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Gestione del Drenaggio Pleurico o Toracico

Per definizione un drenaggio toracico è un presidio atto ad eliminare liquidi generalmente


patologici da cavità naturali o neoformate. In chirurgia toracica il drenaggio toracico è un presidio
atto ad eliminare qualsiasi eventuale accumulo di materiale biologico all’interno dello spazio
pleurico, permettendo la riespansione polmonare e lo scambio gassoso.

Una raccolta aerea o liquida occupante lo spazio pleurico ,struttura anatomica relativamente
inestensibile, può interferire con il corretto funzionamento degli apparati cardio-circolatorio e
respiratorio. Le indicazioni al posizionamento del drenaggio toracico possono essere di vari tipi:

1. Evacuative;

2. Esplorative.

In condizioni normali le superfici pleuriche sono ricoperte da un sottile strato liquido che facilita lo
scorrimento dei due foglietti pleurici durante gli atti respiratori (10-20 ml circa). Il liquido presente
è mantenuto nella quantità minima indispensabile in virtù di un complesso meccanismo di
filtrazione e riassorbimento a livello degli stessi foglietti pleurici.

Il liquido viene infatti filtrato dai capillari della pleura parietale e, poi, per la maggior parte è
riassorbito da quelli della pleura viscerale. Una piccola quota è invece drenata dai vasi linfatici, che
rappresentano l'unica via di riassorbimento delle proteine. Questo meccanismo di filtrazione e di
riassorbimento dipende:

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 dalla pressione idrostatica;  dallo stato delle superfici pleuriche;

 dalla pressione oncotica;  dalla integrità del drenaggio linfatico

 dalla negatività della pressione endopleurica;

I polmoni si trovano in uno stato permanente di distensione nella loro sede toracica. Tendono infatti
a collassare, mentre le pareti toraciche tendono a espandersi e dilatare i polmoni. All’interno del
cavo pleurico è presente una pressione negativa variabile, che va da -25 e -54 cmH2O durante
l’inspirazione e da -2 e +70 cmH2O durante la espirazione.

È presente inoltre un gradiente di pressione verticale: all’apice sarà presente una pressione negativa
pari a -8; alla base invece una pressione variante da -2 e 0. Tale gradiente determina l’accumulo dei
gas nelle regioni superiori e dei liquidi in quelle inferiori; ciò è importante nello stabilire dove
posizionare il tubo di drenaggio a seconda del materiale da drenare.

Se tra le due pleure si accumulano aria, sangue o fluidi di altro genere, viene meno la pressione
negativa, (che diviene quindi positiva) con conseguente ipossiemia, ipoventilazione alveolare e
spostamento controlaterale del mediastino.

Lo scopo del drenaggio toracico è quello di evacuare aria o liquido contenuti nello spazio pleurico
ripristinando la fisiologica pressione negativa sopracitata, permettendo così la riespansione del
polmone, ristabilendo la regolare dinamica respiratoria e garantendo il controllo di eventuali perdite
gassose e/o liquide. Le indicazioni a tale procedura di solito sono:

1. Pneumotorace spontaneo o iatrogeno;

2. Trauma perforante;

3. Emotorace;

4. Empiema;

5. Versamento neoplastico o versamento di altra causa (es. chilotorace);

6. Nel post-operatorio in caso di toracotomia e/o stereotomia.

Un sistema di “drenaggio toracico” consiste pertanto in un tubo di plastica trasparente e radiopaco


di diametro variabile (5-11 mm. per gli adulti, 2-6 mm. per l’età pediatrica) collegato ad un sistema
chiuso di raccolta e/o aspirazione. Il punto di inserzione del tubo di drenaggio è preferibilmente
frontale o laterale e dipende dal materiale da evacuare (2° - 3° spazio intercostale in caso di aria; 5°

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- 6° in caso di fluidi). Tale tubo viene poi suturato alla cute, connesso alla unità di raccolta e protetto
da una medicazione sterile. Tra i tubi di drenaggio ricordiamo i Trocar ed il Pigtail;

Schema tecnico del Drenaggio Toracico

1. Il catetere toracico

2. Il sistema di connessione

3. Il contenitore di raccolta

Tipi di cateteri utilizzati

Il catetere toracico più comunemente usato è il TROKAR, un catetere armato, costituito da


materiale plastico (P.V.C.), trasparente, termosensibile (cioè dotato di plasticità che aumenta in base
alla temperatura corporea), lungo da 25 a 40 cm secondo il calibro, dotato di indicatori di profondità
di 5 cm nella parte terminale del tubo, con due fenestrature in prossimità della punta ed una stria
radiopaca per facilitare il riscontro radiologico. Può essere monolume o a doppio lume per eseguire
il lavaggio del cavo pleurico, o l’introduzione di farmaci sia in modo estemporaneo sia in continuo.

Un altro tipo di catetere è il PLEUROMED, un catetere costituito da un tre quarti metallico con
inserito il catetere toracico, termosensibile, con un lume piccolo di Ch 8/10, al termine del tubo c’è
la presenza di un raccordo a tre vie a cui è possibile raccordare il sistema di connessione. Viene
applicato in caso di Pneumotorace o Versamento pleurico sieroso. Ha il vantaggio di essere poco
traumatico, di facile gestione al domicilio e di consentire l’introduzione di farmaci, ma ha lo
svantaggio che essendo di lume piccolo, può facilmente ostruirsi (coaguli sierosi, di fibrina, o
piastrinici).

Un altro comune tipo di drenaggio è il PIGTAIL, che è rappresentato da una punta a coda di
maiale. In questo caso il dispositivo è meno traumatico, sia per dimensioni che per il tipo di punta
che si aggroviglia e non da particolari problemi al paziente, evitando il rischio di lesioni neuro-
vascolari.

I cateteri Sonda di Pezzer e di Malecot venivano utilizzati in passato e sono stati sostituiti dai nuovi
cateteri perché più conformi alle esigenze del loro utilizzo. Il tipo di catetere da utilizzare è di
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competenza prettamente chirurgica, mentre il calibro deve essere compatibile con le caratteristiche
fisiche della persona (adulto/bambino/neonato) e tale da facilitare il deflusso dei liquidi (sangue,
essudato, trasudato), o dell’aria.

TROKAR semplice e a doppio lume

PLEUROMED semplice e a doppio lume

PIGTAIL

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Drenaggi

Sistema BULAU

I drenaggi toracici risalgono al tempo di Ippocrate, il quale fu il primo a drenare il cavo pleurico
senza però disporre di un sistema chiuso. Più tardi, Playfair (1875) e Hewet (1876), riportano per
primi un sistema di drenaggio toracico a valvola d’acqua, per il drenaggio di un empiema pleurico.
Oggi i sistemi di drenaggi sono anche conosciuti sotto il termine di Bulau, dal norme di Gotthard
Bulau, che fu l’inventore del primo sistema chiuso a valvola d’acqua. Il successivo sviluppo del
sistema chiuso secondo Bulau deriva dall’esperienza dei soldati americani su campi di battaglia che
riportavano un tasso di mortalità del 28% nel drenaggio di empiema pleurico a torace aperto,
rispetto al 4 % con sistema chiuso. E cosi nel ventesimo secolo i sistemi di drenaggio chiusi a
valvola d’acqua venivano standardizzati, e diffusamente utilizzati.

Il Bulau è un sistema di drenaggio toracico (a caduta) molto utilizzato, costituito da due tubi di
gomma trasparente, o in para o in lattice, di cui uno più lungo che termina a becco di flauto che
collega il catetere al bottiglione di raccolta. L’altro tubo, invece è più corto e collega l’interno del
sistema di raccolta all’esterno. Entrambi attraversano un tappo a ghiera che li assicura con una
chiusura ermetica al bottiglione di raccolta, il sistema di connessione può essere fisso o regolabile.
La funzione di questo sistema drenante è assicurato per mezzo del fenomeno conosciuto come
Valvola ad Acqua, che consente ai liquidi e all’aria di drenare lungo il catetere, e non di risalire
verso la cavità pleurica per effetto della gravità, la quale agisce sull’acqua contenuta all’interno del
contenitore di raccolta, preventivamente riempito.

Il sistema può essere costituito da uno o due bottiglioni di vetro o plastica, trasparente, recante una
scala graduata da 0 a 2000 cc, in cui il livello zero è ottenuto con l’introduzione di 500 cc d’acqua
sterile.

A contenitore singolo Sistema a due contenitori

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La “valvola ad Acqua” si ottiene collegando il catetere toracico al sistema di connessione, prestando
attenzione che l’estremità distale peschi almeno due centimetri sotto il livello dell’acqua.

L’aria contenuta nel cavo pleurico fuoriesce attraverso il liquido, facendo delle bolle e la colonna
d’acqua impedisce l’ingresso dell’aria (in risalita) nel torace, per mezzo del tubo del drenaggio.

Per evitare che durante l’inspirazione, il liquido sia risucchiato, il bottiglione deve essere sempre
posizionato almeno 40/50 centimetri più in basso dal punto d’inserzione del catetere toracico. A tal
scopo, quando il paziente è disteso a letto il contenitore di raccolta deve essere posto al suolo.

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Ad Aspirazione

Il sistema a drenaggio aspirante consente di ottenere un’aspirazione continua del materiale


biologico da drenare, per permettere anche a scarse quantità di liquidi di essere eliminati dall’area
viscerale. Esso è costituito principalmente da un sistema di suzione meccanica che può essere anche
di tipo portatile. Il sistema si avvale principalmente di tre tipologie di aspirazione:

1. Uno tipo dotato di valvola di Jeanneret;

2. Uno tipo dotato di contenitore di raccolta singolo;

3. Uno tipo dotato di contenitori multipli di raccolta.

La valvola di Jeanneret è un sistema meccanico in cui il tubo libero proveniente dal contenitore di
raccolta è raccordato ad un contenitore vuoto o graduato chiamato “trappola” che serve a
raccogliere la nebulizzazione aereo/idrica; e di una valvola unidirezionale presente nel tappo della
trappola stessa.

La valvola di Jeanneret è composta di un cilindro trasparente, graduato in cui è presente un tubicino


di pescaggio, connesso tramite un tubo al sistema d’aspirazione a muro. La regolazione avviene
tramite un’asticella contenuta in un cilindro graduato e la forza aspirante è determinata dal
pescaggio della stessa nell’acqua; normalmente la pressione aspirante è di 10-20 cm d’acqua. Il
buon funzionamento della valvola è dato da un allegro gorgogliamento nel cilindro una volta
collegato al bottiglione (in suzione attivata).

I contenitori multipli di raccolta possono essere usati in mancanza della valvola di Jeanneret, essi
consistono in più contenitori collegati opportunamente (sistema a valvola d’acqua):

Sistema Jeanneret Sistema a contenitori multipli

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Tale sistema è predisposto di un tubo fissato nel centro del contenitore B (freccia), che serve per
regolare in maniera passiva l’intensità della suzione applicata al circuito. In questo sistema di
aspirazione non s’interpone la cosiddetta “trappola” con il rischio dell’eventuale passaggio di
materiale biologico e quindi ad un valore d’aspirazione alterato.

Oggigiorno, viene utilizzato il sistema a contenitore singolo, caratterizzato da un contenitore in


plastica resistente agli urti e monouso, questo ha le seguenti caratteristiche, rispetto ai vecchi
contenitori utilizzati sia nel sistema singolo che multiplo:

1. Mantenimento della valvola unidirezionale anche in presenza di versamenti massivi (come

nel sistema a due contenitori);

2. Possibilità di applicare l’aspirazione anche in reparti di degenza non tipicamente chirurgici


(Lo si collega direttamente all’aspiratore portatile anche in assenza di un sistema di suzione
a parete);

3. Maggiore sterilità del prodotto;

4. Presenza di ganci o sostegni in grado di concedere stabilità ai contenitori stessi;

5. Sterilità dell’intero sistema di drenaggio garantita per 30 giorni;

6. Tubo di drenaggio in materiale morbido per consentire la “mungitura” dello stesso;

7. Sistema autosigillante per il prelievo di campioni biologici;

8. Dotazione di un sistema interno al tubo anti-inginocchiamento;

9. Pareti del contenitore graduate per il calcolo preciso della quantità di liquido aspirato.

Va inoltre aggiunto, che il sistema a suzione, può essere abbinato anche con drenaggio di tipo
Bulau, essendo un sistema drenate che può essere applicato in vari ambiti clinici.

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Sistema drenante attivo a contenitore unico in plastica, sterile, monouso

Di solito, i drenaggi a suzione negativa, di tipo singolo, sono costituiti da tre camere comunicanti:
quella a valvola d’acqua (che funge da valvola unidirezionale per permettere l’uscita dell’aria dallo
spazio pleurico e che consente l’osservazione del grado di perdita d’aria); quella di raccolta fluidi e
quella del controllo della aspirazione collegabile al sistema di vuoto centralizzato. Caso a parte fa il
pleur-evac da pneumonectomia che non và mai raccordato e collegato a tali fonti di aspirazione.

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Valvola di Heimlich

Drenaggio a Valvola Di Heimlich, è costituito da una valvola unidirezionale, che può essere
connessa tra il catetere drenante e il contenitore di raccolta. Tale sistema consente il passaggio di
aria e secrezioni biologiche. Esso in fase espiratoria si chiude, ed in fase inspiratoria si apre
consentendo di drenare le sostanze liquide ed aeree senza permettere a queste di ritornare nella
cavità pleurica. Presenta vari vantaggi:

1. Facile gestione del drenaggio, e maggiore sicurezza per i pazienti domiciliari;

2. Maggior sicurezza e sterilità, durante il trasporto del paziente nei locali dei servizi
ospedalieri (radiodiagnostica).

Kit con Valvola di Heimlich

La Valvola di Heimlich, viene raccordata, sovente, per mezzo di un rubinetto a tre vie attraverso il
quale è possibile “aprire” o “chiudere” il sistema drenante stesso.

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Procedura per la gestione del drenaggio toracico nel reparto di degenza

La procedura di gestione del drenaggio toracico va a considerare la cura e il controllo del drenaggio
stesso dopo essere stato applicato al paziente, in questa sede non verrà trattata l’applicazione e la
rimozione del drenaggio, ma la gestione e la cura dello stesso quando già applicato.

Il drenaggio deve essere monitorato strettamente perché un suo malfunzionamento può interferire
con le funzioni vitali del paziente. Vicino al paziente deve essere sempre disponibile una pinza per
clamparlo in caso di necessità, ma medicazione toracica deve essere controllata ogni 24 ore e
giornalmente vanno annotati la quantità ed i caratteri organolettici del liquido pleurico che è stato
drenato.

Materiale necessario

1. Guanti monouso; 8. Siringhe sterili di varia grandezza;

2. Soluzione fisiologica; 9. Aghi;

3. Due paia di Pinze emostatiche Klem- 10. Telini sterili;


mer Rochester-Pean rette;
11. Parti di ricambio del kit di drenaggio;
4. Cerotto medicato;
12. Vassoio reniforme;
5. Cerotto a rotolo;
13. Vassoio portaoggetti
6. Garze sterili;
14. Set di ferri chirurgici sterili per
7. Antisettico cutaneo; medicazione.

15. Medicazione

16. Gli RCT disponibili non raccomandano in maniera assoluta il materiale da utilizzare per la
medicazione dei tubi toracici, nonché non esistono raccomandazioni sulla frequenza da
utilizzare nel cambio della stessa, eccezion fatta nel caso di infezioni e/o mediazioni sporche
o non bene adese alla cute. La medicazione comunque non deve aggiungere ulteriore
disagio al paziente né dovrebbe impedirne la mobilità.

• Tubo toracico

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 Obiettivo principale è quello di mantenere pervio il tubo di drenaggio. A tal proposito
si è preso in considerazione la “mungitura manuale” e il “rullaggio con pinza”. Le
evidenze scientifiche consigliano di eseguire tali manovre solo nel caso in cui siano
visibili nel tubo di drenaggio coaguli grossolani e solo in quella porzione di tubo. Da
studi fatti si è notato la possibilità di effetti dannosi causati dalla pressione negativa
generata dalla manovra (rischio di arrivare fino a – 400 cmH2O). Vi è comunque
differenza sostanziale della quantità dei liquidi drenati, effettuando o non le manovre
suddette. Al contrario invece la sintomatologia dolorosa non subisce differenze di
frequenza tra l’effettuare o no il rullaggio e/o la mungitura manuale. È inoltre
consigliabile, seppur senza rilevante evidenza, che i tubi di drenaggio vengano
mantenuti liberi da cappi, attorcigliamenti o anse per permettere una più efficace
funzione drenante. È inoltre raccomandato di porre il morsetto del tubo lontano dal
paziente, in modo da evitare chiusure accidentali.

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• Sistema di raccolta

 Nessun RCT identifica la frequenza con cui l’unità di raccolta dovrebbe essere
cambiata. È consigliato la sua sostituzione quando essa è piena, danneggiata e nel caso
di bottiglia, se sono presenti più di 500 ml. di liquido per ovviare al rischio di aumentare
le resistenze periferiche che ostacolano la fuoriuscita del materiale da drenare. Nessuna
ricerca indica la distanza e la posizione ottimale che permetta di migliorare l’azione
drenante seppure appare evidente che una distanza inferiore al piano del paziente di 60
centimetri sia la distanza minima consigliata. È sconsigliato il clampaggio dei tubi di
drenaggio durante gli spostamenti del paziente (rischio di Pneumotorace iperteso).

18. Complicanze ed eventuali disconnessioni accidentali

19. I fattori che favoriscono l’insorgenza di infezioni in pazienti portatori di tubo toracico sono
aumentati in riferimento al tempo di permanenza del tubo (maggiore oltre 6 giorni) ed alla
incompleta evacuazione dello spazio pleurico.

20. È raccomandato dai ricercatori l’utilizzo di acqua sterile o soluzione fisiologica per la
creazione della valvola ad acqua per evitare la proliferazione intrapleurica di microrganismi
che attraverso una migrazione retrograda, potrebbero risalire dal sistema di raccolta
attraverso i tubi di drenaggio.

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21. È consigliato l’utilizzo di trattamento antibiotico durante tutta la permanenza dei tubi di
drenaggio, considerato anche che vi è una riduzione delle normali attività di respirazione ed
espettorazione (tosse) che aumenta il rischio di infezione. Per evitare una disconnessione
accidentale è utile assicurare i punti di raccordo tra drenaggio toracico e tubo, con nastro
adesivo.

22. Nel caso si verifichi, le ricerche trovate suggeriscono di ricollegare immediatamente i tubi
alla unità di raccolta oppure di immergere il tubo in una bottiglia con 3-4 cm. di acqua.
Altrimenti lasciare aperto il tubo piuttosto che clamparlo per non rischiare un Pneumotorace
iperteso.

23. Tra le complicanze più frequentemente riscontrate troviamo ad esempio:

• Dolore nella sede di introduzione;

• Emorragia cutanea o ematoma sottocutaneo;

• Enfisema sottocutaneo;

• Infezione cutanea/sottocutanea;

• Ipotenzione (riflesso vagale);

• Lesioni ai vasi intercostali;

• Malposizionamento del catetere;

• Drenaggio posizionato in sede extrapleurica;

• Empiema pleurico;

• Edema polmonare da riespansione (causato dal drenaggio di grandi quantità di liquido in


tempi brevi);

• Cancerizzazione del tramite (solo in caso di mesotelioma pleurico);

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24. La frequenza delle complicanze è stata ridotta dall’uso di cateteri di piccole dimensioni. La
maggior parte di esse sono rappresentate da incompleto drenaggio di pneumotorace o
occlusione del catetere.

25. Controllo dell’apparato drenante

• Controllare la sede di inserzione del drenaggio sul corpo del paziente, in particolar modo
ponendo attenzione che non si percepisca alcun sibilo o gorgoglio proveniente dal foro di
inserzione del catetere drenante; In tal caso avvisare il medico del reparto per provvedere al
controllo della ferita (foro di inserzione del catetere drenante) ed eseguire la medicazione
della ferita, rispettando le procedure di sterilità.

• Controllare la presenza di trasudato o di essudato nei pressi della sede di inserzione del
drenaggio; Nel caso in cui sia presente del materiale riconducibile ad infezione batterica,
medicare la zona dell’infezione, assicurando una detersione completa della ferita. Il foro di
entrata del catetere, deve essere trattato come una vera e propria ferita chirurgica.
L’operatore dovrà quindi garantire il mantenimento della sterilità durante le manovre di
controllo del drenaggio stesso, onde evitare contaminazioni ed infezioni batteriche della
ferita stessa.

• Controllare il tubo del drenaggio, tra il catetere drenante e il sistema di drenaggio


relativamente alle proprie connessioni.

• Assicurare il tubo del drenaggio in maniera tale che su questo non si creino angoli di
torsione che possano chiudere il proprio lume interno.

• Controllare che il sistema di connessione tra il catetere drenante e il contenitore di raccolta


sia ben collegato agli stessi. In caso contrario assicurare gli attacchi (tra tubo in gomma e
parti plastiche) in maniera decisa e avvolgerli con del cerotto per mantenerli in sede idonea.

• Controllare la presenza di perdite di liquido biologico sui vari tubi che compongono il
sistema drenante. In tal caso, controllare l’intero circuito per identificare la perdita.

• Verificare la presenza di formazione di fibrina all’interno dei tubi, valvole, e connettori


applicati al circuito che possono essere in grado di chiudere il lume stesso del circuito,
escludendo la capacità drenante dell’intero circuito; In tal caso sostituire le parti del circuito
che risultano occluse.

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• In presenza di Valvola di Heimlich, va controllato che all’interno della valvola non sia
presente fibrina o materiale biologico in grado di determinare un’occlusione della valvola
stessa, o un’apertura continuata del sistema della valvola. In questo caso sostituirla
completamente. La valvola di Heimlich è di solito agganciata per mezzo di un rubinetto che
in questo caso deve essere controllato verificandone la pervietà, e nel contempo sostituito se
questo dovesse risultare occluso da fibrina o da materiale biologico proveniente dal cavo
endopleurico.

• In caso di utilizzo del sistema Bulau su un paziente affetto da Pneumotorace, controllare la


presenza della giusta quantità di acqua nel contenitore di raccolta; Controllare inoltre la
presenza di gorgoglio (Bollicine) presente nel contenitore stesso; Questo è un indice di buon
funzionamento del drenaggio; in caso contrario avvisare il medico. Nel caso in cui nessuna
bollicina fuoriuscisse vi è il rischio elevato che l’aria contenuta nel cavo endopleurico possa
distribuirsi nei tessuti circostanti al foro di inserzione del catetere. L’aria potrebbe
raggiungere il sottocutaneo, in questo caso si consiglia il controllo dell’intero sistema
drenante, punto dopo punto, per mezzo della tecnica del “clampaggio sequenziale”.
Dapprima si escludono le cause intratoraciche per perdita aerea, clampando il tubo in
prossimità dell’inserzione del catetere, per poi procedere oltre sino a giungere sulla sacca di
raccolta. Tale tecnica permette di verificare la presenza di sottili perdite da ogni parte
specifica del circuito.

• In caso di utilizzo del sistema Bulau, controllare che quest’ultimo sia ben ancorato al letto
del paziente per mezzo degli appositi sostegni, o che sia posizionato correttamente (su
superficie piana) al pavimento.

• In caso di utilizzo del sistema Bulau, non porre il contenitore di raccolta ad un’altezza
prossima al punto di inserzione del catetere drenante stesso, presente sul torace del paziente.

• In caso di utilizzo del sistema Bulau, va controllata la presenza di oscillazioni del liquido
all’interno del tubo rigido lungo, quello immerso nell’acqua del Bulau stesso, in relazione
alle variazioni della pressione endopleurica. Il liquido deve salire in inpirazione, e scendere
in espirazione; Questo è un indice di buon funzionamento del drenaggio.

• Valutare assieme al medico la sostituzione del sistema drenante o del catetere, in base alle
problematiche riscontrate sul circuito, come ad esempio l’assenza di liquido drenato
all’interno delle sacche di raccolta. In tal caso il medico può eseguire il lavaggio del sistema

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drenante per mezzo di soluzione fisiologica o acqua sterile e rimuovere eventuali secrezioni
presenti nel cavo endopleurico.

• Controllare la presenza di fibrina o di materiale adeso all’interno dei tubi. In tal caso
procedere alla sostituzione delle parti occluse dalle concrezioni biologiche.

• Controllare la quantità del materiale drenato riferendone al medico l’esatta quantità.


Normalmente il drenaggio va chiuso se il liquido drenato raggiunge un certo livello, in
questi casi è possibile farlo in due modi: clampando il tubo di raccordo o chiudere il
rubinetto presente sul sistema drenante tra il catetere e il tubo di raccordo (se ovviamente
questo è presente).

26. Controllo del sistema di aspirazione

• Controllare che la suzione del circuito drenante sia idonea alla quantità di liquido da
drenare, in tal caso regolarla adeguatamente; nel caso in cui fosse presente una pressione di
aspirazione troppo forte il paziente potrebbe accusare dolore acuto o perdite ematiche
visibili nel drenaggio (lesioni viscerali).

• Controllare che il raccordo della suzione non sia soggetto a perdite di alcun tipo. Ciò
limiterebbe la capacità drenante del circuito, e il conseguente aumento dell’essudato o del
trasudato all’interno del cavo endopleurico.

• Controllare l’integrità dei tubi del circuito di suzione, l’eventuale presenza di piegature a
gomito dello stesso.

• Controllare che gli attacchi a muro del sistema di suzione siano privi di polveri in grado di
determinare perdite al sistema di aspirazione o causarne una funzione limitata.

• Controllare che la suzione applicata direttamente sui contenitori di raccolta non sia troppo
eccessiva per non determinare l’implosione degli stessi. In tal caso regolarla adeguatamente.

• Nel caso si utilizzasse un sistema di suzione portatile, controllare che quest’ultimo non sia
soggetto a surriscaldamento o all’emissione di cattivi odori, per evitare danni al motore e
quindi l’arresto del sistema di suzione. In questo caso va garantita una sufficiente
ventilazione del sistema di aspirazione (a motore elettrico) portatile.

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27. Rimozione del Drenaggio Toracico

28. Non ci sono RCT in grado di raccomandare la più idonea posizione del paziente durante la
rimozione dei tubi di drenaggio per minimizzare il rischio di complicanze ed aumentare il
confort del paziente. Non sono state dimostrate differenze di efficacia tra la posizione supina
e semiseduta, così come nessuna differenza evidente passa tra la rimozione durante la
manovra di Valsalva e l’inspirazione forzata.

29. La tecnica di rilassamento rapida (QRT) associata ad analgesia pre-rimozione non ne


accresce l’efficacia. I risultati sono stati ottenuti, prendendo in considerazione i seguenti
casi, tenendo conto che la sensazione dei pazienti in rapporto alla tolleranza del dolore è
variabile e soggettiva:

• Analgesia pre-rimozione tubi effettuata 15 minuti prima con Morfina 10 mg Sc., o con
Morfina 4 mg. Ev, o con Morfina 4 mg Sc. associata a Lidocaina, o con Lidocaina sc.
Risultato: nessuna differenza significativa di comfort del paziente. I ricercatori suggeriscono
che il tempo di somministrazione dell’analgesico e la rimozione del tubo deve trovare
intervallo tra 5 e 15 minuti seppure il picco di efficacia risulti essere intorno a 20 minuti.

30. Modificazioni del dolore e delle funzioni cardiocircolatorie in funzione dell’utilizzo della
musicoterapia: nessuna variazione della soglia del dolore e dell’angoscia evidenziata con i
parametri cardiocircolatori.

31.Valutare in Pazienti trattati con bupivacaina intrapleurica l’intensità del dolore e della
angoscia dovute alla rimozione del tubo, misurate prima della manovra, subito dopo e dopo circa
un’ora. Risultato: in tutte e tre le misurazioni si nota un significativo aumento dell’angoscia e della
intensità del dolore.

32.Nessuna differenza tra Pazienti sottoposti e non, a trattamento con Morfina. Al contrario
Pazienti trattati con Ketorolac manifestano discreto beneficio di intensità di dolore
significativamente più bassi.

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33.Pazienti portatori di drenaggio accusano disturbi del sonno, e il dover portare il sistema di
raccolta in giro per deambulare rappresenta un ostacolo a muoversi.

34. La rimozione del drenaggio deve essere effettuata con manovra decisa a paziente in
aspirazione forzata, durante una manovra di Valsalva. Il drenaggio deve essere rimosso in caso di:

• Mancato funzionamento;

• In caso di pneumotorace: quando il polmone è a parete (documentazione radiologica); prima


della rimozione è consigliabile clampare il sondino per almeno 24 ore, quindi controllare a
distanza la persistenza della riespansione polmonare;

• In caso di versamento pleurico: quando la quantità giornaliera di liquido drenata è inferiore a


100-150 ml;

• In caso di empiema pleurico: quando il liquido drenato è scarso, limpido e sterile.

35. In ogni caso dopo la rimozione del drenaggio va eseguita una medicazione compressiva
proprio sul foro di entrata del catetere.

 Assicurare la Privacy del paziente;

 Informarlo sulla manovra alla quale, tra non molto, sarà sottoposto;

 Organizzare tutto il materiale precedentemente preparato per eseguire la


medicazione;

 Applicare dell’antisettico cutaneo su una garza sterile;

 Collaborare con il medico alla rimozione del catetere drenante;

 Non appena il catetere drenante verrà rimosso, premere a fondo la garza (imbevuta
precedentemente di antisettico cutaneo) sul foro di entrata dove era precedentemente
localizzato il catetere;

 Premere moderatamente;

 Assicurare la garza con un cerotto medicato o con del cerotto precedentemente


tagliato a misura;

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 Posizionare il paziente in posizione semiseduta e leggermente girato dalla parte
opposta a quella dove è presente la medicazione;

 Controllare la presenza di sanguinamenti esterni;

 Controllare la presenza di dolore (Riferita dal paziente);

 Controllare la presenza di segni di shock: rilevando i parametri vitali;

 Riordinare il materiale utilizzato;

 Documentare il tutto compilando la cartella infermieristica;

 Valutare il paziente nuovamente, nei minuti e nelle ore successive alla rimozione del
drenaggio.

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