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La Fisica

La fisica è a scienza che studia il movimento dei corpi nel mondo sensibile.
La fisica aristotelica avrà importanza enorme nella storia della cultura occidentale,
restando in auge fino alla “rivoluzione scientifica” dei secoli XVI-XVII. Essa ha due
caratteristiche generali:
a) è una fisica che si basa sull’ esperienza, perché vuole spiegare la realtà per come
appare ai nostri sensi
b) è una fisica qualitativa, perché non è fondata su calcolo e misura matematici, come
la fisica moderna.
Ne riassumiamo di seguito schematicamente le dottrine fondamentali.

1) DOTTRINA DEI QUATTRO ELEMENTI: la realtà del mondo terrestre è costituita da


quattro elementi, acqua, aria, terra e fuoco (si ricordi Empedocle).
Esiste però un quinto elemento chiamato étere, un elemento incorruttibile, che costituisce
i cieli, cioè tutta la realtà fisica che sta “sopra” la terra (pianeti, astri, luna, sole, ecc.)
Dunque per Aristotele ci sono nel mondo fisico due livelli di realtà: quella terrestre
(“sublunare”, cioè posta “sotto la luna”), composta dai quattro elementi, e quella celeste
(“sopralunare”), composta dall’étere.
Per il mondo sopralunare valgono quindi leggi diverse da quelle che governano il mondo
sublunare: ci sono dunque due fisiche, una per la terra e una per il cielo, con leggi diverse
(diversamente da quanto afferma la fisica moderna).

2) DOTTRINA DEI LUOGHI NATURALI: ogni elemento ha un suo luogo naturale, cioè
un luogo in cui quell’elemento tende a stare (o a ritornare se si trova altrove): gli elementi
che Aritotele definisce “leggeri” (cioè aria e fuoco) hanno come luogo naturale “l’alto”
(cielo), quelli definiti “pesanti” (terra e acqua) hanno come luogo naturale il “basso” (terra).
L’étere ha come luogo naturale il mondo sopralunare, dove già si trova.

3) DOTTRINA DEL MOTO NATURALE E DEL MOTO VIOLENTO: Il moto naturale è


quello con il quale un corpo si muove verso il suo luogo naturale; esso è rettilineo
per i quattro elementi “terrestri” (dall’alto al basso per acqua e terra , dal basso all’alto per
fuoco e aria), circolare invece per l’etere (questo perché: a: il moto circolare è il più
perfetto perché “non ha un inizio e una fine”; b: l’etere non può che muoversi circolarmente
perché si trova già nel suo luogo naturale).
Il moto violento è quello per cui un corpo si muove in una direzione diversa da
quella del luogo naturale (es.: un corpo pesante, come un sasso, tirato in alto o in
avanti). Il moto violento, secondo A., richiede sempre una causa e questa causa
(“motore”) può agire solo per contatto, deve essere cioè in contatto con il corpo che fa
muovere. Si noti che il moto violento richiede una spiegazione (una causa), il moto
naturale no.

3) DOTTRINA DEI CIELI (COSMOLOGIA ARISTOTELICO -TOLEMAICA): il moto


naturale proprio dei cieli è, come abbiamo già detto, quello circolare. Va specificato che i
cieli sono per Aristotele delle sfere solide fatte di étere cristallino, in cui sono inseriti i corpi
celesti. Le sfere “trascinano” I corpo celesti, determinandone il movimento.
L’ultimo dei cieli, il limite dell’ universo è detto “cielo delle stelle fisse”, perché esse si
muovono (di moto apparente: come sappiamo, in realtà è la terra a muoversi) “tutte
insieme”, cioè senza modificare la posizione dell’una rispetto all’altra.
Al centro dell’universo sta la terra, che, essendo composta di materia “pesante”, non
potrebbe mai stare altrove, ed è immobile. Attorno ad essa ruotano il sole, la luna e i
pianeti (sistema geocentrico).
Il mondo è unico, contrariamente a quanto credeva Democrito (mondi infiniti) ed è finito
(l’infinito, infatti, è imperfetto, secondo Aristotele). Dato che ogni moto richiede un motore,
anche i cieli hanno un motore: ciascuno ha un suo motore, ma non potendosi andare
all’infinito nella “catena dei motori”, ci deve essere un motore primo che non sia a sua
volta in movimento, che sia cioè immobile.
Notiamo qui come la fisica di Aristoele si fonde con la metafisica o meglio la teologia.