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Gyedu-Blay Ambolley - 11th Street, Sekondi (Agogo, 2020)

La copertina e il titolo del nuovo album di Gyedu-Blay Ambolley ci portano dritto in Africa
occidentale, a Sekondi-Takoradi, a metà strada fra Accra e Abidjan, nella parte occidentale del
Ghana, a suo tempo fortino olandese e poi inglese, ed ora centro industriale e commerciale con
circa un milione di abitanti, venti volte di più rispetto a quando vi nacque Gyedu-Blay Ambolley
nel 1947. La foto d’epoca ci mostra una strada quasi deserta. L’ha appena attraversata una donna.
“Black Woman” apre l’album: con il primo assolo di Ambolley al sax tenore ed un incedere allegro
e tranquillo. Tutte e nove le tracce infondono energia e serenità, quella di un settantenne ancora
innamorato dei ritmi e delle melodie che l’hanno accompagnato mentre cresceva. Ossia quelli
dell’Highlife che negli anni ’40 e ’50 viaggiavano fra Sierra Leone e Liberia intersecando le
strutture ritmico-melodiche della musica Akan che nel Ghana meridionale hanno saputo integrare
gli strumenti dei colonizzatori: fiati e chitarre. Un bel taglio con i foxtrot e i quickstep britannici, un
vento positivo come i testi dei gruppi guidati dal trombettista e sassofonista E.T Mensah. Negli anni
‘50 and ‘60 sono arrivate l’indipendenza, testi impegnati, le chitarre, i passi ballabili afro-funk
popolari tanto in Nigeria quanto in Ghana. Gyedu-Blay Ambolley esce allo scoperto già
quindicenne, sotto l’ala protettiva di Ebo Taylor, prima come cantante nel sestetto di Tricky
Johnson, poi, da flautista, sassofonista, chitarrista e batterista con i Railways di Sammey Lartey, e
quindi nei gruppi di Ebo Taylor, gli Stargazers e la Uhuru Dance Band. Il suo album di debutto è
del 1973. “Simigwa”, in brani come ‘This Hustling World” e “Fa No Dem Ara” intreccia highlife,
funk, blues, soul e disco per sorvolarli con la sua voce da baritono con un’inclinazione ante litteram
per il rap, ben prima che “Rapper’s Delight” fosse in circolazione. Quell’album ha fatto la recente
fortuna di Ambolley grazie al lavoro di Miles Cleret per la Soundway Records nel 2002 che l’ha
incluso nella raccolta “Ghana Soundz”. Un bel trampolino di ri-lancio per la sua Sekondi Band
International e per la riscoperta, fra i suoi oltre trenta dischi, di vecchie perle quali “Party Time” e
“The Sekondi Man”. Il suo primo album prodotto nel 2017 per l’etichetta di Hannover Agogo l’ha
consacrato apripista dell’hiplife, fusione di hip hop e highlife, aprendogli le porte dei festival più
prestigiosi, da Montreaux a Le Guess Who? (Utrecht).
Tutte le nuove canzoni sono composte, arrangiate e prodotte da Gyedu-Blay Ambolley, registrate
nei Rhythm Africa Studio e negli Simigwa Studios in Ghana da Kwakye, Owureku, Faat e dallo
stesso Ambolley che poi ha affidato il missaggio finale ad Amsterdam a Rob Berends. Alla voce e
al sax di Ambolley si uniscono Colonel Faat al sax tenore e Shegu al sax, oltre alla tromba di
Kuuku Ansong. Una sezione fiati spaziale che fa volare brani come “Little Small Girl”, ideali per
gli assoli di chitarra elettrica di Dominic. La sezione ritmica è una macchina propulsiva con quattro
ingranaggi infallibili: Anim Karikari alle tastiere, Kwesi Arko al basso elettrico, Peter Mensah alla
batteria e Shikome alle conga. I riff di fiati e chitarre elettriche sono un costante invito al ballo, ma
la parte più pericolosa sono i ritornelli, semplici ed orecchiabili, rischiano di rimanervi a lungo in
testa, indelebili, a cominciare da “Brokos” e “I No Dey Talk I Do Dey Lie” con la tromba di Kuuku
Ansong in evidenza. L’occhio di Gyedu-Blay Ambolley percorre il proprio villaggio, cerca con
serenità di raccontarne, alternando versi cantati e parlati, i diversi registri quotidiani, le difficoltà
causate dall’ “Ignorance”, i conti che non tornano (“Who Go Pay”), la musicalità della lingua fanti
(cullata in “Sunkwa” dalle tastiere), i consigli per far funzionare i rapporti di coppia di “Who Made
Your Body Like Dat”, costruita sul riff di basso di Kwesi Arko, e “Woman Treatment”, con la
ricetta per l’amore eterno.

https://www.youtube.com/watch?v=wZZhUrlueIU

Alessio Surian

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