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La scarpa di Pappano.

Nonostante l’afa e il caldo torrido di questa estate, in un paese della provincia beneventana si è
realizzato un concerto che segna la consacrazione artistica di una generazione di musicisti.
L’Orchestra del Conservatorio Nicola Sala si esibisce diretta da Antonio Pappano, direttore d’orchestra
di caratura mondiale.

11 Agosto 2012 Benevento , prova generale con il maestro Antonio Pappano.

Il palcoscenico del Cinema Teatro Massimo è gremito di musicisti e di strumenti. Sul fondo a sinistra le
percussioni, sulla destra gli ottoni. Davanti a questi si è trovato lo spazio per collocare una celesta (che
ingombra quanto un pianoforte verticale). Gli archi occupano tutto lo spazio che rimane. Nei giorni
precedenti le prove sono state dirette da Francesco Ivan Ciampa, giovane direttore cui va ascritto il
merito di aver formato e cementato il gruppo di musicisti presenti. L’atmosfera è di attesa.

Pappano, persona discreta e gentile, fisicamente potrebbe sembrare un contadino, tarchiato e con la
schiena robusta. Energico e comunicativo vuole subito provare senza perdersi in convenevoli o caffè.
Parla in un meraviglioso italiano-inglese, come uno zio d’America ritornato a visitare i parenti.
Lo accompagnano la moglie, che tiene in mano un’agenda piena di impegni segnati a matita, ed il
giovane sindaco di Castelfranco. Una bottiglia d’acqua, un cambio di maglietta (fuori fa caldo) e si
comincia.

Pappano si rivolge all’orchestra e ringrazia tutti. Per lui il concerto del dodici ha un’importanza
personale.Il memorial “I remember…” è dedicato alla figura del padre Pasquale, scomparso nove anni
fa. Si sente in debito con le persone che hanno accettato questo impegno e ci tiene a ringraziarle
personalmente. Il rapporto sarà da subito improntato al rispetto e al sorriso.

Chiede di provare le due suite dedicate alla Carmen di Georges Bizet. Compilate da Ernest Guiraud
dopo la morte di Bizet, raccolgono temi e arie dell’opera. Su di queste focalizza l’attenzione
dell’orchestra. Il timbro e la pulsazione ritmica diventano essenziali per scolpire i personaggi e i loro
caratteri. La tracotanza del toreador, la giocosità dei bambini, la sensualità della protagonista.

Si passa all’overture del Coriolano e bisogna tirar fuori i muscoli, bisogna cantare la guerra. Pappano
spiega con poche parole ma con incredibile efficacia la tecnica motivica di Beethoven. Da pochissime
note si può creare una musica incredibilmente densa di significati e di spessore, quindi a tutte le note
bisogna dare il giusto peso. Coriolano chiede un suono molto diverso da quello dell’opera francese, il
dramma del condottiero romano Gneo Marcio Coriolano chiede una tensione diversa. Il direttore non si
risparmia ed il suo volto è bagnato di sudore, ma gli accordi militareschi risuonano potenti nella sala.

Bolero è l’ultimo brano da provare oggi. I musicisti che aspettavano in platea si alzano e prendono
velocemente posto. Il brano è un banco di prova terribile perché di una semplicità estrema. Un ritmo di
danza enunciato dal rullante solista, una melodia che seduce tutti gli strumenti, un vortice inarrestabile
che tutti travolge. Maurice Ravel, sapiente compositore e magnifico orchestratore, in questo brano crea
un capolavoro della musica sinfonica con elementi minimi. L’orchestra segue il direttore, che con mano
sicura guida l’ingresso di vari solisti e delle sezioni.

Minaccia anche di tirare una scarpa a un giovane sassofonista, ma la minaccia rimarrà irrealizzata.

La prova è terminata. L’appuntamento è a Castelfranco.


12 Agosto 2012 Castelfranco in Miscano. Concerto.

Il palco è pronto, e l’autobus che ha accompagnato la maggior parte dei musicisti si ferma nelle sue
prossimità per consentire ai musicisti di scaricare gli strumenti. Sulle sedie, che si riveleranno
ovviamente insufficienti, sono stati posizionati i cartelli che riservano i posti alla famiglia Pappano, alle
autorità, ai sindaci. Presenti delegazioni di Campolattaro e di San Potito Sannitico, due comuni che
ospitano le attività estive del Conservatorio. La prova di assestamento è fissata per le 18 e 45.
Nei giardini attigui alla piazza dove si terrà il concerto, vari musicisti dell’orchestra provano, accordano,
ripetono i passi. Qualcuno è al bar, altri cercano un punto in cui il cellulare abbia campo. Non c’è
nervosismo ma una tensione positiva e propositiva, una voglia di fare bene. Si parla dei prossimi
impegni, delle prove per l’opera che si terranno a fine agosto, della residenza estiva della TeenOrchestra
che si è svolta a luglio.

In prova Pappano continua il lavoro di scavo iniziato il giorno prima. Continua a stilizzare, insiste nel
creare figure con i suoni. Gentile con tutti lavora ancora su Bizet (con una veloce prova per Farandole
tratta da L’Arlesienne) e su Beethoven. Su Bolero non ha dubbi. Il pubblico riempirà tutti i posti
possibili e ancora di più, molti resteranno in piedi. Tutto è pronto.

Questo è il momento di farsi delle domande.

Da dove arriva questo concerto? Chi sono quei ragazzi in orchestra? Perché sono su quel palco?

Questo concerto arriva da molto lontano, arriva da una determinazione e da un (bi)sogno.


Arriva da un atto di fede e di amore, amore verso la musica e fede nelle persone. Insieme sul palco
studenti e insegnanti del Conservatorio, una formula che negli anni si è dimostrata vincente.
In un momento di crisi (economica, politica ma soprattutto etica) fortissima e di disinteresse per la
cultura, l’educazione e la musica, una scuola, un Conservatorio che a tutt’oggi non dispone di un
auditorium (o di un teatro) dove provare, a muso duro e contro ogni resistenza, supera se stesso e i suoi
limiti e produce concerti sinfonici, musica da camera, opere liriche.

Chi sono quei ragazzi in orchestra? Un gruppo di studenti che hanno deciso di fare musica assieme.
Negli anni scorsi quando scarseggiavano le aule, gli stessi studiavano nei bagni del Conservatorio. Gli
stessi che quando si è voluto formare un gruppo di archi sono rimasti oltre l’orario di chiusura per
provare. Gli stessi che hanno perso treni, dormito in letti di fortuna, rinunciato a una meritata vacanza.
Sono gli stessi che sono stati (vergognosamente) zittiti e interrotti perché il papavero alto alto di turno
doveva fare il suo discorso al popolo, oppure perché il buffet era pronto e bisognava ascoltare il suono
delle mandibole all’opera, altro che concerto. Oggi sono qui a dimostrare quanto valgono, dove possono
arrivare. A cosa ambire.

Il pubblico applaude, l’orchestra è in piedi. Il direttore sale sul podio. Si comincia con Coriolano e si
avverte l’emozione, l’attacco non è dei più decisi ma subito si recupera lo spirito. Il lavoro di scavo su
Bizet è servito, i temi scorrono fluidi e i personaggi e i momenti dell’opera si manifestano vividi nella
memoria. Intermezzo dedicato al belcanto con Pappano al pianoforte in veste di accompagnatore.
Poi, Bolero. Sandro è tutt’uno con il suo rullante e fissa il direttore. Quel ritmo, quella pulsazione
inarrestabile, il battito d’ali che genera l’uragano, nasce da lui e dalle sue bacchette. Una responsabilità.
Si chiude con Farandole. Il programma, prevalentemente francese e improntato ad una forte cantabilità ,
strappa gli applausi di tutti i presenti. Poi i ringraziamenti, le foto, le strette di mano. Le emozioni si
fanno largo.

Delle tre domande che ci siamo posti dobbiamo rispondere ancora all’ultima. Perché quei ragazzi sono
su quel palco? La risposta è molto semplice. Se lo meritano, hanno lavorato sodo per esserci. La realtà
degli studenti del Conservatorio Nicola Sala, continua ad essere sconosciuta a molti. Negli anni questi
ragazzi sono stati protagonisti di rassegne concertistiche in tutt’Italia. Sono vincitori di concorsi, hanno
inciso dischi, hanno suonato in contesti prestigiosi. Possono vantare una statura artistica notevole.
Il concerto diretto dal maestro Pappano è la consacrazione di una generazione di giovani musicisti infine
divenuti grandi. Sul palco di Castelfranco in Miscano questi musicisti ci hanno insegnato qualcosa. Ci
hanno insegnato che la forza di un gruppo di persone determinate, unite da un sogno comune e
sostenuto da una ferrea volontà, non ha limiti. A Beethoven sarebbero piaciuti.

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