Sei sulla pagina 1di 6

Petronio

Rispetto al panorama culturale del tempo Petronio può essere visto come uno scrittore ribelle e
anticonformista, ma questo non deve farne un rivoluzionario anche nella sua concezione del mondo
e dei suoi rapporti sociali.
Egli infatti rimane il portavoce di una morale sostanzialmente aristocratica e passatista, anzi,
prospetta sempre una fuga nel buon tempo antico.
Il ricorso costante alla tecnica dell’inversione, con il rovesciamento degli schemi tradizionali della
società, è un modo per esorcizzare un possibile pericolo (come nella novella della matrona di Efeso,
in cui la rappresentazione di un rapporto paritario tra uomo e donna più che una speranza, sembra
un modo di allontanare il pensiero di una tale eventualità).
Petronio, comunque, non assume mai atteggiamenti scopertamente moralistici, ma attraverso l’uso
dell’ironia e della parodia lascia intravedere le sue prese di posizione al lettore capace di cogliere i
vari livelli del racconto.
Il Satyricon, dunque, appare un’opera ben più complessa di quanto si possa pensare, che va al di là
di una trama dalle tinte boccaccesche, divertente e disincantata.
Basti pensare al protagonista Encolpio, che con le sue peregrinazioni, sembra incarnare il modello
di un moderno Ulisse: il lungo vagare di Encolpio corrisponde ad una sofferta ricerca di verità in
un mondo in cui è difficile distinguere tra verità ed apparenza.
Gli ostacoli, le trappole che si susseguono nelle pagine del romanzo, la capacità del protagonista di
cacciarsi nei guai e di scegliere sempre la soluzione sbagliata, il ritornare sempre sui proprio passi,
il credere nell’amicizia e nell’amore, pur essendone sempre deluso, scandiscono il senso
profondamente amaro del romanzo petroniano.
Contesto Storico
Dato certo della vita di Petronio è che visse durante l’epoca neroniana, come si desume dai
riferimenti interni alla sua opera.
Si tratta di un periodo molto delicato per la storia del principato, dopo il periodo di stabilità e di
pace raggiunto durante il principato augusteo. La lunga pace sociale che il regime augusteo era
riuscito ad assicurare all’impero, era stata il risultato di un’ambiguità di fondo, che consisteva nel
mantenimento formale delle magistrature repubblicane dietro le quali in realtà si nascondeva il
potere assoluto del princeps (primus inter pares).
Ciò dava l’illusione alla classe senatoria, duramente provata dalle guerre civili, di una pur tenue
continuità con la repubblica e soprattutto le consentiva di credere che il principato non si sarebbe
trasformato in dispotismo di stampo orientale . Cosa che invece non accadde, quando l’ultimo degli
imperatori giulio-claudi salì al potere, nel 54 d.C. a soli 17 anni.
Nerone, nei primi cinque anni regnò sotto la tutela del filosofo Seneca e del prefetto del pretorio
Afranio Burro. Presto, però, Nerone volle liberarsi da ogni controllo per poter percorrere la strada
del dispotismo.
Dopo aver sparso sangue tra gli stessi componenti della sua famiglia e avendo allontanato anche lo
stesso Seneca, nel 65 Calpurnio Pisone organizzò una congiura contro il principe, considerato ormai
un grave pericolo per Roma. La congiura fu però repressa e i partecipanti condannati a morte. Lo
stesso Seneca venne ritenuto complice e fu costretto a suicidarsi.
Mantenere in vita il modello augusteo era ormai impossibile : il principato, sin dalla seconda parte
del regno di Augusto, si evolveva sempre più verso un regime assoluto, fondato sull’appoggio di
eserciti e sul consenso delle province. Il potere era esercitato dall’autocrate che aveva al suo
servizio un esercito di funzionari fedele ed inquadrati in una salda burocrazia.
Quindi il principe non aveva più bisogno di una classe gelosa delle sue tradizioni come quella
senatoria; egli al contrario, necessitava di un ceto a lui fedele da porre a capo degli uffici di stato.
Questo ci spiega perché in questo periodo è sempre maggiore l’ascesa ai vertici dello stato di nuove
classi di aristocratici, provenienti dalle province o dagli eserciti, o addirittura di liberti, ovvero gli
schiavi affrancati, come mirabilmente descriverà Petrolio nel suo romanzo, nell’episodio della cena
di Trimalchione.
SatyriconTRAMA
Protagonista e narratore del romanzo è Encolpio, che viaggia in compagnia del giovane e avvenente
Gitone, suo amante, e di Ascilto, con il quale è in costante rapporto di amicizia-rivalità in quanto
anch’egli innamorato di Gitone.
La parte superstite dell’opera ci presenta inizialmente Encolpio a colloquio con il maestro di
retorica Agamennone: i due discutono della crisi dell’eloquenza; successivamente, Encolpio e
Ascilto tornano insieme a Gitone nelle locanda dove alloggiano; qui i tre sono raggiunti da una
matrona di nome Quartilla che li coinvolge in un rito orgiastico in onore del dio Priapo, simbolo
della fecondità maschile, e li tortura in vari modi.
La situazione, diventata insostenibile, viene risolta da un invito a cena in casa di Trimalchione,
liberto tanto ricco quanto rozzo. Segue la descrizione, assai accurata, della cena, che costituisce la
parte più consistente e più famosa dell’opera; nel corso del banchetto i protagonisti assistono a ogni
sorta di stravaganze e grossolanità, che culminano con le disposizioni di Trimalchione per il proprio
funerale.
Terminata la cena, Encolpio e Ascilto tornano alla locanda e qui litigano violentemente a causa di
Gìtone, che finisce per andarsene con Ascilto. Segue una narrazione alquanto frammentaria.
Encolpio, dopo essere stato abbandonato da Gitone, sta chiuso per tre giorni in una locanda vicino
al mare. Poi si reca in una pinacoteca, dove incontra Eumolpo, un poeta vagabondo, che recita una
sua composizione sulla distruzione di Troia (cap. 89). Ma i presenti non gradiscono la recita e
mandano via due a colpi di sassi. In una locanda torna nuovamente in scena Gitone, che è
affannosamente ricercato da Ascilto. Quest’ultimo non compare più nel romanzo, e il suo posto
viene preso da Eumolpo (che diviene il nuovo pretendente di Gitone).
I tre si imbarcano su una nave, senza sapere che è quella di Lica, un vecchio avversario di Encolpio;
con Lica c’è Trifena, una donna spregiudicata, anch’essa già nota a Encolpio e Gitone, del quale è
innamorata. Dopo diverse zuffe Eumolpo riesce a riportare la pace, intrattenendo i naviganti con il
racconto della novella della matrona di Efeso. Infine, una tempesta provvidenziale mette in salvo
Encolpio dalle minacce del proprietario della nave, che muore annegato, mentre Trifena sparisce su
una scialuppa di salvataggio, Encolpio, Gitone ed Eumolpo scoprono di aver fatto naufragio nei
pressi di Crotone, città nota per i cacciatori di eredità. Eumolpo medita un piano: egli si fingerà
ricco e senza figli, mentre Encolpio e Gitone faranno la parte deisuoi servi. Con questo stratagemma
a Crotone i tre avranno di che spassarsela, visto che Eumolpo è al centro dell’attenzione dei
cacciatori di eredità. Nel frattempo Encolpio ha alcune avventure amorose, ma egli deve fare i conti
con l’ira del dio Priapo, da cui dipendono i suoi insuccessi sessuali.
Caratteristiche del Satyricon
Gli studiosi hanno accostato l’opera al genere della satira menippea e al romanzo ellenistico.
La forma mista di prosa e versi avvicina il Satyricon alla produzione satirica, che presentava questa
stessa caratteristica: molto spesso, l’opera è interrotta da inserti poetici, anche molto lunghi, come la
recitazione della Presa di Troia e della Guerra civile. Differenza fondamentale però è nel Satyricon
la mancanza un fine di ammaestramento morale, cosa che distingueva il genere satirico.
Più forti sono le analogie con il romanzo ellenistico, che aveva al centro delle sue vicende due
giovani innamorati, che prima di coronare il loro sogno d’amore dovevano superare numerosi
ostacoli ed avventure.
Il Satyricon però sembra più che altro una dissacrazione del romanzo ellenistico: infatti protagonisti
della vicenda sono due giovani amanti uniti da amore pederastico, Eumolpo ed Encolpio, che vanno
incontro ad avventure meravigliose e ad incontri con personaggi fortemente realistici (furfanti,
liberti arricchiti, prostitute e sconce sacerdotesse). A tutto ciò si aggiunga l’incombente presenza del
dio Priapo, buffo e osceno, che perseguita i due protagonisti, al posto di Eros, nume tutelare
dell’amore fedele.
Alcuni papiri, inoltre, hanno restituito frammenti di romanzi greci, in cui compare la forma mista di
prosa e versi, come nel Satyricon.
Le avventure piccanti dei due protagonisti avvicinano il romanzo petroniano ad un altro genere,
quello della fabula milesia, coltivata da Aristide di Mileto, autore del I secolo a.C., in cui erano
preponderanti argomenti licenziosi e storie a sfondo erotico.
Il Satyricon appare dunque il frutto della commistione di generi letterari diversi: questo è il segno
dell’alta erudizione e cultura dell’autore del romanzo, il quale, grazie alla padronanza e alla
conoscenza della letteratura greca e latina, sottopone ad un gioco parodico generi letterari differenti,
dalla poesia d’amore al poema epico (ad esempio le peregrinazioni di Eumolpo, perseguitato dal dio
Priapo, è una parodia della figura di Ulisse, perseguitato, durante i suoi viaggi, dall’ira di
Poseidone).
Anche la variatio stilistica attesta la doctrina dell’autore: Petronio riesce infatti a riprodurre non solo
il sermo familiaris(il linguaggio quotidiano)o il sermo plebeius, ma anche lo stile alto e sublime, la
lingua giudiziaria e lo stile della conversazione urbana. L’opera si rivela preziosa per gli studiosi di
lingua latina, perché è la sola opera latina nella quale troviamo testimonianza del latino parlato dalle
classi subalterne.
IL REALISMO PETRONIANO
L’utilizzazione di diversi registri stilistici e linguistici costituisce il segno del realismo petroniano,
che trova la sua realizzazione più evidente nell’episodio più famoso di tutta l’opera, ovvero la Cena
di Trimalchione. Trimalchione è un liberto ricchissimo, nella casa del quale i due protagonisti
capitano per caso, ritrovandosi poi ospiti a cena ai confini dell’inverosimile, che si rivelerà alla fine
quasi una trappola per i due malcapitati. I discorsi dei liberti amici e ospiti di Trimalchione
costituiscono uno dei tanti esempi di realismo petroniano: in nessun opera della letteratura latina
come nel Satyricon hanno tanto spazio personaggi appartenenti ai ceti inferiori, o compare un tale
sforzo di caratterizzazione delle situazione e dell’epoca in cui vissero.
Emergono chiaramente nel romanzo i problemi economico-sociali dell’epoca: la crisi
dell’agricoltura, il sovraffollamento dell’Urbs, l’emergere di nuovi ceti sociali, che assurgono con la
speculazione a grande ricchezza. Ma i discorsi dei liberti durante la Cena testimoniano anche la loro
ideologia: il conservatorismo catoniano, che viene espresso da un liberto per dare alla decadenza dei
costumi persino la colpa della siccità; l’elogio dell’homo novus, compare anche nei sgangherati
discorsi del padrone di casa Trimalchione.
Costui diventa simbolo di un’intera categoria sociale, cioè quella dei liberti arricchiti, che cercano
in ogni modo di ostentare il loro nuovo status sociale: tutta la cena è infatti all’insegna della
pacchianeria, con cui viene gridata l’opulenza e la ricchezza accumulata.
Ovidio
Ovidio è vissuto nell'età Augustea, ma era diverso dagli altri autori del suo tempo, i quali facevano
parte del circolo di Mecenate e che si rapportavano, seppur in modo critico, al potere. Egli invece
era un giovane bello e sereno, non si poneva problemi particolarmente impegnativi. Non aveva
alcun interesse, non era un giovane impegnato. Aveva un atteggiamento del tutto relativistico nei
confronti della vita. Era figlio delle nuove generazioni, niente a che vedere con l'ideale di giovane
proposto dai poeti del tempo. Bello e amante della conversazione, visse di frivolezze di salotto in
salotto, circondato da un numero enorme di amori. Scriveva poesie, perché diceva che gli veniva
spontaneo. Abile verseggiatore, per lui la poesia era un divertimento e un modo per conquistare i
salotti. Per di più aveva l'atteggiamento dell'attore, si sapeva muovere e atteggiare, non passava
inosservato. Non aveva temi difficili o importanti; parlava degli obiettivi dei giovani del tempo:
scelta semplice e tanti divertimenti.
Le poesie di Ovidio sono state composte per dare "spettacolo", erano cantate e recitate alla fine di
una festa, in un salotto e comunque in pubblico. In questo senso Ovidio lanciò una moda: non
importava tanto quello che si diceva, ma l'"audience", la spettacolarizzazione.
Ovidio amava sì il godimento, ma quello raffinato! Aveva un gusto superiore e una preziosa
eleganza. Era un uomo da salotto, non da taverna. Successo, gloria, mogli, figli, adulterio.
Verrà esiliato e morirà in esilio (scrive le Tristia per il perdono di Augusto, che non otterrà mai).
Ovidio è stato lo scrittore del mondo antico che più ha parlato di se stesso, le sue poesie sono degli
autentici autoritratti. È questo il primo segno dei nuovi tempi, di una società che ormai rifrange solo
se stessa, in cui i giovani sono prigionieri della propria immagine e sentono di conseguenza il
bisogno di parlare con il pubblico di sé, a tutto questo Ovidio sommò la sua grande ambizione.
Anche la lettera ai posteri delle Tristia dove esplica la sua vocazione è una sua autobiografia, è una
lettera encomiastica, elogiativa; qui produce la sua immagine per i posteri. È questa una prova della
superficialità dell'uomo. Lui è uno specchio, una somma degli stereotipi del tempo che ha preso per
se stesso.
Ovidio non sapeva neanche cosa fosse la poesia, scriveva solo versi, credeva di essere poeta per
vocazione, era invece il richiamo del mondo luccicante. In verità aveva maestria nello scrivere, ma
non pensava , sapeva solo godere dell'estro del momento.
Aveva un'adesione del tutto formale con il circolo di Messala Corvino, il quale si richiamava ad una
forma di disimpegno intellettuale, era quindi opposto a quello di Mecenate. Frequentare circoli
culturali era in verità una moda culturale.
Nell'8 d. C. Ovidio fu relegato a Tomi, nel Mar Nero, dove c'erano solo pescatori. Le relegatio era
differente dall'esilio, perché non c'era né l'esproprio dei beni e la perdita della cittadinanza romana,
era solo un'allontanamento da Roma, per cui un rilegato poteva anche essere rimpatriato.
Lui dice che questo allontanamento fu causato da un error ed un carmen.
Il Carmen probabilmente si riferisce all'ars amatoria, che era un vero e proprio manuale del
libertino, e che quindi era contro la politica di Augusto; però tale opera era stata scritta 8 anni prima
(teoricamente dovrebbe essere stato allontanato da Roma molti anni prima).
Error perchè probabilmente aveva a che fare con la tresca amorosa della nipote di Augusto Giulia
Minore, che era figlia della moglie Giulia (e che, parole del Sartini, era più puttana della mamma).
Giulia minore era in amore con Decimo Giulio Silano, personaggio illustre dell'esercito,
probabilmente dentro a questa tresca amorosa ci stava anche Ovidio, che non sappiamo se era il
confidente di lui o di lei o se invece c'aveva messo la mano o qualcos'altro. Questo potrebbe essere
validato dal fatto che anche Giluia Minore fu relegata nelle Tremiti.
Ma come mai Augusto aveva tollerato Ovidio per 30 anni? Perché Ovidio non era pericoloso, non
aveva interessi morali.
Orazio
Fu amico di Mecenate e di Virgilio.
Non sopporta la vita a Roma, perché caotica. Nel 30, Mecenate gli regala una villa sull’Esquilino.

Le sue opere:
- Satire
- Epodi
- Odi
- Epistole

Satire
2 libri:
- 1°, composto da 10 satire, tra il 40 e il 35 a.C., dedicate a Mecenate
- 2°, composto da 8 satire, tra il 34 e il 30 a.C., dedicate forse a Mecenate

Orazio si rifà a Lucilio,collegandosi alla commedia antica greca. Ecco le uguaglianze:


- uso dell’esametro
- aggressività
- autobiografia
Le differenze invece:
- Lucilio, parla di uomini politici del suo tempo
- Orazio, ha bersagli morali, uomini senza nome e di secondo piano
- Lo stile è polemizzato da Orazio (scorreva fangoso)
- L’apparato della filosofia (maggiore in Orazio)

Sono due tipi di satire:


1. Narrativa o descrittiva – spunti della vita di Orazio,
2. Filosofica o discorsiva – si parla in generale del pensiero filosofico

Orazio si dichiara “porco del gregge di Epicuro”:


- tieniti lontano dalla vita politica
- vivi ogni attimo della vita (carpe diem)
- non proiettare tutto nel futuro
- amicizia
- tolleranza, polemizza contro gli stoici

Vengono enunciati anche i due temi fondamentali della filosofia epicurea: mitriotes (misurati) e
autarchia (fai da te).

Lo stile di Orazio: elaborato¸ma spontaneo, raffinato, colloquiale, urbano: STILE MEDIO


E’ caratterizzato inoltre da due elementi: brevitas e la callida iunctura (associazione astuta)

Epòdi

Composto da 17 liriche pubblicate nel 30 a.C.


Il modello è Archiloco di Paro (isola dell’Egeo), dicendo di averlo imitato:
“Numeri animique non res et verba” (ho imitato il metro e l’ispirazione ma non i contenuti)

Il vero titolo dell’opera era Giambi (da Archiloco), poi diventa Epodi.
Lo stile di Archiloco:
- varietà tematiche
- aggressività: bersagli politici o vizi
Lo stile di Orazio:
- varietà
- aggressività smussata

Le tematiche sono:
- aggressività verso personaggi non nominati (tranne un certo Mevio)
- sull’aglio
- superstizione
- amicizia per Mecenate
- amore, mai profondo, scherzoso e ironico
- piacere della vita (mangiare bene)
- la gioventù
- esaltazione di Ottaviano

Odi

Titolo vero: Carmina.


L’opera è composta da IV libri e si ricollega alla letteratura greca. I suoi modelli sono:
- Alceo, lirico d’amore (+ importante)
- Saffo
- Anacreonte, liriche aggraziate e malinconiche
- Pindaro, esponente della lirica corale(+ importante)
- Poesia alessandrina

Alceo: Orazio è “Alceo Romano”: stessi metri, stesse tematiche e a volte inizia in modo uguale.
Pindaro: scrive gli Imni, ammirato per la sua alta ispirazione

Epistole

Il primo libro di argomento filosofico è dedicato a Mecenate, sceglie la lettera come genere
letterario. Sono 20 le lettere presenti.

Tematiche:
- filosofia epicurea, vivere non in pubblico, ma in privato
- il tempo fugge, vivi il presente
- l’uomo deve aspirare alla sapienza che è “celestis”
- aperta autocritica. Orazio è più moderno “ansioso e nevrotico”, malinconico senza motivo.
SMANIOSA IMMOBILITA’  STRENUA INERTIA

Nel secondo libro, vi sono 2 epistole di argomento letterario:

I epistola:
1° parte - per Augusto imperatore, confronto tra letteratura: esaltazione dei moderni
2° parte – teatro, meglio i brani per la lettura

II epistola:
1° parte – a Floro, parla dei suoi impegni
2° parte – ars poetica, manifesto della poesia antica:
a) esaltazione del teatro
b) labor limae, fatta di ingenium e ars
c) callida iunctura, legame ingegnoso
d) la poesia deve insegnare, attraverso la piacevolezza miscere utile dulci
e) celebrazione della poesia

Lo stile: è colloquiale, non troppo elevato, parti con ironia spiccata, simile a quello dei Sermones.