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LUDOVICO DOLCE – DIALOGO DELLA PITTURA Intitolato L’ARETINO

“NEL QUALE SI RAGIONA DELLA DIGNITA’ DELLA PITTURA E DI TUTTE LE PARTI NECESSARIE CHE A PERFETTO
PITTORE SI ACCONVENGONO. CON ESEMPI DI PITTORI ANTICHI E MODERNI, E NEL FINE SI FA MENZIONE
DELLE OPERE DEL DIVIN TIZIANO”

Al Magnifico e valoroso Signor Ieronimo Loredano (il signore di una delle più illustri famiglie di Venezia) …
Ma perché la pittura, di cui in questo libricciuolo, sotto un paragone di Rafaello e di Michelagnolo, si
ragiona assai acconciamente, è arte nobile, e V. M. è nobilissima et umanissima, spero che Ella, riguardando
alla qualità del soggetto e molto più alla grandezza e sincerità del mio cuore, non si sdegnerà di riceverlo
volentieri, accettandomi nel numero di coloro che La servono e riveriscono.

DIALOGO DELLA PITTURA: dialogo fra il maestro Aretino e il discente Fabrini


PIETRO ARETINO; GIOVAN FRANCESCO FABRINI.

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PUNTI FONDAMENTALI:
-Aretino dice che la pittura è imitazione della natura, e colui che nelle sue opere più le si avvicina,
più è perfetto maestro. non c’è distinzione fra poeta e pittore poiché anche il poeta si affatica
attorno all’imitazione, solo che il pittore fa uso di colore e linee e il poeta di parole e intelletto.
sebbene il pittore è definito poeta muto tuttavia le pitture talvolta pare che piangano, ridano (che
siano vive insomma). Il pittore insomma dipinge le cose della natura come se fossero vere, e
queste in effetti sembrano tali nella perfezione del pittore, come nel caso di Raffaello e
Michelangelo… Lui dice infatti che sia Platone che Aristotele sono stati entrambi grandi filosofi ed
è sbagliato affermare la superiorità dell’uno sull’altro (così come qualcuno tenta di fare con
Michelangelo e Raffaello). Dice inoltre che la pittura è nobilissima, poiché è sempre stata stimata e
ricercata da uomini di pregio e di grande intelletto come re, imperatori (fa degli esempi:
Alessandro Magno si fece ritrarre da Apelle, Re Demetrio che non diede fuoco alla città di Rodi per
non bruciare una tela di Protogene che si trovava lì, oppure l’esempio del Duca di Ferrara che si
fece ritrarre per trecento scudi ecc). Insomma i pittori che con la loro arte imitano le cose che Dio
ha fatto sono in un certo senso divini anche loro, infatti i Greci proibivano ai servi di dipingere
(poiché era una cosa troppo nobile per loro). L’ARTE E’ NOBILE, UTILE, DILETTEVOLE E DI
ORNAMENTO. Tutta la PITTURA SI DIVIDE IN: INVENZIONE (che deriva dalla storia e dall’ingegno
del pittore) DISEGNO (che deve essere fatto bene perché una brutta forma toglie ogni laude ad
una bella invenzione) E COLORE (dell’importanza del colore ce ne danno bastevole esempio il
Zeusi, che dipinse un’uva talmente bene che persino gli uccelli cercavano di beccarla, e Apelle, che
dipinse cavalli talmente realistici da aver ingannato persino dei veri cavalli che, dopo aver visto
appunto quelli da lui raffigurati, iniziarono a nitrire) che serve a rendere vere le cose, deve quindi
essere naturale il più possibile (senza contorno) in particolare nelle colorazioni più difficili da
rendere (come gli incarnati).
POI AFFERMA CHE CI SONO DIVERSE TECNICHE DI PITTURA, così come diversi sono gli uomini e
complessi i loro umori, così non esiste un solo metodo di eccellenza e perfezione pittorica. Di
quelle tre parti fondamentali della pittura Michelangelo possedeva il Disegno, Raffaello tutte e tre.
Certo Michelangelo è un grande artista, ma nel Giudizio universale Aretino vede delle cose
ridicole: due amanti che teneramente si baciano, in cielo, al cospetto di Cristo e per giunta in un
giorno così terribile come quello del Giudizio? Oppure il Cristo senza barba. Quanto a invenzione
insomma Michelangelo lascia a desiderare, mentre nel disegno è divino ed insuperabile. Per il
colorito Raffaello è maggiormente lodato rispetto a Michelangelo. Tuttavia il primato del colore lo
detiene Tiziano. Nello specifico Tiziano ha la grandezza e la terribilità di Michelangelo, la
piacevolezza di Raffaello e il colore proprio della natura. E sottolinea come lui ebbe questo dono
come un miracolo poiché in giovinezza dipingeva già così egregiamente pur senza aver veduto i
grandi maestri a Roma (Raffaello e Michelangelo appunto), vide solo Giorgione e questo gli bastò
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per giungere ad una tecnica pittorica così perfetta. I suoi ritratti sono “più vivi dei vivi” dice
Aretino, è dunque Tiziano nella pittura un divino senza pari. CONCLUDE IL DIALOGO dicendo che
ESISTONO MOLTI PITTORI ECCELLENTO OGGIDì MA IL PRIMATO VA A: MICHELANGELO, RAFFAELLO
E TIZIANO.

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