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Nessun luogo è sicuro

Joann Ross
Traduzione di Sara Brambilla

Titolo originale: No Safe Place


© 2007 by The Ross Family Trust
© 2008 by Fanucci Editore
Agli abitanti di New Orleans, della Louisiana
e della zona costiera, che hanno subito,
e stanno ancora affrontando,
gli effetti devastanti dell'uragano Katrina.
1

New Orleans

Vennero a prendere Nick Broussard al buio, con le pistole puntate, turbando la


quiete della notte con grida aspre.
Erano le quattro e mezzo del mattino, un'ora che in marina viene definita 'calma
piatta', perché tutti, tranne i crapuloni più accaniti o gli alcolizzati, sono a letto a
dormire o perlomeno vi languono privi di forze. Come lui. Finché non avevano fatto
irruzione sulla sua barca, tutti vestiti di nero come dei ninja, con le pistole puntate.
«In ginocchio!» gridò uno di loro, la voce rotta dalla stessa scarica nervosa di a-
drenalina che attraversava le vene di Nick come un missile Stinger. «Metti le mani
sulla testa.»
«Ehi, sta' calmo, cher. Conosco la prassi.»
Non si era forse già trovato un sacco di volte dall'altra parte della barricata? Sia in
qualità di Navy SEAL che, più di recente, prima di essere espulso dall'arma, di agente
della polizia di New Orleans.
Per poco Nick non si sentì scoppiare la testa quando strisciò fuori dal letto e intrec-
ciò le dita sopra il capo che gli pulsava, ma non sussultò quando gli premettero la
canna di metallo contro la tempia.
Il pivellino all'estremità opposta della pistola aveva un viso liscio e imberbe che lo
faceva sembrare ancora un adolescente.
Accidenti, lui era mai stato così giovane?
No. Quando ci si ritrova un padre come Antoine Broussard, un uomo irascibile e
rissoso, dall'indole esplosiva e sanguigna, non si può fare a meno di crescere in fretta.
Dal golfo del Messico si era addensata una tempesta: le piogge torrenziali batteva-
no il ponte della Urrà creando una spessa cortina di chiassosa nebbia bianca, a causa
della quale, probabilmente, non li aveva sentiti arrivare.
Doveva essere stato per la pioggia. O per tutto quel maledetto Jack Daniel's che si
era scolato la sera precedente. Perché l'unica altra possibilità era che stava perdendo
colpi. E questo significava che forse stava invecchiando.
Che pensiero ridicolo!
No. Non poteva essere così. Soltanto sei mesi prima aveva condotto delle opera-
zioni in qualità di agente segreto in Afghanistan e in Iraq. Certo, era stato ferito, ma
qualche scheggia di proiettile nella coscia e nel petto non poteva causare un tracollo
così rapido.
O invece sì?
Maledizione, no. Tuttavia, era decisamente meglio invecchiare che avere un incon-
tro ravvicinato con la morte. Cosa che sarebbe potuta accadere in un futuro prossimo
se quei tangheri avessero deciso di fare un viaggetto alla palude.
Erano quattro contro uno. Il che avrebbe potuto costituire un problema per un sol-
dato della Delta Force, ma se uno era un Navy SEAL, be', ehi, voleva dire soltanto che
era favorito.
Il problema era che non doveva perdere di vista la missione. Questo significava
che, se avesse fatto fuori i cattivi, probabilmente non sarebbe riuscito a infiltrarsi nel-
l'organizzazione di Leon LeBlanc. E questa non era una possibilità da prendere in
considerazione.
«Siete tutti poliziotti?» Non era facile mantenere un tono rilassato e colloquiale, vi-
sto che aveva la bocca secca come la valle della Morte e impastata come se avesse
bevuto il fango del delta del Mississippi fino all'ultima goccia. «O forse vi ha mandati
LeBlanc?»
Il motivo per cui si era recato in quel bar di Algiers la notte precedente era attirare
l'attenzione del tizio che controllava i traffici illegali della Louisiana meridionale. E,
di conseguenza, era la causa di quella che probabilmente si sarebbe rivelata la madre
di tutte le sbronze. L'inconveniente dell'operare sotto copertura era che ci si doveva
comportare come i cattivi, che la notte precedente sembravano intenzionati a bersi
l'intero stato della Louisiana.
«Chiudi il becco, accidenti!» Un turpe tanghero corpulento, con la stazza di un ar-
madio, gli sferrò un calcio sulle reni con la scarpa dalla punta d'acciaio.
Una scossa di dolore lancinante trafisse la schiena di Nick. Maledizione, avrebbe
pisciato sangue per una settimana.
Se fosse sopravvissuto così a lungo.
Nick non temeva la morte. Ai tempi in cui forniva soluzioni rapide nei punti caldi
di tutto il mondo, l'aveva affrontata più di una volta. Inoltre, chiunque avesse paura di
morire aveva anche paura di vivere. E l'unica cosa che Nick aveva sempre avuto in
comune con quell'ubriacone rissoso del suo vecchio era la volontà di vivere la vita
nella sua massima pienezza.
«Andiamo Broussard.» L'armadio fece rialzare Nick con uno strattone.
«Prima mi lascerete almeno vestire? Perfino quaggiù, di martedì grasso, trascinare
in galera qualcuno senza vestiti potrebbe insospettire un tantino i passanti.»
Nick pensò che sarebbe stato fortunato se fosse finito in prigione.
Constatò di non aver esattamente a che fare con degli scienziati della NASA, perché
quegli uomini parvero sbalorditi dalla sua richiesta. Li vide scambiarsi delle occhiate
perplesse, che sembravano dire e adesso che diavolo facciamo. Infine l'armadio sol-
levò le nocche da terra quanto bastava per raccogliere la biancheria intima, che si tro-
vava in cima al mucchio di indumenti usati che Nick non ricordava di essersi tolto, e
gliela gettò.
«Grazie.»
Nick la prese al volo e se l'infilò. I boxer grigi di lana erano tutt'altro che un'arma-
tura ma, se si doveva combattere, e a quanto pareva lui avrebbe dovuto fare proprio
quello, era di gran lunga consigliabile mettere prima al riparo le palle. Non aveva mai
capito perché così tante squadre di SEAL di cui aveva fatto parte trovassero che andare
in giro senza mutande fosse uno spasso.
Il tanghero gli tirò le braccia dietro la schiena con una violenza tale che Nick rima-
se sorpreso quando constatò che non gli aveva slogato le spalle. Gli serrò un paio di
manette intorno ai polsi, affondandogliele nella pelle. A Nick era sempre piaciuto
quel rumore di metallo scattante, molto più appagante del suono stridulo della plasti-
ca che l'esercito usava negli ultimi tempi. Ma stavolta non gli piacque.
Tutte le persone a bordo della barca, Nick compreso, rimasero di stucco sentendo
sibilare la sirena di un'automobile della polizia lungo la vicina Lake Marina Avenue.
Poi il suono si smorzò in lontananza.
«Andiamo.» L'aggressore spinse Nick oltre la porta sfondata che pendeva dai car-
dini.
«Come posso rifiutare se me lo chiedi con così tanta premura?»
«Idiota, se continui a blaterare, ti daremo in pasto agli alligatori.»
Nick sospettò che non fosse una minaccia vana.
2

Chicago

Il cielo fuori dall'appartamento era ancora di una scura tonalità violacea, quando
Kate Delaney impostò il tapis roulant a una pendenza più simile a quella delle Mon-
tagne rocciose che delle pianure del Midwest, e poi accese l'iPod a un volume tale da
farsi scoppiare i timpani. Non appena la musica dei Pearl Jam fece girare il circoletto
nero, Kate iniziò a correre, percuotendo con le sue nuove Nike Shox Turbo all'ultima
moda l'infinita pista di gomma, il che non era neanche lontanamente appagante come
correre all'aperto.
Nata e cresciuta al sud, Kate non sopportava il freddo, ma se avesse potuto sceglie-
re tra il tapis roulant e le guance screpolate e arrossate dal vento gelido di Chicago,
avrebbe decisamente optato per il vento.
«Spero che finiscano nel punto più basso dell'inferno» mormorò, maledicendo i
cretini che le avevano rovinato la vita. «E che siano costretti a trascorrere l'eternità
con indosso tute da ginnastica di poliestere bianco ad ascoltare disco music registrata
ventiquattro ore su ventiquattro, sette giorni su sette.»
Fuori dalle finestre che andavano dal pavimento al soffitto, le luci della città scin-
tillavano come gemme trafugate dal tesoro di un pirata. Il panorama era uno dei mo-
tivi per cui aveva preso in affitto un loft in un edificio ancora in via di restauro. No-
nostante l'aumento che aveva ottenuto in seguito alla sua ultima promozione, con uno
stipendio da poliziotto non poteva permettersi un appartamento con la vista sul lago.
Poi un giorno, mentre si stava provando una paio di scarpe da Marshall Field, aveva-
no rubato la borsa a un'altra cliente. Kate aveva inseguito scalza il ladro, nel negozio
e lungo State Street. Dopo aver percorso mezzo isolato lo acciuffò con un balzo che
lo lasciò senza fiato, e le procurò escoriazioni a entrambe le ginocchia.
Dopo che il delinquente era stato portato via a bordo dì un'automobile bianca e ne-
ra della polizia, la donna, immensamente grata per aver riavuto la sua costosa borsa
di Prada, diede a Kate il suo biglietto da visita e le disse di chiamarla se per caso fos-
se stata interessata ad acquistare una casa. O anche, si era corretta dopo aver esamina-
to il completo scuro di Kate, decisamente di poche pretese, un appartamento.
Per combinazione, Kate era proprio in cerca di una casa.
L'agente immobiliare non soltanto le aveva trovato quel loft, ma aveva anche fatto
in modo che il proprietario del palazzo pagasse le bollette della luce, e questo rese la
trattativa, se non conveniente, perlomeno accessibile. Purché si fosse accontentata di
mangiare Rice Krispies per cena due volte a settimana.
La prima notte passata nel loft Kate aveva osservato incantata la città che cambiava
davanti ai suoi occhi, tra il crepuscolo e l'alba. L'agente immobiliare le aveva lasciato
in frigorifero una bottiglia di champagne. Era nazionale, non di importazione, ma il
destinatario non avrebbe comunque notato la differenza e, tra una ripresa e l'altra di
sesso appassionato e rovente con l'uomo che aveva approfittato della sua disposizione
insolitamente romantica per farle l'ennesima proposta di matrimonio (e che era stato
respinto per l'ennesima volta), Kate aveva brindato alla sua buona sorte, ignorando
beatamente che la sua fortuna - e la sua vita fossero entrambe sul punto di subire u-
n'improvvisa svolta negativa.
Le stesse finestre che offrivano a Kate una veduta dall'alto di Chicago consentiva-
no anche agli sconosciuti di guardare all'interno. In quel momento la stava osservan-
do qualcuno dal palazzo di fronte? Con uno dei molti telescopi che, da quanto le ri-
sultava, gli inquilini avevano installato alle finestre dei loro appartamenti? O, peggio
ancora, la stavano tenendo d'occhio attraverso il mirino di un cecchino? Si trovava
sotto tiro in quel medesimo istante?
Non sopportando la sensazione di trovarsi così allo scoperto, Kate alzò il volume e
aumentò la velocità iniziando a correre più in fretta. Più energicamente.
Un'ora dopo, quando la sua irritazione fu in parte placata dallo sforzo, fece la doc-
cia, si asciugò con il fon i capelli mossi e ribelli, legandoli in una treccia così tirata da
farle dolere le tempie, poi indossò uno di quei completi neri con i pantaloni che aveva
acquistato quando faceva l'investigatrice.
Aveva optato per i tailleur con i pantaloni perché erano comodi e nascondevano le
macchie di sporco o di sangue. Non perché mettessero piacevolmente in risalto la sua
chioma castana chiara con riflessi ramati e la sua carnagione eburnea. Quel giorno si
vestì di nero da capo a piedi per assumere un'aria austera e per attirare l'attenzione
sulle sue parole e non sul suo aspetto.
In piedi davanti al bancone della cucina, intenta a guardare l'ampia distesa delle lu-
ci della città, ostentando una calma che era ben lontana dal provare, caso mai qualcu-
no la stesse osservando, Kate vuotò la terza tazza di caffè e poi se ne versò un'altra da
bere strada facendo.
Corroborata quanto bastava dalla caffeina, che aveva avuto la meglio sulla sua not-
te insonne, si assicurò sulla spalla la fondina di pelle, prese il cappotto dall'attacca-
panni accanto alla porta, raddrizzò le spalle e poi, sentendosi come il gladiatore Rus-
sell Crowe che faceva il suo ingresso nel Colosseo, uscì dalla porta a passo di marcia.
Il vecchio ascensore, un tempo usato per caricare le merci, se la prese comoda a
raggiungere sferragliando l'ultimo piano. Quando finalmente arrivò, Kate diede una
rapida occhiata al suo interno, poi, assicuratasi che fosse vuoto, entrò.
Le avevano offerto protezione. In effetti, il procuratore distrettuale l'aveva richia-
mata soltanto la sera prima per convincerla ad accettare una guardia del corpo armata.
Cosa che Kate trovò ridicola. Sono i poliziotti quelli che proteggono e si mettono al
servizio degli altri. Non hanno bisogno di protezione. Soprattutto da parte di altri po-
liziotti.
Aveva rifiutato l'offerta. Come aveva fatto dozzine di volte nel corso dei mesi pre-
cedenti.
Conscia che i bastardi codardi contro i quali doveva testimoniare volevano farle
credere che ogni suo respiro potesse essere l'ultimo, Kate si rifiutò di arrendersi alla
sensazione oscura e strisciante di avere il destino segnato, quando l'ascensore iniziò la
sua discesa con uno stridio sinistro degli ingranaggi e un sobbalzo che le fece tremare
le ossa. Il loro scopo era farla stare in ansia per le piccole cose quotidiane, farle vive-
re un'esistenza snervante sempre in bilico sul sottile filo del rasoio che separa la lotta
e la resa.
Ma il punto era che, se avesse permesso ai cattivi di prendere il sopravvento su di
lei, gliel'avrebbe data vinta.
E se loro l'avessero avuta vinta, lei avrebbe perso.
«E questa è un'ipotesi da non prendere nemmeno in considerazione» mormorò con-
fusamente quando, all'improvviso, l'ascensore si fermò sferragliando al quinto piano.
Una scarica di adrenalina attraversò le sue vene già sovreccitate dal caffè. Pronta a
estrarre la sua Glock, si lasciò sfuggire un sospiro di sollievo quando la porta si aprì e
vide un uomo con addosso un cappotto di cachemire nero.
«Buongiorno» la salutò.
«'Giorno.» Kate usò un tono brusco. Non ricambiò il sorriso. Ma, avendo capito
che si trattava di un inquilino del palazzo, sfilò la mano da sotto il cappotto.
«Hanno detto che nevicherà tutto il giorno» affermò lui.
Kate fece spallucce quando l'ascensore riprese a scendere sbatacchiando. «Siamo a
Chicago. Cos'altro ci si può aspettare se non la neve?»
E la neve. E ancora la neve. Quando non veniva giù il nevischio, che era anche
peggio.
«Mi sa che non apprezza molto il nostro inverno.»
«Suppongo che la neve sia meravigliosa quando si è bambini.» Non che avesse mai
vissuto un inverno innevato da piccola, visto che era cresciuta nel torrido e umido
sud. «Ma quando si è adulti e si deve guidare su quella roba, con il sale che ti corrode
le ruote e le montagne di fanghiglia marrone che resistono fino alla primavera, in un
certo senso perde tutto il suo fascino.»
«È mai andata a sciare?»
«No.»
«Magari cambierebbe idea sulla neve, se lo facesse.» Kate pensò che fosse più ve-
rosimile che la nominassero comandante della polizia. Il che, dopo quel giorno, aveva
una probabilità di accadere pari a… oh, diciamo, un fantastilione a uno.
L'uomo riempì il silenzio in cui erano immersi, dato che Kate non rispose. «Ho una
casetta in Colorado.»
«Hmm» disse Kate in modo evasivo, perché non era in vena di fare conversazione.
«A Purgatory.»
E il purgatorio era proprio ciò a cui quel viaggio in ascensore iniziava ad assomi-
gliare.
«È bellissimo sciare in questo periodo dell'anno. C'è la migliore polvere bianca che
si possa immaginare.»
L'unico tipo di polvere bianca che le fosse mai interessato era reperibile soltanto
all'interno di sacchetti. Più sacchetti di quanti potessero immaginare le persone che
non facevano parte della polizia - compresi i politici che continuavano ad approvare
leggi sulla droga.
«Ci torno la prossima settimana.»
«Beato lei.»
Quanto a Kate, non riusciva a capire come si potesse fuggire dal clima invernale
del Midwest solo per andare a cacciarsi in un posto in cui nevicava ancora di più, ma
del resto aveva visto un sacco di cose perfino più strane negli anni trascorsi nell'arma.
Mentre l'uomo continuava a proclamare quanto fosse meraviglioso scendere teme-
rariamente in picchiata da una montagna rivestita di ghiaccio, alta più di quattromila
metri, fissati su due assicelle di legno o di qualsiasi materiale fossero fatti gli sci di
questi tempi, Kate si astrasse, concentrandosi sulla sua imminente deposizione.
Se l'era sempre cavata bene in tribunale. No, più che bene. Andava alla grande,
perbacco. Gli avvocati dell'ufficio del procuratore distrettuale la adoravano perché
forniva risposte sintetiche, non divagava mai dalla domanda, non esprimeva mai la
sua opinione personale, ma si atteneva ai fatti e, cosa più importante, non si faceva
mai e poi mai confondere dalla parte avversaria.
Naturalmente, non era nemmeno mai stata coinvolta di persona in un caso. Finora.
«Pensavo che magari le sarebbe piaciuto venirci con me.»
Quella frase attirò la sua attenzione.
«Con lei?» Doveva aver capito male. «In Colorado?»
Si erano conosciuti un mese prima, quando lui si era trasferito in quel palazzo. Era
intento a trasportare un ficus alto un metro e ottanta nel suo nuovo appartamento e
Kate - le cui manacce non avevano mai toccato una pianta senza farla morire imme-
diatamente - aveva ammirato l'arbusto dalle foglie verdi. Dopo quell'occasione ave-
vano avuto modo altre volte di scambiarsi saluti sbrigativi in garage, ma questa era la
conversazione più lunga che avessero mai fatto.
«Entro quella data il suo caso dovrebbe essere chiuso, giusto?»
In ogni cellula del corpo di Kate scattò l'allarme rosso. Sebbene le labbra dell'uomo
fossero increspate da un sorriso benevolo, le era capitato di imbattersi in assassini
freddi come il marmo che si divertivano a spezzare una vita.
Soprattutto la vita di un poliziotto.
Con perfetto tempismo, la luce già fioca del soffitto tremolò.
Una volta.
Due volte.
Tre volte.
Non appena l'uomo infilò la mano inguantata nel soprabito nero, la luce si spense,
facendo piombare l'ascensore nell'oscurità.
3

New Orleans

L'odore della pioggia caduta da poco indugiava nell'aria che il fiume vicino faceva
olezzare di camelie, sale e gasolio. Mentre avanzava incerta sul terreno dissestato e
rivestito di conchiglie, Desirée Doucett stringeva convulsamente la mano scura del-
l'uomo che l'aveva portata in quella spettrale Città dei Morti.
Anche prima di Katrina, nessuna donna prudente avrebbe messo piede nel cimitero
di St Louis nemmeno durante il giorno, figurarsi di notte. Non che qualcuno l'avrebbe
mai definita prudente.
Tuttavia, certi rischi sembravano accettabili. Ma non questo.
Il fatto che il suo compagno, Toussaint Jannise, avesse pagato uno spacciatore che
proveniva dal vicino quartiere di case popolari di mattoni rossi per accompagnarli al
cimitero, contribuì ben poco a placare i nervi di Desirée. Cosa avrebbe impedito a
quell'energumeno calvo, dall'aria torva, abbastanza massiccio da poter fare il line-
backer nei Saints e, Desirée sospettava, armato fino ai denti sotto l'impermeabile ne-
ro, di stabilire che avrebbe potuto trarre maggior vantaggio derubandoli nel cimitero
deserto?
O uccidendoli solo per il gusto di farlo?
O derubandoli, per poi uccidere Toussaint e infine concludere la sua orgia crimina-
le del martedì grasso stuprandola e uccidendola?
Nulla. Si trovavano letteralmente alla sua mercé.
Desirée aveva i nervi tesi e il cuore in gola. Deglutì e si sentì in bocca il sapore me-
tallico della paura.
Un sottile raggio di luce lunare era riuscito a filtrare attraverso uno squarcio nelle
pesanti nubi scure, cariche di pioggia, illuminando le tombe in rovina, a malapena vi-
sibili attraverso le dense volute di nebbia, come muti spettri bianchi.
Si fermarono davanti a una tomba ricoperta di x fatte di polvere di mattone. Il ter-
reno circostante era cosparso di monete, conchiglie e perline lucenti del martedì gras-
so. La tomba apparteneva a Marie Laveau, la famosa regina del voodoo del XIX se-
colo. Le x erano una sorta di lascito testamentario, i segni di gratitudine per desideri
esauditi. Perché non si sa mai.
Osservò Toussaint, suo maestro e amante, inginocchiarsi davanti alla tomba e, do-
po aver cantato alcune parole dal suono africano che Desirée non aveva alcuna inten-
zione di provare a capire, iniziare a spargere sul terreno della farina gialla. Anche se
non era da molto che si interessava di voodoo, Desirée capì che stava facendo un ve-
ver, un tributo a Damballah-Wedo, la più famosa divinità maschile che, in foggia di
serpente, aveva plasmato le montagne e le pianure sulla terra e creato le stelle e i pia-
neti in cielo. Quando aveva mutato la pelle alla luce del giorno, riversando l'acqua
sulla terra, il sole che aveva creato splendette sull'acqua dando vita all'arcobaleno.
Sua moglie e compagna di vita, Aida-Wedo, un serpente iridescente avvolto in cor-
te spire, condivideva con Damballah-Wedo la funzione di protettrice del cosmo e di
dispensatrice dì miracoli. Era l'immagine di Aida-Wedo che Desirée aveva tatuata sul
seno.
Mentre Toussaint si dava da fare con il vever, Desirée dispose con cura le loro of-
ferte: un flacone di profumo dalla miscela speciale, un rosario di perline multicolori
in onore dell'arcobaleno sacro, una banana matura, perché era il cibo preferito del
serpente iridescente, e sette dollari d'argento luccicanti che, sospettava, il loro 'protet-
tore' sarebbe tornato a prendere non appena loro se ne fossero andati.
La maggior parte della gente lasciava delle monete d'argento da dieci cent.
Ma d'altra parte, la maggior parte della gente non si trovava in guai grossi come i
suoi.
L'uomo si alzò. Si sfregò i palmi l'uno contro l'altro. «C'est tout.»
La cinse con un braccio e insieme abbassarono lo sguardo sul disegno di farina
gialla che raffigurava i due serpenti in posizione eretta, separati da una fila di cinque
stelle.
«È bellissimo» disse lei.
«C'è chi sa fare di meglio» rispose lui con l'atteggiamento umile che l'aveva attratta
da subito. Svolgendo la sua professione, non incontrava molti uomini sicuri della
propria virilità al punto tale da essere umili. «Ma speriamo che il dio e la dea apprez-
zino la mia misera opera.»
Infilò una mano nella tasca dei pantaloni, estrasse un carboncino e glielo porse. La
chiesa, che sovrintendeva alla manutenzione del cimitero, si lamentava perché la gen-
te danneggiava le altre tombe per procurarsi dei mattoni con cui scrivere. Questa era
una delle altre cose che Desirée amava di quell'uomo: il fatto che fosse così pieno di
riguardi nei confronti del prossimo. Altra qualità rara nel suo ambiente.
«Adesso,» disse lui «traccia tre x sulla tomba, mentre esprimi in silenzio il tuo de-
siderio a Marie Laveau.»
Quello era facile. Voleva rimanere in vita. Poi, se le fosse stato permesso di avan-
zare una richiesta supplementare, avrebbe voluto vivere per sempre felice e contenta
con Toussaint Jannise.
«C'est tout» disse, ripetendo le sue parole in francese, quando ebbe finito di formu-
lare la tacita richiesta.
«Bien.» Le prese la mano; il contrasto tra la pelle scura di lui e quella chiara di lei
le ricordò nuovamente quanto fossero diversi sotto molteplici aspetti.
Ma stava cambiando. Grazie a lui.
Le ripiegò le dita sul palmo chiudendole la mano in un pugno. «Da' tre colpi sulla
tomba nel punto in cui hai tracciato i tuoi segni» le raccomandò.
Mentre lei seguiva le sue istruzioni, l'uomo prese a dondolare, intonando un canto
dalle sonorità caraibiche.
I meravigliosi occhi turchesi erano chiusi, il bel volto illuminato, come se sotto la
sua pelle fossero state accese un migliaio di candele. Alzò le braccia, con i palmi ri-
volti verso l'alto, in direzione del cielo. Dal fiume sopraggiunse una folata di vento,
apparentemente profumata di incenso e di spezie misteriose, che gli sollevò i capelli
ornati di perline finché non si allargarono formando un alone nero come l'ebano in-
torno alla sua testa.
«Merda, amico» disse la guardia del corpo di cui Desirée aveva dimenticato la pre-
senza. «Mai vista una roba del genere.»
«Se solo pensi di andartene, quest'uomo farà in modo che Marie Laveau ti trasfor-
mi in una capra» lo avvisò lei, senza distogliere lo sguardo da Toussaint, mentre il
terreno iniziava a muoversi sotto i loro piedi. «E poi ti sacrificherà agli dèi più oscuri
e crudeli del voodoo. Esseri cornuti così cattivi che non puoi immaginarteli nemmeno
nel peggiore degli incubi.
«E poi, dopo che ti avrà squartato con il machete e avrà mangiato il tuo cuore an-
cora pulsante, ti arrostiremo su uno spiedo, ti sminuzzeremo in piccoli pezzi e ti ser-
viremo a tutti i tuoi nemici spacciatori.»
«Sei un osso duro, sbronza» protestò lui.
«Lo sai, amico.» Non che avesse mai avuto molta scelta.
Intorno a loro era divampata una tempesta: tuoni assordanti rombavano come colpi
di cannone, fulmini bianchi biforcati saettavano nel cielo come comete infuocate. Le
stelle iniziarono a cadere; la candida luna piena sospesa al di sopra della Città dei
Morti prese a palpitare. Dapprima lentamente, poi sempre più in fretta, finché non en-
trò in competizione con il battito sfrenato del suo cuore.
Il vento mugghiava; la terra tremava. La pioggia bollente scendeva a dirotto, men-
tre l'acqua sfrigolava sulla sua pelle. Nutrendo una fede assoluta in quell'uomo e nella
sua magia, con l'eccitazione, il potere e, sì, persino la speranza che le ardevano nelle
vene, Desirée osservò incantata il galeone spettrale della luna rompere gli ormeggi e
precipitare verso la terra. La tomba si illuminò di un chiarore abbagliante. Un'intensa
luce blu divampò dalla sua sommità e trafisse la luna, rilanciandola in alto, attraverso
le torbide nuvole nere.
E poi tutto tornò tranquillo. Smise di piovere come se qualcuno avesse chiuso il
rubinetto. Le perline di Toussaint si posarono nuovamente sulle sue spalle. Quando
abbassò le braccia lungo i fianchi, la terra si placò. Le stelle vorticanti tornarono a es-
sere immobili, luccicando come diamanti sul velluto, mentre la luna continuava il suo
viaggio tranquillo attraverso il cielo blu di mezzanotte.
«J'ai fait tous ce que je pouvais» mormorò lui. «Ho fatto tutto quello che potevo.»
Sebbene fosse alto un metro e ottanta e avesse un fisico atletico, sembrava esausto.
E non c'era da meravigliarsi.
«Hai fatto per me più di quanto chiunque altro abbia mai fatto in tutta la mia vita.»
Lo abbracciò, non per sedurlo ma per confortarlo.
«Maledizione,» disse lo spacciatore con voce lugubre «adesso possiamo andarce-
ne?»
Toussaint gli rivolse un sorriso benevolo che non lo fece sembrare affatto un uomo
capace di trasformare chicchessia in una capra sacrificale. «Certo.»
Se ne andarono dal cimitero mano nella mano.
«È stato stupefacente» esclamò Desirée.
«Davvero?» le chiese.
«Non te ne sei accorto?»
«No.» L'uomo scosse il capo. «Penso di essermi fatto trascinare dagli eventi.»
«Be', lascia che te lo dica, tesoro, è stato veramente forte. Se quello non ha attirato
l'attenzione di Marie Laveau, non ci riuscirà nient'altro.»
Desirée sapeva che certe persone - come quella ciarlatana di sua madre che a sua
volta aveva sicuramente ordito non poche truffe ai danni di persone che credevano
nel soprannaturale - avrebbero detto che Toussaint aveva semplicemente architettato
una farsa colossale. Le avrebbero spiegato che ovviamente aveva allestito le casse
acustiche e lo spettacolo multimediale prima del loro arrivo. Che aveva approfittato
delle debolezze del pubblico, gettando le fondamenta e lasciando che la sua immagi-
nazione facesse il resto.
È un imbonitore e non ha fatto altro che mentirti, piccola. È soltanto frutto della
tua immaginazione.
Era quanto sua madre le diceva ogni volta che i demoni si impossessavano di lei.
Ma d'altra parte, Antoinette Carroll Pickett St Croix non era mai stata reputata since-
ra. Anche se, a suo dire, proveniva da una buona famiglia di Savannah, i cui antenati
avevano combattuto la Rivoluzione americana, Antoinette - in realtà figlia di una can-
tante di cabaret e di un avvocato del sud, alcolizzato e radiato dall'albo - aveva sem-
pre vissuto di espedienti astuti e se l'era cavata grazie alle bugie melliflue che le usci-
vano di bocca con estrema naturalezza.
Essendo figlia di sua madre nell'aspetto, nei modi e nella natura ambiziosa, Desirée
la sapeva lunga in fatto di bugie. Ma sapeva anche qualcosa che sua madre ignorava.
A volte i demoni erano reali.
4

La tempesta infuriava verso nordest, portando le piogge torrenziali nel Mississippi,


lasciandosi alle spalle l'aria umida, satura del fetore nauseabondo della vegetazione in
decomposizione. Lo stridio dei grilli creava un acuto contrasto con i gracidii profondi
delle rane toro, mentre il ronzio del fuoribordo ricordò a Nick il trapano di un denti-
sta. Sempre ammanettato, non più ubriaco, ma sotto l'effetto dei postumi della sbron-
za e bagnato fradicio per essere stato trascinato fuori sotto la pioggia, era stato con-
dotto sulla riva opposta del Mississippi, nel quartiere di St Bernard. Adesso giaceva
supino sul fondo piatto di una piroga che avanzava lungo le anse del fiume paludoso.
Orione, il cacciatore, armato e in cerca di preda attraversava a grandi passi il cielo
nero, come il petrolio che galleggiava sull'acqua solcata dalla barca. Trovarsi nella
palude, soprattutto di notte, era come tornare indietro nel tempo per fare una gita nel
periodo preistorico. Nick non si sarebbe sorpreso se avesse visto uno pterodattilo
sfrecciare improvvisamente attraverso il muschio argenteo che cresceva sui cipressi
nodosi e sugli alberi della gomma, oppure un brontosauro mastodontico emergere dal
rigoglioso intrico di felci illuminate dalla luna.
L'oscurità non lo spaventava. Accidenti, prima di tornare a casa in Louisiana aveva
lavorato per quindici anni sotto il manto della notte. «Il nemico teme il buio» era soli-
to dire il comandante Jake O'Halloran. «Perché è lì che ci annidiamo noi SEAL.»
Non si limitavano ad annidarsi nella notte. La dominavano, ecco cosa facevano.
Quando raggiunsero un punto in cui c'era più fango che acqua, il più grosso dei
suoi aguzzini spense il motore e si mise a remare. Dopo una ventina di minuti supera-
rono un'ansa e il corso d'acqua fangoso si aprì in quello che sembrava un laghetto.
Sulla riva del lago, sotto i rami lunghi e contorti di una quercia secolare, si ergeva
una vecchia capanna di piantatori, montata su una palafitta.
Nick aveva sentito parlare di quell'accampamento da quando era entrato nella poli-
zia, ma non aveva mai conosciuto nessuno che l'avesse visto. E questo aveva la sua
logica, poiché, a dar retta alle storie, l'ultima persona che ne aveva rivelato l'ubica-
zione era stata data in pasto agli alligatori, arto dopo arto, mentre era ancora viva.
L'ubicazione dell'accampamento era isolata anche per i parametri del fiume palu-
doso. Nick si chiese se il fatto che l'avessero portato lì significava che gli sarebbe
spettata una sorte simile.
Sarebbe stato il colmo… sopravvivere a un maledetto attacco di mortaio sulle
montagne dell'Afghanistan per poi venire ucciso da un lurido delinquente della Loui-
siana.
In confronto, l'interno della capanna avrebbe fatto sembrare sontuosa la cella di un
monaco trappista. Le quattro sedie dallo schienale dritto e il grosso tavolo che occu-
pavano quasi tutta l'unica stanza erano stati ricavati dai cipressi del posto, e non c'e-
rano cuscini per rendere più comode le sedie.
Lungo le pareti erano state disposte delle brande verde militare. Su una parete era
appesa una bandiera confederata accanto alle foto di alcune bellezze di provincia
strappate dalle pagine della rivista Maxim.
La lanterna a cherosene appoggiata sul tavolo metteva in risalto un'informe mac-
chia scura di sangue sulle assi grezze del pavimento.
Certo, quello avrebbe potuto essere un capanno da caccia e il sangue sarebbe potu-
to appartenere a uno sventurato animale selvatico.
Come no. E lui era Vin Diesel, maledizione.
Per essere cresciuto sulle strade malfamate di Algiers in Louisiana, non in Africa -
Leon LeBlanc aveva accumulato una fortuna. Il suo completo italiano da tremila dol-
lari sembrava fatto su misura, la folta chioma argentea scostata dalla fronte aveva un
taglio sofisticato e le unghie avevano una lucentezza madreperlata. Se lo si fosse
piazzato nelle tribune durante i giochi dell'università Tulane sarebbe potuto sembrare
un ex alunno, diventato banchiere o agente di cambio, che lavorava in uno di quei
grattacieli di vetro pieni di uffici del centro finanziario e commerciale. Finché non si
notava la pistola calibro 38 puntata contro il petto di Nick.
«Benvenuto, signor Broussard.» Aveva un tono informale, ma se un alligatore a-
vesse potuto sorridere, sarebbe somigliato moltissimo a LeBlanc. «Com'è stato genti-
le a venire a farmi visita.»
«È stato gentile lei a invitarmi» disse Nick strascicando le parole. E alla buon'ora,
accidenti. Nick aveva iniziato a credere che fosse più semplice ottenere un appunta-
mento con il presidente. «Però, se avessi saputo che si trattava di un'occasione uffi-
ciale, mi sarei fatto stirare la mia vecchia divisa di gala blu.»
Il sorriso di LeBlanc non si smorzò. Ma Nick intuì che l'omaccione che incombeva
alle sue spalle ribolliva di rabbia.
Apparentemente accortosi che l'atmosfera si era fatta tesa, LeBlanc alzò una mano.
«Perché voi ragazzi non uscite dopo aver tolto le manette al signor Broussard?»
Era più un ordine che un consiglio, e tutti í presenti se ne resero conto. Suo mal-
grado, Nick rimase colpito quando gli scagnozzi se ne andarono trascinando i piedi.
«Ottimo stratagemma.» Si trattenne dallo sfregarsi i polsi escoriati. «Hanno già
dimostrato di sapere eseguire gli ordini. Di mattina le portano anche il giornale e le
pantofole?»
«Non metto le pantofole.» Come se avesse stabilito che Nick non rappresentava
una minaccia, posò la pistola e infilò la mano in una borsa termica appoggiata sul pa-
vimento accanto al tavolo. «Quelle le lascio alle mammolette.» Lanciò a Nick un'oc-
chiata fugace. «A quanto pare non le indossa nemmeno lei. Il che non mi sorprende
visto che è stato nell'esercito e tutto il resto. E tenuto conto di chi è suo padre.»
Essendo giunto alla conclusione che non si trattava di una domanda, Nick non ri-
spose.
LeBlanc estrasse dalla borsa termica due bottiglie di birra Dixie che, da quando
Katrina aveva distrutto la fabbrica di birra vecchia cent'anni, era diventata una rarità
da quelle parti, come i funzionari dell'Agenzia Federale per la Gestione delle Emer-
genze con un libretto degli assegni in mano. Porse una bottiglia a Nick.
«Perché non si siede, Broussard? Così ci facciamo due chiacchiere.»
«Che ne dice se torno a casa e la lascio a chiacchierare con quei bestioni dei suoi
tirapiedi?»
«Sono dei bravi ragazzi. Forse non sono molto sofisticati, ma mi hanno dato prova
di grande lealtà, che è un bene raro di questi tempi.» Due occhi dorati, orlati di un
marrone più scuro, passarono in rassegna Nick. Videro i lividi. «Hanno avuto la ma-
no pesante con lei.»
«Può dirlo forte.»
Poiché da piccolo era abituato a prendere il posto di suo padre durante le partite
settimanali di poker, Nick sapeva quando tenere la mano. E quando passare.
Visto che LeBlanc aveva in mano parecchi assi, Nick si sedette in modo scomposto
su una sedia di legno e bevve un lungo sorso di birra, godendosi il lieve sentore dei
barili in cui era invecchiata. Probabilmente i bevitori raffinati non avrebbero conside-
rato la Dixie la migliore birra del mondo, ma Nick la beveva da quando aveva quin-
dici anni, e per quanto lo riguardava, sulla faccia della terra non c'era nulla di meglio
con cui accompagnare le aragoste.
«Era un brav'uomo, suo padre» disse LeBlanc. «Mi è dispiaciuto quando ho saputo
che è passato a miglior vita.»
«Be', siamo in due.»
Nick sapeva benissimo che, sebbene probabilmente non fosse stato lui a premere il
grilletto - LeBlanc non sarebbe riuscito a sopravvivere tutti quegli anni rischiando la
cattura, se avesse sbrigato in prima persona i suoi affari loschi il malavitoso aveva
apposto la sua firma sul cosiddetto suicidio del Grande Antoine.
Posò la bottiglia sul tavolo e rischiò il tutto per tutto. «Ascolti, LeBlanc, controlle-
rà anche metà dei poliziotti del distretto, ma io non sono il mio vecchio.»
«Lo so. Antoine era solito dire che lei era una testa calda, ma anche che era candi-
do come un chierichetto.»
«Mi dispiace ma non me la bevo.»
Inarcò un nobile sopracciglio argenteo. «Cosa? Che suo padre la riteneva una per-
sona integerrima? Oppure che parlava di lei in generale?»
Nick fece spallucce e bevve un altro sorso di birra. Parlare di suo padre gli faceva
venire sete.
«Era davvero orgoglioso di lei» proseguì LeBlanc in modo mellifluo. Nonostante
l'apparente tono gioviale, Nick sapeva che non si trattava di una conversazione in-
formale. I malavitosi come LeBlanc non mandavano i loro tirapiedi a trascinare chic-
chessia sul fiume fangoso nel cuore della notte, soltanto perché avevano bisogno di
qualcuno con cui parlare del più e del meno. «Non aveva capito un cazzo di lei. Ma
era orgoglioso.»
«I cellulari riescono a ricevere qui fuori?»
L'uomo più anziano inarcò le sopracciglia per l'apparente incongruenza. «La rice-
zione è a macchia di leopardo. Perché?»
«Perché potrebbe aver bisogno di usare quel maledetto telefono per comunicarlo a
qualcuno a cui interessi.»
Nick sospettava che non fossero molte le persone che avrebbero avuto il coraggio
di rispondere per le rime a Leon LeBlanc. Perlomeno era ciò su cui contava.
Tombola. LeBlanc gettò indietro la testa e scoppiò a ridere. «È proprio figlio di suo
padre, dopotutto.»
Si sfregò i palmi delle mani - che sembravano non aver mai svolto nemmeno un
briciolo di lavoro manuale - in un evidente scoppio di ilarità, gustandosi una battuta
di cui non volle rendere partecipe Nick.
«Ho saputo che si è cacciato in un piccolo guaio con la polizia.»
Nick fece spallucce. «Mi hanno incastrato.»
«Lei si attiene alla sua versione dei fatti.» LeBlanc ammiccò, raggiante per il pro-
prio senso dell'umorismo come un venditore di rivestimenti in materiali termoplastici.
«Ma sa, mi ha fatto pensare.»
Questa era sempre una cosa pericolosa.
«Di solito il dipartimento di polizia non fa nemmeno una piega quando qualcuno
intasca tangenti da squallidi locali di terz'ordine, come quello in cui è stato pizzicato
lei.»
Non in quella città, perlomeno. «Suppongo che aver mostrato la mia foto in televi-
sione non mi abbia reso molto popolare.»
«Senza dubbio, è possibile. Ai poliziotti non piace vedere uno di loro al telegiorna-
le della sera. A meno che, naturalmente, non venga presentato come un eroe caduto.
Tuttavia, quella roba insignificante tende a finire nel dimenticatoio.»
«Come Katrina.»
LeBlanc increspò le labbra in un sorriso soddisfatto. «Quell'uragano potrebbe rive-
larsi la cosa migliore che sia mai accaduta in questa città.»
«Suppongo che questo valga per quanti sono riusciti a ottenere il controllo degli
appalti governativi.»
L'impresa di costruzioni Crescent City di Leon LeBlanc aveva demolito per mesi
gli edifici dichiarati inagibili, mentre i suoi camion per il trattamento dei rifiuti ave-
vano portato via montagne di macerie. Quando avevano cominciato a distribuire gli
appalti governativi, LeBlanc era stato il primo a presentarsi al banco. Tutti i subap-
paltatori intenzionati a mettere le mani sulla ricostruzione di una parte di New Orle-
ans avrebbero dovuto pagare LeBlanc per riuscire nel loro intento.
«Può darsi. Il punto è, Broussard, che ho pensato parecchio alla sua situazione.»
Nick non rispose neanche stavolta.
«E sono giunto alla conclusione che o è il tizio più sfortunato sulla faccia della ter-
ra, o forse ha fatto incavolare qualcuno del dipartimento. Tenuto conto della sua fama
di bravo ragazzo, propendo per la seconda ipotesi.»
«Ehi, non è un mio problema se le persone si incavolano.»
«A meno che le persone incavolate non decidano per caso di cacciarla fuori dai
piedi. Incastrandola. Ma c'è qualcosa che non quadra.» LeBlanc incrociò le braccia e
si sporse in avanti sul tavolo. Un anello al mignolo con un diamante delle dimensioni
di un iceberg luccicò come ghiaccio alla luce della lanterna. «Ho fatto delle ricerche,
ma non sono riuscito a trovare anima viva disposta a confessare di averle teso una
trappola per farla arrestare per corruzione.»
Non sapendo dove volesse andare a parare, a Nick venne il leggero sospetto di aver
sbagliato a valutare la situazione.
«Circolano un sacco di storie a New Orleans» continuò LeBlanc in tono affabile. Il
sorriso che gli illuminava lo sguardo era sincero come le promesse del governo.
«Certe sono più vere di altre. Immagino che l'abbiano buttata fuori dal dipartimento
con delle false accuse perché lei è ciò che tutti odiano. Un ipocrita.»
«Se questa è la sua opinione,» disse Nick finendo la Dixie «è libero di pensarla
come vuole. E, per l'esattezza, quel problemino si è rivelato la cosa migliore che mi
sia mai capitata. Adesso ho il mio lavoro. Nessuno mi dice cosa devo fare. O come
devo farlo. Non c'è nessun Grande fratello che mi controlla.»
«Ma c'è la commissione statale incaricata di concedere le licenze.»
Nick rise in modo beffardo. «Sì, giusto.»
«È stato furbo.» Agli angoli degli occhi di LeBlanc si formarono delle rughe. «È
passato molto tempo dall'arrivo di Katrina, ma sono tutti ancora un po' distratti.»
'Distratti'. Quella era la parola giusta.
«Suppongo che questo sia il motivo per cui è riuscito a ottenere la licenza senza
aver frequentato il corso obbligatorio di quaranta ore per diventare investigatore pri-
vato.»
«Mi ha proprio tenuto d'occhio.»
«Io e il Grande Antoine frequentavamo insieme il liceo Redemptorist. Eravamo
amici. Mi sentirò per sempre in colpa perché non è venuto a raccontarmi i suoi pro-
blemi prima…»
«Che gli facessero saltare il cervello con un fucile?»
LeBlanc scosse il capo. «Ho saputo che non è stato molto piacevole.»
«È difficile che un cervello schizzato sulla parete di una camera da letto lo sia.»
In realtà, quando aveva visto le foto della polizia, Nick era rimasto sorpreso nel
constatare che quel bastardo avesse ancora un cervello, se si teneva conto che per
quasi tutta la vita - o perlomeno da quando era tornato a casa da Chu Lai con due me-
daglie al valore e un bisogno smodato di bere - suo padre aveva fatto del suo meglio
per rovinare ogni maledetta cellula del proprio corpo.
«Quanto al fatto di aver saltato il corso per diventare investigatore privato, visto
che di questi tempi la polizia è a corto di personale, certi membri della commissione
per le licenze, diciamo ben disposti, ritengono che sia meglio riportare i poliziotti sul-
le strade. Perfino quelli privati.»
«Quanto le è costato?»
«Nemmeno un centesimo.»
LeBlanc ridacchiò. «Se la cava abbastanza bene a dire bugie, Broussard. Ma non ci
casco. Si sta arrampicando sugli specchi, ragazzo.»
«Sì, ma mi sono fatto fare dei biglietti da visita eleganti. Penso che ben presto ri-
medierò un caso scottante.»
Finora aveva avuto tre clienti. La prima era una sua ex fidanzata dei tempi del lice-
o, che gli aveva chiesto di indagare su un tizio con cui era intenzionata a fare sul se-
rio; la seconda era un'amica che aveva una testa di cazzo di marito con una predispo-
sizione a menare le mani. In entrambi i casi Nick si era rifiutato di accettare denaro.
Alla prima cliente era convinto di doverlo, dal momento che l'aveva pressoché scari-
cata per arruolarsi in marina dopo il liceo. Nel secondo caso la donna era una vittima,
e la sua coscienza non gli avrebbe mai permesso di guadagnare dei soldi sulla sua
pelle.
Il terzo caso era più spinoso. E iniziava a sospettare che fosse il vero motivo per
cui l'avevano trascinato lì quella notte.
«Chiedi e ti sarà dato. Perché, guarda caso, ho un lavoro per lei, ragazzo.»
Nick si appoggiò allo schienale, tenendosi in equilibrio sulle gambe posteriori della
sedia. Bien. Molto meglio. Adesso le cose stavano tornando sul binario giusto. «Che
tipo di lavoro?»
«Diciamo che si tratta di una persona scomparsa.»
«Un mucchio di persone mancano ancora all'appello da quando Katrina ha disperso
gente da tutte le parti.»
Quel fine settimana erano scomparsi anche un sacco di poliziotti. Alcuni a bordo di
automobili 'prese in prestito' da concessionari del posto.
«Dice bene. Ma non dovrebbe essere poi così difficile trovare questa persona in
particolare. Visto che voi due siete, be', diciamo intimi?»
Accidenti. Figurarsi se lei non l'aveva fatta grossa.
Nick dovette compiere uno sforzo sovrumano, ma riuscì a mantenere un'espressio-
ne e un tono di voce neutri. «Sono intimo con un sacco di persone. Soprattutto dell'al-
tro sesso.» Gli lanciò quel genere di sorrisino che due uomini sono soliti scambiarsi
quando una donna affascinante cammina con passo sinuoso davanti a loro.
«Anche sotto questo aspetto assomiglia a suo padre. Ai vecchi tempi, anche ad An-
toine piacevano le donne. Ma si dice in giro che lei e Desirée Doucett avete fatto por-
cherie.»
«In giro non sanno proprio un bel niente di quello che faccio in privato.»
LeBlanc emise un lungo sospiro paziente. «È bravo a mentire, ragazzo. Ma sa co-
me si dice: una foto vale più di mille parole.»
Infilò una mano nella tasca della giacca ed estrasse una busta. Poi aprì a ventaglio
delle foto sul tavolo, come un giocatore di poker che mette in mostra una scala reale.
Cazzo, cazzo, cazzo! Nick simulò uno scarso interesse verso le foto, anche se la te-
sta gli girava come una maledetta trottola.
Erano ritratti insieme, Desirée con la candida pelle liscia, profumata e incipriata, e
lui ancora completamente vestito, cosa che comunque non lo proscioglieva da ogni
accusa. Soprattutto quando vide le altre foto: Desirée tra le sue braccia, le labbra car-
nose di Desirée sulle sue, Desirée avvinghiata a lui come un maledetto pitone sul suo
bel letto di ferro battuto.
«Non mi crederebbe, vero, se le dicessi che ero andato a fare visita a un'amica ma-
lata?»
«Di sicuro, crederei che lei e quella puttanella stavate giocando al dottore» rispose
LeBlanc. «Era così intimo con lei che probabilmente sa dove trovarla.»
La spina dorsale di Nick venne percorsa da un brivido gelido. «E perché la sta cer-
cando?» Aveva la voce ferma. E le mani umide.
Figurati se quella pazza testarda di una rossa non combinava un casino. Be', lui vo-
leva infiltrarsi nella banda di assassini, delinquenti e ladri di LeBlanc.
Ma, accidenti, non in questo modo.
Aveva immaginato che il capobanda gli avrebbe commissionato l'uccisione di
qualcuno su due piedi, per verificare quanto fosse caduto in basso. Quanto potesse
essere disperato.
In qualità di cecchino dei SEAL, Nick aveva già spezzato delle vite. Per dovere. Per
la bandiera e la patria. Ma non avrebbe mai commesso un omicidio a sangue freddo.
Sfortunatamente, quando aveva escogitato quello che al momento gli era sembrato un
ottimo piano per scoprire chi fosse il responsabile della morte del padre, aveva deciso
di tagliare i ponti con il suo aggancio, non appena ci fosse riuscito.
Il problema era che non avrebbe mai potuto prevedere che l'obiettivo prefissato
fosse una donna. E, maledizione, non una donna qualsiasi. Bensì un'informatrice se-
greta.
Non poteva dire a LeBlanc che era stato a casa di Desirée Doucett in modo che lei
potesse fornirgli informazioni sulle attività illegali della Louisiana meridionale. Non
se voleva uscire vivo di lì. E se voleva mantenere in vita Desirée. Questo implicava
che prima doveva trovarla.
Gesù, Giuseppe e Maria! A Nick era capitato di cacciarsi in situazioni difficili nel
corso degli anni, ma questa era la prima volta che capiva veramente cosa significasse
trovarsi tra l'incudine e il martello, come diceva la vecchia massima.
«Quella ragazza mi ha rubato una cosa. Una cosa che non le spetta» ringhiò il ma-
lavitoso. «La rivoglio indietro.»
Ricevuto. Non c'era nessun problema. A Desirée non sarebbe andato a genio ma,
nonostante fosse avventata, quella donna non era affatto stupida. Non appena le aves-
se esposto le alternative, avrebbe capito.
«Allora, vuole dirmi cos'è che dovrei riportarle?»
«Desirée sa di cosa si tratta. Voglio che la faccia venire qui. Così posso darle una
lavata di capo e spiegarle che rubare non è soltanto un crimine, ma anche un pecca-
to.»
Come se LeBlanc non avesse sperimentato di persona i sette peccati capitali!
«Allora perché non ha mandato i suoi tirapiedi a cercarla?»
«Diciamo solo che questo lavoro richiede un po' più di tatto. Inoltre, mi farebbe
comodo un investigatore privato nella banda. Mi sembra un bel modo per appurare
quanto possiamo lavorare bene insieme.»
«D'accordo. Quindi, io le porto Desirée Doucett, così potete fare quella chiacchie-
rata. E poi?»
«E poi non sono affari suoi.»
L'espressione di LeBlanc si irrigidì. I suoi occhi diventarono fissi come quelli di un
alligatore. Il malavitoso gioviale, noto sulla costa per le migliori feste date durante il
festival del jazz e per i fuochi artificiali del martedì grasso, era scomparso. Al suo po-
sto era subentrato il freddo assassino che Nick conosceva bene. Sfortunatamente, sa-
pere che un tizio era marcio fino al midollo non significava necessariamente che si
potesse farlo condannare, quando il suddetto tizio poteva contare sulle conoscenze
che aveva Leon LeBlanc.
«Lo vuole o no quel lavoro, Broussard?»
Dalla stessa tasca da cui aveva preso le foto estrasse un astuccio d'oro, s'infilò in
bocca una sigaretta e l'accese con uno Zippo nero decorato con l'immagine rétro di
una coniglietta di Playboy degli anni Sessanta. Sommando quella prova alle foto delle
pinup appese alla parete, Nick dedusse che a LeBlanc piacevano le donne.
Quando non cercava di ucciderle.
«E nel caso decidesse di aver bisogno di tempo per pensarci sopra, mi permetta di
spiegarle come funzionano le cose» disse LeBlanc attraverso una nuvola di fumo che
aleggiava nell'aria umida del fiume paludoso. Poi gli offrì una somma di denaro pari a
quella che Nick avrebbe guadagnato in cinque anni nell'esercito. «Ragazzo, il patto è
questo: la somma scende di diecimila dollari al minuto per i prossimi dieci minuti.
Poi, ritiro l'offerta.»
Si alzò e tirò fuori dalla giacca i polsini immacolati. «La lascio riflettere mentre
vado a discutere con i ragazzi.»
Poiché non voleva che LeBlanc e i suoi sgherri tenessero un piccolo conciliabolo
sulla sua sorte, Nick decise che avrebbe potuto dedicarsi alla riflessione più tardi.
«Accetto.»
«Non avevo dubbi che l'avrebbe fatto.» L'uomo proruppe in un risolino soddisfatto.
«Le ho detto che il lavoro deve essere portato a termine entro una certa data?»
«Non mi pare.»
«Ha a disposizione quarantotto ore per portarmi quella ragazza.»
«E se non faccio in tempo?»
«Be', ovviamente non verrà pagato. Ma non si può mai sapere che incidenti posso-
no capitare.» Scosse il capo, diede un altro tiro alla sigaretta e poi la gettò nella botti-
glia di birra, dove sfrigolò e si spense. «Certo, mi dispiacerebbe se una notte la sua
barca prendesse fuoco. Peggio ancora se lei si trovasse a bordo in quel momento.»
Era una minaccia pura e semplice. E lo sapevano entrambi.
Adesso Nick non doveva far altro che pensare a come diavolo impedire che quella
cocciuta testa calda di Desirée Doucett figurasse nelle statistiche degli omicidi perpe-
trati a New Orleans, risolvere un assassinio - era impossibile che suo padre si fosse
suicidato - e, oh sì, riuscire a non farsi accoppare.
Era un gioco da ragazzi.
5

Chicago

Decisamente non si trattava della situazione più pericolosa che avesse mai affron-
tato.
Mentre l'adrenalina continuava ad attraversarle le vene con la velocità di un martel-
lo in caduta libera, Kate impugnò la Glock con entrambe le mani per scontrarsi con
una… torcia elettrica? Oh, diamine.
Stranamente, l'uomo contro il quale stava puntando la pistola non sembrava affatto
nervoso. Invece si limitò a sorridere e ad agitare la torcia, facendo balenare un raggio
giallo sulle pareti e sul soffitto.
«Dopo essere rimasto bloccato qui dentro per venti minuti la settimana scorsa, ho
iniziato a portarmi appresso la mia luce personale» disse in tono mite.
«Buona idea.» Quando Kate era un poliziotto di pattuglia, anche lei era solita tene-
re una torcia elettrica infilata nella cintura multiuso.
«Non impedisce all'ascensore di bloccarsi, ma perlomeno adesso non rimango più
al buio.» Spostò vagamente la sua attenzione sulla pistola, sebbene continuasse a fis-
sarla negli occhi. «Faccio parte dei buoni. Quindi può mettere via quell'affare.»
«Scusi.» Nel dipartimento c'erano poliziotti dal grilletto facile, ma Kate non era
mai stata una di loro. Finora.
Benvenuta a Schizzopoli.
«Negli ultimi tempi è stata sempre sotto pressione.»
Stava rimettendo la pistola nella fondina quando le parole dell'uomo la fecero sob-
balzare di nuovo. «Sa chi sono?»
«Naturalmente. Anche se lei non fosse la più bella agente di polizia che io abbia
mai visto, sarebbe stato impossibile non notarla con tutti i servizi che le hanno dedi-
cato i mezzi di informazione.»
«Maledetti avvoltoi.» Come quasi tutti i poliziotti, Kate non aveva mai amato i
cronisti. Le ultime settimane non avevano mutato la sua convinzione che la maggior
parte di loro fossero sciacalli che si nutrivano di tragedie umane.
«È una storia avvincente. In ogni dipartimento di polizia c'è un'alta parete immagi-
naria che divide i buoni dai cattivi. Le regole vigenti dietro quella parete, per la poli-
zia, sono l'equivalente dell'omertà, il codice malavitoso del silenzio.»
Kate piegò la testa e lo studiò, mentre l'ascensore raggiungeva il pianterreno. «E lei
come fa a saperlo?»
L'uomo le rivolse un sorriso cordiale che lo fece sembrare assolutamente innocuo.
«Sono uno psichiatra.»
La sua giornata non poteva iniziare nel peggiore dei modi. Gli strizzacervelli occu-
pavano una posizione più bassa di quella dei cronisti nella classifica personale di
Kate. Facevano sempre parlare la gente delle proprie faccende private. Della propria
madre. Sì, capitava di continuo in questo millennio.
«Buon per lei.» Il suo tono diceva il contrario.
«Ho già avuto a che fare con il dipartimento.»
Il cuore di Kate sussultò quando venne attraversata da una scarica di adrenalina,
combinata alla prudenza istintiva tipica dei poliziotti. «Lei non mi starà…»
«Pedinando? Spiando su richiesta dei capi della polizia che senza dubbio non sono
molto felici che una di loro si comporti come Serpico?»
«Stavo per dire tenendo sotto sorveglianza.»
«No.» L'uomo scosse il capo. «Il fatto che mi sia trasferito in questo palazzo è solo
una coincidenza. Ma forse» la porta d'acciaio si aprì «una coincidenza fortunata.»
Infilò la mano nella tasca della giacca, estrasse un astuccio di pelle e le porse un
biglietto da visita. Era color avorio, con caratteri marroni in rilievo. Ottimo gusto.
«Se vuole parlare con qualcuno,» affermò «dicono che sono bravo ad ascoltare.»
«Lo terrò a mente.»
Gli rivolse un sorriso falso come le parole che aveva pronunciato, mentre si infila-
va il biglietto da visita nella tasca del cappotto.
Sarebbe stato più probabile che Mefistofele si mettesse a pescare in un foro aperto
nel ghiaccio dell'inferno piuttosto che lei spiattellasse gli affari suoi a qualcuno. Figu-
rarsi a uno strizzacervelli che intratteneva legami con i poliziotti del dipartimento,
convinti che lei li avesse traditi.
«E, non per vantarmi, ma preparo anche delle lasagne favolose, se mai le venisse
voglia di mangiare cibo italiano fatto in casa.»
Come faceva a sapere che lei era una pessima cuoca? Aveva visto una delle confe-
zioni di cibo pronto da scaldare nel forno a microonde, mentre rovistava nella sua
spazzatura?
Si può essere più paranoici di così? Ti sta solo invitando a cena. Si tratta di un
semplice appuntamento informale. Ti ricordi cosa sono gli appuntamenti, vero?
Certo che sì. A malapena.
«Che ne dice se mi prenoto per un'altra volta?» Kate si sforzò di assumere un tono
un tantino più cordiale.
Non era colpa di quello strizzacervelli se la sua vita era un disastro. O se aveva
stabilito - dopo la sua prevedibile rottura con un poliziotto contro il quale aveva te-
stimoniato, nel caso di corruzione tra le fila della polizia portato alla luce dal ministe-
ro della Giustizia - di rimanere zitella.
«Ci conto» rispose lui, mentre uscivano insieme dall'ascensore. «Buona fortuna in
tribunale.»
«Grazie.»
Kate lo guardò allontanarsi nella direzione opposta, finché non si fermò davanti a
una berlina nera BMW, classica e costosa. Era alto un metro e ottanta, probabilmente
sugli ottanta chili, aveva i capelli castani e gli occhi nocciola. E, sebbene non fosse il
tipo che di solito faceva colpo su di lei, le parve piuttosto attraente. Se fosse stata in
cerca di un uomo, probabilmente avrebbe scelto di peggio.
Maledizione, aveva scelto di molto peggio. Il che la riportò alla questione della sua
condizione di zitella. E al fatto che, attraente o meno, era pur sempre un uomo. E
questo significava che, senza dubbio, si aspettava una ricompensa in cambio della pa-
sta.
Persino il rombo della berlina suonò costoso, mentre usciva dal garage lasciando
Kate con la consapevolezza fin troppo acuta di essere sola. Se si fosse trovata in uno
di quei film con la pupa in pericolo che, a quanto pareva, venivano trasmessi venti-
quattro ore su ventiquattro dalla televisione via cavo, in quel preciso istante il cattivo
sarebbe sbucato fuori dall'oscurità e avrebbe catturato l'eroina ingenua e indifesa.
Fortunatamente, si trattava della vita reale e Kate non era né ingenua né indifesa.
Ma questo non significava che i cattivi non le stessero dando la caccia.
Se ne accorgeva fin troppo bene ogni mattina. Nelle ultime settimane aveva preso
l'abitudine di iniziare ogni giornata aprendo il cofano della Crown Vic, brutta come il
peccato, parcheggiata nel garage con le gomme consumate.
Perfetto. Non c'erano tracce di bombe innescate dall'accensione dell'automobile.
Fin qui, tutto bene.
Poi prese il carrello rosso da meccanico che aveva acquistato all'autoaccessori e si
infilò sotto l'estremità posteriore dell'automobile. Sebbene odiasse quella parte del
rito mattutino, c'era qualcosa di peggio che rischiare di sporcarsi il cappotto di grasso:
per esempio fare la fine di quel giovane gangster che era saltato in aria a causa di un
congegno, azionato dal calore che lo scagnozzo di un certo Generalissimo sudameri-
cano aveva applicato alla marmitta della sua Escalade truccata, nel corso delle guerre
tra bande rivali per il controllo del territorio avvenute l'anno precedente.
Di nuovo nulla.
Mentre riemergeva, controllò sotto la maniglia e lungo il bordo della portiera, poi
montò sul sedile del guidatore. Quando il suo cuore iniziò di nuovo a minacciare di
fermarsi, mise le mani sul volante e si sforzò di non pensare che, se qualcuno dei po-
liziotti che la tempestavano dì telefonate anonime minacciandola di morte faceva sul
serio, quello avrebbe potuto essere il suo ultimo momento di pace su questa terra.
Fece il conto alla rovescia partendo da dieci e vide i numeri galleggiare davanti a
lei, tenui e luccicanti, come la luce della luna sui banchi di nebbia. Era uno strata-
gemma che aveva escogitato da piccola. Di solito l'aiutava a rilassarsi. Ma non quel
giorno.
«Maledizione, tanto vale smetterla.»
Non chiuse completamente gli occhi. Sarebbe stato come sventolare bandiera bian-
ca davanti ai cattivi. Li socchiuse solo un tantino.
Tirò un respiro.
Lo trattenne.
Poi girò la chiave.
Il motore della Crown Vic si accese rombando. D'accordo, tecnicamente era più un
piagnucolio che un rombo, ma in questo caso era un bene.
«Sì!»
Scaricò la tensione con un sospiro di sollievo. Scrollò i polsi per sciogliere i nervi
che le si erano attorcigliati nello stomaco come un groviglio di serpenti a sonagli. In-
fine allacciò la cintura di sicurezza e uscì a marcia indietro dal garage.
La notte lasciò il passo al mattino quando si immise in Lakeshore Drive. Le raffi-
che di vento agitavano le onde e sospingevano le lastre di ghiaccio, come pietre cadu-
te dal cielo, sulla superficie grigia come l'acciaio. Sebbene i finestrini della Crown
Vic fossero chiusi e l'obsoleto e rumoroso impianto di riscaldamento facesse uscire
aria calda dal cruscotto e dalle ventole del pavimento, a Kate parve di udire strani si-
bili prodotti dal ghiaccio mentre le sagome quasi ultraterrene si sfregavano le une
contro le altre.
Il lago Michigan, che in quel periodo dell'anno non era mai calmo, rispecchiava il
suo stato d'animo inquieto.
Kate odiava l'inverno con una veemenza solitamente riservata ai pedofili e agli a-
descatoli che operavano via internet; aveva trascorso alcuni momenti memorabili del-
la sua vita in barca sul lago durante l'estate, godendosi l'aria fresca, il tepore del sole
sul viso, la brezza frizzante che le arruffava i lunghi capelli rossi in una nuvola ribelle
e, soprattutto, l'elettrizzante senso di libertà.
Ma, dopo tutto quanto era accaduto, il ricordo dell'ultima volta che era stata al lago
era diventato una reminiscenza vaga e indistinta, come un sogno al risveglio. Era suc-
cesso solo sei mesi prima?
«Smettila di commiserarti, maledizione!» Distese le dita che si erano strette in una
morsa mortale sul volante, quando un timido sole tinse il cielo di un pallido giallo li-
mone. «È un nuovo giorno, pieno di opportunità. E non morirai.»
Perlomeno non stamattina.
O così sperava.
6

New Orleans

È soltanto frutto della tua immaginazione.


Non ti stanno seguendo.
Desirée si rassicurò mentre avanzava a fatica tra gli spintoni della folla chiassosa
che festeggiava il carnevale accalcandosi nel quartiere francese.
Erano due giorni di divertimento sfrenato prima del periodo relativamente austero
della Quaresima. Dalle porte aperte si riversava sulle strade il suono cacofonico di
jazz, zydeco e blues, e l'aria notturna odorava intensamente di aragosta cotta con le
spezie, di birra alla spina e di cocktail dolci e appiccicosi.
Molti negozi e bar erano rimasti chiusi e, sebbene la città fosse ancora in via di ri-
costruzione dopo Katrina e il suo futuro a lungo termine ignoto, avevano fatto ritorno
i turisti. Studenti ubriachi si ammassavano sui balconi, facendo ciondolare fili di per-
line dalle ringhiere di ferro nero intarsiate come pizzi e incitando le donne che passa-
vano per le vie sottostanti: «Facci vedere le tette, piccola!»
Le donne, contagiate dall'atmosfera gaudente, alzavano felici le magliette spo-
gliandosi in cambio di perline. Più grossi erano i seni, più appariscenti erano le perli-
ne – forse si trattava di una forma di baratto sleale, ma New Orleans non era mai stata
un baluardo del politicamente corretto.
E questo era il motivo per cui Desirée amava quella città edonistica.
Un gruppo di suore, che avanzavano con un'andatura ciondolante, simili a pinguini
lucenti con addosso tonache sadomaso di lattice bianco e nero che ne riflettevano in
bella mostra il pomo d'Adamo prominente, incitava in preda all'ebbrezza un diavolo
cornuto intento a trangugiare un cocktail Hurricane rosa spumeggiante da un bicchie-
re di plastica.
Dopo essersi scolato la miscela micidiale di rum e punch al frutto della passione, il
demone incrociò lo sguardo di Desirée con gli occhi neri come la pece incorniciati da
una mascherina rossa.
Desirée rimase raggelata. Le si strinse dolorosamente in gola un groppo aguzzo
come filo spinato.
È lui?
L'uomo si passò sulla bocca umida il dorso della grossa mano rivestita da un guan-
to nero. Le rivolse un sorriso malvagio. Poi le strizzò l'occhio con impudenza prima
di sparire tra la folla con il suo seguito.
Il respiro di Desirée uscì dai polmoni producendo un lungo sibilo di sollievo.
Di solito, ci avrebbe messo solo mezz'ora per raggiungere a piedi la sua destina-
zione e poi tornare a casa di Toussaint. Ma quella sera, a causa della calca, aveva già
impiegato quasi un'ora. E non le erano certo d'aiuto le scarpe coi tacchi a spillo che
sicuramente Jimmy Choo non aveva creato per camminare su una strada di ciottoli
irregolari.
Tra i suoi seni pendeva una moneta lucente da dieci cent, appesa a una catenina di
platino. Mentre stringeva l'amuleto datole da Toussaint, avrebbe potuto giurare che il
metallo si era scaldato.
Non avrebbe dovuto trovarsi di nuovo lì fuori quella notte. Non da sola. Sapeva
che Toussaint si sarebbe infuriato con lei per aver corso un simile rischio. Sebbene
avesse fatto tutto ciò che poteva per proteggerla, le diceva sempre che alla fine quel
genere di cose sfuggiva al suo controllo, a quello di lei e di qualsiasi altro essere u-
mano.
Ma, dopo che lui l'aveva portata a casa sua, dove Desirée gli aveva promesso di
rimanere finché lui non fosse tornato dal lavoro che svolgeva di notte in qualità di
cameriere, era giunta alla conclusione che era troppo pericoloso tenere la videocasset-
ta sotto il suo tetto. E fu allora che le venne in mente il posto perfetto in cui nascon-
derla.
Il ticchettio dei tacchi sui ciottoli riecheggiava tra le volute di foschia, accompa-
gnando il suono stonato delle campane che invitavano i santi e i peccatori nella catte-
drale di St Louis.
La chiesa, con le sue tre guglie appuntite e rivestite di ardesia, inondate dalla luce
dei fari, dominava Jackson Square. Desirée aveva spesso trovato paradossale che i
cattolici del posto potessero entrare in chiesa a confessare i loro peccati, per poi ritro-
varsi, a due isolati di distanza, in una delle vie più peccaminose degli Stati Uniti. In
quel momento però non era così concentrata sui suoi peccati, bensì sulla ricerca di un
rifugio.
Intorno all'edificio romanico era sparso un gruppo di persone intente a raccogliere
fondi per finanziare un ricovero locale per senzatetto. Una giovane suora dal viso pu-
lito le porse un volantino che Desirée mise in borsa senza prendersi la briga di legge-
re.
Invece di svoltare in Royal Street, imboccò una scorciatoia in Pirates Alley. Si di-
ceva che il vicolo fosse infestato dallo spirito di padre Antoine, il primo prete della
cattedrale, che non solo aveva battezzato Marie Laveau, ma aveva anche celebrato il
suo matrimonio. Circolava voce che avesse amato così tanto New Orleans e la sua
gente da non poter sopportare di abbandonarle dopo la morte. Secondo le leggende
del posto, in certe notti piovose, durante le ore che precedevano l'alba, si udiva una
voce maschile intonare il kyrie.
Desirée credeva ai fantasmi non più di quanto credesse in Dio. Ma apprezzava il
prete per gli sforzi che aveva compiuto per liberare le donne di colore e per le opere
che aveva svolto in favore dei poveri e degli oppressi, comprese le prostitute della cit-
tà. Un suono alle sue spalle, simile al fruscio di foglie secche o, peggio ancora, ai
passi affrettati di un individuo losco, la indusse a lanciare una rapida occhiata nervosa
dietro di sé. Venne percorsa da un brivido di paura, come se delle dita di nebbia le
sfiorassero la pelle improvvisamente gelida. Senza guardare dove metteva i piedi, in-
ciampò su un ciottolo spezzato e precipitò tra le braccia di uno sconosciuto vestito di
nero.
Aprì la bocca per gridare, ma nell'avvertimento severo che affiorava dagli occhi di
quell'uomo, che brillavano nell'incerto bagliore bianco della luna, c'era qualcosa che
le fece morire in gola quel suono strozzato.
Le sopracciglia nere culminavano in un naso appuntito, ma Desirée, esperta nell'in-
terpretare le intenzioni degli uomini, notò che la sua espressione si era addolcita.
L'uomo si sporse verso di lei e le fu così vicino che il suo respiro le carezzò la pelle
gelida, mentre le sue labbra le sfioravano l'orecchio.
«Faites attention, ma jeune femme.»
Le sue parole sussurrate erano poco più che una folata di brezza notturna spirata
dal fiume. Poiché aveva imparato un po' di francese dal suo amante, Desirée capì che
la stava avvisando di fare attenzione.
Una nuvola vagò davanti alla luna, gettando il vicolo nell'oscurità. Quando la nu-
vola si spostò, l'uomo era scomparso.
Non era possibile. Tutte quelle storie sul prete che infestava il vicolo non potevano
essere vere. O forse sì?
«Non ho paura dei fantasmi.»
Pronunciare il ritornello del motivo di Ghostbusters era come fischiare in un cimi-
tero. Desirée si sfregò sulla gonna le mani appiccicaticce e trasse un respiro profondo.
Aveva fatto solo due passi, quando una mano serica le sfiorò delicatamente la guan-
cia con la punta delle dita.
«Priez pour voire àme» le sussurrò all'orecchio la voce spettrale, mentre un altro
individuo, dall'aspetto fin troppo umano, con indosso un paio di jeans neri e una giac-
ca di pelle nera, sbucava fuori dal buio. «Vai con Dio.»
«Temo che sia troppo tardi per quello, padre» mormorò Desirée con il cuore in go-
la, mentre l'uomo in carne e ossa le scoccava un sorriso insopportabile che conosceva
fin troppo bene.
L'ultima volta che Stephen LeBlanc l'aveva guardata in quel modo, si era ritrovata
con quattro costole incrinate, un polso fratturato e una commozione cerebrale che le
aveva fatto vedere doppio per una settimana.
Quando lo scagnozzo del padre le aveva tirato una pedata nelle costole con una
scarpa dalla punta d'acciaio, l'aveva informata con freddezza che quella era la puni-
zione che le spettava per aver infranto le regole, prostituendosi di nascosto a casa sua.
Era ora che imparasse chi stabiliva le regole. E a chi apparteneva. Quello era accadu-
to tre mesi prima. E ormai si era ripresa. Perlomeno fisicamente.
Ma fu il mattino seguente, mentre era sotto la doccia che sferzava con l'acqua bol-
lente il suo corpo ammaccato e malconcio, che Desirée iniziò a progettare la vendetta.
Una vendetta cominciata con l'attraente poliziotto di origine francese di nome Nick
Broussard, il quale l'aveva avvisata che le sarebbe convenuto darsi alla lotta a mani
nude con gli alligatori, piuttosto che cercare di giocare un brutto tiro al malavitoso
più spietato - e con più appoggi politici - del golfo.
Adesso, quando scorse il sorriso insopportabile e infido dell'avversario, Desirée
pensò di avere due scelte. Poteva restare e farsi ammazzare. Oppure poteva correre il
rischio di tentare la fuga. E probabilmente di farsi acchiappare comunque, alla fine.
Per poi subire una morte molto lenta e dolorosa.
Quando Stephen LeBlanc fu sul punto di allungare la mano avvolta in un guanto
nero verso la sua gola, Desirée prese una decisione.
Voltandosi sui tacchi a spillo, si mise a correre. Per salvarsi la vita.
7

Maledizione. Era arrivato troppo tardi. Desirée Doucett era stata trovata morta, con
il collo e molte altre ossa rotte, comprese quelle del volto ritoccato chirurgicamente.
Aveva deciso di buttarsi dalla finestra del suo appartamento.
«Ci sono segni di scasso?» chiese Nick al suo collega.
Veramente, il suo ex collega. Tenuto conto del modo disonorevole in cui Nick ave-
va lasciato la polizia, sapeva che Remy Landreaux avrebbe potuto prendersi una sfu-
riata solo per avergli rivolto la parola. Figurarsi se gli avesse comunicato i dettagli
della scena del crimine. Nick apprezzò la sua lealtà, soprattutto dal momento che tutti
lo trattavano come un lebbroso da quando l'avevano esibito come un criminale al te-
legiornale della WWL.
Un conto era un poliziotto che faceva uno strappo alla regola. Ma essere sorpreso
con le mani nel sacco era tutt'altra cosa. E, soprattutto dopo l'arrivo di Katrina, essere
sorpreso da una telecamera faceva di te pressoché un paria.
L'incontro con LeBlanc aveva ricordato a Nick che c'erano cose più importanti del-
l'amor proprio. O perlomeno della reputazione. La morte di qualsiasi informatore a-
vrebbe messo bene in chiaro quel concetto, anche se, il più delle volte, era una que-
stione di fortuna. Dopotutto, gli informatori vivono sempre sull'orlo del baratro.
Infatti, tra i poliziotti circolava una vecchia barzelletta con domanda e risposta su
cosa bisogna fare quando tutti gli informatori sono stati ammazzati. Risposta: aprire
un'altra lattina di informatori.
Ma adesso che quell'informatore specifico era una donna a cui teneva sul serio il
rimpianto si scontrava con una furia cieca.
«Non.» Remy scosse il capo. Diede un lungo tiro alla sigaretta.
Ecco una cosa che a Nick non mancava: girare a bordo di un'automobile che puz-
zava come un portacenere che non veniva svuotato da una settimana.
Nick guardò i paramedici trasportare il cadavere della donna dai capelli rossi sul-
l'ambulanza in attesa.
«L'appartamento era chiuso a chiave dall'interno quando è entrata la omicidi. L'u-
nica via d'uscita era la finestra» lo informò Remy. «Il medico legale deve ancora sta-
bilire le circostanze della morte, ma in via ufficiosa pensiamo che si tratti di suici-
dio.»
Incurvando le spalle per proteggersi da una pioggia che si era fatta gelida, Nick al-
zò lo sguardo verso la finestra aperta, dove le tende di pizzo bianco si gonfiavano a
causa del vento.
«Ne siete proprio sicuri?» Nick avrebbe voluto rimanere sorpreso dal fatto che i
superiori fossero così impazienti di giungere alla conclusione più semplice.
«La porta era chiusa a chiave» ricordò Remy a Nick. L'estremità della sigaretta s'il-
luminò di rosso quando aspirò. «Dall'interno. A quanto pare si è barricata dentro casa
spingendo dei mobili contro la porta.»
«E nessuno l'ha trovato un tantino strano?»
«Diamine, Nick. Sai bene quanto me che in questa fottuta città succedono cose
strane ogni giorno. Figuriamoci il martedì grasso…»
Si strinse nelle spalle avvolte nell'impermeabile Burberry. A Remy Landreaux era
sempre piaciuta la bella vita. Per fortuna, poteva permettersela grazie ai fondi fiducia-
ri ereditati da una grand-mère che gli era molto affezionata e da svariate vecchie zie
decedute.
«Inoltre, la ragazza era una tossica» disse.
«Erano sei mesi che non si faceva più.»
Lo sguardo del suo ex collega sembrava chiedersi da quale camion di aragoste fos-
se appena caduto.
«I drogati ci ricascano sempre, cher» disse Remy a bassa voce. «Soprattutto in
questo periodo dell'anno in cui le persone si danno alla pazza gioia.»
Nick lo sapeva fin troppo bene. Quando era piccolo, aveva imparato a stare lontano
dal suo vecchio dal Ringraziamento alla Quaresima.
«Devo andare.»
Remy gettò la sigaretta nel canale di scolo, dove sfrigolò e si spense. Lanciò a Nick
una lunga occhiata indagatrice. Quel genere di occhiata che i poliziotti riservano a
una 'persona sospetta' quando cercano di stabilire se sia il caso o meno di leggerle i
suoi diritti.
Poi scosse la testa scura e girò i tacchi dei suoi mocassini Bruno Magli muniti di
nappe e se ne andò.
«Cosa?» chiese Nick rivolto alla sua schiena.
Remy si fermò quando udì il suo tono apertamente di sfida. Lo guardò da sopra la
spalla. Increspò le labbra e sospirò, visibilmente frustrato.
«Da quanto tempo ci conosciamo?»
«Non lo so.» Nick fece spallucce. «Da venticinque anni. Forse ventisei.»
Si erano conosciuti alla scuola elementare, quando la madre di Remy era tornata
nella sua città natale dopo che il marito era morto in un'esplosione su una piattaforma
petrolifera al largo del golfo del Messico. Il nuovo arrivato era in classe con Nick da
appena due giorni quando si erano presi a pugni nel cortile della scuola per conten-
dersi i favori di Evangeline Rochefort, una bella bambina civettuola di sette anni, da-
gli occhi scuri, che in futuro avrebbe rappresentato lo stato della Louisiana al concor-
so di Miss Universo.
«E per tutto questo tempo siamo stati sinceri l'uno con l'altro, vero?» gli chiese
Remy.
«Sì.»
Nick poteva anche aver raccontato un mucchio di bugie negli ultimi sei mesi, ma
questa era una faccenda che non aveva intenzione di nascondere.
«Allora, cosa diavolo è successo?»
«Se non lo sai, significa che non hai visto il telegiornale.»
«So che secondo i mezzi di informazione sei uno dei tanti poliziotti corrotti di New
Orleans. So che lo pensano anche quei poveri deficienti dei superiori, mentre fanno
tutto il possibile per lavarsene le mani. Lo stesso vale per i poliziotti comuni, convinti
che tu sia passato dalla parte dei cattivi. Certi dicono perfino che miri a superare il
tuo vecchio diventando lo scagnozzo più importante di LeBlanc.» Si passò una mano
tra i capelli, il cui taglio doveva essergli costato cinquanta dollari. «Ma tu non hai mai
detto un accidente. Nemmeno a me.
«Il tuo collega,» sottolineò «che ti ha fatto da testimone di nozze. Che si è ubriaca-
to con te la notte in cui sei tornato a casa in licenza e hai trovato tua moglie a letto
con il parrucchiere.»
«È accaduto un sacco di tempo fa. Comunque, ehi, grazie per avermelo ricordato.»
Gli occhi scuri dalle palpebre pesanti del suo ex collega, che Nick aveva sentito de-
finire da più di una donna 'occhi languidi', si incupirono. «Cosa diavolo è successo?»
Nick fece spallucce. «Sai come si suol dire, cher. Sono cose che capitano.»
Lo sguardo di Remy si spostò sull'ambulanza che era sul punto di andarsene, con i
lampeggiatori sul tettuccio e le sirene spenti. Dopotutto, non c'era nessuna fretta.
«Dici bene.» Si passò una mano sul viso. «Credo che non servirebbe a nulla se ti
dicessi di stare lontano dai guai.»
«Ehi, mi sono trovato un nuovo lavoro e mi si sono aperti nuovi orizzonti. Non ho
nessuna intenzione di rovinare tutto.»
«Desirée Doucett era una bomba a orologeria sul punto di esplodere, Nick. È me-
glio lasciare tranquillo il cane che dorme.»
«Conosci altri luoghi comuni che si adattino a questa situazione?»
Essendo un bravo investigatore, riuscì a capire dallo sguardo torvo di Remy che il
suo ex collega non lo trovava affatto divertente. Be', erano in due.
«Era anche un essere umano» disse Nick. «Aveva dei difetti? Mais certo.» Nel ca-
so di Desirée era un eufemismo. «Ma chi non ne ha?»
«Circola voce che fosse diventata avida e avesse cercato di ricattare Leon LeBlanc.
Se questo è vero, tenuto conto di come quel tizio controlla il suo impero, significa che
ha firmato la sua condanna a morte prima di spiccare il volo da quella finestra.»
Remy scoccò un'occhiata assassina alla pioggia che stava ricoprendo di macchie
scure il suo impermeabile color tabacco. Poi guardò di nuovo Nick.
«Sta' lontano dai guai, intesi?»
Nick gli rivolse un sorrisino falso come tutto ciò che riguardava la sua vita negli
ultimi tempi. «Ricevuto.»
Sapevano entrambi che stava mentendo.
Di nuovo, Remy non lo trovò affatto divertente.
Nick guardò il suo ex collega tornare nel cortile. Lo vide parlare con l'investigatore
incaricato del caso.
Martin Dubois faceva sembrare il goffo ispettore Clouseau della Pantera rosa
Sherlock Holmes. Non tanto perché avesse quaranta chili di troppo distribuiti su un
fisico di un metro e settanta (che comunque aveva), o perché sembrasse credere che
un riporto avrebbe potuto nascondere la sua calvizie incipiente (infatti non ci riusci-
va), o perché sudasse come un burocrate di fronte a una commissione del Congresso
(cosa che gli succedeva perfino nel bel mezzo dell'inverno). Ma perché era senza
dubbio il poliziotto più corrotto che Nick avesse mai conosciuto. E questo la diceva
lunga, tenuto conto del fatto che era cresciuto a New Orleans con un padre poliziotto
che tornava sempre a casa con le tasche piene di denaro.
Bisognava riconoscere che Desirée Doucett era un tipo scombinato. A volte era an-
che avida. Impaziente. E testarda.
Alcune delle scelte rischiose che aveva fatto - tipo fregare i LeBlanc, Cristo santo -
avrebbero potuto indurre qualcuno a credere che si fosse suicidata. Ovvero, qualcuno
che non la conosceva bene come Nick.
Escludeva che quella donna si fosse gettata dalla finestra. Magari avrebbe potuto
tagliarsi le vene in modo melodrammatico nella vasca da bagno. Oppure avrebbe po-
tuto prendere delle pillole. E, anche se sarebbe stato uno spettacolo tragico, riuscì fa-
cilmente a immaginarsela sdraiata sul letto in una posa artificiosa, con indosso una
camicia da notte bianca aderente, per lasciare il ricordo di un bel cadavere.
Ma avrebbe potuto ammazzarsi in un modo che, oltre a romperle le ossa, avrebbe
anche distrutto il viso già grazioso che un chirurgo plastico della costa del golfo ave-
va perfezionato rendendolo simile al modello delle stelle del cinema?
Assolutamente no.
Era chiaro che era stata uccisa.
Ed era altrettanto chiaro che Dubois, che non sarebbe stato in grado di trovare le
proprie grosse chiappe con entrambe le mani nemmeno se qualcuno gli avesse dise-
gnato una cartina, non sarebbe riuscito a trovare l'assassino di Desirée. Neppure se
l'avesse voluto. Cosa che Nick non credette neanche per un istante.
Era solo una coincidenza che il poliziotto noto a tutti in città come l'esattore perso-
nale di Leon LeBlanc fosse proprio quello che per caso era in servizio quando era ar-
rivata la chiamata d'emergenza che segnalava il suicidio di una prostituta?
Certo che no.
Nient'affatto.
Neanche per idea.
Ma, maledizione, qualcuno doveva stare dalla parte della persona assassinata. So-
prattutto se nessuno era stato dalla parte di quella vittima specifica quando era viva.
«Mi sa che tocca a te, porca miseria.» E questo era proprio ciò di cui Nick non a-
veva bisogno.
8

Si stava facendo buio quando Kate lasciò il palazzo di Giustizia Dirksen dal garage
sotterraneo dopo il suo secondo e - grazie a Dio - ultimo giorno di deposizione. An-
che se il procuratore distrettuale aveva fatto in modo che una schiera di agenti federa-
li dei Servizi di protezione impedisse ai cronisti di accalcarsi intorno alla sua auto-
mobile mentre usciva dal grattacielo nero di vetro di ventotto piani, un contingente di
poliziotti in uniforme aveva fatto comunque ala lungo i marciapiedi. Quando vide le
loro braccia conserte e la loro espressione gelida, Kate dubitò di riuscire a vincere a
breve il premio della più amata dalla confraternita della polizia.
Un altro indizio che le fece capire di aver perso popolarità era il preservativo usato
che era stato lasciato sul sedile del guidatore della Crown Vic mentre lei si trovava in
tribunale. Naturalmente era inutile chiedere agli addetti alla sicurezza del servizio di
protezione del tribunale se avevano visto qualcuno avvicinarsi all'automobile. Erano
anche stati incaricati di proteggerla, ma Kate sospettava che sotto sotto, nel profondo
del cuore, la maggior parte di loro condividesse la mentalità dell'uno per tutti, tutti
per uno tipica dei poliziotti. Dopo aver abbattuto il muro dell'omertà della polizia per
testimoniare contro alcuni dei suoi colleghi, si era guadagnata una nomea che non sa-
rebbe mai riuscita a scrollarsi di dosso. Dopo quel giorno, poteva considerarsi fuori
dal mondo della polizia.
Era sul punto di attraversare il fiume quando, nonostante il traffico intenso del po-
meriggio, un'autopattuglia si posizionò improvvisamente davanti a lei.
Un'altra le si accostò da dietro.
Una terza dal lato del guidatore.
Kate serrò le dita sul volante, conscia che, se ci fosse stato più spazio, l'avrebbero
chiusa in mezzo a uno schieramento a rombo, classica tecnica di intimidazione della
polizia.
Continuarono così per diversi isolati. Quando si fermarono tutti davanti al semafo-
ro rosso di Ohio Street, il poliziotto alla sua sinistra seguitò a guardare avanti, senza
mostrare in nessun modo di sapere chi avesse accanto o di esserne interessato.
E questa era un'idiozia bella e buona. Se c'era una cosa a cui badavano tutti i poli-
ziotti di pattuglia erano le automobili che avevano intorno. Lo sapeva perché una vol-
ta era stata una di loro. E, come loro, leggeva la targa ogni volta che si trovava dietro
a un veicolo fermo al semaforo. Perché non si poteva mai sapere se ci si sarebbe im-
battuti in un'auto rubata. O, meglio ancora, in un ricercato.
Quella maledetta luce rossa sembrava non volersi spegnere mai. Sebbene fosse riu-
scita a superare ore di deposizione, compresi gli assalti degli avvocati della difesa,
senza sudare freddo, sentiva che la fronte aveva iniziato a inumidirsi. E pure le ascel-
le. Perfino i palmi delle mani, che stritolavano il volante in una morsa implacabile.
Non fargli capire che stai sudando.
Era la prima cosa che aveva imparato all'accademia di polizia ed era ancora più
importante per una donna poliziotto in quella città maschilista, fanatica dei Bulls e
dei Bears, delle costolette e della birra.
Aveva ripreso a nevicare e i fiocchi fitti trasportati dal vento che soffiava dal lago
schizzavano sul parabrezza.
Il poliziotto alla sua sinistra non l'aveva ancora guardata. Ma Kate sapeva che era
perfettamente consapevole della sua presenza come lei lo era della sua.
Finalmente la luce divenne verde. Le automobili si staccarono dalla formazione
come la pattuglia acrobatica della marina. Con il cuore che le batteva forte e veloce
come un martello pneumatico, proprio come avevano auspicato loro, Kate aveva ap-
pena svoltato a destra, in direzione del lago, quando le suonò il cellulare. Sullo
schermo apparve la scritta 'numero riservato'. Dal momento che era pressoché impos-
sibile impedire a quei poliziotti minacciosi di trovare il suo numero telefonico che
non figurava su nessun elenco, cambiava cellulare ogni due o tre giorni. Finora, le u-
niche persone a conoscenza di quel numero erano i dipendenti dell'ufficio del procu-
ratore distrettuale.
«Pronto.»
«Signora Delaney?» le chiese una voce maschile sconosciuta.
«Chi parla?» Essendo ancora un poliziotto fino al midollo, Kate non aveva inten-
zione di rivelare informazioni a un estraneo.
«Sono il tenente Remy Landreaux del dipartimento di polizia di New Orleans. Ho
bisogno di parlare con la signora Kathleen Delaney.»
«Come ha fatto ad avere questo numero?»
«Me l'ha dato il servizio informazioni. L'altro suo numero è stato scollegato» le
disse, come se lei non lo sapesse già.
«Il servizio informazioni avrebbe dovuto avvisarla che il mio numero non figura
sull'elenco.»
«È proprio quanto mi ha detto l'operatrice. Finché non ho spiegato al suo superiore
che sono un investigatore e che la cerco per questioni concernenti la polizia.» Questo
significava che tutte le porte si aprivano al suo cospetto non appena sfoderava il di-
stintivo luccicante del dipartimento di polizia di New Orleans.
«Da che stazione di polizia sta chiamando?»
«Lavoro nella squadra dell'ottavo distretto che si occupa dei casi irrisolti. Nel quar-
tiere francese» le rivelò.
Kate prese una penna dal cruscotto. «Mi dia il suo numero. La richiamo tra cinque
minuti.»
Nonostante odiasse l'inverno di Chicago, Kate era grata alle temperature rigide che
impedivano alla stampa di accamparsi davanti a casa sua. Attese fino a quando si tro-
vò all'ultimo piano, nel suo appartamento, con le tre serrature munite di doppi chiavi-
stelli chiuse a chiave e le tende tirate, prima di richiamarlo. Ma solo dopo aver appu-
rato senza ombra di dubbio tramite il servizio informazioni che il numero datole ap-
partenesse davvero al dipartimento di polizia di New Orleans.
«Allora,» chiese Kate quando l'uomo rispose «mi chiama per un caso irrisolto?»
«Lavoro nella squadra dei casi irrisolti. Altri distretti hanno i loro dipartimenti in-
caricati di occuparsi dei casi di omicidio ma, siccome nel quartiere francese non av-
vengono molti assassini, interveniamo noi quando ce n'è bisogno. Tecnicamente sia-
mo la principale squadra che si occupa degli omicidi irrisolti.»
«Capisco» disse lei, pur non avendo capito niente.
«Ha una sorella di nome Desirée Doucett, signora Kathleen Delaney?»
«Investigatore Delaney. Sono un tenente del dipartimento di polizia di Chicago.»
«Scusi,» disse lui, cambiando tono «ma non risulta dalla rubrica di sua sorella.»
«E comunque, no, quel nome non mi è familiare.»
Anche se non l'avrebbe sorpresa scoprire che Tara viveva sotto falso nome.
«Ma ha una sorella?»
«Sì.» Kate sospirò in preda alla frustrazione. Non c'era da meravigliarsi se così tan-
te persone odiavano i poliziotti. «Ma si chiama Tara Carroll.»
«D'accordo,» ribatté lui scompigliando dei fogli «può andare anche così.»
Non poteva essere un buon segno. In che guaio era andata a cacciarsi Tara? «E
perché mi ha chiamata…»
«Mi dispiace.»
Kate conosceva bene quel tono. Non lo usava anche lei quando dava la cattiva no-
tizia ai civili? Si fece forza in vista di quanto le stavano per comunicare.
«Purtroppo sua sorella è morta, investigatore.»
«Morta?» E non era forse così che rispondevano inevitabilmente i civili?
Iniziò a percorrere a grandi passi il pavimento di legno di castagno, sforzandosi di
dare un senso a quella chiamata. «Ha detto che lavora alla omicidi.»
«Giusto, signora. Ehm, investigatore. In realtà, la morte di sua sorella sembra un
suicidio, ma dal punto di vista legale dobbiamo considerarlo un omicidio finché non
riceviamo dal coroner il rapporto che chiarifica la causa.»
Questa era la procedura. Ma c'era un particolare che stonava. Nonostante tutti i lo-
ro problemi, nonostante si fossero allontanate da quando Kate aveva colto l'occasione
di fuggire a Chicago, erano pur sempre gemelle. Avevano lo stesso DNA; a dispetto
dei loro diversi stili di vita, avrebbero potuto essere la stessa persona. Se Tara fosse
morta, lei avrebbe dovuto saperlo. O no?
«Deve essersi sbagliato.»
«Lei è Kathleen Delaney?»
«Sì, ma…»
«E sua sorella è Tara Carroll, che si faceva anche chiamare Desirée Doucett?»
«Non sapevo che si facesse chiamare Desirée.»
Qualsiasi nome usasse, sua sorella non si sarebbe mai suicidata. Così come non
l'avrebbe mai fatto nemmeno Kate.
«Avrà messo in atto qualche raggiro» decise Kate.
«Un raggiro.»
Non era una domanda, ma Kate capì che quell'uomo si aspettava una risposta. Non
si trattava di una storia che le faceva piacere raccontare. Soprattutto a un altro poli-
ziotto.
«Ascolti, investigatore Landreaux. Mia sorella e mia madre sono delle truffatrici.
Imbrogliano per vivere. Sono anche brave a inscenare piani d'azione fasulli.»
Kate aveva ottenuto il suo primo incarico a cinque anni, quando sua madre - con
un cuscino sotto il vestito per simulare una gravidanza avanzata - era svenuta durante
un brunch a base di champagne in un antico albergo di Biloxi. Quando la folla facol-
tosa era accorsa in suo aiuto, sua sorella, dimostrandosi un'attrice nata, era scoppiata
a piangere a dirotto, mentre Kate si muoveva come un'ombra per la sala da pranzo,
estraendo i portafogli dalle borsette.
Quando aveva otto anni, sua madre si era specializzata nella simulazione di cadute
allo scopo di farsi risarcire dall'assicurazione. I gestori dei negozi avrebbero potuto
sospettare che una donna sola avesse architettato una truffa, ma era difficile credere
che due bambine così carine e visibilmente scosse potessero mentire per la fame.
Ai tempi del liceo, sua madre - che aveva sempre insistito che le figlie la chiamas-
sero per nome, cioè Antoinette - si era trasferita con loro a Memphis, dove aveva ini-
ziato a ordire trame per incastrare gli uomini, sfruttando il suo considerevole fascino
per sottrarre denaro a soggetti deboli dal punto di vista emotivo, il più delle volte ab-
bastanza anziani da aver dimenticato il significato della parola 'demenza'.
«Senza dubbio questo è soltanto uno dei loro trucchetti. Probabilmente allo scopo
di truffare qualche compagnia assicurativa.» A Kate riusciva più facile immaginarle
intente a inscenare un finto decesso piuttosto che figurarsi Tara morta.
Dall'altro capo della linea ci fu una pausa. Non una di quelle pause tipiche dei poli-
ziotti, studiate per indurre l'interlocutore a parlare. Ma una pausa che le fece capire
che l'investigatore Landreaux stava elaborando l'informazione.
«E chi sarebbe sua madre?»
«Antoinette Carroll Pickett. Ma ho saputo che si è risposata di recente.»
L'invito era arrivato all'improvviso alla stazione di polizia sei settimane prima, ac-
compagnato dalla nota che le comunicava che sua madre soggiornava al Canal Place
Saks. Cosa si aspettava, che Kate si precipitasse ad acquistare un costoso servizio di
flute di cristallo per gli sposini?
Magari in un'altra vita.
«Con un certo Martin LeCru. No, non si chiama così.» Si ricordò che aveva il no-
me di un'isola. «St Croix.»
«È sicura che si chiami Martin St Croix?» Il suo tono di voce si inasprì.
«Certo.» Adesso che le era tornato in mente come si chiamava, Kate rivide il nome
dello sposo stampato a caratteri dorati in rilievo su quell'invito dai bordi aurei.
Ci fu un'altra pausa. Più lunga della prima.
Poi l'uomo disse: «Penso che le converrebbe prendere in considerazione l'ipotesi di
fare un viaggio a New Orleans, investigatore.»
«Perché?»
«Perché sua sorella l'ha indicata come parente prossimo da avvisare in caso di mor-
te. Ed è morta senza ombra di dubbio, investigatore. Mentre parliamo, il suo corpo si
trova all'obitorio. E, guarda caso, il nuovo marito di sua madre è ricoverato all'ospe-
dale. In condizioni critiche.»
Oddio. A Kate si seccò la bocca. «Perché ho il sospetto che non si trovi lì a causa
di un attacco di cuore?»
O a causa di un normale incidente. Dio non voglia che la sua famiglia fosse coin-
volta in qualcosa di normale.
«È stato investito da un pirata della strada» disse l'investigatore.
Figuriamoci.
Kate si massaggiò le tempie. Il mal di testa che la minacciava da quando quei poli-
ziotti l'avevano imbottigliata dopo che aveva lasciato il tribunale adesso era esploso
del tutto.
«Quanti anni ha?» gli chiese sovrastando il baccano prodotto dai pazzi criminali
che battevano l'ardesia con martelli da fabbro all'interno della sua testa.
«Poco più di settanta.»
Ovvero, aveva all'inarca venti o venticinque anni più della sposa. «È ricco?»
«Mettiamola così: ha un autoconcessionario. Un autoconcessionario di Mercedes»
aggiunse in modo eloquente.
Figuriamoci.
«Mi sta dicendo che ritiene che il suo incidente e la morte di mia sorella potrebbero
essere correlati?»
«Quando l'ho chiamata non mi era venuto in mente che potesse esserci un legame
tra le due cose» ammise. «Perché non ero a conoscenza del rapporto che intercorre tra
Desirée Doucett e la signora St Croix. Ma adesso che lo so, devo mettere in conto
questa possibilità. Sfortunatamente, sua madre ha lasciato la città e non abbiamo tro-
vato nessuno che sia al corrente di dove possa essere andata.»
Kate si lasciò sfuggire un lungo sospiro. Be', perlomeno non si chiedeva più cosa
avrebbe fatto l'indomani.
«Arrivo.»
9

Di primo acchito, quando la vide arrivare al molo, Nick credette di aver scorto un
fantasma. O di avere le allucinazioni. Quei gorilla l'avevano strapazzato per bene
prima di gettarlo sulla barca. Magari gli avevano danneggiato qualche cellula cere-
brale.
Era alta, magra e gli ricordava parecchio Nicole Kidman ai tempi di Giorni di tuo-
no, prima che diventasse un attaccapanni d'alta classe per gli stilisti che vestivano le
persone ricche e famose.
Grazie al fronte tiepido che proveniva dal golfo, aveva lasciato aperta la giacca ne-
ra del tailleur scoprendo una camicia di seta bianca aderente al seno sbarazzino che,
pur non essendo sensuale come quello di Desirée Doucett, ritoccato con il silicone,
era comunque maledettamente bello.
I capelli ramati erano raccolti in una sorta di treccia sulla nuca, ma a causa del cal-
do e dell'umidità sfuggivano dall'acconciatura formandole un'aureola luminosa intor-
no al viso, che sarebbe ben figurato sui cammei esposti nelle vetrine degli antiquari di
Magazine Street. Aveva gli occhi verdi come quelli di un gatto, con gli angoli lieve-
mente inclinati verso l'alto. Il fatto che il naso si flettesse leggermente verso sinistra
le impediva di raggiungere la perfezione dei canoni di bellezza classici.
Ma la bocca! Dio onnipotente, altro che Angelina Jolie! Anche se si era mangiata
quasi tutto il rossetto, questo non impedì alla mente di lui di evocare delle potenti
fantasie erotiche in cui quelle labbra di prim'ordine, rosa come zucchero filato, pre-
mevano sulla carne gonfia intorno al suo occhio nero. Poi sul petto, alleviando il do-
lore alle costole procuratogli da un pugno ben assestato. Ma questo era solo l'antipa-
sto.
In quella fantasia, che si accese nella sua mente come uno dei deprecabili sovrac-
carichi di tensione dell'azienda energetica della Louisiana, quelle labbra favolose ini-
ziavano a scendere. Sempre più in basso. Finché…
Distolse la mente ribelle ed eccitata da ciò che avrebbe finito per metterlo nei guai.
Diciamo che se lei avesse abbassato lo sguardo l'avrebbe preso per un depravato, e
probabilmente sarebbe tornata sul taxi che stazionava davanti al pontile e se ne sareb-
be andata.
L'ironia della sorte era che, sebbene Desirée, una vera esperta nell'usare il sesso per
ottenere ciò che voleva, ce l'avesse messa tutta per portarselo a letto negli ultimi me-
si, Nick non aveva mai nutrito un vero interesse nei suoi confronti. Non tanto perché
sospettava che non fosse in grado di tenere il conto di tutti gli uomini con cui era stata
in un anno. Che lo si definisca pure un pazzo - e sapeva che senza dubbio molti uo-
mini l'avrebbero fatto - ma quella squillo d'alto bordo non lo aveva mai fatto eccitare
come gli stava succedendo in quel momento.
La donna muoveva le labbra, ma le sue parole sembravano provenire dal profondo
del lago. Forse la commozione cerebrale procuratagli da quei delinquenti gli aveva
compromesso l'udito.
«Lei è Nick Broussard?»
Infine fu la sua voce, alterata da una punta di impazienza che da quelle parti si av-
vertiva soltanto nel tono dei turisti settentrionali, a ridestarlo.
La donna, la cui fronte intelligente si era corrugata sopra quei notevoli occhi da
gatta, non era Desirée. Ma sua sorella. Cathy? Karen? Come diavolo gli aveva detto
che si chiamava Desirée?
«Sì» rispose lui. «E lei deve essere Kate.» Ecco come si chiamava! «Kate Delaney.
La sorella di Desirée Doucett.»
L'inflessibile sorella tutrice dell'ordine, ricordò Nick.
Un'espressione sorpresa le attraversò il viso con una velocità tale che, se non l'a-
vesse osservata attentamente, Nick se la sarebbe lasciata scappare. Potevano anche
essere gemelle identiche, ma Kate Delaney aveva decisamente imparato a nascondere
i suoi pensieri molto meglio di sua sorella.
Serrò le labbra. In un nanosecondo si era trasformata da donna dei sogni in clone di
sorella Mary Francis, una vecchia bisbetica con addosso la tonaca che aveva terroriz-
zato tutti gli alunni di terza.
«Il vero nome di mia sorella è Tara Carroll. E lei come l'ha conosciuta?»
Credeva forse che potesse essere uno dei clienti di Desirée - di Tara? Oh, accidenti,
che complimento!
Resistette all'impulso di assicurarle che non aveva mai dovuto abbassarsi a pagare
una donna.
«New Orleans potrà anche sembrare una grande città, ma più che altro è un paese.»
Molto più piccolo ora di quanto non fosse diciotto mesi prima. «Ci conosciamo quasi
tutti. Se si risale a qualche generazione fa, probabilmente si scopre che la maggior
parte di noi è imparentata in un modo o nell'altro… condoglianze.»
«Grazie.» Una patina probabilmente causata dalle lacrime le appannò gli occhi. Poi
la scacciò battendo risolutamente le palpebre. Da una radio portatile in fondo al pon-
tile, Jimmy Buffett e Alan Jackson stavano dicendo che da qualche parte erano le
cinque. «Mi sono recata alla stazione di polizia subito dopo il mio arrivo in aeroporto.
Sfortunatamente, non ho incontrato molta collaborazione, ma l'investigatore Landre-
aux mi ha dato il suo biglietto da visita dicendomi cha probabilmente lei sarebbe stato
in grado di aiutarmi… Ho provato a chiamarla prima di arrivare qui, ma venivo sem-
pre dirottata sulla segreteria telefonica.»
«Avevo il telefono spento.»
C'erano un mucchio di cose che non quadravano in quel caso. Cose su cui Nick a-
veva dovuto riflettere. Tipo, per quale motivo LeBlanc l'avesse incaricato di trovare
Desirée se aveva già dato ordine di ucciderla. Cosa che LeBlanc aveva giurato di non
aver fatto, quando Nick l'aveva affrontato dopo aver visto portar via il cadavere.
Non che LeBlanc avrebbe mai potuto vincere delle medaglie per la sua sincerità.
Dal momento che il lavoro manuale lo aiutava sempre a riordinare le idee, Nick
aveva deciso di passare un po' di tempo a occuparsi della barca. Si chiese anche se,
tenuto conto che la polizia di New Orleans era a corto di personale, nonostante il re-
cente riassetto, Remy non l'avesse mandata lì nella speranza che il suo ex collega po-
tesse precedere Dubois nella risoluzione di qualsiasi crimine fosse stato commesso.
«Non ha pensato che tenendo il telefono spento impedisce ai potenziali clienti di
raggiungerla?»
«Forse ha ragione» rispose lui cordialmente.
Non che cercasse davvero dei clienti, dal momento che tutta la faccenda dell'inve-
stigatore privato era soltanto una messinscena per salvare le apparenze. Qualcosa da
fare dopo che l'avevano sbattuto fuori dalla polizia. Ma, naturalmente, Remy non lo
sapeva. Magari il suo vecchio amico non aveva secondi fini. Magari stava soltanto
cercando di aiutare Nick a farsi nuovi clienti.
«Be', visto che non ha risposto, ho deciso di azzardarmi a cercarla nel suo ufficio.»
Guardò dietro di lui. «Non avevo capito che il suo ufficio fosse una barca.»
«È sia il mio ufficio che la mia casa. In questo modo mi risparmio la seccatura di
fare il pendolare.» Guardò il taxi bianco e nero che stazionava dietro di lei sulla stra-
da, il cui tassametro era ancora in funzione. «Che ne dice se le pago il taxi, chère, e
poi la chiamo a bordo col fischietto, così potrà raccontarmi perché è venuta qui?»
Dopodiché ci spoglieremo e faremo sesso. Ci sposeremo. Ce ne andremo in barca
a Tahiti dove ci sdraieremo nudi sulla spiaggia e mangeremo frutti della passione
succosi e maturi imboccandoci a vicenda e tu diventerai la madre dei miei figli.
Quei pensieri assurdi avevano colpito la sua mente come un fulmine frastagliato a
del sereno d'estate. La cosa veramente strana era che li trovava del tutto normali.
Forse quei delinquenti gli avevano procurato dei danni cerebrali.
«Sono un investigatore» lo corresse senza muoversi. «E sono venuta qui per incari-
carla di scovare l'assassino di mia sorella.»
Maledizione. Era quanto temeva avrebbe detto. Ci mancava solo quello: un'altez-
zosa investigatrice settentrionale che ficcava il naso nella morte di Desirée.
Kate inclinò il capo luminoso, apparentemente riconsiderando la sua decisione di
venire lì. A quanto pareva, non trovava i lividi che gli erano spuntati durante la notte
provocanti come aveva sperato.
Se avesse almeno avuto un cervello come quello che Dio dava agli alligatori, l'a-
vrebbe lasciata tornare nel maledetto posto da cui proveniva. Sfortunatamente, stu-
diando il suo mento volitivo e il modo in cui aveva drizzato le spalle, Nick sospettò
che la signora non se ne sarebbe andata. E il fatto che la sorella poliziotto di Desirée
girasse per la città su tutte le furie avrebbe suscitato un vespaio, al cui confronto la
gita sul fiume fangoso della notte precedente sarebbe sembrata un picnic dell'oratorio.
«Non si faccia scoraggiare dalle apparenze» disse lui, immaginandosi che impres-
sione dovesse farle, con il viso ammaccato, la vecchia maglietta logora strappata e i
jeans macchiati di grasso. «E, anche se posso capire che è difficile accettarlo, la poli-
zia pensa che sua sorella si sia suicidata.»
«Possono anche dirmi che sono il papa» replicò con un ardore intrigante «senza
che questa sia necessariamente la verità… Senta, se non vuole aiutarmi…»
«Ho forse detto che non voglio aiutarla?»
Lasciala andare, gli consigliò la vocina della ragione nei meandri del suo cervello.
Come diceva sempre tuo padre, non andare mai a ficcarti nelle sabbie mobili altrui.
Il problema era che Nick non era mai stato bravo a dar retta al suo vecchio.
«Non è il caso di far correre il tassametro mentre stiamo qui a parlare. Pagherò il
tassista e poi ne discuteremo.»
Kate guardò di nuovo la barca dietro 'di lui. Scorgendo la sua espressione di disgu-
sto, Nick sospettò che avesse visto una scritta rossa lampeggiante che diceva 'luogo di
perdizione'.
«Oppure, anche se non sarebbe altrettanto comodo, se la innervosisce la prospetti-
va di rimanere da sola con uno sconosciuto, possiamo restare qui fuori tutta la notte.»
«Non ci vorrà tutta la notte. Inoltre, sono un poliziotto. Escludo che lei possa farmi
innervosire.»
«È un buon inizio.» Quando sorrise si sentì tirare dolorosamente il labbro gonfio.
«E non dimentichi che sono raccomandato dal fior fiore della polizia di New Orle-
ans.»
Kate sbuffò. «In base a quanto ho visto, è un ossimoro.» Nick vide le rotelle girare
nel suo cervello mentre prendeva una decisione. «Vado a recuperare la borsa e torno
subito.»
«Che razza di gentiluomo sarei, se non andassi a prendere la valigia di una signora
e se non le pagassi il taxi dopo che ha fatto tutta questa strada per venire in visita fin
qui dal nord?»
Kate alzò il mento, che in qualche modo riusciva a essere delicato e forte nello
stesso tempo. «Non si tratta di una visita di cortesia, ma di lavoro. E se le affido l'in-
carico, mi aspetto che addebiti il prezzo della corsa sul mio conto.»
Desirée non scherzava. Kate Delaney era decisamente la paladina dell'ordine pub-
blico. Ma aveva un profumo di gran lunga migliore rispetto a quello di tutti i poliziot-
ti che aveva conosciuto.
La sfiorò con una lunga occhiata lenta dal capo luminoso fino ai piedi che calzava-
no un paio di comode scarpe basse nere.
Per togliersi uno sfizio, nella sua mente sostituì la camicetta bianca tutta abbottona-
ta che indossava sotto l'impeccabile giacca nera del tailleur con un top di pizzo rosso
come il peccato.
Kate gli lanciò un'occhiata gelida per fargli capire che si era accorta che le stava
guardando il seno. Ma diamine, era un uomo. E, sebbene gli indumenti di lei fossero
più coprenti delle tute mimetiche indossate da una squadra di ricognizione di SEAL
impegnata nelle manovre militari, non aveva intenzione di scusarsi per averla guarda-
ta. O per aver fantasticato.
«Possiamo definire i dettagli più tardi» disse lui, mentre estraeva delle banconote
dalla tasca anteriore dei jeans troppo stretti.
Riuscì a raggiungere il marciapiede, nonostante un ginocchio gonfio, senza zoppi-
care troppo vistosamente; pagò il tassista e, mentre guardava Kate intenta a osservare
il taxi che si allontanava, Nick colse in lei un altro attimo fugace di indecisione, che
sospettò non essere il solito stato d'animo di Kate Delaney. Ma, d'altra parte, non do-
veva essere piacevole venire a sapere che la propria gemella - in sostanza, la propria
metà - era morta.
«Come le ho detto, questo posto mi fa sia da casa che da ufficio» esordì lui mentre
sollevava la valigia e, prendendola per mano, l'aiutava a salire a bordo della barca.
Dio, aveva un profumo veramente delizioso. A differenza di sua sorella che aveva
sempre preferito gli intensi e costosi profumi francesi, Kate Delaney usava uno
shampoo o un sapone, o qualsiasi cosa le impregnasse il corpo ben curato, che odora-
va di fresco e di pulito. Come la pioggia primaverile o le lenzuola appena lavate stese
ad asciugare al vento.
«È una bella barca» esclamò Kate. Un tantino di malavoglia, pensò Nick, come se
le seccasse fare apprezzamenti su qualsiasi cosa lo riguardasse.
«Non è niente male.»
Mantenne un tono volutamente noncurante, ma lei avrebbe dovuto essere sorda per
non avvertire la punta d'orgoglio nella sua voce. La Urrà, acquistata a un prezzo
scontato in seguito all'uragano da un medico del Charity Hospital che aveva deciso di
trasferirsi con la famiglia in Arizona, era l'unica cosa buona capitatagli dopo il suo
ritorno a casa.
«Le piace andare in barca?»
«Un tempo mi piaceva.» Kate liberò la mano con uno strattone e la fece scorrere
sulla lucente ringhiera di ottone che Nick aveva appena finito di lucidare. «Ma è da
un po' che non prendo il largo. E, a proposito di acqua, non la spaventa l'idea di vive-
re sullo stesso lago che ha inondato la città? E se dovesse arrivare un altro uragano?»
«Oh, uno ne arriverà di certo. Ma se si passa la vita in attesa che succeda qualcosa
di brutto, non ci si diverte mai.»
«E a New Orleans ci sono un sacco di divertimenti.»
«Laissez les bon temps rouler» convenne Nick. «Spassiamocela! Forse l'atmosfera
si è fatta più seria dopo che Katrina ha sconvolto la città. Ma non si può opprimere a
lungo una città allegra. Nel frattempo, la maggior parte della gente vive alla giorna-
ta.»
Dalla postura rigida delle spalle sotto quel completo nero impeccabile ed elegante,
Nick sospettò che fosse passato parecchio tempo dall'ultima volta che la bella poli-
ziotta se l'era spassata. Immaginò anche che non avesse mai vissuto alla giornata. Per
la verità, avrebbe scommesso che fosse una di quelle persone che stilavano liste. Un
sacco di liste. Poi vi applicavano un codice a colori e le disponevano in ordine alfabe-
tico. Non che ci fosse nulla di male nelle liste, rettificò, compilando mentalmente la
lista delle cose che avrebbe voluto fare con Kate Delaney. Avrebbe iniziato infilando-
le la lingua nella bocca carnosa ed eccitante, poi si sarebbe fatto strada lungo il suo
corpo nudo, fino a succhiarle le dita dei piedi ben cesellate.
«Vuole qualcosa da bere, chère? Magari una birra?»
Non sembrava il tipo di ragazza a cui piacesse la birra, ma a volte l'apparenza in-
ganna. Aveva visto Desirée scolarsi parecchie Dixie.
«Forse ho nella dispensa il necessario per preparare un cocktail Hurricane.»
Non che stesse cercando di farla ubriacare per dare sfogo alla sua depravazione su
di lei o giù di lì. Come no.
«No, grazie. Sono a posto così.»
No, che non lo era. Era tesa come un orologio caricato per sette giorni all'ottavo
giorno.
«Il mio ufficio si trova laggiù.» La prese per il gomito e la condusse giù per i gra-
dini nel salone sottocoperta. «Non sarà lussuoso come quelli che dominano la città
dall'alto all'interno dei grattacieli di vetro del centro finanziario e commerciale, ma la
mia tariffa oraria è più bassa.»
«Il denaro non è un problema.»
«Non mi ricordo che sua sorella mi abbia mai detto che lei fosse ricca.»
«Cosa le fa pensare che lo sia?»
«Non so come funzioni al nord,» rispose lui «ma quaggiù nella palude, la paga
media di un agente di polizia si colloca più o meno tra quella dei tizi che spazzano le
strade dopo la parata del martedì grasso e quella dei buttafuori che lavorano nei night
di Bourbon Street in cui si esibiscono le spogliarelliste.»
Negli occhi verdi smeraldo come quelli di un gatto balenò il suo temperamento da
rossa - caratteristica che aveva decisamente in comune con la gemella.
Cristo, doveva portarsi a letto quella donna.
«Sta insinuando che sono un poliziotto corrotto?»
Nick alzò le mani con i palmi rivolti verso l'esterno, per professare la sua innocen-
za, e cercò di concentrarsi sulla conversazione, mentre la sua fantasia sfrenata evoca-
va una visione che contemplava l'uso di una bomboletta di panna montata, di tavolet-
te di cioccolata Hershey fuse e caramelle frizzanti.
«Non, chère. È solo che la maggior parte della gente vuole tirare sul prezzo prima
di scendere nei dettagli del caso.»
Kate si sedette sulla poltrona di pelle che lui le aveva indicato e incrociò le gambe
con decisione. «Sono disposta a pagare qualsiasi cifra. Entro limiti ragionevoli» sog-
giunse, come se volesse fargli capire subito che non era un pollo da spennare. Nel ca-
so non l'avesse capito da solo. «Ho messo da parte dei risparmi.»
Era un bene che avesse messo da parte denaro per i tempi duri, pensò Nick. Visto
che i guai avrebbero iniziato a pioverle addosso come un uragano, se si fosse davvero
messa a indagare sull'assurdo piano a fini di estorsione architettato dalla sorella.
«Se c'è una cosa che si può dire di me è che sono sempre stato ragionevole. La mia
tariffa abituale è di cento dollari all'ora. Più un anticipo fisso di mille dollari sull'ono-
rario e il rimborso spese.»
Non che avesse guadagnato un centesimo fino ad allora. Ma non era necessario che
la signora venisse a saperlo.
«Mi sembra caro.»
Nick sperava che fosse abbastanza caro da indurla a tornare a Chicago.
«La cifra comprende anche le videoregistrazioni, se il caso lo richiede. E sa come
si dice, chère, se si vuole ottenere un buon servizio bisogna pagare.»
Correndo il rischio di farsi spaccare di nuovo il labbro, le scoccò quello che diverse
amanti gli avevano garantito essere un sorriso da rubacuori. «E, mi creda, ne vale la
pena.»
10

La voce dell'uomo assunse una tonalità profonda e sensuale da baritono. Dal primo
momento in cui l'aveva visto, mentre percorreva quel pontile interminabile, con i ca-
pelli neri tutti scompigliati, un viso a cui nemmeno tutti quei lividi impedivano di es-
sere attraente come una stella del cinema, la maglietta strappata, e un paio di jeans
laceri che mettevano in evidenza il suo sesso in un modo che avrebbe fatto sussultare
le terminazioni nervose di qualsiasi donna, Kate aveva pensato a Marion Brando che
mandava in visibilio il quartiere francese in Un tram che si chiama desiderio.
Che cosa stava facendo? Pensava al sesso quando era appena morta sua sorella?
Dopo essersi scossa di dosso quella sensazione conturbante, a Kate sovvenne che il
tenente Landreaux le aveva raccomandato quell'uomo. Ma questo non significava ne-
cessariamente che fosse una persona valida. Se la rete di sostegno tra poliziotti gode-
va decisamente di ottima salute a Chicago, non sarebbe stata la stessa cosa, o forse
anche peggio, qui, in una città famosa per la sua corruzione? Non sarebbe rimasta af-
fatto sorpresa se avesse scoperto che Broussard pagava le bustarelle al suo ex collega
per ottenere referenze.
«Si è procurato quell'occhio nero mentre indagava su un caso?»
«Suppongo che non mi crederebbe se le dicessi che ho sbattuto contro una porta,
vero?»
Kate incrociò le braccia. «Mi spiace.»
«Non importa. C'è stata una sorta di equivoco. Ma, diamine, se pensa che io sia
messo male, dovrebbe vedere l'altro.»
Le scoccò un sorriso sornione e sensuale che Kate sospettò avesse indotto, con il
proprio fascino, un certo numero di bellezze del posto a togliersi il tanga di pizzo.
«Gradirei che tenesse segreta la sua indagine.»
«Non c'è bisogno di dirlo» la rassicurò.
«Be', intanto vorrei sentirglielo dire.»
Stavolta le labbra gonfie di Nick si piegarono leggermente, appena un po', agli an-
goli, ma i suoi occhi blu oceano orlati da lunghe ciglia scure e bellissime, sprecate su
un uomo - brillarono come se fossero stati illuminati dallo splendore del sole estivo.
Maledizione, stava ridendo di lei.
«Trova divertente l'omicidio, signor Broussard?» gli chiese nel tono più severo che
fosse in grado di assumere.
«No, signora,» rispose lui, tornando subito serio «e le chiedo scusa se le ho dato
quest'impressione. Ma stavo soltanto pensando che… accidenti, lei è bellissima.»
L'ultima cosa di cui Kate avesse bisogno in quel momento era un focoso sciupa-
femrnine della Louisiana. Soprattutto uno che la confondeva in quel modo e le faceva
pensare a lei e lui sdraiati su lenzuola bollenti e stropicciate sotto quel lento ventilato-
re a pale.
«Ci prova sempre con le potenziali clienti?»
Nick scosse il capo. «Non che io ricordi. A dire il vero, sono sicuro che questa è la
prima volta. Ma d'altra parte non succede mica tutti i giorni che si faccia viva nel mio
ufficio una donna di classe come lei. In un certo senso mi ricorda Ruth Wonderly che
entra con passo sinuoso nell'ufficio di Sam Spade e lo coinvolge nella caccia a quel-
l'uccello nero ricoperto di pietre preziose.»
Kate si limitò a guardarlo.
«Ha presente Il falcone maltese?» le chiese con un sorriso di incoraggiamento.
«Non ho mai visto il film. E la smetta di provarci con me.»
«Farò del mio meglio per tenere a freno i miei istinti più bassi. Facciamo così… la
prossima volta che ci provo, mi spari pure.»
«Potrei prenderla in parola. Dunque, per quanto riguarda le sue credenziali…»
«Ho prestato servizio in marina per quindici anni, poi ho passato sei mesi nella po-
lizia di New Orleans, prima di mettermi in proprio il mese scorso.»
«Non ce la vedo nell'esercito.» Se aveva quell'aria da ragazzaccio ribelle anche
quando era in marina, Kate non capiva come avesse fatto a superare l'addestramento
di base.
«All'inizio non mi ci vedevo nemmeno io. Ma nelle squadre dei SEAL è permessa
più, be'» si sfregò la mascella che, oltre a una gamma di lividi multicolori, metteva in
mostra un'ombra di barba seducente «diciamo creatività.»
Quell'uomo scapigliato con i suoi languidi occhi blu oceano era stato un Navy
SEAL? Be', quella sì che era una sorpresa.
'Intelligente, in forma smagliante, motivato, intraprendente' e 'abile con le armi' fi-
guravano dalla parte dei pro sulla lista mentale che aveva iniziato a stilare non appena
aveva visto Nick Broussard.
'Spericolato' era annotato come potenziale elemento a sfavore dalla parte dei con-
tro.
«Se l'assumo, deve capire che non si limiterà a lavorare per me. Diventeremo col-
leghi a tutti gli effetti. Vorrò sapere tutto quanto avrà scoperto e non le permetterò di
fare di testa sua come una specie di Rambo del fiume.»
La mascella non rasata si irrigidì. Lo sguardo si indurì. Brando se n'era appena an-
dato ed era stato rimpiazzato da quel… be', 'guerriero' era l'unica parola che le venis-
se in mente.
«Rambo è un personaggio inventato. I SEAL non si precipitano a caricare nidi di
mitragliatrici a tutto spiano come certi registi di Hollywood credono si faccia in guer-
ra. Di queste cose si occupano i marine.
«I SEAL operano ai margini e sbrigano lavori di cui nessun altro si vuole occupare,
in luoghi in cui nessuna persona sana di mente vorrebbe mai andare - nell'oscurità,
nella giungla, nelle paludi, nel deserto, e chi più ne ha più ne metta. Se si tratta di po-
sti inospitali e pericolosi interveniamo noi» disse in un tono brusco e accalorato che
lasciava intendere che lei fosse un'idiota.
«Presi singolarmente, sono senza ombra di dubbio il meglio che l'esercito possa of-
frire. Ma il problema è che, se i membri delle squadre non collaborano, finisce tutto
in un bagno di sangue, la qual cosa non è affatto uno spettacolo gradevole, come sa-
prà se ha mai avuto la sfortuna di assistervi.»
Incrociò sul petto le braccia muscolose e la guardò dall'alto in basso. «Nelle squa-
dre dei SEAL non esiste la parola 'io', investigatore Delaney, e sono perfettamente in
grado di interagire con gli altri se ne va della mia vita - e quella di altre persone - e
del successo della missione.»
D'accordo. A Kate non servì la sua esperienza di investigatore per capire che aveva
toccato un tasto delicato. Se lo sguardo torvo di Nick non l'avesse già smontata, il suo
tono aspro e brusco le avrebbe dato il colpo di grazia.
«Bene.» Kate si schiarì la voce. «Grazie per la chiarificazione.»
Nick annuì in modo rapido e secco. Era sempre stata brava a capire le persone: era
una qualità che i poliziotti dovevano avere perché spesso la loro vita dipendeva da
questa. Ma, a quanto pareva, aveva giudicato male Nick Broussard; di certo non era
soltanto l'affascinante e scanzonato ammaliatore meridionale per cui l'aveva preso al-
l'inizio.
Nick si sedette alla scrivania ordinata, che sottintendeva una mente metodica. E
questo era un buon segno.
Ma, d'altra parte, poteva anche significare che non aveva avuto molto lavoro.
«Dunque.» La sedia scricchiolò quando lui si appoggiò allo schienale. Posò i gomi-
ti sui braccioli di legno e congiunse le punte delle dita con fare cogitabondo. «Ha par-
lato per telefono con l'investigatore Landreaux? Oppure è già stata alla stazione di po-
lizia?»
«Entrambe le cose. Mi ha chiamata ieri sera per avvisarmi della morte di Tara. Ov-
viamente ho prenotato un posto sul primo volo in partenza da Chicago, e la stazione
di polizia è stata il primo luogo in cui mi sono recata al mio arrivo.»
«Come faceva Remy - l'investigatore Landreaux - a sapere di dover chiamare pro-
prio lei?»
«Me lo sono chiesta anch'io. Mi ha detto che Tara mi aveva indicata sulla sua ru-
brica telefonica come parente più prossima. Ne sono rimasta sorpresa, soprattutto
perché io e mia sorella non ci parlavamo da dodici anni. Da quando me ne andai di
casa, che a quei tempi si trovava a Memphis.»
Quando aveva ricevuto l'invito di nozze, Kate aveva pensato che sua madre avesse
spennato tutti i polli di Memphis e avesse deciso di riprendere la sua attività nel gol-
fo.
«Pensavo che avesse indicato nostra madre, ma forse non erano in buoni rapporti.»
«Ho sentito dire che succede spesso tra madri e figlie.»
«È vero.» Era andata proprio così nel caso di Kate. «Però sono rimasta sorpresa dal
fatto che l'investigatore Landreaux non fosse a conoscenza di quel legame.»
«Quale legame?»
«Mi pare che lei abbia detto che questa è una città piccola. E che si conoscono tut-
ti.»
«Questo vale per la maggior parte della gente. In ogni caso, in certi ambienti.»
«Quindi mi sta dicendo di non essere a conoscenza del fatto che nostra madre si è
sposata con Martin St Croix?»
«No. Be',» fischiò piano «questo è un particolare interessante.»
«Non lo sapeva davvero?»
«Desirée… Tara… non me l'ha mai detto.»
A meno che non fosse un ottimo attore - la qual cosa, visto che aveva sentito dire
che i SEAL agivano sotto copertura, era possibile - era veramente all'oscuro di quella
circostanza. Se sua madre e sua sorella erano coinvolte in una truffa che aveva porta-
to all'uccisione di Tara, questo spiegava perché Antoinette era introvabile.
E questo significava, stabilì Kate, che avrebbe dovuto aiutarlo a rintracciare sua
madre. Come sarebbe stato divertente!
«Allora, cos'è venuta a sapere alla stazione di polizia da indurla a ingaggiare un in-
vestigatore privato?» le chiese.
«È stato più quello che non sono venuta a sapere. Era ovvio che volevano nascon-
dermi qualcosa. Per esempio, quando ho chiesto di poter identificare il cadavere di
Tara, quel disgustoso investigatore sovrappeso incaricato del caso…»
«Dubois.»
«Proprio lui. Dunque, mi ha detto che era già stato identificato. Ma nessuno ha po-
tuto - o voluto - dirmi da chi.»
«Io l'ho vista.» Non avrebbe potuto sorprendere Kate maggiormente se le avesse
detto che aveva appena cacciato dalla barca una cellula terroristica di Al Qaeda.
«Ha visto il cadavere di mia sorella? Quando?»
«Ieri mattina. Poco dopo che la polizia era arrivata sulla scena del crimine.»
Mentre lei si trovava in una corte federale, a testimoniare contro un suo ex amante
davanti alla giuria federale. «Allora è stato lei a identificarla?» Che strana coinciden-
za!
«No. Ma Desirée era un tipo cordiale, nota a tutti nel quartiere. Un mucchio di gen-
te avrebbe potuto dire ai poliziotti chi fosse prima del mio arrivo sulla scena del cri-
mine.»
«E lei è capitato lì per caso?» Kate non aveva intenzione di abboccare.
«È andata più o meno così. Per dirla tutta, mi trovavo dal lato opposto della strada
e, al mio arrivo, la stavano caricando sull'ambulanza del coroner, ma sono sicuro che
fosse lei. E il corpo era riverso nel cortile di casa sua.»
«Quando ho chiesto di vederla, Dubois mi ha dato delle risposte evasive. Mi ha
detto che le avrebbero fatto l'autopsia.»
«È la prassi.»
«Lo so. Ma c'è qualcosa che non quadra. Né lui né il suo amico Landreaux sono
stati in grado di dirmi quando è prevista l'autopsia.»
«È così che vanno le cose a New Orleans dopo Katrina» le ricordò nuovamente. «Il
tasso di criminalità è salito di nuovo all'impazzata: ogni notte avvengono sparatorie
tra bande di teppisti per il controllo del territorio e un sacco di quartieri sono come il
Far West ai tempi dei cowboy e dei fuorilegge.
«Tutte le istituzioni pubbliche, compreso il medico legale, soprattutto il medico le-
gale, sono sovraccariche di lavoro. L'obitorio è a corto di personale e funziona in
condizioni tutt'altro che ideali. Non è in grado di accogliere i visitatori.»
Accidenti, era la stessa cosa che le aveva detto quel disgustoso investigatore Du-
bois. E non poteva negare che fosse sensata.
Tuttavia…
«Io non sono un visitatore» replicò Kate, ripetendo quanto aveva affermato alla
stazione di polizia. «Sono un poliziotto.»
«Un poliziotto di Chicago. Cosa che, quaggiù, fa di lei un civile. Questa non è la
sua giurisdizione.»
«Dio, mi sembra di sentire Dubois» borbottò Kate, incrociando le braccia.
«Ahi, questo è davvero un colpo basso.»
Non sembrava propriamente ferito. Ma Kate capì che non si sentiva nemmeno lu-
singato da quel paragone.
«Potrei ottenere un'ordinanza del tribunale.»
«Certo, potrebbe provarci.»
Essendo un'estranea, quante possibilità avrebbe avuto? Pressoché pari a zero? Do-
veva allearsi con qualcuno che conoscesse il posto. E le parti in causa. Qualcuno che
non si curasse affatto delle regole. Qualcuno come Nick Broussard.
«Ascolti,» disse lui con un lungo sospiro sofferto «il suono che sente è quello delle
porte che vengono sbattute con forza in tutta la città. Se sua sorella è stata uccisa, e
non sto dicendo che credo necessariamente che lo sia stata, la cosa migliore che lei
possa fare, investigatore, è mantenere un basso profilo. Perché a New Orleans le cose
non vanno affatto come a Chicago.
«Siamo una sorta di piccola enclave. Completamente diversi dal resto degli Stati
Uniti. Accidenti, non siamo nemmeno come il resto della Louisiana. La maggior par-
te delle persone che vivono qui la considera un'oasi, perfino adesso, dopo il passaggio
di Katrina.
«La gente è venuta qui per anni perché questa è una città gaudente e poi non se n'è
più andata. E i nuovi venuti hanno cercato di cambiarci. Ma New Orleans è sempre
stata refrattaria alle influenze esterne.
«Quindi, il punto è che, se intende mettere il naso nelle faccende private della gen-
te del sud, non farà altro che complicare le cose.»
«E questa è la ragione per cui dovrei assumerla?»
Nick si strinse nelle spalle. «Perlomeno conosco tutte le parti in causa» disse, rie-
cheggiando inconsapevolmente i pensieri precedenti di Kate. «E sono a conoscenza
di quasi tutti gli scheletri negli armadi.» Dopo aver pronunciato quelle parole ebbe un
fremito di disgusto. «Scusi. Era una metafora infelice. Ma da sola farebbe molto peg-
gio. Naturalmente, c'è un'alternativa.»
«E sarebbe?»
«Potrebbe tornarsene a casa e lasciare tutto nelle mani dei poliziotti.»
Proprio. Tornare a Chicago? Dove il massimo a cui potesse aspirare era fare la vi-
gilessa? Ovviamente, a Chicago, si era tagliata tutti i ponti alle spalle. Ma accidenti,
Nick Broussard la faceva innervosire.
No. Non la faceva innervosire. La irritava. La agitava. Al punto tale che, in circo-
stanze normali, sarebbe stato l'ultimo uomo con cui avrebbe voluto collaborare. Sfor-
tunatamente, quella era una situazione tutt'altro che normale; era evidente che i poli-
ziotti avevano già preso una decisione sulla morte di sua sorella, ed era sempre più
chiaro che quel Navy SEAL trasformatosi in poliziotto, a sua volta trasformatosi in in-
vestigatore privato, sarebbe stato la sua unica possibilità di scoprire la verità.
«Credo che per un po' resterò nei paraggi. Quindi, visto che questa è la sua città, da
cosa propone di iniziare?»
«Probabilmente non sarebbe una cattiva idea ispezionare il suo appartamento.»
«Dubois mi ha detto che, in quanto scena del crimine, è ancora sigillato.»
«Questa è la procedura consueta. Probabilmente anche a Chicago.»
«In un caso di suicidio? Anche se, come mi ha fatto notare lei, la polizia è sovrac-
carica di lavoro e a corto di personale?»
Nick piegò la testa scura. «Giusta osservazione.»
«Sono un poliziotto» gli ricordò Kate. «Non ha alcun senso che l'abbiano dichiara-
to un suicidio e poi tengano l'appartamento chiuso a chiave.»
«Magari stanno ancora cercando qualcosa.»
«Può darsi.» E magari, di qualsiasi cosa si trattasse, l'avrebbe trovato prima lei. «È
bravo a forzare le serrature?»
Qualcosa nella sua risata profonda la fece sussultare. «Adesso sì che ci intendiamo,
dolcezza.»
11

«Ehi, che bella monovolume» disse Kate seccamente quando Nick la condusse alla
sua Hummer nera ferma nel parcheggio.
«Devo mantenere un'immagine da duro.» Avrebbe potuto indossare un giubbotto
antiproiettile dal modo in cui la frecciata gli era scivolata addosso lasciandolo indiffe-
rente.
«Già. La Hummer… la massima gratificazione del maschio.» Si arrampicò su quel
veicolo mastodontico e stabilì che l'ALFA impressa a lettere cubitali sul retro dei sedili
di pelle nera era decisamente troppo. «Se il suo amor proprio ha bisogno di un inco-
raggiamento simile, perché non si limita ad acquistare una pistola?»
«Ho già una pistola.»
Evidentemente non aveva intenzione di abboccare e questo neutralizzò le altre bat-
tute sui maschi che non vedeva l'ora di fare.
Non si trovavano molto lontano dal quartiere francese, dove aveva dovuto sostene-
re l'incontro frustrante con Landreaux e Dubois, ma le aree che attraversarono non
avrebbero stonato in una zona di guerra.
Nonostante le foto ottimistiche del festival del jazz e del martedì grasso che aveva
visto sui giornali a dimostrazione che gli abitanti di New Orleans erano riusciti ad ar-
rangiarsi da soli, c'erano interi isolati pieni di case prive di tetti e di pareti. L'uragano
aveva divelto le fondamenta di svariate abitazioni che si trovavano in balia degli a-
genti atmosferici; sui terreni abbandonati erano sparsi mobili rotti e tubature; c'erano
carcasse arrugginite di automobili ribaltate, a volte accatastate una sopra l'altra, come
se fossero state scartate da un bambino gigantesco che faceva i capricci. Attraverso i
finestrini dei veicoli spuntavano erbacce marroni che arrivavano all'altezza del petto.
Montagne di cartongesso ammuffito e di lamiere contorte ingombravano le aiuole
spartitraffico che, le aveva riferito Nick, a New Orleans erano terra di nessuno per di-
versi chilometri di fila. Superarono due camioncini a sponde basse, uno con la targa
dell'Arkansas, parcheggiati sull'erba secca.
«Maledetti avvoltoi» disse Nick con un amaro tono di scherno, mentre il camioni-
sta dell'Arkansas ammassava dei pezzi di lamiera scartata sul fondo del camioncino.
«Non ci sarebbe nulla di male se si limitassero a portare via i rifiuti per fare soldi
consegnandoli ai rottamai - perché, nel loro contorto modo di vedere, aiutano a dare
una ripulita. Ma molti di loro non si fermano qui. Li ho visti portar via tubature di
rame da case ancora sbarrate da assi e in attesa di bonifica.»
«E come ha reagito?»
Nick fece spallucce. «Gli ho sparato con la mia pistola gratifica-maschio.»
«Non starà dicendo sul serio!»
«No. Ma è un pensiero maledettamente gradevole. Ha presente quel vecchio film
di Mel Gibson, Il guerriero della strada?»
«Certo.» Era uno dei suoi film preferiti di tutti i tempi, e non solo perché il giovane
Mel aveva ridefinito il concetto di fusto.
«Be', a volte, da queste parti, quella non sembra esattamente una storia inventata.»
Gli accampamenti di disadorne case mobili per gli sfollati erano spuntati come
funghi nei parcheggi dei centri commerciali deserti, mentre le truppe armate in uni-
forme mimetica della guardia nazionale, intente a pattugliare le strade semivuote a
bordo di Hummer, accrescevano l'impressione di trovarsi in una zona di guerra.
Sebbene diversi edifici fossero ancora sbarrati da assi, il quartiere francese versava
in uno stato di gran lunga migliore. E questo, pensò Kate, contribuiva ad alimentare
la convinzione errata di molti americani che quella città senza preoccupazioni si fosse
quasi ripresa.
Kate sospettava che, mancando soltanto due notti prima che il martedì grasso la-
sciasse il posto al mercoledì delle ceneri, l'atmosfera carnevalesca avesse raggiunto il
suo apice a Bourbon Street. Ma nella zona del quartiere francese, situata nei paraggi
del fiume, le vie erano sorprendentemente tranquille e silenziose.
La nebbia si sollevava dal fiume e l'aria era così densa di umidità che Kate sentì i
capelli ricci animarsi di vita propria.
L'appartamento di Tara occupava il secondo dei due piani di una casa in stile ita-
liano. All'esterno, il ferro era arrugginito e grossi pezzi di stucco si staccavano dai
mattoni; all'interno l'aria era stantia perché la casa era vecchia e umida.
«Be', una cosa è certa» disse Kate, mentre svoltavano l'angolo dell'angusto piane-
rottolo del primo piano. «Dubois non si è occupato della perquisizione dell'apparta-
mento.»
«E come fa a saperlo?»
«Perché sarebbe un miracolo se riuscisse ad arrivare a metà della prima rampa di
scale senza avere un attacco di cuore.»
«Giusta osservazione. Quell'uomo è una buona forchetta e si vede.»
«Si vede che, quando non usa la forchetta, passa il resto del tempo con le chiappe
sulla sedia» replicò Kate, mentre superavano il pianerottolo del primo piano.
Il nastro giallo e nero che delimitava la scena del crimine sbarrava la porta dell'ap-
partamento al secondo piano.
«Maledizione. Temevo che avessero usato il nastro» borbottò Kate. Come in ogni
altro punto del palazzo, la vernice si stava staccando dalla porta, é temeva che una
volta tolto non sarebbero più riusciti a riattaccare il nastro.
«Non c'è problema.» Nick s'infilò un paio di guanti di lattice, poi frugò nella picco-
la sacca che aveva portato con sé ed estrasse un rotolo di nastro adesivo identico.
«Non le ho detto che ho fatto lo scout quando le ho fornito le mie credenziali?»
«Non mi pare.»
Lo trovava difficile da credere. Sebbene all'accademia di polizia avesse appreso i
difetti insiti nel tracciare un profilo affrettato delle persone, avrebbe definito Nick
Broussard la quintessenza del ragazzaccio.
«E non ci crede.» Rovistò nella borsa ed estrasse un piccolo astuccio di pelle nera.
«Diciamo solo che fatico a immaginarmi un boy-scout che possiede l'attrezzatura
per forzare le serrature» esclamò lei seccamente.
«Ha detto bene. Mio padre faceva il poliziotto e mi avrebbe conciato per le feste se
l'avesse trovata in camera mia.» Estrasse dall'astuccio un arnese sottile a forma di L.
«Inoltre, mi sentivo in obbligo di dare il buon esempio alle mie tre sorelle minori.»
«Vivono qui?»
«Hannah, la maggiore, fa la bibliotecaria a Honolulu. Sarah fa l'insegnante nel
Maine. E Lara, la più piccola, fa l'infermiera in un ospedale militare in Iraq.»
Era stato il primo accenno alla sua vita privata che si fosse lasciato sfuggire. Anche
se faticava a figurarsi quell'uomo in casa con tre sorelle, percepiva l'affetto che tra-
spariva dalla sua voce.
«Immagino che si preoccupi molto per lei.»
«Sì.» Dopo averci riflettuto sopra per un istante, scelse un lungo grimaldello.
«Certo che si sono trasferite tutte lontano da casa.»
«Sospetto che l'abbiano fatto apposta.»
E questo era tutto per quanto riguardava l'introspezione personale.
«Non esiste serratura che un SEAL non sia in grado di aprire.» Infilò l'arnese a for-
ma di L nella serratura, poi passò al grimaldello. «Prima provo con questi. Magari, se
saremo fortunati, scatteranno tutti i perni.»
«Lei è un tipo sbrigativo.» Kate sapeva rendere onore al merito.
«Quando si tratta di faccende come questa.» Nick scelse un altro grimaldello e ten-
tò di nuovo. «Ci sono cose che preferisco fare lentamente.»
Aveva un sorriso malizioso e fin troppo affascinante. Kate ebbe la tentazione di
avvertirlo che se si fosse spinto oltre avrebbe rischiato di prendersi una pallottola in
fronte, ma decise che il modo migliore per tenergli testa era mantenere la calma e un
atteggiamento professionale.
«Entriamo a ispezionare il posto» disse Kate con un contegno impassibile.
«Sissignora.» Nick non sorrise. Ma dal tono divertito che traspariva dalla sua voce
profonda, Kate capì che avrebbe voluto farlo.
12

L'appartamento era stato messo sottosopra. I quadri erano stati staccati dalla parete
e le tele erano state squarciate; la poltrona di pelle di un rosso acceso aveva un'aria
costosa. Sfortunatamente, i cuscini erano stati lacerati con ferocia e i segni che erano
stati prodotti lasciavano intendere che si era trattato di una distruzione metodica e non
di uno sfogo d'ira violenta.
Un tavolino era stato capovolto e aveva fatto cadere a terra delle figure intagliate
nel legno, candele, conchiglie e pietre luccicanti. Un tessuto di seta colorata, che raf-
figurava due serpenti intrecciati in un abbraccio, contribuiva ad accentuare l'atmosfe-
ra surreale.
«Pensa che sia opera dei poliziotti?» gli chiese.
«Può darsi.» Nick estrasse dallo zaino un altro paio di guanti e glieli porse, poi ol-
trepassò l'imbottitura dei cuscini della poltrona sparsa come neve sul pavimento di
legno. «Ma avrebbero dovuto disporre di un mandato di perquisizione. Cosa che non
avevano.»
«Come fa a saperlo?» Non appena si udì formulare quella domanda, Kate capì la
risposta. «Ha controllato?» Ancor prima che lei si fosse presentata alla sua porta per
assumerlo? Era riuscito di nuovo a sorprenderla. «Perché?»
«Diciamo soltanto che ero curioso.»
«Non mi accontento. E si ricordi che dovremmo essere una squadra, signor Brous-
sard. Come quando faceva parte dei SEAL.»
«Già.» Si sfregò la mascella e, sebbene non avesse sussultato, Kate scorse un lam-
po di dolore attraversargli gli occhi e capì che il suo viso ammaccato e malconcio era
sofferente come sembrava. «Però devo dirle, chère, che se uno dei miei compagni di
squadra avesse avuto il suo aspetto, mi sarei offerto per un'altra spedizione.»
A quanto pareva, per Nick Broussard civettare era una cosa naturale come respira-
re. Non c'era motivo di prendersela. Senza dubbio, un uomo affascinante come lui in-
cantava le donne dagli otto agli ottant'anni.
Venti minuti dopo Kate scoprì che la sorella, con cui non era più in buoni rapporti,
possedeva centoquaranta paia di scarpe, una ventina di borse firmate, più vestiti di
quanti Kate avesse mai immaginato di avere nel corso di una vita intera, abbastanza
biancheria intima da aprire un negozio di Victoria's Secret e giocattoli erotici (fruste,
bende per coprire gli occhi e manette) sufficienti a tenere nel suo appartamento le fe-
ste sadomaso del quartiere.
«A quanto pare si portava il lavoro a casa» disse Nick, sollevando un frustino di
pelle nera.
«Non se ne stava certo con le mani in mano» mormorò Kate. Poi avrebbe voluto
staccarsi subito la lingua a morsi.
Nick inarcò il sopracciglio scuro quando udì l'involontario doppio senso di Kate,
ma preferì non fare commenti.
«A proposito del fatto che si portava il lavoro a casa,» proseguì Kate «Dubois non
si è comportato in modo propriamente cordiale, però sembrava compiaciuto quando
mi ha rivelato che mia sorella faceva la prostituta.»
«Sì, me lo immagino andare in visibilio per un dettaglio simile. Ma il lavoro che si
era scelta non faceva necessariamente di lei una cattiva persona. Soltanto una che vi-
veva ai margini, e questo non è poi così insolito quaggiù. Come ho detto, Desirée era
ben voluta dagli altri. Era un tipo davvero cordiale.»
«A quanto pare la conosceva bene.»
«Non ero un suo cliente, se è questo che sta insinuando.»
«Eravate amici?»
«Mi sta sottoponendo a un interrogatorio?»
«No.» Sì. «Sto solo cercando di farmi il quadro della situazione. Mi ha detto che,
sotto molti aspetti, questa è una città piccola, dove si conoscono tutti. Mi sembra una
cosa sensata. Ma ho l'impressione che il suo rapporto con mia sorella fosse un po' più
intimo.»
«Dipende da cosa intende per intimo. Mi aveva detto di avere una sorella? Sì. Sa-
pevo che la sua marnati era un tantino losca? Sì, mi aveva lanciato degli indizi. Mi
aveva accennato che quella stessa madre si era appena trasferita qui e aveva sposato
uno dei faccendieri più ricchi e influenti della città? No. Sono mai andato a letto con
lei? Accidenti, no. Le basta?»
L'aveva fatto arrabbiare. Peggio per lui.
«Per ora» rispose lei, irritata dal fremito illecito che la percorse alla vista di Nick
intento a battersi distrattamente il manico del frustino sull'ampio palmo della mano.
Tara aveva anche una vasta collezione di videocassette pornografiche che com-
prendeva più o meno tutte le perversioni immaginabili, ma che non era insolita dato il
suo lavoro, e certamente non si trattava di nulla che Kate non avesse già visto quando
lavorava alla buoncostume; E in nessuna, provò un enorme sollievo nel constatarlo,
figuravano minorenni.
«Sono tutte commerciali» disse Nick, dopo che ebbero controllato le cassette una
per una estraendole dalla custodia di cartone. «Non c'è nemmeno un film amatoriale.»
Parve leggermente sorpreso.
Anche se non sarebbe mai riuscita a immaginare di riprendersi mentre faceva l'a-
more, Kate giunse alla conclusione che qualsiasi donna fosse in possesso di una copia
di Sgualdrine - vietato l'ingresso ai minori non poteva avere troppe inibizioni sessua-
li. Kate non si era mai considerata inibita. Ma in confronto a sua sorella, sembrava
un'educanda.
Mezz'ora dopo, Kate apprese che a sua sorella piaceva la musica hip hop; le sue
letture consistevano principalmente in riviste di moda e qualche romanzo erotico; ma
più che Playboy Channel o altri canali per soli adulti, il suo videoregistratore era pro-
grammato per registrare vecchie sitcom degli anni Cinquanta trasmesse alla televisio-
ne via cavo, che rappresentavano un mondo idealizzato in cui né Tara né Kate aveva-
no mai vissuto.
Se i contenitori presenti nel freezer erano un indizio, il suo gelato preferito era
quello allo yogurt. Beveva vodka russa ghiacciata e tequila José Cuervo.
E questo era molto più di quanto Kate sapesse sul suo conto prima di arrivare a
New Orleans. Ma non aveva ancora idea del pasticcio in cui la sua gemella era andata
a cacciarsi finendo per farsi uccidere.
«Magari l'avessi saputo» mormorò, rendendosi conto di aver parlato ad alta voce
solo quando Nick smise di dare una scorsa a un mucchio di posta gettata sul bancone
della cucina per sollevare lo sguardo su di lei. «Se avessi saputo che si trovava in un
guaio simile, avrei potuto aiutarla.»
«Non poteva saperlo. Sua sorella era una vera testarda. Era difficile convincere
Desirée Doucett ad ascoltare chicchessia su qualsiasi argomento.»
Kate si identificava completamente in quella descrizione. Si sentiva anche terribil-
mente in colpa. Se solo fosse stata meno cocciuta, se solo avesse fatto uno sforzo per
riconciliarsi con lei, Tara avrebbe potuto essere ancora viva.
Si stava facendo buio. Bagliori di fulmini balenavano stagliandosi contro un cielo
vermiglio carico di pioggia.
Nel tentativo di stabilire quale sarebbe stata la sua prossima mossa, Kate si avvici-
nò alla finestra e guardò giù, in direzione dell'intrico contorto di piante tropicali. In
mezzo al cortile infestato dalla vegetazione si ergeva una statua di pietra in rovina: i
tre satiri che inseguivano una ninfa graziosa nell'acqua verde ingombra di alghe sem-
bravano una metafora perfetta di quella città inquieta e peccaminosa.
«Non può essersi suicidata» insistette di nuovo Kate.
«Era da dodici anni che non vi vedevate.» Nick era appoggiato all'intelaiatura della
porta della camera da letto, coi pollici infilati nelle tasche anteriori dei jeans. Lo
sguardo indiscreto di Kate seguì la direzione indicata dalle sue dita, appena sotto l'in-
guine.
Quando vide il suo pene tendersi sotto il tessuto logoro, il battito cardiaco di Kate
balzò al grado più alto della scala Richter.
«Le persone cambiano» disse lui con una voce profonda e roca che accarezzò tutte
le sue terminazioni nervose e le fece capire che l'aveva sorpresa a osservarlo - e che
non era l'unica ad averlo improvvisamente immaginato intento a farle delle cose. E
immaginato lei intenta a sua volta a fare delle cose a lui. Delle cose perverse e turpi.
A cosa stava pensando? Era venuta a New Orleans per indagare sull'omicidio di
sua sorella, non per fare sesso con un perfetto sconosciuto.
La tensione nell'aria stava diventando così palpabile che la si poteva tagliare con il
coltello. Le si era insinuata sotto la pelle. Poteva letteralmente sentirne il sapore sulla
lingua.
«Che osservazione acuta» commentò Kate distogliendo lo sguardo prima di anne-
gare in quegli occhi che avevano assorbito il colore della mezzanotte sopra il fiume
fangoso.
Fuori dalla finestra, l'insegna al neon del vicino locale in cui si esibivano le spo-
gliarelliste gettava riflessi rosa e verdi sui ciottoli sottostanti umidi di pioggia. All'in-
terno, misto a un altro olezzo vagamente sgradevole, persisteva nell'aria stagnante
l'odore di cera fusa delle candele votive poste in contenitori di vetro rosso.
«Forse dovrebbe ricamarla su un cuscino.»
«Per caso, Dubois ha fatto commenti sulla sua lingua tagliente, chère?»
«A dire il vero sì.»
Kate gli dava le spalle, ma non fece fatica a cogliere il suo tono divertito. Lei inve-
ce non trovava nulla di spiritoso negli omicidi.
«Ma io lo prendo come un complimento, perché fa il paio con il mio cervello fino.
A differenza di Dubois, che senza dubbio ha trovato il suo distintivo in una confezio-
ne di popcorn. Maledizione, dallo stato in cui è ridotto quest'appartamento, nessun
poliziotto con un briciolo di cervello avrebbe potuto dedurre che si è trattato di un
suicidio.»
«Questo è quanto continua a sostenere lei.»
«Già. E le converrebbe farci l'abitudine, perché ho intenzione di continuare a so-
stenerlo finché non avrò catturato l'assassino.»
«Non avremo catturato l'assassino. Si ricordi che è un lavoro di squadra» disse lui,
quando Kate si voltò a guardarlo da sopra la spalla.
«Inoltre,» insistette lei «il fatto che i mobili fossero stati spinti contro la porta di-
mostra che stava cercando di tenere fuori qualcuno.»
«Non sarebbe la prima prostituta a soffrire di paranoia indotta dalla droga.»
Kate avrebbe voluto rimanere sorpresa nell'apprendere che la sua gemella era di-
ventata una prostituta. Se solo…
No! Più tardi avrebbe potuto abbandonarsi alle emozioni oscure che la dilaniavano
e crogiolarsi nei sensi di colpa. Ma adesso il suo obiettivo era mettere dietro le sbarre
l'assassino. Con o senza l'aiuto della polizia.
«Voglio la sua rubrica telefonica. Se riusciamo a trovare la lista dei suoi clienti,
possiamo iniziare a circoscrivere i sospetti.»
«Remy ha detto che la sta cercando anche la polizia» le riferì lui prendendosela fin
troppo comoda e irritando Kate. «Ma essendo lei stessa un poliziotto della omicidi,
chère…»
«Investigatore.»
«Essendo lei stessa un poliziotto della omicidi, chère investigatore, dovrebbe sape-
re che le indagini della polizia richiedono tempo per fare giustizia.»
Kate sbuffò. «Intende dire che i poliziotti stanno dando a qualche pezzo grosso del-
la città, che probabilmente ha pagato mia sorella per fare sesso, il tempo di pararsi il
culo?»
Nick tirò un sospiro profondo. Si allontanò dall'intelaiatura della porta e attraversò
la stanza per posarle le grosse mani sulle spalle.
«Ehi, cara, siamo a New Orleans.» Il suo accento strascicato della Louisiana era
pastoso come un budino di pane inzuppato di whisky. «Qui abbiamo un certo modo
di fare le cose.»
«The Big Easy.»
«È proprio così che diciamo 1 » convenne lui.
«Intendevo il film.» Kate si scrollò le sue mani di dosso. «È ciò che Dennis Quaid
dice a Ellen Barkin.»

1
Negli Stati Uniti la atta di New Orleans viene anche definita The Big Easy (N.d.T.).
Nick si illuminò quando le sentì dire quelle parole, rivolgendole un sorriso sfaccia-
to, di un bianco accecante come un lampo. «Le piace quel film, chère?»
«Odio i film che fanno sembrare affascinanti i poliziotti corrotti.»
Nick scosse la testa scura. «È una dura, investigatore Delaney.»
«Sono un poliziotto della omicidi.»
Razionale. Logica. Inflessibile. Dove gli altri vedevano sfumature grigie, lei vede-
va solo bianco e nero.
Poliziotti e assassini. I buoni contro i cattivi.
Quando una folata di vento agitò le foglie verdi del banano nel cortile, Kate perce-
pì un movimento appena al di là della recinzione metallica. Un uomo, vestito di nero
da capo a piedi e con in testa un cappello che gli copriva il volto, era appostato sul
marciapiede, sotto una quercia da cui pendeva del muschio verde.
Le spesse radici contorte dell'albero avevano spaccato il marciapiede di ciottoli; i
rami contro cui si era schiantata Tara prima di precipitare al suolo durante la sua ca-
duta fatale graffiavano la finestra, grattando il vetro con le loro fronde.
«Il padrone di casa ha detto che in questo palazzo sono state uccise altre donne.»
«Accadde prima che nascessi.»
Broussard era così vicino alle sue spalle che lei riusciva a percepire il calore irra-
diato dal suo corpo, oltre all'odore muschiato di sudore maschile e al profumo di li-
mone che sarebbe sembrato fuori luogo su un uomo che trasudava testosterone, se
Kate non fosse stata a conoscenza dell'abitudine dei poliziotti di lavarsi i capelli con
uno shampoo al limone per togliersi di dosso il tanfo della morte.
«La storia narra che una giovane schiava fu trovata nel salottino riservato alle visi-
te, con la gola scura squarciata da un orecchio all'altro.»
Le posò di nuovo le mani sulle spalle, massaggiandole con le lunghe dita abbron-
zate i nodi di tensione grossi come macigni alla base del collo.
«In seguito vennero ritrovati, sepolti in giardino, altri otto corpi. Erano state tutte
stuprate. Torturate. E ognuna di loro aveva un gad inciso sul seno.»
Si fermò in attesa che lei gli chiedesse delucidazioni.
Calò su di loro il silenzio, spezzato solo dal sibilo del vento che gemeva come u-
n'anima persa fuori dalla finestra.
Kate diede sfogo alla sua frustrazione lasciandosi sfuggire un sospiro. «Allora, co-
sa diavolo è un gad?»
«Un tatuaggio portafortuna che protegge chi lo porta dagli spiriti maligni. Il tizio
che ha costruito questo palazzo era un bokor, un sacerdote specializzato nella magia
nera, che chi pratica il voodoo definisce l'arte sinistra. Non sono molto comuni, anche
se alcuni di loro vivono qui in città.»
«È chiaro che i tatuaggi non sono bastati a proteggerle.»
Essendo cresciuta con una madre che inscenava finte sedute spiritiche, Kate non
credeva nella magia, né bianca né nera. O in altri rumori notturni misteriosi e sinistri.
Nick fece spallucce. «È difficile fermare un uomo che ha in mente di commettere
un omicidio.»
Su questo Kate non ebbe nulla da eccepire.
«Sua sorella ne aveva uno.»
«Un cosa?» Il cancello arrugginito cigolò.
«Un gad.»
Kate sollevò lo sguardo su di lui. «Il rapporto della polizia non ne fa menzione.»
«Verrà alla luce nel rapporto del coroner.»
«Tuttavia, Dubois avrebbe dovuto segnalarlo.»
«Come ha notato, Dubois non brilla per acume.» Adesso l'uomo si trovava in corti-
le e guardava in alto, verso la finestra. Un fulmine si biforcò nel cielo, illuminando
quella che sembrava essere un'espressione malevola di occhi che splendevano come
fuoco turchese in un volto scuro come la mezzanotte.
Kate, che era sempre stata orgogliosa del suo autocontrollo, si irrigidì.
«Che c'è?» Le dita di Broussard si chiusero sul suo collo. «Quel tizio in cortile.»
Macchie bianche, come falene dalle ali di carta, le danzarono davanti agli occhi. Kate
sbatté le palpebre per scacciarle. «Se n'è…» Andato.
Kate guardò in basso, in direzione dell'intrico spinoso di buganvillea rossa e di gel-
somino notturno. L'uomo era scomparso. Veloce e silenzioso come il fumo.
13

Sebbene Nick sospettasse che Kate avrebbe preferito gettarsi dalla finestra piutto-
sto che ammetterlo, quella donna era scossa. Aveva la carnagione eburnea tipica delle
rosse naturali. Ma adesso era la persona più pallida che avesse mai visto. Così pallida
che Nick non si sarebbe sorpreso se fosse riuscito a trapassarla con una mano.
Aveva anche iniziato a tremare e, sebbene potesse essere frutto della sua immagi-
nazione, quando le campane della cattedrale di St Louis suonarono il quarto d'ora a
Nick parve che avesse barcollato. Solo per un attimo.
«Da quant'è che non mangia?»
«Mangia?» Kate ripeté la parola come se lui avesse parlato una lingua sconosciuta.
«Colazione? Spuntino? Magari un pranzo anticipato?»
Nulla. Kate se ne stava lì in piedi, con gli occhi sbarrati e, dal movimento alterno
del seno sotto la giacca nera brutta come il peccato, Nick dedusse che respirava anco-
ra. Ma era più morta che viva.
«Qualche nocciolina sull'aereo?»
«Ho mangiato una barretta di cioccolato.»
«Bene.» Pensò che lo zucchero e le sostanze chimiche fossero sempre meglio di
niente. «Quando?»
«Ieri.» Kate ci ripensò. «Intorno a mezzogiorno. Ho preso una barretta da un di-
stributore automatico. Insieme a una tazza di caffè.»
«Ieri. Intorno a mezzogiorno.» Nick scosse il capo. «Cristo, non c'è da stupirsi se è
quasi svenuta.»
Un barlume di vita illuminò i suoi occhi che solo un attimo prima erano distanti in
modo inquietante. «Non ero sul punto di svenire.»
Era una bugia e lo sapevano entrambi, ma non volendo sprecare tempo a discutere,
Nick decise di non controbattere. Invece la prese per un braccio.
«Andiamo.»
«Dove?»
«A metterle del cibo sotto i denti.»
«Ma non abbiamo ancora finito di ispezionare l'appartamento.»
«Si guardi intorno. Questo posto è stato completamente devastato. Se ci fosse stato
qualcosa da trovare, ci avrebbe già pensato qualcun altro.»
«Non sopporto dover ammettere che ha ragione.» Tirò un respiro profondo che sor-
tì un effetto interessante sul suo seno sotto quella camicia bianca impeccabile. «Ha
detto che il gad è un simbolo voodoo.»
«Sì.» Nick ebbe la brutta sensazione di sapere dove volesse andare a parare con
quella conversazione e non gli piacque affatto.
«Questo sottintenderebbe che mia sorella era coinvolta nei riti voodoo.»
«Suppongo che abbia nutrito un interesse passeggero per la materia visto che, in
primo luogo, si è fatta fare quel tatuaggio. Le conchiglie e le bambole di legno riverse
sul pavimento indicano che è stato compiuto un rituale. Ma non abbiamo mai parlato
di religione.»
Le si illuminarono gli occhi, animati da una determinazione rinnovata. «Dobbiamo
controllare tutti i negozi di articoli voodoo della città.»
«Ha idea di quanti siano?»
«No. E lei?»
«Un sacco.» Ma, come tutto il resto a New Orleans, meno di quanti ce ne fossero
stati prima dell'uragano.
«Allora sarà meglio che ci mettiamo al lavoro.»
«Prima andiamo a mangiare.»
«Possiamo mangiare più tardi.»
«Senta, forse le piace fare l'anoressica, tesoro, ma questo corpo ha bisogno di esse-
re alimentato in modo regolare. Non mando giù niente dall'ora di pranzo e adesso ne
sento la necessità. Prima mangiamo,» ripeté lui «poi l'accompagno in albergo. Ce l'ha
una camera d'albergo, vero?»
«Pensavo di trovare un posto una volta arrivata qui» rispose Kate. Nick sospettò
che si trattasse di un'insolita mancanza di programmazione che dimostrava quanto
fosse sconvolta per tutta quella faccenda.
«Non sarà facile, visto che molti alberghi non hanno ancora riaperto ed è martedì
grasso.»
«Mi ero dimenticata che fosse martedì grasso.» Nick non ne era sorpreso.
«Non si preoccupi. Farò qualche telefonata per vedere cosa riesco a trovare. Poi,
dopo averle trovato una sistemazione, inizierò a fare il giro dei negozi.»
«Apprezzo l'aiuto. E suppongo che potrei mangiare qualcosa» gli concesse, appa-
rentemente consapevole di aver superato il limite della disponibilità di Nick al com-
promesso. «Poi inizieremo a fare il giro dei negozi.»
Cristo, com'era testarda quella donna. E determinata. Ma d'altra parte poteva bia-
simarla? Lui non avrebbe fatto la stessa cosa se fosse stata sua sorella a morire in cir-
costanze misteriose? Maledizione, avrebbe setacciato la città da cima a fondo in cerca
di risposte.
Rassegnato, la trascinò letteralmente sull'ingombro pavimento di legno fino alla
porta. «Ne parleremo a cena.»
Kate si rese conto che quello stava ottenendo da lui era molto vicino a una conces-
sione. Non le era sfuggito il modo in cui Nick aveva alzato gli occhi verso il soffitto,
o verso il cielo, come se stesse implorando di ricevere il dono della pazienza. E Nick
aveva fatto in modo che lei se ne accorgesse.
Evidentemente, dato il suo passato di SEAL e poliziotto, era abituato a comportarsi
da maschio dominante. Be', avrebbe dovuto abituarsi all'idea di aver trovato pane per
i suoi denti.
Il ristorante si trovava a un isolato di distanza e, siccome era difficile parcheggiare,
Kate accettò la proposta di Nick di lasciare l'Hummer dov'era e di andare a piedi.
La trattoria di Charmaine era situata al primo piano di un edificio che forse una
volta era stato rosso ma che adesso era diventato di un rosa sbiadito, ornato da volute
di ferrò battuto. Non appena Nick aprì la porta, un intenso profumo di spezie creole e
di aragosta, mescolato alla fragranza di pane fresco che proveniva dalla panetteria
francese al piano di sotto, fece venire a Kate l'acquolina in bocca.
Una donna sui trent'anni, il cui grembiule bianco da cuoca nascondeva a malapena
un corpo da pinup, sfoderò un sorriso a trentadue denti quando adocchiò Nick.
«Ehi, tesoro, è da un bel po' che non ci si vede.» Posò il vassoio colmo di spumosi
cocktail Hurricane rosa che aveva in mano, gli gettò le braccia al collo e lo baciò sul-
la bocca. «Come vanno le cose?»
«A gonfie vele» rispose Nick biascicando e mettendole comodamente le mani sui
fianchi, non avendo all'apparenza nessuna fretta di congedarsi da lei. «E tu come
stai?»
«A quanto pare molto meglio di te» rispose la cameriera, scoccando un'occhiata
premurosa al suo viso. «Sei conciato da far paura.»
«Dovresti vedere l'altro» disse, ripetendo quanto aveva detto a Kate.
La donna fece scorrere un'unghia rossa come il sangue lungo la sua guancia am-
maccata. «Ci sarà voluta più di una persona per causare tutti questi danni.» Aveva
uno sguardo preoccupato.
«Guarirà. Le ferite…»
«Lo so.» Tirò un respiro profondo. «Le ferite guariscono sempre.» Scuotendo il
capo, si rivolse a Kate: «Ehi, chère, sono Charmaine Réage.»
«Kate Delaney. Allora, lei è la proprietaria?»
«Sono la proprietaria, la cuoca, servo i cocktail e il più delle volte, visto che di
questi tempi è così difficile trovare del personale valido, faccio anche la lavapiatti»
disse con un tono palesemente orgoglioso, prima di rivolgere nuovamente l'attenzione
a Nick. «Vuoi mangiare al chiuso o all'aperto, cher?»
«Al chiuso, vero?» decise Nick, guardando Kate in cerca di conferma.
«Decisamente al chiuso» convenne Kate. Benché al suo arrivo ci fossero circa ven-
ticinque gradi, la temperatura aveva iniziato a diminuire rapidamente al calare del so-
le.
«Cosa vi porto da bere?» chiese Charmaine dopo averli accompagnati a un tavolo
che dava sulla strada.
«Per me solo tè, grazie» rispose Kate.
Anche se non l'avrebbe mai ammesso, non si reggeva in piedi dalla stanchezza.
Non voleva correre il rischio che l'alcol la mettesse completamente fuori combatti-
mento.
«Io prendo qualsiasi cosa abbiate.» Nick restituì a Charmaine i menu che aveva
posato sul tavolo. «Perché non scegli tu il piatto migliore della serata?» le suggerì.
«Se per lei va bene» disse a Kate.
«Okay.»
L'antipasto, cocktail di gamberi, era delizioso e decisamente all'altezza della repu-
tazione dell'ottima cucina di New Orleans, ma Kate non riuscì a gustarselo perché la
sua mente era un vortice di ipotesi.
«Dobbiamo parlare con persone che conoscevano Tara» disse, dopo che Charmai-
ne ebbe portato via i piatti e servito loro due porzioni abbondanti di aragosta stufata.
«Magari con le sue colleghe di lavoro. Dubois sembrava proprio entusiasta di dirmi
che batteva, ma si è rifiutato di fornirmi altri dettagli, con la scusa che quelle infor-
mazioni potevano essere divulgate solo se era strettamente necessario.»
«E non riteneva che lei avesse la necessità assoluta di venirne a conoscenza.»
«A quanto pare no.»
Lo stufato era così caldo che Kate rimase stupita che non avesse azionato l'allarme
antincendio. Bevve un sorso di acqua ghiacciata nella speranza di spegnere le fiamme
che le avvolgevano la lingua. «E questo mi manda in bestia, perché mi aspettavo che,
soprattutto adesso che la polizia è a corto di uomini, sarebbe stato felice di avere sot-
tomano qualcuno disposto a occuparsi del caso gratis.»
«È una questione di territorio. Come si sentirebbe se Dubois venisse a Chicago e
cercasse di dare ordini nel suo ambiente?»
«Non permetterei a quella testa di cavolo di Dubois di ficcare il naso in uno dei
miei casi di omicidio, anche se si presentasse con un mandato di perquisizione firma-
to dal presidente della Corte suprema degli Stati Uniti. Ma ho capito cosa intende di-
re. Ed è per questo che l'ho assunta.»
«Saggia decisione per più di un motivo. Perché non solo so dove lavorava, ma ho
anche svolto un secondo lavoro in quel posto.»
«Come secondo lavoro faceva il gigolò?»
Quando quell'allusione le suscitò un'indesiderata vampa di calore, bevve un altro
lungo sorso d'acqua.
«Maledizione. Non so se sentirmi lusingato od offeso. Soprattutto dopo quella bat-
tuta che insinuava che avessi un problema di dimensioni in una parte vitale del cor-
po.»
Si sfregò la mascella quadrata con aria pensierosa, come se stesse davvero pren-
dendo in considerazione la questione.
Dal momento che si riteneva in debito con lui dopo la frecciata sull'Hummer, Kate
posò la forchetta, incrociò le braccia e attese, dandogliela vinta.
«Dunque,» disse lui infine «penso che sceglierò di sentirmi lusingato.»
«Ne sono felice. Ma per tornare al posto in cui lavorava mia sorella…»
«È una nave da crociera che fa rotta verso il Messico, su cui si può giocare d'az-
zardo. Ufficialmente le ragazze sono solo delle entraîneuse, ma tutti sanno che a bor-
do non ci si limita a puntare alla roulette. Il proprietario, Leon LeBlanc, è un malavi-
toso del posto.»
«Non è di certo legale che un delinquente ottenga il permesso di aprire una casa da
gioco.»
Quando Kate corrugò la fronte liscia, le dita di Nick fremettero dal desiderio di
spianare quelle rughe.
«Nemmeno qui, in Louisiana» soggiunse Kate.
«Non siamo mica a Sodoma e Gomorra.»
Nell'udire quelle parole, Kate arrossì leggermente. Una vampa lieve e gradevole le
colorò gli zigomi alla Katharine Hepburn scolpiti nel cristallo, dissipando il pallore
che vi aveva indugiato anche dopo che le aveva fatto mandar giù del cibo.
«Be', non può negare che questo Stato non sia proprio rinomato per la sua rigida
osservanza delle leggi» disse Kate.
«E questo conta molto per lei.»
«Certo.» Il suo tono sottintendeva che non poteva prendere in considerazione altri
punti di vista. «Sono un poliziotto.»
Ma era anche una donna. Una donna molto attraente.
Sfortunatamente, al momento era anche il suo datore di lavoro. E, sebbene forse lui
non fosse rigido come Kate riguardo alla correttezza, rispettava sempre la regola di
non confondere mai il lavoro col sesso. E, naturalmente, era molto più facile attenersi
a questo principio quando si lavorava in una squadra di Navy SEAL.
«Leon controlla la maggior parte dei traffici illegali del golfo della Louisiana. Tec-
nicamente la licenza è intestata a suo figlio. Dal momento che il vecchio ha un sacco
di affari per le mani, lascia la gestione quotidiana del casinò a Stephen.»
«Ma lei lavora per lui?»
«Probabilmente il settantacinque o forse addirittura l'ottanta per cento dei poliziotti
svolge un secondo lavoro» rispose. «Ai tempi di mio padre, c'erano persino poliziotti
che reclutavano i lavoratori, li smistavano nei vari impieghi e poi intascavano una
percentuale della paga. Io mi sono occupato di sicurezza al casinò.» Non era ancora
pronto a raccontarle tutta la verità. «Ho sorpreso un paio di dipendenti a rubare.»
«Non le scoccia lavorare per un criminale?» Kate inarcò le sopracciglia luminose
sul grazioso nasino storto.
«Presunto.»
Era difficile mantenere un tono distaccato mentre, in realtà, quella situazione lo
mandava in bestia. Tanto più che LeBlanc l'aveva fatto trascinare nel tratto di fiume
fangoso e malmenare. Rammentando che a volte il fine giustifica i mezzi, Nick si at-
tenne alla storia che si era inventato quando aveva fatto in modo di essere espulso
dalla polizia, nella speranza di ottenere credibilità agli occhi di LeBlanc.
«Non è mai stato condannato» disse. «E per come la vedo io, in questo Paese una
persona è innocente finché non si riesce a dimostrare che è colpevole.»
«C'è una grossa differenza tra innocente e non colpevole.»
«Questo è sicuro.»
Lo guardava come se fosse qualcosa che avrebbe potuto rimuovere dalla suola del-
la scarpa, facendogli venire voglia di proseguire e di ammettere i suoi recenti pro-
blemi con la legge. Togliendosi subito il pensiero. Ma Nick decise di aspettare: Kate
aveva già avuto abbastanza grattacapi nelle ultime ventiquattr'ore. Dopotutto, un altro
po' di tempo non avrebbe alterato molto il quadro generale della situazione.
In qualità di suo sottoposto, pensava anche di avere l'obbligo di riferirle cos'aveva
combinato Tara. Ma, dal momento che la teoria di Kate Delaney, sebbene fosse fon-
data, andava a cozzare con il suo piano e non era ancora sicuro di poter fare affida-
mento sul fatto che lei non andasse a spifferare tutto alla polizia - il che, se Kate a-
vesse parlato con la persona sbagliata, avrebbe potuto far ammazzare entrambi - per
ora decise di tenere tutto per sé.
Inoltre, se Tara era stata assassinata, e non era propenso a scartare categoricamente
quella possibilità, LeBlanc era il maggior indiziato. Finché non si giungeva alla con-
clusione che non aveva nessun senso incaricare Nick di trovare Tara e poi farla ucci-
dere da uno dei suoi sgherri.
Naturalmente l'avevano cercata anche i suoi uomini. Magari l'avevano trovata per
caso subito dopo che LeBlanc l'aveva ingaggiato.
A Nick non erano mai piaciute le coincidenze. Non si fidava. Ma sapeva anche
che, di tanto in tanto, si verificavano.
Quindi, una volta riuscito a intrufolarsi nell'organizzazione abbastanza da riuscire a
inchiodare quel delinquente con l'accusa di aver ucciso il Grande Antoine, avrebbe
potuto appurare in quali altri crimini fosse coinvolto il capo della malavita.
«Allora» disse, dopo che Charmaine ebbe portato via i piatti vuoti e servito loro
una tazza di caffè macchiato e una porzione del dolce consigliato dalla casa, budino
di pane al cioccolato bianco «come ci è finita al nord a fare il poliziotto della omicidi
una bellezza del Mississippi?»
«È una lunga storia.»
«Non devo andare da nessuna parte.»
«Invece sì.» Guardò l'ora. «Deve venire con me a controllare i negozi per il voo-
doo.»
«E infatti lo faremo. Ma deve ammettere che si tratta di un contrasto interessante.
Siete due gemelle identiche. Una si ritrova a vendere il suo corpo a dei ricconi su un
bordello galleggiante, mentre l'altra diventa un poliziotto della omicidi di Chicago.
Secondo lei quante probabilità ci sono che accada una cosa simile?»
«Non ne ho idea. Dal momento che non gioco d'azzardo, non m'intendo di prono-
stici. Visto che lei ha passato così tanto tempo a bordo di un casinò galleggiante, sen-
za dubbio ne sa più di me.»
Kate si guardò intorno, visibilmente frustrata. «So che siamo nel maledetto sud, ma
quanto ci vuole per avere il conto da queste parti?»
Evidentemente, era ancora abituata ai ritmi frenetici della grande città. «Come ha
detto Charmaine, diversi ristoranti faticano ancora a trovare il personale. Molti lavo-
ratori non sono riusciti a tornare in città. Perché le loro case sono andate distrutte.
Oppure perché si sono riempite fino alle travi del soffitto di liquami tossici portatori
di malattie.»
«Scusi.» Kate si accigliò. «In realtà non sono la faccia di bronzo egocentrica che
sembro.»
«Be', sa, dolcezza, non avevo intenzione di dirlo, ma adesso che solleva l'argomen-
to, devo ammettere che non ho potuto fare a meno di notare, mentre salivamo le scale
che portano all'appartamento di sua sorella, che lei ha un gran bel didietro.»
Kate scosse la testa. «Non può proprio farne a meno, eh?»
«Non posso fare a meno di cosa, chère?»
«Di provarci con un essere di sesso femminile.»
«Suvvia, non sia così dura.» Si portò la mano al petto. «Mi ha per caso visto de-
gnare di un'occhiata una delle altre donne presenti nel ristorante?»
«Be', di certo loro hanno guardato lei, dalla prima all'ultima. Se lei fosse stato quel
budino di pane, che tra l'altro era un vero peccato di gola, sarebbe stato spacciato cin-
que minuti dopo il nostro ingresso.»
«Non posso farci niente.»
Si stava godendo quella manifestazione di ciò che sembrava a tutti gli effetti gelo-
sia. Una donna gelosa non era una donna indifferente. Magari, una volta risolto il ca-
so, avrebbe portato quell'investigatrice profumata in barca a vela. A farsi trasportare
dalle onde. E dalla passione.
«Ma, al momento, mi interessa solo lei.»
Le ciglia di Kate sembravano spine rosso-dorate contro le guance, mentre abbassa-
va lo sguardo e si metteva ad armeggiare con le posate. Lieto di essere riuscito a in-
nervosirla, Nick decise di alzare il tiro. Appena un tantino. Sporgendosi sulla tovaglia
bianca, le sfiorò il dorso della mano con la punta di un dito.
«Mi stava raccontando com'è finita nella grande città.»
Kate si lasciò sfuggire un respiro che le scompigliò la frangia riccia e ritrasse la
mano. «Allora, sapeva che Tara e mia madre sono - erano - delle truffatrici.»
«Come ho detto, sua sorella mi aveva riferito che, di tanto in tanto, la vostra ma-
man si prendeva gioco della legge» disse Nick in modo evasivo.
«Un po' più che prendersi gioco. Quando ero piccola, la truffa era il mestiere di
famiglia. A cinque anni svuotavo i portafogli. A otto facevo la borseggiatrice.»
«Ognuno ha il suo talento. A quanto pare lei era un vero prodigio.»
E questo non lo sorprese minimamente. Aveva la sensazione che Kate Delaney non
avesse mezze misure.
Kate fece spallucce. «Non saprei. Ma il talento di Tara consisteva decisamente nel-
l'incantare le persone.» Un sorriso le sollevò gli angoli delle labbra carnose e per un
attimo le illuminò gli occhi. «La mamma diceva che nessuno poteva dirsi al sicuro
quando Tara era nei paraggi.»
«Aveva veramente qualcosa di speciale» ammise Nick.
«Aveva.» Kate ripeté il verbo al passato con voce piatta. La luce nei suoi occhi
verde smeraldo si smorzò, come una candela spenta da una folata di vento gelido.
«Dio, non riesco a credere che se ne sia andata.» Appoggiò i gomiti sul tavolo e ini-
ziò a massaggiarsi le tempie con la punta delle dita.
«Allora, mi dica qualcos'altro sulla sua infanzia e su quella di sua sorella.»
«Infanzia.» Nella sua voce c'era sia una punta di sprezzo che di tristezza. «E cosa
sarebbe? Ero al secondo anno delle superiori quando la mamma venne arrestata a
causa di un complotto ai danni di un suo amante. Fu allora che…»
«Una donna bella e solitamente più giovane, o un fusto, approfittano spesso di una
persona sola, generalmente dell'altro sesso, ma non sempre.»
«Andò proprio così. Sfortunatamente, commise l'errore di scegliere una preda che
aveva omesso di dirle che suo nipote lavorava nella polizia di Chicago. Quando suo
zio gli raccontò la faccenda, il poliziotto, Dennis Delaney, prese un aereo che lo portò
quaggiù e scatenò un putiferio. Alla fine la mamma passò quattro anni in prigione. E
fu a quel punto che le cose presero una piega insolita.»
Come se non ci fosse nulla di strano nel rubare i portafogli a cinque anni e nell'ave-
re una madre che finiva in galera per truffa.
«Dennis e sua moglie avevano sempre desiderato avere figli. Ma lei non riusciva a
rimanere incinta, quindi accolsero in casa loro una sfilza di bambini in affidamento
che provenivano da famiglie problematiche. Si offrì di portare a Chicago con sé sia
me che Tara. I servizi sociali erano a corto di personale, quindi furono entusiasti del-
l'idea. Poi, all'ultimo minuto, Tara decise che non sarebbe mai andata a vivere con un
poliziotto e quindi si rifiutò di partire.»
«Invece lei ne era felice?»
«Non sa quanto! Avevo quindici anni ed ero stanca di vivere un'esistenza precaria,
in cui non potevo mai sapere quando il poliziotto dietro l'angolo mi avrebbe messo un
paio di manette e mi avrebbe trascinata in prigione.
«Tara era come la mamma: le piaceva il brivido del rischio. Inoltre, diceva sempre
che provava un senso di potere quando riusciva a convincere le persone a fare esat-
tamente quanto lei voleva che facessero. Tipo indurre qualcuno a consegnarle tutti i
suoi soldi per farsi leggere nel pensiero durante il carnevale, fregare sul resto una
commessa o adescare a scopo di ricatto una vittima ignara.»
«Una volta ho chiesto a sua sorella perché, nonostante il suo aspetto e il suo cervel-
lo, continuasse a prostituirsi» disse Nick. «Mi ha risposto che le piaceva fare la pro-
stituta perché le consentiva di esercitare potere su uomini ricchi e influenti, abituati a
controllare tutto e tutti. Diceva che era meglio della droga.»
«Evidentemente non era cambiata molto. Io stessa sono un'accentratrice…»
«Che sorpresa.»
Nick provò una pericolosa fitta di piacere perverso per averle fatto increspare le
labbra. Anche se non durò a lungo.
«Dovrebbe farlo più spesso» disse.
«Cosa?»
«Sorridere. È un vero schianto.»
La guardò raddrizzare le spalle. Irrigidire la schiena. Quella piacevole tregua era
stata breve. L'arpia era tornata. Eccome.
«Riderò come una zucca di Halloween quando troveremo l'assassino di mia sorella.
Per farla breve, anche se questa è una lunga storia noiosa, litigammo di brutto. Mi
disse che avevo tradito la mamma. Le risposi che era pazza.
«Quindi scappai al nord, come l'ha definito lei in modo originale, mentre Tara ri-
mase in affidamento in Mississippi. Compì diciotto anni la stessa settimana in cui la
mamma venne rilasciata e se ne andarono insieme a Memphis… Nel frattempo, ebbi
modo di vivere con due brave persone…»
«Che credevano nei valori solidi delle famiglie degli anni Cinquanta in cui lei - e a
quanto pare anche sua sorella, se la programmazione del suo videoregistratore è un
indizio attendibile - sognava di vivere. E per mostrargli tutta la sua gratitudine, seguì
con deferenza le orme di suo padre adottivo nella polizia.»
Kate s'imbronciò. «Non è andata così. Ammiravo Dennis Delaney. Al punto da an-
dare in tribunale per prendere legalmente il suo nome al compimento dei diciotto an-
ni. Era un brav'uomo che difendeva le persone che non erano in grado di farlo da so-
le. Lo consideravo un lavoro ammirevole e capii che una persona poteva fare cose di
gran lunga peggiori del poliziotto.»
«Non ho intenzione di controbattere su questo punto» disse Nick mite, rammen-
tando di aver pensato le stesse cose su suo padre per un certo periodo. Fino a quando
non si era reso conto che non tutti i poliziotti d'America tornavano a casa dal turno di
lavoro con buste piene di denaro. «Quindi, scommetto che sia davvero orgoglioso di
lei.»
La luce si offuscò di nuovo negli occhi espressivi di Kate. «È morto. Ebbe un at-
tacco di cuore due giorni prima che mi diplomassi all'accademia di polizia.»
«Mi dispiace.»
«Anche a me.» Guardò di nuovo il suo pratico orologio col cinturino di pelle. «Ci
conviene andare se vogliamo iniziare a fare domande nei negozi per il voodoo prima
che chiudano.»
«Ehi, lei verrà anche dalla città dalle spalle larghe, ma si dà il caso che questa sia la
città che non dorme mai.»
«L'ultima volta che l'ho sentito era riferito a New York.»
«Si vede che non è mai stata qui il martedì grasso.»
Gettò alcune banconote sul tavolo e Kate notò che aveva lasciato una mancia fin
troppo generosa. «Charmaine è una madre single con tre figli che l'aspettano a casa»
disse lui, quando la proprietaria del ristorante lo salutò mandandogli un bacio dalla
parte opposta del locale. «Attualmente il suo ex si trova nella prigione di Angola per
furto d'auto aggravato, effrazione, rapina a mano armata, violazione della libertà sulla
parola, possesso di sostanze illegali, maltrattamento della consorte e resistenza a pub-
blico ufficiale.»
«Che fedina penale notevole. È stato lei ad arrestarlo?»
«Per combinazione sì. Perché?»
«Giusto per sapere.» 'Resistenza a pubblico ufficiale' era un'espressione onnicom-
prensiva che poteva significare un sacco di cose diverse.
«Si è trattato di un arresto legittimo» le disse, come se avesse capito dove voleva
andare a parare. «Si chiede se ero felice quando quel figlio di puttana mi colpì dopo
aver mandato all'ospedale Charmaine con una commozione cerebrale, la mandibola
rotta e le costole fratturate? Mais sì. Però ha deciso lui di colpirmi per primo.»
«Mi sorprende che non abbia aggiunto ai reati attraversare la strada senza badare al
traffico e sputare sul marciapiede.»
«Sputare sul marciapiede non è nemmeno una violazione della legge a New Orle-
ans. Avrei potuto fare un pensierino su quell'altra infrazione, ma non era il caso di in-
fierire. Soprattutto dal momento che ciascuno dei reati che gli sono stati imputati,
preso singolarmente, gli avrebbe assicurato la sua terza condanna.»
E di conseguenza l'ergastolo.
«Charmaine sembra esserle grata.»
Sfortunatamente, come aveva imparato Kate ai tempi in cui era di pattuglia, non
tutte le donne maltrattate erano altrettanto felici di vedere i loro mariti o fidanzati rin-
chiusi in galera.
Nick si strinse nelle spalle. «Stavo solo svolgendo il mio lavoro. E, sebbene Char-
maine abbia ancora problemi economici, perlomeno il denaro che le rende questo lo-
cale non finirà tutto su per il naso di quel buono a nulla di suo marito.»
«Bene.»
Nick abbassò lo sguardo su di lei. «Bene cosa?»
«Questo le fa guadagnare dei punti.»
Nick sorrise e le cinse le spalle con un braccio. «È un buon inizio. Chère, penso
che questo possa essere l'inizio di una bella amicizia.»
«Non sfidi la sorte» lo avvertì.
Ma, mentre uscivano dal ristorante, Nick notò con soddisfazione che Kate non si
era scrollata di dosso il suo braccio.
14

La nebbia si era sollevata dal fiume in dense nuvole bianche di umidità che confe-
rivano al quartiere francese un'atmosfera misteriosa e spettrale che faceva echeggiare
i suoni: Kate udì le allegre sirene a vapore di un piroscafo con le ruote a pale al largo
sul fiume, la risata di una donna, le note dolci e stranamente malinconiche di un sas-
sofono.
Come se fosse la cosa più naturale del mondo, Nick spostò il braccio dalla spalla
alla vita di Kate.
«Questi ciottoli sono sempre pericolosi. Peggio ancora al buio, e con la nebbia»
disse Nick. «Non vorrei che inciampasse e si rovinasse quel bel visino.»
Sebbene fosse più che capace di badare a sé stessa, la notte, la nebbia e quella città
sconosciuta la fecero sentire fin troppo simile a una di quelle eroine senza cervello
che figuravano sulle copertine dei romanzi gotici che sua madre divorava come cioc-
colatini. Quelle idiote che, a quanto pareva, scendevano sempre a controllare nel se-
minterrato con una sola candela perché avevano udito degli strani rumori. O che si
aggiravano nella fosca brughiera quando c'era un assassino a piede libero. Quindi gli
permise di lasciare la mano dove si trovava.
Altre risate vennero trasportate dall'aria mite e umida. Da qualche parte un cane
abbaiò.
«Allora,» disse Kate «quanto dista il primo negozio?»
Dal momento che Nick non le rispose subito, Kate si fermò.
«Signor Broussard? Quanto dista il negozio per il voodoo più vicino?»
Nick trasse un respiro profondo. Si voltò verso di lei. «Senta, dobbiamo parlare di
questa faccenda.»
Kate si mise le mani sui fianchi. «Se per parlare intende che mi dirà che lei farà
l'investigatore privato solitario, mentre io interpreterò la parte della damigella in dif-
ficoltà e rimarrò seduta in albergo accanto al telefono in attesa che lei mi chiami per
riferirmi i risultati delle sue indagini, non se ne parla nemmeno.»
«È martedì grasso. E questo significa che i negozi del quartiere francese saranno
pieni di turisti ubriachi in cerca di qualche brivido proibito. La maggior parte dei ne-
gozi del Lower Ninth non ha ancora riaperto e, anche se probabilmente si sbrigano
degli affari qua e là fuori da certi rifugi, sarà dura trovarli per due forestieri bianchi.
Possiamo occuparcene domattina. Ora più ora meno non farà alcuna differenza.»
«Ha fatto il poliziotto abbastanza a lungo da conoscere la regola delle quarantotto
ore» affermò Kate. Se un omicidio non veniva risolto nel giro di quarantotto ore, era
probabile che il colpevole non sarebbe mai stato trovato.
«Ormai le abbiamo già superate» le fece notare lui. «E lei non potrà dare nessun
contributo alle indagini finché sarà così esausta da non riuscire a pensare razional-
mente. Da quant'è che non si fa una bella dormita?»
Da troppo tempo. Da così tanto tempo che non riusciva a ricordare cosa si provas-
se.
«Dormirò quando l'assassino di mia sorella finirà dietro le sbarre.»
Mentre lo guardava negli occhi pieni di frustrazione, Kate udì lo sferragliare di un
tram e il rombo lontano di una moto.
«Oh, merda!»
Accadde tutto così in fretta che nemmeno Kate, nonostante avesse lavorato nella
stradale per cinque anni prima di fare l'investigatore, ebbe il tempo di reagire.
Nondimeno, tutto rallentò e le parve che la propria vita le sfilasse in un lampo da-
vanti agli occhi come se fosse stata sul punto di morire.
Un centauro con il casco, a bordo di una moto nera, si fermò accanto a loro. La
bocca della pistola che teneva nella mano sinistra lampeggiò. Si udì il pum, pum, pum
di un'arma da fuoco.
Nick la trascinò a terra e si gettò sopra di lei.
«Non si muova» ordinò a denti stretti con una calma sorprendente per essere uno a
cui avevano appena sparato. «Nemmeno un muscolo.» Voltandosi, estrasse un cellu-
lare e digitò il 911.
«È un'emergenza» disse, non appena risposero. «È in corso una sparatoria.» Stava
riferendo all'interlocutore in quale traversa si trovavano e fornendo una descrizione
dell'aggressore, quando un altro proiettile rimbalzò rumorosamente sulla parete di
pietra appena sopra di loro.
«E qualsiasi cosa faccia, non sollevi la testa» disse a Kate.
Riverso su di lei, il corpo di Nick era massiccio, caldo e… eccitato?
Non poteva esserlo.
Eppure lo era.
E, peggio ancora, non era l'unico. Per poco non l'avevano uccisa. Probabilmente ci
sarebbero riusciti, se lui non avesse previsto cosa stava per accadere e non l'avesse
spinta a terra. Kate avrebbe dovuto ringraziare il cielo di essere ancora viva.
Era questo che avrebbe dovuto fare.
Sfortunatamente, mentre la sua mente si sforzava di capire cosa fosse successo, il
suo corpo, imprigionato tra Nick e i ciottoli umidi, la stava tradendo, inducendola a
pensare a quanto fosse duro - e oh, wow, incredibilmente gradevole - il suo pene eret-
to che premeva contro di lei.
«Ci stanno sparando da una moto» spiegò Nick all'interlocutore con una calma che,
se non fosse stata un poliziotto lei stessa, Kate avrebbe trovato sorprendente.
Grazie al cielo, sembrava non essersi accorto della reazione del proprio corpo. E,
meglio ancora, parve non aver notato la risposta spontanea di Kate.
«Mandate subito una volante.»
Troppo tardi. Il motociclista se ne andò, scomparendo nella notte con un rombo
che spaccava i timpani, ricordandole gli acquascooter che scorrazzavano ogni estate
sul lago Michigan.
«Maledizione.» Nick balzò in piedi, con le lunghe gambe divaricate, impugnando
con entrambe le mani la pistola che aveva estratto da non si sa dove. «C'è troppa neb-
bia per arrischiarsi a sparare, accidenti.» La sua voce era inasprita dalla collera e dalla
frustrazione.
Raccolse il cellulare che aveva gettato a terra quando aveva estratto la Sig. Poi si
accovacciò accanto a lei. «Tutto bene?»
«Certo.»
Le sirene fischiavano nella notte nebbiosa. «Stia giù» le ordinò, quando Kate fu sul
punto di alzarsi.
«Sono un poliziotto quanto lei, Broussard. Anche di più, visto che non fa più parte
dell'arma. E, per quanto apprezzi il fatto che mi abbia coperto le spalle, sono perfet-
tamente in grado di badare a me stessa. Inoltre, il nostro aggressore se n'è andato da
un pezzo.»
«Probabilmente ha ragione.» Le porse una grossa mano abbronzata. Kate sussultò
quando l'aiutò a rialzarsi.
Nick le voltò la mano. Si accigliò guardandole il palmo. «È ferita.»
«È solo un graffio. Le cose sarebbero potute andare molto peggio.» Sarebbero po-
tuti morire entrambi. «Cosa le ha fatto pensare che quel tizio ci avrebbe sparato?»
«La luce rossa del laser sul davanti della sua camicia.»
«La mia camicia?» Kate abbassò lo sguardo sul petto, come se si aspettasse di ve-
derla brillare ancora in quel punto.
«Sì. Suppongo che per lei sia stata una fortuna che io le stessi dando un'occhiata al
seno quando è successo.»
«Mi stava dando un'occhiata al seno?» Di nuovo?
«Non è questa la domanda pertinente.» Kate notò che lui non si era scusato.
«E quale sarebbe la domanda pertinente?»
«Si trova in città solo da poche ore. Certo, sa essere una vera rompiscatole, ma
come diavolo ha fatto a infastidire qualcuno al punto tale da indurlo a tentare di ucci-
derti?»
Prima che potesse rispondergli per le rime, due auto della polizia si accostarono al
marciapiede con le sirene spiegate e i lampeggiatori blu accesi. I poliziotti che salta-
rono giù dall'automobile con le pistole puntate - uno era la persona più bianca che a-
vesse mai visto, l'altro un afroamericano - sembravano incredibilmente giovani. E -
oh, fantastico, ci mancava solo quello - nervosi.
«A quanto pare è arrivata la cavalleria» disse Nick.
«Non sono propriamente Starsky e Hutch.» Kate decise di mettere da parte il risen-
timento che provava nei suoi confronti fino a quando non avessero appianato la situa-
zione.
«Sdraiatevi a terra» gridò il bianco con la voce rotta, mentre gli impartiva l'ordine.
«A pancia in giù, con le gambe divaricate, le mani sulla nuca. E metta a terra quella
maledetta borsa.»
15

Kate capiva che la città aveva un disperato bisogno di poliziotti, ma non potevano
almeno aspettare che uscissero dalla pubertà prima di mandarli in missione sulle vo-
lanti?
«Mi sto sdraiando a terra.» Ripeté le parole del poliziotto, nella speranza di rassi-
curarlo, mentre gettava lontano la borsa, poi si sdraiò di nuovo a pancia in giù sul
marciapiede. «Suppongo che conosciate l'ex investigatore Nick Broussard, o che per-
lomeno ne abbiate sentito parlare.»
Piegò la testa verso Nick, sdraiato accanto a lei. «Oh, sì» disse l'altro poliziotto.
«Tutti sanno chi è Nick Broussard.»
«Io sono l'investigatore Kate Delaney, della polizia di Chicago. Se solo mi lascia-
ste tirare fuori dalla borsa il mio tesserino identificativo…»
«Resti dove si trova» intimò il primo poliziotto. «Controlla la borsa» ordinò al col-
lega. «Ci troveremo dentro qualcosa di pericoloso, signora?» le chiese. «Un coltello,
aghi…»
«Sono arrivata qui in aereo da Chicago in giornata. So che gli addetti ai controlli
non godono di buona fama, ma sospetto che, se avessi avuto con me delle armi, non
mi avrebbero dato il permesso di imbarcarmi.»
«Avrebbe potuto acquistarle una volta arrivata in città» affermò il poliziotto, dimo-
strando di avere perlomeno una cellula cerebrale funzionante.
«Lungi da me raccomandarvi come svolgere il vostro lavoro, ragazzi» disse Nick
in tono disinvolto, come se fossero stati tutti al bancone di un bar frequentato da poli-
ziotti a fare quattro chiacchiere. «Ma, mentre stiamo qui a discutere del contenuto
della borsa dell'investigatore Delaney, il nostro aggressore ha tagliato la corda.»
«Quindi, nessuno di voi è l'aggressore?»
Addio unica presunta cellula cerebrale.
«Abbiamo già informato la stazione di polizia che l'aggressore guidava una Kawa-
saki» gli disse Kate tra i denti, mentre avrebbe voluto abbassare le mani. Non era poi
così facile sollevare il capo per continuare quella stupida conversazione, che era sol-
tanto una perdita di tempo. «Magari vi ha perfino superati.»
«Sul tesserino identificativo c'è scritto 'polizia di Chicago'» riferì il secondo poli-
ziotto. Avvicinò la sua torcia elettrica al tesserino che Kate aveva nel portafogli.
Iniziò a radunarsi una piccola folla. «Vi conviene raccogliere i proiettili dal mar-
ciapiede prima che quei ficcanaso vi facciano perdere le prove» suggerì Nick.
Il ragazzo, che ricordò a Kate il monaco albino del Codice da Vinci, drizzò le spal-
le. «Non abbiamo bisogno dei suoi consigli su come gestire le prove, Broussard.»
«Possiamo alzarci adesso, agente?» chiese Kate, per fare in modo che il poliziotto
non si lanciasse in una discussione con Nick.
«Certo.» Si era rivolto a Kate, ma il suo sguardo adirato era ancora fisso su Nick.
«È ferita, signora?»
«Sono un investigatore» disse Kate, nella speranza di acquisire abbastanza autorità
da impedire che la situazione le sfuggisse di mano. «E sto benone.»
«È a conoscenza di un motivo per cui qualcuno dovrebbe avere intenzione di spa-
rarle, signora?» le chiese il pivello.
«Nient'affatto» rispose Kate, non del tutto sincera.
Non poteva credere che uno dei poliziotti di Chicago che le avevano inviato mi-
nacce anonime di morte l'avesse seguita fino a New Orleans, ma senza dubbio aveva
arrestato dei criminali con un movente meno valido per commettere un omicidio.
Kate si rivolse a Nick: «E lei?»
«Non» rispose. «Probabilmente si è trattato soltanto di una sparatoria fortuita. Del
rito di iniziazione di un membro di qualche banda giovanile.»
Un'altra automobile si accostò al marciapiede. Kate borbottò fra sé quando Dubois
smontò dal posto di guida.
«Bene, bene. Guarda un po' chi c'è!» sogghignò mentre le si avvicinava pavoneg-
giandosi, con la camicia tirata sul ventre prominente. Sembrava lo stereotipo del poli-
ziotto meridionale, grasso e corrotto, che appariva nei film. «La signorina che viene
dalla grande città.»
«Sono un investigatore» lo corresse Kate.
«Sa, mi è successa una cosa bizzarra.» Si sfregò il mento. Macchie di tabasco pun-
teggiavano la sua cravatta gialla. «Oggi, dopo che ha lasciato la stazione di polizia,
ho parlato per caso con un poliziotto di Chicago.»
Fu il suo sorrisetto compiaciuto a tradirlo. Per caso. Sì, come no. Non è che invece
aveva alzato la cornetta e aveva fatto una telefonata per indagare sul suo conto?
«Be', mi ha detto che ci ha raccontato delle frottole quando ha riferito di essere un
investigatore. A quanto pare ha ottenuto un congedo per poter testimoniare in un caso
federale su presunti comportamenti scorretti della polizia.»
«Si trattava di corruzione della polizia. E non era affatto presunta.»
«Questo lo dice lei. Ma la giuria non ha ancora emesso il verdetto, vero?» Di nuo-
vo quel maledetto sorrisino. Kate fece un grosso sforzo per non sferrargli un pugno
sul grasso faccione. «Perché siamo in America, il paese della libertà e la patria del co-
raggio, in cui le persone sospettate sono considerate innocenti finché non viene dimo-
strata in tribunale la loro colpevolezza.»
Non era proprio quanto le aveva detto Nick precedentemente? Kate sapeva che sa-
rebbe stato più probabile imbattersi in un unicorno blu in Jackson Square che trovare
un poliziotto che avesse mai creduto, anche lontanamente, di aver arrestato un inno-
cente.
Poiché era evidente che non avrebbe scoperto nulla su Tara da quell'uomo primiti-
vo, si voltò verso Nick che le stava accanto e assisteva in silenzio alla conversazione.
Kate gli era grata di non essere intervenuto in suo aiuto, come se fosse una dami-
gella in difficoltà, bisognosa di soccorso. O forse non l'aveva fatto perché era d'ac-
cordo con Dubois?
Remy Landreaux, che si era fermato a parlare con i poliziotti dopo essere sceso
dall'auto civetta, si avvicinò con un'espressione impenetrabile. «Perché non mandi
quei ragazzi di pattuglia a cercare dei testimoni, mentre io faccio una chiacchierata
con la vittima?» propose al suo collega, rivolgendogli un ordine più che un consiglio.
Kate capì che Dubois non era entusiasta di quella prospettiva. Ma evidentemente
Landreaux l'aveva superato di grado, perché se ne andò muovendosi pesantemente,
lasciandoli in pace.
«Che collega in gamba ti sei ritrovato!» esclamò Nick.
«Se ti fossi preoccupato davvero del tipo di collega che mi avrebbero affibbiato,
cher, saresti rimasto nella polizia» disse Remy mite. «Allora, che ne dite se vi rubo
un paio di minuti per verbalizzare la vostra testimonianza, e poi potrete andarvene per
i fatti vostri?»
Le circostanze della sparatoria erano trite e ritrite e sia Nick che Kate le ricordava-
no esattamente allo stesso modo. Sfortunatamente, nulla di quanto rammentavano si
sarebbe dimostrato utile per catturare l'aggressore.
«C'è un'altra cosa» disse Remy, mentre s'infilava il blocnotes nella tasca della
giacca. «Il caso di sua sorella sta presentando delle complicazioni che non posso e-
sporle al momento» affermò, rivolgendosi a Kate. «Ma, mentre attualmente potrebbe
non essere gradita perché ha tradito i suoi colleghi poliziotti…»
«Erano dei poliziotti corrotti» lo corresse Kate.
«Già. Da quanto ho capito dai verbali che Dubois si è fatto mandare da loro via
fax, sono colpevoli senza ombra di dubbio.» Rise quando scorse la sua espressione
visibilmente sorpresa. «Come, non riesce a credere che stia dalla sua parte?»
«Diciamo solo che ho avuto l'impressione che la polizia di New Orleans non fosse
entusiasta di avermi qui.»
«È una situazione complessa» disse lui, senza rivelarle nulla che non avesse già
immaginato da sola. «Ma si fidi di me, se le dico che la maggior parte dei poliziotti
che portano un distintivo di questi tempi crede in una forza di polizia incorrotta.»
Lanciò un'occhiata eloquente a Nick, che Kate non riuscì a decifrare. E non le fu
certo d'aiuto l'espressione impassibile di Nick.
«E lei farebbe parte di quella maggioranza?» chiese a Landreaux.
L'uomo annuì. «Certo.» Si portò le dita alla fronte in segno di saluto e fu sul punto
di dirigersi verso l'automobile, quando tornò da loro. «Ah, mi sono appena ricordato
una cosa.» Infilò di nuovo la mano nella tasca della giacca ed estrasse un biglietto da
visita della polizia di New Orleans. «Ho scritto sul retro l'indirizzo e il numero di te-
lefono di sua madre. Nel caso voglia mettersi in contatto con lei.»
Kate avrebbe preferito spalmarsi il corpo di grasso di pollo e fare il bagno nuda tra
gli alligatori. Ma prese comunque il biglietto da visita. «Grazie.»
«Ehi,» le rivolse un sorriso cordiale e apparentemente sincero «noi buoni dobbia-
mo rimanere uniti.»
16

«Probabilmente avrei dovuto parlarle della questione della giuria federale» mormo-
rò Kate.
«Possiamo pensarci più tardi.»
«Più tardi» convenne Kate, mentre superavano quello che sembrava un raduno di
Hell's Angels davanti al bar in cui Nick era stato sorpreso da telecamere nascoste a
intascare una bustarella.
Come sarebbe stata felice di scoprirlo, la paladina dell'ordine pubblico che vedeva
tutto bianco o tutto nero!
Nick si chiese perché, dal momento che lui e Dubois non erano mai andati d'accor-
do, quel coglione non avesse spifferato il fatto che Nick era stato sbattuto fuori dalla
polizia.
Forse, dopo aver appreso cos'era successo a Kate a Chicago, aveva deciso di tenere
in serbo la notizia bomba dello scandalo in cui era rimasto coinvolto Nick per un'oc-
casione migliore. Magari usandola come arma per dividerli, quando, e se, lui o Kate
fossero diventati un problema.
Nick sapeva fino al midollo che Dubois era un tipo disonesto. Sospettava anche
che quel tizio avesse giocato un ruolo non secondario nel 'suicidio' del Grande Antoi-
ne. Ma dimostrarlo era un altro paio di maniche.
E adesso, con l'entrata in scena di Kate, le cose avrebbero potuto complicarsi terri-
bilmente.
Soprattutto perché era più che evidente che uno di loro, o entrambi, fosse diventato
un bersaglio.
«Immagino che, essendo appena stata vittima di una sparatoria, non voglia limitarsi
a chiuderla qui e iniziare a passare al setaccio i negozi per il voodoo domattina.»
«Lei lo farebbe se stesse lavorando a questo caso da solo?»
«Probabilmente no.» Dal momento che non era stato completamente sincero con
lei, Nick voleva dirle la verità.
Kate incrociò le braccia. «Allora andiamo.»

Tre ore dopo, Kate ne aveva fin sopra i capelli del voodoo. L'Erboristeria degli
amuleti indigeni era più o meno come tutti gli altri negozi in cui erano stati. Una gran
quantità di maschere di cartapesta e di legno intagliato era appesa alle pareti dai colo-
ri vivaci; gli scaffali di legno erano ingombri di sonagli colorati, bambole voodoo,
candele, braccialetti di perline, statue religiose, tarocchi e bottiglie di olio.
In tutta la sua vita, Kate non aveva mai visto così tante teste e denti di alligatore in
una volta sola. Veramente, non aveva mai visto la testa di un alligatore. Nemmeno un
dente, se è per questo. E avrebbe potuto benissimo fare a meno di quell'esperienza per
tutta la vita.
Una bellissima donna dai folti capelli neri, raccolti in treccine adornate di perline, e
dalla pelle color caffellatte sollevò lo sguardo al loro ingresso. Fu sul punto di sorri-
dere quando vide Nick, ma quando scorse anche Kate sbarrò gli occhi.
Proruppe in un fiume di parole che a Kate parvero pronunciate nel francese della
Louisiana. Nick le rispose, e le parole gli uscirono di bocca come se avesse sempre
parlato quella lingua. Cosa che senza dubbio aveva fatto. Avrebbe potuto discutere
del tempo, di economia o della stagione in corso dei Saints di New Orleans; qualsiasi
cosa stesse dicendo, quelle note profonde erano calde e melliflue come la crema di
whisky sul budino di pane - e terribilmente sensuali.
«Kate, lei è Téophine Jannise.»
Cinse la donna con un braccio, in modo disinvolto e naturale. Kate provò una lieve
fitta sconosciuta e rimase sconvolta quando si rese conto che somigliava sgradevol-
mente alla gelosia.
«Téo, lei è Kate Delaney, in visita da Chicago.»
«Benvenuta a New Orleans.» Le porse una mano piena di anelli. «Ovviamente lei è
la sorella di Desirée.»
«Sì.» Kate pensò che non fosse il caso di correggere il nome della sorella.
«Com'è stata carina a venire a trovare la sua gemella.»
«È morta.» Kate non sopportò di dover pronunciare quelle parole.
«Non!» Téo rivolse a Nick uno sguardo stravolto. Proruppe in un altro fiume di pa-
role in francese.
«Mi ha detto che sua sorella è venuta qui appena lo scorso fine settimana.» Poi ag-
giunse: «Domenica» in risposta alla domanda che Kate era sul punto di porgli.
«Oui» confermò Téo. «È venuta qui in cerca dell'olio del diavolo e della radice di
St Expedit.» Si accigliò. «Le ho detto che non terrei mai roba simile nel mio nego-
zio.»
«Perché no?» chiese Kate.
«Perché viene usata dai bokor. Coloro che seguono le arti sinistre.»
«La magia nera?»
«Oui. Anche se deve tener presente che tutta la magia, sia bianca che nera, non è
vera magia, ma soltanto un modo per sfruttare i poteri soprannaturali degli lwa.»
«Che sarebbero le vostre divinità?»
Anche se non era pertinente alle indagini per la cattura dell'assassino di Tara, Kate
era sempre stata un tipo curioso. E pensava che anche questo contribuisse a renderla
un bravo poliziotto. Era veramente interessata ad avere qualche informazione su quel-
la credenza sconosciuta, se non altro per capire un po' di più sua sorella.
«Gli lwa non sono divinità, perlomeno non come se le immaginano i cristiani»
spiegò Téo. «Sono dei miste, misteri che gli esseri umani non possono comprendere
appieno; comunque li consideriamo spiriti immortali dotati di poteri soprannaturali,
che sovrintendono a tutti gli aspetti della vita e sono presenti in tutte le forme della
natura: gli alberi, il vento, il mare, la terra. Sono presenti anche nei simboli della vita
quotidiana, nelle cifre, nelle croci e in altri oggetti fatti dall'uomo ma consacrati a lo-
ro.»
Indicò una fila di bamboline di panno esposte in vetrina. «Nel pantheon delle cre-
denze religiose, si situano tra la divinità e gli esseri umani. Sono l'anello di congiun-
zione tra noi e il nostro unico dio, chiamato Bondye, che è fin troppo potente e di-
stante per essere venerato direttamente. Quindi creò gli lwa, che sono manifestazioni
di diversi aspetti della sua natura, e permise loro di esistere in entrambi i mondi affin-
ché lui potesse comunicare con l'umanità.»
«Mi ricordano i santi.»
«Oui.» La donna sorrise, visibilmente compiaciuta che Kate avesse afferrato il
concetto. «Sono molto simili ai santi, agli angeli e ai diavoli della religione cattolica.
Anche se si comportano più come gli esseri umani, con tutta la nostra gamma di e-
mozioni violente, e possono agire in modo irrazionale, ragion per cui è importante in-
graziarseli. Ma se si esclude questo aspetto la somiglianza è molto forte, perché il cat-
tolicesimo ha iniziato a influenzare le usanze voodoo a partire dal XVII secolo, quan-
do i temibili proprietari delle piantagioni di Haiti costrinsero tutti gli schiavi a con-
vertirsi al cattolicesimo. Le due religioni non tardarono a fondersi, e i praticanti si li-
mitarono a rimpiazzare gli lwa coi santi.
«La parola 'lwa' vuol dire legge e, in effetti, gli lwa rappresentano le leggi cosmi-
che, e questo significa che nella religione voodoo la magia nera e gli spiriti maligni
sono fatti concreti» proseguì. «A ogni forza positiva ne corrisponde una negativa per
mantenere il mondo in un equilibrio armonioso, e anche se i seguaci ufficiali del voo-
doo sanno usare tale magia, poiché durante l'iniziazione hanno prestato giuramento di
non fare mai del male a nessuno, non la praticano.»
«Quindi tutte quelle leggende sui malefici e sulla creazione di zombi sono soltanto
montature cinematografiche?»
«Per la maggior parte sì. Oh, ci sarà sempre qualcuno che userà i poteri oscuri co-
me scorciatoia per ottenere ciò che vuole. Ci sono anche persone che decidono di pra-
ticare la magia per fare soldi. Ma pagano sulla loro pelle un prezzo molto alto per a-
ver oltrepassato lo spartiacque.»
«Come?»
Sua sorella poteva aver praticato la magia nera? Era per questo che era stata assas-
sinata? Per vendetta?
«Quando un bokor ottiene l'aiuto di un lwa oscuro, stipula un anajan per ripagare
lo spirito con un sacrificio oneroso. Una volta preso questo impegno, diventa lo
schiavo dell'Uva per tutta la vita. Se dovesse mai tentare di rompere questo accordo,
lo spirito lo punirà con la morte. O con la morte di un suo caro.»
Kate scambiò un'occhiata con Nick, conscia che stavano pensando alla stessa cosa.
Se, da una parte, Kate non riusciva a credere che gli spiriti soprannaturali stringes-
sero patti con gli stregoni e scatenassero nel mondo un furore omicida, commettendo
assassini e creando il caos, aveva però visito abbastanza durante gli anni passati nella
polizia da sapere che il male esiste davvero. E, a quanto pareva, Tara era rimasta in
qualche modo invischiata in qualcosa di molto malvagio, che si era dimostrato letale.
«Cos'accadde quando le disse che non vendeva quegli articoli?» le chiese, cercan-
do di riportare la conversazione sul binario di partenza.
«Rimase molto turbata.» Gli angoli delle labbra di Téo s'incurvarono verso il basso
in una smorfia corrucciata. «A dire la verità, era già sconvolta al suo arrivo. Le sug-
gerii una pozione calmante, ma non restò abbastanza a lungo da permettermi di pre-
parargliela.»
«Abbiamo bisogno di sapere se ha idea di dove possa essere andata mia sorella do-
po essere uscita dal suo negozio.»
«Deve capire cosa mi sta chiedendo.» L'espressione della donna si fece seria. «È
molto pericoloso immischiarsi anche lontanamente con le forze oscure.»
«Sono disposta a correre il rischio» disse Kate, mentre in realtà avrebbe voluto dir-
le 'perché non mi chiedi se ci credo?'
Téo lanciò un'occhiata a Nick. «Non puoi dissuaderla dal fare questa follia?»
«Fidati, se fosse per me non saremmo qui.»
«C'è una cosa che dovrebbe capire» disse Téo a Kate. «Oltre agli lwa, nel voodoo
c'è un'altra categoria di esseri soprannaturali, dotati di enormi poteri.»
Fece una pausa.
Kate, che si era sempre vantata di saper interpretare il carattere delle persone guar-
dandole in faccia, non capì se Téo stesse prendendo tempo per scegliere le parole con
cura o se stesse facendo delle scene. «E quale sarebbe?»
«I gemelli.»
Anche se aveva cercato di rispettare le credenze di quella donna, Kate non poté fa-
re a meno di roteare gli occhi.
«Può scegliere di non crederci. Ma essendo lei una gemella, è considerata sacra
dalla mia religione.»
«Sacra.» Ormai non poteva più tollerare quelle assurdità.
«Perché lei è la rappresentazione vivente dell'equilibrio tra le forze, il caposaldo
della religione voodoo. Insieme, lei e sua sorella formate l'umano e il divino, il morta-
le e l'immortale. Taluni credono perfino che, in virtù della loro unione, i gemelli siano
più potenti degli lwa e che dopo la morte diventino essi stessi degli lwa.»
«Quindi mi sta dicendo che adesso la mia gemella è una divinità?» Ci mancava
soltanto che sostenesse che Tara non era morta sul serio, ma era semplicemente di-
ventata uno zombi o come diavolo si chiamava.
«Un essere soprannaturale» la corresse Téo. «Capisco che lei, non conoscendo be-
ne questa religione, possa dubitarne. Ma, se vuole avvicinarsi a questo mondo, deve
sapere che c'è un detto haitiano molto diffuso: maroso yo rasiab.»
«Che significa?»
«I gemelli non vanno d'accordo. È considerato normale che i gemelli si odino. Ed è
per questo che, quando uno dei due muore, molti credono che sia colpa dell'altro.»
«È vero che io e mia sorella non siamo state in contatto per anni, ma non volevo
affatto che le succedesse qualcosa di male. Inoltre, mi trovavo a Chicago quando è
stata uccisa.»
«Non era necessario che lei fosse qui.»
«Giusto, dal momento che sono una dea del voodoo, dai poteri miracolosi e so-
prannaturali, avrei potuto mandare i miei servi, o delle scimmie volanti, a portare a
termine il mio piano diabolico.»
«Non credo che potrebbe fare una cosa simile.»
«Ha ragione. Non potrei.» Non lo farei mai.
«Ma altri potrebbero crederlo. Qualcuno che teneva a sua sorella.»
«Sai chi possa essere questo qualcuno?» chiese Nick.
«Temo di no. Era da poco tempo che Desirée faceva parte della nostra comunità.
Non so di chi fosse amica.»
«Magari potrebbe fornirci i nomi di qualche seguace della magia nera.»
«C'è un uomo ad Algiers.» Prese un blocco e scrisse un nome e un indirizzo.
«Ha parlato di lui anche a mia sorella?» le chiese Kate.
Téo sospirò. «Temo di sì… era così insistente.» Le lacrime le velarono gli occhi
scuri. «Così… bisognosa d'aiuto.»
«Grazie, tesoro.» Nick piegò il foglietto e lo infilò nella tasca anteriore dei jeans.
«State attenti» disse Téo, poi rivolse di nuovo la sua attenzione a Kate. «Immagino
che probabilmente si sentirebbe a disagio se fosse celebrato un desounen, un rito fu-
nebre per Desirée.»
«Oh, sì. Infatti.»
«So che Desirée ha ricevuto un'educazione cattolica. Farà celebrare per lei un fune-
rale in chiesa?»
La domanda la colse di sorpresa. «Non ci avevo pensato.»
«Sarebbe una buona cosa. Tutti i riti funebri voodoo iniziano con una messa tradi-
zionale. Ma in ogni caso il viaggio di sua sorella a Ginen, la mitica sede degli spiriti
sotto le acque primordiali, può essere pieno di pericoli. Per entrambe. Senza il rito
adeguato, un'anima può rimanere intrappolata nel mondo fisico, costretta a vagare per
sempre sulla terra, senza mai trovare una sede permanente. Quando ciò accade, l'ani-
ma può vendicarsi sui membri della famiglia perché non l'hanno seppellita nel modo
corretto.
«Le ho detto che i gemelli non vanno d'accordo, ma ci sono altre cose che deve sa-
pere.»
Prese dallo scaffale una bustina di satin viola ricoperta di perline e la mise nelle
mani di Kate. «Questo è un paket kongo. Lo consideri una potente calamita che rac-
coglie e concentra il potere protettivo degli lwa. Questa miscela di erbe gode del fa-
vore dei Guédé che sovrintendono a tutto ciò che è legato alla morte.
«Desirée potrebbe essere arrabbiata con lei non solo perché non ha fatto celebrare
il rito della sepoltura, ma anche perché non eravate in buoni rapporti prima della sua
morte.»
«Le ha detto che non eravamo in buoni rapporti?»
«Non era così?»
Kate non sopportava le persone che rispondevano a una domanda con un'altra do-
manda. «Era da un po' che non ci parlavamo.» Che eufemismo! «Ma dire che non e-
ravamo in buoni rapporti mi sembra esagerato.»
«Ciononostante, morendo, sua sorella è diventata automaticamente un lwa detto
marasa. Non sono soltanto estremamente potenti, ma possono essere anche capric-
ciosi e dispotici nella migliore delle ipotesi. E pericolosi. Deve tenere sempre con sé
questo sacchetto.»
La busta, che profumava di caffè e di tabacco, e di qualcos'altro che stuzzicò la
memoria di Kate, le fece venire i brividi, ancor prima di girarla e vedere il teschio ri-
camato sul satin viola.
Ma poiché non voleva essere scortese, visto che Téo aveva fornito loro il primo ve-
ro indizio per risolvere il caso, infilò la mano nella borsetta per prendere il portafogli.
«È un regalo» disse Téo. «Ed è il minimo che possa fare per la sorella di una donna
che sarebbe potuta diventare una mia amica intima. Posso darle anche altri consigli
prima che ve ne andiate?»
«Certo.»
«Deve onorare la memoria di Desirée con un periodo di lutto durante il quale dovrà
vestirsi di viola. O di nero.»
«Credo che il nero non sarà un problema» osservò Nick.
Kate gli scoccò un'occhiata tagliente per fargli capire che non lo trovava affatto di-
vertente.
«È un dettaglio importante. Dimostra l'amore e il rispetto che prova per sua sorella,
e se trascura questo dovere Desirée potrà farle molto male.» Attraversò la stanza, aprì
una vetrinetta e prese una piantina fronzuta.
«Ma anche senza il rito, può comunque fare qualcosa per proteggere sua sorella, a
cui da quanto vedo voleva bene, mettendo questa pianta di sesamo nella sua bara. Se
uno stregone che pratica la magia nera tenterà di riesumarla, sarà costretto a contare
tutti i semi prima di iniziare il rito magico. Ma gli incantesimi possono essere fatti
soltanto di notte. E i semi sono troppi perché riesca a contarli tutti prima dell'alba.»
«Che espediente astuto!»
«C'è ancora una cosa.»
«Cioè?»
«Quando incontrerà il bokor, non dovrà accettare nessun dono da lui. Soprattutto
vasetti o bottiglie. È lì che tiene le anime che ha catturato. Le anime che usa per ese-
guire dei compiti malvagi al suo posto.»
Kate emise un lungo sospiro. «Be', grazie mille. Le sono grata per le informazioni
che ci ha dato e penso che ne terremo conto. So che anche Desirée apprezzerebbe
quanto sta facendo per lei.»
Passò a Nick il vaso con la pianta e strinse la mano a Téo. Poi se ne andarono pri-
ma che la donna potesse tirar fuori da uno degli armadi color pastello un animale da
sacrificare.
17

«Un'altra vecchia amica?» gli chiese Kate dopo l'ennesima corsa sotto la pioggia
per raggiungere l'Hummer parcheggiata lungo il marciapiede.
«Più o meno» rispose Nick docilmente. «Lei e le mie sorelle giocavano insieme
con le barbie. Passava spesso la notte a casa nostra.»
Kate non ebbe difficoltà a immaginare Téophine Jannise infatuata del fratello
maggiore delle sue amiche. Lei lo sarebbe stata di certo. Se avesse potuto invitare le
amiche a casa sua senza provare alcun imbarazzo. E questo, naturalmente, non le era
mai capitato.
Si ricordava ancora di quella volta che, in terza elementare, una delle bambine più
ricche era venuta a casa sua dopo la scuola per lavorare al progetto scientifico con-
giunto Le rocce galleggiano?
Alla fine dei conti, risultò di sì, se si trovavano allo stato lavico, ma il progetto ri-
schiò di naufragare perché Antoinette, sempre in cerca di una potenziale vittima, con-
tinuò a torchiare la povera bambina a proposito della sua famiglia. Neanche a dirlo, la
sua compagna di classe non andò mai più a trovarla.
Kate scacciò quel ricordo spiacevole. «So che non è un segno di civiltà farsi beffe
della religione altrui, ma mi sorprende che non mi abbia dato un gallo o una capra da
offrire in sacrificio.»
«Non si sa mai. Magari è da lì che ha avuto origine la tradizione della cena fune-
bre»
«Dovrò anche organizzare un funerale, vero?»
Non ci aveva pensato finché la donna non aveva sollevato l'argomento. Ma dal
momento che non si sapeva dove fosse sua madre, a quanto pareva quell'incombenza
sarebbe toccata a lei.
«Posso aiutarla se vuole. Conosco un prete che lavora in un rifugio del quartiere
francese ed è una brava persona. Nonché un veterano dell'operazione Desert Storm.»
«Era un cappellano militare?»
«Veramente era un chirurgo.»
«Com'è possibile che facesse sia il prete che il chirurgo?»
«Non lo so. Non è mai entrato nei particolari.»
Ed essendo un veterano a sua volta, probabilmente Nick non gliel'aveva mai chie-
sto, pensò Kate. «Allora quanto dista Algiers da qui?»
«È la parte della città che si trova sulla sponda occidentale del fiume. Forse quindi-
ci o venti minuti. Sarà il primo posto in cui ci recheremo domattina.»
«Perché non subito?»
«Perché è tardi e quello è un quartiere pericoloso…»
Kate sollevò il mento. «Crede che non sia in grado di affrontare un quartiere peri-
coloso? Sono un poliziotto.»
«Sì, mi sembra di ricordare che me l'abbia accennato un paio di volte. Quindi, se la
fa sentire meglio, dia pure la colpa a me perché non ci sono voluto andare a quest'ora
della notte senza il sostegno di una squadra SWAT.»
«Sospetto che abbia dimenticato che sono stata io ad assumere lei.»
«Ed è qui che si sbaglia.» Si fermò al semaforo rosso. «Il punto è che, se le permet-
to di farsi ammazzare o di morire di stanchezza, non verrò pagato.»
«Sta esagerando.»
«Davvero?»
«Senza dubbio.» Non avrebbe mai ammesso che l'energia trasfusale dalla cena e
dal caffè si stava esaurendo, lasciandole la sensazione di essere sul punto di crollare.
Sporgendosi al di sopra dello spazio che li divideva, Nick le sfiorò con un dito gli
aloni lievemente violacei che aveva sotto gli occhi e che nemmeno il correttore era
riuscito a nascondere. «Sta sopportando un peso intollerabile, chère.»
Kate alzò le spalle per scrollarsi di dosso un indesiderato senso di consapevolezza.
«Le ho detto che negli ultimi tempi la mia vita è stata stressante. E il semaforo è di-
ventato verde» gli fece notare. «Adesso può andare.»
Nick guardò nello specchietto retrovisore. «Non ci segue nessuno. Che ne dice di
fare un compromesso?» le propose. «Le sarà capitato di sentire questa parola, inve-
stigatore.»
Kate inclinò il capo e continuò a fissarlo negli occhi, mentre rispondeva: «Certo
che l'ho sentita. È solo che non amo molto quel concetto.»
Nick increspò le labbra in un sorriso così sconvolgente che lo stato della Louisiana
avrebbe dovuto annoverarlo tra le armi letali. «Dovrebbe fare un tentativo. Io le fac-
cio una piccola concessione, lei ne fa una a me, e otteniamo entrambi ciò che voglia-
mo.»
Il suo sguardo diabolico che ammiccava in modo malizioso le fece intendere esat-
tamente quanto voleva. Be', quel casanova della Louisiana avrebbe dovuto capire che
non poteva avere sempre tutto quello - e ogni donna - che desiderava.
Ma, anche se non l'avrebbe mai ammesso, trovava allettante l'idea di riprendere le
indagini il mattino seguente. Nonostante temesse che gli incubi legati alla morte di
Tara l'avrebbero tenuta sveglia.
«Oh, accidenti, ormai mi è venuto il mal di testa per colpa di tutto quel maledetto
incenso.» Si divincolò dalla sua lieve stretta. «Ma sarà la prima cosa che faremo do-
mattina.»
«Sicuramente.» Fu abbastanza furbo da non fare un sorrisetto compiaciuto, adesso
che l'aveva avuta vinta.
Téo guardò l'uomo per cui un tempo aveva avuto una cotta coi fiocchi e la gemella
di Desirée svoltare l'angolo e scomparire dalla sua vista. Poi chiuse la porta a chiave
e, sebbene il martedì grasso fosse il periodo dell'anno in cui si facevano più affari,
grazie ai turisti curiosi, girò verso l'esterno della vetrina l'insegna con sopra la scritta
'chiuso'.
Si premette la punta delle dita sugli occhi, come se potesse cancellare le immagini
che scorrevano dietro le palpebre chiuse. Trasse un respiro profondo.
Poi si fece il segno della croce, cosa che sarebbe potuta sembrare strana alle perso-
ne che non conoscevano la sua religione, ma lei aveva sempre pensato che non si do-
vesse per forza scegliere tra il voodoo e il cattolicesimo, visto che non lo prevedeva
nemmeno la filosofia voodoo.
Dopotutto Marie Laveau, la famosa regina del voodoo del XIX secolo, che era sta-
ta sia la parrucchiera che la guida spirituale dei creoli e dei bianchi abbienti della cit-
tà, non era soltanto nata cattolica, ma si era anche sposata nella cattedrale di St Louis,
e padre Mignot in persona aveva celebrato il suo funerale.
Se solo Marie fosse stata lì in quel momento a darle un consiglio.
Paventando che a New Orleans non ci fosse abbastanza magia per proteggerli tutti
dalle tempeste che temeva fossero alle porte, Téo attraversò la tenda di perline ed en-
trò nella stanza sul retro.
«Hai sentito?» gli chiese.
«Ouì»
«E allora?»
«E allora cosa?» ripeté l'uomo, in tono lievemente derisorio, pensò lei.
«Che intendi fare?»
Toussaint Jannise si strinse nelle spalle e tese le mani coi palmi rivolti verso l'alto.
«Ormai la faccenda non è più nelle mie mani.»
«Ti avevo avvisato.»
«È vero.»
Sembrava insolitamente calmo, se si teneva conto che la sua vita era appesa a un
filo sottilissimo. D'altra parte, era una delle cose che la facevano sentire maggiormen-
te frustrata. Soprattutto quando Toussaint si cacciava in guai terribili, proprio come
adesso.
Si alzò dal divano di velluto rosso. Le posò le grosse mani sulle spalle e le premet-
te le labbra stilla fronte.
Si concesse di appoggiarsi a lui. Solo per un attimo.
Come sempre la sua calma la tranquillizzò.
Era stato così per Desirée?, si chiese, mentre sentiva il proprio cuore rallentare per
tenere il ritmo dei suoi battiti molto più regolari. Aveva ricevuto conforto prima di
gettarsi incontro alla morte?
«Devo andare.» La scostò lievemente da sé.
«Ad Algiers?» gli chiese nonostante il groppo in gola.
«Andrà tutto bene.» I suoi occhi turchesi, che creavano un contrasto incantevole
con la carnagione color rame brunito, avevano un'espressione dolce. «Vedrai.» Le
sfiorò la guancia con le dita. Téo gli volse le spalle perché non sopportava di vederlo
andare via. Come avrebbe voluto che Desirée non avesse coinvolto il suo fratellastro
in quel piano pericoloso!
La tenda di perline frusciò dietro di lui. Téophine udì lo scatto della serratura. La
porta che si apriva. Il rumore della pioggia che batteva sul marciapiede fuori dal ne-
gozio.
Poi ci fu solo silenzio.
E il palpito del sangue che le pulsava nelle orecchie.
«Ehi?» esclamò una profonda voce maschile.
Oh, accidenti. Cosa gli costava chiudere a chiave quella dannata porta dopo esser-
sene andato? Accolse con gioia quell'attacco d'irritazione perché aveva smorzato un
po' della paura che provava.
«Polizia. C'è qualcuno?»
«Vengo subito.»
Ci mancava solo la polizia! Tuttavia sarebbe potuta andarle peggio. L'agente sa-
rebbe potuto arrivare mentre Toussaint era ancora lì. Allora sì che sarebbe stato un
bel guaio!
Téo si asciugò le guance umide con il dorso della mano. Trasse un altro respiro
profondo. Disse una breve preghiera a Ogou Fer, l'lwa guerriero, implorandolo di
conferire potere a tutti quanti erano coinvolti in quel pasticcio.
Poi, sebbene le costasse molto, sfoderò un radioso sorriso di benvenuto.
«Buonasera, investigatore» disse, passando attraverso la tenda di perline con la
grazia e l'esuberanza dell'indossatrice che era stata un tempo. «In cosa posso esserle
utile?»
18

«Dunque,» disse Kate «presumo che il prossimo ordine del giorno sia trovare un
albergo.»
Non riusciva ancora a credere di essere partita per New Orleans senza aver sbrigato
quell'incombenza basilare. E questo dimostrava quanto fosse sconvolta e confusa ne-
gli ultimi tempi.
«Non ha bisogno di un albergo.»
«Perché no?»
«Perché, a meno che quanto è successo oggi fosse solo un gesto isolato di violenza
metropolitana post Katrina, qualcuno le ha teso un agguato. Se pensa che abbia inten-
zione di lasciarla sola e di permettere a chiunque abbia cercato di spararle di provarci
di nuovo, significa che non nutre una grande stima per le guardie del corpo.»
«Non l'ho ingaggiata per fare la guardia del corpo, ma soltanto l'investigatore.»
«Be', buon per lei, ha a disposizione entrambi» disse lui, mentre ritornavano al por-
ticciolo. «Consideri la mia reazione pronta una ñapa. Cioè…»
«Una cosa gratuita. L'ho letto su una rivista che ho trovato in aereo.»
«Giusto. Quindi, finché non scopriremo chi ha tentato di spararle, resterà a bordo
della Urrà. E sebbene sappiamo entrambi quanto desideri fare sesso con me, la barca
ha due camere da letto. Quindi, a meno che non decida di farmi una visitina notturna,
è perfettamente al sicuro.»
«Come può essere così arrogante?»
Non voleva fare sesso con lui, maledizione. Be', forse il pensiero l'aveva sfiorata.
Ma questo non significava che avesse intenzione di metterlo in pratica. Si massaggiò
le tempie. Dio, com'era stanca! «D'accordo. Ma non creda che sia sempre così arren-
devole perché l'ha avuta vinta due volte di fila.»
«Non mi è nemmeno passato per la mente» rispose Nick in tono secco, mentre par-
cheggiava.
«Per cambiare argomento,» disse mentre camminavano lungo il molo, in direzione
della sua barca «che mi dice di quanto è successo prima?»
«Della sparatoria?»
«No, di quell'altra cosa che è accaduta quando ero sdraiato su di lei.»
«Oh» annuì Kate. «Quella cosa.» Quell'enorme erezione fin troppo piacevole per i
suoi gusti.
«È stato dimostrato che il pericolo è afrodisiaco.»
«L'ho sentito dire.» Si era sempre chiesta come venissero eseguiti esattamente
quegli studi clinici.
«Non vorrei che la prendesse male.»
«Non si preoccupi.»
«Prenda un uomo abbastanza attraente e una donna bella da morire, aggiunga una
sparatoria, scuota energicamente e otterrà la ricetta di quanto è successo.»
Kate si chiese chi di loro stesse cercando di convincere. «Lo terrò a mente.»
Era una spiegazione logica. E Kate si era sempre vantata della sua logica.
«Vuole qualcosa da bere?» chiese Nick quando entrarono nel salone sottocoperta.
Kate sembrava stanca morta. Nick sapeva bene che quando l'afflusso di adrenalina
si esauriva ci si sentiva uno straccio. Ma si continuava a essere inquieti e incapaci di
dormire.
Si diresse nella cucina di bordo attigua al salone e aprì il frigorifero.
«C'è birra… e birra… e, ehi, guarda un po', ancora birra. Ma penso di avere una
bottiglia di brandy nascosta da qualche parte.»
Tombola. Nell'armadietto sopra il lavandino c'era la bottiglia di Courvoisier che
Remy gli aveva portato quando Nick aveva aperto l'agenzia.
«Accetto volentieri il brandy,» affermò Kate «ma solo un goccio. Altrimenti sven-
go.»
Nick versò il brandy in due bicchieri panciuti che gli aveva portato il suo vecchio
amico.
«Non sarebbe poi una cattiva idea svenire, dopo quanto ha passato nelle ultime
ventiquattr'ore.» Le porse un bicchiere e si sedette su una poltrona di pelle davanti al
divano.
«In questo momento voglio soltanto starmene qui seduto, a sorseggiare il mio
brandy e fingere che siamo semplicemente due persone che si concedono il bicchiere
della staffa dopo una cenetta deliziosa. Anche se ormai sembra passata una vita.»
«Quando qualcuno cerca di spararti le cose cambiano.»
«A chi lo dice!»
Accese lo stereo con il telecomando. Poi venne preso dalla malinconia quando uscì
dalle casse acustiche la voce seducente della grande cantante jazz Shirley Horn che
intonava Soothe me.
«Ottimo tempismo.» Kate annuì in segno di approvazione. «È stata una scelta for-
tuita oppure ha sempre pronta questa canzone quando ci sono visite femminili?»
«È stato solo un caso.»
In una situazione come quella non avrebbe mai scelto la canzone più erotica che,
senza dubbio, avesse mai sentito. Prese di nuovo il telecomando.
«Posso cambiarla.»
«No. Mi piace.» Kate appoggiò la testa allo schienale, chiuse gli occhi e tacque.
Ma Nick capì che era ancora sveglia perché bevve un sorso di brandy.
Soothe me 2 , cantava Shirley in tono sentimentale a un amante sconosciuto.
Quando si accorse che il solo vedere deglutire quella donna gli faceva venire vo-
glia di premere le sue labbra sul suo collo, Nick capì di essere caduto ufficialmente in
sabbie mobili molto profonde.
Kate alzò una mano e aprì il fermaglio che portava sulla nuca, poi si passò le dita

2
'Saziami' (N.d.T.).
tra i capelli con un gesto femminile che le fece incorniciare il viso da una splendida
aureola di riccioli fiammeggianti.
Mellow me way down inside 3 , invitava la cantante jazz.
Nick avrebbe voluto entrare nel profondo, su questo non c'erano dubbi. Ma non
c'era nulla di dolce in quello che avrebbe voluto fare all'investigatore Kate Delaney.
«Dirigevo l'unità dei Servizi segreti contro il crimine organizzato.» Aveva un tono
inespressivo, quasi distaccato. Si appoggiò allo schienale e chiuse gli occhi. Nick
pensò che così fosse più facile per lei.
Distogliendo la sua mente maschile da un'oscena fantasia in cui quei serici riccioli
rossi sfioravano il suo corpo, scendendo lungo il sentiero umido e torrido tracciato
dalle labbra di Kate, si sforzò di concentrarsi sulla sua storia.
«Era una sezione della divisione Informazioni sul terrorismo, una divisione segre-
tissima creata dopo l'11 settembre» disse Kate. «All'inizio ero eccitatissima all'idea di
aver ricevuto quella promozione.»
Aprì di nuovo gli occhi. Le brillavano mentre ripensava a quel giorno.
Non immaginare questa donna mentre si eccita, maledizione.
«Il compito di quell'unità era scoprire informazioni segrete. E mantenerle nasco-
ste.»
«Cosa che, se si considera il modo in cui siete cresciute lei e sua sorella, probabil-
mente sapeva fare benissimo» suppose lui.
«Già.»
Si passava distrattamente le dita su e giù per il collo, gesto che fece venire a Nick
voglia di percorrere lo stesso sentiero con la lingua.
«Iniziammo a cercare collegamenti con cellule terroristiche, ma nel giro di sei mesi
avevamo già cominciato a schedare tutti i pezzi grossi e i politici della città.»
Mentre seguiva con lo sguardo quelle dita affusolate che si infilavano nella scolla-
tura a V della camicia di seta, s'immaginò di slacciarle un altro bottone.
«E ne fu sorpresa?»
«Sì, perché credevo che avremmo dovuto essere noi i buoni!» esclamò in tono ac-
calorato.
«Sarebbe molto più facile se il bianco fosse tutto da una parte e il nero dall'altra»
disse Nick. «I buoni contro i cattivi, come quelle spie della rivista Mad.»
«Mi trovavo a disagio in quella situazione. Quindi andai dal mio superiore.»
«Che le fece una predica spiegandole che siamo in guerra, che i terroristi giocano
sporco e che, tra quei maledetti tribunali politicizzati e i radicali della stampa pro-
gressista di sinistra, l'unico modo in cui potevate fare da contrappeso e tenere al sicu-
ro l'America era ricorrere a mezzi extralegali.»
«È proprio quanto mi disse. All'inizio non era poi così diverso da ciò che fanno
sempre i poliziotti. Tipo fermare un membro di una banda, che sai essere in possesso
di droga, per perquisire la sua auto, preoccupandoti dopo il fatto di trovare una ragio-
ne plausibile.
«Non mi è mai piaciuto e mi sono sempre rifiutata di farlo quando ero di pattuglia.
Ma capivo la teoria, condivisa da molti poliziotti, secondo cui talvolta se un tizio non

3
'Addolciscimi nel profondo' (N.d.T.).
è colpevole di un reato, lo è di certo di qualcos'altro. E potrebbe fare molto peggio in
futuro.»
«Tanto vale ottenere una condanna per allontanare quel bastardo dalla strada.»
«La tesi è sempre stata questa.»
«In questo modo si rendono le strade sicure per le donne e i bambini» commentò
lui seccamente.
I poliziotti facevano un mucchio di stronzate. Tutti i santi giorni. Nick sapeva che
ben presto la gente si sarebbe stufata e che gli idealisti ingenui avrebbero iniziato a
credere che, se gliel'avessero fatta pagare, alla fine avrebbero pareggiato il conto.
«Questo modo di pensare può diventare un problema se chi si trova in cima alla ca-
tena alimentare perde il controllo» disse Nick. «Cosa che suppongo sia accaduta alla
sua unità segreta, giusto?»
«Non ci volle molto prima che le cose ci sfuggissero di mano» convenne Kate. «Se
conoscevi le persone giuste, le irregolarità venivano cancellate. O perfino falsificate.
Se venivi considerato un nemico, succedeva il contrario.»
«Avrebbe potuto andarsene.»
«Lo so. E forse avrei dovuto farlo. No, mi correggo. Avrei decisamente dovuto far-
lo. Ma non volevo che mi rovinassero una carriera per cui mi ero data tanto da fare.»
Bevve un altro sorso. «C'era un avvocato della malavita che non riuscivamo a inca-
strare. Quindi uno dei ragazzi andò da sua moglie con delle foto che lo ritraevano in-
tento a fare sesso con una delle sue molte amanti. La donna ottenne il divorzio e una
sostanziosa assegnazione di alimenti in denaro contante che si affrettò a nascondere
in alcune banche estere, poi lo denunciò al fisco.»
Kate si accigliò quando rivangò quel ricordo, mentre passava un'unghia corta e lu-
cida sull'orlo del bicchiere di cristallo. «Missione compiuta. Quando mi lamentai di
questi espedienti, il capitano mi disse che se avessi creato problemi sarei tornata a in-
seguire i barboni del porto e ad arrestare i vagabondi che pisciavano sui muri.»
«Ma nonostante quella minaccia si rivolse comunque ai federali?»
«Mentre davamo la caccia agli adescatori che si aggirano su internet, prendemmo
nella nostra rete un grosso finanziatore dei partiti. Scriveva sconcezze a ragazzine a-
dolescenti in diverse chat room. E presumibilmente, se le conversazioni erano un in-
dizio, faceva molto peggio.
«Volevo organizzare un'operazione sotto copertura per incastrarlo. O perlomeno
farlo pedinare. Catturarlo a casa delle ragazze o in un motel. Ma una notte il dossier
scomparve misteriosamente, e all'improvviso l'uomo smise di connettersi alla rete.
Come se qualcuno lo avesse avvisato. Per me era troppo. Quindi, sì, mi rivolsi ai fe-
derali. Con le copie delle e-mail che avevo scaricato su una penna USB.»
«Ponendo fine alla sua carriera nella polizia.»
«Ma non ero io a essere nel torto.»
«Non ha importanza. Ha fatto ciò che un poliziotto non dovrebbe mai fare, tesoro.
Ha infranto la regola non scritta secondo cui i poliziotti non devono mai tradire i col-
leghi.»
«Anche quando i suddetti poliziotti infrangono proprio le regole che hanno giurato
di far rispettare?» gli chiese in un breve e accalorato attacco di indignazione.
Oh, accidenti. Non l'aveva ancora capita. «Non starà dicendo che ha intenzione di
tornare nell'arma?»
La poliziotta non si rendeva conto che le sue probabilità di sopravvivere là dentro
erano pari a quelle di Bin Laden di entrare a far parte delle forze speciali americane?
«Mi piacerebbe. All'inizio pensavo di poterlo fare. Il procuratore federale mi ha as-
sicurato che, allontanando quelle poche mele marce, avrei potuto rendere di nuovo
efficiente il dipartimento. Perfino più di quanto lo fosse mai stato.»
«Wonder Woman esiste davvero.»
«Cosa c'è di male nel voler migliorare le cose? Nell'aggiustare le cose? È questo
che dovrebbero fare i poliziotti.»
«E non poteva permettere ai cattivi di cacciarla. Perché in questo modo l'avrebbero
avuta vinta loro.»
«È proprio il motivo per cui volevo rimanere.» Sembrava sorpresa dal fatto che lui
l'avesse capito. «Ma devo ammettere che non è esattamente incoraggiante ricevere
minacce di morte sulla segreteria telefonica e vedere la propria foto appesa ai bersagli
del poligono della polizia.»
«È sempre meglio che sparino alla sua foto piuttosto che a lei. E questo, devo ri-
cordarle, è esattamente quanto è accaduto stasera.»
Kate aprì la bocca voluttuosa. La richiuse. Poi vuotò il bicchiere di brandy.
«È davvero convinta che non possa trattarsi di qualcuno venuto in Louisiana per at-
tuare una di quelle minacce?»
«Tutto è possibile.»
Nick aveva pensato che il loro aggressore potesse averla presa di mira perché, al
suo arrivo, aveva subito iniziato a creare problemi riguardo alla morte di sua sorella.
O forse perfino perché i tirapiedi di LeBlanc non sapevano che Tara fosse morta e
avevano scambiato Kate per la sua gemella.
Ma la notizia delle minacce ricevute dai poliziotti di Chicago gettavano decisamen-
te una nuova ombra sull'intera faccenda. Soprattutto perché sapeva che Dubois era
stato informato della sua deposizione.
Quel tizio era un incompetente.
Ma era anche il poliziotto più corrotto che Nick avesse mai conosciuto.
Poteva forse aver escogitato un piano con i poliziotti corrotti di Chicago per far-
gliela pagare?
Se c'era un riscontro economico, assolutamente sì.
19

«Dio, non riesco a credere che tutto questo stia succedendo davvero. Ho trentun
anni.» Si massaggiò di nuovo le tempie. «È da dieci anni che faccio il poliziotto e,
finché non sono entrata nell'unità contro il crimine organizzato, credevo di far parte
dei buoni. Tutti i giorni prendevo la pistola, mi mettevo il cappello bianco e uscivo di
casa come quella maledetta Rebecca, della fattoria di Sunnyside, per proteggere e
servire.»
«Sunnybrook.»
«Cosa?»
«Anche se non penso che sia mai andata in giro armata, si tratta di Rebecca della
fattoria di Sunnybrook.»
«Come fa un omaccione virile come lei a sapere una cosa simile?»
«Hannah - mia sorella bibliotecaria - lo lesse così tante volte che le pagine inizia-
rono a staccarsi. Mio padre era un veterano del Vietnam rientrato con quelli che al
giorno d'oggi verrebbero definiti 'problemi'. Non era sempre facile vivere in casa no-
stra, e ho sempre avuto la sensazione che Hannah cercasse di proiettarsi nella storia.»
«Dev'essere stata dura.»
Nei suoi occhi stanchi balenò qualcosa di simile alla compassione. Nick non rima-
se sorpreso quando la scacciò come un battitore che rilancia la palla. La compassione
tende a fare appello alla parte migliore di noi, e quando questo accade abbassiamo la
guardia.
Cosa che non le ci voleva proprio al momento.
«Sunnyside, Sunnybrook, fa lo stesso» proseguì Kate. «Volevo dire che, finché
non è scoppiato questo casino, mi alzavo ogni mattina illudendomi di poter cambiare
le cose. Oh, sapevo che la gente tende a non essere molto cordiale con i poliziotti.
Quando mi assegnarono un'autopattuglia, le persone non sopportavano di vedermi
nello specchietto retrovisore perché pensavano che non avessi nulla di meglio da fare
che rovinargli la giornata con una multa. Se entravo in un bar e ordinavo una tazza di
caffè, la gente iniziava subito a fare battute sulla pigrizia dei poliziotti e sul fatto che
hanno sempre una ciambella in mano.»
«Mi stupisce che ne avessero il coraggio» mormorò Nick.
«Magari non mi dicevano nulla in faccia» ammise. «Ma capivo che pensavano a
quello. Una volta ero di pattuglia in Lakeshore Drive e mi immisi nel parcheggio del-
l'acquario, dove una donna con un bambino mi fece cenno di fermarmi.» Adesso era
lanciata nel racconto, tutta presa dal senso di frustrazione suscitato da quel ricordo.
Nick pensò che entro cinque minuti al massimo sarebbe crollata.
«Il bambino avrà avuto circa tre anni, forse quattro, e dava in escandescenze per-
ché la madre non voleva comprargli uno squalo di pezza. Sa cosa ha detto quella
donna a suo figlio?»
«Che se non la smetteva e non faceva il bravo, lei l'avrebbe arrestato e chiuso in
prigione?»
«Sì.» S'infilò la mano sotto la frangia e si tirò indietro i capelli. «Come fa a saper-
lo?»
Nick fece spallucce. «Suppongo che faccia parte del mestiere.»
«Ma perché? I bambini dovrebbero pensare che se si trovano nei guai possono
chiamare un poliziotto. Ma quel moccioso mi guardava come se fossi la strega cattiva
dell'ovest. Non mi meraviglio che i bambini non rispettino l'autorità, se i genitori gli
raccontano simili balle.»
Nick era sicuro che i bambini non rispettassero l'autorità perché era insito nella lo-
ro natura e nel processo di crescita.
«Che vita infernale ci siamo scelti, eh, Broussard? Anche se adesso si è messo in
proprio, continua a passare le sue giornate bazzicando i delinquenti e la feccia dell'u-
manità.»
«Non ci costringe mica nessuno. Possiamo sempre tare qualcos'altro.»
«Certo. Ho sentito dire che in città c'è bisogno di medici. Lei porrebbe mettersi a
fare trapianti di cuore e io potrei diventare un neurochirurgo.»
«Sarebbe un cambiamento troppo radicale rispetto a quello che avevo in mente. Ha
mai pensato di prendersi una pausa?»
«Nel caso non abbia prestato attenzione alle parole di Dubois, per combinazione
sono in congedo.»
«Non si è certo presa una pausa visto che è qui a indagare su un caso che proba-
bilmente si rivelerà un suicidio.»
«Lei farebbe lo stesso per una delle sue sorelle.»
«Mais sì. Lo farei di certo. Ma forse, una volta scoperto cos'è successo, dovrebbe
andarsene per alcune settimane a rilassarsi da qualche parte.»
«A rilassarmi? Tipo a fare una vacanza!» Lo disse come se si trattasse di una paro-
laccia.
«Ha qualcosa contro le vacanze?»
«Per esempio che sono noiose?»
«Dipende dalla compagnia. Ho comprato la Urrà per quattro soldi da un chirurgo
trasferitosi in Arizona, dove non avrebbe più dovuto preoccuparsi degli uragani. Se
adesso levo l'ancora, domani a quest'ora saremo al largo dell'Alaska. Che ne dice,
chère? Guarderemo i ghiacciai inabissarsi nelle cristalline acque azzurre, visiteremo
alcune vecchie città in cui scoppiò la febbre dell'oro, faremo sesso sfrenato, vedremo
i totem, faremo di nuovo sesso sfrenato. Guarderemo le balene. Magari faremo sesso
guardando le balene.»
«Sta scherzando, vero?»
«Va bene, possiamo lasciar perdere i totem.»
Kate faticò a mantenere un'espressione accigliata.
«Visto che non sopporto il freddo, penso che rinuncerò a tutti gli stati con i ghiac-
ciai.»
Nick notò che non aveva scartato la parte della sua proposta che riguardava il sesso
sfrenato. Pensò anche che il suo odio per il freddo potesse essere un'altra ragione, ol-
tre al fatto che lì la sua carriera di poliziotto era finita per cui non aveva nessuna fret-
ta di tornare a Chicago.
«Non c'è problema. Scenderemo verso Cozumel, poi attraverseremo il canale di
Panama dove potremo rilassarci sul ponte e guardare le foreste pluviali sfilare davanti
a noi, fare sesso sfrenato, poi ci dirigeremo verso la costa, magari ci imbatteremo in
una festa ad Acapulco e, dopo che le avrò spalmato la crema solare su ogni centime-
tro della sua pelle, ammireremo i tuffatori che si gettano dagli scogli a Mazatlán.»
«Che cosa ci fa qui se può girare il mondo in barca?»
«Magari stavo aspettando un comandante in seconda. E magari non era ancora ar-
rivato il momento giusto.»
Mentre udiva quelle parole, Kate si passò la punta di un dito all'altezza della co-
scia, su quei brutti e sporchi pantaloni neri che Nick sarebbe stato felice di vederle
togliere.
«È fondamentale scegliere il momento giusto» mormorò lei. «O così dicono.»
Non aveva intenzione di chiederglielo. Ma era curiosa. Nick iniziava a leggerle
nella mente, a interpretare i piccoli indizi che gli permettevano di sapere a cosa stesse
pensando. Non che se ne lasciasse sfuggire molti. Quella donna ci sapeva fare. Ma
Nick, che negli ultimi quindici anni per sopravvivere aveva dovuto contare sulla sua
capacità di capire cosa stesse combinando il nemico, era più bravo di lei.
«Qualche mese fa mio padre si è sparato in bocca» disse, dopo un paio di minuti di
silenzio. «Mi ha lasciato del lavoro da sbrigare.»
«E l'ha sbrigato?»
«Me no sto occupando ora. Mi sto dando da fare per chiarire alcuni particolari.»
Kate strinse quegli occhi meravigliosi, come avrebbe fatto qualsiasi buon poliziot-
to, mentre intuiva quanto lui aveva omesso di dire. «Si è trattato di un caso dalla so-
luzione scontata?»
«L'hanno chiuso il giorno stesso.»
Nick riuscì a scorgere le rotelle che giravano nella testa di Kate. «Ma lei ha dei
dubbi.»
Nick fece spallucce, perché trovava singolare che avessero qualcosa in comune.
Quante probabilità c'erano che si verificassero due suicidi sospetti nell'arco di sei me-
si? Entrambi legati in qualche modo a Leon LeBlanc? Poche, ma non nulle. Soprat-
tutto perché, come le aveva detto, sotto molti aspetti New Orleans era una città picco-
la.
«Il mio vecchio faceva il marine negli anni Sessanta e all'inizio degli anni Settanta.
Ha partecipato a un sacco di battaglie. Prima in Vietnam, poi, quando faceva il poli-
ziotto, qui sulle strade. Strade che talvolta possono essere definite 'malfamate'. Dopo-
tutto, New Orleans è stata la capitale mondiale dell'omicidio per quasi tutto il periodo
in cui ha fatto parte della polizia. Il Grande Antoine aveva anche una passione per il
Jack Daniel's, quindi presumo che tutto sia possibile.»
«Non crede che si sia suicidato.»
«No.»
Non sembrava più esausta. In realtà gli ricordò Laffite, il suo segugio dalle mac-
chie scure, quando stanava un nido di quaglie. I suoi occhi, accesi di interesse, brilla-
vano come smeraldi; se quella donna avesse avuto la coda, avrebbe scodinzolato.
«Magari, visto che mi sta aiutando a scoprire la verità sul caso di Tara, potrei darle
una mano a indagare sulla morte di suo padre» propose lei. «Occhio per occhio, per
così dire.»
Nonostante suo padre non fosse certo il suo argomento preferito, Nick non poté fa-
re a meno di ridere. «Non desidero altro che mangiarla con gli occhi, chère.»
La risata sorpresa che si lasciò scappare Kate era sonora, calda e maledettamente
sensuale. Nick aveva sempre preferito le donne che sapevano ridere a letto. Poi si ri-
cordò di essere un professionista. E i professionisti non andavano a letto con le clien-
ti.
Be', d'accordo, forse Sam Spade lo faceva. E anche Philip Marlowe. E un mucchio
di altri tizi che apparivano in quei vecchi film noir in bianco e nero. Di solito, l'inve-
stigatore privato veniva interpretato da Humphrey Bogart. Naturalmente la cliente era
sempre una donna affascinante che gli tendeva una trappola per farlo cadere ai suoi
piedi. E forse, in questo caso, valeva la pena di correre il rischio.
«Oh, accidenti» disse Kate.
In ogni cellula del corpo di Nick si accese l'allarme rosso. «Che c'è?»
«Sto per crollare.»
Sembrava di vedere sgonfiarsi un palloncino dai colori vivaci. Aveva visto accade-
re la stessa cosa durante l'addestramento per diventare Navy SEAL, quando le reclute
entusiaste gettavano la spugna e finivano per andarsene.
«La metto a letto.»
«Perché la sua proposta non mi sorprende?»
Il fatto che non avesse protestato quando lui la prese per un braccio e la fece alzare
dal divano dimostrava quanto fosse stanca.
«Intendevo dire da sola. Per quanto lei sia deliziosa, anche quando è spremuta co-
me un limone, causerebbe un danno irreparabile al mio amor proprio se si addormen-
tasse mentre sto facendo l'amore con lei.»
«Penso che non si possa scalfire il suo amor proprio nemmeno con un martello
pneumatico.» Kate barcollava come un marinaio ubriaco sceso a terra in permesso.
«O con un mortaio.»
Come un ubriaco, era anche tutta presa a posizionare un piede davanti all'altro.
Fa un passo. Traballa. Si concentra.
«Vuole che l'aiuti?»
«Per quanto sia incantevole, questa barca non è esattamente la Queen Mary» disse
Kate. «Quanto è lunga, quindici metri?»
«Diciassette e mezzo.»
«Quindi vuole insinuare che non sono in grado di camminare per meno di diciotto
metri, maledizione?»
«No, sto solo insinuando che sembra sul plinto di cadere bocconi.»
«Se questo è il suo modo di lusingare le donne, signor Broussard, mi stupisce che
ne abbia mai trovata una con cui fare sesso.»
«Era un dato di fatto, non una lusinga, ma ehi, se pensa di riuscire a stare sveglia
mentre balliamo il mambo sul materasso, io sono pronto.»
«Placati, cuore mio.» Kate si batté il petto. «Per quanto la proposta sia romantica,
mi dispiace, ma sono costretta a rifiutare.»
Fa un altro passo. Traballa. Si concentra.
Deciso a prendere in mano la situazione, Nick la sollevò da terra e se la caricò in
spalla, prendendo la sua borsa da viaggio con la mano libera.
«Maledizione, Broussard.» Kate si irrigidì tra le sue braccia. «Se pensa che traspor-
tandomi come una specie di cavernicolo…»
«Tecnicamente, è una presa da pompiere. Non da cavernicolo.»
«Lo so.»
Kate alzò di colpo la testa, facendogli perdere l'equilibrio. Le posò una mano sul
sedere per ritrovare la stabilità. Poi, quando gli parve troppo bello per essere vero,
Nick si rese conto che forse non era stata una grande idea.
«Parlavo metaforicamente» insistette Kate, sempre a testa in giù.
«È stata lei a tirare in ballo il romanticismo.»
«Non ho detto che ne sentivo il bisogno! Scherzavo.»
«Già, lo sospettavo.» Non era propriamente Rhett Butler, ma nessuna donna se n'e-
ra mai lamentata prima d'ora. «La prossima volta cercherò di essere più galante, Ros-
sella» le promise, mentre entravano in camera da letto.
Kate sollevò di nuovo il capo. «Non ci sarà una prossima volta. E come faceva a
saperlo?»
«Sapere cosa?» Cercò di fare attenzione mentre la posava sul letto ma, per quanto
fosse sfiancata, Kate lo allontanò due volte.
«Che mi chiamo Rossella.»
«Sta scherzando.»
«Sfortunatamente no.» Si alzò sui gomiti e scosse il capo.
Increspò le labbra in una smorfia corrucciata che gli fece venire voglia di baciarla.
E questo era solo l'antipasto.
«Il mio vero nome è Rossella Kathleen Carroll. È inutile dire che ho omesso Ros-
sella quando ho assunto il cognome Delaney. Il nome Tara non era altrettanto sgrade-
vole e, come avrà senza dubbio notato, lei era più appariscente di me; in ogni caso se
l'è tenuto. Nostra madre» disse seccamente «stravedeva per Via col vento.»
«C'era da aspettarselo.»
Mentre la guardava in piedi accanto al letto, ammirando i riccioli rossi sciolti, gli
occhi verde scuro, gli zigomi pronunciati e le labbra carnose, Nick pensò che, se fos-
se vissuta ai tempi in cui le case di produzione cinematografiche cercavano la donna
perfetta per interpretare Rossella O'Hara, Vivien Leigh non avrebbe avuto nessuna
possibilità.
«Cosa?» gli chiese, riacquistando in parte la sua solita faccia tosta.
Nick si massaggiò la mascella. «Sa, posso capire perché ha cambiato nome, ma
può star certa che le calza a pennello.»
«Ecco. Adesso devo proprio spararle.» Si lasciò cadere sul materasso, mentre Nick
andava nel bagno adiacente a prendere lo spazzolino da denti e il necessario per farsi
la barba.
«A domani.»
Q mise solo un attimo, ma al suo ritorno Kate era in piedi accanto al letto e faceva
quello che nel gergo dei SEAL veniva definito pisolino da combattimento. Aveva gli
occhi aperti e fissi nel vuoto e, anche se non stava davvero dormendo, poco mancava
che cadesse bocconi.
«Ehi» disse Nick dolcemente.
Kate sussultò quando le toccò un braccio. Spalancò gli occhi, apparentemente col-
mi di paura, e si portò subito la mano sinistra a un'immaginaria fondina appesa alla
spalla.
«Ottimi riflessi.» Nick sapeva che Kate non sopportava di sentirsi vulnerabile. So-
spettando che sopportasse ancor meno di dimostrarsi vulnerabile, Nick preferì usare
un tono prosaico. «Riflessi da poliziotto.»
Kate trasse un respiro profondo e, mentre Nick la guardava, si sforzò di calmarsi.
«Non stavo dormendo.»
«L'ho forse detto?» Dal momento che per lui era sempre più difficile non toccarla,
si concesse di sfiorarle la spalla con una mano.
«Ero sul punto di aprire la valigia quando mi sono messa a pensare. Mi sono venu-
te in mente… delle cose.»
«Ha un sacco di pensieri per la testa.»
«Non stavo dormendo» ripeté Kate. «Mi ha solo fatto trasalire.»
«È stata colpa mia» disse Nick. «Non avrei dovuto fare una mossa senza prima av-
vertirla.»
Pensava che sarebbero riusciti a superare questo momento. Si sarebbe scusato per
averla spaventata. Kate avrebbe ritrovato il suo carattere forte da poliziotto e avrebbe-
ro voltato pagina.
Era quanto credeva Nick. Finché, maledizione, Kate, in preda al nervosismo, non si
leccò inconsciamente le labbra. E per poco non gli mozzò il fiato.
«E, considerate le mie intenzioni, immagino che dovrei avvertirla» disse.
«Di cosa?»
Le passò le dita tra i serici riccioli rossi. «Che sono sul punto di fare una mossa.»
Kate sgranò gli occhi. Alla luce sfavillante del candelabro a muro ramato, Nick no-
tò per la prima volta le macchioline dorate nel verde smeraldo.
«Non credo che sia una buona idea.»
«Forse ha ragione.» Non volendo indugiare sulla sua risposta negativa, le fece
scorrere il polpastrello del pollice sulle labbra. «Ma non riesco proprio a trovarne una
migliore.»
Avrebbe potuto allontanarsi da lui. Maledizione, essendo un poliziotto che operava
in una grande città, probabilmente conosceva delle mosse infallibili di qualche arte
marziale appresa all'accademia di polizia per buttarlo gambe all'aria.
Ma non mosse nemmeno un muscolo. Si limitò a restare lì a guardarlo. In attesa.
Quindi Nick proseguì e fece quanto aveva avuto intenzione di fare sin da quando si
era presentata alla sua barca quel pomeriggio.
Abbassò il capo e la baciò sulla bocca.
20

Non andò affatto come se l'era immaginato Kate. Fu tenero mentre lei se l'era a-
spettato forte, paziente piuttosto che appassionato.
Quel bacio fu un sussurro allettante alla sua bocca, morbido come la lanugine di un
cardo e dal sapore di cognac. Era soltanto un bacio, si disse, mentre la lingua di Nick
tracciava un disegno seducente sulla bocca.
Il tocco leggero delle labbra, la carezza lenta della lingua, il morso delicato dei
denti sul suo labbro inferiore erano più una lusinga che un vero e proprio bacio. Più
una promessa che una forma di pressione.
Kate sapeva che avrebbe potuto fermarlo. Anche adesso, se si fosse ritratta, avreb-
be dovuto lasciarla andare. Ma la bocca di Nick era davvero esperta. Davvero invitan-
te.
Non le giunse inatteso il fatto che le sue labbra fossero così esperte e che le sue
mani si muovessero su e giù lungo la sua schiena con un tocco tanto sicuro e perfetto.
Qualsiasi uomo emanasse una sessualità così potente doveva aver avuto un sacco di
opportunità per perfezionare la sua tecnica. La vera rivelazione fu che un tocco così
teneramente struggente potesse creare un tale calore.
La bocca di Nick era stuzzicante.
Attraente.
Seducente.
Mentre il suo corpo veniva attraversato da un'intensa pressione liquida, Kate si la-
sciò sfuggire il sospiro esile e fievole che aveva trattenuto a lungo e intrecciò le dita
dietro la nuca di Nick.
Dio, adorava la sua bocca. L'adorava. Ne adorava il sapore. L'elettrizzante abilità
consumata. Voleva sentirsela su tutto il corpo, voleva che le facesse delle cose. Cose
perverse, peccaminose, portentose. Dappertutto. In tutti i modi. Per tutta la notte.
E quello era solo l'antipasto.
Desideri repressi troppo a lungo riemersero in superficie, attirandola in un mondo
di passione torrida e travolgente. Kate capì che avrebbe potuto perdersi facilmente in
quel mondo. Troppo in fretta. E con troppa facilità.
Il problema era che, mentre quello stesso desiderio le inturgidiva i capezzoli e si
concentrava tra le sue cosce, non riusciva a trovare un solo motivo per cui quella non
fosse una buona idea.
Oh, maledizione. Dentro di sé, Nick soffriva. Che errore di calcolo! Aveva provato
attrazione per Kate dal primo momento in cui l'aveva vista, ma la pura attrazione non
l'aveva mai fatto stare male nel modo in cui lo faceva stare male Kate Delaney. E il
desiderio sessuale non l'aveva mai fatto sentire come se stesse sprofondando inesora-
bilmente nelle sabbie mobili di cui gli aveva parlato il Grande Antoine.
Facendo appello a ogni briciolo di autocontrollo che possedeva, Nick aveva inizia-
to delicatamente. Lievemente. Abbastanza per farla abituare all'idea, ma non al punto
di scoraggiarla. O peggio ancora, di farle girare le scatole.
Il piano prevedeva di attirarla nella nebbia, non di trascinarla tra le fiamme. Ma co-
sa doveva fare un povero disgraziato, quando la donna più sexy del mondo gli avvol-
geva le lunghe braccia esili intorno al collo, gli premeva i piccoli capezzoli duri come
l'acciaio contro il petto e - oh, Cristo - si infilava in bocca il suo labbro inferiore?
Stringendo la nuca di Kate con le dita aperte, premette la bocca contro quelle lab-
bra morbide come petali, infilandole la lingua tra i denti.
Kate non era affatto inerme. Se avesse mormorato anche una sola parola di prote-
sta, si sarebbe fermato.
Certo, non sarebbe stato facile, ammise, mentre la sollevava da terra e se la strin-
geva contro. Non con quei gridolini sensuali e roventi che le uscivano di bocca. Non
quando gli conficcava nelle spalle le unghie corte e lucide. Non quando ricambiava i
suoi baci e se lo mangiava avidamente con le labbra, come se fosse stato un banchetto
a base di cioccolato, tutto a sua disposizione.
Nella confusione dei sensi, Nick sentì il sangue pulsargli nelle orecchie, mentre le
passava una mano lungo un fianco, sfiorandola, esplorando la forma del suo corpo,
mentre con la lingua ne saggiava il sapore. Le sue dita accarezzarono il profilo del
seno di Kate, scesero fino alla vita e si fecero strada più in basso, sopra i fianchi snel-
li.
A sua volta, Kate gli sfilò la maglietta dai jeans, facendogli scorrere le mani su e
giù per la schiena, mettendogli in subbuglio muscoli e tendini e mandando tutte le
terminazioni nervose del suo corpo in corto circuito.
La spinse con la schiena contro la parete e si mosse tra le gambe di lei, mentre la
cerniera dei suoi jeans produceva un suono stridulo contro i pantaloni neri di Kate.
Eppure lei non si ritrasse. Al contrario, avvolgendogli intorno una di quelle gambe
chilometriche, aderì al suo corpo eccitato.
La bocca di Nick le percorse il viso, la mascella e la gola levigata, mentre coi denti
mordicchiava la cavità in cui il collo si congiungeva con le spalle snelle e lisce, for-
mando una curva. Desiderava ardentemente toccarla. In tutti i modi possibili.
Desiderava assaggiarla. Ovunque.
La desiderava con un bisogno così profondo e primitivo da sentirsi stremato.
Era calda.
Era femminile.
E, maledizione, era compiacente.
Avrebbe potuto possederla. Subito. Quella notte. Per tutta la notte.
E poi, Broussard?
Cosa farai domani, quando ti odierà per aver approfittato della situazione? E di
lei?
Anche se era una delle cose più difficili che avesse mai fatto, invece di buttarla sul
letto e prendersi quanto desiderava, possedendola con forza e con foga, senza pensare
alle conseguenze, Nick riuscì a rinunciare al calore inebriante della sua bocca. E al
suo corpo così compiacente.
A Kate ci volle un attimo per capire che le mani di Nick non erano più su di lei.
Per poco non cadde.
Un rossore intenso le colorò le guance e la profonda scollatura della camicia, tra i
bottoni che Nick non ricordava di aver slacciato. Aveva gli occhi luminosi, accesi da
una sorta di febbre, e la mano, sollevata all'altezza del collo, era tutt'altro che ferma
mentre le dita sfioravano la pelle che recava già un pallido livido prodotto dai suoi
denti.
«Be',» era senza fiato proprio come Nick «non sapevo che la Louisiana fosse una
zona sismica.»
«Infatti non lo è.»
«Allora siamo stati noi?»
«Penso proprio di sì.»
«Mi sa che siamo nei guai.»
Nick si passò una mano tra i capelli. «Sentì, sono…»
«Se osi dire che ti dispiace, dovrò spararti sul serio» esclamò Kate, vanificando la
sua intenzione di dire esattamente quelle parole.
«Mi hai baciata.» Fece spallucce. «E io ho ricambiato il tuo bacio» soggiunse Kate,
dimostrandosi abilissima nel minimizzare, visto che per poco non gli aveva risucchia-
to le tonsille. «Gli uomini non sono gli unici ad avere stimoli.»
Si passò una mano tra i ricci luminosi e arruffati che Nick aveva immaginato rica-
dergli sulle cosce. «Solo perché sono un poliziotto non significa che sono fredda, ma-
ledizione.»
«Tesoro, 'fredda' è l'ultima parola che userei per descriverti. Per la verità, se fossi
ancora più calda, questa barca andrebbe in fiamme.»
Kate non smentì la sua previsione. «Be', adesso che abbiamo soddisfatto la nostra
curiosità, possiamo dimenticare quanto è successo e voltare pagina.»
«È stato un bacio fantastico, cher investigatore.» Dal momento che non riusciva a
resistere al richiamo di quella pelle morbida e vellutata, le passò il dorso della mano
sulla guancia e provò piacere nel sentire una nuova ondata di calore. «Non credo che
riuscirò a dimenticarlo così facilmente.»
Stavolta Kate si sottrasse alla lieve carezza. «Be', dovrai sforzarti. Perché non ac-
cadrà mai più.»
La guardò drizzare le spalle, irrigidire la schiena e, proprio davanti ai suoi occhi,
trasformarsi in quell'assurdo stereotipo del poliziotto settentrionale. E forse, si disse
con riluttanza, era meglio così.
«Farò del mio meglio.»
«Ti conviene. Adesso, tenuto conto che ti pago a ore, credo che dovremmo chiu-
derla qui.»
Vattene. Sta' attento a non sbattere la porta quando esci.
«Per me va bene» disse Nick. «Ci vediamo alle nove.»
«Perché non alle otto?»
Nick pensò che si sarebbe messa a discutere se le avesse fatto notare che aveva bi-
sogno di una bella dormita. «Non troveremo i negozi aperti prima delle dieci. Se ci
alziamo alle nove, avremo un sacco di tempo per fare colazione.»
«Non faccio colazione.»
«Invece dovresti. E il pasto più importante della giornata. Ma se domattina sarai
ancora del parere di non fare colazione, potrai bere una tazza di caffelatte cremoso e
guardarmi mangiare.»
21

Maledizione. Era senz'ombra di dubbio l'uomo più esasperante che avesse mai co-
nosciuto, pensò Kate mentre Nick usciva dalla camera da letto. Eppure era estrema-
mente premuroso.
Se le aveva detto la verità a proposito di quel mirino al laser sulla sua camicetta, le
aveva anche salvato la vita.
Certo, Kate lo pagava. Tuttavia, era accaduto molto più di quanto avesse messo in
conto quando l'aveva ingaggiato.
Ma, sebbene continuasse a ripetersi di aver bisogno di lui, Kate non sopportava che
schiacciasse la sua resistenza, facendo tutto quello che voleva. E, peggio ancora, che
riuscisse in qualche modo a indurre lei, un'accentratrice dichiarata e patentata, a se-
guire i suoi piani.
Non era abituata a cedere il potere ad altri, in nessun ambito della vita. Ma sem-
brava incapace di resistere a quell'uomo esasperante.
Stavano accadendo troppe cose, maledizione. Kate iniziava a sentirsi sul punto di
perdere la corazza da un momento all'altro. Non era mai stata il tipo che si tirava in-
dietro davanti al pericolo. Era un poliziotto, diamine!
Allora perché non riusciva a tener testa a quel serafico dongiovanni della Louisiana
dalla parlata strascicata?
D'accordo. Aveva bisogno di una bella dormita. L'indomani mattina, fresca e ripo-
sata, sarebbe riuscita a chiamare a raccolta tutta la sua forza interiore. E a ritrovare
l'autocontrollo. Perlomeno, a bordo della barca, nessuno avrebbe cercato di ucciderla.
Kate non riusciva ancora a credere che sua sorella fosse morta. Era vero che non si
parlavano da anni, e che la colpa era tanto sua quanto di Tara. Ma Kate aveva sempre
pensato, nei meandri della sua mente, di avere davanti un sacco di tempo per aggiu-
stare le cose tra loro. Aveva sempre sperato che un giorno o l'altro Tara si sarebbe
sottratta all'influenza della madre e avrebbe scoperto che si poteva vivere nella legali-
tà.
Certo che, riconobbe mentre si lavava la faccia e i denti, neanche la sua vita era un
granché negli ultimi tempi. Ma i suoi problemi attuali erano soltanto un'anomalia
temporanea. Una cosa che avrebbe superato per poi andare avanti.
S'infilò i calzoncini e l'ampia maglietta blu scuro della polizia di Chicago che usa-
va come pigiama, poi andò a letto. Stanca com'era, a causa del viaggio e di tutti gli
altri avvenimenti della giornata, Kate avrebbe dovuto addormentarsi subito. Ma non
riuscì a impedire alla sua mente indisciplinata di ripensare a quel bacio.
Ammesso che quell'esperienza che le aveva fatto aumentare la temperatura corpo-
rea e tremare le ginocchia potesse essere definita un semplice bacio. Kate immaginò
che intere galassie si fossero ridotte in briciole con meno forza e calore. Che cosa
credeva? Fin da quando era arrivata davanti a quella bella barca e l'aveva visto in pie-
di sul molo, illuminato in controluce dal sole calante, aveva capito che sarebbe stato
una fonte di guai. Guai nascosti in un involucro di fascino ribelle, alto un metro e ot-
tantacinque, abbronzato e ben fatto.
Si girò su un fianco. Strinse il cuscino di piuma d'oca.
Essendo cresciuta in una casa in cui la verità non era nemmeno un ospite occasio-
nale, Kate odiava le bugie sopra ogni cosa.
Non mentiva mai.
Nemmeno a sé stessa.
Soprattutto non a sé stessa.
Era stata vulnerabile. Non le piacque ammetterlo, odiò ancor di più sentirsi tale,
ma le cose stavano così. Non poteva negarlo.
Non era colpa di Nick Broussard, anche se indubbiamente costituiva una grossa
tentazione. Il problema era solo che stava attraversando un periodo stressante. Non
mangiava regolarmente. Non dormiva. Non aveva un uomo da sei mesi, da quando la
sua relazione si era schiantata ed era bruciata sulla pira della sua deposizione, e di
conseguenza era logico che avesse reagito in modo così appassionato.
Non aveva nulla a che fare con lui sul piano personale. Avrebbe potuto trattarsi di
qualsiasi uomo.
D'accordo, forse non di qualsiasi uomo. Avrebbe preferito farsi spalmare di miele e
legare sopra una tana di formiche assassine piuttosto che farsi toccare da Dubois. Ma
probabilmente qualsiasi maschio sessualmente attraente avrebbe suscitato la stessa
reazione.
Be', non esattamente la stessa reazione. Remy Landreaux era attraente e sexy in
modo studiato, come gli uomini che apparivano sulla copertina di GQ. Ma di certo
non si sentiva incline ad avvinghiarsi come edera all'investigatore della omicidi. Oh,
maledizione. Chi voleva prendere in giro?
Si rigirò supina e si mise a fissare il soffitto.
L'ex SEAL era una mina vagante piena di testosterone e di complicazioni. Ma in
passato non aveva mai avuto problemi a gestire le complicazioni.
In un certo senso, era un bene che si fossero tolti il pensiero di quel bacio. Quel che
era fatto era fatto. Adesso che si erano liberati della tensione sessuale, avrebbero po-
tuto voltare pagina e concentrare tutte le loro energie sulla cattura dell'assassino di
sua sorella.
Nick non sarebbe stato un problema. Perché non gliel'avrebbe permesso.
Questo fu quanto si disse Kate.
Bugiarda.
22

Il ricovero di St Jude sui bastioni aveva un nome appropriato, visto che St Jude era
il patrono dei casi disperati, e Tara pensava che la sua situazione fosse la più dispera-
ta in cui ci si potesse trovare.
L'unico aspetto positivo era che, a detta del breve articolo a pagina 8 del Times-
Picayune, tutti - compresi, come sperava ardentemente, Leon e quel pazzo psicopati-
co di suo figlio Stephen - la credevano morta. E per ora, sebbene non sopportasse il
pensiero che Toussaint soffrisse per la sua morte, aveva intenzione di rimanere in
quella situazione, per il bene di entrambi, finché non avesse escogitato un piano.
Non riusciva ancora a credere che Kelsey Peters fosse morta. Era l'unica amica
donna che Tara avesse mai avuto. E questo era il motivo per cui, quando Kelsey ave-
va scoperto di essere incinta, Tara non aveva esitato a permetterle di rifugiarsi nel suo
appartamento mentre decideva cosa fare. Non che, secondo Tara, avesse scelta. A
meno che il padre non fosse un ricco cliente disposto, contro tutte le aspettative, a
sposare la donna che aveva pagato per fare sesso e a crescere il figlio che avevano
concepito, Kels avrebbe dovuto abortire.
Come aveva cercato a più riprese di far capire a Toussaint ogni volta che provava a
convincerla a lasciare la professione, Leon non era mai stato il tipo che permetteva
alle sue ragazze di andarsene. Uno dei modi per trattenerle nella sua scuderia era ac-
certarsi che fossero sempre rifornite delle migliori droghe sintetiche disponibili sul
mercato. Poi, naturalmente, c'erano i debiti.
Su quella maledetta nave non c'era ragazza che non dovesse a Leon LeBlanc alme-
no ventimila dollari. La maggior parte, come lei, gliene doveva molti di più.
Leon non le aveva pagato solo le tette finte e un guardaroba firmato da fare invidia
a Nicole Kidman, ma si era anche offerto di sostenere le spese per gli interventi di
chirurgia plastica che avevano fatto di lei una delle squillo più richieste della costa
del golfo.
E sebbene la scienza non fosse ancora arrivata al punto di permettergli di clonare le
sue migliori fonti di guadagno, era sorprendente cosa potesse fare un buon chirurgo
quando gli venivano fornite le materie prime adeguate. A chiunque le avesse viste in-
sieme - e più di un cliente aveva pagato un occhio della testa proprio per quello - lei e
Kels sarebbero sembrate due gemelle identiche. Accidenti, sebbene Tara non vedesse
sua sorella da una dozzina d'anni, sarebbe stata pronta a scommettere una grossa cifra
che la somiglianza tra lei e Kels fosse più marcata di quella che c'era tra lei e Kate.
Ed era logico, visto che sia lei che Kels erano state create con lo stesso stampo dalle
abili mani dello stesso chirurgo.
E adesso, a causa di uno scherzo del destino e di un colpo di sfortuna, Kels era
morta. E lei era viva. Almeno per ora. Con un po' di fortuna, sarebbe riuscita ad anda-
re avanti così. Perlomeno abbastanza a lungo da decidere quale sarebbe stata la sua
prossima mossa.
Naturalmente, lo scambio di identità non le garantiva di essere fuori dai guai. Sa-
peva che, una volta effettuata l'autopsia, sarebbe saltata fuori la verità. Poi, quando
Kelsey non si fosse presentata al lavoro, sarebbe sorto un ulteriore problema: Ste-
phen, che si occupava delle questioni quotidiane al posto di suo padre, avrebbe senza
dubbio iniziato a chiedersi quale delle sue due prostitute scomparse si fosse davvero
schiantata in quel cortile.
Probabilmente i suoi scagnozzi la stavano cercando proprio in quel momento, e
questo era il motivo per cui non osava lasciare la città, né prendere una stanza in un
albergo.
Avrebbe potuto chiamare Nick. Ma troppi poliziotti sapevano che era la prostituta
che informava Broussard. Probabilmente avrebbero fatto tenere sotto controllo la bar-
ca, convinti che magari gli avesse consegnato quella maledetta videocassetta. Forse lo
stavano addirittura seguendo, ma Nick sarebbe sicuramente stato in grado di seminare
i pedinatori. Comunque, uno dei motivi per cui si trovava in quel pasticcio era la sua
dannata impulsività.
Doveva stare attenta.
Doveva escogitare un piano prudente, razionale e ben congegnato. E nel frattempo
non avrebbe dovuto fidarsi di nessuno.
Per fortuna, i criminali che sbrigavano il lavoro sporco per LeBlanc venivano in-
gaggiati più per i muscoli che per il cervello. Probabilmente sarebbe potuta passare
davanti a loro senza che riconoscessero quella donna timida e lievemente in carne,
con i capelli castani corti, le unghie non curate, le scarpe comode e i vestiti di polie-
stere brutti come il peccato, acquistati nel negozio d'articoli usati dell'Esercito della
salvezza.
Non l'aveva riconosciuta nemmeno Toussaint, che quella sera, al suo arrivo, si sta-
va allontanando dalla tomba di Marie Laveau. Naturalmente questo poteva essere do-
vuto al fatto che la sua vista era annebbiata dalle lacrime che gli velavano gli occhi.
Lacrime che per poco non l'avevano indotta a fermarsi e a rivelargli di essere ancora
viva. Ma, sapendo che si sarebbe sentito in obbligo di proteggerla come uno stupido
cavernicolo, doveva tenerlo all'oscuro. Per il suo bene. Dopotutto si era cacciata in
quel pasticcio da sola. E adesso doveva tirarsene fuori con le sue sole forze.
Il suo nuovo aspetto non le avrebbe permesso di apparire in un programma di
Oprah.
Ed era proprio questo il punto. Tara voleva confondersi con l'ambiente circostante.
Voleva sfuggire ai radar di LeBlanc.
Fortunatamente nessuno avrebbe notato una senzatetto. Be', quasi nessuno.
«Sei in ritardo» la salutò il fusto con addosso un paio di jeans sbiaditi e una felpa
verde che raffigurava la chiesa di Notre Dame, mentre apriva la porta dopo che lei
aveva bussato.
«Ha intenzione di cacciarmi fuori a calci perché non ho rispettato il coprifuoco?»
Pensava che il prete, essendo un uomo di Dio, non sarebbe stato entusiasta di sape-
re che era andata a fare un'altra visita alla tomba della regina del voodoo. Sperava an-
che che la sua precedente richiesta, avanzata insieme a Toussaint, non avesse nulla a
che vedere con l'assassinio di Kelsey a casa sua.
«Naturalmente no» rispose quel prete sprecato. «Ma se dovesse succedere troppo
spesso dovremo fare una chiacchierata sulla necessità di rispettare le regole.»
Tara scosse i capelli tinti da poco. «Non mi è mai piaciuto osservare le regole.»
«E ha funzionato?» le chiese dolcemente.
Si mise le mani sui fianchi prosperosi. «Sa, padre, se lei non fosse un prete, pense-
rei che volesse fare del sarcasmo.»
«Anche adesso?» Richiuse a chiave la porta che dava sulla strada.
La notte precedente si era resa conto che in realtà il prete non teneva sotto chiave
le donne e i bambini, perché tutte le porte si aprivano facilmente dall'interno. Lo sco-
po era tenere alla larga gli uomini che avrebbero voluto fare loro del male.
E questo era proprio ciò su cui contava Tara.
23

Accidenti, era sempre un passo avanti a lei. Oltretutto, quella mattina l'aveva pre-
ceduta - lei che di solito era abituata ad alzarsi presto. Mentre stava davanti alla fine-
stra, dopo aver fatto la doccia, e guardava Nick intento a pagare i due individui con
addosso degli impermeabili gialli di tela cerata che stavano depositando nel parcheg-
gio del porticciolo l'automobile a noleggio più indefinibile del mondo, Kate non sa-
peva dire se si sentisse soddisfatta o meno.
Si ripeté che dopotutto pagava quell'uomo per la sua competenza, e chi avrebbe po-
tuto organizzare una missione segreta meglio di un ex SEAL?
Era anche sollevata al pensiero che non si sarebbero spostati a bordo del suo ridi-
colo macchinone nero. Ma non gradiva che le avesse tenuto nascosto il piano.
«Allora che fine ha fatto il lavoro di squadra?»
Avrebbero dovuto decisamente riparlare della sua incapacità di collaborare con gli
altri.
Dimostrandosi imprevedibile come tutta la sua vita negli ultimi giorni, il tempo
sembrava aver subito una trasformazione di trecentosessanta gradi rispetto al clima
soleggiato e tiepido del giorno prima. Nubi orlate di nero si muovevano in un cielo
plumbeo da cui scendeva una lieve pioggerellina.
Fortunatamente, dal momento che il giorno prima a Chicago c'erano diciannove
gradi - si trovava a New Orleans solo da un giorno? - Kate era preparata a un simile
cambiamento di temperatura.
«Piove» esclamò, quando lui tornò a bordo della barca.
Perfetto. Come se non se ne fosse accorto da solo quando era all'aperto. Kate aveva
avuto dei risvegli peggiori, ma se avesse dovuto dire quanto si sentisse a proprio agio
su una scala da uno a dieci, non sarebbe andata oltre il cinque.
«Il tempo è imprevedibile in questo periodo dell'anno.»
D'accordo, pensò, mentre Nick versava il caffè in una tazza nera su cui era dipinta
un'aquila dorata con un tridente fra gli artigli, forse non avrebbe superato il tre. Per-
lomeno, quella mattina, non era l'unica ad avere problemi di conversazione.
Nick aveva ancora addosso i jeans neri, ma stavolta abbinati a una felpa dello stes-
so colore. Aveva le maniche arrotolate, che mettevano in mostra gli avambracci mu-
scolosi.
Le porse la tazza. Dopo aver inspirato l'aroma intenso, bevve con esitazione un
sorso di caffè scottandosi la lingua.
«Senti, a proposito di ieri sera…»
Kate prese tempo soffiando sul caffè e bevendone un altro sorso, più lungo del pre-
cedente, mentre cercava di ricordare l'argomentazione formulata con cura contro il
coinvolgimento personale che aveva elaborato sotto la doccia.
«Che parte? La cena? La sparatoria? Quella cannonata di bacio?»
Cannonata. Be', era proprio la parola giusta.
«Il bacio.»
«Ah.» Nick sollevò un sopracciglio. «Quello che non si ripeterà mai più.» Bevve
un sorso di caffè. «A meno che tu non abbia cambiato idea.»
«No.» Kate stabilì che il fugace lampo di desiderio che l'aveva attraversata alla vi-
sta delle sue labbra risolute e ben cesellate, appoggiate sul bordo della tazza, non si-
gnificava nulla. «Ma pensavo che, se abbiamo intenzione di collaborare, dovremmo
risolvere la questione alla luce del sole.» Lanciò un'occhiata alla finestra striata di
pioggia. «Parlavo in senso metaforico, s'intende.»
«Per me va bene» disse Nick con disinvoltura. «Perché stanotte ho pensato a lungo
alla stessa cosa e, be', per quanto tu sia fantastica, investigatore, non sei affatto il mio
tipo.»
«Bene.» Kate si lasciò sfuggire un sospiro e si ricordò di aver sempre attribuito una
grande importanza alla sincerità. Era davvero convinta che si dovesse evitare il coin-
volgimento personale. Allora perché quell'affermazione la irritava?
«Buono a sapersi, perché nemmeno tu sei il mio tipo.» Era la pura verità.
«Bene.» Nick era appoggiato al bancone della cucina, con le lunghe gambe incro-
ciate. «Allora non dovremmo avere problemi, giusto?»
«Per niente.»
Era l'uomo più irresistibile che avesse mai conosciuto. Il contrasto tra i capelli neri
come l'ebano e gli occhi azzurri, incastonati in quel viso dal colorito ambrato che
Kate supponeva fosse dovuto alla vita in barca, risultava assolutamente incantevole,
ancor prima di notare il naso sottile, le labbra cesellate e la mascella squadrata da
guerriero.
«Sono felice che abbiamo chiarito questo punto» concluse Kate.
Nick le rivolse un sorriso freddo e visibilmente divertito. «E io sono felice che tu
sia felice.»

Se la berlina fosse stata ancor più anonima, avrebbe potuto essere scambiata per
un'auto civetta.
«Hai fatto bene a scegliere una due porte» disse Kate. Se fosse stata una quattro
porte, sarebbe decisamente sembrata un'automobile della polizia.
«Ho superato il corso sulle tecniche mimetiche con il massimo dei voti.»
L'idea di dover passare in rassegna un altro negozio di articoli voodoo, soprattutto
uno che aveva a che fare con la magia nera, non l'allettava affatto. Kate si ripeté che
non si trattava di una gita di piacere. Inoltre, non credeva ai fantasmi e agli spiriti ma-
ligni o a qualsiasi altra cosa si manifestasse di notte con rumori misteriosi. E questo,
benché non ci avesse mai pensato prima, comprendeva anche il voodoo.
Mentre attraversavano isolati deserti, sinistri come una città fantasma, Kate digitò
con riluttanza il numero datole da Remy per contattare sua madre. Aveva già provato
a chiamarla quella mattina, subito dopo essersi alzata, ma la telefonata era stata dirot-
tata sulla segreteria telefonica.
Era sempre la stessa storia, anche stavolta.
«Non risponde nessuno?» chiese Nick.
«No, maledizione.»
Ho chiamato l'ospedale mentre tu eri sotto la doccia» le rivelò. «St Croix è uscito
dal reparto di terapia intensiva, ma non può ancora ricevere visite.»
«Il suo incidente deve essere una coincidenza» disse Kate, che avrebbe voluto cre-
derlo davvero. «Mia madre non avrà nemmeno un briciolo di onestà, ma non ha mai
ucciso nessuno per denaro.»
«A quanto pare, il vecchio non sta per morire.»
I poliziotti osservavano sempre l'ambiente circostante, controllando vicoli e passi
carrai e scrutando i civili di passaggio. Kate si riteneva brava. Ma Nick era migliore
di lei. I suoi occhi non erano mai fermi, però non in un modo nervoso e incapace di
concentrarsi. Piuttosto passavano in rassegna il paesaggio velocemente, ma in modo
esauriente, come se stessero immagazzinando delle fotografie mentali. Non ci voleva
molta fantasia per sentir scattare l'otturatore della macchina fotografica all'interno
della sua testa.
«Sai cosa intendo dire.»
«Sì. Potrebbe essere andata a fare una vacanza da sola…»
«Senza mai chiamare per tutto il tempo in cui è stata lontano da casa?»
«Magari hanno litigato.»
Nick rallentò quando passarono davanti a una donna dai capelli scuri, lievemente
in sovrappeso, con indosso un poncho sintetico verde oliva, ampi calzoni di poliestere
marroni e scarpe da ginnastica sporche, intenta a uscire da quello che sembrava un
ricovero per senzatetto. Uno dei tanti che Kate aveva visto in città.
«L'altra ipotesi è che sapesse cosa stava combinando tua sorella, e che l'assassino
di Tara si sia messo anche sulle sue tracce e suo marito abbia commesso l'errore di
immischiarsi. Magari ha cercato di proteggerla.»
Lo stesso pensiero sgradevole aveva attraversato anche la mente di Kate. «E a quel
punto è scappata. Sfortunatamente, si tratta di una possibilità plausibile. E a proposi-
to, non ho potuto fare a meno di notare che hai usato il termine 'assassino'. Significa
che mi dai ragione, quando dico che Tara è stata uccisa?»
«Ho sempre fatto fatica a credere che si fosse suicidata in quel modo.» Si fermaro-
no al semaforo rosso e la donna attraversò la strada davanti a loro. «Era troppo vani-
tosa per correre il rischio di trasformarsi in un cadavere sfigurato.»
«E non avevi intenzione di rivelare i tuoi sospetti?»
«Casomai ti fosse sfuggito, non sono più un poliziotto. L'inchiesta non è stata affi-
data a me. L'ho fatto notare a Remy, ma il caso di Tara non è l'unico di cui si sta oc-
cupando in questo momento; quindi preferisce aspettare il risultato dell'autopsia.»
«Pensi che abbia intenzione di fare qualcosa se si rivelerà un omicidio?»
«Sì.» Kate avrebbe preferito una maggiore convinzione. «Penso di sì.» Il suo
sguardo vigile seguì la donna finché non entrò in un mercato. «Ma devi sapere, chère,
che di questi tempi il tasso dei crimini è tornato a salire alle stelle. E il dipartimento è
a corto di personale e…»
«E a nessuno importa poi molto di una prostituta morta.»
«Pensi che a Chicago andrebbe diversamente?»
Voleva credere di sì. Nonostante tutti i problemi avuti al dipartimento, sapeva che
la maggior parte dei poliziotti era onesta e credeva nel motto 'proteggere e servire'. Il
problema era che la polizia di New Orleans non era l'unica con poche risorse disponi-
bili, soprattutto in quei tempi in cui il gettito fiscale era ridotto ed era salita la spesa
per il dipartimento della sicurezza nazionale.
«No.» Si lasciò sfuggire un sospiro. «Le prostitute si trovano più o meno all'ultimo
gradino della scala sociale.»
Ed era per questo che erano diventate prede dei serial killer, ancor prima di Jack lo
Squartatore.
Il peso della colpa gravava sul cuore di Kate, mentre apriva di scatto il cellulare e,
dal momento che era disposta a fare qualsiasi cosa - perfino parlare con la donna da
cui era scappata così tanti anni addietro - per scoprire la verità sulla morte di Tara,
digitò il numero che aveva già imparato a memoria.
24

Non c'erano dubbi in proposito. Cavolo, stava proprio impazzendo. Il pensiero di


tutte le cose che voleva fare a e con - Kate l'aveva tenuto sveglio per gran parte della
notte. Quella donna era un osso duro. Ma sebbene facesse del suo meglio per nascon-
derlo, Nick sospettava che all'interno di quel guscio duro ci fosse un cuore tenero
come la pastafrolla.
E questo era un motivo in più per mantenere le distanze, si disse mentre si sbafava
un piatto di calas, pain perdue, salsicce e uova al tegame.
Nonostante il suo proposito di non fare colazione, Kate cedette e ordinò un piatto
di frittelle, dopo che la premurosa cameriera settantenne aveva insistito che fosse un
peccato mortale venire a New Orleans senza provare le sue famose ciambelle fritte in
olio abbondante, ricoperte di zucchero a velo.
«Sai cosa c'è che non va in questa città?» gli chiese.
«È una domanda tendenziosa, vero?»
«Be', forse fuori luogo,» convenne Kate «dato il momento che sta attraversando.»
Quando si leccò lo zucchero bianco come la neve dalle punte delle dita, Nick represse
il desiderio di infilarsele in bocca. «Ma mi riferivo al fatto che ci sono troppe tenta-
zioni.»
Tipo quella di tornare sulla barca a cospargere di zucchero a velo il suo corpo nudo
e poi leccarlo da capo a piedi? «Puoi star certa di aver usato la parola giusta, chère.»

Cinque minuti dopo, Kate era in piedi davanti alla finestra striata di pioggia e
guardava la città di New Orleans sparire dietro di loro. Nonostante la ragione per cui
si trovava a bordo di quel traghetto bianco e rosso male attrezzato, iniziò a rilassarsi
per la prima volta dopo mesi.
«È bello stare qui» mormorò, immaginando che sarebbe stato meraviglioso trovarsi
sul ponte destinato alle automobili in una giornata di sole, a inspirare i profumi della
natura, sentendo la brezza del fiume tra i capelli. «C'è una tale pace.»
Quando avevano scoperto che la circolazione sul ponte a sbalzo che collegava le
due parti della città era bloccata a causa di un incidente in cui erano rimasti coinvolti
diversi camion e automobili, Nick aveva subito dichiarato che era in atto il piano B e
si era diretto verso la fermata del traghetto. Ma lì, sull'ansa del fiume, dove il Missis-
sippi scorreva placido e lento, Kate si sentì eccitata all'idea di trovarsi su uno dei fiu-
mi più lunghi e di maggior portata del mondo.
«È sempre stato così. E non si impiega più tempo che a percorrere il ponte, soprat-
tutto quando il traffico è intasato come oggi. Probabilmente la gente sarebbe molto
meno stressata se lasciasse a casa la macchina e attraversasse sempre la città in que-
sto modo. Ma suppongo che, se finissero per essere costretti ad aspettare in coda ogni
giorno, lo stress non farebbe altro che spostarsi dal ponte al traghetto.
«Quando ero piccolo, a volte andavo avanti e indietro tutto il giorno. Visto che i
passeggeri viaggiano gratis, era un bel modo di passare il tempo.»
«E ti permetteva di stare lontano da casa. E da tuo padre.»
Nick le lanciò un'occhiata. «Indovinato.»
Kate fece spallucce, sforzandosi di non compiacersi del fatto che forse non avrebbe
condiviso quella piccola informazione con chiunque. «Anch'io facevo la stessa cosa.
Però, nel mio caso,il nascondiglio era la biblioteca.»
Mentre sospirava, Kate si rese conto che questa era un'altra cosa che aveva in co-
mune con Nick.
Il fiume era solcato da navi da carico; i pellicani e i gabbiani seguivano le barche,
volteggiando sull'acqua nella speranza di rimediare un pasto. Una nave da crociera
bianca e imponente, simile a una torta nuziale, era diretta verso il mare aperto. Molti
passeggeri erano sui ponti e agitavano allegramente la mano in segno di saluto in di-
rezione del traghetto. Anche se aveva sempre pensato che avrebbe sofferto di clau-
strofobia se fosse stata costretta a passare diversi giorni di fila a bordo di una nave, in
quel momento Kate si scoprì a desiderare di trovarsi fra loro.
Non importava la destinazione. Quando Nick le aveva proposto di issare l'ancora e
prendere il largo nel tramonto, si era resa conto di voler fuggire dalla sua vita.
«Credi che le famiglie perfette che dovrebbero rappresentare il tipico modello ame-
ricano esistano davvero?»
«Certo,» rispose lui sorprendendola «in televisione.»
E ovviamente questo era il motivo per cui Tara aveva registrato tutti quei pro-
grammi.
Rimasero in silenzio senza trovarsi a disagio, mentre il traghetto bianco continuava
ad avanzare agitando le acque. Con la mente rivolta alla famiglia, Kate pensò che una
delle ragioni per cui si era rifiutata di sposarsi, nonostante il poliziotto che aveva fini-
to per scaricarla gliel'avesse proposto a cadenza quasi mensile, era che non aveva la
più pallida idea di come fare la madre. O la moglie.
E questo le fece venire in mente un'altra cosa.
«Sei mai stato sposato?» gli chiese.
«Sì.»
«Oh.» Per qualche motivo rimase delusa. «E poi cos'è successo?»
«Non ha funzionato.»
Si dimostrò di nuovo un vero maestro nel nasconderle informazioni.
«L'avevo capito da sola.»
«Me lo chiedi in qualità di cliente? O di bella donna con cui mi è capitato di fare
una romantica crociera fluviale?»
«Ho detto che è bella. Non la definirei esattamente romantica.»
«Perché è giorno. Magari, una volta risolto il caso, potremmo tornare di sera.» Le
posò con noncuranza un braccio intorno alle spalle, come se avesse tutto il diritto di
farlo. Stranamente sembrava proprio così. «Le luci della città sono veramente belle
viste dall'acqua. E rubare un bacio sotto la pallida luna è una veneranda tradizione
degli innamorati di New Orleans.»
«Sembra che quegli innamorati facciano qualcosa di male, visto che devono rubare
un bacio.» Il suo tono era molto più asciutto del tempo. «Comunque, stai tralasciando
un particolare.»
«Quale?»
«Non siamo amanti.»
«A questo si può porre facilmente rimedio.»
Dal momento che aveva sempre creduto che la miglior difesa fosse un duro attac-
co, Kate si voltò verso di lui per assicurargli che non sarebbe successo, poi si rese
conto di aver commesso un errore tattico quando la mano di Nick le scivolò lungo il
braccio per poi cingerle la vita.
Adesso erano a distanza ravvicinata.
«Senti, c'è una cosa che devi capire bene.»
«Cioè?»
«Non ho intenzione di venire a letto con te.»
Nick ebbe l'ardire di rivolgerle un sorrisino malizioso e spavaldo da pirata. «Be',
cher investigatore, se vuoi sapere la verità nuda e cruda, non avevo in mente di farlo
a letto.»
Kate soffocò una risata. Era veramente insopportabile. Insopportabilmente sexy.
Insopportabilmente affascinante.
«Hai una penna?»
Nick infilò una mano nella tasca del giubbotto di pelle nera ed estrasse una penna a
sfera blu che reclamizzava i cantieri navali Navi Nuove.
«Bene. Allora scrivilo. Non faremo sesso. Non è professionale. E anche se mi ren-
do conto che per la tua mente maschile è indubbiamente difficile accettare quest'idea,
sappi che io non sono affatto interessata.»
«D'accordo.»
Le fu davvero difficile restare concentrata su questo argomento, mentre con una
mano Nick produceva un calore intenso intorno alla sua vita, e con l'altra giocherella-
va con i suoi capelli - che spuntavano di nuovo ribelli dal fermaglio che li tratteneva
sulla nuca - attorcigliandoseli oziosamente su un dito affusolato e scuro.
«D'accordo?» Kate strinse gli occhi con un'espressione sospettosa. «Tutto qui?»
«Hai già cambiato idea?»
«No,» rispose a denti stretti «non ho cambiato idea. Mi stavo solo chiedendo per-
ché improvvisamente sei diventato così conciliante.»
«Pensavo di essere sempre stato conciliante.»
«Evidentemente abbiamo due concetti diversi di questo termine» disse Kate sovra-
stando il chiasso assordante prodotto dalla sirena del traghetto che segnalava il loro
arrivo ad Algiers.
«Se vieni a letto con me, ti mostrerò esattamente quanto so essere conciliante.»
La sua parlata lenta e strascicata intaccò i bastioni delle sue difese come un fiume
che minaccia gli argini. Che il cielo l'aiutasse, l'idea di fare sesso con Nick era fin
troppo allettante. E per quanto odiasse ammetterlo, lo desiderava.
E allora? Si era sempre vantata di saper distinguere il volere dal dovere; altrimenti
avrebbe mangiato cioccolata a colazione, a pranzo e a cena, e gelato come spuntino.
Una donna saggia, che conosceva il significato dell'autocontrollo, era in grado di trat-
tenersi dal cedere a tutti i suoi desideri.
Si scostò. Appena un tantino, interrompendo il contatto tra loro. «Devo farti una
domanda.»
Nick si infilò le mani nelle tasche posteriori dei jeans e si dondolò sui talloni.
«Spara.»
«Non tentarmi.» Si lasciò sfuggire un sospiro risentito senza distogliere lo sguardo
dal suo. «Mi hai già detto che non sono il tuo tipo.» E questo continuava a indispettir-
la. «Allora perché vorresti portarmi a letto?»
«In realtà, se vuoi scendere nei dettagli, non deve per forza trattarsi di un letto.
Stamattina, mentre ti guardavo mangiare quelle frittelle, mi è venuta un'idea…»
«Vedi, questo non fa altro che avvalorare la mia tesi» sbottò Kate. «Sono sempre
stata brava a capire le persone. Ho dovuto imparare a esserlo, perché a volte ne va
della vita di un poliziotto… ma il fatto è che… non ti capisco.»
«Non c'è un granché da capire. Sono un uomo normale, chère. Con bisogni norma-
li. Quando vedo una donna sexy e attraente, la desidero. Tutto qui.»
«E ottieni sempre ciò che vuoi?»
«Non sempre.» Riprese a gingillarsi con i suoi capelli setosi. «Ma quasi.»
«Da come lo dici, sembra una cosa negativa.»
«Ehi, la tua vita non mi riguarda.» Kate si strinse nelle spalle. «Ma io sono un po'
più selettiva.»
«Suppongo che questo significhi che non vuoi sentire il sogno che ho fatto stanotte
su me e te sotto la doccia, a bordo della Urrà…»
«Esatto.» Kate alzò una mano come un vigile. «E siccome non ho voglia di pren-
dermi la briga di sfogliare le pagine gialle in cerca di un nuovo investigatore privato,
farò finta di non aver sentito.»
Si voltò e si allontanò a passo di marcia.
Mentre seguiva il suo bel sederino giù per le scale, fino al ponte su cui aveva par-
cheggiato l'auto presa a noleggio, Nick cercò di capire cos'avesse di speciale quella
donna da indurlo a comportarsi come un ragazzino con gli ormoni in subbuglio che
sperava di fare sesso per la prima volta.
Era innegabilmente stupenda, con quella massa di capelli rossi, i luminosi occhi da
gatta, il corpo snello e slanciato e le gambe che non riusciva a smettere di immagina-
re avvolte intorno alla sua vita, mentre lui la spingeva contro la parete di piastrelle
della doccia per avere un rapporto sessuale completo, rovente, umido e scivoloso.
Ma aveva conosciuto altre donne altrettanto belle. Certe anche di più e, maledizio-
ne, Desirée non era forse identica a lei? O perlomeno Kate era come sarebbe dovuta
essere Desirée prima di ricorrere alla chirurgia estetica.
Era anche furba come una volpe. L'intelligenza e la bellezza erano un'attrattiva in
qualsiasi donna, se poi ci si aggiungeva un pizzico di mistero e di pericolo, avrebbe
dovuto preoccuparsi per la sua virilità se non avesse voluto farsela. Ma era una que-
stione più profonda, maledizione.
Gli piaceva. Apprezzava il suo coraggio e ammirava il modo in cui si era lasciata
alle spalle i problemi della sua famiglia. E sapeva quanto dovesse essere stato diffici-
le farlo da sola. Certo, era stata fortunata quando quel poliziotto e sua moglie l'aveva-
no accolta a casa loro, ma aveva superato la fase più difficile da sola.
Era anche rimasto colpito dall'integrità di cui aveva dato prova, testimoniando con-
tro quei poliziotti corrotti, anche se era stata sorprendentemente ingenua a non capire
in quali guai sarebbe andata a cacciarsi. Quando pensò alle minacce di morte che a-
veva ricevuto a Chicago, e ricordò in modo fin troppo vivido che gli si era gelato il
sangue nel vedere quell'inconfondibile luce rossa del laser sul suo petto, avvertì il bi-
sogno incontenibile di proteggerla. E per farlo, per trovare le prove sufficienti a sbat-
tere LeBlanc e i suoi uomini dietro le sbarre, doveva mantenere la mente lucida. Se
continuava a lasciarsi distrarre da quella poliziotta sexy e profumata, rischiavano en-
trambi di fare una brutta fine.
25

Per quanto fosse determinata a trovare l'assassino di sua sorella, Kate era ancora
incantata mentre scendevano dal traghetto a bordo dell'automobile.
«Quello è il palazzo di Giustizia» disse Nick, quando contemplò insieme a lei un
edificio dall'aspetto moresco con due torrette gemelle merlate. «Risale al 1896 ed è il
terzo palazzo di Giustizia più antico ancora in servizio nello Stato.
«Nello stesso punto ne sorgeva un altro, ma andò distrutto nel grande incendio del
1895 che devastò il quartiere del Point; è per questo che la maggior parte delle case
più vecchie è stata edificata durante la ricostruzione. Questo stesso posto risale alla
prima concessione di terra che consegnò New Orleans a Jean-Baptiste Le Moyne de
Bienville. Qui venivano venduti gli schiavi e i francesi costruirono un grosso macel-
lo, mentre in seguito, nel XVIII secolo, la maggior parte della gente lavorava nei ba-
cini di carenaggio, ancora in funzione, nelle segherie o nelle fonderie.
«Più tardi, il jazz divenne una grande attrattiva, che spinse le persone ad attraversa-
re 'il fiume', come lo chiamavano loro, e naturalmente insieme ai musicisti arrivarono
i locali, quindi sorse il quartiere a luci rosse per soddisfare i marinai e gli uomini che
attraversavano il fiume per venire ad ascoltare la musica, bere, giocare d'azzardo e
concludere la serata con una bottarella.»
«Vino, donne e musica.»
«Sono sempre una miscela di successo» convenne lui.
«Anche al giorno d'oggi, se quanto hai detto sul conto di Tara è vero.»
«Oh, è vero eccome» disse Nick, mentre passavano davanti a un'imponente chiesa
in stile gotico nel medesimo istante in cui le campane dell'alto campanile quadrato
suonavano l'ora.
«È davvero pittoresco» commentò Kate, mentre attraversavano il quartiere dalle
case color pastello. Di quando in quando superavano un edificio vittoriano con le de-
corazioni pacchiane o un maestoso palazzo neoclassico con le colonne bianche, appa-
rentemente sopravvissuti all'incendio.
«Algiers è uno dei segreti meglio nascosti di New Orleans» disse Nick. «E sospetto
che la gente che vive qui voglia mantenerlo tale. Però, visto che gran parte della città
è inagibile, e Algiers è l'unica zona a non essere stata allagata, può darsi che vedrà
crescere il suo quartiere più rapidamente di quanto desideri.
«L'altro problema è che non si trasferiscono qui solo le brave persone. Come in
molte altre zone della città, ci sono delle aree poco sicure e sempre più in preda all'a-
narchia.»
«E noi siamo diretti in una di quelle aree poco sicure?»
«Logicamente, un tizio che si occupa di magia nera non vive proprio accanto alla
chiesa.»
Anche se secondo le previsioni del tempo nel pomeriggio avrebbe dovuto smettere
di piovere, a Kate sembrò che la pioggia si fosse fatta più intensa. Calò su di loro un
silenzio gradevole, simile a quello che li aveva avvolti precedentemente sul traghetto,
forse anche grazie all'atmosfera raccolta creata dalla pioggia battente e dalla nebbia
che si stava alzando.
«Sei già stato qui?» gli chiese, mentre Nick parcheggiava davanti a un edificio.
Sul cartello c'era scritto 'Casa del voodoo di Mait'Carrefour'; la vernice carica, ros-
sa e nera, creava contrasto con i bei colori pastello della maggior parte delle case che
avevano superato. «No.» Spense il motore.
«Come hai fatto a trovarlo così facilmente?»
Nick si strinse nelle spalle. «Ho una specie di cartina in testa. Una volta che ho ca-
pito dove devo andare, so subito come arrivarci.»
«È un vero e proprio talento.» Kate sospettava anche che facesse comodo in barca.
Soprattutto se diceva sul serio a proposito dell'Alaska e del Messico.
Nick fece spallucce. «Non ho mai fatto nulla per acquisirlo, è soltanto una dote
bizzarra, ma mi è tornata utile durante le missioni. Dei tipi mi hanno accusato di esse-
re una talpa munita di GPS.»
«Non è esattamente lusinghiero, ma ho afferrato il concetto. Anche se le talpe vi-
vono sotto terra.»
«I SEAL tendono a operare di notte. Quindi suppongo che la caratteristica di muo-
versi alla cieca gli si adatti alla perfezione.»
«Capisco.» Kate annuì distrattamente guardandosi intorno. «Sono abituata ai quar-
tieri malfamati, ma Tara doveva essere veramente sconvolta per venire qui di notte.»
«Non è cosa da tutti i giorni andare in cerca di incantesimi di magia nera. Nemme-
no qui a New Orleans.»
Kate fu sopraffatta non appena entrò nel negozio. Come tutti gli altri posti che ave-
vano visitato lei e Nick, era ingombro all'inverosimile. Kate giunse alla conclusione
che quella sensazione non fosse dovuta solo all'ambiente, ma a una specie di versione
voodoo del feng shui; la differenza consisteva nel fatto che il secondo era incentrato
sull'equilibrio, mentre il primo, per un occhio inesperto, sul caos.
Stranamente, sebbene i colori fossero vivaci in modo discordante come in tutti gli
altri negozi, l'atmosfera non era altrettanto allegra. Per la verità, osservando un arazzo
appeso alla parete che raffigurava una sagoma gobba, dall'espressione malevola, con
tre corna che le spuntavano dalla testa, pensò che fosse davvero deprimente.
«Quello è Bossu» disse una voce tenorile alle sue spalle.
Colta di sorpresa, Kate si voltò e vide un uomo uscire dall'ombra, dalla parte oppo-
sta della stanza. Si aspettava che uno stregone della magia nera, soprattutto uno spe-
cializzato nel voodoo haitiano fosse, be'… nero. Invece se avesse avuto una lunga
barba bianca al posto di quel pizzetto, avrebbe potuto impersonare Babbo Natale al
centro commerciale.
Aveva un ciuffo di capelli candidi come la neve, le guance di un rosa acceso su un
viso straordinariamente liscio, gli occhi azzurri e limpidi. Invece di una lunga veste
col cappuccio, indossava una camicia hawaiana rossa e nera a disegni tropicali, pan-
taloni bianchi di cotone e… un paio di Birkenstock?
«Bossu è il servo di Mait'Carrefour.»
«E quello sarebbe lei?» chiese Kate.
Gli tremolò il doppio mento quando rise. «No, Mait'Carrefour è il dio dell'oltre-
tomba, uno stregone che regna sulla notte e a cui bisogna porgere tutte le richieste
che riguardano la magia nera. Può essere definito il padrino del pantheon della magia
nera.»
«E questo fa di Bossu il seguace di un demone» suggerì Nick.
«Si può sicuramente metterla in questo modo. Non è una definizione del tutto ac-
curata, ma comunque pittoresca. Spesso Bossu viene percepito come un toro con tre
corna che rappresentano la forza, la ferocia e la violenza.»
«Mi sembra un tipo ammirevole» disse Kate. Era proprio un gatto impietrito quello
che li fissava dall'alto con occhi gialli, vitrei e impassibili, da uno scaffale sopra le
loro teste?
«La violenza è spesso finalizzata a uno scopo e non è mai gratuita. La Bibbia non
ci dice forse che Gesù ha rovesciato i banchi dei cambiavalute nel tempio? La moglie
di Lot non è stata trasformata in una statua di sale? E non dimentichiamoci che Dio
ha fatto imperversare sulla Terra il diluvio per quaranta giorni. Per non parlare delle
sue opere più recenti.»
«Crede che Katrina sia opera di Dio?»
«No. Io e molti altri, schierati su posizioni diverse rispetto alla questione, vi scor-
giamo chiaramente le impronte di Bossu…»
«O piuttosto quelle dei suoi zoccoli» rettificò Nick in modo brusco.
«O dei suoi zoccoli,» convenne l'uomo con un'allegria fuori luogo «su tutta la cata-
strofe.»
Allungò una mano morbida e tozza che sembrava non aver mai svolto lavoro ma-
nuale. «Sono Jean-Renee Bertrand, il proprietario della Casa del voodoo di Mait'Car-
refour. E voi sareste?»
«Nick Broussard.» Nick non sembrava propriamente entusiasta di quella prospetti-
va, ma strinse la mano tesa dell'altro uomo. «E questa è…»
«La sorella gemella di Desirée Doucett, ovviamente» disse Bertrand. I suoi occhi
azzurri brillarono quando strinse la mano di Kate e se la portò alle labbra. «È un pia-
cere, mademoiselle.»
«Sono Kate Delaney» si presentò. Dovette trattenersi per non rabbrividire quando
quelle umide labbra rosa le sfiorarono la pelle. «Allora conosceva mia sorella?»
«Certo.» Se si era offeso per la rapidità con cui Kate aveva ritratto la mano, il suo
sorriso benevolo non lo diede a vedere. «La comunità voodoo tende a essere limitata.
Inoltre, New Orleans è una città molto piccola.»
«Continuano a dirmelo tutti. Senta, signor Bertrand…»
«Oh, mi chiami pure Jean-Renee, cara» disse. «Siamo persone molto informali da
queste parti.»
«D'accordo. Dunque, Jean-Renee, io e il signor Broussard siamo venuti a porle al-
cune domande su mia sorella.»
«Che tragedia le è capitata!» disse.
«Allora ha saputo della sua morte?»
«Come ho detto, ci conosciamo tutti, sia i seguaci della magia bianca che di quella
nera.» Si strinse nelle spalle grassocce. «Le notizie si diffondono in fretta.»
Kate scambiò un'altra occhiata con Nick e capì di trovarsi sulla sua stessa lunghez-
za d'onda. Soltanto la sera precedente Téo, se c'era da crederle, non sapeva della mor-
te di Tara. A quanto pareva, la donna che sembrava così scossa da quella tragica noti-
zia non aveva perso tempo a divulgarla.
«Penso proprio di sì» disse Kate. «Mi è stato accennato che lei potrebbe essere una
delle ultime persone ad averla vista viva.»
«Davvero?»
D'accordo. Allora non sarebbe stato così pronto a collaborare com'era sembrato di
primo acchito. «Sì, mi hanno anche accennato che probabilmente è venuta qui a cer-
care il necessario per praticare la magia nera.»
«Olio del diavolo e radice di St Expedit» gli spiegò Nick.
«Sì, è venuta qui domenica sera. E in effetti ha acquistato davvero quelle cose. E
alcune altre.»
«Le ha detto a cosa le servissero?»
«Certo. In qualità di oungan, o sacerdote, oltre a fare da intermediario spirituale tra
gli lwa e la mia gente, ho anche la responsabilità di fungere da consulente psicologico
e da consigliere a trecentosessanta gradi. Non avrei potuto dare a Desirée i consigli
giusti se non avessi saputo che dannato problema l'affliggesse.»
'Dannato' era la parola giusta.
«Qual era il suo problema?»
«Qualcuno stava cercando di ucciderla.»
Il tono mite e prosaico che usava parlando di un omicidio potenziale era agghiac-
ciante come quello del serial killer che mangiava i postini. Kate dovette trattenersi dal
massaggiarsi le braccia mentre le si gelava il sangue.
«Per caso sa chi possa essere quel qualcuno?»
«No. Aveva deciso di non rivelarmi quell'informazione.»
«Ha creduto a quanto le ha detto?» gli chiese Nick.
Bertrand fece di nuovo spallucce. «Mi è bastato sapere che ci credesse lei.»
«Suppongo che l'incantesimo non abbia funzionato» disse Kate. Non sopportava
quel tizio, che era un ciarlatano proprio come sua madre. «Visto che è morta.»
«Spesso gli lwa si comportano in modi imperscrutabili.»
«Sì, ho già sentito anche quello» disse Kate, incapace di stabilire se fosse ironico o
serio. «Non le è passato per la mente che forse avrebbe dovuto consigliarle di chiede-
re aiuto a qualcun altro?»
«A chi?» le chiese. «Alla polizia?» Non pronunciò la domanda, ma la lasciò aleg-
giare pesantemente nell'aria profumata d'incenso: in questa città? «Anche se fosse
riuscita a convincere qualcuno ad ascoltarla, il dipartimento di polizia ha cose più
importanti di cui occuparsi che fare da guardia del corpo a ogni singolo cittadino.»
«Questo è certo, ma in qualità di sua guida spirituale» Kate riversò una quantità
supplementare di disprezzo su quella definizione «penso che avrebbe dovuto fare
qualcosa di più concreto che accrescere la paranoia e la depressione di mia sorella
suggerendole di cercare le risposte di cui aveva bisogno nella magia nera.»
L'uomo sospirò pesantemente. Quel benevolo viso da Babbo Natale sembrava sec-
cato.
«La magia nera non causa necessariamente emozioni negative. Al contrario, ho vi-
sto più discordia provenire da quelli che proclamano ad alta voce di praticare la ma-
gia bianca. Dopotutto sono gli stregoni della magia bianca quelli che mirano a salvare
il mondo e a imporre all'universo le loro idee di armonia, amore ed equilibrio.»
«Deve odiare parecchio i concetti di amore e armonia» disse Nick.
«Non ho nulla contro quelli che cercano di creare armonia e amore nel loro cuore.
Io non lo condivido, ma credo anche che tutti debbano avere il diritto di seguire il
proprio percorso spirituale. Purché non tentino di impedire agli altri di fare lo stesso.
Sono quegli impiccioni che praticano la magia bianca e muovono guerra contro ogni
cosa e ogni persona non gli piaccia, a causare i problemi. È un segno di ingenuità a-
dorare l'equilibrio in tutte le cose, come fanno loro. Per definizione, questo attribuisce
uguale potere alle forze oscure come la morte. La magia nera favorisce la vita a sca-
pito della morte, perché considera la morte una cosa che deve essere sconfitta per il
bene dei vivi.
«L'arte sinistra, quella che seguo io, impone di guardare il nostro mondo con occhi
realistici, con intelligenza e saggezza, e di vedere ciò che è giusto e ciò che è sbaglia-
to. Gli stregoni della magia nera si assumono la responsabilità di tutte le azioni che si
fanno e, altrettanto importante, non si fanno.
«L'idea di karma propugnata dai seguaci della magia bianca, se mi concedete l'irri-
verenza, è una stronzata. È un palliativo per i deboli, in virtù del quale si illudono
che, in qualche modo, quelli che hanno fatto loro del male verranno puniti.»
Sollevò lo sguardo verso Nick. «Lei era nell'esercito, vero?» Poi proseguì senza at-
tendere la risposta. «Pensi che fine avrebbe fatto il mondo se durante la seconda guer-
ra mondiale il nostro governo si fosse limitato a restare a guardare e a dire: 'Oh, santo
cielo, quel cattivo di Hitler sta uccidendo nelle camere a gas milioni di innocenti, ma
se lo contrattaccassimo, creeremmo più squilibrio nel mondo, quindi il modo migliore
di gestire la faccenda è stare in disparte ad aspettare e, se tutto va bene, riceverà quel
che si merita nell'aldilà.' O se ci fossimo limitati a dire: 'Brutti giapponesi cattivi, che
avete bombardato tutte le nostre navi e attaccato i nostri marinai, ci avete proprio fatti
arrabbiare, ma ci sentiamo molto equilibrati perché vi sistemerà il karma, perbacco.'»
«Sta esagerando, però capisco cosa intende dire» affermò Nick.
Kate intuì che, suo malgrado, Nick era d'accordo con quanto Bertrand diceva. E
non era forse da sociopatico basare tutta la sua argomentazione sull'unico fatto inop-
pugnabile? Aveva visto Antoinette fare esattamente la stessa cosa, in continuazione.
«Ma» proseguì Nick «non riuscirà mai a indurmi a perdonare chi commette un o-
micidio per vendetta o chi si fa giustizia da sé.»
«Dobbiamo difenderci da soli. E proteggere ciò che ci sta a cuore,» esclamò Ber-
trand «perché la verità è che non c'è bisogno di dare al diavolo ciò che gli spetta, vi-
sto che se lo prende già da solo.»
Si rivolse a Kate: «È per questo che ho dato alla sua gemella le erbe e gli amuleti
necessari per muovere guerra contro quelli che l'avevano già dichiarata a lei. Era la
stessa cosa che darle una pistola o mandarla a un corso di autodifesa per imparare a
cavarsela da sola.»
«Questo significa che le ha venduto gli amuleti.»
«Non è il caso che lo dica come se avessi spacciato droga o venduto schiavi bian-
chi» ribatté, visibilmente offeso. «Non smercio nulla di illegale. A differenza di altri
membri del clero, noi ougans non percepiamo uno stipendio. Tuttavia, come quegli
altri, spesso dedichiamo tutta la vita al sacerdozio ed è la nostra occupazione a tempo
pieno. Come il rapporto tra la gente e gli lwa consiste nel farsi concessioni recipro-
che, lo stesso vale per quello che intercorre tra il devoto e il sacerdote. I seguaci della
nostra religione lo capiscono.»
Anche se lei è troppo stupida per arrivarci. Non pronunciò quelle parole, ma Kate
le udì forti e chiare.
«Posso darle un piccolo consiglio personale?» le chiese.
«Certo.»
A Kate non interessava quanto quell'uomo avesse da dirle se non era pertinente con
l'indagine, ma aveva imparato che, a volte, se si lasciava parlare una persona, sareb-
bero potute sfuggirle delle informazioni interessanti.
«Deve fare in modo di onorare la sua gemella da morta più di quanto non abbia fat-
to quando era in vita. Dopo tutto, adesso è una marasa ed è altamente probabile che
sia arrabbiata con lei per non averla protetta.»
Se cercava di farle venire dei rimorsi, aveva fatto centro. Certo, non stava dicendo
a Kate nulla che non si fosse già detta da sola dopo aver ricevuto la chiamata dell'in-
vestigatore Landreaux.
«Sarebbe stato un po' difficile, visto che non sapevo nemmeno che vivesse a New
Orleans.» A Kate parve di aver assunto un tono di voce difensivo. «O che fosse nei
guai.»
«Alcuni direbbero che avrebbe dovuto saperlo. Visto che eravate gemelle.» Il suo
sorriso si era notevolmente raffreddato e ormai non aveva più un briciolo di calore.
«Due parti della stessa anima. La luce…» sollevò la mano destra col palmo rivolto
verso l'alto «e, naturalmente, Desiree sarebbe stata l'ombra.» La mano sinistra. «In-
sieme date vita all'equilibrio di cui tutti quei maledetti praticanti della magia bianca
sono sempre alla ricerca.»
Quando si lanciò in un'altra lunga diatriba sul fatto che la sua strada fosse quella
giusta, Kate non ebbe bisogno di una sfera di cristallo per capire che l'unica cosa di
cui quell'uomo avesse voglia di parlare era la presunta superiorità del suo assurdo
credo voodoo.
Avrebbe potuto continuare a incalzarlo, ma aveva la netta sensazione che quel-
l'uomo sgradevole sapesse soltanto quanto le aveva detto: che qualcuno aveva minac-
ciato Tara e lei aveva un disperato bisogno di aiuto.
«Che tipo ridicolo» mormorò Kate venti minuti dopo, mentre lei e Nick erano in
piedi davanti alla finestra del traghetto che li stava riportando sull'altra riva del fiume.
«È una via di mezzo tra Babbo Natale e Alice Cooper. Con l'aggiunta di un pizzico di
Rosemary's Baby.»
«New Orleans è sempre stata famosa per i suoi abitanti eccentrici» disse Nick.
«Anche se va detto che quel tizio è un vero fenomeno. Ma ho avuto l'impressione che
non sapesse più di quanto ci ha riferito su ciò di cui Tara aveva paura.»
Come aveva fatto all'andata, le cinse le spalle con un braccio. Kate sapeva che gli
stava lanciando dei segnali contrastanti, ma era troppo piacevole per scrollarselo di
dosso.
«Ho avuto la stessa sensazione» disse lei. All'esterno, la nebbia si stava levando sul
fiume, così densa e bianca da darle l'impressione di guardare fuori dalla finestra dritto
in un banco di nuvole. «Ma anche se avesse saputo chi le stava alle calcagna avrebbe
potuto non dircelo, perché in quel caso, se qualcuno avesse fatto del male a Tara sen-
za essere punito dall'incantesimo della magia nera, si sarebbe dimostrato che in realtà
Jean-Renee Bertrand è un ciarlatano.»
«Presumo che tu non creda alla magia nera di Bertrand, vero?»
«Non credo alla magia in generale, né nera né bianca.» Negli ultimi tempi, molte
delle certezze basilari di Kate erano state abbattute, ma su questo punto non nutriva
dubbi.
«Dunque, suppongo di aver buttato via i soldi per quella bottiglietta di Filtro d'a-
more numero nove.»
«Suppongo di sì.» Un sorriso le piegò gli angoli della bocca. Stanca di opporre re-
sistenza, di opporre resistenza a Nick, gli lasciò prendere il sopravvento.
«Oh, Cristo.» Si batté una mano sul petto, sopra il cuore, e barcollò contro la fine-
stra. «Mi sa che dovremo fermarci al pronto soccorso prima di tornare a casa.»
«Che c'è che non va?»
«Mi sta venendo la febbre.»
Kate gli posò il dorso della mano sulla fronte, quando si rese conto che era solo
una recita. «Sei davvero un simpaticone, Broussard.»
Mentre Kate ritraeva la mano, Nick la intercettò e intrecciò le sue dita con quelle di
lei, attirandola più vicino solo con quel tocco lieve. «Hai mai visto un fulmine?»
«Certo.»
«A del sereno?»
«Non che io ricordi.»
«Be', è così che mi sono sentito quando mi hai rivolto quel sorriso. Ti assicuro che
sarebbe bastato a mettere in ginocchio qualsiasi uomo a cui scorra il sangue nelle ve-
ne.»
Quel complimento non avrebbe dovuto farle così tanto piacere.
Non avrebbe dovuto.
Ma, accidenti, lo fece.
«Era soltanto uno stupido sorriso.»
Kate si sforzò di rammentare l'ultima volta che un uomo l'aveva guardata come la
guardava Nick: sia con desiderio che con una punta di sarcasmo.
«E la Gioconda è soltanto un quadro. E il diamante di Hope è solo un pezzo di car-
bone. E il…»
Si interruppe quando guardò oltre le spalle di Kate. «Maledizione.»
Mormorò un'espressione in francese che Kate non capì. Allo stesso tempo, prese il
suo mento tra le mani e le rivolse un'occhiata ardente e tenera da amante.
«Cosa c'è adesso? Ti assicuro, Broussard, che se questa è un'altra delle tue tecniche
di seduzione…»
«Abbiamo compagnia.» La guardò con occhi appassionati. Parlò con voce som-
messa, ma con una punta di avvertimento.
«Oh!» Kate aveva fatto il poliziotto abbastanza a lungo da non voltarsi. Ma in tutte
le terminazioni nervose del suo corpo scattò l'allarme rosso. «Di chi si tratta?»
«Ti ricordi quando hai detto qualcosa sui miei lividi e ti ho risposto che avresti do-
vuto vedere l'altro?»
Le accarezzò il labbro col pollice. A chiunque li avesse visti sarebbero sembrati
una semplice coppia di innamorati totalmente presi l'uno dall'altra, dimentichi del
mondo intorno a loro.
«In un primo momento mi hai mentito, dicendomi di aver sbattuto contro una por-
ta.»
Poiché voleva fare la sua parte, stette al gioco, posandogli una mano sulla spalla. E
si sforzò di non notare che, per quanto la situazione si fosse fatta improvvisamente
seria, quel lieve tocco carezzevole continuava a produrre scintille.
«Ma sì, certo che me lo ricordo» rispose.
Dopotutto, gliel'aveva detto solo il giorno prima. E questo era davvero sorprenden-
te, visto che le sembrava di essere a New Orleans da molto, molto più tempo.
«Be',» disse Nick «stai per avere la possibilità di vederlo.»
26

«D'accordo,» disse, senza sollevare lo sguardo da lei, come se avesse voluto trasci-
narla sul letto più vicino «ecco cosa faremo.»
Premette il viso contro il suo collo, con la bocca vicino all'orecchio di Kate. «Dob-
biamo dirigerci verso le scale.»
«Va bene.»
«Poi, dopo che saremo scesi di alcuni gradini, ti bacerò. Come se questo fosse il
motivo per cui ce ne siamo andati. Per cercare un po' di intimità.»
«D'accordo.» Il sangue le pulsava caldo e impetuoso nelle vene. In parte per l'adre-
nalina, ma anche, dovette ammettere, all'idea di baciarlo di nuovo.
«Poi dovrai solo tenermi la mano e starmi vicino. A meno che non inizino a volare
i proiettili. In tal caso, voglio che cerchi riparo e faccia il necessario per rimanere al
sicuro.»
«Mentre tu combatti contro i cattivi, come Davy Crockett ad Alamo?» Girò la testa
e spinse le labbra contro la sua mascella. «Allora, socio, che fine ha fatto il lavoro di
squadra?»
«Tutte le squadre hanno bisogno di un capo.»
Gli toccò il viso. Aveva davvero un bel viso, nonostante i lividi che iniziavano a
ingiallire. «Che saresti tu?»
«In situazioni come questa,» le serrò il polso con le dita, le voltò la mano e le
stampò un bacio in mezzo al palmo, producendo una scintilla che Kate avvertì fino
alla punta dei piedi «il comando viene assunto da chi ha combattuto davvero.»
Ed era di questo che si trattava, si rese conto Kate. Non si combatteva soltanto nel-
la giungla o nei deserti del Medio Oriente. Poteva accadere anche lì, nelle città ame-
ricane, dove i danni collaterali erano i civili.
Come sua sorella.
«Che saresti tu» ripeté lei, stavolta omettendo il punto di domanda.
«Che sarei io» convenne lui.
Intrecciando le dita con quelle di Kate, Nick iniziò a condurla dalla parte opposta
della sala.
«Ti dispiacerebbe dirmi che aspetto ha questo tizio?» mormorò Kate.
«Ti ricordi il telefilm dell'Incredibile Hulk?»
«Certo. Quello in cui il povero dottor David Banner interpretato da Bill Bixby si
trasformava in Lou Ferrigno ogni volta che si arrabbiava.»
«Proprio lui. Pensa a Hulk Solo che non è verde, ma più brutto.»
«Bene, perlomeno dovrebbe essere facile riconoscerlo.» E colpirlo, se si fosse av-
verata l'ipotesi peggiore e avessero dovuto sparargli.
«Abbiamo un piano?» gli chiese. «Oppure hai intenzione di improvvisare, capo
onnipotente?»
«C'è sempre un piano. Siccome le probabilità che quel tizio si trovi per caso a bor-
do di questo traghetto nello stesso momento in cui ci siamo anche noi sono pressoché
nulle, devo presumere che ci abbia seguiti. E questo significa che, nonostante il mio
abile trucco della Ford a noleggio, sa qual è la nostra macchina.»
«Mi sembra sensato.»
«Quindi la lasciamo qui.»
«Ce ne andiamo a piedi?»
Forse Julia Roberts poteva fuggire in quel modo nel Rapporto Pelican, ma quel
film era pura finzione.
«No, maledizione. Quella roba funziona solo nei film.»
Più tardi, una volta superato il pericolo di rischiare la vita, Kate avrebbe riflettuto
sul fatto che, nonostante solo il giorno prima non l'avesse ritenuto possibile, lei e
Nick pensavano spesso la stessa cosa.
«So che credi di essere una specie di macho alla Superman. Ma nel caso non te ne
sia accorto, nessuno di noi due sa volare.»
«Andrà tutto bene» la rassicurò. Poi si abbassò di nuovo, sfiorandole la tempia con
un bacio. «Fidati di me.»
Per quanto fosse piacevole il tocco delle sue labbra sulla fronte, Kate spostò la te-
sta in modo da guardarlo dritto negli occhi. «Va bene.»
E quella sì che era una sorpresa.

A metà scala, mentre cercavano di raggiungere il ponte, Nick si fermò.


«Aspetta un attimo» disse, a voce abbastanza alta perché potesse sentirli chiunque
li stesse seguendo. «C'è un peso che devo togliermi di dosso.» A quel punto, la trasse
a sé e agì nel momento cruciale. Per così dire.
Senza sprecare tempo con preliminari, le prese il mento tra le mani e poggiò le
labbra sulle sue. Anche se sapeva che sarebbe successo e che era solo una finta, Kate
non era preparata per quel bacio mozzafiato e sconvolgente che trapassò entrambi
come un fulmine. Mettendosi in punta di piedi e premendo contro di lui, aprì le labbra
per accogliere la spinta energica della sua lingua.
«Be',» disse, quando si staccarono per riprendere fiato «quasi quasi vale la pena di
rischiare la vita, se questa è la ricompensa.»
«Stammi vicina, chère,» disse Nick, mentre la cingeva con un braccio, tenendola
stretta e al riparo da Hulk «e scommetto che potremo fare di meglio una volta tornati
sulla barca.»
Stanca di insistere che non avrebbero fatto sesso, quando sapevano entrambi che
era una bugia, Kate non disse nulla.
All'esterno, sul ponte, la nebbia era fitta, bianca e umida. Se, stando affacciata alla
finestra del piano di sopra, le era sembrato di guardare un banco di nuvole, adesso era
come camminarci sopra. Era umida e fredda e, se Nick non le avesse stretto la mano,
Kate non avrebbe avuto la certezza di riuscire a vederlo.
Nel frattempo la pioggia continuava a battere sul ponte e sui tettucci delle automo-
bili, e questo, in un certo senso, era un aspetto positivo, perché significava che Hulk
non sarebbe riuscito a sentirli. Ma naturalmente nemmeno loro sarebbero riusciti a
sentire lui.
Nick la guidò tra due schiere di automobili finché non raggiunsero l'inizio della fi-
la.
«Da quand'è che tutti sulla faccia della terra hanno deciso di comprarsi un maledet-
to SUV?» borbottò Nick.
«È un'osservazione interessante da parte di uno che, guarda caso, guida il SUV più
gigantesco della terra» mormorò Kate.
«Ti ho detto che è tutta una questione di immagine.»
«Giusto.»
«Non preoccuparti, dolcezza» la rassicurò, mentre si dirigevano dalla parte opposta
del traghetto per fare un tentativo con le automobili che si trovavano laggiù. Kate non
era ancora sicura di aver capito cosa stesse cercando, ma sembrava proprio che aves-
se in mente qualcosa. «Ben presto ti accorgerai che non ho bisogno di compensare
nulla da quelle parti.»
Era visibilmente contrariato dall'automobile parcheggiata all'inizio della fila.
«Maledizione, una monovolume!»
«Non è un SUV.»
«Ma è altrettanto inutile, accidenti» borbottò Nick, spostandosi lungo la fila.
«Che ne dici di questa?» Kate indicò una Toyota Corolla rossa.
«Può andare, in caso di necessità, ma… urrà, piccola.»
Si fermò accanto a una grossa berlina BMW bianca a quattro porte superaccesso-
riata, estrasse l'utile kit da scasso che aveva a portata di mano, e nel giro di pochi se-
condi aprì il portabagagli.
«Milady, la carrozza l'aspetta.»
«Dobbiamo entrare nel portabagagli?»
«Be', pensavo che avremmo potuto accomodarci sui sedili posteriori e goderci il
confortevole rivestimento in pelle morbido come il sederino di un neonato e l'ampio
spazio per le gambe. Ma poi mi è venuta in mente la remota possibilità che il guidato-
re avrebbe potuto accorgersi di noi.»
«Ma come faremo a non soffocare?» gli chiese Kate mentre entrava nel portabaga-
gli, felice che Nick fosse riuscito a trovare un'automobile relativamente spaziosa.
«Questo modello ha solo un anno. Dovrebbe avere un dispositivo di sblocco dal-
l'interno» la rassicurò, raggiungendola nel portabagagli. «L'ho già fatto in Azerbai-
gian.»
Quando chiuse il cofano, piombarono nell'oscurità.
«In Azerbaigian?» La tecnologia tedesca sembrava proprio la meraviglia che tutti
decantavano: la chiusura era così ermetica che l'unica luce proveniva dalla maniglia
di sbloccaggio illuminata di giallo. «È meglio che io non sappia niente, vero?»
«No.» Nick estrasse il portachiavi a catenella, lo attaccò alla maniglia e accese una
piccola torcia elettrica, che rischiarò un po' l'ambiente. «Non ti conviene.»
Evidentemente nell'esercito c'erano diverse varianti della politica del 'non chiedere,
non dire'. E si era appena scontrata con una di quelle dei SEAL, poiché aveva già capi-
to che, anche se gliel'avesse chiesto, Nick non le avrebbe risposto.
Il portabagagli della BMW era, sì, molto più spazioso di quello della Toyota rossa,
ma gli ingegneri non l'avevano decisamente progettato per contenere due persone a-
dulte. Erano stretti come le proverbiali sardine in scatola, non che Nick se ne lamen-
tasse.
Cristo, che buon profumo aveva Kate! A Robert Duvall sarà anche piaciuto l'odore
del napalm di primo mattino, ma Nick avrebbe voluto sentire il profumo di fresco e di
pulito dei capelli di Kate Delaney tutte le mattine. O tutti i pomeriggi. O tutte le notti.
Soprattutto le notti.
«Hulk si infurierà quando scoprirà di averci persi» disse Kate. Nick percepì chia-
ramente quanto ne fosse felice.
«Non quanto LeBlanc.»
«Sei sicuro che sia stato lui a mandare Hulk?»
«Credimi, chère. Ne sono sicuro.» I suoi lividi non ne erano forse la prova?
«Hai il cellulare in tasca,» disse Kate in modo lento e strascicato, facendo un'otti-
ma imitazione del commento rivolto da Mae West a Cary Grant, quando il cellulare
di Nick vibrò «o sei soltanto felice di vedermi?»
«In parte è vera la prima ipotesi, ma lo è soprattutto la seconda.»
Rotolò un poco sul fianco, riuscì a infilare la mano nello spazio tra loro - e questo
gli permise di darle una palpatina involontaria, ma nient'affatto spiacevole, che gli fe-
ce attorcigliare le budella in un nodo di desiderio - estrasse dalla cintura il cellulare
che vibrava e controllò lo schermo illuminato.
«Ciao, Remy.»
Dal momento che non voleva mettere in allarme Hulk, nel caso il tanghero si stesse
aggirando tra le automobili alla loro ricerca, Nick tenne la voce più bassa che poté,
emettendo quasi un sussurro, senza però dare motivo al suo ex collega di chiedersi
cosa diavolo stesse succedendo.
«Ciao, Nick,» disse quella voce familiare «ho delle novità per la tua cliente. È lì
con te?»
«Maledizione. C'è una pessima ricezione qui. È urgente? Oppure posso richiamarti
non appena mi trovo in una zona in cui il segnale è migliore?»
«Certo, può aspettare, ma…»
«Grazie, cher. Ci sentiamo tra cinque minuti.»
Nick spense il telefonino.
«Che de?»
Quando quel respiro sexy nell'orecchio gli fece venir voglia di una sveltina nel por-
tabagagli, Nick capì di non trovarsi solo nelle sabbie mobili, ma di essere sul punto di
sprofondarci fin sopra i capelli.
«Non lo so.» Voltò la testa, mettendosi col naso contro quello di lei. Piegando leg-
germente il capo fece in modo che si trovassero labbra contro labbra. «Mi ha detto
che ci sono delle novità.»
«Buone o cattive?»
Dio! Il suo alito aveva il profumo dolce delle frittelle zuccherate che aveva man-
giato. Ed era caldo. Il pensiero di quelle labbra dolci e morbide che scendevano lungo
il suo corpo, sul petto, sullo stomaco, in cui si formò un nodo ancora più stretto a
quell'idea, poi ancora più in basso, assaporandolo più in profondità, per poco non lo
sopraffece. - «Non l'ha detto.»
Sarà anche stato un SEAL, ma era anche un uomo. Un uomo eccitato, fatto di carne
e sangue, che non riusciva a resistere alla tentazione di pizzicare quelle labbra mera-
vigliose.
«Remy è sempre stato un tipo che non si sbottona facilmente.»
Poiché non voleva correre il rischio di dimenticarsi lì il cellulare, quando se la fos-
sero svignata, Nick fece in modo di riattaccarlo alla cintura. E questo, a proposito di
sbottonarsi, lo costrinse a infilare di nuovo la mano tra i loro corpi.
Quando sfiorò con le dita i suoi capezzoli turgidi, capì di non essere l'unico eccita-
to.
«Sai,» mormorò Nick, mentre percorreva le sue labbra con la punta della lingua
strappandole un sospiro vibrante «questa è molto più divertente dell'ultima volta che
sono entrato in un portabagagli.»
«Purché si riesca a non pensare che corriamo il rischio di soffocare.»
Mentre la poliziotta razionale gli faceva notare il lato negativo di quella situazione,
la sirena sensuale che viveva dentro quel corpo ordinato ed efficiente gli avvolse le
braccia intorno al collo. E, con insistenza, iniziò lentamente a descrivere dei movi-
menti circolari col bacino contro il suo inguine, una cosa da fargli scoppiare la testa.
«È pazzesco» disse Kate.
«Accidenti, nasciamo tutti pazzi, dolcezza. Il trucco è rimanerlo.»
Cristo, se andava avanti così, la testa non sarebbe stata l'unica cosa a scoppiargli.
Sapeva di giocare con il fuoco, ma questo non gli impedì di infilarle le mani sotto la
giacca nera e la cintura dell'ennesimo paio di comodi pantaloni neri sportivi. Ma
quanti ne aveva?
Nick giunse alla conclusione che la diceva lunga su di lei il fatto che fosse così
dannatamente sexy sebbene nascondesse il suo corpo sotto quell'orribile tenuta. D'al-
tro canto ehi, non c'era sempre un 'altro canto'? - forse, quel travestimento da poliziot-
to tutto d'un pezzo aveva impedito ad altri uomini meno attenti di capire che sotto tut-
to quel serge nero c'era una bomba erotica ambulante. E, maledizione, le sue mutan-
dine non ne erano forse la prova?
«Porti il tanga.» Quella notizia fece intonare il coro dell'Alleluia a ogni ormone del
suo corpo.
«Non è facile essere un poliziotto della omicidi.» Sembrava un tantino stordita dai
feromoni che rimbalzavano contro quelle pareti anguste come in un flipper impazzito.
Non sei la sola a pensarlo, tesoro.
«Soprattutto nel mondo maschilista della polizia di Chicago. Il tanga serve a ricor-
darmi di nascosto che posso essere una donna e svolgere, tuttavia, il mio lavoro.»
«Puoi star certa che il tuo segreto è al sicuro con me, dolcezza.» Le prese il viso tra
le mani. «Ma devo dirti che non mi lamenterò se il reggiseno che porti sotto il ma-
glione si abbina a quelle mutandine microscopiche.»
«Buono a sapersi.» Gli passò il dorso della mano sulla guancia e lungo la mascella.
«Sta a te scoprirlo» lo sfidò in tono birichino.
Nick non era mai stato il tipo da tirarsi indietro davanti alle sfide. E non aveva in-
tenzione di iniziare adesso. Anche se fare l'amore nel bagagliaio di un'automobile,
con un probabile sicario alle calcagna, era una delle cose più rischiose in cui si fosse
mai cimentato. Tenuto conto che per quindici anni aveva svolto missioni segrete in
paesi di cui la maggior parte degli americani non sapeva nemmeno pronunciare il
nome, figuriamoci rintracciarli su una cartina, non era certo una cosa da niente.
D'altra parte, non avevano molto altro da fare in quel momento.
«Be', insomma, mi piacerebbe farlo.» Con la bocca aperta le scoccò un bacio umi-
do sull'incavo caldo e liscio del collo e sentì martellare il suo cuore. «Ma il problema
è che, a quanto pare, al momento ho le mani impegnate.» Le palpeggiò i glutei per
mostrarle cosa intendesse.
«Oh, be'.» Kate trasse un sospiro. Parve riflettere sulla questione. Poi Nick la sentì
sorridere contro la sua bocca. «Magari posso darti una mano.»
Per poco Nick non si mise a piangere quando Kate si piegò all'indietro, spezzando
il meraviglioso contatto dei suoi seni contro il suo torace.
Ma quando lei si sollevò il maglione, gli passò del tutto la voglia di piangere. Acci-
picchia! I suoi seni luccicavano come perle, mentre il pizzo sottile che li conteneva,
rosa come zucchero filato, era agli antipodi del maglione nero fumo di quel completo
da funerale.
«Questo risponde all'annosa questione.»
Quando Kate si leccò lentamente le labbra con fare provocatorio, per poco Nick
non svenne.
«Quale sarebbe la questione?» Accidenti, il suo poliziotto della omicidi stava fa-
cendo le fusa! Alla faccia delle acque chete che rovinano i ponti.
«Dio esiste davvero.»
Quando si lasciò sfuggire una breve risata allegra, Kate si affrettò a coprirsi la boc-
ca con una mano. Ma la risata continuò a brillarle negli occhi, lucente come una stel-
la. «Adulatore» lo accusò.
«È la verità. Sei senza dubbio la donna più sexy che abbia mai conosciuto.»
Gli anni passati a svolgere missioni nel cuore della notte avevano abituato i suoi
occhi a vedere nell'oscurità. Anche senza gli occhiali per la visione notturna, Nick
riusciva a vedere bene come se si fosse trovato alla luce del sole, nonostante il buio
pesto.
E fu per questo che riuscì a capire esattamente quando la realtà minacciò di ripren-
dere il sopravvento. Kate non aveva detto di non credergli. Non ne aveva avuto biso-
gno. La fiamma luminosa che le ardeva negli occhi vacillò.
Accidenti. Nick non aveva nessuna intenzione di lasciarla spegnere completamen-
te.
Si chiese se quell'improvvisa insicurezza fosse dovuta al fatto che era cresciuta con
Desirée e con quell'imbrogliona di sua madre che Nick non aveva mai conosciuto.
Ma, se Antoinette St Croix aveva una sessualità dirompente come quella di sua figlia
- e il fatto che fosse finita in prigione per aver truffato alcuni suoi amanti suggeriva
che presumibilmente l'aveva - con tutta probabilità Kate si reputava il brutto anatroc-
colo della famiglia. E questo, naturalmente, era del tutto assurdo.
Ma Nick capiva perché si sentisse in quel modo, poiché da tempo aveva ricono-
sciuto che la sua stessa infanzia difficile gli aveva lasciato ferite che non si vedevano
all'esterno. E sebbene non ne avessero mai parlato, o perlomeno non l'avessero mai
detto a lui, sospettava che lo stesso valesse per le sue sorelle.
Anche se sarebbe stato ben felice di tenerle entrambe le mani sul fondoschiena so-
do e liscio fino al prossimo millennio, Nick le prese un polso con la mano sinistra e si
premette la mano di Kate sul petto.
«Senti.» Il cuore gli batteva come i rotori di tutti quegli elicotteri che devastavano
la spiaggia con un attacco pirotecnico sulle note di un'opera di Wagner in Apocalypse
Now. «È colpa tua. Sia che indossi abiti da poliziotto, o biancheria intima di Victo-
ria's Secret o nulla di nulla.»
«Non sai come sono senza vestiti.»
«Be', è una mancanza a cui intendo porre rimedio il più presto possibile.» Le spo-
stò la mano più in basso, sull'inguine, mentre il suo membro premeva dolorosamente
contro i denti metallici della cerniera. «Nel frattempo, guarda cos'altro mi provochi.»
«Nessuno mi ha mai parlato in questo modo.» Nick dovette stringere i denti quan-
do lo accarezzò lentamente e con aria stupita, sfiorando l'erezione palpitante che era
sul punto di esplodere attraverso i jeans. «O mi ha mai fatto sentire così.»
«Vuoi dire…»
No. Una donna così sexy non poteva assolutamente essere vergine.
«Oh, ho già fatto sesso» disse Kate, confermando i suoi sospetti.
Quando si strinse nelle spalle, aveva ancora il maglione alzato al di sopra del seno
e Nick pregò in silenzio che rimanesse dov'era.
A dimostrazione che Dio era della sua parte, almeno per il momento ci rimase.
«E la maggior parte delle volte è stato piacevole, ma non si è mai trattato di un'e-
sperienza esattamente travolgente. Più… be', insomma, tipo una cosa che bisogna fa-
re prima di andare a dormire.» Fece di nuovo spallucce. «Tipo lavarsi i denti.»
Per poco Nick non si mise a ridere per l'incredulità, ma riuscì a trattenersi, in parte
per evitare di farsi sentire all'esterno, ma soprattutto per non urtare i suoi sentimenti.
«Wow, evidentemente hai incontrato i tipi sbagliati.»
«Parole sante.»
Kate non aveva spostato la mano. Nick non sapeva se temere di avere un tracollo
nel caso in cui non avesse smesso di accarezzarlo in quel modo, o se desiderare che
non smettesse mai.
«Il mio ultimo fidanzato era uno dei poliziotti contro cui ho deposto. Era anche sta-
to mio collega nell'unità operativa per più di un anno. Inutile a dirsi, il mio coinvol-
gimento nell'indagine federale ha contribuito a mettere fine alla nostra relazione.»
«Sì, Joseph Shinski. L'ho letto.»
«Quando?»
«Stanotte. Ti ho cercata su Google» ammise. «Dopo che sei andata a dormire.»
Mentre lui non ci era riuscito. «E prima che inizi a lamentarti perché pensi che abbia
invaso la tua privacy, sappi che volevo capire il caso più a fondo. Volevo appurare se
dietro la sparatoria potesse esserci uno di quei poliziotti.»
«È impossibile.»
«Sono giunto anch'io alla medesima conclusione. Ma non mi sento di escludere l'i-
potesi.»
«Il poliziotto che è in me concorda, ma la donna rabbrividisce al pensiero. Comun-
que, il tizio con cui stavo prima di Joe era un cantautore country. Scrisse una canzone
su di me che fu quasi incisa da George Strait.»
'Quasi' era la parola decisiva, pensò Nick.
«Accadde appena prima che lasciasse la città. Con il mio stereo, tutti i miei CD e il
mio spremiagrumi.»
«Il tuo spremiagrumi?»
«Seguiva una dieta esclusivamente a base di frutta e verdure crude.»
«Be', diamine, in questo caso hai sbagliato tu. Qualsiasi tizio non fosse abbastanza
uomo da godersi una bistecca al sangue non poteva essere alla tua altezza.»
Nick non si era mai considerato un tipo possessivo. Dal momento che, quando era
un SEAL, non aspirava a relazioni a lungo termine, si aspettava che le donne con cui
andava a letto si sentissero altrettanto libere di voltare pagina il mattino dopo. Ma per
qualche motivo su cui avrebbe riflettuto più tardi, una volta soddisfatto il desiderio
sessuale che diventava sempre più intenso al passare dei minuti, non sopportava l'idea
di Kate con altri uomini. Oh, non in passato. Il passato era passato. E adesso contava
solo il presente. Già che c'era, non gli venivano in mente altre frasi fatte? Il punto era
che quegli stessi istinti che l'avevano tenuto in vita per i quindici anni trascorsi nell'e-
sercito, e per i sei mesi passati a cercare di nascosto l'assassino del Grande Antoine,
gli dicevano che una volta portatosi a letto la profumata e conturbante Kate, non a-
vrebbe avuto tanta fretta di lasciarla andare.
Nel frattempo, che male c'era nel darle un assaggino di quanto aveva in mente? Per
dimostrarle che sarebbe stato completamente diverso dal lavarsi i denti. Non doveva
far altro che spostare la mano dal suo sederino tondo verso…
Maledizione. All'esterno del bagagliaio, il capitano suonò la stridula sirena che an-
nunciava il ritorno del traghetto a New Orleans.
Sospirò. La scelta del momento, che era sempre la parte fondamentale di qualsiasi
missione, era critica. E adesso si dimostrava sfavorevole nei suoi confronti.
27

Maledizione, maledizione, maledizione! Anche se ogni briciolo di logica le diceva


che sarebbe stata la cosa più indecente e avventata che avesse mai fatto, Kate era sta-
ta sul punto di scoprire esattamente fino a dove Nick fosse disposto a spingersi a cau-
sa sua.
Mentre ritraeva la mano dalle sue mutandine, si lasciò dietro un'ondata di calore.
Kate avrebbe potuto giurare di sentirsi ancora sul fondoschiena l'impronta di tutte le
dita.
Suo malgrado, riabbassò il maglione. Il reggiseno che sembrava affascinarlo tanto
era troppo stretto, e il pizzo le graffiava la pelle ipersensibile.
La nebbia, insieme alle proprietà isolanti della BMW, impedì a Kate di sentire i pas-
seggeri tornare sulle loro automobili, ma avvertì il movimento delle portiere che si
aprivano quando i proprietari del veicolo salirono a bordo. Le portiere si richiusero
con il medesimo frastuono prodotto dallo sportello del bagagliaio.
«Preparati» le mormorò Nick all'orecchio. «Ormai non manca molto.»
«Quanto credi che ci metterà Hulk a capire che ce ne siamo andati?» sussurrò Kate.
«A patto che la nebbia non si sia diradata mentre stavamo qui dentro, direi abba-
stanza da permetterci di tagliare la corda. È molto probabile che si trovasse nella fila
di automobili dietro di noi.»
Il traghetto si fermò, lasciando intendere che avevano raggiunto la fermata di Canal
Street.
«E se ci sta aspettando davanti alla macchina?»
«Potrebbe essere. Ma il punto è questo: a meno che la sua automobile non sia l'ul-
tima a scendere, non potrà restare a bordo ad aspettarci. Di solito la gente se la prende
comoda, ma dopo Katrina sono diventati tutti più irascibili.»
Il motore si accese con un ronzio roco. Nick dovette alzare la voce per farsi sentire.
«Già c'è la nostra macchina a bloccarli; non saranno certo felici di ritrovarsi tra i
piedi un altro veicolo abbandonato. Un membro dell'equipaggio lo costringerà a salire
in automobile. Se non vuole dare spettacolo, e sospetto che non ne abbia intenzione,
se ne andrà e cercherà di tornare più tardi a perlustrare la nave.»
«Come facciamo a sapere se è solo?»
«Non possiamo saperlo. Ma non ho visto nessuno degli altri tipi che mi hanno tra-
scinato nella palude.»
«Ti hanno portato nella palude?»
A quanto pareva trovava più sconvolgente quel particolare che l'omicidio. Serrò la
bocca con una tale violenza che Nick sentì sbattere i denti.
«Scusa,» mormorò Kate «non volevo parlare a voce così alta. È stata l'idea che ti
avessero portato là fuori con tutti quei serpenti velenosi e gli alligatori…»
La sentì rabbrividire. E scoprì di essere felice che fosse preoccupata per lui.
«Hai visto troppi film dell'orrore» le disse, accarezzandole i capelli, mentre l'auto-
mobile iniziava ad avanzare. «La palude è un luogo ameno e delizioso.»
«Sono sicura di sì.»
Sembrava ancora un po' dubbiosa, ma Nick capiva le sue paure. Per la maggior
parte degli americani, il fiume paludoso poteva anche trovarsi su un altro pianeta.
«E so anche che tutto ha uno scopo, quindi sono felice che gli alligatori non siano
più in pericolo di estinzione» disse Kate. «Ma devo ammettere di far parte di quelli
che ritengono che Dio abbia creato gli alligatori e i serpenti in modo che potessimo
farci delle belle scarpe.»
Quella era un'altra cosa che gli piaceva di lei. Tutte le donne che fossero in grado
di fare una battuta anche quando si trovavano chiuse nel bagagliaio buio di un'auto-
mobile, con alle calcagna un tizio che avrebbe potuto ucciderle, erano il suo tipo di
donna.
Kate si accorse che stavano scendendo dal traghetto. Capì che la BMW stava ac-
quistando velocità mentre si dirigeva lungo Canal Street, lontano dalla fermata del
traghetto.
«Tra un minuto dovrebbe esserci un semaforo» disse Nick. «Tieni le dita incrocia-
te.» Aveva socchiuso lo sportello del bagagliaio per guardare fuori e, a quanto pare-
va, il semaforo era verde, perché l'auto non si fermò. Kate stava iniziando a chiedersi
dove intendesse andare, quando rallentò. E poi si fermò.
Nick la strinse e le diede un bacio fugace e impetuoso che finì troppo in fretta.
«A cosa lo devo?» gli chiese mentre le girava la testa.
«Al fatto che sei un portafortuna, chère.» Tornò a guardare attraverso la fessura.
«Stiamo per entrare nel parcheggio al chiuso di Harrah.»
«Il casinò?»
«Esatto.»
L'automobile si arrestò. Il motore si spense. Le portiere si aprirono e chiusero con
un colpo deciso. Poi il veicolo emise un segnale acustico, quando fu attivato l'allar-
me.
Kate udì delle voci eccitate e il ticchettio di tacchi sul cemento, mentre i giocatori
d'azzardo si dirigevano verso i tavoli. Siccome l'automobile gli aveva fornito una via
di fuga, sperò che i suoi proprietari fossero fortunati come loro.
Attesero un altro paio di minuti, nel caso qualcuno avesse dimenticato qualcosa a
bordo e avesse deciso di tornare a riprenderla.
Nick fu il primo a uscire. Poi, nella speranza che nessun altro entrasse nel parcheg-
gio, Kate lo prese per mano e si lasciò aiutare a sgattaiolare fuori dal portabagagli.
Le tremavano leggermente le gambe, perché le si erano intorpiditi i piedi dopo a-
verli tenuti per così tanto tempo schiacciati sotto il corpo, ma fu un prezzo esiguo da
pagare per essere riusciti a evitare Hulk.
«Suppongo che tu abbia un piano C?» gli chiese.
«Be', potremmo prendere in prestito una di queste automobili.»
«Intendi dire rubare?»
Solo il fatto di essere un campione di poker a squadre gli permise di mantenere u-
n'espressione impassibile. Addio audaci labbra di fuoco col tanga. Benvenuta investi-
gatrice inflessibile. E la cosa veramente bizzarra era che gli piacevano entrambe.
«Non la terremo, se è questo che stai insinuando.»
«Perché non prendiamo un taxi?»
«Correndo il rischio che qualcuno avvisi la persona che ci sta dando la caccia? No,
non mi sembra proprio il caso.»
«Non è mica da tutti alzare la cornetta e ottenere questo tipo di informazione.»
«Un poliziotto può benissimo farlo. Soprattutto quella testa di cazzo di Dubois.»
Com'era prevedibile, Kate non ebbe una risposta pronta con cui controbattere. Tut-
tavia, siccome non aveva intenzione di arrendersi, tentò una tattica diversa.
«Di solito i furti d'auto vengono denunciati alla polizia.»
«Ed è per questo che cambieremo la targa.»
Nick si fermò dietro un lucente SUV nero, l'automobile preferita dei pezzi grossi di
Hollywood, dei rapper e dei campioni dello sport. Diamine, perfino Tony Soprano
gironzolava per il New Jersey a bordo di uno di quei veicoli. E Nick supponeva che
questo spiegasse in parte perché quel modello fosse al primo posto fra le auto rubate.
«Ti prego, dimmi che stai scherzando.»
«Evitare di farsi ammazzare non è esattamente un argomento su cui scherzare.»
Estrasse di tasca un coltellino multiuso e aprì il cacciavite. Ci mise circa venti se-
condi per staccare la targa del Texas. E questo significava decisamente che doveva
ripetere l'addestramento, o appendere i guanti al chiodo una volta per tutte.
Poi superò due file di automobili, trovò un altro veicolo del Texas, stavolta un ca-
torcio arrugginito, e sostituì la targa con quella del SUV.
«Va bene,» disse Kate «hai guadagnato punti perché ne hai trovata una dello stesso
stato. Ma che succederà se il proprietario dovesse accorgersi che il numero di targa è
diverso?»
«È poco probabile.» Rimise la targa al catorcio in meno di quindici secondi, e que-
sto lo risollevò un po'. «Tu conosci il tuo numero di targa?»
«Certo.»
Certo che lo conosceva.
«Perché sei un poliziotto. La maggior parte della gente non la guarda nemmeno.»
«Non riesco a credere che stiamo facendo una cosa simile» borbottò Kate, mentre
saliva sul sedile del passeggero.
«Considerala un'avventura. Una cosa da raccontare ai nostri nipoti.»
Che lapsus freudiano! La sentì irrigidirsi al suo fianco e capì che se n'era accorta
anche lei. Poiché aveva capito che si sarebbe invischiato ancora di più se avesse cer-
cato di correggersi, Nick si mise al lavoro all'interno dell'automobile. Ogni modello
era diverso dall'altro. Alcune avevano la chiave dell'accensione nel piantone dello
sterzo, altre dietro il cruscotto. Dopo averla individuata, usò di nuovo il cacciavite del
coltellino multiuso per disinserire l'interruttore azionato dalla chiave. Solo che non
ebbe bisogno della chiave.
«D'accordo,» ammise Kate «sono colpita. Tuttora disgustata per aver preso parte a
un furto d'auto, ma pur sempre colpita.»
«Il nostro scopo è compiacere. Allaccia la cintura.» Si tirò la propria sul petto. «Ci
manca soltanto che ci fermino per non aver messo la cintura di sicurezza.»
Stavano uscendo dal parcheggio, quando videro passare un carro attrezzi, diretto
verso la fermata dei traghetti.
«Scommetto che sta andando a prendere la nostra vecchia vettura» disse Nick.
«Probabilmente sì. Non ti collegheranno alla macchina non appena controlleranno
il numero di targa?»
«Sarà dura, visto che non sono stato io a noleggiarla.»
«Chi è stato?»
«Martin Lamoreaux, un architetto di Blue Bayou, in Louisiana, giunto in città per
sfruttare il boom della ricostruzione.»
«Hai imparato in marina a mentire? Oppure è un talento naturale?»
Nick capì che non era affatto colpita. A volte, come in quel momento, gli sembrava
di essere in missione con il Grillo Parlante.
«Ti dirò una cosa» esclamò Nick, mentre l'Escalade era ferma davanti al semaforo
rosso. «La prossima volta che mi troverò in un cesso di posto abbandonato da Dio, in
cui, per il solo fatto di essere americano, ti trovi automaticamente al centro del miri-
no, mi limiterò a spiegare che sono un membro dell'esercito degli Stati Uniti d'Ame-
rica, giunto a portare la libertà e la democrazia al loro fottuto popolo oppresso. Che
ne dici?»
«Non c'è bisogno di essere sarcastico.» La sua voce era rivestita di uno strato di
ghiaccio sufficiente a ricoprire più volte Giove.
«Scusa, ma potrebbe esserti d'aiuto ricordare che sei tu quella a cui hanno sparato
ieri notte. Quella a cui è morta la sorella, in seguito a un suicidio o… maledizione.»
«Che c'è?»
«Prima mi hai eccitato a tal punto che mi sono dimenticato di richiamare Remy.»
Allungò la mano per prendere il cellulare e, senza preavviso, il mondo esplose.
28

La palla infuocata fece tremare il SUV. L'esplosione fu talmente forte da ribaltare


quasi il veicolo. Il lampo di luce che ne derivò fu così accecante che Kate chiuse i-
stintivamente gli occhi.
«Oh, merda» protestò Nick.
Kate aprì gli occhi, mentre Nick si passava una mano sul viso.
«Non crederai che…» Le si spezzò la voce, bloccata dal groppo doloroso che ave-
va in gola e, mentre si voltava a guardare fuori dal lunotto, vide un enorme pennac-
chio di fumo levarsi dalla fermata del traghetto.
«Sì,» disse Nick con aria torva «sospetto che fosse destinata a noi.»
«Oddio.»
Kate era un poliziotto. Anche se non aveva mai esploso un colpo fuori dal poligo-
no, aveva visto la morte. Da vicino e di persona.
Ma stavolta troppo da vicino. E fin troppo di persona.
«Ci sarà stata gente a bordo del traghetto.»
«Sì,» ammise lui «ma non quanta avrebbe potuto essercene di solito. Probabilmen-
te non hanno lasciato salire a bordo nessuno prima di far portare via la macchina,
quindi ci sarà stato solo l'equipaggio.»
«Solo l'equipaggio? Dobbiamo andare a vedere se possiamo essere d'aiuto.»
«Maledizione, Kate…»
«Abbiamo appreso entrambi dei rudimenti di primo soccorso. Se qualcuno è rima-
sto ferito, siamo moralmente responsabili.»
«Anche se questo significa farsi ammazzare? Cosa succederebbe se quel tizio fosse
rimasto nei paraggi per verificare le conseguenze della sua opera?»
«Probabilmente è andata proprio così. Ma se avesse voluto spararci in pubblico,
avrebbe potuto farlo sul traghetto. Dobbiamo dare una mano.»
«Accidenti!» Invece di allontanarsi dal fiume, Nick fece inversione di marcia,
mentre iniziavano a suonare le sirene. «Non è affatto una buona idea.»
Sarebbe potuta andare peggio. Grazie alla pioggia, i passeggeri costretti ad aspetta-
re che l'auto venisse portata via dal traghetto erano in attesa all'interno della stazione
marittima, che li aveva protetti dalle schegge di vetro e dai frammenti di acciaio. I
guidatori e i passeggeri erano scesi dalle automobili in fila e fissavano il traghetto con
la stessa espressione incredula.
Kate si lasciò sfuggire un sospiro di sollievo quando vide il carro attrezzi ancora in
attesa di essere caricato a bordo. E sul ponte, tre uomini con addosso un impermeabi-
le azionavano gli schiumogeni sulla carcassa d'acciaio in fiamme.
«Non penso che abbiano bisogno di noi» disse Nick, mentre passavano lentamente
davanti a quella scena.
«A quanto pare no. Sembrano tutti tranquilli.»
«Sospetto che, se fossimo stati qui quindici mesi fa, avremmo assistito a una rea-
zione completamente diversa. Suppongo che la gente che ha dovuto affrontare l'ura-
gano e le sue conseguenze abbia sviluppato una visione fatalistica della vita.»
«Può darsi.» Ci pensò su. «Hai mai visto le persone comportarsi in questo modo
nelle zone di guerra?»
«Sì, e anche durante le calamità naturali.»
Le sirene si stavano avvicinando. «Sei soddisfatta?»
«Credo di sì.» Kate si appoggiò allo schienale di pelle e si augurò che il suo cuore
riprendesse a battere a un ritmo più regolare. «Avrebbe potuto uccidere tantissime
persone.»
«Involontariamente. Non poteva sapere che l'automobile sarebbe rimasta sul tra-
ghetto. Ed era inutile farla esplodere se noi non eravamo a bordo.»
«Magari ha voluto mandarci un messaggio.»
«Se avesse voluto mandarci un messaggio, avrebbe dovuto chiamare la Western
Union. No, quel bastardo ha messo la bomba per uccidere. Probabilmente aveva un
timer regolato in modo tale da permettere alla barca di attraccare, perché se fosse e-
splosa mentre era ancora al largo sarebbe saltato in aria anche lui.»
«Non capisco.» Kate iniziava a mettere insieme i pezzi, ma c'era un particolare che
non quadrava. «Perché qualcuno dovrebbe darsi tanto da fare per uccidermi? Se si
tratta della stessa persona che ha ammazzato Tara, significa che era invischiata in un
guaio molto serio.»
Mentre faceva la doccia quella mattina, Kate si era chiesta se sua sorella potesse
essere stata assassinata da un amante. Dopotutto, i mariti e i fidanzati erano i primi ad
attirare i sospetti della polizia. Per un motivo specifico. Perché il più delle volte erano
colpevoli.
Poi si chiese se potesse essere stato il suo protettore. Se era ancora quella di una
volta, probabilmente tratteneva per sé parte dei guadagni. E, senza dubbio, Kate ave-
va visto delle prostitute uccise per ragioni meno rilevanti di quella. Era anche proba-
bile che ricevesse i clienti di nascosto nel suo appartamento. E anche questo non do-
veva essere molto gradito al suo protettore. Ma in quell'attività avrebbe potuto costi-
tuire un pericolo anche qualche cliente fuori di testa.
Quando un'automobile bianca e nera della polizia li superò a sirene spiegate in di-
rezione della fermata del traghetto, seguita da un camion dei pompieri, il pezzo man-
cante del mosaico trovò finalmente la sua collocazione.
«Lo sai, vero?»
«Cosa?»
«Perché Tara è stata uccisa.»
Si aspettava che lui le mentisse, ma la sorprese ancora una volta.
«Ho un'idea, ma nulla di concreto.»
Kate incrociò le braccia, accettando di buon grado l'irritazione che aveva spazzato
via la precedente sensazione di paura. «E quando avevi intenzione di riferirmela?»
«Tra un po'.»
«Entro la fine del decennio?»
Le scoccò un'occhiata. «Ti ha mai detto nessuno che sei sexy quando fai del sarca-
smo, chère?»
«No, ma forse perché non tutti gli uomini hanno sempre in mente il sesso.»
«A quanto pare certi uomini hanno bisogno di riordinare le priorità. E comunque
sì, stavo per dirtelo ieri notte. Ma avevi un'aria esausta. Quindi ho pensato di aspetta-
re. Poi volevo dirtelo sul traghetto, ma è saltato fuori Hulk.»
«Quindi hai pensato di aspettare.»
«Fino a quando non fossimo scesi tutti interi da quella barca, mais sì.» Guardò nel-
lo specchietto retrovisore. «Avevo intenzione di rivelartelo stasera.»
«Perché non me lo dici adesso?»
«Perché adesso devo chiamare Remy. Dubito che mi avesse chiamato soltanto per
fare quattro chiacchiere.»
Senza darle la possibilità di discutere, estrasse il cellulare dalla cintura e premette
il tasto che ricomponeva automaticamente il numero dell'ultima chiamata ricevuta.
«Ehi, cher, che c'è?» Kate non aveva mai visto nessuno più bravo di Nick Brous-
sard nel nascondere i propri pensieri. Ma anche lei non se la cavava male a interpreta-
re gli indizi che le lanciava. E si accorse che stava inarcando lievemente il sopracci-
glio scuro solo perché lo stava osservando.
«Va bene. Sì, glielo dirò. Sono sicuro che vorrà venirci.»
«Dov'è che vorrei andare?» chiese Kate, mentre Nick richiudeva il cellulare di
scatto.
«A casa della tua maman.»
«È tornata?» Kate non sapeva se essere felice o meno.
«A quanto pare sì.» Nick si passò una mano tra i capelli, e per la prima volta da
quando si erano conosciuti sembrava a disagio. «C'è un'altra cosa.»
«È pronto il referto dell'autopsia di Tara» ipotizzò Kate.
«Non ancora. Remy mi ha detto che stanno facendo pressione sul medico e che
sperano di riceverli nel tardo pomeriggio. Al più tardi, domattina.»
«Allora cosa c'è?»
«Hanno preso la persona che ha cercato di spararti.»
«Stai scherzando.» Vedendo le condizioni in cui si trovava la città, aveva avuto la
sensazione che l'aggressione della sera precedente fosse destinata a rimanere sepolta
negli archivi, per non essere mai più riesumata. «Chi è stato?»
«Oh, l'esecutore è soltanto un delinquente di bassa lega. Ma il punto è che si tratta
di un sicario di professione.»
«Allora chi l'ha ingaggiato?»
«La risposta non ti piacerà.»
«Che notizia, Broussard. Non mi piace nemmeno farmi sparare, se è per questo.
Allora perché non sputi il rospo? O devo chiamare l'investigatore Landreaux?»
«D'accordo. Secondo questo tizio, e non si sono ancora avuti riscontri ma è impro-
babile che si sia inventato quel nome, l'uomo che gli ha dato mille dollari e che gliene
avrebbe dati altri millecinquecento una volta portato a termine l'incarico era Joseph
Shinski.»
29

«Joseph Shinski?»
Il mio Joe? Kate era felice di essere seduta. Perché il colpo fu tale che non sapeva
se le gambe le avrebbero retto.
«Così sembra. A quanto pare non esageravi quando dicevi di avere un pessimo gu-
sto in fatto di uomini. Esclusi i presenti, naturalmente.»
«L'investigatore Landreaux ne è sicuro? Voglio dire, so che Joe era infuriato con
me, ma arrivare addirittura ad assoldare un sicario…»
«È assurdo,» disse «ma non impossibile. Diamine, si dà il caso che ti trovi nella
città che si è procurata il soprannome di 'Luogo sordido' alla vecchia maniera. Cioè
guadagnandoselo.
«Effettivamente, passò un gran brutto periodo dal '92 al '95, quando non meno di
sessanta poliziotti furono accusati di svariati crimini. Una poliziotta finì addirittura in
prigione per aver assassinato un collega nel corso di una rapina a mano armata in un
ristorante del posto.»
«Ma come faceva Joe a sapere dove trovare una persona simile quaggiù?» Non ap-
pena udì le parole uscirle di bocca, Kate si rese conto di quanto suonassero ingenue.
«Suppongo che non sia poi così difficile per un poliziotto corrotto rintracciarne un
altro.»
«Sono una specie di confraternita.»
«Mi sembri informato sull'argomento.»
Anche sulle statistiche, cosa che trovò un tantino strana. D'altra parte, la cattiva
condotta della polizia della città era stata riportata da tutti i telegiornali dopo Katrina,
quindi non era impossibile credere che le statistiche che aveva appena citato fossero
state menzionate dai mezzi d'informazione.
«Non è propriamente un segreto» disse Nick, dando conferma ai suoi pensieri.
«Allora arresteranno Joe?»
«Secondo Remy non hanno ancora finito di eseguire le verifiche. Ovviamente
stanno cercando di mantenere l'indagine sotto silenzio, perché non vogliono che
Shinski lo venga a sapere e tagli la corda, ma Remy si aspetta che lo arrestino nei
prossimi giorni.»
«È difficile credere che sia stato lui.»
La sua mano non era ferma come avrebbe voluto. Per la verità, tremava come una
dannata foglia, mentre si portava le dita alle tempie, in preda a un'emicrania micidiale
che minacciava di farle scoppiare la testa.
«Come ho detto, so che Joe era infuriato con me, ma…»
«Abbastanza infuriato da ucciderti?»
«Era accecato dalla rabbia.»
Potrei ammazzarti, stronza erano state le sue parole precise. Ma Kate pensava che
non fosse necessario riferire a Nick quei dettagli.
«Hai detto, e lo hanno riportato anche alcuni articoli scritti sul tuo caso, di aver ri-
cevuto altre minacce di morte.»
«Sì, ma avrei riconosciuto la voce di Joe.»
«Questo non significa che non ne fosse al corrente. O forse agiva da solo e pagava
qualcuno per chiamarti con telefoni usa e getta.»
Nello stesso modo in cui presumibilmente aveva pagato il motociclista per sparar-
le?, si chiese Kate.
«Suppongo che tutto sia possibile» gli disse cupamente. «E sai, per quanto possa
sembrare ridicolo, non riesco a stabilire cosa mi irriti maggiormente. Che qualcuno
mi abbia sparato o il fatto di essere stata così stupida da andare a letto con un tizio
che adesso sta cercando di uccidermi.»
«Hai commesso un errore.» Nick fece spallucce. «Come lui. La differenza è che la
tua vita andrà avanti. Anche la sua, ma dietro le sbarre per i prossimi anni. In isola-
mento, in un carcere di massima sicurezza.»
Proprio quando Kate pensò che le cose non sarebbero potute andare peggio, Nick
le dimostrò il contrario.
«C'è dell'altro.»
«Sì, lo so. Mia madre. E, sebbene non abbia nessuna voglia di vederla, apprezzo
che il tuo ex collega mi permetta di essere presente quando la interrogherà.»
«Dal momento che, essendo un'imbrogliona, mente da una vita, è probabile che tu
riesca a leggerle nel pensiero molto meglio di Remy, che non la conosce affatto.»
«Ci sa fare soprattutto con gli uomini» confermò Kate. «O perlomeno un tempo era
così.»
«Me l'aspettavo, tenuto conto di tutti quegli amanti truffati. Ma non mi riferivo a
lei. Volevo dire che devo rivelarti una cosa su Hulk.»
«Cosa?»
«Sono abbastanza sicuro che stesse seguendo me.»
«Mi pare che ormai l'abbiamo appurato.»
«Sì, ma non è questo il punto.»
Si passò una mano tra i capelli. Era visibilmente agitato. E Kate sospettò che per
lui fosse la prima volta.
«Non ne sono sicuro, visto che ho diversi intrallazzi con LeBlanc, ma sospetto che
abbia mandato il suo tirapiedi a uccidermi a causa del mio rapporto con tua sorella.»

Tara stava ripulendo il piano di lavoro della cucina, quando padre Che Spreco, a-
lias padre Michael Xavier Gannon, alias padre Mike, entrò nella stanza.
«Che pranzo delizioso!» le disse. «I migliori sformati di granchio che abbia mai
mangiato. E, visto che provengo dalla zona costiera del Sud Carolina, ho assaggiato
un sacco di sformati di granchio.»
«Probabilmente l'impanatura era troppo ricca di carboidrati.» Strizzò lo strofinac-
cio e lo appese ad asciugare sopra il rubinetto. «E la torta sarebbe venuta meglio se
avessi avuto a disposizione del lime fresco invece di quelli che si trovano al super-
mercato.» Fece spallucce. «Ma bisogna accontentarsi di ciò che si ha.»
«Come in questo caso.»
Il prete voltò una sedia di legno e vi si sedette sopra a cavalcioni. «Apprezzo che ti
sia occupata della cucina.»
«Non è un problema. Mi piace rendermi utile.»
Era la prima cosa totalmente sincera che gli avesse detto da quando era arrivata lì,
la notte in cui era stata uccisa Kels. Le era sempre piaciuto cucinare, dal momento
che aveva imparato a farlo da sola per necessità. Kate, che non era mai stata portata
per le faccende domestiche, sarebbe sopravvissuta di buon grado mangiando corn-
flakes tre volte al giorno.
Per quanto riguardava la loro madre, be', Antoinette aveva sempre avuto pesci di
altro genere da friggere.
«Sono tutti molto più felici, perché solitamente si devono accontentare di me, e le
mie abilità culinarie si limitano agli spaghetti conditi con sughi pronti e panini al bur-
ro d'arachidi.»
«Già, ho visto tutti quei vasetti. Se dovesse abbattersi un altro uragano non morire-
te certo di fame, perché lo supererete grazie alle scorte di burro d'arachidi.»
«Come ho detto, sebbene abbia molte qualità, cucinare non è una di queste.»
Le rivolse un sorriso fugace, cordiale e, maledizione, involontariamente sexy. In
realtà, era proprio il fatto che non avesse idea dell'effetto che sortiva sulle donne a
renderlo così sexy. Padre Mike era sicuramente l'uomo più attraente che Tara avesse
mai conosciuto. E se si teneva conto di quanti uomini…
Lascia perdere.
Comunque, quel prete col nome da arcangelo le ricordava un angelo caduto, che
sarebbe potuto figurare sulla volta della cattedrale di St Louis. I folti capelli neri in-
corniciavano un bel viso sottile; gli occhi, che sormontavano gli zigomi alti e appun-
titi, erano di un azzurro ammaliante, intenso, quasi abbagliante, e le labbra finemente
cesellate sembravano pensate per tentare sia i peccatori che i santi.
Tecnicamente, Tara non era sicura che esercitasse il suo fascino anche sui santi.
Ma poteva garantire con certezza che una peccatrice in particolare lo trovava male-
dettamente seducente.
«Comunque, questa circostanza mi ha fatto venire in mente una cosa» disse lui.
«Ho un'amica, Chelsea Lamoreaux, che possiede un ristorante dalle parti di Royal
Street.»
«Buon per lei.»
Aveva sentito parlare di Chelsea Lamoreaux. A chi non era mai capitato? Non era
solo una bionda mozzafiato, ma faceva anche parte del bel mondo di New Orleans:
era una di quelle bionde stronze con fondo fiduciario del Garden District, evidente-
mente frigide, visto che molti dei loro mariti erano disposti a pagare Tara per fare
sesso.
Non che avesse mai conosciuto il signor Lamoreaux. Ma il fatto che, a quanto pa-
reva, non intingesse il biscotto al di fuori del focolare domestico non significava che
sua moglie non fosse come le altre.
«Ma con tutti quei dipendenti dispersi dopo Katrina, è rimasta a corto di persona-
le.»
«È un problema diffuso.»
«Pensavo che, sebbene mi spiaccia perderti, dopotutto St Jude è soltanto una solu-
zione temporanea per dare alle donne e ai bambini la possibilità di rimettersi in car-
reggiata.»
«E gliene sono grata, padre.»
«Bene.» Un sorriso gli illuminò gli occhi come la luce del sole su un lago di mon-
tagna. «Adesso che, a quanto pare, abbiamo instaurato un rapporto di gratitudine re-
ciproca, che ne pensi?»
Che sei veramente delizioso e, se non avessi donato il mio cuore a Toussaint Jan-
nise, ti mangerei con un cucchiaio. Ecco che ne penso.
«A proposito di cosa?»
«È alla disperata ricerca di uno chef. È costretta a cucinare da sola e quindi deve
lavorare dall'alba fin quasi a mezzanotte, e questo non è certo l'ideale per le sue bam-
bine.»
Tara si ricordò di aver visto sul giornale qualche mese prima la foto della prima
comunione delle piccole Lamoreaux. Anche se di solito i bambini non le interessava-
no, il fatto che fossero gemelle aveva attirato la sua attenzione e le aveva rammentato
quanto le mancasse Kate. Indossavano dei vestitini bianchi di pizzo, tempestati di
perline, e coi loro veli di tulle sembravano delle spose in miniatura. Sorridevano al-
l'obiettivo come se non avessero nemmeno una preoccupazione al mondo, e proba-
bilmente era proprio così.
Tara le aveva odiate a morte.
«La vita è uno schifo» disse sbattendo l'anta della credenza con troppa forza, dopo
aver riposto sale e pepe. «E poi bisogna pure morire.»
«Accipicchia, che visione pessimistica.»
«Forse dovrebbe scendere dalla sua fottuta torre d'avorio del celibato e guardarsi
intorno una volta ogni tanto, padre» disse Tara in un accesso d'ira. «Non c'è molto per
cui essere ottimisti là fuori.»
«Allora sei una di quelle persone che vedono il bicchiere mezzo vuoto.»
«È qui che si sbaglia.» Si appoggiò al bancone e incrociò le braccia sul petto pe-
santemente imbottito. «Sono una che lo vede completamente vuoto.»
«E non pensi che sia un peccato?» C'era un'ombra di compassione nel suo sguar-
do? O di pietà? In ogni caso la odiò. Proprio come odiò lui. «Perché meriti molto di
più.»
L'uomo si alzò, girò la sedia e la infilò sotto il tavolo. Poi affondò la mano nella ta-
sca dei jeans sbiaditi, estrasse un foglietto di carta e glielo porse.
Dal momento che Tara rimaneva immobile, con il viso atteggiato nella maschera
impassibile che aveva imparato a portare fin da piccola, il prete allungò la mano, pre-
se la sua, le passò il foglietto e poi le piegò le dita per tenerlo stretto.
«È il suo numero. Come ho detto, è lì quasi tutto il giorno e aspetta tue notizie.
«Pensaci» le disse dolcemente. «Se smettessi di batterti il petto e ti concedessi la
possibilità che meriti, come tutti, ti accorgeresti che ci guadagnereste sia tu che Chel-
sea. E se sei preoccupata perché pensi che sia uno di quei tipi freddi dell'alta società,
col palo nel culo e la puzza sotto il naso, ti sbagli. Perché non soltanto ha fondato
questo rifugio e continua a sovvenzionarlo…»
«Capirai che fatica, firmare un assegno deducibile dalle tasse» borbottò Tara. Ma
un prete cattolico poteva dire 'culo'?
«Quell'assegno deducibile dalle tasse ha contribuito a fornirti un posto in cui si-
stemarti per qualche giorno, adesso che evidentemente scappi da qualcosa…»
«Non sto scappando da nulla.»
«Lasciami finire.»
Quel tono di voce autorevole sorprese Tara. Aprì la bocca per sfidarlo, ma l'im-
provviso calore azzurro sprigionatosi da quegli occhi alla Paul Newman gliela fece
chiudere di nuovo. Nessuno, tranne Stephen LeBlanc, le aveva mai parlato in quel
modo. E di solito quelle parole brusche venivano accompagnate da pugni.
«È vero che Chelsea è nata ricca. Ma questo non è un motivo valido per odiarla,
come non è giusto odiare altri perché sono poveri. O neri. O gay. Il punto è che po-
trebbe passare tutto il suo tempo a fare compere, a farsi fare la manicure e a volare a
Saint-Tropez. Invece considera la sua ricchezza un onere. Ed è per questo che mi è
stato detto che, l'anno in cui è stato aperto il rifugio di St Jude, veniva qui ogni gior-
no. Per tutto il giorno. A cucinare, dipingere le pareti o semplicemente ad ascoltare le
storie delle donne per far capire loro che ci teneva davvero.
«Telefonando e avvalendosi della sua rete di amicizie altrettanto abbienti, è anche
riuscita a sistemare più ospiti del nostro rifugio di quanto non abbia saputo fare la
maggior parte degli enti benèfici, trovando posti di lavoro con uno stipendio accetta-
bile e case in zona.
«Quindi, pensaci su. Seriamente, e sforzati di non lasciar prendere il sopravvento
all'orgoglio e a qualsiasi altro motivo tu abbia di batterti il petto. Perché è evidente
che se la tua vita fosse andata bene come vuoi far intendere, non saresti qui.
«Forse questa è l'occasione buona per dare una svolta alla tua esistenza. Chiamala»
ripeté. «Provaci.»
Uscì dalla stanza, fermandosi nel vano della porta. Poi le lanciò un'occhiata da so-
pra la spalla.
«E se decidi di sostenere un colloquio, togliti quella maledetta imbottitura. È ridi-
cola, e se credi che impedisca agli uomini di guardare il tuo corpo, ti sbagli di grosso,
perché non fa altro che indurli a chiedersi come diavolo sei sotto quegli orribili in-
dumenti dell'Esercito della salvezza.»
A quel punto se ne andò, lasciando Tara a fissarlo a bocca aperta.
30

«Mi pare che tu mi abbia detto di non essere andato a letto con mia sorella.»
«Infatti.»
«Ma avete avuto una relazione?»
«Sì» sospirò lui. La situazione non sarebbe potuta diventare più difficile di così.
«Non tutte le relazioni sono incentrate sul sesso. Perfino quelle che hanno a che fare
col sesso a pagamento. Era il mio informatore segreto.»
Il SUV sprofondò nel silenzio, spezzato solo dal cigolio dei tergicristalli sul para-
brezza e dal ticchettio della pioggia che batteva sul tettuccio di metallo. Nick riuscì
quasi a sentire il rumore delle rotelle che giravano nel suo cervello, mentre Kate ela-
borava quell'informazione.
«Può essere pericoloso fare l'informatore segreto» disse infine Kate.
«È per questo che cerchiamo di mantenerli segreti.»
«Lo so bene.» Parlò con una certa durezza che tradì la sua collera. Quando trasse
un respiro profondo nel tentativo di calmarsi, il seno, sotto quel maglione di cachemi-
re grigio, si alzò e si abbassò. «Indagavi sul suo capo?»
«Su LeBlanc e suo figlio. Quello che, come ti ho detto, si occupa quotidianamente
della nave. La notte in cui Desirée - Tara - fu uccisa, Leon incaricò i suoi scagnozzi
di trascinarmi fuori dalla Urrà, gettarmi su una barca e portarmi alla sua base nasco-
sta nel fiume fangoso. Fu allora che mi incaricò di trovarla.»
«Perché avresti dovuto trovarla?»
«Perché era scomparsa. Mi disse che aveva preso una cosa di sua proprietà. E che
la rivoleva indietro.»
«Qualcosa per cui sarebbe stato dispostoli uccidere?»
«Può darsi.»
Kate gli scoccò un'occhiata. «Che cosa significa può darsi? Ti ha chiesto di trovare
mia sorella perché aveva preso - e questo è indubbiamente un eufemismo per dire che
aveva rubato - una cosa di sua proprietà. Hai detto tu stesso che quell'uomo è un ma-
lavitoso, abituato a risolvere i problemi con la violenza. E ha mandato Hulk a pic-
chiarti.»
«Non appena scoprii che era morta, mi recai al grattacielo di lusso del centro fi-
nanziario e commerciale dove ha sede l'ufficio di LeBlanc. Insistette di non avere
niente a che fare con la sua decisione di buttarsi dalla finestra. E questo non significa
che non stesse mentendo, ma ho la sensazione che dicesse la verità.
«E, anche se non sopporto di doverlo difendere, non penso che sia responsabile dei
miei lividi. Ho avuto l'impressione che Hulk abbia agito di testa sua.»
«Perché?»
Nick si massaggiò la mascella ammaccata. «Magari per qualcosa che ho detto.»
«E cosa sarebbe quel qualcosa?»
«Be', i miei ricordi di alcuni eventi di quella notte sono un tantino annebbiati, visto
che avevo bevuto e me le avevano suonate di santa ragione, quindi ho dei vuoti di
memoria, ma mi sembra di aver chiesto a Hulk cosa ne pensasse del genere umano,
dal momento che lui era un alieno fallito.»
«Wow, che mossa astuta, Broussard.»
«Ehi,» Nick si strinse nelle spalle «chi avrebbe mai detto che uno che si guadagna
da vivere facendo lo scagnozzo di un criminale avesse la pelle così delicata?»
«E adesso la tua è un arcobaleno giallo, viola e blu con un delizioso tocco di ver-
de.» Gli passò un dito sui lividi. «Sei stato fortunato che non ti abbia gettato in pasto
agli alligatori.»
«Non credere che non ci abbia provato. Ma il punto è questo: se non mi ha ucciso
all'inizio della settimana, perché avrebbe dovuto farlo adesso?»
«Magari per quello che sai sul caso e non mi hai ancora rivelato?»
«Non te ne ho ancora parlato perché sinceramente non so cosa stesse combinando
Tara. Mi ha detto soltanto di essere in possesso di una videocassetta che le avrebbe
reso una fortuna. Aveva intenzione di metterla all'asta al miglior offerente.»
«E si aspettava che LeBlanc fosse uno degli offerenti?»
«Immagino di sì. Oppure potrebbe essere così seccato perché la videocassetta ap-
parteneva a lui.»
«Supponi che nella videocassetta Tara facesse sesso con un pezzo grosso?»
«Credo di sì.»
Soprattutto dopo che aveva visto i fotogrammi estratti da un video che ritraeva lui
e Tara, e aveva capito di essere stato filmato anche lui. Naturalmente quella notte si
era recato a casa di Tara perché lei lo aveva chiamato dicendogli che doveva vederlo.
Si trovava lì solo da un paio di minuti quando lei gli era saltata addosso.
Nick non aveva ancora capito se Tara fosse al corrente di quel raggiro. O se Le-
Blanc avesse introdotto la telecamera nell'appartamento a sua insaputa, solo per te-
nerla sotto controllo.
«Credi che stessero anche ricattando qualcuno?» gli chiese. «Che avessero ripreso
il presidente di una banca, tale Pincopallino proveniente da una cittadina di provincia
dell'Idaho intento a scoparsi una puttana, e poi gli avessero proposto di comprare la
videocassetta come ricordo della vacanza?»
«Per non trovarsi in imbarazzo in banca e per non correre il rischio che la signora
Pincopallino chiedesse il divorzio e gli portasse via tutti i beni in comune e i conti
previdenziali?» le chiese. «Sì, penso che sia altamente probabile. Ma il punto è che
quel tizio doveva essere davvero un pezzo da novanta, perché da queste parti non si
scandalizza nessuno se si viene scoperti a scopare una bella ragazza, anche se si tratta
di una prostituta.
«Per la verità, se un banchiere di New Orleans si dimostrasse uno stallone provetto
in un video, probabilmente aumenterebbe la sua fama locale di diversi punti.»
«È così che si divertono i bravi ragazzi del sud» borbottò Kate.
«Ehi, non dico che io la penso così. Dico soltanto che certi sono di questo parere.»
«Lo so.» Kate emise un'esclamazione di derisione. «A Chicago succede più o me-
no la stessa cosa.»
Anche se Kate si era dimostrata imperturbabile, destando sia la sua ammirazione
che la sua lussuria, Nick sapeva che doveva essere dura per lei. Avendo fatto il poli-
ziotto per tutti quegli anni - ed era stata un ottimo poliziotto con tanto di encomi, se-
condo gli articoli che aveva trovato su internet la notte precedente - era abituata alla
morte, anche quando aveva a che fare con l'omicidio e il massacro.
Ma era diverso quando riguardava la famiglia. Perfino una famiglia con cui eri riu-
scito a convincerti di aver rotto definitivamente. Perché, come aveva scoperto sulla
sua pelle nel modo peggiore, per quanto tu abbia lottato, i legami di sangue sono ca-
tene che sei costretto a trascinarti dietro per tutta la vita.
Suo padre non gli era mai piaciuto. Forse, se l'avesse conosciuto prima della guer-
ra, le cose sarebbero potute andare diversamente. O forse no. Forse la sua marnati
aveva cercato di vedere in luce positiva un matrimonio che avrebbero dovuto dichia-
rare finito già all'altare. O anche prima, quando avevano fatto quella scappatella, e-
vento che aveva portato al matrimonio riparatore.
A volte, nel corso degli anni, Nick aveva cercato di riconoscere al Grande Antoine
il merito di aver sposato la ragazza dolce e carina che aveva messo incinta sul sedile
posteriore della sua Dodge Charger, quella torrida notte d'estate in cui avevano par-
cheggiato in prossimità del tratto di fiume fangoso St John.
Si era chiesto se la frustrazione per il dover passare il resto della sua vita con una
ragazza con cui era uscito solo tre volte avesse reso suo padre un uomo irritabile e
collerico.
Ma quella era solo un'altra debole scusa.
Come il Vietnam.
Era probabile che il Grande Antoine fosse un bastardo già prima della guerra e che
in seguito fosse solo peggiorato. Picchiava la moglie, era un attaccabrighe, un ubria-
cone e un corrotto. Ma nessuno di questi reati era punibile con la morte. Era anche
fatto di carne e sangue. E il sangue del suo sangue doveva prendere le sue parti. Al-
trimenti, chi diamine lo avrebbe fatto?
Stese il braccio e le prese la mano sinistra, fredda e tesa.
Perbacco, che bella visita della città si stavano godendo durante il martedì grasso!
Magari, dopo aver superato lo stress emotivo causato dall'incontro con quella delin-
quente di sua madre - che forse era coinvolta nell'incidente quasi mortale subito dal
ricchissimo marito molto più anziano di lei, o forse no - avrebbero potuto fermarsi
all'ufficio del turismo per avere un assaggio delle occasioni di divertimento offerte
dalla città.
Voleva dirle di non essere così dura con sé stessa. Che lei non era responsabile di
tutti i mali del mondo. Non era nemmeno responsabile di sua sorella e di sua madre.
Ma sapeva che le sue parole sarebbero suonate false. Perché lo sembravano sempre
quando cercava di convincersi della stessa cosa.
«Lo prenderemo, chère.» Le strinse la mano in modo rassicurante. «Chiunque ab-
bia ammazzato tua sorella. Gli inchioderemo le palle alla porta della prigione.»
Gli occhi stanchi di Kate, lievemente orlati di rosso, lasciavano trasparire la ten-
sione che aveva dovuto sopportare molto prima di arrivare al molo. La precedente
scarica di adrenalina dovuta all'incidente sul traghetto e alla bomba sull'auto si stava
esaurendo, e Nick riconobbe i segni della spossatezza che gravavano su di lei come
una coperta bagnata.
Negli ultimi tempi la vita di Kate aveva subito parecchi scossoni. Sfortunatamente,
Nick temeva che le cose sarebbero peggiorate invece di migliorare.
Kate abbozzò un sorriso. Non era luminoso o impertinente come altri che gli aveva
rivolto. Ma sortì di nuovo l'effetto di fargli sussultare il cuore nel petto.
Il fatto di essere stato quasi sempre eccitato nelle ultime ventiquattro ore non sor-
prese Nick. Si era sentito attratto da lei sin da quando era apparsa sul molo.
Ciò a cui non era preparato era l'effetto che Kate Delaney faceva al suo cuore.
Toccava corde dentro di lui di cui non conosceva nemmeno l'esistenza. E, maledizio-
ne, al SEAL spietato facevano più paura di un covo di terroristi di Al Qaeda.
31

Il suo aereo era atterrato all'aeroporto Louis Armstrong di New Orleans da appena
ventiquattr'ore. Ma le sembrava di essere in città da almeno una settimana. Kate non
ricordava di essere mai stata così stanca prima di allora. Nemmeno durante quell'esta-
te torrida di sei anni prima, quando lei e il suo collega uscivano tutte le notti a tenere
sotto controllo un tizio che sospettavano essere l'Assassino dei quartieri residenziali,
un serial killer che stuprava e uccideva le agenti immobiliari che gli mostravano ap-
partamenti di lusso.
Alla fine l'avevano arrestato. Ma Kate aveva perso il sonno e le ci erano volute due
settimane per riprendersi.
Tuttavia, nemmeno allora si era sentita esausta come in quel momento.
Però, stranamente, mentre il cervello andava in tilt, altre parti del suo corpo erano
fin troppo piene di vita.
«A che ora dovremmo incontrare Landreaux?» chiese a Nick.
«Mi ha detto alle tre.»
«Dobbiamo andare alla stazione di polizia?»
«Non. La tua maman ci riceverà a casa sua. Remy mi ha parlato di un tè.»
Kate si limitò a roteare gli occhi. Non aveva nulla da dire. Evidentemente, al mo-
mento sua madre interpretava la parte della signora del maniero.
«Ti ha accennato alle condizioni di salute di suo marito?»
«Sì. È in via di guarigione. Il dottore ha detto che se tutto andrà bene tornerà a casa
la settimana prossima.»
Avere a che fare con Antoinette era difficile nella migliore delle ipotesi. Averci a
che fare quando incombeva su di lei una possibile accusa di omicidio, probabilmente
sarebbe stata la goccia che avrebbe fatto traboccare il vaso.
«Landreaux ha già avuto modo di interrogarlo sull'accaduto?»
«Ci ha provato stamattina.» Avevano raggiunto il porticciolo turistico. Nick par-
cheggiò e si avviarono a piedi verso il molo. «A quanto pare non ricorda più nulla.»
«Guarda caso…» mormorò Kate.
«Sì, è più o meno quello che ha pensato Remy. E pure io, anche se devo ancora
riempire delle lacune a proposito di quanto è accaduto l'altra notte. Magari riuscirò a
colmarle. Magari no. Magari ci riuscirà anche St Croix.»
«E magari sta solo proteggendo sua moglie.»
«Ho visto accadere cose più assurde» le disse, mentre salivano in barca e andavano
sottocoperta. «Hai fame?»
Sbalorditivo. Le bastava guardarlo mentre la osservava in quel modo, come se a-
vesse patito la fame per tutta la vita e lei fosse un budino di pane inzuppato nel
whisky, per avvertire un'ondata di desiderio lambirle il basso ventre, una sensazione
calda e umida tra le gambe e un pizzicore al seno, come le era successo nel baga-
gliaio.
«Non sai quanto.»
La risata di Nick era roca, aspra, mentre le scostava una ciocca di capelli ribelli dal
viso. «Sei uno schianto.»
Le passò per la mente un pensiero spontaneo e decisamente indesiderato. «Lo era
anche Tara.»
«Penso di sì.» Si chinò su di lei. Le labbra di Nick sfiorarono le sue, pizzicandole
in modo allettante. «Ma lei era finta. Letteralmente. Come una barbie a grandezza na-
turale.»
Le labbra di Kate fremettero a contatto con la sua bocca. Quella nuvola ormai fa-
miliare aleggiava al di sopra della sua mente mentre cercava di concentrarsi su quanto
le aveva appena detto.
«Eravamo identiche.»
«Non negli ultimi tempi.» Nick seguì il contorno del suo labbro inferiore con la
punta della lingua.
Kate si scostò. «Ha subito degli interventi di chirurgia plastica?»
«Sì.» Nick aprì la mano sulla sua nuca e riavvicinò le labbra di Kate alle sue. «Mi
sembrava di avertelo detto.»
«No» protestò Kate, mentre Nick spostava le mani sulle sue spalle e lungo la
schiena, per poi posargliele sui fianchi.
La strinse a sé, premendosela contro il petto, le cosce e il pene eretto, duro come
l'acciaio.
«È una specie di marchio di fabbrica del casinò.» Le dita svelte ed esperte di Nick
le slacciarono il fermaglio dorato che portava sulla nuca. Poi le arruffarono i capelli
sciolti. «Tutte le ragazze si sottopongono a operazioni per indurre i ricconi a credere
di fare sesso con stelle del cinema. Tua sorella era una sosia di Nicole Kidman. Ma
dobbiamo parlarne proprio adesso?»
«No.» Mentre il calore irradiato dal corpo di Nick la stordiva, Kate si mosse contro
di lui, diffondendone il tepore.
«Bene.»
Le infilò entrambe le mani tra i capelli. Invece dei gestì impetuosi e rapidi che si
era aspettata, Nick sembrò accontentarsi di mordicchiarle le labbra all'infinito.
Se stava cercando di frustrarla sessualmente, ci stava riuscendo. Se stava cercando
di tramortirla a furia di baci, stava funzionando.
«Nick.» Lo strinse tra le braccia, percorrendogli la schiena con le mani, mentre la
parte inferiore del suo corpo si muoveva senza tregua, insistentemente, contro di lui.
Non aveva capito che era tutta un fuoco? «Ti prego.» Kate non riuscì a riconoscere la
sua voce, resa così roca e stridula dal desiderio che sarebbe potuta appartenere a un'e-
stranea.
«Adesso sei al sud, chère.»
Apparentemente determinato a dettare i tempi, le baciò la fronte. Le guance. L'ar-
cata del naso. Il mento.
Aveva fatto la stessa cosa quando l'aveva sfinita di baci sulla BMW: «Non so come
facciano l'amore i settentrionali.» Le sue labbra le impressero una scia di fuoco lungo
la mascella, assaggiandola e stuzzicandola primari tornare alla bocca.
«Ma adesso sei a New Orleans. Noi…»
«Facciamo le cose a modo nostro.» Il suo gemito di approvazione si fuse con il suo
grugnito profondo di desiderio maschile, mentre la lingua di Nick accoglieva l'invito
delle sue labbra socchiuse.
«Giusto.» Nick serrò i denti sul lobo del suo orecchio, mentre le mani si insinuava-
no sotto il maglione per accarezzarle il corpo. Per esplorarlo. Per possederlo.
Kate aveva il fiato corto. Anche Nick, quando tornò a baciarla sulla bocca, piano e
in profondità, usando le labbra, i denti e la lingua, finché Kate non fu sicura di essersi
sciolta in un desiderio ardente.
«Dimmi cosa vuoi, dolcezza.»
Le strinse un seno in una mano. Abbassò la coppa di pizzo. Quando le sfregò un
capezzolo con il polpastrello del pollice reso ruvido dal lavoro, il corpo di Kate si i-
narcò verso l'alto, offrendogli di più.
«Te.» Quella parola strascicata era per metà una supplica e per metà un ordine.
«Voglio te.»
Nick tirò indietro la testa e le rivolse un sorriso fugace, perversamente lascivo.
«Tesoro, temevo che non me l'avresti mai chiesto.»
Kate avvertì un acuto senso di perdita, quando Nick le sfilò la mano da sotto il ma-
glione e le sfiorò le spalle.
«Il problema è che hai addosso troppi vestiti.»
«Anche tu.»
Dal momento che voleva farlo impazzire come lui faceva impazzire lei, Kate gli
passò la punta di un dito lungo i jeans e provò un brivido di piacere quando sentì il
pene diventare ancora più grosso al suo tocco.
«Vediamo di correre ai ripari.» Le sfilò la giacca dalle spalle e dalle braccia, la-
sciandola cadere sul pavimento. «Penso che dovresti prendere seriamente in conside-
razione l'ipotesi di bruciarla, chère» le suggerì, spingendola di lato con un calcio.
«Non riesco a capire se mi ricorda l'abbigliamento di una guardia carceraria o di una
suora. O forse della guardia di un convento.»
«Caspita, che complimento.»
«Ho detto che la tua tenuta è brutta. Invece, tu sei la personificazione del sesso.
Maledizione, tesoro - ti dispiacerebbe sollevare le braccia? Così possiamo togliere il
maglione - se fosse dipeso da me, ti avrei sbattuta sul letto due secondi dopo il tuo
arrivo alla Urrà.»
Afferrò l'orlo del maglione e glielo sollevò al di sopra dello stomaco, del seno e
della testa.
«Accidenti,» mormorò, mentre il suo sguardo ardente e bramoso per poco non bru-
ciò il reggiseno di pizzo «per quanto fossi bella al buio, alla luce del sole sei fantasti-
ca, santo cielo.»
«Anche tu non sei male, marinaio» disse Kate. «Ma voglio vedere di più.»
Nick si era tolto la giacca e l'aveva gettata su una sedia quando erano entrati nella
stanza. In quel momento Kate gli tolse la felpa, stabilendo un contatto tra carne e car-
ne.
«Adesso tocca a me.» Le slacciò i calzoni, lasciandoli scivolare lungo le gambe fi-
no a farli cadere sul pavimento. Quindi la spinse sul divano di pelle in modo da poter-
le togliere le scarpe.
Le passò un dito lungo il lato interno della coscia. «Sei bellissima.»
L'eccitazione le infiammò la pelle come una vampa di fuoco. Quando Kate serrò la
mano in un pugno, Nick le aprì lentamente le dita e si premette il palmo sul petto.
«Senti che effetto mi fai, tesoro.»
Il cuore gli batteva come un martello pneumatico.
Incantata dall'aver suscitato in lui una simile reazione, Kate fece scorrere la mano
lungo il suo torace, esplorando più a fondo quel fenomeno. Quando abbassò il capo e
premette la bocca sul suo stomaco duro e piatto, sentì i muscoli serrarsi. Gli abbassò
la cerniera dei jeans, liberandogli il pene. Era duro come marmo, ma molto, molto più
caldo. Kate ne valutò il peso e lo spessore e sentì la carne gonfia fremere sotto le sue
carezze.
Provando un'ondata di soddisfazione per essere l'oggetto di un desiderio così evi-
dente, chinò il capo e accostò le labbra alla punta liscia e tesa.
Nick sussultò per quel bacio intimo ed emise un grugnito dal profondo della gola.
Incoraggiata, Kate gli passò la lingua per tutta la lunghezza e fu sul punto di prender-
selo tutto in bocca, fino in fondo, quando Nick le afferrò i capelli e le sollevò la testa.
«Se vai avanti così, tra dieci secondi sarà già tutto finito.»
«Non importa.»
Le dita di Kate continuarono ad accarezzarlo, mentre gli rivolgeva uno sguardo
sfacciato. Lo voleva. Subito.
«Be', tesoro, mi dispiace…»
Le prese i polsi con una mano e la spinse delicatamente contro il bracciolo del di-
vano, tenendole entrambe le mani sopra la testa. «Voglio prendermela comoda.»
Kate si contorse sotto la sua stretta. Le ribollì il sangue. «Ottieni sempre ciò che
vuoi?»
Nick le rivolse un sorriso provocante, da pirata. «Oggi sì.»
Sdraiandosi accanto a lei, le sfiorò la pelle nuda, accarezzandole i seni turgidi,
sfregandole i capezzoli con il pollice, creando un'onda di calore lungo la sua spina
dorsale.
Dopo che il corpo di Kate si fu surriscaldato fin quasi a raggiungere il punto di e-
bollizione, Nick continuò a tormentarle i sensi seguendo con la bocca la scia infuoca-
ta tracciata dalle mani. Le succhiò i capezzoli con un'avidità appassionata e bramosa,
esercitando una forza d'attrazione primitiva nel profondo della sua femminilità. Le
morse la spalla, fece il gesto di mordicchiarle il collo, poi le serrò i denti intorno al
lobo dell'orecchio e tirò.
Le baciò lo stomaco. La cavità sensibile tra le ossa pelviche. Le calò il piccolo pe-
rizoma lungo le gambe, poi creò con la lingua un percorso infuocato e umido attra-
verso il nido di riccioli luminosi tra le sue cosce.
Per tutto il tempo, Kate si contorse senza tregua sotto il suo tocco erotico.
Quando le labbra di Nick pizzicarono la fonte di tutto quel calore umido, il corpo
di Kate sussultò, inarcandosi spudoratamente.
«Ti prego.»
Kate si rese conto che lo stava implorando. Ma non provò né imbarazzo né vergo-
gna. Il battito sfrenato e impazzito del cuore le riecheggiava tra le gambe come un
martello pneumatico.
«Nick.» La sua voce era per metà un rantolo. Per metà un singhiozzo. «Sbrigati.»
Ma Nick continuò a prendersela comoda. Kate gettò la testa avanti e indietro, men-
tre la lingua di Nick entrava dentro di lei e i suoi denti iniziavano a mordicchiare la
carne ipersensibile.
«Ti prego,» mormorò di nuovo «sbrigati.»
«Non preoccuparti, chère. Ogni cosa a tempo debito.» Le mise le mani sotto il fon-
doschiena, sollevandole i fianchi e premendo la bocca con più forza, mentre si nutriva
dei succhi caldi che fluivano da lei.
Quella combinazione di piacere e dolore proseguì, vorticando in una spirale sem-
pre più fitta. Proprio quando Kate pensò di non poterne più, Nick sostituì la lingua
prima con un dito, poi con due, toccandola nel profondo, facendola tendere e irritan-
do i delicati tessuti interni con abili carezze.
Le coprì la bocca con la propria, facendo assaggiare a Kate il suo stesso sapore im-
presso sulle labbra. Poi la strinse forte a sé, aggrovigliando la lingua con quella di
Kate all'interno della cavità umida della sua bocca, mentre muoveva la mano tra loro,
separando con il pollice la carne rosa e sensibile.
Poi premette. Forte. Nel frattempo, spinse le dita ancor più in profondità. Più forte.
Più in fretta.
Kate gridò il suo nome, mentre veniva.
Nick la strinse, baciandola delicatamente, dolcemente, mentre quell'orgasmo scon-
volgente scemava piano.
Era fiacca. Priva di energia. Se la barca avesse preso fuoco, non sarebbe riuscita a
spostarsi da lì.
«Oh, mio Dio» riuscì a dire ansimando. «Penso che sia così che ti ho detto di non
essermi mai sentita.»
«Be', aspetta, tesoro. Perché quello era solo l'inizio.» Nick sfiorò la bocca di Kate
con le sue labbra sorridenti. «Un assaggio per smorzare un po' l'eccitazione.»
Dimostrandosi di parola, la eccitò di nuovo, portandola ripetutamente all'orgasmo,
finché Kate credette di non avere più nulla da dare.
E anche allora le dimostrò che si sbagliava.
Finalmente Nick reclamò l'estrema presa di possesso, irrompendo dentro di lei e,
sebbene Kate lo credesse impossibile, mentre lo serrava, attirandolo sempre più in
profondità, lo sentì diventare ancora più grosso. E più duro.
Lui gridò il suo nome e si irrigidì, inarcando la schiena, mentre i muscoli del collo
spiccavano in rilievo. Kate si sentì sconvolta nel profondo, mentre si arrendeva a u-
n'altra esplosione ancora più violenta.
Nick si abbandonò su di lei gemendo. Quando avrebbe voluto staccarsi, Kate gli
avvolse le braccia intorno alla schiena e le gambe intorno alle cosce, restia a rinuncia-
re alla sensazione meravigliosa di lui dentro di sé.
Nick premette le labbra contro i suoi capelli umidi sussurrandole parole dolci che
Kate capì nonostante non sapesse il francese.
32

Antoinette St Croix viveva in Audubon Place, la via più esclusiva e ricca di verde
dei quartieri residenziali di New Orleans, dove le persone che contano, le origini di
molte delle quali risalivano al Settecento, vivevano per lo più in un isolamento dora-
to.
«La tua maman vive decisamente nella bambagia» disse Nick, dopo aver fornito le
sue generalità al guardiano in uniforme che si trovava in portineria. «Subito dopo Ka-
trina, la maggior parte delle case che non si sono allagate perché si trovavano sulle
alture è stata dotata di guardie private, che un tempo erano agenti delle operazioni
speciali. Un proprietario ha addirittura fatto arrivare in elicottero da Israele una squa-
dra di ex agenti del Mossad.»
«Non è un buon segno» commentò Kate, mentre il pesante cancello di ferro si a-
priva rumorosamente.
«Magari si è sposata per amore.»
«Proprio.»
«Non mi sembri molto convinta.»
«A certe persone potrà anche succedere. Ma mia madre ha già una storia d'amore
che dura da una vita. Con sé stessa.»
«Le persone cambiano.»
Kate sbuffò. «Sì, come no. Aspetta solo di conoscerla. Poi mi farai sapere cosa ne
pensi.»
A differenza delle incantevoli case dei creoli che gremivano i marciapiedi del quar-
tiere francese, le dimore di Audubon Place erano discoste dalla strada. In parte, so-
spettava Kate, per motivi di privacy e in parte per ostentare i giardini progettati da ar-
chitetti.
Nick parcheggiò dietro alla Crown Vic beige del suo collega, che non avrebbe po-
tuto ricordare maggiormente un'auto della polizia nemmeno se avesse avuto insegne
al neon applicate alle portiere, su cui lampeggiasse la scritta 'Attenzione criminali!
Questa è un'auto civetta della polizia!'
La grande casa neoclassica a due piani era fatta di mattoni ricoperti di stucco bian-
co, e la sua facciata luccicava come alabastro sotto il sole splendente del tardo pome-
riggio. Un parapetto sopraelevato la faceva sembrare ancora più imponente, mentre
dieci massicce colonne ioniche sostenevano l'enorme tetto. Su entrambi i lati dell'edi-
ficio principale sorgevano due ali di un piano che riproducevano lo stile architettoni-
co della casa, mentre una cancellata bianca di ferro battuto circondava un prato ben
curato che avrebbe potuto fungere da campo da golf.
Una grande fontana di marmo occupava il centro del cortile lastricato davanti al-
l'imponente porta principale, che sembrava essere appartenuta a un monastero euro-
peo. Al centro della porta riccamente intarsiata c'era un battente dì ferro a forma di
testa di leone.
Nick premette il campanello. Un attimo dopo che ebbe suonato come le campane
di Westminster, aprì loro la porta un giovane attraente con indosso un panciotto nero,
calzoni neri, una camicia bianca inamidata e un cravattino.
«Benvenuti, signora Delaney e signor Broussard» li salutò. «La signora vi sta a-
spettando. È nel salottino per gli ospiti, in compagnia dell'investigatore.»
Nel salottino per gli ospiti? Kate scambiò un'occhiata con Nick, che fece spallucce.
Erano entrambi visibilmente a disagio.
L'interno della casa era dominato da un enorme vestibolo, con lucenti colonne
bianche che fiancheggiavano le pareti drappeggiate di seta. Un imponente scalone
serpeggiante conduceva al primo piano, descrivendo una curva e attirando lo sguardo
degli ospiti verso l'alto soffitto ornato di medaglioni intonacati. In mezzo al soffitto
dei cherubini dalle ali dorate saltellavano su vaporose nuvole pittoriche, illuminate da
un lampadario di cristallo, alto probabilmente due metri e mezzo.
«La signora?» mormorò Kate, mentre seguivano il maggiordomo lungo un inter-
minabile corridoio dal pavimento di marmo. «Caspita, Toto, non solo non ci troviamo
più in Kansas, ma abbiamo anche cambiato pianeta.»
«È senza dubbio impressionante» disse Nick. «Non avrei mai pensato che si potes-
se acquistare una casa simile vendendo automobili.»
Il suo tono secco indicava che non lo credeva possibile più di quanto non lo rite-
nesse lei. Qualsiasi cosa stesse combinando sua madre, Kate si rese conto che doveva
aver messo a segno la truffa del secolo. Ma stavolta, a meno che St Croix non fosse
sordo, cieco e rimbambito, sua madre aveva fatto il passo più lungo della gamba.
Il salottino per gli ospiti aveva la stessa atmosfera di un castello baronale. Grossi
quadri dalle cornici auree erano appesi alle pareti drappeggiate di seta color oro, men-
tre divani risalenti al periodo francese, ricoperti di satin, poggiavano su un tappeto
persiano che avrebbe potuto rivestire un intero campo di basket. Un caminetto di pie-
tra, abbastanza alto da consentire a un uomo di stare in piedi al suo interno, occupava
la parete più lontana.
«Tesoro!» L'accento meridionale di Antoinette era più smussato e molto più raffi-
nato rispetto a quando trascinava le figlie alle feste di carnevale, fingendo di predire il
futuro sotto le mentite spoglie della Mistica Zelda. «Grazie a Dio sei venuta!»
Non era invecchiata nemmeno un po'. Anzi, sembrava in tutto e per tutto giovane
come quindici anni prima, quando l'avevano condotta in manette fuori da un'aula di
tribunale di Biloxi.
I capelli, lisci e con lucenti mèche bionde, le ricadevano ondulati sulle spalle, le
labbra erano lievemente dipinte di rosa e né la fronte né la pelle intorno agli occhi e-
rano guastate da rughe o grinze. L'abito di seta a fiori, che ricordava i giardini di Mo-
net, svolazzava come una campanella colorata e frusciava, mentre la donna attraver-
sava il tappeto con passo leggiadro.
La femminilità che emanava fece sentire Kate, che dopo il sesso travolgente con
Nick si era rimessa il solito completo, una specie di impresario delle pompe funebri.
«Sono felicissima che tu sia venuta.»
Gli occhi, che Kate ricordava color nocciola ma che adesso erano, grazie alle lenti
a contatto, viola come quelli di Elizabeth Taylor, brillavano per le lacrime. Si pic-
chiettò gli occhi con un fazzoletto di lino, rammentando a Kate i tempi in cui usavano
carta igienica scadente perché i fazzoletti di carta costavano troppo.
Poiché aveva visto sua madre piangere a comando come una fontana, stavolta Kate
non credette alle sue lacrime.
«I membri della famiglia devono sostenersi l'un l'altro in momenti tragici come
questo.»
Premette la sua guancia incipriata contro quella di Kate, mentre l'abbracciava.
Kate, che teneva le braccia rigide lungo i fianchi, non riuscì a riconoscere quel pro-
fumo floreale, ma era pronta a scommettere che fosse costoso.
Resasi evidentemente conto che la figlia non aveva intenzione di ricambiare l'ab-
braccio, la lasciò andare e allungò le mani affusolate verso Nick. Un diamante grosso
come l'Alaska all'anulare della mano sinistra catturò la luce del lampadario appeso al
soffitto, riflettendo i colori dell'arcobaleno.
«E lei deve essere il signor Broussard. È un piacere conoscerla. Mi dispiace per i
suoi recenti guai. Sono sicura che, dato il suo eccellente curriculum militare, deve
trattarsi di un terribile errore.»
Recenti guai?
«Grazie.» Sforzandosi di ignorare lo sguardo tagliente e interrogativo di Kate, Nick
prese entrambe le mani protese nelle sue. «Il piacere è tutto mio, signora St Croix.
Vorrei solo che ci fossimo conosciuti in circostanze migliori.»
«Grazie. Tra la morte della mia adorata bambina e il tremendo incidente di mio
marito, è un momento molto difficile per me.»
Un momento difficile per lei.
Non era sempre andata così? Antoinette era senza dubbio l'individuo più narcisista
che Kate avesse mai conosciuto. E la diceva lunga su di lei il fatto che la maggior
parte dei criminali fosse la quintessenza del narcisismo.
«Posso offrirle qualcosa da bere, Nick?» chiese Antoinette.
«No, grazie» le rispose educatamente.
«Sai per caso cosa stesse combinando Tara per farsi ammazzare?» chiese Kate.
«Ho già detto all'investigatore Landreaux» scoccò un sorriso teatralmente incerto
al poliziotto, che le rivolse in risposta un sorriso rassicurante e professionale «che
mia figlia minore non mi ha confidato nessun segreto.» Seduta su una poltrona rico-
perta di damasco, Antoinette accavallò le lunghe gambe ancora bellissime con un fru-
scio di seta. «So che aveva intenzione di lasciare il lavoro di hostess su quella nave
casinò.»
Hostess. Che eufemismo!
Conscia che, anche se avesse saputo qualcosa, sua madre non l'avrebbe rivelato,
soprattutto in presenza di un poliziotto, Kate si rivolse all'ex collega di Nick.
«Nick mi ha detto che l'autopsia è quasi terminata.»
«Dovremmo ricevere il referto da un momento all'altro» disse Remy. «Se non en-
tro le otto, l'ora in cui di solito il patologo chiude bottega, entro le prime ore di do-
mattina.»
«Allora potrò riconoscere il cadavere di mia sorella?»
«Oh, non devi preoccuparti di quello» disse Antoinette allegramente. Come se si
fosse resa conto in ritardo che il suo sorriso, rivolto nuovamente a Remy Landreaux,
fosse fuori luogo date le circostanze, si affrettò ad assumere una stupenda espressione
tragica. Sua madre era brava a cambiare espressione a comando e aveva sempre in-
dotto Kate a chiedersi se fosse capace di provare veri sentimenti.
«Ho già riconosciuto io la nostra cara Tara.»
«Sei andata all'obitorio?»
«No. L'investigatore Landreaux ha voluto risparmiarmi lo sforzo emotivo di re-
carmi in quell'orribile luogo deprimente.» Le fremettero le labbra. Si portò di nuovo il
fazzoletto agli occhi. Rabbrividendo, trasse un respiro profondo. «Quindi mi ha por-
tato una videocassetta.»
Kate strinse gli occhi e si rivolse all'investigatore. «Di solito seguite questa proce-
dura a New Orleans?»
«Non sempre» le rispose Remy Landreaux con disinvoltura. «Ma, come senza
dubbio le avrà detto Nick, stiamo operando in condizioni tutt'altro che ideali, soprat-
tutto da quando l'Agenzia Federale per la Gestione delle Emergenze ha chiuso l'obito-
rio provvisorio che aveva costruito e ha messo in naftalina tutte le attrezzature a tec-
nologia avanzata, costringendo il coroner a trasferirsi temporaneamente in un'impresa
di pompe funebri.
«Nel frattempo, chi più chi meno, quasi tutti gli abitanti di questa città hanno sof-
ferto di stress postraumatico, quindi siamo più che felici di poter fare qualcosa per
semplificare alle famiglie delle vittime una situazione già di per sé difficile.»
Kate dovette ammettere che era un discorso sensato. La fece anche sentire lieve-
mente in colpa per essere stata così cinica. Non tutti i poliziotti di New Orleans erano
degli imbecilli come Dubois, che Kate fu ben felice di non dover vedere quel giorno.
Dopo tutto, Landreaux era intervenuto in suo aiuto sin dall'inizio, mandandola da
Nick.
Kate stabilì che avrebbero formato un'ottima squadra. La virilità grezza e tuttavia
gradevole di Nick, che senza dubbio funzionava a meraviglia quando si aveva a che
fare con la maggioranza della popolazione di New Orleans, e l'affabilità dell'altro po-
liziotto sarebbero sicuramente riuscite a conquistare la collaborazione degli abitanti
di Garden District.
Naturalmente, nessuno dei due avrebbe avuto problemi con le donne di entrambi i
ceti.
Antoinette interruppe il corso dei pensieri di Kate: «Inoltre, non saresti stata in
grado comunque di riconoscere tua sorella. Visto che era da un sacco di tempo che
non la vedevi. E le persone cambiano col passare degli anni.»
«Sì, ho saputo che Tara era molto cambiata» disse Kate seccamente.
Si chiese se madre e figlia avessero strappato al chirurgo plastico uno sconto fami-
glia. Antoinette era una vera e propria pubblicità ambulante del botulino e dei benefi-
ci dei lifting preventivi.
«Hai intenzione di trattenerti a lungo in città, cara?»
«Finché non avrò trovato l'assassino di mia sorella.»
A Kate parve che sua madre fosse lievemente impallidita sotto il fondotinta appli-
cato con cura. «Non penserai davvero che sia stata uccisa?»
«Sì» rispose Kate, scoccando uno sguardo all'investigatore, che probabilmente era
uno dei pochi poliziotti di sua conoscenza a sembrare a proprio agio in una stanza si-
mile. Nonostante l'atmosfera tesa calata nella stanza, pareva tranquillo e distaccato - e
circospetto - come un gatto.
«Accidenti,» sussurrò Antoinette «spero che questo non ritardi la sepoltura di gio-
vedì. Non hai idea di quanto sia difficile trovare un organizzatore di banchetti con co-
sì poco preavviso. Per fortuna, viene dopo il Mercoledì delle Ceneri. Non riesco
nemmeno a immaginare cos'avremmo fatto se Tara fosse morta qualche giorno pri-
ma.»
«Sì, sarebbe stato veramente sconsiderato da parte sua.» Kate si ricordò di colpo
perché avesse approfittato della prima occasione per fuggire a Chicago. Rimpianse, di
certo non per la prima volta, di non essere riuscita a convincere sua sorella a seguirla.
«Sarai presente, vero? Sono riuscita a trovarle una tomba nel cimitero principale di
Lafayette, che naturalmente è il gotha virtuale dell'alta società di New Orleans. Vi
hanno anche girato alcune scene di Intervista col vampiro.»
«Be', mia sorella sarebbe sicuramente felicissima di saperlo» disse Kate fredda-
mente. «Allora, come sta tuo marito?»
«Molto meglio, grazie a Dio.» Kate dovette sforzarsi di non roteare gli occhi quan-
do sua madre si fece il segno della croce sul vestito di seta. «Avevo una paura tre-
menda di perdere la mia anima gemella.»
Anima gemella. Come no, mamma.
«Dobbiamo parlare» disse Kate. «Da sole.»
Guardò Remy Landreaux, ancora intento a fissarle.
La maggior parte della gente non l'avrebbe mai preso per un poliziotto. A un uomo
qualunque, l'investigatore poteva sembrare appena uscito dalle pagine di GQ, tutto ti-
rato a lucido, con l'abbronzatura dorata e i capelli schiariti dal sole. Ma al cospetto di
quelli che sapevano quali indizi cercare, lo tradivano gli occhi attenti color grigio
piombo.
Kate sospettò che, come con Nick, non si riuscisse a ottenere molto nemmeno da
lui.
«Mentre Kate e la sua maman recuperano il tempo perduto, magari io e te potrem-
mo mettere insieme quanto sappiamo» suggerì Nick a Remy. «Vediamo se riusciamo
a ricomporre il puzzle. Se tu hai finito.»
Ebbe la delicatezza di un carro armato Abrams, ma funzionò. Remy Landreaux si
alzò, lisciandosi pieghe immaginarie sui calzoni fatti su misura. Il sorriso sardonico
rivelò a Nick che sapeva esattamente quali fossero le sue intenzioni, ma che era di-
sposto a stare al gioco se fosse servito a chiudere il caso.
Come se fosse stato chiamato da un campanello invisibile, il maggiordomo arrivò
con la giacca dell'investigatore e accompagnò i due uomini alla porta.
«Bene.» Non appena si ritrovarono da sole, Kate si rivolse alla madre. «Cosa dia-
volo stavate combinando tu e Tara?»
«Non capisco cosa intendi dire.» Antoinette si portò al petto una mano ben curata.
«Intendo dire che, a meno che non abbia subito un trapianto di personalità durante
uno dei suoi interventi di chirurgia plastica, mia sorella non si sarebbe mai tolta la vi-
ta.»
«Non puoi saperlo. Te ne sei andata a vivere lontano. Senza preoccuparti di tua
madre e di tua sorella.»
«Sì. Hai proprio l'aria di una che ha sofferto.» Kate agitò una mano per indicare
tutta quella ricchezza. «Allora, che razza di tiro hai giocato a St Croix?»
Sua madre balzò in piedi. Le si imporporarono le guance. «Devi sapere che amo
mio marito.»
«Come no. Ehi, già che devo bermi questa, magari vuoi anche farmi credere che gli
argini del fiume sono ancora intatti?»
«È la verità.»
Kate incrociò le braccia. «Non conosci nemmeno il significato di quella parola.»
«Lo conosco eccome.» Gli occhi dalle ciglia folte si riempirono di lacrime.
«Va' avanti. Piangi pure. Non farai altro che rovinarti il trucco.»
Se sua madre pensava che avesse intenzione di girare intorno alla questione, si
sbagliava di grosso. «Perché, la sai una cosa? Ti conosco. Non hai un briciolo di one-
stà in tutto il corpo.»
«Ammetto di aver commesso alcuni errori…»
«Alcuni? È come dire che Ted Bundy aveva dei problemi con le fidanzate» contro-
batté Kate.
Apparentemente, sua madre poteva anche essersi trasformata in una signora dell'al-
ta società meridionale, ma aveva ancora un'anima d'acciaio. E un cuore altrettanto
freddo e duro.
«Non c'è bisogno che mi parli in quel modo.» Sollevò il mento in un gesto che
Nick avrebbe riconosciuto subito. «Forse non sono stata la donna più materna del
mondo. Ma ho fatto del mio meglio, con i mezzi a disposizione di un genitore solo,
per essere una brava madre.»
Kate aprì la bocca. La chiuse. Scosse il capo.
Sua madre non aveva il benché minimo legame con la realtà.
«Mi hai insegnato a fare la borseggiatrice prima che andassi all'asilo» disse Kate a
denti stretti. «In che merda di manuale per l'infanzia hai scovato quella perla di sug-
gerimento?»
«Non c'è bisogno di imprecare, cara. È inutile e sgradevole. E poi io non sono stata
fortunata come certa gente. Non ho avuto la fortuna di andare all'università, vistarne
avevo due bambine da, crescere quando ero ancora un'adolescente.»
«Avevi vent'anni.»
«Diciannove, quando sono rimasta incinta.»
Kate non poté ribattere a quell'affermazione. E non voleva nemmeno intavolare
una discussione sul controllo delle nascite e sul sesso sicuro, perché le avrebbe sol-
tanto portate fuori strada.
«Mi sono laureata alla Loyola grazie ai prestiti e lavorando mentre studiavo. Co-
munque hai ragione. Sono stata fortunata che ci fossero dei modi per non rimanere
incinta.» Come la castità durante i primi tre anni passati all'università dei gesuiti di
Chicago, ma non aveva intenzione di parlare nemmeno di quello con sua madre. La
cosa interessante era che Antoinette si era tenuta al corrente sul suo conto. Le sarebbe
piaciuto pensare che l'avesse fatto perché le importava. Ma la verità era che proba-
bilmente voleva solo sapere dove si trovasse la figlia maggiore di cinque minuti, nel
caso in cui avesse avuto bisogno di contattarla per motivi economici.
«E non è un peccato che tu non abbia sfruttato quella laurea prestigiosa?»
«Sono diventata un poliziotto.»
Decise di non aggiungere il perché, che Nick aveva capito al volo. Aveva voluto
ripagare a suo modo l'uomo che le aveva salvato la vita. Che l'aveva salvata prima
che diventasse come sua madre. E, Dio, come Tara.
«Qualsiasi diplomato può diventare poliziotto. Be', scommetto che prendono anche
gente che ha frequentato le scuole serali. E poi, cara, credi che in realtà non sappia
perché hai deciso di entrare nella polizia?»
Kate sapeva che non avrebbe dovuto darle corda, ma non poté farne a meno. «Be-
ne, allora perché non me lo dici tu?»
«Perché volevi vendicarti di me.»
«Spero che tu stia scherzando!» La risata irosa di Kate non conteneva nemmeno un
briciolo di allegria. «Cristo. Pensi sempre di essere il centro del mondo. Sono diven-
tata un poliziotto perché ho visto mio padre…»
«Dennis Delaney non era affatto tuo padre» ribatté Antoinette in tono derisorio.
«Era l'uomo che mandò tua madre in prigione.»
«Perché, scusa tanto, mia madre era una maledetta criminale che non vedeva l'ora
di trascinare le figlie nella sua esistenza triste e meschina!»
«A voi ragazze piaceva recitare. E, mentre tutti gli altri bambini mangiavano da
McDonald's, si dà il caso che voi pranzavate nei ristoranti più raffinati del golfo del
Messico.»
Nonostante la serietà della discussione, le labbra vermiglie di Antoinette s'incre-
sparono in un sorriso, quando le affiorarono alla mente alcuni episodi del passato. «Ti
ricordi quando, durante il brunch di Pasqua, mi infilai quel pancione finto sotto il pré-
maman?»
«Fingesti di svenire, Tara si mise a gridare come un'ossessa e, mentre voi due atti-
ravate l'attenzione di tutti i presenti, io rubai i portafogli dalle borse.» Si riferiva al
giorno di cui aveva parlato a Nick.
«Ce ne andammo dal ristorante con quasi mille dollari. E così ci pagammo la va-
canza a Hollywood.»
Dove Antoinette aveva posato i piedi sulle impronte di Judy Garland ed era rimasta
elettrizzata quando aveva scoperto di portare lo stesso numero - il trentasette - delle
famose scarpette rosse.
Kate non ricordava bene quella parte del viaggio, poiché era molto più presa dal
Jungle Cruise di Disneyland, ma sua madre le aveva raccontato quella storia così tan-
te volte che riusciva quasi a raffigurarsela nella mente.
Per la verità, quell'immagine era così vivida che due anni prima, quando nel cuore
della notte un ladro aveva fatto irruzione nel museo di Judy Garland a Grand Rapids,
in Minnesota, e aveva rubato uno delle sei paia di scarpette create per il film e assicu-
rate per un milione di dollari, Kate si era chiesta se magari non ci fosse stato lo zam-
pino della madre.
«Eravamo piccole» disse Kate. «Non sapevamo distinguere il bene dal male. So-
prattutto perché tu lo facevi sembrare un gioco.»
«È davvero triste.»
Antoinette aprì il cassetto di un tavolino intarsiato ed estrasse un portasigarette d'o-
ro, del tipo che si vedeva usare soltanto dalle stelle del cinema nei film degli anni
Trenta e Quaranta. Accese una sigaretta con un accendino d'oro coordinato, diede un
tiro e si lasciò sfuggire un sospiro insieme a una voluta di fumo azzurro.
«Cos'è triste?»
«Che tu sia diventata così dura. Pensare che eri una ragazzina così allegra.»
«Non voglio più parlarne.»
«Bene. Perché non mi racconti del tuo meraviglioso Nick Broussard?»
«Non è il mio Nick. E non c'è nulla da raccontare. Avevo bisogno di un investiga-
tore privato che mi aiutasse a dimostrare che Tara non si è suicidata. L'investigatore
Landreaux mi ha raccomandato il suo ex collega. Fine della storia.»
«E adesso chi sta mentendo?» Il sorriso malizioso di Antoinette sembrava quello di
un gatto che aveva appena avvistato una succulenta ciotola di latte cremoso. «Ci sei
già andata a letto?»
«Non sono affari tuoi.»
«Ah, lo sapevo.» Annuì, compiaciuta di sé stessa. «Dopotutto, sono una sensitiva.»
«Una finta sensitiva» la corresse Kate.
«Se non vuoi crederci, sono affari tuoi» disse sua madre a cuor leggero. «Ma l'at-
trazione tra voi due è più che evidente. Tuttavia vi trovavate a vostro agio insieme. E
questo mi suggerisce che vi siete tolti il capriccio almeno una volta.»
Scrutò il viso di Kate.
«In base a quel rossore che hai sul volto, provocato dalla sua barba, direi piuttosto
di recente. Forse appena prima di venire qui.»
«Te lo ripeto,» sibilò Kate a denti stretti «qualsiasi relazione abbia o non abbia con
Nick Broussard non è affar tuo.»
«Naturalmente hai il diritto di avere i tuoi piccoli segreti, tesoro. Ne abbiamo tut-
ti.»
Fece una pausa eloquente. Conoscendola bene, Kate aspettò che sua madre mettes-
se fine all'attesa. E non ci volle molto.
«Compreso Nick. Suppongo che, visto che siete così intimi, ti abbia parlato del suo
problemino col dipartimento di polizia.»
«So che l'ha lasciato per aprire la sua agenzia investigativa.»
«L'ha lasciato,» convenne Antoinette annuendo con il luminoso capo biondo «ma
non è stata esattamente una sua scelta. E ha aperto l'agenzia dopo essere stato espulso
dalla polizia per corruzione.»
«Non ci credo.»
Forse Nick se ne infischiava delle regole.
Ma era possibile che fosse addirittura corrotto?
Assolutamente no.
«Perché non glielo chiedi?» le suggerì la madre.
Il suo tono mellifluo era blando. Ma lo sguardo di sfida che illuminava i suoi occhi
viola alla Liz Taylor fece capire a Kate che si divertiva a metterla a disagio. Le tornò
di nuovo in mente l'immagine del gatto. Ma stavolta si figurò sua madre nei panni di
un gatto siamese dal pelo lucido, intento a giocare con un topo. Naturalmente il topo
era lei.
«Lo farò.»
Sua madre era una bugiarda patologica da manuale. Come tutti gli altri truffatori di
successo, sapeva anche esattamente come provocare gli altri.
«Ma per ora voglio che tu mi dica cosa sai su Tara.»
«Nulla. Davvero» insistette. «Se non che è sempre stata una figlia problematica.
Sempre bisognosa di attenzioni.»
«Forse perché non ne ha mai ricevute da te.»
«Mi stai dicendo una cosa crudele.»
«A volte la verità fa male.»
«Aveva dei problemi. Dei problemi mentali.»
«Che tipo di problemi mentali?»
«Era depressa.»
Quella donna era una sorpresa continua.
«Una volta, quando aveva vent'anni, cerco" di tagliarsi le vene. Rimase ricoverata
in ospedale per tre mesi.»
«Mi dispiace.» Ma queste parole non riuscirono a descrivere neanche lontanamente
il dolore che provava.
«Come ho detto, era una ragazza difficile.»
«Volevo dire che mi dispiace per lei. Prendeva degli antidepressivi?»
«A intermittenza» rispose Antoinette, accantonando l'argomento con un cenno del-
la mano.
«Sapevi come si guadagnava da vivere?» le chiese Kate.
«Faceva la hostess su una nave casinò di New Orleans.»
«Faceva la prostituta.»
«La prostituzione è illegale.»
«Come tutto ciò che hai fatto per una vita intera, vero?» Kate diede sfogo alla fru-
strazione con un sospiro. «Senti, mi dispiace tantissimo che mia sorella abbia sofferto
senza che io fossi qui ad aiutarla. Non me ne frega niente di come si guadagnasse da
vivere, ma di certo non l'ha aiutata a rafforzare la sua autostima e immagino che fare
sesso per denaro sia terribilmente deprimente. Sfortunatamente ormai è troppo tardi
per rimediare. Quindi, sono venuta qui per scoprire se sapevi qualcosa della video-
cassetta.»
«Quale videocassetta?» Antoinette spalancò gli occhi viola con aria innocente. Ma
questo, naturalmente, non significava proprio nulla.
«La videocassetta che probabilmente usava per estorcere denaro a Leon e Stephen
LeBlanc.»
Il viso di sua madre perse colore. «Non può aver pensato di riuscire a portare a
compimento un piano così sconsiderato!»
«Nick mi ha detto che lo era anche lei.»
«Leon è piuttosto pericoloso. Ma perlomeno è abbastanza civile. Da quanto ho sen-
tito dire. Mentre Stephen…» Scosse il capo. «La voce che gira sul giovane LeBlanc è
che sia, se non proprio psicopatico, perlomeno sociopatico.»
«Suppongo che solo un suo simile possa capirlo.»
«Una figlia ingrata è più velenosa del morso di un serpente.» Diede un altro tiro
incerto, poi spense la sigaretta schiacciandola su un piatto di cristallo. «Martin non
vuole che fumi» le rivelò. «Ho cercato di smettere, ma questo è un periodo terribil-
mente stressante.»
«A proposito del tuo nuovo marito, che truffa hai escogitato per arrivare fin qui?»
«Cosa ti fa pensare che abbia architettato una truffa?»
L'unica risposta di Kate fu una lunga occhiata severa.
«Be', questo spiega tutto» stabilì Antoinette, accantonando l'accento meridionale
da circolo esclusivo. «Sei proprio un poliziotto.»
«Sì.»
«Perlomeno lo eri. Da quanto ho sentito dire, hai avuto tu stessa qualche problema
a Chicago.»
Non lasciarti trascinare in un'altra discussione infinita in cui non l'avrai mai vinta.
«Tuo marito non può essere così stupido.» Kate si aggrappò tenacemente a quel-
l'argomento. «Scoprirà cos'hai combinato. Di qualsiasi cosa si tratti.»
«No.» Le tremavano le mani mentre estraeva un'altra sigaretta dall'astuccio. «Per-
ché farò in modo che non succeda.»
Oh no, maledizione. «Non credo di voler sentire questa storia.»
«Sei stata tu a insistere» le ricordò sua madre sbuffando un'altra voluta di fumo.
«Tutto iniziò quando conobbi un giovane e attraente impiegato della motorizzazio-
ne…»
33

«Dunque,» disse Kate a Nick, mentre se ne andavano «lei e quel tizio della moto-
rizzazione sottraevano i numeri di immatricolazione delle automobili di lusso e dei
SUV, e li trasferivano a veicoli rubati.»
«E questo significa che riciclavano le automobili rubate» concluse Nick. «Una vol-
ta in possesso di un numero di telaio valido, sarebbe stato più facile registrarle.»
«Non dovrebbe sorprendermi il fatto che tu lo sappia, visto che stiamo ancora gi-
rando a bordo di un SUV rubato.»
«Lo so, e quest'idea non fa impazzire neanche me. Ma, se ti fa sentire meglio, non
appena torneremo al porticciolo turistico chiamerò un carro attrezzi per farlo riportare
al casinò.»
«Sono felice di sentirtelo dire. Ci sono delle novità?»
«Mentre stavi chiacchierando con tua madre, Remy mi ha riferito che hanno cattu-
rato Hulk.»
«Davvero? Wow. Come hanno fatto in fretta.»
«Sono stati fortunati. I pompieri l'hanno visto osservare l'automobile in fiamme
con troppo interesse. Ammettiamolo, abbiamo avuto proprio una botta di fortuna:
quel tizio non passa certo inosservato.»
«Be', questo è vero. Allora perché ha tentato di ucciderci?»
«Veramente, Remy è convinto che stesse dando la caccia a me. Ed è una lunga sto-
ria che prometto di raccontarti non appena torneremo a bordo della Urrà.»
«Centra qualcosa col fatto che hai lasciato la polizia?»
Ormai non poteva più scegliere il luogo e il momento adatto per raccontarglielo,
pensò Nick soffocando un sospiro. «Tua madre non ha perso tempo.»
«È sempre stata brava a tenere sotto controllo la situazione.»
Come sua figlia. Nick immaginò che la conversazione tra le due fosse stata tre-
menda.
«Mi hanno espulso dalla polizia.» Ecco. L'aveva detto.
«Per corruzione?»
«L'accusa era quella.»
«Ma non era la verità.»
Nick scrutò il suo volto, incontrando lo sguardo fermo. «Tutto sommato era la veri-
tà.»
La osservò, mentre elaborava la sua affermazione. «Ma non era tutta la verità e
nient'altro che la verità» disse Kate.
«No.»
«Lo sapevo.»
«Tutto qui?» Senza dubbio la paladina dell'ordine pubblico non aveva intenzione
di accantonare la questione in modo così sbrigativo.
«Per ora.» Gli posò un mano sulla coscia. «Naturalmente voglio conoscere tutta la
storia, ma mi hai detto che me l'avresti raccontata non appena giunti a bordo della
barca. Per ora mi basta.»
«È una situazione complicata.» Nick si chiese cos'avesse mai fatto per aver avuto
la fortuna di incontrare quella donna, che non si fidava facilmente delle persone ma
che per qualche motivo si fidava di lui. «Comunque, mi stavi parlando di tua madre,
che, a proposito, non è esattamente un angelo del focolare.»
«Te ne sei accorto, eh?»
«Non c'era bisogno di essere un investigatore per cogliere i segnali. Questo spiega
anche molte cose sul conto di tua sorella. E mi induce ad ammirarti ancora di più.
Non deve essere stato facile crescere facendo da madre alla propria gemella.»
«È andata come è andata.» Kate si strinse nelle spalle. «Entrambe abbiamo visto
bambini crescere in situazioni di gran lunga peggiori della nostra. Perlomeno abbia-
mo sempre avuto da mangiare e un tetto sopra la testa. Ci sarà anche capitato di scap-
pare nel cuore della notte perché non pagavamo l'affitto al padrone di casa, ma non ci
è accaduto nulla di così brutto da farci entrare nel club dei bambini più in pericolo del
mondo.
«Comunque, Antoinette e il suo amichetto facevano parte del racket nazionale che
passava al setaccio i parcheggi dei centri commerciali, i concessionari di automobili e
i siti delle aste online, in cerca di veicoli che coincidessero con quelli che avevano già
rubato.»
«E così, in sostanza, con l'aiuto di impiegati corrotti della motorizzazione, come il
suo amichetto, che falsificavano la firma dei proprietari che avevano richiesto una
copia del documento dopo che il loro numero di telaio era stato rubato, riuscivano a
trasformare il furto d'auto da crimine di strada in illecito amministrativo.»
«Che è molto più difficile da individuare. Figuriamoci da perseguire a termini di
legge. Ne avevo già sentito parlare prima che Antoinette vi rimanesse coinvolta. C'era
un gruppo nel sudovest, chiamato Operazione Gallo Cedrone, che presumibilmente
riciclò auto per un ammontare di otto milioni di dollari.»
«Non erano esattamente dei ragazzini in giro su un'auto rubata il sabato notte» dis-
se Nick.
«Parole sante. Un sacco di automobili con il numero di telaio modificato vengono
vendute ad altri criminali. Ma può succedere anche a molti compratori privati, case
d'asta di automobili e autoconcessionari di venire raggirati. Quindi, in sostanza, se
compri una macchina da, diciamo il concessionario di Mercedes di St Croix, potrebbe
capitarti di scoprire in un secondo tempo che in realtà è stata rubata a un tizio nel Wi-
sconsin. O addirittura in Canada.»
«Ed è qui che è entrato in gioco St Croix.»
«Esatto. Il ramo della Louisiana della banda aveva bisogno di un concessionario at-
traverso cui riciclare le automobili rubate. Ovviamente St Croix era la vittima desi-
gnata. I suoi figli erano cresciuti e sparsi per il paese. È rimasto vedovo cinque anni
fa, quindi nel frattempo è vissuto da solo. E probabilmente avrai notato che mia ma-
dre non è priva di fascino.»
«È piuttosto attraente. In modo artefatto e vistoso.» Allungò la mano e le strinse
una coscia. «A differenza di sua figlia, che è la vera perla della famiglia.»
Il rossore, l'incubo di tutte le rosse, le imporporò le guance. «È un bellissimo com-
plimento.»
«È facile farlo. Perché è la verità… Allora, Antoinette ha coinvolto St Croix nel
racket del numero del telaio?»
«Se vogliamo crederle, e questo è sempre un terno al lotto, perché a volte penso
che non sappia nemmeno lei se sta mentendo, lui non ne sa niente. Mi ha detto che,
sebbene abbia fatto in modo di conoscerlo di proposito quando è andata a comprare
una Mercedes, si è davvero innamorata di lui. A tal punto da dire ai tizi che dirigeva-
no la baracca quaggiù nel golfo che aveva intenzione di abbandonare tutto. Che non
voleva mettere a repentaglio gli affari, la reputazione - a quanto pare ottima da queste
parti - e la vita di suo marito.»
«E scommetto che ne fossero felicissimi.»
«Al punto che hanno cercato di ammazzarlo.»
«Il piano prevedeva che tua madre ereditasse il concessionario e loro riprendessero
l'attività.»
«Giusto» annuì Kate. «Naturalmente, è stato uno stupido a non farle firmare un ac-
cordo prematrimoniale, ma…»
«L'amava.»
«Già. Quindi, questo è il punto: per la prima volta nella vita, Antoinette ha dovuto
fare una scelta morale difficile. La prima possibilità era rinunciare alla vita criminale
e vivere per sempre felice e contenta con l'uomo della sua vita.»
«Era difficile, visto che la sua ex banda ha cercato di farla diventare vedova» disse
Nick. «Per sua fortuna, il vecchio ha la pelle dura.»
«Già. L'altra possibilità era continuare l'attività, conscia che prima o poi l'avrebbe-
ro presa e che l'uomo che ama avrebbe perso il lavoro, la reputazione e probabilmente
tutti gli amici di una vita. E magari addirittura i figli e i nipoti.»
«Nella peggiore delle ipotesi, sarebbe finito in prigione» disse Nick.
«Esatto. Non è mai stata capace di soppesare i pro e i contro di una decisione, e
questa non sembrava avere una soluzione facile.»
«Poteva sempre offrirsi di uscire dalla società pagando la sua quota.»
«È proprio quello che ha fatto.»
«Suppongo che togliersi dai guai in cambio di denaro sia la cosa più logica da fa-
re.»
«Forse se sei un criminale» borbottò Kate.
Nick era felice che la mente di Kate non funzionasse in quel modo. Era astuta co-
me una volpe, ma avrebbe sempre visto tutto bianco o nero. Dopo aver conosciuto
sua madre, ne capiva il perché.
Per Kate i princìpi morali dovevano essere un punto di riferimento, immutabili
come la stella polare. Se si iniziava a smussare gli angoli, ci si ritrovava alla deriva. E
poi persi per sempre. E questo rendeva ancor più sorprendente il fatto che fosse di-
sposta a concedergli il beneficio del dubbio prima ancora di aver udito la sua versione
della storia.
«Naturalmente, questo ha causato un altro problema» continuò Kate. «Il capobanda
non era disposto ad accettare un assegno da lei. O un assegno circolare che, pur es-
sendo più sicuro, poteva comunque essere falsificato. E decisamente non si è fidato di
un bonifico.»
«Non c'è lealtà tra i ladri.» A volte i luoghi comuni erano proprio veri.
«Giusto. Ed è per questo che volevano essere pagati in contanti. Un mucchio di
contanti. Stimavano che il suo voltafaccia le sarebbe costato cinquecentomila dolla-
ri.»
«Non sono tante le persone ad avere sotto il materasso tutto quel denaro.»
«Questo è sicuro. Avrebbe potuto farsi inviare i soldi dalla sua banca all'estero. Pe-
rò, di questi tempi, simili transazioni devono essere denunciate. Una banca locale non
può assolutamente consegnare una cifra del genere in contanti. Se anche avesse cer-
cato di farlo, avrebbe attirato l'attenzione della polizia…»
«Che avrebbe trovato quel comportamento oltremodo strano, da parte di una donna
con il marito che in seguito a un agguato giaceva quasi in coma in ospedale.»
«Avrebbero capito che aveva qualcosa da nascondere» convenne Kate. «Quindi, ha
pensato di non avere altra scelta che recarsi in prima persona alle isole Cayman.»
«Ha corso comunque un grosso rischio riportando il denaro negli Stati Uniti. Se
l'avessero beccata alla dogana sì che si sarebbe trovata nei pasticci.»
«Lo sapeva. Ma contava di trovare un funzionario maschio.»
«Sul quale avrebbe potuto esercitare il suo fascino non indifferente.»
«Giusto.»
«Accidenti, che storia! E la cosa strana è che quasi quasi ci credo.»
«La cosa ancora più strana è che ci credo anch'io. Mia madre» Kate non gli rivelò
nulla che non avesse già intuito da solo «non ha mai avuto propriamente un buon
rapporto con la verità… Devo farti una richiesta.»
«Che c'è, chère?»
«Mi rendo conto che non sei più un poliziotto, ma non conosci qualcuno, magari
Remy, che possa tentare di proporle un accordo? Magari di concederle l'immunità, se
accetta di testimoniare contro i tizi che dirigono i loschi affari?»
«In effetti conosco qualcuno. Vedrò cosa posso fare.»
«Grazie. So che non dovrei essere indulgente con lei, ma…»
«Che ti piaccia o no, fa pur sempre parte della tua famiglia» disse Nick dolcemen-
te. «E dopotutto non ha ucciso nessuno. Inoltre, non si può mai sapere. Potrebbe esse-
re l'inizio di qualcosa di buono. Della sua redenzione. Come Paolo sulla via di Dama-
sco.»
«Proprio» ironizzò Kate. «Mia madre è sempre stata brava a interpretare qualsiasi
ruolo. Ma quello della santa mi sembra davvero esagerato.»
34

A Kate piaceva il suo loft di Chicago. Ne apprezzava soprattutto gli spazi ampi, i
soffitti alti, la vista sul lago e il trambusto della città. Ma l'avrebbe scambiato subito
con la lucente barca bianca di Nick Broussard.
Non ebbe bisogno di fingere di essere rimasta colpita dalle due cabine private, o-
gnuna col suo bagno, uno con tanto di vasca e doccia, l'altro solo con la doccia; dal-
l'ampio salone che vantava un home theatre all'avanguardia, o dalla cucina equipag-
giata di un frigorifero-congelatore, un fornello a propano, un forno da incasso e uno a
microonde. C'era perfino una lavasciuga sovrapponibile. Ma il pezzo forte era il ca-
minetto a diesel nella cabina principale.
«Forse è un po' esagerato,» ammise Nick, mentre lo accendeva per darle una dimo-
strazione «ma è gradevole nelle sere fredde e piovose.»
Come stasera, pensò lei. «Non lo trovo affatto esagerato.»
Ed era fin troppo facile immaginarsi sdraiata tra le braccia di Nick in quella cuccet-
ta enorme, mentre pioveva a catinelle sul ponte sopra di loro e ardeva un fuoco viva-
ce.
«È proprio una bella barca.» Kate distolse lo sguardo dal letto invitante in modo
peccaminoso e diede un'occhiata al resto della stanza. A differenza di molte barche su
cui era stata nel corso degli anni, questa aveva delle grosse finestre che lasciavano en-
trare la luce, annullando gli effetti claustrofobia prodotti dalla permanenza sott'acqua.
«Però dev'esserti costata una fortuna.»
Kate si chiese come avesse potuto permettersela con uno stipendio da militare. E
rimase sorpresa quando si accorse di non provare nemmeno un briciolo di sospetto.
«L'ho presa per due soldi da un dottore che l'ha svenduta dopo l'uragano. Per fortu-
na avevo venduto la barca di dieci metri su cui vivevo quando me ne andai da San
Diego.»
«Una barca di dieci metri è pur sempre una bella barca.»
«Era magnifica» convenne lui. «Di gran lunga migliore della barca di quattro metri
e mezzo che avevo comprato a un prezzo d'occasione da un tizio della mia vecchia
squadra; la moglie aveva stabilito che la famiglia in crescita avesse più bisogno di
una monovolume che di una barca a vela.»
«Credo di capirla» mormorò Kate facendo scorrere le dita su una parete.
La luce dorata del sole al tramonto fece splendere il legno di ciliegio, lucidato a
mano come vetro levigato.
«Quando ce ne siamo andati dalla casa di mia madre e mi hai detto che Hulk è sta-
to arrestato, e che quindi non siamo più in pericolo, ho preso in seria considerazione
l'ipotesi di tornare qui a ubriacarci» ammise Kate.
«È pur sempre una possibilità. Ho capito cosa intendi,» disse Nick «ma dal mo-
mento che credo di avere un po' più di esperienza di te in questo campo devo avver-
tirti che c'è un prezzo da pagare.»
«Non pensi che ci sia sempre un prezzo da pagare?» mormorò Kate. Poi sospirò.
«Devi ancora raccontarmi cosa ti ha detto l'investigatore Landreaux sul conto di Tara.
Ma prima voglio andare a letto.»
«Gli ultimi giorni sono stati duri per te. Prima hai saputo della morte di tua sorella,
poi sei venuta qui, ti hanno sparato, hai visto esplodere quell'automobile e hai avuto
problemi con la tua maman. Non mi sorprenderebbe affatto se iniziassi a esaurire la
carica. Probabilmente ti farebbe bene un bel pisolino prima di cena.»
«Oppure potresti saltarmi addosso.»
«O lasciare che tu lo faccia» la corresse.
«Fa lo stesso» disse Kate, iniziando ad armeggiare con la fibbia della cintura di
Nick. «Basta che alla fine entri dentro di me.»
Si buttarono sul letto abbracciati, scompigliarono le lenzuola e gettarono a terra i
cuscini. Si strapparono i vestiti e li lanciarono in giro per la stanza. Il maglione di
Kate cadde su una sedia, i jeans di Nick finirono sopra al televisore, seguiti qualche
secondo più tardi dai pantaloni di Kate.
Rotolarono inesorabilmente sul materasso, togliendosi con foga il resto degli in-
dumenti, mentre i respiri affannosi si trasformavano in gemiti sommessi.
Le mise le mani dappertutto, arruffandole i capelli, accarezzandole la carne umida,
muovendosi tra le sue gambe, dove era calda, bagnata e pronta per lui. Le sfiorò un
capezzolo con i denti, facendole trattenere il fiato, poi passò a pizzicarle la piccola
protuberanza gonfia tra le cosce lisce e tremanti.
Kate lo accarezzò a sua volta, tastando i muscoli duri sotto la pelle scura, e si sentì
esaltata da un potere femminile senza precedenti, quando il suo sesso d'acciaio si
gonfiò riempiendole la mano.
Nick era incredibilmente eccitato. La sua bocca. Le sue mani. Il suo corpo. Kate lo
toccò, lo assaggiò e lo trovò magnifico.
Non c'era più luce, ma Nick non faticò a vederla nel bagliore del caminetto. Riuscì
a vedersi illuminato dalle fiamme riflesse nelle pupille di ambra nera dei suoi occhi
da gatta.
Nick la voleva. In tutti i modi in cui un uomo poteva desiderare una donna di cui si
stava innamorando. Voleva soddisfarla come non aveva mai soddisfatto nessuna don-
na. Voleva che provasse piacere come non le era mai capitato con nessun altro uomo.
Proprio lui, che non aveva mai voluto sentirsi legato a nulla e a nessuno, voleva pos-
sedere Kate - corpo, mente e anima.
Stava per disperarsi quando si ricordò - merda - che, non avendo avuto rapporti
sessuali da quando aveva acquistato la Urrà, anche se aveva diligentemente tenuto un
preservativo con sé, non ne aveva mai messo uno nel cassetto del comodino.
«I profilattici sono in bagno» le disse divincolandosi con riluttanza. «Non muover-
ti.»
«Non ci penso nemmeno. Ma non metterci troppo.» Gli scoccò un sorriso da sirena
maliziosa. «Oppure dovrò iniziare senza di te.»
Recuperò il pacchetto a tempo record e aprì un involucro.
Kate si sollevò sui gomiti e lo guardò mentre era in piedi accanto al letto, intento a
srotolarsi il preservativo sul pene eretto e teso.
Solo a guardarla, mentre lo osservava in quel modo, il desiderio che lo attanaglia-
va, riflesso sul viso arrossato di Kate, gli fece quasi perdere la ragione seduta stante.
Come se fosse stata in grado di leggergli nel pensiero, Kate si mise in ginocchio, lo
cinse con le braccia e gli premette la bocca contro la pelle umida e calda dello stoma-
co. Poi lo afferrò per i fianchi, lo scaraventò sul letto e gli si mise a cavalcioni. «Ho
una confessione da farti» disse, appena prima di premere la bocca contro la sua e ba-
ciarlo. Appassionatamente. In profondità. E a lungo.
«Cioè?» le chiese, quando ripresero fiato. Quel bacio intenso e bramoso aveva
spazzato via dalla sua mente ogni pensiero logico.
«Penso che tu mi abbia trasformata in una ninfomane. A quanto pare non riesco a
pensare ad altro che strapparti i vestiti di dosso ed eccitarmi con te.»
«Non credere di essere l'unica.» Le fece scorrere le mani lungo la schiena. «Per tut-
to il tempo in cui sei rimasta da tua madre, ho continuato a pensare a quanto sarebbe
stato bello vederti dimenare sotto di me sul suo elegante tappeto persiano.»
«È facile per te,» protestò Kate senza troppa convinzione «visto che sarei io a ri-
trovarmi con il fondoschiena irritato per colpa del tappeto.»
«Lo bacerei per farlo stare meglio.»
«Se dovesse verificarsi una situazione simile, ti prenderò in parola. Nel frattem-
po…»
Quando si mosse contro di lui, a Nick parve di vedere il bagliore di una scintilla.
«È bello anche adesso?»
«Tu che ne dici?» La spinse con forza contro l'inguine.
Un sorriso le increspò le labbra carnose. Le sue gambe lunghe erano intrecciate
con quelle di Nick. «Penso che sia maledettamente bello.»
«Anch'io. Ma se non vuoi che finisca prima che cominci,» l'avvertì «ti conviene
stare ferma.»
«Scusa, Nick.» La risata che le illuminò gli occhi diceva l'esatto contrario. Non so-
lo non le dispiaceva, ma si divertiva a torturarlo. «Ma non credo di riuscirci.»
Piegandosi in avanti, Kate gli sfiorò giocosamente con la lingua un capezzolo piat-
to, poi l'altro, stimolando terminazioni nervose che Nick non sapeva nemmeno di a-
vere.
«Scusa» gli disse, quando i fianchi dell'uomo sussultarono sotto il morso dei sui
denti. Gli passò un'unghia lungo il torace. «Ho fatto male al coraggioso SEAL?»
«Veramente,» riuscì a dire Nick tra un gemito e l'altro, méntre il respiro caldo di
Kate gli accarezzava lo stomaco, facendolo contrarre «penso che potresti uccidermi.»
«Non preoccuparti, Nick.» Gli passò le dita tra i peli ricci e scuri sotto il ventre.
«Ti prometto di essere delicata.»
Kate scese lungo il suo corpo, mordicchiandogli l'interno delle cosce, mentre i ca-
pelli ricadevano su di lui, in setose lingue rosse di fuoco, proprio come avveniva nelle
sue fantasie. E nel sogno della notte precedente. Il suo profumo travolse i sensi di
Nick. Il SUO tocco gli fece ribollire il sangue.
Gli si era mozzato il respiro. Gli girava la testa.
Era una tortura.
Era una beatitudine.
Quando credette di non riuscire a resistere un secondo di più, Nick le infilò le mani
tra i capelli scarmigliati e la rimise a cavalcioni su di lui, afferrandole i fianchi snelli
con una forza che, lo sapeva, le avrebbe lasciato dei lividi.
Ma anche allora Kate insistette per dettare il ritmo, mentre era seduta a gambe di-
varicate su di lui, abbassandosi lentamente, un millimetro alla volta per farlo soffrire.
La sua umida cavità femminile lo strinse. Lo lasciò andare. Lo strinse di nuovo.
Avendo compreso che Kate aveva bisogno di tenere le redini della situazione, Nick
decise che, anche se avesse dovuto stringere i denti finché non gli si fossero sbriciola-
ti una volta per tutte, avrebbero fatto come voleva lei.
Invece di estraniarsi emotivamente chiudendo gli occhi, Kate continuò a fissarlo
con il suo sguardo ardente, mantenendo un legame che trascendeva quello dei corpi
ed era molto più complesso di un semplice incastro. Si sollevò di nuovo, sfiorando
appena con la sua carne calda e umida oh, Cristo - la punta gonfia del suo pene.
«Ti piace» gli disse con un sorriso d'intesa, quando scattò sull'attenti sotto le sue
carezze.
«Non posso descriverti quanto» riuscì a dire Nick in tono strozzato, mentre si sfor-
zava di non soffocare.
Era la summa di tutte le seduttrici della storia: Eva, Dalila e Salomè, che si era tolta
i sette veli per ottenere la testa del Battista. Nick pensò che nessun uomo avrebbe mai
potuto rifiutare qualcosa a quella donna. E, sebbene sapesse che Kate l'avrebbe nega-
to per paura di non sembrare abbastanza dura, era anche la donna più premurosa e
sentimentalmente generosa che avesse mai conosciuto.
Inoltre, anche se nessuno dei due era ancora pronto ad ammetterlo ad alta voce, era
sua.
E lui era suo.
Nick strinse nei pugni le lenzuola stropicciate.
Il corpo di Kate divenne più caldo. E più umido.
«Ma, per quanto sia bello, sarebbe meglio che andassi un po' più in profondità…
oh, mon Dieu» gemette Nick, mentre Kate si riabbassava tendendo i muscoli interni.
«Ecco, chère.»
Non aveva mai implorato una donna in tutta la sua vita. Non ne aveva mai avuto
bisogno. Ma l'avrebbe implorata, supplicata, accidenti, sarebbe uscito nudo sul molo
e avrebbe ululato a quella luna maledetta, se si fosse limitata a sfinirlo prima che e-
splodesse.
«Sei così grosso» disse Kate con una vocina ansimante che scimmiottava il 'Buon
compleanno, signor presidente' di Marilyn Monroe, e che, per quanto fosse finta, lo
infiammò ancora di più. «Non so come farò a prendere un tale…»
«Ce la farai.» Puntando i talloni contro il materasso, Nick sollevò i fianchi sfor-
zandosi di riempirla. «Te lo prometto.»
Le affondò le dita nei fianchi e la sentì tremare per l'attesa. «Ti ho mai mentito?»
«Non che io sappia.» Trasformatasi in una diavolessa, allungò un braccio tra loro e
lo prese in mano. «Ma d'altra parte, i SEAL sono addestrati a mentire.» Se la stava go-
dendo. Godeva del suo potere. Godeva di lui.
«Solo al nemico. E credimi, tesoro, sono più che ben disposto nei tuoi confronti.»
«Lo stesso vale per me.» Kate lo accarezzò con dita ricurve dalla radice alla punta.
Poi scese di nuovo. - «Ma a onor del vero,» disse Nick gemendo, quando non fu più
in grado di decidere se implorarla o maledirla «se continui a tormentarmi in questo
modo, assisteremo a un lancio del missile da un momento all'altro, oppure mi farai
morire.»
«Be', non voglio certo che succeda, perché ho in serbo altri piani per te, Nick
Broussard.»
Finalmente se lo prese tutto dentro: femmina calda e tenera contro maschio ancora
più caldo e duro.
Poi Kate iniziò a muoversi, rispondendo alle sue spinte con altre spinte, mentre
Nick si sollevava e irrompeva ripetutamente dentro di lei.
Con più forza.
Più in profondità.
Dentro.
Fuori.
Più in fretta.
Nick contrasse lo stomaco. Per la prima volta in vita sua, gli tremarono le gambe.
Ma non fece in tempo a pensarci perché un orgasmo esplosivo gli sconquassò la spina
dorsale, accecandolo, mentre Kate conduceva entrambi oltre il limite oscuro.
35

«Bene» disse Kate. Era crollata sul suo petto, con le labbra poggiate sul suo collo e
le gambe divaricate sulle sue cosce.
Si sentiva esaurita.
Spossata.
Beata.
«Questo sarebbe dovuto bastare» disse Kate.
«Bastare a cosa?»
Kate inarcò la schiena e per poco non si mise a fare le fusa come un gatto, mentre
Nick le passava pigramente una mano lungo la schiena.
«A liberarmi di te.»
«Ah.» Nick strofinò la faccia contro il suo collo. «Ed è bastato?»
Visto che la faceva sentire bene - fin troppo bene - Kate si girò su un fianco. «A-
vrebbe dovuto» esitò.
Nick si alzò su un gomito e abbassò lo sguardo su di lei. «Ma?»
«Mi hai sconvolto la mente. E penso anche il sangue.» E, maledizione, il cuore.
«Come una specie di virus.»
«Che bel complimento!» Il suo sguardo appassionato e divertito le fece capire che
non si era offeso.
«Non volevo che andasse a finire così» insistette Kate con forza, quando Nick tor-
nò a letto dopo aver gettato il profilattico. «Non ci voleva proprio. Ho un sacco di co-
se da fare e non è certo il momento…»
«Adatto.» Le passò una mano sulla spalla.
«Già. Per niente.»
«Ma a quanto pare non è poi così importante, vero?»
«No.» Sorprendentemente, perfino dopo quell'incontro rivoltante con sua madre,
Kate non si era mai sentita meglio, né più felice in vita sua. «Credi nel destino?»
«Devo essere sincero?» Le carezze di Nick scesero lungo il suo braccio e le sue di-
ta si intrecciarono con quelle di Kate. «Non ne sono sicuro.» Sollevò le loro mani
unite e le mordicchiò le nocche. «Essendomi trovato in situazioni in cui le possibilità
di sopravvivenza sembravano pressoché nulle, credo decisamente nella fortuna.»
«So cosa vuoi dire, ma il destino è un'altra cosa. Pensaci. Sei mesi fa eri in Afgha-
nistan e io a Chicago. Non avremmo mai potuto incontrarci.»
«Assolutamente no» convenne lui.
«Eppure siamo qui. Insieme…»
«Nudi…»
«Come due vermi» disse Kate. Gli prese il polso e mosse la mano di Nick tra loro,
sospirando di gioia quando le sue dita le palparono i seni. «Mi sembra una specie di
destino.»
«O di fortuna.»
«Io penso fortuna.» Gli avvolse le braccia intorno al collo. Nick le tastò il fondo-
schiena con entrambe le mani. L'avvicinò a sé. «Allora, che ne dici di ritentare la for-
tuna?»
Kate rise, sentendosi spensierata in modo assurdo e insolito per lei. «Dico mais sì,
cher!»

«Allora,» disse Kate molto, molto tempo dopo, quando Nick le rivelò finalmente
quanto le aveva tenuto nascosto, mentre preparavano la cena nella cucina di bordo
«quando mi hai detto di avere delle questioni in sospeso da mettere in chiaro dopo la
morte di tuo padre, la questione specifica a cui alludevi era il fatto che non credevi si
fosse suicidato?»
«So per certo che non l'ha fatto, accidenti» le rispose.
Kate, le cui capacità culinarie consistevano perlopiù nel saper digitare il numero di
una rosticceria, rimase affascinata dalla rapidità con cui Nick tagliò un gambo di se-
dano, un peperone verde, una cipolla e uno scalogno in quadratini perfetti.
Non aveva mai condiviso con un uomo un simile momento di intimità domestica.
Ora, con addosso una sua camicia e le mutandine che aveva recuperato sopra la cor-
nice di un quadro, scoprì che le piaceva lavorare con lui.
«Anche se tuttora non ne ho le prove, capii che si trattava di un finto suicidio non
appena ricevetti la telefonata.»
«Proprio come è successo a me con Tara.»
Era bellissimo con quei jeans cascanti, il primo bottone slacciato e i piedi nudi.
Com'era possibile che i piedi di un uomo fossero così sexy? E com'era possibile che
lo desiderasse ancora, dopo che avevano praticamente incendiato la barca e lei era
venuta così tante volte da perdere il conto?
Per trattenersi dal saltargli addosso, si concentrò sui gamberetti da sgusciare e da
pulire, compito che si stava rivelando più difficile di quanto non le fosse sembrato
quando si era offerta volontaria.
«Sarà anche stato corrotto.» Nick bevve un sorso di birra e controllò il burro che
stava facendo sciogliere in una padella col fondo di rame. «Sarà anche stato un mise-
ro ubriacone attaccabrighe, ma di certo non si è suicidato.»
«Allora non sei rimasto sorpreso quando hai scoperto che prendeva le bustarelle?»
«.Non.» Quando Nick rovesciò nella padella le verdure tagliate il burro sfrigolò.
«Lo capisci fin da bambino, quando tuo padre torna a casa dal lavoro con le tasche
piene di denaro.»
«Penso che sia un ottimo indizio. È strano che entrambi abbiamo dei genitori diso-
nesti, non trovi?»
«Forse anche questo ha a che fare col destino.» Le riempì il bicchiere di vino, poi
aggiunse alle verdure la passata di pomodoro.
«Può darsi» mormorò Kate. «E capisco perché ti sei sentito in dovere di tornare a
New Orleans per scoprire la verità. Per lo stesso motivo per cui sono venuta a cercare
l'assassino di Tara quando ho avuto la certezza che la polizia avrebbe seguito la via
più rapida, decidendo di non indagare sul caso.» Bevve un sorso del vino frizzante e
paglierino che Nick aveva acquistato sulla via del ritorno verso la barca.
«Capisco perfino perché sei entrato nella polizia: per conoscere in prima persona e
da vicino tutte le parti in causa e per dividere i buoni dai cattivi in modo da iniziare a
stilare una lista dei sospetti. Ma quel che non riesco a capire è perché ti sei fatto sor-
prendere a intascare mazzette se sapevi che, con tutti i mezzi di informazione concen-
trati sui poliziotti dopo Katrina, nessuno avrebbe potuto far passare sotto silenzio il
tuo comportamento.»
Non appena ebbe finito di parlare, si diede la risposta da sola.
«È proprio per quello, vero? Di questi tempi è molto più difficile passarla liscia
dopo essersi fatti corrompere. Non potevi infiltrarti nel gruppo con roba da poco. Do-
vevi compiere un gesto eclatante per farti notare.»
«Eccellente. Devi essere un…»
«Investigatore. Sì, sì, ne abbiamo già parlato.» Respinse con un gesto della mano la
battuta che Nick aveva intenzione di fare. «Ma non è stato difficile?»
«In realtà è stato facile. Ci sono ancora dei locali così abituati a pagare i poliziotti
in cambio di protezione, che nessuno ha esitato quando ho detto che non sarebbero
stati infastiditi per delle irregolarità, se avessero dato un contributo al fondo per le
vedove e gli orfani dei poliziotti.»
«Anche questa l'hai presa direttamente dal film. Dennis Quaid si giustifica per aver
intascato una bustarella dicendo che la userà per mandare il fratello minore all'univer-
sità.»
«Già.» Nick sorrise. «Pensavo che fosse un tocco creativo.»
Kate scosse il capo. Lo scrutò da sopra l'orlo del bicchiere di vino senza riuscire a
inquadrarlo.
«Ma non ti ha dato fastidio rovinarti la reputazione in quel modo?» gli chiese seria.
Lei si era data molto da fare per costruirsi una reputazione che fosse l'opposto di
quella di sua madre.
«Veramente no. Me ne andai via di qui a diciassette anni, quindi, tanto per comin-
ciare, non avevo una reputazione da difendere in questo posto.»
«Ma hai detto che questa è una città piccola. Che qui si conoscono quasi tutti.»
«È vero. Io e Remy siamo cresciuti insieme; ho dato il primo bacio alla donna - che
in seguito ho commesso l'errore di sposare - alla festa del suo sesto compleanno al
parco del lago Pontchartrain; e ho fatto a botte per la prima volta con Dubois quando
avevo nove anni.»
«Oh, ti prego, dimmi che gliele hai date di santa ragione.»
«In realtà è stato il contrario.» Prese i gamberetti che Kate aveva sgusciato e li mi-
se nella padella. «Avevo nove anni. Lui ne aveva dodici ed era grosso per la sua e-
tà…»
«Come se adesso non lo fosse!»
«Grosso nel senso di ben piantato, non ciccione. Era anche un attaccabrighe. E già
allora una testa calda. La prima volta che venne a cercarmi, lo stavo aspettando con
una mazza da baseball. Se lo guardi da vicino, puoi ancora vedere la cicatrice sulla
fronte, appena sopra l'occhio sinistro. Da allora mi ha quasi sempre lasciato in pace.
«Ma per tornare alla tua domanda, visto che dovevo scegliere tra il macchiare un
tantino la mia reputazione e il farla passare liscia a poliziotti che avevano giurato di
proteggere e servire, e che invece avevano commesso un omicidio a sangue freddo,
soprattutto l'omicidio di un loro collega, anche se era una mela marcia, be'» fece spal-
lucce «è stata una decisione facile.»
«Wow!» Kate sospirò. «E meno male che a New Orleans le cose vanno diversa-
mente. Tu vedi tutto bianco o tutto nero come me, Broussard.»
«Non l'avevo mai pensata in questi termini, ma…»
«È così.» Rise, divertita dall'idea, godendosi quel momento. E quell'uomo. «Dio,
chi l'avrebbe mai detto?»
«Si spera non i cattivi.»
Kate tornò subito seria. «Hai idea di chi siano?»
«So che Dubois è coinvolto. E suo nipote George, che si occupa di furti e incendi
dolosi e probabilmente sbriga affari sottobanco con metà dei gestori dei banchi di pe-
gni della città. Poi c'è John Flournoy, che una volta lavorava al Lower Ninth, ma poi
è stato promosso vicecapo del Servizio segreto contro la criminalità.»
«Il tizio responsabile dei servizi segreti è corrotto?»
«Ti suona familiare?»
«Sì, appena un tantino» rispose Kate seccamente.
«In base a quanto mi hai detto e a ciò che ho letto sul caso di Chicago, la differenza
è che, per la maggior parte, i tizi contro cui hai testimoniato tu si sono macchiati sol-
tanto di abuso di potere.»
«E ti sembra poco?»
«Certo, non è una bella cosa.» Nick aggiunse succo di limone, sale e pepe all'intru-
glio in ebollizione. «Ma quaggiù si tratta più che altro di gente che si è arricchita in-
debitamente.»
Nick bevve un altro sorso di birra, più lungo del precedente. «Un mucchio di poli-
ziotti di pattuglia corrotti non si sono più visti. Ma ne sono rimasti abbastanza da in-
durmi a ritenere che gli affari proseguono come al solito. Adesso stanno soltanto più
attenti. Qualche giorno fa pensavo di essere sul punto di trovare il bandolo della ma-
tassa, ma poi…»
«Tara è stata uccisa. E hai perso il tuo informatore. Il tuo legame con LeBlanc. E
qualsiasi cosa fosse così determinato a recuperare, che probabilmente aveva a che fa-
re con tuo padre…»
«Non volevo essere così esplicito, tenuto conto della perdita che hai subito e di tut-
to il resto…»
Gli mise le dita sulla bocca. «Abbiamo perso entrambi qualcuno. Erano delle per-
sone oneste? No. Per niente. Ma come hai detto, questo non significa che le loro vite
fossero prive di valore. Che chiunque li abbia uccisi non debba essere ritenuto re-
sponsabile. E se la colpa è di questo LeBlanc, ho anch'io dei conti in sospeso con lui,
quindi devo incontrarlo.»
«È molto pericoloso.»
Kate rise. «E questo dovrebbe scoraggiarmi? Vengo dalla città che ha dato i natali
ad Al Capone, Bugs Moran e Sam Giancana.»
«Non erano in circolazione quando facevi parte della polizia, ma ho capito cosa
vuoi dire.» Le divaricò le ginocchia e si infilò tra le sue gambe. «Ti mangi i cattivi a
colazione…»
Kate inclinò il capo per baciarlo. «E li mando in prigione per tutta la vita.» Sospi-
rò, quando Nick le sfiorò il seno con la punta delle dita sprigionando scintille. «Pro-
babilmente è per quello che i poliziotti hanno messo sottosopra l'appartamento di Ta-
ra.»
«È quel che penso anch'io.» Le mani esperte di Nick, che avevano maneggiato il
coltello così abilmente, adesso erano impegnate con i bottoni della sua camicia.
«Pensi che abbiano scoperto di cosa si tratta?»
«Non saprei dirtelo.» Le abbassò la camicia scoprendole una spalla. «Ma sto archi-
tettando un nuovo piano per trovare degli indizi.» Quando Nick le mordicchiò il collo
il battito di Kate accelerò. «Per indurli a credere che so molto più di quanto so davve-
ro.»
«Mettendo in pericolo la tua vita» gli fece notare lei con un gemito stridulo, quan-
do le tolse la camicia.
Kate aveva la mente annebbiata e faceva sempre più fatica a concentrarsi sulla
conversazione. Il suo corpo si illanguidì. S'inumidì. Fremette per l'attesa.
«Senza pericolo…» Le labbra di Nick pizzicarono quelle di Kate, «…non c'è nes-
suna ricompensa.» La sollevò dallo sgabello stringendole i glutei. «E a proposito di
ricompensa…»
Gli avvolse le braccia intorno al collo e gli allacciò le caviglie dietro la schiena.
«Non si brucerà la cena?»
Come se mi interessasse, pensò Nick mentre premeva contro di lei, così eccitato
che lei riuscì a sentirlo attraverso i jeans. Ma si era dato così tanto da fare a cucinare
per lei che pensò di dover almeno fingere che gli importasse.
«Dipende da quanto tempo vuoi che duri.»
Stringendola forte, con le labbra sulle sue, baciandola appassionatamente, percorse
i pochi passi che lo separavano dal tavolo della cucina e ve la posò sopra.
Kate rise, mentre si spogliava del tutto. «Oh, per me va bene anche un minuto.»
Che cosa aveva di speciale Nick Broussard da indurla a non averne mai abbastan-
za?
«Ricevuto!» Si abbassò i jeans fermandosi quel tanto che bastava per estrarre un
preservativo dalla tasca.
Era nudo sotto quei jeans logori. Nudo e magnificamente, splendidamente eccitato.
E, si meravigliò Kate, lui era suo.
«Mi piacciono gli uomini che arrivano pronti al dunque.» Lo prese per i capelli e
accostò la sua bocca alla propria.
«E a me piacciono le donne che sono sempre disponibili.» Premette i palmi delle
mani contro l'interno delle sue cosce, allargandole le gambe.
«Ah, mon ange» sussurrò. «Sei così bella.»
Kate aveva i sensi obnubilati. E la mente confusa. Se fosse riuscita a parlare, gli
avrebbe detto che era più che bello. Ma non riuscì a emettere altro che un gemito
sommesso e stridulo.
«Potrei stare dentro di te per sempre.» Mise le mani sotto di lei, sollevandola più
vicino a sé.
Non aveva nessuna intenzione di lamentarsi di quella prospettiva! Kate sforbiciò
con le gambe intorno a lui e mosse i fianchi per esortarlo a continuare, mentre Nick
spingeva, si ritraeva, poi spingeva ancora, più in profondità e con più forza, facendola
venire di nuovo con i suoi colpi potenti.
Lei udì un urlo e capì che era salito dalla sua gola. I colori esplosero in un caleido-
scopio luminoso dietro le sue palpebre, accecandola, mentre veniva scossa dall'orga-
smo, reso ancor più potente dalla consapevolezza che anche Nick lo stava provando.
I colori, che si smorzarono in un rosa pallido e in un azzurro tenue, galleggiavano
placidamente e pigramente nella sua testa. Nick era per metà in piedi e per metà ri-
verso su di lei, con la bocca contro il suo collo.
Non sapeva per quanto tempo fossero rimasti abbracciati insieme in quel modo.
Avrebbe potuto trattarsi di pochi secondi. Minuti. Ore. Sarebbe stata più che felice di
rimanere così per sempre.
Il timer, che Nick aveva puntato quando aveva messo a cuocere il riso, iniziò a
suonare. Kate rise e sentì Nick ridere in risposta dentro di lei.
«Pensi che voglia dire che abbiamo finito?» gli chiese.
Nick sollevò il capo e le diede un bacio lungo e profondo che Kate avvertì fino alla
punta dei piedi nudi. «Per niente!» Kate provò un senso di perdita, quando Nick si
staccò da lei.
«Però devo farti mangiare.» Gli occhi di Nick si animarono quando incontrarono i
suoi, e continuarono a fissarli. «Devo mantenerti in forze.» Fece scorrere una mano
lungo il corpo di Kate, dal seno alle ginocchia. «Per tutto ciò che ho in mente di farti
- di fare con te - stanotte.»
Quella prospettiva, insieme al calore dello sguardo di Nick, la fece rabbrividire.
«Sono solo promesse.» Gli scoccò una delle sue occhiate timide, sorprendendo sé
stessa. Si poteva dire tutto dell'investigatore Kathleen Delaney tranne che fosse timi-
da.
«Non sei più un adolescente, Broussard.» Kate pensò che probabilmente avesse
come minimo trentatré anni. «Mentre io sto raggiungendo il mio picco sessuale.» Che
sarebbe potuto passare inosservato se non avesse conosciuto il suo affascinante ex
SEAL di origine francese. «Sei sicuro di riuscire a tenermi testa?»
Nick gettò indietro il capo. La muscolatura, ampia come un'asse su cui avrebbe po-
tuto lavare il bucato, gli increspò il torace, quando si lasciò sfuggire una risata pro-
fonda e compiaciuta di sé.
«Non preoccuparti, 'tite chatte,» le disse «perché te lo garan-ti-sco, bella rossa.»

Un esitante sole di febbraio brillava attraverso la finestra, quando Kate si svegliò il


mattino dopo. Sebbene non avesse ancora fatto progressi per quanto riguardava la
morte di Tara, la sua vita era cambiata in modo stupefacente nel giro di pochi, brevi
giorni.
Non aveva idea di quale direzione avrebbe preso la sua relazione con Nick. Ma per
la prima volta, invece di sentire il bisogno di controllare ogni aspetto della sua vita,
Kate era disposta a lasciarsi trascinare dagli eventi e a godersi il tempo passato con
lui.
«Siamo a New Orleans» mormorò Kate mentre passava la mano sul cuscino im-
pregnato del suo inebriante profumo maschile. «La gente qui fa le cose a modo pro-
prio.» E non si stava forse gustando quel particolare modo di fare?
Laissez les bon temps rouler.
Si girò supina. Sorrise al soffitto ripensando a quante volte se l'erano spassata lei e
Nick quella notte. E a quanto desiderava spassarsela di nuovo.
Lo sentì sotto la doccia ed ebbe la forte tentazione di seguirlo, poi decise che, sic-
come entrambi avevano dormito poco quella notte, l'avrebbe sorpreso preparandogli
il caffè, una delle poche cose che sapeva fare.
Quando l'acqua iniziò a filtrare nella macchina da caffè decise di uscire a godersi il
mattino.
Con i ricordi piacevoli della notte passata a fare l'amore che le vorticavano volut-
tuosamente nella testa, Kate fu completamente impreparata alla spaventosa vista di
sangue fresco che le si presentò sul ponte lucente della Urrà.
36

Nick si era appena infilato le mutande, quando l'urlo soffocato di Kate lo ridestò
dai ricordi roventi della maratona di sesso della notte precedente.
Senza nemmeno prendersi la briga di mettersi i jeans, si precipitò fuori dalla cabina
e su per le scale, dove la trovò in piedi nel vano della porta che conduceva sul ponte
di tek.
«Cosa diavolo succede?» La porta era rivestita di un orlo di piume nere. Sul ponte
erano sparpagliate delle ossa, apparentemente di pollo, insieme a della cenere e - che
diavolo - sangue?
«Scusa.» Kate era lì in piedi, con addosso una maglietta e un paio di jeans che
Nick non si ricordava di avere; i capelli erano un tumulto di riccioli rossi che le rica-
devano sulle spalle, e aveva una mano sulla bocca. «Non volevo gridare, ma… Dia-
mine.» Kate si passò una mano tremante tra i capelli. «Sono soltanto rimasta sorpre-
sa. A Chicago ne vediamo di cose strane, ma nulla di questo genere.»
«Non è propriamente comune nemmeno qui.» La strinse tra le braccia e le premette
le labbra sui capelli. Kate finse di essere forte, ma Nick la sentì tremare. «Fammi an-
dare a mettere le scarpe e poi pulisco.»
«Non credi che sia sangue umano, vero?»
«No. A quanto pare, un pollo sfortunato ci ha lasciato le penne. Non appena avrò
pulito, chiamerò Téo per chiederle cosa ritiene che possa significare tutto questo.»
«Be', se è stato quel Jean-Renee Bertrand di Algiers che pensa di spaventarmi con
il voodoo, si sbaglia di grosso. Perché non credo a quelle fesserie. Ma sai cosa mi fa
davvero venire i brividi? Che qualcuno sia salito a bordo della barca senza che noi ce
ne accorgessimo.»
Già. Quello scocciava pure lui. Era la seconda volta nel giro di una settimana che
lo prendevano alla sprovvista. «Eravamo presi a fare altro.»
«Be', questo è vero.» Le si imporporarono le guance.
Essendo un uomo a cui erano sempre piaciuti i contrasti, Nick non apprezzava solo
il fatto che il suo poliziotto inflessibile fosse incredibilmente sexy, ma anche che, in
qualche modo, nonostante fosse dovuta crescere troppo in fretta e avesse lavorato per
tutti quegli anni nei bassifondi di Chicago, fosse riuscita a mantenere quell'innocenza
che la faceva arrossire. Stava pensando di accantonare le pulizie e di riportarla a letto
per farla arrossire da cima a fondo, quando gli squillò il cellulare.
«È Remy» disse, guardando lo schermo luminoso. «Ehi, cher… Va bene. Certo, ci
troverai qui.» Chiuse il cellulare di scatto.
«Ha ricevuto il referto dell'autopsia» ipotizzò Kate.
«Penso di sì. Non me l'ha detto, ma probabilmente non l'ha fatto perché comuni-
candoci la notizia infrangerà tutte le regole del dipartimento. Ci raggiungerà tra un'o-
ra o giù di lì.»
«Vado a fare la doccia e a cambiarmi.»
«Mi fai un favore?»
«Quale?»
Sarà anche stato un pervertito, ma apprezzava pure il fatto che Kate non avesse ac-
cettato subito senza prima scoprire in cosa consistesse il favore. Non sarebbe stata la
sua Kate se si fosse lasciata incantare troppo facilmente. La vita con lei era una sfida,
ma sicuramente non sarebbe mai stata noiosa.
«Mettiti i jeans invece di quel completo professionale coi pantaloni. E se hai un al-
tro paio di quelle mutandine incredibilmente sexy, mi farebbe un enorme piacere,
mentre sono qui a pulire e dobbiamo lottare contro gravi crimini, pregustare come sa-
rà togliertele.»
«Sei incorreggibile.» Kate si trattenne dall'atteggiare le labbra carnose, perfino più
turgide del solito perché erano state baciate per tutta la notte, in un sorriso.
«E a te piaccio proprio per quello.»
Kate si alzò in punta di piedi e gli stampò sulla bocca un bacio fulmineo e irruente.
«Puoi dirlo.»

«Come ti è venuto in mente di correre un rischio simile?» La vestaglia di seta rossa


di Téophine le avvolgeva la gambe, mentre percorreva la stanza a grandi passi in pre-
da alla collera.
«Non mi ha visto nessuno.»
«Ma avrebbero potuto. Una volta Nick Broussard era un Navy SEAL. È stato adde-
strato a combattere in condizioni estreme.»
«Può darsi,» disse Toussaint dolcemente «ma ieri notte non faceva il soldato. E tra
la pioggia e il fatto che fosse intento a fare l'amore con la sorella di Desirée, avrebbe
potuto fare irruzione nella barca un intero esercito nemico senza che lui se ne accor-
gesse.»
«È stato comunque un gesto avventato.»
«Quella donna è in pericolo.»
«E a te cosa importa? Non la conosci nemmeno.»
«È la sorella gemella di Desirée. È il sangue di Desirée. L'altra metà di Desirée.»
Si alzò dal divano lasciandosi sfuggire un sospiro profondo. «La donna di cui una
volta eri amica, la donna che amavo con tutto me stesso, adesso è un lwa. Non credi
che si aspetti che protegga sua sorella?»
«Allo stesso modo in cui sei riuscito a proteggere Desirée?» si adirò Téo, respin-
gendo le sue mani, mentre Toussaint cercava di abbracciarla. «Oddio, mi dispiace.»
Téo si voltò di scatto. Chiuse gli occhi e si portò al petto una mano dalle unghie
rosso sangue. «È stata una cattiveria gratuita.»
«Non sentirti in obbligo di scusarti. È la pura verità.»
Gli occhi turchesi di suo fratello brillavano mentre era in piedi dietro di lei, con le
mani sulle sue spalle. Toussaint non sapeva chi di loro stesse cercando di consolare.
«Non sono stato in grado di salvare Desirée, ma farò in modo che questa donna non
debba subire la stessa sorte.»
Téo si voltò e gli prese il viso tra le mani. Aveva un'espressione dilaniata. «E se ti
ammazzano?»
«Broussard è un brav'uomo. Non ucciderebbe mai un innocente.»
«Non alludevo a Nick. Mi riferivo a chiunque abbia buttato Desirée dalla finestra.
Non ti è mai passato per la mente che potrebbe uccidere anche te?»
«Certo.»
«E?»
«Allora la mia anima si ricongiungerà con quella di Desirée nel Ginen. Non c'è
nulla che possa darmi più gioia. E più pace.»
«Pace» lo schernì Téo aspramente. «Non tutti userebbero questa parola in relazione
a Desirée Doucett.»
«La sua fede si stava rafforzando. Stava trovando la pace dentro di sé. E quando
stavamo insieme e onoravamo il Guédé con i nostri corpi, be', non so come descriver-
telo, ma giacere accanto a lei subito dopo è stata la più grande esperienza di pace che
abbia mai provato.»
«Il sesso è così.»
«A volte,» convenne lui «ma con lei era diverso.»
Téo si scostò di nuovo. E riprese a camminare per la stanza. «Quanti uomini credi
l'abbiano pagata per sentirsi esattamente in quel modo? Vendeva il suo corpo, Tous-
saint! Sapeva cosa volevano gli uomini e glielo dava.»
«Non l'ho mai pagata. E aveva intenzione di lasciare quella vita.»
«Questo era quanto diceva lei.»
Téo si fermò di nuovo. Trasse un respiro profondo.
«Vorrei che non avessi mai incontrato quella puttana.»
«Se fossi morto senza aver conosciuto Desirée, sarei morto senza aver mai cono-
sciuto la vera gioia.»
«O il dolore.»
«La vita è fatta di due aspetti» affermò lui, ricordandole quanto lei stessa aveva
detto a Nick Broussard e alla sorella di Desirée, quando erano entrati nel negozio in
cerca di informazioni sulla magia nera. «La luce e le tenebre. La gioia e il dolore.
Senza un equilibrio, non si può vivere pienamente un'esistenza completa.»
La prese di nuovo per le braccia, trattenendola quando Téo cercò di divincolarsi.
«Non preoccuparti.»
«Sono tua sorella maggiore. È il mio destino preoccuparmi per te.»
«Non mi succederà niente. Adesso devo andare.»
«Dove?»
«La scorsa notte ho fatto un sogno. C'era quella donna, Kathleen, in pericolo nella
zona paludosa del fiume. Devo vegliare su di lei.»
«Quel compito spetta a Broussard.»
«Sì, dovrebbe essere così, vero?» convenne. «Ma nel mio sogno era legato mani e
piedi con dei rami di gelsomino rampicante, ed era appeso al di sopra di un abisso
profondo e oscuro.»
«Ma era vivo?»
«Quando mi sono svegliato lo era.» Con le labbra le sfiorò la fronte, insolitamente
deturpata da profonde rughe orizzontali. «Ma, in ogni caso…»
«Sta attento» lo implorò. «Non correre rischi.»
«Si Dieu vlé» rispose. Se Dio lo vuole.
Nessuno aveva mai pronunciato parole più sincere di quelle. Aveva fatto il possibi-
le per salvare Desirée. Ma tutti i suoi sforzi, le sue preghiere e i suoi incantesimi era-
no falliti.
Per qualche motivo, mentre lui serviva zuppa densa e cocktail Hurricane fin troppo
dolci a turisti ubriachi, Desirée se n'era andata dalla casa di Toussaint ed era tornata
nel suo appartamento, per poi gettarsi dalla finestra andando incontro a una morte
prematura. Da quel momento, Toussaint non era riuscito a scrollarsi di dosso la sen-
sazione che il mondo, perlomeno il suo cantuccio, fosse completamente impazzito.
37

«Ho delle buone notizie» disse Nick quando Kate lo raggiunse in cucina.
«Dimmi che Remy ha richiamato per avvisarti che hanno arrestato l'assassino di
Tara.» Prese con entrambe le mani la tazza che Nick le porgeva e soffiò sul vapore
profumato.
«Mi dispiace, ma si tratta di un'altra faccenda. Ho descritto a Téo quella roba spa-
ventosa da rito voodoo e probabilmente, secondo lei, le penne appartengono a un gal-
lo nero. Anche il sangue e le ossa. È un incantesimo fatto per proteggere.»
«Suppongo che sìa una buona notizia.» Kate non ne era ancora del tutto sicura. L'i-
dea che uno stregone voodoo si fosse aggirato sulla barca mentre lei e Nick facevano
l'amore o dormivano era oltremodo raccapricciante. «Ha idea di chi possa essere sta-
to?»
«Pensa che potrebbe trattarsi di un tizio che faceva da guida spirituale a tua sorel-
la.»
«Cosa?» Per poco il caffè non le andò di traverso. «C'era un uomo nella sua vita e,
pur sapendolo, Téo Jannise non ci ha detto nulla, quando ci siamo recati al suo nego-
zio?»
«Già, gliel'ho chiesto anche io. Mi ha detto che non le era venuto in mente di rive-
larcelo perché era rimasta sconvolta dalla notizia della morte di Tara.»
«Allora, cosa aveva da dire stavolta?»
«Solo quanto ti ho riferito.» Nick ruppe alcune uova in una scodella.
«Le hai chiesto come si chiama, vero?»
Nick le scoccò un'occhiataccia.
«Va bene, scusa, naturalmente l'hai fatto. E cosa ti ha risposto?»
«Non molto. In realtà, ha più che altro eluso la domanda.»
«Ma non abbiamo intenzione di lasciar perdere, giusto?»
«Giusto. Pensavo di fare un salto al suo negozio dopo che Remy se ne sarà andato.
E a proposito, ci vorrà un bel po' di tempo. Ha richiamato per dirmi che ci sono stati
degli imprevisti.»
«Riguardo a Tara?»
«No. Deve occuparsi di un altro caso. Ieri notte un furto d'automobile è finito male
e due turisti torneranno a Baltimora all'interno di casse di pino.»
«Che brutta storia!»
«Sì, ma è ancora più brutta perché Remy crede che non si tratti di due veri turisti,
visto che avevano una fedina penale lunga come le tue gambe.»
Kate sorrise per il complimento e gli diede un bacio fugace e lieve.
«Ritiene che si trovassero in città per lavoro?»
«Sì, come ho detto, di questi tempi qui regna l'anarchia, con tutte quelle bande di
spacciatori che si contendono il territorio. Quindi, presumo che non ci si dovrebbe
sorprendere se dei forestieri cercassero di imporsi con la forza in questa città. Ma non
invidio Remy.»
«Perché no? Mi sembra un caso di ordinaria amministrazione, per quanto riguarda
gli omicidi legati alla droga.»
«Lo sarebbe, se non fosse per il piccolo particolare che una delle vittime è il figlio
di un membro del Congresso originario del Maryland.»
«Accipicchia» fischiò Kate. «Non ho con me la mia sfera di cristallo, ma mi sem-
bra di vedere un caso urgente nell'immediato futuro dell'investigatore Remy Landre-
aux.»
«Già. Pensa di avere a disposizione al massimo quattro ore prima che i mezzi di in-
formazione si buttino sul caso.»
«Allora cosa facciamo nelle prossime quattro ore?»
«Pensavo di preparare un po' di impasto per il pain perdu. Ma se hai in mente
qualcos'altro…»
In effetti, Kate aveva qualche idea.
E fu l'ultima cosa che dissero entrambi per parecchio tempo.

Alla fine ci vollero quasi sei ore. Dal momento che nemmeno loro furono in grado
di fare l'amore per tutto quel tempo, con sua grande sorpresa, Kate si divertì a starse-
ne seduta a far niente.
Be', non proprio niente. Giocarono parecchie mani di ramino, ma infine gettarono
entrambi la spugna a pari punti.
E poi parlarono. Kate gli raccontò storie legate a casi su cui aveva indagato, e Nick
le descrisse le missioni che avevano impegnato la sua squadra in giro per il mondo.
Perlomeno, quelle di cui poteva parlare; Kate intuì che le altre dovessero rimanere
segrete.
Le raccontò anche di quella volta in cui era tornato a casa in anticipo da una mis-
sione e aveva scoperto che sua moglie aveva una relazione con il parrucchiere. Kate
pensò che la dicesse lunga sul suo carattere il fatto che non sembrasse avercela con la
moglie, ma pensasse soltanto che poteva essere molto dura essere sposata con un
SEAL.
Scoprirono di amare entrambi la lettura: piacevano a tutti e due più o meno gli
stessi scrittori, anche se Nick non condivideva la sua predilezione per i romanzi rosa,
cosa che Kate trovava giusta, dal momento che a lei non andavano a genio i western.
Nessuno di loro andava matto per i reality show, anche se Kate ammise di aver un
debole per i programmi in cui venivano salvati gli animali, trasmessi da Animal
Planet, mentre a Nick piaceva Cops, il documentario che seguiva i poliziotti al lavo-
ro, cosa che suscitò l'ilarità di Kate perché, insomma, com'era possibile che un unico
programma televisivo potesse mostrare così tanti ubriaconi in tutti quei parcheggi per
roulotte?
Avevano entrambi gusti musicali eclettici, con una propensione per il country, an-
che se a Kate piaceva il jazz, che Nick riteneva adatto ai 'preliminari', e si sforzava di
capire l'hip hop.
E nel corso di una discussione in cui Kate temeva di sentirsi a disagio, appresero
che entrambi un giorno avrebbero voluto avere una famiglia e dei figli. Ma non ora.
Quando non parlavano si limitavano a rimanere seduti sul ponte, a godersi la tiepi-
da giornata invernale della Louisiana meridionale e la reciproca compagnia.
All'inizio Kate si era sentita un po' strana. Spaesata. Come se fosse stata in mare a
lungo e non riuscisse ancora a reggersi in piedi sulla terraferma. Ma alla fine, quando
il sole era sceso all'orizzonte, Kate si rese conto di sentirsi rilassata. Era da così tanto
tempo che non si liberava dell'ansia e della tensione che aveva dimenticato cosa si
provasse a non essere confusi dal punto di vista emotivo e mentale.
«Aspetta di vedere il golfo,» disse Nick, quando Kate gli rivelò come si sentiva
«allora sì che non vorrai più tornare nel mondo reale.»
La prima volta che le aveva proposto di partire in barca, Kate l'aveva deriso perché
era convinta che levare l'ancora e dirigersi verso lidi sconosciuti fosse il massimo del-
l'irresponsabilità. Adesso c'era qualcosa di meravigliosamente allettante in quella pro-
spettiva.
Era sul punto di dirglielo, quando un'auto civetta della polizia si fermò nel par-
cheggio. Senza nemmeno pensare a quanto stava facendo, Kate porse la mano a Nick,
che intrecciò le dita con le sue.
«Di qualsiasi cosa si tratti,» le disse «ce ne occuperemo insieme.»
Come una squadra. E quella non era forse un'altra idea che le era parsa impensabi-
le la prima volta che era arrivata davanti alla Urrà? Mentre adesso le sembrava natu-
rale come respirare.
Pur sapendo che Remy era sotto pressione e doveva sgobbare sull'urgente caso di
omicidio con risvolti politici, Kate si meravigliò quando lo vide avvicinarsi con u-
n'andatura sinuosa, simile a quella di una pantera dal manto lucente.
«Cosa diavolo fa?» chiese Kate, vedendo la giacca blu scuro, la camicia bianca i-
namidata, con tanto di cravatta a righe blu e rosse dal nodo impeccabile, i calzoni gri-
gi con la piega perfetta e i mocassini lucidati come specchi. «Una doccia di teflon
ogni mattina prima di recarsi alla stazione di polizia?»
«È sempre stato così» rispose Nick. «Il giorno della prima comunione fu l'unico
bambino a finire la giornata con la camicia e i calzoni immacolati come quando se li
era messi. Accidenti, mi è capitato di essere di guardia con lui, e non si è mai versato
sulla camicia la salsa piccante del suo panino nemmeno una volta. E che non ti venga
in mente di buttare per terra l'involucro di un hamburger. Era un po' come rimanere
chiusi in macchina con Jack Lemmon nei panni di Felix Ungar nel film La strana
coppia.»
«Be', mi fa piacere che qualcuno se la stia spassando» disse Remy strascicando le
parole, quando Kate rise per la descrizione di Nick.
«Stavamo solo scherzando, cher» disse Nick.
«Rendete partecipe anche me, perché mi farebbe bene una bella risata.»
«Mi dispiace.» Nick scambiò un'occhiata con Kate, che si stava mordendo il labbro
con fare guardingo. «Ma sono faccende private.»
Remy lanciò una rapida occhiata prudente prima a Nick e poi a Kate. Poi di nuovo
a Nick. Sebbene i suoi occhi fossero nascosti da un paio di occhiali da sole, Kate eb-
be ancora una volta la sensazione che non si potesse darla a bere al poliziotto della
omicidi.
«Be', non posso trattenermi a lungo. Volevo solo portarvi questo referto. Che, a
proposito, non avete mai visto.»
«Ricevuto» convenne Nick prendendo la busta di carta di Manila che gli porgeva
Remy. A sua volta la passò a Kate. «Come va il tuo caso di omicidio?»
«Non chiedermelo.»
«Vuoi una birra prima di tornare al duro lavoro?»
Remy abbassò lo sguardo sul suo orologio d'oro. «Sì, volentieri. Mi sembra un'ot-
tima idea.»
Mentre Nick scendeva a prendere la birra, si spaparanzò su una sdraio.
«Apprezzo molto il fatto che si sia preso la briga di fare questo per me,» disse Kate
«soprattutto perché la costringe a infrangere le regole.»
«Ehi, se non si può nemmeno fare un'eccezione per gli amici, dov'è il bello?» le
chiese. «Inoltre, nel caso Nick non gliel'abbia detto, ci troviamo a…»
«New Orleans» proseguì Kate con un sorriso, sforzandosi di non arrossire al pen-
siero di quanto le aveva fatto Nick adducendo quella scusa. «La gente qui fa le cose a
modo suo.»
«Eccome» esclamò Remy, ricambiando il sorriso di Kate con uno radioso dei suoi.
Per quanto Nick fosse attraente, Remy Landreaux sembrava più un poliziotto della
televisione e del cinema che uno reale. Lui e Nick dovevano aver fatto breccia nel
cuore di un mucchio di ragazze di New Orleans ai tempi della scuola.
«Ecco qua, cher.» Nick era tornato con tre bottigliette scure di Abita Bock. Ne por-
se una a Kate, un'altra a Remy e ne tenne una per sé.
Kate trattenne il respiro estraendo i fogli dalla busta. Sebbene volesse sapere, aves-
se bisogno di sapere com'era morta sua sorella, c'era una parte di lei che desiderava
con forza di potersene andare via in barca.
Lanciò un'occhiata fugace all'albero di poppa, poi sorprese Nick intento a osservar-
la e si rese conto che sapeva esattamente a cosa stesse pensando. Capì anche che,
sebbene Nick volesse risolvere l'omicidio di suo padre come lei voleva risolvere quel-
lo di Tara, se lei avesse pronunciato la parola giusta sarebbero partiti subito.
Nonostante si fosse sempre considerata una donna forte e indipendente, la consa-
pevolezza di avere accanto Nick Broussard le diede il coraggio di iniziare a leggere.
Invece di partire dai dettagli nudi e crudi, come l'altezza e il peso che differiva dal
suo di soli due chili - Kate passò all'ultima pagina. «Non siete riusciti a determinare
le circostanze della morte?»
«Non c'erano prove sufficienti, chère» rispose Remy, rivolgendosi a lei più come
un amico afflitto che come un poliziotto. «La causa della morte era piuttosto eviden-
te…»
«Le si è spezzato l'osso del collo.» Kate chiuse gli occhi per un attimo, nel momen-
to in cui le balenò in mente l'immagine della sorella che si schiantava contro quella
fontana di pietra. Le parve di sentire il rumore dell'osso che si rompeva.
«Perfino Dubois si è pronunciato in questo senso» disse l'investigatore. «Ma le cir-
costanze…» Si strinse nelle spalle sollevando i palmi delle mani. «Dal momento che
lei stessa è un investigatore della omicidi, sa che il coroner avrebbe dovuto stabilire
se abbiamo a che fare con un omicidio, un incidente o un suicidio. Anche se so che è
dura da accettare, scommetto che si è trattato di un suicidio. Ma è soltanto l'ipotesi
più ragionevole.»
Kate sapeva che aveva ragione. Ma questo le fece abbassare la cresta. Quale sareb-
be stato il prossimo passo da compiere? Massaggiandosi le tempie, tornò alla prima
pagina e si mise a esaminare il referto riga per riga.
«Non viene menzionato il tatuaggio di cui mi hai parlato» disse a Nick.
«Quale tatuaggio?» chiese Remy.
«Quello del gad» rispose Nick. «Ritraeva un serpente avvolto su sé stesso. Presu-
mibilmente dovrebbe rappresentare sia una divinità voodoo che il serpente con cui
Marie Laveau era solita danzare a Congo Square. Ce l'aveva sul seno.»
Come se temesse di essersi avventurato in acque pericolose nel corso della conver-
sazione, Nick spostò immediatamente l'attenzione dal suo ex collega a Kate, che si
limitò a scrollare le spalle. Ma, al momento, il fatto che Nick sapesse dove si trovava
il tatuaggio di sua sorella era l'ultima delle sue preoccupazioni.
«Magari viene detto più avanti nel referto» ipotizzò Nick.
«Può darsi.» Anche se era improbabile, visto che quel genere di informazione era
sempre il primo a essere fornito. «Ha qui le foto?»
«Mi dispiace,» rispose l'investigatore «non ancora. Mi hanno inviato il referto via
fax perché il medico legale sapeva che avevamo fretta di vederlo.»
Kate ebbe difficoltà a separare il poliziotto dalla sorella, quando lesse delle tracce
di sperma che erano diventate fluorescenti sotto i raggi ultravioletti.
«Qualcuno ha provato a scoprire l'identità dell'ultimo uomo con cui è stata?» chie-
se a Remy.
«Ci stiamo lavorando sopra. Veramente, ci sto lavorando io, perché, be', come pos-
so dirlo in maniera educata, il mio attuale collega è una vera…»
«Testa di cazzo» proseguirono Kate e Nick all'unisono.
Remy annuì. Fece spallucce. «Esatto. Comunque, anche se è stata una delle notti
più movimentate dell'anno, quella sera non ha lavorato sulla nave.»
«È sicuro?»
«Non risulta da nessuna parte e nessuna delle ragazze con cui ho parlato si ricorda
di averla vista.»
«Quindi, con chiunque si trovasse, doveva trattarsi di uno dei clienti che riceveva a
casa o di un amico personale.» Kate scambiò un'altra occhiata con Nick e comprese
che si trovavano di nuovo sulla stessa lunghezza d'onda. Dovevano trovare il tizio del
voodoo.
«È più o meno ciò che pensavo anch'io» convenne Remy. «Il problema è che il
martedì grasso ci sono un sacco di forestieri. La maggior parte dei quali probabilmen-
te se n'è già andata.»
«Facendo ritorno al suo mondo sicuro e noioso» mormorò Kate. Era come cercare
un maledetto ago in un pagliaio. Avevano lo stesso gruppo sanguigno. I suoi polmo-
ni, scuri e grigi come la fuliggine, dimostravano che era una fumatrice accanita, men-
tre il fegato ingrossato era la prova che fosse alcolizzata. E questo non la sorprese.
Kate non ricordava di aver mai conosciuto una prostituta che non sentisse il bisogno
di stordirsi in qualche modo. Le si gelò il sangue quando lesse il punto seguente. «Era
incinta?»
«Così pare» rispose Remy. «Accade di frequente nel giro della prostituzione.
Nemmeno le precauzioni migliori sono efficaci al cento percento.»
«Non è questo il punto.» Le girava la testa. Doveva esserci un errore. «È impossi-
bile.»
«Perché?» Remy, che era rimasto comodamente spaparanzato su una sedia a sdraio
a bere la sua birra, saltò su all'improvviso. Poi drizzò palesemente le orecchie, indu-
cendo Kate a sperare che Tara avesse scalzato il caso urgente dello spacciatore assas-
sinato dal primo posto nella lista delle priorità nella risoluzione dei crimini.
«Contrasse una malattia sessualmente trasmissibile al secondo anno delle superiori.
Aveva una vita difficile e cercava conforto e amore nelle persone sbagliate…»
«Non la sta giudicando nessuno, chère» le disse Nick dolcemente.
«Non sarebbe certo la prima quindicenne a fare sesso con il ragazzo sbagliato» lo
assecondò Remy.
«No» sospirò Kate. «E sfortunatamente è probabile che non sia stata nemmeno la
prima quindicenne a diventare sterile per questo.»
«Cristo» borbottò Remy, passandosi una mano tra i capelli schiariti dal sole.
«Se il coroner non ha commesso un errore madornale» disse Nick «significa che la
ragazza rinvenuta nel cortile non era Tara.»
Kate sapeva che sua sorella non poteva essersi suicidata. Non aveva nemmeno cre-
duto sin dal primo momento, quando Remy Landreaux l'aveva chiamata, che potesse
essere morta. Ma l'idea che fosse viva, magari ancora in giro per la città, era sconcer-
tante.
38

L'idea che Tara fosse viva non distolse Kate dal proposito di risolvere qualsiasi
crimine fosse stato commesso. Al contrario, adesso che sapeva che sua sorella non
era morta, era ancor più importante trovarla prima che i cattivi venissero a sapere di
aver ucciso la persona sbagliata.
«Magari volevano uccidere sin dall'inizio quest'altra donna, chiunque fosse» ipo-
tizzò Kate.
«In quel caso Tara non avrebbe bisogno di nascondersi» le fece notare Nick.
«Magari non lo sa. Magari se n'è andata in vacanza da qualche parte.» Kate si rese
conto di arrampicarsi sugli specchi. «Maledizione. Penso che la cosa migliore da fare
adesso sia ricominciare tutto da capo. Dobbiamo rintracciare il suo amante esperto di
voodoo. E parlare con LeBlanc.»
«Non ci conviene far sapere a LeBlanc che siamo coinvolti. Non ci sarebbe nulla di
strano se Remy lo interrogasse un'ultima volta per chiudere il caso. Ma se Leon si ac-
corgesse del nostro interessamento, potrebbe chiedersi cos'è cambiato dall'altra notte.
Finché crede che i suoi tirapiedi l'hanno uccisa, non andrà a cercarla di nuovo.»
«Ma magari il motivo per cui non la sta cercando è che ce l'ha già in pugno.»
«Giusta osservazione. Ma LeBlanc conduce le sue operazioni senza mai prendere
ostaggi. Anche se mi spiace dirlo, chère, visto che stiamo parlando di tua sorella, se
lui, suo figlio o i suoi scagnozzi l'avessero trovata prima di me, avrebbero ottenuto da
lei le informazioni che gli servono molto rapidamente. Poi…» Si interruppe. Kate ca-
pì che stava cercando delle parole che non la ferissero. Ma aveva fatto il poliziotto
per troppo tempo per non sapere esattamente che direzione avessero preso i suoi pen-
sieri.
«Poi si sarebbe liberato del suo corpo.»
«Ci sono un mucchio di posti in cui avrebbe potuto farlo» disse Nick. «Il tratto pa-
ludoso del fiume è molto esteso. E dopo qualche giorno tra gli alligatori, le tartarughe
azzannatrici, i pesci e le correnti, non rimarrebbe più molto che possa riaffiorare in
superficie.»
Kate tremò. Chiuse gli occhi. Trasse un respiro profondo e riacquistò la sua fer-
mezza.
«Bene, allora non dobbiamo far altro che trovarla viva.»
Kate sapeva che avevano poche possibilità di riuscita. Ma sapeva anche che non
avrebbe mai potuto perdonarsi di non averci provato.

La cosa che solo pochissimi programmi televisivi riuscivano a comprendere era


che fare il poliziotto non consisteva solo nel maneggiare armi e nel lanciarsi all'inse-
guimento. Comportava soprattutto il logoramento della suola delle scarpe.
Mentre Remy era tornato a interrogare i LeBlanc, Nick e Kate si recarono di nuovo
al negozio per il voodoo di Téo Jannise, ma lo trovarono chiuso e sbarrato.
«Credi che sia una coincidenza?» gli chiese Kate, quando passarono davanti alle
teste di alligatore e alle collane di perline esposte in vetrina, sforzandosi di guardare
all'interno del negozio buio.
«Potrebbe essere. D'altra parte, dalla polizia di New Orleans le notizie filtrano co-
me da un colabrodo. Magari ci sono in circolazione altre copie del referto autoptico
oltre a quella che ci ha portato Remy.»
«Ma la chiave di tutto è la gravidanza. Chi altri poteva sapere che Tara non sarebbe
mai potuta rimanere incinta?»
«LeBlanc, per esempio. Visto che uno dei motivi per cui i suoi affari sono così flo-
ridi è che sottopone le ragazzi a controlli medici obbligatori. E, sebbene non l'abbia
verificato in prima persona, mi hanno detto che se una ragazza non pratica sesso sicu-
ro la cacciano fuori. A prescindere dalla sua popolarità.»
«Quindi, qualsiasi medico che lavora per lui…»
«Potrebbe avergli riferito che Tara non aveva bisogno di altri anticoncezionali, ol-
tre ai profilattici, per evitare gravidanze indesiderate.»
«Quindi ci ritroviamo di nuovo LeBlanc in cima alla lista dei sospetti.»
«Sì, lui e suo figlio Stephen.»
«E…»
«Il suo amante esperto di voodoo» dissero all'unisono.
«E questo mi induce a ritenere che il fatto che il negozio della tua vecchia amica
Téo fosse chiuso non sia una coincidenza.»
«Mais certo» convenne lui aggrottando le sopracciglia, mentre si apprestava a digi-
tare i tasti del cellulare. «Vediamo se riusciamo a scoprire dove vive.»

Le imposte della casa a un solo piano, situata nel quartiere storico di Faubourg Ma-
rigny, erano chiuse, impedendo loro di vedere all'interno, ma dal momento che nes-
suno venne a rispondere al campanello, Nick e Kate pensarono che il proprietario non
fosse in casa.
«Potrei fare irruzione all'interno» si offrì Nick.
«Se la casa fosse anche solo lontanamente ingombra come il negozio, ci mette-
remmo un'eternità per trovare qualcosa di utile» mormorò Kate. «Inoltre,» soggiunse
al passaggio di un'automobile bianca e nera della polizia che rallentò quando li vide
sotto il portico «non è proprio il caso che ci arrestino.»
Avevano ripreso a utilizzare l'Hummer molto più appariscente, dopo aver riportato
l'Escalade al parcheggio coperto e aver fatto una telefonata anonima alla polizia per
comunicare dove avrebbero potuto recuperarla.
«Giusta osservazione.»
Decisero di riprovare con Antoinette. Quando il maggiordomo li informò che era
andata all'ospedale dal marito, la trovarono lì, ma si ficcarono in un altro vicolo cieco.
«Non sono sorpresa» disse Kate, quando lasciarono l'ospedale. «Nemmeno io le ri-
velerei i miei segreti. E anche se Tara avesse provato a parlarle del guaio in cui si era
cacciata, non sarebbe stata ad ascoltarla, a meno che questo non avesse avuto delle
ripercussioni immediate sulla sua vita.»
«Che è già abbastanza incasinata» disse Nick.
«Sai che novità.»
«Potremmo tornare dallo stregone della magia nera» gli propose Kate, mentre Nick
la spingeva sul sedile del passeggero. «Prova a incalzarlo, così vediamo se è più di-
sposto a collaborare.»
«Ne dubito. Quel tipo non mi sembrava così intimidito la prima volta.»
«Potresti minacciare di sparargli» disse Kate, dopo che Nick fece il giro e salì sul-
l'Hummer. A differenza di quando si erano spostati a bordo dell'auto presa a noleggio
o perfino dell'Escalade, le sembrava che Nick fosse seduto in un altro quartiere. «Op-
pure, ehi, meglio ancora, potresti informarlo che si trova davanti un assassino profes-
sionista.»
«È bello sapere che mi consideri utile.»
«Oh, lo penso davvero.» Kate si sporse al di sopra del Grand Canyon che li separa-
va e premette le labbra su quelle di Nick. «Non soltanto perché sai spezzare l'osso del
collo ai brutti ceffi.»
«E come l'hai saputo?» le chiese, mentre le stringeva la nuca con una mano e ren-
deva il bacio più profondo.
«Ehi, leggo e guardo History Channel e Discovery Channel. Voi SEAL siete sulla
cresta dell'onda di questi tempi.» Gli fece scorrere un'unghia lungo la coscia e avvertì
un senso di potere quasi inebriante quando Nick contrasse i muscoli. «Se solo la gen-
te sapesse che siete sempre sulla rampa di lancio.»
«Se continui così, tesoro, scoprirai com'è fare sesso a bordo di una Hummer.»
Quello non era mai figurato sulla lista delle cose da fare. Ma, dal momento che im-
provvisamente le parve parecchio allettante, giunse le mani in grembo per tenerle lon-
tano dai guai.
«Allora, cosa proponi di fare con il tizio di Algiers?»
«Mandiamoci Remy» stabilì Nick, aprendo di scatto il cellulare. «Jean-Renee Ber-
trand sarà anche muto come un pesce ma, a meno che non abbia da parte una cospi-
cua somma di denaro, è comunque costretto a lavorare per vivere. Rimarrei davvero
sorpreso se scoprissi che quel negozio è perfettamente in regola. Magari, se Remy gli
mostrasse il distintivo e gli prospettasse una possibile visita da parte del comandante
dei vigili del fuoco, potrebbe sbottonarsi un tantino.»
39

Tara stava impastando il pane quando il suo cellulare si mise a suonare Unfaithful
di Rihanna.
Si sentì raggelare. Poi si convinse che dovevano aver sbagliato numero. Oppure
poteva trattarsi di qualcuno che voleva convincerla a cambiare gestore telefonico. O
ad acquistare un rivestimento per pareti esterne in termoplastica.
La telefonata non poteva essere indirizzata a lei. Perché tutti la credevano morta. O
no?
Certe persone riescono a ignorare gli squilli del telefono. Ma Tara non era mai sta-
ta una di quelle.
Dopo essersi ripulita le mani appiccicose con un asciugamano, se ne infilò una in
tasca ed estrasse il cellulare. E tirò un sospiro di sollievo quando riconobbe il numero
familiare sull'identificativo di chiamata.
Aprì il cellulare.
«Ciao» disse con circospezione, perché era meglio andare coi piedi di piombo.
«Ehi, vecchia mia,» disse la voce fin troppo familiare «bentornata tra i vivi.»

Nick e Kate erano appena tornati al porticciolo turistico quando squillò il cellulare
di Nick.
«Pronto, Remy?»
«Ehi, cher, senti, hai presente quel tizio su cui mi hai chiesto di indagare? Quello
che dirige il ristorante in cui volevi dare una festa in onore della tua nuova ragazza?»
Nick non era mica nato ieri. «Certo» rispose, assecondando il piano del suo ex col-
lega, qualunque fosse. «Che c'è?»
«Be', mi ha detto che deve parlarti. E che non è disposto ad accettare nessun accor-
do, a meno che non gli versi un anticipo e firmi il contratto per la sala della festa.»
Sapevano entrambi che non c'era nessuna festa. E nessun ristorante. Questo poteva
significare soltanto che Remy aveva motivo di ritenere che le sue telefonate fossero
intercettate. E non era una buona notizia.
«Be', stasera è un problema,» disse Nick «perché ovviamente non posso portare
con me la signora.» Si mise un dito sulle labbra per avvisare Kate di tacere. «E anche
se avete preso l'uomo che ha tentato di spararle, non me la sento di lasciarla da sola in
questo momento, nel caso il fidanzato incazzato di Chicago abbia ingaggiato un sosti-
tuto.»
Capì che Kate non era affatto contenta di quel commento. Peggio per lei. Aveva in-
tenzione di incontrare Remy ad Algiers, ma non voleva assolutamente lasciarla da so-
la, proprio adesso che le cose avevano preso una piega inaspettata.
«Non c'è problema. Ti ricordi del mio fratellino Johnny?»
«Certo. Ci sedevamo sul divano dei tuoi genitori e lo buttavamo per terra lancian-
dogli addosso i cuscini, quando stava imparando a camminare.»
Nonostante la serietà dell'argomento, Nick sorrise, quando Kate aggrottò le soprac-
ciglia.
«Proprio lui. È di pattuglia nei quartieri residenziali. Potrei mandarlo a fare da
babysitter a Kate.»
«Non sarebbe una cattiva idea.» A Nick non andava ancora a genio la prospettiva
di lasciarla, ma Remy sembrava determinato, e questo significava che bolliva in pen-
tola qualcosa di grosso. «Purché non mi porti ancora rancore dai tempi dell'infanzia.»
«No, accidenti. È il tipo più bonario che si possa desiderare di conoscere. Quel ra-
gazzo è così ansioso di compiacere gli altri che mi ricorda il cucciolo di un cocker
spaniel.»
«Allora va bene. Ma se fossi in te, gli raccomanderei di non usare quella parola che
inizia per 'b' quando si riferisce al suo incarico.»
Remy rise. «Ricevuto. Allora, siamo d'accordo?»
«Direi di sì.» Nick pensò che sarebbe stato come ai vecchi tempi, quando erano
bambini e lui e Remy giocavano a guardie e ladri. Ripensando al passato, si ricordò
che il più delle volte costringevano Johnny Landreaux a fare il ladro e finivano per
chiuderlo a chiave in una delle gabbie in cui i Landreaux tenevano i cani da caccia.
«Ci vediamo là dopo l'arrivo di Johnny.»
«Bene.» Remy riattaccò.
«Allora?» chiese Kate. «Cos'è che ti sei sforzato tanto di non farmi sapere?»
«Remy non poteva parlare. Non so perché, ma vuole che ci incontriamo ad Al-
giers.»
«Vengo con te.»
«No.»
«Scusa?» Kate si drizzò in tutta la sua altezza e incrociò le braccia. «Ti puoi scor-
dare di lasciarmi qui con un babysitter, mentre tu te ne vai a fare il poliziotto. Cosa
che, se posso permettermi di puntualizzare, non sei più.»
«Johnny Landreaux non è un babysitter. Consideralo un altro membro della squa-
dra.»
«È la stessa cosa, maledizione.»
«Kate…»
Che tempismo, pensò Nick, quando vide l'automobile bianca e nera della polizia
avvicinarsi al molo. «Ti prego. Sei stata tu ad assumermi. Lasciami fare il mio lavo-
ro.»
«Al diavolo, Broussard…»
«Va bene, ti propongo un patto» disse Nick. «Ti chiamerò non appena arriverò là.
Se non ci sarà un motivo valido per cui tu non possa prender parte alla conversazione
con Bertrand, dirò a Johnny di portarti sul posto.»
«Ti ho mai detto che non mi piacciono i compromessi?» gli chiese, mentre il gio-
vane con addosso l'elegante uniforme blu e il distintivo lucente si dirigeva verso la
barca.
«Mi sembra di ricordare che tu abbia detto qualcosa del genere. Se mi concedi que-
sto, ti prometto che, non appena tornerò, farò tutto quello che vorrai.»
«Sono arrabbiata con te.»
«Lo so.»
«Ma immagino di averti assunto perché questa è la tua città.»
«Appunto.» Nick abbassò la fronte accostandola a quella di Kate. «Stiamo perden-
do tempo qui, chère. Giuro che ti chiamerò non appena arriverò ad Algiers.»
Nick capì che Kate stava iniziando a cedere anche se non ne era felice, ma avrebbe
sistemato quella faccenda più tardi. Per il momento, anche se sapeva che era un com-
portamento estremamente maschilista, voleva solo tenerla al sicuro.
«Va bene.» Un sospiro frustrato le sollevò la frangetta rossa. Poi gli rivolse un lun-
go sguardo fermo d'avvertimento. «Voglio sapere tutto quello che scopri. Appena lo
scopri.»
«Certo.» Nick si voltò verso l'agente, che non sembrava molto più giovane di quel-
la canaglia di poliziotto che gli aveva puntato una pistola alla tempia solo tre notti
prima.
Accidenti, Johnny Landreaux era diventato attraente quasi quanto il fratello mag-
giore. E non c'era da stupirsi se aveva l'uniforme inamidata e le scarpe nere lucide
come specchi.
«Ciao, Johnny.»
«Ciao, Nick.» Il suo viso, liscio come il culetto di un neonato, si illuminò in un
sorriso a trentadue denti. «Sono felice di rivederti. Ti ho pensato un po' di tempo fa,
quando ho visto uno speciale sui SEAL SU Discovery Channel.»
«Davvero?» Nick lanciò un'occhiata a Kate nella speranza che sorridesse anche lei.
Ma non ebbe fortuna. «Bene, non dovrei metterci molto» disse, dopo averli presenta-
ti. «Nel frattempo, non far salire nessuno sulla barca. E qualsiasi cosa tu faccia, non
perdere di vista l'investigatore Delaney.»
«Non preoccuparti.» Per poco Johnny non gli fece il saluto militare. «La signora è
al sicuro con me.»
«Concedi una possibilità al ragazzo» mormorò Nick all'orecchio di Kate, abbrac-
ciandola frettolosamente. Non gli erano sfuggite le scintille che le erano sprizzate da-
gli occhi, quando Johhny l'aveva definita signora. «È giovane e inesperto.»
«È un idiota» borbottò Kate, rifiutandosi di sorridere. O di ricambiare il suo ab-
braccio.
Invece lo lasciò andare.
Kate guardò Nick avviarsi lungo il molo, salire a bordo dell'Hummer e poi allonta-
narsi. Non si voltò a guardarla, ma Kate capì che la stava osservando nello specchiet-
to retrovisore, quindi incrociò di nuovo le braccia e scoccò al veicolo in partenza u-
n'occhiata insolitamente torva.
«Mi dispiace, investigatore» disse il giovane poliziotto, mentre la sua espressione
abbattuta ribadiva il senso di quelle parole.
Kate aveva due possibilità. Avrebbe potuto sfogare la frustrazione che provava per
Nick sul fratello minore di Remy Landreaux. Il che sarebbe stato come prendere a
calci un cucciolo. Oppure avrebbe potuto sforzarsi di accettare la situazione con filo-
sofia.
«Non devi scusarti» disse Kate, voltandosi verso di lui. «Dopotutto, non è…»
Oh, maledizione! Era così presa a guardare Nick di traverso da non accorgersi che
Johnny Landreaux aveva estratto una siringa dalla tasca. Vide balenare l'ago e, prima
che riuscisse a fargliela cadere di mano, si sentì pizzicare dietro il collo.
«Mi dispiace» ripeté il ragazzo. La cosa strana era che sembrava sincero.
«Cosa diavolo mi hai iniettato?»
«È solo un sedativo. Non la ucciderà» la rassicurò. «Abbiamo soltanto bisogno di
metterla fuori gioco per un po'.»
«Perché?» Era solo frutto della sua immaginazione, condizionata dalla consapevo-
lezza di essere stata drogata, oppure si sentiva già la lingua appesantita? «E chi sare-
ste voi?»
«Lo scoprirà tra poco.» Le mise un braccio intorno alla vita, quando Kate iniziò a
barcollare. «Adesso, sarà meglio che la porti sull'autopattuglia, prima che quella roba
entri in circolo. Perché, se sarò costretto a chiamare i rinforzi…» Scosse il capo. «Di-
ciamo soltanto che non le conviene affatto, signora.»
«Investigatore,» riuscì a correggerlo Kate «non signora.» Le girava la testa e si
sentiva le gambe pesanti. «E ti pentirai amaramente di averlo fatto.»
Sapeva che se le fosse successo qualcosa Nick avrebbe fatto terra bruciata e avreb-
be sicuramente annientato i cattivi. Il problema era, pensò Kate, mentre si sforzava di
posare i piedi uno davanti all'altro, che, nonostante il pivellino le avesse detto che la
droga non era mortale, probabilmente non sarebbe stata viva per assistere alla cata-
strofe.
40

Kate non sapeva dove si trovasse. Né come ci fosse arrivata. O per quanto tempo
fosse rimasta priva di sensi.
Era sdraiata in una stanza buia come una tomba e si sforzava di fare mente locale.
Le dolevano le braccia, soprattutto i polsi. Quando cercò di massaggiarsi le tempie,
che pulsavano a causa del mal di testa del secolo, capì tardivamente di essere amma-
nettata. Giaceva su una specie di branda di tela, e quando tentò di muovere le gambe
scoprì di avere anche le caviglie legate.
«Finalmente la Bella Addormentata si è svegliata» disse qualcuno con una risata
fragorosa.
Kate avrebbe riconosciuto ovunque quella voce. Perfino nel sonno. Rammentando
quanto le aveva detto Nick a proposito dei corpi scomparsi nel fiume paludoso, si
sforzò di concentrarsi su come uscire viva da quella situazione, nonostante avesse la
mente annebbiata e dolorante.
«Ma guarda un po' chi si vede, l'investigatore Dubois!» Kate si guardò intorno. Se
c'erano delle finestre, dovevano essere state coperte per impedirle di capire se fosse
notte o giorno. «Dove ci troviamo di preciso?»
«Non c'è bisogno che tu lo sappia, stronza.» Il pavimento di legno scricchiolò,
quando l'uomo le si avvicinò camminando pesantemente. «Visto che non te ne andrai
di qui.»
«Sono un investigatore» gli ricordò. Sta' tranquilla. Concentrati. «È una donna.»
Sebbene volesse aggredirlo verbalmente, si sforzò di sembrare il più possibile una
povera donnicciola debole. «Sa quanto siamo curiose.»
«Già.» Dubois accese una lampada a cherosene con un fiammifero, permettendo a
Kate di vedere quanto i suoi occhi fossero spenti e viscidi. «So anche che razza di
puttane siete.» Si abbassò, le serrò un seno con le dita tozze e grasse e premette forte.
«Una volta mi sono fatto tua sorella.»
Kate non gli credette. Da quanto le aveva detto Nick, Martin Dubois non avrebbe
potuto permettersi Tara. E sapeva che sua sorella non avrebbe mai fatto sesso di sua
spontanea volontà con quell'imbecille.
«Non mi credi.» Le sue dita stringevano come una morsa.
«Perché dovrebbe mentire?»
L'uomo non rispose a quella domanda. Invece, a quanto pareva, decise di rivelarle
alcuni particolari sgradevoli.
«Minacciò di dirlo a LeBlanc e di farmi estromettere a calci dal servizio di sicurez-
za. Ma, ehi, non si può violentare una prostituta, giusto? Inoltre, gli uomini capiscono
quando a una puttana piace che le si faccia del male. E a tua sorella piaceva. Parec-
chio.»
Prima di essere mandata alla omicidi, Kate si era occupata di reati a sfondo sessua-
le. Sapendo di cosa fossero capaci certi uomini e avendo visto quanto aveva visto,
non volle pensare a cosa doveva aver fatto a Tara. Che temeva non fosse nemmeno
lontanamente paragonabile a ciò che aveva in mente di fare a lei. Prima di ucciderla.
«E a te?» Spostò la mano sull'altro seno. «Le assomigli.» Mollò la presa per affer-
rare con entrambe le mani la scollatura rotonda della maglietta e la strappò. «Scopi
anche come lei?»
«Non so come scopasse lei.» Avvalendosi di capacità interpretative che aveva do-
vuto sfruttare solo quando la buoncostume la mandava sotto copertura a farsi passare
per una prostituta, Kate riuscì a mantenere un tono pratico. «Ma crescendo l'ho supe-
rata in tutto.» Non fu facile fare spallucce mentre era sdraiata supina, ma Kate ci riu-
scì. «Quindi immagino di essere più brava di lei.»
Le mani dell'uomo, intente a palpeggiarle il seno ricoperto di pizzo, si fermarono
per un attimo. Be', era decisamente riuscita ad attirare la sua attenzione con quell'af-
fermazione.
«Ma» soggiunse Kate in tono mellifluo «immagino che ci sia un solo modo per
scoprirlo.»
Era tentato. Kate lo sentiva.
Serrò di nuovo le dita, affondando le unghie nella carne nuda in un modo che, Kate
sapeva, le avrebbe lasciato dei lividi.
È tutto a posto. I lividi passano.
La morte, ricordò a sé stessa, mentre una mano passava al bottone di metallo dei
suoi jeans a vita bassa, è definitiva.
41

«Ripercorriamo la vicenda ancora una volta, così posso avere ben chiaro il quadro
della situazione. Nick era seduto nell'ufficio del rifugio per senzatetto di St Jude.»
Desirée/Tara aveva il volto pallido come un lenzuolo e gli occhi cerchiati di rosso.
Padre Mike Gannon era seduto dietro la scrivania con un'espressione torva. «Ti ha
chiamata Remy?»
Tara annuì. «S-s-sì. Mi ha detto che hanno preso Kate.» Non riusciva ancora a cre-
dere che sua sorella si trovasse a New Orleans. E che Remy e Dubois l'avessero cattu-
rata. Come poteva essere successo? «E che hanno intenzione di ucciderla se non con-
segnerò la cassetta.»
«La cassetta che mostra l'omicidio di una prostituta.»
«Jasmine era una mia amica.»
Tara ricordava ancora quanto fosse rimasta sconvolta quando quel cliente aveva
percosso Jas con una violenza tale da sbatterla a terra. Sapeva che avrebbe ricordato
per tutta la vita il rumore della sua testa quando aveva sbattuto contro la gamba me-
tallica del letto, simile al tonfo di un melone maturo gettato a terra.
«Scusa,» disse Nick «ho scelto le parole sbagliate.»
Tara aveva capito che Nick era sul punto di esplodere e sapeva che era soltanto il
suo incredibile autocontrollo a impedirgli di gridare. E di sferrare un pugno alla pare-
te. Se si fosse trattato di chiunque altro Tara avrebbe temuto, per via della collera cie-
ca che traspariva dai suoi occhi, che potesse ucciderla. Proprio come aveva fatto quel
bastardo con Jas.
«Era una prostituta» convenne Tara. «Volevo soltanto sottolineare che per me era
qualcosa di più.»
«Capisco.» Nick emise un respiro profondo. Distese il pugno e poi si passò le dita
tra i capelli scuri. «Motivo in più per chiamare la polizia.»
«Quale?» lo sfidò. «Inoltre mi rivolsi a te.»
«Mi dicesti soltanto di avere delle prove contro LeBlanc.» Tara trovò il tono conci-
liante e controllato di Nick più pericoloso di un urlo. «Non che ci fosse di mezzo un
omicidio.»
«Come potevo essere sicura di potermi fidare di te? Dopo tutto, ti hanno espulso
dalla polizia per corruzione.»
«E poi c'era anche la possibilità di ricavare denaro da quell'affare» suggerì padre
Mike mitemente.
Tara pensò che trattasse l'argomento con una disinvoltura eccessiva per essere un
prete. Ma d'altro canto, probabilmente, nel corso degli anni aveva sentito un mucchio
di brutte cose nel confessionale.
«Senta, la fa sembrare peggiore di quanto non fosse in realtà» disse Tara, che non
riusciva a credere del tutto che quelle parole fossero uscite dalla propria bocca.
Quando sentì sé stessa pronunciarle ad alta voce le sembrarono crudeli. La fecero
sentire crudele. «Dovevo a LeBlanc un sacco di soldi. Per le operazioni di chirurgia
estetica, che comunque non ho mai chiesto, e per la droga, che consumavo un tempo.
Visto che non potevo riportare in vita Jas, ho pensato che tanto valeva provare a spil-
lare a quel pezzo grosso abbastanza denaro da saldare il mio debito.»
«Rubando quella cassetta a LeBlanc?» chiese Nick. «Non hai pensato che l'avresti
fatto arrabbiare?»
«Be', sì. Suppongo che quello fosse il difetto principale del piano. Ma pensavo an-
che che magari io e Toussaint avremmo potuto andarcene da qualche parte. Tipo a
Haiti. Dove LeBlanc non si sarebbe preso la briga di venire a cercarci.»
Vide i due uomini scambiarsi un'occhiata al di sopra della sua testa e capì che pen-
savano che fosse un'idiota. E forse lo era davvero. Toussaint non aveva forse cercato
di avvisarla che stava giocando col fuoco?
«E chi è Toussaint?»
«Il fratello di Téo, la proprietaria del…»
«Sì, lo so. Del negozio per il voodoo. Accidenti, non sapevo nemmeno che avesse
un fratello.»
«Tecnicamente è il suo fratellastro. È arrivato negli Stati Uniti da Haiti solo qual-
che anno fa.»
«Bene. Quindi, l'altra tua amica…»
«Kels» disse Tara. «Si nascondeva a casa mia. Presumo che gli uomini di LeBlanc
l'abbiano scambiata per me.»
«Non è stato LeBlanc a mandarli» disse Nick.
«Come fai a saperlo?»
«Me l'ha detto lui.»
«E tu credi a quel bastardo?»
«Sì. Perché mi ha mandato lui.»
«Ti ha mandato lui? A uccidermi?»
«No, a cercarti per riportargli la cassetta, presumo. Perché suppongo che stesse già
spillando denaro a quel tizio.»
«Che, essendo un pezzo grosso del dipartimento della Sicurezza nazionale, ha po-
tuto fare in modo che le compagnie di LeBlanc ottenessero la maggior parte degli ap-
palti federali per il risanamento e la ricostruzione post-uragano» disse Michael
Gannon, immaginando il resto.
«Indovinato» convenne Nick.
Nick dovette fare ricorso a ogni briciolo di autocontrollo rimastogli per non scuote-
re Tara fino a farle sbattere i denti per quanto aveva combinato. Ma rammentò a sé
stesso che, se fosse uscito dai gangheri, non avrebbe fatto altro che perdere la concen-
trazione.
Aveva iniziato a sospettare che le cose avessero preso una brutta piega quando era
giunto ad Algiers e aveva capito che Remy non sarebbe mai arrivato. Poi Kate non
aveva risposto al cellulare e sua madre - a questo riguardo non c'era da sorprendersi -
aveva dichiarato di non aver avuto sue notizie.
Stava tornando di corsa lungo il ponte che collega le due parti della città, quando
ricevette la chiamata di Desirée. E, per un breve istante, il mondo si fermò in modo
agghiacciante.
«Senza dubbio i funzionari del governo federale non sono venuti qui da soli a rac-
cogliere informazioni nei primi giorni dopo Katrina, vero?» chiese al prete.
«Naturalmente no. Sarebbe stato troppo rischioso.»
Usò un tono asciutto, come se volesse sottolineare che la vita era diventata ecces-
sivamente pericolosa per molti cittadini. «Vennero affidate loro delle scorte della po-
lizia. Sospetto che, se lei scavasse nei registri di quei giorni, scoprirebbe che il suo ex
collega era una di quelle scorte.»
Era perfettamente logico. Nelle settimane successive all'uragano un mucchio di po-
litici si erano dati da fare per pararsi il culo, il che comportò apparizioni in televisio-
ne. Quando passavano per le strade dei quartieri distrutti, come il Lower Ninth, erano
accompagnati dalla polizia.
Tenuto conto della figuraccia rimediata i primi giorni dopo l'alluvione, era ragio-
nevole che la polizia di New Orleans volesse presentarsi sotto la miglior luce possibi-
le. E chi poteva farlo meglio di un tipo che sarebbe potuto figurare su un manifesto
per il reclutamento nella polizia?
«E Remy ti ha chiesto di dirmi di portarti al quartier generale di LeBlanc?» chiese
a Tara.
«Sì. Mi sono chiesta il perché, ma…»
«Sta sistemando le questioni in sospeso» disse Mike Gannon. «Ha già in pugno
l'investigatore Delaney. Visto che stavate collaborando, siete entrambi a conoscenza
delle stesse cose, quindi deve sparire anche lei. E naturalmente vuole la cassetta.»
«Mi sa che ci ha visto giusto, padre» disse Nick. «Ma c'è dell'altro.» Lanciò a Tara,
che sembrava già sull'orlo di una crisi di nervi, un'occhiata arcigna.
«Mio padre lavorava sulla nave casinò di LeBlanc, vero?»
«Certo, ma lo sapevi. Era a capo degli addetti alla sicurezza.»
«E questo significa che avrebbe potuto tenere sott'occhio le telecamere posizionate
sul piano in cui si gioca d'azzardo e in tutte le stanze.»
«Gli piaceva guardare.» Tara si strinse nelle spalle. «Lo sapevano un sacco di ra-
gazze, che si mostravano ancor più alle telecamere quando lui era in servizio.»
Non c'era bisogno che Nick venisse a conoscenza di quel particolare sul conto del
suo vecchio. Ma d'altro canto non si era mai fatto illusioni sul Grande Antoine.
Ci aveva messo un po', ma riuscì a sistemare l'ultimo tassello del puzzle costituito
dalla morte di suo padre.
«Si oppose quando si trattò di farla passare liscia a quel tipo dopo che aveva com-
messo l'omicidio, vero?»
Tara gli rivolse un sorriso triste. «Il Grande Antoine era veramente fuori di sé. Dis-
se che un conto era intascare le bustarelle, ma l'omicidio era tutt'altra cosa. Sì, cher,
cercò di prendere le parti di Jasmine.»
Ed era morto per questo.
Cristo.
«Chi lo uccise?»
Tara scambiò una lunga occhiata con il prete, che aveva insistito affinché chiamas-
se Nick.
«Remy Landreaux» gli rivelò padre Mike.
Stranamente, non rimase del tutto sorpreso. Perché ogni particolare combaciava.
«E adesso Remy ha mollato LeBlanc. È passato dalla parte del nemico, perché il
tizio della Sicurezza nazionale lo paga meglio.»
Nick capì che non c'era mai stata nessuna anziana zia dai capelli bianchi che aveva
lasciato in eredità del denaro al suo ex collega. Probabilmente Remy era stato corrot-
to sin dall'inizio. Era anche uno dei pochi uomini di LeBlanc di cui suo padre si sa-
rebbe fidato, perché lo conosceva da quando era alto come un soldo di cacio.
Avrebbe dovuto sfogare la sua rabbia più tardi. Ormai il Grande Antoine era mor-
to. Non poteva più fare nulla per lui.
Adesso doveva soltanto pensare a come liberare Kate. Prima che facesse la fine di
suo padre. La fine che Kate credeva avesse fatto sua sorella.
42

Quell'idiota non aveva intenzione di lasciarla andare. Kate se l'era aspettato. Per
fortuna, il suo amor proprio impose all'uomo di vantarsi dell'importante ruolo giocato
nel piano per catturare Tara e per recuperare la videocassetta che aveva sottratto a
LeBlanc. Quel tizio gestiva un sacco di attività illegali. Costringeva i pezzi grossi a
pagarlo per scopare le sue puttane, poi si faceva pagare di nuovo per non inviargli le
foto a casa, dove la loro reputazione - e la loro vita - sarebbe stata distrutta se quella
condotta fosse diventata di pubblico dominio.
Dubois sembrava ancor più compiaciuto all'idea che il piano prevedesse che Nick
portasse Tara al quartier generale. «Lo faremo in tre: io, te e quella troia di tua sorel-
la» le disse. «Mentre Broussard sarà costretto a guardarci. Poi, visto che sono un ra-
gazzo generoso, gli farò scegliere quale di voi due dovrà morire per prima.»
Non sarebbe mai finita così. Kate ne aveva abbastanza dei poliziotti corrotti. Si re-
se anche conto che tutte le storie raccontate da Landreaux, sul fatto che Joe avesse
commissionato il suo assassinio o che Hulk fosse stato arrestato, erano soltanto bugie.
Erano degli espedienti per mandarli fuori strada.
Né lei né Nick erano ingenui, ma Remy, con il suo fascino mellifluo e la sua ami-
cizia con Nick, aveva ingannato entrambi.
«E se io non accetto?» gli chiese.
L'uomo strinse gli occhi, abbassando lo sguardo su di lei. «Cosa diavolo stai di-
cendo?»
«Voglio dire che, se devo morire, voglio almeno passare gli ultimi minuti di vita
divertendomi.»
«Sì. Proprio. Come se tra tutti gli uomini del quartier generale sul fiume io fossi il
tuo stallone ideale» disse lui.
Kate capì che non avrebbe mai creduto a una bugia così evidente, cioè che lui fosse
l'amante dei suoi sogni. Quindi decise di optare per una via di mezzo.
«Maledizione, certo che no. Potendo scegliere, preferirei scopare con Johnny Depp
o Russell Crowe, purché si presenti con il gonnellino di pelle che indossava nel Gla-
diatore.
«Ma nessuno dei due è qui adesso» disse. «E dubito fortemente che si presentino
da un momento all'altro nel bel mezzo di questa palude dimenticata da Dio. Quindi,
sebbene lei non sia certo la mia prima scelta, e non entrerà mai nemmeno nella classi-
fica dei primi dieci, ha avuto un vero colpo di fortuna, perché si dà il caso che possie-
da l'unico pene disponibile nei paraggi, Dubois.»
Non era stupido come sembrava. Kate capì che non si era bevuto quella balla. D'al-
tro canto, aveva anche capito che la proposta lo allettava.
«Se ti fotto adesso, Broussard non potrà assistere.»
E, dal momento che era a conoscenza dei loro trascorsi, Kate sapeva benissimo
quanto fosse importante per quell'imbecille essere in vantaggio su Nick.
«Cosa?» gli chiese in tono sarcastico. «Vuol dire che non riesce a farlo due volte di
seguito? Cosa c'è che non va, Dubois? Ha problemi alla prostata o qualcosa del gene-
re? Accidenti, Nick è riuscito a farmisi tre volte in un'ora. Senza tener conto di tutte
le volte che mi ha fatta godere. O gridare.»
D'accordo. Forse aveva esagerato.
«Vedrai se non ti farò gridare» la minacciò, portandosi le mani grassocce alla fib-
bia della cintura.
«Ha vinto.» Il tono di voce di Kate si fece meno duro, quando l'uomo abbassò la
cerniera dei jeans. «Lo ammetto. Ho paura che mi faccia male.» Pensò che la voce
tremante fosse una mossa astuta. «E ho ancora più paura che mi piaccia.»
Oh, sì. Dal modo in cui il suo pene grosso come una nocciolina si contrasse, capì di
essere riuscita a imbrogliarlo.
«C'è solo un problema» disse Kate. «Sono legata.»
«La mia idea era di farlo proprio così.»
Kate dovette sforzarsi di non vomitare, quando l'uomo iniziò a toccarsi.
«Posso capire che voglia lasciarmi le manette.» Dio, quanto avrebbe voluto avere
le mani libere! Ma chi è nei guai non può essere schifiltoso, e doveva agire con cal-
ma.
«Mi sembra un po' perverso. Ma se mi tiene le caviglie legate in questo modo» dis-
se facendo tintinnare le catene «non capisco come farà a entrare in profondità.»
Si fermò, mentre l'uomo ci pensava su.
«Ti propongo un patto,» stabilì Dubois «ti slegherò le gambe, così potrai spalan-
carle per me. Ma se solo cerchi di svignartela, ti ucciderò. Tagliandoti a pezzi e co-
stringendoti a guardare mentre li do in pasto agli alligatori.»
Be', era decisamente una minaccia di morte più pittoresca di quelle che le avevano
inviato i poliziotti di Chicago.
«Affare fatto» disse Kate. Forse un po' troppo avventatamente, visto che l'uomo
raddrizzò di nuovo la schiena, proprio quando si era chinato per liberarla.
«Stai perdendo tempo» dedusse Dubois «nella speranza che Broussard venga a li-
berarti.»
Di nuovo, Kate pensò che in questo caso sarebbe stato meglio dire la verità.
«Sicuro.»
«Te lo sogni, stronza!» Le abbassò la cerniera dei jeans. Le tolse le catene e iniziò
a calarle i jeans lungo le gambe. «Perché è in schiacciante minoranza.»
«A cosa si riferisce?»
La porta della capanna si aprì.
«Credo che si stia riferendo a me, per esempio» disse Remy Landreaux, biascican-
do le parole. «Oltre agli altri due uomini in attesa all'esterno come comitato di acco-
glienza.»
Percorse il pavimento di pino scheggiato, con un abbigliamento decisamente fuori
luogo, visto che portava la stessa giacca e gli stessi calzoni che indossava quando era
salito sulla barca precedentemente.
«Ricomponiti, Dubois» disse con voce pacata, come se non ci vedesse nulla di
strano nel fatto che una donna fosse legata in una capanna, con i jeans abbassati fino
alle caviglie. «Se farai il bravo, magari ti permetterò di giocare con la nostra ospite
più tardi. Quando riavremo la cassetta per cui il burocrate di Washington è disposto a
pagarci un occhio della testa.»
Sorrise all'indirizzo di Kate. «Temevo di non riuscire a mantenere la parola, tra la
morte di quella puttana di tua sorella e la videocassetta introvabile. Ma oggi le cose
hanno preso una svolta improvvisa, quando mi hai rivelato che era ancora viva.
«Per fortuna avevo già preso il cellulare della tua cara maman dalla sua borsetta,
quando eravamo tutti a casa sua. Pensavo che potesse tornarmi utile. Ma non avevo
idea che potesse servirmi così presto.
«Tua sorella non avrebbe mai risposto se l'avessi chiamata col mio cellulare. For-
tunatamente va molto più d'accordo con la tua maman di te.» Abbassò la mano e le
accarezzò i capelli. Strano a dirsi, il suo tocco le fece accapponare la pelle più di
quello di Dubois.
«Esci» ordinò il suo collega. «Voglio fare una chiacchierata in privato con l'inve-
stigatore.»
«Una chiacchierata un corno» brontolò Dubois. «Hai intenzione di fartela.»
«Se dovessi decidere di inzuppare il biscotto nella nostra incantevole ospite, non
sarebbero comunque affari tuoi.» Il suo tono apparentemente cordiale aveva una pun-
ta di durezza micidiale. «Nel caso ti sia dimenticato del nostro organigramma, ti su-
pero di grado. E questo significa che devi fare quello che ti dico. Quando te lo dico.»
Gli luccicarono i denti. Aveva gli occhi spietati e freddi. «Intesi?»
Quel povero idiota di Dubois biascicò ciò che a Kate parve un sì molto riluttante.
«Non preoccuparti,» gli gridò dietro Remy «non sono egoista. Puoi tenerti sua so-
rella tutta per te.»
«Non è la stessa cosa» borbottò Dubois, richiudendosi la porta alle spalle.
«Appunto» convenne Remy. Il sorriso che rivolse a Kate fu molto più caloroso. Ma
le raggelò comunque il sangue. «Dunque, dove eravamo rimasti?»
«Se fossi in lei, invece di violentarmi, direi le mie preghiere. Perché quando arrive-
rà Nick l'ammazzerà di certo.»
Kate sperava di essere ancora viva per assistere a quel momento.
43

Nick non avrebbe mai immaginato che Remy potesse recarsi alla palude. Non solo
aveva sempre avuto paura degli alligatori, ma per tutta la vita si era anche attenuto
alla regola di non andare mai in prima linea.
Inoltre, gettandosi nella mischia, ci si sporcava le mani. E se c'era una cosa che
Remy Landreaux non aveva mai potuto sopportare era avere le mani sporche.
D'altro canto, l'avidità era un ottimo incentivo.
La notte era buia, illuminata soltanto da una fredda luna invernale, mentre Nick
avanzava a bordo di una piroga lungo il fiume paludoso. Le rane toro gracidavano e i
castori nuotavano accanto alla barca, formando nell'acqua delle ombre sinistre, scure
e torbide come il caffè della Louisiana.
I fari della piroga fendevano la pioggia che scendeva dalle nuvole basse. Nick non
ebbe bisogno del navigatore satellitare che aveva portato con sé; grazie agli scagnozzi
che l'avevano trascinato fin lì, aveva impresso nella mente il tragitto per raggiungere
il quartier generale di LeBlanc.
L'avrebbe trovata. L'avrebbe salvata. E poi sarebbero partiti insieme a bordo della
Urrà e sarebbero approdati in luoghi romantici, dove avrebbero bevuto Mai Tai e
mangiato frutti della passione, imboccandosi a vicenda. Non ci sarebbero stati né cel-
lulari, né computer, né buoni contro cattivi.
Tanto per cambiare, se la sarebbero presa comoda. Si sarebbero goduti la vita. Se
la sarebbero spassata. Avrebbero fatto l'amore e magari, in futuro, si sarebbero siste-
mati in una grande, vecchia casa con un ampio portico sul davanti, un'altalena su cui
amarsi, e avrebbero iniziato a mettere al mondo figli. Gli piaceva l'idea di un harem
pieno di bambine dai capelli rossi e gli occhi da gatta come la madre.
Nick non si era mai considerato un ottimista. Ma nemmeno un pessimista. Era
sempre stato una persona realista e pragmatica, come richiedeva la sua professione.
Ma, mentre si addentrava nel fiume paludoso, continuò a rassicurarsi, dicendosi che
sarebbe andato tutto bene e che le sue fantasie decisamente ottimiste sulla sua sensua-
le investigatrice si sarebbero avverate. Perché la verità era che non poteva permettersi
di prendere in considerazione l'altra ipotesi.
Si trovava a circa un chilometro dal quartier generale, quando spense il motore del-
la barca. Sapeva che si aspettavano il suo arrivo a bordo di una barca. Sapeva anche
che un civile avrebbe potuto guardare ventiquattro ore su ventiquattro i documentari
sui SEAL trasmessi da Discovery e History Channel senza capire cosa significasse ve-
ramente appartenere a quel corpo.
Nessuno riusciva a superare l'addestramento, a meno che non imparasse a conside-
rare l'acqua un rifugio piuttosto che un ostacolo. E non si poteva mai sapere chi sa-
rebbe riuscito a superare l'addestramento cruciale che prevedeva l'immersione com-
pleta. Accidenti, aveva visto dei surfisti di Los Angeles mollare nel corso della prima
settimana, e dei contadini dell'Iowa, che non avevano mai visto l'oceano finché non
erano arrivati a Coronado Island, trovarsi a loro agio nell'acqua come girini.
Il segreto consisteva nel nuotare più come pesci che come esseri umani. Era come
nuotare in discesa, allungandosi fisicamente nell'acqua per ridurre l'attrito.
Mentre oltrepassava il fianco della barca, Nick rimpianse di non avere con sé il suo
Draegar, l'attrezzo che gli permetteva di nuotare sott'acqua senza far affiorare le bol-
licine in superficie. Tuttavia, visto che il sole era tramontato, contava che l'oscurità e
il fattore sorpresa avrebbero giocato a suo favore.
Invece di rasentare la superficie, si tuffò in profondità, facendo aumentare la pres-
sione dell'ossigeno nei polmoni, cosa che gli avrebbe permesso di respirare più a lun-
go. E di nuotare più velocemente. Perlomeno in teoria, e in passato aveva sempre
funzionato. Ma erano trascorsi più di sei mesi dall'ultima volta che si era addestrato
con la sua squadra.
Nick si fece coraggio, dicendosi che era come andare in bicicletta e che non si po-
teva dimenticare la tecnica, quando iniziò a riemergere in prossimità del quartier ge-
nerale e si ritrovò faccia a faccia con il più grosso degli alligatori.
44

D'accordo, il suo carceriere poteva anche essere cambiato, ma Kate non avrebbe
mai permesso a Landreaux di violentarla. Forse, nello schema generale delle cose, era
meglio essere stuprata che morire. Ma, come a Chicago, anche adesso era un'ipotesi
che non voleva nemmeno prendere in considerazione.
«Posso farle una domanda?»
«Certo.»
«Joe non ha pagato nessuno per uccidermi, vero?»
«Ottima deduzione.» Remy scosse il capo. «In effetti no. Vi ho mentito.»
«Per impedire a me e a Nick di indagare.»
«Mi sembrava il modo migliore per portarvi fuori strada. Certo, se il sicario fosse
riuscito a compiere la missione per cui era stato pagato…»
La sua voce si smorzò poco a poco. Trasse un respiro profondo, riacquistando la
sua raffinata compostezza. «Naturalmente, a lungo andare, ti sei dimostrata piuttosto
utile. Quindi, suppongo che sia stato meglio così.»
«Sono felicissima di esservi stata d'aiuto.» Il suo collega sarà anche stato una testa
di cazzo, ma Remy Landreaux era un autentico sociopatico. E questo, a suo modo, lo
rendeva perfino più pericoloso.
Aveva il coltello dalla parte del manico, perché Kate aveva le mani legate, e nono-
stante la magrezza, si vedeva che aveva un fisico muscoloso.
E poi c'erano Dubois e gli altri due scagnozzi appostati nell'oscurità.
Le sue probabilità di sopravvivenza non erano esattamente rosee. Ma se doveva
morire, e sembrava che avessero proprio questo in serbo per lei, perlomeno l'avrebbe
fatto combattendo.

In lontananza si sentì il rombo di un tuono, che indicava l'avvicinarsi di una tempe-


sta dal golfo. Nick avrebbe preferito comunque fare a meno della luna che illuminava
il terreno paludoso intorno alla capanna, impedendogli di rimanere nell'ombra. Aveva
portato con sé gli occhiali per la visione notturna ma, a meno che non fosse apparsa
una nuvola enorme, non ne avrebbe avuto bisogno.
Rivoli di acqua torbida gocciolarono dal suo corpo, mentre usciva silenziosamente
dal fiume, si toglieva le pinne che si era messo sopra le scarpe e si appostava dietro
un enorme cipresso. Da quanto riuscì a vedere, c'erano tre persone di guardia all'e-
sterno del quartier generale.
Una, c'era da aspettarselo, era Dubois. Lui e un altro stavano fumando in fretta,
perché le estremità delle loro sigarette luccicavano come dei segnali luminosi.
Il terzo era in tenuta mimetica come gli altri, ma aveva in mano un M4, che in pra-
tica era il vecchio M16, con la canna più corta e il calcio rientrabile. E un mucchio di
nuovi accessori in più, tipo il lanciabombe, che fortunatamente sembrava non avere
con sé.
A differenza di Dubois e del suo amico, che ingannavano il tempo fumando contro
il lato della vecchia capanna esposto alle intemperie, era sdraiato a pancia in giù in
una posizione da cecchino. E questo diede a Nick l'impressione che sapesse cosa sta-
va facendo.
Se in quella zona fosse vissuto un ex SEAL, O perfino un Ranger o un membro della
Delta Force, Nick l'avrebbe saputo. E questo significava che, quantunque potesse
dargli più filo da torcere rispetto agli altri due, non era invincibile. Tuttavia, ovvia-
mente, il segreto consisteva nel partire da lui.
Aveva il coltello Ka-Bar ancora assicurato alla coscia, dove l'aveva messo dopo lo
scambio di occhiate con il coccodrillo. Uno scambio che aveva vinto, quando l'ani-
male si era allontanato nuotando, permettendogli di proseguire per la sua strada. Nick
poteva solo sperare che il prossimo scontro si sarebbe rivelato altrettanto tranquillo.
A differenza di quello che si vede nei film, i SEAL non sono molto dediti al combat-
timento corpo a corpo. In realtà, se si finisce per ingaggiare un combattimento corpo
a corpo con il nemico, significa solo che il piano A, il piano B e il piano C erano falli-
ti.
C'era anche un altro problema: quel che poteva funzionare in una zona di guerra
non era esattamente accettabile nel mondo civile. Nemmeno nel sud della Louisiana.
Se avesse fatto fuori quei tipi una volta per tutte, avrebbe sicuramente dovuto dare
delle spiegazioni.
Strisciando e camminando, come prevedevano le prime due parti della tecnica di
incursione dei SEAL, che consisteva nello strisciare, nel camminare e nel correre, si
aprì un varco nell'erba fitta e alta, fermandosi dietro un cipresso dalla forma di una
gigantesca zampa di elefante. Per fortuna la pioggia aveva inzuppato i mucchi di fo-
glie morte dei salici, che così non scricchiolarono quando vi strisciò sopra.
Rialzandosi in piedi, si avvicinò all'uomo da dietro e si chinò, con ogni termina-
zione nervosa pronta all'attacco.
Al tre…
Uno.
Due.
Tre.

L'uomo con in mano l'M4 si afflosciò come un sacco vuoto. La stretta alla gola po-
teva uccidere un uomo da dietro velocemente e senza rumore. Ma la si poteva usare
anche per altri scopi: se la si eseguiva nel modo giusto, si limitava a lasciare il nemi-
co privo di sensi, e questa era l'intenzione di Nick.
E non aveva forse funzionato come un maledetto incantesimo?
Raccolse il fucile dalle foglie inzuppate.
Uno era fuori gioco. Ne rimanevano due.
Sarebbe stata una passeggiata.
Come previsto, Dubois crollò subito, proprio come nell'illustrazione del manuale di
combattimento dei SEAL.
Non appena Nick sollevò il braccio per togliere di mezzo il terzo sgherro, il silen-
zio della notte fu spezzato da un urlo proveniente dall'interno del quartier generale.
45

«Mi hai rotto il naso, stronza di merda!»


Wow. Finalmente il signor GQ aveva perso i suoi modi raffinati.
Remy fece un salto, ribaltò la branda e sbatté a terra la lanterna a cherosene, man-
dandone in frantumi il vetro.
Il sangue zampillò dal naso che Kate era riuscita a centrare in pieno come il geyser
Old Faithful del parco di Yellowstone. Non era stato facile, perché aveva dovuto ro-
teare entrambe le braccia, mentre era sdraiato a peso morto su di lei. Ma ci era riusci-
ta e fortunatamente le manette di metallo avevano colpito il bersaglio, procurandogli
un taglio profondo sulla narice sinistra che pendeva dal bel viso come un grumo di
muco sanguinante.
Era così preso dal dolore e dalla rabbia da non accorgersi che lo stoppino della lan-
terna stava infiammando il cherosene rovesciato.
Nonostante la pioggia, il legno dell'edificio era vecchio e marcio. Kate non voleva
essere lì quando e se si fosse incendiato. Giungendo alla conclusione che avrebbe a-
vuto più probabilità di sopravvivenza all'esterno con tre uomini armati, piuttosto che
all'interno di un edificio in fiamme, in compagnia di un poliziotto infuriato, si affrettò
ad alzarsi in piedi e si mise a correre.

***

Dando una dimostrazione della vecchia massima militare, secondo la quale il mi-
glior piano di guerra va in rovina a contatto con il nemico, il terzo uomo si voltò ver-
so il quartier generale, vide Nick avvicinarsi e sollevò una Glock in dotazione della
polizia.
Nello stesso istante si spalancò la porta della capanna e Kate uscì di corsa.
Nella notte.
Nick la chiamò per nome, ma la sua voce venne soffocata da un altro rombo di
tuono, stavolta più vicino, e da un urlo umano reso roco dall'ira e, pensò Nick, dal do-
lore.
Esplose una raffica con l'M4 e colpì la terza guardia, prima che il cervello potesse
inviare alla mano il comando di premere il grilletto. Cadde come un sasso, mentre il
davanti del suo giubbotto mimetico si imporporava.
Nick ne aveva messi fuori gioco tre e non aveva idea di quanti gliene rimanessero.
Ma sapeva che, per quanti fossero, se uno di loro avesse osato torcere un capello a
Kate Delaney sarebbero morti tutti.

L'odore di sale e di olio aleggiava nell'aria notturna insieme al fetore di vegetazio-


ne putrida. Kate avvertì l'elettricità dei lampi lontani sotto la pelle. O forse si trattava
soltanto della paura.
Aveva sempre pensato che il fiume paludoso fosse un luogo deserto e tranquillo,
ma mentre correva sull'erba aguzza della palude che le graffiava le gambe nude, ebbe
il vago sentore dello stridere di una civetta, del gracidare delle rane toro e del frinire
continuo e incessante dei grilli. E poi, peggio ancora, dell'inconfondibile raffica di un
fucile.
Abbassando la testa e udendo lo scalpiccio di scarponi che percuotevano il terreno
fradicio alle sue spalle, Kate corse più in fretta. E più lontano.

Maledizione, quanto correva quella donna! Nick non deteneva il record dei cento
metri della sua squadra, ma finiva sempre la corsa tra i primi due o tre. Tuttavia faticò
a tenere il passo di Kate.
Naturalmente, la paura era un ottimo incentivo. E l'adrenalina un eccellente stimo-
lo per aumentare la velocità. Gridando di nuovo il suo nome, Nick premette l'accele-
ratore.

Venne esploso un altro colpo. Un'unica detonazione che le fece fischiare un proiet-
tile accanto alla testa, mentre il propagarsi dell'onda sonora le rimbombava nelle o-
recchie, prima che la pallottola si conficcasse nel tronco di un grosso cipresso.
Kate avrebbe gridato, se avesse potuto. Ma il suono fu bloccato dall'enorme groppo
che aveva in gola.
La pioggerellina che era caduta in precedenza s'intensificò, trasformandosi in un
acquazzone non dissimile dal diluvio universale. Le foglie e l'erba putrida divennero
scivolose. Inciampando su una radice, Kate cadde a gambe all'aria, e questa si rivelò
essere una fortuna perché un altro proiettile si librò a pochi centimetri dalla sua testa.
Se avesse continuato a correre…
No. Non pensarci, si disse alzandosi affrettatamente in piedi. Continua a correre.
Nick stava venendo da lei. Non doveva far altro che rimanere in vita fino al suo ar-
rivo.
«Kate!»
Si fermò. Era davvero lui? Oppure era Remy che fingeva di essere lui per farla ral-
lentare?
«Maledizione, Kate, sono io. Nick.»
Era davvero lui!
Kate si voltò e per poco non andò a sbattere in pieno contro il suo petto.
«Va tutto bene?» le chiese Nick, mentre il sollievo le faceva intorpidire le gambe
scorticate e malconce.
«Adesso sì» ansimò Kate, aggrappandosi a lui.
Non sembrava affatto il sensuale investigatore privato della Louisiana che aveva
conosciuto soltanto tre giorni prima. Con tutti i muscoli del suo corpo magnifico
messi in risalto dalla muta nera aderentissima e il viso virile striato di verde, nero e
grigio, aveva un aspetto spaventoso.
È straordinario.
«Cazzo» disse Nick con voce roca, mentre un'altra pallottola li rasentava fischian-
do. «Chi avrebbe mai detto che si potesse correre con un paio di mocassini italiani ai
piedi?»
«Come fai a sapere che si tratta di Remy? Ci sono altri…»
«Sì. Quel povero deficiente di Dubois e gli altri due scagnozzi. Li ho già sistema-
ti.» Le posò una mano sul capo e la fece riabbassare sul terreno umido. «Ma non vo-
levo perdere tempo a sbarazzarmi di Remy prima di riuscire a raggiungerti, perché
non volevo che scappassi nel fiume.»
Cosa che probabilmente, sebbene Kate odiasse ammetterlo, avrebbe finito per fare.
Nick si voltò.
«Sta' giù.»
Era la seconda volta che le ordinava di restare abbassata.
Sebbene i suoi progetti fossero senza dubbio insolitamente vaghi, Kate aveva già
deciso - in un momento indefinito compreso tra l'arrivo alla Urrà e il suo primo in-
contro con Nick da una parte, e il risveglio in quella capanna nel corso della notte
dall'altra - che non c'era ragione di tornare a Chicago.
E, dal momento che non aveva intenzione di correre il rischio di farsi saltare le
cervella prima di vedere con Nick quei tuffatori messicani, Kate mise da parte il suo
bisogno di indipendenza e fece esattamente quello che lui aveva detto.
46

Nick si voltò. Lentamente. Con fredda determinazione.


Remy correva verso di loro. Sembrava senza fiato, ma riuscì lo stesso ad alzare la
Glock e a puntarla contro Nick, che, con la stessa disinvoltura con cui avrebbe spara-
to ai bersagli del poligono dei SEAL, sollevò l'M4, premette il grilletto e…
Niente?
Quella maledetta pistola si era inceppata?
«Ops» esclamò Remy. Nonostante il sangue gli rigasse il volto, riuscì a sorridere.
Il ghigno di un assassino, pensò Kate. «A quanto pare la fortuna ti ha abbandonato,
cher.»
«Qualcuno avrebbe dovuto dirti che, quando ci si batte per la vita, fermarsi a gon-
golare può essere fatale» affermò Nick.
Muovendosi con una tale velocità che Kate non fu sicura di averlo visto accadere
davvero, Nick brandì l'M4 per il calcio e colpì l'ex collega, che cadde all'indietro fi-
nendo in acqua con un tonfo assordante.
Imprecava e si sforzava di tenersi a galla agitando le gambe, con addosso quella
giacca blu di lana che adesso si gonfiava intorno al suo corpo, quando un enorme al-
ligatore, con gli occhi che luccicavano nell'oscurità come agate gialle, nuotò verso di
lui come una torpedine zigrinata.
Poiché non voleva assistere a uno spettacolo simile Kate chiuse gli occhi, e dietro
le palpebre iniziarono a volteggiarle dei puntini simili a falene dalle ali bianche. Ma
non ebbe bisogno di vedere per capire cosa stesse succedendo, quando le urla stra-
zianti di Remy Landreaux costrinsero uno stormo di uccelli notturni a rifugiarsi in
cima agli alberi. Il suono raccapricciante di ossa spezzate le ricordò uno sparo. Kate
aprì gli occhi appena in tempo per vedere l'animale e l'uomo sparire sotto la superfi-
cie nera.
«Oddio.» Tremando come una foglia scossa da un uragano, Kate riuscì a mettersi
in ginocchio, mentre Nick si abbassava per prenderla tra le braccia.
«Andrà tutto bene» la rassicurò. «Non potranno più farti del male.»
E visto che glielo diceva Nick, Kate ci credette. «Li hai fatti fuori tutti?»
«Sì. Cristo, mi dispiace, Kate.» Le passò le mani tra i capelli, sul viso bagnato, che
Kate sapeva essere sporco, e sulle spalle. «Mi dispiace da morire.»
«Perché?» Kate sollevò lo sguardo sul viso sconvolto di Nick. «Mi hai appena sal-
vato la vita.»
«Maledizione, non avresti avuto bisogno che ti salvassi la vita, se avessi capito che
Remy era il peggiore di tutti.»
«Era un tuo amico.» Stranamente, nonostante il suo corpo continuasse a tremare di
paura, fu Kate a consolare Nick. «Lo conoscevi da una vita. A volte bisogna fidarsi
delle persone, Nick. Era il tuo collega. Formavate una squadra.»
«Ha ucciso mio padre.»
«Mi dispiace.» Ma non ne era sorpresa. Una volta scoperta la verità su Tara, aveva
iniziato a sospettare che ci fosse un collegamento tra le due cose.
«Papà è stato ucciso perché aveva intenzione di denunciarli.»
Kate abbozzò un sorriso. Era la prima volta che lo sentiva chiamare suo padre 'pa-
pà'. Aveva finito per capire che lei e Nick erano molto simili. Ma che sorpresa era
stata scoprire di avere qualcosa in comune anche con suo padre!
«Che peccato. Ma ti ha lasciato una bella eredità. La consapevolezza che aveva in-
tenzione di fare la cosa giusta.»
«Sì.» A quel punto la baciò. A lungo e con dolcezza, facendole stranamente venire
voglia di piangere. Era stato tenerissimo.
Mentre ricambiava il bacio con tutto il suo cuore, Kate si irrigidì, quando udì un al-
tro suono.
«Quella è una…»
Ti prego, fa' che non sia una barca con a bordo altri scagnozzi di LeBlanc, suppli-
cò Kate.
«È tutto a posto.»
Mentre Nick l'aiutava a rialzarsi, Kate riconobbe i colpi secchi dei rotori e sollevò
lo sguardo per vedere l'enorme elicottero nero che volava verso di loro.
«Padre Mike l'ha preso in prestito dalla guardia costiera» le spiegò Nick. «Ci da-
ranno un passaggio fino a casa.»
Vennero inondati da un cerchio di luce gialla, quando l'elicottero atterrò. Abbas-
sandosi, Nick e Kate si precipitarono verso la portiera aperta.
«Caspita, che bella rimpatriata» esclamò Tara salutando Kate, non appena salì a
bordo a fatica. «La prossima volta, che ne dici se ci accordiamo per un brunch alla
Sala delle Due Sorelle?»
Kate rise e abbracciò la gemella che non vedeva da troppo tempo. «Ti prendo in
parola.»
47

Era una giornata perfetta.


Il sole era caldo e il mare calmo come un infinito specchio azzurro, mentre Nick e
Kate veleggiavano a bordo della Urrà al largo del golfo del Messico.
«È stato divertente ieri sera» disse Kate.
«Uno spasso.» Le cinse la vita con un braccio e la sollevò in punta di piedi per dar-
le un bacio che ne fece riaffiorare il ricordo.
«Alludevo a quanto è avvenuto prima del sesso bollente che ha fatto oscillare il
lampadario» disse Kate ridendo.
«Ah, il matrimonio voodoo.» Nick annuì. «Tua sorella era una sposa bellissima.»
«È vero.» È meno simile a una stella della cinema, adesso che il suo viso era torna-
to com'era ai tempi in cui non lavorava per LeBlanc. «Toussaint era raggiante.»
«Sono una strana coppia» disse Nick. «Ma ho la sensazione che andranno d'accor-
do.»
«Anch'io.»
Era evidente che il fratello di Téo adorava Tara, la quale si beava del suo amore.
Sorprendentemente, perlomeno per Kate, conduceva un'esistenza abbastanza normale
perché, chi l'avrebbe mai detto, insegnava scienze in prima media e faceva il camerie-
re come secondo lavoro, per contribuire a saldare il debito che Tara aveva con Le-
Blanc. Un debito che era stato cancellato su suggerimento di Nick dopo che la video-
cassetta, nascosta da Tara nel fusto del cannone del Washington Artillery Park, copia
di un esemplare risalente alla guerra civile, era misteriosamente giunta negli uffici
dell'FBI di Baton Rouge.
Al momento dell'arresto, il funzionario'governativo si era dichiarato colpevole di
omicidio di secondo grado e adesso viveva già nel suo nuovo alloggio all'interno del-
la prigione di Angola.
Dopo la luna di miele a Haiti, nel corso della quale Tara conobbe il resto della fa-
miglia del marito, sarebbe tornata a lavorare nel famoso ristorante di Chelsea Lam-
oreaux, nel quartiere francese.
«Il salto della scopa è stato una trovata simpatica. E sono felice che abbiano deciso
di rinunciare al sacrificio del pollo vivo.»
«Anch'io, chère.» La baciò di nuovo. Lievemente. Fugacemente. «Allora, il matri-
monio di tua sorella ti ha fornito qualche ispirazione?»
«So solo che, se dovessi mai sposarmi, non avverrà sotto un dipinto di velluto nero
di Isaac Hayes.»
«Già. Quello era un po' bizzarro» convenne Nick. «Che ne dici della spiaggia? O
magari di una pittoresca chiesetta messicana?»
Kate sollevò lo sguardo su di lui. «È una proposta?»
Nick si massaggiò una mascella. «Direi di sì.»
«Credo che una proposta di matrimonio richieda del tempo per pensarci sopra»
disse Kate. «Per esserne del tutto sicuri.»
Nick s'immaginò Kate con indosso uno svolazzante abito bianco messicano di piz-
zo, su un'assolata spiaggia di Mazatlan, la brezza dell'oceano che le gonfiava i capelli
luminosi, il suo sorriso che gli avvolgeva il cuore come un nastro splendente, mentre
gli prometteva di amarlo, onorarlo e accidenti, non gli avrebbe mai obbedito, ma
Nick non l'avrebbe mai voluta diversa da quella che era.
Immaginò di infilarle al dito l'anello che aveva con sé da giorni, di farle varcare la
soglia della cabina tenendola in braccio, di toglierle il vestito di pizzo e di scoprire
quali meraviglie avesse in serbo per lui la signora sotto gli indumenti. Apprezzava
infinitamente il fatto che quello che le scarpe significavano per le altre donne, per la
sua Kate fosse rappresentato da biancheria intima di seta e di pizzo. Sospettava che
ne avesse sempre di nuova e, urrà, non era forse il massimo per lui?
Immaginò di passare i mesi successivi a veleggiare per i sette mari, poiché non riu-
sciva a pensare a un modo migliore per spendere tutto il denaro che aveva messo da
parte per anni. Nessuno dei due sapeva cosa volesse fare in seguito, ma Nick non se
ne curava: purché avesse permesso loro di stare sempre insieme, qualsiasi decisione
avessero preso gli sarebbe andata a genio.
Immaginò di nuovo di avere dei bambini. E un cane. I bambini avevano bisogno di
un cane. S'immaginò di invecchiare con lei, seduti sul ponte della barca che avrebbe-
ro posseduto a novant'anni, a contemplare il tramonto e poi di scendere sottocoperta
a…
«Credo che diventerò un vecchio sporcaccione» disse Nick.
«Il mio tipo d'uomo preferito.» Il sorriso di Kate gli suggerì che non aveva bisogno
di raccontarle i suoi pensieri. Perché aveva già capito tutto. Aveva capito lui. E que-
sto non era meraviglioso?
«Va bene. Ci ho riflettuto sopra» disse Nick.
«E?»
«Si tratta di una vera proposta.»
«Era ora. Iniziavo a temere che, quando avessi raccontato la storia del nostro ma-
trimonio ai nostri nipoti, avrei dovuto ammettere che alla fine sono stata io a farti la
proposta.»
«Ci conosciamo solo da sei settimane.» Sei settimane che sembravano un'eternità.
In senso buono.
«Sei settimane e tre giorni» lo corresse.
«Hai ragione. Che sbadato!»
Nick orientò la barca verso ovest. «Prossima fermata, Messico. E quella chiesetta
sulla spiaggia.»
«E poi il mondo.» Kate rise, sollevando il viso in direzione del vento, mentre lei e
Nick veleggiavano insieme verso il futuro.
Nota dell'autrice

Cari lettori,
il 26 agosto 2005, io e mio marito ci recammo in automobile a Wetumpka in Alabama, dove
avevo accettato di tenere un discorso durante un pranzo ufficiale allo scopo di raccogliere
fondi per la biblioteca. Quando ce ne andammo dall'est del Tennessee, l'uragano di primo
grado Katrina raggiunse le coste della Florida e fu rapidamente declassato a tempesta tropica-
le.
Durante il lungo viaggio parlammo del libro a cui stavo lavorando, che allora avevo intitolato
Impulso. Quelli di voi che conoscono i miei libri sanno che New Orleans è una delle mie città
preferite - da visitare e su cui scrivere. Ma, per quanto la ami, avevo comunque deciso di farla
colpire da un uragano violentissimo.
Quando mi presentai all'evento, la mattina del 27 agosto, scoprii che, mentre noi non avevamo
potuto seguire i notiziari, Katrina era tornata a essere un uragano e il Centro nazionale degli
uragani aveva diramato un preallarme nella zona compresa tra Morgan City in Louisiana e il
confine tra la Louisiana e il Mississippi. Entro la fine del pranzo il preallarme era stato esteso
a est, in tutto il sud del Mississippi, fino al confine tra l'Alabama e la Florida. Visto che We-
tumpka si trova a circa duecentonovanta chilometri dalla costa, non mi sono mai sentita in pe-
ricolo in prima persona ma, siccome ero in ansia per gli abitanti dell'area allertata, decisi di e-
liminare l'uragano dalla mia storia.
Più tardi, nel corso della notte, il preallarme fu trasformato in un allarme e, mentre il 28 ago-
sto tornavamo a casa in macchina sulle nostre montagne, il Centro nazionale degli uragani
mise in guardia la popolazione sull'arrivo di un «uragano catastrofico di quinto grado dagli ef-
fetti devastanti.» A New Orleans venne dichiarato lo stato di emergenza e il sindaco ordinò
l'evacuazione della città, cosa che non era mai successa. Katrina si abbatté sulla Louisiana il
mattino del 29 agosto e accadde il finimondo. Come quasi tutti gli abitanti del paese, passai le
giornate incollata al televisore, mentre l'ottanta percento di New Orleans veniva allagato - in
alcuni punti l'acqua raggiunse i sei metri di altezza - e giunsi alla conclusione che non avrei
mai potuto finire di scrivere in quel momento quel particolare libro. Anche omettendo l'ura-
gano fittizio, nella mia storia c'erano altri episodi che avrebbero potuto essere percepiti come
un ulteriore oltraggio a una città già prostrata. (Per peggiorare le cose, il 24 settembre New
Orleans fu colpita di nuovo dall'uragano Rita).
Quindi misi da parte la mia storia e iniziai un romanzo completamente diverso, ambientato
nel Wyoming, a cui lasciai il titolo Impulso. Dopo aver terminato quella storia, stabilii che era
passato il tempo sufficiente per tornare a lavorare al libro che avete appena letto. Per combi-
nazione, terminai Nessun luogo è sicuro il 29 agosto 2006 di primo mattino, nelle stesse ore in
cui Katrina si era abbattuta sulla terraferma l'anno precedente.
Scrivo questa lettera il 29 settembre, tredici mesi dopo Katrina. Sebbene la situazione sia in
continuo mutamento e le cifre cambino di giorno in giorno, sono morti almeno 1740 abitanti
della Louisiana, 135 sono ancora dispersi, nell'obitorio di New Orleans ci sono 52 cadaveri
che non sono ancora stati identificati e si continuano a trovare corpi. Un terzo degli ospedali e
delle biblioteche è tuttora chiuso. Il quartiere residenziale di Lower Ninth, un tempo abitato
da 14 000 persone, è diventato una città fantasma, distrutta e deserta, ed è l'unica zona in cui
mancano ancora l'acqua potabile e altri servizi di prima necessità.
Meno della metà dei 460 000 abitanti residenti in città prima dell'arrivo di Katrina ha fatto ri-
torno nella propria casa; anche in questo caso è difficile stabilire con precisione le cifre, ma
secondo le Poste la popolazione si aggira attualmente intorno alle 171000 unità, come nel
1880. Su 128 scuole, ne sono state riaperte soltanto 56 e più di 18 000 attività hanno chiuso
per sempre dopo la tempesta.
La vita quotidiana a New Orleans è diventata un'impresa. Da un recente sondaggio risulta che
solo il sedici percento dei cittadini ritiene che la vita sia tornata quella di prima.
Ma ci sono anche buone notizie. I turisti stanno tornando; la città ha festeggiato il martedì
grasso e si è tenuto il Festival del jazz; il porto di New Orleans è quasi tornato alla normalità;
il Centro congressi ha ricevuto delle prenotazioni; i Saints hanno vinto la prima partita in casa
della stagione in un Superdome rimesso a nuovo, dopo essere stato teatro di tantissima soffe-
renza e disperazione; e, sebbene secondo l'associazione dei ristoratori della Louisiana 1562
dei 3414 ristoranti della città siano ancora chiusi, il Commander's Palace, un celeberrimo pun-
to di riferimento di New Orleans a partire dal 1880, ha finalmente riaperto questo fine setti-
mana con un brunch celebrativo, arricchito da un'orchestra di musica jazz.
Una delle cose che preferisco di New Orleans è sempre stata la sua cucina eccellente. È l'uni-
ca città al mondo in cui, alla fine di un pasto, inizio già a pensare a dove consumerò il succes-
sivo. I personaggi delle mie storie ambientate in Louisiana cucinano e mangiano spesso, e sul
mio sito si possono trovare le ricette della cucina creola e di origine francese citate nei miei
romanzi e preparate nei ristoranti del posto. Ed è per questo motivo che voglio concludere
questa lettera con una citazione di Charles Bonn, un ottimista vasaio di talento di New Orle-
ans che possiede la bottega di ceramiche Shadyside in Magazine Street: «Accidenti, non si
può lasciar morire New Orleans. Il cibo è troppo buono.»

JoAnn Ross
Ringraziamenti

Ringrazio dì cuore Fredericka Meiners, Chris Foutris, Blythe Gifford, Debbie Pfeiffer, Margaret
Watson e Diane WhittonBrown per aver risolto i miei dubbi sulle scene di Kate a Chicago.
Inoltre, non sarei stata in grado di scrivere questo libro senza The Times-Picayune, che ha vinto
meritatamente il premio Pulitzer per i suoi servizi spettacolari sull'uragano Katrina. I continui reso-
conti del giornale sulla vita dopo la tempesta si sono dimostrati enormemente utili, come i contributi
degli autori di blog di New Orleans, in particolare quello dello scrittore freelance Troy Gilbert, che
mi è stato di grande aiuto nelle ricerche sui porticcioli turistici; senza di lui Nick Broussard non sa-
rebbe potuto restare a bordo della Urrà.