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Andamento temporale della contaminazione radioattiva in alcune

matrici ambientali in Friuli Venezia Giulia da Chernobyl ad oggi


Giovani C., Garavaglia M., Nadalut B., Pividore S., Scruzzi E.

ARPA Friuli Venezia Giulia Dipartimento di Udine - Servizio Tematico-Analitico - Sezione di Fisica
Ambientale, Via Tavagnacco 91, 33100, Udine

RIASSUNTO
Nel 1986 il Friuli Venezia Giulia, come molte altre regioni d’Europa, è stato interessato dalla ricaduta
radioattiva avvenuta in seguito all’incidente di Chernobyl. La deposizione dei radionuclidi al suolo non è stata
uniforme sul territorio regionale a causa delle diverse situazioni meteorologiche, ed in particolare della diversa
entità delle precipitazioni, nei giorni in cui la nube radioattiva è stata presente sul territorio regionale. La regione
presenta un’ampia varietà di sistemi ecologici appartenenti ad ambienti montani, di pianura e lacustri, così come
lagunari e marini. La significativa e poco omogenea deposizione al suolo, unita alla varietà dei sistemi ecologici,
hanno suscitato particolare interesse per studi di radioprotezione e di radioecologia che sono stati condotti da enti
e istituti regionali e statali, inizialmente al fine di rivalutare le conoscenze in materia di trasporto dei radionuclidi
nell’ambiente e per nuovi studi di radioecologia, ed in seguito per la messa a punto e la validazione di protocolli di
campionamento di matrici ambientali da usarsi come indicatori di radioattività ambientale. Si hanno così a
disposizione, a 20 anni dall’incidente, una notevole quantità di dati e conoscenze. In questo lavoro vengono
presentati, ed opportunamente analizzati e commentati, i dati relativi agli andamenti nel tempo, da Chernobyl ad
oggi, della contaminazione radioattiva delle principali matrici ambientali che rientrano nei programmi regionali di
campionamento e misura della radioattività ambientale di ARPA FVG.

A) INTRODUZIONE
La ricaduta radioattiva conseguente all’incidente di Chernobyl è stata, sul territorio del Friuli
Venezia Giulia, significativa e fortemente disomogenea. In questo lavoro vengono presentati i
principali risultati ottenuti in 20 anni di studi sulla radiocontaminazione di matrici ambientali e, per le
stesse matrici, vengono inoltre riportati i dati di contaminazione da Cs-137 che vengono attualmente
misurati.
Nel seguito viene inoltre descritto l’attuale programma regionale di monitoraggio della radioattività
per quanto riguarda le matrici ambientali e come si è giunti alla sua attuale stesura sulla base dei
risultati degli studi che di volta in volta sono stati eseguiti.
Il territorio regionale presenta caratteristiche ambientali piuttosto varie e si può genericamente
suddividere in una zona montana, una collinare, una dell’alta e una della bassa pianura friulana ed,
infine, una zona marina. Anche quest’ultima presenta caratteristiche piuttosto diverse: dalle coste alte
del Golfo di Trieste fino alle zone lagunari di Grado e Marano. Già alla fine dell’estate del 1986, a
seguito dei risultati delle misure di spettrometria gamma eseguite su campioni alimentari e di foraggio,
vennero evidenziate alcune problematiche che guidarono le attività di monitoraggio sviluppate in
regione:
a) le misure eseguite sui campioni di latte e foraggio avevano messo in luce, oltre alla forte
disomogeneità nella deposizione dei radionuclidi al suolo, le notevoli variazioni spaziali nei
coefficienti di trasferimento dei radionuclidi stessi dal suolo ai vegetali e quindi alla catena
alimentare;
b) i risultati delle misure eseguite su campioni di funghi selvatici, che evidenziavano differenze
nelle concentrazioni di radiocesio in campioni appartenenti a specie diverse raccolti nella
stessa stazione, avevano messo in luce la complessità delle modalità del trasferimento dei
radionuclidi dal suolo agli organismi;
c) i dati riportati in letteratura non sembravano essere sempre sufficienti a spiegare le notevoli
differenze spaziali riscontrate nei coefficienti di trasferimento suolo-vegetali;
d) non sempre esistevano, per quanto riguardava il campionamento e la misura di campioni
ambientali, protocolli che potessero adattarsi alle caratteristiche del territorio regionale.
Sulla base di quanto detto finora, il CRR (centro di Riferimento Regionale per il controllo della
radioattività ambientale presso il Servizio di Fisica Sanitaria dell’Azienda Ospedaliera S. Maria della
Misericordia di Udine), prima e l’ARPA FVG (Sezione di Fisica Ambientale) poi, hanno sviluppato la
propria attività nel modo seguente:
a) é stata sviluppata una serie di progetti allo scopo di individuare alcune matrici ambientali quali
indicatori di contaminazione radioattiva e di mettere a punto protocolli di campionamento e
misura per le matrici individuate;
b) é stata svolta un’attività di monitoraggio che ha tenuto conto dei protocolli sviluppati;
c) é stata effettuata una ricerca per valutare la distribuzione della concentrazione e l’entità della
migrazione in profondità del radiocesio nei suoli e per individuare i parametri che influenzano
i coefficienti di trasferimento suolo-vegetali nei diversi ecosistemi;
d) sono state inoltre studiate le differenze nelle modalità di deposizione e accumulo in differenti
ecosistemi naturali ed il ciclo del radiocesio in alcuni di essi.
Molte delle attività intraprese furono condotte in collaborazione con esperti appartenenti a vari
enti pubblici ed a diversi dipartimenti universitari italiani e stranieri, talvolta nell’ambito di vari
progetti all’interno della rete nazionale per la sorveglianza della radioattività ambientale e di un
progetto di ricerca finanziato dalla Commissione Europea. I programmi di monitoraggio della
radioattività ambientale che sono stati svolti in questi anni hanno tenuto conto dello stato delle
conoscenze sull’argomento.
Attualmente vengono effettuate, dalla Sezione di Fisica Ambientale di ARPA FVG, oltre alle
campagne di campionamento e misura delle matrici alimentari, campagne di campionamento e
misura di spettrometria gamma delle seguenti matrici ambientali:
1. particolato atmosferico e fall out: il particolato atmosferico viene raccolto giornalmente su di un
filtro in cellulosa mediante una pompa posta sul tetto dell’edificio che ospita la Sezione di
Fisica Ambientale dell’ARPA FVG a Udine. La pompa funziona 24 ore su 24 ed il filtro viene
prelevato e misurato, mediante spettrometria gamma, tutti i giorni feriali. Vengono inoltre
effettuate misure di spettrometria gamma sul pacchetto di filtri settimanale e mensile. Le
deposizioni umide e secche (fall out) vengono raccolte su una superficie di 2 m2 sullo stesso
tetto (24 ore su 24); raccolta del campione e misura vengono effettuate mensilmente;
2. suoli: vengono effettuati campionamenti ogni 3 anni in una ventina di stazioni di prato stabile
ed altrettante di bosco, secondo il protocollo in uso nei laboratori inseriti nella rete nazionale
per la sorveglianza della radioattività ambientale;
3. muschi: vengono effettuati campionamenti con cadenza triennale in 20 stazioni sul territorio
regionale; come da protocollo vengono raccolti 15 campioni in ogni stazione e viene misurato
il campione composito;
4. mieli: nel 1992 é stata redatta una mappa ottenuta sulla base della concentrazione di Cs-137
misurata in 283 campioni di miele provenienti da 270 località del territorio regionale distribuite
secondo un reticolo a maglie di 5 x 5 km2; i campioni di miele sono stati raccolti da apiari
stanziali; con cadenza pluriennale viene misurata una serie di campioni di miele di vario tipo
allo scopo di seguire l’andamento della contaminazione nel tempo;
5. funghi selvatici: vengono effettuati campionamenti annuali in una ventina di stazioni e
vengono raccolti tutti i campioni presenti nella stazione, vengono poi divisi per specie,
essiccati e misurati;
6. alghe e sedimenti superficiali: viene eseguita una campagna di campionamento di alghe ogni
anno (quando i campioni risultano presenti); i campioni vengono raccolti in una ventina di
stazioni nelle lagune di Grado e Marano, misurati freschi e poi essiccati; viene fatta una
campagna di campionamento e misura di sedimenti superficiali ogni anno in 40 siti nella zona
delle lagune di Grado e Marano, i campioni vengono misurati freschi, viene eseguita un’analisi
granulometrica e poi vengono essiccati.
Per quanto possibile, le stazioni di prelievo delle diverse matrici sono le stesse.
Nel seguito vengono riportati, e brevemente commentati, i principali risultati ottenuti in vent’anni di
campionamenti e misure di matrici ambientali.

B) PARTICOLATO ATMOSFERICO E DEPOSIZIONE AL SUOLO


Per quanto riguarda i valori della concentrazione di Cs-137 sulla raccolta dei filtri mensile, essi sono
stati misurati a partire dal gennaio 1988. Tutti i valori misurati sono normalmente al di sotto della
minima attività rilevabile o comunque molto bassi e sono dovuti alla risospensione di particelle di
suolo che sono rimaste debolmente contaminate dall’incidente di Chernobyl. L’unica eccezione è
rappresentata dalla misura effettuata sulla raccolta di filtri del mese di giugno del 1998. In questo caso
l’aumento di contaminazione da Cs-137 in aria era dovuto ad un incidente occorso alla fonderia di
Algeciras in Spagna, durante il quale fu fusa una sorgente di Cs-137 e parte dei risultati della fusione
furono immessi in atmosfera. L’incidente non portò ad alcun rischio per la popolazione italiana: i valori
di Cs-137 misurati in aria risultarono parecchi ordini di grandezza al di sotto della soglia di attenzione,
tuttavia l’aver rilevato una pur piccola contaminazione anomala mostra la sensibilità del metodo di
controllo della radioattività in aria.
La figura 1 riporta l’andamento temporale delle deposizioni totali annue (fallout) di Cs-137 presso il
sito di Udine, per gli anni dal 1988 al 2005. Dopo una diminuzione avvenuta negli anni precedenti
attribuibile non solo al decadimento fisico ma anche ad una lenta diminuzione generale della
contaminazione superficiale di suoli, alberi, edifici, ecc, negli ultimi 5 anni la concentrazione, corretta
per il decadimento fisico, rimane sostanzialmente invariata.

Figura 1. Deposizione annua di Cs-137 a Udine

50
Concentrazione (Bq/m)
2

40

30

20

10

0
1988
1989
1990
1991
1992
1993
1994
1995
1996
1997
1998
1999
2000
2001
2002
2003
2004
2005
Figura 1. Deposizione annua di Cs-137 a Udine: valori medi annui (Bq/m2), calcolati sulla base di raccolte
mensili, della deposizione al suolo di Cs-137 presso il sito di Udine. I dati sono riferiti al momento del
campionamento.

C) SUOLO
Lo studio della contaminazione da radiocesio nel suolo è iniziato, sul territorio del Friuli Venezia Giulia,
nel 1987 con i seguenti obiettivi: i. la valutazione delle differenze nelle modalità di deposizione e di
accumulo in differenti ecosistemi naturali; ii. La valutazione dell’entità e delle modalità della rimozione
dal suolo e della migrazione in profondità del radiocesio nel tempo; iiii. Lo studio dei parametri che
influenzano i coefficienti di trasferimento suolo-vegetali nei diversi ecosistemi. Per raggiungere questi
obiettivi è stato necessario prevedere campagne di campionamento ed analisi di spettrometria
gamma, ripetute nel tempo, in numerosi siti appartenenti ad ecosistemi diversi (prati stabili, boschi di
conifere, boschi di latifoglie). Sono stati effettuati campionamenti di suolo con il metodo della trincea o
del tubo spaccato fino ad una profondità di 35 cm, in strati di 5 cm, e campionamenti di foraggio. I
primi due anni di studio portarono ai seguenti risultati: i. nel 1987, nei suoli montani, era presente una
contaminazione da Cs-137 precendente all’incidente di Chernobyl, con un valore medio pari a circa
4500 kBq/m2; ii. le concentrazioni di radiocesio nei campioni di suolo prelevati nei boschi di conifere
erano significativamente inferiori a quelle dei campioni prelevati nei prati stabili adiacenti; non
risultavano, invece, esserci differenze fra i campioni raccolti nei prati stabili e quelli raccolti negli
adiacenti boschi di latifoglie; iii. il confronto fra gli inventari del radiocesio nei campioni di suolo raccolti
nello stesso sito nel 1987 e nel 1988 non metteva in luce alcun effetto di rimozione; iv. la distribuzione
del Cs-134 lungo il profilo pedologico era cambiata nei due campionamenti, mostrando, nel 1988, un
aumento dell’attività negli strati più profondi; usando un modello a compartimenti era stato calcolato
un tempo di pseudoresidenza per lo strato 0-3 cm pari a circa 5.2 anni per i prati e 5.7 anni per i
boschi.
Nel 1990 fu effettuato un terzo campionamento sui suoli della regione: l’inventario del Cs-137
risultò stabile rispetto agli anni precedenti, a meno del decadimento fisico, nei siti prativi (circa 35
kBq/m2 nei 9 siti considerati), così come nei siti boschivi (circa 30 kBq/m2 nei 6 siti considerati). Si
evidenziò un diverso andamento della distribuzione della concentrazione del Cs-134 nel suolo nei
diversi ecosistemi: il cesio risultava migrare in profondità più lentamente nei boschi di conifere rispetto
ai prati e nei prati rispetto ai boschi di latifoglie. Il tempo di pseudoresidenza per lo strato 0-3 cm nei
prati stabili, calcolato sulla base delle misure effettuate sui campioni raccolti nel 1990, risultò in ottimo
accordo con quello calcolato precedentemente.
Le campagne di campionamento e misura effettuate in seguito (tipicamente vengono campionati e
misurati, ad anni alterni, campioni di suolo di prato stabile, di suolo forestale e di muschio) hanno
permesso di evidenziare una differenza nei tempi di migrazione in profondità, tra i terreni di prato
stabile, in cui la migrazione risultava più rapida, e quelli dei siti boschivi, in cui tale fenomeno risultava
più lento. Inoltre, un confronto con gli anni precedenti (confronto effettuato tra gli anni di
campionamento 1986-1998), mostra come il Cs-137, in termini di concentrazione superficiale, si
mantenga costante a meno del suo decadimento fisico.
Dall’analisi dei dati, suddivisi per strato ed espressi in Bq/m2, per le 16 stazioni site in terreni di
prato stabile campionate nel 2004, risulta che il massimo della concentrazione di Cs-137, per i siti di
prato stabile, è mediamente raggiunto tra 5 e 10 cm di profondità. Per quanto riguarda le
concentrazioni superficiali di Cs-137 misurate nel 2004 nelle stazioni di campionamento di prato
stabile, esse sono risultate essere comprese tra circa 3500 e circa 43000 Bq/m2.
Per quanto riguarda i coefficienti di trasferimento suolo-foraggio per il Cs-137 (m2/kg di peso
secco), in 10 siti prativi in cui sono stati effettuati campionamenti di suolo e di foraggio nel 1990 e nel
1993. La variabilità dei coefficienti di trasferimento da un sito all’altro e’ risultata piuttosto elevata (2
ordini di grandezza). I coefficienti di trasferimento per il Cs-134 sono risultati sempre maggiori di
quelli per il Cs-137 e le differenze sono risultate significative (test di Student). Il valor medio del
rapporto fra le concentrazioni del Cs-137 e del Cs-134 nel foraggio, riferito al 1 maggio 1986, e’
risultato pari a 2.06± 0.17. I dati mostrano anche che il rapporto Cs-137/Cs-134 nei campioni di suolo
e’ in genere maggiore di quello del foraggio, qualunque sia lo strato di suolo considerato. Si può quindi
concludere che il Cs-137 precedente all’incidente di Chernobyl, presente nei suoli della regione Friuli
Venezia Giulia, non sembra disponibile per l’assorbimento da parte dei vegetali.
Con riferimento agli studi specifici condotti allo scopo di valutare quali fossero i parametri che
influenzavano i coefficienti di trasferimento suolo-vegetali, sono state considerate numerose variabili
floristiche, geopedologiche e chimico-fisiche. La composizione floristica dei foraggi, lo spessore
dell’orizzonte organico e la densità radicale in tale orizzonte, sono risultati avere particolare rilevanza
nel trasferimento del cesio dal suolo ai vegetali. La variazione di altri parametri, comunemente
considerati nella letteratura riguardante questo argomento, quali pH, contenuto di sostanza organica e
contenuto in argilla, non e’ risultata essere importante nei siti considerati.

D) MUSCHI
A partire dal 1989, è stato avviato un progetto di ricerca, in collaborazione con il Dipartimento di
Biologia dell’Università di Trieste, nell’ambito di un progetto di ricerca della Commissione Europea,
riguardante la possibilità di utilizzare la matrice muschio come indicatore di deposizione al suolo nel
caso in cui i territori interessati dalla ricaduta siano molto estesi. A seguito di un ampio studio
preliminare effettuato nel 1990 su oltre 100 campioni di briofite appartenenti a diverse specie, raccolti
su substrati diversi, con inclinazioni ed esposizioni diverse, nonché in diverse posizioni rispetto agli
alberi dominanti in uno stesso sito, è stato sviluppato un primo protocollo di campionamento, la cui
validità è stata testata in un secondo studio condotto l’anno successivo su 112 campioni di briofite
provenienti da 7 stazioni, scelte sul territorio regionale in modo da presentare concentrazioni di Cs-
137 nel suolo molto diverse (da circa 5000 Bq/m2 a circa 50000 Bq/m2). E’ stato così possibile
studiare l’influenza di alcuni parametri, come la specie e lo spessore, sulla capacità che il muschio ha
di assorbire i radionuclidi provenienti da una ricaduta. La correlazione tra i valori medi della
concentrazione del Cs-137 nei campioni di briofite raccolti nel 1992 in 25 stazioni, ed i valori medi
delle concentrazioni dello stesso radioisotopo nei suoli delle stazioni corrispondenti e’ risultata
significativa (r=0.80; p<0.01%), e ha confermato la validità del muschio come indicatore di
deposizione. A seguito di ciò sono state regolarmente effettuate, ogni tre anni, alternate ai
campionamenti di suolo, campagne di campionamento e misura della matrice muschio. Le
concentrazioni di Cs-137 misurate nei campioni di muschio prelevati durante la campagna 2005 sono
risultate comprese tra circa 100 e circa 3500 Bq/m2.

E) MIELI

A seguito di appositi studi sulla radiocontaminazione della matrice miele, eseguiti a partire dal 1986
allo scopo di studiare la possibilità di usare tale matrice quale indicatore della radioattività ambientale,
ed in particolare come indicatore di contaminazione dei vegetali, è stato sviluppato, in collaborazione
con il Dipartimento di Biologia Applicata alla Difesa delle Piante dell’università degli studi di Udine, un
apposito protocollo di campionamento e misura di spettrometria gamma. Sono state eseguite, sulla
base del protocollo, campagne di campionamento su tutto il territorio regionale. Le mappe di
distribuzione della concentrazione di Cs-137 nella matrice miele ottenute da tali campagne, hanno
permesso di evidenziare le differenze tra una mappa di deposizione al suolo, quale quella ottenuta
con la matrice suolo o con la matrice muschio, ed una di contaminazione dei vegetali, quale quella
ottenuta con l’uso della matrice miele: esse sono dovute al fatto che la contaminazione dei mieli non
dipende soltanto dall’entità della deposizione al suolo, ma anche dall’entità del trasferimento dei
radionuclidi dal suolo ai vegetali. Una mappa di radiocontaminazione di un territorio ottenuta
utilizzando il miele fornisce, quindi, una rappresentazione della contaminazione dei vegetali,
costituenti primari delle catene alimentari. La persistenza del radiocesio nel miele, anche a qualche
anno di distanza dalla contaminazione, e la relativa facilità di reperire il campione sul territorio,
rendono questa matrice un ottimo indicatore, in particolare il miele può essere utilizzato con successo
per l’individuazione di zone dove permangano nei vegetali elevate concentrazioni di radionuclidi,
ovvero di quelle aree dove e’ elevato il coefficiente di trasferimento suolo-vegetali. Ad oggi si possono
ancora riscontrare concentrazioni di Cs-137 di qualche Bq/kg nei mieli di tiglio, millefiori, acacia e
melassa, e di qualche decina di Bq/kg nei mieli di castagno.

F) FUNGHI SELVATICI
A partire dal 1986 sono state effettuate campagne annuali di campionamento e misura di
spettrometria gamma (essenzialmente Cs-134 e Cs-137) di funghi, eduli e non, in differenti stazioni
distribuite sul territorio regionale. In ogni stazione sono state prelevate tutte le specie presenti al
momento del campionamento (da 1 sino a 27). Di seguito si riassumono i principali risultati di 20 anni
di studio: i. è stato possibile quantificare il fenomeno della contaminazione radioattiva dei funghi in
Friuli Venezia Giulia a seguito dell’incidente di Chernobyl: nel 1986 sono state riscontrate
concentrazioni massime di radiocesio dell’ordine delle centinaia di migliaia di Bq/kg di peso secco; ii. è
stata redatta una mappa regionale della distribuzione della concentrazione del Cs-137. Tale mappa è
risultata significativa ai fini dell’individuazione delle aree della regione dove la deposizione di
radionuclidi al suolo è stata maggiore (Alta Val del Torre, Val Raccolana, Val Resia e Val di Tramonti);
iii. è stato dimostrato che la concentrazione media di Cs-137 nei funghi non è sostanzialmente
cambiata, a meno del decadimento fisico, dal 1986 ad oggi. Al più c’è stata una diminuzione della
concentrazione di Cs-137 in alcune specie ed un aumento della stessa concentrazione in altre specie;
iv. nel corso degli anni è stata validata l’ipotesi formulata alla fine della prima campagna di
campionamento e misura sulla causa principale della differenza di contaminazione da radiocesio fra
specie diverse all’interno della stessa stazione: l’orizzonte pedologico, e quindi la profondità, in cui è
localizzata la maggior parte del micelio del fungo è responsabile del diverso contenuto di Cs-137 nelle
diverse specie. Risulta quindi corretta ed opportuna, per studi effettuati nel campo della radioecologia,
la suddivisione dei macromiceti in gruppi ecologici in funzione della profondità del micelio: funghi
lignicoli, funghi saprofiti, funghi simbionti (eventualmente suddivisi in funghi simbionti con conifere e
funghi simbionti con latifoglie); v. è stata valutata la possibilità di utilizzo dei funghi come indicatori di
radioattività ambientale: essi sono risultati utili come indicatori di deposizione di radionuclidi al suolo
soltanto in alcuni casi particolari quali ad esempio l’utilizzo dei soli funghi saprofiti entro pochi mesi
dall’avvenuta deposizione; è risultata invece evidente la possibilità di utilizzare la concentrazione di
radiocesio nei funghi quale indicatore di migrazione del radiocesio in profondità. In questo caso
l’indicatore specifico è rappresentato dal rapporto tra la concentrazione del Cs-137 e quella del Cs-
134 nei macromiceti; vi. sono stati valutati i possibili rischi sanitari per la popolazione che consumi
anche grandi quantità di funghi selvatici, raccolti o commercializzati sul territorio del Friuli Venezia
Giulia dal 1986 ad oggi: è stato anche effettuato uno studio mirato per la valutazione della dose ad un
gruppo particolare della popolazione rappresentato dai consumatori abituali di funghi selvatici, in
questo caso sono state tenute in considerazione anche le eventuali perdite di radionuclidi dovute alle
pratiche culinarie: in ogni caso il rischio sanitario per la popolazione è risultato trascurabile.
Un ulteriore risultato delle indagini effettuate nell’ambito di questa ricerca, ed in particolare
nell’ambito dell’analisi del rapporto tra le concentrazioni del Cs-137 e del Cs-134 nei funghi, e’
rappresentato dall’evidenza della capacità che i funghi hanno dimostrato di assorbire dal suolo anche
il Cs-137 preChernobyl, che non risulta invece più disponibile per l’assorbimento da parte delle piante
superiori.
I valori più elevati di concentrazione di Cs-137 misurati nella campagna di campionamento e
misura del 2004 sono risultati dell’ordine di 62000 Bq/kg di peso secco.

G) SEDIMENTI SUPERFICIALI
A partire dal 1991 sono state eseguite campagne di campionamento e misura (spettrometria
gamma) su campioni di sedimenti superficiali raccolti nell’area delle lagune di Grado e di Marano. Ad
oggi, le campagne di campionamento hanno cadenza annuale ed i campioni vengono prelevati
mediante benna Van Veen in 48 stazioni. Nella scelta dei siti di campionamento sono state privilegiate
le aree potamali dei fiumi e gli ambienti di foce lagunari poiché in questi punti prevale l’azione di
deposito del articolato fine (a cui è normalmente legato il radiocesio). Inoltre vengono effettuati
campionamenti lungo il corso del fiume Cormor e lungo un transetto verso il mare aperto di fronte alla
bocca di laguna di Marano. I campioni vengono misurati freschi ed in seguito vengono essiccati e su
di essi viene effettuata un’analisi granulometrica.
I valori di concentrazione di Cs-137 nei sedimenti campionati nel 2005 nelle lagune di Grado e di
Marano sono risultati compresi tra, circa, 0.5 e 16 Bq/kg di peso secco.
Nella tabella 1 è riportata la media delle concentrazioni di Cs-137 nei campioni di sedimento raccolti
nelle 11 stazioni presenti negli ultimi tre anni di campionamento. Nella stessa tabella, per confronto,
vengono anche riportate le medie delle concentrazioni di Cs-137 misurate sui campioni raccolti nelle
stesse 11 stazioni nel 1994 e nel 1995. Le attività sono riferite al 1 maggio 1986. Come si può notare
le concentrazioni medie, sostanzialmente stabili, misurate nel 2003, 2004 e 2005, sono inferiori a
quelle misurate circa dieci anni prima: ciò risulta facilmente spiegabile se si considera che, nel tempo,
l’apporto di Cs-137 alla contaminazione dell’ambiente lagunare, dato dal dilavamento, è sempre più
piccolo ed il campionamento riguarda soltanto i primi due centimetri di sedimento.

Tabella 1. Concentrazioni medie di Cs-137 nei sedimenti della laguna di Grado e Marano
Anno di Campionamento Concentrazione Media Deviazione standard
Bq/kg (peso secco) Bq/kg (peso secco)
1994 20.90 15.31
1995 23.29 14.61

2003 13.84 7.03


2004 14.34 9.82
2005 13.54 8.28

Tabella 1. Concentrazioni medie di Cs-137, e relative deviazioni standard -attività riferite al 1 maggio 1986, nei
sedimenti raccolti presso gli 11 siti comuni ai campionamenti degli anni 1994, 1995, 2003, 2004 e 2005

H) CONCLUSIONI
L’analisi dei risultati presentati in questo lavoro, relativi a vent’anni di studi sulla
radiocontaminazione delle matrici ambientali in Friuli Venezia Giulia e sul suo andamento nel tempo,
permettono di effettuare alcune considerazioni che di seguito vengono riassunte.
1. In tutte le matrici ambientali inserite nel programma di monitoraggio regionale, con esclusione
del solo particolato atmosferico per il quale la tecnica può essere facilmente migliorata con
l’utilizzo di una pompa ad alto volume, il radiocesio proveniente dall’incidente di Chernobyl è
ancora misurabile e gli indicatori di radioattività ambientale scelti risultano quindi utili a fornire
le indicazioni richieste. In particolare si possono utilizzare ancora:i.indicatori di deposizione al
suolo: fall-out, suoli, muschi; ii. indicatori di contaminazione dei vegetali: miele; iii. indicatori di
migrazione del radiocesio in profondità: funghi, suoli. Va inoltre sottolineato che non sono
state trattate, per scarsità di dati e per brevità, le matrici relative al compartimento acquatico
(alghe e molluschi) che potrebbero fornire le stesse indicazioni.
2. Con esclusione dei primi mesi immediatamente successivi all’incidente di Chernobyl, la
radiocontaminazione media nelle varie matrici è rimasta pressoché costante nel tempo a
meno del decadimento fisico. Si sono verificati, al più, fenomeni di spostamento (migrazione in
profondità del radiocesio e conseguente contaminazione di diversi gruppi ecologici dei funghi,
dilavamento e risedimentazione e quindi apparente effetto di migrazione in profondità del
radiocesio nei sedimenti marini).
3. Attraverso lo studio del rapporto Cs-137/Cs-134 è stato possibile verificare che, ad esclusione
del caso particolare dei funghi e dei vegetali superiori che risultano in simbiosi micorizzica, il
Cs-137 pre.Chernobyl non risulta disponibile per l’assorbimento da parte dei vegetali.
Sulla base di quanto detto si può concludere che l’attuazione puntuale di un programma di
monitoraggio della radioattività ambientale permette di evidenziare facilmente situazioni anomale
che si possano verificare in seguito ad incidenti. Inoltre, la notevole mole di indicazioni fornita da
20 anni di studio permette di effettuare scelte precise in caso di necessità sia per quanto riguarda
le matrici da analizzare, sia per quanto riguarda gli opportuni confronti da effettuare e le eventuali
contromisure da prendere. Va altresì sottolineato che uno dei risultati più importanti di questi anni
di studio è rappresentato dalla stesura e dall’implementazione, anche a livello nazionale ed
internazionale, di opportuni protocolli di campionamento e misura per le diverse matrici, che sono
stati in seguito adottati a livello nazionale e che permettono di confrontare, sia in tempi di routine
sia in tempi di emergenza, dati omogenei provenienti da regioni o paesi diversi.