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Appunti,tutte le lezioni - Economia delle Aziende Sportive -


a.a. 2015/2016
Economia Delle Aziende Sportive (Università Ca' Foscari Venezia)

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LE SOCIETÀ DI CALCIO PROFESSIONISTICHE: GENESI E RAGIONI DI UNA CRISI



“Il bilancio delle società sportive professionistiche”, Cedam, 2009



Il settore dello sport professionistico


Per comprendere il presente è necessario conoscere il passato - imprese professionistiche sono molto giovani, da circa 20anni


Le tappe che caratterizzano la storia del settore, sono accomunate dalla sistematica presenza:

- di una precaria situazione economico-finanziaria accompagnata da una crisi etico-morale dei relativi attori protagonisti

- di cambiamenti significativi della disciplina del rapporto di lavoro che lega l
o sportivo professionista alla relativa società di appartenenza (problematiche giuridiche tra club e giocatori),
con inevitabili ripercussioni anche sotto il profilo economico e gestionale

approvati spesso in condizioni d’urgenza,
La storia del calcio professionistico è caratterizzato da provvedimenti normativi - piuttosto che con la finalità di introdurli
preventivamente

il che comporta bassa qualità dei provvedimenti


si collocano al confine fra i periodi, ponendosi come un momento di “rottura”, di cambiamento nel passaggio da un periodo all’altro



• L’analisi che condurremo – in chiave di lettura del business generato – può essere distinta nei seguenti periodi:


- Crescita della dimensione economica dell’attività sportiva
- Primo periodo: anni ’60 e ’70 à


- Sorgono e si sviluppano le prime competizioni a livello internazionale per club

- Si assiste alla trasformazione delle vecchie associazioni sportive in società di capitali


- Secondo periodo: anni ’80 sino a metà anni ’90 à Approvata la prima legge sullo sport professionistico

- Terzo periodo: da metà anni ’90 ai giorni nostri à Sentenza Bosmann e diritti televisivi – linea di discontinuità nel rapporto atleta e
società sportiva



• Attenzione sarà focalizzata sul settore del calcio per diverse ragioni:

- È il primo settore per business generato (UEFA fattura 1,5/1,8 miliardi + ca 3 miliardi quando ci sono i campionati europei)
- È lo sport più diffuso e conosciuto al mondo
- I principali cambiamenti, anche normativi, che sono alla base del settore sono stati indotti da questo sport
- Nonostante tutto, è il settore + evoluto e con > cultura sul versante della vigilanza sull’economicità delle società sportive



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Primo periodo: anni ’60 e ’70




All’inizio del periodo i sodalizi sportivi sono costituiti in forma di associazione sportiva - club erano ASSOCIAZIONI (si nota ancora
ancora nelle denominazioni originali:
AC Milan, pur essendo Spa, FC Juventus…)

aumento degli investimenti da parte dei “mecenati” alla ricerca del successo sportivo:

Dissociazione tra sport e profitto: club erano senza fine di lucro e lo sport non può essere un mezzo per ricavare guadagni
(x esempio, attorno a campo di gara non è possibile esporre sponsorizzazioni)

Necessità di “mecenati”, responsabili per le obbligazioni sociali, che mettano a disposizione soldi ed investano nello sport



Periodo caratterizzato da:

- l’aumento del tasso tecnico delle competizioni e il loro ampliamento oltre i confini nazionali

prima, atleti spesso avevano altri lavori;
per competere a livello internazionale è necessario avere professionisti, anche internazionali

- il progressivo interessamento al calcio dei media à in particolare delle televisioni e delle radio

- il conseguente coinvolgimento del pubblico nella vicenda agonistica



Cresce la dimensione economica dell’attività:

l’attenzione al risultato sportivo, la visibilità internazionale, il nuovo contesto socio/economico in cui si trovano ad operare queste
società,
incentivano gli stessi club ad incrementare gli investimenti al fine di competere per risultati sportivi sempre più prestigiosi.

La forma associativa appare inadeguata e si trova nell’impossibilità di far fronte alle spese crescenti con il semplice contributo
volontario dei propri aderenti
ed
inizia a rivolgersi al mercato, assumendo connotati di tipo imprenditoriale.



La transizione in esame porta alle seguenti conseguenze:

- la figura del praticante-associato lascia progressivamente il posto alla figura dell’atleta professionista
(di fatto e non giuridicamente – poiché nessuna norma li disciplinava);

- aumenta in maniera significativa il livello d’indebitamento dei club;

- si rileva un sistematico disavanzo finanziario dalla gestione - non si può parlare di perdita in senso economico, dato che la stessa
rendicontazione di periodo è tenuta secondo un criterio finanziario


Ci si trova in una situazione di crisi determinata

- dall’inadeguatezza organizzativa dei sodalizi sportivi, la cui forma associativa non è più in grado di condurre un’attività
economica che ha raggiunto un tale rilievo
- da una gestione improntata sull’improvvisazione del “management”

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per arginare una situazione in via di degenerazione attraverso


Questa situazione comporta l’intervento della FIGC - una serie di provvedimenti finalizzati a guidare la transizione
dalla forma associativa a quella societaria



Le delibere del Consiglio Federale della FIGC del 1966:


- Delibera del 16 settembre 1966 à Si stabilisce lo scioglimento delle associazioni calcistiche professionistiche
e
la nomina di un commissario straordinario per ciascuna di esse


Si delega la Presidenza Federale ad approvare e rendere obbligatoria l’adozione
- Delibera del 21 dicembre 1966 à
di uno “statuto tipo”




Obbligo di istituirsi come SpA per iscriversi ai campionati professionistici con adozione di uno “statuto tipo”:


- oggetto sociale - Si esclude qualsiasi altra finalità diversa da quella sportiva allo scopo di evitare che lo sport
da “fine” possa divenire “mezzo” per la realizzazione di business alternativi (mezzo per far profitto)

La società ha per oggetto la formazione, la preparazione e la gestione di squadre di calcio, nonché la
promozione e l’organizzazione di gare, tornei e ogni altra attività calcistica in genere



si riconosce la legittimità di generare ricchezza attraverso l’esercizio di un’attività
- assenza dello scopo di lucro (soggettivo) -
sportiva (lucro oggettivo),

ma si ribadisce l’inammissibilità di poterla distribuire (divieto di lucro soggettivo)



può generare utili ma utili non distribuirli tra i soci



FIGC ha la facoltà di acquisire una partecipazione azionaria nella
- rappresentanti esterni tra i soci e partecipazioni azionarie -
società sino ad un ammontare massimo del 5% del capitale sociale

e

vieta l’acquisto di quote in altre realtà con lo stesso oggetto sociale


Preventiva approvazione, da parte degli organi federali, di tutte le deliberazioni
- controllo esterno sulle scelte di gestione - societarie concernenti:

assunzioni di mutui, rilascio di fideiussioni, creazioni di scoperti di conto corrente, e di
ogni altra forma di finanziamento, oltre ad operazioni concernenti il rilascio di garanzie
sui beni sociali e l’emissione di cambiali (Evitare finanziamenti di scopo)










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Tale sistema di controlli non produce gli effetti sperati.



La necessità di capitali sempre crescenti per competere a livello internazionale
e
l’impossibilità per gli azionisti di veder remunerato economicamente tale investimento (divieto di lucro soggettivo),
portano alle seguenti conseguenze:

- ricerca di remunerazioni indirette
- scarsa attenzione alle condizioni di equilibrio economico e finanziario
- rincorsa esasperata, e a qualsiasi costo, del successo sportivo

































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Secondo periodo: anni ’80 - metà ’90




• Periodo di continua crisi economica delle società sportive – determinata dall’inefficacia del sistema dei controlli FIGC

• Blocco del “calcio mercato”: riscontrando una violazione della disciplina sulla manodopera nel contratto di trasferimento di un calciatore,
inibisce ai rappresentanti delle società calcistiche di svolgere trattative e stipulare contratti aventi ad oggetto la

cessione di calciatori ad altra società


• D.L. 367/78 sancisce l’impegno della politica italiana ad introdurre una nuova disciplina dello sport professionistico


Sull’impostazione delineata dalle delibere del 1966




Legge n. 91/81 deriva dalla necessità di risolvere problematiche urgenti – prima ed unica legge che ad oggi di fatto disciplina
il mondo sportivo professionistico ed è tutt’ora in uso


Introduce una serie di disposizioni orientate a regolamentare:

- il rapporto di lavoro dello sportivo professionista e risolvere le difficoltà gestionali e di bilancio
- oggetto sociale e forma giuridica della società sportiva professionistica
- sistema dei controlli federali
- rapporto tra atleta e società e relative modalità di trasferimento




















Problema:

è una legge scritta per il calcio, fatta d’urgenza per rispondere a questi problemi.
Parla solo di professionismo – oggi è considerato dilettante tutto ciò che non rientra in questa legge






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Oggetto sociale e forma giuridica della società sportiva professionistica




Le caratteristiche richieste dalla legge 91/81 affinché una società possa svolgere attività professionistica
presentano una sorta di continuità rispetto ai provvedimenti approvati dalla FIGC con la riforma del ‘66


Fissa alcune importanti regole che qualificano la società sportiva professionistica attraverso:



- Forma giuridica - Estensione forme giuridiche da SpA a Srl


attribuisce la capacità di stipulare contratti con atleti professionisti solo a società sportive costituite
nella forma di SpA o Srl




- Oggetto sociale - La legge, sancisce l’obbligo di reinvestire interamente gli eventuali utili prodotti dalla società
per il «perseguimento stretto della attività sportiva»


l’oggetto sociale deve concentrarsi nello svolgimento esclusivo dell’attività sportiva e nella sua promozione,
escludendo la possibilità di svolgere qualsiasi tipo di attività commerciale




conferma divieto lucro soggettivo
- Finalità di lucro -
e

riconoscendo la possibilità di generare utili da reinvestire (lucro oggettivo)

























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Il nuovo sistema dei controlli federali




- Molti dei meccanismi di vigilanza introdotti nella precedente riforma, ed al tempo semplici previsioni statutarie


assumono forza di legge 



- Estensione dei controlli - alle operazioni di investimento immobiliare e di straordinaria amministrazione


la rif. attribuisce al CONI ed alle federazioni un obbligo generale di vigilanza sulla gestione
e sull’operato delle società sportive


- la federazione per gravi irregolarità di gestione può chiedere al tribunale, la messa in liquidazione della società

emerge la forza “penetrante” attribuita, pur nel limite di casi estremi, alle autorità sportive nel decidere le sorti future di una società,
sino alla decisione ultima di porla in liquidazione


Ø Col nuovo sistema dei controlli, le neonate società sportive professionistiche sono:


- private, ex lege, di una piena “autonomia economica”- non essendo consentita alcuna finalità di lucro e nemmeno il diritto,
in sede di liquidazione della società, di vedere rimborsata la ricchezza
prodotta nel corso della loro vita intera


- limitate nell’“autonomia decisionale” – costrette a rendere conto di tutte le principali scelte di gestione
per le quali è chiesto il benestare della federazione


Paradosso:

il sistema dei controlli istituito a salvaguardia dell’equilibrio economico-finanziario è stato una delle concause principali della
successiva crisi
che si aggiunge alla trascuratezza della gestione operativa


- le forti restrizioni imposte, non favoriscono lo sviluppo di un sano e coerente senso di responsabilità nella gestione

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Rapporto tra atleta e società




Ante L. 91/81

Il legame tra società sportiva e calciatore era disciplinato da due distinti e autonomi rapporti:



1. Il rapporto di lavoro sportivo – trovava origine nel contratto di ingaggio

sulla base del quale si definiva il compenso spettante al calciatore “professionista”
a fronte della prestazione fornita



2. Il rapporto di vincolo sportivo – attraverso il quale la società:

- poteva avvalersi del diritto esclusivo delle prestazioni sportive di un calciatore per tutta la
durata della sua vita agonistica
- nonché il potere di precludere al medesimo di prestare la propria opera al servizio di un’altra
società (sorta di proprietà della società sportiva sull’atleta)

il trasferimento di un giocatore da una società all’altra poteva avvenire esclusivamente
attraverso la cessione del vincolo,
a fronte del pagamento di un prezzo concordato tra le parti

il vincolo aveva finito con il rivestire un indubbio contenuto patrimoniale,
derivante dalla garanzia che portava a tutela dell’asset principale a disposizione delle società di
calcio, ovvero i diritti alle prestazioni sportive dei propri atleti



La carenza del potere contrattuale del calciatore (considerato dalla società alla stregua di un bene di cui disporre liberamente),
aveva spinto la Corte di Giustizia della Comunità Europea a dichiarare illegittime le restrizioni al tesseramento dei calciatori
appartenenti alle nazioni della Comunità






















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Post L. 91/81


Si prevede la graduale abolizione del vincolo sportivo entro 5 anni dalla sua entrata in vigore

Questo cambiamento epocale comporta forti ripercussioni anche con riguardo alle modalità di trasferimento del professionista,
il quale può essere ceduto ad un’altra società solamente a seguito di:


1. Cessione del contratto - la norma stabilisce un termine risolutivo sulla durata massima del contratto che lega lo sportivo
professionista alla relativa società pari a 5 anni

Tuttavia è consentita la cessione del contratto prima della scadenza da una società sportiva all’altra,
purché vi sia il consenso del giocatore e l’osservanza delle regole fissate dalla relativa federazione



2. Trasferimento del calciatore – la norma prevede che l’atleta in scadenza di contratto,
sia libero di stipulare un nuovo accordo con un’altra società di suo gradimento


la quale è però tenuta a corrispondere al club di appartenenza del calciatore
una particolare indennità denominata Indennità di Preparazione e Promozione (IPP)




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L’indennità di Preparazione e Promozione (IPP)




garantire alla società cessionaria il recupero dei costi sostenuti per la crescita, il mantenimento o il miglioramento
• Finalità teorica: delle qualità fisico-tecniche del calciatore durante la sua permanenza nel club


Poteva essere considerata una sorta di risarcimento per la perdita di potenzialità umane e sportive che il
trasferimento di un giocatore provocava alla società abbandonata



• Finalità effettiva: mantenere in vita il vecchio “vincolo sportivo”


La società che desiderava avvalersi delle prestazioni di un atleta giunto in scadenza di contratto,
era tenuta a pagare un indennizzo che, in alcuni casi poteva essere molto elevato

Al calciatore quindi, non era garantita piena libertà di spostamento, ma poteva scegliere la sua nuova
destinazione solamente nel gruppo di club disposti a pagare l’IPP (acquisisce > forza contrattuale)


Ø Tre aspetti significativi dell’IPP:


1) Le modalità di calcolo dell’IPP

Calcolato con un algoritmo fissato dalla federazione:






Determinato attraverso una tabella determinata: - dall’età del calciatore (al momento della stipula del nuovo contratto)
- la categoria della società di appartenenza e di quella di destinazione





Questo meccanismo produsse diverse conseguenze sui
conti delle società:

Essendo l’IPP direttamente proporzionale
all’ammontare dei compensi percepiti,
senza alcun limite di importo, e venendo amplificata
dall’applicazione del coefficiente…

…ad un presidente bastava incrementare l’ingaggio del
calciatore
per avere diritto ad un indennizzo > di quello pagato.


Questo contribuì all’incontrollata crescita degli ingaggi,
poiché le stesse società potevano trarne benefici
economici diretti


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2) Il termine entro il quale la società maturava il diritto a percepire l’IPP




La legge 91/81 non stabiliva alcuna indicazione sul termine entro il quale si estingueva il diritto a percepire l’IPP


La FIGC fissò la scadenza del diritto alla corresponsione dell’IPP - al termine della seconda stagione successiva
a quella in cui era terminato il precedente rapporto contrattuale


Nel periodo tra la scadenza del contratto ed i 2 anni successivi in cui la precedente società poteva vantare il diritto a pretendere
il pagamento dell’IPP,
questo meccanismo produceva i seguenti effetti:


- L’ultima società del calciatore non poteva pretendere alcuna prestazione, salvo intervenisse - la proroga del vecchio contratto
- o la stipula di uno nuovo


- non concedeva il nullaosta
- il giocatore, a sua volta, non poteva trasferirsi sino a quando la stessa società
- o si accordava per il pagamento dell’IPP con una

nuova società



3) La possibilità di deroga, su accordo delle parti, nella definizione del valore finale dell’IPP

L’IPP costituiva un valore vincolante nella cessione del giocatore a fine contratto?

- Il valore dell’IPP costituiva l’importo massimo che il vecchio club poteva richiedere al nuovo per il trasferimento dell’atleta in
questione

il trasferimento del giocatore, entro i 2 anni successivi alla scadenza del contratto, poteva dunque essere
oggetto di contrattazione tra la società titolare del diritto e le società potenzialmente interessate all’acquisto




















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Terzo periodo: dal 1996 ai giorni nostri




In questo arco temporale, la concentrazione delle società è tutto diretto ai traguardi sportivi,
portando così il management delle società a indirizzare gli sforzi e gli investimenti allo sviluppo dell’area tecnico-sportiva,
con un’attenzione più contenuta al versante gestionale (amministrativo, commerciale, mktg) spesso affidato ad ex-calciatori poco
affermati per le loro capacità manageriali


Nonostante le fonti di introito crescano in maniera esponenziale (soprattutto grazie all’avvento delle pay tv), il trend negativo sul
fronte dei risultati economici non accenna a rallentare e le perdite di bilancio delle società di A e B non accennano a diminuire


I bilanci chiusi al 30 giungo 1995 registrano un risultato economico negativo vicino ai 75 milioni di €





Il 1996 inoltre, vede l’avvento di due shock esogeni che contribuiscono a far precipitare la situazione:

1. Sentenza Bosman

2. Avvento della Pay Tv/Pay per view – che consentono al pubblico di poter fruire del singolo evento calcistico da casa


produzione di un incremento perdite a fonte di un grandissimo incremento dei ricavi à risultato perverso














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Sentenza Bosman

Le grandi riforme del 1966 rappresentano lo spartiacque tre calcio vecchio e moderno, caratterizzato da un nuovo sistema di regole

La vicenda che diede inizio risale alla causa del calciatore professionista Jean Marc Bosman, intestata presso la Corte di appello di
Liegi nel 1993 contro varie organizzazione sportive, tra cui l’UEFA, la Federazione belga e il club Royal Liegeois, ultima squadra in cui
Bosman militò.

La vicenda iniziò nel ’93 quando la Corte d’appello di Liegi chiese alla Corte di Giustizia europea di pronunciarsi sull’interpretazione
degli articoli 48, 85 e 86 del Trattato CE, in relazione alle normative federali sul trasferimento dei calciatori all’interno della Comunità
Europea.



Sono messe in discussione tutte le norme che riguardavano:

1. il diritto di pretendere da un’altra società il pagamento di una determinata somma di denaro per il trasferimento di un proprio
giocatore giunto a scadenza di contratto.
(pagamento di indennizzi analoghi o equiparabili alla nostra IPP)

2. la facoltà concessa alle associazioni o federazioni sportive, nazionali ed internazionali, di includere nei rispettivi regolamenti
norme che limitavano la partecipazione dei giocatori stranieri, cittadini di Stati aderenti all’UE, alle competizioni sportive

fino agli anni ’90 in Italia vi era il limite di 2 stranieri per squadra



Il 15 dicembre del 1995 la Corte di Giustizia europea accoglie il ricorso su entrambe le questioni sollevate.

Le conseguenze della sentenza sono dirompenti, soprattutto perché ci troviamo a stagione in corso:

- La sentenza – sebbene indirizzate al solo giudice del rinvio (nella fattispecie, la Corte di Liegi) – è produttiva di effetti immediati
in tutti gli ordinamenti degli Stati membri, compreso il nostro

la sua applicabilità diretta, con efficacia erga omnes, provoca la decadenza immediata di tutte le norme contrarie alla sentenza

- Non è più consentito alle società calcistiche europee di richiedere il pagamento di un’indennità per il trasferimento degli atleti
professionisti

- Sparisce qualsiasi vincolo o limite alla possibilità di schierare giocatori stranieri comunitari nei campionati sportivi
professionistici da parte di ogni società.



sono costretti ad intervenire con
Tutto ciò determina, inevitabilmente, vuoti normativi in tutti i Paesi dell’UE à una serie di decreti legge d’urgenza
per regolare in tempi stretti la fattispecie in questione










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Raggio d’azione della Sentenza Bosman:




• Ambito spaziale - La pronuncia della Corte non era rivolta a tutti gli scambi di calciatori professionisti:

L’abolizione dell’indennità di trasferimento (nostra IPP) era efficace solo per il trasferimento degli sportivi
europei in ambito transfrontaliero, non incidendo sulla circolazione all’interno dei singoli Stati membri


• Ambito temporale – di normale sentenze della Corte producono effetti retroattivi

Corte non applicò tale regola per la Sentenza Bosman, vista la portata del provvedimento

Stabilì che la nuova disciplina non potesse essere applicata alle indennità che, alla data della sentenza, fossero già
state pagate o, comunque, dovute in adempimento di un’obbligazione sorta prima di tale data

Se fosse stata mantenuta tale regola anche x le indennità maturate a seguito di trasferimenti già conclusi, ma in attesa di essere regolate
finanziariamente dai rispettivi club, si sarebbe determinata una situazione in cui le squadre che avevano acquistato o ceduto giocatori giunti
alla fine del contratto, si sarebbero trovate i bilanci sconvolti da crediti divenuti senza causa e da debiti che non avrebbero potuto onorare




Si creano i presupposti per un’alterazione del mercato degli sportivi professionisti e dei calciatori in particolare


- tra atleti presenti sul mercato comunitario (per i quali l’indennità
Si crea così una differenziazione, in fase di cessione dei calciatori
non era più dovuta)

- e quelli sul mercato interno (per i quali l’indennità poteva ancora

essere richiesta)

Si richiede perciò l’intervento del legislatore per eliminare questa discriminazione


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Gli interventi legislativi successivi alla Sentenza Bosman




Lo scenario venutosi a creare alla fine del 1995 richiede l’intervento del legislatore per porre rimedio ad alcune situazioni critiche:


per cui l’abolizione dell’IPP rende più conveniente economicamente l’acquisto di un
• all’alterazione del mercato dei calciatori – giocatore straniero comunitario svincolato,
rispetto agli atleti italiani (ancora sottoposti ad IPP)


• conseguenze dell’abolizione dell’IPP – generano una difficile situazione dei conti delle società professionistiche


La prassi prevedeva di contabilizzare in bilancio i diritti alle prestazioni sportive dei calciatori (DPC) al netto
del presumibile valore di realizzo stimato pari all’IPP che si sarebbe potuta incassare alla scadenza del
contratto con il calciatore. Queste somme – considerate a livello patrimoniale come presumibili valori di
realizzo dei DPC iscritti nell’attivo patrimoniale – avrebbero generato un improvviso quanto rilevante
appesantimento del risultato economico a causa della loro abrogazione stabilita dalla Sentenza Bosman




Ø Così, nel maggio 1996, il governo italiano approva il primo D.L. 272/96, recante “Disposizioni urgenti per le società sportive”:


- Abrogazione dell’IPP, con possibilità per le federazioni di prevedere un “Premio di addestramento e formazione tecnica”

da riconoscersi esclusivamente in favore della società o
associazione sportiva presso la quale l’atleta ha svolto la
sua ultima attività dilettantistica o giovanile



Possibilità di distribuire l’effetto economico negativo
- Definizione delle modalità di eliminazione dell’IPP dai bilanci -
derivante dall’eliminazione dell’IPP in 3 esercizi


Il D.L. 272/96 non viene però convertito in legge entro il termine previsto di 60 giorni


Ø Data la delicatezza dell’assetto degli interessi in gioco, si rende necessaria la sua reiterazione attraverso un nuovo D.L. 383/96:

riproduce quasi perfettamente i contenuti del precedente atto


Anche tale provvedimento giunge a scadenza senza vedere la conversione in legge


Ø Necessaria una nuova reiterazione: D.L. 485/96








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D.L. 485/96

Con il nuovo intervento del legislatore si procede ad una modifica dell’assetto istituzionale delle società sportive

- Conferma l’abrogazione dell’IPP
introduce per la prima volta la possibilità di distribuire agli azionisti l’eventuale utile
- Eliminazione del divieto di finalità di lucro – conseguito nel corso dell’esercizio di un’impresa che svolge attività sportiva

Questo passaggio costituisce una condizione essenziale per l’accesso alla Borsa Valori
e alla relativa quotazione delle società sportive professionistiche



- Obbligatorietà del collegio sindacale – per le società costituite in forma di S.r.l.,
anche quando il capitale risulti inferiore ai limiti fissati dalla legge

vengono eliminati i controlli federali preventivi sulla gestione e sugli atti di
- Modifica delle forme di controllo federale – amministrazione,
limitando al solo ambito sportivo l’incidenza degli atti di controllo compiuti dalla
federazione


- Abrogazione della possibilità concessa alla federazione di chiedere all’autorità giudiziaria la messa in liquidazione della società
e
devolvere al CONI l’eventuale eccedenza rispetto al valore nominale delle azioni distribuito ai soci



Ø Questo D.L. trova la conversione in un provvedimento definitivo, grazie alla legge 586/96

La nuova stesura tuttavia modifica ancora alcuni aspetti:


- Rimozione limiti dell’oggetto sociale– la società può svolgere esclusivamente attività sportive ed attività ad esse connesse e
strumentali

società sportiva viene così comparata a qualsiasi altra società di capitali, riconoscendole la possibilità di
svolgere attività di natura economica e imprenditoriale – accessoria alla mera organizzazione di eventi
sportivi – purché si traduca in via immediata in forme di promozione e diffusione dello sport



- Introduzione di vincoli alla distribuzione dell’utile - la facoltà di distribuire interamente l’utile conseguito viene limitata, per cui
“una quota parte degli utili, non inferiore al 10%, sia destinata a scuole giovanili
di addestramento e formazione tecnico-sportiva”
(assenti nel D.L. 485/96)

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L’avvento nel calcio delle televisioni a pagamento





Effetti della sentenza Bosman si fanno sentire soprattutto a livello gestionale:


Portano alla definizione a livello internazionale - di un nuovo modello di business nella conduzione dei club
- di un nuovo e > coinvolgimento degli sponsor, investitori e soprattutto media


Trasformazione dello spettacolo calcistico in format televisivo à incremento del n. dei potenziali ed effettivi fruitori dello spettacolo

riversando nelle casse delle società enormi quantità di denaro


- I ricavi per diritti tv, a livello di sistema, passano da ca. 1 mln di € della stagione 1980/81 ad oltre 500 mln di € del 2000/01
- I contratti vengono rinnovati ogni 3 anni, per questo ogni 3 anni si assiste ad un forte incremento dei ricavi



Ø Osservando i dati del grafico è possibile individuare tre punti di svolta, corrispondenti a specifici eventi accaduti:


§ Stagione 1993/94

Per la prima volta la RAI non ha più l’esclusiva sui diritti televisivi del campionato di calcio
ed una parte di questi vengono acquistati dalla piattaforma satellitare Tele+ per la modalità di trasmissione in pay tv

- I ricavi passano dai 55,9 mln (pagati dalla RAI) ai 92,8 mln (69,7 pagati dalla RAI e 23 da Tele+) à incremento di oltre 66%

- La contrattazione per la vendita dei diritti alle emittenti televisive avviene in maniera collettiva:
la Lega calcio negozia per conto di tutte le squadre ad essa affiliate g
li importi per la cessione dei diritti per la trasmissione delle partite sia in chiaro, sia a pagamento (c.d. diritti televisivi criptati)


§ Stagione 1996/97

Prende il via la trasmissione in modalità pay per view,
dove i telespettatori hanno la possibilità di acquistare da casa il singolo evento sportivo che desiderano vedere.

- L’ammontare dei diritti televisivi raggiunge il valore di 204 mln di €

- La contrattazione per la vendita dei diritti avviene ancora in maniera collettiva attraverso la Lega calcio


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§ Stagione 1999/00

Con il D.L. n. 15 del 30 gennaio 1999, convertito, con modificazione, nella legge 78 del marzo ’99,
il legislatore pone il limite del 60% ai diritti in forma criptata acquisibili per le partite di serie A da parte di un singolo operatore

Il campionato cioè non può essere considerato un prodotto unico, da vendere in blocco


Nasce il principio della soggettività dei diritti televisivi à possibilità di concludere individualmente i contratti pay
da parte dei club (nuovo potere e forza economica per i grandi club)

- Esplosione del valore dei diritti criptati:
pay tv (comprensive dei diritti delle competizioni internazionali) riconoscono ai club 400 mln per i diritti criptati che, sommati ai
105 della RAI, arrivano a sfondare il tetto dei 500 mln di € à incremento pari al 118%


BOLLA SPECULTAIVA DEL 02/03 – spendo soldi che mi arriveranno (causa trend raddoppio ogni tre anni - dopo sentenza Bosman)

cerco di prendere i giocatori più forti per vincere e raggiungere risultato sportivo perché avrò
somme a disposizione che me lo permetteranno


§ Stagione 2004/05

Dopo lo scoppio della bolla del 2002, i diritti vedono una fase di sostanziale contrazione fino al 2004/05 quando

- l’ingresso nel mercato del digitale terrestre (che affianca Sky nel satellitare, subentrata nel frattempo a Tele+ e Stream)
- lo sviluppo dei new media (UMTS, Internet…)
- e l’aumento dei ricavi televisivi per la partecipazione alle competizioni europee

…consentono una nuova ripresa di questa fonte di ricavo anche negli anni successivi


Si allarga il volume di affari complessivo à nel 2006 i diritti TV arrivano infatti a superare soglia 600 mln di €

- Ruolo determinante dei diritti tv (oggi 1,2 miliardi di diritti tv)
- Conseguente aumento della visibilità dei brand associati alle singole squadre à incremento dell’ammontare delle sponsorizzaz
- Solo gli incassi da botteghino subiscono una flessione a causa dell’effetto “cannibalismo” generato dalle tv a pagamento






Tuttavia, nonostante il boom dei ricavi, le
società vedono aprirsi delle voragini nei
propri conti:

le perdite in bilancio in seguito alla
Sentenza Bosman, a livello di sistema,
passano da 37.639 migliaia di € ai 536 mln
in 5 anni

CIRCOLO VIZIOSO



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Effetti della Sentenza Bosman sulla gestione degli atleti:




Abbattimento totale del vincolo sportivo (ultima forma di tutela a favore delle società di calcio, che hanno sempre
Eliminazione IPP à meno forza contrattuale), limitato a durata del contratto

alla scadenza del contratto, di durata max di 5 anni, il giocatore è libero di stipulare un nuovo contratto anche con
un’altra società senza che quest’ultima sia tenuta al pagamento di alcuna indennità per ottenere la disponibilità
immediata delle sue prestazioni sportive


I club vedono così diminuire ulteriormente il controllo sui diritti alle prestazioni sportive dei calciatori (DPC)




Ø Per una società si presentano tre alternative in prossimità della scadenza del contratto:


1. Acquisto sul mercato di un nuovo giocatore vincolato

Società rinuncia al proprio giocatore, lasciando che il contratto giunga a scadenza, per acquistarne un altro legato
contrattualmente ad un altro club

- Comporta il sostenimento di un onere per ottenere la disponibilità immediata del cartellino
oltre allo stipendio da corrispondere al giocatore (normalmente incrementato)



2. Stipula di un nuovo contratto con un giocatore svincolato

Società rinuncia al proprio giocatore, lasciando che il contratto giunga a scadenza, per acquistarne un altro, a sua volta
svincolato da un’altra società

- Acquisizione non comporta alcun costo per l’acquisto del cartellino, essendo giunto a scadenza di contratto,
ma solitamente il calciatore svincolato chiederà uno stipendio più elevato rispetto al precedente



3. Prolungamento della durata del contratto al proprio giocatore, prima della scadenza naturale

Società offre al proprio giocatore un rinnovo (normalmente con incremento dello stipendio) prima della scadenza del contratto


Di norma, i > costi per stipendi derivanti dall’ingaggio dei calciatori nella 2° e 3° ipotesi (prolungare il contratto o rilevarne uno
svincolato),
pur essendo + onerosi per la società rispetto al periodo precedente, son comunque vantaggiosi rispetto alla 1° alternativa


Questa è la principale causa di incremento dei costi per stipendi delle società di calcio







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CIRCOLO VIZIOSO diritti tv - stipendi




• Afflusso di liquidità proveniente dai ricavi da diritti TV oltre che dai ricavi da sponsorizzazione (grazie al > appeal)


• Più spesa per stipendi e più spesa per acquisto calciatori
(incoraggiati a raggiungere la scadenza del contratto, x rivendicare aumento dell’ingaggio) à impoverimento generale dei club



Società, mosse dalla ricerca del risultato sportivo, iniziano a riversare i proventi da diritti tv nel mercato per accaparrarsi le
prestazioni dei migliori atleti

spendendo somme da capogiro ed alimentando il circolo vizioso relativo alle remunerazioni corrisposte ai calciatori,
certi che gli introiti negli anni successivi avrebbero sostenuto la corsa al rialzo degli ingaggi
(sulla base del presupposto che i tassi di incremento dei diritti tv registrati nel corso degli anni ’90, i quali raddoppiavano ad ogni rinnovo dei
contratti, si sarebbero ripetuti anche in futuro)


• Il successo sportivo risulta importante visti i ritorni che lo stesso è in grado di garantire in termini di:

- benefici economici – derivanti dalla qualificazione a fasi successive nelle coppe, vittoria scudetto o coppe…
- forza contrattuale nei confronti di club, federazioni nazionali ed internazionali oltre che giocatori à > visibilità fa si che
giocatori scelgano i club in grado di garantire migliori risultati sportivi
- prestigio – implica > visibilità della squadra e degli sponsor oltre che l’affezione dei tifosi à incremento benefici economici


• Non retrocedo, mi affermo. Ho più potere contrattuale. Incasso di più. Partecipo alle Coppe europee


• Maggiori risorse economiche




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La “bolla speculativa” scoppia nel 2002/2003 a seguito della
crisi che investe il mercato delle tv a pagamento in Europa à
ridimensionamento delle aspettative di crescita dei proventi
televisivi

Si aggiungono anche le difficoltà che coinvolgono importanti
gruppi industriali, indebitati anche verso banche, istituti
previdenziali, erario…






Per tamponare la falla creata dai costi crescenti e dalle prospettive incerte di guadagno si accentua
la pratica della cessione incrociata dei calciatori mediante il meccanismo della permuta

Dal punto di vista contabile i DPC costituiscono per la società che li detiene delle immobilizzazioni immateriali ammortizzate
sistematicamente lungo la durata del contratto che lega il calciatore alla società di appartenenza.

- in via ordinaria, la società che cede un giocatore procede alla rilevazione della plus/minusvalenza calcolata come differenza tra il
prezzo di vendita ed il valore contabile ancora da ammortizzare del diritto

- la società acquirente, invece, iscrive il costo di acquisto di acquisto del calciatore in SP, sottoponendolo ad ammortamento con
le modalità descritte in precedenza

ne consegue che in caso di permuta di giocatori, entrambe le società coinvolte nello scambio sono tenute a rilevare la cessione ed in
contemporaneo acquisto di un DPC dato che ognuna di esse si troverà contemporaneamente ad essere cedente di un giocatore e
acquirente di un altro

Questa pratica permette di incrementare il valore di cessione del proprio giocatore realizzando plusvalenze contabili in grado di
coprire temporaneamente le cospicue perdite di bilancio


Ø Il vantaggio di questa politica contabile (creative accounting) è duplice:

- da un lato, la rilevazione di un ricavo immediato (plusvalenza di cessione) a copertura delle ingenti perdite di esercizio causate
dai costi di acquisto e gestione dei calciatori

- dall’altro, la diluizione del > costo derivante dell’acquisto in permuta dei calciatori lungo la durata del contratto e, quindi, di
norma in 5 anni

Politica destinata a fallire – dato che, una volta giunti a regime, le plusvalenze gonfiate ottenute dalla cessione dei calciatori in
permuta non sono più sufficienti a coprire gli ammortamenti sui valori dei diritti alle prestazioni sportive dilatati in passato

All’inizio del 2003 perciò il legislatore emana il c.d. decreto “salva calcio”:

è un provvedimento attraverso il quale si consente alle società sportive professionistiche, di distribuire in 10 anni le svalutazioni
derivanti da perdite durevoli di valore dei DPC, anziché spesarle nell’esercizio in cui sono maturate






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RAPPORTO RICAVI TOTALI/STIPENDI

Andamento degli stipendi:

la tabella consente di osservare come il trend degli stipendi dal 1988 al
2002 registri un andamento sostanzialmente crescente,
con un solo periodo di stasi verso la mera degli anni ’90, a cui segue una
fase di forte crescita sino al 2002.

L’aumento degli stipendi subisce un balzo significativo proprio dal 1996,
innescato dalla liberalizzazione dei calciatori provocato dalla Bosman e
dall’afflusso di liquidità portata dalle tv a pagamento.

L’incremento medio delle remunerazioni di questo periodo risulta, in
media, superiore al 25% all’anno.

Nel 2002, il valore complessivo degli stipendi finisce con quadruplicare
rispetto al 1996, raggiungendo l’importo record di 1.236 mln di €
complessivi.

Da questo momento si assiste ad una correzione significativa che
prosegue anche negli anni successivi




Rapporto fatturato – stipendi aggregati Serie A e B:

sino alla stagione 2001/02 si può osservare come la variazione degli
stipendi segue, in via approssimativa, il trend corrispondente a quello
dei ricavi dell’anno precedente
(rapporto tra ricavi totali e stipendi è all’interno di un range che
oscilla tra il 50% ed il 60%)

Dopo tale data la spesa per stipendi inizia a crescere con un tasso di
variazione superiore a quello dei ricavi sino a portare, nell’arco di
pochi anni, tale rapporto ad un valore superiore al 90% nel 2002.

Dopo lo scoppio della bolla speculativa si osserva una svolta dal
punto di vista gestionale:
a fronte di un fatturato che continua a crescere, sebbene con tassi
più contenuti, il peso degli stipendi diminuisce progressivamente sia
in termini assoluti che relativi,
assestandosi nel 2006 intorno al 60% del volume di affari
complessivamente generato, il valore più basso dal 1996.











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RAPPORTO DIRITTI TV/STIPENDI





Rapporto diritti tv/stipendi:

le seguenti tabelle riportano il trend di crescita dei diritti tv
comparato con l’incremento degli stipendi che le società arrivano a
riconoscere ai calciatori nello stesso periodo.

Ad eccezione del 1994, ultimo rinnovo antecedente alla sentenza
Bosman, i maggiori tassi di incremento degli stipendi si manifestano
proprio nella stagione successiva al rinnovo dei contratti televisivi
avvenuti rispettivamente nel 1991, 1997 e 2000.

Proprio il forte incremento dei diritti tv del 2000 rappresenterà la
principale causa di incremento degli stipendi che si registra nei due
anni successivi sino allo scoppio della bolla nel 2002.

Nell’anno dello scoppio della bolla si registra il massimo gap tra
valore aggregato degli stipendi e dei diritti tv.

Negli anni successivi si assiste per la prima volta nella storia del calcio
professionistico ad una progressiva contrazione delle retribuzioni
corrisposte ai calciatori, arrivando sostanzialmente ad azzerare, nel
2006, il gap con l valore aggregato dei diritti tv



Rapporto proventi da diritti tv/ricavi totali:

i proventi da diritti televisivi costituiscono una fonte importante, ma
comunque secondaria, di ricavo per tutti gli anni ’80 e sino ai primi
anni ’90.

Il peso complessivo sul fatturato dei club si aggira attorno al 10% sino
al rinnovo contrattuale del 1994: a partire da questo momento
l’incidenza dei diritti tv rispetto al volume di affari complessivo si
assesta su valori medi del 16-18% sino al 1996/97.

I successivi rinnovi fanno salire il peso dei diritti tv al 28% nel 1997,
raggiungendo nel 2000 un valore medio sistematicamente superiore
al 50% del fatturato totale.

L’ingresso del digitale terrestre e delle nuove piattaforme utilizzate
per la trasmissione delle partite fanno riprendere negli ultimi anni il
valore ed il peso dei diritti tv, raggiungendo un0incidenza superiore
al 60% sul fatturato totale della seria A e B.




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Concetti chiave

• Elementi comuni ai vari periodi: Crisi economica & cambiamento rapporto di lavoro sportivo

• Aumento della dimensione economica del business non accompagnata da crescita culturale/manageriale del sistema

• Il deficit culturale dipende, tra le altre cose, da un’assenza di logiche profit oriented sino al 1996

• Sino a tale data Società sportiva = costo pubblicitario

• Rincorsa al risultato sportivo “a qualsiasi costo”

• La futura evoluzione del settore dipende da:

- le modalità di distribuzione delle risorse a livello di sistema, in particolare per quanto concerne i ricavi da diritti televisivi

- l’attenzione alle condizioni di equilibrio gestionale che saranno richieste alle singole società di calcio per poter partecipare alle
competizioni nazionali e internazionali

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PIANO DEI CONTI DEL S.d.C.



Grandezze rilevanti nell’economia delle S.d.C.

Rispondono a schemi civilistici à bisogno di adeguare schemi alle particolari esigenze delle società

Uniformare schemi di bilancio

Non ho proprietà fisica su calciatore- non è un’immobilizzazione materiale, ma immob immateriale



FIGC era ente pubblico, ora privatista.

Coni a livello nazionale, ente pubblico (sorta di “ministero dello sport”) dentro al MEF che da qualche centinaio di milioni di euro al
coni che genera soldi a federazioni, che erano soggetti pubblici, oggi sono privati.
CIO ha delle federazioni internazionali che presiedono ciascuna ...

Leghe sono associazioni tra squadre, privatistica, non prevista da ordinamento con obiettivo di tutelare interesse delle consociate, le
squadre

Figc può delegare alle leghe l’organizzazione dei campionati


































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Il sistema dei controlli sulla gestione: NOIF




Le NOIF

Costituiscono il corpus normativo alla base dell’organizzazione della FIGC.
Sono emanate dal Consiglio Federale secondo le modalità stabilite dallo Statuto della FIGC

Le NOIF presentano importanti prescrizioni inerenti al nuovo sistema di controlli attivato dalla legge 586/96, a seguito delle
modifiche introdotte all’art. 12 della legge 91/81

• La parte delle NOIF che si occupa di tali argomenti è il titolo VI denominato “Controlli sulla gestione economico finanziaria delle
leghe e delle società professionistiche”

• Gli aspetti salienti affrontati in questa parte delle NOIF:

– la Commissione di Vigilanza sulle Società di Calcio Professionistiche (COVISOC)
– i documenti su cui si basa l’attività di controllo
– gli indicatori di bilancio richiesti dalle NOIF

• La Covisoc ha il compito di svolgere per conto della FIGC:

- attività consultive in ordine ai sistemi e alle modalità di controllo sulla gestione delle società di calcio professionistiche (art. 79
NOIF);
- attività di controllo sull’equilibrio economico – finanziario delle società di calcio (art. 80 NOIF);
- ispezioni e controlli (art. 87 NOIF), mediante verifiche presso le sedi delle società o la convocazione dei componenti degli organi
di gestione, amministrazione e vigilanza delle singole società.

Secondo la normativa in vigore, la Covisoc è formata da:
un presidente e da quattro componenti nominati a maggioranza qualificata dal Consiglio Federale in possesso di adeguati requisiti

Il mandato dei componenti della Covisoc ha durata quadriennale ed è rinnovabile per non più di due volte.


• Le NOIF prevedono che la Commissione sia dotata dei seguenti poteri sanzionatori:

- possibilità di infliggere ammende in caso di violazione dell’obbligo di invio di dati e dei documenti
- esclusione dalle operazioni di compravendita di diritti alle prestazioni sportive (DPC) a chi non rispetta il limite minimo di 3,5
previsto per il nuovo parametro “Valore della produzione/Debiti finanziari” (VP/DF)

• Le società appartenenti alla LNP devono periodicamente trasmettere alla Covisoc i seguenti documenti:

- bilancio di esercizio (ed eventuale bilancio consolidato) entro quindici giorni dalla data di approvazione da parte dell’assemblea
dei soci;
- relazione semestrale, entro tre mesi dalla fine del primo semestre dell’esercizio
- budget, entro il 30 giugno relativo ad informazioni economico-finanziarie previsionali, su base semestrale, che coprano il
periodo di dodici mesi
- report consuntivo, entro sessanta giorni dalla chiusura di ciascun semestre emolumenti. entro trenta giorni dalla chiusura di
ciascun trimestre

- ritenute e contributi, entro trenta giorni dalla chiusura di ciascun trimestre
- prospetto VP/DF con indicazione del Rapporto Valore della produzione/Debiti Finanziari



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Gli indicatori monitorati dalla Covisoc



• Modello in vigore sino alla stagione sportiva 2006/7

RI= Ricavi/Indebitamento à soglia min. = 3
– Rilevazione di un set di 3 indicatori:


PA= Patrimonio Netto/Attivo Patrimoniale à soglia min. = 0,10


PD= Patrimonio Netto/Diritti Prestazioni Sportive à soglia min. = 0,25


L’economicità nelle aziende sportive




Circolo “virtuoso” economicità



Circolo “vizioso” economicità

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Gli indicatori monitorati dalla Covisoc: significatività e limiti interpretativi


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Gli indicatori monitorati dalla Covisoc: valenza delle soglie minime



• Rapporto PA: Con una soglia pari a 0,10 l’indicatore arriva ad attribuire un giudizio positivo a società che presentano un livello di
indebitamento – dato dal rapporto “Mezzi di terzi/Patrimonio netto” – che può spingersi sino ad un limite massimo pari a 9

• Rapporto PD: è strettamente collegato al precedente. Il valore soglia di 0,25 appare del tutto irrilevante se si considera l’elevato
importo che raggiunge i DPC all’interno del totale attivo di stato patrimoniale. Nel caso di osservanza del limite di 0,10 per il
rapporto PA è probabile che una società risulti coerente anche nel calcolo del rapporto PD


Gli indicatori monitorati dalla Covisoc: il nuovo indicatore VP/DF

Dalla stagione 2007/8 i tre indicatori RI, PA e PD sono stati sostituiti da un unico indicatore:

- VP/DF = Valore della produzione / Debiti finanziari – > soglia min. = 3,5 oggi aggiornato a 4

- VP/DF è concettualmente simile a RI, ma limita l’analisi ai soli debiti aventi natura finanziaria
à(esclusi debiti verso fisco ed enti previdenziali, verso dipendenti, verso fornitori)


• L’attuale versione dell’art. 85 NOIF identifica i criteri da seguire per calcolare i valori che compongono numeratore e denominatore
del rapporto VP/DF. Nel dettaglio:

- il Valore della Produzione da considerare al numeratore del rapporto è quello che risulta dal piano dei conti approvato dalla
FIGC, corrispondente alla voce contraddistinta dalla lettera “A” del conto economico civilistico

- i Debiti Finanziari da considerare al denominatore sono quelli che risultano dal piano dei conti nelle voci: obbligazioni ordinarie
e convertibili, soci c/anticipazioni temporanee; soci c/finanziamenti fruttiferi; debiti verso banche; debiti verso altri finanziatori;
debiti di natura finanziaria verso imprese controllate, collegate e controllanti. I debiti finanziari sono ridotti dell’ammontare
delle attività finanziarie risultanti dalla contabilità sociale alla voce disponibilità liquide

• Il nuovo sistema di controlli sembra ALLENTARE il presidio sull’economicità aziendale:

- diminuisce il numero di indicatori monitorati, senza un corrispondente miglioramento della qualità

- VP/DF presenta la stessa valenza informativa di RI, ma con ulteriori limiti legati alle grandezze che lo compongono:

!"#$%& (&##" )%$(*+,$-& 2 4,5"6,

.&/,0, 1,-"-+,"%, 3 .&/,0,

- È facile dimostrare che società coerenti con il limite di VP/DF = (3,5) 4 non sarebbero state in grado di superare la soglia di RI =
3 precedentemente in vigore














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Una proposta operativa



Il rapporto VP/DF appare “debole” alla luce della attuale situazione gestionale delle società di calcio

• Necessità di un nuovo set di indicatori finalizzato a:

– Estendere il controllo alle condizioni di equilibrio economico (costo del “parco giocatori”)
– Rafforzare la vigilanza sulla dimensione finanziaria (non limitato solamente al livello di indebitamento)

• Incidenza del costo del lavoro sui ricavi

(Stipendi calciatori + Ammortamenti) / Ricavi à soglia min. 0,7 - 0,8

• Livello di indebitamento

Mezzi di terzi / Patrimonio netto à soglia min. 5-6

• Quoziente di disponibilità

Attivocorrente/PassivoCorrente à soglia min. 0,6 - 0,7



- Introduzione, nella sostanza, di un meccanismo di salary cap

- Analisi della dimensione economica comportano “ingerenze/vincoli” nelle scelte gestionali della società

- Innalzamento progressivo dei limiti in un arco temporale di medio termine, per consentire alle società di programmare azioni di
risanamento

- Carenza di managerialità rende ormai auspicabile un’azione di questo tipo, purché ben coordinata e finalizzata ad una crescita
complessiva del sistema




















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GLI OBIETTIVI DEL SISTEMA DELLE LICENZE UEFA



- NON: ostacolare la partecipazione dei club alle Coppe Europee ma rafforzare e migliorare le condizioni di partecipazione
- Miglioramento generalizzato degli standard del calcio europeo, delle infrastrutture, delle relazioni tra giocatori, allenatori e
arbitri
- Promozione della formazione e dell’educazione dei giovani talenti
- Miglioramento delle capacità economiche e finanziarie dei club, aumento della loro trasparenza e credibilità, protezione degli
interessi dei creditori
- Garanzia della continuità delle competizioni internazionali per un anno
- Monitoraggio della correttezza finanziaria nelle competizioni
- Garanzia di stadi sicuri e attrezzati per spettatori e media
- Garanzia di un livello adeguato di gestione e organizzazione interna nei club


NATURA E ENTRATA IN VIGORE DEL SISTEMA

- La Licenza UEFA è il titolo che autorizza le società a partecipare alle Coppe Europee
- A partire dalla stagione 2004/05, sono ammesse alle Coppe Europee solo le società che, oltre al titolo sportivo, sono in possesso
della Licenza UEFA
- Nel campionato italiano, il processo per l’ottenimento della Licenza è entrato in vigore a partire dalla stagione 2003/04.
- Per ottenere la Licenza, le società dovranno dimostrare di possedere una serie di requisiti minimali
- Il Manuale italiano delle Licenze UEFA contiene la descrizione minuziosa di tali requisiti, così come delle procedure da attivare
per l’ottenimento della Licenza
- La Licenza viene rilasciata dalla FIGC anche per tutelare la regolarità del Campionato di Serie A. La Licenza UEFA dovrà essere
obbligatoriamente richiesta da tutte le società della Serie A


Il Manuale delle Licenze UEFA

- Criteri SPORTIVI
- Criteri INFRASTRUTTURALI
- Criteri ORGANIZZATIVI e del PERSONALE
- Criteri LEGALI
- Criteri FINANZIARI

Il Manuale delle Licenze UEFA: criteri finanziari

• Il Manuale attribuisce un’importanza prioritaria al mantenimento di adeguate condizioni di equilibrio economico – finanziario:

- garantire il regolare svolgimento e la continuità delle competizioni nazionali ed internazionali
- ottimizzare le condizioni economico-finanziarie delle società e incrementare la trasparenza e la credibilità delle gestioni, a
salvaguardia degli interessi dei creditori, di qualsiasi natura essi siano
- sviluppare un mercato più attraente per gli investitori e per i partner commerciali
- eliminare il rischio che indebiti vantaggi in campo sportivo possano essere ottenuti attraverso il mancato rispetto degli impegni
economico-finanziari assunti

Le prescrizioni imposte dal Manuale, nell’ambito dei requisiti economico-finanziari, possono essere sintetizzate nel rispetto dei
seguenti obblighi informativi:

– informazioni economico-finanziarie storiche

– informazioni economico-finanziarie previsionali

– informazioni economico-finanziarie di monitoraggio



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Il Piano dei conti delle S.d.C.




















Grandezze rilevanti nell’economia delle S.d.C

1 – Collocazione negli schemi di bilancio
2 – Significato economico di tali grandezze
3 – Aspetti critici nella misurazione e nella valutazione di tali voci di bilancio


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Le




























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Raccomandazioni Contabili

• Se il piano dei conti precisa la struttura informativa di base su cui impostare il sistema di rilevazione, le “Raccomandazioni
contabili” si pongono l’obiettivo di fungere da guida in ordine ai criteri di valutazione delle principali poste di bilancio delle società di
calcio.

•Le Raccomandazioni contabili, risultano suddivise in tredici principi, alcuni dei quali superati o accorpati in altri, come emerge dal
seguente elenco:

1. Diritti pluriennali alle prestazioni sportive dei calciatori;
2. Costi del vivaio; 

3. Compartecipazioni ex art. 102-bis delle NOIF;
4. Cessione temporanea; 

5. [Superata] 

6. Permuta (dei diritti alle prestazioni sportive dei calciatori); 

7. Crediti; 

8. Debiti; 

9. Versamenti dei soci; 

10. Ammortamento delle immobilizzazioni immateriali e materiali; 

11.
12. Valore della produzione/ricavi;
13. Beni ricevuti in locazione finanziaria (leasing). 


Di norma, ognuna delle raccomandazioni contabili presenta un insieme di regole, interpretazioni e indicazioni che rispondono, a una
duplice funzione:

– interpretare sotto l’aspetto tecnico le norme di legge che fissano solo alcuni principi generali sulla formazione del bilancio;
– integrare e modificare, congiuntamente al piano dei conti, i prospetti contabili previsti dal codice civile nei casi in cui questi non
consentano la rappresentazione veritiera e corretta

• Costituiscano un utile interpretazione delle norme civilistiche e dei principi contabili nazionali al fine della loro applicabilità al
contesto delle società di calcio.

Non è possibile attribuire a tali disposizioni una “forza” e una valenza equiparabile a quella attribuita ai principi contabili nazionali
approvati dall’OIC






















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I Costi del Vivaio





La rilevanza strategica


L’investimento nel settore giovanile rappresenta una leva strategica di primaria importanza, non solo per le società di minori dimensioni

Originariamente promossa per rispondere a funzioni socio-educative (valorizzare, far crescere…)

Oggi è uno dei settori di attività in grado di contribuire alla gestione economico-sportiva delle società calcistiche, configurandosi come un vero e
proprio modello di business



• I benefici derivanti dalla promozione del vivaio:


- consente la crescita di giovani talenti senza doverli acquistare a prezzi esorbitanti nel mercato, una volta formati e affermati

(quando giocatore passa in prima squadra da settore giovanile… che impatto produce in bilancio? Zero. Perché non ho mai pagato un
costo d’acquisto per questo)

- può portare benefici economico-finanziari di entità anche molto rilevante, attraverso la successiva cessione

- possibilità di formare giocatori secondo la propria filosofia (tecnico-sportiva, oltre che umana)



• I rischi derivanti dall’investimento nel vivaio:


- Rischio elevato di insuccesso (mitigato da elevato valore dei giocatori)

- Come tutte le risorse umane c’è il rischio di formare e far crescere giocatori che forniranno le loro prestazioni ad altre società

- Durata limitata del contratto che lega i DPC alla società












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I costi del vivaio nel bilancio civilistico



I costi del vivaio sono attualmente capitalizzati nella loro globalità (dalla somma delle risorse investite nel settore giovanile),
senza riferimento alcuno ai singoli calciatori che militano nelle giovanili


• Le ragioni alla base di questa scelta:

- i singoli calciatori svolgono attività di natura dilettantistica e non sono vincolati da alcun contratto di lavoro

Società non dispongono di alcun diritto alle prestazioni sportive sui singoli atleti (da poter iscrivere in bilancio come attività)

- sotto un profilo valutativo, appare difficile far collimare i principi prudenziali imposti dalla legge,
con la capitalizzazione di un costo legato al singolo giovane, considerando l’alea legata al suo sbocco nel mondo professionistico


• I costi del vivaio rappresentano nello SP delle società di calcio un onere pluriennale sospeso, di natura indifferenziata:

- Non è riferito al valore dei giovani calciatori in forza alla società

- È relativo, invece, ai costi di mantenimento del settore giovanile nel suo complesso



Sono assimilati ai costi di R&S (dato l’obbligo di capitalizzarli nella loro globalità) in quanto:

- finalizzati alla formazione di una risorsa fondamentale per i club come il talento calcistico degli atleti

- una parte dei costi per il mantenimento dei vivai non risulta di competenza dell’esercizio in cui sono sostenuti
(perché è un costo non associato ai ricavi dei quell’anno), ma di quelli nei quali:

il calciatore fornirà le proprie prestazioni da professionista
o
consentirà il conseguimento di un ricavo attraverso la relativa cessione


L’alea, la speranza che caratterizza questi costi permette di comprendere quanto sia complesso determinare l’utilità futura di tale investimento, sia
in termini di valore che di periodo temporale di manifestazione

Per tale ragione, soprattutto nei paesi di cultura anglosassone,
da tempo tali costi sono spesati integralmente nell’esercizio in cui sono sostenuti



• Iscrizione in bilancio dei costi del vivaio. Alternative, se decido di capitalizzarli:

- “B.I.2 Costi di ricerca, di sviluppo e di pubblicità” à nella nuova versione del cod. civile si chiama solo “Costi di sviluppo”

- A seguito della modifica degli schemi di bilancio civilistici effettuata dalle società di calcio (secondo quanto previsto dalle stesse
Raccomandazioni Contabili), ex art 2423 ter.

Introduzione della voce “B.I.7 Costi del vivaio”










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I costi di R&S secondo i principi contabili nazionali




Costi di Ricerca e Sviluppo si possono suddividere in:

studi, ricerche e attività generiche per lo sviluppo di nuove conoscenze tecnico-scientifiche
- Ricerca di base o fondamentale: (es. studi per aggiornamento tecnologico, ricerche di mercato, ecc.)


consiste nell'assieme di studi, esperimenti, indagini e ricerche che si riferiscono direttamente alla
- Ricerca applicata:
possibilità ed utilità di realizzare uno specifico progetto

- Sviluppo: introduzione di prodotti o processi con caratteristiche innovative e migliorative


Requisiti:

1. Secondo i principi contabili nazionali (fino allo scorso anno?)

- Oltre ai costi di sviluppo è consentito capitalizzare esclusivamente i costi relativi alla ricerca applicata

- Mentre sono da spesare nell’esercizio in cui sono sostenuti i costi inerenti alla ricerca di base, poiché non hanno una concreta
prospettiva di utilizzo



La capitalizzazione è consentita solo per costi riferiti alla realizzazione di uno specifico progetto,
solo se esistono concrete prospettive di utilizzo e sfruttamento economico di tali conoscenze in futuro (siccome capitalizzo “speranza”)


l’investimento nel settore giovanile si configura come un “progetto futuro realizzabile”,
coerente con la finalità della crescita e dello sviluppo dei futuri talenti



2. La sola attinenza a specifici progetti non è tuttavia condizione sufficiente affinché detti costi abbiano legittimità di capitalizzazione

Tali costi devono essere:

- Riferirsi ad un prodotto o processo chiaramente definito,
ed essere chiaramente identificabili e misurabili

- Riferirsi ad un progetto realizzabile, tecnicamente ed economicamente fattibile
(possieda le risorse necessarie)

- Recuperabili tramite
i ricavi che nel futuro si svilupperanno dall’applicazione del progetto stesso



Requisiti rispettati, poiché i costi relativi alle risorse investite nel settore giovanile, sono:

- Identificabili e misurabili in maniera attendibile, in presenza di un buon sistema di contabilità analitica interno all’azienda calcistica

- Riferiti ad un progetto realizzabile.
Di norma, nel vivaio delle società, è frequente la crescita di talenti che trovano inserimento nel mondo professionistico (1/1000)

- Recuperabili, nel momento in cui l’investimento nel vivaio è ripagato
dall’ottenimento di giovani calciatori professionisti ovvero dall’incasso del premio di addestramento e formazione tecnica


à Perciò, la capitalizzazione dei costi del vivaio, nella misura in cui rispetti tali requisiti, è compatibile con i principi e le norme previste dal cc

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Posso scegliere se capitalizzare o non capitalizzare i costi del vivaio (cioè indicare in SP l’investimento fatto: costi stipendi allenatori, tecnici,
attrezzature settore giovanile, costi viaggi, servizi trasporto, alberghi…)

Capitalizzare significa spostare un costo da CE all’attivo di SP attraverso “costruzioni interne” —voce A.4. (incrementi di immobilizzazioni per lavori
interni)

- Sto spostando in SP quello che considero un investimento,
- ma posso considerarlo anche un costo di periodo (non spostandolo, lasciandolo in CE)

Fino al 2015 ero libero di capitalizzare o meno à normativa ora è cambiata
--
Se fallisse società il giorno dopo, non riesco a vendere quell’attività.

È un costo spostato da CE a SP, e se fallisco non guadagno nulla.
Quando trovi R&S all’attivo è come fosse scritto “speranza”. Se va tutto bene l’investimento mi tornerà, se va male non potrò farci nulla


Criteri di valutazione

TRATTAMENTO CONTABILE:

Ø In ordine agli oneri meritevoli di capitalizzazione, la Raccomandazione stabilisce solo costi di struttura e gestione (iscritti allo SP)
“propriamente riferibili e imputabili al vivaio”, quali:

- Il premio di formazione e di preparazione tecnica à scelta non da tutti condivisa, perché dovrebbe essere imputato all’interno della
voce “B.I.8. Diritti alle prestazioni sportive”

Con il pagamento del premio si acquisisce infatti il titolo per poter stipulare il primo contratto da professionista a un giovane calciatore.
Con il sostenimento di tale costo si arriva a disporre di un DPC equivalente a quelli ottenuti a seguito del trasferimento di atleti
professionisti da altre società


- Vitto, alloggio e locomozioni gare
- Rimborsi spese ai calciatori
- Allenatori, istruttori e tecnici del vivaio
- Assicurazione infortuni
- Spese sanitarie


Ø In relazione ai costi indiretti (Capitalizzazione indiretta attraverso la voce A.4. del CE – se trovo A.4. la società sta capitalizando)

- quelli di natura amministrativa e generale, indistintamente connessi all’esistenza e al funzionamento della società calcistica nello
svolgimento della propria attività à non possono essere capitalizzati

- quelli legati all’utilizzo delle strutture sportive e alla gestione del settore giovanileà possono essere capitalizzati


Ø I costi di impianto ed ampliamenti, i costi di R&S e pubblicità aventi utilità pluriennale,
devono rispettare i vincoli imposti dall’art. 2426 n. 5 del Codice Civile

- appartenendo alla categoria dei costi di R&S, possono essere iscritti all’attivo solamente con l’esplicito assenso del collegio sindacale

- devono essere ammortizzati entro un periodo non superiore a 5 anni

- fino a che l’ammortamento non è completato,
possono essere distribuiti dividendi solo se residuano riserve disponibili
sufficienti a coprire l’ammontare dei costi non ammortizzati



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La capitalizzazione individuale dei costi del vivaio



Per quale ragione non si capitalizza il valore di ogni singolo atleta del vivaio?

In passato si è sempre cercato di provare a capitalizzare i costi del singolo giocatore (creative accounting) perché consentiva di diluire i costi per
lunghi periodi.
Oggi un giocatore delle giovanile che diventa della prima squadra in bilancio produce un impatti = 0. Non ho diritto a prestazioni sportive.
Se io assegno un valore a giocatore a 15 anni, e a 40 gioca ancora la… se capitalizzo giocatore e gli do un valore, il valore lo posso ammortizzare –
transiterebbe in CE in 25 anni.

• Nel caso di passaggio al professionismo, possibilità di iscrivere tale valore tra i DPC

Con la stipula del primo contratto da professionista di un giocatore del vivaio, la società acquisisce il diritto di utilizzare le su prestazioni
sportive.
Se fosse riconosciuta la capacità di capitalizzare individualmente i costi sostenuti nel periodo di militanza nelle proprie giovanili, la società, con
il passaggio in prima squadra del giovane professionista, potrebbe procedere allo storno del costo rilevato in precedenza tra i “costi del vivaio”
a favore del conto acceso ai “diritti alle prestazioni sportive”.

L’attribuzione dei costi di formazione e addestramento sul singolo giocatore, anziché sul vivaio nel suo complesso, consentirebbe alla società
di calcio di dare evidenza al valore del diritto alle prestazioni sportive del calciatore, sulla base dei costi pregressi sostenuti per la sua
“produzione interna” (nella fase di formazione e addestramento nelle giovanili)

attualmente, questo comportamento non è seguito nella prassi, pur non essendo più ufficialmente vietato dalle norme federali

nei costi del vivaio sono capitalizzati gli oneri indistintamente investiti nel settore giovanile, senza alcun riferimento alla valutazione singola di
ogni calciatore

Ciò comporta che, nel passaggio al professionismo, la società si trova nell’impossibilità di rilevare il valore di tale diritto all’interno delle
proprie attività patrimoniali.

Il motivo che ha portato la Federazione a vietare in passato la capitalizzazione individuale dei costi del vivaio è legata all’abuso che molte
società hanno fatto di tale criterio di valutazione


• In passato si è assistito ad un abuso di tale politica di bilancio (creative accounting) per contenere le perdite di esercizio

Oltre a capitalizzare costi costi del vivaio per importi particolarmente ingenti, le società procedevano a capitalizzazioni prendendo ad oggetto i
singoli giocatori.

Questa scelta, a seguito della stipula del primo contratto da professionista, consentiva di trasferire il relativo valore all’interno della voce
dedicata ai diritti alle prestazioni sportive e di continuare il corrispondente processo di ammortamento.

• Nella sostanza si sospendevano costi dal conto economico per periodi molto lunghi di tempo

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• Le ragioni che impediscono la capitalizzazione possono essere ricondotte ai seguenti aspetti:


- Assenza di controllo - La capitalizzazione individuale riguarderebbe giovani calciatori, non ancora professionisti,
che non risultano vincolati da alcun contratto di lavoro


- Benefici attesi aleatori - Appare difficile far collimare, la probabilità che affluiscano all’impresa benefici economici con l’alea legata allo
sbocco nel mondo professionistico futuro del giovane calciatore

Considerare il singolo giocatore quale centro di costo,
- Misurazione attendibile - determina difficoltà non indifferenti per misurare attendibilmente i costi ad esso riferibili




Considerazioni conclusive

• È da escludere la possibilità di capitalizzazione individuale dei costi del vivaio

• È compatibile con attuale normativa civilistica se capitalizzazione avviene per il valore complessivo dell’investimento nelle giovanili

• Manuale Licenze Uefa contempla solo ipotesi di rilevazione a costo di acquisto dei calciatori (escludendo, di fatto, la possibilità di capitalizzare
costi del vivaio)

di fatto è avverso alla capitalizzazione dei costi del vivaio. Se infatti fallisci ed hai capitalizzato, non seguendo le raccomandazioni cantabili
dovrai spiegare il perché è successo, essendo dovuto esserci un progetto fattibile e realizzabile con un conseguente ritorno dell’investimento

• Società che utilizzano un modello di business volto alla valorizzazione del settore giovanile sono penalizzate sotto il profilo patrimoniale, ma
rilevano sovra-performance da un punto di vista economico (al momento della cessione)


Oggi normativa è cambiata, consente solo costi di sviluppo. Si sta discutendo sulla possibilità di capitalizzare una parte di costi del settore giovanile
(limitandoli a settori prossimi al professionismo)

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