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Le Clou GIORNALE UNIVERSITARIO

Anno 2020 - n.2

UNA CRISI CI COSTRINGE A TORNARE ALLE DOMANDE


Nell’anno 2020 una pandemia colpisce duramente il pianeta circostanza storica in cui ci troviamo senza subirla, alla luce di
Terra. I governi delle nazioni attuano misure straordinarie di una positività e di un’unità umana. Questo è il filo rosso che
quarantena per arginare il contagio e le metropoli più grandi del collega tutti gli articoli, sia quelli scaturiti dalle domande più
mondo diventano città-fantasma. Nel generale clima di paura profonde che è normale porsi in situazioni come questa - dov’è
dettato da questa opprimente minaccia, un gruppo di studenti Dio? Che senso hanno la solitudine e la sofferenza? Esiste una
universitari decide di scrivere un giornale attraverso cui far speranza non superficiale? - sia quelli che vogliono essere
compagnia e dare una speranza alla comunità studentesca, pennellate di vita studentesca, con le lezioni online, i luoghi
sempre più sconfortata per le difficoltà quotidiane. comuni dei media e le letture con cui passiamo il tempo; sia,
Questa, che sembra la trama di un film distopico-semi infine, l’intervista a un giovane medico di Sassari.
apocalittico, è la realtà: abbiamo scritto questo numero di Ci auguriamo che questa situazione finisca presto, e speriamo
Le Clou per il desiderio di non lasciar trascorrere questo che questo numero vi sia di compagnia in questi giorni: buona
periodo in una paura disarmante, affrontando la drammatica quarantena e buona lettura!
Giornale Universitario Regionale

Focus on L’AMORE AI TEMPI


DEL CORONAVIRUS
TRA SOLITUDINE E SPERANZA
Descrivere la drammaticità della situa- Anche da un mondo che si ripromette di
zione che stiamo vivendo è un compito migliorare, dalla solidarietà si può passa-
arduo. L’arroganza di scrivere un qualco- re alla disperazione. Dalla disperazione
sa in cui tutti possono riconoscersi an- alla violenza insensata. O la nostra com-
drebbe temperata dall’ammettere che se passione si radica in una speranza certa o
la propria sofferenza è un mistero, quel- possiamo veramente incattivirci. Historia
la altrui lo è ancor di più. Il sentimento Magistra vitae. In un mondo che sem-
che sta riunendo tutta l’Italia è quello di brava al collasso per le brutture di cui gli
percepire, non solo di sapere, che c’è un uomini si resero capaci, Heidegger nella
Morte, hai disagio che ci accomuna. Da soli si muo-
re. E proprio quando abbiamo bisogno
sua ultima intervista disse: «Solo un Dio,
ormai, può aiutarci a trovare una via di
l’ultima parola? dell’abbraccio di un amico, questo ci è
negato. Serve per contenere il contagio.
scampo». È anche questa la consapevo-
lezza delle molte persone che, insieme
Si muore da soli. Come quelle miglia- all’operosità di un aiuto concreto, offrono
ia di anime morte senza poter donare questa circostanza a Dio nella preghiera.
Nessuno sceneggiatore avrebbe un ultimo segno d’amore ai propri cari. Così, in una piazza San Pietro deserta,
mai pensato a questa immagine: «La sofferenza… ma è l’unica causa del- Papa Francesco ha consegnato il mondo
piazza San Pietro deserta, in mezzo la coscienza», scriveva Dostoevskij nelle a Dio perché ci liberi. Libera nos a Malo,
all’acqua. Il Papa, senza proteggersi, Memorie del Sottosuolo. E non a torto, si recita nel Padre Nostro. Liberaci dal
attraversa la piazza camminando perché essa fa- male. Liberaci
in salita affannosamente. Legge rebbe diventare dal coronavirus.
un brano del Vangelo e troviamo serio persino Di fronte alla
subito una corrispondenza: come un imbecille. maestosa po-
i discepoli, nella barca e impauriti, La sofferenza tenza della tec-
anche noi ci siamo trovati sotto una del prossimo ci nica, la preghie-
tempesta inaspettata e furiosa. E, sorprende tanto ra sembra una
come i Primi, chi con rabbia, chi capaci di com- sup e rst i z i on e
con fiducia, eleviamo un grido in passione quan- ingenua. Perché
cerca di salvezza: «Maestro, non to bisognosi di ormai sappiamo
t’importa che siamo perduti?». una speranza. che il mondo
Gesù dorme ma, una volta invocato, La compassio- non è governato
salva i suoi discepoli sfiduciati. ne ci spinge ad da divinità un
In sottofondo il suono delle aiutare chi sta po’ eccentriche,
campane si mischia a quello peggio di noi. ma da leggi che
delle ambulanze (gioie e dolori Infatti sono tan- possono essere
insieme) e la tempesta aumenta. te le iniziative studiate e mani-
Nella solitudine dei giorni, nella di solidarietà: polate. Ed è per
confusione drammatica, c’è ancora dal medico e questo che sarà
chi parla di speranza. Ma esiste dall’infermiere possibile fare
quella autentica, che riesce a fare i che rischiano di un vaccino, un
conti con la morte? “Nella Sua croce ammalarsi per curarci, a chi si preoccupa giorno. Ma il Papa non ha pregato un’en-
siamo stati salvati per accogliere la di portare la spesa a chi non può farla. tità capricciosa per piegarne il volere. Il
speranza. Ecco la forza della fede.” Ma è grazie ad una speranza che i nostri Papa ha pregato di fronte allo stesso cro-
Ascoltiamo e cerchiamo anche sacrifici trovano uno slancio. Sono, per cifisso a cui, secoli fa, si pregava per la
noi parole così piene di certezza, questo, apparsi diversi slogan confortan- peste. Il Papa ha pregato un uomo croci-
ma ci sembra di aver perso tutto. ti, come ad esempio: #andràtuttobene. fisso, che è Dio. Un Dio compagno nella
Senza qualcuno che ci sorregge, Però senza una ragione valida potremmo sofferenza della vita, nostro compagno di
tutto si sgretola. L’unica possibilità non avere più nemmeno il coraggio per viaggio. Questo, benché non tolga la sof-
per rendere combattiva la vita è la dirlo, se la situazione dovesse peggiorare. ferenza, rende sopportabile e significativa
compagnia di una moltitudine di E cosa dire per chi non ce l’ha fatta? A la vita, perché un amore così rende la vita
cuori, di fratelli che si trovano uniti loro non potrà mai andare bene. In cosa significativa. Pregare, in questa circostan-
insieme in una barca, in mezzo alla allora possiamo sperare? Abbiamo biso- za, significa proprio questo: ricordarci
tempesta. “Tu, Signore, non lasciarci gno di una risposta! Chi ci assicura che il che Dio sta soffrendo con noi. È questa
in balia della tempesta. Ripeti domani sarà migliore? Al termine della la sola certezza che ci dà speranza. Ci fa
ancora: «Voi non abbiate paura». E peggiore pandemia della storia, la febbre comprendere che la vita non è gettata nel
noi, insieme a Pietro, “gettiamo in spagnola, il mondo preparava il nazismo, non senso ma è accompagnata anche nel-
Te ogni preoccupazione, perché Tu il comunismo e i campi di sterminio. le ore più buie.
hai cura di noi”.
M. Mannazzu, A.Pinna
P. Caocci
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Mondo
OGNI VITA HA UN COSTO?
Sono ancora impresse nella nostra Trump affermava che “la cura non deve valore assoluto della vita e della persona.
mente le immagini dei mezzi dell’esercito essere peggiore del problema”, a causa degli Quando ci si chiede fino a che punto la
che trasportano fuori Bergamo le bare enormi danni che comporta il lockdown vita abbia un valore, ci si chiede in realtà:
dei morti di Covid-19, insieme alle globale. fino a quando l’uomo, di fronte a questa
testimonianze tragiche degli operatori Per l’Economist alla fine della pandemia “il emergenza, si comporterà da uomo?
sanitari che lavorano in terapia intensiva. costo del distanziamento potrebbe superare Fin dal Medioevo la nascita degli
Eppure lo scenario del ritorno alla i benefici, anche se nessuno è pronto ad ospedali ha avuto come convinzione
normalità, dopo le rigide restrizioni ammetterlo”. “Gli economisti dovrebbero cardine che la vita umana non abbia
adottate, si prospetta disastroso: danni fare queste analisi”, ha dichiarato W. prezzo, che non esista niente di
ingenti all’economia, debito pubblico Scheidel, storico economico dell’Università equivalente con cui barattarla. Siamo già
accumulato che ricadrebbe sui giovani, di Stanford. “Perché nessuno mette dei di fronte ad una malattia che può isolarci
perdita di posti di lavoro, alti costi sanitari numeri sui costi economici di una chiusura gli uni dagli altri, mettendoci a dura
per sopperire alla inadeguatezza delle a fronte delle vite salvate?” prova, spesso affievolendo l’umanità e
risorse mediche (posti letto, respiratori Ci troviamo di fronte all’interrogativo tirando fuori il peggio di noi, ma non
ecc.). L’Economist, famoso settimanale che attraversa quest’epoca: c’è un limite al dimentichiamo che la vita umana ha
inglese, si pone un interrogativo alquanto valore della vita umana? Come può una un valore che non si può barattare con
scomodo: «fino a quando potremo società permettersi di fare compromessi tra niente.
permetterci di dire che una vita umana ragioni economiche e salute? La risposta si
non ha prezzo?». può avere solo con un giudizio chiaro sul V.Marrone, S.Serra

Nella foto: Medici cinesi all’arrivo in Italia. La frase di Seneca sullo striscione.

DIPLOMAZIA SOLIDALE NELLA CRISI


“Gli italiani stanno dimostrando la loro Niagara. In seguito, l’Italia, gravemente non si può tuttavia non chiedersi se
solidarietà reciproca nella quotidianità colpita dal Coronavirus, ha ricevuto aiuti la solidarietà mostrata sia frutto di
con migliaia di piccoli gesti - allo stesso da varie parti del mondo, frutto dei buoni una totale gratuità o, piuttosto, di una
tempo discreti ed eroici. E solo la rapporti diplomatici costruiti nel tempo. “politica della solidarietà”, ovvero di
solidarietà può farci riemergere da questa Ingenti forniture di materiale e personale convenienza diplomatica.
crisi - quella tra persone come quella tra medico giungono in Italia dagli Stati più In un momento così difficile non si
Stati.” Ursula Von Der Leyen, Presidente vicini, come l’Albania e la Russia, e anche può biasimare l’iniziale chiusura di molti
della Commissione Europea, rivolge un da quelli più lontani come la Cina, Cuba Stati preoccupati di tutelare la propria
appello agli Stati, affinché dimostrino e il Sudafrica. In ritardo rispetto a quanto sicurezza interna, ma è fondamentale
mutua solidarietà nell’affrontare insieme ci si sarebbe aspettato, alcuni aiuti sono ricordare che, di fronte a un virus che
la grave crisi del Coronavirus. giunti anche dall’Europa e dagli Stati Uniti, “non conosce confini nazionali” - come
La pandemia, che da diversi mesi affligge seppure a seguito di una richiesta formale dice l’ambasciatore della Cina a Roma,
il mondo intero, ha riscritto la nostra del Presidente del Consiglio. Li Junhua - allo stesso modo non si può
quotidianità e ha messo a dura prova le L’emergenza COVID-19 contribuirà a dare prescindere dalla cooperazione fra gli
relazioni internazionali. una nuova forma alle relazioni internazionali, Stati. In un mondo globalizzato non si
Nonostante un primo atteggiamento di così come è sempre avvenuto nel corso della può dimenticare che la partita si gioca
chiusura, fin dall’inizio dall’estero non storia diplomatica a seguito di crisi globali. forse prima sulle relazioni internazionali
sono mancate manifestazioni di vicinanza Certamente la solidarietà ricevuta non verrà che in casa. E allora, da cittadini e da
al nostro Paese, numerosi Stati hanno fatto dimenticata, ma nemmeno le tempistiche uomini, in cosa possiamo sperare? In
risplendere il tricolore italiano su edifici e le modalità d’intervento. La gratitudine un’autentica solidarietà internazionale.
storici come la Biblioteca di Sarajevo e non potrà non scandire le dinamiche
importanti simboli quali le Cascate del internazionali; di fronte ai recenti sviluppi, B. Alba, S. D’Andrea

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Giornale Universitario Regionale

Università
ISOLA-MENTE
SOLI: DA QUANTO?
Ore 7.00: suona la sveglia. Alle 7:05
suona l’altra, ancora qualche minuto
te, si vede in stand-by, quando non è già
divenuto mucchio di cenere. Ne sanno VIDEOLEZIONI,
CHE SPASSO!
fra le coperte e alle 7:10, se proprio va qualcosa i futuri laureandi in panto-
bene, ci si alza. Una doccia veloce, la fole che, sempre che la connessione a
solita scelta casuale dei vestiti e subito internet permetta la proclamazione, gli In un mondo di dirette streaming, da
in macchina diretti verso la più o meno unici cori di festeggiamento che sen- lezioni online a episodi tragi-comici è un
amata facoltà. Ore 8:15: inizia la lezione. tiranno sono le grida commosse “CE attimo: professori che si dilettano nell’ar-
Dopo i primi minuti di tentata serietà, si LA FAREMOOO” dal balcone dei vi- te della speleologia alla ricerca di minerali
passa involontariamente il tempo a caz- cini che non si perdono un flashmob. rarissimi nascosti nelle proprie cavità na-
zeggiare, con qualche sprazzo di atten- I ragazzi forti che pensavano di sali, studenti che entrano in siti poco rac-
zione e qualche appunto che non sarà non aver bisogno di niente e nessu- comandabili lasciando il microfono acceso
mai più riletto, giusto per non sentirsi no che eravamo, si riscoprono fragili. e colorando le lezioni di suoni onomato-
in colpa e per compassione del profes- Ci ritroviamo in un isolamento che peici che rallegrano le nostre giornate, pas-
sore che, come al solito, non è ascoltato ha sconvolto la classica routine obbli- sate incollati allo schermo del pc durante
gandoci a riscoprire abilità culinarie le ore di lezione. Per non parlare della chat
nascoste, a comprare quintali di carta di gruppo, ricca di “prof non si sente” e di
igienica, “ché non si sa mai…”, a dover persone ancora alla ricerca di Bugo, ormai
seguire lezioni online di professori che dato per disperso! Il tutto condito da stu-
fino a ieri non riuscivano a risponde- denti indignati che, esprimendo i peggiori
re alle mail. Il tutto farcito da slogan epiteti verso i professori, si dimenticano di
somministrati come cure palliative: avere il microfono ancora acceso. Ovvia-
“lontani ma uniti”, “andrà tutto bene”... mente gli esami di laurea non esulano da
Questi sono solo alcuni degli imba- queste vicende: sbadigli davanti alla web-
razzanti tentativi che fanno chiasso cam durante la seduta dell’esame e auliche
quando invece c’è bisogno di fare un imprecazioni per un voto non tanto gradi-
attimo di silenzio nella nostra vita. to. È certo comprensibile che un docente
Da quest’ansia di dover fare e do- non sia tanto pratico con questo nuovo
ver uscire, peggiore quasi di quella tipo di didattica, ma potrebbe anche far
pre-esame, può sorgere qualcosa di attenzione a non mostrare in modalità
buono: può essere, se non viene cen- schermo condiviso la propria cronologia
surato, il tempo degli interrogativi. internet...
In questi arresti domiciliari, ci ritro- M. Manconi
viamo a rivendicare la libertà sottratta,
strappataci con violenza. Siamo deside-
rosi di essere liberi. Ma di quale libertà?
Liberi di tornare a prendere aria? Libe-
ri perché continuiamo a vivere cercan-
do di intrattenerci? Forse il vero isola-
mento non è passare tempo in casa tra
se non dai muri. Dopo questo gran da i libri e il divano. Forse il rischio è vive-
farsi, niente di più atteso di un caffet- re una vita nel vero isolamento, che è
tino al bar, un po’ di chiacchiere coi non guardare la realtà così com’è, senza
colleghi sulla giornata a venire di Fan- accorgerci di come noi uomini siamo
tacalcio e qualche insulto amichevole - veramente: fragili come foglie, e per
ma non troppo - al collega juventino… questo estremamente bisognosi l’uno
Stop! Ecco, questa routine (di cui po- dell’altro. Siamo certi che nella vita, con
tete facilmente immaginare il continuo), o senza coronavirus, quel desiderio di
ce la siamo pressoché dimenticata da un compagnia che abbatte il muro della so-
po’ di tempo a questa parte. È finito, e non litudine e dell’isolamento sia compiuto?
si sa con quale termine di scadenza, il
tempo della pausa sigaretta, degli aperi-
tivi, delle uscite del sabato sera e così via.
Un essere microscopico, impercettibi-
le, impalpabile, abbatte ogni nostra si-
curezza. Ogni progetto minuziosamente R. Cabiddu, G. Pisano
calcolato, già in scena nella nostra men-

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Università
NON SOLO
UNA PARENTESI
UNDICI PAROLE Quarantena: fino a poche settimane riscoprire i loro bisogni e le nostre pri-
...VIRALI fa rievocava qualcosa di molto simile a
panorami apocalittici ambientati in sce-
orità”. La risposta a questo non si trova
affannandoci riempiendo ogni minuto
nari surreali. Nel loop sfiancante delle alla ricerca della distrazione migliore
#Balconi: luogo legittimo d’incontro e giornate che prima si susseguivano non per ingannare il tempo, ma mettendo a
condivisione culturale e, talvolta, teatro di c’era mai stato il tempo per prendere fi- fuoco ciò che può farci crescere.
innamoramenti tra vicini di casa. Questo è ato e ascoltarsi. Perciò, aiuta stare con serietà al quo-
il vero amore. Love is love. Adesso, grazie ad ogni istante che pare tidiano a cui siamo chiamati tutti, sen-
dilatato, emerge una forte domanda: è za dover “inventare” nient’altro: lo stu-
#Cani: improvvisamente adottati tutti i solo una parentesi, un’attesa angosciata dio, il lavoro, i rapporti umani che ci
cani randagi. Quanta solidarietà! del momento in cui “tutto questo sarà fi- mantengono vivi e ci salvano. E poi una
#Bollettino: In ogni dimora quotidia- nito”? Imprigionati dentro quattro mura passione a lungo tralasciata, un mo-
namente tra le 18 e le 18.15 ricorrono 2 cerchiamo di riempire il tempo vuoto, mento donato a chi abbiamo a fianco
domande: “Oggi com’è il bollettino?”. E come nel disperato tentativo di evadere in questo momento di convivenza “for-
dopo 1 minuto di silenzio: “Cosa c’è oggi da una situazione ingestibile; poi guardi- zata”: quante cose si possono creare,
a cena?” amo indietro e rimane un’incertezza che approfondire, imparare e reimparare!
porta ad interrogarsi, a stare davanti a In questo periodo ci salva un’attesa
#Jogging: chi prima era un comune mor- certe domande che diventano ogni gior- a cui la stessa realtà che viviamo può
tale che navigava tra l’olio di semi e la nu- no più incalzanti. Che responsabilità restituire significato, attraverso le cose
tella manifesta ora, d’un tratto, la “dipen- abbiamo in questo tempo che ci sembra “banali” che ogni giorno facciamo, e
denza da tapis roulant”. Anche se non ne improvvisamente tanto dilatato? che smettono di essere tali proprio alla
possiede uno. E probabilmente non ne ha Alessandro D’Avenia nel Corriere del- luce dell’intensità e della coscienza che
mai fatto uso. la Sera del 9 marzo scrive che in ques- finalmente le investe.
#Pizza: ogni sabato sera tante famiglie to tempo “dobbiamo ascoltare la più
piangono per il tentativo culinario fallito. sottile voce interiore che ci ricorda chi
#Spesa: vivace è la disputa per chi va al siamo e che cosa possiamo fare per gli
supermercato. Può facilmente culminare altri, ciascuno nel suo ambito. Dedicarci
in violenza. a chi abbiamo in casa e agli altri ci farà B. Dessì, S. Vargiu

#Positivo: oltre al fatto che l’aggettivo in


questione abbia assunto l’opposta acce-
zione, segnaliamo la scomparsa da Spoti-
fy, Youtube, iTunes e tutti i musical stores
del celebre brano di Jovanotti: “Io penso
positivo perché son vivo FINCHÉ SON
VIVO”. Lanciamo quindi l’hashtag: #Io-
PensoNegativo.
#AndràTuttoBene: stiamo sereni! La
gente cambierà, il bene trionferà, la pace
sarà, il mio cane parlerà, la prof 30L mi
darà e la bilancia non esploderà. Sicura-
mente.
#IoStoACasa: giusto. Però sciacquati ogni
tanto.
#Slogan: citiamone ancora qualcuno: “è
solo una banale influenza”; “Milano non si
ferma”; “non c’è nessun pericolo”; “siamo
prontissimi”; “la situazione è assolutamen-
te sotto controllo”.
#Autocertificazione: muta più veloce-
mente del Virus.

R. Cabiddu

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Cultura UN VANTAGGIO
DA PREMIO NOBEL
Fra i tascabili Bompiani, che la mia aveva fatto. Il primo incontro che il primo ad essere contagiato fu Michel, il
libreria riserva con grande gelosia, vi ho narratore descrive è quello con un topo portinaio. Il paziente uno.
trovato tre giorni fa “La peste” di Camus. agonizzante, morente, di fronte al suo Oggi questa definizione riecheggia
Mi capita molto spesso di osservare i studio. Un evento strano. È impossibile come un incubo tenebroso. Così,
titoli dei libri che ho a casa e, quasi fosse infatti vedere topi morire se non nelle come ad Orano, sono nostri gli stessi
una congiura del caos, si trova sempre fogne; così venne confermato dal sentimenti. La malattia del singolo iniziò
un titolo adeguato al tempo che si vive. portinaio Michel. La primavera era alle ad essere dei molteplici, e nel dottore il
Ho pensato: un vantaggio da dubbio diventava piano piano
premio Nobel. convinzione.
Chiusi in una quarantena Mentre i sorci crepavano
fatta di vita virtuale, anche per la strada e gli uomini
noi, come gli abitanti di nelle loro camere da letto,
Orano, siamo sotto lo scacco il municipio e la prefettura
di un’epidemia. Il coronavirus iniziarono a consultarsi.
è nulla se confrontato alla Nessun allarme era stato
peste, eppure, Camus, nelle dato, troppi pochi casi isolati,
235 pagine del romanzo, riporta il narratore, finché
racconta, con nitida lucidità, qualcuno non decise di fare la
ciò che è accaduto e accade somma, e risultò spaventosa.
oggi nelle nostre città. Non erano pronti.
Sembra quasi che abbia Rieux si riunì con un
preso un paesino del mondo collega, Castel, e decretò:
odierno e ne abbia riscritto le peste. L’epidemia non ebbe
vicende, una volta che i primi paura della disattenzione del
infettati sono stati scoperti. municipio e inondò Orano,
È questo il pneuma della ed i morti iniziarono ad essere
letteratura: essere sempre migliaia.
attuale e quindi viva. La chiusura dei negozi e la
Fin dalle prime venti pagine quarantena furono i primi
del romanzo si intravede passi, e l’isolamento totale
una minuscola città, isolata, della città fu il seguente. I suoi
stagnante, figlia adottiva abitanti si ritrovano separati
del governo francese, dal carattere, porte e con essa la moria di sorci. Nei gli uni dagli altri, i morti erano lasciati
potremmo dire, desideroso. Bernard giorni a seguire le strade ne furono così soli, la città tutta era separata dal mondo.
Rieux è il principale incontro di questa piene che servivano camion interi per Tutto ha inizio da questa fine.
cronaca. Un medico di professione, che raccoglierli. Un presagio e, per l’uomo
da subito rivela la sua forza e dedizione attento, un avvertimento. Di lì a poco
per il giuramento che, anni prima, la malattia passò da topo a uomo ed il
F. Zappino

NOI, FIORI “Questi fiori emanano un profumo intenso, come accade alle piante cresciute nel nulla,
che dal loro fragile appiglio alla terra traggono la forza per esplodere in una bellezza che
DEL DESERTO condizioni favorevoli non avrebbero prodotto. La vita si fa bella e terribile quando lotta
per vivere di più.”
È così che scrive Alessandro d’Avenia parlando della Ginestra di Leopardi. Oggi più che
mai, in una situazione in cui la nostra quotidianità è stata stravolta da un virus e le nostre
giornate sembrano essere vuote, possiamo rispecchiarci nella fragilità di questo fiore.
Una pianta non debole, ma umile e forte
proprio perché prende consapevolezza della sua
“Qui sull’arida schiena
condizione, la accetta con tutto il suo dolore e
del formidabil monte
lotta per vivere. Questi fiori conoscono tutta la
sterminator Vesevo,
loro mortalità e non se la lasciano scappare, scrive
la qual null’altro allegra arbor né fiore,
d’Avenia. Come se la loro e la nostra condizione
tuoi cespi solitari intorno spargi,
di miseria non debba mai essere un “alibi per
odorata ginestra,
ritirarsi dallo slancio erotico ed eroico verso la
contenta dei deserti.”
vita”, ma anzi, diventi il trampolino di slancio per
poter fiorire.
6 E. Pintus
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Cultura ALLA RICERCA DI UN SENSO


OSCAR WILDE E SANT’AGOSTINO
Apparentemente niente è più diverso Così sant’Agostino scriveva circa 1500 fare a meno di quelle mie fatue dolcez-
di questi due autori. Ma forse un’anali- anni prima: ze, e come la paura di perderle ormai
si attenta potrebbe portare alla luce due “Mio Signore (…) Hai spezzato le mie era gioia d’averle lasciate. Perché eri tu
vite simili. catene (…) Cos’era senza male in me, a cacciarle via da me, tu vera e somma
Scrive Oscar Wilde nel suo De profun- nelle mie azioni, o se non nelle azioni nei dolcezza: le cacciavi ed entravi al loro
dis: “Sono in carcere da due anni, quasi. discorsi, o se non nei discorsi nel volere? posto, più intenso di ogni piacere. (…)
Da principio una selvaggia disperazione No Signore, eri tu, tua la bontà accorata Avevo il cuore libero ormai.”
cominciò ad impossessarsi di E allora che cos’hanno in co-
me; mi abbandonavo a una mune Oscar Wilde e Sant’A-
pena tale ch’era disprezzabile gostino? Cosa hanno da inse-
anche a vedersi, a un’ira terri- gnarci in questo periodo? La
bile ed impotente (…), a una ricerca della verità di sé, che è
miseria che non aveva nessu- la libertà, la ricerca di un sen-
na voce per esprimersi, a un so nella vita. C’è sempre qual-
dolore muto. (…) Ma quan- cosa che salva la vita in mezzo
do, talvolta, io mi rallegro al dolore. In ciò che ci sembra
all’idea che i miei patimenti la fine della nostra libertà c’è
sarebbero interminabili, non sempre qualcosa che ne è in-
potevo, però, sopportare vece la salvezza, una scoperta
ch’essi fossero privi di signi- che ci libera da qualsiasi an-
ficato. Ora, io trovo riposta goscia.
in un oscuro angolo della Così come Agostino riper-
mia natura qualcosa che mi corre i passi della ricerca di
dice: nulla c’è al mondo che sé e trova la libertà nella sco-
sia vuoto di senso ed il sof- perta di essere figlio, di essere
frire meno di qualunque al- amato; così come Oscar Wilde
tra cosa. Questo quid (…) è afferma che non esiste nulla al
il punto di partenza di tutto mondo senza un significato
uno sviluppo nuovo. (…) Bi- e che questa scoperta è l’uni-
sogna ch’io la conservi! È l’u- ca che può mandare avanti la
nica cosa che ha in sé i germi vita, così c’è sempre qualcosa
della vita, di una nuova esi- che dia un senso e una ragio-
stenza, una Vita Nuova per me. Tra tutte e tua la destra che saggiava il mare della ne alla pena e alla miseria del mondo,
le cose, essa è la più strana; non si può mia morte e raschiava dal fondo del mio un quid misterioso che risponda alla
acquistarla che a patto di rinunciare a cuore, dalle sue buie voragini, il marcio. nostra domanda di libertà. Bisogna solo
tutto ciò che si possiede. E, solo quando Eri tu: nel no integrale a quello che vo- imparare a chiedere e a cercare.
si è perso tutto, ci si accorge di posse- levo, e nel sì a quello che volevi tu. (…)
derla”. Strano com’era dolce, all’improvviso,
S. Serra

IL DONO DELLA “È vero che, anche quando si è lontani, quelli che amiamo ci danno motivo di
TUA PRESENZA gioia, ma essa è lieve e fugace. Invece il loro aspetto, la loro presenza, la loro con-
versazione danno un senso di vivo piacere (…). Perciò, fammi un grande dono:
quello della tua presenza.”
Come ci sentiamo vicini, oggi, alle parole che Seneca rivolge all’amico Lucilio.
L’assenza dell’amico, nelle sue lettere, diventa il motore del desiderio di poter
stare presto con lui; quando l’amico è lontano, “sono con te”, gli scrive.
In questi giorni, in cui niente è scontato, ci rendiamo conto di quanto l’altro sia
un dono: immeritato, imprevisto, che nell’assenza diventa essenziale per noi. Se è
vero che ci manca un abbraccio, il brillio di un sorriso che lo schermo non riesce
a catturare, è vero anche che è nella memoria di un affetto profondo che oggi la
gratitudine investe ogni piccolo dono come il segno di una vicinanza più forte.
Perché l’altro ci è così necessario?
Forse questo periodo non sarà passato invano se riscopriremo come e perché
l’altro è parte di noi, se scopriremo il valore dei compagni di viaggio che la vita ci
ha messo a fianco, se guarderemo con occhi sempre nuovi il dono sempre nuovo
che è l’altro.
M. Mereu
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PAROLA AI MEDICI Intervista


SANITÀ SARDA E CORONAVIRUS
Abbiamo intervistato la dottoressa G., potenzialmente potrebbero aver contratto qualcosa sfugge dal nostro controllo per
medico anestesista dell’Ospedale Santissi- il virus. Contemporaneamente abbiamo quanto alta possa essere l’attenzione. An-
ma Annunziata di Sassari. chiesto che vengano eseguiti più tampo- che il contatto interpersonale con il pa-
ni, sia per i pazienti, sia per il personale ziente viene meno perché prevale la paura
Buongiorno dottoressa, vorremmo sanitario, cercando di utilizzare i presidi e ti ritrovi a risolvere il problema stando
porle alcune domande per comprende- nella maniera più consona possibile. Inol- ad una certa distanza da lui. La paura
re meglio come viene affrontata questa tre, durante il ricovero ospedaliero, ad c’è, ma non può impedirti di lavorare,
pandemia da voi medici che siete in pri- ogni paziente viene impedito ogni contat- non vince sullo scopo del nostro lavoro,
ma linea. Soprattutto per comprendere to con i familiari e con l’ambiente ester- che è principalmente la cura del pazien-
meglio qual è la situazione nell’Isola. no. Questo è l’unico modo, purtroppo, per te. La paura è vinta grazie al fatto di fare
preservarlo dall’eventuale contagio. Si è gruppo con i miei colleghi e utilizzare in
Come avete reagito quando vi hanno ricorsi ad una continua sanificazione de- maniera adeguata i presidi, seguendo alla
avvertiti dell’incombenza di questa epi- gli ambienti, camere degenti e vari corri- lettera le raccomandazioni che di volta in
demia? doi di tutti gli interi reparti dell’ospedale. volta ci vengono impartite. Ora più che
Una certa difficoltà la si riscontra nella mai, ciò che continuamente mi spinge a
Quando ci hanno muovermi e ad agire
avvertito che sareb- è l’ascolto attento del-
be arrivata l’epidemia la mia coscienza e del
di Covid-19 abbiamo buon senso, tenendo
cercato di rispondere sempre presente la
nella maniera più ade- persona che ho davan-
guata possibile a questa ti con i suoi bisogni
emergenza, nonostante primari, senza mai di-
le varie carenze, sia di menticarmi della sua
presidi (mascherine sofferenza.
e occhiali), che di or-
ganizzazione. Ovvia-
mente le difficoltà sono Di cosa ti occupi
state e sono tuttora come medico?
numerose, in quanto ci
siamo trovati improv- Nella nostra situa-
visamente impreparati zione di anestesisti,
davanti alla ferocia di quando veniamo a
questo virus. Devo rile- contatto con un pa-
vare che nel nostro am- ziente positivo al co-
biente principalmente vid-19, che manifesta
si è creata una notevole una marcata insuffi-
tensione e disorienta- cienza respiratoria, il
mento, dovuti in maniera preponderan- gestione delle urgenze. Però, anche se con nostro compito è aiutarlo principalmente
te alla mancata chiarezza, da parte delle fatica, stiamo riuscendo, in un ambiente a respirare con le macchine. Si inizia con
autorità competenti della Asl, nelle co- difficile come il Santissima Annunziata, l’intubare il paziente, prima in maniera
municazioni riguardanti i protocolli da a creare percorsi “puliti” per arginare al non invasiva, usando il casco, e poi si
seguire in questo momento di improvvisa meglio i contagi e prenderci cura del resto procede ad una ventilazione invasiva ese-
emergenza. Pertanto, si è cercato e stiamo dei pazienti. guendo una intubazione endotracheale,
cercando di muoverci in un ambiente ab- collegandolo ad un respiratore (da que-
bastanza ostile per la limitata collabora- Come si lavora con la possibilità e con sto momento il paziente non comunica
zione tra i suddetti vertici e noi dirigenti la paura di essere contagiati? più con te), e quindi vengono mantenuti
medici, direttamente coinvolti in prima i suoi parametri vitali costanti, artificial-
linea nell’accogliere i pazienti affetti dal La mattina vado al lavoro con la co- mente. Questi sono i momenti più dram-
virus. scienza, e soprattutto la paura, di non matici, in quanto si cerca di mantenere
sapere se verrò infettata in maniera in- in vita un paziente precario. Ed è qui che
Che misure state prendendo per evita- volontaria, in quanto il contatto con i viene chiamata in causa la propria sensi-
re i contagi in Ospedale? pazienti deve avvenire per forza di cose bilità e professionalità, messe a dura pro-
e non esiste un “non posso” o un “non vo- va davanti ad un dramma di così elevata
Primariamente, per evitare l’eventuale glio”. Certamente si cerca di stare attenti, complessità.
contagio, stiamo cercando di limitare e utilizzando guanti e mascherina, insieme
arginare i contatti tra i pazienti stessi, che alle tute protettive, ma purtroppo, a volte R. Zappino

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Le Clou Murale

“UNA CRISI CI COSTRINGE


A TORNARE ALLE DOMANDE”
Hannah Arendt

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