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Norme redazionali per la stesura della Tesi di Laurea

Prof. Antonio Rostagno

TESTO

Consegnare il testo in corpo 12 in carattere Times New Roman. Se si vuole si può dare interlinea 1,5,
ma è preferibile interlinea 1.
Per gli incisi usare nel corpo del testo i trattini lunghi.

VIRGOLETTE

Si chiamano virgolette caporali o basse le seguenti « … » e si usano per citare parti di testi poetici o
librettistici

Si chiamano virgolette alte le seguenti “ … ” e, come vedremo, si usano per le citazioni da altri studiosi
o da narrativa

Si chiamano virgolette singole le seguenti ‘ … ’ e si usano solo per parole in senso allusivo, idiomatico,
modi di dire. Es. : potremmo definire lo stile del primo Petrassi, per così dire, ‘neobarocco’

CITAZIONI

Le citazioni che non superano le 3 righe si indicano nel corpo del testo fra virgolette alte (“ … ”). Per le
citazioni più lunghe si va a capo (senza rientro e senza virgolette), lasciando prima e dopo il testo un
doppio spazio interlineare e si utilizza un corpo minore (corpo 11).

Per i salti nelle citazioni usare: […].

ES.:

Da quello che sappiamo, Verdi si accinse a comporre lo Stabat solo nel 1896,1 ed è la sua ultima
composizione. Massimo Mila, parlando di questa composizione trovava, più che negli altri Pezzi sacri:2

un’arte del poco, un’arte del togliere, invece che del mettere, sostituisce la torrenziale esuberanza
d’un tempo. La litote invece dell’iperbole. Un’arte fondata sull’economia dei mezzi, e che mira
all’essenziale, all’eliminazione del superfluo. La sapienza dell’atleta anziano, che supplisce alla
diminuzione muscolare con la riduzione ai gesti strettamente necessari.

Nella musica dello Stabat Mater, l’ottica ‘umana’, ‘drammatica’, data al testo, già presente nel Te
Deum, qui diventa ancora più evidente. [SEGUE TESTO]

NOTE
1
Lettera di Giuseppe Verdi a Camille Ballaigue,
24 febbraio 1896, in Carteggi Verdiani, a cura di Alessandro Luzio, Roma, Reale Accademia d’Italia, 1935, vol. II, p. 310.
2
MILA, L’arte di Verdi cit., p. 272.
Le note sono a piè di pagina e l’esponente di nota va posto dopo il segno di interpunzione.

Es. : Come ha sostenuto Heinrich August Winkler, “ancor oggi si discute la politica dei salari nella
Repubblica di Weimar”.3

Si riporta la nota a piedipagina per chiarezza; si faccia attenzione al mettere il punto alla fine della nota

Se invece non si tratta di citazione ma solo di riferimento generico, si indicherà così in nota

Es.: Le politiche salariali durante la Repubblica di Weimar sono state a lungo oggetto di discussione fra
gli storici.4

Quando si cita un volume o un saggio che si è già citato nel corso della tesi, nella nota a piedipagina
non si riporta tutta l’indicazione bibliografica, ma si indica soltanto:

WINKLER [quindi senza il nome], La Repubblica cit., p. 169 [quindi senza ripetere città, editore, anno,
ma solo il numero di pagina] [la regola dice di ripetere solo fino al primo sostantivo, ma a volte occorre
buon senso: per es. Violinisti-compositori a Roma nell’Ottocento, metterei Violinisti-compositori a
Roma cit., p. 59; oppure Roma musicale nell’età clementina, metterei Roma musicale cit., p. 246 e non
solo Roma cit.,]

Quando si cita un volume o un saggio che si è già citato nella nota immediatamente precedente, ma ci
interessa una pagina diversa da quella già citata o riferite, non si riporta tutta l’indicazione
bibliografica, ma si indica soltanto:

Ivi, p. --- [quindi nulla del riferimento bibliografico, appena citato nella nota precedente, e solo il
numero di pagina]

Quando si cita un volume o un saggio che si è già citato nella nota immediatamente precedente, e si cita
o rimanda alla stessa pagina citata o riferita alla nota precedente, non si riporta tutta l’indicazione
bibliografica, ma si indica soltanto:

Ibid. [in corsivo perché è abbreviazione dal latino, quindi parola non italiana, e non occorre numero di
pagina]

BIBLIOGRAFIA

3
HEINRICH AUGUST WINKLER, La Repubblica di Weimar, Roma, Donzelli, 1997, p. 169.
4
Cfr. HEINRICH AUGUST WINKLER, La Repubblica di Weimar, Roma, Donzelli, 1997, pp. 169-183.
Per le indicazioni bibliografiche nelle note seguire le seguenti norme:

Volumi

Le indicazioni bibliografiche devono essere complete di: iniziale del nome dell’autore in carattere
maiuscolo; cognome dell’autore in maiuscoletto; titolo completo dell’opera in corsivo; eventuale nome
e cognome del/dei curatore/i in tondo; eventuale numero del volume al quale fa riferimento la
citazione; luogo, editore e data di pubblicazione; indicazione delle pagine (seguendo gli esempi
riportati).

Es.: Vincenzo De Caprio, Roma, in Letteratura italiana. Storia e geografia, vol. II, L’età moderna, to.
I, Torino, Einaudi, 1988, pp. 430-35.

Es.: Gennaro Savarese, Antico e moderno in umanisti romani del primo Cinquecento, in Roma e
l’antico nell’arte e nella cultura del Cinquecento, a cura di Maurizio Fagiolo, Roma, Istituto
dell’Enciclopedia Italiana, 1985, pp. 23-31.

Qualora il volume sia già stato citato, l’indicazione bibliografica viene data in forma breve:

Es.: Bembo, Lettere, cit., vol. I, p. 24.

I titoli di opere citate all’interno del contributo bibliografico si indicano in tondo:

Es.: Amedeo Quondam, Roma e le sue corti. Il secondo libro del De cardinalatu di Paolo Cortesi, in
L’umana compagnia. Studi in onore di Gennaro Savarese, a cura di Rosanna Alhaïque Pettinelli, con la
collaborazione di F. Calitti e C. Cassiani, Roma, Bulzoni, 1999, pp. 325-67.

articoli contenuti in riviste

Il titolo del periodico (preceduto da - in -) si scrive per esteso fra caporali, segue l’indicazione (in
numeri romani) dell’annata, dell’anno, dell’eventuale fascicolo (in numeri arabi) e delle pagine citate.

Es.: Lorenzo Baldacchini, Il letterato in tipografia: il “Sogno” di Pietro Bembo in un incunabolo


veneziano sconosciuto, in “Schifanoia”, IV, 1987, 1, pp. 115-30.

Saggi contenuti in Atti di Convegni

Dopo il titolo del volume (preceduto da - in - ) segue punto [altri mettono virgola, non è importante] e,
in tondo, l’indicazione Atti del Convegno/Seminario/Colloquio, con luogo e data in cui esso si è tenuto,
degli eventuali curatori, luogo, editore, data di pubblicazione;

Es.: Giovanni Pozzi, Intorno alla predicazione di Panigarola, in Problemi di vita religiosa in Italia nel
Cinquecento. Atti del Convegno di Storia della Chiesa in Italia (Bologna, 2-6 settembre 1958), Padova,
Antenore, 1960, pp. 315-22.

Manoscritti
Indicare città, biblioteca o archivio, segnatura (tutto in tondo), fogli o carte da cui si cita.

Es.: Città del Vaticano, Biblioteca Apostolica Vaticana, Vat. lat. 2044, ff. 34v-52r.

Per l’indicazione dei fondi d’archivio è preferibile usare il corsivo.

Es.: Firenze, Archivio di Stato, Mediceo avanti il Principato 36, n° 1174.

VARIE

Nelle date del tipo 1414-18 non si deve mai usare l’apostrofo prima della cifra preceduta dal trattino.
Evitare anche due apostrofi di seguito. Es.: la battaglia dell’84 e non la battaglia dell’’84.

ABBREVIAZIONI

Le abbreviazioni più usate sono le seguenti:

carta/e (per le stampe antiche)=c./cc.

confronta=cfr.

eccetera=ecc. (mai preceduto da virgola)

edizione/i=ed./edd.

edizione italiana=ed. it.

foglio/i (per i manoscritti)=f./ff.

Ibid. (in corsivo)= da usare quando si ripete l’ultima citazione bibliografica della nota immediatamente
precedente che ha le stesse pagine.

Idem/Eadem= Id./Ead. da usare quando si ripete il nome dell’autore/autrice citato immediatamente


prima nella stessa nota.

Ivi=da usare quando si ripete l’ultima citazione bibliografica della nota immediatamente precedente,
ma con diversa indicazione di pagine.

manoscritto/i=ms./mss.

nota=n.

numero=n°

pagina/e=p./pp.

per esempio=per es.


recto=r (in tondo, per es. f. 8r)

seguente/i=sg./sgg.

senza indicazioni di autore=s.a.

senza indicazioni di data=s.d.

senza indicazioni di editore=s.e.

senza indicazioni di luogo=s.l.

serie=s.

tomo=to.

traduzione italiana=trad. it.

verso=v (in tondo, per es. f. 12v)

volume/i=vol./voll.