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ALFA ROMEO

Alfa Romeo è un'azienda automobilistica fondata il 24 giugno 1910 a Milano


come A.L.F.A. (acronimo di Anonima Lombarda Fabbrica Automobili). Dal 1986
fa parte del Gruppo Fiat, e a partire da febbraio 2007 è una divisione di Fiat
Group Automobiles; nell'occasione, il nome della società diventa Alfa Romeo
Automobile

La Storia
La costituzione della società avvenne a Milano in via Gattamelata, nella zona
denominata "Portello", e il nome scelto richiama anche la prima lettera dell'alfabeto
greco e sembra voler sottolineare l'inizio di un nuovo tipo di attività nelle costruzioni
automobilistiche, quello della macchina soprattutto sportiva. Rilevata da parte di un
gruppo lombardo dalle mani di un imprenditore francese, sempre del ramo
automobilistico, Alexandre Darracq, che aveva tentato con scarso successo una
avventura industriale in Italia; sin dal primo marchio l'azienda ha voluto ricordare i
suoi legami con la città di origine: da un lato il serpente visconteo (il biscione),
dall'altro la croce rossa in campo bianco, simbolo di Milano. I 250 dipendenti della
gestione precedente furono riassunti dall'azienda e l'obiettivo fu quello di produrre
300 automobili all'anno.

L'ALFA
L'azienda venne rilevata da un gruppo di finanzieri lombardi che decisero di
continuare la costruzione di automobili, sotto la nuova ragione sociale ALFA, acronimo
di Anonima Lombarda Fabbrica Automobili, mantenendo le stesse maestranze e
tecnici.
L'ALFA continuò a fabbricare i modelli Darracq, fino all'esaurirsi delle scorte di pezzi
nel magazzino, mentre l'ufficio tecnico preparava i progetti della nuova vettura.
Nell'autunno del 1910 cominciò la produzione del primo modello ALFA, la 24 HP,
progettata da Giuseppe Merosi e da cui vennero subito derivati dei modelli da
competizione portati al debutto l'anno successivo, il 1911, alla Targa Florio. Da ciò si
capisce come fin dall'inizio della sua storia questa casa si fosse votata alla
costruzione di autovetture dal carattere sportivo.
La storia del marchio di fabbrica

L'Alfa Romeo ha tra le sue caratteristiche anche quella di non


avere mai modificato radicalmente il proprio marchio distintivo,
infatti sin dalla nascita ha scelto un marchio circolare suddiviso
verticalmente in due parti, sul lato sinistro la croce rossa in campo
bianco, simbolo della città di Milano e sul lato destro il famoso biscione, cioè il
serpente simbolo dei Visconti.

Le uniche modifiche riguardano la cornice esterna:


• Nel 1910 con la scritta ALFA e MILANO divise da due nodi
sabaudi in onore del Regno d'Italia.
• Nel 1918 con l'inserimento del nome ROMEO, dopo
l'acquisto della fabbrica da parte di Nicola Romeo.
• Nel 1925 con l'inserimento del simbolo in una modanatura
consistente in una corona d'alloro in ricordo della vittoria
dell'Alfa Romeo P2, condotta da Gastone Brilli-Peri, nel
primo Campionato Automobilistico del Mondo.
• Nel 1946 dopo la vittoria della Repubblica al referendum del 2 giugno vengono
inserite due linee ondulate in sostituzione dei nodi sabaudi.
• Nel 1971, con l'apertura dello stabilimento Alfasud di Pomigliano, vengono tolte
dal marchio l'indicazione MILANO, le linee ondulate e la corona d'alloro,
giungendo così al marchio in uso ai giorni nostri (restyling di Pino Tovaglia[3]).

L'occupazione all'Alfa Romeo


Alla nascita nel 1910 l'azienda Alfa poteva contare su circa 250 dipendenti, cresciuti
a 2.200 nel 1919 nella fase di ricostruzione dopo il primo conflitto mondiale e
nuovamente ridotti a 1.200 all'inizio degli anni venti durante la prima crisi economica.
Negli anni successivi, con l'ampliamento delle capacità produttive e la diversificazione,
il numero dei dipendenti continuò a crescere per superare le 6.000 unità nel 1937 e
giungere alla ragguardevole cifra (per l'epoca) di 8.000 durante la seconda guerra
mondiale quando la produzione di motori per aereo divenne una parte preponderante
delle attività del Portello. Già pochi anni dopo la quasi completa distruzione dello
stabilimento, nel 1950, con l'inaugurazione delle prime catene di montaggio per la
costruzione delle Alfa Romeo 1900 la forza lavoro era ritornata oltre le 6.000
persone e continuarono da quel momento a crescere, anche grazie all'apertura dei
nuovi stabilimenti di Pomigliano e Arese, fino a raggiungere nel 1982 circa 30.000
dipendenti (qualche migliaio a Milano Portello, 8.000 a Pomigliano d'Arco e 19.000 ad
Arese). La profonda crisi iniziata negli anni ottanta ha portato ad un continuo
ridimensionamento dello stabilimento di Arese, con la riduzione della forza produttiva
a 16.000 persone nel 1986 e a 9.500 nel 1994, per giungere alla situazione odierna che
vede il Portello non più esistente, Arese chiuso e Pomigliano d'Arco che ha ancora solo
circa 6.000 lavoratori.

Lo stabilimento di Arese
Da inizio anni sessanta Arese è divenuta nota come sede dell'Alfa Romeo e del più
grande stabilimento della stessa.
L'impianto industriale Alfa Romeo di Arese ricopriva un'area molto ampia che spaziava
dal comune di Lainate a quello di Garbagnate Milanese. Oggi la fabbrica è totalmente
chiusa e dismessa, dato che la Fiat ha preferito andare a progettare e produrre
veicoli in altri impianti in Italia ed all'estero. Arese e lo stabilimento sono localizzati
in una zona strategica, in quanto attorniati da importanti vie di comunicazione come la
nuova Alta Velocità ferroviaria, l'Autostrada dei Laghi per l'Aeroporto Malpensa e
poco distante l'autostrada A4 e la Tangenziale Ovest che collega la A1 e la A7. Un
fatto curioso che riguarda i dipendenti di Arese è l'altissima presenza di parlamentari
tra essi: ben trentuno persone lasciarono lo stabilimento per occupare un posto a
Montecitorio; tra di loro il più noto è Luigi Malabarba, senatore dimessosi a ottobre
2006.

Gli anni sessanta


Lo stabilimento costruito a inizio anni sessanta per sostituire il Portello, iniziò
l'effettiva produzione nel 1963 con la Giulia GT, e dall'anno successivo della Giulia.
Nei piani originari si sarebbe dovuti arrivare ad avere la produzione già nel 1962, data
di prevista presentazione ed inizio commercializzazione della Giulia. Ciò non fu
possibile poiché i lavori di costruzione, appaltati a numerose ditte, continuavano a
subire ritardi, rendendo la situazione un grande problema per la dirigenza: o si
ritardava l'uscita della Giulia (nel 1962 già pronta) o si faceva partire la Giulia dal
Portello, via via trasferendo la produzione, senza interromperla, una volta che la prima
fase di Arese fosse stata conclusa.
Prevalse la seconda ipotesi e la Giulia partì dal Portello dove in seguito, "alleggerito" di
lavoro, sarebbe rimasta solo la produzione della Giulietta. Si prevedeva infatti che la
nuova vettura avrebbe causato una flessione delle vendite (come in effetti causò, ma
non in modo troppo significativo) della sorella minore.

Gli anni settanta e ottanta


A fine anni anni sessanta ad Arese erano iniziate delle rivendicazioni sindacali molto
dure con scioperi e manifestazioni; gli operai ottennero svariate conquiste e lo
stabilimento si meritò l'appellativo di "Cattedrale dei Metalmeccanici". Fino a metà
anni settanta Arese e l'Alfa Romeo vissero un periodo di continuo sviluppo,
arrestatosi in seguito alle due crisi energetiche che causarono anche all'Alfa Romeo,
come ad altre case automobilistiche sportive, un grande calo di vendite. Nel 1982
Arese contava circa 19.000 dipendenti ed erano quattro i modelli prodotti: Alfetta,
Nuova Giulietta, Alfa 6 ed Alfetta GT e GTV. Nel 1986 l'Alfa Romeo viene ceduta alla
Fiat dall'IRI, i dipendenti sono 16.000 ma ad un anno dall'acquisto in cassa
integrazione vi sono 6.000 operai.

Gli anni novanta ed oggi


Nel 1989 la Regione Lombardia e il Giudice Amministrativo accolgono il ricorso
presentato da un gruppo di cittadini di Arese, costituitisi in comitato, e impongono la
riduzione dell'attività del reparto verniciatura da 800 a 400 vetture al giorno.
Comincia una fase di drastica riduzione dei dipendenti che culminerà nel 2002 con la
vendita da parte della FIAT dello stabilimento agli americani dell'AIG Lincoln,
compagnia frutto della collaborazione tra la "AIG Global Real Estate Investment
Corporation" una sussidiaria della AIG e la "Lincoln Property Company" per
ottimizzare la gestione delle rispettive proprietà immobiliare e favorire investimenti
congiunti nel medesimo ambito. Nel 1992 termina la produzione della Alfa 75 in
contemporanea alla chiusura dello stabilimento dell'Autobianchi di Desio, così la Fiat
decide di spostare l'assemblaggio della Autobianchi Y10 presso Arese, dove terminerà
definitivamente nel 1995, stesso anno in cui inizia la produzione della nuova Alfa
Romeo Gtv. Nel 1997 dopo 10 anni e con 270.000 esemplari si concluderà anche la
produzione della Alfa Romeo 164. In questo periodo una notevole parte di operai viene
avviata alla cassa integrazione ed il numero dei lavoratori scende sotto ai 4.000.
Le ultime automobili prodotte ad Arese con il marchio Alfa Romeo risalgono al 2000 e
sono Gtv e Spider che poi sono state "trasferite" presso gli stabilimenti della
Pininfarina fino alla fine del 2005; in seguito sono state assemblate le Fiat Multipla
ecologiche e fino al 2003 gli ultimi motori V6 della gloriosa stirpe "Busso" ideati
dall'omonimo progettista aresino, Giuseppe Busso, durante gli anni settanta.
Al 31 dicembre 2009 risultavano ancora attive le strutture del Centro Stile,
responsabile della ricerca sul design, la Powertrain, il cui indirizzo è lo sviluppo dei
motori, ed il settore storico dell'azienda, che gestisce il Museo Storico Alfa Romeo
ed il Centro Documentazione, punto di riferimento per appassionati e ricercatori a
livello mondiale, sebbene Fiat abbia più volte annunciato nell'autunno 2009 il
trasferimento del Centro Stile e della Powertrain a Mirafiori.
Un possibile impiego futuro dell'enorme area di Arese, di oltre 2.000.000 m² è la
creazione di un polo logistico o commerciale.

Reparto Corse Alfa Romeo

Il Reparto Corse Alfa Romeo è stata una sezione dell'Alfa Romeo che si occupava
della progettazione, realizzazione e manutenzione delle vetture da competizione della
casa di Arese.
La sua storia iniziò nel 1938 col nome Alfa Corse, poi mutato in Autodelta.
Attualmente questo distaccamento non è attivo, in quanto nessuna vettura del
biscione è impegnata in alcun campionato.
Durante la sua storia pluriennale, ha riscosso successi e vittorie, praticamente in
tutte le categorie sportiva automobilistiche, spaziando dal Campionato del Mondo di
Formula 1 fino ai rally.
Un'altra delle sue peculiarità è quella di aver dato i natali alla Scuderia Ferrari,
fondata da Enzo Ferrari utilizzando le Alfa Romeo da competizione che gli erano state
affidate in qualità di direttore del team, le quali proseguirono la loro tradizione
vincente con piloti del calibro di Tazio Nuvolari, divenendo famose come "Le Alfa della
Scuderia Ferrari".

Storia
La sua fondazione risale al 1938, in un periodo di crisi economica della casa, l'Alfa
Romeo decise di riprendere ufficialmente l'impegno nelle competizioni, affidando alla
Scuderia Ferrari, la gestione dei suoi bolidi.
Gli accordi tra Enzo Ferrari e il produttore milanese, risalgono agli anni '20, quando
l'imprenditore emiliano era impiegato come corridore. Tuttavia il Drake, non ottenne
risultati particolarmente esaltanti in questo ruolo, eccezion fatta per alcune vittorie.
A tal punto decise di riciclarsi nell'ambiente, con l'intento di dar vita a una nuova casa
automobilistica.
Nonostante ciò, dovette accontentarsi di creare una scuderia, che gestiva mezzi di
altre ditte, poiché in quel momento non disponeva delle finanze e delle conoscenze per
poter creare una nuova casa. Egli allora fondò quella che veniva chiamata S.A.
Scuderia Ferrari.
Nel 1929 questa squadra fece il suo esordio nelle competizioni, e subito iniziò a
correre utilizzando delle vetture che gli vennero affidate dall'Alfa Romeo, la quale
per via della crisi finanziaria, pensò bene di non scendere direttamente in campo,
bensì realizzare le automobili e farle gestire a terzi.
In modo particolare dal 1932, quando l'I.R.I. acquistò l'Alfa, e puntò più sulla
produzione di serie che nelle corse, affidando la completa gestione sportiva alla
Scuderia Ferrari.
Immediatamente, la Scuderia si distinse per i suoi successi in tutto il Mondo, e con
piloti di grosso spessore. Vista l'esperienza acquisita da Ferrari, e i pregevoli risultati
ottenuti, la casa del Portello, pensò che era giunto il momento di riprendere in prima
persona il suo impegno.
Ecco che nel '38, Enzo Ferrari viene assunto come direttore dell'Alfa Corse, la nuova
società specializzata nelle competizioni. Tuttavia, nonostante gli ottimi risultati, delle
differenze di vedute tra il grande vecchio e il biscione, causarono la separazione tra i
due nel 1939. Ferrari fondò una nuova società, la Auto Avio Costruzioni, la cui naturale
evoluzione sarà la casa automobilistica voluta dal Drake, e l'Alfa continuò per la sua
strada, col nuovo reparto corse.
Negli anni sessanta l'Alfa Corse, venne ribattezzata Autodelta. In realtà l'Autodelta
era una scuderia privata, fondata dall'Ing.Carlo Chiti, che elaborava modelli Alfa
Romeo per partecipare alle gare. Anche in questo caso, i risultati ottenuti erano
talmente buoni, che i vertici dell'Alfa decisero di affidare le loro macchine da gara a
un'altra azienda. Così nel 1963 l'Autodelta divenne il nuovo reparto corse, ma nel 1966
la società venne sciolta e si tornò alla vecchia Alfa Corse. Tuttavia la casa mantenne e
mantiene ancora oggi, questa denominazione, usata praticamente solo per modelli
stradali estremi, o modelli da corsa.
Nei primi anni 2000, col nome team Autodelta, venne realizzata una scuderia ufficiale,
destinata alle gare turismo delle berline medie della casa. In realtà, essa altro non è
che l'Alfa Corse moderna, che un'altra volta è stata affidata a un team esterno, il
cosiddetto Team N-Technology.
Competizioni e risultati
Prima della Grande Guerra
Nonostante la sua storia travagliata, l'Alfa Romeo è sempre stata molto competitiva,
e probabilmente per quanto la sua partecipazione alle gare, sia sempre meno
frequente, può essere considerata la casa più titolata e blasonata al Mondo, anche
perché è un'azienda molto antica, fondata nel 1906, anche se è dal 1910 attiva col suo
attuale nome.
La prima partecipazione ad una gara, avvenne nel 1911, alla Targa Florio, con due Alfa
Romeo 24 HP guidate da Franchini e Ronzoni. Ma è nel 1913 che ottenne il primo
risultato di un certo calibro, col secondo posto di Franchini alla Parma-Poggio di
Berceto, al volante della 40-60 HP.
L'anno dopo, il progettista Giuseppe Merosi, realizzò un'auto da Gran Premio, la Grand
Prix appunto, che presentava caratteristiche molto avanzate.
Nel 1920 Campari vinse al Mugello con la 40-60 Hp, ed Enzo Ferrari arrivò secondo
alla Targa Florio.
Nel '21 Campari vinse nuovamente al Mugello.
Tuttavia è nel 1923, che l'Alfa da dimostrazione della sua forza, imponendosi con una
doppietta alla Targa Florio, con Sivocci primo e Antonio Ascari secondo, a bordo di
due RL.
Tra l'altro, proprio sulla macchina di Sivocci, apparve per la prima volta il famoso
quadrifoglio, che caratterizza molti modelli sportivi e da corsa della casa.

I Grand Prix
Nel 1925, l'Alfa Romeo vinse il primo campionato del mondo di automobilismo della
storia, imponendosi nel Gran Premio d'Europa a Spa-Francorchamps e nel Gran Premio
d'Italia a Monza, col modello P2.
Nel 1932 esordì la plurivittoriosa P3, progettata da Jano. Che raggiunse il culmine al
Gran Premio d'Italia, dominato da Nuvolari, il quale assieme a Rudolf Caracciola, vinse
altre cinque gare durante l'anno.
Come detto dal 1932-33, la gestione delle Alfa Romeo da corsa venne affidata alla
Scuderia Ferrari, che condusse la famosa P3 a conquistare sei vittorie su undici gare
disputate.
Dal 1934, l'Alfa Romeo subì un calo di prestazioni dovuto a una profonda crisi
finanziaria, che non le consentiva di tenere il passo delle famose frecce d'argento,
ossia le vetture realizzate dalle prestigiose marche tedesche Mercedes-Benz ed Auto
Union. Tuttavia la P3 fu in grado (nonostante l'età), di aggiudicarsi 18 corse sulle 35
disputate in Europa. Soprattutto nel 1935, in una anno molto difficile (dove comunque
vinse sedici corse), ottenne una delle più famose vittorie della storia
dell'automobilismo, quando il funambolico Tazio Nuvolari surclassò la concorrenza
teutonica sul difficile circuito tedesco del Nurburgring.
Dalla sua nascita e fino a prima del secondo conflitto mondiale, l'Alfa Romeo vinse un
campionato del mondo costruttori (nel 1925 e primo e della storia), due campionati
europei consecutivi con Ferdinando Minoia e Tazio Nuvolari nel 1931 e 1932 (i primi
due della storia) e il campionato europeo della montagna nel 1930 con Carlo Felice
Trossi e Mario Tadini.

Competizioni coi prototipi


Nonostante l'immagine della casa nei giorni nostri, fino agli anni settanta l'Alfa Romeo
era uno dei costruttori più prestigiosi nell'ambito delle competizioni estreme a ruote
coperte.
Infatti era una coriacea concorrente per marchi del calibro di Bugatti, Porsche e
soprattutto Ferrari.
Le prime del gare del genere venivano disputate su percorsi aperti alla libera
circolazione. Durante gli anni '30 l'Alfa vinse molte gare del genere con Tazio
Nuvolari. Le vetture adoperate dall'Alfa Romeo in quegli anni in quelle gare, sono
divenuti dei pezzi unici e molte ambite dai collezionisti, realizzate con soluzioni
tecniche molto raffinate. Le più famose e vittoriose sono le Alfa Romeo 6C 1750 e
soprattutto le 8C 2300 e 2900.
Con queste macchine la marca milanese vinse in modo perentorio sei edizioni
consecutive della Targa Florio dal 1930 al 1935, ed in totale si impose dieci volte in
questa gara battuta solo dalla Porsche che vanta 11 vittorie. L'Alfa Romeo comunque
detiene il record di secondi posti (13) e giri veloci (10) della Targa Florio.
Negli stessi anni vinse tutte le edizioni della Mille Miglia dal 1928 al 1938, eccezion
fatta per il 1931 che vide imporsi la Mercedes. L'Alfa Romeo detiene il record di
vittorie (11), secondi posti (11) e terzi posti (10) della Mille Miglia, così come rientra
nella triade delle sole marche che hanno ottenuto delle triplette in questa gara. Per
ben nove volte l'Alfa ha ottenuto tutti e tre i primi posti della corsa. Le unici altri
costruttori ad esserci riusciti sono stati la Ferrari (2 volte) e la OM (1). Inoltre
detiene anche il record di vittorie consecutive (7).
Infine non va trascurata la partecipazione alla 24 Ore di Le Mans, vinta quattro volte
(tutte consecutive) dal 1931 al 1934, agli albori di questa competizione che vedeva le
vetture rosse, opposte ad un'altra marca di prestigio, l'inglese Bentley. Eredità
raccolta poi da Ferrari e Porsche.
Dopo lo stop forzato per via della seconda guerra mondiale, l'Alfa riprese la sua
attività agonistica coi prototipi nel 1963, con la nascita dell'Autodelta diretta da
Carlo Chiti. I primi scontri si ebbero soprattutto con la Porsche che schierava la 904,
mentre la casa milanese fece scendere in pista un altro pezzo molto raro e pregiato
(già all'epoca) ossia la Giulia TZ. Nonostante ciò però, gli avversari rimaneva una
spanna sopra il biscione, così che l'ingegnere di Pistoia progetto il famoso modello 33,
prima con motore V8 e poi col celeberrimo 12 cilindri boxer. Nelle varie versioni venne
schierata nel mondiale sport prototipi, nel Campionato CanAm e in varie cronoscalate.
Raggiunse l'apice nel 1975 e nel 1977 quando vinse il mondiale sport prototipi.
Successivamente l'Alfa Romeo chiuderà il suo ciclo di partecipazioni a questo genere
di gare, anche se nei primi anni novanta venne realizzata una macchina sperimentale
chiamata Alfa Sport Prototipo che avrebbe dovuto correre nel mondiale
sportprototipi, e raccoglieva il testimone della 164 Procar, che però non scese in pista
perché il campionato a cui avrebbe dovuto prendere parte venne abolito dalla FIA. La
sportprototipo ne riprendeva la meccanica, ma la Fiat (proprietaria dell'Alfa) decise
di investire in altre categorie.

Rally
Anche se non siamo abituati a vedere le vetture del biscione in corse differenti da
quelle disputate sui circuiti, bisogna sapere che l'Alfa Romeo ha partecipato anche a
competizioni rallystische, cominciando negli anni cinquanta quando voleva fornire una
buona immagine della sua produzione di serie, divenuta più accessibile rispetto agli
anni '20 e '30.
C'è da dire che la maggior parte delle Alfa impiegate nei rally, erano iscritte da team
privati, perché la marca milanese ha sempre preferito competizioni di regolarità.
Comunque alcune vittorie e prestazioni molto interessanti sono state ottenute sotto la
direzione della casa madre. La prima è stata molto prestigiosa perché realizzata
nell'ambito del Rally dei mille laghi, in Finlandia, nel 1958 con un modello che ha dato
molto alla casa, ossia la Giulietta, per l'occasione in allestimento TI (Turismo
Internazionale).
Negli anni '70 l'Autodelta mise in campo l'Alfetta GT e l'Alfetta GTV, omologate per
il Gruppo 2. Queste vetture ottennero diversi piazzamenti e vittorie parziali, finché
non si aggiudicarono la vittoria del campionato del mondo nella propria categoria nel
1975.
Agli inizi degli anni '80 l'Alfetta GTV venne omologata per il gruppo 4, con la
denominazione Turbodelta. Ottenne discreti risultati senza però riuscire ad essere
competitiva come i modelli precedenti, e concluse la carriera con la vittoria al Rally del
Danubio.
A tal punto nel 1986 venne rimpiazzata dal modello GTV, omologato per il gruppo A.
Era una delle macchine più veloci, ma dovette far i conti con le ben più prestanti
Gruppo B, che dotati di potenze esorbitanti e trazione integrale, fagocitarono i
mondiali rally di quegli anni. Nonostante tutto però, riuscì ad ottenere il terzo posto a
rally di Corsica dello stesso anno.
Per quanto riguarda i rally, il capitolo si chiuse con la fine degli anni '80, con la vittoria
del Giro d'Italia automobilistico del 1988, grazie all'Alfa 75 Evoluzione IMSA,
condotta da diversi piloti di grossa fama, tra cui il campione del Mondo di Formula 1
Mario Andretti, e gli allora piloti di Formula 1 Riccardo Patrese, Alessandro Nannini,
Nicola Larini, Jacques Laffite e Paolo Barilla così come il pilota rallystico Dario
Cerrato.

Formule minori
Nell'ambito delle ruote scoperte, l'Alfa Romeo si è concentrata (oltre che in Formula
1), soprattutto nei campionati di Formula 3, dove per molti anni è stata fornitrice di
propulsori derivati da quelli di serie, per le monoposto March.
I motori erano i bialbero ad otto valvole e quattro cilindri, da 2000 cc già adoperati
nella produzione di serie su macchine quali l'Alfetta o la Giulietta anni '70. Motori di
base molto sportiveggianti, ma anche affidabili perché dovevano (in principio)
equipaggiare auto normali, perciò si prestavano bene all'uso agonistico no esasperato
come la Formula 1.
I campionati di Formula 3 sono da sempre tra i più importanti al Mondo, e i più grandi
piloti di Formula 1, bene o male passano sempre per questa categoria.
In questa categoria l'Alfa Romeo ha vinto complessivamente (come fornitrice di
motori) dieci campionai europei, cinque coppe europee, dieci campionati italiani, otto
campionati francesi e tre campionati tedeschi. Tra i piloti motorizzati Alfa in queste
competizioni, da ricordare Piercarlo Ghinzani vincitore all'esordio nel campionato
italiano, e Michele Alboreto che si aggiudicò il titolo europeo. Ambedue hanno poi
corso in Formula 1, con Alboreto che divenne anche pilota ufficiale Ferrari e
vicecampione del Mondo di Formula 1 nel 1985.
Da ricordare anche l'adozione dei motori Twin Spark dal 1987, evoluzione dei bialbero
con quattro candele, ed anch'esso usati nella produzione di serie (per esempio Alfa 75
e 164).

Campionati Turismo
Una delle strategie di mercato più amate da lmarchio del biscione, è sempre stata
quella di partecipare ai campionati per vetture derivate da quelle di serie, in modo da
pubblicizzare bene le proprie auto ed incrementare le vendite. È ben noto infatti, lo
slogan sulla Giulia che recitava:"Giulia, la berlina che vince le corse".
I grandi successi iniziarono negli '60 con le varie declinazioni della Giulia, prima in
versione berlina TI, e soprattutto con le notevoli GTA e GTAm. Con queste macchine
l'Alfa ha vinto cinque campionati europei turismo, nel 1966, 1967, 1968, 1970 e 1971
con grandi piloti, su tutti Andrea De Adamich.
Tra il 1982 e il 1985 con la GTV6, si aggiudicò cinque campionati europei turismo
consecutivi, così come il campionato frencese turismo nell'83 e '84 e il campioato
inglese turismo nell'83, mentre fallirà nel 1987 nel primo campionato del Mondo
tursimo della storia con l'Alfa 75, che comunque si aggiudicò il campionato spagnolo
turismo nell'88 e nel '91, e l'italiano superturismo nell'88
Gli anni '90 invece, sono stati il periodo di maggior successo per l'Alfa, in queste
serie. Esordì la 155, prima berlina media della casa realizzata sotto l'egida Fiat, che
modificò radicalmente la filosofia costruttiva tipica dell'Alfa fino al modello 75.
Questo causò un notevole calo di consensi per il marchio meneghino e la 155 non ebbe
il successo sperato, ma nonostante ciò si rivelò estremamente competitiva e versatile
per l'uso agonistico. I modelli Twin Spark e GTA, dotati di trazione anteriore e
motore 2000 cc a quattro cilindri il primo, e 2000 cc turbo quattro cilindri con
trazione integrale (di derivazione Lancia Delta) il secondo, vinsero il campionato
spagnolo turismo nel 1994, 1995 e 1997, così come il campionato italiano superturismo
nel 1992, e il prestigioso campionato inglese turismo nel 1994.
Nel 1993 fece il suo esordio la più estrema tra le 155 mai prodotte. Si distaccava
parecchio dal modello di serie ed era un prototipo costruito ad hoc, per il DTM, il
campionato tedesco turismo, uno tra i più importanti al mondo se non il più importante,
soprattutto in quegli anni. Questa versione, chiamata ufficialmente Alfa Romeo 155
V6 TI DTM, disponeva della trazione integrale, un motore V6 da 2500 cc aspirato
capace di 450 cavalli, che la spingeva fino a 300 km/h. Vinse autorevolmente il DTM
all'esordio.
La 155 venne sostituita dalla 156, dotata di sospensioni più complesse e raffinate, ma
anche di motori molto sportivi, che le consentirono di raccogliere il testimone del
vecchio modello. La 156 gestita prima dal Team Nordauto e poi da quello N-
Technology, ha vinto quattro campionati italiani superturismo nel 1998 (all'esordio),
1999, 2003 e 2004, ma soprattutto quattro campionati europei turismo piloti dal
2000 (esordio) al 2003, e tre campionati europei turismo marche dal 2000 al 2002.
Con la 156 si conclude la storia dell'Alfa Romeo nelle gare turismo, dato che la sua
erede, la 159, non è attiva in nessuna competizione, anche se è stata utilizzata come
safety car nel campionato mondiale Superbike, rimpiazzata prima dalla MiTo e poi
dalla Giulietta.
L'unico campionato turismo che l'Alfa non ha mai conquistato è stato il campionato del
mondo, al quale partecipò nel 1987 con la 75 e a metà degli anni 2000 con la 156.

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