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Con il primo Studio op.10 abbiamo il primo manifesto del pianismo romantico.

Chopin lo scrisse per se


stesso, proprio per sviluppare una maggiore velocità forse nella mano destra, rispetto a quello che era
l’impegno del Concerto in Mi minore che stava preparando.

Questo Studio si pone dunque come uno dei più difficili della raccolta ed è particolarmente impegnativo per
le mani piccole. I miei suggerimenti su come affrontare questo pezzo vanno soprattutto nella direzione di
privilegiare l’importanza del secondo dito nell’arpeggio ascendente e del quinto dito nell’arpeggio
discendente. Ovviamente questo studio sarà successivo allo studio di una precisa articolazione delle singole
note.

Lo Studio n.2 è probabilmente uno dei più difficili in relazione ad alcuni tipi di conformazione della mano
del pianista. Si narra che persino un talento assoluto come Vladimir Horowitz avesse delle difficoltà a
eseguire questo Studio per quanto il terzo, il quarto e il quinto dito sono impegnati dall’inizio alla fine di
questo brano. In questo Studio Chopin in qualche modo dichiara la possibilità dello scavalcamento di
queste dita evitando il passaggio del pollice nella scala cromatica. In questo Studio la parte superiore della
mano esegue scale cromatiche quanto quella inferiore compone accordi di sostegno al cromatismo
dominante tutta la composizione. Alcune note vanno sempre comunque ad assecondare quella che deve
essere una sensazione di appoggio della mano sulla tastiera. Mille interpretazioni si sono avvicendate su
quella che può essere una soluzione per risolvere una grandissima difficoltà e queste possibilità vanno
probabilmente affrontate tutte, perché è veramente solo la risultante di uno studio approfondito e
diversificato che può dare a ogni pianista la propria maniera di risolvere questo difficile esercizio.

Lo Studio op.10 n.3 è il pezzo più famoso di tutta la raccolta, un pezzo dedicato alla sua patria che lo stesso
Chopin definì come la più bella delle sue melodie. Questa melodia la troviamo nella parte iniziale e poi in
quella finale, ma la parte che ci interessa di più è quella centrale, quella più mossa, in cui ci sono grandi
difficoltà sulla tecnica delle doppie note. In particolare analizzeremo dei passaggi della mano sinistra che
per la prima volta diventa protagonista in questo Studio e un passaggio che Chopin sottolineò per la sua
brillantezza con la definizione con bravura.

Con lo Studio n. 4 op. 10 arriviamo a uno dei vertici della brillantezza di questa prima raccolta di Studi di
Chopin. È lo Studio in cui le mani sono assolutamente paritetiche per importanza e in cui, vista l’altissima
velocità e la dinamica che in uno dei rarissimi punti Chopin arriva a segnare come fortissimo (fff), la sinistra
viene messa in situazione di gravissima difficoltà. Le dita devono essere estremamente efficienti, ma anche
dalla modalità in cui Chopin articola le quartine abbiamo suggerimenti per cui delle piccolissime rotazioni
aiuteranno a risolvere alcuni dei passaggi più complicati.

Il quinto Studio dell’Opera 10 è molto famoso nella sua definizione di “tasti neri”. Chopin infatti utilizza per
la mano destra esclusivamente i tasti della tonalità di Sol bemolle limitati ai tasti neri. Le difficoltà sono
soprattutto la velocità molto alta richiesta da Chopin e il carattere brillante specificato dal compositore. Ci
sono molti contrasti di dinamica, a battute forti seguono immediatamente battute piano e soprattutto ha
movimenti molto diversi, quello discendente su piccole rotazioni quello ascendente è affidato al pollice.

La prima battuta forte e la seconda piano e lo stesso tasto, il Solb, è azionato da dita molto diverse fra di
loro: il terzo, il quarto, il secondo e ancora il quarto. Tutto questo, per essere eseguito molto veloce, come
richiesto da Chopin, implica non solo una pressione, quindi una forza delle stesse dita attraverso
un’articolazione molto ravvicinata, ma anche un leggerissimo movimento di rotazione. La parte ascendente
di questa figurazione è invece affidata del tutto al pollice.
Tutto lo Studio è scritto in terzine, abbiamo però, a battuta 75, verso la fine, una figurazione che può essere
risolta più agevolmente pensandola in quartine da un punto di vista dell’articolazione. Solo in questo modo
si favorirà un’articolazione che parte dal quinto dito.

Nello Studio n. 6 op.10 le difficoltà sono più di ordine interpretativo che tecnico. La tradizione ha fatto sì
che questo Studio andasse rallentando la sua velocità di esecuzione a favore di una maggiore cantabilità,
ma quella di Chopin era un’indicazione di relativa velocità ed è a questa che mi riferisco nella mia
interpretazione.

o Studio n. 7 op.10 è il principale esempio di toccata, nel senso di studio brillante, che si trova nelle due
raccolte di Chopin. È un pezzo particolarmente vivace, come da indicazione di andamento, ma soprattutto,
dà un’idea di grande leggerezza. È solo una sensazione in realtà, perché per l’esecutore è uno degli Studi
che più richiede in termini di resistenza.

Attraverso l’analisi di alcuni passaggi vedremo adesso come in questo, come in tanti altri Studi, la funzione
del polso deve aiutare a mantenere la giusta flessibilità per permettere un’esecuzione chiara di tutto il
brano.

Come potrete notare il movimento di secondo e primo dito nella parte inferiore della mano destra favorisce
l’innalzamento e l’abbassamento del polso che in velocità si presta a fornire la giusta elasticità e fluidità.
Tutto questo trova poi dei momenti di maggiore tensione soprattutto dopo lo sviluppo e alla ripresa del
tema iniziale, come in quasi tutti gli Studi.

Lo Studio n. 8 op.10 è quello che probabilmente Chopin intendeva più veloce di tutti. La velocità, 88 alla
minima, è la stessa del Presto con fuoco del n.4, ma qui l’indicazione veloce e in qualche altra edizione
l’indicazione 92 ci fanno capire quanto il carattere di questo Studio dovesse essere quello della massima
velocità possibile. Vedremo, analizzando qualche passaggio particolare, quanto questo derivi da una
scrittura violinistica, quanto le note vadano raggruppate a quattro a quattro dando a ogni dito una funzione
particolare.

Questo è il primo Studio della raccolta dedicato alla difficoltà tecnica per la mano sinistra, ma è anche lo
Studio in cui Chopin mette più indicazioni di carattere (Molto agitato, Stretto, Con forza, Sforzando,
Ritenuto, Sottovoce), dandogli un carattere estremamente rapsodico e drammatico nei contrasti. La più
facile similitudine che si può trovare per il movimento della mano sinistra è quella di larghi arpeggi per il
violoncello e si può addirittura individuare nel dito che suonerà le note ripetute all’interno del largo
arpeggio quasi il contatto dell’arco con le corde del violoncello. Questo dito sarà molto spesso il quarto,
come indicato da Chopin, ma anche il terzo o addirittura il quinto nella battuta più problematica.

Per le numerose battute iniziali la nota che sarà il perno del movimento della mano sinistra è il Do e su
questo Do l’indicazione di Chopin di tenere il quarto dito è quella che realmente fa avere la maggiore
familiarità con la tastiera. Viene naturale articolare relativamente, mantenere il contatto con questa che
rimane la nota centrale sia da un punto di vista sonoro che tecnico per rendere il passaggio più fluido
possibile. Proseguendo nel pezzo quando troveremo indicazioni di sempre più stretto e ci sarà la maggiore
tensione anche armonica il dito che probabilmente risulterà di maggiore facilità per risolvere la difficoltà
sarà il terzo.

Lo Studio n.10 op.10 è il più ricco di indicazioni per l’attacco del tasto. Abbiamo articolazioni a 2, a 3 crome,
ma soprattutto abbiamo indicazioni di legato, di staccato, coadiuvate da una pedalizzazione molto precisa.
La resistenza è un altro degli elementi da considerare per la risoluzione di questo Studio, ma soprattutto
un’equa distribuzione dell’appoggio tra il pollice e il bicordo secondo – quinto della mano destra.

Consiglio di appoggiare molto chiaramente tutto il meccanismo della mano destra in maniera molto calma,
ma soprattutto di evidenziare quelli che sono i passaggi diatonici rispetto a quelli cromatici con uno studio
di accordi di tutto il meccanismo della mano destra.

Solo una piena consapevolezza dei passaggi cromatici all’interno di tutta la figurazione della mano destra
darà un’assoluta tranquillità di esecuzione di tutto lo Studio.

La cosa più importante da assicurare in uno studio particolareggiato ad accordi di tutto quello che fa la
mano destra è la successione tra intervalli diatonici o cromatici. Le frequenti battute in cromatismo vanno
assicurate al massimo grado per permettere un’esecuzione rilassata di tutto lo Studio.

Lo Studio op.10 n.11 è uno di quello con la più bella inventiva melodica.

È una figurazione che sembra particolarmente omogenea, un continuum di arpeggi simmetrici tra sinistra e
destra che sottende invece un’articolazione particolarmente diversa delle battute più difficili.

A battute estremamente regolari, come la prima e la seconda, corrispondono invece battute che hanno
un’articolazione di accordi a coppie. Per le prime potremmo pensare a dei movimenti lunghi, di addirittura
6 accordi, per le altre invece dovremo rifarci a raggruppamenti a due a due.

Al passaggio iniziale della destra corrisponde specularmente quello della sinistra in Sol diesis minore. Un
pronunciato movimento della mano e del polso aiuta a risolvere la difficoltà di questo passaggio. Solo
attraverso la partecipazione anche del polso, quindi non limitando il movimento alle sole dita, si può
sperare di arrivare a un’alta velocità e a una sufficiente chiarezza di articolazione.

Lo Studio n.12 op.10 detto “Il Rivoluzionario. La caduta di Varsavia” è sicuramente lo Studio più famoso
scritto per la mano sinistra.

Le quartine delle discese iniziali sono sicuramente molto impegnative, anche perché siamo in una frazione
di tempo che dovrebbe essere quella del tempo tagliato. Quindi anche le indicazioni che Chopin pone ogni
quarto, ogni semiminima di valore, vanno considerate nell’arco di una ripartizione ogni 8 note. Piuttosto
che preoccuparci in velocità di dare un accento ogni 4 note, vi suggerisco di pensarle articolando 8 note.
Guardiamo anche che l’intervallo che la sinistra si trova a suonare ogni 8 note sarà quello più largo, dunque
non una terza minore ma una quarta diminuita.
Nei passaggi lineari, nella maggior parte degli arpeggi che seguono la direzione in salita e in discesa basterà
dare il giusto appoggio in questo caso a quinto – secondo dito o quinto-primo dito.

I passaggi più difficili sono quelli che troviamo invece a battuta 17 e poi nella coda, o ancora nel passaggio
ancora più elaborato conclusivo a battuta 73. Il suggerimento che vi sottopongo è quello di pensare i
raggruppamenti di 4 note in 4 note come appartenenti a categorie diverse. Quelli che iniziano dai tasti
bianchi sono assolutamente identici con la diteggiatura 1-4-2-3. Avremo un solo raggruppamento che inizia
da tasto bianco diverso: 1-3-1-5. I due che iniziano da tasto nero: 2-4-1-3.

Frasi chopin appunti studi studio op 10 n 1

Punto d’appoggio l’indice che divide la mano a metà per gli squarci

La mano flessibile; il polso, l’avambraccio, il braccio, tutto seguirà la mano nell’ordine

Lo staccato , il miglior esercizio per imparare a suonare il legato

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