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SEZIONE PRIMA

INTRODUZIONE

Capitolo I
L’ORDINAMENTO GIURIDICO E LE FONTI DEL DIRITTO

1. La norma giuridica
Il diritto è un insieme di comandi rivolti ai consociati per regolare la loro convivenza ed
organizzare le loro attività.
I comandi possono essere regole generali quando sono definiti in base a caratteristiche
generali e per questo motivo possono presentarsi più volte, oppure possono essere
comandi che si riferiscono ad un fatto singolo e concreto.
La norma giuridica è un comando generale ed astratto e per questo motivo non è posta a
favore o a danno di nessuno. Questa contiene un precetto che si collega con alcuni
meccanismi sanzionatori creati con lo scopo di garantire il risultato proposto dalla norma
stessa (cioè che un soggetto sia portato a non compiere l’atto illecito)
Questi sono:
1. Pena: Meccanismo sanzionatorio volto a produrre timore nei consociati. Il timore
nei suoi confronti fa sì che i consociati rispettino la norma giuridica
2. Coazione diretta: Intervento della forza pubblica per impedire un fatto vietato (es.
tentativo di violazione di domicilio a cui si reagisce facendo intervenire la forza
pubblica)
3. Esecuzione forzata: Intervento da parte della forza pubblica per eliminare una
situazione antigiuridica (es. Demolizione di un immobile quando viene costruito in
violazione di divieto).
Non tutte le norme giuridiche sono direttamente collegate ad un meccanismo
sanzionatorio. (Es. articolo 315 C.c che dispone che il figlio debba rispettare i genitori.
Non vi è sanzione giuridica per un figlio che non li rispetti)
Tutte le norme, però, sono definite norme giuridiche perchè insieme formano un
complesso sistema di norme che è l’ordinamento giuridico italiano.
L’ordinamento giuridico è caratterizzato dalla possibilità di utilizzare la forza. Questa non
sempre viene usata poiché si parte dal presupposto che il rispetto della norma giuridica
nasce spesso dalla sua accettazione e dalla convinzione che sia utile.
2. Le fonti del diritto italiano
Sono fonti del diritto italiano:
1. La Costituzione: E’ la norma fondamentale che regge la comunità degli italiani,
esprime i principi fondamentali dell’ordinamento e getta i pilastri della Repubblica
Italiana.
2. Le leggi ordinarie dello stato: Sono così designate in contrapposizione alle leggi
costituzionali (che regolano non solo i privati ma anche il Parlamento, i giudici e gli
organi statali). Nel momento in cui le leggi ordinarie sono valutate non costituzionali
se ne dichiara l’invalidità.
3. Le leggi regionali: Sono leggi emanate solo per alcune questioni costituzionali.
Esse devono sottostare ai limiti imposti dalla costituzione e dalle leggi ordinarie e
non possono entrare in contrasto con le leggi di altre regioni
4. I regolamenti: Si distinguono in diverse categorie in base alla materia. Nel diritto
privato sono importanti i regolamenti di esecuzione, regolamenti governativi che
regolano l’applicazione delle leggi statali e regionali.
5. Gli usi: Sono detti anche consuetudini e nascono dalla tradizione. Per la loro
esistenza è necessaria la presenza di un elemento materiale (oggettivo) ed uno
psicologico (soggettivo) elemento materiale che é la pratica costante ed uniforme
per lungo tempo di un determinato comportamento, l’elemento soggettivo è la
convinzione che quel comportamento sia obbligatorio. In mancanza della
convinzione si ha uso di fatto (es. mancia)
3. L’attività giurisdizionale
Per attività giurisdizionale s intende il compito esercitato dal giurista nel momento in cui
deve decidere di una controversia ed emanare una sentenza. Egli parte da una norma
generale ed astratta e giunge ad un giudizio concreto, espresso nella sentenza e
conforme alla norma generale ed astratta da cui si è partiti.
4. L’interpretazione della legge
Interpretare una legge è fondamentale in virtù del fatto che talvolta non esiste una legge
che sia direttamente applicabile al caso.
Il problema non si pone solo per le leggi formulate in modo imperfetto ma si può porre a
proposito di qualsiasi legge poiché ogni legge è espressa a parole e non è detto che una
formulazione verbale non dia problemi di interpretazione.
L’ interpretazione va fatta in base al contesto (es. privata dimora che designa abitazione
ma è incerto se sia applicabile anche ai locali professionali di uno studio).
L’indeterminatezza emerge soprattutto per termini che esprimono quantità non
determinate ( es. attività pericolosa. Quanto è pericolosa? )
Già dagli atti preparatori di legge è possibile capire come non esista una sola
interpretazione.
Importante è il concetto di interpretazione evolutiva. Ciò significa che l’interpretazione di
ciascuna norma deve essere condotta riferendosi ai cambiamenti della società e
dell’ordinamento giuridico.
5. Il procedimento analogico
I problemi sono troppo numerosi per essere ciascuno applicabile direttamente ad una
legge concreta. Per questo motivo il compito del giudice nel momento in cui interpreta e
prende delle decisioni é quello di andare a creare una legge che tenga conto delle
disposizioni in materie analoghe.
Si afferma così l’importanza del procedimento analogico, regolato dall’articolo 12 comma 2
sulle disposizioni delle leggi in generale.
Esempio: articolo 1555 c.c dispone che le norme stabilite per la vendita si applicano anche
alla permuta (contratto che ha per oggetto il reciproco trasferimento di proprietà di beni), in
quanto sono con essa compatibili. —> questo è un tipico esempio di norme di legge che
indicano direttamente dove trovare le disposizioni che sono applicabili per analogia.
Non sempre, però, il procedimento per analogia è così semplice ed intuitivo. Spesso si
richiedono valutazioni più complesse e talvolta procedimenti induttivi.
6. Le leggi eccezionali
L’articolo 14 delle disposizioni sulla legge in generale definisce leggi eccezionali quelle
norme che fanno eccezione a regole generali.
L’eccezionalità non può essere considerata solo in senso logico-formale poiché così si
direbbe che ogni legge può essere eccezione di un’altra. In campo politico-giuridico,
invece, sono eccezionali solo quelle leggi per cui l’applicazione analogica sia pericolosa o
inopportuna ai fini di un corretto funzionamento del sistema giuridico.
In questo ambito è anche importanza fare una distinzione tra le leggi strutturali che
esprimono concetti stabili portando a giudizi accertati e le leggi congiunturali, variabili e
con consolidate. le leggi congiunturali, considerate eccezionali, non sono applicabili
analogicamente per l’esigenza di decisioni giudiziarie che siano adeguate ed oggettive.
7. Le clausole generali

Sempre partendo dal concetto di interpretazione è importante sottolineare che vi sono


ipotesi per le quali è richiesto al legislatore solo di fissare principi generali, lasciando alla
giurisprudenza il compito di specificarli in base ai diversi casi.
In tal modo il sistema giuridico acquista flessibilità grazie all’impiego delle clausole
generali (giusta causa, giustificato motivo, grave motivo, danno ingiusto, interesse
meritevole di protezione, buona fede, buon costume, diligenza del buon padre di famiglia)
Il giudice applicherà questi concetti rispettando la loro direttiva. Nel caso in cui questi
concetti siano indeterminati il giudice potrà compiere un’integrazione.
Importante è anche il concetto di equità. L’equità si contrappone alla rigidità della norma
esprimendo un ideale di giustizia adeguato alla particolarità dei singoli casi. (Autorizzare il
giudice a decidere secondo equità significa autorizzarlo a non sottostare alla rigidità della
legge nel momento in cui le parti ne abbiano fatto richiesta al giudice o ad arbitri).
8. Il giudice e la legge

I giudici svolgono anche un lavoro di integrazione nel senso che non si limitano solo ad
applicare leggi già formulate dal legislatore ma decidono, a volte, secondo regole che essi
stessi costruiscono. Il loro compito, in sostanza, è colmare le lacune.
Differentemente dalla legge che è vincolante per più casi generali, la regola integrativa del
giudice é applicabile solo al singolo caso considerato. È avvenuto spesso che regole di
giurisprudenza consolidata siano state poi accolte in testi di legge.

Capitolo II
DIRITTO PRIVATO E DIRITTO PUBBLICO
9. Diritto privato e diritto pubblico
Diritto pubblico: ha per oggetto l’organizzazione dello stato, degli enti pubblici territoriali
(regioni, province e comuni) e di altri enti pubblici.
Rientrano nel diritto pubblico i rapporti reciproci tra enti, quando riguardano l’esercizio
delle loro funzioni pubbliche, e i rapporti di questi enti con i privati, quando in essi si
manifesta la supremazia dell’ente pubblico a scapito dei privati
Diritto privato: Regola i rapporti reciproci tra gli individui, sia nel campo personale e
familiare, sia in quello patrimoniale. Regola inoltre l’organizzazione e l’attività di società,
associazioni ed enti privati. Le regole di diritto privato vengono utilizzate al di fuori della
zona in cui è ammissibile l’esercizio di poteri di supremazia.
La distinzione tra diritto pubblico e diritto privato non può farsi dipendere dalla qualità dei
soggetti (un rapporto di diritto privato può istituirsi anche tra un ente privato ed uno
pubblico e non necessariamente tra due privati) e neppure dalla natura degli interessi in
gioco. La differenza dipende invece dal tipo di rapporto, a seconda che esso si svolga su
un piano di parità giuridica o manifesti l’esercizio di poteri di supremazia.
Il diritto pubblico assume carattere di supremazia rispetto a quello privato, ma ciò non
sempre è vero poiché le norme di diritto pubblico hanno dei limiti fuori dai quali
intervengono norme di diritto privato.

Capitolo III
LA COSTITUZIONE E IL DIRITTO PRIVATO
10. La costituzione e i principi fondamentali del diritto privato
La Costituzione ha un primato nella gerarchia delle fonti e questo ha un duplice significato.
Innanzitutto essa legittima i pubblici poteri e disciplina l’attività legislativa. La costituzione
italiana è rigida ovvero può essere modificata solo con procedure aggravate.
Dall’altro punto di vista la preminenza della Costituzione consiste nel fatto che essa
esprime i principi dell’ordinamento giuridico proclamando diritti e doveri fondamentali dei
singoli individui e dei gruppi sociali.
Per queste ragioni la Costituzione esprime la parte generale di tutto il diritto e quindi anche
del diritto privato.
11. Efficacia e interpretazione delle norme costituzionali
Le norme costituzionali che hanno preminenza rispetto alle leggi ordinarie, impongono
diritti e doveri ai singoli ed ai gruppi sociali.
Si presentano problemi quando il potere legislativo emana leggi ordinarie in contrasto con i
precetti costituzionali. In questo caso il giudice deve sospendere il giudizio e trasmettere
gli atti alla Corte Costituzionale la quale deve dichiarare legittimità o illegittimità della
norma di legge.
Le norme costituzionali presentano problemi di interpretazione più delicati rispetto a quelli
delle norme ordinarie poiché sono formulate in termini più generali. E’ inoltre sempre
importante ricordare che non è sufficiente una mera interpretazione letterale della norma
ma è necessaria anche una buona coordinazione logico-giuridica.
12. Stato di diritto e Stato Sociale
Lo Stato di diritto è uno stato i cui caratteri fondamentali sono Sovranità della legge,
sistema dei rimedi giurisdizionali, divisione dei poteri, certezza del diritto e principio della
irretroattività delle leggi.
Con il precedente storico della Dichiarazione del diritti dell’uomo e del cittadino del 1789 vi
era stata la proclamazione dei diritti inviolabili dell’uomo. La Dichiarazione era inoltre
imperniata sul concetto di libertà intesa come autonomia degli individui e libertà di agire in
campo economico.
Si era inoltre affermato un principio di uguaglianza che si contrapponeva al precedente
sistema di privilegi legali a favore dell’aristocrazia. La legge, quindi, è al tempo stesso
tutela e limite di libertà.
Nello stato di diritto non aveva importanza la socialità cioè la disposizione a creare le
migliori condizioni per lo sviluppo della società in ogni suoi settore.
Attraverso le associazioni operaie prima e poi attraverso la partecipazione diretta alla vita
politica, le nuove classi chiedono e ottengono una legislazione sociale volta ad assicurare
esistenza dignitosa. Nasce gradualmente lo Stato Sociale alla base del quale vi sono
previdenza sociale e tutela alla protezione.
13. Diritti e libertà civili e loro garanzia costituzionale
La Costituzione pone in primo piano la persona umana che non è vista in funzione dello
Stato. Sono tutelate numerosissime libertà che attengono anche alla sfera personalissima.
La Costituzione riconosce e garantisce anche i diritti dell’uomo nelle formazioni sociali. Vi
sono diritti e libertà definiti dalla Costituzione e perciò non limitabili dalla legge ordinaria.
Per altri diritti e libertà la Costituzione prevede la loro delimitazione mediante la legge
ordinaria (riserva di legge). Ogni limitazione deve naturalmente essere giustificata da
finalità costituzionalmente riconosciute.
14. Il principio di eguaglianza
ARTICOLO 3 COMMA 1 costituzione afferma uguaglianza e pari dignità di tutti i cittadini di
fronte alla legge. Si tratta di una norma fondamentale per sottolineare l’importanza del
principio di uguaglianza riferito ai cittadini, principio che trova poi una serie di applicazioni
particolari.
L’uguaglianza giuridica richiede un uguale trattamento in situazioni uguali, e un disuguali
trattamento in situazioni disuguali. La diversità di trattamento è illecita quando ha il fine di
perseguitare un particolare gruppo o quando è dettata da pregiudizio.
15. Convenzioni internazionali
Esistono convenzioni internazionali che sono integrazione dell’ordinamento giuridico
italiano e che hanno contenuto che in larga misura coincide con quello delle norme
costituzionali sui rapporti civili ed etico-sociali.

Capitolo IV
ASPETTI GENERALI DEL DIRITTO PRIVATO
16. Il divieto dell’autotutela privata
La regola giuridica è creata allo scopo di assicurare pacifica convivenza dei consociati.
Per raggiungere ciò, però, non basta indicare cosa spetta a ciascuno poiché occorre
anche garantire che la tutela pubblica si svolga secondo i modi previsti dalla legge.
Tutti gli ordinamenti progrediti vietano al privato di farsi giustizia da sé. Il divieto non vale
solo per gli atti violenti ma si estende a qualsiasi atto di chi leda un diritto dell’obbligato o
lo privi del potere di fatto finora esercitato su una cosa. ( Es. al creditore non pagato non è
solamente vietato sottrarre una cosa con la forza al debitore ma anche, qualora abbia già
in mano una cosa consegnatagli in deposito dal debitore stesso in deposito, di trattenerla
e soddisfarsi su di essa).
Il principio di autotutela implica responsabilità civile e talvolta costituisce anche reato.
Tuttavia esiste qualche deroga a questo divieto consentita dalla legge in alcuni casi. Un
esempio è la legittima difesa (art. 2044 c.c.) necessaria per difendere un proprio o altrui
diritto contro un’aggressione attuale. E’ importante che la difesa sia proporzionata
all’offesa.
17. Il diritto soggettivo
Nel diritto privato ha rilievo il diritto soggettivo che è un insieme di pretese, facoltà,
immunità e poteri riconosciuti al singolo per la soddisfazione di un suo interesse. (Il diritto
soggettivo, quindi, è una zona di potere in cui il singolo può agire a proprio piacimento)
Alla base della necessaria garanzia di uguaglianza giuridica è fondamentale che i diritti
soggettivi siano delimitati preventivamente e in modo certo. Non sempre però questo è
possibile e talvolta il limite deve essere determinato in relazione alle circostanze. (La legge
consente quindi che il limite sia determinato caso per caso dal giudice o dall’autorità
amministrativa)
Siccome si è detto che il diritto soggettivo è essenziale per l’attribuzione di una sfera di
autonomia, è importante sapere che questo aspetto assume rilievo soprattutto quando
confrontato con la nozione di potestà, ovvero un potere attribuito a una persona non per
attuare interessi propri bensì per l’esercizio di una funzione volta a proteggere e realizzare
interessi altrui o interessi superiori.
E’ per questo motivo che si parla di discrezionalità, la figura più notevole di questo potere
vincolato che si colloca tra l’agire interamente libero e l’agire interamente vincolato.
L’esempio più palese di potestà è quello della potestà genitoriale di provvedere agli
interessi dei figli minori: potestà il cui esercizio è assoggettato a qualche controllo
giudiziario e a rimedi contro gli abusi.
18. Autonomia privata
Per autonomia privata si intende il potere del singolo di regolare nel modo che ritiene più
opportuno i propri rapporti giuridici.
Si esplica attraverso i negozi giuridici che sono dichiarazioni dispositive alle quali
l’ordinamento giuridico fa seguire effetti giuridici conformi all’intento del dichiarante. Le
operazioni negoziai, inoltre, richiedono normalmente l’accordo di tutte le parti che vi sono
immediatamente coinvolte.
L’autonomia privata incontra dei problemi giuridici. In primo luogo il diritto deve
determinare i presupposti della capacità di agire (ai minori di età o ai malati di mente non è
riconosciuta al fine di meglio proteggere i loro interessi)
In secondo luogo bisogna prestare attenzione ad eventuali interventi illeciti di terzi che
mettano in essere minacce o inganni e protezione giuridica è assicurata anche per chi
stipuli un negozio giuridico per errore.
Altre limitazioni esistono per tutelare l’interesse pubblico nelle ipotesi in cui questo non
sarebbe realizzato dal libero esercizio dell’autonomia privata (Es. divieto di intese tra
imprenditori per eliminare la reciproca concorrenza)
19. Stabilità, dinamica, concorrenza
L’ordinamento giuridico promuove e realizza due obiettivi: stabilità e dinamica.
a) Presupposto di una attività giuridica è una base di certezza e stabilità delle
posizioni giuridiche
b) Un diritto soggettivo cristallizzato nella stabilità è immobile e perpetuo e quindi non
corrisponde al processo delle attività umane, che pur si muovono.
Ciò significa che esiste una dinamica consentita dall’ordinamento giuridico.
Esigenza statica e dinamica entrano spesso in conflitto e questi conflitti sono risolti da
regole che bilanciano di volta in vota le due esigenze.
Nell’interazione tra momento statico e dinamico esistono disposizioni che per la validità di
certi atti richiedono una forma particolare come la forma scritta o l’atto notarile.
c) Il fenomeno più caratteristico nella dinamicità dell’ordinamento giuridico è il principio
di concorrenza che implica un confronto in ambito economico.

20. Potere economico, interessi del pubblico, principio di solidarietà


Il processo storico che avuto sviluppo soprattutto dopo la seconda guerra mondiale ha
portato ad emergere alcuni importanti aspetti quali la società di massa e l’esigenza di
attivare provvidenze solidaristiche.
La società di massa si impone soprattutto per l’importanza raggiunta nel sistema socio
economico. La grande impresa rappresenta un prodotto caratteristico che è causa ed
effetto della società di massa e necessita di essere controllata in modo che non prevarichi
e non determini situazioni di monopolio o oligopolio.
A proposito della difesa di consumatori ed utenti sorge un problema degli interessi diffusi
(es. tutela contro pubblicità menzognera) che richiede controlli amministrativi e talvolta
interventi della pubblica autorità.
Il principio solidaristico, invece, vuole assicurare ad ogni cittadino le migliori condizioni
per un’esistenza libera e dignitosa e per l’affermazione e lo sviluppo della propria
personalità.
21. Ordine, certezza, giustizia
Ordine, certezza e giustizia, tutte prerogative richieste in un ordinamento giuridico, si
incontrano e spesso si scontrano alla ricerca di un equilibrio che consenta alla comunità
una buona convivenza.

Capitolo IV
I RAPPORTI GIURIDICI
22. Concetti giuridici elementari
Di fronte alla possibilità di una pluralità di significati una terminologia precisa diventa
strumento fondamentale.
Il primo concetto è quello di norma giuridica. Questa consiste in un comando, quindi se a
un soggetto è comandato di avere un certo comportamento questo diventa un oggetto di
dovere. Da qui nasce la definizione di dovere giuridico che può avere per oggetto
un’azione (pagare) oppure un’astensione (non costruire).
Un dovere giuridico è sempre imposto per la realizzazione di un interesse. Se di questo
interesse è portatore un soggetto al quale sia data la possibilità di pretendere
l’adempimento del dovere allora questo soggetto è titolare di una pretesa.
Il dovere che corrisponde ad una pretesa è un obbligo. Pretesa e obbligo, quindi, sono
concetti correlati. Se l’obbligo deve corrispondere alla pretesa esiste anche il concetto di
facoltà inteso come possibilità di scelta. L’esercizio di una facoltà presuppone che esso
non sia impedito da altri (es. proprietario di un’auto ha facoltà di utilizzarla o demolirla)
Il concetto di facoltà si associa a mancanza di pretesa. La facoltà si può avere nei
confronti di tutti o di un unico soggetto.
Consideriamo anche la possibilità che il diritto da di modificare delle situazioni giuridiche
attraverso degli atti di disposizione. Si parla in questo ambito di potere inteso come la
possibilità di operare modifiche, creazioni, trasferimenti o estensioni di pretese.
La situazione di chi subisce il potere si chiama soggezione mentre per immunità si intende
una mancanza di potere.
23. Il diritto soggettivo struttura e classificazioni
Il concetto di diritto soggettivo, uno dei più complessi, significa quindi insieme di pretese,
facoltà, immunità e poteri riconosciuti al singolo per la soddisfazione di un suo interesse
secondo il suo libero apprezzamento.
Più semplicemente il diritto soggettivo diviene un interesse giuridicamente tutelato con una
distinzione in diritti soggettivi relativi ed assoluti.
Il diritto relativo attribuisce a una persona pretese che questa può far valere solo nei
confronti di una o più persone determinate. Il diritto assoluto attribuisce a una persona
pretese che questa può far valere nei confronti di una moltitudine indeterminata di
persone.
Ancora i diritti soggettivi si distinguono in diritti della personalità e diritti patrimoniali. I
primi sono, ad esempio, il diritto alla vita, al nome, alla libertà di movimento. Si tratta di
diritti non trasmissibili.
I secondi, invece, hanno per contenuto un’utilità economica e sono trasmissibili. A loro
volta questi si dividono in diritti patrimoniali assoluti come la proprietà e diritti patrimoniali
relativi ovvero i rapporti di credito e quelli che ne derivano come le obbligazioni.
24. Aspettativa, diritto potestativo, onere
Si parla di aspettativa sia quando questa è presa in considerazione dall’ordinamento
giuridico sia quando non lo è e diviene aspettativa di fatto. (Es. i figli di una persona si
attendono di succederle alla sua morte)
La legge in generale tutela l’aspettativa di diritto, una situazione che si verifica quando
alcuni elementi da cui dipende l’acquisizione di un diritto non si sono ancora verificati.
E’ anche possibile determinare una modificazione della sfera giuridica di un altro soggetto
attraverso un proprio atto di volontà. In tal caso si parla di diritto potestativo.
Per onere, invece, si intende un comportamento non obbligatorio ma richiesto come
presupposto per l’esercizio di un potere. Avere l’onere, quindi, significa che un soggetto
non è obbligato a tenere un comportamento ma tale comportamento è presupposto di un
vantaggio giuridico.
25. Rapporti giuridici semplici e rapporti complessi
Il rapporto giuridico è la relazione fra il titolare di un interesse giuridicamente protetto
(soggetto attivo del rapporto) e chi è tenuto a realizzare o rispettare quell’interesse
(soggetto passivo)
Nonostante lo si pensi di solito il rapporto giuridico non si risolve nella semplice unione di
un diritto di un soggetto e di un dovere dell’altro. Esso può invece presentare “un fascio” di
diritti e doveri correlati tra di loro.
Si parla quindi di rapporto giuridico complesso indicando un insieme di posizioni
soggettive tra loro collegate.
26. I fatti e gli atti giuridici
Sono fatti giuridici quelli che concorrono a costituire, modificare o estinguere rapporti
giuridici. Si distinguono i fatti in senso stretto (nascita, mutamento naturale di un corso
fluviale) e gli atti umani ( imprudenza di un automobilista).
La distinzione è fondata sulla rilevanza giuridica del momento soggettivo degli atti umani:
capacità di intendere e di volere, coscienza e volontarietà dell’atto.
Gli atti negoziali sono manifestazioni di volontà con le quali i singoli, nell’esercizio
dell’autonomia privata, intendono costituire, modificare o estinguere rapporti giuridici e
così regolare i propri interessi nei rapporti con gli altri.
Gli atti non negoziali, invece, non sono essenzialmente rivolti a creare, modificare, o
estinguere rapporti giuridici, bensì a produrre un risultato di fatto. Si distinguono in atti
materiali che si propongono modificazioni materiali del mondo esterno e comunicazioni
che hanno lo scopo di informare o intimare.

SEZIONE SECONDA
I SOGGETTI

CAPITOLO VI
LA PERSONA FISICA
27. La capacità giuridica
La capacità giuridica è la capacità di una persona di essere soggetto di diritti ed obblighi.
Si distingue dalla capacità di agire, ovvero la capacità di disporre dei propri diritti.
La capacità giuridica spetta in generale ad ogni uomo. Può invece essere limitata la
capacità di agire.
28. La nascita e l’acquisto della capacità giuridica
La capacità giuridica si acquista, di regola, al momento della nascita (art.1 cod. civ.). La
legge prende in considerazione anche il concepito e dispone che questo possa riceve per
donazione o per successione a causa di morte alla condizione, però, che nasca vivo.
L’acquisto del concepito, quindi, è subordinato alla sua nascita. Durante la gestazione il
nascituro ha aspettativa, tutelata attraverso amministrazione di beni nel suo interesse. Al
momento della nascita l’aspettativa diventa diritto perfetto.
29. Diritti della personalità e libertà civili
Il diritto riconosce a ciascuno alcuni diritti e libertà fondamentali per tutelare la personalità
umana. Viene ad esempio garantita l’inviolabilità fisica della persona che, se violata,
comporta aver compiuto un atto illecito.
Il diritto garantisce anche libertà fisica di movimento e la libertà di fare o non fare,
nell’ambito determinato dei diritti altrui. Garantisce anche libertà di opinioni politiche,
religione o parola.
Vi è tutela del diritto al nome che, per essere difeso, consente anche di agire in giudizio
contro chi lo usi indebitamente creando danno.
Anche il diritto all’onore è tutelato, questa volta contro ingiuria e diffamazione. Ogni
persona, infatti, ha diritto a riservatezza della propria vita privata. Infine la Costituzione
garantisce anche inviolabilità del domicilio e segretezza della corrispondenza e di ogni
altra forma di comunicazione.
30. La capacità di agire. Le incapacità di protezione
Per capacità di agire si intende la capacità di disporre dei propri diritti e di assumere
impegni mediante manifestazioni di volontà.
Vi sono alcune cause per cui la capacità di agire può essere limitata e queste attengono a
riduzione o mancanza di capacità di intendere e di volere. Il diritto vuole proteggere
l’incapace contro la possibilità di creare danni a se stesso o agli altri. Per questo motivo
consente annullamento di negozi giuridici stipulati da incapaci.
Il diritto affida anche ad altre persone il compito di provvedere per gli incapaci avendone
cura e rappresentandoli negli atti civili. Quali sono le cause che possono limitare o
escludere la capacità di intendere e di volere? La minore età, l’alterazione delle facoltà
mentali o altre minorazioni.
La maggiore età è fissata al compimento del 18esimo anno di età e con essa si acquista
la capacità generale di agire. (Art. 2 Cod.Civ)
L’abituale infermità di mente porta ad una sentenza di interdizione che non permette al
soggetto di compiere atti di ordinaria e straordinaria amministrazione. L’interdetto, quindi,
è privo della generale capacità di compiere atti giuridici ed è affidato ad un tutore. (Art. 414
cod.civ)
Se l’infermità mentale non è così grave si parla di inabilitazione che limita solo la capacità
di compiere atti di straordinaria amministrazione e attribuisce all’inabilitato l’assistenza di
un curatore. (Art. 415 cod.civ)
La legge considera anche persone che per effetto di infermità (menomazione fisica o
psichica) hanno bisogno di assistenza. E’ prevista amministrazione di sostegno che si
distingue dalle altre per avere una portata più limitata e perché può essere disposta anche
per periodo determinato.
Minori, interdetti, inabilitati o beneficiari di amministrazione di sostegno sono tutti in stato di
incapacità legale che è assoluta per minori e interdetti che non possono stipulare nessun
negozio giuridico valido, mentre è relativa per minori emancipati, inabilitati o beneficiari
dell’amministrazione di sostegno.
Incapacità legale è diversa incapacità naturale ovvero effettiva incapacità di intendere e
di volere. Quando vi è solo incapacità naturale la buona fede dell’altra parte può essere
tutelata ( ciò perché l’interesse di tutelare l’incapace entra in contrasto con quello della
controparte che potrebbe aver fatto affidamento sulla validità dell’atto, non essendosi
accorta di avere a che fare con persona in stato di alterazione mentale)
Possono essere annullati i negozi di diritti di famiglia, il testamento, la donazione e
qualsiasi atto di liberalità. Gli atti unilaterali sono annullabili se gravemente dannosi per
l’incapace
L’incapace di intendere e di volere, inoltre, non risponde civilmente dei propri atti illeciti s
meno che lo stato di incapacità derivi da sua colpa (Art 2046)
31. L’interdizione del legale condannato
Un condannato a reclusione per tempo non inferiore a 5 anni, durante la pena è in stato di
interdizione legale che implica gli stessi effetti dell’interdizione giudiziale. Si tratta anche in
questo caso di incapacità di agire realizzata allo scopo di punire il condannato.
32. La minore età. La responsabilità genitoriale
La piena capacità di agire si acquista a 18 anni. Per questo motivo il negozio giuridico
concluso da minore è annullabile (art 1425) e la sua efficacia può essere tempestivamente
eliminata con domanda giudiziale proposta nell’interesse del minore. Se si trattasse invece
di parole dette da un bambino in tenera età il negozio giuridico sarebbe inesistente.
La cura del minore e l’amministrazione dei suoi beni è normalmente affidata ai genitori, i
quali hanno un insieme di poteri definito potestà (La potestà sui figli è esercitata di comune
accordo da entrambi i genitori. Se ci fosse contrasto tra i due interverrebbe un giudice)
I poteri di decisione vengono esercitati nei confronti del minore. Essi prima di tutto
costituiscono dovere e poi un diritto (Si parla di potere-dovere). I genitori hanno dovere al
mantenimento e potere-dovere di sorveglianza ed educazione. Il potere di sorveglianza
significa tenere il figlio minore presso di sé tenendolo presso l’abitazione che gli è stata
destinata.
Un altro potere-dovere è quello di educazione che comprende la facoltà di compiere scelte
circa studi e educazione religiosa. La responsabilità genitoriale implica anche potere-
dovere di amministrazione del patrimonio e rappresentanza legale dei minori negli atti non
strettamente personali.
Gli atti di ordinaria amministrazione possono essere compiuti dal singolo genitore. Gli atti
che eccedono i limiti dell’ordinaria amministrazione non possono essere compiuti se non
con autorizzazione del giudice tutelare.
I genitori hanno in comune l’usufrutto legale sui beni del figlio minore, tranne quelli che il
figlio abbia acquistato con il proprio lavoro e gli altri indicati dall’articolo 324 c.c
33. La tutela dei minori
Se tutti e due i genitori sono morti oppure per altri motivi non possono esercitare potestà,
si apre la tutela (art 343 c.c). Il giudice tutelare nomina un tutore che ha cura del minore,
lo rappresenta in tutti gli atti civili e ne amministra i beni (art 357)
34. L’emancipazione
Un minore di età che abbia compiuto 16 anni può, per gravi motivi, essere autorizzato a
contrarre matrimonio. (art 84 c.c). Dopo essersi sposato il minore acquista
l’emancipazione, cioè la capacità di compiere da solo gli atti di ordinaria amministrazione.
Per gli altri atti è necessaria la presenza di un curatore che non si sostituisce al minore ma
semplicemente lo assiste. Eventualmente diventa necessario anche l’intervento da parte
del giudice tutelare e del tribunale.
35. Tutela degli interdetti e curatela degli inabilitati
Interdizione è abituale infermità di mente che rende il soggetto incapace di provvedere ai
propri interessi e quindi privo di capacità giuridica. (L’interdetto è quindi in stato di
incapacità assoluta ed è assoggettato a tutela)
Inabilitazione è infermità mentale non grave, che limita solo la capacità di compiere atti di
straordinaria amministrazione. E’ necessario un curatore.
Interdizione ed inabilitazione possono essere revocate con sentenza qualora ne venga
meno la causa (art.429 c.c)
35 bis Amministrazione di sostegno
L’amministrazione di sostegno è disposta dal giudice tutelare su ricorso dello stesso
soggetto che ne beneficia anche se minore, interdetto, inabilitato, del coniuge, della
persona stabilmente convivente, o di altri soggetti indicati dalla legge
Vi sono determinati atti che l’amministratore di sostegno ha il potere di compiere in nome e
per conto del beneficiario ed è importante sottolineare che gli atti compiuti
dall’amministratore in violazione di disposizioni di legge, o in eccesso rispetto ai suoi
poteri, sono annullabili.
Sono anche annullabili gli atti compiuti dal beneficiario, se per questi atti era prevista
necessaria rappresentanza.
36. Sede della persona: domicilio e residenza
Il luogo in cui una persona vive ed opera è punto di riferimento per lo svolgimento di molti
rapporti giuridici. La legge distingue la dimora (luogo in cui la persona si trova attualmente,
anche per breve tempo); la residenza (luogo in cui la persona ha dimora abituale) e il
domicilio (luogo in cui la persona ha stabilito la sede principale dei suoi affari e dei suoi
interessi)
37. Scomparsa, assenza, morte presunta
Se un soggetto non è più comparso nel luogo del suo ultimo domicilio o dell’ultima
residenza o se non se ne hanno più notizie, Il Tribunale può nominare un curatore su
richiesta degli interessati o dei presunti successori legittimi, e dare gli altri provvedimenti
necessari per la conservazione del patrimonio dello scomparso (art.48 c.c.)
Trascorsi due anni dal giorno in cui risale l’ultima notizia, il Tribunale potrebbe dichiarare
l’assenza e dare possesso temporaneo dei beni dello scomparso a coloro che ne
sarebbero eredi se egli fosse morto (art. 49,50). Questi sono tenuti a conservare il
patrimonio e restituirlo al proprietario nel caso in cui tornasse.
Trascorsi invece dieci anni dall’ultima notizia il Tribunale può dichiarare la morte presunta
fissandone la data nel giorno in cui risale l’ultima notizia (art 58 c.c). I presunti eredi e
legatari, a questo punto, acquistano la libera disponibilità dei beni e il coniuge può
nuovamente contrarre matrimonio. Se il presunto morto ritorna, o ne è provata l’esistenza,
recupera i beni nello stato in cui si trovano.
Capitolo VII
Le Persone Giuridiche
38. Cenni introduttivi
Nel linguaggio giuridico diritti e doveri non sono riferiti soltanto ad uomini ma spesso
anche ad enti. Come possibili soggetti di rapporti giuridici, quindi, vi sono lo Stato e altri
enti pubblici territoriali (Regioni, Province, Comuni) assieme a enti ed istituti di pubblico
interesse.
Questi enti possono essere considerati soggetti della vita giuridica e vengono quindi
definiti persone giuridiche. Gli scopi pratici che possono richiedere la costituzione di una
persona giuridica sono differenti
A volte si tratta di realizzare interessi di carattere generale o propri di categorie molto
vaste di persone: in questi casi è necessario formare un ente che diventi portatore
istituzionale di questi interessi. Altre volte, invece, si tratta di scopi per i quali non è
sufficiente la forza di un singolo ma occorre la coordinazione di attività e mezzi materiali di
più persone.
Esiste anche uno scopo ulteriore che porta alla formazione di una persona giuridica.
Spesso si decide di rischiare con essa beni e denaro conferendoglieli e dandole la
possibilità di svolgere attività come fosse un soggetto separato, senza implicare l’illimitata
responsabilità di chi opera per mezzo di essa (limitazione di responsabilità)
39. L’autonomia patrimoniale
E’ necessaria la presenza di un patrimonio (inteso come insieme di rapporti giuridici attivi e
passivi) perché si possa parlare di persona giuridica. Tale patrimonio deve essere
staccato da qualsiasi persona fisica.
Autonomia del patrimonio della persona giuridica vuol dire che questo deve essere
stabilmente destinato allo scopo dell’ente ed è insensibile per ciò che riguarda i soggetti
interessati ad esistenza e attività dell’ente stesso.
La comunione non ha alcuna autonomia patrimoniale. Consideriamo la situazione in cui
più persone siano comproprietarie di un determinato bene. Gli atti di gestione compiuti
assieme possono far sorgere debiti comuni. Diritti e debiti comuni, però, non costituiscono
un patrimonio unificato.
Perciò se i comproprietari stipulano, ad esempio, un contratto con un appaltatore perché
esegua delle riparazioni sulla cosa comune, il credito del corrispettivo spetta
all’appaltatore direttamente nei confronti dei partecipanti e non nei confronti della
comunione intesa come soggetto a sé.
Una separazione patrimoniale netta e completa, invece, la troviamo nella società per
azioni: i soci non rispondono dei debiti societari e il patrimonio sociale non è assoggettato
a pretese di creditori particolari dei singoli soci. L’ente ha autonomia patrimoniale perfetta.
In posizione intermedia tra questi due estremi si collocano enti con autonomia patrimoniale
imperfetta. Il patrimonio non è qui del tutto insensibile alle vicende patrimoniali dei
partecipanti ed è soggetto a disgregarsi parzialmente a causa di pretese di creditori di
singoli soggetti.
Per autonomia patrimoniale si intende dunque l’insensibilità del patrimonio dell’ente ai
debiti personali dei singoli partecipanti o, almeno, l’esistenza di schermi giuridici a tutela
del patrimonio dell’organizzazione.
40. Gli organi
In un ente è importante la presenza di un organo amministrativo ovvero una o più
persone a cui è affidata la gestione del patrimonio.
Esistono organizzazioni chiamate istituzioni che nascono con lo scopo di realizzare
interessi generali oppure di persone esterne alla loro struttura organizzativa. Qui lo scopo
dell’operato degli amministratori è quello di perseguire lo scopo dell’ente, definito nell’atto
costitutivo.
Le corporazioni, invece, sono organizzazioni a carattere associativo e si propongono di
realizzare interessi di persone che operano nella stessa struttura organizzativa. Qui i
partecipanti, chiamati anche soci o associati, deliberano riuniti in assemblea generale.
In alcune persone giuridiche sono presenti anche organi di controllo (es. Art 2043 -> nelle
società per azioni è presente collegio sindacale). E’ anche possibile la presenza di organi
ulteriori che hanno compito di rappresentare e difendere particolari interessi.
41. Classificazione delle persone giuridiche private
Le persone giuridiche possono distinguersi in istituzioni oppure corporazioni.
Le istituzioni sono vincolate a scopo prestabilito nell’atto costitutivo e relativamente
immutabile. (Esse possono proporsi di realizzare fine di carattere generale o interessi di
una particolare categoria di persone)
Le corporazioni, invece, sono gruppi di persone che gestiscono sovranamente la propria
organizzazione e dispongono del patrimonio comune. I partecipanti possono proporsi
interessi personali o di carattere generale.
Fra le istituzioni del diritto privato hanno importanza le fondazioni che vengono costituite
da uno o più fondatori che conferiscono il patrimonio iniziale e fissano nell’atto costitutivo
lo scopo dell’ente e le norme sull’amministrazione. (Le fondazioni possono anche essere
costituite da un comitato promotore)
Gli enti a struttura corporativa si chiamano associazioni quando il loro scopo diretto non è
l’esercizio di un’attività produttiva. Se lo scopo è invece lucrativo si parla di società. Infine
si parla di consorzi quando lo scopo è il soddisfacimento in comune di un bisogno
economico dei partecipanti attraverso il compimento di un’opera.
42. Ancora sul concetto di persona giuridica
Essa si distingue dalla persona fisica e sulla persona giuridica che è costituita da un
insieme di più membri, non si può dire essa sia in un buona o in mala fede.
Capitolo VIII
Le Associazioni
43. La libertà di associazione e la tutela dell’individuo nell’associazione
Per associazione si intende un’organizzazione collettiva privata, formata da una pluralità di
persone che perseguono scopo comune di natura ideale o comunque diverso
dall’esercizio di una attività economica.
Nasce per effetto di un accordo fra persone che decidono di associarsi (atto costitutivo) e
stabiliscono regole di funzionamento (statuto).
Possono perseguire vari e più scopi come scopo culturale, sportivo, religioso,
assistenziale, studentesco o professionale. In Italia libertà di associazione è garantita
costituzionalmente.
44. Il riconoscimento e l’autonomia patrimoniale. Differenze di trattamento tra associazioni
riconosciute e associazioni non riconosciute.
Le associazioni possono essere riconosciute con provvedimento di autorità
amministrativa. (Questo non significa che per associarsi sia necessaria un’autorizzazione,
anche perché ciò sarebbe contrario al precetto costituzionale di libertà di associazione)
Il riconoscimento non è da intendersi come autorizzazione o presupposto per efficacia
giuridica, ma come conferimento della personalità giuridica (Efficacia costitutiva della
personalità giuridica). Una società riconosciuta, cioè, gode di una separazione
patrimoniale e del fatto che ai debiti dell’associazione risponda solo l’associazione stessa.
In mancanza di riconoscimento, invece, alla responsabilità dell’associazione si
accompagna anche responsabilità personale di coloro che hanno agito in nome e per
conto dell’associazione stessa.
Quindi il riconoscimento ha efficacia costitutiva della personalità giuridica. Esso potrà
essere negato quando il patrimonio dell’associazione, tenuto anche conto dell’ampiezza
dell’attività che vuole svolgere, risulti insufficiente per garantire i futuri creditori.
Per questa ragione l’autorità amministrativa esercita un controllo anche dopo aver dato un
riconoscimento esaminando e approvando le modificazioni dell’atto costitutivo e dello
statuto.
Gli atti più importanti della vita delle associazioni riconosciute sono soggetti a pubblicità ne
registro delle persone giuridiche, consultabili da chiunque.
45. La soggettività giuridica e il patrimonio delle associazioni
Il fondo dell’associazione è formato da contributi degli associati e beni altrimenti acquistati.
L’intero fondo è di proprietà dell’associazione e non è proprietà comune degli associati che
non hanno nessun diritto su di esso (infatti quando recedono dall’associazione o ne sono
esclusi non hanno alcun diritto alla liquidazione di una quota)
Il patrimonio sociale, quindi, è diverso rispetto al patrimonio dei singoli associati sia
nell’associazione riconosciuta sia in quella non riconosciuta.
46. Atto costitutivo e statuto
Un’associazione nasce dall’accordo tra un gruppo di persone che sono considerate le
prime associate. Per costruire un’associazione non riconosciuta non sono necessarie delle
particolari formalità. E’ sufficiente l’accordo manifestato sugli elementi essenziali per
l’esistenza dell’associazione (scopo, diritti e obblighi)
Se l’associazione aspira ad ottenere riconoscimento, l’atto costitutivo dovrà essere redatto
in forma pubblica e dovrà anche indicare denominazione, patrimonio e sede (tutti elementi
che devono essere controllati dall’autorità governativa).
47. Gli organi dell’associazione
L’assemblea degli associati delibera con principio maggioritario. La legge detta alcune
disposizioni per la convocazione, le presenze necessarie per la costituzione
dell’assemblea e le maggioranze necessarie per approvare le deliberazioni.
Le deliberazioni dell’assemblea possono essere impugnate davanti all’autorità giudiziaria.
Il controllo giudiziario è necessario per tutelare i singoli associati, l’ente stesso e gli
interessi generali. Esso non deve ledere all’autonomia dell’associazione e per questo
motivo non può portarsi sull’opportunità delle scelte dell’ente ma solo sulla loro conformità
alla legge, all’atto costitutivo e allo statuto (controllo di legalità e non di merito).
L’assemblea degli associati, inoltre, nomina gli amministratori.
48. Federazioni di associazioni ed associazioni parallele
Tutte le grandi associazioni hanno dei problemi organizzativi che devono essere risolti con
il decentramento.
La prima soluzione è quella di costruire tante associazioni minori che siano di carattere
locale o settoriale e riunirle all’interno di una federazione. La federazione non è altro che
un’associazione i cui membri, piuttosto che delle persone fisiche, sono altre associazioni.
Un’ altra possibilità è quella delle associazioni parallele in cui gli iscritti partecipano tanto
alle sezioni locali o settoriali quanto all’associazione posta al vertice, con due rapporti che
sono paralleli ed inscindibili.
49. Ammissione e recesso degli associati
Le associazioni, nella loro struttura tipica, sono aperte alle adesioni di nuovi membri. Sono
gli statuti a determinare quali sono i requisiti necessari per l’ammissione. Il rifiuto di
ammissione non potrà essere sindacato dall’autorità giudiziaria perché ciò significherebbe
ledere il principio costituzionale di libertà di associazione.
L’associato può anche decidere di recedere dall’associazione se non ha assunto l’obbligo
di farne parte per un tempo determinato (art 24 c.c). Un impegno a partecipare
all’associazione per tutta la vita è considerato nullo a tutela della libertà del singolo. Per
analogia si deduce anche che è ugualmente nullo l’impegno di parteciparvi per una durata
manifestamente eccessiva (es. 30 anni)
Anche quando l’impegno di restare nell’associazione è valido sarà sempre possibile
recedere anticipatamente e con effetto immediato per giusta causa.
50. Esclusione degli associati
L’esclusione di un associato non può essere deliberata dall’assemblea che per gravi
motivi. Ne segue che una deliberazione di esclusione deve essere motivata. Potrà venire
impugnata di fronte all’autorità giudiziaria non solo per violazione di regole legali o
statuarie sul procedimento ( art 23 c.c) ma anche per gravi motivi (art 24 c.c)
Va sottolineato, però, che l’autorità giudiziaria non può sostituire i propri criteri a quelli
dell’associazione. Da questo segue che se lo statuto dell’associazione contiene una
specifica descrizione delle cause di esclusione di un associato, la verifica giudiziale sarò
solo limitata all’accertamento della loro ricorrenza effettiva, altrimenti il giudice valuterà se
l’esclusione abbia carattere discriminatorio o sia una reazione sproporzionata.
L’associato receduto non può pretendere che gli venga liquidata una quota del patrimonio
sociale (art 24 e 37 c.c)
51. L’estinzione delle associazioni
Oltre che per cause previste nell’atto costitutivo e nello statuto, l’associazione si estingue
anche quando lo scopo è stato raggiunto oppure è diventato impossibile, o anche quando
siano venuti a mancare tutti gli associati.
Si estingue inoltre per deliberazione dell’assemblea, approvata con il voto di almeno tre
quarti degli associati.
In seguito al verificarsi delle cause di estinzione, l’associazione non viene meno
immediatamente ma entra in liquidazione. In tale fase non è possibile compiere nuove
operazioni.
I beni che restano sono devoluti secondo quanto disposto dall’atto costitutivo o dello
statuto o secondo le deliberazioni dell’assemblea che ha stabilito lo scioglimento. In
mancanza provvede l’autorità governativa attribuendo i beni ad altri enti che hanno fini
analoghi.

Capitolo IX
Fondazioni e comitati
52. Costituzione, riconoscimento
La fondazione è un’istituzione creata da un fondatore (o da più fondatori) per attuare la
destinazione di un patrimonio ad un determinato scopo che può essere di natura culturale,
scientifica o assistenziale.
La fondazione si distingue dall’associazione:
Un’associazione è formata da associati che deliberando in assemblea possono
determinare, interpretare e modificare liberamente gli scopi dell’associazione.
Una fondazione, invece, persegue finalità esterne cioè finalità che sono tutte
predeterminate dal fondatore con l’atto costitutivo e che, essendo relativamente
immutabili, si impongono agli organi della fondazione
Sinteticamente possiamo dire che l’associazione ha anche un organo dominante (cioè
l’assemblea degli associati) mentre la fondazione ha solo organi serventi.
La fondazione è costituita con atto pubblico o testamento (art 14 c.c). Il suo atto costitutivo
deve contenere denominazione dell’ente, indicazione dello scopo, patrimonio sede e
norme sull’ordinamento e sull’amministrazione.
Anche la fondazione con il riconoscimento amministrativo acquista personalità giuridica. Il
riconoscimento sarà concesso o negato in base agli stessi criteri di un’associazione. La
costituzione e gli altri fatti importanti della vita di una fondazione sono soggetti a pubblicità
nel registro delle persone giuridiche.
53. Organi. Controlli pubblici
Gli amministratori sono nominati secondo le modalità prescritte dall’atto di fondazione. Se
questo non avviene gli amministratori saranno scelti dall’autorità amministrativa (art 25
c.c).
Nelle associazioni l’attività degli amministratori è controllata dall’assemblea degli associati.
Nelle fondazione un simile controllo interno non è possibile poiché si propongono di
realizzare interessi esterni. Quindi il controllo è esercitato dall’autorità amministrativa che:
- Si assicura che il patrimonio sia effettivamente usato per lo scopo stabilito e non
per interessi interni alla fondazione, controllando l’operato degli amministratori
- Annulla le deliberazioni che non sono previste nell’atto costitutivo oppure che sono
contrarie a buon costume ed ordine pubblico
- Può sciogliere l’amministrazione e nominare un comitato straordinario quando
capisce che gli amministratori non stanno agendo secondo scopo scelto e statuto
(art 25 c.c)
54. Diritti dei beneficiari
A volte gli statuti delle fondazioni prevedono erogazione di somme o esecuzioni di
prestazioni a terzi. A questo punto ci si chiede se questi abbiano anche un corrispondente
diritto soggettivo cioè se possano agire per ottenere una prestazione nel caso in cui la
fondazione non la esegua.
La risposta è affermativa senza necessità di ulteriori valutazioni nel caso in cui il terzo è
determinato da una meccanica applicazione dei criteri previsti nell’atto costitutivo della
fondazione.
55. Trasformazione ed estinzione delle fondazioni
Struttura e scopo della fondazione sono inizialmente determinati nell’atto costitutivo. La
loro immutabilità non può però essere assoluta. Perciò quando lo scopo si esaurisce o
diventa impossibili o di scarsa utilità oppure se il patrimonio diventa insufficiente allora
l’autorità governativa potrà trasformare l’associazione allontanandosi il meno possibile dal
suo carattere originario (art 28 c.c)
Se il patrimonio diventa insufficiente spesso l’ipotesi più razionale è quella della fusione
con altre fondazioni che abbiano scopo analogo.
La trasformazione non è ammessa quando i fatti che vi darebbero luogo sono considerati
nell’atto di fondazione come una causa di estinzione dell’ente e di devoluzione dei beni a
terze persone.
La fondazione si estingue per cause previste nell’atto costitutivo e nello statuto. Inoltre si
estingue quando lo scopo è stato raggiunto o è diventato impossibile, se l’autorità
governativa non provvede alla trasformazione.
56. I comitati
I comitati sono gruppi di persone che raccolgono presso terzi fondi destinati ad uno scopo
annunciato. Lo scopo annunciato è vincolo di destinazione: esso grava sui fondi raccolti e
non può essere modificato dai componenti del comitato.
Un comitato appartiene al genere della fondazione. Quando manca riconoscimento manca
anche il beneficio di limitazione di responsabilità: delle obbligazioni risponde non solo il
fondo raccolto ma anche personalmente e solidalmente tutti i componenti del comitato.
I fondi comuni non appartengono né a coloro che li hanno offerti né ai componenti del
comitato. La responsabilità personale per le obbligazioni del comitato ricade sui
componenti del comitato e non anche sui sottoscrittori che devono solo effettuare le
oblazioni promesse (art 41 cc)
Quelli che assumono gestione dei fondi raccolti sono personalmente e solidalmente
responsabili della conservazione dei fondi e della loro destinazione allo scopo annunciato
(art 40 cc). Se i fondi raccolti dovessero essere insufficienti allo scopo o se lo scopo non è
più attuabile oppure se raggiunto lo scopo vi sia residuo di fondi allora l’autorità
governativa stabilirà la devoluzione dei beni se questa non è già stata disciplinata al
momento della costituzione (art 42 cc)

SEZIONE TERZA
NOZIONI PRELIMINARI SUI BENI E SUI DIRITTI PATRIMONIALI

Capitolo X
I Beni
57. L’oggetto dei diritti patrimoniali
Il diritto soggettivo attribuisce e garantisce al suo titolare determinate utilità che derivano a
volte dall’utilizzazione di una cosa o di un’energia naturale con valore economico. Altre
volte, invece, derivano da un comportamento altrui cioè una prestazione.
A questa differenza nell’oggetto si ricollega la distinzione fra diritti reali e diritti di credito.
L’oggetto immediato del diritto di credito è il comportamento del debitore.
Accanto ai diritti reali e diritti di credito c’è un’altra grande categoria di diritti patrimoniali
ovvero i diritti sulle opere d’ingegno (diritto d’autore, brevetto). L’opera dell’ingegno è
concepita come opera immateriale in quanto si tratta di opera letteraria, scientifica,
artistica, invenzione industriale.
58. Beni materiali. Definizione e classificazione delle cose
Sono beni materiali le cose e le energia suscettibili di appropriazione e che possono perciò
formare oggetto di diritti (art 810 e 814 c.c)
a) Cose mobili e immobili
Sono beni immobili i terreni (anche sorgenti e corsi d’acqua) e tutto ciò che materialmente
è incorporato al suolo come edifici o alberi. Si aggiungono poi i mulini, bagni e altri edifici
galleggianti quando sono saldamente assicurati alla riva o all’alveo e sono destinati ad
esserlo in modo permanente per la loro utilizzazione
Sono beni mobili tutti gli altri (Art 812 cc).
Staticità e più semplice identificazione degli immobili rende più facile annotare
trasferimenti nei pubblici registri, affinchè tutti ne possano venire a conoscenza (pubblicità
immobiliare). Una pubblicità analoga può essere fatta per alcuni beni mobili come navi,
aeromobili ed autoveicoli (beni mobili registrati)
Articolo 1350 cc_ La circolazione delle cose mobili è più semplice in quanto queste
possono essere trasferite senza il rispetto di forme particolari. Per trasferire beni immobili
è invece richiesto atto scritto.
b) Cose fungibili ed infungibili
Le cose fungibili dette anche cose di genere sono quelle che indifferentemente possono
sostituirsi le una alle altre, poiché uguali quantità di cose dello stesso genere sono
equivalenti ai fini dell’utilizzazione. (Es. prodotti di agricoltura, generi alimentari, prodotti di
serie fino a che sono nuovi). Cose eminentemente fungibili sono i biglietti di banca e le
monete.
Le cose infungibili sono quelle prodotte in esemplari unici (es. vestito fatto su misura,
mobile realizzato secondo un particolare disegno). Infungibili di regola sono gli immobili.
La fungibilità deve comunque essere valutata in relazione a circostante concrete e volontà
delle parti.
Il venditore di cose fungibili non è tenuto a consegnare esemplari determinati, ma si libera
trasferendo un qualsiasi esemplare che appartenga al genere richiesto. L’acquirente di
cose fungibili ne diventa proprietario solo nel momento in cui esse vengono individuate
d’accordo tra le parti.
c) Cose consumabili e non consumabili
Sono consumabili le cose insuscettibili di uso continuativo o ripetuto, perché vengono
consumate dal primo atto di utilizzazione.
Inconsumabili sono le cose suscettibili di utilizzazione ripetuta, anche se questa finisca
prima o poi per deteriorarle. Le cose inconsumabili possono venire attribuite in uso
temporaneo a una persona con l’obbligo di restituirle dopo un certo tempo. Ciò non è
invece normale per le cose consumabili.
Ma se come accade quasi sempre esse sono anche fungibili è possibile consumarle e
restituire successivamente una quantità uguale di cose di ugual genere.
d) Pertinenze
Cose destinate in modo durevole a servizio o ornamento di un’altra cosa, senza
esserne parte costitutiva. La destinazione può essere operata dal proprietario della
cosa principale o da chi ha diritto reale sulla stessa (Art 817 cc)
Atti e rapporti giuridici che hanno come oggetto la cosa principale comprendono anche
le pertinenze se non è stato disposto diversamente. La pertinenza può anche formare
oggetto di un atto di disposizione separato e perdere così la sua qualità di pertinenza
(Art 818 cc)
e) Universalità di mobili
Universalità di mobili è una pluralità di cose che appartengono alla stessa persona e
hanno destinazione unitaria (Es magazzino merci di un’impresa, collezione di monete,
gregge)
Atti e rapporti giuridici possono avere come oggetto tanto l’universalità di mobili quanto le
singole cose che la compongono.
f) I frutti
I frutti si distinguono in due categorie: frutti naturali e frutti civili. I frutti naturali sono quelli
che provengono direttamente dalla cosa, a prescindere dall’opera dell’uomo, come i
prodotti agricoli, parti degli animali, prodotti di miniere, cave e torbiere (Art 820 cc). Essi
appartengono al proprietario della cosa che li produce.
I frutti civili sono quelli che si ricavano da una cosa come corrispettivo del godimento che
altri ne abbia: si pensi agli interessi di un capitale dato a mutuo.

Capitolo XI
Diritti reali e diritti di credito
59. Nozione di diritto reale
Fondamentale per l’analisi del patrimonio, assieme al concetto di diritto di credito, il diritto
reale è il diritto di trarre da una cosa le sue utilità economiche legalmente garantite o
alcune di esse.
Correlativo al diritto reale è il dovere di chiunque di astenersi dall’impedirne o turbarne
l’esercizio.
60. Classificazione dei diritti reali
Fra tutti i diritti reali la posizione preminente è quella della proprietà (Art 832 cc). Essa
consente di godere e disporre della cosa in modo pieno ed esclusivo, entro i limiti e con
osservanza degli obblighi stabiliti dall’ordinamento giuridico.
Gli altri diritti hanno contenuto più limitato e incidono sulle cose altrui. Questi si dividono in
due gruppi:
1. Diritti reali di godimento: diritti di trarre determinate utilità dall’uso della cosa altrui
2. Diritti reali di garanzia: diritti che intervengono qualora il diritto di credito che si
voleva garantire non venga soddisfatto dal debitore. Un diritto di garanzia attribuirà
un potere di disposizione preferenziale del valore pecuniario della cosa.
I diritti reali di godimento sono:
- L’usufrutto (Art 981 cc): consente di usare la cosa altrui e trarne i frutti, rispettando
però la sua destinazione economica.
- L’uso (Art 1021 cc): è analogo ad usufrutto ma con contenuto più limitato. La cosa
può essere utilizzata, se è fruttifera se ne possono raccogliere i frutti ma solo nella
misura che occorre ai bisogni del soggetto e della sua famiglia
- L’abitazione (art 1022) consente di abitare una casa limitatamente ai bisogni propri
e della propria famiglia
- La superficie (Art 952,955 cc) consente di utilizzare il suolo altrui per la
costruzione
- La servitù (Art 1027 cc): peso imposto sopra un fondo (detto fondo servente) per
l’utilità di un altro fondo (fondo dominante) appartenente ad un proprietario diverso.
- L’enfiteusi (Art 958-960 cc): diritto di utilizzare il fondo e farne propri i frutti in
perpetuo o per lunga durata, con l’obbligo di migliorare il fondo stesso e di pagare
al proprietario un canone periodico.
I diritti reali di garanzia:
Sono il pegno e l’ipoteca che si differenziano tra loro per l’oggetto sul quale cadono. Il
pegno ha per oggetto cose mobili non iscritte in pubblici registri; l’ipoteca ha per oggetto
le cose immobili e gli altri beni iscritti nei pubblici registri.
Se il credito garantito non è soddisfatto alla scadenza, il creditore può promuovere
esecuzione forzata sul bene oggetto di pegno o ipoteca per soddisfarsi su di esso con
preferenza rispetto agli altri creditori.
61. Nozione di obbligazione: La prestazione dovuta
Il diritto di credito (detto anche personale) attribuisce al creditore pretesa di esigere
prestazione da una o più persone determinate.
Il rapporto fra creditore e debitore è detto obbligazione (o rapporto obbligatorio). La
prestazione dovuta può essere positiva o negativa: può cioè consistere in una azione
oppure in un’astensione.
Le prestazioni positive sono quelle di dare o fare (pagare somma di denaro, consegnare
una cosa) quelle negative sono ad esempio il non fare concorrenza, non divulgare un
segreto.
Il contenuto dell’obbligazione può quindi essere vario. Occorre però che si tratti di una
prestazione suscettibile di una valutazione economica cioè di una prestazione di carattere
patrimoniale (art 1174 cc). Quindi ciò che la norma richiede è che si tratti di prestazioni
che possono essere oggetto di scambio economico senza offendere principi di morale e
costume sociale.
Problema del 1174 è spesso quello della giuridicità dell’obbligo. Vi sono rapporti di
cortesia nei quali le promesse non creano alcun vincolo giuridico.
All’articolo 1174 è anche chiarito espressamente che il carattere necessariamente
economico di una prestazione non implica che questa debba essere rivolta a soddisfare
un interesse patrimoniale del creditore.
Il rapporto obbligatorio con la sua struttura complessa è soggetto a mutamenti. Se la
prestazione primariamente dovuta non viene adempiuta esattamente sorgono obblighi di
restituzione, riparazione o risarcimento del danno che o si affiancano all’obbligo primario o
lo sostituiscono.
Accanto alla prestazione principale ve ne sono altre con una funzione complementare.
L’articolo 1175 impone al creditore e al debitore di comportarsi secondo le regole della
correttezza. Il debitore è anche tenuto a tutte quelle prestazioni accessorie che appaiono
dovute, secondo un criterio di correttezza, al fine di realizzare le esigenze del creditore.
Obblighi di correttezza sono imposti anche al creditore il quale è tenuto alla cooperazione
che è solita fra persone corrette per facilitare al debitore l’adempimento e pere evitare
inutili aggravi.
62. Causa della prestazione, azione, responsabilità patrimoniale
Se un debitore non adempie alla propria obbligazione il creditore può decidere di rivolgersi
all’autorità giudiziaria per farsi coattivamente procurare quello che gli spetta. Il potere di
provocare questo tipo di provvedimento giudiziario si chiama azione.
Normalmente un debitore adempie spontaneamente. In questa situazione l’obbligazione
costituisce la causa (o titolo) che giustifica la prestazione: se l’obbligazione non esistesse
e la prestazione venisse ugualmente eseguita la si definirebbe ingiustificata e chi l’avesse
ricevuta dovrebbe restituirla, o comunque restituirne il valore (Art 2033: indebito oggettivo)
Quini un’obbligazione ha duplice rilevanza giuridica: è giusta causa della prestazione e dà
azione al creditore per conseguire quello che gli è dovuto. Quando una obbligazione
presenta solo uno dei due elementi descritti si parla di obbligazioni imperfetta. (Es.
debito di gioco) se il perdente non paga, il vincitore non ha azione ma se paga
spontaneamente il pagamento è giustificato e non deve essere restituito
Questo vale per quei debiti che non derivano da comando giuridico ma solo da un
imperativo di coscienza ed onore quindi sono quei rapporti la cui attuazione forzata non è
e necessaria e si preferisce lasciarli affidati alla coscienza dei singoli (obbligazioni
naturali).
Con l’azione il creditore ottiene la propria soddisfazione. In primo piano c’è il patrimonio
del debitore che viene assoggettato ad un’esecuzione forzata. Questo vale non solo
quando la cosa è prelevabile forzatamente ma anche nel caso che la prestazione non
adempiuta consista in un fare o non fare.
Quindi nell’ipotesi di inadempimento di una prestazione di fare il creditore potrà agire
contro il debitore facendosi risarcire i danni ed ottenendo somme che gli permetteranno di
procurarsi sul mercato prestazioni che sono equivalenti a quella mancata. (Art 2931
esecuzione forzata degli obblighi di fare: Se l’attività del debitore è sostituibile con attività
altrui il creditore potrà far eseguire la prestazione da altri a spese del debitore).
Stesso discorso vale per inadempimento degli obblighi di non fare: Quello che è fatto
violando un obbligo sarà distrutto a spese del debitore (Art 2933) e al creditore sarà
dovuto il risarcimento danni.
Quindi possiamo dire che il diritto di credito implica assoggettamento del patrimonio del
debitore dopo la nascita di un debito. I beni nel frattempo usciti dal suo patrimonio non
saranno più raggiungibili (primo rischio del creditore). Il secondo rischio per un creditore è
non trovare su cosa soddisfarsi in quanto altri creditori lo hanno preceduto con azioni
esecutive individuali.
63. Le fonti delle obbligazioni
L’articolo 1173 del codice civile indica queste fonti delle obbligazioni:
- Il contratto
- Il fatto illecito
- Ogni altro fatto o atto idoneo a produrle in conformità dell’ordinamento giuridico
Ve ne sono poi delle altre (ciò perché il contratto ovvero secondo l’articolo 1321 c.c
l’accordo tra due o più parti, è il modo principale per l’assunzione di impegni ma non
l’unico) tra cui le promesse unilaterali, la gestione di affari, la ripetizione dell’indebito o
l’arricchimento senza causa.
64. Le obbligazioni reali
A volte le obbligazioni sono a carico di un soggetto se e in quanto egli è proprietario di una
determinata cosa o titolare di un diritto reale su di essa. L’obbligazione è collegata con il
diritto reale. Le obbligazioni reali sono inerenti a diritti reali nel senso che l’obbligato,
rinunciando al diritto stesso in favore dell’altra parte, può liberarsene.
65. Confronto tra diritti reali e diritti di credito
Per far un confronto tra diritti reali e di credito bisogna innanzitutto soffermarsi sull’oggetto.
Oggetto del diritto reale sono tutte o alcune delle utilità di una cosa determinata mentre
oggetto del diritto di credito è una prestazione del debitore.
Il titolare di un diritto reale lo esercita direttamente sulla cosa posseduta ed è solo
necessario che i terzi non gli pongano ostacoli. L’obbligazione, invece, è strumento di
cooperazione: il diritto del creditore è soddisfatto solo mediante adempimento del debitore
tenuto a pagargli una somma o a svolgere un lavoro.
Nel diritto reale il dovere di astenersi riguarda chiunque ed è importante perché il titolare
possa trarre utilità dalla cosa senza nessun impedimento. Il diritto reale, inoltre, è in stretta
relazione con la cosa quindi aderisce ad essa e la segue presso chiunque questa si trovi
in senso fisico o giuridico (diritto di seguito). I diritti reali, inoltre, sono opponibili ai terzi nel
senso che gravano e devono essere rispettati anche da terzi. Il diritto di credito, invece,
segue la persona del debitore.
Il diritto reale gode di assolutezza della tutela ovvero è tutelato contro lesioni provenienti
da qualunque terzo. Per il diritto di credito, invece, vale la relatività della tutela nel senso
che questa è data di regola solo contro il debitore.
66. Diritti personali di godimento di cose
Esistono alcuni diritti di credito nei quali la prestazione dovuta dal debitore consiste nel
dover concedere l’uso di una cosa.
Si tratta di diritti personali di godimento che per la loro facoltà di concedere al creditore la
possibilità di usare direttamente la cosa somigliano ai diritti reali di godimento.
Il diritto personale di godimento implica un obbligo di cooperazione da parte del debitore il
quale è tenuto a consegnare la cosa al creditore, garantendolo successivamente contro
eventuali molestie da parte di terzi che pretendono di avere diritti sulla cosa.
67. Tipicità dei diritti reali
Ai privati è permesso di creare diritti di credito che per oggetto abbiano le più svariate
prestazioni, anche quelle che non sono espressamente previste dalla legge. Unica
condizione è che tali prestazioni devono essere lecite e suscettibili di una valutazione
economica.
I diritti reali, invece, si definiscono tipici in quanto si presentano “a numero chiuso”. Ciò
significa che possono essere creati semplicemente diritti reali che sono espressamente
previsti dalla legge. Inoltre non è permessa una modifica del loro regime legale, se non
entro limiti che sono molto ristretti ed in casi che sono eccezionalmente consentiti dalla
legge.
68. Il patrimonio
Il patrimonio è un insieme di rapporti giuridici attivi e passivi che hanno contenuto
economico e sono unificati dalla legge o in considerazione della loro appartenenza allo
stesso soggetto o in considerazione di una loro destinazione unitaria.
In primo luogo si ha il concetto di patrimonio generale della persona, la cui unitarietà si
manifesta nella regola che il debitore risponde dell’adempimento delle obbligazioni con
tutti i suoi beni. (Art 2740 cc)
Si ha poi patrimonio di destinazione quando una parte dei rapporti che fanno capo ad una
persona, oppure una pluralità di rapporti che fanno capo a più persone, sono costituiti in
una distinta unità giuridica in vista di una loro funzione specifica.
Il patrimonio di destinazione è detto patrimonio autonomo quando fa capo ad una pluralità
di persone (patrimoni delle associazioni, di società ed altre organizzazioni collettive).
Quando fa invece capo ad una sola persona, distinguendosi dal patrimonio generale di
questa, si chiama patrimonio separato (eredità accettato con beneficio di inventario,
acquisita dall’erede ma distinta dal suo patrimonio generale)
Caratteristica del patrimonio autonomo e separato è la destinazione preferenziale
dell’attivo alla soddisfazione delle passività comprese nel patrimonio stesso. Svolge quindi
funzione di garanzia e responsabilità. La garanzia può essere esclusiva ( nel senso che il
creditore del patrimonio separato può solo soddisfarsi su di esso) o concorrere con la
garanzia del patrimonio generale.

Capitolo XII
Acquisto e tutela dei diritti patrimoniali
69. Acquisti a titolo originario o a titolo derivativo
Un diritto patrimoniale può essere acquistato a titolo originario o a titolo derivativo. Il diritto
si acquista a titolo originario quando non è trasmesso da un’altra persona che ne era già
titolare.
Si acquista invece a titolo derivativo quando l’acquirente succede ad un precedente
titolare e il diritto gli spetta come ed in quanto spettava al titolare precedente. Il fenomeno
di passaggio prende il nome di successione.
Il soggetto che con la successione esce dal rapporto si chiama autore oppure dante
causa. Il soggetto che subentra acquisendo il diritto patrimoniale si chiama successore o
avente causa. Con tale procedimento cambia il titolare mentre il diritto soggettivo resta
totalmente immutato nel suo contenuto.
Successione Costitutiva: Quando l’acquisto a titolo derivativo abbia per oggetto un diritto
nuovo ma tale diritto nuovo deriva da un diritto del dante causa perché questo ne assorbe
parte del contenuto o comunque lo limita.
Perché un acquisto a titolo derivativo possa verificarsi è necessario vi sia un titolo di
acquisto valido, cioè un atto o un fatto giuridico che giustifichi l’acquisto. Serve anche che
il dante causa sia titolare del diritto che deve essere trasmesso.
70. Tutela in forma specifica e tutela per equivalente. Tutela assoluta e relativa
Quando il diritto viene tutelato in forma specifica vuol dire che si tende a ristabilire la
situazione che si sarebbe avuta in mancanza dell’illecito.
Quando un diritto viene cioè messo in pericolo, viene leso oppure entra in conflitto con
pretese altrui l’ordinamento giuridico tende ad assicurare l’esercizio delle facoltà e dei
poteri che ne costituiscono l’oggetto. Esempio: Al proprietario viene concessa azione di
rivendicazione per conseguire disponibilità della cosa che gli è stata sottratta.
La tutela in forma specifica, però, non sempre è concessa. Nei casi in cui ristabilire la
situazione che si sarebbe avuta in mancanza di illecito non è possibile non è allora
possibile avere tutela in forma specifica.
In questi casi, quindi, il titolare del diritto leso può solamente pretendere il risarcimento del
danno, ovvero il pagamento di una somma di denaro di valore corrispondente alle utilità
che gli sono state sottratte. In questo caso si ha una tutela per equivalente.
Sappiamo che i diritti reali godono di tutela assoluta e quelli di credito di tutela relativa.

SEZIONE QUARTA
ATTI ILLECITI E RESPONSABILITA’ CIVILE

Capitolo XIII
Gli atti illeciti
71. Atti dannosi leciti e illeciti
Non tutti gli atti dannosi sono vietati. Nella vita associata spesso accade che si rechi
danno ad altri lecitamente. (Esempio successo di un commerciante o industriale a scapito
di un altro. Ma la concorrenza non è vietata, anzi tutelata).
Altre volte invece l’atto dannoso è vietato cioè è un atto illecito. Questo atto può essere
preventivamente impedito ma una volta commesso dà luogo a responsabilità per danni.
La responsabilità per danni ha funzione di garanzia per il danneggiato ed allo stesso
tempo costituisce sanzione per il danneggiante e dovrebbe contribuire a scoraggiare il
commettere gli illeciti.
72. Il problema dell’identificazione degli illeciti. Tipicità e atipicità degli illeciti
Per distinguere tra atti dannosi leciti e illeciti alcuni sistemi giuridici presentano un elenco
di figure tipiche. In Italia, invece, si è formulato un principio generale, quello dell’articolo
2043 cc che definisce l’atto illecito come “Qualunque fatto doloso o colposo che cagiona
ad altri un danno ingiusto”.
La presenza dell’articolo 2043, quindi, lascia aperto l’elenco degli illeciti. La soluzione al
problema, quindi, dipende da una valutazione comparativa di due interessi contrapposti:
interesse minacciato da un certo tipo di condotta e interesse che l’agente ha realizzato o
vuole realizzare con quella condotta.
Esiste quindi la necessità di un intervento integrativo nella valutazione dell’illecito ma a
volte, come nel campo della tutela dei diritti reali, della vita, dell’integrità fisica o della
libertà di movimento, il sistema si avvicina a quello della tipicità tanto di illeciti quanto delle
cause di giustificazione.
Questo non esclude, però, che il giudice sia comunque chiamato a intervenire. Si prenda
come esempio l’articolo 2044 c.c in tema di legittima difesa. La legge richiede che la difesa
sia proporzionata all’offesa e questo deve essere valutato da un giudice.
73. Le principali figure di atto illecito. Illeciti contro la persona.
Sono innanzitutto considerati illeciti gli atti contro la persona quindi quelli lesivi della vita,
dell’integrità fisica, della salute e della libertà altrui. Lesione della salute può essere
causata non solo materialmente ma anche con atti o parole che cagionano turbamenti
d’animo di particolare gravità. Nel caso di uccisione di una persona il diritto al risarcimento
è riservato ai familiari.
74. Illeciti contro onore, riservatezza e verità personale
Costituiscono diffamazione le comunicazioni di notizie, voci o apprezzamenti che
offendono la reputazione altrui (Diffamazione è atto illecito)
Applicando l’articolo 2043 c.c è possibile affermare che la responsabilità civile può
derivare anche da atti colposi. Spesso la tutela dell’onore presenta un problema ovvero
entra in conflitto con la libertà di parola.
Innanzitutto esiste costituzionalmente (Art 68 cost.) un’assoluta immunità dei membri
parlamentari per le opinioni espresse nell’esercizio delle loro funzioni.
Se un’offesa si basa su fatto vero e determinato, la verità del fatto stesso non costituisce
da sola una causa di giustificazione. Occorre che la divulgazione del fato vero risponda ad
un interesse apprezzabile.
Risulta che la comunicazione di può costituire un illecito solo quando sia fatta
indipendentemente da ogni giusto interesse, al solo scopo di esporre una persona al
disprezzo, all’odio, al ridicolo o umiliazione.
Diffondere sul conto di una persona notizie non vere, anche se non diffamatorie,
costituisce lesione del suo diritto all’identità e verità personale.
In alcuni casi previsti dalla legge (Art 2059) è previsto risarcimento del danno non
patrimoniali. Questo è limitato solo nell’ipotesi in cui la falsa notizia derivi da una banca di
dati.
Ogni persona, infine ha diritto alla riservatezza della vita privata cioè ad una sfera di
intimità sottratta alla curiosità degli estranei. Inviolabilità del domicilio e segretezza della
corrispondenza e di ogni altra forma di comunicazione sono principi enunciati nella
costituzione.
La legge civile, inoltre, vieta di esporre o pubblicare l’immagine di una persona senza
consenso di questa e questo divieto dovrebbe venire applicato analogicamente alla voce
registrata.
75. Lesioni di diritti reali
La tutela più importante, nel campo dei diritti patrimoniali, spetta ai diritti reali. Innanzitutto
sono illeciti gli atti che danneggiano materialmente o distruggono la cosa.
Il diritto reale altrui può essere violato anche tramite impossessamento della cosa che
viene sottratta all’avente diritto. In tal caso la piena responsabilità per danno si ha nel caso
di malafede o di colpa grave.
76. Danni all’ambiente
Danni assai gravi sono spesso cagionati a cose che non sono oggetto di proprietà come
atmosfera, acque del mare e ambiente nel suo complesso. Spesso la lesione di tale
equilibrio si risolve in danni alla salute e alla qualità della vita dei singoli.
Trattandosi di interessi diffusi vanno tutelati e i messi principali di tutela sono offerti dal
diritto pubblico e lo strumento privatistico della responsabilità civile.
77. Pregiudizio a posizioni contrattuali
Il credito contrattuale può essere leso. La sua lesione più ovvia proviene dal debitore che
non esegue la prestazione dovuta, adempie male o adempie con ritardo.
Una posizione contrattuale, però, può essere pregiudicata anche da un terzo quando in
qualche modo coopera con il debitore nell’inadempimento.
Il terzo incorre in responsabilità quando con l’apposito intento di danneggiare il creditore,
induce il debitore a non adempiere attraverso incentivi oppure coopera attivamente in
manovre fraudolente fatte a danno del creditore.
78. Concorrenza sleale e illeciti contro l’impresa
Un imprenditore commette concorrenza sleale nel momento in cui compie atti idonei a
creare confusione della propria attività e dei propri prodotti con attività e prodotti del
concorrente, oppure diffonde notizie per screditare l’attività concorrente.
L’articolo 2598 cod.civ. menziona la categoria generale e conclude affermando un
generale divieto degli atti dannosi e non conformi ai principi della correttezza
professionale.
79. Falsa informazione
Un tipo di illecito civile è la falsa informazione anche quando questa sia solo colposa. Nel
caso in cui si tratti di informazione di cortesia la responsabilità è limitata ai casi di dolo o di
colpa grave.
80. Illeciti connessi con l’amministrazione della giustizia
La denuncia penale dell’innocente è colpita da sanzione solo se vi è malafede del
denunciate. (allo scopo di non scoraggiare collaborazione tra cittadini)
L’agire o il resistere in un giudizio civile avendo torto sono fonti di responsabilità per danni
solo se la parte soccombente era in malafede o colpa grave.
Il provvedimento di un giudice che ha agito ingiustamente può essere impugnato per
ottenere un riesame. La responsabilità del giudice è limitata dalla legge in alcune ipotesi di
dolo o colpa grave.
La responsabilità per dolo è sottoposta a disciplina ordinaria mentre nelle ipotesi di colpa
grave il danneggiato non può agire contro il giudice ma può chiedere risarcimento del
danno solo allo Stato il quale solo dopo aver risarcito farà un’azione di rivalsa contro il
magistrato.
81. Responsabilità per omissione
Quando costituisce violazione di uno specifico dovere giuridico di agire l’omissione diventa
un atto illecito.
Il dovere giuridico potrebbe derivare da legge, da un contratto o da precedente
comportamento attivo (Es. imprenditore che nel corso dei lavori stradali scava buca nel
marciapiede senza recintarla o segnalarla, creando così pericolo)
82. Responsabilità dei genitori, dei tutori, dei precettori e dei maestri d’arte
Il padre e la madre sono congiuntamente responsabili del danno cagionato dal fatto illecito
dei figli minori non emancipati che abitino con essi (Art. 2048 cc)
Se il figlio è un bambino oppure è un malato di mente può non essere personalmente
responsabile. In questi casi i genitori devono rispondere a norma dell’articolo 2047 che
implica un intenso dovere di sorveglianza.
Se si tratta invece di giovane che abbia già capacità di intendere e di volere allora egli è
personalmente responsabile, in solido con i genitori.
La responsabilità genitoriale è fondata sulla presunzione di una colpa nella sorveglianza
che può essere eliminata provando di non aver potuto in alcun modo impedire il fatto.
Analoga è la regola che si applica al tutore, ai precettori e ai maestri che sono responsabili
del gatto illecito dei loro allievi o apprendisti nel tempo in cui si trovano sotto la loro
sorveglianza.
83. Le cause di giustificazione
Ci sono comportamenti palesemente antigiuridici che però possono essere in alcuni casi
giustificati da particolari circostanze. Ad esempio il codice penale menziona come
giustificazione l’esercizio di un diritto.
Esistono alcune cause tipiche di giustificazione:
a) Consenso dell’avente diritto. Non è responsabile chi lede un diritto con consenso
della persona che può validamente disporne. I diritti personali a vita, salute ed
integrità fisica, onore e diritti fondamentali di libertà non sono disponibili.
b) Legittima difesa. Non è responsabile chi ha commesso il fatto perché costretto dalla
necessità di difendere un proprio diritto o quello altrui contro un pericolo attuale di
offesa ingiusta, sempre che la difesa si proporzionata all’offesa (Art 2044 cc)
c) Agisce in stato di necessità chi compie un fatto dannoso costrettovi dalla necessità
di salvare sé o altri dal pericolo attuale di un danno grave alla persona, se il
pericolo non è stato da lui volontariamente causato, né era altrimenti evitabile
A differenza dell’ipotesi di legittima difesa in questo ultimo caso il danneggiato non è in
torto in quanto il pericolo non proveniva da lui bensì da fatto di natura o fatto di un terzo.
D’altra parte non è in torto nemmeno il danneggiante. Per questo motivo la legge impone
che il danno debba essere ripartito tra l’uno e l’altro in una misura che secondo le
circostanze è equa (Art 2045)
84. Il dolo
Per dolo si intende un comportamento ingannevole che si sostanzia in artifizi e raggiri
grazie ai quali un soggetto cade in errore nel compimento di un negozio. (Quindi il dolo è
coscienza e volontà di cagionare atto dannoso)
Il divieto di raggirare gli altri ingiustamente si riferisce tanto agli atti diretti a cagionare
danno (Atti dolosi) quanto agli atti che non intendono cagionare danno ma determinano
pericolo del suo verificarsi (Atti colposi) Articolo 2043 cc
85. La colpa
Un illecito è colposo quando l’evento dannoso non è voluto dall’agente e si verifica a
causa di negligenza, imprudenza o imperizia, ovvero per inosservanza di leggi,
regolamenti, ordini e discipline.
Il comportamento dell’agente è valutato con un criterio di valutazione costituito dalla
diligenza dovuta secondo le varie circostanze. Questo tipo di diligenza non coincide con la
diligenza media o quella usuale che vale solo come misura del minimo dovuto: aver avuto
diligenza minore costituisce colpa.
Non sempre creare rischio di danno costituisce imprudenza colpevole. Perché si possa
parlare di colpa è necessario che il rischio vada oltre la misura che solitamente si
considera giustificata e tollerabile. Questa dipende non solo dalla probabilità dell’evento
dannoso ma anche della gravità del danno che ne risulterebbe.
Probabilità e gravità de danno devono essere confrontate con l’utilità sociale del tipo di
condotta in questione: quanto maggiore è l’utilità, tanto maggiore è il rischio consentito.
Infine bisogna anche tenere conto del costo delle misure idonee a ridurre o eliminare il
rischio.
86. Atti colpiti solo se compiuti con l’intenzione di nuocere, oppure con dolo o con colpa
grave
Solitamente la lesione di un interesse tutelato implica responsabilità tanto se è dolosa
quanto se è colposa. A volte, però, la responsabilità può derivare solo da atti commessi
con dolo, oppure da atti commessi con dolo o colpa grave.
Questa limitazione si giustifica con l’opportunità di non determinare una prudenza
eccessiva che potrebbe risultare a sua volta dannosa.
87. La capacità di intendere e di volere
Presupposto perché l’atto illecito possa venire imputato all’agente è che questi avesse la
capacità di intendere e di volere al momento in cui lo ha commesso (Art 2046). ci si
riferisce alla capacità naturale e non a quella legale.
La capacità naturale può essere esclusa da insufficiente maturità, dovuta alla giovane età,
da malattia mentale o altre minorazioni, da stati di ubriachezza o effetto di stupefacenti.
Naturalmente se lo stato di incapacità deriva da colpa dell’agente (si è ubriacato) questi
resta responsabile.
In caso di danno cagionato da persona non responsabile il risarcimento è dovuto da chi è
tenuto alla sua sorveglianza, salvo che provi di non aver potuto impedirne il fatto.

Capitolo XIV
La responsabilità oggettiva
88. Nozione
Come abbiamo visto vi sono atti dannosi leciti che non sono fonte di responsabilità e atti
dannosi vietati che possono essere impediti preventivamente, se possibile, e danno luogo
a responsabilità per danni.
Esiste anche una terza categoria di attività dannose che è intermedia tra la due. Si tratta di
attività consentite ma che obbligano al risarcimento dei danni che ne derivano. Sono
attività dannose o rischiose che danno luogo alla responsabilità oggettiva o responsabilità
senza colpa.
90. Le ipotesi di responsabilità oggettiva per rischio
La legge prevede in una serie di ipotesi una responsabilità senza colpa.
L’articolo 2049 dispone che “padroni e committenti sono responsabili per i danni arrecati
dal fatto illecito dei loro domestici e commessi nell’esercizio delle incombenze a cui sono
adibiti”
La legge in questo caso non ammette che il datore di lavoro si possa liberare provando di
essere esente da colpa, avendo usato la diligenza nelle scelta e nella sorveglianza del
dipendente. La responsabilità del datore di lavoro, quindi, è una responsabilità
indipendente dalla colpa. Stesso fondamento ha la responsabilità del proprietario di un
veicolo per i danni cagionati dal conducente (Art 2054)
Ci sono poi altre norme che dispongono responsabilità oggettiva per danni cagionati da
cose. Ad esempio in campo edilizio si stabilisce che il proprietario o altri soggetti indicati
dalla legge sono responsabili se l’incidente è dovuto a vizio di costruzione o difetto di
manutenzione.
Vi sono poi due norme che dispongono responsabilità per danno causato da cose o
animali, salvo prova del caso fortuito (Art 2051 e 2052 cc).
La dimostrazione di aver adottato tutte le misure idonee ad impedire il fatto dannoso non è
sufficiente per escludere la responsabilità. Dimostrare la mancanza di colpa non equivale
ancora alla prova del caso fortuito.
92. La responsabilità per il fatto dei dipendenti
a) Il rapporto di preposizione. L’articolo 2049 esprime principio secondo cui ciascuno
deve rispondere dei danni cagionati a terzi dalle persone che impiega al proprio servizio.
Perché ci sia tale responsabilità serve un rapporto di preposizione tra autore del fatto
dannoso (Commesso o preposto) e responsabile (committente o preponente). E’
necessario anche che il danno sia stato cagionato dal preposto nell’esercizio delle
incombenze alle quali è adibito. Chi si serve dell’opera di soggetti esterni o estranei non
risponde dei danni che questi possono illecitamente cagionare a terzi
b) L’esercizio delle incombenze: il fatto illecito del preposto impegna la responsabilità
oggettiva del preponente solo se è stato compiuto nell’esercizio delle incombenze a cui
egli è adibito. Ciò perché il dipendente non deve essere solo considerato come un
ingranaggio nella macchina industriale ma ha anche la propria sfera di attività personale
che è estranea ai compiti affidati.
Il criterio è quindi che l’imprenditore debba rispondere dei danni che siano realizzazione
del maggior rischio che l’impresa introduce nella società.
93. Responsabilità per danno cagionato da cose o animali
a) Determinazione del responsabile. Circa il danno cagionato da animali l’articolo 2052
cc dispone che la responsabilità che è in esso prevista grava sul proprietario dell’animale
o su chi se ne serve per il tempo che lo ha in uso. La responsabilità in questione non
colpisce chi detenga l’animale nell’interesse altrui. La disposizione sul danno cagionato da
cose vede come responsabile colui che le ha in custodia (Art 2051 cc)
b) Il caso fortuito come limite della responsabilità. Tanto la responsabilità per danno
cagionato da cose quanto responsabilità per danno cagionato da animali si estendono fino
al limite del caso fortuito. Una prova di mancanza di colpa non basta a escludere la
responsabilità perché non equivale alla prova di fortuito. Per provare il caso fortuito
bisogna provare che il danno è dovuto ad evento imprevedibile ed inevitabile, estraneo a
cosa, animale o sfera del custode. Un’interpretazione diversa definisce il caso fortuito un
evento raro, straordinario nelle sue conseguenze, tanto da essere estraneo al rischio tipico
della cosa o dell’animale.
c) Ambito di applicazione dell’articolo 2051 cc. Secondo l’articolo ciascuno è
responsabile delle cose che ha in custodia salvo che provi i caso fortuito. Allo scopo di
delimitare il suo ambito di applicazione di fronte alla regola generale della responsabilità
per colpa è necessario distinguere se il danno è dovuto a fato della cosa o fatto dell’uomo.
L’articolo 2051 dovrà essere applicato quando la cosa agisce mentre non è azionata
direttamente dal custode o dai suoi dipendenti o quando pur essendo azionata da questi si
sottragga al loro controllo per un guasto o per cause accidentali.
94. Responsabilità per esercizio di attività pericolose
La responsabilità oggettiva è posta a carico di chiunque eserciti una attività valendosi
dell’opera di dipendenti o utilizzando cose che possono recare danno.
Se si tratta di attività pericolosa, concorre l’applicazione dell’articolo 2050 c.c .” Chiunque
cagiona danni ad altri nello svolgimento di un’attività pericolosa, per sua natura o per la
natura dei mezzi adoperati, è tenuto al risarcimento, se non prova di aver adottato tutte le
misure idonee a evitare il danno”
Se il danno è cioè dovuto a fatto di un dipendente il danneggiato dovrò provare la colpa di
questo. Se si tratta di un’attività pericolosa il danneggiato è esonerato da tale prova e
starà a chi esercita l’attività pericolosa dimostrare che sono state prese tutte le misure
necessarie.
95. Responsabilità del produttore
Se l’incidente è causato da difetto di produzione o progettazione, sarà il produttore a
rispondere del danno e non gli sarà consentito di esonerarsi dalla responsabilità
dimostrando la mancanza di colpa.
La responsabilità è però esclusa quando lo stato delle conoscenze scientifiche e tecniche
al momento in cui il produttore ha messo in circolazione in prodotto non permetteva di
considerarlo difettoso.
Se l’identità del produttore non risulta dal prodotto o dalla sua confezione, il rivenditore
deve dichiararla al danneggiato e se non lo fa si rende personalmente responsabile.
96. Responsabilità civile e assicurazione
La responsabilità per il danno tende a reintegrare il patrimonio del danneggiato. Questa
funzione, però, non è sufficiente a giustificarla.
Nelle ipotesi in cui il danno sia arrecato colpevolmente la responsabilità costituisce
sanzione che colpisce chi si è comportato in modo vietato e la cui minaccia dovrebbe
contribuire a scoraggiare gli atti illeciti.
Quando il responsabile è assicurato contro responsabilità civile, l’efficacia intimidatrice
della responsabilità stessa viene meno o si riduce di molto per quanto riguarda gli atti
colposi (il colpevole non dovrà pagare di tasca sua e pagherà l’assicuratore)
Il meccanismo dell’assicurazione della responsabilità civile esercita pressione economia
sulla decisione di esercitare una certa attività rischiosa.

Capitolo XV
Danno, Causalità, Rimedi
97. Nozione di danno patrimoniale e non patrimoniale. Danno emergente e lucro cessante.
Il danno patrimoniale può consistere nella perdita, nella distruzione o nel danneggiamento
di un bene patrimoniale, nella perdita di un guadagno o nella sopravvenuta necessità di
compiere determinate spese
Nell’ambito del danno patrimoniale distinguiamo il danno emergente dal lucro cessante.
- Danno emergente: Diminuzione del patrimonio
- Lucro cessante: esclusione di incremento patrimoniale che si sarebbe verificato in
assenza del fatto dannoso.
Esempio: Un taxi viene danneggiato, le spese di riparazione sono il danno emergente. Il
lucro cessante è il guadagno mancato nel periodo in cui l’autoveicolo è stato fermo in
officina.
Il danno non patrimoniale consiste nella perdita o lesione di un bene personale, che non
possa essere oggetto di scambio e valutazione economica (salute, libertà, onore). La
lesione di un simile bene personale spesso determina indirettamente anche un danno
patrimoniale
In ogni caso il danno è risarcibile solo se deriva dalla lesione di un interesse lecito e degno
di tutela giuridica.
98. Causalità di fatto e condizione sine qua non
Un danno è risarcibile solo se nasce come conseguenza di un atto illecito. L’atto illecito,
quindi, deve essere la condizione necessaria dell’evento dannoso (condizione sine qua
non).
Il risarcimento del danno è escluso quando questo si sarebbe ugualmente e nello stesso
momento verificato anche in mancanza dell’atto illecito e sarebbe rimasto a carico del
danneggiato.
Si può parlare di conseguenza dannosa solo quando esiste un rapporto di causalità tra il
fatto e la condizione necessaria
99. Causalità immediata e diretta
La conseguenza dannosa è definita in base alla coesistenza del fatto e della condizione
necessaria ma è importante affermare che questo non è sufficiente in quanto la
responsabilità non si estende a tutte le conseguenze dannose.
Sorge un problema definito come “problema della causalità giuridica”. Un primo criterio
limitativo deriva dalla considerazione che la vittima di un illecito non ha diritto ad essere
garantita contro rischi ai quali sarebbe stata esposta anche in assenza dell’illecito.
Un atto illecito, in generale, è condizione sine qua non rispetto a tutti i successivi eventi
dannosi nei quali il danneggiato si imbatte. Questo perché il presupposto è che spesso un
atto illecito può cambiare tutto il corso della vita della vittima.
E’ anche evidente, però, che la responsabilità dell’autore del fatto illecito non deve essere
estesa a tutti gli aventi dannosi perché ne risulterebbe altrimenti una sorta di assicurazione
per il danneggiato che lo porterebbe in una situazione migliore di quella in cui si sarebbe
trovato in mancanza dell’illecito.
100. Rapporto fra ambito della responsabilità da atto illecito e scopo della norma violata
Il rapporto di causalità, come già detto, vale tanto per la responsabilità da atto illecito
quanto per la responsabilità oggettiva.
Qui considereremo, però, solo la responsabilità da atto illecito. Consideriamo l’ipotesi in
cui il danno è realizzazione di un rischio nuovo (rischio che in assenza dell’illecito non ci
sarebbe stato) creato dall’autore dell’illecito.
Se l’atto crea solo un rischio ragionevole e questo rischio si traduce in un danno, non è
necessario affrontare il problema della causalità per escludere la responsabilità da illecito
ma sarà sufficiente rilevare che la condotta non è vietata.
Nell’ipotesi in cui l’atto crei insieme un rischio vietato ed uno permesso e quest’ultimo si
realizzi in un danno, la condotta è illecita ma la responsabilità è comunque da escludersi in
quanto il danno non è realizzazione di quel rischio che rende illecita la condotta.
Esempio-> Tizio trasporta due bambini in motocicletta, violando così una norma per la
sicurezza stradale. Se l’incidente stradale si verifica Tizio ne risponderà. Supponiamo che
si verifichi evento dannoso di altra natura: Ad esempio uno dei due trasportati si ammala a
causa del freddo (Questo è un danno causato da condotta illecita di Tizio. E’ chiaro, però,
che questo non ne risponde poiché si tratta di danno derivante da rischio diverso e
separato da quello che rendeva illecita la condotta.
Il criterio limitativo della responsabilità può così essere formulato: il danno non è risarcibile
se non è realizzazione di quel rischio in considerazione del quale la condotta è illecita. Il
tutto può esprimersi affermando la mancanza di causalità giuridica tra fatto illecito ed
evento dannoso.
101. Rapporto tra ambito della responsabilità oggettiva e funzione di questa
Perché la responsabilità oggettiva svolga la sua funzione e perché sia fattore di ordine e
non disordine economico, occorre che si possa inserire nel gioco di profitti e perdite
imprenditoriali o più in generale nel bilancio di chi esercita l’attività alla quale la
responsabilità oggettiva è collegata.
Occorre escludere la responsabilità per i fatti atipici, estranei al rischio che il responsabile
può prevedere e contro il quale egli può premunirsi.
Uno degli strumenti più importanti è costituito dalla nozione di caso fortuito che secondo gli
articoli 2051,2052 CC è il limite della responsabilità per il danno da cose o da animali.
Per quanto riguarda la responsabilità oggettiva per il fatto dei dipendenti, il limite è dato
dalla nozione di “esercizio delle incombenze”.
Per quanto riguarda, infine, le ipotesi di responsabilità oggettiva per danni derivanti da
cose o attività particolari, il limite deriva dalla descrizione legislativa degli incidenti ai quali
la responsabilità si estende.
102. Concorso di responsabili
Se un fatto dannoso è riconducibile a più persone, queste sono tutte obbligate al
risarcimento del danno. La loro responsabilità è detta responsabilità solidale e questo
significa che il danneggiato può pretendere l’intero risarcimento anche da uno solo dei
danneggianti. Colui che ha risarcito il danno potrà poi rivalersi nei confronti dei
corresponsabili, nella misura determinata dalla gravità della colpa di ciascuno e dall’entità
delle conseguenze che ne sono derivate. (Art 2055 cc)
La corresponsabilità può derivare da una condotta illecita comune ma può anche accadere
che più persone concorrano a cagionare il danno operando indipendentemente l’una
dall’altra oppure può succedere che la responsabilità di un agente immediato concorra con
la responsabilità di chi non ha rispettato il dovere di sorvegliarlo (Es. responsabilità del
minore capace di intendere e volere e responsabilità genitoriale, a norma del 2048 cc)
La stessa regola si applica quando il danno è realizzazione di più rischi concorrenti, tutti
sottoposti a regime di responsabilità oggettiva. Anche qua ciascuno dei responsabili
risponderà per l’intero verso il danneggiato; nei rapporti interni il danno si ripartirà poi in
proporzione all’entità del rischio creato da ciascuno.
Con i rischi incolpevoli possono concorrere anche colpe. In questo caso il risarcimento
dovrà essere ripartito, nei rapporti interni tra corresponsabili, in modo adeguato sia alla
gravità delle colpe, sia all’entità dei rischi creati. Chi ha risarcito il danno avrà però
regresso per intero se la rua responsabilità senza colpa ha solo funzione di garanzia nei
confronti di una responsabilità che primariamente è altrui.
103. Concorso di colpa del danneggiato
Quando la negligenza o l’imprudenza del danneggiato hanno concorso a cagionare il
danno Il risarcimento del danno stesso da parte del danneggiante, può essere ridotto o
escluso.
Questo significa che il diritto non solo impone a ciascuno il dovere di astenersi da
cagionare danni ad altri, ma impone anche l’onere di usare la ragionevole diligenza per
tutelare se stessi e il proprio patrimonio non aggravando il pericolo creato da altri.
Se il fatto colposo del danneggiato ha concorso a cagionare il danno, il risarcimento è
diminuito secondo la gravità della colpa e l’entità delle conseguenze che ne sono derivate
(Art 1227, 2056 CC). Questa regola, però, non può essere richiamata da un danneggiante
che ha agito con dolo.
Tutto ciò si riferisce al fatto dannoso. Una volta che ciò si è verificato, diventa operante
l’onere del danneggiato di non aggravarne le conseguenze: il risarcimento, cioè, non è
dovuto per quei danni ulteriori che il danneggiato avrebbe potuto evitare usando l’ordinaria
diligenza. Questa regola viene applicata anche quando il danneggiante abbia agito con
dolo.
La legge parla di concorso di colpe del danneggiato. Solo l’eventuale incapacità naturale
del danneggiato esclude la possibilità di configurare un suo concorso di colpa.
104.Il risarcimento del danno per equivalente
Il danno cagionato da atto illecito o da fatto che sia fonte di responsabilità oggettiva deve
essere risarcito dal responsabile.
Il risarcimento si fa pagando al danneggiato una somma di denaro equivalente al danno
patrimoniale che esso ha subito sia come diminuzione del patrimonio (danno emergente)
sia come mancato guadagno (lucro cessante).
Il lucro cessante dovrà essere determinato in base al calcolo degli utili che il danneggiato
avrebbe conseguito, secondo il prevedibile corso degli eventi, se il fatto dannoso non si
fosse verificato. Oltre al danno che si è già verificato può anche essere risarcito il danno
futuro, con la condizione che tale danno sia ragionevolmente certo (lo si decide attraverso
una valutazione equitativa a norma dell’articolo 1226 cc)
Importante è la determinazione di danni alla persona. In tal caso devono essere in primo
luogo risarcite le spese di cura (danno emergente) e poi la successiva diminuzione della
capacità di guadagno nel caso di invalidità permanente (lucro cessante)
105. La reintegrazione in forma specifica
Il risarcimento per equivalente costituisce un surrogato in quanto il danneggiato non è
tenuto ad accontentarsene. Il danneggiato può anche chiedere che venga ricostituita la
situazione che si sarebbe avuta in mancanza del fatto dannoso (Reintegrazione in forma
specifica, articolo 2058 cc)
Rientra nel concetto di reintegrazione in forma specifica anche la pubblicazione della
sentenza che ristabilisca la verità dei fatti contro notizie false o idonee a creare
confusione.
Nel caso di danno ad ambiente la reintegrazione in forma specifica non è possibile. In
questi casi deve operare il risarcimento in danaro.
106. La riparazione del danno non patrimoniale
La perdita o la lesione di un bene personale che non può essere oggetto di scambio o
valutazione economica costituisce di per sé un danno.
Il danno non patrimoniale non può essere risarcito per equivalente. Tuttavia il pagamento
di una somma di danaro al danneggiato gli attribuisce un beneficio che può valere come
compenso di un torto subito.
La riparazione dei danni non patrimoniali non è imposta in generale ma solo nei casi
previsti dalla legge (Art 2059 CC). Si tratta in primo luogo di ipotesi in cui il danno deriva
da reato.
Il danno non patrimoniale è risarcibile anche quando deriva da lesione di interessi della
persona costituzionalmente garantiti come diritti inviolabili all’integrità fisica e alla dignità
personale, e in particolare la lesione al diritto alla salute, all’immagine, al nome o alla
riservatezza.
Si fa rientrare nel danno non patrimoniale anche lo sconvolgimento della vita familiare che
segue alla perdita di un congiunto.
107.Azione Inibitoria
L’ordinamento giuridico offre contro l’atto illecito una reazione che mira preventivamente
ad impedire il compiersi dell’illecito stesso e nel caso ad eliminarne le conseguenze.
Prima che l’illecito sia compiuto il diritto opera non solo con la minaccia della sanzione ma
anche con misure immediate volte ad impedire il comportamento lesivo.
In ipotesi eccezionali in cui l’urgenza del pericolo non permette altro rimedio, la legge
consente al privato di difendersi da sé anche con la forza (Art 2044 CC). Fuori da tali
ipotesi interviene la difesa pubblica che concede al soggetto minacciata un’azione
inibitoria: un’azione di difesa pubblica mediante la quale si richiede cessazione di un
comportamento lesivo di un interesse giuridicamente rilevante.
Tale azione è concessa in una serie di situazioni particolari come, ad esempio, tutela del
nome contro uso indebito da parte di altri, tutela dell’immagine contro esposizione o
pubblicazione abusiva.

SEZIONE QUINTA
IL NEGOZIO GIURIDICO E IL CONTRATTO

Capitolo XVI
L’autonomia privata e il negozio giuridico
108.Nozione
Autonomia privata significa possibilità per i singoli di regolare da sé e nel modo voluto i
rapporti giuridici con altre persone.
Lo strumento per la realizzazione dell’autonomia privata è il negozio giuridico: Atto o un
insieme di atti di più persone rivolto a produrre effetti riconosciuti e garantiti
dall’ordinamento giuridico.
Gli atti negoziali consistono normalmente in dichiarazioni ma a volte possono anche
consistere in comportamenti che diano materialmente attuazione ad un assetto negoziale
di interessi.
Un negozio giuridico ha la fondamentale funzione di consentire ai singoli di regolare in
maniera autonoma e propri interessi dando luogo all’assetto desiderato.
La volontà, però, non basta a giustificarne l’efficacia e il vero vincolo è creato dalla
posizione di un regolamento di interessi nei confronti di altre persone attraverso una
dichiarazione negoziale.
109. Volontà e dichiarazione nel negozio giuridico
Generalmente una dichiarazione negoziale corrisponde a quello che il dichiarante vuole.
Capita, a volte, che questa corrispondenza manchi.
Non c’è alcun problema quando il dichiarante abbia nel proprio intimo intenzione n diversa
da quella risultante dalla dichiarazione negoziale. E’ ben chiaro che questa riserva
mentale risulti del tutto irrilevante.
Problematici sono i casi in cui la divergenza deriva da errore nella dichiarazione (Voglio
scrivere 100 ma per sbaglio scrivo 1000) e quelli in cui sono state utilizzate espressioni
con un significato equivoco ed incerto.
Problematici sono anche i casi nei quali il processo formativo della volontà negoziale sia
stato turbato dalla minaccia, dall’inganno o dall’errore.
110. Limiti dell’autonomia privata
Il potere che i singoli hanno di regolare i propri rapporti ed interessi trova un limite
nell’esigenza che questi interessi non entrino in contrasto con quelli della società e siano
anzi degni di opportuna protezione giuridica. Da qui sorgono una serie di limite per
l’autonomia privata.
A volte l’ordinamento giuridico consente ai privati solo la scelta fra determinati tipi di
negozi giuridici. Nel diritto di famiglia, ad esempio, esiste solo un numero chiuso di negozi
tipici (Matrimonio, adozione)
A volte il principio della tipicità è presente anche nel campo dei negozi patrimoniali quando
ad esempio questo sia imposto dall’esigenza di tutela dei terzi o dal traffico giuridico, o da
altre ragioni particolari.
Ci sono casi in cui gli effetti del negozio tipico sono rigidamente regolati dalla legge, altre
occasioni nelle quali la legge lascia uno spazio in cui la volontà privata può determinare il
contenuto del negozio.
Resta poi il campo degli accordi contrattuali dove vige il principio dell’atipicità. Occorre in
ogni caso che il regolamento contrattuale determinato dalle parti non sia illecito e sia anzi
diretto a realizzare interessi meritevoli di tutela secondo l’ordinamento giuridico (Art 1322)
111. L’integrazione del regolamento negoziale privato
Normalmente chi stipula contratto o altro negozio giuridico non pensa a regolare tutti i suoi
effetti (Es. non viene specificato il luogo dello scambio). In questi casi sono presenti delle
lacune all’interno del regolamento negoziale che devono essere colmate attraverso delle
disposizioni di legge. All’interno del codice civile e di altre leggi civili, infatti, è presente un
complesso di regole integrative dei contratti incompleti
- Articolo 1374 cc (integrazione del contratto) e articolo 1324 cc (Norme applicabili ad
atti unilaterali
Gli effetti essenziali del negozio giuridico sono voluti dalle parti e costituiscono il nucleo al
quale le disposizioni integrative non possono accedere.
Le norme delle quali stiamo parlando sono norme dispositive cioè derogabili di una diversa
pattuizione degli interessati e applicabili solo in mancanza di questa.
Ma l’autonomia privata, come già detto, incontra dei limiti che sono fissati da norme e
principi non derogabili cioè norme e principi imperativi. A volte la contrarietà a norme
imperative rende nullo l’intero negozio, altre volte la nullità colpisce solo una parte, spesso
automaticamente sostituita dalla disposizione imperativa stessa.
Concludendo è possibile affermare che a determinare il regolamento negoziale
concorrono le dichiarazioni precettive dei privati, la legge (con norme dispositive ed
imperative) e a volte anche gli usi e l’equo apprezzamento del giudice (questi ultimi solo in
via subordinata e con funzione integrativa).
112.Elementi del negozio giuridico
L’articolo 1325 del codice civile elenca quattro elementi essenziali di un negozio giuridico:
1. Accordo delle parti
2. La causa
3. L’oggetto
4. La forma, quando è prescritta dalla legge sotto pena di nullità
Volendo generalizzare tale schema il primo elemento va ravvisato nella manifestazione di
volontà così da potersi riferire non solo ai negozi che richiedono accordo di due o più parti
ma anche a quelli consistenti in una dichiarazione unilaterale.
La causa è la ragione essenziale di un negozio e la giustificazione di tutte le prestazioni
negoziali. Occorre che essa esista e che sia lecita.
L’oggetto consiste nelle prestazioni negoziali: deve essere possibile, lecito, determinato o
determinabile.
La forma, infine, è requisito del negozio <<quando risulta che è prescritta dalla legge sotto
pena di nullità>>. La legge si riferisce non alla forma in genere ma anche alla forma
speciale e vincolata, richiesta per alcuni tipi di negozio.
Oltre a questi quattro elementi che sono definiti elementi essenziali vi sono poi alcuni
elementi accidentali quali la condizione, il termine ed il modo.
114. Negozi unilaterali e contratti
Un negozio giuridico si dice unilaterale quando è costituito dalla dichiarazione di volontà o
dal comportamento negoziale di una sola parte (Per parte si può intendere anche un
gruppo di persone che si pongano come unico centro di interessi rispetto a quel negozio
giuridico)
Se il negozio è costituito dalle dichiarazioni di volontà o dai comportamenti negoziali di due
o più parti si dice bilaterale o plurilaterale. Il contratto è il negozio con cui due o più parti
costituiscono, regolano o estinguono rapporti giuridici patrimoniali (Art. 1321 cc)
Alcune operazioni giuridiche patrimoniali si possono compiere unilateralmente mentre altre
richiedono un contratto. La necessità del consenso di tutti gli interessati (quindi contratto)
appare evidente, ad esempio, nelle operazioni giuridiche in cui ciascun partecipante
assume obbligazioni o dispone dei propri diritti.
In generale un contratto opera per la maggior parte dei negozi giuridici patrimoniali tra vivi
e quando un contratto si conclude senza necessità di accettazione da parte dell’oblato (il
destinatario dell’offerta) questo attraverso il rifiuto può decidere di paralizzarne l’efficacia.
Il negozio unilaterale, invece, ha effetto in quanto con i negozi giuridici unilaterali possono
essere realizzate solamente delle operazioni giuridiche residue come atti che riguardano
direttamente il patrimonio di colui che li compie: accettazione di eredità, rinuncia a diritti
reali su cosa altrui, l’abbandono o derelizione di una cosa mobile.
Quando si tratta di un immobile, invece l’abbandono unilaterale ne determina l’acquisto da
parte dello Stato.
Vi sono anche alcuni negozi unilaterali che presuppongono vi sia nella persona di chi li
compie un potere che deriva da contratto o legge: Si tratta di atti unilaterali che possono
anche implicare modifiche sfavorevoli per il patrimonio altrui come ad esempio il recesso
da contratto.
115.Deliberazioni
Per deliberazione si intende una dichiarazione negoziale approvata, all’unanimità oppure a
maggioranza dall’organo collegiale di una persona giuridica o di un gruppo organizzato
Queste valgono come un regolamento negoziale del gruppo e per questa ragione si
considerano negozi unilaterali che provengono dal gruppo stesso.

Capitolo XVII
La manifestazione di volontà
116. Dichiarazioni recettizie e non recettizie
Le dichiarazioni si distinguono in recettizie e non recettizie a seconda che la loro efficacia
giuridica sia subordinata alla ricezione nella sfera di particolari soggetti oppure no.
In un negozio bilaterale oppure plurilaterale la dichiarazione di volontà di ciascuna parte è
destinata alla controparte ed è perciò sempre recettizia.
Una dichiarazione recettizia produce i suoi effetti da quando la persona a cui è destinata
ne viene a conoscenza e tale dichiarazione si reputa conosciuta nel momento in cui
giunge all’indirizzo del destinatario, se questi non prova di essere stato, senza sua colpa,
nell’impossibilità di averne notizia (Art 1334)
I negozi unilaterali, invece, possono consistere tanto in dichiarazioni recettizie quanto in
dichiarazioni non recettizie.
Sono recettizi i negozi giuridici come recesso unilaterale da associazione o società, sono
non recettizi il testamento, la promessa al pubblico oppure l’accettazione dell’eredità.
117.Dichiarazione espressa e manifestazione tacita di volontà
La volontà delle parti può essere dichiarata espressamente, per mezzo della parola
parlata o scritta o anche con qualsiasi altro segno che valga come mezzo per comunicare
un messaggio.
La volontà può venire manifestata anche in modo tacito attraverso un <<comportamento
concludente>> o, in casi particolari, con il silenzio.
118.Il comportamento concludente
Un comportamento concludente è un comportamento che non è direttamente mezzo di
espressione e di comunicazione ma che presuppone e realizza una volontà ed
indirettamente la manifesta.
Vi sono ipotesi nelle quali il significato di comportamento concludente deriva dalla legge
stessa: Ad esempio la volontaria esecuzione di un contratto annullabile, da parte del
contraente cui spettava azione di annullamento e che conosceva il motivo di annullabilità,
costituisce convalida del contratto stesso (Art 1444)
In altri casi sono le circostante concrete che attribuiscono a un comportamento un
significato negoziale: Ad esempio avvalersi di una prestazione offerta al pubblico in
cambio del pagamento di un corrispettivo, come salire su un mezzo di trasporto pubblico.
L’efficacia giuridica del comportamento stesso e comportamento concludente sta nel fatto
che esso ha dato attuazione ad un regolamento negoziale.
Vi è poi la Protestatio che è una espressa dichiarazione esplicativa che può escludere
l’apparente significato negoziale di un comportamento concludente. Essa non ha effetto
nei casi in cui sia contraria a comportamenti onesti.
Un abuso del concetto di dichiarazione tacita si verifica nel momento in cui si vogliono
giustificare alcuni risultati giuridici che sembrano equi fingendo che questi siano stati voluti
dall’interessato.
119.Il silenzio come manifestazione di volontà
Di regola il silenzio non costituisce una dichiarazione di volontà. In certe circostanze,
tuttavia, può assumere un valore dichiarativo (astensione e silenzio in una votazione
assumono valore di voto favorevole)
Di regola nessuno può unilateralmente attribuire un significato particolare al silenzio altrui.
Un significato può essere attribuito solo dalla legge (Art 1333 cc) o di un precedente
accordo tra le parti, oppure dal principio della buona fede nelle trattative e nello
svolgimento del rapporto contrattuale, tenendo conto degli usi di una determinata cerchia
sociale.
120.Il silenzio come pura e semplice omissione di una dichiarazione
Il silenzio produce risultato analogo alla rinuncia quando la legge consente l’acquisto di un
diritto a condizione che l’interessato emetta una corrispondente dichiarazione entro un
termine, trascorso il quale esso è precluso.
Tuttavia l’analogia alla rinuncia non è da interpretarsi come volontà di rinuncia in quanto
l’effetto si produrrà anche se il silenzio deriva da cause di forza maggiore o incapacità di
intendere e di volere.

Capitolo XVIII
L’interpretazione del negozio giuridico
121. Il problema
Il significato delle parole e degli altri segni usati come mezzi di comunicazione può variare
a seconda del contesto e delle circostanze. Può perciò che la dichiarazione negoziale non
abbia un significato univoco e venga intesa in modo diverso dal dichiarante e dal
destinatario della comunicazione.
Interpretare una dichiarazione è importantissimo in quanto le espressioni equivoche non
sono fenomeno patologico e raro.
Quando si interpreta è necessario considerare che ogni proposizione ha una zona centrale
di significato sicuro e attorno a questa una penombra di riferimenti incerti. Per questa
ragione il problema dell’interpretazione richiede una scelta giuridica tra i diversi significati
possibili.
In materia contrattuale i criteri di scelta vengono indicati dalla legge. Queste disposizioni
(art dal 1362 al 1371) sono applicabili anche a negozi unilaterali tra vivi (art 1324) e da
esse si può trarre qualche indicazione sui criteri di interpretazione del testamento.
122.L’interpretazione soggettiva
Nei contratti e nelle dichiarazioni unilaterali tra vivi, quando la dichiarazione negoziale è
intesa nello stesso modo dal dichiarante e dal destinatario un primo e fondamentale
criterio impone che le dichiarazioni debbano essere interpretate secondo il significato che
gli è stato concordatamente attribuito al momento della conclusione del contratto.
Tutto ciò sempre considerando che la comune intenzione sia effettivamente esistita e
possa essere accertata a norma dell’articolo 1362 cc.
L’articolo 1363 cc stabilisce, inoltre, che il significato della dichiarazione negoziale possa
desumersi da contesto e circostanze.
123.L’interpretazione oggettiva
Se dichiarante e destinatario della dichiarazione attribuiscono a quest’ultima significati
diversi è necessario stabilire se uno dei due debba prevalere sull’altro: il più ragionevole in
quanto meglio giustificato sarà quello prevalente.
Il codice civile detta una serie di regole per la scelta del significato più ragionevole (Art da
1367 a 1371): queste costituiscono i criteri della cosiddetta interpretazione oggettiva del
negozio (mentre costituisce interpretazione soggettiva la ricerca del significato
concordatamente attribuito al negozio)
Articolo 1367-> Conservazione del contratto: nel dubbio il contratto o le singole clausole
devono essere interpretate nel senso in cui possano produrre qualche effetto piuttosto che
nel senso in cui non ne produrrebbero
Articolo 1368-> Pratiche Generali Interpretative: Stabilisce che deve prevalere
interpretazione conforme a ciò che si pratica generalmente nel luogo in cui è stato
concluso contratto
Articolo 1369->Espressioni con più sensi: deve prevalere interpretazione più conveniente
a natura ed oggetto del contratto
Articolo 1370-> Interpretazione contro autore della clausola: La clausola inserita nelle
condizioni generali di contratto da uno dei due contraenti deve essere nel dubbio
interpretata a favore dell’altro.
Articolo 1371-> Regole Finali: se il negozio resta oscuro nonostante l’applicazione delle
regole precedenti dovrà essere interpretato nel modo meno gravoso per l’obbligato nel
caso in cui sia a titolo gratuito e nel senso che realizzi l’equo contemperamento degli
interessi nel caso in cui si tratti di contratto a titolo oneroso.
124.Sul metodo di interpretazione del contratto
Le regole di interpretazione sono ordinate mediante criterio gerarchico. Prima vengono le
norme di interpretazione soggettiva, poi quelle di interpretazione oggettiva.
Vige poi il principio di interpretazione secondo buona fede a norma dell’articolo 1366 ed
infine la regola finale di quanto stabilito dall’articolo 1371 cc.

Capitolo XIX
La Simulazione
125. Nozione del negozio simulato
Una dichiarazione negoziale si dice simulata quando dichiarante e destinatario di questa
sono d’accordo nel non volerne gli effetti. Questa costituisce una mera finzione, destinata
ad ingannare i terzi.
Dietro questa dichiarazione apparente vi è una controdichiarazione occulta che esprime
l’effettiva volontà delle parti.
Una simulazione può essere assoluta o relativa.
- Simulazione Assoluta: Le parti fingono di porre in essere un negozio ma in realtà
non ne vogliono nessuno. (Debitore finge di vendere alcuni beni ad un amico col
quale è d’accordo al fine di sottrarli all’azione dei creditori)
- Simulazione Relativa: Le parti fingono di porre in essere un negozio ma in realtà ne
vogliono un altro risultante dalla controdichiarazione.
La diversità tra negozio apparente (simulato) e quello effettivo (dissimulato) può stare nella
natura del negozio (Ad esempio donazione dissimulata dietro un’apparente
compravendita) oppure nell’oggetto (si dichiara di vendere a 100 ma nella
controdichiarazione si esprime che il prezzo è 200), oppure nei soggetti.
Nel caso dei soggetti, ad esempio, A finge di vendere a B ma in realtà vende a C:
quest’ultimo è contraente effettivo ed occulto ossia l’interponente, quello che appare in sua
vece cioè B è detto Interposto o Prestanome. Ci troviamo in tal caso di fronte ad una
interposizione fittizia di persona.
La simulazione, oltre che nei contratti, è possibile anche nei negozi unilaterali recettizi
(promessa di pagamento) e in questo caso la controdichiarazione interviene tra
dichiarante e destinatario.
La simulazione non è invece possibile quando si tratta di dichiarazioni negoziali non
recettizie cioè destinate non a persone determinate ma al pubblico.
Scopo della simulazione è quello di creare pregiudizio ai diritti di terzi o di occultare la
violazione di norme imperative. Assai spesso lo scopo può essere anche quello di frode
fiscale
126. Effetti della simulazione tra le parti
L’atto simulato non produce alcun effetto tra le parti (Art 1414 comma 1) perché esso non
è effettivamente voluto.
L’articolo 1414 comma 2 stabilisce, invece, che in caso di simulazione relativa ha effetto il
diverso contratto che è stato concluso dalle parti con la controindicazione purchè esistano
tutti i requisiti di validità. L’atto dissimulato, cioè, deve effettivamente essere lecito.
127.Effetti della simulazione rispetto ai terzi. Terzi interessati a far dichiarare la
simulazione
Ai sensi dell’articolo 1415 comma 2 ai terzi è sempre concesso di far valere nei confronti
delle parti la realtà nascosta del negozio simulato.
Così il creditore potrà sottoporre ad esecuzione forzata anche quei beni che il debitore
abbia finito di alienare ad altri. Se A abbia simulatamente alienato un bene a B,
alienandolo poi effettivamente a C, C può pretendere la cosa da B in quanto B non ha
acquistato realmente la proprietà della cosa e quindi risulta essere proprietario solo in
apparenza.
128.Opponibilità della simulazione ai terzi aventi causa
L’articolo 1147 cc stabilisce che è possessore di buona fede chiunque possieda,
ignorando di ledere un diritto altrui. La buona fede non giova se l’ignoranza dipende da
colpa grave.
Sulla base di questa considerazione si analizzi l’articolo 1415 che stabilisce che se A
aliena simulatamente una cosa a B e questo la vende ad un terzo ed approfitta in modo
disonesto della falsa apparenza non è ammissibile che a rimetterci sia il terzo in buona
fede.
Poiché c’è apparenza ingannevole che è stata volutamente posta in essere da A e B la
legge dispone che la simulazione non può essere opposta ai terzi che hanno acquistato i
diritti del titolare apparente in buona fede.
129.Opponibilità della simulazione ai terzi creditori
Il creditore del simulato alienante può far dichiarare simulazione al fine di sottoporre ad
esecuzione forzata il bene che è apparentemente uscito dal patrimonio del suo debitore.
Al contrario il creditore del simulato acquirente può far prevalere l’apparenza sulla realtà al
fine di soddisfarsi sul bene che apparentemente appartiene al suo debitore. Il creditore
che in buona fede ha acquistato diritto reale di garanzia è tutelato in quanto avente causa
del simulato acquirente.
Se non ha acquistato alcuna garanzia reale (creditore chirografario) la simulazione gli può
essere opposta salvo che egli abbia già iniziato in buona fede l’esecuzione forzata.
130.Prova della simulazione: La prova della simulazione è sottoposta ad alcuni limiti.
131. Simulazione e altre figure: Il negozio fiduciario
Un’altra figura è quella del negozio fiduciario che non ha a che fare con il problema della
divergenza tra volontà e dichiarazione ma che deve essere trattato nel confronto con un
negozio simulato.
Il negozio fiduciario è un negozio nel quale il fiduciante trasferisce al fiduciario la proprietà
di una cosa o di un diritto imponendogli però l’obbligatorio vincolo di ritrasferirgli in futuro il
diritto oppure di trasferirlo ad un terzo o comunque di farne un uso determinato. La
caratteristica principale di un negozio fiduciario sta proprio in questa limitazione
obbligatoria.
Con un contratto fiduciario le parti vogliono effettivamente ciò che hanno dichiarato, ossia
trasferimento della proprietà da fiduciante a fiduciario e così pure il vincolo obbligatorio del
fiduciario circa l’uso che egli dovrà fare del diritto trasferitogli.
Se il fiduciario non rispetta gli impegni assunti il fiduciante potrà agire in giudizio nei suoi
confronti.
Se il fiduciario abusando della sua posizione trasferisce cosa a terzo fuori dai casi in cui
ciò è consentito l’acquisto del terzo è salvo ugualmente: il diritto del fiduciante che viene
così leso è infatti un diritto di credito nei confronti del fiduciario.