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Il passaggio dal latino al volgare non può essere definito con

precisione poiché non c’è una data precisa a testimoniarlo.


Sta di fatto che con la caduta dell’impero romano d’occidente
nel v secolo si assiste una rapida frammentazione delle lingue
parlate: laddove prima si parlava il latino ora si parlano nuovi
idiomi con particolarità grammaticali, sintattiche e fonetiche.
La nascita di questi volgari è influenzata dalla sovrapposizione
del latino con la lingua di substrato (la lingua italiana è
influenzata dai longobardi), si verificano mutamenti linguistici
che possono essere divisi in due gruppi: quelli con
trasformazione fonetica e quelli senza trasformazione
fonetica. la lingua scritta rimane in latino e viene gestita da
un’elite intellettuale. A partire dal vi secolo l’europa è ricca di
nuovi volgari di radice neolatina ma tuttavia estremamente
diversi tra loro, come il portoghese, le lingue d’oil e d’oc, il
rumeno, il francoprovenzale ecc.
Per quanto riguarda la lingua scritta, il primo documento in
lingua non latina è il giuramento di strasburgo dell’anno 842:
fu scelta la lingua parlata dai soldati, privi di una cultura
classica.
La letteratura europea nelle lingue volgari nasce sul modello
della poesia provenzale, sviluppatasi in Provenza e in
Bretagna e utilizzante la lingua d’oil e d’oc. Tale poesia si basa
in parte sulla produzione in versi, in parte sulla rielaborazione
di poemi dell’antica epica o di fatti già accaduti. È frequente
trovare più autori che trattano dello stesso argomento, ragion
per cui diverse opere sono racchiuse in cicli, tra i quali i più
importanti sono il ciclo carolingio e il ciclo bretone. Il primo
tratta delle vicende di carlo magno e dei suoi paladini e viene
narrato mediante “chansons de geste” (la “chanson de roland”
è la più significativa”; la seconda è ispirata dalle avventure di
re artù e i cavalieri della tavola rotonda. I poemi enfatizzano la
perfezione del cavaliere e le sue grandi virtù . A partire dal xii
secolo nelle corti della francia meridionale nasce la poesia
cortese, alla cui base stanno i valori dell’alta aristocrazia e
dunque i temi principali sono la raffinatezza, il valore e la
misura. Le opere vengono divulgate da particolari figure: i
trovatori, che di corte in corte accompagnano i loro versi con
la musica. La poesia provenzale è molto influente nella nascita
della scuola siciliana.
Di fatto in italia la produzione letteraria è tardiva rispetto al
resto dell’europa siccome in mancanza di un’entità politica
stabile non nascono dei veri centri culturali. La situazione
cambia solo nel xiii secolo con uno regno solido al sud italia e
dei comuni liberi al centro-nord. La prima opera letteraria
italiana è il cantico delle creature di francesco d’assisi, il
principale esponente della poesia religiosa (insieme a
iacopone da todi). L’opera è scritta in volgare umbro per poter
essere rivolta ad un pubblico molto vasto e di conseguenza
poco colto. In sicilia nel 1220 federico ii di svevia sale al potere
e decide di investire sulla cultura, convinto che essa sia un
vero e proprio strumento di potere. Apre a palermo una scuola
aperta a tutti coloro interessati nella retorica e nella poesia.
I primi poeti siciliani non sono professionisti, grazie a federico
ii la scuola riesce ad avvalersi di numerosi apporti, ma
soprattutto è aperta ai poeti provenzali sfuggiti alla
distruzione delle corti in francia. Come per i provenzali il tema
principale è l’amore in una concezione laica (contrapposta al
dominio culturale che ha la chiesa in questo periodo). La
poesia siciliana non viene accompagnata dalla musica e la
lingua utilizzata è un volgare siciliano raffinato. Tra le figure
più importanti troviamo jacopo da lentini, pier della vigna,
iacopo mostacci, e lo stesso federico ii. La scuola siciliana non
sopravvive alla conclusione del dominio svevo e sparisce
definitivamente nel 1266.
Il suo patrimonio culturale è ripreso dai poeti toscani. L’asse
culturale dunque si sposta da palermo alla toscana e all’emilia
romagna, dove la letteratura è influenzata dai caratteri sociali
circostanti. I rimatori toscani si ispirano ai poeti provenzali
aggiungendo alle tematiche erotiche temi politici, di cronaca e
morali.; inoltre introducono novità generali. Non costituiscono
una vera e propria scuola in quanto hanno particolarità
stilistiche l’uno dall’altro e non seguono dei canoni comuni. In
questo periodo vengono furmulate innovazioni come il sonetto
doppio. A differenza dei poeti siciliani il linguaggio utilizzato è
più particolare, criticato dallo stesso dante nell’opera de
vulgari eloquentia. Di fatto la lingua è ricca di arcaismi e
municipalismi, tanto che Pontini parla di “plurilinguismo”.
Dunque la scuola toscana riprende gli schemi metrici siciliani,
inserisce nuove tematiche ed è caratterizzato da diversità
lessicali.
Guittone d’arezzo è l’esponente più importante, porta
innovazioni (aggiunge nuovi elementi al sonetto di iacopo da
lentini) e sperimenta sulla lirica: la sua poetica può essere
divisa in due fasi coincidenti con la giovinezza e la
conversione. La prima fase è caratterizzata da un tono
parodico e sarcastico con tematiche amorose e politiche,
mentre la seconda è incentrata su temi dottrinali e religiosi.
. Altro importante poeta di questo periodo è bonagiunta
orbicciani, un mediatore tra stile siciliano e toscano, a lui si
deve la divulgazione delle tecniche siciliane in toscana.