piace, e parecchio anche, e so che non dovrei provare niente di
simile. Perché voi siete un gruppo, ma per me questo viaggio finirà.» Fissò
il volto di Tank, cercando disperatamente di concentrarsi sugli occhi e
rendere l’immagine chiara anche senza occhiali. «Sono così geloso di
quello che avete.»
Tank espirò e gli accarezzò una guancia. Era solamente la sua
immaginazione, o si era avvicinato ancora di più?
«Che cosa abbiamo?»
«Siete sempre presenti l’uno per l’altro. La vostra relazione si basa
sulla fiducia. Quando sono con voi, mi sento protetto, ma so che è una
situazione temporanea e non voglio illudermi. Così, quando Boar mi ha
confessato quanto gli piacessi, ho dato di matto. Gli ho detto cose terribili
per respingerlo. Non so come farmi perdonare, ma non mi va nemmeno di
essere costretto a chiedergli scusa. È come se avessi una sorta di peso nel
petto che mi impedisce di rialzarmi.»
Tank gli sfiorò la pelle delicata attorno all’orecchio con le punte delle
dita, provocandogli delle reazioni che lo spinsero più vicino. «Ci fidiamo
per un motivo ben preciso. Nessuno di noi è un bugiardo. Ognuno di noi
rischierebbe la vita per gli altri. È un tipo di legame che si costruisce con il
tempo. Devi guadagnartelo, Clover. Se vuoi migliorare le cose, dovresti
cominciare con l’ammettere i tuoi errori e scusarti con Boar.»
Sfiorò il fianco dell’uomo, sollevato di poter ancora toccare quel
gigante nonostante quello che era accaduto. «Mi dispiace di aver mentito. È
un’abitudine che sto cercando di cambiare. Mi ha aiutato in momenti
difficili, quindi è un mio difetto.» Dare una spiegazione a Tank era
solamente il primo passo verso il perdono, ma gli tolse un po’ di peso dal
petto. «Voglio che ti fidi di me.»
Tank abbassò la testa sul cuscino senza smettere di accarezzarlo.
«Perché non mi dici qualcosa, allora? Qualcosa che hai provato a
nascondere.»
Clover sentì una morsa alla gola per l’ansia. Era abituato a tenersi tutto
dentro, ma non aveva intenzione di lasciarsi scappare l’opportunità che gli
era stata concessa. «Non ho i genitori,» sussurrò alla fine. «Cioè, ce li ho,
come tutti, ma mi trovarono in un campo di trifogli. Ecco perché mi chiamo
Clover. Sono da solo.»
Tank lo attirò più vicino, portandogli la testa sul suo petto nudo. Era
caldo e aveva un profumo accogliente, così lui si concesse di rilassarsi,
assaporando quel senso di protezione, come se appartenesse davvero a quel
posto, anche se era tutto falso.
«Mi dispiace,» si limitò a rispondere Tank. Non provò a dirgli quanto
si fosse perso nella vita o a convincerlo che essere un orfano avesse
temprato il suo carattere. Restò lì ad ascoltarlo.
Così Clover proseguì. «Non ho amici a New York. Non ho un posto in
cui andare e qualcuno mi sta seguendo. Ho paura.» Singhiozzò, e quella
volta non provò a trattenersi. Lasciò cadere la maschera e si sfogò.
Tank lo strinse forte finché le loro gambe non si intrecciarono e Clover
nascose il viso nell’incavo del suo collo. Il mercenario gli strofinò la testa
con il mento e poi la baciò. «Ci penso io a te. Non siamo esattamente dei
bravi ragazzi, ma non siamo nemmeno cattivi. Ti terremo al sicuro e ti
concederemo il tempo di decidere che cosa vuoi fare.»
Il sollievo che provò fu così intenso che non riuscì a fermare le lacrime
che gli rigarono il viso. Quelle carezze gentili erano così diverse dalla
scopata con cui Pyro lo aveva punito che si ritrovò sul punto di crollare.
Tuttavia, baciò Tank sulle labbra, supplicandolo in silenzio di avere un po’
di dolcezza. Desiderava sentire qualcuno che si preoccupava per lui, avere
le braccia forti di Tank sul suo corpo mentre lo possedevano. Non aveva
mai provato niente di simile per i suoi fidanzati. Non si era mai aperto con
nessuno di loro, né si era fidato come con Tank. Forse era sconsiderato da
parte sua aprirsi con uno sconosciuto che aveva chiesto il suo corpo in
cambio di protezione, ma sapeva già che Tank era un uomo di parola.
Il bacio fu lento, dolce e languido, come fosse la prima volta e stessero
appena cominciando a conoscersi. Tank intrecciò le loro dita e lo spinse,
posizionandosi sopra di lui, senza mai interrompere il bacio, però. Il suo
corpo forte e pesante era il benvenuto, così desiderato che Clover riuscì a
malapena a controllare le proprie emozioni.
Quando Tank lo bloccò sotto di sé, il bisogno di sbarazzarsi dei vestiti
divenne talmente sconvolgente, che subito non sentì che cosa gli avesse
chiesto il mercenario.
«Lo vuoi, Clover?» domandò Tank accarezzandogli i capelli mentre
spingeva le ginocchia tra le sue gambe.
«Sì, Paparino.» Fu così audace da sorridergli. Il solo mormorare quel
nomignolo lo fece fremere dall’eccitazione. Provò a rubare un altro bacio
ma Tank si sollevò, allontanando la bocca.
«Nello stesso modo in cui hai detto a Pyro che scoparti andava
“bene”?»
A Clover venne la pelle d’oca a quel ricordo, così distolse lo sguardo.
«No. Mi dispiace. Non stavo bene. Ero un disastro.» Si strofinò gli occhi,
che continuavano a inumidirsi e ad appannargli la vista.
Tank sbuffò. «Dovresti dirglielo la prossima volta, allora. Non ho
intenzione di tenerti sotto controllo, ma non mi piace scopare chi non mi
vuole.»
Clover annuì, accettando la dura verità, consapevole che avrebbe
dovuto gestire diversamente la situazione. Se voleva restare con quegli
uomini, doveva imparare a comunicare, stabilire delle regole e impedire
loro che lo trattassero come se fosse un rifiuto. Perché era in quel modo che
si era sentito con Pyro. Prese un respiro profondo, sentendosi già nervoso
per ciò che stava per dire.
«Ti desidero. Mi piaci, e parecchio anche. Quando usi un linguaggio
volgare, sento le ginocchia deboli.»
Il respiro di Tank gli accarezzò il viso, ma fu il bacio che seguì che lo
spinse a sollevare i fianchi e ad aggrapparsi alle braccia muscolose
dell’uomo, supplicandolo di prendersi cura di lui.
«E io sono pazzo di te, ragazzo. Non riesco ad arrabbiarmi nemmeno
quando ti comporti da stronzetto. Non dirlo agli altri, però,» aggiunse dopo
un attimo, mordicchiandogli una guancia. «E se devo essere sincero, sono
contento che non ci sia nessuno ad aspettarti a New York.»
Clover azzardò un sorriso, sfiorandogli i muscoli sotto il tatuaggio.
Sapeva che era sincero e che apprezzava sul serio la sua compagnia. Quella
rivelazione lo spinse ad allargare ancora di più le gambe e ad allacciargliele
attorno ai fianchi.
«Sembra perfetto, non è vero?» Clover gli massaggiò la mascella
ruvida. «Tu desideri qualcuno da accudire, e io sono un vero incapace.»
Tank ridacchiò e gli afferrò i polsi, bloccandoglieli sopra la sua testa.
«Adesso lo sei,» disse e spinse i fianchi, risvegliando l’eccitazione di
Clover, che non credeva di poter provare certe sensazioni dopo la punizione
orribile di prima.
Non gli era piaciuto sottomettersi ai colpi della cintura e aveva fatto
del suo meglio per non urlare quando il cuoio aveva martoriato il suo sedere
ma, quando ripensava al modo crudele in cui si era comportato con Boar e
alle menzogne che aveva detto, sentiva di essersi meritato ogni frustata,
quindi non poteva più biasimare le azioni di Tank. Non si poteva tornare
indietro.
Ansimò e strinse la presa attorno alla vita di Tank senza mai staccare
gli occhi dai suoi, dato che non aveva più paura di condividere momenti di
intimità. Ricordava quanto Boar avesse desiderato lo stesso da lui e si
ripromise di dargli tutto ciò che voleva, in caso avesse accettato le sue
scuse. Dovevano trovarsi faccia a faccia come due innamorati, perché non
meritava di essere rifiutato a causa della sua diffidenza. Si sarebbe aperto
anche a lui.
«Funzionerà?» sussurrò Clover. «Con gli altri ragazzi? Non voglio
creare problemi tra di voi.»
A Tank sfuggì una risata roca e ruotò i fianchi per stuzzicargli le palle.
Un sorriso smagliante gli comparve sul viso e le sopracciglia folte si
rilassarono. «Condivido tutto con loro. Se è quello che vuoi… credo che
potrebbe funzionare, ragazzo.»
Clover sentì un tuffo al cuore quando ebbe una rivelazione. Era un
accordo bizzarro? Sì, ma esisteva qualcosa di normale nella sua vita?
Non vedeva l’ora di sbarazzarsi delle mutande e sentire l’uccello di
Tank dentro di lui mentre lo possedeva, anche se era ancora indolenzito per
la scopata violenta di prima. La possibilità di provare disagio non importava
perché sentiva il bisogno disperato di ricongiungersi con Tank. Il suo
Paparino gli sorrise e tirò la maglietta enorme che gli aveva prestato come
pigiama.
«Toglila.»
Clover si spogliò in fretta e furia, ma fu complicato togliere le
mutande, dato che aveva l’uomo tra le gambe. Provò a sollevare le cosce al
petto per un momento per sbarazzarsi dell’ultimo indumento rimasto tra i
loro corpi ma Tank non sembrava intenzionato a spostarsi, così lo spinse giù
con la forza di un gorilla pronto a reclamare ciò che era suo, anche se si
mostrò dolce allo stesso tempo. Clover restò incantato quando sentì la barba
graffiargli la gola. Si stavano baciando di nuovo, e l’erezione di Tank
sembrava già pronta a perforargli la biancheria intima.
«Ti ho desiderato dal momento in cui ti ho visto,» sussurrò Tank,
proprio prima di mordergli il collo.
Clover restò a bocca aperta, euforico per quella confessione. Si sentì al
settimo cielo. Tank non era il genere di uomo che parlava a sproposito.
Diceva qualcosa solamente quando ci credeva sul serio. Gli massaggiò le
spalle ampie, sconvolto dall’emozione travolgente nella voce dell’amante
mentre l’eccitazione tra di loro cresceva sempre di più, come un’onda
pronta a colpire la costa.
Non si trattava di uno scambio. La passione tra di loro era genuina, e
lui aveva smesso di fingere che fosse vero il contrario. Se Tank era sincero
con lui, allora aveva intenzione di accogliere tutto ciò che quel ragazzone
era disposto a dargli.
Gli massaggiò i muscoli imponenti delle braccia e disse: «Potresti
schiacciarmi, ma so che non lo farai mai.»
Tank rise e gli mordicchiò le labbra con abbastanza forza da pizzicarlo,
ma niente di doloroso e quel gesto fece salire il suo desiderio fino alle
stelle.
«Vedremo, ragazzo. Che ne dici di questo?» chiese l’uomo,
schiacciandolo con il suo peso. Clover ebbe la sensazione di annegare sotto
un gran bel fusto, e gli piacque più di quanto potesse descrivere.
Gemette quando sentì le molle arrugginite del materasso sotto di loro.
«Adoro che tu sia così grosso. Mi fa sentire protetto.»
«Oppure schiacciato da un macigno,» rispose Tank con voce roca,
spingendo lentamente i fianchi. «Voglio venire su di te per impregnarti del
mio profumo fino a domani sera.»
Clover sogghignò contro le spalle del mercenario. Doveva ancora
sistemare le cose con Boar ma per il momento ciò che contava era il legame
sempre più profondo con Tank. L’uccello dell’uomo contro il suo stomaco.
Il profumo di pino che proveniva dalla finestra aperta. Gli sguardi bollenti
che celavano qualcosa di più del desiderio.
«Lo voglio anch’io. Se venissi dentro di me, non mi laverei per un
giorno. Indosserei un plug solo per sentirti più a lungo.»
Tank restò senza fiato e, per una frazione di secondo, si fissarono
nell’oscurità.
«Lo vuoi, ragazzo? Il mio sperma in fondo al tuo culo stretto?» chiese
Tank alla fine, abbassando il viso per leccargli una guancia. I suoi fianchi
cominciarono a spingere contro di lui in maniera disperata.
«Sì, Paparino, per favore. Mi fido di te. Voglio sentirti. Voglio andare a
dormire tutto appiccicoso.» Fissò Tank dritto negli occhi, nel tentativo
disperato di comunicargli quanto volesse sentirlo vicino. Non aveva mai
fatto sesso non protetto. Almeno non da quando era un vergine di
quattordici anni ancora inesperto. Il legame che condividevano era cresciuto
in fretta, ma non significava che fosse meno sincero. Non era solo una
scopata conveniente o la sua “puttana”. Tank ci teneva a lui e si fidava
completamente.
Il ringhio che sfuggì dalle labbra dell’uomo sembrò quasi
soprannaturale, ma poi si rimise in ginocchio, sovrastandolo, e Clover capì
quali fossero le sue intenzioni. Cercò di spostarsi per togliersi le mutande
ma Tank le afferrò da dietro e le strappò.
Clover si sentì quasi andare a fuoco dentro, quando si ritrovò nudo con
l’aria fredda che gli stuzzicava le natiche.
«Adesso. Lo desidero adesso,» ringhiò Tank, sollevandogli le gambe e
piegandolo in due.
Clover appoggiò i polpacci sulle spalle del mercenario, ancora
incredulo per quello che era appena successo. Tank gli aveva strappato le
mutande.
Così sexy, cazzo.
Annuì come un uomo in preda all’euforia e allungò una mano per
prendere il lubrificante che, per convenienza, si trovava sotto il cuscino.
«Sì. Sì, adesso.»
Tank era abbastanza vicino da baciarlo e, quella volta, la sua lingua gli
penetrò la bocca come se stessero già scopando. Quel gesto così animalesco
e famelico lo lasciò senza fiato, ancora prima che Tank spingesse l’uccello
tra le sue natiche.
Fu doloroso perché irritò la stessa parte del corpo che era stata abusata
prima, ma in un certo senso il disagio gli fece desiderare ancora di più
quell’uomo, così schizzò il lubrificante sul palmo della mano e la portò
sull’uccello di Tank, che era perfettamente proporzionato alla sua stazza.
Quell’asta dura e pulsante era pronta per scoparlo con violenza, proprio
come desiderava lui.
Tank ringhiò e spinse l’uccello contro il pugno liscio, per scoparlo un
paio di volte, già impaziente. «Pronto?»
Clover annuì, incapace di aprire bocca. Guardò tra i loro corpi, eccitato
alla vista di quel cazzo enorme nella sua mano. Non poteva più aspettare.
Dimenticò le frustate e tutto il resto, perché desiderava che Tank lo
riempisse. Voleva il suo uccello senza alcun ostacolo mentre schizzava il
suo seme dentro di lui.
Tank gli mise una mano sotto la nuca e gli afferrò i capelli, e la
cappella audace del mercenario spinse contro il suo buco senza dover usare
troppa forza. Anche in quel momento di pura eccitazione, l’uomo non
voleva fargli del male.
«Andiamo. Lasciami entrare, dolcezza. Sarà violento e veloce,»
sussurrò Tank, mordicchiandogli il naso prima di baciarlo.
Clover sentì qualcosa esplodere dentro di sé. Si fidava ciecamente di
Tank, amava il modo in cui lo toccava e non aveva alcun dubbio ad aprire le
gambe per lui. Non si era reso conto di essere ancora teso ma quando si
lasciò andare, la cappella scivolò dentro.
Non appena il mercenario sprofondò nel suo culo, Clover emise un
gemito, sentendosi sul punto di piangere per la felicità. Sì, era doloroso, ma
il bruciore non era niente di cui preoccuparsi. Niente, se paragonato alla
tenerezza di accettare l’uccello di Tank senza preservativo dentro il suo
corpo.
Sentì che era la cosa giusta.
Nonostante le sue promesse, Tank cominciò piano, agitando i fianchi
con movimenti ampi. Clover non credeva che fosse possibile ma avrebbe
potuto giurare di sentire la pelle nuda, le vene e ogni centimetro dell’uccello
di Tank in ogni suo dettaglio. Inoltre, più quelle spinte lente stuzzicavano il
suo punto più sensibile, meno dolore sentiva. Il calore emanato dal corpo di
Tank lo travolse, avvolgendogli il petto fino ad arrivare alla testa con una
gioia sconvolgente.
«Sei così fantastico, ragazzo. Sembri pronto a risucchiarmi fino
all’ultima goccia.»
«Sì, Paparino, voglio tutto,» sussurrò lui, cercando di respirare. Ogni
volta che pensava a come Tank gli aveva aperto una fessura nelle mutande
per scoparlo, il suo uccello si agitava, già bagnato di liquido preseminale.
Il modo in cui l’uomo gli spinse in alto le gambe lo costrinse a piegarsi
in due, creando una posizione perfetta per scopare il suo sedere. Non
c’erano vie di fuga, anche se lui non aveva intenzione di andare da nessuna
parte.
Le loro fronti si sfiorarono e, mentre i loro respiri diventavano una
cosa sola, Tank spinse i fianchi con determinazione. Dato che Clover non
protestò, il mercenario affondò le dita nella sua carne e lo scopò come se
volesse depositare il suo seme dentro di lui il più in fretta possibile.
Clover gemette senza alcuna vergogna per il dolore causato dagli
schiaffi spietati dei fianchi di Tank contro il suo sedere irritato. E se
qualcuno li avesse sentiti? Be’, lui era orgoglioso di essere il ragazzo di
Tank.
«Oh, cazzo. Oh, cazzo!» gemette, quando la cappella strusciò
ripetutamente contro la sua prostata. Il suo uccello si scontrò con la pelle
sudata e pelosa dell’addome di Tank, provocandogli ogni volta una
sensazione che gli arrivava fino alle palle, sempre più pronte a esplodere.
«Sì, vieni dentro di me, Paparino!»
Morse la spalla di Tank quando l’orgasmo attraversò il suo corpo senza
alcun preavviso, facendolo fremere e gemere tra le braccia di un uomo di
cui si fidava. Contrasse i muscoli del culo attorno all’uccello che
continuava a impalarlo, come se volesse essere risucchiato ogni volta che si
tirava indietro. Oh, desiderava che Tank lo marchiasse.
Tank ansimò e lo strinse in una presa d’acciaio per tenerlo immobile
per le ultime spinte disperate. Quel cazzo duro lo scopò ancora e ancora, ma
all’improvviso Tank si fermò e agitò solamente i fianchi, aggrappandosi a
lui mentre le loro bocche si ritrovavano in un bacio languido ma passionale.
Qualche secondo dopo, la presa dell’uomo si indebolì e lo abbracciò,
lasciando cadere sul letto le sue gambe e bloccandole sotto di lui.
Il culo di Clover era ancora dolorante, ma lo sperma caldo doveva aver
placato il bruciore, perché quel momento era assolutamente perfetto.
Tank uscì da lui quando il suo uccello cominciò a diventare flaccido, e
poi si stese al suo fianco, attirandolo tra le braccia. «Lo senti?» sussurrò,
quando con l’altra mano gli accarezzò lo stomaco fino al buco rilassato.
Clover gemette e chiuse gli occhi, non appena gli sfiorò l’uccello non
più eretto e le palle. «Sì,» rispose con voce roca. «È tutto quello che
desideravo. Volevo proprio che mi possedessi in questo modo.»
Tank mormorò qualcosa e lo strinse al petto mentre lo fissava con una
dolcezza che gli fece palpitare il cuore. Sapeva di non meritarlo, ma lo
desiderava lo stesso.
«Ti senti meglio adesso?»
Clover gli baciò la mascella e la frase “ti amo” scoppiettò nella sua
mente come le bollicine dello champagne. Tuttavia, sapeva che era l’euforia
del momento a farlo sentire in quel modo. Doveva comportarsi in maniera
razionale.
«Sì, ti ringrazio. Che cosa avrei fatto senza il mio Paparino?» lo
provocò, abbracciandolo stretto.
«Niente. Staresti ancora piangendo, ma adesso il potere del mio uccello
ti ha guarito,» disse Tank, divertito mentre giocava con il tessuto strappato
delle mutande.
Sbuffò e gli diede un pizzicotto sul braccio duro come l’acciaio. «Ho
fame. Devo aver bruciato parecchie calorie.»
Tank ridacchiò e scese dal letto, trascinandolo con sé. Clover non
aveva idea di dove trovasse tutte quelle energie. I loro corpi si scontrarono,
e lui si assicurò di non cadere, reggendosi alla vita di Tank. «Non sei stato
tu a bruciare le calorie, ragazzo, ma mi sembra giusto.»
Clover non smise di toccarlo, sollevato che le cose tra di loro andassero
di nuovo bene. «Se non ricordo male, ho sudato parecchio. Grazie a te.»
Stava per uscire nudo dalla camera, ma alla fine indossò la maglietta
dell’uomo e gli afferrò di nuovo la mano, cercando di ignorare la
sensazione di bagnato tra le sue natiche. Era piacevole ma anche
imbarazzante, e doveva farci l’abitudine. Comunque, accettò con più
facilità quella stranezza perché era consapevole che era lo sperma di Tank a
renderlo così completo.
Non parlarono mentre attraversavano il corridoio illuminato dalla luna
e non spezzarono quel silenzio nemmeno quando Clover ricevette delle
coccole che lo mandarono in estasi. Fidarsi era una novità che doveva
imparare, ma quel concetto cominciava a piacergli. Riusciva a immaginarsi
con un uomo come Tank. Con tutti loro… con il tempo. Be’, forse non con
Drake.
Non appena arrivarono in cucina, Tank lo sollevò mettendogli le mani
sotto al sedere e pomiciarono di nuovo, intanto che lo trascinava verso il
frigorifero. Tuttavia, si scontrarono con qualcosa… qualcuno.
Tank affondò le dita nel suo culo, e quando si voltarono, allontanandosi
dal frigorifero, si ritrovarono faccia a faccia con Boar. Clover sentì una fitta
allo stomaco. Non era pronto per quel confronto.
«Io… ci vediamo domani mattina,» farfugliò Boar, ma Tank lo lasciò
andare e afferrò l’amico per un braccio.
«Ti sei nascosto qui per tutto questo tempo? Ci siamo baciati per… un
minuto.»
Clover deglutì. Ora o mai più. «Aspetta. Boar? Possiamo parlare?»
Boar sospirò con aria afflitta. «Non volevo disturbarvi. Pensavo di
poter sgattaiolare via. Non importa. Che succede?» chiese il mercenario con
tono duro, ma il suo sguardo si addolcì non appena si posò su di lui.
Al buio era impossibile notare i dettagli, soprattutto perché non
indossava gli occhiali e riconobbe Boar soltanto dalla sagoma e dalla barba
folta, ma percepiva un’atmosfera pesante. Come se Boar volesse scappare e
non incontrarlo mai più.
Gli prese una mano. «Mi dispiace.» Trovò più facile scusarsi con lui
che non con Tank. Forse stava migliorando con la storia della sincerità.
«Prima mi hai preso alla sprovvista.»
Boar scostò lo sguardo e sbuffò. «Okay.»
Clover fece una pausa. Oh. Non andava per niente bene. Strinse le dita
di Boar, incoraggiato dalle mani di Tank sulle sue spalle. «No, dico sul
serio. Sono stato crudele. Non si tratta di uno scambio per me. Mi piaci
davvero, e adoro che tu voglia insegnarmi come cucinare e che ti ricordi le
mie preferenze. È importante per me. Inoltre, forse un giorno potremo usare
dei fuochi d’artificio insieme.»
Boar emise un lamento ma non allontanò la mano. «Anche tu mi piaci.
Sei come una caramella al latte.»
Clover si avvicinò a Boar e lo abbracciò. «Ho parlato con Tank e lui ha
accettato di farmi restare. Non so che cosa succederà, ma non voglio che
quello che c’è tra di noi finisca. Ho fatto lo stronzo perché non volevo
legarmi troppo a te, visto che nel giro di pochi giorni le nostre strade si
sarebbero separate. È davvero facile affezionarsi a te, Boar.»
Vide Boar trattenere il fiato e lanciare un’occhiata veloce a Tank, prima
di tornare a concentrarsi su di lui. «Resterai? Viaggerai con noi?» chiese
l’uomo, che lo trascinò tra le sue braccia, più morbide di quelle di Tank ma
ugualmente accoglienti.
Tank sbuffò. «Avevo ragione. Non c’è nessuno a New York. Noi
potremmo essere i suoi amici.»
«E Drake?» chiese Boar.
Clover cominciò ad agitarsi. Non aveva fatto abbastanza per rendere la
sua presenza sopportabile anche per Drake? Poteva essere la fine?
Tuttavia, Tank lo tranquillizzò. «Gli parlerò io.»
Clover portò la mano di Boar sotto la maglietta, che gli arrivava fino
alle cosce, e la avvicinò al suo sedere. Avere Boar così vicino lo fece
eccitare di nuovo, anche se non era ancora pronto per scopare. «Abbiamo
deciso di non usare il preservativo,» sussurrò, felice di potere rendere
euforico Boar. «Desidero lo stesso con te. Mi fido.»
La presa di Boar divenne più salda sul suo culo, intanto che le sue
grosse dita gli stuzzicavano il buco. I loro occhi si incrociarono e il legame
tra di loro divenne così magico, che Clover gemette quando la barba di
Boar gli solleticò il collo durante un bacio improvviso ma così giusto, che
desiderò non essere tanto indolenzito per provar altro.
Ma in un altro momento? Sarebbe stato così pronto da lasciare che
Boar sprofondasse nel suo culo.
«Sì, è così sexy,» disse Boar con voce roca, stuzzicandogli la fessura
con un dito.
«Sono certo che troveremo una soluzione per Drake,» disse Tank.
Clover si morse le labbra, ancora preoccupato per quello che era
successo prima. «E Pyro adesso mi odia…»
Boar scosse il capo. «No. Odia il fatto di desiderarti, nonostante sia
furioso. Cambierà idea.»
Tank sbuffò. «Sì, è parecchio ossessionato da te, ragazzo. L’altro
giorno ti ha definito un unicorno.»
Clover bramava già un altro bacio da Boar. Una vocina nella sua testa
gli urlava di non fidarsi di nessuno, ma decise di ignorarla e si lanciò verso
l’ignoto.
Capitolo 13 – Clover

Clover premette il viso contro la schiena di Tank mentre osservava il


sole scomparire dietro l’orizzonte e la Harley tra le loro gambe percorreva
la strada ristretta in mezzo alla fitta vegetazione dei boschi. Il profumo della
giacca di pelle di Tank e di foresta innalzato dal vento che si scontrava sui
loro volti lo inebriava ogni volta che inspirava. Non era mai salito su una
moto prima, e si sentiva ancora un po’ a disagio, ma visto che c’era Tank
sul sellino, il pericolo lo rendeva euforico e non impaurito.
Gli altri guidavano alle sue spalle mentre si dirigevano a una specie di
incontro. Clover non aveva fatto domande e aveva seguito la corrente,
fidandosi dei suoi uomini, sicuro che non lo avrebbero portato in un posto
pericoloso. Comunque, chiamarli i suoi uomini forse era un’esagerazione.
La sua relazione con Tank diventava sempre più seria, e dato che aveva
espresso chiaramente i suoi sentimenti per Boar, loro due avevano stabilito
un legame ancora più forte. Dato che il suo sedere era ancora indolenzito,
dopo il modo in cui lo aveva scopato Pyro, Boar aveva insistito che si
occupassero di altre attività, ma quando gli aveva parlato di sesso non
protetto, avevano superato un’altra barriera.
Clover si era sentito un po’ in imbarazzo quando aveva trovato dei
petali sul letto, ma sapeva che Boar si stava sforzando di farlo sentire
desiderato, e quell’espediente da commedia romantica sdolcinata era un
modo per aiutarlo. Ogni imbarazzo era scomparso quando ci avevano dato
dentro.
Boar era venuto nel suo culo per ben tre volte quella notte e lui aveva
indossato gli occhiali per poter vedere l’espressione entusiasta sul viso di
Boar quando il suo uccello senza preservativo era affondato dentro di lui.
Le cose con Pyro e Drake erano un’altra storia.
Drake non gli aveva più rivolto la parola da quando lo aveva definito
una “puttana”, e nemmeno lui aveva intenzione di rompere il ghiaccio.
Aveva smesso di supplicare per avere attenzioni. Drake era così imperterrito
nel suo silenzio, che preferiva fare il giro della tavola piuttosto che
chiedergli di passargli il ketchup, quando mangiavano insieme.
Oh, cavolo. Non poteva piacere a tutti, ma era un peccato perché, e non
lo avrebbe detto a nessuno nemmeno sotto tortura, si sentiva stranamente
affascinato da Drake, e non andava per niente bene. Si trattava di una sorta
di psicologia inversa un po’ malata perché, più Drake lo respingeva, più
non riusciva a smettere di pensare a come sarebbe stato essere desiderato
dal mercenario più scontroso.
Continuava a pensare alla storia del bondage, e aveva iniziato ad avere
delle fantasie sessuali al ricordo della soddisfazione di Drake quando lo
aveva immobilizzato. Non era d’aiuto che il mercenario spesso si allenasse
a petto nudo con Tank per ore infinite, come se non conoscessero altri modi
per trascorrere del tempo insieme.
Drake si era abbronzato leggermente nell’ultimo periodo, soprattutto
sul naso e sulle spalle, e quel colorito lo rendeva più umano della sua solita
carnagione pallida. Aveva un corpo snello e muscoloso, con addominali
così scolpiti che Clover dubitava che la sua massa grassa superasse il
cinque percento. Tuttavia, c’erano anche dei segni… delle vecchie cicatrici
sulla schiena, dei puntini rosei di pelle ustionata e un segno più scuro sulla
spalla, dove la pelle rialzata sembrava formare la lettera A dentro due
cerchi.
Una volta, Drake lo aveva beccato a fissarlo dalla finestra, e lo sguardo
cupo che gli aveva lanciato era stato tagliente come una lama. Nonostante le
sue speranze e i suoi sogni, era chiaro a tutti che Drake lo odiasse.
La situazione con Pyro non doveva essere troppo complicata da
risolvere, perché Boar gli aveva assicurato che il mercenario, amante della
violenza, adorasse la sua carnagione e il suo corpo, anche se manteneva le
distanze, come se finalmente avesse perso ogni interesse dopo l’ultima
scopata. Comunque, Clover non era cieco e lo aveva beccato a osservarlo
quando pensava che gli altri fossero distratti, quindi qual era il suo
problema?
Forse il disinteresse di Pyro a stare con lui significava che non lo aveva
ancora perdonato per aver ferito i sentimenti di Boar, ma dato che non
voleva causare altri problemi, aveva deciso di aspettare che fosse Pyro a
fare la prima mossa. Tre giorni dopo, si erano rivolti a stento la parola.
Alla fine della strada polverosa c’era una parete di cemento che
sembrava tagliare in due la scia degli alberi e, quando Tank rallentò, il
cuore di Clover cominciò a battere forte. Si trovava con quattro uomini
pericolosi, ma le pitture bellicose sulla porta di metallo in mezzo alla parete
lo spinsero ad abbracciare Tank con più forza.
In uno dei disegni vide delle moto caratterizzate da teste di cavallo
d’acciaio sulle parti frontali, e motociclisti con armature appuntite, mentre
la foresta di teste su un sentiero delimitato da filo spinato dipinta sullo
sfondo si estendeva lungo l’orizzonte, con tanto di teste di manichini e
caschi in cima a un cancello. Non era molto accogliente.
Musica metal rimbombava da oltre la barriera, ma quando Boar suonò
il clacson per tre volte, una testa bionda apparve sopra la parete.
«Chi siete?» chiese il ragazzo.
Tank si tolse il casco e sollevò lo sguardo. «I fratelli della squadra di
Tank. Adesso apri il cancello. Siamo assetati, cazzo!»
Clover restò sorpreso che ad accoglierli ci fosse un tipo simile invece
di un gruppo di motociclisti barbuti della stessa stazza di Tank. L’insegna
sopra il cancello affermava che stavano per entrare nel territorio dello Steel
Horde Motorcycle Club, dopotutto. Sarebbe stato sensato trovare uomini
con armature piene di chiodi che mangiavano gattini per pranzo.
Clover sentì una morsa allo stomaco quando il cancello si aprì. «Sarò
al sicuro qui dentro?» chiese, non appena Tank accostò la sua Harley
davanti a un edificio di legno delle dimensioni di una trattoria. Una volta
dentro si rese conto di quanto fosse grande quel posto. Sotto gli alberi si
trovavano cottage e capannoni, ma non riuscì a vedere bene al buio. La
festa all’interno dell’edificio principale procedeva alla grande, anche se
sembrava che il divertimento fosse in ogni angolo, inclusa la vasca
idromassaggio ben illuminata occupata da un gruppo di donne senza
reggiseno.
Tank gli accarezzò la schiena. «Tu resta con me. Conosco da parecchio
il presidente, quindi, se hai qualche dubbio, di’ sempre che sei venuto con
me.»
Clover annuì, affascinato dalla sistemazione insolita di quell’edificio
che apparteneva a dei motociclisti. Avevano guidato per mezz’ora sulla
strada principale per raggiungere quel posto, attraversando paesaggi idilliaci
e un ponte di legno e, per un po’, avevano costeggiato un fiume poco
profondo dove lui aveva notato un cervo. Dato che era un semplice ragazzo
di città, non ne aveva mai visto uno al di fuori di uno zoo, e aveva chiesto a
Tank di fermarsi per osservarlo più da vicino.
Sulla parte frontale dell’edificio si trovavano delle torce, e la loro luce
rimbalzava sulla lunga fila di Harley. Il suono costante di un martello che
colpiva qualcosa di metallico proveniva da una struttura di media grandezza
in fondo, come se non si trattasse di un club di motociclisti ma di un
villaggio medievale, con un fabbro che trascorreva il suo tempo a creare
ferri di cavallo e spade.
Un gruppo di persone osservò i nuovi arrivati con un leggero interesse,
troppo concentrati sui loro drink o qualunque fosse l’argomento della loro
conversazione, ma quando la porta dell’edificio principale si aprì e ne
emerse un tipo sexy con i capelli lunghi, che si diresse verso di loro,
all’improvviso Clover percepì su di sé lo sguardo penetrante di diverse
persone. Lo sconosciuto indossava un gilè nero con diverse toppe e una
ciocca grigia gli ricadeva sul lato del viso. Tuttavia, nonostante la sua
postura minacciosa e la cicatrice enorme a forma di Y che aveva in faccia,
si illuminò non appena strinse la mano di Tank, prima di abbracciarlo con
affetto.
«Sono trascorsi mesi! Come va, fratello?»
Tank sorrise. «Non ci vediamo da parecchio, Cross. Abbiamo dovuto
tenere un profilo basso per un po’. Dobbiamo parlare.»
Anche gli altri salutarono Cross, il presidente della Steel Horde MC, e
Clover si tenne in disparte, disorientato, cercando di fare del suo meglio per
non apparire a disagio.
Tuttavia, Cross si concentrò su di lui, e il suo sguardo penetrante lo
rese stranamente eccitato, ma lo mise anche in imbarazzo.
«È un nuovo membro della tua squadra?»
Tank sogghignò e lo spinse avanti, accarezzandogli il braccio destro
per indicargli di stringere la mano di Cross. «Lui è Clover. Il nostro
ragazzo.»
La stretta di quell’uomo era forte ma accogliente. «È così che lo
definite al giorno d’oggi? Siete stanchi di abbordare nei locali?»
Clover divenne paonazzo, ma prima che potesse scappare in preda
all’imbarazzo, Tank lo baciò sulla testa. «Ci dà il giusto equilibrio. Inoltre,
guarda che faccino adorabile.»
Poteva andargli bene. Sorrise a Tank, sollevato di non dover
nascondere la sua sessualità. «Il piacere è mio,» rispose, ammiccando al
motociclista, che scoppiò a ridere prima di dargli una pacca sul braccio.
Un altro membro del club li invitò a entrare in un’area open space
enorme, fatta di pietra grezza e legno. Trofei di caccia erano appesi a una
parete, anche se Clover fu attratto dalla testa di un cervo, che aveva una
collezione di mutandine da donna che pendevano dalle corna, e sotto si
trovava un tavolo da biliardo, una lavagna con dei nomi femminili e un
punteggio.
Poteva solamente tirare a indovinare di che cosa si trattasse, ma poi
vide il nome “Travis” in quell’elenco e non ne fu più così sicuro.
Drake e Tank scomparvero per parlare con Cross. Boar aveva ceduto
all’invito di bere la birra che i motociclisti, o per meglio dire, la loro
comunità produceva, quindi Pyro era l’unico rimasto a occuparsi di lui.
Restarono da soli per la prima volta dopo un’eternità, perché tutti quegli
sconosciuti non contavano.
Pyro si schiarì la gola e lasciò che tutti ammirassero il suo petto nudo,
dato che aveva sollevato il davanti della maglietta, portandolo dietro la
testa. Faceva caldo ma Clover si sentiva troppo vulnerabile per seguire il
suo esempio, così rimase vestito. Aveva scelto una maglietta verde con un
quadrifoglio enorme e lo slogan: Baciami, sono irlandese. Tuttavia, non era
più così certo di quella scelta. Non conosceva le regole di quella comunità,
e la situazione poteva diventare imbarazzante in un batter d’occhio.
«Allora… divertiti,» disse Pyro, spingendolo verso un gruppo di donne
che lo fissavano come se fosse l’essere più strano al mondo.
“Divertiti?” Era quello il massimo che Pyro poteva fare per aiutarlo a
socializzare? Be’, lui non era nato ieri, quindi sapeva riconoscere un insulto
quando ne riceveva uno. Sorrise e si allontanò, desiderando che Tank fosse
al suo fianco. Dato che non conosceva nessuno, sorrise alle donne.
Una di loro, una bionda attraente con l’aria da cougar, gli fece cenno di
avvicinarsi con un dito dall’unghia lunga e laccata, anche se poteva trattarsi
di un messaggio di tutte le donne che lo avevano adocchiato da quando
aveva messo piede nella stanza. Si avvicinò, ma non appena provò a
parlare, una delle donne lo afferrò per la maglietta per dargli un bacio
bagnato ma breve.
«Noi amiamo gli irlandesi.»
Clover scoppiò a ridere. «In realtà, non sono irlandese, anche se mi
chiamo Clover. Vivete tutti qui? Sembra un villaggio.»
«Si chiama Clover,» disse a voce troppo alta la donna, affinché le altre
potessero sentirla sopra la musica, e quella piccola informazione causò la
loro ilarità. La donna che lo aveva chiamato prese una bottiglia senza
etichetta e gliela passò. In un primo momento, pensò che fosse una sorta di
succo fatto in casa, ma quella roba puzzava talmente d’alcol da farlo
indietreggiare, reazione che divertì quelle tipe, come se si trattasse di uno
sketch comico. Non sapeva che cosa pensare.
«Io sono Mina,» esclamò la ragazza che lo aveva baciato e poi gli
afferrò la mano affinché potesse bere dalla bottiglia mentre era lui a tenerla.
«Provalo. Lo prepariamo noi.»
Oh. Allora era una sorta di liquore di contrabbando. Non reggeva bene
gli alcolici, ma immaginò che dovesse assaggiarlo per educazione. Quel
liquido gli bruciò la lingua fino alla gola, come menta infuocata, cosa che
gli fece venire le lacrime agli occhi, anche se provò a sorridere quando
cominciò a tossire.
«Molto… buono,» disse con voce roca.
Non voleva diventare una mascotte ma, una cosa tira l’altra, quindici
minuti dopo si ritrovò seduto su un divano accanto alla cougar di nome Star,
a rispondere a mille domande sul suo albinismo e sulla sua vita con la
squadra di Tank, dato che il suo ruolo nel gruppo aveva affascinato da
subito quelle donne. A quanto sembrava, Tank aveva una certa reputazione
quando si trattava di uomini.
L’alcol presente nel liquido divenne più evidente a ogni sorso, così si
lasciò andare, ascoltando le profezie di Star e vari commenti sulle prodezze
sessuali degli uomini presenti. Non voleva darci dentro con degli
sconosciuti, ma apprezzò quegli aneddoti e scoprì di non essersi sbagliato
sulla lavagna.
«Travis dovrebbe migliorare la sua tattica di gioco adesso che tu sei
qui,» disse Mina, strofinandogli l’orecchio con il naso in un modo lascivo.
Comunque, era ovvio che fossero tutti un po’ troppo ubriachi per mantenere
un certo autocontrollo.
Clover scosse il capo. L’ultima cosa di cui aveva bisogno erano le
Twink Wars. «No, no, non sono un premio,» rispose, biascicando le parole.
Solo in quel momento, si rese conto di non ricordare quando era stata
l’ultima volta in cui si era sentito così bene da ubriaco. Non dipendeva dal
liquore troppo forte ma, a differenza delle altre occasioni in cui doveva
sempre stare all’erta, dalla sicurezza che gli davano i ragazzi. Sapeva che
erano nei paraggi, quindi poteva rilassarsi.
Tuttavia, non voleva bere troppo fino al punto di non riuscire ad alzarsi
dal letto, il giorno dopo, così si scusò e andò nella zona in cui si trovava il
cibo. Si rese conto dell’effetto dell’alcol soltanto quando si alzò in piedi,
così decise di fare il giro lungo, appoggiandosi alla parete per avere un
sostegno.
Sentì vagamente la voce di Pyro e notò la sua cresta blu in una delle
stanze dove era in atto una gara alcolica.
Di certo, il mercenario non poteva essergli d’aiuto.
Comunque, era possibile che si fosse un po’ troppo abituato a ricevere
sempre coccole. Se era sopravvissuto alla strada, allora non avrebbe avuto
problemi da ubriaco a una festa. Un sorriso a trentadue denti comparve sul
suo volto non appena vide delle adorabili crostatine con verdure e carne. In
un evento del genere si aspettava di trovare nachos o alette fritte, tuttavia
qualcuno si era davvero impegnato per preparare delle delizie fatte in casa.
«Ehi, bellezza. Ho sentito che ti chiami Clover, ma sembra che sia il
mio giorno fortunato.»
Clover sbuffò. Se avesse avuto un dollaro per ogni volta che aveva
sentito quella frase, avrebbe potuto comprare due pasti completi alla
Cheesecake Factory, dolce incluso.
«Sì? Perché?» chiese con la bocca piena, voltandosi verso l’uomo. Era
un tipo muscoloso che indossava un gilè da motociclista sul petto nudo. Dei
tatuaggi che raffiguravano animali selvatici coprivano la pelle esposta e gli
occhi erano come due laser che creavano delle figure sulla sua pelle.
Una mano calda lo afferrò per la nuca, e rimase paralizzato quando si
rese conto della situazione in cui si trovava. «Voglio inserire il tuo nome
sulla lavagna, bellezza.»
Il suo viso divenne paonazzo e cominciò a sentirsi confuso. Nonostante
la pesantezza alle palpebre, trovò la forza di osservare quell’uomo. Il
cervello gli diceva di stare attento, ma il corpo risentiva troppo degli effetti
dell’alcol perché riuscisse a trovare la forza di reagire.
«Oh. Non ne sono così sicuro.» Sorrise per attutire il colpo, anche se
non era certo di come procedere. Non solo quel tipo era il doppio di lui ma,
tecnicamente, era il padrone di casa, quindi non voleva rovinare tutto
mandandolo al diavolo.
«So che non ti svendi per poco. Me l’ha detto Drake. Vivremo anche
nella foresta, ma non siamo selvaggi. Abbiamo i contanti.» L’uomo sorrise
mentre gli massaggiava la nuca.
Contanti? Drake aveva detto a quelle persone che era disponibile per
tutti? Che cazzo!
Quel tipo fece scivolare la mano verso il basso e gliela infilò nei jeans.
Avrebbe dovuto aspettarselo, ma rimase paralizzato, non sapendo come
reagire. Lo sconosciuto lo caricò sulla spalla, tenendo una mano sulle sue
natiche mentre massaggiava il tessuto che gli copriva il buco. Il mondo
cominciò a girare e sentì a malapena le urla di incoraggiamento mentre il
pavimento sotto di lui cominciava a muoversi.
«No… non è…» provò a dire, ma in quella posizione il sangue gli andò
alla testa, e pensare divenne ancora più difficile che biascicare le parole.
Rabbrividì, sconvolto dal dolore sulla natica quando il motociclista lo
colpì attraverso i pantaloni, godendosi già quello che credeva gli
appartenesse. Un secondo paio di piedi si avvicinò, e una mano tatuata gli
afferrò il viso, mentre due dita cominciarono subito a penetrargli la bocca,
facendogli sentire il sapore pungente della nicotina e del fumo.
«Ho sentito che ti piacciono le cose a tre, ragazzo. Scommetto che la
tua gola è più stretta di qualunque fica che potrei trovare da queste parti.»
Clover mormorò qualcosa contro le dita, combattuto tra il mordere,
opporre resistenza e trovare un modo cortese per uscire da quel casino.
Tuttavia, a che cosa poteva servire la gentilezza se l’uomo che lo trascinava
aveva la mano tra le sue gambe?
La voce di Pyro fu una manna dal cielo che Clover non si era aspettato
di ricevere. «Che cazzo credi di fare?»
«Dovrai aspettare il tuo turno se ne desideri un assaggio,» disse il tipo
che lo stava trasportando.
Il ringhio di Pyro fu così forte che Clover lo sentì nonostante la musica
ad alto volume. «Non è a disposizione di tutti. È nostro.»
«Non mi sembra che stia protestando,» disse il proprietario della mano,
distanziando le dita in maniera oscena per aprirgli le labbra. Tuttavia, prima
che lui potesse opporre resistenza, quelle dita scomparvero dalla sua bocca,
e vide gli stivali fiammeggianti di Pyro. «Non avrà voce in capitolo finché
starà con noi!»
«Non sono nemmeno in vendita!» protestò Clover, guardando Pyro alla
ricerca di aiuto. Era confuso per via dell’alcol, quindi non sapeva se si fosse
rivolto nella direzione giusta, ma sperava che Pyro capisse ugualmente la
situazione.
«Perché il tuo amico va in giro a dire il contrario allora, eh?» chiese il
motociclista che lo teneva ancora sulle spalle. «Non credi che mandi segnali
contrastanti, cazzo?» Si voltò verso Pyro, cosa che allontanò Clover ancora
di più dal suo uomo.
«Chi ti ha detto che è disponibile per tutti? Non è una puttana,» ribatté
Pyro, e Clover si sentì sollevato che fosse ancora protettivo nei suoi
confronti, nonostante tutte le difficoltà.
«Drake.»
«Drake non conosce la differenza tra l’ironia e la serietà. Mettilo giù
prima che dia di matto e metta te al tappeto!»
«Mi stai minacciando nel mio club?» chiese il motociclista, ma quando
il tizio gli diede una pacca sul culo, Pyro non ci vide più dalla rabbia,
perché la parete più vicina al suo viso cominciò a muoversi troppo in fretta,
e riuscì a salvarsi dal fracassarsi la faccia solo perché ebbe la prontezza di
alzare il braccio per proteggersi la testa, quando Pyro diede uno spintone al
motociclista.
«Non mi interessa se siamo nel cottage di tua nonna, o se possiedi tutta
la terra su cui mi trovo. Tocca di nuovo il ragazzo, e ci sarà uno
spargimento di sangue. Ho detto che è nostro! Il suo culo è nostro, la sua
bocca è nostra, le sue mani sono nostre e anche il suo bel faccino ci
appartiene. Capito? Mettilo giù!»
Clover sentì un nodo alla gola per la tensione anche quando la musica
divenne meno assordante. Tuttavia, il motociclista non rispose all’attacco di
Pyro. Al contrario, scoppiò a ridere e lo mise giù con tanta forza, che
sarebbe caduto se Pyro non lo avesse preso in tempo.
«Che io sia dannato. Il culo di quel ragazzo deve essere di velluto e oro
se sei così possessivo.»
Pyro lo attirò sotto il braccio. «Be’, se proprio vuoi saperlo, è piuttosto
speciale.»
Clover deglutì e sollevò lo sguardo su Pyro, lo stesso uomo che, solo
qualche giorno prima, lo aveva scopato per vendetta. Lo stesso che lo aveva
evitato e che si era dimostrato freddo nei suoi confronti.
Spinse il viso contro il collo del mercenario e lo abbracciò con tutta la
forza che riuscì a racimolare.
Soltanto il tipo con le mani tatuate restò sul campo di battaglia, ma
dopo aver fissato con sguardo penetrante Pyro per diversi secondi, scosse il
capo e andò via.
Finalmente, Pyro poté rilassarsi.
«Cristo, Clo! In che casino ti sei cacciato? Avresti dovuto dirgli di no.
Noi siamo ospiti!» sibilò, accompagnandolo al frigorifero pieno di birre
locali.
Dopo l’esperienza terribile di tre giorni prima, Clover non sapeva più
che cosa pensare delle mani di Pyro su di lui, ma ora che sentiva il peso del
braccio del mercenario sulle spalle, non aveva idea di come avrebbe fatto a
sopravvivere senza. Mentre la forza di Tank era controllata, Pyro era più
selvaggio, con i suoi tatuaggi folli e il comportamento imprevedibile.
Riusciva sempre a tenerlo sull’attenti.
«Mi dispiace. Non sapevo come comportarmi.» Deglutì mentre il suo
cervello annebbiato dall’alcol cominciava solo in quel momento a elaborare
quello che era quasi successo. Non desiderava altri uomini. Voleva
appartenere a loro, alla squadra di Tank. Forse per quel motivo il tradimento
di Drake lo ferì tanto, nonostante non andassero per niente d’accordo. «Lui
era lì, ed era enorme, e ho provato a rifiutarmi in maniera educata. Mi ha…
sollevato e basta.»
Pyro alzò gli occhi al cielo e afferrò la bottiglia mezza vuota di
qualcuno prima di mandarla giù in un paio di sorsi. «Abbiamo eliminato i
preservativi, giusto? Non hai il permesso di scopare con altre persone,
altrimenti avremo un problema,» rispose, spingendolo verso la parete e
punzecchiandolo sulle costole con un dito. Per una volta, non abbassò lo
sguardo e lo fissò dritto negli occhi, scottandolo con la sua intensità,
nonostante l’alcol rendesse tutto annebbiato.
Non appena si abbassò su di lui, appoggiando il gomito sopra la sua
testa, Clover sentì un’ondata di calore che gli fece arricciare le dita dei
piedi, ma cercò di mandare giù la delusione. «Per questo vi appartengo?»
sussurrò. «Perché scopiamo senza protezione?»
Pyro si leccò le labbra e i suoi occhi apparvero come due monete
ossidate sotto le fiamme verdi dei tatuaggi. «No, ma sarebbe un
tradimento… non credi? A nessuno piace un traditore,» disse, sfiorandogli
la gola con le dita. All’improvviso, deglutire divenne un’impresa.
Sapere che Pyro li considerava esclusivi fu una sorpresa, ma aveva
ancora una domanda che gli bruciava sulla punta della lingua. Così mise
una mano su quella dell’uomo e gli chiese: «Ti piaccio ancora? Dopo quello
che è successo…»
Pyro lo interruppe con un bacio così intenso che Clover ebbe difficoltà
a respirare. Solo quando il mercenario lo spinse contro la parete e gli
sollevò le gambe senza mai staccare le loro labbra Clover capì che cosa
stesse succedendo. Sentì una vampata di calore crescere dentro di lui, e
allacciò le gambe attorno al corpo forte di Pyro, preparandosi a quella
tempesta.
«Ti basta come risposta?» chiese Pyro, a corto di fiato.
Il cuore di Clover batteva all’impazzata, ma in quel momento si sentiva
irrequieto, così gli sfiorò il naso con il suo. «No. Dillo.»
Il respiro di Pyro era bollente e frenetico contro la sua pelle, e fece
esplodere il suo cervello inebriato dall’alcol in una moltitudine di colori. Il
mercenario appoggiò la fronte contro la sua, senza guardarlo negli occhi.
«Mi dispiace. Sono stato così violento e non sapevo come parlarti dopo
quello che ho fatto.»
Sapere che Pyro era dalla sua parte gli scaldò il cuore, e non vedeva
l’ora di riaccendere la fiamma con il ragazzo più selvaggio del gruppo.
Sogghignò e gli accarezzò la treccia. «Ho sentito che mi hai chiamato
unicorno,» lo provocò.
Non si era reso conto di quanto desiderasse tutto quello. L’intensità
primitiva con cui Pyro lo bramava fu come miele che ricadeva sul suo ego.
Non importava che fossero delle palpatine disinvolte o dei commenti
volgari; lui adorava le attenzioni di Pyro. Per non parlare delle sue doti con
il rimming. Semplicemente incredibili. Pyro era in grado di divorarlo come
se non esistesse altro che desiderasse fare tutto il giorno.
Il mercenario restò senza fiato e sogghignò, sollevandolo ancora più in
alto. «E non ho ancora avuto occasione di venire dentro il suddetto
unicorno. Mi sento messo in disparte.»
Per un momento, Clover pensò che Pyro volesse scoparlo proprio lì,
ma i suoi occhioni verdi erano concentrati su di lui come se stesse
attendendo qualcos’altro.
«Dobbiamo rimediare alla situazione, giusto?» Clover gli leccò le
labbra per provocarlo mentre la parola nostro continuava a riecheggiare
nella sua testa. Era desiderato con disperazione. Per la prima volta nella sua
vita, apparteneva a qualcuno.
Il sorriso di Pyro divenne ancora più grande e Clover intuì di aver detto
la cosa giusta, come se il mercenario, nonostante la sua natura ribelle,
sentisse il bisogno di essere invitato nuovamente tra le sue braccia. Come se
anche lui bramasse la conferma di essere desiderato.
Il bacio bollente che seguì lo spinse a stringere le gambe attorno alla
vita dell’uomo, e urlò nella sua bocca quando si staccarono dalla parete,
ritrovandosi al centro della stanza affollata. Tuttavia, nonostante la paura
che aleggiava nella sua mente, si fidava di Pyro e non aveva intenzione di
interrompere quel bacio mentre il mercenario lo trasportava attraverso la
stanza, senza mai smettere di stringergli il sedere.
A quel punto, cominciò a sentire delle voci, ma aprì la bocca solamente
quando Pyro si spinse in avanti per farlo sedere sulla superficie dura con
uno spigolo che sprofondò nel suo fianco. Non appena aprì gli occhi e vide
la lavagna, il suo uccello divenne così duro che anche la pressione dei jeans
fu troppa da sopportare.
Guardò Pyro con espressione sconvolta e la mente così confusa per via
dell’alcol che non si sarebbe accorto nemmeno se del sangue gli fosse
schizzato fuori dalle orecchie. «Qui?» sussurrò, guardando oltre le spalle di
Pyro, dove tutte le persone li stavano fissando.
«Sì, qui, così tutti vedranno a chi appartieni.»
Clover si era abituato ad avere gli occhi dei suoi uomini puntati su di
lui, ma quello era del tutto diverso. Era sia spaventato sia euforico, timido e
audace. Pyro lo spingeva oltre i suoi limiti e lo sfidava a fare cose che
prima non avrebbe mai preso in considerazione. Era un problema che gli
altri lo vedessero mentre veniva scopato? Esposto e impalato da Pyro in
quel modo frenetico che esprimeva un desiderio folle? Era certo che anche
le donne fossero pronte ad assistere allo spettacolo, e sentì la testa girare
quando quelle immagini gli invasero la mente.
Non riusciva a prendere una decisione, così ci pensò qualcun altro.
Attraverso la vista confusa, come se avesse delle lenti appannate, vide Mina
avvicinarsi alla lavagna per scrivere il suo nome in fondo alla lista. Sentì
una vampata di calore salirgli fino alla testa, ma non protestò quando Pyro
gli abbassò i pantaloni con impazienza. In pochi istanti, tornò tra le sue
gambe e gli afferrò l’uccello, accarezzandolo con una torsione ben precisa.
«Qualcuno mi porti un pennarello indelebile,» urlò Pyro sopra la
musica che rimbombava nella stanza, e poi gli strappò la maglietta. Anche
Pyro era a petto nudo e, mentre era scosso dal respiro irregolare, il
mercenario gli torse un capezzolo tra le dita, osservandolo con una fame
che poteva essere appagata in una sola maniera.
Clover era seduto con il culo nudo sul bordo del biliardo, ancora
sconvolto per quello che stava per succedere. Sapeva che era sbagliato, ma
lo voleva. Lui era fatto in quel modo… voleva vivere fino in fondo ed
essere adorato da quell’uomo selvaggio e pieno di tatuaggi che si trovava
tra le sue gambe, mentre degli sconosciuti lo osservavano con desiderio.
Non poteva succedergli niente di male con Pyro nei paraggi che
soddisfaceva le sue fantasie più proibite.
Dal suo uccello comparvero le prime gocce di liquido preseminale che
finirono sulla mano di Pyro, e non riuscì a proferire parola, troppo
impegnato a riprendere fiato e ad accarezzare il viso del serial killer Ted
Bundy tatuato sui pettorali dell’uomo. Il mercenario lo attirò ancora più
vicino, reclamando di nuovo le sue labbra. La lingua di Pyro era così lunga
che Clover ebbe l’impressione che un uccello volesse sprofondare nella sua
gola, ma prima che avesse il tempo di perdersi in quella fantasia, l’uomo lo
costrinse a sdraiarsi sul biliardo, tenendo un pennarello in mano. Gli
spettatori si radunarono in cerchio attorno al tavolo, dei volti anonimi
desiderosi di vedere della carne fresca ben lavorata. Quando Pyro parlò ad
alta voce, ebbe l’attenzione di tutti.
«Questo ragazzo non è a disposizione di tutti. È nostro! Farete meglio a
ricordarvelo,» disse, e poi la punta liscia del pennarello scivolò sul petto di
Clover, lasciando una parola di cinque lettere scritta con linee decise.
Preso.
Prima di quella corsa folle con la squadra di Tank, nessuno lo aveva
mai desiderato in quel modo. Era stordito per l’euforia che quel senso di
appartenenza gli dava. Lo desiderava con tutto il suo cuore e, a giudicare
dalla lavagna, il sesso in pubblico non era una novità in quel club, quindi
perché fermarsi? Amava il pensiero di sentire il culo pieno dello sperma di
Pyro.
Sollevò lo sguardo sul mercenario, e lo attirò ancora più vicino con le
gambe. «Vostro,» disse, accompagnato da fischi di apprezzamento e urla.
Gli occhi di Pyro luccicarono, come se quelle parole avessero il potere
di eliminare la confusione creata dall’alcol, e poi lo afferrò per i fianchi,
spingendo la cappella contro il suo buco asciutto. «Mio. Nostro. Il mio
piccolo sporcaccione,» sussurrò, aprendo con movimenti frenetici una busta
di lubrificante.
Il respiro di Clover divenne affannoso e strinse le natiche attorno alla
cappella quando lo punzecchiò di nuovo, questa volta scivoloso e pronto. Se
un mese prima qualcuno gli avesse detto che si sarebbe ritrovato in una
situazione simile, lo avrebbe preso per matto. Tuttavia, in quel momento
non gli dispiaceva che degli sconosciuti potessero osservare il suo corpo
nudo su un tavolo da biliardo e un uccello pronto a scopargli il culo. Era la
conferma del suo status, ed era necessario renderlo pubblico.
Voleva rispondere usando anche lui delle parole sconce, ma una spinta
decisa lo fece ansimare.
«Anche i suoi capezzoli sono duri,» commentò qualcuno che si trovava
di lato, ma Clover ebbe difficoltà a concentrarsi quando Pyro dilatò il suo
buco delicato con quell’uccello enorme.
Il mercenario non ci andò piano, ansioso di sprofondare dentro il calore
del corpo di Clover. Aveva il viso rosso, gli occhi concentrati e alcune
ciocche di capelli blu, che erano sfuggite dalla treccia, incollate sulla fronte.
Inoltre, sembrava infischiarsene di quello che stava accadendo attorno a
loro. Tra una spinta e l’altra, si prese tutto il tempo per accarezzargli il petto
finché non gli strinse il collo.
«Mio. Accetterai il mio sperma ogni volta che scoperemo.»
Clover annuì, per niente spaventato dalla presa attorno alla sua gola. Le
mani di Pyro sembravano quelle di un minatore, tuttavia, non gli fece del
male. Qualcuno avrebbe anche potuto usare il cellulare per riprendere la
scena, ma a lui non importava un bel niente. L’uccello di Pyro lo penetrò
ancora e ancora, le palle dell’uomo che si scontravano con le sue natiche,
come se volesse scoparlo e sculacciarlo allo stesso tempo.
Clover afferrò il braccio che reggeva il suo collo con entrambe le mani.
I muscoli sotto la pelle abbronzata di Pyro erano in tensione, e la peluria
scura reagì a quelle carezze erompendo in una pelle d’oca. Era così forte
che, se solo avesse voluto strangolarlo, avrebbe potuto farlo con facilità.
Poteva stringergli la gola fino a strozzarlo. Tuttavia, quelle mani volevano
regalare solamente piacere.
Il mondo attorno a lui cominciò a girare, ma tra le spinte che lo
costrinsero a emettere i versi più imbarazzanti, e il viso stupendo di Pyro
sopra di lui, si concesse di rilassarsi e di lasciarsi trascinare dall’onda della
passione. Cominciò a sentire la tensione familiare nel suo uccello e nelle
palle quando Pyro lo fece voltare per piegarlo sul tavolo ma non appena il
cazzo del mercenario sprofondò di nuovo nel suo culo, l’odore
inconfondibile del pennarello divenne evidente in quell’aria soffocante.
Continuando a tenerlo con una mano sola, Pyro lesse ad alta voce
quello che stava scrivendo: «Proprietà di: Pyro.»
Clover voleva chiedergli degli altri ragazzi, ma Pyro cominciò il suo
assalto brutale non appena finì di marchiarlo, e ogni pensiero andò in fumo.
Gemette e, all’improvviso, si ritrovò davanti a Drake, che lo osservava
tra la folla. I suoi occhi neri erano affilati come coltelli, ma il rossore che gli
imporporava il viso tradì una debolezza di cui non andava fiero.
Guardami, pensò Clover. Guarda che cosa ti perdi.
Il suo culo andò a fuoco quando l’uccello di Pyro pulsò dentro di lui,
ma Clover continuò a fissare Drake anche quando si rivolse al suo amante.
«Sì. Riempimi. Voglio essere pieno del tuo sperma.»
Quella provocazione doveva aver colpito Drake, perché fece un passo
indietro, lasciandolo faccia a faccia con un telefono che registrò il momento
in cui l’uccello di Pyro esplose dentro il suo buco. Stava ancora pulsando
seguendo un certo ritmo dentro il suo culo quando Pyro gli catturò le labbra
in un bacio, e intanto con una mano iniziava a masturbarlo, il suo uccello
duro come una roccia.
L’inevitabile accadde dopo soltanto un paio di carezze che lo fecero
fremere per via di un orgasmo violento, mentre l’uomo che lo desiderava
disperatamente lo stringeva e osservava gli sguardi lussuriosi di sconosciuti
che non potevano averlo.
«Così incredibile,» ansimò Clover, sentendo l’uccello di Pyro che
continuava a contrarsi dentro di lui. Quella scopata era sotto gli occhi di
tutti, ma quelle parole? Appartenevano solamente a loro. Ricongiungersi
con Pyro era ciò di cui aveva bisogno per trovare la pace. Non era più
costretto a stare attento a ogni azione ed era pronto ad assaporare i
commenti sconci di Pyro e gli inviti in un mondo pieno di oscenità che
adorava.
Il suo amante non lo lasciò andare per un po’, riempiendolo di baci
sulle spalle, ma non appena si staccò, Clover sentì il liquido caldo
gocciolare. Chiuse gli occhi quando Pyro non gli permise di chiudere le
gambe e, non solo le divaricò ancora di più, gli sculacciò anche le natiche,
costringendolo a dimenarsi sul tavolo. Aveva il viso in fiamme quando sentì
Pyro parlare.
«Guardate questo splendore. È tutto nostro. Nessun altro può averne un
assaggio.»
Clover strofinò le guance in fiamme contro la superficie verde e si
irrigidì quando il pennarello gli sfiorò di nuovo la schiena. Tuttavia, non
appena si concentrò sulle lettere, un sorriso enorme comparve sul suo volto.
Tank e poi… Boar.
Mangiati il fegato, Drake.
Clover guardò i due uomini oltre le sue spalle, e si leccò le labbra
quando allargò le natiche, spingendo in alto il culo. «Ne vuoi un po’,
Paparino?»
I fischi furono troppo rumorosi perché potesse capire la risposta di
Tank o quello che dicevano le persone attorno. Non gli interessava. Contava
solamente quello che pensavano i suoi uomini.
Dopo la scopata travolgente e intensa con Pyro, Tank sprofondò dentro
di lui con facilità, creando una strana sensazione nel suo corpo, una sorta di
tranquillità suprema e un’eccitazione che, in qualche modo, accrebbe dentro
di lui. Quando sentì una mano tra i suoi capelli, capì che apparteneva a
Boar, e poi i suoi uomini fecero a turno per scoparlo davanti a tutti. Lo
spettacolo sembrò andare avanti per ore, e quando quattro linee comparvero
sul punteggio accanto al suo nome, dato che Pyro era venuto dentro di lui
due volte, era così esausto e sconvolto per il piacere che non provò
nemmeno a protestare sentendo le braccia di Tank che lo sollevavano per
trascinarlo in un angolo, dove loro quattro erano seduti con un paio di
motociclisti.
Clover non si era mai sentito così rilassato come in quel momento,
seduto sul grembo di Tank, infischiandosene della sua nudità, del
comportamento da stronzo di Drake e delle persone che lo fissavano. Tank
gli massaggiò la schiena e, fregandosene di quello che pensavano gli altri,
Clover si sentì fiero di essere il loro giocattolino. Pieno di sperma e lividi
sul braccio, dove Pyro lo aveva stretto con forza, amava essere il loro bene
più prezioso, e non era imbarazzato di mostrare il suo corpo.
In quel momento, era anche disposto a tatuarsi i loro nomi.
Capitolo 14 – Clover

Clover si svegliò con un petto caldo e peloso contro la schiena. Con la


testa sotto il mento del suo altro amante, si godette il calore di trovarsi in
quel sandwich di tre uomini. Boar fece scivolare le proprie braccia sotto le
sue per attirarlo più vicino e riempirlo di baci delicati su mascella, collo e
spalle. Clover inarcava la schiena in preda al piacere ogni volta che quelle
labbra lo sfioravano, facendogli il solletico per via della barba folta. Attirò
Pyro più vicino con la gamba che si trovava sul fianco dell’altro uomo e si
concesse quelle coccole. Nessuno lo aveva mai toccato con quella dolcezza,
e ormai era diventata la sua quotidianità, così si lasciò cullare da quelle
braccia forti ma attente.
Di solito dormiva con Tank, ma dopo la notte di dissolutezze trascorsa
nel letto di Boar e Pyro, non aveva trovato la forza di alzarsi.
Avevano trascorso due settimane con la Steel Horde, ed era
meravigliato di non aver sentito la mancanza di Internet o della città,
quando aveva qualcosa di molto più interessante a tenerlo impegnato. La
natura che circondava il villaggio recintato del club era un’esplosione di
vita, e lui aveva visto anche un orso durante un’escursione con Boar. Dopo
quell’incontro non era riuscito a contenere l’entusiasmo per il resto della
giornata.
Il territorio del club era imponente, e le persone che vivevano al suo
interno erano perlopiù autosufficienti, perché possedevano orti e
allevamenti di conigli e polli. Nonostante Clover e i suoi mercenari fossero
considerati ospiti e non dovessero occuparsi delle faccende quotidiane
richieste per mandare avanti quel posto, era però normale che ci si
aspettasse un aiuto da parte loro, così Clover aveva imparato come
raccogliere le uova, mungere le capre, e aveva anche riparato delle moto.
Tuttavia, non significava che non riuscisse a divertirsi. Ogni giorno
organizzavano falò, dove di solito scorrevano fiumi di alcol e il sesso non
mancava mai, non più di quanto lui si aspettasse in eventi simili. Molti
abitanti, di quello che era in sostanza un piccolo villaggio attorno al club di
motociclisti, non si vergognavano di niente, come dimostrato dall’evento
culminante, le Twink Wars, una gara di scopate improvvisate tra Clover e
Travis, l’altro ragazzo gay in elenco sulla lavagna.
Clover non era mai stato un tipo pudico, ma quella notte aveva portato
la sua sfrontatezza su un nuovo livello, e nessuno in quel posto sembrava
pensare che ci fosse qualcosa fuori dalla norma in quella gara. Aveva fatto
del suo meglio per far venire Tank prima che il compagno di Travis lo
battesse, ma Travis aveva vinto onestamente. Ne era rimasto deluso, anche
se la sculacciata per la sconfitta non gli era dispiaciuta per niente, dato che
si trattava più di piacere che di una punizione. Una “piacizione”, per così
dire.
Quello che gli dispiacque fu l’invito che Travis fece a Tank per testare
il suo talento nei pompini. Che razza di stronzata era? Sì, quel tipo era
muscoloso, e probabilmente succhiava più uccelli l’anno di quelli che lui
aveva avuto in bocca in tutta la sua vita… ma cavolo, doveva capire quando
tenere le mani giù dall’uomo di un altro. Decise non creare problemi a Tank
al riguardo, dato che presto avrebbero lasciato quel nido di tentazione.
Tuttavia, in quel posto c’erano anche delle regole. L’uomo che la prima
sera si era avvicinato a lui alla ricerca di sesso, aveva mantenuto le distanze.
Nessuno voleva attraversare la linea invisibile che lo circondava, ed era
stato accettato come proprietà esclusiva dei mercenari.
Gli andava più che bene.
La bocca di Pyro premette sulla sua, e quando le dita bollenti
dell’uomo gli sfiorarono il collo, non poté fare altro che avvicinarsi. Era
ancora presto, ma lui si trovava già su una nuvola di totale appagamento.
«Hai dormito bene, Clo?» chiese Pyro, appoggiando la testa sul
cuscino quando gli sorrise. La sua treccia blu era ancora perfetta, anche se
un po’ crespa, con il suo solito colore vivido nonostante le macchie rimaste
sulle lenzuola. Clover conosceva bene il temperamento di Pyro, anche se il
mercenario era adorabile con gli occhi ancora assonnati.
Gli accarezzò il petto e si aspettò un commento alle spalle quando
sussurrò: «Mi sono trovato davvero a mio agio. Credo che Boar stia ancora
dormendo.»
«No,» mormorò l’interessato, stringendogli il petto con tanta forza che,
per un momento, ebbe difficoltà a respirare. Poi si appoggiò su di lui per
dare anche a Pyro il buongiorno con un bacio.
Pyro sospirò, sdraiandosi di schiena sul letto enorme che gli avevano
offerto per la durata della loro permanenza. La maggior parte degli abitanti
viveva in cottage semplici come quello, anche se il loro era più piccolo.
D’altra parte, gli ospiti non avevano bisogno di tanto spazio.
«Non voglio andarmene.»
Clover scoppiò a ridere e punzecchiò il fianco di Pyro. «Non sapevo
che fossi un fan del vivere bio. Hai intenzione di mollare la pistola per un
rastrello?»
Pyro aggrottò la fronte e puntò gli occhi sulla lampada decorativa fatta
di corna. «Oh, ne so molto su rastrellamenti, pulizie e su come curare un
giardino. Nella mia vita mi sono occupato di diverse faccende domestiche.»
Clover si staccò dalle braccia di Boar e si mise sul corpo muscoloso di
Pyro per guardarlo dritto negli occhi. «Tu? Faccende domestiche e
giardinaggio? Non ti credo.»
Boar sbuffò, strusciando la guancia sul cuscino come un gatto pigro.
«Oh, sì. Aveva anche un’uniforme che doveva indossare per studiare a
casa.»
Pyro scosse il capo. «Mi punivano sempre, cavolo. Con il numero di
sculacciate che ho ricevuto, non è una sorpresa che mi ci sia appassionato.
Sai, come meccanismo di difesa.»
Clover gli circondò il viso con i gomiti, colpito da quanto poco sapesse
sul passato del suo amante. Non aveva voluto ficcare il naso in questioni
che non lo riguardavano, ma non poteva lasciarsi sfuggire quell’occasione.
«Ti piace sculacciarmi… eri già un ragazzaccio? Un bambino con
problemi?»
Boar scoppiò a ridere e avvicinò una mano sul sedere nudo di Clover
che si trovava sotto le coperte. «Te lo immagini lui che non si comporta da
ragazzaccio? Se me lo chiedi cortesemente, potrei mostrarti quanto era
carino e biondo a undici anni. Anche se sono pronto a scommettere che
facesse sogni sconci sul suo vicino di casa.»
Pyro mise una mano sulla bocca di Boar. «Non mostrargli quella foto,
altrimenti gli dirò della fantasia sessuale che hai avuto sul confessionale!»
Boar non riuscì a trattenere le risate. «Non oseresti!»
Pyro sogghignò. «Mettimi alla prova. Potrei aver bisogno di un
pompino per cambiare idea.»
Clover bloccò Pyro quando provò a rialzarsi, sentendosi un cucciolo di
leone che combatteva in maniera giocosa con il capobranco. «No, aspetta!
Devo saperne di più. Facevate parte della stessa comunità? Credevo che vi
foste incontrati dopo.» Non riusciva ancora a togliersi dalla mente
l’immagine di Pyro con un’uniforme. Doveva essere stato davvero
opprimente per uno spirito libero come lui.
Boar sbuffò. «Se fosse stato così, non avrei aspettato tanto per perdere
la mia verginità. Comunque, credo che le nostre infanzie siano state simili.»
«L’unica differenza era che mio padre era un militare, invece i suoi
genitori dei religiosi fanatici che iniziavano la giornata con gruppi di
preghiera e finivano con lo studio della Bibbia,» rispose Pyro quando si
intromise.
Boar mostrò i denti quando mise il broncio. «Sì. In quell’ambiente
essere omosessuali era un problema. Per questo fui costretto ad andarmene
quando lo scoprirono.»
Clover accarezzò la barba di Boar mentre una fitta di tristezza gli
attraversò il cuore per quello che aveva sofferto quel gigante gentile. «Mi
dispiace tanto. Cacciarono anche te, Pyro?»
Quelle pozze verdi incrociarono il suo sguardo e un sorrisino comparve
sul volto dell’uomo. «No. Me ne andai. Ero stanco di tutte quelle regole e di
essere costretto a fare qualcosa solamente perché lo dicevano gli altri.
Andai a vivere con una comunità di senzatetto e conobbi Boar poco tempo
dopo.» Strinse la mano del compagno con passione anche mentre strofinava
il naso contro Clover.
Prima di conoscere i mercenari, Clover non si sarebbe mai aspettato di
avere sentimenti così forti per più di una persona. Inoltre, nel caso di Pyro e
Boar, aveva creduto di poter essere il terzo incomodo nella loro relazione,
ma dato che quei due erano così aperti e calorosi, aveva messo da parte quel
pensiero. Il loro accordo poteva anche essere insolito, ma funzionava. Non
si sentiva meno desiderato perché quei due erano una coppia. La notte
scorsa, si erano baciati mentre uno dei due lo penetrava da dietro e lui
succhiava l’uccello dell’altro, e assistere a quella scena lo aveva eccitato al
punto da non riuscire a chiudere gli occhi nemmeno quando avevano
cominciato a lacrimargli per le spinte intense e violente nella sua gola. Non
era geloso, e nemmeno loro due lo erano, perché si sentiva appagato
all’idea di condividere sia l’affetto sia il piacere fisico.
Quando Boar si avvicinò, Clover capì che non avrebbe più
abbandonato quel letto se non lo avesse fatto subito, cosa che avrebbe
portato Tank all’esasperazione, costringendolo ad andare a prenderlo. Per
quanto allettante, non voleva far aspettare il suo Paparino.
Boar scosse il capo quando Clover si allontanò per mettere i piedi giù
dal letto. «Pyro non è mai stato un amante delle regole. È sempre andato
alla ricerca della diversità,» disse, osservandolo con un sorrisino. «Difficile
dire che cosa veda in me,» scherzò, perché Boar non era un tipo insicuro. Se
lo era stato in passato, Pyro era di sicuro riuscito a cambiarlo con il suo
amore.
Pyro accarezzò la testa di Boar senza però staccare gli occhi da lui,
come una sorta di laser. «E tu sei… non riesco a smettere di guardarti.»
Clover rimise gli occhiali e sogghignò, crogiolandosi nel calore di
quella venerazione che continuava a sconvolgerlo ogni volta che realizzava
di trovarsi in viaggio con quei ragazzi da un mese. Sembrava che fosse
trascorso più tempo. Non sapeva se dipendesse dall’intensità del loro
legame o dal fatto che fossero perfetti insieme, ma si era abituato a
quell’affetto inaspettato come una ciambella nell’olio sfrigolante.
In passato, aveva sempre mal sopportato il suo albinismo, ma aveva
cambiato atteggiamento negli ultimi anni. A volte era ancora insicuro, come
quando un uomo gli diceva che non era il suo tipo. Tuttavia, le attenzioni
con cui Pyro lo ricopriva, scaturite dallo stesso motivo per cui altri lo
rifiutavano, lo avevano reso ancora più sicuro di sé.
Guardò lo specchio di fronte a sé, concentrandosi sui suoi amanti, che
lo osservavano con sguardi languidi dal letto. «Oh sì? Che cosa ti piace
tanto? Ho solamente un tatuaggio.» Indicò il suo braccio. Non gli piaceva
più. Raffigurava la sagoma di un procione. Tutti i membri della squadra di
Jerry ne avevano uno, dato che consideravano l’orsetto lavatore il loro
animale guida e, anche se all’età di diciassette anni era sembrato sensato,
quel tatuaggio ormai rappresentava un ricordo amaro di quanto poco
importante fosse stato per Jerry.
Boar ringhiò. «Il culo come una pesca.»
«Ricordi un elfo,» aggiunse Pyro, stiracchiandosi sul letto, come se
volesse mostrare di non avere alcuna fretta di andare via. Lo stesso valeva
per lui, ma doveva sbrigarsi se voleva farsi bello per il suo Paparino. Gli
doveva delle spiegazioni, dopotutto.
Prese un pettine dalla borsa e si sedette sul bordo del letto. Boar diede
a Pyro un altro bacio prima di alzarsi, e poi prese il pettine senza che Clover
gli dicesse niente. Adoravano entrambi quando gli spazzolava i capelli.
«Vorrei solamente che i miei occhi non fossero così strani,» mormorò
Clover.
Pyro si allungò, gonfiando il petto muscoloso e tatuato e si avvicinò,
sfiorandogli il mento con l’indice. Allo specchio, gli occhi del mercenario
rimasero fissi mentre i suoi si muovevano leggermente, cosa che portava le
persone a fissarlo o a fare domande indesiderate.
«Non sono strani. Sono solo insoliti. Suppongo che sia terribile che tu
non veda senza gli occhiali, ma capita spesso.» Pyro deglutì, spingendolo a
guardare verso di lui. Il mercenario sorrise e mostrò i denti. «Credo che
siano bellissimi; come il resto di te, Clo.»
Il cuore di Clover cominciò a palpitare, e si avvicinò per un bacio così
sincero da lasciarlo senza fiato. A volte, Pyro sapeva essere davvero
sporcaccione ma anche altrettanto dolce. Un uomo a cui piacevano gli
estremi. Non c’era da meravigliarsi che le faccende domestiche e
un’uniforme fossero state una prigione per lui. «Grazie.»
Boar gli baciò la testa e gli ridiede il pettine. «Tutto fatto.»
Per un istante, nessuno si mosse, creando un adorabile ritratto di
famiglia allo specchio, con Boar che lo abbracciava da dietro e Pyro che lo
fissava con affetto. Tuttavia, mancava una persona. La stessa che di sicuro
voleva sapere perché non avessero dormito insieme la notte precedente.
Alla fine, Clover uscì dal cottage e, anche se desiderava vedere Tank il
prima possibile, andò verso le docce comuni per darsi una rinfrescata prima
dell’incontro con il suo Paparino.
Usò un sapone alla menta che qualcuno preparava negli alloggi e
indossò degli abiti puliti che si erano asciugati al sole. Non lo sorprese che i
ragazzi visitassero quel posto più volte l’anno, perché con il loro lavoro non
era facile rilassarsi.
Euforico per via dell’aria pulita e delle coccole mattutine, Clover bussò
alla porta di Tank, nel caso il suo uomo fosse stato impegnato. Entrò non
appena lo invitò, ma il suo sorriso scomparve quando vide un altro volto
familiare.
Travis era seduto sul letto disfatto di Tank con addosso un paio di
pantaloncini e un gilè di pelle sul petto nudo. Aveva i capelli scuri arruffati,
come se si fosse appena svegliato, e i boxer neri di Tank sembravano troppo
comodi e per niente adatti ad accogliere un ospite.
Clover si leccò le labbra, diventate secche all’improvviso, ma sentì
sempre più freddo, come se il suo cuore stesse congelando. «Oh. Sto…
interrompendo qualcosa?» Dovette far ricorso a tutta la sua forza di volontà
per non chiedere una spiegazione. Non poteva compromettere l’autorità di
Tank. Non davanti a Travis.
Lanciò uno sguardo carico d’odio all’ospite poco gradito. Uno sguardo
d’odio? Chi voleva prendere in giro? Voleva afferrare quello stronzo per i
capelli e sbattergli la faccia contro il letto fino a rovinargli quel naso
altezzoso che si ritrovava.
Tank gli chiese di avvicinarsi con un gesto, e lui si infilò sotto il
braccio del suo Paparino, nel suo posto, inebriandosi del profumo
dell’uomo, ma alla ricerca di un indizio che gli confermasse che Travis
aveva trascorso anche la notte in quel posto.
Tank aveva il solito profumo che lo caratterizzava ogni mattina. La
colonia che usava ormai era quasi un ricordo. Il mercenario si rivolse a
Travis quando attirò Clover più vicino. «Dicevi?»
Travis ammiccò a Clover. «Stavo dicendo che il caffè la mattina è più
buono con un po’ di latte maschile.»
Non fare scenate. Non fare scenate. Non fare scenate.
Clover abbracciò Tank, desiderando ricoprirlo dalla testa ai piedi
affinché Travis non godesse di quello spettacolo, ma chi era lui per dire
all’uomo che cosa fare?
Il mercenario gli accarezzò la nuca, giocando con i suoi capelli, e il suo
petto muscoloso vibrò quando rise. «Non ti fermerò.»
Travis si leccò le labbra e il suo sguardo si spostò brevemente a sud,
verso il pacco, che Clover desiderava nascondere da occhi indiscreti.
Era ora di comportarsi da uomo. Si schiarì la gola e disse: «Allora… è
una cosa ricorrente? Dovrei andare via? Dovrei… ehm… restare?»
Cominciò ad avere dei dubbi sul suo ruolo nella vita di Tank, e non sapeva
quanto gli restasse prima di sprofondare nell’abisso dell’insicurezza.
Tank scosse il capo e lo baciò con dolcezza. «No, mi ha solamente
portato la colazione. Dove sei stato tutta la notte, sporcaccione?» chiese,
dandogli uno schiaffo giocoso sul sedere.
L’espressione sul volto di Travis non cambiò di molto, ma il modo in
cui le sue labbra tremarono fu come lo sciroppo d’acero sui pancake di
Clover. Non odiava quel tipo, ma perché cazzo stava cercando di portargli
via il suo uomo?
Sogghignò e si mise in punta di piedi per baciare la mascella di Tank.
«Ho fatto il bravo con Boar e Pyro,» rispose, strofinandogli il viso sulla
gola calda, per marchiarsi con il profumo del suo Paparino.
Travis ringhiò quando si alzò e sollevò le mani in aria. «Oh, mio Dio!
Non c’è bisogno di accaparrarsi tutti i ragazzi.»
Tank sorrise e trascinò Clover tra le sue braccia per un bacio bollente.
Per una frazione di secondo, lui si sentì volare e si aggrappò al suo uomo
per baciarlo con più ardore del solito. «Non fare così, Travis. Presto sarai
l’unico ragazzo a bordo. Potrai accaparrarti tutti i ragazzi gay e bisessuali
del posto.»
La consapevolezza che qualcuno desiderasse il loro genere di rapporto,
gli fece capire quanto fosse speciale. Il loro accordo era diverso e insolito
ma funzionava per loro, ed era tutto quello che contava.
Travis scosse il capo. «Forse dovrei tingermi i capelli,» disse e gli
diede un pizzicotto al sedere prima di andare via.
Quando Travis uscì, Tank continuò a fissarlo, e se la prese comoda
prima di rimetterlo giù. «È la mia immaginazione o si è trattato di una
scenata di gelosia velata?»
Clover restò paralizzato quando il suo viso divenne paonazzo, non
sapendo se mettere in dubbio il comportamento di Tank. Comunque, alla
fine, ricordò quanto il mercenario avesse insistito affinché avessero una
relazione basata sulla sincerità, così lo guardò dritto negli occhi. «Ehm…
avevo il diritto di essere geloso? So che sono solamente vostro, ma non
avevo pensato che tu potessi volere altri ragazzi…»
Tank allargò il suo petto incredibile e tirò un orecchio di Clover. «Vedo
che la tua autostima continua a crescere.»
Clover si morse il labbro. «Ma non scopi nessun altro senza
preservativo, giusto?» chiese con tono abbattuto, nonostante il suo
buonsenso. Le immagini di Tank che coccolava un altro e lo definiva il suo
“ragazzo”, impartendogli delle regole, lo tormentarono, e sentì l’amaro in
bocca, anche se aveva ancora delle tracce di dentifricio.
Tank prese un respiro profondo e lo tenne fermo con entrambe le mani.
«Credi che tra l’allenamento e il lavoro avrei il tempo di scoparmi qualcun
altro alle tue spalle, senza protezione o no?»
Clover dovette controllare il ghigno che minacciò di comparire sul suo
viso quando una sensazione di sollievo avvolse il suo corpo. «No! Non hai
per niente tempo, Paparino. Sei troppo impegnato con il tuo ragazzo.»
«Un ragazzo davvero cattivo. Tieni il Paparino tutto per te mentre altri
ragazzi possono solo osservare con sguardo lascivo il suo uccello che
sprofonda dentro di te,» disse Tank, strizzandogli il sedere senza troppa
gentilezza.
Clover si alzò in punta di piedi, e ansimò quando si avvicinò a Tank.
«Ho bisogno che le attenzioni siano all’altezza, Paparino.» Aveva tempo per
mostrare a Tank quanto valesse davvero la pena di stare con lui?
Tank si accigliò. «Per questo non sei venuto e hai lasciato l’uccello del
Paparino senza l’amore che gli spetta? Mi hai lasciato da solo in un letto
freddo?»
Clover gli accarezzò un fianco, sentendosi particolarmente malizioso.
«Era una notte calda…»
Tank lo fece girare così velocemente che lui non osò respirare finché il
suo viso si ritrovò sul lenzuolo impregnato del profumo della pelle e dello
sperma di Tank. Si era masturbato pensando di scoparlo in quel modo?
Emise un gemito strozzato quando il mercenario gli sculacciò le
natiche coperte dai jeans. «Ragazzo negligente. A meno che io non ti
conceda il permesso, devi sempre tornare nel mio letto. Non mi importa se
sono le cinque del mattino e se sei pieno dello sperma di Boar e Pyro. Torna
da me. Capito?»
Clover ansimò di fronte a quella dimostrazione di forza, ma la
sculacciata non era all’altezza della vera punizione che Tank gli riservava a
volte, così la accettò senza problemi. «Sì, Paparino. Avrei dovuto chiederti
il permesso.»
Lo sculacciò di nuovo. «E lo devi fare di persona. Niente messaggi con
il cellulare di Pyro. Sono solamente stronzate.»
«Solo di persona.»
«Il Paparino era preoccupato per te,» disse Tank, schiaffeggiandolo di
nuovo. I colpi causarono un’ondata di calore che cominciò a stuzzicargli le
palle, ed era sul punto di chiedere perdono per soddisfare l’uccello di Tank,
quando qualcuno spalancò la porta.
Nonostante avesse fatto sesso in pubblico un paio di volte, non era
abituato a essere interrotto. Si voltò verso l’intruso e crollò sul letto,
sbuffando non appena vide Drake.
Il mercenario era più sexy che mai, in maniera quasi fastidiosa, con
addosso una maglietta aderente e i capelli lasciati liberi, con le ciocche
umide che gli sfioravano le spalle. «Non può aspettare? Dovevamo andare
via mezz’ora fa.»
Guastafeste.
Tank non allontanò la mano dal suo culo, anche se la sua esitazione
significava una cosa sola: avrebbe dovuto dimostrare più tardi al suo
Paparino quanto gli volesse bene, ed era un peccato, perché il suo uccello
era già pronto a esplodere.
«Giusto. Diamoci una mossa, allora,» rispose Tank, aiutando Clover a
rimettersi in piedi.
Drake scosse la testa. «Puoi troieggiare più tardi.»
Clover allargò le braccia. «Sul serio?» Erano le prime parole che Drake
gli rivolgeva da una settimana, da quando gli aveva detto “Guarda dove
metti i piedi”, e non aveva altro da aggiungere?
Tank si mise davanti a lui e con voce pungente e cristallina disse: «Il
rispetto nel nostro gruppo non dovrebbe essere reciproco, Drake? Smettila
di prendertela con il ragazzo!»
Drake sibilò come un pezzo di pollo gettato nell’olio bollente. «Non fa
parte del nostro gruppo. Ci creerà problemi. Lo dico dal primo momento, e
non ho cambiato idea. Scopalo quanto ti pare, dato che è così che sta
ripagando la protezione che gli garantiamo, ma non trascinarmi in questa
storia!»
«Come ti pare. Non mi conosci,» rispose Clover con tono piatto e
infantile. «Sei soltanto geloso perché il tuo uccello se ne sta rinchiuso nella
tana.»
Drake avanzò, digrignando i denti come un cane rabbioso. «Dovresti
mettergli una museruola,» disse a Tank. «Se fosse mio, gli farei indossare
un bavaglio e glielo toglierei solamente per il cibo e per fargli succhiare il
mio uccello.»
«Ti piacerebbe farlo a un ragazzo così carino, non è vero, Drake?»
domandò Tank con tono calmo.
Drake fece una smorfia, come se i muscoli del suo viso stessero
ribollendo, ma alla fine si allontanò, scendendo dal piccolo porticato.
«Come ti pare. Mi troverai nel mio furgoncino.»
Clover ricordò di respirare solamente quando Drake andò via. «Wow. È
stato intenso.»
Tank scosse il capo e abbassò i boxer, mostrandogli il cazzo eretto.
«Non dargli retta. Per un anno non ha fatto altro che ripetere che Pyro
sarebbe stata la nostra rovina dopo che lui e Boar si sono uniti al gruppo.»
Clover si concentrò sull’uccello di Tank e si inginocchiò. «Abbiamo
dieci minuti, giusto?»

***

I saluti portarono via un’eternità, e Cross insistette affinché restassero


per colazione, così lasciarono il campo quasi a mezzogiorno, per imbarcarsi
in un viaggio lungo e solitario in direzione dell’Oregon.
Tank decise di guidare la Harley, che si trovava sul retro del pick-up,
con Clover che lo stringeva forte dal sellino posteriore, mentre
attraversavano paesaggi stupendi.
Montagne imponenti, ancora ricoperte di neve, si ergevano oltre i
boschi fitti, come se fosse lo scenario di una favola spaventosa, ma presto
Clover si concentrò sul torrente che scorreva a fianco della strada e sul
modo in cui luccicava sotto i raggi del sole. Ogni lato della strada era
circondato da ampie distese di terreno e presto si ritrovarono a percorrere
una gola stretta che avrebbe anche potuto essere una cattedrale creata da
Madre Natura, per via della fitta vegetazione degli alberi.
Quella poteva davvero diventare la sua vita? Il suo ruolo nel gruppo
era incerto, e la loro strana relazione a quattro era ancora una novità, ma
sapeva di trovarsi bene con loro e forse, tra un anno, Drake avrebbe
dimenticato le sue teorie cospiratorie e gli avrebbe concesso un’occasione.
Non aveva mai vissuto secondo la legge, quindi il loro lavoro non era un
problema. Non avevano ancora parlato del futuro, ma per lui restare era una
possibilità?
I sogni di Clover furono interrotti da un’imprecazione, così sollevò lo
sguardo quando Tank fece rallentare la moto. Erano davanti agli altri,
quindi furono i primi a notare i due alberi enormi che bloccavano la strada
che attraversava la montagna.
«Oh-oh,» mormorò, non appena si fermarono del tutto. Le pendici non
lasciavano abbastanza spazio per guidare attorno al blocco costituito dai
tronchi; non avrebbero potuto passare senza toglierli.
Tank scese dalla moto e si avvicinò a un albero, seguito da Boar, che
era dietro di loro. Quella strada non sembrava molto trafficata, ma Clover
non ricordava che da quelle parti ci fosse stata una tempesta abbastanza
violenta da far cadere degli alberi. Era sempre bel tempo. Inoltre, era strano
che entrambi gli alberi fossero caduti nello stesso punto. Si avvicinò a Tank,
inebriandosi del profumo di muschio e foglie bagnate, anche se la tensione
improvvisa sulle spalle del suo Paparino lo costrinse a fermarsi.
«Tank?» sussurrò, ma fu Boar che guardò verso di lui senza muoversi.
«Sali sul retro del furgoncino. Lentamente.»
In una frazione di secondo, Clover passò dall’essere infastidito da
quella situazione al cominciare ad agitarsi. Alla faccia di chi doveva
mantenere un profilo basso al club degli Steel Horde MC. Annuì, anche se
le sue gambe sembravano di piombo mentre si dirigeva al nascondiglio
designato per lui. All’improvviso, il fruscio delle foglie non lo aiutò più a
rilassarsi ma divenne sinistro come avere una pistola puntata contro.
Trattenne un urlo quando le dita di Drake che odoravano di sigarette gli
coprirono la bocca, anche se lo spinse sul retro del furgoncino e chiuse gli
sportelli senza dire una parola.
Tutto divenne improvvisamente così immobile, che Clover poté sentire
il suo cuore palpitare.
Che cosa stava succedendo?
Urlò non appena sentì un colpo, e cadde sul tappetino da yoga per la
paura che i proiettili potessero attraversare le pareti metalliche del veicolo.
L’interno del furgoncino era come un forno, così cominciò a sudare e ad
avere problemi nella respirazione.
«Tank! Non vi abbiamo ancora uccisi tutti per gentilezza professionale.
Dateci il ragazzo, e sarete liberi di andare!» urlò qualcuno fuori, e Clover
non poté fare altro che andare in iperventilazione.
Non riusciva a vedere niente. Poteva inginocchiarsi per osservare oltre
il parabrezza, ma aveva visto abbastanza film con imboscate per sapere che
quello gli avrebbe garantito un biglietto di prima classe per l’inferno. Di
sicuro il nemico doveva trovarsi in alto, una posizione strategica per
attaccare la squadra con spari mirati. Era probabile che fossero anche in
vantaggio numerico, e se Tank e gli altri volevano davvero tenerlo,
avrebbero corso un rischio enorme.
All’improvviso, temette che sarebbe successo qualcosa di orribile e che
lo avrebbero trascinato fuori dal suo nascondiglio, costretto a guardare gli
uomini diventati così importanti per lui ormai morti o in fin di vita.
«È nostro!» urlò Tank. «Trovatevi un bottino tutto vostro!»
«La ricompensa è così alta che non avremo bisogno di lavorare per un
bel po’. Dividiamola!» urlò lo sconosciuto.
Un altro uomo scoppiò a ridere. «Abbiamo visto il video del club.
Sembrava che vi steste divertendo, ma potete trovare un altro giocattolino
per quel prezzo!»
Clover spalancò gli occhi. Cazzo. Porca puttana. Ovviamente.
Tuttavia, non era il momento di vergognarsi quando c’era di mezzo la sua
vita.
«Non vi permetteremo di rubare la nostra ricompensa,» tuonò la voce
di Tank.
Il secondo uomo, che Clover aveva sentito in lontananza, si affrettò a
rispondere: «Non fare l’idiota. Abbiamo condiviso dei bei momenti, ma
questo gioco ha delle regole. Siete in minoranza, quindi sii ragionevole.
Magari potremmo trovare un compromesso per i soldi. Nessuno deve farsi
male.»
«Mi conosci e mi stai chiedendo di prendere i miei soldi? Vi
uccideremo tutti, stronzi!» urlò Tank. La realizzazione che il mercenario lo
avesse definito una ricompensa, fu come ricevere una pallottola in pieno
petto.
Anche quando il primo colpo lo assordò, non riuscì a togliersi dalla
testa le parole di Tank. Era disposto ad accettare dei soldi in cambio della
sua vita dopo tutto quello che avevano passato insieme.
Era ovvio.
Proprio come aveva fatto Jerry.
Come il tradimento di Troy dopo avergli confessato quanto lo amasse.
Come aveva fatto a essere così ingenuo dopo tutto quello che aveva
patito nella sua vita? Continuava a cascarci sempre. Forse perché si credeva
più intelligente di quanto fosse realmente e sopravvalutava la sua capacità
di intuire le menzogne degli altri. Quel difetto avrebbe anche potuto
costargli la vita, ma non quel giorno.
Andò verso lo sportello del furgoncino e inspirò l’odore di fumo che
accompagnava sempre Drake. La testa gli pulsava e le orecchie gli
fischiavano per via degli spari, ma aveva intenzione di sopravvivere, anche
a costo di restare traumatizzato.
Capitolo 15 – Drake

Drake si trovava nel suo elemento. Dopo un breve scambio con Pyro,
che gli aveva guardato le spalle, si era diretto verso la montagna,
spostandosi tra la foresta come un machete di dimensioni umane. Con
agilità raggiunse il primo degli aggressori nascosti, e quando gli tagliò la
gola fu così silenzioso che quel tipo non capì che cosa lo avesse travolto.
Quella scarica di adrenalina alimentò i suoi movimenti e lo spinse verso la
vittima successiva, anche se il nemico poteva aver già intuito che ci fosse
un lupo a caccia.
Era quello il suo punto di forza. Non era abile nelle relazioni tra umani,
ma di sicuro sapeva come tagliare i tendini e dove colpire per provocare
danni più seri. Inoltre, possedeva una risorsa fondamentale che mancava
alla maggioranza delle persone.
Era disposto a mettere in pericolo la sua vita ogni singola volta.
Se fosse morto… non ci sarebbe niente da aggiungere. Niente da fare.
Nessuna ragione per versare lacrime. Aveva avuto una bella vita negli
ultimi sette anni, da quando aveva conosciuto Tank, e se era tutto ciò che il
mondo gli aveva concesso, allora era disposto ad andare via senza alcun
rimpianto.
La gente che affrontava si preoccupava troppo, perdendo la capacità di
prendere una decisione immediata, cosa che poteva lasciarli in un mondo di
dolore, ma anche salvare loro la vita. La sua morte di certo non sarebbe
stata l’ideale per Tank, ma l’avrebbe superata. Alla fine, tutti i ragazzi se ne
sarebbero fatti una ragione.
L’uomo che aveva notato prima sembrava scomparso, ma la pioggia di
proiettili nel burrone gli rese impossibile sentire gli spostamenti nelle
vicinanze. Il suo cervello era sempre iperattivo, e il movimento
impercettibile al suo fianco fu l’unico segnale di cui ebbe bisogno.
Il tizio indossava una divisa mimetica e un passamontagna ma Drake
riuscì a colpirlo ugualmente alla gola. Quel bastardo gorgogliò,
provocandogli una ferita superficiale al braccio quando, nei suoi ultimi
istanti di vita, sparò una scarica di proiettili verso di lui. Sentì una fitta, ma
non era niente di grave.
Restò basso, riprendendo il pugnale dal corpo ancora tremante che
lottava per la vita. Dopo avergli reciso un’arteria, il suo avversario morì
subito in una pozza di sangue.
Drake si abbassò quando ci fu un’esplosione nelle vicinanze che fece
tremare il terreno. Inspirò il profumo del sottobosco e raccolse una
manciata di terra mentre cercava di scansare frammenti che potevano
colpirlo. Pyro doveva aver usato le sue granate, ma anche se lui si fidava
delle abilità dei suoi compagni, decise di spostarsi verso il margine della
collina, cercando quelle sagome che conosceva bene. Urla e proiettili
riempivano l’aria, ma Tank e Boar si mossero con precisione verso gli
avversari ormai deboli, pronti a stenderli a prima vista. Alcuni cadaveri
erano sparsi sul terreno, e se il numero di persone presenti che gli avevano
fornito prima era corretto, dovevano essere rimasti solamente tre o quattro
uomini da eliminare.
Nessuno poteva mettersi contro di loro e sopravvivere per raccontarlo.
Drake aggrottò la fronte quando un movimento dall’altro lato della
scena attirò la sua attenzione, e si concentrò come un falco pronto ad
attaccare la sua preda succulenta. Gli si gelò il sangue nelle vene quando
riconobbe la figura pallida che sgattaiolava dal furgoncino, dove nessuno
poteva vederlo, ma rimase nascosto dietro un cespuglio, combattuto tra
l’affondare gli artigli su Clover e restare per aiutare i suoi amici. La
sparatoria si era quasi conclusa, e quando guardò di nuovo verso Tank, lo
vide sparare alla testa di un nemico steso per terra per assicurarsi che fosse
morto. I ragazzi stavano bene.
Ignaro di essere osservato, Clover si diresse verso gli alberi, scalando il
pendio come una volpe in fuga da un branco di cani da caccia. Quando
raggiunse la cima della gola e cominciò a correre per allontanarsi dalla
battaglia causata per difendere il suo culo, Drake prese una decisione.
Aveva ripetuto a Tank più di una volta che quello schifoso li avrebbe
traditi, e il momento di dimostrarlo era finalmente giunto. La storiella
strappalacrime del ragazzo non significava niente per lui, ma non voleva
nemmeno che qualcuno lo uccidesse o stuprasse. Tuttavia, ciò che
desiderava ancora di meno, era che Clover rivelasse il loro rifugio, o
parlasse della morte di Riggs con la polizia o con i loro nemici. Le persone
che si occupavano del traffico di essere umani non avevano una coscienza e
la loro crudeltà non conosceva limiti. Potevano far fuori la loro squadra
solamente per dimostrare che nessuno poteva mettersi contro di loro.
Le sue scarpe erano così morbide che non emisero alcun suono quando
corse per raggiungere il ragazzo. Rintracciarlo tra i boschi fu abbastanza
semplice perché indossava una maglietta bianca e dei jeans scoloriti. Era
come un raggio di luce tra quei colori spenti. Una facile preda. Come un
bambino che non capiva di non essere più al sicuro.
L’aria fredda si riscaldò non appena Drake prese un respiro,
seguendolo dietro gli alberi, come una figura invisibile per il ragazzo che
non sapeva come muoversi oltre i confini di una città. Presto la gazzella
avrebbe avuto bisogno di riposare. A quel punto, il coyote avrebbe
attaccato.
Non riusciva nemmeno a immaginare che cosa gli fosse venuto in
mente. Si trovavano nell’Idaho, molto lontani dalla città più vicina, e non
stava nemmeno seguendo la strada, perché era diretto tra le montagne.
Poteva perdersi ed essere divorato da un orso. Poteva morire di fame o
avvelenarsi con delle bacche quando la fame sarebbe stata troppa da
sopportare. Inoltre, si stava allontanando da un torrente che poteva aiutarlo
e indicargli la direzione.
Di tanto in tanto, Clover si guardava alle spalle, e il suo viso pallido
stava diventando sempre più rosa. Quello stronzetto ingrato non doveva
causargli ancora più problemi. Non ci sarebbe stato alcun perdono per le
sue menzogne, che Tank per qualche ragione aveva deciso di ignorare fino a
quel momento, solo perché proferite da labbra così belle.
Prima aveva degli amici a New York e poi no.
Era stato rapito durante un viaggio, e poi si era scoperto che un suo
amico, un tipo che si era rivelato uno schifoso traditore, lo aveva venduto.
Per quanto ne sapevano, anche la storia dell’orfano poteva essere
un’altra stronzata.
Clover poteva anche essere una bomba del sesso e il twink più sexy
che avesse mai incontrato, ma non si meritava la loro fiducia e, con il
lavoro che facevano, era qualcosa di imperdonabile.
Restò pietrificato quando Clover si fermò in un piccolo spiazzo in
mezzo a degli alberi alti. Il ragazzo si piegò, appoggiando le mani sulle
ginocchia, come se quella breve corsa lo avesse lasciato senza fiato.
Ridicolo.
Drake si avvicinò di soppiatto, sentendosi in colpa per il modo in cui
sbavò su quel culo sodo chiuso nei jeans aderenti, nonostante la situazione,
ma nessuno doveva conoscere quello che gli passava per la testa. Voleva
impartire subito una lezione a quel ragazzino, senza nasconderne i dettagli
al resto della squadra. Pensò brevemente alla delusione che avrebbero
provato, ma i rami più deboli dovevano essere tagliati.
Gli diede un calcio al retro del ginocchio, e quando il ragazzo cadde e
urlò, gli afferrò il polso esile per ammanettarlo. Clover rimase spiazzato
quando gli ammanettò anche l’altra mano.
«Vai da qualche parte?»
Clover rimase immobile sul terreno coperto di foglie, mentre gli
bloccava la schiena con il ginocchio.
Sapeva già che il suo tentativo di fuga era finito.
«Ti ho fatto una domanda,» disse Drake, tenendo le dita dove il metallo
freddo stringeva quella pelle d’alabastro, rendendola più rossa.
Amava le manette, anche se, in quel momento, quel twink si trovava in
una posizione da sottomesso per le ragioni sbagliate. Drake odiava essere
toccato, ma le catene rendevano tutto più sopportabile. Otteneva piacere
come poteva.
Invece di rispondere immediatamente, Clover si dimenò sotto di lui
come un pesce in fin di vita. Urlò e gli afferrò la maglietta con quelle
stupende dita rosee, così adorabile nella sua impotenza che a lui piacque fin
troppo pressarlo contro il prato.
«Lasciami andare! Togliti!»
«No. Verrai con me, così gli altri capiranno quanto sei viscido. Li
abbandoni proprio quando ti fa comodo. Non che sia stata una mossa
saggia,» gli disse, guardandosi attorno nella foresta. Nonostante la forma
fisica di Clover fosse patetica, si era allontanato così tanto dalla strada che
nessuno avrebbe sentito le sue urla. Inoltre, anche se fossero stati più vicini
di quel che sembrava, le colline avrebbero attutito ogni rumore.
«Non sarò venduto! Ho chiuso con questa storia!» Clover si dimenò
con una forza sorprendente, e Drake indietreggiò, curioso di capire che cosa
avrebbe fatto se avesse pensato di essere riuscito a liberarsi di lui.
Il ragazzo si rialzò in fretta e furia e scappò.
Forse era stato permissivo, ma guardarlo scappare con le manette e il
fiatone stava stuzzicando gli istinti da predatore che di solito non mostrava.
Gli lasciò qualche secondo di vantaggio prima di entrare in azione e
seguire la preda, come se la sua vita dipendesse dalla possibilità di
affondare i denti in quella carne tenera. Le sue gambe erano più lunghe. Era
più in salute e più forte, quindi riacciuffarlo fu un gioco da ragazzi. Lo
spinse a faccia in giù contro il fango e si sedette sul suo culo sodo,
concedendosi per un istante di immaginare che non avessero i pantaloni a
separarli.
«Venderti? Di che diavolo stai parlando?» chiese, infastidito ed
eccitato ogni volta che Clover spingeva i fianchi contro il suo uccello.
«Tank vuole vendermi! L’ha detto lui! Sono stanco di comportarmi da
stupido!» Clover tirò su con il naso come se piangere potesse aiutare la sua
causa. Cominciò a dimenarsi di meno e poi a tremare. «Mi ha usato e
adesso riscuoterà il denaro che gli spetta. Proprio come Jerry! Mi sono
fidato di lui e…» si interruppe e cominciò ad avere problemi a respirare.
Drake apparve confuso, immaginando Tank che vendeva un innocente.
La presenza imponente di Tank lo faceva stare sempre sull’attenti, anche se
erano amici da parecchio, ma era stato lui a dargli una mano e a tirarlo fuori
dall’inferno in cui aveva vissuto, prima del loro fatidico incontro.
Il disgusto fu così forte da lasciargli l’amaro in bocca.
«Sei stupido? Era un cazzo di diversivo,» sbraitò Drake, personalmente
offeso all’idea che uno di loro partecipasse a uno scambio talmente
ignobile. Erano criminali, ma avevano delle regole.
Clover allungò il collo per guardare oltre la spalla. La parte bianca
degli occhi era diventata rosa per via del pianto, ma non stava più
singhiozzando mentre lo guardava da sotto le ciocche scombinate dei
capelli. Era difficile immaginare che un essere così fastidioso potesse essere
anche così bello… come un gattino persiano stupendo che graffiava un
divano.
«Come… fai a saperlo?»
Quella domanda era più che riprovevole. «Uccidiamo i trafficanti, non
lavoriamo con loro. Sei tu quello che continua a parlare di scambi, perché
sei un incapace. Sei come un topo in una casa piena di gatti, e speri che se ti
comporterai bene un paio di questi gatti sceglieranno di tenerti come
cucciolo personale.» Gli infilò una mano tra i capelli bianchi e gli spinse la
testa giù. «Be’, indovina un po’? Quando Tank scoprirà come hai reagito,
finalmente ti vedrà per quello che sei, così ti abbandoneremo nella stazione
di servizio più vicina, proprio come avremmo dovuto fare settimane fa.»
Clover sapeva perfettamente che lui voleva giocare come il gatto
faceva con il topo.
«Come dovrei capire di chi fidarmi?» chiese il ragazzo tra i singhiozzi,
non provando più nemmeno a liberarsi. «Ho paura, okay? Credevo che
Jerry fosse mio amico, e poi mi ha venduto a Riggs come se non fossi
niente. Qualcuno mi vuole per il mio aspetto, e non posso nascondermi.
Non capisci quello che ho passato!»
Drake sentì la pesantezza dell’aria della foresta nei suoi polmoni e girò
la mano tra i capelli di Clover, cercando di riprendere fiato dopo il duro
colpo provocato da quelle parole sconsiderate.
«No. Sei tu che non capisci.»
Erano trascorsi anni, ma certe notti il suo passato tornava a tormentarlo
come mani così forti che uscivano da sotto il letto, che l’unica cosa che
poteva fare era restare immobile. Si sollevò e fece voltare quel bastardo,
affondando le dita nella sua mascella con forza sufficiente da rendere chiare
le sue intenzioni. «Sei sempre stato libero fino a questo momento. Forse la
tua vita non è stata felice, ma eri comunque libero. Sei rimasto prigioniero
solamente per un giorno, e nessuno ti ha sfiorato nemmeno con un dito. Nel
frattempo, persone, anche bambini, affrontano quel tritacarne umano
clandestino ogni singolo giorno. Nessuno li rivede più perché esistono modi
per farli scomparire per sempre, okay?
«Avevi paura che qualcuno ti catturasse, usandoti a suo piacimento?
Una persona? Più persone? Be’, non è successo. Sei stato portato in salvo
senza nemmeno muovere un dito,» urlò, prima di lasciarlo andare quando si
rifiutò di guardarlo negli occhi.
«Non sai un bel niente, e sei un egoista. Non hai esitato a scappare
dalle persone che ti hanno aiutato quando si è presentata l’occasione,»
sussurrò Drake, osservando gli alberi mentre cercava con difficoltà di
riprendere fiato. Alcuni dei suoi ricordi erano confusi, quasi come se il suo
cervello non volesse conservarli, ma momenti come quello, quando provava
a ricordare e si ritrovava di fronte a una parete, erano i più terrificanti.
Comunque, non doveva essere terrorizzato, perché era già finita da
anni. Tuttavia, era ancora furioso che nessuno lo avesse salvato. Sebbene
Tank gli avesse dato una mano, non era stato tutto rose e fiori. Quando si
erano conosciuti, lui aveva già affrontato il peggio. Mentre Tank proteggeva
Clover dal mondo e lo coccolava, a lui aveva dato una pistola e insegnato
come difendersi.
Ovviamente, lui non avrebbe mai voluto che qualcuno gli servisse tutto
su un piatto d’argento; allora perché era così arrabbiato con quello stupido
ragazzino che non aveva nessuna idea di quanto fosse fortunato?
Si sedette sulle cosce del ragazzo così, quando questi provò a rialzarsi,
si ritrovarono pericolosamente vicini, anche prima che Clover premesse la
guancia contro il suo petto.
«Mi dispiace.»
Era sempre la solita storia. «I tuoi occhioni da cucciolo non attaccano
con me, ragazzino. Esistono delle conseguenze nella vita vera. A volte, hai
delle scelte limitate e devi giocare con la mano che ti ritrovi, altrimenti puoi
anche farla finita da solo.»
Clover sospirò profondamente mentre il suo viso era ancora troppo
vicino al battito furioso di Drake. Il mercenario si odiò perché non fu
capace di trovare la forza di scacciare il ragazzo. Dato che esisteva una
taglia sulla sua testa, prima o poi qualcuno lo avrebbe preso. Inoltre,
considerate le decisioni pessime che aveva preso fino a quel momento, era
certo che sarebbe successo più prima che poi.
«Il mio unico vantaggio è il mio aspetto,» sospirò Clover, mentre i suoi
occhi si riempivano di lacrime. «Vorrei tanto essere il gatto. Immagino che
tu sia l’unico a vedere quanto sia inutile la mia esistenza. Forse dovrei
arrendermi e lasciare che le cose facciano il loro corso. Ho già causato
troppi problemi, e Tank è stato fin troppo gentile con me.» Drake andò su
tutte le furie non appena vide le lacrime rigare il viso di Clover.
«Porca puttana, datti una svegliata. Che c’è? Non ti difenderai? Non mi
supplicherai di cambiare idea?» ringhiò, afferrandogli la testa con entrambe
le mani. Un brivido lo attraversò quando ripensò ai peggiori momenti della
sua vita ma, anche allora, non si era mai lasciato abbattere. Non si era mai
arreso. «Qualcuno vuole trasformarti in uno schiavetto. Sai che cosa
significa? Cercheranno di insegnarti l’obbedienza, cosa in cui fai schifo,
quindi sarà doloroso. Ti stupreranno e ti umilieranno. Non hai idea del
genere di sofferenza che il corpo umano può sopportare prima di cedere. Se
sceglierai quella strada, un giorno rimpiangerai questo momento.»
Clover lo fissò con occhi tremanti, e i solchi che comparvero su quella
fronte perfetta gli confermarono che le sue parole cominciavano a fare
effetto. Per quanto Drake odiasse rivelare il suo segreto, aveva bisogno che
Clover cogliesse il messaggio. Era sia ghiaccio sia fuoco in quel momento,
ma non distolse lo sguardo.
«Forse il tuo nuovo padrone vorrà scoprire che cosa si prova a farsi
succhiare l’uccello da una lingua biforcuta, così ti legherà a una sedia e
chiederà a qualcuno di tagliartela.» Drake aprì la bocca e lasciò che le due
punte della sua lingua scivolassero contro i denti. Ebbe la sensazione di
spogliarsi davanti a un gruppo di sconosciuti, ma mostrò a Clover il
marchio del suo passato con coraggio, perché il ragazzo doveva sapere
quale fosse la posta in gioco.
«Ti prego, non permettere che mi prendano,» lo supplicò Clover,
quando trovò la forza di parlare. Anche se inizialmente aveva sperato di
riportarlo da Tank per dimostrargli di aver sempre avuto ragione, in quel
momento si ritrovò in difficoltà, non sapendo che farne del ragazzo. «Mi
dispiace davvero tanto, Drake. Non sono forte come te. Ho bisogno di
aiuto.»
Nonostante il rancore nei confronti di Clover, non riuscì a
rimproverarlo ancora. Aveva confessato il suo segreto per dimostrare
qualcosa, ma la verità restò sospesa, lasciando una crepa nella sua armatura,
consapevole che non sarebbe più stato invincibile contro quel ragazzo.
«Ma non puoi essere debole e sfruttare il sesso. Non puoi dipendere
dagli altri. Affrontiamo delle situazioni di merda, e non possiamo sempre
permetterci di badare a qualcuno,» mormorò Drake, colpito dalla
realizzazione che, nonostante la rabbia e la poca fiducia nei confronti di
Clover, desiderava salvarlo con tutto se stesso. Non voleva che affrontasse
quello che aveva patito lui. Erano dei sentimenti contrastanti che non
sapeva come interpretare.
«Posso imparare, se mi concederai un’occasione. Io… voglio restare.
Con te. Con tutti voi. Siete gli unici in grado di proteggermi.» Clover lo
guardò dritto negli occhi, le labbra tremanti. «Per favore, non costringetemi
ad andare via. Non ho mai conosciuto dei ragazzi come voi. Siete sempre
pronti a guardarvi le spalle.»
Drake prese un respiro profondo, perso per un momento in quello
sguardo ammaliante. «Che cosa saresti disposto a imparare? Uccideresti se
necessario?» chiese, anche se la barriera che aveva costruito con tanta
attenzione cominciava già a cedere. Era quello che aveva cercato di
evitare… avvicinarsi troppo fino a cadere vittima dell’incantesimo di
Clover, ma ormai erano così vicini da potersi toccare e quegli occhi pieni di
lacrime stavano guardando proprio lui, attirandolo con la promessa che
Clover era disposto a imparare il necessario, che non voleva concedere il
suo corpo solamente in cambio di protezione.
«Non voglio diventare un assassino,» sussurrò Clover, versando
un’ultima lacrima. «Ma voglio essere pronto. Sono stanco di essere debole.
Non sarò mai come Tank, ma forse posso sfruttare il mio corpo, anche se
minuto. Non mi va di avere sempre paura ma… ho bisogno di una guida.»
Drake prese un respiro profondo, concedendosi il tempo per studiarlo. I
muscoli potevano aumentare, ma quell’aria innocente poteva essere
sfruttata a loro vantaggio, ancora di più del viso sorridente di Boar. La vista
di Clover non era di certo delle migliori, ma non significava che non
potesse imparare qualche trucchetto. Poteva cominciare indossando le lenti
a contatto, che di sicuro non sarebbero cadute durante un combattimento. Se
Clover era sincero e non voleva più essere solamente il giocattolino di
bell’aspetto del gruppo, allora forse… forse poteva funzionare.
La verità era che, anche se non si era fidato di lui, di fronte a quella
scelta Drake capì di non volerlo lanciare in pasto ai lupi. Tank non lo aveva
fatto con lui, quindi forse era arrivato il momento di ricambiare il favore.
«Ci sosteniamo e lavoriamo insieme senza essere costretti a scopare,»
disse, mentre il ragazzo si succhiava il labbro rosa e perfetto. «Devi
semplicemente fare la tua parte.»
Clover ansimò e il sorrisino malizioso che si formò sulle sue labbra
non promise niente di buono. «Oh, no. Voglio ancora fare sesso, per
favore.»
Drake emise un verso strano e, mentre osservava il volto stupendo di
Clover, il desiderio avvinghiò il suo uccello proprio quando lo sguardo del
ragazzo divenne infuocato. Come se volesse cucinarlo da dentro con la
telecinesi. «Con tutti?» gli chiese con voce instabile.
La scarica di eccitazione che gli percorse le braccia e la schiena non
poteva essere una messinscena. Il respiro di Clover divenne affannoso
quando lo fissò negli occhi in un accordo silenzioso.
«Sì, con tutti,» sussurrò. «Per favore.»
L’istinto di sopravvivenza non poté niente di fronte a una tentazione
simile. Drake non faceva sesso da un po’ e a quell’invito così esplicito,
dopo aver osservato gli altri che banchettavano con Clover, fu impossibile
resistere. Tuttavia, aveva sofferto parecchio per arrendersi senza lottare,
così osservò il ragazzo dritto negli occhi.
«Se scoprirò che mi stai manipolando, ti ucciderò con le mie mani.
Chiaro?»
Clover deglutì, lo sguardo irrequieto mentre si strusciava contro la
mascella di Drake. «Sexy. Puoi essere davvero spaventoso.»
Drake chiuse gli occhi e trattenne il gemito che minacciò di uscire
dalle sue labbra di fronte a quelle carezze delicate. «Ecco la lezione numero
uno. Non permettere a nessuno di ammanettarti,» disse e lo spinse giù,
tenendo una mano in quella chioma bionda mentre l’altra si occupava dei
suoi pantaloni.
Clover si accigliò. «Non è giusto. Che razza di lezione è se non mi
mostri come evitarlo?»
Tuttavia, quella protesta fu ignorata, perché sapevano entrambi che non
ci sarebbe stata nessuna vera lezione finché Drake non si fosse sfogato,
dopo aver represso i propri bisogni per settimane. Inoltre, non aveva
intenzione di sbarazzarsi presto delle manette, perché non esistevano molte
cose sexy al mondo come vedere Clover legato e inerme.
Il cervello di Drake si rimpicciolì, e lo spazio vuoto nel suo cranio fu
inondato da una sensazione afrodisiaca. Per la prima volta, si concesse di
toccare quel ragazzo perfetto, e il suo uccello divenne duro così in fretta che
sospirò di sollievo quando lo liberò dalla prigionia dei vestiti. «Batti il piede
tre volte se vuoi che mi fermi,» disse, aggrappandosi alle ultime briciole di
razionalità prima di sbarazzarsi degli occhiali del ragazzo.
L’eccitazione arrivò alle stelle quando le pupille di Clover
inghiottirono le sue iridi blu. Drake si afferrò l’uccello con una mano e
premette sulle guance del ragazzo con l’altra. Era certo che avrebbe aperto
le labbra di sua spontanea volontà, ma per lui era un piacere enorme poterle
allargare con la forza.
Il sollievo di poter finalmente strofinare la cappella sulla pelle rosea di
Clover fu così immenso da provocargli un brivido lungo la schiena. Non
credeva che sarebbe mai successo, perché troppo preso dal suo odio per
quel ragazzo per questioni per cui non poteva fare nulla. Non era colpa di
Clover se era stato fortunato o se Tank lo aveva accolto senza problemi.
Non meritava disprezzo solamente perché amava il sesso e voleva la
protezione degli uomini con cui andava a letto.
Quando fece sprofondare l’uccello in quella bocca stretta e accogliente,
Clover sbatté le ciglia bianche. Aveva avuto diverse fantasie che
coinvolgevano quel ragazzo. Pinze su quei capezzoli dolci come caramelle.
Un collare attaccato a un gancio per costringerlo a restare in punta di piedi
per tutto il tempo. Quel culo roseo come una pesca che accoglieva il suo
uccello.
Non ebbe la forza di andarci piano. Tutti avevano avuto un assaggio di
quel bocconcino e, se lo voleva anche lui, doveva lottare per averlo.
Afferrò la testa del ragazzo con entrambe le mani e spinse con più
forza. Il conato di vomito che emise fu musica per le sue orecchie, ma
osservò ogni smorfia che comparve sul suo volto, perché non voleva
perdere nemmeno un secondo di quello spettacolo.
Gli occhi di Clover si riempirono di lacrime, e le sue labbra rosee
divennero più pallide mentre gli avvolgevano la base dell’uccello. Se
doveva insegnare al ragazzo altri trucchetti utili, doveva allenare anche la
sua gola, ma per il momento si godette quelle contrazioni disperate attorno
alla cappella e quella lingua di velluto sulla parte inferiore della sua asta.
Tuttavia, nonostante la vista appannata, Clover non batté i piedi. Era
davvero un bravo ragazzo. Come aveva fatto a non accorgersene prima?
«Esatto, apri,» disse Drake, continuando a fare pressione finché i
muscoli cedettero, e il suo uccello affondò nella gola profonda di Clover,
che spalancò gli occhi in maniera quasi disumana. Luccicarono per le
lacrime involontarie, e il suo petto tremò quando capì che non poteva
respirare.
Le sue palle erano così tese che temeva di non poter resistere a lungo.
Ma a chi importava? In quel momento, Clover era suo e lo sarebbe rimasto
finché non si fosse arreso.
Si tirò indietro soltanto quando le gambe di Clover cominciarono a
tremare, e vedere quelle labbra stupende piene di saliva che avevano
bisogno d’aria fu come ricevere una scarica di adrenalina.
Non appena Clover riprese fiato, Drake spinse di nuovo, pizzicandogli
il naso per sicurezza. Clover piagnucolò ma accolse il suo uccello,
nonostante il viso fosse diventato di un altro colore. I capelli erano sparsi
sul prato, e rabbrividì per l’intensità del loro legame. Drake adorò ogni
istante di quella gola calda e stretta attorno al suo cazzo, come se fosse
pronto a succhiarlo fino all’ultima goccia.
La vita di Clover era nelle sue mani. In quel momento, era l’unico che
contava.
Il ragazzo si strozzò e lacrime gli bagnarono il viso mentre Drake gli
scopava la bocca impedendogli di respirare.
Fu incredibile.
L’orgasmo di Drake avanzava sempre più velocemente, ma non voleva
lasciare Clover senza un assaggio, così allontanò il suo uccello,
appoggiando soltanto la cappella sul morbido cuscino della lingua del
ragazzo e lo osservò singhiozzare e cercare disperatamente di riprendere
fiato.
A volte, credeva che fosse una cosa perversa che, tra tutti i kink
sessuali esistenti, fosse proprio quello a eccitarlo. Tuttavia, non importava
quando si trovava di fronte a un compagno così disponibile, così cominciò a
masturbarsi senza staccare gli occhi da quel viso devastato in una maniera
deliziosa. «Lo vuoi, troia?»
Clover aveva la vista annebbiata per le lacrime, ma concentrò gli occhi
sulla sua cappella. «Lo desidero da tanto,» disse con voce roca, agitando i
fianchi.
Drake sentì un’esplosione dentro la testa. Non vedeva l’ora di usare
quel ragazzo. Lasciarlo nudo e appeso con le catene per ore. Che Clover lo
apprezzasse o no, non importava, al momento, perché era solamente una
sua personale fantasia.
Non appena venne, e il suo sperma schizzò formando delle linee
bianche sulla lingua di Clover, il suo piacere raggiunse l’apice. Osservò il
ragazzo accettare quella violenza. Non solo ingoiò il suo sperma, ma si
leccò anche le labbra, come se fosse il migliore che avesse mai assaggiato.
Si osservarono a lungo mentre il desiderio di Drake accresceva.
Tuttavia, non era il momento adatto. Si rivestì e lo spinse a rialzarsi, felice
di notare il rigonfiamento nei jeans aderenti.
Clover inarcò la schiena per avere un bacio e provò a strusciarsi sulla
coscia di Drake come un cucciolo arrapato, ma lui, con il fiato ancora corto,
lo allontanò tirandolo per i capelli.
«Lezione numero due, pazienza. Ti permetterò di venire questa sera,
ma se scoprirò che ti sei masturbato prima, l’addestramento finirà, capito?»
Nonostante fosse appena venuto in quella gola sexy, quelle parole lo
mandarono in delirio di potere, e l’espressione terrorizzata sul volto di
Clover rese tutto ancora più interessante.
«Ma… che cosa? Questa sera?» piagnucolò, spingendo i fianchi.
Se avesse avuto tempo, avrebbe messo un plug vibrante nel culo del
ragazzo e poi lo avrebbe incatenato a un albero. Un’altra volta.
«Questa sera,» ripeté, afferrandolo per le spalle per portarlo verso la
strada.
Si sentì un uomo nuovo.
Capitolo 16 – Clover

Clover era ancora sotto shock dopo essere passato, in una frazione di
secondo, da una sensazione di panico allo stato di pura euforia, fino ad
arrivare a un senso di pace. Aveva ancora il sapore dello sperma di Drake in
bocca, dopo quella scopata violenta, e le sue gambe erano deboli, tanto che
il mercenario dovette sostenerlo mentre attraversavano il bosco, stringendo
la chioma lunga con una mano, usandola come guinzaglio. Clover temeva
che, nel caso fosse inciampato, la presa di Drake sui suoi capelli potesse
essere l’unica cosa che gli avrebbe evitato di spezzarsi il collo.
Perché Drake non gli aveva tolto le manette.
Tuttavia, Clover non aveva alcun dubbio di essere al sicuro. Drake si
era finalmente lasciato andare, scegliendo di seguire i propri bisogni, che
dovevano tormentarlo da un po’, cogliendo la palla al balzo.
Tank a volte era un po’ rude quando gli teneva il collo, ma con Drake
era tutto su un altro livello. Aveva limitato le sue capacità respiratorie in
maniera controllata e precisa, ed era ancora sconvolto quanto lo avesse
eccitato essere alla mercé di un’altra persona.
Non proferirono parola quando ripercorsero la strada, dato che Clover
era stupito da quello che aveva scoperto sul passato di Drake. Atrocità vere
e terrificanti che lo toccavano troppo da vicino. Comunque, venire a
conoscenza di che tipo di tragedia avesse dovuto superare, lo rese ancora
più eccezionale ai suoi occhi. Quell’uomo aveva attraversato le parti più
oscure dell’inferno, ma ne era riemerso più forte, capace ed esperto.
Clover voleva essere come lui. Desiderava imparare e sviluppare delle
capacità che, un giorno, avrebbero potuto rivelarsi cruciali per
sopravvivere. Non voleva essere il topo.
Dopo aver camminato per una decina di minuti, sentirono chiamare i
loro nomi. Drake si portò una mano al lato della bocca, e poi urlò:
«Arriviamo. Clover è con me.»
Forse non era molto, ma sentire il suo nome pronunciato con quello di
Drake gli fece battere forte il cuore, e la sua andatura divenne più stabile
non appena si avvicinarono alla strada, anche se tutto cambiò non appena
vide delle dita sporche di sangue.
Un cadavere si trovava tra la vegetazione rada. Clover cominciò ad
avere difficoltà a respirare e corse per evitare di vedere troppo, ma la presa
di Drake sulla sua testa non gli diede tregua.
«Volevi essere pronto. Ecco come puoi cominciare,» mormorò,
trascinandolo verso quel corpo ricoperto di sangue disteso tra gli alberi.
Aveva guardato solo di sfuggita il corpo di Riggs e aveva visto Drake
uccidere le tre persone che li avevano attaccati, ma quello fu diverso.
Nonostante la nausea che provò, non oppose resistenza e osservò la scena.
L’uomo doveva essere stato ucciso dall’esplosione. Un lato del suo
viso era ricoperto di bruciature, e l’impatto gli aveva conficcato dei
sassolini nella pelle. Aveva un occhio ancora aperto che fissava con
espressione vuota il cielo, mentre l’altro era esploso nella pelle ustionata.
Tuttavia, come se non fosse abbastanza terrificante, Clover notò una
mano sul prato, staccata dal resto del corpo. Stringeva ancora una pistola,
come se fosse pronta a tornare in vita per attaccarlo, anche se non aveva più
un corpo. Piagnucolò e fece un passo indietro, scontrandosi con Drake, che
non si mosse. Prese un respiro profondo, inalando l’odore di carne bruciata
e sangue. Era solamente un corpo. Non importava quanto sembrasse
spaventoso. Quell’uomo, che era venuto per lui, per cacciarlo come se fosse
una volpe bianca, utile solamente per la sua pelliccia, non meritava la sua
pietà. Al contrario, non era degno di avere una sepoltura in quei boschi
stupendi.
«Vedi il suo cranio sfondato?» gli chiese, allontanando la mano dai
suoi capelli per posizionarla dietro la sua schiena, come se volesse
sostenerlo emotivamente, nonostante la crudezza di quella lezione. «Forse
non lo avrà ucciso subito, ma tutto il sangue che ha perso? Credo che sia
stata la sua fine. Guarda attentamente.»
Clover deglutì e sentì il corpo intorpidito. «Quando hai ucciso per la
prima volta?»
Drake rimase immobile ma, alla fine, cominciò ad accarezzargli la
nuca mentre osservavano le macchie rosse che macchiavano il muschio e la
felce lussureggiante che copriva il braccio lacerato. «Uno dei miei padroni
voleva sbarazzarsi di un cliente. Mi costrinsero ad avvelenarlo. Avevo…
non lo so. Forse dodici anni.»
Clover sentì un nodo alla gola e si avvicinò al mercenario. In quel
momento, le mani legate erano ancora più opprimenti, perché desiderava
abbracciarlo con disperazione. Non poteva nemmeno immaginare che cosa
avesse dovuto affrontare. In confronto, i suoi problemi erano delle
sciocchezze.
Aveva sempre creduto di poter sopravvivere grazie alle menzogne e
manipolando gli altri, ma in quel momento si rese conto che, se desiderava
vivere davvero e smetterla di nascondersi per sempre, doveva cambiare.
Non era un ratto destinato a rintanarsi negli angoli più bui. Era stanco di
girare attorno ai predatori e nutrirsi dei loro avanzi. Se voleva essere
migliore delle bestie che lo circondavano, doveva guardare la morte negli
occhi senza paura.
Per quel motivo, fissò quel corpo inerme senza battere ciglio.
Drake lo allontanò dal cadavere, tenendolo ancora vicino a sé.
«Preferirei che non parlassi con i ragazzi di quello che ti ho detto sul mio
passato,» disse con la sua solita pronuncia, aprendo a malapena le labbra.
Clover ormai ci aveva fatto l’abitudine, anche se conoscere il vero motivo
che lo spingeva a nascondere la lingua gli spezzò il cuore.
Scosse il capo. «Non lo farò. Non potrei mai.»
Drake gli accarezzò la testa. «Mai è un parolone. Le persone possono
essere spinte oltre i loro limiti, ma apprezzo il pensiero.»
Clover deglutì e provò una sensazione terribile allo stomaco quando
ricordò perché fossero soli. «E tu… non dirai a Tank che volevo scappare?»
Drake sbuffò, facendo scivolare il braccio attorno alla sua vita, mentre
si dirigevano alla fine del pendio. «No, ma solo se ti comporterai da bravo
ragazzo fino a questa sera,» rispose, e socchiuse gli occhi, conferendo
un’aria sinistra al suo sorriso sexy. Nonostante il comportamento freddo,
sapeva come essere affascinante. Un bellissimo serpente che ipnotizzava
con i suoi occhi mentre agitava il sonaglio in segno di avvertimento.
Clover lo stuzzicò con il gomito, sentendosi già a suo agio con quello
spirito di squadra che si era sudato. Con Drake al suo fianco, il gruppo era
davvero unito. «Io sono un bravo ragazzo. Tank può confermartelo.
Comunque, se dovrò, aspetterò tutta la sera.» Sospirò in modo esagerato. La
sua erezione non era ancora scomparsa del tutto, quindi ogni carezza e ogni
provocazione erano una corsa sulle montagne russe che non poteva
abbandonare ma, sebbene non volesse attendere, si sarebbe divertito
ugualmente.
Pyro fu il primo a notarli. Prese un ramoscello e lo lanciò verso di loro.
«Che cazzo? Vi stavamo cercando!»
Tank scese dall’auto con addosso dei vestiti puliti, e li raggiunse sul
ciglio della strada, osservando Clover con sguardo di fuoco. «Che
succede?»
Clover sentì un nodo in gola quando uno dei suoi piedi scivolò su una
roccia, ma Drake evitò che cadesse, tenendolo stretto come se le sue gambe
potessero restare incollate su qualsiasi superficie. «Uno di quei tipi l’ha
inseguito, così sono intervenuto.»
Tank si avvicinò e li fissò in cagnesco. «E non sei riuscito a trovare le
chiavi delle manette in mezzo al prato? Le ha fatte cadere?»
Drake gli sfiorò le spalle, inviandogli un brivido lungo la schiena.
L’attesa sarebbe stata insopportabile. «No, sono le mie manette.»
Il silenzio sembrò dilungarsi per un tempo infinito mentre tutti li
fissavano, finché Pyro non fischiò.
«Ecco com’è andata. Clover voleva ringraziare il suo eroe, e tu hai
finalmente scoperto i suoi numerosi talenti. Buon per te, fratello,» disse,
sogghignando come se non fossero appena stati attaccati da un branco di
mercenari.
Boar comparve da dietro un cespuglio accanto al torrente, mentre stava
ancora lavandosi il viso con un panno. «Voglio dire… vivi e lascia vivere,
ma a Clover sta bene?»
«Allora?» lo spronò Drake, guardandolo con uno sguardo così intenso
che si sentì di nuovo trasportato sul prato in cui il mercenario aveva
attaccato la sua bocca.
Si schiarì la gola e sogghignò. «Sapete che ho un debole per Drake dal
primo giorno.»
Tank allungò una mano per aiutarlo a scendere la parte finale del
pendio, ma Drake lo attirò sotto il suo braccio snello, ma forte. «Oggi è
mio.»
Tank spalancò gli occhi. «Okay. Sono un po’ confuso, ma mi sta bene.»
Clover trattenne un sorrisino non appena sentì la parola “mio” uscire
dalle labbra di Drake. Era da parecchio che sbavava dietro a quell’uomo,
ma non avrebbe mai immaginato di instaurare con lui un legame così forte
come quello che avevano condiviso quel giorno.
Desiderava averlo al suo fianco perché la sua protezione gli faceva
comodo, con il bonus aggiunto di un po’ di sano divertimento, ma aveva
scoperto che sotto la corazza dura di Drake si celasse molto di più. Tuttavia,
se voleva che i ragazzi ricambiassero la sua fiducia, doveva crescere,
imparare e non limitarsi a essere un bel faccino. Doveva offrire di più di
sorrisi e sesso.
«State tutti bene?» chiese loro.
Pyro scosse il capo e strizzò gli occhi. «Non cambiare discorso, stiamo
tutti bene. Voglio sapere tutto su questa novità perversa.»
Drake sospirò e strinse di nuovo la presa sui capelli di Clover per
spingerlo verso le auto. I ragazzi avevano usato i loro veicoli per spostare i
tronchi caduti e avevano creato un passaggio. Non c’erano cadaveri in vista.
«Non ti devo alcuna spiegazione. Se ti comporterai bene, dopo potresti
anche ottenere un pompino, ma solamente se non lo farai venire.»
La bocca di Pyro tremò e poi emise una risata roca. «Questa storia
diventa sempre più interessante.»
Tank incrociò le braccia sul petto e sorrise quando incrociò lo sguardo
di Clover. «Sei un ragazzo fortunato. Hai tutte le attenzioni per te.»
Clover inspirò profondamente, temendo la reazione una volta svelata la
verità, ma aveva bisogno di esprimere la decisione che aveva preso, anche
se per gli altri poteva essere troppo. «Sì, sono fortunato ad avervi, e non
voglio che tutto questo finisca. Io… non mi sono mai sentito così. Posso
restare con voi, per favore?»
L’atmosfera seria che all’improvviso li avvolse gli fece venire la pelle
d’oca, così abbassò il capo, dirigendo lo sguardo sulle punte delle sue
scarpe, per paura di affrontare un rifiuto.
Drake allentò la presa tra i suoi capelli, ma le sue dita continuarono a
muoversi, inviandogli delle sensazioni deliziose in tutto il corpo, come se
sapesse come manipolare le sue terminazioni nervose a proprio vantaggio.
Boar si avvicinò a Clover talmente in fretta che sollevare lo sguardo
sembrò necessario. Sebbene lui si aspettasse di essere rimproverato per aver
superato un limite, quell’uomo imponente come un orso lo abbracciò e lo
sollevò in aria per un momento.
«Sì. Stavo dicendo a Pyro che sei davvero perfetto per noi. Così bello e
dolce, e cogli il mio senso dell’umorismo!»
Clover sorrise, incapace di ricambiare l’abbraccio, anche se era ancora
felice di essere stretto in quella maniera. «Anche tu sei molto dolce. Sai, per
essere un assassino.» Sbuffò e strofinò il naso contro l’orecchio di Boar,
inebriandosi del suo aroma di cacao che lo accompagnava dalla colazione.
Anche Pyro si avvicinò, travolgendolo con il suo sguardo infuocato.
«Sono più che felice di tenerti, Clo. Sei abbastanza per tutti.»
Il suo cuore batté forte quando sollevò lo sguardo su Tank. «Che ne
dici, Paparino? Posso restare?»
Il pomo di Adamo di Tank sussultò, ma poi il mercenario fece un passo
in avanti e gli catturò le labbra in un bacio così intenso che lui ebbe la
sensazione di poter volare. Poi gli passò le labbra sulla fronte e lo strinse tra
le braccia.
«Certo che puoi, ragazzo.»
Clover bramava un altro bacio, sentendo già la mancanza delle carezze
del suo Paparino, tuttavia Drake lo trascinò verso di sé, afferrandolo per la
maglietta.
«Okay, adesso che abbiamo condiviso il nostro momento Kumbaya e
stabilito che vogliamo tutti che Clover resti, abbiamo bisogno di un piano.
Finché non ci sbarazzeremo di chi lo sta cercando, non sarà al sicuro.
Nessuno di noi potrà rilassarsi finché non avremo chiuso questa storia,»
disse Drake prima di mettergli un braccio attorno alle spalle, e lui non poté
fare a meno di sorridere. “Abbiamo stabilito che vogliamo tutti che resti”.
Non poteva aspettarsi di più da Drake, che non era davvero il genere
d’uomo impaziente di esprimere i propri sentimenti. Tuttavia, quella
reazione superò le sue aspettative.
La bocca di Tank si irrigidì e si massaggiò il mento mentre fissava i
due uomini. Boar fu il primo a rompere il silenzio.
«Se mantenessimo un profilo basso, la situazione non si risolverebbe
da sola?»
Pyro aggrottò la fronte e scosse il capo. «E poi cosa? Vivremo per mesi
con i nostri risparmi mentre siamo nel fiore dei nostri anni, il momento in
cui possiamo guadagnare di più per il nostro futuro? No. Abbiamo bisogno
di un piano.»
Boar sbuffò. «Da quando pianifichiamo?»
Pyro allargò le braccia. «Da quando è importante, okay?»
Il braccio di Drake sulle spalle di Clover divenne più rigido, mentre
toccava le sigarette in tasca con l’altra mano. «Se non potranno avere lui, si
accontenteranno di un altro bel ragazzo albino. Per te è così facile? Ti sta
bene lasciare le cose per come stanno, finché Clover sarà al sicuro?»
Tank apparve indignato e appoggiò entrambe le mani sui fianchi,
gonfiando il petto. «Secondo te dovremmo fermare solamente i trafficanti
che cercano il nostro ragazzo perché è una questione personale? Sai anche
tu che si tratta di una macchina internazionale gigantesca. Non c’è molto
che possiamo fare.»
Boar gli accarezzò i capelli. «Sì, non facciamo sempre del bene. Non
siamo supereroi. Se riusciremo a raggiungere il rifugio di Tank senza dare
nell’occhio, Clover potrà restare in pace finché sarà necessario.»
Ingranaggi arrugginiti si mossero nel cervello di Clover. «Aspetta. Che
cosa? Non posso restare in casa senza fare niente per anni. Drake ha
ragione. Dobbiamo dare la caccia a chi mi insegue e farla finita con questa
storia.»
Gli occhi di Tank divennero due fessure. «Noi?»
Pyro fece un passo avanti, come se volesse dimostrare con la sua
presenza che sosteneva l’idea di Drake. «Sono d’accordo. Qualcuno
dovrebbe restare con lui tutto il tempo.»
Clover spalancò gli occhi. Ma nessuno lo stava ad ascoltare? «Non
resterò in casa per sempre…»
Drake lo interruppe coprendogli la bocca con le dita che odoravano di
tabacco, e poi fissò Tank dritto negli occhi. «Credi davvero che potrebbe
restare con noi senza un addestramento adeguato? Dovrebbe almeno sapere
come difendersi.»
Clover divenne paonazzo, ma non trovò la forza di protestare contro
Drake.
Tank scosse il capo con un ghigno. «Che cazzo stai dicendo? Il ragazzo
non è abbastanza coraggioso per il genere di lavoro che facciamo, quindi sì,
Clover, se necessario farai quello che ti diremo e resterai in casa.»
Pyro allargò le braccia. «So che sei il suo “Paparino” e tutto il resto,
ma non è giusto, non credi? Il ragazzo dovrebbe imparare le basi.»
Boar sembrava un po’ pallido quando indietreggiò e incrociò le
braccia, come se volesse creare una barriera fisica in mezzo a quel conflitto,
ma alla fine guardò verso di lui. «È questo che vuoi, Clover?»
Tank alzò gli occhi al cielo. «Perché glielo chiedi? Non ha idea di che
cosa comporti davvero il nostro lavoro.»
«Può imparare,» rispose Drake e lasciò andare Clover quando non poté
più resistere al suo bisogno di nicotina.
Clover voleva disperatamente poter afferrare la mano di Tank, così
fece un passo avanti e si accontentò di appoggiare la fronte sul petto del suo
Paparino. Era così muscoloso, e il profumo fresco che lo avvolgeva lo fece
sentire al sicuro. «Ti prego. Posso farcela. Non voglio restarmene senza fare
niente quando qualcuno verrà per me.»
Non appena Tank sospirò, Clover non ebbe bisogno di guardarlo per
sapere che quel silenzio significava che il mercenario era indeciso.
«Lo addestrerò io,» disse Drake alla fine.
Tank gli appoggiò una mano sulla nuca, come per indicare che aveva
lui l’ultima parola. «È troppo appariscente e ha problemi di vista. Non finirà
bene. Io posso proteggerlo.»
Clover si accigliò. «Apprezzo quello che fai, non sono un ingrato, ma
voglio allenarmi. Non avrò mai un fisico come il tuo, ma posso imparare.
Posso indossare le lenti a contatto. Posso essere veloce e imparare dove
colpire, e poi nessuno sospetterà mai di me.»
Pyro sbuffò. «Guardalo. Il ragazzino è cresciuto.»
L’odore di fumo divenne più intenso data la mancanza di ventilazione.
Senza quell’indizio Clover non avrebbe mai sentito Drake avvicinarsi. Fu
silenzioso, una dote che Clover desiderava tanto imparare.
«Il suo corpo è simile al mio quando ero più giovane. Se si impegnerà,
potrà sviluppare anche il suo, così non dovrà dipendere da nessuno. Anche
se non lo aiuterà a diventare più alto, ci sono delle cose per cui può essere
utile. Potrà sfruttare la sua agilità e liberarsi da un potenziale nemico, se
saprà come muoversi.»
Boar annuì. «Nonostante il mio cuore non voglia mettere Clover in
pericolo, credo anch’io che tenerlo in una gabbia d’oro non gli sarà di alcun
aiuto.»
«Inoltre, non potremo tenerlo sempre d’occhio, quando ci muoveremo.
Distrazioni simili potrebbero costarci la vita,» aggiunse Pyro.
Tank brontolò qualcosa e gli massaggiò le spalle con espressione
afflitta. «D’accordo, ma assisterò anch’io all’addestramento. Non potrai più
dormire fino a mezzogiorno, ragazzo. Se devi correre questo rischio, devo
avere la certezza che ho fatto del mio meglio per prepararti.»
Clover si illuminò, anche se sapeva che avrebbe rimpianto quella
decisione una volta madido di sudore e stanco. Tuttavia, in quel momento
non importava. Doveva insistere. «Grazie.»
«Adesso lo porterò nel furgoncino,» disse Drake, accarezzandogli la
schiena.
Tank si voltò così bruscamente che Clover ebbe una fitta al cuore.
«Paparino?»
Tank rimase in quella posizione per un secondo, passandosi le mani sul
viso, così Clover si allontanò da Drake e girò attorno a Tank per
posizionarsi davanti a lui. Non voleva che si salutassero in quell’atmosfera
tesa.
«Un bacio?» sussurrò, mettendosi in punta di piedi.
L’espressione dura sul volto del mercenario si addolcì per una frazione
di secondo. Poi affondò le mani tra i suoi capelli e lo baciò con tanto
trasporto e passione, tanto che l’eccitazione che ormai si era indebolita,
dopo l’incontro erotico con Drake, tornò di nuovo alle stelle. Tank gli lambì
la bocca con la lingua calda, facendogli capire chi avesse il controllo sulla
sua vita. Tuttavia, le sue azioni nascondevano anche una dolcezza disperata
e quando il bacio finì, Clover si strinse di nuovo al suo Paparino, sentendo
il bisogno di un altro bacio prima di dividersi per le due ore seguenti.
«Vedrai. Non ti deluderò.»
«Lo spero per te. Non ti permetterò di deludermi nemmeno se sarà
doloroso. Capito, ragazzo? Quando dico salta, tu devi chiedere quanto in
alto.» Nonostante il tono duro, Tank gli accarezzò i capelli e lo abbracciò
con forza.
«Sì, Paparino.»
Capitolo 17 – Clover

Clover si sentì come nella sequenza di allenamenti di un film. L’unica


differenza era che, invece di tre minuti, erano trascorse tre settimane.
Inoltre, non faceva gli stessi progressi dei personaggi cinematografici. Di
sicuro era migliorato con la pistola, ma era più che consapevole che aveva
ancora parecchio da imparare.
Avevano raggiunto la casa di Tank nell’Oregon senza problemi. Quel
posto era completamente diverso dai cottage in cui avevano alloggiato fino
a quel momento. Anche se si trovava in una zona isolata, invisibile dalla
strada, era un edificio moderno più che un cottage intimo.
Non che non fosse accogliente, era solo… enorme. Come la casa di
una persona che, finalmente, era riuscita dopo tempo a soddisfare il proprio
bisogno di privacy e la necessità di avere tanto spazio. Il seminterrato era
abbastanza ampio da accogliere tutte le auto, come anche la palestra e una
zona piscina non molto grande con una parete di vetro che offriva una vista
sul lago. Al primo piano si trovava una cucina moderna e perfetta per un
ristorante, una sala giochi con una TV enorme e un tavolo da biliardo, e un
soggiorno che portava al secondo piano. Il piano superiore era pieno di
opere moderne scelte dai proprietari precedenti e aveva tre stanze da letto,
ognuna con bagno privato.
Ogni elettrodomestico era all’avanguardia, e l’edificio, anche se
moderno e fatto di vetro e marmo, si armonizzava con la natura che lo
circondava invece di cozzare.
Tuttavia, dato che quel posto apparteneva a Tank, il mercenario non si
era smentito, e aveva circondato la proprietà con una recinzione elettrica e
posizionato telecamere nascoste e sensori lungo tutto il perimetro. Inoltre,
era presente anche una camera antipanico.
Solo per sicurezza.
Clover aveva scoperto una delle telecamere quando aveva scopato con
Pyro in piscina e si era sorbito una bella ramanzina perché “Tank non
voleva nuotare in mezzo allo sperma”. Avevano guardato il video insieme, e
Tank non era riuscito a tenergli il broncio a lungo quando aveva ricevuto un
lavoretto di bocca durante quella visione privata.
Clover dormiva con il suo Paparino nella camera padronale, ma non
era un problema perché quel letto andava bene anche per quattro persone.
Trascorrevano spesso del tempo negli spazi comuni, e dopo giorni
massacranti trascorsi ad allenarsi, non c’era modo migliore per rilassarsi
che condividere un pasto fatto in casa con i ragazzi o guardare un film
insieme. Non si era mai sentito così a casa nelle famiglie affidatarie con cui
aveva vissuto, nemmeno con Jerry e con la squadra di ladruncoli. Ogni
giorno la sua decisione di restare con i mercenari gli dava la sensazione che
fosse l’inizio di una nuova vita. Una in cui era amato e desiderato,
nonostante i suoi difetti.
Inoltre, non aveva nemmeno intenzione di essere il loro schiavetto.
Voleva fare la sua parte.
Riusciva già a vedere dei miglioramenti perché sollevava dei pesi
maggiori, e Drake gli aveva anche insegnato le basi delle tecniche di
autodifesa. Non vedeva l’ora di mettere le mani sui coltelli di Drake, ma il
mercenario si era fatto quattro risate, dicendogli senza tanti giri di parole
che non avrebbe toccato le sue lame se prima non fosse stato davvero
pronto.
Nelle tre settimane trascorse in casa di Tank, Clover era uscito dai
confini della proprietà solamente una volta. Con i capelli nascosti sotto un
capellino da baseball, degli occhiali da sole che nascondevano la maggior
parte del suo viso e una felpa, era andato da un ottico per ordinare delle
lenti a contatto. Per ragioni di sicurezza, non avrebbe dovuto chiedere a
Boar di fare altro, ma erano comunque andati a visitare un museo d’auto.
Avevano anche fatto uno strappo alla dieta che Tank gli aveva prescritto e
mangiato una quantità assurda di gelato.
Era il loro piccolo segreto, anche se Clover non era intenzionato a
rifare niente di simile per un po’. L’eccesso di calorie lo aveva fatto sentire
fiacco durante il campo di addestramento al lago, e non era valsa la pena
soffrire così tanto per quei quindici minuti di piacere. Drake era così agile
che gli pareva di sentire la differenza tra le loro forme fisiche accrescere
invece che diminuire. Anche se l’allenamento di quella giornata aveva
dimostrato che Drake non era bravo quanto Tank con le flessioni, aveva
però messo in chiaro chi fosse il più agile e veloce del gruppo. Clover stava
ancora cercando di finire il primo giro di corsa attorno al lago quando
Drake lo sorpassò per la seconda volta, come se volesse dimostrargli quanto
ancora avesse da imparare.
Clover alzò le braccia per la frustrazione. «Mi prendi in giro?» urlò,
nonostante non dovesse sprecare aria preziosa per i suoi polmoni doloranti.
Drake si voltò con un ghigno, correndo al contrario come se per lui
fosse solamente un gioco. «Per te è troppo? Hai bisogno di saltare sulla
schiena di qualcuno?» Prima che avesse il tempo di cogliere il significato
delle sue parole, Drake lo afferrò per le cosce e se lo caricò sulle spalle.
Non lo fece con la stessa facilità di Tank, ma era ugualmente ansioso di
sfoggiare la sua forza fisica.
Batté i pugni sulla sua schiena umida ma restò sorpreso di vedere
prima delle scarpe da ginnastica nere e poi Boar, che gli sorrise quando li
superò con il fiatone. «Finalmente! Non sarò io a perdere questa volta,
stronzi.»
«Per me è il secondo giro, Boar, quindi non vantarti troppo,» rispose
Drake, trasportando Clover lungo il sentiero baciato dal sole.
Boar sbuffò ma continuò a correre. «Almeno sarò più veloce di
Clover.»
«Clover deve cominciare a fare sul serio se non vuole morire
asfissiato,» disse Drake, scoppiando a ridere come se quell’addestramento
fosse una passeggiata.
Lui aveva il viso paonazzo e si dimenò, cercando di liberarsi da quella
presa. «Mettimi giù, posso farcela!»
Drake sbuffò ma eseguì gli ordini, rimettendolo a terra. Tuttavia, anche
se i suoi piedi ora erano stabili, lo stesso non si poteva dire del resto del suo
corpo. Sentì la testa girare e cominciò a vacillare.
«Avanti. Corri,» disse Drake, saltando per afferrare il ramo spesso di
un albero sopra di loro. Piegò le braccia e iniziò a sollevarsi con un ritmo
stabile, mentre i suoi muscoli si flettevano sotto la pelle appena un po’
abbronzata.
Cosa?
Clover si guardò attorno, e si rese conto che gli alberi che
circondavano il lago riuscivano a nasconderli. Un sorrisino comparve sulle
sue labbra. Si avvicinò a Drake e gli avvolse le braccia attorno ai fianchi
spigolosi. Il profumo fresco agli agrumi del mercenario era sovrastato
dall’odore muschiato del suo sudore, così Clover si sporse, bramoso di
assaggiarlo. Sentì il sapore dolce delle gocce di sudore quando gli leccò
l’addome muscoloso. «E se volessi restare?»
Cazzo, Drake aveva un sapore delizioso. Anche il suo sudore era
profumato.
Clover ringhiò per l’eccitazione quando Drake gli avvolse le gambe
attorno al petto. Sarebbe stato capace di restare appeso a un ramo mentre
qualcuno gli faceva un pompino?
Le sue fantasie furono interrotte quando Drake strinse la presa. Vide le
vene sul collo dell’uomo emergere, non appena irrigidì tutto il corpo e
Clover si ritrovò sollevato dal suolo, i piedi che penzolavano a mezz’aria. Il
suo battito accelerò ma prima di avere la possibilità di avvicinarsi per un
bacio mozzafiato, Drake ruotò e lo lasciò andare, facendolo cadere sulla
terra.
La battaglia per riuscire a toccare Drake senza manette era ardua.
Tuttavia, non aveva intenzione di arrendersi. Si alzò, eliminò la polvere
dai pantaloncini da corsa e fece il giro dell’albero per raggiungere un ramo
più basso. Stava ancora lavorando sulle trazioni alla sbarra, ma sapeva
come arrampicarsi con un supporto per i piedi.
Drake continuava a fare su e giù, anche se le sue dita erano diventate
pallide. Tuttavia, non controllò il battito sul suo orologio fitness né sembrò
interessato al lago baciato dal sole. No. Continuò a fissarlo, come se non
sapesse se rendere il suo interesse ovvio o no.
«Sei veloce.»
Clover fece una smorfia a quel complimento, cosa che lo spinse a
impegnarsi di più. Adorava trascorrere del tempo con Drake, ed era
orgoglioso che il mercenario si fosse confidato con lui a proposito del suo
passato perché, nonostante quei ragazzi fossero molto uniti, dubitava che
parlasse di certe cose con loro. Lo aveva fatto sentire speciale. A Drake
piaceva scherzare con Pyro o trascorrere del tempo con Boar. Tank lo
conosceva da più tempo, ma la loro relazione non aveva niente a che vedere
con quella che lui condivideva con il suo Paparino.
«Faccio del mio meglio.» Clover si arrampicò sull’albero e appoggiò i
piedi sul ramo a cui era aggrappato Drake. Quegli occhi oscuri luccicavano
come le lame che l’uomo portava sempre con sé, pronti a strappargli gli
abiti di dosso. Quello sguardo lo fece trepidare.
A corto di fiato, cercò di ritrovare l’equilibrio e guardò il lago,
sentendosi a disagio poiché la sua cotta per Drake era più che evidente.
Tuttavia, sebbene fosse in imbarazzo, il bisogno di mettersi in mostra
prevalse, così lasciò andare il tronco ruvido e restò in equilibrio sul ramo
spesso, anche se poteva aggrapparsi a quello che si trovava all’altezza del
suo petto, in caso avesse avuto bisogno di salvarsi.
Le mani di Drake fremettero, come se avesse il sospetto che lui potesse
toccarle. Non era un uomo che riusciva a fidarsi facilmente. Clover lo
capiva, e anche se la loro relazione era diventata più forte da quando erano
arrivati in quel posto, Drake non era ancora bravo a parlare dei suoi
sentimenti, preferendo mantenere un’aria di mistero attorno a sé.
Quell’atteggiamento lo faceva impazzire, e sentiva ancora di più il bisogno
di ottenere la benevolenza del mercenario.
«Non hai detto che da piccolo avevi di rado l’occasione di stare in
mezzo alla natura? Hai un equilibrio incredibile,» disse Drake, restando
immobile.
Il suo cuore si fermò un attimo di fronte a quel complimento e si
abbassò per mettersi cavalcioni sul ramo accanto alle mani di Drake. Voleva
mostrare quello che era in grado di fare, non cadere sbattendo la faccia
davanti al ragazzo su cui voleva fare colpo. «Avevo un ragazzo che amava
il parkour, così ho imparato anch’io. Mi mollò quando divenni più bravo di
lui.»
Le labbra di Drake furono attraversate da uno spasmo, ma quando
pensò che non avrebbe ottenuto nessun’altra reazione, quel volto stupendo
si rilassò e comparve un sorriso ancora più affascinante dell’espressione
dura che il mercenario esibiva di solito. «Potresti essere uno scassinatore
perfetto.»
Clover ricambiò il sorriso e si abbassò, desiderando le attenzioni di
Drake dopo essere stato respinto a lungo. Quel sorriso raro gli diede
speranza e lo attirò ancora più vicino, come se fosse una falena che non
aveva paura di scottarsi una volta toccata la luce. «Perché sono carino e
coccoloso?»
Tank, Boar e Pyro erano soddisfatti dal suo comportamento obbediente
e dolce, ma i gusti di Drake non erano semplici. Era molto critico,
diffidente, così veloce e agile che sembrava impossibile raggiungere il suo
livello, quindi era necessario fare colpo su di lui per avere la sua attenzione.
Aveva vissuto dei momenti orribili ma era riuscito a superarli e a diventare
una forza della natura, ed era quello uno dei motivi per cui lui lo ammirava.
Drake sbuffò e distolse brevemente lo sguardo, ma Clover notò il
rossore sulle sue guance. Non era fatto di pietra, allora. «Se è così che vuoi
definirti, fai pure.»
Clover non poté resistere di fronte alla reazione adorabile del
mercenario. Il rossore che gli imporporò il viso lo fece impazzire. «Aspetta,
guarda questo.» Afferrò il ramo davanti a sé, si assicurò che fosse
abbastanza resistente e ci saltò sopra.
Rimase immobile quando lo sentì scricchiolare sotto il suo peso, ma
che cosa poteva succedergli in quel posto, con i raggi del sole che colpivano
quel lago ridente, illuminandolo, mentre Drake aspettava la sua prossima
mossa? Non ci pensò oltre e indietreggiò, lasciando che la gravità facesse il
resto. Restò a bocca aperta e ansimò, e anche se la corteccia gli graffiò i
palmi non cadde, restando aggrappato a testa in giù mentre le punte dei
capelli sfioravano le nocche di Drake.
Un successo.
Sentendo la vittoria dargli alla testa, oltre il sangue, guardò il volto di
Drake a testa in giù. «Che ne dici di questo?»
Le narici di Drake si allargarono, ma non smise di guardarlo, e Clover
trovò fisicamente impossibile abbassare lo sguardo quando, dopo un paio di
secondi mozzafiato, le mani di Drake tremarono. Il mercenario si sollevò
affinché il suo viso si trovasse allo stesso livello del suo. Per la prima volta,
sul suo viso non c’era alcuna minaccia, ma solo dolcezza. «Potrei vedere se
riesco a inventarmi qualcosa con te a testa in giù,» disse, accarezzandolo
con il suo alito fresco che sapeva di menta e tabacco.
Un ghigno enorme comparve sul volto di Clover, anche se cominciava
a sentirsi confuso. «Mettimi alla prova,» lo stuzzicò e cercò di catturargli le
labbra in un bacio, ma quando contrasse lo stomaco per sporsi in avanti si
deconcentrò e le sue gambe cedettero. Provò ad aggrapparsi a qualcosa, ma
fu tutto inutile.
Il suo corpo divenne teso quando il mondo girò attorno a lui. Avvenne
tutto in pochi secondi, ma sentì delle braccia forti afferrarlo prima che
cadesse, spingendolo contro un corpo muscoloso.
Drake emise un verso strozzato e abbassò le mani sui fianchi.
«Maledizione.»
Clover si morse il labbro, ancora sconvolto da quell’atterraggio
improvviso. «Mi dispiace. Mi sono sforzato troppo. Tutto bene?»
Drake si accigliò quando aprì gli occhi e lo fissò, restando muto e
immobile. Da quando si erano conosciuti, Drake era sempre stato molto
geloso del suo spazio personale ed evitava ogni contatto fisico come se
fosse una piaga. Avevano fatto parecchio sesso orale dalla loro prima volta,
ma non si era mai rilassato né aveva lasciato che lui si rendesse utile, perché
preferiva legarlo, come se non volesse concedere a nessuno la possibilità di
toccarlo.
Tuttavia, quella volta, rimase sotto di lui, con aria più pensierosa che
tesa. «Ho affrontato cadute peggiori.»
Clover sbuffò, e non appena si rese conto che avevano fatto dei
progressi in fatto di intimità, chiuse gli occhi e spinse il naso sotto la
mascella di Drake, inebriandosi del suo profumo muschiato. «Non ti
disturba mai niente, non è vero?»
Il pomo di Adamo del mercenario si mosse contro le sue labbra, e
inspirò rumorosamente, senza mai allontanarlo, però.
Era una novità bizzarra potersi trovare sopra di lui, ma forse glielo
aveva permesso perché non lo considerava una minaccia?
Drake sollevò le spalle e il viso per incrociare il suo sguardo. Aveva
una foglia tra i capelli neri che spiccava in maniera eccentrica con il suo
aspetto cupo. «Ci sono parecchie cose che mi disturbano, solo che non
permetto che gli altri le vedano.»
Clover si leccò le labbra e gli tolse la foglia dai capelli. Sebbene
adorasse i suoi modi violenti in fatto di sesso, quel momento fu speciale, ma
non solamente per la dolcezza. Drake forse non riusciva a dirlo ad alta voce,
ma i suoi occhi penetranti lo spinsero a immergersi per scoprire quello che
si celava dietro quella scorza dura.
Una volta tuffatosi e scoperta la verità sul mercenario, sapeva di non
poter più trovare la forza di tornare indietro.
Si avvicinò con attenzione, anche se le sue intenzioni con quel bacio
erano palesi. Affondare o nuotare.
Le labbra di Drake tremarono come se non fosse certo di ciò che
voleva ma quando Clover si avvicinò ancora di più, quella bocca morbida si
dischiuse per lui. Il calore della lingua del mercenario lo fece ansimare
quando divennero una cosa sola, e Drake allargò le gambe per farlo stare
più comodo.
La dolcezza di quel bacio lo sorprese. Fu innocente, con poca lingua,
quasi come se Drake non avesse molta esperienza, anche se ogni carezza
sembrò avere l’intensità di un pompino stratosferico. Drake non lo stava più
respingendo; al contrario, gli accarezzò la schiena infilando le mani sotto la
maglietta.
Clover gemette quando il bacio divenne più intenso. Senza alcun
preavviso, Drake girò entrambi e Clover si ritrovò con la schiena contro il
terreno e schiacciato dal peso dell’uomo. Non appena aprì le labbra e la sua
lingua incontrò la punta biforcuta di quella del mercenario, si rese conto che
forse Drake poteva sentirsi a disagio.
Era difficile immaginarlo in imbarazzo, soprattutto per una
caratteristica del suo corpo.
Il mercenario ansimò e strofinò il naso contro quello di Clover, come
se fossero intimi già da tanto e quello non fosse il loro primo bacio. Il suo
corpo forte ma snello lo sovrastò, ma non provò a spingere le cose oltre,
preferendo prendersi tutto il tempo per esplorare quel bacio mentre si
trovavano per terra e avvinghiati sotto un albero.
«Che diavolo?» urlò da lontano Tank. «Sto facendo il mio secondo
giro!»
I passi erano sempre più vicini, quindi Clover abbassò la testa. Il
divertimento era finito. Sospirò quando fissò Drake negli occhi, e
l’espressione sorpresa che vide gli fece battere il cuore ancora più forte.
«Incredibile,» sussurrò, desiderando disperatamente esprimere quanto
significasse per lui. L’oscurità che ribolliva sempre nello sguardo di Drake
lo avvolse, gli era entrata dentro, dalla pelle fino a raggiungere i muscoli e
le ossa, marchiandolo per sempre, anche se non se si era nemmeno accorto
quando fosse successo.
Tank si fermò, sovrastandolo come un gigante. Quel bastardo non
aveva nemmeno il fiato corto. «Dico sul serio, ragazzo. Non vincerai questa
corsa seducendo il corridore più veloce.»
Drake si alzò e si stiracchiò come se non fosse successo niente. «Gli
stavo solamente facendo la respirazione bocca a bocca.»
Per un momento, sia Clover che Tank lo fissarono, sconvolti dalla
battuta, ma poi scoppiarono a ridere.
Clover sogghignò a Tank. «Ne avevo un bisogno disperato.»
Drake sembrava davvero compiaciuto, ma si alzò e lo trascinò con sé.
«Credo che ne abbia avuto abbastanza. Non vogliamo che soffra di
continuo. Non tutti possono allenarsi senza una pausa. Soprattutto perché
dobbiamo fare quella cosa questa sera.»
Clover si mise le mani sui fianchi. «Quale cosa?»
Tank mise il broncio e indicò Drake. «Te lo diremo dopo.» Si voltò e
aggiunse: «Salti su?»
Clover lasciò andare le domande e urlò prima di saltare sulla schiena di
Tank, abbracciandolo forte. Adorava essere trasportato sulle spalle, e Tank
sembrava avere una forza infinita.
Forse anche lui doveva cominciare a mangiare omelette con sei uova.
Capitolo 18 – Clover

Amava la doccia nel bagno in camera di Tank. Era più grande di una
vasca normale e aveva un pavimento ruvido di mattonelle scure antiscivolo,
perfette anche durante il sesso. Il soffione era grande quanto un piatto da
cucina e l’acqua che ricadeva come pioggia calda alleviava la tensione ai
muscoli dopo una giornata di allentamento, proprio come un massaggio.
Inoltre, se aveva voglia di guardare la natura stupenda che circondava la
casa, gli bastava aprire le tende della finestra che occupava tutta la parete.
Tutto quello mentre faceva la doccia.
Si prese il tempo necessario per scegliere uno dei dopobarba della
collezione costosa di Tank, applicò un idratante per il viso e, dopo un attimo
di esitazione, lo passò anche tra le natiche. Si chiese se “quella cosa” che
Tank aveva menzionato prima avesse a che vedere con il sesso, perché lui
era pronto. Era proprio ciò di cui aveva bisogno dopo una lunga giornata
stressante tra rivalità ed esercizi.
Dato che Pyro e Boar erano andati a vedere un film cruento in un
cinema vicino, era rimasto con Tank e Drake, che erano in camera da
quando aveva cominciato la doccia. Significava che avrebbero fatto una
cosa a tre? Era quella la sorpresa?
Si chiese brevemente se Drake fosse uno di quegli uomini che faceva
solo sesso orale, anche se sembrava più che interessato a guardare mentre
gli altri lo scopavano, quindi forse non era quello il caso. Magari aveva
bisogno di più tempo? Non aveva osato menzionarglielo per paura di
frantumare la fragile relazione che avevano instaurato, ma ogni volta che si
trovava bloccato tra le mani del mercenario, il bisogno di sentire il suo
uccello dentro di lui mentre lo prendeva da dietro diventava troppo difficile
da ignorare.
Un altro uomo si sarebbe già buttato, ma Drake non era un tipo
comune, quindi voleva concedergli tutto il tempo necessario. Soprattutto
dopo il momento che avevano condiviso quel pomeriggio, quando le
barriere avevano iniziato a cedere. Non aveva smesso di girargli intorno da
quando erano tornati a casa, si era seduto accanto a lui durante la cena e gli
aveva anche rubato un altro bacio in garage.
Le cose stavano migliorando.
Si tamponò i capelli con un asciugamano, indossò le lenti a contatto
nuove, e tornò in camera esattamente come Madre Natura lo aveva fatto. In
parte si aspettava di trovare entrambi gli uomini nudi, o magari con la
biancheria intima, ma erano completamente vestiti e seduti ai lati opposti
del letto. A volte, Clover fantasticava di poterli vedere mentre scopavano,
ma sembrava che fosse una prerogativa di Pyro e Boar. Un ragazzo poteva
sognare.
Comunque, la serie di strumenti che notò appoggiati su un panno in
fondo al letto non aveva niente di sexy. Non appena vide quegli oggetti
luccicanti, oltre a un bisturi, ogni traccia di eccitazione abbandonò il suo
corpo.
Restò paralizzato, così sconvolto da quella scena che prese in
considerazione l’idea di tornare in bagno. «Che cos’è quello? Qualunque
cosa sia, non mi piace.»
Drake si alzò e gli passò l’accappatoio soffice ed enorme di Tank che si
trovava sull’appendiabiti. «Dobbiamo parlarti.»
Tank accarezzò la parte centrale del letto senza aprire bocca.
Quando si sedette, Clover fu felice di avere la protezione di quel
tessuto soffice. Provò a non fissare gli strumenti chirurgici, ma non poté
ignorarli. «Ehm… sì?»
Tank si voltò per guardarlo mentre Drake rimase in piedi con
l’espressione oscura che Clover aveva sempre considerato una caratteristica
permanente, prima di vederlo sorridere.
«Non si tratta di sesso, solamente per fare chiarezza su quel punto,»
disse Tank.
Clover sospirò per il sollievo. «Bene, perché non mi piace il dolore.»
Drake sogghignò. «Le pinze per capezzoli non ti sono dispiaciute.»
Tank sollevò una mano. «Non cambiare discorso.»
Drake si strinse nelle spalle, anche se il sorriso non scomparve del tutto
dal suo volto. «Era tanto per dire.»
Clover si morse le labbra, fissando di nuovo il bisturi, ma Tank gli
accarezzò il braccio. «Vuoi essere libero, ragazzo? Potremmo avere un’idea
per aiutarti.»
«Ho scoperto chi era il tuo compratore,» disse Drake, appoggiandosi
alla parete e incrociando le caviglie. «Ma non riesco a localizzarlo.
Dobbiamo chiamarlo e fingere di essere interessati a fare affari con loro. In
questo modo, lo avremo in pugno, ma dovrai fare da esca.»
«Ma io credo che sia troppo rischioso,» intervenne Tank.
Clover deglutì quando quell’atmosfera cupa lo travolse. La paura era
solamente un’ombra. Non era da solo. I suoi uomini non lo avrebbero
proposto se non avessero pensato che fosse la soluzione giusta. «Capisco.
Lo farò se è l’unico modo. Sono stanco di scappare.»
Le spalle imponenti di Tank cedettero. «Temevo che lo avresti detto.»
Drake annuì in maniera discreta. Il piano era suo? Drake era l’unico
che credeva fermamente che non potesse fare affidamento soltanto sulla
protezione degli altri. Inoltre, per quanto lui odiasse il pensiero di essere
rapito, sapeva che era la cosa giusta da fare.
«Ti fidi di noi?» gli chiese Tank, accarezzandogli una mano. Era così
larga da poter coprire entrambe le sue ed emanava una forza in grado di
proteggerlo a qualsiasi costo.
«Sì,» rispose con sincerità. Nessuno si era mai meritato la sua fiducia
come quei quattro uomini che lo avevano accolto, quando gli altri lo
avevano abbandonato.
Tank deglutì e distolse lo sguardo. «E io so che non perderai la calma,
ma per essere certi di ritrovarti in caso ci fregassero, dobbiamo mettere
questo dentro di te,» disse, e prese un piccolo contenitore di vetro, con
dentro degli apparecchi elettronici minuscoli.
Clover rise nervosamente, anche se non era per niente divertito.
«Dove? Dove non batte il sole?»
Drake serrò la mascella e mise il broncio. «Non è uno scherzo, Clover.
Dovremo metterlo nella tua schiena.»
Gli si seccò la bocca quando osservò la forma ovale grande quanto
un’unghia. «Ma è così grande,» disse, con respiro affannoso non appena
tornò a guardare il bisturi. «Vuoi metterlo sotto la mia pelle?»
Drake sospirò e si sedette sull’altro lato del letto. «È come un
microchip che si usa per gli animali. È un po’ più grande perché non hai le
stesse dimensioni di un cane o di un gatto. Non sarà terribile.»
Clover non riusciva ad accettarlo, anche se i ragazzi non gli avrebbero
mai mentito. Il dolore non poteva essere insopportabile, e non era quella la
sua più grande paura. Era il pensiero di averlo per sempre dentro di lui che
lo faceva tentennare. Tuttavia, se odiava davvero l’idea di avere un
localizzatore impiantato nel corpo sempre, poteva farlo togliere in futuro.
«Posso avere qualcosa da bere?» chiese.
Tank aggrottò la fronte. «Sanguinerai di più.»
«Starà bene. Dobbiamo intorpidire la zona,» aggiunse Drake,
indicando una siringa non molto grande.
Almeno non volevano fargli del male. Era un bene. Davvero
cavalleresco.
Si mosse, anche se un po’ a disagio. «Pyro e Boar lo sanno?»
«Sì, ma è inutile farne una questione di stato. Dobbiamo farlo e basta,»
rispose Tank.
Clover annuì, anche se non era elettrizzato, così non aggiunse altro.
Drake si morse il labbro e si avvicinò fino a ritrovarsi seduto sul letto
accanto a lui. «Non possiamo perderti.»
Si sarebbe aspettato una dichiarazione simile da Tank, ma ricevette
solo silenzio dal suo Paparino, il quale mostrò un’espressione severa
quando sollevò lo sguardo. «Se non funzionerà, Drake, ti impiccherò.»
Drake non rispose, così Tank proseguì dopo un paio di secondi di
silenzio. «Non posso perdere altre persone. Non se sono sotto la mia
protezione.»
Clover rimase senza fiato quando Drake tirò l’accappatoio,
scoprendogli le spalle. «C’era qualcun altro nel gruppo?»
Drake restò in silenzio, lasciando tutto nelle mani di Tank, il quale si
massaggiò il viso, privo della sua solita determinazione.
Sembrava triste. Rassegnato.
Desiderava abbracciarlo ma non osò impedirgli di fare ciò che doveva.
Il mercenario prese un paio di guanti in lattice e gli fece segno di voltarsi.
Clover cominciò a preoccuparsi, ma Drake lo guidò sul suo grembo e
fu un sollievo così forte che finì con l’abbracciarlo. Voleva tanto fondersi
con il suo corpo e non dover affrontare mai il dolore del bisturi né la
persona che desiderava possederlo come se fosse un antico vaso cinese.
Le dita coperte dal guanto erano asciutte, il loro tocco delicato sulla
sua pelle, e lui rimase immobile mentre Tank gli frizionava la scapola con
dell’alcol etilico. Provò a controllare la respirazione, inebriandosi del
profumo di Drake, ma quell’ago bastardo lo fece irrigidire.
Tank gli massaggiò la pelle quando cominciò a intorpidirsi, come se
qualcuno avesse fatto pressione sullo stesso punto per troppo tempo.
«Accadde prima che incontrassimo Boar e Pyro. Drake e io avevamo
l’incarico di proteggere una persona. Raul era stato assunto per lo stesso
motivo, e andammo subito d’accordo. Era un tipo forte. Aperto, brillante,
una personalità dirompente. Quel genere di persona che desideri avere nei
paraggi quando succede qualcosa di brutto.
«Ma era anche giovane e non aveva molta esperienza. Amava correre
rischi e, a volte, si procurava delle ferite inutili. Provai a guardargli le
spalle, anche se insisteva di non aver bisogno di aiuto. Bastarono sei mesi di
lavoro insieme per diventare amici. Durante una serata libera, gli feci da
spalla perché desiderava provarci con una bella ragazza in un bar.»
«Era una spia,» disse Drake all’improvviso, con la mascella così stretta
che la sua risposta sembrò un sibilo. «Tank li perse di vista perché non gli
andava di ascoltarli mentre parlavano di sesso etero, ma lei doveva avere
dei rinforzi.»
Tank espirò. «Adesso comincerò a tagliare.»
Sembrò quasi che si riferisse alla storia che stava raccontando e non
della sua pelle.
Clover chiuse gli occhi, cercando di convincersi che non avrebbe fatto
male, ma la sensazione di qualcosa che perforava la pelle fu comunque
terrorizzante, anche se non dolorosa. Tank fece in fretta mentre il suo
discorso continuava, nonostante fosse un argomento difficile. Doveva
pensarci spesso.
«La stanza del motel era piena di sangue. Chiamai Drake e cercammo
di fare tutto il possibile, ma fu inutile. Una settimana dopo, il corpo di Raul
fu ritrovato in una strada di campagna, con chiari segni di tortura.
Dovevano averlo seviziato per ottenere delle informazioni. Oggi credo che,
se non avessi bevuto tanto, se fossi stato più attento, non sarebbe successo.
Dovevo proteggerlo, ma non ho potuto quando è andato tutto a puttane.»
Drake continuò ad accarezzarlo intanto che Tank proseguiva con quel
procedimento, ma poi si accorse che aveva già cominciato a fasciargli la
ferita. Forse era entrato nel panico per niente, ma le braccia di Drake erano
così rilassanti che non gli andava di abbandonarlo. Drake lo legava sempre
e non gli permetteva di toccarlo; quindi, proprio come il bacio di prima,
quell’abbraccio fu una novità che cercò di godersi fino all’ultimo.
«Alla fine, siamo sempre responsabili per noi stessi,» disse Clover.
«No!» Tank lo tirò per un braccio, costringendolo a guardarlo negli
occhi. «Ho promesso di proteggerti, e farò di tutto per prestare fede alla mia
parola.»
Clover sentì delle scintille esplodere nella sua testa, quando Tank si
avvicinò sfiorandolo con le dita ancora coperte dal lattice, e gli succhiò il
labbro inferiore, provocando una sensazione così intensa da farlo gemere.
Quell’emozione così prepotente si unì all’estraneità
dell’intorpidimento della sua carne, e Clover si lasciò trascinare dal grembo
di Drake a quello di Tank. Accordo chiuso. Aveva accettato di essere
un’esca. Doveva avere abbastanza fiducia in loro da credere che non gli
stessero mentendo, e che lo avrebbero ripreso in caso di necessità.
«Adesso fai parte della nostra squadra, ragazzo, e capisco che tu voglia
imparare,» disse Tank, sfiorandogli le labbra con le sue. «Ma non credere
nemmeno per un momento che questo cambi le cose. Sei ancora nostro. Sei
il mio ragazzo, fine della storia. Ti tratterò sempre diversamente dagli altri,
anche se credo che potrai diventare più forte. Ma avrò sempre un occhio di
riguardo per te.»
Clover accettò le sue parole con un altro bacio. Avere una relazione
complicata con quattro uomini non sarebbe mai stata una passeggiata, ma
ricevette il messaggio di Tank forte e chiaro.
Era il più giovane. Era un compagno in un senso romantico in maniera
diversa dagli altri. Aveva senso che Tank lo trattasse diversamente. In un
certo qual modo, era piacevole piuttosto che una seccatura.
Gli sorrise, nonostante il bruciore alla spalla. Era la prima volta che si
sentiva davvero parte di qualcuno. «Grazie, Paparino. Sei tutto quello che
un ragazzo potrebbe sognare.»
Tank sbuffò. «Sei davvero uno stronzetto a volte. Non capisco mai se
dici sul serio o se sei sarcastico.»
«Toglierò questa roba.» Drake si alzò dal letto, raccogliendo tutti gli
strumenti usati. Era pronto ad andare via come se si sentisse un intruso in
un momento di intimità tra Clover e Tank. Tuttavia, si sbagliava di grosso.
Clover gli afferrò la mano. «Ti va di restare questa notte?» chiese,
tremando quando Tank gli massaggiò inaspettatamente la spalla nuda con il
mento ruvido. Non poteva accettare che Drake tornasse da solo nella sua
stanza fredda, mentre loro due erano liberi di scambiarsi effusioni. Voleva
condividere tutto quello anche con Drake.
Il mercenario si fermò e fissò la mano sul suo braccio; poi sollevò lo
sguardo, guardando oltre le spalle.
Tank baciò la nuca di Clover e mormorò: «Resta.»
Drake espirò e aggrottò la fronte, come se non sapesse come
comportarsi.
Tank gli leccò il collo fino all’orecchio. «Possiamo usare le manette,
sai che anch’io amo certe stronzate.»
Clover andò in fibrillazione, come se ci fossero tanti piccoli aghi che lo
punzecchiavano. Era ovvio su chi avessero intenzione di usare quelle
manette.
Lo sguardo oscuro di Drake era ancora tagliente, ma posò l’attrezzatura
avvolta nell’asciugamano sul comodino e si mise a letto, allargando le
narici come un animale che desiderava avere un assaggio delle delizie
offerte, anche se non era ancora sicuro per la sua incolumità.
«Sei così bello. Non ho mai conosciuto nessuno come te,» sussurrò,
sfiorando il volto di Clover con le dita. Tremarono in maniera quasi
impercettibile, ma il fatto che fosse così apprensivo lo spinse a diventare la
sua àncora per aiutarlo a sentirsi al sicuro.
Gli baciò le dita, inebriandosi della gioia di sapere che Drake non lo
odiava e che c’era ancora tanto da scoprire su di lui. Mentre Boar non aveva
problemi a mostrare la sua vulnerabilità, e l’aspetto duro di Tank e Pyro
concordava con il loro animo, la maschera di Drake nascondeva un’anima
fragile che Clover voleva coccolare e proteggere. Era strano pensare certe
cose di un uomo molto più forte di lui, così capace e che sapeva come
legarlo e lasciarlo inerme, ma le apparenze non rispecchiavano sempre la
verità.
«Come dovremmo fare?» chiese Tank, accarezzandogli la mascella
prima di spingere un dito tra le sue labbra.
Drake si incupì, i suoi occhi divennero due cristalli neri pronti a
sciogliersi. «Voglio vederlo in tutta la sua vulnerabilità,» disse, scostandogli
i capelli di lato prima di intrecciarli. «Voglio vedere tutto.»
«Mi sembra perfetto,» rispose Tank, facendo su e giù sulla schiena con
una mano e lasciando una scia infuocata che si trasformò in un percorso
stabile che richiese maggiori carezze.
Il dolore pulsante alla spalla si confuse presto con l’eccitazione. Una
dimostrazione fisica di quale fosse il suo posto. Li desiderava entrambi alla
stessa maniera, e avere i due mercenari nel suo letto era un sogno
irrealizzabile divenuto realtà.
Tank lo liberò dall’accappatoio, lasciandolo nudo e pronto per essere
divorato. Il gemito che sentì alle sue spalle lo spinse a muoversi in avanti e
ad allungarsi mentre era gattoni, e poi incrociò lo sguardo di Drake. Il
desiderio dei mercenari rispecchiò la forza di mani invisibili che stavano
massaggiando la sua pelle per marchiare i loro nomi su di lui.
«Come mi vuoi, Paparino?»
Consapevole dell’effetto che aveva sui suoi amanti, inarcò la schiena
come un gatto bisognoso di coccole, e osservò da oltre la spalla il sorrisino
malizioso comparso sul volto di Tank. Aveva fatto tanto sesso nella sua vita,
tuttavia, nessuno dei suoi compagni precedenti gli aveva offerto lo stesso
livello di adorazione. Per i suoi ex non era stato altro che un corpo
qualunque da sfruttare per ottenere piacere, ma i quattro mercenari
vedevano chi lui fosse veramente. Per la prima volta nella sua vita,
qualcuno lo considerava una persona meritevole d’affetto, qualcuno per cui
lottare e con cui trascorrere del tempo.
Una persona per cui valeva la pena rischiare la vita.
«Inginocchiati, appoggia il viso sul letto e allunga le braccia lungo il
corpo,» ordinò Tank, con una mano a pochi centimetri dalla sua schiena.
Con loro, Clover non pensava solamente al suo piacere personale o a
che cosa poteva ottenere da quella relazione. Desiderava ricambiare.
Scoprire che cosa rendesse felici i due uomini e come accontentarli.
Allargò ancora di più le cosce e appoggiò il viso sul cuscino davanti a
sé. Sorrise non appena sentì l’odore del profumo di Tank, e notò lo sguardo
famelico di Drake da oltre la spalla. «Così, Paparino?»
Tank inspirò e, alla fine, premette una mano possente contro di lui.
«Vederti così mi rende molto felice. Sei un bravo ragazzo. Così ubbidente.
Il tuo buco piccolo e rosa freme già.»
Le dita affusolate di Drake gli tirarono una mano finché non si trovò
allineata con il piede. Il suo respiro divenne affannoso quando si rese conto
della posizione in cui lo volevano, ma non protestò e si godette quelle
carezze mentre Drake gli legava i polsi e le caviglie con delle manette di
pelle morbida. Il mercenario agì in fretta, e in poco tempo lui si trovò con i
polsi legati alle caviglie, in una posizione vulnerabile che gli provocava
bruciore ai muscoli per lo sforzo.
Sentì dei brividi lungo la schiena quando i due uomini gli toccarono
l’interno coscia, facendo dei cerchi su un fianco mentre stringevano l’altro
come se i suoi muscoli fossero un impasto per dolci. Provò a sollevarsi dal
materasso, ma le manette glielo impedirono, così arricciò le dita dei piedi
quando il piacere scivolò lungo il suo corpo, alimentando i suoi pensieri
incasinati.
Tank gli accarezzò la schiena fino alla nuca, ma poi si allontanò per
togliersi la maglietta. Clover si voltò di scatto per ammirare quel corpo
abbronzato e pieno di tatuaggi, le spalle ampie e i pettorali muscolosi che lo
fecero sbavare.
Non appena i loro sguardi si incrociarono, Tank sogghignò e si slacciò
la cintura. «Hai mai visto un ragazzo così bisognoso di attenzioni, Drake?
Un solo uccello non è sufficiente per lui. Ne vuole quattro.»
Clover si lamentò quando il materasso cedette sotto il peso di Drake,
che posò le mani calde sul suo culo.
«Sai come si dice, Clover. Attento a ciò che desideri.» Comunque,
nonostante quelle provocazioni, Drake gli baciò il fondoschiena strofinando
la barba contro le natiche. Clover si dimenò sotto quelle carezze e quando le
manette gli impedirono di muoversi, lasciandolo alla mercé dei suoi uomini,
sentì la sua erezione pronta a scoppiare.
«Chissà, magari ti faremo aspettare fino al ritorno degli altri. In che
altra maniera ti sentiresti soddisfatto, sporcaccione?» chiese Tank, dandogli
uno schiaffo sulle natiche.
Divenne irrequieto quando cominciò a massaggiargli il punto dolorante
e poi passò tra le sue gambe, oltre il buco, e gli afferrò l’uccello e le palle in
un gesto che urlava possessività.
Il suo respiro era già affannoso, ma la sua eccitazione cresceva a ogni
battito. Si sentiva così a suo agio con i suoi compagni che non provava più
vergogna, anche se un pizzico di timidezza emerse per via della posizione
imbarazzante in cui le manette lo costringevano. Una posizione che
spiegava che il suo ruolo era di piegarsi e accettare ogni uccello fino allo
sfinimento.
Tuttavia, quella consapevolezza imbarazzante alimentò anche la sua
eccitazione, e si voltò verso Drake non appena sentì il rumore di una
cerniera. Il corpo di quell’uomo era così possente, così robusto, e il suo
cazzo così delizioso che avrebbe voluto bere il suo sperma ogni giorno a
colazione.
«Non posso farne a meno, Paparino,» gemette, trattenendo un sorriso.
Tank gli strizzò le palle e l’uccello. «Lo sento, ragazzino arrapato. Non
preoccuparti. Scoperemo presto il tuo culo.»
Clover deglutì rumorosamente, piegando il collo fino a provare dolore,
solo per poter vedere i suoi amanti. Un’espressione di puro appagamento
comparve sul viso di Tank, che sorrise ancora di più. Alle sue spalle, Drake
era impegnato a spogliarsi, e Clover si rese conto, solo in quel momento, di
non averlo mai visto nudo.
La pelle di Drake era pallida, ma notò delle linee scure sulla schiena.
Potevano essere cicatrici di battaglia o segni di tortura, ma non lo avrebbe
mai turbato chiedendoglielo. Poi Drake si abbassò i pantaloni e i suoi occhi
intensi catturarono quelli di Clover.
«Al ragazzo piace quello che vede,» disse Tank, massaggiandogli
lentamente le palle fino a farlo gemere e portandolo al limite.
Drake sogghignò e gli sfiorò la schiena con il palmo della mano. «Ne
ha un bisogno disperato. Ne ha avuto un assaggio, ma non ho ancora
scopato il suo buco. Scommetto che è curioso. Non è vero, Clover? Perché
so di voler scoprire che cosa si prova a sentire il tuo culo stretto con quelle
fossette adorabili attorno al mio uccello,» sussurrò e gli strizzò una natica
con tanta forza, che sentì le unghie affondare nella sua pelle.
Clover quasi soffocò quando gemette e agitò i fianchi, per quanto
quella posizione glielo consentisse. Cominciò a diventare irrequieto quando
Tank gli sculacciò l’altra natica.
«Ti divertirai molto. È un gran bel culo, e io ne ho assaggiati parecchi.
Questo buco si merita un bel dieci con tanto di lode,» mormorò Tank,
allargandogli le natiche, affinché Drake potesse ammirarlo.
Clover divenne sempre più eccitato per il tocco leggero di quel dito che
scivolò fino alla sua fessura. «Oh, Dio…»
Le parole di Tank fecero divampare un incendio nel suo corpo, e non
poté evitare di agitarsi contro quelle carezze. Nonostante la natura umiliante
di quella conversazione, si sentì più al sicuro che mai. Era legato, nudo e
vulnerabile, ma sapeva che avrebbero rispettato i suoi limiti.
«Rabbrividisci di nuovo in quel modo.» Drake gli pizzicò un
capezzolo.
Clover si dimenò contro le manette che lo bloccavano, ma non riuscì a
difendersi dalle dita lunghe che gli massaggiavano le palle. Tuttavia, il
mercenario smise di torturarlo con le sue carezze possessive e cominciò a
succhiargli lo scroto, creando una sensazione così inaspettata che si sciolse
tra le lenzuola, consapevole soltanto in parte della presenza di Tank che si
muoveva sul letto.
«Ti concedo il suo buco, ma la sua bocca è altrettanto fantastica,»
sussurrò Tank, afferrandolo per la treccia per avvicinare il suo viso.
Si sedette sul cuscino davanti a Clover e si appoggiò alla testiera del
letto, come un re pronto a godersi il suo premio. Era il ritratto di un uomo in
tutta la sua magnificenza, con le cosce robuste allargate e un sorrisino
compiaciuto in faccia.
«Ti aspetta, ragazzo,» disse, sollevandogli la testa con una mano
mentre con l’altra si accarezzava l’uccello. Prima che Clover potesse
eseguire l’ordine, Drake gli pizzicò un capezzolo con tanta forza da farlo
gemere, e Tank gli penetrò la bocca con il suo uccello.
La cappella enorme forzò le sue labbra, facendolo inspirare dalla
sorpresa. Quell’uccello era pesante sulla sua lingua, così incavò le guance
nel tentativo disperato di servire il suo padrone. Tank lo osservò con un
ghigno soddisfatto, gonfiando il petto, e si rilassò quando gli afferrò i
capelli e lo guidò per stabilire un ritmo lento.
«Guardati. Così obbediente che non devo nemmeno usare molta forza.
Sono già riuscito a domarti?» sussurrò, prima di afferrarlo con più forza,
allontanandolo dal suo uccello. Clover sentì un bisogno irrefrenabile
crescere dentro di sé, e allungò la lingua per toccare la cappella umida,
anche se i suoi sforzi divertirono Tank. «Lo hai visto, Drake? È disposto a
tutto pur di avere ogni buco riempito per bene. Forse mi permetterà anche
di tatuare il mio nome su di lui, se mi assicurerò che beva il mio sperma
ogni giorno.»
Clover chiuse gli occhi e ringhiò. Il pensiero di avere Tank marchiato
sulla pelle risvegliò in lui un desiderio così viscerale, che agitò i fianchi
contro le dita di Drake. Forse era sbagliato dipendere dagli altri in quel
modo, forse la storia con Jerry si sarebbe ripetuta ma, in quel momento, era
pronto a dare la sua vita per quegli uomini.
Succhiò l’uccello di Tank con più vigore, determinato a rendere felice
il suo Paparino, inghiottendo tutto il suo seme come un bravo ragazzo. Era
pronto ad accogliere tutto ciò che erano disposti a dargli e a permettere che
lo spingessero oltre i suoi limiti, se serviva a soddisfare i suoi amanti.
«Sembra un angelo, ma non lo è, non è vero?» chiese Drake,
sfiorandogli il buco con la punta del dito. Nonostante l’asprezza delle sue
parole quando parlava di sesso, quella carezza fu gentile in maniera
sorprendente.
«No,» rispose Tank, con voce roca, quando lo allontanò di nuovo dal
suo cazzo. «È una puttanella sporcacciona,» disse, scandendo ogni parola,
e poi gli schiaffeggiò il viso con l’uccello, lasciando dei bollenti segni
umidi.
Drake gli afferrò le palle quando spinse il pollice lubrificato nel suo
ano, agganciandolo come se la sua mano fosse un uncino pronto a forzarlo.
«Ma soltanto per noi. È ossessionato dai nostri uccelli,» disse, colpendogli
la coscia.
«Sono un bravo ragazzo, Paparino!» piagnucolò, pronto a parlare
sporco. Con quegli uomini, lontano dal mondo esterno, dove era costretto a
essere forte, poteva cedere il controllo. Essere usato, ma amato allo stesso
tempo.
Un ghigno famelico comparve sul viso di Tank, e i suoi denti
luccicarono come se fosse un lupo pronto ad affondare i canini nella carne
della sua preda. «Davvero? Dimostramelo. L’uccello del Papino ha bisogno
di attenzioni, e poi allarga le gambe per Drake.»
Clover distanziò le ginocchia quando abbassò la testa sul grembo di
Tank e cominciò a succhiarlo, come se la sua vita dipendesse da quello. In
passato, aveva spesso usato il sesso per avere qualcosa in cambio, o perché
sapeva che il suo compagno si sarebbe sentito costretto a ricambiare il
favore. Tuttavia, in quel momento voleva che i suoi uomini lo scopassero
tutta la notte per sentirsi riempito di complimenti. Voleva renderli felici,
ubriacarsi del loro sperma e fare in modo che diventassero dipendenti dal
suo corpo per raggiungere il piacere.
In quel modo, sarebbero sempre rimasti insieme.
Drake gli afferrò di nuovo l’uccello, e proprio quando lui stava per
ingoiare a fondo l’uccello di Tank, per assaggiare il liquido preseminale e
inebriarsi del profumo intenso dell’eccitazione del suo Paparino, Drake lo
succhiò e, nello stesso tempo, giocò con il suo culo, penetrandolo con due
dita lisce e abili che lo costrinsero ad arrendersi.
Clover si agitò, sciogliendosi del tutto per il tocco di quella bocca
calda, ma tra le manette e la mano enorme di Tank nei suoi capelli, non
trovò molto spazio per muoversi. Succhiò con foga, sentendosi già esausto
al pensiero di come lo avrebbe scopato Drake. In maniera lenta,
prolungando il suo orgasmo all’infinito, oppure violento e intenso? Poteva
succedere in entrambi i modi, e sentì le dita dei piedi arricciarsi per l’attesa.
«È da un po’ che non lo fai, Drake, non è vero?» lo provocò Tank,
ringhiando quando il suo uccello sorpassò il riflesso faringeo di Clover e lo
fece quasi strozzare.
«Non spreco il mio sperma per una scopata qualsiasi,» rispose Drake
con voce roca, e il respiro ancora più affannoso di come lo aveva avuto
dopo il secondo giro che avevano fatto attorno al lago quel giorno.
Il viso di Clover divenne paonazzo e tossì attorno all’uccello di Tank,
quando andò a fondo invece di ritirarsi, e il suo buco si contrasse attorno
alle dita di Drake. Voleva essere la scopata migliore di sempre. Il miglior
succhiacazzi. Un culo da dieci e lode. Desiderava eccitare i suoi uomini
fino a farli impazzire.
«È stretto ma si allarga facilmente,» mormorò Drake, quando gli lasciò
andare l’uccello e spostò le dita, per poi penetrarlo con tre.
«Ecco il mio ragazzo. Accoglie un uccello come un professionista. Mi
chiedo se quel buco possa prenderne due alla volta,» aggiunse Tank,
afferrandogli le orecchie e spingendo con forza il suo cazzo ancora più in
profondità, impedendogli di respirare con il naso.
I suoi occhi si inumidirono non appena si posarono sul viso di Tank. Si
stava ingozzando con l’uccello del suo Paparino, mentre delle dita gli
scopavano il culo.
Cazzo.
Sì.
Lacrime gli rigarono il viso quando Tank lo tenne immobile con
l’uccello così in profondità nella sua gola che le sue labbra sfiorarono il
pube del mercenario.
«Lo desideri, ragazzo? Due uccelli che scopano il tuo buco affamato?»
Nonostante le lenti a contatto, la vista di Clover divenne appannata.
Nella sua testa si ritrovò davanti al film porno più sexy che avesse mai
visto. Tank e Drake che lo scopavano contemporaneamente con avidità.
Immaginare i loro uccelli dentro di lui lo fece fremere e avere fantasie
illecite.
Tank gli impedì di rispondere e lo tenne giù, continuando a scopargli la
gola ancora un paio di volte, come se volesse aggiungere un’immagine
cruenta alla visione che aveva appena presentato. Quando uscì dalla sua
bocca, Clover sentì la testa leggera a causa della mancanza di ossigeno, ma
cercò il conforto di quell’uccello premendo il viso sull’asta ancora umida
per via della sua saliva.
Drake mosse le dita nel suo culo. «Sai, Tank non è il mio tipo, ma dopo
esserci conosciuti, provammo a stare insieme qualche volta. Stringeva i
nostri uccelli nella sua mano e li masturbava entrambi. Immagina il tuo
buco che fa lo stesso.»
Un fulmine caldo e bianco gli colpì l’uccello. Quando la sua bocca
rimase aperta troppo a lungo, Tank spinse la cappella dentro, strusciandogli
il liquido preseminale sulla lingua.
«Credo che al nostro ragazzo piaccia l’idea. L’ho visto accogliere
l’uccello e il dito di Pyro senza lamentele. Immagina mentre anneghiamo il
suo buco nel nostro sperma.»
Clover piagnucolò, agitò i fianchi e succhiò l’uccello pulsante di Tank,
ormai ubriaco di quel sapore. A volte dimenticava di essere legato, così
provò a tirare ma senza alcun successo. Tank sapeva come portarlo al limite
con le parole sconce, ma quando Drake allontanò le dita, Clover si dimenò
per cercare di voltarsi verso di lui.
Quella cappella liscia e piena di lubrificante gli colpì il buco. Drake era
così attento perché sapeva bene cosa si provasse a essere passivi per le
persone che non erano gentili? Clover non osò chiedere, ma si dimostrò
entusiasta e lo incoraggiò, come se fosse ciò di cui aveva bisogno per
godersi quel momento.
«Sì, per favore, riempitemi,» sussurrò. «Vi desidero.»
Drake spostò una mano calda e possessiva sulla sua schiena ma,
quando l’uccello scivoloso violò quella fessura allargata, il gemito potente
di Clover rimbombò attorno all’uccello di Tank.
«Certo che lo vuoi, ragazzo. Sei insaziabile,» mormorò Drake, quando
il suo uccello sprofondò senza alcun intralcio. Gli riempiva il culo così
perfettamente che la sua presenza lo fece rilassare per un paio di secondi,
cancellando il vuoto dentro di lui senza spingere troppo. Tank gli concesse
una tregua per godersi quella penetrazione, ma non appena Drake si spinse
dentro di lui, quell’uccello enorme ricominciò ad affondare nella sua gola.
Drake gli fece allargare le gambe, come se volesse ricordargli quanto
inerme fosse con quelle manette attorno a polsi e caviglie. Era il twink dei
loro sogni, e loro erano la sua fantasia speciale… dei ragazzi duri che
potevano fare di lui ciò che desideravano, ma che gli dimostravano anche
quanto fosse importante per loro. Gli davano tutto l’affetto e la sicurezza di
cui aveva bisogno.
Drake non aveva aperto bocca da quando aveva cominciato a scoparlo,
ma il legame tra di loro era così ovvio che parlare sembrò superfluo. Lo
strinse forte mentre il suo uccello lo assaliva, baciandogli il collo e facendo
strusciare le loro cosce.
Drake era il maestro dei segnali contrastanti. Con una mano gli
massaggiava la pancia mentre con l’altra gli stuzzicava un capezzolo. Prima
gli morse l’orecchio e poi lo baciò per alleviare il dolore, facendogli il
solletico con i capelli.
Clover si sentì sul punto di scoppiare a piangere per via delle emozioni
intense che esplosero nel suo cuore.
Avere quell’uccello dentro di lui fu così incredibile che non capì come
avesse fatto a viverne senza nelle settimane precedenti. Tuttavia, era un
bravo ragazzo e voleva dare ai suoi compagni le stesse attenzioni, così
mormorò attorno all’uccello di Tank e lo stuzzicò con la lingua finché non
uscì, lasciando che il suo viso bagnato affondasse nelle lenzuola, sotto il
peso di Drake.
Tank emise una risata roca e si mise in ginocchio. «Ti sei divertito,
Drake. Adesso tocca a me.»
Drake ringhiò e gli afferrò i fianchi, scopandolo con più violenza,
anche se tirò fuori l’uccello qualche secondo dopo. Clover si aspettava che
Tank lo sostituisse, ma restò sorpreso quando lo trascinò sul suo grembo e
lo fece voltare affinché il petto del mercenario si trovasse contro la sua
schiena.
Non aveva la possibilità di muoversi, quindi si ritrovò alla mercé di
quelle mani grandi e capaci. Prese un respiro profondo e si ritrovò esposto
per il piacere degli occhi di Drake. Con lo stomaco e il petto in una
posizione così vulnerabile, divenne un topo provocato da due gatti, e non
poté fare a meno di adorarlo. Quando Tank gli strinse la gola con una mano
e l’uccello con l’altra, il piacere che provò lo lasciò senza fiato.
Un verso di soddisfazione rimbombò nel petto di Tank non appena le
sue braccia muscolose lo strinsero. «Bel panorama, non è vero?» chiese a
Drake, che tenne lo sguardo fisso sul culo di Clover, mentre il suo viso di
solito pallido diventava rosso, quando emise un sospiro. «Dammi una
mano. Le mie sono occupate.»
Non appena Tank inarcò i fianchi, l’uccello ricoperto di saliva si spinse
tra le sue natiche, appoggiandosi contro il suo buco in trepida attesa. Gli
accarezzò il petto e poi gli afferrò il collo con una mano, mentre avvolgeva
l’altra attorno al suo uccello.
Clover sentì la testa leggera quando una lingua calda gli leccò il viso,
ma non appena Drake premette le dita tra le sue natiche per allargarle per
Tank, ritornò con i piedi per terra, consapevole di ciò che lo circondava.
Non poteva vedere perché la sua testa era piegata sulle spalle di Tank, ma
quando il mercenario cominciò a massaggiargli lo scroto con le nocche,
immaginò Drake che afferrava l’uccello di Tank e lo avvicinava al suo buco
affinché il suo Paparino potesse penetrarlo.
Quando la cappella enorme gli baciò la fessura, Clover rimase senza
parole e cominciò a farfugliare e a dimenarsi per via di quelle sensazioni
così incredibili; sarebbe venuto se Tank non gli avesse tenuto con tanta
forza la base dell’uccello.
Vide gocce di sudore imperlare il viso paonazzo di Drake, gli occhi
scuri concentrati tra le sue gambe, come se fosse il centro dell’universo.
Clover non era ancora pronto per riaccogliere le dita di Drake, ma
queste lo spalancarono e, quando quell’uccello enorme lo penetrò fino in
fondo, il suo corpo sprofondò sotto il suo stesso peso, finché non si
appoggiò col mento sulle palle di Tank. Lo penetrò così in profondità che
qualcosa dentro di lui si ruppe, ma sopportò e rimase fermo, finché quella
sensazione di disagio non scomparve.
Clover ebbe difficoltà a respirare, ma il suo Paparino non lo stava
ancora scopando. Non appena le loro labbra si toccarono, Clover cominciò
a mugolare piano. Le manette lo tenevano in quella posizione scomoda, ma
la loro presenza significava che se Tank avesse voluto scoparlo, avrebbe
dovuto farlo da solo, pensiero che lo fece eccitare tantissimo.
«Lo scoperai come una bambola gonfiabile,» disse Drake,
strizzandogli un capezzolo senza alcun avvertimento.
«Non è a questo che serve? È la nostra banca personale per il deposito
dello sperma.» Tank gli tirò l’orecchio con i denti mentre spingeva l’uccello
nel suo culo. Era così spesso, rigido e spietato che Clover stava per perdere
la testa.
«Sì, Paparino. Prenderò tutto,» gemette, ormai inerme tra le braccia di
Tank.
«Esatto, ragazzo. Mi piace la tua bocca, ma oggi ti riempiremo
entrambi il culo. Nessuno chiederà il tuo permesso,» sussurrò Tank,
guardandolo negli occhi quando il suo uccello passò dalle spinte controllate
a un assalto vero e proprio.
«Possiamo fare di te ciò che preferiamo,» mormorò Drake,
stringendogli la gola prima di abbassarsi sul suo uccello. Tank lo lasciò
andare giusto in tempo da permettere a Drake di appoggiarsi e leccargli il
cazzo con un sospiro, che diceva quanto fosse soddisfatto.
Tra tutti i mercenari, Drake era il migliore con i pompini. Non aveva
mai conati di vomito, e una volta lo aveva fatto venire in meno di un
minuto, perciò quando le sue labbra si strinsero attorno all’uccello e con il
cazzo di Tank nel suo culo, le sue palle divennero pesanti, anche se erano
solamente all’inizio.
«Sì, per favore, Paparino, voglio entrambi,» farfugliò mentre
scoppiettava come le bollicine dello champagne.
Drake lo fissò, ammaliandolo con le sue pozze nere che luccicavano
come due pietre di onice. «Entrambi contemporaneamente?» chiese e gli
punzecchiò il buco con un dito scivoloso.
«Sì! Sì! Usatemi. Sono vostro,» piagnucolò, non riuscendo più a
provare né paura né a preoccuparsi per le conseguenze. Voleva abbracciare i
suoi amanti con il suo culo e sentire il loro sperma dentro di lui. Rabbrividì
non appena il polpastrello stuzzicò i suoi muscoli già dilatati, prima di
spingersi completamente dentro, e gemette quando l’intrusione gli provocò
un dolore lancinante.
Comunque, sapeva che non avrebbe avuto problemi. Era certo di
potercela fare.
Il suono della risata di Tank lo fece rabbrividire, ma rimase immobile
quando Drake oltrepassò la resistenza del suo corpo e lo penetrò con un
dito, creando una pressione strana ma incredibile tra il suo corpo e l’uccello
di Tank.
«Ricordi quella volta sul tavolo da biliardo, ragazzo? Tutti ti
guardavano mentre ti montavamo e hanno imparato che sei la nostra bella
troietta. Ogni ragazzo in quella stanza voleva aggiungere un carico allo
sperma con cui ti abbiamo inondato. Forse la prossima volta dovremmo
alzare la posta in gioco, che ne dici? Dovremmo lasciare che anche Drake ti
scopi, così da dimostrare a tutti che puoi prendere due cazzi alla volta come
una pornostar?» sussurrò Tank, con una voce roca, che lo sfiorò come una
carezza.
Arricciò le dita dei piedi, e quando Drake lo penetrò con un altro dito,
si ritrovò quasi in lacrime. «No. È solamente per voi!» frignò, ansimando
ogni volta che Tank lo impalava con il suo uccello.
Pensare non era più un’opzione. Poteva solamente vivere nel presente,
nel calore di quelle lenzuola e di quei corpi bollenti e muscolosi. Provò una
situazione di disagio perenne mentre i suoi uomini sperimentavano con i
suoi limiti, ma ogni volta che si sentiva stravolto e il suo uccello si
ammosciava un po’, la bocca di Drake era pronta a riportarlo all’apice del
piacere. Era una tortura lenta. Uno spettacolo infinito e perverso in maniera
incredibile.
Clover non aveva mai provato quel genere di frenesia sessuale, anche
se sapeva di potersi lasciare andare perché c’era il Paparino a proteggerlo.
Si accorse a malapena di quello che stava accadendo quando Tank portò le
mani sotto le sue ginocchia per tenerlo fermo. Si ritrovò con le gambe
pressate al petto e ancora più esposto sotto lo sguardo di Drake.
«Okay, ragazzo. Solo per i nostri occhi.»
«Solo per noi. Perché ci appartieni,» disse Drake, fissandolo
intensamente negli occhi, mentre cercava di rilassare quel muscolo testardo.
Il tempo si dilungò e si contrasse, lasciando Clover confuso, bloccato
in una bolla in cui il piacere e il disagio si intrecciavano formando un
miscuglio intossicante che lo fece piangere e supplicare. Tank lo scopò con
un ritmo lento, ansimando contro il suo orecchio, perché stava cercando di
contenersi, mentre Drake gli stuzzicava il buco con le dita e la bocca. Gli
succhiò l’uccello, e poi leccò anche la pelle tesa attorno al cazzo di Tank,
finché non cedette sotto le attenzioni dei suoi uomini.
Non riuscì più a pensare razionalmente quando Drake si spalmò altro
lubrificante sull’uccello e si avvicinò, catturando il suo sguardo intanto che
premeva la cappella in quel buco già pieno.
«Spero che tu sia pronto,» sussurrò, con una voce così pregna di
desiderio da farlo gemere. Drake era così bello, così intenso, i suoi occhi
così profondi e le labbra piene di talento.
Era perfetto e meritava di avere tutto ciò che desiderava.
Cercò di immettere più aria possibile, e nonostante fosse certo di
potercela fare, riuscì a stento a comprendere che cosa stesse accadendo…
che avesse due uccelli dentro di lui. Due membri duri, pronti a spalancargli
il culo, a usarlo per depositare il loro sperma in profondità.
Si limitò ad annuire, perché non trovò la forza di parlare, e Drake
spinse la cappella mentre Tank gli teneva le gambe aperte.
«Oh, è pronto. Un ragazzo così bello e assetato,» disse Tank,
baciandolo con fervore sulla mascella intanto che Drake lo penetrava.
Quando anche il secondo uccello lo impalò, Clover sentì la testa esplodere,
incapace di comprendere le sensazioni che lo travolsero. Urlò, cercando
disperatamente di prendere fiato, ma non pensò nemmeno per un secondo di
chiedere una pausa, quando quell’asta liscia lo appagò nonostante il dolore.
Chiuse gli occhi e sentì il viso in fiamme. Non ebbe più alcun potere
sui gemiti e le urla che provenivano dalla sua bocca. Il termine
“sopraffatto” non era sufficiente per descrivere quello che provava. Stava
annegando tra le braccia di Tank, mentre gli uccelli dentro di lui pulsavano,
dilatandolo per trovare spazio per entrambi.
«Oh, cazzo, Drake! Cazzo!»
Tank sbuffò e gli riempì la bocca con tre dita. «Che labbra sconce.»
«Dovevamo imbavagliarlo. Peccato che non ci sia una terza persona a
riempirgli la bocca,» sussurrò Drake, così vicino che Clover spalancò gli
occhi.
Drake si inginocchiò tra le sue gambe, spingendo l’uccello nel suo
culo, proprio accanto a quello di Tank. Tuttavia, anche se quell’atto fu
qualcosa di illecito, si piegò in avanti e gli baciò il labbro inferiore con una
dolcezza agonizzante. Come poteva essere così dolce e spietato? Clover non
ne aveva idea, ma le sue emozioni si trasformarono in lacrime quando
succhiò le dita di Tank, completamente inerme e usato.
Anche se era ugualmente il centro del loro universo.
Drake sfregò il viso contro la sua guancia. «Tutto okay?» chiese,
ancora più dolcemente mentre Tank lo abbracciava e gli accarezzava le
spalle.
Clover non ne aveva idea. L’unica cosa che capì, quando l’odore di
nicotina che accompagnava sempre Drake lo avvolse, fu che desiderava
continuare ad averli entrambi nel suo corpo peccaminoso.
«Ti amo. Ti amo tanto,» mormorò, agitando la testa sulla spalla di
Tank. Bocche soffici e mani calde lo coccolarono, finché non provò più
alcun disagio, lasciandolo del tutto esposto e rilassato quando i due uccelli
cominciarono a muoversi insieme.
Tank gli baciò l’orecchio, ma fu Drake a eliminare lo spazio tra di loro
quando lo baciò sulla bocca come se fossero dei ragazzini innamorati, e non
tre mostri arrapati con i loro corpi sudati e avvinghiati.
«Ragazzo adorabile,» sussurrò Tank, agitando i fianchi e i muscoli
dell’addome, lavorando come una macchina.
Clover restò a bocca aperta, bloccato nel suo mondo mentre quei due
uomini sprofondavano dentro di lui, sempre attenti e premurosi. Urlò per
protestare quando Drake si tirò fuori, e riaverlo dentro fu un sollievo tale,
che sogghignò di fronte all’immagine sfocata del volto di Drake. Si
baciarono, e non appena gli stuzzicarono i capezzoli, raggiunse vette ancora
più alte e si sentì più rilassato.
Apparteneva a loro.
Era importante per loro.
Quando il suo corpo glielo concesse, Drake e Tank smisero di essere
così coordinati e, invece di impalarlo come se fossero un’unica asta enorme,
cominciarono a muoversi separatamente, cosa che gli diede la sensazione
che l’uccello di Drake, che lo stava penetrando più lentamente per via delle
dimensioni e della posizione, gli stesse accarezzando i muscoli a ogni
spinta.
L’orgasmo che lo travolse fu così improvviso che non ebbe tempo di
chiedere ai suoi amanti di rallentare, e cominciò a dimenarsi tra di loro
mentre il suo seme schizzava sullo stomaco di Drake. Il sorriso smagliante
sul volto del mercenario era talmente perfetto che Clover desiderò
incorniciarlo e appenderlo sopra il letto.
«Dovrò… metterti un cock ring… la prossima volta, ragazzo,» disse
Tank, con voce roca, scopandolo ancora e ancora.
Clover ormai conosceva Tank abbastanza bene da non essere sorpreso
quando lo sentì ringhiare per via dell’orgasmo, e afferrargli così forte le
cosce da fargli male. Tuttavia, si trovava in uno stato di pura estasi che gli
impedì di provare dolore.
Drake gli afferrò la mascella e lo baciò. «Sei così bello quando vieni.»
Con la pressione aggiunta dell’uccello di Drake che si muoveva dentro
di lui, l’asta non più completamente eretta di Tank scivolò fuori in maniera
rumorosa, lasciando che lo sperma caldo come la lava traboccasse,
lubrificandolo grazie alle spinte energiche di Drake.
Bloccato tra le braccia di Tank, piegato in una posizione scomoda e
con il culo intorpidito e ipersensibile, Clover cavalcò l’onda del piacere,
osservando il viso di Drake contorcersi intanto che si spingeva in lui senza
tregua. Nonostante i capelli umidi incollati al viso sudato, Clover riuscì a
concentrarsi soltanto sui suoi occhi… neri, ma caldi come due tizzoni
ardenti, stracolmi di un desiderio così evidente in quel modo di scopare
irrequieto e violento.
Anche Drake venne qualche minuto dopo, tremando con il viso
nascosto nell’incavo del collo di Clover, che sentì una vampata di calore
esplodere dentro di lui, come un premio per aver soddisfatto quell’uomo,
che ne aveva passate tante e vissuto per trovarsi lì con lui.
«Sei così bello quando vieni,» sussurrò Clover al mercenario, euforico
e sorridente, come se potesse volare.
Tank lo liberò dalle manette con movimenti languidi e gli abbassò le
gambe, permettendogli di rilassare gli arti intorpiditi. Restò disteso su Tank,
ma non appena ebbe anche le mani libere, abbracciò Drake, che crollò su di
lui come un predatore ferito che cercava ancora di stringere la sua preda.
Nonostante avesse la mente confusa, dopo tutto quel piacere, Clover
notò lo stesso Tank che accarezzava il braccio di Drake. L’intimità insolita
di quel gesto gli rese impossibile distogliere lo sguardo, e quasi si strozzò
quando si accorse che non aveva mai visto nessuno toccare Drake. Non in
un modo affettuoso, né una pacca amichevole sulla schiena.
La cosa ancora più incredibile fu vedere Drake, che in un primo
momento si era irrigidito, cercare la mano di Tank per intrecciare le loro
dita.
Con l’altra mano Drake lo strinse a sé, abbracciandolo e restando con il
bacino incollato al suo culo. «È stato… incredibile,» disse il mercenario,
sollevando la testa per incrociare il suo sguardo, anche se non lasciò andare
la mano di Tank, come se quell’incontro avesse abbattuto la barriera contro
cui lottava da tempo.
Forse… con lui come collante tra di loro, esprimere quello che
provavano sarebbe diventato più semplice per tutti.
Oh no.
Clover spalancò gli occhi e fissò il soffitto quando si rese conto di che
cosa era successo. Aveva confessato il suo amore? Per chi? Entrambi? C’era
niente di più imbarazzante di una cosa del genere mentre aveva due uccelli
nel culo?
Ma forse… non era un problema? Era probabile che i ragazzi non ci
avessero nemmeno fatto caso.
Tank si sollevò, e si mossero tutti e tre per sdraiarsi, come se fosse la
cosa più naturale al mondo. Mentre i due mercenari lo abbracciavano, non
smisero di toccarsi e, anche se era una novità, vederli così a loro agio lo
rese felice e sicuro. Era orgoglioso di essere riuscito a farli avvicinare; non
era solo la loro adorazione e protezione che desiderava.
«Allora, quella cosa che hai detto, ragazzo…» mormorò Tank.
«Sì.» Drake strofinò il naso sulla nuca di Clover. «A chi stavi
confessando il tuo amore?»
Clover si lamentò e nascose il viso sul collo di Tank, ma sapeva che
non gli avrebbero dato tregua.
«Probabilmente ai nostri uccelli. Sporcaccione.»
Era ancora in imbarazzo, anche se quell’atteggiamento scherzoso lo
fece esplodere. «A entrambi, okay? È stato un momento intenso!»
Tank rise e il suo petto tremò, ma gli accarezzò i capelli. «Ti sto
prendendo in giro.»
Clover lo abbracciò, sentendosi più vulnerabile di quanto gli fosse
successo durante il sesso. «È la verità, però. Vi amo,» sussurrò. «Se è
stupido, non mi importa.»
Drake lo abbracciò da dietro con una disinvoltura mai vista prima.
«Non è stupido. Senti quello che senti. Io… mi sto innamorando di te.» Gli
baciò le spalle sul punto in cui Tank aveva inserito il chip. «Fai attenzione
domani.»
Clover non trovò la forza di parlare, così si limitò ad annuire. Era
pronto a rischiare la sua vita per proteggere ciò che avevano costruito
insieme. Non solamente per se stesso, non soltanto perché voleva porre fine
a quella follia ed eliminare chi lo stava inseguendo, ma perché sapeva che
gli altri ci tenevano a lui e il pensiero di causare loro dolore con la sua
scomparsa divenne insopportabile.
Aveva intenzione di fare la sua parte. Avrebbe fatto da esca.
Capitolo 19 – Boar

Boar non avrebbe dovuto fare colazione, perché gli aveva causato un
senso di pesantezza allo stomaco. Continuava a spostare lo sguardo su
Clover, che era seduto al suo fianco nella Subaru, con lo sguardo fisso sulla
strada stretta mentre sorpassavano alberi e auto. Non avevano aperto bocca
per tutto il viaggio, quindi aveva sentito il bisogno di mettere della musica
per mitigare quell’atmosfera tesa, anche se non aveva eliminato il senso di
angoscia che gli attanagliava la gola.
Era bravo nel suo lavoro, e anche se il pericolo era una costante nella
sua vita, il fatto che Clover stesse per correre un rischio, facendo da esca
per eliminare in modo definitivo ogni possibile minaccia, portò a galla
sentimenti che non sapeva come gestire.
Più forte e resiliente di quel che sembrava, Clover non era un fiore
fragile che perdeva i petali con un solo soffio di vento. Quando la prima
volta aveva affermato di voler diventare più forte, si erano tutti aspettati che
si sarebbe arreso dopo una sessione estenuante di allenamenti con Tank;
tuttavia, aveva resistito tra sudore e imprecazioni, determinato a tenere il
passo con gli altri al meglio delle sue possibilità. Drake lo aveva preso sotto
la sua ala con l’intenzione di insegnargli le mosse principali di autodifesa,
ma nemmeno Tank aveva avuto pietà di lui.
In quel momento, non poté evitare di osservare i lineamenti stupendi
del ragazzo, la carnagione pallida e il corpo esile, senza sentire il bisogno
disperato di proteggerlo dal mondo intero.
«Sono un po’ nervoso,» disse Clover all’improvviso. Di sicuro era
l’eufemismo del secolo.
Per un momento che sembrò protrarsi all’infinito, si chiese se fosse il
caso di nascondere ciò che provava per non peggiorare l’ansia del ragazzo,
ma ogni volta che cercava di ripetere le parole di incoraggiamento suggerite
da Tank, la sua lingua diventava un pezzo di legno che non riusciva a
muovere.
Deglutì e osservò le spalle afflosciate del ragazzo.
Gli doveva la verità, anche a costo di fargli cambiare idea e cancellare
il piano. «Anch’io.»
Clover fissò fuori dal finestrino, mordendosi le labbra come se fosse un
fumatore incallito che stava cercando di smettere di fumare, usando una
gomma da masticare. «Non è normale per voi?»
Boar strinse il volante, concentrandosi sul pick-up di Tank davanti a
loro. Doveva essere normale. Aveva svolto una dozzina di incarichi
pericolosi, omicidi, intercettazioni, rapimenti, la lista era lunga, ma con
Clover in mezzo la posta in gioco era diventata alta. «Di solito non mi devo
preoccupare per gli altri. Sono in grado di badare a loro stessi, ma tu…»
Prese un respiro profondo, concedendosi due secondi per studiare il profilo
di Clover e il modo in cui i suoi capelli lisci gli sfioravano le guance. «Non
ci sei abituato. Ho paura di quello che potrebbe succederti se entrassi nel
panico.»
O se uno degli altri avesse perso la calma preoccupandosi per lui.
Stavano per usarlo come esca per sbarazzarsi di un compratore insistente,
anche se quell’idea, che in teoria era sembrata sensata, diventava sempre
più rischiosa a ogni miglio che percorrevano.
Clover non protestò, né affermò di essere capace come gli altri. Era un
buon segno. Capiva che aveva ancora da imparare, se voleva diventare abile
nel combattimento. Tuttavia, gli massaggiò il braccio con le stesse dita
gentili che sapevano come dare un abbraccio appassionato. Boar aveva
ancora i segni delle unghie sulla schiena che potevano provarlo.
«Dovrò solamente fare del mio meglio. Drake ha ragione. Dobbiamo
affrontarli, altrimenti dovrò scappare per sempre.»
Boar sentì l’ansia attorcigliargli le budella. «Devi mantenere la calma e
fidarti di noi. Hai un dispositivo di localizzazione dentro di te. Lo abbiamo
caricato, quindi la batteria non morirà. Cioè, interverremo subito, ma in
caso dovessimo separarci… ti troveremo,» disse, anche se non era sicuro di
chi volesse davvero convincere.
Davanti a loro, Tank mise la freccia e svoltò in uno spiazzo per
parcheggiare, così Boar lo seguì, cercando di ignorare la tensione che lo
attanagliava. Odiava il pensiero di doversi separare, di non poter stringere
Clover tra le braccia finché tutto non fosse finito, ma era quella la realtà
della situazione, e dovevano mettere da parte i sentimenti.
La fabbrica abbandonata in periferia, dove avevano organizzato un
incontro con il compratore di Clover, con il pretesto di dargli la somma di
denaro oltraggiosa negoziata con Tank, distava solo venti minuti di auto.
Boar sapeva che doveva servire solo per creare l’illusione che
volessero fare davvero quello scambio, ma non sapeva come Tank fosse
riuscito a discuterne i dettagli, a inviare immagini del corpo nudo di Clover
per confermare la qualità della “mercanzia” e poi addormentarsi con il
ragazzo tra le sue braccia. Lui non ce l’avrebbe mai fatta.
In un certo senso, era contento di essere il primo a dirigersi allo
stabilimento per trovare un punto da cui osservare lo scambio e intervenire
con il fucile, se necessario, ma il bisogno di doversi separare da Clover gli
fece venir voglia di mandare tutto a puttane. E se qualcosa fosse andato
storto e quelli fossero stati gli ultimi momenti trascorsi insieme? Era
improbabile ma non impossibile. Ovviamente, non poteva dirlo a Clover.
Chiunque fosse coinvolto nel traffico di esseri umani meritava una
pallottola in testa, quindi non si sentì in colpa per quello che stava per fare,
ma avrebbe preferito non mettere a repentaglio la vita del ragazzo. Quella
mattina aveva anche proposto di evitare che Clover si presentasse
all’incontro, dato che avevano già adescato il compratore con le foto, ma
Drake gli aveva fatto notare che quel bastardo avrebbe di sicuro mandato
degli scagnozzi per mantenere l’anonimato. In quel caso, il loro piano
sarebbe andato in fumo e avrebbero perso ogni possibilità di garantire la
libertà del ragazzo.
Per quel motivo, avevano deciso di seguire il piano originale.
Clover intrecciò le dita snelle con le sue. Ogni volta che lo graziava
con gesti così dolci, il suo cuore si fermava, e si sentiva di nuovo un
quindicenne che pomiciava con un amico nel giardino sul retro della scuola.
«Mi fido di te,» disse Clover, nonostante la sua espressione
corrucciata.
Boar sospirò, a disagio per via delle sue mani sudaticce ma quando
parcheggiò dietro il pick-up di Tank, chiuse gli occhi e prese un sospiro
profondo per tenere a bada lo stress.
«Devi. È l’unico modo per uscire da questo casino. Io… farò di tutto
per liberarti da quel bastardo,» disse Boar, osservando il furgoncino dietro
di loro nello specchietto retrovisore.
Clover indossava una maglietta blu elettrico, facile da identificare,
anche se quella tonalità lo rendeva ancora più pallido. «Solo che… se
dovesse succedere qualcosa di brutto… voglio che tu sappia che questo,»
strinse la mano di Boar, «è importante per me. Anche se la nostra storia non
è convenzionale, per me è più importante di qualunque altra relazione abbia
mai avuto.»
Boar sentì un peso sul petto che gli fece venir voglia di attirare Clover
tra le sue braccia e trascinarlo in fondo al bosco, dove non sarebbe mai più
stato in pericolo.
Tuttavia, quando gli strinse la mano con più forza, il colpo improvviso
sul finestrino lo fece irrigidire. Pyro sbirciò dentro con espressione
perplessa, ma non avevano ancora concluso quella conversazione privata.
Boar deglutì e spronò il suo amante ad allontanarsi con un gesto della
mano, mentre il suo cuore riprendeva a battere normalmente. Non voleva
discutere quella situazione davanti agli altri, non importava quanto Pyro
fosse importante per lui.
Clover si avvicinò per un bacio, ma dato che non riuscì a raggiungerlo,
si sollevò per mettersi sul suo grembo. Averlo su di sé fu fantastico, e
quando il ragazzo avvolse le braccia attorno a lui, inebriandolo con il suo
profumo fresco di menta, lo strinse forte a sé. Era così dolce, così adorabile,
così sexy. Un partner ideale per loro, in quel pacchetto pallido e perfetto.
Nonostante avesse chiesto a Clover di fidarsi di loro, strofinò il viso
contro il suo collo e gli chiese: «Sei sicuro di volerlo fare?»
Clover gli baciò l’orecchio, come se non fosse lui ad aver bisogno di
supporto emotivo. «Non voglio, ma devo. Non mi va di continuare a vivere
nella paura.»
Boar chiuse gli occhi, ignorando i loro amici, che li aspettavano a un
paio di metri di distanza. In quel momento, desiderava soltanto sentire il
tocco di Clover ancora una volta. Comunque, credeva nel piano di Tank e
non voleva nemmeno pensare alle conseguenze di un fallimento.
«Sei ancora in tempo per cambiare idea. Potremmo portarti al confine
con il Canada. Farti visita lì,» sussurrò, anche se doversi separare da Clover
era doloroso quanto la prospettiva di non vedere Pyro per mesi.
La presa del ragazzo attorno al suo collo divenne ancora più insistente.
«No. Non voglio stare da solo. Non voglio stare lontano da te. Che senso ha
scappare per tutta la vita? Non sarei più in grado di essere sincero con
nessuno. Quello che c’è tra di noi è speciale, e farò di tutto per
proteggerlo.»
Boar prese un respiro profondo e appoggiò le braccia sui fianchi di
Clover, desiderando disperatamente costringerlo a restare al sicuro, a
dispetto di ogni logica. «Ti amo.»
Clover indietreggiò abbastanza da guardarlo negli occhi. «Anch’io ti
amo. Per questo ho bisogno che tu pensi a te stesso se le cose dovessero
mettersi male, okay?» chiese e gli fece scivolare le dita tra la barba, prima
di accarezzargli le labbra in un bacio dolce.
Boar restò senza fiato e osservò la strada vuota, imbarazzato che la sua
paura fosse così evidente e che Clover avesse deciso di aiutarlo quando era
lui quello in pericolo. «Non succederà,» rispose senza pensarci, e strinse la
presa attorno al ragazzo, come se il bisogno di stringerlo e sentirlo fosse
impossibile da contrastare.
Clover inclinò il capo e un sorrisino giocoso comparve sulle sue
labbra. «Sei così teso, piccolo.»
Boar mise il broncio, anche se la sincerità di Clover lo aiutò a rilassarsi
un po’. «Perché sono preoccupato. So che ce la faremo, ma quando ti
immagino là fuori, la mia mente pensa agli scenari più assurdi. So di essere
il miglior cecchino in circolazione, quindi ha senso che sia io a proteggerti
da lontano, ma significa che non sarò con te. Ecco perché sono nervoso,»
rispose, tremando. Era molto probabile che dovessero permettere a quei
bastardi di prenderlo per scoprire dove si nascondesse l’uomo dietro quella
storia, e quella possibilità lo fece rabbrividire.
Clover si morse le labbra, guardandolo negli occhi in un modo che
rispecchiò i suoi sentimenti. Non importava che gli altri fossero nei paraggi,
perché in quel momento lui era l’unico che contava per Clover. «Baciamoci
come se fosse l’ultima volta, allora. Niente rimpianti.»
Se gli fosse successo qualcosa, il rimorso lo avrebbe tormentato.
Tuttavia, sapere che il ragazzo ricambiava i suoi sentimenti, e pensava a lui
piuttosto che alla sua sicurezza, gli fece palpitare il cuore. Gli strinse il viso
pallido tra le mani, strofinandogli le guance con i pollici e intrecciando le
dita nei suoi capelli, e si persero l’uno nello sguardo dell’altro, mentre una
marea di emozioni lo travolgeva come l’oceano in tempesta. Si avvicinò per
un bacio mozzafiato e mise da parte le preoccupazioni per godersi quel
momento.
I baci di Clover erano diversi da quelli di Pyro. Mentre il mercenario
era violento e avido, il tocco di Clover era gentile, e aprì la bocca per
invitare la sua lingua. Non si trattava di chi fosse il baciatore “migliore”, ma
era una questione di varietà, di come Clover completasse Pyro, e di come la
dicotomia tra di loro fosse perfetta per lui. Pyro era pungente, Clover era
soffice, e insieme erano la combinazione ideale per lui.
Spesso si era preoccupato che il loro legame non fosse forte come
quello che Clover condivideva con Tank, ma l’intensità della confessione
del ragazzo, con le sue parole sincere e affettuose, eliminò ogni dubbio.
Alla fine, interruppe il bacio, anche se non smise di toccarlo e spostò le
labbra sul suo collo aggraziato, assaporando il suo gusto salato. Un ragazzo
come Clover era il sogno proibito che da ragazzino, quando aveva capito di
avere un debole per i maschi, lo aveva accompagnato; la risposta ai suoi
desideri più proibiti. Non importava come sarebbe andato il piano, lo
avrebbero riportato a casa.
Per sempre al sicuro.
«È solo che… presto dovrò andare, ma…» sussurrò, spingendo i
fianchi contro Clover.
Il ragazzo sogghignò, mostrando la sua dentatura bianca prima di
togliersi la maglietta. «Lo capisco. Hai bisogno di un piccolo
incoraggiamento. Qualcosa che rammenti al soldato quale sia la sua
missione.»
Boar sbuffò. «No, dico sul serio. Non è un gioco. È solo che… ho
bisogno di te.»
Il sorriso del ragazzo scomparve, e il bacio che gli diede ricordò dei
petali di rosa che gli accarezzavano le labbra. «Cosa vorresti?»
Boar deglutì mentre le sue mani accarezzavano il corpo di Clover,
massaggiandogli le cosce, la schiena e il viso. Andò a fuoco quando il
ragazzo gli leccò la bocca prima di afferrare la leva accanto al sedile per
abbassarlo. «Voglio assaggiarti.»
Clover socchiuse gli occhi e annuì, abbassandosi la cerniera dei jeans.
Ecco un’altra cosa che amava di quel ragazzo. Era sempre pronto, in vena
ed entusiasta.
«Mi piace quando la tua barba mi solletica,» disse, ignorando il fischio
proveniente da fuori.
Boar lo osservò dalla sua posizione orizzontale, a corto di fiato per
l’eccitazione di avere quella mano snella dentro i jeans. Gli venne la pelle
d’oca per l’euforia, ma quando Clover cominciò ad agitarsi sopra di lui,
premendo contro la fibbia della cintura, il suo uccello cominciò a
risvegliarsi. «Mi piace quando la tocchi,» sussurrò, chiudendo gli occhi non
appena Clover gli accarezzò la barba.
«Allora devi promettermi di non tagliarla. Sempre che non muoia,
ovviamente. Allora dovrai tagliarla e non fartela crescere mai più, così che
nessun altro possa toccarla.» Clover trattenne un sorriso quando si abbassò i
pantaloni e le mutande, abbastanza da rivelare il suo uccello duro.
Boar voleva punirlo per quella battuta inappropriata ma, nonostante il
nodo in gola, vedere quella cappella rosea lo fece irrigidire, e si ritrovò
ammaliato dalla sua bellezza. «Non essere sciocco,» disse alla fine,
attirando Clover per i fianchi quando, nonostante tutto il nervosismo, gli
venne l’acquolina in bocca.
Clover scoppiò a ridere, perdendo l’equilibrio, e dovette reggersi con
una mano sul tettuccio dell’auto. Si sollevò con l’uccello sempre più duro.
Il suo corpo arrossiva facilmente, e il suo viso era già di quel rosa che lui
amava tanto.
«Non voglio che ci pensi per più di dieci minuti, tutto qui.» Clover
prese un respiro profondo e gli massaggiò la barba, guardandolo oltre i
capelli bianchi. «Ma so che mi renderai tutto facile.»
Boar annuì in fretta, attirandolo più vicino. Gemette quando il ragazzo
si appoggiò sul suo petto, con l’erezione davanti al suo viso e il torace già
pieno di chiazze di quella incredibile sfumatura di rosa. Si strusciò contro il
suo amante, ancora in attesa che l’uccello diventasse più grosso e duro.
«Adoro succhiartelo. Hai sempre un sapore così delizioso.»
Clover continuò a sorridere, anche se il suo respiro divenne affannoso.
«Dovrei mangiare più ananas solamente per te.» Agitò i fianchi per
trascinare l’uccello sulla sua barba, e quella pressione leggera spinse Boar a
sollevare i fianchi per l’eccitazione. Si inumidì le labbra, affamato, perché il
profumo muschiato dell’eccitazione di Clover creava dipendenza.
«Puoi avere tutti gli ananas che desideri. Lo preparerò per te, così in
cambio mi permetterai di fare questo,» disse, strizzandogli il sedere delle
dimensioni perfette per le sue mani. Ormai a corto di fiato, la sua mente
divenne confusa. Voleva portare il sapore di Clover con sé.
La cappella del ragazzo divenne di un rosa più scuro e sussultò quando
si avvicinò per strusciarsela contro le labbra. Nonostante lo spazio ristretto,
il calore nell’auto e il sedile scomodo, Boar si sciolse per l’euforia di avere
Clover così vicino. Il ragazzo non aveva solamente “accettato” di stare con
lui in cambio di protezione. Lo desiderava.
Non era rimasto molto tempo se voleva arrivare a destinazione prima
dell’orario stabilito, ma intendeva sfruttare ogni singolo momento. Fissò le
iridi pallide di Clover, così uniche, e tirò fuori la lingua per leccargli la
parte laterale dell’uccello mentre la sua gola bramava già di poterlo
accogliere in tutta la sua imponenza. Mugolando, gli accarezzò la schiena e
sollevò la testa per avvolgergli il cazzo tra le labbra.
Quando Clover gemette, sbattendo le palpebre, Boar lo vide come un
angelo caduto dal cielo solamente per lui. Chiunque lo conoscesse sapeva
che non era una creatura celestiale, ma anche Lucifero era stato un angelo
una volta, no?
La prima volta che lo aveva visto, aveva subito pensato che fosse
bellissimo, ma con il passare dei giorni era sbocciato, diventando ancora più
affascinante. Con le ciocche argentee, gli occhi bizzarri e le labbra rosse
dischiuse, avrebbe potuto succhiargli l’uccello per l’eternità e lui sarebbe
rimasto a fissarlo per sempre. Ancora più delizioso di una meringa ripiena
di crema Chantilly.
Una volta era venuto nella doccia, masturbandosi mentre immaginava
Clover che lo guardava con la sua espressione provocante. Quel ragazzo…
era una bomba.
Con un ringhio appagato, gli strinse le palle attraverso i jeans e
risucchiò le guance attorno all’uccello, assaporando il gusto fresco della sua
pelle unito al sapore salato del liquido preseminale che gli esplose sulla
lingua.
I versi di Clover gli riecheggiarono nella testa quando allungò una
mano alla cieca per accarezzargli l’uccello attraverso il tessuto dei
pantaloni. Quel ragazzo così dolce teneva al suo piacere anche quando la
sua vita era in pericolo. Boar non aveva bisogno di niente in cambio, perché
soddisfatto dell’espressione estasiata sul volto del ragazzo quando facevano
sesso. Era così sexy che guardarlo leccare il succo di un frutto dalle dita era
già eccitante.
Comunque, Boar mosse i fianchi, spingendolo ancora più in fondo
nella sua bocca, leccando e succhiando tutto quello che aveva da dargli,
come se fosse un lecca-lecca alla fragola e panna. Il respiro divenne
affannoso, ma non appena una scarica di eccitazione lo attraversò, riuscì
solamente a pensare a un modo per soddisfare il ragazzo fantastico che lo
amava e che voleva appartenergli. Per Boar era sempre un problema
accogliere un uccello in bocca per via del suo riflesso faringeo. Tuttavia,
quando ci riuscì, e sentì i jeans di Clover contro il viso, sollevò i fianchi in
segno di vittoria.
Il ragazzo non era un maestro dell’autocontrollo, ma a lui piaceva in
quel modo, a corto di fiato e bisognoso. Clover cominciò a spingere i
fianchi contro la sua bocca sempre più velocemente, reggendosi sul
finestrino dell’auto con una mano e gemendo senza alcuna vergogna.
«Sì, Boar, così,» sussurrò, chiudendo gli occhi e inarcando la schiena
quando lui gli strizzò il sedere.
Quel movimento stabile lo portò a concentrarsi sulla dolcezza del suo
compagno e, molto presto, ogni preoccupazione svanì. Dentro e fuori.
Dentro e fuori. Clover non si trattenne più, i suoi fianchi tremarono quando
l’orgasmo si avvicinò e affondò le dita umide tra i suoi capelli per scopargli
la faccia come un uomo posseduto.
Quando venne, Boar sentì l’orgasmo ripercuotersi nel suo stesso corpo,
che cominciò a tremare in sincronia con quello del ragazzo quando il
liquido caldo schizzò dritto nella sua gola. Concesse a Clover qualche
secondo per riprendersi, anche se il suo uccello pulsante dentro i jeans era
pronto a ricevere attenzioni.
Lo sollevò per allontanare l’uccello non più eretto dalla bocca. «Resta
così, okay? E guardami.» Boar ansimò quando allungò la mano sotto le
cosce e i jeans.
Le guance di Clover erano rosse come lamponi. Il ragazzo annuì,
ancora a corto di fiato, non appena Boar liberò il suo cazzo dai confini dei
pantaloni. Quella sensazione di libertà fu piacevole soltanto per un secondo,
perché il bisogno di trovare appagamento divenne troppo urgente, e Boar gli
offrì una mano affinché la leccasse. Quella lingua calda e sensuale fu come
fuoco contro la sua pelle, ma non appena le sue dita divennero umide, le
avvicinò al suo uccello e cominciò a masturbarsi con foga.
«Una volta tornati a casa, voglio masturbarmi mentre mi guardi e mi
parli.»
Clover si morse il labbro, i capelli pallidi che incorniciavano il volto
del più adorabile dei predatori. «Si può fare. Potrei anche cavalcare
l’uccello di Pyro nel frattempo. Sono multitasking, tesoro.»
Le palle di Boar scoppiarono, ed emise un verso strozzato,
costringendosi a tenere gli occhi aperti, mentre quell’immagine lo
travolgeva, eliminando ogni altra fantasia sessuale che, al confronto, non
era niente. «Oh, cazzo. Sì. Ti scoperà e mi dirai che cosa provi.»
Clover non ebbe nemmeno bisogno di rispondere, si limitò a sorridergli
e si piegò per baciarlo mentre l’orgasmo lo trascinava via.
Boar era pronto a qualsiasi cosa pur di salvare Clover. Qualsiasi cosa.

***

La pace che lo aveva avvolto dopo il sesso non durò a lungo. Non
appena Clover uscì per raggiungere gli altri, sentì di nuovo un formicolio
dietro la schiena, e quando abbandonò il suo veicolo dietro dei cespugli e
raggiunse a piedi il vecchio stabilimento, la tensione di ciò che li attendeva
lo avvinghiò. Il sole luccicante gli rise in faccia intanto che percorreva la
zona deserta, restando in ascolto in caso quel posto fosse un covo segreto di
adolescenti che facevano uso di droga. I murales e la spazzatura indicavano
che quel deposito non fosse completamente dimenticato, ma era così
lontano dal centro abitato più vicino che era facile immaginare che quel
vecchio edificio, con le finestre senza vetri e i cavi elettrici scoperti, fosse il
testamento di una civiltà perduta da tempo.
Gli uccellini cantavano sugli alberi vicini, e il prato e i fiori selvatici
che circondavano la struttura imponente erano perfetti per un picnic.
Tuttavia, Boar non poteva permettere che lo notassero, così entrò dalla
porta d’ingresso aperta. La sala principale era ampia e conteneva un
macchinario avicolo, che probabilmente doveva essere ormai troppo
danneggiato per essere spostato in un altro edificio. Comunque, quel posto
era un deposito di polvere.
Boar si prese tutto il tempo necessario per scegliere in quale punto
avesse la vista migliore dell’edificio di fronte, e allo stesso tempo offrisse
un riparo sicuro, e alla fine salì le scale instabili fino all’ultimo piano, dove
trovò un nascondiglio perfetto dietro una serie di articoli da ufficio
ammassati davanti a una delle finestre.
Era sempre più in ansia, così provò a concentrarsi sull’obiettivo,
preparò il fucile, prese il passamontagna, per oscurare il pallore del suo
volto all’ombra, e restò in attesa.
Ancora.
E ancora.
Nemmeno l’eternità poteva essere così lunga. Tuttavia, il tempo
sembrò protrarsi all’infinito mentre pensava a quello che poteva succedere a
Clover, in caso non ce l’avessero fatta. Potevano catturarlo e non ritrovarlo
mai più. Maltrattato, torturato, violentato e ucciso, il suo sorriso dolce
scomparso per sempre. Gli avevano impiantato un localizzatore, ma non era
sufficiente, perché qualcuno alla fine avrebbe notato la ferita sulla schiena e
investigato oltre.
Il cellulare in tasca divenne bollente quando pensò di mandare all’aria
tutto. Non era troppo rischioso? A che cosa stavano pensando? Tuttavia, se
Clover aveva scelto di correre quel rischio, chi era lui per contraddirlo?
Erano i suoi compagni, non i suoi padroni.
Gli si accapponò la pelle quando dei motori rombarono in fondo alla
strada stretta, così indossò gli auricolari Bluetooth. Gracchiarono non
appena li accese e, quando il pick-up di Tank emerse tra gli alberi, sentì la
voce di Pyro.
«Cosa c’è per pranzo?»
Era il messaggio in codice per confermare l’identità della persona che
parlava, così si rilassò e seguì i due veicoli attraverso il telescopio del
fucile. «Caviale con salsa al vino bianco.»
Il furgoncino di Drake era proprio dietro di loro, e il battito di Boar
accelerò quando immaginò Clover legato sul retro. Non si trovava in quella
posizione per il piacere di Drake, ma per fingere che fosse loro prigioniero.
Boar odiò ogni secondo di quella situazione e non vedeva l’ora di usare
il suo fucile per porre fine a quella storia. Chi cazzo poteva sapere perché il
compratore volesse un ragazzo albino, ma le immagini che tormentavano la
sua mente gli diedero la nausea. Clover non era un pezzo di carne. Era un
uomo con delle speranze, sogni, idee, senso dell’umorismo e un cuore
grande abbastanza da amare più di un uomo alla volta.
«Come procede?» chiese Tank con voce più chiara, quando le auto
superarono il cancello che qualcuno aveva bloccato con delle pietre.
«Non ho visto nessuno. È libero.»
«La contrattazione deve averli convinti che facciamo sul serio,»
aggiunse Drake.
I mercenari parcheggiarono entrambe le auto davanti alla fabbrica
abbandonata, e quello fu il segnale che gli fece capire che era arrivato il
momento di sporcarsi le mani. In un certo senso, sperava che gli uomini del
compratore giocassero sporco. Sbarazzarsi di quegli stronzi sarebbe stato il
momento più esaltante della giornata.
Pyro corse oltre i confini della staccionata che circondava lo
stabilimento, portando con sé il borsone della palestra in cui teneva
l’esplosivo. L’asfalto di scarsa qualità era pieno di buche, così non ebbe
problemi a coprire le bombe con sabbia e foglie, dopo averle posizionate.
Una volta finito, sollevò lo sguardo per cercarlo. Boar non poteva fargli
sapere dove fosse, ma un luccichio lungo la strada riportò la sua attenzione
sul compito che doveva svolgere.
«Si avvicinano da nord,» disse, quando tre automobili nere comparvero
in lontananza, dirigendosi verso la squadra. Indossò in fretta maschera e
guanti, e sistemò il fucile, seguendo il corteo attraverso il telescopio.
Con l’arrivo del nemico, la paura e l’insicurezza si dispersero,
lasciando spazio alla concentrazione. Esistevano momenti per preoccuparsi
e altri per reagire.
«Vetri oscurati. Suppongo che siano a prova di proiettile.
Probabilmente anche blindati,» disse nell’auricolare, fissando i veicoli che
attraversarono la radura selvaggia come una falce.
«Siamo pronti,» rispose Tank, comparendo alle spalle del pick-up
quando gli altri due si unirono a lui.
Boar rimase in silenzio. Il cuore gli batteva così forte che sentì pulsare
anche le gengive, ma non era il momento di pensare al disagio che provava
quando le auto del nemico erano parcheggiate a pochi metri dal furgoncino
di Drake.
Tank sollevò la mano per salutare, come se i trafficanti fossero dei
vecchi amici.
Boar non riuscì a vedere nessuno attraverso i vetri oscurati, ma non
appena gli sportelli delle due auto si aprirono contemporaneamente,
comparvero degli uomini armati, anche se non ancora pronti a sparare. Boar
giurò di riconoscere un paio di facce. Comunque, non si lasciò distrarre e si
concentrò sull’auto al centro. Gli sportelli frontali si aprirono un po’ dopo,
rispetto alle altre auto. Chiunque si trovasse sul retro aveva le proprie
ragioni se viaggiava con un gruppo di uomini armati. Doveva essere seduto
sul sedile posteriore, sul lato sinistro, e Boar aspettò che uscisse per fare
fuoco.
Tank appariva rilassato, come se non fosse una questione di vita o di
morte. «Allora, dov’è il compratore?»
Uno degli uomini si avvicinò, tenendo in mano una valigetta, e Boar lo
sentì attraverso il microfono degli auricolari di Tank. «Non sono affari tuoi.
Ecco i soldi, se mi darai la merce.»
Drake scosse il capo. «Non vi daremo un cazzo finché non sapremo se
qualche intermediario non ci vuole derubare.»
Vada per la scenetta del poliziotto buono e poliziotto cattivo.
Tank fece un segno a Drake per indicargli di mantenere la calma. «Va
tutto bene. Sono certo che non ci siamo scomodati a vendere il ragazzo, per
poi scoprire che non stiamo facendo affari con la fonte del contratto.»
L’uomo con la valigia sbuffò abbastanza forte da riecheggiare nel
microfono. «Smettiamola di perdere tempo. Il compratore è nei sedili
posteriori. Ha… hanno scelto di non rivelare il loro volto. Dovreste
comprendere,» rispose, correggendosi.
«D’accordo.» Drake andò sul retro del furgoncino e tirò fuori Clover
con modi bruschi che furono come un pugno al petto per Boar. Tuttavia,
doveva avere fiducia nel loro piano. Anche Pyro era presente e di sicuro
avrebbe cercato di risolvere le cose se la situazione fosse degenerata.
Non poteva sparare se non erano sicuri di avere la persona giusta. Il
suo dito fremeva sul grilletto, ma doveva attendere un segnale da parte di
Tank. Le loro operazioni funzionavano meglio quando tutti seguivano il
piano. Non doveva dimenticarlo.
Tuttavia, quando Tank puntò la pistola contro la testa di Clover, Boar si
sentì pronto a sparare per porre fine a quella messinscena. Il bisogno di
allontanare l’arma da fuoco dalla fronte del ragazzo fu così impellente che
sentì il sudore imperlargli la schiena. Nemmeno vedere Clover che si
dimenava inutilmente lo aiutò a concentrarsi.
«Se sei il compratore,» urlò Tank verso l’auto. «E desideri tanto il
ragazzo, fatti vedere. Abbiamo smesso con certi giochetti.»
Boar sentì l’indice tremare sul grilletto quando notò i mercenari
irrigidirsi, le loro mani pronte a impugnare qualsiasi arma avessero contro
di loro, sconfiggere quei tre e provare a prendere Clover senza dare loro i
soldi.
Tuttavia, lo sportello sul retro si aprì, e tutte le teste si voltarono in
quella direzione, come dei soldati in attesa degli ordini del generale. Boar
restò pietrificato quando la brezza scompigliò la lunga chioma bionda che
apparve da sopra il tettuccio del veicolo. Restò sconvolto quando vide una
ciocca rosa ma, non appena la donna si alzò e uscì dalla limousine, ebbe
difficoltà a respirare.
Era certo di conoscerla.
Indossava un abito blu svasato, e anche se non aveva un Pastore
tedesco enorme al suo fianco, era la stessa donna che avevano lasciato
andare a casa di Riggs.
Non era una donna che frequentava Riggs o una potenziale vittima. Era
lei la compratrice di Clover.
Nonostante gli anni trascorsi a lavorare in quel campo, l’avevano
sottovalutata solamente perché era una donna di mezza età di bell’aspetto.
Le spalle di Tank si irrigidirono, ma non gli diede il segnale, cosa che
lo confuse, tanto che si ripromise di fare Tank a pezzetti quando si
sarebbero rivisti. Aveva la donna nel mirino. Poteva spararle e farle
esplodere la testa in qualunque momento. Perché quell’esitazione?
Poteva prendere quella decisione per tutti e pensare dopo alla rabbia di
Tank.
Tuttavia, se i suoi amici fossero morti a causa della sua
insubordinazione, non si sarebbe mai perdonato. Inoltre, dato il loro
svantaggio numerico, nemmeno un singolo colpo avrebbe messo in salvo
Clover.
«Metti giù l’arma!» esclamò la donna, non sembrando più così
innocente come in Nevada. «Sono io la compratrice, i vostri soldi sono
nella valigia. Datemelo!»
Boar si morse un labbro, spostando lo sguardo su Pyro, che continuava
ad aprire e chiudere la mano sinistra attorno allo strumento che poteva far
saltare in aria l’esplosivo vicino al cancello. Nemmeno lui sapeva come
comportarsi. Nessuno di loro si era aspettato di trovarsi davanti a un gruppo
così numeroso. I suoi amici erano troppo vicini ai loro avversari per evitare
i colpi iniziali, e dato che Clover era legato, era lui quello più a rischio.
Avrebbe voluto urlare per la frustrazione, ma decise di non distrarre i
suoi amici e si concentrò sul nemico, pronto ad avvisare i compagni in caso
ci fosse anche la possibilità remota di un tradimento. Se era bravo,
abbastanza veloce, poteva farne fuori tre, forse quattro, in pochi secondi.
Sentì una vampata di calore lungo il collo e sul viso, ma restò fermo,
concentrato.
Così attento che lo scricchiolio appena udibile alle sue spalle, che in
caso contrario non avrebbe notato, riecheggiò forte come lo stridio del
gesso contro una lavagna. Smise di respirare, non volendo staccare gli occhi
dalla scena pericolosa sotto di lui ma, quando sentì di nuovo quel rumore,
vicino e nella stessa zona, si voltò.
L’uomo che sbucò alle sue spalle lo attaccò come uno sciacallo, mentre
la spada enorme che teneva in mano luccicava per via dei raggi del sole
sottili. Non ebbe il tempo di chiedersi da dove venisse o come lo avesse
trovato. Con il fucile tra le sedie, Boar si ritrovò disarmato, così si scansò
per evitare che lo colpisse. Quel tipo era veloce, quanto Drake, e salì su di
lui prima di dargli il tempo di afferrare la pistola. Mentre quella lama
imponente discendeva verso la sua gola, Boar afferrò i polsi di quello
stronzo e li respinse, cercando di affrontare la forza di quell’uomo molto
più grosso di lui.
La luce del sole creò un bagliore bianco su lineamenti distorti sopra di
lui, riflettendosi sui denti dritti dell’uomo e luccicando nel suo occhio
destro come se fosse di vetro. Boar ansimò quando la punta della lama
discese nonostante i suoi sforzi per respingerla.
La sua vita gli passò davanti come le immagini di un caleidoscopio. La
chiesa. I bei momenti con la sua famiglia quando era ancora il loro figlio
perfetto. Il suo primo bacio con un ragazzo. La prima notte sulla panchina
di un parco. Pyro che lo portava via dalla strada, e dalla puzza del liquore.
Tank che gli salvava la vita. L’allenamento con i ragazzi. La pace di avere
una casa. Clover che gli confessava di amarlo.
Boar restò con il fiato in gola e digrignò i denti, cominciando ad avere
difficoltà quando il viso sopra di lui divenne un’immagine rossa di pura
furia.
«Boar?» la voce improvvisa di Pyro che rimbombò dall’auricolare fu
come un’iniezione inaspettata di adrenalina pura. Diede un calcio contro la
parete e la usò come sostegno per allontanare quel tipo.
«Una trappola. È una trappola,» rispose, allungando una mano sul
fianco. Il peso della sua pistola era familiare come il sapore della sua
caramella preferita, ma prima che riuscisse a togliere la sicura, il
mercenario provò a colpirlo ancora. Boar lo scansò, allontanando la mano
che reggeva il coltello, ma prima che potesse sparargli sentì una fitta alla
coscia e abbassò lo sguardo, giusto in tempo per vedere la lama sprofondare
nella sua carne.
«Cazzo! Figlio di puttana!» urlò, con tutto il fiato nei polmoni e gli
sparò dritto in faccia.
L’impatto fece indietreggiare il suo aggressore, anche se non impedì a
Boar di sanguinare. Sentì le urla provenire dall’auricolare, le sgommate
delle auto, ma era troppo distante per vedere che cosa stesse accadendo.
Lanciò un’occhiata al coltello nella sua coscia e decise di non estrarlo,
preferendo strisciare fino al fucile.
Stava per guardare attraverso il telescopio quando le pareti tremarono
per l’esplosione improvvisa che lo fece cadere, provocando una fitta di
dolore che si riverberò in tutta la gamba. Sentì la testa accaldata quando
guardò la lama infilzata nella coscia. Non poteva estrarla perché erano
troppo lontani da un ospedale, e muoverla poteva soltanto peggiorare la
situazione.
«Ragazzi?» urlò nell’auricolare, strisciando verso il rumore degli spari.
Speravano che gli esplosivi potessero intrappolare il nemico, ma quando si
inginocchiò e vide le due auto nere allontanarsi in una nube di polvere,
provò un tuffo al cuore. Mancavano dei pezzi di strada nei punti in cui le
bombe erano esplose, e anche se una delle tre limousine nere era sottosopra,
circondata da corpi, non vide alcuna traccia di Clover.
«Scendi! Hanno preso Clover!» urlò Tank. «Siamo vivi solamente
perché le bombe li hanno spaventati. Perché non hai sparato?»
«Che cosa vuoi dire che è una trappola?» si affrettò ad aggiungere
Pyro.
Boar deglutì rumorosamente, fissando i tre uomini, diventati la sua
famiglia, attraverso il telescopio. Tutti quelli cui teneva erano vivi, almeno.
«Qualcuno mi ha attaccato, cogliendomi di sorpresa. Sono ferito,»
rispose, ancora incerto su che cosa fare per la ferita. Era possibile che la
lama non avesse reciso un’arteria, ma era grande e, anche se non era un
esperto di anatomia, era sicuro che potesse aver toccato un vaso sanguigno.
Non voleva morire per colpa di uno stronzo. Non prima di aver portato
Clover al sicuro.
«Cazzo! Arrivo subito!» esclamò Pyro, correndo verso l’edificio.
Boar ringhiò, cercando con fatica di rimettersi in piedi. Il dolore lo
tormentò come dei tizzoni ardenti conficcati nella carne, diventando sempre
più insopportabile mentre l’adrenalina scemava. «No, dovete seguirli.»
«Clover ha un localizzatore,» disse Tank. «Eravamo preparati a questa
possibilità, anche se non è proprio quella ottimale.»
Boar vide rosso. «Non è quella ottimale? Hanno catturato il nostro
ragazzo. Potrebbero stuprarlo o torturarlo. Certo che non è ottimale, cazzo!»
«Credi che non lo sappia?» urlò Tank. «Qualcuno deve mantenere la
calma così potremo riorganizzarci e pensare alle conseguenze!»
Anche se Boar desiderava assicurarsi che Clover fosse al sicuro, il
rumore di passi affrettati lo aiutò a rilassarsi, e la vista dei capelli blu di
Pyro lo fece sorridere, nonostante quel momento difficile.
«Li seguirò con la moto, così non perderemo il segnale,» rispose Tank
al microfono. «Occupatevi delle auto e seguitemi il prima possibile.»
«Non perderlo,» sussurrò Boar, quando Pyro si inginocchiò al suo
fianco. Solo quando si avvicinò si rese conto che il suo amante doveva
essersi rotolato per terra durante la lotta, perché il lato sinistro del suo viso
era sporco di sangue. Aveva gli occhi sgranati e le labbra contorte in una
smorfia.
«Che cazzo, Boar? Hai detto che eri ferito, non che avevi un coltello
conficcato nella gamba. Cazzo, cazzo, cazzo. Cambio di programma,
ragazzi. Lo porterò in ospedale,» disse Pyro, aiutandolo a rimettersi in
piedi. Era più basso di lui, ma abbastanza forte da sostenere il suo peso,
evitando che poggiasse sulla gamba ferita. Tuttavia, Boar poteva ancora
sentire la lama che si muoveva nella carne, dato che l’intorpidimento dopo
il colpo era passato.
«No. Non puoi perdere tempo con me,» disse, accettando comunque il
suo aiuto. Gli sfiorò la fronte con la sua e chiuse gli occhi per una frazione
di secondo, inebriandosi di quel profumo familiare.
Un’espressione infuriata comparve nello sguardo di Pyro, ma fece
molta attenzione quando scesero le scale. «Chiudi il becco.»
«Fa’ ciò che è necessario,» rispose Tank, anche se il collegamento
cominciava a essere disturbato, quindi significava che si stava dirigendo in
una zona in cui le apparecchiature non avrebbero funzionato più bene.
Il viso di Boar si contorse in una smorfia quando si fermò troppo
bruscamente. «No, non starò zitto. Clover si fida di noi. Gli ho fatto una
promessa, e adesso si trova con una donna spietata che lo voleva a ogni
costo, come se fosse un pezzo da collezione, cazzo!»
Pyro scosse il capo, continuandolo a fissarlo con aria infuriata. «Non
dovevi farti pugnalare, allora. Dobbiamo trovare una soluzione, altrimenti
non servirai nemmeno a Clover.»
«Starò bene. Non è la prima volta che uno di noi viene ferito. Mi basta
un’auto.»
Drake, rimasto in silenzio fino a quel momento, esclamò: «È ridicolo.
Pyro, hai bisogno di aiuto?»
«Ce la faccio,» sibilò Pyro, aiutandolo a scendere le scale, una vera
impresa nelle sue condizioni. A ogni passo aveva la sensazione che la lama
affondasse sempre di più nella gamba.
«Non scherzo. Si tratta della gamba sinistra. Devi solo aiutarmi a salire
in auto, così guiderò fino in ospedale.»
«Stai sanguinando, idiota!» urlò Pyro, ansimante quando raggiunsero
la luce del sole e videro Drake avvicinarsi per dare loro aiuto.
«Lasciatemelo fare, cazzo! Non sto cercando di comportarmi da eroe,
ma non potete abbandonare Clover soltanto per accompagnarmi in ospedale
come se fossi una donna anziana! Io… lui è nostro.» Prese un respiro
profondo e diede un bacio a Pyro per comunicargli quello che non era in
grado di trasmettere attraverso le parole. «Starò bene. Per favore, vai a
prendere il nostro ragazzo.»
Sul volto teso e rosso di Pyro comparve una smorfia, e distolse
brevemente lo sguardo, stringendo la presa attorno alla vita di Boar. «Anche
tu sei mio.»
Boar mandò giù il nodo che aveva in gola, abbracciando il suo amante
per mostrargli quanto ancora significasse per lui, dopo tutti quegli anni
insieme. «E tu sei mio, ma sai quello che provo per il ragazzo. So che ci
tieni anche tu. Io non posso aiutarlo in questo momento, ma tu puoi andare
a riprenderlo per noi. Devi farlo. Ti prego. Se non fossi ferito e ti
accompagnassi, anch’io correrei un rischio, e tu me lo lasceresti fare.»
Drake rimase in silenzio, ma poi aprì lo sportello del pick-up dal lato
del guidatore.
Pyro allargò le narici quando incrociò lo sguardo di Boar. Il suo viso
era una continua evoluzione di emozioni diverse, ma alla fine annuì e lo
accompagnò al veicolo. «Non osare morire, cazzo.»
Boar lo baciò di nuovo, ma Drake cominciava a essere impaziente.
«Non importa che cosa deciderai, noi dobbiamo andare. Non avrò Clover
sulla coscienza.»
Pyro lo aiutò a sedersi sul posto del guidatore e chiuse lo sportello.
«Fai attenzione!»
Annuì e mise in moto. Voleva esserci per Clover, ma sapeva che
avrebbe rallentato gli altri. L’unica cosa che poteva fare era costringere
Pyro ad andare.
Capitolo 20 – Clover

Clover non poteva fare nulla contro le braccia forti che lo


circondavano, anche se non fosse stato ammanettato e con un sacchetto in
testa. Il tessuto gli aderiva al viso ogni volta che respirava, e la mancanza di
ossigeno cominciava a fargli girare la testa. Non sapeva da quanto fossero
in viaggio, ma da quando uno degli scagnozzi lo aveva fatto scendere dal
furgone, quella prigionia lo aveva reso ancora più nervoso. Sentì abbaiare.
Forte e minaccioso. Doveva essere un cane piuttosto grosso.
Era così spaventato, che quando si morse il labbro non si accorse
nemmeno che avesse iniziato a sanguinare.
Durante il tragitto in auto sapeva qual era la sua situazione, ma in quel
momento non aveva più alcuna certezza. Non provò nemmeno a lottare per
paura che lo picchiassero.
E se avessero commesso un errore con il loro piano? E se i ragazzi non
lo avessero ritrovato? Il cuore gli batteva all’impazzata. Ogni passo
dell’uomo che lo trasportava sulle spalle riecheggiava nelle sue ossa,
aumentando la sua paura.
Non appena il latrato divenne un rumore lontano, il suo mondo divenne
quieto, limitandosi al respiro del delinquente che lo trasportava e al
tacchettio delle scarpe della donna. Provò a concentrarsi su qualunque
informazione i suoi sensi limitati potevano cogliere, come profumi o altri
indizi, ma non trovò nulla di specifico. Alberi. Il profumo di piante. Niente
traffico. Non abbastanza da permettergli di capire dove si trovasse.
Il punto in cui Tank aveva inserito il localizzatore faceva ancora male,
ma fece tesoro di quel dolore per ricordarsi che presto sarebbero venuti in
suo soccorso. Salvo che il dispositivo fosse abbastanza forte da fornire ai
suoi uomini la sua posizione. O il segnale non venisse bloccato. In quel
caso, sarebbe stata la sua fine. Sarebbe diventato la proprietà di qualcuno
per sempre.
Sussultò quando sentì un cinguettio, perché gli uccelli erano più
rumorosi il mattino, e lui era certo che fosse più tardi. E il canto di quegli
uccellini? Sembrava strano, come se fossero in uno zoo, in una voliera.
«Eccoci,» mormorò la donna, e Clover sobbalzò quando la sua mano
snella gli accarezzò la schiena come se fosse un cane.
Non voleva pensare a ciò che quelle persone potevano fargli. Aveva
accettato di fare da esca, conoscendone i rischi, ma tutto quello che
desiderava in quel momento era tornare tra le braccia di Tank per sentirsi
protetto.
Una voce dolce sussurrò: «Va tutto bene, shh… mi chiamo Diana, e sei
al sicuro. Sei così vivace.»
Clover cercò di non urlare quando si ritrovò in un’altra posizione, ma
non appena i suoi piedi nudi sfiorarono il prato, ebbe la sensazione che il
pavimento freddo fosse sufficiente a proteggerlo. Si sentì sollevato di non
essere più trasportato da nessuno, nonostante le manette alle caviglie.
All’improvviso, una luce si accese, e lo tormentò attraverso i piccoli fori del
cappuccio.
Tuttavia, prima che potesse anche pensare di scappare alla cieca,
qualcosa gli tirò la gamba, e la catena attorno al suo piede gli ricordò che
non aveva alcuna via di fuga. Cercò di controllare il respiro per mantenere
la calma, anche se la corda attorno al collo diventava più stretta ogni
secondo che passava.
Sentì Diana avvicinarsi e provò a non sussultare quando le sue unghie
lunghe gli sfiorarono la pelle del braccio. «Sei così bello. Puoi avere tutti i
coni che vuoi questa sera.»
Clover aggrottò la fronte. Che cazzo. Gli stava offrendo del gelato?
Credeva che avesse cinque anni?
Rabbrividì come un agnello quando qualcuno gli sollevò il cappuccio
dalla testa e la luce gli ferì gli occhi. Aveva indossato le lenti a contatto per
evitare che gli occhiali gli cadessero, ma dopo aver trascorso tanto tempo al
buio, impiegò qualche minuto per abituarsi alla luce e ai colori. Quando alla
fine si guardò attorno, il verde lussureggiante delle piante tropicali lo lasciò
a bocca aperta.
Era circondato da un giardino stupendo racchiuso da pareti di mattoni.
Delle aiuole fiorite ed elaborate adornavano il prato curato che si trovava
tra viottoli piastrellati. Germogli viola e rosa si intrecciavano con piccoli
fiori gialli, che sembravano dei raggi di sole che sbucavano tra le nuvole
pomeridiane.
Le lampade di ghisa sulle recinzioni emanavano luce sufficiente per
vedere i dettagli vicini senza perdere quell’atmosfera intima, che ricordava
una voliera vittoriana. Gli interni della gabbia restarono nell’ombra, anche
se vide delle piante all’interno, quindi forse era da lì che veniva quel
cinguettio?
Il respiro gli morì in gola, quando Diana gli afferrò un braccio, perché
fu quello il momento in cui vide la gabbia. Non era grande come le altre,
era fatta di sbarre color oro e aveva un tetto a forma di pagoda. Lo spazio
interno era sufficiente per un letto, e a parte il bagno portatile, la fornitura di
acqua e il cesto di cupcake alla vaniglia, poteva sembrare una recinzione di
lusso per un animale.
Non riuscì più a respirare.
«No… per favore. Ascolta, farò tutto quello che vorrai, ma non
rinchiudermi lì dentro.»
Diana portò indietro i capelli, sentendosi a suo agio con la guardia del
corpo al suo fianco e le manette attorno alle caviglie e ai polsi di Clover.
Era una donna di mezza età giovanile e con un certo gusto per la moda,
come dimostravano le ciocche rosa tra i capelli e il rossetto viola. Sembrava
una versione più colorata di Crudelia De Mon. Davvero appropriato per una
persona coinvolta nel traffico di esseri umani.
Ogni volta che apriva bocca, il tono rilassante della sua voce lo faceva
quasi impazzire. «Oh, dolcezza, rilassati. Non vogliamo che il tuo bel
faccino invecchi prima del tempo.»
La sua guardia del corpo sembrava uscita dal cartonato di un
videogioco. Calvo, enorme e con un’espressione severa, come se non lo
avesse mai sfiorato nemmeno un pensiero. Sarebbe stato ridicolo in ogni
scenario fittizio. Tuttavia, quella era la realtà, e quell’uomo aveva un’aria
terrificante.
«Che… che cosa vuoi?» balbettò, anche se la sua attenzione si spostò
sulle forbici che teneva lo scagnozzo.
Il volto di Diana si illuminò, come se fosse eccitata all’idea di
condividere quell’informazione. «Sarai la nuova aggiunta del mio zoo. Una
volta che ti avremo iniziato, ti farò preparare un posto più comodo,» disse e
gli massaggiò il petto come se fosse un animale.
Non poteva essere vero. Era pazza, non importava quanto fosse
elegante e curata.
Sussultò non appena il tizio gli afferrò la maglietta, anche se cominciò
a preoccuparsi solo quando le forbici la tagliarono. Urlò quando il metallo
freddo scivolò contro la sua pelle, e la bellezza che aveva visto in quel
giardino si trasformò in melma. I colori scomparvero, rivelando l’orribile
verità del posto in cui si trovava. Sotto le foglie di una pianta grassa notò un
altoparlante da cui proveniva il canto degli uccellini. Nessun fiore poteva
coprire il fatto che stava per essere rinchiuso in una gabbia.
Prese un respiro profondo quando l’uomo gli strappò la maglietta, ma
cercò di nascondere la ferita sulla schiena. «Che cosa mi farete?» chiese.
Perché, a quel punto, era ovvio che supplicare non sarebbe servito a niente.
Non con lei, poiché non lo considerava nemmeno un essere umano. Era
solamente qualcuno che poteva usare a suo piacimento.
Diana sorrise come se attendesse quella domanda da tempo. «Mi
prenderò cura di te.»
Clover non era più sicuro di che cosa intendesse quando l’uomo gli
strappò jeans e mutande. Non importava che negli ultimi due mesi non
avesse avuto problemi a fare sesso davanti ad altri. Provava ancora
vergogna e cercò di controllare il rossore che gli ricoprì il corpo quando
l’aria fredda gli stuzzicò la pelle nuda. La paura gli attanagliò il cuore. Non
poteva nascondere la sua nudità.
«In una gabbia?» sussurrò.
Diana sospirò e gli massaggiò una guancia con dita delicate. «Presto ne
avrai una più grande, ma una specie come te non può sopravvivere nel
mondo selvaggio. Qui sarai al sicuro, con tanti giochi e cibo delizioso.»
Entrò nel panico quando pensò alla sua schiena scoperta e alla ferita
evidente sulla scapola. Il localizzatore era l’unico modo per evitare che
trascorresse tutta la vita tra le grinfie di quella donna raccapricciante, e
doveva evitare che lo scoprissero, a ogni costo. Solamente in quel modo
poteva sperare che i suoi uomini lo trovassero. Avrebbero mantenuto la
promessa riportandolo a casa.
Per tanto tempo, non si era fidato di nessuno. Anche Jerry, l’uomo che
aveva considerato la cosa più vicina a una famiglia, alla fine lo aveva
tradito. Tuttavia, non aveva ancora perso la fede nelle persone. Non
importava quante volte avesse voluto restare da solo come un lupo solitario
e contare solo su se stesso, desiderava la compagnia di altre persone. Con i
suoi quattro uomini aveva la certezza che non sarebbe mai rimasto da solo.
Poteva avere sempre qualcuno al suo fianco che si prendeva cura di lui.
Il pensiero di restare intrappolato in quello spazio ristretto era un
incubo che non avrebbe mai immaginato. Sarebbe impazzito. Avrebbe fatto
la fine di Tom Hanks, che nel giro di un paio di giorni aveva cominciato a
parlare con una palla nel film Cast Away.
La paura si avvolse attorno al suo collo come un collare invisibile. Se
doveva sopravvivere, doveva almeno fingere di stare alle sue regole.
«Allora… che giochi avevi in mente?» mormorò, cercando di nascondere la
schiena senza destare nell’occhio. Era il momento decisivo. Il localizzatore
pulsava così intensamente sotto la pelle gonfia che temette che lei potesse
sentirlo. Tuttavia, almeno per quel momento, non lo notò nessuno. L’ansia
lo stava già facendo impazzire.
Comunque, Diana si limitò a sorridere e a massaggiargli il petto in una
maniera stranamente impersonale. Le sue mani erano così fredde che lui
fece ricorso a tutte le sue forze per non sussultare.
«Be’, ho delle cose da fare, ma ti concederò il tempo di fare esercizio,
e mi assicurerò che guardi anche gli altri esemplari.»
«Altri… albini?» Era quella la sua ossessione? Collezionava animali
albini e aveva bisogno di un umano come punta di diamante della sua
collezione?
Diana scoppiò a ridere. «Oh, no. Non sarebbe un vero zoo se
collezionassi solamente un tipo di umano, no? Ava, vieni avanti. So che stai
guardando,» disse, voltandosi verso una delle gabbie grandi che
circondavano l’aiuola con fiori che ospitava la sua nuova dimora.
Qualcosa si mosse nell’ombra, ma Clover non seppe più che cosa
pensare quando una figura esile come un bambino comparve dietro le
sbarre. Anche lei era nuda, e nonostante i ricci lunghi che coprivano la
maggior parte dei seni, capì che era una donna adulta. Inoltre, non appena si
voltò di fianco, la curva della sua pancia gravida divenne impossibile da
non notare.
Clover deglutì rumorosamente e si agitò, anche se non poteva fare
molto con la gamba legata a un anello di metallo che si trovava sul prato.
Sentì Diana parlare, ma la sua voce risuonò spenta, come se venisse da
dietro una parete.
«Gestisco un programma di allevamento di successo. Adesso ti sentirai
solo, ma ti troveremo presto una compagna.»
Clover la fissò con occhi spalancati, come se volessero uscirgli dalle
orbite. Era una follia da cui non poteva fuggire. Che cosa aveva fatto? Non
avrebbe dovuto riporre la sua fiducia nelle mani di uomini che aveva
conosciuto solamente un paio di mesi prima. La loro relazione era intensa,
qualcosa che non aveva mai provato prima, e li amava con tutto il cuore, ma
sarebbero davvero riusciti a salvarlo da quel mostro crudele davanti a lui,
che indossava un bel vestito e tacchi alti?
E se avessero deciso di lasciar stare e andare avanti con le loro vite?
E se fossero morti?
Sentì le lacrime agli occhi, e si rifiutò anche di prendere in
considerazione una possibilità così orribile. Non sarebbe marcito in
quell’inferno e nessuno dei suoi uomini era morto.
Non appena lo scagnozzo lo fece voltare verso la gabbia, e lo sguardo
di Diana si posò sulla sua schiena, capì che fosse finita.
«Oh no, è danneggiato,» disse Diana, toccandogli la pelle attorno alla
ferita.
Quel tipo prese una sorta di strumento e, quando lo puntò sulla sua
spalla, emise un rumore stridulo che lo fece rabbrividire. «Sembra che
qualcuno gli abbia già messo un chip,» rispose con voce grave.
Diana inspirò e gli strinse il braccio, costringendolo a guardarla in
faccia. «È la verità?» chiese in un sibilo, lasciandolo pietrificato dalla paura
quando spinse le unghie nella sua pelle. Era pronta ad affondare i canini
velenosi nella sua carne e guardarlo morire di una morte lenta e
agonizzante, se non avesse ottenuto la risposta che cercava.
«Io… non lo so.»
Lo schiaffeggiò con tanta forza da farlo cadere sul prato. Senza
pensarci, corse verso il viottolo all’ombra tra le gabbie enormi, ma la catena
lo bloccò, e rischiò di sbattere il naso quando cadde.
Il ricordo delle mani di Riggs su di lui era così intenso che riuscì quasi
a sentire l’odore del pavimento polveroso della casa in Arizona.
«Hai commesso un errore!» urlò, quando le braccia forti dell’uomo lo
riportarono indietro. Stava cercando di trovare una soluzione che lo
liberasse da quel casino. «Sono gay. Non puoi usarmi come un animale da
monta!»
Diana ridacchiò. «Oh, dolcezza. Ti esibirai per me, non preoccuparti.
So come fare in modo che accada, ma prima dobbiamo sbarazzarci di
quell’orribile affare nella tua spalla. Adesso appartieni solamente a me.
Inoltre, ho già degli omosessuali nella mia collezione di allevatori. Siete qui
per il vostro aspetto.»
Clover diventò di ghiaccio. Senza quel chip, avrebbe perso ogni
contatto con gli uomini che amava. Non lo avrebbero mai trovato e avrebbe
trascorso il resto della sua vita in una gabbia, a “esibirsi” per il piacere di
Diana.
E cosa sarebbe successo se si fosse rifiutato? Si sarebbero sbarazzati di
lui? Lo avrebbero venduto a qualcun altro che lo avrebbe usato in qualche
maniera ancora più sinistra? Sottomettendolo? Le alternative erano terribili
e, nonostante sapesse di non poter fare molto nella sua posizione, continuò
a dimenarsi quando quell’uomo tornò con un altro tipo per aiutarlo a tenerlo
giù.
«No! Farò il bravo, lo giuro. Non toglietelo!»
«Stai fermo o farà ancora più male!» urlò uno dei due uomini,
costringendolo a tenere la testa sul prato mentre lo bloccava con un
ginocchio contro la schiena. Clover inspirò l’odore della terra, che gli
graffiò il viso. Non poteva credere che stesse succedendo a lui ma, quando
percepì una fitta che gli attraversò il cervello, non poté fare altro che urlare.
Era perduto per sempre. Un altro volto dimenticato. Un nome che poteva
anche non essere mai esistito. Il localizzatore che avevano inserito nel suo
corpo come segno d’amore non poteva più aiutarlo.
Quando i due uomini finirono di ricucirlo, si ritrovò con il viso rigato
dalle lacrime e non provò nemmeno a opporre resistenza quando lo
sollevarono. Il chip che lo legava ai suoi uomini era scomparso, e la sua
volontà… quasi a pezzi, ma aveva ancora una speranza. Se voleva uscire da
quel posto, doveva seguire le regole del gioco folle di Diana.
«Così,» mormorò Diana non appena si avvicinò al suo fianco. Gli
asciugò le lacrime con i pollici, come se volesse confortare un bambino.
«Sei così bello, Clover. Quella piccola ferità guarirà in fretta. Mangia un
cupcake, ti aiuterà a stare meglio.»
Clover la fissò, incredulo, quando i due uomini gli tolsero le manette e
lo trascinarono nella gabbia per uccelli a misura d’uomo. Il pavimento era
rivestito di un materasso spugnoso che affondò sotto il suo peso, così si
sedette, rassegnato al suo destino. Gli bastò guardare le sbarre per capire
che erano più spesse di quelle di una vera gabbia per uccelli. Non aveva
ancora realizzato la gravità della situazione finché non vide la sua nuova
padrona attraverso le sbarre mentre chiudevano l’unica porta con due
lucchetti enormi.
Spostò lo sguardo sui cupcake e ne prese uno, desiderando mettere
qualcosa nello stomaco, nonostante il senso di nausea.
«Esatto, Clover. Li ho fatti preparare proprio per te.»
Restò immobile per mezzo secondo e si chiese con che genere di droga
li avessero preparati, ma Diana si era impegnata troppo per acquistarlo per
rischiare di rovinare il suo nuovo giocattolo, quindi diede un morso a quella
delizia, sapendo che, se fosse mai riuscito a scappare, non avrebbe mai più
mangiato un cucpcake.
Il dolore alla spalla gli fece venire le lacrime agli occhi, ma continuò a
masticare e a trovare la forza di deglutire.
«Sì, bravo ragazzo,» disse Diana con un sorriso, stringendosi il volto
quando si imporporò di rosso. «D’ora in poi mangerai solamente cibo
bianco. Sarà perfetto con il tuo look. Attendo con ansia il momento in cui ti
guarderò mangiare marshmallow.»
«Non ho un look,» mormorò Clover, anche se si costrinse a mandare
giù un po’ di glassa. Era morbida e liscia, come se il pasticcere avesse usato
del burro vero per la crema, ma la quantità di zucchero copriva il sapore.
Diana afferrò le sbarre, guardandolo con i suoi intensi occhi grigi. «Da
adesso sì.»
Non aveva intenzione di protestare, così restò in silenzio quando lei si
alzò.
«Tornerò dopo. Prenditi il tempo che vuoi per abituarti alla tua gabbia
temporanea.»
La osservò indietreggiare, mentre i due scagnozzi lo fissavano. Non
avevano intenzione di andare via con lei? Non voleva restare con quelle
persone. «Aspetta. Sentirò freddo la notte!» esclamò, sentendo il gelo
conficcarsi nella pelle come degli aghi quando uno degli uomini raccolse i
suoi vestiti dal prato.
Tuttavia, Diana si limitò ad agitare la mano. «Sciocchezze. Devi
solamente farci l’abitudine.»
Si strinse le ginocchia al petto e le abbracciò, e una parte di lui
desiderò che lei tornasse indietro affinché potesse concentrarsi su
quell’incubo invece che pensare al futuro che lo attendeva. Alle violenze, al
dolore, alla prigionia e al senso infinito di solitudine che non avrebbe mai
dimenticato.
Capitolo 21 – Clover

Sentiva freddo.
Si raggomitolò sul materasso sottile nella speranza che ci fosse qualche
sistema di riscaldamento, ma non appena il suono registrato degli uccellini
fu rimpiazzato da ululati e altri rumori associati a delle creature della notte,
continuò a sentire freddo. In lontananza, il cane continuava ad abbaiare di
tanto in tanto, e lui si sentiva sempre più intorpidito. La nuova ferita gli
faceva male, ma ciò che lo faceva soffrire di più era il taglio invisibile che
rifiutava di rimarginarsi.
Non avrebbe più dormito nel letto di Tank. Né baciato le labbra di
Boar, né sarebbe stato travolto dalla forza sessuale violenta ma intensa di
Pyro. Drake non gli avrebbe più insegnato come lanciare coltelli. Senza il
localizzatore, non lo avrebbero più ritrovato e, in poche settimane,
sarebbero andati avanti. Forse si erano innamorati di lui mentre erano
insieme, ma i sentimenti si affievolivano in fretta senza un contatto fisico.
Lo aveva imparato nel peggiore dei modi.
Tuttavia, era contento di non essere andato in Canada, dopotutto. La
profondità delle emozioni provate nei mesi passati lo aveva aiutato a
risvegliarsi da un lungo coma. Ognuno dei ragazzi era riuscito a riscaldargli
il cuore, di solito intorpidito come le dita dei suoi piedi in quel momento.
Nel breve tempo condiviso insieme, lui era stato la luce dei loro occhi, e
non avrebbe rinunciato a quell’esperienza nemmeno in cambio della libertà.
Quel senso di appartenenza, sapere che delle persone tenessero
veramente a lui, non aveva prezzo.
Mentre si trovava disteso, sentì delle voci umane che parlavano dalle
altre gabbie, ma non prestò loro attenzione perché troppo lontane per
comunicare, anche se non gli andava di conversare. Era troppo occupato a
piangere la perdita della sua relazione.
Tanto freddo. Forse Diana si era sbagliata sul clima? Forse lo avrebbe
trovato morto il giorno dopo e si sarebbe strappata i capelli per la rabbia di
non essere riuscita a sfruttarlo.
Gli sarebbe piaciuto vedere quell’espressione sul viso della donna.
Doveva essere tardi, perché era tutto buio, con l’eccezione della luna e
delle stelle sopra di lui. Lo sfondo dietro quei puntini luccicanti era molto
scuro, qualcosa che non aveva mai visto in città. Si trovavano in campagna,
e nessuno lo avrebbe mai localizzato in un posto così sperduto.
Avrebbe preferito dare più importanza al modo in cui si erano salutati.
Con gli altri, il concetto di fallimento era sembrato qualcosa di impossibile.
Non lo aveva nemmeno preso in considerazione, ma eccolo lì, da solo… di
nuovo.
Se solo avesse potuto dire a Tank quanto avesse apprezzato il rischio
che aveva corso per lui. Quanto amasse l’affetto e la disciplina insieme.
Avrebbe tanto voluto dire a Drake di non preoccuparsi. Ne aveva
passate tante, e l’ultima cosa che voleva era causargli altro dolore.
E poi c’erano Boar e Pyro. Due uomini così diversi ma che si
completavano a vicenda. Mentre Boar sapeva essere dolce, a volte anche
troppo, Pyro era una forza della natura… insaziabile a letto e sempre pronto
a metterlo nei guai.
Anche in quel momento, in gabbia, sorrise quando ricordò la loro
ultima notte insieme. Non si era mai sentito da solo con loro. Aveva sempre
avuto qualcuno con cui parlare, che lo coccolasse o lo sostenesse. Non
avrebbe mai immaginato di poter creare una relazione così stabile e basata
sulla fiducia con un uomo, figuriamoci con quattro, ma aveva funzionato.
Qualunque cosa lo attendesse, nessuno poteva portargli via quei
ricordi.
Sentì qualcosa in lontananza, così si voltò, guardando nella direzione
del rumore. Era in arrivo un altro “esemplare” per la collezione di Diana?
Sospirò, pronto a chiudere gli occhi, quando si rese conto che il rumore non
proveniva da un’automobile. Non era un motore. Era… un rotore di un
elicottero?
Una serie di raffiche partì da una mitraglietta, e lui si avvicinò alle
sbarre gelide in tempo per vedere delle esplosioni partire dal fucile di
qualcuno che si trovava sul tetto di una torre di guardia nelle vicinanze.
Erano… sotto attacco?
La speranza divenne un faro nel suo petto, ma non si concesse di
sognare l’impossibile. Con il cuore in gola, si mise in un angolo della
gabbia, ma si distese sul materasso quando la persona che si trovava sulla
torre cadde come una bambola di pezza. Delle luci rosse cominciarono a
pulsare nell’oscurità quando scattò il suono fastidioso di un allarme.
Non stava più tremando, e il suo corpo andò a fuoco per via del
pericolo imminente. Chiunque stesse per fare irruzione nella proprietà di
Diana, era pronto a sparare fino a raggiungere il suo obiettivo. Doveva stare
giù, come gli avevano insegnato i suoi uomini.
Sullo sfondo blu del cielo, un elicottero fece il giro della torre, agile
come un avvoltoio, nonostante le sue dimensioni. Proprio quando stavano
per attaccare la voliera da sopra, una sagoma imponente saltò sulla cima
dell’edificio.
Clover sentì la bocca asciutta e si irrigidì ancora di più quando il rotore
cominciò a ronzare, portando l’elicottero ancora più vicino. Aveva paura
anche di respirare, sebbene fosse fin troppo felice che un nemico di Diana
fosse venuto ad attaccarla. Sotto quella luce rossa, vide una corda cadere a
pochi passi dalla sua recinzione, e un uomo in mimetica scendere lungo di
essa fino al prato in cui gli avevano tolto il chip non molto tempo prima.
Il soldato indietreggiò, facendo spazio a un altro uomo. Tenevano in
mano dei fucili, ed erano così vicini che Clover poté quasi percepire il loro
odore, ma prima che il cuore gli scoppiasse nel petto, uno degli uomini, alto
e con le spalle ampie come un orso, lo guardò dritto negli occhi da dietro un
passamontagna nero.
Il tempo si fermò. Non riusciva a respirare, intrappolato nella gabbia e
combattuto tra il supplicare di essere aiutato e restare immobile, ma quando
una serie di spari risuonò nell’aria, urlò e si coprì la testa nella speranza di
non trovarsi in mezzo alla sparatoria.
«Tank!»
Come quella volta in cui Riggs lo aveva rapito, Tank era venuto per lui.
Non poteva esserne sicuro al cento percento per via del passamontagna, ma
era lì. Conosceva il corpo di Tank alla perfezione, con o senza mimetica.
L’altro uomo, che era appena scivolato da una fontana ornamentale con la
grazia di un felino, era Drake. Nessuno si muoveva come lui.
«Sono qui!» urlò, sopra il rumore del rotore. Lacrime gli rigarono il
viso e non provò nemmeno vergogna. Allungò le mani oltre le sbarre,
disperato di sentire un tocco familiare. Non aveva mai capito che cosa si
provasse a essere al sicuro prima di addormentarsi tra le braccia forti di
Tank. Anche in quel momento, mentre volavano proiettili, si sentì più
protetto che nel silenzio della notte.
Tank non provò nemmeno a nascondersi. Sollevò il fucile, lo puntò e
sparò una serie di colpi, fermando l’attacco. «Coprimi,» ringhiò, dirigendosi
verso Clover come un supereroe pronto a parare i proiettili con il proprio
corpo.
Drake era troppo concentrato su quello che stava succedendo per
guardarlo negli occhi, ma Clover continuò a fissarlo con ammirazione. Il
mercenario era disposto a infilare il braccio nella bocca di un leone pur di
salvarlo. Nonostante quel luogo dovesse portare a galla dei ricordi terribili,
era lì per lui, e sparò alle due guardie che erano appena arrivate nel giardino
recintato.
Tank si scontrò con la sua gabbia.
«Ci sono altri prigionieri,» esclamò Clover con voce tormentata. «Ha
una specie di zoo umano!» Sapeva che non era il caso di distrarre Tank, ma
il bisogno di toccarlo era troppo e, quando gli strinse il braccio attraverso
quei vestiti spessi, gli sfuggì un singhiozzo.
Poté sentire a stento il calore del suo corpo, ma quel braccio era
davvero muscoloso. Non era un sogno. Erano venuti per lui.
Era importante per loro.
Tank allungò una mano dentro la gabbia e Clover riconobbe i suoi
occhi penetranti dalla fessura del passamontagna. La presa decisa sulle sue
spalle fu come un invito a casa ma Tank lo lasciò andare subito.
«Ci occuperemo di loro dopo. Adesso allontanati dalla serratura,»
disse, mostrandogli la pistola.
Clover eseguì gli ordini, accucciandosi in un angolino e coprendosi le
orecchie. Il colpo tuonò ugualmente nella sua testa quando Tank sparò alla
serratura, ma con l’elicottero che volava in lontananza, poté almeno
percepire il respiro pesante del mercenario.
Corse via dalla gabbia verso le braccia del suo uomo e premette il viso
contro il gilè antiproiettile. Si sentì così protetto in quel momento. Ancora
sconvolto dall’adrenalina in circolo nel suo corpo, si voltò, rendendosi
conto che Drake lo aveva coperto con una felpa enorme e nera.
«Stai bene?» chiese Drake, come se non avesse appena ucciso delle
guardie. Fu surreale ma si rifiutò di liquidare la sua gioia considerandola
solamente un sogno.
Annuì, allungando una mano tremante verso di lui. «Adesso sì. Avevo
tanta paura, ma adesso siete qui.» Sotto quella luce rossa, i due uomini
vestiti di nero potevano passare per dei demoni armati. Tuttavia, per lui
erano i suoi angeli custodi.
«Sai dov’è lei?» chiese Tank, trascinandolo nell’ombra tra le gabbie.
Scosse il capo, infreddolito nonostante la felpa. Smise di respirare
quando vide delle sagome umane nascondersi tra le piante che ricoprivano
quasi tutto lo spazio a disposizione per le persone nelle recinzioni. Gli
venne un nodo alla gola ma, non appena si avvicinarono a una porta che
conduceva all’interno di un edificio, circondato da filo spinato, decise di
parlare.
«Torneremo. Lo prometto!» urlò ad Ava, che emerse dall’ombra e si
afferrò alle sbarre, seguendolo con occhi spalancati. Non voleva
immaginare che cosa avesse passato quella donna, che rimase muta,
limitandosi a guardarlo.
Sorpassarono le gabbie e attraversarono una parete che portava a un
giardino più tradizionale, con cespugli scolpiti che circondavano il
perimetro e un’aiuola enorme al centro. Un latrato feroce provenne da un
lato, e Clover si aggrappò a Tank prima di notare il Pastore tedesco nel
recinto adiacente alla parete. Il cane era alto quanto lui quando si alzò,
appoggiando le zampe sulla rete, frustrato di non poterli seguire.
«Va tutto bene,» disse Tank, accompagnandolo nell’oscurità illuminata
solo dalla luce della luna e dal luccichio rosso degli allarmi che
lampeggiavano. Si mossero con sicurezza ma Drake andò verso un capanno
nascosto in mezzo a un tetto di conifere.
Tank aprì la porta e, quando la luce lunare filtrò all’interno, Clover
notò una varietà di strumenti da giardinaggio. Non fece domande ai suoi
uomini quando lo spinsero a entrare e chiusero la porta. Dentro era buio fin
quando Tank non accese una lampadina arancione attaccata al gilè.
«Dobbiamo trovarla, Clover. Non può scappare da quello che ha fatto.
Ho bisogno che tu rimanga fermo e in silenzio, okay?» disse attraverso il
passamontagna, ma anche se la sua espressione rimase nascosta, l’intensità
del suo sguardo lo penetrò come una freccia.
«Ma…» Clover non sapeva nemmeno quando fosse diventato così
fifone, ma era troppo. L’odore del legno e dell’erba in quell’edificio
disabitato lo travolse e si strofinò il volto, non sapendo come procedere.
Tank lo zittì, e la prima cosa che vide quando aprì gli occhi fu Drake
che gli passava un fucile. Il boato degli spari in lontananza lo invogliò ad
accettare l’arma. Drake gli sfiorò la testa e le sue labbra si irrigidirono,
come se volesse dire qualcosa, ma alla fine spinse la porta con una spalla e
sbirciò dallo spiraglio.
«Abbiamo Clover,» disse, comunicando con gli altri ragazzi attraverso
gli auricolari.
Clover rimase immobile, sopraffatto dal salvataggio per cui aveva
perso le speranze, anche se Tank lo strattonò dal braccio e lo costrinse a
stringere l’arma.
«Devi fidarti di me, ragazzo. Verrò sempre per te,» disse, stringendogli
una spalla. «Cerca di non attirare l’attenzione. Usalo soltanto se non hai
altro modo di proteggerti.»
A Clover si mozzò il fiato in gola, e per un momento non seppe che
cosa dire, tormentato dal senso di colpa per aver tradito i suoi amanti. Solo
pochi minuti prima, aveva accettato il suo destino, convinto che non
sarebbe venuto nessuno per lui. Tuttavia, avrebbe dovuto avere fede, e si
pentì di essersi arreso così velocemente.
Strinse l’arma mentre una paura diversa lo paralizzò. «E se tu non
tornassi? E se restassi bloccato da qualche parte? Non voglio che tu corra
rischi inutili.»
Tank si abbassò per fissarlo con un’intensità tale che non ebbe bisogno
di aggiungere parole. «Nessun rischio mi potrebbe fermare, capito? Fidati
di me. Sei al sicuro qui.»
Clover deglutì, troppo emozionato per parlare. Drake li osservò dalla
porta, sollevando il fucile quando la sparatoria in lontananza si placò.
«Resta nascosto. Devi fidarti di noi.»
Fiducia. Era qualcosa che doveva ancora imparare, anche se lo voleva
fortemente. Anche se la sua mente era sempre pronta ad aspettarsi un
tradimento, per la prima volta nella sua vita, si trovava con persone su cui
poteva davvero contare. Inoltre, se erano disposti a rischiare la loro vita per
la sua, allora poteva almeno offrire loro quello che gli chiedevano.
«Aspetterò, e sparerò solamente in caso di bisogno,» sussurrò a Tank,
dato che Drake stava comunicando a bassa voce nell’auricolare.
L’espressione ferale negli occhi di Tank gli procurò un formicolio
lungo il corpo, finché Drake non parlò ad alta voce, distraendolo.
«Quattro. Tre. Due. Uno.»
Clover realizzò che cosa fosse successo soltanto quando un’esplosione
scosse il terreno sotto di loro e fece sbattere l’equipaggiamento, come se
stesse per cadere dalle pareti che rischiavano di cedere.
Tank mormorò qualcosa, e Clover vide il sorriso sotto il
passamontagna. «Ecco Pyro. Resta qui,» disse e spense la luce, portando
l’oscurità nel capanno.
Clover voleva dire qualcosa, afferrare la mano di Tank, ma avrebbe
soltanto prolungato l’agonia della loro separazione. Una volta fuori di lì,
aveva intenzione di raddoppiare, no, triplicare i suoi sforzi negli
allenamenti, affinché i suoi uomini non dovessero sempre guardargli le
spalle. Voleva dimostrare a Tank che anche lui era capace e meritevole di
fiducia.
Per il momento, strinse il fucile e si inginocchiò per osservare
attraverso una piccola fessura tra le assi della parete. Il cane continuava ad
abbaiare, diventando più feroce mentre gli spari proseguivano in
lontananza.
Clover si concentrò sulla parete vicina. Era alta ma senza la copertura
del tetto, quindi la porta minuscola nascosta dietro a un cespuglio poteva
portare fuori dalla proprietà. Era una via di fuga.
Desiderava controllare se fosse aperta. Magari poteva anche sparare
alla serratura e lasciare la zona pericolosa, ma la promessa che aveva fatto
lo obbligava ad aspettare. Provò a calmare il respiro e a fare un gioco che
consisteva nell’indovinare gli odori presenti nel capanno.
Lavanda.
Erba.
Fieno.
Osservò il tentativo di un grosso ragno di riparare la ragnatela, che era
stata danneggiata dal movimento della porta.
Provò a non pensare troppo ai proiettili che cercavano di colpire le
uniche persone al mondo a cui importava di lui. Erano dei professionisti.
Sapevano che cosa stavano facendo. La sua presenza avrebbe fatto correre
loro solamente più pericoli.
Così aspettò.
E aspettò.
Finché il suono sordo di passi affrettati non gli fece rizzare i capelli.
Per una frazione di secondo, sperò che fosse uno dei ragazzi ma, anche
prima di notare la sagoma curva nell’oscurità, capì che nessuno di loro si
muoveva con tanta attenzione. Nemmeno Drake.
Quella persona era molto più minuta, e Clover notò i tacchi che
indossava prima che il chiarore della luna le illuminasse il viso.
Diana.
Si irrigidì, cominciando a sudare sotto la felpa, e strinse la presa
sull’arma. Nessuno la stava seguendo? Sapevano che era lì? Se anche lui
avesse avuto degli auricolari, avrebbe potuto comunicare a Tank la
posizione del loro obiettivo, ma non era un’opzione in quel momento.
Clover si morse il labbro con forza per non urlare per la frustrazione
quando quel mostro di donna aprì la gabbia del cane e gli sussurrò paroline
dolci come se fosse un bambino.
Quell’animale enorme abbaiò dalla gioia e dato che non riusciva a
vedere la gabbia senza sporgersi dal capanno, strinse la mano attorno
all’arma. Diana stava per scappare. La persona che Tank voleva fare fuori
per proteggerlo era così vicina lui che avrebbe potuto sparare a lei e al cane,
chiudendo quella storia per sempre. Senza alcun mezzo per chiamare
rinforzi, non era la decisione più logica? Dopotutto, ogni regola aveva delle
eccezioni, e se fosse riuscita a scappare, lui avrebbe dovuto guardarsi per
sempre le spalle.
I palmi che stringevano l’arma divennero sudaticci ma quando il cane
abbaiò nelle vicinanze, Clover cadde con il sedere per terra e si allontanò
dalla porta. No. Non poteva farlo. Aveva promesso di aspettare. E se i
ragazzi avessero avuto un piano e lui avesse rovinato tutto?
Doveva avere fiducia nei suoi uomini e nella loro esperienza. Non
importava quanto sembrasse sensato fare il contrario, lui avrebbe seguito il
piano.
Gli spari si interruppero, e nel vuoto che rimase il rumore dei tacchi di
Diana risuonò come una raffica di proiettili pronti a raggiungerlo.
Sentì un nodo in gola quando il cane ringhiò dietro la porta di legno,
così strinse l’arma, pronto a premere il grilletto in caso avesse cercato di
entrare nel capanno. Avrebbe sparato soltanto per difendersi.
«Che c’è, Mylo? Forza, dobbiamo andare,» insistette Diana, anche se
si fermò, e il rumore dei suoi tacchi divenne ancora più agghiacciante della
colonna sonora de Lo Squalo.
Dov’erano i gatti randagi o i topi quando ne serviva uno per distrarla?
Clover digrignò i denti con tanta forza che gli fece male la mascella.
Ucciderla, anche se era una psicopatica, non sarebbe stato semplice.
Tecnicamente, sì. Bastava mirare bene, ma non aveva mai ucciso una
persona. Mai preso una vita. Che sensazione si provava? Era in grado di
prendere una decisione simile, anche se si trattava di una persona crudele
come Diana?
Il suo respiro divenne affannoso e non riuscì a tenerlo a bada, ma era
disposto ad abbandonare la sua innocenza se fosse entrata.
Sentì uno scatto e poi la porta si aprì, rivelando Diana. Sembrava una
divinità della morte mentre stringeva il collare del Pastore tedesco con una
mano e una pistola nell’altra. «Esci con le mani in alto, e ti ucciderò
velocemente invece di lasciare che il mio cane faccia tutto il lavoro. Come
osi rovinare il mio zoo? Hai idea di quanti anni siano serviti per…»
Un colpo fu sufficiente per zittirla, ma non era stato lui a premere il
grilletto. Clover restò a bocca aperta quando vide il lato della testa di Diana
esplodere e il sangue schizzare sul punto in cui cadde con un tonfo. Il suo
cane corse di lato, abbaiando come se fosse un figlio del demonio, ma ebbe
solamente un secondo in più di vita della sua padrona prima che una
pallottola lo facesse fuori.
Clover restò pietrificato, impaurito anche a respirare, mentre fissava
quella scena truculenta, ma la voce delicata proveniente da fuori lo fece
sciogliere in una pozza.
«Clover? Puoi uscire.»
Drake. Era Drake!
Scattò in piedi e corse fuori alla ricerca di protezione, sorpassando il
cadavere sanguinante. Drake si trovava a un paio di passi dal capanno
quando Clover lo notò, e si riunirono in un abbraccio degno di un film che
profumava di polvere da sparo e sigarette. Drake, ovviamente, dovette
rovinare quell’atmosfera drammatica dandogli una pacca sul sedere.
«Dovresti vestirti così più spesso.»
Clover premette il viso contro il suo collo, non volendo più assistere a
quella carneficina. «Non è divertente! È davvero morta? Tank sta bene?»
Drake gli strinse la mano e si inginocchiò accanto a quel corpo. «Puoi
dirlo forte. Le ho sparato dritto alla testa,» rispose, infilando le mani nella
tasca della donna, da cui estrasse un mazzo di chiavi, che gli consegnò.
«Bingo.»
Clover spostò lo sguardo verso lo zoo. «Ma… gli altri?»
Drake si alzò, offrendogli una mano. «I nostri amici sono collegati alla
radio della polizia. Arriveranno tra dieci minuti, ma dobbiamo andare.»
«Ma sei certo che la polizia stia arrivando?»
Drake gli accarezzò i capelli, accompagnandolo verso il giardino. «Sì,
penseranno loro agli altri. Tank sta bene, ci aspetta nell’elicottero. Ti
hanno… ferito?»
Clover lo fissò così intensamente che finì quasi per inciampare su una
roccia, ma il mercenario lo salvò. Ovviamente. «No. Siete arrivati in
tempo.»
Sapeva che cosa intendeva Drake. Temeva che, nonostante lo avessero
salvato, fosse troppo tardi e lo avessero violato. Ancora una volta, era stato
salvato dopo un solo giorno di un incubo che Drake aveva vissuto per anni.
Il mercenario restò in silenzio per un po’ ma poi lo attirò più vicino per
un bacio, anche se aveva il viso coperto dal passamontagna. Non ebbe
bisogno di parlare. Drake ci sarebbe sempre stato per lui.
Forse, un giorno, avrebbe potuto ricambiare il favore.
Epilogo – Tank

I raggi del sole erano più miti a quell’ora del giorno, e non era più
necessario indossare gli occhiali. Nella pace della loro casa in Oregon,
lontani da occhi indiscreti, Tank e la sua squadra potevano trascorrere il
pomeriggio come preferivano.
Pyro stava facendo magie con la griglia mentre Boar era al suo fianco
con una birra e una rivista che sembrava divertire entrambi. Tank aveva
usato la stanza degli ospiti prima di cena per fare più esercizio, e Drake?
Sembrava che si stesse divertendo più di tutti.
Clover era in piedi su una gamba sola, l’altra sospesa parallela al
terreno. Era piegata al ginocchio, e la manetta attorno alla sua caviglia era
attaccata alla lunga treccia del ragazzo, costringendolo a tenere la schiena in
una posizione scomoda. Drake lo aveva legato a un ramo con una corda,
che lo costringeva a stare in punta di piedi o tirava la treccia facendo
pressione sui capelli e sollevandogli la gamba. Era una posizione
impossibile, ma l’uccello eretto di Clover luccicava per via del liquido
preseminale mentre gemeva contro la ball-gag che aveva in bocca.
«Sicuro che non sia pericoloso?» Boar sollevò lo sguardo dalla rivista.
Non era la prima volta che lo chiedeva. Dopo un anno, doveva sapere
che ci voleva ben altro per spezzare quella troietta del loro ragazzo. Un po’
di bondage non era un problema.
Drake guardò in cagnesco Boar mentre accarezzava il fianco di Clover.
«Stai mettendo in discussione le mie abilità?»
«Dico solo che sembra un po’ estremo.»
Drake accarezzò il collo pallido di Clover, schiacciandolo da dietro.
«Tu che cosa ne pensi? È troppo?» Pizzicò un capezzolo del ragazzo, che
emise un verso strozzato. Quel gemito portò Tank a scendere sul prato e
prestare maggiore attenzione a quella scena.
Pyro li indicò con la birra. «Vedi? È d’accordo.»
Drake ridacchiò, stuzzicando l’erezione di Clover. «Ha un segnale di
sicurezza, e non mi sembra che lo stia usando.»
Clover aprì gli occhi e abbassò il tallone sul terreno, gemendo quando
la corda lo costrinse a inarcare la schiena e a sollevare la gamba in una
posizione contorta. Tank era certo che Drake trovasse delle idee sempre più
crudeli. La pelle pallida di Clover era sempre un piacere per gli occhi ma,
quando il ragazzo tornò nella sua posizione originale e mise in mostra le sue
natiche arrossate, Tank si sentì appagato da qualcos’altro.
Soddisfazione.
Era stato lui a far cambiare il colore di quei due globi perfetti. La loro
regola era che Clover dormisse nel suo letto, sempre che non chiedesse il
permesso di stare con qualcun altro. La notte precedente, era stato troppo
pigro per tornare e gli aveva inviato un messaggio, anche se, dalla
frequenza di quegli episodi, Tank aveva il sospetto che fosse una
provocazione. Le sculacciate che riceveva per trasgressioni simili non erano
per niente crudeli, e finivano sempre con tante coccole e sesso.
Boar si avvicinò a Clover con una salvietta e gli asciugò la saliva che
scivolava dalla sua bocca imbavagliata. «Non è comunque ora di
mangiare?»
Pyro sbuffò e si afferrò l’uccello attraverso i jeans. «Sono certo di
avere un antipasto per Clover prima di una bella fetta di carne.»
«Che ne dici, Clover?» mormorò Drake nell’orecchio del ragazzo.
«Scommetto che quella bocca sporcacciona desidera un uccello più del
cibo. Vivresti solamente di sperma se potessi, non è vero?»
Clover si lamentò, ma quando provò a muoversi, le manette gli tirarono
di nuovo i capelli.
Che spettacolo.
Tank non stava pensando solamente a Clover, ai suoi capelli bianchi e
alla pelle immacolata. Con Drake creava un quadretto perfetto. Lo
conosceva da sette anni, e nessuno era mai riuscito a scalfire la sua corazza
di ghiaccio prima di Clover. Aveva avuto un paio di partner con cui
condividere la sua passione per il bondage, e nessuno di loro aveva avuto il
coraggio – né l’audacia – di provocare un uomo pericoloso come Drake.
Tuttavia, Clover era compiacente quando necessario e insolente
quando serviva. La sua presenza spingeva Drake a sperimentare e lo faceva
sentire meno minacciato dagli altri. Loro due non erano ancora
sessualmente compatibili, ma almeno Drake non sussultava più ogni volta
che era nei paraggi. Si abbracciavano, forse non sempre, ma i gesti d’affetto
non erano più completamente rifiutati. Tank amava Drake a modo suo e
adorava la possibilità di baciarlo sulla fronte quando erano in cucina, o
condividere abbracci dopo il sesso… piccole cose che Drake non aveva mai
permesso prima.
Per quel motivo, si rilassò e guardò Clover fremere dal piacere quando
Drake gli strinse la gola e si piegò sul suo amante, nonostante il disagio
provato da quella posizione. La bocca di Drake fremette per un sorriso, e
leccò lentamente le labbra di Clover sul punto in cui erano tese attorno al
bavaglio.
Solo quella vista lo fece eccitare.
«La carne è cotta,» annunciò Pyro, e mise il primo hamburger su un
piatto, che Boar portò verso l’albero. «Clover, devi provarlo.»
Drake indietreggiò e tolse il bavaglio. Era meticoloso con il bondage e
non permetteva agli altri di intromettersi nelle sue scene, ma Tank
immaginò che si trattasse di un picnic di famiglia.
«Ti libererò presto.»
«Finalmente. Il mio tormento è finito,» disse Clover con un sorriso e
ammiccando verso Tank. Quel ragazzo era insaziabile, e Tank lo amava per
quello.
Boar gli diede un bacio veloce sulle labbra e poi avvicinò la mano alle
labbra del ragazzo, con un pezzetto di carne sul palmo, come se stesse
dando dello zucchero a un cavallo.
Clover aveva bisogno di molte proteine, dato che era determinato a
seguire il loro allenamento. Durante l’ultimo anno, aveva messo su
parecchia massa muscolare e, nonostante all’inizio Tank avesse pensato che
il suo entusiasmo sarebbe scemato, sembrava che l’attività fisica gli
piacesse.
Però, quello era anche motivo di preoccupazione. A un certo punto, le
nuove capacità di combattimento di Clover sarebbero state messe alla
prova, e non sapeva che cosa pensare all’idea che il ragazzo affrontasse il
pericolo invece di scappare.
Drake credeva che fosse pronto a unirsi a loro, e Pyro aveva anche
organizzato un esercizio di combattimento, che Clover aveva superato con
il massimo dei voti. Tuttavia, lui non era ancora sicuro di voler lanciare il
suo ragazzo nella fossa dei leoni.
Era bravo nelle simulazioni di combattimento ma la violenza, nella vita
vera, non era un gioco, e le conseguenze non si limitavano a qualche graffio
o livido.
E se non fosse riuscito a stare al loro passo?
E se si fosse fatto del male?
Quel pensiero lo stressava quasi quanto l’insistenza di Clover nel
chiedere a Pyro di insegnargli a guidare la moto.
Tank riprese a fare i sollevamenti, nel disperato tentativo di sbarazzarsi
di quella tensione improvvisa.
Boar stava ancora sfamando Clover quando Drake tolse con comodo la
corda dal corpo del ragazzo. I segni sulla sua pelle pallida gli facevano
sempre venir voglia di scoparlo con maggiore violenza.
«Forse potremmo fare visita alla Steel Horde per un po’,» propose
Pyro.
Boar sbuffò. «Sei in cerca di guai?»
«Oh, andiamo, anche tu devi cominciare a essere stanco di questo
cottage. È da un po’ che non andiamo da nessuna parte. Non abbiamo
bisogno di qualche nuovo contatto e stronzate varie?»
Tank deglutì, sollevandosi dal prato per unirsi agli altri vicino alla
griglia. «È passato un po’ di tempo dal nostro ultimo incarico.»
Il suo conto in banca era ricco, ma le cose potevano sempre cambiare.
Ovviamente, aveva bisogno di un po’ di azione, ma la paura di perdere tutto
ciò che aveva costruito era sempre dietro l’angolo. Aveva imparato sulla
propria pelle che cosa significasse non avere nulla ed era impossibile sapere
che cosa la vita potesse riservare. Era sempre un bene avere dei risparmi.
L’atrocità della storia dello “zoo umano” era ormai scomparsa dai
notiziari, e la polizia non era venuta a bussare alla loro porta, quindi almeno
non doveva pensare a quello. Rabbrividì al solo pensiero delle povere
anime che erano state catturate da Diana. Le loro storie erano finite sulle
prime pagine dei giornali, e una delle vittime aveva anche scritto un libro
sulla loro esperienza tragica.
Drake massaggiò il polso di Clover prima di attirarlo più vicino e
stringergli l’uccello ancora duro. «Non può aspettare? Abbiamo una lezione
di shibari a Seattle la prossima settimana.»
Immagini sconce gli comparvero davanti agli occhi mentre il sole
accarezzava la carnagione di porcellana di Clover, che inarcò la schiena
contro Drake. Il ragazzo aveva un’espressione di pura gioia quando Boar lo
imboccò di nuovo con un altro pezzo di hamburger. Era allegro come un
cucciolo.
Immaginò che il lavoro potesse aspettare, ma prima o poi avrebbero
dovuto tornare a occuparsi di affari, e l’incarico che aveva trovato sembrava
perfetto.
Ci avrebbero pensato la settimana successiva.

FINE
Clover e i quattro mercenari torneranno in: Ossessivi.
OSSESSIVI
(Four Mercenaries #2)

--- Amato. Protetto. Distrutto. ---

Clover ha trovato l’amore non con uno ma quattro uomini. Non avrebbe mai
immaginato che una relazione simile potesse funzionare, figuriamoci avere tutte le
attenzioni ma, dopo un anno trascorso insieme, il suo legame con i quattro mercenari
è più forte che mai.

Ogni uomo della sua vita lo completa in maniera diversa. Mentre Drake gli insegna lo
shibari, Boar lo riempie di attenzioni. Tank è quello più severo e protettivo, mentre
Pyro lo trascina nelle avventure più estreme.

Per entrare davvero a far parte del gruppo di mercenari, Clover ha scelto di seguire i
loro insegnamenti. Sente il bisogno di un po’ di azione per dimostrare a se stesso e agli
altri che può affrontare anche gli incarichi più difficili.
Tuttavia, in mezzo al caos e alla violenza, dovrà affrontare delle prove indesiderate.
Amici del passato torneranno, i legami saranno messi alla prova e una sola mossa
sbagliata potrebbe portare alla morte.

***

OSSESSIVI un romanzo dark gay harem contemporaneo, il secondo volume della


trilogia “Four Mercenaries”. Ha contenuti espliciti, un linguaggio forte, personaggi
moralmente ambigui e parecchie scene bollenti ed emotive.

POSSIBILI SPOILER:
Temi: poliamore, mercenari, cacciatori di taglie, albinismo, problemi a impegnarsi,
passato oscuro, legame maschile, traffico di esseri umani, differenza di taglia, pericolo,
maschio alpha, famiglia per scelta, mancanza di fiducia, condivisione, vittima e
protettore, vendetta, crimine organizzato.
Lunghezza: ~70,000 parole
NEWSLETTER

Per non perdere le nostre uscite future (ed essere informati su sconti e promozioni),
iscrivetevi alla nostra newsletter! Promettiamo di non riempirvi la casella di email
indesiderate :)

http://kamerikan.com/newsletter-italiano
ISCRIVITI
Le autrici

K.A. Merikan è lo pseudonimo di Kat e Agnes Merikan, un duo di scrittrici


spesso scambiate per sorelle. Kat è il sergente e l’esperta in sopravvivenza, sempre
pronta a spronare Agnes quando batte la fiacca. La memoria le funziona come un
catalogo, permettendole di tenere il passo sia con i dettagli dei libri che con i social
media. In caso di emergenza, funge anche da GPS. Agnes è quella precisina,
solitamente impegnata in ricerche e formattazioni. Tende a distrarsi facilmente e,
nonostante i quasi trent’anni, per farsi vendere l’alcol ha bisogno del trucco. Si è auto-
proclamata regina delle strade.
Entrambe amano il bizzarro e l’insolito, il pensare fuori dagli schemi e la
distruzione degli stereotipi – sia nei libri che nella vita. Di una cosa puoi stare certo: se
hai fra le mani un loro libro, sarà pieno di sorprese.
La strada sbagliata verso casa
— UNA STRADA SBAGLIATA. L’UOMO GIUSTO. —

Colin. Ama seguire le regole. Futuro dottore. Testimone di un omicidio. Prigioniero.


Taron. Survivalista. Muto. Assassino. Rapitore.

Come ogni fine settimana, Colin sta tornando a casa dopo l’università, ma è
tormentato dal pensiero di non trovare mai la forza di correre un rischio solamente
per seguire il percorso che ha scelto. Seguendo l’istinto, decide di prendere un’altra
strada. Solamente per una volta. Quello che non sa, è che sarà l’ultima occasione in cui
avrà la possibilità di scegliere.

Alla fine, fa una deviazione e si ritrova in trappola, rapito da un uomo silenzioso e


imponente, con un’ascia sporca di sangue. Tuttavia, quello che sembra il suo peggior
incubo potrebbe rivelarsi una via sconosciuta per raggiungere la libertà.
Taron vive solo da anni. La sua terra, le sue regole. Ha rinunciato ad avere
compagnia da tempo. Dopotutto, essere legati a qualcuno è un peso. Pensa da solo ai
suoi problemi, ma la notte in cui deve sbarazzarsi di un nemico, qualcuno assiste al
crimine che ha commesso.

L’ultima cosa di cui Taron ha bisogno è un prigioniero che lo infastidisca. Colin non
merita di morire per aver messo piede sulla sua terra, ma nemmeno tenerlo con lui è
una buona idea. Solamente quando scopre che il ragazzo di città è omosessuale, si
trova di fronte a un’altra possibilità. Non è quella giusta, ma lo tenta ogni volta che gli
occhi stupendi di Colin lo osservano dalla gabbia.
***
“Quando Taron attaccò il collare di metallo piuttosto pesante attorno a quel collo
esile e chiuse il lucchetto, il suo corpo fremette dall’eccitazione perché sapeva che
quel ragazzo gli apparteneva.
Era sbagliato. Sì, lo era.
Era una sensazione fantastica? Assolutamente.”
***
Temi: prepping, stili di vita alternativi, disabilità, crimine, solitudine, nemici per gli
innamorati, vicinanza forzata, pesce fuor d’acqua, gli opposti si attraggono, rapimento,
sindrome di Stoccolma, problemi in famiglia
Genere: Dark, thriller M/M romance
Livello di focosità: Rovente, emotivo, contiene scene esplicite
Lunghezza: ~ 70.000 parole (Standalone)
In sella col diavolo

-Quale idiota metterebbe le mani addosso al figlio del presidente?-

Denti. Vice presidente del Coffin Nails Motorcycle Club. Votato alla vendetta.
L’ultima cosa che gli occorre è una marchetta a cui fare da babysitter.
Lucifer. Caduto. Smarrito. Solo.

Dopo un’infanzia desolata e all’insegna degli abusi, seguita dal suicidio della madre,
Lucifer si è ritrovato solo al mondo, costretto ad arrabattarsi per andare avanti giorno
dopo giorno. Suo padre, presidente del Coffin Nails Motorcycle Club, non gli ha mai
prestato né attenzioni né affetto. Per questo, quando i Nails si presentano al locale
dove lavora come spogliarellista e tuttofare, l’ultima cosa che Lucifer si aspetta è di
finire sotto la custodia di Denti, il vice presidente del club, famoso per i suoi spietati
interrogatori. L’uomo è la bestia più sexy che il ragazzo abbia mai visto, ma è anche
più vecchio ed eterosessuale – insomma, un prurito che Lucifer non ha speranze di
grattare.

La vita di Denti è finita dodici anni fa, col brutale omicidio del suo ragazzo. La polizia
non ha mai trovato i colpevoli, e tutte le piste si sono rivelate vicoli ciechi; ostinato nel
perseguire la propria giustizia, e intenzionato a ritrovare la pace, l’uomo si è unito ai
Coffin Nails. Peccato che ad anni di distanza, il caso rimanga aperto, e il fuoco della
vendetta continui a consumarlo.

Finché di punto in bianco, Denti non si ritrova a fare da babysitter a un adolescente


che nasconde ferite profonde e ha un talento per la fuga. Si è ripromesso di non
affezionarsi mai più a nessuno, ma il ragazzino, così sfacciatamente gay, ha bisogno
della sua protezione per sopravvivere nel club dei Nails. E ogni giorno che passa,
Denti si sente più attratto da quegli occhioni blu… Ma è fuori questione andare a letto
col figlio del presidente, anche quando diventa evidente che quella fra loro non è una
semplice attrazione fisica.

Quello che Denti non sa è che Lucifer potrebbe anche essere la chiave per trovare la
pace mentale che tanto disperatamente insegue.

ATTENZIONE Contenuti espliciti: versamenti di sangue, sesso, parolacce,


violenze di vario tipo. Uso inappropriato di strumenti dentistici e latte.
Temi: prostituzione, centauri fuorilegge, crimine organizzato, omofobia, problemi
famigliari, coming-out, punizioni corporali, trafficanti d’organi, differenza d’età, ferite
da guarire.
Genere: gay romance, dark, contemporaneo