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Date ed epoche della storia contemporanea

Author(s): Nicolas Roussellier


Source: Contemporanea, Vol. 2, No. 4 (ottobre 1999), pp. 726-733
Published by: Società editrice Il Mulino S.p.A.
Stable URL: https://www.jstor.org/stable/24651848
Accessed: 03-04-2020 15:59 UTC

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bio rilievo, qual è l'ascesa produttiva e fi- duato le due cesure fondamentali dell'inte
nanziaria di alcuni paesi asiatici. Da tem- ra storia dell'umanità - in un domani non
po esso non riguarda più soltanto le cosid- troppo lontano qualcuno non trovi retori
dette «quattro tigri», ma sterminati subcon- camente più efficace un'ipotesi di perio
tinenti nei quali vive una parte molto co- dizzazione basata sulla fine del secondo
spicua della popolazione del pianeta. Cioc- millennio,
ca ha richiamato opportunamente l'atten
zione sul fatto che la Cina ha raddoppiato Oltre che a E.J. Hobsbawm, II secolo breve,
due volte il suo reddito pro capite dal 1950 Milano, Rizzoli, 1995 e a G. Arrighi, Il lungo
a oggi e che dal 1979 al 1994 ha fatto regi- XX secolo. Denaro, potere e le origini del no
strare una crescita della produzione del stro tempo, Milano, Il Saggiatore, 1996, in
9,3% all'anno: riguardando la seconda eco- questo intervento mi sono essenzialmente
nomia del globo e una popolazione salita riferito ad alcuni dei contributi pubblicati in
in meno di cinquant'anni da 550 a 1.200 C. Pavone (a cura di), '900.1 tempi della sto
milioni, questi tassi di sviluppo segnalano ria, Roma, Donzelli, 1997; S. Pons (a cima
fenomeni macroscopici e di portata scon- di), L'età degli estremi. Discutendo con Hobs
volgente, tanto più che anche l'India sem- bawm del Secolo breve, Roma, Carocci,
bra incamminata sulla stessa strada. Si di- 1998; P. Ciocca (a cura di), L'economia mon
rebbe insomma davvero che dall'Occiden- diale nel Novecento. Una sintesi, un dibatti
le europeo e nordamericano, dove l'aveva to, Bologna, Il Mulino, 1998. Il saggio citato
collocato l'industrializzazione, il baricen- di J.G. Williamson, Globalization, Conver
go dello sviluppo si stia spostando in Asia, gence, and History, è apparso sul n. 2,1996
È un ulteriore elemento per ipotizzare che del «Journal of Economie History»; quello di
questo scorcio del XX secolo possa coinci- L. Gallino, Su alcune trasformazioni del la
dete con la fine di un'epoca. E chi sa che - voro, in A. Vami (a cura di), Alla ricerca del
assumendo come punti di riferimento la lavoro. Tra storia e sociologia: bilancio sto
rivoluzione neolitica e la rivoluzione indù- riograjico e prospettive di studio, Torino,
striale, nelle quali Paul Bairoch ha indivi- Rosenberg & Selber, 1998.

Nicolas Roussellier

Date ed epoche della storia contemporanea

L'apprendistato dello Storico, nostra libera riflessione e perché tendono a


Quando si evoca il problema delle date e dei imporsi e a formare una catena, da cui è dif
periodi, solitamente l'animo degli storici è ficile sfuggire. Peraltro, siamo sempre pron
attraversato da due sensazioni contrastanti, ti ad ammettere che date e fasi costituiscono

Dapprima si avverte un moto di ripulsa, degli strumenti indispensabili per ricostrui


perché le date non sono il prodotto della re delle vicende. Infatti, trasmettere una

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narrazione storica non è meno importante D'altronde, non esistono risposte originali
che formularla. Non proviamo sempre o al problema di dividere il passato con date e
quasi sempre un moto di fastidio di fronte a fasi. Lo storico deve seguire la metafora di
una descrizione o a un racconto privo di Penelope: tessere una trama solida nella
date e che si perde nelle sfere della «meta- fase di costruzione dell'oggetto (il solo
storia»? Non siamo sempre inclini a correg- modo di individuarlo, di dargli forma), ma
gere quei nostri studenti, che commettono disfare questa trama, una volta che sia
un errore di datazione o di periodizzazione? giunto il momento di considerarne le pecu
La comprensione del passato può progredì- liarità. Si ritrova qui la distinzione classica
re se non utilizza questi riferimenti così tra i due significati della storia. La storia è
semplici e così eloquenti che ci fornisce la anzitutto un racconto che serve non agli
scansione tramite date, periodi, epoche? storici, ma a tutti i cittadini; ogni popolo,
Date e fasi storiche sono al centro dell'ap- ogni istituzione, ogni nazione ha necessità
prendistato della «scienza» storica. Questo, di redigere le proprie «memorie» e queste si
peraltro, non riguarda solo i nostri studenti costruiscono principalmente ed essenzial
o la fase iniziale dello sviluppo della cono- mente per mezzo di date e periodi, che di
scalza storica. Ogni qualvolta uno storico si ventano a loro volta convenzioni utili a tra
awicina ad un argomento nuovo, ad un smettere questa storia. Ma, in secondo luo
nuovo aspetto del suo terreno di ricerca, go e soltanto in secondo luogo, la storia è
egli ripete, ancora una volta e forse anche anche una tra le scienze umane, una forma
senza rendersene conto, il percorso dell'ap- di riflessione critica: è in questo caso e solo
prendistato storico: Ubera il terreno e cerca in questo caso che può e deve affrontare cri
anzitutto di dare uno «stato civile» al proble- ticamente le periodizzazioni consofidate,
ma che intende trattare. Nel far questo, la così come le altre scienze umane devono
prima forma di identificazione storica è respingere le «idee-consolidate». Non è im
proprio quella che possono fornire le date, il maginabile che un filosofo faccia propria
momento di origine, lo sviluppo, le caratte- una ideologia, né che un sociologo prenda
ristiche più visibili e i dati più affidabiü. In per buona la descrizione di se stesso elabo
seguito, e solamente in seguito, lo storico rata da uno o l'altro gruppo sociale. Ugual
può passare aUa riflessione, che probabil- mente, non è concepibile che uno storico
mente, e difatti assai spesso, finisce per di- accetti supinamente le date e le fasi che gU
sfare la prima trama tessuta intorno alle offre la storia, quale la si insegna o la si rac
date, alle svolte e ai periodi già noti1. conta nella società «civile».

1 «Nessuno storico si contenterebbe di constatare che Cesare impiegò otto anni per conquistare la Gallia e
che ne occorsero quindici a Lutero perché dal novizio ortodosso di Erfurt uscisse il riformatore di Wìttem
berg. Lo interessa ben di più il collocare la conquista della Gallia al suo preciso posto nella cronologia delle
vicende delle società europee e, pur senza negare quanto di eterno potè avere in sé la crisi di un'anima
come quella di frate Martino, lo storico non crederà di poterne dare esatto ragguaglio prima di averne
fissato, con precisione, il momento nella traiettoria dei destini dell'uomo che ne fu l'eroe e, a un tempo,
della civiltà in cui si svolse», cosi scrisse Marc Bloch in Apologia della storia, Torino, Einaudi, 1950, p. 40 [la
traduzione italiana è stata lievemente modificata, n.d.L).

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In genere, le grandi opere storiche sono co- successive, talvolta del tutto isolate le une
struite respingendo o accantonando le date dalle altre nel tempo come nello spazio, se
finallora consacrate. Renan ha fatto entrare parate da rotture brutali e cadute di imperi
Gesù nella continuità della storia - tanto così come da distanze e assenze di comuni

dentro i tempi lunghi della storia ebraica e i cazione fisica. Ogni contemporaneità è u
tempi brevi della crisi del giudaismo al- piccola isola che lo storico cerca di scopr
l'epoca dell'estensione del dominio romano di visitare per poterla poi descrivere e
- perché ha saputo criticare la data sacra- gare. Per compiere o semplicemente pe
lizzata della nascita di Cristo, l'anno primo frontare questo viaggio, deve abbando
del calendario cristiano, data cerniera eret- la propria contemporaneità. Il mestiere de
ta ad inizio assoluto2. Tocqueville, in U4nti- lo storico consiste nel capire la conte
co regime e la Rivoluzione (1856), ha saputo raneità di un passato talvolta lontano, sem
far rientrare la storia della rivoluzione Iran- pre per lui estraneo. La sola falsa contem
cese nei tempi lunghi della centralizzazio- poraneità, da questo punto di vista, la
ne monarchica e del declino sociale del- che uno storico non ha potuto ricreare
l'aristocrazia, perché ha saputo guardare a il solo sforzo della propria comprension
ritroso a partire dalla «imponente» data del in virtù del valore delle date e delle misur
1789. del tempo, che potesse tener conto di ciò
che è vivo e di ciò che è morto, d
Oltre la contemporaneità. Dopo rilevante e di ci
aver discusso della pertinenza delle date e contemporane
dei periodi nello studio della storia (è utile la propria vita d
datare il passato per comprenderlo me- D'altronde, ast
glio?), possiamo accostarci al problema poraneità è oper
specifico della storia contemporanea. Ad corso di una r
essere precisi, la storia contemporanea non di dover «pe
esiste. L'unico «periodo contemporaneo» è notevole solo p
quello vissuto nel presente dallo storico ed sere sconfitt
è proprio quello che meno gli è utile per che si spartisc
comprendere il passato, quello di cui meno nei e che diffon
si deve fidare. È possibile, d'altro canto, rap- passato, la
presentare il passato delle società come una quella colta. In
serie di «contemporaneità», non sempre mi risultati d

2 «Gesù non sarebbe appartenuto soltanto a coloro che si dicono suo


confronti è comune a tutti coloro che portano un cuore d'uomo. La sua
to fuori dalla storia; gli si tributa un culto più vero mostrando che la
di lui», così Ernest Renan concludeva l'Introduzione alla sua Lite de Jes
3 Liberarsi del proprio tempo e della propria contemporaneità non c
gno civile dello storico come dimostra, tra mille altri, l'esempio di Eric
propria carriera ha limitato le proprie ricerche al XIX secolo, fermand

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nella «scoperta» di elementi che sarebbero nache del presente, ma «predire» il passato,
semplici evidenze e banalità se potessero vale a dire proporre dei paradigmi di rifles
essere presentate a un contemporaneo del sione su una società passata al fine di com
periodo considerato. prendere, per comparazione e per opposi
Gb storici che vivono nel periodo tradizio- zione, la natura della società presente. Un
nalmente detto «età contemporanea» han- tale scopo rappresenta una vera sfida e, a
no, tuttavia, qualche vantaggio rispetto ai partire dal XIX secolo, gli storici l'hanno af
ioro predecessori professionali dell'epoca frontata adottando il «metodo critico» e la
medievale o di quella detta «moderna», professionalizzazione delle loro pratiche
Loro sanno che il loro lavoro non consiste universitarie5.

più solo nel redigere le cronache del tempo Inaugurata dall'era delle rivoluzioni, l'«età
che trascorre, nell'essere storici di una con- contemporanea» presenta forse anche una
temporaneità continua o nel contentarsi di seconda particolarità. Oltre al ruolo presti
narrare la storia degli eventi vissuti, ma gioso e, ad un tempo, oneroso che assegna
consiste nel riflettere retrospettivamente agli storici, essa ha visto gli stati più potenti
per comprendere ciò che è cambiato. In d'Europa competere nel ruolo di creatori di
questo senso, l'età contemporanea ha asse- date di significato universale. I geografi del
gnato loro il ruolo di agrimensori del passa- la storia politica6 parlano sovente di stati
to: propongono delle date, degli eventi car- che hanno tracciato il maggior numero di
dine, delle svolte e delle crisi come dei fari frontiere, che, per la loro potenza, per un
disposti sulla strada che risale la scala del periodo più o meno lungo hanno avuto la
tempo. Così, se non vi è alcuna ragione di capacità di imporre, di concretizzare e di
ritenere che «l'età contemporanea» sia dif- fissare delle frontiere, talvolta per conto
ferente dai periodi storici che l'hanno pre- proprio7, talvolta per tramite di altri stati,
ceduta dal punto di vista fattuale e materia- loro alleati o sottomessi. Per analogia, si po
le, è chiaro - lo si è detto e dimostrato molte trebbe dire che l'età contemporanea è an
volte - che l'età contemporanea, aperta dal- che stata quella in cui taluni stati hanno
le rivoluzioni della fine del secolo XVIII, è svolto il ruolo privilegiato di stati «datatoli»,
peculiare per il fatto che inaugura una nuo
va percezione della storia (la storia come La «denazionalizzazione» dei
passato irrimediabilmente trascorso, come la Cronologia. Da questo punto di vista,
«concatenazione dei tempi»), un «orizzonte lo storico francese si trova in una posizione
di aspettativa» nuovo rispetto al passato4, alquanto particolare rispetto al problema
Gli storici non devono più redigere le ero- della datazione e della distinzione tra il XIX e

4 Si veda il primo capitolo «Il futuro passato all'inizio dell'età moderna», in R. Koselleck, Il futuro passato.
Per una semantica dei tempi storici, Genova, Marietti, 1986.
5 Vedi C.-O. Carbonnel, Histoire et historiens. Une mutation idéologique des historiensJranfais, 1865-1885,
Toulouse, Kvait, 1976.
6 Vedi ad esempio, M. Foucher, Fronts etfrontières. Un tour du monde géopolitique, Paris, Fayard, 1988.
7 N.B. Smith, The idea of the French Hexagon, in «French Historical Studies», Fall, 1969.

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il XX secolo8. Sul finire del XVIII secolo, la to è lo stesso: per la prima volta nella storia
Francia era lo stato più popoloso, potente e del pianeta è possibile attribuire a certe date
più influente sul piano culturale in Europa. (1789,1917,1929,1945,1989) un significato
Fu allora che diede al mondo (il mondo eu- universale. Non soltanto perché queste date
ropeo e quello di influenza europea per lo corrispondono ad avvenimenti dotati di una
meno) la data inaugurale dell'«età contem- causalità o, almeno, di un impatto effettiva
poranea»: il 1789. La Francia con la rivolu- mente planetario, ma soprattutto perché
zione del 1789 e la Dichiarazione dei diritti queste date possono essere universalmente
dell'uomo e del cittadino giocò un ruolo ana- conosciute, trasmesse e insegnate in tutto il
logo a quello di una religione o di una cultu- mondo9.
ra dominante capace di imporre le proprie Da questo punto di vista, gli storici francesi
date di fondazione e il proprio calendario, e con loro tutti i francesi che hanno impara
tanto con efficacia immediata, quanto in fun- to e continuano ad imparare la storia della
zione retrospettiva. Ancora, quel che caratte- loro nazione alle scuole elementari, alle
rizza l'«età contemporanea» non è questo fe- scuole superiori e all'università, possono
nomeno di produzione di date-cardine da rendere testimonianza su una peculiare
parte di una potenza politica - un fenomeno evoluzione della loro conoscenza storica a
nient'affatto insolito nella storia - bensì il fat- proposito di datazione e suddivisione del
to che l'uso sociale, politico e scolastico di l'età contemporanea. Tra la data inaugurale
queste grandi date della storia contempora- dell'età contemporanea (1789) e la data
nea ha percorso le vie dell'espansione Iran- conclusiva (quella del 1989 con la caduta
cese, dapprima, e in seguito europea. Non del comunismo), i francesi hanno cono
servirebbe granché ricercare delle date uni- sciuto una lenta, ma inesorabile denaziona
versalmente valide alla metà del XIII secolo lizzazione della loro periodizzazione stori
del calendario cristiano, quando entità na- ca. Il 1789 fu una data francese tanto quanto
zionali, regionali e continentali disperse e una data di significato universale. Essa si
arroccate nelle diverse parti del mondo non impose, a dispetto delle reticenze britanni
erano contemporanee le une rispetto alle al- che, come data «universale» della moderni
tre. Il consenso intorno alle date della «storia tà; alla metà del XIX secolo, gli storici fran
contemporanea» (1789, 1848, 1914, 1945, cesi potevano ritenere che la data «france
1989) è forse risultato dell'esercizio della do- se» del 1789 aveva trionfato nel proprio
minazione europea sul resto del mondo. 0 come in numerosi altri paesi. Il 1789 costi
altrimenti, il riflesso di una «mondializzazio- tuiva l'esempio di una data divenuta uni
ne» più soffice e più «naturale». Ma il risulta- versale a partire da un avvenimento che,

8 Sul tema vedi 0. Dumoulin, R. Valéry (a cura di), Périodes. La construction du temps historìque, Actes du
Vème Colloque d'Histoire du present, Paris, Editions de l'Ehess, 1991.
9 In proposito, Pierre Nora parla di «mass-mediatizzazione» della storia contemporanea, vedi De l'histoire
contemporaine au présent historique, in Institut d'histoire du temps présent, Écrire l'histoire du temps pré
sent. En hommage à Francois Bédarida, Paris, CNRS Éditions, 1993, p. 45.

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nella sua realtà materiale, non era stato che definizione della carta europea (Yalta e Pot
nazionale10. A partire dal 1848, tuttavia, il sdam). Il 1945 è una data «storica», che la
primato della Francia cominciò a declinare: Francia fa propria, senza però aver in alcun
anche se Parigi fu di nuovo teatro di una ri- modo contribuito a determinarla. Infine, la
voluzione, non si trattò più di un fenomeno data del 1989-1990, con la caduta del muro
isolato. D'altronde, quella non fu la più di Berlino e del comunismo, non implica
eversiva: lo sconvolgimento provocato dal praticamente nessun elemento francese,
1848-49 nell'area politica tedesca avrebbe anche se ha avuto un impatto in Francia,
avuto conseguenze senza dubbio più im- analogo a quello avuto in altri medi e picco
portanti del rovesciamento della Monar- li paesi europei.
chia di Luglio. Il 1848 si impose come data La Francia non è più una potenza statale
europea, quella della «primavera dei popo- che produce datazioni storiche e il suo
li». Lo stesso potrebbe dirsi del 1914 e del modo di raccontare la propria storia (so
1918: la Francia fu certo il principale awer- prattutto la storia successiva al 1945) deve
sario della Germania, per lo meno all'inizio tenere conto sempre di più dell'inserimento
della guerra, e non a torto risultò la princi- del paese in un contesto del quale non è più
pale potenza vincitrice nel 1918 (i negoziati la guida. La difficoltà principale che esiste
di pace che disegnarono la nuova Europa si oggi nella storiografia scientifica come nel
svolsero a Parigi e si parlò da allora di «Eu- l'insegnamento della storia in Francia ri
ropa di Versailles»), ma essa non fu la sola guarda proprio il passaggio da una perio
artefice di quell'evento, anche se si collocò dizzazione di natura nazionale ad una pe
in primissimo piano sulla scena storica: la riodizzazione europea o mondiale. Questo
Francia non fece che partecipare e contri- problema rimanda a quello della storia
buire ad un evento di natura europea. Inol- comparata, dato che in questo campo la sto
tre, nella sequenza 1914-1918, la data che riografia francese soffre di un ritardo note
simbolizza l'evento più rilevante è di sicuro vole. Certamente, l'attaccamento degli sto
il 1917 e questa data, come la vicenda cui si rici francesi alla storia nazionale tradisce,
riferisce, non riguarda affatto la Francia. almeno in parte, abitudini create da una
Negli anni successivi si accentuò ancora la scansione in periodi storici ove la storia na
denazionalizzazione della cronologia eia- zionale dettava ancora i tempi dei paesi vi
borata da generazioni di storici francesi. La cini, vale a dire dell'Europa intera. Il rischio
data del 1945, se riguarda direttamente la è notevole, anche se la storiografia francese
situzione intema della Francia, corrispon- concorda con le altre storiografie europee
de anche al momento in cui per la prima sulla data di apertura del XX secolo (il
volta dopo secoli, lo stato francese non par- 1914), perché la storia francese è ancora in
tecipò ai negoziati che sfociarono nella ri- sintonia con la storia europea, ma rimane

1° L'introduzione della storia «contemporanea» (con la data simbolo del 1789) nei programmi di insegna
mento risale ad una riforma attuata da Victor Duray nel 1865. La prima cattedra di storia moderna e con
temporanea alla Sorbona fu creata nel 1884.

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riluttante ad accogliere le date che le sono della vita privata non può evidentemente
in discreta misura esterne: 1917,1929,1933 piegarsi alla periodizzazione ereditata dalla
o, più di recente, 1989. storia politica dello stato francese. La perio
dizzazione della storia dei sentimenti e del

Declino dell'universalismo. At- le credenze religiose non può seguire né gli


taccate «dall'alto» dalla pressione crescente eventi strettamente nazionali né quelli che
del contesto europeo e mondiale, le datazio- appartengono alla storia della Chiesa in
ni e le periodizzazioni tradizionali della sto- quanto istituzione,
riografia francese (1789, 1815, 1830, 1848, Così, il modo in cui uno studente di storia
1870, 1914, 1940, 1958 e poi...?) sono state deve oggi affrontare la questione delle date
attaccate anche «dal basso» dalla rivoluzio- e dei periodi si è fatto assai più complesso,
ne storiografica degli ultimi cinquantanni. Si tratta, peraltro, del prezzo da pagare per
Contrariamente a ciò che si potrebbe crede- farsi un'immagine più ravvicinata della
re, la rivoluzione delle «Annales» non ha realtà umana. Lo studente non deve più
scacciato le date dall'orizzonte degli storici, pensare a una cronologia lineare che sud
ai contrario. Con la fine della storia evene- divida la storia nazionale in quattro età ca
mentielle, la scienza delle date ha dovuto noniche (antica, medievale, moderna e
essere reinventata. Essa ha fatto emergere contemporanea), ma a una stratificazione
delle svolte meno nette e delle date più «ro- di cronologie che si incastrano l'una con
tonde». Ha notevolmente allungato i tempi, l'altra. Non esiste un periodo omogeneo che
a seconda del registro tematico considerato si possa definire con il nome di «XIX secolo»
(economia, mentalità, culture). Così, Marc o di «XX secolo», ma dei periodi «scorrevoli»
Bloch per ritrovare la lunga durata dei ca- nei quali si intersecano molteplici temati
ratteri originali del paesaggio rurale france- che. Così, gli anni 1880-1914 in Francia
se è partito dal presente ed è risalito oltre il possono per un verso appartenere ad una
periodo feudale; Jacques Le Goff, per collo- fase di storia politica corrispondente alla
care le proprie considerazioni sulle dimen- diffusione della moderna democrazia libe
sioni della mentalità profonde, religiose e rale, ma anche a una delle fasi della lunga
antropologiche, ha «allungato» il Medio Evo durata della «rivoluzione francese» (per
fino al XIX o addirittura al XX secolo; comprendere le persistenze della cultura
Francois Furet, per valutare la portata fon- politica), alla fase culminante dell'espan
damentale della rivoluzione francese, la sione coloniale, a una delle fasi della lenta
«estende» fino agli anni Ottanta del secolo transizione (e non «rivoluzione») industria
scorso per quel che concerne gli eventi poli- le, ai prodromi dello «stato sociale» e al de
tici e fino agli anni Ottanta di questo secolo clino dello «stato liberale», ad uno stadio ul
per quel che riguarda la cultura politica. La teriore di un «Medio Evo» assai lungo che
visione della storia così promossa non ha ancora anima nel profondo le tradizioni fa
abolito l'importanza della misura del tem- miliari, le credenze e le mentalità. Non vi è,
po, ma, al contrario, l'ha arricchita. La pe- dal nostro punto di vista, alcuna differenza
riodizzazione di una storia della famiglia o sostanziale tra il XIX e il XX secolo se non

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quella della prospettiva storiografica con ma deve essere uno dei suoi obiettivi e uno
cui li si prende in considerazione. dei suoi risultati, forse il più prezioso, per
In questo gioco di periodi scorrevoli, di date ché è quello che faciliterà la trasmissione
«rotonde» e di scale mobili (nel tempo come del sapere storico. Lo storico deve mirare a
nello spazio), le suddivisioni stabilite dalla una proposta di datazione e di periodizza
storiografia scolastica del XIX secolo paiono zione che, per ogni oggetto, renda conto
ormai scomparse. Non possiamo più pro- della sua particolarità. Ciò non impedisce
porre agli studenti una suddivisione falsa- delle periodizzazioni generali fondate sulla
mente netta in periodi di «predominio» (il sintesi del maggior numero di oggetti possi
predomonio spagnolo, poi olandese, france- bili (politici, sociali, economici, antropolo
se, inglese, tedesco), se non si colloca esplici- gici). In questo senso, la vecchia costruzio
tamente questo discorso nel contesto della ne fondata sulla formulazione di riferimen
storia diplomatica e militare. Non si può in- ti in termini di secoli e di awenimenti-car
segnare agli studenti che il XX secolo inizia dine resta valida, a condizione che tutte le
nel 1914-17 e termina nel 1989 senza preci- convenzioni che hanno portato alla sua edi
sare subito che, se la suddivisione è perti- ficazione siano percepite per quello che
nente dal punto di vista delle principali dina- sono: delle ipotesi, delle approssimazioni e
miche politiche (a condizione di fare del co- forse anche degli artifici. L'insieme di questi
munismo e delle grandi ideologie il fatto po- materiali deve essere sempre sottoposto
litico più rilevante del secolo), non lo è sul alla verifica del dibattito e a una continua
piano della storia economica e ancora meno revisione. Sarebbe certo sorprendente se gli
per la storia delle mentalità, delle credenze, strumenti e le regole di misura del tempo
della vita privata e della religione. utilizzate dagli storici fossero i soli a sottrar
La conclusione di questo discorso non deve, si all'usura della storia,
tuttavia, essere presa per una difesa del re- D'altra parte, proprio il momento in cui si
lativismo metodologico. Al contrario, porta concludono un secolo e un millennio del
a ritenere che l'esercizio della datazione e calendario cristiano può forse essere quello
della periodizzazione resta, più che mai, al in cui ci si rende conto, senza ironia né rim
centro del lavoro dello storico. Semplice- pianto, che la prospettiva di una scansione
mente, questa periodizzazione non può mai unica e universale del tempo passato non è
essere una premessa dell'indagine storica, più veramente attuale.

Marco Merìggi

Contemporaneità ed esperienza

L'anziano kosovaro. Una notìzia, fuoco (giugno 1999) mi colpisce in modo


tra le ultime giunte a proposito della guerra particolare. Tra i profughi giunti in Italia
in Kosovo pochi giorni prima del cessate il dopo aver varcato l'Adriatico c'è un uomo di

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