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IMPEGNO

IMPEGNARSI è IMPORATNTE

ESSA è

• Proprietà dello stesso debitore


• privilegio speciale ai terzi determina una certa esigenza di riconoscibilità del privilegio stesso
(il privilegio dell’albergatore permane solo finché le cose portate nell’albergo continuano a
trovarvisi).
• SE NON TI IMPEGNI TI SOPRAGGIUNG
L’esecuzione forzata: la forma più importante e frequente di esecuzione forzata è quella che ha
come oggetto l’espropriazione e la vendita dei beni del debitore per il soddisfacimento di un
credito di danaro.

Si inizia con il pignoramento. Se il pignoramento ha per oggetto un bene immobile, deve essere
trascritto nei registri immobiliari. Se ha per oggetto un credito verso un terzo deve essere
notificato anche a quest’ultimo (art. 491, 492, 543, 555 cod. proc. Civ.)

I successivi atti sono inefficaci nei confronti dei creditori che procedono all’esecuzione forzata, si
tratta di un’efficacia relativa.

Quando abbiamo beni immobili o di beni iscritti in pubblici registri il pignoramento è loro
sempre opponibile.

lASTA LA VISTA COMPAGNEROS

La vendita forzata ha effetti traslativi secondo le regole generali. Se la cosa non apparteneva a
colui che ha subito l’espropriazione, non si trasferisce all’acquirente, a meno che si tratti di una
cosa mobile e l’acquirente ne abbia conseguito in buona fede il possesso (art. 2919 cod. civ.)

I MEZZI DI CONSERVAZIONE DELLA GARANZIA PATRIMONIALE

Premessa: il patrimonio costituisce l’oggetto di una garanzia generica, perché non attribuisce un
diritto di soddisfarsi su un bene specifico. Opera in favore della generalità dei creditori e ogni
creditore è esposto al rischio di vedere diminuire la concreta possibilità di soddisfarsi, a causa
del concorso di creditori sopravvenuti.

Ciascun creditore può impugnare l’atto di disposizione, al fine di potersi soddisfare sul bene
alienato (art. 2901 cod. civ.). possibile oggetto di questo è l’atto di disposizione patrimoniale,
con il quale il debitore arrechi consapevolmente pregiudizio alle ragioni del creditore. Questo
pregiudizio si ha quando sia messa in pericolo la possibilità per il creditore di ottenere quanto gli
è dovuto attraverso l’esecuzione forzata, può derivare da un atto che diminuisca la consistenza
del patrimonio del debitore o da una vendita al giusto prezzo in denaro, che è facilmente
occultabile.

Si richiede sempre che il rimanente patrimonio del debitore non offra sufficiente garanzia.

Anche le prestazioni di garanzia possono essere pregiudizievoli ma son assoggettabili all’azione


revocatoria.

Non è revocabile invece il pagamento di un debito scaduto.

I requisiti soggettivi per l’ammissibilità di questa azione sono che:

• Il debitore CHE NON C'HA NA LIRA sia consapevole del pregiudizio che arreca alle ragioni del
creditore
• L’atto stesso sia dolosamente preordinato al fine specifico di frode.
Bisogna considerare anche che gli interessi del terzo acquirente, che ha fatto affidabilità sulla
sicurezza del suo acquisto e che andrebbe danneggiato se il bene fosse assoggettato ad
esecuzione forzata. Prevale la tutela dell’affidamento solo se si tratta di un acquisto a titolo
oneroso, che in questo caso sarà revocato solo se concorre anche la malafede del terzo
acquirente.

L’effetto dell’azione revocatoria è commisurato all’interesse del creditore che l’ha esercitata. Per
l’efficacia è richiesto anche che l’acquirente conservi ciò che resti dopo l’azione esecutiva del
creditore. Infine l’acquirente può rivalersi con un’azione contrattuale sul debitore alienante. Ciò
si manifesta anche in favore del creditore che ha agito, il quale potrà procedere solo sul bene
senza subire il concorso degli altri creditori.

Se è stato alienato un terzo, si pone il problema della tutela dell’affidamento. Per questo non
sono pregiudicati i diritti acquistati a titolo oneroso dai tersi di buona fede (art. 2901)

L’azione revocatoria si prescrive in cinque anni. Regole particolari per la materia fallimentare e
penale.

La prescrizione: è la perdita di un diritto per la prolungata inazione del suo titolare.

Il fondamento è la necessità di assicurare stabilità alle situazioni di fatto che si sono consolidate
da tempo. Ad esempio con gli anni si attenua nel debitore la coscienza della soggezione all’altrui
diritto non esercitato, e esso finisce per organizzarsi come se quel diritto non esistesse.

Chi sia convenuto in giudizio per l’esecuzione di un contratto può far valere in via eccezionale la
sua annullabilità o la garanzia per vizi della cosa venduta, anche dopo la scadenza del termine di
prescrizione per l’esercizio dell’azione corrispondente (art. 1442 comma 4, art. 1495 comma 3),
in questi casi infatti si è tutelato non eseguendo il contratto.

Solo i diritti patrimoniali disponibili si possono estinguere per prescrizione (art. 2934 cod. civ)

Non si estingue per prescrizione il diritto di proprietà. Non corrisponde una specifica soggezione
patrimoniale altrui.

Diversamente è quando la cosa è posseduta da altri, ad esempio l’usucapione.

Per prescrizione si estinguono i diritti, non le singole facoltà.

La prescrizione tende ad eliminare vincoli che inceppano nuovi piani e nuove attività senza
essere più giustificati da un sufficiente interesse, ad esempio un’esigenza generale di dinamismo
economico. Le regole sulla prescrizione attengono all’ordine pubblico economico e sono
inderogabili (art. 2936 cod. civ.)
Se poi il debitore, pur essendo libero, vorrà pagare ugualmente può faro. Così come è possibile
rinunciare alla prescrizione già compiuta.

La pubblicità immobiliare e i suoi effetti:

• Una delle funzioni principali della pubblicità è quella di risolvere il conflitto fra più acquirenti
dal medesimo titolare. Sono da trascrivere:
• Contratti di proprietà, gli atti con i quali vengono costituiti, contratti che conferiscono diritti
personali di godimento sui beni, sentenze costitutive, ecc
• Anche le domande giudiziali sono soggette a trascrizione. La sentenza di accoglimento ha
effetto retroattivo anche nei confronti dei terzi dalla data in cui è stata trascritta la domanda
giudiziale (art. 2652 cod. civ.). Analogo effetto ha la trascrizione del contatto preliminare, il
quale abbia per oggetto la conclusione di un contratto rivolto a trasferire la proprietà di beni
immobiliari.
• La domanda diretta a far dichiarare la nullità, la domanda di annullamento per incapacità
legale e la domanda di riduzione delle libertà lesive della quota legittima, sono impugnazioni
il quale accorgimento è opponibile a qualunque subacquirente.
L’invalidità è sanata dopo un certo tempo, si parla di pubblicità sanata.

• Sono da trascrivere anche gli atti interruttivi dell’usucapione


• A volte ha funzione costitutiva, ad esempio l’ipoteca (pubblicità immobiliare)
• Una minore importanza è quella della trascrizione della divisione; i creditori del partecipante
alla comunione possono essere danneggiati dalla divisione, se questa attribuisce al loro
debitore beni di valore insufficiente, inoltre hanno interessi a conoscere le condizioni
effettive della divisione per ovvi motivi.
• A volte invece costituisce una semplice pubblicità-notizia; come le affissioni a causa di morte.
L’impostazione della pubblicità immobiliare: i registri immobiliari italiani sono impostati su
base personale: l’atto giuridico viene trascritto a favore dell’acquirente e contro il suo dante
causa. La ricerca nei registri si esegue di conseguenza.

La trascrizione è inefficace fino a quando non siano stati trascritti i precedenti atti di
trasferimento relativo allo stesso bene. La legge consente che siano trascritti solo atti che
presentino una certa garanzia di autenticità.

FAMIGLIA E UNIONI CIVILI

PRINCIPI COSTITUZIONALI E ASPETTI GENERALI DEL DIRITTO DI FAMIGLIA

La famiglia e lo Stato. Famiglia e organizzazione sociale: la costituzione riconosce i diritti della


famiglia come società naturale fondata sul matrimonio (art. 29 comma 1). È in contrasto con le
concezioni totalitarie e al contrario riconosce alla famiglia il carattere di comunità originaria,
nella quale l’uomo svolge la propria personalità. Lo scopo è quello di porre limiti all’intervento
dello Stato, il quale deve essere rivolto a formulare le regole di struttura e a creare le condizioni
esterne che favoriscano lo sviluppo autonomo della famiglia.

Buona parte di questo diritti è dettato in favore dei minori, che richiede il controllo dello Stato
sull’effettivo adempimento dei doveri dei genitori; può essere sollecitato da un nonno o da un
altro parente (art. 336 cod. civ.) e si tratta di un controllo familiare con l’arbitrato del giudice. Se
un’intera famiglia manca ai suoi compiti, lo stato interviene di propria iniziativa (art. 336, 403
cod. civ.). Inoltre lo stato specifica alcuni contenuti essenziali dei doveri dei genitori, come ad
esempio l’istruzione obbligatoria.

La definizione di famiglia come società naturale si riferisce alla configurazione che la famiglia
concretamente assume nell’attuale contesto storico e sociale.

L’oggetto del diritto della famiglia tende a restringersi alla piccola famiglia, o nucleo famigliare,
mentre tende ad attenuarsi la rilevanza giuridica dei rapporti con i parenti della grande famiglia
(o famiglia estesa); ad esempio nel diritto moderno scopare il consiglio di famiglia.

La legge riconosce l’importanza dei rapporti affettivi fra nonni e nipoti e con i parenti prossimi
(art. 315-bis e 317-bis cod. civ.) e quando i genitori non hanno mezzi sufficienti questi devono
essere forniti dai nonni (art. 148 comma 1 cod. civ.)

L’istruzione dei figli è assunta da organizzazioni pubbliche e la funzione di assicurare il


mantenimento degli anziani si riduce nella misura in cui si sviluppa un sistema adeguato di
previdenza sociale. Contemporaneamente la famiglia conserva principalmente la finalità di
realizzare la vita familiare in se considerata, intesa come reciproca espressione di solidarietà e di
affetti, e di costituire l’ambiente più idoneo all’allevamento e all’educazione della prole.

Teniamo conto delle modifiche fra i componenti della famiglia negli ultimi anni, come ad
esempio l’emancipazione della donna e nei rapporti fra genitori e figli l’individualità di questi
riceve una maggiore considerazione.

Ordinamento del matrimonio; uguaglianza morale e giuridica dei coniugi: il matrimonio è


fondato sull’eguaglianza morale e giuridica dei coniugi, alla quale non possono essere apposti
alti limiti se non quelli stabiliti dalla legge a garanzia dell’unità familiare (art. 29 comma 2 cost.)

La riforma del diritto di famiglia (1. 19 maggio 1975, n. 151) vuole attuare il principio di
eguaglianza in modo più pieno.

Così l’art. 143 cod. civ., nella sua nuova formulazione, attribuisce al marito e alla moglie gli stessi
diritti e doveri, e il nuovo art. 144 comma 1 cod. civ. stabilisce che i coniugi concordano tra loro
l’indirizzo della vita familiare. Questa impostazione suggerisce l’idea di un intervento esterno,
ma è di dubbia opportunità.

La legge di riforma distingue anche le decisioni che riguardano i coniugi da quelle che
riguardano i figli. Se riguarda i primi, il giudice cerca di promuovere un accordo, ma non può
imporre una decisione. Quindi il giudice potrà essere chiamato a pronunciarsi, ma solo nel caso
che il disaccordo sia tanto grave da portare alla separazione giudiziale e si debba stabilire aa chi
essa sia addebitabili; in qualche misura si cerca di scoraggiarli. Il giudice non dovrà
necessariamente scegliere fra i contrastanti punti di vista dei due coniugi, ma potrebbe
rimproverare entrambi.

Se invece la questione riguarda i figli, una decisione va presa. Il giudice attribuisce il potere di
decisione al genitore che ritiene più idoneo a curare l’interesse del figlio (art. 316 cod. civ.),
trovando piena attuazione nel principio di uguaglianza.

La nuova disciplina dei rapporti patrimoniali fra coniugi, attribuisce a ciascuno dei coniugi un
diritto di comproprietà per quote uguali sugli investimenti operati durante il matrimonio e sui
redditi dell’azienda gestita in comune. Inoltre ha grande importanza una nuova disposizione che
indica che il coniuge che lavora nell’impresa familiare senza che il rapporto sia stato
formalizzato giuridicamente, partecipa agli utili e agli incrementi dell’azienda in proporzione alla
quantità e qualità del lavoro prestato.

Tutela giuridica dei figli nati fuori dal matrimonio: la costituzione ha riconosciuto ai figli nati
fuori dal matrimonio il diritto ad essere mantenuti, istruiti ed educati dei loro genitori (art. 30
comma 1 cost.); inoltre ha impostato al legislatore ordinario di assicurare loro ogni tutela
giuridica e sociale compatibile che i diritti dei membri della famiglia legittima (art. 30 comma 3
cost.)

Qualche limiti nell’inserimento dei figli nella famiglia per le tensioni che ne potrebbero derivare.

Autonomia privata e negozi familiari: alcuni rapporti derivano da dichiarazioni di volontà: il


matrimonio, l’adozione, il riconoscimento del figlio nato fuori dal matrimonio, la separazione
consensuale, la riconciliazione. Si tratta di negozi che hanno tre caratteristiche:

• Personalissimi; perché le valutazioni che ne stanno alla base devono essere compiute
direttamente dall’interessato e non da altri.
• Tipici; si possono utilizzare solo le figure negoziali previste specificamente dalla legge e non
se ne possono creare altre, atipiche. Sono sottoposti a disciplina inderogabile; alle parti non è
consentito di apportare modificazioni, agli effetti legali del negozio. Il contenuto etico dei
rapporti familiari è tale da richiedere impegni incondizionati e stabili.
• Formali; la solennità della forma induce a riflessione, garantisce il carattere definitivo della
volontà ed elimina incertezze assicurando la prova del rapporto.
Per l’invalidità dei negozi familiari va rilevato che l’incapacità naturale ha le stesse conseguenze
dell’incapacità legale (art. 119, 120 cod. civ.) e non si richiede la riconoscibilità dell’errore (art.
122 cod. civ.)

I limiti del diritto di famiglia: il diritto di famiglia si distingue dal resto del diritto privato, vi è una
diversità di fondo che deriva dalla natura dei rapporti familiari e attiene alla possibilità stessa di
assoggettarli a un regime giuridico.

La comunione spirituale e materiale di vita non è realizzabile forzatamente. Comprensione,


interessamento affettuoso, rispetto e pazienza non sono oggetto di obblighi giuridici.

I rapporti familiari di carattere patrimoniale non presentano queste difficoltà; va rilevato però
che normalmente gli aspetti patrimoniali e quelli personali sono strettamente connessi. La
soddisfazione di questi interessi non può essere assicurata coattivamente.

La recente riforma italiana del diritto di famiglia ammette anche che il coniuge colpevole possa
chiedere a separazione e poi il divorzio. Questa impostazione è fondata principalmente sull’idea
che, una volta venuto meno il legame di sentimenti e di interessi fra coniugi, imporre la
permanenza del vincolo giuridico non abbia valore. Il criterio giuridico della colpa è inadeguato
in una materia così delicata e personale.

Si può osserva una certa tendenza del moderno diritto di famiglia all’attenuazione del rigore di
alcuni doveri. Fino al 1975 malattia contagiosa o ripugnante non giustificavano l’abbandono da
parte dell’altro, oggi invece costituiscono giusta causa di separazione, il che equivale a dire che il
dovere di assistenza non opera più in questi casi. Ciò va attribuito alla convinzione che i principi
di una morale superiore non sono appropriati agli scopi della regola giuridica.
Oggi il diritto attribuisce maggior considerazione alla realtà dei vincoli di sangue e degli affetti.
Questi sono talvolta messi allo stesso livello di quelli; ad esempio l’adozione dei minori.

Maggiore considerazione degli individui, dei loro sentimenti e degli interessi del loro
matrimonio e della loro famiglia, anziché degli interessi della famiglia considerata astrattamente
come istituzione. Implicano che stabilità del matrimonio è affidata alla stabilità dei sentimenti e
degli interessi dei coniugi, piuttosto che all’importanza giuridica.

Ne deriva un assetto non patrimoniale e un assetto patrimoniale, assicurato dai normali mezzi di
difesa dei crediti e dei diritti patrimoniali.

Parentela e affinità:

• La parentela: è il vincolo fra le persone che discendono l’una dall’altra (in linea retta, padre e
figlio), o che hanno uno stipite comune senza discendere l’una dall’altra (in linea laterale,
fratelli). Vi è rapporto di parentela anche fra figlio adottato e la famiglia dell’adottante (art.
74 cod. civ.)
• Il grado di parentela: fra due persone si calcola contando i passaggi necessari per risalire, di
figlio in padre, da una di esse fino al capostipite comune, e per ridiscendere, di padre in figlio,
fino all’altra. La legge non riconosce effetti ai vincoli di parentela oltre il sesto grado (art. 77
cod. civ.)
• L’affinità: è il vincolo che unisce un coniuge ai parenti dell’altro coniuge (art. 78 cod. civ.), per
esempio i cognati.
Nella linea e nel grado in cui taluno è parente di uno dei coniugi, egli è affine dell’altro coniuge
(art. 78 comma 2 cod. civ.); ad esempio suocero e genero sono affini in linea retta in primo
grado, i cognati sono affini in linea collaterale in secondo grado.

Tra coniugi il rapporto si chiama coniugio, e non è né di parentela né di affinità.

Famiglia legittima e famiglia di fatto: legittima quando fondata sul matrimonio, di fatto a


proposito di persone che convivono stabilmente more uxorio insieme con eventuali figli.

Il riconoscimento costituzionale dei diritti della famiglia è rivolto a quella fondata sul
matrimonio (art. 29 cost). La costituzione ha attribuito ai figli, nati dentro o fuori al matrimonio,
lo stesso stato giuridico (art. 315 cod. civ.).

La convivenza more uxorio è considerata da una legge del 2016 che disciplina anche le
convivenze di coppia fra persone dello stesso sesso. Sono i conviventi di fatto; due persone
maggiorenni unite stabilmente da legami affettivi di coppia e di reciproca assistenza morale e
materiale, non vincolate da rapporti di parentela, affinità o adozione, da matrimonio o da
un’unione civile.

• Il convivente ha diritto di subentrare nel contratto di locazione intestato al proprio partner, e


nel caso di decesso può continuare ad abitarvici per un certo periodo (art 1 comma 42, 1.
76/2016).
• Nel caso di decesso dovuto a fatto illecito ha diritto a risarcimento del danno con i medesimi
criteri del coniuge superstite (art. 1 comma 49, 1 cit.)
• Al convivente che presti stabilmente la propria opera nell’impresa del partner spetta una
partecipazione agli utili e agli incrementi dell’azienda (art. 230-ter cod. civ.)
• Ai conviventi è consentito ricorrere alla procreazione medicalmente assistita (art. 5, 1 n.
40/2004); la persona convivente può proporre istanza per l’istituzione dell’amministrazione
di sostegno, o per l’interdizione o l’inabilitazione del partner (art. 406 e 417 cod. civ.)
Dalla convivenza di fatto derivano reciproci doveri morali e sociali di assistenza e solidarietà,
come adempimento di obbligazioni naturali e pertanto non sono soggette a restrizione.

In caso della cessazione della convivenza di fatto, sussiste fra le parti un obbligo di alimenti per
un periodo proporzionale alla durata della convivenza (con precedenza su fratelli e sorelle, art. 1
comma 65, 1. 76/2016)

Possono disciplinare i loro rapporti patrimoniali con un contratto di convivenza:

• Indicazione comune di residenza


• Le modalità di contribuzione alle necessità della vita in comune
• L’adozione del regime patrimoniale della comunione dei beni (cod. civ. art. 177 ss)
È richiesta la formalità dell’atto pubblico o la scrittura privata con sottoscrizione autenticata da
un notaio o da un avvocato, pena la nullità (art. 1 commi 50 e 51, 1. 78/2016), stessa cosa per
modificazione o risoluzione.

Non può essere sottoposto a termine o condizione, è nullo se concluso in presenza di un vincolo
matrimoniale, o comunque fuori dalle situazioni previste dalla sua definizione legale. È nullo, se
concluso da persona minore di età o interdetta giudizialmente, o condannata per omicidio
consumato o tentato del coniuge (art. 1 comma 57, 1 cit.)

Il contratto di convivenza si risolve per accordo delle parti, recesso unilaterale, matrimonio o
unione civile tra i conviventi o tra un convivente ed altra persona, o morte di uno dei conviventi.

IL MATRIMONIO

La premessa di matrimonio: la celebrazione del matrimonio realizza una decisione che gli sposi
hanno preso insieme già da un tempo più o meno lungo. Non è vincolante sul piano giuridico
questo accordo. Fino alla celebrazione del matrimonio, ciascuno dei fidanzati può mutare idea;
non potrà venirgli imposto e non sarà tenuto a risarcire all’altra parte i danni.

Questo ha lo scopo di lasciare piena libertà fino al momento della celebrazione del matrimonio
e a limitare l’intervento giudiziario in materie delicate.

Ad oggi si è ritenuto che se il matrimonio non segue per colpa dell’altra parte, questa è
obbligata a rimborsarle (art. 81 cod. civ.) e che in ogni caso di rottura del fidanzamento può
essere domandata la restituzione dei doni fatti a causa della promessa di matrimonio (art. 80
cod. civ.)

Condizioni necessarie per celebrale il matrimonio:

• Diversità di sesso degli sposi (altrimenti inesistenza del matrimonio)


• Maggiore età (art. 84), per gravi motivi anche a sedici anni se accertata la maturità e la
fondatezza delle ragioni addotte. La nullità data dalla minore età è nulla se il matrimonio non
viene impugnato e trascorra un anno dal raggiungimento della maggiore età (art. 117 comma
2 cod. civ.)
• Non può contrarre il matrimonio l’interdetto per infermità mentale (art. 85 cod. civ.)
• Mancanza del vincolo di un matrimonio precedente, civilmente valido (libertà di stato, art 86
cod. civ.)
È possibile risposarsi. Ma dal precedente matrimonio può derivare un impedimento al
matrimonio fra affini in linea retta e fra cognati. È vietato il matrimonio fra persone delle quali
l’una sia stata condannata per omicidio consumato o tentato sul coniuge dell’altra
(impedimento da delitto; art 88 cod. civ.). Infine la donna può contrarre un nuovo matrimonio
solo dopo trecento giorni da che il matrimonio precedente sia sciolto, per dubbi su un’eventuale
paternità (art. 89 cod. civ.)

In presenza di uno di questi ostacoli, che prendono il nome di impedimenti, il matrimonio non
può essere celebrato. Se viene celebrato comunque sarà invalido e in tal caso l’impedimento si
dice dirimente. Nel caso della donna che non può risposarsi prima di trecento giorni,
l’impedimento si dice solo impediente.

L’impedimento impediente non è causa di invalidità, vi sono cause di invalidità, che non
costituiscono impedimento alla celebrazione del matrimonio.

Pubblicazioni e opposizioni: la celebrazione del matrimonio deve essere preceduta dalla


pubblicazione: affissione alla porta del municipio di un atto nel quale si indicano le generalità
degli sposi e il luogo dove intendono celebrare il matrimonio (art. 93 cod. civ.).

Deve essere fatta nel comune di residenza degli sposi e deve durare almeno otto giorni, a scopo
informativo per eventuali impedimenti o per opposizione al matrimonio. Oggi è una mera
formalità.

Celebrazioni del matrimonio: il matrimonio civile è celebrato pubblicamente in municipio, con


le forme indicate nell’art. 107 cod. civ., frequenti anche quelli davanti al parroco o davanti a
ministri dei culti ammessi.

Esistenza e integrità del consenso: presupposto è la capacità di intendere e di volere. Se al


momento della celebrazione essa manca il matrimonio è invalido (art. 120 cod. civ.)

La violenza è la minaccia di un male, esercitata allo scopo di estorcere il consenso e idonea ad


escludere o limitare di decisione del minacciato. Può provenire dall’altro sposo o da un terzo.
Equiparato è il timore di eccezionale gravità, derivante da circostanze oggettive e tale che senza
di esso lo sposo non si sarebbe indotto a celebrare il matrimonio.

Quanto all’errore, la legge di riforma ammette che il matrimonio possa essere impugnato per
errore sull’identità della persona o per errore essenziale su qualità personali dell’altro coniuge.
L’errore sulle quantità personali è essenziale quando sia determinante del consenso e riguardi:

• L’esistenza di una malattia fisica o psichica o di un’anomalia o deviazione sessuale tale da


impedire lo svolgimento della vita coniugale;
• Esistenza di condanne penali di una certa gravità;
• Lo stato di gravidanza a opera di un terzo;
La legge considera normali i fini del matrimonio che l’impotenza non consente di raggiungere.
Ad esempio il coniuge che pur conoscendo l’impotenza dell’altro proceda con il matrimonio,
non potrà chiederne l’annullamento ma potrà utilizzarlo come motivo per la separazione
personale. Perché l’errore sull’impotenza sia causa di invalidità, occorre che questa non sia
eliminabile con cure in tempo ragionevole.

Il consenso può essere escluso da simulazione. Art. 123 comma 1 cod. civ., il matrimonio può
essere impugnato da ciascuno dei coniugi quando gli sposi abbiano convenuto di non
adempiere gli obblighi e di non esercitare i diritti che ne derivano.

Invalidamento del matrimonio: delle cause di invalidità del matrimonio alcune attengono a


considerazioni di ordine pubblico circa la struttura della famiglia (la mancanza della libertà di
stato, gli impedimenti di parentela, affinità, adozione, impedimento da delitto), altre
semplicemente all’esistenza e all’integrità del consenso.

Nel primo caso il matrimonio può venire impugnato non solo dagli sposi ma anche dagli
ascendenti prossimi. La nullità è insanabile. La mancanza dell’età minima attiene sia all’ordine
pubblico familiare, sia all’integrità del consenso, l’impugnazione ai coniugi, dai genitori e dal
pubblico ministero.

Le impugnazioni per cause attinenti all’esistenza e alla integrità del consenso, possono essere
proposte dallo sposo i cui consenso è mancato o fu viziato.

Conseguenze della dichiarazione di nullità del matrimonio. Il matrimonio putativo: l’invalidità


del matrimonio vizia il rapporto fin dalla sua costituzione.

Rispetto ai figli il matrimonio dichiarato nullo ha gli effetti di un matrimonio valido. Nel caso in
cui la nullità derivi da incesto o sia stato contratto in malafede dei coniugi entrambi, è richiesta
dall’autorizzazione del giudice e dovrà agire per l’interesse del figlio evitandogli ogni danno (art.
128 comma 4 e 5, e art. 251 cod. civ.). Il mantenimento dei figli si applicano le stesse
disposizioni adottate per la separazione personale dei coniugi o di divorzio (art. 337-bis cod. civ.)

Quanto ai coniugi, tutto dipende dal loro stato di buona o mala fede al tempo del matrimonio.
Se in mala fede di entrambi, il matrimonio dichiarato nulla non produce effetto nei loro rapporti.
Se entrambi sono in buona fede, la sentenza dichiara la nullità del matrimonio elimina il
rapporto matrimoniale solo per l’avvenire: fino al momento della sua pronuncia il matrimonio
produce i suoi effetti (ad esempio se uno dei due decede, l’altro eredita). Se solo uno dei due è
in buona fede, gli effetti del matrimonio sono solo in suo favore. Se la nullità è imputabile a uno
o a un terzo, questi sono responsabili del danno verso il coniuge in buona fede, ad esempio è
tenuto agli alimenti.

IL MATRIMONIO RELIGIOSO

Matrimonio religioso e matrimonio civile: dal XVI secolo la competenza in materia


matrimoniale riceve progressive limitazioni. Fu trasferita in molti paesi allo stato la giurisdizione
in materia matrimoniale. Con il Code Napoleon del 1804, si introduce una forma civile di
celebrazione del matrimonio, come sola fonte di un vincolo riconosciuto dallo Stato.

Nell’Italia unita il codice civile del 1865 accoglie il principio della piena secolarizzazione del
diritto matrimoniale. Il rapporto fra matrimonio civile e religioso, è di assoluta indipendenza. Per
la maggior parte della popolazione il rito religioso continuava a costituire la sola forma
veramente sentita di celebrazione del matrimonio. Si celebrava due volte una volta in forma
religiosa e una volta in forma civile, fino al 1929.

Il concordato fra Italia e Santa Sede, il 27 maggio 1929 n 810, dispose che il matrimonio
canonico non è più rilevante ma produce effetti civili e quindi basta un solo matrimonio.
Il matrimonio concordatario: condizioni:

• Dopo aver celebrato il matrimonio secondo il rito canonico, il parroco deve dichiarare che a
quel matrimonio sono attribuiti anche effetti civili e deve ricordarli agli sposi, dando lettura
degli articoli del codice civile riguardanti i diritti e i doveri dei coniugi (art. 8, 1 25 marzo
1985, n 121), forma giuridicamente necessaria.
• Il matrimonio deve essere trascritto nei registri dello stato civile (art. 8 cit.)
Non può avere luogo nei casi detti in precedenza. La trascrizione è tuttavia ammessa, quando
secondo la legge civile l’azione di nullità o di annullamento non potrebbe essere più proposta
(cfr. art. 117 comma 2 e 4, 119 comma 2, cod. civ.)

Le questioni relative alla valida costituzione del vincolo possono essere sottoposte al giudizio dei
tribunali ecclesiastici, i quali applicano il diritto canonico. La sentenza di nullità può essere
dichiarata efficace anche dal punto di vista del diritto civile (art. 8 cit.). La deliberazione può
essere negata se la sentenza è contraria ai principi dell’ordine pubblico italiano.

Secondo l’art. 34 del concordato del 1929 il coniuge che volesse ottenere la dichiarazione di
nullità del matrimonio trascritto, doveva rivolgersi necessariamente al giudice canonico. In
seguito all’accordo del 1984 per la revisione del concordato il giudice italiano, purché
preventivamente adito.

Se la trascrizione è stata eseguita in una delle ipotesi in cui è vietata, può venire dichiarata nulla
dal giudice. Restano assoggettate alla legge e alla sola giurisdizione dello Stato le questioni
relative agli effetti civili del matrimonio e alle successive vicende del vincolo: in particolare le
questioni di separazione dei coniugi. Anche il divorzio per fatti sopravvenuti (art. 2, 1 dicembre
1970, n 898)

Gli impedimenti sono diversi nel diritto canonico e nel diritto civile italiano:

• Il presupposto fondamentale della libertà di stato è inteso in modo diverso: il vincolo di un


precedente matrimonio civile è irrilevante per la chiesa e non costituisce impedimento al
matrimonio canonico. Il rapporto rilevante per l’ordinamento statale è quello che trova il suo
fondamento nelle precedenti nozze civili.
• La trascrizione non può avere luogo quando uno degli sposi non abbia l’età minima richiesta
dalla legge civile, o quando sussista fra gli sposi un impedimento che la legge civile considera
inderogabile.
• Il controllo dopo le pubblicazioni e prima della celebrazione del matrimonio (art. 7, 1. 27
maggio 1929, n 847). La trascrizione attribuisce efficacia civile al matrimonio dal giorno in cui
questo è stato celebrato (art. 8, comma 5, 1. 25 marzo 1985, n 121). Trascorsi cinque giorni
dalla celebrazione senza trascrizione, può essere chiesta dai coniugi; in questo caso lo stato
libero deve sussistere dal momento della celebrazione del matrimonio fino al giorno della
richiesta e che restino salvi i diritti legittimamente acquisiti da terzi.
Il matrimonio celebrato davanti a ministri di culti ammessi: la legge offre anche di celebrare
una cerimonia non cattolica che produca gli effetti religiosi e quelli civili.

Ha lo stesso procedimento del matrimonio classico dalle pubblicazioni alla trascrizione (art. 8, 9,
10, 1. 24 giugno 1929, n 1159, art. 7 1. 24 giugno 1929 cit; art. 14, 1. 8 marzo 1989 n. 101)

La differenza sta solo nel luogo della celebrazione e nella persona del celebrante.
Rapporti fra coniugi e rapporto con i figli: in secondo luogo, dopo la fedeltà, l’assistenza morale,
ecc, il matrimonio produce effetti nei confronti dei figli; il marito si assume padre dei figli nati da
sua moglie e entrambi sono obbligati a mantenere, istruire, educare e assistere moralmente i
figli.

Diritti e doveri reciproci dei coniugi: sul piano dei rapporti non patrimoniali, i principali obblighi
reciproci sono quelli della fedeltà, dell’assistenza, della coabitazione e della collaborazione
nell’interesse della famiglia (art. 143 cod. civ.)

L’obbligo della coabitazione è violato da ogni fatto volontario che faccia venire meno
stabilmente la comunione di vita fra i coniugi. L’abbandono può essere giustificato dal
comportamento ingiusto dell’altro coniuge o da circostanze che rendano intollerabile la
convivenza. È giusta causa anche la proposizione della domanda di separazione o divorzio, o di
annullamento del matrimonio (art. 146 comma 2 cod. civ.)

Sono riconosciuti dalla legge come rapporti personali: il dovere di sincerità, la comunione
spirituale, evitare comportamenti disonorevoli che possano ripercuotersi negativamente
sull’altro coniuge. Sul piano economico, entrambi i coniugi sono tenuti, ciascuno in relazione alle
proprie sostanze e alla propria capacità di lavoro, a contribuire ai bisogni della famiglia. (art. 143
ult. comma cod. civ.)

L’indirizzo della vita familiare e la scelta della residenza devono essere concordate dai coniugi
(art. 144 cod. civ.). Questi principi valgono solo per problemi familiari e non per quelli di
carattere strettamente personale.

La condotta di un coniuge è causa di grave pregiudizio all’integrità fisica o morale o alla libertà
dell’altro, il giudice può ordinare la cessazione della condotta o disporre l’allontanamento dalla
casa familiare o può assumere altri opportuni provvedimenti previsti dalla legge (art. 342-bis ss.
cod. civ.)

Il cognome: la moglie aggiunge al proprio cognome quello del marito: manifestazione pubblica
del vincolo coniugale. Lo conserva fino allo stavo vedovile, prima che passi a nuove nozze (art.
143-bis cod. civ.). Lo perde in caso di divorzio ma il tribunale può autorizzare a conservarlo per
interesse suo o dei figli meritevoli di tutela (art. 5 commi 2 e 3, 1. Div.)

IL REGIME PATRIMONIALE DELLA FAMIGLIA

Convenzioni matrimoniali e regime reale: gli sposi possono, mediante una convenzione,


scegliere il regime patrimoniale applicabile alla loro famiglia, fra alcuni assetti patrimoniali tipici,
con limitate possibilità di variazione.

Se non ne viene stipulata nessuna, si applicherà la comunione legale, tutti i risparmi saranno di
proprietà comune in parti uguali (art. 177 ss, 159 cod. civ.) che è il più frequente.

Le convenzioni patrimoniali sono stipulate prima del matrimonio, e possono anche venire
stipulate o modificate anche durante il matrimonio. È prevista una pubblicità dichiarativa
mediante annotazione nei registri dello stato civile a margine dell’atto di matrimonio; questa
pubblicità è condizione dell’opponibilità ai terzi (art. 162 e 163 cod. civ.)

L’autonomia privata incontra qui numerosi limiti derivanti da principi di ordine pubblico. Il
divieto di qualsiasi convenzione contraria al principio di eguaglianza dei coniugi (es. divieto di
dote art. 166-bis cod. civ.). Con la riforma del diritto si vuole anche evitare di far riapparire una
posizione di suprema del marito.
La separazione dei beni: è il regime patrimoniale concettuale più semplice. Gli sposi
mantengono separati i rispettivi patrimoni: ciascuno resta proprietario esclusivo dei beni che gli
appartenevano prima del matrimonio e di quelli successivi, li amministra ne gode e ne dispone
in piena autonomia, libero anche di attribuirli all’altro coniuge (art. 217 cod. civ.)

La separazione dei beni può ora aversi quando sia stabilita dagli sposi con una convenzione
matrimoniale, anche mediante una dichiarazione resa nell’atto di celebrazione del matrimonio,
anche mediante una dichiarazione resa nell’atto di celebrazione matrimoniale, anche mediante
una dichiarazione resa nell’atto di celebrazione del matrimonio (art. 215 e 162 comma 2 cod.
civ.), o quando la comunione dei beni sia venuta meno. (art. 191, 193, cod. civ.)

La comunione dei beni: la comunione legale, che costituisce il regime normale operante, si
riferisce essenzialmente agli acquisti e ai risparmi fatti durante il matrimonio e ai risultati delle
attività produttive svolte in comune dai coniugi. Il patrimonio comune coesiste perciò con quelli
personali dell’uno e dell’altro coniuge. Le quote dei coniugi nella comunione sono uguali.

L’oggetto consiste in:

• Un attivo, che comprende:


• I beni acquistati dai coniugi, durante il matrimonio (art. 177 comma 1, lett. A cod. civ.) ad
esempio casa, mobili. Anche le aziende gestite da entrambi i coniugi e costituite dopo il
matrimonio;
• I risparmi di ciascun coniuge non investiti nell’acquisto di beni e che sussistano allo
scioglimento della comunione vanno compresi nella massa comune da dividere. I redditi
personali di ciascuno dei coniugi non cadono in comunione e restano nella disponibilità di chi
li ha conseguiti. Parte di essi che sussista al momento in cui la comunione si scioglie va
compresa nella massa comune da dividere (art. 177, comma 1, lett b. e c cod. civ.)
Si possono distinguere una comunione attuale, che ha per oggetto gli acquisti, e una comunione
differita e residuale, che ha per oggetto i risparmi non investiti nell’acquisto di beni. Unendo le
finalità di attribuire i risparmi alla comunione e di lasciare a ciascuno dei coniugi la piena
disponibilità dei propri redditi personali.

• L’azienda costituita e gestita da uno solo dei coniugi durante il matrimonio e pure gli
incrementi si considerano oggetto della comunione solo se sussistano al momento dello
scioglimento di questa (art. 178 cod. civ.). I risparmi non investiti fanno parte della
comunione differita e residuale. Qui si uniscono le esigenze di attribuire alla comunione gli
incrementi patrimoniali conseguiti durante il matrimonio, e quella di lasciare al coniuge
imprenditore la piena disponibilità dei beni aziendali.
Sono invece esclusi dalla comunione e rimangono beni personali (art. 179 cod. civ.):

• I beni che appartenevano a ciascuno dei coniugi prima del matrimonio


• I beni acquisiti successivamente per effetto di donazione o successione
• I beni di uso strettamente personale, ad esempio ad uso della professione del coniuge o
ottenuti a titolo di risarcimento (fenomeno di surrogazione reale, art. 179 lett. F cod. civ., se
un bene viene venduto per acquistarne un altro, non rientra in comunione)
Si considera passivo del patrimonio comune: le obbligazioni contratte da ciascun coniuge
nell’interesse della famiglia e del suo mantenimento, l’educazione dei figli e i carichi
dell’amministrazione, ogni obbligazione contratta dai coniugi congiuntamente e i pesi e gli oneri
gravanti sui singoli beni al momento dell’acquisto (art. 186 cod. civ.)

La comunione presenta una certa autonomia patrimoniale, i creditori della comunione possono
soddisfarsi anche sui beni personali dei singoli coniugi, ma solo sussidiariamente (art. 190 cod.
civ.). La responsabilità di ciascun coniuge è limitata alla metà del debito (solo in favore del
coniuge che risponda solo in base alla sua quantità di partecipante alla comunione). Autonomia
è manifestata anche nella preferenza accordata ai creditori della comunione rispetto ai creditori
chirografari dei singoli coniuge (art. 189 comma 2 cod. civ.)

L’amministrazione della comunione è attribuita a entrambi i coniugi con poteri uguali (art. 180,
181 cod. civ.)

Lo scioglimento della comunione si ha con la morte di uno dei coniugi; per la separazione
personale dei coniugi, l’annullamento del matrimonio o divorzio, per accordo dei coniugi, per il
fallimento di uno dei coniugi o per la separazione giudiziale dei beni, su domanda di uno dei
coniugi (art. 191 cod. civ.)

Il regime della comunione legale può essere modificato dai coniugi, mediante una convenzione
matrimoniale: si ha allora una comunione convenzionale. Ad esempio si può estendere fino alla
totalità dei propri beni (comunione universale, art. 210 cod. civ.)

Il fondo patrimoniale: costituito da uno o entrambi i coniugi, destinato a far fronte ai bisogni


della famiglia (art. 167 cod. civ.). L’amministrazione spetta a entrambi (art. 168 comma 3 cod.
civ.) la possibilità di alienare dei beni è normalmente limitata (art. 169 cod. civ.) il fondo e i suoi
frutti sono al riparo da azioni esecutive per debiti estranei ai bisogni della famiglia (art. 170 cod.
civ.)

L’impresa familiare: accade sovente che uno o più familiari di un imprenditore svolgano una
continuativa attività di lavoro nella sua impresa. Tra imprenditore e quei soggetti viene stipulato
un vero contratto di lavoro a volte o viene costituita una società.

L’art. 230-bis cod. civ. definisce come impresa familiare quella a cui collaborano il coniuge, i
parenti entro il terzo grado, o gli affini entro il secondo e dispone che il familiare presta in modo
continuativo la sua attività di lavoro nella famiglia o nell’impresa familiare ha i seguenti diritti:

• Il diritto al mantenimento seconda la condizione patrimoniale della famiglia


• Il diritto di partecipare agli utili dell’impresa in proporzione alla quantità e qualità del lavoro
prestato
• Il diritto di partecipare agli incrementi dell’azienda
Ai familiari è attribuito anche il diritto di votare a maggioranza:

• Sull’impiego degli utili


• Sulla gestione straordinaria e sugli indirizzi produttivi dell’impresa
• Sulla cessazione dell’impresa
Questa disciplina costituisce solo diritti di credito dei familiari verso l’imprenditore, senza
interferire con la struttura giuridica e l’attività dell’impresa, che resta individuale. I familiari non
sono soci ma creditori del titolare dell’impresa.
Il diritto di quota del familiare può essere liquidato in danaro. Il diritto di partecipazione è
intrasferibile. Nel caso di alienazione dell’azienda i familiari hanno diritto di prelazione
opponibile anche ai terzi. Tutto questo si applica anche al caso dell’unione civile (art. 1 comma
13, 1 76/2016)

In favore del compagno o della compagna di una coppia di fatto è disposto che in mancanza di
un rapporto di società o di lavoro subordinato, gli spetta una partecipazione agli utili e agli
incrementi dell’azienda commisurata al lavoro prestato (art. 232-ter cod. civ.)

LA SEPARAZIONE DEI CONIUGI E LO SCIOGLIMENTO DEL MATRIMONIO

Le cause di scioglimento del matrimonio: il codice civile proclama il principio dell’indissolubilità


del matrimonio durante la vita dei coniugi: solo la morte di uno di essi poteva sciogliere il
vincolo (art. 149 comma 1 cod. civ.). Questo principio è stato abbandonato nel 1970 con
l’introduzione de divorzio (1. 1 dicembre 1970 n. 898)

Il matrimonio si scoglie anche in seguito alla dichiarazione di morte presunta di uno dei coniugi.
L’altro potrà risposarsi, ma se il presunto morto ritorna il matrimonio è nullo, salvi gli effetti del
matrimonio putativo (art. 68 cod. civ.)

Separazione dei coniugi, scioglimento del matrimonio, invalidità del matrimonio: il divorzio è
un rimedio per le unioni matrimoniali mal riuscite, va accostato al rimedio minore della
separazione dei coniugi.

Scioglie il vincolo matrimoniale. Mentre la separazione si limita ad allentarlo, senza eliminarlo.

Il divorziato può passare a nuove nozze; il coniuge separato no.

La separazione dei coniugi può continuare fino alla morte di uno dei due, può sfociare nel
divorzio, ma può anche cessare per riconciliazione riprendendo la sua pienezza. Il divorzio ha
carattere definitivo.

Il divorzio dipende da fatti sopravvenuti durante il matrimonio, la nullità dipende da circostanze


che hanno viziato la costituzione stessa del rapporto. Il divorzio fa venire meno il rapporto
matrimoniale solo per il futuro, la dichiarazione di nullità può eliminare tutti o alcuni degli effetti
del matrimonio operando retroattivamente.

Al divorzio di solito segue l’obbligo di assegno periodico, cosa che non avviene con la
dichiarazione di nullità, se non per un breve periodo in alcuni casi.

Lo stesso scopo pratico, è quello di liberare i coniugi dal vincolo matrimoniale.

La separazione dei coniugi: la separazione legale attenua il vincolo del matrimonio, poiché
dispensa i coniugi dall’obbligo di vivere insieme.

In seguito all’introduzione del divorzio, la sua funzione è quella di fase preparatoria al divorzio.

La separazione legale può essere:

• Consensuale: deriva da un accordo dei coniugi. L’accordo è sottoposto all’approvazione


del tribunale (omologazione). In mancanza di questa non produce effetti (art. 158 cod.
civ.). La legge prevede anche forme semplificate di stipulazione dell’accordo, come
quella dinnanzi all’ufficiale dello stato civile, dove è soggetta a un controllo giudiziario
più o meno penetrante in base alla presenza di figli.
• Giudiziale: può essere pronunciata, su domanda di uno dei coniugi, quando si verificano
fatti tali da rendere intollerabile la prosecuzione della convivenza o da recare grave
pregiudizio all’educazione dei figli (art. 151 comma 1 cod. civ.). questi fatti possono
essere addebitati a uno o entrambi i coniugi, o indipendenti dalla loro volontà, o
comunque incolpevoli. L’eventuale colpa di uno dei due coniugi influisce sulle
conseguenze patrimoniali della separazione e il giudice dichiara a quale dei due vi sia
addebitata la separazione.

Se la separazione viene attuata in assenza di un accordo giuridico vincolante è una mera


separazione di fatto.

La separazione personale dei coniugi sospende tutti quei doveri matrimoniali che attengono alla
comunione personale di vita. Si trasforma il dovere di assistenza, in quanto non si è più tenuti ad
assistere il coniuge in malattia o nel lavoro. Inoltre diventano personali molti problemi che già
erano comuni ai coniugi. Restano comuni i problemi riguardanti i figli.

Si scioglie la comunione dei beni (art. 191 comma 1 cod. civ.). Restano fermi gli effetti
patrimoniali. Si conserva il diritto al mantenimento, qualora non abbia adeguati redditi propri
(art. 156 comma 1 cod. civ.) o agli alimenti, e i diritti successori (art. 548 comma 1, 585 comma 1
cod. civ.)

Il coniuge colpevole non ha diritto al mantenimento ma solo agli alimenti.

Gli alimenti sono dovuti solo quando l’altro coniuge si trovi in stato di bisogno; il mantenimento
è dovuto anche fuori da questo caso ma quando l’altro coniuge non dispone dei mezzi
sufficienti.

Il coniuge colpevole è privato dei diritti successori nei confronti dell’altro giudice, ma se al
momento dell’apertura della successione godeva degli alimenti a carico del coniuge deceduto,
gli spetta un assegno di entità comunque non superiore a quella della prestazione alimentare
goduta (art. 548 comma 2, 585 comma 2 cod. civ.)

Il giudice che pronuncia la separazione adotta i provvedimenti relativi ai figli con esclusivo
riferimento al loro interesse morale e materiale, avendoli sentiti, se hanno compiuto dodici anni
o se di età inferiore ma capaci di discernimento. Prioritariamente valuta la possibilità di affidarli
a entrambi oppure ad uno solo di essi, determinando i tempi e le modalità della presenza dei
figli per ciascun genitore e fissa la misura e il modo in cui ciascuno di questi deve contribuire al
mantenimento, alla cura, all’istruzione e all’educazione.

I poteri inerenti alla responsabilità genitoriale continuano ad essere esercitati da entrambi i


genitori. Il giudice può stabile che esercitino la potestà sull’ordinaria amministrazione
separatamente.

Il complesso economico dei genitori per il mantenimento dei figli è determinato considerando le
attuali esigenze dei figli. La quota di partecipazione di ciascuno dei genitori è proporzionale al
rispettivo reddito ed è determinata tenendo conto altresì dei tempi di permanenza del figlio
presso ciascun genitore e della valenza economica dei compiti domestici e di cura assunti da
ciascuno di essi (art. 337-ter cod. civ.). il godimento della casa familiare è attribuito
nell’interesse dei figli; viene meno nel caso che il coniuge cui è stato assegnato non vi abiti
stabilmente, o inizi una convivenza more uxiorio o contragga nuovo matrimonio (art. 337-
quinquies cod. civ.). Tutte queste disposizioni sono sempre modificabili dal giudice, su domanda
di uno dei genitori (art. 337 –quinquies cod. civ.)
La separazione può cessare per la riconciliazione dei coniugi, manifestata per dichiarazione
espressa di entrambi o con un altro comportamento non equivoco (art. 157 comma 1 cod. civ.)

Lo scioglimento del matrimonio: il divorzio è lo scioglimento del vincolo matrimoniale in vita


dei coniugi.

Se è stato celebrato con rito religioso, ne elimina solo gli effetti civili. (art. 1,2 div.)

La legge elenca una serie di casi in cui il matrimonio può essere sciolto (art 3, 1 div.); il
prevalente è sicuramente il caso che vi sia stata separazione legale dei coniugi protratta
interrottamente per almeno 12 mesi, nel caso di separazione giudiziale, o sei mesi, nel caso di
separazione consensuale. Lo scioglimento può essere anche chiesto dal coniuge al quale la
separazione sia stata addebitata.

Può anche essere consensuale, chiesta da una sei due in sede giudiziaria. In questo caso lo
scioglimento è fondato sulla protratta separazione e non sul consenso. Si deve trattare in ogni
caso di separazione legale.

Le altre ipotesi sono:

• Quando, dopo la celebrazione del matrimonio, l’altro coniuge sia stato condannato con
sentenza passata in giudicato, o anche solo riconosciuto autore di delitti di particolare
gravità, o di certi delitti contro un coniuge o un figlio; non proponibile dal coniuge
anch’egli condannato per concorso nel reato, ne se la convivenza è stata ripresa. (art. 3
n.1, n. 2 lett. a, c, d, 1. Div)

• Quando il coniuge, cittadino straniero, abbia ottenuto all’estero l’annullamento o


scioglimento del matrimonio o ne abbia contratto uno nuovo. (art. 3, n.2, lett e, 1. Div)

• Quando il matrimonio non sia stato consumato (art. 3 n. 2 lett. f, 1 div.)

• Quando sia passata in giudicato una sentenza che rettifiche per uno dei coniugi
l’attribuzione di sesso (art.3, n. 2, lett. g, 1 div.)

In questi casi lo scioglimento è pronunciato immediatamente.

Per la separazione consensuale il procedimento è lo stesso: può essere negoziato con


l’assistenza di uno o più avvocati oppure dinnanzi all’ufficiale dello stato civile (senza figli).

Con il divorzio la donna perde il cognome. Mantenimento e educazione dei figli permangono in
termini analoghi che in seguito alla separazione. E valgono le stesse soluzioni (art. 337-bis cod.
civ.)

I rapporto tra i coniugi può imporre ad uno di essi di pagare l’altro un assegno periodico per il
mantenimento; solo quando il beneficiario non abbia i mezzi necessari per un tenore di vita
analogo a quello che aveva durante il matrimonio. (art. 5 comma 6, 1. Div). Se si passa a nuove
nozze si perde il diritto di percepirlo. Alla morte dell’obbligato, la pensione di reversibilità spetta
per intero all’ex coniuge; se vi è n nuovo coniuge superstite, la pensione viene ripartita dal
tribunale fra questo e quello (art. 9, commi 2 e 3, 1. Div)

Il divorzio: aspetti di politica legislativa: nella disciplina del divorzio si propone la scelta fra due
diverse concezioni: quella del divorzio come sanzione di una colpa, e quella del divorzio come
rimedio al fallimento del matrimonio.
La prima lo consente solo quando uno dei due coniugi abbia commesso una colpa nei confronti
dell’altro, e quest’ultimo chieda lo scioglimento del matrimonio. La seconda lo ammette ogni
volta che la comunione materiale e spirituale tra i coniugi sia venuta meno, per qualsiasi causa.

Ulteriore problema è l’ammissibilità del divorzio consensuale. Il non ammetterlo non ha altra
conseguenza se non quella di costringere i coniugi, a mettere in scena una colpa o una causa
oggettiva che giustifichi la domanda di divorzio. Contro di esso si osserva che on si può
consentire ai coniugi di disporre liberamente su una questione che non involge i loro interessi,
ma anche quelli dei figli.

In Italia il divorzio può derivare anche da fatti incolpevoli. Può essere chiesto anche dal coniuge
che ne abbia determinato il fallimento.

LA FILIAZIONE
Diritti e doveri derivanti dal rapporto di filiazione: tutti i figli, siano essi nati nel matrimonio o
fuori dal matrimonio, hanno lo stesso stato giuridico (art. 315 cod. civ.).
Il figlio ha diritto di essere mantenuto, educato, istruito e assistito moralmente dai genitori, nel
rispetto delle sue capacità, delle sue inclinazioni naturali e delle sue aspirazioni. Ha diritto di
crescere in famiglia e di mantenere rapporti significativi con i parenti. Se ha compiuto gli anni
dodici, e anche se di età inferiore, ove sia capace di discernimento, ha diritto di essere ascoltato
in tutte le questioni e le procedure che lo riguardano. (art. 315-bis cod- civ.)
La responsabilità genitoriale è attribuita ad entrambi i genitori e le relative decisioni sono prese
di comune accordo. Devono adempire in proporzione alle rispettive sostanze e secondo le loro
capacità di lavoro professionale o casalingo. Quando non hanno mezzi sufficiente, gli altri
ascendenti, in ordine di prossimità, sono tenuti a fornire loro i mezzi necessari. (art. 316-bis cod.
civ.)
Il figlio deve rispettare i genitori e deve contribuire, in relazione alle proprie capacità, alle
proprie sostanze e al proprio reddito, al mantenimento della famiglia finché convive con essa.
(art. 315 bis cod. civ.). Il mantenimento vale sempre per i figli minori, ma può perdurare anche
in favore di quelli maggiori non indipendenti economicamente per un tempo ragionevole.
Potranno operare fra figlio, genitore e parenti solo obblighi di prestazione degli alimenti,
quando ne ricorra il presupposto dello stato di bisogno e di incapacità di provvedere al proprio
mantenimento. Gli ascendenti hanno diritto di mantenere rapporti significativi con i nipoti
minorenni (art. 317-bis. Cod. civ.)
La prova della filiazione. Il titolo di stato: vi è l’esigenza che la filiazione sia documentata
pubblicamente ed ufficialmente. Vi provvedono gli Uffici di stato civile, redigendo gli atti di
nascita e assicurandone la conservazione e la pubblicità.
Quando l’atto di nascita documenta lo stato di figlio, ne costituisce il “titolo” (di stato). In
mancanza di esso, la filiazione si prova dimostrano di essere sempre stato trattato e considerato
come figlio (possesso di stato). Se mandano l’uno e l’altro, il figlio dovrà preventivamente
procurarsi un titolo di stato equivalente all’atto di nascita mediante l’esercizio di un’azione
giudiziale. L’azione è denominata reclamo dello stato di figlio, se rivolta a dimostrare la filiazione
nel matrimonio, azione per la dichiarazione giudiziale della paternità o della maternità, se
rivolta a dimostrare filiazione fuori dal matrimonio.
Per chi voglia negare la filiazione, si tratterà un disconoscimento di paternità o di una
contestazione dello stato di figlio, in presenza di un titolo di stato di filiazione nel matrimonio;
quanto alla filiazione fuori del matrimonio, è prevista dalla legge l’impugnazione del
riconoscimento.
Atto di nascita e il possesso di stato, costituiscono le prove esclusive della filiazione; tutte le
altre prove utilizzabili solo nelle azioni di stato, dirette a modificare o creare un titolo di stato
sono un’altra categoria.
L’atto di nascita e il possesso di stato: l’atto di nascita è il documento redatto dall’ufficiale dello
stato civile in seguito alla dichiarazione della nascita o all’accertamento giudiziario di questo
(art. 30 e 32 ord. St. civ.) Deve contenere l’indicazione del genitore; se la madre documenta la
maternità, quanto alla paternità, se si tratta di filiazione nel matrimonio, vale la presunzione di
paternità del marito. Occorre che sia provato il matrimonio con l’atto di matrimonio.
Se si tratta di filiazione fuori dal matrimonio, la paternità potrà risultare dall’annotazione,
nell’atto di nascita, del riconoscimento o della dichiarazione giudiziale di paternità. O basta il
possesso continuo dello stato di figlio. (art. 236 comma 2 cod. civ.).
Se l’atto di nascita e il possesso di stato si contraddicono prevale il primo.
La presunzione di paternità del marito: la legge attribuisce al marito la paternità del figlio nato
o concepito dalla moglie durante il matrimonio (art. 231 cod. civ.). La regola è fondata sulla
presunzione che in queste circostanze il concepimento sia avvenuto a opera sua.
Quanto all’epoca del concepimento, la legge presume che esso sia avvenuto durante il
matrimonio, se il figlio è nato quando non sono ancora trascorsi trecento giorni dal suo
scioglimento, o annullamento, o dalla cessazione degli effetti civili (art. 232 cod. civ.). Se il figlio
è nato poco dopo la celebrazione del matrimonio, è stato concepito prima, ma, secondo il
frequente andamento delle cose, anche in questo caso egli è figlio del matrimonio.
Non opera durante la separazione legale, e si presume concepito durante la separazione legale il
figlio nato dopo che sono decorsi trecento giorni dal suo inizio (art. 232 comma 2 cod. civ.)
Costituisce uno degli effetti centrali del matrimonio.
Presunzione di paternità del marito e atto di nascita: la presunzione di paternità del marito
non opera automaticamente, ma occorre che la nascita sia stata denunziata all’ufficio dello stato
civile come nascita da coniugi. Se non viene denunciata, o se il figlio viene iscritto sotto falsi
nomi, o come nato da madre ignota, o da madre che non voglia essere nominata, o come figlio
nato fuori del matrimonio, la presunzione di paternità del marito non opera.
Se operasse automaticamente per effetto della nascita, quest’espediente sarebbe illecito. Se
invece si ritiene che la presunzione di paternità del marito non operi automaticamente per
effetto della nascita, l’iscrizione del figlio come figlio nato fuori del matrimonio non costituisce
alterazione di stato.
LE AZIONI GIUDIZIRIE RELATIVE ALLA FILIAZIONE NEL MATRIMONIO
Le azioni giudiziarie relative alla filiazione nel matrimonio: possono essere rivolte ad accertare
un rapporto di filiazione, costituendo il relativo titolo di stato, o invece a contestare la filiazione
risultante dal titolo di stato.
L’azione di reclamo dello stato di figlio spetta a chi sia stato generato nel matrimonio da una
determinata coppia di coniugi e tuttavia manchi di un titolo di stato corrispondente; questa
tende ad ottenere una sentenza che dichiari l’esistenza dello stato reclamato e ne costituisce il
relativo titolo. Di contro stanno le azioni che contestano lo stato di filiazione risultante da un
atto di nascita o da un possesso di stato.
Disconoscimento della paternità del figlio concepito o nato durante il matrimonio: l’azione
giudiziale di disconoscimento della paternità del figlio concepito o nato durante il matrimonio
ha lo scopo di far cadere, mediante una prova contraria, la presunzione di paternità del marito.
I limiti inizialmente previsti sono venuti meno, con gli sviluppi scientifici, e consentono di negare
con certezza la paternità quando il figlio presenti caratteristiche genetiche o del gruppo
sanguigno. Se l’accertamento genetico o ematologico è eseguito ed esclude la paternità,
l’azione viene accolta. La legge non pone limiti all’ammissibilità delle prove (art. 243-bis, comma
2, cod. civ.)
La sola dichiarazione della madre non esclude la paternità (art243-bis, comma 3, cod. civ.) sia
perché in molti casi la stessa madre non può sapere con certezza chi sia il padre o per
un’affermazione fatta con collera.

L’azione di disconoscimento può essere esercitata dalla madre, dal marito o dal figlio
(maggiorenne o da u un curatore, art 243 bis; v. anche art. 244 commi 5 e 6 cod. civ.)

L’azione del marito deve essere proposta entro il termine di decadenza di un anno dalla nascita
del figlio; se era lontano al momento della nascita, il termine decorre dal suo ritorno. Nel caso di
adulterio, dal momento della scoperta da parte del marito. Per la madre il termine è di sei mesi.
Nel caso di impotenza, dal momento della scoperta dell’impotenza stessa. In ogni caso l’azione
di madre o padre non può essere proposta dopo 5 anni dalla nascita, secondo l’art. 244, commi
1 e 2, cod. civ.

L’azione del figlio può essere esercitata in ogni tempo (art. 244 cod. civ.). Nel caso di
fecondazione assistita con consenso del marito, non può essere esercitata.

Le azioni di contestazione dello stato di figlio: quando non può essere vera la maternità
risultante da atto di nascita o da atto di figlio?

• Vi è stata una sostituzione di neonato, fortuita o volontaria


• La madre apparente ha fatto figurare un parto, e ha fatto figurare come proprio figlio un figlio
altrui, per realizzare una sorta di adozione di fatto (supposizione di parto)
In entrambi i casi si può esercitare l’azione di contestazione dello stato di figlio (art. 240 cod.
civ.), anche nel caso in cui sia stato iscritto come figlio di ignoti anche se nato nel matrimonio, e
poi abbia conseguito un possesso di stato non conforme alla verità (art. 240 e 239, comma 2,
cod. civ.).

Nel giudizio devono essere presenti il figlio ed entrambi i genitori.


L’azione di reclamo dello stato di figlio: chi sia stato generato nel matrimonio e tuttavia manchi
l’atto della nascita e il possesso di stato, può agire in giudizio per fare accertare la sua filiazione.

Se vi è titolo di stato, il figlio può reclamare uno stato diverso nel caso di supposizione di parto o
di sostituzione di neonato.

Se un terzo ha reclamato il figlio, il figlio può esercitare l’azione per reclamare uno stato
conforme alla presunzione di paternità del marito di sua madre. È previsto inoltre che se la
moglie passa a nuove nozze prima del decorso di trecento giorni, e dia alla luce un bambino a
cui apparirebbero applicabili due diverse presunzioni di paternità. Anche in questo caso il figlio
può esercitare l’azione di reclamo.

Può essere esercitata per reclamare un diverso stato di figlio quando il precedente è stato
rimosso (art 239 cod. civ.). L’azione del figlio è imprescrittibile e devono essere presenti
entrambi i genitori (art. 249 cod. civ.)

LA FILIAZIONE FUORI DEL MATRIMONIO: RICONOSCIMENTO E AZIONI GIUDIZIARIE.

Il rapporto giuridico di filiazione: la generazione di un figlio nel matrimonio implica


immediatamente e necessariamente un rapporto giuridico di filiazione. Diritti e doveri non
possono essere fatti valere in mancanza di un titolo di stato, ma questo è obbligatorio.

Se la nascita è da unione di coniugi, nell’atto di nascita vanno enunciate le generalità del padre e
della madre (art. 29, comma 2, ord. St. civ); la mancata menzione dei genitori, o della madre,
costituisce il delitto di alterazione di stato (art. 567 cod. pen)

Quando non sono sposati, entrambi hanno la facoltà di non riconoscere il figlio, che dovrà
essere iscritto nei registri dello stato civile come nato da genitori ignoti (art. 29 comma 2 e 30
comma 2 ord. St. civ.); gli viene attribuito un cognome di fantasia (art. 29 comma 5 ord. St. civ.)

Il riconoscimento dei figli nati fuori dal matrimonio: il riconoscimento consiste nella
dichiarazione solenne che una determinata persona è proprio figlio. Gli effetti si producono solo
riguardo al genitore che fa il riconoscimento (art. 248 cod. civ.)

Il riconoscimento è fatto nell’atto di nascita, oppure per atto pubblico, oppure contenuto in un
testamento. (art. 254 comma 5 cod. civ.)

Non può essere fatto dai genitori che non abbiano compiuto i sedici anni di età, salvo che il
giudice li autorizzi, valutate le circostanze e avuto riguardo all’interesse del figlio (art. 250
comma 5 cod. civ.)

È un atto personale, che può essere compiuto solo dal genitore, non tollera condizioni o termini
(art. 257 cod. civ.)

Non è ammesso un riconoscimento in contrasto con lo stato di figlio in cui la persona si trova
(art. 253 cod. civ.) e nemmeno se questi abbia nel frattempo acquistato per adozione lo stato di
figlio di una coppia di coniugi adottanti (art 11, comma 7, 1 adoz) Il riconoscimento di figli
incestuosi richiede l’autorizzazione del giudice (art 251 cod. civ.ç v. infra, n.582)

Il riconoscimento è irrevocabile.

Cause di invalidità:
• Per difetto di forma
• Violazione di un divieto di legge
• Doppia natura del riconoscimento
• Difetto di veridicità o vizi del volere
La dichiarazione giudiziale della paternità e della maternità fuori del matrimonio: se il padre o
la madre non hanno riconosciuto il figlio nato fuori del matrimonio, questi può agire in giudizio
per far dichiarare la paternità o la maternità.

Se il figlio è minore di età, l’azione può essere promossa dal genitore cui è attribuita la
responsabilità genitoriale, se ha 14 anni con il suo consenso. Se è sottoposto a tutela, sarà
mossa dal suo tutore. La prova di maternità o di paternità può essere data con ogni mezzo. La
prova deve essere tale da non lasciare sussistere nessun ragionevole dubbio.

Effetti del riconoscimento o dichiarazione giudiziale: il riconoscimento produce effetti sia verso
il genitore sia verso i parenti di questo.

Se il riconoscimento sopravviene al matrimonio, per l’inserimento nella famiglia di uno dei


genitori, occorre che l’autorizzazione del giudice, la quale presuppone che ciò non sia contrario
all’interesse del minore e sia accertato il consenso dell’altro coniuge convivente e degli altri figli
che abbiano compiuto il sedicesimo anno di età e siano conviventi, nonché dell’altro genitore
che abbia effettuato il riconoscimento. In questo caso il giudice stabilisce le condizioni
dell’affidamento.

Se una persona, avendo un figlio riconosciuto, si sposa con una persona diversa dall’altro
genitore di questo, il figlio può essere inserito nella casa coniugale se già conviveva con il
genitore all’atto del matrimonio, o se l’altro coniuge ne conosceva l’esistenza, o concede il suo
consenso.

La procreazione medicalmente assistita: le coppie che non riescono ad avere figli possono
trovare un aiuto in tecniche mediche, con le quali il concepimento può avvenire mediante
inseminazione artificiale. È consentito solo quando vi sia un problema di sterilità o mancanza di
fertilità che non possa essere superato (art. 1 e 4, 1. 19 febbraio 2004, n. 40; C. cost 96/2015).

Se ne possono avvalere le coppie maggiorenni, di sesso diverso, coniugate o conviventi, in età


potenzialmente fertile ed entrambe viventi. È prevista la fecondazione in vivo o in vitro: o con
l’incontro dei gameti, maschile e LA SUCCESSIONE NECESSARIA
Il diritto alla legittima: le norme sulla successione necessaria esprimono principi , per