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4/4/2020

Pubblicato il 23/02/2018
N. 00459/2018 REG.PROV.COLL.
N. 01486/2006 REG.RIC.

R E P U B B L I C A I T A L I A N A

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Sicilia

(Sezione Terza)

ha pronunciato la presente

SENTENZA

sul ricorso numero di registro generale 1486 del 2006, inizialmente proposto
da Sider Man di Calà Cataldo & C. s.a.s., in persona del legale rappresentante
pro tempore e successivamente proseguito da Sider Man di Martorana Rosaria
& C. s.a.s., in persona del legale rappresentante pro tempore, rappresentata e
difesa dall’avv. Umberto Ilardo (PEC: studiolegaleilardo@certmail-cnf.it) ed
elettivamente domiciliata presso lo studio dell’avv. Salvatore Ferrara, sito in
Palermo, via Goethe, n. 1;
contro
l’Istituto Nazionale della Previdenza Sociale, in persona del legale
rappresentante pro tempore, rappresentato e difeso dagli avv.ti Raniero
Carmelo Russo, Gino Madonia (PEC:
avv.gino.madonia@postacert.inps.gov.it), Tiziana Giovanna Norrito (PEC:
avv.tiziana.norrito@postacert.inps.gov.it) e Giuseppe Fabiani (PEC:
giuseppefabiani@ordineavvocatiroma.org) ed elettivamente domiciliato
presso gli uffici della sede regionale, siti in Palermo, via Maggiore Toselli, n. 5;
per l'annullamento:
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- del provvedimento del 28/4/2006 con cui la Commissione provinciale


INPS di Caltanissetta ha rigettato la domanda dell’impresa ricorrente di
autorizzazione al pagamento delle integrazioni salariali ordinarie ai sensi della
l. 164/1975 per il periodo 1/3/2004 – 29/5/2004;
- di ogni altro atto connesso, presupposto e/o conseguente;
Visto il ricorso, con i relativi allegati;
Visto l’atto di costituzione in giudizio dell’INPS, con i relativi allegati;
Visti i documenti e le memorie depositati in giudizio dalle parti;
Visti tutti gli atti della causa;
Relatore alla pubblica udienza del giorno 19 febbraio 2018, il Cons., dott.ssa
Federica Cabrini;
Uditi i difensori delle parti, come specificato nel verbale;
Ritenuto in fatto e considerato in diritto quanto segue.

FATTO e DIRITTO
Con il ricorso in epigrafe, ritualmente notificato e depositato, la società
ricorrente espone:
- di essere una impresa produttrice di macchine agricole ed industriali;
- di essersi trovata in una situazione di surplus produttivo atteso che, per
effetto delle dinamiche del mercato agricolo (v. piogge eccezionali) e del
rincaro dei prezzi dei materiali produttivi (e, di conseguenza, dei mezzi
prodotti), le aziende committenti hanno provveduto con ritardo al ritiro dei
manufatti ordinati;
- di aver presentato domanda in data 26/2/2004 per l’ammissione alla cassa
integrazione guadagni ordinaria ai sensi dell’art. 1 della l. n. 164/1975;
- di aver quindi contratto/sospeso la produzione riducendo l’orario di lavoro
di tutto il personale per 13 settimane dall’1/3/2004 al 29/5/2004;
- che l’I.N.P.S. ha rigettato l’istanza di ammissione alla cassa integrazione con
una motivazione generica (“considerato che il surplus di produzione è causa imputabile
alla organizzazione dell’imprenditore, mentre il mancato smobilizzo dei mezzi finanziari
rientra tra i rischi di impresa”).
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Avverso detto provvedimento la ricorrente deduce le seguenti censure:


violazione e falsa applicazione dell’art. 1, n. 1, lett. a) e b), della l. n. 164/1975
- eccesso di potere per illogicità manifesta, difetto di istruttoria, errore e
travisamento dei presupposti di fatto - carenza e/o insufficienza della
motivazione, atteso che le dinamiche del mercato agricolo (v. piogge
eccezionali) e il rincaro dei prezzi dei materiali produttivi, specie dell’acciaio
(e, per l’effetto, dei mezzi prodotti) non sono eventi interni all’impresa e sono
ipotesi riconducibili all’art. 1, n. 1, lett. a) e b), della l. n. 164/1975.
Peraltro, per come si desume dall’art. 6, ult. c., della l. n. 164/1975,
l’integrazione salariale risulta concepibile anche per eventi “oggettivamente
evitabili”.
Conclude quindi per l’accoglimento del ricorso.
Si è costituito in giudizio l’I.N.P.S. depositando memoria difensiva e
documenti.
In vista della trattazione del ricorso nel merito le parti hanno depositato
memorie e documenti.
Alla pubblica udienza del 22/1/2018, uditi i difensori delle parti presenti,
come da verbale, il ricorso è stato trattenuto in decisione.
Ritiene il Collegio che il ricorso sia infondato.
Invero, secondo una consolidata giurisprudenza: “il sindacato del giudice
amministrativo sul provvedimento di diniego dell'ammissione alla Cassa integrazione
guadagni, ordinaria o straordinaria, ha dei limiti connessi all'ampio margine di
discrezionalità tecnica che caratterizza la valutazione dell'ente previdenziale sul
riconoscimento di una situazione di crisi aziendale rilevante ai sensi dell'art. 1 della legge n.
164/1975, di modo che le scelte dell'amministrazione sono sindacabili soltanto se
evidentemente illogiche, manifestamente incongruenti o inattendibili ovvero viziate per
travisamenti in fatto (cfr. Cons. Stato, VI, n. 4084/2013; n. 3783/2013; n.
2503/2012)” (cfr., in termini, Cons. Stato, sez. III, 10 agosto 2017, n. 3987).
Orbene, la norma di riferimento, applicabile ratione temporis, è l’art. 1, n. 1,
della l. n. 164/1975, che recita: “Agli operai dipendenti da imprese industriali che

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siano sospesi dal lavoro o effettuino prestazioni di lavoro a orario ridotto è dovuta
l'integrazione salariale nei seguenti casi: 1) integrazione salariale ordinaria per contrazione
o sospensione dell'attività produttiva: a) per situazioni aziendali dovute ad eventi transitori
e non imputabili all'imprenditore o agli operai; b) ovvero determinate da situazioni
temporanee di mercato;”.
Secondo la giurisprudenza, “il tratto comune delle due fattispecie consiste nel fatto la
concessione del trattamento ordinario di integrazione salariale presuppone una situazione di
temporanea crisi produttiva, connessa ad accadimenti transitori e contingenti, avulsi dalle
possibilità di controllo dell'imprenditore; diversamente, l'istituto si tradurrebbe in un
meccanismo automatico di socializzazione del rischio di impresa. In definitiva la c.d.
socializzazione del costo del lavoro interviene in presenza di accadimenti che esulano dalla
sfera di controllo e di prevedibilità dell'imprenditore, sia che attengano a fatti naturali
(condizioni stagionali impeditive dell'ordinario andamento dell'attività d'impresa), sia che
attengano a fatti umani esterni, che sfuggono al dominio, secondo l'ordinaria diligenza, di
chi organizza i fattori di impresa, come il factum principis, o l'illecito del terzo (ex multis,
Cons. Stato, Sez. VI, 22 novembre 2010, n. 8129). Invece, l'evento va ascritto al datore
di lavoro laddove rientri nel c.d. rischio d'impresa, come ad esempio nel caso
dell'inadempimento di un soggetto legato contrattualmente all'imprenditore (ex multis,
Cons. Stato, Sez. VI, 13 dicembre 2011, n. 6512)” (v., in termini, T.a.r. Trento 13
aprile 2017, n. 135).
Deve essere escluso, pertanto, che la condizione di cui all’art. 1, n. 1, lett. a) o
b), della l. n. 164/1975, possa ritenersi avverata per effetto di comportamenti
inadempienti di soggetti contraenti con l'imprenditore, dato che in tal caso il
rimedio che l'ordinamento offre, secondo le normali regole in punto di
responsabilità contrattuale, tutela efficacemente, sul piano patrimoniale,
l’impresa costretta alla sospensione della produzione. In sostanza, i fatti che
abbiano causato una contrazione o una sospensione dell'attività di impresa
devono risultare estranei alla sfera di responsabilità di soggetti determinati, cui
possa essere riferita, a titolo risarcitorio, la responsabilità dell'accaduto e la
riparazione delle conseguenze patrimoniali pregiudizievoli (v. Cons. Stato, Sez.

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VI, 13 dicembre 2011, n. 6512 e Consiglio Stato, sez. VI, 23 febbraio 2011, n.
1131).
Orbene, nel caso di specie, per sua stessa ammissione (v. relazione prodotta in
atti), la ricorrente ha chiesto di potersi avvalere della C.I.G.O. a causa del fatto
che “i punti vendita della ... rete commerciale, pur avendo … commissionato una buona
quantità di attrezzatura, non sono riusciti a fare fronte alle scadenze ... con la tempistica
abituale dei pagamenti”; pertanto, le dinamiche del mercato agricolo (v. piogge
eccezionali) e il rincaro dei prezzi dei materiali produttivi (di cui peraltro si è
fatta menzione solo in ricorso e non nell’originaria istanza di ammissione alla
C.I.G.O.), hanno condizionato la condotta dei committenti e sono state cause
solo indirette del brevissimo periodo di crisi aziendale che la ricorrente
avrebbe potuto evitare avvalendosi dei rimedi derivanti dai contratti stipulati e
non certo chiedendo all’I.N.P.S. l’integrazione salariale.
In conclusione il ricorso, in quanto infondato, va rigettato.
Tenuto conto della natura degli interessi coinvolti le spese del giudizio
possono eccezionalmente compensarsi tra le parti.
P.Q.M.
Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Sicilia (Sezione Prima),
definitivamente pronunciando sul ricorso, come in epigrafe proposto, lo
rigetta.
Spese compensate.
Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall'autorità amministrativa.
Così deciso in Palermo nella camera di consiglio del giorno 19 febbraio 2018
con l'intervento dei magistrati:
Maria Cristina Quiligotti, Presidente
Federica Cabrini, Consigliere, Estensore
Giovanni Tulumello, Consigliere

L'ESTENSORE IL PRESIDENTE
Federica Cabrini Maria Cristina Quiligotti
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IL SEGRETARIO

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