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DALLA DERIVA DEI CONTINENTI ALLA TETTONICA A PLACCHE

1) I precursori della Teoria della Deriva dei Continenti.

2) Wegener e la Teoria della Deriva dei Continenti (1912).

3) Elaborazione della Teoria della Tettonica a Placche (anni ‟20 - „60).

4) La Teoria della Tettonica delle Placche ai giorni nostri.

5) La tettonica delle Placche: un modello globale


1) I PRECURSORI DELLA TEORIA DELLA DERIVA DEI CONTINENTI

Lo sviluppo della teoria della deriva dei continenti


e la conseguente teoria della "tettonica a placche"
hanno radici molto profonde nel passato. Sir Francis Bacon
(1561-1626)
Nel 1620, l'astronomo Sir Francis Bacon, scrisse
di una sorprendente conformità dei margini
continentali che si presentava da entrambi i lati
dell‟Oceano Atlantico, concludendo che i due
continenti erano come le tessere di un puzzle, un
tempo assemblate ma che in un qualche modo si
erano successivamente smembrate ed allontanate.

Nel 1858, un altro studioso, Antonio Snider-Pellegrini,


pubblicò un libro ("La création et ses mystéres
dévoilés") che includeva una mappa in cui l‟America
e l‟Africa erano unite. Per la prima volta, su basi
scientifiche, Snider suggerì l‟ipotesi che un tempo
l‟Europa e le Americhe avessero fatto parte di un
unico continente; egli aveva studiato fossili di
alcune piante vissute 300.000 anni prima ed aveva
notato una certa somiglianza tra quelli rinvenuti in
entrambi i continenti.
Nel 1885, un geologo austriaco di nome Edward Suess fornì ulteriori prove alla teoria
sviluppata da Francis Bacon, attraverso l‟analisi di fossili, rocce e catene montuose
presenti nei continenti dell‟emisfero australe. Propose l‟ipotesi di un supercontinente che
chiamo Gondwana formato dall‟originaria unione di tutti i continenti dell‟emisfero
australe.
Suess osservo‟ in particolare che I resti i fossili di diverse specie animale e vegetali
avevano una distribuzione inspiegabile con l‟attuale disposizione dei continenti ma
possibile se si pensava al supercontinente e alla possibilità di queste specie di migrare
senza barriere ambientali (oceano)
Inoltre Suess era a conoscenza
di studi geologici che
mostravano come catene
montuose costituite da rocce di
determinato tipo ed età
sembravano interrompersi in
prossimità delle coste
dell‟Africa occidentale per
ricomparire in Sud America e
viceversa

Dato che, sia Bacon che Suess non seppero spiegare il meccanismo che portò allo
smembramento delle terre emerse, la comunità scientifica non prese seriamente in
considerazione le loro teorie……
sembrava però certo che i continenti si fossero separati a partire da una massa unica
2) WEGENER E LA TEORIA DELLA DERIVA DEI CONTINENTI

A. Wegener (1880-1930)
“L'idea della deriva dei continenti - scrisse il meteorologo A. Wegener nella sua trattazione "The

Origin of Continent and Oceans“ - mi si presentò già nel 1910. Nell'esaminare la carta geografica dei

due emisferi, ebbi l'impressione immediata della concordanza delle coste atlantiche, ma ritenendola

improbabile non la presi per allora in considerazione. Nell'autunno del 1911, essendomi capitata in

mano una relazione su un antico collegamento continentale tra il Brasile e l'Africa, venni a

conoscenza dei risultati paleontologici ottenuti, a me ignoti fino allora. Ciò mi spinse a prendere in

esame i dati acquisiti nel campo geologico e paleontologico riferiti a questa questione: ora, le

osservazioni fatte furono così notevoli che si radicò in me la convinzione dell'esattezza

fondamentale di quell'idea”

Idea che Wegener rese nota per la prima volta il 6 gennaio 1912, in una conferenza tenuta alla

Società Geologica di Francoforte sul Meno su: "La formazione dei continenti e degli oceani in base

alla geofisica". A questa conferenza ne seguì il 10 gennaio un‟altra su: "Gli spostamenti orizzontali

dei continenti " che tenne alla Società per il Progresso delle Scienze naturali di Marburgo."
Secondo l‟ipotesi formulata da Wegener prima di 250 milioni di anni
fa era esistito un unico grande continente: la PANGEA circondato
da un unico grande oceano: la PANTALASSA. Wegener ricostruì la
Pangea “semplicemente” accostando fra loro le sagome dei continenti.

A partire appunto da circa 200 milioni di anni fa (Triassico) il grande


continente PANGEA cominciò a lacerarsi per qualche decina di milioni
di anni in due blocchi chiamati rispettivamente LAURASIA (formato
da Europa, Asia e America settentrionale) e GONDWANA (costituito da
America meridionale e Africa), separati da un oceano chiamato
TETIDE (Tethys) e da un altra area oceanica che si apriva tra quelle
che oggi sono le coste del Centro America e dell‟Africa. Questo
meccansimio di allontanamento dei blocchi continentali prendeva il
nome di DERIVA DEI CONTINENTI.

Separazione
continenti

Convergenza
continenti

250 million years ago


A partire da questa primordiale scissione, la LAURASIA andò alla deriva
verso Nord con la continua e progressiva apertura dell‟Oceano Tetide e dell
”Atlantico Centrale”. Tra 190 e 135 milioni di anni fa (Giurassico-
Cretaceo) un evento simile a quello che aveva inizialmante diviso in due la
PANGEA, interessò il continente GONDWANA portando alla separazione
tra India, Australia e Antartide. Inoltre, iniziava ad aprirsi l‟Oceano
l‟Atlantico Meridionale con la separazione tra Sud-America ed Africa.

Tra gli 80 ed i 65 milioni di anni fa (Cretaceo) l‟apertura dell‟Oceano


Atlantico meridionale raggiunse uno stadio avanzato. La migrazione
del‟Africa verso Nord portò alla progressiva chiusura dell‟Oceano Tetide.
Iniziava invece ad aprirsi l‟Oceano Atlantico Settentrionale. Il
LAURASIA venne diviso nei due blocchi continentali del Nord-America e
dell'Eurasia.

Intorno a 60 milioni di anni fa (Eocene), iniziava la definitiva chiusura


dell‟Oceano tetide che portò alla formazione delle catene montuose
alpino-hymalaiane (Alpi, Appennini, Iran, Himalaya) e alla disposizione
attuale delle masse continentali.
Wegener basò la sua teoria su una serie di osservazioni
e prove scientifiche che avevano in parte anche
sottolineato i suoi predecesssori:

- le possibilità di “incastro” tra i continenti scoperta da


Bacon (corrispondenza tra le coste)

- la distribuzione dei fossili e di di rocce simili rilevate in


diversi luoghi, scoperta da Suess,

Ma aggiunse nuove considerazioni:

- riguardanti i cambiamenti climatici avvenuti nel passato:


giacimenti di carbone, che si origina dalla diagenesi di
sedimenti di paludi e foreste tropicali, si trovano oggi in
regioni temperate dell‟emisfero boreale (Inghilterra, USA);

- e concernenti lo spostamento delle regioni polari e sub-


polari della Terra: tracce di fenomeni glaciali (erosione,
rocce, ghiacciai in ritiro) erano conosciute nei continenti
dell‟emisfero australe anche a latitudini tropicali.

Queste evidenze paleoclimatiche erano spiegabili


immaginando in un caso una migrazione dei continenti
boreali da latitudini equatoriali e nel secondo caso con una
migrazione dei continenti australi verso nord da una
originaria posizione comune circumpolare.
La Teoria della Deriva dei Continenti parrtiva da un
premessa valida, cioè dalla osservazione che i
continenti dell‟emisfero australe (Sud America, Sud
Africa, India, Australia ed Antartide) avevano avuto
fino a circa 200 milioni di anni fa una storia
geologica similie, testimoniata da dati litologici (rocce,
catene montuose), biologici (fossili), climatici.
Secondo Wegener le aree continentali erano come
zattere di SIAL galleggianti su un SIMA, indicando
con SIAL (Silicio-Allluminio) una crosta a composizone
prevalentememte granitica, meno densa, e con SIMA
(Silicio-Magnesio) il materiale sempre solido
sottostante, più denso, a composizione basaltica. Il
SIMA affiorava sul fondo degli oceani ed era, secondo
SIAL
Wegener, un involucro continuo.
Le “zattere” continentali andavano dunque alla deriva
sul SIMA. La deriva era da Est verso Ovest in quanto
SIMA
le “zattere” per inerzia erano in ritardo rispetto al
moto della Terra da Ovest verso Est.
La teoria della deriva dei continenti venne contestata
proprio perchè era poco sostenibile a riguardo delle
cause (deriva inerziale) e delle modalità (scivolamanto
su un SIMA solido) del movimento di deriva delle
La deriva dei continenti secondo Wegener
masse continentali.
3) ELABORAZIONE DELLA TEORIA DELLA TETTONICA DELLE PLACCHE (anni ‟20 - 60‟)

A. Wegener (1880-1930)
TEORIA DELLA DERIVA DEI CONTINENTI Holmes (1890 - 1965)
…” sono le correnti convettive
…”I continenti sono zattere di Sial che si muovono entro il mantello terrestre
alla deriva su uno strato continuo di Sima”… a spostare le masse
continentali”…

IPOTESI DELL‟ESPANSIONE
DEI FONDALI OCEANICI, DELLA
LORO SUBDUZIONE E DELLE
CELLE CONVETTIVE
Wadati K. (???) Benioff H. (1899-1968)

Hess H. (1906 –1969) …” i terremoti profondi della Cintura Circumpacifica


si distribuiscono lungo un paino inclinato verso le
aree continentali”…
IPOTESI DELL‟ESPANSIONE
DEI FONDALI OCEANICI
(AA.VV tra cui Vine F. e D. Mattews)

LO STUDIO DELLA TOPOGRAFIA DEI FONDALI OCEANICI

LO STUDIO DEL MAGNETISMO TERRESTRE NEI FONDALI OCEANICI

LO STUDIO DELLA COMPOSIZIONE E DELL‟ETA‟ DEI FONDALI OCEANICI

SINTESI SCHEMATICA
Alla fine della Prima Guerra mondiale (1915-1918) iniziava a svilupparsi la moderna Sismologia.
Con l‟aiuto delle onde sismiche gli scienziati compresero che il mantello non era costituito da roccia
interamente solida e che, dunque, poteva muoversi.
A seguito di queste nuove scoperte, nel 1928 Arthur Holmes propose un meccanismo che consentiva il
movimento dei continenti supponendo che il calore intrappolato nella Terra originasse delle correnti
convettive, vale a dire aree dove i fluidi al di sotto della crosta terrestre risalgono, si spostano
lateralmente e poi discendono, “trascinando” le sovrastanti zolle continentali.

A. Holmes (1890 - 1965)

Le idee di Holmes erano un embrione della moderna Teoria della Tettonica delle Placche e delle Celle
Convettive. Sfortunatamente Wegener morì nel 1930 e non ebbe l‟opportunità di adattare la teoria
sviluppata da Holmes alle sue idee sulla deriva dei continenti. La Teoria della Deriva dei Continenti non
fu dimenticata dopo la morte di Wegener e fu oggetto di "caldi" dibattiti per i successivi 40 anni!
LO STUDIO DELLA TOPOGRAFIA DEI FONDALI OCEANICI

L‟analisi scientifica della fisiografia dei fondali oceanici ed in particolar modo dell‟Oceano Atlantico
Settentrionale iniziò dopo la I Guerra Mondiale (1914-1918) quando i sistemi di eco-scandaglio (sistemi
primitivi di sonar) iniziarono a misurare le profondità oceaniche, registrando il tempo impiegato da un
segnale sonoro (in genere un "impulso" generato elettricamente), emesso da una nave, a rimbalzare sul
fondo ed a tornare indietro. I grafici del tempo di ritorno dei segnali evidenziarono che il fondale era più
irregolare di quanto si pensasse e mostrarono chiaramente la presenza e la continuità di alcune catene
montuose sottomarine presenti nell‟Atlantico Centrale.

Negli anni ‟50, l‟esplorazione degli


oceani si sviluppò notevolmente. I dati
raccolti dalle osservazioni oceanografiche
condotte da molte nazioni, portarono alla
scoperta di un grande sistema di catene
montuose posta sul fondo delgli oceani.
Denominata "Dorsale medio-oceanica
globale" questa immensa catena montuosa
sottomarina (più di 60.000 Km in
lunghezza e, in alcuni punti, più di 8.000
Km in larghezza) si solleva in media di
circa 4.500 m sopra il fondo oceanico

Altro aspetto particolare dei fondali oceanici si rivelarono essere le fosse abissali, ristrette e depressioni di
forma allungata del fondale oceanico in prossimità delle aree continentali dove si raggiungono profondità dei
fondali notevoli (Fossa delle Marianne nel Pacifico 11.521 m di profondità).
Le Dorsali oceaniche presentano una profonda spaccatura che le attraversa longitudinalmente
chiamata RIFT VALLEY caratterizzata da Vulcanismo di TIPO effusivo : dalla RIFT fuoriescono continuamente
lave di tipo basaltico ( basso contenuto di SiO2)
- la dorsale non è continua ma “segmentata”: presenta fratture trasversali chiamate FAGLIE TRASFORMI
- In corrispondenza delle faglie trasformi si rilevano solo fenomeni sismici e non emissione di lave

Altro aspetto particolare dei fondali oceanici si rivelarono


essere le fosse abissali, ristrette e depressioni di forma
allungata del fondale oceanico in prossimità delle aree
continentali dove si raggiungono profondità dei fondali
notevoli (Fossa delle Marianne nel Pacifico 11.521 m di
profondità).
Nel 1935 uno scienziato giapponese, Kiyoo Wadati,
affermò che i terremoti ed i vulcani situati vicino al
Giappone avrebbero potuto essere correlati alla deriva
dei continenti.

Nel 1940, anche lo statunitense Hugo Benioff credendo Wadati K. (???) Benioff H. (1899-1968)
nella supposizione di Wadati tracciò la posizione dei
sismi profondi ai margini dell'Oceano Pacifico. Benioff
osservò che i terremoti non avvenivano casualmente ma
la loro distribuzione si concentrava lungo quella che
che oggi è conosciuta come “Cintura di Fuoco del
Pacifico“.

Il suo lavoro mostrava inoltre come in corrispondenza


delle fosse oceaniche (ad esempio sulle coste orientali del
Giappone), i sismi profondi (ipocentro tra 300 e 700 Km
diprofondità) si concentravano lungo un piano inclinato
verso ovest di circa 60°. Questo piano è oggi chiamato Giappone
“piano di Wadati-Benioff”.

L‟evidenza che la distribuzione dei sismi e dei vulcani


seguisse il sistema delle dorsali e delle fosse
litosfera
oceaniche, suggerì a Benioff che la litosfera terrestre
fosse divisa in “sezioni”. astenosfera
HOT SPOT
Alcuni vulcani non si trovano lungo i margini delle placche (come avviene nella maggior parte
dei casi), ma all'interno delle placche stesse: questi vulcani si formano al di sopra dei cosiddetti
punti caldi, nei quali risalgono, da zone profonde del mantello, "pennacchi" di magma in grado
di "perforare" la litosfera ed emergere formando edifici
vulcanici.
Poiché le placche si muovono e dunque scorrono sul
mantello sopra i punti di risalita del magma, dallo stesso
punto caldo si possono formare più vulcani, che si
presentano allineati secondo la direzione in cui avviene
lo spostamento della placca;
inoltre, essi sono tanto più vecchi quanto più ci si
allontana dal punto caldo.
Esempi di vulcani formatisi da un punto caldo sono quelli
che costituiscono l'arcipelago delle Hawaii, nell'oceano
Pacifico, una serie di isole allineate in direzione nord-
ovest per circa 5000 km; solo alcuni di questi vulcani, i
più recenti, emergono dall'oceano formando isole; a
causa dell'erosione degli agenti atmosferici e
dell'oceano, i più antichi sono vulcani sottomarini spenti.
LO STUDIO DEL MAGNETISMO TERRESTRE NEI FONDALI OCEANICI

Agli inizi degli anni ‟50, gli scienziati iniziarono a misurare l‟intensità del campo magnetico terrestre
in corrispondenza dei fondali oceanici usando strumenti detti “magnetometri” che derivavano dalla
strumentazione di volo degli areri durante la II Guerra Mondiale disposta all‟intercettazione dei sottomarini
nemici. Si scoprì che esistevano forti variazioni magnetiche lungo i fondali oceanici.

Questa scoperta, sebbene inaspettata, non fu del tutto sorprendente perchè era noto che il basalto (la
roccia vulcanica ricca di ferro che costituisce il fondale oceanico) contenesse un minerale fortemente
magnetico (magnetite), responsabile di falsare localmente la lettura della bussola.

I granuli del minerale magnetite nelle rocce basaltiche si comportano infatti come piccoli magneti.
Possono infatti allinearsi secondo l‟orientamento del campo magnetico terrestre nel momento in cui il
magma si raffredda e origina le rocce vulcaniche in cui i granuli sono contenuti. L‟allineamento dei
granuli di magnetite viene immobilizzato, “fossilizzato” durante la solidificazione del magma in roccia
registrando così l‟orientamento o polarità magnetica della Terra in quel preciso istante.

Alcuni paleomagnetologi (coloro che studiano i vecchi campi


magnetici della Terra), come Bernard Brunhens in Francia (1906)
e Motonari Matuyama in Giappone (nel 1920) avevano proposto
all‟inizio del XX secolo di suddividere le rocce in due gruppi, in
base alle loro proprietà magnetiche. Un primo gruppo
denominato "a polarità normale" è caratterizzato da minerali
magnetici che nella roccia hanno la stessa polarità di quella
dell‟attuale campo magnetico terrestre; il secondo gruppo è
caratterizzato da una "polarità inversa" indicata da un
allineamento polare opposto rispetto a quello attuale.
Agli inizi degli anni 60‟, mentre si proseguiva la
cartografia dell'oceano, si scoprì che quelle che
sembravano anomalie ed irregolarità
magnetiche dei fondali oceanici non erano
affatto casuali o isolate.
Gli scienziati F. Vine e D. Mattews nel 1963
misero in luce come i fondali oceanici in
corrispondenza delle dorsali risultavano avere
un disegno particolare, “ZEBRATO” delle
anomalie magnetiche.
Ovvero bande alternate di rocce differenti dal
punto di vista del magnetismo registrato erano
disposte in file da ogni lato della dorsale
oceanica: una banda presentava una polarità
magnetica normale e la banda adiacente
polarità inversa.

Le rocce (più giovani) sulla cresta della dorsale


presentavano sempre una polarità normale.

Il disegno risultante, definito da queste bande di


rocce alternate presentanti polarità diretta o
inversa, divenne appunto noto come noto come
"pattern zebrato".
Ma qual è l'origine di questo campo magnetico terrestre? Ancora con certezza non si sa ma
non si può pensare che sia causato dalla presenza di grosse quantità di ferro e nichel nel
centro della Terra.
C'è un qualche accordo nel considerare il c.m.t. dovuto a correnti elettriche in movimento
lungo il nucleo esterno, la cui conducibilità elettrica deve essere altissima.
Bullard nel 1948 propose il modello della "dinamo autoalimentata" qui esposta molto
semplicemente: se si fa ruotare un disco metallico in un campo magnetico, si genera una forza
elettromotrice (differenza di potenziale) tra l'asse rotante ed i bordi del disco; se si aggiunge
una spira, attorno all'asse rotante fluirà una corrente; se la spira è posta coassialmente all'asse
rotante la corrente in essa circolante indurrà un campo magnetico che andrà sempre più a
rafforzare quello originario fino a stabilizzarsi ad un livello che dipende dalla velocità di
rotazione del disco. Resta ancora da spiegare il campo magnetico iniziale che alcuni pensano
sia stato fornito da parte del campo magnetico del Sole.
Sopra il funzionamento della dinamo autoalimentante: in A c'è una diff. di potenziale ma
non fluisce corrente; in B si applica il circuito e la corrente fluisce; in C si inserisce una spira
con contatti striscianti che genera un campo magnetico che sostiene quello esistente.
LO STUDIO DELLA COMPOSIZIONE E DELL‟ETA‟ DEI FONDALI OCEANICI

A partire dagli anni ‟60 e per tutto il decennio successivo, le esplorazioni condotte principalmente dalle
compagnie petrolifere (e dalla nave Glomar Challenger, USA) iniziavano ad investigare sia con
indagini dirette (perforazioni) che indirette (prospezione sismica) la composizione e la natura dei fondali
oceanici.
I sismologi scoprirono che lo strato di sedimenti depositati sul fondo dell‟Atlantico era molto più
sottile di quanto inizialmente si fosse pensato. In effetti era condiviso da tutti gli scienziati che l‟età degli
oceani fosse almeno quattro miliardi di anni, quindi lo spessore dello strato di sedimenti avrebbe dovuto
essere molto elevato. Invece era di poche centinai di metri al di sopra di uno strato basaltico continuo.
Inoltre, si venne a scoprire da subito che l‟età dei fondali oceanici aumentava
progressivamente ed in modo pressochè simmetrico allontanandosi dalle
dorsali oceaniche. Anche la distribuzione delle età dei fondali oceanici
mostrava un DISEGNO ZEBRATO

Infine si venne a scoprire che


l‟età delle rocce dei fondali
oceanici era molto più giovane
di quanto si credesse…al
massimo risaliva al Giurassico

… e non 4 miliardi di anni


come era l‟età di parte della
crosta continentale!
‟50 - 60‟ DALLO STUDIO DEL MAGNETISMO TERRESTRE NEI FONDALI OCEANICI

… E DALLO STUDIO DELLA COMPOSIZIONE E DELL‟ETA‟ DEI FONDALI OCEANICI ‟60 - 70‟

PRENDE FORMA L‟IPOTESI DELL‟ ESPANSIONE DEI FONDALI OCEANICI

La scoperta delle bande magnetiche e le conoscenze progressive sull‟età dei fondali


oceanici fecero sorgere molti interrogativi sull'origine dei “DISEGNI ZEBRATI“ e
soprattutto sulle cause che determinano la loro disposizione in modo simmetrico
attorno alle creste delle dorsali oceaniche.

Agli inizi degli anni 60, diversi esponenti della comunità scientifica internazionale iniziarono
ad affermare che le dorsali oceaniche sono zone di debolezza dei fondali oceanici,
dove nuovo magma di tipo basaltico originatosi dalle profondità della Terra può
fuoriuscire facilmente e continuamente eruttando lungo le creste delle dorsali.

Si veniva così a FORMARE NUOVA CROSTA OCEANICA di tipo basaltico ed in questo


modo i FONDALI MARINI SI ESPANDEVANO. Questo processo, che fu chiamato per la
prima volta di "espansione dei fondali oceanici“ dal geologo R. S. Dietz, era, secondo gli
scienziati, attivo da molti milioni di anni ed aveva costruito il sistema lungo 50.000 Km
della dorsale oceanica.
…l’ipotesi dell’espansione dei fondali oceanici
era supportata quindi da diverse evidenze…

a) sulla cresta della dorsale o vicino ad essa, le rocce sono molto giovani e
diventano progressivamente più vecchie allontanandosi dalla dorsale stessa
(logico - la crosta più vecchia una volta formatasi si è allontanata dalla dorsale)

b) le bande di rocce, parallele alla crosta della dorsale, presentano polarità


alternata, (logico - si sono formate in tempi passati dove il campo magnetico terrestre
era una volta come quello attuale oppure invertito

c) le rocce più giovani sulla cresta della dorsale presentano sempre una polarità
normale (logico - sono state le ultime a formarsi e hanno quindi la stessa polarità
dell‟attuale campo magnetico terrestre).
L‟ipotesi dell‟espansione dei fondali rappresentò un altro,
importante, passo avanti nello sviluppo completo della
Teoria della Tettonica a Placche e favorì l‟idea della crosta
oceanica come "registratore naturale" della storia dinamica
del pianeta
IL FONDAMENTALE CONTRIBUTO DI HARRY HESS

L‟idea della FORMAZIONE DI NUOVA CROSTA OCEANICA lungo le dorsali


riscontrò il parere favorevole di diversi scienziati.

Molti accolsero così favorevolemnte l‟idea da sostenere che lo spostamento


dei continenti (WEGENER) potesse essere semplicemente spiegato con
“espansione della terra”?…
l‟ingrandimento graduale della Terra dai tempi della sua formazione.
poco credibile
("espansione della Terra“)

Tuttavia questa ipotesi non era soddisfacente per molti altri studiosi, in quanto
risultava carente di prove che confermassero una così grande e rapida (dal
Giurassico) espansione.

La maggior parte dei geologi credeva infatti che la Terra fosse cambiata
poco, riguardo alle dimensioni, dall‟origine della sua formazione, risalente
a 4,6 miliardi di anni fa. Altrimenti, pensavano, la formazione di nuova crosta
avrebbe prodotto come risultato un accrescimento delle dimensioni della
Terra stessa ! E poi….se lacrosta terrestre era vecchia di 4 miliardi di anni
dove era finita la corrispondente crosta oceanica???
Hess H. (1906 -1969)

Una nuova tappa miliare nella formulazione della moderna Teoria della Tettonica a Placche
venne dal lavoro di Harry Hess. Reduce della Seconda Guerra Mondiale (marina degli Stati
Uniti) e poi professore di Geologia alla Princeton University egli formulò un ipotesi
fortemente innovativa che conciliava gli studi sulla topografia complessa dei fondali
oceanici con le ipotesi sull‟espansione di fondali oceanici
Nel 1962, le sue teorie furono pubblicate in un documento
intitolato "History of ocean basins" In questo testo, Hess
accettava l‟ipotesi dell‟espansione dei fondali oceanici e la
metteva in relazione con l‟articolata topografia dei fondali
oceanici (batimetria)

Hess dunque accettava l‟ipotesi di FORMAZIONE DI


NUOVA CROSTA OCEANICA in corrispondenza dei
rilievi montuosi delle dorsali oceaniche (Oceanic
Ridges) che sapeva erano costituiti da rocce
basaltiche (rocce ignee effusive). Hess propose che BASALTI

fosse proprio la risalita del magma a provocare il


litosfera
sollevamento delle dorsali oceaniche rispetto ai
fondali circostanti astenosfera MAGMA

Hess propose inoltre che il fondale oceanico si


muova lateralmente allontanandosi dalla dorsale
(la nota ESPANSIONE DEI FONDALI OCEANICI)
ma che al termine di tale processo
“sprofondi” nelle fosse oceaniche lungo i
margini dei continenti.
Secondo Hess dunque la crosta oceanica che si forma nelle dorsali sprofonda,
scompare nelle fosse oceaniche per un processo noto come SUBDUZIONE (lat.
Sub=sotto; ducere=condurre, portare). L‟ipotesi di Hess spiegava molte cose ancora
irrisolte, tra l‟altro perché la Terra non si accresca con l‟espansione dei fondali (creo da
una parte distruggo da un‟altra) e perché le rocce oceaniche avevessero un'età molto più
giovane di quelle continentali (quelle oceaniche molto antiche sono sprofondate).

SUD AMERICA

Le fosse oceaniche della Cintura


Circumpacifica
Hess motivò anche la distribuzione dei sismi (ed in particolare di quelli profondi) scoperta
da Wadati e Benioff. Si originano sismi profondi in corrispondenza delle fosse oceaniche
con distribuzione lungo un piano inclinato (rossi e viola nella Cintura Circumpacifica)
poiché nella sua immersione (subduzione la crosta) (vedremo dopo meglio che è più esatto
parlare di litosfera) mantiene un COMPORTAMENTO FRAGILE.

subduzione
Per spiegare il “motore” del movimento di espansione ed allontanamento dei fondali
oceanici e la loro distruzione nelle fosse oceaniche Hess riprese le idee del geologo
inglese A. Holmes, che negli anni „30 suggerì un meccanismo che potesse spiegare la teoria
di Wegener della deriva dei continenti immaginando correnti convettive di calore nel
mantello terrestre che avrebbero potuto spingere i continenti l‟uno verso l‟altro o
allontanarli..

Hess perfezionò il Modello teorico delle Celle Convettive: le celle convettive del mantello
sono create dall‟ energia rilasciata dal decadimento radioattivo dei materiali presenti nell‟
interno della Terra. Le celle convettive sono costituite da correnti convettive ascendenti
in corrispondenza delle dorsali e da correnti convettive discendenti in corrispondenza
dellem fosse oceaniche

Correnti
convettive
discendenti

cella
Correnti
convettive
ascendenti
WEGENER - 1912
e la deriva dei continenti
Vs
HESS -1962
e l‟espansione dei fondali oceanici
Hess provò che l‟idea base di Wegener era corretta ma la teoria dell'espansione dei fondali
che egli contribuì a sviluppare ebbe successo proprio dove Wegener fallì. Per Wegener I
continenti si muovono alla deriva sopra gli oceani (zattere di sial su sima)

Nel modello di Hess, sono le correnti convettive delle celle di calore che spingono il fondale
oceanico dalle dorsali alle fosse; queste correnti spostano anche i continenti poiché sia i
continenti che gli oceani fanno parte di PLACCHE LITOSFERICHE.

Non si pensava più dunque che i continenti attraversassero le aree oceaniche dalle quali
erano comunque separati ma che I continenti fossero, assieme ai contigui oceani, parte di
placche litosferiche e che con esse non si muovessero cambiando posizione e
conformazione.
Le placche litosferiche si muovono sulla "soffice" e plastica (5-10% fuso) ASTENOSFERA
4) LA TEORIA DELLA TETTONICA A PLACCHE AI GIORNI NOSTRI

La moderna Teoria della Tettonica delle Placche fornisce un modello dinamico globale in
grado di spiegare i principali fenomeni geologici del pianeta Terra (formazione delle
montagne e dei bacini oceanici, distribuzione dei vulcani e delle fasce sismiche).
Le placche maggiori sono:
Placca antartica
Placca sudamericana
Placca africana
Placca indo-australiana
Placca pacifica
Placca nordamericana
Placca euroasiatica
Le placche minori principali
sono:
Placca di Nazca
Placca di Cocos
Placca caraibica
Placca Scotia
Placca Araba o Arabica
Placca indiana
Placca delle Filippine
Placca Juan de Fuca
Secondo questa teoria, la litosfera terrestre (crosta + mantello superiore solido) si
presenta suddivisa in PLACCHE o ZOLLE litosferiche rigide che, “galleggiando”
sull‟astenosfera, scivolano una a fianco dell‟altra, si scontrano tra loro o si allontanano
l‟una dall‟altra. I continenti, incastonati nelle placche, “vanno alla deriva”, trascinati
passivamente dal movimento delle placche.
…oggi si hanno sicuramente maggiori conoscenze sull‟
interno della Terra…ricordiamo qualche nozione….

La CROSTA TERRESTRE è il più sottile ed esterno


degli involucri della Terra. Si divide in:

Crosta Continentale
Spessore medio 35 Km, fino a 70 Km
sotto le aree montuose continentali (India)
Densità media delle rocce ~2.7 g/cm3
Composizione chimica paragonabile alla
roccia ignea granito

Crosta Oceanica
Spessore medio 6 Km, variabile tra i 3
Km e i 15 Km
Densità media ~3.0 g/cm3
Composizione chimica simile a quella
della roccia ignea basalto
Profondità (km)
Crosta
6 c. oceanica
Moho L -
35 -70 c. continentale
LITOSFERA E ASTENOSFERA
70-250 A
Km
La sismologia ha rivelato che entro il MANTELLO SUPERIORE
l‟aumento della velocità delle onde sismiche con la profondità è
ridotto in corrispondenza di una zona che viene denominata
ASTENOSFERA (A) estesa tra 70 e 250 km di profondità.
Mantello

L‟entità del rallentamento delle Onde P ed S è tale da far supporre


una parziale fusione dell‟astenosfera (minore del 10%).
La crosta e la parte di mantello superiore (denominata LID) al di sopra
della astenosfera prendono assieme il nome di LITOSFERA (L)

Gutenberg 2900
Nucleo
Esterno
(FLUIDO)
Nucleo

Lehmann 5145
Nucleo
Interno
(SOLIDO)

6378 T P D
La suddivisione in LITOSFERA e
ASTENOSFERA della crosta terrestre e di
parte del mantello superiore rende conto
anche ad una idea o principio di dinamica
del pianeta. La litosfera è la parte rigida a
comportamento fragile più esterna e
comprende crosta solida e mantello solido
(LID) sovrastante l‟astenosfera. La litosfera è
dunque la fascia dove si registrano i terremoti.
L‟astenosfera è una zona a bassa velocità
MANTELLO SUPERIORE delle onde sismiche perché parzialmente
fusa e quindi con parziale comportamento
plastico E‟ la presenza astenosfera che
permette il movimenrto delle placche
litosferiche.
I diversi tipi di margine di una placca litosferica

Le placche sono separate da margini. Esistono tre tipi di margini tra le placche:
• costruttivi: corrispondono alle dorsali oceaniche e ai rift continentali, lungo i quali si costruisce nuova
litosfera oceanica;
• distruttivi: corrispondono alle fosse oceaniche, lungo le quali la litosfera oceanica o continentale viene
distrutta nel processo di subduzione;
• conservativi: sono le faglie trasformi, lungo le quali lembi di litosfera scorrono l‟uno a fianco dell‟ altro.

Divergente Trasforme
Margini delle placche litosferiche movimento
Convergente
TIPI DI MARGINE DI PLACCA LITOSFERICA

COSTRUTTIVI DISTRUTTIVI CONSERVATIVI

dorsali oceaniche Oceano - Oceano

rift continentali Continente - Oceano

Continente - Continente
Margini COSTRUTTIVI o “divergenti”: le dorsali medio-oceaniche
Islanda

Come abbiamo visto le DORSALI MEDIO-OCEANICHE sono un


sistema di catene montuose sottomarine dove si realizza la
FORMAZIONE DI NUOVA CROSTA OCEANICA in seguito
all‟eruzione di magma di tipo basaltico.
Questo magma è di origine mantellica, si origina cioè entro
l‟astenosfera (che risale nelle dorsali fino a ….) e poi migra
attraverso le fenditure e frature della dorsale fino al fondale marino.
Qui il magma solidifica repentinamente dando origine a delle
rocce basaltiche. Le rocce neo-formate iniziano poi ad
allontanarsi simmetricamente rispetto alla dorsale dirigendosi
verso le fosse oceaniche dove verranno “consumate”, cioè
“riassorbite” nell‟astenosfera.
Margini COSTRUTTIVI o “divergenti”: i rift continentali
Il processo di formazione di nuova crosta oceanica può avvenire nel
tempo anche in corrispondenza di aree continentali dette RIFT.
Questo processo viene preceduto da diverse fasi tettoniche che
permettono la risalita del magma astenosferico producendo la
distensione, estensione e assottigliamento della originaria litosfera
continentale. Possiamo riconoscere in sequenza temporale:
a) Sollevamento della regione per l‟intrusione iniziale di magma
astenosferico;
b) Iniziale formazione di sistemi di faglie normali che iniziano a
distendere ed assottigliare la litosfera contnentale;
c) Sviluppo ulteriore del movimento di estensione e assottigliamento
della litosfera che favorisce anche fenomeni di ingressione del mare;
d) Effusione del magma astenosferico e formazione di un rift
completo, cioè di una vera dorsale medio-oceanica con la
formazione di nuove rocce basaltiche.

La “Rift Valley” africana


Margini DISTRUTTIVI o “convergenti”: litosfera oceanica - litosfera oceanica

In un margine distruttivo dove convergono due litosfere


entrambe di tipo oceanico si realizza indifferentemente la Arco Insulare delle Isole Aleutine
subduzione di una placca al di sotto dell‟altra. Il materiale di tipo
basaltico (e gabbrico) sprofonda, subduce e viene
progressivamente riassorbito dall‟astenosfera.

Durante la discesa parte delle rocce della placca subducente


vengono fuse per l‟aumento della Temperatura e della Profondità
(gradienti geotermnici e geobarici).

E‟ comune allora la formazione di vulcani sul fondale oceanico


prospiciente la fossa. Se i vulcani emergono sotto forma di isole,
si forma un Arco di Isole Vulcaniche (Giappone, Isole Aleutine)
Margini DISTRUTTIVI o “convergenti”: litosfera oceanica – litosfera continentale

In un margine distruttivo dove vengono a convergere


una placca litosferica oceanica ed una continentale
accade sempre che la placca oceanica, più densa
(crosta 3 g/cm3), scende in subduzione
nell‟astenosfera al di sotto della placca
continentale, meno densa (crosta 2.7 g/cm3) .

Mentre la placca oceanica discende, la parziale


fusione delle rocce (aumento P, T) produce magmi di
composizione più acidi (andesitici).

Le catene montuose che si originano in vicinanza


della fossa di subduzione sono prodotte in parte
dall‟attività vulcanica associata alla subduzione
stessa ed in parte dalla deformazione delle rocce
delle due croste che vengono a collidere (faglie
inverse, thrust). Queste catene sono chiamate Archi
Vulcanici Continentali (Ande).
Margini DISTRUTTIVI o “convergenti”: litosfera continentale - litosfera continentale

Si arriva ad avere un margine distruttivo con collisione tra due litosfere di


tipo continentale quando viene completamente subdotta e riassorbita
nell‟astenosfera la litosfera oceanica interposta. Tipico è l‟esempio della
placca continentale indiana che era inizialmente separata dalla lacca continentale
euroasiatica da litosfera oceanica interposta.

Il risultato è la collisione tra due blocchi litosferici continentali. La litosfera


continentale non riesce a scendere completamente in subduzione perché
troppo poco densa rispetto all‟astenosfera. Nell‟astenosfera possono rimanere
blocchi di crosta oceanica “spezzati” detti slab a tetimonianza della prima fase del
processo di subduzione

Questo processo ha prodotto catene montuose imponenti a pieghe e falde di


sovrascorrimenti che contengono comunque anche rocce derivanti da attività
vulcanica (Es. Appalachi - 420-270 Mya - le Alpi e l‟ Himalaya circa 40-15Mya).
Margine di placca CONSERVATIVI o Trasformi

In un margine di tipo conservativo non si ha nè creazione nè


distruzione di crosta (o meglio di litosfera).

Le placche litosferiche a contatto lungo un margine trasforme


scorrono l‟una affianco all‟ altra con un movimenti di tipo trascorrente.
Ma bisogna fare attenzione a distinguere tra faglie trascorrenti e
margini trasformi. Un margine trasforme mette sempre a
contatto due placche litosferiche differenti facendole scorrere con
un movimento di tipo trascorrente. Una faglia trascorrente realizza
lo stesso tipo di movimento ma non separa due placche differenti.

La maggior parte dei margini trasformi uniscono differenti segmenti


delle dorsali oceaniche mettendo a contatto due placche di
litosfera oceanica. Pochi (la faglia di San Andreas) si propagano
anche attraverso la litosfera continentale
Hot spot
I punti caldi (Hot Spot) sono dei punti di risalita di “pennacchi
caldi” all‟interno di una singola placca litosferica. Il materiale
dei pennacchi caldi è un magma di natura basaltica derivante
direttamente dal mantello astenosferico e che attraversa
interamente la crosta oceanica attraverso fratture.
Al di sopra di un Hot Spot si formano per l‟effusione di questi
magmi dei vulcani sommersi o emersi (Catena delle Isole
Hawaiiane)

La maggior parte degli Hot Spot sono fenomeni di lunghissima


+ vecchi
durata e stabilità. Sono inoltre dei punti fissi che non seguono il
movimento delle placche litosferiche. Le placche scorrono
sopra gli hot spot e vengono continuamente “forate” dal
magma in risalita. Esplicativo è il caso dell‟età dei vulcani
+ giovani
hawaiani, via via più antica allontanandosi dal punto caldo
nella direzione di scorrimento della placca.
5) La Tettonica Delle Placche: Un Modello Globale

DORSALE

FOSSA
FOSSA
La Tettonica Delle Placche: Un meccanismo planetario diffuso

La Fossa delle Aleutine, ad esempio, ha un analogo nella Litosfera di Venere. La topografia di


Artemis Corona mostra una struttura simile ad una fossa oceanica con la stesse dimensioni di
quelle della Fossa delle Aleutine. Ciò dimostrerebbe che la Tettonica Delle Placche potrebbe
essere un meccanismo che riguarda la crosta e l‟ interno di altri pianeti “terrestri” sia
appartenenti al nostro Sistema Solare, sia extrasolari.

Fossa delle Aleutine, Terra Artemis Corona, Venere