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La Strategia Rifiuti Zero: una grande opportunità che la Sicilia non può perdere

10 passi concreti per creare 5.000 nuovi posti di lavoro ed un ricavo annuo di 90 milioni di euro
per le imprese siciliane

Le dimensioni e la gravità della attuale crisi economica, ambientale e sociale, che stiamo
attraversando sia a livello globale che locale, pongono la questione della “sostenibilità” come
prioritaria ed inderogabile rispetto a qualsiasi attività, soprattutto quando ci troviamo a gestire le
risorse del pianeta.

In questo contesto, l’Associazione Rifiuti Zero Sicilia, basandosi sugli esempi virtuosi già realizzati
da San Francisco a Capannori (LU), da Los Angeles a Castelbuono (PA), pone all’attenzione degli
organi istituzionali e delle imprese siciliane, in questo particolare momento in cui il nuovo Piano
regionale dei rifiuti è in corso di elaborazione, un percorso che si realizza attraverso 10 passi
concreti:

1. Separazione alla fonte

La gestione dei rifiuti non è un problema tecnologico ma organizzativo dove il valore aggiunto non
è quindi la tecnologia ma il coinvolgimento delle comunità chiamate a collaborare in un passaggio
chiave per attuare la sostenibilità ambientale. La separazione della frazione organica dagli altri
materiali, permette un regolare e vantaggioso svolgimento di tutte le altre fasi lungo la filiera del
riciclo.

2. Raccolta “porta a porta”

Organizzazione di una raccolta differenziata “porta a porta” in grado di raggiungere in poco tempo
e su larga scala quote percentuali superiori al 70% attraverso ritiri previsti secondo un calendario
settimanale prestabilito utilizzando contenitori adeguati alla tipologia impiantistica. In contesti
rurali o nelle isole minori è stato applicato con successo il metodo di raccolta differenziata spinta
denominato “Carretta caretta”.

3. Tariffazione puntuale

Introduzione di sistemi di tariffazione puntuale che facciano pagare ciascuna utenza sulla base della
quantità conferita di rifiuti indifferenziati e/o non riciclabili. Questo meccanismo premia il
comportamento virtuoso dei cittadini e li incoraggia verso acquisti sempre più consapevoli
attraverso un “patto” da sottoscrivere con le imprese socialmente responsabili.

4. Compostaggio

Realizzazione di “Impianti di compostaggio” da prevedere prevalentemente in aree rurali e quindi


vicine ai luoghi di utilizzo da parte degli agricoltori. In questi impianti gli scarti alimentari, gli sfalci
ed i residui di potatura ed altri materiali biodegradabili vengono trasformati in ammendanti organici
che restituiti al terreno esplicano un insostituibile ruolo quale fonte di fertilità e fattore di stabilità
contro i processi di erosione e desertificazione.

5. Riciclo
Realizzazione di “Piattaforme impiantistiche per il riciclo ed il recupero dei materiali”, finalizzate al
loro reinserimento nella filiera produttiva. Rispetto al “recupero energetico” (termovalorizzatori,
gassificatori, dissociatori molecolari, torce al plasma, pirolisi, produzione di CDR, ecc.) il riciclo ha
una maggiore efficienza energetica, un minore impatto in termini di logistica e di paesaggio, non
presenta nessun rischio per la salute dei cittadini, produce molti più posti di lavoro, costa di meno, è
più flessibile, è più accettato dalle comunità e le educa alla sostenibilità.

6. Riduzione dei rifiuti

Diffusione del compostaggio domestico e del “vuoto a rendere”; sostituzione delle stoviglie, delle
bottiglie di plastica e degli imballaggi “usa e getta” con prodotti riutilizzabili o riciclabili; utilizzo
dei pannolini lavabili; acquisto “alla spina” di latte, bevande, detergenti, prodotti alimentari;
sostituzione degli shoppers in plastica con sporte in tessuto riutilizzabili o realizzate con materiale
riciclato.

7. Riuso e riparazione

Realizzazione di “Centri per il riuso” dove beni durevoli quali mobili, vestiti, elettrodomestici,
giocattoli, attrezzature varie, unitamente ai materiali ottenuti dalla decostruzione degli edifici
(infissi, sanitari, legno, mattoni, ecc.), vengono riparati e venduti per un loro riutilizzo.

8. Impianti per il recupero di altri materiali dalla frazione residuale

Realizzazione di “Impianti di trattamento meccanico biologico” (TMB) per la selezione ed il


recupero di altri materiali dalla frazione residuale dei rifiuti sfuggiti alla raccolta differenziata.
Questi impianti, inoltre, impediscono che i rifiuti tossici possano essere inviati nella discarica
temporanea e permettono di stabilizzare la frazione organica residua.

9. Centri di ricerca per l’analisi della frazione residuale

Istituzione di “Centri di ricerca” in collaborazione con le Università ed altri Enti sperimentali per
l’analisi della frazione residuale a valle della raccolta differenziata, con il triplice obiettivo di
fornire alle imprese industriali indicazioni volte alla riprogettazione degli oggetti non riciclabili in
un’ottica di Responsabilità Estesa dei Produttori, fornire un feedback alle imprese che attuano la
raccolta differenziata al fine di implementare i processi per raggiungere una più efficace
intercettazione dei materiali riciclabili e, infine, promuovere nelle comunità l’adozione di buone
pratiche di acquisto e consumo.

10. Azzeramento dei rifiuti

Raggiungimento entro il 2020 dell’azzeramento della frazione residuale dei rifiuti. La Strategia
Rifiuti Zero innescata dal “trampolino” del porta a porta, diviene a sua volta “trampolino” per un
percorso più vasto di sostenibilità che in modo concreto ci permetta di mettere a segno scelte a
difesa del pianeta, sostenendo le imprese del territorio e rafforzando le comunità locali.