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Il sospetto clinico di un paziente con COVID-19 pone diverse problematiche per una serie di
conseguenze che devono essere considerate perché:
- è necessaria una verifica della necessità di diagnosi attraverso tampone
- bisogna valutare la necessità della quarantena del soggetto, che può essere a casa o in
ospedale a seconda delle condizioni cliniche
- potrebbe esserci anche necessità di un' assistenza sanitaria in caso di conferma
- per la ricerca dei contatti per la catena epidemiologica in caso di conferma

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La definizione di caso sospetto si trova nella circolare 6360 del 27 febbraio 2020. La
definizione include una persona con infezione respiratoria acuta con insorgenza improvvisa di
almeno uno tra i seguenti segni o sintomi (febbre, tosse, difficoltà respiratorie) che richieda o
meno il ricovero ospedaliero). Deve anche essere soddisfatto uno dei seguenti criteri
epidemiologici riferiti a un tempo di 14 giorni precedenti la comparsa dei segni e dei sintomi:
- essere stato un contatto stretto di un caso confermato o probabile di COVID-19
- oppure essere stato in zone con una presunta trasmissione comunitaria
La trasmissione comunitaria potrebbe essere diffusa o locale. Se locale o bassa la necessità di
effettuare il tampone va fatta caso per caso basandosi sulla situazione epidemiologica
nazionale.

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Il Consiglio Superiore di Sanità ha pubblicato una raccomandazione per l'esecuzione dei
tamponi soltanto ad alcuni soggetti:
- i casi sintomatici di ILI, cioè di sindrome influenzale, non attribuibili ad altra causa e con un
link epidemiologico ad aria trasmissione secondaria
- casi di Sindrome Respiratoria Acuta (ARDS) e di Sindrome Respiratoria Severa (SARI)
nonché i casi sospetti di COVID-19 secondo la definizione di caso sospetto

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La definizione di contatto stretto è particolarmente importante perché definisce la necessità di
dover effettuare le eventuali valutazioni se considerare quella persona all’interno della catena
epidemiologica. Nella diapositiva potete vedere diversi fattori che implicano un contatto stretto,
secondo la circolare del ministero della salute 6360 del 27 febbraio 2020. Abbiamo quindi una
serie di valutazioni, come per esempio se la persona condivide la casa con un caso di COVID-
19 o se c'è stato un contatto fisico diretto oppure un contatto con le secrezioni di un caso di
COVIS-19 oppure una persona che ha avuto un contatto diretto, per esempio faccia a faccia,
con un caso di COVID-19 a una distanza minore di 2 metri e una durata maggiore di 15 minuti.
Quindi come potete vedere dal resto dei punti è importante sia il tipo di contatto che il tipo di
ambiente in cui si è svolta l’interazione tra la persona e il caso.
Due casi particolari sono quelli dell'operatore sanitario oltra a persone che ha fornito
assistenza diretta se non abbia usato i dispositivi protezione individuali raccomandati. Il
secondo caso è quello se la persona abbia viaggiato in aereo, per esempio nei due posti
adiacenti in qualsiasi direzione, vicina a un caso di COVID 19.

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I medici medicina generale e pediatri libera scelta che vengono a conoscenza di un caso
sospetto devono attuare le misure precauzionali quando interagiscono con il caso stesso.
Quindi per esempio la raccolta di informazioni anagrafiche e cliniche potrebbe avvenire
telefonicamente. Bisogna sconsigliare il soggetto al soggiorno nella sala di attesa e in ogni
caso dovrebbe essere programmata la visita in un ambiente dedicato presso lo studio o una
visita domiciliare in maniera tale da ridurre il numero di contatti con le altre persone.
L'operatore sanitario deve dotarsi di dispositivi protezione individuale adeguati, mascherina
guanti occhiali, camicie e monouso. Importante disinfettare le superfici alla fine della visita con
ipoclorito di sodio 0 1% e dopo una pulizia con un detergente neutro e lo smaltimento dei rifiuti
come materiale infetto di categoria B. Tutte queste precauzioni rientrano nelle precauzioni
standard da adottare in caso di malattia trasmessa da droplets.

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Il medico di medicina generale o il pediatra di libera scelta che viene a conoscenza di un caso
sospetto ha che fare con un paziente sintomatico. Deve quindi effettuare una valutazione
epidemiologica per un'affezione delle vie respiratorie e ne effettua il triage. Avverte il
dipartimento di prevenzione dell’azienda sanitaria competente per il territorio e se necessario
segnala il paziente al 112 o 118, o attraverso i percorsi organizzativi predisposti dalle singole
Regioni. Infine se necessario segnala il caso sospetto all'unità operativa di malattie infettive del
DEA di secondo livello.
Se necessario, perché esistono dei conviventi a casa, deve implementare alcune misure
precauzionali per la salvaguardia dei conviventi. Quindi isolamento e riduzione dei contatti per
il paziente e uso di mascherine lavaggio frequente delle mani areazione frequenti degli
ambienti per i conviventi. Infine il medico di medicina generale il pediatra libera scelta valuta i
tempi e le modalità per la rivalutazione telefonica del caso. Infine un punto molto importante è
quello di disincentivare il paziente a un ricorso autonomo ai servizi sanitari, del pronto soccorso
o a presentarsi nello studio del medico vicino generale senza un preventivo contatto, che è
fondamentale per potere predisporre quindi il percorso corretto che riduca il rischio di contatti
con altre persone.

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È anche possibile che il medico di famiglia venga a conoscenza di un caso sospetto che però è
paucisintomatico oppure sia un contatto stretto negativo al test o senza test.
In questo caso deve predisporre l'assistenza domiciliare e segnalare il caso al dipartimento di
prevenzione della Asl per la sorveglianza attiva. Telefonicamente può effettuare la valutazione
clinica e può gestire l'attesa della possibile evoluzione del paziente stesso. La valutazione
domiciliare deve essere fatta in accordo con gli operatori di sanità pubblica che ne sono
competenti.
Anche un soggetto riscontrato positivo al tampone per SARS Cov-2 e al momento
asintomatico, va in quarantena domiciliare con una sorveglianza attiva per 14 giorni.

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Quando un paziente chiama il 118 o il proprio medico di medicina generale o il pediatra di
libera scelta, il primo contratto dovrebbe essere telefonico, con una procedura di triage
telefonico proprio per valutare la presenza dei criteri di definizione di caso sospetto. Nel caso in
cui questa persona abbia questi criteri, la centrale operativa provvederà a contattare il
personale di accettazione dell’unità operativa di malattie infettive del DEA per concordare le
modalità di trasporto e tempi di arrivo presso la suddetta struttura, qualora il paziente richieda
ospedalizzazione.

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Il trasferimento di casi sospetti che richiedono ospedalizzazione, deve avvenire utilizzando
un’ambulanza che sarà decontaminata immediatamente dopo il trasferimento. L’ambulanza
deve avere delle particolari caratteristiche come una divisione tra vano autista e vanno
paziente. Il personale sanitario deve indossare adeguati dispositivi di protezione individuali. Il
caso sospetto ho confermato deve indossare una mascherina chirurgica durante il trasporto e il
trasferimento deve avvenire con le necessarie precauzioni e dopo attenta pianificazione tra la
struttura di provenienza e quella di destinazione.

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Per la fase di accoglienza per i pazienti con sintomi respiratori che accedono al pronto
soccorso è necessario prevedere un percorso immediato e un’area dedicata per il triage,
evitando quindi il contatto con altri pazienti e facendogli indossare una mascherina chirurgica.
Per la gestione clinica anche il personale sanitario in contatto con un caso sospetto o
confermato di COVID-9 deve indossare i dispositivi di protezione individuale adeguati al ruolo
assistenziale, alla locazione e al tipo di paziente che ha di fronte. L'uso corretto dei dispositivi
protezione individuale è un punto cruciale: è necessario conoscerne bene l'uso corretto e
indossarli in maniera corretta.

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In questo schema viene descritta la gestione della persona asintomatica a rischio
epidemiologico, quindi, ad esempio un contatto stretto o una persona che ha soggiornato in
un’area rischio. In questo caso viene attuata la sorveglianza attiva dei sintomi per 14 giorni
dell'esposizione e viene effettuato l'isolamento ho chiamato anche quarantena o isolamento
fiduciario domiciliare. In questo caso bisogna attendere l'eventuale sviluppo dei sintomi.
Se il soggetto non sviluppa sintomi in 14 giorni la persona non è più a rischio per COVID-19.
Se invece sviluppa sintomi diventa un caso sospetto, viene effettuato il tampone e se il
tampone è positivo è un caso “confermato” che va isolato trattato e notificato.
Contemporaneamente in questo caso deve essere effettuata anche l'indagine epidemiologica e
il contact tracing per l'identificazione dei contatti stretti.
Se invece il tampone è risultato negativo è necessario continuare l'isolamento e il monitoraggio
dei sintomi fino al raggiungimento dei 14 giorni dall' esposizione.

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In questo schema viene invece descritto l'algoritmo per la esecuzione del tampone in un
paziente con una sintomatologia respiratoria, sia per i casi di sindrome influenzale, che i casi
invece di malattia respiratoria acuta severa.
Nel caso in cui ci sia la sintomatologia respiratoria, come una sindrome influenzale, bisogna
valutare il rischio epidemiologico. Se non c'è rischio epidemiologico, va effettuato l'isolamento
domiciliare, la riduzione dei contatti e vengono istaurate le misure per la prevenzione del
contagio di familiari e conviventi. Inoltre, vanno valutati i tempi e le modalità per la rivalutazione
telefonica del caso.
Se invece era presente un rischio epidemiologico in questo caso il soggetto diventa un caso
“sospetto” e va effettuato il tampone e, indipendentemente dal risultato del tampone, va isolato
ed eventualmente trattato.
Nel caso il paziente abbia una sintomatologia respiratoria severa in questo caso viene sempre
raccolto il rischio epidemiologico tuttavia il paziente è un caso sospetto e viene effettuato il
tampone e l'isolamento. Ovviamente trattandosi di un paziente con una sintomatologia severa il
trattamento è comunque garantito e il paziente viene ospedalizzato

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