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Atti del 25° Convegno di Igiene Industriale LE GIORNATE DI CORVARA

Daniela Ceccon, Giorgio Cipolla, Maria Gregio, Andrea Martinelli, Stefano Maso,
LA CULTURA DELLA PREVENZIONE

Giorgio Orrù, Paolo Sacco, Gianluca Stocco aidii triveneta

Rischio elettrico ed altri rischi nei luoghi conduttori


ristretti

Paolo De Santis (1), Eleonora Mastrominico (1)

E V E N Z I O N E
A DELL A PR
(1)
INAIL DR LAZIO, CONTARP

LA CULTUR
Riassunto
Sin dal 2010 la Direzione Regionale per il Lazio dell’INAIL ha avviato una intensa attività
di sensibilizzazione e formazione per le figure di coordinamento della salute e sicurezza (Re‑
sponsabili SPP, Coordinatori per la Sicurezza, Datori di Lavoro) chiamate a gestire le attività
da svolgere nei cosiddetti spazi confinati, di cui i “luoghi conduttori ristretti” ne costituiscono
un sotto-insieme che, peraltro, può non essere ricompreso nella normativa specifica nazionale
(Decreto del Presidente della Repubblica n. 177 del 14/09/11) in quanto può non essere presente
il rischio di inquinamento dell’atmosfera respirata dal lavoratore ma solo il rischio di elettro‑
cuzione.
Il presente lavoro vuole riassumere le esperienze formative per prevenire il rischio di elettro‑
cuzione, cioè il passaggio di corrente attraverso il corpo, durante le lavorazioni all’interno degli
ambienti confinati: speciali precauzioni, infatti, sono necessarie in ragione del fatto che questi
ambienti sono molto spesso riconducibili ai cosiddetti “luoghi conduttori ristretti” classificabili,
per le loro peculiarità, come ambienti con un maggior rischio elettrico. In linea generale, si de‑
finisce “luogo conduttore ristretto” un ambiente delimitato da superfici metalliche o comunque
conduttrici (ad esempio per la presenza di umidità), caratterizzato da dimensioni tali da limitare
il movimento dell’operatore in modo da provocare un probabile contatto con estese parti del
corpo e limitando, al contempo, la possibilità di interrompere repentinamente il contatto. Clas‑
sici esempi di luogo conduttore ristretto sono le condotte, gli scavi e le trincee, i cunicoli, le
cisterne, le sale macchine, le stive di aeromobili, di imbarcazioni, di navi, ecc. Tali precauzioni
debbono sempre tener in debito conto degli altri rischi che possono essere contemporaneamente
presenti in tali spazi di lavoro.

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Introduzione: la problematica degli spazi confinati


La cronaca riporta frequentemente casi di incidenti mortali, anche di più soggetti contempo‑
raneamente, introdotti in ambienti confinati senza adottare le necessarie misure di sicurezza e
senza un adeguato addestramento anche per le operazioni di emergenza.
Non esiste una definizione univoca di ambiente confinato; taluni ambienti possono com‑
portarsi da spazi confinati durante lo svolgimento delle attività lavorative cui sono adibiti, altri
durante la loro costruzione, fabbricazione o successiva modifica.
Al di là di possibili definizioni giuridiche o tecniche, si può considerare confinato quell’am‑
biente, generalmente non progettato per l’uso continuativo, il cui volume complessivo sia limi‑
tato ma in cui si può entrare completamente o con una parte del corpo1 e compiere un’operazio‑
ne, che ha limitate vie di accesso o di uscita, che non è progettato per essere occupato in modo
permanente e che non fruisca di un ricambio d’aria (naturale o forzato) efficace.
Ma questo non esaurisce il tema. Infatti, oltre all’indicazione geometrico/spaziale dell’am‑
biente è necessario che all’interno dello spazio siano presenti dei pericoli: le norme internazio‑
nali, più che a una rigida classificazione dei luoghi in base alle caratteristiche geometriche fis‑
sano l’attenzione sulla possibile esistenza o generazione di una situazione di pericolo cosiddetto
Immediately Dangerous to Life or Health (IDLH), in altre parole qualsiasi condizione che può
esporre il lavoratore a una minaccia immediata per la sua vita o salute, o che può causare effetti
negativi irreversibili sulla salute, o che potrebbe interferire con la capacità di un individuo di
fuggire in modo autonomo da uno spazio confinato.
In generale quindi occorre verificare la presenza di una o più delle seguenti condizioni:
(a) rischio anche potenziale di atmosfera pericolosa;
(b) rischio di caduta/annegamento;
(c) rischio da temperatura estrema;
(d) rischio di seppellimento;
(e) rischio di intrappolamento;
(f) rischio grave di altro tipo (cesoiamento, folgorazione, schiacciamento, ecc).

Appare evidente che un approccio applicativo coerente con le norme internazionali non può
prescindere da una valutazione differenziata di tutti i pericoli presenti che possa portare ad iden‑
tificare una scalabilità degli interventi da prevedersi in funzione dell’effettivo livello di rischio
presente o ipotizzabile.
Di contro, l’attuale contesto normativo nazionale (DPR 177/2011, Dlgs 81, artt. 66 e 121 ed
allegato IV, punto 3) è invece connotato di una rigidità che, ad esempio, potrebbe:
• da una parte facilmente portare a generalizzare l’applicazione delle previsioni del testo
di norma a prescindere dall’effettivo livello di rischio e condurre le aziende a predisporre
misure di prevenzione eccessivamente rigorose, anche a fronte di rischi di lieve entità;
• dall’altra potrebbe portare a trascurare completamente tutti i rischi di cui ai punti (d), (e), (f).

1. Lo standard OSHA 1910.146 identifica uno spazio “largo abbastanza da poterci entrare” evidentemente con l’intero corpo ma qui, an‑
che sulla scorta dell’analisi degli incidenti mortali e gravi della Banca Dati INFORMO, si preferisce considerare la possibilità di entrare
almeno con una parte significativa del corpo, ad esempio gli arti superiori, il capo ed il tronco.

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Infatti all’art. 1, comma 2 del DPR 177/2011 leggiamo: Il presente regolamento si applica
ai lavori in ambienti sospetti di inquinamento di cui agli articoli 66 e 121 del decreto legislativo
9 aprile 2008, n. 81, e negli ambienti confinati di cui all’allegato IV, punto 3, del medesimo
decreto legislativo… ovvero (art. 66) pozzi neri, fogne, camini, fosse, gallerie e in generale in
ambienti e recipienti, condutture, caldaie e simili, ove sia possibile il rilascio di gas deleteri (art.
121), pozzi, fogne, cunicoli, camini e fosse in genere (all. IV), vasche, canalizzazioni, tubazioni,
serbatoi, recipienti, silos e simili. La lettura degli artt. 66 e 121 evidenzia che i pericoli da con‑
siderare sono quelli derivanti dal rilascio di gas deleteri o dalla presenza di gas o vapori tossici,
asfissianti, infiammabili o esplosivi e non sia possibile assicurare una efficiente aerazione ed
una completa bonifica. La lettura del punto 3 dell’Allegato IV, nelle tubazioni, canalizzazioni e
recipienti, quali vasche, serbatoi e simili suggerisce che, oltre ai pericoli sopra accennati (gas o
vapori o polveri nocive infiammabili od esplosive), occorre considerare pure la presenza di una
eventuale temperatura dannosa e i rischi di caduta e/o annegamento.
Tutti gli altri rischi (ad esempio rischio meccanico di cesoiamento, maggior rischio elettri‑
co, ecc.) non ricompresi nella precedente disamina, eventualmente presenti in ambienti che,
ancorché ristretti non sono sospettabili di inquinamento, dal punto di vista strettamente norma‑
tivo non richiedono la qualificazione dei lavoratori che debbono accedervi per compiere delle
attività e non fanno scattare gli obblighi delle misure di prevenzione e protezione previste dal
DPR 177/2011. Ciò nondimeno, al fine della tutela dei lavoratori, occorre applicare le adeguate
misure di prevenzione e protezione da individuarsi a seguito di una corretta identificazione dei
pericoli presenti e valutazione dei rischi.

Il progetto SAFETY FIRST


Fin dal 2010 la Direzione Regionale per il Lazio dell’INAIL ha avviato una proficua attività
di sensibilizzazione e formazione per le figure di coordinamento della salute e sicurezza (Re‑
sponsabili SPP, Coordinatori per la Sicurezza, Datori di Lavoro) chiamate a gestire le attività da
svolgere nei cosiddetti spazi confinati e negli ambienti ristretti a rischio di inquinamento.
Nel 2012 il Protocollo SAFETY FIRST – La sicurezza prima di tutto “formazione itinerante
per addetti che operano in ambienti confinati”, è stato siglato da U.T.G. Prefettura di Latina,
Confindustria LT, INAIL Direzione Regionale Lazio e AUSL Latina - Dipartimento SPreSal,
con l’obiettivo di rispondere alle esigenze di qualificazione degli operatori introdotte dal D.P.R.
177/11.
Nel 2014 un secondo protocollo con stesso oggetto è stato siglato tra gli Uffici Territoriali
del Governo di Roma, Frosinone, Rieti e Viterbo, Inail Direzione Regionale Lazio, Unindustria
(Unione degli Industriali e delle Imprese di Roma, Frosinone, Latina, Rieti, Viterbo), Regione
Lazio e Unione Servizi Roma srl con l’obiettivo di realizzare, nei territori di Roma, Frosinone,
Rieti e Viterbo un progetto formativo itinerante mirato a supportare le imprese ed i lavoratori
nelle attività di prevenzione degli infortuni occorsi agli addetti che operano in“ambienti confi‑
nati” (silos, serbatoi, pozzetti interrati, cavidotti, ecc.).
In tale ambito fu inoltre avviata un’analisi di casi concreti di infortuni, incidenti o quasi-in‑
cidenti, occorsi alle aziende partecipanti alla formazione, al fine di ricercare soluzioni operative
sotto il profilo prevenzionistico.
I soggetti destinatari del progetto furono individuati tra le Aziende delle predette provin‑
cie, associate a Unindustria che annoverano nella loro unità produttiva ambienti confinati. Nel

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contempo furono coinvolte anche le piccole e micro imprese che nell’ambito delle manutenzio‑
ni sono chiamate ad operare presso le suddette unità produttive dei committenti.
In tal modo, nei circa 5 anni in cui sono stati implementati i due protocolli, si è raggiunto
l’obbiettivo di sensibilizzare circa 850 lavoratori appartenenti a svariati settori della produzione
industriale (chimico, metalmeccanico, aeronautico, alimentare, del vetro, ecc.), dei servizi di
manutenzione aeroportuali, dell’agricoltura.
Tale sensibilizzazione ha contemplato l’erogazione di un percorso formativo teorico prope‑
deutico ed un addestramento in campo che ha impiegato una speciale unità mobile (U.M.A.)
allestita come simulatore delle condizioni di lavoro e di emergenza che possono verificarsi negli
spazi confinati. L’interno del simulatore è stato allestito per riprodurre le condizioni operative
prevedibili negli interventi lavorativi in spazi confinati, con il fine di addestrare alle corrette
procedure di sicurezza in situazioni normali e di emergenza.
Il progetto si è quindi fondato sul principio di una formazione-informazione-addestramento
itinerante sull’intero territorio, disponendo di un mezzo debitamente allestito onde simulare un
ambiente di lavoro ristretto e diverse tipologie operative. È stato possibile simulare la presenza
di fumo con scarsa visibilità, l’accesso sia verticale che orizzontale degli operatori, il recupero
di lavoratori infortunati, le difficoltà dei movimenti di lavoro in spazi ristretti, ecc. Si è, infine,
potuto rianalizzare i comportamenti dei lavoratori al fine di migliorare le procedure organizza‑
tive del lavoro e delle emergenze.
Il progetto, indipendentemente dal precetto normativo ha avuto l’obiettivo di sensibilizzare i
lavoratori verso tutti i rischi potenzialmente presenti negli ambienti confinati, sia quelli correlati
alla presenza di sostanze pericolose e/o asfissianti che quelli di diversa natura. In tal senso la
modularità e la flessibilità dell’Unità Mobile di Addestramento (UMA) ha consentito di effet‑
tuare molteplici esercizi di addestramento pratico e di raggiungere direttamente sul luogo di la‑
voro i lavoratori da addestrare, riuscendo a coprire i numerosi aspetti e criticità per la sicurezza
che possono manifestarsi durante l’esecuzione di attività lavorative.

Figura 1. S imulazione interna. Figura 2.Video analisi.

Il valore aggiunto del percorso esperienziale proponibile con l’utilizzo dell’UMA è rappre‑
sentato dalla opportunità per i Lavoratori di sperimentare personalmente, in sicurezza, le reali e

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differenti condizioni di lavoro, nonché di acquisire i corretti comportamenti e schemi operativi


utili per la gestione delle fasi produttive e delle emergenze.

Il rischio di elettrocuzione in ambienti confinati


Tra i rischi descritti nell’ambito del progetto Safety First vi è il rischio di elettrocuzione
cioè il passaggio di corrente attraverso il corpo, durante le lavorazioni all’interno degli ambienti
confinati. Qui si vuole riassumere le esperienze formative per prevenire tale rischio: speciali
precauzioni, infatti, sono necessarie in ragione del fatto che questi ambienti sono molto spesso
riconducibili ai cosiddetti “luoghi conduttori ristretti” classificabili, per le loro peculiarità, come
ambienti a “maggior rischio elettrico”.
Gli effetti fisiologici del passaggio di una corrente elettrica a frequenza industriale (50/60
Hz) attraverso il corpo umano sono generalmente classificati in base ai seguenti intervalli:
• fino a 10 mA (limite di rilascio): non si hanno effetti pericolosi oltre alla percezione dolo‑
rosa, ed è possibile rilasciare la muscolatura;
• 10-50 mA: non si è in grado di rilasciare i muscoli contratti dalla corrente (tetanizzazione)
e la pericolosità della scarica è in funzione del tempo di applicazione;
• >50 mA: intensità pericolosa per qualunque durata temporale.
In corrente continua i predetti valori vanno corretti rispettivamente a: 2, 40 e 500 mA.
Sebbene la pericolosità di uno shock elettrico sia definita dall’intensità della corrente elet‑
trica, ai fini pratici si preferisce definire soglie di tensione di rischio. In base alla norma tecnica
IEC 60479-1 la soglia di tensione minima considerata pericolosa è di 120 V in corrente continua
e 50 V in corrente alternata.
Per tensioni minori, in base alla legge di Ohm, l’impedenza del corpo umano normalmente
non permette il passaggio di una intensità di corrente pericolosa.
La pericolosità della corrente oltre che dalla sua intensità (che a parità di tensione dipende
dalla resistenza del corpo umano), dipende anche dalla durata del contatto, cioè dall’intervallo
di tempo in cui la corrente agisce sul corpo umano (si veda la Figura 3).

In base al variare dei parametri descritti l’effetto


dell’elettricità sul corpo umano può essere molto
variabile. In generale gli effetti fisiologici diretti
indotti dalla corrente elettrica sono principalmente
dovuti a contrazioni muscolari involontarie (spasmi)
ed effetti termici.
Particolarmente determinante è il percorso seguito
dalla corrente elettrica nell’attraversare il corpo. Se
il contatto si ha, come avviene spesso, tra mano e
piede, la regione cardiaca è parzialmente investita,
se invece il contatto è tra mano e mano o tra
piede e piede il flusso di corrente che interessa il
torace è molto ridotto, tanto che la CEI (Comitato
Elettrotecnico Italiano) riporta per questi percorsi un
fattore di riduzione del rischio di 0,4.

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In alcuni casi il passaggio di corrente interessa solamente regioni periferiche del corpo, per
esempio mano-avambraccio, e le eventuali conseguenze sono limitate a tale regione.
In sede internazionale (pubblicazione IEC 479) sono state definite delle curve tempo - cor‑
rente che delimitano 4 zone: ad ognuna di esse corrispondono diversi effetti fisiologici prodotti
dalla corrente elettrica nel corpo umano.

Figura 3. E
 ffetti della corrente alternata sulle persone – Zone di pericolo tempo/corrente
– Norma EN 50522 (CEI 99-3).

Riguardo la pericolosità di un contatto si può fare riferimento, per comodità, anziché alla
corrente, alla corrispondente tensione determinata tenendo opportunamente conto della resisten‑
za complessiva del corpo umano: le due curve sono costruite assumendo una la resistenza verso
terra della persona Rtc pari a 1000 Ω (largamente cautelativo) per i luoghi ordinari (diversi tipi
di pavimenti a secco e a umido) e di 200 Ω in condizioni particolari (all’aperto, in mancanza del
pavimento, cantieri di costruzione e demolizione, locali a uso medico, strutture a uso agricolo e
zootecnico). La tensione di contatto è la differenza di potenziale alla quale può essere soggetto
il corpo umano in contatto con parti simultaneamente accessibili, escluse le parti attive, durante
il cedimento dell’isolamento. Con il termine “parti simultaneamente accessibili” si intendono le
parti esterne dell’apparecchiatura elettrica che l’utente può toccare. Con il termine “parti attive”
si intende parti dell’apparecchiatura elettrica che durante il funzionamento ordinario sono in
tensione. Tra la parte attiva e le parti simultaneamente accessibili dell’apparecchio elettrico è
interposto l’isolamento, che ha il compito di separare elettricamente le due parti.

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Figura 4. C
 urva di sicurezza Tensione, Tempo.

Dall’esame delle curve si vede che all’aumentare della durata del contatto diminuisce il va‑
lore della tensione ammissibile, tendendo a valori costanti. Questo risultato è dovuto al fatto che
all’aumentare della durata del contatto aumenta la pericolosità della corrente e, quindi, occorre
ridurre il valore della tensione ammissibile. In accordo con quanto si è detto, la norma CEI 64-
8 definisce la tensione di contatto limite convenzionale UL nel modo seguente: la tensione di
contatto limite convenzionale UL è il massimo valore della tensione di contatto che è possibile
mantenere per un tempo indefinito in condizioni ambientali specificate.
I valori di tale tensione si deducono dalle curve di sicurezza e sono pari a:
• UL = 50 V per i contatti in condizioni ordinarie;
• UL = 25 V per i contatti in condizioni particolari.
Nel caso di corrente continua, i valori della tensione di contatto limite convenzionale sono
rispettivamente pari a 120 V per le condizioni ordinarie e 60 V per quelle particolari.

Luogo conduttore ristretto (LCR)


In linea generale, si definisce “luogo conduttore ristretto” un ambiente delimitato da super‑
fici metalliche o comunque conduttrici (ad esempio per la presenza di umidità), caratterizzato
da dimensioni tali da limitare il movimento dell’operatore in modo da provocare un probabile
contatto con estese parti del corpo e limitando, al contempo, la possibilità di interrompere re‑
pentinamente il contatto.
È di tutta evidenza, per quanto detto al paragrafo precedente, la pericolosità di luoghi di
lavoro siffatto dove il fattore di percorso assume valori elevati (contatto di estese parti del cor‑
po) ed i tempi di esposizione sarebbero ben superiori al secondo (impossibilità di interrompere
repentinamente il contatto) qualora la tensione di contatto ecceda i 25 V.
Classici esempi di luogo conduttore ristretto sono le condotte, gli scavi e le trincee, i cunico‑
li, le cisterne, i serbatoi, le sale macchine, le stive di aeromobili, di imbarcazioni, di navi, ecc.

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Figura 6. E
 laborazione
 laborazione da TuttoNormel marzo 1999.
Figura 5. E
da TuttoNormel marzo 1999.

Da questi accenni, è facile comprendere che un generico spazio confinato può essere anche
luogo conduttore ristretto e viceversa.
Se il luogo ha superfici conduttive (metalliche e/o umide) in buon collegamento con il ter‑
reno, come ad esempio un serbatoio metallico naturalmente a terra o connesso per altre ragioni
a terra, un cunicolo umido o bagnato, scavi ristretti, ecc. ed ha pure un volume è ridotto con
accessi limitati, con tutta probabilità esso è uno spazio confinato che si comporta pure come
luogo conduttore ristretto. Prima dell’entrata e prima ancora di predisporre le misure necessarie
per ridurre il rischio di elettrocuzione occorre verificare:
• l’assenza di atmosfere potenzialmente esplosive;
• la presenza di un sufficiente tenore di ossigeno (>20 Vol %);
• l’assenza di atmosfere pericolose;
• l’assenza di altri rischi (meccanico, termico, ecc);
• che sia garantita una idonea ventilazione;
• che sia emesso un “permesso di accesso” redatto dal datore di lavoro o da persona da lui
delegata;
• che siano eventualmente rispettate le prescrizione del DPR 177/11 e degli articoli 66 e 121
e dell’allegato IV, punto 3 del decreto legislativo 81/08.

Se l’ambiente è ampio e con ampi mezzi di accesso in generale, lo stesso non è considerato
luogo conduttore ristretto: così ad esempio i ponteggi metallici, le grandi piattaforme, i box, i
grandi silos metallici, le centrali tecnologiche, ecc. ed in questi casi é sufficiente applicare le
regole generali per la sicurezza elettrica.
Ma se le modalità dell’attività svolta sono tali da provocare il contatto della persona con
le parti conduttrici su un’ampia superficie del corpo (diversa da mani e piedi) ed è limitata la
possibilità di interrompere tale contatto (ad esempio lavori con cinture di sicurezza su strutture
metalliche, tralicci o come nelle figure seguenti), è presente un rischio significativo di elettro‑
cuzione e l’area si comporta come “luogo conduttore ristretto”.

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Generalizzando si possono considerare luoghi conduttori ristretti tutti quegli ambienti nei
quali, in relazione al tipo di attività svolta, una persona possa trovarsi in condizioni di pericolo
a causa delle particolari caratteristiche ambientali. Gli ambienti bagnati e con presenza di acqua
si possono assimilare a luoghi conduttori ristretti, se presentano le caratteristiche prima indicate.

Figura 7. Esempi di LCR non spazio confinato.

Secondo la norma CEI 64-8 sezione 706, sono considerati luoghi conduttori ristretti per
es. i serbatoi metallici e le cavità entro strutture non isolanti le cui dimensioni siano tali che le
persone che vi penetrano per effettuare lavori siano continuamente a contatto con le loro pareti.
Sono considerate simili a quelle dei luoghi conduttori ristretti anche le situazioni di persone che
svolgano attività su tralicci metallici di sostegno di linee aeree.

Figura 8. E
 sempi di LCR e spazio confinato.

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Ricapitolando i luoghi conduttori ristretti sono considerarti particolarmente pericolosi per i


seguenti motivi:
• bassa resistenza verso terra;
• resistenza ridotta del corpo umano;
• percorsi della corrente attraverso il corpo umano più pericolosi;
• difficoltà di interruzione del contatto dalle parti conduttrici.
In queste condizioni risultano essere particolarmente pericolosi gli apparecchi portatili che
vengono impugnati durante l’uso dall’operatore. Si presume infatti che sia maggiore la frequen‑
za di guasti su questi utilizzatori rispetto a quelli di tipo fisso e che sia più elevata la probabilità
che la persona possa entrare in contatto con l’apparecchio elettrico, spesso con entrambe le mani
e con una maggiore pressione di contatto, in concomitanza di un guasto.
Di questi luoghi si occupa alla sezione 706 la Norma CEI 64-8 e la norma CEI 64-17, guida
sull’esecuzione degli impianti elettrici nei cantieri, con prescrizioni che si riferiscono in parti‑
colare alla protezione dai contatti diretti e indiretti.

Prescrizioni per la sicurezza:


protezione contro i contatti diretti ed indiretti
Le misure preventive e protettive da adottare nei luoghi conduttori ristretti sono prevalente‑
mente di natura tecnica e volte a limitare la tensione di alimentazione e a migliorare l’isolamen‑
to delle apparecchiature.
Le prescrizioni particolari qui illustrate ovviamente non si applicano a qualsiasi luogo che
permetta ad una persona libertà di movimento per lavorare, entrare e lasciare il luogo senza
impedimenti fisici. Tali prescrizioni peraltro non sono utili a ridurre il rischio di accensione di
eventuali atmosfere potenzialmente esplosive presenti per le quali vanno applicati i metodi di
protezione ATE.
La guida CEI 64-17 sull’esecuzione degli impianti elettrici nei cantieri prescrive che gli
utensili portatili e gli apparecchi di misura trasportabili o mobili utilizzati in luoghi conduttori
ristretti, devono essere alimentati a bassissima tensione di sicurezza (SELV) o devono essere
protetti per separazione elettrica. Per le lampade portatili la guida ammette solo la alimentazione
a bassissima tensione di sicurezza (SELV). Si ricorda che la bassissima tensione di sicurezza
(SELV) è un sistema elettrico, in cui la tensione non supera i valori limite per la bassissima
tensione (ELV) in condizioni normali e in condizioni di guasto singolo, anche in presenza di
guasto a terra in altri circuiti di corrente. Si tratta di un circuito con separazione sicura (Classe
di protezione III).
La guida ricorda inoltre che sia il trasformatore di isolamento o il trasformatore di sicurezza
dei sistemi SELV debbono essere tenuti all’esterno del luogo conduttore ristretto.

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Figura 9. CEI 64-17 Esempio di possibile luogo conduttore ristretto (elaborazione).

La Norma CEI 64-8 sezione 706 approfondisce la protezione dai contatti diretti e dai contatti
indiretti.
In generale la protezione contro i contatti diretti deve essere sempre totale mentre le misure
di protezione parziali ottenute mediante ostacoli e distanziamento non sono ammesse. In gene‑
rale la protezione contro i contatti diretti può essere attuata mediante:
• isolamento delle parti attive;
• involucri o barriere con grado di protezione minimo IPXXB. Per le superfici orizzontali
superiori a portata di mano il grado di protezione non deve essere inferiore a IPXXD.

Per i circuiti di alimentazione di tipo SELV, a prescindere dalla tensione nominale, deve
essere sempre approntata almeno una delle seguenti protezione contro i contatti diretti:
• barriere od involucri con un grado di protezione almeno IPXXB;
• isolamento in grado di sopportare una tensione di prova di 500 V per 1min.

Nella protezione contro i contatti indiretti sono ammesse solo le seguenti misure di prote‑
zione.
Per l’alimentazione di utensili portatili e di apparecchi di misura trasportabili o mobili:
• circuiti SELV;

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• separazione elettrica con un solo componente elettrico collegato a ciascun avvolgimento


secondario dei trasformatori di isolamento (un trasformatore di isolamento può avere più
avvolgimenti secondari).

Per l’alimentazione di lampade portatili:


• esclusivamente circuiti SELV.

Per l’alimentazione di componenti elettrici fissi:


• interruzione automatica dell’alimentazione con un collegamento equipotenziale supple‑
mentare che colleghi le masse dei componenti elettrici fissi e le masse estranee del luogo
conduttore ristretto;
• circuiti SELV;
• separazione elettrica con un solo componente elettrico collegato a ciascun avvolgimento
secondario del trasformatore di isolamento;
• componenti elettrici di Classe II, o componenti elettrici aventi isolamento equivalente,
protetti da un interruttore differenziale con corrente differenziale Idn non superiore a 30
mA, a condizione che essi abbiano un grado di protezione IP adeguato.

Quando viene scelta la misura di protezione per separazione elettrica (questa misura di pro‑
tezione si adatta bene agli strumenti portatili di elevata potenza, per i quali la tensione di alimen‑
tazione SELV a 50 V o minore non è molto adatta) è bene che gli apparecchi utilizzatori siano di
classe II (Figura 8): le sorgenti di alimentazione, un singolo trasformatore per ogni utensile op‑
pure un trasformatore con più secondari con un avvolgimento per ogni utensile, devono essere
collocate all’esterno del luogo conduttore ristretto e gli utensili è consigliabile siano di classe II.

Figura 10. M
 isura di protezione per separazione elettrica (tratto da http://www.elektro.it/ristretti/ristretti_02.html).

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Se vengono usati apparecchi utilizzatori di classe I si raccomanda di effettuare un collega‑


mento equipotenziale supplementare tra le masse di questi apparecchi e le masse estranee del
luogo conduttore ristretto.
Le sorgenti di alimentazione, SELV e trasformatore di isolamento, devono essere anch’esse
situate all’esterno del luogo conduttore ristretto, a meno che non facciano parte dell’impianto
fisso situato all’interno. Le parti attive non devono essere collegate a terra, le masse non devono
essere collegate a terra, le eventuali prese a spina non devono avere il contatto di terra e non
devono essere intercambiabili con quelle di altri sistemi.
Le lampade portatili, solitamente di piccola potenza, possono essere alimentate con una
tensione che può essere comodamente limitata a 25 V per ottenere una protezione anche nei con‑
fronti di eventuali contatti bipolari che dovessero verificarsi a causa della rottura della lampada
(Figura 11). Possono essere utilizzate anche lampade portatili fluorescenti purché le lampade si‑
ano del tipo con trasformatore incorporato a doppio avvolgimento alimentato con sistema SELV.
Le sorgenti di alimentazione autonome non collegate alla rete (es. i gruppi elettrogeni e/o
batterie) possono essere situate all’interno del luogo conduttore ristretto anche se non sono di
Classe II o con isolamento equivalente.
Se nel luogo conduttore ristretto si trovano componenti elettrici che richiedono una messa
a terra funzionale, come per es. apparecchi di misura e di controllo, si deve realizzare un colle‑
gamento equipotenziale supplementare che colleghi le masse e le masse estranee che si trovano
all’interno del luogo conduttore ristretto, ed il dispersore per la messa a terra funzionale.
Particolare attenzione deve essere posta al tipo di cavi utilizzati per posa mobile in funzione
delle condizioni d’uso.
Ad es. nei cantieri edili (e relativi LCR) devono essere del tipo multipolare con guaina, resi‑
stenti all’acqua e all’abrasione. Possono essere usati solamente i cavi tipo: H07RN-F, H07RN8-
F, H07BQ-F, FG70K0,6/1 kV.

Figura 11. S orgenti di alimentazione SELV (elaborazione da http://www.elektro.it/ristretti/ristretti_02.html).

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Ulteriori accorgimenti tecnici, volti a limitare il maggior aggravio di rischio elettrico carat‑
teristico degli ambienti confinati e luoghi conduttori ristretti, sono costituiti dall’adozione di
protezioni isolanti per l’operatore, tra le quali le più ricorrenti sono le seguenti:
• pedane isolanti in gomma o in legno;
• connettori isolanti su tutte le utenze elettriche di qualsiasi voltaggio;
• calzature e guanti dielettrici.

Negli ambienti confinati vengono spesso eseguite di operazioni di saldatura: se l’ambiente


confinato è anche LCR, il rischio di scossa elettrica dovuto alla saldatura ad arco è maggiore
(CEI EN 60974-1) rispetto alle normali condizioni di saldatura. Infatti essi sono per definizione
luoghi con libertà di movimento limitata e l’operatore è obbligato ad eseguire la saldatura in po‑
sizione scomoda (in ginocchio, seduto, sdraiato) in contatto fisico con parti conduttrici. Inoltre
sono luoghi totalmente o parzialmente limitati da elementi conduttori con elevato rischio di con‑
tatto, inevitabile o accidentale, da parte dell’operatore. Infine i luoghi possono essere bagnati o
umidi o caldi tali che l’umidità o la traspirazione riducono considerevolmente la resistenza della
pelle del corpo umano e le proprietà isolanti degli accessori. Non sono compresi quei luoghi in
cui le parti conduttrici, poste nelle strette vicinanze dell’operatore che possono essere causa di
un maggiore rischio, sono state isolate.
Negli LCR (ambienti con maggior rischio di scossa elettrica), le norme CEI EN 60974 parte
1 e parte 9 (CEI 26-36) prescrivono le seguenti precauzioni che devono essere adottate allo sco‑
po di diminuire il rischio di uno shock elettrico dovuto alla tensione tra l’elettrodo di saldatura
e la terra:
• requisiti della sorgente di corrente per saldatura ad arco: tensione nominale a vuoto non
superiore a 113 V c.c di picco o 68 V c.a. di picco e 48 V c.a. in valore efficace;
• in caso di guasto del raddrizzatore (per esempio circuito aperto, cortocircuito o mancanza
di fase), non possono essere superati i valori ammessi; la marcatura per queste sorgenti di
energia è costituita dalla marcatura “S” dentro al quadrato (si veda la IEC 60974-1).

Relativamente alle modalità d’uso:


• quando possibile, la sorgente di corrente di saldatura non deve essere tenuta in un ambien‑
te a maggior rischio di scossa elettrica. Se questo non fosse possibile, tale sorgente deve
essere alimentata da un trasformatore di isolamento;
• la sorgente di corrente, durante la saldatura, deve essere posta al di fuori della normale
portata dell’operatore. Ulteriori protezioni contro lo shock dovuto alla corrente di alimen‑
tazione di rete in condizioni di guasto, possono essere introdotte utilizzando un interrut‑
tore differenziale, in grado di intervenire in presenza di una corrente di dispersione non
superiore a 30 mA, dal quale si derivano tutte le apparecchiature poste in vicinanza e ali‑
mentate dalla rete. L’interruttore differenziale deve essere sensibile a tutti i tipi di corrente;
• devono essere presenti mezzi, facilmente accessibili, per scollegare elettricamente in mo‑
do rapido la saldatrice o il circuito di saldatura (comando di emergenza): a tal fine devono
essere utilizzati solo i telecomandi provvisti di una misura di protezione a “tensione bas‑
sissima di sicurezza” conformi alla IEC 60974-1;

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• per motivi di sicurezza legati alla possibile elettrocuzione oltreché per il controllo di even‑
tuali sorgenti di innesco, di incendi o esplosioni, il cavo di massa di ritorno alla saldatrice
deve essere sempre collegato direttamente alla macchina (sempre posizionata all’esterno)
mediante un cavo isolato.
• i porta-elettrodi devono essere conformi alla IEC 60974-11, cioè essere di tipo A;
• si devono impiegare piattaforme o i tappetini isolanti. Si debbono altresì prestare attenzio‑
ne alle prescrizioni relative agli indumenti, copricapo ed accessori di protezione indicate
al punto 7.7.2. della norma.

Figura 10. S orgenti di saldatura: due possibili assetti.

Le attività in un luogo conduttore ristretto non devono mai essere svolte in solitario: almeno
un operatore rimane fuori dallo spazio per prestare l’assistenza necessaria all’operatore che
deve eseguire l’attività all’interno dello spazio ed eventualmente chiamare i pubblici soccorsi
(VVFF, ambulanza) in caso di incidente.
In tabella I sono riassunti i sistemi di protezione prescritti dalla Norma in relazione al tipo di
apparecchio utilizzatore, fisso, portatile, mobile o trasportabile.

NOTE relative alla Tabella I.


(1) Per i circuiti SELV deve essere adottata una protezione contro i contatti diretti (indipendentemente dalla tensione nominale) mediante
involucri o barriere (minimo IPXXB) oppure con un isolamento in grado di sopportare una tensione di prova di 500 V per un minuto.
Le lampade portatili, solitamente di bassa potenza, possono ragionevolmente essere alimentate ad una tensione non superiore a 25V.
2) La protezione per separazione elettrica presuppone il collegamento ad un singolo avvolgimento secondario del trasformatore di isola‑
mento di un solo apparecchio utilizzatore. Ogni trasformatore di isolamento può avere più avvolgimenti secondari ma ogni apparecchio
deve in ogni caso essere collegato ad un singolo avvolgimento secondario. Sono consigliati apparecchi a doppio isolamento (classe
II) ma possono essere impiegati anche apparecchi di classe I purché sia effettuato un collegamento equipotenziale supplementare che
colleghi le masse di ogni apparecchio e le masse estranee del luogo conduttore ristretto.

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(3) È richiesto un collegamento supplementare che colleghi in equipotenzialità le masse di ogni apparecchio e le masse estranee del luogo
conduttore ristretto.

Tabella I. Riepilogo – elaborazione da http://www.elektro.it/ristretti/ristretti_02.html.

Sistema di protezione
Circuiti SELV (1) Separazione Interruzione
elettrica (2) automatica
alimentazione (3)

Tipo di apparecchio

Portatile Ammesso Ammesso Non Ammesso

Mobile Ammesso Ammesso Non Ammesso

Lampada
Ammesso Ammesso Non Ammesso
Portatile

Trasportabile Ammesso Ammesso Non Ammesso

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Sistema di protezione
Circuiti SELV (1)
Separazione Interruzione
elettrica (2) automatica
alimentazione (3)

Tipo di apparecchio

Fisso Ammesso Ammesso Ammesso

Sorgente di
corrente di
NA Ammesso Non Ammesso
saldatura
tenuta in LCR

Sorgente di
corrente di Ammesso con
saldatura NA Ammesso interruttore
tenuta fuori dal differenziale
LCR

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BIBLIOGRAFIA
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in spazi confinati: l’Unità Mobile di Addestramento (U.M.A.) ed il contributo delle istituzioni del
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rente alternata e a 1500 V in corrente continua Parte 7: Ambienti ed applicazioni particolari.
5. P. De Santis, P. Desideri, A. Del Grande, F. Ferrara, C. Sbocchi, F. Mazzucco, La manutenzione ed il
controllo dei serbatoi di carburante degli aeromobili: un lavoro in particolarissimi spazi confinati che
espone ad un serio rischio per la sicurezza.
6. Norma CEI - EN 60974-1 Apparecchiature per la saldatura ad arco - Parte 1: Sorgenti di corrente per
saldatura.
7. CEI 26-36 (CEI EN IEC 60974-9:2018-09) Apparecchiature per la saldatura ad arco – Parte 9: Instal‑
lazione ed uso.
8. C. Sbocchi, Spazi Confinati: Formazione, addestramento, equipaggiamento. Guida pratica all’imple‑
mentazione di misure preventive e protettive in ambienti confinati e/o sospetti d’inquinamento.

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