Sei sulla pagina 1di 77

237

CAPITOLO 5.
PONTI

88-277-0063-1 - Copyright Grafill2 s.r.l. - Concesso in licenza a Calogero Filippello Password: 1508816 Codice A: 108 Codice B: YLAC9778BA
238 NORME TECNICHE PER LE COSTRUZIONI COORDINATE CON LA CIRCOLARE APPLICATIVA

Il Capitolo 5 delle NTC tratta i criteri generali e le indicazioni tecniche per la progettazione e l’esecuzione dei ponti stradali e
ferroviari.
In particolare, per quanto riguarda i ponti stradali, oltre alle principali caratteristiche geometriche, vengono definite le diverse
possibili azioni agenti ed assegnati gli schemi di carico corrispondenti alle azioni variabili da traffico.
Gli schemi di carico stradali e ferroviari da impiegare per le verifiche statiche e a fatica sono generalmente coerenti con gli schemi
delle UNI EN 1991-2, cui si può far riferimento per aspetti di dettaglio non trattati nelle NTC.
I carichi da traffico per ponti stradali del modello principale sono indipendenti dall’estensione della zona caricata, includono gli
effetti dinamici e sono indifferenziati per le verifiche locali e le verifiche globali, cosicché le possibili ambiguità e/o difficoltà
applicative sono minimizzate.
Per i ponti stradali sono anche forniti appositi modelli di carico per il calcolo degli effetti globali in ponti di luce superiore a 300
m.
Per i ponti ferroviari particolare attenzione viene posta sui carichi ed i relativi effetti dinamici. Particolari e dettagliate
prescrizioni vengono fornite per le verifiche, sia agli SLU sia agli SLE.
I modelli di carico assegnati, sia per i ponti stradali che per i ponti ferroviari, sono modelli ideali, intesi a riprodurre gli effetti del
traffico reale caratterizzati da assegnato periodo di ritorno. Essi non sono pertanto rappresentativi di veicoli o convogli reali.
Si segnala ancora che i coefficienti parziali di sicurezza relativi ai sovraccarichi da traffico sono minori di quelli pertinenti ad altri
sovraccarichi; infatti, il coefficiente Q per le azioni da traffico stradale vale 1,35 per le combinazioni EQU e STR e 1,15 per la
combinazione GEO, e il coefficiente Q per le azioni da traffico ferroviario vale 1,45 per le combinazioni EQU e STR e 1,25 per la
combinazione GEO.

5.1. PONTI STRADALI

5.1.1. OGGETTO
Il presente capitolo contiene i criteri generali e le indicazioni tecniche per la progettazione e l’esecuzione dei ponti stradali.
Nel seguito col termine “ponti” si intendono anche tutte quelle opere che, in relazione alle loro diverse destinazioni, vengono nor-
malmente indicate con nomi particolari, quali: viadotti, sottovia o cavalcavia, sovrappassi, sottopassi, strade sopraelevate, ecc.
Le prescrizioni fornite, per quanto applicabili, riguardano anche i ponti mobili.

5.1.2. PRESCRIZIONI GENERALI

5.1.2.1 GEOMETRIA DELLA SEDE STRADALE


Ai fini della presente normativa, per larghezza della sede stradale del ponte si intende la distanza misurata ortogonalmente
all’asse stradale tra i punti più esterni dell’impalcato.
La sede stradale sul ponte è composta dalla piattaforma, eventualmente divisa da uno spartitraffico e composta dalle corsie e dal-
le banchine, dai cordoli e laddove previsti dai marciapiedi, a seconda dell’importanza, della funzione e delle caratteristiche della
strada.
La superficie carrabile del ponte è composta dalla piattaforma e da eventuali marciapiedi sormontabili, di altezza inferiore a 20
cm e non protetti da barriere di sicurezza stradale o da altri dispositivi di ritenuta.

5.1.2.2 ALTEZZA LIBERA


Nel caso di un ponte che scavalchi una strada ordinaria, l’altezza libera al di sotto del ponte non deve essere in alcun punto mi-
nore di 5 m, tenendo conto anche delle pendenze della strada sottostante.
Nei casi di strada a traffico selezionato è ammesso, per motivi validi e comprovati, derogare da quanto sopra, purché l’altezza
minima non sia minore di 4 m.
Eccezionalmente, ove l’esistenza di vincoli non eliminabili imponesse di scendere al di sotto di tale valore, si può adottare
un’altezza minima, in ogni caso non inferiore a 3,20 m. Tale deroga è vincolata al parere favorevole dei Comandi Militare e dei
Vigili del Fuoco competenti per territorio.
I ponti sui corsi d’acqua classificati navigabili devono avere il tirante corrispondente alla classe dei natanti previsti.
Per tutti i casi in deroga all’altezza minima prescritta di 5 m, si devono adottare opportuni dispositivi segnaletici di sicurezza (ad
es. controsagome), collocati a conveniente distanza dall’imbocco dell’opera.
Nel caso di sottopassaggi pedonali l’altezza libera non deve essere inferiore a 2,50 m.

5.1.2.3 COMPATIBILITÀ IDRAULICA


Quando il ponte interessa un corso d’acqua naturale o artificiale, il progetto deve essere corredato da uno studio di compatibilità
idraulica costituito da una relazione idrologica e da una relazione idraulica riguardante le scelte progettuali, la costruzione e
l’esercizio del ponte.
L’ampiezza e l’approfondimento dello studio e delle indagini che ne costituiscono la base devono essere commisurati

88-277-0063-1 - Copyright Grafill2 s.r.l. - Concesso in licenza a Calogero Filippello Password: 1508816 Codice A: 108 Codice B: YLAC9778BA
5. PONTI 239

L’ampiezza e l’approfondimento dello studio e delle indagini che ne costituiscono la base devono essere commisurati
all’importanza del problema e al livello di progettazione. Deve in ogni caso essere definita una piena di progetto caratterizzata da
un tempo di ritorno Tr pari a 200 anni (Tr=200).
Coerentemente al livello di progettazione, lo studio di compatibilità idraulica deve riportare:
- l’analisi idrologica degli eventi di massima piena e stima della loro frequenza probabile;
- la definizione dei mesi dell'anno durante i quali siano da attendersi eventi di piena, con riferimento alla prevista successione
delle fasi costruttive;
- la definizione della scala delle portate nelle condizioni attuali, di progetto, e nelle diverse fasi costruttive previste, corredata dal
calcolo del profilo di rigurgito indotto dalla presenza delle opere in alveo, tenendo conto della possibile formazione di am-
massi di detriti galleggianti;
- la valutazione dello scavo localizzato con riferimento alle forme ed alle dimensioni di pile, spalle e relative fondazioni, nonché
di altre opere in alveo provvisionali e definitive, tenendo conto della possibile formazione di ammassi di detriti galleggianti
oltre che dei fenomeni erosivi generalizzati conseguenti al restringimento d’alveo;
- l’esame delle conseguenze di urti e abrasioni dovuti alla presenza di natanti e corpi flottanti.
Il manufatto non dovrà interessare con spalle, pile e rilevati la sezione del corso d’acqua interessata dalla piena di progetto e, se
arginata, i corpi arginali.
Qualora fosse necessario realizzare pile in alveo, la luce netta minima tra pile contigue, o fra pila e spalla del ponte, non deve es-
sere inferiore a 40 m misurati ortogonalmente al filone principale della corrente. Per i ponti esistenti, eventualmente interessati da
luci nette di misura inferiore, è ammesso l’allargamento della piattaforma, a patto che questo non comporti modifiche dimensio-
nali delle pile, delle spalle o della pianta delle fondazioni di queste, e nel rispetto del franco idraulico come nel seguito precisato.
In tutti gli altri casi deve essere richiesta l’autorizzazione all’Autorità competente, che si esprime previo parere del Consiglio Su-
periore dei Lavori Pubblici.
Nel caso di pile e/o spalle in alveo, cura particolare è da dedicare al problema delle escavazioni in corrispondenza delle fonda-
zioni e alla protezione delle fondazioni delle pile e delle spalle tenuto anche conto del materiale galleggiante che il corso d’acqua
può trasportare. In tali situazioni, una stima anche speditiva dello scalzamento è da sviluppare fin dai primi livelli di progetta-
zione.
Il franco idraulico, definito come la distanza fra la quota liquida di progetto immediatamente a monte del ponte e l’intradosso
delle strutture, è da assumersi non inferiore a 1,50 m, e comunque dovrà essere scelto tenendo conto di considerazioni e previsio-
ni sul trasporto solido di fondo e sul trasporto di materiale galleggiante, garantendo una adeguata distanza fra l’intradosso delle
strutture e il fondo alveo.
Quando l’intradosso delle strutture non sia costituito da un’unica linea orizzontale tra gli appoggi, il franco idraulico deve essere
assicurato per una ampiezza centrale di 2/3 della luce, e comunque non inferiore a 40 m.
Il franco idraulico necessario non può essere ottenuto con il sollevamento del ponte durante la piena.
Lo scalzamento e le azioni idrodinamiche associate al livello idrico massimo che si verifica mediamente ogni anno (si assuma Tr =
1,001) devono essere combinate con le altre azioni variabili adottando valori del coefficiente \Runitario.
Lo scalzamento e le azioni idrodinamiche associati all’evento di piena di progetto devono essere combinate esclusivamente con le
altre azioni variabili da traffico, adottando per queste ultime i coefficienti di combinazione \.

C5.1.2.3 COMPATIBILITÀ IDRAULICA


Ai fini dell’applicazione del punto 5.1.2.3 della Norma, s’intende per alveo la sezione occupata dal deflusso della portata di piena
di progetto. Quest’ultima è a sua volta caratterizzata da un tempo di ritorno pari a Tr = 200 anni, dovendosi intendere tale valore
quale il più appropriato da scegliere, non escludendo tuttavia valori anche maggiori che devono però essere adeguatamente
motivati e giustificati.
Gli elementi del ponte, quali le opere strutturali, di difesa ed accessorie, quando interessino l'alveo di un corso d'acqua, fanno
parte di un progetto unitario corredato dallo studio di compatibilità idraulica di cui al punto 5.1.2.3 delle NTC. Il progetto sarà
impostato tenendo in considerazione la necessità di garantire l’accesso per il ripristino dell'officiosità idraulica degli
attraversamenti parzialmente o totalmente intasati dai detriti durante gli eventi di piena.
Fermo restando quanto previsto dalla Norma, nello studio di compatibilità idraulica, in funzione delle diverse situazioni, è
opportuno siano tra l’altro illustrati i seguenti aspetti:
- analisi degli eventi di massima piena; esame dei principali eventi verificatisi nel corso d'acqua; raccolta dei valori estremi in
quanto disponibili, e loro elaborazione in termini di frequenza probabile del verificarsi; per i ponti in sezioni di un corso
d’acqua che abbiano a monte manufatti artificiali che limitino il naturale deflusso delle piene, queste sono da valutarsi anche
nell’ipotesi che tali manufatti siano dismessi;
- ricerca e raccolta, presso gli Uffici ed Enti competenti, delle notizie e dei rilievi esistenti, anche storici, utili per lo studio
idraulico da svolgere;
- giustificazione della soluzione proposta per: l'ubicazione del ponte, le sue dimensioni e le sue strutture in pianta, in elevazione
ed in fondazione, tenuto conto del regime delΉ corso d'acqua, dell'assetto morfologico attuale e della sua possibile evoluzione,
nonché delle caratteristiche geotecniche della zona interessata;

Ή Ή
88-277-0063-1 - Copyright Grafill2 s.r.l. - Concesso in licenza a Calogero Filippello Password: 1508816 Codice A: 108 Codice B: YLAC9778BA
240 NORME TECNICHE PER LE COSTRUZIONI COORDINATE CON LA CIRCOLARE APPLICATIVA

nonché delle caratteristiche geotecniche della zona interessata;


- allontanamento delle acque dall’impalcato e prevenzione del loro scolo incontrollato sulle strutture del ponte stesso o su
infrastrutture sottostanti.
Inoltre è di interesse stimare i valori della frequenza probabile (1/Tr) di ipotetici eventi che diano luogo a riduzioni del franco
stesso.
Nello studio idraulico, in funzione delle diverse situazioni, sono inoltre considerati, ove applicabili, i seguenti problemi:
- classificazione del corso d'acqua ai fini dell'esercizio della navigazione interna: per ponti posti su vie classificate navigabili va
rispettata la luce minima sotto il ponte che compete ai natanti per i quali il corso è classificato, fino alla portata per la quale sia
consentita la navigazione;
- valutazione dell’influenza dello scavo localizzato che si realizza in corrispondenza delle pile e delle spalle, sulla stabilità di
argini e sponde, oltre che delle fondazioni di altri manufatti presenti nelle vicinanze;
- esame delle conseguenze della presenza di corpi flottanti, considerando anche il possibile disormeggio dei natanti, trasportati
dalle acque in relazione a possibili ostruzioni delle luci (specie se queste possono creare invasi anche temporanei a monte), sia
in fase costruttiva sia durante l'esercizio delle opere;
- sollecitazioni indotte dall’acqua per evento sismico quando sia di qualche rilievo la superficie immersa delle pile (e, per i ponti
— 164 —
esistenti, delle spalle) con riferimento al livello idrico massimo che si verifica mediamente ogni anno.
Per la stima del livello idrico massimo che si verifica mediamente ogni anno, in assenza di dati che garantiscano una robusta
caratterizzazione statistica degli eventi, è da utilizzarsi il minimo fra i valori di portata massimi annuali registrati. Scalzamento e
azioni idrodinamiche devono in tal caso essere combinate con tutte le altre azioni variabili, mentre nella situazione
corrispondente all’evento di piena di progetto, nella combinazione con le altre azioni variabili sono da considerare solo quelle
variabili da traffico.
In situazioni particolarmente complesse può essere opportuno sviluppare le indagini anche con l'ausilio di modelli fisici.
Quando, per caratteristiche del territorio e del corso d’acqua, si possa verificare nella sezione oggetto dell’attraversamento il
transito di tronchi di rilevanti dimensioni, in aggiunta alla prescrizione di un franco normale minimo di 1,50 m, è da
raccomandare che il dislivello tra fondo e sottotrave sia indicativamente non inferiore a 6÷7 m. Nel caso di corsi di acqua arginati,
la quota di sottotrave sarà comunque non inferiore alla quota della sommità arginale per l’intera luce. Per tutti gli attraversamenti
è opportuno sia garantito il transito dei mezzi di manutenzione delle sponde e/o delle arginature.
Le limitazioni alle modifiche delle pile o delle spalle e relative fondazioni di ponti esistenti previste al punto 5.1.2.3 della Norma,
sono da riferirsi agli elementi che interessano l’alveo, come sopra definito, o i corpi arginali. La possibilità di deroga, subordinata
all’autorizzazione dell’Autorità competente come previsto allo stesso punto della norma, è relativa alle sole pile.
Per i ponti esistenti sono ammessi gli interventi per l’incremento della sicurezza strutturale in analogia a quanto prescritto al § 8.4
della Norma, solo nel caso in cui siano esclusi incrementi, rispetto all’attuale, del livello di traffico di progetto e gli stessi
interventi non vadano in alcun modo a peggiorare le condizioni di sicurezza idraulica esistenti. Poiché in questi casi sono
possibili fenomeni di instabilità locale, in applicazione del §8.3 della Norma, è opportuno effettuare la verifica delle fondazioni, e
quindi la valutazione dello scalzamento di eventuali spalle o pile in alveo. Anche gli interventi necessari per l’incremento della
sicurezza strutturale devono essere accompagnati dallo studio di compatibilità idraulica dove sia messa in evidenza la frequenza
probabile (1/Tr) degli eventi che garantiscono il franco previsto da Norma.
Nelle Relazioni idrologica e idraulica sarà valutato il sistema di smaltimento delle acque meteoriche, tenendo in considerazione
anche i seguenti aspetti:
- analisi degli eventi pluviometrici brevi ed intensi della zona;
- disposizione delle caditoie in numero e posizioni dipendenti dalle loro dimensioni, dalla geometria plano-altimetrica della sede
stradale e dai dati pluviometrici, al fine di evitare ristagni;
- influenza del trasporto solido e dell’eventuale deposito residuo in condotta sul dimensionamento del sistema di tubazioni che
collettano le acque fino al tubo di eduzione;
- posizione e lunghezza dei tubi di eduzione affinché l’acqua di scolo sia portata a distanza tale da evitare la ricaduta sulle
strutture anche in presenza di vento.
Fermo restando il rispetto della normativa ambientale vigente, in tutti quei casi in cui le acque di eduzione possono produrre
danni e inconvenienti o nel caso di attraversamento di zone urbane, è opportuno considerare la possibilità che esse siano intubate
fino a terra ed eventualmente immesse in un sistema fognante.
Nelle strutture a cassone va considerata l’opportunità di praticare, nei punti di possibili accumulo, fori di evacuazione di
eventuali acque di infiltrazione. Tubi di evacuazione e gocciolatoi saranno predisposti in modo da evitare scoli di acque sul
manufatto.
Restano esclusi dal punto 5.1.2.3 della Norma i tombini, intendendosi per tombino un manufatto totalmente rivestito in sezione,
eventualmente suddiviso in più canne, in grado di condurre complessivamente portate fino a 50 m3/s. L’evento da assumere a
base del progetto di un tombino ha comunque tempo di ritorno uguale a quello da assumere per i ponti. La scelta dei materiali
deve garantire la resistenza anche ai fenomeni di abrasione e urto causati dai materiali trasportati dalla corrente.
Oltre a quanto previsto per gli attraversamenti dalla Norma, nella Relazione idraulica è opportuno siano considerati anche i
seguenti aspetti:
- è da sconsigliare il frazionamento della portata fra più canne, tranne nei casi in cui questo sia fatto per facilitare le procedure di

88-277-0063-1 - Copyright Grafill2 s.r.l. - Concesso in licenza a Calogero Filippello Password: 1508816 Codice A: 108 Codice B: YLAC9778BA
5. PONTI 241

- è da sconsigliare il frazionamento della portata fra più canne, tranne nei casi in cui questo sia fatto per facilitare le procedure di
manutenzione, predisponendo allo scopo luci panconabili all’imbocco e allo sbocco e accessi per i mezzi d’opera;
- sono da evitare andamenti planimetrici non rettilinei e disallineamenti altimetrici del fondo rispetto alla pendenza naturale del
corso d’acqua.
- per sezioni di area maggiore a 1,5 m2 è da garantire la praticabilità del manufatto;
- il tombino può funzionare sia in pressione che a superficie libera, evitando in ogni caso il funzionamento intermittente fra i due
regimi: nel caso in una o più sezioni il funzionamento sia in pressione, la massima velocità che si realizza all’interno dello stesso
tombino non dovrà superare 1,5 m/s;
- nel caso di funzionamento a superficie libera, il tirante idrico non dovrà superare i 2/3 dell’altezza della sezione, garantendo
comunque un franco minimo di 0,50 m;
- il calcolo idraulico è da sviluppare prendendo in considerazione le condizioni che si realizzano nel tratto del corso d’acqua a
valle del tombino;
- la tenuta idraulica deve essere garantita per ciascuna sezione dell'intero manufatto per un carico pari al maggiore tra: 0,5 bar
rispetto all'estradosso o 1,5 volte la massima pressione d'esercizio;
- il massimo rigurgito previsto a monte del tombino deve garantire il rispetto del franco idraulico nel tratto del corso d'acqua a
monte;
- nel caso sia da temersi l'ostruzione anche parziale del manufatto da parte dei detriti galleggianti trasportati dalla corrente, è da
disporre immediatamente a monte una varice presidiata da una griglia che consenta il passaggio di elementi caratterizzati da
dimensioni non superiori alla metà della larghezza del tombino; in alternativa il tombino è da dimensionare assumendo che la
sezione efficace ai fini del deflusso delle acque sia ridotta almeno alla metà di quella effettiva. È in ogni caso da garantire
l’accesso in alveo ai mezzi necessari per le operazioni di manutenzione ordinaria o straordinaria da svolgere dopo gli eventi di
piena;
- i tratti del corso d'acqua immediatamente prospicienti l'imbocco e lo sbocco del manufatto devono essere protetti da fenomeni
di scalzamento e/o erosione, e opportune soluzioni tecniche sono da adottare per evitare i fenomeni di sifonamento.

\R
Nel caso il tombino sia opera provvisionale, ovvero a servizio di un cantiere, le precedenti disposizioni possono essere assunte
come elementi di riferimento, tenendo opportunamente conto del tempo di utilizzo previsto per l’opera provvisionale stessa.

\

5.1.3. AZIONI SUI PONTI STRADALI


Le azioni da considerare nella progettazione dei ponti stradali sono:
– le azioni permanenti;
– distorsioni e deformazioni impresse;
– le azioni variabili da traffico;
– le azioni variabili (variazioni termiche, spinte idrodinamiche, vento, neve e le azioni sui parapetti);
– le resistenze passive dei vincoli;
– gli urti sulle barriere di sicurezza stradale di veicoli in svio;
– le azioni sismiche;
– le azioni eccezionali.

5.1.3.1 AZIONI PERMANENTI


1. Peso proprio degli elementi strutturali: g1
2. Carichi permanenti portati: g2 (pavimentazione stradale, marciapiedi, barriere acustiche, barriere di sicurezza stradale, para-
petti, finiture, sistema di smaltimento acque, attrezzature stradali, rinfianchi e simili).
3. Altre azioni permanenti: g3 (spinta delle terre, spinte idrauliche, ecc.).

5.1.3.2 DISTORSIONI E DEFORMAZIONI IMPRESSE


1. Distorsioni e presollecitazioni di progetto: Ή1.
Ai fini delle verifiche si devono considerare gli effetti delle distorsioni e delle presollecitazioni eventualmente previste in pro-
getto.
2. Effetti reologici: ritiro Ή2 e viscosità Ή3;
Il calcolo degli effetti del ritiro del calcestruzzo e della viscosità deve essere effettuato in accordo al carattere ed all’intensità di
tali distorsioni definiti nelle relative sezioni delle presenti Norme Tecniche.
3. Cedimenti vincolari: Ή4
Devono considerarsi gli effetti di cedimenti vincolari quando, sulla base delle indagini e delle valutazioni geotecniche, questi
risultino significativi per le strutture.

5.1.3.3 AZIONI VARIABILI DA TRAFFICO. CARICHI VERTICALI: ͳ

88-277-0063-1 - Copyright Grafill2 s.r.l. - Concesso in licenza a Calogero Filippello Password: 1508816 Codice A: 108 Codice B: YLAC9778BA
Ή

242 NORME TECNICHE PER LE COSTRUZIONI COORDINATE CON LA CIRCOLARE APPLICATIVA

5.1.3.3 AZIONI VARIABILI DA TRAFFICO. CARICHI VERTICALI: ͳ

5.1.3.3.1 Premessa
I carichi verticali da traffico sono definiti dagli Schemi di Carico descritti nel § 5.1.3.3.3, disposti su corsie convenzionali.

5.1.3.3.2 Definizione delle corsie convenzionali


Le larghezze wl delle corsie convenzionali sulla superficie carrabile ed il massimo numero (intero) possibile di tali corsie su di es-
sa sono indicati nel prospetto seguente (Fig. 5.1.1 e Tab. 5.1.I).
Se non diversamente specificato, qualora la piattaforma di un impalcato da ponte sia divisa in due parti separate da una zona
spartitraffico centrale, si distinguono i casi seguenti:
a) se le parti sono separate da una barriera di sicurezza fissa, ciascuna parte, incluse tutte le corsie di emergenza e le banchine, è
autonomamente divisa in corsie convenzionali.
b) se le parti sono separate da barriere di sicurezza mobili o da altro dispositivo di ritenuta, l’intera carreggiata, inclusa la zona
spartitraffico centrale, è divisa in corsie convenzionali.
— 151 —

Fig. 5.1.1 - Esempio di numerazione delle corsie

Tab. 5.1.I - Numero e larghezza delle corsie


Larghezza della superfi- Numero di corsie con- Larghezza di una corsia Larghezza della zona
cie carrabile “w” venzionali convenzionale [m] rimanente [m]

w < 5,40 m nl = 1 3,00 (w-3,00)

5,4 ǂ w < 6,0 m nl = 2 w/2 0

6,0 m ǂ w nl = Int(w/3) 3,00 w - (3,00 x nl)

La disposizione e la numerazione delle corsie va determinata in modo da indurre le più sfavorevoli condizioni di progetto. Per
ogni singola verifica il numero di corsie da considerare caricate, la loro disposizione sulla superficie carrabile e la loro numera-
zione vanno scelte in modo che gli effetti della disposizione dei carichi risultino i più sfavorevoli. La corsia che, caricata, dà
l’effetto più sfavorevole è numerata come corsia Numero 1; la corsia che dà il successivo effetto più sfavorevole è numerata come
corsia Numero 2, ecc.
Quando la superficie carrabile è costituita da due parti separate portate da uno stesso impalcato, le corsie sono numerate conside-

rando l’intera superficie 
carrabile, cosicché  1, solo una corsia 2 ecc., che possono appartenere alternativamen-
vi è solo una corsia
te ad una delle due parti.
Quandoǂla superficie carrabile consiste di due parti separate portate da due impalcati indipendenti, per il progetto di ciascun im-
palcato si adottano numerazioni indipendenti. Quando, invece, gli impalcati indipendenti sono portati da una singola pila o da
ǂ
una singola spalla, per il progetto della pila o della spalla si adotta un’unica numerazione per le due parti.
Per ciascuna singola verifica e per ciascuna corsia convenzionale si applicano gli Schemi di Carico definiti nel seguito per una
lunghezza e per una disposizione longitudinale tali da ottenere l’effetto più sfavorevole.

5.1.3.3.3 Schemi di Carico


C5.1.3.3.2 Definizione delle corsie convenzionali
Ai fini del calcolo, la carreggiata deve essere suddivisa in corsie convenzionali, ciascuna di larghezza 3,00 m, come indicato al §
5.1.3.3.2 delle NTC, in modo da individuare, di volta in volta, le condizioni di carico più severe per la verifica in esame. A tal fine,
si osserva che le corsie convenzionali possono essere adiacenti oppure no, a seconda del dettaglio considerato e della forma della
superficie d’influenza.
Le corsie convenzionali, la loro posizione e la loro numerazione sono indipendenti dalle corsie fisiche, disegnate sulla carreggiata
mediante la segnaletica orizzontale.
In alcuni casi quali verifiche per particolari SLE e/o verifiche a fatica, le corsie convenzionali possono essere disposte in modo
meno severo.

5.1.3.3.3 Schemi di Carico


Le azioni variabili del traffico, comprensive degli effetti dinamici, sono definite dai seguenti Schemi di Carico:
Schema di Carico 1: è costituito da carichi concentrati su due assi in tandem, applicati su impronte di pneumatico di forma

88-277-0063-1 - Copyright Grafill2 s.r.l. - Concesso in licenza a Calogero Filippello Password: 1508816 Codice A: 108 Codice B: YLAC9778BA
5. PONTI 243

Schema di Carico 1: è costituito da carichi concentrati su due assi in tandem, applicati su impronte di pneumatico di forma
quadrata e lato 0,40 m, e da carichi uniformemente distribuiti come mostrato in Fig. 5.1.2. Questo
schema è da assumere a riferimento sia per le verifiche globali, sia per le verifiche locali, considerando
un solo carico tandem per corsia, disposto in asse alla corsia stessa. Il carico tandem, se presente, va
considerato per intero.
Schema di Carico 2: è costituito da un singolo asse applicato su specifiche impronte di pneumatico di forma rettangolare,
di larghezza 0,60 m ed altezza 0,35 m, come mostrato in Fig. 5.1.2. Questo schema va considerato auto-
nomamente con asse longitudinale nella posizione più gravosa ed è da assumere a riferimento solo per
verifiche locali. Qualora sia più gravoso si considererà il peso di una singola ruota di 200 kN.
Schema di Carico 3: è costituito da un carico isolato da 150 kN con impronta quadrata di lato 0,40 m. Si utilizza per verifi-
che locali su marciapiedi non protetti da sicurvia.
Schema di Carico 4: è costituito da un carico isolato da 10 kN con impronta quadrata di lato 0,10 m. Si utilizza per verifiche
locali su marciapiedi protetti da sicurvia e sulle passerelle pedonali.
Schema di Carico 5: costituito dalla folla compatta, agente con intensità nominale, comprensiva degli effetti dinamici, di 5,0
kN/m². Il valore di combinazione è invece di 2,5 kN/m². Il carico folla deve essere applicato su tutte le
zone significative della superficie di influenza, inclusa l’area dello spartitraffico centrale, ove rilevante.
Schemi di Carico 6.a, b, c: In assenza di studi specifici ed in alternativa al modello di carico principale, generalmente cautelativo,
per opere di luce maggiore di 300 m, ai fini della statica complessiva del ponte, si può far riferimento
ai seguenti carichi qL,a, qL,b e qL,c

§1·
0,25

128,95 ¨ ¸
© L¹
qL , a [KN/m] [5.1.1]

§1·
0,38 — 152 —
88,71¨ ¸
© L¹
qL ,b [KN/m] [5.1.2]

§1·
0 ,38

77,12 ¨ ¸
© L¹
qL ,c [KN/m] [5.1.3]

essendo L la lunghezza della zona caricata § in · m.


¨ ¸
5.1.3.3.4 Categorie Stradali © ¹

§ ·
C5.1.3.3.3 Schemi di carico
¨ ¸ delle NTC includono gli effetti dinamici determinati con riferimento alla rugosità di
© secondo
¹
Gli schemi di carico specificati al § 5.1.3.3.3
pavimentazioni stradali di media qualità la norma ISO 8685:1995.
Lo schema di carico 1 vale per ponti di §luce· non maggiore di 300 m.
Per ponti di luce superiore a 300 m e in¨© assenza
¸
¹ di studi specifici, in alternativa allo schema di carico 1, generalmente cautelativo,
si può utilizzare lo schema di carico 6.

C5.1.3.3.5 Disposizioni dei carichi mobili per realizzare le condizioni di carico più gravose
5.1.3.3.4 Categorie Stradali
Sulla base dei carichi mobili ammessi al transito, i ponti stradali si suddividono nelle due seguenti categorie:
ponti per il transito dei carichi mobili sopra indicati con il loro intero valore;
ponti per il transito dei soli carichi associati allo Schema 5 (ponti pedonali).
L’accesso ai ponti pedonali di carichi diversi da quelli di progetto deve essere materialmente impedito.
Se necessario, il progetto potrà specificatamente considerare uno o più veicoli speciali rappresentativi, per geometria e carichi-asse,
dei veicoli eccezionali previsti sul ponte. Detti veicoli speciali e le relative regole di combinazione possono essere appositamente spe-
cificati caso per caso o dedotti da normative di comprovata validità.

5.1.3.3.5 Disposizione dei carichi mobili per realizzare le condizioni di carico più gravose
Il numero delle colonne di carichi mobili da considerare nel calcolo è quello massimo compatibile con la larghezza della superficie
carrabile, tenuto conto che la larghezza di ingombro convenzionale è stabilita per ciascuna corsia in 3,00 m.

88-277-0063-1 - Copyright Grafill2 s.r.l. - Concesso in licenza a Calogero Filippello Password: 1508816 Codice A: 108 Codice B: YLAC9778BA
244 NORME TECNICHE PER LE COSTRUZIONI COORDINATE CON LA CIRCOLARE APPLICATIVA

Fig. 5.1.2 - Schemi di carico 1 – 5 (dimensioni in m)

In ogni caso il numero delle corsie non deve essere inferiore a 2, a meno che la larghezza della superficie carrabile sia inferiore a
5,40 m.
La disposizione dei carichi ed il numero delle corsie sulla superficie carrabile saranno volta per volta quelli che determinano le
condizioni più sfavorevoli di sollecitazione per la struttura, membratura o sezione considerata.
Si devono considerare, compatibilmente con le larghezze precedentemente definite, le seguenti intensità dei carichi (Tab. 5.1.II):

Tab. 5.1.II - Intensità dei carichi Qik e qik per le diverse corsie
Posizione  Carico asse Qik [kN]  qik [kN/m²] 

Corsia Numero 1 300 9,00 


 
Corsia Numero 2 200 2,50

Corsia Numero 3 100 2,50

Altre corsie 0,00 2,50

Per i ponti pedonali si considera il carico associato allo Schema 5 (folla compatta) applicato con la disposizione più gravosa per le

Per i ponti pedonali si considera il carico associato allo Schema 5 (folla compatta) applicato con la disposizione più gravosa per le
singole verifiche.
Ai fini delle verifiche globali di opere singole di luce maggiore di 300 m, in assenza di studi specifici ed in alternativa al modello
di carico principale, si disporrà sulla corsia n. 1 un carico qL,a, sulla corsia n. 2 un carico qL,b, sulla corsia n. 3 un carico qL,c e sulle
altre corsie e sull’area rimanente un carico distribuito di intensità 2,5 kN/m².
I carichi qL,a, qL,b e qL,c si dispongono in asse alle rispettive corsie convenzionali.

5.1.3.3.6 Strutture secondarie di impalcato


88-277-0063-1 - Copyright Grafill2 s.r.l. - Concesso in licenza a Calogero Filippello Password: 1508816 Codice A: 108 Codice B: YLAC9778BA
5. PONTI 245

C5.1.3.3.5 Disposizioni dei carichi mobili per realizzare le condizioni di carico più gravose
Gli assi tandem si considerano viaggianti secondo l’asse longitudinale del ponte e sono generalmente disposti in asse alle
rispettive corsie. Nel caso in cui si debbano considerare due corsie con tandem affiancati, per ponti con carreggiata di larghezza
minore di 5,80 m, la minima distanza trasversale tra due tandem affiancati si può considerare uguale a 50 cm.

C5.1.3.3.5.1 Carichi verticali da traffico su rilevati e su terrapieni adiacenti al ponte


Ai fini del calcolo delle spalle, dei muri d’ala e delle altre parti del ponte a contatto con il terreno, sul rilevato o sul terrapieno si
può considerare applicato lo schema di carico 1 in cui, per semplicità, i carichi tandem possono essere sostituiti da carichi
uniformemente distribuiti equivalenti, applicati su una superficie rettangolare larga 3,0 m e lunga 2,20 m.
In un rilevato correttamente consolidato, si può assumere una diffusione del carico con angolo di 30°.

C5.1.3.3.5.2 Carichi orizzontali da traffico su rilevati e su terrapieni adiacenti al ponte

Ai fini del calcolo delle spalle, dei muri d’ala e dei muri laterali, i carichi orizzontali da traffico sui rilevati o sui terrapieni
possono essere considerati assenti.
Per il calcolo dei muri paraghiaia si deve, invece, considerare un’azione orizzontale longitudinale di frenamento, applicata alla
testa del muro paraghiaia (vedi Figura C5.1.1), di valore caratteristico pari al 60% del carico asse Q1k. Pertanto si considererà un
carico orizzontale di 180 kN, concomitante con un carico verticale di 300 kN.

  
  

— 166 —

Figura C5.1.1 - Carichi da traffico su muri paraghiaia

5.1.3.3.6 Strutture secondarie di impalcato


Diffusione dei carichi locali
I carichi concentrati da considerarsi ai fini delle verifiche locali ed associati agli Schemi di Carico 1, 2, 3 e 4 si assumono unifor-
memente distribuiti sulla superficie della rispettiva impronta. La diffusione attraverso la pavimentazione e lo spessore della so-
letta si considera avvenire secondo un angolo di 45°, fino al piano medio della struttura della soletta sottostante (Fig. 5.1.3.a). Nel
caso di piastra ortotropa la diffusione va considerata fino al piano medio della lamiera superiore d’impalcato (Fig. 5.1.3.b).
Calcolo delle strutture secondarie di impalcato
Ai fini del calcolo delle strutture secondarie dell’impalcato (solette, marciapiedi, traversi, ecc.) si devono prendere in considera-
zione i carichi già definiti in precedenza, nelle posizioni di volta in volta più gravose per l’elemento considerato. In alternativa si
considera, se più gravoso, il carico associato allo Schema 2, disposto nel modo più sfavorevole e supposto viaggiante in direzione
longitudinale.
Per i marciapiedi non protetti da sicurvia si considera il carico associato allo Schema 3.
Per i marciapiedi protetti da sicurvia e per i ponti pedonali si considera il carico associato allo Schema 4.
Nella determinazione delle combinazioni di carico si indica come carico q1 la disposizione dei carichi mobili che, caso per caso,
risulta più gravosa ai fini delle verifiche.

Fig. 5.1.3.a - Diffusione dei carichi concentrati nelle Fig. 5.1.3.b


solette concentrati negli impalcati a piastra
ortotropa

88-277-0063-1 - Copyright Grafill2 s.r.l. - Concesso in licenza a Calogero Filippello Password: 1508816 Codice A: 108 Codice B: YLAC9778BA
246 NORME TECNICHE PER LE COSTRUZIONI COORDINATE CON LA CIRCOLARE APPLICATIVA

Fig. 5.1.3.b - Diffusione dei carichi


concentrati negli impalcati a piastra
ortotropa

5.1.3.4 AZIONI VARIABILI DA TRAFFICO. INCREMENTO DINAMICO ADDIZIONALE IN PRESENZA DI DISCONTINUITÀ STRUTTURALI:
q2
I carichi mobili includono gli effetti dinamici per pavimentazioni di media rugosità. In casi particolari, come ad esempio in pros-
simità dei giunti di dilatazione, può essere necessario considerare un coefficiente dinamico addizionale q2, da valutare in riferi-
mento alla specifica situazione considerata.

5.1.3.5 AZIONI VARIABILI DA TRAFFICO. AZIONE LONGITUDINALE DI FRENAMENTO O DI ACCELERAZIONE: q3


La forza di frenamento o di accelerazione q3 è funzione del carico verticale totale agente sulla corsia convenzionale n. 1 ed è ugua-
le a
180 kN ǂ q3 = 0,6 (2Q1k) + 0,10q1k · w1 · L ǂ 900 kN [5.1.4]
ǂ ǂ
essendo wl la larghezza della corsia e L la lunghezza della zona caricata. La forza, applicata a livello della pavimentazione ed a-
gente lungo l’asse della corsia, è assunta uniformemente distribuita sulla lunghezza caricata e include gli effetti di interazione.

5.1.3.6 AZIONI VARIABILI DA TRAFFICO. AZIONE CENTRIFUGA: q4


Nei ponti con asse curvo di raggio R (in metri) l’azione centrifuga corrispondente ad ogni colonna di carico si valuta convenzio-
nalmente come indicato in Tab. 5.1.III, essendo Qv = ̕i 2Qik il carico totale dovuto agli assi tandem dello schema di carico 1 agenti
sul ponte.
Il carico concentrato q4, applicato a livello della pavimentazione, agisce in direzione normale all’asse del ponte.
Tab. 5.1.III - Valori caratteristici delle forze centrifughe
Raggio di curvatura [m] q4 [kN] 
R < 200 0,2 Qv
200 ǂ R ǂ 1500 40 Qv/R

1500 ǂ R 0

5.1.3.7 AZIONI DI NEVE E DI VENTO: q5


Per le azioni da neve e vento vale quanto specificato al Capitolo 3.
L’azione del vento può essere convenzionalmente assimilata ad un sistema di carichi statici, la cui componente principale è oriz-
zontale e diretta ortogonalmente all’asse del ponte e/o diretta nelle direzioni più sfavorevoli per alcuni dei suoi elementi (ad es. le
pile). Tale componente principale si considera agente sulla proiezione nel piano verticale delle superfici investite, ivi compresi i
parapetti, le barriere di sicurezza stradale e le barriere acustiche, ove previsti; al riguardo può farsi utile riferimento a documenti
di comprovata validità di cui al Capitolo 12.
La superficie dei carichi transitanti sul ponte esposta al vento si assimila ad una parete rettangolare continua dell’altezza di 3 m a par-
tire dal piano stradale.
L’azione del vento si può valutare come sopra specificato nei casi in cui essa non possa destare fenomeni dinamici nelle strutture
del ponte o quando l’orografia non possa dar luogo ad azioni anomale del vento.
Per i ponti particolarmente sensibili all’eccitazione dinamica del vento si deve procedere alla valutazione della risposta struttura-
le in galleria del vento e, se necessario, alla formulazione di un modello matematico dell’azione del vento dedotto da misure spe-
rimentali.
Il carico di neve si considera non concomitante con i carichi da traffico, salvo che per ponti coperti.

5.1.3.8 AZIONI IDRODINAMICHE: q6


Le azioni idrodinamiche sulle pile poste nell’alveo dei fiumi devono essere calcolate secondo le prescrizioni del § 5.1.2.3 tenendo
conto, oltre che dell’orientamento e della forma della pila, anche degli effetti di modificazioni locali dell’alveo, dovute, per esem-
pio, allo scalzamento.

5.1.3.9 A :q 

88-277-0063-1 - Copyright Grafill2 s.r.l. - Concesso in licenza a Calogero Filippello Password: 1508816 Codice A: 108 Codice B: YLAC9778BA
5. PONTI 247

5.1.3.9 AZIONI DELLA TEMPERATURA: q7


Il calcolo degli effetti delle variazioni termiche deve essere effettuato in accordo al carattere ed all’intensità di tali variazioni defi-
nite nel Capitolo 3. Per situazioni di particolare complessità può anche farsi utile riferimento a documenti di comprovata validità,
di cui al Capitolo 12.

5.1.3.10 AZIONI SUI PARAPETTI E URTO DI VEICOLO IN SVIO: qϴ


L’altezza dei parapetti non può essere inferiore a 1,10 m. I parapetti devono essere calcolati in base ad un’azione orizzontale di
1,5 kN/m applicata al corrimano.
Le barriere di sicurezza stradali e gli elementi strutturali ai quali sono collegate devono essere dimensionati in funzione della
classe di contenimento richiesta, per l’impiego specifico, dalle norme nazionali applicabili.
Nel progetto dell’impalcato deve essere considerata una combinazione di carico nella quale al sistema di forze orizzontali, equi-
valenti all’effetto dell’azione d’urto sulla barriera di sicurezza stradale, si associa un carico verticale isolato sulla sede stradale co-
stituito dallo Schema di Carico 2, posizionato in adiacenza alla barriera stessa e disposto nella posizione più gravosa.
Tale sistema di forze orizzontali potrà essere valutato dal progettista, alternativamente, sulla base:
x delle risultanze sperimentali ottenute nel corso di prove d’urto al vero, su barriere della stessa tipologia e della classe di
contenimento previste in progetto, mediante l’utilizzo di strumentazione idonea a registrare l’evoluzione degli effetti
dinamici;
x del riconoscimento di equivalenza tra il sistema di forze e le azioni trasmesse alla struttura, a causa di urti su barriere
della stessa tipologia e della classe di contenimento previste in progetto, laddove tale equivalenza risulti da valutazioni
teoriche e/o modellazioni numerico-sperimentali;
In assenza delle suddette valutazioni, il sistema di forze orizzontali può essere determinato con riferimento alla resistenza caratteri-
stica degli elementi strutturali principali coinvolti nel meccanismo d’insieme della barriera e deve essere applicato ad una quota h,
misurata dal piano viario, pari alla minore delle dimensioni h1 e h2, dove h1 = (altezza della barriera - 0,10m) e h2 = 1,00 m. Nel di-
mensionamento degli elementi strutturali ai quali è collegata la barriera si deve tener conto della eventuale sovrapposizione delle
zone di diffusione di tale sistema di forze, in funzione della geometria della barriera e delle sue condizioni di vincolo. Per il dimen-
sionamento dell’impalcato, le forze orizzontali così determinate devono essere amplificate di un fattore pari a 1,50.
Il coefficiente parziale di sicurezza per la combinazione di carico agli SLU per l’urto di veicolo in svio deve essere assunto unitario.

5.1.3.11 R : qϵ
C5.1.3.10 AZIONI SUI PARAPETTI E URTI DI VEICOLO IN SVIO: q8
Le barriere di sicurezza stradali e gli elementi ai quali sono collegate devono essere dimensionati in funzione della classe di
contenimento richiesta per l’impiego specifico dalle normative nazionali applicabili. Al fine di garantire il rispetto del requisito di
resistenza meccanica e stabilità, si potranno utilizzare solo dispositivi di ritenuta stradale in possesso di idonea qualificazione ai
sensi della normativa comunitaria o nazionale applicabile.
Nella progettazione dell’impalcato si dovrà tenere conto:
- della tipologia di barriera di sicurezza prescelta;
- della necessità di garantire uno spazio di lavoro tale da permettere la traslazione e il sostegno del veicolo in svio ed anche dei
moduli di barriera coinvolti prevedendo una prosecuzione del cordolo per una larghezza trasversale retro-barriera almeno pari
> @ > @
a quella utilizzata nella prova di qualificazione;
ȥ
- delle modalità di ancoraggio e di funzionamento della barriera prescelta e della sua compatibilità, anche nel caso di impalcato
ȥ
non rettilineo, al fine di garantire un funzionamento “a catena” dell’intera tratta minima individuata nei test dal vero.
Nella progettazione esecutiva andranno altresì recepite tutte le prescrizioni di installazione e manutenzione contenute nel
documento di qualificazione del dispositivo.

Per tutte le operazioni di sostituzione o adeguamento dei dispositivi di ritenuta stradale valgono le prescrizioni precedenti.
In caso di ripristino di parti localizzate di un sistema di ritenuta, danneggiate a seguito di eventi incidentali, prima di procedere
al ripristino con elementi identici o equivalenti ma comunque compatibili con quelli già installati, si rende necessaria da parte del
progettista una valutazione del comportamento offerto dalla barriera nell’evento che ha causato il danneggiamento, per
valutarne l’efficacia in termini di prestazioni ai sensi della normativa nazionale vigente e tenuto conto della effettiva
composizione prevalente del traffico e della conseguente classe di contenimento.
Utile e immediato a garantire le richieste minime di resistenza al piede della barriera è la riproduzione delle tipologie di vincolo
ǂ
effettivamente utilizzate nella positiva sperimentazione documentata da prove eseguite ai sensi della UNI EN 1317-2.

5.1.3.11 RESISTENZE PASSIVE DEI VINCOLI: qϵ


Nel calcolo delle pile, delle spalle, delle fondazioni, degli stessi apparecchi di appoggio e, se del caso, dell’impalcato, si devono
considerare le forze che derivano dalle resistenze parassite dei vincoli.
Nel caso di appoggi in gomma dette forze devono essere valutate sulla base delle caratteristiche dell’appoggio e degli spostamen-
ti previsti.
Le resistenze passive dei vincoli devono essere considerate associate a quelle azioni per le quali danno effetto.

88-277-0063-1 - Copyright Grafill2 s.r.l. - Concesso in licenza a Calogero Filippello Password: 1508816 Codice A: 108 Codice B: YLAC9778BA

ϵ

ϵ

248 NORME TECNICHE PER LE COSTRUZIONI COORDINATE CON LA CIRCOLARE APPLICATIVA

Le resistenze passive dei vincoli devono essere considerate associate a quelle azioni per le quali danno effetto.
Il coefficiente parziale di sicurezza per le combinazioni di carico agli SLU deve essere assunto come per le azioni variabili.

5.1.3.12 AZIONI SISMICHE: E


Per le azioni sismiche si devono rispettare
 le prescrizioni di cui ai §§ 2.5.3 e 3.2.
Nelle espressioni >2.5.5@ e >2.5.7@ si assume, di regola, per i carichi dovuti al transito dei mezzi ȥ2j = 0,0.
> esempio
Ove necessario, per @ > per@ ponti in zona urbana di intenso traffico, si assume per i carichi ȥ dovuti al transito dei mezzi ȥ =
2j
0,2, quando rilevante, sia nella combinazione delle azioni, sia per la definizione dell’effetto dell’azione sismica. ȥ

5.1.3.13 AZIONI ECCEZIONALI: A


Le azioni eccezionali da considerare nel
 progetto sono valutate sulla base delle indicazioni contenute nel § 3.6, in generale, ed al §
3.6.3, in particolare.
Con riferimento al § 3.6.3.1, si puntualizza che le azioni d’urto agenti sugli elementi strutturali orizzontali al disopra della strada, so-
no da impiegarsi per la verifica di sicurezza globale dell’impalcato nel suo insieme inteso come corpo rigido (sollevamen-
to/ribaltamento); al verificarsi di tali eventi sono ammessi danni localizzati agli elementi strutturali che non comportino il collasso
dell’impalcato.
I piedritti dei ponti ubicati a distanza ǂ5,0 m dalla sede stradale devono essere protetti contro il pericolo di urti di veicoli stradali
mediante adeguate opere chiaramente destinate
ǂ alla protezione dei piedritti stessi.

5.1.3.14 COMBINAZIONI DI CARICO


Le combinazioni di carico da considerare ai fini delle verifiche devono essere stabilite in modo da garantire la sicurezza in con-
formità a quanto prescritto al Cap. 2.
Ai fini della determinazione dei valori caratteristici delle azioni dovute al traffico, si devono considerare, generalmente, le combi-
nazioni riportate in Tab. 5.1.IV.

Tab. 5.1.IV – Valori caratteristici delle azioni dovute al traffico


Tab. 5.1.IV – Valori caratteristici delle azioni dovute al traffico
Carichi su marciapiedi e piste ciclabili non
Carichi sulla superficie carrabile
sormontabili
Carichi verticali Carichi orizzontali Carichi verticali
Modello
principale Folla (Sche-
Gruppo di Veicoli spe-
(schemi di ma di carico Frenatura Forza centrifuga Carico uniformemente distribuito
azioni ciali
carico 1, 2, 3, 5)
4 e 6)
Valore carat- Schema di carico 5 con valore di combinazione
1
teristico 2,5KN/m2
Valore fre- Valore carat-
2a
quente teristico
Valore fre- Valore caratteri-
2b
quente stico
Schema di carico 5 con valore caratteristico
3 (*)
5,0KN/m2
Schema di
carico 5 con
Schema di carico 5 con valore caratteristico
4 (**) valore carat-
5,0KN/m2
teristico
5,0KN/m2
Da definirsi Valore carat-
5 (***) per il singo- teristico o
lo progetto nominale
(*) Ponti pedonali
(**) Da considerare solo se richiesto dal particolare progetto (ad es. ponti in zona urbana)
(***) Da considerare solo se si considerano veicoli speciali

La Tab. 5.1.V, con riferimento al § 2.6.1, fornisce i valori dei coefficienti parziali delle azioni da assumere nell’analisi per la deter-
minazione degli effetti delle azioni nelle verifiche agli stati limite ultimi.
Altri valori di coefficienti parziali sono riportati nel Capitolo 4 con riferimento a particolari azioni specifiche dei diversi materiali.
I valori dei coefficienti di combinazione ȥ0j, ȥ1j e ȥ2j per le diverse categorie di azioni sono riportati nella Tab. 5.1.VI.

  

· - Concesso
88-277-0063-1 - Copyright Grafill2 s.r.l. · in licenza a Calogero Filippello Password: 1508816 Codice A: 108 Codice B: YLAC9778BA
5. PONTI ȥ ȥ ȥ 249

ȥ combinazioni
Tab. 5.1.V – Coefficienti parziali di sicurezza per le ȥ ȥ di carico agli SLU
ȥ ȥCoefficiente
ȥ  EQU(1) A1  A2

favorevoli 0,90 1,00 1,00


Azioni permanenti g1 e g3 ·G1 e ·G3 
sfavorevoli 1,10  1,35  1,00
  
· ·
Azioni permanenti non favorevoli 0,00 0,00 0,00
· ·G2·
strutturali (2) g2 sfavorevoli 1,50 1,50 1,30

·
favorevoli 0,00 0,00 0,00
Azioni variabili da traffico ··Q
sfavorevoli 1,35 1,35 1,15

·
favorevoli 0,00 0,00 0,00
Azioni variabili ·Qi
sfavorevoli 1,50 1,50 1,30

·
Distorsioni e presollecita- favorevoli ··Ή1 0,90 1,00 1,00
zioni di progetto sfavorevoli 1,00(3) 1,00(4) 1,00

Ritiro e viscosità, Cedimenti favorevoli ·Ή 0,00 0,00 0,00


·Ή2, ·
·Ή3, ·Ή4
vincolari sfavorevoli Ή 1,20 1,20 1,00

(1) Equilibrio che non coinvolga i parametri di deformabilità·eΉ resistenza


·Ή ·Ή del terreno; altrimenti si applicano i valori della colonna A2.
(2)
·Ή ·Ήo di·una
Nel caso in cui l’intensità dei carichi permanenti non strutturali, Ή parte di essi (ad esempio carichi permanenti portati), sia ben definita in fase di progetto, per detti
carichi o per la parte di essi nota si potranno adottare gli stessi coefficienti validi per le azioni permanenti.
(3) 1,30 per instabilità in strutture con precompressione esterna

(4) 1,20 per effetti locali

ȥ
 ȥ
 ȥ ȥ
Tab. 5.1.VI - Coefficienti ȥ per le azioni variabili per ponti stradali e pedonali
  
Azioni ȥ
Gruppo di azioni Coefficiente Coefficiente Coefficiente ȥ2
 (Tab. 5.1.IV) ȥ0 di combi- ȥ1 (valori ȥ
(valori quasi
 ȥ nazione ȥfrequenti) permanenti)
Schema 1 (carichi tandem) 0,75  0,75  0,0 

Schemi 1, 5 e 6 (carichi distribuiti 0,40 0,40 0,0


Azioni da Schemi 3 e 4 (carichi concentrati) 0,40 0,40 0,0
traffico
Schema 2 0,0 0,75 0,0
(Tab. 5.1.IV)
2 0,0 0,0 0,0

3 0,0 0,0 0,0

4 (folla) -- 0,75 0,0

5 0,0 0,0 0,0

a ponte scarico 0,6 0,2 0,0


SLU e SLE
Vento in esecuzione 0,8 0,0 0,0

a ponte carico 0,6 0,0 0,0


SLU e SLE
SLU e SLE 0,0 0,0 0,0
Neve
in esecuzione 0,8 0,6 0,5

Temperatura SLU e SLE 0,6 0,6 0,5

Per le opere di luce maggiore di 300 m è possibile modificare i coefficienti indicati in tabella previa autorizzazione del Servizio tecni-
co centrale del Consiglio superiore dei lavori pubblici, sentito lo stesso Consiglio.

88-277-0063-1 - Copyright Grafill2 s.r.l. - Concesso in licenza a Calogero Filippello Password: 1508816 Codice A: 108 Codice B: YLAC9778BA
250 NORME TECNICHE PER LE COSTRUZIONI COORDINATE CON LA CIRCOLARE APPLICATIVA

5.1.4. VERIFICHE DI SICUREZZA


Le verifiche di sicurezza sulle varie parti dell’opera devono essere effettuate sulla base dei criteri definiti dalle presenti norme
tecniche.
In particolare devono essere effettuate le verifiche allo stato limite ultimo, ivi compresa la verifica allo stato limite di fatica, ed a-
gli stati limite di esercizio riguardanti gli stati di fessurazione e di deformazione.
Le combinazioni di carico da considerare ai fini delle verifiche devono essere stabilite in modo da garantire la sicurezza secondo
quanto definito nei criteri generali enunciati al Capitolo 2 delle presenti norme tecniche.

5.1.4.1 VERIFICHE AGLI STATI LIMITE ULTIMI


Si deve verificare che sia: Ed ǂ Rd, dove Ed è il valore di progetto degli effetti delle azioni ed Rd è la corrispondente resistenza di
progetto.

5.1.4.2 STATI LIMITE DI ESERCIZIO


Per gli Stati Limite di Esercizio si dovrà verificare che sia: Ed ǂ Cd , dove Cd è un valore nominale o una funzione di certe proprie-
tà materiali legate agli effetti progettuali delle azioni considerate, Ed è il valore di progetto dell’effetto dell’azione determinato
sulla base delle combinazioni di carico.

5.1.4.3 VERIFICHE ALLO STATO LIMITE DI FATICA


Per strutture, elementi strutturali e dettagli sensibili a fenomeni di fatica devono essere eseguite opportune verifiche.
Le verifiche devono essere condotte considerando spettri di carico differenziati, a seconda che si conduca una verifica per vita
illimitata o una verifica a danneggiamento.
In assenza di studi specifici, volti alla determinazione dell’effettivo spettro di carico che interessa il ponte, si può far riferimento
ai modelli descritti nel seguito.

Verifiche per vita illimitata


Le verifiche a fatica per vita illimitata possono essere condotte, per dettagli caratterizzati da limite di fatica ad ampiezza costante,
controllando che la massima differenza di tensione ̇Ηmax=(Ηmax-Ηmin) indotta nel dettaglio stesso dallo spettro di carico significa-
tivo risulti minore del limite di fatica del dettaglio stesso. Ai fini del calcolo del ̇Ηmax si possono impiegare, in alternativa, i mo-
delli di carico di fatica 1 e 2, disposti sul ponte nelle due configurazioni che determinano la tensione massima e minima, rispetti-
vamente, nel dettaglio considerato.

Modello di carico 1
Il modello di carico di fatica 1 è costituito dallo Schema di Carico 1 assumendo il 70% dei carichi concentrati ed il 30% di quelli
distribuiti (vedi fig. 5.1.4), applicati in asse alle corsie convenzionali individuate secondo i criteri individuati al §5.1.3.3.5
Per verifiche locali si deve considerare, se più gravoso, il modello costituito dall’asse singolo dello schema di carico 2, isolato e
con carico al 70% (vedi fig.5.1.4).

Fig. 5.1.4 - Modello di carico di fatica 1

Modello di carico 2
Quando siano necessarie valutazioni più precise, in alternativa al modello di carico di fatica semplificato 1, derivato dal modello
di carico principale, si può impiegare il modello di carico di fatica 2, rappresentato nella Tab. 5.1.VII; applicato al centro della
corsia convenzionale n. 1, che è quella che determina gli effetti più severi nel dettaglio in esame
Il modello di carico 2 non considera gli effetti di più corsie caricate sull’impalcato in esame. Nel caso in cui siano da prevedere
significativi effetti di interazione tra veicoli, per l’applicazione di questo modello si deve disporre di dati supplementari, reperibi-
li o da letteratura tecnica consolidata o a seguito di studi specifici.

88-277-0063-1 - Copyright Grafill2 s.r.l. - Concesso in licenza a Calogero Filippello Password: 1508816 Codice A: 108 Codice B: YLAC9778BA
— 158 —
5. PONTI 251

Tab. 5.1.VII - Modello di carico di fatica 2 – veicoli frequenti


Distanza tra Carico frequente Tipo di ruota
Sagoma del veicolo
gli assi (m) per asse (kN) (Tab. 5.1.IX)

4,50 90 A
190 B

4,20 80 A
1,30 140 B
140 B

3,20 90 A
5,20 180 B
1,30 120 C
1,30 120 C
120 C
3,40 90 A
6,00 190 B
1,80 140 B
140 B

4,80 90 A
3,60 180 B
4,40 120 C
1,30 110 C
110 C

Verifiche a danneggiamento
Verifiche a danneggiamento
Le verifiche
ǂ a danneggiamento consistono nel verificare che nel dettaglio considerato lo spettro di carico produca un danneggia-
mento D ǂ 1.
Il danneggiamento D è valutato mediante la legge di Palmgren-Miner, considerando la curva S-N caratteristica del dettaglio e la
vita nominale dell’opera.
Le verifiche devono essere condotte considerando lo spettro di tensione indotto nel dettaglio dal modello di carico di fatica sem-
plificato 3, riportato in Fig. 5.1.5, costituito da un veicolo di fatica simmetrico a 4 assi, ciascuno di peso 120 kN, o, in alternativa,
quando siano necessarie valutazioni più precise, dallo spettro di carico equivalente costituente il modello di carico di fatica 4, ri-
portato in Tab. 5.1.VIII, ove è rappresentata anche la percentuale di veicoli da considerare, in funzione del traffico interessante la
strada servita dal ponte.
I veicoli dei modelli di carico di fatica 3 o 4 possono essere applicati in asse alle corsie convenzionali determinate in accordo con il
§5.1.3.3.5. È possibile, tuttavia, adottare disposizioni più favorevoli dei veicoli, considerando che il flusso avvenga per il 10% sulle
corsie convenzionali e per il 90% sulle corsie fisiche. La posizione dei veicoli sulle corsie fisiche dovrà essere tale da determinare
gli effetti più severi nel dettaglio in esame.
I tipi di pneumatico da considerare per i diversi veicoli e le dimensioni delle relative impronte sono riportati nella Tab. 5.1.IX.
In assenza di studi specifici, per verifiche di danneggiamento, si deve considerare sulla corsia lenta il flusso annuo di veicoli di
peso superiore a 100 kN, rilevanti ai fini della verifica a fatica, dedotto dalla Tab. 5.1.X.
Nel caso in cui siano da prevedere significativi effetti di interazione tra veicoli, si deve far riferimento a studi specifici o a meto-
dologie consolidate. O
Il modello di carico di fatica 3, considerato in asse alla corsia convenzionale, può essere utilizzato per le verifiche col metodo O, o
metodo dei coefficienti di danneggiamento equivalente. Per la determinazione dei coefficienti di danneggiamento equivalente,
che devono essere specificamente calibrati sul predetto modello di carico di fatica 3, si può far riferimento alle norme UNI
EN1992-2, UNI EN1993-2 ed UNI EN1994-2.

Fig. 5.1.5 - Modello di carico di fatica. 3

Tab. 5.1.VIII - Modello di carico di fatica 4 – veicoli equivalenti


— 159 —
88-277-0063-1 - Copyright Grafill2 s.r.l. - Concesso in licenza a Calogero Filippello Password: 1508816 Codice A: 108 Codice B: YLAC9778BA
252 NORME TECNICHE PER LE COSTRUZIONI COORDINATE CON LA CIRCOLARE APPLICATIVA

Tab. 5.1.VIII - Modello di carico di fatica 4 – veicoli equivalenti


COMPOSIZIONE DEL TRAFFICO

valenti dei ca-


Interassi [m]

percorrenza
Valori equi-
pneumatico

percorrenza
(Tab.5.1-IX)

richi asse

Traffico
Tipo di

Media
Lunga

locale
[kN]
Sagoma del veicolo

A 70
B 4,50 130 20,0 40,0 80,0

A 70
B 4,20 120 5,0 10,0 5,0
B 1,30 120

A 70
B 3,20 150
C 5,20 90 50,0 30,0 5,0
C 1,30 90
C 1,30 90

A 70
B 3,40 140
15,0 15,0 5,0
B 6,00 90
B 1,80 90

A 70
B 4,80 130
C 3,60 90 10,0 5,0 5,0
C 4,40 80
C 1,30 80

Tab. 5.1.IX - Dimensioni degli assi e delle impronte per i veicoli equivalenti
Tipo di
Dimensioni dell’asse e delle impronte 
pneumatico 

— 160 —

88-277-0063-1 - Copyright Grafill2 s.r.l. - Concesso in licenza a Calogero Filippello Password: 1508816 Codice A: 108 Codice B: YLAC9778BA
5. PONTI 253

Tab. 5.1.X – Flusso annuo di veicoli pesanti sulla corsia di marcia lenta
Flusso annuo di veicoli di
Categorie di traffico peso superiore a 100 kN sulla
corsia di marcia lenta
1 - Strade ed autostrade con 2 o più corsie per senso di mar-
2,0x106
cia, caratterizzate da intenso traffico pesante
2 - Strade ed autostrade caratterizzate da traffico pesante di
0,5x106
media intensità
3 - Strade principali caratterizzate da traffico pesante di mo-
0,125x106
desta intensità
4 - Strade locali caratterizzate da traffico pesante di intensità
0,05x106
molto ridotta


C5.1.4.3 VERIFICHE ALLO STATO LIMITE DI FATICA
ͷǤͳǤͶǤͶ ‡”‹ˆ‹…Š‡ƒŽŽ‘•–ƒ–‘Ž‹‹–‡†‹ˆ‡••—”ƒœ‹‘‡
Per le verifiche a fatica, in alternativa all’effettivo spettro di carico che interessa il ponte, o in mancanza di esso, si può far
riferimento ai quattro modelli di carico a fatica assegnati al §5.1.4.3 delle NTC. I predetti modelli di carico a fatica includono gli
effetti dinamici, calcolati con riferimento alla rugosità di pavimentazioni stradali di qualità buona secondo la norma ISO
8685:1995.
Per le verifiche a fatica di dettagli caratterizzati da limite di fatica ad ampiezza costante debbono essere effettuate verifiche
differenziate a seconda che si conducano verifiche a vita illimitata o verifiche a danneggiamento. Per dettagli caratterizzati da
curve S-N prive di limite di fatica ad ampiezza costante, possono essere condotte solo verifiche a danneggiamento.
Per le verifiche a vita illimitata si possono impiegare, in alternativa, il modello di carico a fatica n. 1, derivato dal modello di
carico statico,
ͷǤͳǤͶǤͷ che è un modello cautelativo, molto semplificato, che consente anche di considerare l’effetto d’interazione di carichi
‡”‹ˆ‹…Š‡ƒŽŽ‘•–ƒ–‘Ž‹‹–‡†‹†‡ˆ‘”ƒœ‹‘‡
simultaneamente applicati su più corsie, o il modello di carico a fatica n. 2, che è un modello molto raffinato costituito da uno
spettro di carico frequente, il quale, però, non tiene conto dell’effetto d’interazione di carichi simultaneamente applicati su più
corsie.
Il modello di carico a fatica n. 1 va disposto sul ponte in modo da massimizzare il delta di tensione,
# " #$ ! !" , (C5.1.1)
ͷǤͳǤͶǤ͸ ‡”‹ˆ‹…Š‡†‡ŽŽ‡ƒœ‹‘‹•‹•‹…Š‡
considerando, se necessario, disposizioni diverse per il calcolo di max e di min .

I veicoli del modello di carico a fatica n. 2 debbono essere disposti in asse alla corsia convenzionale n. 1, che è quella che
determina l’effetto più severo nel dettaglio in esame; il delta di tensione da considerare è espresso nuovamente da (C5.1.1),
essendo max e min, rispettivamente, le tensioni massima e minima indotte dai veicoli dello spettro. Ove effetti di interazione tra
veicoli simultaneamente presenti su una o più corsie siano rilevanti, è necessario tener conto, facendo ricorso a studi specifici o a
letteratura tecnica consolidata. — 167 —
Per le verifiche a danneggiamento si possono impiegare, in alternativa, il modello di carico a fatica n. 3, semplificato e
generalmente cautelativo, costituito da un veicolo di fatica convenzionale equivalente, e il modello di carico a fatica n. 4,
costituito da uno spettro di carico equivalente (Tab. 5.1.VIII delle NTC).
Il flusso annuo di veicoli da considerare su ciascuna corsia è dato, in funzione della strada servita, nella Tab. 5.1.X delle NTC,
mentre la composizione del traffico è riportata, in funzione della tipologia di traffico interessante il ponte in esame, nella Tab.
5.1.VIII.
Con assunzione estremamente cautelativa, i veicoli dei modelli di carico di fatica 3 o 4 possono essere applicati in asse alle corsie
convenzionali determinate in accordo con il §5.1.3.3.2 delle NTC.
È possibile, tuttavia, adottare disposizioni più favorevoli e realistiche dei veicoli, considerando che il flusso avvenga per il 10%
sulle corsie convenzionali e per il 90% sulle corsie fisiche. La posizione dei veicoli nelle corsie fisiche dovrà essere, comunque, tale
da determinare nel dettaglio in esame gli effetti più severi. L’aliquota del flusso di traffico considerata sulle corsie convenzionali
(10%) tiene conto del fatto che, nel corso della vita del ponte, per effetto di incidenti, congestioni di traffico, lavori di
manutenzione ecc., si possano verificare modifiche o restringimenti della carreggiata, tali da determinare condizioni di flusso più
severe di quelle corrispondenti al flusso sulle corsie fisiche.
Nel caso in cui siano da prevedere significativi effetti di interazione tra veicoli, si deve far riferimento a studi specifici o a
metodologie consolidate.
Il modello di carico di fatica 3, considerato in asse alla corsia convenzionale, può essere utilizzato per le verifiche col metodo dei
coefficienti di danneggiamento equivalente, metodo !. Per la determinazione dei coefficienti di danneggiamento equivalente, che
devono essere specificamente calibrati sul predetto modello di carico di fatica 3, si può far riferimento alle norme UNI EN1992-2,
UNI EN1993-2 ed UNI EN1994-2.
In prossimità di un giunto d’espansione può essere necessario considerare un fattore di amplificazione dinamica addizionale
"#fat, da applicare a tutti i carichi e dato da

$ # % [C5.1.2]
"# !" & $%&' ' *$ ( + ) $% '
, () -
dove d è la distanza della sezione considerata dalla sezione di giunto, espressa in m.

88-277-0063-1 - Copyright Grafill2 s.r.l. - Concesso in licenza a Calogero Filippello Password: 1508816 Codice A: 108 Codice B: YLAC9778BA
254 NORME TECNICHE PER LE COSTRUZIONI COORDINATE CON LA CIRCOLARE APPLICATIVA


ͷǤͳǤͶǤͶ ‡”‹ˆ‹…Š‡ƒŽŽ‘•–ƒ–‘Ž‹‹–‡†‹ˆ‡••—”ƒœ‹‘‡
Per assicurare la funzionalità e la durata delle strutture viene prefissato uno stato limite di fessurazione, commisurato alle condi-
zioni ambientali e di sollecitazione, nonché alla sensibilità delle armature alla corrosione.


Strutture in calcestruzzo armato ordinario
Per le strutture in calcestruzzo armato ordinario, devono essere rispettate le limitazioni di cui alla Tab. 4.1.IV per armatura poco
sensibile.
Strutture in calcestruzzo armato precompresso
Valgono le limitazioni della Tab. 4.1.IV per armature sensibili.

ͷǤͳǤͶǤͷ ‡”‹ˆ‹…Š‡ƒŽŽ‘•–ƒ–‘Ž‹‹–‡†‹†‡ˆ‘”ƒœ‹‘‡
L’assetto di una struttura, da valutarsi in base alle combinazioni di carico precedentemente indicate, deve risultare compatibile
con la geometria della struttura stessa in relazione alle esigenze del traffico, nonché con i vincoli ed i dispositivi di giunto previsti
in progetto.
Le deformazioni della struttura non devono arrecare disturbo al transito dei carichi mobili alle velocità di progetto della strada.

ͷǤͳǤͶǤ͸ ‡”‹ˆ‹…Š‡†‡ŽŽ‡ƒœ‹‘‹•‹•‹…Š‡
C5.1.4.5 VERIFICHE ALLO STATO LIMITE DI DEFORMAZIONE
Per la valutazione della domanda relativa alla componente cinematica dei vincoli e per il calcolo della dimensione dei varchi,
ovvero della distanza tra costruzioni contigue in corrispondenza delle interruzioni strutturali, si potranno prendere in conto,
oltre alle combinazioni sismiche, anche le combinazioni SLU delle altre azioni significative per il caso in esame (ritiro, viscosità,
variazioni termiche, frenatura, azione centrifuga, vento, precompressione, ecc.).
I valori di progetto della variazione termica uniforme per la valutazione agli SLU della massima espansione/contrazione si
possono esprimere come segue:
!"#$,& = !"#$ + !* [C5.1.3]
!+,-,& = !+,- + !* [C5.1.4]
In cui:
!"#$ = +!",./# 0 !* [C5.1.5]
!+,- = 0!",.1- + !* [C5.1.6]
Te,max e Te,min sono rispettivamente la massima e minima temperatura uniforme del ponte ricavabili, come indicato
nel Capitolo 6 delle UNI EN 1991-1-5, in funzione della Tmin e Tmax dell’aria esterna di cui al § 3.5 delle NTC.
To è la temperatura iniziale all’atto della regolazione degli appoggi del ponte di cui al § 3.5.4 delle NTC.
!* è indicato nella tabella seguente.
!*
!
!* = 5°C per strutture di c.a., c.a.p. e acciaio/cls
Installazione con la misurazione accurata della temperatura
della struttura e con preregolazione per effetti termici a fine
!* = 5°C per strutture di acciaio costruzione.

!* = 10°C per strutture di c.a., c.a.p. e acciaio/cls Installazione con la stima della temperatura della struttura e


con preregolazione per effetti termici a fine costruzione. Per
ͷǤͳǤͶǤͶ ‡”‹ˆ‹…Š‡ƒŽŽ‘•–ƒ–‘Ž‹‹–‡†‹ˆ‡••—”ƒœ‹‘‡ stima della temperatura della struttura si intende la
!" = 15°C per strutture di acciaio valutazione secondo quanto indicato nel Capitolo 6 delle UNI
EN 1991-1-5 con una accurata misura della temperatura
dell’aria esterna.
!" = 20°C per strutture di c.a., c.a.p. e acciaio/cls
Installazione senza alcuna preregolazione per effetti termici.
!" = 30°C per strutture di acciaio

I valori caratteristici della variazione termica uniforme per la massima espansione/contrazione si possono esprimere con la
seguente formulazione.
ͷǤͳǤͶǤͷ ‡”‹ˆ‹…Š‡ƒŽŽ‘•–ƒ–‘Ž‹‹–‡†‹†‡ˆ‘”ƒœ‹‘‡
!#$%,' = !#$% [C5.1.7]
!*+,,' = !*+, [C5.1.8]

ͷǤͳǤͶǤ͸ ‡”‹ˆ‹…Š‡†‡ŽŽ‡ƒœ‹‘‹•‹•‹…Š‡
Le verifiche nei riguardi delle azioni sismiche vanno svolte secondo i criteri ed i metodi esposti nelle relative sezioni delle presen-
ti Norme.

88-277-0063-1 - Copyright Grafill2 s.r.l. - Concesso in licenza a Calogero Filippello Password: 1508816 Codice A: 108 Codice B: YLAC9778BA
5. PONTI 255
!*+,,' = !*+,

C5.1.4.6 VERIFICA DELLE AZIONI SISMICHE


Nella progettazione sismica di manufatti che si collocano sull’intersezione di due infrastrutture lineari, caratterizzate da valori
non coincidenti di VN e CU, per non pregiudicare il livello di sicurezza dell’infrastruttura più rilevante occorrerà progettare gli
elementi strutturali delle opere di intersezione assumendo il più alto valore di VR fra quelli determinati considerando l’opera
appartenente a ciascuna delle infrastrutture interferenti.

ͷǤͳǤͶǤ͹ ‡”‹ˆ‹…Š‡‹ˆƒ•‡†‹…‘•–”—œ‹‘‡
Le verifiche di sicurezza vanno svolte anche per le singole fasi di costruzione dell’opera, tenendo conto dell’evoluzione dello
schema statico e dell’influenza degli effetti differiti nel tempo.
Vanno verificate anche le eventuali centine e le altre attrezzature provvisionali previste per la realizzazione dell’opera.

5.1.5. STRUTTURE PORTANTI

5.1.5.1 IMPALCATO

5.1.5.1.1 Spessori minimi


Gli spessori minimi delle diverse parti costituenti l’impalcato devono tener conto dell’influenza dei fattori ambientali sulla dura-
bilità dell’opera e rispettare le prescrizioni delle norme relative ai singoli elementi strutturali.

5.1.5.1.2 Strutture ad elementi prefabbricati


Nelle strutture costruite in tutto o in parte con elementi prefabbricati, al fine di evitare sovratensioni, distorsioni o danneggia-
menti dovuti a difetti esecutivi o di montaggio, deve essere assicurata la compatibilità geometrica tra le diverse parti assemblate,
tenendo anche conto delle tolleranze costruttive.
Gli elementi di connessione tra le parti collegate devono essere conformati in modo da garantire la corretta trasmissione degli
sforzi.
Nel caso di elementi in calcestruzzo armato normale e precompresso e di strutture miste acciaio-calcestruzzo vanno considerate
le redistribuzioni di sforzo differite nel tempo che si manifestano tra parti realizzate o sottoposte a carico in tempi successivi e le
analoghe redistribuzioni che derivano da variazioni dei vincoli.

5.1.5.2 PILE

5.1.5.2.1 Spessori minimi


Vale quanto già indicato al comma precedente per le strutture dell’impalcato.

5.1.5.2.2 Schematizzazione e calcolo


Nella verifica delle pile snelle, particolare attenzione deve essere rivolta alla valutazione delle effettive condizioni di vincolo, spe-
cialmente riguardo l’interazione con le opere di fondazione.
Le sommità delle pile deve essere verificata nei confronti degli effetti locali derivanti dalle azioni concentrate trasmesse dagli ap-
parecchi di appoggio.
Si deve verificare che gli spostamenti consentiti dagli apparecchi di appoggio siano compatibili con gli spostamenti massimi alla
sommità delle pile, provocati dalle combinazioni delle azioni più sfavorevoli e, nelle pile alte, dalla differenza di temperatura tra
le facce delle pile stesse.

5.1.6. VINCOLI
I dispositivi di vincolo dell’impalcato alle sottostrutture (pile, spalle, fondazioni) devono possedere le caratteristiche previste dal-
lo schema statico e cinematico assunto in sede di progetto, sia con riferimento alle azioni, sia con riferimento alle distorsioni.
Per strutture realizzate in più fasi, i vincoli devono assicurare un corretto comportamento statico e cinematico in ogni fase
dell’evoluzione dello schema strutturale, adeguandosi, se del caso, ai cambiamenti di schema.
Le singole parti del dispositivo di vincolo ed i relativi ancoraggi devono essere dimensionati in base alle forze vincolari trasmesse.
I dispositivi di vincolo devono essere tali da consentire tutti gli spostamenti previsti con un margine di sicurezza maggiore rispet-
to a quello assunto per gli altri elementi strutturali.
Particolare attenzione va rivolta al funzionamento dei vincoli in direzione trasversale rispetto all’asse longitudinale
dell’impalcato, la cui configurazione deve corrispondere ad uno schema statico e cinematico ben definito.
La scelta e la disposizione dei vincoli nei ponti a pianta speciale (ponti in curva, ponti in obliquo, ponti con geometria in pianta irre-
golare) devono derivare da un adeguato studio di capacità statica e di compatibilità cinematica.

5.1.6.1 PROTEZIONE DEI VINCOLI

88-277-0063-1 - Copyright Grafill2 s.r.l. - Concesso in licenza a Calogero Filippello Password: 1508816 Codice A: 108 Codice B: YLAC9778BA
256 NORME TECNICHE PER LE COSTRUZIONI COORDINATE CON LA CIRCOLARE APPLICATIVA

5.1.6.1 PROTEZIONE DEI VINCOLI


Le varie parti dei dispositivi di vincolo devono essere adeguatamente protette, al fine di garantirne il regolare funzionamento per
il periodo di esercizio previsto.

5.1.6.2 CONTROLLO, MANUTENZIONE E SOSTITUZIONE


I vincoli del ponte devono essere accessibili al fine di consentirne il controllo, la manutenzione e l’eventuale sostituzione senza
eccessiva difficoltà.

5.1.6.3 VINCOLI IN ZONA SISMICA


Per i ponti in zona sismica, i vincoli devono essere progettati in modo che, tenendo conto del comportamento dinamico
dell’opera, risultino idonei:
- a trasmettere le forze conseguenti alle azioni sismiche
- ad evitare sconnessioni tra gli elementi componenti il dispositivo di vincolo
- ad evitare la fuoriuscita dei vincoli dalle loro sedi.

5.1.7. OPERE ACCESSORIE


Le opere di impermeabilizzazione e di pavimentazione, i giunti e tutte le opere accessorie, devono essere eseguiti con materiali di
qualità e con cura esecutiva tali da garantire la massima durata e tali da ridurre interventi di manutenzione e rifacimenti.

5.1.7.1 IMPERMEABILIZZAZIONE
Le opere di impermeabilizzazione devono essere tali da evitare che infiltrazioni d’acqua possano arrecare danno alle strutture
portanti.

5.1.7.2 PAVIMENTAZIONI
La pavimentazione stradale deve essere tale da sottrarre all’usura ed alla diretta azione del traffico l’estradosso del ponte e gli
strati di impermeabilizzazione che proteggono le strutture portanti.

5.1.7.3 GIUNTI
In corrispondenza delle interruzioni strutturali si devono adottare dispositivi di giunto atti ad assicurare la continuità del piano
viabile. Le caratteristiche dei giunti e le modalità del loro collegamento alla struttura devono essere tali da ridurre il più possibile
le sovrasollecitazioni di natura dinamica dovute ad irregolarità locali e da assicurare la migliore qualità dei transiti.
In corrispondenza dei giunti si deve impedire la percolazione delle acque meteoriche o di lavaggio attraverso i giunti stessi. Nel
caso di giunti che consentano il passaggio delle acque, queste devono confluire in appositi dispositivi di raccolta, collocati imme-
diatamente sotto il giunto, e devono essere convogliate a scaricarsi senza possibilità di ristagni o dilavamenti che interessino le
strutture.

5.1.7.4 SMALTIMENTO DEI LIQUIDI PROVENIENTI DALL’IMPALCATO


Lo smaltimento dei liquidi provenienti dall’impalcato deve effettuarsi in modo da non arrecare danni o pregiudizio all’opera
stessa, alla sicurezza del traffico e ad eventuali opere ed esercizi sottostanti il ponte. A tale scopo il progetto del ponte deve essere
corredato dallo schema delle opere di convogliamento e di scarico. Per opere di particolare importanza, o per la natura dell’opera
stessa o per la natura dell’ambiente circostante, si deve prevedere la realizzazione di un apposito impianto di depurazione e/o di
decantazione.

5.1.7.5 DISPOSITIVI PER L’ISPEZIONABILITÀ E LA MANUTENZIONE DELLE OPERE


In sede di progettazione e di esecuzione devono essere previste opere di camminamento (piattaforme, scale, passi d’uomo, ecc.)
commisurate all’importanza del ponte e tali da consentire l’accesso alle parti più importanti sia ai fini ispettivi, sia ai fini manu-
tentivi. Le zone nell’intorno di parti destinate alla sostituzione periodica, quali ad esempio gli appoggi, devono essere corredate
di punti di forza, chiaramente individuabili e tali da consentire le operazioni di sollevamento e di vincolamento provvisorio.

5.1.7.6 VANI PER CONDOTTE E CAVIDOTTI


La struttura del ponte dovrà comunque prevedere la possibilità di passaggio di cavi e di una condotta di acquedotto; le dimen-
sioni dei vani dovranno essere rapportate alle prevedibili esigenze da valutare con riferimento a quanto presente in prossimità
del ponte.

C5.1.8 PONTI PEDONALI


Per i ponti pedonali si deve considerare lo schema di carico 4, folla compatta, applicato su tutta la parte sfavorevole della
superficie d’influenza.
L’intensità del carico, comprensiva degli effetti dinamici, è di 5,0 kN/m2. Tuttavia, quando si possa escludere la presenza di folla
compatta, come accade per ponti in zone scarsamente abitate, l’intensità del carico può essere ridotta, previa adeguata
giustificazione, a
$ %
88-277-0063-1 - Copyright Grafill2 s.r.l. - Concesso in licenza a Calogero Filippello Password: 1508816 Codice A: 108 Codice B: YLAC9778BA
5. PONTI 257

$ %
"&%'()*+ , ! "# "% &" %%'()*+ [C5.1.9]
- .%
dove L è la lunghezza della stesa di carico in m.
Qualora, per operazioni di manutenzione o di soccorso, sia necessario considerare la presenza di un veicolo sul ponte si può
considerare lo schema di carico di Figura C5.1.2, costituito da due assi di peso Qsv1=40 kN e Qsv2=80 kN , comprensivi degli effetti
dinamici, con carreggiata di 1,3 m ed interasse 3,0 m. L’impronta di ciascuna ruota può essere considerata quadrata di lato 20 cm.
A questo schema può essere associata una forza orizzontale di frenamento pari al 60% del carico verticale.

Figura C5.1.2 -Veicolo di servizio per ponti di 3a categoria

C5.1.8.1 MODELLI DINAMICI PER PONTI PEDONALI


Vibrazioni nei ponti pedonali possono essere indotte da varie cause quali, per esempio, vento o persone singole o in gruppo che
camminano, corrono, saltano o danzano sul ponte.
Ai fini delle verifiche nei riguardi dello stato limite di vibrazione può essere necessario considerare appropriati modelli dinamici,
che tengano conto del numero e della posizione delle persone simultaneamente presenti sul ponte e di fattori esterni, quale la
localizzazione del ponte stesso, e definire opportuni criteri di comfort, facendo riferimento a normative e a procedure di
comprovata validità.
A titolo puramente informativo si può considerare che, in assenza di significativa risposta da parte del ponte, una persona che
cammini ecciti il ponte con un’azione periodica verticale di frequenza compresa tra 1 e 3 Hz e un’azione orizzontale simultanea
di frequenza compresa tra 0,5 e 1,5 Hz, e che un gruppo di persone in leggera corsa ecciti il ponte con una frequenza verticale
pari a circa 3 Hz.

5.2. PONTI FERROVIARI


Le presenti norme si applicano per la progettazione e l’esecuzione dei nuovi ponti ferroviari.
Il gestore dell’infrastruttura in base alle caratteristiche funzionali e strategiche delle diverse infrastrutture ferroviarie stabilisce i
parametri indicati al Capitolo 2: vita nominale, classe d’uso.

5.2.1. PRINCIPALI CRITERI PROGETTUALI E MANUTENTIVI


La progettazione dei manufatti sotto binario deve essere eseguita in modo da conseguire il migliore risultato globale dal punto di
vista tecnico-economico, con particolare riguardo alla durabilità dell’opera stessa.

5.2.1.1 ISPEZIONABILITÀ E MANUTENZIONE


Fin dalla fase di progettazione deve essere posta la massima cura nella concezione generale dell’opera e nella definizione delle
geometrie e dei particolari costruttivi in modo da rendere possibile l’accessibilità e l’ispezionabilità, nel rispetto delle norme di
sicurezza, di tutti gli elementi strutturali. Deve essere garantita la piena ispezionabilità degli apparecchi d’appoggio e degli even-
tuali organi di ritegno. Deve inoltre essere prevista la possibilità di sostituire questi elementi con la minima interferenza con
l’esercizio ferroviario; a tale scopo i disegni di progetto devono fornire tutte le indicazioni al riguardo (numero, posizione e porta-
ta dei martinetti per il sollevamento degli impalcati, procedure da seguire anche per la sostituzione degli stessi apparecchi, ecc.).

5.2.1.2 COMPATIBILITÀ IDRAULICA


Si rimanda integralmente al paragrafo 5.1.2.3.

C5.2.1.2 COMPATIBILITÀ IDRAULICA


Vale quanto detto al § C.5.1.2.3.

5.2.1.3 ALTEZZA LIBERA


Si rimanda integralmente al paragrafo 5.1.2.2.

88-277-0063-1 - Copyright Grafill2 s.r.l. - Concesso in licenza a Calogero Filippello Password: 1508816 Codice A: 108 Codice B: YLAC9778BA
258 NORME TECNICHE PER LE COSTRUZIONI COORDINATE CON LA CIRCOLARE APPLICATIVA

5.2.2. AZIONI SULLE OPERE


Nell’ambito della presente norma sono indicate tutte le azioni che devono essere considerate nella progettazione dei ponti ferro-
viari, secondo le combinazioni indicate nei successivi paragrafi.
Le azioni definite in questo documento si applicano alle linee ferroviarie a scartamento normale e ridotto.

5.2.2.1 A
C5.2.2 AZIONI SULLE OPERE
Le azioni variabili da traffico assegnate ai §§ 5.2.2.2 e 5.2.2.3 delle NTC sono relativi alla rete ferroviaria con scartamento standard
e alle linee principali.
Per ferrovie a scartamento ridotto, tramvie e linee ferroviarie leggere, metropolitane e funicolari non valgono le prescrizioni di
cui sopra e le azioni debbono essere determinate caso per caso, in riferimento alle peculiarità della linea servita, sulla base di
studi specifici o a normative di comprovata validità.

5.2.2.1 AZIONI PERMANENTI


Le azioni permanenti che devono essere considerate sono: pesi propri, carichi permanenti portati, spinta delle terre, spinte idrau-
liche, ecc.

5.2.2.1.1 Carichi permanenti portati


Ove non si eseguano valutazioni più dettagliate, la determinazione dei carichi permanenti portati relativi al peso della massiccia-
ta, dell’armamento e della impermeabilizzazione (inclusa la protezione) potrà effettuarsi assumendo, convenzionalmente, per li-
nea in rettifilo, un peso di volume pari a 18,0 kN/m³ applicato su tutta la larghezza media compresa fra i muretti paraballast, per
una altezza media fra piano del ferro (P.F.) ed estradosso impalcato pari a 0,80 m. Per ponti su linee in curva, oltre al peso con-
venzionale sopraindicato va aggiunto il peso di tutte le parti di massicciata necessarie per realizzare il sovralzo, valutato con la
sua reale distribuzione geometrica e con un peso di volume pari a 20 kN/m³.
Nel caso di armamento senza massicciata devono essere valutati i pesi dei singoli componenti e le relative distribuzioni.
Nella progettazione di nuovi ponti ferroviari dovranno essere sempre considerati i pesi, le azioni e gli ingombri associati

D
all’introduzione delle barriere antirumore, anche nei casi in cui non sia originariamente prevista la realizzazione di questo genere
di elementi.

D
Sono da considerare tra i carichi permanenti portati anche il peso delle eventuali finiture, il sistema di smaltimento acque, etc..

D
5.2.2.2 AZIONI VARIABILI VERTICALI

5.2.2.2.1 Modelli di carico ΅


I carichi verticali associati al transito dei convogli ferroviari sono definiti per mezzo di diversi modelli di carico rappresentativi delle
diverse tipologie di traffico ferroviario: normale e pesante.
I valori dei suddetti carichi dovranno essere moltiplicati per un coefficiente di adattamento “D”, variabile in ragione della tipologia
dell’infrastruttura (ferrovie ordinarie, ferrovie leggere, metropolitane, ecc.). Per le ferrovie ordinarie il valore del coefficiente di adat-
tamento “D” da adottarsi per i diversi modelli di carico è definito nei relativi paragrafi; per le ferrovie leggere, metropolitane, ecc., il
valore del coefficiente “D” è definito in funzione della specificità dell’infrastruttura stessa. Sono considerate tre tipologie di carico i
cui valori caratteristici sono definiti nei successivi paragrafi. Nel seguito, i riferimenti ai modelli di carico LM 71, SW/0 e SW/2 ed alle
loro componenti si intendono, in effetti, pari al prodotto dei coefficienti ΅ per i carichi indicati nelle Fig. 5.2.1 e Fig. 5.2.2.

5.2.2.2.1.1 Modello di carico LM 71


Questo modello di carico schematizza gli effetti statici prodotti dal traffico ferroviario normale come mostrato nella Fig. 5.2.1 e
risulta costituito da:

Fig. 5.2.1 - Modello di carico LM71

- quattro assi da 250 kN disposti ad interasse di 1,60 m;


- carico distribuito di 80 kN/m in entrambe le direzioni, a partire da 0,8 m dagli assi d’estremità e per una lunghezza illimitata.
Per questo modello di carico è prevista una eccentricità del carico rispetto all’asse del binario, dipendente dallo scartamento s, per
tenere conto dello spostamento dei carichi; pertanto, essa è indipendente dal tipo di struttura e di armamento. Tale eccentricità è
calcolata sulla base del rapporto massimo fra i carichi afferenti a due ruote appartenenti al medesimo asse
QV2/QV1=1,25 [5.2.1]
88-277-0063-1 - Copyright Grafill2 s.r.l. - Concesso in licenza a Calogero Filippello Password: 1508816 Codice A: 108 Codice B: YLAC9778BA
5. PONTI 259

QV2/QV1=1,25 [5.2.1]
essendo QV1 e QV2 i carichi verticali delle ruote di un medesimo asse, e risulta quindi pari a s/18 con s= 1435 mm; questa eccentri-
cità deve essere considerata nella direzione più sfavorevole.
Il carico distribuito presente alle estremità del treno tipo LM 71 deve segmentarsi al di sopra dell’opera andando a caricare solo
quelle parti che forniscono un incremento del contributo ai fini della verifica dell’elemento per l’effetto considerato. Questa ope-
razione di segmentazione non va effettuata per i successivi modelli di carico SW che devono essere considerati sempre agenti per
tutta la loro estensione. Il valore del coefficiente di adattamento “D” da adottarsi per il modello di carico LM71 nella progettazio-
ne di ferrovie ordinarie è pari a 1,1.

5.2.2.2.1.2 Modelli di carico SW

Fig. 5.2.2 -Modelli di carico SW


Il modello di carico SW è illustrato in Fig. 5.2.2; per tale modello di carico, sono considerate due distinte configurazioni denomi-
nate SW/0 ed SW/2.
Il modello di carico SW/0 schematizza gli effetti statici prodotti dal traffico ferroviario normale per travi continue (esso andrà uti-
lizzato solo per le travi continue qualora più sfavorevole dell’LM71).
Il modello di carico SW/2 schematizza gli effetti statici prodotti dal traffico ferroviario pesante.
Le caratterizzazioni di entrambe queste configurazioni sono indicate in Tab. 5.2.I.

Tab. 5.2.I - Caratteristiche Modelli di Carico SW


Tipo di Carico qvk [kN/m] a [m] c [m]
SW/0 133 15,0 5,3
SW/2 150 25,0 7,0

Il valore del coefficiente di adattamento “D” da adottarsi nella progettazione delle ferrovie ordinarie è pari, rispettivamente, a 1,1
per il modello di carico SW/0 ed a 1,0 per il modello di carico SW/2.

5.2.2.2.1.3 Treno scarico


Per alcune particolari verifiche è previsto un ulteriori particolare modello di carico denominato “Treno scarico” rappresentato da
un carico uniformemente distribuito pari a 10,0 kN/m.

5.2.2.2.1.4 Ripartizione locale dei carichi.


Distribuzione longitudinale del carico per mezzo del binario
Un carico assiale Qvi può essere distribuito su tre traverse consecutive poste ad interasse uniforme “a”, ripartendolo fra la traver-
sa che la precede, quella su cui insiste e quella successiva, nelle seguenti proporzioni 25%, 50%, 25% (Fig. 5.2.3).

Fig. 5.2.3 - Distribuzione longitudinale dei carichi assiali

Distribuzione longitudinale del carico per mezzo delle traverse e del ballast
In generale, i carichi assiali del modello di carico LM71 possono essere distribuiti uniformemente nel senso longitudinale.

Fig. 5.2.4 - Distribuzione longitudinale dei carichi attraverso il ballast

Tuttavia, per il progetto di particolari elementi strutturali quali le solette degli impalcati da ponte, la distribuzione longitudinale
88-277-0063-1 - Copyright Grafill2 s.r.l. - Concesso in licenza a Calogero Filippello Password: 1508816 Codice A: 108 Codice B: YLAC9778BA
260 NORME TECNICHE PER LE COSTRUZIONI COORDINATE CON LA CIRCOLARE APPLICATIVA

Tuttavia, per il progetto di particolari elementi strutturali quali le solette degli impalcati da ponte, la distribuzione longitudinale
del carico assiale al di sotto delle traverse è indicata in Fig. 5.2.4 ove, per superficie di riferimento è da intendersi la superficie di
appoggio del ballast.
Per la ripartizione nella struttura sottostante valgono gli usuali criteri progettuali.
In particolare, per le solette, salvo diverse e più accurate determinazioni, potrà considerarsi una ripartizione a 45° dalla superficie
di estradosso fino al piano medio delle stesse.
Distribuzione trasversale delle azioni per mezzo delle traverse e del ballast
Salvo più accurate determinazioni, per ponti con armamento su ballast in rettifilo, le azioni possono distribuirsi trasversalmente
secondo lo schema di Fig. 5.2.5.

Fig. 5.2.5 - Distribuzione trasversale in rettifilo delle azioni per mezzo delle traverse e del ballast. In figura, Qh rappresenta la forza centrifuga definita al successivo
§5.2.2.3.1

Per ponti con armamento su ballast in curva, con sovralzo “u”, le azioni possono distribuirsi trasversalmente secondo lo schema
di Fig. 5.2.6.

Fig. 5.2.6 - Distribuzione trasversale in curva delle azioni per mezzo delle traverse e del ballast. In figura, Qh
rappresenta la forza centrifuga definita al successivo §5.2.2.3.1

5.2.2.2.1.5 Distribuzione dei carichi verticali per i rilevati a tergo delle spalle
In assenza di calcoli più accurati, il carico verticale a livello del piano di regolamento (posto a circa 0,70 m al di sotto del piano del
ferro) su rilevato a tergo della spalla può essere assunto uniformemente distribuito su una larghezza di 3,0 m.
Per questo tipo di carico distribuito non deve applicarsi l’incremento dinamico.

5.2.2.2.2 Carichi sui marciapiedi


I marciapiedi non aperti al pubblico possono essere utilizzati solo dal personale autorizzato.
I carichi accidentali devono essere schematizzati da un carico uniformemente ripartito del valore di 10 kN/m². Questo carico non
deve considerarsi contemporaneo al transito dei convogli ferroviari e deve essere applicato sopra i marciapiedi in modo da dare
luogo agli effetti locali più sfavorevoli.
Per questo tipo di carico distribuito non deve applicarsi l’incremento dinamico.

5.2.2.2.3 Effetti dinamici


Le sollecitazioni e gli spostamenti determinati sulle strutture del ponte dall’applicazione statica dei modelli di carico debbono
essere incrementati per tenere conto della natura dinamica del transito dei convogli.
Nella progettazione dei ponti ferroviari gli effetti di amplificazione dinamica dovranno valutarsi nel modo seguente:

̘
88-277-0063-1 - Copyright Grafill2 s.r.l. - Concesso in licenza a Calogero Filippello Password: 1508816 Codice A: 108 Codice B: YLAC9778BA
5. PONTI 261

Nella progettazione dei ponti ferroviari gli effetti di amplificazione dinamica dovranno valutarsi nel modo seguente:
- per le usuali tipologie di ponti e per velocità di percorrenza non superiore a 200 km/h, quando la frequenza propria della strut-
tura ricade all’interno del fuso indicato in Fig. 5.2.7, è sufficiente utilizzare i coefficienti dinamici ̘ definiti nel presente para-
grafo;
- per le usuali tipologie di ponti, ove la velocità di percorrenza sia superiore a 200 km/h e quando la frequenza propria della
struttura non ricade all’interno del fuso indicato in Fig. 5.2.7 e comunque per le tipologie non convenzionali (ponti strallati,
ponti sospesi, ponti di grande luce, ponti metallici difformi dalle tipologie in uso in ambito ferroviario, ecc.) dovrà effettuarsi
una analisi dinamica adottando convogli “reali” e parametri di controllo specifici dell’infrastruttura e del tipo di traffico ivi
previsto.

Fig. 5.2.7 - Limiti delle frequenze proprie no in Hz in funzione della luce della campata
In Fig. 5.2.7 il “fuso” è caratterizzato da:
un limite superiore pari a: no= 94,76 · L-0,748 [5.2.2]
un limite inferiore pari a: no= 80/L per 4 m ǂ L ǂ 20 m [5.2.3]
-0,592
no= 23,58 · L per 20 m ǂ L ǂ 100 m [5.2.4]
Per una trave semplicemente appoggiata, sottoposta a flessione, la prima frequenza flessionale può valutarsi con la formula:
17,75
Go
no= [Hz] [5.2.5]

dove: Έ0 rappresenta la freccia, espressa in mm, valutata in mezzeria e dovuta alle azioni permanenti.
Per ponti in calcestruzzo Έ0 deve calcolarsi impiegando il modulo elastico secante, in accordo con la breve durata del passaggio
del treno.
Per travi continue, salvo più precise determinazioni, L è da assumersi pari alla LΚ definita come di seguito.
I coefficienti di incremento dinamico ̘ che aumentano l’intensità dei modelli di carico definiti in 5.2.2.2.1 si assumono pari a ̘2 o
̘3, in dipendenza del livello di manutenzione della linea. In particolare, si assumerà:
(a) per linee con elevato standard manutentivo:

)2  0,82
1,44 con la limitazione 1,00 ǂ ̘2 ǂ 1,67
L I  0,2
[5.2.6]

(b) per linee con ridotto standard manutentivo:

)3  0,73 con la limitazione 1,00 ǂ ̘3 ǂ 2,00


2,16
L I  0,2
[5.2.7]

dove:

LΚ rappresenta la lunghezza “caratteristica” in metri, così come definita in Tab. 5.2.II.

Tab. 5.2.II - Lunghezza caratteristica LΚ


Caso Elemento strutturale Lunghezza LΚ
IMPALCATO DI PONTE IN ACCIAIO CON BALLAST (LASTRA ORTOTROPA O STRUTTURA EQUIVALENTE)
Piastra con nervature longitudinali e trasversali, o
solo longitudinali:
1 1.1 Piastra (in entrambe le direzioni) 3 volte l’interasse delle travi trasversali
1.2 Nervature longitudinali (comprese mensole
3 volte l’interasse delle travi trasversali
fino a 0,50 m)();
1.3 Travi trasversali: intermedie e di estremità 2 volte la luce delle travi trasversali
Piastre con sole nervature trasversali
2.1 Piastra (per entrambe le direzioni) 2 volte l’interasse delle travi trasversali + 3 m
2
2.2 Travi trasversali intermedie 2 volte la luce delle travi trasversali
2.3 Travi trasversali d’estremità luce della trave trasversale

88-277-0063-1 - Copyright Grafill2 s.r.l. - Concesso in licenza a Calogero Filippello Password: 1508816 Codice A: 108 Codice B: YLAC9778BA
262 NORME TECNICHE PER LE COSTRUZIONI COORDINATE CON LA CIRCOLARE APPLICATIVA
2.2 Travi trasversali intermedie 2 volte la luce delle travi trasversali
2.3 Travi trasversali d’estremità luce della trave trasversale
IMPALCATO DI PONTE IN ACCIAIO SENZA BALLAST (PER TENSIONI LOCALI)
3.1 Sostegni per rotaie (longherine)
- come elemento di un grigliato 3 volte l’interasse delle travi trasversali
- come elemento semplicemente appoggiato distanza fra le travi trasversali + 3 m
3 3.2 Sostegni per rotaie a mensola (longherine a
̘3= 2,0, ove non meglio specificato
mensola) per travi trasversali di estremità
3.3 Travi trasversali intermedie 2 volte la luce delle travi trasversali
3.4 Travi trasversali d’estremità luce della trave trasversale
IMPALCATO DI PONTE IN CALCESTRUZZO CON BALLAST (PER IL CALCOLO DEGLI EFFETTI LOCALI E TRASVERSALI)
4.1 Solette superiori e traversi di impalcati a sezione
scatolare o a graticcio di travi
- nella direzione trasversale alle travi principali 3 volte la luce della soletta
- nella direzione longitudinale 3 volte la luce della soletta d’impalcato o, se
minore, la lunghezza caratteristica della trave
principale
- mensole trasversali supportanti carichi ferrovia- 3 volte la distanza fra le anime della struttura
ri: se e>0,50 m, essendo e la distanza fra l’asse principale longitudinale
della rotaia più esterna e il filo esterno
dell’anima più esterna della struttura principale
4 longitudinale, occorre uno studio specifico.
4.2 Soletta continua su travi trasversali (nella dire- 2 volte l’interasse delle travi trasversali
zione delle travi principali)
4.3 Solette per ponti a via inferiore:
- ordite perpendicolarmente alle travi principali 2 volte la luce della soletta
- ordite parallelamente alle travi principali 2 volte la luce della soletta o, se minore, la
lunghezza caratteristica delle travi principali;
4.4 Impalcati a travi incorporate tessute ortogonal- 2 volte la lunghezza caratteristica in direzione
mente all’asse del binario longitudinale
4.5 Mensole longitudinali supportanti carichi ferro- se eǂ0,5: m ̘2=1,67; per e>0,5 m v.(4.1)
viari (per le azioni in direzione longitudinale)

TRAVI PRINCIPALI

5.1 Travi e solette semplicemente appoggiate luce nella direzione delle travi principali
(compresi i solettoni a travi incorporate)
5.2 Travi e solette continue su n luci, indicando LΚ = kLm dove:
con:
n = 2 -3 -4 -ǃ 5
Lm =1/n . (L1+L2+.....+Ln) k = 1,2 -1,3 -1,4 -1,5
5.3 Portali:
- a luce singola da considerare come trave continua a tre luci
(usando la 5.2 considerando le altezze dei
piedritti e la lunghezza del traverso)
- a luci multiple da considerare come trave continua a più luci
(usando la 5.2 considerando le altezze dei
5 piedritti terminali e la lunghezza di tutti i
traversi)
5.4 Solette ed altri elementi di scatolari per uno o ̘2 = 1,20; ̘3 = 1,35
più binari (sottovia di altezza libera ǂ 5,0 m e
luce libera ǂ 8,0 m).
Per gli scatolari che non rispettano i precedenti
limiti vale il punto 5.3, trascurando la presen-
za della soletta inferiore e considerando un
coefficiente riduttivo del ̘ pari a 0,9, da ap-
plicare al coefficiente ̘
5.5 Travi ad asse curvilineo, archi a spinta elimina- metà della luce libera
ta, archi senza riempimento.
5.6 Archi e serie di archi con riempimento due volte la luce libera
5.7 Strutture di sospensione (di collegamento a 4 volte la distanza longitudinale fra le struttu-
travi di irrigidimento) re di sospensione
SUPPORTI STRUTTURALI

6.1 Pile con snellezza Ώ>30 somma delle lunghezze delle campate adia-
centi la pila
6
6.2 Appoggi, calcolo delle tensioni di contatto al di lunghezza degli elementi sostenuti
sotto degli stessi e tiranti di sospensione

I coefficienti di incremento dinamico sono stabiliti con riferimento a travi semplicemente appoggiate. La lunghezza LΚ permette
di estendere l’uso di questi coefficienti anche ad altre tipologie strutturali.
Ove le sollecitazioni agenti in un elemento strutturale dipendessero da diversi termini ciascuno dei quali afferente a componenti
strutturali distinti, ognuno di questi termini dovrà calcolarsi utilizzando la lunghezza caratteristica LΚ appropriata.
Questo coefficiente dinamico ̘ non dovrà essere usato con i seguenti carichi:
ƒ treno scarico;
ƒ
88-277-0063-1 - Copyright Grafill2 s.r.l. - Concesso in licenza a Calogero Filippello Password: 1508816 Codice A: 108 Codice B: YLAC9778BA
Ά
Κ

5. PONTI Κ
263
Questo coefficiente dinamico ̘ non dovrà essere usato con i seguenti carichi:
ƒ treno scarico;
ƒ treni “reali”.
Per i ponti metallici con armamento diretto occorrerà considerare un ulteriore coefficiente di adattamento dell’incremento dina-
mico Ά (inserito per tener conto del maggiore incremento dinamico dovuto al particolare tipo di armamento), variabile esclusi-
vamente in funzione della lunghezza caratteristica LΚ dell’elemento, dato da:
Ά= 1,0 per LΚǂ8 m ed LΚ > 90 m
Ά= 1,1 per 8 m < LΚǂ90 m
Nei casi di ponti ad arco o scatolari, con o senza solettone di fondo, aventi copertura “h” maggiore di 1,0 m, il coefficiente dina-
mico può essere ridotto nella seguente maniera:

h  1,00
) rid ) t 1,0
10 [5.2.8]

dove h, in metri, è l’altezza della copertura dall’estradosso della struttura alla faccia superiore delle traverse.
Per le strutture dotate di una copertura maggiore di 2,50 m può assumersi un coefficiente di incremento dinamico unitario.
Pile con snellezza Ώ ǂ 30, spalle, fondazioni, muri di sostegno e spinte del terreno possono essere calcolate assumendo coefficienti
dinamici unitari.
Qualora debbano eseguirsi verifiche con treni reali, agli stessi dovranno essere associati coefficienti dinamici reali.

5.2.2.3 AZIONI VARIABILI ORIZZONTALI

5.2.2.3.1 Forza centrifuga


Nei ponti ferroviari al di sopra dei quali il binario presenta un tracciato in curva deve essere considerata la forza centrifuga agen-
te su tutta l’estensione del tratto in curva.
La forza centrifuga si considera agente verso l’esterno della curva, in direzione orizzontale ed applicata alla quota di 1,80 m al di
sopra del P.F..
I calcoli si basano sulla massima velocità compatibile con il tracciato della linea. Ove siano considerati gli effetti dei modelli di
carico SW, si assumerà una velocità di 100 km/h.
Il valore caratteristico della forza centrifuga si determinerà in accordo con la seguente espressione:

˜ f ˜ D Qvk ˜ f ˜ D Qvk
v2 V2
g˜r 127 ˜ r
Qtk [5.2.9.a]

˜ f ˜ D qvk ˜ f ˜ D qvk
v2 V2
g˜r 127 ˜ r
qtk [5.2.9.b]

dove:
Qtk-qtk = valore caratteristico della forza centrifuga [kN -kN/m];
Qvk-qvk = valore caratteristico dei carichi verticali [kN -kN/m];
΅ = coefficiente di adattamento;
v = velocità di progetto espressa in m/s;
V = velocità di progetto espressa in km/h;
f = fattore di riduzione (definito in seguito nella 5.2.10);
g = accelerazione di gravità in m/s²;
r = raggio di curvatura in m.

Nel caso di curva policentrica come valore del raggio r dovrà essere assunto un opportuno valore medio fra i raggi di curvatura
che interessano la campata in esame.
La forza centrifuga sarà sempre combinata con i carichi verticali supposti agenti nella generica configurazione di carico, e non
sarà incrementata dai coefficienti dinamici.
f è un fattore di riduzione dato in funzione della velocità V e della lunghezza Lf di binario carico.
ª V  120 § 814 · § 2,88 · º
«1   1,75 ¸ ˜ ¨ 1  ¸»
— 169 —
¨
« 1000 © V ¹ ©¨ L f ¸»
f [5.2.10]
¬ ¹¼

dove:
Lf = lunghezza di influenza, in metri, della parte curva di binario carico sul ponte, che è la più sfavorevole per il progetto del ge-
nerico elemento strutturale;
f = 1 per V ǂ 120 km/h o Lf ǂ 2,88 m;

f < 1 per 120 ǂ V ǂ 300 km/h e L > 2,88 m;

88-277-0063-1 - Copyright Grafill2 s.r.l. - Concesso in licenza a Calogero Filippello Password: 1508816 Codice A: 108 Codice B: YLAC9778BA
¬ © ¹¼

264 NORME TECNICHE PER LE COSTRUZIONI COORDINATE CON LA CIRCOLARE APPLICATIVA


ǂ ǂ

f < 1 per 120 ǂ V ǂ 300 km/h e Lf > 2,88 m;

f(V) = f(300) per V > 300 km/h.


Per il modello di carico LM 71 e per velocità di progetto superiori ai 120 km/h, saranno considerati due casi:
(a) Modello di carico LM 71 e forza centrifuga per V = 120 km/h in accordo con le formule precedenti dove f = 1;
(b) Modello di carico LM 71 e forza centrifuga calcolata secondo le precedenti espressioni per la massima velocità di progetto.
Inoltre, per ponti situati in curva, dovrà essere considerato anche il caso di assenza di forza centrifuga (convogli fermi).
Per i modelli di carico LM71 e SW/0 l’azione centrifuga si dovrà determinare partendo dalle equazioni [5.2.9] e [5.2.10] conside-

rando i valori di V, ΅, e f definiti nella seguente Tab. 5.2 II.b.

Tab. 5.2.II.b. - Parametri per determinazione della forza centrifuga

Massima velo- Azione centrifuga basata su: Carico verticale

Valore di ΅ cità della linea associato


V ΅ f
[Km/h]

100 1 1 1 x 1 x SW/2
ǃ 100
SW/2 ) x 1 x SW/2
< 100 V 1 1 1 x 1 x SW/2

1xfx ) [1 [ 1 [
V 1 f
(LM71”+”SW/0) (LM71”+”SW/0)

> 120 ΅x1x


LM71 e 120 ΅ 1

)x΅x1x
(LM71”+”SW/0)
SW/0
΅x1x
ǂ 120 V ΅ 1 (LM71”+”SW/0)
(LM71”+”SW/0)

5.2.2.3.2 Azione laterale (Serpeggio)


La forza laterale indotta dal serpeggio si considera come una forza concentrata agente orizzontalmente, applicata alla sommità
della rotaia più alta, perpendicolarmente all’asse del binario. Tale azione si applicherà sia in rettifilo che in curva.
Il valore caratteristico di tale forza sarà assunto pari a Qsk = 100 kN. Tale valore deve essere moltiplicato per ΅, (se ΅>1), ma non
per il coefficiente ̘.
Questa forza laterale deve essere sempre combinata con i carichi verticali.

5.2.2.3.3 Azioni di avviamento e frenatura


Le forze di frenatura e di avviamento agiscono sulla sommità del binario, nella direzione longitudinale dello stesso. Dette forze
sono da considerarsi uniformemente distribuite su una lunghezza di binario L determinata per ottenere l’effetto più gravoso
sull’elemento strutturale considerato.
I valori caratteristici da considerare sono i seguenti:
avviamento: Qla,k = 33 [kN/m] · L[m] ǂ 1000 kN per modelli di carico LM 71, SW/0,
SW/2
frenatura: Qlb,k = 20 [kN/m] · L[m] ǂ 6000 kN per modelli di carico LM 71, SW/0
Qlb,k = 35 [kN/m] · L[m] per modelli di carico SW/2
Questi valori caratteristici sono applicabili a tutti i tipi di binario, sia con rotaie saldate, sia con rotaie giuntate, con o senza dispo-
sitivi di espansione.
Le azioni di frenatura ed avviamento saranno combinate — con i170
relativi
—carichi verticali (per modelli di carico SW/0 e SW/2 saranno
tenute in conto solo le parti di struttura che sono caricate in accordo con la Fig 5.2.2 e con la Tab. 5.2.I).
Quando la rotaia è continua ad una o ad entrambe le estremità del ponte solo una parte delle forze di frenatura ed avviamento è
trasferita, attraverso l’impalcato, agli apparecchi di appoggio, la parte rimanente di queste forze è trasmessa, attraverso le rotaie,
ai rilevati a tergo delle spalle. La percentuale di forze trasferite attraverso l’impalcato agli apparecchi di appoggio è valutabile con
le modalità riportate nel paragrafo relativo agli effetti di interazione statica.
Nel caso di ponti a doppio binario si devono considerare due treni in transito in versi opposti, uno in fase di avviamento, l’altro
in fase di frenatura.
Nel caso di ponti a più di due binari si deve considerare:
- un primo binario con la massima forza di frenatura;

88-277-0063-1 - Copyright Grafill2 s.r.l. - Concesso in licenza a Calogero Filippello Password: 1508816 Codice A: 108 Codice B: YLAC9778BA
5. PONTI 265
Nel caso di ponti a più di due binari si deve considerare:
- un primo binario con la massima forza di frenatura;
- un secondo binario con la massima forza di avviamento nello stesso verso della forza di frenatura;
- un terzo ed un quarto binario con il 50% della forza di frenatura, concorde con le precedenti;
- altri eventuali binari privi di forze orizzontali.
Per il treno scarico la frenatura e l’avviamento possono essere trascurate.
Per lunghezze di carico superiori a 300 m dovranno essere eseguiti appositi studi per valutare i requisiti aggiuntivi da tenere in
conto ai fini degli effetti di frenatura ed avviamento.
Per la determinazione delle azioni di frenatura e avviamento relative a ferrovie diverse da quelle ordinarie (ferrovie leggere, me-
tropolitane, a scartamento ridotto, ecc.) dovranno essere eseguiti appositi studi in relazione alla singola tipologia di infrastruttu-
ra.
I valori caratteristici dell’azione di frenatura e di quella di avviamento devono essere moltiplicati per ΅ e non devono essere mol-
tiplicati per ).

5.2.2.4 AZIONI VARIABILI AMBIENTALI

5.2.2.4.1 Azione del vento


Le azioni del vento sono definite al § 3.3 delle presenti Norme Tecniche.
Nelle stesse norme sono individuate le metodologie per valutare l’effetto dell’azione sia come effetto statico che dinamico. Le
strutture andranno progettate e verificate nel rispetto di queste azioni.
Nei casi ordinari il treno viene individuato come una superficie piana continua convenzionalmente alta 4 m dal P.F., indipenden-
temente dal numero dei convogli presenti sul ponte.
Nel caso in cui si consideri il ponte scarico, l’azione del vento dovrà considerarsi agente sulle barriere antirumore presenti, così da
individuare la situazione più gravosa.

5.2.2.4.2 Temperatura
Le azioni della temperatura sono definite al § 3.5 delle presenti Norme Tecniche.
Nelle stesse norme sono individuate le metodologie per valutare l’effetto dell’azione. Le strutture andranno progettate e verifica-
te nel rispetto di queste azioni.
Variazione termica non uniforme
In aggiunta alla variazione termica uniforme, andrà considerato un gradiente di temperatura di 5 °C fra estradosso ed intradosso
di impalcato con verso da determinare caso per caso.
Nel caso di impalcati a cassone in calcestruzzo, andrà considerata una differenza di temperatura di 5 °C con andamento lineare
nello spessore delle pareti e nei due casi di temperatura interna maggiore/minore dell’esterna.
Nei ponti a struttura mista acciaio-calcestruzzo, andrà considerata anche una differenza di temperatura di 5 °C tra la soletta in
calcestruzzo e la trave in acciaio.
Anche per le pile si dovrà tenere conto degli effetti dovuti ai fenomeni termici e di ritiro differenziale.
Per le usuali tipologie di pile cave, salvo più accurate determinazioni, si potranno adottare le ipotesi approssimate di seguito de-
scritte:
- differenza di temperatura tra interno ed esterno pari a 10 °C (con interno più caldo dell’esterno o viceversa), considerando un
modulo elastico E non ridotto;
- variazione termica uniforme tra fusto, pila e zattera interrata pari a 5 °C (zattera più fredda della pila e viceversa) con varia-
zione lineare tra l’estradosso zattera di fondazione ed una altezza da assumersi, in mancanza di determinazioni più precise,
pari a 5 volte lo spessore della parete della pila.
Per la verifica delle deformazioni orizzontali e verticali degli impalcati, con l’esclusione delle analisi di comfort, dovranno consi-
derarsi delle differenze di temperatura fra estradosso ed intradosso e fra le superfici laterali più esterne degli impalcati di 10 °C.
Per tali differenze di temperatura potrà assumersi un andamento lineare fra i detti estremi, considerando gli stessi gradienti ter-
mici diretti sia in un verso che nell’altro.
Per il calcolo degli effetti di interazione statica binario-struttura, si potranno considerare i seguenti effetti termici sul binario:
- in assenza di apparecchi di dilatazione del binario, si potrà considerare nulla la variazione termica nel binario, essendo essa
ininfluente ai fini della valutazione delle reazioni nei vincoli fissi e delle tensioni aggiuntive nelle rotaie e non generando essa
scorrimenti relativi binario impalcato;
- in presenza di apparecchi di dilatazione del binario, si assumeranno variazioni termiche del binario pari a +30 °C e -40 °C ri-
spetto alla temperatura di regolazione del binario stesso. Nel caso di impalcato in acciaio esse dovranno essere applicate con-
temporaneamente alle variazioni termiche dell’impalcato e con lo stesso segno. Nel caso di impalcati in c.a.p. o misti in acciaio-
calcestruzzo, occorrerà considerare, tra le due seguenti, la condizione più sfavorevole nella combinazione con le altre azioni:
nella prima è nulla la variazione termica nell’impalcato e massima (positiva o negativa) quella nella rotaia, nella seconda è nul-
la la variazione termica nella rotaia e massima (positiva o negativa) quella nell’impalcato.
Ai fini delle verifiche di interazione, le massime variazioni termiche dell’impalcato rispetto alla temperatura dello stesso all’atto
della regolazione del binario, possono essere assunte pari a quelle indicate in precedenza, in funzione dei materiali costituenti

88-277-0063-1 - Copyright Grafill2 s.r.l. - Concesso in licenza a Calogero Filippello Password: 1508816 Codice A: 108 Codice B: YLAC9778BA
266 NORME TECNICHE PER LE COSTRUZIONI COORDINATE CON LA CIRCOLARE APPLICATIVA
la la variazione termica nella rotaia e massima (positiva o negativa) quella nell’impalcato.
Ai fini delle verifiche di interazione, le massime variazioni termiche dell’impalcato rispetto alla temperatura dello stesso all’atto
della regolazione del binario, possono essere assunte pari a quelle indicate in precedenza, in funzione dei materiali costituenti
l’opera e della tipologia di armamento. Quanto innanzi esplicitato trova applicazione quando la regolazione del binario viene e-
seguita nei periodi stagionali nei quali il ponte viene a trovarsi approssimativamente in condizioni di temperatura media. In ge-
nerale si possono ritenere trascurabili, e comunque in favore di sicurezza, gli effetti del gradiente termico lungo l’altezza
dell’impalcato.

C5.2.2.4.2 Temperatura
Le azioni della temperatura sono definite al § 3.5 delle NTC.
Nelle stesse norme sono individuate le metodologie per valutare l’effetto dell’azione. Le strutture andranno progettate e
verificate nel rispetto di queste azioni.
Per le opere direttamente esposte alle azioni atmosferiche le variazioni termiche uniformi da considerare, in mancanza di studi
approfonditi, rispetto alla temperatura media del sito, sono da assumersi pari a quanto indicato nello stesso § 3.5.
Per la valutazione della domanda relativa alla componente cinematica dei vincoli e per il calcolo della dimensione dei varchi,
ovvero della distanza tra costruzioni contigue in corrispondenza delle interruzioni strutturali vale quanto indicato al punto
C.5.1.4.5.

5.2.2.5 EFFETTI DI INTERAZIONE STATICA TRENO-BINARIO-STRUTTURA


Nei casi in cui si abbia continuità delle rotaie tra il ponte ed il rilevato a tergo delle spalle ad una o ad entrambe le estremità del
ponte (ipotesi di assenza, ad uno o ad entrambi gli estremi del ponte, di apparecchi di dilatazione del binario) si dovrà tenere
conto degli effetti di interazione tra binario e struttura che inducono forze longitudinali nella rotaia e nella sottostruttura del pon-
te (sistemi fondazione-pila-apparecchio di appoggio, fondazione-spalla-apparecchio di appoggio) e scorrimenti longitudinali tra
binario e impalcato che interessano il mezzo di collegamento (ballast e/o attacco).
Le suddette azioni dovranno essere portate in conto nel progetto di tutti gli elementi della struttura (impalcati, apparecchi
d’appoggio, pile, spalle, fondazioni, ecc.) e dovranno essere tali da non compromettere le condizioni di servizio del binario (ten-
sioni nella rotaia, scorrimenti binario-impalcato).
Devono essere considerati gli effetti di interazione binario-struttura prodotti da:
- frenatura ed avviamento dei treni;
- variazioni termiche della struttura e del binario;
- deformazioni dovute ai carichi verticali.
ȥ
Gli effetti di interazione prodotti da viscosità e ritiro nelle strutture in c.a. e c.a.p. dovranno essere presi in conto, ove rilevanti.
La rigidezza del sistema appoggio/pile/fondazioni, da considerare per la valutazione degli effetti delle interazioni statiche, dovrà
essere calcolata trascurando lo scalzamento nel caso di pile in alveo.
Al fine di garantire la sicurezza del binario rispetto a fenomeni di instabilità per compressione e rottura per trazione della rotaia,
nonché rispetto ad eccessivi scorrimenti nel ballast, causa di un suo rapido deterioramento, occorre che vengano rispettati i limiti
sull’incremento delle tensioni nel binario e sugli spostamenti relativi tra binario ed estradosso dell’impalcato o del rilevato forniti
dal gestore dell’infrastruttura, che specificherà modalità e parametri di controllo in funzione delle caratteristiche
dell’infrastruttura e della tipologia di armamento (rotaie, traverse, attacchi) e della presenza o meno del ballast.
La verifica di sicurezza del binario andrà condotta considerando la combinazione caratteristica (SLE), adottando per le azioni
termiche coefficienti ȥoi=1,0.

5.2.2.6 E
C5.2.2.5 EFFETTI DI INTERAZIONE STATICA TRENO-BINARIO-STRUTTURA
Ai fini della determinazione degli effetti di interazione statica treno-binario-struttura, di cui al § 5.2.2.5 delle NTC, si possono
utilizzare i legami tra la resistenza longitudinale allo scorrimento e lo scorrimento longitudinale per metro di binario singolo,
riportati nelle figure C5.2.1, C5.2.2 e C5.2.3 e relativi ai casi di posa su ballast, posa diretta con attacco tradizionale indiretto di
tipo K e posa diretta con attacco elastico, rispettivamente.
Nel caso di posa su ballast, la forza di scorrimento longitudinale q, in assenza di carico verticale da traffico, è assunta pari a 12,5
kN/m su rilevato e a 20 kN/m su ponte, mentre in presenza di un carico verticale da traffico di 80 kN/m, è assunta pari a 60
kN/m. Per carichi diversi i valori della resistenza si otterranno per interpolazione o estrapolazione lineare. In tutti i casi si assume
uno spostamento di soglia di 2 mm, per cui risulta univocamente definita la rigidezza iniziale.
Nel caso di binario con posa diretta, la resistenza allo scorrimento q dipende dal tipo di attacco e dalla forza di serraggio, oltre
che dal carico verticale applicato, come descritto nel seguito. Dette norme non si applicano alle opere d’arte con armamento di
tipo innovativo.
Per l'attacco tradizionale indiretto di tipo K, la forza di scorrimento longitudinale q è assunta, per interasse fra le traverse di 0,6
m, 50 kN/m in assenza di carico verticale da traffico, 80 kN/m in presenza di un carico verticale da traffico di 80 kN/m.
Per l'attacco elastico, la forza di scorrimento longitudinale q è assunta pari a 13 kN/m in assenza di carico verticale da traffico e a
35 kN/m in presenza di un carico verticale da traffico di 80 kN/m.

88-277-0063-1 - Copyright Grafill2 s.r.l. - Concesso in licenza a Calogero Filippello Password: 1508816 Codice A: 108 Codice B: YLAC9778BA
5. PONTI 267

Nel caso di posa diretta e per carichi verticali da traffico diversi, i valori della resistenza si otterranno per interpolazione o
estrapolazione lineare. In tutti i casi si assume uno spostamento di soglia di 0,5 mm, per cui risulta univocamente definita la
rigidezza iniziale.

Figura C5.2.1 - Legame tra resistenza allo scorrimento e scorrimento longitudinale per metro di singolo binario (posa su ballast)

Figura C5.2.2 - Legame tra resistenza allo scorrimento e scorrimento longitudinale per metro di singolo binario (posa diretta con attacco tradizionale indiretto
di tipo K)

Figura C5.2.3 - Legame tra resistenza allo scorrimento e scorrimento longitudinale per metro di singolo binario (posa diretta con attacco elastico)

88-277-0063-1 - Copyright Grafill2 s.r.l. - Concesso in licenza a Calogero Filippello Password: 1508816 Codice A: 108 Codice B: YLAC9778BA
268 NORME
ȥ TECNICHE PER LE COSTRUZIONI COORDINATE CON LA CIRCOLARE APPLICATIVA

5.2.2.6 EFFETTI AERODINAMICI ASSOCIATI AL PASSAGGIO DEI CONVOGLI FERROVIARI


Il passaggio dei convogli ferroviari induce sulle superfici situate in prossimità della linea ferroviaria (per esempio barriere anti-
rumore) onde di pressione e depressione secondo gli schemi riportati nel seguito.
Le azioni possono essere schematizzate mediante carichi equivalenti agenti nelle zone prossime alla testa ed alla coda del treno
nei casi in cui, in ragione della velocità della linea, non si instaurino amplificazioni dinamiche significative per il comportamento
degli elementi strutturali investiti dalle azioni aerodinamiche. Esse dovranno essere utilizzate per il progetto delle barriere e delle
relative strutture di sostegno (cordoli, solette, fondazioni, ecc.).
I carichi equivalenti sono considerati valori caratteristici delle azioni.
In ogni caso le azioni aerodinamiche dovranno essere cumulate con l’azione del vento come indicato al punto 5.2.3.3.2.

5.2.2.6.1 Superfici verticali parallele al binario


I valori caratteristici dell’azione ± q1k relativi a superfici verticali parallele al binario sono forniti in Fig. 5.2.8 in funzione della di-
stanza ag dall’asse del binario più vicino.

— 172 —

Fig. 5.2.8 - Valori caratteristici delle azioni q1k per superfici verticali parallele al binario

I suddetti valori sono relativi a treni con forme aerodinamiche sfavorevoli; per i casi di forme aerodinamiche favorevoli, questi
valori dovranno essere corretti per mezzo del fattore k1, ove:

k1 = 0,85 per convogli formati da carrozze con sagoma arrotondata;

k1 = 0,60 per treni aerodinamici.

Se l’altezza di un elemento strutturale (o parte della sua superficie di influenza) è ǂ1,0 m o se la larghezza è ǂ2,50 m, l’azione q1k deve
essere incrementata del fattore k2 =1,3.

5.2.2.6.2 Superfici orizzontali al di sopra del binario


I valori caratteristici dell’azione ± q2k, relativi a superfici orizzontali al di sopra del binario, sono forniti in Fig. 5.2.9 in funzione
della distanza hg della superficie inferiore della struttura dal PF.
La larghezza d’applicazione del carico per gli elementi strutturali da considerare si estende sino a 10 m da ciascun lato a partire
dalla mezzeria del binario.
Per convogli transitanti in due direzioni opposte le azioni saranno sommate. Nel caso di presenza di più binari andranno consi-
derati solo due binari.
Anche l’azione q2k andrà ridotta del fattore k1, in accordo a quanto previsto nel precedente § 5.2.2.6.1.
Le azioni agenti sul bordo di elementi nastriformi che attraversano i binari, come ad esempio le passerelle, possono essere ridotte
con un fattore pari a 0,75 per una larghezza fino a 1,50 m.

5.2.2.6.3 Superfici orizzontali adiacenti il binario


I valori caratteristici dell’azione ± q3k , relativi a superfici orizzontali adiacenti il binario, sono forniti in Fig. 5.2.10 e si applicano
indipendentemente dalla forma aerodinamica del treno.
Per tutte le posizioni lungo le superfici da progettare, q3k si determinerà come una funzione della distanza ag dall’asse del binario
più vicino. Le azioni saranno sommate, se ci sono binari su entrambi i lati dell’elemento strutturale da calcolare.

7,5  h
Se la distanza hg supera i 3,80 m l’azione q3k può essere ridotta del fattore k3:

g
k3 per 3,8 m < hg < 7,5 m;
3,7
k = 0 per h ǃ 7,5 m
88-277-0063-1 - Copyright Grafill2 s.r.l. - Concesso in licenza a Calogero Filippello Password: 1508816 Codice A: 108 Codice B: YLAC9778BA

5. PONTI 269

k3 = 0 per hg ǃ 7,5 m
dove hg rappresenta la distanza dal P.F. alla superficie inferiore della struttura.

— 173 —

Fig. 5.2.9 - Valori caratteristici delle azioni q2k per superfici orizzontali al di sopra del binario

Fig. 5.2.10 - Valori caratteristici delle azioni q3k per superfici orizzontali adiacenti il binario

5.2.2.6.4 Strutture con superfici multiple a fianco del binario sia verticali che orizzontali o inclinate
I valori caratteristici dell’azione ± q4k sono forniti in Fig. 5.2.11 e si applicano ortogonalmente alla superficie considerata. Le azioni
sono determinate secondo quanto detto nel precedente § 5.2.2.6.1 adottando una distanza fittizia dal binario pari a
a'g = 0,6 min ag + 0,4 max ag [5.2.10]
Le distanze min ag, max ag sono indicate in Fig. 5.2.11.
Nei casi in cui max ag> 6 m si adotterà max ag= 6,0 m
I coefficienti k1 e k2 sono gli stessi definiti al precedente § 5.2.2.6.1.

88-277-0063-1 - Copyright Grafill2 s.r.l. - Concesso in licenza a Calogero Filippello Password: 1508816 Codice A: 108 Codice B: YLAC9778BA
270 NORME TECNICHE PER LE COSTRUZIONI COORDINATE CON LA CIRCOLARE APPLICATIVA

Fig. 5.2.11 - Definizione della distanza max ag e min ag dall’asse del binario

5.2.2.6.5 Superfici che circondano integralmente il binario per lunghezze inferiori a 20 m


In questo caso, tutte le azioni si applicheranno indipendentemente dalla forma aerodinamica del treno nel modo seguente:.
- sulle superfici verticali ± k4 · q1k, per tutta l’altezza dell’elemento, con q1k determinato in accordo con il punto 5.2.2.6.1 e k4 = 2;
- sulla superficie orizzontale ± k5 · q2k, con:
q2k determinato in accordo con il punto 5.2.2.6.2;
k5 = 2,5 se la struttura racchiude un solo binario;
k5 = 3,5 se la struttura racchiude due binari.

5.2.2.7 AZIONI IDRODINAMICHE


Le azioni idrauliche sulle pile poste nell’alveo dei fiumi andranno calcolate secondo le prescrizioni del § 5.2.1.2 tenendo conto,
oltre che dell’orientamento e della forma della pila, anche degli effetti di modificazioni locali dell’alveo dovute, per esempio, allo
scalzamento.

5.2.2.8 AZIONI SISMICHE


Per le azioni sismiche si devono rispettare le prescrizioni di cui al § 3.2. e al § 7.9.
Per la determinazione degli effetti di tali azioni si farà di regola riferimento alle sole masse corrispondenti ai pesi propri ed ai ca-
richi permanenti e considerando con un coefficiente <2 = 0,2 il valore quasi permanente delle masse corrispondenti ai carichi da
traffico ferroviario.

C5.2.2.8 AZIONI SISMICHE


Nella progettazione sismica di manufatti che si collocano sull’intersezione di due infrastrutture lineari, caratterizzate da valori
non coincidenti di VN e CU, per non pregiudicare il livello di sicurezza dell’infrastruttura più rilevante occorrerà progettare gli

<
elementi strutturali delle opere di intersezione assumendo il più alto valore di VR fra quelli determinati considerando l’opera
appartenente a ciascuna delle infrastrutture interferenti

5.2.2.9 AZIONI ECCEZIONALI


Le azioni eccezionali da considerare nel progetto saranno valutate sulla base delle indicazioni contenute nel § 3.6 in generale e al §
3.6.3.1 in particolare.
Con riferimento al § 3.6.3.1 si puntualizza che le azioni d’urto agenti sugli elementi strutturali orizzontali al disopra della strada, so-
no da impiegarsi per la verifica di sicurezza globale dell’impalcato nel suo insieme inteso come corpo rigido (sollevamen-
to/ribaltamento); all’occorrenza di tali eventi sono ammessi danni localizzati agli elementi strutturali che non comportino il collasso
dell’impalcato.
Sempre nell’ambito delle azioni eccezionali devono essere considerate quelle riportate nei seguenti paragrafi.

5.2.2.9.1 Rottura della catenaria


Si dovrà considerare l’eventualità che si verifichi la rottura della catenaria nel punto più sfavorevole per la struttura del ponte. La
forza trasmessa alla struttura in conseguenza di un simile evento si considererà come una forza di natura statica agente in dire-
zione parallela all’asse dei binari, di intensità pari a ± 20 kN e applicata sui sostegni alla quota del filo.
In funzione del numero di binari presenti sull’opera si assumerà la rottura simultanea di:
1 catenaria per ponti con un binario;

88-277-0063-1 - Copyright Grafill2 s.r.l. - Concesso in licenza a Calogero Filippello Password: 1508816 Codice A: 108 Codice B: YLAC9778BA
5. PONTI 271

1 catenaria per ponti con un binario;


2 catenarie per ponti con un numero di binari compreso fra 2 e 6;
3 catenarie per ponti con più di sei binari.
Nelle verifiche saranno considerate rotte le catenarie che determinano l’effetto più sfavorevole.

5.2.2.9.2 Deragliamento al di sopra del ponte


Oltre a considerare i modelli di carico verticale da traffico ferroviario, ai fini della verifica della struttura si dovrà tenere conto
della possibilità alternativa che un locomotore o un carro pesante deragli, esaminando separatamente le due seguenti situazioni
di progetto:
Caso 1:
Si considerano due carichi verticali lineari qA1d= 60 kN/m (comprensivo dell’effetto dinamico) ciascuno.
Trasversalmente i carichi distano fra loro di S (scartamento del binario) e possono assumere tutte le posizioni comprese entro i
limiti indicati in Fig. 5.2.12.
— 175 —
Per questa condizione sono tollerati danni locali, purché possano essere facilmente riparati, mentre sono da evitare danneggia-
menti delle strutture portanti principali.

Fig. 5.2.12 - Caso 1


Caso 2:
Si considera un unico carico lineare qA2d=80 kN/m.1,4 esteso per 20 m e disposto con una eccentricità massima, lato esterno, di 1,5
s rispetto all’asse del binario (Fig. 5.2.13). Per questa condizione convenzionale di carico andrà verificata la stabilità globale
dell’opera, come il ribaltamento d’impalcato, il collasso della soletta, ecc.
Per impalcati metallici con armamento diretto, il caso 2 dovrà essere considerato solo per le verifiche globali.

Fig. 5.2.13 - Caso 2

5.2.2.9.3 Deragliamento al di sotto del ponte


Nel posizionamento degli elementi strutturali in adiacenza della ferrovia, ad eccezione delle gallerie artificiali a parete continua,
occorre tenere conto che per una zona di larghezza di 3,5 m misurata perpendicolarmente dall’asse del binario più vicino, vige il
divieto di edificabilità.
A distanze superiori di 4,50 m è consentita la realizzazione di pilastri isolati. Per distanze intermedie dovranno essere previsti e-
lementi strutturali aventi rigidezza via via crescenti con il diminuire della distanza dal binario.
Le azioni prodotte dal treno deragliato sugli elementi verticali di sostegno adiacenti la sede ferroviaria sono indicate al § 3.6.3.4.

5.2.2.10 AZIONI INDIRETTE

5.2.2.10.1 Distorsioni
Le distorsioni, quali ad esempio i cedimenti vincolari artificialmente provocati e non, sono da considerarsi azioni permanenti. Nei
ponti in c.a., c.a.p. e a struttura mista i loro effetti vanno valutati tenendo conto dei fenomeni di viscosità.

5.2.2.10.2 Ritiro e viscosità

88-277-0063-1 - Copyright Grafill2 s.r.l. - Concesso in licenza a Calogero Filippello Password: 1508816 Codice A: 108 Codice B: YLAC9778BA
272 NORME TECNICHE PER LE COSTRUZIONI COORDINATE CON LA CIRCOLARE APPLICATIVA

5.2.2.10.2 Ritiro e viscosità


I coefficienti di ritiro e viscosità finali, salvo sperimentazione diretta, sono quelli indicati rispettivamente nei §§ 11.2.10.6 e
11.2.10.7.
Qualora si debba provvedere al calcolo dell’ampiezza dei giunti e della corsa degli apparecchi di appoggio, gli effetti del ritiro e
della viscosità dovranno essere valutati incrementando del 50% i valori di cui al precedente capoverso.
Nella progettazione delle pile di un viadotto ferroviario deve considerarsi il ritiro differenziale fusto-fondazione (fusto-pulvino),
considerando un plinto (pulvino) parzialmente stagionato, che non ha, quindi, ancora esaurito la relativa deformazione da ritiro.
Conseguentemente a tale situazione si potrà considerare un valore di ritiro differenziale pari al 50% di quello a lungo termine,
considerando un valore convenzionale del modulo di elasticità del calcestruzzo pari ad 1/3 di quello misurato.

5.2.2.10.3 Resistenze parassite nei vincoli


Nel calcolo delle pile, delle spalle, delle fondazioni, degli stessi apparecchi d’appoggio e, se del caso, dell’impalcato, si devono
considerare le forze che derivano dalle resistenze parassite dei vincoli. Le forze indotte dalla resistenza parassita nei vincoli sa-
ranno da esprimere in funzione del tipo di appoggio e del sistema di vincolo dell’impalcato.

5.2.3. PARTICOLARI PRESCRIZIONI PER LE VERIFICHE

5.2.3.1 COMBINAZIONE DEI TRENI DI CARICO E DELLE AZIONI DA ESSI DERIVATE PER PIÙ BINARI

5.2.3.1.1 Numero di binari


Salvo diversa prescrizione progettuale ciascun ponte dovrà essere progettato per il maggior numero di binari geometricamente
compatibile con la larghezza dell’impalcato, a prescindere dal numero di binari effettivamente presenti.

5.2.3.1.2 Numero di treni contemporanei


Nella progettazione dei ponti andrà considerata l’eventuale contemporaneità di più treni, secondo quanto previsto nella Tab.
5.2.III considerando, in genere, sia il traffico normale che il traffico pesante.

Tab. 5.2.III - Carichi mobili in funzione del numero di binari presenti sul ponte
Numero Binari Traffico normale
Traffico pesante(2)
di binari Carichi caso a (1) caso b(1)

1 Primo 1,0 (LM 71”+”SW/0) - 1,0 SW/2

Primo 1,0 (LM 71”+”SW/0) - 1,0 SW/2

2 secondo 1,0 (LM 71”+”SW/0) - 1,0 (LM 71”+”SW/0)

Primo 1,0 (LM 71”+”SW/0) 0,75 (LM 71”+”SW/0) 1,0 SW/2

secondo 1,0 (LM 71”+”SW/0) 0,75 (LM 71”+”SW/0) 1,0 (LM 71”+”SW/0)
ǃ3
Altri - 0,75 (LM 71”+”SW/0) -
(1 )
LM71 “+” SW/0 significa considerare il più sfavorevole fra i treni LM 71, SW/0
(2 )
Salvo i casi in cui sia esplicitamente escluso

Per strutture con 3 o più binari dovranno considerarsi due distinte condizioni: la prima che prevede caricati solo due binari (pri-
mo e secondo) considerando gli effetti più gravosi tra il caso “a” ed il traffico pesante; la seconda che prevede tutti i binari carica-
ti con l’entità del carico corrispondente a quello fissato nel caso “b”.
Come “primo” binario si intende quello su cui disporre il treno più pesante per avere i massimi effetti sulla struttura. Per “secondo”
binario si intende quello su cui viene disposto il secondo treno per avere, congiuntamente con il primo, i massimi effetti sulla struttu-
ra; pertanto, il “primo” e il “secondo” binario possono anche non essere contigui nel caso di ponti con 3 o più binari.
Qualora la presenza del secondo treno o, eventualmente, dei successivi, riduca l’effetto in esame, essi non vanno considerati presenti.
Tutti gli effetti delle azioni dovranno determinarsi con i carichi e le forze disposti nelle posizioni più sfavorevoli. Azioni che pro-
ducano effetti favorevoli saranno trascurate (ad eccezione dei casi in cui si considerino i treni di carico SW i quali debbono consi-
derarsi applicati per l’intera estensione del carico).

5.2.3.1.3 Simultaneità delle azioni da traffico - valori caratteristici delle azioni combinate in gruppi di carichi
Gli effetti dei carichi verticali dovuti alla presenza dei convogli vanno sempre combinati con le altre azioni derivanti dal traffico
ferroviario, adottando i coefficienti indicati in Tab. 5.2.IV.
Il carico verticale, nel caso di ponti con più binari, è quello che si ottiene con i treni specificati nella Tab. 5.2.III.
Nella valutazione degli effetti di interazione, alle azioni conseguenti all’applicazione dei carichi da traffico ferroviario si adotte-
ranno gli stessi coefficienti parziali dei carichi che li generano.
I valori fra parentesi indicati nella Tab. 5.2.IV vanno assunti quando l’azione risulta favorevole nei riguardi della verifica che si
sta svolgendo.

88-277-0063-1 - Copyright Grafill2 s.r.l. - Concesso in licenza a Calogero Filippello Password: 1508816 Codice A: 108 Codice B: YLAC9778BA
5. PONTI 273

Tab. 5.2.IV -Valutazione dei carichi da traffico


TIPO DI
Azioni verticali Azioni orizzontali
CARICO
Carico Commenti
Gruppi di Treno Frenatura e
verticale Centrifuga Serpeggio
carico scarico avviamento
(1)

Gruppo 1 massima azione


1,0 - 0,5 (0,0) 1,0 (0,0) 1,0 (0,0)
(2) verticale e laterale

Gruppo 2
- 1,0 0,0 1,0 (0,0) 1,0 (0,0) stabilità laterale
(2)
Gruppo 3 massima azione
1,0 (0,5) - 1,0 0,5 (0,0) 0,5 (0,0)
(2) longitudinale

0,8
Gruppo 4 - 0,8 (0,6;0,4) 0,8 (0,6;0,4) 0,8 (0,6;0,4) Fessurazione
(0,6;0,4)

(1) Includendo tutti i valori (F; a; etc..)

(2) La simultaneità di due o tre valori caratteristici interi (assunzione di diversi coefficienti pari ad 1.0), sebbene improbabile,
è stata considerata come semplificazione per i gruppi di carico 1,2 e 3 senza che ciò abbia significative conseguenze proget-
tuali
I valori campiti in grigio rappresentano l’azione dominante.

Il gruppo 4 è da considerarsi esclusivamente per le verifiche a fessurazione. I valori indicati fra parentesi si assumeranno pari a:
(0,6) per impalcati con 2 binari caricati e (0,4) per impalcati con tre o più binari caricati.

5.2.3.1.4 Valori rari e frequenti delle azioni da traffico ferroviario


Le azioni derivanti da ciascuno dei gruppi di carico definiti nella Tab. 5.2.IV sono da intendersi come un’unica azione caratteristi-
ca da utilizzarsi nella definizione dei valori rari e frequenti.

5.2.3.1.5 Valori quasi-permanenti delle azioni da traffico ferroviario


I valori quasi permanenti delle azioni da traffico ferroviario possono assumersi uguali a zero ad eccezione delle combinazioni si-
smiche.

5.2.3.1.6 Azioni da traffico ferroviario in situazioni transitorie


Nelle verifiche di progetto per situazioni transitorie dovute alla manutenzione dei binari o del ponte, i valori caratteristici delle
azioni da traffico, caso per caso, sono da concordarsi con l’autorità ferroviaria.

5.2.3.2 VERIFICHE AGLI SLU E SLE

5.2.3.2.1 Requisiti concernenti gli SLU


Per le verifiche agli stati limite ultimi si adottano i valori dei coefficienti parziali J in Tab. 5.2.V e i coefficienti di combinazione <
in Tab. 5.2.VI.

Tab. 5.2.V - Coefficienti parziali di sicurezza per le combinazioni di carico agli SLU
Coefficiente EQU(1) A1  A2 
Azioni permanenti favorevoli ·G1 0,90 1,00 1,00
sfavorevoli 1,10 1,35 1,00
Azioni permanenti non favorevoli ·G2 0,00 0,00 0,00
strutturali(2) sfavorevoli 1,50 1,50 1,30
Ballast(3) favorevoli ·B 0,90 1,00 1,00
sfavorevoli 1,50 1,50 1,30
Azioni variabili da traffi- favorevoli ·Q 0,00 0,00 0,00
co(4) sfavorevoli 1,45 1,45 1,25
Azioni variabili favorevoli ·Qi 0,00 0,00 0,00
sfavorevoli 1,50 1,50 1,30
Precompressione favorevole ·P 0,90 1,00 1,00
sfavorevo- 1,00(5) 1,00(6) 1,00
le
Ritiro, viscosità e cedi- favorevole ·Ce 0,00 0,00 0,00
menti non imposti appo- sfavorevo- d 1,20 1,20 1,00
sitamente le
(1) Equilibrio che non coinvolga i parametri di deformabilità e resistenza del terreno; altrimenti si applicano i valori della colonna A2.

88-277-0063-1 - Copyright Grafill2 s.r.l. - Concesso in licenza a Calogero Filippello Password: 1508816 Codice A: 108 Codice B: YLAC9778BA
274 NORME TECNICHE PER LE COSTRUZIONI COORDINATE CON LA CIRCOLARE APPLICATIVA

(2) Nel caso in cui l’intensità dei carichi permanenti non strutturali, o di una parte di essi (ad esempio carichi permanenti portati), sia ben definita in fase di progetto, per detti
carichi o per la parte di essi nota si potranno adottare gli stessi coefficienti validi per le azioni permanenti.
(3) Quando si prevedano variazioni significative del carico dovuto al ballast, se ne dovrà tener conto esplicitamente nelle verifiche.

(4) Le componenti delle azioni da traffico sono introdotte in combinazione considerando uno dei gruppi di carico gr della Tab. 5.2.IV.

(5) 1,30 per instabilità in strutture con precompressione esterna

(6) 1,20 per effetti locali

·
Nella Tab. 5.2.V il significato dei simboli è il seguente:
·
·G1 coefficiente parziale del peso proprio della struttura, del terreno e dell’acqua, quando pertinente;
·
·G2 coefficiente parziale dei pesi propri degli elementi non strutturali;
·
·B coefficiente parziale del peso proprio del ballast;
·
·Q coefficiente parziale delle azioni variabili da traffico;
·
·Qi coefficiente parziale delle azioni variabili
·
·P coefficiente parziale delle azioni di precompressione
·
·Ced coefficiente parziale delle azioni di ritiro, viscosità e cedimenti non imposti appositamente.
·
·
Tab. 5.2.VI - Coefficienti di combinazione ̚ delle azioni
· Azioni ̚ ʗ0 ʗ1 ʗ2
·Azioni singole Carico sul rilevato a tergo delle 0,80 0,50 0,0
ʗ ʗ ʗ
· spalle
· da traffico Azioni aerodinamiche generate 0,80 0,50 0,0
dal transito dei convogli
(2) (1)
gr1 0,80 0,80 0,0
(2) (1)
Gruppi di gr2 0,80 0,80 -
̚ (2) (1)
carico gr3 0,80 0,80 0,0
gr4 ʗ
1,00 ʗ (1) ʗ
0,0
1,00
Azioni del vento FWk 0,60 0,50 0,0
Azioni da in fase di esecuzione 0,80 0,0 0,0
neve SLU e SLE 0,0 0,0 0,0
Azioni termiche Tk 0,60 0,60 0,50
(1)
0,80 se è carico solo un binario, 0,60 se sono carichi due binari e 0,40 se sono carichi tre o più binari.
(2)
Quando come azione di base venga assunta quella del vento, i coefficienti Μ0 relativi ai gruppi di carico delle azioni da traffico vanno assunti pari a 0,0.

Μ
5.2.3.2.2 Requisiti concernenti gli SLE
C5.2.3.2.1 Requisiti concernenti gli SLU
Al §5.2.3.2.1 delle NTC, il carico permanente dovuto al ballast è trattato, se sfavorevole, come un carico variabile non da traffico
(v. Tabella 5.2.V delle NTC) ed è precisato che qualora se ne prevedano variazioni significative, queste dovranno essere
esplicitamente considerate nelle verifiche. In quest’ultimo caso dovranno essere aumentate di conseguenza anche le masse
sismiche.
Μ
C5.2.3.2.3 Verifiche allo stato limite di fatica
5.2.3.2.2 Requisiti concernenti gli SLE
ȥ
L’assetto di una struttura, da valutarsi in base
ȥ
alle
ʗ
combinazioni
ʗ
di carico previste
Ɏ
dalla presente norma, deve risultare compati-
bile con la geometria della struttura stessa in relazione alle esigenze dei convogli ferroviari.
ʗ ʗ Ɏ
Per le verifiche agli stati limite d’esercizio si adottano i valori dei coefficienti parziali in Tab. 5.2.VI.
Ove necessario in luogo dei gruppi delle azioni da traffico ferroviario definiti in Tab. 5.2.IV possono considerarsi le singole azioni
con i coefficienti di combinazione indicati in Tab. 5.2.VII.

Tab. 5.2.VII - Ulteriori coefficienti di combinazione ȥ delle azioni

Azioni ʗ0 ʗ1 Ɏ2

(3)
Treno di carico LM 71 0,80 (1) 0,0
(3)
Treno di carico SW /0 0,80 0,80 0,0
ȥ
(3) ȥ
Azioni singole Treno
ȥ
di carico SW/2 0,00 0,80 0,0
da traffico (3) ȥ
Treno scarico 1,00 - -ȥ

Centrifuga (2) (3) (2) (2)


ȥ
(3)
Azione laterale (serpeggio) 1,00 0,80 0,0
(1) 0,80 se è carico solo un binario, 0,60 se sono carichi due binari e 0,40 se sono carichi tre o più binari.
(2) Si usano gli stessi coefficienti ȥ adottati per i carichi che provocano dette azioni.
(3) Quando come azione di base venga assunta quella del vento, i coefficienti ȥ relativi ai gruppi di carico delle azioni da traffico vanno assunti pari a 0,0.
0

ȥ
88-277-0063-1 - Copyright Grafill2 s.r.l. - Concesso in licenza a Calogero Filippello Password: 1508816 Codice A: 108 Codice B: YLAC9778BA
ȥ
5. PONTI ȥ 275

Per la valutazione degli effetti dell’interazione si usano gli stessi coefficienti ȥ adottati per le azioni che provocano dette intera-
zioni e cioè: temperatura, carichi verticali da traffico ferroviario, frenatura.
In ogni caso le azioni aerodinamiche devono essere cumulate con l’azione del vento. L’azione risultante dovrà essere maggiore di
un valore minimo, funzione della velocità della linea e comunque di 1,5 kN/m² sia nella verifica agli SLE (combinazione caratteri-
stica) sia nella verifica agli SLU con ·Q = 1,00 e ·Qi=1,00.

5.2.3. 2.2.1 Stati limite di esercizio per la sicurezza del traffico ferroviario
Accelerazioni verticali dell’impalcato
Questa verifica è richiesta per opere sulle quali la velocità di esercizio è superiore ai 200 km/h o quando la frequenza propria del-
— 179
la struttura non è compresa nei limiti indicati nella Fig. 5.2.7. — quando necessaria, dovrà essere condotta considerando
La verifica,
convogli reali.
In mancanza di ulteriori specificazioni, per ponti con armamento su ballast, non devono registrarsi accelerazioni verticali supe-
riori a 3,5 m/s2 nel campo di frequenze da 0 a 20 Hz.
Deformazioni torsionali dell’impalcato
La torsione dell’impalcato del ponte è calcolata considerando il treno di carico LM 71 incrementato con il corrispondente coeffi-
ciente dinamico.

Fig. 5.2.14 - Sghembo ammissibile

Il massimo sghembo, misurato su una lunghezza di 3 m e considerando le rotaie solidali all’impalcato (Fig. 5.2.14), non deve ec-
cedere i seguenti valori:
per V ǂ 120 km/h; t ǂ 4,5 mm/3m
per 120 < V ǂ 200 km/h; t ǂ 3,0 mm/3m
per V > 200 km/h; t ǂ 1,5 mm/3m
Per velocità V > 200 km/h si deve inoltre verificare che per convogli reali, moltiplicati per il relativo incremento dinamico, risulti
t ǂ 1,2 mm/3m.
In mancanza di ulteriori specifiche, lo sghembo complessivo dovuto alla geometria del binario (curve di transizione) e quello do-
vuto alla deformazione dell’impalcato, non deve comunque eccedere i 6 mm/3 m.
Inflessione nel piano orizzontale dell’impalcato
Considerando la presenza del treno di carico LM 71, incrementato con il corrispondente coefficiente dinamico, l’azione del vento,
la forza laterale (serpeggio), la forza centrifuga e gli effetti della variazione di temperatura lineare fra i due lati dell’impalcato sta-
bilita al § 5.2.2.4, l’inflessione nel piano orizzontale dell’impalcato non deve produrre:
- una variazione angolare maggiore di quella fornita nella successiva Tab. 5.2.VIII;
- un raggio di curvatura orizzontale minore dei valori di cui alla citata tabella.

Tab. 5.2.VIII - Massima variazione angolare e minimo raggio di curvatura

Raggio minimo di curvatura


Velocità Variazione
[km/h] Angolare massima
Singola campata Più campate

V ǂ 120 0,0035 rd 1700 m 3500 m

120 < V ǂ 200 0,0020 rd 6000 m 9500 m

200 < V 0,0015 rd 14000 m 17500 m

Il raggio di curvatura, nel caso di impalcati a semplice appoggio, è dato dalla seguente espressione:
L2
8G h
R [5.2.11]

dove Έh rappresenta la freccia orizzontale.

88-277-0063-1 - Copyright Grafill2 s.r.l. - Concesso in licenza a Calogero Filippello Password: 1508816 Codice A: 108 Codice B: YLAC9778BA
276 NORME TECNICHE PER LE COSTRUZIONI COORDINATE CON LA CIRCOLARE APPLICATIVA

La freccia orizzontale deve includere anche l’effetto della deformazione della sottostruttura del ponte (pile, spalle e fondazio-
ni), qualora esso sia sfavorevole alla verifica.

5.2.3.2.3 Verifiche allo stato limite di fatica


Per strutture e elementi strutturali che presentano dettagli sensibili a fenomeni di fatica vanno effettuate opportune verifiche nei
confronti di questo fenomeno.
Le verifiche saranno condotte considerando idonei spettri di carico. La determinazione dell’effettivo spettro di carico da conside-
rare nella verifica del ponte dovrà essere effettuata in base alle caratteristiche funzionali e d’uso della infrastruttura ferroviaria
cui l’opera appartiene.

5.2.3.2.4 Verifiche allo stato limite di fessurazione


C5.2.3.2.3 Verifiche allo stato limite di fatica
Per la definizione dei modelli di carico a fatica, si può far riferimento agli spettri e ai coefficienti dinamici riportati nella norma
UNI EN 1991-2.

Per le verifiche col metodo dei coefficienti di danneggiamento equivalente, metodo , si può utilizzare il modello di carico LM71,
associato ad un appropriato coefficiente dinamico.

Per la determinazione dei coefficienti di danneggiamento equivalente, che devono essere specificamente calibrati sul predetto
modello LM71, si può far riferimento alle norme UNI EN 1992-2, UNI EN 1993-2 ed UNI EN 1994-2.

La determinazione dell’effettivo spettro di carico da considerare nella verifica del ponte dovrà essere effettuata in base alle
caratteristiche funzionali e d’uso della infrastruttura ferroviaria cui l’opera appartiene.

5.2.3.2.4 Verifiche allo stato limite di fessurazione


Per assicurare la funzionalità e la durabilità delle strutture viene prefissato uno stato limite di fessurazione commisurato alle
condizioni ambientali, di sollecitazione e di ispezionabilità, nonché alla sensibilità delle armature. Tali verifiche vengono condot-
te per le azioni da traffico gruppo 4, Tab. 5.2.IV.

88-277-0063-1 - Copyright Grafill2 s.r.l. - Concesso in licenza a Calogero Filippello Password: 1508816 Codice A: 108 Codice B: YLAC9778BA
410 NORME TECNICHE PER LE COSTRUZIONI COORDINATE CON LA CIRCOLARE APPLICATIVA

Agli incroci delle pareti perimetrali è possibile derogare al requisito di avere su entrambe le pareti zone di parete muraria di
lunghezza non inferiore a 1 m.

7.8.6.3 COSTRUZIONI DI MURATURA CONFINATA


Le costruzioni di muratura confinata dovranno essere progettate rispettando i seguenti requisiti:
- gli elementi di confinamento orizzontale e verticali dovranno essere collegati fra loro e ancorati agli elementi del sistema
strutturale principale;
- per garantire un collegamento efficace fra gli elementi di confinamento e la muratura, il calcestruzzo degli elementi di
confinamento dovrà essere gettato dopo la realizzazione della muratura;
- la minima dimensione trasversale degli elementi di confinamento orizzontali e verticali non dovrà essere inferiore a 150
mm. Nelle pareti a doppio foglio lo spessore degli elementi di confinamento deve garantire la connessione dei due fogli ed
il loro confinamento;
- gli elementi di confinamento verticali dovranno essere posizionati:
a) lungo i bordi liberi di ogni parete strutturale,
b) su entrambi i lati delle aperture aventi area maggiore di 1,5 m2,
c) all’interno delle pareti con passo non maggiore di 5 m,
d) alle intersezioni delle pareti strutturali, in tutti i casi in cui gli elementi di confinamento più vicini siano ad una distanza
superiore a 1,5 m;
- gli elementi di confinamento orizzontali dovranno essere posizionati nel piano della parete ad ogni piano e, in ogni caso, ad
un passo non maggiore di 4 m;
- l’armatura longitudinale degli elementi di confinamento deve avere un’area non inferiore a 300 mm2 o all’1% della sezione
dell’elemento di confinamento;
- le staffe dovranno avere diametro non inferiore a 5 mm e passo non maggiore di 15 cm;
- le lunghezze di sovrapposizione delle barre longitudinali non dovranno essere minori di 60 diametri.

7.9. PONTI

7.9.1. CAMPO DI APPLICAZIONE


Il presente capitolo tratta il progetto di ponti a pile e travate; queste ultime possono essere del tipo continuo su più pile, o
semplicemente appoggiate ad ogni campata.
Le pile s’intendono a fusto unico, con sezione trasversale di forma generica, piena o cava, mono o multicellulare. Anche pile in
forma di portale sono trattabili con i criteri e le regole contenute in questo capitolo. Pile a geometria più complessa, ad es. a telaio
spaziale, richiedono in generale criteri di progetto e metodi di analisi e verifica specifici.
Per ponti di tipologia diversa da quella indicata, le ipotesi e i metodi di calcolo devono essere adeguatamente documentati, fermi
restando i fattori di comportamento riportati in tabella 7.3.II.

7.9.2 CRITERI GENERALI DI PROGETTAZIONE


Nel caso di comportamento strutturale non dissipativo, la capacità delle membrature e dei collegamenti deve essere valutata in
accordo con le regole di cui al Capitolo 4, senza nessun requisito aggiuntivo, a condizione che: per le strutture di calcestruzzo
armato, nessuna sezione superi la curvatura convenzionale di prima plasticizzazione, come definita al § 7.4.4.1.2; per le strutture
di calcestruzzo armato precompresso e per le strutture in carpenteria metallica, nessun materiale superi la deformazione di
snervamento di progetto.
Nel caso di comportamento strutturale dissipativo, la struttura del ponte deve essere concepita e dimensionata in modo tale che,
sotto l’azione sismica relativa allo SLV, essa dia luogo alla formazione di un meccanismo dissipativo stabile nel quale la
dissipazione sia limitata alle pile.
Ai soli fini del progetto dei pali di fondazione, con riferimento al § 7.2.5, è possibile considerare una limitata capacità dissipativa,
dividendo per 1,5 le sollecitazioni sismiche sui pali derivanti dall’analisi strutturale con comportamento non dissipativo. In
questo caso, per una lunghezza pari a 10 diametri dalla sommità del palo, devono applicarsi i dettagli costruttivi di cui al § 7.9.6.1
relativi alla CD”B”.
La capacità delle membrature e dei collegamenti deve essere valutata in accordo con le regole di cui dal § 7.1 al § 7.3, integrate
dalle regole di progettazione e di dettaglio fornite ai paragrafi successivi.
Nel valutare la capacità delle sezioni in calcestruzzo armato, si può tener conto dell’effetto del confinamento (v. § 4.1.2.1.2.1),

88-277-0063-1 - Copyright Grafill2 s.r.l. - Concesso in licenza a Calogero Filippello Password: 1508816 Codice A: 108 Codice B: YLAC9778BA
7. PROGETTAZIONE PER AZIONI SISMICHE 411
dalle regole di progettazione e di dettaglio fornite ai paragrafi successivi.
Nel valutare la capacità delle sezioni in calcestruzzo armato, si può tener conto dell’effetto del confinamento (v. § 4.1.2.1.2.1),
purché si consideri la perdita dei copriferri al raggiungimento, in essi, della deformazione ultima di compressione del
calcestruzzo non confinato (0,35%).
Il proporzionamento della struttura deve essere tale da favorire l’impegno plastico del maggior numero possibile di pile. Il
comportamento inelastico dissipativo deve essere di tipo flessionale, con esclusione di possibili meccanismi di rottura per taglio.
Per quanto possibile, le zone dissipative devono essere posizionate in punti accessibili, pur con ragionevole difficoltà, per
facilitarne l’ispezione e la riparazione.
In genere, il comportamento sismico di ponti con impalcato continuo è migliore di quello di ponti a travata appoggiata, purché si
riesca ad assicurare una formazione delle cerniere plastiche pressoché simultanea sotto tutte le pile scelte come elementi
dissipativi.
Gli elementi ai quali non è mai richiesta capacità dissipativa devono mantenere un comportamento sostanzialmente elastico; essi
sono: gli elementi progettati per avere un comportamento non dissipativo, le porzioni esterne alle zone dissipative delle pile,
l’impalcato, gli apparecchi di appoggio, le strutture di fondazione, le spalle, le pile che non scambiano azioni orizzontali con
l’impalcato. A tal fine si adotta il criterio della “progettazione in capacità” descritto nel seguito per ogni caso specifico.

7.9.2.1 VALORI DEL FATTORE DI COMPORTAMENTO


Nel caso di comportamento strutturale non dissipativo, per le due componenti orizzontali dell’azione sismica, q0 è assunto pari a 1,0.
Nel caso di comportamento strutturale dissipativo, per le due componenti orizzontali dell’azione sismica, i valori massimi del
0,5
valore di base q0 del fattore di comportamento sono riportati in Tab. 7.3.II; in essa: Ώ(΅)=1, se ΅ ǃ 3, Ώ(΅)=(΅/3) , se 3 > ΅ ǃ 1,
essendo ΅ = L/H, dove L è la distanza della sezione di cerniera plastica dalla sezione di momento nullo ed H è la dimensione
della sezione nel piano di inflessione della cerniera plastica.
Per gli elementi duttili di calcestruzzo armato i valori di q0 della Tab. 7.3.II valgono solo se la sollecitazione di compressione
normalizzata Αk , ottenuta dividendo lo sforzo di progetto NEd per la resistenza a compressione semplice della sezione (Αk = NEd/Ac
fck), non eccede il valore 0,3.
La sollecitazione di compressione normalizzata non può superare il valore Αk = 0,6.
Per valori di Αk intermedi tra 0,3 e 0,6, il valore di q0 è dato da:

q 0  « k  1» ˜ q 0  1
ªȞ º
¬ 0,3 ¼
q 0 (Ȟ k ) [7.9.1]

essendo q0 il valore applicabile per Αk ǂ 0,3.


Nella tabella 7.3.II sono riportate anche le strutture che si muovono con il terreno. Esse non subiscono amplificazione
dell’accelerazione del suolo poiché sono caratterizzate da periodi naturali di vibrazione in direzione orizzontale molto bassi (T
ǂ0,03 s). Appartengono a questa categoria anche le spalle connesse all’impalcato mediante collegamenti flessibili o appoggi
mobili.
Per ciascuna delle due direzioni principali, i valori massimi q0 del fattore di comportamento sono da applicare, nel caso di ponti
isostatici, alle singole pile, nel caso di ponti a travata continua, all’intera opera.
Nel caso di ponti con elementi strutturali duttili di diverso tipo si adotta, per ciascuna delle due direzioni, il fattore di comportamento
degli elementi di ugual tipo che contribuiscono in misura maggiore alla resistenza nei confronti delle azioni sismiche.
Il requisito di regolarità, quindi l’applicabilità di un valore KR = 1, può essere verificato a posteriori mediante il seguente
procedimento:
ȭ per ciascun elemento duttile si calcoli il rapporto: ri= q0MEd,i/MRd,i , dove MEd,i è il momento alla base dell’elemento duttile i-
esimo prodotto dalla combinazione sismica di progetto, MRd,i è il corrispondente momento resistente;
ȭ la geometria del ponte si considera “regolare” se il rapporto tra il massimo ed il minimo dei rapporti ri, calcolati per le pile
facenti parte del sistema resistente al sisma nella direzione considerata, risulta inferiore a 2 ( ~r ri , max / ri , min  2 ).
Nel caso risulti ~r t 2 , l’analisi deve essere ripetuta utilizzando il seguente valore ridotto di KR
KR 2 / ~r [7.9.2]

e comunque assumendo sempre q = q0 KR ǃ 1.

Ai fini della determinazione di rmax e rmin nella direzione orizzontale considerata si possono escludere le pile la cui resistenza a
taglio non ecceda il 20% della resistenza sismica totale diviso il numero degli elementi resistenti.
Per ponti a geometria irregolare (ad esempio con angolo di obliquità maggiore di 45°, con raggio di curvatura molto ridotto, ecc.)
si adotta un fattore di comportamento q pari a 1,5. Valori maggiori di 1,5, e comunque non superiori a 3,5, possono essere adottati
solo qualora le richieste di duttilità siano verificate mediante analisi non lineare.

7.9.3. MODELLO STRUTTURALE


Il modello strutturale deve poter descrivere tutti i gradi di libertà significativi caratterizzanti la risposta dinamica e riprodurre
fedelmente le caratteristiche di inerzia e di rigidezza della struttura, e di vincolo degli impalcati.
Quando l’impalcato abbia angolo di obliquità M > 20° (vedi Fig. 7.9.1) o sia particolarmente largo rispetto alla lunghezza (rapporto

88-277-0063-1 - Copyright Grafill2 s.r.l. - Concesso in licenza a Calogero Filippello Password: 1508816 Codice A: 108 Codice B: YLAC9778BA
M
412 NORME TECNICHE PER LE COSTRUZIONI COORDINATE CON LA CIRCOLARE APPLICATIVA

Quando l’impalcato abbia angolo di obliquità M > 20° (vedi Fig. 7.9.1) o sia particolarmente largo rispetto alla lunghezza (rapporto
tra larghezza B e lunghezza L, B/L > 2,0) particolare attenzione deve essere dedicata ai moti rigidi del ponte intorno all’asse
verticale, in particolare per le travi continue avendo cura che il meccanismo resistente non sia affidato alla torsione di una pila
unica e per le travi appoggiate prevedendo una opportuna disposizione degli apparecchi di appoggio.

Fig. 7.9.1 – Ponte obliquo

La rigidezza degli elementi in calcestruzzo armato deve essere valutata tenendo conto del loro effettivo stato di fessurazione, che
è in generale diverso per l’impalcato (spesso interamente reagente) e per le pile.
In assenza di più accurate determinazioni, l’eccentricità accidentale di cui al § 7.2.6 è riferita all’impalcato e può essere assunta
pari a 0,03 volte la dimensione dell’impalcato stesso, misurata perpendicolarmente alla direzione dell’azione sismica.

7.9.3.1 INTERAZIONE TERRENO-STRUTTURA E ANALISI DI RISPOSTA SISMICA LOCALE


Fermo restando quanto riportato al §7.2.6 in merito alla modellazione dell’azione sismica, nel caso in cui la deformabilità e la
capacità dissipativa del complesso fondazione-terreno siano schematizzate con vincoli viscoelastici, le matrici d’impedenza
dinamica utilizzate per la modellazione degli effetti di interazione terreno-struttura devono essere valutate per ogni pila e per
ogni spalla in corrispondenza di appropriati intervalli di frequenza.
Nelle analisi modali con spettro elastico di risposta, le matrici d’impedenza dinamica devono contenere solo la parte reale, ossia i
termini di rigidezza. La capacità dissipativa del complesso fondazione-terreno può essere portata in conto riducendo le ordinate
degli spettri di progetto, sia per le componenti orizzontali, sia per la componente verticale, mediante fattori ottenuti con metodi
di comprovata validità.
Nelle analisi nel dominio del tempo, il complesso fondazione-terreno sarà descritto dalle matrici di impedenza dinamica
considerando sia i termini di rigidezza sia i termini di smorzamento.
La modellazione del ponte dovrà includere le caratteristiche inerziali dei plinti e del terreno gravante sopra di essi e tener conto
della rigidezza degli elementi in calcestruzzo armato nel loro effettivo stato di fessurazione.

7.9.4. ANALISI STRUTTURALE


Per i metodi di analisi si fa riferimento al § 7.3, salvo quanto specificato al successivo § 7.9.4.1. Quando si utilizzano i metodi
lineari, l’incremento delle sollecitazioni flettenti nelle zone dissipative per effetto delle non linearità geometriche può essere preso
in conto mediante l’espressione semplificata:

'M d Ed ˜ N Ed [7.9.3]
dove dEd è lo spostamento valutato nella situazione sismica di progetto in accordo con quanto specificato nel § 7.3.3.3 ed NEd è la
forza assiale di progetto.

7.9.4.1 ANALISI STATICA LINEARE


I requisiti necessari per applicare l’analisi statica lineare possono ritenersi soddisfatti nei casi seguenti:
a) per entrambe le direzioni longitudinale e trasversale, in ponti a travate semplicemente appoggiate e purché la massa efficace
di ciascuna pila non sia superiore ad 1/5 della massa di impalcato da essa portata;
b) nella direzione longitudinale, per ponti rettilinei a travata continua e purché la massa efficace complessiva delle pile facenti
parte del sistema resistente al sisma non sia superiore ad 1/5 della massa dell’impalcato;
c) nella direzione trasversale, per ponti che soddisfino la condizione b) e siano simmetrici rispetto alla mezzeria longitudinale, o
abbiano un’eccentricità non superiore al 5% della lunghezza del ponte. L’eccentricità è la distanza tra baricentro delle masse e
centro delle rigidezze delle pile facenti parte del sistema resistente al sisma nella direzione trasversale.
Per pile a sezione costante la massa efficace può essere assunta pari alla massa del terzo superiore della pila più la massa del
pulvino.
Nei casi (a) e (b) la massa M, da considerare concentrata in corrispondenza dell’impalcato ed in base alla quale valutare la forza F
equivalente all’azione sismica, vale rispettivamente:
ȭ la massa di impalcato afferente alla pila, più la massa della metà del terzo superiore della pila più la massa del pulvino., nel
caso a);
ȭ l’intera massa dell’impalcato, più la massa del terzo superiore di tutte le pile più la massa di tutti i pulvini, nel caso b).
Il periodo fondamentale T1 in corrispondenza del quale valutare la risposta spettrale in accelerazione Sd(T1) è dato in entrambi i

88-277-0063-1 - Copyright Grafill2 s.r.l. - Concesso in licenza a Calogero Filippello Password: 1508816 Codice A: 108 Codice B: YLAC9778BA

ʌ
ȭ
7. PROGETTAZIONE PER AZIONI SISMICHE 413
ȭ l’intera massa dell’impalcato, più la massa del terzo superiore di tutte le pile più la massa di tutti i pulvini, nel caso b).
Il periodo fondamentale T1 in corrispondenza del quale valutare la risposta spettrale in accelerazione Sd(T1) è dato in entrambi i
casi dall’espressione:

T1 2ʌ M/K [7.9.4]
nella quale K è la rigidezza laterale del modello considerato, ossia della singola pila nel caso a), complessiva delle pile nel caso b).
Nel caso c) il sistema di forze orizzontali equivalenti all’azione sismica da applicare ai nodi del modello è dato dalla espressione:

˜ di ˜ Gi
4ʌ 2 S d (T1 )
Fi [7.9.5]
T12 g 2
nella quale: T1 è il periodo proprio fondamentale del ponte nella direzione trasversale; g è l’accelerazione di gravità; di è lo
spostamento del grado di libertà i quando la struttura è soggetta ad un sistema di forze statiche trasversali fi = Gi, Gi è il peso
della massa concentrata nel grado di libertà i.
Il periodo T1 del ponte in direzione trasversale può essere valutato con l’espressione approssimata:

¦ G i ˜ d i2
g ˜ ¦ Gi ˜ di
T1 2ʌ [7.9.6]

7.9.5. DIMENSIONAMENTO E VERIFICA DEGLI ELEMENTI STRUTTURALI


Le indicazioni successive si applicano agli elementi strutturali delle strutture in elevazione. Per essi si effettuano verifiche di
resistenza e verifiche di duttilità nei modi indicati nel § 7.3.6.1.
I fattori di sovraresistenza ·Rd da utilizzare nelle singole verifiche, secondo le regole della progettazione in capacità, sono calcolati
mediante l’espressione:
¦ ˜
·Rd = 0,7 + 0,2 q˜ ¦ ˜
ʌ
ǃ1 [7.9.7]

nella quale q è il valore del fattore di comportamento utilizzato nel calcolo. Nel caso di sezioni in calcestruzzo armato, qualora il
rapporto Αk tra la forza assiale e la resistenza a compressione della sezione di calcestruzzo eccede 0,1, il fattore di sovraresistenza
va moltiplicato per 1+ 2 (Αk ƺ 0,1)².
Le sollecitazioni calcolate a partire dalle capacità flessionali amplificate, incrementate dell’effetto dei carichi permanenti
·
distribuiti sugli elementi, ottenute con il criterio della progettazione in capacità, si indicano con l’indice “prc”, ad es. Fprc.
Per le strutture di fondazione vale quanto indicato nel § 7.2.5.
·
Alle azioni sismiche, cui la spalla o la pilaǃdevono resistere come strutture a sé stanti, sono da aggiungere le forze parassite
trasmesse per attrito dagli appoggi mobili o elastomerici che non assolvono la funzione di isolamento ai sensi del § 7.10, che
Α
devono essere maggiorate di un fattore pari a 1,30.
Α ƺdagli appoggi o le coazioni indotte nella struttura dalle azioni variabili o permanenti potranno essere
Le forze parassite trasmesse
trascurate per le opere aventi elementi strutturali che raggiungono la capacità flessionale, calcolata sul relativo dominio di
resistenza allo SLU, in corrispondenza della sollecitazione assiale agente.

7.9.5.1 P

7.9.5.1 PILE
Per le pile in acciaio, si rimanda ai criteri del § 7.5.
Per le pile in calcestruzzo armato, si applicano i criteri appresso indicati.

7.9.5.1.1 Verifiche di resistenza (RES)


d superiore o uguale alla corrispondente domanda.
In ogni sezione la capacità deve risultare

Presso-flessione
Nelle sezioni in cui è prevista la formazione di zone dissipative, la domanda a presso-flessione è quella ottenuta dall’analisi
globale della struttura per le combinazioni di carico di cui al § 2.5.3.
Per i ponti in CD“A” ed in CD“B” la domanda a compressione nelle pile non deve eccedere, rispettivamente, il 55% ed il 65%
della capacità massima a compressione della sezione di solo calcestruzzo, per tutte le combinazioni considerate.
Nelle sezioni comprese nelle zone dissipative, deve risultare:

dM
d
M [7.9.8]

88-277-0063-1 - Copyright Grafill2 s.r.l. - Concesso in licenza a Calogero Filippello Password: 1508816 Codice A: 108 Codice B: YLAC9778BA
414 NORME TECNICHE PER LE COSTRUZIONI COORDINATE CON LA CIRCOLARE APPLICATIVA

M Ed d M Rd [7.9.8]

nella quale:
MEd è la domanda flessionale (accompagnata dalla domanda flessionale in direzione ortogonale assunta come ad essa
contemporanea) derivante dall’analisi;
MRd è la capacità flessionale, calcolata sul relativo dominio di resistenza allo SLU in corrispondenza della sollecitazione assiale
agente.
Nelle sezioni poste al di fuori delle zone dissipative, deve risultare:

M prc d M yd [7.9.9]

nella quale Mprc è la domanda flessionale (accompagnata dalla domanda flessionale in direzione ortogonale assunta come ad essa
contemporanea) calcolata come descritto al § 7.9.5 e Myd è la capacità flessionale corrispondente alla curvatura convenzionale di
prima plasticizzazione di cui al § 7.4.4.1.2, in corrispondenza della sollecitazione assiale agente.
Qualora, al di fuori delle zone dissipative delle pile, la domanda flessionale Mprc superi il valore MRd delle zone dissipative stesse,
si adotta quest’ultimo al posto di Mprc.

Taglio
Ai fini della progettazione in capacità, per ciascuna direzione di applicazione del sisma, la domanda a taglio VEd si ottiene
imponendo l’equilibrio tra le capacità a flessione delle sezioni di estremità della pila Ms,prc e Mi,prc e il taglio Vprc applicato nelle
stesse sezioni, secondo le espressioni:

VEd = ·Bd ȉ Vprc [7.9.10a]


Vprc = (Ms,prc + Mi,prc ) / lp [7.9.10b]

dove lp è la distanza tra le due sezioni di estremità della pila (nel caso di pila incastrata solamente alla base è la distanza tra la
sezione di incastro e la sezione di momento nullo) e ·Bd è calcolato sulla base del rapporto tra il taglio derivante dall’analisi VE e il
taglio Vprc mediante la formula seguente:

1,00 d J Bd 2,25 - q ˜ (VE /Vprc ) d 1,25 [7.9.11]

La capacità a taglio delle sezioni delle pile è calcolata come indicato nel § 4.1.2.3.5, dove il braccio delle forze interne z può essere
assunto pari a 0,9d per le sezioni rettangolari piene o cave, 0,75d per le sezioni circolari piene e 0,60d per le sezioni circolari cave.
Nelle zone dissipative delle pile progettate in CD”A”, l’angolo di inclinazione delle bielle di calcestruzzo compresso deve essere
assunto pari a 45°.
Le dimensioni della sezione sono da riferirsi al solo nucleo confinato di calcestruzzo laddove sia necessaria armatura di
confinamento.
Per elementi tozzi, con ΅ < 2,0 (vedi § 7.9.2.1), deve essere eseguita anche la verifica a scorrimento.

7.9.5.1.2 Verifiche di duttilità (DUT)

J ˜
˜ d ˜
88-277-0063-1 - Copyright Grafill2 s.r.l. - Concesso in licenza a Calogero Filippello Password: 1508816 Codice A: 108 Codice B: YLAC9778BA
dJ ˜ d

7. PROGETTAZIONE PER AZIONI SISMICHE 415

7.9.5.1.2 Verifiche di duttilità (DUT)


La verifica di duttilità deve essere eseguita per le zone dissipative delle pile che richiedono armatura di confinamento come
indicato al § 7.9.6.1.
Il rispetto dei dettagli costruttivi indicati al § 7.9.6.1 consente di omettere la verifica esplicita di duttilità. Quest’ultima, laddove
necessaria, deve essere eseguita come indicato al § 7.4.4.1.2.

7.9.5.2 IMPALCATO
Al fine di evitare il martellamento tra diverse parti di impalcato tra loro contigue si dovranno rispettare i criteri enunciati al §
7.2.1, nella sezione “distanza fra costruzioni contigue”.
Valori inferiori di tali distanze potranno essere adottati se il martellamento tra le parti produce meccanismi di rottura controllata
e, compatibilmente con l’esercizio dell’infrastruttura, facilmente riparabili.

7.9.5.2.1 Verifiche di resistenza (RES)


In ogni sezione la capacità deve risultare superiore o uguale alla corrispondente domanda.
Il criterio di dimensionamento per l’impalcato è che esso non subisca danni per le azioni corrispondenti allo SLV ossia per effetto
delle massime sollecitazioni indotte dall’azione sismica di progetto.
Le verifiche di resistenza sono in generale superflue nella direzione longitudinale per ponti ad asse rettilineo o con curvatura
poco pronunciata, salvo effetti locali nelle zone di collegamento con gli apparecchi d’appoggio.
In direzione trasversale, la domanda in resistenza si ottiene con i criteri della progettazione in capacità.
In particolare, in sommità della generica pila i si ha una sollecitazione di taglio data da:
J Rd ˜ M Rd ,i
VEd VE,i ˜ d VE,i ˜ q [7.9.12]
M E ,i
nella quale VE,i è il valore dello sforzo di taglio ottenuto dall’analisi, ME,i il corrispondente momento flettente alla base della pila,
ed MRd,ii l’effettivo momento resistente alla base della pila.
Se la pila trasmette anche momenti all’impalcato, i valori da assumere per la verifica di quest’ultimo sono dati dai valori dei
momenti resistenti delle membrature che li trasmettono, moltiplicati per il fattore di sovraresistenza ·Rd .
Per azione sismica diretta trasversalmente al ponte, quando si verifica l’impalcato con il criterio della progettazione in capacità,
deve essere considerata la riduzione della sua rigidezza torsionale.
In direzione verticale, la verifica dell’impalcato deve essere eseguita nei casi indicati al § 7.2.2, assumendo per l’azione sismica il
valore q = 1.

7.9.5.3 APPARECCHI DI APPOGGIO E ZONE DI SOVRAPPOSIZIONE

7.9.5.3.1 Apparecchi d’appoggio o di vincolo fissi


Gli apparecchi d’appoggio o di vincolo fissi devono essere dimensionati con i criteri della progettazione in capacità. Essi devono
quindi essere in grado di trasmettere, mantenendo la piena funzionalità, forze orizzontali tali da produrre, nella zona o nelle zone
dissipative alla base della pila, un momento flettente pari a: ·RdȉMRd , dove MRd è il momento resistente della zona o delle zone
dissipative. Questa verifica può essere eseguita in modo indipendente per le due direzioni dell’azione sismica.
Le forze determinate come sopra possono essere superiori a quelle che si ottengono dall’analisi ponendo q = 1; in tal caso, per il
progetto degli apparecchi è consentito adottare queste ultime.

7.9.5.3.2 Apparecchi d’appoggio mobili


Nelle zone di appoggio dove è previsto un movimento relativo tra elementi diversi della struttura (impalcato-pila, impalcato-
spalle, seggiole “Gerber”, ecc.) gli appoggi mobili devono essere dimensionati come indicato al § 7.2.2.

7.9.5.3.3 Dispositivi di fine corsa


Con il termine di dispositivi di fine corsa si indicano diversi elementi costruttivi aventi lo scopo di limitare il movimento relativo
tra impalcato e sommità della pila o spalla. Questi dispositivi possono consistere in elementi ammortizzanti in gomma o altro,
collegamenti a fune, ecc.
Il ricorso a tali elementi è necessario quando le condizioni di progetto non permettono di realizzare appoggi, fra travata e testa
pila o spalla o nei giunti in travata (seggiole ‘Gerber’), di prestazioni pari a quelle richieste al § 7.9.5.3.4.
In tali casi, in mancanza di verifica analitica in campo dinamico dell’interazione impalcato-pila o spalla e delle sollecitazioni indotte
nei dispositivi, questi ultimi possono venire dimensionati per resistere ad una forza pari ad ΅ ȉ Q, in cui ΅ = 1,5ȉSȉa /g è

88-277-0063-1 - Copyright Grafill2 s.r.l. - Concesso in licenza a Calogero Filippello Password: 1508816 Codice A: 108 Codice B: YLAC9778BA
416 NORME TECNICHE PER LE COSTRUZIONI COORDINATE CON LA CIRCOLARE APPLICATIVA
pila o spalla o nei giunti in travata (seggiole ‘Gerber’), di prestazioni pari a quelle richieste al § 7.9.5.3.4.
In tali casi, in mancanza di verifica analitica in campo dinamico dell’interazione impalcato-pila o spalla e delle sollecitazioni indotte
nei dispositivi, questi ultimi possono venire dimensionati per resistere ad una forza pari ad ΅ ȉ Q, in cui ΅ = 1,5ȉSȉag/g è
l’accelerazione normalizzata di progetto valutata allo SLC, S, ag e g sono definiti al § 3.2.3.2.1 e Q è il peso della parte di impalcato
collegato ad una pila od alle spalle, oppure, nel caso di due parti di impalcato collegate tra loro, il minore dei pesi di ciascuna delle
due parti.

7.9.5.3.4 Zone di sovrapposizione


Nelle zone di appoggio dove è previsto un movimento relativo tra elementi diversi della struttura (impalcato-pila, impalcato-
spalle, seggiole “Gerber”, ecc.) deve essere comunque disponibile una adeguata zona di sovrapposizione.
La lunghezza minima di tale zona è ottenuta aggiungendo allo spostamento relativo tra le parti, valutato come indicato al § 7.2.2,
lo spazio necessario, pari almeno a 400 mm, per disporre l’apparecchio di appoggio.

7.9.5.4 SPALLE
Le spalle dei ponti devono essere progettate in modo che tutte le parti componenti non subiscano danni che ne compromettano la
completa funzionalità sotto l’azione sismica relativa allo SLV.
La verifica sismica delle spalle può essere eseguita, a titolo di accettabile semplificazione, separatamente per la direzione
trasversale e per quella longitudinale.
Il modello da adottare per l’analisi delle spalle dipende dal grado di accoppiamento con l’impalcato che esse sostengono (vedi §§
7.9.5.4.1 e 7.9.5.4.2).

7.9.5.4.1 Collegamento mediante apparecchi d’appoggio mobili


Questo tipo di collegamento viene in generale realizzato solo per i movimenti in senso longitudinale.
In questo caso il comportamento della spalla sotto azione sismica è praticamente disaccoppiato da quello del resto del ponte.
Nella determinazione delle sollecitazioni sismiche di progetto si devono considerare i seguenti contributi:
– le spinte dei terreni comprensive di effetti sismici, come specificato in § 7.11.3, valutando, laddove previsto e debitamente
tenuto in conto anche nelle prestazioni cinematiche degli appoggi, eventuali spostamenti relativi rispetto al terreno.
– le forze d’inerzia agenti sulla massa della spalla e del terreno presenti sulla sua fondazione, cui va applicata un’accelerazione
pari ad agS.

7.9.5.4.2 Collegamento mediante apparecchi d’appoggio fissi


Questo tipo di collegamento è adottato in maniera generalizzata per la direzione trasversale ed in genere su una delle due spalle
per la direzione longitudinale.
In entrambi i casi le spalle e il ponte formano un sistema accoppiato ed è quindi necessario utilizzare un modello strutturale che
consenta di analizzare gli effetti di interazione tra il terreno, la spalla e la parte di ponte accoppiata.
L’interazione terreno-spalla può in molti casi essere trascurata (a favore di stabilità) quando l’azione sismica agisce in direzione
trasversale al ponte, ossia nel piano della spalla. In questi casi l’azione sismica può essere assunta pari all’accelerazione ag ȉS.
Nel senso longitudinale il modello deve comprendere, in generale, la deformabilità del terreno retrostante e quella del terreno di
fondazione.
Qualora non venga effettuata l’analisi d’interazione di cui sopra, le forze d’inerzia agenti sulla massa della spalla, del terreno
presente sulla sua fondazione e dell’impalcato saranno calcolate in base all’accelerazione valutata con lo spettro di progetto in
corrispondenza del periodo TB . Nel caso in cui il sistema costituito dalla spalla, dal terreno presente sulla sua fondazione e
dall’impalcato sia considerabile come infinitamente rigido (periodo proprio inferiore a 0,05s) le forze d’inerzia direttamente
applicate ad esso possono essere assunte pari al prodotto delle masse per l’accelerazione del terreno ag ȉS.
Nel caso in cui la spalla sostenga un terreno rigido naturale per più dell’80% dell’altezza, si può considerare che essa si muova
con il suolo. In questo caso le forze d’inerzia di progetto possono essere determinate considerando un’accelerazione pari ad ag ȉS.

7.9.6. — 270 — ARMATO


DETTAGLI COSTRUTTIVI PER ELEMENTI DI CALCESTRUZZO

7.9.6.1 PILE
Al fine di conferire la necessaria duttilità è necessario disporre idonee armature trasversali all’interno delle zone dissipative delle
pile:
- armature atte a confinare adeguatamente il nucleo in calcestruzzo della sezione;
- armature atte a contrastare l’instabilità delle barre verticali compresse.
Le prescrizioni sulle armature trasversali sono volte a conseguire determinati obiettivi prestazionali. Esse non determinano dei
quantitativi di acciaio da sommare tra di loro, pertanto nelle zone dissipative di una pila, fermi restando i dettagli costruttivi e il
passo minimo delle armature prescritti nei successivi tre paragrafi, il quantitativo di armatura trasversale è il massimo tra quelli
necessari a:
- soddisfare le verifiche di resistenza a taglio;

88-277-0063-1 - Copyright Grafill2 s.r.l. - Concesso in licenza a Calogero Filippello Password: 1508816 Codice A: 108 Codice B: YLAC9778BA
7. PROGETTAZIONE PER AZIONI SISMICHE 417
necessari a:
- soddisfare le verifiche di resistenza a taglio;
- confinare adeguatamente il nucleo in calcestruzzo della sezione;
- contrastare l’instabilità delle barre verticali compresse.
Salvo studi specifici le armature in parola sono indicate nei §§ 7.9.6.1.1, 7.9.6.1.2 e 7.9.6.1.3.

7.9.6.1.1 Armature per il confinamento del nucleo di calcestruzzo


Le armature per il confinamento del nucleo di calcestruzzo non sono necessarie nei casi seguenti:
- se la sollecitazione di compressione normalizzata risulta Αk ǂ 0,08;
- nel caso di sezioni delle pile in parete sottile a doppio T o cave, mono o multi cellulari, purché risulti Αk ǂ 0,2;
- nel caso di sezioni delle pile progettate in CD”A” o in CD”B” ove è possibile raggiungere una duttilità in curvatura non
inferiore, rispettivamente, a ΐI = 13 o a ΐI = 7, senza che la deformazione di compressione massima nel calcestruzzo superi
il valore 0,0035.
La percentuale meccanica minima di armatura trasversale per il confinamento costituita da tiranti o staffe di forma rettangolare
Zwd,r è data da:


Z wd, r t max Z w, req ; 0,67 ˜ Z w, min [7.9.15]
con:

Z w, req ˜ O ˜ X k  0,13 ˜ U L  0,01


Ac f yd
[7.9.16]
A cc f cd
dove:
- Ac è l’area totale di calcestruzzo della sezione.
- Acc è l’area del nucleo confinato della sezione.
- Αk è stato precedentemente definito.
- O vale 0,37 per le pile progettate in CD”A” e 0,28 per le pile progettate in CD”B”.
- Zw,min vale 0,18 per le pile progettate in CD”A” e 0,12 per le pile progettate in CD”B”.
- ȡL è la percentuale geometrica di armatura longitudinale.


Per staffe di forma circolare, la percentuale meccanica minima di armatura di confinamento è data da:

Z wd, c t max 1,4 ˜ Z w, req ; Z w, min [7.9.17]

La percentuale meccanica è definita dalle espressioni seguenti:


– sezioni rettangolari

Z wd, r ˜
A sw f yd
s ˜ b f cd
[7.9.18]

in cui:
- Asw = area complessiva dei bracci delle staffe chiuse e dei tiranti in una direzione
- s = interasse verticale delle armature di confinamento = SL
- b = dimensione nel piano orizzontale del nucleo confinato di calcestruzzo misurata in direzione ortogonale a quella dei
bracci delle staffe.

– sezioni circolari
— 271 —
Z wd, c ˜
4A sp f yd
D sp ˜ s f cd
[7.9.19]

in cui
- Asp, Dsp = area della sezione delle barre circonferenziali e diametro della circonferenza;
- s = interasse verticale delle armature di confinamento = SL .


Il passo dell’armatura trasversale di confinamento lungo l’asse verticale della pila SL deve rispettare le seguenti condizioni:
S L d min 6 ˜ d bL ; 1.5 ˜ b * [7.9.20]

in cui dbL è il diametro delle armature longitudinali e b* è la dimensione minore del nucleo confinato di calcestruzzo.
In direzione trasversale la distanza ST nel piano orizzontale tra due bracci di staffa rettangolare o tra due tiranti deve risultare:
§1 ·
S d min ¨ ˜ b * ; 200 mm
© ¹̧
[7.9.21]
88-277-0063-1 - Copyright Grafill2 s.r.l. - Concesso in licenza a Calogero Filippello Password: 1508816 Codice A: 108 Codice B: YLAC9778BA
d ˜ ˜
418 NORME TECNICHE PER LE COSTRUZIONI COORDINATE CON LA CIRCOLARE APPLICATIVA

§1 ·
S L d min ¨ ˜ b * ; 200 mm
©3 ¹̧
[7.9.21]

La porzione di calcestruzzo effettivamente confinata si misura dal baricentro delle staffe di confinamento alla fibra in cui la
deformazione di compressione nel conglomerato è pari al valore 0,0035/2.

7.9.6.1.2 Armature per contrastare l’instabilità delle barre verticali compresse


Esse non sono necessarie nel caso di sezioni delle pile progettate in CD”B” ove sia possibile omettere l’armatura di confinamento.
Il passo dell’armatura trasversale per contrastare l’instabilità delle barre verticali compresse lungo l’asse verticale della pila SL
deve rispettare la seguente condizione:

S L d 6 ˜ d bL [7.9.22]

con il significato già esposto dei simboli.


Lungo i bordi rettilinei delle sezioni l’obiettivo di trattenere le barre longitudinali può essere raggiunto in due modi alternativi:
- mediante un braccio di staffa assicurato per mezzo di tiranti intermedi disposti in posizioni alternate lungo l’asse
verticale della pila.
- attraverso la sovrapposizione di più staffe chiuse disposte in modo tale che le barre verticali interne risultino
alternativamente legate.
In direzione trasversale la distanza ST nel piano orizzontale tra due bracci di staffa o tiranti deve risultare inferiore o uguale a 200
mm. Il quantitativo minimo di tiranti o bracci trasversali necessari a limitare i fenomeni d’instabilità delle barre longitudinali
lungo i bordi rettilinei è fornito dalla relazione seguente:

¦ A S ˜ f yk,s ˜ 1,6 ˜ f
AT 1
[7.9.23]
ST yk , t

In cui:
- AT ed ST sono rispettivamente l’area di un braccio di staffa o tirante (in mm2) e la distanza misurata in direzione
trasversale fra i bracci dei tiranti (m).
- njAs è la somma delle aree delle barre verticali (in mm2) di competenza di un braccio di staffa o tirante.
- fyk,s e fyk,t sono rispettivamente le tensioni di snervamento dell’acciaio dell’armatura verticale e delle staffe o tiranti.

7.9.6.1.3 Dettagli costruttivi per le zone dissipative


La lunghezza, misurata lungo l’asse verticale, della zona dissipativa di una pila progettata in CD”A” ove risulti Αk ǂ 0,3 è pari alla
maggiore delle due:
- la profondità della sezione in direzione ortogonale all’asse di rotazione del momento flettente;
- la distanza tra la sezione di momento massimo e la sezione in cui il momento si riduce del 20%. Il diagramma dei
momenti flettenti su cui computare il decremento del 20% è quello in cui il valore massimo del momento vale Mprc.
Per 0,3 ǂ Αk ǂ 0,6 tale valore deve essere incrementano del 50%.
Per un’ulteriore estensione di lunghezza pari alla precedente si dispone solo l’armatura di confinamento gradualmente
decrescente, in misura non inferiore in totale a metà di quella necessaria nel primo tratto.
La lunghezza, misurata lungo l’asse verticale, della zona dissipativa di una pila progettata in CD”B” è pari alla distanza tra la
sezione di momento massimo e la sezione ove risulti MR,d ǂ 1,3 ME,d .Tale distanza può essere nulla.
Tutte le armature di confinamento, staffe o tiranti, devono terminare con piegature a 135° che si ancorano verso l’interno per una
lunghezza minima di 10 diametri.
I tiranti devono essere sempre ancorati alle staffe in prossimità delle barre verticali.
Nel caso di sezioni ove risulti Αk ǂ 0,30 è possibile impiegare tiranti con piegature a 135° su una estremità e a 90° sull’altra
estremità, purché siano alternati i versi di posa.
Tiranti con entrambe le piegature di estremità a 135° possono essere costituiti da due elementi distinti con tratti rettilinei
convenientemente sovrapposti all’interno della zona centrale del nucleo di calcestruzzo.
Nel caso di sezioni delle pile in parete sottile a doppio T o cave, mono o multi cellulari, il rapporto tra la lunghezza netta di ogni
parete interna e il proprio spessore dovrà essere inferiore o uguale a 8. Per le pareti esterne tale limite vale 4. Per le pile circolari
cave tale limitazione si intende riferita al diametro interno.

7.9.6.2 IMPALCATO, FONDAZIONI E SPALLE


Ferme restando le prescrizioni inerenti le armature di cui al § 7.2.5, in conseguenza dei criteri di progetto adottati, non sono da
prevedere per gli elementi costruttivi in titolo accorgimenti specifici per conferire duttilità.

7.10. COSTRUZIONI CON ISOLAMENTO E/O DISSIPAZIONE

88-277-0063-1 - Copyright Grafill2 s.r.l. - Concesso in licenza a Calogero Filippello Password: 1508816 Codice A: 108 Codice B: YLAC9778BA
451

CAPITOLO 8.
COSTRUZIONI ESISTENTI

88-277-0063-1 - Copyright Grafill2 s.r.l. - Concesso in licenza a Calogero Filippello Password: 1508816 Codice A: 108 Codice B: YLAC9778BA
452 NORME TECNICHE PER LE COSTRUZIONI COORDINATE CON LA CIRCOLARE APPLICATIVA

Le costruzioni esistenti rappresentano certamente argomento particolarmente significativo nell’ambito dell’applicazione delle
NTC. Rispetto al D.M.14 gennaio 2008 la norma riporta alcune modifiche la cui portata concettuale assume però particolare
rilievo.
L’importanza che le criticità locali assumono negli edifici esistenti, in termini di danni a persone e cose, ha portato, fra l’altro, a
considerare con maggiore attenzione gli interventi locali di rafforzamento e gli interventi di miglioramento.
Tale maggiore attenzione si è anche tradotta in un diverso ordine di presentazione (le varie forme d’intervento sono ora elencate
dalla meno alla più impattante, dalla riparazione e rafforzamento locale all’adeguamento), nella diversa definizione
dell’intervento di adeguamento e nell’ampia considerazione dedicata alla valutazione e riduzione del rischio sismico e, in special
modo, nella maggiore attenzione prestata agli interventi finalizzati a ridurre la vulnerabilità delle costruzioni esistenti.
La presente Circolare, quindi, fornisce istruzioni operative per la corretta ed uniforme applicazione dei principi riportati nel
Capitolo 8 delle NTC. Si osserva, in particolare, come molti dei contenuti delle Appendici della Circolare 617 C.S.LL.PP. del 2
febbraio 2009, sono ora ricondotti a questo testo.

8.1. OGGETTO
Il presente capitolo stabilisce i criteri generali per la valutazione della sicurezza e per la progettazione, l’esecuzione ed il collaudo
degli interventi sulle costruzioni esistenti
Si definisce costruzione esistente quella che abbia, alla data della redazione della valutazione di sicurezza e/o del progetto
d’intervento, la struttura completamente realizzata.

C8.1 OGGET
ETT
TTO
Le costruzioni esistenti sono definite, nel § 8.1 delle NTC, come quelle costruzioni per le quali “alla data della redazione della
valutazione di sicurezza e/o del progetto d’intervento” la struttura sia stata “completamente realizzata”.
Detta definizione va certamente declinata per ciascun caso in esame.
In termini del tutto generali, con l’espressione struttura completamente realizzata può intendersi una struttura per la quale, alla data
della redazione della valutazione di sicurezza e/o del progetto di intervento, sia stato redatto il certificato di collaudo statico ai
sensi delle Norme Tecniche vigenti all’epoca della costruzione; se all’epoca della costruzione l’obbligo del collaudo statico non
sussisteva, devono essere state almeno interamente realizzate le strutture e i muri portanti e le strutture degli orizzontamenti e
delle coperture.
Per gli interventi finalizzati alla riduzione della vulnerabilità sismica dei beni del patrimonio culturale vincolato, il riferimento
imento
normativo, nelle more dell’emanazione di ulteriori disposizioni, è costituito dal D.P.C.M. 9 febbraio 2011 “Valutazione e
riduzione del rischio sismico del patrimonio culturale con riferimento alle norme tecniche per le costruzioni di cui al decreto
ministeriale 14 gennaio 2008”. Tale direttiva, in considerazione della specificità e articolazione del contenuto nonché delle
caratteristiche del patrimonio storico edilizio italiano, è adottabile come riferimento per le costruzioni che comunque abbiano una
valenza storica, artistica o urbanistico-ambientale, anche se non esplicitamente vincolate, fatto salvo quanto previsto al punto 8.4
delle NTC.

8.2. CRITERI GENERALI


Le disposizioni di carattere generale contenute negli altri capitoli della presente norma costituiscono, ove applicabili, riferimento
anche per le costruzioni esistenti, ad esclusione di quanto indicato nella presente norma in merito a limitazioni di altezza, regole
generali, prescrizioni sulla geometria e sui particolari costruttivi e fatto salvo quanto specificato nel seguito.
Nel caso di interventi che non prevedano modifiche strutturali (impiantistici, di distribuzione degli spazi, etc.) il progettista deve
valutare la loro possibile interazione con gli SLU ed SLE della struttura o di parte di essa.
La valutazione della sicurezza e la progettazione degli interventi devono tenere conto dei seguenti aspetti della costruzione:
– essa riflette lo stato delle conoscenze al tempo della sua realizzazione;
– in essa possono essere insiti, ma non palesi, difetti di impostazione e di realizzazione;
– essa può essere stata soggetta ad azioni, anche eccezionali, i cui effetti non siano completamente manifesti;
– le sue strutture possono presentare degrado e/o modifiche significative, rispetto alla situazione originaria.
Nella definizione dei modelli strutturali si dovrà considerare che sono conoscibili, con un livello di approfondimento che dipende
dalla documentazione disponibile e dalla qualità ed estensione delle indagini che vengono svolte, le seguenti caratteristiche:
– la geometria e i particolari costruttivi;
– le proprietà meccaniche dei materiali e dei terreni;
– i carichi permanenti.
Si dovrà prevedere l’impiego di metodi di analisi e di verifica dipendenti dalla completezza e dall’affidabilità dell’informazione
disponibile e l’uso di coefficienti legati ai “fattori di confidenza” che, nelle verifiche di sicurezza, modifichino i parametri di capa-
cità in funzione del livello di conoscenza (v. §8.5.4) delle caratteristiche sopra elencate.

88-277-0063-1 - Copyright Grafill2 s.r.l. - Concesso in licenza a Calogero Filippello Password: 1508816 Codice A: 108 Codice B: YLAC9778BA
8. COSTRUZIONI ESISTENTI 453

C8.2 CRITERI GENERALI


La conoscenza della costruzione, se da un lato contribuisce ad aumentare l’accuratezza delle verifiche di sicurezza e l’efficacia del
progetto degli interventi, dall’altro dipende, di fatto, dalla possibilità di effettuare indagini approfondite in relazione all’uso ed
alla natura/tipologia della costruzione stessa.
Le NTC, al fine di tener conto dei diversi possibili gradi di approfondimento, utilizzano i concetti di livello di conoscenza
(relativo a geometria, organizzazione strutturale, dettagli costruttivi e materiali) e di fattore di confidenza (che modifica i
parametri di capacità in ragione del livello di conoscenza).
È necessario che il progettista espliciti, nei documenti progettuali, le caratteristiche geometriche e strutturali della costruzione e il
grado di approfondimento raggiunto dalle indagini.
In generale, la valutazione della sicurezza consiste nell’identificazione delle criticità nei confronti delle azioni considerate, sia non
sismiche, come pesi propri, sovraccarichi e azioni climatiche, sia sismiche1.
Attenzione deve essere, dedicata alla individuazione, per quanto possibile, di situazioni critiche locali e al loro conseguente
effetto sulle verifiche. Esempi tipici sono la presenza e la realizzazione di cavedi, nicchie, canne fumarie, aperture in breccia,
riprese murarie nelle pareti portanti che, indebolendo sensibilmente i singoli elementi strutturali o le connessioni tra i vari
elementi costruttivi, possono facilitare l’innesco di meccanismi locali.
Anche lo spostamento o la demolizione di tramezzature o tamponature con rigidezza e resistenza non trascurabili per una
specifica struttura, potrebbero alterare la configurazione del fabbricato.
Riguardo ai dettagli costruttivi, per gli edifici esistenti le NTC non impongono la conformità alle prescrizioni previste per le
nuove costruzioni.
Gli esiti della valutazione della sicurezza comportano conseguenze diversificate in termini di tempi e necessità di intervento, a
seconda che le carenze della struttura si manifestino nei confronti delle azioni non sismiche o di quelle sismiche.
Le categorie di intervento si differenziano in interventi locali o di riparazione, di miglioramento e di adeguamento.
Le NTC specificano, per ciascuna categoria, la condizione di applicazione, sancendo l’obbligatorietà del collaudo statico, non solo
per gli interventi di adeguamento, ma anche per quelli di miglioramento. Sono poi definiti alcuni fondamentali criteri di
intervento, comuni a tutte le tipologie, quali la ricerca della regolarità, l’attenzione necessaria per le fasi di esecuzione e le priorità
da assegnare e sono quindi esaminati i più usuali interventi per le varie tipologie strutturali.
Non è invece previsto il collaudo statico per gli interventi locali o di riparazione di cui al §8.4.1 delle NTC.
Al fine di una corretta valutazione del possibile utilizzo delle costruzioni, il tecnico incaricato delle verifiche o del progetto deve
esplicitare, nei documenti progettuali, i livelli di sicurezza attuali e quelli che l’eventuale intervento si prefigge di conseguire,
nonché le eventuali conseguenti limitazioni nell’uso della costruzione, esplicitando, per quanto possibile anche il livello di
sicurezza degli elementi costruttivi non strutturali.
Il complesso delle norme vigenti, infatti, consente l’utilizzo anche delle costruzioni esistenti che non raggiungano i livelli di
sicurezza richiesti per le costruzioni nuove.

1Per quanto riguarda le costruzioni esistenti di muratura, la valutazione della sicurezza deve essere effettuata nei confronti dei meccanismi di
collasso, sia locali, sia globali, ove questi ultimi siano significativi; la verifica dei meccanismi globali diviene, in genere, significativa solo dopo che
gli eventuali interventi abbiano eliminato i meccanismi di collasso locale. E’ inoltre opportuno considerare la distinzione tipologica tra edifici
singoli e edifici in aggregato (es. edilizia dei centri storici, complessi formati da più corpi). In particolare, per le tipologie in aggregato,
particolarmente frequenti nei centri storici, il comportamento globale è spesso non definibile o non identificabile, al contrario del comportamento
delle singole parti o unità strutturali.
Per quanto riguarda le costruzioni esistenti di c.a. e di acciaio, le NTC evidenziano come in esse possa essere attivata la capacità di elementi con
meccanismi resistenti sia “duttili” sia “fragili”; a tale riguardo, è opportuno che l’analisi sismica globale utilizzi, per quanto possibile, metodi di
modellazione e analisi che consentano di valutare in maniera appropriata sia la resistenza sia la duttilità disponibili, tenendo conto della
possibilità di sviluppo di entrambi i tipi di meccanismo e adottando parametri di capacità dei materiali diversificati a seconda del tipo di
meccanismo.

88-277-0063-1 - Copyright Grafill2 s.r.l. - Concesso in licenza a Calogero Filippello Password: 1508816 Codice A: 108 Codice B: YLAC9778BA
454 NORME TECNICHE PER LE COSTRUZIONI COORDINATE CON LA CIRCOLARE APPLICATIVA

8.3. VALUTAZIONE DELLA SICUREZZA


La valutazione della sicurezza di una struttura esistente è un procedimento quantitativo, volto a determinare l’entità delle azioni
che la struttura è in grado di sostenere con il livello di sicurezza minimo richiesto dalla presente normativa. L’incremento del li-
vello di sicurezza si persegue, essenzialmente, operando sulla concezione strutturale globale con interventi, anche locali.
La valutazione della sicurezza, argomentata con apposita relazione, deve permettere di stabilire se:
– l’uso della costruzione possa continuare senza interventi;
– l’uso debba essere modificato (declassamento, cambio di destinazione e/o imposizione di limitazioni e/o cautele nell’uso);
– sia necessario aumentare la sicurezza strutturale, mediante interventi.
La valutazione della sicurezza deve effettuarsi quando ricorra anche una sola delle seguenti situazioni:
– riduzione evidente della capacità resistente e/o deformativa della struttura o di alcune sue parti dovuta a: significativo degrado e
decadimento delle caratteristiche meccaniche dei materiali, deformazioni significative conseguenti anche a problemi in fonda-
zione; danneggiamenti prodotti da azioni ambientali (sisma, vento, neve e temperatura), da azioni eccezionali (urti, incendi, e-
splosioni) o da situazioni di funzionamento ed uso anomali;
– provati gravi errori di progetto o di costruzione;
– cambio della destinazione d’uso della costruzione o di parti di essa, con variazione significativa dei carichi variabili e/o pas-
saggio ad una classe d’uso superiore;
– esecuzione di interventi non dichiaratamente strutturali, qualora essi interagiscano, anche solo in parte, con elementi aventi
funzione strutturale e, in modo consistente, ne riducano la capacità e/o ne modifichino la rigidezza;
– ogni qualvolta si eseguano gli interventi strutturali di cui al § 8.4 ;
– opere realizzate in assenza o difformità dal titolo abitativo, ove necessario al momento della costruzione, o in difformità alle
norme tecniche per le costruzioni vigenti al momento della costruzione.
Qualora le circostanze di cui ai punti precedenti riguardino porzioni limitate della costruzione, la valutazione della sicurezza potrà
essere effettuata anche solo sugli elementi interessati e su quelli con essi interagenti, tenendo presente la loro funzione nel complesso
strutturale, posto che le mutate condizioni locali non incidano sostanzialmente sul comportamento globale della struttura.
Nella valutazione della sicurezza, da effettuarsi ogni qual volta si eseguano interventi strutturali di miglioramento o adeguamen-
to di cui al § 8.4, il progettista dovrà esplicitare in un’apposita relazione, esprimendoli in termini di rapporto fra capacità e do-
manda, i livelli di sicurezza precedenti all’intervento e quelli raggiunti con esso.
Qualora sia necessario effettuare la valutazione della sicurezza della costruzione, la verifica del sistema di fondazione è obbliga-
toria solo se sussistono condizioni che possano dare luogo a fenomeni di instabilità globale o se si verifica una delle seguenti
condizioni:
– nella costruzione siano presenti importanti dissesti attribuibili a cedimenti delle fondazioni o dissesti della stessa natura si
siano prodotti nel passato;
— 290 —
– siano possibili fenomeni di ribaltamento e/o scorrimento della costruzione per effetto: di condizioni morfologiche sfavore-
voli, di modificazioni apportate al profilo del terreno in prossimità delle fondazioni, delle azioni sismiche di progetto;
– siano possibili fenomeni di liquefazione del terreno di fondazione dovuti alle azioni sismiche di progetto.
Allo scopo di verificare la sussistenza delle predette condizioni, si farà riferimento alla documentazione disponibile e si potrà
omettere di svolgere indagini specifiche solo qualora, a giudizio esplicitamente motivato del professionista incaricato, sul volume
di terreno significativo e sulle fondazioni sussistano elementi di conoscenza sufficienti per effettuare le valutazioni precedenti.
La valutazione della sicurezza e la progettazione degli interventi sulle costruzioni esistenti potranno essere eseguite con riferimento
ai soli SLU, salvo che per le costruzioni in classe d’uso IV, per le quali sono richieste anche le verifiche agli SLE specificate al § 7.3.6;
in quest’ultimo caso potranno essere adottati livelli prestazionali ridotti.
Per la combinazione sismica le verifiche agli SLU possono essere eseguite rispetto alla condizione di salvaguardia della vita uma-
na (SLV) o, in alternativa, alla condizione di collasso (SLC), secondo quanto specificato al § 7.3.6
Nelle verifiche rispetto alle azioni sismiche il livello di sicurezza della costruzione è quantificato attraverso il rapporto ]E tra l'a-
zione sismica massima sopportabile dalla struttura e l’azione sismica massima che si utilizzerebbe nel progetto di una nuova co-
struzione; l'entità delle altre azioni contemporaneamente presenti è la stessa assunta per le nuove costruzioni, salvo quanto emer-
so riguardo ai carichi verticali permanenti a seguito delle indagini condotte (di cui al § 8.5.5) e salvo l’eventuale adozione di ap-
positi provvedimenti restrittivi dell’uso della costruzione e, conseguentemente, sui carichi verticali variabili.
La restrizione dell’uso può mutare da porzione a porzione della costruzione e, per l’i-esima porzione, è quantificata attraverso il
rapporto ]V,i tra il valore massimo del sovraccarico variabile verticale sopportabile da quella parte della costruzione e il valore del
sovraccarico verticale variabile che si utilizzerebbe nel progetto di una nuova costruzione.
È necessario adottare provvedimenti restrittivi dell’uso della costruzione e/o procedere ad interventi di miglioramento o ade-
guamento nel caso in cui non siano soddisfatte le verifiche relative alle azioni controllate dall’uomo, ossia prevalentemente ai ca-
richi permanenti e alle altre azioni di servizio.

88-277-0063-1 - Copyright Grafill2 s.r.l. - Concesso in licenza a Calogero Filippello Password: 1508816 Codice A: 108 Codice B: YLAC9778BA
8. COSTRUZIONI ESISTENTI 455

C8.3 VALUTAZIONE DELLA SICUREZZA


Il § 8.3 contiene una definizione della procedura di valutazione della sicurezza, le situazioni nelle quali è obbligatoria la
valutazione, e gli stati limite ai quali fare riferimento.
Le modalità di valutazione della sicurezza dipendono dalle caratteristiche dell’edificio e dalle eventuali criticità presenti; la
valutazione della sicurezza deve essere effettuata sia nello stato di fatto, sia nello stato di progetto degli interventi.
In particolare, nelle verifiche dello stato di progetto si deve tenere conto di come gli interventi possano incidere sul
comportamento della costruzione. Nei successivi § C.8.5, § C.8.6, § C.8.7 sono trattate in modo esteso le modalità operative
consigliate per le verifiche.
Tra i casi per i quali è obbligatorio procedere alla verifica della costruzione è escluso il caso conseguente ad una eventuale
variazione dell’entità delle azioni a seguito di una revisione o della normativa o delle zonazioni che differenziano le azioni
ambientali (sisma, neve, vento) nelle diverse parti del territorio italiano.
La valutazione della sicurezza degli edifici esistenti, per quanto possibile, deve essere effettuata in rapporto a quella richiesta per
gli edifici nuovi. A tale scopo, le NTC introducono due nuovi parametri che costituiscono fattori indicativi per un rapido
confronto tra l’azione sopportabile da una struttura esistente e quella richiesta per il nuovo:
E, definito come il rapporto tra l’azione sismica massima sopportabile dalla struttura e l’azione sismica massima che si
utilizzerebbe nel progetto di una nuova costruzione sul medesimo suolo e con le medesime caratteristiche (periodo
proprio, fattore di comportamento ecc.). Il parametro di confronto dell’azione sismica da adottare per la definizione di E
è, salvo casi particolari, l’accelerazione al suolo ag S.
v,i, definito come il rapporto tra il valore massimo del sovraccarico verticale variabile sopportabile dalla parte i-esima

della costruzione e il valore del sovraccarico verticale variabile che si utilizzerebbe nel progetto di una nuova costruzione.
Fermo restando quanto già indicato al Capitolo C2.1 si precisa quanto segue.
Nel caso in cui l’inadeguatezza di un’opera si manifesti nei confronti delle azioni non sismiche, quali carichi permanenti e altre
azioni di servizio combinate per gli stati limite ultimi secondo i criteri esposti nel § 2.5.3 delle NTC (eventualmente ridotte in
accordo con quanto specificato al § 8.5.5 delle NTC), è necessario adottare gli opportuni provvedimenti, quali ad esempio

]
limitazione dei carichi consentiti, restrizioni all’uso e/o esecuzione di interventi volti ad aumentare la sicurezza, che consentano
l’uso della costruzione con i livelli di sicurezza richiesti dalle NTC. Gli interventi da effettuare per eliminare le vulnerabilità più
importanti possono anche essere parziali e/o temporanei, in attesa di essere completati nel corso di successivi interventi più ampi,
atti a migliorare/adeguare complessivamente la costruzione e/o parti di essa.
Attesa l'aleatorietà
disponibilità dell'azione,
economiche, etc. nel caso in cui l’inadeguatezza di un’opera si manifesti nei confronti delle azioni sismiche, le
condizioni d’uso, la necessità
Nella valutazione della sicurezza e la conseguente programmazione
delle costruzioni dell'intervento
esistenti va vagliata sono stabiliti
l’opportunità sulla base
di procedere di una
ad una pluralità
verifica delladistabilità
fattori,

]
quali: la gravità dell’inadeguatezza e le conseguenze che questa comporterebbe anche in termini di pubblica incolumità,
geomorfologica del sito e del sistema terreno-fondazione, ferma restando l’ obbligatorietà di quest’ultima verifica al ricorrere le
anche di una sola delle condizioni elencate al § 8.3 delle NTC. Nella relazione indicata dalla norma, il tecnico dovrà esplicitare
che non sussistono le condizioni indicate al § 8.3 delle NTC tenendo ovviamente conto anche della gravità del dissesto (in atto o
prodottosi in passato).

— 251 —

8.4. CLASSIFICAZIONE DEGLI INTERVENTI


Si individuano le seguenti categorie di intervento:
– interventi di riparazione o locali: interventi che interessino singoli elementi strutturali e che, comunque, non riducano le
condizioni di sicurezza preesistenti;
– interventi di miglioramento: interventi atti ad aumentare la sicurezza strutturale preesistente, senza necessariamente rag-
giungere i livelli di sicurezza fissati al § 8.4.3;
– interventi di adeguamento: interventi atti ad aumentare la sicurezza strutturale preesistente, conseguendo i livelli di sicurezza
fissati al § 8.4.3.
Solo gli interventi di miglioramento ed adeguamento sono sottoposti a collaudo statico.
Per gli interventi di miglioramento e di adeguamento l’esclusione di provvedimenti in fondazione dovrà essere in tutti i casi mo-
tivata esplicitamente dal progettista, attraverso una verifica di idoneità del sistema di fondazione in base ai criteri indicati nel
§8.3.
Qualora l’intervento preveda l’inserimento di nuovi elementi che richiedano apposite fondazioni, queste ultime dovranno essere
verificate con i criteri generali di cui ai precedenti Capitoli 6 e 7, così come richiesto per le nuove costruzioni.
Per i beni di interesse culturale ricadenti in zone dichiarate a rischio sismico, ai sensi del comma 4 dell’art. 29 del DLgs 22 gennaio
2004, n. 42 “Codice dei beni culturali e del paesaggio”, è in ogni caso possibile limitarsi ad interventi di miglioramento effettuan-
do la relativa valutazione della sicurezza.

88-277-0063-1 - Copyright Grafill2 s.r.l. - Concesso in licenza a Calogero Filippello Password: 1508816 Codice A: 108 Codice B: YLAC9778BA
456 NORME TECNICHE PER LE COSTRUZIONI COORDINATE CON LA CIRCOLARE APPLICATIVA

C8.4 CLASSIFICAZIONE DEGLI INTERVENTI


Le NTC confermano le tre categorie di intervento previste dalle precedenti norme: riparazione o intervento locale, miglioramento,
adeguamento, elencandole in ordine inverso rispetto al D.M. 14. gennaio 2008, ciò al fine di ricollocare gli interventi di riparazione
o locali ed il miglioramento in una meglio articolata scansione logica ed operativa2.

2È opportuno che gli interventi in progetto siano primariamente finalizzati all’individuazione e all'eliminazione o riduzione di carenze e criticità

locali che possano incidere sulla capacità strutturale, per poi prevedere l'eventuale rafforzamento della costruzione nel suo complesso. Interventi
mirati all’eliminazione di specifiche criticità locali, pur con opere di modesto impatto economico e senza alterare sistemi d’equilibrio venutisi a
creare nel tempo, possono infatti produrre aumenti sensibili della sicurezza

8.4.1. RIPARAZIONE O INTERVENTO LOCALE


Gli interventi di questo tipo riguarderanno singole parti e/o elementi della struttura. Essi non debbono cambiare significativa-
mente il comportamento globale della costruzione e sono volti a conseguire una o più delle seguenti finalità:
– ripristinare, rispetto alla configurazione precedente al danno, le caratteristiche iniziali di elementi o parti danneggiate;
– migliorare le caratteristiche di resistenza e/o di duttilità di elementi o parti, anche non danneggiati;
– impedire meccanismi di collasso locale;
– modificare un elemento o una porzione limitata della struttura.
Il progetto e la valutazione della sicurezza potranno essere riferiti alle sole parti e/o elementi interessati, documentando le caren-
ze strutturali riscontrate e dimostrando che, rispetto alla configurazione precedente al danno, al degrado o alla variante, non
vengano prodotte sostanziali modifiche al comportamento delle altre parti e della struttura nel suo insieme e che gli interventi
non comportino una riduzione dei livelli di sicurezza preesistenti.
La relazione di cui al § 8.3 che, in questi casi, potrà essere limitata alle sole parti interessate dall’intervento e a quelle con esse in-
teragenti, dovrà documentare le carenze strutturali riscontrate, risolte e/o persistenti, ed indicare le eventuali conseguenti limita-
zioni all’uso della costruzione.
Nel caso di interventi di rafforzamento locale, volti a migliorare le caratteristiche meccaniche di elementi strutturali o a limitare la
possibilità di meccanismi di collasso locale, è necessario valutare l’incremento del livello di sicurezza locale.

C8.4.1 RIPARAZIONE O INTERVENTO LOCALE


Ricadono in questa categoria gli interventi che non alterano significativamente il comportamento globale della costruzione;

] del mantenimento o dell’incremento dell’originaria efficacia strutt


l’obiettivo sulla base del quale è valutata l’ammissibilità dell’intervento è un aumento della sicurezza di almeno una porzione

]
della costruzione, ovvero, nel caso di danni subiti, quello strutturale
della porzione danneggiata.

]
In tale categoria rientrano gli interventi di ripristino, rinforzo o sostituzione di elementi strutturali o di parti di essi non adeguati
alla funzione che devono svolgere (ad esempio travi, architravi, coperture, impalcati o porzioni di impalcato, pilastri, pannelli

] locale, così da favorire lo sviluppo della duttilità di insieme della struttura.


murari). In particolare gli interventi di rinforzo devono privilegiare lo sviluppo di meccanismi duttili o comunque migliorare la
duttilità
Il ripristino o rinforzo dei collegamenti esistenti tra i singoli componenti o tra parti di essi o la realizzazione di nuovi
collegamenti (ad esempio tra pareti murarie, tra pareti e travi o solai, anche attraverso l’introduzione di catene/tiranti, chiodature
tra elementi lignei di una copertura o di un solaio, tra componenti prefabbricati) ricadono in questa categoria.
Infine, la modifica di una parte limitata della struttura (ad es. l’apertura di un vano in una parete, accompagnata da opportuni
rinforzi) può rientrare in questa categoria, a condizione che si dimostri che l’insieme degli interventi non modifichi
significativamente rigidezza, resistenza nei confronti delle azioni orizzontali e capacità di deformazione della struttura.
La relazione illustrativa dei lavori deve riportare i risultati delle indagini conoscitive svolte, le carenze strutturali riscontrate, la
descrizione dei lavori e i risultati attesi, affermando e, se necessario, dimostrando che l’intervento non ha modificato in senso
negativo il comportamento degli altri elementi della costruzione e di tutta la costruzione nel suo insieme.
Per questa categoria di intervento non è richiesta la valutazione della sicurezza globale dell’opera ma, nel caso di rafforzamento
locale finalizzato al miglioramento del funzionamento di elementi strutturali o alla limitazione di meccanismi di collasso, è
richiesta la valutazione della variazione del livello locale di sicurezza.

8.4.2. INTERVENTO DI MIGLIORAMENTO


La valutazione della sicurezza e il progetto di intervento dovranno essere estesi a tutte le parti della struttura potenzialmente in-
teressate da modifiche di comportamento, nonché alla struttura nel suo insieme.
Per la combinazione sismica delle azioni, il valore di ]E può essere
] ǃ minore dell’unità. A meno di specifiche ] ǃ situazioni relative ai
beni culturali, per le costruzioni di classe III ad uso scolastico e di classe IV il valore di ]E, a seguito degli interventi di migliora-
mento, deve essere comunque non minore di 0,6 , mentre per le rimanenti costruzioni di classe III e per quelle di classe II il valore
]
88-277-0063-1 - Copyright Grafill2 s.r.l. - Concesso in licenza a Calogero Filippello Password: 1508816 Codice A: 108 Codice B: YLAC9778BA
]
8. COSTRUZIONI ESISTENTI 457
beni culturali, per le costruzioni di classe III ad uso scolastico e di classe IV il valore di ]E, a seguito degli interventi di migliora-
mento, deve essere comunque non minore di 0,6 , mentre per le rimanenti costruzioni di classe III e per quelle di classe II il valore
di ]E, sempre a seguito degli interventi di miglioramento, deve essere incrementato di un valore comunque non minore di 0,1.
Nel caso di interventi che prevedano l’impiego di sistemi di isolamento, per la verifica del sistema di isolamento, si deve avere
almeno ]E =1,0.

C8.4.2 INTERVENTO DI MIGLIORAMENTO


L'intervento di miglioramento è finalizzato a conseguire un aumento della sicurezza della costruzione.
In questa categoria ricadono tutti gli interventi che, pur non rientrando nella categoria dell’adeguamento, possono determinare
modifiche, anche significative, del comportamento strutturale locale o globale operando o variazioni di rigidezza, resistenza o
capacità deformativa di singoli elementi o di porzioni della struttura, o introducendo nuovi elementi strutturali. Ciò può
avvenire, ad esempio, impegnando maggiormente gli elementi più resistenti, riducendo le irregolarità in pianta e in elevazione,
eliminando i meccanismi di collasso locali o trasformandoli da fragili in duttili.
L’intervento di miglioramento può essere effettuato nei confronti anche soltanto di alcune categorie di azioni quali,
indicativamente ma non esaustivamente, le azioni del vento, le azioni sismiche, le azioni gravitazionali, fermi restando gli
obblighi indicati al § C.8.3.
Come specificato nel § 8.3 delle NTC, per questa categoria di interventi la valutazione della sicurezza è obbligatoria e finalizzata a
determinare l’entità massima delle azioni, considerate nelle combinazioni di progetto previste, cui la struttura può resistere con il
grado di sicurezza richiesto. Essa riguarderà necessariamente, oltre ai possibili meccanismi locali, la struttura nel suo insieme.
Per la combinazione sismica delle azioni, il valore di E definito dalle NTC e introdotto al § C.8.3 può essere minore dell’unità; in
particolare, per le costruzioni di classe III ad uso scolastico e di classe IV il valore di E a seguito degli interventi di

] ǃ ] ǃ
miglioramento deve essere comunque non minore di 0,6, mentre per le rimanenti costruzioni di classe III e per quelle di classe II
il valore di E, sempre a seguito degli interventi di miglioramento, deve essere incrementato di un valore comunque non minore

]
di 0,1.

]
Nel miglioramento mediante l’impiego di isolatori sismici, si deve garantire che la sottostruttura si mantenga in campo
sostanzialmente elastico; per la verifica del solo sistema di isolamento, il valore di E deve essere assunto almeno pari a 1,0.
]
Inoltre, nel valutare la domanda di spostamento nei dispositivi e nei giunti sismici, il periodo proprio fondamentale del sistema
isolato deve essere determinato tenendo conto opportunamente dell'elongazione del periodo proprio della sovrastruttura a

]
?@ABCDEFG@HH@F@I@JDBKHCFLHK?DCMCNNKNCEJCOFCJFP@HKNCEJ@FKHFIKHEP@FGCFQE ad essa attribuito.

8.4.3. INTERVENTO DI ADEGUAMENTO


L’intervento di adeguamento della costruzione è obbligatorio quando si intenda:
a) sopraelevare la costruzione;
b) ampliare la costruzione mediante opere ad essa strutturalmente connesse e tali da alterarne significativamente la rispo-
sta;
c) apportare variazioni di destinazione d’uso che comportino incrementi dei carichi globali verticali in fondazione superio-
ri al 10%, valutati secondo la combinazione caratteristica di cui alla equazione 2.5.2 del § 2.5.3, includendo i soli carichi
gravitazionali. Resta comunque fermo l’obbligo di procedere alla verifica locale delle singole parti e/o elementi della
struttura, anche se interessano porzioni limitate della costruzione;
d) effettuare interventi strutturali volti a trasformare la costruzione mediante un insieme sistematico di opere che portino
ad un sistema strutturale diverso dal precedente; nel caso degli edifici, effettuare interventi strutturali che trasformano il
sistema strutturale mediante l’impiego di nuovi elementi verticali portanti su cui grava almeno il 50% dei carichi gravi-
tazionali complessivi riferiti ai singoli piani.
e) apportare modifiche di classe d’uso che conducano a costruzioni di classe III ad uso scolastico o di classe IV.
In ogni caso, il progetto dovrà essere riferito all’intera costruzione e dovrà riportare le verifiche dell’intera struttura post-intervento,
secondo le indicazioni del presente capitolo.
Nei casi a), b) e d), per la verifica della struttura, si deve avere ]E ǃ 1,0. Nei casi c) ed e) si può assumere ]E ǃ 0,80 .
Resta comunque fermo l’obbligo di procedere alla verifica locale delle singole parti e/o elementi della struttura, anche se interes-
sano porzioni limitate della costruzione.
Una variazione dell’altezza dell’edificio dovuta alla realizzazione di cordoli sommitali o a variazioni della copertura che non com-
portino incrementi di superficie abitabile, non è considerato ampliamento, ai sensi della condizione a). In tal caso non è necessario
procedere all’adeguamento, salvo che non ricorrano una o più delle condizioni di cui agli altri precedenti punti.

C8.4.3 INTERVENTO DI ADEGUAMENTO


L’intervento di adeguamento ha l’obiettivo di raggiungere i livelli di sicurezza richiesti per gli edifici di nuova costruzione così
come specificati nel § 8.4.3 delle NTC.
Per questa categoria di interventi la valutazione della sicurezza è obbligatoria e finalizzata a stabilire se la struttura, a seguito
dell’intervento, è in grado di resistere alle combinazioni delle azioni di progetto con il grado di sicurezza richiesto dalle NTC.
Non è necessario il soddisfacimento delle prescrizioni sui dettagli costruttivi (per esempio armatura minima, passo delle staffe,

88-277-0063-1 - Copyright Grafill2 s.r.l. - Concesso in licenza a Calogero Filippello Password: 1508816 Codice A: 108 Codice B: YLAC9778BA
]

458 NORME TECNICHE PER LE COSTRUZIONI COORDINATE CON LA CIRCOLARE APPLICATIVA

dell’intervento, è in grado di resistere alle combinazioni delle azioni di progetto con il grado di sicurezza richiesto dalle NTC.
Non è necessario il soddisfacimento delle prescrizioni sui dettagli costruttivi (per esempio armatura minima, passo delle staffe,
dimensioni minime di travi e pilastri, ecc.) previste per le costruzioni nuove.
Negli interventi di adeguamento delle costruzioni nei confronti delle azioni sismiche è richiesto, generalmente, il raggiungimento
del valore unitario del parametro E; nel caso di semplici variazioni di classe e/o destinazione d’uso che comportino incrementi
dei carichi verticali in fondazione superiori al 10% (caso c) del § 8.4.3 delle NTC è ammesso un valore minimo di E pari a 0,8. È
assimilabile a tale situazione anche l’adeguamento sismico deciso dal proprietario a seguito di inadeguatezza riscontrata
attraverso la valutazione di sicurezza di cui al § 8.3 delle NTC, ma non ricadente nei casi a), b) o d).
Per gli edifici esistenti in muratura, particolarmente quelli storici, in cui il regime delle sollecitazioni è frutto della
sovrapposizione delle vicende statiche subite dalla costruzione nel tempo, la previsione degli effetti degli interventi sul
comportamento strutturale risulta estremamente difficile. Per questo motivo, è conveniente limitare l’alterazione dello stato di
fatto per non creare situazioni di esito incerto; particolare cautela deve pertanto essere adottata nel caso di interventi di tipo a), b)
e d).
In merito all’ultimo capoverso del § 8.4.3 delle NTC, esso stabilisce ] ǃ
] ǃ che non è necessario procedere all’adeguamento, salvo che
non ricorrano una o più delle condizioni b), c), d) od e) di cui allo stesso §8.4.3, solo nel caso di “variazione dell’altezza

] di vista strutturale. Infatti, la ratio di tale disposizione è di permettere


dell’edificio” causata dalla realizzazione di cordoli sommitali oppure causata da variazioni della copertura, che non comportino

]
incrementi di superficie abitabile significativi dal punto
nelle situazioni citate, ferme restando le norme urbanistiche ed i regolamenti edilizi locali, la realizzazione di interventi di

]
possibile beneficio strutturale, senza dover necessariamente adeguare l’intera costruzione.

8.5. ] DEFINIZIONE DEL MODELLO DI RIFERIMENTO PER LE ANALISI


Nelle costruzioni esistenti le situazioni concretamente riscontrabili sono le più diverse ed è quindi impossibile prevedere regole
specifiche per tutti i casi. Di conseguenza, il modello per la valutazione della sicurezza dovrà essere definito e giustificato dal
progettista, caso per caso, in relazione al comportamento strutturale atteso, tenendo conto delle indicazioni generali di seguito
esposte.

C8.5 DEFINIZIONE DEL MODELLO DI RIFERIMENTO PER LE ANALISI


La definizione di modelli di riferimento che descrivano il comportamento dell’edificio costituisce certamente una delle fasi più
complesse dell’intera procedura di analisi. Infatti, considerando la grande varietà di costruzioni esistenti, non è possibile indicare
procedure di modellazione. Tali problematiche diventano, poi, particolarmente rilevanti per le costruzioni in muratura, anche a
causa delle numerose incertezze relative agli stati di sollecitazione in atto, ai tipi di materiale impiegati e al loro comportamento
meccanico, al grado di connessione tra gli elementi strutturali e alla loro morfologia interna, oltre che agli eventuali interventi di
trasformazione, riparazione o consolidamento già attuati in passato.
L’adeguata conoscenza del manufatto è presupposto fondamentale e fase imprescindibile per la comprensione di singole criticità
e del comportamento strutturale; l’attendibilità dei risultati, dunque, è strettamente legata al livello di conoscenza.
È opportuno sottolineare che le fasi della conoscenza e dell’analisi non sono sequenziali, ma strettamente connesse.
Il piano delle indagini, ad esempio, può essere efficacemente indirizzato, in relazione sia alla tipologia delle prove, sia alla loro
localizzazione, da un’analisi basata su dati preliminari relativi]alle ] ǃe dei materiali. In tal
ǃ caratteristiche geometriche, costruttive
modo è possibile identificare le zone critiche nei riguardi degli stati limite ultimi, investigando eventualmente la sensibilità della
risposta alle incertezze sui principali parametri, e quindi razionalizzare il piano delle indagini sperimentali, anche in
considerazione della loro onerosità ed invasività.
Per gli edifici in muratura, anche considerate le conoscenze acquisibili, le verifiche nei riguardi di tutte le azioni possono essere
eseguite utilizzando, quando previsto, un coefficiente M non inferiore a 2 (Tab. 4.5.II in § 4.5.6.1 e §7.8.1.1 delle NTC).
In relazione al livello di conoscenza, le NTC definiscono opportuni fattori di confidenza, da intendersi come indici del livello di
approfondimento raggiunto dalle indagini; è attraverso di essi che si possono ridurre i valori attribuiti ai parametri meccanici dei
materiali. In determinate circostanze, i valori dei fattori di confidenza possono essere differenziati per i diversi materiali o per
specifici elementi strutturali, nel modo illustrato nel seguito.
Indicazioni specifiche riguardanti le modalità di svolgimento delle analisi strutturali per la valutazione della sicurezza, sia nello
stato di fatto, sia a seguito della realizzazione di interventi, sono riportate nel § 8.7 delle NTC.

8.5.1. ANALISI STORICO-CRITICA


Ai fini di una corretta individuazione del sistema strutturale e del suo stato di sollecitazione è importante ricostruire il processo di
realizzazione e le successive modificazioni subite nel tempo dalla costruzione, nonché gli eventi che l’hanno interessata.

8.5.2.
C8.5.1 RILIEVO
ANALISI STORICO-CRITICA
La conoscenza della storia di un fabbricato è elemento indispensabile, sia per la valutazione della sicurezza attuale, sia per la
definizione degli interventi e la previsione della loro efficacia.
L’analisi storica deve essere finalizzata a comprendere le vicende costruttive, i dissesti, i fenomeni di degrado, i cimenti subiti

88-277-0063-1 - Copyright Grafill2 s.r.l. - Concesso in licenza a Calogero Filippello Password: 1508816 Codice A: 108 Codice B: YLAC9778BA
8. COSTRUZIONI ESISTENTI 459

L’analisi storica deve essere finalizzata a comprendere le vicende costruttive, i dissesti, i fenomeni di degrado, i cimenti subiti
dall’edificio e, particolarmente frequenti nelle costruzioni in muratura, le trasformazioni operate dall’uomo che possono aver
prodotto cambiamenti nell’assetto statico originario. In tal senso l’indagine storica diventa indagine critica e fonte, per eccellenza,

] ǃ ] ǃ
di documentazione e conoscenza finalizzate all’interpretazione del comportamento strutturale.
L’analisi inizia con il reperire tutti i documenti disponibili sulle origini del fabbricato quali, ad esempio, elaborati e relazioni
progettuali della prima realizzazione della costruzione e di eventuali successivi interventi, elaborati e rilievi già prodotti,
eventuali relazioni di collaudo e riguarda:
l'epoca di costruzione;
le tecniche, le regole costruttive e, se esistenti, le norme tecniche dell’epoca di costruzione;
la forma originaria e le successive modifiche;
i traumi subiti e le alterazioni delle condizioni al contorno;
le deformazioni, i dissesti e i quadri fessurativi, con indicazioni, ove possibile, della loro evoluzione nel tempo;
gli interventi di consolidamento pregressi;
gli aspetti urbanistici e storici che hanno regolato lo sviluppo dell’aggregato edilizio di cui l'edificio è parte.
Risulta, in generale, utile anche la conoscenza delle patologie o delle carenze costruttive evidenziate da edifici simili per tipologia
ed epoca di costruzione.
In definitiva, questa fase deve permettere di interpretare la condizione attuale dell’edificio come risultato di una serie di vicende
statiche e di trasformazioni che si sono sovrapposte nel tempo.

8.5.2. RILIEVO
Il rilievo geometrico-strutturale dovrà essere riferito alla geometria complessiva, sia della costruzione, sia degli elementi costrut-
tivi, comprendendo i rapporti con le eventuali strutture in aderenza. Nel rilievo dovranno essere rappresentate le modificazioni
intervenute nel tempo, come desunte dall’analisi storico-critica.
Il rilievo deve individuare l’organismo resistente della costruzione, tenendo anche presenti la qualità e lo stato di conservazione
dei materiali e degli elementi costitutivi.
Dovranno altresì essere rilevati i dissesti, in atto o stabilizzati, ponendo particolare attenzione all’individuazione dei quadri fes-
surativi e dei meccanismi di danno.

C8.5.2 RILIEVO

C8.5.2.1 COSTRUZIONI DI MURATURA


Nelle costruzioni di muratura, vista la grande varietà di materiali e tecniche costruttive impiegate, riveste un ruolo di primaria
importanza la conoscenza della composizione degli elementi costruttivi e delle caratteristiche dei collegamenti, a partire dalla
tipologia e disposizione dei materiali e dalla presenza di discontinuità; in questo ambito, la verifica dell’efficacia degli
incatenamenti, siano essi lignei o metallici, merita una particolare attenzione.
Nel rilievo si possono individuare tre livelli di indagine, in relazione al loro grado di approfondimento.
Indagini limitate: sono generalmente basate su indagini di tipo visivo che, al rilievo geometrico delle superfici esterne degli
elementi costruttivi, uniscono saggi che consentano di esaminare, almeno localmente, le caratteristiche della muratura sotto
intonaco e nello spessore, caratterizzando così la sezione muraria, il grado di ammorsamento tra pareti ortogonali e le zone di
appoggio dei solai, i dispositivi di collegamento e di eliminazione delle spinte.
Indagini estese: i rilievi e le indagini in-situ indicati al punto precedente, sono accompagnati da saggi più estesi e diffusi così da
ottenere tipizzazioni delle caratteristiche dei materiali e costruttive e una aderenza delle indicazioni fedele alla reale varietà della
costruzione.
Indagini esaustive: oltre a quanto indicato al punto precedente, le indagini sono estese in modo sistematico con il ricorso a saggi
che consentano al tecnico di formarsi un’opinione chiara sulla morfologia e qualità delle murature, sul rispetto della regola
dell’arte nella disposizione dei materiali, sia in superficie che nello spessore murario, sull’efficacia dell’ammorsamento tra le
pareti e dei dispositivi di collegamento e di eliminazione delle spinte, oltre che sulle caratteristiche degli appoggi degli elementi
orizzontali.

C8.5.2.2 COSTRUZIONI DI CALCESTRUZZO ARMATO O ACCIAIO


Il rilievo è finalizzato alla definizione sia della geometria esterna, sia dei dettagli di tutti gli elementi costruttivi effettivamente
raggiungibili, con funzione strutturale o meno. Per gli elementi aventi funzione strutturale la geometria esterna deve essere
sempre descritta in maniera la più completa possibile, allo scopo di ottenere un modello di calcolo affidabile, mentre i dettagli,
spesso occultati alla vista (ad esempio la disposizione delle armature), possono essere rilevati a campione, estendendo poi le
valutazioni agli altri elementi operando per analogia, anche in forza delle norme vigenti e dei prodotti in commercio all’epoca
della costruzione.
Il rilievo di manufatti che non hanno funzione strutturale (pareti divisorie, controsoffitti, impianti) deve essere effettuato con

88-277-0063-1 - Copyright Grafill2 s.r.l. - Concesso in licenza a Calogero Filippello Password: 1508816 Codice A: 108 Codice B: YLAC9778BA
460 NORME TECNICHE PER LE COSTRUZIONI COORDINATE CON LA CIRCOLARE APPLICATIVA
della costruzione.
Il rilievo di manufatti che non hanno funzione strutturale (pareti divisorie, controsoffitti, impianti) deve essere effettuato con
l’obiettivo principale di identificare eventuali rischi per la sicurezza degli abitanti, connessi a problemi di stabilità dei manufatti
stessi o delle strutture. Particolarmente pericolose si sono rivelate, in occasione di eventi sismici, le pareti di tamponamento
formate da più paramenti accostati e privi di adeguati collegamenti tra loro o/e separati da intercapedini isolanti, ancor più
quando non sono contenute in riquadri strutturali.
Il rilievo geometrico degli elementi deve permettere:
l’identificazione dell’organizzazione strutturale;
l’individuazione della posizione e delle dimensioni di travi, pilastri, scale e setti;
l’identificazione dei solai e della loro tipologia, orditura, sezione verticale;
l’individuazione di tipologia e dimensioni degli elementi non strutturali quali tamponamenti, tramezzature, etc.
In particolare, per le costruzioni in acciaio, i dati raccolti devono includere anche:
la forma originale dei profili e le loro dimensioni geometriche;
la tipologia e morfologia delle unioni.
Nel caso in cui la geometria della struttura sia nota dai disegni originali, deve essere comunque eseguito il rilievo visivo a
campione per verificare l’effettiva corrispondenza del costruito ai disegni di progetto.
Nel definire il comportamento della costruzione in presenza di sisma sono di particolare importanza i dettagli costruttivi; le
informazioni su di essi possono essere desunte dai disegni originali, da un progetto simulato o da indagini in situ.
Il progetto simulato, eseguito sulla base delle norme tecniche in vigore all’epoca della costruzione e della corrispondente pratica
costruttiva, è utile per fornire informazioni su quantità e disposizione dell’armatura negli elementi con funzione strutturale e
sulle caratteristiche dei collegamenti.
Sia che si disponga dei disegni originali, sia che si sia prodotto un progetto simulato, per verificarne la rispondenza alla realtà del
costruito in termini di particolari costruttivi occorre effettuare rilievi in situ. Nei rilievi si possono individuare tre livelli di
indagine, in relazione al loro grado di approfondimento.
Indagini limitate: consentono di valutare, mediante saggi a campione, la corrispondenza tra le caratteristiche dei collegamenti
riportate negli elaborati progettuali originali o ottenute attraverso il progetto simulato, e quelle effettivamente presenti.
Indagini estese: si effettuano quando non sono disponibili gli elaborati progettuali originali, o come alternativa al progetto
simulato seguito da indagini limitate, oppure quando gli elaborati progettuali originali risultano incompleti.
Indagini esaustive: si effettuano quando si desidera un livello di conoscenza accurata e non sono disponibili gli elaborati
progettuali originali.
Le indagini in-situ basate su saggi sono effettuate su una congrua percentuale degli elementi strutturali, privilegiando, tra le
tipologie di elementi strutturali (travi, pilastri, pareti…), quelle che rivestono un ruolo di primaria importanza nella struttura.
Il quantitativo di indagini in-situ basate su saggi dipende dal livello di conoscenza desiderato in relazione al grado di sicurezza
attuale e deve essere accuratamente valutato, anche in vista delle notevoli conseguenze che comporta sulla progettazione degli
interventi.
Al fine di determinare, in maniera opportuna, il numero e la localizzazione delle indagini in-situ da effettuare, è utile eseguire, a
seguito del rilievo geometrico:
una campagna preliminare di indagini in-situ volta alla conoscenza dei dettagli costruttivi ritenuti più significativi;
un’analisi preliminare della sicurezza statica e della vulnerabilità sismica dell’edificio, eseguita estendendo il risultato dei
rilievi dei particolari costruttivi (sfruttando anche eventuali simmetrie o situazioni ripetitive della struttura) agli elementi
simili per dimensioni e/o impegno statico, eventualmente utilizzando i risultati preliminari delle prove sui materiali come
definite al § C8.5.3.2.
Dall’esito, in termini di impegno statico e ruolo delle diverse membrature nella sicurezza della struttura, fornito dall’analisi
preliminare può scaturire la necessità di approfondimenti in termini di numero, tipologia e localizzazione delle indagini in-situ
basate su saggi; il progetto delle indagini ne fornisce la misura, consentendo così di graduare quantitativamente il livello di
approfondimento.
A titolo esemplificativo e quando realmente possibile, il rilievo dei dettagli costruttivi è finalizzato a conseguire le seguenti
informazioni:
Costruzioni di calcestruzzo armato
quantità di armatura longitudinale in travi, pilastri, pareti e sua disposizione;
quantità di barre di armatura piegate che contribuiscono alla resistenza a taglio, presenti nelle travi;
quantità e dettagli di armatura trasversale nelle zone critiche e nei nodi trave-pilastro;
quantità di armatura longitudinale che contribuisce al momento negativo di travi a T, presente nei solai;
lunghezze di appoggio e condizioni di vincolo degli elementi orizzontali;
spessore dei copriferri;
lunghezza delle zone di sovrapposizione delle barre e dei loro ancoraggi;
Costruzioni di acciaio:

88-277-0063-1 - Copyright Grafill2 s.r.l. - Concesso in licenza a Calogero Filippello Password: 1508816 Codice A: 108 Codice B: YLAC9778BA
8. COSTRUZIONI ESISTENTI 461

Costruzioni di acciaio:
tipologia e localizzazione dei giunti tra le membrature;
particolari di appoggio dei solai;
modalità di collegamento alle fondazioni.

C8.5.2.3 COSTRUZIONI DI LEGNO — 255 —


Per costruzioni di legno si intendono sia opere realizzate interamente con struttura lignea, sia elementi costruttivi all’interno di
costruzioni caratterizzate da altre tipologie strutturali.
Il rilievo geometrico riguarda le membrature, la disposizione degli elementi nella struttura e i collegamenti (di carpenteria o
meccanici); deve essere accuratamente rilevata la morfologia delle membrature, con le variazioni di forma della sezione e i difetti
del materiale, in quanto elementi fondamentali per la quantificazione della capacità portante.
Per la comprensione dei fenomeni di dissesto, attenzione deve essere rivolta al rilievo delle deformazioni delle singole
membrature e della struttura, distinguendo, ove possibile, lo stato deformativo derivante dalle azioni applicate da quello proprio
del materiale, causato ad esempio da difettosità anatomiche, di taglio o di lavorazione. A tale scopo devono essere identificate le
zone deteriorate, con particolare riferimento alle unioni tra elementi lignei o ai collegamenti di interfaccia tra membrature lignee
e altri materiali (ad esempio muratura) o altre parti della costruzione (ad esempio fondazioni).

8.5.3. CARATTERIZZAZIONE MECCANICA DEI MATERIALI


Per conseguire un’adeguata conoscenza delle caratteristiche dei materiali e del loro degrado, ci si baserà sulla documentazione
già disponibile, su verifiche visive in situ e su indagini sperimentali. Le indagini dovranno essere motivate, per tipo e quantità,
dal loro effettivo uso nelle verifiche; nel caso di costruzioni sottoposte a tutela, ai sensi del D.Lgs. 42/2004, di beni di interesse
storico-artistico o storico-documentale o inseriti in aggregati storici e nel recupero di centri storici o di insediamenti storici , dovrà
esserne considerato l’impatto in termini di conservazione. I valori di progetto delle resistenze meccaniche dei materiali verranno
valutati sulla base delle indagini e delle prove effettuate sulla struttura, tenendo motivatamente conto dell’entità delle dispersio-
ni, prescindendo dalle classi discretizzate previste nelle norme per le nuove costruzioni. Per le prove di cui alla Circolare 08 set-
tembre 2010, n. 7617/STC o eventuali successive modifiche o interazioni, il prelievo dei campioni dalla struttura e l’esecuzione
delle prove stesse devono essere effettuate a cura di un laboratorio di cui all’articolo 59 del DPR 380/2001.

C8.5.3 CARATTERIZZAZIONE MECCANICA DEI MATERIALI


Il § 8.5.3 delle NTC tratta della conoscenza delle caratteristiche di resistenza e deformabilità dei materiali con i quali è realizzato
un fabbricato.
La norma prevede che per le prove di cui alla Circolare 08 settembre 2010, n. 7617/STC o eventuali successive modifiche o
integrazioni, il prelievo dei campioni dalla struttura e l’esecuzione delle prove stesse devono essere effettuate a cura di un
laboratorio di cui all’articolo 59 del DPR 380/2001. Ciò fa riferimento, esclusivamente, al prelievo dei campioni per le prove
distruttive i cui esiti sono soggetti a certificazione ai sensi dello stesso articolo 59 del DPR 380/01.
In tal senso le NTC hanno voluto ricondurre ad un modello unitario - in termini di qualità e responsabilità - l’intero loro processo
costruttivo e, conseguentemente anche l’attività di prelievo, quale ad esempio il carotaggio, giacché le prove comprendono ogni
fase: dal prelievo del materiale, alla verifica fisica, chimica e meccanica della carota stessa. Il carotaggio costituisce una prima
analisi, almeno qualitativa, di resistenza fisica del campione che si sta prelevando; l’operazione di carotaggio stessa è, inoltre, in
grado di influenzare in maniera determinante, essa stessa, la resistenza fisica del campione che si sta prelevando,

C8.5.3.1 COSTRUZIONI DI MURATURA


La muratura in una costruzione esistente è il risultato dell’assemblaggio di materiali diversi, in cui la tecnica costruttiva, le
modalità di posa in opera, le caratteristiche meccaniche dei materiali costituenti e il loro stato di conservazione, determinano il
comportamento meccanico dell’insieme.
·
La misura diretta delle caratteristiche meccaniche della muratura avviene mediante l’esecuzione di prove in-situ su porzioni di
muratura, o di prove in laboratorio su elementi indisturbati prelevati in-situ, ove questo sia possibile; le prove possono essere di
compressione e di taglio, scelte in relazione alla tipologia muraria e al criterio di resistenza adottato per l’analisi; le modalità di
prova e la relativa interpretazione dei risultati devono seguire procedure di riconosciuta validità.
Ulteriori informazioni si possono desumere da metodi di prova non distruttivi, utili anche ad estendere all’intero edificio i
risultati ottenuti a livello locale con prove distruttive o mediamente distruttive.
In relazione al numero delle indagini e alle modalità con cui condurle, la grande varietà tipologica e la frequente presenza di
stratificazioni temporalmente successive, come avviene, in particolare, negli edifici storici, rende priva di significato la
prescrizione di una precisa quantità e tipologia di indagini, anche in vista del fatto che, talvolta, l’individuazione delle situazioni
di vulnerabilità risulta più significativa della stessa caratterizzazione dei materiali. L’esecuzione delle indagini deve seguire
protocolli operativi e interpretativi di comprovata validità.
La tabella C8.5.I riporta, per il comportamento delle tipologie murarie più ricorrenti, indicazioni, non vincolanti, sui possibili
valori dei parametri meccanici, identificati attraverso il rilievo degli aspetti costruttivi (§C8.5.2.1) e relativi, con l’eccezione
dell’ultima riga, a precise condizioni: malta di calce di modeste caratteristiche (resistenza media a compressione f stimabile tra

88-277-0063-1 - Copyright Grafill2 s.r.l. - Concesso in licenza a Calogero Filippello Password: 1508816 Codice A: 108 Codice B: YLAC9778BA
462 NORME TECNICHE PER LE COSTRUZIONI COORDINATE CON LA CIRCOLARE APPLICATIVA

dell’ultima riga, a precise condizioni: malta di calce di modeste caratteristiche (resistenza media a compressione fm stimabile tra
0,7 e 1,5 N/mm2), assenza di ricorsi (listature), paramenti semplicemente accostati o mal collegati, tessitura (nel caso di elementi
regolari) a regola d’arte, muratura non consolidata. Ai soli fini della verifica sismica, nel caso in cui la malta abbia caratteristiche
particolarmente scadenti (resistenza media a compressione fm stimabile inferiore a 0,7 N/mm2) ai valori della tabella si applica un
coefficiente riduttivo pari a 0,7 per le resistenze e 0,8 per i moduli elastici. I parametri indicati in tabella sono principalmente
finalizzati alle verifiche nei riguardi delle azioni sismiche.
La resistenza a compressione è utilizzata anche per le verifiche nei riguardi delle azioni non sismiche, a patto di considerare
anche l’eventuale possibilità di fenomeni di instabilità locale, associati ad un insufficiente collegamento tra i paramenti.
Per interpretare fenomeni pregressi e/o per cercare di stimare fenomeni futuri a tempi lunghi è bene considerare che nel materiale
muratura sono presenti fenomeni consistenti di deformazioni lente plastiche e di viscosità, con comportamenti meccanici anche
notevolmente differenti da quelli a tempi brevi, che possono dare luogo ad una ridistribuzione dei picchi di sollecitazione. Nel
caso di sollecitazioni di trazione permanenti, inoltre, la resistenza a trazione delle murature, non indicata nella tabella, può
ridursi significativamente.
Nel caso di murature di blocchi artificiali di tecnologia moderna, i parametri da utilizzare per le verifiche possono essere derivati
dalle indicazioni per la progettazione di nuove costruzioni in muratura (§11.10 delle NTC).
— 256 —
Tabella C8.5.I -Valori di riferimento dei parametri meccanici della muratura, da usarsi nei criteri di resistenza di seguito specificati (comportamento a tempi
brevi), e peso specifico medio per diverse tipologie di muratura. I valori si riferiscono a: f = resistenza media a compressione, 0 = resistenza media a taglio in
assenza di tensioni normali (con riferimento alla formula riportata, a proposito dei modelli di capacità, nel §C8.7.1.3), fv0 = resistenza media a taglio in assenza
di tensioni normali (con riferimento alla formula riportata, a proposito dei modelli di capacità, nel §C8.7.1.3), E = valore medio del modulo di elasticità normale,
G = valore medio del modulo di elasticità tangenziale, w = peso specifico medio.

f 0 fv0 E G w
Tipologia di muratura (N/mm2) (N/mm2) (N/mm2) (N/mm2) (N/mm2) (kN/m3)

min-max min-max min-max min-max


Muratura in pietrame disordinata (ciottoli, pietre erratiche e -
1,0-2,0 0,018-0,032 690-1050 230-350 19
irregolari) -
Muratura a conci sbozzati, con paramenti di spessore -
2,0 0,035-0,051 1020-1440 340-480 20
disomogeneo (*) -
-
Muratura in pietre a spacco con buona tessitura 2,6-3,8 0,056-0,074 1500-1980 500-660 21
-
-
Muratura irregolare di pietra tenera (tufo, calcarenite, ecc.,) 1,4-2,2 0,028-0,042 900-1260 300-420
-
13 ! 16(**)
Muratura a conci regolari di pietra tenera (tufo, calcarenite,
2,0-3,2 0,04-0,08 0,10-0,19 1200-1620 400-500
ecc.,) (**)
Muratura a blocchi lapidei squadrati 5,8-8,2 0,09-0,12 0,18-0,28 2400-3300 800-1100 22
Muratura in mattoni pieni e malta di calce (***) 2,6-4,3 0,05-0,13 0,13-0,27 1200-1800 400-600 18
Muratura in mattoni semipieni con malta cementizia
5,0-8,0 0,08-0,17 0,20-0,36 3500-5600 875-1400 15
(es,: doppio UNI foratura "40%)

(*) Nella muratura a conci sbozzati i valori di resistenza tabellati si possono incrementare se si riscontra la sistematica presenza di zeppe profonde in pietra che
migliorano i contatti e aumentano l’ammorsamento tra gli elementi lapidei; in assenza di valutazioni più precise, si utilizzi un coefficiente pari a 1,2.
(**) Data la varietà litologica della pietra tenera, il peso specifico è molto variabile ma può essere facilmente stimato con prove dirette. Nel caso di muratura a conci
regolari di pietra tenera, in presenza di una caratterizzazione diretta della resistenza a compressione degli elementi costituenti, la resistenza a compressione fpuò
essere valutata attraverso le indicazioni del § 11.10 delle NTC.
(***) Nella muratura a mattoni pieni è opportuno ridurre i valori tabellati nel caso di giunti con spessore superiore a 13 mm; in assenza di valutazioni più precise, si
utilizzi un coefficiente riduttivo pari a 0,7 per le resistenze e 0,8 per i moduli elastici.

Le Regioni potranno, tenendo conto delle specificità costruttive del proprio territorio, definire zone omogenee a cui riferirsi a tal
fine.
Le caratteristiche meccaniche della muratura, in uno stato di fatto migliore di quello indicato nella Tabella C8.5.I, possono
ottenersi applicando (indicativamente e salvo più dettagliate valutazioni) i coefficienti migliorativi di Tabella C8.5.II.
I coefficienti migliorativi sono funzione dei seguenti fattori:
# malta di buone caratteristiche: il coefficiente indicato in Tabella C8.5.II, diversificato per le varie tipologie, si può
applicare sia ai parametri di resistenza (f, $ e fv0), sia ai moduli elastici (E e G);

# presenza di ricorsi (o listature): il coefficiente di tabella si può applicare ai soli parametri di resistenza (f e 0); tale
coefficiente ha significato solo per alcune tipologie murarie, in cui si riscontra tale tecnica costruttiva;

# presenza sistematica di elementi di collegamento trasversale tra i paramenti: il coefficiente indicato in tabella si può
applicare ai soli parametri di resistenza (f, 0 e fv0).

88-277-0063-1 - Copyright Grafill2 s.r.l. - Concesso in licenza a Calogero Filippello Password: 1508816 Codice A: 108 Codice B: YLAC9778BA
8. COSTRUZIONI ESISTENTI 463

I suddetti coefficienti migliorativi possono essere applicati in combinazione tra loro, in forma moltiplicativa, considerando la
concomitanza al più dei due effetti che hanno i coefficienti moltiplicativi più alti.
I dati riportati nella Tabella C8.5.I fanno riferimento, ad eccezione dell’ultima riga, a una muratura costituita da due paramenti
accostati, con eventuale nucleo interno di limitato spessore (significativamente inferiore a quello dei paramenti). In questi casi è
preventivamente necessario valutare se la muratura ha caratteristiche tali da garantire che il pannello murario possa comportarsi
unitariamente nei riguardi delle sollecitazioni, sia verticali, sia a taglio; in caso contrario la modellazione con parametri meccanici
equivalenti ha poco significato.

I muri realizzati con due paramenti semplicemente accostati o con riempimenti “a sacco” di scadenti caratteristiche meccaniche
presentano un elevato rischio di instabilità, che può essere accentuato dalla presenza di orizzontamenti appoggiati solo su uno
dei paramenti e dall’assenza di efficaci ancoraggi tra i solai e i paramenti esterni dei muri. Il rischio di instabilità, maggiore nei
muri in pietrame, è presente anche nei casi di pietre squadrate sulle superfici esterne.
Nel caso non sussistano rischi di instabilità dei singoli paramenti si potrà considerare il muro come composto da due pareti tra
— 257 —
loro semplicemente accostate, ciascuna di spessore pari alla propria sezione efficace.
Dopo avere esclusa la possibilità di meccanismi di distacco tra i paramenti, nel caso in cui il nucleo interno sia ampio rispetto ai
paramenti, e in particolare se scadente, è opportuno ridurre i parametri di resistenza e deformabilità propri dei paramenti esterni.
Nel caso di nucleo interno di spessore consistente, le proprietà meccaniche equivalenti della muratura, da attribuire all’intero
spessore della parete, sono da ottenersi a partire da quelle dei paramenti (Tabella C8.5.I, eventualmente modificata dai
coefficiente della Tabella C8.5.II) e del nucleo, attraverso valutazioni opportune.
Nel caso particolare di nucleo interno di caratteristiche meccaniche trascurabili, le proprietà equivalenti del panello murario
possono essere ottenute, cautelativamente e in via semplificata, trascurando lo spessore del nucleo.
Tabella C8.5.II -Coefficienti correttivi massimi da applicarsi in presenza di: malta di caratteristiche buone; ricorsi o listature; sistematiche connessioni
trasversali; consolidamento con iniezioni di malta; consolidamento con intonaco armato; ristilatura armata con connessione dei paramenti.

Stato di fatto Interventi di consolidamento

miscele leganti (*)

Ristilatura armata

dei paramenti (**)


con connessione
Intonacoarmato
Connessione
Malta buona

complessivo
Iniezione di

coefficiente
trasversale

Massimo
Ricorsi o
listature

Tipologia di muratura

(**)
Muratura in pietrame disordinata (ciottoli, pietre erratiche e irregolari) 1,5 1,3 1,5 2 2,5 1,6 3,5
Muratura a conci sbozzati, con paramenti di spessore disomogeneo 1,4 1,2 1,5 1,7 2,0 1,5 3,0
Muratura in pietre a spacco con buona tessitura 1,3 1,1 1,3 1,5 1,5 1,4 2,4
Muratura irregolare di pietra tenera (tufo, calcarenite, ecc.,) 1,5 1,2 1,3 1,4 1,7 1,1 2,0
Muratura a conci regolari di pietra tenera (tufo, calcarenite, ecc.,) 1,6 - 1,2 1,2 1,5 1,2 1,8
Muratura a blocchi lapidei squadrati 1,2 - 1,2 1,2 1,2 - 1,4
Muratura in mattoni pieni e malta di calce (***) - 1,3 (****) 1,2 1,5 1,2 1,8
Muratura in mattoni semipieni con malta cementizia (es,: doppio UNI
1,2 - - - 1,3 - 1,3
foratura 40%)
(*) I coefficienti correttivi relativi alle iniezioni di miscele leganti devono essere commisurati all’effettivo beneficio apportato alla muratura, riscontrabile con verifiche
sia nella fase di esecuzione (iniettabilità) sia a-posteriori (riscontri sperimentali attraverso prove soniche o similari).
(**) Valori da ridurre convenientemente nel caso di pareti di notevole spessore (p.es. > 70 cm).
(***) Nel caso di muratura di mattoni si intende come “malta buona” una malta con resistenza media a compressione fm superiore a 2 N/mm2. In tal caso il coefficiente
correttivo può essere posto pari a fm0.35 (fm in N/mm2).
(****) Nel caso di muratura di mattoni si intende come muratura trasversalmente connessa quella apparecchiata a regola d’arte.

In presenza di murature consolidate o nel caso in cui si debba progettare un intervento di rinforzo, è possibile incrementare i
valori ottenuti con il procedimento suddetto applicando gli ulteriori coefficienti indicati in Tabella C8.5.II, in base alle tecniche di
consolidamento previste, secondo le modalità di seguito illustrate
Consolidamento con iniezioni di miscele leganti
Il coefficiente indicato in tabella, diversificato per le varie tipologie murarie, può essere applicato ai valori sia dei parametri di
resistenza (f, !0e fv0), sia dei moduli elastici (E e G); i benefici conseguibili dipendono in modo sensibile dalla qualità originaria
della malta, risultando tanto maggiori quanto più questa è scadente. È bene ricordare che gli effettivi benefici delle iniezioni sono
funzione della reale possibilità delle malte iniettate di riempire lacune esistenti nella trama muraria e di aderire ai materiali
esistenti; in ogni caso, è raccomandabile l’esecuzione di saggi, preventivi e di verifica, per valutare i risultati effettivamente
conseguiti.

Consolidamento con intonaco armato


L’effetto di questa tipologia di consolidamento può essere stimato attraverso opportune valutazioni che considerino gli spessori
della parete e dell’intonaco armato, oltre che i relativi parametri meccanici.

88-277-0063-1 - Copyright Grafill2 s.r.l. - Concesso in licenza a Calogero Filippello Password: 1508816 Codice A: 108 Codice B: YLAC9778BA
464 NORME TECNICHE PER LE COSTRUZIONI COORDINATE CON LA CIRCOLARE APPLICATIVA

In assenza di queste è possibile adottare il coefficiente indicato in tabella, diversificato per le varie tipologie, applicabile ai valori
sia dei parametri di resistenza (f, 0e fv0), sia dei moduli elastici (E e G).
In tal caso non si applicano i coefficienti relativi alla connessione trasversale della muratura non consolidata e alla ristilatura
armata. Si rileva che il consolidamento con intonaco armato non ha alcuna efficacia in assenza di sistematiche connessioni
trasversali e la sua efficacia è ridotta quando realizzato su un solo paramento.
Nell’adozione degli eventuali coefficienti migliorativi si deve tenere conto delle caratteristiche delle malte utilizzate (cementizie o
a calce) e delle armature (metalliche o in fibra). Infine, si segnala la necessità di una preventiva verifica che il paramento non
evidenzi un’eccessiva disgregazione o presenza di vuoti, tale da rendere inefficace l’accoppiamento con l’intonaco armato; in
questi casi è opportuno accoppiare l’intervento con iniezioni.

Consolidamento con diatoni artificiali o tirantini antiespulsivi


Nel caso dell’inserimento di diatoni artificiali dotati di una significativa rigidezza a taglio e sufficientemente diffusi, si può
applicare a tutti i parametri di resistenza il coefficiente indicato per le murature originariamente dotate di una buona connessione
trasversale; gli elementi di connessione a trazione (tirantini) hanno un effetto significativo solo per la resistenza a compressione
(f).

Consolidamento con ristilatura armata e connessione dei paramenti


Il coefficiente indicato in tabella, diversificato per le varie tipologie murarie, può essere applicato ai valori sia dei parametri di
resistenza (f, 0e fv0), sia dei moduli elastici (E , G), in quest’ultimo caso in misura ridotta del 50%.
Questa tecnica (con i relativi coefficienti migliorativi) può essere applicata anche sostituendo, su uno dei paramenti, la ristilatura
armata con un intonaco armato di limitato spessore, realizzato con malta a base calce, purché siano posti in opera gli elementi di
connessione trasversale.
I valori sopra indicati in tabella per il consolidamento delle murature devono essere considerati essenzialmente un riferimento, in
assenza di specifiche valutazioni sui valori da adottare per il caso in esame; nel caso di tecniche diverse da quelle indicate nella
tabella, i valori riportati costituiscono un utile riferimento.
Nel caso di uso combinato di diverse tecniche di consolidamento, i coefficienti possono essere applicati in forma moltiplicativa; il
valore del coefficiente complessivo non può superare il coefficiente massimo indicato nell’ultima colonna della tabella.
Nella caratterizzazione meccanica dei materiali si possono distinguere, in relazione al loro grado di approfondimento, tre livelli
di prova.
Prove limitate: Si tratta di indagini non dettagliate e non estese, basate principalmente su esami visivi delle superfici, che
prevedono limitati controlli degli elementi costituenti la muratura. Sono previste rimozioni locali dell’intonaco per identificare i
materiali di cui è costituito l’edificio; in particolare, avvalendosi anche dell’analisi storico-critica, è possibile suddividere le pareti
murarie in aree considerabili come omogenee. Scopo delle indagini è consentire l’identificazione delle tipologie di muratura alla
quale fare riferimento ai fini della determinazione delle proprietà meccaniche; questo prevede il rilievo della tessitura muraria
dei paramenti ed una stima della sezione muraria.
Prove estese: Si tratta di indagini visive, diffuse e sistematiche, accompagnate da approfondimenti locali. Si prevedono saggi
estesi, sia in superficie sia nello spessore murario (anche con endoscopie), mirati alla conoscenza dei materiali e della morfologia
interna della muratura, all’individuazione delle zone omogenee per materiali e tessitura muraria, dei dispositivi di collegamento
trasversale, oltre che dei fenomeni di degrado. È inoltre prevista l’esecuzione di analisi delle malte e, se significative, degli
elementi costituenti, accompagnate da tecniche diagnostiche non distruttive (penetrometriche, sclerometriche, soniche,
termografiche, radar, ecc.) ed eventualmente integrate da tecniche moderatamente distruttive (ad esempio martinetti piatti),
finalizzate a classificare in modo più accurato la tipologia muraria e la sua qualità.
Prove esaustive: In aggiunta alle richieste della categoria precedente, si prevedono prove dirette sui materiali per determinarne i
parametri meccanici. Il progettista ne stabilisce tipologia e quantità in base alle esigenze di conoscenza della struttura. Le prove
devono essere eseguite o in situ o in laboratorio su elementi indisturbati prelevati in situ; esse possono comprendere, se
significative: prove di compressione (ad esempio: su pannelli o tramite martinetti piatti doppi); prove di taglio (ad esempio:
compressione e taglio, compressione diagonale, taglio diretto sul giunto), selezionate in relazione alla tipologia muraria e al
criterio di resistenza adottato per l’analisi. Le prove devono essere eseguite su tutte le tipologie murarie o comunque su quelle
relative agli elementi che, dall’analisi di sensibilità basata sui dati preliminari (§ C8.5), sono risultati significativi per la
valutazione della sicurezza. I valori per le verifiche saranno ottenuti, a partire dai valori medi presenti nella Tabella C8.5.I,
utilizzando misure sperimentali dirette sull’edificio, tenendo conto dell’attendibilità del metodo di prova. In sostituzione,
possono essere considerati i risultati di prove eseguite su altre costruzioni della stessa zona, in presenza di chiara e comprovata
corrispondenza tipologica per materiali e morfologia.
A seguito delle indagini, è necessario valutare, per ogni prova, il grado di rappresentatività sia della classe tipologica attribuita al
materiale, sia dei valori medi delle caratteristiche meccaniche dell’edificio da utilizzare nelle modellazioni.
A questo scopo possono essere utili metodi che, avvalendosi della lettura visiva dei paramenti e della sezione, consentano di
ottenere delle stime di tali caratteristiche attraverso indicatori di qualità muraria, purché elaborati con procedure di comprovata
attendibilità.
Nelle costruzioni con struttura muraria occorre considerare anche la presenza di elementi realizzati con altri materiali (strutture
lignee, solai in c.a., tiranti d’acciaio ecc.), da indagarsi con le metodologie indicate negli specifici Capitoli.
Nei casi, previsti dalle NTC, in cui sia necessario eseguire indagini sulle fondazioni, queste saranno volte a determinarne

88-277-0063-1 - Copyright Grafill2 s.r.l. - Concesso in licenza a Calogero Filippello Password: 1508816 Codice A: 108 Codice B: YLAC9778BA
8. COSTRUZIONI ESISTENTI 465

Nei casi, previsti dalle NTC, in cui sia necessario eseguire indagini sulle fondazioni, queste saranno volte a determinarne
morfologia, profondità e materiali costituenti, a prescindere dai gradi di approfondimento sopra riportati.

C8.5.3.2 COSTRUZIONI DI CALCESTRUZZO ARMATO O ACCIAIO


I valori delle caratteristiche meccaniche dei materiali prescindono dalle classi discretizzate previste nelle NTC.
Per definire le caratteristiche meccaniche dei materiali è possibile riferirsi anche alle norme dell’epoca della costruzione.
Calcestruzzo: si fa riferimento alle Linee Guida per la valutazione delle caratteristiche del calcestruzzo in opera, del Consiglio
Superiore dei Lavori Pubblici .
Acciaio: la misura delle caratteristiche meccaniche si ottiene, in generale, mediante estrazione di campioni ed esecuzione di prove
a trazione fino a rottura con determinazione della tensione di snervamento, della resistenza a rottura e dell’allungamento, salvo
nel caso in cui siano disponibili certificati di prova conformi a quanto richiesto per le nuove costruzioni nella normativa
dell’epoca di costruzione.
Unioni di elementi d’acciaio: la misura delle caratteristiche meccaniche si ottiene, ove possibile, mediante estrazione di campioni
ed esecuzione di prove a trazione fino a rottura con determinazione delle caratteristiche meccaniche rilevanti, quali la tensione di
snervamento, della resistenza a rottura e dell’allungamento.
Sono ammessi metodi di indagine non distruttiva di documentata affidabilità, ad integrazione di quelli sopra descritti, purché i
risultati siano tarati su quelli ottenuti con prove distruttive.
Le prove sui materiali, in analogia a quanto definito per le indagini sui dettagli costruttivi, possono essere eseguite su un numero
di elementi diverso, a seconda del livello di conoscenza che si vuole raggiungere.
Si possono distinguere, in relazione al loro grado di approfondimento, tre livelli di prova.
Prove limitate: prevedono un numero limitato di prove in-situ o su campioni, impiegate per completare le informazioni sulle
proprietà dei materiali, siano esse ottenute dalle normative in vigore all’epoca della costruzione, o dalle caratteristiche nominali
riportate sui disegni costruttivi o nei certificati originali di prova.
Prove estese: prevedono prove in-situ o su campioni più numerose di quelle del caso precedente e finalizzate a fornire
informazioni in assenza sia dei disegni costruttivi, sia dei certificati originali di prova o quando i valori ottenuti con le prove
limitate risultino inferiori a quelli riportati nei disegni o sui certificati originali.
Prove esaustive: prevedono prove in-situ o su campioni più numerose di quelle del caso precedente e finalizzate a ottenere
informazioni in mancanza sia dei disegni costruttivi, sia dei certificati originali di prova, o quando i valori ottenuti dalle prove,
limitate o estese, risultino inferiori a quelli riportati sui disegni o nei certificati originali, oppure nei casi in cui si desideri una
conoscenza particolarmente accurata.
Al fine di determinare in maniera opportuna il numero e la localizzazione delle prove sui materiali, è utile:
eseguire un numero limitato di indagini preliminari sugli elementi individuati come rappresentativi a seguito dell'analisi
storico-critica, della documentazione disponibile e del rilievo geometrico, al fine di definire un modello preliminare della
struttura;
eseguire un'analisi per la verifica preliminare della sicurezza statica e della vulnerabilità sismica, utilizzando i dettagli
costruttivi valutati nel corso della campagna di indagini preliminari (§ C8.5.2.2).
In base all’esito dell’analisi preliminare è valutata la necessità di approfondimenti della campagna di indagini in termini di
numero e localizzazione, in relazione all’impegno statico delle diverse membrature, del loro ruolo riguardo alla sicurezza della
struttura e del grado di omogeneità dei risultati delle prove preliminari, anche in relazione a quanto previsto dai documenti
originari; il progetto delle prove ne fornisce la misura, consentendo così di graduare quantitativamente il livello di
approfondimento.
Per l’identificazione delle caratteristiche dei materiali, i dati raccolti devono includere le seguenti caratteristiche:
resistenza e, ove significativo, il modulo elastico E del calcestruzzo;
tensione di snervamento, resistenza a rottura e allungamento dell’acciaio.

C8.5.3.3 COSTRUZIONI DI LEGNO


L’esame degli elementi costruttivi prevede indagini volte alla conoscenza del materiale, in particolare nei riguardi della specie,
dello stato di conservazione e delle caratteristiche meccaniche.
Riguardo alla caratterizzazione del materiale, per l’identificazione della specie legnosa si può fare riferimento alla norma UNI
11118 e, per la valutazione dello stato di conservazione e del profilo resistente degli elementi in opera, alla norma UNI 11119.
Date le incertezze delle conoscenze, qualora si ricorra a metodi indiretti di prova, è opportuno confrontare le misure ottenute con
metodi diversi, tenendo presente che la variabilità dei singoli parametri è in genere ampia.
Occorre identificare l’eventuale degrado materico di tipo biotico, anche in relazione alle condizioni ambientali di conservazione.
Particolare attenzione deve quindi essere rivolta all'analisi del microclima nell'intorno di un elemento ligneo o di una sua parte
che si è instaurato in particolari condizioni di posa in opera (ad esempio testate di travi e capriate inserite nella muratura o
elementi nascosti da controsoffitti, elementi lignei che appoggiano in fondazione).
Si possono distinguere, in relazione al loro grado di approfondimento, tre livelli di prova.
Prove limitate: si tratta di indagini basate principalmente su
—esami
260 visivi
— delle superfici, che comprendano almeno tre facce e una

88-277-0063-1 - Copyright Grafill2 s.r.l. - Concesso in licenza a Calogero Filippello Password: 1508816 Codice A: 108 Codice B: YLAC9778BA
466 NORME TECNICHE PER LE COSTRUZIONI COORDINATE CON LA CIRCOLARE APPLICATIVA

testata di ogni elemento dell’orditura primaria e secondaria e che prevedano limitati controlli degli elementi costruttivi e delle
connessioni; sono previste rimozioni locali dello strato di protezione per procedere a una valutazione dello stato di
conservazione, ad esempio in accordo alla norma UNI 11119.
Prove estese: si tratta di indagini visive diffuse sulle superfici degli elementi, accompagnate da alcuni controlli strumentali a
supporto, nonché sulle condizioni dei collegamenti. Sono previste rimozioni locali dello strato di protezione per procedere a una
valutazione dello stato di conservazione, ad esempio in accordo alla norma UNI 11119. Come controlli strumentali, sono almeno
da prevedere alcuni controlli dell'umidità del materiale in zone specificatamente individuate come particolarmente sensibili.
Prove esaustive: si tratta di indagini visive diffuse e sistematiche, accompagnate da approfondimenti strumentali, eventualmente
di tipo resistografico. Si prevedono analisi per l’identificazione della specie, la misura dell’umidità nel materiale e nelle zone di
interfaccia con materiali diversi e l’analisi dei collegamenti, con valutazione dei fenomeni di degrado degli elementi di
connessione. Tali analisi possono anche richiedere attività di laboratorio. È opportuno l’impiego di tecniche non distruttive o
parzialmente invasive per valutare le caratteristiche meccaniche del materiale o individuare zone degradate al di sotto della
superficie.

8.5.4. LIVELLI DI CONOSCENZA E FATTORI DI CONFIDENZA


Sulla base degli approfondimenti effettuati nelle fasi conoscitive sopra riportate, saranno individuati i “livelli di conoscenza” dei
diversi parametri coinvolti nel modello e definiti i correlati fattori di confidenza, da utilizzare nelle verifiche di sicurezza.
Ai fini della scelta del tipo di analisi e dei valori dei fattori di confidenza si distinguono i tre livelli di conoscenza seguenti, ordi-
nati per informazione crescente:
- LC1;
- LC2;
- LC3.
Gli aspetti che definiscono i livelli di conoscenza sono: geometria della struttura, dettagli costruttivi, proprietà dei materiali, con-
nessioni tra i diversi elementi e loro presumibili modalità di collasso.
Specifica attenzione dovrà essere posta alla completa individuazione dei potenziali meccanismi di collasso locali e globali, duttili
e fragili.

C8.5.4 LIVELLI DI CONOSCENZA E FATTORI DI CONFIDENZA


I fattori di confidenza sono utilizzati per la riduzione dei valori dei parametri meccanici dei materiali e devono essere intesi come
indicatori del livello di approfondimento raggiunto.
Limitatamente al caso di verifiche in condizioni non sismiche di singoli componenti (ad esempio solai sui quali siano state
·
condotte indagini particolarmente accurate) oppure di verifiche sismiche nei riguardi dei meccanismi locali, è possibile adottare
livelli di conoscenza differenziati rispetto a quelli impiegati nelle verifiche sismiche globali.
Di seguito, con riferimento alle specifiche contenute al § 8.5 delle NTC, è riportata una guida alla stima dei Fattori di Confidenza
(FC), definiti con riferimento ai tre Livelli di Conoscenza (LC)crescenti, secondo quanto segue.
LC1: si intende raggiunto quando siano stati effettuati, come minimo, l’analisi storico-critica commisurata al livello considerato,
con riferimento al § C8.5.1, il rilievo geometrico completo e indagini limitate sui dettagli costruttivi, con riferimento al § C8.5.2,
prove limitate sulle caratteristiche meccaniche dei materiali, con riferimento al § C8.5.3; il corrispondente fattore di confidenza è
FC=1,35 (nel caso di costruzioni di acciaio, se il livello di conoscenza non è LC2 solo a causa di una non estesa conoscenza sulle
proprietà dei materiali, il fattore di confidenza può essere ridotto, giustificandolo con opportune considerazioni anche sulla base
dell’epoca di costruzione);
LC2: si intende raggiunto quando siano stati effettuati, come minimo, l’analisi storico-critica commisurata al livello considerato ,
con riferimento al § C8.5.1, il rilievo geometrico completo e indagini estese sui dettagli costruttivi, con riferimento al § C8.5.2,
prove estese sulle caratteristiche meccaniche dei materiali, con riferimento al § C8.5.3; il corrispondente fattore di confidenza è
FC=1,2 (nel caso di costruzioni di acciaio, se il livello di conoscenza non è LC3 solo a causa di una non esaustiva conoscenza sulle
proprietà dei materiali, il fattore di confidenza può essere ridotto, giustificandolo con opportune considerazioni anche sulla base
dell’epoca di costruzione);
LC3: si intende raggiunto quando siano stati effettuati l’analisi storico-critica commisurata al livello considerato , come descritta
al § C8.5.1, il rilievo geometrico, completo ed accurato in ogni sua parte, e indagini esaustive sui dettagli costruttivi, come
descritto al § C8.5.2,prove esaustive sulle caratteristiche meccaniche dei materiali, come indicato al § C8.5.3; il corrispondente
fattore di confidenza è FC=1 (da applicarsi limitatamente ai valori di quei parametri per i quali sono state eseguite le prove e le
indagini su citate, mentre per gli altri parametri meccanici il valore di FC è definito coerentemente con le corrispondenti prove
limitate o estese eseguite).
Per raggiungere il livello di conoscenza LC3, la disponibilità di un rilievo geometrico completo e l’acquisizione di una conoscenza
esaustiva dei dettagli costruttivi sono da considerarsi equivalenti alla disponibilità di documenti progettuali originali, comunque
da verificare opportunamente nella loro completezza e rispondenza alla situazione reale.
Ci si può riferire alla documentazione in atti, qualora per essa siano stati adempiuti gli obblighi della L. 1086/71 o 64/74 e s.m.i.,
ma solo dopo adeguata giustificazione eventualmente integrata da indagini in opera. Per la caratterizzazione meccanica dei
materiali si possono adottare, motivatamente, i valori caratteristici assunti nel progetto originario o quelli ridotti risultanti dalla

88-277-0063-1 - Copyright Grafill2 s.r.l. - Concesso in licenza a Calogero Filippello Password: 1508816 Codice A: 108 Codice B: YLAC9778BA
8. COSTRUZIONI ESISTENTI 467

documentazione disponibile sui materiali in opera. In questo caso i fattori di confidenza si assumono unitari.
La quantità e il tipo di informazioni richieste per conseguire uno dei tre livelli di conoscenza previsti, sono, a titolo
esclusivamente orientativo, ulteriormente precisati nel seguito.

C8.5.4.1 COSTRUZIONI DI MURATURA


Nel caso in cui la muratura in esame possa essere ricondotta alle tipologie murarie presenti nelle Tabelle C8.5.I e C8.5.II, i valori
medi dei parametri meccanici da utilizzare per le verifiche possono essere definiti, con riferimento alla tipologia muraria in
considerazione per i diversi livelli di conoscenza, come segue:
LC1: -Resistenze: i valori minimi degli intervalli riportati in Tabella C8.5.I.
- Moduli elastici: i valori medi degli intervalli riportati nella tabella suddetta.
LC2: - Resistenze: i valori medi degli intervalli riportati in Tabella C8.5.I
-Moduli elastici: i valori medi degli intervalli riportati nella tabella suddetta.
LC3: -I valori delle resistenze e dei moduli elastici riportati in Tabella C.8.5.I individuano una distribuzione a-priori che può
essere aggiornata sulla base dei risultati delle misure eseguite in sito. Considerato il generico parametro XX, una stima
dei parametri µ’ e ’ della distribuzione a-priori può essere dedotta dai valori minimo e massimo in tabella, con le
formule seguenti:
[C8.5.4.1]

[C8.5.4.2]

Eseguito un numero n di prove dirette, l’aggiornamento del valore medio può essere effettuato come segue:
"$%&'(͛
"= "&'
[C8.5.4.3]

dove )% è la media delle n prove dirette e * è un coefficiente che tiene conto del rapporto tra la dispersione (varianza)
della stima effettuata attraverso le prove (combinazione tra incertezza della misurazione sperimentale e dispersione
dei parametri meccanici nell’ambito dell’edificio che si sta analizzando) e la varianza ’2 della distribuzione a-priori.
Nel determinare la stima aggiornata del valore medio del parametro meccanico, il coefficiente * rappresenta il peso relativo della
distribuzione a-priori (associata ai parametri della tabella C.8.5.I) rispetto alle prove sperimentali3.
Qualora la media delle n prove dirette )% sia significativamente diversa dal valore µ’ adottato per la distribuzione a-priori, e
quindi la differenza tra µ’ e µ” risulti rilevante, l’accettabilità del risultato ottenuto applicando l’equazione C8..5.4.3 deve essere
adeguatamente motivata.
Tabella C.8.5.III –Valori del coefficiente * suggeriti per l’aggiornamento del valore medio dei parametri meccanici, secondo l’equazione [C8.5.4.3], con
riferimento ai più diffusi metodi di indagine diretta sulle proprietà meccaniche della muratura.

Metodo di prova Parametro D

E 1,5
Prova di compressione diretta (su una porzione di parete muraria)
f 1
E 1,5
Martinetto piatto doppio
f (*) 2 (*)
G 1,5
Prova di compressione e taglio (su un pannello isolato nella parete muraria) – prova tipo Sheppard
V0 - fv0 1
G 1,5
Prova di compressione diagonale
V0 1
Prova di taglio diretto sul giunto fv0 2
Prove in laboratorio sui costituenti (**) fb, fm, fg 2
(*) La prova con il martinetto piatto doppio consente di ottenere una misura del modulo elastico E della muratura, molto più raramente di
misurarne direttamente la resistenza a compressione. Il coefficiente in tabella è quello suggerito quando nella prova viene misurata
direttamente la resistenza a compressione. Ricordando che esiste una correlazione empirica approssimata di proporzionalità tra modulo E e la
resistenza media a compressione della muratura (desumibile dagli intervalli di variazione dei due parametri nella tabella C.8.5.I) il modulo E
ottenuto dalla prova con martinetto piatto può fornire una stima indiretta di f utilizzabile nell’equazione [C8.5.4.3] purché si adotti un valore di
V[\]^_`a[b\cd[\[ef
(**) Nel caso di muratura in blocchi di pietra squadrati o artificiali pieni o semipieni si ipotizza che, con prove a compressione diretta sugli
elementi e sulla malta (i costituenti), si possa stimare la resistenza caratteristica a compressione della muratura fk tramite i metodi descritti al §
11.10.3.1.2 delle Norme. Nota: fk, la resistenza a compressione media f della muratura potrà essere quindi stimata come f = 1,25 fk.

3Dalla formula emerge che, al crescere del numero di prove, il peso attribuito alla misura sperimentale aumenta, in quanto anche in presenza di
una significativa dispersione del parametro nell’edificio la stima del suo valore medio risulta più attendibile. k_]]\[ lm_]n\[ o_][ ma_ppdmd_`n_[ q[ r[
opportuno considerare che l’incertezza legata al metodo di misura sperimentale non si riduce aumentando il numero di prove. Inoltre,
l’attendibilità dei diversi metodi di prova cambia in relazione alle diverse tipologie murarie. In assenza di valutazioni specifiche da parte del
progettista, la Tabella C.8.5.III suggerisce valori del coefficiente *per i più diffusi metodi di indagine diretta in sito. Particolare cautela dovrà
essere utilizzata nel caso di prove in laboratorio su campioni di muratura estratti in situ, a causa delle difficoltà nell’estrarre, movimentare e
trasportare i provini senza arrecare loro danni.

88-277-0063-1 - Copyright Grafill2 s.r.l. - Concesso in licenza a Calogero Filippello Password: 1508816 Codice A: 108 Codice B: YLAC9778BA
468 NORME TECNICHE PER LE COSTRUZIONI COORDINATE CON LA CIRCOLARE APPLICATIVA

C8.5.4.2 COSTRUZIONI DI CALCESTRUZZO ARMATO O DI ACCIAIO


I fattori di confidenza, determinati in funzione del livello di conoscenza acquisito, vengono applicati ai valori medi delle
resistenze dei materiali ottenuti dai campioni di prove distruttive e non distruttive, per fornire una stima dei valori medi delle
resistenze dei materiali della struttura, entro l’intervallo di confidenza considerato (in genere si assume un intervallo di
confidenza pari al 95%). Per determinare i fattori di confidenza per i diversi elementi strutturali o loro insiemi si deve tener conto
che essi includono, oltre alle incertezze nella stima della resistenza dei materiali, anche le incertezze relative all’individuazione
dei dettagli costruttivi.
Il livello di conoscenza acquisito in base ai rilievi, alle indagini sui dettagli strutturali e alle prove sui materiali, determina i valori
dei fattori di confidenza da applicare alle proprietà dei materiali, anche in maniera differenziata per elementi strutturali o gruppi
di elementi, e suggerisce il metodo di analisi più appropriato. In assenza di valutazioni specifiche, ci si può riferire alla Tabella
C8.5.IV.
Tabella C8.5.IV – Livelli di conoscenza in funzione dell’informazione disponibile e conseguenti metodi di analisi ammessi e valori dei fattori di confidenza, per
edifici in calcestruzzo armato o in acciaio
Livello di Geometrie
Dettagli strutturali Proprietà dei materiali Metodi di analisi FC (*)
conoscenza (carpenterie)
Progetto simulato in accordo
Valori usuali per la pratica costruttiva Analisi lineare
LC1 alle norme dell’epoca e 1,35
dell’epoca e prove limitate in situ statica o dinamica
indagini limitate in situ
Elaborati progettuali
Da disegni di Dalle specifiche originali di progetto o
incompleti con indagini
carpenteria originali dai certificati di prova originali, con
LC2 limitate in situ; in Tutti 1,20
con rilievo visivo a prove limitate in situ; in alternativa da
alternativa indagini estese in
campione; in prove estese in situ
situ
alternativa rilievo
Elaborati progettuali
completo ex-novo Dai certificati di prova originali o dalle
completi con indagini
specifiche originali di progetto, con
LC3 limitate in situ; in Tutti 1,00
prove estese in situ; in alternativa da
alternativa indagini
prove esaustive in situ
esaustive in situ
(*) A meno delle ulteriori precisazioni già fornite nel § C8.5.4.

La quantità e il tipo di informazioni richieste per conseguire uno dei tre livelli di conoscenza previsti, sono, a titolo
esclusivamente orientativo, ulteriormente precisati nel seguito.
LC1: si intende raggiunto quando sia stata effettuata l’analisi storico-critica commisurata al livello considerato (con riferimento al
§ C8.5.1), la geometria della struttura sia nota in base ai disegni originali (effettuando un rilievo visivo a campione per verificare
l’effettiva corrispondenza del costruito ai disegni) o a un rilievo, poiché non si dispone dei disegni costruttivi i dettagli costruttivi
siano stati ricavati sulla base di un progetto simulato (con riferimento al § C8.5.2) e con indagini limitate in-situ sulle armature e
sui collegamenti presenti negli elementi più importanti (i dati raccolti devono essere tali da consentire verifiche locali di
resistenza), poiché non si dispone di informazioni sulle caratteristiche meccaniche dei materiali (provenienti dai disegni
costruttivi o dai certificati di prova) si siano adottati i valori usuali della pratica costruttiva dell’epoca, convalidati da prove
limitate in-situ sugli elementi più importanti (con riferimento al § C8.5.3); il corrispondente fattore di confidenza è FC=1,35. La
valutazione della sicurezza è, in genere, eseguita mediante analisi lineare, statica o dinamica; le informazioni raccolte devono
consentire la messa a punto di un modello strutturale idoneo.
LC2: si intende raggiunto quando sia stata effettuata l’analisi storico-critica commisurata al livello considerato (con riferimento al
§ C8.5.1), la geometria della struttura sia nota in base ai disegni originali (effettuando un rilievo visivo a campione per verificare
l’effettiva corrispondenza del costruito ai disegni) o a un rilievo, i dettagli costruttivi siano noti, o parzialmente dai disegni
costruttivi originali integrati da indagini limitate in situ sulle armature e sui collegamenti presenti negli elementi più importanti,
o (con riferimento al § C8.5.2) a seguito di una indagine estesa in situ (i dati raccolti devono essere tali da consentire, nel caso si
esegua un’analisi lineare, verifiche locali di resistenza, oppure la messa a punto di un modello strutturale non lineare), le
caratteristiche meccaniche dei materiali siano note in base ai disegni costruttivi, integrati da prove limitate in situ (se i valori
ottenuti dalle prove in situ sono minori dei corrispondenti valori indicati nei disegni di progetto, si eseguono prove estese in situ),
o con prove estese in situ(con riferimento al § C8.5.3); il corrispondente fattore di confidenza è FC=1,2. La valutazione della
sicurezza è eseguita mediante metodi di analisi lineare o non lineare, statici o dinamici; le informazioni raccolte sulle dimensioni
degli elementi strutturali, insieme a quelle riguardanti i dettagli strutturali, devono consentire la messa a punto di un modello
strutturale idoneo.
LC3:si intende raggiunto quando sia stata effettuata l’analisi storico-critica commisurata al livello considerato (con riferimento al
§ C8.5.1), la geometria della struttura sia nota in base ai disegni originali (effettuando un rilievo visivo a campione per verificare
l’effettiva corrispondenza del costruito ai disegni) o a un rilievo, i dettagli costruttivi siano noti, o dai disegni costruttivi originali
integrati da indagini limitate in situ sulle armature e sui collegamenti presenti negli elementi più importanti, o (con riferimento
al § C8.5.2) a seguito di una indagine esaustiva in situ (i dati raccolti devono essere tali da consentire, nel caso si esegua un’analisi
lineare, verifiche locali di resistenza, oppure la messa a punto di un modello strutturale non lineare), le caratteristiche meccaniche
dei materiali siano note in base ai disegni costruttivi e ai certificati originali di prova, integrati da prove limitate in situ (se i valori
ottenuti dalle prove in situ sono minori dei corrispondenti valori indicati nei certificati originali di prova, si eseguono prove
esaustive in situ), o con prove esaustive in situ(con riferimento al § C8.5.3); il corrispondente fattore di confidenza è FC=1. La
valutazione della sicurezza è eseguita mediante metodi di analisi lineare o non lineare, statici o dinamici; le informazioni raccolte
sulle dimensioni degli elementi strutturali, insieme a quelle riguardanti i dettagli strutturali, devono consentire la messa a punto

88-277-0063-1 - Copyright Grafill2 s.r.l. - Concesso in licenza a Calogero Filippello Password: 1508816 Codice A: 108 Codice B: YLAC9778BA
8. COSTRUZIONI ESISTENTI 469

sulle dimensioni degli elementi strutturali, insieme a quelle riguardanti i dettagli strutturali, devono consentire la messa a punto
di un modello strutturale idoneo.
Le resistenze dei materiali cui riferirsi nelle formule di capacità degli elementi sono ricavate dalle resistenze medie, ottenute dalle
informazioni disponibili e dalle prove in situ aggiuntive, dividendole per gli FC indicati nella Tabella C8.5.IV.
Gli FC possono essere valutati anche in modo differenziato per i diversi materiali, sulla base di considerazioni statistiche
condotte su un insieme di dati significativo per gli elementi in esame e di metodi di comprovata validità.
A titolo esclusivamente orientativo, nelle tabelle C8.5.V e C8.5.VI si lega il livello (limitato, esteso, esaustivo) delle indagini alla
quantità di rilievi dei dettagli costruttivi e di prove per la valutazione delle caratteristiche meccaniche dei materiali. Rimane
inteso che il piano delle indagini deve essere opportunamente calibrato in funzione dell’analisi preliminare (v. § C8.5.2.2 e
C8.5.3.2) e quindi, in relazione al livello di conoscenza da raggiungere, orientato agli approfondimenti necessari nelle zone della
costruzione ove risulti opportuno, sia in relazione all’impegno statico delle diverse membrature e al loro ruolo riguardo alla
sicurezza della struttura, sia in relazione al grado di omogeneità dei risultati delle prove preliminari e al loro accordo con quanto
previsto dai documenti originari.
Tabella C8.5.V – Definizione orientativa dei livelli di rilievo e prova per edifici di c.a.
Rilievo(dei dettagli costruttivi)(a) Prove (sui materiali)(b)(c)(d)
Livello di Indagini e Prove
Per ogni elemento “primario” (trave, pilastro)
La quantità e disposizione dell’armatura è 1 provino di cls. per 300 m2 di piano dell’edificio, 1 campione
limitato
verificata per almeno il 15% degli elementi di armatura per piano dell’edificio
La quantità e disposizione dell’armatura è 2 provini di cls. per 300 m2 di piano dell’edificio, 2 campioni di
esteso
verificata per almeno il 35% degli elementi armatura per piano dell’edificio
La quantità e disposizione dell’armatura è 3 provini di cls. per 300 m2 di piano dell’edificio, 3 campioni di
esaustivo
verificata per almeno il 50% degli elementi armatura per piano dell’edificio

Tabella C8.5.VI – Definizione orientativa dei livelli di rilievo e prova per edifici di acciaio
Rilievo (dei collegamenti)(a) Prove (sui materiali) (b)(c)(d)
Livello di Indagini e Prove
Per ogni elemento “primario” (trave, pilastro…)
Le caratteristiche dei collegamenti sono 1 provino di acciaio per piano dell’edificio, 1 campione di
limitato
verificate per almeno il 15% degli elementi bullone o chiodo per piano dell’edificio
Le caratteristiche dei collegamenti sono 2 provini di acciaio per piano dell’edificio, 2 campioni di
esteso
verificate per almeno il 35% degli elementi bullone o chiodo per piano dell’edificio
Le caratteristiche dei collegamenti sono 3 provini di acciaio per piano dell’edificio, 3 campioni di
esaustivo
verificate per almeno il 50% degli elementi bullone o chiodo per piano dell’edificio

NOTE ESPLICATIVE ALLE TABELLE C8.5.V E C8.5.VI


Le percentuali di elementi da indagare ed il numero di provini da estrarre e sottoporre a prove di resistenza riportati nelle Tabelle C8.5.V e C8.5.VI hanno valore
indicativo e vanno adattati ai singoli casi, tenendo conto dei seguenti aspetti:
(a) Nel controllo del raggiungimento delle percentuali di elementi indagati ai fini del rilievo dei dettagli costruttivi si tiene conto delle eventuali situazioni ripetitive,
che consentano di estendere ad una più ampia percentuale i controlli effettuati su alcuni elementi strutturali facenti parte di una serie con evidenti caratteristiche
di ripetibilità, per geometria e ruolo uguali nello schema strutturale.
(b) Le prove sugli acciai sono finalizzate all’identificazione della classe dell’acciaio utilizzata con riferimento alla normativa vigente all’epoca di costruzione. Ai fini del
raggiungimento del numero di prove sull’acciaio necessario per acquisire il livello di conoscenza desiderato è opportuno tener conto dei diametri (nelle strutture
in c.a.) o dei profili (nelle strutture in acciaio) di più diffuso impiego negli elementi principali, con esclusione delle staffe.
(c) Ai fini delle prove sui materiali è consentito sostituire alcune prove distruttive, non più del 50%, con almeno il triplo di prove non distruttive, singole o combinate,
tarate su quelle distruttive.
(d) Il numero di provini riportato nelle tabelle C8.5.V e C8.5.VI può esser variato, in aumento o in diminuzione, in relazione alle caratteristiche di omogeneità del
materiale. Nel caso del calcestruzzo in opera, tali caratteristiche sono spesso legate alle modalità costruttive tipiche dell’epoca di costruzione e del tipo di
manufatto, di cui occorrerà tener conto nel pianificare l’indagine. Sarà opportuno, in tal senso, prevedere l’effettuazione di una seconda campagna di prove
integrative, nel caso in cui i risultati della prima risultino fortemente disomogenei.

C8.5.4.3 COSTRUZIONI DI LEGNO


Per le costruzioni di legno, fermo restando quanto indicato nel § 8.5 delle NTC, stante la possibile variabilità del materiale
soprattutto nel costruito storico, è opportuno estendere, ove possibile ed in relazione ai livelli di conoscenza che si intende
raggiungere, l’indagine ai singoli elementi, soprattutto per valutare il degrado biotico e abiotico. E’ inoltre opportuno verificare le
condizioni delle estremità delle membrature (o di struttura lignea), in particolare quando a contatto con altro materiale.

8.5.5. AZIONI
I valori delle azioni e le loro combinazioni da considerare nel calcolo, sia per la valutazione della sicurezza sia per il progetto de-
gli interventi, sono quelle definite dalla presente norma per le nuove costruzioni, salvo quanto precisato nel presente capitolo.
Per i carichi permanenti, un accurato rilievo geometrico-strutturale e dei materiali potrà consentire di adottare coefficienti parzia-
li modificati, assegnando a ·G valori esplicitamente motivati. I valori di progetto delle altre azioni saranno quelli previsti dalla
presente norma.

88-277-0063-1 - Copyright Grafill2 s.r.l. - Concesso in licenza a Calogero Filippello Password: 1508816 Codice A: 108 Codice B: YLAC9778BA
470 NORME TECNICHE PER LE COSTRUZIONI COORDINATE CON LA CIRCOLARE APPLICATIVA

C8.5.5 AZIONI
Le verifiche di sicurezza devono essere effettuate tenendo conto di tutte le azioni presenti, sia non sismiche, sia sismiche. Con
riferimento a quanto espresso nel § 8.5 delle NTC si precisa che, nel caso di combinazioni di carico che includano l’azione sismica,
ai fini della determinazione dell’entità massima delle azioni sopportabili dalla struttura si considerano i carichi permanenti
effettivamente riscontrati e quelli variabili previsti dalle NTC.
L'azione sismica è definita, per i diversi stati limite, al § 3.2 delle NTC, tenuto conto del periodo di riferimento definito al § 2.4
delle NTC (v. anche § C8.3).
Per la combinazione dell’azione sismica con le altre azioni, valgono i criteri di cui al § 2.5.3 delle NTC. Le diverse componenti
dell’azione sismica sono combinate con i criteri riportati al § 7.3.5 delle NTC.

C8.5.5.1 COSTRUZIONI IN MURATURA


Per la verifica di edifici con analisi lineare e impiego del fattore q, si possono utilizzare per quest'ultimo i seguenti valori:
q = 2,0 !;u!";1 per edifici regolari in elevazione, nel caso di muratura in pietra e/o mattoni pieni;

q ?@ABCD@;u!";1 per edifici regolari in elevazione, nel caso di muratura in blocchi artificiali con percentuale di
foratura >15% (elementi semipieni, forati…).

EF@GHE@;u e ;1 sono definiti al § 7.8.1.3 delle NTC. QF@RSSTFUR@VE@WEX@WYTGEST@ZR[H\RUE]FEB@F]F@WH^@TSSTYT@RSSHF\]@HF@YRWW]Y\]@;u!";1


superiore a 1,5.
Nel caso di edificio non regolare in elevazione i valori di q sono ridotti del 25%. La definizione di regolarità per un edificio
esistente in muratura è quella indicata al § 7.2.1 delle NTC.

C8.5.5.2 COSTRUZIONI DI CALCESTRUZZO ARMATO O ACCIAIO


Il fattore di comportamento q è scelto nel campo fra 1,5 e 3,0, sulla base della regolarità nonché dei tassi di lavoro dei materiali
(quando soggetti alle azioni non sismiche). Valori di q superiori a quelli sopra indicati devono essere adeguatamente giustificati
·
con riferimento alla duttilità disponibile a livello locale e globale.

8.6. MATERIALI
Gli interventi sulle strutture esistenti devono essere effettuati con i materiali previsti dalle presenti norme; possono altresì essere
utilizzati materiali non tradizionali, purché nel rispetto di normative e documenti di comprovata validità di cui al Capitolo 12.
Nel caso di edifici in muratura è possibile effettuare riparazioni locali o integrazioni con materiale analogo a quello impiegato o-
riginariamente nella costruzione, purché durevole e di idonee caratteristiche meccaniche.

C8.6 MATERIALI
In aggiunta a quanto indicato al § 8.5.3 riguardo ai materiali degli edifici esistenti, il § 8.6 delle NTC fornisce indicazioni sui
materiali da utilizzare per gli interventi sulle costruzioni esistenti.
I casi di incompatibilità più frequentemente riscontrati in merito all’associazione di materiali diversi sono legati alla differente
rigidezza di questi, al loro diverso comportamento termico, ai fenomeni di ritiro differenziali e alle reazioni chimiche tra di essi.
Le differenze di rigidezza possono essere messe in conto attraverso i moduli di elasticità, peraltro affetti da incertezze nella
valutazione. Inoltre il comportamento reologico dei materiali rende ardue queste quantificazioni, in particolare nel caso della
muratura, la cui composizione è estremamente variabile.
Si ricorda che i valori dei moduli di elasticità riportati nella Tabella C.8.5.I sono riferiti a sollecitazioni a tempi brevi; sotto carichi
permanenti le caratteristiche meccaniche delle murature possono subire notevoli variazioni in relazione all’intensità e al tempo di
permanenza del carico, con conseguenze rilevanti in termini di deformazioni e sollecitazioni nei materiali.
Differenze di comportamento termico tra materiali in contatto possono determinare situazioni patologiche dovute a incrementi
delle sollecitazioni. A questo proposito, l’accoppiamento tra murature e materiali metallici, ma anche tra murature e elementi di
c.a. o di legno, deve essere valutato con particolare attenzione per evitare lesioni e disarticolazioni della compagine a causa delle
variazioni termiche e/o igrometriche.
Anche i fenomeni di ritiro dei materiali introdotti nel consolidamento, in particolare il calcestruzzo e il legno, possono
compromettere l’efficacia del rinforzo in maniera non prevedibile e determinare nelle strutture situazioni patologiche legate agli
stati di coazione.
Infine vanno adeguatamente considerate le eventuali incompatibilità chimiche.
E’ pertanto necessaria, particolarmente nel caso delle iniezioni, la determinazione della composizione chimica dei materiali
esistenti e la verifica della loro compatibilità con i materiali di apporto.
Per quanto riguarda gli interventi sulle strutture lignee, gli accoppiamenti con lastre metalliche estese vanno valutati con
attenzione perché, in presenza di fenomeni di condensa, possono determinare situazioni termo-igrometriche favorevoli al
degrado del legno.

88-277-0063-1 - Copyright Grafill2 s.r.l. - Concesso in licenza a Calogero Filippello Password: 1508816 Codice A: 108 Codice B: YLAC9778BA
8. COSTRUZIONI ESISTENTI 471

8.7. PROGETTAZIONE DEGLI INTERVENTI IN PRESENZA DI AZIONI SISMICHE


Nella progettazione di interventi· sulle costruzioni esistenti, specie se soggette ad azioni sismiche, particolare attenzione sarà po-
sta agli aspetti che riguardano la duttilità. Si dovranno quindi assumere le informazioni necessarie a valutare se i dettagli costrut-
tivi, i materiali utilizzati e i meccanismi resistenti siano in grado di sostenere cicli di sollecitazione o deformazione anche in cam-
po anelastico.

C8.7 PROGETTAZIONE DEGLI INTERVENTI


Il § 8.7 contiene indicazioni sia sulle modalità di verifica che sulle caratteristiche dei principali interventi da applicare agli edifici
esistenti, in funzione delle specifiche tipologie costruttive, per migliorarne il comportamento strutturale e aumentarne la
sicurezza. Tali indicazioni sono anche utili per la valutazione della sicurezza degli edifici nello stato di fatto.
Con riferimento a quanto espresso nel § C8.3 si precisa che, ai fini della determinazione dell’entità massima delle azioni sismiche
sopportabili dalla struttura, nella combinazione di carico sismica si considerano i carichi permanenti effettivi e quelli variabili
previsti dalle NTC. — 265 —
Per le costruzioni esistenti a struttura prevalentemente lignea, per le quali non sono date indicazioni specifiche, si rimanda al §4.4
delle NTC.

8.7.1. COSTRUZIONI IN MURATURA


Nelle costruzioni esistenti in muratura, in particolare negli edifici, si possono manifestare meccanismi, sia locali, sia globali. I
meccanismi locali interessano singoli pannelli murari o più ampie porzioni della costruzione e impegnano i pannelli murari pre-
valentemente fuori del loro piano medio; essi sono favoriti dall’assenza o scarsa efficacia dei collegamenti, sia tra pareti e orizzon-
tamenti, sia negli incroci tra pareti. I meccanismi globali sono quelli che interessano l’intera costruzione e impegnano i pannelli
murari prevalentemente nel loro piano medio.
La sicurezza della costruzione deve essere valutata nei confronti di entrambi i tipi di meccanismo.
Per l’analisi sismica dei meccanismi locali si può far ricorso ai metodi dell’analisi limite, tenendo conto, anche se in forma appros-
simata, della resistenza a compressione della muratura, della tessitura muraria, della qualità della connessione tra pareti murarie
e tra pareti e orizzontamenti, della presenza di catene e tiranti. Con tali metodi è possibile valutare la capacità sismica in termini
sia di resistenza (applicando un opportuno fattore di comportamento), sia di spostamento (determinando l’andamento
dell’azione orizzontale che la struttura è progressivamente in grado di sopportare all’evolversi del meccanismo).
L’analisi sismica globale deve considerare, per quanto possibile, il sistema strutturale reale, con particolare attenzione alla rigi-
dezza e resistenza degli orizzontamenti, e all’efficacia dei collegamenti degli elementi strutturali con gli orizzontamenti e tra loro.
Nel caso di muratura irregolare, la resistenza a taglio di progetto di un pannello in muratura, per azioni nel suo piano medio, po-
trà essere calcolata facendo ricorso a formulazioni, alternative rispetto a quelle adottate per opere nuove, purché di comprovata
validità.
In presenza di edifici in aggregato, contigui, a contatto od interconnessi con edifici adiacenti, i metodi di verifica di uso generale
— 293 —
per gli edifici di nuova costruzione possono risultare inadeguati. Nell’analisi di un edificio facente parte di un aggregato edilizio,
infatti, occorre tenere conto delle possibili interazioni derivanti dalla contiguità strutturale con gli edifici adiacenti. A tal fine do-
vrà essere individuata l’unità strutturale (US) oggetto di studio, evidenziando le azioni che su di essa possono derivare dalle uni-
tà strutturali contigue.
L’US dovrà avere continuità da cielo a terra, per quanto riguarda il flusso dei carichi verticali e, di norma, sarà delimitata o da
spazi aperti, o da giunti strutturali, o da edifici contigui strutturalmente ma, almeno tipologicamente, diversi. Oltre a quanto
normalmente previsto per gli edifici non disposti in aggregato, per gli edifici in aggregato dovranno essere valutati gli effetti di:
spinte non contrastate sulle pareti in comune con le US adiacenti, causate da orizzontamenti sfalsati di quota, meccanismi locali
derivanti da prospetti non allineati, sia verticalmente sia orizzontalmente, US adiacenti di differente altezza.
L'analisi globale di una singola unità strutturale assume spesso un significato convenzionale e perciò può utilizzare metodologie
semplificate. La verifica di una US dotata di orizzontamenti sufficientemente rigidi nel proprio piano può essere svolta, anche per
edifici con più di due orizzontamenti, mediante l'analisi statica non lineare, con verifica in termini sia di forze sia di spostamenti,
analizzando e verificando separatamente ciascun interpiano dell'edificio, e trascurando la variazione della forza assiale nei ma-
schi murari dovuta all'effetto dell'azione sismica. Con l'esclusione di US d'angolo o di testata, così come di parti di edificio non
vincolate o non aderenti su alcun lato ad altre unità strutturali, l'analisi potrà anche essere svolta trascurando gli effetti torsionali,
nell’ipotesi che gli orizzontamenti possano unicamente traslare nella direzione dell'azione sismica considerata. Nel caso invece di
US d’angolo o di testata è comunque ammesso il ricorso ad analisi semplificate, purché si tenga conto di possibili effetti torsionali
e dell’azione aggiuntiva trasferita dalle US adiacenti applicando opportuni coefficienti maggiorativi delle azioni orizzontali.
Qualora gli orizzontamenti dell'edificio non siano sufficientemente rigidi nel proprio piano si potrà procedere all'analisi delle
singole pareti o dei sistemi di pareti complanari, essendo ciascuna parete soggetta ai carichi verticali di competenza ed alle corri-
spondenti azioni del sisma nella direzione parallela alla parete.

88-277-0063-1 - Copyright Grafill2 s.r.l. - Concesso in licenza a Calogero Filippello Password: 1508816 Codice A: 108 Codice B: YLAC9778BA
472 NORME TECNICHE PER LE COSTRUZIONI COORDINATE CON LA CIRCOLARE APPLICATIVA

C8.7.1 COSTRUZIONI DI MURATURA


Nei paragrafi che seguono, che non hanno paragrafi corrispondenti nelle NTC, si forniscono indicazioni su una possibile
procedura con cui effettuare le analisi per la valutazione della sicurezza degli edifici in muratura ed i relativi modelli proposti la
cui attendibilità nella simulazione della risposta sismica dello specifico edificio deve essere valutata dal progettista.
Modelli alternativi sono sempre possibili, ovviamente nel rispetto di quanto indicato nelle NTC; essi diventano, peraltro,
necessari quando le specificità del manufatto oggetto di verifica rendessero inapplicabili gli strumenti nel seguito proposti.
Per gli edifici in muratura, le verifiche nei riguardi di tutte le azioni, ad esclusione di quelle sismiche sono eseguite utilizzando i
coefficienti M definiti in Tab. 4.5.II in § 4.5.6.1 delle NTC; le verifiche nei riguardi delle azioni sismiche sono eseguite utilizzando
M= 2.

La valutazione della sicurezza delle costruzioni esistenti di muratura richiede la verifica degli stati limite definiti al § 3.2.1 delle
NTC, con le precisazioni riportate al § 8.3 delle NTC e nel seguito; in particolare, le verifiche possono essere eseguite, in
alternativa, nei confronti dello SLV o dello SLC.
Si procede quindi a verificare la risposta del fabbricato alle azioni non sismiche e, ove rilevante, ai meccanismi di dissesto locale
per azioni sismiche, in particolare quelli per rotazioni fuori dal piano medio della singola parete. In questo ambito è opportuno
riconoscere e analizzare, per quanto possibile, tutte le criticità locali (anche quelle difficilmente quantificabili) che possano
determinare situazioni di fragilità e rotture rovinose in occasione di scuotimenti.
Successivamente, si procede alla verifica della risposta globale dell’edificio nei confronti delle azioni orizzontali sismiche che
complessivamente possono agire su di esso, considerando il comportamento delle pareti per azioni nel proprio piano medio.
Nell’analisi globale dell’edificio la ripartizione delle azioni orizzontali tra le diverse pareti dipende dalla rigidezza dei solai nel
proprio piano e dall’efficacia dei loro collegamenti con le murature; per la rigidezza dei solai si può fare riferimento a tre
situazioni:
! solai modellabili come infinitamente rigidi;
! solai modellabili con rigidezza finita (in grado di vincolare le pareti e di ripartire le sollecitazioni sismiche);
! solai con rigidezza trascurabile (inadeguati a ridistribuire le azioni orizzontali tra le pareti).
Nel caso di solai infinitamente rigidi e ben collegati alle pareti d'ambito è consentita la ripartizione delle azioni orizzontali in base
alla capacità di resistenza, alla rigidezza e alla posizione in pianta delle varie pareti.
Nel caso di solai di rigidezza trascurabile ciascuna parete può essere verificata per le azioni che le competono direttamente per
aree di influenza dei solai a essa vincolati, tenendo conto, sempre per area di influenza, di quelle ad essa trasmesse dalle pareti
investite ortogonalmente al proprio piano.
Nella situazione intermedia tra questi due casi limite, ovvero in presenza di solai con rigidezza finita, la risposta può essere
ottenuta inserendo nel modello della costruzione le caratteristiche meccaniche di ciascun solaio orizzontale, ove ragionevolmente
identificabili; in questo caso, i solai contribuiscono a prevenire il collasso prematuro delle pareti più deboli e le connessioni tra
solai e pareti risultano, in genere, meno sollecitate rispetto al caso di solai infinitamente rigidi.
In via approssimata e in alternativa alla modellazione esplicita dei diaframmi, sulla base di opportune considerazioni è possibile
riferirsi ai casi limite di analisi con solai infinitamente rigidi e analisi per singole pareti.
Nei casi di edifici articolati (in particolare con porzioni realizzate in epoche successive) e in tutti i casi nei quali mancano
adeguate connessioni tra solai e pareti, la ridistribuzione delle azioni sismiche è soggetta ad incertezze; al riguardo le coperture
lignee a falde devono essere considerate con particolare attenzione a causa delle loro difficoltà di connessione con le murature.
Quando la costruzione, per la presenza di orizzontamenti di rigidezza trascurabile o di una maglia muraria diradata e/o non
sufficientemente connessa, non manifesta un chiaro comportamento d’insieme, la verifica sismica globale può essere svolta
attraverso un insieme esaustivo di verifiche locali su macroelementi, purché la totalità delle forze sismiche sia coerentemente
ripartita sugli elementi considerati e si tenga eventualmente conto delle forze che si assume vengano scambiate tra i diversi
sottosistemi strutturali.
Rientrano in queste situazioni, ad esempio, le grandi chiese o gli edifici estesi di geometria complessa, privi di efficaci e diffusi
sistemi di collegamento tra le diverse porzioni, caratterizzati da numerosi modi di vibrazione locali.
Nella valutazione della sicurezza sismica di un edificio è anche necessario considerare il comportamento di elementi quali i
cornicioni, i comignoli, i muri divisori e di altri elementi non pensati per avere funzioni strutturali; queste verifiche hanno
carattere locale e, in genere, non sono ricomprese nei modelli per l’analisi globale.
Le NTC pongono in evidenza anche la presenza frequente di fabbricati in aggregato, per i quali non è generalmente possibile
effettuare un’analisi globale estesa a tutti gli immobili contigui; in tali casi essa può essere limitata ad una porzione più o meno
estesa dell’aggregato. — 266 —
Le esperienze maturate nel corso di passati eventi sismici evidenziano che i meccanismi di dissesto sono favoriti da:
assenza di connessioni, soprattutto in sommità, tra le diverse pareti di muratura;
assenza di connessioni efficaci tra pareti ortogonali;
assenza di connessioni trasversali tra i paramenti murari di una parete;
muratura comunque poco coesa e facilmente disgregabile;
presenza di elementi spingenti (archi, volte, cupole, puntoni di copertura) la spinta dei quali non sia efficacemente
trasferita a elementi strutturali adeguatamente resistenti;
presenza di orizzontamenti voltati di limitato spessore e soggetti a significativi spostamenti delle imposte (in particolare ai

88-277-0063-1 - Copyright Grafill2 s.r.l. - Concesso in licenza a Calogero Filippello Password: 1508816 Codice A: 108 Codice B: YLAC9778BA
505

CAPITOLO 9.
COLLAUDO STATICO

88-277-0063-1 - Copyright Grafill2 s.r.l. - Concesso in licenza a Calogero Filippello Password: 1508816 Codice A: 108 Codice B: YLAC9778BA
506 NORME TECNICHE PER LE COSTRUZIONI COORDINATE CON LA CIRCOLARE APPLICATIVA

9.1. PRESCRIZIONI GENERALI


Il collaudo statico, inteso come procedura disciplinata dalle vigenti leggi di settore, è finalizzato alla valutazione e giudizio sulle
prestazioni, come definite dalle presenti norme, delle opere e delle componenti strutturali comprese nel progetto ed eventuali va-
rianti depositati presso gli organi di controllo competenti. In caso di esito positivo, la procedura si conclude con l’emissione del
certificato di collaudo.
Il collaudo statico, tranne casi particolari, va eseguito in corso d’opera.
Le opere non possono essere poste in esercizio prima dell’effettuazione del collaudo statico.
Il collaudo statico di tutte le opere di ingegneria civile regolamentate dalle presenti norme tecniche, deve comprendere i seguenti
adempimenti:
a) controllo di quanto prescritto per le opere eseguite sia con materiali regolamentati dal DPR 6 giugno 2001 n. 380, leggi n.
1086/71 e n. 64/74 sia con materiali diversi;
b) ispezione dell’opera nelle varie fasi costruttive degli elementi strutturali ove il collaudatore sia nominato in corso d’opera, e
dell’opera nel suo complesso, con particolare riguardo alle parti strutturali più importanti.
L’ispezione dell’opera verrà eseguita alla presenza del Direttore dei lavori e del Costruttore, confrontando in contraddittorio il
progetto depositato in cantiere con il costruito.
Il Collaudatore controllerà altresì che siano state messe in atto le prescrizioni progettuali e siano stati eseguiti i controlli speri-
mentali. Quando la costruzione è eseguita in procedura di garanzia di qualità, il Collaudatore deve prendere conoscenza dei con-
tenuti dei documenti di controllo qualità e del registro delle non-conformità.
c) esame dei certificati delle prove sui materiali, articolato:
- nell’accertamento del numero dei prelievi effettuati e della sua conformità alle prescrizioni contenute al Capitolo 11 delle
presenti norme tecniche;
- nel controllo che i risultati ottenuti delle prove siano compatibili con i criteri di accettazione fissati nel citato Capitolo 11;
d) esame dei certificati di cui ai controlli in stabilimento e nel ciclo produttivo, previsti al Capitolo 11;
e) controllo dei verbali e dei risultati delle eventuali prove di carico fatte eseguire dal Direttore dei lavori.
Il Collaudatore, nell’ambito delle sue responsabilità, dovrà inoltre:
f) esaminare il progetto dell’opera, l’impostazione generale, della progettazione nei suoi aspetti strutturale e geotecnico, gli
schemi di calcolo e le azioni considerate;
g) esaminare le indagini eseguite nelle fasi di progettazione e costruzione come prescritte nelle presenti norme;
h) esaminare la relazione a strutture ultimate del Direttore dei lavori.
Infine, nell’ambito della propria discrezionalità, il Collaudatore potrà richiedere:
i) di effettuare tutti quegli accertamenti, studi, indagini, sperimentazioni e ricerche utili per formarsi il convincimento della sicu-
rezza, della durabilità e della collaudabilità dell’opera, quali in particolare:
- prove di carico;
- prove sui materiali messi in opera, anche mediante metodi non distruttivi;
- monitoraggio programmato di grandezze significative del comportamento dell’opera da proseguire, eventualmente, anche
dopo il collaudo della stessa.

C9.1 PRESCRIZIONI GENERALI


Il Capitolo 9 delle NTC detta le disposizioni per l’esecuzione del collaudo statico ed individua, come oggetto di questa attività,
tutte le opere e componenti strutturali, rientranti nel campo di applicazione delle NTC, comprese nel progetto ed eventuali
varianti, depositati presso gli organi di controllo secondo le modalità individuate da leggi e norme vigenti.
In generale, il collaudo statico deve essere eseguito in corso d’opera. Ne discende l’importanza da attribuire a questa attività che,
di fatto, si svolge in parallelo all’azione del Direttore dei Lavori ed accompagna tutto l’iter della fase realizzativa di una
costruzione.
Per svolgere questa attività è fondamentale il possesso, da parte del professionista incaricato, di un’adeguata preparazione e
competenza tecnica, in relazione alla tipologia, dimensione, specificità dell’opera da collaudare, unita ad una consapevolezza
dell’importanza dell’attività stessa e delle responsabilità connesse.
Il collaudo statico, così inteso, deve essere effettuato per tutte le costruzioni, le opere geotecniche, le opere di protezione
ambientale quando presentino componenti rilevanti ai fini strutturali, gli interventi di adeguamento e miglioramento delle
costruzioni esistenti di cui al Capitolo 8 delle NTC.
Dovendo il collaudo statico riguardare l’intero contenuto del progetto strutturale, nonché delle relative eventuali varianti
depositate presso gli uffici competenti, esso comprende anche una valutazione delle previsioni progettuali relative ad elementi
non strutturali - qualora riportati negli elaborati progettuali depositati agli organi di controllo - i quali, come indicato nel
Capitolo 7 delle NTC, assumono rilevanza nel comportamento dinamico dell’opera, in termini di incolumità delle persone, danni
e funzionalità dell’opera stessa. Il Committente o il Costruttore, nel caso in cui quest’ultimo esegua in proprio la costruzione,
possono richiedere al Collaudatore statico l’esecuzione di collaudi statici parziali riguardanti parti completamente indipendenti
della struttura, nonché, quando previsto da specifiche disposizioni in materia, collaudi statici provvisori; detti certificati parziali o
provvisori potranno consentire l’uso della costruzione o di alcune sue parti, nei limiti espressi dal certificato medesimo.
Il collaudo statico comprende:
- Adempimenti tecnici: volti alla formazione del giudizio del Collaudatore sulla sicurezza e stabilità dell’opera nel suo

88-277-0063-1 - Copyright Grafill2 s.r.l. - Concesso in licenza a Calogero Filippello Password: 1508816 Codice A: 108 Codice B: YLAC9778BA
9. COLLAUDO STATICO 507

- Adempimenti tecnici: volti alla formazione del giudizio del Collaudatore sulla sicurezza e stabilità dell’opera nel suo
complesso, includendo le interazioni della struttura con il terreno, le strutture di fondazione, le strutture in elevazione, gli
elementi non strutturali - qualora riportati negli elaborati progettuali depositati agli organi di controllo -, nonché sulla
rispondenza ai requisiti prestazionali indicati in progetto, con particolare riferimento alla vita nominale, alle classi d’uso,
ai periodi di riferimento e alle azioni sulle costruzioni.
- Adempimenti amministrativi: volti ad accertare l’avvenuto rispetto delle procedure tecnico-amministrative previste dalle
normative vigenti in materia di strutture.
Il Collaudatore statico è tenuto a verificare la correttezza delle prescrizioni formali e sostanziali della progettazione strutturale in
conformità alla normativa vigente di settore.
Il Collaudatore statico, pertanto, è tenuto ad effettuare:
a) un controllo generale sulla regolarità delle procedure amministrative seguite nelle fasi precedenti; si citano ad esempio: il
deposito presso gli uffici tecnici competenti, il rilascio dell’autorizzazione sismica, quando prevista, etc.;
b) l’ispezione generale dell’opera nelle varie fasi costruttive degli elementi strutturali, con specifico riguardo alle strutture
più significative, da confrontare con il progetto depositato di cui al punto a), conservato in cantiere; la ricognizione
generale deve avvenire alla presenza del Direttore dei lavori e del rappresentante del Costruttore; per ciascuna visita di
ispezione deve essere redatto un apposito verbale controfirmato dagli intervenuti alla visita e trasmesso al Committente; i
diversi verbali devono essere poi allegati al Certificato di collaudo statico;
c) l’esame dei certificati relativi alle prove sui materiali; detto esame deve essere finalizzato a verificare che:
- il numero dei prelievi effettuati sia coerente con le dimensioni della struttura;
- il laboratorio che ha emesso i certificati sia in possesso dell’autorizzazione prevista dall’art.59 del D.P.R. n.380/2001;
- i certificati siano conformi alle relative indicazioni fornite dal Capitolo 11 delle NTC. In particolare occorre verificare:
che nel certificato sia chiaramente indicato il cantiere di cui trattasi, che sia riportato il nominativo del Direttore dei
lavori, che vi sia la conferma che il Direttore dei lavori ha regolarmente sottoscritto la richiesta di prove al laboratorio,
che siano indicati gli estremi dei verbali di prelievo dei campioni;
- i risultati delle prove rispondano ai criteri di accettazione fissati dalle norme tecniche, in particolare di quelle del
Capitolo 11 delle NTC, con le precisazioni di cui al Capitolo C11.
d) l’acquisizione e l’esame della documentazione di origine relativa a tutti gli eventuali materiali e prodotti, previsti in
progetto, soggetti alla qualificazione di cui al Capitolo 11, paragrafo 11.1, punti A), B) e C) delle NTC; in particolare, nel
caso di strutture dotate di dispositivi di isolamento sismico e/o di dissipazione, il certificato di collaudo statico deve
prevedere l’acquisizione dei relativi documenti di origine, forniti dal produttore e dei certificati relativi:
- alle prove sui materiali;
- alla qualificazione dei dispositivi utilizzati;
- alle prove di accettazione in cantiere disposte dal Direttore dei Lavori. In tal caso è fondamentale il controllo della posa
in opera dei dispositivi, del rispetto delle tolleranze e delle modalità di posa prescritte in fase di progetto.
Sulla base dell’esito del predetto esame, il Collaudatore statico può prevedere, eventualmente, l’esecuzione di prove
complementari, come previsto al § 11.2 delle NTC;
Il Collaudatore statico ha facoltà di disporre l’esecuzione—di301 — prove per la caratterizzazione dinamica del sistema di
speciali
isolamento, atte a verificare il comportamento della costruzione nei riguardi delle azioni di tipo sismico.
e) l’esame dei verbali delle prove di carico eventualmente fatte eseguire dal Direttore dei Lavori, tanto su strutture in
elevazione che in fondazione, controllando la corretta impostazione delle prove in termini di azioni applicate, tensioni e
deformazioni attese, strumentazione impiegata per le misure;
f) l’esame dell’impostazione generale del progetto dell’opera, degli schemi di calcolo utilizzati e delle azioni considerate;
g) l’esame delle indagini eseguite nelle fasi di progettazione e costruzione in conformità delle vigenti norme; particolare
attenzione dovrà essere posta, in tal senso, a verificare la presenza, nella documentazione progettuale, della Relazione
geologica (redatta da un Geologo) e della Relazione geotecnica (redatta dal Progettista), verificando che in quest’ultima
siano presenti i certificati delle indagini geotecniche – rilasciati da uno dei laboratori di cui all’art.59 del D.P.R. n.380/2001
– posti a base delle scelte progettuali inerenti le fondazioni e le relative verifiche;
h) la convalida dei documenti di controllo qualità ed il registro delle non-conformità, per quanto di competenza, nel caso in
cui l’opera sia eseguita in procedura di garanzia di qualità. Qualora vi siano non conformità irrisolte, il Collaudatore
statico deve interrompere le operazioni e non può concludere il collaudo statico. Tale circostanza dovrà essere comunicata
dal Collaudatore statico al Responsabile di gestione del Sistema Qualità, al Committente, al Costruttore, al Direttore dei
lavori, per l’adozione delle opportune azioni correttive o preventive sul Sistema Qualità ai fini della correzione o
prevenzione delle non conformità, secondo le procedure stabilite nel Manuale di gestione del sistema qualità;
i) l’esame della Relazione a struttura ultimata, redatta dal Direttore dei Lavori, come prescritto dalle vigenti disposizioni di
legge.

88-277-0063-1 - Copyright Grafill2 s.r.l. - Concesso in licenza a Calogero Filippello Password: 1508816 Codice A: 108 Codice B: YLAC9778BA
508 NORME TECNICHE PER LE COSTRUZIONI COORDINATE CON LA CIRCOLARE APPLICATIVA

Il Collaudatore statico può richiedere, quando a propria discrezione lo ritenga necessario, ulteriori accertamenti, studi, indagini,
sperimentazioni e ricerche, utili per la formazione di un definitivo convincimento sulla sicurezza, durabilità e collaudabilità
dell’opera.
In particolare il Collaudatore statico potrà richiedere di effettuare:
- prove di carico;
- prove sui materiali messi in opera, eseguite secondo le specifiche norme afferenti a ciascun materiale previsto nelle vigenti
norme tecniche di settore;
- monitoraggio programmato di grandezze significative del comportamento dell’opera, da proseguire, eventualmente, anche
dopo il collaudo della stessa.
Al termine di questo processo il Collaudatore potrà concludere le sue attività rilasciando il Certificato di collaudo statico, nel
quale deve attestare esplicitamente la collaudabilità delle strutture.
Qualora il Collaudatore riscontri criticità tali da compromettere le prestazioni dell’opera, esclusa ogni possibilità di risolvere- da
parte del Committente, del Costruttore, del Direttore dei Lavori e del Progettista - le criticità rilevate, il Collaudatore conclude le
proprie attività rilasciando il Certificato riportante la motivata non collaudabilità delle strutture.
I contenuti del Certificato di collaudo statico devono prevedere:
- una relazione sul progetto strutturale, sui documenti esaminati e sulle eventuali attività integrative svolte;
- i verbali delle visite effettuate, con la descrizione delle operazioni svolte;
- la descrizione dell’eventuale programma di monitoraggio, di cui devono essere indicati tempi, modi e finalità, che il
Collaudatore stesso ritenga necessario prescrivere al Committente;
- le risultanze del processo relativo alle eventuali prove di carico eseguite, come descritte nel p.to C9.2;
- le eventuali raccomandazioni/prescrizioni al Committente e al Direttore dei Lavori, quando previsto dalle vigenti norme,
in ordine alla futura posa in opera di elementi non strutturali e/o impianti, come sopra richiamato e come indicato nel
Capitolo 7 delle NTC;
- il giudizio sulla collaudabilità o non collaudabilità delle strutture, anche ai fini della relativa manutenzione.
Per le costruzioni esistenti, il collaudo statico deve essere redatto per gli interventi di adeguamento e miglioramento, applicando i
criteri di collaudo statico relativi alle nuove opere, salvo quanto aggiunto, desumibile e/o diversamente indicato nel Capitolo 8
delle NTC e nel Capitolo C8.
Per gli interventi locali nelle costruzioni esistenti, le norme vigenti non prevedono il collaudo statico; è raccomandata comunque
la redazione di una Relazione sugli interventi eseguiti, a cura del Direttore dei Lavori.
A richiesta del Committente, nell’ambito della procedura di collaudo statico, può essere effettuata la revisione dei calcoli, da
compensarsi a parte.

9.2 PROVE DI CARICO


Le prove di carico, ove ritenute necessarie dal Collaudatore, dovranno identificare la corrispondenza del comportamento teorico
con quello sperimentale. I materiali degli elementi sottoposti a collaudo devono aver raggiunto le resistenze previste per il loro
funzionamento finale in esercizio.
Il programma delle prove, stabilito dal Collaudatore, con l’indicazione delle procedure di carico e delle prestazioni attese deve
essere sottoposto al Direttore dei lavori per l’attuazione e reso noto al Progettista e al Costruttore.
Le prove di carico si devono svolgere con le modalità indicate dal Collaudatore che se ne assume la piena responsabilità, mentre,
per quanto riguarda la loro materiale attuazione, è responsabile il Direttore dei lavori.
Le prove di carico sono prove di comportamento delle opere sotto le azioni di esercizio. Queste devono essere, in generale, tali da
indurre le sollecitazioni massime di esercizio per combinazioni caratteristiche (rare). In relazione al tipo della struttura ed alla na-
tura dei carichi le prove possono essere convenientemente protratte nel tempo, ovvero ripetute su più cicli.
Il giudizio sull’esito della prova è responsabilità del Collaudatore.
L’esito della prova va valutato sulla base dei seguenti elementi:
- le deformazioni si accrescano all’incirca proporzionalmente ai carichi;
- nel corso della prova non si siano prodotte fratture, fessurazioni, deformazioni o dissesti che compromettono la sicurezza o la
conservazione dell’opera;
- la deformazione residua dopo la prima applicazione del carico massimo non superi una quota parte di quella totale commisura-
ta ai prevedibili assestamenti iniziali di tipo anelastico della struttura oggetto della prova. Nel caso invece che tale limite venga
superato, prove di carico successive devono indicare che la struttura tenda ad un comportamento elastico.
- la deformazione elastica risulti non maggiore di quella calcolata.
Le prove statiche, a giudizio del Collaudatore e in relazione all’importanza dell’opera, possono essere integrate da prove dinami-
che e prove a rottura su elementi strutturali.
Nel caso di costruzioni dotate di dispositivi antisismici, ai fini del collaudo statico, di fondamentale importanza è il controllo del-
la posa in opera dei dispositivi, nel rispetto delle tolleranze e delle modalità di posa prescritte dal progetto, nonché la verifica del-
la completa separazione tra sottostruttura e sovrastruttura e tra quest’ultima ed altre strutture adiacenti, con il rigoroso rispetto
delle distanze di separazione previste in progetto.
Il collaudatore può altresì disporre specifiche prove dinamiche atte a verificare il comportamento dinamico della costruzione.

88-277-0063-1 - Copyright Grafill2 s.r.l. - Concesso in licenza a Calogero Filippello Password: 1508816 Codice A: 108 Codice B: YLAC9778BA
9. COLLAUDO STATICO 509
delle distanze di separazione previste in progetto.
Il collaudatore può altresì disporre specifiche prove dinamiche atte a verificare il comportamento dinamico della costruzione.

9.2.1 STRUTTURE PREFABBRICATE


C9.2 PROVE DI CARICO
Le prove di carico, sia quelle esplicitamente disposte dalle NTC – quando non vi abbia provveduto la Direzione dei Lavori – sia
quelle ritenute comunque necessarie dal Collaudatore statico, hanno la finalità di identificare la corrispondenza fra
comportamento teorico e sperimentale.
Il programma delle prove richieste dal Collaudatore statico, con l’indicazione delle procedure di carico e delle prestazioni attese
(deformazioni, livelli tensionali, reazione dei vincoli, ecc.), deve essere:
- sottoposto al Direttore dei lavori per l’attuazione;
- reso noto al Progettista, perché ne verifichi la compatibilità con il progetto strutturale;
- reso noto al Costruttore per accettazione.
Nel caso di mancata convalida da parte del Progettista o di non accettazione da parte del Costruttore, il Collaudatore statico, con
relazione motivata, potrà chiederne l’esecuzione al Direttore dei Lavori, ovvero dichiarare l’opera non collaudabile.
Di questo processo deve essere redatta idonea documentazione attestante gli esiti, anche formali, dei passaggi e delle azioni delle
figure sopra richiamate.
Le prove di carico devono essere svolte con le modalità indicate dal Collaudatore statico, mentre la loro materiale attuazione è
affidata al Direttore dei lavori, ciascuno assumendone la relativa responsabilità.
Nelle prove si deve tenere conto di quanto indicato nel Capitolo 4 delle NTC per i vari materiali. Per i ponti si deve tenere conto,
inoltre, di quanto prescritto ai §§ 5.1 e 5.2 delle NTC ed ai corrispondenti paragrafi della presente Circolare, rispettivamente per i
ponti stradali e per quelli ferroviari.
Le prove di carico devono consentire di valutare il comportamento delle opere sotto le azioni di esercizio; a tale scopo deve essere
applicata, quando possibile, la combinazione di carichi tale da indurre le sollecitazioni massime di esercizio. A tal fine, deve
essere effettuato uno specifico calcolo della struttura o dell’elemento strutturale esaminato, applicando le azioni previste per la
prova e determinando quindi lo stato tensionale e deformativo con il quale confrontare i risultati della prova stessa.
In relazione al tipo di struttura ed alla natura dei carichi le prove possono essere convenientemente protratte nel tempo, ovvero
ripetute in più cicli.
Esse vanno condotte verificando, durante il loro svolgimento, che:
- le deformazioni si accrescano all’incirca proporzionalmente ai carichi;
- non si producano fratture, fessurazioni, deformazioni o dissesti che compromettano la sicurezza o la conservazione
dell’opera;
- la deformazione residua dopo la prima applicazione del carico massimo non superi una quota parte di quella totale
commisurata ai prevedibili assestamenti iniziali di tipo anelastico della struttura oggetto della prova. Nel caso invece che
tale limite venga superato, prove di carico successive devono indicare che la struttura tenda ad un comportamento
elastico;
- la deformazione elastica risulti non maggiore di quella calcolata come sopra indicato.
Il Collaudatore statico dovrà a priori stabilire un congruo numero di prove ovvero di cicli di prova a seconda del componente o
della struttura da collaudare.
Le prove statiche, a giudizio del Collaudatore ed in relazione all’importanza dell’opera, possono essere integrate con prove
dinamiche che consentano di giudicare il comportamento dell’opera attraverso la risposta dinamica della struttura; le prove di
carico dinamiche possono essere anche sostitutive di quelle di tipo statico, in forza della specialità dell’opera e delle condizioni al
contorno in cui la prova può essere eseguita.
Il giudizio sull’esito delle prove è responsabilità del Collaudatore statico.

9.2.1 STRUTTURE PREFABBRICATE


In presenza di strutture prefabbricate poste in opera, fermo restando quanto sopra specificato, si devono eseguire controlli atti a
verificare la rispondenza dell’opera ai requisiti di progetto; è inoltre fondamentale il controllo della posa degli elementi prefab-
bricati e del rispetto del progetto nelle tolleranze e nelle disposizioni delle armature e dei giunti, nonché nella verifica dei disposi-
tivi di vincolo.

C9.2.1 STRUTTURE PREFABBRICATE


In presenza di strutture prefabbricate poste in opera, fermo restando quanto sopra specificato, devono essere eseguiti idonei
controlli atti a verificare la rispondenza dell’opera ai requisiti di progetto. È inoltre fondamentale il controllo della posa degli
elementi prefabbricati e del rispetto del progetto per quanto attiene in particolare: le tolleranze ammesse, le disposizioni delle
armature integrative, i giunti, il corretto montaggio dei dispositivi di vincolo.
Il giudizio del Collaudatore statico sulla sicurezza dell’opera dovrà essere sempre riferito all’intero organismo strutturale.

88-277-0063-1 - Copyright Grafill2 s.r.l. - Concesso in licenza a Calogero Filippello Password: 1508816 Codice A: 108 Codice B: YLAC9778BA
510 NORME TECNICHE PER LE COSTRUZIONI COORDINATE CON LA CIRCOLARE APPLICATIVA

9.2.2 PONTI STRADALI


Fermo restando quanto sopra specificato, in particolare si dovrà controllare che le deformazioni sotto i carichi di prova, in termini
di abbassamenti, rotazioni ecc, siano comparabili con quelle previste in progetto e che le eventuali deformazioni residue dopo il
primo ciclo di carico, determinate come indicato più sopra, non risultino superiori al 15% di quelle massime misurate, ovvero
successive prove di carico dimostrino che le deformazioni residue tendano ad esaurirsi.
Per i ponti a campata multipla, la prova di carico deve essere eseguita su almeno un quinto delle campate, secondo le modalità
sopra precisate.
Per le opere di significativa rilevanza, le prove statiche andranno completate da prove dinamiche, che misurino la rispondenza
del ponte all’eccitazione dinamica, controllando che il periodo fondamentale sperimentale sia confrontabile con quello previsto in
progetto.

C9.2.2 PONTI STRADALI


Oltre a quanto specificato nel precedente § C9.2, il Collaudatore statico deve controllare che le deformazioni sotto i carichi di
prova, in termini di spostamenti, rotazioni etc, siano comparabili con quelle previste nel calcolo della struttura effettuato con le
azioni di prova; in genere le eventuali deformazioni residue dopo il primo ciclo di carico, determinate come sopra indicato, non
dovrebbero risultare superiori al 15% di quelle massime misurate, ovvero successive prove di carico dovrebbero dimostrare che
le deformazioni residue tendono ad esaurirsi.
Per i ponti a campata multipla, la prova di carico va eseguita, secondo le modalità precisate nel § C9.2, interessando almeno 1/5
del numero complessivo di campate, arrotondato all’unità superiore.
Per le opere di significativa rilevanza, le prove statiche devono essere integrate con prove dinamiche che misurino la risposta del
ponte all’eccitazione dinamica, controllando che il periodo —fondamentale
303 — sperimentale sia confrontabile con quello previsto in
progetto.

9.2.3 PONTI FERROVIARI


Oltre a quanto specificato al precedente § 9.2, le prove di carico dovranno essere effettuate adottando carichi che inducano, di
norma, le sollecitazioni di progetto dovute ai carichi mobili verticali nello stato limite di esercizio, in considerazione della dispo-
nibilità di mezzi ferroviari ordinari e/o speciali. Le deformazioni residue dopo il primo ciclo di carico, determinate come indicato
più sopra, non devono risultare superiori al 15% di quelle massime misurate, ovvero successive prove di carico devono dimostra-
re che le deformazioni residue tendano ad esaurirsi.
Per i ponti a campata multipla, la prova di carico deve essere eseguita su almeno un quinto delle campate, secondo le modalità
precisate nel capoverso precedente.
Per le opere di significativa rilevanza, le prove statiche andranno integrate da prove dinamiche, che misurino la rispondenza del
ponte all’eccitazione dinamica, controllando che il periodo fondamentale sperimentale sia confrontabile con quello previsto in
progetto.

C9.2.3 PONTI FERROVIARI


Le prove sui ponti ferroviari devono essere eseguite sulla base di un piano dettagliato predisposto dal Collaudatore statico con
riferimento ai calcoli strutturali ed ai loro esiti.
Oltre a quanto specificato al precedente § C9.2, le prove di carico devono essere effettuate adottando carichi che inducano, di
norma, le sollecitazioni di progetto dovute ai carichi mobili verticali nello stato limite di esercizio, in considerazione della
disponibilità di mezzi ferroviari ordinari e/o speciali, controllando che le deformazioni residue dopo il primo ciclo di carico,
determinate come indicato più sopra, non risultino superiori al 15% di quelle massime misurate, ovvero successive prove di
carico dimostrino che le deformazioni residue tendano ad esaurirsi.
Per i ponti a campata multipla, la prova di carico va eseguita, secondo le modalità precisate nel § C9.2, interessando almeno 1/5
del numero complessivo di campate, arrotondato all’unità superiore.
Per le opere di significativa rilevanza, le prove statiche andranno integrate da prove dinamiche che misurino la rispondenza del
ponte all’eccitazione dinamica, controllando che il periodo fondamentale sperimentale sia confrontabile con quello previsto in
progetto.

C9.2.4 PONTI STRADALI E FERROVIARI CON DISPOSITIVI DI ISOLAMENTO E/O DISSIPAZIONE


Nel collaudo statico di tali strutture è di fondamentale importanza il controllo della posa in opera dei dispositivi, nel rispetto
delle tolleranze e delle modalità di posa prescritte dal progetto, nonché la verifica della completa separazione tra sottostruttura e
sovrastruttura e tra quest’ultima ed altre strutture adiacenti, con il rigoroso rispetto delle distanze di separazione previste in
progetto. Il Collaudatore può disporre l’esecuzione di speciali prove per la caratterizzazione dinamica del sistema di isolamento
atte a verificare, nei riguardi di azioni di tipo sismico, che il comportamento della costruzione corrisponda a quello atteso.

88-277-0063-1 - Copyright Grafill2 s.r.l. - Concesso in licenza a Calogero Filippello Password: 1508816 Codice A: 108 Codice B: YLAC9778BA