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ENEA

Enea è un eroe troiano, padre di Ascanio Iulo, figlio di Anchise e della dea Venere.
Nel brano, il carattere di Enea viene descritto in due differenti modi. All’inizio egli si dimostra un
guerriero ardens, ossia furente. Questo suo comportamento è frutto dalla sete di vendetta che
prova in seguito all’assassinio del compagno Pallante e che lo porta a compiere numerose stragi. In
particolare, uccide ferocemente il giovane Lauso, accorso in aiuto del padre Mezenzio morente.
Subito dopo aver compiuto questo gesto, però, l’eroe prova pietà verso di lui, vedendolo morire.
Nella sua condizione di figlio e di padre al tempo stesso, comprende il dolore che con quel suo
gesto sta recando a Lauso, in quanto figlio, e a Mezenzio, in quanto padre. È proprio questo che
caratterizza Enea nella seconda parte del testo: la pietas, la sua caratteristica principale. Egli non si
comporta in maniera decisa ed irremovibile com’è tipico degli eroi omerici, ma fa prevalere la sua
umanità. Per questo si mostra indulgente nei confronti del ragazzo, promettendogli una degna
sepoltura e rinunciando a spogliarlo delle sue armi.
L’eroe, inoltre, è molto valoroso e forte nel momento in cui riesce, senza soccombere, a
contrastare la nube di guerra che gli si dirige contro in difesa di Lauso e suo padre.

MEZENZIO
Mezenzio, padre di Lauso, è un re etrusco esiliato dalla sua terra a causa della sua crudeltà. Prima
dell’episodio narrato, egli è un guerriero empio ed arrogante. Fa affidamento soltanto sulle
proprie qualità e non teme gli dei, né li rispetta. Durante la battaglia narrata nel testo in consegna,
egli viene ferito da Enea e, quando sta per essere ucciso, viene protetto dal figlio che gli permette
di allontanarsi. Quando, però, vede la salma di Lauso, ucciso da Enea, cambia radicalmente.
Riacquista la sua dimensione di padre, si commuove e si cosparge il capo di polvere in segno di
lutto. In quel momento si rende conto di aver perso l’unica vera ragione della sua esistenza.
Questa dolorosa perdita apre letteralmente gli occhi a Mezenzio che si assume la responsabilità
della morte del figlio e si ritiene indegno di vivere in vece sua. Inoltre egli ha ora bisogno di
credere nell’immortalità ed in una vita ultraterrena per poter sperare di rincontrare suo figlio. Così
decide di affrontare Enea, nonostante sia debole e ferito. Affronta, quindi, consapevolmente la
morte in quanto oppresso dal senso di colpa. Prima di essere ucciso, però, supplica Enea, affinché
gli doni una sepoltura accanto all’amato figlio.
Questo dimostra pienamente la metamorfosi avvenuta in Mezenzio che da guerriero crudele ed
empio si riscopre padre affettuoso.

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